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QUINTA SESSIONE

La globalizzazione nel magistero di Giovanni Paolo II

Quando il 16 ottobre 1978 i cardinali riuniti in conclave elessero il cardinale Karol

Wojtyla come Papa, tutti sottolinearono che stato il primo non italiano dopo Adriano

VI, eletto nel 1522, ma pochi sono stati in grado di vedere poi che il nuovo Pontefice

stato quello che ha rinnovato la Dottrina Sociale della Chiesa, che si sarebbe potuto

prevedere sulla base della sua biografia, poich aveva avuto esperienza diretta della

vita reale in un mondo capitalista e comunista. Questo papa slavo sapeva di prima

mano ci che era da ricevere dai due sistemi. Questa esperienza palpita nei suoi scritti

e li arricchisce. Inoltre, Karol Wojtyla era un professore universitario di etica e si

interessato di queste realt sociali, economiche e politiche ad alto livello di riflessione

accademica. Ha avuto anche un coinvolgimento molto diretto nel sostenere

Solidarnosc, il sindacato di L. Walesa, la cui approvazione era l'inizio della rottura del

sistema comunista in Polonia e in altri paesi della Cortina di Ferro. Era gi didee molto

originali sui temi centrali della Dottrina Sociale della Chiesa. I suoi contributi al

Concilio Vaticano II, nel processo di stesura della Gaudium et Spes, come vescovo di

Cracovia, ci mostrano che tutti questi problemi erano stati una riflessione personale

originale da parte sua. Questo fatto stato attestato in un'intervista suggestiva nel

1978, gi cardinale, circa la possibilit di una dottrina sociale della Chiesa.

All'inizio del suo pontificato si arriv a mettere in discussione, nella Chiesa, se

aveva senso avere una propria dottrina soziale. Dagli anni '60, non pochi si chiesero

cosa c'era da aggiungere al Vangelo. Non era semplice legge naturale? Altri hanno

visto che questa dottrina non era stata in grado di offrire una societ cristiana e hanno

criticato la sua natura conservatrice, lo spirito di compromesso, come indicato in tempi

segnati da un grande desiderio rivoluzionario. L'abbandono reale della "dottrina

sociale" stato correlato alla radicalizzazione di funzionamento in ambienti

ecclesiastici, che avevano scelto di adottare alcune idee marxiste. Alcuni seguaci di
Teologia della liberazione si rifacevano a dottrine sulla societ che non erano

dispirazione cristiana, e le scienze dell'uomo, per la necessaria riorganizzazione

sociale.

Karol Wojtyla temeva una riduzione dell'escatologia cristiana a un futuro

semplicemente temporale e non poteva accettare che scomparisse la dottrina ecclesiale

e, fin dal principio, emette un messaggio autenticamente cristiano unito alle questioni

Sociali. La sua visione del mondo socialista, alla cui fine contribu non poco; la sua

visione del necessario sviluppo del Terzo Mondo per il quale ha lottato e delle societ

occidentali che ha criticato, cos come il fenomeno della globalizzazione inarrestabile,

hanno avuto sempre lispirazione nella straordinaria fecondit dei principi del pensiero

sociale cristiano. Prese con tutta naturalit la sfida di riflettere e introdurre nel corpo

della dottrina sociale della Chiesa la cresciuta interdipendenza mondiale mostrando

quindi l'adeguatezza dei principi del pensiero sociale cristiano nel giudicare e valutare

la nuova configurazione del mondo in gestazione.

La sua presa di posizione per quanto riguarda (contro) la globalizzazione

stata, fin dall'inizio, prudente, equilibrata e molto attiva. Non la intese come qualcosa

accaduta che avrebbe dovuto accettare passivamente bens come qualcosa che

presupponeva, in primo luogo, una sfida. Per lui, stato un processo che si verificato

nella storia degli uomini e che quindi dovevano governare. Questo significava, ed ecco

la sua tesi, che c era un compito: garantire il raggiungimento di solidariet nella

globalizzazione.

Questa reazione nata dalla sua pi profonda convinzione, il suo umanesimo

etico, dal personalismo influenzato da Max Scheler, che come filosofo scrisse e insegn,

e a partire dello spirito presente nella Gaudium et Spes, costituzione del Concilio

Vaticano II in cui aveva collaborato con decisione, in cui si afferma che, in ogni

processo storico, l'uomo e deve sempre essere l'autore, met e fine del processo
stesso. La questione fondamentale che cosa significa questo nuovo contesto che

chiamiamo globalizzazione per la loro dignit, che cosa realmente comporta. Si

doveva discernere come la nuova configurazione mondiale ha colpito la famiglia

umana. La sua proposta la costruzione di una globalizzazione con criteri etici che

rispettano i diritti umani, fondamentata nella solidariet e che abbia per fine il bene

comune universale. C una domanda di base: quale l'immagine dell'uomo proposto

o meglio imposto? E, paripasso, a ch conclude tutto questo processo che sembra

inarrestabile la mobilit dei fattori di produzione e dei materiali e i beni culturali, un

mercato che sta diventando sempre pi globale. Saranno tutti beneficiari? Intende

portare la giustizia e la pace?

Giovanni Paolo II ebbe chiaro fin dall'inizio che, pur non negando la particolare

rilevanza della sua dimensione economica, non poteva essere dimenticato il fatto che

la globalizzazione un fenomeno complesso e multiforme. Il principio chiave sta nel

valutare se contribuisce o no al bene comune. Questo concetto deve essere ridefinito e

adotta una dimensione universale. Questo l'obiettivo da raggiungere e quindi

salvare.

Con la globalizzazione sta emergendo una nuova cultura. interessante notare

che questa la semplice approvazione di tutti di uno spirito consumistico senza

dimensioni etiche, nessun senso di trascendenza. Una cultura povera, figlia di un

liberismo esasperato, che accede alla sua dimensione massima per essere globale o

mondiale e che porta allassolutismo del mercato, vedendo in esso la risposta a tutto,

ma la realt che non riesce sempre a eliminare i fenomeni di esclusione e di

emarginazione. Lungi dal cadere in un vittimismo sociale, in un determinismo che dice

cos e nessuno pu cambiare, Karol Wojtyla capii che questo processo di aumento

dell' interdipendenza, pur essendo innescato e in gran parte guidato per opera della

fede quasi cecca nel potere del mercato un fenomeno complesso e versatile, che di per

s non n buono n cattivo, coinvolgendo i rischi e le opportunit e che , soprattutto,


deve essere diretto ( orientato) dalla preoccupazione per la giustizia, uguaglianza e

solidariet. In altre parole, la globalizzazione si tradurr in buona o cattiva,

dipendendo di ci che facciamo con essa, il modo in cui la governiamo. Se la

globalizzazione non controllata, non governata, la soffriamo, ci perdiamo nelle sue

dinamiche cieche. necessario ripensarla , quasi ricrearela per far che si dia in essa una

cultura della solidariet. Pertanto, la solidariet la categoria fondamentale. E' stata

reintrodotta in modo decisivo nella Dottrina Sociale della Chiesa dallo stesso Giovanni

Paolo II, con la sua Sollicitudo Rei Socialis, pubblicata nel 1987. La solidariet va

compresa in questo mondo dove tutto ci riguarda tutti - l'interdipendenza il

momento chiave in cui viviamo - ed una virt essenziale per la costruzione del bene

comune. Questo il bene di tutti quanti. una virt cristiana, come la giustizia e la

carit. La globalizzazione della solidariet, ecco la grande sfida e il grande compito.

E' noto che, nella Dichiarazione del Millennio delle Nazioni Unite del 2000,si

sono quantificati gli obiettivi a medio termine, gli obiettivi di sviluppo del Millennio

entro il 2015, sperando di risolvere laceranti situazioni di privazione nel nostro mondo

di oggi. Il problema generale ripreso da Karol Wojtyla. Come non potrebbe essere

altrimenti, Giovanni Paolo II reagisce al fatto sconvolgente che nel nostro mondo, la

maggioranza della gente, non partecipa del benessere raggiunto soprattutto nei paesi

occidentali. Viviamo in un mondo di ricchi e poveri, ma dal momento che il numero di

questi supera quello dei fortunati, l'aspetto pi rivelatore della loro situazione la

misura della povert. Karol Wojtyla si trova a sollecitare la loro soluzione e la messa in

relazione con la pace. Pertanto, nel 2005, ha dichiarato nel suo << Messaggio per la

Giornata Mondiale della Pace >> che il principio della destinazione universale dei beni

la risposta al problema della povert. Inoltre, ben nota la sua dura presa di

posizione sulla questione del debito estero dei paesi poveri che lui, in un fronte

comune con l'economista Jeffrey Sachs e il cantante Bono, ha espresso con grande forza

in quella stessa occasione .


Quindici anni prima, nel << Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990

>>, il Papa Giovanni Paolo II riflesse sul problema ecologico. Gi nella sua ultima

enciclica, Centesimus annus, aveva mostrato l'errore di partenza che porta a un tale

disastro. La grande responsabilit che l'uomo ha nei confronti della vita, prima di tutto

il creato, sar catturata solo completamente quando si capisce che in realt il dominio

accordato all'uomo non un potere assoluto, non pu essere utilizzato in modo

abusivo e che la natura, che stata regalata a noi, impone leggi che non sono solo

biologiche, ma anche morali, e non si pu trasgredire restando impunite. Ancora una

volta, l'uomo nel peccato porta la sua penitenza.

Come suddetto, vediamo come Karol Wojtyla riflette sui gravi problemi globali che ci

perseguitano da criteri solidi del pensiero sociale cristiano, cio, il principio della

destinazione universale dei beni creati da Dio per l'intera famiglia umana per le

generazioni successive; capire che lo sviluppo autentico quello che copre tutti gli

aspetti e le sfaccettature della vita e il principio fondamentale dell'opzione

preferenziale per i poveri << un'opzione o una forma speciale di primato nell'esercizio

della carit cristiana che testimonia tutta la tradizione della Chiesa >>; e continua il

papa: << ma oggi, data la dimensione globale che ha preso la questione sociale, questo

amore preferenziale, con le decisioni che ci ispira, non pu non abbracciare le immense

moltitudini di affamati, mendicanti, senzatetto, assistenza medica e, soprattutto, senza

speranza di un futuro migliore non si pu dimenticare l'esistenza di questa realt.

Ignorare significherebbe assimilarci al "ricco epulone", che non finse di conoscere

Lazzaro, il mendicante, giacente fuori della sua porta (cf. Lc 16, 19-31)>>(SRS 42).

Inoltre, Giovanni Paolo II ha messo i puntini sulle "i" di tutti questi problemi per il

bene della pace. Cos, nel Messaggio del 2005 ha detto: << per raggiungere la pace nel

mondo fondamentale e decisivo, pi che mai, essere consapevoli

dell'interdipendenza tra Paesi ricchi e poveri, in modo che lo sviluppo o diventi un

fatto comune a tutte le parti del mondo, o subisca un processo di retrocessione anche

nelle zone segnate da un costante progresso >> .


ESORTAZIONE APOSTOLICA POST-SINODALE ECCLESIA IN AMERICA

DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II.

Messico 22.01.99

Il fenomeno della globalizzazione

20. Caratteristica del mondo contemporaneo la tendenza alla globalizzazione,

fenomeno che, pur non essendo esclusivamente americano, pi percettibile ed ha

maggiori ripercussioni in America. Si tratta di un processo che si impone a motivo

della maggiore comunicazione delle diverse parti del mondo tra loro, conducendo in

pratica al superamento delle distanze, con effetti evidenti in campi molto differenti.

I risvolti dal punto di vista etico possono essere positivi o negativi. C' in realt una

globalizzazione economica che porta con s alcune conseguenze positive come il

fenomeno della efficienza e l'incremento della produzione e che, con lo sviluppo delle

relazioni tra i diversi paesi in ambito economico, pu rinforzare il processo di unit dei

popoli e rendere migliore il servizio alla famiglia umana. Se per la globalizzazione

retta dalle pure leggi del mercato applicate secondo la convenienza dei potenti, le

conseguenze non possono essere che negative. Tali sono, ad esempio, l'attribuzione di

un valore assoluto all'economia, la disoccupazione, la diminuzione e il deterioramento

di alcuni servizi pubblici, la distruzione dell'ambiente e della natura, l'aumento delle

differenze tra ricchi e poveri, la concorrenza ingiusta che pone le Nazioni povere in

una situazione di inferiorit sempre pi marcata.(55) La Chiesa, sebbene stimi i valori

positivi che la globalizzazione comporta, guarda con inquietudine agli aspetti negativi

da essa veicolati.

E che dire della globalizzazione culturale prodotta dalla forza dei mezzi di

comunicazione sociale? Essi impongono dappertutto nuove scale di valori, sovente

arbitrari e nel fondo materialistici, di fronte ai quali difficile mantenere viva

l'adesione ai valori del Vangelo.


La dottrina sociale della Chiesa

54. Davanti ai gravi problemi di ordine sociale che, con caratteristiche diverse, sono

presenti in tutta l'America, il cattolico sa di poter trovare nella dottrina sociale della

Chiesa la risposta da cui partire per individuare le soluzioni concrete. Diffondere tale

dottrina costituisce, pertanto, un'autentica priorit pastorale. Perci importante che

in America gli operatori di evangelizzazione (Vescovi, sacerdoti, insegnanti, animatori

pastorali, ecc.) assimilino questo tesoro che la dottrina sociale della Chiesa e, da essa

illuminati, si rendano capaci di leggere la realt attuale e di cercare delle vie per

l'azione . (199) A tale proposito, va privilegiata la formazione dei fedeli laici capaci di

lavorare, in nome della fede in Cristo, per la trasformazione delle realt terrene. Inoltre,

sar opportuno promuovere e sostenere lo studio di questa dottrina in tutti gli ambiti

delle Chiese particolari in America e, soprattutto, in quello universitario, perch sia

conosciuta con maggior profondit ed applicata alla societ americana. La complessa

realt sociale di questo Continente un campo fecondo per l'analisi e l'applicazione dei

principi universali di tale dottrina.

Per raggiungere questo obiettivo sarebbe assai utile un compendio o una sintesi

autorizzata della dottrina sociale cattolica, compreso un catechismo , che mostri la

relazione esistente tra di essa e la nuova evangelizzazione. La parte che il Catechismo

della Chiesa Cattolica dedica a tale materia, a proposito del settimo comandamento del

decalogo, potrebbe costituire il punto di partenza di questo Catechismo di dottrina

sociale cattolica . Naturalmente, com' avvenuto per il Catechismo della Chiesa Cattolica,

anche questo si limiterebbe a formulare i principi generali, lasciando a successivi

sviluppi applicativi la trattazione dei problemi collegati con le diverse situazioni locali.

(200)

Nella dottrina sociale della Chiesa occupa un posto importante il diritto a un lavoro

dignitoso. Per questo, di fronte agli alti tassi di disoccupazione che affliggono molti

Paesi americani e di fronte alle dure condizioni in cui versano non pochi lavoratori

nell'industria e nelle campagne, necessario apprezzare il lavoro come elemento di

realizzazione e di dignit della persona umana. E responsabilit etica di una societ

organizzata promuovere e sostenere una cultura del lavoro . (201)


Globalizzazione della solidariet

55. Il complesso fenomeno della globalizzazione, come ho ricordato in precedenza,

una delle caratteristiche del mondo attuale, particolarmente riscontrabile in America.

Entro tale realt multiforme, grande importanza riveste l'aspetto economico. Con la sua

dottrina sociale, la Chiesa offre un valido contributo alla problematica che presenta

l'attuale economia globalizzata. La sua visione morale in tale materia poggia sulle tre

pietre angolari fondamentali della dignit umana, della solidariet e della sussidiariet

. (202) L'economia globalizzata dev'essere analizzata alla luce dei principi della

giustizia sociale, rispettando l'opzione preferenziale per i poveri, che devono esser

messi in grado di difendersi in un'economia globalizzata, e le esigenze del bene

comune internazionale. In realt, la dottrina sociale della Chiesa la visione morale

che mira a stimolare i governi, le istituzioni e le organizzazioni private affinch

configurino un futuro congruente con la dignit di ogni persona. In questa prospettiva

si possono considerare le questioni che si riferiscono al debito estero, alla corruzione

politica interna ed alla discriminazione sia all'interno delle Nazioni che tra di loro .

(203)

La Chiesa in America chiamata non solo a promuovere una maggiore integrazione tra

le Nazioni, contribuendo cos a creare un'autentica cultura globalizzata della

solidariet, (204) bens a collaborare con ogni mezzo legittimo alla riduzione degli

effetti negativi della globalizzazione, quali il dominio dei pi forti sui pi deboli,

specialmente in campo economico, e la perdita dei valori delle culture locali in favore

di una male intesa omogeneizzazione.

Peccati sociali che gridano al cielo

56. Alla luce della dottrina sociale della Chiesa si valuta pi chiaramente anche la

gravit dei peccati sociali che gridano al cielo, perch generano violenza, rompono la

pace e l'armonia tra le comunit di una stessa Nazione, tra le Nazioni e tra le diverse

zone del Continente . (205) Tra questi si devono ricordare il commercio di droghe, il

riciclaggio di guadagni illeciti, la corruzione in qualunque ambiente, il terrore della

violenza, la corsa agli armamenti, la discriminazione razziale, le disuguaglianze tra i


gruppi sociali, l'irragionevole distruzione della natura . (206) Questi peccati

manifestano una profonda crisi dovuta alla perdita del senso di Dio ed all'assenza di

quei principi morali che devono guidare la vita di ogni uomo. Senza riferimenti morali

si cade nella bramosia illimitata della ricchezza e del potere, che offusca ogni visione

evangelica della realt sociale.

Non di rado, questo porta alcune istanze pubbliche a trascurare la situazione sociale.

Sempre pi, in molti Paesi americani, domina un sistema noto come neoliberismo ;

sistema che, facendo riferimento ad una concezione economicista dell'uomo, considera

il profitto e le leggi del mercato come parametri assoluti a scapito della dignit e del

rispetto della persona e del popolo. Tale sistema si tramutato, talvolta, in

giustificazione ideologica di alcuni atteggiamenti e modi di agire in campo sociale e

politico, che causano l'emarginazione dei pi deboli. Di fatto, i poveri sono sempre pi

numerosi, vittime di determinate politiche e strutture spesso ingiuste. (207)

La migliore risposta, a partire dal Vangelo, per questa drammatica situazione la

promozione della solidariet e della pace, in vista dell'effettiva realizzazione della

giustizia. A tal fine occorre incoraggiare e aiutare quanti sono esempio di onest

nell'amministrazione delle finanze pubbliche e della giustizia. Come pure occorre

appoggiare il processo di democratizzazione in atto in America, (208) poich in un

sistema democratico sono maggiori le possibilit di controllo che permettono di evitare

gli abusi.

Lo Stato di diritto la condizione necessaria per stabilire un'autentica democrazia .

(209) Perch questa si possa sviluppare, necessaria l'educazione civica e la

promozione dell'ordine pubblico e della pace. In effetti, non vi democrazia

autentica e stabile senza giustizia sociale. Per questo necessario che la Chiesa ponga

maggior attenzione alla formazione delle coscienze, prepari dirigenti sociali per la vita

pubblica a tutti i livelli, promuova l'educazione civica, l'osservanza della legge e dei

diritti umani, ed attui un maggior sforzo per la formazione etica della classe politica .

(210)

Il fondamento ultimo dei diritti umani


57. E opportuno ricordare che il fondamento su cui poggiano tutti i diritti umani la

dignit della persona. Il capolavoro divino, l'uomo, immagine e somiglianza di Dio.

Ges ha assunto la nostra natura eccetto il peccato; ha promosso e difeso la dignit di

ogni persona umana senza alcuna eccezione; morto per la libert di tutti. Il Vangelo ci

mostra come Cristo ha esaltato la centralit della persona umana nell'ordine naturale

(cfr Lc 12, 22-29), nell'ordine sociale e nell'ordine religioso, anche nei confronti della

Legge (cfr Mc 2, 27); difendendo l'uomo ed anche la donna (cfr Gv 8, 11) e i bambini (cfr

Mt 19, 13-15), che nel suo tempo e nella sua cultura occupavano un posto secondario

nella societ. Dalla dignit dell'uomo in quanto figlio di Dio nascono i diritti umani e i

relativi doveri . (211) Per questa ragione, ogni offesa alla dignit dell'uomo offesa a

Dio stesso, di cui immagine . (212) Tale dignit comune a tutti gli uomini senza

eccezione, poich tutti sono stati creati ad immagine di Dio (cfr Gn 1, 26). La risposta di

Ges alla domanda Chi il mio prossimo? (Lc 10, 29) esige da ciascuno un

atteggiamento di rispetto per la dignit dell'altro e di sollecita cura per lui, si trattasse

anche di uno straniero o di un nemico (cfr Lc 10, 30-37). In ogni parte dell'America la

consapevolezza che i diritti umani vanno rispettati andata crescendo in questi ultimi

tempi, tuttavia rimane ancora molto da fare, se si considerano le violazioni dei diritti di

persone e di gruppi sociali ancora in atto nel Continente.

Amore preferenziale per i poveri e gli emarginati

58. La Chiesa in America deve incarnare nelle sue iniziative pastorali la solidariet

della Chiesa universale verso i poveri e gli emarginati di ogni genere. Il suo

atteggiamento deve comprendere l'assistenza, la promozione, la liberazione e

l'accoglienza fraterna. L'obiettivo della Chiesa che non vi sia alcun emarginato .

(213) Il ricordo dei capitoli oscuri della storia dell'America, concernenti la pratica della

schiavit e altre situazioni di discriminazione sociale, non pu non suscitare un sincero

desiderio di conversione che conduca alla riconciliazione ed alla comunione.

L'attenzione ai pi bisognosi scaturisce dalla scelta di amare in modo preferenziale i

poveri. Si tratta di un amore che non esclusivo e non pu essere pertanto interpretato

come segno di parzialit o di settarismo; (214) amando i poveri il cristiano segue gli

atteggiamenti del Signore, il quale nella sua vita terrena si dedic con sentimenti di
particolare compassione alle necessit delle persone indigenti spiritualmente e

materialmente.

L'opera della Chiesa in favore dei poveri in tutte le zone del Continente importante;

si deve per continuare a lavorare perch questa linea di azione pastorale sia sempre

pi finalizzata all'incontro con Cristo, il quale, da ricco che era, si fece povero per noi al

fine di arricchirci per mezzo della sua povert (cfr 2 Cor 8, 9). Occorre intensificare ed

estendere quanto gi si va facendo in questo campo, al fine di raggiungere il maggior

numero di poveri. La Sacra Scrittura ricorda che Dio ascolta il grido dei poveri (cfr Sal

34 [33], 7) e la Chiesa dev'essere attenta al grido dei pi bisognosi. Ascoltando la loro

voce, essa deve vivere con i poveri e partecipare dei loro dolori. [...] Col suo stile di

vita, le sue priorit, le sue parole e le sue azioni essa deve testimoniare di essere in

comunione e in solidariet con loro . (215)

Il debito estero

59. L'esistenza di un debito estero che soffoca non pochi popoli del Continente

americano costituisce un problema complesso. Pur senza entrare nei suoi numerosi

aspetti, la Chiesa nella sua sollecitudine pastorale non pu ignorare tale problema,

poich esso riguarda la vita di tante persone. Per questo, diverse Conferenze Episcopali

in America, consapevoli della sua gravit, hanno organizzato in proposito incontri di

studio ed hanno pubblicato documenti tesi a indicare soluzioni operative. (216) Anch'io

ho espresso pi volte la mia preoccupazione per questa situazione, diventata in alcuni

casi insostenibile. Nella prospettiva dell'ormai prossimo Grande Giubileo dell'anno

2000 e ricordando il significato sociale che i giubilei rivestivano nell'Antico Testamento,

ho scritto: Nello spirito del Libro del Levitico (25, 8-12), i cristiani dovranno farsi voce

di tutti i poveri del mondo, proponendo il Giubileo come un tempo opportuno per

pensare, tra l'altro, ad una consistente riduzione, se non proprio al totale condono, del

debito internazionale, che pesa sul destino di molte nazioni . (217)

Ribadisco l'auspicio, fatto proprio dai Padri sinodali, che il Pontificio Consiglio della

Giustizia e della Pace, insieme con altri organismi competenti, come la sezione per i

rapporti con gli Stati, della Segreteria di Stato, cerchi, nello studio e nel dialogo con
rappresentanti del Primo Mondo e con responsabili della Banca Mondiale e del Fondo

Monetario Internazionale, vie di soluzione al problema del debito estero e normative

che impediscano il ripetersi di simili situazioni in occasione di prestiti futuri . (218) Al

livello pi ampio possibile, sarebbe opportuno che esperti in economia e in questioni

monetarie, di fama internazionale, procedessero ad un'analisi critica dell'ordine

economico mondiale, nei suoi aspetti positivi e negativi, cos da correggere l'ordine

attuale, e proponessero un sistema e dei meccanismi in grado di assicurare lo sviluppo

integrale e solidale delle persone e dei popoli . (219)

Lotta contro la corruzione

60. Anche in America il fenomeno della corruzione notevolmente esteso. La Chiesa

pu contribuire efficacemente a sradicare questo male dalla societ civile con una

maggior presenza di laici cristiani qualificati che, per la loro educazione familiare,

scolastica e parrocchiale, promuovano la pratica di valori come la verit, l'onest, la

laboriosit ed il servizio del bene comune . (220) Per raggiungere questo obiettivo,

come pure per illuminare tutti gli uomini di buona volont desiderosi di porre fine ai

mali derivati dalla corruzione, occorre insegnare e diffondere il pi possibile la parte

che corrisponde a questo tema nel Catechismo della Chiesa Cattolica, promuovendo al

tempo stesso tra i cattolici delle singole Nazioni la conoscenza dei documenti

pubblicati al riguardo dalle Conferenze Episcopali delle altre Nazioni. (221) I cristiani

cos formati contribuiranno in modo significativo alla soluzione del problema

segnalato, impegnandosi a tradurre in pratica la dottrina sociale della Chiesa in tutti gli

aspetti che toccano la loro vita e in quelli dove pu giungere il loro ap