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FISICA

DEL SISTEMA TERRA


Prof. Maurizio Bonafede

27 febbraio 2014
Indice

1 LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE 1


1.1 La Terra nellUniverso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.2 Formazione dellUniverso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 1
1.2.1 La nucleosintesi nellUniverso primordiale . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.2.2 La nucleosintesi allinterno delle stelle . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 2
1.3 Formazione delle galassie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.3.1 Tipi di galassie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.4 La formazione del Sole e delle stelle . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.4.1 Instabilita di una nube . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.4.2 Condensazione di una nube . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.5 Evoluzione delle stelle della sequenza principale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
1.6 Origine e distribuzione degli elementi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.7 Regolarita e sistematicita nel sistema solare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
1.7.1 Le tre leggi di Keplero e il problema a due corpi . . . . . . . . . . . . . . 12
1.7.2 Altre regolarita nel sistema solare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
1.8 La formazione dei pianeti. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
1.8.1 Dischi circum-stellari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
1.8.2 La nebula solare . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
1.8.3 Fase di collasso . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
1.8.4 Evoluzione dinamica interna . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
1.8.5 Condensazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24
1.8.6 Fase di espulsione dei gas. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
1.8.7 Formazione dei proto-pianeti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
1.8.8 Origine dei pianeti interni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
1.8.9 Origine dei pianeti esterni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
1.9 Sistemi planetari extra-solari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 30

i
Capitolo 1

LE ORIGINI DEL SISTEMA


SOLARE

1.1 La Terra nellUniverso

Il pianeta su cui viviamo e insignificante rispetto allUniverso: la sua massa e 1028 e le sue
dimensioni 1020 volte piu piccole. Dalla stella piu vicina a noi sarebbe impossibile osservare
il nostro sistema planetario, utilizzando le tecniche astronomiche convenzionali. I pianeti pos-
seggono solo lo 0.13% della massa del sistema solare (e Giove ne possiede la maggior parte).
Questo capitolo presenta una breve introduzione allo studio della Terra dal punto vista astrofisi-
co e propone alcune relazioni fra la sua storia e levoluzione del Sole, delle stelle e dellUniverso
intero. Queste relazioni sono importanti per comprendere levoluzione del nostro pianeta, perche
i processi che si sono verificati sulla Terra negli ultimi 4.6 miliardi di anni (Ga) furono in larga
misura predeterminati da massa, composizione e posizione iniziali della Terra.

1.2 Formazione dellUniverso

Le osservazioni delle galassie piu lontane mostrano che lUniverso e in espansione, con gli oggetti
piu lontani che recedono a velocita prossime a quelle della luce. Di conseguenza, procedendo
a ritroso nel tempo, lUniverso doveva trovarsi in condizioni di densita maggiori dellattuale,
fino a raggiungere densita infinita circa 14 miliardi di anni fa, quando si verifico una immane
esplosione (Big Bang) che segno linizio delluniverso attuale.
Nellarco di circa 20 minuti dopo il big-bang, la composizione dellUniverso si assesto in
una configurazione praticamente uguale a quella attuale: 75% (in massa) di idrogeno, 25% di
elio, 0.01% di deuterio e tracce 1010 di Litio e Berillio; elementi piu pesanti erano assenti.
Nel 1963 i radioastronomi rilevarono una debole radiazione extra-terrestre, distribuita in modo
isotropo nello spazio, interpretata come un relitto di questo Big-Bang. Questa radiazione di
fondo e oggi cos diluita, cos diusa nello spazio, che la temperatura media, lontano da ogni
stella e di soli 2.7 K.

1
2 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

1.2.1 La nucleosintesi nellUniverso primordiale


La teoria originaria di Alpher e Gamow (1948) assumeva che nei primi 3 minuti dopo il Big-Bang
luniverso consisteva in un fluido estremamente denso e caldo di neutroni che, espandendosi, si
rareddava rapidamente (i processi detti di bariogenesi che avvennero nei primi 3 minuti sono
ancora oggi oggetto di ricerca avanzata ma cio che avvenne successivamente e praticamente
indipendente da questi processi).
Un neutrone libero e instabile e decade, con una vita media di 12 min, in un protone, un
elettrone e un neutrino
n p+ + e + e .

Tenendo conto del rapido tasso di rareddamento, semplici considerazioni di termodinamica


ci fanno ritenere che 20 minuti dopo il Big Bang era presente un neutrone ogni sette protoni.
Protoni e neutroni collidevano fondendosi a formare deuterio 2 H, quindi non ci fu tempo su-
ciente per consentire una significativa scomparsa di neutroni, dato che questi sono relativamente
stabili quando sono legati allinterno del nucleo di deuterio. A causa della elevata temperatura,
lenergia cinetica dei nuclei era inizialmente superiore a quella di legame del deuterio che quin-
di era immediatamente distrutto dagli urti ad elevatissima energia. Lespansione dellUniverso
porto ad una rapida diminuzione della temperatura e il deuterio divento stabile; esso poteva
cos fondersi con protoni, neutroni oppure con altri nuclei di deuterio a formare nuclei di 4 He.
Lenergia di legame dellelio e superiore a quella del deuterio e quindi 20 minuti dopo il Big-Bang
la maggior parte della materia resto nello stato di protoni e nuclei , con piccole quantita di 2H
(deuterio), 3 He (elio-3) e 3 H (trizio, che decade in 3 He con vita media di 12 anni), piu tracce
di elementi rari leggeri (Litio, Berillio e forse Boro). Gli elementi piu pesanti erano assenti. La
nucleosintesi del Big Bang non procedette oltre la formazione dell He a causa della inesistenza
di nuclei stabili con numero di nucleoni 5 oppure 8 (che potrebbero essere prodotti da urti a due
corpi elio-idrogeno oppure elio-elio) e a causa della densita, divenuta troppo bassa per consentire
un tasso significativo di processi a tre corpi.
Dopo 400,000 anni lUniverso si era rareddato abbastanza da consentire agli elettroni di
unirsi ai nuclei formati nei primi minuti dellUniverso e formare gli atomi.

1.2.2 La nucleosintesi allinterno delle stelle


La maggior parte dei nuclei piu pesanti dellHe e una piccola ma significativa frazione di He si
sono formati allinterno delle stelle. Le reazioni di fusione crescono con la temperatura perche
solo i nuclei di energia cinetica piu alta riescono a superare la barriera Coulombiana di repulsione
fra nuclei. Se la fusione non e abbastanza rapida il nucleo della stella si contrae gravitazional-
mente, la temperatura aumenta e il tasso di reazioni aumenta; se la fusione e troppo rapida, il
nucleo si espande e si raredda: cos si mantiene lequilibrio fino ad esaurimento del combustibile
nucleare.
La fusione del deuterio richiede meno energia della fusione dellIdrogeno, sicche le stelle
consumano dapprima la loro scorta di deuterio, anche se ne resta nelle regioni esterne piu
fredde, (se non interviene la convezione a rimescolarle con quelle piu interne).
Il nocciolo dei corpi di massa relativamente piccola diventa cos denso che la contrazione e
bloccata dalla pressione degli elettroni nello stato degenere, prima di raggiungere temperature
sucienti per la fusione dellidrogeno ad un tasso significativo. Si forma una nana bruna,
1.2. FORMAZIONE DELLUNIVERSO 3

un oggetto abbastanza massivo (M > 0.013MS ) per produrre la fusione del deuterio ma non
abbastanza (M < 0.075 MS ) per la fusione sostenuta dellIdrogeno.

Fusione dellidrogeno in elio


Nelle stelle con massa M > 0.075 MS fino a masse simili alla massa solare, la reazione principale
e la catena p p: il principale ramo di questa catena e il seguente:

2( H + H + e+ + e ),
1 1 2H

2(2H + 1 H 3
He + ),

3 He + 3He 4 He + 2 1 H + 2.

Il tasso di reazione della catena p p diventa significativo a Tnucl = 3 106 K, ed e proporzionale


alla decima potenza di T /Tnucl , nellintorno di Tnucl . La fusione agisce quindi come un termostato
molto ecace e le stelle piu massive raggiungono temperature del nucleo poco superiori delle
stelle piu piccole, pur generando luminosita sostanzialmente maggiori. La temperatura nel nucleo
del Sole e valutata in 1.5 107 K.
Nelle stelle piu massive del Sole, la temperature del nucleo e un po piu alta e predomina il
ciclo catalitico CNO (ancora piu sensibile alla temperatura):



12 C + 1H 13N + ,




13
N 13
C + e+ + e ,

13 C + 1 H 14N + ,



14
N + 1H 15 O + ,

15 O 15 N + e+ + ,

e
15
N + 1H 12 C + 4 He.

Produzione degli altri elementi fino al ferro


La figura 1.1 mostra lenergia nucleare di legame per nucleone degli elementi di peso atomico
inferiore a 100. Il nucleo piu stabile e 56Fe, sicche la fusione fino a questo elemento rilascia
energia. Tuttavia la fusione dei nuclei piu pesanti (fino al numero atomico Z = 28) richiede
temperature via via piu elevate per superare la barriera Coulombiana. Inoltre, nessun elemento
di massa atomica 5 o 8 e stabile, sicche la produzione di C da parte dellHe, presupposto
necessario per lavvio del ciclo CNO, richiede due fusioni in rapida successione: prima due
particelle alfa si combinano a formare un nucleo (altamente instabile) di 8 Be, poi unaltra
particella alfa si aggiunge prima del decadimento:
%
4
He + 4 He 8
Be,
8 Be + 4 He 12 C +

Questo triplo processo alfa richiede densita molto piu elevate della catena p p o del processo
catalitico CN O descritti sopra. Percio la sintesi di elementi piu pesanti dellelio non puo aver
luogo fintanto che sono presenti nel nucleo della stella sucienti percentuali di idrogeno. La fu-
sione dellHe si verifica quando una stella sucientemente massiva > 0.25 MS esaurisce la scorta
di Idrogeno nel nucleo sicche il termostato che manteneva lequilibrio fra gravita e agitazione
termica non e piu attivo. Si verifica allora la fusione dellidrogeno nel guscio che circonda il
nucleo stellare e la produzione di energia della stella supera di molto quella durante la fase della
4 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

4
He
56
24 Fe
Mg
20
Ne

E/nucleone (MeV)
6
16
O
12
C
8
Be

0
0 50 100
m (amu)

Figura 1.1: Energia nucleare di legame E per nucleone in funzione del peso atomico m. Notare la
preminenza di nuclei multipli di particelle e del gruppo del Fe.

sequenza principale. Gli strati esterni si espandono rareddandosi e la stella diventa una gigante
rossa.
La nucleosintesi oltre il Carbonio non richiede due reazioni in rapida successione (e quindi puo
avvenire in ambienti di minor densita) ma lelevata barriera Coulombiana richiede temperature
ancora piu elevate e quindi sono necessarie stelle ancora piu massive. La nucleosintesi procede
per aggiunta successiva di particelle alfa:


C + 4 He
12 16
O + ,
+ 4 He
16 O 20 Ne + ,
20
Ne + 4He 24 Mg + .

oppure, a temperature ancora piu alte:

12
C + 12C 24
Mg +

I nuclei composti da 3-10 particelle alfa sono stabili e facili da produrre, sicche essi sono rela-
tivamente abbondanti. Nuclei dello stesso tipo ma piu pesanti sono troppo ricchi di protoni e
decadono rapidamente per emissione in nuclei arricchiti di neutroni.

Produzione degli elementi pesanti

Grandi quantita di elementi fino al picco di energia di legame del Fe possono essere prodotti dalle
reazioni illustrate sopra, ma la barriera Coulombiana e troppo grande per produrre in tal modo
quantita apprezzabili di nuclei piu massivi, come P b e U . Questi nuclei pesanti sono prodotti
principalmente per aggiunta di neutroni liberi che, essendo neutri, non debbono superare la
1.3. FORMAZIONE DELLE GALASSIE 5

barriera coulombiana. I neutroni liberi sono rilasciati da reazioni del tipo:


%
4
He +13 C 16 O + n,
16 O +16 O 31 S + n.

Laggiunta di neutroni non produce nuovi elementi, ma se si aggiungono abbastanza neutroni, i


nuclei diventano instabili e decadono per emissione in elementi di numero atomico superiore.
Il miscuglio di nuclei (elementi e isotopi) prodotti in tal modo dipende dal flusso di neutroni. A
bassi flussi, il tempo fra successivi assorbimenti di neutroni e elevato sicche gli elementi instabili
decadono prima del successivo assorbimento e gli isotopi prodotti si collocano nella valle di
stabilita nucleare caratterizzata dalla massima energia di legame per un nucleo con assegnato
numero totale di nucleoni: questo lento meccanismo di nucleosintesi e detto s-process (slow
process). Si possono formare cos isotopi con masse atomiche fino a 209. Il processo rapido
(r-process) accade nelle nucleosintesi esplosive (supernovae) quando ce un flusso molto elevato
di neutroni e produce una distribuzione di elementi arricchiti in neutroni. LUranio ed altri
elementi pesanti naturali sono prodotti da nucleosintesi per r-process.
Notiamo che la maggior parte degli elementi prodotti nella nucleosintesi stellare non ab-
bandonano mai la stella genitrice: solo il materiale espulso dal vento stellare o dalle esplosioni
di supernova puo arricchire il mezzo interstellare di elementi pesanti che possono formare la
generazione successiva di stelle e pianeti.

1.3 Formazione delle galassie


La turbolenza del vortice primitivo formato dal big bang si e concentrata nella rotazione delle
Galassie, delle stelle e dei pianeti. Nellarco di un milione di anni dopo il big-bang, lUniverso si
era espanso abbastanza da dare origine ad ammassi di materia che a loro volta diedero origine
alle galassie e agli ammassi (cluster) di galassie. La velocita di espansione attuale indica che il
tempo trascorso dal big-bang e dellordine di 12 14 Ga, mentre leta del Sole e stimata in 5
Ga (1 Ga=109 a).

1.3.1 Tipi di galassie


Una galassia e una famiglia di miliardi di stelle, tenute insieme dalla interazione gravitazionale.
La massima parte della materia dellUniverso e organizzata in galassie di stelle, polvere e gas.
Ci sono 3 tipi principali di galassie: spirali, ellittiche e irregolari. Circa 1/4 delle galassie sono
spirali. La nostraVia Lattea e di questo tipo: un disco di stelle, con due braccia a spirale che
emergono da un nucleo centrale, del diametro di 100,000 a.l., spessore 10,000 a.l. nel nucleo, da
500 a 2000 a.l. nel disco. La rotazione dellaVia Lattea attorno al nucleo impedisce alla materia di
collassare sotto leetto della gravita. Il momento angolare della Galassia riflette la turbolenza
presente nellUniverso primitivo. Nelle regioni piu interne, la Galassia presenta un ammasso
di stelle e gas che impiegano circa 1 Ma per compiere un giro attorno al centro. Alla distanza
del Sole (che si assume trovarsi a 33.000 a.l. dal centro) il periodo orbitale e molto maggiore
( 250 Ma): dal tempo della sua formazione quindi, il Sole ha compiuto circa 20 rivoluzioni
nella galassia. LaVia Lattea e fra le galassie spirali piu grandi, contiene circa 1011 stelle, che
irraggiano energia al tasso di circa 1037 W. Le galassie spirali possiedono notevoli quantita di
gas interstellare, dal quale si formano nuove stelle.
6 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

Le galassie ellittiche si presentano in una forma simmetrica, ellittica o sferoidale, e sono


prive di una struttura evidente. La maggior parte delle sue stelle sono molto vecchie (10 Ga) e,
dato che le ellittiche sono povere di gas interstellare, i meccanismi di formazione di nuove stelle
risultano inibiti. Le ellittiche sono le galassie piu grandi e piu luminose, con masse fino a 1013
masse solari. Queste galassie giganti sono spesso sorgenti di emissioni radio. Circa 2/3 delle
galassie sono ellittiche.
Le galassie irregolari raccolgono il rimanente 10%, distinguibile in varie sottoclassi.

1.4 La formazione del Sole e delle stelle


Le teorie attuali prevedono che la formazione di un sistema planetario sia intimamente connessa
con quella della stella; per comprendere i meccanismi di formazione dei pianeti e quindi neces-
sario conoscere in primo luogo i meccanismi di formazione ed evoluzione di una stella. Questo
problema e relativamente ben compreso, data labbondanza di stelle presenti, in diversi stadi di
evoluzione, nelluniverso.
I parametri piu semplici da determinare per una stella sono la sua luminosita (cioe lout-
put totale di energia), la sua distanza (misurabile con varie tecniche), e la sua temperatura e
composizione superficiale (ricavata da osservazioni spettroscopiche). Se riportiamo in un grafi-
co lenergia irradiata in funzione della temperatura superficiale, otteniamo il diagramma di
Hertzsprung-Russel che mostra ampi spazi vuoti attorno ad una banda diagonale denominata
sequenza principale (figura 1.2). Cio dimostra che luminosita e temperatura di una stella non
sono variabili indipendenti. Il Sole si trova su questa banda, ad una temperatura superficiale
di circa 5770 K. Al di sopra e a destra della sequenza principale troviamo le luminose stelle
supergiganti e giganti; sebbene queste siano piu fredde del Sole, larea della loro superficie e
molto maggiore, sicche la loro luminosita risulta piu elevata. Al di sotto della sequenza prin-
cipale troviamo le piccole e deboli stelle note come nane bianche. Le caratteristiche generali
del diagramma di Hertzsprung-Russel sono spiegate in termini di evoluzione stellare, nel modo
seguente. Le stelle si formano a grappoli (cluster) per attrazione gravitazionale a partire da
fluttuazioni di densita allinterno di fredde ( 10 30 K) e dense (> 109 molecole per m3 ) nubi
di gas molecolari e polveri di elementi pesanti (prodotti da eventi di supernova). Queste nubi
interstellari sono generalmente stabili, dato che la pressione interna e suciente a controbilan-
ciare lattrazione gravitazionale. Tali nubi ruotano attorno al nucleo della galassia equilibrando
laccelerazione centripeta con lattrazione gravitazionale e il gradiente di pressione; per questo
motivo esse ruotano attorno al centro della galassia con velocita minori delle stelle. Quando una
nube e in condizioni prossime allinstabilita, il passaggio attraverso un braccio a spirale della
galassia la comprime e cio puo essere suciente ad innescarne il collasso. Un altro fenomeno che
puo innescare il collasso gravitazionale e lesplosione di una supernova, che proietta nello spazio
fasci di gas e polveri. La nube si separa in diversi nuclei di condensazione destinati a formare
le stelle. La dimensione tipica di queste nubi e di 15 anni-luce ed il numero di stelle che vi si
originano e dellordine del migliaio, con una interdistanza media di 1.5 anni-luce.

1.4.1 Instabilita di una nube


In un sistema allequilibrio, se ignoriamo le forze elettromagnetiche e la eventuale presenza di
una pressione esterna, il teorema del viriale stabilisce che lenergia potenziale gravitazionale
EG e pari a meno due volte lenergia cinetica EK . Lenergia cinetica di una nube di gas e
1.4. LA FORMAZIONE DEL SOLE E DELLE STELLE 7

essenzialmente energia termica, a meno che la nube non sia in rotazione molto rapida oppure
non sia molto turbolenta. Se |EG | > 2EK la nube puo collassare sotto lazione della propria
gravita. Da queste considerazioni energetiche si puo facilmente ricavare il raggio minimo della
nube perche il collasso possa avvenire: lenergia gravitazionale di una massa M distribuita con
densita uniforme allinterno di una sfera di raggio r vale
3 M2
EG = G
5 r
(G = 6.67 1011 Nm2 /kg2 e la costante gravitazionale), mentre lenergia termica puo essere
scritta come 32 nkT dove n e il numero di molecole che compongono la massa M , k e la costante
di Boltzmann (k = 1.38 1023 JK1 ) e T la temperatura assoluta; il numero di molecole n e
proporzionale alla massa:
M
n=
mamu

0 Vega
giganti
rosse
+2
magnitudo assoluta

Sole
+4
se
qu
en

+6
za

+8
pr
in

+10
cip

nane
al
e

bianche
+12

0 +0.4 +0.8 +1.2 +1.6 +2.0


(blu) (rosso)
indice di colore, B-V
Figura 1.2: Il diagramma di Hertzsprung-Russell mostra la relazione empirica fra la magnitudo assoluta
di una stella (il tasso di emissione di energia) e la sua classe spettrale o colore (indice della sua temperatura
superficiale, da calda a fredda). Il grafico mostrato e limitato alle stelle distanti meno di 10 pc dal sole.
[Per la definizione di magnitudo e di indice B-V si rimanda allappendice in fondo al capitolo].
8 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

dove mamu e lunita di massa atomica mamu = 1g/NA = 1.6606 1024 g = 1.6606 1027 kg,
e il peso molecolare medio (in unita di massa atomica), NA e il numero di Avogadro NA =
6.022 1023 gmole1 = 6.022 1026 kmole1 . Quindi lenergia termica vale
3 M 3 RT M
EK = kT =
2 mamu 2

dove R = NA k e la costante dei gas (R = 8.31 103 J/kmole K). Per il teorema del viriale,
allequilibrio deve essere

mamu GM
|EG| = 2EK = rc = GM = (1.1)
5kT 5RT
Una nube puo collassare solo se |EG | > 2 EK , ovvero se r < rc = GM /5RT ; per esempio,
una nube con raggio di 1 pc (parsec, 1 pc = 3.086 1013 km) e massa pari alla massa solare
(MS 2 1030kg), alla minima temperatura di 2.7 K (la temperatura della radiazione di fondo)
non puo collassare. La relazione (1.1) puo essere riscritta per la sola massa, eliminando r tramite
la relazione M = 43 r3; si ottiene cos il criterio di Jeans: la nube condensa se la massa M
supera un valore critico, detto massa di Jeans MJ
& '3/2 & '1/2 & '3/2
5RT 4 RT 1
MJ = (1.2)
G 3 G

1.4.2 Condensazione di una nube


La contrazione gravitazionale produce riscaldamento del materiale che emette radiazione elet-
tromagnetica nel lontano infrarosso (bande rotazionali dell H2 20 30 m); la protostella,
in questa prima fase, e trasparente alla radiazione infrarossa e quindi la sua contrazione, in
base al criterio di Jeans, prosegue sempre piu agevolmente perche la densita aumenta mentre la
temperatura cresce poco perche lenergia termica e irradiata nello spazio (fase A-B in figura 1.3).
La nube quindi continua a condensare e diviene via via piu opaca alla propria radiazione
(fase B di fig. 1.3), la temperatura cresce rapidamente e tende a stabilirsi un bilanciamento fra
lenergia gravitazionale e lenergia termica. Man mano che la contrazione della nube procede,
la sua rotazione diventa sempre piu veloce per la conservazione del momento angolare e lac-
celerazione centrifuga contribuisce a controbilanciare la gravita. Se la nube ruota velocemente
essa tende a frammentarsi in due o piu sottoinsiemi e il momento angolare si ridistribuisce fra
moto di rotazione e moto di rivoluzione di ciascun frammento attorno agli altri. Ciascun fram-
mento puo allora continuare il collasso fino a formare sistemi di stelle doppie o multiple. La
maggior parte delle stelle si trovano in sistemi doppi o multipli. Se tuttavia la nube possiede
poco momento angolare, puo formarsi una stella singola. Notiamo che il raggio di una nube si
riduce di vari ordini di grandezza durante il processo di formazione di una stella e quindi anche
una rotazione iniziale molto lenta puo contenere piu momento angolare di quanto la stella possa
sostenere senza frammentarsi. Ci aspettiamo quindi che la maggior parte delle stelle singole (e
forse anche alcuni sistemi binari/multipli), in qualche fase della loro evoluzione siano circondati
da un disco schiacciato di materiale della nube.
Supponiamo ora che la proto-stella sia destinata a formare una stella di massa MS pari
a quella del Sole. La maggior parte delle considerazioni che seguono si applicano a tutte le
stelle che superano la massa 0.075MS . Una volta che la protostella e divenuta opaca, (fase B-C
1.4. LA FORMAZIONE DEL SOLE E DELLE STELLE 9

lenta diminuzione di luminosita`


a temperatura ~ costante
4
10 4 radiazione 1-2 m 10 B Nettuno
innesco della convezione
Luminosit L (unit solari)

sviluppo della nebula


C 3

Raggio della proto-stella


stella Giove
10
2 10
diventa
fase opaca A Terra
T-Tauri protostella 2 Venere
10
10
trasparente Mercurio
C
4
che irraggia
D
R
0
10 E
10

a 20-30 m fa
se
0R

10 T-
Ta
ur Inizio delle
-2 B i reazioni p-p
R

10 Sequenza
E
Ne

principale 1 D raggio attuale


ttu
Gi
ov
Ter nere io

no
Ve rcur

e
Me

ra

-4
10
4 3 2 2 4 6 8 10
10 10 10 10 1 10 10 10 10 10
Temperatura superficiale della stella (K)
Tempo (anni)

Figura 1.3: (a) Percorso evolutivo di una stella attraverso il diagramma di Hertzsprung-Russell, fino
a confluire sulla sequenza principale, con una massa pari a MS (massa del Sole). Le linee oblique sono
i luoghi a raggio R costante. (b) Raggio di una protostella (in unita di RS ) in funzione del tempo,
confrontato con il raggio delle orbite attuali dei pianeti.

di fig. 1.3) la temperatura nella zona centrale cresce rapidamente, le molecole si ionizzano, il
raggio decresce da 104 a 102 raggi solari (cioe, per il Sole, dallattuale orbita di Nettuno a
quella di Mercurio); il calore prodotto dalla contrazione gravitazionale viene trasportato da moti
convettivi verso le regioni esterne e da qui viene emesso nello spazio sotto forma di radiazione
infrarossa di corpo nero a 2500 K (lunghezze donda 1 2 m): la stella raggiunge un massimo
di luminosita, della durata di poche decine di anni, dopo di che la contrazione continua, (fase C-D
di fig. 1.3) ad un ritmo molto lento e a temperatura esterna pressoche costante 2500 3500 K,
sicche la luminosita decresce lentamente, mentre le temperature interne salgono a 106 K,
innescando le prime reazioni nucleari che bruciano Deuterio, Litio, Berillio e Boro. Lenergia
generata da questi processi e suciente ad arrestare momentaneamente la contrazione.
Questo e lultimo stadio evolutivo della proto-stella prima dellingresso nella sequenza princi-
pale, noto come fase T-Tauri dal nome della prima stella ad essere stata osservata in questa fase:
e una fase estremamente importante per la formazione di un sistema planetario, la cui durata,
per una stella di massa solare, e 10 Ma. La fase T-Tauri e contrassegnata da una intensa
radiazione UV e da emissione di gas (vento stellare) che porta la stella a perdere oltre il 50%
della propria massa. La causa di questa fase e lesaurimento delle reazioni nucleari che bruciano
deuterio, litio, berillio e boro, seguita dalla caduta della materia verso il nucleo della protostella,
accompagnata da un aumento di velocita di rotazione e da intensa convezione interna.
10 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

In questa fase T-Tauri il raggio del Sole decresce lentamente (in 107 a) di un fattore 102 e
la luminosita decresce di un fattore 103; la luminosita varia in modo irregolare nel campo delle
lunghezze donda ottiche. La stella e circondata da una cromosfera estremamente attiva (T
2 104 K, densita 109 1012 atomi/cm3) caratterizzata da intensa emissione: la stella perde
massa ad un ritmo particolarmente elevato nella fase iniziale, quando e ancora circondata da
una nebula oscura (valori massimi di flusso 105 106 MS /a; per confronto, il flusso attuale
del Sole e 1014MS /a). La velocita di questo vento solare e molto elevata 102 103 km/s,
ed inibisce ulteriore accrescimento della proto-stella dalla nube proto-stellare. Lintenso flusso
di massa e considerato uno dei possibili responsabili della perdita di momento angolare della
stella, tramite interazione con i forti campi magnetici della fotosfera.
Infine, per eetto della continua contrazione, la temperatura interna supera 3 106 K,
valore suciente allinnesco delle reazioni protone-protone (fase D-E) e la pressione di radiazione
diventa suciente a bilanciare la forza gravitazionale: la stella si stabilizza fissandosi in un punto
della sequenza principale nel diagramma di Hertzsprung-Russel.
La posizione raggiunta dalla stella nella sequenza principale dipende solo dalla sua massa:
allestremita superiore della sequenza troviamo stelle con massa 10, 20 e perfino 50 volte la massa
solare, mentre nellestremo inferiore possiamo arrivare a solo circa 1/10 della massa solare.

1.5 Evoluzione delle stelle della sequenza principale


La velocita alla quale una stella evolve, una volta giunta nella sequenza principale, dipende
fortemente dalla sua massa. Stelle con masse pari a piu masse solari raggiungono temperature
centrali molto piu elevate, consumano il loro combustibile piu in fretta e raggiungono la stadio
finale di evoluzione piu rapidamente delle stelle di massa solare. Ad esempio, il tempo speso
nella sequenza principale da una stella come il Sole e valutata in circa 10 Ga, mentre stelle piu
massive completano il loro ciclo in poche decine di milioni di anni.
Anche il destino finale della stella dipende in modo cruciale dalla sua massa. In una stella
di massa relativamente piccola, come il Sole, lidrogeno al centro della stella si esaurisce, la
temperatura superficiale decresce, il nucleo della stella si contrae e si innescano reazioni nucleari
che coinvolgono lidrogeno non ancora sfruttato degli strati piu esterni. Il nucleo della stella
contraendosi si scalda e si possono innescare ulteriori catene di reazioni nucleari che coinvolgono
lElio nella formazione di Carbonio e Ossigeno; nelle stelle di grande massa le reazioni proseguono
e dal Carbonio si generano Neon e Magnesio; dallOssigeno, Silicio; dal Silicio, Ferro. Intanto le
reazioni dellIdrogeno negli strati esterni distaccano questi strati dal nucleo della stella, che alla
fine si raredda e collassa fino a che le forze fra gli elettroni sono in grado di impedire ulteriore
contrazione gravitazionale. La stella e diventata una nana bianca, con una densita milioni di
volte superiore a quella ordinaria (109 kg/m3), continua a rareddarsi fino a divenire una massa
inerte, destinata a non giocare piu alcun ruolo significativo nellevoluzione dellUniverso.
Stelle con masse un po piu grandi del Sole sono destinate a terminare la loro evoluzione con
una tremenda esplosione. Nel denso nucleo centrale si verificano reazioni che generano elementi
fino al gruppo del Ferro nella tabella periodica degli elementi. Poi la pressione interna raggiunge
valori cos elevati da consentire la combinazione di elettroni e protoni in neutroni. Viene allora
meno la repulsione elettronica che bilanciava la gravita nel nucleo ed istantaneamente si genera
una tremenda implosione. Gli strati esterni della stella precipitano verso il centro, la temperatu-
ra cresce e tutto lidrogeno rimasto brucia nellarco di qualche secondo (supernova). Lesplosione
1.6. ORIGINE E DISTRIBUZIONE DEGLI ELEMENTI 11

degli strati esterni proietta gran parte del materiale presente nello spazio interstellare. Le su-
pernovae sono il principale meccanismo di nucleosintesi attraverso il quale si sono formati gli
elementi piu pesanti dellidrogeno e dellelio. Nel luogo dellesplosione resta il nucleo collassato
della stella originaria; se il nucleo possiede una massa compresa fra 0.1 e 3 masse solari, (e
cio avviene tipicamente se la stella possiede una massa di circa 10 MS ), si forma una stella
di neutroni, con densita dellordine di 1018 kg/m3 e raggio 10 km. Queste stelle di neutroni
ruotano rapidamente, perche conservano durante limplosione il momento angolare precedente,
e sono osservabili con tecniche radio-astronomiche (pulsar). Se il nucleo centrale supera 3 masse
solari, neppure la pressione neutronica puo bilanciare la gravita, il collasso prosegue fino alla
formazione di un buco nero.

1.6 Origine e distribuzione degli elementi

La distribuzione degli elementi chimici nellUniverso puo essere studiata attraverso lanalisi di-
retta in laboratorio di campioni oppure attraverso lanalisi dettagliata degli spettri dei corpi
celesti. Il primo metodo e attualmente applicabile solo alla Terra, la Luna, Marte (analisi in-
situ) e alle meteoriti. Tutti gli altri dati sulle abbondanze relative degli elementi provengono
dalla spettroscopia: gli spettri ottici del Sole e delle stelle presentano migliaia di righe scure di
assorbimento, causate dalla presenza di vari atomi nelle relativamente fredde atmosfere esterne
delle stelle. Lintensita relativa di queste linee fornisce le abbondanze relative dei vari elementi
in una particolare stella. La composizione esterna del nostro Sole fornisce probabilmente gli
indizi piu attendibili sulla natura del materiale che ha dato origine alla formazione dei pianeti.
Il Sole possiede un forte campo gravitazionale che gli ha consentito di trattenere i gas piu
leggeri e gli strati esterni non sono contaminati dalla ulteriore produzione di He nelle regioni
centrali del nucleo. Le abbondanze solari mostrano una composizione in massa prossima a quella
prevalente in tutto lUniverso: 71% H, 27% He, 2% elementi piu pesanti (tabella 1.1).
Le abbondanze relative degli elementi pesanti presentano interessanti sistematicita (figu-
ra 1.4). In generale si nota un trend decrescente al crescere del numero atomico, con un deficit
anomalo di Li, Be e B, una sovrabbondanza di elementi attorno al Fe, una sistematica oscil-
lazione fra numeri atomici pari (piu abbondanti) e dispari (meno abbondanti). Non e ragionevole
pensare che il materiale disponibile per la formazione dei pianeti fosse significativamente diverso
da quello solare. Una conferma di questa supposizione e fornita dalle abbondanze relative degli
elementi pesanti presenti nelle condriti (meteoriti coeve alla formazione del sistema solare) e nel
Sole (figura 1.5).
Una volta si riteneva che la composizione dellUniverso fosse costante nel tempo, ma oggi e
chiaro che levoluzione stellare, e sopratutto le supernovae, hanno modificato significativamente
la composizione originaria. Lubiquita dellidrogeno e dellelio nellUniverso dimostrano che
questi elementi sono primordiali e le loro composizioni relative sono state praticamente fissate
quando lUniverso aveva solo pochi minuti di vita. Gli altri elementi sono stati sintetizzati
in seguito, attraverso reazioni controllate ed esplosive allinterno delle stelle. Possiamo quindi
concludere che il Sole e la Terra sono comparse nellUniverso in una fase alquanto tardiva. La
Terra e composta essenzialmente di elementi pesanti, che non esistevano nellUniverso originario.
Si dovette attendere che la prima generazione di stelle esplodesse in supernovae e contaminasse
di elementi pesanti il mezzo interstellare prima che potessero formarsi stelle contenenti elementi
12 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

Z elemento massa numero Massa


atomica relativo relativa
1 H 1.0080 1,000,000 1,000,000
2 He 4.0026 97,000 390,000
6 C 12.0111 360 4300
7 N 14.0067 110 1,500
8 O 15.9994 940 15,000
10 Ne 20.179 130 2,600
11 Na 22.9898 2 44
12 Mg 24.305 32 780
13 Al 26.9815 3 89
14 Si 28.086 45 1,300
16 S 32.06 16 510
18 Ar 39.948 1 40
20 Ca 40.08 2 88
26 Fe 55.847 32 1800
28 Ni 58.71 2 110

Tabella 1.1: Abbondanze relative dei 15 piu abbondanti elementi chimici presenti nel sistema solare.
Labbondanza dellIdrogeno e convenzionalmente posta pari a 106.

pesanti. Praticamente tutti gli elementi presenti sulla Terra sono stati prodotti allinterno di
stelle nate, evolute ed esplose prima della formazione del sistema solare.

1.7 Regolarita e sistematicita nel sistema solare


Il problema di comprendere le origini e levoluzione del sistema solare e uno dei problemi piu
antichi ed aascinanti della scienza. Infatti, le sistematicita osservate non possono essere frutto
di una evoluzione casuale ed il successo della teoria Newtoniana nella descrizione deterministica
delle osservazioni Kepleriane spinse gli scienziati a cercare spiegazioni quantitative per le altre
regolarita riscontrate.

1.7.1 Le tre leggi di Keplero e il problema a due corpi


Johannes Kepler dedusse le tre leggi che portano il suo nome da accurate osservazioni ed analisi
del moto dei pianeti:

1. Tutti i pianeti si muovono su orbite piane lungo traiettorie ellittiche con il Sole in uno dei
fuochi. Per determinare la forma di unellisse in un piano, occorre fornire 2 parametri, per
esempio i semiassi maggiore a e minore b, oppure il semiasse maggiore a e la distanza c
di ciascuno dei fuochi dal centro; in astronomia e consuetudine assegnare a e leccentricita
e = c/a. Indicando con rs la distanza di un pianeta dal Sole, abbiamo:

a(1 e2 )
rs = (1.3)
1 + e cos f
1.7. REGOLARITA E SISTEMATICITA NEL SISTEMA SOLARE 13

H
8 He
7
6

Abbondanda relativa (log)


O
5 C

Ne Mg Si
4 N S
Ar
Fe
3 Ca
Ni
Al
Na Cr
2 P Ti Mn
1 Cl K Co
F Zn
Cu
0 Li
V
Ge SeKr
Sr
B Zr
-1 Be
Sc
Ga Mo Te Xe
Ba Pb
Rb Y Ru PdCd
Sn Ce Nd Pt
Br Gd Dy Er Yb
-2 As
Nb Sm
Os Hg
I Cs La Hf W Ir
Ag
-3 Rh In
Sb Pr
Eu Tb
Ho
Tm
Au
Tl Bi
Lu TaRe
-4
0 5 10 15 20 25 30 35 40 45 50 55 60 65 70 75 80

numero atomico (Z)

Figura 1.4: Abbondanza cosmica degli elementi chimici. Notare la scala logaritmica in ordinata.
Lidrogeno e lelio sono circa mille volte piu abbondanti della maggior parte degli altri elementi. Le
abbondanze relative sono calcolate rispetto al silicio, al quale e assegnato il valore 10,000. Notare il picco
pronunciato attorno al ferro, la rarita degli elementi litio, berillio e boro, e la modulazione fra elementi
contigui con numero atomico pari e dispari. Lidrogeno e lelio sono stati prodotti poco dopo il big-bang,
mentre tutti gli altri elementi sono stati sintetizzati da reazioni di fusione nucleare nellinterno delle stelle.
Confrontare con la figura 1.1.

O
10 C
N
1 Fe
Mg
S
-1
10 Na Al
Ni
Ca
atmosfera solare (log)

-2 Cr
10 Mn
K
Co P
-3
10 Ti
Zn
Cu
-4
10 Ga
Sr Sc
-5 Rb
10 B
Y Ba
-6 Pb
10 Ce
Pr Be Li
La
-7
10 Tm
Th
-8
10
-8 -7 -6 -5 -4 -3 -2 -1
10 10 10 10 10 10 10 10 1 10
condriti carbonacee (log)

Figura 1.5: Abbondanze degli elementi chimici nellatmosfera solare in funzione di quelle relative alle
condriti carbonacee di tipo C1. La corrispondenza 1:1 per la maggior parte degli elementi indica che il
Sole e le condriti carbonacee si sono formate a partire dallo stesso materiale interstellare che costituiva
la primitiva nebula solare. Tutte le abbondanze sono date in termini di numero di atomi per atomo di
silicio. Le scale sono logaritmiche.
14 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

dove f e lanomalia vera (langolo eliocentrico fra il perielio del pianeta e la sua posizione
istantanea). Queste grandezze sono descritte graficamente in figura 1.6.

2. La velocita areale di un pianeta attorno al Sole e costante. Cioe, una linea che congiunge
un pianeta al Sole, spazza aree uguali in tempi uguali:

dA
= costante (1.4)
dt

Il valore della costante e diverso da pianeta a pianeta.

3. I quadrati dei periodi di rivoluzione Pa attorno al Sole, espressi in anni, sono uguali al
cubo dei semiassi maggiori aAU , espressi in A.U.

Pa2 = a3AU (1.5)

Per descrivere completamente la traiettoria di un pianeta occorre ovviamente assegnare an-


che lorientazione dellellisse e il suo piano. Per orientare lellisse nel piano orbitale occorre
fornire langolo del semiasse maggiore rispetto ad una direzione assegnata; cio si ottiene tramite
largomento del perielio . Per individuare il piano orbitale occorre fornire due angoli: la longi-
tudine del nodo ascendente (rispetto ad una direzione prefissata) e lInclinazione i (rispetto a
un piano di riferimento); come piano di riferimento si prende generalmente il piano delleclittica
(a volte si usa invece il piano invariante, cioe il piano ortogonale al vettore momento angolare
del sistema solare), mentre la direzione di longitudine zero e convenzionalmente fissata come la
direzione Terra-Sole allequinozio di primavera (primo punto dellAriete). Un sesto parametro
f , detto anomalia vera, determina la posizione del pianeta sullorbita. E spesso conveniente
fornire invece di la longitudine del perielio = + (uno strano angolo, che e la somma
di due angoli non complanari) e al posto di f , il tempo di passaggio al perielio t . Tutti questi
6 elementi orbitali sono descritti in figura 1.6.
E ben noto che le leggi di Keplero (desunte da osservazioni sperimentali) possono essere
derivate teoricamente dalle leggi di Newton della dinamica e della gravitazione: consideriamo 2
corpi, di massa m1 e m2 , posti rispettivamente in r1 e r2, in interazione gravitazionale fra loro.
Allora

1. Ciascuno dei due corpi si muove su unorbita piana lungo traiettorie ellittiche con il fuoco
di ciascuna ellisse posto nel centro di massa rCM = (m1r1 + m2 r2)/(m1 + m2 ) del sistema.

2. Una linea che congiunge i due corpi (e cos pure una linea che congiunge ciascun corpo
col centro di massa), spazza aree uguali in tempi uguali. Questa e una conseguenza della
conservazione del momento angolare.

3. Il periodo di rivoluzione Prev di una coppia di corpi attorno al loro centro di massa e dato
da
4 2a3
2
Prev = (1.6)
G(m1 + m2 )

Queste tre leggi si riducono alle tre leggi di Keplero se m2 /m1 0.


1.7. REGOLARITA E SISTEMATICITA NEL SISTEMA SOLARE 15

Pianeta
r
b Sole f perielio

afelio a ae
Pianeta
perielio
(a) r f
Sole
Primo punto longitudine zero
dell'Ariete


i
piano dell'eclittica

(b)
afelio

Figura 1.6: (a) Elementi orbitali di un pianeta: il Sole e in uno dei fuochi dellellisse e il vettore r
denota la posizione eliocentrica istantanea del pianeta. Il semiasse maggiore dellellisse e a, il semiasse
minore e b, mentre e denota leccentricita. Lanomalia vera f e langolo fra il perielio e la posizione del
pianeta. (b) Geometria di unorbita in tre dimensioni: i e linclinazione dellorbita, la longitudine del
nodo ascendente largomento del perielio.

1.7.2 Altre regolarita nel sistema solare


Nelle tabelle 1.2-1.4 sono riportati alcuni dati sui parametri dinamici del Sole e dei pianeti. Da
questi dati si evince che la massa del sistema solare e fortemente concentrata (per il 99.87%) nel
Sole, che ha un diametro circa 10 volte superiore a quello di Giove (il maggiore fra i 9 pianeti)
e ruota con un periodo di circa 26 giorni allequatore (il periodo cresce verso i poli) mentre
lasse di rotazione devia di pochi gradi rispetto al piano delleclittica. I pianeti hanno orbite
pressoche complanari, con piccole eccentricita (superiori a 0.2 solo per Mercurio e Plutone),
compiono il loro moto di rivoluzione nello stesso verso della rotazione del Sole, presentano assi
di rotazione poco inclinati (meno di 30) rispetto alla normale alleclittica (unica eccezione
Urano con 98 ). Ben 7 pianeti presentano satelliti (1 la Terra, 2 Marte, 63 Giove, 57 Saturno,
22 Urano, 11 Nettuno, 1 Plutone) molti dei quali sono stati scoperti molto recentemente con
lausilio di telescopi spaziali. La maggior parte dei satelliti presentano orbite generalmente
poco inclinate rispetto allequatore dei pianeti, piccole eccentricita, rivoluzione diretta (con
leccezione dei satelliti piu esterni di Giove Saturno e Nettuno, che si ritiene siano stati catturati
gravitazionalmente dopo la formazione del sistema solare).
Inoltre, i pianeti interni (Mercurio, Venere, Terra, Marte) presentano masse piccole ma
densita elevate (da 4000 a 5500 kg/m3 ), Giove e Saturno presentano masse grandi e basse
densita (1300 e 700 kg/m3 rispettivamente), mentre Urano e Nettuno presentano masse e densita
intermedie (1300 e 1600 kg/m3). Queste 3 classi di densita possono essere poste in relazione con
tre classi di materiali, distinte per abbondanza e temperatura di condensazione:

i. materiali rocciosi, (silicati, ferro) contenenti Si, Mg, Fe, S in composizione con O, punto
di condensazione 103 K, abbondanza nel materiale cosmico pari a 1 (per riferimento);
16 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

Pianeta a e i
(AU) (gradi) (gradi) (gradi)
Mercurio 0.387 0.206 7.005 48.33 77.46
Venere 0.723 0.007 3.394 76.68 131.56
Terra 1.000 0.017 0.0 0.0 102.94
Marte 1.524 0.093 1.850 49.56 336.60
Giove 5.203 0.048 1.303 100.46 14.33
Saturno 9.543 0.056 2.489 113.67 93.06
Urano 19.192 0.046 0.773 74.01 173.01
Nettuno 30.069 0.009 1.770 131.78 48.12
Plutone 39.412 0.249 17.142 110.3 224.1

Tabella 1.2: Parametri orbitali dei pianeti: a semiasse maggiore, e eccentricita, i inclinazione (rispetto
al piano delleclittica), longitudine del nodo ascendente, longitudine del perielio.

ii. ghiacci (minerali idrati, acqua, metano, ammoniaca), contenenti C, N, O in compo-


sizione con H, punto di condensazione 102 K, abbondanza nel materiale cosmico pari a
2.2;

iii. gas (H, He), punto di condensazione inferiore a 10 K, abbondanza cosmica pari a 200.

In tabella 1.5 e riportata la composizione percentuale stimata dei pianeti e la figura 1.7
mostra che i corpi del sistema solare si distribuiscono con grossolana approssimazione secondo
le classi su menzionate.
Contrariamente alla massa, fortemente concentrata nel Sole, il momento angolare del Sistema
Solare e fortemente concentrato nei pianeti: al Sole ne compete solo lo 0.5%, mentre Giove
contribuisce per il 61%.
La maggior parte del momento angolare va attribuito al moto di rivoluzione dei pianeti ma
una sorprendente regolarita appare anche dallo studio dei momenti angolari di rotazione (o di
spin) dei vari corpi del sistema solare, (pianeti, satelliti, asteroidi). In fig. 1.8 vediamo come
il momento angolare di spin H in funzione della massa M sia descritto ragionevolmente bene
dalla relazione
H = 1.47 107 M 5/3 (in unita SI) (1.7)
Fra le altre regolarita osservate menzioniamo la distribuzione dei pianeti in funzione della
distanza dal Sole, descritta con buona approssimazione da una progressione geometrica nota
come legge di Titius-Bode:

rn = 0.4 + 0.3 2n A.U. (1A.U. 1.5 108 km) (1.8)

rn = 0.4 per Mercurio, n = 0 per Venere, n = 1 per la Terra, etc.


Una teoria accettabile di formazione del sistema solare dovrebbe quindi spiegare la maggior
parte delle seguenti regolarita (e non essere in contrasto con alcuna di esse):

1. Il Sole e costituito quasi esclusivamente di Idrogeno ed Elio.


1.7. REGOLARITA E SISTEMATICITA NEL SISTEMA SOLARE 17

Sole Mercurio Venere Terra Marte


raggio medio R (km) 2440 6051 6371 3390
semiasse maggiore (km) 696 265 6378.136 3397
schiacciamento (flattening) 1/298.257 1/154.409
Massa (1024 kg) 1 989 100 0.330 4.8685 5.9736 0.642
Densita (kg/m3) 1410 5427 5204 5515 3933
Periodo siderale di rivoluzione (anni) 0.241 0.615 1 1.881
Periodo siderale di rotazione 25.4-36.0b 58.65 gg -243.02 gg 23.93419 h 24.622962 h
giorno solare medio (gg) 175.94 116.75 1 1.027
gravita al polo (m s2 ) 9.832 3.758
gravita allequatore (m s2 ) 3.701 8.870 9.780 3.690
Raggio del nucleo (km) 1600 3200 3485 1700
Oset di figura RCF RCM (km) 0.19 0.80 2.50
Inclinazione asse risp. a orbita (gradi) 7.2a 0.1 177.3 23.45 25.19
Velocita di fuga (km/s) 4.435 10.361 11.186 5.027
Albedo 0.119 0.75 0.29 0.16

Tabella 1.3: Parametri geofisici del Sole e dei pianeti terrestri. a


Linclinazione dellasse solare e data
b
rispetto al piano delleclittica. Il periodo di rotazione del Sole cresce dallequatore verso i poli.

2. Le orbite dei pianeti giacciono quasi sullo stesso piano e il Sole si trova in prossimita del
centro delle orbite.

3. I pianeti si muovono attorno al Sole tutti nella stessa direzione, che e la direzione di
rotazione del Sole.

4. Lasse di rotazione del Sole ha una piccola ma significativa deviazione (7.2) rispetto al
piano delleclittica.

5. Il Sole possiede il 99.87% della massa ma solo lo 0.5% del momento angolare del sistema
solare.

6. Gli assi di rotazione dei 6 pianeti maggiori sono progradi, con modeste deviazioni assiali;
Venere, Urano e Plutone sono retrogradi.

7. I pianeti interni sono di massa piccola e consistono di materiali rocciosi, inclusi il Fer-
ro e i suoi composti; quanto maggiore e la vicinanza al Sole, tanto piu refrattaria e la
composizione.

8. I pianeti giganti si trovano allesterno dei pianeti terrestri, possiedono masse elevate la
composizione e dominata da Idrogeno Elio e ghiaccio, la massa decresce da Giove a Saturno
a Urano/Nettuno.

9. Gli asteroidi sono innumerevoli piccoli corpi rocciosi concentrati fra Marte e Giove; tranne
che per i corpi piu grandi (con raggio > 100 km, la distribuzione delle dimensioni e
compatibile con una evoluzione collisionale.
18 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

Giove Saturno Urano Nettuno Plutone


raggio equatoriale (1 bar) (km) 71 492 60 268 25 559 24776
raggio polare (km) 66 854 54 364 24 973 24342
raggio medio (km) 69 911 58 232 25 362 24624 1137
Massa (1024 kg) 1898.6 568.46 86.832 102.43 0.013
Densita (kg/m3) 1326 687.3 1318 1638 1940
schiacciamento (flattening) 0.065 0.098 0.023 0.017
Periodo siderale di rivoluzione (anni) 11.856 29.423 83.747 163.723 248.03
Periodo siderale di rotazione 9h 55m 27s 10h 39m 22s 17.24 h 16.11 h 6.4 gg
gravita al polo (m s2 ) 27.01 12.14 9.19 11.41
gravita allequatore (m s2 ) 23.12 8.96 8.69 11.00
Inclinazione asse risp. a orbita (gradi) 3.12 26.73 97.89 29.56 123
Velocita di fuga (km/s) 59.5 35.5 21.3 23.5
Albedo 0.343 0.342 0.290 0.31 0.4

Tabella 1.4: Parametri geofisici dei pianeti esterni.

10. Le comete sono corpi di ghiaccio ancora piu numerosi ( 101213) oltre lorbita di Net-
tuno, divisi in due popolazioni: la fascia di Edgeworth-Kuiper (in prossimita del piano
delleclittica) e la nube di Oort (distribuita isotropicamente attorno al Sole).

11. I pianeti giganti sono circondati da strutture anulari, dette anelli planetari, composti di
frammenti di piccole dimensioni, oltre a un cospicuo numero di satelliti.

12. Le meteoriti mostrano una grande varieta di composizione mineralogica; la struttura


cristallina di molte inclusioni (condrulae) allinterno delle meteoriti piu primitive (con-
driti) mostra evidenza di eventi rapidi di riscaldamento e rareddamento, nonche della
presenza di intensi campi magnetici locali (dellordine di 1 Gauss) durante il periodo di
formazione dei pianeti.

13. Tutti i pianeti, molti asteroidi e molti satelliti maggiori presentano dierenziazione inter-
na, con i materiali piu densi al centro; cio implica che nel passato questi corpi erano in
prossimita dello stato fuso.

14. Le superfici della maggior parte dei pianeti interni e dei satelliti presentano numerosi crateri
da impatto ed evidenze di attivita tettonica e vulcanica nel passato; pochi corpi mostrano
evidenze di attivita vulcanica attuale. In alcuni pianeti (e.g. Mercurio) la superficie e
satura di crateri da impatto e cio non potrebbe avvenire alle frequenze di impatto attuali.

Diverse Teorie sono state proposte per spiegare le regolarita sopra menzionate, ma il prob-
lema della formazione ed evoluzione del Sistema Solare e ancora lontano da una comprensione
soddisfacente. Fra le dicolta principali menzioniamo la ignoranza delle condizioni iniziali che,
unita alla irreversibilita dei processi fisici e chimici intervenuti dopo la formazione, rende egual-
mente plausibili scenari di evoluzione estremamente diversi fra loro. Inoltre, a dierenza degli
studi sulla evoluzione delle galassie o delle stelle, che poggiano su una base statistica estrema-
mente ricca (circa 1010 galassie, di diverse dimensioni, masse e strutture), abbiamo informazioni
dettagliate su un unico sistema planetario, il che non ci consente facilmente di discriminare fra
1.7. REGOLARITA E SISTEMATICITA NEL SISTEMA SOLARE 19

(a) rocciosi ghiaccio gassosi


Elementi Si, Mg, Fe, S, etc. C, N, O H, He
e composti piu O piu H
Punto di fusione 2000 K <273 <14 K
Massa disponibile 1 2.2 200
(b)
Pianeti terrestri 100 <1 0
Giove 6 13 81
Saturno 21 45 34
Urano 28 62 10
Nettuno 28 62 10
Comete 31 69 0

Tabella 1.5: (a) Caratteristiche delle tre classi di materiale cosmico. (b) Stima della composizione dei
pianeti, in percentuale.

le proprieta che sono plausibilmente comuni a tutti i sistemi planetari da quelle peculiari del
nostro.
Di conseguenza, le diverse Teorie proposte devono necessariamente fare ricorso ad alcune
ipotesi non verificabili. Possiamo in particolare discriminare fra 3 classi di teorie, a seconda
delle ipotesi di partenza:

(a) I Pianeti si sono formati contemporaneamente o in stretta connessione causale con la


formazione del Sole, da un unico materiale interstellare.

(b) I Pianeti si sono formati, a partire da materiale alterato dalla residenza entro una stella,
dopo che il Sole era diventato una stella normale, per eetto della interazione gravitazionale
con unaltra stella passata nelle vicinanze.

(c) I Pianeti si sono formati dopo il Sole, a partire da materiale interstellare a seguito di cattura
gravitazionale.

Per discriminare fra queste ipotesi sarebbe necessario conoscere leta del Sole e dei Pianeti.
Leta del sistema solare e nota con buona approssimazione dalla datazione, con metodi radio-
isotopici, delle meteoriti condritiche (i piu vecchi oggetti del sistema solare) che mostrano uneta
di 4.56 0.01 Ga. Le rocce terrestri e lunari sono piu giovani, (3 4.4 Ga per le rocce lunari,
< 4 Ga per le rocce terrestri). Dal confronto fra la composizione attuale del Sole e la sua presunta
composizione originaria, possiamo stimare leta del Sole in 5 Ga. La vicinanza fra queste due
eta, pur non essendo necessariamente in contraddizione con le ipotesi (b) e (c), ci induce a ritenere
la prima ipotesi maggiormente convincente. Inoltre, alla luce delle recenti scoperte di numerosi
sistemi planetari attorno alle stelle vicine al Sole, lipotesi (b) tende ad essere abbandonata
perche la probabilita di un incontro ravvicinato fra due stelle e estremamente bassa. Nelambito
della ipotesi (a), ce attualmente ampio consenso su alcune modalita di formazione del Sistema
Solare, e su alcuni meccanismi che possono spiegare le sistematicita riscontrate. Ne accenniamo
brevemente nel resto del Capitolo.
20 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

8
Ferro
7
6 Terra
Densita` (g/cm 3 )

Mercurio
5 Venere

4 Cerere Io
Roccia Marte
3 Luna
Europa
Callisto Ganimede
2 Dione Rea Nettuno Sole
Titano Giove
Ghiaccio
1 Plutone Urano
Teti Giapeto Gas
Saturno

-6 -4 -2 0 2 4 6
log massa/M
10 T

Figura 1.7: Densita dei pianeti e dei satelliti del sistema solare in funzione della massa (scala logaritmica,
in unita della massa terrestre)

1.8 La formazione dei pianeti.


Il massimo di luminosita raggiunto dalla stella dopo linnesco della convezione (punto C in fig.
1.3), svolge un ruolo importante nella formazione dei pianeti, in quanto che la pressione di ra-
diazione contribuisce a distaccare gli strati esterni della proto-stella mentre il nucleo stellare
collassa. Gli studi teorici mostrano che il collasso della nube protostellare e fortemente inomo-
geneo, sicche la nube sviluppa un nucleo di alta densita che accresce materiale dalle regioni
esterne. Queste regioni esterne formano la nebula dalla quale successivamente si condensano i
pianeti. In questa fase di collasso, il ruolo del momento angolare e dei campi magnetici e cruciale
e determina se la nube formera una stella singola, una stella multipla, oppure una stella con un
sistema planetario.

1.8.1 Dischi circum-stellari


Gli strati esterni della proto-stella, distaccatisi dal nucleo durante la fase T-Tauri, ruotano at-
torno alla stella. Il materiale in prossimita dellasse di rotazione cade liberamente verso il centro
ma quello piu distante dallasse e mantenuto in equilibrio dalla rotazione. Gli urti tra fram-
menti tendono ad annullare le componenti di velocita parallele allasse e a mantenere quelle nel
piano medio di rotazione, sicche la nebula si appiattisce in un disco circumstellare nel piano
perpendicolare allasse di rotazione. Si ritiene che questi dischi siano lorigine dei sistemi plan-
etari. Negli anni piu recenti abbiamo acquisito numerose osservazioni di tali dischi attorno ad
oltre 100 stelle della sequenza principale: questi dischi sono osservabili tramite emissioni radio
1.8. LA FORMAZIONE DEI PIANETI. 21

38 Giove
10 Saturno

Urano
Nettuno

Momento angolare di rotazione H (kg m /s)


34 Terra/Luna
10

2
Terra

5/3 Marte
HM Venere
30 Mercurio
10
1 Ceres

26 4 Vesta
10

29 altri asteroidi

22
10
433 Eros

18
10 1685 Toras
1566
Icarus 1620 Geographos

12 16 20 24 28
10 10 10 10 10
Massa (kg)

Figura 1.8: Correlazione (in scala logaritmica) fra massa e momento angolare di rotazione dei pianeti
(escluso Plutone) e 35 asteroidi (con dimensioni, forma e velocita di rotazione noti).

a lunghezze donda millimetriche da parte dei gas, da emissione infrarossa da parte delle polveri
e dalla luce visibile della stella diusa dalle polveri; le masse dei dischi vanno da poche unita a
diverse centinaia di masse gioviane. Nelle stelle della sequenza principale le masse dei dischi sono
considerevolmente inferiori a quelle tipiche delle proto-stelle nella fase T-Tauri; inoltre molti dis-
chi attorno a stelle della sequenza principale presentano delle ampie regioni vuote al centro (in
Beta-Pictoris il disco si estende allesterno di 20 AU), facendo supporre che nelle regioni interne
la materia potrebbe essersi gia condensata a formare dei pianeti.

1.8.2 La nebula solare


Le teorie attuali sulla formazione del sistema solare prevedono presenza di una nebula solare
di gas e polveri, con un raggio di 100 AU, in rotazione attorno al proto-sole. Il piano del
disco coincide con il piano equatoriale del proto-sole, disco e proto-sole ruotano nella stessa
direzione, ma in maniera dierenziale, la materia piu interna piu velocemente e quella piu
esterna piu lentamente, in modo da equilibrare accelerazione di gravita e accelerazione centrifuga.
Chiaramente, la formazione dei pianeti in questo disco portera i pianeti a ruotare nello stesso
verso e nello stesso piano del Sole. La composizione del disco e presumibilmente quella delle
regioni esterne del Sole attuale: 71% idrogeno, 27% elio e 2% elementi pesanti e polveri. Il
sistema planetario attuale e invece molto piu ricco di materiali refrattari e di ghiacci. La massa
iniziale e tuttavia mal definita: in alcune teorie la massa del disco era solo 2% della attuale massa
solare, un valore appena suciente a formare i pianeti attuali, tenendo conto delle perdite di
idrogeno ed elio necessarie per passare dalle abbondanze solari iniziali a quelle osservate nel
22 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

sistema planetario. Tuttavia e dicile pensare che durante la fase di espulsione dei gas non sia
avvenuta nessuna perdita di materiali refrattari. Allestremo opposto, secondo altre teorie, la
massa del disco era confrontabile con la massa solare.
Levoluzione della nebula protoplanetaria puo essere divisa in quattro fasi: collasso, evoluzione
dinamica interna, condensazione ed espulsione del materiale non condensato.

1.8.3 Fase di collasso


Il collasso di una nebula procede dallinterno (piu denso) verso lesterno (meno denso) e continua
fino a che tutto il materiale e precipitato verso il centro oppure finche un forte vento stellare
non inverte la direzione del flusso. La durata della fase di collasso della nebula e dellordine
di 105 106 a. Inizialmente cadono verso il centro pacchetti di polveri e gas dotati di basso
momento angolare specifico, poi anche la materia dotata di elevato momento angolare cade
verso la proto-stella ma non puo collidere con essa a causa dellaccelerazione centrifuga. I
pacchetti di materia che cadono verso il piano di rotazione medio collidono con pacchetti che
cadono in direzione opposta e, se lurto e inelastico, le componenti di moti perpendicolari al
piano tendono a cancellarsi. Lenergia degli urti anelastici genera calore e il riscaldamento della
nebula e maggiore al centro dove le particelle giungono con maggior velocita e le collisioni sono
piu frequenti per via della elevata densita. Consideriamo ad esempio una particella che cade
dallinfinito fino alla distanza r dalla protostella; meta dellenergia gravitazionale e convertita
in energia cinetica orbitale, laltra meta
GMprotostella 1
= vc2 (per unita di massa)
2r 2
e convertita in calore. Per r = 1 AU la velocita orbitale e vc = 30 km/s se Mprotostella = MS . In
assenza di processi di trasmissione del calore, la temperatura per un gas di idrogeno sarebbe di
7 104 K. Tuttavia non si raggiungono mai temperature cos elevate perche i processi radiativi
diventano via via piu ecienti al crescere della temperatura. Si ritiene che la temperatura nel
disco proto-planetario raggiunga 1500 K ad 1 AU e 100 K a 10 AU dal Sole. Si raggiunge
lequilibrio quando lattrazione gravitazionale verso il proto-sole e verso il piano mediano del
disco e bilanciata dalla accelerazione centrifuga e dal gradiente di pressione.

1.8.4 Evoluzione dinamica interna


Se la nube in contrazione possedeva una densita non trascurabile di momento angolare, una
notevole quantita di materia tendera a concentrarsi sul piano mediano del disco. Meccanismi di
ridistribuzione del momento angolare possono fornire alla stella ulteriore massa. La struttura
ed evoluzione del disco sono governati dallecienza dei meccanismi di trasporto del momento
angolare e del calore; i piu significativi di tali meccanismi sono i seguenti.

Momenti di forze magnetiche.


Se le linee del campo magnetico stellare penetrano nel disco, si verifica una tendenza alla co-
rotazione, in cui il materiale ionizzato che orbita piu lentamente della rotazione della stella
acquista momento angolare e quello che ruota piu velocemente ne perde. Cio accade perche in
fluidi altamente conduttori, le linee di campo vengono congelate nel fluido che tende quindi a
ruotare insieme alle linee di campo. La porzione piu interna del disco e ionizzata a causa della
1.8. LA FORMAZIONE DEI PIANETI. 23

temperatura elevata, e quindi una stella in rapida rotazione tende a rallentare per eetto di mo-
menti magnetici frenanti esercitati dalla parte interna del disco; le particelle ionizzate acquistano
momento angolare e tendono ad allontanarsi dal centro di attrazione ma sono rallentate dalle
collisioni con particelle neutre di gas, via via piu abbondanti man mano che ci allontaniamo dalle
calde regioni interne disco, che ruotano a velocita kepleriane. Si verifica cos un trasferimento
di momento angolare dal proto-Sole al disco. Inoltre, i campi magnetici diventano sempre piu
deboli allontanandosi dalla proto-stella. I dischi proto-planetari osservati infatti non sembrano
estendersi fino alla superficie della protostella, a conferma della presenza, nelle fasi giovanili di
formazione delle stelle, di un meccanismo di espulsione di materia dal centro della nebula.
La perdita di momento angolare non e una peculiarita del nostro Sole: la figura 1.9 mostra
la velocita equatoriale di rotazione delle stelle nella sequenza principale, in funzione del tipo
spettrale.
velocita` di rotazione osservata (km /s)

150

100

50
Sole

A0 A5 F0 F5 G0 G5
Tipo spettrale

Figura 1.9: Velocita di rotazione delle stelle nella sequenza principale in funzione del tipo spettrale.

Il brusco calo fra F0 e F5 e attribuito alla rimozione di momento angolare da parte del vento
stellare durante la fase T-Tauri. In questa fase, il vento solare passava accanto alla Terra ad una
velocita di 450 km/s ed il Sole perdeva massa al tasso massimo di 1023kg/a. La fase T-Tauri duro
circa 10 Ma durante i quali la massa del Sole si dimezzo ed il suo raggio si contrasse dallorbita
di Mercurio al suo valore attuale (7 105 km). Questo vento solare spazzo il neonato sistema
solare e trascino con se i gas e i residui non ancora condensati della nebula.

Momenti di forze gravitazionali.

Le instabilita gravitazionali possono produrre rapidi trasferimenti di materia allinterno del disco
protoplanetario. Un disco assottigliato in rotazione, in particolari condizioni, puo diventare
instabile e linstabilita genera onde di densita spirali che trasportano massa e momento angolare
fino al raggiungimento di una nuova configurazione di equilibrio. Questo meccanismo limita la
massa del disco ad un valore inferiore o al piu uguale a quello della massa della proto-stella.
24 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

Momenti di forze viscose.

Dato che tutte le molecole orbitano attorno alla stella in orbite approssimativamente kepleriane,
quelle piu vicine al centro si muovono piu velocemente di quelle piu lontane. Le collisioni
tenderanno ad accelerare le molecole piu esterne, spingendole ancor piu verso lesterno, e a
rallentare quelle interne, che cadranno verso il centro. Il disco evolve allora secondo modalita
diusive, con tempi caratteristici tc 2/ proporzionali al quadrato delle dimensioni del disco
(o meglio, della porzione del disco in considerazione), e inversamente proporzionali alla viscosita
cinematica . Questo meccanismo tuttavia e ineciente se la viscosita e determinata solo dai
moti termici molecolari; puo diventare eciente se il disco e ricco di turbolenza, nel qual caso
la viscosita puo essere di parecchi ordini di grandezza piu elevata. La turbolenza puo essere
generata da moti convettivi trasversali al piano mediano del disco, innescati da gradienti termici
fra la parte interna e le superfici esterne che si rareddano per irraggiamento. Di conseguenza,
la temperatura nella nebula decresce sia con la distanza dalla stella che con la distanza dal piano
mediano del disco.

1.8.5 Condensazione

Nel corso del rareddamento della nebula, alcuni elementi condensano dallo stato gassoso e sono
interessati da reazioni chimiche a diverse temperature. I minerali refrattari, come le terre rare,
ossidi di Al, Ca, T i (per es. il corundio Al2 O3 e la perovskite CaT iO3) condensano a temperature
di 1700 K. A T 1400 K condensano Fe e Ni (a formare una lega); a temperature appe-
na piu basse condensano silicati di magnesio come la fosterite Mg2 SiO4 e lenstatite MgSiO3.
Procedendo il rareddamento sotto i 1200 K, compaiono i primi feldspati: dapprima i composti
piu refrattari come il plagioclasio CaAl2 Si2O8 poi, (T 1100 K) i feldspati di sodio e potassio
(Na, K)AlSi 3O8. Al decrescere della temperatura hanno luogo reazioni chimiche: in particolare,
si hanno reazioni che coinvolgono il ferro con H2S (a T 700 K, con formazione di troilite FeS)
e con acqua (a 500 K, con formazione di ossido di ferro FeO + H2). Ulteriori reazioni fra FeO e
composti come lenstatite e la fosterite producono olivine e pirosseni con contenuto intermedio
di ferro (Mg, Fe)2SiO4, (Mg, Fe)SiO3. Sotto i 500 K, lacqua gioca un ruolo estremamente im-
portante nel formare silicati idrati. Sotto i 200 K compare il ghiaccio dacqua, e a temperature
un po inferiori i gas di ammoniaca e metano condensano rispettivamente sotto forma di idrati e
clatrati (N H3 H2O, CH4 6H2O). Sotto 40 K si formano ghiacci di CH4 e Ar. A temperature
inferiori a 25 K condensano ghiacci di CO e N2.
Uno schema di massima delle densita e delle temperature presenti nella nebula e rappresen-
tato in figura 1.10.
Nonostante le molte incertezze relative allevoluzione chimica e termica dei dischi protoplan-
etari, e chiaro che i silicati e minerali metallici esistono pressoche in tutto il disco, ma i ghiacci
condensano solo nelle regioni esterne allorbita di Marte. Nella nebula gli elementi che formano
ghiacci sono di gran lunga piu abbondanti degli elementi refrattari sicche le porzioni esterne
della nebula contengono grandi quantita di ghiacci. Allinterno dellorbita di Mercurio la tem-
peratura era probabilmente troppo elevata per consentire anche la condensazione degli elementi
refrattari.
1.8. LA FORMAZIONE DEI PIANETI. 25

Caldo (1500 K)
Tiepido (300 K) Freddo (30 K)

Urano
Giove Saturno
Mercurio Terra Nettuno
Venere Marte

9000 4000 600 160 25 5


5000 3000
Densita` (g/cm 3 )
Figura 1.10: Andamento della temperatura e della densita dellanello assottigliato di polvere e gas
(nebula) durante le prime fasi di accrescimento dei pianeti.

Formazione di polveri e grani


La crescita delle particelle solide prosegue per collisioni anelastiche. I meccanismi microfisici di
accrescimento di grani sub-centimetrici di materia sono molto diversi dai processi dinamici che
governano le fasi successive di accrescimento dei pianeti.
I processi chimici e meccanici che regolano lagglomerazione dei grani sono poco conosciuti.
Simulazioni analogiche e numeriche suggeriscono la formazione di strutture frattali altamente
porose (analoghe ai fiocchi di neve), tenute assieme dalle forze di Van der Waals. Tuttavia la mag-
gior parte delle meteoriti contengono piccole (1 mm) inclusioni ignee, dette condrule, che mostra-
no che queste strutture spugnose sono state soggette a rapido riscaldamento e rareddamento
prima di essere incorporate in corpi piu grandi.

Formazione dei planetesimi


Alla successiva scala di dimensioni, la crescita da grani centimetrici a corpi di dimensioni chilo-
metriche (i planetesimi) e governata dal moto relativo fra particelle. Il moto dei grani centimetrici
e fortemente accoppiato a quello dei gas (tramite forze di attrito o drag, proporzionali alla super-
ficie del grano); i gas sono in parte sostenuti dal gradiente radiale di pressione, e quindi ruotano
attorno alla stella con velocita leggermente inferiore a quella dei moti kepleriani. Laccelerazione
ecace alla quale e soggetto il gas e data dallespressione

GMS 1 dP
gef f = 2

r gas dr

dove il secondo termine e laccelerazione prodotta dal gradiente di pressione, ed e positivo dato
che la pressione diminuisce allontanandosi dalle regioni interne del disco. In unorbita circolare,
questa accelerazione ecace e controbilanciata dallaccelerazione centrifuga gas
2
r. La velocita
26 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

angolare del gas e quindi (supponendo piccola laccelerazione dovuta al gradiente di pressione)
( & '
GMS r2 dP
gas (1 ) con =
r 3 2GMS gas dr

Per r = 3 AU (valore intermedio fra Terra e Giove), impiegando la legge di stato dei gas,
P g RT / e dT /dr = (1200 K/4 AU) si ottiene 6 103 . Il gas quindi ruota con
velocita 0.6% minori ) delle velocita kepleriane: alla distanza r = 3 A.U. dal sole, la velocita
kepleriana vale v = GMs /r = 17 km/s e il gas ruota quindi con una velocita inferiore di v =
6 103 v = 100 m/s. Le particelle piu grandi, muovendosi con velocita approssimativamente
kepleriane, incontrano un forte vento contrario che sottrae parte del loro momento angolare e le
fa spiraleggiare verso la stella. Corpi di dimensioni metriche nelle regioni interne (destinate ad
ospitare i pianeti terrestri) migrano con la massima rapidita: in soli 100 anni si portano da 1 AU
fino sulla superficie della proto-stella. Quindi la formazione dei planetesimi deve essere avvenuta
molto rapidamente. Le particelle piu piccole invece sono piu fortemente accoppiate con i gas e,
trascinate da essi, si avvicinano meno alla stella. Anche i planetesimi di dimensioni chilometriche
migrano verso la stella, ma lentamente, perche la quantita di moto e proporzionale alla massa
mentre le forze di drag sono proporzionali alla superficie e il rapporto superficie/massa e tanto
piu piccolo quanto maggiori sono le dimensioni del corpo.
Le forze molecolari dominano i processi di aggregazione che portano alla formazione di plan-
etesimi di dimensioni chilometriche (le energie dei legami di Van der Waals sono 0.1 J/kg
e diventano confrontabili con lenergia gravitazionale di un corpo con diametro 1 km), poi
diventano importanti le interazioni gravitazionali fra planetesimi.

1.8.6 Fase di espulsione dei gas.


Dato che nello spazio fra le orbite dei pianeti non ce praticamente traccia di gas, questi debbono
esser stati spazzati via dal sistema solare in qualche fase della sua evoluzione. Una plausibile
spiegazione e che lespulsione dei gas sia avvenuta quando il Sole attraverso la fase T-Tauri,
106 107 anni prima che il Sole si stabilizzasse nella sequenza principale. Losservazione delle
stelle giovani suggerisce che il Sole nella fase di accrescimento raggiunse una luminosita 20 30
volte superiore a quella attuale. I gas non condensati del disco potrebbero essere stati spazzati
via dallintenso vento solare tipico delle stelle in questa fase oppure dallintensa emissione UV
del proto-sole o di altre stelle vicine.

1.8.7 Formazione dei proto-pianeti


I fattori che controllano laggregazione di planetesimi in pianeti sono dierenti da quelli che
governano laccumulo di polveri in planetesimi. A causa del basso rapporto superficie/massa i
planetesimi subiscono piccole variazioni dei parametri orbitali per eetto delle interazioni con la
nebula gassosa. Le principali cause di variazioni orbitali sono la mutua interazione gravitazionale
fra planetesimi e le collisioni vere e proprie. Queste interazioni portano allaccrescimento e
talvolta alla erosione e frammentazione dei planetesimi. Incontri ravvicinati fra planetesimi
possono indurre velocita casuali e i planetesimi piu piccoli possono acquisire velocita di fuga
da planetesimi piu grandi. I planetesimi piu grandi possiedono la massima sezione durto,
aumentata dalla loro maggior gravita e trattengono praticamente tutto cio con cui collidono. Se
le velocita casuali acquisite dalla maggior parte dei planetesimi rimane inferiore alla velocita di
1.8. LA FORMAZIONE DEI PIANETI. 27

fuga dai corpi piu massivi, allora questi embrioni planetari (detti anche protopianeti) crescono
molto rapidamente. La distribuzione di massa dei corpi solidi diventa fortemente non uniforme,
con i corpi piu grandi che crescono molto piu velocemente dei corpi piu piccoli. Finalmente,
i protopianeti accrescono la maggior parte dei materiali solidi (che ruotano piu lentamente)
nel raggio dazione del loro campo gravitazionale e la fase di rapido accrescimento ha termine.
I proto-pianeti che si muovono su orbite fortemente ellittiche hanno maggiore probabilita di
incontri ravvicinati e quindi sono instabili. Simulazioni numeriche dellinterazione a N -corpi
mostrano che pochi embrioni planetari vengono persi dalle regioni interne, mentre gli embrioni
nella fascia degli asteroidi sono espulsi per eetto della perturbazione di Giove e delle loro
mutue interazioni. Laccumulo di numerosi embrioni planetari in un piccolo numero di pianeti
deve essere avvenuto tramite collisioni fra proto-pianeti di massa confrontabile. Il sistema Terra-
Luna potrebbe essersi formato a seguito di un enorme impatto di questo tipo. Le inclinazioni
degli assi di rotazione dei pianeti giganti forniscono ulteriori evidenze di simili impatti durante
il periodo di accrescimento.

1.8.8 Origine dei pianeti interni

Negli anni 1960-1970 lesplorazione spaziale ha fornito dati fondamentali per la comprensione
della evoluzione del sistema planetario. Sulla Terra, le rocce piu antiche hanno eta massime di
3800 Ma, ma i processi tettonici ed erosivi limitano molto la possibilita di estrarne informazioni
sulla storia iniziale del pianeta. Le rocce lunari ci forniscono un flash dei primi 700 Ma del
sistema solare: i campioni prelevati dai mari sono databili circa 3300 3800 Ma; quelli prele-
vati dagli altopiani (highlands) raggiungono 4200 Ma, ma rocce anche piu antiche mostrano che
la Luna doveva essere molto calda (superficie allo stato fuso) 4400 Ma fa. La Terra primitiva,
essendo piu grande della Luna, rimase calda piu a lungo e lattivita vulcanica e fenomeni di de-
gassamento dovevano essere estremamente diusi (formazione di oceani e atmosfera primitiva).
I pianeti del sistema solare che non possedevano atmosfere abbastanza dense (Mercurio, Marte
e Luna) furono soggetti ad un intenso bombardamento di meteoriti. Le rocce lunari piu antiche
non sono di origine vulcanica, ma si presentano come frammenti saldati insieme, allinterno di
masse rocciose, suggerendo unorigine da impatto collisionale. Su Mercurio la craterizzazione
raggiunge la saturazione: ogni punto del pianeta e stato soggetto a ripetute collisioni. Stessa
sorte deve aver subito anche la Terra, ma i processi tettonici ed erosivi ne hanno cancellato
ogni traccia. Le rocce lunari dimostrano che la fase piu intensa del bombardamento termino
4000 Ma fa, quando la maggior parte dei piu grandi ammassi rocciosi era ormai andata ad ac-
crescere i pianeti ed i loro satelliti. Dalla craterizzazione desumiamo quindi che la fase finale
di accrescimento dei pianeti avvenne tramite limpatto di frammenti sulla superficie dei pianeti.
Estrapolando allindietro questo meccanismo si puo concludere che lorigine stessa dei pianeti
puo essere spiegata in termini di processi di accrescimento. Cos crebbero in particolare i roc-
ciosi pianeti interni del sistema solare. Negli stadi finali di accrescimento i pianeti potrebbero
aver soerto collisioni periferiche che spiegherebbero le diverse inclinazioni degli assi di rotazione
rispetto ai piani orbitali. La teoria dellaccrescimento prevede come corollario una enorme dissi-
pazione di energia cinetica in calore da parte degli oggetti che impattavano con il protopianeta.
Sulla Terra la temperatura superficiale sarebbe stata dellordine di 104 K. In queste condizioni
i materiali piu densi poterono separarsi gravitazionalmente da quelli meno densi, dando luogo
alla formazione del nucleo. La Luna, essendo piu piccola, raggiunse temperature inferiori, perse
28 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

presto lenergia termica generata dallimpatto delle meteoriti, lattivita tettonica cesso 4000 Ma
fa e quella vulcanica 3200 Ma fa.
La Terra e influenzata ancora oggi da alcuni fenomeni astronomici, quali la caduta di materia
e di radiazioni. Il Sole genera fenomeni di grande energia nei suoi strati superficiali quali i
flares che proiettano nello spazio nubi di particelle cariche; passando accanto alla Terra queste
interagiscono con latmosfera superiore generando le aurore e provocando disturbi ionosferici che
interferiscono con le comunicazioni radio. La densita delle macchie solari varia con un ciclo di
circa undici anni. Ci sono deboli evidenze che questa attivita possa influenzare il clima.
Lo spazio interplanetario contiene ancora frammenti rocciosi che si infrangono contro lat-
mosfera superiore a velocita di decine di km/s. Frammenti con masse superiori ad 1 kg raggiun-
gono la superficie terrestre (se ne registrano circa una ventina lanno). Le meteoriti piu grandi
(100 o piu tonnellate) non vengono frenate quasi per niente dallatmosfera e producono crateri
dimpatto.
Il meteor-crater in Arizona, profondo 170 m e largo 1200 m, ha uneta di circa 50 mila anni
e si formo per limpatto di un meteorite del raggio di soli 25-30 m, con una velocita di 70 mila
km/h. Lenergia sviluppata fu pari a 4 volte la bomba di Hiroshima e produsse 300 milioni di
tonnellate di sedimenti (debris), che ricoprono le aree circostanti fino a 10 km di distanza (e
riempiono il fondo stesso del cratere per uno spessore di 210-240 m). Sono stati identificati a
tuttoggi circa 170 crateri da impatto sulla Terra.
Levento di Tunguska, che spazzo unarea enorme della foresta siberiana nel 1906, fu prob-
abilmente dovuto alla collisione con una cometa, un evento estremamente raro (probabilita
stimata in 109 per anno). La massa di meteoriti intercettate dalla Terra in un anno ammonta
a 104 105 tonnellate, per lo piu in forma di particole pesanti meno di un grammo.
Cosa avverrebbe sulla Terra in caso di impatto di un grosso meteorite ? Una teoria imputa
ad un evento di questo tipo la scomparsa del 75% delle specie viventi avvenuta circa 65 Ma
fa, nellarco di poche migliaia di anni. La biosfera in tal caso sarebbe sottoposta a variazioni
notevoli. Prove di un impatto di questo tipo sono conservate in strati sedimentari depositatisi
65 Ma fa, dove si riscontra una anomala presenza di Iridio di provenienza extraterrestre. Ma
estinzioni di massa potrebbero avvenire per eetto di cause terrestri, quali un considerevole
aumento dellattivita vulcanica su scala globale. Altro possibile candidato di origine extra-
terrestre potrebbe essere una supernova a meno di 30 a.l. di distanza che avrebbe immerso la
Terra in raggi X e particelle di alta energia, con modificazioni dellatmosfera e aumento delle
malattie da radiazione, danni genetici, brusca diminuzione di temperatura e siccita su scala
globale. Teorie di questo tipo, pur aascinanti, sono per loro natura dicili da confermare.

1.8.9 Origine dei pianeti esterni


I pianeti esterni, Giove Saturno, Urano e Nettuno, sono molto diversi dai pianeti rocciosi del sis-
tema solare interno: sono molto piu ricchi di gas e presentano densita molto inferiori a quelle dei
pianeti terrestri. La spiegazione potrebbe essere che lelevata temperatura presente nelle regioni
interne della nebula planetaria non consent la condensazione dei ghiacci (acqua, ammoniaca e
metano) che invece condensarono nelle piu fredde regioni esterne.
Percio i pianeti esterni crebbero piu massivi di quelli interni e raggiunsero una gravita suf-
ficiente a trattenere anche i gas piu leggeri (idrogeno ed elio). La maggior attrazione gravi-
tazionale e la maggiore distanza dal sole spiega anche come i pianeti esterni furono in grado di
trattenere una frazione significativa dellatmosfera primordiale durante la fase T-Tauri del Sole.
1.8. LA FORMAZIONE DEI PIANETI. 29

Nei pianeti esterni abbondano i satelliti naturali: alcuni sono probabilmente asteroidi catturati
gravitazionalmente, altri potrebbero essersi formati tramite modalita di accrescimento analoghe
a quelle dei pianeti veri e propri. I pianeti minori, o asteroidi, sono probabilmente planetesimi
rimasti dopo la fine della fase di accrescimento: la loro massa cumulativa e troppo piccola (solo
2% della Terra) per generare un pianeta. Le comete potrebbero essere planetesimi, composti di
polveri, ghiaccio, ammoniaca e metano, provenienti dai confini estremi del sistema solare.

Anelli planetari

Gli anelli di Saturno sono noti fin dai tempi di Galileo, anche se la loro corretta identificazione
e dovuta ad Huygens. Nel 1977 losservazione di occultazioni di una stella ha permesso di
individuare un sistema di anelli attorno ad Urano. Successivamente le sonde Voyager hanno
messo in evidenza tenui anelli anche attorno a Giove e Nettuno. Lorigine di queste strutture fu
spiegata dallastronomo francese Roche in termini dello sgretolamento di un satellite per eetto
delle forze mareali generate dal pianeta stesso. Supponiamo che questo ipotetico satellite ruoti
su se stesso con moto sincrono (periodo di rotazione uguale al periodo di rivoluzione attorno al
pianeta) e che sia costituito di materiale privo di coesione, sicche esso e tenuto assieme dalla
sola gravita. Il satellite abbia massa ms e raggio rs . Il pianeta abbia massa mp e raggio rp . Un
elemento di massa dm del satellite e soggetto allattrazione gravitazionale del pianeta

Gmp
gp =
R2

dove R e la distanza di dm dal centro di massa del pianeta (supponendo trascurabile la massa del
satellite, di modo che il centro di massa del sistema coincida con il centro del pianeta). Inoltre
dm e soggetto allaccelerazione centrifuga, dovuta al moto del satellite attorno al pianeta

gc = 2 R

dove e la velocita angolare di rivoluzione del satellite. Nel centro di massa del satellite, posto
a distanza R0 dal centro del pianeta, le due accelerazioni si equilibrano

Gmp Gmp
2 R0 = = 2 =
R20 R30

che e la terza legge di Keplero per unorbita circolare. Se il satellite ha dimensioni finite, tuttavia,
non si puo avere perfetto equilibrio in tutto il volume del satellite, dato che laccelerazione di
gravita decresce mentre laccelerazione centrifuga cresce con R. La gravita ecace che agisce
nel centro di massa del satellite e nulla
& '
Gmp 1 R0
g0 = 2 + 2 R0 = Gmp 2 + 3 =0
R0 R0 R0

mentre su un elemento di massa dm posto alla superficie esterna del satellite, in R = R0 + rs ,


agisce la gravita ecace
& '
Gmp 1 R 0 + rs rs
g1 = + 2(R0 + rs ) = Gmp + 3Gmp
(R0 + rs ) 2 (R0 + rs ) 2 R30 R30
30 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

dove abbiamo approssimato (R0 + rs )2 R12 (1 2 Rrs0 ). Chiaramente il satellite si sgretola


0
se questa accelerazione mareale supera lattrazione gravitazionale esercitata su dm dal satellite,
cioe se
rs Gms 3mp ms
3Gmp 3 > 2 = 3 > 3
R0 rs R0 rs
Questa condizione puo essere riscritta in termini di densita medie del pianeta e del satellite,
riscrivendo mp = 43 rp3p e ms = 43 rs3s ottenendo la seguente condizione di sgretolamento
mareale: & '1/3 & '1/3
R0 p p
< 31/3 = 1.44 .
rp s s
Se il centro di massa del satellite si avvicina al pianeta piu del valore di R0 dato dal secondo
membro della precedente diseguaglianza, esso si sgretola. Tuttavia, anche se r e maggiore del
limite precedente, il satellite si deforma per eetto delle forze mareali, assumendo una forma
di ellissoide allungato verso il pianeta. Cio amplifica le forze mareali e diminuisce la forza di
autogravitazione, il che puo portare allo sgretolamento del pianeta anche a distanze R0 maggiori
di quella data qui sopra. Roche eettuo un calcolo completo di questo eetto e ottenne il
seguente risultato:
& '1/3
R0 p
< 2.456 (1.9)
rp s
Questo valore limite di R0 e noto come limite di Roche: quando un corpo di scarsa coesione si
avvicina troppo (oltre il limite di Roche) ad un pianeta, si sgretola e i frammenti continuano ad
orbitare attorno al pianeta. E quello che e successo alla cometa Shoemaker-Levy, che nel Luglio
1992 e stata frammentata dallattrazione gravitazionale di Giove e, due anni dopo, i frammenti
si sono schiantati contro il pianeta.

1.9 Sistemi planetari extra-solari


Si hanno evidenze di un sistema planetario in formazione attorno alla stella RU Lupi, attual-
mente nella fase evolutiva T-Tauri: la luce emessa dalla stella appena formata sfugge attraverso
varchi nella nube oscura che la circonda, giungendo cos ad illuminare porzioni piu distanti del-
la nube oscura: queste porzioni illuminate sono note come oggetti Herbig-Haro. Osservazioni
fotometriche e spettroscopiche mostrano che le righe spettrali restano inalterate durante le flut-
tuazioni di luminosita; se responsabili di queste fluttuazioni fossero meccanismi intrinseci alla
stella, lo spettro ne sarebbe modificato, quindi la causa delle fluttuazioni deve essere esterna:
concentrazioni disomogenee di polvere in orbita attorno alla stella modulano episodicamente
la luce emessa in direzione della Terra. Queste nubi opache presentano dimensioni lineari di
105 106 km, masse dellordine di 1018 kg (simili agli asteroidi) e orbite analoghe a quelle dei
pianeti interni. Possiamo concludere che RU Lupi presenta attorno a se diversi protopianeti in
condensazione, destinati a formare pianeti veri e propri per eetto di meccanismi di contrazione
e accrescimento.
Oltre 100 stelle della sequenza principale mostrano la presenza di dischi di gas e polveri
allinterno dei quali potrebbero esserci pianeti gia formati o in via di formazione.
Abbiamo altres prove dellesistenza di altri sistemi planetari oltre al nostro. Individuarli
non e dicile in linea teorica: le stelle accompagnate da sistemi planetari dovrebbero infatti pre-
sentare un moto di rivoluzione attorno al centro di massa del sistema. Le osservazioni richiedono
1.9. SISTEMI PLANETARI EXTRA-SOLARI 31

tuttavia una risoluzione al limite delle possibilita dellastronomia classica. Fra le stelle piu vicine
a noi, Lalande-21185 e fortemente indiziata di possedere un pianeta. Recentemente, grazie al-
limpiego del telescopio spaziale Hubble e di tecniche spettrografiche ad alta risoluzione (in grado
di rivelare shift-Doppler dovuti a moti relativi di soli 3 m/s), sono state trovate evidenze di altri
sistemi planetari, attorno alle stelle 51-Pegasi, 70-Virgini, 47-Ursae Majoris e 55-rho1 Cancri.

51-Pegasi e una stella della classe G2-3 V, si trova a 57 a.l. di distanza dalla Terra ed
il pianeta (scoperto da Mayor e Queloz nel 1995) dista dalla stella 7 milioni di km
(meno di Mercurio dal Sole), completa unorbita in 4.2 giorni, ha una massa 50% di
quella di Giove, una temperatura alla superficie 103 K. Ce anche qualche indizio (non
confermato) della presenza di un secondo pianeta piu distante dalla stella.

70-Virginis e una stella G4 V a 78 a.l. da noi, molto simile al Sole, ma alcune centinaia di
gradi piu fredda e, probabilmente, 3 Ga piu vecchia; il suo pianeta (scoperto con tecniche
di spettroscopia Doppler da Marcy e Butler nel 1996) percorre unorbita eccentrica in 116
giorni e possiede una massa 9 volte Giove. La sua temperatura superficiale dovrebbe
essere di 85 C, e consentire quindi lesistenza di molecole organiche e di acqua.

47-UMa e una stella di classe G0 V, a 44 a.l. dalla Terra; il suo pianeta presenta un
periodo orbitale di 1100 giorni, la massa e 3 volte quella di Giove, il suo raggio orbitale
circa doppio della distanza Terra-Sole. Anche questo pianeta probabilmente e in grado di
supportare lesistenza di acqua liquida.

55-rho1 Cancri e una stella di classe G8 V, a 45 a.l. dalla Terra. Il suo pianeta, scoperto
nellaprile 1996 da Marcy & Butler, presenta una massa pari a 0.8 masse di Giove. Dopo
la messa a punto della tecnica spettrografica ad alta risoluzione, Marcy & Butler stanno
annunciando continuamente scoperte di nuovi sistemi planetari.

Pianeti sono stati individuati anche in orbita attorno alle pulsar PSR1257+12 (3 pianeti
con masse analoghe a quelle della Luna e 2-3 masse terrestri) e PSR0329+54 (1 pianeta
di massa < 2 masse terrestri). Questi pianeti, di masse analoghe alla massa della Terra,
si devono essere formati dopo la supernova che ha prodotto la pulsar.

Nonostante le molte incertezze, la formazione di pianeti sembra quindi essere un corollario


comune, anche se non necessario, dei processi di formazione delle stelle.
32 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

Appendice 1: Magnitudo delle stelle.


Magnitudo apparente:

Se osserviamo da Terra una stella tramite uno strumento sensibile ad una assegnata banda
elettromagnetica X, possiamo misurare il flusso di radiazione FX (ovvero lenergia captata dallo
strumento, per unita di superficie e di tempo). Pogson defin nel 1856 una stella di prima
grandezza (magnitudo mX = 1) una stella 100 volte piu luminosa di una stella di sesta
grandezza (magnitudo mX = 6). La definizione di magnitudo apparente di una stella nella
banda X e quindi la seguente
mX = 2.5 log10 FX + C

dove FX e il flusso osservato nella banda X e C una costante di normalizzazione, dipendente


dalle unita di misura. Nella pratica comune le bande e.m. utilizzate sono 3:

banda U : nel vicino ultravioletto (lunghezze donda 350 nm)

banda B: nel visibile, colore blu (lunghezze donda 435 nm, banda di massima
sensibilita delle pellicole fotografiche)

banda V : nel visibile, colore rosso (lunghezze donda 555 nm, banda di massima
sensibilita dellocchio umano)

Due nuove bande sono state introdotte piu recentemente per assegnare una corretta valutazione
di output energetico alle giganti rosse

banda R: nellinfrarosso molto vicino(lunghezze donda 797 nm)

banda I: nellinfrarosso vicino (lunghezze donda 1220 nm)

Per fissare la costante di normalizzazione C si attribuisce convenzionalmente magnitudo zero a


Vega, indipendentemente dalla banda X utilizzata. La magnitudo bolometrica m di una stella
si ottiene integrando il flusso di radiazione su tutto lo spettro elettromagnetico.
A titolo di esempio, la magnitudo apparente del Sole e m = 26.6, di Sirio (la stella piu
splendente nel cielo) e m = 1.5, mentre le stelle piu deboli visibili a occhio nudo hanno
magnitudo apparente m +6. Gli oggetti piu deboli osservabili col telescopio spaziale Hubble
(posto in orbita fuori dellatmosfera terrestre) hanno magnitudo m = +32. Possiamo assegnare
una magnitudo anche ai pianeti e ai satelliti, misurando la radiazione riflessa dal Sole quando il
pianeta presenta la massima luminosita: per la Luna piena m = 12.6, per Venere m = 4.4,
per Giove m = 3, per Marte m = 2.8, per Saturno m = 0.24, per Urano m = +5.3, per
Nettuno m = +8.

Magnitudo assoluta.

Il flusso F di radiazione emessa da una sorgente diminuisce al crescere della distanza R dalla
sorgente, dato che lenergia emessa deve ridistribuirsi su superfici di area crescente come R2
(attenuazione geometrica). Se il mezzo intercorrente fra sorgente e osservatore non e vuoto,
allattenuazione geometrica si aggiunge lattenuazione dissipativa dovuta allassorbimento di
1.9. SISTEMI PLANETARI EXTRA-SOLARI 33

energia da parte di gas e polveri. Detta I lenergia emessa da una sorgente per unita di tempo,
se trascuriamo lattenuazione dissipativa, abbiamo:

I
F (R) =
4R2
e di conseguenza la magnitudo apparente aumenta (il flusso diminuisce) allaumentare della
distanza. Per confrontare la radiazione I emessa da oggetti posti a distanze diverse, dovremmo
osservarli tutti dalla stessa distanza. La formula precedente ci consente di calcolare facilmente
il flusso di radiazione F0 che osserveremmo ad una distanza R0, conoscendo il flusso F misurato
2
alla distanza R: F0 = F R R20
. Possiamo calcolare quindi dalla magnitudo apparente la magnitudo
assoluta M , cioe la magnitudo apparente che avrebbe un oggetto osservato ad una distanza
standard R0, convenzionalmente definita come 10 pc (10 pc = 32.616 a.l. = 2 106 A.U.):
* +
R2
M = 2.5 log10 F0 + C = 2.5 log10 F 2 + C = 2.5 log10 F + C 5 log10 R + 5 log10 10 pc
R0

In definitiva quindi
M = m 5 log10 R + 5 (R in parsec)
Il Sole ha una magnitudo assoluta M = 4.5, Sirio (che dista 8.6 a.l.) ha M = +1.46, la maggior
parte delle stelle hanno 10 < M < +17.

Indice di colore B-V.


In base alla teoria del corpo nero, lo spettro della radiazione emessa da un corpo dipende dalla
sua temperatura superficiale: piu e alta la temperatura, piu sono corte le lunghezze donda
emesse. Pertanto il rapporto FB /FV fra il flusso di radiazione osservato nella banda B (blu)
e quello osservato nella banda V (rosso) e tanto piu elevato quanto piu alta e la temperatura.
Si definisce indice di colore B-V la dierenza fra le magnitudo (assolute o apparenti) di una
stella misurate nelle bande B e V , rispettivamente. Naos (nella costellazione Puppis, della
nostra Via Lattea) ha indice di colore B V pari a -0.27, la sua temperatura superficiale e di
oltre 26, 000 K (gigante azzurra); Vega ha indice di colore B V pari a 0.0, Sirio ha indice +0.01,
il Sole +0.6, Betelgeuse +1.50 (gigante rossa, con T superficiale di 3500 K).

Appendice 2: Il teorema del Viriale.


Il teorema del viriale riguarda proprieta statistiche medie (su tempi sucientemente lunghi) di
alcune grandezze meccaniche. Consideriamo un sistema di masse puntiformi mi poste in ri e
soggette a forze Fi . Lequazione del moto richiede che sia

d
m i vi = Fi per ciascuna massa puntiforme,
dt
dove vi = dri/dt e la velocita della massa i-esima. Consideriamo la grandezza
,
G= mvi ri
i
34 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

dove la somma e su tutte le particelle del sistema. La derivata di G vale (indicando con un
punto le derivate rispetto al tempo)
dG ,
= mi vi ri + mi vi ri (1.10)
dt i

Il primo termine puo scriversi , ,


mi vi ri = F i ri
i i
mentre il secondo termine puo riscriversi
, ,
mi ri ri = mi vi2 = 2T
i

dove T e lenergia cinetica del sistema di particelle. Lequazione (1.10) diventa quindi
d , ,
m i vi ri = Fi ri + 2T (1.11)
dt i i

La media dellequazione (1.11) su un arco di tempo si ottiene integrando nel tempo da 0 a


e dividendo per :
-
1 dG dG ,
dt = = 2T + F i ri
0 dt dt i
ovvero
, 1
2T + F i ri = [G( ) G(0)]
i

Se il moto e periodico di periodo , il secondo membro e nullo; se il moto non e periodico ma e
confinato in una regione limitata dello spazio delle fasi (cioe coordinate e velocita sono limitate)
il secondo membro tende a zero al crescere del tempo . In entrambi i casi possiamo concludere
che
1,
T = F i ri (1.12)
2 i
Questo e il teorema del viriale e il secondo membro della (1.12) prende il nome di viriale di
Clausius. Se le forze Fi sono date dalla somma di forze Fi non dissipative e forze fi viscose,
proporzionali alla velocita, e facile dimostrare che solo le forze non dissipative entrano in gioco;
infatti , , ,
F i ri = Fi ri + fi r i
i i i
e il secondo termine a secondo membro ha media nulla: infatti, scrivendo fi = Ki vi, abbiamo
- -
, 1 , 1 , 1 dri2 1 ,
fi r i = Kivi ri dt = Ki dt = Ki [ri2( ) ri2(0)]
i
0 i
0 i
2 dt 2 i

e lultima espressione tende a zero, se il sistema e confinato, per sucientemente lungo.


Supponiamo ora che le forze Fi siano conservative: quindi Fi = Vi . Il teorema del viriale
(1.12) diventa
1,
T= Vi ri
2 i
1.9. SISTEMI PLANETARI EXTRA-SOLARI 35

Per una singola particella che si muove in un campo di forza centrale abbiamo quindi
. /
1 V
T = r
2 r

e, se V = arn+1 , dove lesponente e scelto in modo che la forza vada come rn , allora
V
r = (n + 1)V.
r
Quindi, per un campo centrale il teorema del viriale diventa
n+1
T = V
2
e per il campo gravitazionale (n = 2)
1
T = V.
2
e dato il numero atomico, sotto il simbolo e data la massa atomica (media pesata fra i vari isotopi).
Figura 1.11: Tavola periodica degli elementi (Tabella di Mendeleev): sopra il simbolo di ciascun elemento

Appendice 3 Tavola periodica degli elementi

36
1 2

H He
1.00797 4.00260
3 4 5 6 7 8 9 10

Li Be B C N O F Ne
6.941 9.01218 10.81 12.01115 14.0067 15.9994 18.99840 20.179
11 12 13 14 15 16 17 18

Na Mg Al Si P S Cl Ar
22,98977 24.305 26.98154 28.0861 30.9376 32.06 35.453 39.948
19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36

CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE


K Ca Sc Ti V Cr Mn Fe Co Ni Cu Zn Ga Ge As Se Br Kr
39.098 40.08 44.9559 47.90 50.9414 51.996 54.9380 55.847 58.9332 58.71 63.546 63.58 69.72 72.59 74.9216 78.96 79.904 83.80
37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54

Rb Sr Y Zr Nb Mo Tc Ru Rh Pd Ag Cd In Sn Sb Te I Xe
85.4678 87.62 88.9059 91.22 92.9064 95.94 98.9062 101.07 102.9055 106.4 107.868 112.40 114.82 118.69 121.75 127.60 126.9045 131.30
55 56 57 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86

Cs Ba La Hf Ta W Re Os Ir Pt Au Hg Tl Pb Bi Po At Rn
132.9054 137.34 138.9095 178.49 180.9479 183.85 186.2 190.2 192.22 195.09 196.9665 200.59 204.37 207.19 208.9804 (210) (210) (222)
87 88 89 104 105 106

Fr Ra Ac
(223) 226.0254 (227) (261) (260) (263)

58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71
Lantanidi Ce Pr Nd Pm Sm Eu Gd Tb Dy Ho Er Tm Yb Lu
140.12 140.9077 144.24 (147) 150.4 151.96 157.25 158.9254 162.50 164.9304 167.26 168.9342 173.04 174.97
90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103

Attinidi Th Pa U Np Pu Am Cm Bk Cf Es Fm Md No Lr
232.0381 231.0359 238.029 237.0482 (244) (243) (247) (247) (251) (254) (257) (258) (255) (256)
1.9. SISTEMI PLANETARI EXTRA-SOLARI 37

Esercizi

Esercizio 1. Lenergia potenziale gravitazionale di una nube proto-stellare sferica di raggio r e di


2
densita uniforme e EG = 35 GM
r
, dove M = 43 r3 e la massa della nube. Detta EK lenergia cinetica
(termica) della nube, e EK = 2 dove R e la costante universale dei gas, T la temperatura assoluta e
3RT M

la massa molecolare media. In base al criterio di Jeans, mostrare che, se si verifica una contrazione a
T costante la nube diventa progressivamente piu instabile; se invece la variazione di EG conseguente alla
contrazione e trattenuta dalla nube sotto forma di calore, la nube diventa progressivamente piu stabile.
[Suggerimento: calcolare le variazioni EG e EK connesse ad una contrazione r < 0, rispettivamente
nei due casi].

Esercizio 2. La perdita di momento angolare da parte del Sole e uno dei punti critici in tutte le teorie
evolutive del sistema solare. Secondo lo schema evolutivo accennato in precedenza, la distanza interstellare
nel cluster era di 1.5 a.l. 1016 m; lindipendenza gravitazionale si instaura tipicamente ad un decimo di
questo valore (1015 m). Le osservazioni astronomiche ci dicono che le nubi che si stanno condensando a
formare cluster di stelle ruotano in 3 107 a. Quale dovrebbe essere il periodo di rotazione del Sole in
regime di conservazione del momento angolare ? Quale sarebbe stato il periodo della protostella quando
il suo raggio arrivava allorbita di Giove ? Confrontare gli ordini di grandezza dei valori ottenuti con i
Periodi di rotazione del Sole (25.3 giorni) e di rivoluzione di Giove (12 anni). [Il diametro attuale del
Sole e 1.39 106 km, il diametro dellorbita di Giove e 1.5 1012 m].
[Risposta: TS = 0.02 giorni, TJ = 67.5 anni]

Esercizio 3. Nellatmosfera solare Litio Berillio e Boro sono particolarmente rari mentre il Ferro e
particolarmente abbondante (vedi figura 1.4). Sapresti darne una plausibile giustificazione ?

Esercizio 4. Calcolare la temperatura media necessaria per controbilanciare la contrazione gravi-


tazionale nel Sole. Quali sono le implicazioni del valore di temperatura ottenuto ? [Dati: Massa solare
Ms = 2 1030 kg, raggio solare rs = 7 108 m, costante di gravitazione G = 6.67 1011 Nm2/kg2, costante
dei gas R = 8.31 103 J/kmole K].
[Risposta: T = 9.2 106 K ]

Esercizio 5. Per quale motivo la temperatura della nebula proto-planetaria era maggiore nelle regioni
centrali rispetto alle regioni esterne ? E come si spiega il fatto che i pianeti giganti si siano formati solo
nelle regioni esterne ?

Esercizio 6. Le osservazioni mostrano che la maggior parte dei pianeti e gli asteroidi ruotano tutti
con circa lo stesso periodo P (come ordine di grandezza). Questa e nota come osservazione di Alfven. I
processi di accrescimento diventano sempre meno ecienti, man mano che questi corpi si avvicinano al
limite di stabilita rotazionale, cioe quando laccelerazione di gravita GM/R2 diventa insuciente a fornire
laccelerazione centripeta 2 R; mostrare che nelle condizioni limite, per un pianeta a densita costante, il
periodo di rotazione dipenderebbe solo dalla densita.

Esercizio 7. Durante le fasi avanzate di accrescimento di un pianeta, si pensa che i planetesimi


impattassero su di esso ad una velocita tale da produrre la fusione del guscio esterno; per quale valore
minimo del raggio del pianeta puo verificarsi la liquefazione di una massa pari a quella del planetesimo
stesso? Dati: densita media del pianeta: = 4000 kg/m3; incremento di temperatura T per raggiungere
la temperatura di fusione: T = 1500 K, calore specifico del materiale: c = 103 J/kg K; calore latente di
fusione del materiale: L = 4105 J/kg; costante di gravitazione G = 6.671011 Nm2/kg2. [Suggerimento:
38 CAPITOLO 1. LE ORIGINI DEL SISTEMA SOLARE

limitarsi a considerare un planetesimo che impatti sul proto-pianeta con velocita pari alla velocita di
fuga dal pianeta stesso, che lenergia cinetica sia tutta convertita in calore, trascurando le perdite per
irraggiamento].
[Risposta: Rmin = 1300 km]
Esercizio 8. Mostrare che lenergia gravitazionale di un pianeta sferico di raggio a e massa M a densita
2
costante vale E = 35 GM a (G e la costante di gravitazione universale). Generalizzare il risultato ad un
pianeta dierenziato in un mantello con densita 2 e un nucleo con densita 1 con transizione in r = c.
Per la Terra, 1 = 1.07 104 kg/m3, 2 = 4.5 103 kg/m3, a = 6371 km, c = 3486 km: calcolare il rilascio
di energia U prodotto dalla dierenziazione del nucleo e valutare laumento di temperatura medio T
che sarebbe prodotto se tutta questa energia fosse trattenuta come calore. (Il calore specifico delle rocce
e di 103 J kg1 K1, il calore latente L 4 105J/kg).
[Risposta: U = 4.3 1031 J, T = 6600 K]