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Urbanistica.

Prova dellepoca di realizzazione di un manufatto


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Categoria principale: Urbanistica
Categoria: Giurisprudenza Amministrativa TAR
Pubblicato: 15 Giugno 2012
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TAR Campania (NA) Sez.II n.2083 del 7 maggio 2012


Urbanistica.Prova dellepoca di realizzazione di un manufatto

L'onere di fornire la prova dell'epoca di realizzazione di un abuso edilizio incombe sull'interessato,


e non sull'amministrazione, la quale, in presenza di un'opera edilizia non assistita da un titolo che la
legittimi, ha solo il potere-dovere di sanzionarla ai sensi di legge e di adottare, ove ricorrano i
presupposti, il provvedimento di demolizione. Trova integrale applicazione anche nel processo
amministrativo la disciplina contenuta nell'art. 2697 c.c. (corrispondente, ora, all'art. 64, comma 1,
d.lgs. n. 104/2010) secondo la quale spetta a chi agisce in giudizio indicare e provare i fatti. Ci
implica che chi agisce in giudizio debba comunque fornire gli elementi probatori a favore delle
proprie tesi.Conseguentemente nel giudizio di impugnazione dellordinanza repressiva di un abuso
edilizio onere del privato fornire la prova dello "status quo ante", in quanto la p.a. non pu di
solito materialmente accertare quale fosse la situazione dell'intero suo territorio. Pertanto chi
realizza interventi, ritenuti abusivi, su immobili esistenti, tenuto a dimostrare rigorosamente, se
intende evitare le misure repressive di legge, lo stato della preesistenza, proprio in applicazione del
principio generale di cui all'art. 2697 c.c.

N. 02083/2012 REG.PROV.COLL.

N. 06880/2009 REG.RIC.

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania

(Sezione Seconda)

ha pronunciato la presente

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 6880 del 2009, integrato da motivi aggiunti, proposto da
Maria Grazia De Rosa, rappresentata e difesa dall'avv. Francesco Vergara, con domicilio eletto
presso lo studio dello stesso in Napoli, piazza Sannazaro n. 71;

contro

il Comune di Giugliano in Campania, in persona del Sindaco pro tempore, non costituito in
giudizio;
per l'annullamento

a) dellordinanza n. 144/09, prot. n. 1107/N, del 30 settembre 2009, con la quale stata ingiunta la
demolizione di opere asseritamente abusive realizzate nel Comune di Giugliano in Campania, in via
Ripuaria n. 18;

b) di ogni ulteriore atto preordinato, connesso ovvero consequenziale, tra cui il verbale di
sopralluogo degli agenti della Polizia di Stato del 12 dicembre 2005 e dei tecnici comunali del 24
febbraio 2006 e le risultanze dellistruttoria tecnica.

Visti il ricorso, i motivi aggiunti e i relativi allegati;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell'udienza pubblica del giorno 26 aprile 2012 la dott.ssa Brunella Bruno e uditi per le
parti i difensori come specificato nel verbale;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

FATTO

A. Con atto di compravendita del 17 aprile 2000 Maria Grazia De Rosa ha acquistato la propriet di
un terreno sito nel Comune di Giugliano in Campania, in via Ripuaria n. 18, con annesso fabbricato
rurale semidiruto composto da stalla, fienile e tre vani a piano terreno e da due stanze al primo
piano.

B. In data 20 marzo 2002 la De Rosa ha presentato una denuncia di inizio attivit avente ad oggetto
internventi volti al recupero del suddetto fabbricato, consistenti nella demolizione dei solai in legno
e rifacimento degli stessi in cemento, consolidamento di pareti verticali esterne di sostituzione di
alcuni setti murari, formazione di vespaio, masso per la configurazione delle pendenze di copertura,
tramezzature interne per nuova distribuzione funzionale, rifacimento dei servizi igienici, impianto
elettrico e di riscaldamento, rifacimento di pavimentazione, sistemazione dei locali di pertinenza,
impianti di scarico, rifacimento di intonaci e pitturazione interna ed esterna.

C. Nel corso dei lavori sono state eseguite opere in difformit dalla D.I.A. presentata.

D. Con provvedimento del 30 settembre 2009 lamministrazione comunale, sul presupposto


delledificazione dellintero manufatto in assenza del necessario titolo edilizio, ne ha ingiunto la
demolizione.

E. Successivamente, la De Rosa ha presentato unistanza di accertamento di conformit urbanistica


ai sensi dellart. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001 in relazione alle opere eseguite in difformit dalla
D.I.A., dettagliatamente descritte nella relazione tecnica allegata allistanza (all. 2 delle produzioni
documentali di parte ricorrente depositate, unitamente ai motivi aggiunti, in data 22 luglio 2010). In
tale relazione, in particolare, viene evidenziato che lintervento consistito nella realizzazione di
pi livelli e precisamente: piano cantinato da destinare a cantina; piano terra/rialzato da destinare
in parte a porticato quale ricovero animali e attrezzi e in parte a uffici amministrativi (per lattivit
agricola); piano primo da destinare ad uso dei lavoratori dellazienda agricola (abitazione per i
coloni); piano secondo da destinare ad abitazione del titolare dellazienda agricola; piano
sottotetto quale volume tecnico.

F. La suddetta ordinanza di demolizione stata impugnata dalla De Rosa con il ricorso introduttivo
del presente giudizio, con il quale ne stata dedotta lillegittimit per:

- violazione degli artt. 3, 6, 10, 31, 32, 33, 34, 36 e 37 del D.P.R. n. 380 del 2001, dellart. 2 della
l.r. n. 19 del 2001, delle N.T.A. del P.R.G., dellart. 3 della l. n. 241 del 1990 ed eccesso di potere
per inesistenza dei presupposti, difetto di istruttoria, travisamento dei fatti ed illogicit, avendo
lamministrazione sanzionato un manufatto eseguito prima del 1967 dai danti causa della ricorrente
in epoca, dunque, nella quale non era necessario alcun titolo edilizio in relazione al quale le
opere successivamente eseguite, rese necessarie per il recupero del manufatto che versava in
precarie condizioni ed oggetto anche di denuncia di inizio attivit, non hanno determinato alcun
aumento di volumetria. Parte ricorrente evidenzia, inoltre, che anche le modifiche poste in essere
rispetto alla D.I.A. sono tali da escludere una loro qualificazione in termini di difformit essenziali,
con la conseguenza che lamministrazione avrebbe potuto irrogare la sola sanzione pecuniaria;

- violazione degli artt. 27 ss. del D.P.R. n. 380 del 2001, del principio del giusto procedimento ed
eccesso di potere per difetto di istruttoria, non avendo lamministrazione comunale adeguatamente
valutato la sussistenza dei presupposti per lirrogazione della sanzione demolitoria che, in ogni
caso, non avrebbe potuto riguardare lintero immobile;

- violazione dellart. 3 della l. n. 241 del 1990 ed eccesso di potere per carenza di motivazione e
difetto di istruttoria, in quanto, nella fattispecie, il fabbricato stato edificato in epoca risalente con
conseguente necessit di unesaustiva e puntuale motivazione esplicativa dello specifico interesse
pubblico alla demolizione del manufatto;

- violazione degli artt. 33 e 36 del D.P.R. n. 380 del 2001, delle N.T.A. del P.R.G. ed eccesso di
potere per difetto di istruttoria, violazione del giusto procedimento e disparit di trattamento, non
avendo lamministrazione valutato la sanabilit delle opere;

- violazione dellart. 31 del D.P.R. n. 380 del 2001, dellart. 3 della l. n. 241 del 1990 ed eccesso di
potere per carenza di istruttoria, non essendo stata adeguatamente individuata larea che sar
acquisita al patrimonio comunale in caso di inottemperanza allordinanza di demolizione;

- violazione degli artt. 7 e 8 della l. n. 241 del 1990 ed eccesso di potere per difetto di istruttoria ed
illogicit, in quanto, contrariamente a quanto attestato nel provvedimento gravato, il Comune ha
omesso la comunicazione di avvio del procedimento sanzionatorio.

G. Successivamente, in data 12 maggio 2010, lamministrazione comunale ha adottato anche il


provvedimento di rigetto della domanda di sanatoria presentata dalla ricorrente il 30 dicembre 2009,
ritenendo lintervento non compatibile in quanto in contrasto con le norme tecniche di attuazione
del P.R.G. per la suddetta zona giacch i parametri di progetto eccedono i limiti ammissibili per
volumetria, numero di piani e, inoltre, in quanto dagli elaborati presentati, in modo insufficiente,
si presume che non vengano rispettate le distanze dai confini.

H. Il suddetto provvedimento stato impugnato con ricorso per motivi aggiunti depositato in data
22 dicembre 2010.
I. Con unico articolato motivo di ricorso la difesa della ricorrente ha dedotto la violazione degli artt.
3, 10, 20, 36 e 37 del D.P.R. n. 380 del 2001, degli artt. 1 e 2 della l.r. n. 19 del 2001, delle N.T.A.
del P.R.G., dellart. 3 della l. n. 241 del 1990, nonch censurato il vizio di eccesso di potere per
inesistenza dei presupposti, difetto di istruttoria, travisamento dei fatti e perplessit, non avendo
lamministrazione comunale adeguatamente esplicitato le ragioni alla base della determinazione
assunta, in specie in relazione allasserito contrato con i limiti volumetrici ed i limiti nel numero dei
piani prescritti dalla normativa comunale. Parte ricorrente evidenzia, tra laltro, che le N.T.A. del
P.R.G. consentono lampliamento fino al 20% del preesistente per necessit dellazienda agricola,
riportando anche i dati asseritamente idonei ad evidenziare la conformit dellintervento alla
normativa urbanistica ed edilizia vigente. Viene, infine, evidenziata la lacunosit della motivazione
posta a fondamento della determinazione assunta nella parte in cui stata solo supposta la
violazione delle distanze dai confini.

L. In data 12 agosto 2010 la De Rosa ha, inoltre, presentato una nuova istanza di sanatoria ai sensi
dellart. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001, precisando che il fabbricato insiste da sempre sulla
medesima area di sedime e che il progetto comprende un sottotetto, oggetto di ridimensionamento
nellaltezza.

M. Con provvedimento del 25 ottobre 2010 lamministrazione comunale ha rigettato anche la


suddetta istanza. Nel richiamare la relazione del tecnico istruttore, viene evidenziato che
lintervento ricade in zona E/1 Agricola normale del vigente P.R.G. e lo stesso non suscettibile
di accoglimento in quanto i parametri di progetto eccedono i limiti stabiliti per la suddetta zona
dalle N.T.A. e regolamento edilizio vigenti per: volumetria, numero di piani e altezza. Viene,
inoltre, rilevato che dagli elaborati presentati, in modo insufficiente, si presume che non vengano
rispettate le distanze dai confini; inoltre la destinazione duso dei locali a piano terra e primo non
compatibilecon le destinazione ammesse.

N. Il suddetto provvedimento stato impugnato con il secondo ricorso per motivi aggiunti,
depositato in data 25 gennaio 2011, con il quale ne stata dedotta lillegittimit sulla base delle
medesime argomentazioni gi sviluppate nel primo ricorso per motivi aggiunti.

O. Il Comune di Giugliano in Campania non si costituito in giudizio per resistere al gravame.

P. Alludienza del 26 aprile 2012 la causa stata trattenuta per la decisione

DIRITTO

1. Il ricorso introduttivo non merita accoglimento.

2. Fondamentale rilevo assume, ai fini della definizione del presente giudizio, laccertamento della
legittimit delledificazione del fabbricato de quo, sanzionato dallamministrazione comunale in
quanto realizzato in assenza del necessario permesso di costruire.

2.1. Parte ricorrente asserisce che limmobile stato edificato prima del 1967 e, dunque, in epoca
nella quale lattivit edilizia nellarea interessata dallintervento era libera, non essendo, quindi,
necessario alcun titolo edilizio.

2.2. La difesa della ricorrente non ha, per, fornito alcun elemento idoneo a comprovare tale
circostanza.
2.3. Occorre chiarire, infatti, che, come evidenziato dalla consolidata giurisprudenza, l'onere di
fornire la prova dell'epoca di realizzazione di un abuso edilizio incombe sull'interessato, e non
sull'amministrazione, la quale, in presenza di un'opera edilizia non assistita da un titolo che la
legittimi, ha solo il potere-dovere di sanzionarla ai sensi di legge e di adottare, ove ricorrano i
presupposti, il provvedimento di demolizione (Cons. St., sez. IV, 14 febbraio 2012, n. 703; T.A.R.
Campania Napoli, sez. VIII, 02 luglio 2010, n. 16569).

2.4. Si sottolinea, sul punto, che trova integrale applicazione anche nel processo amministrativo la
disciplina contenuta nell'art. 2697 c.c. (corrispondente, ora, all'art. 64, comma 1, d.lgs. n. 104/2010)
secondo la quale spetta a chi agisce in giudizio indicare e provare i fatti (cfr. Cons. St., sez. IV,
11.02.2011, n. 924; Cons. St., sez. IV, 27.01.2011, n. 618). Ci implica che chi agisce in giudizio
debba comunque fornire gli elementi probatori a favore delle proprie tesi. Conseguentemente nel
giudizio di impugnazione dellordinanza repressiva di un abuso edilizio onere del privato fornire
la prova dello "status quo ante", in quanto la p.a. non pu di solito materialmente accertare quale
fosse la situazione dell'intero suo territorio. Pertanto chi realizza interventi, ritenuti abusivi, su
immobili esistenti, tenuto a dimostrare rigorosamente, se intende evitare le misure repressive di
legge, lo stato della preesistenza, proprio in applicazione del principio generale di cui all'art. 2697
c.c. (in termini, Cons. St., sez. IV, 14 febbraio 2012, n. 703).

2.5. Nella fattispecie la difesa della ricorrente si limitata a produrre latto notarile di
compravendita del terreno e del manufatto, stipulato in data 17 aprile 2000, dal quale emerge che la
dante causa della ricorrente aveva, a sua volta, acquisito limmobile con atto del 29 luglio 1999.
Nellatto di acquisto prodotto dalla ricorrente, per, non viene menzionato alcun titolo edilizio
idoneo a legittimare ledificazione, rinvenendosi esclusivamente una dichiarazione resa dalla
venditrice, previa ammonizione da parte del Notaio delle responsabilit penali ad essa connesse,
attestante lavvio delledificazione in epoca precedente al 1 settembre 1967.

2.6. Tale atto non idoneo a dimostrare, in mancanza di ulteriori, significativi e concomitanti
elementi, che ledificazione sia realmente avvenuta prima della suddetta data, dovendosi anche
rilevare che la circostanza che limmobile sia iscritto al catasto non assume alcuna specifica valenza
a tale scopo non essendo stata neanche indicata la data di accatastamento.

2.7. La circostanza che la ricorrente abbia ritenuto la dichiarazione rilasciata dallalienante una
garanzia sufficiente della legittimit delledificazione, se certamente assume rilievo nei rapporti tra
le parti contrattuali, non pu giustificare, di per s considerata, la mancata produzione di sufficienti
elementi di prova in merito alla preesistenza del manufatto, idonei a smentire i presupposti di fatto
dell'ordinanza.

2.8. Alla stregua di tali considerazioni risulta privo di pregio il primo motivo di ricorso incentrato,
appunto, sullasserita ma non provata preesistenza del manufatto alla data del 1 settembre 1967.

2.9. Non essendo stato provato il fondamentale elemento postulato dalla ricorrente vengono
conseguentemente meno anche le ulteriori deduzioni articolate nella medesima censura e, in specie,
la qualificazione dellintervento successivo in termini di mera manutenzione straordinaria, la quale
presuppone che le opere siano eseguite su un immobile legittimamente edificato.

3. Su tali basi va rigettato anche il secondo motivo di ricorso, incentrato sullillegittimit


dellirrogazione della sanzione demolitoria in relazione allintero immobile.

4. Con il terzo motivo di ricorso stata dedotta la carenza di motivazione del provvedimento
gravato in quanto, in considerazione del lungo tempo decorso dalledificazione del fabbricato,
lamministrazione avrebbe dovuto dettagliatamente indicare la sussistenza dello specifico interesse
pubblico alla demolizione del manufatto;

4.1. La censura priva di pregio.

4.2. Il Collegio condivide lorientamento giurisprudenziale che pur escludendo, in linea generale,
che il tempo costituisca fattore ex se sufficiente a legittimare la conservazione di una situazione di
fatto abusiva (in termini, T.A.R. Puglia Lecce, sez. III, 09 febbraio 2011, n. 240), attribuisce rilievo
al tempo decorso tra la realizzazione delle opere e la contestazione della loro abusivit in quelle
fattispecie nelle quali emergano circostanze specifiche ed ulteriori idonee ad evidenziare la
sussistenza di una posizione di legittimo affidamento del privato.

4.3. Tali circostanze non possono ritenersi sussistenti nella fattispecie, in quanto non solo la
ricorrente non ha provato lepoca di effettiva realizzazione dellabuso latto di compravendita del
manufatto stato, infatti, stipulato nel 2000 e, attraverso esso, possibile risalire solo allatto di
trasferimento immediatamente precedente del 4 agosto del 1999, emergendo, dunque, un arco
temporale scarsamente significativo anche alla luce dellorientamento giurisprudenziale di cui la
ricorrente invoca lapplicazione ma certamente da escludere, in mancanza di ulteriori
circostanze, un affidamento legittimo della De Rosa, dovendo tale condizione conseguire, ai fini
dellaggravamento dellobbligo di adeguatamente motivare il provvedimento demolitorio, a
situazioni comunque correlate allazione dellamministrazione, risultando, dunque, del tutto
estranee le vicende che hanno caratterizzato lacquisizione del diritto di propriet dellimmobile,
integralmente ascrivibili a rapporti tra privati, e, segnatamente, la circostanza che la De Rosa abbia
ritenuto di acquistare un immobile legittimamente edificato nel 1967 sulla base della sola
dichiarazione rilasciata dalla venditrice.

5. Anche il quarto motivo di ricorso va disatteso in quanto infondato.

5.1. Secondo una consolidata giurisprudenza (ex multis, T.A.R. Campania Napoli, Sez. IV, 28
dicembre 2009, n. 9638; Sez. VI, 9 novembre 2009, n. 7077; Sez. VII, 4 dicembre 2008, n. 20987),
infatti, l'adozione dell'ordine di demolizione di opere abusive presuppone soltanto la constatata
esecuzione di un intervento edilizio in assenza del prescritto titolo abilitativo, con la conseguenza
che, essendo tale ordine un atto dovuto, esso sufficientemente motivato con l'accertamento
dell'abuso, e non necessita di una particolare motivazione in ordine all'interesse pubblico alla
rimozione dell'abuso stesso - che in re ipsa, consistendo nel ripristino dell'assetto urbanistico
violato - ed alla possibilit di adottare provvedimenti alternativi.

6. Con il quinto motivo di ricorso la difesa della ricorrente ha dedotto la violazione dellart. 31 del
D.P.R. n. 380 del 2001 e dellart. 3 della l. n. 241 del 1990, nonch censurato il vizio di eccesso di
potere per carenza di istruttoria, non essendo stata adeguatamente individuata larea oggetto della
successiva ed eventuale acquisizione al patrimonio comunale.

6.1. La censura non merita accoglimento.

6.2. Da un lato, l'intervento edilizio realizzato puntualmente descritto nel provvedimento gravato,
dall'altro la legittimit dell'ordinanza comunale non inficiata dalla mancata specificazione delle
aree eventualmente da acquisire al patrimonio comunale. Per consolidata giurisprudenza tale
omissione non costituisce motivo di illegittimit dell'ordinanza di demolizione, in quanto a tale
incombente l'amministrazione potr procedere anche in sede di emanazione del successivo ed
eventuale atto di acquisizione
7. Destituito di fondamento risulta il sesto motivo incentrato sulla violazione dell'art. 7 della legge
n. 241 del 1990 in quanto i provvedimenti repressivi degli abusi edilizi, non devono essere
preceduti dalla comunicazione dell'avvio del procedimento (ex multis, T.A.R. Campania, Napoli,
sez. IV 12 aprile 2005, n. 3780; 13 gennaio 2006, n. 651), perch trattasi di provvedimenti tipizzati
e vincolati, che presuppongono un mero accertamento tecnico sulla consistenza delle opere
realizzate e sul carattere non assentito delle medesime. Seppure si aderisse all'orientamento che
ritiene necessaria tale comunicazione anche per gli ordini di demolizione, troverebbe comunque
applicazione nel caso in esame l'art. 21 octies, comma 2 della legge n. 241 del 1990 (introdotto
dalla legge n. 15/2005), nella parte in cui dispone che "non annullabile il provvedimento adottato
in violazione di norme sul procedimento..qualora, per la natura vincolata del provvedimento, sia
palese che il suo contenuto dispositivo non avrebbe potuto essere diverso da quello in concreto
adottato". Infatti, posto che l'ordine di demolizione atto dovuto in presenza di opere realizzate in
assenza del prescritto titolo abilitativo, nel caso in esame risulta palese che il contenuto dispositivo
delle impugnate ordinanze di demolizione non avrebbe potuto essere diverso se anche fosse stata
data al ricorrente l'opportunit di interloquire con l'amministrazione.

8. Il Collegio pu a questo punto procedere allesame del primo e del secondo ricorso per motivi
aggiunti, con i quali la difesa della ricorrente ha impugnato i provvedimenti di rigetto delle
domande di sanatoria presentate ai sensi dellart. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001, rispettivamente il
30 dicembre 2009 ed il 12 agosto 2010.

8.1. Essendo stato dedotto avverso i suddetti provvedimenti il medesimo articolato motivo di
ricorso ed in considerazione dellunitariet dei presupposti dai quali muovono le argomentazioni
della ricorrente, si ritiene di poter procedere ad una trattazione unitaria della censura.

8.2. Il Collegio rileva, in primo luogo, che da quanto sopra esposto emerge che, non essendo stata
fornita la prova della preesistenza del manufatto, tutti gli interventi successivi risultano eseguiti su
un immobile abusivo mai sanato.

8.3. Entrambi i provvedimenti di rigetto gravati sono sostenuti da un adeguato substrato


motivazionale.

8.4. Si evidenzia, infatti, che lamministrazione comunale ha posto a giustificativo delle


determinazioni assunte il contrasto dellintervento con le disposizioni delle N.T.A. del P.R.G. che
prescrivono specifici parametri, volumetrici, di altezza e quanto a numero di piani dei fabbricati.

8.5. Entrambi i provvedimenti, inoltre, recano una motivazione che, sia pure di sintesi delle
relazioni del tecnico istruttore (rispettivamente del 9 febbraio 2010 e del 6 settembre 2010),
consente di ricostruire le ragioni che hanno determinato tale esito.

8.6. Tale motivazione evidentemente riferita allintero immobile ( tra le premesse dei due
provvedimenti figura, infatti, il riferimento allistanza intesa ad ottenere il permesso di costruire
() per limmobile sito in via Repuaria n.18) gi sanzionato con lordinanza di demolizione
gravata con il ricorso introduttivo del presente giudizio l dove, per contro, le deduzioni della difesa
della ricorrente considerano esclusivamente una parte delle opere e, cio, quelle eseguite
successivamente al 20 marzo 2002.

8.7. Si osserva, peraltro, che le opere ulteriori eseguite appaiono tuttaltro che esigue; come emerge
dalla relazione tecnica allegata allistanza (all. 2 delle produzioni documentali di parte ricorrente
depositate, unitamente ai motivi aggiunti, in data 22 luglio 2010) lintervento consistito nella
realizzazione di pi livelli e precisamente: piano cantinato da destinare a cantina; piano
terra/rialzato da destinare in parte a porticato quale ricovero animali e attrezzi e in parte a uffici
amministrativi (per lattivit agricola); piano primo da destinare ad uso dei lavoratori dellazienda
agricola (abitazione per i coloni); piano secondo da destinare ad abitazione del titolare
dellazienda agricola; piano sottotetto quale volume tecnico, mentre dallatto di compravendita
risulta che il fabbricato era originariamente composto da un piano terreno ed un primo piano, con
porcile e cantina annesse.

8.8. Le valutazioni svolte dalla difesa della ricorrente ed i calcoli prodotti muovono tutti dal
presupposto della legittima edificazione del fabbricato originario che, si ribadisce, non stata
provata sicch tali calcoli si palesano inidonei a contestare i giustificativi alla base dei
provvedimenti gravati.

8.9. La difesa della ricorrente non ha, peraltro, contestato che la valutazione svolta
dallamministrazione sia stata riferita allintero immobile e non alle sole modifiche ulteriori.

8.10. Priva di pregio si palesa, inoltre, la dedotta perplessit della motivazione nella parte in cui
viene solo supposta la violazione delle distanze dai confini; tale giustificativo, infatti, in entrambi i
provvedimenti stato indicato quale elemento ulteriore, essendo le altre motivazioni di per s
sufficienti a sostenere la determinazione assunta.

In conclusione, per le ragioni sopra esposte sia il ricorso introduttivo sia il primo ed il secondo
ricorso per motivi aggiunti vanno rigettati in quanto infondati.

9. Non si dispone in ordine alle spese di lite in ragione del comportamento processuale dellintimata
Amministrazione, non costituita in giudizio.

P.Q.M.

Tribunale Amministrativo Regionale per la Campania (Sezione Seconda), definitivamente


pronunciando sul giudizio in epigrafe, rigetta sia il ricorso introduttivo sia il primo ed il secondo
ricorso per motivi aggiunti.

Nulla sulle spese.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorit amministrativa.

Cos deciso in Napoli nella camera di consiglio del giorno 26 aprile 2012 con l'intervento dei
magistrati:

Carlo D'Alessandro, Presidente

Leonardo Pasanisi, Consigliere

Brunella Bruno, Referendario, Estensore

L'ESTENSORE IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA

Il 07/05/2012