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EQUAZIONI DI SECONDO GRADO IN DUE O TRE VARIABILI

Coniche
Unequazione di primo grado nelle variabili x, y e del tipo ax + by = c e rappresenta una retta. Unequazione
di secondo grado nelle variabili x, y e del tipo

(1) a11 x2 + 2a12 xy + a22 y 2 + 2a13 x + 2a23 y + a33 = 0

dove supponiamo a11 , a12 , a22 non tutti nulli, in modo tale da avere unequazione effettivamente di secondo
grado.
Diciamo conica il luogo dei punti (x, y) nel piano che soddisfano unequazione del tipo (1).
Lequazione (1) si puo scrivere in forma matriciale

x
a11 x2 + 2a12 xy + a22 y 2 + 2a13 x + 2a23 y + a33 = ( x y 1)B y
1

dove B e la matrice simmetrica


a11 a12 a13
B = a12 a22 a23
a13 a23 a33

Per riuscire a capire che forma ha il luogo rappresentato dallequazione (1) si possono eseguire due tipi di
operazioni:
(a) completamento dei quadrati. Se nellequazione compare un quadrato e un termine lineare nella stessa
variabile ossia unespressione del tipo ax2 + bx (con a 6= 0), si puo completare il quadrato, individuando cosi
un opportuno cambiamento di coordinate (traslazione) del tipo
(
x=X +u
y =Y +v

Per esempio lequazione x2 + 6x + y 2 + 4y = 23 puo essere riscritta come (x + 3)2 9 + (y + 2)2 4 = 23,
con la traslazione Y = y + 2, X = x + 3 si riscrive come X 2 + Y 2 = 36 e si conclude che si tratta della
circonferenza di centro (3, 2) and raggio 6.
(b) rotazione. Se nellequazione compare un termine in xy, con una opportuna rotazione lo si puo rimuo-
vere ; osserviamo infatti che i termini di secondo grado dellequazione costituiscono una forma quadratica in
x, y associata alla matrice simmetrica  
a11 a12
A=
a12 a22

Esiste quindi una base ortonormale di R2 rispetto alla quale A si diagonalizza. Sia P una matrice ortog-
onale tale che t P AP = D e una matrice diagonale. Per il teorema di Binet , det(D) = det(t P AP ) =
det(t P )det(A)det(P ) = det(A), in quanto det(t P ) = det(P ) = 1, ossia det(A) e invariante rispetto al
cambiamento di base associato a P .
Per esempio nellequazione C : x2 + y 2 2xy x y = 0, si ha
 
1 1
A=
1 1

1
una matrice ortogonale speciale che diagonalizza A e
 
1/ 2 1/2
P =
1/ 2 1/ 2
 

  
x 1/ 2 1/2 X
La rotazione data da P e = e lequazione di C diventa 2X 2 = 2Y (una
y 1/ 2 1/ 2 Y
parabola, come si vedra piu avanti).
Alla fine di queste operazioni si trova in ogni caso un equazione che contiene X 2 o Y 2 o entrambi e al piu
un termine lineare e/o una costante, ossia vale il
Teorema. Detti 1 , 2 gli autovalori della matrice A esiste nel piano un sistema di riferimento R(O, X, Y )
rispetto al quale lequazione (1) assume una delle seguenti forme (dette equazioni canoniche):
(I) 1 X 2 + 2 Y 2 =
(II) 1 X 2 = 2Y

La matrice B associata alle equazioni canoniche (I) e (II) e rispettivamente



1 0 0 1 0 0
0 2 0 0 0
0 0 0 0

Definizione. Quando e nullo almeno uno dei coefficienti nelle equazioni canoniche, la conica si dice degenere.
Le coniche degeneri possono essere di uno dei seguenti tipi:
a) se 1 , 2 sono non nulli con segni opposti (ossia det(A) < 0) e = 0, si tratta di due rette che si
intersecano in un punto; lequazione si puo scrivere come:

x2 y2
=0
a2 b2

b) se uno dei i e nullo (ossia det(A) = 0) e laltro ha lo stesso segno di , si tratta di due rette parallele;
lequazione si puo scrivere:
x2
=1
a2
c) se uno dei i e nullo (ossia det(A) = 0) e = 0, si tratta di due rette coincidenti; lequazione si puo
scrivere:
x2
=0
a2
d) se 1 , 2 hanno lo stesso segno (ossia det(A) > 0) e = 0, si tratta di un punto; lequazione si puo
scrivere :
x2 y2
+ =0
a2 b2

Osservazione. Una conica in forma canonica e degenere se solo se det(B)   = 0,masi puo  dimostrare
 che
x X u
det(B) e invariante rispetto ai cambiamenti di riferimento del tipo =P + (rotazione e
y Y v
traslazione), quindi una conica di equazione a11 x2 + 2a12 xy + a22 y 2 + 2a13 x + 2a23 y + a33 = 0 e degenere se
solo se det(B) = 0.
Dal Teorema segue che le coniche non degeneri possono essere di uno dei seguenti tipi:
(I) Coniche a centro. Se det(A) 6= 0, con unopportuna rotazione lequazione diventa del tipo C : 1 X 2 +
2 Y 2 = . con una traslazione e possibile eliminare dall equazione tutti i termini di primo grado. In questo

2
caso il punto (X, Y ) C se e solo se (X, Y ) C e il centro di simmetria e il punto (X, Y ) = (0, 0) ossia
(x, y) = (u, v). Si ottiene quindi:
a) unellisse se 1 , 2 sono non nulli e dello stesso segno (ossia det(A) > 0) e non nullo ha lo stesso
segno di 1 , 2 ; in particolare quando 1 = 2 si ha una circonferenza. Lequazione si puo scrivere:

x2 y2
+ =1
a2 b2

b) unellisse a punti non reali se 1 , 2 sono non nulli e dello stesso segno (ossia det(A) > 0) e non
nullo ha segno diverso da 1 , 2 . Lequazione si puo scrivere:

x2 y2
+ = 1
a2 b2

c) uniperbole se 1 , 2 sono non nulli e hanno segni opposti (ossia det(A) < 0) e e non nullo; in
particolare quando 1 = 2 si ha uniperbole con gli asintoti perpendicolari. Lequazione si puo scrivere :

x2 y2
2
2 =1
a b

(II) Parabole. Se det(A) = 0 si ha che uno degli autovalori (per esempio 2 ) e nullo, la conica non ha centro
di simmetria e non esiste un cambiamento di riferimento che permette di eliminare tutti i termini di primo
grado: si tratta di una parabola che in un opportuno sistema di riferimento ha equazione X 2 = 2pY, p > 0.

Quadriche
Analogamente alla definizione di conica, una quadrica Q e il luogo dei punti (x, y, z) dello spazio R3 che
soddisfano unequazione del tipo

(3) a11 x2 + 2a12 xy + 2a13 xz + a22 y 2 + 2a23 yz + a33 z 2 + 2a14 x + 2a24 y + +2a34 z + a44 = 0

dove supponiamo i primi sei coefficienti non tutti nulli, in modo tale da avere unequazione effettivamente
di secondo grado. I termini di secondo grado dellequazione costituiscono una forma quadratica in x, y, z
associata alla matrice simmetrica M = (aij ) R3,3 . Cerchiamo un sistema di riferimento in cui M si
diagonalizza e infine, se necessario, cerchiamo una traslazione per eliminare (se possibile) i termini di primo
grado. Detti 1 , 2 , 3 gli autovalori di M , otteniamo alla fine del procedimento il risultato seguente:

Teorema. Data una quadrica Q, esiste nello spazio un sistema di riferimento R(O, X, Y, Z) rispetto al quale
C si rappresenta con una equazione di uno dei seguenti tipi (equazioni canoniche):
(I) 1 X 2 + 2 Y 2 + 3 Z 2 =
(II) 1 X 2 + 2 Y 2 = 2Z

Definizione. Quando e nullo almeno uno dei coefficienti nelle equazioni canoniche, la quadrica Q si dice
degenere.

(I) Quadriche a centro. Se trasformando le coordinate con una traslazione, e possibile eliminare tutti i
coefficienti dei termini di primo grado, la quadrica ha unequazione del tipo:

a11 x2 + 2a12 xy + 2a13 xz + a22 y 2 + 2a23 yz + a33 z 2 + a44 = 0

e si dice quadrica a centro; in questo caso con una opportuna rotazione, lequazione di Q diventa:

1 X 2 + 2 Y 2 + 3 Z 2 =

3
Vediamo alcuni esempi di quadriche a centro con autovalori tutti non nulli:
1) ellissoide (se 1 , 2 , 3 , hanno tutti lo stesso segno); se 1 = 2 = 3 si tratta di una sfera di raggio

e centro nellorigine; lequazione si puo scrivere :

x2 y2 z2
+ + =1
a2 b2 c2

2) iperboloide a una falda (se per esempio 1 , 2 , sono positivi e 3 e negativo); lequazione si puo
scrivere :
x2 y2 z2
2
+ 2 2 =1
a b c
3) iperboloide a due falde (se per esempio 2 , 3 sono negativi e 1 , sono positivi); lequazione si puo
scrivere:
x2 y2 z2
=1
a2 b2 c2
4) cono (se 1 , 2 , 3 , non hanno tutti lo stesso segno e = 0); se due autovalori con lo stesso segno
sono uguali, il cono e di rotazione, altrimenti si dice cono ellittico. In ogni caso si tratta di una quadrica
degenere. Un esempio di equazione di un cono e :

x2 y2 z2
+ =0
a2 b2 c2

(II) Paraboloidi. Consideriamo per esempio lequazione Q : z = xy; se eseguiamo una rotazione di /4 nel
piano (xy) utilizzando la matrice  
1/ 2 1/2
P =
1/ 2 1/ 2

otteniamo x = 1/ 2(X + Y ) e y = 1/ 2(X + Y ), mentre z = Z, quindi lequazione di Q si trasforma in
2Z = Y 2 X 2 . Questo e un esempio di paraboloide iperbolico o a sella. Ogni piano del tipo X = c oppure
Y = c interseca Q in un parabola, mentre ogni piano del tipo Z = c interseca Q in uniperbole o (se c = 0)
in una coppia di rette.
I paraboloidi sono quadriche che non hanno un centro di simmetria, quindi non possono avere equazioni della
forma (I) ma solo della forma (II). Lequazione di un paraboloide e del tipo

X2 Y2
Z= (paraboloide iperbolico)
a2 b2
oppure
X2 Y2
Z= + (paraboloide ellittico)
a2 b2
un paraboloide ellittico e di rotazione nel caso a = b: ogni piano Z = c lo interseca in un ellisse (una
circonferenza nel caso a = b).

Vediamo altri esempi di quadriche degeneri:


1) cilindro ellittico (se per esempio 1 , 2 , sono positivi e 3 = 0, si tratta di un cilindro ellittico
parallelo allasse z); lequazione si puo scrivere come:

x2 y2
+ =1
a2 b2

2) cilindro parabolico (se per esempio 1 , sono non nulli e 2 = 3 = 0 si tratta di un cilindro
parabolico parallelo allasse y); lequazione si puo scrivere come: x2 = 2az

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Sfere e circonferenze
Definizione. Diciamo sfera (nel senso di superficie sferica) con centro il punto C(a, b, c) e raggio R il luogo
dei punti P (x, y, z) che hanno distanza R da C: S = {P (x, y, z)|d(P, C) = R}.
Analogamente nel piano riferito alle coordinate x e y, dato un punto C(a, b) e un numero reale R
positivo, la circonferenza di centro C e raggio R e linsieme C = {P (x, y)|d(P, C) = R}
La sfera S ha quindi equazione cartesiana

(x a)2 + (y b)2 + (z c)2 = R2

o anche
(1) x2 + y 2 + z 2 2ax 2by 2cz + d = 0
dove d = a2 + b2 + c2 R2 . Inoltre ogni equazione del tipo (1) rappresenta una sfera, purche si abbia
a2 + b2 + c2 d > 0.
La circonferenza C del piano xy e rappresentata da unequazione del tipo:

(x a)2 + (y b)2 = R2

o anche
x2 + y 2 2ax 2by + d = 0
dove d = a2 + b2 R2 .

Circonferenze nello spazio


Una circonferenza nello spazio e determinata dallintersezione di due superfici che passano per essa; la scelta
di queste superfici e arbitraria (come lo e la scelta di due piani per rappresentare la retta loro intersezione):
una circonferenza si puo infatti pensare come intersezione di una sfera e di un piano, oppure come intersezione
di due sfere o anche di un piano e di unaltra opportuna superficie (per esempio una superficie di rotazione
con asse di rotazione una retta ortogonale al piano della circonferenza).
Se la circonferenza e intersezione di una sfera S e di un piano , allora e rappresentata dal sistema:
(
x2 + y 2 + z 2 2ax 2by 2cz + d = 0
(2)
x + y + z + = 0

dove, assumendo d = a2 + b2 + c2 R2 > 0, la sfera ha centro C(a, b, c) e raggio R = a2 + b2 + c2 d.
Se d(C, ) < R lintersezione S e una circonferenza di cui possiamo ricavare il centro C 0 e il raggio
r; infatti C 0 e il punto di intersezione del piano
p con la retta perpendicolare ad esso condotta per il centro
della sfera S; per il teorema di Pitagora r = R2 d(C, )2 .
Se d(C, ) > R il sistema (2) non ha soluzioni reali, infatti lintersezione S e priva di punti reali.
Se d(C, ) = R il sistema (2) ha ununica soluzione ossia rappresenta un punto, che e il punto di tangenza
di con S.

Definizione. Un piano si dice tangente a una sfera S di centro C e raggio R se ha distanza R da C.


Analogamente una retta si dice tangente a una circonferenza C di centro C e raggio r se giace sul piano di
C e ha distanza r dal centro C.

Esempi. 1) La curva di equazioni (


x2 + y 2 + z 2 2x + 6y = 0
x+z =0

e una circonferenza.

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La sfera x2 +y 2 + z 2 2x + 6y = 0 ha centro C(1, 3, 0) p
e raggio R = 10; la distanza di C dal piano
x + z = 0 vale 1/ 2, quindi il raggio della circonferenza vale 19/2, mentre il centro della circonferenza e
il punto (1/2, 3, 1/2).

2) Il piano tangente alla sfera x2 + y 2 + z 2 2x + 6y = 0 nel punto P (1, 0, 1) e il piano che passa per il

punto P ed e ortogonale al vettore OP OC = (0, 3, 1), ossia : 3y + z 1 = 0

3) La retta tangente alla circonferenza


(
x2 + y 2 + z 2 2x + 6y = 0
x+z =0

nellorigine O si puo rappresentare come intersezione del piano x + z = 0 con il piano tangente alla sfera in
O e quindi ha equazioni cartesiane (
x+z =0
x 3y = 0

ATTENZIONE!!!

Nel precedente esempio 1), se invece di procedere nel modo indicato, ricaviamo z = x dalla seconda
equazione e sostituiamo nella prima, otteniamo lequazione

2x2 + y 2 2x + 6y = 0

Se interpretiamo tale equazione come unequazione in x e y, essa rappresenta nel piano unellisse (ma
non una circonferenza); se interpretiamo la stessa equazione come unequazione in x, y e z, essa rappresenta
nello spazio una superficie formata da rette parallele allasse z, cioe rappresenta un cilindro.
Osserviamo quindi che la circonferenza data si puo ottenere equivalentemente come intersezione del
piano x + z = 0 con la sfera x2 + y 2 + z 2 2x + 6y = 0 oppure del piano x + z = 0 con il cilindro
2x2 + y 2 2x + 6y = 0, pero questultima rappresentazione non permette di ricavare centro e raggio della
circonferenza.