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P. SANZIO CICATELLI M.I.

VITA DEL
P. CAMILLO DE LELLIS
a cura del P. Piero Sannazzaro

Curia Generalizia
Roma 1980
II

P. SANZIO CICATELLI M. I.

VITA DEL
P. CAMILLO DE LELLIS

Fondatore della Religione


dei Chierici Regolari
Ministri degli Infermi

a cura del P. Piero Sannazzaro

Curia Generalizia
Roma 1980

P. Sanzio CICATELLI (1570-1627), terzo successore di S. Camillo nel governo dell'Ordine, e autore della
presente Vita. Napoletano, ha vissuto a lungo a fianco del Fondatore, ne ha preso nota di quanto accadeva e
vedeva, come pure si documentato dallo stesso Santo e dai primi compagni. Stese la presente Vita verso il
1609. Dopo la morte del Santo, prepar la prima biografia, pubblicata nel 1615, ed, in seguito, ne ha curato
altre tre edizioni, arricchendole di fatti e di testimonianze.

________________________________________________________________________
________
Tip. "D. Guanella" di Liberati Via Telesio, 4b 00195 Roma
III
PRESENTAZIONE

A breve distanza dalla pubblicazione del volume I primi cinque capitoli generali dei
Ministri degli Infermi, P. Piero Sannazzaro ci mette a disposizione una nuova fonte di
prim'ordine per la conoscenza della nostra storia e della nostra spiritualit: la vita
manoscritta del Cicatelli, che tante volte avevamo visto citata come documento di
eccezionale valore nella letteratura camilliana.
Con questa pubblicazione abbiamo gi tra le mani quasi tutti i documenti fondamentali
per lo studio e l'approfondimento della nostra identit, del nostro carisma e di quanto ci
ricollega alle origini e ci permette di situarci nel presente ed affrontare con sicurezza il
futuro.
Con precisione e diligenza P. Sannazzaro ci offre il testo non soltanto trascritto
fedelmente, ma arricchito di preziose informazioni, di confronti con le diverse edizioni della
vita stampata, di citazioni di fonti parallele, come lettere e testimonianze ai processi in
ordine alla beatificazione di S. Camillo.
Integrato da molti testi originali che si incrociano, il documento si rafforza, acquista un
posto ben definito nella storia, si anima di nuovi significati. Il suo messaggio si allarga e si
moltiplica; la lettura diventa dinamica e creativa, guadagnando in profondit e in
estensione. Ci si trova di fronte a molti testi di un solo libro: il libro scritto con la vita da S.
Camillo e dalla prima comunit camilliana nel tessuto vivo della Chiesa, in rapporto con
tutto un mondo che si muove e prende senso e diventa parlante.
Nello stendere la vita manoscritta, destinata ai Confratelli, il Cicatelli ha in mente, in
primo luogo, di dare notizia dell'origine e principio della Congregazione cosa che quando
anco il suo fondatore non fusse stato di cos eccellente bont come fu, meritaria che ne
fusse stato fatto un particolar trattato per non far
IV
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

restare sepolto nell'obblio un cos stravagante modo di fondazione. Nel quale chi haver
punto di giuditio conoscer apertamente non haver parte alcuna gli uomini, ma solamente
il tutto essere proceduto dalla divina providenza.
L'intenzione dello scrittore appare chiaramente nel confronto della vita manoscritta con
quella stampata. Mentre in questa tutto converge sulla persona di Camillo, con lo scopo
sottinteso di provarne la santit, in quella la famigliuola dei ministri degli infermi che
sta nell'orizzonte dell'autore. Camillo s il protagonista, ma assieme a un gruppo sempre
pi numeroso di uomini pronti a rischiare tutto per i fratelli bisognosi. Nel libro si sente
pulsare il cuore pieno d'entusiasmo e di freschezza di questi uomini che hanno riscoperto
il Cristo, che hanno trovato la preziosa margherita , convinti di star riscrivendo una
pagina inedita del Vangelo.
Oltre le meraviglie operate da Dio attraverso l'Ordine dei Ministri degli Infermi, nel quale
egli ebbe grande parte, il Cicatelli ha cura di descrivere le diverse tappe, poich andava
pian piano N. S. Iddio illuminando la mente del suo servo Camillo disponendo tanto
suavemente l'ordine e progresso di questa fondatione che senza alcuna sua industria n
sapere faceva che l'una intelligenza lo tirasse in cognitione dell'altra (Cap. 22). La
fondazione, ispirata dall'amore, duttile e attenta alle necessit del popolo. Rispondendo
a queste necessit, che sono appelli del Dio che ispira e anche forza attraverso le
necessit della povera gente, furia di popolo (Cap. 32), la famiglia di Camillo si va
strutturando con molta souplesse, in modo da essere sempre attuale come viva e
attuale la voce dello Spirito.
Scritta per l'uso interno dell'Ordine, la vita manoscritta tocca tutti i problemi riguardanti la
comunit religiosa e camilliana: dal servizio globale agli infermi all'equilibrio tra azione e
preghiera; dalla promozione e selezione delle vocazioni al rapporto tra i diversi membri
dell'Istituto; dall'impegno nelle diverse forme di apostolato alla questione degli studi e delle
specializzazioni.
Il fatto di scrivere per i confratelli ha avuto in pi il vantaggio di liberare l'autore dai
condizionamenti dello stile ampolloso dell'epoca e dalla preoccupazione di nascondere i
limiti, anche del Fondatore. Cos, con uno stile vulgare e domestico il Cicatelli si
rivelato un vero scrittore che si fa leggere con
V

PRESENTAZIONE

gusto, mentre svela le moltissime cose... viste e toccate con mano. Il suo non un
discorso sui morti, come di solito avviene presso gli storici. Lui parla dei vivi, e pi per i
futuri che per i presenti, sommettendosi al giudizio dei suoi contemporanei. La vita
manoscritta diventa profezia che illumina il presente e apre spazio all'avvenire.
Viviamo in un'epoca che sente il bisogno di riscrivere il passato alla luce del presente.
Un popolo che non conosce la propria storia un popolo che si ripete, senza spinte per
inventare il futuro. Soltanto chi racconta la propria storia capace di fare storia.
Grazie alla fatica degli storiografi Vanti e Sannazzaro abbiamo a portata di mano fonti
inesauribili per riflessioni, per studi, per applicazioni, per capire il passato e costruire il
futuro, in una parola per riscrivere oggi il meraviglioso libro scritto dalla fede e dal grande
amore dei nostri padri.

Roma, 14 luglio 1980.

CALISTO VENDRAME

Superiore Generale
VI
VII
PREFAZIONE

Il decreto conciliare sul rinnovamento della vita religiosa, Perfectae caritatis, trattando
dei criteri pratici di un conveniente rinnovamento, dichiara che torna a vantaggio della
Chiesa stessa che gli Istituti abbiano una loro propria fisionomia e la loro propria
funzione. Esorta quindi ad interpretare ed osservare lo spirito e le finalit proprie dei
Fondatori come pure le sane tradizioni, poich tutto ci costituisce il patrimonio di ciascun
Istituto (P.C., 2).
Tale indicazione, tra l'altro, ha influito nella ricerca dello spirito dei Fondatori e delle
origini degli Istituti, anche in campo storiografico. I singoli Istituti religiosi, specialmente
quelli pi antichi, hanno intensificato la pubblicazione di studi e fonti dei primi tempi della
loro fondazione, per precisarne l'indole e la spiritualit. Si incrementato un movimento
che aveva gi posto saldi radici e dato non pochi frutti.
Anche nell'Ordine camilliano la pubblicazione delle fonti interessanti il Fondatore, S.
Camillo de Lellis, e le origini dell'Istituto, una delle esigenze pi sentite e dei desideri pi
vivi dei suoi membri.
Il suo storiografo, P. Mario Vanti, ha meriti incontestabili in questo campo. Oltre la
pubblicazione della biografia del Fondatore e di numerosi documenti, la sua opera
maggiore l'edizione degli Scritti di S. Camillo (Roma 1965), che costituiscono
indubbiamente il testo fondamentale ed insostituibile.
Anni prima il P. Pietro Kraemer aveva pubblicato il Bullarium Ordinis CC.RR.
Ministrantium Infirmos (Verona 1946), anche se ispirato da criteri giuridici e non critico-
filologici, e con alcune lacune.
In ottemperanza ad una mozione dell'ultimo Capitolo Generale, nei primi mesi del 1979,
usciva il volume: I primi Capitoli Generali dell'Ordine dei Ministri degli Infermi (Roma
1979), alla cui preparazione avevo dedicato vari anni.
VIII
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Con il presente lavoro, si pubblica la cosidetta vita manoscritta di S. Camillo. Con


questa espressione viene indicato un codice conservato nell'Archivio Generalizio della
Religione, e dovuto al P. Sanzio Cicatelli. Questa vita, come dimostro nell'introduzione,
stata composta quando era ancora vivente il Santo. Su di essa il Cicatelli si basato per la
compilazione della prima biografia stampata (1615), con l'integrazione di lunghe aggiunte,
specialmente sugli ultimi anni della vita del Santo, ma anche con significative e larghe
omissioni.
Essa insostituibile per la storia dei primi anni dell'Ordine; tanto che viene anche detta
Antica Cronaca. E' largamente conosciuta e sfruttata dagli storici dell'Istituto, per
rimasta inedita finora, se si eccettua una infelice edizione del 1943, pubblicata senza alcun
criterio filologico, anzi con la pretesa di ammodernarne lo stile, e subito ritirata dalla
circolazione per ordine della Consulta Generale dellOrdine.
In considerazione dellimportanza e del valore eccezionale, anzi unico, del testo, per la
storia delle origini dell'Ordine, lo si riprodotto nella pi assoluta fedelt.
In questo lavoro ho fatto un attento esame e raffronto tra questa vita e le quattro edizioni
(1616, 1620, 1624, 1627) curate dallo stesso Cicatelli, segnalando in nota le diversit, le
omissioni e le aggiunte delle vite stampate, che divenivano sempre pi notevoli in ogni
nuova edizione.
Siccome la descrizione della vita del Santo in questa opera, va soltanto fino al 1609, in
appendice si pubblica la narrazione degli ultimi anni della di lui vita e la morte, secondo
l'edizione del 1624.

Ringrazio vivamente quanti mi hanno aiutato con la loro collaborazione e con i consigli.

Roma, 21 aprile 1980.

P. PIERO SANNAZZARO
IX
IL TESTO ORIGINALE

Vita del P. Camillo De Lellis Fondatore della Religione de Chierici Regolari Ministri
dell'Infermi descritta brevemente dal P. Santio Cicatelli Sacerdote dell'istessa Religione.
Cos l'autore, in testa alla Introduttione intitola la sua opera, contenuta in un prezioso
manoscritto del Seicento. Il volume, conservato nell'Archivio Generalizio (AG. 116) di
formato esterno cm. 18x12, ed interno cm. 17,5x12, con pagine XX-398, e 38 fogli non
segnati intercalati in bianco.
La carta filigrinata nettamente marginata. Manca il frontespizio. Precede la Tavola de
Capitoli che si contengono nella presente Historia. Dopo la Tavola c' il Proemio: Alli Padri
e Fratelli della Religione de Chierici Regolari Ministri delli Infermi. Segue, dopo tre pagine
in bianco, l'Introduttione e finalmente lHistoria. Nella esposizione della materia segue
l'ordine cronologico, senza la divisione in libri, come il Cicatelli ha fatto nella vita stampata.
La scrittura minuta, molto chiara, con le testate in stampatello, appartiene ad un copista
dell'inizio del Seicento. La rilegatura in tutta pergamena con delicati fregi in oro sul dorso
e sui piatti, nel cui centro riprodotto lo stemma dell'Ordine. Le pagine sono in taglio oro,
con fregi sui margini tutto all'ingiro della cartonatura.
Per cura del P. M. Vanti, nel 1968, l'opera stata restaurata dall'Istituto Restauro del
Libro della Citt del Vaticano, che vi ha inserito la seguente dichiarazione: Il presente
libro stato disinfestato, numerato e ricomposto. Rilegato in piena pergamena
conservando i piatti antichi.
La numerazione nuova consta di due serie di numeri: Numeri romani: per le prime
pagine e la Tavola dei Capitoli dal n I al XX. Numeri arabi: tutto il testo dal n 00001 al
00476.
La numerazione presente non tiene conto della vecchia numerazione ed stata fatta per
dare anche alle pagine la loro esatta posizione.

Roma 1 dicembre 1968 - D. Alfredo Colombo .


X
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Nella citazione delle pagine, ordinariamente, si usa ancora la vecchia numerazione,


criterio al quale mi attengo anch'io.
Esiste copia di questa vita nella Biblioteca Comunale di Palermo. E' del 1704, e quindi
posteriore a questa di circa un secolo. Il P. M. Vanti, a due riprese, nel 1937 e nel 1970,
ne ha fatto un attento esame. Forse in vista di una pubblicazione, ha segnato
diligentemente le note apposte al testo di Palermo e le varianti (poche e leggere) che vi
sono state introdotte . In questa stampa vengono pubblicate in nota.

FONTI

A) MANOSCRITTE

AG. 1519 Atti della Consulta Generale dei Ministri degli Infermi dal 1599 al 1619.

CATALOGUS RELIGIOSORUM , composto dal P. Guglielmo Mohr: dieci volumi dattiloscritti di


cinquecento nomi ciascuno.

PROCESSI DI BEATIFICAZIONE E CANONIZZAZIONE DEL FONDATORE

Proc. ... seguito da Bon. (Bologna): AG. 14; 15; 2011


da Flor. (Firenze); AG. 7; 8
da Jan. (Genova), AG. 12; 13
da Mant. (Mantova); AG. 9; 11; 2051
da Rom. (Roma); AG. 17; 2047
da Theat. (Chieti); AG. 4; 6.

AG. 2014Schede compilate dal P. Giacomo Barzizza (1740-1808) di storia dell'Ordine


dal 1592 al 1797.

B) A S TAMPA

SANZIO CICATELLI, La vita del P. Camillo De Lellis. Quattro edizioni a stampa curate dallo
stesso: Viterbo (1615); Napoli (1620); Roma (1624); Napoli (1627). Le
caratteristiche delle singole edizioni sono esaminate nell'Introduzione di questo
libro.
XI
FONTI

COSMA LENZO, Annalium Religionis Cler. Reg. Ministrantium Infirmis, Napoli 1641.

DOMENICO REGI, Memorie Historiche del Venerabile P. Camillo De Lellis e de' suoi Ministri
degli Infermi, Napoli 1676.

PIETRO KRAEMER, Bullarium Ordinis CC.RR. Ministrantium Infirmis, Verona 1947.

MARIO VANTI, Scritti di S. Camillo De Lellis, Roma 1965.

PIERO SANNAZZARO, I primi cinque Capitoli Generali dei Ministri degli Infermi, Roma 1979.

ABBREVIAZIONI

AG. Archivio Generale dei CC.RR. Ministri degli Infermi - Roma (Piazza della
Maddalena, 53). Il numero che segue la sigla risponde al documento. Se tra
il primo e secondo numero v' un'asta (p.es. 25/10), il secondo risponde alla
segnatura d'ordine del documento nella cartella.
AG. 1519 Atti della Consulta Generale (1599-1619)
AG. 2014 Schede del P. Giacomo Barzizza.
Vms. Vita manoscritta del P. Camillo di P. Cicatelli. Si mantiene per questa Vita
l'abbreviazione consueta. La numerazione delle pagine quella del
manoscritto, non quello del presente libro.
Ed. 1615 P. CICATELLI, Vita del P. Camillo De Lellis, Viterbo 1615.
Ed. 1620 P. CICATELLI Vita del P. Camillo De Lellis, Napoli 1620.
Ed. 1624 P. CICATELLI, Vita del P. Camillo De Lellis Roma 1624.
XII
VITA DEL P. C AMILLO DE LELLIS

Ed. 1627 P. CICATELLI, Vita del P. Camillo De Lellis, Napoli 1627.


B.O. P. KRAEMER, Bullarium Ordinis CC.RR. Min. Infirmis, Verona 1947.
LENZO C. L ENZO, Annalium Relig. Ministrantium Infirmis, Napoli 1641.
REGI D. REGI, Memorie Historiche del Ven. P. Camillo De Lellis, Napoli
1676.
Scr. S.C. V. V ANTI, Scritti di S. Camillo De Lellis, Roma 1965.
St. Ord. M. VANTI, Storia dell'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi,
II, Roma 1943-1944; III, Roma 1953.
S. C. (1929) M. VANTI, S. Camillo De Lellis, Torino 1929.
S. C. (1964) M. V ANTI, S. Camillo e i suoi Ministri degli Infermi, Roma 1964.
SANNAZZARO P. SANNAZZARO, I primi cinque Capitoli Generali dei Ministri degli
Infermi, Roma 1979
Anal. Analecta Ordinis Ministrantium Infirmis (Bollettino ufficiale), Roma
1929-...
CIC Centrum Informationis Camillianum, Roma 1971-...
Dom. Domesticum, Bollettino storico dei CC.RR. Ministri degli Infermi,
1902-1965.
1

INTRODUZIONE

1. La vita manoscritta di S. Camillo incarna in senso storico scrive lo storiografo


dell'Ordine camilliano, P. Mario Vantilo spirito del Fondatore e dei suoi primi compagni e
per la sua stessa forma letteraria, di schietta eleganza cinquecentesca, rappresenta per
l'Ordine dei Ministri degli Infermi, quello che rappresentano per l'Ordine Minoritico i Fioretti
di S. Francesco.
Il suo autore, P. Sanzio Cicatelli, fu una delle personalit pi in vista all'origine
dell'Ordine, avendo ricoperto varie cariche fino a quella di Superiore Generale, terzo
successore del Fondatore. Egli anche l'autore della prima biografia del Santo, composta
subito dopo la di lui morte, e che, in breve tempo, ha avuto varie edizioni.
Ma diversa la prospettiva e l'ottica in cui la figura del Santo considerata nella
biografia che qui si presenta ed in quelle stampate; in questa descritto soprattutto il
Fondatore, nelle altre il Servo di Dio, anche se molte pagine sono in comune.
Nella presente introduzione, si traccia prima un profilo dell'Autore dell'opera e poi si
prendono in esame le caratteristiche e le propriet sia di questa vita che di quelle
stampate e delle varie edizioni.

P. Sanzio Cicatelli 1

2. Il P. Sanzio Cicatelli nato a Napoli da Leonardo, intorno al 15702. Fu ricevuto


nell'Istituto nel 1589, nella sua patria, dal Fondatore, il quale con un gruppo d'una dozzina
d'aspiranti, lo accompagn a Roma, dove il 3 marzo dello stesso anno, fu vestito dell'abito
religioso. Ben presto fu ammesso agli studi, che comp in forma molto disagiata e con
notevoli sacrifici, perch il Fondatore esigeva che non si avesse, per questo motivo, a
sospendere, interrompere o diminuire la consueta assistenza ai malati. E' ben vero
confessa egli stesso che quanto pi esso
2
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

[S. Camillo] desiderava vedergli presto Sacerdoti tanto pi pareva che non arrivassero
mai. Particolarmente per essere alhora tanto interrotti e rappezzati detti studi per le
continue occupationi degli infermi (nel che li studenti non erano niente sparagnati da esso
Camillo) chappena potevano far alcuno di qualit. Bisognando star loro quasi
continuamente col mantello addosso, e di rubbare il tempo anzi levarselo dagli occhi per
veder qualche libro et imparare qualche cosa 3. Fin d'allora, sull'esempio del Fondatore e
sotto la di lui guida, prese ad amare profondamente il ministero proprio dell'Istituto.
Dichiara in una pagina, che ha sapore autobiografico: Dal divino spirito aiutati era tanto
ardente l'affettione loro [sua e dei suoi compagni] verso li infermi che poco pi d'altro
studio si curavano che d'andare ogni giorno all'Hospedale a rifargli i letti, a cibargli, a
nettargli le lingue, e finalmente a consumar li giorni interi con loro. Non curandosi di
perdere la giovent e di restare ignoranti per amor d'Iddio, purch potessero con tante
fatiche loro spuntar avanti quel principio di fondatione, et aprir la strada a gl'altri che
dovevano entrare per l'avenire, acci potessero quelli con maggior tempo, e commodit
attendere alli studi, et illustrar e mandar avanti la Congregatione anco con la dottrina 4.
Il Cicatelli fu tra i religiosi della comunit di Roma che, il sette dicembre 1591, elessero
Camillo a primo Prefetto Generale dell'Ordine, e l'indomani, festa dell'Immacolata
Concezione, emisero, per primi, la Professione solenne nelle di lui mani. Nel 1592
ricevette gli Ordini minori, ma protrasse, non si sa per quali motivi, l'Ordinazione
sacerdotale fino al 1595 5. Nel 1594 era di casa a Napoli. Forse risale gi a quel tempo la
sua abitudine di prendere appunti su quanto riguardava la vita di Camillo e gli avvenimenti
dell'Istituto, come pure di chiedere informazioni sia allo stesso Fondatore che ai di lui primi
compagni sui fatti antecedenti la sua entrata nell'Ordine.
Nel 1595 ebbe inizio la cosidetta questione degli Ospedali, che fu originata
dall'assunzione, da parte del Santo, del servizio completo, nell'Ospedale Maggiore di
Milano, dell'assistenza ai malati, in sostituzione del personale infermieristico. Era pure
intenzione, anzi volont, di Camillo, di obbligare tutta la Religione ad assumere, in altri
Ospedali, quanto pi possibile, tale forma di servizio, in sostituzione della precedente, che
consisteva nelle quotidiane visite ai malati, in funzione aggiuntiva e non sostitutiva del
3
INTRODUZIONE

personale laico. Il Cicatelli che venerava il Fondatore e ne ammirava la santit e l'ardore


della carit, ne riconobbe l'altissima finalit che l'aveva ispirato a quel passo e che guidava
tutte le di lui iniziative. Per, come la maggior parte dei Religiosi, temette che gli impegni
che comportava il nuovo modo di servizio fossero troppo gravosi e che le conseguenze
divenissero dannose per lo sviluppo dell'Istituto, anzi lo portassero alla rovina. Nei cinque
anni che dur la controversia, che dilacer l'Ordine, egli, pur dissentendo dal Santo, fece
opera conciliativa, probabilmente in conformit al suo carattere, di mediazione tra le
opposte tendenze.
Nella primavera del 1596 partecip al I Capitolo Generale, il quale concentr i suoi lavori
sul governo centrale e sulla questione degli Ospedali, senza trovare una soluzione. Poi fu
di casa a Genova. Nel 1599, prese parte al II Capitolo, nel quale fu eletto Definitore, con
responsabilit nella retta conduzione dello stesso Capitolo. In esso il tema principale fu
ancora la questione degli Ospedali, che rimase tuttora insoluta; ma vi fu pure
l'elaborazione delle Regole comuni dell'Ordine e delle prime Costituzioni. Al termine di
esso fu eletto Consultore Generale. Nel 1600 diede la sua collaborazione (non sappiamo
in quale misura) al Fondatore e al P. Biagio Oppertis, primo Consultore, per la
preparazione dello schema di accordo sulla vessata questione, che fu risolta da Clemente
VIII, con la bolla Superna dispositione. Si ignora pure quale sia stato il contributo dato
alla composizione delle Costituzioni dell'Ordine, compiuta nel 1601 ed emanate lo stesso
anno.
In questo periodo fu diverse volte compagno di viaggio del Fondatore in visita alle case
della Religione, in particolare, nel 1600, quando il Santo con i Consultori si rec in
pellegrinaggio a Loreto e poi volle rendersi conto delle condizioni di alcuni Ospedali
dell'Italia settentrionale, a Venezia, Padova, Mantova e Cremona.
Quale Consultore, nel 1602, partecip al III Capitolo Generale, nel quale, con il P.
Oppertis, fu uno degli oppositori alle richieste di Camillo per l'abrogazione di 12 articoli
delle Costituzioni che limitavano l'autorit del Generale. Temeva infatti che lasciandogli
piena libert, questi, spinto dall'irrefrenabile sua carit, assumesse troppi Ospedali, con un
peso insostenibile per l'Ordine, come poi accadde.
Nel 1604 fu inviato a Viterbo per la fondazione di quella casa della quale fu il primo
Superiore. Subito dopo fu nominato Prefetto della casa di Genova, dove svolse le trattative
con l'Am-
4
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

ministrazione dell'Ospedale di Pammatone per l'assunzione del servizio completo di quel


pio luogo.
Nella divisione dell'Ordine in Province, fu nominato primo Prefetto Provinciale della
Provincia di Milano, che comprendeva la casa di questa citt e quella di Genova.
Trasferitosi nella capitale lombarda, nel 1607 fu anche Prefetto della casa. Nel 1607
intervenne alla dieta indetta dal card. Ginnasi, Protettore, nella quale il Fondatore fece la
rinunzia al Generalato. Rimase incancellabile in lui la scena della lavanda dei piedi che
Camillo volle compiere ai partecipanti alla dieta: ... quando giunsero in Roma i sudetti
Padri delle Provintie egli a tutti di propria mano lav e baci i piedi, et a me certo fu di non
poca confusione il vedermi quel santo vecchio inginocchiato avanti facendo il detto officio
d'humilt 6.
L'anno seguente, intervenne al IV Capitolo Generale, nel quale il P. Biagio Oppertis fu
eletto Generale e lui nuovamente Consultore Generale. Nei cinque anni seguenti si
dimostr fedele collaboratore del Generale con il quale era particolarmente affiatato.
Risale a questo periodo la stesura della vita del Fondatore, che qui si presenta, mentre
continuava a raccogliere dati e notizie sul Santo. Aveva pure in progetto di scrivere un
libro sui molteplici e vari casi particolari che s'incontrano nell'assistenza ai moribondi 7, ma
poi non ne fece nulla.
3. Nel 1613 partecip al V Capitolo Generale, nel quale fu eletto Prefetto Generale il
P. Francesco Antonio Nigli. Sotto questo generalato, il P. Cicatelli da prima fu assegnato
alla casa di Viterbo, e, nel 1614, nominato Provinciale della Provincia di Roma, pur
rimanendo nella medesima residenza. Non fu presente alla morte del Fondatore (14 luglio
1614), ma attese subito alla redazione della di lui biografia, che condusse a termine a
tempo di primato.
Nel 1619 intervenne al VI Capitolo Generale quale delegato della Provincia Romana ed
in esso fu eletto Prefetto Generale dell'Ordine.
Religioso d'innata affabilit 8, dotato di una buona cultura umanistica, aveva una
vissuta esperienza della vita e situazione dell'Ordine, per i vari uffici che aveva ricoperto e
ben disimpegnato. Sapeva il fatto suo e non mancava di buone risorse di natura per
metterlo in evidenza. Aveva servito la Religione con fedelt e amore. Il suo spirito, in
conformit al suo temperamento ed all'educazione, era conciliativo, sicch nei confronti
con le parti opposte, si mostrava pi incline a tenere con buona pace il mezzo
5
INTRODUZIONE

ed il compromesso, che a battersi per l'uno o l'altro degli estremi. Napoletano, non sapeva
staccarsi abbastanza dalla patria e dai suoi connazionali, verso i quali lasciava trasparire
ed esprimeva la sua propensione e preferenza. Nel complesso per il suo generalato
s'iniziava nella prospettiva di un felice cammino per l'Ordine. Era per cagionevole di
salute, soffrendo di gotta e di mal d'occhi, malgrado la giovane et di 49 anni.
Memore dei disagi con i quali aveva compiuto gli studi, che aveva dovuto completare per
conto suo, volle riparare e dare loro un adeguato sviluppo. Per facilitare lo svolgimento di
corsi regolari, stabil appositi Collegi per i Professi studenti, a Bologna ed a Sessa, e li
dot di maestri competenti, come il P. Giovanni Battista Novati. Siccome una delle pi
gravi difficolt era il loro mantenimento, ottenne da Urbano VIII, con la bolla
Sacrosanctae Romanae Ecclesiae del 22 gennaio 1624 9, che anche i Collegi
potessero vivere di rendite, com'era gi stato concesso per i Noviziati e le Infermerie.
Durante il suo generalato non vi fu n apertura n chiusura di case, ma si attese a
consolidare quelle esistenti, anche con la restaurazione ed ampliamento degli edifici. Si
pot pure ottenere da Gregorio XV con la bolla Superna dispositione del 24 novembre
10
1621 il dominio della Chiesa della Maddalena e l'affrancamento dall'Arciconfraternita del
Gonfalone, prima proprietaria, che vantava pesanti diritti, ricevendone questa in
contraccambio un adeguato compenso. Nel 1622 si entr in possesso d'una vistosa
eredit lasciata dal Nobile romano Ferrante Soto e con la quale si poterono estinguere i
gravi e numerosi debiti della Religione, che risalivano ancora ai tempi del Fondatore.
Per quanto riguarda il ministero, si continu sul piano inclinato d'un graduale, anche se
lento e quasi inconsapevole, ritiro dal servizio completo degli ospedali, con l'abbandono
dell'assistenza a quello di Viterbo.

4. Particolare cura ebbe per la causa di beatificazione del Fondatore. Pubblic la


seconda edizione della biografia (1620) e prepar la terza (1624), notevolmente riveduta
ed ampliata e che si pu considerare la pi completa.
Pochi anni dopo la morte del Santo (1614), avevano avuto inizio i Processi diocesani
Auctoritate ordinaria. A Roma si tenne la prima seduta il 13 agosto 1618 e lesame dei
testi prosegu fino
6
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

al 24 ottobre 1619, con l'escussione di sette testimoni. Nel frattempo analoghi processi si
aprirono a Chieti, Napoli, Genova, Bologna, Firenze e Ferrara. Nel VI Capitolo Generale
(1619) veniva dato incarico alla Consulta di porgere supplica al Sommo Pontefice, a nome
del Capitolo e di tutta la Religione, affinch facesse pigliare informazioni di Autorit
Apostolica sopra la verit e pubblica opinione di santit di vita, morte e miracoli del nostro
benedetto Padre Camillo De Lellis fondatore della Religione, e che provandosi
sufficientemente il tutto si degnasse la Santit Sua, ordinare che gli fossero dati
quell'onore e quella venerazione che Santa Chiesa solita dare a quelli che son onorati
11
da Dio in Cielo . Si chiedeva cio l'apertura dei Processi apostolici. Il P. Cicatelli e la
Consulta ne presero vivamente a cuore la causa, interessando i Provinciali a vigilare e
riferire, stimolando e pungolando i Procuratori o Vice Postulatori ad agire sul piano locale
diocesano. Ad impegnare maggiormente quanti erano interessati alla causa, la Consulta il
3 settembre 1621, decretava ed in seguito ritorn altre volte sulla disposizione che
per l'avvenire tutti i Provinciali dessero minuta informazione del numero dei testimoni
esaminati nei vari processi e breve relazione delle grazie ricevute per intercessione del
Servo di Dio. Cos pure riferissero sull'attivit dei Vice Postulatori, specificando se
attendevano all'impegno con diligenza o difficolt nell'assolvere il loro mandato. Per
essere di continuo al corrente, il 18 gennaio 1622 si stabiliva di fare almeno una volta al
mese Consulta, trattando maturamente del buon progresso di questa importantissima
causa per evitare il pericolo di errori, e per procedere lodevolmente volendo che si
segnino in un libro a parte gli ordini e i decreti che sopra di ci si faranno 12.
Finalmente si ultimarono i processi informativi ordinari, che furono portati a Roma e
presentati alla S. Congregazione dei Riti. Il Cicatelli e la Consulta porsero nuova supplica
al Pontefice per ottenere l'ulteriore procedimento. Il 20 agosto 1624, il card. Francesco Del
Monte, Prefetto della stessa Congregazione, commetteva l'incarico di riferire in merito ai
sudetti Processi al card. Giovanni Sanzio Mellini, Vicario di Roma, il quale, dopo che
furono redatti i sommari e dopo averli attentamente esaminati, riferiva posse in causa sub
beneplacito Sanctitatis Suae ad ulteriora procedi. La Congregazione dei Riti, il 1
settembre 1625, promulgava il Decreto, con approvazione pontificia: Satis esse ad
examinandos testes Auctoritate Apostolica, ordinando la spedizione delle lettere di-
7
INTRODUZIONE

missoriali e consultoriali allo stesso fine. Venivano, da parte del postulatore, preparati gli
articoli per l'esame dei testi: Articuli quoad sanctitatem Servi Dei Camilli De Lellis Relig.
Cler. Regul. Ministrantium Infirmis, missi a S. Rituum Congregatione, una cum litteris
13
dimissorialibus . Essi sono trentasei, e compilati sulla falsariga della biografia del
Cicatelli.
I Processi Apostolici ebbero inizio dopo il Capitolo Generale del 1625, ma spetta al
Cicatelli d'avere, durante il suo mandato, atteso con cura, competenza e responsabilit, al
retto e sollecito svolgimento della causa anche spinto dal timore della prossima
promulgazione delle norme restrittive, che furono poi sancite da Urbano VIII.

5. Terminato il suo mandato con il VI Capitolo Generale (1625), si ritir a Napoli,


dove, nel dicembre 1625, testimoni al Processo di Beatificazione del Fondatore. La sua
deposizione lunga e circostanziata 14.
Afferma d'aver praticato con il P. Camillo per 26 anni: ... Perch esso mi ricevette nella
sua Congregatione qui in Napoli e mi men in Roma, dove mi diede l'habito alli tre di
Marzo dell'anno 1589, et ho conversato con lui quasi fino alla fine della sua morte,
facendo molti viaggi insieme a Napoli a Roma et da Roma in questa citt, pi volte da
Napoli in Abruzzo nella sua Terra di Bocchianico, et di l alla Madonna di Loreto, a
Bologna, a Ferrara, a Venetia, a Padua, a Milano, a Mantua, a Genua, a Fiorenza, e per
molte altre citt d'Italia, son stato fatto da lui pi volte Prefetto Provinciale Visitatore e son
stato due volte suo Consultore, et in fine ho pratticato, e conversato intrinsicamente con lui
cos nelle cose dell'Hospedale, onde posso sapere moltissime cose della sua vita e bont
15
per haverlo viste e toccate con mano . Manifesta la sua cura di raccogliere
testimonianze della vita sia dallo stesso P. Camillo che dai primi compagni: ... Per
l'ordinario lo diceva a me solo, perch ne gli faceva instanza, havendo in animo di scrivere
le cose che passavano 16. E si rimette al libro da lui composto della vita del Servo di Dio.
La minuziosa deposizione del Cicatelli serena, ordinata, senza l'enfasi declamatoria di
altri testimoni; rivela una mente compresa di ci che dice, e un cuore che ama
sinceramente, senza lasciarsi vincere dalla fantasia. Ci che pi colpisce, come fatto
personale, l'ultimo gesto da lui compiuto verso del suo Padre e Fon-
8
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

datore, nel maggio di quello stesso anno 1625, quando al termine del Capitolo, fu per la
prima volta eseguita la ricognizione della salma del Servo di Dio: ... Scopertolo
trovassimo tutto bello afferma integro et incorrotto eccetto il viso ch'era alquanto
17
negro et abbruggiato [...] et io lo vidi, toccai, et basciai pi volte . Aveva espresso in
quell'atto la sincerit del suo affetto, e del suo amore, che l'aveva accompagnato durante
tutta la sua vita religiosa, anche quando non poteva acconsentire alle di lui vedute.
Nei restanti anni della vita, il Cicatelli, malgrado che la podagra e l'infermit agli occhi
l'obbligassero al riposo, attese ad un'ultima revisione ed ampliamento della sua biografia,
che tuttavia non pot portare a compimento.
Moriva a Napoli il 29 giugno 1627, all'et di 57 anni. Nella didascalia posta sotto il ritratto
ad olio che si conserva nella sala capitolare della casa generalizia dell'Ordine camilliano,
di lui detto: P. Sanctius Cicatelli neapolitanus, Quartus Ordinis Generalis, scientia,
eruditione, morum integritate, ac christianis virtutibus maxime enituit. Beati Patris sui
Fundatoris gesta eleganter conscripsit evulgavitque ac imitatione complevit.

L'Opera

6. Il Cicatelli, come si gi accennato e come dichiara lui stesso, sia in questa


biografia sia in quelle stampate, fin dai primi tempi della sua vita religiosa, gli piacque
d'andar sempre osservando alcune cose della vita del Fondatore. Probabilmente era
spinto da un misto di venerazione e di curiosit, oltre che da un motivo edificatorio, imitare
il di lui esempio. E di quanto vedeva e conosceva, prendeva nota. Sorse poi in lui il
desiderio di lasciarne un qualche ricordo. S'industri allora di sapere anche gli antecedenti
della vita di Camillo e si inform da lui e dai primi compagni, specialmente dai PP.
Francesco Profeta e Biagio Oppertis, e dal Fratel Curzio Lodi, di quanto sapevano e si
ricordavano. L'ostacolo maggiore gli veniva dallo stesso interessato, trovando egli la
maggior difficolt in cavar alcuna cosa di bocca ad esso Camillo, il quale bench tutte le
cose ch'erano in suo dispreggio e vilt [gli] dicesse volentieri, nondimeno quelle che
potevano ridondar in alcuna sua lode, [gli] bisogn stentar molto per cavargliene alcuna
notizia di bocca .
I lunghi anni di vita in comune, a continuo contatto con il
9
INTRODUZIONE

Santo, gli permisero di esserne un qualificato testimonio oculare. Ed anche quando rimase
lontano da lui, probabilmente si procur degli informatori, e si document. Accingendosi a
scrivere queste memorie, pu affermare che di quanto narra di Camillo, dal tempo del suo
ingresso nell'Ordine, la maggior parte ne racconta come testimone di vista.
Dopo la rinunzia del Fondatore al Generalato (1607), durante il governo del P. Oppertis
(1608-1613), essendo egli Consultore Generale, elabor e redasse la presente vita. Anche
se in nessun documento ed in nessun passo indicata la data della composizione, la si
pu tuttavia dedurre da vari argomenti. Innanzitutto certo che questa intercorre nel
periodo che va dal IV Capitolo Generale (1608) al V (1613). Infatti trattando degli oblati o
fratelli destinati per li ministeri di casa dice che doppo un anno di noviziato ne fanno tre
18
[voti] restando essenti dal voto degli infermi . Ora l'ammissione degli oblati alla
professione dei tre voti semplici era stata decisa nel IV Capitolo Generale 19. Siccome
l'esperimento durante il governo del P. Oppertis, non era riuscito bene, non era pi stato
confermato e rinnovato nel Capitolo seguente.
Specificando maggiormente, si pu, con probabilit, affermare che l'opera era gi
compiuta nel 1610. Il Cicatelli, deponendo al Processo di Beatificazione di S. Filippo Neri,
il 6 luglio 1610, e riferendo d'una visione dello stesso Santo, afferma: Et io, in certi miei
scritti delle cose notabili della nostra religione, ne ho fatto particular mentione di questo
20
fatto . Probabilmente gli scritti ai quali accenna sono quelli di quest'opera, dove la
visione di S. Filippo viene riferita al c. 93.
La narrazione della vita del Fondatore va sino alla fine del 1608, e presumibilmente
intorno a questo periodo risale il termine della composizione. Nelle biografie stampate i
capitoli che sono completamente nuovi, trattano della vita del Santo dalla met del 1609
alla morte (14 luglio 1614)20bis .
Doveva essere intenzione del Cicatelli continuare l'opera sino alla morte del Santo, e
21
vari indizi lo lasciano supporre , ma la fretta per compilare la biografia per la
pubblicazione, gli fecero stimare inutile tale lavoro.

7. In quest'opera, lo stile del Cicatelli, limpido e vivace, quasi sempre alieno da


ampollosit. Non di rado ha l'andatura cronachistica, tanto che questa vita stata anche
chiamata lantica
10
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

cronaca. Raramente si sofferma in considerazioni teoriche, come quella del c. 80; e


quando lo fa, per illustrare le varie posizioni. Qualche volta usa espressioni piuttosto
22
crude . Altre volte invece la freschezza dei Fioretti di S. Francesco, come nel profilo di
Fratel Giacomo di Meo, il quale era arrivato in stato di tanta purit che fino a' semplici
augelletti l'obedivano. Uscendo una volta dal Giardino dell'Hospidale di Milano passando
appresso il cimiterio di quel luogo trov una gran moltitudine di passeri, a quali dicendo
esso semplicemente: venite qui creaturelle di Dio, quelli subito l'obedirono volandogli
intorno con tanta dimestichezza che gli haveria possuti pigliare tutti con la mano.
Seguitandolo essi poi fin dentro l'Hospidale non volendolo mai lasciare fin che egli non si
volt, e che non gli diede licenza d'andarsene via 23.
Considera Camillo soprattutto come Fondatore ed alle vicende ed avvenimenti
dell'Istituto sono dedicate numerose pagine. L'affetto e la venerazione verso di lui non
vengono mai meno. Anche quando dissente da certi atteggiamenti di lui, ne riconosce
sempre l'alta idealit che lo muoveva. E' consapevole che nei lunghi e tormentosi cinque
anni di crisi dell'Ordine, per la questione degli Ospedali, che hanno visto in posizione
contrastante i figli al Padre, questi era sempre guidato ed ispirato da un altissimo ed eroico
amore verso Dio e verso gli infermi.
La concezione storiografica del Cicatelli chiaramente teologica: Dio ha un piano
provvidenziale che persegue e realizza gradualmente, attraverso le vicende e gli
avvenimenti degli uomini, le loro deviazioni, i loro sviamenti e gli ostacoli che vi possono
frapporre. Gli interventi di Dio sono riscontrabili e constatabili anche sperimentalmente sul
piano esistenziale della realt concreta, individuale e non soltanto in una visione
metastorica. La fondazione dell'Ordine e le varie forme di assistenza ai malati da esso
abbracciate, rientrano in questo piano. E Dio disvela e manifesta il suo disegno, man
mano che la persona, destinata ad attuarlo, aperta a comprenderlo e ad attuarlo. In una
celebre pagina egli dimostra questa progressiva apertura di Camillo al piano divino:
Ancorch la prima intentione di Camillo nel fondar la Compagnia fosse stata solamente
per servigio dell'Hospidale di S. Giacomo, nondimeno l'intentione di S.D. Maest (di cui
proprio far delle cose picciole grandi) si vidde poi essere molto maggiore della sua senza
alcuna comparatione. Havendogli solamente in quel primo pensiero concesso tanto lume
d'intelligenza quanto vidde che dalle sue deboli forze
11
INTRODUZIONE

si poteva alhora mandare ad effetto [...]. La manifestazione ed attuazione del disegno


divino si pu conoscere dalle molte variet che in pochissimo tempo si fecero nella
medesima fondatione, non gi da alcuno de suoi compagni, ma da esso proprio Camillo.
Poich se vogliamo descendere ad alcuna cosa in particolare, certo che lui nel primo suo
pensiero non pens altro che fondar la Compagnia dentro l'Hospidale, et Iddio gli pose tali
impedimenti avanti che la fece fondare fuori nella Chiesa della Madonnina. Esso pens di
farla di semplici secolari, et Iddio dispose che si empisse poi di chierici, e sacerdoti, e che
lui fusse il primo ad ordinarsi. Esso pens di fare una Compagnia sciolta e senza alcun
voto che la ligasse, et Iddio dispose che tra poco tempo fosse fatta Religione con voti
solenni. Egli pens di liberar l'infermi da mani di mercennari che gli servivano solamente
nelle cose corporali, et Iddio vedendo che questo era poco, e quasi basso pensiero volse
ch'essi infermi fossero anco liberati da mano de ministri spirituali, il che era di molto
maggior bisogno nella Christianit. Esso pens di fondarla solamente per aiuto de gli
infermi di S. Giacomo dove non si curavano altri che gli infermi di piaga, et Iddio volse che
servisse anco per gli hospitali de febricitanti et feriti. Esso non pens d'aiutar gli appestati
et incarcerati, et Iddio fece che lui abbracciasse anco questo aiuto. E finalmente esso non
pens d'aiutar gli agonizanti che morivano per le case private de Cittadini, et Iddio lo spir,
anzi (per dir cos) lo forz furia di popolo ad accettar anco questa grandissima impresa
come sopratutte l'altre al mondo necessaria 24.
Frequenti, anzi continui, sono pure gli interventi delle forze e potenze del bene, gli
Angeli, e quelle del male, i demoni. Il Cicatelli vede ad ogni angolo, in tutti i momenti, tali
interventi soprattutto quelli del demonio, fino a raggiungere aspetti fantasiosi, stravaganti,
assurdi, come per esempio, l'episodio dell'uomo portato via, anima e corpo, dal demonio,
dall'ospedale delle Carrozze 25, e l'altro delle tentazioni del P. Cesare d'Agostino 26.
Tuttavia questo non gli impedisce di essere attento e curioso della realt umana,
quotidiana, e di coglierla con vivacit, d'indagarne i moventi psicologici dei singoli. Sa
innestare l'aspetto cronachistico, con quello pi alto, propriamente storico.
Se prescindiamo da certi fatti, nei quali il Cicatelli, pagando il suo tributo alla mentalit
religiosa del suo tempo, cade in una semplicistica credulit acritica, specialmente
nell'interpretazione che d dell'avvenimento e della sua causalit; per il resto si pu affer-
12
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

mare che la sua opera attendibile e verace. Innanzitutto tale veracit da riscontrare in
quanto egli da questo scritto riporta nelle varie edizioni stampate, la cui pubblicazione e
divulgazione non ha provocato contestazioni e controversie, anzi, molti punti sono stati
presentati dal postulatore, come punti-base per le interrogazioni dei testimoni al Processo
di Beatificazione, ricevendone molteplici conferme. Non improbabile che la biografia
abbia, seppure inconsciamente, influenzato qualche deposizione dei Nostri. Cos pure non
poche testimonianze degli stessi Processi, anche di fatti ed avvenimenti che non risultano
27
nelle vite stampate, concordano su quanto viene asserito in questa vita . Altre conferme
risultano pure dagli Annali del Lenzo.
Un dubbio pu affiorare su particolari che trattano della questione degli Ospedali e su
certi atteggiamenti del Fondatore, che ci sembrano sconcertanti. Su qualcuno di essi si
pu fare il confronto su altri documenti (Atti capitolari o Annali del Lenzo) e si riscontra una
28
sostanziale concordanza . Su punti, dei quali si ha soltanto il racconto del Cicatelli, si
potr forse affermare che ha calcato la mano, drammatizzato troppo le diverse posizioni,
avendo vissuto appassionatamente quelle vicende, per non credo che abbia stravolto e
falsato la situazione, ma l'abbia descritta senza alterarla sostanzialmente.

8. Era intenzione del Cicatelli di completare questa vita fino alla morte del Fondatore,
ma la sollecitudine e premura, anzi la fretta, di compilare e pubblicare al pi presto la di lui
biografia, glie l'imped e dopo, probabilmente, non stim pi opportuno farlo.
Non era stato presente alla morte del Santo (14 luglio 1614), essendo di sede a Viterbo,
come Provinciale della Provincia di Roma. Ebbe tuttavia ampi ragguagli su gli ultimi giorni
di vita, sulla morte e sulle onoranze funebri. Si accinse subito a preparare la biografia,
sulla scorta di questa, rivedendola e completandola, con l'ampia scorta di materiale che
aveva raccolto negli anni passati.
Poco tempo dopo, nel seguente mese di settembre, venendo a Roma per un consulto
29
medico ad una gamba , poteva presentare la biografia alla Consulta, la quale, il 19
settembre 1614, dava ampia facolt al Cicatelli di pubblicarla, a suo beneplacito 30.
Tornato a Viterbo, affidava ai tipografi Pietro e Agostino Discepoli il manoscritto che il 15
dicembre otteneva l'imprimatur da Mons. Silvio Santirelli, Vicario Generale della Diocesi.
13
INTRODUZIONE

Nel marzo del 1615, dalla Consulta veniva data, al Cicatelli, autorizzazione di venire a
Roma, a causa del libro, ma non si sa di che cosa si tratti. La Vita del P. Camillo de
Lellis, Fondatore della Religione de' Chierici Regolari Ministri de gli Infermi descritti dal P.
Santio Cicatelli Sacerdote dell'istessa Religione usciva prima dell'agosto 1615. Essa fu
molto apprezzata ed incontr favore, malgrado un infortunio che le capit fin dall'inizio. La
Congregazione del Santo Ufficio proib la divulgazione dell'immagine riprodotta nella vita e
diffusa in moltissimi esemplari tra i fedeli. Si dovette sostituire detta immagine e finalmente
nel dicembre 1615 si pot diffonderla liberamente 31.
La vita dedicata al Beatissimo Padre e Custode universale della Chiesa Papa Paolo
V con espressioni di omaggio e devozione e preceduta da un proemio alli Padri e
Fratelli della Religione de' Chierici Regolari Ministri de gli Infermi nel quale l'autore
espone le ragioni che l'hanno spinto a pubblicare la biografia e le disposizioni con le quali
l'ha composta, volendo descrivere gli avvenimenti secondo verit, semplicit e brevit. E'
divisa in tre libri.
Nel primo racconta la vita del P. Camillo dalla nascita alla fondazione della Religione, e
prima Professione solenne. Nel secondo dalla fondazione alla morte. Nel terzo vengono
raccolte varie e diverse azioni che per non distogliere troppo l'attenzione del lettore
ed interrompere il filo della narrazione erano state omesse nei primi due libri 32.
Tra questa vita e quella stampata, come gi s' detto, vi una diversa prospettiva; nella
prima considerato prevalentemente il Fondatore, nella seconda descritto il Servo di
Dio. Non pochi capitoli della storia interna dell'Istituto, sua formazione ed evoluzione, crisi
e contrasti, sono totalmente ignorati od appena accennati; l'aspetto propriamente
agiografico, sia della sua eroica carit verso i malati, come delle altre virt, notevolmente
ampliato con nuovi fatti e testimonianze raccolte negli ultimi anni. Quello che era il lungo
capitolo 133: De' molti doni che il Signor concesse al suo servo Camillo (pp. 314-372),
diventa il terzo libro, nel quale, in distinti capitoli, sono passate in rassegna le precipue
virt del Santo, riportandone molti nuovi esempi. Inoltre, nella vita stampata, sei nuovi
capitoli (per oltre 30 pagine) sono dedicati agli ultimi anni ed alla di lui morte. E' invece
omesso totalmente il cap. 135: Del dono di curare l'infermit che 'l Signore concesse al
suo
14
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

servo Camillo, forse per non intralciare il Processo di Beatificazione, di cui si sperava
prossima l'apertura.
Altra cura del Cicatelli stata quella di eliminare, attenuare, sfumare o sostituire frasi
che riteneva troppo realiste, crude, o meno dignitose per il Santo, facendone emergere
l'aspetto agiografico 33.
Da un'attenta analisi delle due vite, si pu riscontrare, malgrado le diversit, un processo
dialettico di integrazione e complementarit, che ci d una visione globale della
personalit e figura del Santo.

9. Nel 1620, a cinque anni dalla prima edizione, usciva a Napoli la seconda (appresso
gli Eredi di Tarquinio Longo). Nel proemio si avverte che in questa seconda impressione
[...] ho aggiunte, mancate [cio tolte] e trasportate alcune cose conforme l'ho di nuovo
intese, ovvero che n'ho saputo con pi certezza la verit. Inoltre fa sapere che con
licenza di N. S. Papa Paolo Quinto, s cominciato il Processo Informativo.
L'aggiunta pi notevole introdotta, nel libro I, cap. X, con la descrizione della seconda
34
apparizione del Crocifisso a Camillo, mentre era desto ed in preghiera e non soltanto in
sogno, come era stato scritto sia in questa vita che nella prima edizione.
Un significativo cambiamento la modificazione, alla fine del cap. XV del primo libro,
sull'influenza avuta dal P. Ottaviano Cappelli S. J. su Camillo ed i suoi primi compagni,
durante il periodo da questi trascorso nella loro residenza di Via delle Botteghe Oscure. La
notizia era stata travisata e distorta, quasi che il P. Cappelli fosse il vero fondatore
dell'Istituto, come egli reagir polemicamente nella III edizione. La parte, evitando ogni
accenno polemico, non viene eliminata ma piuttosto ridimensionata e sfumata 35.
Nel primo libro, al cap. XVII, trattando del Frat. Bernardino Norcino, si aggiunge la
testimonianza del P. Marcello Pallavicini S.J., sulla profezia del Fratello al P. Rodolfo
Acquaviva S.J., riguardo alla partenza di questi per le Missioni 36.
Altre aggiunte d'una certa importanza, che saranno rilevate nelle note di questa opera,
intorno a fatti e testimonianze, si riscontrano qua e l nel secondo e terzo libro. Il P. Vanti
37
ha notato che tra grandi e piccole non sono meno di 60 mende . V' pure da
segnalare la soppressione di tutti i nomi dei Religiosi che vi sono citati e che erano ancora
vivi al tempo della stampa.
15
INTRODUZIONE

Nel complesso, il testo di questa edizione risulta pi sviluppato in confronto della


precedente, anche se non di molto 38.

10. La terza edizione usc a Roma nel 1624 (presso Guglielmo Facciotti); ed quella
nella quale ha lasciato l'impronta definitiva. La si pu quindi considerare l'edizione
principe 39.
I cambiamenti sono sovente molto profondi e la parte agiografica notevolmente
aumentata.
Nel proemio il Cicatelli rivendica polemicamente a Camillo la fondazione della Religione,
contro voci contrarie e tendenziose.
Ancora vivente il Santo, da estranei all'Ordine, era stata introdotta la diceria che il vero
fondatore dell'Istituto era il P. Ottaviano Cappelli gesuita. Il P. Cicatelli, particolarmente
irritato, un giorno aveva voluto fare esplicita domanda al P. Camillo, il quale, alla presenza
del Fratel Giovanni Serico, suo infermiere, aveva esplicitamente dichiarato: Padre mio,
prima Dio e poi questa gamba impiagata hanno fondato questa Religione, se no io saria
morto Cappuccino, e nessun altro ha havuto parte in questo negotio siccome me n'
testimonio quel Santissimo Crocifisso che ora sta in Chiesa.
L'indomani il Santo, accompagnato dal Fr. Serico, si rec alla casa generalizia della
Compagnia di Ges per chiarire la questione col Generale, P. Claudio Acquaviva.
Incontratolo nel cortile della casa, gli rifer quanto si andava propalando. Il P. Acquaviva
rispose che chi aveva detto queste cose doveva essere qualche Padre poco informato, ma
che avrebbe provveduto lui al ristabilimento della verit, dicendo che ben sapeva lui, per
bocca del P. Filippo Neri suo confessore, che il P. Camillo e non altri era stato il Fondatore
dell'Ordine dei Ministri degli Infermi, quale non dipendeva da alcuna altra persona 40.
La questione per non era ancora risolta. Il Cicatelli nella prima edizione della Vita,
aveva una frase che poteva dare ansa a chi era interessato a quella chiacchiera: E' certo
affermava che il [...] P. Ottaviano gli fu allhora di non poco giovamento: poich
scorgendo in Camillo bench persona rozza et idiota, animo nondimeno grande, e gravido
di questa nostra Congregatione, egli non soffocandogli il parto, n sgomentandolo con la
bassezza del proprio suggetto: ma pi tosto pensando che 'l divino spirito operasse in lui,
a guisa di buona allevatrice, l'aiut a partorire, e sollevare: animandolo, et essortandolo a
caminare avanti
16
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

nell'incominciata impresa per gloria d'Iddio, e salute dell'anime 41.


La frase era per lo meno infelice e poteva prestarsi ad interpretazioni di parte. Come
infatti avvenne.
Il P. Giulio Negroni S.J. nel suo grande commento alle Regole della Compagnia, se ne
serv per rilanciare la tesi della fondazione della Religione ai PP. Cappelli e Pescatore
della stessa Compagnia.
Il P. Negroni, trattando del proposito di S. Ignazio di Loyola di associare alle opere di
apostolato della Compagnia, anche quelle di assistenza nelle carceri e negli ospedali, per
le quali non esisteva ancora a quei tempi un Istituto religioso con tale finalit specifica,
osserva che in seguito sorsero due Congregazioni, quella dei Fatebenefratelli e l'altra dei
Ministri degli Infermi. Quae [Congregatio] coepit [...] opera ac directione primum
Octaviani Cappelli deinceps Joannis B. Piscatore, societatis nostrae Presbiterorum [...] ut
quondam in Aragoniae regno Ordo S. Mariae de Mercede institutus ad captivos
redimendos opera atque institutione P. Raymundi de Pennafort Ordinis Praedicatorum.
La tesi era chiara ed espressa senza sottintesi. Non solo si dichiara che l'Ordine era sorto
opera ac directione dei due suddetti Padri Gesuiti, ma si paragona la loro opera a quella di
S. Raimondo di Penafort, che veramente uno dei fondatori dell'Ordine della Mercede. E
l'affermazione viene appoggiata all'autorit del Cicatelli, il quale non negherebbe tale
assunto: Non diffitetur Sanctius Cicatelli, scriptor vitae Camilli De Lellis horum
Ministrorum ducis 42.
Tale testo dovette essere venuto a piena conoscenza del Cicatelli dopo l'edizione del
1620, altrimenti non avrebbe tardato a confutarlo gi in quella occasione; probabilmente
per ne ebbe un qualche sentore se gi nella seconda edizione modific come s visto
la frase che era stata male interpretata.
In questa terza edizione invece, data anche la sua autorit di Generale dell'Ordine,
reagisce in pieno, in forma documentata. E conclude: Il che ho detto per esplicar la forza
della mia testimonianza, e per far vedere al mondo la certezza della verit, e non perch
tutta la Congregatione nostra non si tenghi molto obbligata al P. Ottaviano, et a tutta la
Compagnia di Ges, et in particolare al P. Negroni, che s' degnato far mentione delle
nostre bassissime cose ne' suoi dottissimi e devotissimi scritti 43.
Le modifiche pi importanti, introdotte dal Cicatelli in questa edizione, riguardano la terza
parte. Una, notevole, che interessa i primi due libri, l'eliminazione di qualsiasi accenno
che si ri-
17
INTRODUZIONE

ferisca alla questione degli ospedali. Forse era ormai una questione superata, che non
interessava pi, anche perch, sul piano concreto, prevaleva la tendenza ad adeguare gli
impegni ospedalieri alle forze dell'Istituto, abbandonandone qualcuno se occorreva.
Potrebbe pure darsi che si temesse un riaccendersi della controversia e delle passioni,
rievocando la questione, ed un rinnovamento delle discussioni nell'interno dell'Ordine,
come accadr vent'anni dopo, sotto il Generalato del P. Nicol Grana (1646-1652).
Nel terzo libro, l'abbondante materia stata completamente rifusa, dando un nuovo
ordine ai capitoli secondo un criterio teologico, prima l'esercizio delle virt teologali, e poi
di quelle cardinali e portando i 19 capitoli dell'edizione precedente a 27 di questa. Inoltre il
Cicatelli, attingendo largamente alle deposizioni dei Processi diocesani informativi ed a
documenti ai quali, nella sua qualit di Generale, aveva potuto facilmente conoscere, ha
potuto arricchire la biografia con nuove testimonianze ed esempi. E' stato cos sviluppato
l'aspetto agiografico che poneva il Fondatore su di un piano di eroica santit, accettato e
condiviso da tutti con amore e venerazione.
Un capitolo dedicato alle grazie ottenute per intercessione del Servo di Dio: Come
44
Nostro Signore Iddio oper mirabili effetti sopra l'infermi per l'orationi di Camillo . In
esso viene ripreso ed ampliato il c. 135 di questa vita, ch'era stato omesso nelle due
edizioni precedenti.
Lo stile si inturgidito ed appesantito, in conformit all'uso del tempo.

11. A preparare la quarta edizione, il Cicatelli attese nella quiete di Napoli, dove sera
trasferito al termine del Generalato. Vi sono per forti dubbi che questa edizione abbia
subito, in qualche punto, delle interpolazioni da parte di altri.
Essa porta, nel frontespizio, la data del 1627, ma posteriore di almeno un anno, e
perci postuma, essendo morto il Cicatelli il 29 giugno 1627 45.
Il P. Vanti dimostra questa sua affermazione con un duplice argomento. A pag. 360
dice si legge che il cuore del Servo di Dio Camillo si conserva a Napoli dove fu riposto e
al presente si vede e si conserva dentro una bellissima statua d'argento. La ricognizione
dell'insigne reliquia e la collocazione nel sudetto reliquiario ebbe luogo [...] l'8 luglio 1628.
Nel proemio (a pag. 7)
18
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

l'Autore dice d'aver in quest'ultima ristampa non solo posto per ordine, sotto i suoi proprii
capitoli molte cose, ma anco mutate, aggiunte e mancate molte altre [...] conforme le ho di
nuovo o meglio intese e conosciute [...] cos l'ho fedelmente cavate da' Processi formati
con l'Autorit Apostolica per la canonizzazione [di Camillo] in diverse citt e luoghi. I
Processi Apostolici furono tutti aperti dopo la morte del Cicatelli. La domanda per
l'apertura del maggio 1628, quando questi era gi morto da quasi un anno 46.
In quest'opera di revisione e rifacimento, vi il dubbio che, da parte di interessati, vi
siano state compiute interpolazioni. Il passo pi grave quello in cui si allude al
comportamento del P. Oppertis (ch'era morto il 17 giugno 1624), pur senza nominarlo, nel
capitolo: Della patienza di Camillo in sopportar l'afflittioni del corpo, le mortificationi, e le
persecutioni. Si afferma infatti: Poich quando non havesse sopportato mai altro che i
disgusti dategli solamente da un solo suo Religioso, per non dir figliuolo d'ingratitudine,
quelli sarebbero stati mille volte bastanti per la sua Santificazione. Molte cose tralascio, e
molt'altre solamente l'accenno, per non discendere certe particolarit [... ]. Basta il dire,
che f pi volte il buon Padre [Camillo] ridotto in tante angustie, e strettezze, che poteva
benissimo dir con S. Paolo, essergli venute in tedio la vita. E' ben vero, che il detto
Religioso abondando nel suo proprio senso, pens sempre di far bene, e d'accertar esso
la divina volont, ma ci nonostante f cosa chiara ch'egli n'alz, e guadagn il titolo, e
47
nome di Frate Elia . L'allusione, per chi aveva vissuto gli avvenimenti, era chiara: come
Frate Elia era stato uno dei primi compagni di S. Francesco e l'immediato di Lui
successore, cos era l'Oppertis in confronto di Camillo.
E' molto difficile attribuire questo passo al Cicatelli e supporre un suo totale voltafaccia.
Egli aveva infatti condiviso a
l linea del P. Oppertis nella questione degli Ospedali, e, di
comune accordo, aveva lavorato per la composizione della crisi, nel triennio 1599-1602,
nel quale era stato insieme Consultore. Sotto il Generalato del P. Oppertis, il Cicatelli era
stato Consultore e suo affiatato collaboratore. Ne aveva parlato, con rispetto e stima,
riconoscendone i meriti, specialmente in questa vita, ma anche nelle precedenti edizioni.
Vi piuttosto da supporre, con fondamento, che altre persone, interessate, contrarie
all'Oppertis, ne abbiano interpolato il testo.
19
INTRODUZIONE

In questa quarta edizione, nel proemio si ritorna alla vecchia questione sull'origine della
Religione. Quanto era stato detto, su tale argomento, precedentemente, in confutazione
delle asserzioni del P. Negroni, avrebbe dovuto essere sufficiente. Invece proprio in una
pubblicazione, del 1625, si era ripetuta una tale diceria. Per quell'Anno Santo, era stata
stampata a Roma dal Canonico Ottaviano Panciroli una guida sacra: Tesori nascosti
48
dell'alma citt di Roma, con un nuovo ordine ristampato et in molti luoghi arricchito .
Parlando della Chiesa della Maddalena e dei Religiosi che l'officiavano, si dice: Hebbe
l'instituto di questi Padri origine da uno della Compagnia di Ges che si chiamava
Ottaviano Cappelli da Rimini; questo, andando a confessare alli spedali, fece una
compagnia che havesse per instituto l'impiegarsi in raccomandare l'anima a quei che
muoiono nelli spedali; et avendo indotti a questa santa opera alcuni suoi devoti penitenti
fece di quelli capo un gran servo di Dio, Camillo de Lellis della citt di Chieti. Si
riconosceva poi a Camillo il merito d'avere continuata e sviluppata l'opera e d'averne
ottenuta l'approvazione pontificia e siccome nell'abito e modo di procedere non erano
conosciuti differenti dai Padri Gesuiti, posero sopra la veste e mantello una crocetta di
panno leonato 49.
Avendo l'operetta del Panciroli carattere divulgativo, si rischiava che tale falsa notizia,
venendo a conoscenza dei pellegrini che usavano la guida, si divulgasse sempre pi. Il P.
Cicatelli, allora Generale dell'Ordine, decise di agire immediatamente e di fare ricorso. Con
il P. Bernardino Saratti, Procuratore Generale, si rivolse al Maestro dei Sacri Palazzi, il
Domenicano P. Nicol Ridolfi, e bast racconta nel proemio mostrare solamente le
Bolle e Brevi Apostolici [di fondazione] che subito per ordine de' Superiori [cio dello
stesso Maestro dei Sacri Palazzi] fu sospeso [il 15 febbraio 1625] detto libro, finch si
correggesse e riformasse il capitolo dove ci si conteneva, siccome fu fatto, essendo stata
commessa a me proprio la correzione. Del che anco se ne conserva il decreto nell'Archivio
della casa di Roma 50.
Finalmente il Cicatelli ebbe la soddisfazione di poter vedere ricomparire sotto altra veste
e nome, il Trattato nuovo delle cose meravigliose nellalma citt di Roma , con la
correzione redatta da lui stesso: Il Fondatore dei Ministri degli Infermi - cos detti perch il
loro fine di servire a li spedali et di continuo visitare e consolare linfermi de case
particolari, e questo perch
20
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

l'hanno per il quarto voto [...] stato un gentiluomo napolitano detto Camillo de Lellis,
l'anno 1586 51.
Il Cicatelli, considerando ormai chiusa la vertenza, specifica di non volere, esponendo le
ragioni dell'Ordine, far torto alla Compagnia di Ges, la quale, per gratia d'Iddio adorna
di tanti pregi e di tanti titoli di vera gloria, che non ha bisogno del Panziroli, n d'altro, che
per maggiormente adornarla gli mettano addosso, per dir cos, i nostri vilissimi, e
poverissimi stracci52.
Questa edizione viene cos esaminata e giudicata dal P. Vanti: Il proemio
notevolmente sviluppato. Il primo e secondo libro sono rimasti quasi inalterati. Nel titolo del
capo decimo del primo libro, l'autore ha creduto bene di precisare: "Camillo vien due volte
consolato e confermato dal Signore nel buon proposito d'instituire la Congregazione,
eliminando la parola "sogno", usata nell'edizione precedente. Il testo rifatto in conformit
al titolo. E' stato aggiunto in particolare che "il Cristo stacc (pure) le braccia della Croce",
che finora non era stato mai detto 53.
Le riforme di maggior momento sono state introdotte nel terzo libro. Il capo 18
dell'edizione 1624 porta il titolo: Della pazienza di Camillo, e della sua modestia ne'
viaggi, e come il Signore lo salv in alcuni pericoli . Il 19: Ritrovandosi... in mezzo
d'altri pericoli, viene dalla benigna mano del Signore aiutato e liberato.
Nell'ultima ristampa (1627) i due titoli sono rimaneggiati cos. Il primo: Della pazienza di
Camillo in sopportar l'afflizioni del corpo, le mortificazioni e le persecuzioni. Il secondo:
Della modestia ne' suoi viaggi, e come Dio lo salv in molti pericoli [...].
I due capitoli, in confronto all'edizione precedente, sono interamente rifatti.
Ai 27 capitoli di questo terzo libro, l'Autore aggiunge un ultimo capitolo su: L'effigie e
statura del Servo di Dio Camillo, e come undici anni dopo la sua morte, fu ritrovato il suo
corpo incorrotto.
Questa ristampa indubbiamente la pi completa; non oseremo tuttavia affermare
ch'essa si sia accostata di pi alla perfezione, specie in confronto all'edizione del 1624.
Quanto ha guadagnato in integrit, altrettanto e pi ha sacrificato nelle aggiunte, ci che
gli asceti chiamano "unzione". Anche dal punto di vista letterario e tipografico ha fatto un
lungo passo indietro. La lingua
21
INTRODUZIONE

ha perduto qua e l la saporosa semplicit del testo cinquecentesco, per imbellettarsi coi
volgari cosmetici della letteratura barocca.
L'edizione poi sciatta; la stampa piccola, congestionata, asmatica, repulsiva; il testo,
bench sensibilmente aumentato, sviluppa molto meno dell'edizione precedente, ch'era di
395 pagine, mentre in questa di 362 54.

12. La biografia del Cicatelli ebbe ristampe, adattamenti, nuove edizioni, e


traduzioni sino alla seconda met del secolo scorso.
Nel 1671, per cura del P. Mario Giuseppe Lanci (1641-1719), Prefetto della casa di
Mondov, veniva riprodotta l'edizione del 1627, nella stessa citt, in modo fedelissimo, anzi
pedissequo, in tutti i pi minuti particolari, tanto da non spostare il testo neppure d'una
riga, anche se tipograficamente questa edizione meglio curata 55.
Precedentemente erano state pubblicate la traduzione latina e quella spagnola. La prima
era stata dovuta all'iniziativa del benedettino D. Antonio De Winghie, abate del monastero
di S. Lamberto (Belgio), il quale, avendo letto con gusto e profitto la vita, preg ed incit il
P. Pietro Halloix S.J., buon latinista, a curarne la traduzione, che venne fatta sul testo della
56
prima edizione (1615) ed usc ad Anversa nel 1632 . La traduzione spagnola, opera di D.
Luis Munoz, compiuta sulla IV edizione (1627), ed uscita a Madrid nel 1653 57.
Nel Settecento, in vista della Beatificazione e Canonizzazione del Santo, il P.
Pantaleone Dolera (1656-1737), ex Generale dell'Ordine, aveva preparato una nuova
edizione della vita, rifacendosi a quella del 1624, aumentandola con la narrazione di grazie
e miracoli e rimaneggiandone lo stile, con effetti di dubbio gusto. L'opera, che dopo la di lui
morte, fu curata da altri per la stampa, usc nel 1742 ed ebbe varie ristampe 58.
59 60
Di questa redazione del P. Dolera si ebbero traduzioni in tedesco , spagnolo e
61
portoghese . Nell'Ottocento, se ne ebbe anche una traduzione inglese per opera
62
dell'Oratoriano, P. Federico Faber . Infine, recentemente, uscita la traduzione francese,
compiuta dal P. V. Debout M. I., sull'edizione del 1624 63.
Nell'Ottocento, si ebbero alcune ristampe in italiano, delle quali la pi notevole quella
curata dal P. Gioacchino Ferrini (1839-1907), che la rivide stilisticamente e vi aggiunse, in
appendice, brevi profili di alcuni religiosi camilliani distintisi per santit
22
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

di vita, oltre a un ulteriore elenco di grazie ottenute per intercessione del Santo 64.
Nel nostro tempo, il P. Mario Vanti ha avuto il grande ed incontestabile merito d'avere
impostato la biografia di S. Camillo su nuove basi, non fermandosi all'opera del Cicatelli,
ma compiendo un attento studio dei di lui Processi di Beatificazione e Canonizzazione, e
una approfondita ricerca archivistica. Frutto di un lavoro quasi cinquantennale, sono sia la
65 66
prima vita del 1929 , come la seconda completamente rifatta , lo Spirito di S. Camillo
67 68
e gli Scritti di S. Camillo , oltre a numerose altre pubblicazioni. L'opera del Cicatelli
resta per sempre una fonte storica insostituibile. L'edizione critica di questa vita
manoscritta vuole quindi essere un contributo ad una rinnovata visione storiografica sia del
Santo che delle origini e dei primi tempi dell'Ordine da lui fondato.

1
REGI, p. 216 SS; 220; 239; MOHR 17; St. Ord., II Il P. Sanzio Cicatelli, pp. 175-314; e v. indice.
2
Nella deposizione da lui fatta al Processo di Beatificazione di S. Filippo Neri, il 6 luglio 1610, viene
detto: aetatis annorum triginta novem in circa (G. INCISA DELLA ROCCHETTA e N. VIAN, Il Primo
Processo per S. Filippo Neri, III, Citt del Vaticano, 1960, p. 346). Nella deposizione al Processo di
Beatificazione del Fondatore, fatta a Napoli il 9 dicembre 1625, dichiara d'avere l'et di anni 56 in circa
(AG. 1, Proc. Neap., p. 221).
3
Vms., p. 98.
4
Vms., p. 98-99.
5
Nella citata deposizione al Processo di Beatificazione di S. Filippo Neri, dichiara: e credo che l'anno del
1596 io mi fecessi prete (G. INCISA DELLA ROCCHETTA e N. VIAN, o.c., p. 347).
6
ed. 1620, p. 137.
7
Ma di questi somiglianti essempi quasi le centinaia ne tralascio essendo mia intentione piacendo a Dio
di farne un libro particolare (Vms., p. 213)
8
C. SOLFI, Compendio historico della Religione de' Chierici Regolari Ministri degli Infermi, Mondov
1689, p. 177.
9
B.O., doc. XIII, p. 157-160.
10
B.O., doc. XII, p. 146-153.
11
AG. 1886, f. 224 - 12 apr. 1619.
12
AG. 1886, ff. 74-75 - 15 sett. 1621; 12 nov. 1621.
13
Napoli, ex tipographia Aegidii Longhi 1625.
14
AG. 1, Proc. Neap., ff. 221-246.
15
AG. 1, Proc. Neap., f. 221v.
16
AG. 1, Proc. Neap., f. 225.
17
AG. 1, Proc. Neap., f. 243v
18
Vms., p. 391.
23

INTRODUZIONE

19
SANNAZZARO, P. 595-596.
20
G. INCISA DELLA ROCCHETTA e N. VIAN, o.c., p. 348.
20bis
Il testo manoscritto che possediamo dev'essere stato copiato dall'amanuense nel 1615 o dopo, perch si
parla sempre del beato Filippo Neri. Questi era stato beatificato nel maggio 1615.
21
Si deve pure supporre che a questo scopo siano stati predisposti alcuni accorgimenti tecnici. Nel
sommario, dopo l'indicazione del c. 133, vi nel manoscritto una pagina bianca, per inserire l'indicazione
degli eventuali capitoli che avrebbero fatto seguito. Cos al termine dello stesso cap. 133, sono lasciate in
bianco 41 pagine, nelle quali trascrivere i capitoli che avrebbero trattato degli ultimi anni della vita del
Fondatore. Infine al racconto di fatti prodigiosi e grazie miracolose dovevano servire le pagine in bianco
lasciate al termine del c. 135: Del dono di curare l'infermit che il Signore concesse al suo servo Camillo.
22
Una donna in Roma nobile ma di mala vita, benche non fosse publica mentre stava in casa del suo
concubinario morendo vi furono tanto all'ultimo chiamati i nostri che la trovarono quasi passata non potendo
ne volendo dir altro se non Io brugio, Io brugio. Facendo segni col volto e con gli occhi di vedere tante
horribili visioni di demonio che i suoi capelli che stavano disciolti se gli drizzarono cos fattamente in testa
che parevano fusa o serpenti. Del che atterrendosi anco i Padri non mancavano con salutiferi ricordi sollevar
l'animo della dolente donna alla speranza della divina piet. Ma quella non facendo altro che gettar urli
spaventosissimi, e dire io brugio, io brugio, pass di questa vita. Uscendogli nell'istesso punto ch'ella spir
un pezzo di carne dalla natura tanto grosso e cosi infocato che pareva un ballone di fuoco. Un'altra bellissima
giovane spagnuola donna di mala vita in Roma ritrovandosi nell'agonia con haver persa la favella vi furono
mandati a chiamare de nostri. Quale al detto passo condotta la ritrovarono senza essersi voluta confessare.
Onde ingenocchiati per raccomandarla almeno al Signore con l'orationi viddero subitamente uscire da
un'altra stanza un bruttissimo porco nero. I1 quale havendo ficcato il grugno sotto le coperte de piedi lo
cacci nella natura della moriente, e tirando il fiato a se come se succhiasse l'anima spar essendo in quel
punto istesso spirata la misera donna con buttar fuori un grandissimo e dolentissimo sospiro (Vms., p. 215).
23
Vms., p. 260.
24
Vms., p. 63-65
25
Vms., p. 134.
26
Vms., p. 96-97.
27
Per esempio, la testimonianza del P. Cesare Bonino sull'ispirazione del Fondatore riguardo agli studi e
ministeri ecclesiastici, conferma quanto affermato in quest'opera al c. 77 (p. 163).
28
Per esempio, sulla discussione riguardante l'autorit da concedere al Generale, trattata nel I Capitolo
Generale. Oppure, sullo stesso argomento, la posizione di Camillo al III Capitolo Generale, e l'inatteso
accoglimento in extremis, delle di lui richieste.
29
AG. 1519, f. 679.
30
Si giudicato bene da tutta la Consulta uniformiter che se stampi
24

VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

la vita del nostro P. Camillo, et per questo effetto si data ampia licentia al P.re Santio Cicatelli Provinciale
della Provincia Romana la possa stampare a suo beneplacito (AG. 1519, f. 681). L'approvazione del libro
del 1 ottobre 1614.
31
L'incisione incriminata era stata curata dal P. Giacomo Aniello Mancini, Vice Prefetto della casa
generalizia. Intorno al capo del Servo di Dio appariva una certa luce come di raggio e l'ovale del mezzo
busto era circondato dalla scritta, parafrasata da S. Paolo: Idoneum feci illum Dominus Ministrum novi
testamenti . I1 21 agosto 1615 la Consulta ordinava al predetto Padre: che in virt di santa obedienza
guasti il raggio della stampa del P. Camillo et le vi quante figure siano stampate, et se puole ricuperi quelle h
dispensato poich lui stata causa non sia passata la vita in Congregazione per le parole idoneum [etc.], et
non puol haver qualche fastidio havendo la Congregazione mandato pigliare tutte le stampe et figure
(AG. 1519, f. 727).
Da notare che detta immagine era stata stampata con l'approvazione dei Superiori ed era largamente
diffusa, non solo in Roma, ma in tutti i luoghi dove si trovavano i Nostri.
Per ottemperare alla proibizione, veniva dato mandato, il 18 settembre 1615, ai Provinciali e ai Prefetti, che
sotto pena di sospensione dall' ufficio et altre pene ad arbitrio di non divulgare la vita del P. Camillo e
di fare diligentemente ritirare le copie che fossero state distribuite ai Superiori ed ai sudditi (AG. 1519, f.
721). Al Prefetto della casa di Viterbo si ingiungeva di avvisare gli stampatori di non mandare fuori il
libro finch non vi fosse stata la debita autorizzazione del Maestro dei sacri palazzi (AG. 1519, f. 732).
A1 P. Cicatelli, particolarmente interessato, il 25 settembre 1615, la Consulta scriveva che si sarebbe data
premura perch l'affare fosse risolto quanto prima (AG. 1519, f. 733).
Verso la fine dell'anno si ebbe finalmente il testo corretto, che, in sostanza, si riduceva all'eliminazione
dalleffigie del Servo di Dio, del motto paolino: Idoneum ecc.!
I1 29 dicembre 1615, la Consulta scriveva al Prefetto di Mantova, che se aveva ottenuto le correzioni della
Vita del P. Camillo, poteva darla a leggere, altrimenti, in caso contrario si rivolgesse al P. Cicatelli (AG.
1519, f. 745).
32
Due incisioni su rame e su legno, molto belle, impreziosiscono il libro. Una costituisce il frontespizio
dell'opera. L'altra, posta dopo del proemio, riproduce nel centro il ritratto, a mezzo busto, del Fondatore, con
la scritta: P. Camillus de Lellis Cleric. Regul. Ministrantium Infirmis Fundator. Obiit Romae 14 Julii 1614.
Aetatis suae anni 65 . In alto, sovrasta la croce, stemma dell'Ordine.
33
Tra i vari casi segnalati nelle note e che si possono citare, ne scelgo soltanto alcuni, che mi sembrano
emblematici, tipici, rivelatori d'una mentalit.
Parlando della fanciullezza e giovent di Camillo, tra l'altro vi era detto: Consumando poi tutto il resto de'
suoi primi anni nel giuoco delle carte, e dadi, et in altri trattenimenti de, giovani mondani. Dilettandosi
sopratutto di giuocar molto razzolar le pezze di formaggio conforme si usa costume in Abruzzo (Vms., p.
16). Nella vita stampata, l'ultima proposizione sostituita con quest'altra: Dilettandosi particolarmente di
recitar nellEgloghe Pastorali,
25

INTRODUZIONE

nel che riusciva benissimo et con molto gratia (ed. 1615, p. 4; vedi n. 23, pag. 284).
Parlando del servizio che Camillo prestava all'Ospedale, si d questo particolare: Soleva anco portare per
l'Hospidali uno o due orinali alla cintura ligati per non far levare essi infermi dal letto [...]. Et essendo due
volte la felice memoria di Papa Clemente VIII andato nel principio del suo Pontificato all'Hospidale di S.
Spirito esso Camillo gli baci i piedi con uno de sudetti orinali a lato (Vms., 317-318). La frase viene cos
sostituita: Portava ordinariamente per l'Hospidale una veste di tela negra sopra la solita sua sottana et
essendo andato due volte la felice mem. di Clemente Ottavo nel principio del suo Pontificato visitar il detto
Hospidal di S. Spirito, esso Camillo non si vergogn di baciargli i piedi con la sudetta veste adosso (ed.
1615, p. 619; V. n. 533 pag. 377).
Si riportano infine le due versioni, di questa vita e di quella stampata, sul comportamento di Camillo con
un Ebreo, con il quale aveva dovuto fare in carrozza un po' di strada insieme:

Una volta andando egli per la Lombardia si pose Una volta andando per la Lombardia col P.
nella sua carrozza un certo Giudeo che non portava Cesare Bonino, si pose nella sua carrozza un
segno. Per strada (portando sempre Camillo il suo Giudeo, che non portava segno; per strada si accorse
Crocifisso legato al collo) savvide che quel perfido Camillo, che quello torceva il viso, non volendo
torceva il viso e non voleva guardarlo. Onde entrato mirare il Crocifisso, che egli portava al collo: onde
in sospetto della verit, et essendogli finalmente essendosi certificato che quello era un Giudeo, si
stato detto che quello era un Giudeo, s'alter tanto commosse tanto di questo, c'havendogli porto il
di questo che saltato in fervore di spirito gli pose Crocifisso avanti gli occhi, voleva che lo mirasse
detto Crocifisso davanti gli occhi, volendo che lo per forza. Ma non volendo quello mirarlo, Camillo
mirasse per forza. Ma non volendo quello in nessun s'alz da sedere e voleva che saltasse alhora, alhora
conto mirarlo esso saltando in maggior furia lo fuori della carrozza: nel che essendo pregato e
voleva alhora alhora sbalzar dalla Carroza. Ma trattenuto da gli altri, s'acchet, dicendo al Giudeo:
essendo pregato e trattenuto da gli altri non far Huomo perfido et ostinato, tu hai tanto ardire di non
questo esso con occhi torti e quasi insanguinati voler mirare il santissimo Crocifisso? se non fosse il
disse al Giudeo: Huomo perfido et ostinato e timor d'Iddio che mi trattiene, adesso adesso ti farei
tizzone dell'Inferno tu adunque hai tanto animo di sbalzare in mezo di questa strada. In fine fu tanto lo
non voler mirare questo santissimo Crocifisso? se spavento del povero ebreo, che non potendo
non fusse il gran timor di Iddio che mi trattiene sopportar la faccia zelante di Camillo, fu costretto
adesso ti vorrei cacciare e buttare dentro uno di indi a saltar fuori della carrozza (ed. 1615, p. 248).
questi fossi di strada. Et poco dopo f costretto il
Giudeo mal suo grado saltar fuori della carrozza.
(Vms., p. 358).
26

VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

A parte il comportamento del Santo, che l'espressione di un modo di pensare e di atteggiamento


nettamente controriformistico d'altri tempi, dallo esame dei due testi si rileva che invece di dire: s'alter
tanto di questo in fervore di spirito , viene attenuato con si commosse; sono omesse le espressioni:
saltando in maggior furia , e con occhi torti e quasi insanguinati ; ed addolcita la requisitoria di
Camillo all'Ebreo.
34
Ed. 1620, p. 28.
35
Vedi n. 121, p.
36
Vedi n. 143, p.
37
St. Ord., II, p. 253.
38
La prima edizione di 279 pagine, la seconda di 313. Nell'una e nell'altra restano esclusi l'indice (che
nella prima si trova al principio e nella seconda alla fine), la dedica ed il proemio. Da un punto di vista
tipografico, questa edizione appare meglio curata.
39
L'aggrovigliata questione delle varie edizioni stata dipanata dal P. Vanti con un attento esame dei vari
testi: Ho detto da principio che questa terza ristampa usci nel 1624 in Roma, ma essa era sotto i torchi nel
1623, e con tale data anche dev'essere uscita alla luce. In verit, gli esemplari che possediamo, sono
fatalmente tutti acefali, sicch ci manca, per ora, la possibilit di precisare. Una scheda del P. Barzizza
c'informa che nel settembre 1623 si pagava lo stampatore della Vita del P. Camillo, Guglielmo Facciotti, e il
3 aprile 1624 il rame intagliato da Friderico Greutter per il frontespizio della medesima (AG. 2014, II,
1615). Che sia questa la terza ristampa, e che sia fatta in Roma, non c' da metterlo in dubbio. Ce lo dice il
Cicatelli stesso a pag. 8 del proemio: In questa terza impressione fatta in Roma (AG. 118). Che sia uscita
nel 1624 altrettanto certo e documentato. A pag. 389 (capitolo ultimo) si ricorda il Breve di Urbano VIII
ottenuto il 22 gennaio 1624. E 1624 porta il rame con l'effigie del Santo posto accanto al frontespizio.
Bench questo e altri disegni non entrino in discussione, trattandosi di fuori testo che potevano essere
posti a piacimento in altro tempo.
In conclusione tra il 1620 e il 1624 non esiste altra ristampa fuori di questa, che si identifica con quella del
1623. Edizione tipica e singolare dal momento che cambia faccia, cio frontespizio, tanto facilmente.
Nessuna meraviglia che sia uscita contemporaneamente nel 1623, a Roma, per Guglielmo Facciotti, e a
Napoli per Tarquinio Longo o per Secondino Roncaglioli: non si tratta pi che del frontespizio, sostituito a
piacere. Cos i rami fuori testo non s'incontrano in tutti gli esemplari. Nel 1627 appare un nuovo
frontespizio In Napoli appresso Secondino Roncagliolo . Esistono parecchi esemplari con tale
frontespizio. In Roma ne abbiamo almeno tre: alla Biblioteca Nazionale alla Vallicelliana, alla Civilt
Cattolica. L'autore non pi Generale , ma fu Generale. A smentire per che si tratta di una nuova
edizione, oltre il testo esattamente eguale in tutti i pi minuti particolari, sta il fatto che i tre libri portano in
testa, contro la dichiarazione del frontespizio, Generale della stessa Religione , e a pag. 8 del proemio
al suo posto sta la stessa frase: questa terza impressione fatta in Roma. Cadono perci altre
supposizioni e discussioni, rimaste senza fondamento (St. Ord., II, p. 260, n. 18).
40
AG. 2, ff. 247v-248.
27

INTRODUZIONE

41
Ed. 1615, p. 28.
42
G. NEGRONI, Regulae communes Societatis Jesu commentariis illustratae, Colonia 1617, p. 74-75.
43
Ed. 1624, Proemio, p. 3-5. Vedi n. 3, p. 281. V' da notare che, malgrado queste chiare precisazioni,
nell'opera del Negroni, anche nelle edizioni successive, non fu compiuta alcuna modifica.
44
Ed. 1624, p. 365.
45
Da notare che, nel 1627, si suppl, dapprincipio, arbitrariamente, presentando la terza edizione (Roma
1624), con un frontespizio posticcio e fatturato: Napoli, appresso Secondino Roncagliolo 1627, come s'
visto precedentemente.
46
St. Ord., II, p. 369
47
Ed. 1627, p. 293.
48
I1 Cicatelli (ed. 1627, p. 2) mette in dubbio che il Panciroli sia l'autore del libro. L'edizione corretta,
infatti, uscita poco dopo, porta altro nome: Giov. Domenico Franzini
49
O. P ANCIROLI, o.c., c. 19, p. 422.
50
Tale decreto non esiste pi nell'Archivio Generalizio. Cfr. St. Ord., II, p. 257, n. 10.
51
G. CURTI, I presunti Fondatori della nostra Religione, in Dom. VII (1908), p. 286; St. Ord. II, p. 257.
52
Ed. 1627, Proemio, p. 4.
53
Ed. 1624, p. 38 ss.; ed. 1627, p. 32.
54
St. Ord., II, p. 370-371.
55
Vita del venerabile Padre Camillo de Lellis Fondatore della Religione de' Chierici Regolari Ministri de
gli Infermi, Mondov 1671.
56
Vita P. Camilli de Lellis, Fundatoris Clericorum Regularium Infrmis Ministrantium scripta italice a P.
SANTIO CICATELLI [...] latinitate donata a P. PETRO HALLOIX Societatis Jesu Presbytero, Antverpiae, ex
Officina Plantiniana Balthasaris Moreti MDCXXXII.
57
Vida y virtudes del V. P. Camillo de Lelis Fundator de la Religion de los Clerigos Regulares Ministros
de los Enfermos, escrita por el M .R.P. SANTIO CICATELLI, traducida en la Espanola por el Lic. LUIS MUNOS,
Madrid 1653.
58
Vita del Beato Camillo De Lellis [...] descritta dal P. SANZIO CICATELLI rivista ed accresciuta dal P.
P ANTALEONE DOLERA, Roma, Bernab e Lazzarini, 1742.
c.s., Bologna, Lorenzo Martelli 1742 ( Ristampa della precedente con semplice aggiunta di alcuni
miracoli accaduti a Bologna );
c.s., Bologna, Luigi Dalla Volpe 1745 (Fino a pag. 328 una ristampa del testo precedente. Seguono due
aggiunte: la prima a de' prodigi, dopo la Beatificazione operati in Roma e altrove; la seconda de' prodigi
operati in Bologna);
Vita di San Camillo De Lellis [...] c.s., Roma, Bernab e Lazzarini 1746 (Uscita in occasione della
canonizzazione del Santo, uguale alle edizioni precedenti, con l'aggiunta di nuovi miracoli).
28

VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

59
Di questa edizione si sa che fu tradotta in tedesco dal P. Antonio dei camaldolesi eremitani di S. Corona
in Kaltemperg e stampata a Raab da Gregorio Giovanni Streibig nel 1779 (Non si ha alcun esemplare
nell'Archivio Generalizio).
60
Ida de bien obrar, escuela del poder divino, descrifrado en la exemplarissima vida, heroycas virtudes, y
portentosos milagros del beato Padre Camilo De Lelis [...] por el Padre P. SANCTIO CHICATELLI [...] de
nuevo traducido [...] por el P. NICOLAS GARCIA, Madrid, Jaram Munoz 1743.
61
Vida do glorioso P. Camillo De Lellis fundador dos clerigos Regalares Ministros des Enfermos escrita
na lingua italiana per lo Padre SANCTIO CICATELLI traduzida na portugueza, Lisbona, Francisco da Silva,
1747.
62
The life of S. Camillus of De Lellis... translated frau the italian, Londra, Th. Richardson 1847-1851, voll.
2.
63
Vie de Saint Camille De Lellis [...] crite par le P. SANTIO CICATELLI, Parigi, Descle de Brouwer, 1932.
64
Vita di S. Camillo de Lellis,... per i Padri S. CICATELLI E P. DOLERA, ora ritoccata ed accresciuta da un
altro sacerdote, Roma, Tipografia Tiberina 1882.
65
M. VANTI, S. Camillo De Lellis, Torino 1929.
66
M. VANTI, S. Camillo de Lellis e i suoi Ministri degli Infermi, Roma 1957; 2a ed. 1958; 3a ed. 1964.
67
M. VANTI, Lo Spirito di S. Camillo De Lellis, Citt del Vaticano 1940; 2a ed. 1944; 3a ed. 1959.
68
M. VANTI, Scritti di S. Camillo De Lellis, Roma-Milano 1965.
29
PROEMIO

Alli Padri, e Fratelli della Religione


de Chierici Regolari Ministri delli Infermi.

Mentre visse nella presente vita mortale la buona e santa memoria del P. nostro Camillo,
che ci h tutti nel Signor regenerati, cominciando da' primi anni che fui nella
Congregatione ricevuto, mi piacque d'andar sempre osservando alcune cose della sua
vita. E questo pi per essempio, e consolatione dell'anima mia che forse perch io havessi
alhora pensiero di sopravivere lui, e di tesserne poi alcuna sorte d'historia. Ma hora ch'
piaciuto a S.D.M.ta d'haverlo chiamato se, e d'havergli fatto felicemente correre il suo
arringo, e consumare il suo corso, m' parso cosa d'animo ingrato, anzi di fare alla sua
bont torto non picciolo, se di quelle cose che notai della sua vita non facessi parte alla
Religione per consolatione de tutti i nostri. Dal qual proposito piu volte (per riverenza di
tant'huomo, e quasi sconfidato di poter con la mia rozza penna esprimere le sue segnalate
virt) sono stato in forse d'alienarmi (p. 2), e di lasciare ad altri l'impresa. Ma parendomi
poi questo poter essere piu tosto segno d'animo vile che di riverenza, fatto coraggioso
dalla giustitia della causa h seguitato a scrivere, spintovi particolarmente da quattro
principali fini 1. Primo per dare S.D.M.ta honore e gloria per essersi degnata di piantar
questa humile Congregatione al mondo per mezzo d'un huomo semplice et idiota,
conforme anco fece nella fondatione della sua Chiesa, eleggendo in cio huomini pescatori,
e rozzi. Secondo per far restare qua gi eterna memoria dell'eccellente bont d'esso
Padre nostro. Essendo cosa certa, che tra l'altre retributioni che N.S. Iddio vuole siano
date gli huomini giusti, una , che doppo la lor morte duri anco in terra eternamente il
nome loro; dicendo l'istesso Christo della Madalena quando l'unse con l'unguento: et quod
haec fecit narrabitur in memoriam eius. Terzo per lasciar anco eternamente alla
congregatione un vivo specchio et essempio di charit, quale possa in tutte le sue attioni
mirare, e seguitare; caminando per l'istesse pedate, e seguendo l'istesse orme che 'l suo
primo padre e fondatore camin e mostr. Potendo esso benissimo dire tutti i suoi
figliuoli le parole di Gies Christo: Exemplum enim dedi vobis,
30
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

ut sicut ego feci, ita et vos faciatis. E finalmente per dar animo a peccatori, a soldati, a
giuocatori, et ad ogni sorte d'huomini disperati, di non sconfidar gia mai della divina
misericordia, vedendo in questa narratione, ch'un huomo (com'era Camillo) senza lettere,
soldato, e cos gran giuocatore che per il giuoco (p. 3) si ridusse anco giuocarsi la
camiscia, facesse poi (mediante la divina gratia) tanta mutatione di vita ch'arrivasse
fondar una Religione nella Santa Chiesa. Da questi fini adunque mosso non h voluto
tralasciar l'impresa, et ho preso animo di mandar in luce la seguente fatica. Dalla quale
(quando anco nessun altro frutto se ne dovesse cavare) spero chalmeno se ne caver
una breve notitia dell'origine e principio della Congregatione cosa che quando anco il suo
fondatore non fusse stato di cosi eccellente bont come f, meritaria che ne fusse stato
fatto un particolar trattato per non far restare sepolto nell'oblio un cosi stravagante modo di
fondatione. Nel quale chi haver punto di giuditio conoscer apertamente non haver parte
alcuna gli huomini, ma solamente il tutto esser proceduto dalla divina providenza. Nello
scrivere poi il progresso di questa vita mi sono compiaciuto particolarmente di tre cose,
cio della verit, della semplicit, e della brevit. Della verit scrivendo solamente la
nettezza e candidatezza delle cose appunto com'elle avennero, e come furono fatte ed
operate, non aggiungendovi alcuna cosa del mio sapendo quanto sia abominevole
appresso d'Iddio aggiungere o mentire in somiglianti materie. Onde h raccontate le cose
nell'istesso modo che le viddi, che le maneggiai, che le intesi, o vero che dall'istesso
Camillo, Curtio, P. Francesco Profeta, P. Biasio o da gl'altri antichi della
Congregatione degni di fede mi furono dette, e raccontate. E ben vero che tutta la mia
difficolt stata sempre in cavar alcuna cosa di bocca ad (p. 4) esso Camillo, il quale
benche tutte le cose ch'erano in suo dispreggio e vilt mi dicesse volentieri, nondimeno
quelle che potevano ridondare in alcuna sua lode mi bisogn stentar molto per cavargline
alcuna notitia di bocca. Parlo delle cose occorse avanti il mio ingresso nella
Congregatione, per che da quel tempo in poi la maggior parte ne racconto come
testimonio di vista. Della semplicit usando stile vulgare e domestico (per maggior
intelligenza de fratelli) con parole semplici non affettate e senza spargervi per dentro ne
sentenze della scrittura, ne detti d'huomini savi, ne altri tiri, o colori rettorici 2. Della brevit
fuggendo ad ogni mio potere tutte le soverchie essagerationi, et ogni altra cosa superflua
schivando particolarmente le molte e lunghe parafrasi che vi si sogliono mescolar per
31
PROEMIO

dentro, le quali mio giuditio sogliono piu tosto oscurare che abbellire l'attioni che si
raccontano. Dispiacendo ordinariamente a molti di bello ingegno che desiderano saper
solamente la verit delle cose di vederle adombrate di tanti fiori, e contestate da tante
autorit che nel leggerle prima gli viene l'angoscia che arrivare ad un oncia di sostanza.
Essendo pur vero (conforme in molti luoghi h letto) che nel descrivere le vite de Santi, o
d'altri huomini segnalati in bont quelle sempre sono state tenute per piu fedeli che nella
lor verit sono state piu succinte e piu brevi. Nel resto di quelli che sono al presente vivi
nella Congregatione molte cose h trapassate in silentio ch'elle ancora meritavano di
venire alla luce, ma l'humilt e modestia loro non han sopportato ch'io (p. 5) altra mentione
ne facessi. Solamente h toccate alcune poche cose di quei Padri o fratelli che in alcuna
contagione, o altra degna attione morirono per la salute de prossimi. Accio da quelli
possano gli altri nostri che verranno appresso cavar essempi di virt per non perdonare
alla carne, ne al sangue quando averr loro d'essere adoperati in simili occasioni.
Vedendo che gli antichi nostri non si delettarono di belle parole, ne di dare (come dice
l'Apostolo) bastonate all'aria, ma di mortificar se stessi fin al lasciar la propria vita per
salute dell'anime. Nelle quali contagioni havendo essi perduta la vita presente e
momentanea chi dubita che non habbino acquistata l'eterna, e celeste? et per degni che
siano nel libro della vita scritti, non che in questa mia semplice historia nominati. Essendo
stata la lor morte quasi un altro martirio, leggendosi nel Martirologio (conforme anco
riferisce Eusebio) che in Alessandria altre volte s'honorava la memoria di molti santi preti e
diaconi che in compagnia di gran numero de Christiani al tempo di Valeriano Imperadore,
essendovi grande la peste governando, e servendo prontamente alli infermi
allegrissimamente furono dalla pestilenza morti honorandosi la lor charit della religiosa
piet de' Christiani guisa di quelli de Santi Martiri. H fatto 3 anco alcuna mentione di
coloro che sono stati favorevoli alla Congregatione massime nelle fondationi delle case
per lasciare alcuna memoria al mondo della loro Christiana piet accioch gli altri che
scriveranno appresso di me si ricordino di fare il medesimo rendendosi in questo modo
grati a loro benefattori (p. 6). E perch conviene all'officio del buon marinaro saper
minutamente tutti i scogli et altri luoghi pericolosi del mare per non far naufragio, per
questo h voluto anco raccontar minutamente tutti li dispareri della Religione acci da
quelli come in una ben lineata carta da navigare possano i nostri impa-
32
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

rare per l'avenire quel tanto c'haveranno da fuggire, e quel tanto c'haveranno da seguitare
abbracciando sopra tutto la santa pace et unione. Quale infallibilmente h da essere alla
Congregatione nostra guisa di stella tramontana, senza la cui guida e scorta siano pur
sicurissimi li nostri di presto rompersi, o almeno d'incagliar talmente che diventaranno
favola del mondo. Ma caminando d'accordo et non tralignando punto dal lor principale
instituto vedranno al dispetto di tutto l'inferno le maraviglie grandi che far Iddio per mezzo
di questa pianta non ostante che lei in questi primi tempi paia gli occhi del mondo che
stia sepolta e sotterrata nel fango (E).

*
Seguono sei pagine in bianco.
33

VITA
DEL P. CAMILLO DE LELLIS
FONDATORE
DELLA RELIGIONE DE CHIERICI
REGOLARI MINISTRI DELL'INFERMI

Descritta brevem.te dal P. Santio Cicatelli


Sacerdote dell'istessa Relig.ne

Introduttione 4

Si racconta dall'Evangelista San Luca nel Capitolo Decimo quel pietoso e segnalato
essempio di charit che Giesu Christo Signor nostro propose al perito della Legge del
Sammaritano. Il quale facendo viaggio ritrov quel pover huomo per strada spogliato da'
ladroni, e tanto ( p. 8 ) malamente da loro trattato ch'appena lo lasciarono mezzo vivo per
le ferite. Onde essendo prima passato un Sacerdote, e poi un Levita senza havergli dato
alcuno aiuto; passando finalmente esso Sammaritano mosso compassione di lui, se gli
accost, o
l medic, et havendolo posto sopra al suo giumento lo port all'albergo. Dove
havendolo esso di propria mano governato nel partirsi poi che fece di l lasci anche dui
danari all'hoste che n'havesse cura insino al suo ritorno. Questo cosi notabile e
maraviglioso essempio di charit (se pur lecito mi fia di tal comparatione servirmi senza
alcuna minima nota de gl'altri huomini santi) par che si possa propriamente al nostro P.
Camillo applicare. Poi che per l'huomo in mano de' ladroni capitato, e nella strada
semivivo relitto per chi meglio intendere si potr che per li poveri Infermi cosi ne
gl'Hospidali, come nelle proprie case abbandonati? Di modo che essendo fin dal principio
della Chiesa per la strada di questa presente vita non solo uno, ma molti Sacerdoti, e
Leviti passati, cio molti huomini Santi, e gran servi d'Iddio fondatori d'altre Religioni
chavendo tutti in altr'opere sante le loro Regole et instituti indrizzati, mai alcuno non pigli
so-
34
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

pra di se per instituto principale, e per voto l'aiuto di detti poveri infermi, agonizanti, et dalla
pestilenza feriti. Al fine passando di qua gi per misericordia d'Iddio il pietoso
Sammaritano (che senza dubbio possiamo dire essere stato Camillo) huomo prima del
mondo, convertito poi al Signore, vedendo detti poveri (p. 9) languenti mosso
compassione di loro se gl'accost, e medic pigliando sopra di se il peso d'agiutarli et di
servirgli. Onde non senza operatione del divino Spirito, parve che nel Battesmo gli fusse
imposto nome Camillo, cioe Camelo per portare la soma de sudetti poveri sopra le sue
spalle. Quali havendo esso per molto tempo con le sue proprie forze aiutati,
nell'andarsene al Cielo volle anco per servigio loro lasciar dui danari al mondo, cioe la sua
humile Congregatione fondata sopra i dui precetti dell'amor d'Iddio e del prossimo. I
Religiosi della quale (a guisa di monete d'oro di Charit signate col santo impronto della
Croce) si dovessero per servigio de detti poveri infermi spendere et impiegare fino al suo
ritorno, che sar senza fallo nell'ultimo giorno del Giuditio. Quando venendo N.S. Giesu
Christo giudicare il Mondo dar l'intero pagamento, cioe, il meritato premio a coloro che
saranno stati misericordiosi. Dicendo: Io ero Infermo et voi m'havete visitato, venete
benedetti del padre mio e possedete il regno a voi preparato avanti la costitution del
mondo. Ma come Camillo si convertisse Dio, come al servigio dell'Infermi si applicasse,
et come dasse alla sua Congregatione principio con tutto il resto della sua vita, e morte,
agiutandomi il Signore nella seguente descrittione intendo brevemente et chiaramente
narrare.

(p. 10)
Del Nascimento, della Patria,
e de parenti di Camillo.

CAP. I

Camillo de Lellis primo Padre e Fondatore della Religione de Chierici Regolari Ministri
delli Infermi f Italiano nativo di Bocchianico picciola Terra della Provintia d'Abruzzo nel
Regno di Napoli posta sotto la Diocesi di Civita di Chieti, i cui bellicosi popoli anticamente
Sanniti si chiamavano. Nacque egli alli 25 di Maggio 15505. Anno Santo e primo del
Pontificato di Giulio Terzo regnando nell'una et nell'altra Sicilia l'Imperador Carlo Quinto.
Suo padre si chiam Giovanni de Lellis del medesimo luogo, e sua ma-
35
C. 1 NASCITA E PATRIA DI S. CAMILLO

dre Camilla Compellio di Laureto 6 Terra similmente d'Abruzzo, ambedue persone


d'honeste facolt*, e delle prime 7
famiglie delle dette lor Terre. Essendo il sopranominato
Giovanni buon soldato, e Capitano di Fanteria, che sempre sotto l'insegne del sudetto
Carlo Quinto milit, ritrovandosi quasi in tutte l'imprese da quello, o da' suoi Capitani fatte
in Italia. Costoro essendo legittimamente congionti in matrimonio (che nella Citt di Milano
8
si concluse tra esso Giovanni, et il fratello di Camilla che pur Camillo si chiamava
Maggiordomo del Marchese del Vasto) hebbero dui figliuoli. Il primo che si chiam
Giuseppe, e mor fanciullo, il secondo che f Camillo (di cui si scrive al presente) che
9
nacque almeno trent'anni dopo il primo parto. Anzi in tempo (p. 11) che sua madre era
10
gi vecchia , e tenuta da tutti come sterile et inhabile far piu figli, passando ella l'anno
11
cinquantesimo dell'et sua . Cosa che emp di stupore, e maraviglia tutti quei della sua
Terra, quali vedendo una donna di quella et (che andava anco per la molta vecchiezza
12
gobba) haver fatto un figliuolo, la chiamavano per sopranome Santa Elisabetta .
Nascendo egli nel proprio giorno di Santo Urbano, quando in Bocchianico una
13
solennissima festa si f per honor di detto Santo Pontefice e Martire . Facendosi ci si
per haver essi delle reliquie del detto Santo come anco per essere il titolo della lor Chiesa.
Dove (nell'istesso giorno che Camillo nacque) sua madre si ritrov sentire i divini ufficij;
14
nella quale mentre Lei ingenocchiata, et intenta stava far le sue orationi , f da' dolori
del parto assalita, et andata a casa subito partor. Onde poco manc che Camillo non
15
nascesse in Chiesa . Essendo adunque stato il suo nascimento in giorno di tanta festa,
parve che Sua Divina Maest fin dal hora volesse mostrare al mondo l'allegrezza
ch'apportava seco il nascimento di quel bambino che doveva poi essere di tanta gloria alla
sua Terra, e di tant'utile tutta la Christianit. E non ostante che nel sudetto segnalato
giorno nascesse quando pareva che dal proprio ventre della madre si havesse portato il
nome, nondimeno (non senza motivo dello Spirito Santo per la cagione accennata di
sopra) gl'imposero nome Camillo. Il che f fatto si per memoria della madre, che l'haveva
nella sua vecchiezza partorito, come anche per memoria del (p. 12) zio alhora persona di
molto conto appresso il sudetto Marchese del Vasto Governator di Milano.

*
Dopo e stato cancellato non.
36
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Si raccontano alcune poche cose


del sudetto Giovanni padre di Camillo.

CAP. II

Ma per non lasciare indietro cosa alcuna che possa apportare tutta quella maggior
chiarezza che si pu del legnaggio di Camillo, h giudicato bene nel principio di questa
historia raccontar brevemente alcune poche cose del sudetto Giovanni suo padre. Il che
particolarmente servir per dimostrar maggiormente l'infinita potenza del Signore, che s
dalle pietre far suscitare figliuoli d'Abramo, havendo fatto che da un soldato (com'era
questo Giovanni), che piu volte milit contra i Pontefici Romani, e che si ritrov nel sacco
della Citt santa di Roma nascesse poi un figliuolo tanto alla divina maest accetto, che
meritasse di fondar una Religione nell'istessa alma Citt di Roma da suo padre
saccheggiata. Ritrovo adunque in un antico memoriale di propria mano d'esso Giovanni
scritto, che lui essercit sempre l'arte della guerra. E particolarmente nel primier anno che
egli alla militia si diede (che f l'anno 1527. nel Pontificato di Clemente Settimo) si ritrov
con l'essercito del Duca di Borbone nella presa, e sacco di Roma, stando esso (p. 13)
16
alhora nella Compagnia di Fabritio Marmaldo . L'anno seguente si ritrov con Carlo
Scorpione nella difesa di Napoli contra il campo Francese guidato da Monsignor di
Lautrech. Dui anni dopo in circa si ritrov anco col sudetto Fabritio Marmaldo nell'assedio
e presa di Fiorenza. Di poi esso Giovanni con tre altri compagni pigliarono gli arrendimenti
di Pescara dalla Signora Donna Costanza d'Avalos per anni diece con deliberatione di far
rehabitar detta terra, si come avenne, non essendovi alhora altro che tre Hostarie. E
perch qui mancano molte carte al sudetto memoriale, seguita che si ridusse poi col Sig.r
17
Don Pietro d'Herbe ritrovandosi nell'impresa di Cheri , che f battuta, e presa per
18 19
assalto, et poi di Cirasco et Alba, e successivamente nell'assedio di Pinnarolo , dove
al tutto si ritrov presente insieme con tutte l'altre fattioni di quella guerra. Si ritrov in
Nizza con gl'Imperiali quando Papa Paolo Terzo and per trattar la pace tra l'Imperador, et
il Re Francesco Primo di Francia. Et essendo seguita la triegua se ne ritorn in Italia, dove
per tre anni si assent et hebbe una piazza d'huomo d'arme nella Compagnia di Don
Ferrante d'Arcone. And poi in Milano ritrovare il Marchese del Vasto, e perch f rotta
la triegua e preso Crescentino, dove f ammazzato il Cont'Hercole Martinengo il sudetto
Marchese mand, il Capitano Gi: Batista
37
C. 2 NOTIZIE SU GIOVANNI DE LELLIS

Galizano et esso Giovanni si giunse con lui a Verrua con trecento huomini all'incontro di
Crescentino. Dove gli venne tutto il paese addosso con sette insegne di Guasconi, et altre
compagnie (p. 14) Italiane del Signor Lodovico d'Abirago, onde furono constretti quella
volta di mangiarsi i cavalli, et herbe cotte in difetto di vettovaglia. Ma non potendoli venir
soccorso, f loro dal Marchese fatto intendere che si rendessero patti come meglio
potessero, e cosi salvate le persone, e l'armi si renderono et si ritirarono honoratamente in
20
Trino. F fatta poi la giornata della Ceresciola , e segui la rotta dello Strazzo in
Serravalle, al che tutto si ritrov presente ritirandosi lui col Conte di Popoli in Casal di
Monferrato. Alquanto di poi gli f data una Compagnia di trecento huomini con il Signor
Giovanni Colonna, e stettero alla custodia di Valenza insino al fine di quella guerra.
Succedendo poi la nuova triegua furono ispediti riducendosi lui col Conte sudetto di
Popoli, al quale f dato carrico di ripigliare il Monferrato dalle Terre e luoghi occupati dalla
triegua di Nizza in l, alle quali fattioni similmente si ritrov sempre presente. Morto poi il
Marchese del Vasto se ne ritorn in Abruzzo, dove essendo andato Domitio Caracciolo
Governatore e Capitano guerra, lo chiam, e mostr ordine di Don Pietro di Toledo che
subito con ogni celerit possibile dovesse esso Giovanni attendere alla fortificatione, e
reparatione di Civita di Chieti per alcune suspettioni che movevano la mente d'esso D.
Pietro, del che volse destinarne il carrico in sua persona. Giunsero appresso nella sudetta
Provintia Camillo Colonna, et il Conte di Sarno con quattromila huomini per le frontiere del
Regno, et esso Giovanni hebbe il carrico da quei Signori del ripartimento di (p. 15) dette
genti, e di tassar le vettovaglie, e della maniera che si doveva portare il soldato. Mancata
poi la suspettione, ogn'huomo ritorn a casa sua. Pochi giorni dopo fu con molta instanza
chiamato da Vincenzo di Capua Duca di Termoli, accio dovesse servirlo per quei luoghi
maritimi, dove and, e lo serv per tre anni in circa, il che f quando l'armata Turchesca
21
and a danni, e ruina di Vesti , et alhora esso Giovanni si ritrov Governatore e Capitano
guerra con cinquecento huomini nella Citt di Termoli. Nella guerra poi che f tra Paolo
Quarto Pontefice, e Filippo Secondo Re di Spagna, si ritrov nell'impresa d'Hostia. Et
essendo poi andato nell'Abruzzo Ferrante di Loffredo Marchese di Trevico alle frontiere del
Tronto, esso Giovanni hebbe da lui una Compagnia, et alhora ruppero guerra con le Terre
della Marca. Finalmente si ritirarono in Civitella del Tronto dove il sudetto Marchese lo
volse sempre appresso di se nel
38
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

la fortificatione di detta Terra. La Primavera seguente il Marchese di Bocchianico lo volse


anco appresso di se nella custodia e fortificatione della Citt d'Adri. Venuto poi il Duca
d'Alva uscirono in campagna, e si ritrov insino al fine di quella guerra. Due anni dopo in
circa and in Abruzzo Ferrante Figueroa con carrico di Governatore giustitia e Capitano
guerra, onde stando esso Giovanni in casa sua gl'and ordini dal sudetto Signore che
subito dovesse partirsi da Bocchianico con cent'huomini, et andasse alla volta del Vasto
per la suspettione dell'Armata Turchesca. E fin qui durava il sudetto memoriale
conchiudendo poi nel fine nel seguente modo: (p. 16). Tal che io Giovanni h servito
dall'anno sopradetto 1527. insino al giorno presente sempre fidelissimamente, et in molti
altri servigi che non scrivo perch hora non mi sovengano. Si come per li Ministri di sua
Maest Cesarea, et del Re nostro Signore, et per altri Prencipi, e Signori Ill.mi se ne pu
rendere chiara luce, e cosi spero perseverare fino all'ultimo di mia vita sempre al
fidelissimo real servigio. Del sudetto memoriale me ne f data copia in Bocchianico dal
Signor Honofrio Lellis 22 cugino carnale di Camillo, ch'era il piu facoltoso huomo della
sudetta Terra.

Come Camillo spendesse i primi anni


dell'eta sua et della morte di suo padre.

CAP. III

Fu mandato Camillo nella sua fanciullezza per alcun tempo alla schuola, dove appena
alquanto di leggere e di scrivere impar. Consumando poi tutto il resto de' suoi primi anni
nel giuoco delle carte, e dadi, et in altri trattenimenti de' giovani mondani. Dilettandosi
sopra tutto di giuocar molto rozzolar le pezze di formaggio conforme si costuma in
23
Abruzzo . E ben ero che fin da questo tempo (dice egli) che sentiva nell'animo suo
alcuna scintilla d'inclinatione nelle opere di piet, non gia sopra gli infermi, ma si bene in
24
albergare i poveri forastieri, e peregrini. Pervenuto poi all'anno decimo ottavo che f
l'anno secondo del Pontificato di Pio V (p. 17) cominci con dui altri suoi cugini seguitar
suo padre per il mondo dandosi alla militia, com'anco tutti gl'altri della sua casa havevano
fatto per il passato. Ma piacque a Dio che ritrovandosi essi in questo primo viaggio
incaminati per la volta d'Ancona (dove hevevano risoluto d'imbarcarsi, et andare in
servigio de' Signori Venetiani con-
39
C. 5 CAMILLO FA VOTO DI FARSI RELIGIOSO

tra il Turco ) giunti in detta Citt, ivi Camillo e suo padre gravemente caddero infermi. Per
la quale infermit ( o fusse pure perche suo padre non piacesse d'andare in quella
guerra senza alcuno honorato grado, per essere stato altre volte Capitano) fecero
risolutione di ritornarsene in Abruzzo 25. Nel qual ritorno giunti in San Lupidio 26
Castello
poco distante dalla Santissima casa di Loreto; in quel luogo aggravando il male suo
padre, tra pochi giorni in casa d'un altro Capitano lor amico se ne mor. Essendo stato il
suo corpo nella Chiesa de Frati di S. Francesco sepolto. Restando di tal morte Camillo
non poco mal contento non havendo piu ne padre ne madre, quale anco era da questa
vita passata almeno sei anni prima.

Della piaga della gamba che venne


in questo tempo Camillo.

CAP. IV

Non solo rest mal contento Camillo per la morte del padre, ma anco malissimo disposto
di sanit per una terzana, o quartana, che tuttavia lo molestava. Oltre di cio gli era anco
nata in questo tempo una picciola piaga nella gamba destra 27 (p. 18) sopra il collo del
piede che da leggiera occasione incominci. Poi che essendogli prima venuta una picciola
vessica nella sudetta parte della gamba per il molto prorito che gli dava cominci esso
rasparla e stuzzicarla, e tanto la rasp e stuzzic, finche la ruppe, uscendo da quella una
gocciola d'humore, che parve fusse stata una lagrima d'acqua. Dalla qual hora in poi and
tanto quella dilatandosi, ch'al fine tutta la gamba intorno intorno gli abbracci e mangi.
Purgando tempi nostri ogni giorno almeno una libra di materia, pesandovi per le
filaccia. H voluto fare particolar mentione di questa piaga, poich di quella si serv Nostro
Signore Iddio per ridurlo dentro l'Hospedale, il che f principio della nostra Congregatione.

Camillo fa voto di farsi religioso di S. Francesco

CAP. V

Non ostante che si ritrovasse cosi mal sano Camillo, come h detto di sopra, dopo haver
pianto, e fatto l'essequie del Padre, continu il suo viaggio verso Abruzzo. Nel qual ritorno
passando egli
40
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

28
per la Citt di Fermo ( mentre in quella si riposava alquanto ) vidde per volont d'Iddio
passar dui Frati Zoccolanti di S. Francesco d'Ascisi ch'andavano per la Citt assai
29
mortificati e divoti . Della qual vista ricev egli alhora tanto buono essempio, che venuto
in compuntione della sua dissoluta vita, aiutato dal Signore propose di mutarla in meglio
(p. 19). Anzi tanto di questo desiderio s'accese che fece nel medesimo instante voto di
farsi religioso di quel sant'ordine. Con tal intentione adunque s'incamin verso l'Aquila nel
Convento di S. Bernardino, dove alhora era Guardiano un suo Zio fratello cugino del
30
padre, chiamato Fra Paolo Lauretano , huomo in quel tempo famoso cosi di bont di vita,
come di scienza essendo stato Commisario di tutto il suo Ordine in Spagna. A questo
31
conferi esso tutto l'animo c'haveva di farsi religioso , dicendogli anco d'haverne fatto
voto. Ma suo Zio parte perche lo vidde cosi mal sano, parte anco perche gli parve quella
non essere inspiratione d'Iddio, ma piu tosto una certa sorte di disperatione, non gli volse
dar l'habito. Dal che pigli occasione Camillo d'alienarsi per alhora da quel santo
proposito.

Camillo v in Roma la prima volta


dove si pone a servire nell'Hospidale
di S. Giacomo delli Incurabili.

CAP. VI

Trattenutosi poi alcun tempo nell'Aquila, si risorse d'andare in Roma, si per guarire della
sua infirmit, e piaga, com'anco per veder quella santa Citt. Dove giunto tra poche
settimane guar egli ben dalla febre. Ma desiderando poi guarir anco dalla piaga, la cui
cura pareva che dovesse andar molto in lungo, per desiderio di trovar buoni cirugici (non
parendo lui conveniente ch'un soldato dovesse portare la (p. 20) gamba fasciata)
32
saccommod nell'Hospidale di S. Giacomo dell'Incurabili. Ivi stato alcun mese con gran
giovamento della sua piaga, f dal Mastro di casa di quel luogo, che Angelo Napolitano si
chiamava, licentiato. Il che non avenne per altro se non perche esso Camillo era di molto
33
terribile cervello , facendo sovente questione hor con uno, et hor con un altro servente
dell'hospedale. Et anco per esser lui cosi al giuoco delle carte inclinato, che spesso
lasciando il servigio dell'Infermi se ne andava sopra la riva del Tevere a giuocare con i
Barcaroli di Ripetta. Del che essendo stato piu volte dal Mastro di casa avertito, non
vedendosi in lui alcuna
41
C. 7 CAMILLO SI FA SOLDATO

sorte d'emendatione, f da quello dall'Hospidale licentiato, per haverli finalmente ritrovato


le carte da giuocare sotto il capazzal del letto.

Camillo si fa soldato e passa molti pericoli.

CAP. VII

Ritrovandosi adunque Camillo fuor del Hospidale, ancorche non fusse del tutto ben
guarito dalla piaga, ch'alhora non mostrava essere di molto conto, spinto dal suo natural
desio della guerra tocc danari in Roma l'anno 1569. dove tuttavia per aiuto de' Venetiani
34
contra il Turco si facevano soldati. And per diversi luoghi di quel serenissimo Dominio,
parte stando ne' presidij di Terra (p. 21) in Zara, et in Corf, e parte su l'armate di mare
35
passando molti pericoli . Si ritrov particolarmente sopra la seconda armata Christiana
della Lega, della quale era Capitan Generale Don Giovanni d'Austria che l'anno adietro
haveva quella tanto famosa vittoria ottenuta. Nella qual anch'esso si saria senza dubio
ritrovato, se non fusse stato lasciato nel presidio di terra in Corf per ritrovarsi alhora
infermo d'una grave, e mortale infermita. Della quale tenne esso per certo di dover morire,
ma lui afferma, che non tosto si confess et communic, che subito per gratia del Signore
ricuper la sanit. Il che gli parve certo cosa miracolosa, parendo lui non poterne
humanamente scampare. In Zara similmente un'altro pericolo di morte pass per il giuoco
essendosi disfidato in duello con un'altra testa bizarra come la sua, chiamato Vangelista di
Rocca di papa. Col quale senza dubio si saria ammazzato, o almeno malamente ferito, se
non vi si fusse posto in mezzo il Sergente Maggiore deputato da loro per giudice di quel
duello. Il quale (essendo gia essi nel luogo determinato, et stando per menar le mani) per
non perdere dui soldati cosi buoni, et valorosi command loro sotto pena della vita che
36
non passassero pi avanti . Un'altra volta ancora ritrovandosi esso sopra le Galere di
Napoli nel mezzo delle bocche di Capra, luogo pericolosissimo, assalt loro cos fiera, e
spaventosa borrasca di mare, che della sua Galera solamente l'arbore in tronco si spezz
rivoltandosi quasi la Galera sotto sopra. Ma si puo tener per certo che (p. 22) sua divina
Maest l'andasse da tanti pericoli preservando per haverlo gi destinato a cose grandi per
la sua gloria e per la salute di molt'anime. Persever nel sudetto modo di vita fino all'anno
1574. nel quale ultimamente
42
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

pigli danari in Napoli dove si facevano soldati per la difesa di Tunisi. Assentandosi nella
Compagnia d'un certo Capitan Fabio, nella quale particolarmente si assent per essere in
quella valenti giuocatori, quali da lui per mare e per terra venivano cercati. And con
37
l'armata in Tunisi , ma non havendo quella fatto cosa di momento ritornarono in Palermo.
Dove tra pochi giorni hebbero aviso che cosi la Goletta, come Tunisi erano gia state da
Turchi occupate. Nel ritornarsene finalmente da Palermo in Napoli, corsero di nuovo per
tre giorni e tre notti una crudelissima fortuna. Nella quale tenendosi tutti per morti buttando
ciascuno altissimi gridi al cielo, Camillo pensando ancor lui casi suoi alzando gl'occhi al
Cielo confirm di nuovo il Voto ch'aveva di farsi Frate di San Francesco, se pur da tanto
gran pericolo scampava. Il che f alli 28. d'Ottobre 1574. nel giorno de gloriosi Apostoli
Simone, e Giuda.

(p. 23)

Camillo ridotto in estrema necessit per il giuoco


si conduce (*) a dimandar l'elemosina.

CAP. VIII

Scampati poi dalla sudetta fortuna per gratia d'Iddio, giunsero le Galere in Napoli quasi
tutte fracassate dal mare. Dove essendo state casse quelle compagnie Camillo si ritrov
38
libero dalla guerra, benche molto mal trattato di vita, e peggio di danari , havendosi
questa volta giocato ogni cosa in Palermo. Nella qual Citta parve certo che fusse volont
d'Iddio, che per un mese continuo sempre havesse disdetta nel giuoco. Nel quale s'era
egli cosi estremamente dato, ch'una volta in Napoli si ridusse anco giuocarsi la camiscia
39
che sotto l'istessa insegna si cav . Il che gl'occorse nella strada di San Bartolomeo
40
prossima alla piazza del Castello nuovo di detta Citt .Cosi adunque mal condotto come
huomo quasi disperato, deliber andar per il mondo cercando sua ventura. Onde in
compagnia d'un altro soldato chiamato Tiberino Senese s'incaminarono verso Puglia nella
41
Citt di Manfredonia . Quivi dalla necessita costretto 42 si ridusse Camillo con infinito suo
rossore a dimandare l'elemosina col cappello in mano com' solito de poveri soldati
ritornati dalla guerra.

*
Man. palerm.: riduce
43
C. 9 CAMILLO LAVORA PRESSO I CAPPUCCINI

Il che f alli 30. di Novembre 1574. avanti la porta della Chiesa Maggiore di detta Citt nel
giorno di S. Andrea Apostolo. Ma mentre esso cos pieno di vergogna stava dubbioso se si
doveva accostare, (p. 24) e dimandar l'elemosina ad un giro di nobili che stavano parlando
insieme, ecco che venne passando un buon vecchio chiamato Antonio di Nicastro
Procurator de' Padri Cappuccini di quella Citt. Il quale vedendo un giovane cosi disposto
com'era Camillo cercar l'elemosina (per levarlo forse da quella vilt) lo dimand se voleva
faticare che gli haveria trovato partito in un Convento de Cappuccini ch'alhora si fabricava.
La risposta di Camillo fu non potere in questo risolversi senza il consenso d'un'altro suo
compagno, che poco prima s'era da lui discostato. Al qual esso non poco obligato si
sentiva per haver quello venduto il proprio mantello, e del suo prezzo fattone ad ambedui
43
le spese per strada . Soggionse alhora il buon vecchio Antonio che parlasse prima con
quello, e che poi fusse andato darli la risposta in casa che gli mostr non essendo quella
molto lontana dalla sudetta Chiesa. Parl Camillo al compagno, ma lo trov da tal
pensiero molto lontano, dicendo quello non essere avezzo portar la coffa ne far altro
simile mestiero. Onde senza dar altra risposta al vecchio partirono nell'istesso giorno da
Manfredonia per la volta di Barletta. E non ostante che nell'uscir la porta di Manfredonia,
ricordandosi Camillo del voto ch'aveva di farsi religioso di S. Francesco, si fermasse
alquanto, e dicesse tra se medesimo, chi s sIddio m'ha posto avanti questa fabrica de
Cappuccini per mio bene, e per farmi adempire il voto? nondimeno per non mancar di
fedelt al compagno seguit il camino.

(p. 25)

Camillo per necessit si mette a lavorar


in una fabrica de (*) Cappuccini.

CAP. IX

Caminarono in quell'istesso giorno dodeci miglia, ma dimandando essi per strada a certi
cavallari del paese, se in Barletta per aventura si saria ritrovato alcun partito per loro gli f
risposto di n. Il che diede molto che pensare Camillo, il quale come tirato per forza dalla
divina voce determin ritornare in Manfredonia, et

*
Man. Palerm.: da PP. Cappuccini.
44
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

accettare il partito della fabrica. Qual cosa havendo prima conferita col compagno, e non
44
havendo quello voluto ritornare, Camillo lo lasci e la mattina seguente a buon hora,
45
havendo caminato di notte, si ritrov in Manfredonia . Ivi havendo ritrovato il vecchio f
da quello alla fabrica de' Cappuccini (luogo della sua salute) accompagnato. Dove
havendolo consegnato al Guardiano, che Fra Francesco da Modica si chiamava, f da
quello amorevolmente nella fabrica ricevuto. Anzi per dar luogo a lui licenti subito in sua
presenza un altro lavorante a cui non troppo piaceva la fatica. Dando per officio Camillo
che con dui Asinelli acqua, pietre, e calce alla fabrica portasse. Cosi adunque S.D.M.ta a
guisa del figliuol prodigo per la strada del bisogno guardar gli animali lo condusse,
volendo poi per questo mezzo al suo vero conoscimento tirarlo. Nel qual nuovo modo di
vita differente da quanti mai n'havesse pensato di fare in vita sua (p. 26) sent esso non
poca repugnanza in quel principio, non potendo ne sapendo accommodarsi tal mestiero,
parendogli i giorni molto lunghi come non finissero mai. Sentendo dentro di se quasi un
martirio intollerabile per la tanta fatica, e stette tal volta per ammazzare quegli Asini, e
partirsene particolarmente nel giorno di S. Lucia. Quando pensando esso doversi riposare
alquanto in quel giorno per conto della festa, la mattina per tempo nel meglio del dormire
f chiamato lavorare. Del che fatto impatiente quasi si mordeva le mani di rabbia,
dimandando licenza, e non volendo in conto nessuno piu starvi. Ma quei Padri per non
farlo andare in mala via con buone parole, dopo haver un pezzo stentato, lo trattennero,
dandogli in questo tempo per suo salario un scudo ogni mese 46.

Camillo vien chiamato da Dio al suo vero conoscimento.

CAP. X

Continu Camillo alcun tempo nel sudetto modo di vita stando egli alhora tanto lontano
da Iddio che non si ricordava pi di Voto, ne d'altro buon proposito. Anzi era tanto da
questi pensieri alieno, che stando esso mal vestito, e patendo gran freddo in quell'inverno,
et havendogli quei Padri voluto donar per compassione alquanto di quel panno bigio che
lor vestono acci se ne facesse un vestito, egli per timore che non facessero ci per
indurlo pian piano ad esser Frate non lo volse mai accettare. Il quale pur finalmente
accett (p. 27) poi quasi al suo dispetto, e contra ogni sua volont costretto,
45
C. 10 CONVERSIONE DI CAMILLO

e forzato dal freddo. In fine il pensier suo di trattenersi con quei religiosi era solamente per
guadagnarsi alcun scudo per far passar quell'inverno, e di poi ritornar subito al vomito,
cio al giuoco et alla guerra se fusse stato possibile. Ma il pensier di Dio era molto
differente dal suo, poi che non pass quella stagion d'inverno che lo raggiunse, troncando
per mezzo tutto 'lordimento de' suoi vani disegni, ferendolo anco di colpo cosi profondo
che mentre visse poi ne port sempre la memoria et i segnali nel cuore. Essendo adunque
finita la fabrica, cominci il Guardiano servirsi di lui in altri servigi mandandolo
particolarmente con i medesimi Asinelli portar robba da un Convento all'altro. Quando
finalmente essendo giunto il tempo che S.D.M.ta lo voleva chiamare al suo vero
conoscimento per far poi impresa maravigliosa per mezzo suo, accade che f mandato
una volta al Convento di S. Giovanni, Castello dodeci miglia discosto da Manfredonia, a
47
portare una soma di tagliolini per cambiarla in tanto vino . Et havendo effettuato il tutto
stava per ritornarsene la mattina seguente. La sera mentre esso stava preparandosi al
viaggio il Guardiano di detto Convento chiamato Frate Angelo (che in vero f un buon
Angelo per lui) lo chiam sotto un pergolato di viti, e perche alle sue attioni gli pareva un
giovane dato alle cose del mondo, gli fece un breve ragionamento spirituale, dandogli
particolarmente alcuni ricordi contra le brutte tentationi. Uno de quali fu che venendogli
alcuna brutta tentatione nella mente, dovesse (p. 28) subito sputare in faccia al Demonio
non facendo alcun conto di lui. Qual rimedio osservo poi esso sempre in vita sua. Finito il
ragionamento, Camillo non rispose altro se non: Padre (*) pregate Iddio per me, acci
m'illumini di quanto debbo fare per suo servigio, e per salute dell'anima mia. E con questa
conclusione la mattina seguente havendo sentita la sua messa ( e forse anco pigliata la
candela benedetta per essere quel giorno la Purificatione della Santissima Vergine ) si
licenti et avvi verso Manfredonia. Per strada andando egli a cavallo all'Asino in mezzo di
dui Otri di vino che stavano dentro un paio di bisaccie, andava tra se medesimo pensando
alle cose dettogli dal P. Guardiano. Mentre adunque andava cosi pensando, ecco ch'
similitudine d'un altro S. Paolo f all'improviso assaltato dal Cielo con un raggio di lume
interiore tanto grande del suo miserabil stato che per la gran contritione gli pareva d'haver

*
Man. palerm.: Padre... anima mia (sottolineato)
46
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

il cuore tutto minuzzato, e franto dal dolore, onde non potendo per la insolita commotione
che sentiva in se stesso mantenersi piu cavallo, come abbattuto dalla divina luce si
lascio cadere in terra nel mezzo della strada. Dove ingenocchiato sopra un sasso
cominci con insolito dolore, e lagrime che piovevano da gl'occhi suoi piangere
48
amaramente la vita passata. Dicendo con parole da molti singhiozzi interrotte : Ah
misero et infelice me che gran cecit stata la mia a non conoscere prima il mio Signore?
perche non h io speso tutta la mia vita in servirlo? perdona Signore, perdona a questo
gran peccatore. Donami almeno spatio di vera penitenza, (p. 29) et di poter cavar
tant'acqua da gl'occhi miei quanto bastar a lavar le macchie, e bruttezze de' miei peccati.
Queste et altre cose simili dicendo non si vedeva mai satio di percuotersi et darsi fortissimi
pugni al petto, non havendo ardire d'alzar piu gli occhi al cielo, tant'era la vergogna, e
confusione c'haveva di mirarlo. Nel qual pianto stando esso ancora ingenocchiato ( dopo
haver infinite gratie alla divina bont rese, che con tanta patienza l'havesse fino
quell'hora aspettato ) fece fermissimo proposito di mai piu non offenderlo, di far aspra
penitenza, e sopra tutto di farsi quanto prima Cappuccino. Dicendo e replicando piu volte
le seguenti parole: Non piu mondo, non piu mondo. Dal qual giorno in poi che f alli 2. di
Febraro 1575. anno santo et il terzo del Pontificato di Gregorio xiij di mercordi giorno
sollennissimo della Purificatione della sempre immacolata Vergine, l'anno vigesimo quinto
dell'et sua, insino al fine della vita mai piu non si ricord ne l'accus la conscienza, per
gratia d'Iddio, d'haver commesso peccato mortale che lui havesse conosciuto, ne tampoco
peccato veniale volontario. De quali soleva dire esso che pi presto si saria lasciato mille
volte tagliar pezzi prima che commetterne un solo scientemente et volontariamente. Il
qual giorno ancora f poi sempre da lui celebrato, et in grandissima devotione havuto in
memoria di cosi segnalato dono, chiamandolo il giorno della sua conversione 49.

(p. 30)

Camillo comincia a far penitenza.

CAP. XI

Purificato adunque Camillo per intercessione della B. Vergine nel sudetto bagno delle
proprie lagrime, havendo anco in quello smorzata tutte le fiamme de suoi cattivi desiderij
ritorn subito a
47
C. 12 CAMILLO SI FA CAPPUCCINO

cavalcare per la volta di Manfredonia. Sentendo in se stesso un desiderio tanto grande di


pigliar l'habito di Cappuccino che se n'havesse ritrovato uno per strada lui afferma che se
l'haverebbe posto senza licenza de' Frati. Giunto in Manfredonia dopo haver con molte
lagrime raccontato il tutto al Guardiano, gli dimand con grandissima instanza l'habito. Del
che stupito quello, et conoscendo chiaramente da molti segni essere vera mutatione della
destra dell'altissimo, lo consol, promettendo di farlo ricevere alla venuta del lor
50
Procuratore Generale . Della qual promessa contento cominci dall'istesso giorno far
51
aspra penitenza essendo il suo principale essercitio di farsi ogni giorno un pasto di
pianto per i peccati della passata giovent non cessando mai d'affaticarsi ne' piu bassi e
52
vili servigi del convento . Si levava con i frati matutino la notte nella qual hora esso
l'oration mentale faceva. Si disciplinava similmente con loro, e digiun anco tutta la
Quaresima intera cosa che mai pi non haveva ne anco assaggiata in vita sua. Del che
havendogli compassione il Guardiano, lo soleva talvolta essortare c'havendo (p. 31) alle
molte fatiche del giorno riguardo volesse tanta astinenza moderare. Ma lui a questo soleva
rispondere che se loro essendo huomini deboli oltre tante altre macerationi e fatiche
facevano dette astinenze perche esso essendo giovane e gagliardo non le poteva tanto
maggiormente fare?

Camillo si fa cappuccino
e per la piaga vien licentiato dall'Ordine.

CAP. XII

Persever nel sudetto rigor di vita Camillo fin che giunse in Manfredonia il Procurator
53
Generale di quei Padri chiamato il Padre Fra Montefiore , il quale havendo havuta ottima
informatione di lui, l'accett nella Religione per Chierico, et lo mand a pigliar l'habito, et a
54
fare il novitiato Trivento . Dove subito che f vestito (vedendosi (*) esso stesso saper
poco, e desiderando servire a Iddio in santa simplicit) si content d'esser frate Laico
rinuntiando il Chiericato. Havendo perseverato poi alcuni mesi con tanta obedienza et
55
humilta che Frate Humile lo chiamavano, piacque al Signor Iddio che per il continuo
toccamento dell'habito

*
Man. palerm.: vedendo... (sottolineato e senza parentesi).
48
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

sopra il collo del piede la solita sua piaga gli ritornasse. La quale quando egli f all'Ordine
ricevuto pareva che non fusse di momento alcuna havendola esso proprio al sudetto P.
Montefiore mostrata. Il quale non solo fece poco conto di quella, ma anco facendogli (p.
32) animo disse che lui ancora avanti che si facesse Frate haveva male alle gambe, ma
che fatto Cappuccino se gli erano subito guarite. Per questa piaga adunque, dopo esservi
stati usati molti rimedij, ne giovandoli cosa alcuna, con disgusto di quei Religiosi f Camillo
56
dall'Ordine licentiato. Essendogli stata data detta licenza, in Tormaiuri dal Provintiale di
Puglia chiamato il P. Fra. Gio: Maria di Thusa. Il quale quando lo licenti vedendolo cosi
contristato e dolente (non cessando mai gli occhi suoi di piangere) gli promise che subito
guarito l'haverebbe di nuovo nella Religione accettato.

Camillo ritorna in Roma nel Hospidal di S. Giacomo.

CAP. XIII

Consolato alquanto Camillo con la sudetta promessa diede alcuna sorte di pace
all'anima sua pigliando il tutto dalla santissima mano d'Iddio. Dicendo alhora lui: ben
conosco io, Signore, che la mia dissoluta vita non merita ne anco di trovar luogo fermo di
pianto volendo tu forse ch'io vadi tanto tempo tapinando per il mondo cercando
misericordia quanto n'andai consumando in vanit. Con tutto ci desiderando esso ad ogni
modo di ritornare in Religione per consumar ivi la sua vita in santa penitenza, and la
seconda volta in Roma, non solo per guarir bene della piaga, ma anco per guadagnar il
S.mo Jubileo (p. 33) dell'Anno Santo che in quell'anno 1575 da Papa Gregorio xiij. si
57
celebrava. Ivi havendo prima le sue devotioni prese, non volendo poi perdere
vanamente il tempo per Roma si pose di nuovo a servire l'infermi di S. Giacomo delli
Incurabili. Nel qual Hospidale con altra edificatione che non haveva dato la prima volta
mutato affatto in altr'huomo circa quattranni persever, salendo di grado in grado per tutti
gli Uffici di quel luogo. Havendosi in quel tempo pigliato per Padre spirituale il Beato
58
Filippo Nerio Fondator della Congregatione dell'Oratorio , dal quale tutte le Domeniche, e
feste si confessava 59.
49
C. 14 CAMILLO SI FA CAPPUCCINO LA SECONDA VOLTA

Camillo si fa (*) Cappuccino la seconda volta


e per la medesima piaga vien licentiato dalla Religione.

CAP. XIV

Essendo poi Camillo tanto ben guarito dalla piaga ch'era stato pi d'otto mesi sano,
come non ci havesse havuto mai alcun male, si deliber tornare un'altra volta a'
Cappuccini per compire l'antico suo desiderio di morire sotto quel habito d'huomo vero
penitente. Il che essendo stato da lui conferito col B. Filippo suo confessore gli f da quello
risposto che non lo facesse, ma che restasse a servire Iddio nel hospidale, predicendogli
che ritornando in quella Religione non vi sarebbe restato, perche gli sarebbe di nuovo
ritornata (p. 34) la piaga della gamba. Ma Iddio che lo voleva liberare dallo scrupulo del
voto che non poco lo molestava permise ch'egli non ascoltasse il suo Confessore in
questo. Poi che stando forte nella sua openione (non ostante che della sua partenza
dall'Hospidale cos li Sig.ri Guardiani, come tutti l'istessi infermi ne sentissero molto
disgusto) si fece un'altra volta Cappuccino. Essendo stato ricevuto in Roma dal medesimo
P.re Fra Gio:Maria di Thusa che la prima volta in Tormaiuri l'havea licentiato. Il quale
essendo in questo tempo stato fatto Procurator di Corte di tutto l'Ordine ricordandosi della
promessa, et vedendolo affatto guarito della piaga lo ritorn ricevere. Mandandolo in
60
Civita di Penna a pigliar l'habito et in Tagliacozzo a fare il novitiato nella provintia
d'Abruzzo. Persever questa volta Camillo circa quattro mesi nella Religione sempre sano,
e con mirabile edificatione di quei Religiosi. Li quali si perche lui era alto di statura, sia
anco perche lo vedevano molto desideroso di portar la croce della penitenza (alludendo
61
all'antico martire S. Christofano) Fra Christofano lo chiamarono questa 2.a volta . Ma il
Signor Iddio dal cui santo volere non si puote in alcun luogo fuggire havendolo fin dal
ventre di sua madre eletto, e destinato a cose maggiori, permise che di nuovo (per il
medesimo toccamento del habito sopra il collo del piede) la solita sua piaga gli ritornasse.
Per la quale f costretto con grandissimo suo cordoglio d'essere la seconda volta dalla
Religione licentiato nel detto convento di Tagliacozzo 62.

*
Man. palerm.: si fa la seconda volta Cappuccino
50
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

(P. 35)

Camillo ritorna in Roma nel medesimo Hospidal


di S. Giacomo dove vien fatto Mastro di casa.

CAP. XV

63
Chiarito in questo modo Camillo della divina volont imaginandosi non esser degno di
quella santa Religione et anco di non essere forse grata al Signore quel suo modo di
penitenza, propose dal hora in poi darsi in tutto e per tutto al servigio de gli infermi. Con la
qual risolutione ritornato in Roma trov che per divina providenza era stato dall'hospidal di
S. Giacomo il Mastro di casa licentiato, e che quei Signori Guardiani (ancorche da molti gli
fusse stato detto officio richiesto) come inspirati e trattenuti da Iddio non l'havevano mai
voluto dare ad alcuno. Erano alhora detti Signori Monsignor Salviati (che f poi Cardinale,
64
e nostro secondo Protettore) Virgilio di Criscenzo, Paolo Paravicino, e Ferr Torres
Spagnuolo. Li quali vedendo ritornato Camillo e sapendo quanto s'era ben portato per il
65
passato con molto lor contento, e senza che lui lo dimandasse Mastro di Casa lo
66
crearono . Nel qual Ufficio con tanto zelo e charit si port che in quel luogo come in un
chiostro de Religiosi si viveva. Frequentandosi da tutti i S.mi Sacramenti, e facend'esso
ogni settimana un spiritual ragionamento a tutta la famiglia essortandola alla fervente
charit delli infermi. Introducendo lui finalmente in quel luogo l'usanza di lavar i piedi a'
67
poveri prima che nel (p. 36) letto entrassero . Anzi era cos nell'ardente sua charit
assiduo che ne anco gli ultimi giorni di Carnevale quando in Roma tante feste e
mascherate si facevano esso pur usciva un tantino la porta dell'hospidale che nella strada
del Corso stava per veder correre i pallij si come tutti quegli altri giovani facevano. Ma si
tratteneva egli alhora con i li suoi cari fratelli infermi havendo sopra loro posta tutta la sua
affettione. Solendo dir lui: gi (*) che Iddio non m'ha voluto Cappuccino ne in quello stato
di penitenza, dove tanto desideravo di stare e morire, segno adunque che mi vuole qui
68
nel servigio di questi poveri suoi infermi . Continu nel sudetto ufficio alcun anno,
confessandosi sempre dal B. Filippo Nerio, il quale quando lo vidde la prima volta che
ritorn da' Cappuccini, cos mezzo sor-

*
Man. Palerm.: gia che... infermi in carattere distinto e marcato.
51
C. 16 SCRUPOLI DI CAMILLO

ridendo gli disse: A Dio Camillo, non te (*) dissi io che non fuste andato in quella Religione
perche ti sarebbe ritornata la piaga e non ci sareste (**) restato (***)? Con tutto cio (
sapendo che'l tutto haveva fatto a buon fine e per far maggior penitenza ) pure lo riceve
come prima nel numero de suoi figliuoli spirituali.

Ritorna lo scrupolo a Camillo di farsi Frate


di S. Francesco.

CAP. XVI

Non ostante che Camillo havesse visto tanti manifesti segni della divina volont, per li
quali si poteva chiaramente accorgere non volerlo nella Religione di S. Francesco, con (p.
37) tutto cio (pareva che fusse proprio arte et inganno del Demonio per impedire il
pensiero d'Iddio s'havesse possuto) pure si risvegliava in lui l'antico desiderio di ritornare
alla detta Religione per far penitenza, et adempire il voto. Per questo essendo nel sudetto
Ufficio di Mastro di casa, procur di ripigliar anco la terza volta l'habito de Cappuccini
facendone di nuovo instanza al medesimo Padre Fra Gio:Maria di Thusa ch'ancora durava
Procurator di Corte. Il quale sapendo che due volte di gia n'era stato vestito, non gli volse
piu concedere la gratia. Anzi per liberarlo affatto da quel scrupulo gli fece la seguente fede
authentica sottoscritta di sua mano, e segnata anco del suo suggello, dicendo cosi. Io Fra
Gio:Maria di Thusa Procurator di Corte de Frati Cappuccini faccio fede per la presente
come Camillo de Lellis di Bocchianico per una infermit incurabile ch'esso h in una
gamba, non essere atto alla nostra Religione; perche le nostre Constitutioni commandano
che questi tali non siano ricevuti nell'Ordine nostro. E per maggior certezza che questa
sua infermit sia incurabile, non solamente l'habbiamo inteso dalla sua bocca, ma
l'habbiamo isperimentato per due volte, ch'esso s'h vestito del nostro habito, dove gl'
stato bisogno uscire della Religione. Et in fede di cio ho fatta la presente, quale sar
sottoscritta di mia propria mano. Questo di 26. di Novembre 1580. nel luogo nostro di
Roma 69. Ma non contento di questo Camillo ricordandosi

*
Man. palerm.: non ti dissi in che nun fusse....
**
Man. palerm.: saresti.
***
Man. palerm.: A Dio... restato? tra lineette.
52
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

che'l suo voto f di farsi frate zoccolante tent anco un'anno dopo di pigliar quel habito nel
Convento di Aracoeli, da quali Padri similmente fu per (p. 38) la medesima causa ricusato,
et assoluto dal voto. Essendogli stata fatta una somigliante fede dal P. Fra Daniele
70
Soleduna lor Procuratore Generale data similmente in Roma alli 19. di Decembre 1581 .
Et in questo modo rest esso libero da quell'aspra tentatione, e scrupolo con che lo
tempestava, il Demonio di voler esser Frate di S. Francesco.

Del primo pensiero c'hebbe Camillo


d'instituir la Compagnia.

CAP. XVII

Ritrovandosi adunque Camillo nel sudetto stato di Mastro di casa, cresceva ogni giorno
71
piu in lui la charit verso l'infermi del suo Hospidale , pensando sempre come all'altezza
72
di questa santa virt, oltra tutte l'altre potesse pervenire . Sopra tutto haveva loro
grandissima compassione del patir che solevano tal volta fare per conto de' serventi
mercennarij, particolarmente quando essendo chiamati la notte non rispondevano, ne
correvano ad aiutargli, pensando non esser visti da nessuno. Ma lui piu delle volte
vigilando posta si metteva nascostamente fr i letti d'essi infermi, overo sentendogli dal
suo camerino chiamare vi correva subito lui riprendendo poi aspramente i serventi,
sottrahendogli anco il cibo per penitenza. E con tutto che detti huomini mercennarij fussero
tenuti da lui cosi vigilanti, nondimeno pur si accorgeva che non procedendo quella lor
servit da vero (p.39) amore, ma solamente dalla mercede, spesso al debito loro con
detrimento de poveri mancavano. Stando adunque egli una sera verso il tardi (che poteva
essere un'hora di notte) nel mezzo dell'hospidale soprapreso da queste considerationi gli
venne il seguente pensiero. Ch' tale inconveniente non si poteva meglio rimediare che
con liberare essi infermi da mano di quei mercennarij et in cambio loro instituire una
73 74
Compagnia d'huomini pij, e da bene , che non per mercede, ma volontariamente e per
amor d'Iddio gli servissero con quella charit et amorevolezza che sogliono far le madri
verso i lor proprij figliuoli infermi. Sovenendogli anco in questa prima intelligenza che detti
huomini pij (acci fussero per tali conosciuti dalla Citt) potevano portar alcun segno ne'
vestimenti, come a dire una Croce, o altra
53
C. 18 PRIMO COMPAGNO DI CAMILLO

75
simil cosa. Ritornato poi in se dalla sudetta consideratione propose col divino aiuto di
voler esser lui quello c'haveva da dar principio alla detta opera, volendo impiegarci tutte le
76
sue forze per farla riuscire. Occorse questo a Camillo l'anno 1583 . che f l'undecimo del
Pontificato di Gregori xiij. intorno alla santissima Assuntione di Maria sempre Vergine
d'Agosto. Nel qual primo pensiero (che f poi come una sbozzatura dalla quale N.S. Iddio
77
cav la Religione) non pens egli di far altro ch'una semplice Compagnia di secolari
quasi dell'istessi serventi pi charitativi per il suo proprio hospidale di S. Giacomo. Non
havendo alhora pensato nulla di far Religione, ne d'uscir dall'hospidale, ne di
raccommandar l'anime, ne di servir gli appestati, ne di visitar gli incarcerati. Alle quali cose
tutte and poi S.D. (p. 40) M.ta pian piano distendendo, e sollevando quel suo primo e
semplice pensiero secondo vidde cha poco a poco s'andava allargando le capacit del
suo intelletto.

De' primi compagni che seguirono Camillo.

CAP. XVIII

Da quest'hora in poi si pu dire che mai piu Camillo non dasse sonno, o riposo a gli
occhi suoi, stando sempre con la mente occupato nel sudetto pensiero. Faceva egli
caldamente instanza al Signore con orationi, lagrime, cilitij, discipline, e digiuni, che se
cosi fosse stata sua volont, volesse perfettionare in lui quanto haveva esso benegno
Signor incominciato. E mi ricordo havergli inteso dire piu volte che la fondatione di questa
pianticella gli costava peso di lagrime, e d'essere stato le notti intere con le ginocchia per
78
terra . Ma non volendo dal canto suo tener nascosto, e sotterrato il talento, cioe quella
scintilla di luce che gli era penetrato il cuore cominci subito a convocar operarij.
Scuoprendo l'animo c'havea d'instituir la Compagnia a certi Ufficiali et serventi dell'istesso
Hospidale, che lui per piu suoi confidenti et spirituali de gli altri teneva. Furono questi la
79
prima volta cinque, cioe Bernardino Norcino della Matrice Guardarobba , Curtio Lodi
80
Aquilano Dispensiero , Lodovico Aldobelli Untionario81, Benegno semplice servente 82
, et
ultimo di tutti il P. Francesco Profeta Sciciliano di Randazzo (p. 41) alhora Cappellano di
83
S. Giacomo . Questi tali essendo tutti huomini di gran bont risposero prontamente
volerlo seguire in vita et in morte, e stare al bene, et al male con lui. Con loro adunque
54
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

cominci Camillo a congregarsi ogni giorno insieme in una stanza del medesimo hospidale
ridotta da essi in forma di Oratorio. Dove havendovi drizzato un'altare, e postovi un
Crocifisso di rilievo fatto spese d'alcuni lor divoti facevano l'oratione mentale, la
disciplina, dicevano le letanie, e faceva lor Camillo alcun ragionamento spirtuale
essortandogli alla incominciata impresa. Finiti questi essercitij uscivano poi tutti insieme
come tanti serafini infiammati di charit a servire i poveri. Et in questo modo di vita senza
haversi mutato habito ma come si trovavano da secolari vestiti alcuni pochi giorni con
molto lor contento durarono.

Li Signori del Hospidale prohibiscono a Camillo


e compagni che non si congreghino piu insieme.

CAP. XIX

Non molto tempo dopo che loro havevano cosi incominciato a congregarsi (fusse pure
per grand'invidia del Demonio ch'antevedendo il frutto grande che poteva da quella
radunanza riuscire volesse subito spiantargli, overo avenisse pure per gran providenza
d'Iddio cha piu alti pensieri, et maggiore impresa gli chiamasse) occorse (p. 42) ch'un
certo huomo maligno del istesso Hospidale sdegnato che Camillo non havesse chiamato
anche lui all'Oratorio disse a' Signori Guardiani non so che falsit di loro, mettendogli in
sospetto quella lor radunanza come aspirasse ad impadronirsi del Hospidale. Del che
84
ingelositi quei Signori havendo fatto chiamar Camillo come capo de gli altri, et inventore
di quella novit, gli prohibirono espressamente che mai piu non si congregassero insieme
85
. Ordinandogli ancora che dismettessero subito l'Oratorio facendone levare alhora alhora
il Crocifisso con dirgli che volendo essi far oratione andassero alle Chiese delle quali
86
dicevano esserne molte in Roma . Della qual prohibitione non si pu dire quanto se
n'affliggesse Camillo, sapendo benissimo che lui non haveva mai machinato cosa alcuna
contra l'hospidale, onde f aspramente tentato quella volta d'abbandonar detto luogo et
andare servir in un altro. Ma accorgendosi poi quella poter essere persecutione del
Demonio seminator di zizania per suffocare quella poco di buona semenza da loro
incominciata a seminare si remesse in tutto alla divina volont. Pregandola instantemente
non volesse mancargli del suo aiuto, facendo anco nell'istessa sera levare il santissimo
Croci-
55
C. 20 IL CROCIFISSO APPARE A CAMILLO

fisso dall'Oratorio, e portarlo in camera sua. Erano alhora detti Signori Guardiani
Monsignor Cusano (che poi f Cardinale) Alessandro de Grandis, Ciantres de Leone, e
dell'altro non si ricorda il nome 87.

(p. 43)

Il Crocifisso appare a Camillo


confirmandolo nel buon proposito.

CAP. XX

88
L'istessa sera essendo andato Camillo a letto tutto pieno di rammarico per la
prohibitione sudetta, dopo haver consumato buona parte della notte in quel noioso
pensiero, al fine stanco di piu pensarvi s'addorment. Nel qual sonno parve lui di vedere
il medesimo S.mo Crocifisso dell'Oratorio portato la sera in camera sua che movendo la
sacratissima testa gli faceva animo consolandolo et confirmandolo nel buon proposito
d'instituir la Compagnia. Parendo a lui che gli dicesse: Non temer pusillanimo camina
89
avanti ch'io t'aiutar e sar con teco, e cavar gran frutto da questa prohibitione ;e
questo detto sparve la visione. Destatosi poi si ritrov il pi contento, e consolato huomo
del mondo con un proposito tanto fermo di star saldo nella incominciata impresa, che ne
anco tutto l'inferno pareva che lo potesse pi distornar da quella. Havendo poi reso infinite
gratie S.D.M.ta che l'havesse cosi consolato la mattina per tempo consol et confirm
anch'esso i suoi spauriti compagni. I quali per essere ancora soldati novelli nella militia di
Christo pareva che si fossero per la prohibitione passata del tutto abbattuti e persi.
Ripigliando adunque tutti cuore per la divina promessa cominciarono di nuovo a
congregarsi insieme, non gia palesemente in alcun Oratorio particolare, (p. 44) ma di
nascosto dentro la picciola Chiesa di S. Giacomo le chiavi della quale il P. Francesco
90
Profeta teneva come Cappellano di quella . Dove ( guisa de gli antichi christiani della
primitiva Chiesa quando fuggivano le persecutioni) nascostamente facevano le loro
orationi. E quando tutti gli altri di casa dormivano, e si riposavano, essi in cambio del
sonno e del riposo dicevano le letanie, et si facevano la disciplina.
56
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Camillo si risolve di fondar la compagnia fuor


dell'Hospidale e di abbracciar il servigio degli appestati.

CAP. XXI

Parendo a Camillo non poter fare cosa di buono congregandosi cosi di nascosto stava
alquanto confuso non sapendo in che cosa risolversi. Dalla qual confusione piacque al
Sig.r Iddio di liberarlo per mezzo d'altri servi suoi. Poi che solendo andar ogni festa far la
charit nell'Hospidale un certo suo conoscente pur penitente del B. Filippo chiamato
91
Marco Antonio Corteselli , con quello permise Iddio che Camillo un giorno
communicasse tutto l'animo c'haveva d'instituir la Compagnia. Raccontandogli anco
quanto gli era occorso con li Signori Guardiani, e dimandandogli parere sopra ci. La
risposta del Corteselli f che in quanto al pensiero d'instituire una tal Compagnia, ci gli
pareva riuscibile, e necessaria per li infermi. Ma in quanto (p. 45) al volerla fondare dentro
l'hospidale, che ci non gli pareva ne riuscibile, ne ispediente, non potendosi sperare cosa
92
buona dal fondare in casa d'altri, che sarebbe stato come un fondarla in aria . Per questo
lo consigli che si partisse dall'hospidale, et aprisse una casa nella Citt, dove ad ogni suo
beneplacito poteva poi dar principio alla sua opera. Al qual consiglio, come gli fusse stato
dato da Iddio, Camillo si attacc, e propose di farlo. Anzi tanto pi in quello si conferm,
quanto ch'essendo nella Domenica seguente ritornato il Corteselli all'Hospidale, di nuovo
93
gli disse che del suo pensiero n'haveva parlato anco col P. Francesco Maria Tarugi (che
poi f Cardinale) e che gli era piaciuto non poco. Anzi che quello haveva detto di piu che
se questa Compagnia fusse riuscita, poteva anco far molto frutto in tempo di peste. Il qual
ricordo non casc similmente in terra sterile, poiche havendoselo posto nel cuore Camillo
propose anco d'abbracciar il servigio dell'appestati come poi fece.

Camillo si risolve di farsi Sacerdote.

CAP. XXII

Andava pian piano N.S. Iddio illuminando la mente del suo servo Camillo disponendo
tanto suavemente l'ordine e progresso di questa fondatione che senza alcuna sua
industria ne sapere faceva che l'una intelligenza lo tirasse in cognitione dell'altra. Quindi
57
C. 23 CAMILLO SI FA SACERDOTE

proced che dalla sudetta risposta del Corteselli fece subito nascere in lui un'altro nuovo
(p. 46) pensiero molto pi importante del primo. Facendogli conoscere (gia c'haveva
stabilito di fondar la Compagnia fuor dell'Hospidale) che stand'esso cosi secolare, e laico
come si ritrovava alhora, mai non sarebbe stato seguitato da alcuno. Onde fece risolutione
di farsi quanto prima Sacerdote, di poi rinuntiar l'ufficio di Mastro di casa, e finalmente di
94
partirsi dall'Hospidale, e d'aprire la casa nella Citt . Con questa conclusione adunque
(parendogli di poter superar ogni difficolt confidato in quello che lo confortava) cominci
ad imparare la Grammatica da' primi rudimenti, facendosi dar lettione da un certo
95
Cappellano di S. Giacomo . Nel che anco apparve manifesta la divina providenza, poi
che essendo poco dopo morto questo Cappellano, N.S. Iddio gli ne providde subito d'un
96
altro Spagnuolo molto pi sufficiente del primo. Il quale con una sollecitudine grande gli
stava sempre appresso spronandolo, e quasi sforzandolo ch'imparasse, come fusse stato
illuminato di sopra che quel huomo rozzo doveva far qualche gran cosa nella Chiesa
d'Iddio. Onde non si puo dire quanta fatica e diligenza facesse Camillo in quel principio,
andando quasi continuamente cosi per le strade, come per l'Hospidale imparando la sua
lettione, non perdendo mai un tantino di tempo, ne scordandosi per mai dell'oratione e
della charit. Desiderando poi esso di far maggior profitto (ancora che fusse d'anni
trentatre non curandosi di sentir qualunque mortificatione per amor d'Iddio) and per alcun
97
tempo alle schuole della Compagnia di Gies nel Collegio Romano all'Infima. Dove
finalmente impar (p. 47) tanto ch'a lui parve essere sufficiente per passare al Sacerdotio
98
.

Camillo non havendo patrimonio per ordinarsi


trova che gli lo dona per amor di Dio.

CAP. XXIII

Essendo Camillo uscito dalla difficolt della scienza, si ritrov subito inviluppato in
un'altra maggiore non havendo patrimonio ne altro titolo necessario per ordinarsi. Poi che
con tutto che suo padre mentre visse havesse fatto sufficiente acquisto di buone facult,
nondimeno (si come anco avenne quasi di tutti coloro che si trovarono nel sacco della
Citt santa di Roma, come f lui) per
58
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

giusto giuditio d'Iddio nella sua morte appena lasci altra heredit a suo figliuolo che la
99
spada et il pugnale . Nel qual stato ritrovandosi Camillo privo d'ogni rifugio non sapeva
dove voltarsi eccetto alla santa oratione, et al Padre delle misericordie,
raccommandandogli la sua causa. Alle cui pietose orecchie pervenute le sue orationi
furono da quelle presto et benignamente essaudite. Poi stando esso una sera
passeggiando per il cortile del suo hospidale f sopragiunto da un grande huomo da bene
chiamato Fermo Calvi Romano fratello di Gio: Antonio Calvi conoscente e molto amico
d'esso Camillo. Col quale non havend'esso mai piu parlato, ma solamente conoscendolo
per fratello del sudetto Gio: Antonio accostatisi insieme per volont d'Iddio gli entr (p.
48) parlare del desiderio c'haveva di farsi Sacerdote, e dell'impedimento in che si ritrovava
non havendo il patrimonio. Accennandogli anco alcuna cosa del pensiero c'haveva
d'instituir la Compagnia per aiuto de' poveri. Alhora il detto Fermo doppo esser stato un
pezzo ad ascoltarlo (non ostante chalhora piovesse assai bene e che tutto si bagnasse)
non rispose altro se non che si confidasse in Dio perseverando nel buon proposito, perch
il Signore non gli haverebbe mai mancato, e con tal risposta si licenti. Giunto poi casa
esso Fermo ripensando meglio al desiderio di Camillo et al frutto grande che poteva fare la
sua Compagnia se fusse riuscita, inspirato dal Signore propose donargli esso detto
patrimonio. Onde ritornato il giorno seguente all'Hospidale (quando forse Camillo ad
ogn'altra cosa meno pensava ch' questa) per atto publico di Notaio gli fece donatione di
100
scudi cinquecento . Vedendosi adunque Camillo cosi largamente aiutato dalla pietosa
mano del Signore per mezzo di quel servo suo, rest come attonito non trovando quasi
parole da renderne le dovute gratie ne all'uno ne all'altro. Ma piu confuso rest quando
essendo andato da Giacomo Butio Notaio del Vicario per farlo consapevole della
donatione, rispose quello non bastare essortandolo per farsi donar anco cento scudi di
piu per constituire un patrimonio di scudi trentasei ogn'anno. Il che essendo stato da lui al
sudetto Fermo riferito, quello medesimamente senza alcuna replica altri cento scudi gli
101
don constituendogli un patrimonio di scudi trentasei ogn'anno in vita d'esso Camillo .
Che dalhora avanti pigli sempre piu animo di caminare avanti nella (p. 49) incominciata
impresa tenendo continuamente scolpita nel cuore la divina promessa fattagli dal
Santissimo Crocifisso. Nel tempo poi della Religione essendo fatto vecchio il detto
59
C. 24 DIFFICOLT SUPERATE DA CAMILLO PER ORDINARSI

Fermo che passava l'anno settantesimo, Camillo ricordevole di tanto beneficio lo tir in
ogni modo appresso di se. Facendolo fino al fin della vita governare e provedere d'ogni
cosa necessaria non solo per lui ma anco per un servidore che lo spogliava, vestiva, e
stava ad ogni altra sua requisitione e comando 102.

Camillo per gratia di Dio supera un'altra


difficolt per ordinarsi.

CAP. XXIV

Ritrovato il patrimonio, et ottenuta l'Estratempora che in tribus diebus festivis si potesse


ordinare, pass anche per l'esame di Roma. Essendogli toccato in sorte di dichiarar la vita
di S. Nicolo Vescovo di Mirra huomo che f tanto nella charit segnalato, del quale Camillo
103
era particolarmente divoto . Non mancando poi altro che ordinarsi, and una Domenica
104
per tempo accompagnato dal P. Francesco Profeta in S. Giovanni Laterano per pigliar
la prima Tonsura. Ivi essendo meglio reviste le sue dimissorie da Giacomo Butio f
ritrovato che vi mancavano alcune clausole necessarie. Il che era avvenuto per
mancamento di coloro che gli havevano spedite, e mandate dette lettere dal paese. Onde
f costretto per quella mattina ritornarsene senz'alcuna ordinatione. Del che rest (p. 50)
esso alquanto tribolato, parendogli che sarebbe stata cosa lunga andar esso in persona,
overo mandar altri fino in Bocchianico per supplire quel mancamento. Ma mentre egli
cosi ansioso ritornava da S. Giovanni non era ancora giunto all'Amphiteatro di Tito hoggi
volgarmente detto il Coliseo che piacque a quel benegno Signore (che suole asciugar le
lagrime de suoi servi prima che da gli occhi caschino) il consolarlo. Infondendo nel cuor
105
suo una speranza tanto viva e certa che gli fece tener per sicuro che non sarebbe
passato quel giorno che lui per qualche stravagante via sarebbe uscito da quell'affanno si
come avenne. Poi che essendo giunto all'Hospidale, e postosi ingenocchioni (conforme
era suo solito quando ritornava di fuori) avanti il S.mo Crocifisso che stava sopra l'altare
106
dell'Hospidale mentre con amoroso sguardo gli raccommandava questo negotio,
volgendosi indietro vidde entrar dentro un cert'huomo di Civita di Chieti conoscente di suo
padre e di tutti i suoi. Il quale essendo poco prima andato in Roma per alcuni suoi negotij
andava in quel giorno di festa vedendo l'antichit, e non
60
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

sapendo che vi fusse Camillo era entrato cosi a caso, o piu tosto mandato da Dio per
veder l'Hospidale. Parendo adunque Camillo di conoscerlo tutto pieno di stupore e
maraviglia and ad incontrarlo et essendosi finalmente riconosciuti per paesani dopo
molto tempo che non s'erano visti Camillo gli spieg il suo bisogno. Rispose quello
prontamente non solo poter esso far detta testimonianza, ma anco poterla far fare da
un'altro paesano Sacerdote che pur in Roma si ritrovava. Del che tanto piu consolato
Camillo andarono (p. 51) senza dimora ritrovarlo, et andati poi tutti tre da Giacomo Butio
supplirono nell'istesso giorno al mancamento delle dimissorie con rendere Camillo infinite
gratie S. D. M. 107.

Camillo sordina Sacerdote, e vien fatto Cappellano


della Chiesa della Madonna de' Miracoli.

CAP. XXV

Ordinato poi Sacerdote nella Chiesa di S. Giovanni Laterano celebr la sua prima messa
alli x. di Giugno 1584. di Domenica che f la terza della Pentecoste nella picciola Chiesa
108
vecchia di S. Giacomo dell'Incurabili proprio nell'altare della Madonna . Del che ne
riceverono non poco contento i suoi compagni e divoti; molti de' quali nella detta prima
messa volsero ricevere il santissimo corpo del Signore dalle sue mani, particolarmente
Fermo Calvi. Il quale nell'istesso primo giorno che Camillo celebr gli don anco un Calice,
un Messale, tre pianete di diversi colori con tutti gli altri paramenti necessarij al Sacerdote
per la celebratione della santa Messa. Pochi giorni dopo li medesimi Signori Guardiani
dell'Hospidale havendo gran contento che'l loro Mastro di Casa si fusse fatto Sacerdote in
segno di gratitudine lo fecero Cappellano d'una lor picciola Chiesa chiamata la Madonnina
109
de' Miracoli posta vicino la Porta del Popolo . La cui santa e miracolosa imagine f
qualche tempo dopo dal Cardinal Salviati trasferita nella (p. 52) nuova Chiesa di S.
Giacomo da lui sontuosamente fatta edificare. E non fu senza providenza del Signore che
nella fabrica di cosi sontuoso tempio non andasse per terra quella picciola Chiesa et Altare
dove Camillo la sua prima Messa celebr; volendo forse che restasse in piedi per eterna
memoria di lui. F questa Chiesa della Madonnina oltre modo cara Camillo stimando
potere in quella commodamente dar principio alla sua Compagnia 110.
61
C. 26 CAMILLO D PRINCIPIO ALLA SUA CONGREGAZIONE

Camillo si parte dallHospidale, e nella sudetta


Chiesa della Madonnina da principio alla sua Compagnia.

CAP. XXVI

Giunto Camillo al Sacerdotio non gli mancava altro che rinuntiare l'Ufficio di Mastro di
casa, e partirsi dall'Hospidale con buona gratia di quei Signori. Il che teneva per molto
difficile non solo per conto suo, ma anco per conto di Bernardino, e Curtio, ma piu per
conto di Bernardino. Il quale essendo da tutti tenuto come il sustegno di quell'Hospidale
era per la sua molta bont oltre modo caro Monsignor Cusano alhora uno de' sudetti
Signori. Onde tenevano per certo dovergli grandemente dispiacere la sua partita. Ma
111
confidati in Dio determinarono romperla affatto col mondo, e farla da huomini valorosi
restando tra loro d'accordo nel seguente modo. Che Camillo, e Curtio (per andar (p. 53) al
paese ad ispedir alcune lor facende) fussero i primi a dimandar licenza. Quali ritornati poi
in Roma non dovessero andar piu all'Hospidale, ma al sudetto luogo della Madonnina,
dove Bernardino similmente dovesse andar subito ritrovargli. E che il P. Francesco
Profeta ancor lui dopo haver ispedite alcune sue liti, dovesse medesimamente andar
subito ritrovargli in qualunque luogo si fossero. Gli altri dui, cioe Lodovico Aldobelli e
Benegno non si trovarono con loro in questo tempo, essendo Lodovico gia stato fatto
Priore dell'Hospidale di S. Giovanni Laterano dove f mandato da Camillo pregato cosi da
quei Signori Guardiani, e Benegno essendo gia uscito dall'Hospidale per giusta causa.
Fatto adunque questo accordo comparendo in Magistrato Camillo e Curtio dimandarono
licenza; quale (pensando quei Signori che dovessero retornare) gli f da loro non senza
difficolt concessa. Et alhora Camillo si sgrav destramente dell'Ufficio di Mastro di casa
pregando quei Signori che non sapendo esso nulla di certo del suo ritorno si volessero in
tanto provedere d'un altro. Andati poi in Abruzzo tornarono dopo certo tempo in Roma
nella Chiesa della Madonnina, dove anco and subito Bernardino ritrovargli, et unirse
con loro con molto contento di tutti tre. F fatta questa unione da loro nel principio di
Settembre 1584. nell'ultimo anno del Pontificato di Gregorio xiij nel qual tempo si pu dire
che Camillo dasse vero, e non interotto principio alla sua Compagnia. Poi che nel giorno
112
della Nativit della Santissima Vergine esso diede l'habito Bernardino (p. 54) e Curtio
mettendogli sottane,
62
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

e mantelli negri lunghi fino mezza gamba. Facendogli anco rinchiudere i collari delle
camiscie come anch'esso haveva fatto fin dal primo giorno c'haveva cominciato ad
ordinarsi, senza mettersi croce, ne altro segno vestimenti. Nel qual modo adunque
(essendo nata la nostra Congregatione al mondo insieme con la santissima Vergine)
113
cominciarono tutti tre ad andare ogni giorno all'Hospidale di Santo Spirito . In quello
cibavano essi gli infermi, gli rifacevano i letti, gli nettavano le lingue, gli facevano le
proteste, gli raccommandavano l'anime, e finalmente gli essortavano alla patienza, et al
pigliar bene i santissimi Sacramenti con fargli ogn'altra sorte di charit possibile. Facendo
essi questo con amor tanto grande che pareva certamente non servissero ad huomini
mortali, ma al proprio Christo come fusse stato infermo et impiagato in quei letti. Restando
delle sudette lor charit non poco edificati e maravigliati quanti gli vedevano.

Camillo si piglia il suo Crocifisso dall'Hospidale,


e se lo porta alla Madonnina.

CAP. XXVII

Non voglio passar sotto silentio in questo luogo una pietosa attione che fece Camillo
verso il suo Santissimo Crocifisso che gli era apparso la notte della sua tribolatione in S.
Giacomo, consolando, et confirmandolo nel buon proposito. (p. 55) E f c'havendo dato
l'habito alli sudetti suoi compagni, si ricord d'haverlo lasciato nella sua propria stanza
114
dell'Hospidale, onde pens d'andarlo pigliare, e portarlo alla Madonnina. Ma
parendogli difficile impetrarlo da quei Signori per essere restati alquanto rammaricati di lui
per la sua partenza, confidato in Dio, and senz'altra licenza prontamente all'Hospidale,
dove alla presenza di molti ingenocchiato in terra havendogli prima baciate le sante piaghe
gli disse: Signore benche io sia indegno che l'alta, e soprana maesta vostra venghi ad
habitar con me huomo vilissimo; nondimeno sapendo quanto sempre havete pratticato
volentieri con peccatori, e publicani per convertirgli a voi, son risoluto di portarvi alla casa
della Vergine vostra madre, dove stanno anco gli altri miei poveri compagni, e servi vostri.
Pero priego ardentemente la vostra molta piet ad haver per bene quanto f, et non
isdegnar questo mio pronto et acceso desiderio. Il che detto non ostante che quella
63
C. 28 IL B. FILIPPO RICUSA DI CONFESSARE CAMILLO

santa imagine fusse molto grande con tutto il monte dove stava ficcata la Croce se la pose
in braccio, e port alla Madonnina di mezzo giorno per la publica piazza, andando esso
115
molto devotamente, e con la testa scoperta . Onde f tale questa sua pietosa attione
che tutti cosi quelli che stavano alle botteghe, come quelli che l'incontravano
s'ingenocchiarono in terra battendosi il petto, et adorando quel santo et amoroso segno
della nostra redentione. Anzi molte donne che stavano alle finestre vedendolo cosi
passare si chiamavano l'un l'altra dicendo (p. 56): Venete venete a vedere il P. Camillo
116
che si porta il suo Crocifisso alla Madonnina . Il quale quello ch'al presente si vede
sopra l'Arcotrave della nostra Chiesa della Madalena di Roma che Camillo volse portare
dovunque and ad habitare in memoria di quella sua dolorosa notte, e dolce visione da me
raccontata di sopra 117.

Monsignor Cusano riprende Camillo perche sia uscito


dallHospidale, et il B. Filippo per la medesima causa
ricusa di piu confessarlo.

CAP. XXVIII

Accorgendosi Monsignor Cusano del nuovo modo di vita che Camillo Bernardino, e
118
Curtio hevevano incominciato tenere parendogli d'essere stato ucellato da loro,
particolarmente vedendo che l'Hospidal di S. Giacomo pativa molto per la loro partenza,
concep grandissimo sdegno contra Camillo, come quello c'havesse disviati gli altri. Per
havendolo una volta incontrato nel cortile dell'Hospidale, gli fece publicamente un'aspra
riprensione, caricandolo d'acerbe parole, e di molte minaccie se non si fusse astenuto per
119
l'avvenire di disviar gli altri serventi. Anzi parendogli poco questo , and anco ad
accusarlo al B. Filippo suo Confessore, dicendogli che non solo Camillo haveva
abbandonato l'hospidale, ma anco che n'haveva tirato con seco i migliori Ufficiali di quello
con grandissimo detrimento (p. 57) de' poveri. Il che tutto diceva haver fatto per essersi
posto in testa, e dato in un humore di voler fare una certa sua Compagnia di baia che cos
120
la soleva esso chiamare. In somma f tale, e tanto criminale questa accusa che'l B.
Filippo per far vedere al Cusano che lui non haveva parte alcuna nelle cose che Camillo
faceva (particolarmente per hevergli piu volte detto che si levasse da questo pensiero di
fondar la Compa-
64
VITA DEL P, CAMILLO DE LELLIS

gnia, per essere huomo idiota, e senza lettere che non sarebbe stato atto, ne sufficiente
governar gente congregata insieme) lo licenti dalla sua confessione. E per amor suo
licenti anco Bernardino e Curtio perche lo seguivano, dicendogli che si trovassero altro
Confessore. Del che non si conturb punto Camillo, ringratiando sommamente Iddio
c'havesse permesso (per fare maggior prova di lui) che fino al Padre spirituale gli fusse
contrario. Rispondendo humilmente al B. Filippo ch'accettava volentieri la mortificatione,
pregandolo a non maravigliarsi di quanto faceva, perche lui si sentiva tirato interiormente
come per forza a far altro che ad attendere se stesso solamente. Per questo non
volendo essi star senza alcun Padre spirituale assegnato, elessero per lor Confessore il
Padre Ottaviano Cappelli della Compagnia di Gies. Il quale havendogli amorevolmente
accettati gli confess per qualche tempo, cioe fin che Camillo cominci a ricevere de'
Sacerdoti, e Confessori nella sua Compagnia 121.

(p. 58)

Camillo e Curtio gravemente s'infermano.

CAP. XXIX

Pareva che S. D. M.ta in quel principio volesse far particolar prova della molta patienza,
e perseveranza di Camillo non lasciandolo mai senza alcuna tribulatione, o altra benigna
visita del Cielo. Per questo subito che furono cosi mortificati e licentiati dal B. Filippo,
Camillo, e Curtio gravemente si infermarono. Il che non avenne per altro se non per le
molte fatiche, mal mangiare, e mal dormire che facevano dormendo essi sopra le stuore,
per non haver ancora tanta possibilit da comprarsi i materazzi non havendo ancora altro
che due schiavine che'l medesimo Fermo Calvi gli compr. E parte ancora per la mala
qualit dell'aria in che detta lor Chiesa si ritrovava, stando quella sopra la riva del Tevere
dove ordinariamente soleva essere una densissima nebbia. Con tutto cio ne anco di
questo si isgoment Camillo, anzi sopportando patientemente il male, rendeva del tutto
gratie al Signore che lo facesse di tanti favori degno. Confortando anco Curtio ad haver
nella sua infermit patienza. Dicendogli che N. S. Iddio per haveva mandato loro dette
infermit, acci che fatti essi buoni e perfetti maestri nel patire, sapessero poi con pi
charit e compassione
65
C. 30 CAMILLO SI STABILISCE IN VIA DELLE BOTTEGHE OSCURE

servire e compatire a loro prossimi infermi. Ma perseverando il male, e non havendo essi
nella Madonnina alcuna commodit furono (p. 59) costretti Camillo d'andarsi a curare
nell'Hospidale di S. Giacomo, cioe nella sua propria stanza, c'haveva quando era Mastro
di Casa, dove pur da quei Signori (ricordevoli della sua gran bont) f fatto diligentemente
governare, e Curtio similmente nell'Hospidale di S. Giovanni nella propria stanza del Priore
lor antico fratello che con estrema charit lo raccolse. Essendo restato solamente sano
quel buon vecchio di Bernardino che con ardentissimo amore quando l'uno, e quando
l'altro andava visitare. Finalmente essendo poi guariti per misericordia d'Iddio ancorche
si sentissero molto fiacchi, ritornarono subito nondimeno nella lor Chiesa della Madonnina,
ripigliando di nuovo il lor incominciato instituto d'andar ogni giorno due volte all'Hospidale.
Non guardando ne pioggia, ne vento, ne fango, ne qualunque altra malignit di
tempo. Passando tanto poveramente la vita che contentissimi si tenevano quando del pan
cotto nella semplice acqua potevano havere che loro istessi, ritornati dall'Hospidale, si
cocevano 122.

Camillo lascia la Chiesa della Madonna e piglia


la casa delle Botteghe Oscure.

CAP. XXX

Continuando tuttavia fargli grandissimo nocumento quell'aria, deliber Camillo partirsi


dalla sudetta Chiesa della (p. 60) Madonnina, e trovar alcun altro luogo in miglior sito, cioe
piu dentro l'habitato di Roma. Havendo adunque ritrovata una casa conforme esso
desiderava nella strada che si dice delle Botteghe Oscure 123 presso alla Chiesa di S.
Stanislao, non sapeva come fare per firmarla non havendo alhora i danari necessarij per
anticipare il semestre, essendo la pigione di quella scudi cinquanta l'anno. Ma confidato in
Dio (nella cui antica promessa sempre confid assaissimo) parl di questo bisogno ad un
suo conoscente, chiamato Pompeo Baratello Lombardo. Il quale restando molto edificato
del grande animo che scorgeva in Camillo di voler spuntare una cosa tanto difficile,
com'era fondare una Compagnia in Roma per aiuto de poveri, promise pagar lui detta
pigione. Anzi per inanimirlo pi e per far che la sua elemosina tanto fosse piu grata al
Signore quanto
66
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

piu fosse stata pronta, postasi subito mano in tasca nel mezzo della strada gli cont alhora
alhora trenta scudi in mano, acci anticipasse il semestre. Col quale aiuto (che da Camillo
f stimato piu ch'un Tesoro) doppo haver rese infinite gratie al Signore, et al sudetto
Pompeo, ferm la casa, dove and ad habitare nel principio di Gennaio 1585.124 non
essendo piu che lor tre, cioe esso Camillo, Bernardino e Curtio 125,

(p. 61 )

Camillo comincia a ricevere suggetti


e della providenza del Sig.re in mantenergli.

CAP. XXXI

Tosto che furono andati nella casa delle Botteghe Oscure frequentando essi ogni giorno
l'Hospidale si sparse di ci la fama per Roma, onde molti cosi Sacerdoti, come Laici d'ogni
qualit s'incominciarono ad aggregarsi con loro. La maggior parte de quali (per esser
l'instituto difficilissimo, e molto ripugnante al senso versando quello circa morienti et altre
infermit contagiose) o morivano, ritornavano indietro. Restandone solamente alcuni
pochi di buone forze, et di miglior spirito inimici del proprio senso, e desiderosi di morire
nelle pazze, et in qualunque altro luogo infetto per amor d'Iddio. Essendo questi tali d'ogni
natione, quali tutti Camillo accettava volentieri senza tante diligenze lasciando che
l'instituto istesso ne facesse la prova. Uno di quelli ch'entr primieramente in questo tempo
126
f Biasio Oppertis Siracusano , del quale h voluto farne particolare mentione qui
perche nel progresso di questa historia bisognar molte volte nominarlo. Erano poi tutti
questi largamente sostentati dall'elemosine del sudetto Pompeo, il quale s'era cos verso
loro affettionato che oltre pagarli il fitto di Casa haveva anco dato ordine ad un Fornaio che
dasse loro quanto pane volevano. Et esso ancora oltre di ci quando diece, e quando
venti scudi donava loro, acci si provedessero ne' bisogni. In fine pareva (p. 62) proprio
che N. S. Iddio havesse fatto nascere a posta detto huomo per aiuto di quel principio. La
charit del quale era in tant'alto grado di perfettione ascesa che piu volte disse
Bernardino che quando lui fosse mancato il modo d'aiutargli che prima haveria venduto
quanto haveva per loro, e poi si saria posto servir altri, overo sarebbe andato ta-
67
C. 32 DELLA RACCOMANDAZIONE DELLE ANIME AGONIZZANTI

gliar legna al bosco, e del suo salario, o guadagno gli haverebbe sostentati. Solendo dir lui
che faceva ci per esser questa una Compagnia d'huomini tali c'haverebbono adempito
nel mondo quelle cose che mancavano della passion di Christo. Essendo poi mancato
quest'aiuto per esser andato fuor di Roma Pompeo (o pur fusse per altra causa ch' me
non nota) la divina providenza che gia gli haveva presi sotto l'ali della sua protettione
subito gli ne providde d'un altro. Poi che essendosi infermato di febre un certo Mauritio
Mazziero del Papa conoscente di Bernardino ottenne per mezzo suo da Camillo d'esser
fatto curare e governare in Casa. Il quale per la molta charit che vidde essergli usata da
quei buoni fratelli mentre stava male, don loro quattro luoghi di monti che gli vendessero,
127
e se n'aiutassero, de quali Camillo ne cav subito circa scudi seicento . Oltre di ci
essendo poi detto Mauritio passato miglior vita gli lasci anco heredi di tutto il restante
della sua robba che non f di poco aiuto in quel principio di fondatione. Lasciando
particolarmente Bernardino per la grande affettione che gli portava, la sua propria mazza
128
d'argento, il prezzo della quale f anco nella cassa commune riposto . Con tale aiuto
adunque mantenne (p. 63) Camillo la Compagnia fin al tempo che f dalla santa Sede
Apostolica confermata, quando f lor concessa facolt d'andar cercando elemosina per
Roma.

Della raccomandatione dell'anime agonizanti fuor


de gli Hospidali e come f introdotta nella Compagnia.

CAP. XXXII

Ancorche la prima intentione di Camillo nel fondar la Compagnia fosse stata solamente
129
per servigio dell'Hospidale di S. Giacomo ; nondimeno l'intentione di S. D. M.ta (di cui
proprio far delle cose picciole grandi) si vidde poi essere molto maggiore della sua senza
alcuna comparatione. Havendogli solamente in quel primo pensiero concesso tanto lume
d'intelligenza quanto vidde che delle sue deboli forze si poteva alhora mandar ad effetto.
130
Volendo poi essa infinita bont per mezzo di questa Congregatione rimediar anco
bisogni grandissimi della Christianit, non facendola per mai uscire da cose che non
fossero tutte alla primiera intentione conformi et appartenenti. Il che quanto sia vero, si
potrebbe al parer mio per dui soli argomenti dimostrare. E primo se
68
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Dio non havesse voluto altro da Camillo che l'aiuto solamente dell'Hospidale di S.
Giacomo, e diciamo anco di tutti gli altri Hospidali del mondo, con liberar essi infermi da
mano de (p. 64) mercennarij, gia s' visto che quel suo primo pensiero sarebbe stato
vano, e frustatorio per la prohibitione fattagli subito da quei Signori. La qual anco senza
dubio gli poteva esser fatta da tutti i Signori de gli altri Hospidali, stando questo in tutto, e
per tutto fondato nelle loro libere volont. Li quali se tutti si fossero risoluti per alcun
sospetto, o altra evidente ragione a non conceder gli detti Hospidali, ne a cacciare i lor
mercennarij, in tal caso dimando io che arte; e che mestiero sarebbe stato di questa
Compagnia? Onde bisogna concedere che N. S. Iddio non voleva quello solamente da
Camillo. Secondariamente si pu anco conoscere l'istesso dalle molte variet che in
pochissimo tempo si fecero nella medesima fondatione non gia da alcuno de suoi
compagni, ma da esso proprio Camillo. Poi che se vogliamo descendere ad alcuna cosa in
131
particolare, certo che lui nel primo suo pensiero non pens altro che fondar la
132
Compagnia dentro l'Hospidale, et Iddio gli pose tali impedimenti avanti che la fece
fondare fuori nella Chiesa della Madonnina. Esso pens di farla di semplici secolari, et
133
Iddio dispose che si empisse poi di Chierici, e Sacerdoti, e che lui fosse il primo ad
ordinarsi. Esso pens di fare una Compagnia sciolta, e senza alcun Voto che la ligasse, et
134 135
Iddio dispose che tra poco tempo fosse fatta Religione con voti solenni. Esso pens
di liberar l'infermi da mano de mercennarij che gli servivano solamente nelle cose
corporali; et Iddio vedendo che questo era poco, e quasi basso pensiero volse ch'essi
infermi fossero (p. 65) anco liberati da mano de ministri spirituali, il che era di molto
maggior bisogno nella Christianit. Esso pens di fondarla solamente per (*) aiuto de gli
infermi di S. Giacomo dove non si curavano altri che infermi di piaga, et Iddio volse che
servisse anco per gli hospidali de febricitanti e feriti. Esso non pens d'aiutar gli appestati,
et incarcerati, et Iddio fece che lui abbracciasse anco questo aiuto. E finalmente esso non
136
pens d'aiutar gli agonizanti che morivano per le case private de Cittadini, et Iddio lo
spir, anzi (per dir cosi) lo sforz furia di popolo ad accettar anco questa grandissima
impresa come sopra tutte l'altre al mondo necessaria. Non potendo i soli Parrocchiani
attendere tant'anime, alle quali

*
Dopo per stato aggiunto sopra la riga aiuto de .
69
C. - 32 - DELLA RACCOMANDAZIONE DELLE ANIME AGONIZZANTI

pareva che solamente questo aiuto mancasse. Vedendosi chiaramente che N. S. Iddio
l'haveva proviste di moltitudine infinita di Religiosi che tutti alla salute di quelle per diverse
strade attendevano. Ma tutti ordinariamente pareva che gli aiutassero nel tempo della vita,
e della sanit. Volse adunque in questi ultimi tempi quando approssimandosi tutta via il
mondo al suo ultimo fine provedergli anco d'una Congregatione che dovesse per particolar
instituto aiutargli anco nel tempo delle loro infermit e morte. Havendo riserbata
quest'ultima impresa alla Congregatione di Camillo introducendosi in quella nel seguente
modo. Tra l'altre opere di charit ch'esso Camillo e compagni facevano nell'Hospidale di
Santo Spirito, una era aiutar a ben morire coloro che stavano nel fine della vita
confortandogli, e dandogli animo in quell'ultimo (p. 66) e spaventoso passo della morte.
Era questa sorte di charit oltre modo ammirata et osservata da quanti per detto
Hospidale passavano. Trattenendosi molti non solo per veder morire gli agonizanti, ma
anco per sentire quegli ultimi ricordi che da' nostri gli venivano dati. Si divolg per Roma la
fama di questo, onde molti cosi nobili come ignobili, Prelati, e d'ogni sorte di generatione
(particolarmente i forastieri delle Camere locande) cominciarono chiamargli anch'essi
137
per i morienti delle lor case private . Alle quali dimande non potendo contradir Camillo
per la gran necessit che di ci esso vedeva (potendo benissimo dir lui in questo caso,
138
Voce di popolo, voce d'Iddio) inspirato dal Signore abbracci anco detta impresa
unendola et incorporandola col suo primiero spirito, et instituto. Ordinando che dalla sua
Congregatione (si come piu distesamente appare nelle Bolle Pontificie) cos di giorno,
come di notte si dovesse dar aiuto detti morienti fuor de gli Hospidali. E per gratia del
Signore s' ritrovato essere d'infinito giovamento per la salute dell'anime. Anzi opera e
charit tale che meritava fin dal principio della Chiesa che ne fosse stata instituita una
particolar Religione piu grande, piu famosa, e piu piena d'huomini letterati di qualunque
altra.
70
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

(p 67)

Camillo impone il nome alla sua Compagnia.

CAP. XXXIII

Essendo poi alli x. d'Aprile 1585.passato a miglior vita la felice memoria di Gregorio xiij.
gli successe nel sommo Pontificato il Pontefice Sisto Quinto creato Papa alli 24.d'Aprile
del medesimo anno 139. Nel principio del qual Pontificato vedendo Camillo che la sua
Compagnia andava ogni giorno crescendo, particolarmente intendendo che molti cittadini
come forastieri desideravano sapere chi loro fossero e come si chiamassero, pens esser
bene anzi necessario imporgli alcun nome per farla meglio conoscere e distinguere
dall'altre Congregationi. Unito adunque un giorno con tutti suoi compagni che ancora non
potevano arrivare al numero di dodeci propose loro questo suo pensiero. I quali doppo
haver fatto molto discorso sopra ci spinti dalla loro gran charit verso gli Infermi (che da
loro erano tenuti in conto di Signori e Padroni) havevano quasi risoluto di chiamarsi li Servi
delli infermi. Ma sovenedoli poi che nella Chiese d'Iddio vera una Religione chiamata de'
Servi per non cagionar confusione cessarono da quel parere. Ricordandosi poi Camillo
che nel Santo Evangelio si faceva piu volte mentione del nome di Ministro per imitar Giesu
Christo
nella santa humilt si contentarono d'esser chiamati li Ministri delli Infermi. Col qual nome
d'alhora in poi f sempre chiamata la Congregatione (p. 68) essendosi fino a quel tempo
chiamata la Compagnia del Padre Camillo. Sentendosi poi dire questo tal nome per Roma
non essendo quello ancora ben inteso, i fanciulli quasi per dispreggio gli chiamavano
Ministri dell'Inferno. Il che non puot senza particolar instigatione del Demonio avvenire.
Non potendo esso superbo spirito sopportare ch'una razza d'huomini cosi diversi usciti
cosi stravagantemente al mondo, e chiamati di nome cosi basso dovessero poi fargli tanta
guerra, e levagli con l'aiuto d'Iddio tant'anime dalle mani. Procurava adunque il maligno e
faceva ogni suo sforzo che fossero abborriti per non fargli particolarmente chiamar all'aiuto
de' morienti (il che sopra tutte l'altre cose gli dispiaceva) come loro fossero stati piu tosto
Ministri dell'inferno, e di dannatione che di salute.
71
C. 34 - CAMILLO SCRIVE ALCUNE REGOLE

Camillo scrive alcune regole da osservarsi


in casa e ne gli Hospidali (*).

CAP. XXXIV

Ritrovandosi la Congregatione nello stato sudetto piu tosto alquanto confuso che n,
desiderando Camillo ordinarlo piu che fosse stato possibile pose in carta due Regole una
da osservarsi in casa, e l'altra ne gli Hospidali. Esponendo chiaramente nella prima quanto
si doveva osservare da coloro ch'abbracciavano il suo instituto. Dichiarando (p. 69)
doversi vivere in Povert, Castit, Obedienza, et in perpetuo servigio delli Infermi
ancorche appestati, ma non per Voto, con altre cose necessarie che qui per brevit non
racconto. In quella de gli Hospedali fu esso alquanto men chiaro, anzi cosi scarso di
parole che difficilmente si puote mai cavare, ne penetrare la sua intentione. Solamente
leggendosi dette Regole, et arrivandosi ad alcuna di loro che non si intendeva ne
pratticava alhora facendola esso passare, soleva dire, Regola futura (*). E perche in
questo principio tutti vivevano in santa semplicit, et humilt, non pensandosi mai alcuno
che si dovesse far altra mutatione circa il modo di servire alli infermi di quello che si teneva
alhora, andando, e tornando da gli Hospedali, mai alcuno non lo dimand che cosa
volesse significar quella parola Regola futura (**). Et esso pensandosi dall'altro canto che
fusse bene intesa mai non si cur d'esplicar la sua mente come bisognava. Tenendo per
sicuro che sempre i suoi Religiosi sariano stati pronti seguir la sua volont in ogni tempo
che gli fusse stata dichiarata. Ma non avenne cosi nel tempo della Religione, quando
volendo esso mutare l'antico modo di servire all'infermi ritrov tante difficolt che si disput
almeno sei anni sopra questo punto. Il che certo non saria mai avenuto quando la sudetta
Regola fosse stata alquanto piu chiara, e non cosi oscura. Ma (***) bisogna dire che ci
avenisse per gran permission d'Iddio, poi che se lui si fusse in questo principio esplicato
senza dubbio (alle difficolt che si scoprirono poi) poteva essere che o tutti, o la maggior
parte havessero abbandonata la Compagnia. Overo (p. 70) che pochissimi ne fussero
entrati per l'avvenire, particolarmente Sacerdoti e persone d'alcuna qualit e dot-

*
Man palerm.: Regole fatte dal P. Camillo.
*
Man palerm.: Regole fatte dal P. Camillo.
**
Man. palerm.: Regola futura in maiuscolo e sottoscritta.
***
Man. palerm.: In margine: Controversia insorta sopra la Regola.
72
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

trina. Anzi poteva essere ancora (il che sarebbe importato molto piu) che quella non fusse
stata mai approvata per Religione, e cosi restando sciolta per ogni minima borrasca, e
vento di contrariet poteva andare in pericolo di rompersi, et andare traverso. Ma io non
voglio entrare piu dentro nel pelago di questi divini giuditij essendo bastato solamente a
me l'haver tocco questa materia per non lasciar indietro cosa ch'alla verit della Historia
appartenghi.

Bernardino primo compagno di Camillo


passa miglior vita.

CAP. XXXV

Poco tempo doppo che furono scritte le Regole, Camillo rest privo de' suoi dui primi
compagni, cioe Bernardino, e Curtio. Questi essendo andato per infermit, e con buona
licenza d'esso Camillo al paese per mutar aria, dove stato circa due anni ritorn poi alla
Congregatione; e quello essendo passato miglior vita. Ma perche Bernardino f huomo
di tanta bont che da tutti per publica voce e fama era tenuto in concetto di Santo, mi
piace raccontar qui alcuna cosa di quelle solamente, che l'istesso Camillo e Curtio
m'hanno raccontato di lui. Stette adunque detto Bernardino prima che si accompagnasse
con Camillo per molti anni nell'Ufficio di Guardarobba (p. 71) dell'Hospedale di S. Giacomo
in Roma; ma nella sua giovent fece il mestiero di portar legna in Ripetta con la Barella.
Nel qual essercitio benche stasse tutto il giorno occupato non per questo perdeva mai
l'oratione mentale, ne tampoco l'interna unione con Dio. Poi che con tutto che stasse
continuamente nel mezzo di tanta gente quanta sol esser sempre nel sudetto luogo di
Roma per esservi quasi tutto il traffico delle legna, esso nondimeno teneva sempre l'anima
sua riserrata nell'interno del suo cuore adorando, e contemplando il suo Signore. Era
solito di star nell'oratione mentale dal suono dell'Ave Maria della sera insino alla mezza
notte quando suonava il Mattutino nella Chiesa d'Aracoeli riposandosi poi fino all'altro
segno dell'Ave Maria che suonava la mattina in S. Rocco. Nella qual hora infallibilmente si
levava, et andava al suo essercitio per guadagnarsi il pane. Molte volte gli avenne
nell'oratione di restar cosi ingenocchiato tutta la notte poi che aggravato dal sonno per la
molta stanchezza del giorno si addormentava, ritrovandosi poi la mattina tutto freddo cosi
addor-
73
C. 35 - BERNARDINO PRIMO COMPAGNO DI CAMILLO

mentato in terra con la corona in mano. E non ostante che'l suo povero corpo fusse tanto
macerato dalle fatiche con tutto cio esso (*) pur andava ogni giorno aggiungendoli nuovi
140
castighi di discipline, e di digiuni che soleva far spesso, dando poi parte del suo
guadagno poveri. F sopra modo patiente in sopportar le ingiurie, raccontando di lui
Mauritio Mazziero del Papa (di cui sopra facemmo mentione) che portando un giorno la
legna in Ripetta, urt per disgratia con la Barella un certo Cortegiano che passava, il quale
sdegnato di ci senza alcuna (p. 72) discrettione gli diede un terribile schiaffo, essendo
molta gente presente. Per la qual percossa Bernardino (come alhora alhora volesse far le
sue vendette) lasciata la Barella in terra corse appresso detto huomo, aspettando tutti
che dovesse menar le mani. Ma giunto alla sua presenza, in cambio di vendicarsi, come
mansueto Agnello se gli ingenocchi avanti pregandolo instantemente con queste parole:
Gia che m'havete dato uno schiaffo per gusto vostro, datemene un'altro per gusto mio,
porgendogli l'altra mascella conforme al Santo Evangelio. Del che confuso quel cortegiano
and via tutto pieno di confusione e vergogna. Frequent per ispatio di quarant'anni i
santissimi sacramenti, e vidde alcune volte visibilmente nell'Hostia sacrosanta il fanciullino
141
Gies . Del che essendo poi morto ne fecero fede i suoi Confessori. F per un tempo
molto tentato sopra il misterio della Santissima Trinit non potendo capire col suo basso
intelletto in che modo il Padre eterno generasse il suo coeterno figliuolo. Onde per questo
non poche penitenze fece andando anco spesse volte alle sette chiese, pregando
caldamente il Signore che lo volesse da cosi gran tentatione liberare. Dalla quale
finalmente f esso da S.D.M.ta liberato apparendogli nel sonno in forma d'un bellissimo
vecchio tutto bianco, dalla cui bocca usciva fuori un bellissimo fanciullino piu bello assai
che tutte le faccie Angeliche; per la qual visione mai piu non f di somigliante materia
tentato. Era lui un vecchio tanto allegro, e di natura cosi gioconda che con la presenza
sola consolava gli infermi, co' i quali hebbe sempre un'ardente charit, (p. 73) ne mai dal
suo primiero spirito, e fervore si raffredd. Haveva similmente nel parlar tanta dolcezza
142
che impetrava quanto voleva dalle persone . Habitando ancor la Congregatione nella
casa delle Botteghe Oscure, prima che Camillo ne anco pensasse di procurar la Chiesa
della Madalena ogni volta

*
Dopo esso stato aggiunto sopra della riga pur.
74
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

ch'esso Bernardino (*) passava per avanti a detta Chiesa, diceva al compagno, fratello
questa Chiesa sar nostra. Anzi teneva esso questo tanto certo ch'una volta passandovi,
e trovandola serrata, disse
al compagno: ingenocchiamoci qui in mezzo la strada et facciamo un poco d'oratione
questa gloriosa santa, perche lo spirito mi dice ch'ad ogni modo questa Chiesa sar
nostra, e cosi poi (**) f. Quando lui era giovanetto, e che si part dal paese la prima volta
per andare in Roma, non havendo danari stava trattenuto e dubbioso se doveva partire,
n. Nel che pareva che gli parlasse una voce nel cuore dicendo: esci da questa terra, e
camina che trovarai un scudo per strada e cosi f che non camin egli trenta passi che lo
143
trov . Desider molto di veder la Congregatione approvata dalla Santa Sede
Apostolica, ma non gli f concesso, poi che giunto all'anno cinquantasei e pieno di molte
opere buone alli 16.d'Agosto 1585. armato de' santissimi Sacramenti pass al Signore
nelle mani del P. Camillo. Havendo prima che passasse essortato caramente i suoi fratelli
alla perseveranza, assicurandoli che lui gli haverebbe giovato piu morto che vivo. F
144
sepolto nella Chiesa del Gies havendo procurato cio il P. Ottaviano Cappello,
c'havendolo (p. 74) confessato per qualche tempo, oltra tutti quelli che lo conoscevano, lo
predicavano, e tenevano in concetto di Santo, com' stato detto di sopra145.

Papa Sisto Quinto conferma la Compagnia


con Breve Apostolico.

CAP. XXXVI

Per (***) l'accrescimento d' suggetti ch'andavano ogni giorno entrando nella Compagnia
entr anco Camillo in scrupolo di non poter piu vivere tanti congregati insieme senza la
benedittione, e beneplacito del Sommo Pontefice. Ma non havendo egli amist tale con
alcun Cardinale, o altro Prelato, per mezzo del quale potesse far porgere questo suo
desiderio al Papa, raccommandava caldamente il negotio al Signore. Dal quale f
benignamente essaudito come in tutte l'altre sue dimande quando manco vi pensava. Poi

*
Man. palerm.: In margine: Profetia del Fr. Bernardino.
**
Man. palerm.: poi omesso.
***
Man. palerm.: In margine: 9-X-1714.
75
C. 36 SISTO V CONFERMA LA COMPAGNIA

146
che passando egli un giorno per il palazzo de Muti (dove alhora habitava la buona
memoria del Cardinal Mondovi) vidde per volont d'Iddio che detto Cardinale era disceso
fin alla porta del suo palazzo ad accompagnare un'altro Ill.mo Cardinale, com' solito farsi
da quel sacro Collegio. Nel qual incontro parve Camillo che il Mondovi fusse un
147
vecchietto molto allegro, e lo giudic al proposito per il suo bisogno . Onde senza
haverlo mai piu visto, ne conosciuto, con la sua confidenza in Dio (p. 75) and cosi
all'improviso a parlargli. Al quale havendo dato breve raguaglio del suo instituto con
mostrargli anco le regole ch'appresso di se si ritrovava, lo preg finalmente che volesse
aiutar quel debole principio con dirne una parola al Pontefice per la sua confirmatione.
Della cui semplicit edificato il Cardinale (non havendolo ne anco esso mai piu visto, ne
conosciuto) lo dimand s'haveva alcuno che lo conoscesse in Roma, e che gli potesse
dare cognitione di lui. Rispose Camillo di si nominando alcuni Signori Romani e
particolarmente Virgilio di Crescenzo, e Patritio Patritij. Alhora soggionse il Cardinale che
bastava fargli parlare da questi dui Signori, che del resto non haveria mancato d'aiutarlo. Il
che essendo stato fatto da quei Signori con haver data ottima informatione di lui, rest il
148
Cardinale sodisfattissimo, anzi molto ammirato ch'un huomo idiota, e senza lettere
149
havesse dato principio ad un'opera cosi necessaria per il mondo ; onde tra pochi giorni
ne parl al Pontefice Sisto Quinto. Il quale edificato della buona fama che gia n'era sparsa
per Roma, e sperando anco che dovesse far molto frutto per l'avenire, lod molto quel
buon principio, e commise il negotio alla sacra Congregatione de Regolari. Nella quale
(intervenendovi anch'esso Mondovi) doppo essere stato essaminato molto, e ventilato
150
(non ostante che il Cardinale Santa Severina contradicesse molto) finalmente per gratia
d'Iddio pass e f concluso. Dicendosi che questa Compagnia meritava la confermatione
Apostolica per essere applicata all'opere di charit cosi dentro (p. 76) gli hospidali, come
intorno a' morienti delle Citt. Onde essercitandosi quella in una nuova sorte d'Instituto
molto differente dall'altre, non era soverchia come diceva il Cardinal Santa Severina, anzi
degna che fusse dalla santa Sede abbracciata, e confirmata. Del che essendone stata
151
fatta relatione al Pontefice dal Cardinal Sans Capo della Congregatione Sua Santit
152
con Breve Apostolico dato alli 18. di Marzo 1586. nei primo anno del suo Pontificato
approb, e conferm la Compagnia che da qui avanti chiameremo con nome
76
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

153
di Congregatione , che cosi anco esso Pontefice la chiam nel Breve. Dando in quello
facolt a Camillo, e compagni di poter vivere congregati insieme sotto la Povert, Castit
et Obedienza, e servigio de gli infermi ancorche appestati non gia per forza di voti ne
154
semplici ne solenni, ma volontariamente . Volendo che dalla Congregatione si dovesse
155
elegere un Superiore che fusse Sacerdote da durare nell'Ufficio tre anni solamente .
156
Concedendogli anco licenza di poter andare cercando elemosina per Roma . Ordinando
finalmente che le regole di questa Congregatione si dovessero essaminare et approbare
dal Protettore, senza per assegnarli alcun Protettore particolare.157. Ma Camillo dal hora
in poi sempre tenne il Cardinale Mondovi non solo come Protettore, ma anco come vero,
et amorevole Padre di tutta la Congregatione.

(p. 77)

Camillo vien eletto Superiore della Congregatione.

CAP. XXXVII

158
Confermata la Congregatione Camillo per essecutione del Breve Apostolico ordin
che si eleggesse il Superiore. Onde tutti congregati insieme d'accordo, e senza nessuna
discrepanza per voti secreti elessero il medesimo Camillo in Prefetto Generale della
Congregatione. Il che f alli 20. d'Aprile 1586. F questo Ufficio accettato da lui per la
carestia de' suggetti ch'alhora vidde nella Congregatione, che perche esso degno se ne
giudicasse. Anzi per far vedere che quella nuova Superiorit non haveva punto alterato
l'antico animo suo di voler esser sempre il minimo di tutti, cominci subito con nuovo
fervore a darsi tutto al dispreggio di se stesso, strapazzandosi, e facendo ogni altro piu vile
essercitio di casa. Particolarmente havendosi posta una bisaccia in spalla insieme con un
159
altro Sacerdote chiamato Ruggiero Inglese furono i primi ch'andarono alla cerca del
pane per Roma. Nella qual prima uscita non portarono altro in Casa ch'un solo pane
intiero, et alcuni altri pochi piccioli tozzetti. Essendo loro in quel principio non poche volte
dalla plebe e polo sbeffati burlandosi di loro per non vedergli pane nelle bisaccie
parendogli ch'andassero cosi spensierati perdendo vanamente il tempo per Roma. E
faceva 160 il Demonio parergli tanto grave questa mortificatione, ch'una volta Horatio
77
C. 38 - UDIENZA DI SISTO V A CAMILLO

161
Porgiano uno de' nostri cercanti casc in impatienza (p. 78), e f aspramente tentato di
partirsi dalla Congregatione per essergli stato detto per burla da un Sarto, se voleva
cambiargli un pane casareccio con un'altro di piazza. Del che si pigli tanto incontro e
vergogna, che se un certo vecchio da bene non l'havesse tirato dentro la sua bottegha et
consolatolo con buone parole, et essempi, esso senza dubbio quella volta si perdeva la
vocatione.

Il Pontefice Sisto Quinto desidera vedere Camillo


e gli dona facolt di portar la Croce vestimenti.

CAP. XXXVIII

Non solo in quel principio la buona memoria del Cardinale Mondovi si mostr amorevole,
et affettionato di Camillo, ma anco altri personaggi di conto, uno de' quali f il Cardinale
Sans. Il quale quando fece relatione al Pontefice di quanto era stato concluso nella sacra
Congregatione, gli lod, e commend tanto caldamente questo Instituto insieme con la
bont del fondatore che gli fece venir voglia di vedere e conoscere quest'huomo. Del che
162
essendo stato avisato Camillo dal Sans per mezzo di Monsignor Cassano , and subito
a ritrovar il Pontefice nel Vaticano. Dove havendogli baciato i piedi con parole piene di
molta semplicit gli disse che lui era Camillo servo inutile di cui indegnamente s'era servito
Iddio per fondar quella Congregatione ch'ultimamente era stata dalla Santit sua
confermata. Del che era andato (p. 79) rendergline infinite gratie, et a sottometterla
alhora per sempre a suoi santi piedi, e de suoi successori, et quella Santa Sede
Apostolica. Rispose il Pontefice che lo vedeva e conosceva volentieri e con suo contento,
163
promettendo che nell'occorrenze gli haverebbe sempre aiutati, e favoriti . Nella qual
benigna risposta confidato Camillo prese ardire di dimandargli gratia di poter cosi lui come
tutti gl'altri della sua Congregatione portar una croce di panno Leonato sopra la sottana, e
mantello per maggior distintione tra essi, e gli altri Chierici Regolari. Al che di buona voglia
acconsent il Pontefice dicendo esser ragionevole che si come l'instituto era differente da
gli altri cosi ancora l'habito fusse differente, onde ordin che gli ne facesse memoriale.
Quale essendo stato fatto e da Camillo a sua Santit appresentato f da quella alla
medesima sacra Congregatione de Regolari commesso. Dove havendo Camillo pre-
78
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

sentata la forma, e misura della Croce che desiderava portare dipinta in un foglio di carta
f similmente tal dimanda giudicata necessaria. E per con un altro Breve Apostolico datto
alli 26. di Giugno 1586. f data facolt a Camillo, e compagni di portare la Croce 164.

(p. 80)

Camillo e compagni si mettono la croce all'habito,


e vanno otto di loro in S. Pietro per esser meglio conosciuti.

CAP. XXXIX

Tre giorni doppo che gli f concesso il Breve della Croce, cioe nella festivit de' gloriosi
Prencipi de gli Apostoli Pietro, e Paolo, Camillo per divotione di detti Santi Apostoli se la
pose alla banda destra della sottana, e mantello. Dandola similmente tutti gli altri suoi
compagni ch'alhora si trovavano nella Congregatione. Anzi per esser meglio conosciuti
(non vergognandosi di confessar Christo nella presenza de gli huomini) andarono l'istesso
giorno otto di loro nella Chiesa di S. Pietro. Della qual vista non si pu dire quanta
maraviglia ne prendesse il popolo, non havendo mai piu visti tali crocesegnati in Roma.
Onde facevano varie congietture di loro, altri dicevano ch'erano Giesuiti venuti dall'Indie, et
altri dal Santo Sepolcro, e non mancarono anco di quelli, che per dispreggio i cavalieri del
sasso gli chiamarono. Ma di ci essi non curandosi per amor di Dio per mezzo di tanta
calca giunsero in San Pietro. Dove (*) Camillo con tutto il cuore non solo offr se stesso
S. D. M.ta et detti Santi Apostoli, ma anco tutto quel picciolo grege che al Padre celeste
165
era compiaciuto di dargli. E perche molti curiosi desiderano sapere la cagione perche
Camillo si ponesse detta Croce alla banda destra e non alla sinistra come si suole portare
da (p. 81) gli altri. Rispondo brevemente, che cio fece egli non gia per alcuna singolarit,
ma solamente per maggior distintione, et per farla piu apertamente vedere, e per impedire
affatto che non si potesse ascondere, ne coprire col mantello. Aggiungo di piu che ci non
avenne senza particolar providenza del Signore per render i nostri piu spaventosi, e
formidabili Demoni. Poi che tutti gli altri Religiosi, Signori, e Cavalieri che alla sinistra

*
Man. palerm.: In margine: Croce del nostro habito perche alla parte destra.
79
C. 40 - DEL GIURAMENTO CHE SI FACEVA DELLA COMPAGNIA

la portano, la portano come arma defensiva, e quasi scudo per defender se stessi da' colpi
e tentationi de nemici infernali. Ma la Congregatione nostra havendo per particolar instituto
d'aiutar l'anime nell'ultima battaglia e conflitto della morte, la porta alla banda destra come
spada tagliente, et arma offensiva per vincere e superare i Diavoli capitalissimi inimici di
cosi potente segno. Il quale benche nel principio che f visto nostri parve che gli fusse
rimproverato per dispregio, nondimeno poco doppo f loro cagione di tanta riverenza che
molti cosi huomini come donne non si potevano contenere nel mezzo delle strade di
baciarla, e di toccarla con le corone per la gran divotione che gli portavano. Anzi molte
persone ancora nobili e d'ogni conditione la cominciarono a portar secretamente nel petto
come signacolo sopra il cuor loro, e come fascicolo di mirra in memoria della santa
passione. Il che sia detto maggior gloria d'Iddio e confusione del Demonio.

(p 82)
Del proposito e giuramento che si faceva
quando si pigliava detta Croce.

CAP. XL

Non subito ch'alcuno entrava nella Congregatione se gli dava la detta Croce, ma doppo
esser stato molto bene isperimentato nelle virt, e sopratutto nella mortificatione della
propria volont, ne gl'Uffici bassi di casa, e ne ministerij dell'infermi passato un'anno, o
minor tempo, a giuditio di Camillo, gli era concessa con le seguenti solennit. Doppo
essersi celebrata la messa e fatta la S.ma Communione (quando per hebbero Chiesa,
perche nella casa delle Botteghe Oscure si dava privatamente) andava quel Padre, o
fratello che la doveva ricevere, et ingenocchiatosi avanti il S.mo Sacramento con voce alta
et intelligibile faceva prima un certo buon proposito, che cosi lo solevano chiamare
dicendo nel seguente modo. Onnipotente Iddio creator mio, misericordia mia, e padre del
mio Signor Gies Christo, gratie infinite vi rendo, perche per vostra bont vi sete degnato
di chiamarmi al vostro santo servigio. Et io per amor vostro quivi nella presenza della
vostra divina maest, e di tutta la Corte del Cielo con tutto l'affetto del cuore, e dell'anima
mia propongo d'osservar Castit, Povert, et Obedienza, et di servire a' i poveri infermi
vostri figliuoli e miei fratelli, tutto il
80
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

tempo della mia vita con la maggior charit ch'io potr aiutato dalla vostra divina gratia. E
per questo vi priego per l'amore col quale mandaste (p. 83) il vostro figliuolo al mondo
morire per l'humana generatione (il quale ci disse ch'era venuto mettere fuoco in terra, et
che non voleva facesse altro che ardere) che sempre tenghiate il cuor mio acceso del
fuoco di questo amore senza mai estinguersi, acci ch'io possa perseverare in questa
santa Opera, e perseverando pervenire alla celeste gloria per poter ivi con li vostri eletti
godervi, e lodarvi in eterno. Amen. Il che fatto se gli portava il Messale aperto avanti dove
ponendo le mani faceva il seguente giuramento: Signor mio Gies Christo per il
grandissimo desiderio che tengo d'osservare questo santissimo Proposito, e per armarmi
contra le tentationi future, Io giuro alla vostra divina presenza, e di tutta la Corte del Cielo
sopra il santo Evangelio, ch'ogni volta ch'io determinassi di partirmi dalla Congregatione (il
che Dio non permetta mai) avanti ch'io parta di star prima ritirato in una stanza per alcuni
giorni secondo che'l Superiore mi conceder. Et ivi raccommandarmi alla vostra divina
Maest, e far poi tutto quello che trovar essere piu espediente per la salute dell'anima
mia. Et (*) sic me Deus adiuvet, et haec sacrosancta Iesu Christi Evangelia. Qual
giuramento finito Camillo gli poneva dette Croci cantando in tanto gli altri Padri e fratelli le
parole di Gies Christo. Qui vult venire post me abneget semetipsum, et tollat crucem
suam, et sequatur me. Rispondendo l'altro choro quell'altre di S. Paolo, Mihi autem absit
gloriari nisi in Cruce Domini nostri Iesu Christi, per quem mihi mundus crucifixus est, et
ego mundo; con altri versetti simili et appropriati. Rendeva poi Camillo le gratie con le
solite orationi, et si congratulavano (p. 84) poi finalmente tutti col nuovo fratello, tenendolo
come Professo, e si chiamavano d'indi in poi questi tali i Padri, o fratelli della Croce.

Camillo ottiene la Chiesa della Madalena,


dove v ad habitare con la Congregatione.

CAP. XLI

Parendo Camillo che la sudetta casa delle Botteghe Oscure non fusse piu al proposito
per la Congregatione, delle Botteghe Oscure non essendo in

*
Man. palerm.: Questa frase in latino e la seguente sono sottolineate.
81
C. 41 - CAMILLO OTTIENE LA CHIESA DELLA MADDALENA

quella ne Chiesa ne Oratorio per celebrar le messe (andando essi per questo
166
mancamento a celebrarle fuori nelle Chiese vicine cioe nella Chiesa del Gies di S.
Stanislao, et di S. Lucia, che si dice alli Mattei dove anco sepelivano i lor fratelli morti)
determin ritrovar altro luogo piu commodo, e piu capace, e sopra tutto che vi fusse
Chiesa. Havendo adunque pensato molto sopra ci, et anco dato occhio sopra molte
Chiese di Roma, finalmente passando un giorno per la Madalena (che f nella vigilia di
detta Santa) v'entr dentro per guadagnar l'Indulgenza. E mentre faceva in quella alquanto
di oratione, gli venne pensiero che detta Chiesa sarebbe stata al proposito per lui. Onde
167
raccommandando questo suo desiderio ad essa Santa che volesse favorirlo, e
secondarlo, si part con animo di dimandarla, e cosi fece, e gli riusci, havendola ottenuta
168
dalla Venerabile Archiconfraternita del Confalone (p. 85) della quale era il dominio,
essendo alhora Guardiani di quella Monsignor d'Avila, Paolo Mattei, Carlo de Massimi et
169
Ulisse Lanciarini . Nel che f aiutato e favorito Camillo dalla Signora Felice Colonna sua
divota, e parente del sudetto Carlo de Massimi. E ben vero che gli f concessa con alcune
conditioni alquanto dure, alle quali dalla necessit costretto acconsent non potendo far di
meno. Havendo poi esso dalla medesima Compagnia pigliate pigione alcune case
170
contigue alla detta Chiesa, v'and ad habitare circa il mese di Decembre 1586 . La qual
casa poi per gratia del Signore fu la madre di tutte l'altre case della Religione. Dove
essendo andato Camillo tra poche settimane si un con lui il P. Francesco Profeta uno de
171
suoi primi compagni, si ordin Sacerdote Biasio Oppertis sub titulo patrimonij , et entr
anco nella Congregatione il P. Paolo Cornetta Romano buon Theologo e dottissimo in
172
tutte le tre famose lingue Hebraica, Greca, e Latina . Ritorn anco qui nella Madalena
Curtio Lodi che per infermit era andato al paese conforme stato detto di sopra.
173
Havendo adunque Camillo Chiesa vi fece mettere subito un Confessionario dove
174
faceva publicamente confessare il P. Francesco Profeta. Et esso Camillo ancora per
molto tempo ascolt le confessioni di tutti i Padri e fratelli di casa, ma conoscendosi poi
per huomo troppo scrupoloso lasci affatto di farlo 175.
82
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

(p 86)

Della morte di dui fratelli che l'uno chiama l'altro.

CAP. 42

Ne' primi tempi che si and ad habitare nella Casa della Madalena, occorse nella morte
di dui fratelli una cosa degna da esserne lasciata alcuna memoria. Stando per passare
miglior vita un fratello chiamato Luigi Francese giovanetto di poca et, ma di molta
perfettione, mentre stava nell'ultima sua agonia, sollevando gli occhi suoi al cielo, come
vedesse alcuna visione de santi diceva: S. Andrea chi verr con me, sar forse Giacomo?
Alhora il fratel Giacomo Martinelli ch'era presente, et era suo infermiero gli disse: chi
Giacomo, sono forse io? Rispose Luigi: cosi , tu sei quello, per st preparato perche tra
pochi giorni habbiamo da ritrovarci insieme in un medesimo luogo: et questo detto pass.
Sepolto poi Luigi, and Giacomo al P. Paolo Cornetta narrandogli quant'era occorso. E
perche lui soleva leggere spesso i Dialoghi di San Gregorio, gli f dal P. Paolo risposto
cos: Fratello tu sai benissimo quanti di questi essempi si raccontano nel libro de Dialoghi
che tu sei solito a leggere cosi spesso, per faresti bene preparati per la morte, gia che
Luigi tuo compagno t'h chiamato. Alhora rispose Giacomo: sia fatta sempre la divina
volont, stando esso alhora tanto sano che mai s'era sentito migliore. Ma abisso de
divini giuditij, non pass mezza settimana ch'esso Giacomo s'ammal, e tra pochi giorni
molto (p. 87) contento e con stupor di tutti mor. Il quale essendo stato sepolto nella
medesima fossa di Luigi, ma discosto l'un dall'altro, alcuni mesi doppo volendovi seppelir
un altro fratello, trovarono che li sudetti dui cadaveri s'erano accostati insieme uscendo
176
grand'odore da quella sepoltura . E si pu tener per certo che S.D.M.ta con questa
maraviglia volesse farci vedere quanto gli fusse grato consigliare, e tirare alcun'anima al
suo santo servigio, come haveva fatto Luigi tirando con modo stravagante Giacomo alla
Congregatione. Poi che essendo questi dui giovanetti compagni nel secolo, Luigi entr
nella Congregatione restando Giacomo fuori. Il quale non havendo altra commodit (per
esser stato rubbato ritornando da Pistoia sua patria) procurava di star padrone. Lo
scontr una volta Luigi per Roma e lo dimand come stava, rispose quello star alquanto
travagliato per non trovar padrone. Sog-
83
C. 43 - CAMILLO ISTITUISCE UNA SEGRETA CONGREGAZIONE

gionse questo Luigi: ti contenti tu ch'io te ne ritrovi uno? rispose quello di s. Alhora (non
sapendo Giacomo dove si andasse) Luigi lo men con seco Camillo pregandolo che lo
volesse ricevere nella Congregatione, dicendo Giacomo; fratello ecco ch'io t'h ritrovato
Gies Christo per padrone, te ne contenti tu? Finalmente essendo poi stato ricevuto fecero
la sudetta riuscita, e furono veri compagni in vita et in morte, et anco nella santa gloria
come piamente per le loro molte virt, e buon' opere possiamo sperare.

(p 88)
Camillo instituisce una secreta Congregatione
per suo aiuto nel governo,

CAP. 43

Pochi giorni doppo che successe il transito de sudetti dui fratelli, vedendo il P.
Francesco Profeta Confessor di Camillo quanto era cosa importante che quei principij di
fondatione si fussero buttati bene e con prudenza, consigli ad esso Camillo che sarebbe
stato bene anzi cosa molto sicura per la sua conscienza se si fusse contentato di far
eleggere alcuni per suo aiuto nel governo. Piacque questo aviso Camillo et havendo alli
9. di Maggio 1588. fatto congregare tutti di casa (quelli per che portavano la Croce) fece
far elettione d'alcuni che furono i seguenti. Il P. Francesco Profeta, P. Paolo Cornetta, P.
Biasio Oppertis, Gio: d'Adamo, Franceso (sic) Lapis, Damiano Perugino, Horatio Porgiano,
Angelino Brusa, e Curtio Lodi. Facendosi poi dal sudetto Capitolo un decreto per il quale si
ordinava che questi tali nominati insieme con esso Camillo (ciascuno con Voto decisivo la
maggior parte vincendo) dovessero trattare, e risolvere tutte le cose pertinenti al buon
governo della Congregatione. Col qual modo di conseglio segreto (somigliandosi quasi ad
un picciolo Senato, dal quale deriv poi la Consulta, et il governo Aristocratico nella
Religione) f per molto tempo governata la Congregatione, cioe fin all'anno che f fatta
Religione, congregandosi ogni settimana due volte, (p. 89) e scrivendosi dal Segretario
tutte le deliberationi, che si facevano 177.
84
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Camillo va a fondar casa in Napoli.

CAP. 44

Cominciandosi ad incaminar bene le cose della Congregatione il Dottor Mira spagnuolo


178
(che f poi Vescovo di Castello mare) andava quasi ogni giorno dir Messa nella
nostra Chiesa della Madalena, il che f cagione ch'egli pigliasse molta amist con Camillo.
179
Questo Dottor Mira ritrovandosi poi in Napoli tratt col P. Alessandro Burla Sacerdote
Piacentino e persona di gran bont che procurasse di far andare questa Congregatione in
detta Citt, assicurandolo che vi sarebbe stata di grandissimo giovamento. Promise quello
di farlo, e per cosi lui come il Dottore cominciarono far molta instanza Camillo per
lettere che si volesse conferire fino in Napoli per abboccarsi insieme sopra ci. Camillo
180
essendovi andato ritrov che'l P. Alessandro era cascato gravemente infermo, onde
non essendosi possuto effettuar cosa veruna se ne ritorn in Roma. Guarito poi il P.
Alessandro scrisse e supplic di nuovo Camillo che volesse ritornare menando seco
alcuni altri per la fondatione. Promettendo che lui gli haverebbe fatto ritrovar ogni cosa in
punto, com'era casa, letti, et ogn'altra cosa necessaria per dodeci, mandandoli di pi
cinquanta scudi fino in Roma (p. 90) per il viaggio. Deliberatasi adunque l'andata in
Consulta f anco eletto per Superiore di questa fondatione il P. Biasio Oppertis. Non
mancando poi altro che partirsi andarono Camillo e Biasio a dimandar la benedittione al
181
Cardinal Mondovi tenuto da loro come Protettore. Il quale havendogli concesso quanto
desideravano doppo havergli dati alcuni ammaestramenti, prohib solamente loro che non
dicessero lui essere lor Protettore, dicendo non haver ancora Breve di ci. Il che non disse
il Cardinale forse perche non gli amasse di cuore, ma per non sapere ancora che riuscita
doveva fare la Congregatione. Del che parve che se n'affligesse alquanto Camillo, ma
Biasio (licentiati che furono) lo consol dicendo: Padre non si pigli V.P. alcuna afflittione di
questo, perche non tanto adesso pare che il Cardinale habbi una mezza vergogna d'esser
tenuto nostro Protettore, quanto dobbiamo sperare in Dio che se ne glorier un giorno. Il
che poi si verific quando nel tempo della morte esso Cardinale lasci herede la Religione
di molte migliaia di scudi dicendo nel suo testamento: Lascio herede la Congregatione de
Ministri delli Infermi della quale io son Protettore. Con tal risposta
85
C. 45 - ASTINENZA E DISCIPLINA DEL VENERDI

182
adunque consolato Camillo andarono in Napoli con altri dodeci compagni dove
giunsero alli 28. d'Ottobre 1588. giorno de' gloriosi Apostoli Simone, e Giuda. Habitando in
quel principio in una casa preparata loro dal sudetto P. Alessandro nella strada di S.
183
Giovanni a carbonara . Dalla quale cominciando essi a frequentar ogni giorno gli
184
Hospidali (e poco doppo da un'altra chiamata di Santa Maria d'Agnone ) (p. 91) si venne
a dar principio quella fondatione 185.

Camillo ritorna in Roma e della astinenza,


e disciplina del Venerd.

CAP. 45

Essendosi poi Camillo trattenuto pochi giorni in Napoli havendo lasciato Superior di
quella casa il P. Biasio, esso in Roma se ne torn alli ij di Novembre. Ivi considerando lui
non essere ancora nella Congregatione introdotta alcuna sorte d'astinenza fuor de soliti
digiuni commandati dalla Santa Chiesa, essendo esso molto divoto della Santa Croce, e
passione giudic bene in memoria di quella instituir anco alcun altra penitenza di pi. Per
questo havendo conferito il tutto nella Segreta Congregatione, fu alli 25. (*) del medesimo
fatto decreto (senza per obligo di peccato ma solamente di pena) ch'ogni Venerdi si
dovesse da tutti i suoi Religiosi fare la disciplina, et astinenza la sera186. Nel tempo poi
della Religione col consenso de' Capitoli Generali il medesimo Camillo and temperando,
e limitando le sudette cose eccettuandone alcuni giorni dell'anno. Non volendo cosi
strettamente obligare i suoi Religiosi a simili sorte di penitenze havendo riguardo alle
molte fatiche che loro cosi di giorno come di notte facevano sopra li infermi. Non
prohibendo per ch'alcuni di buone forze non ne potessero fare dell'altre maggiori sempre
per con licenza del Superiore, o del Padre spirituale. Havendo li nostri per gratia di (p.
92) Dio pi tosto bisogno di freno, che di sprone.

*
Man. palerm.: In margine: 1588 25 nov.
86
VITA DEL P. C AMILLO DE LELLIS

Camillo di nuovo va in Napoli, e ritorna in Roma


dove minaccia il castigo di Iddio sopra un novitio
che ritorn al secolo come poi si verific.

CAP. 46

Nel principio di Febraro 1589. (*) fu necessitato Camillo ritornare in Napoli, dove
havendo ritrovato molti giovani che desideravano entrare nella Congregatione, ne ricev in
una mattina dodeci. Quali tutti ritornando esso in Roma men in sua compagnia dandogli
ivi l'habito alli 3. di Marzo del sudetto anno; uno de' quali f quello che scrisse poi per la (**)
187 188
presente sua vita .Ma perch tra li sudetti vi f anco un giovanetto chiamato
189
Francesco Addimando , al quale avenne poi un caso notabile dignissimo di pianto non
voglio preterirlo qui per essempio e spavento de gli altri Novitij. Giunto questo figliuolo in
Roma f vestito con gli altri ma con tanto dispetto di suo padre che ne f per morire. Il
quale non ostante che nel primo giorno che si partirono da Napoli gli corresse dietro in
posta fino Cascano, dove non havendo alhora fatto niente, and di nuovo in Roma nella
Pasqua di Resurrettione. Ivi havendogli parlato di nascosto gli seppe tanto predicare e dire
che finalmente lo vinse et (p. 93) essort a ritornare al secolo, havendolo particolarmente
vinto per havergli fra l'altre cose promesso che ritornato in Napoli subito gli haverebbe
dato per moglie una certa bellissima giovane della quale sapeva esserne stato fieramente
innamorato al secolo. And per questo il Novitio a dimandare i panni Camillo, il quale
maravigliandosi della sua subita mutatione non si pu dire quanta diligenza facesse, e
quanti ricordi gli dasse per non farlo partire. Ma stando quello ostinato si risolse finalmente
Camillo di lasciarlo andare. Ma che? prima che lo licentiasse desiderando almeno atterrirlo
con le minaccie doppo haverlo un pezzo guardato in viso quasi stupendosi della sua
190
ostinatione essendo molti de' nostri presenti gli disse queste parole: Hors fratello gi
che tu sei risoluto di tornare al secolo, et d'ingannare Iddio che t'haveva cavato dal mondo,
e ridotto in porto di salute io ti fo intendere (e nota bene questo ch'io dico) che se tu ritorni
al mondo farai mala fine,

*
Man palerm.: In margine: V. al libro primo stamp. cap. 22 dove vi q. cap.
**
Dopo la cancellato sua.
87
C. 46 - CAMILLO A NAPOLI

e morirai per mano della giustitia, e nota bene il giorno, et il luogo dove t'ho detto queste
parole. Il che havendo detto lo mand via dicendo anco suo padre ch'era presente che
lui haverebbe havuto poco contento di quel suo figliuolo. Occorse questo Camillo
all'ultimo di Marzo 1589 (*) di Venerdi Santo. Cosa stupenda in vero; poi che ritornato
Francesco in Napoli con estremo contento di suo padre si addottor in legge, e tolta per
moglie la giovine sudetta visse alcun tempo in pace con lei. Di poi permettendo cosi Iddio
(forse per castigo del padre che l'haveva dal suo vanto servigio (p. 94) disviato) detto
Francesco venuto in discordia con sua moglie per alcuni suspetti d'honore, tentato dal
Diavolo l'ammazz essendo quella alhora gravida. Ammazzando di pi una fantesca pur
gravida, et anco un servitor di casa, i quali tutti per consapevoli, o mezzani del fatto
teneva. Et oltre questi alcun tempo prima haveva anco ammazzata una vecchia per il
medesimo suspetto che dentro un fondamento di casa butt e sotterr. Per li quali
homicidij adunque (che tutti di propria bocca confess) doppo haver il dolente padre
consumate quasi tutte le sue facult per aiutarlo finalmente del medesimo giorno ch'era
191
uscito dalla Congregatione, cioe all'ultimo di Marzo 1597 . otto anni doppo punto di
Lunedi santo nel Mercato di Napoli gli fu mozzata la testa. Essendo anco con lui stato
appiccato un suo servidore come aiutante de medesimi delitti. Verificandosi in questo
modo le spaventose e terribili minaccie di Camillo. La qual cosa l'istesso Francesco stando
in Vicaria condennato con amarissime lagrime che gli uscivano dall'intimo del cuore
confess pi volte non solo molti de nostri che l'andarono consolare, ma anco molti
altri suoi amici. Dicendo publicamente che lui si ritrovava quel passo condotto per haver
lasciato l'habito della Congregatione. Dal qual giorno in poi diceva haver sempre portato
avanti gl'occhi scritte le parole di Camillo, et haver sempre tenuto segnato quel giorno che
si part. Pregando caldamente i nostri che l'havessero nelle loro orationi raccommandato a
Iddio, e sopratutto che non l'havessero in quel ultimo passo abbandonato, (p. 95) quando
192
si doveva ritrovare con la testa sotto la mannaia . Rest di questo avvenimento tutta la
Congregatione nostra stupita particolarmente quelli che si trovarono presenti quando
Camillo in Roma cos gli predisse per non farlo partire. Il che tanto pi cagion stupore

*
Man. palerm.: In margine: 1593.
88
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

quanto che all'ultimo di Marzo, e di Settimana Santa era uscito et all'ultimo del medesimo
mese pur di Settimana Santa gli era successo quanto da Camillo gli era stato predetto, e
minacciato 193.

Della tentatione c'hebbe il P. Cesare d'Agostino


avanti la morte.

CAP. XLVII

Non voglio similmente trapassar in silentio un'altra attione che fece il Demonio in
nell'istesso tempo ch'alien Francesco per alienar un'altro Novitio che pur f del numero
sudetto chiamato Cesare d'Agostino Sacerdote di molta santa vita. E pareva certo ch'esso
Demonio scoppiasse di rabbia vedendo che nella Congregatione non solo entravano
giovani nobili, studenti, e d'ogni altra buona espettatione; ma anco Sacerdoti fatti, e dotti
che potevano subito mettere mano alla pasta e lavorar in questa santa vigna come era il
194
sudetto Sacerdote . Il quale subito che f giunto in Roma s'inferm d'un male tanto
cattivo che pareva un leproso. Nel quale portandosi con mirabil patienza non diceva mai
altro ne' suoi dolori che le parole del Santo Giobbe: Dominus (p. 36) dedit (intendendo
della sanit) Dominus abstulit, sicut Domino placuit ita factum est, sit nomen Domini
benedictum. Del che infastidito il Demonio (per farlo almeno morire fuori della
195
Congregatione) gli apparve un giorno in forma del fratello Stefano da Modena entrando
nella sua camera come fusse andato per visitarlo. Dicendo condolersi molto della sua
infermit, et in fatto che tutti quelli ch'havevano voluto tentare Iddio che sempre erano stati
soliti a cascare in quelli, e peggiori mali, com'era intervenuto a lui che per haver voluto
196
lasciare il suo primo modo di vita buona e santa che teneva nel secolo , era poi incorso
197
in quel male dov'era necessitato starsene in un letto otioso. Raccontandogli
particolarmente d'una in una tutte le penitenze segrete ch'era solito fare, come digiuni
discipline, cilitij, et altre cose simili, alle quali l'infermo era stato molto inclinato. In fine
doppo haver un pezzo discorso concluse che sarebbe stato meglio per lui ritornarsene al
secolo, e continuar quel modo di vita aspro, e penitente, che stare in questa
Congregatione a mangiare il pane tradimento. Il che detto si licenti lasciando l'infermo
non poco contristato, e confuso. Il quale pensando certo che fusse stato Stefano
89
C. 48 - CAMILLO CONPERMATO SUPERIORE DELLA CONGREGAZIONE

198
huomo di gran bont mandato forse da Camillo per non volerlo pi nella Congregatione
per l'infermit, mand a chiamare Camillo dolendosi molto che gli volesse dar una cosi
199
fatta licenza cortegiana . Del che stupito Camillo si sforz molto per levargli.
quell'inganno da testa dicendogli che Stefano si ritrovava alhora nell'Infermaria di
200
Tordinona , e che non era possibile che fusse venuto in casa senza sua licenza. (p. 97)
Ma stando forte l'infermo nella sua openione Camillo lo mand a chiamare, et havendolo
dimandato nella presenza del infermo se in quel giorno era stato in casa ad essortarlo che
ritornasse al secolo, esso Stefano facendosi molti segni di croce per maraviglia disse di
n; anzi ch'erano passati otto giorni che lui non era mai accostato in casa. Per la qual
cosa restando chiarito l'infermo che quello era stato il Demonio, s'alz alhora alhora di
letto con la zimarra adosso, et al meglio che puot, aiutato per da' fratelli se n'and in
Chiesa. Dove ingenocchiato avanti il santissimo Sacramento con molte lagrime fece voto
di perseverare, e morire nella Congregatione; si come gli f concesso pochi giorni doppo,
essendo passato miglior vita alli 19. d'Aprile (*) 1589. con molta edificatione di tutti.
201
Nell'inverno seguente ancora due altre volte il medesimo Demonio spavent e torment
la casa di Roma pur in forma del medesimo Stefano sempre uscendo con gran fracasso
dall'Oratorio. Una volta passando per mezzo dui che stavano scaldandosi al fuoco, et
l'altra mettendo le mani alla gola d'un altro fratello per strangolarlo e fu tanto il gridar, e
rumor di costui che quasi tutti di casa vi concorsero per agiutarlo.

(p. 98)

Camillo vien di nuovo confermato Superiore della


Congregatione, e dello studio che pose in questo tempo.

CAP. 48

Essendo alli 20. d'Aprile di quest'anno 1589. finito il tempo del Superiorato di Camillo f
nel medesimo giorno da tutti Padri e fratelli che portavano la Croce in Roma confermato di
nuovo per altri tre anni nell'Ufficio. Da poi desiderando esso grandemen-

*
Man. palerm.: Omessod'Aprile.
90
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

te di veder qualche buon numero di Sacerdoti nella Congregatione non solo per l'aiuto de'
morienti, ma anco per dilatar l'instituto per altre Citt, si come gia da molte gli ne veniva
fatta instanza, pose molti giovani commodi di patrimonio alli studi. E ben vero che quanto
piu esso desiderava vedergli presto Sacerdoti tanto piu pareva che non ci arrivassero mai
202
. Particolarmente per essere alhora tanto interrotti e rappezzati detti studi per le
continue occupationi de gli infermi, (nel che li studenti non erano niente sparagnati da
esso Camillo) ch'appena potevano far alcun profitto di qualit. Bisognando star loro quasi
continuamente col mantello addosso, e di rubbare il tempo anzi levarselo dagli occhi per
veder qualche libro et imparar qualche cosa. E con tutto ci dal divino spirito aiutati era
tanto ardente l'affettion loro verso li infermi che poco piu d'altro studio si curavano che
d'andare ogni giorno al1'Hospedale a rifargli i letti, a cibargli, a nettargli le lingue, e
finalmente (p. 99) a consumar li giorni interi con loro. Non curandosi di perdere la giovent
e di restare ignoranti per amor di Iddio, purche potessero con le fatiche loro spuntar avanti
quel principio di fondatione, et aprir la strada gl'altri che dovevano entrare per l'avenire,
acci potessero quelli con maggior tempo, e commodit attendere alli studi, et illustrare, e
mandar avanti la Congregatione anco con la dottrina. Il che anco soleva esser detto alhora
da Camillo dicendo: Opere e charit vuole adesso il mondo da noi, perche tempo verr poi
che la Congregatione haver piu studi di quelli che forse vorr. Per voleva lui in questo
principio che talmente si attendessero alle lettere che prima si fussero adempiti gli obblighi
della charit. E non solo di questo era molto geloso, ma anco voleva che i scholari non
pigliassero alcuna minima occasione dallo studio d'essere distratti, o poco osservanti delle
Regole. Per questo entrava egli sovente in schola all'improviso, dove trovando alcuni che
non fussero stati con la debita modestia faceva loro asprissime riprensioni. Solendogli dire
alcuna volta quelle parole che si raccontano d'un compagno di San Francesco: Parisi
Parisi tu mi struggi lo studio d'Assisi. Godeva poi nondimeno quando gli sentiva recitar
qualche oratione, o tenere le solite conclusioni alle quali voleva sempre ritrovarsi presente
anzi talvolta mandava ad invitar anco degli altri studenti, e Religiosi.
91
C. 49 - ORAZIONE DI CAMILLO PER UN SUO RELIGIOSO

(p. 100)

Per l'orationi di Camillo un suo Religioso


non perde la Vocatione.

CAP. XLIX

Goffredo (*) Stella giovane nobile, e di molta espettatione haveva perseverato almeno
un'anno in Roma nella Congregatione con tanta ripugnanza e mortificatione di se stesso
che poteva dire essere stato sempre in un continuo martirio. Poi che lui era di natura (**)
cosi schifosa de gli infermi che quando andava all'Hospedale appena poteva toccar le lor
lenzuola con due dita. Anzi quando tal volta s'incontrava toccare qualche sputo de' loro
sbatteva cosi fortemente la mano che pareva che fosse scottato nel fuoco, spendendo poi
molto tempo in lavarsi tanta estrema puzza gli faceva restar il Demonio nelle mani. Questo
non potendo piu sopportar tanto tormento si risolse partirsi dalla nostra Congregatione et
entrare nella Religione di S. Benedetto essendo gi stato accettato da' Padri di Monte
Casino. Havendo adunque ricevuta la lettera della sua accettatione, dimand licenza
Camillo, il quale amandolo grandemente per l'altre sue buone qualit si affatic molto per
farlo restare, ma non giov mai cosa veruna. Poi che havendosi Goffredo fatto dare i suoi
vestimenti del secolo consum tutta la sera in scoppettargli, e pulirgli per andarsene la
mattina per tempo, e con questo proposito and la sera dormire. Ma f cosa di
maraviglia in vero che essendosi la medesima sera Camillo posto in oratione per lui
pregando il Signore che lo liberasse da quella tentatione l'istessa (p. 101) notte (essendo
stato sempre Goffredo sanissimo) gli assalt un cosi fiero accidente di febre con freddo, e
tremor di denti tanto grande che quasi tutti di casa vi concorsero ad aiutarlo. Nel che
essendo stato chiamato anco Camillo (ch'ancora f ritrovato stare ingenocchioni per lui)
v'and e ritrovandolo cosi mal trattato e con tante coperte addosso gli parve cosa del
Cielo, e gli disse: Hors Goffredo volete andar piu via? Alhora quello tutto tremando
(accorgendosi che per le sue orationi si ritrovava condotto quel passo) rispose: Padre
n, Padre n; anzi hora per sempre f voto Dio di non partirmi mai, e di morire in questa
Congregatione. E per fargli vedere che

*
Man. palerm.: In margine: 10 dic. 1704.
**
Dopo natura stato aggiunto sopra della riga cosi.
92
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

diceva di cuore gli disse che mettesse mano nella sacca de' suoi calzoni, e che pigliasse
la lettera havuta da Padri di Monte Casino della sua accettatione e che la stracciasse,
cosa che prima Camillo non sapeva. Del che ringratiando S.D.M.ta disse all'infermo che
stasse di buon animo, e che si levasse ogni timore, perche quella infermit cosi repentina
era cosa d'Iddio, e che ne sarebbe passato bene. Quale essendogli poi durata qualche
giorno per gratia d'Iddio ne guar, mutandosi dall'hora in poi da un huomo in un altro non
sentendo piu tanta puzza, ne tanta difficult nella prattica de gli infermi. Anzi divent tanto
fervente che disfidava gli altri fratelli a far de' letti brutti cosa che prima era da lui tanto
grandemente abhorrita, dicendo: Iddio mi vuole qui e m'ha inchiodato in questa
Congregatione al dispetto del mio senso. Finalmente persever fin alla fine, e f uno di
quelli che fece la professione in Roma (p. 102) insieme con Camillo quando si fond la
Religione, essendo poi passato miglior vita in Napoli molto buon religioso. Camillo gli
portava particolare affettione per essere stato come lui gran giocatore al secolo. In modo
che anco quando venne in Roma pigliar l'habito, l'ultima sera ch'alloggi Marino, si
gioc con l'hoste di quella Terra almeno vinticinque scudi che gli erano avanzati nel
viaggio.

Del profitto che fece la Congregatione in Napoli.

CAP. 50

Quelli solamente potrebbono raccontare il frutto grande che fece la Congregatione in


Napoli in quel principio che viddero prima le molte miserie in che si ritrovava alhora
1'Hospidale delli Incurabili di detta Citt. Il quale per gratia del Signore subito che f
cominciato frequentarsi 203 da' nostri, cominci similmente ad essere frequentato non
solo da' piu honorati Cittadini della Citt, ma anco (facendo a gara l'uno con l'altro) da
quasi tutti i nobili, e titolati Signori di quel Regno 204 divisi in diverse Congregationi, cosa
205
certamente di gran lode, e degna da esser imitata da tutta la nobilt Christiana, poiche
dire il vero non mi ricordo haver mai letto, ne inteso che in alcuna altra Citt del
Christianesmo vada tanto numero di nobili a servir ne gli Hospidali come in Napoli. Dove
quasi ogni giorno si veggono Baroni, Conti, Marchesi, Duchi, Prencipi, anco l'istesso (p.
103) Vice Re,
93
C. 50 - PROGRESSO DELLA CONGREGAZIONE A NAPOLI

et il medesimo Cardinale Arcivescovo senza alcuna sorte di schifo governar gli infermi.
Essi di propria mano gli cibano, gli rifanno i letti, gli danno l'acqua alle mani, gli nettano le
lingue, gli essortano alla patienza, et finalmente fanno anco il facchino per amor d'Iddio
portando sopra le proprie spalle sepelir i morti. Anzi ho piu volte osservato non senza
mia gran confusione molti di cotesti Signori cibare infermi cosi puzzolenti e pieni di tante
piaghe ch'io in quanto a me restavo stupito come huomini allevati in tante delicatezze
potessero haver stomaco cosi forte non solo di cibargli, ma ne anco di stargli appresso. In
fine quando una scintilla sola dell'amor d'Iddio entra nel petto d'un Christiano, massime in
cuor nobile non dubio che faranno di questi, et anco di piu stupendi miracoli. Con la
206
medesima charit, e piet Signore principalissime serveno alle donne inferme
207
dell'istesso Hospidale dell'Incurabili . Taccio il miglioramento ch'ivi si fece di cortine,
lenzuola, coperte, materazzi, e d'ogni altra sorte di biancheria necessaria per gli infermi,
constituendo anco entrate perpetue per questo effetto. A' quali similmente fin dalle proprie
case de Cittadini e nobili vien spesso portato il cibo preparato piu delle volte dalle proprie
mani di quelle nobilissime Signore, e Matrone; tenendosi per beata colei che pu esser
208
fatta degna di far quest'officio di Marta per loro. Il sudetto risvegliamento adunque
prima da Iddio, e poi dalla Congregation nostra si pu dire che sia proceduto; non perche li
209
nostri siano (p. 104) stati essi l'inventori delle dette Congregationi , ma in quanto ch'essi
sono stati causa impulsiva che si facessero incitandoli col buon essempio, e con spianar
essi prima quella gran montagna di terrore e spavento che si ritrovava in pratticare nel
210
detto Hospidale . Circa poi la raccommandatione dell'anime agonizanti f anco la
211
Congregation nostra di tanto risvegliamento in quella Citt che non solo i Parrochiani
vigilavano le notti intere sopra i lor morienti, ma anco altri Religiosi facevano il medesimo.
Parendo che in questa sorte di charit li nostri fussero alhora come stimolo de gli altri.
212
Parlando poi dell'altre attioni particolari che si fecero, una sola ne voglio raccontare,
come piu segnalata dell'altre; qual anco potr servire per riprendere la tepidezza d'alcuni
non dico presenti, ma che potessero venir col tempo nella Congregatione. Giunsero in
Napoli molte Galere di Spagna piene di fanteria Spagnuola cosi infetta di morbo
213
contagioso che quasi tutti morivano. Il che considerato dalla Citt, non gli volse dar
prattica, ma gli mand
94
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

a far la Quarantena in Pozzuolo nel porto di Baia. E perche ivi morivano senza alcuno
aiuto ne dell'anima, ne del corpo, f dal Vicere pregato il P. Biasio che volesse soccorrere
tanta miseria con mandarvi alcuni dei nostri. Nel che essendo stato compiaciuto, vi
214 215
mand subitamente cinque che furono Giovanni d'Adamo, Serafino Lucchese ,
216
Torquato Mauritio, Gio:Batista Pasquale, e Gio:Batista di Gaeta .Quali sapendo certo
andar tutti alla manifesta (p. 105) morte per amor di Dio, ringratiando la Santa Obedienza
che gli havesse giudicati degni di ci andarono contentissimi e di buona voglia. Dove giunti
f dal Mastro di casa della Nuntiata (nel qual luogo era l'Hospidale e la massa de' poveri)
consegnata loro per alloggiamento una Grotta che non haveva altra finestra che la bocca
istessa. Nella quale poco manc che non restassero tutti acciecati dal fumo, bisognando
che in quella dormissero, e si preparassero il lor sustentamento. Oltre di ci furono loro
consegnati materazzi cosi schifosi che per molto tempo v'erano giaciuti gli infermi, onde
dubitando essi di non infettarsi prima che nell'aiuto de poveri entrassero si fecero alcuni
letti di sarmenti dove per tutto quel tempo dormirono. Entrarono poi nell'aiuto de poveri
essendo 1'Ufficio loro d'aiutar tutti, ma particolarmente i morienti, tenendo l'ordine
seguente. Quando li infermi erano portati dalle Galere all'Hospidale, Serafino con molta
charit gli riceveva, e perche erano quelli ordinariamente pieni d'ogni sporchitia, esso gli
tosava e tagliava l'unghie. Torquato li spogliava cavando loro quei strazzi puzzolenti da
dosso che rendevano pestifero fetore peggio che di morte, Gio:Batista Pasquale gli lavava
da capo piedi dentro un bagno odorifero, Gio:Batista di Gaeta gli asciugava, e finalmente
Adamo gli riponeva in letto. Dalle galere all'Hospidale (non essendovi altra commodit)
ordinariamente essi fratelli portavano in collo con la sedia li pi gravi, e quelli ch'erano pi
vicini alla morte. Erano cosi debilitati ed affamati ch'alcuni (p. 106) di loro mentre
mangiavano morivano col boccone in bocca. Non giovava loro alcuna sorte di medicina,
perche erano cosi mal trattati, e destrutti che in cambio di render quelle rendevano l'anime
Dio, et il corpo alla terra. Li nostri oltre le guardie del giorno facevano anco quelle della
notte non solo coloro che stavano morendo, ma anco a quelli che erano gia morti per
timor che lupi, o altri animali non gli divorassero in quella campagna. Quando havevano
finito d'aiutar nell'Hospidale della Nuntiata in cambio di riposarsi andavano anco a far la
charit in un altro Hospidaletto
95
C. 50 - PROGRESSO DELLA CONGREGAZIONE A NAPOLI

di San Giacomo drizzato in un Palazzo vecchio prossimo al Coliseo di quelle anticaglie.


Quivi dicevano essi che se gli crepava il cuore in petto di gran dolore tanto macello
vedevano di quei poveri soldati stando tutti buttati in terra, e mescolati insieme huomini, e
donne. In fine essendo quasi morta tutta quella gente cominciarono ad infermarsi anco li
217
nostri. Onde essendo stati portati in Napoli dui solamente furono fatti degni
d'andarsene miglior vita, cioe Gio:Batista di Gaeta e Serafino. Quali dui fratelli furono le
primitie che la Congregatione nostra mand a S.D.M.ta parlando per di quelli che
morirono per occasion di peste, o d'altra contagione in servigio de prossimi. Il detto
Serafino era un fratello cosi affettionato a poveri che stando lui in agonia pure parlava di
cose pertinenti loro, dicendo: aiuta aiuta quel povero che non caschi con altre cose
somiglianti questa. Quando era sano non si voleva (p. 107) quasi mai partire
dall'Hospidale dicendo che quando se ne partiva gli assaltava subito un gran dolore di
testa e quando vi ritornava subito gli passava. Era lui figliuolo d'un Medico principale e
pero sapeva nobilissimi segreti per guarire gli infermi, sopratutto esso di propria mano
medic e guar molti tignosi. Era amicissimo del dispreggio, e delle mortificationi per
veniva spesso dal Superiore in quelle essercitato mandandolo non poche volte per Napoli
218
con una vestaccia di tela addosso, et con un cappello alla francese alto dui palmi . Per i
tanti buoni essempi adunque che la Congregatione diede in Napoli in questo principio la
Signora Donna Roberta Carrafa Duchessa di Mataluni con la Signora Donna Costanza
delle Carrette, e la Signora Giulia delle Castelle donarono al P. Biasio molte migliaia di
219 220
scudi per prima compra della Casa dove al presente sono di S. Maria Porta Coeli .
Ma tutta la spesa della fabrica rest poi sopra la Signora Giulia: la quale (per esser
Signora di eccellente bont, e di somma charit verso i poveri) si affettion talmente alla
nostra Congregatione che oltre l'havergli donato in piu volte per elemosina tanto del suo
221
che passa la somma di quarantamila ducati , sempre tanto svisceratamente li nostri
che si pu dire senz'alcun dubio essere stata la vera madre e fondatrice della
Congregatione in detta Citt 222.
96
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

(p. 108)

Del bisogno c'haveva il mondo del nostro Instituto.

CAP. LI
223
Sono forzato in questo luogo raccontare alcuna cosa del molto bisogno c'havea il
mondo del nostro instituto non solo per aiuto di quelli che si curano e muoiano ne li
Hospedali ma anco per quelli che muoiano nelle case private de Cittadini. E cominciando
da gli infermi de gli Hospidali, il cui aiuto consiste nell'anime, e ne' corpi, dico c'havevano
estremo bisogno di questa Congregatione. Poi che erano prima cosi abhorriti, et
abbominati detti luoghi da gli huomini di qualche conditione, ch'appena si ritrovavano
224
sacerdoti che vi volessero stare ne anco per buona, e grossa mercede che lor fusse
offerta. Onde piu delle volte (massime in tempo di peste, o d'altro mal contagioso) erano
forzati R.mi Vescovi, et altri Signori de gli Hospidali servirsi a questo effetto (per dir cos)
della feccia del mondo, cio de Ministri ignoranti, banditi, o inquisiti d'alcun delitto
confinandoli per penitenza, e castigo dentro li sudetti luoghi. Dal che aveniva che per
starvi quelli forzatamente o vero per la sola mercede vi stavano di mala voglia con poco, o
niente giovamento de' poveri. La maggior parte de quali per tal mancamento morivano
senza confessione, senza communione, senza oglio santo, e senza raccommandatione
dell'anime. E se hora negli Hospedali dove li nostri hanno cura con tutta l'esquisita
diligenza che vi (p. 109) fanno, pur talvolta ne scappa alcuno morendo senza qualche
sacramento per li subitani accidenti che sogliono occorrere, che macello doveva esser
alhora quando detti Hospidali non si trovavano in mano di ministri di charit, ne obligati
con voti, ma d'huomini mercennarij, forzati, et interessati? Almeno certa cosa era che li
poveri agonizanti stavano alhora dui o tre giorni interi stentando e penando nelle lor
penose agonie senza ch'alcuno mai gli dicesse pur una minima parola di consolatione, o
225
conforto. Ma che dir dell'istessa amministratione, e conservatione de santissimi
sacramenti? Quante volte il sacratissimo corpo del Signore si portava per gli Hospidali con
una, o due picciole candele solamente? Quante volte subito entrati l'infermi nell'Hospidale
tutti tremanti di freddo, o vero bruggiati di caldo per la febre senz'alcuna sorte di
preparatione erano necessitati confessarsi lasciando per tal impreparatione la met de
peccati 226.
97
C. 51 - DEL BISOGNO CHE AVEVA IL MONDO DELL'ISTITUTO

Quante volte communicandosi quelli la mattina (per haver tutta la bocca arsa, et
abbruggiata dalla febre) se gli attaccava la sacratissima hostia nel palato, ne potendola
mandar gi (per non esservi alcuno che gli assistesse) se la staccavano da per loro con le
proprie mani, nettandosi poi le dita alle lenzuola, o coperte, dove restava parte dell'Hostia
sacrosanta? O eterno Iddio e quante volte ancora, per il medesimo mancamento, sei stato
da alcuni semplici contadini et altre persone grossolane sputato in terra, o nella muraglia
227
? Ma passiamo alle cose pertinenti all'aiuto del corpo, chi potrebbe mai raccontare da
quanti incommodi siano stati (p. 110) liberati essi infermi dalla continua prattica, o
habitatione de nostri ne gli Hospedali? Quante volte prima per mancamento di chi gli
aiutasse, e cibasse passavano li giorni interi che non gustavano alcuna sorte di cibo?
Quanti poveri gravi per non essergli rifatti i letti appena qualche volta in tutta la settimana
si marcivano ne' vermi, e nelle bruttezze? Quanti poveri fiacchi levando da letto per alcun
228
loro bisogno cascando in terra morivano, o si ferivano malamente ? Quanti
spasimandosi della sete non potevano haver un poco d'acqua per sciaquarsi e rinfrescarsi
la bocca? Onde molti come arrabbiati dal grande ardore sappiamo che o si bevevano
229
l'orine , o vero cascavano ne' pozzi o ne' fiumi per cavarsi la sete. Ma questa che dir
hora chi la crederebbe mai? Quanti poveri morienti non ancor finiti di morire erano da quei
giovani mercennarij poco accorti pigliati subito da' letti e portati cosi mezzi vivi tra' corpi
morti per esser poi sepolti vivi? Non racconto qui cosa nuova, ne da me imaginata, sallo
l'eterna verit che non mento, poi che l'istesso Padre Camillo in un Hospidale di Roma,
che non nomino, ritrov una volta tra corpi morti un'huomo vivo portato in quel luogo per
230
morto che sopravisse poi anco tre giorni, e mor . Hor se questi inconvenienti
intervenivano in Roma specchio, et essempio d'ogni bont e santit che doveva
intervenire nell'altre Citt dove non si trovavano vigilanti ne presenti gli occhi de sommi
Pontefici, ne di tant'altre persone ecclesiastiche? Un'altro somigliante caso avenne
nell'Hospidale di Mantova dove essendo stato sepolto un'huomo (p. 111) riputato per
morto nel cascar giu nella fossa si risvegli. Il quale vedendosi in quel luogo al meglio che
puot per sotto una chiavica che rispondeva al lago della Citt se ne usc et visse poi (*)
ancora per molt'anni 231. Quanti heretici

*
Era stato scritto due volte poi e ne stato cancellato uno.
98
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

ancora nascosti, et altri infideli come Turchi, schiavi, e mori morivano ne gli Hospidali
senza che alcuno si affaticasse pur un poco per la lor conversione, e battesimo? E pur al
presente (sanno bene i nostri) quanti per gratia d'Iddio se ne battezzano, e convertono.
Solendo dir per questo tal volta il P. nostro Camillo: che pi belle n
I die, e che piu bel
Giappone puote havere la nostra Congregatione per convertir anime Gies Christo che
questi Hospidali? Essendo avenuto piu volte che anco da nostri semplici fratelli sono stati
ridotti ostinatissimi heretici nelle ultime loro agonie che abiurando in quel passo i falsissimi
errori di Calvino, o di Lutero, sono morti buoni catholici. Parlando poi di quelli che nelle
case private de' Cittadini muoiono qual lingua potria mai esplicare quanto bisogno della
nostra Congregatione havessero? Poi che quanti di loro sono stati trovati da nostri che
morivano con la concubina lato? Quanti con animo, e desiderio di vendetta, lasciando la
maledittione proprij figliuoli se non la facevano? Quanti dovendo in quell'ultimo passo
232
dolersi e piangere la vita passata, piangevano e dolevansi delle robbe che lasciavano?
Quanti in cambio di chiamare il santissimo nome di Gies, e di Maria chiamavano il nome
d'alcuna lor amica, o innamorata? Quanti stando con la morte alle labbra pur facevano
segno con le mani di contar danari, parlando anco di negotij, traffichi, o mercantie? (p.
112) Quanti morivano senza sacramenti particolarmente persone nobili per non esservi chi
233
havesse ardire di ricordargli queste cose, ne avisargli della vicina morte ? Infiniti erano
anco quelli che morivano ne' proprij letti di morte violenta, cioe suffocati da lor proprij
parenti per empirgli quelli la bocca di troppo mangiare, e di troppo bere. Particolarmente
quando i poveri agonizanti morivano di scalentia (*), o con catarro, ch'alhora ogni minima
234
cosa era bastante suffocargli con pericolo manifesto dell'anima . E con tutto ci molte
semplici donnicciuole ostinate non la vogliano intendere, le quali sotto pretesto di zelo e
d'affettione sempre gli mettono qual che cosa in bocca, non accorgendosi che in cambio di
fargli giovamento l'ammazzano diventando in questo modo carnefici de lor proprij mariti, o
figliuoli. Una di queste simili vecchie viddi io in Genova che pensando di fare gran
beneficio ad un suo figliuolo che stava agonizando gli pose le dita in bocca per cavarne il
catarro, e ne cav l'anima. Altre somiglianti donne pietose, o per dir

*
Dopo o stato aggiunto sopra della riga con.
99
C. 52 - IL CARD. PALEOTTI PROPONE L'ELEVAZIONE AD ORDINE

meglio tediose h visto che non essendo ancora spirati i morienti (pensando loro che
fussero passati) gli volevano turar la bocca, e serrar gli occhi per non fargli restar poi
difformi. Nel qual modo quasi tutti morivano avanti il tempo, il che non poco
inconveniente tra Christiani. Ma il peggio era che nel sudetto errore non solo cascavano le
semplici donnicciuole, ma anco molti de' Parocchiani, e non pochi anco dell'istessi
235
Religiosi per non haver prattica ne isperienza di veder morire . In fine e non bastariano
236
molti libri interi per raccontar (p. 113) pienamente tutti li inconvenienti, e pericoli, a quali
erano et sono sottoposti detti poveri morienti; da quali tutti col divin favore sono per esser
liberati dalla nostra Congregatione. Non havendo quella altra mira che di rendere i suoi
religiosi molto ammaestrati in questo per non far errore in cosa di tanto momento, d'onde
pende l'eternit.

Il Cardinal Paleotto tratta la prima volta con Camillo


di far erigere la Congregatione in Religione.

CAP. LII

Per tanti inconvenienti adunque, e per mill'altri che per brevit non racconto si puo veder
chiaramente quanta necessit havesse il mondo della nostra Congregatione. Quale
appena haveva passato tre anni dalla sua confirmatione che nell'istesso Pontificato di
Sisto Quinto f trattato di farla erigere in Religione cosa ch'era lontanissima dal pensiero di
Camillo essendo occorso questo nel seguente modo. Furono alcune volte chiamati i nostri
a raccommandar l'anime certi cortegiani del Cardinal Paleotto 237 che morirono, nella
qual attione ritrovandosi piu volte presente il Cardinale ne rest non poco edificato, e
molto affettionato Camillo. Pregandolo volesse mandar fondare una casa in Bologna
sua Patria, et Arcivescovado, promettendo ogni suo aiuto e favore. Ma rispondendo
Camillo che ci non si poteva fare per alhora non ritrovandosi nella Congregatione copia di
Sacerdoti (p. 114) necessarij in questa fondatione per ritrovarsi molta difficult in poterne
far ordinare, parte per mancamento dell'et, e parte per mancamento di patrimonio. Alhora
soggiunse il Cardinale che questo non solo era mancamento ma difetto grandissimo
tenendo cosi
100
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

grandemente (**) incagliata la Congregatione, onde disse che n'haverebbe parlato col
Cardinal Mondovi per ritrovarvi alcuno ispediente. Il che havendo fatto doppo haver essi
molto discorso sopra ci parve loro non esservi (**) altro rimedio che procurare di farla
erigere in Religione, non solo per poter ordinare molti Sacerdoti sotto il titolo della Povert,
238
ma anco per dilatar poi con quelli l'instituto per tutto il mondo. Dal qual tempo in poi
cominci il Mondovi mettere in consideratione questo negotio nella Corte Romana. Non
essendo ancora Camillo risoluto di quel tanto si dovesse fare desiderando esso la porta
239
aperta, et and in Napoli posta per discorrere col P. Biasio sopra ci . Ritornato poi in
Roma senz'alcuna conclusione volse ad ogni modo il Paleotto ch'andasse in Bologna per
240
far prova di fondare la casa da lui tanto desiderata. Camillo vi and piu per dar
sodisfattione al Cardinale che perche esso pensasse poter effettuar cosa alcuna di
momento, partendosi da Roma alli 23.(***) d'Ottobre 1589. Dove giunti non si effettu cosa
alcuna si per non esservi Sacerdoti che potessero andar raccommandar l'anime per la
Citt, si anco per non haver mai voluto quei Signori de gl'Hospidali che i nostri vi
241
entrassero far la charit havendo qualche timore e gelosia di loro . Onde Camillo (p.
115) prima e poi gli altri se ne tornarono in Roma. Per il che tanto piu cosi il Paleotto come
il Mondovi s'infiammarono nel negotio di dimandar la Professione per ordinare Sacerdoti.

Camillo si risolve di dimandar la Professione.

CAP. LIII

242
Ritornato Camillo da Bologna and in Napoli col P. Paolo Cornetta per conferir di
nuovo con Biasio il sudetto negotio servendosi egli molto del suo parere in queste simili
deliberationi. Nel qual viaggio per gratia d'Iddio pass quel gran pericolo d'andare in mano
di Turchi che lui reput per gran beneficio e misericordia del Signore. Poi che essendosi
imbarcati in Gaeta sopra una feluca sottile (per non potere il P. Paolo piu cavalcare per
infer-

*
Dopo grandemente stato cancellato la Religione. Tale cancellatura non vi nel man. palerm.
**
Man. palerm.: haversi invece di esservi.
***
Man. palerm.: 28 invece di 23.
101
C. 54 - SI PONE IN SCRITTO LA REGOLA

mit) alloggiarono la sera nella bocca del Garigliano insieme con un'altra feluca sua
compagna. La quale non essendo ancora la mattina apparita l'alba cominci subito far
un'instanza grandissima al Padrone di Camillo che volessero partire ma quello repugn
sempre dicendo ch'era troppo per tempo, e che il mare non poteva ancora essere sicuro
de Turchi. Ma stando quell'altro ostinato and via, e non camin un miglio che capit in
mano di Turchi, essendo stati fatti schiavi cosi i marinari come i passaggieri restando
Camillo stupito di tanta misericordia fattagli dal Signore. Giunto (p. 116) poi in Napoli e
trattando del sudetto negotio con Biasio trovarono molte difficult non sapendo essi
discernere qual fusse migliore per l'instituto, cio, o restar nello stato libero in che si
ritrovavano alhora di Congregatione per poter in ogni tempo mandar via li discoli quando
ve ne fusse stato bisogno, o vero dimandar la Professione, e ligar tutti per non far partire li
buoni. Finalmente per meglio accertarsi della divina volont pigliarono partito di rimettere
questa decisione al parere d'huomini savi, e far poi quanto da quelli gli fusse stato
risposto. Il che havendo fatto trovarono che saria stato meglio e piu ispediente dimandar la
Professione che restar cosi sciolti. Del che essendo contenti Camillo e Biasio andarono in
Roma per stringere quanto prima questa prattica.

Si pone in scritto la Regola


che si doveva approbare dal Pontefice.

CAP. 54

Giunti in Roma nel principio d'Aprile 1590. mentre stavano per trattar il negotio Camillo
gravemente s'inferm di febre onde vedendo che la sua infermit andava in lungo, diede
particolar cura al P. Biasio di trattarlo. Il quale non tard molto metter in carta una
Regola, o formola di vita, dove cosi il modo del governo, come dell'Instituto si conteneva
conforme esso Camillo Biasio e Francesco Profeta (p. 117) giudicarono ispediente.
Essendo poi guarito Camillo la presentarono al Cardinal Mondovi, ch'essendo da loro
tenuto come Protettore haveva particolar pensiero di questo negotio. Esso havendola vista
et essaminata non solo col consenso loro, ma anco col parere di molti huomini savi
l'accommod et abbrevi levandone et aggiungendovi molte cose ri-
102
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

ducendola finalmente nella forma e tenore che al presente nella Bolla della fondatione si
legge. Qual formola cosi abbreviata per volont del Cardinale and per qualche tempo in
mano de primi personaggi di Roma, desiderando che ciascuno vi dicesse sopra il parer
suo. Particolarmente conferendola Camillo con Francesco Toledo alhora Theologo di
Palazzo che f poi Cardinale, non s da che spirito mosso, e contra la volont d'esso
Camillo di propria mano vi pose dentro quella clausula che dovessero essere pi Laici che
Sacerdoti (*). La quale diede poi tanti affanni alla Religione che per cassarla vi bisogn
non poca fatica. Allegando alhora esso Toledo che questa Congregatione haveva bisogno
del sudetto maggior numero dovendo quelli fare tutte l'arti e tutti i ministerij di casa. E ben
vero che lui consigli sempre Camillo a non farla per alhora Religione ma che dovesse
aspettare almeno per qualche tempo. Similmente conferendola Camillo col Cardinal
Salviati gli f da quello risposto che non gli piaceva il modo di governo contenuto in quella,
particolarmente la voce decisiva de gli Assistenti o Consultori con dirgli che cio gli poteva
dar fastidio col tempo. Ma Camillo per alhora non (p. 118) penetr piu avanti, e perche fin
dal principio si trovava haver introdotto quel modo di governo Aristocratico, non volse che
si levasse. Del che se n'accorse poi nel tempo della Religione quando i Consultori (per
reprimere alquanto lo smisurato fervor suo) non gli lasciavano fare tutto quello ch'esso
haverebbe voluto nel governo della Religione. In'oltre discorrendo una volta Biasio col
Cardinal Mondovi sopra detta formola essendo discesi parlare dell'habito, e della Croce
esso Cardinale lo dimand come si sarebbono contentati (per maggior distintione tra essi
e li Padri della Compagnia) in cambio della Croce portar tutto l'habito di coloro leonato (**)?
Al che girando la testa Biasio lo preg che non havesse fatto intendere ci alla
Congregatione, perch non vi sarebbe restato manco uno. Per la qual risposta mai
piu il Cardinale non gli ne parl, ma si bene restarono d'accordo che la Croce dovesse
essere alquanto piu grande, cioe ch'ascendesse alla lunghezza d'un palmo. Nella morte
poi del sudetto Cardinale essendo venute tutte le sue scritture in poter nostro, come

*
Man. palerm.: Sottolineata la frase: che dovessero esservi pi laici che Sacerdoti.
**
Man. palerm.: Sottolineata la frase: portar tutto l'habito di color leonato?
103
C. 55 L'ELEVAZIONE DELL'ISTITUTO AD ORDINE

heredi si ritrov che questo pensiero non era stato suo ma motivo d'un certo Padre
Religioso che gli haveva cio posto in consideratione buon fine, e per la sudetta maggior
distintione.

(p. 119)

La Congregatione de Sacri Riti concede la professione,


ma per la morte del Pontefice viene differita.

CAP. 55

Essendo poi del tutto fatta e stabilita la formola, il medesimo Mondovi la present al
Pontefice Sisto Quinto supplicandolo che la volesse con l'authorit Apostolica confermare.
Il Pontefice desideroso di mandar avanti questo instituto la commise alla Congregatione
243
de Sacri Riti , nella quale mentre s'andava di nuovo essaminando si scopersero
l'openioni di molti huomini segnalati della Corte. Una parte dicendo non essere ancora
tempo di concedere detta professione, poi che essendo questo instituto tutto fondato nella
prattica de' prossimi difficilmente si sarebbe possuto mantenere lungo tempo netto da
discoli essercitandosi da operaij ligati con voti. E certo che al parer mio244 molto piu
haverebbono detto, quando in detta Formola fusse stata apertamente dichiarata la mente
di Camillo intorno all'instituto, e servigio de gli Hospedali in cambio de serventi del che in
245
quella non se ne faceva punto di mentione. E di questa openione erano tra gli altri il P.
Toledo, il Cardinal Cusano, et il Cardinal Aldobrandino che poi f Papa. Dall'altra banda
erano il Cardinal Mondovi, Paleotto, e Sfondrato che poi f similmente Papa che la
confirm. Li quali con altri molti Prelati dicevano essere piu che necessario concedere la
professione (p. 120) non solo per la perpetuit dell'instituto, ma anco per il frutto grande
che da quello se ne sperava. Mostrando con ragioni efficacissime la necessit grande che
la Republica Christiana n'haveva non solo in tempo di peste, ma anco in tempo di sanit
per gli Hospidali, Carceri, et agonizanti delle case private. Concludendo poi ch'essendo
questo instituto contrarijssimo tutti i sensi dell'huomo (per versar quello circa luoghi
infetti, et ammorbati) non poteva lungamente durare stando sciolto, ma ligandosi co' i santi
voti, verrebbe confermarsi, e stabilirsi per sempre. Dal che oltra che ne sarebbe
proceduta una gran moltiplicatione
104
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

d'operarij particolarmente Sacerdoti che si sarebbono possuti ordinare sotto il titolo della
Povert, vedendosi poi quelli dedicati Dio per mezzo de Santi Voti, senza dubio si
sarebbono piu liberamente esposti ad ogni pericolo di peste e di morte per amor di Dio e
per la salute dell'anime246. Queste et altre simili ragioni prevalsero finalmente tanto che
nella Congregatione de Sacri Riti f concluso si dovesse concedere la Professione con
247
questo per che dovesse militare sotto la Regola di S. Agostino . Il che ne Camillo ne
a gli altri della sua Congregatione piacque altrimente, non perch essi si sdegnassero di
militar sotto quella santa Regola nella quale tante altre segnalate Religioni militavano, ma
perch essendo il lor instituto nuovo e, distinto da gli altri cosi anco desideravano che la
loro Religione fusse nuova e distinta da tutte l'altre che non havessero almeno il
medesimo instituto. Qual gratia speravano senz'altro dovere dal pantefice (p. 121)
impetrare. Ma mentre il Cardinal Gesualdo Capo della Congregatione stava aspettando il
giorno per farne relatione al Papa, ecco che Sua Santit (cosi piacendo Dio) alli 27.
248
d'Agosto 1590 se ne pass miglior vita. Restando di ci Camillo non poco mal
contento per haver perso un Pontefice buono et amorevole che senza dubbio si come
l'haveva eretta in Congregatione, cosi anco l'haveria eretta in Religione conforme esso
desiderava. Per la qual morte essendosi differito il negotio Camillo rimand Biasio in
Napoli alla sua cura, e governo di quella casa.

Camillo aiuta li infermi


di Santa Maria de gli Angeli alle Therme.

CAP. 56

Poco avanti la morte del Pontefice Sisto mentre si stava disputando s'era bene n
concedere la professione, si present occasione Camillo di far conoscere al mondo che
la sua Congregatione in tempo di necessit poteva anco in qualche cosa poveri giovare,
249
e per degna che fusse in Religione eretta. Occorse adunque in Roma nel Monte
Quirinale (hoggi detto monte cavallo) una cosi maligna infermit di febre che quasi non
perdonava nessuno di quanti n'erano tocchi. Morendosi particolarmente poco meno che
tutte le famiglie di quei Tessitori di velluto che la santa memoria di Sisto haveva chiamati
in Roma per introdurvi (p. 122)
105
C. 56 - CAMILLO AIUTA GL'INFERMI COLPITI DALL'EPIDEMIA

250
l'arte della seta . Habitando questi in tutta quella parte d'habitatione che st prossima
alla Chiesa di Santa Maria de gli Angeli alle Therme. Onde era compassione grandissima
veder morire tanta povera gente senza alcuna sorte d'aiuto ritrovandosi in molte case di
loro giacere in un medesimo letto padre, madre, figliuoli, e quant'erano tutti mescolati
insieme. In modo che chi non moriva per il male, moriva almeno per la fame non essendo
(*), tra di loro persona sana che gli potesse governare. Qual cosa essendo stata riferita
251
Camillo , vedendo che non si pigliava alcun publico provedimento aiutato dall'elemosine
d'alcuni Signori Cardinali che furono Gesualdo, Paleotto, e Salviati compr un Asinello, e
facendo preparare in casa tutto il necessario cominci ogni giorno mandar due some di
robba alli sudetti infermi, andando esso proprio in persona con altri quattro de nostri dietro
252 253
alla detta soma . Dove giunti mettendosi ciascheduno il suo zinale, et un bicchiero di
stagno alla cinta, andavano dispensando di porta in porta quella charit di pane vino,
254
carne, galline, ova, pisto, orzata, acqua cotta , confettioni, ed'ogn'altra cosa necessaria.
Cibando di propria mano l'infermi piu gravi conforme l'ordine del medico, del quale (si
255
come anco di tutte l'altre cose di spetiaria) faceva provedere l'istesso Camillo . Finito poi
256
di cibargli, gli rifacevano i letti, gli lavavano i piatti, gli spazzavano la casa et anco gli
fasciavano i lor piccioli fanciullini, il pianto e pallidezza de quali haverebbono fatto
piangere qualunque cuor (p. 123) duro: particolarmente quando non gli potevano
distaccare dalle poppe delle lor proprie madri, accio col fiato, e latte di quelle non
257
s'infettassero . In fine Camillo f loro di tanto aiuto in questa calamit che quando lo
vedevano, pareva loro di vedere un Angelo mandato dal Cielo per loro scampo, e salute. E
certo c'havevano ragione di pensar cosi, non havendo esso mai perdonato fatica veruna
per amor loro, essendo anco andato in persona per quei caldi del sol Leone fino in
258
Pescaria pigliargli i remedij che non poco distante dalle sudette Therme. Il che
faceva esso con charit et ansiet tanto grande che per strada non si saria trattenuto ne
degnato di parlare con qualunque gran personaggio che l'havesse voluto trattenere. Si
259
come gli avenne una volta ch'essendo andato pigliare un certo rimedio per uno di loro
si scontr con un Cardinale di Santa Chiesa, il quale havendolo dimandato come stavano
detti

*
Era stato scritto due volte non essendo , e ne stato cancellato uno.
106
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

infermi esso brevemente rispose: Meglio Mons. Ill.mo. Ma volendolo il Cardinale trattenere
alquanto piu per informarsi meglio d'alcune altre loro particolarit, esso con una santa
semplicit e rustichezza gli disse: Mons. Ill.mo la priego per amor d'Iddio non trattenermi,
260
perch poi passa l'hora di far questo rimedio c'hora porto per uno di loro . E questo
detto and via, restando quel prudentissimo Prencipe come attonito della sua gran charit
261
. Molte volte ancora portando essi il mangiare alli sudetti infermi, si scontrarono per la
strada di Monte cavallo con la buona memoria del Cardinal Sfondrato che ritornava dal
Monasterio di S. Susanna del quale esso era protettore. Il quale (p. 124) ricev alhora
262
tanto buon essempio di quella pietosa attione ch'essendo poi stato fatto Papa (che f
Gregorio xiiij) senza alcuna difficult ci concesse la Professione erigendo la
263
Congregatione in Religione . Anzi ci aiut ancora con non poca quantit d'elemosine,
poi che subito asceso al Pontificato ci mand scudi settecento in casa, e mentre visse ci
don et assegn cinquanta scudi ogni mese.

Camillo aiuta li poveri dispersi per Roma.

CAP. 57

Cessata la sudetta infermit delle Therme et seguita la morte del Pontefice Sisto f alli
15. di Settembre 1590. eletto in suo luogo Urbano Settimo. Al quale essendo andato
subito Camillo a baciare i piedi per esser stato prima molto divoto della Congregatione gli
ricord il negotio della Professione. Rispose a questo il Pontefice che di buona voglia se
264
ne sarebbe ricordato subito che si fusse sgravato da quelle prime fatiche . Ma perche il
mondo non era degno di cosi santo Pontefice tra pochissimi giorni cioe alli 27. del
medesimo che f eletto pass miglior vita anco lui, essendogli successo nel Pontificato
Gregorio xiiij. eletto alli 5. di Decembre 1590. Nel qual tempo cominci quella gran carestia
e mortalit di gente in Roma che non si ricord la maggiore ne' tempi nostri; poi che parte
per la fame, parte per il freddo morirono in Roma, e nel suo ristretto (p. 125) almeno
265
sessanta mila persone . Cosa in vero spaventosa a sentire, ma piu dolorosa f vedere
nelle proprie strade di Roma morirsi gli huomini di fame sotto le panche delle botteghe, e
de macelli. Essendosi per la gran fame ridotti i poveri a mangiarsi anco i cani, e le gatte
che nelle
107
C. 58 - CAMILLO DISPENSA MOLTI VESTIMENTI AI POVERI

fornaci si cocevano, cosa che f piu volte da nostri osservata non senza lor grandissimo
266
dolore. In questa miseria adunque struggendosi Camillo di compassione
(particolarmente sentendo gridar la notte i poveri per le strade dimandando un boccone di
pane) posto da banda ogn'altro negotio di professione ordin in casa ch'ogni giorno si
facesse una gran caldaia di minestra come di farro, di riso, di fave, o d'altra cosa simile di
legumi. Di poi facendo congregare nel Cortile di casa quanto piu numero di poveri poteva
(havendogli prima ad alta voce fatto dire il Pater nostro e l'Ave Maria) faceva dispensar
loro quella poca elemosina, e charit. Facendogli dar una minestra, un pezzetto di pane,
et una tazza di vino per ciascuno, cioe tanto quanto pareva lui che non potessero morir
di fame per quel giorno, e f tal volta che questi poveri passarono al numero di
quattrocento. Fatto questo prima che se gli dasse licenza ordinariamente Camillo, o altro
de' nostri gli faceva qualche ragionamento spirituale essortandogli sopra tutto a fuggire i
peccati, per i quali (soleva dir lui) che tutti quei mali e flagelli gli erano mandati da Dio. Nel
licentiargli poi sempre ne facevano restare alcuno in casa dei pi destrutti, quali, o da esso
Camillo, o da (p. 126) altri venivano tosati, lavati, o rappezzati dandogli in cambio de' lor
stracci puzzolenti quanti vestimenti vecchi si ritrovavano in Guardarobba.

Camillo dispensa molti vestimenti a' poveri.

CAP. 58

Accorgendosi poi Camillo che'l sudetto aiuto non bastava morendone ad ogni modo
267
molti per il gran freddo (che f quell'anno 1591. crudelissimo) trov subito modo da
comprare molta quantit di panno, tela, scarpe, cappelli spendendo in ci almeno la
somma di scudi trecento, e pi. Et havendo chiamato circa quindici sartori in casa subito
ne fece fare tanti gipponi, camiscie, calzoni, casacche, e calzette. Dispensando poi ogni
cosa sudetti poveri piu bisognosi a chi donando una cosa, et chi un'altra volendo esso
di propria mano vestirne, e calzarne molti. Nel che occorse tal volta che alcuni di loro per
la gran fame si vendevano detti vestimenti restando cosi spogliati come prima. Questi tali
poi incontrandosi per aventura con Camillo lo fuggivano, e si nascondevano da lui per non
farsi vedere cosi ignudi. Ma esso come lor padre amorevole
108
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

gli andava appresso, et havendogli raggiunti gli menava a casa, e gli rivestiva di nuovo
non potendo, ne sapendo adirarsi con loro. Anzi gli amava tanto cordialmente che piu
volte riprese alcuni non solo de' nostri, (p. 127) ma anco de' secolari che gli dicevano
(quando lui correva appresso a detti poveri): Padre lasciategli andare che sono tanti
ribaldelli, tristi, e vitiosi che s'hanno giuocato i vestimenti che gli havete dato. Quali parole
lui trapassavano l'anima, non potendo sopportare che con tali ingiurie e villanie fusse
ingiuriato il suo Signore, che lui tanto vivamente nella persona di quei poveri suoi membri
considerava. Solendo esso a quelli rispondere: che sapete voi fratello se ci fusse nascosta
la vera persona di Christo sotto alcuno di loro come avenne San Gregorio che tre volte
diede l'elemosina ad un'Angelo pensando che fusse un povero? Anzi piu volte avenne che
ritrovando esso alcuni di questi poveri cosi ignudi levandosi egli il mantello da dosso lo
metteva addosso quello caminando cos per Roma con grandissima maraviglia et
268
edificatione di tutti . Ma quando pioveva, o vero che n'havesse ritrovati dui esso se gli
metteva sotto al medesimo suo mantello portandone uno per lato 269.

Camillo va cercando detti poveri per le grotte, e stalle di Roma.

CAP. 59

Non contento di questo Camillo intendendo che molti di loro morivano per le grotte, e
nelle stalle di Roma fece subito fare dui cataletti coperti all'usanza di Roma, e (p. 128)
270
pagando quattro facchini ogni giorno cominci ad andar esso e mandar anco quattro
271
coppie de' suoi Religiosi guisa di bracchi a cercar detti poveri. Portando ciascun di
loro et anco Camillo una sacchetta di pane, et una borraccia di vino ligate a traverso per il
collo con ova fresche, confettioni, et altre cose simili di sostanza per confortargli. Molti de
272
quali nelle sette Sale , e nel Palazzo maggiore se ne trovavano tanto agghiacciati, et
intirizziti del freddo ch'appena se gli potevano far aprire i denti con le tanaglie ch'apposta
portavano, per fargli inghiottire alcuna cosa per loro sostegno. E si pu imaginare
ciascuno come potevano stare quei miseri corpi di mezzo inverno buttati per terra in luoghi
273
humidi, e sotterranei ; dove se alquanto di fuoco facevano quello era loro di maggior
274
tormento per il continuo fumo che gli acciecava . Questi tali venivano da Camillo da
altri
109
C. 60 - CAMILLO LIBERA DUE POVERI DAGLI SBIRRI

de nostri refocillati facendo portare li piu destrutti ne gli Hospidali, o vero non ritrovandosi
in quelli luogo, per essere sempre pienissimi, gli faceva portare in casa nostra. Dove
havendo esso fatta preparare una stanza con sacconi e coperte ivi gli faceva governare
con le medesime cose che venivano per li nostri proprij infermi preparate. Ma quante
lagrime e quanti sospiri Camillo buttasse dentro alle sudette Grotte (o piu tosto sepulture
d'huomini vivi) per compassione di tanta misera gente, confesso che la mia penna non
degna ne bastante per raccontarle. Lasciando che nell'ultimo(*) giorno del Giuditio,
l'istesse caverne che furono da tante lagrime bagnate, e da tanti suoi caldi (p. 129) sospiri
riscaldate nel faccino la debita fede e testimonianza. Nelle stalle ancora della Citt non
poco numero di poveri ritrovavano quasi nel letame sepolti per il caldo che in quello
sentivano, et il simile era appresso alle fornaci, a quali tutti Camillo dava alcuna sorte
d'aiuto refrigerandoli con le sudette cose 275.

Camillo libera dui poveri da mano de' Sbirri.

CAP. 60

Molti e diversi furono i segni che Camillo mostr intorno alla sviscerata affettione che alli
sudetti poveri portava ma non voglio tralasciarne uno come molto segnalato. Si scontr
276
una volta per Roma con una flotta di loro che legati a dui a dui erano per ordine
277
dell'Ill.mo Governatore menati Ripetta per fargli imbarcare e mandare fuori di Roma ; il
che si faceva per sospetto che la Citt non si appestasse per l'intollerabile fetore ch'essi o
vivi, o morti rendevano. Onde parendo Camillo che quei meschini andavano tutti alla
morte cominci a caminargli dietro tutto afflitto e dolente guisa d'addolorato padre
ch'andasse dietro molti suoi figliuoli condotti alla morte. Pregando e scongiurando di
passo in passo quel Ministro c'haveva cura di fargli imbarcare che non volesse esseguir
278
cosi presto detto ordine . Allegando che in Roma dove tante migliaia di Giudei si
nodrivano maggiormente si potevano (p. 130) mantener quei pochi Christiani membri di
Gies Christo, che lui prometteva di pigliare e mantenere sue spese ogni volta che gli
l'havessero lasciati. Ma le sue preghiere non erano intese da quel Mi-

*
Dopo ultimo stato scritto sopra della riga giorno.
110
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

nistro, poi che giunto in Ripetta faceva instanza che li poveri s'imbarcassero facendo dar
loro un pane, e non s che danari per uno. Per questo raddoppiando le preghiere Camillo
(pensando d'impetrar gratia) faceva in tanto una santa forza a' poveri che non
s'imbarcassero. Del che sdegnato quell'huomo cominci con parole aspre maltrattarlo, e
minacciarlo che l'haverebbe fatto per la manco cosa mandar in una Galea se non lasciava
esseguire gli ordini de' Superiori maggiori. Ma volendo Camillo ad ogni modo vincerlo con
l'humilt (essendo moltissima gente presente) se gli ingenocchi avanti con lagrime
pregandolo con le braccia in croce che non gli mandasse, o almeno che di tanti gli ne
lasciasse alcuni li piu destrutti e macilenti, che quasi non si potevano reggere piu in piedi.
Dal qual atto vinto et intenerito quel Ministro non puot fare che non gli ne concedesse
279
almeno dui , ch'esso Camillo come piu mal trattati, e vicini alla morte scielse, e cap fra
tanti restando di quel guadagno contentissimo ancorch non poco dolente della perdita de
gli altri. Quali esso da sopra la riva del fiume ad alta voce consolava, et essortava morire
280
almeno in gratia d'Iddio, gia che altro rimedio non gli restava in questa misera vita .
Partendosi poi la barca parve che se li distaccasse l'anima dal petto tanto (p. 131) dolor ne
sent: onde alzati gli occhi al Cielo diceva: Ah Signor buono, Signor misericordioso,
placate hormai l'ira vostra contra questa Santa Citt, e contra queste vostre povere et
abbandonate creature, e sfogatela tutta sopra di me iniquo peccatore, che mi contento di
sopportar ogni male per amor loro, o almeno raccogliete lo spirito mio in pace e serrate
questi occhi miei dolenti acci ch'io non vegga pi tanta ruina, e miseria. Mettendosi poi li
suoi dui poveri avanti se gli men a casa dove per molti giorni, cioe fin che furono guariti, e
281
rihavuti ne fece haver cura . Essendo lui poco tempo doppo da Monsignor Matteucci
alhora Governatore stato amorevolmente ripreso avertendogli ch'un'altra volta non si
lasciasse tanto trasportar dal zelo che venisse per quello ad impedire gli ordini de
Superiori maggiori 282.
111
C. 61 - ASSISTENZA A S. SISTO E AL GRANAIO DELLE CARROZZE

Camillo aiuta detti poveri nel Hospitio di San Sisto


e nel Granaio delle Carrozze con morte di tre suoi religiosi.

CAP. 61

Non cessava mai Camillo d'aiutar detti poveri dispersi dovunque havesse vista la
commodit di poterlo fare; particolarmente vedendo che nell'Hospitio di San Sisto n'era
283
stata congregata una gran massa dove si morivano quasi tutti di flusso, desiderando lui
ch'almeno morissero in (p. 132) gratia d'Iddio, e con i santi sacramenti della Chiesa (poi
che in quei giorni se ne morirono piu di tre mila) vi mand otto de suoi Religiosi per loro
aiuto, et esso ancora assisteva quasi sempre in quel luogo. Dove si sentiva alhora puzza
tanta grande, et eccessiva che f riputato miracolo del Signore che quella volta non vi
284
lasciasse la vita. Si come avenne fra lo spatio d'otto giorni ad altri tre de nostri
buonissimi soggetti chiamati Horatio Totio Fiorentino, Horatio Zoppillo Napolitano, e
Benedetto Michele di Scorrano in Puglia. De quali si pu dire ch' guisa de Santi Martiri
con inusitato tormento e modo di martirio morissero; poi che furono da infinite punture di
pidocchi morsi, e trafitti, non essendo mai stato possibile il difendersi da loro. E benche
havessero fatto abbrugiare e buttare in fiume la maggior parte de fardelli di tanti poveri,
nondimeno era cosi grande la copia de sudetti animali restati in quell'Hospitio che pareva
volassero per l'aria cascandone sempre molti sopra la tavola, sopra il pane, e fin dentro
l'istesse lor minestre quando mangiavano 285, cosa che gli fece conturbare talmente lo
286
stomaco, che portati casa governarsi mai non puotero ritenere alcuna sorte di cibo
ne altra sorte di medicamento. Onde con infinito lor contento d'haver patito qualche cosa
287
per amor d'Iddio passarono con incredibile patienza al lor Signore . Dubitandosi poi
d'alcuna publica infettione nella Citt per l'intollerabile fetore che dal detto Hospitio
288
eshalava, per opra di Camillo f appigionato un granajo nella strada delle (p. 133)
Carrozze dove come in luogo piu discosto dall'habitato di Roma furono trasportati li poveri.
289
Nel qual luogo per spatio di dui mesi Camillo anco hebbe cura di loro facendogli
similmente governar da nostri. Nel che esso consum e spese circa sei mila scudi che
parte dal Pontefice e parte dal Popolo Romano erano stati depositati per questo effetto. E
certo ch'al grande ardore e charit sua la spesa f poca, non havendo esso mai riguardato
medicamento veruno per amor loro, purche da medici fusse stato ordinato, havendo
fatto met-
112
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

290
tere ne' loro pisti anco delle perle, et altre cose simili macinate . Ma tutta la sua gran
fatica consist in andar sempre per Roma tutto infangato, e stanco cercando pane e
frumento per tanta gente non trovando mai luogo per questo. Una volta mancandogli il
grano and la mattina per tempo trovare Monsignor Centurione alhora Prefetto
291
dell'Annona pregandolo gli volesse far vendere alcuni rubbij di grano. Ma negandogli
ci quel prelato per esserne pochissimo nella Citt, esso spinto dal suo gran zelo alz una
292
terribil voce dicendo: Monsignor R.mo se per questo mancamento i miei poveri
moriranno di fame me ne protesto e scuso dinanzi a Dio, e ve ne cito al tribunale di
Christo, al quale ne darete strettissimo conto. E furono tali queste parole che spaventato
quel buon Prelato ordin ch'alhora alhora gli fusse dato quanto voleva, non curandosi che'l
293
grano mancasse alla Citt purch li poveri fussero provisti . E non solo per trovar pane
stent et travagli moltissimo, ma anco per trovar luogo dove potesse (p. 134) far sepelire
tanti morti, poi che essendosi quasi ripiene tutte le sepulture di quelle chiese vicine f
costretto finalmente con licenza et autorit del Pontefice di far un Campo Santo nel mezzo
294
di quella campagna. In fine furono cosi gravi e continue le sue fatiche che quando la
sera tal volta ritornava casa appena poteva per la molta stanchezza alzar la gamba
impiagata sopra il letto tanto eccessivo dolor vi sentiva.

Del infermo che fu' portato dal Diavolo nel sudetto Granaio.

CAP. 62

Mi occorre raccontare in questo luogo una cosa che forse molti non la crederanno; ma
de gli huomini disperati al parer mio se ne pu credere questa, e peggior cosa. And tra gli
altri poveri infermi curarsi nel detto Granaio un huomo che dimostrava essere
Romagnolo, o Marchesano; al quale essendosi accostato il Padre per confessarlo rispose
liberamente che non si voleva confessare per esser gi disperato e dato al Diavolo in
corpo, et in anima, della qual donatione diceva havergline fatto poliza scritta, e sottoscritta
di propria mano, e del proprio sangue che da una vena della fronte s'haveva cavato. Del
che restando attonito il Confessore si ingegn molto per liberarlo da quella mala
intentione, ma non f mai possibile, dicendo sempre quello voler essere del Diavolo vivo e
morto. Venuta poi la sera, et havendolo (p. 135) combattuto un gran pezzo
113
C. 63 - PROVVIDENZA DEL SIGNORE VERSO LA CONGREGAZIONE

lo lasciarono riposare alquanto per dargli la mattina un'altro assalto, overo pigliare altro
ispediente di lui. Ma la notte istessa, mentre la Guardia postali da' Padri si discost
alquanto da lui chiamato da un'altro infermo nel ritorno che fece non ritrov pi
quell'huomo disperato in letto, ritrovandovi solamente il suo berettino della notte con la
camiscia ambedue queste cose segnate con la croce, e merco dell'Hospidale di S.
Giovanni Laterano. Dove essendo stati subito chiamati i Padri, e non ritrovandolo nel letto
restarono come stupidi per la gran maraviglia, anzi non lo potendo quasi credere fecero
una diligenza grandissima per ritrovarlo cercando per tutti i cantoni del Granaio, ne mai f
possibile ritrovar cosa alcuna. Trovando particolarmente cosi le porte come le finestre
serrate delle quali essi tenevano le chiavi non essendovi altro luogo aperto d'onde
havesse potuto fuggire, anzi essendo nell'istesse finestre le cancellate di legno, e le
295
graticchie di ferro . Per questo fecero giuditio che'l Diavolo l'havesse portato all'Inferno
in corpo, et anima conforme la donatione da lui fattagli, et confessata di propria bocca.

(p. 136)

Della Providenza c'hebbe il Signore della Congregatione


in detta Carestia.

CAP. 63

Non si deve tacere similmente in questo luogo una particolare attione di Camillo verso i
detti poveri del Granaio, et un'altra molto maggiore di S. D. M.ta verso la Congregatione
296
. Non ritrovando esso un giorno pane per tanta gente si ricord che in casa nostra si
ritrovava un sacco di farina che per gli estremi bisogni si conservava, onde senza far
motto ad alcuno andato in casa con dui facchini lo tolse via e port al Granaio, restando di
ci il P. Francesco Profeta, ch'alhora haveva cura della casa con altri non poco mal
contenti, brontolando cosi mezzo di lui che per non far mancare il pane alli infermi delle
Carrozze non si curasse di lasciare la casa sprovista di quella poca farina. Del che
accortosi Camillo fece loro un'aspra riprensione chiamandogli huomini di poca fede, e di
manco charit, poi che non si confidavano in Dio, et detto questo and via. Ma la divina
providenza che tante volte s'era isperimentata sopra la Congregatione subito che vidde la
casa sprovista della
114
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

detta farina providde d'un Fornaio tanto amorevole che per tutto il tempo di quella gran
carestia ogni mattina di notte (per timor che non gli fusse rubbato) portava in casa una
Cesta di pane tanto bianco, e fresco che mai non si mangi il migliore. E quello che
porgeva piu maraviglia era (p. 137) che detto Fornaio dava quel pane in credenza,
aspettando d'esser pagato finita la carestia. Nella quale per gratia del Signore (benche la
Congregatione fusse povera, e vivesse di elemosine) non per questo gli manc mai cosa
alcuna del vitto, ne mai tornarono casa i cercanti voti di pane. Anzi affermavano alcuni di
loro che anco certi Giudei ricchi gli havevano empite le saccoccie di pane: il che non
poche volte f osservato da nostri .

Per le frequenti morti de nostri


Camillo tempera il modo d'andare a gli hospidali
e come anco lev l'Infermaria di Tordinona.

CAP. 64

Cessata la sudetta mortalit e carestia, o vero per dir meglio non essendovi restata piu
gente da morire, cominciarono per le soverchie fatiche passate ad infermarsi e morirsi
anco de' nostri. Il che considerato da Camillo (havendo compassione alla debolezza de'
suoi) temper alquanto il rigoroso modo che fin alhora s'era osservato d'andar tutti ogni
giorno all'hospidale. Ordinando che vi s'andasse solamente un giorno si, et un'altro n da
ciascuno eccettuati per gli infermi, et officiali havendo divisi tutti quelli di casa in due
classi mandandone una per giorno. Il che non f altro (conforme diceva lui) che assegnare
un giorno Marta, e l'altro a Madalena, volendo esso che i suoi Religiosi nel giorno che li
toccava di restare (p. 138) in casa lo spendessero tutto nelle sante lettioni, orationi, e
meditationi pigliando forza e spirito per spender bene, e con perfettione il giorno seguente
ne gli Hospidali. Questo repartimento f da lui alhora giudicato tanto necessario (per non
far suffocar lo spirito de' suoi dalle soverchie fatiche) che scrivendolo al Padre Biasio in
297
Napoli gli diceva cos . Conviene anco per aiuto della nostra Congregatione questo che
dir (avenga che io miserabile fin hora non l'habbia cosi inteso) che le fatiche de' fratelli
siano talmente ripartite che non siano causa di non far profitto nello spirito, del che questo
povero principio tiene molto bisogno. Si che Padre mio
115
C. 65 - GREGORIO XIV ERIGE LA CONGREGAZIONE IN ORDINE

carissimo vi dico che chiarissimo adesso questo veggo, merc del mio Signore, et alle
orationi di chi m'ama. Padre mio occulti sono i giuditij del Signore, forse molte cose vuole
che per isperienza impariamo. Hora per consolatione di V. R. dico che in questo h
talmente affissi gli occhi che mi pare quasi impossibile da me sia revocato. Gli dico che
per molte necessit si rappresentassero per la Citt, et anco per gli Hospidali, et anco per
haver molti infermi in casa, mai vedr quest'ordine c'hora habbiamo incominciato si guasti,
cio di ripartire i fratelli che parte ne vada un giorno, e parte un'altro. E questo si far per
gratia del Signore, etiam che fussero quattro: perche se con quest'ordine la Congregatione
h da caminare, quando sar molto cresciuta, quanto piu adesso dobbiamo far ci, per
servigio di questo fondamento? Fin qui sono parole d'esso Camillo. E perch lui ancora fin
dall'anno 1588. ad instanza de' Signori Protettori delle carceri di Roma haveva (p. 139)
pigliata la cura dell'Infermaria di Tor di nona con concedergli dui fratelli, anco detta cura
lev in questo tempo. Facendo esso ci per li infiniti pericoli che vidde retrovarsi nella
continua prattica de prigioni banditi, e condennati particolarmente per esserne poco doppo
scappato uno di loro che volendosi calar dal tetto per una corda si spezz et ammazz.
Del che f data la colpa alla poca vigilanza dell'Infermiero che Camillo ad instanza de
medesimi Signori v'haveva posto, onde mai piu non se ne volse impedire. Havendo poi
alquanto di scrupulo sopra ci per l'obligo che si ritrovava nella Bolla ne f dimandare
dispensa al Pontefice Clemente dal Cardinale Salviati quando f nostro Protettore che gli
f benignamente concessa liberandolo da quel scrupulo. E dal hora in poi non si f altro
che mandar talvolta visitar detti prigioni.

Papa Gregorio XIIII. concede la Professione


erigendo la Congregatione in Religione.

CAP. 65

Subito che Camillo si vidde libero dalle sudette occupationi havendo fatto ritornar Biasio
in Roma298 cominciarono di nuovo risvegliare il negotio della Professione. E perch 299

lui f sempre solito quando si metteva trattare d'alcuna cosa importante come era questa
d'aiutarla grandemente con le orationi; per comand questa volta che si celebrassero (p.
140) molte centinaia di messe,
116
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

che si digiunasse due volte la settimana, e che altrettante ciascuno facesse la disciplina.
Ordinando ancora che doppo le Letanie d'ogni giorno si dicesse l'Hinno dello Spirito Santo
pregandolo volesse illuminar la mente del Sommo Pontefice far cosa che fusse di Loreto
se la B.ma Vergine si fusse degnata favorire la Congregatione in questo. Nel qual negotio
per gratia particolare di Lei non si ritrov piu alcuna sorte di difficult, poi che essendo
stato proposto dal Cardinal Mondovi al Pontefice Gregorio f da Sua Santit con Moto
proprio approbata e confermata la Congregatione 300. Erigendola in Religione libera, e non
obligata a militare sotto la Regola di S. Agostino come era stato prima disposto nella
301
Congregatione de' Sacri Riti . Concedendo gratia e facult Camillo e compagni di far
quattro voti solenni di Povert, Castit, et Obedienza, e di perpetuamente servire alli
Infermi ancorch appestati. Arricchendola anco quasi d'infiniti Privilegi, immunit, gratie,
favori, indulgenze, et altre prerogative che saria cosa lunghissima raccontarle. Volendo
302
che'l Generale di questa Religione durasse nel suo officio in vita, ma che dovesse
governare col conseglio e consenso di quattro Consultori ogn'uno con voto decisivo. F
adunque data la sudetta Bolla della Fondatione alli 21. di Settembre 1531. nell'anno primo
303
et ultimo del suo Pontificato. La quale quando f portata in casa piombata (p 141) non
si pu dire quanto contento e consolatione tutti apportasse andando processionalmente
in Chiesa a rendere le debite gratie S. D. M.ta. Dove giunti prostrato Camillo avanti il
santissimo Sacramento con parole piene d'amore e d'affettione gli disse: Vi rendo infinite
gratie Signore da parte anco di tutti questi miei figliuoli che nelle viscere della piet vostra
h generati perche vi sete degnato di consolarci e d'haver inspirato al Santissimo Papa, e
Padre nostro Gregorio di stabilire quest'humile pianticella non da me huomo vilissimo, ma
dalla vostra potente mano piantata. Il che havendo detto con somma riverenza la baci e
ponendola sopra l'altare l'offer e consacr alhora per sempre alla divina Maest sua. E
certo che nella speditione di questa Bolla v'apparve anco dentro manifestamente la divina
gratia, e favore. Poi che havendo Biasio particolar cura della sua ispeditione, e non
mancando altro che firmare la supplica parve Camillo che si andasse alquanto tardo in( *)

*
Dopo in cancellata questo .
117
C. 66 - CAMILLO ELETTO GENERALE DELLA RELIGIONE

far questo. Onde dubitando, anzi indovinando quel tanto che poteva intervenire come
mosso dallo Spirito Santo le pigli un giorno la supplica di mano, e la port esso al Datario
non curandosi che quello lo tenesse per huomo troppo importuno e fastidioso. La quale
per questa diligenza f dal Pontefice firmata il giorno avanti che s'infermasse di quella
infermit che poi mori alli 15. d'Ottobre 1591. essendo detta supplica stata l'ultima che
signasse. Si che un giorno di piu che Camillo si fusse trattenuto portarla la
Congregatione andava (p. 142) in pericolo di non essere piu confirmata, o almeno di
passare molt'anni prima ch'a questo fusse arrivata. Poi che Papa Gregorio xiiij. successe
Innocentio nono, che si mostr alienissimo di far nuove Religioni, et al detto Innocentio
successe Clemente Ottavo che non solo si mostr alieno di fondar nuove Religioni, ma
anco per zelo della santa riforma parve che fusse piu tosto inclinato ad annullarne alcune
304
delle vecchie . Nel cui Pontificato senza dubbio (parlando per humanamente) la
Congregatione si sarebbe estinta se si fusse trovata sciolta essendosi in detto tempo
scoperte quelle tante difficult sopra l'instituto che si diranno piu appresso. Le quali si
furono bastanti ad annullare quasi la Religione, gi legata che si poteva sperare se si
fusse ritrovata sciolta 305?

Camillo viene eletto Generale della Religione.

CAP. 66

Per la morte del Pontefice Gregorio xiiij. f creato Papa Innocentio Nono alli 29.
d'Ottobre 1591. Nel cui Pontificato desiderando Camillo dar fermo stabilimento alla
Congregatione determin far quanto prima la sua Professione. Nel che anco parve che la
santissima madre delle misericordie volesse mostrare al mondo che questa
Congregatione doveva essere tutta sua. Poi che essendo Camillo divotissimo di San
306
Michele Arcangelo, e di San Francesco , haveva designato di farla in uno di questi
giorni. (p. 143) Ma la Santissima Regina de Cieli (per l'intercessione della quale Camillo
tanti anni prima era stato convertito Dio nel giorno della sua Purificatione;
nell'Assuntione haveva havuto il primo pensiero di fondar la Compagnia, e nel giorno della
Nativit gli haveva dato principio vestendo i suoi compagni) volse anco che lui (per li molti
impedimenti ch'avennero per le sedi vacanti) fusse trattenuto farla fino al giorno della
sua immacolata Concettione. Il che fu di estre-
118
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

mo contento a tutti i suoi compagni per il desiderio ardentissimo che havevano di star
sempre sotto la perpetua tutela e fidelissimo patrocinio d'essa sempre immacolata vergine
307
. Ma non potendosi venire quest'atto se prima non si faceva l'elettione del Generale
per esser cosi disposto nella Bolla, ordin che si venisse alla detta elettione. Per questo
308
havendo esso la sera avanti fatto congregare tutti di casa disse loro che'l giorno
seguente si doveva fare la elettione del Generale pregando tutti che si volessero
caldamente raccomandare Dio facendogli sopra ogni altra cosa intendere che non
pensassero punto della sua persona non conoscendosi egli atto al governo per essere
semplice et idiota, anzi pieno di mille imperfettioni et inhabilit, particolarmente per sentirsi
molto consumato e destrutto. Portando in questo l'essempio de Contadini con dirgli che
anco quelli (quando le lor zappe erano fruste e consumate che le mettevano in un cantone
riposare). Cosi anco desiderava lui che guisa di zappa vecchia fusse lasciato stare in
un cantone suddito per maggiormente potere attendere se stesso, et al servigio de
poveri. Ma con tutto ci (p. 144) (havendo i padri solamente riguardo alla sua gran bont)
il giorno appresso con voto di tutti coloro che portavano la Croce della casa di Roma,
309
alhora in numero trentasei , f eletto Generale in vita; il che f alli 7. di Decembre 1591.
310
nella presenza d'un publico Notaio , e del P. Maestro Agostino Vicario Apostolico
311
dell'Ordine Agostiniano , mandato dal Cardinal Mondovi come Protettore, che in suo
luogo assistesse. La cui elettione publicata f subito dal P. Francesco Profeta, e dal P.
Biasio Oppertis fatta testimonianza ch'anco quelli della casa di Napoli l'havevano nominato
312
per tale Ufficio . Onde vedendo esso non poter resistere alla divina volont accett non
senza sua molta mortificatione quel carrico, andando per questo tutti di casa prestargli la
solita obedienza con baciargli la mano. Il che fatto furono subito da lui nominati coloro che
313
dovevano nel giorno seguente far la solenne Professione insieme con lui . Nominando
solamente in ci venti sei tra Padri e fratelli, cioe tutti quelli che ritrovandosi alhora in
Roma havevano passato dui anni in Congregatione. Il rimanente del giorno si consum poi
da sudetti nominati altri facendo il suo testamento, et altri la confessione generale. Ma
Camillo particolarmente per atto publico rinunti li scudi seicento al Signor Fermo Calvi
che gli don per suo patrimonio quando si volse ordinare sacerdote 314.
119
C. 67- PROFESSIONE SOLENNE DI CAMILLO E COMPAGNI

(p. 145)

Camillo e compagni fanno la Professione solenne.

CAP. 67

La mattina seguente poi che f di Domenica alli 8. di Decembre 1591. giorno della
purissima Concettione concorse moltitudine grande di gente nella nostra Chiesa della
Madalena di Roma, nella quale per quel giorno f dal Pontefice Innocentio concessa la
plenaria Indulgenza tutti coloro che si trovavano presenti alla nuova Professione. Doppo
315
essere stata celebrata la messa dall'Ill.mo Arcivescovo di Ragusa , Camillo fatta prima
la confessione della fede ingenocchiato avanti al detto Arcivescovo fece la sua
professione solenne nel seguente tenore: Ego Camillus de Lellis profiteor et solemniter
voveo Domino Deo nostro, et tibi Ill.mo Domino (Sanctissimi Domini Nostri ex concessione
Apostolica ad hoc speciale munus locum tenenti) coram Sacratissima Virgine eius matre,
et universa Curia Coelesti perpetuam Paupertatem, Castitatem, et Obedientiam, et
perpetuo inservire (tanquam praecipuum nostri Instituti ministerium) pauperibus infirmis,
quos etiam pestis incesserit, iuxta formulam vivendi contentam in Bulla Congregationis
Ministrantium Infirmis, ac in eius Constitutionibus auctoritate Apostolica tam editis iam,
quam in posterum edendis. Qual Professione f dall'Arcivescovo accettata nel seguente
modo: Et Ego Paulus Alberus auctoritate, qua fungor accepto tuam professionem. In
316
nomine Patris, et Filij, et Spiritus Sancti (p. 146) Amen. Doppo questo esso Camillo
accett per ordine (conforme furono chiamati dal Notaio) tutte l'altre professioni de' suoi
compagni proferendola quelli nel seguente tenore: Ego N. profiteor et solemniter voveo
Domino Deo nostro, ac tibi Reverendo Patri Generali, qui Dei locum obtines coram
sacratissima Virgine eius matre, et universa Curia Coelesti perpetuam Paupertatem,
Castitatem, et Obedientiam, et perpetuo inservire (tanquam praecipuum nostri Instituti
ministerium) pauperibus Infirmis quos etiam pestis incesserit iuxta formam vivendi
contentam in Bulla Congregationis Ministrantium Infirmis, et in eius Constitutionibus,
auctoritate Apostolica tam editis iam, quam in posterum edendis. Del che tutto si fece atto
317
publico dal Notaio chiamato Prisco de Iuvenalibus Notaio Capitolino , essendo quelli
che fecero la sudetta professione in questa prima volta, oltra Camillo, li seguenti.
120
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

P. Francesco Profeta.
P. Biasio Oppertis.
Angelino Brugia.
Stefano da Modena.
Francesco Lapis.
Giovanni Baudingh.
Nicol Clemente.
Antonio Barbarossa.
Prospero Fontecchia.
Luca Antonio Catalano.
Giacomo Antonio di Meo. (p. 147)
Gasparo Macario.
Paolo Rende.
Francesco Pizzorno.
Gio: Agnello Cocozello.
Santio Cicatelli.
Goffredo Stella.
Baldassar Fonseca.
Gio: Antonio di Mutio.
Scipione Carrozza.
Antonio Perruccio.
Marcello de Mansis.
Alessandro Gallo.
Anibale Ramondino.
Giulio Cesare Altavilla 317 bis .
Mancandovi Torquato Mauritio che per alcuni suoi scrupuli non la volse fare per alhora,
Curtio Lodi con alcuni altri fratelli antichi della Congregatione non furono nel numero
sudetto per essersi ritrovati in questo tempo in Napoli dove anch'essi sei mesi doppo la
fecero in mano dell'istesso Camillo 318.

Della spropria che si fece doppo la Professione.

CAP. 68

Finito d'accettar le Professioni Camillo celebr la Messa, communicando tutti i nuovi


Professi cosi Sacerdoti come non Sacerdoti, e la sera poi per segno di congratulatione (p.
148) gli abbracci similmente tutti con infinito suo contento. Fatto questo nella medesima
sera per zelo della santa Povert 319 command loro che ciascuno
121
C. 69 - IL CARD. MONDOVI NOMINATO PROTETTORE DELL'ORDINE

si spropriasse di quanto teneva, e possedeva cosi in Camera come sopra; onde in un


tratto f portato, e buttato avanti suoi piedi ci ch'essi tenevano. E f cosa degna
d'ammiratione il vedere di che minime cose si facessero scrupulo, poiche portarono anco
le scope, le scarpe, gli Ufficioli, le Corone, i reliquiarij, le figurine et ogni altra cosa per
minima che fusse insino al filo, aghi e pezze con ch alcuni si rappezzavano li vestimenti.
Quali cose poi furono subito da Camillo ritornate loro dicendo che gli ne concedeva
solamente l'uso. Pochi giorni doppo andarono similmente tutti alle sette Chiese
ringratiare S.D.M.ta di tanta gratia andando Camillo per strada ragionando altamente delle
320
maraviglie fatte da Iddio nella fondatione di questa pianta . Dicendo fra l'altre cose:
Nolite timere pusillus Grex, verr tempo che questa picciola famigliuola si sparger per
tutto il mondo, e che questo Instituto santificar molti de' nostri. Onde molti di loro
giubilando di contento si offerivano d'andare anco nelle Terre d'Infedeli pigliare il
martirio, et morire per amor d'Iddio nel servigio de gli appestati.

(p. 149)

Camillo ottiene dal Pontefice il Cardinal Mondovi per Protettore,


nuova confermatione della Religione, facolt di ricevere Novitij,
e come and in Napoli.

CAP. 69 (*)

Havendo Camillo stabilita la sua Congregatione co' i santi voti cominci con nuovo
fervore ad infiammarsi piu che mai nella santa charit delli infermi, dicendo essere alhora
obligato per voto far quel tanto che prima faceva per sola charit. Et acci che nella casa
di Napoli si vivesse col medesimo spirito e fervore (havendo creato suo Vicario Generale il
P. Biasio) di nuovo lo mand per Superiore di quella casa. Essendo poi Papa Innocentio
Nono che mor alli 30. di Decembre 1531. successo Papa Clemente Ottavo creato
Pontefice alli 30. di Gennaio 1592. non ostante che nella Bolla della Fondatione fusse
disposto che la Religione dovesse stare solamente sotto la protettione de' Pontefici
Romani, e Santa Sede, nondimeno sentendosi Camillo infinitamente obligato al Cardinal
Mondovi per fargli un particolar privilegio lo dimand al Pontefice per Protet-

*
Man. palerm.: In margine (Libro 2, Cap. 2, f. 116).
122
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

321
tore, il quale gli fu concesso con Breve Apostolico dato alli 22. Di Febrajo 1592 . Oltre di
ci non sapendo Camillo di che animo potesse essere detto Pontefice verso la Religione
per essere stato uno di quei Cardinali che non havevano intesa la Professione per
322
certificarsi della sua buona volont lo supplic per mezzo di Mondovi si degnasse (p.
150) confirmare di nuovo la Religione e suoi privilegi. Il che similmente gli f concesso
approbando e confermando di nuovo con Breve Apostolico dato alli 20. di Marzo 1592.323
quanto da Gregorio xiiij suo predecessore era stato fatto et ordinato lodando anco con
molte honorate parole l'instituto. Dando anco nel medesimo Breve facult alla Religione di
poter ricevere Novitij per dui anni senza alcuno intervento di Capitolo Generale, ne
324
Provintiale conforme nelle Bolle di Sisto Quinto si commandava . E cosi quel Pontefice
ch'essendo prima Cardinale non haveva inteso che fusse fatta Religione, essendo poi
Papa di nuovo la conferm, et approb concedendogli anco molti privilegi. Cosi anco
avenne del Cardinale Cusano ch'essendo nel principio solito di chiamarla la Compagnia di
baia vedendola poi fatta Religione non si poteva satiare di maravigliarsi delle molte e
325
stupende maraviglie d'Iddio. Solendo tal volta dire Camillo, qual molto amava: vi
ricordate Padre del tempo passato, e quante volte io vi ripresi che non attendeste questa
326
Compagnia di Baia? vedete adesso come Iddio h disposte, e mutate le cose . Il simile
327
anco avenne del Cardinale Santa Severina , il quale bench nella confermatione della
328
Congregatione contradicesse molto dicendo essere nella Chiesa d'Iddio Congregationi
d'avanzo, nondimeno vedendola poi Religione gli f tanto affettionato che nel fine della
sua vita volse morire in mano de' nostri volendone sempre quattro presenti nella sua
agonia. Ottenuti adunque li sudetti Brevi Camillo and in Napoli, dove alli 3. di Maggio
1592. nel giorno della Santa Croce accett anco solennemente (p. 151) tutte le Professioni
di quegli antichi fratelli che si ritrovarono in detta casa quando si fece la prima volta in
329
Roma .Essendo quelli i seguenti: Curtio Lodi, Horatio Porgiano, Amico Devi, Michele
Manni, Pietro Barbarossa, Rocco Zompi, Giacomo Peruccio, Gio:Batista Pasquale,
Francesco Antonio Niglio, Paolo Crivelli, Gio: Luca di Crescenzo, Marco Barga, Cesare
Arborio, Agnello Senisse, et Christoforo Giugno 329 bis
. Il che fatto 330
per la strada
d'Abruzzo esso Camillo e Curtio andarono visitare la Santa Casa di Loreto per sodisfare
al desiderio e proposito da lui fatto quando si cominci ultimamente trattare nel negotio
della Religione.
123
C. 70 - CLEMENTE VIII AIUTA LA RELIGIONE

Camillo ottiene anco aiuto temporale


dal Pontefice Clemente Ottavo.

CAP. 70

Ritornato poi in Roma Camillo ritrov quella Casa essere aggravata da tanta quantit di
debiti ch'erano ascesi alla somma di scudi nove mila. Del che sentiva esso alcuna sorte di
fastidio come quello che senz'altro pensiero di queste cose temporali haveria voluto
pensare solamente al total servigio del Signore e de' prossimi. Affliggendosi tanto piu di
questo, quanto che ogni giorno veniva piu strettamente molestato dal Confalone, il quale
per esser padrone delle case contigue alla Chiesa della Madalena dove la Congregatione
331
habitava, e non essendo stato pagato di molte pigioni (p. 152) decorse alli x. di Luglio
and co' Ministri del Vicario fargli il pegno sequestrandoli particolarmente una Casa che
poco prima Fermo Calvi haveva comprata, e donata alla Religione. Ne per molto che
Camillo (*) gli pregasse f mai possibile impetrare da loro alcuno indugio, per il che alzati
gli occhi al Cielo pregava caldamente il Signore che volesse rimediare tanti bisogni. Et in
questo gli venne pensiero d'andare buttarsi piedi del Pontefice scuoprendoli
confidentemente le sue necessit accordandosi in tanto col Confalone nel miglior modo
332
che puot . And poi alli 4. di Ottobre seguente ritrovare il Pontefice in Frascati, dove
essendosegli ingenocchiato avanti gli disse: Santissimo Padre, la povera Religione nostra
si ritrova tanto aggravata di debiti c'hormai non sappiamo piu come fare, pagando ogni
anno qui in Roma solamente scudi trecento settanta tra pigione e censi; per priego la
Santit Vostra ad aiutar questo debole principio che pregaremo sempre il Signore per la
Beatitudine sua. Alhora mosso compassione di lui il Pontefice gli rispose che bench la
Camera Apostolica si trovasse esausta per aiutar ogni mese l'Imperadore di molte migliaia
333
di scudi , nondimeno gli promise che ritornato in Roma si sarebbe ricordato di lui. Dove
ritornato gli fe subito pagare li scudi 370. con promessa anco di farglile pagar ogni anno.

*
Dopo Camillo stato aggiunto sopra della riga gli .
124
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

(p. 153)

Camillo antivede l'aiuto d'Iddio sopra la Religione


e della morte del Cardinal Mondovi.

CAP. 71

In questi medesimi giorni che Camillo f aiutato dal Pontefice come di sopra, ritornato un
giorno in casa fece congregare nella Chiesa della Madalena tutti i Padri e fratelli nella
presenza del Santissimo Sacramento, cosa che mai piu non haveva fatto per il passato. A'
quali havendo manifestata l'elemosina ricevuta alhora da sua Santit con la promessa di
volerla fare similmente ogni anno, lo raccomand caldamente alle loro orationi, dicendo
che cosi gli era stato dal Pontefice imposto, e che cosi ancora lui gli haveva promesso. Di
334
poi con modo di parlare mai piu non usato da lui cominci a ragionargli tanto altamente
della divina providenza che pareva fusse stato questa volta certificato da qualche divina
promessa, dicendo fra l'altre cose le seguenti: Padri e fratelli miei non bisogna dubitar
punto della divina providenza purch noi attendiamo alla vera perfettione della vita
havendo ferma speranza in questo benignissimo Signore (mostrando lui il S.mo
Sacramento col dito) spendendo anco tutte le nostre forze in aiuto de' poveri. Il che
facendosi da noi vi prometto (e non bisogna dubitarne punto) che non passar poco
tempo, e forse non sar ne anco un mese che vederemo l'aiuto di Dio, e la Religione
libera da ogni debito. Ricordatevi delle parole, che (p. 154) questo pietoso Signore disse
alla Vergine Santa Caterina da Siena; Caterina pensa tu di me, et io pensar di te. Si che
dobbiamo tener per certo che pensando noi di lui, e de' suoi poveri, esso pensar di noi, e
non ci far mancare queste cose temporali delle quali n'h dato tanta abondanza Turchi,
a Giudei, et ad altri infideli suoi nemici. E con queste parole concluse il suo ragionamento
335
. Nella qual speranza e promessa piacque S.D.M.ta di consolarlo, e farlo veridico, poi
che appena era passato un mese che pass miglior vita la buona memoria del Cardinal
336
Mondovi che lasci herede la Religione di venti mila scudi in circa . Restando di ci
come attoniti tutti quelli che l'havevano sentito quando parl cosi altamente della divina
providenza, particolarmente stando alhora il Cardinale sanissimo e meglio che mai si
fusse ritrovato. Anzi essendosi quello doppo alcuni giorni infermato, benche Camillo fusse
andato piu volte visitarlo,
125
C. 72 - IL CARD. SALVIATI NOMINATO PROTETTORE DELLA RELIGIONE

mai quello gli mostr altro segno d'affettione pi dell'ordinario. Solamente quando havendo
fatto il suo chiuso testamento, e vedendosi vicino alla morte standogli Camillo appresso
quello lo teneva stretto per la mano mirandolo molto fisso et con occhi molto piu del solito
amorosi. Quasi gli volesse dire: Padre io v'ho amato in vita, e doppo morte ancora
ricordatevi di pregare per me. Ma Camillo non sapendo ancora nulla del testamento ne
penetrando piu oltra assisteva continuamente nella sua agonia, raccommandando
caldamente quell'anima al suo creatore. Al quale essendo quella passata, prorompendo
Camillo in un dirottissimo (p. 155) pianto, et abbracciando il corpo morto non faceva altro
che bagnarlo tutto di lagrime dicendo e replicando pi volte: Deh Padre e Signor nostro
perch ci havete cosi presto abbandonati. Stando adunque esso cosi piangendo sopra la
morta faccia del Cardinale gli fu subitamente avisato da Cortegiani che cessasse facendo
337
dar ordine per la sua sepoltura toccando questo lui come herede . Del che tanto piu
esso rest come dal dolor trafitto non potendosi consolare per la perdita d'un cosi
amorevole Signore che non solo in vita haveva sempre aiutata la Congregatione, ma anco
doppo la morte. Essendosi poi subito letto il testamento, si ritrov tra l'altre cose che'l
Cardinale haveva disposto di voler essere portato alla sepoltura senza alcuna sorte di
pompa. Ma Camillo non parendoli ci conveniente supplic nell'istesso giorno il Pontefice
che gli lasciasse far tutto quell'honore che meritava. Il che essendogli stato dal Pontefice
concesso gli f da lui fatto fare un solennissimo funerale andando esso Camillo in persona
338
ad accompagnarlo fino in S. Clemente dove si and a sepelire . Pass a miglior vita il
detto Cardinale Mondovi alli 17. di Decembre 1592.

Camillo dimanda il Cardinale Salviati per Protettore.

CAP. 72

Nell'istessa sera che si port a sepelire il Cardinale mentre Camillo con altri de' suoi
Religiosi andavano dietro al Cataletto (p. 156) come heredi li Signori Guardiani del
Confalone per ricordargli che gia era venuto il tempo da potergli sodisfare nel mezzo del
339
Ponte S. Maria gli fecero presentare da loro Mandatarij una Bolla indorata di
participatione de' loro privilegi. Quale essendo stata amorevolmente da Camillo accettata
340
, tra poco tempo si ricord di loro sodisfacendo a quel debito, et a molti altri, facen-
126
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

341
do anco di detta heredit molta fabrica nella Casa di Roma. Conoscendo poi che
difficilmente si poteva mantenere la Congregatione in quel principio come pianta novella
senz'alcun saldo appoggio di qualche persona segnalata, pens di dimandare la seconda
volta Protettore al Pontefice, elegendo questo il Cardinal Salviati suo antico conoscente.
Il che essendo stato da lui proposto Professi della Casa di Roma, quelli si contentarono
di fare quanto a lui fusse piaciuto rimettendosi al parer suo. Qual cosa essendo stata da lui
intesa disse loro le seguenti parole: Noi s per far particolare privilegio questo Signore
tanto nostro devoto, s anco per ritrovarsi la Religione in principio lo dimanderemo al
Pontefice per Protettore. Ma vi commando per quanto commandar vi posso che morto lui
mai piu non vogliate dimandare altro Protettore per l'avenire etiam ch'io ve lo
commandasse, e ricordatevi di questo mio commandamento. Nella Purificatione (*) poi
della Santissima Vergine essendo esso andato portare la Torcia al Papa come era suo
ordinario gli dimand la sudetta gratia. Quale amorevolmente gli f concessa con Breve
Apostolico (p. 157) dato alli 19. di Febraro 1593. dicendogli due volte il Pontefice c'haveva
fatta buonissima elettione .

Della morte subitana dell'Origlia che voleva tor per forza


un suo figliuolo Novitio alla Religione.

CAP. 73
342
Occorse in questo tempo medesimo nella casa di Napoli una cosa degna d'essere
considerata da quei padri, o altri parenti che pigliano tal volta impresa d'alienare, o cavar
per forza i lor figliuoli dalle Religioni. F nella sudetta casa adunque vestito un novitio
343
dell'habito nostro chiamato Gio: Andrea Origlia di nobilissima casata. Del che havendo
ricevuto grandissimo disgusto suo padre parendogli particolarmente che fusse entrato in
una Religione povera e non conforme lo stato suo procur per tutte le vie per farlo
ritornare indietro, ma non havendo mai operato cosa alcuna, si risolse di pigliammo per
forza la mattina seguente quando il novitio andava all'hospidale. Volendo aspettare esso
con altri de suoi nel mezzo della strada rinchiusi in una carrozza, e con tal animo and

*
Man. palerm.: In margine: 1593.
127
C. 74 - QUESTIONE SULLA EREDIT DEL CARD. MONDOVI

la sera a letto sano, et allegramente. Ma il giusto giuditio del Signore vendicatore de gli
oltraggi che non solo son fatti, ma anco che si pensano di fare suoi servi permise che
l'istesso cavaliero nell'istessa notte senza confessione, ne altro final sacramento morisse
di morte subitana e repentina. Il quale essendo poi la mattina (p. 158) stato ritrovato cosi
morto in letto, non si pu dire quanto spavento cagionasse tutti coloro che sapevano
l'appuntamento della sera tenendo che fusse stato vero giuditio, e colpo della potente
mano d'Iddio per ricordo et essempio de gli altri padri. Questo accidente essendo poi stato
scritto da Biasio in Roma al P. Camillo, esso Camillo gli rispose cosi: H inteso il caso
successo che si pu tenere quasi per miracolo circa la morte repentina del padre di
cotesto novitio. Basta tutti sono inditij manifesti della particolar cura che tiene Iddio di
questa pianticella, piaccia al Signore che io ne cavi frutto. Ho raccontato hoggi parlando
col Cardinale Salviati tutto questo successo, e ne rest ammirato, e mi disse che forsi
saria stato bene che cotesto figliuolo se ne venisse in Roma acci fusse piu sicura la sua
vocatione. Con tutto ci detto novitio non persever poi nella Religione. Il quale havendo
passati molti travagli nel mondo, finalmente secondo mi f riferito fuori della patria, e di
casa sua se ne mor in Fiandra con l'habito di Cavalier di Malta.

Della lite che fu fatta alla Religione


sopra l'heredit del Mondovi.

CAP. 74

Doppo la morte della buona memoria del Cardinal Mondovi comparve subito in Roma
una sua nipote movendo lite Camillo con dire che la Religione non era capace della
detta heredit di suo zio per essere fondata in povert, obligata (p. 159) ad andar
mendicando di porta in porta, e non potere accettare legati ne altri beni consistenti in frutti
annui, come era quasi tutta l'heredit consistente in (*) monti che fruttavano ogni anno sei,
e sette per cento. Onde concludeva che detta heredit toccava a lei come seconda
hereditaria cosi nominata nel testamento. Qual lite essendo stata dal Pontefice rimessa
alla Rota vi f scritto sopra per l'una e per l'altra parte

*
Dopo in era stato scritto frutti e poi cancellato e sostituito con monti.
128
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

da migliori Avvocati di Roma. Ma finalmente f per gratia d'Iddio da Mons. Francesco


Mantua che poi f Cardinale alli 24. di Marzo 1593. data final sentenza in favor della
Religione. Dichiarandola capace non solo della detta heredit ma d'ogni altro lascito, e
legato pio ad effetto per di vendere detti beni, e consumare il lor prezzo in mantenimento
de' Religiosi senza riserbarsene cosa alcuna d'entrata perpetua. Della quale sentenza
(acci per l'avenire si togliesse ogni altro simile dubbio) Camillo ne fece rogar publico
instrumento. H voluto fare particolar mentione di questa lite per far solamente conoscere
quanto Camillo stasse sempre in quella con l'animo rassegnato ad ogni divino volere, e
lontano da ogni interesse. Poi che piu volte parlando esso con gli Avvocati, et Auditori
intorno quella, mai altro non gli ricordava se non che scrivessero e giudicassero la sola
giustitia, e verit non curandosi punto del resto perche il Signor Iddio non haveria mancato
di trovar altro modo per aiutar la Religione quando quella non havesse havuta ragione in
detta lite. Anzi f tanto scrupoloso in questo (p. 160) che oltre che lui non volse mai
adoprare ne mezzi ne favori mentre si litigava, esso stesso aiut e don molti danari alla
detta Signora acci quella potesse continuar la lite, e vedere le sue ragioni. Il che anco
fece doppo che l'hebbe guadagnata, aiutandola di sufficiente somma di danari per amor
della buona memoria del zio. In fine esso stette sempre tanto rassegnato in questo
c'havendo data ad altri la cura di trattarla esso ogni mattina di notte se n'andava
all'hospidale, dove era tutto il suo contento, e della lite n'haveva lasciato in tutto e per tutto
la cura alla divina volont. F ben cosa maravigliosa che stando lui una mattina
ricreatione gli altri e sentendo suonare il campanello della porta alquanto piu forte
dell'ordinario disse: hors fratelli state di buon animo che questo ci porta la nuova
c'habbiamo vinta la lite, e cosi f con grandissimo contento di tutti. Che vedendo quanto vi
era stato disputato sopra, et quante difficult vi erano state retrovate dentro la tenevano
come persa per la Religione. Havendo poi Camillo ottenuta la sentenza part subito per la
volta di Napoli nel fine di Maggio 1593.
129
C. 75 - FACOLT DI RICEVERE NOVIZI

Camillo ottiene facult dal Pontefice di ricevere Novitij


in perpetuo e della riforma di Gio: Manriquez.

CAP.75

Nel principio dell'anno 1594.essendo spirata la facult di ricever Novitij senza intervento
di Capitolo Generale, o (p. 161) Provintiale che per dui anni solamente era durata, Camillo
supplic di nuovo il Pontefice Clemente Ottavo che gli volesse prolongare la medesima
facult. Quale anco gli f concessa e prolongata in perpetuo con un altro Breve Apostolico
344
dato alli 31. di Marzo 1594. il che non f di poco favore in tempo di detto Pontefice
quando si and molto ritirato in questo. Nel medesimo tempo vivendosi nella casa di
Roma con molta pace, e consolatione di spirito, si risvegli in quella un certo Novitio
Theologo di Vagliadolid chiamato il Padre Giovanni Manriquez. Dicendo esser inspirato da
Dio far una riforma, conforme diceva lui, ma in effetto era una nuova Regola che
consisteva solamente in raccommandar l'anime de' soldati infermi che morivano ne gli
esserciti, e nelle guerre. Volendo portar per impresa in cambio della Croce un calice con
un'hostia sopra e due ossa di morto incrocicchiate nel pomo d'esso calice qual segno gia
portava sotto la veste di taffett, havendo tirati alcuni altri nella sua openione. Quando f
inteso cio da Camillo dolendosi molto del vaneggiar di quel povero Theologo havendo fatti
congregar tutti doppo un lungo ragionamento sopra la vocatione disse cosi: E per Padri
miei vedendo N. S. Iddio che noi siamo cosi freddi nella charit e vocatione nostra h
mandato tra noi per risvegliarci un santo sacerdote Theologo persona di qualit che
vedendo la nostra freddezza ci vuol riformare, e secondo intendo mandarci tutti alla guerra
raccommandar l'anime soldati morienti. Il che inteso dal P. Giovanni, alzandosi subito
(p. 162) in piedi disse che lui era quello che voleva far la detta sant'opera. Alhora Camillo
doppo havergli (*) fatto un buono ribuffo che vivente lui havesse havuto (**) ardire di parlare
di simil materia havendogli fatto dare alhora alhora i suoi panni lo mand via con tutti gli
altri novitij che s'erano sottoscritti. E cosi partiti di casa si dilegu in modo quella loro
riforma che non se n'intese mai piu novelle. Pochi giorni doppo cio d'Aprile Camillo and
in Napoli per conferire col P. Biasio s'era bene il dilatare la Religione per alcuni altri luoghi
d'Italia.

*
Dopo havergli, aggiunto sopra della riga fatto.
**
Dopo havuto, aggiunto sopra della riga ardire.
130
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Camillo va a fondar casa in Milano e Genova.

CAP. 76

Fino al tempo presente non si ritrovava la Religione nostra altrove dilatata fuorch in
Roma, et in Napoli, quando per il molto numero de suggetti, c'hormai non capivano pi
nelle sudette due case, Camillo pens fusse volont d'Iddio che s'andasse dilatando per
345
alcuna altra Citt . Che havendo conferito col Cardinal Salviati Protettore, quello gli
rispose non parergli ancor tempo da far questo. Ma Camillo sentendo altrimente gli replic
che sarebbe stato ad ogni modo bene che la Religione si fusse cominciata a dilatare per
vedere almeno che difficult gli potessero incontrare in questo principio. Alhora il
Cardinale dandogli la benedittione si rimise lui. Con questo spirito adunque confidato
solamente in Dio senza esser stato altrimente chiamato, ne havendo procurato (p. 163) in
Roma alcuna sorte di lettere commendatitie, invi prima il P. Francesco Antonio Niglio con
altri sei346 per la volta di Milano dove anch'esso poco doppo camin appresso,
giungendovi alli 14. di Giugno 1594. Nella qual Citt havendo per la prima volta
347
appigionata una Casa con l'andar essi ogni giorno visitare gli infermi dell'Hospedal
Grande, et anco raccommandar l'anime de morienti per la Citt cominciarono quella
fondatione. Poco tempo doppo and similmente Camillo in Genova per il medesimo effetto
con Michele Saluzzo dove entr alli 15. d'Agosto dell'istesso anno. Nella Citt havendo
portate lettere diversi Signori, tra quali uno f il Signor Gio:Batista Sisto stettero per
348
alcuni giorni alloggiati nel Palazzo della Signora Madalena Palavicina in Strada nova .
Havendo poi presa una casa pigione con l'aiuto del sudetto Signor Gio: Batista,
ch'ordinariamente soleva dar loro scudi vinticinque ogni mese col frequentar similmente gli
Hospedali, e la raccommandatione dell'anime agonizanti si diede anco principio quella
fondatione.

Della nuova intelligenza c'hebbe Camillo sopra li studi,


prediche, e confessioni.

CAP. 77

Ritrovandosi in Genova Camillo f costretto andare fino in Turino per la ispeditione d'una
lite spettante all'heredit del Cardinal Mondovi ch'importava scudi novecento d'oro (p. 164)
dove anco
131
C. 77 - ILLUMIN. DI CAMILLO SUGLI STUDI E MINISTERO ECCLES.

per il medesimo effetto si ritrovavano Cesare Bonino e Paolo Cherubino. Quale essendo
gi ispedita in favor della Religione ritornarono tutti per la volta di Milano, cio esso
Camillo, Michele Saluzzo suo compagno, e li dui sopradetti. Nel qual ritorno gli occorse
quella nuova intelligenza sopra li studi, prediche, e confessioni notissima tutta la
Religione della quale perche s che da molti diversamente se ne parla, voglio brevemente
per dichiaratione della verit lasciarne alcuna memoria. Era stato fino questo giorno
Camillo anzi dubbioso che n se li studi di Filosofia, e Theologia, le prediche, e le
confessioni in Chiesa si dovessero abbracciare dalla Religione. E benche egli cosi in
Roma come in Napoli fin dal principio havesse permesso che si confessasse nelle nostre
Chiese, nondimeno voleva che non vi si tenesse piu che un confessionario solo.
Dubitando che ingolfandosi li nostri in queste cose non venissero col tempo a raffreddarsi
nell'amor de poveri, e dell'instituto. Onde n'era stato sempre alquanto irresoluto
aspettando col tempo d'accertarsi della divina volont, della quale parve hora che nel
sudetto viaggio si certificasse nel seguente modo. Partiti essi una mattina da Novara in
carrozza command Camillo che facessero l'hora dell'oratione mentale conforme l'uso
della Religione facendola anch'esso con tener il suo crocifisso in mano. Giunti in Magenta
pigliarono alquanto di refettione molto leggiera per non esser egli solito ne viaggi mangiare
altro che la sera. Quale finita (conforme era il suo ordinario) cominci parlare di cose
spirituali interrogando uno per uno di quel tanto c'havevano meditato la mattina. Et
havendo ciascuno (p. 165) raccontata la sua meditatione, soggionse esso dicendo: Ancor
io per gratia del Signore voglio raccontare quanto m' occorso nella mia, massime
tenendo che sia inspiratione d'Iddio. Dico adunque che questa mattina son venuto in
perfetta cognitione che nella nostra Religione non solo sono convenienti, ma anco
necessarij ogni sorte di studi cosi di filosofia, come di Theologia, le prediche, e le
confessioni in chiesa per esser quella dedicata nell'aiuto de' prossimi. Nel qual servigio
conosco chiaramente esser necessarij huomini dotti in ogni scienza, potendo questi alle
volte dar anco aiuto alle Ville, e Castelli circonvicini alle Citt grosse, il che servir anco
non poco per facilitare molto il modo di vivere. Mosse poi alcuni dubbij che parevano poter
essere contrarij alla sua nuova intelligenza, ma esso stesso l'and similmente dissolvendo,
e confutando con le seguenti ragioni. Prima perche vivendo la Religione di Povert non
potrebbe mai allontanarsi dall'instituto sot-
132
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

to pena di perdere l'elemosine. Secondo che per l'istesso nome che la Congregatione
tiene di Ministri delli Infermi si sarebbe vergognata d'allontanarsi da loro. Terzo perche
predicando i nostri tali opere di piet restarebbono obligati ad esser loro i primi metterle
in essecutione. Ultimo perch quanto piu saranno dotti tanto piu conosceranno la gioia che
haveranno nelle mani, e tanto piu l'haveranno cara, e tanto piu la mandaranno avanti.
Queste ragioni adunque parvero lui per alhora bastanti convincere l'antico suo timore
concludendo poi il suo discorso con le seguenti parole: Si che fratelli miei io posso morire
questa (p. 166) notte per conoscendo chiaramente la volont d'Iddio essere che la
Religione nostra pigli anco questa strada de studi prediche e confessioni non come fine
principale, ma come mezzi necessarij per conseguire perfettamente il nostro fine, vi
chiamo in testimonio di questa mia volont, acci l'habbiate publicare per tutta la
Religione ponendovi ci in carrico di conscienza. E con questa conclusione partendo da
Magenta giunsero in Milano dove havendo nell'istesso giorno fatto congregar tutti di casa
public similmente la sudetta Intelligenza commandando che si scrivesse anco per tutte le
349
case. Scrivendo egli in particolare al P. Biasio in Napoli che subito vista la presente
mettesse allo studio non solo tutti quei Professi che parevano a lui atti per far riuscita, ma
anco i novitij. Qual lettera tocc me di leggere in pieno Capitolo retrovandomi alhora in
Napoli. Cosa ch'apport non poca maraviglia a ciascuno sapendo tutti benissimo quanto
egli prima andasse considerato in questo. Particolarmente per essere alhora cosa nota
che poco tempo prima haveva penitentiato un Professo in Roma con quaranta giorni di
ceppi in pane, et acqua per havergli quello solamente dimandato d'essere posto allo
studio. Si che da questo tempo in poi che f nel fine d'Agosto 1594. si cominci
liberamente studiare, e confessare nella Religione facendo anco per ci mettere subito
un Confessionario nella nostra Chiesa di Milano. Accettando similmente molti novitij con
queste promesse, cio, che si sarebbe studiato, predicato, e confessato in Chiesa.
133
C. 78 - VIAGGIO DI CAMILLO A NAPOLI

(p. 167)
Camillo va' in Napoli
e per viaggio minaccia il castigo d'Iddio sopra certi marinari,
e del suo ritorno in Milano.

CAP. 78

Non si content solamente Camillo d'haver per lettere publicata la sudetta sua nuova
Intelligenza, ma volse anco in persona andar fino in Napoli per conferirla col P. Biasio e
per metterla in effetto in quella Citt, dove alhora si ritrovava un fiorito Novitiato di giovani
350
studenti .Partito adunque da Milano con Baldassar Fonseca si imbarc in Genova nelle
351
Galere de particolari sopra una di Don Cosmo Centurione. Nel qual viaggio pat esso
non pochi disagi fino in Napoli per haver voluto star sempre alla Prora cosi di giorno come
di notte servendosi di quei pezzi d'Artiglieria per capezzale. Non havendo voluto stare alla
Poppa solo perch vi sent biastemare alcuni che giocavano, onde mai piu non vi volse
esso accostare. Ma perch in questo viaggio gli occorse una cosa notabile non la voglio
trapassar in silenzio. Stavano le sudette Galere trattenute per il mal tempo in Porto
Venere, dove certi giovani marinari della sua Galera poco timorati d'Iddio stavano nella
presenza sua parlando, e facendo l'amore con una giovane Spagnuola. Il che dispiacendo
grandemente lui per l'offesa di Dio non potendo piu sopportare tanta sfacciatagine alzato
352
in piedi sopra la Corsia con voce alta, e terribile (p. 168) fece loro un'asprissima
riprensione con atterrir quasi tutta quella Galera. Minacciandoli particolarmente che gli
sarebbe venuto il severo castigo d'Iddio addosso se non si fussero ammendati da quel
pestilente vitio da lui tanto abbominato. Dicendoli tra l'altre le seguenti parole come sigillo
e conclusione di quanto gli haveva minacciato, e detto: In fine io resto stupito e non s
come il tremendo giuditio d'Iddio habbi tanta patienza con voi che non vi faccia hor hora
inghiottir tutti dal mare, overo che non mandi saette dal Cielo, e che non vi facci tutti
abbissare. Ma vi prometto e siatene securi (e tenete mente quanto vi dico) che lui non
paga d'ogni sabbato, e che questo non vi potr mancare tra poco tempo voi et tutta
questa Galera se non mutarete vita, e particolarmente se non vi ammendarete da questo
vitio. Hor basta ridetevi pure delle mie parole. E questo detto si tacque. Il che poi per gran
giuditio del Signore avenne loro punto come Camillo gli haveva detto et prenuntiato. Poi
che l'istessi gio-
134
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

vani con la medesima Galera circa un anno doppo si annegarono tutti nel Golfo di Leone
portando in Spagna il Conte della Miranda gia stato Vicer di Napoli perdendosi
particolarmente nella detta Galera tutte le damigelle della Viceregina. Qual cosa f poi
ricordata Camillo in un altro viaggio da un certo vecchio marinaro da bene che si ritrov
presente quando egli fece la sudetta riprensione. Dicendo: Padre tutti quei giovani che la
Paternit vostra riprese in Porto Venere l'anno passato, si sono persi con l'istessa Galera
conforme V.P.t gli minacci non essendosi quelli mai voluto ammendare da quella lor (p.
169) pessima, e dissoluta vita. Arrivato poi Camillo in Napoli alli 8. di Settembre 1594.
ritrov che'l P. Biasio haveva mandato cinque de' nostri in Nola per servigio di quella Citt
dove era alhora grandissima mortalit e contagione. Fermatosi poi non piu che otto giorni
in Napoli and in Roma, d'onde havendo presi circa trenta suggetti tra Professi, e Novitij
ritorn in Napoli. Ivi havendo fatta la scielta di coloro che gli parvero atti per far buona
riuscita gli pose tutti alli studi, e lui partendosi da Napoli il giorno di S. Martino menando
molti con seco ritorn in Genova sopra le Galere del Prencipe d'Oria correndo grandissima
353 354
fortuna in questo viaggio . Trattenendosi poi in Genova hebbe aviso dal P. Nicol
Prefetto di Milano che in quella Citt era nato un gran sospetto di peste, e che
l'Arcivescovo Visconte haveva dimandato dui de' nostri per mettergli nel Lazzaretto
governar una famiglia nuovamente scoperta appestata con grandissimo spavento della
Citt. Il che inteso da lui cavalc subito per quella volta desiderando grandemente
ritrovarsi in detta occasione caminando gran giornate per timore che non si serrassero i
355
passi . Ivi giunto ritrov che alli 30. di Novembre gia erano entrati dui suoi Religiosi nel
356
Lazzaretto per governo della sudetta famiglia . De quali benche uno di loro ne morisse
in braccio de nostri, nondimeno essi per gratia d'Iddio non sentirono nocumento alcuno.
Passato poi questo pericolo vedendo Camillo che nella nostra Chiesa di Milano per il gran
concorso de penitenti non bastava un confessionario solo ve ne fece mettere un'altro
facendovi anco predicare il Padre Domenico Boniti Novitio 357.
135
C. 79 - CAMILLO PIGLIA LA CURA DELL'OSP. GRANDE DI MILANO

(p. 170)

Camillo piglia la cura del'Hospidal Grande di Milano


del che s'altera non poco la Religione.

CAP. 79

Fin hora parve certamente che fusse durato per la Religion nostra il felicissimo secolo
dell'oro essendosi sempre in quella con grandissima pace et unione vissuto, ma da qui
avanti si potr ben dire che passata la sudetta et cominciasse quella dell'argento per lei.
Essendo piaciuto alla divina maest ch'a guisa di tal metallo fusse ella essaminata, et
approbata per molt'anni nel fuoco della tribulatione, e discordia, cominciando quelle nel
seguente modo. Ritrovandosi questa volta Camillo in Milano si continuava tutta via da'
nostri in andare e ritornare ogni giorno dall'Hospidale conforme sempre s'era usato fin dal
principio della Congregatione. Ma conoscendo li Signori Deputati del detto Hospidal
Grande quanto giovamento apportassero i nostri loro infermi, per desiderio di stabilire et
accrescere molto pi detto aiuto, pregarono Camillo che in cambio delle visite volesse
concedere loro sei Padri che restassero continuamente nell'Hospidale per il ministerio, e
cura solamente dell'anime. Alla qual dimanda per la prima volta non diede orecchia
Camillo parendogli cosa nuova, e non mai piu usata nella Congregatione. Ma facendogli i
medesimi Signori nuova instanza di ci entr anch'esso in miglior consideratione sopra
quella. In questo andando egli un giorno nel Lazzaretto a visitar i dui Padri ch'ivi stavano
per governo (p. 171) della famiglia appestata, parlandoli esso dalla piazza parve che si
risvegliasse (come diceva lui) da un profondissimo sonno, e si ricordasse del primo
pensiero havuto da lui in San Giacomo d'instituir la Congregatione per liberare l'infermi da
mano de mercennarij. Al che vedendosi hora aperta la strada ditermin abbracciare
l'occasione offerendo a detti Signori non solo il numero de' sei da loro dimandato, ma anco
tanti, quanti v'erano serventi mercennarij per il ministerio anco corporale. Quale offerta
essendo stata accettata da quei Signori gli concessero 1'Hospidale licentiando i serventi, e
mettendovi Camillo in cambio loro tredeci de nostri tra Sacerdoti e fratelli. Il che f alli 7. di
Febraro 1595. (*) essendo alhora Priore di quel luogo il Signor Gasparo Caim 358. Del

*
Man. palerm.: In margine: 1595.
136
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

che non si pu dire quanta alteratione se ne cagionasse in tutta la Religione parendo


proprio che vi entrasse furiosamente il Demonio scatenato dentro rompendo e
fracassando quanto di buono, e quanto di pace si ritrovava congregato in quella.
Dolendosi grandemente tutti che Camillo havesse fatto una mutatione cosi grande non mai
piu intesa, ne imaginata da loro. Abborrendo particolarmente quel modo di servire per
intendersi che nel sudetto hospidale (oltra che li nostri havevano cura de' stagni, de'
fardelli, e della biancheria) mangiavano anco nell'istesso Tinello de secolari in lor
compagnia, con mille altre cose indegne de Religiosi. Quali tutte (facendole anco il
Demonio parer molto piu gravi di quello che erano) trafigevano l'anima della Religione. Et
intendendo che Camillo voleva fare il medesimo in tutte l'altre case, proposero di
contradirgli fino alla morte. Allegando in favor loro che questa (p. 172) mutatione non si
poteva fare senza il consenso di tutti per essere sopra i lor Voti, e non contenuta nella
Bolla della Fondatione; nella quale di nessuna cosa si faceva manco mentione che di
quella. E pure consistendo in lei tutta l'anima dell'instituto (conforme esso Camillo diceva)
vi doveva apparire chiaramente et esservi specificata con parole piu chiare del sole. Ma in
quanto me tengo io che ci fusse avenuto per gran secreto e providenza del Signore
accioche mettendosi in isperienza diversi modi di servire si venisse col tempo alla perfetta
cognitione della divina volont, e del vero modo che la Religione dovesse tenere per
l'avenire. In tanto non manc il Demonio di servirsi di questa occasione per ispiantare
quasi la Religione e levarla dal mondo. Poi (*) che stando quella forte per lo spatio di sei
anni in contradire Camillo sopra questo punto, esso dall'altro canto, per altro tanto spatio
di tempo, non cess mai di tempestarla, e quasi di annichilarla affatto. Si come senza
dubbio sarebbe avenuto se alla fine non si fusse condesceso ad un giusto, e temperato
accordo conforme diremo al suo luogo.

*
Man. palerm.: In margine: Controversia tra Camillo e la Religione durata per lo spatio di 6 anni.
137
C. 80 - DIFFICOLT DELLA REL. RIGUARDO AL SERVIZIO COMPLETO

Si dichiara pi distintamente in che cosa consisteva la difficult


della Religione intorno al sudetto modo di servire
ne gli Hospidali, che Camillo voleva.

CAP. 80

Et acci li curiosi della verit possano piu perfettamente conoscere dove consisteva tutto
il punto, e la difficult della Religione (p. 173) per la quale si mostrava cosi aliena da
Camillo intorno alla presa de gli Hospidali non voglio che mi rincresca di dichiararlo
alquanto piu distesamente. Il nostro Instituto di servire alli Infermi pu generalmente
dividersi in tre membri principali, dui de quali consistono dentro gli hospidali, et uno fuori.
Quello che consiste di fuori cosa notissima essere la raccommandatione dell'anime
agonizanti delle case private, nel qual servigio cosi esso Camillo come la Religione non
hebbero mai tra loro alcuna difficult ne ripugnanza veruna. Delli dui che ne gli Hospidali
consistono, uno contenuto nel servigio spirituale dell'anime, e l'altro nella cura, e
ministerio corporale. Il servigio spirituale dell'anime abbraccia le seguenti attioni,
Confessar gli infermi, communicarli, dargli l'oglio santo, raccommandargli l'anime,
assistere ne' lor transito, sepelir i morti, celebrar le messe, e servirgli finalmente in tutto
quello che si appartiene all'amministratione de S.mi Sacramenti. Et in questo servigio
come molto necessario per la salute dell'anime non sentiva alcuna difficult la Religione, e
l'haverebbe volentieri abbracciato per obligo facendo mandar via i Sacerdoti mercennarij
subintrando essa ne' carrichi di coloro. Dal che ne anco dissentiva Camillo ma voleva che
insieme con questo si abbracciasse anco la cura, e ministerio corporale delli Infermi. Il
qual ministerio corporale si pu anco dividere in due parti. La prima ch'appartenghi
propriamente all'istessi corpi delli infermi, cio nel cibargli, nettargli le lingue, sciacquargli
le bocche, scaldargli i piedi, rifare i letti a' pi gravi, pettinargli, medicargli i cauterij, e
finalmente fargli ogni altra charit simile di madre verso i proprij figliuoli. E questa parte
anco (p. 174) volentieri era accettata dalla Religione senza per far mandar via gli ordinarij
serventi da gli Hospidali. Il che si faceva acci che restandovi quelli l'aiuto de' nostri fusse
di sopra pi, e li infermi venissero con doppia servit ad essere serviti bene e con
perfettione. L'altra parte di questo servigio consiste e mira piu tosto all'utile delli istessi
Hospidali che delli Infermi, consistendo quella in scopar l'Hospidale, apparecchiare e
sparecchiare le mense, portar da
138
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

mangiare, accommodare le lampade, portare in spalla tavole, scanni, materazzi, sacconi,


et altri fardelli de panni brutti, rifare indifferentemente tutti i letti, accompagnare i medici, e
cirugici quando fanno la visita, mostrargli l'orine, dare i sciroppi, e le medicine, portar
legna, carboni, caldaie, et altri simili vasi necessarij, dispensar il pane, vino, acqua, far le
guardie di giorno e di notte, e mille altre di queste cose simili materiali pertinenti piu tosto
forze di secolari che di religiosi. E questa parte era quella che non poteva capire ne
intendere la Religione di pigliare per obligo. Dicendo che questa sola come manco degna
era bastante distruggere le forze e lo spirito de Religiosi, et anco ad occupare et
impedire tutte l'altre piu degne, e piu eccellenti senza alcun giovamento de gli infermi poco
importando loro che le sudette attioni gli fussero somministrate da secolari, o da
Religiosi. Ma Camillo ad ogni modo voleva che questa ultima ancora come tutte l'altre si
abbracciasse per obligo. Dicendo che non abbracciandosi questa, mai li Signori
Governatori haveriano concesso gli Hospidali alla Religione non volendo tener due spese
una di secolari, e l'altra di Religiosi (p. 175). Et in fine qui consisteva tutta la ripugnanza
della Religione, e non perche quella si volesse allontanare punto dall'instituto come si
and ingegnando il Demonio di far credere a molti di queste cose ignoranti. I quali non
penetrando la midolla del negotio, ma solamente vedendo esser disparere tra la Religione
et il fondatore pensavano che fussero piu tosto persecutioni che altro, per voler forse i suoi
Religiosi tralignare dal Santo instituto de gli Hospidali. Non considerando che la Religione
voleva servire a detti infermi in cose maggiori, piu eccellenti, e piu necessarie per la salute
loro, e la differenza consisteva solamente nel modo, e non nella sostanza.

Del mal fine d'uno Abbate che alien un Novitio


dalla nostra Religione.

CAP. 81

Mentre le cose della Religione cominciavano cosi a zoppicare mi sovviene del cattivo
fine d'uno Abbate che parve fusse castigo d'Iddio per haver poco avanti alienato un novitio
dalla nostra Religione. Del che stimo sia bene farne alcuna mentione per maggior
spavento di coloro che fanno simili officij parendo c'hoggi nel mondo si tenghi gloria
alienare l'anime dal servigio d'Iddio. In modo che sotto non s che pretesto di provar li
spiriti, pare che sia lecito anco
139
C. 81 - MALA FINE DI UN ABATE

Religiosi intricarsi in queste materie. F accettato nella casa (p. 176) di Napoli un Novitio
359
chiamato Francesco Antonio Balsamo , e perche suo padre era huomo facoltoso, et il
novitio era il suo primogenito, non si pu dire quanto diligenza facesse per farlo ritornare al
360
secolo. Ma non giovando cosa alcuna ottenne un Breve , o altro scritto da Roma che
fusse detto figliuolo ad ogni modo cavato della Religione, e dato in mano del Nuntio
Apostolico acci ch'esplorasse la sua volont. Il che essendo stato fatto f dal Nuntio
depositato il Novitio in un Monasterio principale di Napoli consegnandolo all'Abbate che
facesse quest'officio. Ordinandogli che per alcuni giorni non gli facesse parlare da alcuno
de suoi parenti, ne tam poco da' nostri. Ma l'Abbate dalla prima sera cominci a far tutto il
contrario non solo facendolo parlare, ma anco mangiare co'i suoi. Anzi non bastandoli
questo esso proprio di giorno e di notte non cessava mai di travagliarlo, et essortarlo che
ritornasse al secolo. E perche veramente il suo desiderio era di farlo uscire, e non di
provarlo per compiacere al padre, furono tanto gagliardi, e cosi spessi questi suoi assalti
che'l povero novitio doppo dieci giorni di combattimento alla fine si rend piu per uscire
dalle mani di quell'huomo, che perche esso n'havesse volont. Il che f fatto con estremo
contento dell'Abbate, il quale per maggior sua festa e trionfo (quasi in segno di vittoria)
subito che gli hebbe fatto spogliar l'habito nostro gli ne fece mettere un altro della sua
Religione per burla. E facendolo caminar cosi per la stanza gli diceva che pareva piu bello
monaco che clerico. Abborrendo grandemente esso Abbate (p. 177) quel habito per esser
361
stato la prima volta nella Compagnia di Gies, e poi mandato via da quella Religione .In
362
fine si pigli quella sera un gusto mirabile per haverlo superato, e fatto cosi bella prova .
Ma S.D.M.ta (alla quale se infinitamente dispiacciono i peccati degli huomini sono
particolarmente quelli de' Religiosi) non fece passar quattro mesi che gli diede il condegno
castigo. Permettendo ch'al detto Abbate per i suoi mali portamenti fusse da gli altri monaci
zelanti suscitata una cosi terribile persecutione addosso che havendolo processato di
molte ribalderie (oltre la privatione dell'officio che indegnamente essercit) f costretto
andar in Roma prigione tutto carico di legami. Dove posto in dura prigione tra pochi giorni
dal molto dolore oppresso et accorato mor miseramente pagando in questo modo il fio del
suo peccato. Essendo poi in ogni modo ritornato di nuovo il Novitio alla Religione che tutte
le sudette cose raccont 363.
140
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Camillo va per la Religione publicando la sua nuova intentione


di pigliare gli hospidali.

CAP. 82

Doppo haver Camillo preso la cura dell'Hospidal di Milano pens far il medesimo in tutte
l'altre case stimando lui che li infermi con questo nuovo modo di servire sarebbono stati
molto piu perfettamente serviti. Il che tanto piu esso desiderava mettere presto in
essecutione quanto che subito (p. 178) f avisato del romor grande che sera sparso per la
364
Religione di questo conto. Per havendo creato Provintiale di Lombardia il P. Giuseppe
Catalano lasciandolo in suo luogo in Milano esso in Genova se n'and. Dove havendo
proposta la sua intentione Professi di quella casa, gli f liberamente da tutti risposto che
non la intendevano ne volevano accettare. Del che maravigliandosi lui se ne ritorn in
Milano, dove havendo inteso che'l P. Ticol Clemente (*) alhora Prefetto di quella casa era
d'openione contraria alla sua intorno al servigio dell'Hospidale nuovamente preso lo priv
della Prefettura e per un anno ve lo confin dentro servire per penitenza. Cominciando in
questo modo ad atterrir gli altri facendogli far per forza quel tanto ch'essi non volevano far
per buona voglia. Dal che cominciarono poi pian piano derivare li richiami, e li ricorsi al
Protettore et al Sommo Pontefice. And poi in Roma dove non havendo fatto altro che
semplicemente publicar la sua nuova intentione senza dimandar parere ad alcuno pass
in Napoli con fermo proposito di pigliare 1'Hospidale della Nuntiata. Nella qual casa
havendo dimandato il parere de Professi (per haver quelli inteso il castigo dato Nicol in
Milano) risposero tanto oscuramente che lui non ne puot mai cavar alcuna conclusione.
Solamente Biasio Vicario Generale dubitando di far errore non seguitando la mente del
fondatore parl chiaramente dicendo che si poteva pigliare detto hospidale almeno per
farne pruova. Del che non si pu dire quanto contento n'havesse Camillo parendo lui
c'havendo (p. 179) Biasio haverebbe anco facilmente tutti gli altri, onde cominciarono
subito trattar co' i Signori della Nuntiata di pigliare quell'Hospidale dispiacendo non poco
questo trattamento tutti gli altri Professi di quella casa.

*
Man. palerm.: In margine: P. Nicol Clemente privato di ufficio e confinato per un anno a servire
nell'ospedale dal nostro Padre.
141
C. 83 - CLEMENTE VIII INVIA ALCUNI DEI NOSTRI IN UNGHERIA

Papa Clemente Ottavo manda alcuni de nostri in Ungaria.

CAP. 83

Mentre Camillo stava in Napoli trattando di pigliare il sudetto Hospidale hebbe aviso da
Roma che'l Pontefice Clemente Ottavo voleva otto de nostri per governo de suoi soldati
infermi dell'essercito Ecclesiastico che sotto la condotta del Signor Gio: Francesco
365
Aldobrandino mandava in Ungaria . Onde parendogli importar molto per la Religione
che i suoi Religiosi si fussero portati bene in questa missione per essere la prima volta che
i Pontefici Romani si servivano di loro, mand subito ordine al Provintiale di Lombardia
che con alcuni altri si partissero per la volta di Trento dove lo dovessero aspettare.
Havendo intentione di conferirsi anch'esso fin l si come fece, partendosi da Napoli alli 28.
di Maggio giungendo in Trento alli 19. di Giugno 1595. Il che non fece per altro se non per
instruire pieno quei Padri di quanto dovevano fare, avisandogli particolarmente che
fuggissero la prattica de gli heretici, che stassero in pace tra loro, e che edificassero piu
con fatti che con parole dandogli anco alcuni Instruttioni in scritto del modo come si
366 *
dovevano (p. 180) portare ( ). E questo fatto per la strada di Milano e di Genova se ne
ritorn in Napoli andando il detto Provintiale con gli altri nella volta d'Ungaria. Dove per
gratia del Signor Iddio furono di non poco giovamento quei poveri soldati infermi, feriti, et
agonizanti havendo havuta cura di loro nell'Hospidali di Vienna, Comare, Ala, Possonia, e
di piu ne padiglioni sotto Strigonia. Patendo per amor loro quasi infiniti disaggi al vento, al
freddo, et alle pioggie sopra tutto quando l'essercito marchiava bisognando alhora
governargli nelle Barche, o sopra i Carri. Nel che benche tutti si portassero bene e con
isquesita diligenza, nondimeno il fratello Girolamo Bevilacqua con la sua molta charit
367
fece restare attonito ciascuno . Portando sopra le proprie spalle i corpi morti sepelire
per mezzo il campo facendogli anco esso di propria mano le sepulture con non poca sua
fatica. Ma piu grande edificatione diede quando vedendo non poter esso solo sopplire
portarne tanti uno per volta, s'imagin una santa inventione per portarne quattro per ogni
viaggio. La qual f che si strascinava dietro detti corpi morti

*
Man. palerm.: Sottolineata l'espressione: alcuni Instruttioni in scritto del modo come si dovevano
portare. In margine: alcuni di questi ordini li trovo notati di sua propria mano nel libro suo di memoria f. 6.
142
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

ligati et accommodati quattro insieme sopra due pertiche o picche, che lui con una cigna
tirava col petto guisa di cavallo. Facendo in questo modo esso solo l'officio di tre, cioe
del cavallo, della carretta, e del Carattiero. Per il che divenne cosi caro quei Signori del
Campo che mai non dimand loro cosa alcuna per servigio de poveri che non gli fusse
concessa. Presa di poi Strigonia, e licentiato 1'Essercito se ne tornarono tutti a salvamento
in Italia. Essendovene restato (p. 181) solamente uno chiamato Annibale Montagiolo
Padovano che per le molte fatiche fatte in servigio di quegli infermi se ne pass miglior
368
vita sopra un carro andando da Castel nuovo in Possonia . Essendo stato dal
medesimo Carrozziero sepolto nella campagna che non puot fargli altre essequie, ne
cerimonie che coprirlo di terra, e mettergli una croce a capo, acci che i passaggieri
pregassero per lui. Detto fratello f di tanta charit nel secolo che benche egli fusse
soldato in una Compagnia d'huomini d'arme, nondimeno vedendo una volta ch'un povero
mendico pativa gran freddo per non haver niente in testa esso a guisa d'un altro San
Martino mosso a compassione di lui con la spada tagli per mezzo il suo cappello
dandone la met al povero. Il che fece non senza grandissime risa de gl'altri soldati, che
vedendogli portare il cappello senza fondo si ridevano e burlavano di lui.

Del disparere che fu tra Camillo e Biasio


per conto dell'Hospidale, e come Biasio gli intim
Capitolo Generale.

CAP. 84

Ritornato Camillo in Napoli cominci di nuovo con Biasio trattare di pigliar l'Hospidale
della Nuntiata conforme stato detto di sopra. Quando stando essi per concluder
l'accordo con quei Signori si accorse Biasio della mala dispositione de sudditi che non
intendevano abbracciar detto peso. Onde dubitando che non seguisse alcun scandalo
promettendo (p. 182) essi cosa che poi non potessero attendere si mut d'openione
deliberando andar alquanto piu tardo in questa conclusione. Il che havendo fatto intendere
Camillo ne rest quello non poco mal contento sapendo quanto cio lo potesse impedire
per haver Biasio gran nome, e seguito nella Religione, essendo lui particolarmente Vicario
Generale. Ma non potendo credere che i suoi Religiosi fussero di tanta mala dispositione
143
C. 84 - CONTROVERSIA TRA CAMILLO E L'OPPERTIS

sopra ci quanto gli era stato detto congreg e parl due volte esso publicamente tutti
Sacerdoti Diaconi, et Suddiaconi, pensando c'havendo loro haverebbe anco tutti gli altri
senza alcuna difficult. Il che havendo fatto ritrov esso per isperienza la verit
rispondendo tutti liberamente non voler essi abbracciar quel gran peso per essere oltre
modo sopra le forze de Religiosi, ma voler solamente osservare l'antico modo d'andare, e
ritornare. Del che Camillo non potendosi dar pace pareva che non potesse soffrire che in
cio gli fusse fatta resistenza. Per questo dubitando quei Professi che lui come persona
severa, e non avezza sopportar alcuna repugnanza de sudditi non facesse alcuna
dimostratione con loro come haveva fatto col P. Nicol in Milano, fecero una supplica
sottoscritta di mano propria essendo essi in numero trentasei ch'era la maggior parte de
Professi della Religione. Nella quale supplicavano Biasio come Vicario Generale che
volendo il P. Camillo procedere avanti nella presa dell'Hospidale della Nuntiata, o far altro
motivo sopra ci, che in nome loro gli intimasse il Capitolo Generale. Nel quale si sarebbe
dichiarato se la Religione fusse (p. 183) stata obligata, o no a servire nel modo ch'esso
diceva ne gli Hospidali. Qual supplica essendo stata da Biasio accettata, et havendo
Camillo congregato la terza volta i medesimi Sacerdoti per fare l'ultima prova di loro gli f
similmente risposto che non la intendevano. Onde stupendosi lui di tanta ripugnanza
cominci con parole alquanto aspre a farsi intendere che n'haverebbe fatto risentimento,
quasi che gli l'haverebbe fatto fare per forza. E se questo non fusse stato bastante che ne
sarebbe anco ricorso al Pontefice per aiuto. Alhora vedendo Biasio che Camillo era per
fare qualche risentimento, rispose che non occorreva che Sua Paternit si alterasse cosi
perche non essendo la Religione ne per forza di Bolla, ne d'altra Constitutione servire in
quel modo, che lui non poteva constringerla senza il libero consentimento di tutti. Questa
risposta f tale che tirando l'una parola l'altra, fecero alquanto di contesa insieme, Camillo
volendo mantener che la Religione era obligata cosi per forza della Bolla come delle
Regole antiche, e Biasio dicendo di n. Ma parendo Camillo che Biasio come suddito
havesse trapassato i termini parlando con troppa libert command al Viceprefetto di
Casa che per ordine suo lo facesse ritirare in una stanza. Questo ordine inteso da Biasio
se gli present avanti dicendo, che lui non pensava d'haver fatto alcuno errore non
havendo parlato come suddito, ma come persona publica, et in nome di tutta la Religione.
E per fargli ve-
144
VITA DI P. CAMILLO DE LELLIS

dere che cio era la verit, postasi la mano in petto, cav la supplica sopradetta, in virt
della quale gli intim Capitolo Generale, dove si sarebbe diffinito se la Religione fusse
stata obligata, o no. Del che rest non (p. 184) poco maravigliato Camillo vedendola
particolarmente da tutti sottoscritta non essendosi mai possuto dare credere che la
Religione gli dovesse fare tanta ripugnanza in questo. Onde havendo accettata la
intimatione promise di far congregare il Capitolo alla Primavera seguente, essendo
occorsa la sudetta intimatione alli 18. di Agosto 1595.

Camillo e Biasio si dimandano perdono insieme.

CAP. 85

Nell'istesso giorno che segu quanto di sopra, prima che tramontasse il Sole conforme
consiglia l'Apostolo volendo Camillo dar segnalato essempio d'humilt fece di nuovo
congregar tutti quelli che la mattina erano stati presenti alla sudetta contesa di parole. Et
havendo fatto loro un lungo ragionamento gli essort pigliare ogni cosa in buona parte
dicendogli esser stato solito tal volta anco tra santi occorrere simili dispareri movendosi
tutti buon fine apportando particolarmente l'essempio di S. Paolo, e Barnaba quando
contesero insieme per l'Evangelista S. Marco. Dicendo di piu ch'esso teneva per certo che
N. S. Iddio haveva permessa quella contesa per cavarne frutto, e per far venire in luce la
sua santa volont, e quel tanto che voleva da noi in materia de' poveri, e dell'Instituto.
Finito poi il suo ragionamento buttatosi in terra tutto pieno d'humilt dimand perdono a
Biasio, et tutti gli altri che s'erano ritrovati presenti, e strascinando la gamba (p. 185)
impiagata s'accostava per baciargli i piedi. Del che subito che s'avidde Biasio buttandosi in
terra ancor lui gli dimand similmente perdono volendo esser il primo lui baciargli i piedi
durando un pezzo in questa santa contesa. Il che visto da gli altri Padri commossi da tanta
humilt buttandosi ingenocchioni ancor loro furono i primi ch'andarono baciare i piedi
Camillo. Pregandolo volesse alzarsi da terra, e levarsi ogni scrupulo perche loro
l'assicuravano che non solo non s'erano scandalizati, ma anco sommamente edificati del
suo gran zelo. Con che spargendosi molte lagrime s'alzarono da terra estinguendosi in
questo modo ogni favilla d'amarore che pareva si fusse accesa la mattina nella sudetta
contesa. Da quel giorno in poi men-
145
C. 86 - PREPARAZIONE DEL I CAPITOLO GENERALE

tre Camillo si trattenne in Napoli mai piu non parl di pigliare l'Hospidale havendo
speranza che nel Capitolo si dovesse risolvere quanto egli desiderava, e pensava che
fusse volont d'Iddio.

Camillo prima, e poi Biasio vanno in Roma


per dar ordine al Capitolo Generale.

CAP. 86

Non contento di ci Camillo come huomo sopra tutti gli altri scrupoloso per confondere
maggiormente il Diavolo volse anco per sua consolatione far una publica penitenza in
Refettorio. Dove havendo detta sua colpa del male essempio c'haveva possuto dare nella
sopradetta contesa s'impose (p. 186) per penitenza cinque discipline a carne nuda, e
cinque digiuni in pane et acqua mangiando in terra nel mezzo del Refettorio presenti tutti
cosi professi come Novitij. Ne f mai possibile volersi perdonare detta penitenza ancorche
da molti ne fusse stato grandemente pregato; onde f costretto il Viceprefetto
commandargli ci per santa obedienza, et alhora cess havendo gia fatto tre discipline e
tre digiuni. Havendo poi alli 3. d'Ottobre fatta fare l'elettione di coloro che dovevano
intervenire nel Capitolo, esso in Roma se n'and. Essendosi in questa prima elettione
mosso quel dubbio tanto essentiale se li fratelli non destinati al Sacerdotio potevano
anch'essi entrare nel Capitolo. Il qual punto essendo stato molto disputato in Napoli da
diversi Theologi, e Canonisti finalmente f trovato che non vi potevano intervenire. Partito
poi Camillo per Roma Biasio ad imitation sua fece anch'esso una publica penitenza,
dandosi similmente cinque volte la disciplina, et altretante digiunando in pane, et acqua
mangiando in terra nel mezzo del Refettorio. Dicendo sua colpa d'haver risposto e
contrastato col fondatore promettendo di voler per l'avenire attendere se stesso con dire
che Camillo era huomo santo, e gran servo d'Iddio. Anzi per maggiormente mortificarsi si
confin per molti giorni in cucina al servire al cuoco scopando e lavando i piatti et facendo
altri somiglianti vili essercitij vestito della peggior veste di tela che si ritrovasse in casa. Il
che fatto di mezzo inverno cavalc per la volta di Roma ancor lui per discorrere meglio con
Camillo sopra questo nuovo pensiero de gli Hospidali desiderando trovar qualche modo
che (p. 187) fusse conforme la divina volont d'utile a poveri, et non in destruttione della
Religione. Ma Camillo
146
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

non potendo capir altro modo non si volse mai mutar d'openione sperando ottenere dal
Capitolo quanto desiderava. Per il che Biasio se ne ritorn subito in Napoli
raccommandando caldamente questo negotio al Signore.

Camillo impetra dal Pontefice la voce attiva e passiva a fratelli.

CAP. 87

Essendo questa volta Camillo in Roma per dare ispeditione al Capitolo che si doveva
celebrare a Primavera ritorn di nuovo pensare che dovendo in quello intervenire
solamente Sacerdoti difficilmente poteva egli mai ottenere il suo intento di pigliare gli
Hospidali, onde si deliber tentare tutte le vie per farvi intervenire anco alcun fratello. Il che
fece esso sperando che loro haverebbono piu facilmente acconsentito alla sua nuova
openione abbracciando anco le fatiche grosse de gli Hospidali, nel che era tutta la
difficult de Sacerdoti. Il quali benche sapessero certo che loro non doveva cascare altro
addosso che l'amministratione de sacramenti, nondimeno per il decoro e spirito della
Religione non le volevano vedere ne anco addosso fratelli. Ma Camillo che desiderava
ad ogni modo tirargli se con la suavit della voce per indurgli poi a non curarsi del resto,
certificato benissimo non solo da molti huomini dotti di Napoli ma anco di Roma che loro
per via ordinaria (p. 188) non potevano haver voce ne' Capitoli per conseglio d'un Padre
della Compagnia deliber farlo dimandare al Pontefice per gratia spetiale. Onde senza
saputa ne altro consenso della Religione fece dimandar ci dal Cardinal Salviati al
Pontefice: dal quale vivae vocis oraculo gli f concesso alli 5. di Decembre 1595. La qual
cosa per non esser stata concessa con alcuna limitatione parve che apportasse maggior
discordia e disordine nella Religione fin che l'istesso Pontefice Clemente Ottavo petitione
dell'istesso Camillo rimedi e temper la sudetta concessione.

Si comincia il Primo Capitolo Generale.

CAP. 88

Impetrata la voce a fratelli, Camillo and subito Milano, dove si trattenne tutto il
restante di quell'Inverno stando e faticando continuamente nell'Hospidale. Facendo esso
questo accio che ca-
147
C. 88 - PRIMO CAPITOLO GENERALE

minando bene quel servigio, o almeno senza disordini ne fusse poi data buona relatione in
capitolo per il cui essempio dovessero i Padri acconsentire di pigliarne de gli altri. Ma non
aveniva cosi, poi che sentendosi sempre qualche disgusto, o lamento per conto de mali
trattamenti che veniva nostri fatto da gli officiali, et altri serventi restati in quel luogo tanto
piu la Religione induriva et haverebbe volentieri lasciato detto Hospidale non che pensato
di pigliarne de gli altri. Ritornato poi (p. 189) Camillo in Roma dove essendosi anco
congregati tutti i Capitolanti in numero vintinove alli 14. di Aprile 1596.369 il Cardinal
Salviati Protettore in persona diede principio al Capitolo Generale. Ma perche non mia
intentione raccontar minutamente tutte le cose che occorsero in quello per attendere alla
brevit; dir solamente che si sforz non poco Camillo hora con ragionamenti publici, hora
con privati di far capace i Padri della sua openione, ma non f mai possibile. Dicendo
quelli non voler mutare l'antico modo ne osservar altro se non quel tanto che si conteneva
nella Bolla della fondatione di Gregorio xiiij. nella cui osservanza dicevano voler vivere e
morire. Ma replicando Camillo che dato caso che ci non si contenesse nella Bolla, e nelle
Regole da lui anticamente scritte (il che non concedeva) nondimeno che si doveva alhora
dichiarare e stabilire conforme esso fondatore dichiarava, et intendeva, affermando che
cosi era stata la sua prima intentione. A questo rispondeva il Capitolo non voler
aggiungere nuovi pesi alla Religione, massime quello che loro giudicavano intolerabile, e
pieno di molti pericoli. Il quale benche fusse contenuto nella sua prima intentione,
nondimeno che mai esso in quella non pens d'instituire una Religione, ma solamente una
semplice Compagnia di secolari. E per che non era hora ispediente ne possibile voler far
fare da Religiosi obligati con voti solenni quel tanto ch'esso alhora haveva pensato di far
fare da huomini secolari e sciolti. In fine Camillo non si poteva dar pace parendogli che la
cosa fusse caminata troppo avanti, (p. 190) particolarmente vedendo che non solo il
Capitolo, ma anco l'istesso Protettore non la intendeva.
148
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Del compromesso proposto dal Capitolo


per consolatione di Camillo, e della elettione de Consultori.

CAP. 89 (*)

Ma non cessando mai Camillo di dire che la Bolla, e le Regole erano chiare in favor suo,
e che la Religione non vi voleva acconsentire per fuggir la croce, il Capitolo per liberarlo
da questa sospettione gli propose il seguente partito. Che si dovesse far interpretare detta
370
Bolla, et anco le Regole se fusse stato bisogno da quattro Theologi , li quali se
havessero giudicato che la Religione in virt di quella fusse stata obligata a servire nel
modo ch'esso diceva, che l'haverebbono accettato, ma se havessero trovato il contrario
che lui si fusse levato da quella openione come dannosa per la Religione. De' quali
Theologi dui se ne dovessero eleggere da lui, e dui dal Capitolo, et in caso di parilit si
contentavano che Nicol de Angelis Avocato Concistoriale, e suo grande amico fusse
entrato per Quinto. Qual proposta doppo esser stata molto masticata da Camillo
finalmente l'accett, e fatta la nominatione delle persone mentre si stava studiando il punto
f avisato Camillo da suoi nominati che la perderebbe senz'altro non ritrovandosi tal cosa
nella Bolla. Onde esso procur per mezzo di Mons. Tarugi (p. 191) Commendatore di San
Spirito, e Prelato della Riforma Apostolica che il Pontefice dissolvesse detto partito. E cosi
f fatto havendo commandato Sua Santit che non si passasse piu avanti nella decisione
371
dicendo che lei ne voleva essere l'interprete e diffinitore . Vedendo adunque il Capitolo
che Camillo non voleva stare alla perdita, ma solo al guadagno per non trattenersi piu in
Roma senz'alcuna speranza di rimedio ditermin far l'elettione de Consultori, e rimettere
ogni cosa loro. Per questo alli 3. di Maggio 1596. furono eletti Francesco Pizzorno,
372
Cesare Bonino, Amico Devi, e Paolo Cherubino da durar nell'officio tre anni solamente
373
. Non ostante che nella Bolla fusse disposto che dovessero durar tanto quanto il
Generale, nel che f dispensato dal Pontefice per far ch'ad ogni modo si dovesse celebrar
l'altro Capitolo tre anni doppo. Fatta (**) l'elettione parve anco ispediente di restringere
alquanto l'autorit di esso Camillo accio che non potesse per l'avenire pigliar

**
Man. palerm.: Sottolineata la frase: Fatta l'elettione parve anco ispediente di restringere alquanto
l'authorit di esso Camillo
149
C. 90 - PROIBIZIONE DI CLEMENTE VIII DI ASSUMERE NUOVI OSP.

piu Hospidali ne fare altre simili mutationi senza consenso de' suoi Consultori. Per questo
dal Capitolo f fatto un Decreto, o Constitutione che diceva cos: Il Prefetto Generale sia
obligato a consultar con i suoi Consultori tutte le cose ancorche minime pertinenti alla
Religione. Del che se ne dolse non poco lui per l'infiniti scrupoli che lo tormentavano
pregando molto i Padri che si levasse quella generalit specificando particolarmente le
cose alle quali esso fusse tenuto di pigliar detto consenso. Ma non volendovi
condescendere il Capitolo, esso cominci a dolersi dicendo che li figliuoli havevano (p.
192) legate le mani al padre. Onde la mattina per tempo senza ch'alcuno se n'accorgesse
fece levar di Chiesa un Confessionario che vi stava e che lui istesso v'haveva fatto mettere
molto tempo prima. Dicendo (*): gia che la Religione stringe me acci che io non la possi
indrizzare dove mi pare che la vogli la santa volont d'Iddio sotto pretesto che ci non si
contiene nella Bolla, ne anco io voglio concedere lei li studi le confessioni, ne l'altre cose
di Chiesa le quali ne anco si ritrovano specificate in detta Bolla, e cosi restar la Religione
incagliata fin che non si accommodi del tutto.

Il Pontefice commanda che non si piglino piu Hospidali,


e si da fine al Capitolo.

CAP. 90

Per la sudetta Constitutione pens Camillo difficilmente poter impetrare piu cosa alcuna
dalla Consulta in materia de gli Hospidali, onde procur secretamente impetrarla dal Papa.
Ma intendendo sua Santit che ne il Capitolo, ne il Protettore la sentiva gli fece intendere
non volere che si pigliassero piu altri Hospidali per l'avenire. Per questo considerando lui
che quanto piu il Capitolo stava congregato insieme, tanto piu s'andavano facendo decreti
restringenti la sua authorit colligandola con quella de' Consultori pens di farlo finire.
Onde entrato un giorno in piena Congregatione gli parl nel seguente modo: Molti giorni
(p. 133) sono Padri miei c'habbiamo cominciato questo Capitolo, ma poche sono le cose
c'habbiamo concluse. Per il mio desiderio sarebbe che si finisse, e ciascuno se ne
ritornasse dove h d'andare essendo le case restate pri-

*
Man. palerm.: Sottolineata la frase da Dicendo fino al termine del capitolo.
150
VITA DEL P. CAMMILO DE LELLIS

ve de Superiori, e de migliori suggetti. Ma perche dubito che loro non verranno mai
questa conclusione se prima non veggono diterminata la nostra controversia de gli
Hospidali per la quale ci siamo qui congregati, io vi f brevemente sapere che N. S. il
Papa m'h fatto intendere non volere che si piglino piu Hospidali conforme la mia nuova
intentione. Vuole nondimeno che li infermi siano serviti di giorno e di notte conforme s'
fatto fin hora, o vero come meglio parer alla Religione. Si che questa controversia per
hora gia finita, e non resta altro se non ch'ognuno si accheti l'animo per l'avenire come
far ancor io, et chi si pu salvar si salvi. Del che non si pu dire quanto contento ne
ricevesse il Capitolo per haver inteso dall'istessa bocca di Camillo la mente di Sua Santit.
Per non havendosi alhora tutta quella isperienza che bisognava della costante volont di
lui intorno alla detta materia, non si curarono i Padri di far altra Constitutione che gli
prohibisse di pigliar gli Hospidali. Anzi rimettendo il tutto Consultori pensarono che mai
piu se ne dovesse parlare nella Religione. Dovendosi poi dar fine al Capitolo desiderando
Camillo restar senza scrupoli ritorn di nuovo far instanza che fusse dichiarata la
constitutione sudetta della sua authorit. Per questo desiderando i Padri di dargli ogni
sorte di sodisfattione possibile allargarono alquanto il Decreto levandone quelle due parole
374
(etiam minime) facendovi (p. 194) mettere in cambio loro quest'altre (d'alcun momento) .
E perche in questo parve lui ch'alcuni vi concorressero mal volentieri temendo della sua
natura inclinata guidar la Religione conforme il suo nuovo pensiero disse le seguenti
cose: Padri carissimi miei fino al presente non ho havuto alcuna sorte d'aiuto nel governo,
per non potete sapere come io sia per portarmi nell'avenire, et habbiate un poco di fede
quello che h sparsa qualche lagrima per stabilimento di questa pianta. Il che detto
ingenocchiandosi in terra soggionse con grande humilt: Padri miei vi dimando perdono di
quanti errori ho possuto commettere in tutto il tempo del mio governo passato
assicurandovi che quelli non sono proceduti da mala volont, ma dal non haver piu
saputo. Questo certo che in tutte le mie attioni non h havuta mai altra mira che la gloria
d'Iddio e l'aiuto de poverelli. Tutti siamo fragili e possiamo cascar facilmente; per
preghiamo il Signore che ci doni gratia di non errare, et di caminare avanti nel suo santo
servigio. In quanto me spero per l'avenire rimettermi in tutto e per tutto a' miei compagni,
e non fidarmi pi del mio proprio sentimento come forse h fatto per il passato. E con
questo mi rac-
151
C. 91 - UDIENZA DI CLEMENTE VIII AI CAPITOLARI

commando alle vostre orationi, e sacrificij che il Signore vi benedichi, e facci tutti Santi.
Con tal conclusione adunque alli 14. di Maggio 1596. si diede fine al primo Capitolo
Generale.

(p. 195)

Il Capitolo va' a baciare i piedi


al Pontefice Clemente Ottavo.

CAP. 91

Dato fine al Capitolo andarono i Padri nel palazzo di Monte Cavallo baciare i piedi al
Pontefice dicendogli Camillo: Santissimo Padre gia per gratia d'Iddio habbiamo dato fine al
Capitolo con pace e concordia di tutti: per siamo venuti a pregarla si degni darci la sua
santa benedittione prima che ci dividiamo per il mondo. Ne la Santit Vostra s'ammiri s'h
inteso qualche disparere di noi, perche tutti miriamo buon fine per ritrovare
maggiormente la volont del Signore nel nostro Instituto, et ogn'uno vorrebbe accertarla, e
ciascuno pensa che la sua openione sia migliore cosi per la Religione come per beneficio
de poveri. Mostr alhora il Pontefice di sentire gran contento della lor pace facendo loro un
dolce ragionamento essortandoli particolarmente tre cose. Prima all'humilt dicendogli
che procurassero di mantenersi humili, massime in quel principio non curandosi di
profondarsi cosi presto ne' studi alti dovendo far prima buono e saldo fondamento nella
virt, e nella charit de prossimi. Secondo gli essort perseverare nel santo loro instituto
e servigio delli infermi nel modo che sempre havevano fatto ricordandogli che S.D.M.ta
accettava come in propria persona tutto quello ch' loro si faceva. Allegando sopra cio le
parole che N. S. Gies Christo disse San Paolo: Saule Saule cur me persequeris. Terzo
essort particolarmente Camillo e tutti gli altri che dovevano essere (p. 196) Superiori che
mirassero molto bene che sorte d'huomini mandavano raccommandar l'anime de
morienti per le Citt massime alle donne avertendogli che sempre eleggessero in ci li
migliori e di piu santa vita. Al che dicendo Camillo che tal riguardo s'haveva, soggiunse il
Papa che ad ogni modo bisognava star vigilante in questo e non fidarsi troppo di se stesso
apportando l'essempio di S. Pietro che promise gran cose al suo Maestro, ma poi alle
parole d'un'Ancilla lo neg tre volte. Finalmente havendogli data la sua benedittione, e
benedette anco molte medaglie corone e crocifissi per i morienti si licentiarono con molto
lor contento.
152
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Camillo vien deputato dal Pontefice


per aiuto de' poveri infermi di Borgo.

CAP. 92

Benche (*) si vedesse escluso Camillo cosi dal Capitolo, come dal Pontefice di pigliar piu
Hospidali nel modo ch'esso desiderava, non per questo si perd punto d'animo aspettando
miglior tempo et commodit di trattarlo. Non mancando intanto d'andarsi sempre piu
infiammando nella santa charit de prossimi infermi abbracciando volentieri ogni sorte
d'occasione che se gli fusse presentata avanti d'aiutargli, e di mettere la vita per loro se
fusse stato bisogno. Et in questo pareva che il Signore l'andasse sempre consolando non
facendogli mai mancare qualche buona e santa commodit per farlo continuamente (p.
375
197) essercitare si come avenne quasi subito finito il Capitolo . Poi che essendo
accaduta in Roma una cosi maligna infermit che pareva quasi spetie di peste tenendo
tutti in grandissimo timore f ordinato dal Pontefice ch'ogni Cardinale facesse tener
diligente cura delli Infermi della sua Parrocchia, riserbandosi per lui quelli di Borgo
Sant'Angelo, de quali ne diede la cura Camillo, essendo lui publicamente tenuto per
376
Roma come padre di tutti i poveri. Il quale con altri molti operarij de suoi Religiosi
cominci mettere la falce in quella santa messe essendosi da loro distribuito il sudetto
ministerio nel seguente modo. Dui andavano continuamente in compagnia del medico per
tener conto di quelle cose che venivano ordinate alli infermi. Dui altri andavano aiutando e
visitando i morienti. Et otto di loro andavano mattina e sera con otto facchini appresso
carrichi di robba in quattro coppie divisi. Dispensando di porta in porta quanto ciascuno
faceva necessario conforme le liste date loro dal medico con intervento d'uno de' nostri.
Facendo Camillo preparare dette cose in una habitatione assegnata loro per ordine del
377
Pontefice in Borgo . La qual cura per il spatio di dui mesi dur con non poche fatiche de'
padri. Essendo lor costretti per quei caldi del Sol Leone andar non solo per le case di
Borgo ma anco per tutte quelle vigne fuori di Porta Angelica distendendosi fino S.
Lazzaro alla croce di Monte Mario, alla valle dell'Inferno et per le fornaci. Del che
restarono molto consolati gli infermi, sodisfatto il Pontefice, e grandemente edificato il
popolo. Ma f cosa degna di maraviglia ch'essendo in questo tem-

*
Man. palerm.: In margine: 1596 Vita f. 127.
153
C. 93 - TESTIMONIANZA DI S. FILIPPO NERI

po (p. 138) quasi tutta Roma inferma del detto male in modo che molti Monasteri, et
Conventi pigliarono serventi secolari che gli governassero non essendovi tra loro restata
378
persona sana che potesse ci fare ; la famiglia nostra solamente che giorno, e notte
pratticava con gli infermi non era ne poco, ne assai tocca da quella malattia. Il che altre
volte habbiamo in simili contagioni isperimentato, quando parso proprio che N.S Iddio
habbi conservato sani li nostri accio essi con piu animo e cuore si siano possuti ingolfare
nel servigio de prossimi. La qual divina providenza veniva spesso da Camillo essagerata a
suoi Religiosi massime quando gli vedeva quasi abbattuti sotto le soverchie fatiche.
379
Essendo li nostri in questa influenza cosi spesso chiamati da morienti ch'appena
giongevano in casa con speranza di riposarsi alquanto che ritrovavano de gl'altri alla porta
aspettandoli per la medesima causa onde bisognava che cosi stanchi com'erano
ritornassero ad aiutar alcun altro povero agonizante. E questa diceva Camillo essere la
forma della vita Apostolica non haver mai requie ne riposo per amor d'Iddio e per la salute
dell'anime 380.

Quanto dispiaccia al demonio l'aiutare i morienti


e del testimonio che sopra cio diede il B. Filippo Nerio.

CAP. 93

Nella sudetta mortalit di gente occorse dui Religiosi de nostri una cosa degna
d'essere raccontata per consolatione (p. 199) de gli altri, potendosi da quella chiaramente
conoscere quanto dispiaccia al Demonio quest'officio di raccommandare l'anime a morienti
nell'ultimo lor passaggio, e quanto per il contrario piaccia a gli Angeli Santi (*) che si facci
con ogni studio e perfettione. Quindi che'l buon Padre nostro Camillo f sempre oltre
modo divoto dell'Angelo suo Custode e del glorioso Arcangelo San Michele tenendolo
come particolar padrone e protettore di tutta la sua Religione. Occorse 381 adunque nella
casa di Roma che di mezza notte furono chiamati i nostri da un gratiosissimo giovanetto
per aiuto d'un huomo che stava morendo al quale da Curtio Lodi 382 alhora Ministro furono

*
Man. palerm.: In margine: V. f. 249 della stampata Un angelo guida li nostri Padri alla casa di un
moribondo.
154
VITA DEL P. CAMMILO DE LELLIS

subito mandati il P. Girolamo Chiarella e Giovanni (*) Pasquale incaminatosi per la volta di
Tordinona dove diceva stare l'infermo per strada desiderava il Padre informarsi del nome,
e dell'altre qualit del moriente conforme si costuma da nostri. Ma quanto pi esso Padre
affrettava il passo per giunger quel giovane tanto piu quello gli caminava avanti almeno
dieci passi, onde vedendo di non poterlo arrivare maravigliandosi fortemente di ci non vi
fece altra consideratione per alhora e lasci di seguitarlo. Giunti poi non molto discosto da
383
Tordinona voltandosi in dietro quel giovane disse ' Padri: Qui sopra st il moriente,
mostrandogli una porta aperta; e questo detto sparve tanto subitamente da gli occhi loro
che mai pi non lo viddero. Del che restando essi come attoniti salirono le scale trovando
primieramente una stanza senza lume dove chiamando gente di casa nessuno rispose.
Salirono poi un'altra (p. 200) scala pur col lume della loro lanterna trovando similmente
un'altra stanza nuda e spogliata d'ogni masseritia fuor che d'un letto dove stava un bel
vecchio tutto bianco morendo con una candela d'olio a capo che stava attaccata ad un
chiodo. Quivi anco chiamando essi gente di casa nessuno rispose, onde stupiti di questa
cosa, e non senza sentirsi andar per l'ossa un gran gelo di spavento si ingenocchiarono
per far l'officio loro. Il quale appena havevano cominciato a fare ch'apparvero al Padre tre
ombre bruttissime (**) d'huomini ignudi 384
con le carnaggioni di color tan, e con le barbe
biforcate che senza parlare ma solamente con occhi e volti terribili, spaventosi, e di fuoco
alzando tutti tre la mano lo minacciavano perche facesse quell'offitio. Alhora tutto
spaventato il Padre stette per alzar i gridi fino al Cielo, ma facendo animo se stesso
385
alzandosi in piedi cominci parlar forte al moriente chiamando ad alta voce: Gies,
Gies, Maria, Sancte Michael, Sancte Gabriel, Sancte Rafael defendite nos. Essortandolo
non temere delle horribili visioni de demoni, et star sempre confidato nella divina
misericordia, ad haver dolore e pentimento de suoi peccati, a creder fermamente tutto
quello che credeva la Santa Madre Chiesa Cattolica, e sopra tutto ad invocar sempre in
suo aiuto il santissimo nome di Gies, e di Maria, metten-

*
Dopo Giovanni stato cancellato un nome (non pi decifrabile) e scritto sopra della riga Pasquale.
**
Man. palerm.: In margine: ombre brutissime comparse a nostri Padri in casa d'un moribondo.
155

C. 93 - TESTIMONIANZA DI S. PILIPPO NERI

dogli anco avanti gli occhi la santissima imagine del Crocifisso (*). Queste et altre simili
cose dicendo e voltandosi indietro non vidde piu l'ombre di quelle malissime Bestie, che al
suono et invocatione (p. 201) del nome di Giesu e di Maria erano sparite lasciando un
eccessivo fetore in quella stanza. Doppo questo non stette un quarto d'hora l'infermo che
pass all'altra vita non havendo mai parlato, ma solamente havendo fatti tali segni e motivi
col volto e con gli occhi che pareva si ritrovasse posto avanti al tremendo tribunale d'Iddio
chiamato in giuditio, et accusato da suoi inimici aspettando final sentenza con un tremore
e sudor tanto grande, e cosi freddo che faceva spaventare i Padri che lo miravano. Al fine
parve che passasse tutto quieto e consolato come fusse uscito da un grande intrigo e
come havesse ottenuta vittoria de suoi nemici e perdono e misericordia de suoi peccati.
Rincrescendo poi a' Padri di lasciarlo cosi solo pensavano di chiamar alcun vicino che lo
guardasse, ma mentre stavano in questo pensiero viddero in detta stanza una picciola
porta aperta dove entrati trovarono con grandissima lor maraviglia una vecchia che
dormiva sopra una seggiola di paglia. Quale essendo stata da loro svegliata si spavent
della lor vista per non havergli essa mandati a chiamare. Dimandandola i Padri chi fusse
quell'infermo, rispose ch'era un povero forastiero andato in Roma per suoi negotij dove
infermatosi diceva lei essersi portato con tanta patienza ch'era parso un martire di Giesu
Christo, dicendo molte altre cose della sua bont. Dimandandola poi chi era stato quel
giovanetto ch'era andato a chiamargli in Casa, rispose non saperne altro, anzi che s'era
non poco maravigliata della loro andata (p. 202) particolarmente per non esser mai stato
quello visitato da alcuno in detta sua infermit. Onde si persuasero certissimo che quel
386
giovane era stato l'Angelo suo custode . Ne questo dover parer difficile ad alcuno
sapendo che S. D. M.ta h dato cura a loro di noi particolarmente per aiutarci nell'ultima
hora della morte, quando senza comparatione alcuna maggior il nostro bisogno di quello
che mai sia stato in alcun altro tempo della vita. Anzi per maggior confermatione di questo
voglio apportar qui la testimonianza del Beato Filippo Nerio (**). Il quale ritrovandosi
nell'agonia del Signor

*
Man. palerm.: In margine: un vecchio con l'assistenza dei Nostri passa felicemente da questa vita.
**
Man. palerm.: In margine: Relatione data da S. Filippo Neri intorno al nostro Istituto.
156
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

387
Vergilio di Crescenzo patritio Romano , e gentilhuomo di segnalata bont disse ad un
388
Sacerdote de nostri chiamato Claudio Vincenzo che similmente si ritrovava presente
nella detta agonia: Padri attendete pur di buon animo far questo santo officio di charit
verso i morienti perche io per consolation vostra vi dico haver visto gli Angeli Santi che
mettevano le parole in bocca ad uno de vostri mentre raccommandava l'anima ad un altro
moriente dove ancor io mi ritrovavo presente. La quale testimonianza d'huomo cosi santo
389
come f il B. Filippo senza dubio dover essere di gran consolatione a' nostri et
accendergli maggiormente non solo al perfetto aiuto de' detti agonizanti, ma anco nella
continua divotione de gli Angeli santi, tenendogli come particolari protettori della nostra
Religione. Altre volte il Demonio h mostrato similmente gran sdegno et h fatto il
390
possibile per far che li nostri non siano chiamati in aiuto di quelli . Una volta (*) in Roma
stando in agonia (p. 203) una donna dissero alcune sue parenti che sarebbe stato bene
mandare chiamare li Padri della Madalena. Alhora rispondendo un'altra donna ch'era
tenuta da tutto quel vicinato per molto spirituale, ma spiritata, disse: Non occorre, non
occorre che gli mandiate a chiamare perch io son prattica d'aiutare a ben morire, e far io
questa charit. Contentandosi adunque i parenti di lei rest assolutamente la povera
moriente in mano della spiritata. La quale dicendo volerla ristorare alquanto gli cominci
mettere tante fette di pane di spagna in bocca che subito l'affog facendola morire avanti il
tempo. Ne' primi giorni (**) che la nostra Religione and fondar casa in Bologna entrando
dui Padri de' nostri nel Domo trovarono che si scongiurava un'huomo spiritato. Dal quale
essendo stati visti li Padri maravigliandosi fortemente di loro cominci a dire: chi sono
costoro con la croce in petto? Rispose l'Essorcista ch'erano dui Religiosi d'una nuova
Religione andata alhora in Bologna c'haveva per instituto d'aiutare i morienti nell'ultimo lor
passaggio. Alhora rispose il Demonio: che serveno questi tali e che pu fare questa
Religione? Non sapete voi che quando uno giunge alla morte o stato huomo da bene o
n. S' stato huomo da bene senza il loro aiuto si salver dicendosi da S. Agostino. Non

*
Man. palerm.: In margine: Il demonio nel corpo di una spiritata faceva che per mezzo di esso le creature
morissero affogate.
**
Man. palerm.: In margine: Un indemoniato disputa con l'esorcista intorno alla forza del nostro Istituto e
resta vinto e convinto.
157
C. 93 - TESTIMONIANZA DI S. FILIPPO NERI

potest male mori qui recte vixerit, e nella scrittura. Praetiosa in sentenze in questo
proposito. Se per il contrario haver vissuto male sentenze in questo proposito. Se per il
contrario haver vissuto male e che in tal stato sar colto in quel passo ne anco loro
servono (p. 204) niente allegando sopra ci: Ubi te invenero ibi te iudicabo, et Mors
peccatorum pessima con altre molte sentenze sopra il medesimo suo intento.
Concludendo finalmente che questa Religione in nessun conto era al mondo necessaria.
Ma con tutto ci dal dotto Essorcista f convinto, e confuso il Diavolo con quella sentenza
solamente: In quacunque hora ingemuerit peccator non recordabor amplius peccata
eorum. Aportandogli anco l'essempio del buon Ladrone che nell'ultimo passo si salv. Et
alhora buttando un gran sospiro il Diavolo rispose con altissima voce: quanto vero
quanto vero. Un altro spiritato stava gravemente male nell'Hospidale di S. Spirito di
Roma, al quale essendosi accostato un fratello de' nostri lo dimand se s'era confessato.
391
Rispose il Diavolo di n , e che non voleva che ne anco si confessasse volendolo far
392
morire cosi . Alhora quel fratello alquanto sdegnato gli disse: Spirito maledetto io spero
in Dio che tu non la vincerai, et adesso v chiamare il Confessore. Rispose lo Spirito:
non ci andare che te ne pentirai. Ma (*) essendosi quel fratello aviato per chiamarlo non
haveva anco caminato dieci passi che si sent invisibilmente dare una bastonata tanto
393
grande alle gambe che rest quasi immobile e come morto . Essendoli poi passato
alquanto il dolore and ad ogni modo chiamare il Confessore, e ritornati poi all'infermo
tormentandolo grandemente i Diavoli dicevano al detto fratello: Basta basta tu l'hai
attaccata noi, e noi l'habbiamo attaccata te. Da questi essempi adunque si vede
chiaramente quanto dispiaccia al Demonio che i nostri s'impieghino in questa sorte di
charit.

*
Man. palerm.: In margine: Un demonio per dispetto dava bastonate nelle gambe ad un Confratello per non
farlo andare a chiamare un Confessore.
158
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

(p. 205)

Del dispiacere c'haveva Camillo quando i suoi Religiosi


non erano chiamati a tempo per aiuto de morienti,
e si raccontano alcuni pochi essempi sopra questa materia.

CAP. 94

E perche tutta la salute o dannatione del Christiano consiste che facci bene o male
l'ultimo passo della morte dovendo restar eternamente l'arbore in quella parte dove
cascher conforme dice il Savio. Quindi era che'l nostro P. Camillo si doleva grandemente
di coloro che per alcun rispetto (particolarmente per non far spaventar gli infermi) non
chiamavano i nostri a tempo, ma solamente quando i morienti erano ridotti tal termine
che o non potevano piu parlare, overo quando il Demonio haveva preso tanto possesso
dell'anime loro che non se li poteva dare piu aiuto. Ma molto piu si rammaricava egli
quando giunto alla casa d'alcun moriente trovava che gi era passato: riprendendo esso
alhora aspramente le genti di casa perche fussero stati cosi negligenti e tardi chiamare.
Solendo dir lui che questo era il maggiore inganno c'havesse possuto escogitare il Diavolo
contra la Congregatione per restar esso Signore assoluto del campo e per poter tentare e
guadagnar molte anime senza contrasto. Et acci si vegga quanto sia vero quel tanto
ch'esso Camillo diceva, e quanto meritamente siano degni di riprensione questi tali narrer
brevemente alcuni pochi essempi de' molti che (p. 206) sono occorsi a' nostri Religiosi
sopra questa materia, per li quali si potr chiaramente conoscere quanto sia cosa
necessaria chiamare le persone spirituali tempo. In Genova furono chiamati i nostri per
aiuto d'una povera donna moriente, quale trovarono tanto all'ultimo, e travagliata da tanto
catarro ch'appena poteva piu formar le parole. Dimandata costei (come sempre solito de'
nostri) se per aventura gli fusse restato alcun scrupolo nella conscienza acci se ne
potesse sgravare prima che perdesse del tutto il sentimento, volgendo quella
pietosamente gli occhi al Padre rispose: Ah Padre caro Iddio v'ha mandato qui per la mia
salute. Havendo dunque fatto discostar tutti dal letto, quella soggionse piangendo: Padre
sono gi trent'anni ch'io non credo nella santissima hostia dell'altare, e sempre mi sono
vergognata di confessarlo. Alhora dolente il Religioso per vedere che non ci era piu tempo
sufficiente appena gli puot far fare una brevissima recapitolazione de' piu gravi
159
C. 94 - CHIAMARE PER TEMPO ALL'ASSISTENZA DEI MORENTI

peccati. Di poi datagli la santa assolutione f tanto il dolore e pianto che sopragiunse alla
moriente che non potendo ne anco finir la penitenza che f solamente di nominar cinque
volte il santissimo nome di Gies, con estrema maraviglia del Padre pass all'altra vita.
Restando particolarmente stupito per vedere in quanto pericolo s'era ritrovata quell'anima
meschina la quale poco tempo piu che fussero stati i suoi parenti chiamare senza dubbio
se n'andava all'eterna dannatione. Una vecchia in Bologna (*) mentre stava agonizando
piangeva tanto dirottamente che fece venir un poco di sospetto (p. 207) al Padre che lei
non havesse qualche peccato non confessato nella conscienza, e la dimand sopra
questo. Alhora vedendosi quella mezza scoperta gli disse: Padre vero sono gi anni
trenta dui c'havendo una mia figliuola fatto errore rest gravida. Nel partorir poi ch'ella f,
io per non discoprire il suo fallimento buttai senza battesimo quel bambino nel pozzo. E
dall'hora in poi sempre mi sono confessata, e communicata spessissime volte l'anno ne
mai h confessato questo peccato. Hor consideri ogn'uno come dovette restare quel
povero Religioso. Il quale havendola subito fatta brevemente confessare appena puot
finirla che pass dolentissima al Signore. Un'altra donna simile in Roma posta in agonia
per haver mangiato de fungi velenosi mentre uno de' nostri la stava aiutando a ben morire,
gli disse: Padre sono gi passati vint'anni ch'io sto concubina con cotesto huomo ch'era
presente. Il che non h mai confessato, ancorche ogni Domenica habbi frequentato la
confessione e communione, havendo sempre cosi il Parrocchiano, come tutto il vicinato
tenuto che lui fusse mio marito. Del che maravigliandosi il Padre appena hebbe tempo di
fargli fare alcuni atti di dolore e contritione che tutta dolente doppo haver ricevuta
394
l'assolutione chiuse gli occhi e mor. Un studente in Roma stato almeno quindici anni
senza confessione condotto poi dall'ultima agonia voleva morire ad ogni modo disperato.
Essendovi stati chiamati i nostri et intendendo la sua mala dispositione lo cominciarono
cosi fortemente combatterlo c'havendolo fatto confessare, poco (p. 208) doppo con gran
segni di pentimento se ne mor. Poi che havendogli il Padre imposta una picciola
penitenza accio che l'havesse possuta subito fare esso mai non la volse accettare dicendo
che ad ogni modo ne voleva una grandissima. La quale benche esso pensava di non poter
fare in questo mondo diceva volerla fare almeno nell'altro

*
Dopo Bologna stato cancellato vecchia .
160
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

pregando caldamente il Padre che gli la volesse scrivere in una carta, e ligarglila al collo
per comparire cosi avanti al divino tribunale in segno ch'era pentito. E furono cosi cocenti i
suoi prieghi che f costretto il Padre di contentarlo mettendogli la detta carta ligata al collo
con la quale felicemente pass. Un altro gentilhuomo dottissimo moriva senza confessione
per non haver voluto brugiare una gran quantit di libri prohibiti che lui teneva cosi ben
legati e posti ad oro che gli stimava come fussero state gemme, o altre pietre pretiose.
Giunti i nostri al suo letto trovarono quest'huomo anhelando sempre col cuore e con la
lingua quei libri. Onde col divino aiuto lo ridussero tale che non potendo per la carestia
del tempo far altro doppo haver fatta la confessione lo indussero ad abbrugiar nella sua
395
presenza 1'Aretino come il piu caro libro ch'egli havesse. Qual incendio esso vidde con
tanto suo eccessivo dolore che lagrimando e sospirando diceva: ohime padre e che pena
grande mi mette il Demonio nel cuore nel veder abbrugiar questo libro. Fatta quell'attione
poi rest egli tanto contento et allegro che non potendo per la molta contentezza astenersi
d'abbracciare il Padre gli disse: La R.za Vostra h fatto piu in farmi abbrugiare (p. 209)
questo libro che non fece Alessandro Magno in soggiogar tutto il mondo. Havendo poi
nella medesima presenza del Padre data commissione suoi che subito seguita la sua
morte brugiassero, o consegnassero tutto il restante de libri, et havendo preso l'Oglio
396
Santo pass all'altra vita. Un altro moriente per star senza la compagnia di persone
spirituali havendo disputato per un gran pezzo col Diavolo sopra il culto delle sante imagini
s'era quasi lasciato confondere vacillando in detta credenza. Dove essendo stati chiamati i
nostri pigli animo per la lor presenza, e cominci rispondere piu gagliardamente al
Diavolo sopra le questioni che gli moveva. E benche il Padre gli dicesse, che non si
doveva disputar co' i Demonij, ma rimettersi in tutto, e per tutto a quel tanto che credeva la
santa madre Chiesa cattolica esso nondimeno replicava: Padre non possibile perche la
pugna gia incominciata e bisogna finirla. Soggionse poi: Adesso il Demonio mi f questo
argomento, che risponder io? Vedendo alhora il Padre non poterlo rimuovere da quel
cattivo pensiero di voler disputare f costretto mostrargli con che argomenti e risposte lo
potesse convincere. E cosi havendo un pezzo il Diavolo argomentato, et il moriente molte
volte risposto, e replicato lo confuse, restando esso infermo tutto contento e vittorioso. Il
simile occorse ad un altro Orefice persona semplice, e senza al-
161
C. 94 - CHIAMARE PER TEMPO ALL'ASSISTENZA DEI MORENTI

cuna sorte di lettere che'l Demonio lo tent sopra tutti i misterij della fede, e
particolarmente sopra quello della santissima Trinit. In modo che essendo ritrovato da
nostri tutto affannato in rispondere (p. 210) pigli molto cuore in vedergli rendendo infinite
gratie Dio della lor andata. Essortato poi a non rispondere piu si content et obbed
riferendo solamente al Padre tutti gli argomenti che gli venivano fatti dal Demonio quali
erano cosi sottili e stravaganti c'haveriano senza il divino aiuto allacciato qualunque
huomo savio non che quella persona semplice et idiota ch'al fine tutto quieto se ne pass.
397
Un altro similmente f trovato da' nostri morendo e disputando tanto terribilmente col
Demonio sopra la Concettione dell'immacolata Vergine che senza dubbio saria restato
ingannato se li nostri non l'havessero da quel pensiero rimosso di voler disputare, e
ridottolo solamente parlare della santa passione, nella quale pensando, e meditando
pass felicemente. Da questi essempi adunque, si vede chiaramente quanto sia
necessaria la compagnia e presenza de Religiosi, et anco la sollecita chiamata di quelli
conforme Camillo diceva e desiderava. Dicendo lui essere manifestissimo inganno del
Demonio il pensare che dalla presenza de gli huomini spirituali l'infermi s'habbino da
spaventare ma piu tosto da consolare, e rallegrare. Il che quando anco fusse soleva dir lui
che si doveva far piu conto dell'anima che di qualunque altro lor spavento e timore.
Maggiormente essendo noi certissimi che N. S. Iddio in quegli ultimi conflitti dona tanta
gratia suoi Religiosi che non solo non gli spaventano, ma anco per tirargli al loro intento
con qualche bel garbo piu tosto gli consolano e sollevano dalla mestitia. Cosi intervenne
una volta fra l'altre ad un Padre de' nostri nell'agonia d'un gentilhuomo. Il quale stava
talmente ammutolito (p. 211) dal Demonio che mai non volse rispondere manco una
minima parola molti Religiosi che v'erano stati ad essortarlo che si confessasse. Nel qual
caso essendo stati chiamati li nostri (che fino alhora non gli havevano voluti chiamare per
timore che non lo spaventassero) giunti al moriente lo trovarono nel stato sudetto. Onde
vedendo il Padre che quello non voleva in nessun conto sentir parlare di cose spirituali per
fargli rompere tanta ostinata taciturnit gli cominci parlar di cose allegre, dicendoli fra
l'altre cose se lui havesse volentieri sentito suonare, e cantare sopra un leuto. Alhora
quello aprendo gl'occhi rispose di si. Fatto adunque venire uno di casa, mentre quello
stava suonando e cantando pigli destramente occasione il Padre di parlargli delle cose
del Cielo, e de la
162
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

gloria de Beati. E f tale per gratia d'Iddio questo ragionamento che risvegliatosi l'infermo
da quel mortifero letargo con amarissimo pianto e dolore si confess, communic, pigli
l'oglio santo, e d'indi a poco se ne pass al Signore. Ecco adunque che i Religiosi non
398
isgomentano, ma piu tosto rallegrano i morienti . ben vero che secondo l'occasione
sanno anco tal volta adoprar il fuoco, et il ferro delle minaccie con le quali anco non pochi
ne sono stati convertiti Dio. Una volta stava morendo un gentilhuomo bravo Capitano
che per punto di Cavalleria, e per mostrar ad altri gentilhuomini che lui non haveva
spavento della morte non s'era confessato, ne lo voleva fare. Giunto il Padre lo trov
mortalissimo, ma tanto ostinato che non occorreva parlargli di confessione per la sudetta
causa. Onde vedendo che gli amorevoli ricordi (p. 212) non giovavano pens d'adoprarvi
le minaccie. Per questo havendo mandato a pigliare un grosso Crocifisso da sopra il
pulpito d'una Chiesa vicina and con quello al letto del moriente. Al quale havendolo
pigliato per il ciuffo con voce alta e terribile disse: Apri gli occhi dannato, et huomo gia
condannato al fuoco eterno, tirandogli in questo molto fortemente i capelli. Alhora aprendo
gli occhi l'infermo, e vedendosi all'improviso quel santissimo e gran Crocifisso avanti si
spavent tutto in tal modo ch'essendogli penetrata quella vista fin all'intimo del cuore tutto
commosso e mutato in altr'huomo disse al Padre che per amor di quel medesimo Christo
morto in Croce per lui peccatore lo volesse confessare. Il che essendo stato subito fatto
facendogli anco alhora alhora dare il viatico, e l'estrema untione con infinite lagrime pass
399 400
dalla presente vita . Un Bandito prigione in Napoli moriva con tant'odio e sdegno
verso Iddio che tutto un crocifisso d'ottone guast co' i denti tanti morsi gli diede per
rabbia. Al quale essendo stati chiamati i nostri e vedendo che le buone parole non
giovavano voltando foglio gli dissero tante parole di minaccie che fattolo alhora alhora
confessare d'indi ad un quarto d'hora tutto contrito e piangente pass al Signore (*). (p.
213) Ma di questi somiglianti essempi quasi le centinaia (**) ne tralascio essendo mia
401
intentione piacendo a Dio di farne un libro particolare . Per hora solamente ne voglio
raccontare alcuni altri pochi d'huomini morti nel peccato ostinati.

*
Seguono alcune righe cassate; cinque righe e mezza a p. 212 e cinque righe e una parola a p. 213. Nel man.
palerm. il testo cancellato non figura.
**
Man. palerm.: Invece di le centinaia scritto quasi le litanie .
163
C. 94 - CHIAMARE PER TEMPO ALL'ASSISTENZA DEI MORENTI

A quali se vi fussero stati chiamati presto i Religiosi sarebbe stata facil cosa, con l'aiuto
d'Iddio, liberargli come s' visto ne sudetti. Ma non essendo stato cio fatto passarono nel
modo che si vedr402. In Roma un certo Palafreniero che stava morendo fuori della Porta
Angelica (del quale si parlava molto sinistramente nel vicinato dicendosi particolarmente di
lui che non era stato mai visto entrare in Chiesa) subito che vidde i nostri gli dimand che
cosa volevano. E dicendo quelli essere andati per aiutarlo in quel passo in che si ritrovava
acci fusse passato al Signore da buon Christiano. Rispose l'infermo: che cosa voleva dire
Christiano? e con tutto che lui fusse ignorantissimo disse tante cose sottili contra la
Religione Christiana che pareva che il Diavolo gli mettesse le parole in bocca. E perche li
Padri l'essortavano al pentimento, esso infermo per non sentire le loro parole attendeva
sempre chiamare tre nomi di Diavoli suoi amici e divoti. L'uno de quali si chiamava
Chiacchiarino, l'altro Carbone, e del terzo non si ricorda il nome. Ma stando forte il Padre
persuadergli (p. 214) il pentimento montato il moriente in collera (quasi gli volesse far
vedere con gl'occhi proprij che lui era dannato, e che non ci era piu tempo di far
penitenza) s'alz sedere sopra il letto. Di poi voltatosi verso la finestra della sua stanza
con voce alta e spaventosa cominci gridare: Diavolo Chiacchiarino, Carbone. Quali nomi
havendo chiamato tre volte sempre con voce piu alta e piu terribile all'ultima cacciando
quasi un palmo di lingua da fuori torcendo il collo, e la bocca spir miseramente. Restando
il suo corpo tanto negro che pareva propriamente un carbone e tanto puzzolente che tutta
quella stanza ammorb. Restando di piu tanto spaventati i Padri e gli altri che si
ritrovarono presenti al detto (*) spaventoso spettacolo che quasi se gli agghiacci il sangue
403 404
nelle vene. Et questo si trov presente il P. Ottavio Pace . Un altro giovane che
stando sano si dilettava andar molto su l'amorosa vita, essendo colto dalla morte nel piu
bel fiore della sua giovent, vi furono nell'ultimo della sua agonia mandati chiamare dui
religiosi de nostri. Quali essendovi subito andati lo trovarono che non diceva altro che le
seguenti parole: O che lista, O che lista veggo lunga de miei peccati. E questo dicendo
mor senza haver alcun tempo i padri di poterlo aiutare. In Genova un vecchio avaro d'anni
novantacinque ridotto all'ultimo di sua vita essendovi giunti i nostri lo trovarono

*
Dopo detto era stato scritto spettacolo e poi cancellato.
164
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

che dentro al suo letto teneva un sacchetto di danari, et anco una borsa legata al braccio;
toccandola di poco in poco con la mano per timore che non gli fusse stata rubbata. Onde
ricordandogli i Padri che quell'affetto cosi ingordo era bastante (p. 215) a precipitarlo
nell'Inferno, esso rispondendo brevemente gli disse: Io non ci posso far altro, e cosi detto
spir con quegli Idoli in letto. Una donna in Roma nobile ma di mala vita, bench non
fusse publica mentre stava in casa del suo concubinario morendo vi furono tanto all'ultimo
chiamati i nostri che la trovarono quasi passata non potendo ne volendo dir altro se non: Io
brugio, io brugio. Facendo segni col volto e con gli occhi di vedere tante horribili visioni di
demoni che i suoi capelli che stavano disciolti se gli drizzarono cosi fattamente in testa che
parevano fusa o serpenti. Del che atterrendosi anco i Padri non mancavano con salutiferi
ricordi sollevar l'animo della dolente donna alla speranza della divina piet. Ma quella non
facendo altro che gettar urli spaventosissimi, e dire: io brugio, io brugio, pass di questa
405
vita. Uscendogli nell'istesso punto ch'ella spir un pezzo di carne dalla natura tanto
406
grosso e cosi infocato che pareva un ballone di fuoco. Un'altra bellissima giovane
spagnuola donna di mala vita in Roma ritrovandosi nell'agonia con haver persa la favella
vi furono mandati chiamare de nostri. Quale al detto passo condotta la ritrovarono senza
essersi voluta confessare. Onde ingenocchiati per raccommandarla almeno al Signore con
l'orationi viddero subitamente uscire da un'altra stanza un bruttissimo porco nero. Il quale
havendo ficcato il grugno sotto le coperte de piedi lo cacci nella natura della moriente, e
tirando il fiato a se come ne succhiasse l'anima spar essendo in quel punto istesso spirata
la misera donna con buttar fuori un grandissimo e dolentissimo sospiro. Un Francese
407
heretico al quale (in (p. 216) una certa questione) erano state date tre botte di martello
in testa portato nell'Hospidale della Nuntiata di Napoli a medicarsi, non volse mai ricevere
alcun sacramento scoprendosi per heretico marcissimo. Essendo finalmente per ordine
del Vicario stato rinchiuso in una stanza separata con buone guardie venne morte. Il
quale nel mandar fuori l'anima sua ostinata butt un strido tanto grande e spaventoso che
tutte le finestre e porte di quella stanza apr e spalanc. Anzi un fratello de nostri che gli
stava intorno f da quel cosi smisurato strido buttato come morto in terra. In Napoli un
scarpinello concubinario morendo f ritrovato da' nostri c'havendo persa la favella non
s'era voluto mai confessare, stando egli per
165
C. 94 - CHIAMARE PER TEMPO ALL'ASSISTENZA DEI MORENTI

spirare si smorz due volte senza causa la lampada che faceva lume alla stanza. Et
havendola il Padre fatta appicciar la terza volta per haver quello benedetto l'oglio et il
fuoco non si smorz piu. Ma che? mentre detto moriente stava dando gli ultimi tratti con
grandissimo lor spavento cascarono in un tratto e si ruppero tutte le scudelle pignatte et
altri vasi di terra di quella stanza. Quali pezzi di vasi rotti viddero poi che invisibilmente
erano tirati con molta furia in faccia e sopra il corpo del moriente che quasi lo copersero e
sepelirono. Il quale cosi lapidato pass infelicemente havendo fatti segni bruttissimi col
volto. Un'altra persona nobile ch'era stata cosi golosa nella sua sanit che l'istessi di casa
dicevano haver una volta speso dieci scudi per condir solamente un capretto. Posto
nell'ultimo passo della vita bestemmiava tanto horrendamente Iddio che pareva dovesse
sprofondar quella stanza. Questo essendo (p. 217) ritrovato da' Padri nel sudetto stato,
s'affaticarono molto per farlo astenere da tante biasteme. Ma quello per ultima conclusione
rispose: che importa te ch'io vadi all'inferno? e questo detto tutto arrabbiato chiuse gli
408
occhi e mor con una delle sudette biasteme in bocca . Concludo adunque che tutti i
sudetti saria stata facil cosa con l'aiuto di Dio e con la diligenza e prudenza de religiosi
d'essere finalmente ridotti pentimento se piu per tempo fussero stati chiamati per loro
aiuto. Non cosi muoiono mill'altri semplici e poveri ne gli Hospidali 409 dove non havendo
quelli paura de nostri si dispongono tanto bene ricevere la morte che quando viene loro
giubilano di contento parendogli d'andar alle felici nozze del Cielo. De quali benche infiniti
essempi ne potrei addurre, nondimeno per non fastidire il lettore ne toccar solamente
alcuni pochi. Un contadino morendo nell'Hospidale di Santo Spirito di Roma, mentre stava
per passare disse al Padre che lo stava aiutando: Hors Padre mi commandate alcuna
cosa che gi tempo d'andarmene in Paradiso. Non altro, rispose il Padre, solo che vi
ricordate di pregar per me quando sarete la s. Soggiunse questo l'infermo che lo
farebbe volentieri. Dicendo poi con allegrissimo volto: Hors Padre Dio a rivederci,
chiamando pi volte il santissimo nome di Gies e di Maria mand l'anima al Cielo.
Restando con la mano tanto forte attaccata alla croce che'l Padre portava in petto che
410
doppo morte ancora la teneva fortemente stretta. Un'altro similmente contadino nel
medesimo Hospidale, era stato da i Padri cosi ben disposto al morire che stando in agonia
non faceva altro che buttar grossissime (p. 218) lagrime da gli occhi. Teneva anco stret-
166
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

tamente abbracciato il crocifisso, al quale con pietose parole, e con angelica semplicit gli
diceva: Signor mio Gies Christo per amor d'Iddio vostro padre perdonatemi i miei peccati,
e raccoglietemi nella vostra santa gloria. Queste parole molte volte dicendo e replicando
tenendo sempre la bocca sua nel santissimo costato del Crocifisso pass felicemente alla
411
vita immortale. Un altro pover huomo infermo nella Nuntiata di Napoli mentre si
confessava ad un Padre de' nostri diceva chiaramente tutti i suoi peccati. Ma quando
giungeva ad un certo peccato brutto da lui stato commesso almeno quindici anni prima
sempre il Diavolo gli annodava talmente la lingua che non l'haveva mai possuto
confessare. Del che accorgendosi il Confessore gli disse: dite pur liberamente, sarebbe
forse questo un peccato tale? Alhora quello sciogliendo la lingua rispose: siate voi
benedetto padre poi che sete stato la mia salute. Raccontandogli come da quindici anni
fino alhora ogni volta che s'era posto per confessarlo sempre il Diavolo gli haveva impedita
la lingua. Al fine doppo tre giorni di contento, e di pianto parlando sempre delle cose
pertinenti alla sua salute pass divotissimamente al Signore. Del che f segno che
nell'hora del suo passaggio fu circondato da una luce tanto grande che abbagliandosi gli
occhi di quel fratello che lo stava aiutando non vedeva ne il letto ne il corpo del moriente.
Sparita poi la luce trov che l'infermo era passato con stupor grandissimo di quanti ci
viddero et intesero. Per questo diceva Camillo che piu sicura cosa era morir povero e
bene ne gli Hospidali in letti (p. 219) sporchi e brutti che morir ricco e male ne gli alti e
412
superbi palazzi de Prencipi. Hanno ancora piu volte isperimentato i nostri che l'agonie e
morti de poveri sogliono essere manco dolorose e spaventose di quelle de ricchi e (*) de
nobili. Anzi se ne sono ritrovate alcune tanto segnalate che si potriano descrivere come
413
quelle di molti santi antichi. Una donna in Roma povera de beni della fortuna, ma ricca
de gli eterni, e celesti essendo aiutata a ben morire dal P. nostro Camillo, ascoltava cosi
bene, e mostrava tanto contento di lasciare questo infelice mondo che moriva quasi
ridendo, e faceva segni col volto di vedere Angeliche visioni. Stando nell'ultimo del suo
transito, mentre se gli stava leggendo: Venite Sancti Dei, occurrite Angeli Domini,
ancorch ella stasse tutta distesa nel letto, e che appena havesse tanta forza di respirare,
nondimeno da per se stessa s'alz pian piano sedere.

*
Dopo e , aggiunto sopra della riga de .
167
C. 95 - FONDAZIONE DELLA CASA DI BOLOGNA

Havendo poi giunte le mani insieme salut con la testa uno per uno tutti i circostanti.
Alzando poi gl'occhi in alto salut anco quattro o cinque persone che non si vedevano. Il
che fatto lasciandosi pian piano cadere come stava prima invocando caramente il
santissimo nome di Gies e di Maria se ne pass con volto tutto festivo godergli non
mostrando d'haver sentita pena nessuna di quella agonia. Restando Camillo
consolatissimo d'esser stato presente al passaggio di cosi santa donna, facendo
congiettura ch'alhora salutasse alcuni santi suoi divoti, o Angeli che fussero venuti ad
414
aiutarla, et accompagnarla al Cielo . Questo sia detto confusione di molte persone
nobili, ricche, e dotte che stando nelle loro ultime infermit vogliono piu presto appresso
(p. 220) qualche buffone o altro huomo faceto che gli tenghi allegri e facci ridere che
qualche huomo spirituale che per ben dell'anime loro gli facci piangere. Anzi vedendosi da
loro i Religiosi gli pare di vedere tanti birri, o manigoldi che siano andati per menargli al
supplicio. Et per questo h permesso N. S. Iddio moltissime volte che questi tali siano
415
morti senza i debiti sacramenti. Cosi avenne una volta fra l'altre ch'andando il
Procurator nostro in casa d'una gentildonna dimandar l'elemosina era tanto lo spavento
che quella haveva della lor presenza che quando erano partiti faceva nettare e lavare le
sedie dove erano stati a sedere. Permise Iddio che morendosi questa gentildonna non
volendo i suoi far entrare i nostri nella sua stanza per timore che non la spaventassero che
quella si morisse senza alcun aiuto, e particolarmente senza oglio santo, e se mal non mi
ricordo anco senza confessione. A questi tali finalmente si potrebbe dire quel verso di
416
David e Ultinam saperent, et intelligerent, ac novissima praeviderent. che (*) il Signore
l'illumini.

Camillo manda a fondar casa in Bologna.

CAP. 95

Nel fine di quest'anno ritorn di nuovo il Cardinal Paleotto 417 a fare instanza che si
fondasse la casa in Bologna conforme l'antico suo desiderio (**). Alla qual dimanda non
potendo piu contradir Camillo ne la Consulta vi mandarono 418 per quella (p. 221)

*
Man. palerm.: Omesso che .
**
Man. palerm.: In margine: 1596.
168
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

prima il P. Giovanni Califano, e Giovanni Mendes ch'entrarono nella detta Citt alli 5. di
Decembre 1596. Dove poi nel mese seguente col favore dell'Ill.mo Mons.r Alfonso
Paleotto alhora Arcivescovo di Corinto e coadiutore del Cardinale nell'Arcivescovado di
Bologna pigliarono il possesso della Chiesa di San Colombano con non poco contento di
419
quella Citt . Particolarmente essendo occorso in quel principio che due persone
segnalate morirono in mano de nostri che furono la Signora Leona Paleotta sorella del
Cardinale, et il Vicelegato dell'istessa Citt. E poco doppo f mandato per Prefetto di detta
Casa il P. Francesco Profeta.

Camillo impetra da' suoi Consultori quanto desidera


in materia de gli Hospidali.

CAP. 96

Non potendosi consolar Camillo che la sua Religione andasse piu dilatandosi per il
mondo senza pigliar Hospidali come esso intendeva non ostante che Sua Santit nel
Capitolo passato gli havesse fatto intendere non volere che se ne parlasse piu con tutto
cio esso risvegliando di nuovo questo suo desiderio diceva che lui n'haverebbe data
sodisfattione al Pontefice purche la Religione fusse restata d'accordo. Per questo havendo
richiamato Biasio in Roma cominciarono ambidui a persuadere con tante ragioni i
Consultori che finalmente (p. 222) gli indussero ad accettar il parere di Camillo facendo alli
5. di Febraro 1597.420 (*) una Constitutione che obligava la Religione servire ne gli
Hospidali in luogo di serventi. Nella qual constitutione non intervenne Paolo Cherubino
Consultore per ritrovarsi alhora suspeso dall'Ufficio dal Cardinale Protettore per haver
quello in una certa occasione risposto e disobedito a Camillo. Nel principio adunque che f
publicata questa constitutione mostr la casa di Roma di sentirne non poco contento
scrivendone anco per segno di cio una lunga lettera a Professi della casa di Napoli,
essortandogli ad accettare la mente del fondatore come anch'essi havevano fatto. Qual
lettera f dal medesimo Camillo portata loro essendovi andato in persona con Biasio per
ridurgli a questo consentimento. Ma intesa da quelli la forma della Constitutione subito
chiaramente risposero che non gli piaceva, onde f costretto Camillo ritornarsene in Roma

*
Man. palerm.: In margine: 1597.
169
C. 97 - RINUNZIA DEL CARD. SALVIATI AL PROTETTORATO

senz'altra conclusione. Dove giunto procur di farla confermar dal Pontefice. Ma sua S.ta
sapendo quanto quella dispiaceva alla Religione non ne volse far altro rimettendo il tutto al
Protettore.

Il Cardinal Salviati rinuntia la Protettione al Pontefice


e di quello che ordin sua Santit.

CAP. 97

Avanti che Camillo fusse andato in Napoli questa volta haveva insieme con la Consulta
per final sentenza privato (p. 223) Paolo dell'officio di Consultore condannandolo anco
421
star per un anno serrato in una Camera . Il che f fatto per haver quello in Napoli
maltrattato con schiaffi un fratello. Ritornato poi hora Camillo in Roma, procur Paolo per
mezzo del Cardinal Bandino suo antico padrone d'essere almeno assoluto di star cosi
rinchiuso. Il Bandino ne preg il Protettore, il quale havendogli ci promesso mand subito
Mons.r Benaglia suo Auditore far intendere Camillo che lo liberasse. Ma parendo a
Camillo ch'l difetto di Paolo (ancorche fusse stato in primo moto) meritasse maggior
penitenza non lo volse mai liberare. Del che isdegnato il Benaglia and subito a far
relatione di ci al Cardinale il quale fece alhora proposito di mai piu non impedirsi delle
cose di lui, ne della Religione. Al quale bench fusse andato subito Camillo per dargli
sodisfattione di quanto era occorso, non per questo gli fu mai concessa l'audienza cosa
che mai prima non gli era stata fatta in quella corte. Onde rimettendo esso tutta questa
causa al Signore (havendo prima liberato Paolo per casa solamente) cavalc per la volta
422
di Lombardia con intentione di pigliare qualch'altro Hospidale conforme la nuova
constitutione. Ma non f tosto egli partito da Roma che f ogni suo pensiero interrotto, et
impedito, poiche durando ancora lo sdegno al Cardinal Salviati Protettore and a
rinuntiare la Protettione al Pontefice dicendo non voler havere piu che fare con quella testa
ferrata di Camillo che cosi lo soleva chiamare, raccontandogli quant'era occorso col
Benaglia intorno alla (p. 224) liberatione di Paolo. Del che sentendo molto disgusto il
Pontefice (benche non volesse accettare la rinuntia) command a Monsignor Tarugi
alhora Prelato della Riforma Apostolica che facesse quanto prima risentimento di questa
ripugnanza con ordine di deporre anco Camillo dal Generalato quando havesse ritenuto
cosi meritare 423. Con tale commissione adunque
170
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

cominci il Tarugi con un Notaio, e 1'Accarisio Fiscale ad inquirere contra Camillo


essaminando con giuramento tutti i Professi della casa di Roma sopra molti articoli da lui
fatti tra quali uno era il principale se sapevano che Camillo havesse mai disobedito ad
alcun ordine del Protettore. Ma benche molto fusse stato ricercato sopra cio, e sopra le
altre cose pertinenti alla sua persona, nondimeno mai si trov altro che queste due cose
seguenti. Prima che lui era costante nella materia de gli Hospidali non ostante che sua
S.ta havesse commandato il contrario. Secondo che lui era di vita irreprensibile, ma molto
austero e rigoroso in castigare i difetti. Dal che era venuto che lui non guardando in faccia
a persona del mondo haveva ripugnato all'ordine del Protettore parendogli grande offesa
d'Iddio che' l difetto di Paolo dovesse passare impunito non essendo mai occorso altro
simile mancamento nella Religione. Queste cose essendo state riferite al Pontefice, non
ritrovandosi in quelle altro che soverchio zelo, e severit, non fece altro per alhora
ordinando solamente al Tarugi che rimediasse a' bisogni della Religione conforme
giudicasse migliore. Il quale havendo inteso da Consultori che Camillo si ritrovava in
Lombardia con disegno (p. 225) di mettere in essecutione la Constitutione lo richiam
subito in Roma. Dove giunto et intendendo da lui non esser mente del Pontefice che
passasse piu avanti detta Constitutione and insieme con Biasio a buttarsi piedi di sua
S.ta il che f alli 2. di Febraro 1598. Dicendogli Camillo gran cose in lode dell'instituto, e
del bel modo con che intendeva di farlo essercitare pregandolo volesse commandare alla
Religione che l'accettasse, et esseguisse facendo anco sopra ci una nuova Bolla
declaratoria della prima. Ma il Pontefice sapendo benissimo quanto disturbo s'era
cagionato nella Religione per questo nuovo pensiero gli rispose alquanto bruscamente.
Dolendosi primieramente di lui c'havesse(*) ripugnato all'ordine del Cardinale Protettore di
poi entrando nella materia de gli Hospidali si condolse anco molto di tante mutationi
dicendo che s'era posto sottosopra la Religione per haver alterato quel primo modo delle
visite. Avertendogli particolarmente che detto nuovo modo di servire poteva tendere col
tempo ad impadronirsi dell'entrate, e farsi signori affatto de gli Hospidali. Prohibendogli di
nuovo che non ne parlasse pi e che si levasse da quella openione. Della qual risposta
rest non poco mal contento Camillo massime per quella

*
Man. palerm.: L'espressione non e sottolineata.
171
C. 98 - MONS . TARUGI DICHIARA NULLA UNA COSTITUZIONE

parola d'impadronirsi delle entrate, onde pens che' l Pontefice fusse stato mal informato
da qualche suddito inimico della Croce, e per con piu saldezza che mai rest forte e
costante nella sua intentione. Non ostante che l'istesso Biasio (per haver intesa la mente
del Pontefice) si sforzasse non poco di persuadergli (p. 226) che mutasse pensiero. Ma lui
non volendo ne anco ascoltare le sue ragioni anzi tenendolo come ingannato lo rimand
subito in Napoli. Non mancando in tanto tutta la Religione di raccommandar caldamente
questo negotio al Signore accio si fusse compiacciuto d'illuminare il suo servo per
maggiore gloria di S. D. M.ta et per piu utilit de prossimi.

Il Tarugi dichiara nulla la sudetta Constitutione.

CAP. 98

Vedendo (*) Tarugi la costanza di Camillo per acchetare alquanto la Religione che per
questa sua costante openione stava tutta mal contenta alli 16. di Aprile 1598. per sentenza
diffinitiva, e per volont del Pontefice nella presenza d'esso Camillo, e Consultori annull
la sudetta Constitutione dichiarandola nulla, e di nessun valore per esser fatta senza
l'intervento del quarto Consultore alhora
sospeso dall'officio. Havendo poi commandato Camillo che per quiete della Religione
scrivesse ci per tutte le case, esso obed scrivendo che benche la Constitutione fusse
stata dichiarata nulla nondimeno che lui non vi haveva consentito, ne s'era mutato punto
dall'antico suo parere. Essortando quelli che per sorte fussero stati della sua openione
star forti nel santo proposito finche il Signore havesse vinte e superate le difficult.
Vedendo poi che le cose di Roma non gli andavano troppo propitie ne potendo sopportar
piu l'assenza del suo Hospidale (p. 227) dal cui santo amore veniva come rapito, del mese
di Luglio se n'and in Milano habitando continuamente nel detto Hospidale tra' poveri.
Dove facendo egli un giorno publico ragionamento a' Professi disse tante cose in lode di
quel nuovo servitio ch'ivi si faceva che diede di quei fratelli accesi dalle infocate sue parole
ingenocchiandosi avanti i suoi piedi promisero di voler morire dentro 1'Hospidale, e di
seguitar la sua openione fino alla morte. Qual sorte di oblatione parve che gli penetrasse il
cuore di contento et and a posta in Genova sperando che ne

*
Man. palerm.: In margine: 1598.
172
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

dovesse tirar de gli altri. Ma non essendo avenuto cosi gridava ad alta voce che lui alhora
ritornava in Roma per fare l'ultimo sforzo col Pontefice, e che voleva gridar tanto fin che
fussero state intese et ascoltate le sue ragioni.

Il Tarugi chiama li Prefetti in Roma


per rimediare a' bisogni della Religione.

CAP. 99

Ritornato questa volta Camillo in Roma che f di Settembre 1598. ritrov in quella casa
essere una famiglia molto grossa et anco gravata d'almeno dieci mila scudi di debito quali
s'erano fatti si per li continui viaggi si anco per la soverchia gente che s'era ricevuta con
speranza di metterla dentro gli Hospidali. Onde ritrovandosi in mezzo di tante angustie non
sapeva dove piu voltarsi fuor che all'oratione, et alla santa charit de poveri.
Particolarmente havendosi posta una bisaccia (p.228) in collo cominci ad andare quasi
ogni giorno per Roma alla cerca del pane, dandosi in tutto e per tutto al dispreggio di se
stesso desiderando grandemente d'esser tenuto come matto e stolto dal mondo. Andando
particolarmente cosi dispreggiato e mal vestito che scontrandosi una volta con il Cardinale
Salviati, vergognandosi quello d'esser tenuto per nostro Protettore havendo fatto fermare il
cocchio, lo chiam facendogli una buona riprensione perche andasse in quel modo per
Roma. Dicendogli che doveva attendere al governo della Religione come Generale e non
andar con le bisaccie in collo facendo cosa che la potevano fare molti altri sudditi de suoi.
Alhora ringratiandolo humilmente Camillo di quella santa charit fraterna che gli haveva
fatto licentiandosi da lui and subito e quasi avanti gli occhi dell'istesso Cardinale a
bussare ad una porta dimandando l'elemosina per amor d'Iddio. Ma con tutto che andasse
in questo modo procurando d'ottenere il suo desiderio di pigliare gli Hospidali, nondimeno
poco profitto faceva cosi con la Corte Romana come con la Religione. Per questo
cominci tenere altri mezzi facendo molta instanza al Tarugi che facesse sgravar la
famiglia di Roma mandandone almeno vinticinque o trenta nell'Hospidale di S. Maria
Nuova di Fiorenza. Dicendo cosi esserne stato richiesto dal Signor Fra Giulio Zanchini
Hospidalingo di quel luogo che conforme lui diceva haver lettere desiderava dargli detto
servigio in cambio de serventi.
173
C. 100 - PROGETTO DI DIVISIONE DELLA RELIGIONE

Qual proposta non dispiacendo del tutto Tarugi per mancamento d'altro buon rimedio
pens tal volta di contentarlo, ma sapendo (p. 229) poi quanto grandemente sarebbe ci
dispiacciuto alla Religione non si assicur altrimente di farlo, et haverebbe voluto che da
lei istessa fusse cascata in questa risolutione. Chiam adunque per questo fine tutti i
Prefetti delle case in Roma essendo quelli Biasio Oppertis Prefetto di Napoli Adriano Barra
di Milano Claudio Vincenzo di Genova e Francesco Profeta di Bologna. Quali giunti in
Roma alla fine d'Ottobre et intesa la cagione della loro andata risposero prontamente non
voler essi per li debiti della casa di Roma obligar la Religione alla servit dell'Hospidale di
Fiorenza cosa alhora tanto abhorrita da tutto il corpo d'essa Religione. Anzi per far isvanire
subito questo pensiero si offer Biasio di pigliare e mantener esso detto numero di persone
soverchie. Qual partito essendo stato accettato dal Tarugi f licentiato quel Capitolo
menandosi Biasio con seco almeno trenta suggetti in Napoli con estremo cordoglio di
Camillo che pensava certissimo questa volta entrare nel servigio dell'Hospidale di
Fiorenza. Vedendo adunque riuscir vano ogni suo disegno non si curava piu d'attendere
ad altro governo della Religione non facendo piu Consulta ne curandosi d'altra cosa, ma
solamente consumava tutto il tempo nell'Hospidale di Santo Spirito. Dove particolarmente
si ritrov alli 24. di Decembre 1598. quando occorse in Roma quella grande inondatione
424
del Tevere che non si ricordava la maggiore . Nella qual notte esso non fece mai altro
che salvare i poveri infermi portandone molti sopra le spalle proprie non curandosi che
l'acqua gli andasse fino al ginocchio.

(p. 230)

Camillo si contenta di far dividere la Religione


per ottener esso gli Hospidali.

CAP. 100

Approssimandosi il tempo del secondo Capitolo generale desiderando Biasio rimediare


in ogni modo alla voce attiva e passiva che tutti indifferentemente havevano nella
Religione oper talmente co' i Professi della casa di Napoli in numero ottanta che quelli
per bene della Religione alli 24. di Febraro 1599. non curandosi del loro interesse se ne
privarono rinuntiandola al Capitolo Gene-
174
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

425
rale purche si rimediasse . Promettendo con giuramento di contentarsi di quanto quello
havesse ordinato e stabilito sopra la detta materia. Il che visto da Biasio parendogli
d'haver in mano buona parte della Religione pose in carta una certa nuova Formola di vita
con distintione di tre sorti di stato che potevano havere e non havere detta voce. Qual
formola havendola poi fatta sottoscrivere da tutti loro and in Roma con speranza di farla
accettare e confermare non solo da Camillo, da Tarugi e dal Capitolo, ma anco dall'istesso
Pontefice. Ma non tosto f da lui scoperto e palesato il suo pensiero che ritrov Camillo
alienissimo da quello particolarmente per non farsi ivi alcuna mentione di pigliar
gl'Hospidali. Per questo desiderando Biasio dare ogni modo qualche salutifero rimedio alla
Religione per non vederla del tutto estinta volendo salvarne almeno una parte propose
un'altro nuovo partito Camillo. (p. 231) E f che si contentasse di far dividere la Religione
in due partiti, o per meglio dire in due regole l'una delle quali abbracciasse gli Hospidali
conforme esso Camillo intendeva, e l'altra la Raccommandatione dell'anime agonizzanti
delle Citt. Il qual partito piacque grandemente a Camillo dicendo che l'una e l'altra parte
haverebbe gran terreno da lavorare, et che anco S. Francesco et altri Santi havevano fatte
molte e diverse Regole. Essendo adunque questo partito proposto et accettato in Consulta
senza saputa del Tarugi f decretato che Camillo e Biasio andassero per la Religione ad
esplorare le volont de sudditi vedendo in che parte ciascheduno inclinava. Restando essi
d'accordo in Roma d'alcuni Capitoli che si dovevano proporre la sostanza de quali era che
tutti quelli che accettavano gli Hospidali dovessero havere la voce, ma non potessero
haver casa ne chiese, ma solamente l'habitatione dentro gli Hospidali. E per il contrario
quelli ch'inclinavano alla Raccommandatione dell'anime dovessero accettare la formola
fatta nella casa di Napoli, e sopra tutto eleggersi un Vicario che non havesse havuta
alcuna dependenza da Camillo. Ma perche era certissimo ch'l pensiero d'esso Camillo
sarebbe andato tosto in fumo per non essere fondato in arbitrio e potest sua ma d'altrui
per strada (cosi piacendo Dio) si dilegu questa divisione per non esser d'accordo sopra
i capitoli, che si proponevano.
175
C. 101 - SECONDO CAPITOLO GENERALE

(p. 232)
Si comincia il Secondo Capitolo Generale.

CAP. 101

Non essendo riuscita la sudetta divisione alli 12. di Maggio 1539. si cominci il secondo
Capitolo Generale in Roma essendo tutti i Capitolanti in numero vinticinque 426. Del quale
per ordine del Pontefice f fatto Presidente Monsignor Tarugi 427 ad instanza di Camillo
non havendo voluto il Cardinal Protettore pigliarsi questo pensiero dicendo haver esso
rinuntiata la protettione. Furono adunque nel primo ingresso eletti tre Diffinitori 428 cio
Biasio Oppertis, Santio Cicatelli, e Cesare Bonino. Li quali facendo nel seguente giorno
una segreta Congregatione nella presenza d'esso Tarugi f trattato se fusse stato bene
eleggere un Vicario Generale per aiuto di Camillo. Allegandosi che lui per essersi tutto
trasformato in quel suo pensiero di pigliar gli Hospidali non attendeva piu alle Consulte ne
al governo della Religione lasciando andare ogni cosa in abbandono. Ma non piacque tal
proposta al Tarugi dicendo che Camillo benche fusse cosi invaghito di quella sua
openione nondimeno che tutto faceva a buon fine, e che era fondatore et huomo di tanta
integrit che non meritava vivente lui gli fusse dato un Vicario come curatore 429. Intendeva
si bene che si fortificasse la Religione con buone leggi restringenti in modo la sua
authorit che non potesse far piu cosa alcuna per l'avenire senza il consenso de'
Consultori. E questo non piu con clausule generali, ma specificando (p. 233) molto
minutamente tutto quello che pareva bene al Capitolo, dicendo anco che cosi era mente, e
volont del Pontefice.

Il Cardinal Baronio elegge il modo che si doveva tenere


in servire ne gli Hospidali.

CAP. 102

Tra le molte cose che Camillo pretendeva in questo Capitolo due erano le piu essentiali,
e piu importanti. La prima di ottenere il suo nuovo modo di servire alli infermi de gli
Hospidali in luogo di serventi, e la seconda di far prohibire i studi le prediche e le
confessioni in Chiesa ogni volta che non gli fusse stato concesso
176
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

detto modo. Dall'altro canto pretendeva il Capitolo di non concedergli detto modo, di non
far prohibire i studi, ne le prediche, ne le confessioni, e di rimediare alla voce. Sopra tutto
pretendeva anco il Capitolo di far una constitutione ch'esso Camillo dovesse risedere in
Roma con i suoi Consultori. Volendo che quelli havessero il Ius proponendi in Consulta
accioch non rimediandosi da lui a' i bisogni occorrenti della Religione si potesse
430
rimediare da loro senz'altro suo intervento, ne sottoscrittione . Fu adunque per molti
giorni disputato sopra le dette materie, ma in quanto gli Hospidali ne rest sempre di
sotto Camillo dicendo il Tarugi cosi esser mente del Pontefice che non se ne parlasse pi.
Si tratt poi del modo che si doveva tenere per l'avenire in servir alli infermi gia che esso
Camillo haveva levato l'antico (p. 234) delle visite che fin alhora s'era osservato con tanta
edificatione particolarmente in Roma, e ne furono proposti tre. Il Primo che si dovesse
stare otto giorni continui dentro 1'Hospidale et altri tanti in casa senza per farne licentiare
alcun mercennario. Et questo adheriva grandemente Camillo che vedendosi dal modo di
Milano escluso procurava almeno d'accostarsi quello quanto piu poteva. Il secondo di
starvi non piu ch'un giorno si, et un'altro n, parlando per del giorno intero d'hore
ventiquattro. Et il terzo d'andarvi solamente mattina, e sera ritornando in casa desinare,
e dormire conforme s'era sempre osservato qual ultimo veniva grandemente da esso
Camillo impugnato come peggiore di tutti gli altri. Ma perche nel Capitolo erano diversi i
pareri f proposto dal Tarugi, et accettato anco dalla maggior parte che si rimettesse
431
l'elettione di ci all'arbitrio del Cardinal Baronio sperando che Camillo si dovesse
appagare al giuditio di un personaggio cosi segnalato e tanto suo amico, e divoto.
Acconsent egli al partito andando per questa decisione al Baronio il Tarugi, Camillo et
Deffinitori. Il quale intesa la cagione della loro andata dolendosi prima grandemente della
manifesta ruina che scorgeva nella Religione per questa discordia rivoltandosi Camillo
cos a dire gli incominci: Currebatis bene quis vos perturbavit? sopra le quali parole f
loro un dottissimo ragionamento dicendo fra l'altre cose che nel principio della
Congregatione esso restava non poco edificato di veder andare ogni giorno i nostri
all'Hospidale facendo quelli ci con tanta edificatione e charit che gli pareva di veder piu
tosto Angeli che huomini. Ma poi quando (p. 235) s'era mutato quel bel modo di prima
ch'ogni andata sottosopra in modo che per haver voluto abbracciar molto,
177
C. 103 - COMPROMESSO FATTO IN CAPITOLO

non s'era stretta cosa veruna. Biasim poi non poco quel modo di Milano come quello che
gli pareva dover essere la destruttione dello spirito de nostri dicendo che gli dispiaceva
sopra tutto quella continua prattica de secolari, allegando sopra ci il verso di David:
Commixti sunt inter gentes didicerunt opera eorum. Nell'ultimo essort grandemente
Camillo ad unirsi con tutto il corpo della Religione deponendo la propria openione come
sottoposta ad inganni, et illusioni facendolo star diviso da gli altri. Per il contrario diceva
che stando esso incorporato con la Religione Tamquam castrorum acies bene ordinata
haverebbono fatto maraviglie nel mondo con infinito profitto loro e de' prossimi. Havendo
poi finito il Cardinale cominci Biasio per confermatione di quanto egli haveva detto
riferire le molte distrattioni, e pericoli che si dicevano ritrovarsi nel detto Hospidale di
Milano. Ma Camillo intendendo ci come tocco nella pupilla de gli occhi suoi gli impose
subito silentio dicendo poi esso gran bene di quel servigio. Del che rest il Cardinale oltre
modo stupito tenendolo per huomo invincibile e d'openione durissima. Con tutto ci fece
elettione dell'ultimo modo cioe d'andare e ritornare ogni giorno dall'Hospidale conforme
s'era sempre osservato, e come piu atto a conservar lo spirito de Religiosi 432.

(p. 236)

D'un altro compromesso fatto in questo Capitolo.

CAP. 103

Veggendosi (*) adunque Camillo per la decisione sudetta cascato da ogni speranza
d'ottener piu il suo desiderio de gli Hospidali cominci anch'egli (per veder s'almeno
havesse possuto in questo modo ridurre il Capitolo alla sua volont) a far molta instanza
che fussero prohibiti li studi le prediche, e le confessioni in Chiesa. Dicendo che questo
stava lui di concederlo come Fondatore, et anco di non voler piu nella Religione tanto
numero di Sacerdoti volendo per questo far dichiarare quel passo della Bolla che dice:
Nostri instituti ratio postulat ut longe maior esse debeat Laicorum quam Sacerdotum
numerus. Ma perche sopra ci il Capitolo gli faceva gagliarda resistenza per ritrovarsi la
Religione in pos-

*
Man. palerm.: Vedendosi invece di Veggendosi.
178
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

sesso di tutto il contrario non potendo tra loro accordarsi ancorche alcuni altri Religiosi di
qualit vi si fussero posti in mezzo, finalmente f proposto da Biasio come primo voto che
si rimettesse la decisione di tutto ci al parere di quattro Theologi purche non fussero stati
di Religioni Clericali. Il che f alhora fatto per essere cosa notissima che la durezza di
Camillo cosi in materia de gli Hospidali, come de studi veniva sempre piu lodata e
433
confermata da un Padre delle sudette Religioni che lo consigliava . Il quale per haver
anch'esso una certa lega con la sua natura, e per haver basso concetto della Religione,
pareva che l'inclinasse (p. 237) a far puramente una Religione di Laici. Seminandogli nel
cuore mill'altri pensieri indegni dell'alta impresa che Iddio voleva fare per mezzo di questa
pianta. Quali tutti parevano indrizzati tener la Religione bassa, lontana dalle Chiese e
sepolta solamente nell'ignoranza, e ne gli Hospidali. Cosa che veniva non poco biasimata
da quasi tutti gli altri Padri dell'istessa Religione dicendo che per dar consiglio Fondatori
vi bisognava altro talento, altra dottrina, et altra isperienza, anzi lume e dono particolar
d'Iddio per saper discernere e conoscere li spiriti. Ma di questo non mi estendo piu oltra.
Essendo adunque stato accettato il partito, Camillo nomin il P. Anselmo Monopoli
434
Cappuccino alhora Procurator Generale di Corte che f poi Cardinale et il P. Maestro
Gio: Antonio Bovio Carmelitano Reggente della Traspontina che poi f Vescovo
435
.Dall'altra banda il Capitolo nomin il P. Fra Paolo Miranda alhora Vicario e Procurator
Generale dell'ordine di S. Domenico che poi f Vescovo 436, et il P. Fra Pietro de Scalzi
Carmelita che poi f Generale della sua Religione 437, e per quinto f da tutti nominato
l'istesso Tarugi. Questi huomini cosi segnalati havendo accettato il carrico con volont
anco del Pontefice mentre stavano tra loro disputando sopra le nostre controversie
congregandosi sempre nelle proprie stanze del Tarugi and quasi la Religione in rivolta
dubitando ciascuno che non gli venisse contra. Camillo dubitando della residenza di Roma
e del Jus proponendi de' Consultori; i fratelli della voce; et i Sacerdoti de studi delle
confessioni, (p, 238) e del numero inferiore. Anzi f tale questo timore che venticinque
giovani studenti partendosi da Napoli come disperati andarono in Roma per dire bocca
le loro ragioni al Pontefice. Allegando essergli stati promessi detti studi da Camillo e non
voler hora che gli fussero prohibiti intendendo altrimente le loro professioni esser invalide.
Qual andata dispiacendo non solo al Capitolo et al Tarugi, ma anco all'istesso
179
C. 105 - RICHIESTA DI AIUTI PER LA PESTE IN PIEMONTE

Pontefice (per il pericolo della vita in che s'erano posti andando in Roma d'Agosto) furono
subito per conseglio de Medici rimandati in Napoli. Dove giunti essendosi quasi tutti
infermati a morte sette solamente ne passarono all'altra vita non senza estremo cordoglio
della Religione 438.

Camillo di nuovo parla d'accordo


ma il Capitolo non l'accetta.

CAP. 104

Avanti che da sudetti deputati si venisse alla sentenza dubitando Camillo d'alcuna strana
conclusione che non fusse stata di contento ne all'una ne all'altra parte ritrovandosi ancora
in Roma li studenti gia detti, propose di nuovo, e dichiar essere sua volont che si
venisse ad accordo tra loro. Proponendo alcuni Capitoli in scritto che diceva esser stati
proposti a lui da un certo Padre zelante e desideroso della pace e bene della Religione. Il
contenuto de quali era, pur che la Religione havesse conceduto a lui gli Hospidali, et a'
fratelli la voce ch'esso haverebbe conceduto a lei ogni sorte di (p. 239) studi, prediche,
confessioni, e di piu il maggior numero de Sacerdoti com'essi desideravano. Ma perche la
decisione di queste cose con volont anco del Pontefice si ritrovava gi in mano di
forastieri non essendo piu in potest d'esso Camillo di concedere quanto si prometteva
dalla sua banda non f accettata dal Capitolo la sua proposta. Del che esso dolendosi non
poco si scusava con quei giovani studenti con dirgli che dalhora avanti non si potevano
doler piu di lui ma del Capitolo non havendo quello voluto accettar ne condescendere ad
un partito cosi giusto et conveniente come a lui pareva d'haver proposto.

Della peste di Savoia alla quale cosi Camillo


come molti altri si offerirono d'andare.

CAP. 105

Mentre si stavano le nostre controversie disputando si hebbe aviso in Roma che nel
Ducato di Savoia ardeva una crudelissima peste, della quale non poche migliaia di
persone morivano 439. Per questo desiderando quell'Altezza di dar quanto piu aiuto poteva
a'
180
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

suoi Vasalli havendo notitia del nostro instituto fece intendere al suo Ambasciadore in
Roma che in nome suo pregasse la Santit del Pontefice volesse inviargli quel maggior
numero de' nostri che fusse stato possibile. Desiderando adunque Sua Santit di
compiacerlo f avisato il Capitolo per mezzo di Monsignor Tarugi (*) di quanto desiderava
440
. (p. 240) Qual dimanda essendo stata subito sparsa per la Religione f certo cosa
degna di lodarne molto il Signore che benche gli animi di tutti stassero cosi grandemente
conturbati per le sudette controversie, nondimeno molti cosi Sacerdoti come fratelli a gara
l'uno con l'altro mandarono lettere, e memoriali in Capitolo pregandolo e supplicandolo
volesse servirsi e ricordarsi di loro nella presente ispeditione. Anzi (quel che ser sempre
degno di eterna memoria) molti Padri dell'istesso Capitolo ingenocchiandosi avanti a i
piedi di Camillo lo supplicavano con le braccia in croce che non gli facesse perdere una
cos santa occasione di guadagnarsi quella corona che tiene tanto stretto parentado col
martirio, essendo stato esso Camillo il primo di tutti ad offerirsi. Del che non solo il Tarugi,
ma anco l'istesso Pontefice ne restarono ammirati, vedendo costanza e prontezza d'animi
tanto invitti che quasi contendevano l'un con l'altro per andar ad incontrar la morte.
Restando tanto maggiormente edificati di questa lor prontezza quanto che si offerivano
d'andare in Paesi dove la Religione (per non haverci case) pareva che non fusse obligata
441
al detto servigio. Finalmente essendo stata fatta scielta di quindici tra padri e fratelli
mentre stavano aspettando l'ordine di partirsi f da quel Serenissimo Duca avisato
1'Ambasciatore che non si mandasse. Il che avenne si perche la pestilenza andava
mancando, si anco per essere quella Provintia saltata dalla peste alla guerra. Essendo
442
stata assaltata dal Christianissimo con potente essercito per la pretendenza che haveva
sopra il Marchesato di Saluzzo. (p. 241) Qual guerra e pretensione f poi da molta
prudenza del Cardinal Pietro Aldobrandino nipote del Pontefice sopita et accommodata.
H voluto fare particolar mentione di questa pronta volont de nostri per far conoscere al
mondo che benche la Religione si ritrovasse alhora nel maggior ardore, e bollimento delle
discordie che mai si fusse ritrovata, nondimeno piu ardente era il fuoco e desiderio che nel
petto di ciascuno ardeva di morire per amor e gloria di S.D.M.ta. Il che tutto era segno
manifestissimo che le discordie non procedevano

*
Man. palerm.: In margine: Nota del spirito e zelo de' Nostri.
181
C. 106 - SECONDO CAPITOLO GENERALE

da mala volont, ne dal volersi la Religione alienar punto dal suo vero instituto, ma perche
movendosi tutti buon fine desideravano mandar la Religione a' i Cieli et di indovinar la
divina volont.

Si d la sentenza da theologi in favor del Capitolo,


ma il Tarugi favorisce Camillo.

CAP. 106

Doppo lunga discussione fatta da sudetti Theologi essendo finalmente il P. Monopoli


disceso al parere de gli altri dui nominati dal Capitolo diedero la sentenza nel seguente
modo. Che dovendo in questa Religione essere qualunque numero di Sacerdoti fusse
stato dichiarato inferiore o superiore (de quali nondimeno giudicarono esserne molti
necessarij) non era ispediente che gli altri che non fussero Sacerdoti havessero voce
alcuna ne attiva ne passiva. Del resto poi circa li studi, (p. 242) prediche, confessioni, et il
dover essere maggior numero de fratelli conclusero doversene stare alla decisione del
Pontefice. Non havendo essi voluto diterminare queste cose come materie
importantissime per la Religione, delle quali nessuno buon giuditio se ne poteva far alhora
non essendo prima dal molto tempo, e dalla molta isperienza provate. Del dover poi il
Generale far residenza in Roma, e del Jus proponendi de Consultori giudicarono esser
bene che cosi si facesse. Data adunque questa sentenza il Tarugi ne fece la relatione al
Pontefice. Il quale volendo sapere di che mente fusse esso medesimo Tarugi lo dimand
della sua openione. Quello o perche dubitasse forse di darne molto disgusto al Cardinal
Salviati Protettore, o perche cosi veramente egli sentisse rispose. Che benche intorno alla
voce fusse stato cosi diterminato da Theologi, nondimeno che per esser stata quella
impetrata dal Cardinal Protettore, pareva che fusse stato piu ispediente lasciarla per non
mostrare di fargli ingiuria come non havesse impetrata una cosa buona per la Religione.
Intorno alli studi prediche, confessioni, et al dover essere maggior numero de fratelli disse
che per stare ancora queste cose sotto l'isperienza gli pareva che fusse cosa piu sicura
accostarsi per alhora alla mente e volont del fondatore. Et in quanto al dovere il Generale
far residenza in Roma, restringere la sua autorit, e concedere il Jus proponendi a
Consultori che in questo gli pareva piu ispediente accostarsi con la mente, e volont del
Capitolo. Intesa adunque dal Pontefice questa
182
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

risposta del Tarugi ordin che cosi si esseguisse fuor che nel prefiggere il (p. 243) numero
de fratelli maggiore di quello de Sacerdoti dicendo che ci si doveva rimettere alla prova et
isperienza della Religione.

Il Capitolo si reclama della sudetta conclusione,


si eleggono i Consultori, e si d fine al Capitolo.

CAP. 107

Essendo poi andato il Tarugi in Capitolo publicare la sudetta conclusione se


n'alterarono non poco i Padri sapendo quella non essere conforme era stata fatta da
Theologi, ma piu tosto conforme
esso Tarugi l'haveva voluta dal Pontefice onde f risoluto che Diffinitori se n'andassero
reclamar da sua Santit. Il che dispiacendo molto al Tarugi and esso prima far
consapevole il Papa della ripugnanza fattagli dal Capitolo dolendosi particolarmente di
Biasio primo diffinitore come lui fusse stato quello che non havesse fatto accettare da gli
altri quanto da lui era stato ordinato. Essendo poi nel medesimo giorno andati i Diffinitori
doppo il solito bacio de santi piedi non ostante che nella presenza del Pontefice fussero
tutti i Prelati della Riforma Apostolica insieme con l'istesso Tarugi, Biasio intrepidamente
parl pregando sua S.ta volesse far esseguire quanto era stato ordinato da Theologi, e
non conforme il Tarugi haveva publicato in Capitolo. Assicurandola che non facendosi cosi
mai nella Religione non si sarebbe ritrovata la pace ne la quiete, ma sempre sarebbe
caminata di male in peggio fino all'ultima sua destruttione. Alhora parlando il Pontefice (p.
244) con molto risentimento rispose che lui sapeva benissimo quante ragioni havesse il
Capitolo, ma che ad ogni modo voleva che per alhora si fusse esseguito cosi conforme
haveva publicato il Tarugi, dolendosi poi molto con esso Biasio come lui fusse stato causa
di non farle accettar dal Capitolo. Nel che veramente il Pontefice era stato male informato,
poi che Biasio non era stato altrimenti cagione di detta repugnanza (*).Et in fine io non
viddi mai il Pontefice cosi adirato come alhora, poiche oltre che ci chiam Vermiccioli della
terra, ci disse ancora ch'appena eravamo nati nella Chiesa d'Iddio che gli havevamo dato
piu travaglio noi che la met dell'al-

*
Man. palerm.: In margine: Nota a favore del P. Opertis.
183
C. 107 - SECONDO CAPITOLO GENERALE

tre Religioni. Con tutto ci essendosi poi al fine mitigato con parole molto amorevoli ci
essort e quasi scongiur a caminar cosi per alhora particolarmente per essere la
Religione ancora in principio, et per essere ancora vivo il fondatore. Alhora Biasio con
molta humilt rispose che in quanto lui era prontissimo far tutto quello che la Santit
sua comandava e cosi anco pensava che dovesse fare tutto il capitolo. Licentiatisi poi i
Diffinitori, vedendo il Tarugi (*) che'l Pontefice s'era riscaldato alquanto pi del solito contro
di loro ingenocchiato avanti suoi piedi gli disse: Santissimo Padre priego la Santit
vostra a non pigliarsi pi fastidio di questi Padri, perche io gli f fede che questa Religione
cosi indisposta com' f ella piu profitto nella Chiesa d'Iddio che non fa alcun'altra delle
vecchie che stia in pace et accordo. Vedendo io l'esperienza di ci ogni giorno nel mio
Hospidale di Santo Spirito dove fanno continuamente opere segnalate, e di gran charit
verso i poveri. Conch raddolcito (p. 245) il Papa gli ordin di nuovo che ad ogni modo
procurasse di mettergli in pace, e concordia non andando con loro tanto ristretto nelle
cose che dimandavano. E questo f nel giorno di S. Anna nel Vaticano 443. Intesa adunque
da Padri la volont del Pontefice pensando esser dura cosa ricalcitrar contra lo stimolo
conclusero d'eleggere i Consultori, e dar fine al Capitolo. Per alli 4. d'Agosto 1533. furono
eletti per tale officio Biasio Oppertis, Santio Cicatelli, Ottaviano Variani, e Cromatio di
Martino, e per Arbitro il P. Francesco Profeta da durar nell'officio tre anni nel che f dal
Pontefice dispensato. Accorgendosi poi il Tarugi che'l Capitolo si licentiava poco sodisfatto
di lui ottenne dal Pontefice che si potessero continuare quei studi che si ritrovavano
alhora cominciati nella Religione, et anco che si potessero continuare nelle Chiese le
Confessioni almeno d'alcuni benefattori segnalati. Del che si content grandemente il
Capitolo per mantenersi almeno nella possessione di queste cose, sperando in miglior
tempo et occasione ottener tutto dalla santa Sede Apostolica. Il che fatto alli 9. (**)
d'Agosto 1599. doppo essere durato tre mesi questo Capitolo se gli diede fine restando
Camillo pochissimo contento di quanto era stato in quello concluso. Particolarmente per le
consti-

*
Man, palerm.: In margine: Parole del Card. Tarugi avanti al Papa nel giorno di S. Anna.
**
Man. palerm.: E' segnato 19 in vece di 9. La data esatta 9 .
184
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

tutioni fatte in favor de Consultori che miravano restringere la sua authorit per tenere
alquanto in freno il suo ardente, e smisurato fervore.

(p. 246)

Della fondatione delle case


di Fiorenza Ferrara Messina e Palermo.

CAP. 108

Tosto che f dato fine al Capitolo propose Camillo non piu con mezzi humani, ma
solamente con le orationi, e con vive opere di piet di tirare la Religione ad accordo et alla
sua volont. Onde scordato quasi affatto d'ogni altra cosa cominci ad andare
continuamente nell'Hospidale di S. Spirito non cessando mai ne di giorno ne di notte
d'affaticarsi sopra l'infermi. Cosa certo che saria stata bastante a consumare un huomo di
ferro, non che composto di carne com'era lui 444. Perseverando adunque egli in questo
modo di vita gli furono mandate lettere da diverse Citt d'Italia, e fin da Spagna
pregandolo volesse mandare alcuni de suoi Religiosi a fondar la Religione in quelle bande.
Il che havendo esso proposto in Consulta f alli 19. di Settembre 1599.445 fatto decreto
che per alhora si mandasse solamente in Fiorenza Ferrara Messina e Palermo, e fuor
d'Italia in Madril (sic) nella Corte del Re Cattolico. Nel qual decreto non volle esso mai dar
voto non perche non gli piacesse che la Religione s'andasse dilatando ne sudetti luoghi,
ma perche non si fondavano dette case conforme il suo spirito di pigliar anco gli Hospidali.
Partirono adunque da Roma alli 12. di Ottobre il P. Cesare Bonino et Dionisio Navarra per
la volta di Spagna, ma essendo stato in Barcellona assalito il detto P. Cesare da una
grave infermit doppo esser stati per lo spatio di (p. 247) sette mesi alla Corte furono
finalmente dalla Consulta richiamati in Italia senza haver effettuato cosa veruna 446. Il che
non f senza providenza del Signore per ritrovarsi alhora la Religione ripiena di diversi
pareri, onde f giudicato ispediente far prima buon fondamento in Italia e di poi andarsi
distendendo oltra 1'Alpi. Alli (*) 15. del medesimo part similmente da Roma il P. Adriano
Barra

*
Man. palerm.: In margine: Firenze riceve li nostri.
185
C. 108 - FOND. DELLE CASE DI FIRENZE, FERRARA , MESSINA E PALERMO

per Fiorenza, dove per opra del Signor Giulio Zanchini Hospidalingo di S. Maria Nuova
huomo di segnalata bont furono i nostri chiamati, et in quel principio trattenuti
nell'Hospidale, finche dal Sig.r Ridolfo Bardi fu lor donata la Chiesa di S. Gregorio con
447
consenso del Serenissimo Ferdinando Terzo Gran Duca di Toscana. Nell'istesso giorno
si part anco per Ferrara (*) il P. Pietro Barbarossa dove giunti con Paolo Cherubino furono
similmente con ogni maniera d'accoglienza raccolti dal Conte Hercole Bevilacqua che ci
haveva chiamati. A quali poi dal R.mo Vescovo Fontana f data la Chiesa di S. Anna
insieme con il servigio spirituale di quell'Hospidale 448. Alli 28. poi di Decembre dell'istesso
449
anno 1599. il P. Francesco Antonio Niglio con Gio: Antonio Alvina entrarono in Messina
(**), dove poco doppo da Signori di quell'Ill.mo Conseglio furono lor donati tre mila ducati
per compra d'una casa. Essendo alhora Giurati Giovanni Ansalone, Don Giuseppe
Marchetti, Don Giovanni Averna, Don Mauritio Portio, Francesco Refarca, e Stefano de
Patti, e sindico Vincenzo Angelica. Dato poi alcun principio alla fondatione di Messina alli
8. di Giugno 1600. il medesimo Padre Niglio con Luca Antonio, (p. 248) Catalano
entrarono in Palermo450 (***). Dove similmente da Signori dell'Ill.mo Conseglio, e dal Vicer
furono donati loro per prima compra d'una casa ducati dui mila e cinquecento. Essendo
alhora detti Giurati il Conte di Biccari Peritore (****). Finalmente alli 18. di Luglio del
medesimo anno ad instanza del Cardinal Gioiosa che ad ogni modo volse cos f mandato
il P. Nicolo Clemente con altri dui in Francia nella Citt di Tolosa. Dove a similitudine di
quella di Spagna ne anco si effettu cosa alcuna per alhora essendo stati per il medesimo
fine dalla Consulta doppo alcuni mesi richiamati in Italia 451.

*
Man. palerm.: In margine: Ferrara (con citazione illeggibile).
**
Man. palerm.: In margine: Messina riceve li nostri.
***
Man. palerm.: In margine: Palermo riceve li nostri.
****
Segue lo spazio vuoto di due righe per i nomi dei Giurati. In man palerm. manca la frase: Essendo ...
Peritore e lo spazio vuoto.
186
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Camillo antivede una pace et accordo universale


sopra la Religione.

CAP. 109

Entrando l'anno santo 1600. entr anco Camillo in una fiducia grandissima che N. S.
Iddio havesse da fare in quell'anno una particolar gratia alla Religione mettendola in pace
et accordo circa tutte le differenze in che si ritrovava et particolarmente in materia de gli
Hospidali. Dicendo esso che in tutti gli altri anni Santi passati haveva egli ricevuti speciali
favori da S.D.M.ta poiche in Anno Santo era nato, et in Anno Santo era stato anco
convertito (p. 249) Dio. Onde tutto allegro (come di questo accordo n'havesse ricevuta
qualche divina caparra) con estraordinario fervore cominci a visitar trenta volte le quattro
Chiese di S. Pietro, San Paolo, San Giovanni, e Santa Maria Maggiore conforme era
disposto nella Bolla del Santo Giubileo. Non curandosi punto che i tempi e le strade
fussero grandemente rotte per le continue pioggie e fango di quell'inverno. Stupendosi
ciascheduno che lo conosceva, et incontrava come potesse egli cosi impiagato di gamba
continuare tre e quattro giorni continui dette Chiese sempre digiuno per essere in tempo di
Quaresima. Ma quello che dava maggior segno di fondata perfettione era che ritornato
dalle sudette visite ad ogni modo andava la sera a dormire nell'Hospidale di Santo Spirito.
Dove in cambio di riposarsi per la gran stanchezza del giorno, esso infallibilmente
levandosi mezza notte faceva la guardia stando in piedi fino alla mattina doppo il desinar
delli Infermi. Quando andava alle dette Chiese soleva ordinariamente menar con seco i
suoi Consultorj, et il P. Francesco Profeta, ma il pi continuo era il P. Alessandro Gallo
Segretario. Il quale havendo cura di segnar le volte che Camillo vi andava gli portava anco
sotto il mantello un picciolo bastone al quale Camillo soleva appoggiarsi quando si sentiva
molto stanco per il viaggio. Per strada doppo haver recitata la sua corona mai d'altro non
parlava che d'Iddio, o de poveri, o del rimedio della Religione. Replicando spessissime
volte la speranza grande c'haveva di vederla in quell'Anno Santo accommodata, e libera
da (p. 250) ogni contesa, e differenza. Dicendo questo con speranza tanto viva, e certa
che f talvolta alcun de suoi Consultori che sfuggiva d'andar in sua compagnia per timore
di non essere convertito da lui ad acconsentire nel suo pensiero de gli Hospidali. Diede poi
egli fine queste trenta visite alli 2. di Aprile giorno
187
C. 110 - ACCORDO SUL SERVIZIO COMPLETO NEGLI OSPEDALI

solennissimo di Pasqua havendole cominciate alli 2. di Gennaro. Havendosi nella notte del
Sabbato Santo fatto una lunga confessione generale di tutto il tempo della vita al P.
Francesco Profeta non senza molto dolore, et abondanza di lagrime.

Camillo e Consultori si accordano insieme


circa tutte le controversie della Religione.

CAP. 110

Parve che fussero di tanta efficacia appresso di S.D.M.ta le lagrime, le discipline,


l'orationi, le vigilie, e l'opere pietose di Camillo che non fin egli le sudette trenta visite che
f consolato venendo in accordo co' i Consultori circa tutte le differenze della Religione.
Poi che desiderando Biasio dar una volta fine a tanta ostinata guerra, e diversit
d'openioni propose in Consulta una nuova Formola piena di molti capitoli per i quali si
veniva dar sodisfattione a tutte le parti. Concedendosi Camillo particolarmente gli
Hospidali con due conditioni per che non vi fussero obligati quelli ch'alhora vivevano, e
che non si fussero abbracciate le fatiche grosse (p. 251) di detti Hospidali per le quali vi
dovessero restar huomini secolari che le facessero. Nel che era stata sempre tutta la
difficult della Religione. Allegando Biasio d'essersi risoluto a questo accordo per le
seguenti ragioni. Prima dal veder che la Religione stava cosi mal trattata e lacerata da
questa discordia che nulla ruina maggiore gli poteva sopravenire concedendosi detti
Hospidali. Anzi concedendosi quelli nel buon modo che s'era ordinato si metteva la
Religione in gran speranza di sollevarsi et accommodarsi affatto, consistendo tutto questo
acconciamento nella pace e contento del Fondatore. Ma quando anco per questo conto si
fusse ella scavezzata del tutto (il che si teneva impossibile considerandosi le molte buone
conditioni conch si dovevano abbracciare) sempre si poteva dire che non li particolari
della Religione ma l'istesso Fondatore che l'haveva partorita se l'haveva poi anco (per dir
cosi) oppressa, e suffocata nelle fascie. Secondo dall'esser certo che concedendosi gli
Hospidali a Camillo esso dall'altro canto concedeva liberamente ogni sorte di studi, i
sermoni, le confessioni et ogni altra cosa pertinente al culto divino nelle Chiese che cosi
prometteva. Dicendo publicamente lui che tanto esso era stato contrario queste cose
quanto che haveva visto non essere concessi a lui gli Hospidali, e non per-
188
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

che esso non I'havesse giudicate sempre necessarie et ispedienti per la Religione. Terzo
per introdurre la pace et unione fra nostri venendosi in questo modo a serrare la bocca a
molti di loro che da varij fini tirati seguivano lo spirito del Fondatore pigliando essi
occasione (p. 252) da questo di star sempre in discordia con gli altri che non li seguivano.
Essendosi per ci nella Religione introdotte le parti e fattioni peggio che tra Guelfi e
Gibellini. Quarto per fare miglior prova e piu lunga isperienza del modo che Camillo
diceva, acci non facendo per sorte quella buona riuscita che lui ne sperava potesse
anch'egli per isperienza restar chiarito della divina volont, e liberarsi da quella openione.
Dalla quale non era stato bastante quasi tutto il mondo di liberarlo. Dicendo e replicando
piu volte lui che la Religione gli doveva concedere questa gratia almeno per farne maggior
prova et isperienza non essendosi quella possuta fare perfettamente nel solo Hospidale di
Milano. Per queste ragioni adunque e per molte altre che se ne potevano addurre f
giudicato ispediente venire al sudetto accordo sperando con questo colpo solo troncar
tutte le teste all'Hidra delle nostre discordie. Lasciando poi del resto la cura Dio, et
sommi Pontefici di rimediare ogni volta che l'isperienza havesse dimostrato non riuscire
detto modo di servire ne gli Hospidali tanto da Camillo desiderato.

Camillo e Consultori vanno per la Religione


facendo sottoscrivere il sudetto accordo.

CAP. 111

Conclusa adunque in Consulta la sudetta formola f anco diterminato che cosi Camillo
come i Consultori dovessero andare (p. 253) per la Religione facendola confermare e
sottoscrivere da Professi acci si potesse poi presentare al Pontefice per la confermatione
452
Apostolica. Nel qual viaggio (essendosi essi partiti da Roma alli 28. d'Aprile 1600.) si
compiacque Camillo d'andar vedendo alcuni Hospidali d'Italia, e particolarmente quei di
Venetia. Qual vista e diligenza giov non poco per levare una certa ombra di timore ch'era
restata nella Consulta pensandosi quella con questo accordo doversi abbracciare un gran
peso dalla Religione. Trovando finalmente in Italia esser pochi Hospidali grandi ma tutti
per l'ordinario piccioli, o mezzani, quali con poca gente e manco distur-
189
C. 112 - CAMILLO LIBERA DUE DONNE DAL PECCATO

bo si potevano benissimo servire. Quando per si fussero pigliati con li debiti


compartimenti, e non si fusse caminato con molta ingordiggia ma pian piano con le debite
conditioni e circonstanze. In fine questa andata f tale che tutta la Religione
sottoscrivendosi alla detta formola vi acconsent. Ma ritrovandosi Camillo in questo viaggio
il Demonio inimico della pace che non haveva mai cessato di ridurre la Religione all'ultimo
esterminio suscit anco nuovi disturbi in Roma. Poi che non piacendo ad alcuni mal
contenti quanto si conteneva nel detto accordo fecero consapevole la Congregatione della
Riforma di quanto era stato concluso dolendosi che nella Religione si dovesse fare questa
cosi gran mutatione di stato. Per la qual accusa fu dato ordine al Benaglia che pigliasse
informatione sopra di ci; il quale (per non stare troppo bene con Camillo 453) credendo piu
del dovere a quanto gli era riferito per distruggere affatto l'accordo fece un decreto contra
la Religione. Prohibendo de mandato Sanctissimi (p. 254) che non si ricevessero piu
Novitij, che li ricevuti non potessero far piu Professione, e che non si ordinassero piu
Sacerdoti 454. Ma essendosi di cio reclamato il P. Francesco Profeta restato alhora in luogo
della Consulta f dalla medesima Congregatione levata questa causa da mano al
Benaglia, e commessa Mons.re Antonio Seneca Prelato dell'istessa Riforma. Dandogli
facult di rivedere detta formola, e di rimediare in ogni modo alli bisogni della Religione.

Camillo con pericolo della vita


libera due donne dal peccato.

CAP. 112

Essendo Camillo in questo viaggio mentre andava da Ferrara in Venetia diede


manifestissimo segno di quanto fussero profondate in lui le radici della bont, e del zelo
grande dell'honor di Dio455. Ponendosi egli questa volta in evidentissimo pericolo di restar
morto per difendere e liberare due donne dal peccato. Essendosi adunque imbarcato in
Francolino nella barca del Corriero per andare in Venetia, s'imbarcarono anco senza sua
saputa nell'istessa Barca tre donne di mala vita cio una madre con due bellissime
figliuole che menava di Citt in Citt per brutto e dishonesto guadagno. Accorgendosi
Camillo di questo (per sentir nella Barca alcuni che le motteggiavano) ne sent tanto
disgusto c'haverebbe vo-
190
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

luto piu tosto ritrovarsi in qualunque gran fornace accesa che dentro quella Barca facendo
subito diligenza grandissima (p. 255) per trovarne un'altra a posta. Ma vedendo non esser
possibile cominci con dui altri Padri della Compagnia ch'ivi medesimamente si
ritrovavano colti, a dir tante cose in detestatione del peccato (nel che esso soleva essere
ferventissimo, e vehementissimo) ch'al dispetto di molti giovani passaggieri che mai non
volsero sentire suonando e tempestando un lor leuto, fecero far voto alle dette donne (con
sparger esse molte lagrime, e stando ingenocchiate in mezzo la Barca) di non peccare
almeno per tre giorni, et alla madre di non dargline occasione 456. Giunti poi la sera ad un
hosteria sopra la riva del Po mentre stavano reficiandosi alquanto s'accorse Camillo che
quelle donne erano state prese da molti soldati di guardia li quali havendosele posto in
mezzo con un trionfo grandissimo se le menavano sopra le stanze dell'hosteria per
offendere Iddio con loro. Il che dispiacendo infinitamente lui (a guisa d'un altro Finees
zelante dell'honor d'Iddio) alzandosi da tavola con animo intrepido e forte and ad
incontrar il Caporale di quella gente. Al quale havendo posto il suo santissimo Crocifisso
avanti gli occhi con voce alta e terribile gli disse: Fratello per amor di questo Christo ti
prego che lasci andare queste donne. Alhora isdegnato quel'huomo diabolico tutto pieno
di mal talento ributtandolo da se stette per dargli con l'archibuggio in testa dicendo: Che?
le volete forse tutte per voi? non volendo altrimenti lasciarle. Ma Camillo non curandosi di
quella villana risposta, ne anco dell'istessa morte se gli fusse stata data per questa causa
cacciandosi ardentemente nel mezzo di (p. 256) loro gli cav per forza quelle donne da
mano facendole subito accompagnare alla barca. E confesso avanti Iddio che mai viddi il
Padre nostro in tanto pericolo quanto quella sera, quando pensai che non solo lui dovesse
andare a pezzi ma anco noi altri tutti ch'eravamo in sua compagnia. Ma S.D.M.ta
concesse tanta gratia e forza al suo servo che con la sola imagine del santissimo
Crocifisso estinse e mand per terra tutta la ferocit, e libidinoso orgoglio di quella gente,
la quale per divina virt rest come attonita et incantata non sapendo che cosa gli fusse
intervenuta, ne vedendo in che modo gli fussero state levate dette donne da mano.
Restando adunque quei soldati cosi storditi Camillo si part subito da quella hosteria
dicendo: fuggiamo adesso adesso da questo infelice Albergo di peccatori, rendendo
infinite gratie al Signore che l'havesse da tanto pericolo liberato. Occorse questo Camillo
alli 18.
191
C. 113 - BUONA MORTE DI GIACOMO ANTONIO DI MEO

di Giugno 1600. nella quarta Domenica della Pentecoste quando si legge nel santo
457
Evangelio: Cum turbae multae irruerent in Jesum. Giunti poi in Venetia f Camillo
amorevolmente alloggiato da i Padri Crociferi, anzi alcuni di quei Clarissimi Signori lo
richiesero se voleva restare fondar casa in detta Citt che gli haverebbono donato ogni
aiuto e favore, ma lui rispose che non era andato per alhora con questa intentione.

(p. 257)

Della buona morte di Giacomo Antonio di Meo


compagno di Camillo ne' viaggi.

CAP. 113

Mentre Camillo si ritrovava nel viaggio sudetto, pass a miglior vita in Milano la buona
memoria del fratello Giacomo Antonio di Meo nativo del Regno di Napoli da Guglinisi458.
Del quale perche f molto tempo compagno di Camillo ne' suoi viaggi, et anco per che era
quello che gli lavava le pezze della piaga, mi piace per essempio de gli altri fratelli
raccontare alcuna cosa della sua vita. Detto fratello essercit nel secolo l'arte di Calzolaio,
qual anco nella Religione essercit intitolandosi esso stesso per dispreggio, il calzolaio
fetente. Anzi ogni volta ch'alcuno lo chiamava di questo nome esso subito gli diceva
un'avemaria per pagamento. Quando lavorava le scarpe imitava i santi Padri dell'Eremo
nel tessere le sportelle lavorando con le mani, e meditando con la mente, e per avezzare il
suo compagno fare il medesimo mentre diceva la corona, o il Rosario di nostra Signora,
della quale era sopra modo divoto, un'Ave Maria ne diceva lui, et un'altra ne faceva dire
quello. Era amicissimo del pensiero della morte, e per quando si sepeliva alcuno de'
nostri piu delle volte esso scendeva nella sepoltura per accommodargli, e per veder l'ossa
de gli altri antichi Padri, e fratelli. Quando incontrava alcun Sacerdote per casa quasi
sempre ingenocchiandosi in terra gli pigliava le mani per forza, e mettendosi (p. 258) le
dita che toccavano l'hostia sacrosanta in bocca diceva: O Gies mio quanta dolcezza e
suavit io sento. Non sapendo esso leggere, e con tutto che fusse rozzissimo d'ingegno
nondimeno impar a leggere nell'Officio della Madonna, et impar anco a mente il Salmo
Miserere, et il De profundis, facendosi insegnare
192
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

queste cose parola per parola da Padri ch'andavano in Calzolaria. Quando faceva errore
pregava il Padre che gli ne dasse alcun ricordo aprendo la pianta della mano come
sogliono fare i semplici fanciulli nelle schuole. Quando poi alcuno non gli voleva dare detto
ricordo esso diceva che quello non gli voleva bene, ma quando gli era dato, esso subito lo
dimandava verso che parte stava il suo paese, overo dove stavano sepolti i suoi passati, e
dicendo quello verso il tal luogo, esso tosto ingenocchiandosi in terra verso quella banda
con le mani giunte diceva un Pater nostro, et un'Ave Maria per l'anime loro. Impar
similmente scrivere il suo nome, et anco queste due parole: Amate Dio. Non essendo
poi impedito in alcun'altra occupatione per non stare otioso scriveva gran numero di
cartelle dove non metteva altro che le sudette due parole Amate Dio. L'andava poi
attaccando per tutti i muri, e porte di casa mettendone anco sopra le scarpe, o dentro le
biancherie quando tal volta era Guardarobba, e che faceva la muta per le camere. Anzi
quando era mandato a portar il piego delle lettere alla Posta esso ne metteva molte fra
loro per desiderio ch'anco gli assenti si ricordassero d'amare Iddio. Parendogli poi che
dalle sudette due parole ne fusse egli escluso per essergli stato detto da alcuni che lui
somigliava (p. 259) alla Campana, et al Delfino introducendo e chiamando gli altri all'amor
d'Iddio restandone esso sempre da fuori, mut parere, et impar scrivere: Amamo Iddio.
Era inimicissimo della mormoratione, e delle parole otiose, onde quando tal volta senza
avedersene gli ne scappava alcuna di bocca subito con la mano, o col bossolo, o con le
forme se la batteva per penitenza. Quando sentiva alcun altro che per sorte havesse
mormorato, o rotto il silentio, o parlato forte piu del dovere, esso per farlo tacere, et
accorgere del suo difetto riprendendo se stesso diceva: Parla piano Giacomo Antonio
fratello, non rompere il silentio, o vero non mormorare. Era humile modesto osservante
povero di spirito, amico de' ribuffi delle penitenze, et obediva alla cieca essercitandosi
ordinariamente in cose vili, e di gran fatica. Nel servire poveri infermi era ferventissimo e
vigilantissimo, servendo sempre alli piu aggravati e contagiosi, et a quelli ch'erano piu
difficili a contentare. Haveva con essi una patienza tanto grande che piu volte si lasci
anco da alcuni di loro impatienti, o frenetici battere sputare in faccia, e dir villanie.
Baciandogli poi esso per guiderdone le mani, i piedi, o facendogli altre carezze con dire
che quelli erano i suoi Christi. Ritrovandosi nell'ultimo anno di sua vita in Milano stava di
giorno e di notte
193
C. 113 - BUONA MORTE DI GIACOMO ANTONIO DI MEO

nell'Hospidale non si vedendo mai satio di far operationi signalate di charit. Quando
l'infermi erano guariti, esso particolarmente donava loro un bastoncello con una croce in
cima dicendogli che con quello si appoggiassero, e si ricordassero anco di fuggire il
peccato, acci non gli intervenisse (p. 260) peggio. Lui era uno di quelli che quando
faceva la guardia a gli Hospidali Camillo dormiva e riposava contento dicendo: questa
notte li poveri stanno bene. Lui anco f uno di quelli che nel tempo della gran carestia di
Roma a guisa di cane amoroso, et affamato di charit andava con Camillo cercando i
poveri per le grotte. Era arrivato in stato di tanta purit che fino a' semplici augelletti
l'obedivano. Uscendo una volta dal Giardino dell'Hospidale di Milano passando appresso il
cemiterio di quel luogo trov una gran moltitudine di passeri, a quali dicendo esso
semplicemente: Venite qui creaturelle di Dio, quelli subito l'obedirono volandogli intorno
con tanta domestichezza che gli haveria possuti pigliare tutti con la mano. Seguitandolo
essi poi fin dentro l'Hospidale non volendolo mai lasciare fin che egli non si volt, e che
non gli diede licenza d'andarsene via. Cosa che fece stupire grandemente un certo
Barbiero dell'istesso luogo, che vidde questo, e raccont poi ogni cosa Camillo. Tre anni
avanti che morisse diceva tutti che lui doveva morire di Pasqua et essendo poi passata
la Pasqua di Resurrettione gli dicevano alcuni de i nostri, ecco ch' passato la Pasqua e tu
non sei morto. Esso rispondeva: tant' se non stata questa sar un'altra, e cosi f
perch pass nella Pasqua dello Spirito Santo ne' primi Vesperi. Quando stava in agonia
ancorch fusse affatto semplice et idiota nondimeno parl tanto altamente della gloria de'
Beati che pareva fusse stato con San Paolo nel terzo cielo. Accostandosi poi l'ultima hora
del suo passaggio benche fusse molto affannato da un (p. 261) gran catarro con tutto ci
tenendo strettamente abbracciato il Crocifisso, esso stesso si consolava, e
raccommandava l'anima dicendo: Hors Giacomo Antonio fratello che temi habbi buona
patienza in questa agonia sopporta per amor del tuo Signore questi pochi dolori,
havendone egli sopportato molto maggiori morendo in croce per amor tuo. Dolgati solo
d'haverlo offeso, e confida nel suo pretioso sangue; sta costante nella santa fede cattolica
e chiama continuamente il santissimo nome di Gies e Maria. Quali chiamando et
invocando armato de santissimi Sacramenti se ne pass godergli in cielo. Pass in
Milano alli 25. di Maggio 1600. nella vigilia della Pentecoste, e st sepolto in San Zenone.
194
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Delle diaboliche tentationi di Paulo Cherubino.

CAP. 114

Quattro giorni doppo che pass a miglior vita il sudetto Giacomo Antonio, pass anco
nella casa di Ferrara Paolo Cherubino Romano. Del quale perche f nel suo novitiato
sopra modo tentato di disperatione intendo lasciarne alcuna memoria per consolatione
de gli altri fratelli tentati. Esso proprio alcuni mesi prima che morisse pregato, e stimolato
da me, mi scrisse nel seguente modo: Delle mie tentationi havute nel novitiato questo solo
gli posso dire che non essendo io ancora vestito dell'habito, ma stando in probatione, e
cosi da secolare in casa, una notte fra l'altre (p. 262) stando io ingenocchiato sopra il letto
far oratione, mi sentij pigliare per i capelli dicendo: Vieni tu con noi altri perche sei nostro
havendo commesso tanti peccati e misfatti. Alhora gettandomi in terra dal letto cominciai
gridare ad alta voce: Signore misericordia confesso esser stato gran peccatore, ma
raccommando l'anima mia alla tua divina piet. Vestito poi dell'habito continuamente il
Demonio mi metteva confusione nella testa dicendo non haver io ben fatta la confusione
generale; che non era intrato nella Religione per vero spirito, ma per disgusti ricevuti dal
mondo; e che quanto piu faceva di bene tanto piu era mia maggior dannatione,
essortandomi ad uscir dalla Religione, altrimente mi saria dannato piu presto. Onde stavo
cosi sepolto nella confusione, e cosi dalla divina misericordia diffidato che mi pareva non
sapermi pi confessare ne far oratione, ne altra cosa buona. Ciuffolandomi ogni giorno
nell'orecchia piu di cento mila Demoni, tutti dicendomi che mi partisse dalla Religione. Mi
pareva non saper leggere ne scrivere, e molte volte incominciavo il Pater nostro, e non lo
potevo finire, et una volta lo cominciai ben sessanta volte e mai non f possibile poterlo
finire. Quando andavo all'Hospidale subito mi pareva che quello mi girasse attorno, ne
sapeva in che parte del mondo mi fussi. Quando voleva rifare alcun letto, mi pareva
d'havere piu di cento libre di piombo su le braccia in modo che non potevo alzare le
coperte ne le lenzuola tanto mi parevano pesanti. Mi pareva d'haver sempre nel cuore
come quattro cani arrabbiati che me lo strappassero. Nel (p. 263) braccio, gamba, e spalla
destra mi pareva di sentir il vivo fuoco dell'Inferno mettendomi il Demonio nella testa che
quelle erano le pene de dannati che gia cominciavo a sentire in questa vita per esser io
suo. Quando andavo communicarmi
195

C. 114 - DELLE TENTAZIONI DI PAOLO CHERUBINO

mi pareva andare alla forca tanta pena et indevotione sentivo non sapendo se io ne anco
mi adorassi Iddio. Stando adunque cosi balordo quasi sempre ingenocchioni piangendo il
mio infelice stato ecco ch'un altra volta di mezza notte (stando io alhora nella camera del
P. Cesare Vici) mi assalt il Demonio mettendomi le mani alla gola come mille huomini me
la stringessero dicendo: Vieni vieni con noi all'Inferno che sei nostro. Onde io saltando di
letto, et ingenocchiato in mezzo la stanza gridavo fortissimo: Signore Signore ti dono
l'anima mia, chiamando ancora il sudetto P. Cesare che mi leggesse sopra la testa
1'Evangelio di S. Giovanni. Finalmente un Sabbato notte doppo esser stato vintidui mesi in
questi tormenti stando io per andar a letto, mentre stavo tra me stesso dicendo:
Signore quando ti piacer ch'io divotamente ti riceva nel S.mo Sacramento non gia piu col
cuore strascinato nella cenere, ma con vivi affetti d'amore? Ecco ch'all'improviso mi sentij
nel cuore una dolcezza tanto ineffabile che come astratto da me non sapevo se mi fussi in
cielo, o nella terra. Essendomi poi trattenuto un gran pezzo in altissimi rendimenti di gratie
m'addormentai parendomi mill'anni che giungesse la mattina per potermi communicare.
Dall'hora in poi mi pass ogni tristezza e sopra rutto quel pessimo e maledetto pensiero
della disperatione. (p. 264) Feci poi la professione in mano del P. nostro Camillo, e
finalmente doppo qualch'anno di fatica passai nel mio Consultorato tutti quei travagli che
R. V. s benissimo. Fin qui sono parole di Paolo. Il quale doppo tante persecutioni di
Demonij, e doppo cos dense tenebre di disperatione pur alla fine per bont d'Iddio vidde il
Sole della dolcissima gratia. Et all'ultimo con somma patienza, e con molta abondanza di
lagrime dolentissimo della vita passata si ripos divotamente al Signore. Havendogli i
nostri doppo la morte ritrovato addosso ligata al collo una lunga protesta scritta di propria
mano, e sottoscritta col suo proprio sangue. Nella quale si protestava particolarmente, e
con parole molto lunghe di morire vero e cattolico Christiano. Il che penso io che cosi
minutamente facesse per haver egli nella guerra di Parigi seguitato le parti del R di
Navarra che f poi Henrico Quarto Re Christianissimo di Francia. Essendo egli stato uno
de primi soldati e Capitani che nel suo essercito havesse, ma prima haveva seguitato Don
Antonio nella guerra di Portogallo militando sempre contra Spagnuoli.
196
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Della contagione di Nola


dove morirono cinque Sacerdoti de nostri.

CAP. 115

La strada che fecero in questo viaggio Camillo e Consultori f la seguente. Andarono


primieramente da Roma in Napoli (p. 265) dove havendo lasciato Vicario della Consulta
Biasio che potesse provedere alle case di Sicilia essi per la strada d'Abruzzo passarono
alla Santissima casa di Loreto. Andarono poi visitare il corpo di S. Francesco in Ascisi
tanto divoto di Camillo, e d'indi per Fiorenza Bologna Ferrara Venetia Padova Mantua
Cremona Milano, e Genova ritornarono di nuovo in Napoli nel principio del mese d'Agosto
459
. Dove ritrovarono che prieghi del Vicer il P. Biasio haveva mandato sette de nostri
Sacerdoti in Nola. Nella qual Citt per le molte acque corrotte del suo contorno era nata
cosi fatta infettione, e mortalit di popolo che quasi non v'era restata piu gente viva. Quale
(per essere i Sacerdoti et altri Religiosi di quel luogo o morti, o infermi, o partiti) moriva
miseramente senza il debito, e necessario aiuto de sacramenti. Andativi adunque i nostri
nella prima giunta parve che se gli agghiacciasse il cuore tanto spavento rendeva detta
povera Citt priva et abbandonata da quasi tutti i suoi cittadini, et habitanti. Parendo a loro
che fusse un vivo e non finto ritratto di quell'antica Gierusalem dal Profeta Gieremia pianta
e deplorata. Si vedevano quasi tutte le porte e finestre serrate, le strade solitarie, le
Chiese non frequentate, e quei pochi habitatori che v'erano restati essere cosi squallidi e
pieni di tanta mestitia che piu tosto somigliavano alla morte che ad huomini viventi.
Cominciarono i nostri ad impiegarsi sopra la detta misera gente confessando, dando il
viatico, l'estrema Untione, raccommandando l'anime, e portando anco sopra le proprie
spalle a sepelire i morti, non essendovi (p. 266) persona sana che lo potesse fare. Per il
qual mancamento ancora furono costretti piu volte andar soli per quei casali vicini
portando il Santissimo sacramento dell'Eucharistia senza lumi, senza baldacchino e
senz'altra compagnia com' solito farsi da Christiani. Onde per portarlo con maggior
riverenza possibile l'istesso Sacerdote che portava il Sacramento, portava anco un
Ombrella per Baldacchino. Di piu nel medesimo tempo che il Sacerdote portava la
communione portava anco il vaso dell'Oglio Santo legato al collo. Et avenne piu volte che
giunto quello in una casa esso solo senz'aiuto d'altro ministro in un istesso tempo con-
197
C. 115 - CONTAGIO DI NOLA

fessava l'infermo, lo communicava, gli dava l'oglio santo, gli raccommandava l'anima, e di
poi lo portava fuori di casa per farlo sepelire. Battezzarono ancora non poche creature, e
congiunsero in santo matrimonio alcuni concubinarij che in un medesimo letto con le loro
concubine a lato morivano. Molti ne trovarono non solo quatriduani, ma anco che da otto
giorni prima erano morti stando ancora ne' proprij letti dove erano de gli altri infermi
anch'essi vicini a morte per l'intollerabil fetore di quei cadaveri. E cosi benche (*) in Nola
non vi fussero Tiranni, ne persecutori del nome Christiano come nel tempo antico pur
aveniva loro che i morti amazzavano i vivi per non esservi chi gli sepelisse. Queste et altre
simili opere di charit facevano cos di giorno come di notte andando per quei cocentissimi
caldi del Sol Leone (conforme erano forzati dal bisogno) a trovar di casa in casa l'infermi
460
portandoli anco qualche cosa da mangiare, e confortare . Intendendosi tanta strage da
461
Camillo tutto (p. 267) ardente di charit si prepar anch'esso per andarvi con Curtio et
un de suoi Consultori 462. Ma stando quelli la mattina per montare in Carrozza, gli f (per
opra de Padri) espressamente commandato da Medici che non vi andasse, mettendogli
detta andata in scrupolo di conscienza come sicurissima di morte. Il che puot molto in lui
dubitando di non lasciare ancora la Religione bene accommodata. Con tutto ci non
puotero i medici trattenerlo tanto ch'ogni modo non v'andasse almeno per visitare detti
Padri dove un giorno intiero con molto suo contento si trattenne 463. Particolarmente per
veder quanto quei buoni servi del Signore stavano in mezzo di tante infermit allegri e
contenti non ostante che tutti si tenessero come gia condennati e sententiati alla morte, si
come indi a poco gli avenne. Poi che oppressi dalle gran fatiche, storditi dalla gran puzza,
e contaminati da quell'aria pestifera si ammalorono anch'essi. Onde non potendo reggersi
piu in piedi mandati a pigliare e condotti in Napoli ne passarono a miglior vita cinque di
loro, cioe Tomaso Trova Piemontese, Marco di Marco da Bologna, Cesare Vici da Fano,
Mattheo Laurino, e Francesco Vitellino Napoletani. Essendo morti con tanta patienza, e
fortezza che l'uno con l'altro si essortavano morire volentieri reputandosi felicissimi
d'haver posto la vita per amor d'Iddio, e per la salute de lor prossimi. Anzi f tanto il lor
contento, che il P. Cesare Vici subito ricevuta l'estrema Ontione (come gia havesse
cominciato

*
Dopo benche aggiunto sopra della riga in.
198
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

sentir parte della celeste melodia) cominci con suavissima voce a cantare Alleluia
Alleluia, essendo esso buonissimo musico464. Camillo voll'esso di propria mano
governargli, e fargli (p. 268) l'Infermiero raccommandando tutti l'anima, e chiudendo
tutti gli occhi con le proprie mani. La Santit del Pontefice Clemente Ottavo avisata dal
Cardinal Baronio di questa lor egregia attione prima che morissero mand tutti loro fin da
Roma la sua santa benedittione et Indulgenza plenaria465.

Dell'autorit che mand il Vescovo di Nola a Camillo.

CAP. 116

Durante la sudetta mortalit di Nola il R.mo Vescovo di quella Citt si ritrov in Roma
impedito di potervi andare, credo, per indispositione, o vero per i tempi pericolosi di far
viaggio 466. Il quale
intendendo la charit grande che da nostri si faceva in detta sua Citt, rispose con la
seguente lettera Camillo che sopra cio gli haveva scritto. R.mo Padre e Segnor mio
Oss.mo Non ho possuto senza abbondantissime lagrime leggere la lettera di V. P. R.ma
nella quale mi scrive l'afflittione, e miseria della Citt mia di Nola e suoi distretti. Le quali
m'hanno afflitto, et affliggono tanto che posso dire m'habbino levato di me, et altro non f
che pregare il Signor Iddio, et i gloriosi Santi che sono in cotesta Citt per la sanit di tutti,
et che voglino haver piet, e pregare per i peccati nostri. H usata diligenza per haver
huomini e sacerdoti di qua per mandargli in Nola, ma fin hora non h possuto haver alcuno
c'habbi voluto venire. Per ringratio V. P. R.ma della charit grande (p. 269) che secondo
l'Abbate Marchionne 467 mio Agente mi scrive, hanno fatto i suoi Padri in detta mia Citt et
Casali poveri infermi. E che ad una semplice chiamata a mio nome si sia degnata a
favorirmi non solo in mandarci 468, ma anco conferirsi lei in persona fin l. E come che
gia mi sentivo infinitamente obligato alla sua Religione fin dall'anno 1594. in una simile
contagione, adesso m'ha tanto raddoppiato l'obligo che s'io dassi me stesso non sodisfarei
ad un minimo che all'animo grande c'h avuto, et haver di servir sempre lei e tutta la sua
Religione. H inteso ancora che l'abbate Marchionne (quale dal mio Vicario f lasciato in
suo luogo) stia male ne credo potr provedere bisogni occorrenti. Per con la presente
d tutta la mia autorit a V. P. R.ma tanto di tutti i casi Vescovali
199
C. 117 - BOLLA DI CLEMENTE VIII

quanto in ogni altra cosa pertinente all'officio di Vicario. E che possa commandare,
approbar confessori, e constringere i Preti, et ogni altro mio suddito, e castigare i
contravenienti a' suoi ordini come fusse la persona mia propria. Dicendogli in oltre che
dalla Casa mia si pigli tutte quelle commodit che ci sono per servigio di P. V. R.ma e de
suoi Padri, e quando non vi fusse commodit tale si facci dar danari dal mio Agente e
prevedersi a suo gusto. E raccommandandogli con ogni caldezza e lagrime coteste anime
gli priego dal Signore salute e contento. Di Roma alli 19. d'Agosto 1600. Di V. P. R.ma
servo affet.mo Fabritio Vescovo di Nola.

(p. 270)

Papa Clemente VIII. con moto proprio


conferma il sudetto accordo.

CAP. 117

Passati i tempi pericolosi Camillo Biasio con gli altri della Consulta ritornarono in Roma
nel fine di Settembre. Dove havendo presentata la Formola da tutta la Religione
sottoscritta al Seneca ritrov non esservi tanti Mostri dentro quanti v'erano stati dipinti et
imaginati dal Benaglia. E' ben vero che molte cose di quella non gli piacquero dicendo
essere difficili da impetrarsi dalla Sede Apostolica, e che piu tosto potevano col tempo
cagionar divisione che pace e concordia nella Religione. Onde volendo esso ad ogni modo
rimediare e stabilire l'accordo per essergli stato cosi ordinato dal Pontefice, unito insieme
con Camillo e Consultori alterarono in molti capi la sudetta formola facendo quell'altra ch'al
presente si contiene nella Bolla di Clemente Ottavo 469. Nella quale non s'hebbe altra mira
che di mettere la Religione in pace dando sodisfattione piu che fusse stato possibile a
Camillo, a Sacerdoti, et fratelli. A Camillo concedendo di servire ne gli Hospidali dove
per gli fusse stato da' Signori permesso, e dove commodamente, e secondo le conditioni
contenute nella Bolla si potesse fare. Non includendovi le fatiche grosse sopra le quali era
stata sempre tutta la difficult della Religione, ma si dovessero tenere per quelle huomini
secolari che le facessero, ne tampoco obligandovi quelli ch'erano vivi alhora nella
Religione (p. 271) ma solamente i futuri. Dove poi non gli fussero concessi gli Hospidali
restasse ogni modo la
200
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Religione obligata servire con le solite visite conforme anticamente s'era osservato,
dichiarandosi che in ci consisteva tutta la forza dell'instituto. A Sacerdoti furono concessi
(*) li studi, le confessioni in Chiesa, i sermoni e sopra tutto l'annullatione di quella clausola
470
della Bolla di Gregorio xiiij. d'essere piu laici che Sacerdoti , nella quale tutte le guerre e
fiamme della Religione come nel cavallo Troiano si contenevano. Della voce attiva e
passiva f solamente concessa quelli che si trovavano alhora nella Religione, ma de'
futuri f disposto che nessuno cosi Sacerdote come non Sacerdote la potesse havere se
non doppo passato diece anni di professione in buono essempio e mortificatione. Passati
poi li diece anni la potessero havere ogni volta che ne fussero stati giudicati degni et habili
dalla Consulta. La quale per li bisogni della Religione potesse dispensare con quelli che
fussero da lei giudicati idonei pur che havessero cinque anni di professione finiti, e non
prima471. A fratelli in cambio di questo f concessa la berretta e fatti essenti da gli officij e
ministerij di casa per i quali furono instituiti gli Oblati cio un'altro corpo di fratelli che non
fussero obligati a voti solenni per fargli essenti dal voto di servire all'infermi 472. In
commune poi f tolta la perpetuit de gli Uffici conforme era disposto nella Bolla della
Fondatione riducendoli allo spatio di sei anni eccettuandone per esso Camillo che per
essere Fondatore, et huomo di tanta bont dovesse durare in sua vita. Finalmente furono
concesse (p. 272) l'entrate a' Novitiati, et alle Infermarie generali de professi inhabili
stabilendo anco molte altre cose che qui per brevit non racconto rimettendomi alla sua
Bolla. Stabilita adunque questa Formola f dal Seneca presentata al Pontefice, il quale
desideroso di veder una volta la Religione in pace alli 23. di Decembre 1600. la sign e
conferm con Moto proprio. Ordinando che se ne facesse Bolla che fu data alli 28. del
medesimo nell'anno nono del suo Pontificato tre giorni prima che passasse l'anno
Santo 473. Restando di ci Camillo contentissimo havendo vista effettuata la speranza da
lui conceputa nel principio del detto anno Santo.

*
Dopo concessi scritto sopra la riga li..
201
C. 118 - CAMILLO PROCURA DI FARE ANNULLARE ALCUNE COSTIT.

Camillo procura di far anco annullare alcune Constitutioni


pertinenti all'autorit de Consultori.

CAP. 118

Ispedita la sudetta Bolla considerando Camillo che benche fusse tolta la controversia de
gli Hospidali restavano nondimeno pur accese et in piedi le Constitutioni fatte dal Capitolo
passato, per le quali veniva esso impedito a non poter totalmente incaminar la Religione
conforme esso desiderava obligandolo quelle consultar quasi ogni cosa con i suoi
Consultori, pens essere gran servigio d'Iddio se le facesse annullare e levar via. Il che
faceva egli particolarmente per liberarsi da molti scrupoli, e per uscire dalla residenza di
Roma, accio che andando attorno potesse pigliar qualche (p. 273) Hospidale cosa da lui
tanto desiderata. Pensando il buon Padre che la maggior prudenza e consulta che si
potesse fare in questo negotio fusse il rimettersi in tutto e per tutto alla divina providenza.
Nel che esso ordinariamente ritrovava i suoi Consultori contrarij desiderando quelli
caminare con passo lento e non in furia, abbracciando solamente tanti Hospidali quanti
vedevano che le forze della Religione gli potessero sopportare. Et in questo finalmente
consisteva tutto il restante del rammarico di esso Camillo il quale da questo santissimo
zelo mosso fece con ogni buon modo intendere l'animo suo a Consultori. Quali non
giudicando ispediente per la Religione quanto da lui si dimandava gli risposero non poter
essi ne voler altrimenti cedere ne annullare le constitutioni fatte da Capitoli Generali
rimettendosi in questo a quel tanto che n'havesse giudicato bene la Sede Apostolica. E
perche con la ispeditione della Bolla sudetta era anco spirata l'autorit del Seneca sopra la
Religione di nuovo tutti d'accordo l'elessero per Giudice di questa causa e l'impetrarono
dal Pontefice. Intese adunque dal Seneca le ragioni dell'una e dell'altra parte conoscendo
esso benissimo lo spirito ardente di Camillo doppo essersi sopra ci disputato almeno dui
mesi, e doppo essersi mossi in favor di lui quasi tutti i Prelati di Roma che tutti per la sua
gran bont lo favorivano al fine dal Seneca alli 12 di Marzo 1601 per final sentenza f data
in favore de' Consultori dicendo cosi esser mente e volont del Pontefice. Del che stette
Camillo per rinuntiarne l'officio (p. 274) dicendo non bastargli l'animo di governare in quel
modo. Ma essendosi poi a consigli del Seneca acchetato promise d'aspettare fino al
nuovo Capitolo, dove ogni modo diceva voler far tutto il possibile
202
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

474
per uscire da quella gran confusione . Et alhora dal Seneca per maggiormente
consolarlo gli fu data licenza di pigliar l'Hospidale di S. Maria Nuova di Fiorenza, cosa che
non sentivano ancora i suoi consultori. Il che f d'Aprile 1601. Nel qual anno alli 19. del
medesimo pass miglior vita in Roma il P. Francesco Profeta alhora Arbitro della
consulta, et uno de' primi compagni d'esso Camillo e suo Confessore. Huomo veramente
dotato d'angelica semplicit amico dell'osservanza, delle penitenze, e dell'humil
suggettione. Il quale benche fusse vecchio d'anni 66. nondimeno godeva di star suddito
come un Novitio, e ne gli Hospidali faticava quanto un giovane levandosi anco morienti
la notte. Era cosi divoto che non ostante fusse dell'et sudetta, e di corpo molto grosso, e
grave, nondimeno mai nell'oratione stette appoggiato, ma sempre o in piedi, o
ingenocchiato sopra le ginocchie. F Sacerdote, e celebr messa per lo spatio di
quarant'anni. Rest della sua morte Camillo molto dolente e ne sparse molte lagrime per
haver perso un compagno vecchio, e buono che sempre l'haveva in tutte le sue tribulationi
aiutato, e consolato.

(p. 275)
Della fondatione della Casa di Mantova
e dell'andata de nostri in Canizza.

CAP. 119

Nell'anno santo sudetto essendo andato a Roma Fra Francesco Gonzaga Vescovo di
Mantova, e Prelato di gran zelo e charit verso il suo gregge: conoscendo quanto
giovamento poteva apportar l'opera nostra alla sua Citt, fece instanza Camillo (in nome
475
anco del suo Serenissimo Duca Vincenzo Quarto ) che volesse mandarvi alcuni per
fondare una casa. Nel che essendo stato compiaciuto vi furono mandati il P. Francesco
Amadio, e Stefano da Modena che alli 23. di Maggio 1601. entrarono nella sudetta Citt
476
. Dove non solo dal Vescovo, ma anco da quella Altezza furono benvisti e ricevuti
donandogli indi poco una Casa e Chiesa di S. Tomaso dove al presente sono dandogli
anco la cura dell'Hospidale. Nel mese poi di Giugno seguente dovendosi mandar gente
Italiana per la ricuperatione di Canizza piazza importantissima nella Croatia Sua Santit,
et il Gran Duca di Toscana dimandarono alcuni a Camillo per governo de soldati infermi de
loro Esserciti 477. Onde al
203
C. 119 - FONDAZIONE DELLA CASA DI MANTOVA

Pontefice ne furono concessi otto, et al Gran Duca cinque. Quali per gratia del Signore
fecero non poche cose per aiuto di quella gente che saria lunga cosa raccontarle qui.
Essendone finalmente per le soverchie fatiche, e patimento del freddo, e delle nevi restati
morti dui di loro, cioe il Padre (p. 276) Gio:Batista Picuro nell'essercito del Gran Duca, e
Girolamo Bevilacqua in quello di sua Santit. Ma non voglio trapassar sotto silentio quel
tanto ch' sudetti occorse stando essi nel campo sotto Canizza. Colpirono nel lor
Padiglione due balle d'Artiglieria grossa, e tre altri di moschettoni ordinarij, ma nessuna di
quelle per gratia d'Iddio fece mai loro alcun danno. Il che certo parve cosa miracolosa per
esserne particolarmente passata una per mezzo tre di loro che pesava quaranta libre. La
quale havendo dato in un lor forziere bruggi tutte le biancherie et anco un mantello
nuovo(*) che v'era dentro, ma non tocc la Croce che vi stava attaccata. Cosa che si
sparse per tutto il campo et si and mostrando detta croce per maraviglia havendola poi
ad ogni modo voluta un principalissimo Signore del Campo che se la portava in petto
come fusse stata la piu fina corazza del mondo. L'altra balla del medesimo peso diede
similmente nella stanga del lor Padiglione che gli lo f cader addosso fracassando
particolarmente una sedia di legno d'onde alhora alhora s'era levato da sedere il sudetto
Padre Picuro c'haveva confessato un soldato. Il quale stando ingenocchiato e sentendo
toccare il Tamburo preg molto il Padre che lo spedisse dicendo doversi ritrovare
all'assalto ch'alhora si dava. Onde pochissimo tempo piu che si fussero trattenuti insieme
senza dubbio andavano ambidui in minutissimi pezzi. Ma piu gran misericordia del Signore
fu verso loro che l'istessa balla prima che dasse alla stanga, haveva portata via la testa (p.
277) dello Spetiale del Campo che con uno de nostri passeggiava avanti la porta del
medesimo Padiglione. E se alhora quel fratello fusse andato alla destra si come andava
alla sinistra senza dubbio il colpo sarebbe toccato a lui, e non allo Spetiale. Questi pochi
essempi h voluto raccontare per maggior consolatione de nostri quando dalla Santa
obedienza sono mandati nelle sudette occasioni.

*
Man. palerm.: In margine: Palle d'artiglieria non offendono i nostri n la loro croce.
204
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Alcune case si protestano di non accettar la Bolla.


Si celebra il Terzo Capitolo Generale

CAP. 120 (* )

Ritornando (**) hora alla nuova Bolla fatta con tanto contento di Camillo dico che non
tosto f quella publicata per la Religione che molti ne restarono non poco mal contenti
vedendo che'l contenuto di quella non era del tutto conforme alla primiera Formola da loro
sottoscritta. Onde alcuni scrissero liberamente in Consulta che non l'accettavano
protestandosi di voler stare solamente all'osservanza della Bolla di Gregorio xiiij. Il che
dispiacendo Camillo partendosi da Roma alli 16. di Giugno 1601. and per tutta la
Religione facendo capaci questi mal contenti. Allegando particolarmente loro che per la
nuova Bolla non s'era fatto torto nessuno non obligandosi quella i presenti ma
solamente i futuri restando gli altri nella loro antica osservanza. Nella qual visita and
primieramente in Fiorenza pigliare 1'Hospidale di S. Maria Nuova dove pose almeno
trenta (p. 278) Religiosi de suoi. Seguitando poi il suo viaggio per Milano, Genova, e
Napoli and ultimamente in Sicilia, dove mai piu non era stato fin dal tempo che vi f
secolare, e soldato quando si giuoc ogni cosa in Palermo. E certo che f questa prima
volta con molto contento di tutti quei Signori e cittadini visto et ammirato dicendo quei
popoli che doppo S. Francesco di Paula mai piu non s'era visto altro Fondatore di
Religione in quel Regno onde correvano le genti furia per vederlo e se lo mostravano
l'uno all'altro. Visitata poi la casa di Messina and in Palermo dalla qual Citt f con egual
478
contento visto e conosciuto. Anzi I'istesso Vicer Duca di Macheda (essendo andato
Camillo visitarlo) lo vidde con grandissimo suo piacere parlandogli con molta riverenza
stando sempre scoperto, et in piedi. Compiacendosi particolarmente detto Vicer (con
479
l'intervento dell'Arcivescovo che benedisse e consacr la prima pietra della nostra
Chiesa di S. Ninfa) di buttarla esso come Monarca ne' fondamenti. Il che f fatto nel fine
d'Agosto 1601. con solennissima pompa e festa nella presenza di Camillo per la gran
divotione che gli portava. Ritorn poi questa volta Camillo in (*) Roma alli 26. d'Ottobre et
alli 4. del

**
Man. palerm.: In margine: 1601.
*
Man. palerm.: In margine: 19 dic. 1704.
205
C. 121 - TERZO CAPITOLO GENERALE

seguente ritorn in Toscana a veder di nuovo il suo Hospidale di Fiorenza. E di l and


similmente in (* ?) Lombardia facendo fare l'elettione del Capitolo che si doveva
Primavera celebrare.

(p. 279)
Si celebra il Terzo Capito Generale
nel quale Camillo fa annullare le constitutioni
accennate di sopra.

CAP. 121

Nel mese d'Aprile 1602 (**) si congreg il Terzo Capitolo Generale in Roma di Voti
vintinove dove alli 15. del medesimo gli f dato principio, essendo di quello Presidente
Monsignor Benaglia480 per esser huomo del Cardinal Salviati che nel giorno appresso che
481
f cominciato il Capitolo pass all'altra vita . In questo Capitolo adunque Camillo pose
ogni studio per fare annullare le constitutioni sudette ch'erano in favore de' consultori,
almeno dodeci di quelle ch'erano le piu essentiali, e nelle quali si conteneva tutta la forma
del governo. Allegando non esservi alhora piu causa di tenerlo cosi legato havendo gia
ottenuto gli Hospidali per i quali gli erano state poste tante catene adosso. Ma il Benaglia e
Biasio con la maggior parte del Capitolo dubitando delle cagioni altre volte state allegate,
cioe del suo gran fervore, stettero sempre tanto forti che lui si vidde nella maggior difficult
del mondo di poterne impetrare cosa alcuna. Del che tanto piu si condoleva egli quanto
c'havendo il Benaglia fatto confirmar di nuovo dette constitutioni voleva dar subito fine al
Capitolo. Ripugnando in ci molto Camillo con dire che aspettava la risposta d'un
memoriale da lui dato al Pontefice, nel quale lo pregava d'esser assoluto dall'officio di (p.
280) Generale se non si fussero cancellate dette Constitutioni. Ma il Benaglia non volendo
aspettar cio, alli 29. del medesimo fece fare l'elettione de consultori: nella quale (pensando
Camillo di trattenerla) non volle mai esso intervenire ne dar Voto. Essendo stati eletti
Adriano Barra, Cesare Bonino, Francesco Lapis, e Marchesello Locatelli; et per Arbitro il
482
P. Francesco Amadio . Non mancando poi altro che dar fine al Capitolo mentre il
Benaglia

*?
Dopo in stato cancellato Napoli.
**
Man. palerm.: In margine: 1602.
206
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

si trattiene alquanto per haver sopra ci la mente del Pontefice, ecco che per gran secreto
483
d'Iddio f concesso Camillo quanto desiderava . Poi che venuto in discordia il Capitolo
sopra questo punto, vedendo particolarmente Biasio che molti seguivano lo spirito d'esso
Camillo, e ch'adherivano quel suo ardente zelo; procurando per tutte le vie che fussero
cancellate le sudette dodici Constitutioni, et anco che tenevano lui come ingrato e
contrario al Fondatore, e causa di far stare la Religione incagliata senza crescere, ne
dilatarsi, fastidito di contender piu permise che gli fusse concesso quanto voleva.
Acconsentendo che non solo fussero annullate le dette dodeci Constitutioni, ma anco tutte
l'altre ch'impedivano l'assoluta autorit sua. Non restando in questo modo Camillo obligato
a consultar altro con i suoi Consultori se non quel tanto che nelle Bolle Pontificie veniva
specificato. Il che f fatto da Biasio per far l'ultima pruova del governo di lui, acci in
qualunque modo fusse andata la Religione per l'avenire si potesse vedere da chi veniva la
causa. Non cessando mai Camillo di dire che la Religione era andata male per il passato
(p. 281) per non haverla lasciata governare a lui assolutamente conforme quel santo fine
ch'Iddio gli andava dimostrando. Per la qual subita mutatione e concessione isdegnato il
Benaglia che non vi si trov presente dicendo quella dover essere l'ultima percossa della
484
Religione alli 16. di Maggio 1602. and a dar fine al Capitolo . Restando Camillo libero e
sciolto per poter incaminare la Religione suo modo.

Camillo va attorno per la Religione


e come per le sue orationi N.S. Iddio fa cessare
una gran fortuna di mare.

CAP. 122

F intesa la conclusione del Capitolo quasi con universal mestitia della Religione
c'havendo altre volte isperimentata la severa natura di Camillo, e l'animo grande c'haveva
in tutte le sue imprese dubitava fortemente di qualche grande alteratione di stato si come
veramente avenne. Poi che ritrovandosi in mano sua l'assoluto governo guisa di
rapidissimo fiume di charit che doppo lungo tempo trattenuto habbia poi rotti gli argini,
cominci ad andare attorno per la Religione pigliando molti Hospidali e novitij. Ma perch
l'animo mio di comprendere molte cose in poca carta seguitando
207
C. 122 - VISITA DI CAMILLO ALLE CASE DELL'ORDINE

il filo dell'historia toccar solamente alcune sue segnalate attioni lasciando indietro tutto
l'ordine de viaggi che in questo tempo fece. Partito adunque da Roma alli 24. di Giugno
1602. (*) doppo haver visitato tutte le case di Thoscana, e di Lombardia (p. 282) per la
strada di Genova and in Napoli, e di l in Sicilia. E perch nel ritorno che f questa volta
da Napoli in Genova N. S. Iddio si compiacque di mostrare una segnalata maraviglia per
mezzo suo ne voglio lasciar qui alcuna memoria. Ritornato da Sicilia in Napoli alli 14. di
485
Settembre part con alcuni altri de suoi Religiosi per la volta di Genova essendosi
imbarcati sopra le Galere di quella Serenissima Repubblica. Nel qual viaggio occorse loro
una cosi fiera e spaventosa tempesta di mare che tutti cosi marinari, come passaggieri
assaliti da' dolori della morte gridavano ad alta voce tenendo per certo quello dover essere
l'ultimo giorno della lor vita. In questa somma miseria, e disperatione di salute la Signora
Marchesa Imperiale con il Marchese suo marito (che stavano sopra l'istessa Galera di
Camillo) essendo quasi morti di spavento lo pregarono volesse far oratione per loro
accioche il Signore facendogli misericordia gli liberasse da quell'estremo pericolo. Ma
dicendogli Camillo che si rivoltassero pur Dio, e non lui ch'era huomo peccatore e non
degno d'essere essaudito, quei Signori nondimeno lo ripregarono tanto che lui forzato da'
loro preghiere and a basso alla Camera del Capitano per dire cinque Pater nostri, e
cinque Ave Marie alle piaghe di Gies che cosi era stato pregato da quei Signori. F certo
cosa degna di stupore che non tosto f andato esso basso, e posto ingenocchioni che
come lui havesse havuta potest di commandare al vento, et al mare subito manc e
cess detta tempesta. In modo che quelli che prima piangevano e dimandavano altamente
misericordia a Dio restarono poi pieni di tanto eccessivo (p. 283) contento che quando
ritorn sopra la Poppa Camillo, poco manc che tutti non l'adorassero per Santo tanti
compimenti e ringratiamenti gli fecero. Dicendogli particolarmente quei Signori in faccia
(non senza suo molto rossore) che non tosto era andato basso che cosi il vento come il
mare erano affatto mancati, e cessati. Rispondendo lui: datene adunque la gloria al
Signore essendo la vostra fede, e non i miei meriti stati cagione di questo 486.

*
Man. palerm.: In margine: 1602.
208
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Della fondatione della Casa di Viterbo


e come Camillo scamp da un'altra gran fortuna di mare.

CAP. 123

Giunti a salvamento in Genova si trattenne Camillo tutto il altro restante dell'anno ne gli
Hospidali di Milano e di Fiorenza, facendo continuamente estreme fatiche, et opre sempre
segnalate. Entrato poi l'anno 1603. alli 4. di Marzo pass miglior vita Curtio Lodi
Aquilano uno de primi compagni d'esso Camillo, huomo di profonda oratione e tanto
affettionato et eccellente parlatore delle cose spirituali che pareva un dottissimo Theologo
e sarebbe stato li giorni interi sempre parlando di quelle. F zelantissimo, e sviscerato
amatore de poveri infermi, et oltre cio stupendo Economo e governatore delle cose di
casa. E benche lui fusse huomo idiota, e senza lettere, era dotato di tanta prudenza, e
natural giuditio c'haverebbe governato un Regno. Piu volte Camillo (p. 284) lo pose allo
studio per farlo ordinar Sacerdote, ma esso non la intese mai, e si content di restar
sempre nello stato di fratello. Pass al Signore in Ferrara d'anni 60. in circa. In quest'anno
medesimo di Luglio li Signori della communit di Viterbo, particolarmente Gio: Lorenzo
487
Paoloni dimandarono Camillo alcuni de' nostri per fondar una casa nella detta Citt
488
offerendo di fargli dar una Chiesa, et il servigio dell'Hospidale Il qual partito essendo
stato da lui accettato vi f per la prima volta mandato il P. Alessandro Gallo per
riconoscere il negotio che f concluso, havendo detta Communit donata loro la Chiesa di
S. Maria del Poggio, e 1'Hospidale. Nel qual anno ancora Camillo non manc di visitare la
Religione conforme era il suo solito. Et in questa visita ritornando esso da Sicilia in Napoli
con le medesime Galere di Genova alli 26. d'Agosto corsero quell'altra gran fortuna di
mare fuori delle Bocche di Capra che f tanto grande e terribile ch'esso Camillo affirmava
non haverne mai passata altra simile in vita sua. Per essere stata questa di notte oscura in
luogo pessimo con tanta furia di pioggia, saette, e baleni che pareva volesse subissare il
mondo. Essendovi restata morta molta gente che'l vento di peso lev da sopra le Galere e
sommerse in mare. In modo che se non fusse stata la gran frequenza de lampi che
facevano lor lume senza dubbio si sariano fracassate le Galere e persi quant'erano. In
questi frangenti, e notte cosi infelice mentre stavano tutti a voci piene gridando battendosi
il petto e confessandosi l'un all'altro Camillo pensando (p. 285) anch'egli
209
C. 124 - ASSUNZIONE DEL SERVIZIO IN TRE OSPEDALI DI NAPOLI

489
casi suoi stava raccommandandosi caldamente alla divina piet . Nel che dicendogli dui
nobili Signori: Ah Padre pregate per noi che gi siamo tutti morti, esso voltandosi loro gli
disse: Per segno di penitenza e per placar l'ira di Dio tagliatevi adesso adesso questi tuppi
di capelli (che portavano altissimi) e fate oratione, e non dubitate perche h speranza al
Signore che non ci far perire questa volta. Il che havendo quelli fatto alhora alhora nella
sua presenza si posero anche loro fare oratione con lui. E stando in quell'agonia poco
tempo di pi apparendo loro il giorno gli apparve anco il Sole della misericordia,
liberandogli da quella gran borrasca. Arrivando la mattina in Napoli con tanto pessimo
tempo che le genti per maraviglia stavano alle finestre, e sopra le loggie a vederle e
pregar per loro. E perche la notte vidde Camillo che la povera Ciurma haveva fatta una
forza quasi sopra humana esso gli mand quel giorno una gran caldaia di minestra, e molti
facchini carrichi di pane vino carne frutti, e d'ogni altra charit cosi a Christiani come
490
Infedeli restando di ci essi non poco consolati. Si parti poi da Napoli con l'istesse
Galere per la volta di Genova al primo di Settembre 1603.

(p. 286)

Camillo piglia il carrico di tre hospidali in Napoli


e come in Roma assicura un suo Religioso dalla morte
stando quello in agonia.

CAP. 124

Entrando l'anno 1604. spinto Camillo dalla sua ardente charit c'haverebbe voluto in un
tratto rimediare a tutti i bisogni del mondo massime de poveri infermi pigli alli 28. di
Febraro la cura del1'Hospidale della Nuntiata di Napoli cosa da lui tanto tempo f
desiderata, dove pose vintiquattro de nostri. Non bastandogli poi questo come huomo
491
sitibondo et ebrio di charit pigli anco la cura dell'Hospidale dell'Incurabili , e quella di
S. Giacomo de Spagnuoli della medesima Citt, mettendovi in questo ultimo sei e
nell'Incurabili quattordici de' suoi Religiosi. Fatto questo ritorn Roma procurando con
grande ardenza di pigliar anco 1'Hospidale di S. Giovanni Laterano ma non gli f
492
concesso . Tent anco piu volte col Pontefice di pigliar quello di San Spirito, ma
similmente non lo puot mai ottenere. Ritrovandosi egli adunque questa volta
210
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

in Roma stando per fare l'elettione de' Superiori, occorse che Marchesello Lucatelli
Consultore casc talmente infermo c'havendo gia ricevuto l'oglio Santo, e posto in agonia
faceva gli ultimi tratti con la bocca, e con la testa com' solito de gli altri morienti. Anzi era
cosi certa la sua morte ch'essendogli gia dati i tocchi della campana tutti (p. 287) erano
corsi nella sua Camera per vederlo spirare, dicendo le letanie. Il quale benche si ritrovasse
questo termine giunto con la candela al capezzale, nondimeno Camillo che gli teneva il
guanciale sotto la testa diceva e replicava liberamente haver fede in Dio che non sarebbe
morto di quell'agonia. Ridendosi delle sue parole alcuni valenti medici che si ritrovavano
presenti, et anco alcuni de nostri che dicevano tra loro: questa volta il Padre non l'indovina
del certo. Con tutto cio N. S. Iddio per sua bont con infinito stupore di tutti particolarmente
de Medici che si trattenevano per vederlo spirare, e che dicevano non poter passare un
quarto d'hora morire fece che Camillo rest veridico poiche l'infermo non mor e ricuper
la sanit. Fatta poi l'elettione de' Prefetti Camillo ritorn in Napoli non havendo mai riposo
stando e faticando continuamente hor in uno, et hor in un altro di quegli Hospidali. Per le
quali gran fatiche, e strapazzamento che faceva della sua persona casc in una cosi
mortale infermit di dolore di fianchi che per tutta la Religione f scritto, et ordinato che si
facessero calde orationi per lui stando d'hora in hora per passare al Signore. Poi che
furono cosi atroci detti dolori che lui si torceva come una serpe per il letto, et orin tre
pietre in quella infermit. Havendo poi S.D.M.ta essaudite l'orationi de suoi figliuoli lo
ritorn nella sua pristina sanit bench tanto mal trattato dal male che fu costretto questa
volta per ordine espresso de' Medici andare alli bagni d'Isca cosa che mai pi non haveva
fatto per il passato. Ricuperate poi alquanto le forze ancorche si sentisse oltre modo
stanco e rovinato ritorn nondimeno subito alle sue solite fatiche andando alla visita di
Sicilia partendosi da Napoli alli 24. di Luglio.
211
C. 125 FONDAZIONE DELLE CASE DI BUCCHIANICO E DI CHIETI

(p. 288)

Camillo fonda casa in Bocchianico et In Civita di Chieti.

CAP. 125

Non manc Camillo in Sicilia di procurare gli Hospidali di Messina e Palermo ma non gli
furono mai concessi dicendo quei Signori che si contentavano solamente delle visite. Nella
Primavera poi seguente dell'anno 1605. pregato Camillo da suoi compatrioti fond una
493
casa in Bocchianico sua Terra et un'altra in Civita di Chieti dove pigli anco quel
picciolo Hospidale. Ma nella fondatione di Bocchianico non voglio lasciar indietro quel
tanto che gli avenne nella fabrica di detta Casa. Acci facendo esso molte maraviglie per
tutti gli altri luoghi non potessero meritamente i suoi compatrioti dolersi e risentirsi di lui
con dirgli quelle parole che furono dette Gies Christo: Quanta audivimus facta in
494
Cafarnau (sic) fac et hic in patria tua. Ritrovandosi adunque esso in detta sua Terra
mentre stava una mattina mangiando col Sig.r Honofrio de Lellis suo cugino ed altri suoi
devoti nel meglio del mangiare con maraviglia di tutti f assalito all'improviso da un
pensiero tanto grande che lo f cessar di mangiare restando cosi ammutolito e pensoso
come vedesse qualche gran cosa col suo interiore. In questo buttandosi in terra la casa
vecchia sopra il quale sito si doveva far la nuova della Religione per disturbar il Demonio
quel bene fece rovinar tutto il detto casamento sopra dieci muratori che vi lavoravano
sotto. Del che essendo andata quasi tutta la Terra romore pensando che non ne fusse
restato pur uno vivo per essere tutti coperti dalle rovine fuor che uno ch'haveva la testa (p.
289) di fuori corsero molti trovar Camillo dicendoli quanto era occorso. Alhora esso,
senza disturbarsi niente, ritornato in se da quel suo profondo pensiero disse: andiamo tutti
ad aiutare quei poveri huomini perche il Signore per sua misericordia non h fatto perire
495
nessuno e gli trovaremo tutti salvi et il Demonio non vincer ne impedir questo bene .
Et era lui cosi certo di questo ch'essendosi tutti quelli di tavola mossi per correre ad
aiutargli esso diceva: piano piano, non dubitate, et habbiate fede che non trovaremo mal
nessuno. E cosi f per gratia d'Iddio perch havendo scavato gli trovarono tutti vivi e
senza alcuna lesione eccetto uno chiamato Mastro Marco c'haveva molto ben fiaccata la
testa. Il quale soleva talvolta mormorare di Camillo dolendosi di lui c'havendogli cavati di
Roma
212
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

496
gli haveva condotti in quelle montagne dove pativano di molte cose . Restando del
sudetto accidente maravigliati quanti si trovavano presenti tavola quando Camillo rest
cosi dal mangiare facendo congiettura ch'alhora vedesse in spirito detta rovina, e che N.
S. Iddio l'assecurasse della salute loro. In quest'anno 1605. alli 4. di Marzo pass miglior
vita il Pontefice Clemente viij. et alli 27. del seguente lo seguit anco il suo successore
Leone xi. creato Papa alli 2. dell'istesso. Per la qual morte alli 16. di Maggio dell'anno
sudetto f assunto al Pontificato Camillo Cardinale Burghese e chiamato Paolo V. Ne di
quest'anno si fece altra cosa notabile nella Religione fuorche alli 8. di Giugno unito Camillo
insieme con la Consulta in Roma divisero la Religione in Provintie creandovi anco i suoi
497
Provintiali . Che furono di Roma e Viterbo il P. Alessandro Gallo. Di Napoli,
Bocchianico, (p. 290) e Civita il P. Biasio Oppertis. Di Milano Genova e Mantova il P.
Santio Cicatelli. Di Fiorenza Bologna e Ferrara il P. Francesco Pizzorno, e finalmente di
Sicilia cio di Messina e Palermo il P. Francesco Antonio Niglio.

Il Pontefice d alla Religione nostra


il Card.le Ginnasio per Protettore della buona morte
del P. Claudio Grossetti; si leva l'Hospidale di Fiorenza;
e si fonda la casa di Borgo nuovo.

CAP. 126

Nell'anno 1606. con Breve Apostolico dato alli 2. di Marzo il Pontefice Paolo Quinto
diede alla nostra Religione il Cardinal Ginnasio per Protettore antico conoscente et
affettionato di Camillo 498. Ne dal Pontefice f deputato questo Cardinale senza particolare
providenza del Cielo per ritrovarsi la Religione in questo tempo cosi piena d'oblighi, et
oppressa da tante angustie che certo non vi voleva, ne bisognava altro Cardinale di
manco valore, ne di minor patienza, ne di vista meno acuta di lui per considerarle, e
penetrarle. Restando di cio la Religione nostra contentissima, e particolarmente Camillo
benche alquanto maravigliato che non havendo esso dimandato Protettore gli fusse stato
dato cosi spontaneamente dal Pontefice. In quest'anno ancora alli 2.d'Agosto nella nostra
casa di Mantova pass miglior vita quel buono, e non (p. 291) mai a bastanza lodato P.
499
Claudio Grossetti Savoiardo di Ciamber Sacerdote di tanta charit, et amore verso
l'infermi
213
C. 126 - IL CARD. GINNASI NOMINATO PROTETT. DELLA RELIGIONE

ch'era tenuto come lo stupore della Religione, et alcuni per maraviglia lo solevano
chiamare Mostro di Charit. Poi che oltre che lui haveva pigliato particolare impresa di
servire sempre alli piu schifosi; tra l'altre cose segnalate che faceva, andava ogni giorno
leccando e nettando le piaghe con la lingua non gia delli infermi ordinarij ma de cancherosi
e leprosi per maggior sua mortificatione. Nell'Hospidale dell'Incurabili di Genova haveva
pigliato particolar pensiero di governare un stroppiato leproso chiamato Michelino (cosa
ch' pochi altri de' nostri bastava l'animo di fare tanto era pieno di croste) col quale esso
spendeva sempre molte hore del giorno in cibarlo, voltarlo, tenerlo polito e rasparlo
baciando piu volte quelle carni leprose. Anzi quello che piu faceva restare attonito
ciascuno era che spesso quando gli rifaceva il letto raccogliendo esso tutte le croste di
lepra che cascavano da quel misero corpo empiendosene la mano se le buttava in bocca
e se le mangiava per castigare e mortificare il suo senso. Per il che venendogli tal volta il
vomito alla gola esso dandosi pugni terribilissimi in petto, e nella bocca se lo faceva
ritornar nel stomaco. Quando poi mori detto leproso esso per molti giorni amaramente lo
pianse dicendo haver persa quella cosi buona occasione di meritare. Quando alcuni poveri
infermi non volevano pigliare le medicine, o altre bevande amare che gli dispiacevano,
esso per dargli animo, (p. 292) e per fargli vedere che non erano tanto cattive quanto loro
pensavano subito se ne pigliava una presa lui non curandosi di quella amarezza. Anzi
spesse volte per la medesima causa di mortificarsi doppo c'haveva data l'acqua alle mani
delli infermi esso si faceva una bevuta di quella lavatura cosi immonda, cosa che faceva
atterrire quanti lo vedevano. Era cosi grandemente dato al pensiero della morte che come
huomo uscito da questo mondo stava tal volta dui giorni interi senza mangiare non
facendo mai altro che piangere solitario e rinchiuso nella sua camera. Portava quasi
sempre in petto il libro di Gio: Climaco leggendo spesso il capitolo dove si parla di quella
valle o carcere del pianto. Essendosi lui tanto vivamente trasformato in uno di quei monaci
penitenti che spesso nel mezzo del suo mangiare ricordandosi di quelli prorompeva in
dirottissimo pianto buttando il boccone in terra che si ritrovava in bocca o vero il pane che
si ritrovava avanti. Il che considerato da Superiori piu volte gli levarono detto libro, ma
vedendo poi che lui non mangiava ne dormiva ne trovava altro riposo, erano forzati a
ritornarglilo. Stava le notti intere ingenocchiato sopra il suo letto far oratione ingannando
214
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

gli altri che pensavano lui dormisse, e rare volte volle dormire nelle lenzuola. Si faceva
quando non era inteso discipline lunghissime sangue e non poteva quasi celebrar piu
messa per le continue lagrime che spargeva. Soleva dir lui ch'al paese haveva havuto
molte battaglie da heretici che lo volevano tirare ad alcuna delle lor sette, ma che lui
sempre (p. 293) era stato costante solendogli chiamare Mantici o Soffioni del Diavolo. Anzi
per uscire e liberarsi affatto da loro vend anzi butt per pochissimo prezzo quanto haveva
al paese e si ritir in Italia dove f ricevuto da Camillo in Roma nella Congregatione. Nel
fine armato de santissimi Sacramenti per una piaga che gli venne alla gamba che lui per
qualche tempo tenne nascosta se ne pass felicemente al Signore. Restando doppo la
morte con un volto tanto bello che pareva un'Angelo del Paradiso tanto splendore
mandava fuori. Nel medesimo anno non piacendo piu al Serenissimo gran Duca di
500
Toscana che nel suo Hospidale di S. Maria nuova di Fiorenza habitasse tanto numero
de nostri fece intendere Camillo che lo sminuisse, non ne volendo piu che dieci, o dodeci
per la cura spirituale solamente. Ma Camillo sapendo che ci si faceva piu tosto per
qualche timore che gli era nato de' nostri dubitando che non venissero col tempo ad
impadronirsi di quel luogo per liberargli affatto da ogni sospetto gli lev tutti non volendo
che ve ne restasse pur uno. E questo f di Novembre. Nel qual tempo ancora ad instanza
del Conte Alessandro Sforza si fond la casa, o per dir meglio Residenza di Borgo nuovo
poco distante di Piacenza. Havendo Camillo permesso ci per aiuto dell'anime agonizanti.
Affermando lui haver ricevuto nuovo spirito intorno alla fondatione di questi piccioli luoghi.
Dicendo che N. S. Iddio l'haveva fatto conoscere che per ogni luogo si moriva, e per che
in ogni luogo o picciolo o grande che fusse era necessario che vi stassero alcuni de nostri
per loro aiuto.

(p. 294)

Camillo piglia la cura dell'Hospidal grande di Genova:


si fonda la Casa di Caltagirona; e dello stato in che si ritrovava
la Religione in questo tempo.

CAP. 127

Entrato poi l'anno 1607. havendo Camillo piu volte tentato di pigliare 1'Hospidal Grande
di Genova finalmente alli 19. di Fe-
215
C. 127 - ASSUNZIONE DEL SERVIZIO DELL'OSPEDALE DI GENOVA

501
braro gli f da quei Signori concesso mettendovi vinticinque de nostri Non ostante che
la Religione havesse tanti altri pesi et Hospidali che gli potevano per un gran pezzo
bastare. Ritornato poi in Napoli del mese d'Aprile ordin al P. Francesco Antonio Niglio
502
Provintiale di Sicilia ch'andasse a fondare una Casa in Caltagirona dove and e f
esseguito quanto da quella Illustre Communit era stato dimandato. Havendo adunque
Camillo presi tanti Hospidali non potendosi poi quelli mantenere senza gran numero di
Religiosi per li molti ch'ogni giorno se ne partivano infermavano, o morivano, cominci
similmente fin dal fine del passato Capitolo a ricevere tutto quel numero di Novitij che se
503
gli offeriva avanti . E tirando l'una consequenza l'altra non potendosi governare tanta
504
gente con l'elemosine ordinarie f costretto far molti debiti . Il che era tutto quello di
che sempre haveva dubitato la Religione. La quale al parer mio non f mai piu
crudelmente perseguitata dal Demonio quanto in questo tempo. Nel quale havendo esso
mutato arme non piu con discordie palesi, ma facendo della (p. 295) Theriaca veleno con
le soverchie fatiche, e gravezze procur di abbatterla, e soffocare lo spirito di lei.
Facendola in un medesimo tempo ritrovare aggravata da tre intolerabili pesi, cioe di molti
Hospidali, di molta gente, e di molti debiti. Gli Hospidali erano quasi il macello de nostri
cosi de' corpi come dello spirito per le soverchie fatiche che in quelli pativano non
facendosi conforme la Bolla, le mute, e gli altri necessarij ripartimenti. Dalla moltitudine
(particolarmente d'huomini indisposti, e con poco aiuto allevati) nasceva una confusione
grandissima; soffocandosi dalle molte herbe cattive le poche buone. E da debiti procedeva
che non havendo i Religiosi quanto loro bisognava (cascando l'osservanza terra) erano
forzati ricorrere a parenti ritornando in questo modo con l'animo alle cipolle, et agli d'Egitto.
Ma io di queste materie ne parlo poco e leggiermente le passo. In fine non si pu dire
senza dolore quanto veramente stava in questo tempo la Religione tribulata et afflitta. E
con tutto ci quel sant'huomo di Camillo benche vedesse e toccasse con mano tante
infinite difficolt, e si vedesse con l'acqua fino alla gola, nondimeno quelle non puotero mai
estinguere la sua gran charit non vedendosi mai satio d'abbracciar sempre nuovi pesi
sopra pesi. Dicendo egli e defendendo intrepidamente che mai la Religione non s'era
ritrovata in miglior stato d'alhora come ingolfata et annegata in tutto e per tutto nell'abisso
505
della santa charit . Tenendo per certo il buon Padre che tutti fussero cosi indefessi
nelle
216
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

fatiche com'era lui. Non accorgendosi che Nostro Signor Iddio hava donato a lui particolar
dono in questo come Fondatore, le cui segnalate (p. 296) attioni (si come anco di tutti gli
altri Fondatori avenuto) si potevano pi tosto ammirare che imitare.

Il Protettore chiama Camillo in Roma


e come si leva l'Hospidale della Nuntiata di Napoli.

CAP. 128

Ritrovandosi la Religione nello stato sudetto tanto piu incapace d'ogni rimedio quanto piu
quello era coperto col manto d'un santissimo zelo, e d'una sviscerata charit verso i
poveri. Non potendo piu molti tirare il carro delle fatiche, ne sperando trovare alcun
rimedio in Camillo cominciarono a darne ragguaglio al Cardinal Protettore. Non
pregandolo d'altro che di voler fare che gli fusse (*) quanto nella Bolla di Clemente gli era
promesso cosi nelle mute, come nel ripartimento delle fatiche. Certificato adunque
benissimo il Cardinale che tutta la cagione dell'inquietudine consisteva in essersi
abbracciato troppo, e nel soverchio fervore di quel sant'huomo cominci esso a rimediare
molti inconvenienti. Tra quali uno f che per ordine del Pontefice command ad esso
Camillo che tornasse in Roma, dove volle che facesse la sua residenza per intervenire
nelle consulte senza le quali non voleva che si potesse far cosa alcuna nella Religione.
Dispiacque questo non poco Camillo parendoli che ci dovesse ritornare in molto danno
de poveri, l'aiuto de quali esso andava tanto procacciando con la presa de gli Hospidali.
(p. 297) Onde teneva che questa fusse una grandissima persecutione del Demonio. Tanto
piu confermandosi in questo quanto che subito giunto in Roma hebbe nuova che in Napoli
(col consenso del Cardinal Protettore) s'era lasciato 1'Hospidale della Nuntiata, e
ch'erano stati licentiati molti novitij che non parvero proposito per la Religione. Il che f
dal P. Biasio fatto (allhora Provintiale di Napoli) per essere quella casa ridotta in tanta
estrema miseria di debiti che humanamente non poteva piu caminare avanti. Rimettendo
ogni anno almeno scudi mille per mante-

*
Dopo fusse stato cancellato fatto .
217
C. 129 - RINUNZIA DI CAMILLO AL GENERALATO

nere nel sudetto Hospidale la gente quel servigio necessaria, oltre scudi cinquecento di
piu che anco si rimettevano per l'istessa causa ne gli altri dui Hospidali habitati da nostri
come sopra si detto. Quali danari pigliandosi ad interesse restava la povera casa
obligata a pagarne ogni anno li frutti con infinito incommodo, e patimento della famiglia.

Il Cardinale Protettore intima una dieta in Roma


dove Camillo rinuntia al suo Generalato.

CAP. 129.

Erano , gli oblighi, i pesi, le fatiche, et i debiti della Religione in tanto estremo grado
d'impossibilit saliti, aggiungendovi anco li molti stratij, e mali portamenti che venivano fatti
a' nostri da alcuni officiali de gli Hospidali nemici de Religiosi che da ogni cosa andavano
continuamente (*) nuovi richiami ad Pontefice (p. 298) supplicandolo d'alcun provedimento.
Dal che quasi infastidita sua Santit ordin espressamente al Protettore che rimediasse. Il
quale desiderando che la Religione non facesse naufragio sotto la sua tutela
dispiacendogli anco molto ch'un Instituto cosi importante dovesse quasi per far troppo
bene andare in ruvina; non ostante che'l Capitolo generale fusse molto vicino, intim una
Dieta in Roma nella sua presenza. Volendo che in quella intervenissero Camillo i suoi
Consultori, e li Provintiali solamente desiderando intendere da loro che rimedio si potesse
dare a gli occorrenti bisogni della Religione. Accorgendosi di ci Camillo conobbe
benissimo che in detta Dieta non si poteva trattar d'altro che di restringere di nuovo la sua
autorit, accio che esso governandosi col parere de' Consultori non potesse pigliar piu
tanti Hospidali, ne tanti pesi. Vedendosi adunque egli vecchio, e quasi distrutto dalle
fatiche si risolv di sbrigarsi una volta da tanti scrupoli e legami con rinuntiare l'officio di
Generale, e di ritirarsi sotto il quietissimo giogo della Santa Obbedienza. In ogni modo
diceva lui la Religione per gratia d'Iddio fatta donna grande, et h tanta et che pu
benissimo senza me conoscere il bene et il male e governarsi da per lei. Fatta
questa risolutione and subito dal Pontefice et ingenocchiato suoi piedi lo preg con
grande humilt ch'essendo lui gia vecchio e stanco dalle

*
Dopo continuamente, posto sopra la riga nuovi.
218
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

fatiche volesse concedergli gratia di fargli finire i suoi giorni in qualche pace e riposo
assolvendolo dall'officio di Generale. Ma essendo molto bene conosciuta dal Pontefice la
sua bont non volle per alhora risolversi sopra questo essortandolo (p. 299) nondimeno
con parole amorevoli a non far altro motivo per alhora. Ma Camillo c'haveva fatta ferma
risolutione di volersi ritirare vi ritorn di nuovo supplicandolo con maggior instanza che gli
volesse fare questa gratia. Alhora vedendo il Pontefice che lui stava fermo nel suo
proponimento gli promise che n'haverebbe parlato col Cardinale Precettore, e c'haverebbe
507
procurato di consolarlo. Congregata poi in questo mentre la Dieta alli 2. di Ottobre
1607.nelle proprie stanze e presenza del Protettore vi convennero li seguenti, Monsignor
Seneca Vescovo d'Anagni e Presidente della Riforma Apostolica chiamato dal Cardinale
per essere stato altre volte buon mezzo in accommodare le differenze della Religione, il P.
Camillo Fondatore, Adriano Barra Cesare Bonini e Marchesello Lucatelli Consultore:
Biasio Oppertis Provintiale di Napoli: Francesco Antonio Niglio Provintiale di Sicilia;
508
Francesco Pizzorno Provintiale di Thoscana Santio Cicatelli Provintiale di Lombardia;
Alessandro Gallo Provintiale di Roma, e Marcello Mansio Segretario della Consulta.
Questi essendo congregati insieme furono dall'Ill.mo Protettore con parole piene d'amore,
e di zelo essortati a spogliarsi d'ogni rispetto, et a dire liberamente quanto intendevano
dello stato della Religione, e del suo rimedio dimandando primieramente Camillo del suo
parere. Il quale stando piu che mai saldo nel proposito della riuntia non volendo parlare
d'altro rimedio se prima non parlare rimedio se prima non parlava di questo doppo haver
fatto un lungo ragionamento sopra l'instituto et all'amor de poveri che l'havevano forzato
pigliar tanti Hospidali, tanti Novitij, et far tanti debiti (p. 300) concluse che lui haveva
governato anni vintiquattro la Religione. E che ritrovandosi alhora vecchio stanco, e mal
sano era andato due volte dal Pontefice a rinuntiare il suo officio di Generale, ma che sua
Santit non l'haveva mai voluto risolvere. E per che pensava di ritornarvi quanto prima
per il medesimo effetto volendo ad ogni modo rinuntiare a quei Santi piedi. Il che pensava
di fare non come cosa nuova ne alhora nata nell'animo suo, ma come cosa vecchia e
molto avanti da lui essaminata e considerata. Dalle quali parole conoscendo il Cardinale
che Camillo non era per mutarsi cosi facilmente da quel suo proposito compatendo molto
alla sua vecchiezza deliber senza tenerlo piu sospeso di contentarlo e consolarlo. Onde
havendo mol-
219
C. 129 - RINUNZIA DI CAMILLO AL GENERALATO

to lodata la sua santa intentione gli fece intendere haver ordine dalla Santit del Pontefice
ogni volta che lui non si volesse acchetare di contentarlo et accettar esso la sua rinuntia.
Alhora Camillo quasi dolendosi del Cardinale che non gli havesse molto prima palesata la
gratia da lui ottenuta ingenocchiato subito in terra con molta humilt disse: che cosi come
lui haveva gia rinuntiato a piedi del Pontefice cosi anco hora rinuntiava in mano di sua
Signoria Ill.ma. Pregandola di piu instantemente c'havendo compassione alla sua
vecchiezza non volesse mai piu per l'avenire permettere che gli fusse dato altro carrico ne
governo. Protestandosi anco di non voler piu nella Religione alcuna sorte di privilegio o
prerogativa, ma voler star sempre sotto il giogo della Santa Obedienza come il minimo di
tutti. Qual rinuntia e dimanda essendo stata (p. 301) non solo dal Protettore, ma anco dal
Seneca grandemente commendata come attione degna d'un'huomo santo e fondatore
com'era lui ne restarono oltre modo edificati. Soggiongendo particolarmente il Cardinale
che bench lui fusse stato fin alhora amato e riverito nella Religione come Generale,
nondimeno che d'alhora avanti voleva che gli fusse portato doppio amore, e riverenza
meritando cosi le sue fatiche, et essendo egli Padre universale della Religione. Conche
essendosi dato fine a quella prima Congregatione cominci dall'istessa sera Camillo
portarsi come tutti gli altri sudditi non andando piu a sedere nel suo ordinario luogo del
Refettorio, ma nelle mense de gli altri Sacerdoti. Oltre di ci la mattina seguente havendo
fatto congregar tutti di casa disse loro c'haveva rinuntiato scrivendo anco di cio molte
lettere per tutte le case della Religione. Essendo questa rinuntia stata fatta da lui con tanto
suo contento e consolatione di spirito che quando giunsero in Roma i Padri della Dieta
esso di propria mano volle a tutti lavare e baciare i piedi. Facendo anco per loro mettere
mano ad una botte di buonissimo vino, dicendo che l'haveva serbata a posta per questi
ultimi giorni del suo governo allegando le parole del Santo Evangelio: Domine servasti
bonum vinum usque adhuc.
220
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

(p. 302)

Il P. Biasio Oppertis viene creato dal Pontefice


Vicario Generale della Religione.

CAP. 130

Il giorno seguente alla sudetta rinuntia essendosi di nuovo congregati i Padri nella
presenza del Protettore, e del Seneca prima che fusse altro proposto Camillo
ingenocchiato di nuovo avanti al Cardinale dimand gratia di poter dire alcune parole per
suo contento. Il che essendogli stato concesso replic e conferm di nuovo quanto
haveva fatto nel giorno passato dimandando anco humilmente perdono di quanti difetti
haveva possuto commettere nel (*) suo governo. Affermando non haver egli mai havuta
altra mira che la gloria d'Iddio, e la salute de prossimi, per la quale haveva egli sempre
procurato che la Religione si annidasse in questi santi luoghi de gli Hospidali. Disse di piu
che fin alhora esso non haveva mai dato essempio d'obedienza suoi figliuoli, e per che
dalhora avanti intendeva di farlo fino all'ultimo giorno di sua vita. Queste et altre cose simili
havendo dette di somma edificatione concluse non haver mai sentito tanto contento in vita
sua quanto alhora della risolutione c'haveva fatta, e del vedersi libero da ogni governo.
Havendolo poi il Cardinale fatto alzare e sedere f da tutti grandemente lodata quella sua
santa resignatione. Fu proposto poi dal Cardinale essere volont del Pontefice che si
facesse la nominatione d'un Vicario che in luogo di Camillo governasse (p. 303) la
Religione con tutta l'autorit di Generale. Dichiarando la mente di sua S.ta essere di voler
solamente sapere da' Padri chi loro giudicavano atto per tale officio, perch del resto
voleva esso sommo Pontefice elegerlo, e crearlo. Venuti adunque alla nominatione
scrivendosi da ciascuno, et anco da esso Camillo in una cartella il nome di quello che
s'intendeva esser buono, fatto poi lo scrutinio dal Cardinale si trov havere il maggior
numero de voti il P. Biasio Oppertis alhora Provintiale di Napoli. Il quale f anco da sua
510
S.ta con Breve Apostolico confermato et eletto Vicario beneplacito d'esso Pontefice .
Che quando intese l'ultima volont di Camillo intorno alla rinuntia non puot fare di non
restar molto ammirato,

*
Dopo nel, aggiunto sopra della riga suo.
221
C. 130 L'OPPERTIS NOMINATO VICARIO GENERALE

et edificato della sua bont. Volendo che di questa sua cosi eccellente attione e spontanea
resignatione ad perpetuam rei memoriam se ne facesse particolare mentione nel sudetto
Breve. Si fecero poi altre cinque Congregationi sempre nelle stanze e presenza del
Protettore e del Seneca. Nelle quali oltre che si fecero molti ordini di nuovo si accettarono
e confermarono anco tutte le Constitutioni antiche spettanti al governo, cio quelle che
furono tanto da Camillo contrariate, e da lui nel Capitolo passato fatte annullare.
Ordinandosi sopra tutto che si andasse per l'avenire molto riserbato in far piu debiti, in
ricevere piu Novitij, et in pigliare piu Hospidali, ma procurare di mantenere li presi, e non
levargli senza particolar saputa del Cardinale (*). Nell'ultima delle sudette Congregationi
desiderando Camillo in tutto e per tutto allontanarsi da ogni honore (p. 304) e riverenza
che gli poteva esser fatta nella Religione dimand in gratia al Protettore di poter esso con
un compagno starsene sempre dentro un'Hospidale di Roma per finire la sua vecchiezza
nel servigio de poveri, et anco per consolar tal volta l'anima sua con la visita de santi
luoghi. Protestandosi non volere per questo farsi altrimenti essente della Regola e giogo
dell'Obedienza, ma voler andare ogni settimana due volte in casa rappresentarsi al
Superiore, et a dimandare la sua colpa. La qual dimanda benche da tutti fusse stata
giudicata santa, nondimeno essendosi bene essaminata si ritrov non essere ispediente.
Allegando cosi l'Ill.mo Protettore come anco il Seneca che ci poteva dare non poca
ammiratione al mondo potendo quello pensare che la Religione per qualche demerito
l'havesse nella sua vecchiezza abbandonato, e cacciato di casa. Il che parendo anco
all'istesso Camillo ragionevole si tacque e non ne parl piu scusandosi che non haveva
pensato tant'oltre. Finalmente alli 12. d'Ottobre 1607. f dal Cardinale imposto fine alla
sudetta Dieta che dal Breve Apostolico vien chiamato Capitolo Intermedio. Il quale
essendo stato licentiato, cosi il Protettore come il P. Biasio Vicario, e tutti gli altri Padri
volsero, et ordinarono che Camillo come Fondatore dovesse haver sempre il primo luogo
doppo il Vicario, o qualunque altro Generale che fusse per l'avenire nella Religione.
Dandogli anco ampla facolt che lui non dovesse star sotto l'Obedienza d'alcun Superiore,
e che potesse andare, e stare in qualunque casa gli fusse parsa bene et ispediente

*
Man. palerm.: Manca la sottolineatura.
222
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

511
con un compagno sua requisitione . (p. 305) Ordinando che da tutti gli fusse portato
quell'honore e riverenza che la sua segnalata bont, meriti, e fatiche meritavano.

Dello stato in che lasci Camillo la Religione


doppo la sua rinuntia.

CAP. 131

Cominci adunque il P. Biasio Oppertis Vicario Generale insieme con la consulta a


governare la Religione dalli 13. d'Ottobre1607. nel qual giorno f dato e publicato il Breve
Apostolico, essendo l'anno Terzo del Pontificato di Paolo Quinto. Havendo Camillo
lasciata la Religione fondata e dilatata in quindici luoghi d'Italia, cio in Roma Napoli
Milano Genova Bologna Messina Palermo, Fiorenza, Ferrara, Mantova e Viterbo.
Havendo lasciato anco qualche principio di fondatione in Bocchianico sua Terra, et in
Civita di Chieti, in Borgo nuovo, et in Caltagirona. Ne quali ultimi quattro luoghi volse egli
fondare non perche vi fossero Hospidali di momento, ma solo per la raccommandatione
dell'anime, e per vedere che riuscita facesse la Religione in simili luoghi non cosi principali
come l'altre Citt sudette. Lasci anco nella Religione ducento quarantadui Professi
ch'alhora vivevano, de quali ottant'otto n'erano Sacerdoti, e la maggior parte de gli altri
Chierici destinati al Sacerdotio, oltre ottanta novitij. Essendo morti nello spatio di anni
vintiquattro ch'egli govern la Religione cento settanta (p. 306) suggetti, de quali
sessant'uno erano Professi. Lasci di piu otto Hospidali in mano e cura de nostri; cio
1'Hospedal Grande di Milano, il Grande di Genova, quello di S. Anna di Ferrara, quello di
Viterbo, 1'Incurabili con quel di S. Giacomo de Spagnuoli di Napoli, quel di Mantova, e
quello di Civita di Chieti. Ne primi quattro la Religione n'haveva totalmente la cura
spirituale, e corporale de gli Infermi. Nelli dui seguenti la cura solamente spirituale, e ne gli
altri dui, oltre la cura spirituale, anco una sopra intendenza nel corporale. Havendo visto
nel suo governo lasciarne tre de piu principali, cioe quello di S. Maria Nuova di Fiorenza,
quello della Nuntiata di Napoli, e quello degli Incurabili di Genova. Il qual ultimo si lasci
per causa di giurisdittione tra quei Signori governatori e li Padri. Lasci oltre di questo la
Religione gravata di trenta quattro mila scudi di debito che quasi tutti pagavano frut-
223
C. 132 - QUARTO CAPITOLO GENERALE

to, quali esso per diversi bisogni fece e particolarmente per mantenere molto numero di
persone per servigio de gli Hospidali. Poiche tra l'altre cose di che la Religione s'affliggeva
del molto fervor suo una era questa che quando pigliava la cura d'alcuno Hospidale, acci
gli fusse dato senza difficolt, si contentava d'ogni minima cosa per il vitto de suoi. Non
curandosi poi che per il vestito, per il restante che bisognava del vitto, e per mantener
d'ogni altra cosa necessaria quelli ch'erano necessarij per le mute, la Religione fusse
costretta aggravarsi ogni anno di molti debiti. Restando esso finalmente con un cuore et
animo tanto grande, e pieno di tanta confidenza in Dio che detti debiti gli parevano nulla.
(p. 307) E se piu tempo havesse governato, piu senza dubbio n'haverebbe egli fatto.
Impercioche dove si trattava di spesa che fusse andata in servigio de gli Hospidali o de
suggetti che stavano in quelli esso f sempre tenuto dalla Religione piu tosto prodigo che
liberale. Era d'eta Camillo quando lasci il governo d'anni 58. non ancora finiti.

Del Quarto Capitolo Generale dove il P. Biasio Oppertis


fu eletto Generale della Religione.

CAP. 132

Doppo la rinuntia di Camillo parve che la Religione respirasse alquanto non pigliandosi
piu tanti pesi d'Hospidali, ne Novitij, ma attendendosi a mantenere, e riformare quelli che si
trovavano gia presi. E perche li Signori Governatori della Nuntiata di Napoli pregavano con
instanza che si dovesse ripigliar di nuovo la cura del loro Hospidale, volendo il P. Biasio
far conoscere al mondo che la mente della Religione non era d'alienarsi dall'Instituto,
conforme alcuni affettionati di Camillo si presumevano, ripigli di nuovo detta cura.
Mettendovi solamente dodeci de nostri per l'aiuto, e governo de poveri gravi, e per il
servigio spirituale di tutti gli infermi. Approssimatosi poi il tempo del Quarto Capitolo
Generale alli 19.di Marzo 1608. se gli diede principio in Roma essendo i Voti di quello in
numero vintitre. Nel quale (essendo presente il Cardinal Ginnasio Protettore) f nel
medesimo (p. 308) giorno eletto Prefetto Generale della Religione il P. Biasio Oppertis da
durare nell'officio sei anni conforme la Bolla di Clemente Ottavo. Alli 24. poi del medesimo
(nel qual giorno anco si diede fine al Capitolo) furono similmente eletti per Consultori
Santio Cicatelli, Alessandro
224
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

512
Gallo, Christofano Giugno, e Domenico di Mattheo, e per Arbitro Nicolo Clemente . Dato
poi fine al Capitolo per gratia d'Iddio, e prudenza grande dell'Ill.mo Protettore senza alcuna
sorte di contesa, o litigio come altre volte era avenuto andarono tutti baciare i piedi al
Pontefice. Rallegrandosi molto sua Santit della nuova elettione del Generale fatta in
persona del P. Biasio, essortandogli particolarmente alla santa unione e conformit, e
sopra tutto non far piu debiti per l'avenire. Rammentandogli tra l'altre cose quel tanto che
nel sacro Concilio di Trento si conteneva in materia di non tenere nelle case piu numero di
Religiosi di quello che con le solite et ordinarie elemosine, o entrate si potessero
sostentare. Essagerando molto e replicando che dalla moltitudine de' debiti, e dal non
provedersi a bisogni necessarij de sudditi erano forzati i poveri Religiosi far molte cose
indegne. In fine promise che la Santit sua sarebbe stata sempre favorevole alla Religione
si come nelle occasioni ne haverebbono provato gli effetti e con questo si licentiarono i
Padri con molto lor contento. Essendo state nel sudetto Capitolo di nuovo confermate le
Constitutioni del governo Aristocratico fatte dal secondo Capitolo Generale et annullate dal
Terzo.

(p. 309)
De gli essercitii di Camillo doppo la sua rinuntia.

CAP. 133 *

Vedendosi adunque Camillo libero da ogni sorte di governo parve ch'alhora non gli
restasse da far altro che unirsi in tutto e per tutto con S.D.M.t. Solendo dir lui: Adesso per
gratia del mio Signore (che me n'h fatto la gratia) non mi resta da far altro se non unirmi
con lui, empire il mio sacchetto d'opere buone in questi Hospidali, e prepararmi per la
513
vicina morte . Per questo non volse egli ritrovarsi nel sudetto Capitolo Generale
ritrovandosi alhora in Napoli, dicendo che i suoi figliuoli havevano l'et, e che potevano
benissimo incaminarsi da per loro. In tal stato adunque di felicit come inebriato del divino
amore cominci egli di nuovo a fare il medesimo che faceva prima andando di Casa in
Casa go-

*
Man. Palerm.: In margine: 20 dic. 1704. Libro 2, cap. XIII, f. 14.
225
C. 133 - ESERCIZI DI CAMILLO DOPO LA RINUNZIA

dendosi di veder ben caminare i suoi figliuoli. Non adoprando esso piu parole per
insegnarli, e mostrargli la vera strada, ma fatti e vive opere di misericordia e di piet. In
ogni Citt dove andava stava ordinariamente cosi di notte come di giorno dentro gli
514
Hospidali , e quando stava in casa andava anco raccommandare l'anime de' morienti
515
. Uscendo esso o ritornando in Casa la prima cosa che faceva andava a dimandar la
516
benedittione a Superiori ingenocchiandosi fino in terra. Non faceva mai altra cosa
senza particolar saputa e gratia dell'Obedienza, e diceva anco ogni settimana la sua colpa
publicamente delle negligenze (p. 310) che diceva far esso nell'osservanza e nel profitto
spirituale conforme tutti gli altri sudditi, e novitij facevano. Ritrovandosi in Milano non
pareva che potesse trovar altro riposo, o refrigerio che affaticarsi et impiegarsi tutto
517
nell'aiuto de poveri. Onde scrivendomi di cio Thadeo suo compagno mi dice cosi: Il P.
nostro Camillo per la Dio gratia st bene e s' dato tanto al disprezzo ch'ogni uno resta
ammirato. Quanto alla fatica che lui f ci f stravedere, ogni notte f la guardia, e non
dorme se non quattr'hore. Lui communica gli ammalati, d l'oglio Santo, porta sepelire i
morti, ogni giorno f sermoni a poveri con il Crocifisso in mano, e con l'orinale alla cintura
518
. Fin qui sono parole del sudetto Thadeo, suo compagno. E con tutto che in questo
modo di vita cosi stentato e laborioso vivesse, esso Camillo nondimeno lo soleva
chiamare stato felice e non l'haverebbe cambiato con qualunque altro stato del mondo.
Per scrivendo egli stesso di questo suo contento al P. Alessandro Gallo gli dice cos: V.
R. in particolare prieghi per me, acci N. S. mi faccia cavar quel frutto dal mio felice stato
che'l suo santo cuore desidera. Il che altro non si pu credere che sia ch'io pervenghi al
colmo della vera perfettione Religiosa. E la sappia che per gratia di N. S. mi trovo tanto
contento che non baratteria il mio stato per tutto il mondo, e per qualsivoglia altro stato
519
non ne lasciando nessuno. Sia gloria di N.S. che me n'h fatta la gratia . D'una cosa
sola pareva che si pigliasse qualche ansiet, et era di veder la Religione aggravata di
debiti pregando caldamente il Signore che la liberasse di ci. Per questo scrivendo (p.
311) al P. Pietro Francesco Pellizzone gli diceva cosi: Del resto V. R. mi facci charit
alcuna volta scrivermi del suo benstare, e di tutti, e se ci sono infermi per gli Hospidali, e
per la Citt, e se si v in Santo Spirito, e come concorrono l'elemosine, e se nostro
Signore h mandato qualche aiuto per levare alcuna parte de' debiti. Il che haveria di
somma conso-
226
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

latione per esser fatti detti debiti da me. E tra l'altre cose che priego il Signore nelle mie
fredde orationi questa che ci leviamo di debito, spero che'l Signore ci far la gratia di
questo et altro520. Oltre tutte l'altre sudette opere di charit ch'all'infermi dell'Hospidale di
Milano faceva, andava esso ogni giorno inventando qualche altra cosa nuova per
beneficio loro. Particolarmente havendosi fatto comprare una paletta di ferro andava con
quella ogni giorno raschiando e nettando i mattoni, et il pavimento dell'Hospidale, e de
521
luoghi necessarij acci l'infermi non si imbrattasero i piedi . Anzi nel medesimo
Hospidale s'era infiammato di tanta charit che quasi era divenuto come un Avocato, e
Procuratore de poveri, poiche spesse volte entrava ne' Magistrati, e ne' Capitoli de' Signori
hora ricordandogli che nell'Hospidale mancavano camiscie, hora zimarre hora lenzuola, e
altra cosa simile. Gli avertiva similmente quando la carne era dura, o non ben cotta, o che
il vino non fusse stato perfetto, o che le minestre non fussero state ben fatte, et
accommodate. Et in modo lui era sollecito in questo pietoso officio, ch'alcuni di quei
Signori (non sapendo l'ardente fornace di charit che gli ardeva nel petto) se ne pigliavano
quasi fastidio, e lo tenevano per huomo insatiabile. Ma con tutto (p. 312) ci esso non
cessava di procurare e di dire il fatto e bisogno de' poveri non solo in materia delle sudette
cose picciole, ma anco proponendo e consigliando imprese maggiori. E cosi in Napoli piu
522
volte essort quei Signori che disfacessero quelle picciole stanze delli infermi et in
Milano che levassero da dentro 1'Hospidale de gli huomini la crociera et infermaria delle
donne. Ritrovandosi adunque nel sudetto Hospidal di Milano crescendo et augmentandosi
ogni giorno piu l'openione che tutti havevano della sua gran bont gli f scritto cosi dal
Cardinal Ginnasio nostro Protettore come dal P. Generale e Consultori che subito dovesse
cavalcare per la volta di Genova per visitare detta casa. Et esso con tutto che fortemente
si sentisse male della sua gamba per mostrare la sua pronta obedienza, obed quasi
volando e si part, rispondendo alla Consulta nel seguente modo: H ricevuta una delle
RR. VV. nella quale mi commandano ch'io vadi in Genova, hieri hebbi la lettera et hoggi mi
parto. Non mancar d'adoprarmi che le cose vadino bene senza nessuna sorte d'imperio,
ne di commandare a nessuno, ma solo essortargli, e forzarmi a dargli buono essempio
523
nelle mie attioni. Se ad altro son buono mi commandino, e non mi sparagnino in
nessuna cosa per servigio del Signore e della Religione. Giunto
227
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

poi in Genova, e dato buon principio alle cose, quasi dolendosi della Consulta c'havesse
cominciato di nuovo ad intricarlo nelle cose di governo, disturbando la sua santa quiete, e
consolatione di spirito tra l'altre cose gli scrisse cosi: Io ogni altra cosa haverei pensato
eccetto questa, cioe che le RR. VV. m'havessero commandato (p. 313) di far questa visita.
Ma per due cose la f volentieri. Una per la santa Obedienza che tant'anni l'h promessa,
e mai non isperimentata. L'altra sperando che ci sar il servigio di N.S. et il bene della mia
Religione. Del restante sanno molto bene le RR.VV. ch'io h commandato assai in vinti tre
anni e piu. E tempo ch'attendi a me stesso. E questo non per fuggire la fatica, ma per
gloria di S. D. M.ta e salute mia e della Religione. S che tutto questo le RR.VV. lo sanno,
e conoscono. Tuttavia li giuditij d'Iddio sono occulti. Mi rimetto alla santa Obedienza, et
tutto quello che sar la santa volont del Signore. Si ricordino che sempre sar fidele
524
miei Superiori, et alla mia Religione . Piu appresso poi seguita cos. La mia gamba st
alquanto piu male del solito, dico che la piaga fatta piu grande, et hoggi h cominciato a
dargli alquanto di riposo per alcuni giorni, a fine che si restringa alquanto. Et in questo
modo quel sant'huomo Padre e Fondatore della Religione non ostante che la sua vita
fusse stata quasi sempre una continua rota, e tormento di fatica e che al fine si ritrovasse
vecchio et impiagato, nondimeno con piu prontezza obediva e faticava nella vecchiezza
che non haveva fatto nella giovent (*).

(p. 314)

De molti doni che'l Signore concesse al suo servo Camillo.

CAP. 134

E perche la santa Scrittura parlando dell'huomo giusto dice: Lauda post vitam magnifica
post consummationem; acci piu chiaramente sia conosciuta dal mondo la segnalata
bont del P. nostro Camillo, raccontar brevemente nel fine della sua vita alcuna parte
delle molte virt e doni che S.D.M.ta gli concesse essendo egli

*
Seguono 41 pagine bianche, non numerate, nelle quali avrebbero dovuto essere trascritti i capitoli che
avrebbero dovuto completare la vita del P. Camillo, fino alla di lui morte.
228
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

525
in questa vita mortale. Cominciando adunque dalla santa Charit come dono lui piu
segnalato e familiare dico che lui f cosi infiammato di questa santa virt (particolarmente
verso gli Infermi de gli Hospidali) che la vista loro solamente bastava ad intenerirlo,
liquefarlo, e farlo scordare affatto d'ogni altro gusto, e sentimento terreno. Poi che quando
esso alcuno di loro governava o visitava, pareva che di molta piet e compassione si
distruggesse, et haverebbe volentieri sparso il proprio sangue per raddolcirgli il dolore, et
alleviarlo dalle infermit. Considerava egli tanto vivamente la persona di Christo in loro,
che spesso quando gli imboccava (imaginandosi che quelli fussero i suoi Christi)
dimandava loro sotto lingua gratie et il perdono de' suoi peccati, stando cosi riverente nella
lor presenza come stasse proprio nella presenza di Christo cibandogli molte volte
526
scoperto, et ingenocchiato . Una volta dicendogli un infermo in Roma nell'Hospidale di
Santo Spirito: Padre vi priego rifar il mio letto ch' molto duro; esso (p. 315) stette per
adirarsi con quello come gli havesse fatta una grande ingiuria ad haver usato quel termine
di pregarlo. Dicendogli: Dio vi perdoni fratello voi pregate me? non sapete ancora che mi
potete commandare come vostro servo e schiavo? E questo detto subito con gran
fervore gli rifece il letto. Un'altra volta nel medesimo Hospidale havendo Camillo cibato, et
fatto il letto ad un povero tutto impiagato, il quale (benche gli fusse stato fatto da lui ogni
sorte di charit) nondimeno pur si doleva e lamentava di non essere contento. Alhora
Camillo struggendosi di compassione abbracciandolo, et accarezzandolo caramente gli
diceva: fratel mio non piangere, e non ti dolere eccomi qui pronto per servirti vedi che cosa
posso fare per te, perche se bisognasse anco liquefarmi per amor tuo lo far volentieri, e
sappi ch h giurato d'esserti schiavo. E con queste parole amorevoli lo consol et
527
acchet . Quando pigliava alcun di loro in braccio per mutargli le lenzuola esso faceva
ci con tanto affetto e diligenza che pareva maneggiasse la propria persona di Gies
Christo. Et ancorche l'infermo fusse stato il piu contagioso o leproso dell'Hospidale, esso
nondimeno lo pigliava in braccio fiato fiato accostandogli il suo volto alla testa come
fusse stata la sacra testa del Signore. Quando lo posava sopra alcun altro letto usava una
diligenza mirabile che non stasse scoperto, ne con la testa bassa, ne che pigliasse freddo,
528
o vero che non mostrasse alcuna parte del corpo ignuda . Era egli per l'ordinario di
natura alquanto saturna, e melanconica, ma quando in alcuno Hospidale
229
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

entrava subito rischiarandosi il Cielo per lui pareva ch'ogni sorte di melanconia (p. 316) gli
passasse. Non solo parendo che divenisse allegro lui ma anco tutto l'Hospidale.
Rallegrandosi dell'andata sua i zoppi, i sordi, i muti, gli aridi e tutti quegli altri poveri
stroppiati, et insino ciechi ne sentivano l'odore, e lo chiamavano e salutavano per nome.
Partendo a detti poveri languenti che giungendo lui giungesse 1'Angelo a muover l'acqua
della Probatica Piscina sperando tutti di ricevere alcun conforto da lui. E certamente era
cosa di stupore che l'ombra e vista sua solamente (a somiglianza d'un altro S. Pietro)
pareva ch'apportasse sanit e refrigerio a detti infermi. Apportava per il contrario la sua
529
vista spavento, e terrore a Demonj poiche in Genova nell'Hospidale delli Incurabili delle
donne (ch'alhora stava sotto la cura spirituale de' nostri) ogni volta che lui vi andava prima
ch'entrasse la porta una certa spiritata inferma chiamata Margherita Todesca gridando, e
facendo strepito i Diavoli in lei, solevano dire: ecco gambone, ecco gambone, non potendo
soffrire di mirarlo. Entrato poi ne gli Hospidali andava ordinariamente trovare i piu gravi,
e quelli che stavano piu vicini alla morte procurando con tutti i modi possibili di fargli
passare contenti da questa vita. Non havendo esso altra mira in tutte le sue esterne
operationi che la salute dell'anime, per le quali tante fatiche, et ansiet si pigliava. Nel
proprio atto di cibar gli infermi stava egli tanto occupato in far bene quella attione che
530
pareva non gli restasse da far altra cosa nel mondo . Con una mano gli porgeva il cibo
in bocca, e con l'altra gli faceva vento, (p. 317) o cacciava le mosche. Con gli occhi
compativa alle loro miserie e con le orecchie stava pronto et accorto per obedire loro
commandamenti. Con la lingua gli essortava alla patienza et al fuggire i peccati, e col
cuore finalmente pregava Iddio che gli ne desse gratia. Quando poi haveva finito di
cibargli, o di fargli altra sorte di charit pareva che non si potesse distaccare da loro se
prima quelli di propria bocca non confessavano di restar contenti e sodisfatti, e di non
531
volere altro da lui. Nel licentiarsi da loro ordinariamente gli faceva la croce in fronte ,o
gli aspergeva d'acqua santa, e si raccomandava alle loro orationi. Solendo dir lui: Dio
volesse che nell'hora della mia morte mi giungesse un sospiro o una benedittione di questi
poveri. Molte volte nel licentiarsi da loro gli baciava le mani, o la testa, o i piedi, o le piaghe
come fussero state le sante piaghe di Giesu Christo. Molte volte gli dava l'acqua alle mani
e molte ancora esso proprio (non potendo quelli per qualche impotenza farlo) gli le
asciugava. Ma che sorte di
230
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

charit non gli faceva egli? Gli tosava, gli pettinava, gli tagliava l'unghie, gli nettava le
lingue, gli fasciava le piaghe, gli scaldava i piedi, gli asciuttava le camiscie quando erano
humide, gli medicava i cauterij, e spesso anco gli bagnava le tempie, le narici, e le polsa
532
d'aceto rosato per confortargli, e fargli in se rivenire . Soleva anco portare per
1'Hospidale uno o dui piccioli orinali alla cintura legati per non far levare essi infermi dal
letto acci non cascassero, non si bruttassero i piedi, overo che non pigliassero freddo. Et
essendo due volte la felice memoria di Papa Clemente Ottavo (p. 318) andato nel principio
del suo Pontificato all'Hospedale di S. Spirito esso Camillo gli baci i piedi con uno dei
sudetti orinali a lato 533. Volendo anco che tutti i suoi Religiosi ch'ivi si ritrovarono facessero
il medesimo; non curandosi di tanto honore, ne di tanta riputatione. Del che restarono
edificati non solo il Pontefice, ma anco tutti quelli altri Ill.mi Prelati ch'andavano in sua
compagnia; e l'istesso Pontefice quella volta si serv molto del parer suo per riformare
534
alcune cose di quell'Hospidale. Tenendolo almeno mezz'hora riserrato con lui in una
535
stanza da solo solo informandosi del sudetto negotio . Soleva spesse volte far fare in
casa del nostro Spetiale molta provisione di cose di zuccaro con le quali andava poi
confortando i piu gravi e spesso ancora gli soleva portare de' frutti, come de pomi granati,
536
aranci, o altre cose simili a loro non nocive . Et in questo lui non si sparagnava di
dimandare, o far dimandare a' ricchi per dare a detti poveri infermi. A quali quando esso la
notte faceva le guardie (il che era quasi ogni notte) pareva un facchino tanto andava
537
carrico per loro. Poiche oltra il Crocifisso, e libro per li morienti, et oltre li dui orinali
portava anco tre fiaschetti ligati intorno, uno d'acqua benedetta, uno d'aceto, et un'altro
grosso d'acqua cotta per rinfrescargli le bocche. Portava di piu una concolina di rame dove
potessero senza loro incommodo sputare, et uno o dui bicchieri di stagno per far le zuppe
alli piu estenuati o flussanti. Oltre di cio la santa charit l'haveva fatto diventar anco
perfettissimo cuoco andando spesso nelle cucine de gli Hospidali fargli di propria mano
qualche delicato (p. 319) sapore o minestra per alcun di loro, che fusse stato grave o
svogliato, o fastidito dal male. Ma che dico cuoco? era diventato anco Balio per amor loro
accarezzando spesso, e governando molti semplici figliuolini infermi cibandogli con la
pappina, e facendogli altri vezzi da pietosa madre, e se havesse havuto del latte senza
dubbio se l'haveria cavato dal cuore per darlo loro.
231
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

Di pi quando non sapeva (*) far altro, la notte andava pian piano coprendo l'infermi, o
vero con una candela in mano andava di letto in letto ammazzando i cimici che non gli
538
facevano riposare . Una volta vedendo esso nella Pazzaria di S. Spirito un poverello
tutto consumato, ma tanto brutto e pieno di schifezze che non si poteva mirare senza
grande abborrimento. Alhora esso andando casa (senza ch'alcuno sapesse che cosa si
volesse fare) pigli una conca grande di rame, un pezzo di sapone, un sciugatoio et
alcune herbe odorifere. Ritornato poi all'Hospidale et havendo fatta scaldare una gran
caldaia d'acqua, fatto mettere quel povero nella conca, lo lav con le proprie mani da capo
piedi baciando et asciugando caramente il corpo di quel meschino. Non parlava mai
d'altro, ne piu spesso, ne con pi fervore che di questa santa charit, e l'haverebbe voluta
539
imprimere ne' cuori di tutti gli huomini . Onde per infiammarvi i suoi Religiosi gli soleva
replicar spesso quelle dolcissime parole di Gies Christo: Infirmus eram et visitastis me.
Replicava anco spesso quell'altre d'Isaia: Haec est requies mea reficite lassum, et hoc est
meum refrigerium. Le quali in verit pareva che gli fussero nel cuore impresse (p. 320) e
scolpite tante volte le diceva e replicava. Dubitando poi che i suoi non si infastidissero di
ci soleva apportar loro l'essempio di S. Giovanni Evangelista quando similmente
replicava tante volte a' suoi discepoli quelle dorate parole di charit: Filioli diligete
alterutrum. Dicendo che poteva ben S. Giovanni Segretario della S.ma Trinit (che cosi lo
soleva chiamare) ricordargli d'altre cose, ma non volse lasciargli altro in testamento che le
sopradette consistendo nella essecutione di quelle tutta la legge e perfettione Christiana
540
. Quando vedeva ne gli Hospidali alcun secolare far la charit alli infermi, pareva che
n'havesse invidia come fusse andato torgli il guadagno di mano, e per esso tanto piu
nella charit s'accendeva. Solendo dir lui che gli Hospidali erano le Cave dell'Oro, e delle
541
pietre pretiose dove cosi lui come i suoi Religiosi si potevano fare eternamente ricchi .
Ne gli essercitij e nelle altre collationi spirituali a guisa di quei santi Padri antichi che
542
conferivano insieme delle virt cosi lui parlava e ragionava quasi sempre della charit.
Dimandando hor l'uno hor l'altro de suoi Religiosi come si potessero ben cibare gli infermi,
come nettargli ben le lingue, e come rifargli bene i lor letti. Facendo anco talvolta portare
nella presenza di tutti le tavole i scanni, il mata-

*
Dopo sapeva stato cancellato che.
232
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

razzo le lenzuola il capezzale e le coperte per vedere s'essi lo sapevano fare (*) come lui
giudicava bene. Cosi anco faceva provargli se sapevano far le proteste e raccommandar
l'anime a' morienti, facendo ch'uno facesse la persona dell'infermo, et un altro quella del
Padre che l'essortasse a morire. Dicendo lui che quelli sempre (p. 321) dovevano essere li
543
principali essercitij de Ministri de gli Infermi . Quando nelle lettioni della Mensa alcun bel
passo della charit sentiva piu delle volte lo faceva replicare sentendo assai piu gusto e
nutrimento l'anima sua di quella refettione spirituale che non sentiva il corpo della
refettione corporale. Nella Quadragesima similmente quando si faceva la predica del
Giuditio voleva che tutti i suoi Religiosi vi andassero per sentire il Processo della Charit
che in quel giorno si doveva leggere, et il premio grande che N.S. prometteva
misericordiosi in quel S.to Evangelio. Ma quand'esso in alcun Predicatore capitava che
non havesse per aventura trattato della charit verso gli infermi, ne restava mal contento,
parendo a lui che quella predica fusse stato come un'anello d'oro senza la pietra pretiosa.
Accorgendosi per sorte che alcun de' suoi ne gli Hospidali havesse schifato l'infermi o
sputato, o fatto altro segno per il quale havesse dimostrato sentir la puzza, esso subito lo
notava, e tal volta lo menava seco rifar qualche letto de' piu puzzolenti. Nettando poi
esso l'infermo con le proprie mani diceva: Il signor Iddio mi facci gratia di farmi morire con
le mani impastate di questa santa pasta di charit. Solendo esso paragonare detti suoi
Religiosi cosi tepidi gli Asini macilenti che fussero coperti di sella e gualdrappa d'oro
ricamate. Volendo inferir lui che si come sarebbe stata cosa bruttissima veder un Asino
macilente coperto di ricchissimo addobbamento, cosi anco era cosa brutta vedere un suo
Religioso tepido che non pregiasse ne facesse conto del suo instituto d'oro. Quando (p.
322) anticamente si andava da nostri ogni giorno all'Hospidale voleva che si caminasse
presto per haver piu tempo da spendere nel servigio de' poveri. E perche una volta quel
fratello che faceva la strada camin piano esso giunto all'Hospidale gli disse: o fratello e
544
che passo stato il vostro portavate forse la picca in spalla? Non era huomo che
vedendolo in mezzo a' poveri non restasse sommamente edificato di lui imparando et
Imitandolo in qualche cosa. Per questo un certo vecchio545 grand'huomo da bene

*
Dopo fare, stato cancellato conforme e scritto sopra della riga come.
233
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

chiamato Domenico (che soleva andare continuamente nell'Hospidale di S. Spirito a far la


546
charit dando particolarmente l'orinale e medicando i cauterij) scontrandosi una volta
con me nel detto Hospidale, mi disse: Questa lettione (mostrandomi un mazzetto d'hedera,
547
et un orinale ) l'h imparata da quel sant'huomo del Padre vostro Camillo, e Iddio
548
volesse ch'io fussi uno de' suoi veri discepoli, et imitatori. Quando hebbe cura de'
poveri nel Granaio delle Carrozze consumava le notti intere in cucire pagliaricci et empirgli
di paglia, accioch li poveri non dormissero in terra. Moltissime volte ancora ne gli
Hospidali faceva altre simili fatiche terribili, scopando, e portando in collo quando tavole,
quando scanni, e quando matterazzi, ne f mai possibile farlo da questo astenere ne anco
549
in tempo di vecchiezza, e quando f molto mal disposto di sanit . In fine chi potr mai a
bastanza raccontare quanti poveri infermi esso aiut, consol, e refriger? e quante
benedittioni da loro ricev? Molti non solo benedicendo lui ma anco il ventre della madre
che l'haveva portato e partorito. A quanti afflitti e dolenti del male esso col suo (p. 323)
proprio fazzuolo asciutt le lagrime piangendo anco lui con loro per piet e compassione?
Quanti n'aiut ben morire, a quali doppo la morte, e doppo havergli i debiti salmi et
orationi recitate esso con le proprie mani serr gli occhi, la bocca, e coperse il viso?
Andando poi subito a celebrar la Messa offerendo quel santo et immacolato sacrificio per
l'anime loro? Quanti prima che mandassero l'ultimo sospiro fuori esso condusse a vera
contritione e proposito di mai piu non peccare passando poi subito all'altra vita con questo
santo pensiero e proposito? Quanti non ben confessati per la sua continua vigilanza e
sollecitudine morirono con la confessione, e con gli altri debiti sacramenti che se stato lui
non fusse ne sarebbono passati di senza? Quanti poveri ignoranti esso ammaestr nella
Dottrina Christiana, e quanti sopra la fede, o disperatione, o altra pessima tentatione
550
tentati esso confirm, consolid, et a miglior sentimento ridusse ? Quanti poveri prigioni
e da tormenti stropiati esso aiut e cib? e quanti di loro stando condennati alla morte
esso con pietose parole a patientemente riceverla essort e confort? Ma di queste simili
attioni pie esso ne f cosi ricco, e dovitioso operatore che per la gran moltitudine che in
ogni tempo et in ogni luogo ne faceva non parevano piu cose segnalate in lui (*).
Ricevendo finalmente e sentendo in

*
Dopo lui sono state cancellate due parole non decifrabili.
234
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

se stesso tanto dolore e pena dell'altrui infermit che senza menzogna poteva benissimo
551
dire con S. Paolo: Quis infirmatur et ego non infirmor ? E non solo con gli infermi de gli
Hospidali fu esso in ogni tempo infervorato, ma anco hebbe sempre altretanto fervore e
552
charit verso gli agonizanti delle (p. 324) case private de Cittadini . Solendo dir lui che
gli Hospidali erano come il mar picciolo della Religione, ma la Raccommandatione
dell'anime era come il Mare Oceano grande e spatioso che non se ne ritrovava il fondo.
553
Per voleva che con isquisita diligenza questa charit si facesse andando molte volte
egli in persona cosi di notte come di giorno ad aiutar detti poveri morienti; non curandosi di
sentire qualunque incommodo e fatica per amor di loro. E certo ch'era compassione
grandissima vederlo alle volte (con tutta la sua gamba impiagata ch'appena se la poteva
strascinar dietro) salire scalinate tant'alte, cosi oscure e pericolose c'haveriano posto
spavento ad un'huomo sano non che impiagato com'era lui. Onde non poche volte gli
avenne dar stincate terribili per questo conto et anco percuotere la testa ne frontali delle
porte basse per esser lui molto alto di statura. Una volta in Roma ritornando da un
554
moriente di notte col P. Scipione Carrozza e non havendo lume diede la gamba
impiagata in un trave che stava attraversato nella strada per il nuovo mattonato con tanto
suo eccessivo dolore che casc in terra come morto. D'onde appena levatosi con l'aiuto
del compagno al meglio che puot lodando e benedicendo sempre il Signore si condusse
in casa portando cosi la calzetta come la scarpa piena di sangue che per tutta la strada ne
555
lasci . Dalla qual hora in poi si sdegn talmente detta piaga che mai piu bene non se
ne sent com'era prima suo solito. E con tutto ci diceva esso ch'al dispetto del Demonio
voleva andare a detti morienti di notte quando poteva, e non voleva che'l Demonio la
vincesse. Procurando (p. 325) anco che i suoi Religiosi stassero molto accorti e vigilanti in
questo. Nel che per tenergli maggiormente svegliati tal volta senza bisogno
(particolarmente quando pioveva o tirava vento) faceva prova et isperienza di loro,
mandandogli dire che si levassero per andare qualche moriente, et essendo poi vestiti
gli mandava dire che si ricorcassero perch non era piu bisogno. Ma con lui non
importava che fusse stata la piu pessima e dolorosa stagione dell'anno, perch vi sarebbe
andato quando anco fussero cascati tuoni e saette dal Cielo. Una volta in Roma di mezza
notte piovendo quasi a diluvio si ricord che dui de nostri cioe Alessandro GaIlo e
Gio:Batista Contronibus 556 erano
235
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL STGNORE A CAMILLO

fuori ad un moriente e perche la pioggia era grandissima non se gli poteva mandare il
cambio. Alhora esso, havendo compassione di loro, fattosi portare dui feltri dal
Guardarobba uno se ne pose addosso lui, e l'altro diede al compagno andando in quel
modo mutare li sudetti dui Padri. Dove giunti non si pu dire quanto ne restassero
attoniti e spaventati non solo i nostri, ma anco tutti di quella casa vedendo entrare nella
camera del moriente dui huomini cosi infeltrata all'improviso; particolarmente per essere
detti feltri bianchi e per havere i cappucci molto lunghi. Quali havendo esso Camillo posto
addosso a' medesimi suoi Religiosi gli mand subito a casa riposarsi restando egli al
557
moriente . Molte volte ancora gli avenne che andando o ritornando esso di notte da
qualche moriente se gli smorzava il lume per strada dalla molta furia del vento, o pioggia,
onde veniva costretto (p. 326) cosi all'oscuro cacciarsi da mezzo mezzo ne fossi de
l'acqua, e nelle lave delle strade. Et una volta ritornando cosi bagnato in casa trov la fune
del campanello rotta, onde bisogn ch'aspettasse un gran pezzo fuori della porta. Et in
simili accidenti soleva egli dire tal volta al compagno (conforme anco diceva S. Francesco
a Fra Leone): Adesso s fratello direi che noi fussimo veri Ministri de gli Infermi se cosi
bagnati et infangati come siamo ci bisognasse star tutta la notte qui fuori, o vero se in
cambio d'aprirci il Portinaro, et introdurci dentro uscisse tutto infuriato per havergli noi rotto
il sonno e doppo che ci havesse mal trattati di parole, ci dasse anco molte buone
bastonate lasciandoci al fine qui fuori al vento, et alla pioggia. Alhora direi io Fra Leone
che noi saressimo veri Ministri delli Infermi se cosi conci e mal trattati havessimo patienza,
e non ci alterassimo niente. Del che il Signore ce ne facci la gratia per sua misericordia, e
ce la facci intendere. Voleva (*) che sopra i morienti s'orservassero da nostri alcuni suoi
avertimenti cioe. Che non se gli tirasse dell'acqua santa in faccia per non spaventarlo, ma
che se gli dasse pian piano toccandolo col dito, o con l'aspergia. Che non se gli mettesse
il Crocifisso sopra il petto, ma al capezzale massime se fusse stato d'ottone, o d'altra cosa
pesante per non impedirgli la respiratione 558. Che doppo la morte stassero almeno per lo
spatio di tre Miserere a coprirgli il viso, o serrargli l'occhi per assicu-

*
(*) Man. palerm.: La trascrizione fatta cos: Voleva ecc., cio 1 che non ecc., 2 che non ecc., 3 che dopo
ecc., 4 che nello ecc., 5 che in detto ecc., fino: S. Passione di Cristo (tutto sottolineato) e in margine:
Documenti vedi citato libro 3. f. 343.
236
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

rarsi perfettamente che fusse passato. Dicendo lui che in questo haveva visto et
isperimentato cose maravigliose, e che teneva per certo che la maggior (p. 327) parte de
morienti morivano affocati per non osservarsi questa regola. Voleva che nella stanza del
moriente non si piangesse ne ridesse, ne si parlasse di cose impertinenti, ma che tutti in
santo silentio orassero e pregassero per il felice passaggio di quell'anima. Voleva che in
detta attione i suoi religiosi non gli parlassero ne dicessero punti sottili ne speculativi, ma
che parte leggessero, e parte gli ricordassero alcuna cosa pietosa pertinente solo al dolor
de peccati, al fermo proposito di non offendere pi Iddio, alla speranza della divina
misericordia, alla patienza, alla perseverenza della fede, e sopra tutto alla santa passione
di Gies Christo. E benche lui sentisse molte volte disputare se li infermi in quell'ultimo
passo sentissero, o no, nondimeno egli attaccandosi alla parte piu sicura voleva che
sempre se gli ricordasse alcuna cosa almeno per dar tormento e spavento Diavoli, e per
accendere a maggior divotione i circostanti. Dicendo lui ch'ogni volta che sopra detti
morienti si nominava il S.mo nome di Gies o di Maria che apunto era come tirare una
559
saetta, o pietra in fronte al Demonio . In fine560 non solo esso teneva sempre aperte le
viscere della Charit sopra l'infermi, et altri morienti ma anco verso tutti gli altri prossimi
poveri e miserabili. Per questo ordinariamente ne' suoi viaggi soleva far elemosina a
quanti mendici scontrava facendo anco tal volta portare dal suo compagno una sacchetta
di pane ligata all'arcione della sella per questo effetto. Ritrovando alcun povero pellegrino
infermo o spedato per strada subito gli faceva provedere di cavallo, o di alloggiamento:
lasciando (p. 328) poi la mattina danari all'hoste, come fece il Sammaritano, che
n'havesse cura. Similmente trovando alcun Sacerdote a piedi, o altro Religioso (de quali f
egli sempre osservantissimo) ancorche non fusse infermo, f talvolta che dismontando
esso da cavallo, overo facendo dismontar altri de' suoi, fece cavalcar quelli. Li quali
facendo alcuna ripugnanza, esso con una santa forza gli costringeva pregandoli, e
commandandoli poi finalmente ch'almeno lo facessero per santa obedienza. E f talvolta
ch'alcuni di quelli si portarono cosi poco discretamente con lui che passando avanti due o
tre miglia indietro lo lasciarono caminando e seguitandoli esso piedi per fanghi, e per
561
montagne con non poco suo disaggio per la piaga della gamba . Ne viaggi di mare con
le Galere ordinariamente voleva sapere se vi fussero infermi, o altri poveri convalescenti, e
sapendo
237
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

che ve ne fussero esso gli visitava ancorche fussero stati infedeli, e gli raccommandava
all'Infermiero overo ad alcuno altro de nostri. Gli faceva anco provedere delle cose
necessarie, e piu volte distribui per loro tutta la sua provisione che portava per il viaggio.
Dicendogli non s che volte alcuni di quei poveri galeotti del remo che loro erano Religiosi,
o sacerdoti, e che volentieri haveriano tal volta recitato l'officio divino se havessero havuto
il Breviario, o gli occhiali, esso subito giunto in terra gli ne faceva provedere. E f talvolta
c'havendo quelli altro in testa che di recitare l'officio subito venderono detti Breviarij, il che
essendo stato riferito Camillo esso di nuovo gli ricompr e mand loro. Non potendo
pensare che lo facessero (p. 329) per inganno, ma si bene costretti dalla fame, e dal
bisogno. Quando vedeva alcun Comito c'havesse battuto detti poveri huomini di Chiesa
esso havendo estrema paura della scommunica, non gli parlava pi. Et havendo visto una
volta ch'uno de' suoi gli haveva parlato subito giunti in terra volle che se ne confessasse
562
per maggior cautela . Piu volte dovendo quelli haver delle funate per qualche
mancamento commesso esso mettendosi in mezzo pregava e strapregava tanto fin che
dal Comito, o Capitano gli faceva perdonare. Quando haveva poi finito il suo viaggio,
ordinariamente donava elemosina detti poveri e piu volte ancora gli mand da Casa
scarpe camiscie calzoni, o altra cosa simile che gli fusse stata richiesta. A poveri mendici
che venivano alla Porta voleva ch'ogni giorno se gli dasse elemosina di pane, o minestra e
di quanto in casa avanzava, e piu volte anco esso proprio la dispensava loro. E questo era
cosa ordinaria in lui che quanti poveri trovava alla Porta quando entrava, o usciva a tutti
563
faceva dare un pezzetto di pane per uno. Piu volte ancora lasci e si lev da bocca la
propria sua portione per darla loro. Una volta nella casa di Genova intese che'l
Superiore haveva dato ordine al Portinaro che non dasse piu pane alla Porta del che esso
se n'alter non poco, e lo mortific aspramente dicendogli fra l'altro le seguenti cose: Che?
l'havete forse zappate voi queste elemosine? Et io vi dico che se voi non farete bene
poveri, manco Iddio ne far voi e nell'hora della vostra morte sarete misurato con quella
mezza canna con la quale voi misurarete questi poverelli. (p. 330) E si vidde piu volte per
isperienza che quando si dava elemosina alla Porta ne veniva anco in casa con
abondanza e quando n non ne veniva. Soleva dire piu volte in questo proposito: Confida
in Dio, pusillanimo, e butta il pane nell'acqua, cioe nel fiume di questa
238
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

presente vita ch'indi poco lo trovarai, cioe nel mare della vita eterna. Quando ritrovava
per strada alcun povero stracciato spesso lo chiamava e se lo menava dietro, et in casa
poi gli faceva dare qualche camiscia, o altro vestimento vecchio, o vero gli faceva lavare o
rappezzare quelli che solevano essi portare non gli sofrendo il cuore di vedere le carni
nude de poveri. Tal volta ne giorni di festa soleva mandare a poveri prigioni le bisaccie
piene di pane; et altri giorni gli mandava tosare o fare altra sorte di charit. Quando
intendeva che in alcuna casa della Citt si ritrovava qualche povera vedova, overo altri
orfani che non havessero aiuto, o che fussero infermi, esso fin da casa gli mandava delle
564
minestre, dell'ova del brodo de carboni, e fino alle orzate e pisti gli faceva fare in casa .
Replicando egli spesso quel versetto di David: Beatus vir qui intelligit super egenum et
565
pauperem, in die mala liberabit eum Dominus . Replicava anco spesso ne suoi
ragionamenti quell'altre parole di S. Giacomo: Haec est vera Religio, visitare pupillos et
566 567
orphanos, et custodire se immaculatum ab hoc seculo . In fine haveva egli il cuore e
l'anima sua tanto piena di piet che non solo gli huomini infermi, carcerati, vedove et
orfani haveva compassione, ma anco semplici et innocenti animali. Una volta andando
egli in Abruzzo (p. 331) trov per strada un picciolo Agnelletto, alhora nato che non
essendosene accorto il pastore l'haveva lasciato. Onde esso sentendolo piangere, e
ricordandosi dell'innocente Agnello Gies parve che se gli commovessero tutte le viscere
di piet, e dismontando da cavallo lo pigli e se lo port in seno riscaldandolo e facendoli
carezze, fin che raggiunto il pastore gli lo diede. Un'altra volta in Roma essendo state
568
tagliate l'unghie ad un gatto vecchio e tanto antico di casa che lo chiamavano fondatore
dicendo i Cuochi che haveva fatto non s che danno in Cucina. Vedendolo esso che gli
569
usciva il sangue da' piedi , gli ne venne tanta compassione che fece fare una diligenza
isquisita per sapere chi fusse stato per dargli un notabile ricordo ma non f mai possibile il
poterlo ritrovare570. Piu volte ancora ritrovando per strada alcuni contadini ostinati che
battevano i loro animali per essere cascati in terra, o per non voler caminare, esso gli
haveva compassione e gli pregava che non gli dassero, mettendo anco le mani sotto la
571 572
soma per aiutarli ad alzare . Am sommamente la santa Povert pregiando e
dilettandosi piu esso di quella che non fanno gli avari delle molte ricchezze loro. Per
andava egli sempre poveramente vestito non curandosi che le sue vesti fussero
239
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

573
vecchie, e rappezzate . Stentando non poco i Padri per fargline portare alcune nuove
che quando andava attorno per le case essi di nascosto gli facevano, levandogli
secretamente le vecchie et mettendovi le nuove. Et avenne una volta in Ferrara che vend
detti nuovi vestimenti a Giudei per sovvenire a' bisogni di quella povera casa. Vedendolo
piu volte il (p. 332) Cardinal Paleotto andar cosi mal trattato di vestimenti particolarmente
vedendogli un mantello molto vecchio addosso, f costretto (per la grande affettione che
gli portava) di commandargli che se ne facesse un nuovo. Dicendo non star bene ch'un
Generale andasse cosi disprezzato, e vilipeso, e vedendo che lui non lo faceva mai
command al compagno in presenza d'esso Camillo che gli lo facesse fare da parte
sua574. Desider nondimeno di portar sempre i suoi vestimenti netti e senza alcuna
bruttezza, ma in questo non puot egli cosi facilmente rimediare per la continua prattica
575
c'haveva ne gli Hospidali, tra gli, unguenti, et ogni altra cosa simile . D'una cosa sola
non volse patir bisogno ne carestia, che f di pezze di fascie, e di filaccia per la molta
materia che buttava la sua piaga. Onde non se gli poteva fare il maggior presente quando
andava in visita per le case che fargli trovare alcuna scatola piena di pezze o filaccia che
molte Signore benefattrici e sue divote di propria mano gli facevano e serbavano apposta
per lui. E f tal gentildonna che si tenne favor grande in cambio delle sudette pezze
bianche e polite poter rihavere alcune di quelle bagnate di quella marcia che di nascosto
gli facevano pigliare per la gran devotione che gli portavano, e per il gran concetto di
576
santit c'havevano di lui . Nel resto f egli cosi povero di spirito, e cosi scrupoloso e
nemico della robba altrui ch' guisa del santo e cieco Tobia quanto sent balare il capretto,
avertiva e stava vigilante che non entrasse mai cosa d'altri nella Congregatione. Per
questo non poche volte rimand indietro grosse elemosine dubitando (p. 333) che quelle
fussero state date per errore. Cosi avenne una volta fra l'altre c'havendo il Signor Camillo
Rinuccini dato per elemosina al Procurator nostro di Roma chiamato Francesco Lapis un
cartoccio con cento scudi d'oro dentro, dubitando il buon Padre nostro che'l benefattore
havesse fatto errore per non esser solito dar l'altre volte piu ch'un cartoccio d'un scudo
ogni mese gli lo rimand subito indietro facendolo avisato di quell'errore. Del che stupito et
edificato quel gentilhuomo non volendo dire se l'havesse dato per errore o n, disse ch'ad
ogni modo gli lo donava, e se mal non intesi mi parve che anco gli ne aggiungesse alcun
altri di pi
240
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

577
per quella fidelt . La prima volta che'l medesimo Procuratore and a dimandare
578
l'elemosina al Signor Nicolo d'Angelis , quello postasi mano in tasca cav dui testoni, e
gli li diede. Giunto poi in casa ritrov che tra detti dui testoni era anco traposta una doppia
di Spagna. Il che parendo Camillo poter essere stato errore subito lo mand indietro a
restituire detta doppia. Trovando veramente che Nicolo non haveva pensato dar altro che
li dui testoni. Onde ne rest tanto edificato che oltre donargli detta doppia gli disse anco
che dall'hora in poi ritornasse sempre ogni mese per l'elemosina, obligandosi per
benefattore perpetuo come poi sempre f. Anzi divent tanto divoto di Camillo che quando
lo vedeva, subito se gli ingenocchiava avanti dimandando la sua benedittione. Piu volte
ancora portando il medesimo Procuratore alcune altre elemosine grosse lo soleva Camillo
dimandare chi gli l'havesse date. E dicendo quello il tale, o il tale Prelato per (p. 334)
havergli io detto che stavamo in gran necessit. Alhora facendogli esso Camillo una buona
riprensione lo rimandava subito indietro restituire dette elemosine dicendo: Va, digli
veramente che noi stiamo in necessit, ma non in gran necessit come hai detto. Volendo
che si disdicesse di quella parola (grande) parendo a lui che fusse bugia, e di non poter
ricevere con buona conscienza dette elemosine, restando di cio i benefattori grandemente
579
ammirati, et edificati . Quando Camillo faceva la guardia di notte nell'Hospidale di S.
580
Spirito era cosi scrupoloso della robba del detto Hospidale che mentre recitava l'officio
sopra alcun moriente, ne anco voleva bruggiare l'oglio del1'Hospidale, ma si faceva
portare il suo proprio oglio da casa. Anzi era venuto in tanta sottigliezza de scrupoli che ne
anco lo voleva recitare al lume dell'istessa lampa che stava continuamente appicciata la
581
notte avanti l'altare della Madonna . Non poche volte ancora mandando esso i suoi
Religiosi in alcuna Vigna per eshalare alquanto i cattivi humori conceputi ne gli Hospidali
commandava loro che non toccassero frutto alcuno senza espressa licenza del Padrone, o
del Vignarolo, e facendo quelli il contrario dava loro asprissime penitenze. Cosi avenne
una volta che ritrovandosi egli con molti de' nostri nella Vigna del Mignanelli in Roma per
haver quelli solamente colti alcuni pochi fichi senza licenza; mand correndo a casa
pigliare un mazzo di discipline, e la fece subito fare tutti quelli c'havevano fatto il difetto.
Et anco al P. Macario che non haveva mangiato altro ch'un gambo di finocchio selvaggio.
Facendo in questo modo convertire tutta (p. 335) quella poca ricreatione
241
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

in una santa mestitia spirituale. Lasciando poi ad ogni modo la sera alquanti danari al
Vignarolo per i fichi che s'erano possuti mangiare che non erano arrivati al numero di
582
trenta. Un'altra volta pur in Roma havendo un fratello convalescente portato in casa da
una Vigna dui o tre ravanelli, dimandato da Camillo se gli haveva colti con licenza del
Vignarolo, rispose di n. Alhora cosi stanco e fiacco com'era lo rimand subito dalla
583
Madalena fin sopra la vigna di S. Honofrio a ripiantare detti pochi ramolacci . Nella virt
584
della santa Purit f egli cosi privilegiato dal Signore che quella come Sole tra le stelle
lampeggiava in lui. Poi che quando di questa santa virt ragionava, ne mostrava tanto
zelo, e l'inalzava tanto al cielo che la berretta gli cascava fin sopra gli occhi, e le vene della
gola, e della fronte se gli gonfiavano per l'enfasi. Volendo poi dare alcun essempio
moderno sopra ci (si come anco S. Paolo diceva del suo ratto) soleva egli dire: Io
conosco un'huomo che per gratia d'Iddio sono gi pi di trent'anni che tanto sente questa
tentatione quanto la sente questa muraglia. Battendo cosi forte il muro col pugno che
pareva havesse la mano di ferro. Soleva dire oltre ci: che pu fare, che pu fare il
Demonio quando un huomo ripugna brutti pensieri? prima si farebbe bere un Asino per
forza quando non h sete che farlo acconsentire. Diceva non haver trovato rimedio piu
efficace contra loro che quando il Demonio cominciava a spuntare il pensiero subito subito
senza trattenersi manco un momento cacciarlo, sputargli in faccia, e non far conto di lui
585
. Il che veniva mirabilmente (p. 336) da esso osservato non solo ammazzando subito
ogni primo moto di quelli con scrollar la testa e sputargli in faccia, ma anco fuggendo,
come dalle Vipere, da ogni minima occasione. Dicendo lui che in questa sorte di tentatione
non c'era occasione per minima che fusse che non dovesse parere, et essere stimata
grandissima, poi che anco le picciole faville di fuoco erano bastanti a bruggiar ogni gran
monte di paglia. Per questo fuggiva egli cosi grandemente la vista delle donne che quando
per strada s'incontrava con loro piu volte o mutava la strada overo non potendo cio fare
calandosi il cappello avanti gli occhi affrettava talmente il passo per fuggire presto
quell'incontro che al compagno bisognava quasi di trottargli appresso. Ma la maraviglia era
quando s'incontrava con loro in alcun sentiero, o strada stretta perche alhora ritornava
indietro, overo si cacciava da mezzo mezzo nel fango per non approssimarsi a quelle.
Volendo piu tosto imbrattarsi i vestimenti, et essere dal Mondo riputato come stolto
ch'approssi-
242
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

marsi all'occasione di potersi macchiare pur un tantino la limpidezza dell'anima sua.


Schiv sommamente di non ritrovarsi mai a parlare da solo a solo con alcuna di loro per
santa e miracolosa che fusse. Procurando ancora sempre che i suoi facessero il
medesimo, ordinando loro sotto pena della sua disgratia che mai l'uno si perdesse di vista
con l'altro. E se per sorte si fusse avisto ch'alcuno de suoi havesse solamente alzato gli
occhi in faccia ad alcuna di quelle lo confondeva e mortificava fino alla confusione, et era
questo un difetto irremissibile appresso di lui. Il simile era delle parole men che sante et (p.
586
337) honeste, e d'ogni altro atto di poca honest . Una volta in Fiorenza dicendogli uno
de' suoi Consultori: Padre hoggi h visto la Regina di Francia, esso mirandolo torto, e
facendosi maraviglia di lui gli rispose: et io non haverei caminato manco un passo per
587
vederla . Non solo la lor vista era da lui grandemente fuggita et abborrita, ma anco di
stargli appresso, et questo era uno de' suoi grandissimi tormenti. Massime quando era
costretto d'ascoltare alcuna Signora benefattrice che per qualche suo spirituale bisogno gli
havesse voluto parlare lungo de' suoi travagli, com' solito di farsi nel mondo per
raccommandarsi alle orationi de servi d'Iddio. Piu volte adunque parlando egli con alcuna
di queste Signore, e volendo quelle per meglio essere intese accostarsegli alquanto piu
appresso, quanto piu quelle si accostavano lui, tanto piu esso ritirandosi indietro con
tutta la sedia si discostava da loro. Et in questo modo gli avenne particolarmente una volta
che l'una accostandosi, e l'altro scostandosi caminarono cosi sedere per tutta una sala
588
. In fine f egli cosi zelante di questa santa virt, e la teneva in tanta zelosia che soleva
dire: Non solo la vista e vicinanza delle donne, ma anco l'ombra loro doversi fuggire cento
mila migliaia di miglia. E lui piu volte questo osserv fuggendo e non volendo, passare ne
anco per sopra l'ombra loro. Nel qual modo per gratia dell'Onnipotente Iddio a guisa d'un
altro S. Giobbe si poteva dar vanto senza bugia (almeno dalla sua conversione in s) di
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non haver mai volontariamente posti ne fissati gli occhi in faccia ad alcuna donna . Per il
contrario poi quando per (p. 338) alcuna necessit della Religione era costretto parlare
con alcuna di loro (delle quali per tutto se ne trovavano sempre molte, massime de
Signore principali che desideravano vederlo, parlargli, et havere la sua santa benedittione)
esso facendo animo a se stesso parlava con loro con ogni santa libert, et affabilit
religiosa 590. Procurava nondimeno di spedirsi quanto prima entrando
243
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

per l'ordinario a parlar con loro d'infermi, di morienti, d'Hospidali, e d'altre simili cose
spaventose coprendo quanto fusse stato possibile l'infinito abborrimento ch'esso sentiva di
quella prattica e conversatione. Anzi una volta in Roma a prieghi d'alcuni suoi divoti (che
per molti giorni sopra cio lo pregarono) acconsenti di ritrovarsi presente alle nozze d'una
sposa sedendo tavola in mezzo di loro. Nella quale stando il suo compagno (ch'era
fratello della sposa) molto mortificato, esso facendogli animo gli disse: Hors, fratello dite
alcuna cosa di divotione, e non vi vergognate, perche N. S. Gies Christo si volse una
591
volta ritrovare nelle nozze di Cana di Galilea . Del resto f egli cosi gran nemico de gli
huomini dati questo mancamento che benche quelli fussero stati li piu grand'huomini del
mondo, et anco quando ci fusse andato il pericolo della sua vita lui non haveria mancato di
592
riprendergli quando in presenza sua n'havessero mostrato alcun segno . Per il
medesimo effetto fuggiva egli parimente da ogni luogo dove si fusse suonato, o cantato, o
ballato. Onde ritrovandosi esso piu volte in Chiesa far oratione con gli altri massime la
mattina per tempo (p. 339) quando si faceva l'oration mentale, e passando alcuno per
593
strada c'havesse suonato, o cantato, esso subito a guisa di cane scrollava la testa,
overo sputava, o tossiva, o faceva altro strepito per non sentirla. Andando egli una volta
da Padova Milano e passando per mezzo d'un Villaggio dove da Contadini si ballava; il
Carrozziero per vedere le donne ballare si ferm: pensando Camillo che si fusse guasta
alcuna cosa della carrozza andando alhora con le portiere serrate. Ma sentendo poi il
suono delle pive, e de gli altri istromenti, et accorgendosi che'l Carrozziero stava trattenuto
apposta per vedere il ballo si pigli tanta rabbia di questo che cominci a gridare come un
594
matto . Facendogli nella presenza di tutta quella gente un gran ribuffo con farlo passare
avanti, ne mai pi per strada lo puot mirare con buon occhio. Anzi giunto in Milano per
questo solo non gli volse dare la mancia, o ben andata com'era solito. Nella virt della
595
santa obedienza bench'egli non havesse havuto mai occasione di mostrare la sua
perfettione in questo per essere stato sempre Superiore della Congregatione, nondimeno
doppo che rinunti l'officio di Generale non manc di darne illustrissimi e segnalatissimi
596
essempi . Poi che con rutto ch'egli fusse gia vecchio, e che solamente la sua veneranda
presenza rendesse odore di santit, nondimeno come fusse stato un novitio alhora uscito
dal mondo si pose sotto la correttione e giogo della santa
244
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

obedienza, non facendo mai cosa alcuna senza la volont e saputa del Superiore. Onde
era cosa di gran maraviglia vederlo piu volte cosi vecchio (p. 340) e fondatore e che
tant'anni era stato Generale, e che spontaneamente haveva rinuntiato ingenocchiarsi nella
presenza di tutti e dire la sua colpa de gli ordinarij difetti come solevano fare tutti gli altri
Padri e fratelli. Ma piu gran stupore rendeva quando finito d'accusarsi accettava con
grandissima humilt la penitenza impostale da' Superiori. Quali piu delle volte erano
giovani, e che lui stesso gli haveva nella Religione accettati. Oltre di cio haveva tanto
scrupolo di fare o tenere qualche cosa contra la volont dell'Obedienza che nell'istesso
giorno che rinunti l'officio and dal P. Alessandro Gallo alhora Provintiale di Roma, e gli
present una lista d'alcune poche cose necessarie che teneva in camera. Dal quale
essendoli stata data ampia facult di tenerle esso non si puot mai acchetare se prima
597
quello non gli sottoscrisse detta lista . Il che faceva sempre in tutte l'altre sue cose non
ostante che cosi il P. Biasio che successe lui Generale come tutta la Consulta
l'havessero fatto essente da ogni obedienza e soggettione. Ma lui poco o niente
servendosi di quella voleva caminare per la strada regia, e far piu tosto la volont d'altri
che la sua. Il medesimo fece sempre ne gli atti della santa humilt essercitandosi spesso
hora in lavare i piatti in cucina et hora servendo in Refettorio massime in alcune feste
598
principali dell'anno . Mai non volle acconsentire che potendolo far lui alcuno lo servisse
in Camera, ma da se stesso si serviva e si scopava, e molte volte ancora nelle nostre
599
infermarie esso proprio faceva l'infermiero . Quando alcuno (p. 341) de nostri veniva da
fuori, o vero da fare le sette Chiese, esso voleva esser sempre de' primi a lavargli i piedi,
con baciargli poi alla fine della lavanda. And spesse volte (*) per Roma alla cerca del
pane con le bisacce in collo, non ostante che sopra ci gli ne fusse stato fatto da suoi
divoti molte riprensioni 600. Mai alcuna altra attione d'humilt non si fece in casa, che lui non
volesse essere de primi. Onde piu volte con una veste di tela addosso quando si fabricava
portava con la Barrella calce, pietre, mattoni, overo uscendo in strada portava della legna
601
dentro, o spandeva li panni con gli altri . Nel suo modo d'andare e pratticare procedeva
con tanto dispreggio di se stesso e tanto povero di vestimenti che se non havesse portata
la Croce haverebbe parso un povero prete forastiero. Cosi pens una

*
Dopo volte stato scritto alla cerca e poi cancellato.
245
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

volta in Roma un Sagrestano, poi che essendo andato Camillo nel giorno di S. Michele
Arcangelo a dir la messa nella sua Chiesa in Borgo doppo che l'hebbe finita pensando
quel buon Sagrestano che fusse un povero prete forastiero per vederlo cosi mal concio di
vestimenti gli pose un giulio in mano per elemosina. Ma lui con somma modestia gli disse
che lo ringratiava molto di quella charit e che poteva far di meno per alhora di non
riceverla lasciando detto giulio al Bacile. Voleva che i suoi facessero studio grandissimo in
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questa santa humilt per farne acquisto essercitandoli spesso in quella . Per non f
mai possibile ch'alcuni superbi et ambiziosi la potessero vincere ne impattare con lui,
603
perch ad ogni modo voleva che stassero bassi et humili . Una volta (p. 342) facendo
egli ragionamento publico suoi religiosi dimand ad uno di loro in che cosa potevano li
nostri sentire, et havere qualche amor proprio. Gli rispose quello che in molte cose, ma
particolarmente in farsi accommodare la barba suo modo. Alhora dubitando lui che
alcuno de' suoi si dilettasse di portare la barba piu lunga dell'ordinario disse: Adesso
adesso voglio che tutti non solamente se l'aggiustino, ma che anco se la radino. E lui f il
primo farsela radere non curandosi di quella mortificatione purche gli altri la portassero
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tutti egualmente . Nel recitare l'officio divino f egli cosi divoto et attento che non si
trov mai huomo al parer mio piu scrupoloso di lui in questo. Per quando lo poteva dire
accompagnato lo faceva volentieri per il timor grande c'haveva di lasciarne alcuna cosa:
solendo spesse volte dimandare al compagno s'haveva detto bene. Et in questo spendeva
quasi le giornate intere replicando esso, o facendo replicare al compagno ogni minima
sillaba, o particella che non havesse egli ben intesa, o che non havesse quello ben
606
proferita . Quasi mai ne recit alcuna parte mente, ma sempre con gli occhi sul
Breviario stando esso ordinariamente ingenocchiato e scoperto. Stent molto per
avezzarsi dirlo in Carrozza, o cavallo quando andava in viaggio, ma in questo modo
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non diceva altro che l'hore . Era osservantissimo in farsi tutte le croci, et ogni altra
cerimonia conforme s'ordinava nelle rubriche, ne gli n'havereste fatta lasciar una per
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quanto oro copriva la terra . Se mentre stava recitando detto officio alcuno havesse
picchiato la sua porta (p. 343) overo che'l suo compagno havesse tossito, o fatto altro
strepito esso subito metteva il dito sopra il versetto dove si ritrovava, e ce lo teneva molto
forte per timore che non havesse trapassato qualche cosa. Voleva che'l compagno
dicesse alto, chiaro,
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VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

e distinto e non dicendo cosi lo faceva replicare. Et avenne tal volta ch'esso replic
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almeno diece volte una parte per dirla bene, e con quell'attentione che lui stimava
doversi dire parlandosi alhora con Dio. Per questo alle volte alcuni poco patienti lo
fuggivano, e si nascondevano per non esser chiamati a recitare detto officio con lui, tanta
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pena sentivano in vederlo replicare cosi spesso una medesima cosa . Bisognando
ordinariamente che'l compagno per acchetarlo gli dicesse: Padre V. R. si accheti e rimetta
ci alla mia conscienza perch h detto bene, e non h lasciato cosa veruna. E di piu h
detto fino Terza, o Sesta, o Nona, e non gli resta a dire altro hoggi che Vespera e
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Compieta, e li segni stanno ben posti al Breviario, e non potr far errore . E con tutto ci
a lui pareva di non essere scrupoloso, e si maravigliava quando intendeva ch'alcuno era
tale. Et and tal volta secretamente alle porte delle camere loro per sentire come io
recitavano, e sentendo ch'alcuno di quelli ancora replicava se ne stupiva, e chiamava de
gli altri sentirlo per maraviglia. Havendo poi ascoltato qualche poco lo soleva riprendere
dicendo: Ah scrupoloso scrupoloso, e f tal volta ch'alcuno di quelli gli risposero: Medice
612
cura te ipsum . Il simile era nel celebrare la santa messa, quale ogni mattina celebrava,
non (p. 344) lasciandola mai se non fusse stato impedito da qualche grande impedimento
613
di viaggio, o d'infermit, o d'altro servigio de' poveri . Ma ne' viaggi si sforz anco di non
lasciarla mai non ostante che in alcune povere ville fusse costretto pararsi di paramenti
tanto corti che per essere lui molto lungo si vedesse alle volte un palmo e mezzo di
sottana, e buona parte delle maniche. Ma in questo rimedi egli poi per qualche tempo
portando con seco tutti i paramenti, et anco l'hostie e le candele havendo scrupolo di
consumare le candele de sudetti poveri preti delle Ville. Soleva essere nelle sue Messe
molto lungo, per l'isquisita diligenza che nel dir le secrete faceva massime ne' Mementi,
614
nel consecrare, e nel purificare la patena cosa ch' me non basta l'animo di raccontare .
Faceva sempre infallibilmente le inclinationi fino in terra non ostante che per quelle
sentisse molto dolore nella sua piaga della gamba. Si confessava sempre che poteva
avanti la messa, e non trovando alhora (*) il confessore subito finita la messa, avanti che
615
rendesse le gratie si confessava . Non essendo poi occupato in altro aiuto de poveri
stava molto tempo in rendere dette gratie. Una

*
Dopo alhora stato scritto sopra la riga il.
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C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

volta ritrovandosi egli nel mezzo della piu frequente piazza di Livorno e ricordandosi di non
s che scrupolo fece fermare il Sacerdote ch'andava con lui e subito cosi in piedi in piedi si
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confess . N mai altro rimedio ritrov per dar quiete all'anima sua che tener sempre la
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sua conscienza candida e pura per mezzo della subita confessione . Onde quando
sentiva nominare Purit di cuore, o altra cosa simile subito pareva che gli piovesse (p.
618
345) una pioggia di manna, e di dolcezza nel petto tanta gioia e contento sentiva . Mai
esso non celebr la Messa senza prima haver recitato l'officio, ne poteva sentir quelli
ch'allegavano la nuova openione venuta da Spagna. Gli dispiacevano quei Sacerdoti che
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la finivano presto, et haverebbe voluto ch'almeno l'havessero durata mezz'hora . Una
volta gli f dimandato: Padre che farebbe V. R. se mentre dice la Messa doppo la
consacratione del Calice vi cascasse dentro una mosca, o altra cosa simile? esso rispose:
come, che faria? me la inghiotteria, e piu volte m' occorso di farlo, e l'h fatto, e mi sono
mortificato per amor d'Iddio. Un'altra volta havendo scrupolo che mentre communicava il
popolo gli fusse cascato un minimo fragmento, entrato in sagrestia mand subito il
Sagrestano fuori con una grossa candela accesa cercare di quello con maraviglia di
quanti stavano in Chiesa. Voleva che quanto prima si sodisfacesse a' suffragi, et alle
messe che i suoi Sacerdoti erano obligati dire per i Padri e fratelli defonti, e lui sempre a
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tutti loro offici e mortori si ritrov . Era nelle lettioni , orationi, e meditationi molto
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assiduo consumando la maggior parte della notte in quelle . Per viaggio similmente
624
non mancava mai di far l'hora dell'oratione mentale volendo anco che i suoi compagni
facessero il medesimo, anco quando si ritrovavano per mare, o per terra, in carrozza, o a
cavallo. Si compiaceva molto della solitudine, e de' luoghi solitari de' boschi e delle selve
accompagnando spesso le sue orationi con il canto de vaghi augelli. Tutti si stupivano
ch'un (p. 346) huomo cosi impiagato di gamba dalla quale ogni giorno una libra di materia
usciva potesse star tanto tempo ingenocchiato. Havendo oltre di ci nel mezzo d'ambedue
le ginocchia un'osso ch'usciva in fuori che pareva un Ovo di gallina. Nell'oratione mentale
della mattina, et anco nella santa Messa molte volte se gli vedevano calar giu da gli occhi
rivoli di lagrime. Orando tal volta con le braccia aperte massime piedi del S.mo
Crocifisso della cui imagine era oltre modo divoto 625. Era solito offerir spesso all'eterno
Padre l'amarissima passione del suo unigenito figliuolo per li peccati di tutto
248
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

il mondo, e per i bisogni di Santa Chiesa a quali pensando pareva che venisse meno di
dolore tanto internamente gli sentiva. Voleva anco che i suoi Religiosi pregassero e si
ricordassero continuamente de benefattori della Congregatione cosi vivi come defonti,
626
dell'anime del Purgatorio, e di quelli che stavano in transito et agonia. Solendo dir
spesso ch'un religioso de nostri stando in cella a far oratione poteva con lo spirito trovarsi
627
presente e raccommandar l'anime di quanti morienti passavano per tutto il mondo .
Raccommandava caldamente la divotione del proprio Angelo Custode dicendo esso che
n'haveva ricevuto speciali favori. Voleva in fine che sempre si orasse, o meditasse alcuna
cosa cosi stando in casa come per le strade e ne gli Hospidali. Dicendo lui che'l corpo
doveva fare gli essercitij esteriori, ma l'anima doveva star sempre unita con Dio
628
nell'interiore . Nelle sue orationi non andava appresso a certi punti troppo sottili, o
speculativi, ma rinchiudendosi (p. 347) tutto nel S.mo Costato del Crocifisso ivi si
tratteneva, ivi dimandava gratie, ivi scopriva i suoi bisogni, et ivi faceva alti e divini colloquij
col suo amato Signore. Del resto tutte l'altre cose del mondo erano per lui come morte e
sepolte. Orava egli non gia per sentite quel gusto e suavit celeste, ma piu tosto per
629
maggiormente ripigliar forza nelle fatiche, e nell'impresa della salute dell'anime . Per
questo gli dispiacevano non poco alcuni de suoi che mentre stavano ne gli Hospidali et era
tempo di faticare et operare, quelli sotto pretesto di non volersi distrarre dall'unione
interiore stavano come incantati non potendosi muovere. Dicendo esso che non gli
piaceva quella sorte d'unione che tagliava le braccia alla charit. E ch'era somma
perfettione mentre era tempo di far bene poveri aiutargli, e lasciare alhora Iddio per Iddio
poi che di contemplarlo non ci saria mancato tempo in Paradiso. Pareva lui difficile ch'un
anima potesse amar perfettamente Iddio non amando anco il suo prossimo facendogli del
bene, et aiutandolo nelle sue miserie potendolo fare, et havendone la commodit, et
essendovi particolarmente obligato per instituto. Replicando piu volte a questo proposito il
detto di S. Giovanni: Se non amo il mio fratello che veggo com' possibile che possa
630
amare Iddio che non veggo ? Era lui divotissimo oltre gli altri santi suoi divoti della
Santa Vergine Regina de cieli, pero andava ordinariamente per le strade recitando la sua
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corona ,e cosi anco essortava che tutti gli altri suoi religiosi facessero. Una volta
dispensando egli nella casa di Genova (p. 348) un mazzo di corone a' fratelli si fece
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C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

avanti un Sacerdote che gli ne dimand una: Camillo vedendo questo lo dimand: non
havete voi la corona? rispose quello di n. Alhora esso maravigliandosi molto di lui gli
disse: Sacerdote senza corona che Dio t'accreschi honore. Mai non pass per avanti ad
alcuna imaggine di Nostra Signora, d'altro santo (della quale si fusse accorto) che non
gli havesse fatta riverenza scoprendosi ancorche fusse piovuta molta acqua. Andava
634
molte volte sentir le musiche, et i canti delle Chiese, e vi mandava anco volentieri i
suoi religiosi allegando che S. Agostino ancora doppo la sua conversione se ne dilettava e
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compiaceva non poco . Voleva che nelle nostre Chiese vi fussero organi e spesso
mentre lui celebrava la messa, e stava nelle secrete voleva che si suonassero. Stava
vigilantissimo che le cose pertinenti al divino culto fussero bianche, nette e polite e sopra
637
tutto la lampa del Santissimo Sacramento . Si viddero ancora mirabili effetti delle sue
orationi. Una volta si ritrovava egli in tanta necessit e penuria di danari per li molti debiti
c'haveva la casa di Roma che non sapeva piu humanamente come fare, e come
provedere al vitto de' Padri per il giorno seguente. Et essendo andato piu volte nel banco
del Altoviti per farsi pagare una poliza del Popolo Romano di ducento cinquanta scudi, non
f mai possibile potergli riscuotere. Dicendo il banco non haver piu danari del Popolo
Romano, onde egli si vidde quella volta nella maggior strettezza del mondo. Non sapendo
adunque altro che fare ricorse finalmente al S.mo Crocifisso pregandolo caldamente
volesse rimediare alli (p. 349) bisogni della sua pianta, ricordandogli l'antica promessa da
lui fattagli che l'haverebbe sempre aiutato. Fatto questo et uscendo di casa S. D. M.ta lo
fece incontrare con Cesare Zattara alhora Cassiero d'Agostino Pinelli che mosso
compassione di lui gli pag esso detta poliza liberandolo da quell'angustia grande et
afflittione. Un'altra volta in Napoli ritrovandosi in detta casa cento e diece bocche di
famiglia, e mancandovi il pane per la mattina giunto il tempo del desinare and il
Refettoriero fargli intendere che non vi era pane a bastanza e se voleva che si
suonasse. Alhora alzando lui il cuore Iddio e raccommandatogli questo bisogno ponendo
grandissima fiducia nella divina providenza disse: Andate a suonare. Il che benche
paresse strano al Refettoriero andava nondimeno confidentemente a suonare; ma stando
per mettere la mano alla fune della campanella ecco che si senti per tutta la casa suonar
molto forte il campanello della porta. Quale essendo stata aperta trovarono che la
Viceregina Contessa di Benevento mandava per
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VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

elemosina molti facchini carrichi di pane, e di frumento con maraviglia grande di tutta la
casa. Volendo Camillo che di quel pane (come pane mandato dalla divina providenza) ne
fusse anco mandato tutti i Padri e fratelli che stavano nel Novitiato, e ne gli Hospidali.
Una volta ritrovandosi esso in viaggio col P. Cesare Bonini giunsero in una certa strada
c'haveva diverse vie, e non sapendo qual fusse la buona per loro stavano come confusi
particolarmente per essere molto vicina la notte. Alhora Camillo ricorrendo alle sue solite
(p. 350) arme dell'oratione, e ricordandosi di quel che fece S. Francesco in un'altro caso
simile, disse al compagno: serriamo gli occhi, e sproniamo i cavalli che Iddio ci metter
nella buona strada. E cosi fecero, e cosi la trovarono. Piu volte ne' suoi viaggi giungendoli
addosso la notte in luoghi pericolosi, pieni di neve, acque, montagne, e non sapendo esso
la strada, e vedendosi come perso ricorrendo all'oratione gli usciva incontro alcuno che
l'accompagnava alla buona strada. E lui dui volte tenne che quelli non puotero essere altro
che Angeli mandatigli dal Cielo per suo scampo. Uno liberandolo dalla Valle e piano di
cinque miglia in Abruzzo ch'era tutto coperto di neve, e non si vedeva la strada per essere
di notte: e l'altro liberandolo da un'altro simile pericolo d'acqua tra Bologna e Ferrara.
Molte volte nelle sue orationi f sentito la notte gridare e contrastare come combattesse
co' i Demoni: et una volta chiam ad alta voce in suo aiuto il P. Francesco Profeta che
portasse il libro della Raccommandatione dell'anima. Et essendovi andato si fece fare le
proteste come stasse alhora per passare, e per rendere l'anima Iddio. Ne mai si puot
sapere perch causa questo facesse solamente che si sparse voce per casa che i Demoni
l'havevano voluto strangolare. Molte volte ancora andava di notte far oratione in Chiesa
avanti il S.mo Sacramento, e piu delle volte s'ingenocchiava sopra la sepoltura de Padri.
Solendo dir lui: O se questi miei Padri e fratelli che stanno sepolti qui potessero ritornare al
mondo come sariano ferventi, come osservanti, e come (p. 351) amatori de' poveri, et io
ingrato che vi sono non ci penso e non lo conosco. Quando esso soleva parlare di questa
santa virt dell'oratione per ammaestramento de suoi gli soleva dire cos: Fratel mio
quando tu fai oratione se ti senti alcuna devotione, o consolatione di spirito, ringratia Iddio,
quando n, non te ne rammaricare, e pensa che per qualche tuo difetto non la meriti. Ma
non per questo quando ti senti cosi arido et indevoto hai da cessare dall'oratione, anzi
alhora pi che mai hai da perse-
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C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

verare. E benche alhora parer che non ti possi raccogliere in te stesso almeno fatti forza,
et f una delle tre cose, o recita la corona della S.ma Vergine, o mira sempre con gli occhi
fissi la nuda imagine del Crocifisso, overo quando anco non potessi arrivare questo,
alhora non far altro che combattere e cacciar via da te li vani et otiosi pensieri. E benche
tutta l'hora dell'oratione se n'andasse in questo combattimento sappi ch'alhora molto si
compiace Iddio di vederti cosi combattere e far resistenza detti pensieri. In fine tutte le
sue piu alte contemplationi, estasi, ratti, e visioni consistevano in trattenersi quasi le notti
intere a mirar fisso sopra qualche corpo morto, o moriente, o altro povero infermo
destrutto. Et in detti corpi cosi estenuati e macilenti considerava esso l'estrema miseria
della vita humana. Il che faceva per tenere continuamente il cuore e le carni sue trafitte col
chiodo del santo timor d'Iddio e col tenebroso pensiero della morte. Il quale se l'haveva
fatto tanto familiare, et amico che mangiando, dormendo, caminando, o parlando sempre
(p. 352) stava, e vigilava con lui. Anzi per assuefarsi meglio in questo andava spesso di
notte ne' cimiteri, e campi santi de gli Hospidali a vedere sotterrare i cadaveri. Et in simili
spettacoli d'horrore imparava esso vivere per morire, e quelli furono sempre suoi libri e
638
le sue schuole dove impar a disprezzar il mondo, et amare i suoi prossimi . F nel
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mangiare e nel bere temperantissimo contentandosi sempre dell'ordinario del Refettorio
640
. Metteva molt'acqua nel vino, e riprendeva anco alcuni giovani novitij che questo non
facevano. Mai essendo sano non volse ne dimand cosa alcuna particolare, anzi ne anco
in tempo che per le sue continue indispositioni, n'haveva molto bisogno. D'ogni cosa
mangiava non facendo conto se le vivande fussero state bene, mal preparate, cotte, o
non cotte, sciapite, o molto salate, ne mai di questo parl ne si lament. Solamente si
guard sempre di mangiare funghi per un certo scrupolo rimasto nella mente sua
641
ch'essendo fanciullo havesse fatto voto di non mangiarne . Pativa egli continuamente
un'ardentissima sete non solo per la sua gran piaga della gamba che tanta materia
purgava, ma anco per haver il fegato caldissimo. Per questo havendo egli sempre la
lingua, e le fauci della gola asciutte era forzato tal volta a bere di mezzo giorno. Ma che?
haveva tanto scrupolo di questo (dubitando che'l suo compagno, o altri che lo vedevano
non se ne pigliassero male essempio) che quando si faceva portar da bere voleva che
insieme con lui bevessero anco tutti gli altri. Ma egli piu delle volte ingannava se stesso
per
252
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

amor (p. 353) d'Iddio poi che havendo in mano l'acqua, o il vino, e stando per bere si
sciacquava solamente la bocca non bevendo altrimente, offerendo S.D.M.ta a guisa di
David quando gli offer l'acqua della cisterna di Betteleme quel grande incendio che nella
642
lingua e nello stomaco sentiva . Dormiva poco, e cosi nello spogliarsi come nel vestirsi
osserv sempre una modestia tanto grande che mai nissuno si puot dar vanto d'haver
vista alcuna parte del suo corpo ignuda, ne tampoco uscir dalla sua stanza che non fusse
643
stato tutto decentemente vestito . Consigliava tutti i suoi Religiosi che quando si
spogliavano, o vestivano, o stavano soli in Camera che si imaginassero di star sempre
nella presenza d'Iddio, e dell'Angelo lor custode, e cosi esso infallibilmente faceva et
644
osservava. Osserv sempre strettamente i digiuni di S. Chiesa . Nel che era tanto
estremamente scrupoloso che molte volte non fidandosi de gli Horologi di casa, mandava
veder le sfere de gli altri Horologi di fuori per vedere s'erano suonate l'hore dubitando di
non anticipare il tempo. Nel pigliar poi quella poca refettione della sera era similmente
tanto timoroso che subito assettato mensa prima che rompesse il pane lo pesava e
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ripesava molte volte con la mano per timore che non passasse tre oncie . E dubitando
alcuna volta di questo lo faceva pesare con le bilancie nella sua presenza, e trovandolo
per disgratia di buon peso subito ne faceva tagliare un bocconcino. Il che quando si
trovava nelle case della Religione poteva passare, ma il tormento era quando si ritrovava
in viaggio. Poi che non potendo (p. 354) sopra questo haver patienza gli hosti se ne
pigliavano affronto grandissimo come il pane non fusse di peso. Non potendosi far capaci
della sua gran bont ne potendosi cavar di testa che ci non si facesse per miseria et
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avaritia . Et una volta nelle montagne di Genova and bene in collera una certa
donna hostessa la quale non havendo altro che le bilancie grosse di legno e li pesi di
pietra non puot mai aggiustare le dette tre oncie, e con tutto cio Camillo pur stava forte in
volere che l'aggiustasse. Alhora fatta quella impatiente gli disse: Pesatelo et aggiustatelo
pur voi ch'io non me n'intendo. Per non trovarsi adunque esso in detti conflitti piu volte
quando si partiva dalle case, e sapeva che per viaggio haveva da fare qualche Vigilia si
648
portava il pane nelle bulgie pesato per star piu sicuro . In fine dove andava il pericolo
del peccato esso si saria lasciato piu tosto tagliare a pezzi ch'esporsi a quello solendo dir
lui che questa era la chiave dell'horto procurar di tenere sempre la conscienza libera e
lontana da ogni
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C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

649
peccato . Una volta di Quaresima benche si sentisse molto male, et havesse havuto per
tre giorni continui la febre non per questo volse mai romperla ne lasciare il digiuno.
Un'altra volta pur di Quaresima (per essergli i cibi salsi contrarijssimi) s'ammal talmente
che stette per molti giorni 650 con la febbre addosso non volendo mai romperla. Ma nel
Sabbato Santo vedendo i Medici che lui stava estraordinariamente male furono costretti a
commandargli per Santa Obedienza che pigliasse un brodo et alhora obed. Del resto
trattava (p. 355) il suo corpo tanto male che diceva non haver altro maggior inimico nel
mondo di quello, e lo soleva chiamare corpaccio, Frate Asino, e sacco di vermi. Quando
faceva alcuna essortatione a' suoi religiosi intorno al patire, e faticar volentieri per amor
d'Iddio, e de poveri gli soleva ricordare quel detto di S. Francesco: E' tanto il bene
ch'aspetto ch'ogni pena m' diletto. Gli soleva dire ancora: Ti piacer fratel mio caro di
vederti una volta a sedere in una di quelle sedie beate del Paradiso? Adunque perche
adesso ti rincresce la fatica? perche non stenti e travagli adesso? perche sparagni, e non
metti sbaraglio questo corpaccio che dimane puol essere un sacco di vermi? Diceva poi
al fine; Fratello non ti racconto favole, ma ti dico cose che questa notte le potresti vedere
651
se venisse la morte . Ad alcuni che si mostravano stanchi dalle fatiche, gli soleva
chiamare, Soldati d'acqua dolce che si perdevano, et annegavano in un bicchiero d'acqua
652 653
. Diede sempre ottimo saggio della sua molta patienza sopportando quasi infinite
volte per amor d'Iddio, e per dimandare alcuna cosa necessaria alli infermi aspre e terribili
mortificationi da huomini vili e serventi de gli Hospidali, persone di poca charit, e di
manco discretione. Ma lui di questo non si curava ne rispondeva, ma stava saldo come un
Torrione. Una volta facendosi egli la chierica di mezza notte (per essere ritornato
quell'hora dall'Hospidale delle Carrozze) quel fratello che gli faceva lume chiamato Gio:
Antonio di Mutio essendo anch'esso mezzo addormentato per disgratia gli scol tutta una
grossa (p. 356) candela di cera in testa con non poco dolore d'esso Camillo. Il quale
senz'alterarsi ne disdegnarsi punto mai gli disse una minima parola di riprensione,
ancorche detta cera se gli fusse cosi bene attaccata a' capelli che per molti giorni non si
654
puote distaccare . Piu volte ne' suoi viaggi diede cascate terribili con restargli la gamba
impiagata sotto il cavallo avenendo ci con tanto suo dolore che tramortiva in terra
bisognando che molti scavalcassero per aiutarlo. E con tutto cio non faceva altro lui in
queste
254
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

simili cascate che ringratiare Iddio dicendo a' suoi compagni per non fargli piu addolorare:
Non niente. Dicendogli una volta in Genova (*) cosi il Signor Giulio Spinola come il
655
Signor Stefano Lomellino suoi molto divoti et affettionati: Padre habbiate alquanto piu
cura della vostra persona, e non andate tanto in volta, et habbiate riguardo alla gran piaga
c'havete. Esso gli rispose: Signori non mi sono mai curato di me stesso, ma solo della
gloria di Dio, e per ne anco me ne voglio curare adesso che son vecchio e mi saria di
sommo contento s'io cascassi e morissi per amor suo dentro un vallone fosso di queste
strade. Ne' continui viaggi che faceva per terra giungendo la sera all'Hosteria subito
pareva che in quell'Albergo giungesse il silentio la modestia, la piet, e l'honest,
accompagnate dalla (**) temperanza, et da ogni altra virt. Pareva che Christiano stette
tutto il d a sentirlo discorrere, e parlare di cose segnare le stanze separate esso, e' suoi
compagni si mettevano recitare l'officio divino, dicevano le letanie, et avanti che
andassero a letto facevano l'essame di conscienza appunto come se stassero (p. 357)
nella casa della Religione. In tavola similmente piu delle volte faceva leggere alcuna
lettione spirituale portando esso a questo effetto sempre con seco qualche opera di Fra
Luigi di Granata massime la Guida de peccatori, del qual libro era oltre modo affettionato.
O vero non potendo far leggere si sforzava d'osservare silentio non alzando mai gli occhi
per le mura dell'Hosteria per non vedere ne leggere i motti sporchi, o altre cose vane che
in quelle sogliono essere dipinte. Quando esso ritrovava che in alcuna Hosteria vi fussero
dell'imagini di Santi per le stanze sempre andava ad alloggiare in quella ancorche del
resto vi fussero cattivi letti, et ogni altra cosa peggiore. Anzi tal volta per non alloggiare
altrove faceva giornate lunghissime per arrivarvi non curando di tormentarsi tutta la vita. Et
una volta ancora fece una patente di partecipatione ad un Hoste di Serravalle perche
quello teneva alcune figure di Santi nelle stanze. Era cosi amico della parsimonia, e
temperenza che anco quando tutta la tavola era piena di vivande esso si contentava del
suo ordinario non toccando, ne tagliando del resto, havendo scrupolo di rompere l'altra
656
robba dell'hoste . Ordinariamente pigliava sempre la peggior parte per se dando la
migliore al com-

*
Dopo Genova, scritto sopra della riga cos.
**
Dopo accompagnate, era stato scritto da poi cancellato e corretto sopra della riga con dalla.
255
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

pagno. Per quando per alcuna cagione non potevano havere un letto per uno, esso (che
ad ogni modo desiderava dormir solo) mettendosi un pagliariccio in terra dormiva in quello
volendo che'l compagno dormisse nel letto, e nel materazzo. Quando passava per alcuna
Citt dove non vi fusse stato ancora657 la prima cosa che faceva era andare visitare gli
Hospidali, (p. 358) et essendovi conosciuto da alcuno subito era publicata la sua andata
per tutta la Citt, e molti correvano per vederlo, e per haver la sua benedittione. E la prima
volta ch'and in Civita di Chieti f tanto il contento ch'hebbero quei popoli di vederlo che gli
658
uscivano incontro con le ciaramelle . Quando lui andava per viaggio in carrozza, o con
altra cavalcata sempre andava parlando di cose spirituali. E non c'era pericolo che dove
stasse lui si parlasse d'altro, poi che l'istessa presenza sua cagionava timore, e divotione.
659
Una volta andando egli per la Lombardia si pose nella sua carrozza un certo Giudeo
che non portava segno. Per strada (portando sempre Camillo il suo Crocifisso ligato al
collo) s'avidde che quel perfido torceva il viso e non voleva guardarlo. Onde entrato in
sospetto della verit, et essendogli finalmente stato detto che quello era un Giudeo s'alter
tanto di questo che saltato in fervore di spirito gli pose detto Crocifisso avanti gli occhi,
volendo che lo mirasse per forza. Ma non volendo quello in nessun conto mirarlo esso
saltando in maggior furia lo voleva alhora alhora sbalzar dalla Carrozza. Ma essendo
pregato e trattenuto da gli altri a non far questo esso con gli occhi torti e quasi insanguinati
disse al Giudeo: Huomo perfido et ostinato e tizzone dell'Inferno tu adunque hai tanto
animo di non voler mirare questo santissimo Crocifisso? se non fusse il gran timor d'Iddio
che mi trattiene adesso adesso ti vorrei cacciare e buttare dentro uno di questi fossi di
strada. E poco doppo f costretto il Giudeo mal suo grado saltar fuori della carrozza non
potendo soffrite di vedere la faccia (p. 359) turbata di Camillo 660. Non cos fece un'altro di
questa razza che non portando similmente segno s'imbarc dentro la medesima barca di
Camillo andando da Bologna a Ferrara. Il qual Giudeo hebbe tanto timore di lui (massime
vedendogli quel S.mo Crocifisso al collo) che come fusse stato un Christiano stette tutto il
d a sentirlo discorrere, e parlare di cose spirituali. Anzi la sera al suono dell'Ave maria si
ingenocchi anco lui e si fece la croce come fecero tutti gli altri Christiani di quella barca.
Della qual cosa si maravigli poi Camillo quando ad un luogo chiamato Mal albergo gli f
detto che quello era stato un Giudeo.
256
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

Sentiva Camillo parlar volentieri delle cose d'Iddio non interrompendo mai quelli che
parlavano di ci ancorche fussero stati de' piu semplici fratelli della Congregatione. F egli
ordinariamente di rigida e severa natura; per molti che non havevano prattica della sua
eccellente bont lo riputavano per huomo rozzo, et aspro, particolarmente alcuni creditori
che lo venivano a sollecitare che gli pagasse. Alhora esso (doppo haver fatto le sue debite
scuse della impossibilit non volendo quelli acchetarsi) soleva dir loro: Fratelli possibile
cavar danari da questa muraglia cos possibile cavarne da me adesso. E con tutto che
lui fusse cosi rozzo di parole et huomo senza cerimonie era nondimeno benignissimo con
quelli che si humiliavano, e che si riconoscevano dell'error loro. Era anco mirabile in
consolare i tentati, poi che con mettergli solamente la mano in testa gli faceva passare
ogni tepidezza, et ogni altra nebbia di tentatione. Pareva (p. 360) che conoscesse in viso
alle persone di che difetto pativano; dicendo piu delle volte tali cose ne' suoi ragionamenti
che pareva conoscesse la conscienza di ciascuno. Onde molti suoi religiosi per questo
661
timore si liberarono da segretissimi intrighi per mezzo della confessione . D'ogni sorte
d'infedeli pareva che non schivasse la prattica; ma sentendo nominare Heretici gli
abominava, e fuggiva come da' Diavoli, anzi come da maggiori nemici c'havesse nel
mondo, e pareva che gli conoscesse all'odorato. Una volta andando da Milano in Roma
con una cavalcata di gentilhuomini con tutti parl e convers eccetto che con uno col
quale non volse mai accostarsi ne parlare, ne conversare dicendo che quello gli puzzava
d'heretico, com'era veramente. Poiche giunto in Roma gli f detto che quello era menato
alhora secretamente nel santo officio in Roma per questo effetto. Il che tutto mi f
raccontato dal Signor Gio: Mattheo Morensano da Casale che si ritrov nella sudetta
compagnia. Mai alcuno non lo vidde otioso, poiche tutto il tempo che gli avanzava
dall'oratione, o servigio de poveri lo spendeva intorno suoi sudditi, overo in leggere libri
spirituali. E molte volte ancora f ritrovato in Camera che si rappezzava i suoi vestimenti.
E perche in Bocchianico non v'erano troppe facende d'infermi esso quasi ogni giorno
(particolarmente le feste) si metteva in Chiesa con la cotta e stola far lunghissimi
sermoni quel popolo convertendo molti di loro alla santa penitenza e contritione de
peccati. Riprendeva severamente gli otiosi, e quelli che andavano vagando per casa, o per
gli Hospidali; per quando si sapeva che lui era in alcuno di questi (p. 361) luoghi, la casa
so-
257
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

migliava ad un Romitorio, e nell'Hospidale ogn'uno pareva un Serafino di charit662.


663
Nell'osservanza delle Regole si mostr sempre oltre modo zelante essendo lui
ordinariamente il primo ad osservarle cosi in fatti come in parole, e piu volte al segno della
campanella lasci anco la lettera incominciata per obedire. Mai non lasci passare difetto
impunito. Una volta mand via dalla Congregatione diece fratelli per haver quelli
solamente fatto alquanto di colatione nell'Hospidale di Santo Spirito senza licenza. Del che
fece tanto risentimento ch' guisa d'un altro Mos, quando ruppe le tavole della legge
havendo fatto congregare tutti di casa, e doppo haver fatto leggere le Regole pigli in
mano il lor libro et havendoselo buttato sotto i piedi dandogli de calci addosso diceva: A
che servono, a che servono queste Regole se non si osservano? Il che fatto command
664
che fussero mandati via i difettosi .Altre volte in quel principio mand via buonissimi
soggetti per haver quelli solamente ricevuta alcuna lettera di nascosto, o parlato con
forastieri nell'Hospidale, overo per essersi toccati burlando l'un l'altro, et per altre molte di
queste cose simili. Era tanto inimico della partialit che oltre che sband potentemente da
suoi religiosi quelle due pestifere parole Mio e Tuo; soleva dire ancora spesse volte: se
anco venisse in casa non piu che una castagna solamente, io voglio che si tagli minuta
665
minuta, e che se ne dia una particella per uno . Andava spesso in Cucina, in Refettorio,
et in Lavandaria all'improviso, dove trovando che non si osservasse silentio subito senza
remissione dava loro (p. 362) alcuna penitenza. Talche in cucina l'istessi cuochi con una
mano attizzavano il fuoco, e con l'altra tenevano e dicevano la corona, e ne gli altri luoghi
sudetti sempre alcuna lettione spirituale si sentiva. Una volta si accorse ch'un fratello nel
Refettorio mentre si rendevano le gratie non inchinava la testa quando si diceva il Gloria
Patri, et il versetto Sit nomen Domini benedictum. Alhora esso accioche quello la
inclinasse per forza e si ricordasse di questo gli fe portare per molti giorni un grosso pezzo
666
di legno legato al collo. Soleva spesse volte dire che i Superiori, oltre la continua
667
vigilanza dovevano haver sempre il miele in bocca, et il rasoio alla cintura la lingua mite
e la mano pesante. Una volta fece attaccare sopra un porticale di casa queste parole
scritte in lettere maiuscole: Fratello se tu farai alcuna cosa brutta con diletto, il diletto
passa e la bruttezza resta; ma se tu farai alcuna cosa virtuosa con fatica, la fatica passa, e
la virt rimane 668. F sopra tutto inimicissimo della bugia e de gli huomini
258
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

669
bugiardi, mormoratori e detrattori, quali senza alcun riguardo aspramente riprendeva . Il
simile era de giuratori, o biastematori non potendosi contenere di riprenderli anco nelle
publiche strade. Una volta passando egli per una strada dove si giuocava gli parve di
sentire ch'uno havesse biastemato, ma non parendoli d'haver inteso bene pass avanti.
Venutogli poi lo scrupolo dimand al compagno se quella era stata una biastema, rispose
il compagno di si. Alhora voltandosi indietro (stando piu di trenta passi discosto) gli disse
ad alta voce gridando: O fratello (p. 363) o fratello non biastemare che l'ira d'Iddio ti verra
addosso. Un'altra volta similmente in Roma ritornando esso dall'Hospidale di Santo Spirito
scontr una carrozza piena di gentilhuomini: alla quale essendo egli d'appresso, sent
ch'uno di loro buttava una biastema. Alhora esso cacciando la mano dentro la portiera
della Carrozza, e quasi in bocca di quel gentilhuomo gli disse con voce terribile: Taci
fratello che fai? non biastemare! spaventando quanti erano in quella carrozza. Haveva
nondimeno grandissima compassione a giuocatori solendo dir lui: chi havesse detto me
quando era soldato et huomo del mondo ch'io mi dovevo veder un giorno libero dal
giuoco, ogni altra cosa haverei creduta fuor di quella, e pure la divina bont senza miei
meriti me ne fece (*) la gratia. Pero esso pregava spesso il Signore per loro acci che gli
liberasse da tanta grave infermit e frenesia670.Amava e riveriva sommamente tutti gli altri
671
Religiosi particolarmente i Padri Cappuccini ricordandosi de molti benefci da o
l ro
ricevuti in Manfredonia. Per quando erano vivi alcuni Padri di quelli antichi suoi amici
spesso li visitava et convitava in casa, l'estate rinfrescarsi, e l'inverno riscaldarsi al
fuoco. E quando mensa alcuni di loro haveva, pareva che non si potesse contenere in se
stesso di contento tanto si compiaceva della lor dolce compagnia. Tal volta preg alcuno
di loro che volesse raccontare publicamente la sua conversione insieme con tutte l'altre
672
sue imperfettioni, et impatienze c'haveva quando con loro in Manfredonia nella fabrica .
Il simile era quando haveva mensa qualunque (p. 364) altro religioso volendo che gli
fusse fatta ogni sorte di chiarit et amorevolezza. Una volta essendo andati nel nostro
673
Novitiato di Napoli molti Novitij di S. Domenico con il loro maestro parve lui di vedere
674
tanti Angeli cosi vestiti di bianco e volse che ad ogni modo bevessero, e mangiassero
de frutti, et esso di propria

*
Dopo fece scritto sopra la riga la.
259
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SIGNORE A CAMILLO

mano gli volse servire. Al fine pregato dal lor Maestro che volesse dire alcuna parola di
edificatione a quei giovani esso fe loro un dolcissimo ragionamento essortandoli alla
perseveranza, all'amore del proprio instituto, et alla purit del cuore havendo pigliato per
thema queste parole: Figliuoli miei l'habito non f il monaco. Il qual finito con estremo
contento di quei giovani, e del lor Maestro baciandogli tutti la mano si licentiarono. F anco
675
oltre modo affettionato et osservante de Padri della Compagnia di Gies e gli
anteponeva suoi religiosi come specchi et essemplari d'ogni virt. Si and sempre
ingegnando di seguitare i loro vestigi e d'imitargli in tutte quelle cose che conosceva
fussero buone per la sua Religione. Quando nasceva qualche dubio cosi intorno al
governo come all'osservanza bastava a lui che gli fusse detto che cosi facevano et
osservavano i Padri della Compagnia, che subito si acchetava, et la faceva mettere in
essecutione. Donava spesse volte suoi divoti, et ad altri amorevoli e benefattori della
Religione alcuna cosa di divotione. Gli invitava anco spesso a far la charit con lui nel
Refettorio trattandoli poi con ogni santa modestia, e religiosa liberalit. Et era havuta cosi
cara questa sua offerta che non pochi personaggi di conto (p.365) et anco Cardinali di
Santa Chiesa non si sdegnarono d'accettarla, e di desinar con lui nel Refettorio, tra quali
uno f il Cardinal Sordin della Ciapella. Dall'altro canto non pochi Prelati e Signori si
676
compiacquero d'haver anco lui tavola loro godendo di quella sua santa rozzezza e
semplicit, tra quali furono li Cardinali Baronio e Tarugi che sommamente l'amavano
677
.Oltre di ci per la divotion grande che gli era portata vi f anco chi lo volse per compare
facendogli tenere battesimo un suo figliuolo. Il che non concesse mai ad altri che al
Signor Nero de Neri Fiorentino come divoto e parente del B. Filippo Nerio suo antico
Padre spirituale. Alla cui santa memoria si teneva eternamente obligato, come anco a tutti
678
i Padri della sua Congregatione. Soleva essere nella sua familiare conversatione
allegro, e giocondo, amando e lodando molto quelli che stavano allegri nel servigio del
Signore. Quando si ritrovava in alcuna vigna co' i suoi religiosi esso tal volta per dar
contento loro che cosi lo pregavano, s'indusse anco giuocare alla piastrella. Ma questo
non fece mai se non col P. Francesco Profeta vecchio di molti anni overo con altro de piu
antichi giuocando di recitare alcuni salmi, o altra oratione per l'anime de defunti. E
perdendo la sua partita esso era de' primi ad ingenocchiarsi nella presenza di tutti, et a
recitar detti salmi, o altra ora-
260
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

tione. Il che faceva esso per mescolare sempre nelle sudette respirationi la memoria delle
cose spirituali. Ma che? era questa sua gioconda familiarit congionta con tanta gravit
che nell'istesso tempo era da tutti amato riverito, e temuto (p. 366) ne mai per quella f
ardito alcuno d'allargarsi pur un tantino dal suo dovere. Volendo lui che ne' sudetti
respiramenti si portassero i suoi con tanta modestia et osservanza che non si preterisse
un iota da quel santo rigore che si osservava nelle case. Una volta gli f detto ch'un
fratello havendosi fatta una sampogna di cannuccia di frumento l'andava suonando per la
vigna. Del che esso grid tanto e f tanto romore che tutta quella ricreatione rammaric
dicendo e replicando piu volte queste parole. Dollo Dio, dollo Dio, com' possibile
ch'un Ministro delli Infermi vadi suonando la sampogna per la vigna? E subito fattolo
679
spogliare nella presenza di tutti gli fece fare una buonissima disciplina. Fu egli in tutte
le sue cose oltre modo scrupoloso, ne mai quasi cominciava (*) o concludeva negotio
veruno senza il conseglio di persone gravi dotte, e religiose. E f tal volta ch'andando a
pigliare detti consigli non si fidava ne anco di se stesso: volendo che'l compagno sentisse
e scrivesse quanto gli era risposto. Anzi non bastandogli ne anco questo voleva di piu
che'l detto compagno si sottoscrivesse per testimonio che cosi gli era stato risposto, e
consegliato. Oltre di ci quando lui si ricordava esser obligato far qualche cosa dove
fusse andato il bene del prossimo, overo altro scrupolo di conscienza subito metteva in
carta detto ricordo per non scordarsene, e per sgravarse quanto prima. Per in alcuni
antichi squarciafogli scritti di mano sua si ritrovano molte annotationi sopra queste materie
una delle quali dice cosi: A di 24. d'Ottobre Giovedi a hore 21. mi protesto d'andare a
notificarmi al (p.367) Notaro della Santissima Trinit de convalescenti, e di dirgli tutto
quello che Iddio ricerca da me e che sgraver la conscienza mia cioe ch'io sia libero di non
incorrere alla pena della scommunica, e questa la mia volont Deo gratias. Andando
adunque esso cosi chiaro nelle sue cose si stupiva poi come nel mondo fussero tante liti, e
come presto non si spedissero. Ne poteva capire perch alle cause si concedessero tanti
680
termini e tante lungarie . Per la qual cosa tal volta da alcuni Prelati, o altri officiali ne
ricev qualche mortificatione non potendo quelli perdere tanto tempo per farlo capace
sopra ci. F oltre

*
Dopo quasi vi una parola cancellata in modo indecifrabile.
261
C. 134 - DONI CONCEDUTI DAL SICNORE A CAMILLO

681
modo inclinato e desideroso di ricevere molti novitij non refutandone quasi mai alcuno,
facendo esso questo per l'ardente sua charit, e per dare tutti occasione di salvarsi.
Parendo lui che non ricevendo quelli che si offerivano dovesse egli poi renderne conto
Dio se l'anime loro restando al secolo si fussero perdute. Per questo suo zelo adunque ne
ricev tal volta alcuno che lui stesso si avidde poi che sarebbe stato meglio non haverlo
682
ricevuto. Pareva che in questa materia di Novitij si vedessero due cose maravigliose in
lui. La prima che non tosto parlava o metteva la mano in testa ad alcuni giovani secolari
alienissimi d'entrare in Religione che subito gli ne faceva venire volont. Onde come
incantati da lui dimandavano d'esser ricevuti, et in questo modo ne ricev parecchi per
una sol volta che gli parl. Perci solevano publicamente dire i nostri ad alcuni de sudetti
giovani (ch'essendo prima stati inimici d'entrare in Religione di poi pratticavano (p. 368) in
casa per essere ricevuti): che fate qui voi, v'h forsi posto la mano in testa il P. Camillo e
siate hora tentati d'entrare fra noi? Et era tenuta per cosa tanto sicura questa che molti
683
giovani vedendolo fuggivano da lui dubitando che gli ponesse la mano in testa, e che
gli facesse venir voglia di farsi religiosi contra ogni loro intentione. Quando poi alcuno ne
ritornava indietro esso quasi ne sentiva un dolore infinito, e si ingegnava grandemente di
non fargli partire. Ma quando quelli stavano forti in non voler restare per atterrirgli almeno
con le minaccie esso finalmente gli annuntiava e minacciava il castigo d'Iddio. Il che f la
seconda cosa maravigliosa in lui vedendosi che il piu delle volte si verific quant'esso gli
haveva minacciato. Non replico qui l'essempio e morte dell'Adimando cosa tanto chiara, e
tanto stupenda conforme nel (*) Capitolo h detto, solamente alcuni altri pochi ne
684
raccontar . Un giovanetto chiamato Giuseppe di Felice lasci l'habito in Roma
dicendogli Camillo che restasse, e che non ingannasse Iddio perche gli ne poteva venir
male. Non havendo quello voluto obedire ritorn in Napoli dove quindici giorni doppo f
ammazzato di coltello che ne anco puot nominar Gies non che confessarsi, o pigliar
685
altro sacramento. Un certo novitio Siciliano gli dimand in Napoli i suoi panni dicendo
non poter piu sopportare l'assenza di sua madre, Camillo si affatic non poco per levargli
questa tentatione di testa. Ma non facendo frutto le sue parole, ordin che gli fusse dato il

*
Dopo nel vi uno spazio vuoto per segnare il numero del Capitolo.
262
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

suo fardello dicendogli: Va pur via che forse Iddio permetter che tu ne anco arriverai (p.
369) veder tua madre, e cosi f. Poi che ritornato in Sicilia mentre stava per isbarcare in
Messina ritrovo ch'alcuni facendo questione nel porto si tiravano delle archibugiate. Una
delle quali per disgratia diede lui che l'ammazz dentro l'istessa barca prima che
mettesse il piede in terra ne che potesse veder sua madre. Il padre d'un altro Novitio pur
686
Siciliano tanto molest e travagli il suo figliuolo (dicendo non poter vivere senza lui)
ch'al fine lo fece ritornare al secolo con disgusto di Camillo. Il quale quando lo vidde partire
disse: Iddio vogli che suo padre non ne facci la penitenza, e cosi avenne perche hoggi si
part il figliuolo e dimane permise Iddio che suo padre morisse di morte subitana senza
687
haverlo potuto godere ne anco un giorno intero . Un (*) altro 688
al quale Camillo disse:
resta, non andar via, perch forse te ne pentirai, non havendo quello voluto ascoltarlo
and via e subito uscito di casa s'incontr nel Barrigello che lo men prigione ne mi consta
la causa perche. Dove tutto pieno di miserie, e di pidocchi mor miseramente dicendo
mentre stava nell'agonia: Questo il castigo d'Iddio che mi annunti il P. Camillo. Un altro
buon soggetto chiamato Silvio havendo lasciato l'habito in Fiorenza con molto disgusto di
tutti i Padri, e particolarmente di Camillo che piu d'un mese lo trattenne non volendo che
se gli dassero li panni. Al fine essendosi partito ritorn in Napoli dove giunto subito casc
in una grave e mortale infermit. Nella quale ridotto al fine della vita per tre giorni continui
stette come uscito da questo mondo non mangiando, ne bevendo (p. 370) ma solamente
diceva: Aiutatemi perche io st avanti il divino tribunale dove veggo il P. Camillo che mi st
accusando e dicendo a Gies Christo: Signore da me non mancato che questo ingrato
sia restato nella Religione, ma lui non m'h voluto intendere, et hora si ritrova vicino alla
morte e dimanda aiuto. Del che dolente il povero Silvio preg che fussero mandati a
chiamare i nostri Padri acci l'aiutassero e pregassero Iddio et il P. Camillo per lui, che
cessasse di piu accusarlo avanti cosi potente e rigoroso Giudice. Il che essendo stato fatto
non vidde piu altro, et guarito poi per misericordia del Signore scrisse una lettera di questo
alla casa di Fiorenza essortando tutti alla perseveranza. E lui per essere di complessione
mal sana si rest

*
Man. palerm.: I1 testo della frase che segue ripetuto due volte e perci cancellato.
263
C. 135 - DEL DONO DI CURARE L'INFERMIT

al secolo molto divoto e buon Sacerdote. Si vidde ancora che non solo co' novitij si
689
verificarono le minaccie di Camillo ma sopra altri secolari ancora . In Napoli quando
esso pigli 1'Hospidale della Nuntiata tra gli altri secolari che vi restarono furono cinque
tutti capitali nimici della Religione quali per buon rispetto non nomino. Non cessando
adunque questi di dir sempre qualche male de nostri Camillo essortando i suoi ad haver
patienza soleva dire: Dio voglia che sopra questi poverelli non venghi il terribile castigo
d'Iddio addosso, pregate per loro. E cosi non pass un anno che tutti cinque l'un doppo
l'altro morirono con spavento e terrore di quanti sapevano la persecutione grande
c'havevano fatta alla Religione 690 (*).

(p. 372)
Del dono di curare l'infermit
che 'l Signor concesse al suo servo Camillo.

CAP. 135 (**)

E ben che conforme dice S. Gregorio nel decimo libro de suoi Morali la vera prova della
Santit d'un huomo non consista solamente in far miracoli, ma nella vera charit, et amor
d'Iddio, e del prossimo nondimeno parve che S.D.M.ta volesse anco con questo dono
confermar tanto maggiormente la segnalata bont del P. nostro Camillo. Concedendogli
gratia di curare particolarmente molti infermi dalle loro infermit. De quali essempi per
hora (come da lui fatti et operati in vita e da me piu avverati e certificati) 691 raccontar
solamente i seguenti. In (***) Roma l'anno 1589.692 ritrovandosi Alessandro Gallo novitio
infermo di febre pestifera et abbandonato da medici, anzi tanto vicino alla morte ch'alcuni
fratelli andando all'hospidale gli dissero le corone per strada pensando di ritrovarlo morto
al lor ritorno. Andato Camillo a visitarlo, mand fuori tutti dalla Infermaria (cosa che mai
non haveva fatto per il passato) havendolo poi dimandato se voleva guarire, e se voleva
perseverare nella Congregatione, rispose quello che si. Alhora lui postali la mano in fronte
e sopra gli occhi acci l'infermo non potesse vedere quanto facesse (ma lui vidde per
mezzo delle dita

*
Seguono tre pagine bianche.
**
Man. palerm.: In margine: 23 dic. 1704.
***
Man. palerm.: In margine: 1.
264
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

della mano 693) alz gli occhi al cielo pregando il Signore per la sua sanit, il che havendo
fatto gli disse che stasse (p. 373) allegramente, e confidato in Dio perche non sarebbe
morto di quella infermit. E cos per gratia del Signore avenne che nel giorno seguente li
medici lo trovarono senza febre, e libero da ogni infermit fuorche 694 della fiacchezza
restando di cio essi non poco maravigliati. Confessando e dicendo sempre l'infermo che la
sua sanit f cosa dal cielo impetrata per l'oratione del P. Camillo 695.
In Napoli nel mese d'Aprile 696 1594. stava similmente oppresso da maligna febre
Giacomo Antonio Murtula novitio nel quinto giorno della quale l'assalt una cosi fatta
resipila nella spalla sinistra che in breve tutto il braccio e mano li gonfi caminando tuttavia
verso il cuore con grandissimo pericolo della vita 697. Una notte facendogli la guardia
Camillo gli f detto dall'infermo che gia la gonfiatura era quasi arrivata sopra la zinna
manca, e che gia si sentiva suffocare il cuore. Alhora Camillo scoprendogli il petto fece il
santo segno della croce sopra il cuore dicendogli che non dubitasse perche quel male non
sarebbe passato piu avanti e doppo questo lo coperse et and via. F cosa certo di
maraviglia che fatto giorno l'infermo ritrov che la gonfiatura non era passata piu avanti.
Anzi ch'essendo giunta sopra quella parte dove Camillo haveva tocco (come le sue dita
havessero havuta virt d'imporre il termine al male) si era gonfiata piu dell'ordinario quasi
volesse passare per forza. Ma non essendogli ci concesso dalla divina bont per il
toccamento del suo servo ritorn indietro, sfogando la sua rabbia sopra la spalla, e nella
testa che si gonfi quanto (p.374) un ballone da vento. Ma con tutto questo tra pochi giorni
guari dicendo sempre tutti che lui miracolosamente ricuper la sanit per li meriti e
toccamento del P. Camillo 698.
In (*) Roma l'anno 1596. alcuni giorni doppo che f dato fine al Capitolo Generale stava
infermo morte Francesco Antonio Balsamo novitio disperato da Medici cioe dal Zecca,
dal Barga, e da Baldassar Vergaro medico ordinario di casa. Li quali havendo la mattina
fatto collegio sopra di lui conclusero non esservi altra speranza di vita fuorche nella
giovent. Ordinando per questo che gli fusse dato il S.mo Viatico, che nell'istessa mattina
subito partiti loro gli f amministrato. Il che stato riferito Camillo and visitarlo, et
dimandatolo come stava, rispose quel figliuolo star male.

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Man. paler.: In margine: II.
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C. 135 - DEL DONO DI CURARE L'INFERMIT

Alhora gli disse Camillo: non haver timore perch bench li medici han detto cosi
stamattina t non per morirai di questa infermit. Vedendolo poi senza berettino in testa
gli disse: Non hai tu berettino? rispose quello haverlo perso per il letto onde havendolo
fatto cercare e non trovandosi disse all'Infermiero che gli ne dasse un altro. Ma
permettendo Iddio che ne anco si ritrovasse la chiave del Forziere dove stavano le
biancherie and Camillo in camera sua, dove pigliato il suo proprio berettino della notte
ritorn, e lo pose in testa all'infermo. Havendo poi fatta alquanto d'oratione e fattogli il
segno della croce sopra la fronte and via. Nel che si vidde cosa stupenda, poi che non
tosto f uscito esso dall'Infermaria ch'un estraordinario accidente di freddo assolt
l'infermo con tanto tremore e sudore che bagn dui (p. 375) materazzi et un pagliarizzo e
pass fino in terra. Divenuto poi tutto giallo come fusse stato tinto di zafferano tra due hore
passandogli cosi il freddo come la giallezza, gli pass anco ogni male, e si trov libero
affatto. Il che fu di stupore grandissimo non solo al medico ordinario che ritorn la sera ma
anco tutti i nostri che gia pensavano quanto prima fargli l'ufficio de morti havendo anco
l'infermiero fatta la preparatione de vestimenti per la sepoltura. Confessando alhora e
sempre di propria bocca l'infermo che non tosto hebbe il berettino di Camillo in testa che
subito si senti tutto interiormente commovere, et assalire dal detto accidente e finalmente
guarire da ogni male cosa che l'andava predicando per un miracolo stupendissimo.
Nell'anno 1596.del mese di Marzo in Napoli Luca Moneta novitio stando infermo di febre
doppo alcuni giorni gli venne anco una grandissima resipila che gli gonfi tanto la testa e
la gola, che non poteva mandar giu ne anco l'acqua; in modo che'l medico di casa
chiamato Gio: Andrea Melluso lo teneva come ispedito. Occorse ch'un giorno di Mercordi
alle 21.hore giunse Camillo da Roma in detta casa et si come era suo solito senza levarsi
ne stivali ne speroni and subito visitare l'infermaria abbracciando tutti l'infermi. Quando
giunse al letto di Luca si maravigli di quella gran gonfiatura e perche l'infermo si doleva
grandemente gli dimand in che parte gli doleva piu. Rispose quello che sentiva dolore
estremo alla parte sinistra del collo. Alhora Camillo toccandovi con ambedue le mani lo
segn con (p. 376) la santa Croce dicendogli con volto allegro che non dubitasse perche
guariria. E f tale questo tocca-

(*) Man. palerm.: In margine: 14.


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VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

mento che gli pass subito il dolore, si sgonfi quella parte et mangi la sera anco del
pane non potendo prima ne anco inghiottir l'acqua. Venuto poi la mattina il medico e
trovandogli quella parte del collo sgonfia, e saputo la causa di ci gli disse: Iddio ti perdoni
fratel mio perch non t'hai fatto toccare anco quest'altra parte che saresti guarito del tutto.
In fine doppo tre giorni o quattro l'infermo si ritrov libero e senza alcun male 699.
Nell'Hospidale (*) di S. Maria nuova di Fiorenza l'anno 1601. facendo una notte la
guardia Stefano Testetta professo ritrov un infermo (che si diceva esser birro) con una
scalentia tanto grande che gli fece dar l'oglio santo non essendosi possuto confessare per
700
haver persa la favella. Essendo avisato di questo Camillo vi and, et havendo mandato
via detto Stefano che stava a raccommandargli l'anima vi rest esso a far detto officio. Ma
rincrescendogli che quel pover huomo morisse senza confessione preg caldamente il
Signore che lo tornasse in sanit per salute dell'anima sua acci si potesse almeno
confessare. Fatto questo gli fece la croce in fronte, et alla gola, et and fare non s che
altra charit per 1'Hospidale. Partito lui (per gran miracolo del Signore) si lev anco di letto
l'infermo sano e senza alcun male. E caminando per tutto 1'Hospidale andava cercando
quel padre lungo che gli haveva restituita la sanit. Ma mentre esso andava cosi cercando
occorse (p. 377) al medesimo Stefano di passare per il suo letto, dove non vedendo ne
Camillo ne l'infermo rest maravigliato, e dimand alli infermi vicini che ne fusse del
moriente. Risposero che s'era alzato dal letto sano e ch'era andato per ringratiare il P.
Camillo che l'haveva guarito. Onde andato subito a cercarlo lo ritrov che ritornava al suo
letto dicendo ch'era stato ringratiare quel Padre lungo che l'haveva cosi subito restituita
la sanit. Del che rest tutto quell'Hospidale ammirato, e f cosa alhora notissima, anzi
tale che mi f scritta subito in Genova.
701
Nel (*) medesimo Hospidale un'altro pur moriente di scalentia ch'era ridotto tale
c'havendo havuto l'oglio santo, se gli stava raccommandando l'anima dal P. Picuro con
tenere la solita Croce, e lumicino capo solito mettersi morienti. Vi f chiamato il P.
Camillo, il quale aiutandolo al ben morire tocc similmente la gola del moriente con fargli
alcuni segni di croce. E non pass mezz'hora che ritornato in se quell'huomo guar affatto,
e

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Man. palerm.: In margine: 15.
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C. 135 - DEL DONO DI CURARE L'INFERMIT

si lev di letto e camin per 1'Hospidale. Al che si ritrov presente Anibale Roncalo
professo.
Nel medesimo Hospidale un certo Arrotatore di cortelli chiamato Antonio di Silvestro
Riccianti confess di propria bocca e con giuramento ad uno de nostri Sacerdoti che
stando lui amalato di febre nel sudetto Hospidale era ridotto in termine di quindici giorni
che faceva l'orine nere come il cappello. Et essendo egli fuori d'ogni speranza di sanit gli
f detto da un'altro infermo suo vicino che (p. 378) fusse andato al P. Camillo perche
n'haveva guariti de gli altri, et un'altro infermo gli disse che haveva guarito un'altro d'una
accettata. Ma non conoscendo lui il P. Camillo se lo fece mostrare, e l'and a trovare nel
mezzo dell'Hospidale. Dove essendosegli ingenocchiato a' piedi gli disse: Padre io h ha
la febre guaritemi. Alhora Camillo mezzo arrossendosi di quel incontro gli disse: che cosa
ti posso far io figliuolo? mi dispiace che Iddio ti guarischi, bisogna che tu ti raccomandi a
Dio. Di gratia, replic l'infermo, Padre toccatemi la testa, e lui per dargli soddisfatione lo
tocc facendogli il segno della croce in fronte. Da quel tatto l'infermo si senti subito tutto
allegro e contento, e gli pareva d'essere quasi scarrico da ogni male. E con allegrezza
andava attorno per gli altri ammalati dicendo che l'haveva tocco Camillo, e che gli pareva
d'essere migliorato, e tra pochi giorni guari affatto 702.
Nella (*) medesima Citt di Fiorenza il Signor Nero de Neri teneva un suo caro, e picciolo
figliuolino chiamato Filippo cosi mal trattato da una postema in testa c'havendo perso la
favella lo tenevano e piangevano come morto. Poiche chiamandolo piu volte la Signora
Minardesca sua madre ed altri di casa mai non rispose parola alcuna. E perche detti
Signori erano divotissimi di Camillo per havergli esso tenuto quel figliuolo battesimo lo
mandarono chiamare. Dove andato gli pose la mano in testa, e chiamatolo per nome
subito si svegli e se gli snod la lingua, e con estremo contento di tutti rispose e favell
benissimo. Dalla (p. 379) qual hora in poi cominci far tale miglioramento che tra pochi
giorni resto affatto libera da ogni male. Qual cosa da quei Signori f tenuta per una cosa
segnalata, e la contavano per tale massime la Signora Contessa di Pitigliano sorella del
detto figliuolo.

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Man. palerm.: In margine: 16.
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VITA DEL P. CAMILLO DI LELLIS

In (*) Palermo l'anno 1601. nel fine d'Agosto la Signora Margherita Pastore moglie
dell'Ingegniero della Citt era stata per lo spatio di dui mesi con tanto eccessivo dolor di
testa che come anima posta nelle pene non faceva mai altro che gridare. Giunto Camillo in
detta Citt pregato cosi dal Confessore dell'inferma ch'era de nostri l'and a visitare. Nella
703
qual prima visita l'inferma per non haverlo mai visto ne parlato) non hebbe ardire di
pregarlo di cosa alcuna, ma solamente gli pose tanta fede addosso che diceva tutti se
Camillo fusse andato un'altra volta a visitarla, e che gli havesse posto la mano in testa che
senza dubbio sarebbe guarita. Ma parendo questo difficile al suo confessore sapendo
quanto abborisse Camillo di toccar donne l'andava consolando e trattenendo con buone
parole aspettando forse che Camillo fusse partito da quella Citt. Del che accorgendosi
l'inferma raddoppiava tanto piu le preghiere pregando che Camillo ritornasse in casa sua.
Il che essendo stato riferito Camillo vi and e per contentarla gli fece il segno della croce
in fronte. Il qual segno f tale che per virt di quel Signore che vi mor sopra si sent subito
l'inferma tutta rinfrescare e migliorare levandosi tra lo spatio di tre giorni libera (p. 380)
affatto da ogni male e dolore. Ricevendo di ci tanto contento che non cessava di
raccontare tutti questa gran maraviglia. In segno della quale quando Camillo parti da
Palermo che f nel primo giorno di Settembre 1601. il marito di questa Signora lo providde
di stivali coscinetto staffe feltro, et anco di denari per il viaggio 704.
705
In Roma nell'Hospidale di Santo Spirito facendo Camillo con altri de nostri il letto ad
un povero grave per mutargli le lenzuola ch'erano bagnate posero l'infermo sopra un altro
materazzo in terra. Nel rimetterlo poi al suo proprio letto mentre l'alzavano da terra casc
a Camillo il crocifisso d'ottone ch'esso portava alla cintura, e diede in fronte all'infermo che
gli fece una non lieva ferita. Del che ricevendo gran discontento Camillo per vedere che la
ferita buttava molto sangue, e che l'infermo se ne doleva molto confidato in Dio fece il
segno della croce sopra la ferita e vi tenne per un poco il dito sopra. Onde il Signore per
consolare il suo servo (oltre che fece subito stagnare il sangue) lev ogni dolore
all'infermo, et anco con stupore di quanti erano presenti si serr subito la medesima ferita.

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Man. palerm.: In margine: 17.
269
C. 135 - DEL DONO DI CURARE L'INFERMIT

In (*) Roma una cognata del Signor Francesco Ugolino haveva un canchero tanto atroce
nel petto che gli pareva d'haverci sempre molti cani arrabbiati, confessava la detta inferma
al P. Vincenzo Gimeo che soleva andare spesso visitarla ch'ogni volta che vi andava
Camillo e che gli metteva la mano sopra la piaga che si sentiva tutta consolare, e
rinfrescare come non vi fusse piu male.(p. 381). Il medesimo (**) occorreva in Napoli al
Signor Gio:Batista Balsamo che pativa dolori intensissimi di podagra. Il quale ogni volta
ch'era visitato da Camillo lo pregava che gli facesse il segno della croce sopra i piedi, e
subito pareva lui che gli mitigasse ogni dolore.
706 ***
In Napoli ( ) similmente un novitio chiamato Giuseppe Russo stava nel fine della vita
havendo gia ricevuto l'oglio santo. Ma parendo Camillo che l'infermo non fusse tanto fuor
di speranza preg il medico che non lo volesse abbandonare cosi presto ordinandogli
qualche cosa. Il medico ridendosi di questo diceva che non serviva ordinargli altro perche
l'infermo non sarebbe vivo la mattina seguente. Ma Camillo tanto lo molest et importun
che'l medico quasi sdegnato fattosi portare da scrivere gli ordin alcuni bocconi dicendo
mentre gli scriveva: Questi serviranno per ispedirlo piu presto. La notte Camillo rest lui
fargli la guardia e gli diede di propria mano detti bocconi. Quali furono tali che doppo fatta
un insolita operatione, la mattina si ritrov del tutto sano e senza febbre. Onde giunto il
medico la mattina in casa la prima cosa dimand al portinaro alle quant'hore era morto
l'infermo. Et essendogli stato risposto ch'era guarito stette per uscirne di senno, tanto gli
parve cosa impossibile. E ritrovando essere cosi la verit disse presenti molti: Questa non
pu essere stata cosa se non del P. Camillo 707.
708
Galeazzo Torricella persona nobile di Bocchianico haveva una sua figliuola con
l'habito di Monaca in casa chiamata (p. 382) Suor Francesca ridotta termine di morte in
modo che gia gli era stato dato l'oglio Santo, et oltre che li nostri gli havevano fatta la
raccommandatione dell'anima suo padre anco haveva fatto fare la preparatione della cera,
e dell'altre cose necessarie per l'essequie. Non aspettandosi adunque altro che l'ultimo
passaggio Camillo and

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Man. palerm.: In margine: 1.
**
Man. palerm.: In margine: 9.
***
Man. palerm.: In margine: 20.
270
VITA DEL P. CAMILLO DE LELLIS

visitarla, e doppo che l'hebbe chiamata per nome, e raccommandata Dio doppo essere
stato un pezzo cheto far oratione per lei, gli disse: hors figliuola Suor Francesca state in
gratia d'Iddio e procurate di perseverar sempre in questo stato di Religiosa, e non dubitate
perche il Signore v'h fatto gratia, e ve l'h perdonata per questa volta che non morirete di
questa infermit. Havendogli poi data la sua benedittione con farli la croce sopra si
licenti. Dalla qual hora in poi non ostante che l'inferma stasse nel termine sudetto, e che
per un anno e mezzo havesse sputato ogni giorno un mezzo catino di sangue cominci
fare tal miglioramento che doppo quattro giorni si lev sana e salva dal letto senza alcun
male, e sopratutto libera da quel gran sputo di sangue che mai piu gli ritorn, cosa che
fece stupire quanti ci viddero et intesero, e l'istesso Galeazzo suo padre mi raccont in
Roma quanto h detto disopra per una gran gratia, e maraviglia (*).

(p. 384)
Breve ragguaglio dell'Instituto
e del modo di governo che il P. Camillo
lasci nella Religione doppo la sua morte.

CAP. 136

La Religione nostra de' Chierici Regolari Ministri delli Infermi f cosi chiamata per
humilt dal suo fondatore, et anco per esplicare meglio la forza del suo instituto fin dal
principio della fondatione di lei, e col medesimo nome f sempre chiamata e