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atlante dei corsi di progettazione architettonica

FIRENZE

architettura

3.2003

architettonica F I R E N Z E architettura 3.2003 Periodico semestrale Anno VII n.3 Euro

Periodico semestrale Anno VII n.3 Euro 7 Spedizione in abbonamento postale 70% Firenze

In copertina:

Jean de Boulogne detto il Giambologna Allegoria dell’Architettura, Firenze Museo del Bargello foto Giorgio Verdiani

Periodico semestrale* del Dipartimento di Progettazione dell’Architettura viale Gramsci, 42 Firenze tel. 055/20007222 fax. 055/20007236 Anno VII n. 3 - 2° semestre 2003 Autorizzazione del Tribunale di Firenze n. 4725 del 25.09.1997 Prezzo di un numero Euro 7 numero doppio Euro 10

Direttore - Marco Bini Coordinamento comitato scientifico e redazione - Maria Grazia Eccheli Comitato scientifico - Maria Teresa Bartoli, Roberto Berardi, Giancarlo Cataldi, Loris Macci, Adolfo Natalini, Paolo Zermani Capo redattore - Fabrizio Rossi Prodi, Redazione - Fabrizio Arrigoni, Valerio Barberis, Fabio Capanni, Francesco Collotti, Fabio Fabbrizzi, Giorgio Verdiani, Andrea Volpe, Claudio Zanirato Info-grafica e Dtp - Massimo Battista Segretaria di redazione e amministrazione - Gioi Gonnella tel. 055/20007222 E-mail: progeditor@prog.arch.unifi.it.

Questo numero è stato curato da Fabio Fabbrizzi e Claudio Zanirato con

- Alberto Baratelli per la Sezione Architettura e Città - Gianni Cavallina per la Sezione Architettura e Contesto

- Flaviano Maria Lorusso per la Sezione Architettura e Innovazione - Giacomo Pirazzoli per la Sezione I Luoghi dell’Architettura

Proprietà Università degli Studi di Firenze Progetto Grafico e Realizzazione - Centro di Editoria Dipartimento di Progettazione dell’Architettura Fotolito Saffe, Calenzano (FI) Finito di stampare novembre 2003 da Arti Grafiche Giorgi & Gambi, viale Corsica, 41r Firenze

*consultabile su Internet http://www.unifi.it/unifi/progarch/fa/fa-home.htm

FIRENZE

architettura

3.2003

editoriale

Scuole

Sulla città e sul progetto

sezione Architettura e Città

Fabio Fabbrizzi - Claudio Zanirato

2

4

Alberto Baratelli Spazialità urbane

6

Piero Paoli Gli elementi costitutivi dell’architettura

8

Loris Macci Il laboratorio di progettazione 4

10

Andrea Del Bono Nuovi spazi per la città

12

Alberto Baratelli Progetti nei luoghi del sistema delle ville medicee. Un passato che deve farsi presente

14

Maria Gabriella Pinagli Contenuti del corso

16

Bruno Gemignani Materiali per un’idea

18

Paolo Galli La trama delle appartenenze

20

Antonella Cortesi, Renzo Marzocchi Maieutica e didattica

22

Andrea Ricci Tra ricerca e didattica

24

Antonio Capestro L’insegnamento dell’Architettura Fabio Fabbrizzi

26

sezione Architettura e Contesto

L’insegnamento dei luoghi e della storia Gianni Cavallina Dalle tipologie edilizie dell’architettura tradizionale agli studi progettuali sulla forma della città:

28

un percorso didattico

30

Giancarlo Cataldi La villa come elemento fondativo del paesaggio: il caso senese

32

Grazia Gobbi Sica Architettura e rinnovo urbano

34

Benedetto Di Cristina Limiti e segni

36

Gianni Cavallina Esercizi di progettazione: gli workshops

38

Carlo Canepari Progetto di abitazioni e servizi

40

Virginia Stefanelli Rompere schemi, togliere riferimenti

42

Piero Degl’Innocenti Il metodo della memoria negli orbitali esterni: esperienze di progetto in un contesto periferico

44

Alessandro Gioli Piano di recupero dell’area dell’Ospedale a Prato

46

Adolfo Natalini Edificio ad uso pubblico in Volpaia - Chianti Fabrizio Arrigoni

48

sezione Architettura e Innovazione

La tradizione dell’innovazione

50

Flaviano Maria Lorusso Didattica e progetto

52

Laura Andreini Sintesi Finale

54

Alberto Breschi L’Arno è la piazza del 2000 della città

56

Lorenzino Cremonini Nuove dimensioni del progetto

58

Paolo Iannone Puzzles

60

Flaviano Maria Lorusso Miniature

62

Marino Moretti Metafore spaziali Vittorio Pannocchia

64

sezione I Luoghi dell’Architettura

Esplorando il mondo col progetto

66

Giacomo Pirazzoli Oggetti ritrovati

68

Paolo Zermani Progetto d’architettura in aree archeologiche

70

Maria Grazia Eccheli Sulla didattica

72

Fabrizio Rossi Prodi Lezioni di architettura

74

Fabio Capanni Inseguendo l’espressione semplice di pensieri complessi

76

Francesco Collotti Pensare/Classificare/Comporre Giacomo Pirazzoli

78

eventi e letture

80

Scuole

Fabio Fabbrizzi - Claudio Zanirato

Firenze Architettura ha iniziato il suo percorso editoriale nel 1997 con le prime due pubblicazioni dedicate ad illustrare i risultati dei Laboratori di Progettazione I e II. Erano, quelle raccontate, anche le prime inedite esperienze didattiche conseguenti alla riforma dell’ordina- mento, e come tali furono attese come verifica dell’efficacia delle nuo- ve modalità di svolgimento dell’inse- gnamento delle materie strutturanti il Corso di Laurea. L’interdisciplinarietà, attraverso le codocenze con materie diverse, e la pratica assistita in aula con le frequenze obbligatorie, rappre- sentavano le condizioni innovative ri- spetto alla tradizione accademica. Ora che il ciclo della riforma si è com- piuto e maturato, con l’attivazione an- che dei Laboratori di Sintesi Finale e con le conseguenti prime lauree, pre-

sentiamo uno spaccato significativo dei corsi progettuali attivati dal Dipar- timento di Progettazione dell’Archi- tettura, degli ultimi tre Anni Accademi-

comuni denominatori alla base dei di-

versi percorsi progettuali, a sua volta espressioni di poetiche differenti, la cui interpretazione ha da sempre defi- nito il perimetro di una latente ma condivisibile identità.

E all’interno di essa, la presenza ine-

vitabilmente doverosa della contami- nazione, non solo di genere, ma con molte altre discipline, (la lezione di Michelucci si è evoluta in maniera più proficua proprio in questa direzione, cioè non tanto come trasmissione di esperienza, quanto proprio nell’inseri-

mento di variabilità all’interno della certezza disciplinare), distinguendo nella progettualità di questa Scuola, una disarticolazione che ha fortificato

il comporre in aspetti complessi. Cer-

te volte in apparenza non conciliabili,

forse non del tutto necessari, o più semplicemente legati alla dimensione “quotidiana” della storia, ma sempre incastonati attorno alla consapevo-

lezza che a Firenze, il progetto, prima

di essere un progetto di forme è sicu-

pre, essere più importante il percorso fatto che non il risultato raggiunto. Forse come non mai, nella registrazio- ne di questi personali e necessaria- mente diversi itinerari didattici, c’è sta- ta coerenza e comunanza.

Comunanza che va ben oltre le dichia- razioni di intenti, le affermazioni pro- grammatiche e l’immediata inconcilia- bilità dei linguaggi che continuano ad essere diversi. Fortunatamente diversi, a ricordarci ancora una volta, e vale la pena farlo, che la differenza, quando non è gra- tuita ma frutto coerente di filtri sensi- bili e trasmissibili di disciplinarietà e non di tendenze, di mode o di gesti, non costituisce una caratteristica da

omologare, da smussare ne tantome-

no da superare, quanto al contrario - perché a sua volta valore di comunan- za e tradizione - un pregiato tratto da custodire e preservare.

ci,

che ne delineano forse l’organicità

ramente un progetto di relazioni.

di

una “Scuola”.

Su queste basi, aperte ai preziosi

L’individuazione di un’idea di Scuola,

fatto alquanto dibattuto e spesso contraddetto all’interno della gestio-

ne culturale della Facoltà, nasce a Fi-

renze non tanto attorno alla condivi- sione linguistica delle varie espressio-

ni progettuali, quanto grazie ad una

via meno diretta. Questa via, in seguito alla quale si è

più volte negata la stessa possibilità

di esistenza di Scuola intesa come

fattore culturale, si riconduce, ed è cosa nota, all’aderenza di generali principi strutturanti. All’esistenza cioè, di nuclei essenziali posti come

contributi di visioni formatesi altrove, portatrici non tanto di alterità quanto

di sensibilità diverse, si è rilegittimata

passo dopo passo, l’estensione di questa idea, nella proficua crescita di

“voci”, diverse ma corali.

È quindi un progetto che mira ad

un’architettura che è ascoltatrice del luogo, nuova misura del paesaggio, delle sue vocazioni, delle sue latenze;

un’architettura che traducendo un’identità, disvelando una memoria, mutando una tradizione, rivela inedite

potenzialità di futuro, nei cui passaggi

in termini didattici, appare come sem-

Carlo Chiappi

Fiesole 2000, acquerello su lapis

di futuro, nei cui passaggi in termini didattici, appare come sem- Carlo Chiappi Fiesole 2000, acquerello

Sulla città e sul progetto

Alberto Baratelli

Nell’organizzare questo materiale, una

Gli scenari urbani mutano rapidamente

 

maieutica conduzione del processo pro-

si

va perdendo la cognizione stessa di

sionale e di insegnamento.

fossero stati all’epoca già quasi tutti re-

testimonianza sintetica ma significativa

in un’espansione quasi ingovernabile

gettuale è compito del docente favorire

tempo, quello necessario al presente

Quando ancora frequentavo la facoltà

del

lavoro didattico svolto dai miei amici

dove diviene più sfumato il limite tra cit-

la

conoscenza del presente attraverso la

per predisporre il futuro ed al progetto

come studente ebbi l’occasione di assi-

colleghi della sezione “Architettura e

città” negli ultimi anni ai quali rivolgo un sincero ringraziamento, mi sono accorto come, accanto alle inevitabili e direi qua-

e

tà e territorio e dove le tracce e le testi- monianze della nostra cultura vengono aggredite se non addirittura cancellate. Se quindi l’ambiente è il modo di essere

conoscenza della storia passata e orga- nizzare l’utopia per preparare il domani, un’utopia intesa non come astrazione dai problemi concreti, dalla realtà delle

per organizzare il proprio processo di ri- flessione e maturazione. Anche gli at- tuali mezzi che la tecnologia mette a di- sposizione, se da un lato accorciano

stere ad una conferenza che Louis Kahn tenne a Firenze. Sebbene i suoi progetti

alizzati, conoscevo poco di lui, per aver

si

salutari differenti posizioni ideologiche

fisico della sua storia, questa e il pro-

cose, ma come aspirazione al nuovo,

notevolmente i tempi operativi consen-

visto solo qualche opera pubblicata sul-

e

culturali che stanno a indicare la rinun-

cesso formativo del luogo acquistano

una ricerca avanzata che il progetto

tendo livelli di precisione nella restitu-

le

riviste di architettura. Ho ancora chia-

cia

a ingessature teoriche e a omologan-

la

dimensione non tanto di materiali da

deve sempre avere. Come scriveva Er-

zione grafica impensabili prima di ora,

ro

nella mente quel giorno: Kahn ele-

ti

percorsi didattici e metodologici, si

sondare in funzione di una tipicità stili-

 

nesto Nathan Rogers: l’utopia “non è fa-

dall’altro, se usati come mezzi proget-

gante nel suo abito scuro, camicia bian-

possono cogliere alcuni elementi che mi

stica, quanto di processi strutturali fon-

natascienza è percepire e indicare una

tuali, possono portare ad un’eccessiva

ca

e papillon. Non ricordo esattamente

consentono di trarre qualche spunto per

dativi dei principi di insediamento.

meta raggiungibile perfino in un tempo

semplificazione e riduzione di quelle fasi

le

sue parole, ma ricordo che rimasi sor-

brevi riflessioni sul progettare.

Il

progetto si costituisce come un’ope-

imprecisato e imprecisabile. Percepire il

del processo operativo fondamentali

preso e direi quasi deluso dalla brevità

L’architettura fa parte del quotidiano, si

razione selettiva, di sintesi di fronte al-

 

domani, creare le vie per il domani è pro-

per la genesi e la precisazione dell’idea

della sua esposizione, mi sarei forse

mescola con esso, è come ha scritto

l’emergere dei materiali e alla possibilità

prio il compito dell’università”. Una ri-

compositiva più consone forse ad un

aspettato una illustrazione più completa

Giuseppe Vaccaro “un’arte generica ma nasce da scopi inerenti la vita uma- na” e come tale non può essere il frutto

della soluzione che comunque è in gra- do di fornire. Da qui il senso dell’archi- tettura che si persegue, fondata non sui

cerca avanzata che non può mai essere tuttavia percorso arbitrario, performan- ce estemporanea, in quanto l’architettu-

approccio di tipo tradizionale, fasi che non possono essere considerate parti di un più generale e complesso processo

esaustiva. Niente di tutto questo; po-

che immagini e solo brevi affermazioni che non dettavano ricette precostituite,

ed

trasmettevano una forte impressione e

di

un pensiero pienamente teorico e

concetti operanti meccanicamente e

ra è sempre trasformazione di uno spa-

progettuale ma semmai momenti fon-

ma lasciavano spazio al possibile e al

astratto, ma scaturisce da quell’ambito

neppure sulla idea di una oggettualità

zio concreto, di un luogo, per costruirne

damentali e integranti il processo stes-

dubbio. Ciò mi parve quasi un contro-

di

imponderabilità che è tipico di molte

rinchiusa in se stessa. Il sistema delle

uno nuovo che l’uomo fruisce e vive, è

so. Bisogna riattribuire un ruolo centrale

senso considerando anche i caratteri

azioni umane. Quindi la città con tutta

relazioni tra progetto e contesto recupe-

imprimere un segno su un paesaggio

alla diadattica del progetto come con-

della sua architettura così stereometri-

la

sua varietà e complessità, le sue

ra lo spessore culturale di questo, rein-

che resterà modificato per sempre.

sapevole riappropriazione dell’esercizio

camente definita; ma uscito dalla sala,

contraddizioni, il suo spessore storico,

terpretandolo attraverso un processo di

Il

progetto e il suo concretizzarsi spo-

della composizione rientrando in sinto-

ripensando a quelle poche parole capii

diviene l’ambito privilegiato, delle ricer-

attualizzazione del suo portato storico

stano gli equilibri dell’esistente e ne sta-

nia con i tempi lunghi del processo pro-

che ciò che avevo ascoltato non era

che storiche, delle analisi e delle sintesi progettuali, condotte all’interno della sezione, dove ogni progetto prefigura una realtà diversa che si sovrappone a

per ricreare un nuovo “senso di luogo”. “In sintesi” come ha scritto Macci “la strada dell’interpretazione “finemente distillata” del luogo senza rinunciare nel

biliscono la distanza massima compati-

bile, ogni proposta interrogandosi sui destini dell’uomo e sui luoghi fissa i rap- porti fondamentali tra luce acqua e terra

gettuale sempre più condizionato da procedure semplificate e da mode effi- mere e massificanti. Un work in pro- gress incerto e faticoso caratterizzato

tanto la descrizione delle opere ma la trasmissione della dimensione interiore del loro autore. Quelle parole in realtà

quella attuale, forse anche più ricca e vera in quanto è quella che ognuno so-

progetto al nostro momento storico sembra rappresentare - oggi come ieri

e

ogni volta sposta con la propria appar-

tenenza al contesto tali rapporti obbli-

anche da ripensamenti e dubbi, un iter che ognuno deve percorrere all’interno

lasciavano intuire che altri fossero i pen- sieri intorno al progetto.

gna e immagina.

e

come sempre – un originale contribu-

gando ad una nuova lettura.

delle proprie ricerche personali, rifiutan-

Era proprio in quei dubbi che si manife-

Oggi che l’idea di una ritrascrizione

to

che la ricerca offre, teorico e di meto-

Sta profondamente trasformandosi la

do regole o modelli precostituiti confor-

stava l’importanza del porsi continue

complessiva della città non è più plausi- bile, svanita ormai con la fine delle gran-

do operativo, anche nell’attuale crisi dei linguaggi dell’Architettura”. Ciò signifi-

 

città come effetto indotto dai repentini, incerti e contraddittori cambiamenti del-

tato in questo dall’esempio dei grandi maestri nella convinzione che, come

domande, domande che presuppone- vano una ricerca costante.

di

ideologie, c’è infatti assoluta necessi-

ca rifiuto del procedimento accademi-

l’architettura sempre più condizionata

sosteneva Gropius, “…non esiste un

Il

messaggio che ci ha lasciato è quello

di prefigurare la trasformazione delle

co nella verifica dei gradi di libertà del

da un arbitrario processo di omologa-

punto terminale in architettura, ma c’è

di

non affidarsi a tranquillizzanti cer-

sue parti attraverso l’integrazione del-

progetto e nei confronti dei vincoli con-

zione e semplificazione delle differenze

solo un mutamento continuo”.

tezze, ma lasciare che anche il dubbio

l’esistente, puntando sulla qualità del

testuali e ambientali.

col progressivo allontanamento e scadi-

A

conclusione di queste brevi conside-

o

meglio il “tirocinio del dubbio” diven-

progetto architettonico e affrontandola

Il

progetto di architettura è un comples-

mento dei suoi valori fondamentali.

razioni, vorrei riportare un’esperienza

ti

il nostro compagno di strada.

nella sua dimensione intermedia: quella

so di operazioni costantemente in oscil-

 

In questa situazione di sviluppo sempre

personale che mi ha accompagnato ne-

E

questo è ciò che faticosamente cer-

della progettazione urbana.

lazione tra passato e futuro; in questa

più accellerato e di consumo della città

gli anni durante la mia carriera profes-

co

di trasmettere ai miei allievi.

Piero Paoli

LABORATORIO DI SINTESI FINALE IN PROGETTAZIONE URBANA

Collaboratrice:

Cinzia Palumbo

1

MIMESI 62+CAPESTRO & PALUMBO “portali urbani tra permanenza e mutamento” Un sistema ricettivo, convegnistico e ricreativo tra centro e periferia.

Concorso Internazionale di progettazione per il recupero dell’ex area fiat in viale Belfiore a Firenze

2

Valentina Nibbi un nuovo mercatale per Arezzo tesi di laurea a.a. 2001-2002 relatore prof. Arch. Piero Paoli, correlatori dott. Arch. Antonio Capestro, dott. Arch. Cinzia Palumbo

Spazialità urbane

L’individuazione e la proposta del luogo per la comunità, che riassume una me- todologia progettuale indagata tra ricer- ca e didattica, ispira i progetti seguenti. Pensati come struttura urbana che si concretizza in architettura di relazione, spazio e immagine, nella loro articola- zione cercano di coniugare la morfolo- gia del luogo di intervento ai nuovi, complessi modi di vivere il proprio habi- tat tra risorse locali e network globali. Ne emerge una spazialità che, attraver- so l’impianto, rilegge il tessuto fisico e relazionale del contesto e ne rienventa il ruolo, attraverso una intersezione di flussi tra città e territorio rispetto a cui

riproporsi con un più alto livello di attrat- tività e di complementarietà. Questa metodologia di intervento è molto attenta alle prima fase di proget- to dell’impianto architettonico e urbano

che, studiato come impianto comples-

so con una forte carica relazionale, par- te dal contesto e ne reinterpreta le po- tenzialità all’interno di un sistema, ren- dendolo permeabile da diverse fasce di utenza e sintetizzando le diverse scale

1
1

di relazione, dal settore urbano alla cit-

tà, attraverso la progettazione di uno spazio fisico (materiale) e di interessi (immateriale). L’obiettivo è quello di progettare spazi desiderati dove la contaminazione delle attività supera la segmentazione fun- zionale e si offre come palinsesto dove ognuno, i residenti ed i city users, pos- sano descrivere il proprio itinerario di

esperienze tra edificio e città, tra spazio pubblico e privato. In questo senso i progetti sfuggono da una classificazio-

ne in una tipologia conclusiva. Nell’im-

pianto recuperano e rileggono il senso delle categorie funzionali reinterpretan-

do il binomio forma/funzione attraverso una nuova idea di fruizione dello spazio elaborata su nuove forme di scambio e

di comunicazione e su uno sviluppo so-

stenibile applicato a città e ambiente.

In questo tentativo l’impianto riflette

una articolazione di spazi che già antici-

pano l’immagine che questo sistema urbano vuole trasmettere attraverso un linguaggio architettonico che modella

l’impianto spaziale non assimilandolo ad un unico edificio-contenitore ma ad

un sistema di spazi che, attraverso pieni

e vuoti, materializzano e smaterializza-

no l’architettura. Non somma di archi-

tetture, quindi, l’impianto progettato si basa sul tessuto che ne costituisce il substrato. Da esso si astrae l’idea di luogo che, non univoco nella forma e nella funzione, si propone come relazio-

ne tra gli spazi e brano di città: l’imma-

gine che ne deriva è quello di una archi-

tettura urbana inserita nel tessuto ma aperta a contaminazioni di interessi e di senso oltre il contesto.

Cinzia Palumbo

2
2

Loris Macci

LABORATORI DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 3-4

MODULI DIDATTICI

Teorie e Tecniche della Progettazione Architettonica:

Claudio Zanirato A.A. 2001-2002 Teorie della Ricerca Architettonica Contemporanea:

Claudio Zanirato A.A. 2002-2003 Collaboratori:

Alessandra Abbondanza, Luca Ferrari, Nicolina Novelli, Caterina Pratesi, Alessandro Rosselli, Nicola Santini

Esercitazioni progettuali sull’area industriale dismessa fiorentina ex F.lli Franchi Ester Gardini, Irene Ghiandai, Silvia Innaco plastico di studio Ivan Shumkov, Ugo Dattilo ambientazione

plastico di studio Ivan Shumkov, Ugo Dattilo ambientazione Gli elementi costitutivi dell’architettura La

Gli elementi costitutivi dell’architettura

La “traduzione” dell’idea compositiva in progetto di architettura è l’articolata esperienza didattica proposta nel bien- nalizzato corso del Laboratorio di Pro- gettazione dell’Architettura 3-4. La ricezione e l’individuazione delle po- tenzialità e delle vocazionalità di un luo- go da trasformare, sono le premesse iniziali di tale percorso, che parte inevi- tabilmente dalla riconoscibilità delle qualità intrinseche all’esistente come promotrici di una qualità in divenire. L’architettura, quindi, è proposta come elemento costitutivo del paesaggio, natu- rale o urbano che sia, ed il progetto rap- presenta il processo di definizione di uno “scenario” relazionale che deve scaturire dalla dialettica tra struttura funzionale ed immagine percettiva, costitutive del con- testo di riferimento operativo proposto. Gli “elementi costitutivi” dell’architettura sono pertanto i capisaldi del percorso progettuale che si deve articolare libera- mente alla ricerca di un possibile “scena- rio” trasformativo: le connessioni tra i di- versi spazi relazionali, sia interni che esterni, costitutive dei luoghi, dotati sem-

pre di molteplici dinamicità; la spazialità delle funzioni e delle componenti struttu- rali, costruttive e materiche, costitutive dell’immagine concreta delle fruizioni. Il progetto diviene così l’approfondi- mento di un rapporto interdisciplinare tra la natura di un luogo (reale ed imma- ginato al contempo) e la costruzione di una sua possibile immagine evocativa- trasformativa, coerentemente “costitui- ta” per componenti elementari interala- zionati tra loro col tramite della compo- sizione architettonica. Le “conoscenze” dei luoghi come pre- messa di continuità dialettica nei conte- sti d’intervento, il “tematismo” dell’idea- zione come soggetto di trasmissibilità di contenuti comunicativi del processo di stratificazione paesaggistica, il “lessico” disciplinare come necessaria scelta lin- guistica dell’espressività individuale e collettiva di un fare comune, diventano le tappe fondamentali di una eleborazione progettuale di esplorazione di una “la- tenza” a cui dare l’evidenza e la sostanza dell’architettura.

Claudio Zanirato

e la sostanza dell’architettura. Claudio Zanirato Esercitazioni progettuali sull’area fiorentina dell’ex
e la sostanza dell’architettura. Claudio Zanirato Esercitazioni progettuali sull’area fiorentina dell’ex
e la sostanza dell’architettura. Claudio Zanirato Esercitazioni progettuali sull’area fiorentina dell’ex
e la sostanza dell’architettura. Claudio Zanirato Esercitazioni progettuali sull’area fiorentina dell’ex

Esercitazioni progettuali sull’area fiorentina dell’ex Fiat di viale Belfiore Mauro Palmucci, Kirsten Buchheim, Julia Pfretschner, Martin Brunner, Alessio Minunno, Leonardo Antonio Orfino, Matteo Calza, Agnese Pero, Silvia Sani

Pfretschner, Martin Brunner, Alessio Minunno, Leonardo Antonio Orfino, Matteo Calza, Agnese Pero, Silvia Sani 8 9

Andrea Del Bono

LABORATORIO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 4

MODULI DIDATTICI

Teorie della Ricerca Architettonica Contemporanea:

Massimo Fagioli A.A. 2000-2001 Antonio Capestro A.A. 2001-2002 Cinzia Palumbo A.A. 2002-2003 Progetto di Strutture:

Silvia Briccoli Bati A.A. 2000-2002 Collaboratori:

Nichola Chirdo

Alessandro Fontani

1

M. Tanzini

Isolato in via G. D’Annunzio, plastico di studio

2

Levini, Gabrielli

Isolato in via G. D’Annunzio, studi preparatori

3

Cuoghi, Mantovani

Isolato in Via della Scala, planivolumetria

4

Cuoghi, Mantovani

Isolato in Via della Scala, pianta dei servizi di quartiere

5

M. Compagnoni

Isolato in Via della Scala, studi di prospetti per la residenza

6

Levini, Gabrielli Isolato in via G. D’Annunzio, studi di prospetti per la residenza

Il laboratorio di progettazione 4

 

3

Il Laboratorio di Progettazione IV è de- stinato al completamento della forma- zione progettuale in preparazione dei laboratori di sintesi del quinto anno. A tale scopo si propone di ampliare la conoscenza teorica e pratica delle fasi operative di un progetto complesso che, partendo da una dimensione al- largata, attraverso vari tipi di appro- fondimenti giunga alla definizione del disegno generale dell’insieme e del-

 

concepimento della sua forma. Con tali obiettivi esso intende prepara- re gli studenti ad operare all’interno di situazioni stabilizzate o in via di svilup- po sia nella dimensione degli insiemi che in quella dell’opera di architettura vista come sintesi tra funzione, forma spaziale ed immagine. Per questo le immagini presentate te- stimoniano solo alcune fasi del meto- do di lavoro e di avvicinamento ai temi

l’architettura dei singoli edifici che lo compongono. Affrontare i temi del processo proget- tuale che deve pervenire alla precisa- zione di un disegno che abbia validità semantica e tecnica implica il chiari- mento del concetto di metodo e del suo valore di strumento nei confronti della disciplina progettuale. È questo il problema che la sperimen- tazione in laboratorio affronta co- struendo una teoria che precisi i meto-

della progettazione al di fuori dei risul- tati inevitabilmente permeati del sog- gettivismo degli autori. I temi di progetto sviluppati nella speri- mentazione riguardano due isolati di differenti dimensioni e caratteristiche, ambedue all’interno di tessuti consoli- dati, posti in Firenze, uno in prossimità della stazione di S. Maria Novella ai bordi dei viali di circonvallazione, l’altro nel quartiere di Campo di Marte lungo la via G. D’Annunzio, nei quali devono

4

di

logici di progettazione dello spazio

essere previsti sistemi residenziali, ser-

analizzando e razionalizzando le speri-

 

vizi di quartiere ed attrezzature com-

mentazioni via via compiute per mette-

merciali di varia dimensione e tipo.

re

a fuoco i meccanismi induttivi dai

quali ciascun progettista potrà estrarre

 

successivamente i fondamenti per un proprio metodo operativo tanto teori-

co

quanto pratico.

In

questo procedere appare importan-

5

te

il metodo strutturale che cerca di

evitare le ambiguità che nascono quando si confondano due piani: quel-

 
evitare le ambiguità che nascono quando si confondano due piani: quel-    
 

lo

globale della lettura di un fenomeno

e

quello di metodo operativo appog-

giato alla sperimentazione.

 

Si

tratta quindi di organizzare i dati

del tema di progetto con rigore logico

 

stabilendo in tale modo una legge di processo, ma nello stesso tempo in-

1

troducendovi alcuni gradi di libertà orientati ad una concezione anche in- tuitiva della realtà.

troducendovi alcuni gradi di libertà orientati ad una concezione anche in- tuitiva della realtà.

Le problematiche più significative af-

frontate nelle varie fasi del laboratorio interessano quindi la costituzione della

struttura dello spazio, l’organizzazione dei sistemi che la caratterizzano ed il rapporto tra struttura dello spazio e

2

6

spazio, l’organizzazione dei sistemi che la caratterizzano ed il rapporto tra struttura dello spazio e 2
spazio, l’organizzazione dei sistemi che la caratterizzano ed il rapporto tra struttura dello spazio e 2
spazio, l’organizzazione dei sistemi che la caratterizzano ed il rapporto tra struttura dello spazio e 2
spazio, l’organizzazione dei sistemi che la caratterizzano ed il rapporto tra struttura dello spazio e 2

Alberto Baratelli

LABORATORIO DI SINTESI FINALE IN PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA E URBANA

Collaboratori:

Antonio Cantatore, Marco Cecchi, Leonardo Checcaglini, Nicoletta Novelli, Davide Olivieri, Maria Rita Primangeli, Alessandro Rizzo, Alessandro Rosselli, Tommaso Rossi, Claudio Zanirato

1 - 2 Patrick Priolo Kultur Forum Hafen a Düsseldorf

tesi di laurea relatore Alberto Baratelli,

A.A.1999-2000

3

Francesco Bargelli e Gianni Nencioli Ipocentro:

riqualificazione di un’area portuale a Marsiglia tesi di laurea relatore Alberto Baratelli, correlatori Enrico Baroni, Alessandro Rosselli, A.A. 2000-2001

4

Barbara Bardani e Giulio Morra Moretti Università e territorio:

un progetto per il quartiere S. Angelo a Perugia tesi di laurea relatori Alberto Baratelli, Loris Macci correlatore Paola Morandi, A.A. 1999-2000

1
1

2

Nuovi spazi per la città

La città, luogo dell’architettura per ec- cellenza, è diventata luogo della tra-

giunti; progetti diversi per ambiti di in- tervento e percorsi progettuali, ma tesi

sformazione, della sostituzione rapida,

ad

una sintesi estrema tra lettura e at-

della perdita di precise identità e molto spesso di qualità. Nella possibilità del- l’architettura di ridefinirne l’immagine,

tenta decodificazione delle regole por- tate dal luogo e contemporaneamente sensibili al confronto con le tematiche

di

ricucire una forma che non può esse-

della cultura architettonica contempo-

re

più né compiuta né omogenea ma

ranea, ma senza atteggiamenti globa-

temente dall’oggetto su cui si sta lavo-

solo la sommatoria di singoli eventi ar- chitettonici, sta la sfida del nostro tem- po per il progetto architettonico. Un progetto capace di recuperare il senso del rapporto col contesto, di ristabilire

lizzanti e univoci. Progetti flessibili in cui è possibile sperimentare approcci diffe- renziati al variare del contesto e delle sue peculiarità, stabilendo legami aper- ti tra la parte e il tutto.

ambiti di relazione, di riattribuire un ca- rattere all’architettura, riscattando luo- ghi che soffrono per l’inadeguatezza ri- spetto ai cambiamenti attuali. Su queste tematiche si è incentrata l’at- tività del corso di Progettazione urbana

Così nel Kultur Forum Hafen di Düssel- dorf la composizione diviene lavoro di sintesi geometrica e visiva, indipenden-

rando. Un corpo verticale sollevato dal terreno, avvolto da membrane trasluci-

e

più di recente nei due laboratori di cui

de

e trasparenti e un altro orizzontale

sono responsabile: quello di Progetta-

che segue l’argine ripido della banchina

zione Architettonica 4 e quello di sinte-

divengono preciso segnale nel com-

si

finale in Progettazione Architettonica

plesso e caotico sky line del porto ride-

e

Urbana, nonché il workshop speri-

finendo un nuovo water front.

mentale sulla città di Beirut, dove pro-

getti coordinati andranno a ridefinire parte dell’antico cuore religioso e cultu- rale più volte distrutto e ricostruito.

Anche il progetto per l’Ipocentro di Marsiglia tende a recuperare appieno il rapporto tra la città e il suo mare, per ristabilire un contatto logorato da anni

Le poche immagini riportate costitui-

di

sviluppo indiscriminato. Il concetto

scono una sintesi di alcuni risultati rag-

base è quello di lasciare quanto più li-

bera possibile l’area dismessa dalle at- tività portuali, lavorando fondamental- mente sui vuoti; ampi spazi aperti su varie quote fin sotto il livello del mare, in una tensione continua tra ostacoli e de- sideri progettuali. Interrata la grande sala per proiezioni, ciò che emerge sono i volumi puri della serra e della stazione marittima, ricavata attraverso uno slittamento di piani nel ponderoso muro-banchina d’attracco alle navi da crociera. In questo senso la faccia della città rivolta al mare instaura un rapporto privilegiato tra il finito e l’infinito, tra il relativo e l’assoluto dove l’architettura diviene il tramite tra le due realtà. Infine nel progetto per il museo di scienze naturali a Perugia la nuova for- ma architettonica consolida l’immagine della città attraverso un organismo che fonde le tracce del contesto in un com- plesso dove volumi stereometrici di- vengono fondali neutri per l’intorno e percorsi e spazi pubblici all’aperto an- nullano la tradizionale nozione di edifi- cio per assumere le connotazioni di un articolato sistema urbano.

3

4

nullano la tradizionale nozione di edifi- cio per assumere le connotazioni di un articolato sistema urbano.
nullano la tradizionale nozione di edifi- cio per assumere le connotazioni di un articolato sistema urbano.
nullano la tradizionale nozione di edifi- cio per assumere le connotazioni di un articolato sistema urbano.

Maria Gabriella Pinagli

LABORATORIO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 2

MODULI DIDATTICI

Caratteri Tipologici e Morfologici dell’Architettura:

Leone Podrini A.A. 2000-2003 Tecnologia dei Materiali da Costruzione:

Giuseppe Lotti A.A. 2000-2001 Cultura Tecnologica della Progettazione:

Angelo Butti A.A. 2002-2003

1

Lorenzo Breschi, Leonardo Betti, Elena Capalbo,

Elena Balestri, Margherita Berni Il sistema delle ville a Nord e ad Ovest di Firenze Impianti di sostegno lungo i collegamenti

2

Giulio Brugoni, Alessandro Bertelloni, Carla Mesoraca, Rossana Giuliva Villa “La Petraia” Centro Enologico

3

Andrea Cantini, Francesco Brunacci,

Cesare Campanini, Filippo Biagini Moretti, Davide Bertilone, Massimiliano Bertone Villa “L’Ambrogiana” Network di infrastrutture per il volo aerostatico libero e vincolato

4

L. Bergamini, A. Bernardini, S. Bonanni

Villa “Serravezza” Il teatro nella cava dismessa “La Costaccia”

5

Maurizio Messa, Antonello Izzi, Rosa Maria Morano, Federica Di Lorenzo

Il Montalbano “il Giardino dei Semplici”

6

Matteo Mantini, Stefano Mannelli, Filippo Martinelli, Federica Laudani, Roberto Romano, Elisabetta Serra, Emilia Manca di Villahermosa Villa di Pratolino Museo di Arte Contemporanea

Progetti nei luoghi del sistema delle ville medicee Un passato che deve farsi presente

È

indubbio che tra i più diversi patrimo-

e

concedere ancora spazio alle sedu-

ni

che i Medici e i Lorena hanno lascia-

zioni espressionistiche, al rigore (razio-

to

a Firenze e alla Toscana, quello che

nal-funzionalista), alla nostalgia della

riguarda le ville e le fattorie risulta di- sperso, snaturato, aggredito a tal pun-

tradizione o al tecnicismo high-tech ri- valutato dalla potenza digitale.

to

che sembra difficile poter ancora im-

Il

laboratorio non ha privilegiato nessu-

maginare che quelle fossero il luogo privilegiato in cui il principe progettava

no degli orientamenti in atto, no ha cioè imposto approcci “monolitici” per

la

“manifestazione” di sé, del proprio

definire ambiti spaziali ed espressioni-

potere attraverso la cultura e le arti.

smi formali. Ha invece cercato di favo-

Come nella generalità dei casi, una de-

rire la messa a punto di ipotesi e meto-

finizione intelletualistica di “bene cultu- rale” ha prodotto la museificazione an- che delle ville medicee che, divise dal proprio territorio di appartenenza, con- siderate esclusivamente come presen-

za architettonica, appaiono monumenti

incapaci di evocare tutta quella “gloria”

per la quale erano state pensate e vo- lute “gloria a tal punto durevole che quasi soltanto su di esse oggi si so- stengono l’immagine e l’economia del-

la città e della Regione. 1

Agli studenti del laboratorio, è chiesto

di confrontarsi con una di queste realtà

attraverso una ricognizione storico ar- chitettonica e territoriale che ne rin-

tracci le questioni di valore e di senso

rispetto agli intenti del Principe che vive una determinata frazione della storia nell’arco che va dal basso me-

dioevo al periodo lorenese. Questa fase di conoscenza, accompa- gnata dalla ricerca sul campo, va ad interconnettersi con l’esercitazione

progettuale che si fonda sull’idea e la convinzione che solo un progetto di ar- chitettura contemporanea, cui si inter- faccia, abbia la forza di far riemergere beni e patrimoni dall’oblio e dall’ab-

bandono. Viviamo però un’epoca di passaggio, che stenta a decidere fra supremazie forti fatte circolare plane-

tariamente e in tempo reale dalla po- tenza delle tecniche informatiche e ri- proposizione di itinerari già tracciati.

Sembra perciò inevitabile la tendenza delle scuole di architettura che non fanno altro che imporre soluzioni pro- gettuali che replicano la lezione dei contemporanei di maggiore “richiamo”

di autonomi di lavoro e di ricerca che,

attraverso fasi di un processo mentale

e

al contempo fisico, continuamente

1

riconsidera l’ipotesi attraverso l’opera- tività progettuale nella convinzione

che, più che la semplice rincorsa alla novità come espressione delle richie- ste più avanzate della società, sia effi- cace il confronto su un metodo che aiuti a trovare il modo di far fronte alle nuove sfide della post-modernità.

1 Antonio Paolucci, E il potere mostrò il suo volto, Il Sole 24 ore, 9/6/2002 n°155, pag. 41

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Paolucci, E il potere mostrò il suo volto , Il Sole 24 ore, 9/6/2002 n °
Paolucci, E il potere mostrò il suo volto , Il Sole 24 ore, 9/6/2002 n °
Paolucci, E il potere mostrò il suo volto , Il Sole 24 ore, 9/6/2002 n °
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Bruno Gemignani

LABORATORIO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 3

MODULI DIDATTICI

Teorie e Tecniche della Progettazione Architettonica:

Andrea Noferi A.A. 2000-2002 Teorie dell’Urbanistica:

Riccardo Foresi A.A. 2000-2001 Collaboratori:

Patrizio Fracasso, Federico Babina, Gianni Fabbretti, Simone Pieroni, Carlo Pellegrini, Giancarlo Raddi

Il tema annuale era il progetto di un edificio multipiani di tipo condominiale da inserire in un’area libera in un quartiere residenziale della periferia di Firenze. Plastico e disegni estratti dal lavoro svolto nell’A.A. 2000/2001 dagli studenti:

Emiliano Franchini e Simona Vergine

Contenuti del corso

Emiliano Franchini e Simona Vergine Contenuti del corso Da anni il tema su cui viene impostato

Da anni il tema su cui viene impostato il

tenendo conto delle volumetrie esisten-

concentrarsi fin dall’inizio sullo studio

biamo detto, strutture e tipologie sono -

Laboratorio di Progettazione Architetto-

ti

nelle aree limitrofe, cercando di dare

della forma dell’edificio e dello spazio

nica 3 di cui sono titolare, è la residenza. Per gli studenti che si affacciano al terzo

una forma urbana leggibile allo spazio che il volume di progetto va a delimitare

circostante proprio perché, come ab-

anno il progetto di uno o più edifici pluri-

insieme agli edifici esistenti.

o

dovrebbero essere - note in quanto

piani ad appartamenti risulta essere, a

Devono anche definire/progettare la co-

oggetto di studio degli anni precedenti.

mio giudizio, uno dei temi più idonei al-

pertura e i prospetti dell’edificio, facen-

In

sostanza con il tema della residenza

l’esercizio della progettazione “reale”.

do riferimento alla composizione e ai

si

può dire, anche se con una certa

L’edificio residenziale di tipo “condomi-

materiali presenti nei progetti degli edifi-

cautela, che gli studenti hanno più tem-

niale” ha generalmente una maglia

ci

residenziali ultimamente realizzati in

po disponibile per il lavoro progettuale

strutturale semplice e ripetitiva la cui

Europa dagli architetti più conosciuti.

vero e proprio.

conoscenza non richiede particolari no- zioni di scienza delle costruzioni, inoltre le dimensioni planimetriche di massima sono date dalle due tipologie cui si fa

Tutto questo richiede da parte degli stu- denti una ricerca/lettura sull’architettura residenziale contemporanea e una ri- cerca sulla forma dello spazio urbano,

Dare agli studenti la possibilità di appli- carsi alla progettazione entro poco tempo dall’inizio del Laboratorio, signi- fica – o dovrebbe significare – dare loro

quasi unicamente riferimento: la tipolo- gia in linea e la tipologia a ballatoio.

che li mette in condizioni di migliorare la propria proposta progettuale.

la

progettuali diverse per uno stesso tema

possibilità di predisporre soluzioni

All’interno del Laboratorio gli studenti

In

un certo senso - come emerge dalle

prima di approfondire la definizione del-

devono progettare modellando quello

immagini qui riprodotte - il lavoro pro-

la

proposta progettuale finale e quindi

che è il rozzo volume parallelepipedo dell’edificio o degli edifici inizialmente prefigurabile, adattandolo al “lotto” di terreno scelto tra quelli da noi proposti

gettuale sulla residenza porta gli stu- denti del terzo anno a risultati che pos- sono dirsi abbastanza completi sul pia- no progettuale, in quanto possono

dare ad ogni singolo studente la possi- bilità di migliorare la qualità del proprio approccio alla progettazione.

ad ogni singolo studente la possi- bilità di migliorare la qualità del proprio approccio alla progettazione.
ad ogni singolo studente la possi- bilità di migliorare la qualità del proprio approccio alla progettazione.
ad ogni singolo studente la possi- bilità di migliorare la qualità del proprio approccio alla progettazione.

Paolo Galli

Paolo Galli Materiali per un’idea A RCHITETTURA DEGLI I NTERNI Collaboratore : Francesco Armato La piramide
Paolo Galli Materiali per un’idea A RCHITETTURA DEGLI I NTERNI Collaboratore : Francesco Armato La piramide
Paolo Galli Materiali per un’idea A RCHITETTURA DEGLI I NTERNI Collaboratore : Francesco Armato La piramide
Paolo Galli Materiali per un’idea A RCHITETTURA DEGLI I NTERNI Collaboratore : Francesco Armato La piramide
Paolo Galli Materiali per un’idea A RCHITETTURA DEGLI I NTERNI Collaboratore : Francesco Armato La piramide
Paolo Galli Materiali per un’idea A RCHITETTURA DEGLI I NTERNI Collaboratore : Francesco Armato La piramide
Paolo Galli Materiali per un’idea A RCHITETTURA DEGLI I NTERNI Collaboratore : Francesco Armato La piramide
Paolo Galli Materiali per un’idea A RCHITETTURA DEGLI I NTERNI Collaboratore : Francesco Armato La piramide
Paolo Galli Materiali per un’idea A RCHITETTURA DEGLI I NTERNI Collaboratore : Francesco Armato La piramide

Materiali per un’idea

ARCHITETTURA DEGLI INTERNI

Collaboratore:

Francesco Armato

La piramide prende chi l’osserva e reci-

procamente, ogni opera prende dai suoi antecedenti e i suoi concomitanti e, pro-

gressivamente, prende un mondo in un’infinità di serie convergenti prolunga-

bili le une nelle altre. Si può dire che gli

echi, i riflessi, le tracce, le deformazioni prismatiche, le prospettive, le soglie, le pieghe, sono prensioni che anticipano in qualche modo l’atto progettuale.

E questo si vede facilmente. Ma quan-

do vogliamo sapere in virtù di cosa ci

siamo decisi, e troviamo che ci siamo

decisi senza ragione, può essere anche contro tutte le ragioni. Là precisamen-

te, in certi casi, la migliore delle ragioni.

Nell’atto di scegliere, l’anima, in luogo

po più o meno grande dato alla vis im- pressa e in questo senso la mia libertà non dipende da me e dalla mia volontà,

ma al contrario permette la mia libertà.

È assimilabile alla simultaneità. È la

grandezza istantanea, l’elemento inti- mo o privato, che esprime l’immedia- tezza, la novità, l’individualità.

È possibile una convergenza della mia

singolarità con altre singolarità; che,

quella zona di mondo che io esprimo

chiaramente, il mio possesso speciale, ciò che per sua natura è intimo e privato diventi una generalità? Senza dubbio ci sono delle convergenze, perché cia-

scuno esprime il tutto del mondo e per-

ché un corpo riceve l’impressioni di tutti

È un vasto gioco d’architettura o di pa- vimentazione: come riempire uno spa- zio lasciando il minimo possibile di vuo- ti, con il massimo delle figure possibili. A questo riguardo lo spazio tempo non è un ricettacolo o una tavola preesistente che sarà riempito (al meglio) nel modo scelto: al contrario, uno spazio tempo come ordine delle distanze indivisibili da una singolarità all’altra, da un individuo all’altro, e anche un’estensione, come prolungamento continuo delle distanze, appartenenti a ciascun mondo, ogni volta, e non l’inverso. Il gioco interioriz- za non soltanto i giocatori che servono da pezzi, ma la tavola sulla quale si gio- ca e il materiale della tavola.

di

subire l’effetto della somma in cui

gli altri, all’infinito. Ma questa conver-

e

regime d’impressione.

entrano tante sollecitazioni, si da tale o tale altra ampiezza. La forma è un prin- cipio strettamente personale, non è una

genza passa per delle vie o dei regimi del tutto diverse, regime d’espressione

questione di metodo, ma una questione

Il

presente lavoro - parte della Tesi di

di libertà. E questa, analizzata rigorosa-

mente, si riduce a quella della disponi- bilità. In modo che la libertà sarà il cam-

Marco Galizi e Roberto Giordano, Cor- relatore Arch. Francesco Armato - va

in questa direzione.

la libertà sarà il cam- Marco Galizi e Roberto Giordano, Cor- relatore Arch. Francesco Armato -
la libertà sarà il cam- Marco Galizi e Roberto Giordano, Cor- relatore Arch. Francesco Armato -
la libertà sarà il cam- Marco Galizi e Roberto Giordano, Cor- relatore Arch. Francesco Armato -
la libertà sarà il cam- Marco Galizi e Roberto Giordano, Cor- relatore Arch. Francesco Armato -
la libertà sarà il cam- Marco Galizi e Roberto Giordano, Cor- relatore Arch. Francesco Armato -
la libertà sarà il cam- Marco Galizi e Roberto Giordano, Cor- relatore Arch. Francesco Armato -
la libertà sarà il cam- Marco Galizi e Roberto Giordano, Cor- relatore Arch. Francesco Armato -
la libertà sarà il cam- Marco Galizi e Roberto Giordano, Cor- relatore Arch. Francesco Armato -
la libertà sarà il cam- Marco Galizi e Roberto Giordano, Cor- relatore Arch. Francesco Armato -

Antonella Cortesi - Renzo Marzocchi

LABORATORI DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 2-3

MODULI DIDATTICI

Analisi della Morfologia Urbana e delle Tipologie Edilizie:

Isotta Cortesi A.A. 2001-2002 Teorie e Tecniche della Progettazione Architettonica:

Nicoletta Novelli A.A. 2002-2003 Caratteri Tipologici e Morfologici dell’Architettura:

Cinzia Palumbo A.A. 2001-2002 Gabriele Orselli A.A. 2002-2003 Cultura Tecnologica della Progettazione:

Biagio Furiozzi A.A. 2002-2003

1

Niccolò Galli

“Prometeo” a.a. 2001-2002

2

Francesca Valitutto

“La Dea e i Cavallucci” a.a. 2001-2002

3

Francesca Grillotti

“Il cammino di Nettuno” a.a. 2001-2002

4

Giacomo Liviabella

“Acqua fonte di vita” a.a. 2001-2002

5

Franco Pratesi

“Alle origini” a.a. 2001-2002

6

Alessandra Fadda “Naiade” a.a. 2001-2002

1

La trama delle appartenenze

La didattica universitaria esprime il rap- porto singolare tra i partecipanti ad un rituale di intuizioni: trasmettere ed ac- cogliere pensieri formati, perché questi possano divenire fertili nella libera crea- tività di ciascuno.

Ciò che a noi interessa comunicare nel- la didattica è l’esigenza del rispetto del- la libertà espressiva dell’uomo. Le intri- ganti malizie (formali, tecnologiche e al- tre) sono per noi secondarie rispetto ai temi della costruzione del “luogo del- l’abitare”, nella quale risultano fonda- mentali le componenti naturali, antropi- co-sociali e la loro interpretazione. Le relazioni di complementarità tra le cose reali e il loro contemporaneo lega- me con scale e campi differenti costitu- iscono e definiscono quella che noi chiamiamo “trama delle appartenen- ze”. Una sorta di griglia che da una par- te lega ed associa le cose all’uso che ne fa l’uomo, dall’altra lega l’apparte- nenza delle cose stesse alle categorie che il pensiero umano sa costruire. Una lampadina può essere il termine di una catena di eventi tesi a produrre luce in un punto; contemporaneamente può appartenere alla categoria delle traspa-

renze, dei colori

delle sofferenze

umane rappresentate in “Guernica”. Indicati, molto sinteticamente, i limiti della didattica da noi praticata, ritenia- mo necessario definirne i confini attuati- vi. Le tematiche di indagine e di proget- tazione scelte negli ultimi anni possono essere definite “estreme” in quanto ten-

denti - in deroga a norme e a leggi - alla

formazione di un “luogo dell’abitare” in ambienti difficili, quali costoni rocciosi a picco sul mare o su terra, oppure sulle rive dei fiumi. Parliamo di “luogo dell’a- bitare” e non di scontate tipologie resi- denziali, per evitare l’accettazione di co- dici precostituiti nonché di ciarpami fi- gurativi spesso privi di contenuti anche

se divulgati a caro prezzo. Progettare un

“luogo dell’abitare” implica attenzione

per ogni sua componente, dall’aria, alla terra, all’acqua; significa interpretarle e utilizzarle come ingredienti fondanti per

la vita dell’uomo, secondo quello che

abbiamo indicato come procedimento

delle “trame delle appartenenze”. Gli interventi che come docenti propo- niamo agli allievi non si limitano alla trat- tazione di un tema; spesso sono pun- tualmente riferiti agli elaborati degli allie-

vi stessi (sono lontani i tempi in cui

alcuni docenti raccomandavano ai loro assistenti di non mettere la matita sul fo- glio degli studenti). Questi interventi sono graditi e soprattutto stimolano l’in-

ventiva e le capacità interpretative di ciascuno, facendo emergere aspetti

solo intuiti ma non recepiti razionalmen-

te da chi ha prodotto un certo elaborato.

Gli esempi grafici che riportiamo con- seguono a questo modo di porsi nei confronti della didattica; ogni elaborato

è stratificazione di osservazioni espres-

se a “più mani” nel pieno rispetto della

strategia progettuale e del linguaggio di ciascuno discente.

a “più mani” nel pieno rispetto della strategia progettuale e del linguaggio di ciascuno discente. 2
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Andrea Ricci

LABORATORI DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 1-4

MODULI DIDATTICI

Tecniche della Rappresentazione Architettonica:

Ulisse Maestro A.A. 2000-2001 Analisi della Morfologia Urbana e delle Tipologie Edilizie:

Giovanna Potestà A.A. 2000-2001 David Burrini A.A. 2001-2002 Teorie della Ricerca Architettonica Contemporanea:

Mario Bruno Broccolo A.A. 2002-2003 Progetto di Strutture:

Ugo Tonietti A.A. 2002-2003

Maieutica e didattica

Il generale trionfo della banalità sup-

portato e reclamizzato dalla pubblici- stica, nelle sue opposte espressioni di velleitarismo pseudo-artistico e di ap- parente “normalità” edilizia, ha gene- rato tra gli studenti di architettura un’acritica adesione a “clichès” pre- confezionati ed in particolare un’og-

gettiva difficoltà a procedere oltre l’im- magine nella comprensione dello spa- zio come entità costruibile. Se dunque “…la memoria è ricoperta da strati di frantumi d’immagini… (se) non è più possibile che una figura tra le tante possa riacquistare rilievo…” la scuola, in quanto tale, ha il dovere di recuperare il “mestiere” dell’architetto,

funzionali a staccare, senza possibili-

tà di confusione, la cultura alta del

comporre dalla contingente prassi

professionale (indipendentemente dal livello qualitativo dell’opera).

La pratica del progetto professionale,

necessariamente finalizzato ad un esito produttivo (il confezionamento

dell’oggetto edilizio) nulla può avere a che fare con il processo conoscitivo della “figurazione compositiva” volto,

in quanto attività ermeneutica, al-

l’esplicitazione in forma dell’idea: la prima mira ad avere risposte univo- che e definitive, cioè specifiche solu- zioni in termini di tecnologia, funzio- nalità e immagine, l’altro non cessa di

parto/esplicitazione dell’idea che rap- presenta l’assunzione di consapevo- lezza del proprio fare compositivo: ta-

lora egli coltiva e disciplina gli sviluppi del lavoro svolto, talora offre nuovi spunti, impone scelte e vincoli precisi come altrettanti banchi di prova, nuo-

ve possibilità per formare, educare e

valutare l’attitudine al variare, in altre parole a comporre. L’astrazione di tale processo di co- struzione dello spazio architettonico,

la sua distanza dalla corrente pratica

edilizia, non solo non inficiano, ma sottendono la necessità di parlare i

termini di una “utilitas” e di una “firmi- tas” rilette entro un ordine superiore

vare nell’architettura la capacità di “parlare”, anzi di “cantare” (Valéry), o almeno, visto che non è compito pre- cipuo degli studi universitari quello di costruire talenti, di formare soggetti che sappiano mantenere una co- scienza critica nel pur inevitabile rap-

porto con la pratica professionale:

questo è il compito etico che può ga- rantire la sopravvivenza della stessa scuola e dell’insegnamento.

la

tradizione quasi obliata del compor-

generare nuove domande, di interro-

di

bisogni, fuso inscindibilmente con

re

le forme dello spazio, la capacità di

gare il proprio autocostruirsi, attraver-

la

stessa forma dello spazio.

comprendere la virtuale omologia tra

so

la continua manipolazione del ma-

Si

evince che l’ideazione e l’arte del

la “lettura compositiva” dei materiali fi-

gurativi di cui la storia ci ha lasciati eredi, soprattutto a Firenze, e la “ri-

scrittura” entro nuovo orizzonti formali

di quegli stessi temi spaziali.

Obiettivo primario è quello di rivaluta-

re il ruolo dell’insegnamento contro i

“cattivi maestri” mediatici, attuando

un’opera di rialfabetizzazione cultura-

le dello studente disorientato e confu-

so nel “polipaio” della realtà contem-

poranea; ciò non può certo coincidere con una grossolana operazione di

“imprinting” secondo il linguaggio dell’una o dell’altra scuola di pensie- ro, ma si configura come educazione

a pensare in termini compositivi,

come consapevole riappropriazione

di concetti, tecniche e strumenti ope-

rativi ritenuti ormai obsoleti. La scelta di “costringere” al faticoso, ma salvifico, esercizio di inventare l’idea spaziale entro specifici vincoli

figurativi e contestuali che limitano il campo d’azione, la volontà di rimane-

re all’interno di quei binari metodolo-

gici che disciplinano la dimensione concettuale del progetto oltre il confi-

ne di tante arbitrarie certezze, dei ra- dicati luoghi comuni, dei falsi miti cre-

ati dalla pubblicistica, risultano anche

teriale figurativo, circa la forma dello spazio quale soggetto del comporre. “Ciò che è definitivo ci inganna, ciò che è fatto per essere guardato cam-

bia aspetto (…) proprio quando sono

ancora mobili, irrisolte, ancora in balia

di un istante, le operazioni dell’intel-

letto sono suscettibili di venir utilizza-

te, cioè (…) prima che si allontanino,

nel loro compimento, dalla loro fisio- nomia originaria (P. Valéry). La mancanza del confezionamento “professionale” dell’oggetto, lungi dal costituire quella “frode verbosa” di gaddiana memoria, diventa allora oc- casione ulteriore di indagine e di ricer-

ca sul progetto compositivo, stru- mento privilegiato per comprenderne

i processi, chiaro segnale di una scuola che tenta di riscattare il suo progressivo scadere in una sorta di avviamento al praticantato. Quando l’idea spaziale naviga nell’in- determinatezza di una precognizione non ancora del tutto conscia di se, nel

mutevole divenire di variazioni, cita- zioni, rimandi, cancellazioni e succes- sive ritrascrizioni, il docente nel solco dell’antica maieutica veste metafori- camente i panni della socratica leva-

trice e guida il discente verso quel

costruire devono, seppure in un’ottica consapevole delle condizioni del pre- sente, poter ritrovare, soprattutto in sede didattica, quella feconda dualità dialettica che l’opera albertiana rac- chiude mirabilmente nel rapporto tra

“lineamenta” e “ structura”, e che pur- troppo la tragica pratica della realtà contemporanea ha scisso, relegando

la prima a territorio dell’”artista crea-

tore di immagini”, la seconda ad

esclusiva pertinenza di tecnici entro

gli spazi di volta in volta definiti dalle

normative vigenti o dal mercato. L’elegante esercizio della “calligrafia” sembra ormai aver sostituito la fatico-

sa pratica della “scrittura compositi-

va” architettonica e rovesciando la celebre affermazione di Frege, l’ope- ra, cioè l’oggetto compiuto, ha neu-

tralizzato il valore dell’atto stesso del-

lo scrivere, la paziente ricerca, il me-

stiere stesso del compositore. Ricucire nell’ottica di una lunghissima tradizione compositiva la frattura tra l’edificio gestito in funzione dell’im- magine e l’edificio pensato solo come “macchina” - frattura alla quale è tut- t’altro che estranea la poetica distrut- trice di tanta avanguardia - rappre- senta forse l’ultima possibilità di ritro-

Antonio Capestro

LABORATORIO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 3

MODULO DIDATTICO

Teoria e Tecniche della Progettazione Architettonica:

Paolo Puccetti A.A. 2002-2003 Collaboratori:

Giuditta Niccoli

Laura Roy

Tra ricerca e didattica

Le immagini che seguono sintetizzano

una metodologia progettuale d’interven-

to

che riassume il rapporto complesso

tra

architettura, città e territorio nel ten-

tativo di ripensare settori urbani di mar- gine non solo sul piano della quantità ma della qualità dei rapporti comunitari at- traverso sistemi spaziali interpreti delle

dinamiche dell’attualità e dei desideri dell’uomo di riformulare il rapporto con il suo habitat. A Milano, nell’area dismes-

sa dell’ex rilevato ferroviario di Porta Vit-

toria, come a Firenze nel settore sud-

ovest al confine con Scandicci, l’itinera-

rio progettuale si svolge attraverso:

- la ricerca della struttura dell’impianto

spaziale che rilegge morfologicamente il tessuto;

- la ricerca della struttura delle attività

che ipotizza un ruolo per l’area tra riqua-

lificazione e reinvenzione proponendo un nuovo modo di risiedere in un ambiente organizzato come habitat sostenibile. Nell’ambito di queste premesse, che fo- calizzano l’attenzione su settori urbani

quello di immaginare nuovi luoghi per la comunità contemporanea elaborati at-

traverso un lavoro di gruppo con mo-

menti di sintesi individuale. L’intento è quello di promuovere una crescita progettuale che permetta una continuo confronto di verifica tra scala architettonica, sintetizzata da gruppi di tre studenti, e scala urbana elaborata da più gruppi ognuno dei quali sviluppa un ambito tematico specifico, che insieme

integrano le proprie proposte proget- tuali in un impianto spaziale complessi- vo, un masterplan, che relaziona il pro-

getto d’architettura alla città con le im-

plicazioni di linguaggio e di rapporto che le due scale introducono. In sintesi l’attività del laboratorio si

concentra sull’elaborazione di un pro- getto d’architettura in rapporto alla cit- tà attraverso:

- La formazione di strumenti progettuali

in grado di sintetizzare vocazioni, dina-

miche e morfologia del contesto in termi- ni di strategia d’intervento dalla scala ar-

di

margine e marginalizzati rispetto ad

chitettonica a quella urbano-territoriale;

un

contesto fisico e di interessi, il Labo-

-

Lo sviluppo delle capacità di relazione

La sostenibilità e l’efficienza energetica:

verso un nuovo approccio progettuale per un diverso ambiente costruito Ricerca Nazionale CNR – Ministero Ambiente

Unità operativa Politecnico di Milano Responsabile scientifico:

Prof. Arch. Cesare Blasi gruppo di lavoro dell’Unità Urbana 3 Direttore Unità Urbana 3:

Prof. Arch. Piero Paoli Sostenibilità ed Efficienza Energetica:

Prof. Ing. Giancarlo Chiesa Coordinamento:

Dott. Arch. Antonio Capestro Collaboratori alla ricerca:

Dott. Arch. Cinzia Palumbo Arch. Nicolò Aste Arch. Gianni Bellucci Arch. Paolo Posarelli Arch. Rossella Roversi Arch. Carla Zedda

ratorio di Progettazione Architettonica

III, corso H, si è posto come obiettivo

all’interno di un team di progettazione;

- La capacità di sintesi individuale.

H, si è posto come obiettivo all’interno di un team di progettazione; - La capacità di
H, si è posto come obiettivo all’interno di un team di progettazione; - La capacità di

Fabio Fabbrizzi

CORSO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 1-2 CORSO DI PROGETTAZIONE URBANA

1 - 2

C. Andreini, A. Antonietti, M. Bernacchioni

“Il cuneo, il fiume, la cultura e la città”

Centro Culturale a Scandicci

3 - 4

Andrea Tremori, Chiara Valenti

“Il cuneo, il fiume, lo sport e la città”

Centro Sportivo Integrato a Scandicci

5 - 6 - 7

Stefania Agnellini, Teresa Barbara Bisceglia

“Il tubo, l’autostrada e la città”

Centro Integrato con Museo, Multisala e Spazi

Commerciali a Scandicci Ridefinizione architettonica del manufatto

scatolare a protezione del tratto autostradale

di Scandicci - Casellina

L’insegnamento dell’Architettura

Sono sempre stato profondamente sorpreso dall’adagio ricorrente di un’architettura che non si può inse- gnare, convinto che dietro questa idea si celi la mistificazione di una forzata artisticità rincorsa a tutti i costi, arte- fatta e un po’ fine a se stessa. L’architettura è per sua natura un’in- sieme strutturato di regole e continua ancora ad esserlo anche dopo l’even- tuale apparente negazione e supera- mento di esse. L’architettura è codice, prima di essere licenza, è obbligo pri- ma di essere eccezione. È fatica, è morale, e costruzione, quindi sistema condiviso e riconoscibile. Dire che l’architettura non si può inse- gnare è un po’ come negare questa base di condivisione, affidarsi alla sola dimensione istintuale e gestuale della questione. È come ripartire in pratica ogni volta da capo, annullando il pre- zioso valore della continuità, l’apporto dell’esperienza, i lasciti della prassi, affidandosi al solo valore, sicuramente inebriante, della libertà. In altre parole, dimenticandosi che l’architettura, quindi la sua composizione, altro non è che uno straordinario esercizio di va- riazione. Variazione, che nel riconosci- mento dei propri codici, deve riuscire a veicolare l’intelligibilità del sistema, i propri cardini fondativi e le diverse di- namiche che la costituiscono, ogni volta diverse, ma ogni volta fondate sulle stesse basi. Sono queste basi, discrete, isolabili, espresse e verificate in una loro comu- ne sintassi, nucleo e matrice essenzia-

le di ogni fare che assume caratteristi-

che di disciplinarità, quelle che ne per- mettono la trasmissibilità, quindi la

possibilità di essere porte e apprese,

quindi ampliate ed evolute. Le leve di queste basi, si possono ri-

condurre all’ascolto del luogo, all’in-

terpretazione sensibile della sua iden- tità, al lavorare sul tema, sul tipo, sulla figura e sul frammento, insieme alla ri- scrittura della materia, al ruolo della

misura, a quello della regola, al senso

della costruzione insieme al valore del- l’istituzione che la forma esprime, il tutto rapportato alle molte coniugazio- ni che nel progetto, il rapporto tra ar- chitettura e natura assume.

Poi è chiaro che il tutto si declina a quel inesauribile patrimonio di vissuto che ci abita, alla nostra sensibilità, al nostro raziocinio, facendo diventare l’atto del progetto, variazione dopo variazione, un lungo itinerario di scelte. Scelte che formano senso, che aggiungono senso

al senso, che divengono opzione critica

del mondo, scelte che schiudono pos- sibilità, che evolvono territori consoli- dati e che certe volte formano ricerca. Scelte che possono diventare metodo

e quando appaiono come gesto o sen-

sazione, in realtà sono solo licenza co- sciente di un codice riconosciuto e in- telligibile tenuto in filigrana. Credo che l’architettura non sia altro che questo, declinazione cioè tra in- sieme di regole condivise e sensibilità orientata e non ricerca mirata di diver- sità. Dalla trasmissione di questa con- divisione e dalla cura della sensibilità individuale, nasce in sede didattica, la rincorsa di un “buon livello medio”, che è il parametro di verifica di ogni esercizio di scrittura architettonica, nei

quali, forse più frequentemente di quanto non si possa credere, così sen- za cercarlo ossessivamente, appare certe volte un inatteso barlume di poe- sia. E questo avviene solo dopo che il codice è ampiamente cavalcato, ac- quisito, maturato, immettendo nel pro- prio spessore, una possibile e imper- cettibile modificazione che lo evolve, trasformando così la formatività finale da prova corrente a opera. Condizione labile e fugace, ma riprova essenziale che l’artisticità del fenomeno architettonico non rappresenta un siste- ma aggiunto, da ricercare e aggiungere, ma che al contrario, risieda negli stessi atti che regolano il processo compositi- vo, ovvero nella variazione delle stesse regole che formano la generale condivi- sione dell’intero sistema trasmissibile.

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L’insegnamento dei luoghi e della storia

Gianni Cavallina

La sezione architettura e contesto, così

solo dai Radicals, attivissimi a Firenze;

Gli scritti pubblicati su questo numero,

delle tensioni ed intenzioni didattiche e

Catasto Lorenese, per la chiara matrice

Carlo Canepari preferisce focalizzare il

come è accaduto per le altre sezioni del

la

presa di distanza dal M. M. era so-

anche se redatti solo da una rappre-

progettuale costituita dalla “Villa”, irra-

tema della sua didattica sulle sue espe-

nostro Dipartimento, si è formata per “simpatie di interessi”, ovvero si è for- mata, spontaneamente, aggregando

prattutto presente nel dibattito che, dal 1965-66, investì tutte le scuole di archi- tettura in Italia ed in Europa. Molti stu-

sentanza dei componenti la sezione, possono agire come spettro generale

diante intorno a sé un disegno geome- trico di “luoghi”, “simboli” e “memorie”. Esemplare l’esempio della Villa di Ceti-

rienze deii Workshops internazionali, condotti generalmente in collaborazio- ne con facoltà dell’Est europeo. Di par-

tutti quei diocenti che non si ritenevano

denti, che in seguito si sarebbero ritro-

di

ricerca.

nale, di Carlo Fontana, generatrice di

ticolare interesse l’intenzione di non

soddisfatti di una sorta di “inviluppo mentale e programmatico” caratteriz-

vati a portare avanti l’onere della didatti- ca e della ricerca per molti anni a venire,

Il “tipo”, la “memoria”, la morfologia ur-

bana carica delle sue “cronie” e “diacro-

uno spazio/parco/giardino “luogo di pura contemplazione estetica”.

chiudersi in una ottica “restaurativa” degli interventi di riuso. La visione at-

zante la storia della facoltà fiorentina ne- gli anni della loro esperienza studente-

in

attratti dagli scritti del Rossi, del Grassi,

pratica fino ad oggi, si sentivano più

nie”, il territorio consolidato, il riuso, l’analisi intesa sempre come “metodolo-

Non ci sembra ora di fare un salto trop- po grande accennando ai tre interventi

tuale del progetto dovrà sempre co- munque (e qui ritroviamo la matrice co-

sca, situata cronologicamente tra la fine

del Robert Venturi, e dalla coraggiosa ri-

gia di progetto”, che non privilegi l’inten-

di

Benedetto Di Cristina, Gianni Cavalli-

mune alla sezione), “conservare e far

degli anni ’50 e la prima metà dei ’70.

scoperta della storia che in quegli anni

zione creativa personale dell’“individuo

na

e Carlo Canepari, che, pur apparen-

evolvere la città senza compromettere

Questa sorta di “ordine mentale preco- stituito” risentiva in gran parte dei po-

veniva sperimentata da Louis Kahn. Per alcuni di essi, e per altri docenti ar-

architetto”, ma si sottometta di buon grado all’osservazione rigorosa dell’esi-

temente lontani dal mondo delle analisi tipologiche, si riavvicinano a quel tipo

la sua specificità, interrompere la sua coerenza ed alterare la sua immagine”.

stulati del Movimento Moderno e del

rivati in seguito da altre sedi, più attente

stente, costituiscono questo vario, com-

di

rigore attraverso l’attenzione per una

Nell’intervento di Virginia Stefanelli po-

Funzionalismo, del resto codificati nel-

ad una discussione critica sulle ragioni

plesso ma tutto sommato chiaro pano-

“progettualità controllata”, che prenda

tremmo ritrovare lo stesso interesse per

le acute speculazioni semiologiche del

e

l’opera del Movimento Moderno, ve-

rama di ricerca e didattica. Sarà così fa-

le

mosse dal contesto, dai segni, dal

le

trasformazioni urbane, ma preferia-

Koenig. D’altra parte, con una forse maggior forza di attrazione si impone-

niva ad essere di primaria importanza l’opera di ricerca profonda che, a

cile ritrovare nell’intervento di Giancarlo Cataldi, autorevole esponente oggi della

rinnovamento consapevole della città. Per Benedetto di Cristina è fondamenta-

mo associare il suo scritto a quello di Piero Degl’Innocenti. Entrambi accen-

va, in campo didattico, quella Scuola

Roma, era stata portata avanti da Save-

scuola muratoriana, un chiaro percorso

le

l’acquisizione di un “contesto meto-

tuano l’aspetto eminentemente “didat-

Fiorentina, (della quale non si è mai sa- puto dare in realtà una definizione

rio Muratori e dalla sua scuola. Anche se per molti docenti fiorentini,

che parte (dato questo comune agli altri componenti la sezione), da una revisio-

dologico”, da raggiungersi, per gli stu- denti del primo anno, attraverso lo stu-

tico” se non “pedagogico”. Per la Ste- fanelli si tratta di indirizzare gli studenti

esatta, se non riferita al mondo dell’ar-

giovani laureati della fine degli anni ’60,

ne

fortemente critica dei “processi pro-

dio accurato di un’opera del Movimento

verso un continuo rimando, progressi-

chitettura organica, in senso zeviano)

questa esperienza non faceva parte del

gressivi di revisione individualistica (do-

moderno, a livello di Tesi con il riappro-

vamente più ampio, tra “lettura e pro-

vicina al pensiero e all’opera di due

proprio bagaglio, purtuttavia questi

vuti in gran parte alla crisi dell’architettu-

priarsi, pur nella sperimentazione di un

getto”, “astratto e concreto”, generale

personaggi carismatici come Leonardo

percorrevano una sorta di strada paral-

ra

moderna e alle incertezze genetiche

linguaggio attuale, degli “aspetti fonda-

e

particolare”, “passato e presente”.

Ricci e Leonardo Savioli, che, sulle orme del loro maestro, Michelucci,

lela, concentrando i propri interessi sui temi della memoria, del contesto, della

insite nella sua presunta artisticità)”. È proprio quella “mancanza di riferimenti,

mentali dell’architettura”; sempre in quest’ottica la preparazione dei neolau-

Nel titolo stesso dell’intervento del De- gl’Innocenti “Rompere schemi, togliere

avevano improntato di loro tutto l’affla-

storia, e del riuso.

di

gerarchie autorevoli e di certezze criti-

reati nel corso di perfezionamento sul

riferimenti”, sta la volontà di formare

to di novità e di dibattito presente in fa- coltà, peraltro assai vivo del periodo centrale degli anni ’60.

La sezione architettura e contesto è proprio nata dall’incontro di chi aveva già affrontato, a livello nazionale ed in-

che”, che spinge Cataldi ad insistere an- cor più sul filone della metodologia pro- gettuale, basata, da un lato, sulla analisi

tema della riqualificazione urbana. Legata al significato di luoghi e manu- fatti, ed alla loro “carica segnica”,

uno studente che non si accontenti dei primi risultati, che non cerchi riferimenti editoriali, ma che trovi un suo punto di

Del resto una discreta fortuna, anche in campo internazionale, dei loro

ternazionale, il tema dello studio del tipo, estendendolo al campo urbano

dei diversi “coefficienti di storicità”, per arrivare alla “gamma di quesiti tipologi-

l’esperienza didattica di Gianni Cavalli- na, che sviluppa, a diversi livelli di com-

equilibrio (da mettere comunque sem- pre in discussione), in un duro lavoro di

progetti,realizzati e no, giustificava

ed a quello territoriale e di chi ascolta-

ci”

inerenti la ricostruzione delle aree ur-

plessità, il tema degli spazi periferici

maturazione spaziale e professionale

questo indirizzo, che non si è mai del

va con sempre maggiore insoddisfa-

bane centrali, dall’altro sui “processi

privi di una attuale semantizzazione.

della costruzione dell’architettura.

tutto personificato in vera scuola, sia

zione l’assordante silenzio delle ultime

evolutivi” degli edifici specialistici.

L’arredo urbano per il 1° anno, e l’edifi-

Interventi tutti, improntati al controllo

per la scarsa volontà dei maggiori refe-

correnti figlie del Movimento Moderno,

Ancora nel filone dello studio tipologico

cio specialistico semplice per il 2° si ri-

della parte analitica e di quella proget-

renti di crearla, strutturalmente, in am-

e

si ritrovava comunque in un ripensa-

l’intervento di Maria Grazia Gobbi, che

feriscono comunque a segni presenti

tuale, nella didattica. Al di sopra di tutto

bito universitario, sia perché non ci si

mento del modo storico di pensare e

si

propone di far leggere agli studenti il

nel territorio, o, almeno, nella memoria,

l’insegnamento che viene a tutti noi dal-

era resi conto che il “Vangelo”, quello

fare architettura; in altri termini ritrovare

territorio rurale così altamente antropiz-

ed alla capacità degli studenti di ritro-

la

Storia e dal Contesto.

del Movimento Moderno, cominciava ad essere contestato da più parti, e non

tipi e luoghi consolidati nella storia e nella memoria.

zato della campagna senese. Spicca l’interesse, derivante dalla lettura del

vare in questi segni una loro personale matrice di progetto.

 

Giancarlo Cataldi

Dalle tipologie edilizie dell’architettura tradizionale agli studi progettuali sulla forma della città:

un percorso didattico

LABORATORIO DI SINTESI FINALE IN PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA E URBANA

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Werner Tscholl, 1981, tesi di laurea

“Strutture edilizie della Val Senales (Alto Adige)”, Disegno assonometrico di un tipico Maso della Val Senales

2

Gian Mario Aspesi, 1990, Composizione Architettonica 1° anno,

“Seminario di rilievo dell’architettura tradizionale”, disegno assonometrico del complesso edilizio di Ammern nel Vallese svizzero 3 - 4 Alessandro Merlo e Roberta Simonini, 1996, tesi di laurea “Il teatro romano di Segobrica (Spagna):

ricostruzione architettonico-funzionale. Metodologie d’intervento”, progetto ricostruttivo, vedute esterna ed interna

5

Patrizia Iacono, 1998, tesi di dottorato in Rilievo e Rappresentazione dell’Architettura e dell’Ambiente “Scarperia città di fondazione medioevale. Indagine sulle persistenze della pianificazione romana nel medioevo”, ipotesi dimensionale del progetto urbano originario sul rilievo dei tessuti murari attuali

6

Paolo Sardella, 2000, tesi di dottorato in Rilievo e Rappresentazione dell’Architettura e dell’Ambiente “Forma Aesis. Base di rappresentazione per la lettura della città”, estratto parziale della planimetria informatizzata di Iesi

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Grazia Gobbi Sica

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La villa come elemento fondativo del paesaggio:

il caso senese

CARATTERI DISTRIBUTIVI DEGLI EDIFICI

Collaboratori:

Rosangela Finamore, Teresa Gobbò, Emanuele Mussoni, Elisa Palazzo, Bruno Pelucca

L’esperienza didattica sviluppata nei corsi di Caratteri Distributivi iniziati nel 1999, si propone di leggere il sistema insediativo della villa in un territorio dato, cioè interpretare il fenomeno della villa suburbana come elemento di orga- nizzazione del territorio. Si è inteso mettere in evidenza il ruolo territoriale della villa in quanto matrice del paesag- gio e suo elemento fondativo. Il campo esaminato nella ricerca qui il- lustrata è, come anticipato dal titolo, il territorio senese nell’ambito dei suoi confini provinciali. L’obiettivo della ricerca è quello di for- mulare un inventario sistematico che

anziché nelle sole emergenze qualitati- ve esamini il fenomeno nella sua artico-

lazione complessiva. Questo consente da un lato di costruire una casistica

completa dei tipi e delle relative varianti

per quanto attiene all’edificato, dall’al- tro di rilevare i rapporti della villa col ter-

ritorio nel suo complesso e nelle varia-

zioni succedutesi nel tempo. Il censi- mento svolto nell’ambito del Piano Territoriale di Coordinamento della Pro-

vincia di Siena ha fornito l’elenco degli “oggetti” da esaminare.

La fonte primaria dell’analisi è il Cata- sto Lorenese. Sono stati presi in esame tutti quegli edifici presenti nel Catasto Lorenese denominati villa, villa/fattoria

o comunque dotati di un toponimo che

documenta una preesistenza rurale nel

sito esaminato. Questa scelta definisce

i limiti “temporali” posti all’indagine

(per Siena il catasto lorenese risale agli anni ’20 dell’Ottocento); la presenza certificata dal documento catastale stabilisce il limite ante quem e restitui- sce una mappatura completa di una struttura territoriale consolidata, fon- data sulla presenza della villa/fattoria e/o dell’appoderamento ad essa perti- nente. Ciò non significa che gli elemen-

ti edificati successivi alla data d’im-

1

Foto aerea della villa di Cetinale e del contesto territoriale

2

Sara Santarelli Planimetria della villa di Cetinale

3

Sara Santarelli

La proprietà di Cetinale ricostruita sulla base dei dati forniti dal Catasto Leopoldino

4

Schizzi di Carlo Fontana

nel Codice Chigiano della Biblioteca Vaticana e vedute del fronte verso il giardino

5

Sara Santarelli La proprietà nei confini odierni

pianto del Catasto Lorenese non pre- sentino una loro rilevanza dal punto di vista sia strutturale che formale, ma essi sono pertinenti ad un tipo di tra- sformazione della struttura agricolo/

 

carta I.G.M. in scala 1:25000 con l’indi- viduazione del foglio. Inoltre fornisce informazioni riguardanti l’oggetto ar-

col suo intorno immediato e lontano). Elementi essenziali, ancorché sintetici,

consentendo così di derivare perma- nenze e mutazioni nell’assetto proprie- tario e nel tipo di produzione.

territoriale tradizionale più che di for- mazione della stessa. In altre parole, la

chitettonico della villa sia come ele-

per definire le caratteristiche del com- plesso, sono:

Si

è giunti così a determinare l’esten-

villa tardo-ottocentesca o primo-nove-

mento isolato che facente parte di un

- i caratteri tipologici dell’edificio

sione della proprietà relativa ad ogni vil-

centesca, nelle sue diverse articolazio-

complesso o aggregato.

- la tipologia della scala

la

alla data d’impianto del Catasto Lo-

ni

che giungono fino al villino suburba-

L’evoluzione strutturale della villa vie-

- la presenza di androne passante o

renese e l’uso del suolo relativo ad ogni

no, è fenomeno legato a una concezio-

 

ne esaminata nella articolazione delle

non passante

proprietà distinto per ogni particella.

ne del rapporto città/campagna assai

diverse situazioni:

- la presenza di salone a doppio volume

Analoga ricognizione compiuta sui do-

diversa da quella che lega i destini del-

1

- come “villa/fattoria”, definita cioè

- i caratteri architettonici (numero di pia-

cumenti del Catasto attuale alla data

la città e del territorio extra-urbano in epoca precedente, ed è in ogni caso

nel suo carattere di centro di produzio- ne agricola e presente come tale nel ca-

ni, qualità dei paramenti esterni, presen- za di portico, loggia, balconi, vani voltati).

dell’impianto permette di confrontare le eventuali variazioni avvenute nel-

espressione materiale della perdita del

tasto lorenese;

-

gli elementi tipologici di corredo all’edi-

l’estensione della proprietà di pertinen-

ruolo della villa nell’organizzazione ter-

2

- “villa /fattoria” otto-novecentesca

ficio principale che compongono lo spa-

za

di ogni villa e nell’uso del suolo.

ritoriale della produzione agricola.

come trasformazione di preesistenza

zio artificiale della villa, negli elementi ar-

La

villa di Cetinale, nel comune di Sovi-

L’analisi è stata condotta attraverso un lavoro di rilevamento sul campo e il re-

indicata nel catasto lorenese (in genere casa rurale agli inizi dell’Ottocento poi

chitettonici, nella tipologia degli spazi aperti e nella presenza di elementi di ar-

cille, analizzata nel lavoro dell’allieva Sara Santarelli, è uno dei più significati-

perimento e lo studio dei documenti

trasformata in struttura più complessa);

redo, fino alle condizioni d’uso (residen-

vi

insediamenti del senese, sia per l’ar-

grafici, cartografici, bibliografici esisten-

3

- villa otto-novecentesca come tra-

za privata unitaria permanente o saltua-

chitettura dell’edificio che per l’organiz-

ti

all’Archivio di Stato, nelle Biblioteche,

sformazione di preesistenza indicata

l’identità dei proprietari nelle varie epo-

ria, frazionata, trasformata nell’uso).

zazione territoriale basata su un im-

all’Ufficio Tecnico Erariale, all’I.G.M. Elemento centrale dell’analisi è la sche- da, elemento contenitore dei dati. La scheda raccoglie innanzitutto una

-

nel catasto lorenese, priva tuttavia delle connotazioni di un centro produttivo. Inoltre sono stati considerati:

Oltre all’individuazione fisica dell’og- getto, il Catasto lorenese consente, mediante la lettura dei documenti scrit-

pianto assiale di assoluta originalità, per la scala e per il disegno, dell’archi- tettura di paesaggio.

visualizzazione cartografica, cioè gli

che (secondo i dati forniti dai catasti);

ti e disegnati, la ricostruzione del- l’estensione della proprietà all’impian-

estratti di mappa del catasto lorenese,

-

i caratteri morfologici del sito della villa:

to del Catasto e, all’interno di questa,

con la relativa individuazione della se- zione, foglio e particella; del catasto at- tuale con l’individuazione del foglio, della particella e della partita; e della

la morfologia territoriale; la quota altime- trica, e di conseguenza la localizzazione del complesso (ciò che dà ragione del rapporto paesistico che la villa realizza

dell’uso del suolo. La lettura dei registri permette anche di esaminare i passag- gi di proprietà dall’impianto alle fasi successive fino al Catasto attuale, e

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Benedetto Di Cristina

PERFEZIONAMENTO IN ARCHITETTURA E CONTESTO LABORATORIO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 1

MODULI DIDATTICI

Teorie della Ricerca Architettonica Contemporanea:

Vincenzo Riso A.A. 1998-2000 Tecniche della Rappresentazione:

Sylvie Duvernoy A.A. 2000-2001 Analisi della Morfologia Urbana e delle Tipologie Edilizie:

Goffredo Serrini A.A. 2001-2003

1 - 2

Laboratorio di Progettazione Architettonica 1 lettura del municipio di Sàynàtsalo (A. Aalto 1948) modello e disegni interpretativi di Nicoletta Filardi

3 - 4

Area e stazione della Sagrera a Barcellona Laurea di Maria Formosi e Bruno Pilucca

5 - 6 - 7

Tre immagini dell’atlante del rinnovo urbano di Amsterdam presentato dal responsabile del progetto al corso di perfezionamento in Architettura e Contesto del 98-99

Architettura e rinnovo urbano

I materiali esposti illustrano la didattica svolta in tre ambiti:

1 il Laboratorio di Progettazione Archi- tettonica del primo anno;

2 le tesi di laurea;

3 il corso di perfezionamento in “Archi-

tettura e Contesto”. Il laboratorio del primo anno propone agli studenti un’applicazione annuale fi- nalizzata a studiare, leggere e interpre- tare un’opera di architettura con dise- gni tematici e modelli. Vengono sugge- riti come temi organismi architettonici non complessi, appropriati a far ricono- scere, anche negli edifici realizzati con le tecniche costruttive attuali nell am- biente urbano di oggi, aspetti fonda- mentali dell’architettura, come insediar- si in un luogo, definire e racchiudere gli spazi, costruire coi materiali appropria- ti. Gli esempi sono scelti e presentati in modo da far comprendere i nessi tra il

lavoro dei progettisti e le teorie della ri- cerca architettonica (comprendendo i monumenti moderni, le opere della ri-

costruzione e le architetture contempo- ranee) e vengono studiati direttamente

integrando il lavoro sul campo con l’analisi dei documenti. Le tesi laurea affrontano temi di recu- pero e riqualificazione urbana con

l’obiettivo di indirizzare la formazione dei laureati verso la cultura del conte-

sto territoriale e ambientale come pre- messa indispensabile alla definizione

del progetto, a tutte le scale, e verso

un’interpretazione creativa di ciò che

la storia e la geografia dei luoghi espri-

mono in termini di paesaggio, insedia-

mento e tecnologia.

Il corso di perfezionamento, avviato

nel 1997, intende contribuire alla diffu- sione di una cultura del recupero ap- plicata all’ambiente costruito ed è fina-

lizzato alla formazione di figure profes- sionali operanti nel campo della riqualificazione e del riuso del patrimo- nio edilizio esistente. Prevede un ciclo

di lezioni, integrate da seminari e con-

ferenze, riguardanti questioni di meto- do, letture dell’ambiente costruito, presentazione di casi di studio, aggior- namenti sulla normativa e sulle tecno- logie del recupero; e include un’appli- cazione pratica che consiste nella let- tura critica di piani di recupero studiati per diversi contesti edilizi.

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Gianni Cavallina

LABORATORI DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 2-4

MODULI DIDATTICI

Caratteri Tipologici e Morfologici dell’Architettura:

Stefano Lambardi A.A. 2000-2002 Tecnologia dei Materiali da Costruzione:

Giampiero Alfarano A.A. 2000-2001 Teorie della Ricerca Architettonica Contemporanea:

Stefano Lambardi A.A. 2002-2003 Progetto di Strutture:

Alberto Bove A.A. 2002-2003 Collaboratori:

D. Ferroni, M. Manetti, A. Pastorini

1

L. Terrosi,

risignificazione della Piazza di San Donnino, particolari dell’arredo urbano. (Progettazione 1, a.a. 1999-2000)

2

E. Spediacci,

risignificazione della Piazza di San Donnino,

planivolumetria dell’intervento. (Progettazione 1, a.a. 99-2000)

3

K.

Takeda,

risignificazione della Piazza di San Donnino, planivolumetria del centro espositivo. (Progettazione 1, a.a. 99-2000).

4

S. Milani, V. Soriani,

il progetto del limite, planivolumetria del Palazzetto dello Sport di Campi. (Progettazione 2, a.a. 2000-2001).

5

De Angelis, Del Moretto, Dini,

Stazione della micrometropolitana e zona commerciale a Piazza Fardella, a Firenze 6 - 7

I. Micali, G. Principale,

Rabin Peace Forum a Tel Aviv, plastico ed idea concettuale di partenza.

8

Cosma, Fabbretti e Donettii, Stazione della micrometropolitana in Piazza della

Libertà, a Firenze, tavola di sintesi a colori

9

Cosma, Fabbretti e Donettii,

Stazione della micrometropolitana in Piazza della Libertà, a Firenze, sezioni

10

Massimo Gasperini, “Un’impronta d’acqua, il Canale dei Navicelli a Pisa”, prospetto della Chiusa del Sostegno, Tesi di Laurea a.a. 2002-2003.

Limiti e segni

Nella didattica dei Laboratori di Pro- gettazione, dal 1999 al 2002, si è teso all’insegnamento di un metodo pro- gettuale basato sul significato e sul se- gno nell’architettura. Nel primo anno il campo operativo, di confronto, era una area aperta, un vuoto urbano, nella fascia periferica, sovente privo di valori figurali impor- tanti, e comunque il limite si pone oggi come una sfida, come la virtuale pos- sibilità di un recupero della perduta fi- gura urbana. La pianura industriale ad ovest di Fi- renze, scarsa di connotazioni, sembra quasi richiedere dei nuovi segni, non, a nostro parere, esprimenti una singola- rità oppressiva ed autonoma, ma, piut- tosto, il richiamo a segni conosciuti, le mura, gli argini, il limite delle case avul-

so dal contesto storico. Compito degli

studenti era proprio ritrovare nelle po- che tracce esistenti, ma ancor più nel- la memoria, nella citazione, nella mor-

fologia della città consolidata, i pre-

supposti per una traccia compositiva dello spazio urbano.

Questo tipo di esperienza, nel Labora-

torio del 2° anno, si confrontava con due problematiche compositive, il “li- mite urbano ”, ed il “ manufatto segni-

no ”, che, pur l’esperienza dell’ultimo

anno si differenzia su due versanti, uno quello di un limitato segno all’in- terno della conurbazione, come le sta-

zioni della ipotizzata micrometropoli- tana fiorentina, l’altro è un versante fi- losofico, del “segno ideologico”, il concorso internazionale per il Rabin

Peace Forum a Tel Aviv. Il tema del limite, del segno, del signi-

ficato, crediamo, e lo abbiamo verifi- cato nell’ambito delle evitando di ac- cedere al progetto complesso, compi-

to degli anni successivi, doveva comunque indirizzare lo studente alla comprensione della sua idea proget-

tuale nel rispetto degli elementi distri- butivi, strutturali e formali. Ricerca questa che impegnava ai limiti della verifica strutturale e dei partico-

 

lari formali interni ed esterni del manu- fatto. Esperienze didattiche, giustifica, agli occhi dello studente, un percorso progettuale che, partendo dall’idea, trovi per la sua strada, nel contesto, nei segni esistenti, nella storia, la sua ragione di essere.

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Carlo Canepari

LABORATORI DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 2-3

MODULI DIDATTICI

Caratteri Tipologici e Morfologici dell’Architettura:

Andrea Nannini A.A. 2000-2001, 2002-2003 Tecnologia dei Materiali da Costruzione:

Paolo Puccetti A.A. 2000-2001 Teoria e Tecnica della Progettazione Architettonica:

Riccardo Guidi A.A. 2001-2002 Cultura Tecnologica della Progettazione:

Biagio Furiozzi A.A. 2002-2003 Collaboratori:

Lapo Galluzzi

Alessio Palandri

Si ringraziano gli studenti:

Tommaso Rafanelli

Simone Scortecci

Tommaso Bazzecchi

Peter Schwaer

Michele Coluzzi

Alessandro Cecchi

Esercizi di progettazione: gli workshops

Lo workshop è una esperienza che conduco ogni anno in collaborazione con la Fondazione Romualdo Del Bian-

co, coinvolgendo 6 studenti del corso e

si sviluppa in due settimane distinte; la

prima nel periodo autunnale all’estero,

la seconda a Firenze nella primavera

successiva per completare il lavoro.

Vengono presentate in questa occasio-

ne le produzioni degli workshops svolti a

Firenze nell’anno 1999 sul Riuso di una

casa colonica nel quartiere 5, a Praga nell’anno 2000 sul Riuso di un mulino di- smesso “Lowitt’s Mill”, a Banska Bistri-

ca (Slovacchia) nel 2001 sul Riuso di un

antico complesso edilizio, il “Barbacan”.

A questa esperienza hanno partecipato

oltre ai fiorentini, studenti provenienti

dalle Facoltà di Architettura della Slo- venia, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia, Bielorussia. Queste esperienze, limitate ad un così ristretto numero di studenti, sono state

poi presentate e discusse all’interno del Laboratorio facendole diventare espe- rienza comune. Questi esercizi sono propedeutici alla esperienza progettuale di Laboratorio, documentata quest’anno nella pubbli- cazione realizzata dal Comune di Firen-

ze “Progetto & Realtà”.

Nella dimensione culturale di una Euro-

pa in espansione queste esperienze mi-

rano al coinvolgimento dei paesi del- l’Est, che si aprono al dialogo dopo un lungo periodo di isolamento culturale.

Tutte fanno riferimento al Riuso architet- tonico ed hanno come oggetto edifici in disuso su cui si prevede un rinnovamen-

to funzionale ed architettonico per un

nuovo ciclo di vita; esse rappresentano

un

momento importante della didattica

di

Laboratorio centrata sulle questioni

del Riuso, a cui mi sono dedicato negli ultimi 10 anni di insegnamento.

Il progetto di Riuso, senza chiudersi in

una visione restaurativa o nella imitazio-

ne dell’antico, esprime tutte le comples-

sità del mondo contemporaneo che vuole attivare una trasformazione quali- tativa dello spazio. La nuova cultura del-

l’urbano sta portando sempre più in luce quei procedimenti progettuali che san- no, da un lato conservare e dall’altro far evolvere la città senza compromettere la

sua specificità, interrompere la sua coe- renza ed alterare la sua immagine.

In questo senso il Riuso, conferma e stabilisce che il patrimonio architettoni- co è una risorsa e può innescare anche

nella città contemporanea, quel pro- cesso ecologico di crescita che con- sentirà la sua storicizzazione.

anche nella città contemporanea, quel pro- cesso ecologico di crescita che con- sentirà la sua storicizzazione.

Virginia Stefanelli

Progetto di abitazioni e servizi

LABORATORIO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 3

MODULI DIDATTICI

Teorie e Tecniche della Progettazione Architettonica:

Federico Bracaloni A.A. 2000-2001 Enrico Bascherini A.A. 2001-2003 Teorie dell’Urbanistica:

Adriana Sgolastra A.A. 2000-2001

1

M.

Buonamassa, B. Caiullo, D. Calderoni

Letura critica e filosofia del progetto

2

F.

Carloncelli

Progetto alla scala del quartiere

3

A. D’Angelo

Progetto alla scala dell’alloggio

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La realtà della città è tale e così com- plessa che i metodi tradizionali non sono adeguati alla sua interpretazione: il La- boratorio ipotizza una via d’uscita attra- verso una visione organica che cerchi di dominare i molteplici aspetti attraverso un approccio sistemico unificante. Da tempo siamo di fronte a problemi nuovi e complessi per la soluzione dei

quali servono soluzioni nuove: occorro-

no cioè prima di tutto idee adeguate, in

secondo luogo metodi progettuali nuovi,

che siano ad un tempo critici (per evi-

denziare e ridurre gli errori) e creativi per

individuare soluzioni più idonee e soddi- sfacenti. La cultura tecnologica ci offre un approccio (sistemico) adeguato: essa

si avvale di quell’“attitudine razionale” in

base alla quale si progredisce a “piccoli passi”, correggendo via, via gli errori. Le linee programmatiche del Laborato- rio enfatizzano l’intenzionalità della progettazione e le operazioni che (a

piccoli passi) gli studenti sono chiamati

a compiere, secondo un processo ite-

rativo, munito di feedback. Il processo

si sviluppa per fasi: da quella della “let-

tura critica” (fase investigativa), alla elaborazione della “filosofia del proget- to” (fase in cui l’idea si struttura), fino alla sua stessa traduzione coerente nel

progetto (fase in cui l’idea si fa proget- to). Il lavoro si svolge (secondo un per- corso orientato) sincronicamente in un continuo andirivieni tra lettura e pro-

gettazione, tra astratto e concreto, tra

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generale e particolare, tra passato e presente. Questo modo di lavorare che rimanda continuamente all’intero e alle sue parti, all’oggetto studiato e alla sua struttura, questo approccio unitario in base al quale si può operare contem- poraneamente a scale diverse e mette- re in relazione situazioni semplici e complesse, è l’aspetto che caratterizza la nostra didattica. Il materiale esposto, che si riferise alla periferia fiorentina e a piccoli centri storici toscani, illustra alcune fasi del processo.

La periferia Prevalente oggetto di studio è la peri-

feria in generale (sottosistema della città) e la residenza in particolare (a sua volta sottosistema di sottosiste- ma) che rappresentano spesso ancora problemi da risolvere. La trasformazione della realtà architet- tonica è sempre in atto, ma mentre nel

passato è avvenuta con continuità, dopo la rivoluzione industriale è avve-

nuta in modo caotico. Ci sembra logico riprendere le mosse da questa soluzio- ne di continuità per ricostruire il nostro passato e gettare le basi sulle quali edi- ficare il futuro. La lettura critica compa- rata a scale dimensionali omogenee e congruenti, di due campioni urbani, la “città antica” (ad es. San Frediano, ma anche un piccolo Centro storico) e la “città contemporanea” (ad es. Sorga- ne), è una esercitazione che si articola gradualmente dalla scala della città a quella dell’alloggio: i risultati consento- no di sceverare le mode dai valori persi- stenti e costituiscono, insieme alla per- sonalità dell’“attore”, le coordinate di partenza per la costruzione in itinere della filosofia del progetto, e quindi del progetto stesso.

Centri storici minori Il tema “centri storici minori” si con- trappone al tema della periferia come provocazione alla cultura architettoni- ca ed urbanistica del secondo nove- cento che ha generato periferie e luo- ghi anonimi privi d’identità, i cui risul- tati urbanistici ed architettonici hanno prevaricato la storicità dei luoghi e del loro portato culturale. Proporre una prima selezione dimensionale, è stato necessario per recuperare quella cul- tura minore, a volte spontanea, capa- ce d’originarietà, ricca di differenze, sempre misurata al luogo ed alle istitu- zioni, rappresentante del tempo e del- l’uomo che l’ha generata. Misurarsi con una realtà fisica sociale ed economica ove l’Architettura coin- cide con l’Urbanistica, permette agli studenti di riflettere sulla complessità del progetto architettonico-urbanisti- co, la cui formulazione non può pre- scindere da un’attenta lettura della condizione storica, della crisi attuale, e della capacità futura di tali insedia- menti. La proposta finale propone una ricerca tesa a salvaguardare il princi- pio d’identità dai processi d’omologa- zione attraverso tre momenti fonda- mentali: la lettura, la sintesi, quindi il progetto di riappropriazione.

Enrico Bascherini

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5 4 Foto aerea del centro storico minore di Monteggiori 5 E. Bascherini Schizzi di
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Foto aerea del centro storico minore di Monteggiori
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E.
Bascherini
Schizzi di lettura
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M.
Berti
Progetto alla scala dell’alloggio
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Piero Degl’Innocenti

LABORATORIO DI PROGETTAZIONE ARCHITETTONICA 1

MODULI DIDATTICI

Analisi della Morfologia Urbana e delle Tipologie Edilizie:

Antonio Bertagnini A.A. 2000-2001 Guido Spezza A.A. 2001-2002 Tecniche della Rappresentazione:

Massimiliano Masci A.A. 2000-2001

1

Chiara Rigoli

2

Francesca Nesi 3 - 9

Alessandra Laiso

4

Federica Fierro

5

Sara Varlani

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Arianna Pagnini

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Giacomo Lepri Berluti

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Matilde Montalti

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Rompere schemi, togliere riferimenti

Quella che, al I anno, si concretizza

sia per educare a pensare in tre dimen-

sui

fogli di carta, tra ingenuità e scara-

sioni - maturando gradualmente

bocchi, è solo la parte più banale del-

un’idea di forma spaziale da affinare

l’esperienza di avvio alla progettazio-

attraverso ripetute verifiche in pianta e

ne:

l’altra, la più importante, si svilup-

sezione, - sia per capire la continuità

pa

in profondità dentro la personalità

dello spazio architettonico attraverso

stessa dello studente. Inerzia e ristret-

la

fondamentale esperienza dei pas-