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10.

Globalizzazione

Fernando de la Iglesia Viguiristi, s.j.

Universit di Deusto, San Sebastin

Pontificia Universit Gregoriana, Roma

Il lungo viaggio per raggiungere la globalizzazione attuale

Il lungo viaggio per raggiungere la globalizzazione attuale. Viviamo in tempi di

profondo cambiamento. Questi ci portano evidenti segni di progresso, nuove

opportunit, e, paripasso, anche rischi significativi, pericoli e danni. Il nostro

mondo di oggi lo scenario dove si hanno scatenato i processi dinamici che lo

stanno trasformando in un villaggio globale caratterizzato da una crescente


interdipendenza. Viviamo in tempi di globalizzazione. , questo, un fenomeno

che ci riguarda tutti, con le sue molteplici sfaccettature, con i suoi aspetti

positivi e altri positivi o quantomeno problematici. Davanti allo scatenare di

questa forza inarrestabile e, per alcuni, quasi ingestibile, si sente il bisogno di

un'etica comune. Nell'ambito ecclesiastico, gli ultimi tre papi hanno

espressamente sollecitato il raggiungimento di valori etici comuni di referenza.

Il concetto di globalizzazione

Il termine globalizzazione come parola apparve per la prima volta, secondo

lOxford English Dictionary, in un articolo della rivista The Spectator, numero 5 -

ottobre 1962. Dovette per attendere circa vent'anni per entrare nel mondo

accademico (1983, Theodore Levitt pubblic nella Harvard Business Review un

articolo intitolato The Globalization of the Markets1. Successivamente

Kenichi Ohmae con i suoi libri The Borderless Word nel 1990 e The End of the

Nation State nel (1996) introdusse il termine suddetto in una logica di

multinazionali. L'Oxford Dictionary la incluse cinque anni prima, nel 2001 e la

Reale Accademia di Spagna, anch'essa nel 2001. Il termine globalizzazione ora

inevitabile nel discorso pubblico, sia nei mass-media, che in istituzioni politiche

o accademiche. Durante gli anni '70 il termine globalizzazione non mai

apparso sul New York Times. Nell' 80 una volta ogni settimana. Nei '90 non pi

di tre volte a settimana. Sulla base di questi indicatori, come evidenziato da

Una forza potente guida il mondo verso una convergenza; questa forza la tecnologia (...) Il
risultato l'emergere di mercati globali per i prodotti di consumo standardizzati su scala
incommensurabile. La globalizzazione dei mercati su di noi. Cf. T. LEVITT, TheGlobalization of
Markets: Harvard Business Review 61 (1983), 90.
Stanley Fisher, l'idea di essere anti-globalizzazione non esisteva prima 19912.Se

ci riferiamo al motore di ricerca Internet Google ci ha offerto gi, nel mese di

agosto del 2006, 102 milioni di entrate.

Al di l di queste considerazioni, il fatto che il termine globalizzazione

non adeguatamente definito e non viene utilizzato in modo corretto. Vi

certamente un contenuto comune in un uso cos eterogeneo. Si riassume in lui

grandi cambiamenti che il nostro mondo ha conosciuto negli ultimi decenni in

tutti i settori. Questo permette analizzare diverse sfaccettature e, quindi, ogni

autore che scrive su questo fenomeno complesso, emette un'interpretazione

secondo il suo punto di vista. Vuol dire che si tratta di un termine vuoto, come

hanno dichiarato alcuni? piuttosto un catalogo di sviluppi in atto nel mondo

dalla fine del secolo scorso? Una semplice parola tanto di moda e tanto versatile

da esprimere tutte le simpatie e le antipatie di uno o l'altro? Siamo,

sicuramente,di fronte a una parola che non sempre ben spesa, o

adeguatamente definita. Si tratta di un termine polisemico, giacch esprime un

fenomeno complesso e nel contempo problematico, che si manifesta in molti

modi ovvero multidimensionale. La divulgazione di questa parola provoca

reazioni diverse, perch le sue connotazioni portano immagini di movimenti di

massa di immigrati, la privatizzazione dei servizi pubblici, crisi valutarie e

debito, speculazioni e maggiori opportunit commerciali per la crescita e la

riduzione della povert.

Anche se non esiste una definizione ampiamente accettata della

globalizzazione, gli economisti tendono a considerarla come un processo storico

di crescente integrazione economica a partire da riduzioni delle barriere

commerciali e aumenti dei flussi di capitale, gli investimenti diretti esteri, di

trasferimento tecnologico e la conoscenza, e le migrazioni. Esso copre anche

dimensioni politiche, culturali e ambientali, ma nonostante quello che ormai

2
Cf. S. FISHER (2003), <<Globalisation and its Challenges>>: American Economic
Review May (2003), 92
opinione diffusa, il mondo solo parzialmente globalizzato. Una

globalizzazione completa significa un livello di integrazione in cui i confini

politici cessano di segmentare (frammentare) mercati3. Una completa

unificazione dei mercati, con una convergenza completa dei prezzi non sembra

possible4 .

Considerando tutto questo, il termine globalizzazione si origin con la

constatazione di una realt innescata soprattutto nell'ultima parte del secolo

precedente. Il XX secolo stato problematico e febbrile: affascinante e ricco; la

vita assunse una accelerata dinamicit dando vita ad un momento eccezionale

nella storia economica e politica. Durante i suoi 100 anni, il mondo soffr: due

guerre mondiali catastrofiche, quasi 50 anni di Guerra Fredda, ha sofferto la

Grande Depressione del '29, visto l'ascesa e la caduta del fascismo e del

comunismo, la decolonizzazione, le guerre tragiche quali Vietnam e Corea, la

caduta della prima globalizzazione e l'aumento della corrente, uno sviluppo

economico senza precedenti tanto in Occidente come in alcuni Paesi d'Oriente e

un fallimento incredibile nel raggiungere l'eliminazione della vergognosa

povert in grandi aree del globo. Tutti questi eventi hanno segnato il mondo

moderno, il mondo in cui viviamo l'inizio di questo nuovo secolo, non esente, a

sua volta, di eventi significativi, come la crisi economica che stiamo subendo, la

Grande Recessione. Come scrisse Charles Jones: un calo senza precedenti dei

prezzi delle dimore, dal 2006, scosse i mercati finanziari e mut Wall Street5.

Ben presto la crisi si trasferisce a Main Street. Le economie dei paesi sviluppati e

di quelli in via di sviluppo non tardarono in essere colpiti. Questa trasmissione

occorre quasi inutile dirlo, per il "bene" della globalizzazione.

3
Cf. B. SNOWDON, Globalisation, Developmentand Transition, Edward Elgar
Publishing, Northampton Massachusetts 2007, 3
4
Cf. D. RODRIK , <<Feasible Globalizations>>, in M. Weinstein (ed), Globalization.
Whats new, Columbia University Press 2005
5
Cf. C. JONES , Macroeconomics, Norton, New York 2001, 248
Le due onde della globalizzazione del secolo XX.

Mentre molti osservatori tendono a pensare che negli ultimi decenni si

registrata unintegrazione senza precedenti delle economie nazionali, storici

economici hanno notato che l'attuale ondata di globalizzazione in realt la

seconda che ha spazzato il mondo6. Nella prima, in epoca di Pax Britannica, per

effetto dell'oro-padrone nella seconda met del XIX secolo fino all'inizio della

prima guerra mondiale, si raggiunse un livello di integrazione tra le maggiori

economie, addirittura maggiore a quello odierno tanto nei flussi commerciali

che finanziari. Di questa opinione sono Sachs y Warner.7 Questi autori

sostengono che l'emergere di un'economia capitalista globale, dalla met degli

anni Ottanta, solo ripristina le condizioni dell'economia di mercato globale che

esisteva un centinaio di anni prima. Dal nostro punto di vista, ci sono

importanti differenze nella portata e la profondit dintegrazione in corso e

quelle che si sono verificate fino al 19148 . Questo riguarda sia l'integrazione

commerciale come la finanziaria (intesa sia come produzione internazionale che

si fa attraverso investimenti diretti e dei flussi rigorosamente finanziari) la

globalizzazione della fine del XX secolo, supera quella raggiunta sotto

l'egemonia britannica, la quale, per, era di ampio spettro se si considera la

dimensione delle risorse finanziarie che l'economia britannica aveva investito

all'estero 9.

6
Cf. D. WEIL , Economic Growth, Pearson, Essex 2005

7 Cf. J. SACHS, y A. WARNER, : <<Economic Reform and the Process of Global Integration>>:
Brooking Papers on Economic Activity 1 (1995), 1-118.

8
Cf. A. ARAHUETES, <<El proceso de globalizacin de la economa en las ltimas
dcadas del siglo XX>>, en ASINJA (ed.), Luces y Sombras de la Globalizacin ,
Editorial de la Universidad Pontificia Comillas, Madrid 2000.
9
Cf. BORDO, MICHAEL; BARRY EICHENGREEN y DOUGLAS A. IRWIN: <<Is
Globalization Today Really Different Than Globalization a Hundred Years Ago?>>:
National Bureau of Economic Research, Working Paper n. 7195, Cambridge 1999.
Ci che insindacabile il fatto che, nel periodo 1914-1950, che ha

vissuto due guerre mondiali e la Grande Depressione, l' integrazione globale ha

subito una grave battuta d'arresto. L'aumento registrato dell'integrazione a

partire dalla seconda guerra mondiale stato solo un inizio, un ritorno al livello

di integrazione che esisteva anteriormente alla prima (guerra mondiale).

Richiama l'attenzione il fatto che nel 1950 il volume commerciale del PIL era

quasi lo stesso di 80 anni prima, ma ora l'integrazione delle nostre economie

supera considerabilmente quello della prima fase.

Un esempio di quanto detto risiede nei flussi internazionali di capitale

fisico, che il fattore pi mobile della produzione. In essi si possono distinguere

le due onde menzionate per la globalizzazione. Le et d'oro dei movimenti

internazionali di capitali sono state i due decenni prima della prima guerra

mondiale. Durante questo periodo i britannici erano i "banchieri del mondo". In

quegli anni, la met dell'investimento internazionale totale derivava dalla Gran

Bretagna. Nel 1911, la Gran Bretagna ha investito pi della met dei loro

risparmi in altri paesi: 8,7 per cento del PIL10. I movimenti internazionali di

capitali, scomparvero dopo la Prima Guerra Mondiale e non tornarono a

raggiungere i livelli precedenti fino a pochi anni or sono. Negli ultimi due

decenni, il pi grande esportatore di capitale del mondo stato il Giappone, il

cui investimento netto estero ha raggiunto un picco del 4,7 per cento del PIL nel

10 . Gli europei finanziarono gran parte degli investimenti effettuati in gran parte del Nuovo Mondo. Ad esempio,

tra il 1870 e il 1910 stranieri finanziarono il 37 per cento degli investimenti in Canada. Nel 1913, gli stranieri

possedevano quasi la met del capitale fisico dell'Argentina e un quinto del capitale fisico dell'Australia.
1992. Dal 1990 gli investimenti nei "mercati emergenti "del mondo in via di

sviluppo hanno sperimentato una rapida crescita11.

L'attuale ondata di globalizzazione non ha ancora manifestato nellimportante

aspetto, del movimento internazionale di persone, il grado osservato nella

prima globalizzazione, cui massimo stato nel 1914. Tra il 1870 e il 1925, circa

100 milioni di persone hanno cambiato il loro paese pari a circa un decimo della

popolazione mondiale del 1870 ossia 50 milioni di persone emigrarono

dall'Europa (soprattutto dall'est e sud) verso America e in Australia 12.

Il resto erano prevalentemente individui che abbandonarono Cina e l'India

verso altre parti dell'Asia, America e Africa. La fine del colonialismo, la nascita

del nazionalismo e i cambiamenti politici nei paesi recettori, drasticamente

ridussero il numero di immigrati dopo la seconda guerra mondiale. Tra i paesi

che ricevettero numerosi immigrati alla fine del XIX secolo, gli Stati Uniti

furono gli unici che hanno mantenuto l'accettazione di stranieri vicino al tasso

di allora. Nel 1910 il 14,7 per cento della popolazione degli Stati Uniti era nato

in un altro paese; nel 2000 la percentuale si era abbassata al 10,4 per cento.

11. L'afflusso annuale di capitali privati a lungo termine nei paesi in via di sviluppo passato da 42.000 milioni di
euro nel 1990 a un massimo di 301.000 milioni di euro nel 1997, ma sceso a 226.000 milioni di euro entro il 2000.
In quell'anno, gli investimenti esteri privati in paesi in via di sviluppo rappresentavano il 3,6 per cento del suo PIL.

12. En lo que se refiere a los flujos de trabajadores y migraciones, es comnmente aceptado que estamos en una
situacin menos globalizada que la que se dio hace un siglo. En 1911, casi el 15% de la poblacin residente en
Norteamrica haba nacido fuera de sus fronteras, hoy los no nacidos en cualquiera de sus 51 estados apenas
superan el 10%. Las tasas de migracin desde Europa fueron extraordinarias: el 14% de los irlandeses dejaron su isla
en la dcada de los 80 del siglo XIX, y los italianos, en un 10% dejaron su pennsula a lo largo de la primera dcada
del siglo XX. Esta migracin masiva jug un importante papel en la convergencia de renta de ambas orillas del
Atlntico. Aun cuando los flujos migratorios parece que fueron mayores en la primera globalizacin, tambin en
este aspecto estamos sintiendo los efectos del actual proceso de integracin dndose adems el hecho de que ms
personas dejan sus pases pobres de origen desplazndose hacia los ms ricos que antes, con una fuga de cerebros
creciente.