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una struttura orizzontale su una fisiologia verticale,

sottoposta a linee di forza verticali. Nel corpo umano


sono presenti 4 diaframmi:
PERINEALE (separa gli arti inferiori dal piccolo bacino,
il pavimento pelvico)
ADDOMINALE (separa la sfera digestiva da quella
cardio-polmonare)
TORACICO SUPERIORE ( virtuale ed una zona di
transizione tra la sfera polmonare e quella cefalica)
CRANIALE ( la tenda del cervelletto)
La funzione dei 4 diaframmi quella di circoscrivere le
cavit sottoposte a diverse pressioni (cavit toracica,
addominale, pelvica), in modo da ripartire le forze alle
quali sono sottoposte: per tale motivo lo stato di salute
di un soggetto dipende dal sincronismo tra questi 4
diaframmi, ci garantir il rispetto di un principio
osteopatico fondamentale alla cui base vi lomeostasi
del pz, cio la libera circolazione dei fluidi senza
alcuna presenza di zone di congestione.
un muscolo a forma di cupola che
costituisce il pavimento della cavit
toracica: sul piano frontale la cupola
dx pi alta (4 spazio intercostale)
mentre la sx leggermente pi bassa
(5 sp. Intercostale) per la presenza
del cuore. Origina dal margine
inferiore del torace cio dal processo
xifoideo dello sterno, dalle coste e
cartilagini costali dalla 7 alla 12
costa, attraverso un insieme di
muscoli digastrici, i cui corpi muscolari
si incrociano e convergono in un
tendine centrale robusto e appiattito
detto centro frenico. Esso si trova pi
vicino alla parte anteriore del torace.
Posteriormente le fibre del
diaframma (i pilastri
principali) sono pi lunghe
di quelle anteriori: lorigine
della 12 costa interrotta
dalla presenza del muscolo
quadrato dei lombi e psoas
scavalcati da bande fibrose
dette pilastri secondari di
cui il mediale quello del
mm psoas e il laterale
quello del mm quadrato
dei lombi.
Si inseriscono sulla parte
laterale del corpo di L2 (a dx e
a sx):
Dalla parte laterale del
corpo di L2 alla trasversa di
L1 con larcata mediale
dello psoas
Dalla punta della trasversa
di L1 alla punta di K12 con
larcata centrale del mm
quadrato dei lombi
Dalla punta di K12 alla
punta di K11 con larcata
laterale attraverso la quale
passa il mm trasverso.
Le ultime fibre posteriori originano
ai lati delle vertebre lombari alte
con 2 fasci o pilastri principali, che
prendono inserzione:
A DESTRA sulla faccia anteriore
dei corpi vertebrali di L1-L2-L3
A SINISTRA sulla faccia
anteriore dei corpi vertebrali di
L1-L2
Il braccio di leva del pilastro dx
maggiore per un motivo meccanico
(deve sostenere il fegato) e statico
(il peso notevole del fegato deve
distribuirsi su pi vertebre per
evitare eccessive sollecitazioni).
I pilastri principali si incrociano
tra loro 2 volte dando origine
allorifizio esofageo (D9-D10) e
allorifizio aortico (D12-L1);
mentre i pilastri secondari
creano le arcate laterali nelle
quali passano il mm psoas e il
mm quadrato dei lombi.
Orifizio aortico: si trova in
proiezione di D12-L1 e d
passaggio allaorta a livello
posteriore tra la colonna
vertebrale e le inserzioni dei 2
pilastri principali, deputati alla
sua protezione durante i
movimenti. di tipo fibrotico
e quindi rimane aperto in
entrambe le fasi respiratorie.
orifizio esofageo: si trova in
proiezione di D9-D10, origina
dallincrocio dei pilastri principali e
d passaggio allesofago, al nervo
vago destro (posteriormente) e
sinistro (anteriormente). di tipo
muscolare (muscoli di Keith e
Juvarra che fissano lesofago al
diaframma) e quindi si chiude in
inspirazione e si apre in
espirazione, controllando il bolo
alimentare durante la peristalsi. Ci
fa del diaframma un muscolo
digestivo, e in caso di lassit o
rottura di queste strutture
muscolari si assiste alla risalita
dellesofago addominale a livello
intratoracico (ernia iatale).
Orifizio della vena cava inferiore:
si trova a livello di D9, ed
delimitato indietro dalla
bandeletta semicircolare
superiore (che unisce la fogliola
anteriore sx alla fogliola posteriore
dx) ed in avanti-fuori dalla
bandeletta semicircolare inferiore
o arciforme (che va dalla fogliola
dx alla sx). Allinterno di tale
orifizio passa la vena cava, il nervo
frenico dx: di tipo fibrotico infatti
si trova nella parte aponevrotica
del muscolo, quindi rimane aperto
anche durante linspirazione.
Orifizio del nervo
frenico sx: davanti
alla fogliola sx.
Orifizio del grande e
piccolo splancnico:
situato tra i pilastri
primari e secondari,
d passaggio anche
alle vene Azigos dx e
sx.
la lamina fibrosa formata dallincrocio dei tendini mediani
e dei muscoli digastrici, occupa la parte centrale del
diaframma ed ha la forma di un trifoglio composta da una
fogliola centrale, una destra e una sinistra, con contorni
regolari e un orifizio allinterno del quale passa la vena cava
inferiore, delimitato dalla bandeletta semicircolare inferiore
(arciforme) e dalla bandeletta semicircolare superiore.
NB: il muscolo digastrico formato da diversi corpi/ventri
muscolari che si inseriscono sui pilastri primari dopo essere
confluiti in una unica inserzione tendinea comune
(intermedia) a livello del centro frenico del diaframma.
Arteriosa: nella parte
antero-superiore (avviene
ad opera delle arterie
sopradiaframmatiche che
si staccano dalle arterie
mammarie interne, rami
della succlavia), nella parte
inferiore delle cupole
(avviene ad opera delle
arterie
sottodiaframmatiche che si
staccano dalla aorta
immediatamente al di
sotto del suo orifizio).
Venosa: ad opera della
vene
sottodiaframmatiche,
che si gettano nella
vena cava inferiore e
delle vene
sopradiaframmatiche,
che si gettano nelle
vene mammarie
interne (che a loro
volta si gettano nelle
vene succlavie).
Avviene ad opera del nervo
frenico (C3-C4-C5). un nervo
misto: sensitivo (in percentuale
del 70% delle sue fibre innerva
tutte le fasce degli organi
sottodiaframmatici, il
diaframma stesso e il
pericardio), e motore (nel 30%
delle sue fibre). lorigine
cervicale della innervazione del
diaframma spiega le cervicalgie
e i disturbi a carico della spalla
legati ad una disfunzione del
diaframma stesso!
A livello sopradiaframmatico: con il
cuore (in particolare con il pericardio
che aderisce alla fogliola anteriore
attraverso il lgt freno-pericardico), i
polmoni (legati al diaframma attraverso i
lgt polmonari inferiori), lesofago
toracico, laorta.
A livello sottodiaframmatico: il fegato (a
dx, legato al diaframma tramite il lgt
coronario, lgt falciforme, e lgt
triangolare dx), langolo colico dx (per il
tramite del lgt freno-colico dx), lo
stomaco (a sx, tramite il lgt gastro-
frenico), lesofago addominale, il lobo sx
del fegato (tramite il lgt triangolare sx), il
duodeno, il tenue (attraverso il muscolo
di Treitz), la milza, langolo colico sx, la
capsula surrenale dx e sx, il pancreas.
Neuro-muscolo-scheletrici:
mm psoas, mm quadrato dei
lombi, coste, plesso lombare,
catena ganglionare latero-
vertebrale (Grande e Piccolo
Splancnico).
In base a quanto detto circa i
rapporti del diaframma, si
intuisce che la maggior parte
delle sue disfunzioni sono
causate dai rapporti di
contiguit e interazione
funzionale che esso contrae con
le strutture circostanti:
controllare coste, sistema
muscolare
il principale mm inspiratorio
(contraendosi in inspirazione
aumenta i diametri del torace
favorendo limmissione di aria).
Scarica su un piano orizzontale le
forze ascendenti e discendenti,
quindi in equilibrio costante tra
la pressione intra-toracica e
intra-addominale.
implicato nella fonazione e
nella deglutizione.
Ha un ruolo nella statica in
quanto zona di transizione tra
forze ascendenti e discendenti, e
zona di incrocio delle catene
muscolari ascendenti,
discendenti, omolaterali e
controlaterali.
sollecitato durante la deambulazione:
quando si cammina il diaframma
subisce un movimento di torsione ad
opera dellarto inferiore e della spalla
controlaterale che avanzano. Le forze
ascendenti provenienti dallarto
inferiore si trasmettono, attraverso il
pilastro, alla cupola controlaterale e
salgono fino alla spalla: il lavoro di
torsione a cui sottoposto il diaframma
causa una notevole sollecitazione a
livello di D12-L1, inoltre a tale lavoro si
aggiunge quello simmetrico di
contrazione delle 2 cupole durante
latto inspiratorio. Da ci di deduce che
normalmente le disfunzioni
diaframmatiche sono di un pilastro e
della cupola opposta; si presentano
come omolaterali in 2 casi: scoliosi
dorso-lombare e una problematica
viscerale.
determinante nella biomeccanica della
cavit addominale, perch imprime una
mobilit agli organi addominali regolando
la funzione di transito, assimilazione ed
espulsione dei cibi ingeriti.
Interviene nella digestione: durante la
ispirazione il diaframma scende, i muscoli
che collegano lesofago al diaframma (mm
di Keith e Juvarra) si stirano favorendo
lallungamento dellesofago e la
progressione del transito del materiale
alimentare al suo interno.
Favorisce la circolazione sanguigne e
linfatica: durante la discesa del diaframma
si genera una pressione negativa nella
cavit toracica che esplica un effetto di
aspirazione di sangue dalla cavit
addominale.
Interviene nelle dinamiche del parto.
Il diaframma si muove verso il basso e avanti durante la fase attiva di
inspirazione e ritorna in alto durante la fase passiva di espirazione.
Linspirazione si pu dividere in 3 fasi:
Contrazione isometrica dei mm digastrici (piccoli muscoli con cui il
diaframma si inserisce sul bordo posteriore delle coste): una
contrazione periferica senza modifica di posizione del centro frenico:
fase di pretensionamento.
Contrazione dei pilastri principali: il centro frenico scende, avanza e
prende appoggio sulle inserzioni basse lombari, sternali e costali. In
seguito alla fase isometrica di pretensionamento, il movimento di
discesa delle cupole armonico e simmetrico.
Contrazione simultanea delle cupole: quando nella fase precedente il
centro frenico scende, esso si poggia sul fegato e sullo stomaco su cui
fa punto fisso non avendo quindi pi possibilit di discesa: pertanto le
fibre muscolari periferiche si contraggono e elevano le coste inferiori
dando un aumento dei diametri antero-posteriore, trasversale e
verticale del torace (questultimo con la salita e anteriorizzazione dello
sterno).
Lespirazione un tempo
passivo di ritorno, dove si
assiste ad un rilassamento del
diaframma per mezzo
delliperpressione addominale
(generata durante la fase attiva)
che consente la risalita del
muscolo. Quindi il diaframma
una risultante di forze generate
verso il basso e verso lalto da
pressioni intratoraciche ed intra
addominali: ci deve farci
pensare al ruolo fondamentale
della fascia muscolare
addominale e del perineo.
Sono molto frequenti in virt
della sua capacit di
adattamento agli organi ed alle
strutture muscolo-scheletriche
circostanti ed avvengono solo
nel senso della contrazione
(attiva) cio in inspirazione
(quelle in espirazione
corrispondono ad una paralisi
del mm). Per differenziare la 1
fase inspiratoria (isometrica)
dalla 2 fase inspiratoria
(concentrica) parleremo, a
seconda della posizione del
diaframma, nel 1caso di
inspirazione ALTA (con coste
chiuse) e nel 2 caso di
inspirazione BASSA (con coste
aperte).
Dolori diretti (lombari alti, dorsali bassi, costali bassi ,
a livello del processo xifoideo)
Dolori riferiti (cervicali, dorsali bassi, lombalgia di
origine vascolare per stasi delle vene lombari
ascendenti che drenano il canale midollare, edemi e
stasi circolatoria agli arti inferiori, poich uno spasmo
diaframmatico ostacola il ritorno di sangue venoso
nella vena cava inferiore)
Disturbi digestivi (dato dal rapporto di contiguit
meccanica e funzionale con esofago, stomaco,
fegato.)
La proiezione costale della cupola dx
sul 4 spazio intercostale
La proiezione costale della cupola sx
sul 5 spazio intercostale
Inserzione del pilastro principale dx
su L1-L3
Inserzione del pilastro principale sx
su L1-L2
Arcata del mm psoas (pilastro
secondario mediale) dalla parte
laterale del corpo di L2 allapofisi
trasversa di L1
Arcata del mm quadrato dei lombi
(pilastro secondario laterale) dalla
trasversa di L1 alla punta di K12
Arcata del mm trasverso dalla punta
di K12 alla punta di K11,
Test delle cupole e del centro frenico
Test delle cupole con pressione sulla gabbia
toracica
Test delle cupole in traslazione
Test di Muller
Lift del diaframma
Test rapido dei pilastri
Si esegue per capire se presente o meno una disfunzione ma
non consente di definire il TIPO disfunzione: se il test positivo si
procede con i test specifici, in caso contrario no. Quando si testa il
diaframma va considerato che a dx avremo la resistenza offerta
dalla presenza del fegato e a sx della stomaco, quindi la qualit
della palpazione sar differente.
Pz supino, testa dritta, braccia lungo i fianchi, gambe flesse a 20-
30; praticante a dx del pz.
Cupola sx: dopo aver preso un credito di pelle, si appoggia
leminenza tenar e ipotenar sotto K8-K9 con lavambraccio
orientato a 45 in direzione della spalla sx: spingere
delicatamente in direzione alto-dietro superando tutti i livelli
tissutali (pelle, muscoli, organi) e valutare la eventuale presenza
di una resistenza offerta dai tessuti , segno di disfunzione.
Cupola dx: ripetere lo stesso test al di sotto della cupola dx, con
la spinta in direzione alto-dietro verso la spalla dx del pz.
Centro frenico: esercitare una spinta mediale leminenza tenar e
ipotenar con avambraccio a 45 in direzione alto-dietro.
Nei 3 test descritti, non si
utilizzano le fasi respiratorie, e
la presenza di una RESISTENZA
alla palpazione solo indicativa
di una disfunzione (primaria o
secondaria), saranno i test
specifici a definire il TIPO di
disfunzione.

NB: nella valutazione delle 2


cupole va tenuta presente la
presenza a dx del fegato
(organo, pieno) e dello
stomaco a sx (viscere, vuoto).
Pz supino, testa dritta, braccia
lungo i fianchi, gambe flesse a
20-30; praticante a dx del pz
in direzione della sua testa. Si
prende appoggio con
entrambe le mani sotto K4 a dx
e sotto K5 a sx (anteriormente
alla griglia costale) e si effettua
una pressione alternata con le
2 mani (senza tener conto
della fase respiratoria)
valutando la presenza di una
eventuale resistenza
indicativa di una disfunzione
della cupola.
Pz supino, testa dritta, braccia lungo i
fianchi, gambe flesse a 20-30;
praticante a dx del pz in direzione della
sua testa. Si prende appoggio con
entrambe le mani sotto K4 a dx e sotto
K5 a sx lateralmente alla griglia costale.
Si esegue una traslazione della gabbia
toracica in senso latero-laterale,
spingendo prima verso dx e poi verso
sx: la direzione verso cui si percepisce
la resistenza corrisponde alla cupola in
disfunzione.
Traslazione sx (spinta da dx verso
sx): se c resistenza la cupola sx e
in disfunzione
Traslazione dx (spinta da sx verso
dx): se c resistenza la cupola dx e
in disfunzione
Il paziente in piedi e il praticante alle spalle del pz, prende
contatto con entrambe le cupole sotto la griglia costale. Si chiede al
pz di:
Eseguire una flessione del tronco (evita la contrazione degli
addominali che renderebbe difficoltoso il contatto con le cupole)
e contemporaneamente una espirazione totale
Ritornare in posizione eretta in apnea espiratoria (con bocca e
naso chiusi): ci fa posizionare il diaframma in alto.
Eseguire una piccola inspirazione toracica, con bocca e naso
chiusi, senza consentire allaria di entrare attraverso le vie
respiratorie: in caso di disfunzione ci sar una cupola che sale
(sotto leffetto della depressione intra toracica) , poich
mantiene un piccolo credito di mobilit. Viceversa in fisiologia si
percepisce solo una contrazione isometrica del diaframma senza
alcun movimento delle cupole.
Pz supino, testa dritta, braccia
lungo i fianchi, gambe flesse a 20-
30; praticante alla testa del pz,
prende appoggio con entrambe le
mani a livello delle cupole cio al di
sotto delle inserzioni
diaframmatiche suK4 a dx e k5 a
sx. Si accompagna con le mani il
movimento costale durante gli atti
respiratori e quindi:
Si spinge sulle coste in senso
caudale durante la espirazione
Si trazionano le coste in senso
craniale durante la
inspirazione
Il test positivo nel caso in cui si
percepisca una resistenza alla
mobilit costale.
Pz supino, testa dritta, braccia lungo i
fianchi, gambe flesse a 20-30;
praticante a dx del pz in direzione
della sua testa, prende appoggio con
le dita di entrambe le mani allinterno
dei mm paravertebrali, in
corrispondenza della inserzione dei
pilastri principali (faccia posteriore
delle trasverse di L1-L2-L3). Si
traziona postero-anteriormente il
tronco del pz per valutare la
resistenza globale dei 2 pilastri
principali (che essendo localizzati al
davanti dei corpi vertebrali verranno
messi in tensione con una iperlordosi
lombare): in caso di disfunzione si
percepir una resistenza maggiore sul
pilastro in disfunzione, durante la sua
messa in tensione.
Si parla di spasmo residuo del pilastro quando, dopo la
correzione della ipertonia, persiste uno stato di
contrattura. Il segno clinico una lombalgia alta uni o
bilaterale alla ESPIRAZIONE, durante la quale il pilastro
non si rilascia completamente e le coste non riescono
a scendere perch trattenute in alto in posizione di
inspirazione dalla contrazione residua del pilastro.
Viceversa si parla di ipertonia del pilastro in caso di
lombalgia alta uni o bilaterale alla INSPIRAZIONE,
durante la quale il pilastro in contrazione impedisce la
salita completa delle coste.
Test: il pz prono o in posizione di sfinge con la testa nellasse del
corpo. Il praticante di lato al pz prende appoggio (a braccia
incrociate) con leminenza tenar e ipotenar della mano cefalica sotto
L4 (con le dita nellasse del sacro in direzione dei piedi del pz) e con la
mano caudale su L1-L3 (con le dita rivolte verso la testa del pz) a dx e
poi a sx (si esegue il test da entrambi i lati).
Si chiede al pz di respirare e si segue il movimento di contrazione e
rilasciamento dei pilastri con la mano caudale (senza induzione)
mentre la mano cefalica fa punto fisso: in assenza di disfunzione la
mano sale in inspirazione e scende in espirazione parallelamente al
rachide lombare.
In una disfunzione di ipertonia la mano mano sale in inspirazione
deviando verso il lato del pilastro in disfunzione mentre il ritorno in
espirazione regolare.
In una disfunzione di spasmo residuo la salita in inspirazione
regolare mentre allespirazione la mano scende deviando verso il lato
disfunzionale.
Test specifico delle
cupole in inspirazione
ALTA e in inspirazione
BASSA
Test specifico dei
pilastri (da seduto, in
posizione di sfinge)
Test dellorifizio cavo
del diaframma
Pz supino, testa dritta, braccia lungo i fianchi, gambe flesse a 20-30;
praticante a dx del pz in direzione della sua testa, prende contatto con
entrambe le mani con i pollici al di sotto e dietro alle coste K7-K11 (con
un orientamento verso la faccia inferiore delle cupole) e le altre dita a
livello della faccia laterale delle coste da K7 a K11.
Test:
1 tempo: effettuare con i pollici una spinta cefalica sotto le cupole e
ascoltare la loro risposta durante linspirazione: in fisiologia le
cupole scendono in modo simmetrico, infatti se una delle 2 cupole
scende prima e pi velocemente in disfunzione rispetto allaltra.
2 tempo: percepire con le dita poste lateralmente alle coste (i
pollici rimangono sotto le cupole) lapertura e la chiusura delle coste
durante latto respiratorio: quando non c disfunzione lapertura e
la chiusura delle coste simmetrica da entrambi i lati, al contrario in
caso di disfunzione il differente movimento costale percepibile dal
lato OMOLATERALE alla cupola che scende prima e pi velocemente
durante il 1 tempo del test. Possono verificarsi 3 situazioni.
2 tempo: durante la inspirazione, possono verificarsi 3 situazioni:
Le coste su entrambi i lati si aprono e si chiudono nello stesso modo, dunque
non vi alcuna disfunzione.
La costa omolaterale alla cupola in disfunzione si presenta pi aperta della
controlaterale: siamo in presenza di una disfunzione di inspirazione BASSA
cio la cupola arrivata in posizione sufficientemente bassa da prendere un
appoggio su stomaco e fegato e tramite la contrazione delle sue fibre circolari,
aprire la coste.
La costa omolaterale alla cupola in disfunzione si presenta pi chiusa della
controlaterale: siamo in presenza di una disfunzione di inspirazione ALTA cio
la cupola non riuscita a scendere abbastanza da poter prendere un appoggio
su stomaco e fegato e indurre cos la apertura costale.

NB: una disfunzione UNILATERALE molto spesso di origine MECCANICA (in


seguito ad intervento chirurgico, trauma, fratture costali, pneumotorace.) e
anche VISCERALE (epatomegalia, splenomegalia, stomaco in scivolamento
inferiore), mentre una disfunzione SIMMETRICA, BILATERALE piuttosto di
origine EMOZIONALE e da un punto di vista clinico il pz ha difficolt a respirare a
fondo.
Variante con osteopata alla testa del pz.
Pz supino, testa dritta, braccia lungo i fianchi, gambe flesse a
20-30; praticante alla testa del pz, prende contatto con le
dita al di sotto delle 2 cupole.
Test: si chiede al pz una respirazione normale e si ascolta
cosa accade a livello delle cupole: se una cupola in
inspirazione scende prima e pi velocemente dellaltra siamo
in presenza di una disfunzione di inspirazione; per capire se
di tipo alto o basso faremo compiere al pz una inspirazione
forzata e valuteremo: se non vi alcuna differenza di forza
tra le 2 cupole la disfunzione ALTA, mentre se la cupola in
disfunzione ha maggiore forza di contrazione di tipo
BASSO.
Test della SFINGE.
Il pz prono con appoggio sui gomiti (per detendere i mm
paravertebrali e mettere in tensione i pilastri che sono disposti al
davanti dei corpi vertebrali lombari), il praticante nella stessa
posizione del test dello spasmo residuale. Si effettua una messa in
tensione del pilastro in senso assiale con la mano caudale (la cefalica fa
punto fisso) facendo una spinta verso ALTO-AVANTI e si valuta la
resistenza alla messa in tensione; si ripete il test sul pilastro
controlaterale e si confronta il grado di resistenza dei 2 pilastri: la
disfunzione dal lato del pilastro con maggior resistenza.
NB: anche in questo test possibile discriminare tra una disfunzione di
ipertonia (con deviazione omolaterale alla disfunzione durante la
inspirazione) da una di spasmo residuo (con deviazione omolaterale
alla disfunzione durante la espirazione, mantenendo la messa in
tensione assiale del pilastro data durante la inspirazione).
Variante con osteopata alla testa del pz: Il pz prono con
appoggio sui gomiti (per detendere i mm paravertebrali e mettere
in tensione i pilastri che sono disposti al davanti dei corpi
vertebrali lombari), il praticante alla testa del pz e prende
appoggio con entrambe le mani sulle coste a dx e a sx da K7 a K12,
con lo spostamento verso dietro del peso del suo corpo produce la
messa in tensione dei 2 pilastri: valuta se c una deviazione
laterale di un pilastro indice di disfunzione omolaterale alla
deviazione oppure se i 2 pilastri si mettono in tensione in direzione
assiale, senza deviazioni.
NB: anche in questo test possibile discriminare tra una
disfunzione di ipertonia (con deviazione omolaterale alla
disfunzione durante la inspirazione) da una di spasmo residuo (con
deviazione omolaterale alla disfunzione durante la espirazione).
Test con pz in posizione seduta.
Il pz seduto al bordo del lettino e osteopata alle spalle del pz,
con i gomiti in appoggio sul lettino.
1 tempo: effettuare una palpazione con i pollici sui bordi
laterali dei paravertebrali a livello di D12-L1-L3 (al disotto di
K12) con un orientamento a 45 verso linterno e lavanti: in
caso di disfunzione, si percepisce maggiore tensione dal lato
del pilastro in disfunzione. Inoltre si pu chiedere al pz di
inclinare il tronco (in posizione neutra) prima da un lato e poi
dallaltro: in fisiologia si percepisce una tensione solo dal lato
opposto alla inclinazione (secondo la 1 legge di Frayette)
mentre in caso di disfunzione, si percepir tensione anche
dal lato omolaterale alla inclinazione (a causa della messa in
tensione del pilastro gi in lesione).
2 tempo: appoggiare i gomiti sul lettino con i pollici a livello dei
paravertebrali da D12-L3 (pilastri) e le dita delle mani a livello di
K8-K9-K10, chiedere al pz di effettuare una estensione lella
colonna vertebrale e percepire il lato dove la resistenza e la
tensione sono maggiori: quello corrisponde la lato del pilastro in
disfunzione.
Nel movimento di estensione i mm paravertebrali si detendono
mentre i pilastri si tendono (perch anteriori ai corpi vertebrali), per
cui percepire un peso o una tensione pi importante a livello delle
mani indicativo della presenza di una disfunzione dal lato
OMOLATERALE alla tensione. Pu anche capitare che il pz ruoti ed
inclini il tronco da un lato durante lestensione del rachide: questo
segno indicativo di un accorciamento (disfunzione) del pilastro
CONTROLATERALE al lato dellinclinazione e della rotazione.
Rotazione dx: pilastro sx in disfunzione
Rotazione sx: pilastro dx in disfunzione.
localizzato a livello topografico
al davanti della trasversa destra
della vertebra D9 ed costituito
da:
Fibre posteriori (orientate da
sinistra a destra e dallalto
verso il basso) che
costituiscono la bandeletta
semicircolare superiore.
Fibre anteriori (orientate da
destra a sinistra e dal basso
verso lalto) che costituiscono
la bandeletta semicircolare
inferiore o arciforme
Pz supino, testa dritta, braccia lungo i fianchi, gambe flesse a 20-30. Losteopata a dx del
pz prende appoggio con la mano cefalica (a livello posteriore) a destra della vertebra D9,
orientata nel senso delle fibre posteriori (orientate da sinistra a destra e dallalto verso il
basso, costituiscono la bandeletta semicircolare superiore) e con la mano caudale (a
livello anteriore) sullemitorace destro, allo stesso livello della mano posteriore (su D9),
orientata nel senso delle fibre anteriori (orientate da destra a sinistra e dal basso verso
lalto, costituiscono la bandeletta semicircolare inferiore o arciforme (al di sotto del 4
spazio intercostale).
Test: si esegue con entrambe le mani una compressione per raggiungere il livello
dellorifizio cavo e una trazione verso destra con la mano cefalica per testare le fibre
posteriori e contemporaneamente una spinta verso sinistra con la mano caudale, per
testare le fibre anteriori. In condizioni normali si percepisce un piccolo movimento di
traslazione (3-5mm) dovuto alla messa in tensione del tessuto fibroso : in caso di
aderenza della vena cava o di restrizione di mobilit delle fibre, tale movimento non
avviene.
Trattamento: osteopata e pz nella stessa posizione del test. Durante la ESPIRAZIONE si
esegue la trazione verso destra con la mano cefalica e la spinta verso sinistra con la
mano caudale, cercando di guadagnare nel senso della restrizione di mobilit. Si
mantiene il guadagno raggiunto durante la inspirazione, si ripete la tecnica per 2-3 volte e
si mantiene la posizione raggiunta per 2-3 cicli respiratori, rilasciando durante il tempo
respiratorio correttore (espirazione).
Siderazione
Lift del diaframma (in caso
disfunzione bilaterale alta
o bassa delle cupole)
Riequilibrio del diaframma
per inibizione
Cupola in disfunzione di
inspirazione ALTA e BASSA
(unilaterale)
Pilastri (ipertonia e
spasmo)
Tecnica combinata di
cupola e pilastro
Viene eseguita quando impossibile eseguire i test specifici a causa
di un forte ipertono di una o entrambe le cupole.

Pz supino, testa dritta, braccia lungo i fianchi, gambe flesse a 20-


30, losteopata prende appoggio con la mano cefalica al davanti
della griglia costale, dalla xifoide alla punta di K11, in modo da
fissare le coste, e con il pollice o il 2-3 dito della mano caudale si
esegue un tratto sotto il bordo costale inferiore, arrivando al
contatto della cupola in disfunzione; si ripete la tecnica pi volte fino
a quando non si percepisce una riduzione della resistenza a livello
della cupola in spasmo.
NB: quando utilizziamo il pollice ci posizioniamo dal lato
controlaterale alla cupola da trattare, se usiamo il 2 e 3 dito ci
posizioniamo omolaterali alla cupola da trattare.
Si pu eseguire la siderazione anche in modo simultaneo su
entrambe le cupole, posizionandoci alla testa del paziente,
utilizzando per il tratto il 2-3 dito.
1 variante : Pz supino, testa dritta, braccia lungo i fianchi,
gambe flesse a 20-30, losteopata al fianco dx del pz (in
direzione della testa del pz) prede contatto, dopo aver preso
un credito di pelle dal basso verso lalto, con entrambi i pollici
a livello delle 2 cupole (sotto K8-K9) e le restanti dita
contattano lateralmente le costa K8-K9-K10. Si chiede al pz una
INSPIRAZIONE toracica , per portare le coste in alto e fuori,
durante la quale si esegue con i 2 pollici una spinta verso
lalto al di sotto delle cupole (andando nel senso della
distensione delle cupole stesse); in espirazione si fa punto fisso
al di sotto delle coste per impedirne la discesa: ci produrr
uno stiramento progressivo del diaframma. Si ripete la tecnica
per 2-5 volte rilasciando in ultimo sul tempo inspiratorio.
2 variante: Pz supino, testa dritta, braccia lungo i fianchi,
gambe flesse a 20-30, losteopata alla testa del pz con gli
avambracci orizzontali e appoggiati sul torace del pz, prende
appoggio, dopo aver preso un credito di pelle, con tutte le
dita di entrambe le mani al di sotto delle ultime coste (da K8
a K11) ad esclusione dei 2 pollici. Si chiede al pz di fare una
INSPIRAZIONE toracica durante la quale si trazionano le
coste verso lalto, e in espirazione si fa punto fisso a livello
costale , mantenendo il guadagno raggiunto, per impedire
alle coste di tornare nella posizione iniziale (quindi scendere):
ci produrr uno stiramento progressivo del diaframma.
Si ripete la tecnica per 2-5 volte rilasciando in ultimo sul
tempo inspiratorio.
In questa tecnica si deve necessariamente prendere un
credito di pelle prima di prendere contatto a livello delle
coste in modo da non essere troppo aggressivi e rischiare
quindi di generare dolore nel pz e anche fratture o distorsioni
delle cartilagini costali. Se il pz non tollera il contatto delle
mani dellosteopata a livello costale si possono interporre le
mani del pz stesso tra la griglia costale e le mani
delloperatore in modo da rendere pi confortevole il
contatto.
In caso di disfunzione bilaterale alta delle cupole, per
ottimizzare la correzione, si pu chiedere al pz di appoggiare
entrambe le mani sotto la sua testa in modo da usare il
sollevamento delle coste (operato dalla messa in tensione
dei mm pettorali) per facilitare il contatto a livello delle
cupole che sono posizionate in alto.
Pz supino, testa dritta, braccia lungo i fianchi,
gambe flesse a 20-30, losteopata alla testa
del pz prende appoggio con entrambe le mani
anteriormente alla griglia costale (a partire da
K4 a dx e da K5 a sx): si esegue una spinta
caudale delle coste in ESPIRAZIONE e si
mantiene il guadagno raggiunto durante la
inspirazione; si ripete la tecnica per 2-3 volte e si
rilascia velocemente la compressione durante
la INSPIRAZIONE in modo da produrre un
detensionamento globale del diaframma. Si pu
ripetere la tecnica per 2-3 volte.
1 variante: pz in posizione supina al bordo del lettino, testa
dritta, braccia lungo i fianchi, gambe flesse a 20-30. Il
praticante dopo aver preso un credito di pelle, prende un
appoggio con la parte compresa tra eminenza tenar e
ipotenar sotto la cupola da trattare (sotto e dietro K8-K9-
K10) con un orientamento dellavambraccio a 45 verso
dietro-alto-fuori (in direzione della spalla omolaterale alla
cupola da trattare).
Tecnica: si effettua una spinta verso la spalla omolaterale
alla cupola da trattare durante la ESPIRAZIONE, si
mantiene il guadagno raggiunto durante la inspirazione; si
ripete la tecnica per 2-3 volte e si mantiene la posizione
raggiunta per 2-3 cicli respiratori rilasciando in ultimo sul
tempo respiratorio correttore.
2 variante: pz in decubito laterale sul fianco omolaterale alla cupola in
disfunzione per sfruttare lazione compressiva al di sotto della cupola in
disfunzione degli organi intraddominali ,rendendo cos pi efficace la tecnica
correttiva. Il praticante alle spalle del pz, stabilizza con un braccio il tronco del
pz posizionandosi dietro il suo dorso e con laltra mano si posiziona, dopo aver
preso un credito di pelle, al disotto della cupola in disfunzione con lavambraccio
orientato a 45 verso lalto-fuori-dietro (in direzione della spalla del pz).
Tecnica: si effettua una spinta verso la spalla omolaterale alla cupola da
trattare durante la ESPIRAZIONE, si mantiene il guadagno raggiunto durante la
inspirazione; si ripete la tecnica per 2-3 volte e si mantiene la posizione
raggiunta per 2-3 cicli respiratori rilasciando in ultimo sul tempo respiratorio
correttore.

NB: molto spesso una disfunzione di inspirazione BASSA della cupola


secondaria ad uno scivolamento inferiore di un organo (stomaco, fegato)
pertanto la correzione della cupola dovr essere preceduta dalla correzione
della disfunzione dellorgano o viscere interessato.
1 variante: pz in posizione supina al bordo del lettino con la mano omolaterale
alla cupola da trattare dietro la testa (per consentire alle coste di sollevarsi e
dare la possibilit al terapeuta di contattare meglio lemicupola in inspirazione
alta) e con una leggera inclinazione del tronco controlaterale alla cupola in
disfunzione (per favorire lapertura costale).Il praticante si posiziona al fianco
omolaterale alla cupola in disfunzione e con la mano caudale si posiziona dopo
aver preso un credito di pelle, al disotto della cupola in disfunzione con
lavambraccio orientato a 45 verso lalto-fuori-dietro (in direzione della spalla
del pz).
Tecnica: si effettua una spinta verso la spalla omolaterale alla cupola da
trattare durante la ESPIRAZIONE, si mantiene il guadagno raggiunto durante la
inspirazione; si ripete la tecnica per 2-3 volte e si mantiene la posizione
raggiunta per 2-3 cicli respiratori rilasciando in ultimo sul tempo respiratorio
correttore.

NB: a causa della difficolt nel contattare la cupola in posizione alta,


necessario eseguire la tecnica molto lentamente e con maggiore potenza,
posizionandosi con lavambraccio in modo pi orizzontale possibile rispetto
alladdome del pz.
2 variante: pz in decubito laterale sul fianco omolaterale alla cupola in
disfunzione, in appoggio sul gomito per produrre un inclinazione del tronco
controlaterale alla cupola in lesione (ci favorisce lapertura costale e il decubito
laterale utilizzer il peso degli organi e visceri intraddomanali per facilitare la
correzione della cupola). Il praticante alle spalle del pz, stabilizza con un braccio
il dorso del pz (posteriormente ad esso) e con laltra mano si posiziona al di sotto
della cupola in disfunzione con lavambraccio orientato verso la spalla del pz in
direzione della cupola (in questa posizione lavambraccio sar quasi parallelo al
lettino).
Tecnica: si effettua una spinta verso la spalla omolaterale alla cupola da trattare
durante la ESPIRAZIONE, si mantiene il guadagno raggiunto durante la
inspirazione; si ripete la tecnica per 2-3 volte e si mantiene la posizione raggiunta
per 2-3 cicli respiratori rilasciando in ultimo sul tempo respiratorio correttore.

NB: se il pz non accetta il decubito laterale in appoggio sul gomito, sar sufficiente
chiedergli di portare le mani incrociate dietro il collo, per andare nel senso
dellapertura costale.
1 variante: paziente seduto al bordo del lettino e praticante alle spalle del pz,
con i gomiti ben poggiati sul lettino, prende appoggio con entrambe le mani
sullinserzione dei pilastri principali a dx e a sx (pollici su L1-L2-L3).
Tecnica: dopo un atto inspiratorio, si chiede al pz di durante la ESPIRAZIONE di
estendere la colonna fino alla zona di appoggio delle mani (nel tratto L1-L3), si
mantiene la posizione raggiunta in inspirazione e si ripete la tecnica per 2-3
volte e si mantiene la posizione raggiunta per 2-3 cicli respiratori riportando il
rachide in posizione eretta sul tempo respiratorio correttore (espirazione).

NB: questa tecnica produce uno stiramento simmetrico e bilaterale dei 2 pilastri
(grazie alla iperlordosi) ma si pu anche lavorare singolarmente 1 pilastro alla
volta: per esempio se si vuole normalizzare uno spasmo del pilastro dx si far
compiere al pz, durante la estensione un movimento di INCLINAZIONE e
ROTAZIONE DX (che andr nel senso dellallungamento del pilastro in
disfunzione), quindi omolaterale al lato del pilastro in disfunzione.
2 variante: pz prono sul lettino, e il praticante di lato al pz
prende appoggio (a braccia incrociate) con leminenza tenar e
ipotenar della mano cefalica sotto L4 (con le dita nellasse del
sacro in direzione dei piedi del pz) ed punto fisso e con la mano
caudale su L1-L3 (con le dita rivolte verso la testa del pz) dal lato
del pilastro in disfunzione.
Tecnica: si effettua una spinta con la mano caudale lungo lasse
del corpo in direzione craniale (con avambraccio a 45) durante la
INSPIRAZIONE (utilizzando la messa in tensione del pilastro per
stirarlo) e si mantiene lallungamento raggiunto durante la
espirazione; si ripete la tecnica per 2-3 volte e si mantiene la
posizione raggiunta per 2-3 cicli respiratori rilasciando in ultimo
sul tempo respiratorio correttore.
3 variante: pz in posizione di sfinge (prono e in appoggio sui gomiti) e e il
praticante di lato al pz prende appoggio (a braccia incrociate) con leminenza tenar
e ipotenar della mano cefalica sotto L4 (con le dita nellasse del sacro in direzione
dei piedi del pz) ed punto fisso e con la mano caudale su L1-L3 (con le dita rivolte
verso la testa del pz) dal lato del pilastro in disfunzione.

Tecnica: si effettua una spinta con la mano caudale lungo lasse del corpo in
direzione craniale (con avambraccio a 45) durante la INSPIRAZIONE (utilizzando la
messa in tensione del pilastro per stirarlo) e si mantiene lallungamento raggiunto
durante la espirazione; si ripete la tecnica per 2-3 volte e si mantiene la posizione
raggiunta per 2-3 cicli respiratori rilasciando in ultimo sul tempo respiratorio
correttore.

NB: questa tecnica pu anche essere eseguita posizionandoci alla testa del pz e
mettendo in tensione il pilastro in disfunzione sul tempo inspiratorio spostando il
peso del nostro corpo indietro (laltra mano sul pilastro sano sar il punto di
riferimento perch rappresenta la fisiologia del pz). Le fasi correttive della tecnica
sono le stesse viste per la variante appena descritta.
una tecnica che si usa per normalizzare una disfunzione combinata di una cupola
(alta o bassa) e del pilastro controlaterale (per esempio cupola dx e pilastro sx).
Il pz in posizione supina con la mano omolaterale alla cupola in disfunzione dietro
la testa e la gamba omolaterale al pilastro in disfunzione in abduzione, flessione ed
extrarotazione: in questa posizione si ricrea la linea obliqua che congiunge la cupola
e il pilastro in disfunzione (esattamente passanti per lasse maggiore del braccio
esteso e della gamba controlaterale abdotta). A partire dalla posizione del pz cos
descritta sono possibili 3 varianti nella esecuzione della normalizzazione:
1 variante: il praticante prende appoggio con la mano cefalica al livello del
gomito e con la mano caudale a livello del ginocchio (entrambe sulla faccia
ANTERIORE), durante la ESPIRAZIONE si chiede al pz allontanare i 2 punti
contattati spingendo con il gomito e il ginocchio in direzione dellappoggio
offerto dal praticante (non una tecnica contro resistenza!!!); si mantiene il
guadagno raggiunto in inspirazione per cercare di guadagnare in allungamento
nelle espirazione successiva. Si ripete la tecnica per 2-3 volte e si mantiene la
posizione raggiunta per 2-3 cicli respiratori rilasciando in ultimo sul tempo
respiratorio correttore.
2 variante: il praticante prende appoggio con la mano cefalica al livello del
gomito e con la mano caudale a livello del ginocchio (entrambe sulla faccia
MEDIALE ), durante la INSPIRAZIONE si chiede al pz di spingere con il gomito e
il ginocchio verso linterno contro lappoggio offerto dal praticante; in
ESPIRAZIONE si guadagna in allungamento spingendo con entrambi gli
appoggi verso lesterno (in direzione del lettino). Si ripete la tecnica per 2-3
volte e si mantiene la posizione raggiunta per 2-3 cicli respiratori rilasciando in
ultimo in espirazione.

3 variante: il praticante prende appoggio con la mano cefalica al livello del


gomito e con la mano caudale a livello del ginocchio (entrambe sulla faccia
POSTERIORE), durante la ESPIRAZIONE si chiede al pz di spingere con il gomito
e il ginocchio in direzione del lettino a livello dellappoggio offerto dal
praticante (non una tecnica contro resistenza!!); si mantiene il guadagno
raggiunto in inspirazione per cercare di guadagnare in allungamento nelle
espirazione successiva. Si ripete la tecnica per 2-3 volte e si mantiene la
posizione raggiunta per 2-3 cicli respiratori rilasciando in ultimo sul tempo
respiratorio correttore.