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GLI STRUZZI

Chi cit per primo la filosofia del Ci che non vedo non mi vede? Fu lo storico romano Plinio il Vecchio
nella sua Naturalis Historia, in cui per sosteneva che lo struzzo un animale cos stupido che, quando
viene attaccato, nasconde la testa in un cespuglio, non sotto terra.

In realt si china nel proprio nido (che un buco profondo nel terreno) con la testa che fa capolino
scrutando lorizzonte, o se lontano dalla tana col corpo appoggiato per terra e la testa distesa, cercando di
assomigliare a un cespuglio o un grosso sasso. Se poi il predatore si avvicina troppo, inizia la maratona.

VINO

In vino veritas Naturalis Historia, XIV, 141 (cap. XXVIII): "Vulgoque veritas iam attributa vino est"

LA FIGURA DEL MEDICO

I medici imparano a nostro rischio e pericolo e fanno esperienze a furia di ammazzare. Per di pi se la
prendono con il malato rigettando la colpa sulla sua intemperanza, tanto che chi rimasto vittima viene
messo sotto accusa.

LE MESTRUAZIONI

Plinio il Vecchio, allinterno del Naturalis Historia, descrive le sciagure che una donna mestruata
poteva causare:

[] Allarrivo di una donna mestruata il mosto inacidisce, toccate da lei le messi isteriliscono,
muoiono gli innesti, bruciano le piante dei giardini; dove lei si siede i frutti cadono dagli alberi, al
solo suo sguardo si appanna la lucentezza degli specchi, si ottunde il ferro, si oscura la luce
dellavorio, muoiono le api degli alveari, arrugginiscono istantaneamente il bronzo e il ferro e il
bronzo emana un odore terribile; bevendo il liquido mestruale, i cani vengono presi dalla rabbia e
il loro morso affetto da un veleno insanabile. Perfino il bitume, sostanza appiccicosa e tenace che
nel lago di Giudea detto Asfaltite viene a galla in un certo momento dellanno e si attacca
inestricabilmente a tutto ci che tocca, si scioglie con un filo imbevuto di sangue mestruale. Perfino
le minuscole formiche, si dice, hanno sensibilit per esso: rigettano le messi infettate e non tornano
a prenderne. []

LE CIPOLLE

Cipolle salvatiche non ci sono. Le domestiche con l'odorato e con trar le lagrime rimediano i bagliori, e
molto pi con la unzione del sugo. Dicesi ancora ch'elle fanno venir sonno, e guariscono le fessure, o piaghe
della bocca, mangiate col pane. Guariscono anco i morsi de' cani, bagnate verdi nell' aceto, o secche col
mel e col vino, in modo che si sciolgano dopo il terzo giorno. Cos sanano ancora le fratture. (XX, 20; 1844,
vol. 2, p. 18)

GLI ASPARAGI

Il cibo dello asparago, secondo che si dice, utilissimo allo stomaco, e aggiuntovi il comino caccia le
infiammagioni dallo stomaco e dell'intestino colon; e rischiara anco la vista. Gli asparagi mollificano
leggermente il corpo: giovano a' dolori del petto e della schiena, e a' difetti degl'interiori, quando son cotti
col vino; non che a' dolori de' lombi e delle reni, beendo il seme loro a peso di tre oboli con altrettanto
comino. Dettano la lussuria, e muovono utilissimamente l'orina, ma rodono la vescica
LA FAVA

Giova ancora la fava, perch fritta soda, e bollente messa in aceto forte medica i tormini. Infranta in cibo, e
cotta con l'aglio, si piglia ogni giorno contra le tossi disperate, e le marcie raccolte nel petto; e masticata a
bocca digiuna adoperata ancora a maturare i fgnol, ed a levargli via; e cotta nel vino, a torre gli enfiati
dei testicoli e delle parti genitali. La farina di fava ancora, cotta con lo aceto, matura e apre gli enfiati, e
medica i lividori e le incotture. (XXII, 69; 1844, vol. 2, p. 256)

LORCA

Il montone[3] assalta i pesci come uno assassino: talora s'asconde all'ombra de' navili grossi, i quali stanno
fermi, e aspetta se alcuno ha voglia di nuotare; e ora alzando il capo fuor dall'acqua, apposta le barchette
de' pescatori, e di nascoso nuotando le mette a fondo. (IX, 67; 1844, vol. 1, p. 896)