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SPECIALE

TECNICO

Nuovi LED per illuminare


ambienti interni ed esterni

Gianni Forcolini
Facolt del Design, Dipartimento
In.D.A.Co (Industrial Design, Arti,
Comunicazione e Moda) del
Politecnico di Milano
Nuovi LED per illuminare ambienti interni ed esterni

SPONSOR

www.italwarmi.it www.biofotonica.it

I loghi degli sponsor sono stati inseriti secondo lordine cronologico di adesione
allo Speciale Tecnico.

LE SCHEDE TECNICHE DELLE AZIENDE SPONSOR SONO PUBBLICATE


SUL SITO INTERNET WWW.QUALENERGIA.IT

In copertina: foto apparecchio a sospensione equipaggiato con moduli LED per illuminazione di capannoni
industriali (documentazione e produzione Wissenlux).

Aprile 2012 SPECIALE TECNICO


Nuovi LED per illuminare ambienti interni ed esterni

NUOVI LED PER ILLUMINARE


AMBIENTI INTERNI ED ESTERNI
Guida pratica alluso dei diodi luminosi di ultima generazione

INDICE

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1. INTRODUZIONE pag. 4
2. PRINCIPI DI FUNZIONAMENTO pag. 5
3. IL SISTEMA LED pag. 6
4. LE PRESTAZIONI DI MAGGIORE INTERESSE pag. 8
5. LA DURATA DI VITA DEL LED pag. 9
6. LA TIPOLOGIA DEI PRODOTTI LED pag. 10
7. I MODULI LED pag. 15
8. I PRODOTTI INTEGRATI pag. 16
9. LE APPLICAZIONI pag. 17
10. VALUTAZIONI ECONOMICHE pag. 18
11. IL QUADRO NORMATIVO. LE DIRETTIVE EUROPEE pag. 19
12. LE NORME CEI SPECIFICHE SUI LED pag. 19

Autore: Ing. Gianni Forcolini - Facolt del Design, Dipartimento In.D.A.Co del Politecnico
di Milano - gianni.forcolini@polimi.it

Architetto e designer, docente presso la Facolt del Design,


Dipartimento In.D.A.Co (Industrial Design, Arti, Comunicazione e
Moda) del Politecnico di Milano, si occupa di ricerca e progettazione di
prodotti, sistemi, soluzioni e impianti di illuminazione per ambienti
interni ed esterni.
Ha pubblicato numerosi volumi, saggi e articoli su aspetti e
problematiche dell'illuminazione ambientale e sui LED in particolare.

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1. INTRODUZIONE

Viviamo in questi anni un profonda e diffusa trasformazione del settore lighting


illuminazione di ambienti interni ed esterni dovuta principalmente allavvento della
tecnologia LED. La nuova generazione dei diodi luminosi sta gradualmente subentrando
alle sorgenti luminose convenzionali, a filamento incandescente e a scarica, in tutti i
possibili ambiti della progettazione illuminotecnica. Recenti studi (rapporto della
McKinsey & Company Lighting the way: perspectives on the global lighting market
pubblicato nel luglio del 2011) prevedono che nel 2016 la penetrazione dei LED nel
mercato del general lighting arriver al 43%. Attualmente, a livello mondiale, gli impianti 4
a tecnologia LED coprono circa il 7% di tutto il mercato.

C dunque da chiedersi quali siano le cause di questo incremento: perch il diodo


luminoso si sta diffondendo con tanta forza? La risposta sta nei vantaggi offerti. In
sintesi, rispetto ai prodotti tradizionali - vale a dire le lampade a filamento
incandescente, a ciclo di alogeni, fluorescenti e a scarica - si riduce sensibilmente la
quantit di materiali, le risorse e lenergia impiegati nella fabbricazione del prodotto. A
parit di flusso luminoso reso la differenza negli ingombri e nei pesi rispetto alle
lampade tradizionali sempre rilevante. Questo drastico ridimensionamento
dellartefatto industriale agevola e semplifica lapprovvigionamento delle materie prime,
il ciclo della fabbricazione (completamente automatizzato, senza alcun intervento
manuale), la movimentazione, limballaggio, il trasporto, la distribuzione commerciale,
limmagazzinaggio, la logistica, la dismissione.

Altra positiva novit: il LED non emette radiazioni ultraviolette e infrarosse ma solo
radiazioni visibili. Al suo interno non ci sono sostanze tossiche e nocive alluomo e
allambiente, come mercurio, piombo, cadmio, sostanze che invece sono presenti in
lampade tradizionali molto diffuse.
Benefici consistenti si hanno per quanto riguarda i consumi energetici, grazie
allefficienza elevata. In pratica sufficiente poca potenza elettrica per avere molta luce.
Molto lunga la durata media di vita; il ciclo di vita di un prodotto LED circa cinque
volte superiore a quello delle migliori lampade attualmente sul mercato. Infine, le basse
potenze e i minimi ingombri aprono il campo alluso modulare della fonte luminosa con
positive ripercussioni sulla flessibilit duso dellimpianto di illuminazione (facilit di
parzializzazione, customizzazione, regolazione del flusso luminoso, gestione del colore).

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2. PRINCIPI DI FUNZIONAMENTO
Ma come funziona il diodo luminoso? Nel quadro generale delle sorgenti luminose il LED
considerato una sorgente allo stato solido. In altre parole lelemento che genera luce
un piccolo corpo solido (il cosiddetto chip), una sorta di minuscolo dado costruito in
materiale semiconduttore opportunamente trattato (soggetto a processi di drogaggio).
Il chip composto da due parti o regioni: una ricca di elettroni (regione N) e unaltra che
invece presenta molti vuoti, o lacune, al posto degli elettroni (regione P) (Figura 1).

Figura 1 - Schematicamente linterno del chip composto dalle due regioni P e N.

Le due parti sono unite e ciascuna di esse collegata a un elettrodo (Figura 2).

Figura 2 - Prima di immettere corrente nel chip gli elettroni migrano dalla regione N alla P creando la zona
di svuotamento.

Applicando una piccola differenza di potenziale elettrico agli elettrodi (poche unit di
volt) si ottiene un transito di elettroni dalla regione N alla P (Figura 3).

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Figura 3 - Applicata una differenza di potenziale si ottiene il flusso di elettroni che genera radiazioni
luminose.
Cadendo nelle lacune della regione P gli elettroni provenienti dalla regione N perdono
energia sotto forma di radiazioni visibili che si propagano intorno al chip. Le radiazioni
emesse sono monocromatiche, ossia appaiono di un certo colore (rosso, arancio, ambra,
verde, ciano, blu) in funzione del tipo di materiale semiconduttore impiegato nella
costruzione del chip (Figura 6).

Figura 6 - Diagramma degli spettri per LED a banda stretta (monocromatici, linee colorate) e LED a luce
bianca (linea nera).

Per ottenere luce di tonalit bianca, utile per illuminare gli ambienti, di solito si utilizza
un chip che emette luce di colore blu che viene trasformata in un mix di radiazioni visibili
da un sottile rivestimento a base di fosfori che ricopre il chip.

3. IL SISTEMA LED
Per funzionare correttamente e dare tutti i vantaggi che abbiamo indicato, il diodo
luminoso deve essere alimentato in bassissima tensione, con corrente continua costante
e mantenendo allinterno del chip, nella zona di giunzione delle due regioni, la minore
temperatura possibile (Figura 7).

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Figura 7 - Sistema LED composto da alimentatore, collegamenti elettrici, circuiti stampati, LED, ottiche.
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Un eventuale surriscaldamento, dovuto allaccumulo di calore, altera lemissione di luce
oltre a ridurre la durata di vita del LED. A questo scopo necessaria ladozione di
componenti capaci di dissipare il calore prodotto dal flusso di elettroni (Figura 8).

Figura 8 - Sezione di un Power LED con evidenziata la base che svolge il ruolo di primo dissipatore termico.

Indicativamente rispetto a un livello termico normale per un ambiente abitato (25 30


C in ambienti interni), la temperatura della giunzione del chip dovrebbe mantenersi
nellintervallo tra 70 e 90 C.
Il LED, a differenza delle sorgenti citate, sicuramente pi influenzato dalle condizioni di
alimentazione e al contorno. Come si vedr, sono molti i parametri fisici da controllare.
Sotto questo aspetto il LED richiede al progettista maggiore attenzione nellindividuare
le condizioni effettive in cui si trover a rendere il proprio servizio e nellimporre e
mantenere quelle pi adatte.
Tale dipendenza del LED dal contesto implica limpiego di una serie di componenti che
vanno a comporre un aggregato coerente a cui si pu dare la definizione di sistema
LED. Si parla di sistema giacch sia le componenti che le loro interrelazioni possono
variare nellambito di una logica che finalizzata a trarre dalla sorgente le prestazioni
attese. In pratica, il LED deve il suo corretto funzionamento ai rapporti reciproci che si
instaurano tra specifiche componenti del sistema. Ci che veramente conta,
evidentemente, sono le prestazioni che il diodo luminoso in grado di esprimere e,
pertanto, ogni componente svolge un ruolo determinante nellambito del sistema.
In modo schematico, il sistema LED composto da:

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la sorgente LED per lemissione del flusso luminoso;


il circuito stampato per il supporto e lancoraggio meccanico, per la distribuzione
dellenergia elettrica fornita dallalimentatore, per il primo contributo alla
dissipazione termica;
uno o pi alimentatori per la fornitura di corrente elettrica a un dato valore di
tensione;
uno o pi dissipatori termici per lo smaltimento del calore prodotto dal LED;
i dispositivi ottici, o semplicemente le ottiche (primarie allinterno del
packaging e secondarie allesterno), per la formazione del solido fotometrico.
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4. LE PRESTAZIONI DI MAGGIORE INTERESSE


Quanta luce producono i diodi luminosi? Lefficienza luminosa, ossia il flusso luminoso
reso per ogni watt assorbito, si attesta attualmente su valori compresi tra circa 60 lm/W
e 120 lm/W. Ma si tratta di dati molto indicativi che variano in incremento con notevole
rapidit. Importanti case produttrici di semiconduttori stimano che tra circa quattro anni
saranno raggiunti valori di efficienza ben superiori, intorno ai 150 lm/W (Figura 9). Si
pu dire che gi oggi il LED si colloca nella fascia delle lampade a luce bianca con ottima
efficienza.

Figura 9 - Il diagramma mostra lincremento anno per anno dellefficienza luminosa di LED monocromatici
e bianchi (documentazione Seoul Semiconductor).

Una delle caratteristiche pi interessanti dei LED data proprio dal comportamento
energetico. Tutte le lampade tradizionali, e in particolare quelle a filamento (a
incandescenza e a ciclo di alogeni) erogano calore sotto forma di radiazioni infrarosse.
Anche il LED produce calore ma si tratta di energia termica che dal chip si trasmette per
conduzione alla base del LED. Questo calore interessa le parti meccaniche del LED ed
un calore che deve essere attentamente controllato per evitare danni alle piccole
componenti di materiale plastico (le micro ottiche primarie) e di materiale metallico per
la conduzione della corrente elettrica.

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Ma questo riscaldamento non riguarda gli oggetti illuminati: ci che viene illuminato,
infatti, si riscalda se investito da radiazioni infrarosse. La luce del LED, dunque,
potrebbe essere definita luce fredda ed praticamente priva di radiazioni ultraviolette.
Lemissione contenuta nellintervallo di lunghezze donda compreso tra 380 e 780 nm.
La luce a basso contenuto termico molto utile, come si detto, in tutte le situazioni in
cui loggetto da illuminare non pu tollerare alcun tipo di riscaldamento: pensiamo agli
alimenti, a tutto ci che fatto con materiali di origine organica (vegetazione, animali),
ma anche ai beni culturali in esposizione che si deteriorano a causa dellinnalzamento di
temperatura.

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5. LA DURATA DI VITA DEL LED
Stando alle dichiarazioni dei costruttori, la durata del LED molto lunga, ben oltre quella
delle migliori lampade a scarica: 100 000 ore con una riduzione del flusso, a fine vita, di
circa il 50%. Questo dato frutto di estrapolazioni ed comunque riferito a condizioni
ideali di funzionamento che ben difficilmente si verificano nelle comuni installazioni,
specialmente quelle in ambienti esterni. In pratica si riscontrano valori intorno alle 50
000 - 60 000 ore con la sorgente in condizioni di lavoro ottimali, con una riduzione del
flusso del 30% (Figura 10).

Figura 10 - Il diagramma mostra landamento della durata media di vita in funzione della temperatura di
giunzione e del decadimento del flusso luminoso (documentazione Cree).

Molte sono le variabili che determinano leffettiva durata di vita del LED. Il mancato
smaltimento del calore generato dal chip provoca surriscaldamenti che penalizzano
pesantemente la durata di vita. Inoltre, un cambiamento dei valori della corrente di
alimentazione pu ridurre notevolmente questo dato. Forti variazioni di corrente
possono causare lo spegnimento nel volgere di poche ore. Pertanto assolutamente
necessario stabilizzare i parametri dellalimentazione elettrica insieme a quelli termici
utilizzando appositi dissipatori alla base del LED. Si consideri poi che il materiale plastico
che ricopre il chip tende a opacizzarsi per gli effetti del piccolo residuo di raggi

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ultravioletti emesso dal chip. Il LED non si spegne ma il flusso luminoso subisce un
decadimento. Molta importanza, dunque, riveste il montaggio del LED, o packaging.
Si pu dire, in conclusione, che tutto ci che attualmente i nuovi LED promettono si
ottiene solo alla condizione di gestire con grande cura tutti i parametri del loro corretto
funzionamento che abbiamo analizzato in rapida sintesi. Le marcate differenze
(dimensionali, di funzionamento e di gestione) con le lampade tradizionali (a filamento e
a scarica) richiedono specifiche competenze sia ai progettisti di apparecchi e di impianti,
sia agli installatori.

6. LA TIPOLOGIA DEI PRODOTTI LED 10


La diffusione del diodo luminoso ha determinato in pochi anni una notevole
diversificazione dellofferta. Oggi assistiamo a un continuo ampliamento della gamma e
allavvento di nuove configurazioni del cosiddetto sistema LED, vale a dire
quellaggregato coerente di componenti intorno alla vera e propria fonte di luce:
alimentatori, driver, circuiti stampati, dissipatori termici, ottiche. Molti progressi sono
stati fatti dai tempi del LED a capsula semisferica (diametri 5 o 3 mm) con i tipici
elettrodi filiformi, destinati ad essere inseriti in fori praticati su un circuito stampato. Il
LED THT (Through Hole Technology), il tipo originario risalente agli 60 (Figura 4),
destinato ad essere usato prevalentemente come spia luminosa o come piccola fonte
luminosa per display, cruscotti, schermi di vari formati. La funzione principale dunque
segnaletica, non illuminotecnica.

Figura 4 - Tipico LED THT di segnalazione con capsula da 5 mm di diametro.

Il vero rinnovamento, per quanto attiene allilluminazione di ambienti, si avuto negli


anni Novanta con un tipo di diodo dalle dimensioni pi ridotte rispetto al tipo THT e con
diversa struttura. Ci riferiamo al LED SMT (o SMD), acronimo da Surface Mounted
Technology (Figura 11).

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Figura 11 - LED SMT in modulo a striscia luminosa (documentazione e produzione Osram).

Si distingue per il corpo molto compatto con la base piatta, adatta per il posizionamento
sulla faccia superiore di un circuito stampato. Gli elettrodi sono in posizione laterale.
Diventa possibile utilizzare circuiti stampati su base isolante di ridotto spessore ed
effettuare le micro-saldature non pi manualmente ma con macchinari automatizzati,
rendendo in tal modo lassemblaggio pi veloce e meno costoso. Il tutto si presenta
come un minuscolo box o una striscia con una faccia da cui viene emessa la luce e la
faccia opposta, o laterale, che funge da base di appoggio e di dissipazione termica.

Questa forma molto compatta si presta bene per realizzare moduli lineari, strisce
luminose o light strip, composte da micro-aree luminose disposte a intervalli regolari,
generalmente senza componenti ottiche applicate. Le potenze assorbite per singolo
diodo SMT sono generalmente inferiori allunit di watt.
Un indirizzo dellattuale ricerca tecnologia tra i pi seguiti tende a conciliare le piccole
dimensioni del chip con la generazione di radiazioni di alta potenza. Ma estrarre molti
lumen da un corpo minuscolo comporta lincremento di energia termica nel
semiconduttore. Laccumulo di calore riduce il flusso erogato a parit di corrente
elettrica. Occorre, dunque, corredare il LED ad alto flusso di un efficace sistema di
dissipazione termica.

Un modo alternativo per affrontare tale problematica rappresentata dai LED in array,
cio da matrici o serie di piccoli chip inseriti in un packaging fornito di un solo
rivestimento piano a fosfori (Figure 12 e 13).

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Figura 12 - Array LED (documentazione e Figura 13 - I disegni mostrano le dimensioni di due
produzione Bridgelux). array LED (documentazione Bridgelux).

Si perdono cos le ridotte dimensioni del LED SMT, ma si guadagna una bassa resistenza
termica complessiva, nei casi migliori dellordine dei decimi di C/W, e flussi maggiori
rispetto a quelli dei comuni LED. La resistenza termica dei LED array minore sia per la
conformazione a matrice, sia per il piccolo spessore del packaging.
Un LED a 3000 K di temperatura di colore, con indice di resa cromatica (CRI) pari a 82 e
potenza assorbita di circa 20 W pu erogare un flusso di circa 1200 lm a 60 C di
temperatura del corpo del LED, con unefficienza luminosa di 60 lm/W che arriva a 80
lm/W quando le temperatura sale a 4100 K (mentre lindice CRI scende a 80).

Se cresce lestensione del corpo che emette luce la sorgente reale non pi assimilabile
al modello della sorgente puntiforme. Diventa quindi complesso disegnare unottica che
ottimizzi il rendimento luminoso. Si consideri, tuttavia, che paragonando il LED array a
sorgenti convenzionali di pari flusso il calcolo della superficie emittente resta a favore
del primo. Sono molti i casi in cui necessario avere una sorgente che diffonde luce con
un ampio angolo di apertura del fascio. Il LED array viene installato nel corpo delle
vecchie lampadine a filamento incandescente a ciclo di alogeni con ottica incorporata.
Sono prodotti proposti per il relamping: ricambio delle sorgenti tradizionali alle stesse
condizioni di alimentazione elettrica con lampade integrate forniti dello stesso attacco.

Con il termine Power LED (o LED di potenza) si indica un diodo luminoso alimentato a
bassissima tensione, con potenza generalmente uguale o superiore a 1 W, che in
grado di trasformare lenergia elettrica in luce e calore (Figure 14 e 15). Sono impiegati
nellilluminazione di ambienti interni ed esterni. I flussi luminosi resi oscillano
solitamente tra i 50 e i 300 lumen, in funzione della potenza assorbita.

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Figura 14 - Power LED di ultima generazione,


potenza 1 W. Il diametro della base misura 8
millimetri. Le parti metalliche pi lunghe sono gli Figura 15 - Power LED multichip (documentazione e
elettrodi, quelle pi corte contribuiscono alla produzione Osram).
dissipazione termica.

Lincremento della potenza legato alla corrente elettrica che attraversa il chip
(corrente di pilotaggio) e alla caduta di tensione, che a loro volta causano lo sviluppo di
calore. I bassi valori dei flussi luminosi erogati pongono la necessit di aggregare vari
LED per far crescere il totale dei lumen disponibili e ottenere cos gli illuminamenti
richiesti. Questa duplice esigenza alla base della diversificazione tipologica dei Power
LED.

A partire dal chip il fabbricante costruisce una sorgente luminosa che nasce
dallintegrazione tra gli elettrodi, lottica primaria, una base o substrato riflettente, una
piastra di base saldata alla prima con sostanze silicone a bassa resistenza termica con
funzione di dispersione di calore, un ricoprimento o calotta di chiusura di materiale
trasparente. Linsieme coerente di questi minuscoli elementi chiamato packaging.
Il Power LED viene, dunque, messo sul mercato come dispositivo pronto per il
collegamento elettrico con lalimentatore/convertitore e gli ancoraggi meccanici con il
dispersore termico e con leventuale ottica secondaria.
Attualmente si distinguono:
il LED a singolo chip, o LED monochip, a luce monocromatica o a luce bianca, fornito
di lente, oppure con semplice rivestimento protettivo;
il LED multichip, a luce bianca;
il LED multichip, a luce bianca ricavata da sintesi additiva RGB (Red, Green, Blue) a sei
elettrodi;
il LED multi chip RGBW (Red, Green, Blue, White), quattro chip per i colori primari e il
bianco.
I tipi di LED analizzati fino ad ora sono alimentati a bassissima tensione e a corrente
continua. Dunque, per il loro corretto funzionamento, necessaria la presenza nel
sistema dellalimentatore/convertitore. Unalternativa offerta dai diodi luminosi
alimentati a tensione di rete, o a bassa tensione. Il principale vantaggio che si ottiene
dovuto alla semplificazione del sistema in cui viene a mancare lalimentatore con il
relativo assorbimento di potenza elettrica. Ladattamento dei parametri elettrici al LED

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operato dalle micro-componenti elettroniche inserite generalmente in parte nel


packaging dello stesso LED, in parte nel circuito stampato (ponte raddrizzatore e
resistenze elettriche). Le versioni attualmente disponibili sono tre:
LED per alimentazione a tensione compresa tra 100 V e 110 V;
LED per alimentazione a tensione compresa tra 220 V e 230 V;
LED per alimentazione a tensione di 55 V.
Il LED a bassa tensione trova impiego nelle lampade integrate (le lampadine che
sostituiscono i vecchi modelli a filamento incandescente) (Figura 20) e, in genere, negli
apparecchi di piccolo formato, dove non possibile reperire lo spazio necessario per
linstallazione dellalimentatore/convertitore. Venendo a mancare nel bilancio
energetico il consumo di questa componente, lefficienza della sorgente nelle condizioni 14
indicate diventa il dato reale da assumere nella valutazione del consumo.

Figura 20 - Lampade LED integrate con attacchi a vite E2 e E14 (documentazione e produzione Philips).

Frutto recente dellevoluzione del PowerLED il tipo High Flux LED (Figura 16), o LED ad
alto flusso, si propone per applicazioni in cui necessario avere una sorgente molto
luminosa (alta luminanza del die, ossia elevato flusso erogato rispetto alla superficie
emittente) ma di piccole dimensioni con un dispositivo primario di dissipazione termica
(integrato nel packaging) a bassa resistenza termica, ossia con una grande capacit di
scambio termico.

Figura 16 - High Flux LED, potenza 32 W, flusso 2100 lm, corrente di pilotaggio 9 A (documentazione e
produzione Luminus).

Per ottenere tali prestazioni necessario usare correnti di pilotaggio di alcuni ampere,
con potenze assorbite nellordine di grandezza delle decine di watt. Si superano
abbondantemente, a questo riguardo, i valori energetici caratteristici dei Power LED pur
mantenendosi elevata lefficienza luminosa.

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Dovendo essere alimentati con alti valori di corrente anche le connessioni elettriche
devono essere in grado di sopportare le pi severe sollecitazioni, anche a garanzia della
sicurezza duso. Di conseguenza tutta la struttura del packaging assume una
configurazione specifica con maggiorazioni nel dimensionamento delle componenti
ottiche e termiche.

7. I MODULI LED
Ad eccezione dellultimo tipo descritto i diodi luminosi presentano potenze elettriche e
flussi luminosi di modesta entit. Usato come unica fonte di luce, il LED pu rischiarare
spazi di ridotte dimensioni. Per superare tale problema, quando si iniziato a 15
promuovere il loro utilizzo nellambito del lighting design, vale a dire come sorgenti per
illuminare gli ambienti, si reso necessario aggregare pi LED e disporre cos di
maggiore potenza luminosa. Sono nati i moduli LED (Figura 17) per alimentazione in
serie oppure in parallelo, aggregazioni di un certo numero di sorgenti di piccolo formato
disposte a distanze regolari su una base comune che svolge tre funzioni:
ancoraggio (funzione meccanica);
distribuzione dellenergia elettrica (funzione elettrica);
dissipazione termica (funzione termica).

Figura 17 - Modulo LED su circuito stampato di forma circolare.

Il modulo LED pu essere considerato una versione del sistema LED che assume un
significato analogo a quello del cosiddetto semilavorato in molti ambiti della
produzione industriale. Si tratta, in altre parole, di un prodotto composto.
Concettualmente il risultato di una logica sistema di aggregazione (sistema di primo
livello). Questo prodotto composto si pone, a sua volta, come elemento di
unaggregazione di ordine superiore che chiamiamo apparecchio di illuminazione,
oppure oggetto luminoso.
Soluzioni di tal genere consentono di ottenere dal diodo luminoso le migliore prestazioni
grazie allottimizzazione del sistema di primo livello. Una parte dellindustria produttrice
di sorgenti LED e di componentistica per LED propone oggi moduli LED pronti alluso
sgravando in questo modo il fabbricante di apparecchi dellonere del progetto e della
realizzazione secondo il concetto di sistema complessivo, comprensivo di entrambi i
livelli indicati.

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8. I PRODOTTI INTEGRATI
Nel caso del modulo LED gli elementi aggregati svolgono le funzioni descritte.
Rimangono per al di fuori del sistema di primo livello i dispositivi di alimentazione e
gestione della luce (convertitori, driver, dimmer). Da alcuni anni, tuttavia, sono apparsi
prodotti che estendono le funzioni del sistema modulare. Ci riferiamo ai prodotti
integrati, in cui sono presenti tutte le componenti funzionali (Figura 18).

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Figura 18 - Modulo LED, con dissipatore termico e ottiche, costituito da 4 Power LED per 4 W complessivi di
potenza elettrica assorbita (documentazione e produzione Philips).

Di particolare interesse, nellambito dellofferta di prodotti integrati, il sistema a


camera di luce (Figura 19) che inaugura lavvento, nel novero delle varie componenti a
sistema, dellelemento ottico che converte parzialmente - al pari di un filtro - le
radiazioni di alta frequenza (colore blu) in radiazioni di minore frequenza (colore giallo).
Lintercambiabilit di questa componente apre il campo alle variazioni della tonalit
della luce bianca con la semplice sostituzione di una componente.

Figura 19 - Modulo LED integrato con il relativo alimentatore (modello Fortimo, documentazione e
produzione Philips).

Qualora, nellambito della costruzione dellimpianto di illuminazione, sia possibile


inserire tali prodotti in vani compatibili con le esigenze tecnico-funzionale e,
generalmente, sia possibile nascondere alla vista tutto lapparato, non pi presente un
vero e proprio corpo o involucro protettivo, cio viene a mancare lapparecchio di
illuminazione nella sua accezione tradizionale.

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9. LE APPLICAZIONI
difficile prevedere oggi che cosa cambier nellilluminazione di ambienti interni ed
esterni quando i LED troveranno maggiore diffusione e miglioreranno ulteriormente le
loro caratteristiche tecniche e funzionali. Concentrando lattenzione sugli ingombri
minimi e sullaggregazione modulare in infinite composizioni, si indotti a immaginare
nuove forme di integrazione tra la fonte luminosa e gli elementi costruttivi o di arredo,
aprendo inediti orizzonti allindustrial design. Con i LED possibile, per esempio, creare
pannelli luminosi di ridotto spessore, quindi molto leggeri, in funzione di cortine
divisorie sui piani verticali (pareti) e orizzontali (soffitti, pavimenti). Nella stessa lastra di
vetro delle finestrature, o dei piani divisori in un interno, possibile incorporare i punti 17
luminosi (Figura 24).

Figura 24 - Lastre di vetro stratificato con LED incorporati (documentazione e produzione AGC Flat Glass).

Ogni oggetto che sia in grado di ricevere energia elettrica in ridotte quantit (e a
tensione bassissima di sicurezza) pu diventare un corpo luminoso.
Tra le applicazioni pi promettenti, intorno alle quali in atto unampia
sperimentazione, citiamo quelle relative allesposizione di beni artistici, gli apparecchi in
uso in ambito chirurgico e odontoiatrico (apparecchi scialitici) e, in generale,
lilluminazione di tutti gli oggetti di valore che subiscono danni a causa delle radiazioni
ultraviolette (UV) e infrarosse (IR). Abbiamo segnalato il caso degli articoli di oreficeria e
di gioielleria, insieme allesposizione di prodotti alimentari o di origine organica. Ed
proprio lassenza di UV e di IR che rende il LED cos apprezzato.

Inoltre, con la semplice regolazione dei singoli contributi cromatici possibile avere luce
di diversa tonalit (cambia il valore in kelvin della temperatura di colore). Si aprono qui
nuove prospettive per il progettista: infatti, per ogni opera o oggetto da illuminare si
lavora a una calibratura della composizione dei tre primari in modo da dare pi o meno
potere riflettente e resa cromatica alle superfici illuminate. Le prime esperienze in corso,
in ambito museale, mostrano un rilevante potere di restituire gamme cromatiche,

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contrati, sfumature, dettagli e particolari. Sorge, pertanto, con queste nuove e raffinate
tecniche espositive a disposizione, il problema delle corrette letture e interpretazioni
delle opere darte e dei beni culturali.

Basta sfogliare i cataloghi dei principali fabbricanti europei di apparecchi di


illuminazione per rendersi conto che ormai il LED diventato la sorgente luminosa di
riferimento, quella che sicuramente sta suscitando il maggior interesse impegnando
rilevanti investimenti in tutto il mondo industrializzato. Linnovazione passa oggi dalluso
sempre pi diffuso non solo del diodo luminoso ma anche di tutte le componenti e i
dispositivi che servono al suo corretto funzionamento. Molti comparti produttivi,
dunque, traggono beneficio dallinnovazione optoelettronica penetrata nel mondo 18
dellilluminazione.
Non un cambiamento che riguarda solo alcuni tipi di prodotti o di ambienti. Dai piccoli
spazi interni rischiarati con apparecchi dagli ingombri ridotti, fino alle grandi aree in
esterni che richiedono apparecchi capaci di fornire grande potenza luminosa (molti
lumen), ogni tipo di luogo pu essere trattato con la luce di buona qualit, a basso
consumo e a lunga durata offerta dallultima generazione di LED.

10. VALUTAZIONI ECONOMICHE


Quanto pu convenire la sostituzione di un vecchio impianto di illuminazione con uno
nuovo a tecnologia LED? Le variabili in gioco sono molte e quindi non possibile fare
una valutazione precisa. Tuttavia, definendo un caso abbastanza tipico si pu arrivare a
una stima dei vantaggi che ha un valore indicativo.
Si abbia, per esempio, un negozio con una vetrina illuminata per 10 ore al giorno da un
impianto composto da 10 apparecchi proiettori equipaggiati con lampade alogene
dicroiche da 35 W per un totale di potenza assorbita di 400 W (compreso lassorbimento
dei trasformatori). Lesercente del negozio esprime lintenzione di cambiare questo
impianto divenuto obsoleto.
Limpianto esistente funziona per 300 giorni allanno con un consumo annuo di 1200
kWh (300 giorni x 10 ore x 400 W). Considerando un costo al kWh di 0,2 , abbiamo una
spesa totale allanno di 240 . Le lampade alogene hanno una durata media di vita di
3000 ore. Questa durata comporta che ogni anno sia necessario lacquisto e il ricambio
delle 10 lampade.
Si propone il rifacimento di questo impianto, mantenendo la stessa quantit di luce nella
vetrina (a parit di flusso luminoso), con un nuovo impianto a tecnologia LED realizzato
con 10 apparecchi proiettori per una potenza elettrica complessiva di 100 W (10 W
ciascuno) e gli stessi tempi di utilizzo. Ogni apparecchio costa circa 240 , il 30% in pi
rispetto al costo dellapparecchio con lampada alogena dicroica (180 ).
Il consumo elettrico sar di 300 kWh (300 giorni x 10 ore x 100 W) per una spesa annua
di soli 60 . Il risparmio allanno sar di 180 . Con il contenimento delle spese per
lacquisto e il ricambio lampade si pu affermare che in poco pi di 3 anni si ammortizza
la spesa iniziale che superiore a quella sostenuta per lacquisto degli stessi apparecchi
del vecchio impianto (2400 contro 1800 ). Negli anni successivi si risparmia sia sulla
spesa energetica sia sulla spesa dovuta alla manutenzione.

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Nuovi LED per illuminare ambienti interni ed esterni

11. IL QUADRO NORMATIVO. LE DIRETTIVE EUROPEE


Nell Europa comunitaria il comparto produttivo delle sorgenti luminose stato oggetto
di attente valutazioni comparative in ordine ai consumi energetici. Si ritenuto che una
serie di interventi rivolti al ridimensionamento dellofferta dei tipi di sorgenti di vecchia
concezione (principalmente le lampade a filamento incandescente normali e a ciclo di
alogeni) a bassa efficienza luminosa, alto consumo energetico, ridotta durata di vita,
potesse contribuire in modo significativo al risparmio di energia e al contenimento delle
emissioni di anidride carbonica nellatmosfera.
In questa prospettiva, a partire dal 2005, sono stati varati dei provvedimenti (in
particolare la Direttiva Europea Eco-Design EUP, Energy Using Products, con i relativi 19
Regolamenti attuativi) che tendono a contrarre con gradualit, fino a giungere alla
completa estinzione (messa fuori produzione nel territorio dellEuropa Unita), la
produzione delle lampade energivore. In Italia la Direttiva stata pienamente recepita
con il Decreto Legislativo n. 201 del 6 novembre 2007. I programmi attuativi prevedono
il divieto di fabbricazione delle lampade nellarco di 7 anni (dal 2009 al 2016), iniziando
dalle potenze maggiori (uguali o superiori a 100 W), secondo varie caratteristiche
tecniche e classi energetiche, anchesse definite in documenti comunitari. In un futuro
non lontano, pertanto, i LED insieme ad altre sorgenti ad alta efficienza e lunga durata
andranno a sostituirsi ai tipi obsoleti non pi reperibili sui mercati.

12. LE NORME CEI SPECIFICHE SUI LED


Negli ultimi anni il CEI (Comitato Elettrotecnico Italiano) si attivato per la pubblicazione
di norme specifiche sui LED. Considerando che il diodo luminoso comunque una
sorgente luminosa destinata a funzionare allinterno di apparecchi di illuminazione, la
Norma principale di riferimento rimane CEI EN (Norme Europee) 60598-1 Apparecchi di
illuminazione. Parte 1: Prescrizioni generali e prove e successive norme ad essa
collegate. Questa prima parte specifica le prescrizioni generali per gli apparecchi di
illuminazione che incorporano sorgenti luminose che funzionano con tensioni di
alimentazione fino a 1000 V; le prescrizioni e le relative prove riguardano la
classificazione, la marcatura, la costruzione meccanica ed elettrica. La Norma prende in
considerazione tutti gli aspetti della sicurezza (elettrica, termica e meccanica). Suo scopo
di fornire una serie di prescrizioni e di prove considerate generalmente applicabili alla
maggior parte dei tipi di apparecchi
Le Norme Tecniche pubblicate dal CEI permettono di valutare la sicurezza e le
prestazioni elettriche, elettroniche, termiche, meccaniche e ottiche dei prodotti LED e
moduli LED, dei connettori per LED e delle unit di alimentazione. In particolare sono
pubblicate:
Norma CEI EN 62031 (34-118), Edizione Ia, 02/2009 (moduli LED)
Norma CEI EN 60838-2-2 (34-112), Edizione Ia, 01/2007 (connettori)
Norma CEI EN 61347-2-13 (34-115), Edizione Ia, 09/2007 (unit di alimentazione)
Norma CEI EN 62386-207, (34-128), Edizione Ia, 04/2010 (interfacce digitali)
Norma CEI EN 62471 (76-9), Edizione Ia, 01/2010 (sicurezza fotobiologica)

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In particolare la Norma, la 62471, fornisce i criteri e i metodi di valutazione della


sicurezza fotobiologica di tutte le fonti di luce in commercio (lampade di ogni tipo o
versione, sistemi di lampade, apparecchi di illuminazione). Lobiettivo fondamentale
della Norma lanalisi valutativa unita al controllo dei rischi fotobiologici dovuti a tutte
le fonti di luce a spettro incoerente che emettono radiazioni nel range di lunghezze
donda comprese tra 200 nm e 3000 nm. Sono specificati i limiti di esposizione alle
radiazioni, le tecniche di misurazione e lo schema di classificazione dei prodotti.
In conclusione si pu affermare che i nuovi LED si presentano come i prodotti
illuminotecnici pi efficienti, duraturi, sicuri ed ecocompatibili attualmente sul mercato. I
provvedimenti legislativi per razionalizzare luso dellenergia nellilluminazione stanno
certamente favorendo la loro diffusione. Come abbiamo dimostrato, i reali benefici si 20
ottengono rispettando le caratteristiche tecniche e i principi di funzionamento di un
prodotto che deriva dal mondo dellelettronica di consumo, valutando attentamente le
condizioni di impiego e utilizzando le componenti del sistema LED con attenzione e
impegno professionale.

Le figure dello Speciale sono tratte dal libro: Gianni Forcolini, Illuminazione LED, Hoepli, Milano 2010.

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