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02 Il sistema circolatorio

Prof. Rubini 06/10/2015 Lazzarin Alessandro, Italia Mauro, Gheno Viviana

Biofisica del sistema circolatorio


I capillari sanguigni rappresentano, in un certo senso, il distretto circolatorio pi importante perch solo nei
capillari avvengono gli scambi nutrizionali e dei gas respiratori tra il sangue e linterstizio (dunque tra
sangue e tessuti).
La composizione del sangue arterioso assolutamente identica dalla radice dell'aorta fino alle arteriole.
Lungo il decorso arterioso quindi non avviene nessuna modifica della composizione del sangue. Questa
avviene, invece, solo a livello dei capillari, dove avvengono gli scambi col tessuto grazie al fatto che la
struttura dei capillari ne particolarmente idonea. La loro parete infatti estremamente sottile, costituita da
un sottile strato endoteliale e da una membrana basale: non presente muscolatura liscia, che invece
presente negli altri distretti circolatori dove aumenta lo spessore della parete basale e impedisce lo scambio
con i tessuti. Quindi solo nei capillari si ha il passaggio di sostanze, essenzialmente per diffusione. Passano
anche liquidi che trascinano con s soluti per filtrazione.

Diffusione

La diffusione regolata dalla legge di Fick, che stabilisce che la quantit di una sostanza (q) che passa
attraverso la parete capillare per diffusione nell'unit di tempo, dipende dalla differenza di concentrazione
della sostanza fra capillare e interstizio (c1 - c2), aumenta con la superficie utile allo scambio (A) ed
inversamente proporzionale alla distanza che la sostanza deve percorrere (x), data dallo spessore della parete.
Tutto questo dipende da una costante, il coefficiente di diffusione D.
q / t = (c1 c2) (A/x) D
Il valore del coefficiente D molto importante, perch determina il diverso comportamento di sostanze
liposolubili (come i gas respiratori) che hanno elevato coefficiente D, e sostanze idrosolubili, che magari
hanno un elevato peso molecolare, con coefficiente D pi basso.
Il grafico seguente mostra l'equilibrio delle concentrazioni di diversi gruppi di sostanze lungo la lunghezza
del capillare. In ordinata c la lunghezza del capillare; in ascissa la concentrazione (c) della sostanza, con
indicate la concentrazione interna al capillare (ci) e la concentrazione esterna (ce) dellinterstizio.

- Le sostanze che si comportano come le


curve 3 e 4 sono liposolubili e hanno elevato
coefficiente di diffusione. Infatti lungo il
decorso del capillare, la concentrazione dentro
al capillare si riduce perch le sostanze passano
verso l'interstizio e prima della fine del
capillare, a seconda del coefficiente D, si
raggiunge un completo equilibrio. Il passaggio
di sostanze di questo tipo attraverso la parete
limitato soltanto dalla perfusione sanguigna e
non dal coefficiente D.

- Diversamente, per sostanze con basso


coefficiente D come 1 e 2, il passaggio
attraverso la parete limitato dalla diffusione e
alla fine del capillare non si raggiunto
l'equilibrio.
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La facilit con la quale le sostanze passano dipende dalle caratteristiche dellendotelio capillare, diverse da
organo a organo.
Esistono organi importanti che hanno tipicamente un endotelio continuo, nel quale esistono
giunzioni strette fra cellule endoteliali adiacenti che limitano il passaggio di sostanze, come avviene nel
circolo muscolare e ancor pi nel circolo cerebrale. In quest'ultimo esiste una barriera emato-encefalica, un
ostacolo per il passaggio di sostanze dal sangue al tessuto, maggiore rispetto ad altri distretti circolatori. Di
questo si deve tenere conto nella somministrazione di farmaci, ad esempio per curare unencefalite batterica
bisogner scegliere un antibiotico in grado di passare la barriera emato-encefalica.
Altri endoteli sono fenestrati, ad esempio nelle ghiandole endocrine o anche nei glomeruli renali.
Questi endoteli presentano dei pori attraverso i quali possono passare sostanze, il cui peso molecolare
dipende dalle dimensioni dei pori. Per esempio, nei glomeruli renali passano facilmente glucosio,
amminoacidi, ma non passano normalmente le proteine.
Infine, esistono endoteli discontinui, in cui esistono vere e proprie fessure tra una cellula endoteliale
e l'altra, che rendono ragione dell'elevata permeabilit. Nel fegato per esempio le lipoproteine di sintesi
epatica ad elevato peso molecolare possono passare nel sangue che percorre il lobulo epatico. Oppure nel
midollo osseo rosso ematopoietico, le discontinuit sono tali da consentire il passaggio di cellule dal midollo
al sangue.

Pressione di filtrazione
In tutti i letti capillari esiste anche un processo di filtrazione di liquidi, ovvero filtrazione di acqua dal lume
del capillare verso il tessuto. L'entit volumetrica di questa filtrazione importante e si pu immaginare che
l'interstizio, e quindi le cellule immerse in esso, siano continuamente lavate da un flusso di filtrazione che
origina dai capillari. Naturalmente perch avvenga una filtrazione devono esistere pressioni di filtrazione,
che vengono chiamate forze di Starling.
La pressione di filtrazione effettiva P(f) (nel libro Peff) data dalla somma delle forze o pressioni che
favoriscono la filtrazione (cio l'uscita di liquidi dal vaso) meno le pressioni che ostacolano la filtrazione.
La prima pressione che favorisce la filtrazione la pressione idrostatica del capillare sanguigno (Pic), a
questa si oppone evidentemente la pressione idrostatica dell'interstizio (Pii).
La pressione oncotica dell'interstizio (i) favorisce la filtrazione perch attrae liquidi per effetto osmotico dal
capillare verso l'interstizio, si oppone a questa la pressione oncotica del capillare (c).
P(f)=(Pic Pii) + (i - c)
=Pi +
[Pressione oncotica: componente della pressione osmotica dovuta alle proteine in soluzione nel plasma
sanguigno.
NdA: nel Klinke, a pagina 194, la formula recita che Peff=P - , il professore ha semplicemente cambiato
il segno prima e dopo la parentesi. Si noti che nel libro i ed e corrispondono rispettivamente a
internamente ed esternamente al capillare, invece per il professore i corrisponde allinterstizio
(esterno) e c al capillare (interno). Cambia solo il punto di riferimento considerato e dunque il segno.]
Questo il bilancio delle forze distali che determina la velocit con la quale il liquido abbandona il capillare,
cio filtra nell'interstizio. La forza di filtrazione data dal bilancio tra la differenza della pressione idrostatica
(Pi) pi il bilancio delle pressioni oncotiche ( ).

Per quanto riguarda la differenza delle pressioni osmotiche, bisogna considerare che l'effetto osmotico
legato alla presenza di soluti. Se i soluti possono passare nell'interstizio per diffusione, allora l'effetto
osmotico che esercitano si riduce, fino ad annullarsi se c' equilibrio completo fra i due lati dell'endotelio.
Questo concetto riassunto nel valore del cosiddetto coefficiente di riflessione, che si indica con ed un
numero compreso fra 0 e 1. Gli effetti della differenza di pressione osmotica vanno moltiplicati per il
coefficiente di riflessione: P(f) =Pi +
Se quest'ultimo uguale a 0, vuol dire che la sostanza passa liberamente e non esercita effetto osmotico. Se
invece = 1 la sostanza non passa assolutamente e tutti gli effetti della pressione osmotica si manifestano.

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Per esempio, per le proteine plasmatiche, il coefficiente di riflessione vale 0.85, quindi l'85% del loro effetto
osmotico effettivamente operativo.
Vi ricordo che la pressione osmotica dei liquidi corporei dipende dalla concentrazione di tutti i soluti in essi
presenti, ed essenzialmente la stessa in tutti i liquidi corporei, pari a circa 300 mOsm/L.
Ricordo anche che 1 Osm/L esercita una pressione osmotica di 22,41 atm, quindi 300 mOsm eserciteranno
all'incirca 7 atm, che significa 5000 mmHg, quindi una pressione molto forte, caratteristica di tutti i liquidi
corporei, sia del plasma, sia del liquido interstiziale. C' per una differenza fra questi due comparti: il
plasma contiene una certa quantit di proteine, che esercitano una pressione oncotica intorno ai 25 mmHg.
Questa cifra poca cosa rispetto ai 5000 di pressione totale, ma lunica differenza tra il plasma e
lintestizio. Quindi, funzionalmente, l'effetto oncotico delle proteine plasmatiche diventa rilevante: esiste una
forza di circa 25 mmHg che tende a trattenere liquido nel capillare, grazie al fatto che il plasma (e non
l'interstizio) contiene proteine.
Naturalmente, se esiste una pressione netta di filtrazione, esister anche un flusso di filtrazione,
proporzionale alla pressione di filtrazione, secondo un coefficiente di filtrazione.
Vf = kf Pf

Pressione idrostatica
La pressione idrostatica nel capillare dipende essenzialmente dalla trasmissione nel lume del capillare: da un
lato, dalla pressione arteriosa, dall'altro lato, dalla pressione venosa.
La pressione arteriosa si trasmette al lume del capillare in misura variabile a seconda dello stato di
contrazione della muscolatura liscia della parete delle arteriole a monte dei capillari.
- Se le arteriole sono costrette (vasocostrizione), meno pressione viene trasmessa, pi bassa sar la
pressione capillare idrostatica e quindi anche la filtrazione.
- In occasione di una vasodilatazione arteriolare, invece, la pressione di filtrazione aumenter.
- La pressione di filtrazione aumenta anche quando aumenta la pressione venosa, che viene facilmente
trasmessa al lume del capillare.
-In occasione dell'aumento della massa sanguigna circolante, la pressione venosa aumenta, ed aumenta
anche la pressione di filtrazione.
-Anche nell'insufficienza cardiaca, il cuore pompa con difficolt, si ha una tendenza al ristagno di
sangue dal lato venoso della circolazione, aumenta la pressione venosa che viene trasmessa al lume del
capillare con aumento della pressione di filtrazione. Quindi, tipicamente nell'insufficienza cardiaca, uno
dei segni da riconoscere un aumento della filtrazione dei capillari, con accumulo di liquido
interstiziale, cio edema.

La pressione idrostatica nell'interstizio un parametro molto difficile da misurare. Non basta introdurre un
ago nel tessuto, perch lo spazio occupato dal liquido interstiziale molto piccolo, le cellule sono adiacenti
l'una all'altra. Il lume di qualsiasi ago o catetere verrebbe facilmente occluso e si avrebbero effetti di
distorsione sulla misurazione.
Sono state ideate tecniche sperimentali diverse per avere una stima di questo valore pressorio, compreso fra
+5 e -6 mmHg. Guyton, importante fisiologo americano, ha misurato la pressione del liquido interstiziale
impiantando nei tessuti capsule (simili a palline da ping pong) dotate di un catetere; aspettando che l'interno
della pallina venisse popolato da una popolazione cellulare ha trovato valori di pressione negativi
nell'interstizio. Questa rimane una questione non completamente chiarita, ma comunque la pressione
interstiziale bassa: intorno allo 0 o negativa.

La pressione oncotica del plasma, come abbiamo detto, di 25 mmHg. Essa dipende dalla concentrazione
delle proteine plasmatiche e rappresenta un ostacolo alla filtrazione.
La pressione oncotica dell'interstizio favorisce, invece, la filtrazione. Anchessa dipende dalla concentrazione
di proteine nell'interstizio che, in condizioni fisiologiche, praticamente trascurabile. Ad esempio in
occasione di infiammazioni tissutali, per, la permeabilit endoteliale alle proteine aumenta, il coefficiente di
riflessione delle proteine si riduce, le proteine passano nell'interstizio e allora la pressione oncotica non pi
trascurabile ed il liquido tende a rigonfiarsi nel tipico edema dell'infiammazione.

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dal bilancio di queste pressioni che dipende il volume di


liquido filtrato, illustrato nella figura a pagina seguente: in
ascissa c' la lunghezza del capillare, in alto il bilancio delle
pressioni.
All'estremit arteriosa del capillare il bilancio tale da aversi
una pressione netta di filtrazione verso l'esterno. La pressione
idrostatica del capillare, che determina la filtrazione, si riduce
mano a mano che si avanza lungo il capillare stesso, perch il
sangue incontra attriti lungo questo avanzamento. Inoltre, il
passaggio di liquido verso l'esterno fa aumentare la
concentrazione di proteine nel capillare e quindi anche questo
ostacola la pressione di filtrazione, mentre si riduce la
pressione oncotica dell'interstizio.
In definitiva, avanzando lungo il capillare, il bilancio delle
pressioni idrostatica e oncotica tale per cui prima della fine
del capillare si raggiunga l'equilibrio di filtrazione, cio la
filtrazione cessi. Oltre questo punto non si ha riassorbimento
perch qualsiasi riassorbimento determinerebbe un aumento
della pressione oncotica dell'interstizio, e quindi un effetto
favorevole ad unulteriore filtrazione.
Si instaura un equilibrio tra le due diverse pressioni in gioco,
per cui all'incirca nell'ultimo terzo del capillare non si ha n filtrazione n riassorbimento e le pressioni sono
in equilibrio.

Nella parte centrale della figura, il coefficiente di filtrazione Kf aumenta lungo il decorso del capillare perch
aumenta la superficie complessiva a disposizione e perch aumenta il diametro dei pori.

Se nel letto capillare avviene filtrazione, ma non riassorbimento, ci si dovrebbe aspettare un accumulo di
liquido nell'interstizio, e quindi una tendenza all'edema. Questo non si verifica perch il volume filtrato viene
costantemente allontanato dal flusso linfatico. Il flusso della linfa, favorito da contrazioni peristaltiche
parietali e dalla presenza di valvole linfatiche, allontana il liquido filtrato, in ragione di diversi litri al giorno
aumentabili di pi di 10-20 volte quando la filtrazione sia corrispondentemente aumentata.
L'importanza del flusso linfatico nell'allontanare il liquido filtrato dimostrata dall'accumulo di liquido
interstiziale, cio dall'edema, che si verifica in occasione di patologie che coinvolgono i vasi linfatici.

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Regolazione del sistema circolatorio


Il sistema circolatorio oggetto di importanti meccanismi di regolazione perch la situazione funzionale
nella quale si trovano i diversi distretti circolatori dellorganismo (dunque i diversi organi e apparati), cambia
a seconda delle circostanze:
Per esempio, il muscolo scheletrico che passa dallo stato di riposo allo stato di attivit avr bisogno di
un maggiore apporto di ossigeno, e quindi di flusso sanguigno, per sostenere l'aumentata attivit.
Analogamente l'apparato digerente passa da una situazione di riposo alle fasi digestive postprandiali con
cambiamento del metabolismo tessutale e delle esigenze energetiche.
La cute pu variare di molto il suo flusso sanguigno per esempio per motivi legati ai processi di
termoregolazione.
Organi e apparati diversi hanno necessit di flussi sanguigni diversi a seconda delle circostanze funzionali.
Questo giustifica la presenza di sistemi di regolazione della pressione arteriosa, la perfusione tessutale e il
volume di sangue circolante.

1. Regolazione della pressione arteriosa


I meccanismi che regolano la pressione arteriosa sono distinti a seconda della scala temporale sulla quale
agiscono: meccanismi a breve termine (nella scala temporale di secondi-minuti) e meccanismi a medio e
lungo termine (nella scala di ore-giorni, o addirittura giorni-mesi).

1.a Meccanismi a breve termine


I meccanismi a breve termine sono essenzialmente meccanismi nervosi, grazie all'elevata velocit di
conduzione delle fibre nervose, perch i circuiti riflessi nervosi agiscono molto rapidamente.
Questo meccanismo esiste grazie all'attivit di particolari recettori di pressione che si chiamano barocettori
arteriosi. Essi si trovano nell'arco dell'aorta e nel seno carotideo, che una dilatazione della radice della
carotide comune. Le pareti muscolari di queste due regioni vascolari sono dotate di recettori sensibili allo
stiramento della parete stessa. Se la parete viene distesa (stirata) come avviene quando aumenta la pressione
arteriosa (distendente), questi barocettori inducono un numero di potenziali a frequenza pi elevata nelle
fibre dei cosiddetti nervi tampone da loro innervati.
I nervi tampone sono il nervo vago, per i barocettori dell'arco aortico, e il nervo glossofaringeo per i
barocettori del seno carotideo.

Per comprendere appieno l'effetto dei barocettori nella regolazione della pressione arteriosa, utile fare
riferimento alla legge di Poiseuille, che stabilisce che il flusso attraverso l'albero circolatorio sistemico (Q)
dipende dalla differenza di pressione tra sistema arterioso (Pa) e atrio destro (Pad), diviso la resistenza del
circolo sistemico (R):
Q= (Pa - Pad) / R
La pressione media arteriosa (Pa) dell'ordine di 95 mmHg, molto pi alta della pressione in atrio destro
(Pad), che di pochi mmHg. Quindi, trascurando il basso valore di pressione in atrio destro, si pu scrivere
che la pressione arteriosa all'incirca data dal prodotto di gittata cardiaca per resistenza:
Pa Q R
Questo significa che quando cambia la resistenza, o la gittata cardiaca, o entrambi i fattori, cambia anche la
pressione arteriosa. Una vasocostrizione periferica, data dallaumento dello stato di contrazione della parete
vascolare di arterie e arteriole, comporta -a parit di gittata cardiaca- un aumento della pressione arteriosa.
Evidentemente se aumentano sia la resistenza che la gittata cardiaca, aumenter pure la pressione arteriosa.

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E' proprio su questo bilancio (Pa Q R) che agiscono i barocettori.


Infatti, in occasione di aumenti della pressione arteriosa, l'aumentata frequenza di scarica delle fibre nervose
afferenti dei nervi tampone porta potenziali al nucleo del tratto solitario (che si trova nel midollo allungato): i
barocettori del seno dellaorta e i barocettori del seno carotideo sono innervati dalle fibre dei nervi vago e
glossofaringeo. Le afferenze arrivano al nucleo del tratto solitario, che manda impulsi alla regione
ventrolaterale del midollo allungato. A sua volta questa regione manda impulsi con sinapsi inibitorie (-) nella
regione ventrorostrale del midollo allungato stesso. Le sinapsi inibitorie inibiscono l'attivit delle fibre
simpatiche discendenti che innervano il cuore e i vasi di resistenza.
Gli effetti sono: - una diminuzione della forza di contrazione del cuore
- una diminuzione della frequenza cardiaca
- una vasodilatazione periferica, mediante riduzione del tono vasocotrittore simpatico
Quindi un aumento della pressione determina un effetto inibitorio sul simpatico, con effetti che tendono tutti
a ridurre la pressione arteriosa: la riduzione dell'attivit cardiaca abbassa la gittata cardiaca, la riduzione della
resistenza periferica contribuisce anch'essa ad abbassare la pressione arteriosa.
Le afferenze che decorrono nei nervi tampone, inoltre, attivano il Nucleo Dorsale del Vago che riduce
ulteriormente lattivit cardiaca (in particolare la frequenza) e quindi contribuisce ad abbassare la pressione
arteriosa.
La logica che quando aumenta la stimolazione dei barocettori per aumento della pressione arteriosa, si
attuano delle risposte riflesse che agiscono sul cuore e sui vasi che tendono ad abbassarla; c quindi un
servo-meccanismo di regolazione automatica che tende a mantenere costante i valori pressori.

Naturalmente in caso di riduzione di pressione, invece


- diminuisce lo stato di stiramento delle pareti dove si trovano i barocettori,
- diminuisce la frequenza di scarica,
- diminuise lattivazione del Nucleo Dorsale del Vago con conseguente tachicardia;
- diminuisce inoltre linibizione delle vie simpatiche con conseguente aumento della forza di contrazione
cardiaca e della resistenza periferica.
Si ha quindi un aumento della pressione arteriosa.
Sia che la pressione aumenti, sia che diminuisca, si attuano meccanismi riflessi che tendono a riportarla al
valore iniziale: questo il meccanismo di regolazione a breve termine della pressione arteriosa permesso dai
barocettori.
Come si pu vedere dal rettangolino rosso in figura, gli stimoli per i barocettori non sono solo laumento
della pressione arteriosa ma anche laumento della frequenza cardiaca, della gittata sistolica, della forza di
contrazione del miocardio. Le variabili di riferimento sono quindi: la pressione arteriosa media, lampiezza
del polso pressorio, la velocit con cui cresce la pressione arteriosa.
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Se la pressione in fase di salita, i barocettori grazie alle loro caratteristiche intrinseche- scaricano di pi
rispetto a quando la pressione in fase di discesa, come avviene durante una diastole.

Un esempio dellattivit regolatrice di questo circuito nervoso rappresentato da quanto si verifica nei
cambiamenti di posizione del corpo (la figura a pag 211 del libro- mostra schematicamente i valori di
pressione arteriosa e venosa):
in un soggetto sdraiato, la pressione arteriosa media di 100 mmHg vicino al cuore e cambia di poco
sia verso la testa sia verso i piedi, riducendosi lievemente a causa del piccolo attrito che incontra il
sangue nel fluire nelle grosse arterie ( solo in arteriole e capillari che questi attriti diventano
significativi). Lo stesso accade per la pressione venosa che ha valori assoluti molto pi bassi.
nel soggetto in posizione eretta, a causa della forza di gravit, le pressioni (arteriosa e venosa)
aumentano verso i piedi in ragione della densit del sangue e del dislivello verticale, mentre per gli
stessi motivi si riducono verso lalto, sopra il livello del cuore.
La pressione venosa in atrio destro (la pressione venosa centrale) di pochi centimetri dacqua; sopra
latrio destro di una decina di cm; alla radice del collo si pu immaginare che -per effetto della forza
di gravit- la pressione venosa sia pari a 0 e infine ancora pi sopra nel collo e nel cranio la pressione
venosa sar subatmosferica.
Quando la mattina ci alziamo dal letto passando dalla posizione sdraiata alla posizione eretta,
immediatamente abbiamo un abbassamento di pressione nei vasi arteriosi sopra il livello del cuore e, in
particolare, essendo i barocettori sopra il livello del cuore (sia quelli dellarco aortico, sia quelli del seno
carotideo), essi sono sensibili a questo abbassamento di pressione. Non appena ci mettiamo in piedi lo
stiramento sulle pareti diminuisce assieme allattivit dei barocettori e si attiva il riflesso che porta
allaumento della pressione per aumento dellattivit cardiaca e dello stato di contrazione dei vasi
periferici. In questo modo nonostante gli effetti della gravit, la pressione arteriosa viene mantenuta a livelli
tali da consentire unadeguata perfusione sanguigna.
In soggetti in cui il riflesso dei barocettori assente, ad esempio per taglio dei nervi tampone negli animali
da esperimento o per eventi patologici nelluomo, alzarsi in piedi repentinamente significa rischiare lo
svenimento; se non c il riflesso compensatorio che sostiene la pressione arteriosa, la perfusione sanguigna
dellencefalo si riduce drasticamente e si pu avere perdita di coscienza.
Esistono anche soggetti ipersensibili i quali anche per esempio radendosi, comprimono lievemente i
barocettori del collo e svengono perch i barocettori interpretano la stimolazione da rasoio come un
aumento della pressione arteriosa.

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Resetting del riflesso dei barocettori


Perch soggetti ipertesi mantengono la pressione arteriosa elevata nonostante la presenza di barocettori?
Quando lipertensione arteriosa diventa cronica, i barocettori vanno incontro a un resetting, cio si modifica
il livello di regolazione: essi interpretano come normale la pressione elevata e quindi non attivano il riflesso
compensatorio.

Normalmente esiste un tono vaso-costrittore simpatico costante: esistono prove certe che lattivit simpatica
discendente dalla parte rostrale del bulbo costante, quindi i vasi sanguigni sono sottoposti costantemente a
uno stato di parziale vasocostrizione e il cuore ad una parziale stimolazione simpatica. Questa circostanza fa
s che, esistendo una situazione di base attiva, sia possibile una regolazione efficace sia in caso di aumento
che di diminuzione della pressione arteriosa.

in questa figura (pagina 198 del libro) si nota il profilo dellonda sfigmica in alto e, nellinserto
appena sottostante, la frequenza di scarica dei barocettori senoaortici che aumenta quando la
pressione in salita -nella sistole- e si annulla durante la diastole. I barocettori hanno la caratteristica
di rispondere in modo isteretico, cio a seconda del senso di cambiamento della variabile.
[Isteretico: il cui valore assunto determinato anche dai valori assunti in precedenza]
Sotto, nella stessa scala temporale, presente il profilo della pressione venosa centrale (cio
nellatrio destro o nelle grosse vene vicine ad esso): si tratta di oscillazioni pressorie molto pi
piccole, di pochi mmHg, rispetto alle oscillazioni pressorie arteriose ed esse sono comuni tra i due
atri. LOnda C che si inscrive al momento dellinizio della sistole dipende dal fatto che quando i
ventricoli si contraggono, i lembi della tricuspide a destra e della mitrale a sinistra vengono portati
verso lalto in direzione della cavit atriale. Quando successivamente il cuore si contrae, dato che le
pareti del miocardio hanno fibre muscolari disposte anche a spirale, tale contrazione abbassa la base
del cuore e dilata le cavit atriali causando questa depressione x. Durante la sistole ventricolare il
sangue arriva negli atri dalle vene cave e polmonari (Onda V). La depressione y dipende dal calo
di pressione nellatrio conseguente allapertura della valvola tricuspide e lOnda A determinata
dalla sistole atriale.
Nellinserto sottostante si legge come siano state documentate attivit afferenti nervose da parte dei
recettori A degli atri, che scaricano durante lOnda A e che potenziano il tono vasocostrittore; i
recettori B che scaricano durante la diastole invece inibiscono il tono vasocostrittore. Quindi oltre ai
recettori dei barocettori contribuiscono moderatamente alle risposte di regolazione nervosa a breve
termine della pressione arteriosa anche recettori localizzati negli atri, denominati A e B.

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Comera da aspettarsi, le zone del bulbo che regolano il tono simpatico discendente sono sensibili non solo
alle afferenze inibitorie provenienti dai barocettori, ma anche agli stimoli eccitatori di altre afferenze.
Per esempio, sono sensibili alle afferenze spinali che sia dai propriocettori che dai recettori dolorifici salgono
fino al bulbo e determinano un aumento dellattivit dei centri spinali del simpatico: tipicamente un soggetto
che sente dolore ha anche aumento della pressione arteriosa (correlazione sfruttata dagli anestesisti nel
valutare la somministrazione di antidolorifici).
I Chemocettori arteriosi sono invece recettori chimici implicati nella regolazione dellattivit respiratoria
ma hanno anche un effetto di stimolo sui centri simpatici bulbari (anche se blando). I Barocettori invece
hanno come attivit principale la regolazione della pressione arteriosa e, al contrario, hanno effetti blandi sui
centri respiratori.

LIpotalamo un esempio di struttura nervosa, appartenente al sistema limbico (implicato nella reazione
affettiva, legato alla vita sessuale, al comportamento alimentare ed emotivo). Non sorprende che questi
fattori emozionali siano in grado di modificare lattivit del simpatico sulla pressione arteriosa.
Lattivit inspiratoria si associa ad un aumento dellattivit simpatica: laumento della pCO2 locale
determina aumento della pressione arteriosa; anche lischemia cerebrale determina aumento della pressione
arteriosa: si ha una tendenza di ipossia locale che si associa ad attivazione del simpatico e ipertensione.
Leffetto di ipossia centrale laumento della pressione arteriosa per vasocostrizione.
Leffetto di ipossia periferica invece lopposto: in un muscolo in attivit si ha una carenza locale di
ossigeno, unipossia che determina vasodilatazione locale e favorisce afflusso di sangue al muscolo che
necessita di ossigeno, con effetto opposto rispetto allipossia centrale.

1.b Meccanismi a medio termine


Esiste un sistema di regolazione a medio termine (arco temporale di ore, giorni) basato su un meccanismo
endocrino: il sistema Renina-Angiotensina-Aldosterone della fisiologia renale.
La Renina un ormone peptidico prodotto dai reni, la cui produzione aumenta con la diminuzione della
pressione arteriosa (di pi di 10-15 mmHg). La renina determina lattivazione di un altro peptide plasmatico,
lAngiotensina, che ha a sua volta importanti effetti sulla pressione arteriosa essendo un potente
vasocostrittore. Langiotensina stimola la secrezione di Aldosterone, che determina ritenzione idro-salina
(quindi espansione del volume dei liquidi circolanti) e di Adiuretina, che riduce leliminazione di liquidi da
parte dei reni (con ulteriore potenziamento della volemia) e stimola la sete, aumentando i liquidi circolanti.
Se la pressione arteriosa diminuisce o se diminuisce il volume sanguigno circolante, aumenta la produzione
di Renina con conseguente aumento della pressione e viceversa. Questo meccanismo endocrino opera
nellarco temporale di giorni o ore.

1.c Meccanismi a lungo termine


Mentre per archi di tempo di giorni o anni operano meccanismi che comprendono anche il sistema renina-
angiotensina, implicati soprattutto nella regolazione a lungo termino del volume dei liquidi circolanti.
Ormoni come lAdiuretina o come il Peptide natriuretico atriale agiscono, intervenendo a lungo termine
nella regolazione del volume di liquidi circolanti.
Nel fenomeno della diuresi pressoria se la pressione arteriosa aumenta, si ha un effetto a lungo termine di
aumento della diuresi che tende a riportare la pressione a valori pi bassi e viceversa.

2. Regolazione della perfusione sanguigna


Esistono anche meccanismi di regolazione di perfusione sanguigna tra i diversi organi e apparati.
Il sistema nervoso simpatico manifesta un tono vasocostrittore e perci regola il calibro dei vasi sanguigni in
vari distretti circolatori.
Il parasimpatico ha invece effetti molto meno rilevanti: cambiamenti di flusso dovuti a variazione del
diametro dei vasi si osservano soprattutto per modulazione dellattivit del simpatico, mentre il
parasimpatico determina cambiamenti di flusso delle ghiandole salivari, sudoripare e dei genitali esterni.

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La Riserva di Perfusione la massima quantit di aumento di


perfusione -rispetto alle condizioni di controllo- a cui pu
arrivare ad un dato organo o apparato.
Quando i meccanismi vasodilatatori sono attivati
massimalmente e diventa necessario sostenere un aumentato
consumo di ossigeno del miocardio, questo ha una riserva di
perfusione di 6-7 volte maggiore (600-700%) della perfusione
a riposo. Per il muscolo scheletrico la riserva di perfusione
ancora pi elevata.
La riserva di perfusione quasi assente nel rene, intermedia
nellencefalo, importante nella vena porta per lattivit
digestiva. (Sono da ricordare i valori delle perfusioni a riposo
pi importanti, tra cui quelle di encefalo, miocardio e rene)

Alla riserva di perfusione contribuiscono la modulazione dellattivit simpatica, in piccola misura della
parasimpatica, come anche i fattori ormonali.
Le Catecolamine e i Mediatori del Simpatico agiscono sui Recettori alfa e beta, diffusamente distribuiti nei
vasi dellorganismo:
- gli alfa determinano vasocostrizione,
- i beta vasodilatazione.
Unimportante popolazione di recettori beta-2 si trova nelle coronarie; nella cute prevalgono i recettori alfa,
come nei reni; nel muscolo e nel digerente sono presenti entrambe le popolazioni recettoriali.
Angiotensina e Adiuretina sono vasocostrittori, mentre il Peptide Atriale un vasodilatatore.
Ci sono poi effetti locali paracrini che modulano la perfusione sanguigna localmente: ad esempio laumento
di perfusione cutanea a fini termoregolatori o di quella intestinale durante le fasi digestive sono potenziati da
sostanze liberate localmente (Chinine, Callicreina, Istamina, Prostaglandine vasodilatatrici). I trombossani
o altre sostanze sono invece vasocostrittori. Questi fattori interagiscono tra di loro.
Un altro fattore che regola la perfusione sanguigna una sostanza che origina dallendotelio dei vasi
sanguigni ed stato identificato nellNO, ossido nitrico. Esso ha azione vasodilatatrice: rilascia la
muscolatura liscia (anche delle vie aeree) in quanto riduce la disponibilit di Calcio intracellulare nel
muscolo liscio. Esso sintetizzato dalla NO-sintetasi-endoteliale sotto stimolazione meccanica da parte del
sangue sulle pareti endoteliali: allaumento dello sforzo di taglio del sangue sullendotelio, nelle arteriole
ma anche nelle arterie di calibro maggiore (pi a monte) segue una vasodilatazione. Sono dunque effetti
trasmissibili a distanza.
Altri dati si vanno via via accumulando, indicano che la produzione di NO sensibile anche a una serie di
fattori biochimici tra cui acetilcolina, bradichinina, trombina, ATP, Endotelina, Prostaglandine
Sono stati identificati fattori endoteliali che invece determinano vasocostrizione come le Endoteline o anche
i Radicali Liberi dellOssigeno, quindi il sistema di modulazione del calibro vasale da parte di mediatori
provenienti dallendotelio anchesso complesso, con molteplici interazioni e incompletamente conosciuto.
Per di sicuro esistono meccanismi preponderanti legati allattivit dellNO, che consentono di potenziare
laumento di perfusione, quando questa necessit innescata da fattori nervosi, ormonali o metabolici.

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