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La ricarica delle batterie e larte di arrangiarsi


Posted By Cristiano Scavongelli On 24 gennaio 2017 @ 13:30 In Power & Motor | 5 Comments

La maggior parte del mondo in cui viviamo ormai va a batteria. Le batterie sono belle e comode,
perch ci svincolano dai cavi e ci permettono di usare qualsivoglia aggeggio dove e come pi ci
piace. Le batterie per hanno anche la sfortunata tendenza a scaricarsi, il che ci costringe di tanto in
tanto a riattaccarle alla corrente. Nel mondo di oggi, un caricabatterie importante tanto quanto il
dispositivo che usa la batteria stessa. Tuttavia, se lo smartphone ve lhanno venduto con il
caricabatterie incluso nel prezzo, la batteria per il drone probabilmente vuole un caricabatterie
apposta, magari perch avete deciso di usare quella particolare batteria che dura di pi di
quellaltra, ma che per il caricabatterie non ce lha. In questo articolo vi spiegheremo come
progettare un caricabatterie su misura per le vostre esigenze, e siccome non ci va di farla troppo
facile, anche come farlo senza disporre di tutto lhardware che vi servirebbe.

UN PO DI SPONTANEITA
Se buttate un uovo per terra, quello si romper, giusto? Se voleste dare una spiegazione a questo fenomeno,
potreste dire che il pavimento pi duro delluovo, e quindi il guscio non regge allimpatto. Oppure potreste dire
che ci a cui stiamo assistendo altro non che una manifestazione del secondo principio della termodinamica:
tutti i sistemi fisici, lasciati a se stessi, spontaneamente tendono ad uno stato di maggior disordine. Un uovo
rotto, con i pezzi sparati in tutte le direzioni, crea sicuramente pi disordine di un belluovo intero. Spesso si usa
il secondo principio della termodinamica come spiegazione del perch non vedremo mai un uovo rotto
ricomporsi da solo e tornare sul tavolo, ma in questo principio c uno spontaneamente cui prestare attenzione.
Perch vero, spontaneamente luovo non torner mai intero, ma se sprechiamo energia e ci mettiamo di santa
pazienza a raccogliere tutti i cocci, potremmo, in linea di principio, rimetterlo insieme.

1 di 7 27/01/2017 10:29
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[1]

Figura 1: Carica e scarica di una batteria.

Con le batterie vale lo stesso discorso. Una batteria un oggetto che produce energia elettrica a partire da una
reazione chimica (Figura 1). A grandi linee [2], gli ioni prodotti dalla reazione si spostano allinterno della
batteria, producendo una corrente elettrica. Quando la reazione ha terminato i reagenti, non si producono pi
ioni e la batteria scarica. Spontaneamente gli ioni vanno da un lato allaltro, producendo corrente.
Spontaneamente non si muoveranno mai in senso opposto. Ma se sprechiamo energia, possiamo invertire la
reazione, ricreare i reagenti e far ripartire tutto daccapo. come se ci mettessimo di santa pazienza e
riportassimo gli ioni uno per uno da dove sono partiti, cos da far ricominciare il ciclo.

Un altro oggetto che pu essere utilizzato come un facente funzione di una batteria il condensatore. Un
condensatore in fase di carica immagazzina carica elettrica, in fase di scarica la rilascia al circuito, che la pu
usare per fare le sue cose. In certe applicazioni, un condensatore vale tanto quanto una batteria. Caricare un
condensatore facile: basta applicargli una tensione ai capi, e la fisica far il resto. Caricare una batteria non
cos semplice. Il vantaggio delle batterie rispetto ai condensatori che riescono, a parit di dimensioni, a
immagazzinare molta pi energia. Questo uno dei motivi per cui le batterie agli ioni di litio sono tanto
popolari: la quantit di energia che riescono a contenere tra le pi alte possibili. Questo significa che, fissata
la quantit di corrente che vogliamo che la nostra batteria eroghi, le batterie agli ioni di litio la conterranno in
dimensioni molto pi contenute. Tuttavia, stipare tutta questenergia in un package ridotto non pu
essere fatto cos, semplicemente applicando una tensione e aspettando. Se faceste cos, molto
probabilmente trasformereste la vostra batteria in un ordigno esplosivo. Se, in fase di carica, vedete la batteria
gonfiarsi, staccate tutto perch potrebbe esplodervi in mano!

CON LA CARICA GIUSTA


La prima cosa da sapere in questo mercato il concetto di C-rate. Se comprate una batteria da 2400 mAh,
significa che avete per le mani una batteria che, se utilizzata per erogare una corrente di 2400 mA, si scaricher
nel giro di unora. Si parla, in questo caso, di scarica a 1C. Se utilizzaste la vostra batteria per erogare una
corrente di 1200 mA, la batteria si scaricherebbe in 2 ore, e in questo caso si parlerebbe di scarica a 0.5C, ossia
con una corrente met di quella che serve per scaricarla in unora. Per la carica il discorso identico: possiamo
caricare una batteria iniettandole 2400 mA, nel qual caso si parler di carica a 1C, o iniettandole 1200 mA, il
che significa carica a 0.5C.

2 di 7 27/01/2017 10:29
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[3]

Figura 2: Curve di carica.

Ora, le batterie agli ioni di litio devono essere caricate in stadi, ognuno con un diverso C-rate (Figura 2).

Stadio di condizionamento iniziale. La maggior parte delle batterie viene considerata morta se la tensione
sulle celle scesa sotto i 3 V. Ma anche queste batterie possono essere salvate con uno stadio di (potremmo
dire) pre-carica in cui si riporta la tensione sopra i 3 V. Per evitare rotture o esplosioni, questo stadio di
pre-carica deve avvenire a corrente molto ridotta, di solito intorno a 0.1C.
Stadio di carica a corrente costante. E lo stadio di carica vero e proprio, in cui si inietta corrente per far
salire la tensione fino ai 4.2 V tipici delle batterie agli ioni di litio. Si tratta dello stadio che tutti i caricatori
hanno, e dellunico stadio che hanno certi caricatori veloci. La corrente erogata in questo stadio deve essere
compresa tra 0.5 e 0.7C, e la carica termina quando la tensione ai capi della batteria arriva a 4.2 V. Al termine
di questo stadio, tipicamente le batterie sono cariche per il 70-80%.
Stadio di saturazione, o a corrente variabile. 70-80% significa che la batteria non completamente carica.
Per completare la carica, si mantengono fissi i 4.2 V e si lascia che sia la batteria ad assorbire la corrente di cui
ha bisogno. Si monitora la corrente assorbita e, quando questa scende attorno a 0.03-0.1C, si considera la
batteria completamente carica.
La ricarica di una batteria pu durare dalle due alle quattro ore, e di solito lo stadio di saturazione quello che
richiede pi tempo. I caricatori veloci di solito si limitano al secondo stadio, visto che quello che comunque
riempie di pi la batteria e che comunque meglio non ricaricare completamente una batteria agli ioni di
litio, per non stressarla troppo con tensioni elevate. Certo, una batteria non completamente carica durer
di meno, ma per certe applicazioni potrebbe essere sufficiente. Come al solito in ingegneria, c un trade-off,
stavolta tra vita della batteria e sua durata prima che si scarichi. Quale delle due scegliere, come al solito,
dipende.

3 di 7 27/01/2017 10:29
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Figura 3: Schema a blocchi.

Questa era la teoria, si tratta ora di metterla in pratica. La soluzione pi semplice [5] naturalmente scendere al
pi vicino negozio di hobbistica e comprare un caricabatterie. Se siete fortunati ne trovereste uno adatto alle
vostre esigenze e a prezzi contenuti, ma magari no. Se non trovate ci che fa per voi, dovrete rimboccarvi le
maniche e farvelo da voi. Vediamo un po come (figura 3). Ci serviranno sicuramente un po di circuiti di
contorno. Ci servir un microcontrollore che sovrintenda a tutta la faccenda. Un sensore di temperatura
dobbligo: per quanto possiamo controllare la corrente di carica, sempre bene andare sul sicuro e comunque
misurare la temperatura della batteria, cos da poter staccare tutto qualora questa salisse oltre un certo limite.
Ci serve poi un modo per misurare la corrente assorbita dalla batteria nella fase di saturazione, cos da sapere
quando considerare completa la carica. Misurare una corrente direttamente sempre antipatico, molto pi
semplice farla circolare su un resistore e misurare la tensione ai suoi capi. Ricordatevi solo di aggiungere un
belloperazionale nel mezzo, cos che la sua alta impedenza dingresso impedisca al pin del micro di caricare il
resistore di misura e di alterare la lettura. Il guadagno di questo operazionale dipende molto dalla risoluzione
dellADC che avete oppure dalla precisione con cui volete misurare la corrente. Supponendo una tensione di
fondo scala di 3.3 V e un ADC a otto bit, la massima tensione che saremo in grado di misurare sar 3.3/256,
ossia circa 13 mV. Con un guadagno di dieci e un resistore da 0.25 Ohm otteniamo una corrente minima
misurabile di poco pi di 5 mA. Se non vi basta, potete sempre aumentare la risoluzione dellADC o, in
alternativa, il guadagno delloperazionale, stando ovviamente attenti che la corrente massima misurabile rientri
nel fondo scala.

[6]

4 di 7 27/01/2017 10:29
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Figura 4: Buck converter.

Ci serve poi un convertitore buck [7]. Si tratta del circuito tipicamente utilizzato per prendere una
tensione costante e produrne unaltra, pi bassa, e in maniera efficiente, ossia senza buttare via ci
che non viene utilizzato. Se impiegassimo un partitore resistivo per, diciamo, produrre quattro volt a partire
da unalimentazione di dodici, gli otto volt di differenza verrebbero dissipati in calore. Un convertitore buck pu
lavorare con efficienze superiori al 90%, il che significa che il 90% di quei dodici volt verr trasformato nei
quattro sul carico. Magia? No, semplicemente un convertitore buck conserva la potenza, e trasforma la tensione
in eccesso in corrente in pi da dare al carico, cos che il prodotto tensione/corrente rimanga quello.

Lo schema di principio di un convertitore buck quello nella Figura 4. Uno switch viene aperto e chiuso da un
treno di impulsi. Quando linterruttore chiuso, linduttore immagazzina corrente sotto forma di energia
magnetica. Quando linterruttore aperto, linduttore rilascia sul carico la corrente immagazzinata. chiaro che,
quanto pi a lungo linterruttore rimane chiuso, tanto pi linduttore verr caricato, e molta pi corrente verr
rilasciata sul carico, dunque potete aspettarvi una dipendenza della corrente erogata dal duty cycle dello switch.
Da un altro punto di vista, la rete LC a valle dellinterruttore la potete vedere come un filtro. Se ricordate
(almeno vagamente) la teoria delle serie di Fourier [8], un treno di impulsi avr spettro a righe con larmonica
nellorigine proporzionale al duty cycle del treno stesso. Se progettate il filtro in modo da selezionare solo
questarmonica, in uscita avrete un segnale costante proporzionale al duty cycle.

A parte per lefficienza, un secondo vantaggio dellutilizzo dei convertitori buck proprio questa dipendenza
della tensione duscita dal duty cycle. Considerate che generare un PWM facile: praticamente tutti i
microcontrollori del mondo hanno integrato un modulo per la generazione dei PWM, e per cambiare il duty cycle
basta modificare il valore in un registro. Dunque, ci basta unistruzione per cambiare la tensione erogata
sul carico, senza modificare minimamente il resto del circuito. Se volessimo fare la stessa cosa con un
partitore resistivo, dovremmo fisicamente cambiare resistore. Di massima, il progetto potrebbe dirsi concluso
qui. Comprato il buck e il sensore di temperatura, basta qualche resistore, un operazionale e un po di firmware
non particolarmente sofisticato e il gioco fatto. In effetti, si tratta di un progetto cos popolare che, se frugate
un po su internet, ne troverete a decine simili. Il nostro scopo qui fare qualcosa di un po pi complicato, e
possiamo farlo trafficando un po con linduttore.

DAL FACILE AL DIFFICILE


Il problema : come scegliamo linduttore? Abbiamo detto che le dimensioni di questo induttore dipendono dal
duty cycle, dal momento che pi grande il duty cycle e pi corrente dovr immagazzinare. Ma le dimensioni
dellinduttore dipendono anche dalla frequenza del PWM. In effetti, pi bassa la frequenza, e pi alto
il tempo (in secondi) durante il quale lo switch rester chiuso, quindi pi lungo sar il tempo di carica e quindi
pi elevata sar la corrente che linduttore dovr immagazzinare. Da un altro punto di vista (quello della
trasformata di Fourier), pi bassa la frequenza e meno spaziate saranno le righe spettrali, e quindi pi elevato
dovr essere il valore dellinduttore per realizzare un filtro degno di questo nome. In effetti, si pu dimostrare
che il valore dellinduttore deve essere pari a:

[9]

dove Vi la tensione dingresso, Vsat quella di saturazione, Vo quella duscita e Iomax la massima corrente fornita
al carico (la batteria). Se supponiamo che la tensione dingresso sia 15 V, quella di saturazione 0.5, quella di
uscita 4.2, e la corrente erogata 1500 mA, con un duty cycle del 50% e un treno dimpulsi a 510 kHz otteniamo
un induttore di 4 H. Se la frequenza del PWM scendesse a 96 kHz, per, ci servirebbe un induttore piuttosto
grande da 18 H.

Ok, e quindi? Usiamo una PWM pi veloce, che problema c? Il problema che non detto che il micro che

5 di 7 27/01/2017 10:29
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avete sottomano sia in grado di generare una PWM sufficientemente veloce. Di nuovo, e quindi? Scegliamo un
micro adeguato. Ovviamente questa la soluzione pi semplice, ma non sempre detto che si possa fare.
Magari questa PWM che volete generare la dovete aggiungere ad un progetto esistente, e se prendeste un micro
diverso probabilmente vi ritrovereste a dover migrare tutto il firmware su un nuovo hardware, il che non detto
sia tanto elementare. Se poteste arrangiarvi con lhardware che gi avete, invece, sarebbe tutto pi facile.

Quindi, diciamo di avere un microcontrollore che genera una PWM a 96 kHz e unonda quadra a 510 kHz. Non si
tratta di unassunzione tanto campata per aria. La maggior parte dei micro, oltre ai moduli PWM, di solito
contiene dei moduli timer (o simili) con le funzionalit di input capture o di output compare. Della
seconda non ci importa, ma linput capture esattamente ci che ci permette di generare unonda quadra alla
frequenza desiderata. I moduli con questa funzionalit rispondono ad un qualche evento, che pu essere ad
esempio un fronte di salita o di discesa su un ben preciso pin di ingresso, oppure un fronte di salita o di discesa
del clock interno. Rispondono significa che questi moduli possono ad esempio lanciare un interrupt, oppure
commutare un ben preciso pin di uscita. Se come evento da catturare scegliamo il clock interno e come risposta
scegliamo la commutazione di un pin di uscita, il risultato sar la generazione di unonda quadra ad una
frequenza pari a met di quella del clock interno (riflettete un attimo sul discorso delle commutazioni). Visto che
la frequenza delloscillatore interno di solito regolabile, possiamo creare unonda quadra alla frequenza che
vogliamo. come, da un certo punto di vista, se portassimo fuori dal micro il clock generato internamente
(Figura 5).

[10]

Figura 5: Generazione di una PWM ad alta velocit.

Filtriamo adesso entrambi i segnali. Scegliamo per la PWM a 96 kHz un filtro con frequenza di taglio attorno ai
15 Hz, cos da estrarne la sola continua e, quindi, il duty cycle. Scegliamo per il treno dimpulsi a 510 kHz un
filtro con frequenza di taglio dalle parti di 500 kHz. Se come filtro usassimo una banale rete RC, ossia con
risposta ad un sol polo, avremmo un comportamento da integratore, e quello che ne verr fuori sar unonda
allincirca triangolare (lintegrale di una costante!). Adesso facciamo entrare il duty cycle e londa triangolare in
un comparatore, con il duty cycle sul pin meno e londa triangolare sul pin pi. In queste condizioni, il
comparatore produce unuscita alta (dalle parti della tensione di saturazione) quando londa triangolare sale
sopra il duty cycle, e unuscita bassa in caso contrario. Se guardate con attenzione la Figura 5, noterete che il
risultato esattamente un PWM con il duty cycle opposto rispetto a quello desiderato, ma adesso a
510 kHz! Il fatto che il duty cycle sia opposto non un grosso problema: basta generare (ad esempio) una
PWM al 10% quando si vuole un duty cycle effettivo del 90% e siamo a posto.

Conclusioni

6 di 7 27/01/2017 10:29
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Ora avete un tassello in pi per il progetto di quel drone dassalto che un po che vi rimbalza in testa. In pi,
avete anche una pagina in pi da aggiungere al vostro Taccuino di McGyver. La prossima volta che vi capita di
dover lavorare a qualcosa e vi manca qualche componente, o magari dovete utilizzarne per forza alcuni,
ricordatevi di questo progetto. Potreste fare ci che volete o dovete con quello che avete. Del resto, sapersi
arrangiare fa sempre comodo.

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[5] La soluzione pi semplice: http://it.emcelettronica.com/come-utilizzare-usb-ricaricare-batteria-
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[6] Image: http://it.emcelettronica.com/wp-content/uploads/2016/08/Figura-4-Buck-converter.jpg
[7] un convertitore buck: http://it.emcelettronica.com/convertitori-quali-usare-e-perche
[8] Fourier: http://it.emcelettronica.com/portento-della-matematica-trasformata-di-fourier
[9] Image: http://it.emcelettronica.com/wp-content/uploads/2016/08/Equazione-1.jpg
[10] Image: http://it.emcelettronica.com/wp-content/uploads/2016/08/Figura-5-Generazione-
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