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RCR Arquitectes. Esplorando i limiti dellarchitettura.

probabile che la maggior parte di chi legge abbia conosciuto i lavori degli RCR
Arquitectes dalle pubblicazioni e quindi abbia potuto visitarne alcuni. A me successo
il contrario: prima ho visto i lavori realizzati e poi le rispettive pubblicazioni. Un
incontro che non lascia indifferenti.
Sono portato a mantenere unimpostazione fortemente critica rispetto a ogni tipo di
velleit di autoaffermazione dellarchitetto portata avanti a scapito della qualit del
progetto, o sottomettendolo a forzature marcate e ingiustificate; non una forma di
moralismo, ma direttamente il riflesso della natura profondamente etica che ha la
professione dellarchitetto. Cos disprezzo la manipolazione delleffetto globale del
progetto alla ricerca di consenso del pubblico, tanto pi se determina il livello del
progetto. Quindi diffidenza per stilemi appariscenti, per clichs formali e compositivi,
stramberie o stitichezze gratuite, per monumentalismi di ogni tipo, soprattutto se di
epica incerta o malcelata prosaicit, per proclami umanitari che nascondano invece
meschinit dinteressi, e cos via.
A un primo sguardo i lavori degli RCR con i quali continuavo a imbattermi qui, in
Catalogna, sembravano proprio corrispondere a vari di questi punti: quindi aggiungere
cose per avere certi effetti alla moda, calcare la mano su altre per aumentare la
spettacolarit, e allo stesso modo eliminarne altre che sarebbero state difficilmente
inscrivibili nel gioco, rischiando di comprometterne leffetto.
Vivevamo a Begur, dove gli RCR hanno progettato un centro civico e un parco: una
presenza forte e insieme una quantit di assenze sconcertanti per chi abbia un minimo
di considerazione per il programma funzionale: ledificio per un terzo una rampa, per
un terzo una sala vuota con quattro piccoli parallelepipedi ben ritmati ma senza una
funzionalit definita, per un terzo un portico di passaggio verso un ambito aperto al
centro del parco, che lo avvolge come una corona.
Certo, lassenza di un programma dettagliato procede da cert leggerezza e genericit
dei progetti pubblici nella penisola iberica degli ultimi decenni, promossi in fretta per
dotare le varie municipalit di una serie di servizi per esigenze quantomai generiche e
sporadiche, spesso solo a testimonianza dellintervento politico (e del sistema di
gestione del tesoro).
Ma, progetto dopo progetto, losservazione di queste assenze negli RCR dimostrava un
carattere troppo forte per essere liquidato in maniera cos sbrigativa.
Mano a mano andavo riconoscendo qualcosa di simile nella elementarit delle
costruzioni rurali catalane, con la presenza di pochi principi imprescindibili e alcuni
arredi-chiave (e nessun altro), per ritrovarla nella tipizzazione delle case urbane (di un
corpo, un corpo e mezzo, due corpi), negli oggetti tradizionali ancora in uso e, in
generale, in modi e costumi.
Nel frattempo si andavano creando occasioni dincontro, di conoscenza personale;
anche lorganizzazione dei seminari estivi nellEspai Barber, una vecchia fonderia
diventata lo studio-centro dattivit degli RCR, contribuiva a mostrarne lattivit pi da
vicino; e vedere questo spazio effettivamente entrare in una certa visione e
comprenderla meglio: s, la parte che vive come studio tutto lanno compiuta, nella
linea dei loro progetti pi conosciuti; ma una piccola parte, perch tutto il resto
rimane come il giorno della chiusura della fonderia, solo qualche minimo intervento e
un padiglione nel patio: ancora, assenza.

Andrei Tarkowsky ci parla della necessit di comprendere la specificit dellarte


cinematografica: afferrare il tempo nella sua immediabile relazione con la materia
stessa della realt che ci circonda ogni giorno a ogni ora1.
Come storici, critici o architetti parlando prolissamente di tutto, spesso trascuriamo di
porci questa stessa domanda: qual la specificit dellarchitettura? E non vale
rispondere genericamente lo spazio perch la parola da sola non chiarisce niente:
questo spazio necessario comprendere cosa sia, per afferrarlo come Tarkowsky
chiedeva di afferrare il tempo; non la misura generica del tempo, ma iI tempo fissato
nelle sue effettive forme e manifestazioni. Esistono pi aspetti dello spazio
architettonico, non solo quelli caratterizzati da una struttura concettuale particolare o
da una conformazione complessa; e offrono esperienze diverse, possono essere
abitabili in una forma densa o rarefatta, da percorrere o da contemplare; o tutte
queste cose insieme; ma perch si tratti di spazio architettonico, realmente, bisogna
andare oltre: quando quel tempo di cui parla Tarkowsky potr vivere nella nostra
architettura, ecco, l c lo spazio architettonico; il progetto si trasforma in vita; e non
solo qualcosa che funziona, che accoglie con efficienza le nostre attivit: soprattutto
fa parte del nostro mondo.
Per raggiungere questo bisogna fare scelte importanti. Decisive. Cos larchitettura,
progettando, andando oltre il presente, lavora proprio su assenze. Delle quali, alcune,
solo alcune si trasformeranno in presenze. Questa selezione, la differenza tra ci che
vogliamo e ci che invece e sar superfluo, il momento fondamentale del progetto;
la sua epifania.
Vuoti e pieni non hanno alcun senso, come architettura, se non seguono questa
riflessione. Il reale che abiter il progetto, che sar ci che ora una assenza, un
significato ulteriore che diamo a ci che viviamo, ossia appartiene, in senso
antropologico, al campo della sacralit: ci presenta la nostra realt fisica in unaltra
forma, che lalterit ideale che vive oltre il progetto. Una alterit che appartiene
allaffinit concettuale tra arte e sacralit, o, pi chiaramente, stabilisce il comune
campo semantico tra le due espressioni umane. Anche quando dissacrante. Proprio
questo campo comune ci forza a utilizzare il termine, del quale troppe volte si fa un
uso immotivato; e, sia chiaro, non stiamo affatto parlando di religione.
Certo, si pu realizzare qualcosa in molti altri modi. La forma potrebbe seguire,
altrettanto illusoriamente, necessit di funzionalit ed ergonomia esistenti o fittizie,
schemi tradizionali anche se svuotati di significato, o dai significati travisati, o,
semplicemente come spesso accade, riprendere un prodotto simile che ha avuto
successo; mettiamoci anche manie personali e insegnamenti bene o mal recepiti.
Certo. Ma finisce qui. In ogni caso lavoriamo su una visione parziale. Larchitettura

1
Andrei Tarkowsky, Atrapad la vida. Lecciones de cine para escultores del tiempo, errata naturae,
Madrid 2017, pag. 19
altro: se non riflette un processo di comprensione del mondo, potr essere pi o
meno utile, ma difficilmente sar in grado di assumere ulteriori significati.2
Larchitettura non semplice reiterazione del gesto prometeico, dellistituzione
dellartificio, anche considerando i molteplici significati che ci pu assumere nella
nostra cultura; la sua gestazione non un semplice esercizio di abilit, ma labitare
stesso; per poterlo essere torna a coinvolgere uomo e natura; tratta la relazione tra lo
spazio e le sue forze, il flusso del tempo e le sue imago; afferma cos lunit di vita e
forma, e non discutiamo ora la natura illusoria implicita nel nostro vivere, ma
ricordiamo la altrettanto implicit necessit del superamento e dellinversione della
loro scissione nei codici, nei modelli e nelle prassi della societ; la necessit di questo
gioco di rimandi tra assenze e presenze; altrimenti costruiamo caroselli, rimaniamo nel
dominio della moda.
Cos non c differenza sostanziale tra i progetti delle archistar (sintetizzando
nellespressione il prodotto spettacolarizzato tipico della societ del capitalismo
avanzato, anche quando non dotato di marca, ma solo di specie caratteristica) e i
metri cubi della speculazione edilizia: da un lato baracche per far soldi, dallaltro
baracconate circensi a sugello e simbolo del medesimo modello economico. Vuota
retorica del potere economico e dei modelli di vita che lo sostengono.

Torniamo ai nostri amici di Olot e alle assenze-presenze nei loro progetti; assenze,
riduzioni, ritorno a elementi essenziali; una caratteristica degli RCR che investe forme
e conformazioni, materiali e, come principio, il programma stesso. Abbiamo
lungamente scritto sulla traiettoria, nella societ di massa, del prodotto architettonico
che definiamo icastico; ossia dotato di una presenza inmediatamente comprensibile e
perci capace di colpire lattenzione del pubblico; di come, cio, la capacit di
rispondere a una logica pubblicitaria abbia plasmato larchitettura e la teoria
dellarchitettura nella societ di massa. Unarchitettura ridotta a forma-contenitore
pubblicitario.
Limmagine prodotta dalla tensione verso lessenzialit degli RCR sembra entrare
pienamente in questa logica; certo non si pu credere, ingenuamente, che ci siano
architetti di successo che non sfruttino almeno in parte questa forma per i loro
messaggi, che un modo despressione della nostra societ; ma importante vedere
che il discorso non finisca qui, che la riduzione, che lassenza non sia presenza di un
messaggio vuoto. Il messaggio degli RCR una meditazione ossessiva sulla presenza
dellarchitettura, sviluppata con strategie perseguite con determinazione; ma un
messaggio ben preciso, che ci riguarda intimamente, soprattutto noi architetti.
Questa scelta forza anche la loro caratteristica pi idiosincratica, la riduzione del
programma: una riduzione, come abbiamo visto, che in parte legata a un fattore
antropologico, allassenza di ridondanza che uno degli aspetti della societ catalana 3.
Ma soprattutto un passo iniziale dovuto alla esigenza di coerenza, che altrimenti
franerebbe dalle stesse premesse: la necessit di seguire unidea, creare le migliori

2
Per questo travisante dire che larchitettura non un arte perch risponde a funzioni pratiche:
invece unarte proprio per questo, per il modo in cui risponde a questa necessit.
3
non il solo, convivendo questa semplicit con la stima per la sovversione delle convenzioni. Seny i
rauxa, sensatezza e impulso sovversivo; si pensi ad Antoni Gaud o Llus Domnech i Montaner, a come
questi aspetti entrino nel loro lavoro e , ancora, a quanta semplicit si celi persino nelle complesse
meraviglie di Enric Miralles.
condizioni per proteggerla fino alla sua realizzazione finale, come una fiamma da
proteggere e che si spegnerebbe subito se sottoposta a troppe correnti. Certo,
unopzione che non sempre si pu sostenere: se sbagliato dire che sia facile
realizzare un progetto libero dalla necessit di un programma complesso, anche vero
che un certo tipo di scelte facilita il compito; ancor pi se si vuole offrire un messaggio
suggestivo reso in un linguaggio essenziale e a questo punto rimane solo da
domandarsi se ci che si elimina sia superfluo, o se eliminarlo sia una forzatura
inammissibile. Gli RCR spesso riescono a eliminare il superfluo, e a farci vedere come
tale, in un progetto, anche cose che non siamo abituati a considerare tali, alle quali
difficilmente rinunceremmo; ed pur vero che, infatti, quando il programma non pu
evitare certe funzioni, e a volte certe ridondanze, allora lefficacia del loro progetto
perde mordente, acquisisce elementi di maniera, scende a compromessi con una
lingua pi banale. Per, pi volte, lidea iniziale riesce a rimanere viva; il telos
dellopera mantenuto, quasi ad ogni costo: che sia una impostazione concettuale,
una soluzione inconsueta, un elemento di incontro con il paesaggio, un momento di
confronto con lambiente, un gioco di colori, una conformazione inconsueta, o persino
un effetto - in questo caso diremmo barocco - che giochi tra la presenza e lassenza di
una forma o la sua smaterializzazione apparente.

Cos il passaggio dal genius loci ai lari sembra avvenire senza contrasti, ma questi ora
parlano un linguaggio non pi domestico, ma ieratico; la relazione con la natura si
esprime nellidealizzazione della tchne, che diviene espressione assoluta di confronto
nel quale la tecnica celebra la natura che laccoglie e insieme la forza, afferma la sua
diversit, costruisce un percorso che separa la convenzionale identit, mostrando le
due facce delluomo; la semantizzazione del corpo architettonico partecipa della
stimmung del paesaggio, ma lestende e traduce nei modi e nei segni propri del suo
fare, del suo sentire, del suo immaginare: ununione che esalta il contrasto,
vicinanza e estraneit, il bos che (oltre la stessa zo) sembra ridursi a un principio
tettonico, in un insieme che non pu fare a meno di darci una senzazione frustrante e
insieme attrarci; labitare un segnare lo spazio affermato attraverso gesti minimi, un
ponte che dal nostro mondo di segni ci porta direttamente alla mineralit che ospita la
vita, unimmagine che ci riflette e uno specchio dove siamo un poco intrusi...

Ora tutto questo sarebbe invivibile, insopportabile, inumano se una voluta semplicit,
la concezione per elementi fondamentali, lelaborazione attraverso materiali-base,
non la riadattasse ai nostri passi, al nostro respiro, e se questi nostri passi non fossero
leggeri, unorma minima, seppur ben percepibile. , in fondo, lestetica zen del wabi-
sabi; ed inscritta in questo principio anche la riduzione dei materiali, spesso ancor
meno dei cinque stati di mutamento, ferro, vetro, pietra: questo un punto di arrivo,
per successiva sottrazione o per sostituzione; dagli iniziali tentativi in pietra bianca,
allunione marmo-ferro4, fino a tracciare i segni, piani e linee, quasi esclusivamente
con acciaio Cor-Ten. Appunto un materiale frutto della tecnica, ma insieme
caratterizzato, nella sua patina ossidata, da una presenza sabi, in s gi dotato del
contrasto tra massima precisione plastico-geometria e irregolarit imprevisibile.

4
Scelte problematiche, insufficienti a garantire una corretta e stabile esecuzione dellidea.
La stessa dicotomia si avverte negli interventi sul costruito, che sia lEspai Barber, gli
interventi negli edifici rurali, la Casa Entremuros o la ricostruzione dei limiti realizzata
con La Lira: un gioco di versi senza parole e panorami prestati, dove i due paesaggi,
dellesistente e del progetto, dialogano ciascuno dal proprio mondo.
Altre volte riflessi, trasparenze e proiezioni di piani colorati sembrano voler
trasfigurare le geometrie essenziali in unatmosfera rarefatta, aurorale, dove sfumano
i colori della luce, al polo opposto di quella umbratile e opaca dei progetti, o delle parti
di alcuni progetti, trattate con una matericit asciutta e ruvida; gli stessi piani e oggetti
colorati sono concepiti come elementi ludici e indici elementari, trattandosi di scuole
per linfanzia. Lidea forte, la resa difficile, il budget da un caso allaltro pu fare la
differenza.
Il gioco di riflessi e traslucenze torna anche in altri progetti, come i padiglioni e la gran
sala del ristorante Les Colls e leffetto dinsieme frutto di un notevole, sorprendente
virtuosismo: le cabine-letto vetrate e sollevate a negare il pi possibile la presenza
corporea sono forse pi adatte a unesperienza sensoriale che a un riposo
confortevole; la coerenza del segno indugia fino al limite della complicazione; la
copertura di etfe, con il suo egualmente illusorio effetto di smaterializzazione, un
notevole picco tecnico, la cui immagine sfumata vive grazie a un semplice sistema di
pompe di calore, astutamente nascoste, senza tanti problemi, nel retrobottega.
La stessa tendenza quasi illusionista, affidata al virtuosismo tecnico immaginativo,
torna nei progetti a grande scala per Dubai; probabilmente lantinomia molto-poco,
lestensione obbligata del programma, del volume, della scala, porta a scegliere una
strategia basata sullinvenzione sorprendente, sulla interpretazione plastica di principi
di crescita geometrici o organici, questi con rimandi che da Toyo Ito portano fino alla
Mesa City di Paolo Soleri, in una ricerca che sembra ancora in fieri.

Spesso i progetti sono invece realizzazioni estremamente elementari, dove minimo


lo scarto che fa la differenza rispetto a una scelta banale si pensi alla pista verde
dello stadio Tussols-Basil o alla presenza di alberi allinterno dellanello. Ricordo lo
Stadio delle Terme a Roma, con i suoi pini monumentali, giustamente intoccabili,
allinterno della pista; un ostacolo allattivit che sopravviveva solo perch protetto
dalle norme. Qui invece la scelta volontaria ed un semplice gesto capace di offrire
un cambio di prospettiva.
Rimane qualche perplessit circa labilit nella promozione della propria immagine,
che sembra seguire strategie simili a quelle in uso in Catalogna da parte dei molti
cuochi stellati; probabilmente non un caso che abbiano lavorato spesso a contatto
con questi fenomeni mediatici, capaci di sfruttare in una forma limite il proprio
messaggio, riducendo il cibo a un prodotto portato agli estremi esiti di un sofisticato
processo di marketing, dove la rottura della norma diventa clich, scaltra e manierata
sovversione delle convenzioni che francemente annoia e ricorda tanto la favola del re
nudo. Chi senza peccato scagli la prima pietra: certo la promozione dellimmagine
oggi fondamentale per un architetto; qui, e non solo, c una corsa a seguire i processi
di marketing pi efficienti e a ridurre le proprie idee a prodotti altamente vendibili.
Come amanti della buona cucina e della vera gastronomia, speriamo che Rafael
Aranda, Carme Pigem e Ramon Vilalta continuino soprattutto a fare buona
architettura.
In generale la resa del telos artistico un obiettivo arduo quando si scontra con
unordinariet quotidiana che non sa riconoscerne, o non ha tempo e modo di
riconoscerne le qualit: a vedere oggi, in un giorno qualsiasi, la Casa per un fabbro e
una parrucchiera, o nellimmagine di Isao Suzuki, sembra di osservare due mondi
differenti; certo, una piccola casa, con ambienti per lavorare, senza pretese un
progetto, tra laltro che risolve bene lorganizzazione degli spazi, della casa e del lotto,
e ha un suo carattere deciso. Ma oggi, con lerba finta, un rampicante triste che
aggredisce timidamente la pulcra superfice, trattenuto da una griglietta di metallo,
circondata dal campionario edilizio di una squallida urbanizzazione, la piscina
gonfiabile sullo sfondo, i panni ad asciugare la transitoriet delle cose che vi
trascorre non sembra essere loggetto di profonda meditazione del wabi-sabi, ma
unattivit che si svolge frettolosa e distratta. Eppure Suzuki ha visto qualcosa che c,
la sua sensibilit ha saputo cogliere quei significati che gli architetti hanno consegnato
al progetto e che conservano la lettura della vita in una trasfigurazione poetica.
Qualcosa che nel progetto sin dai primi schizzi che lasciano percepire future luci e
ombre. Lo ha visto in unaspetto della realt, in una forma della vita; un altro giorno,
un giorno qualsiasi, questa ne ha assunto o ne assumer unaltra, non pi fatta degli
elementi imprescindibili a rifletterne il flusso, ma del flusso stesso, con la sua casuale,
irriflessa presenza: e ci piace vedere dove queste due realt si incontrino, dove gli
angeli scendano sulla terra, e viceversa. Dobbiamo forse rinunciare a esprimere tutto
questo? O solo saranno validi i progetti che esplicitino il contrasto e il compromesso,
mostrando una realt sottotono, ironica e caricaturale, incongruente ? Senza nulla
togliere a quei progetti che si sforzano di manifestare disagio nei confronti nostro
momento storico, fino al limite, certo, degli attestati insopportabilmente didascalici. O,
al contrario, ha qualche interesse, al di l del valore economico e della funzione di
calamita-luna park, la superproduzione ridondante dei grandi studi?
Per certo, al di l del momento progettuale, c da chiedersi queste architetture che
simbologie e che processi di identificazione producano, in una societ che mercifica
tutto e dove larchitettura e il design acquisiscono valore in quanto immagini di
successo, per diventare cose nel gioco esibizionistico della funzione, baluardo del
senso di appartenenza ad un illusorio sociale; come venga elaborato il messaggio di
questi spazi scarni, ascetici, dove le cose, i nostri oggetti, sembrano non avere un
posto, esser fuori-luogo, e il luogo ridotto a cosa minima; che dialettica nasca da
questi progetti, come si scontrino con laffastellamento di merce che caratterizza il
nostro ambiente, e come si trasformino a loro volta nel processo generale di
mercificazione; quanto delloriginale intenzione artistica rimanga e se questa reazione
al rumore ambientale non sia niente pi di unulteriore episodio, di un ulteriore
prodotto, finisca, come affermerebbe Baudrillard, nel registro dellofferta e della
domanda; ed chiaro che il linguaggio degli RCR, capace di consolidarsi in una
marchio di fabbrica riconoscibile, si adatta perfettamente a queste dinamiche.
In un testo pubblicato durante la redazione di questo scritto Fredy Massad 5 ,
attaccando la logica del Premio Pritzker, riconosce la qualit dellarchitettura degli RCR,
che definisce elitista e puritana; se da un lato il sofisticato messaggio di sobriet,
precisione e inventiva degli RCR pu facilmente rispondere a una posizione elitista,
altrettanto vero che unanaloga lettura, ancor pi di superficie, contribuir invece

5
Fredy Massad, La ciclotimia del Pritzker, http://abcblogs.abc.es/fredy-massad/2017/03/16/la-
ciclotimia-del-pritzker
allaumento dei campionari edilizi scopiazzati dalle riviste, che ammorbano il nostro
paesaggio: il gioco della sfera pubblica contemporanea, ovvio; quel che importante
considerare se e come altro vive al di l di questa superficie.
Le visioni architettoniche degli RCR, tradotte in ineffabili costruzioni della tecnica,
presiedono il proprio avamposto, che ospitino i sofisticati aiku fotografici di Suzuki, lo
scempio di un parco giochi gonfiabile, una sardana o una calotada popolare, il
passaggio attento o distratto di molti altri. E lo presiedono con la propria originalit, la
propria elementarit, la propria misura, la propria enigmatica chiarezza; a volte anche
con certa pretenziosit, perch la ricerca formale spinta al limite, o tratta e rielabora
tradizioni riconoscibili; a volte trascurando, negando o nascondendo limiti ed esigenze
della costruzione; a volte accogliendo, a volte commentando e a volte soffrendo il
passaggio del tempo; sempre bilanciando il tutto con una semplicit capace di far
dialogare limpalpabilit dellidea con la concretezza della materia.
Soulages li sceglie per la loro incisivit e il suo museo, in immagine, fa il giro del
mondo; gli studenti (e gli architetti) li prendono a esempio, saccheggiando i vari
numeri de El Croquis a loro dedicati; arrivano i premi, i riconoscimenti, le critiche:
lavamposto mostra adesso la sua altra faccia, ci fa capire che anche un baluardo
estremo, dove larchitettura conserva, con il suo linguaggio, con i suoi elementi, alcuni
dei significati della nostra vita. Non tutti certo, e molti troveranno a mancare alcuni
messaggi. Ma gli RCR hanno operato una scelta, hanno deciso di andare a fondo in un
campo dellespressione architettonica, di tracciare il proprio percorso in un paesaggio
specifico, che universale solo in un modo assolutamente particolare, anche qui
selezionando, eliminando gli elementi fuorvianti, identificando con precisione i punti
cardinali, scegliendo con cura loriente da seguire; ed l, soltanto l che possiamo
incontrarli.

Francesco Ranocchi, 18-03-2017