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RETE DI ECCELLENZA DELL'ITALIANO ISTITUZIONALE

PRIMA GIORNATA

"Una rete di eccellenza dell'italiano istituzionale?"

Bruxelles, 23 novembre 2005


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CONTRIBUTO SCRITTO

CARLA A. CRIVELLO,
Università di Torino,

Alcune considerazioni sulla competenza comunicativa dei siti (pubblici) web


culturali

Questo intervento scaturisce da una personale sensazione di disagio nel cercare


informazioni direttamente dai siti (pubblici) web culturali prodotti in Italia.
Eppure non mancano anche in lingua italiana strumenti e documentazione1 (anche gratuita e
in rete) per la costruzione, l’accessibilità, l’usabilità e la reperibilità dei siti web. Il Manuale
per la qualità dei siti Web pubblici culturali2 ne è un buon esempio; accanto ad esso il
Manuale interistituzionale di convenzioni redazionali3 fornisce un valido ausilio per la
redazione dei testi.

Selezione dei termini appropriati


Navigando tra le home page di enti omogenei per finalità istituzionali, ci si accorge che:
• le medesime funzioni o gli stessi contenuti sono classificati in modi diversi. Alcuni
esempi nel mondo universitario: “Organi dell’Ateneo” può corrispondere a “Organi di
governo”; “Autorità accademiche” può non includere Rettore e Prorettore e
comprendere Presidi, Direttori di dipartimento ecc. oppure estendersi a Senato e
Consiglio di amministrazione, Nucleo di valutazione, Collegio dei Revisori dei Conti,
Collegio e Giunta dei Direttori di dipartimento ecc.; “Prorettori” può corrispondere a
“Vicerettori”; le biblioteche possono essere considerate strutture o far parte
dell’Amministrazione (centrale); “Ateneo” viene usato come sinonimo di “Università”
o può rappresentare un sottoinsieme di “Università”;
• i titoli e sottotitoli, le voci e sottovoci, a volte non corrispondono al contenuto al quale
rinviano. Per esempio la voce “Formazione” può riferirsi indifferentemente a corsi di
addestramento, di aggiornamento, specializzazione, a corsi di laurea di vari tipi, a
master e dottorati di ricerca ecc.;
• l’eterogeneità dei prodotti culturali (cartacei, digitali, misti) suscettibili di continua
trasformazione e di prestiti da altre lingue (soprattutto angloamericana) - che per
esempio le biblioteche presentano nei loro siti - non è sottoposta a controllo
lessicale. I cataloghi (elettronici) vengono definiti: on line, on-line, in linea, OPAC
(Online Public Access Catalog) o sono raggruppati sotto la voce “ricerche
bibliografiche”; liste/elenchi di periodici a volte vengono chiamati cataloghi; gli
“oggetti” digitali sono denominati collezioni digitali, contenuti digitali, fondi digitali,
ecc.
La selezione dei termini appropriati – che spesso diventano parole chiave nel recupero
dell’informazione (IR) – è un’operazione importante perché permette:
• l’individuazione non ambigua (in quel contesto) per gli italofoni della classe di dati o
informazioni che raggruppa;
• un agevole recupero anche attraverso il motore di ricerca interno delle informazioni
basilari. Può sembrare paradossale il fatto che, conoscendo la “debolezza”
progettuale di un sito, sia preferibile affidarsi ad un motore di ricerca esterno (avendo
però cura di delimitarne il dominio);
• una traduzione più rapida in altre lingue;
• la consapevolezza dell’eventuale adozione (temporale o permanente) del/i termine/i
in altre lingue (prevalentemente angloamericana) quando la traduzione è percepita
inadeguata. Non è ovviamente questo il caso della parola devolution, oggetto di un
recente articolo di Claudio Magris sulle pagine di un quotidiano nazionale4. Tutt’altro
che di facile soluzione si presenta invece la traduzione di termini tecnico-scientifici
nella nostra lingua. Riporto alcuni passi tratti da “Montale e la scienza: puoi tu non
crederlo fratello?”5 che illustrano autorevolmente questo “problema”.

Si dice che la scienza inventi sempre termini tecnici e che il linguaggio astruso della scienza
faccia da schermo allo sguardo dei non iniziati. Quanto questo sia inesatto è, purtroppo,
poco evidente a chi non parla inglese. I termini scientifici dell’italiano sono tutte traduzioni
appesantite dalle esigenze accademiche. Il greco e il latino fanno la parte del leone. Si pensi
che “token” e “type” vengono da noi straziati in “legisegno” e “sinsegno”. La nostra lingua,
lingua di un paese che ha finito di generare scienza da molto tempo, non consente di
afferrare la genesi incessante del lessico delle scienze. […] I neologismi delle scienze sono
quasi sempre di grande naturalezza, per lo più presi in prestito dalla lingua ordinaria, o da
questa adattati con la più grande plausibilità. L’idea che i termini scientifici nascano da una
“convenzione” è folle. [..] I nuovi termini scientifici vengono subito “riconosciuti”, non imposti,
né introdotti attraverso un atto di imperio, o un complotto, o un referendum tra specialisti. […]
E’ come se esistesse un vasto limbo di termini tecnico-scientifici6 che sono lì pronti a balzare
fuori […] Un lessico franco, fatto di radici greche, latine, anglosassoni, talvolta germaniche,
arricchito dal gergo pubblicitario, dal lessico delle arti e mestieri e dal lessico strettamente
scientifico già in circolazione.
Il problema della selezione dei termini appropriati non può però, a mio avviso, trovare una
soluzione soddisfacente se considerato a sé stante e non inserito nella cornice in cui si
situano i modelli di rappresentazione della conoscenza e la costruzione delle interfacce.

Modelli di rappresentazione della conoscenza


L’attuale filone di studi sul web semantico ripropone in un contesto diverso, per gli strumenti
informatici e telematici a disposizione, il dibattito sulla rappresentazione della conoscenza
che ha tradizionalmente interessato la speculazione filosofica occidentale e le applicazioni
biblioteconomiche.
In ambito filosofico è prevalso il modello classificatorio (albero della conoscenza di Porfirio)
anche se “Roberto Grossatesta … nel XIII secolo propone un approccio per alcuni versi
straordinariamente simile a quello delle moderne ontologie. Grossatesta descrisse un duplice
procedimento che chiamò resolutio-compositio”7.
In biblioteconomia, anche se si è affermato storicamente il modello di classificazione
gerarchico-enumerativa o monodimensionale, non mancano proposte di adozione del
modello di classificazione analitico-sintetica o multidimensionale (per esempio la
classificazione a faccette8) che trovano nell’ambiente Internet un terreno favorevole.

La costruzione delle interfacce


In un avvincente libro del 19889, lo psicologo cognitivista Donald Norman ci offre con la sua
critica al cattivo design (degli oggetti) una griglia di rilevazione dei principi di progettazione
(di oggetti) che può essere in larga parte di guida per la costruzione di siti web comprensibili
e usabili.
Scopo del libro è infatti quello di “propugnare un design centrato sull’utente, una filosofia
progettuale basata sui bisogni e sugli interessi dell’utente, che miri a prodotti usabili e
comprensibili”10.
I principi di progettazione suggeriti da Norman sono schematicamente riconducibili a:
• fornire un buon modello concettuale (relazione fra comandi e risultati; visibilità delle
parti rilevanti; effetti immediati ed evidenti delle azioni intraprese);
• utilizzare il mapping naturale (le analogie fisiche e i modelli culturali favoriscono una
comprensione immediata);
• basarsi sull’affordance degli oggetti: un design è corretto quando un’operazione
semplice non richiede istruzioni;
• essere consapevoli dei vincoli fisici, semantici, culturali e logici (forniti dal mapping
naturale11);
• possedere un modello concettuale adeguato alla rappresentazione di strutture larghe
e profonde, poco profonde, strette, ovvero in relazione all’albero di decisioni
(costituito da percorsi alternativi e conseguenti decisioni da intraprendere);
• prevedere la standardizzazione quando non è possibile sfruttare le correlazioni
naturali.

Per le considerazioni esposte, le difficoltà di progettazione di siti (pubblici) web culturali,


soprattutto se di grandi dimensioni, possono essere affrontate solamente da un gruppo di
progetto e sviluppo con le caratteristiche individuate dal Manuale per la qualità dei siti Web
pubblici culturali12.
Nell’ambiente Internet la progettazione può però assumere un significato particolare: “…
appare molto appropriato l’uso del termine bricolage che alcuni autori hanno proposto per
indicare sia i processi sia i prodotti della nuova tecnologia. […] Il bricoleur recupera materiali,
dispositivi, strutture e metodi di seconda mano (cioè già usati per altri scopi) e li (im)piega
alle nuove necessità […] Mentre la progettazione ingegneristica classica persegue un ordine
intrinseco ad un piano intenzionale esplicito e prestabilito, frutto della finalità cosciente, nel
bricolage l’ordine emerge a posteriori e segue dall’interpretazione di una serie di azioni
contingenti e di interventi d’improvvisazione.13
Internet, nell’ambito considerato in questo intervento, se da un lato ha ridotto il numero delle
figure professionali coinvolte nella produzione tradizionale di informazione e conoscenza,
dall’altro ha favorito l’emergere di nuove e diffuse competenze.
La novità di questo cambiamento non deve però abbagliarci a tal punto da farci dimenticare
non solo la ricerca filosofica e biblioteconomica attinente al problema della rappresentazione
della conoscenza ma anche le soluzioni che la tradizione tipografica ed editoriale adottarono
(e adottano) nella produzione dei testi: “…l’attenzione critica si è volta a esaminare, in
quanto determinanti dei significati, gli elementi visivi, finora ignorati, dei libri stessi, in
particolare il ruolo delle convenzioni editoriali nello scegliere un formato e uno stile
tipografico consonante con l’argomento del libro, nonché la disposizione del testo sulla
pagina per esigenze di chiarezza e di evidenza, la funzione degli spazi bianchi e delle
decorazioni, la relazione fra il formato e la qualità della carta e il genere letterario e il
pubblico dei lettori, e così via”14

1
“La progettazione di un sito web”, in Michele Rosco con la collaborazione di Simona Caracciolo, Rossella
Labriola, Alfonso Masullo, in Il marketing dell’informazione e della conoscenza, Milano, Ed. bibliografica,
2003, p. 119-145. Contiene bibliografia e webliografia.
2
Ed. italiana a cura di Fedora Filippi, Progetto Minerva, febbraio 2004; oppure (in formato HTM e PDF) in
<http://www.minervaeurope.org/publications/qualitycriteria-i.htm>. Contiene ampia bibliografia e un’esaustiva
webliografia.
3
In < http://publications.eu.int/others/code_it.html>
4
Claudio Magris, “Devolution”, parola molesta, Corriere della sera, 18 ottobre 2005.
5
In Massimo Piattelli Palmarini, I linguaggi della scienza. Ultime notizie su mente, cultura, natura, Milano,
Oscar Mondatori, 2003, p. 21-23.
6
Tra questi rientrano i termini coniati nel settore delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT)
[nota di chi scrive].
7
Massimo Parodi, Alfio Ferrara, “XML, semantic web e rappresentazione della conoscenza” in Mondo digitale,
n. 3, settembre 2002, p. 49; oppure in http://www.mondodigitale.net/Rivista/02_numero_tre/Parodi_p.42-51.pdf
8
Un convincente esempio in Luca Rosati, Maria Elisabetta Lai, Claudio Gnoli, Faceted classification for public
administration presentato al 1st Semantic web workshop, Ancona, 10 dicembre 2004, in <
http://trovabile.org/download/gnoli-lai-rosati-2004.pdf>
9
Donald A. Norman, The psychology of everyday things, New York, Basic book, 1988; trad. it. La caffettiera del
masochista. Psicopatologia degli oggetti quotidiani, Firenze, Giunti, 1997.
10
Donald A. Norman, op.cit., p. 209 della trad. it.
11
In qualche caso la violazione può essere intenzionale per costringere l’utilizzatore ad operare correttamente.
Un esempio: il tasto di “invio” collocato al fondo della schermata induce a leggere interamente, prima della sua
compilazione, un modulo di richiesta in un archivio o di fornitura di dati personali [nota di chi scrive].
12
Op. cit. p. 24
13
Giuseppe O.Longo, “Uomo e tecnologia. Una simbiosi problematica”, in Mondo digitale, n. 2, giugno 2005,
p. 15-16; oppure in <http://www.mondodigitale.net/Rivista/05_numero_tre/Longo_p._5-18.pdf>
14
Donald F. McKenzie, Bibliografia e sociologia dei testi, Milano, Silvestre Bonnard, 1999, p.12; ed. orig.
Bibliography and the sociology of texts, London, The British Library, 1986.