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Accademia Editoriale

Verso un'antropologia dell'intreccio. Le strutture semplici delta trama nelle commedie di


Plauto
Author(s): Maurizio Bettini
Source: Materiali e discussioni per l'analisi dei testi classici, No. 7 (1982), pp. 39-101
Published by: Fabrizio Serra editore
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/40235772 .
Accessed: 06/11/2014 02:49

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Maurizio Bettini

Verso un'antropologia dell'intreccio.


Le strutturesemplici della trama nelle commedie
di Plauto

Primadi avvicinarcial corpus costituito dagli intrecciplautini,


sar bene premettere qualche osservazione in limine. Com'
noto, le commedie di Plauto vivono in uno spazio abbastanza
anomalo (almeno in apparenza)alPinternodel cosiddetto uni-
verso letterario.Il loro autore, infatti, non scrivevadel suo, ma
rielaboravai copioni greci che gli erano forniti dalla vastissima
produzione della commediaattica.D'altro canto, per, egli non
si accontentava di tradurreil greco, ma operava qua e l sue
inserzioni originali e per di pi contaminavauna comme-
dia greca con l'altra, inserendo cio nell'una scene e sequenze
tratteda un'altra.Di conseguenza,anche le analisiche seguiran-
no potrebbero rischiarequel noto paradossoche pare incombe-
re sulla critica plautina: dove si ha sempre il dubbio di toccare
l'autore greco l dove si vorrebbe afferrarepiuttosto Plauto
(perch il nostro traduce)o, inversamente,di toccare Plauto l
dove si vorrebbero afferrarele 'linee pure' del copione attico
(perch Plauto vi inserisce a forza i suoi cunei, oppure conta-
mina un testo con l'altro). Confesso per che - rispetto all'os-
servatorio dal quale ci poniamo - il paradossoin questione ap-
pare alquantodefilato. Delle trameplautine non ci interessain-
fatti scoprire che cosa ha elaborato,con intuizione originale',il
poeta Romano: oppure che cosa aveva elaborato,con intuizio-
ne altrettanto maggiormenteoriginale, il poeta Attico prima
che Plauto gli giocasse il suo tiro. Ci che tentiamo di fare con-
siste semplicemente nel descrivere le strutture elementari di
questi intrecci, non che nello spiegarei vari meccanismidi tra-
sformazione che realizzano a questo livello i singoli scarti fra
* Di
questi argomenti ho discusso a lungo con amici e studenti durante il semina-
rio di Grammatica Greca e Latina svoltosi a Pisa nell'anno 1980-1981 : da loro ho
ricevuto osservazioni e suggerimenti preziosi, che ho fatto miei, e a loro queste
pagine sono dedicate.

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un testo e l'altro. E questo non ha a che fare con una ricerca


(pi meno ingegnosa) del . Che anzi, proprio
questa praticaplautina (e non solo plautina) della contaminano
- questa possibilit di combinaretesti originariamentedistinti-
in definitiva il miglior invito ad una considerazionesincroni-
ca, unificata, del corpus costituito dagli intrecci plautini. L'af-
fermazione non paradossale.Nel linguaggio critico corrente
contaminaresignifica infatti selezionarecerte sequenze da un
testo per trasferirlein un altro. Ma sarebbe sbagliato ritenere
che comportamenticompositivi di questo tipo siano riscontra-
bili nel solo campo che pertiene alla filologia classica.Si sa, per
esempio, che essi sono diffusissimi, normali nella cosiddetta
produzione folclorica, e anzi i folcloristi definiscono questi fe-
nomeni addiritturanei terminidi una legge, la leggedi trasferi-
bilit. noto infatti che nella fiabapersonaggi,motivi etc. mi-
grano sistematicamenteda un testo all'altro(rendendocos me-
todologicamente ardua, tra l'altro, la catalogazionedelle fiabe
secondo tipi motivi). Le ragioni di queste analogie fra
produzione folclorica e commedia palliatasono abbastanzain-
tuitive ed ovvie. Motivi da un lato scenedall'altroposso-
no migrareattraversoi singoli testi perch qui come l si ha a
che fare con testi ripetitivi, codificati sempre molto rigida-
mente: testi in cui una intelaiaturafissa - potremmo chiamarla
pi tecnicamentemetastruttura- funge da sostegno ad una serie
ristrettadi elementi liberi, che in essa si incasellanoe si combi-
nano a seconda delle singole esigenze scelte espressive.In al-
tre parole, proprio la pratica latina della contaminatiopresup-
pone che il corpus di testi greci utilizzato dai comici latini fosse
caratterizzato(sempre, ripeto, dal punto di vista dell'intreccio)
da un notevole grado di omogeneit e di staticitcompositiva1:
"perlomeno,che la selezione operata dai poeti della palliata
all'internodi esso fosse guidataessenzialmentedal criterio del-
l'analogia e della ripetizione, e non da quello della differenza.
Potremmo anzi desumere, per metafora, una espressione sin
troppo usata negli studi sul linguaggio dell'epos, e dire che il
teatro latino arcaico un teatro, in qualche modo, di tipo for-
mulare':nel senso che i suoi intrecciappaiono costruiti combi-

1. Cfr. C. Questa nella sua introduzione al Miles con trad. di M. Scandola, Milano
Rizzoli 1980, 37 sgg.

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nando un certo numero di elementi ricorrentisecondo le linee


di intelaiature prefissate. Questo modo di comporre (ripeto,
sempre al livello di poetica degli intrecci) ovviamentepi vici-
no ai termini della langue che non a quelli dellaparole. Omoge-
neit e staticit delle strutture, ovverosia (sono due facce della
stessa moneta) possibilit di trasferiresequenze da un testo al-
l'altro, derivano in ultima analisidal fatto che in produzioni di
questo genere la norma socializzata ha un peso di gran lunga
superiore alla invenzione poetica individuale: meglio, questa
si restringeall'abilit- talvoltapersino virtuosistica- di combi-
nare e ricombinareelementi noti ed attesi in manierasempreun
po' diversa, ma sempre uguale a se stessa. Valga qui come mo-
dello, ancorauna volta, la praticastilisticadei cantoriepici nella
cosiddetta poesia orale. Come nella langue saussuriana,gli ele-
menti strutturaliutilizzati (o utilizzabili) per i singoli intrecci
drammaticivivono come di una vita extrapersonale,autonoma,
pronti ad esser trasceltie combinati per formarele singole tra-
me e a seconda delle varie esigenze. Il fatto che in testi come
questi di Plauto il sistemadelle attese, rappresentatodal pubbli-
co, apparechiarito e fissato una volta per tutte: e il poeta com-
pone cercando il pi possibile di rispettarlo,senza introdurre
innovazioni tali da non poter essere immediatamenterecepitee
sistematizzate, in termini di langue, dal suo pubblico. Si tratta
insomma di testi a destinatariosoverchiante, testi che hanno
pur sempre qualcosadi simile allacosiddetta'creazionecolletti-
va' popolare: nel senso ovviamente che il gruppo cui essi si
rivolgono, con le sue attese da non frustraree le sue censure
inappellabili,svolge un ruolo non indifferentenella creazione
letteraria.2In altre parole il teatro latino arcaico,e quello plau-
tino in particolare, stato un teatro di successo e di pubblico
proprio perch teatro popolare, testo composto e ritagliato
dentro confini prefissatidagli spettatori.Si potrebbe anche dire
che in Plauto il pubblico sta in certa misura dentro al testo.
Ci non implicaper che una produzione letterariadi tal gene-
re debba risultareper forza sclerotica, sia in qualche modo
culturalmentespenta, morta. Basta intendersisu quel che deve
essere considerato vita nella creazione letteraria(sarebbeper

2. Cfr. P. Bogatyrv - R. Jakobson, IIfolclore coinjorma di creazione autonoma,


tr. it. in Strum. crit. n. 1, fase. 3, 1963, 16 sgg. (l'articolo apparve nel 1929).

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caso la sola 'intuizione originale*del poeta creatore?):perch


altrimenti potremmo dire, parafrasandoPropp3, che questa
commedia latina arcaicariproducesoltanto ci che simile a s
proprio perch cos fa ogni cosa che viva. E chiaro, comun-
que, che una produzione del genere riuscirsolo faticosamente
ad 'evolversi'. E chi pretenderdi far preponderareil versante
della innovazione dellaparole sul sistemacollettivo, come Te-
renzio, non potr che avere carrierafaticosa e stentata.
Ma torniamo alla omogeneit e staticitdegli intreccipresup-
posta dalla contaminano (ed intuitivamentechiara a chiunque
abbialetto Plauto). Ci che ci siamo proposti appuntodi ricer-
care e motivare la metastrutturache sottosta ai singoli intrecci
plautini, ed responsabiledi questa loro ripetitivit:si trattava
di trovare una specie di archi-commediache - una volta enun-
ciate alcune semplici regole di trasformazione- fosse in grado
di dar conto delle singole trame.Due parole ora sul metodo che
abbiamopraticato.Nelle pagine che seguono non si troveranno
descrizioni dettagliatedi ogni intreccio (a meno che non si vo-
gliano consideraretali i riassuntidi ciascunacommediache, per
comodit del lettore, abbiamo di volta in volta premesso alle
singole analisi). Il terreno su cui ci muoviamo ovviamente-
-
per usare un'espressioneormai canonica quello della fabulae
non dell'intreccio. Quanto poi grado di astrazione che (se-
al
condo certe preferenzespecifiche, non che le necessitimposte
dalla ricerca)abbiamo attribuito alla nostra nozione di fabula,
qui il discorso si fa un po' pi complesso. stato detto pi
volte che i singoli atti di pertinentizzazionenella costuzione del
modello sono (in campo generalmentenarratologico)piuttosto
arbitrari4,e condizionati dal sistema di chi studia. chiaro, esi-
stono dei limiti (nel modello il testo deve pur rimanerericono-
scibile), per i confini possono allargarsi restringersi.Noi li
abbiamo ristretti alquanto. Non abbiamo infatti avuto l'inten-
zione, in questa sede, di formalizzaredettagliatamentel'intrec-
cio di ciascuna commedia, riorganizzandolo(come si dice) se-
condo la logica del tempo e delle funzioni: questo lavoro stato
del resto gi avviato da C. Questa5. Quel che ci importavaera
3. Morfologia della fiaba, tr. it. Torino 1966, 84.
4. Rimando a note osservazioni di C. Segre, Le strutture e il tempo, Torino 1974,
38 sgg.
5. // ratto dal serraglio, Bologna 1979; introd. al Miles, cit.

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semplicementericostruirele linee elementaridi una strutturadi


senso che, attraversoun numero ristrettodi trasformazioni,po-
tesse renderciconto dell'ossaturafondamentaleche regge i sin-
goli testi plautini:ed chiaroche, per riconosceredei significati
a un tempo cos semplici e cos generali,occorreva fondarsi su
dei significanti drammatici altrettanto semplici e generali. E
dunque per raggiungerequesto obiettivo che si dovuto sacrifi-
care una buona parte delle modalitspecifiche secondo cui cia-
scuna fabula si articolava(anche se non sempre questo avve-
nuto), per tener ferme piuttosto determinatelinee elementari.
Se avessimo costruito dei modelli interamentesovrapponibiliai
testi (in praticaappartenential loro stesso ordine) difficilmente
saremmo'potuti emergeread una analisi metalinguisticaqual e
quella che ci siamo proposti. Vedremo comunque che nei mo-
delli che abbiamo elaboratila Concretezza*conservapur tutta-
via una presenza abbastanzacorposa: e, forse, inattesa.

I
Prenderemol'avvio da una commediaassainota, il Milesglorio-
sus. Se partiamoproprio di qui (pur credendo che ad un identi-
co risultato si potrebbe probabilmentepervenire anche muo-
vendo da un altro testo) perche la recenteanalisidi C. Questa6
ha chiarito nelle sue linee essenziali la tramadella commedia:e
dunque il compito ci facilitato di molto.
a. Plcusiclc innamorato di Tilocomasio, cortigiana. Durante l'assenza
del giovane il soldato Pirgopolinice, fanfarone e dongiovanni, rapisce la
ragazza e la porta con s ad Efcso. Palestrione, servo di Plcusiclc, si
imbarca subito per andare ad avvertire il padroncino, ma e catturato dai
pirati e donato per l'appunto al soldato (che ne ignora per la reale
identit). Servo e fanciulla si riconoscono. Intanto arriva anche Plcusi-
cle, avvertito da una lettera di Palestrione, e prende alloggio nella casa
contigua a quella di Pirgopolinice, presso il simpatico vecchio Pcriplec-
tomeno, che era in rapporti di ospitalit con suo padre. I due amanti
riescono ad incontrarsi con l'ausilio di un foro praticato nel muro, ma
uno schiavo di Pirgopolinice, Sceledro, li scorge. Gli vien fatto credere,
per, che si tratta non di Pilocomasio ma di una sua sorella gemella (che
sarebbe l'amante di Plcusiclc) e tutto torna a posto. Infine, la trappola.

6. Ratto, cit.: iiitr. al Miles, cit.

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Si finge che Periplectomeno abbia una moglie follemente innamorata


del soldato: in realt si tratta di una cortigiana, Acroteleuzia, affittata
per Poccasione con tanto di servetta mezzana (Milfidippa). Pirgopolini-
ce, sollecitato nella sua vanit e nel suo libertinaggio, pensa immediata-
mente di mandar via lui stesso Filocomasio (divenutagli d'impaccio in
questa nuova fase galante), e per facilitare il 'distacco1 Palestrione gli
propone anzi di lasciarle, come consolazione, vestiti e gioielli: il soldato
abbocca, e anzi dona a Filocomasio anche Palestrione. I due se ne vanno
(al porto ci sarebbe infatti ad attenderli la 'sorella gemella*e persino la
'madre inferma'!) e Pirgopolinice si avvia verso la casa di Periplectome-
no: tranquillo e sicuro perch gli si fatto credere che la matrona, per
amor suo, ha allontanato di casa il marito. Ma lo aspetta solo un sacco di
bastonate.
Il riassuntoche abbiamodato di questacommedia,bench (cre-
diamo) completo, si presenta gi abbastanzastringato.7A noi,
per, interessa generalizzareulteriormente(come gi si accen-
nava, ci muoviamo con l'intenzione di ridurreal massimo Pin-
ventario dei tratti pertinenti) e costruire un modello ancor pi
semplificato. Si pu provarea formulareuna frase, la pi sem-
plice possibile, che possa dar conto della trama.Evidentemente
non potr essere che, pi meno, questache segue: un giova-
ne, in. solidariet con altri personaggi, vuoi strap-
pare una cortigiana ad un soldato che la detiene, e
ci riesce tramite un inganno. Il resto, le modalitspecifi-
che della 'detenzione' e della 'sottrazione',si pu dire che con-
sistano in una serie di espansioni drammaticheche realizzano
(abbastanzaliberamente)questo nucleo elementaredi azione in
una commedia. Per usare la terminologiaaristotelica,potrem-
mo dire cos: , ' 8. In
altre parole, prescindiamodalle modalitspecifichesecondo cui
il giovane sottrae la cortigianaal lenone che la detiene (modalit
peraltro pertinenti ad altri livelli di analisi morfologica) per ri-
durre la tramaad un'ossaturapiuttosto scarna:ma che rappre-
senta pur sempre la struttura fondamentale della commedia.
Bench ridotto, il modello proposto ancora sufficientemente
specifico per poter restituirele linee fondamentalidel Miles-
di una commedia tipologicamente affine al Miles: ed proprio

7. Premetto che nei riassunti non abbiamo distinto tra fatti realmente agiti sulla
scena e antefatti presupposti: ai nostri fini tale distinzione non avrebbe senso.
8. Poet. 1455b.

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questo che ci interessa,semplificaresino a raggiungereuna serie


di tratti elementaricomuni a vari intrecci plautini (non che le
regole in base a cui questi elementisi combinanoe si trasforma-
no). Naturalmente ciascun testo, come si diceva, realizzer il
proprio nucleo elementaresecondo regole e finalitsue partico-
lari, che lo renderannocontemporaneamentediverso, 'origina-
le', ma anche raggruppabilecon altre serie di testi plautini
meno.9
Se proviamo ora a rappresentareil nostro modello elementa-
re sotto la forma di uno schema, possiamo partireda una rela-
zione semplice del tipo

B(Q >A

dove il soldato, C la donna, A il gruppo di personaggi


(fra cui il giovane) solidali nell'azione: mentre ( ) indicher
l'appartenenzadi C a B, e ^ il trasferimentodi C
da ad A. Perch questo nudo schema di trasferimentopossa
trasformarsiin intreccio, ovvero in una certasequenza organiz-
zata di azioni, sar necessarioche il detentorc del bene in que-
stione sia (come p. es. nel Miles) assolutamenteriluttante a
concederlo: questo ovvio. Vincere le sue resistenze sar per
l'appunto ci che costituisce la trama della commedia. Ora
(proprio come avviene nel Miles) queste resistenze vengono
vinte molto spesso in un modo solo: tramiteun inganno, ov-
vero ricorrendoad una trasgressione.Ci occuperemopi avanti
dei problemi di compatibilitacon il codice culturaleche queste
trasgressionisollevano. Certo che, in Plauto, il compito diffi-
cile che l'eroe deve affrontareconsiste generalmentenell'ingan-
nare qualcun altro. Se, poniamo, il lenone detiene una cortigia-
na, Yadulescense lo schiavo se ne impadronirannoingannando-
lo (oppure ingannandoil senex per farglisborsareil denaro ne-
cessario al riscatto). Diventa dunque necessariointrodurrean-
che nel nostro schema di riferimentoquesta componente del-
l'inganno. Per farlo, sar utile proiettarequesto schema su due

9. questo il caso dell'analisi condotta da Questa nel Ratto, cit. (Miles, Ifigenia in
Tauride ed Elena di Euripide, i libretti per Entfhrung aus dem Serail e Italiana in
Algeriy etc.)

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semipiani opposti, orientati in base alla categoriaantropologica


vietato (-) / permesso (+). Ossia:

B(C) +
^_^

In altre parole, se la linea tratteggiataseparalo spazio di ci che


socialmente permesso da ci che socialmentevietato, il tra-
sferimento di C da ad A funziona contemporaneamentecome
una trasgressione di quest'ordine.10.
Questa, dunque, semplificataossaturagraficadi una trama
la
plautina. Per metterla ora in grado di funzionare, rendendola
capace di adattarsialle diverse esigenze che verrannoposte su
su dalle commedie che studieremo, sar utile ripensarlain base
ad una delle acquisizioni pi interessantidell'operadi Greimas,
ossia il suo schema attanziale11.Com' noto, questo studioso,
lavorando sulla teoria proppiana,ha ricavatoun gruppo di tre
categorie oppositive - rispettivamentedestinatoreI destinata-
rio, soggetto I oggetto, aiutante I oppositore- capacidi dar con-
to del tipo di fiaba studiatada Propp (e anchedi qualcosadi pi
generale). Ci pare che la proposta di Greimassi adatti partico-
larmentebene al genere di tramache stiamo studiando:provia-
mo perci ad applicarlaal Miles. chiaro che Pleusicle sar ad
un tempo il destinatoree il destinano dell'inganno,Palesinone
il soggetto, Filocomasio l'oggetto, Periplectomeno l'aiutante,
Pirgopolinice (con Sceledro)l'oppositore (o antagonista).Dun-
que, nei termini del nostro schema funzionerda oppositore,
C da oggetto: mentre A cumulerevidentementele categoriedi
destinatore/ destinatario,di soggetto e di aiutante.In altre pa-
role, ci pare utile considerare A come un gruppo solidale di
funzioni, marcatedalla comune partecipazionedi un certo nu-
mero di personaggi (o attori)12ad un identico progetto di

10. Il soldato Pirgopolinice, in quanto rapitore della fanciulla, si configura in


realt come detentorc illegittimo di lei: su questo problema cfr. pi avanti, 62.
11. A.J. Greimas, Semantica strutturale, tr. it. Milano 1969, 212 sgg.
12. Con attori utilizziamo una terminologia greimasiana,Struttura degli aitan-
ti, in Del senso, tr. it. Milano 1974, 266 sgg.: Pattorc una unit Icssicalizzata,e

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azione. Naturalmente,per abbreviarel'analisinon ci sofferme-


remo ogni volta sulla specifica distribuzionedelle varie funzio-
ni attanzialifra i singoli personaggi:trannequando ci non ab-
bia importanzaper la descrizione della strutturafondamentale.
Un'altra considerazione. Si sar notato che nella nostra 'fra-
se' elementare(quella che ci sembra racchiudereil nucleo della
commedia) ci siamo serviti di un tipo di sostantivi apparente-
mente sorprendnte: giovane, cortigiana,soldato. Dico
sorprendente perch (almeno in apparenza)il livello di astra-
zione che ci siamo proposti vorrebbe piuttosto dei simboli,
dei pronomi e sostantivi generici (qualcuno vuoi strappare
un certo bene etc.), tanto che certe qualificazionispecifiche
possono apparirefuori luogo. Tali qualificazioniscompaiono,
in effetti, nello schema che abbiamo tracciato: ma ci teniamo
che restino vive nella memoria,come correlatoinscindibile,per
ogni testo, di una simbologia che resterinvariante.Vedremo
pi avantile ragionispecifiche di questapreferenza:13ma per-
sino ovvio rammentareche il pericolo maggiore,in questo tipo
di analisi, proprio costituito dall'astrazione.Bisognariuscirea
fermarsi,come si dice, in tempo, senza rischiaredi trovarsifra
le mani dei gusci vuoti anzich delle strutture piene di senso.
C' anzi un motto di La Rochefoucauldche vorremmoricorda-
re, magari come monito a noi stessi, e a chi pratica di questi
studi: II pi grande difetto dell'acume non quello di non
raggiungerelo-scopo: quello di trapassarlo.

Proseguiamodunque nel nostro cammino, rivolgendociad una


commedia almeno tanto famosa quanto la precedente,lo Pseu-
dolus:
b. Il giovane Calidoro ama Fenicio, cortigiana appartenenteal lenone al-
lione. Questi ha ceduto la ragazza a un soldato per venti mine: quindici
le ha gi riscosse, le altre cinque gli verranno consegnate all'atto della
cessione effettiva. Calidoro, senza danaro, non pu farci nulla. Ci che
Ballione al massimo pu concedergli questo: trovi anche lui venti mi-

proprio perch fornita del sema di individuazione si distingue dal ruolo, che
non lo comporta. Dato per che qui ci occupiamo di testi teatrali- dove il termine
attore sarebbe spesso suscettibile di confusione - utilizzeremo come suo equiva-
lente personaggio.
13. Cfr. 55 sg., 65,75 sgg., etc.

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ne, ed egli mancher al patto col soldato per cedere Fenicio al giovane.
Calidoro si rivolge per aiuto al furbissimo schiavo Pseudolo, che si met-
te all'opera. In un colloquio con Simone, padre del giovane, lo schiavo
si vanta che intende far sborsare proprio a lui le venti mine necessarie.
Simone, sportivamente, sta al gioco. Se prima di sera Pseudolo riuscira
portar via la ragazza al lenone, egli sborser spontaneamente il denaro:
altrimenti lo schiavo finir al mulino. Il vecchio non manca per di
avvertire poco dopo Ballione perch stia in guardia. Giunge nel frattem-
po Arpace, un messo del soldato, con una lettera di riconoscimento e le
cinque mine mancanti: dopo averle versate, il messo intende prendere
con se la ragazza e portarla al soldato. Pseudolo si fa passare per l'inten-
dente di Ballione, e il messo gli consegna la lettera (non il danaro). Lo
schiavo si rivolge allora a Calidoro, il quale grazie al suo amico Carino
ottiene l'aiuto di uno schiavo di questo, Simia, perch sostenga con
Ballione la parte del messo (che il lenone non conosce). Simia fa il suo
dovere, mostra la lettera di riconoscimento, versa a Ballione le cinque
mine (prestate da Carino) e il lenone gli consegna Fenicio. A questo
punto Ballione tranquillo, tanto tranquillo da promettere al vecchio
Simone che gli dar lui venti mine se Pseudolo riuscir a portar via la
ragazza: e anzi, gli regaleranche la ragazza! Giunge infine il vero mes-
so del soldato, che fa venire in luce tutta la trappola. Ballione dovr
restituire le venti mine al soldato e sborsare altre venti mine per la
scommessa perduta con Simone (che a sua volta le trasmetter a Pseu-
dolo). Schiavo e padrone, riconciliati, vanno insieme a far baldoria.

sin troppo chiaro che la struttura elementare rende questa


commedia assolutamente identica alla precedente. Anche qui
un giovane, in solidariet con altri personaggi, vuoi strappare
una cortigiana ad un uomo che la detiene, e ci riesce con un
inganno. Tutto si svolge, insomma, secondo lo schema tracciato a
p. 46. Ci che muta semplicemente il ruolo14 del detentorc
14. Uso il termine ancora nel significato di Greimas, Struttura degli aitanti, cit.,
267 sgg.: una denominazione che sussume un campo di funzioni ossia un insieme
di comportamenti realmente manifestati nel racconto, semplicemente sottintesi.
Per ci che ci riguarda, la qualificazione / lenone / sussume tutta una serie di
comportamenti lenonici (quei comportamenti, realizzati presupposti, ben noti
al lettore di Plauto, visto che il poeta tende ad enfatizzarli): diversi, p. es., dai
comportamenti soldateschi che l'attore Pirgopolinice manifestava, in quanto -
bench ugualmente antagonista sul piano dell'armaturaattanziale - gli era attri-
buito il ruolo di soldato. Di fatto, nel teatro plautino il ruolo pu corrispondere
alla maschera: diversamente, si costituisce in personaggio (o attore) una
maschera fornita anche di una individuazione particolare (e dunque Ballione con-
siderato non come ruolo-maschera / lenone / ma come Ballione, personag-
gio dello Psucdolus).

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-~ antagonista:non pi un soldato, ma un lenone. Per ci


che concerne poi le categorieattanziali, facile vedereche Cali-
doro esprime la funzione di destinatoree di destinatario,Pseu-
dolo quella di soggetto, Fenicio quella di oggetto, Ballione
quella di antagonista:quanto all'aiutante,tale funzione appare
spartitafra Simia, Carino e naturalmenteArpace,che aiutante
senza avernel'intenzione. Al gruppo dell'aiutanteandrricon-
dotto poi anche Simone, che da questo punto di vista agisce un
po' come il rovescio di Arpace: mentre questo coopera all'in-
ganno senza avernel'intenzione, Simone ha in certo modo l'in-
tenzione di farlo (promette di sborsare il danaro se Pseudolo
riuscirnella beffa) anche se di fatto la sua cooperazione non si
traduce in realt(egli dovr s sborsarea Pseudolo le venti mi-
ne, ma esse gli verrannorifuse poi dal lenone che ha perso an-
che lui la sua scommessa).
Il personaggiodi Simone ci costringeper a porci un proble-
ma. Se esso pu venir ricondotto alla funzione di aiutante, va
detto per che, da un altro punto di vista, egli rientraanche in
quella di antagonista.Pseudolo riesce infatti a sconfiggerlo, fa-
cendogli sborsare le venti mine: e in effetti nell'ultima scena
della commedia il vecchio si comporta realmente come uno
sconfitto dallo schiavo. Bisognaper distinguerei due diversi
piani in cui le due funzioni di Simone si esplicano. Se il vecchio
aiutante per ci che concerne la beffa perpetrataai danni di
Ballione, egli diventa antagonistain quella perpetratada Pseu-
dolo ai suoi stessi danni (la scommessafra lui e lo schiavo: dun-
que una prova). Ci sono cio almeno due diversi 'nastri' su
cui scorre la tramadella commedia,forniti entrambidi una loro
specifica isotopia drammatica.Occorre notare, per, che tale
secondo nastro drammatico (la scommessa con Simone etc.)
non una semplice partie15narrativaincuneata nel resto, sul
tipo degli episodi che spesso vengono incastonati p. es. nelle
fiabe, nei raccontidi folclore. Non ci troviamodi fronte a una
inserzione che interrompesemplicementela successione lineare
del testo per poi lasciarloriprendereimmutato alla sua conclu-
sione : al contrario,si trattadi un vero e proprio ingranaggio

15. La terminologia e Icvi-straussiana:cfr. La struttura e la forma, in app. alla cit.


tr. it. della Morfologia di Propp, 175 (o anche in Antropologia Strutturale //, Milano
1978, 164); vedi anche MD 6, 1981, p. 76.

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50 Maurizio Bettini

drammatico,una sequenza che svolge una funzione precisanel-


l'economia globale della trama:togliendola, la commedia si in-
ceppa. Se dunque concepiamo la tramacome una sorta di fascio
nervoso (dove ciascun nervo autonomo, ma tutti concorrono
a determinareun certo impulso, ciascuno con una funzione in-
sostituibile), potremmo definire i singoli nastriconcorrentialla
tramacome nervaturedrammatiche.Questo modo di costru-
zione a molteplici nervature,un modo sofisticato a complesso,
in cui vari episodi si organizzano non in giustapposizione ma
secondo regole finalizzate di struttura,si presenta particolar-
mente tipico dellapalliata, e marcauno scartoabbastanzavisto-
so rispetto ad altri tipi di trama.
Tornando dunque alla scommessacon Simone, potremo dire
che questi due diversi 'nastri',in cui scorre la tramadella com-
media, si incrocianoin un punto, Simone:che (come aiutante
nell'una e antagonistanell'altra)manifesta contemporanea-
mente le due nervature.Si noterpoi che la formadell'azionein
cui Simone si presenta come antagonista in tutto e per tutto
identica a quella analizzataper la prima nervaturadrammatica:
si trattainfatti del trasferimentodi un certo bene (le venti mine)
dal suo detentorc (Simone)nelle mani di Pseudolo, trasferimen-
to operato tramite un atto di astuzia. Limitiamoci per ora a
notare che il caratteresecondario di questa seconda nervatura
drammatica sottolineato dal fatto che Simone (cui Ballione
rimborserle venti mine che gli sono state 'beffate') non in
realt un vero danneggiato, ma solo un intermediario;tramite
l'artificio della scommessa fra Simone e Ballione (la seconda
scommessa)la tensione della beffa ai dannidi Simone scaricata
anch'essasul lenone, che diviene cos, simultaneamente,il polo
negativo di entrambe le nervature drammatiche.
Se vogliamo completarequanto detto sin qui, possiamo nota-
re come l'azione principale abbia anche un suo equivalente
(strutturalmentedel tutto omologo) nel danno subito dal solda-
to (in solidriet con Arpace). Egli infatti, detentorc potenziale
di Fenicio, si trova sottratta la ragazzasecondo quello schema
di trasferimentocon inganno,che ci ormai noto. Esiste dun-
que anche una terza nervaturadrammatica,anch'essaseconda-
ria e in certo modo di rimbalzo, che apparein tutto e per tutto
identica a quella che si manifesta nella struttura principale.
Questa triplice articolazionedella tramanelPorganarsidelle tre

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Verso un'antropologia dell'intreccio 51

nervatureattorno al soggetto Pseudolo, rende conto della com-


plessit della commedia (una caratteristicache risaltagi dalla
semplice lettura del riassunto che ne abbiamo dato) e insieme
della sua non comune felicit drammatica.
ora il momento di passare ad un altro testo, il Persa:
e. Lo schiavo Tossilo, in assenza del padrone, fa l'amore con Lemnisele-
ne, una cortigiana. Essa in potere del lenone Dordalo, e per riscattarla
occorre del danaro. Sagaristione, un altro schiavo, glielo fornisce (stor-
nando a questo scopo una somma ricevuta dal padrone per certi acqui-
sti) e Tossilo riscatta l'amata. Nel frattempo, per, ha ordito un inganno
per recuperare il danaro sborsato. Fa vestire in modo esotico la figlia di
Saturione, un parassita suo amico, e finge che sia una schiava inviatagli
dal padrone che sta in Arabia (Sagaristione, travestito da persiano, e
Paccompagnatore). Dordalo, a cui la ragazza mostrata, abbocca, e
sborsa per averla una cifra molto superiore16a quella ricevuta per Lem-
niselene. Dopo di che arrivaSaturione che, dopo il 'riconoscimento* fra
padre e figlia, minaccia di portare in tribunale Dordalo per aver fatto
commercio di donne libere. Lemniselene e il danaro sono perduti.

Inutile dilungarsiin commenti. Anche qui un giovane ama una


cortigiana,che in potere di un lenone, e in solidarietcon altri
personaggise ne impadroniscetramiteun inganno. L'unicaos-
servazioneche vai la pena di fare che (nellastruttura,diciamo,
superficiale della commedia) ha avuto luogo un fenomeno di
sincretismo inedito nel panoramaplautino: questa volta i due
ruoli di giovane innamoratoe di schiavo ingannatoreap-
paiono cumulati in un unico attore, Tossilo. Di conseguenza
egli non solo soggetto (come lo stato sin qui lo schiavo)
dell'azione, ma anche destinatore/ destinatario.Si potrebbe di-
re che questo sincretismo (che conduce alla meravigliadi Saga-
ristione al v. 25, iarriservi hic amanti) rimedia,in certo modo,
una ingiustizia drammaticacui lo schiavo apparesottoposto nel
teatro di Plauto: egli infatti regolarmenteil soggetto di un'a-
zione di cui, per, non mai ne il destinatarion il destinatore.
Questa rigida spartizione delle funzioni naturalmenteun ri-
flesso della posizione sociologica dello schiavo: che per defi-
nizione un subalterno,e quindi non pu avereinteressi finali-
t sue proprie.

16. Cos dall'analisi di G. Chiarini, La recita,. Bologna 1980, p. 165 e n. 182.

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52 Maurizio Bettini

Tutto ci merita una riflessione particolare. Perch a questa


assenza di compartecipazione riguardo airoggetto della tra-
ma fa riscontro, com' ben noto, una incidenza discriminante
dello schiavo nello svolgimento dell'azione. probabile che fra
questi due fenomeni ci sia un nesso di interdipendenza. In altre
parole, riteniamo che la notoria posizione egemonica del servo
all'interno dell'intreccio (egli realmente l'eroe della vicen-
da) sia conseguente alla privazione da lui subita sul piano delle
funzioni (egli non mai destinatario destinatore) - e quindi,
in ultima analisi, una conseguenza del codice sociologico: pro-
prio in quanto deve necessariamente essere disinteressato, ov-
vero puro soggetto dell'azione, lo schiavo gode di un accresci-
mento di centralit e di attivismo. Crediamo dunque che stia
qui (nella dialettica fra la distribuzione delle funzioni dramma-
tiche e le regole del codice culturale) la radice di ci che Marino
Barchiesi definiva efficacemente funzione metateatrale dello
schiavo plautino:17 ossia la possibilit concessa a questo perso-
naggio di rompere in qualche modo l'illusione scenica e di 'im-
provvisare' l'azione nel corso del suo stesso svolgimento. Que-
sto procedere drammatico possibile proprio perch lo schiavo
trova enfatizzate le sue caratteristiche di soggetto (e dunque, in
certo modo, di detentorc) dell'azine teatrale in quanto vi
agisce solo per agirvi, senza partecipare di finalit vantaggi. Il
fatto che lo schiavo - questo subalterno ~~ eroe - simulta-
neamente dentro l'azione (perch vi agisce) ma anche fuori
di essa (perch non ne fruisce i risultati). In quanto mero sog-
getto egli pu mediare il dentro con il fuori, la posizione di
autore' del dramma con quella di 'attore' di esso.
Ma allo stesso ordine di distribuzione funzionale credo che
ada ricondotta anche un'altra singolarit che pu accompagna-
re la beffa dello schiavo. A volte l'antagonista viene esplicita-
mente avvertito del fatto che l'eroe ~ servo ha intenzione di
imbrogliare proprio lui: quel che capita, appunto, al vecchio
Simone nello hPseudolus (preavvertito da Pseudolo del fatto che
lo schiavo ha intenzione di far sborsare i soldi proprio a lui) e al
vecchio Nicobulo nelle sBaccbides (anche'egli preavvertito dello
stesso rischio da parte del servo Crisalo). In tal modo la gravita
della beffa cui gli antagonisti verranno sottoposti risulta enor-

17. Plauto e il metateatro antico, in II Verri 31, 1969, 113 sgg.

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Verso un'antropologia dell'intreccio 53

memente enfatizzata,e tutto assumeun colorito quasi surreale.


La situazione viene in qualche modo a corrispondere(sul ver-
sante comico) a quel tipico schema mitico secondo cui un per-
sonaggio, preavvertitoda un oracolo di un pericolo che lo so-
vrasta, cerca in ogni modo di mettersi in salvo, ma di fatto le
singole precauzioni messe in atto lo avvicinanosempre pi alla
rovina. Se dunque il senex finisce per avviarsi, in questi casi,
lungo il precipizio di una specie di 'ironia tragica*alla rovescia
(si potrebbe anche parlaredi 'ironia comica', ma un po' buf-
fo), non va dimenticatoche il servo prende in questo modo una
sorta di alone demiurgico: tramite la sua bocca si esprime una
ineluttabilitche propriasolo del fato. Ma le radicistrutturali
di questa dilatazione della funzione esercitatadall'eroe~ servo
sono sempre le stesse. Proprio perch puro soggetto (e quasi
mai destinatario)dell'inganno,proprio perch sociologicamen-
te votato i 'disinteresse' in ci che fa, lo schiavo finisce per
ingannaregiocando, ingannaper giocare:appunto come gli dei,
che per Plauto nos quasi pilas homines habent18.
Ma concludiamo col Persa.Va notato che la beffa cui Dorda-
lo sottoposto in realta duplice: egli perde infatti una certa
quantitdi danaro(si ricordiche la somma da lui sborsataper la
donna 'Araba' in realt molto superiore a quella ricavatada
Lemniselene) oltre che la sua schiava. Nei termini del nostro
schema avremo dunque un inganno
B(O +
^_^^

dove C contemporaneamentedonnae danaro.Si ricordiil


caso precedentedel lenone di hPseudolus,che perdevaanche lui
donna e mine: nuovo esempio della capacitlenonica di cumu-
lar danni.
Vediamo ora il Curculio:
d. Fedromo ama Planesio, che e in potere del lenone Cappadoce. Cureu-
lione, parassitadi Fedromo, trova il modo per far saltare fuori i soldi. In
Caria (dove si recato per cercar di ottenere un prestito per Fedromo)

18. capt. 22.

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54 Maurizio Bettini

ha conosciuto Terapontigono, un soldato sbruffone che da tempo ha


comprato Planesio dal lenone: e gli ha sottratto Panello con il sigillo.
Ora, Terapontigono non ha in sua mano la ragazza, ma ha depositato
quarantamine (trenta per la ragazza e dieci per abiti e gioielli) presso un
banchiere, affinch siano consegnate al lenone: perch il banchiere, Li-
cone, dia corso al pagamento occorre naturalmente una lettera di rico-
noscimento del soldato. Cureulione, che ha in mano il sigillo, scrive con
Fedromo una falsa lettera. Il banchiere paga la somma pattuita e Cureu-
lione, dopo aver passato il danaro al lenone, si porta via la ragazza:
Cappadoce si impegna per a restituire trenta mine (il prezzo della fan-
ciulla) nel caso che ella fosse riconosciuta libera. Giunge per il soldato
dalla Caria, e reclama Planesio da Cappadoce, che naturalmenteafferma
di avergliela gi consegnata. Nel frattempo, Planesio riconosce nel sigil-
lo sottratto al miles l'anello che appartenne a suo padre: si scopre cos
che essa (rapita bambina da uno sconosciuto durante un cataclisma)
sorella del soldato. Cappadoce costretto a restituire i denari ricavati
per il riscatto di una donna libera, e i due giovani si sposano.
La trama, anche morfologicamente, simile a quella di hPseu-
dolus: si noti la presenza di due antagonisti(lenone ~ soldato),
la sottrazione del simbolo di riconoscimento,etc. Inutile sotto-
lineare, naturalmente,che si trattaancorauna volta di un giova-
ne che ama una cortigianain potere di un lenone, e che in soli-
dariet con altri riesce a sottrarglielatramite un inganno. La
distribuzione attanziale pi meno quella consueta. Si noti
piuttosto la presenza di una coda, ossia il riconoscimentodella
ragazza (che, in conseguenza di ci, da schiavadiventa libera).
Questa improvvisa svolta dell'azione permette di scaricareil
danno della beffanon sul soldato (che ci rimetterebbela trenta
mine) ma sul lenone (riconosciutaliberala ragazza,Cappadoce
dovr ora restituire il danaro preso). In altre parole, abbiamo
qui una costruzione del tutto analoga,anche a questo livello, a
quella riscontratain hPseudolus.All'azione principale (sottra-
zione della ragazzaal lenone) si sovrapponeinfatti, qui come l,
un'azione secondaria strutturalmenteisomorfa alla principale:
la sottrazione del danaroal soldato (in bPseudolus> la sottrazio-
ne del danaro a Simone). Ora, qui come l il danno non viene
per scaricato sull'antagonista di questa seconda nervatura
drammatica(l'azione parallelain cui si sviluppa la sottrazione
del danaro): al contrario, esso viene dirottato sull'antagonista
della nervaturaprincipale,il lenone. I mezzi specifici in base ai
quali questo scopo raggiuntosono diversi: nel Curculioil ri-

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Verso un'antropologia dell'intreccio 55

conoscimento della fanciulla(che costringeCappadoce,sfrutta-


tore di donne libere, .a restituire il danaro del riscatto), nello
Pseudolus la scommessa di Ballione con Simone (la seconda
scommessa, che costringe il lenone a sborsare le venti mine al
vecchio). Ci non toglie che la strutturafondamentalesia chia-
ramente la stessa. Crediamo di riconoscere i motivi di questa
predilezione drammatica,per cui il lenone che funge da polo
di scarico di ogni danneggiamento,nella qualificazionedi speci-
fica odiosit che questa figurariveste:in quanto ruolo antro-
pologicamente negativo (un detentorc di donne che ottiene ed
amministraodiosamente questa sua disponibilit),egli diventa
il termine finale di pi nervaturedi inganno. Si sa che, in Plau-
to, il lenone sempre giudicato in manieramolto pesante19.Ma
vai comunque la pena di riportareil commento che Labracefa
alle sue sventure in rud. 1284 sgg.: nam lenones ex Gaudio cre-
do esse procreatosI ita omnes mortales,s quid est mali lenoni,
gaudent. In altreparole, i danneggiamentiinflitti al lenone sono
in qualchemodo insiti nel sistemadelle attese:la gente gode se
vede un lenone disgraziato, e dunque in commedia lo si fa pi
disgraziato che si pu. Possiamo allora trarreuna conclusione
gi abbastanzaimportante(anche da un punto di vista metodi-
co) e tale da tornarciutile anche pi avanti:la qualificazione,il
ruolo specifico qualcosa che in grado di determinare la
strutturadell'intreccio. La scommessadi Ballione, cos come
il riconoscimentodi Planesio- ma dobbiamo ricordareades-
so anche il doppiodrnosubito da Dordalo nel Persa- ne sono
chiaramentela dimostrazione: ci troviamo sempre di fronte a
sequenze drammaticheche si costituiscono proprio in fun-
zione del ruolo, degli attributi specifici che caratterizzano
l'antagonista(la sua qualificazione lenonica). Se dunque, con
Propp, dobbiamo continuare ad insistere sull'importanzadelP
azione, sul che cosa fanno i personaggi(soprattuttoperch
proprio in base alle conseguenze, ai risultatidelle azioni che
vanno classificatele funzioni), non possiamo seguirlo allorch
egli svaluta,totalmente quasi, il chi e come lo fa20.La natu-
ra specifica dei testi che stiamo analizzando non ci permette
infatti di sostenere che in nessun caso bisogner tener conto

19. Cfr. p. es. Poen. 89 sgg.; rud. 650 sgg.; etc.


20. Morfologia, -cit., 2(

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56 Maurizio Bettini

del personaggio esecutore21:perch una semplice analisi del


nostro corpus mostra che, in realt,un medesimo schema fon-
damentale si modifica di volta in volta anche in relazione alle
qualit specifiche (al chi e come lo fa) che le singole funzio-
ni rivestono. Il ruolo22mostra insommadi avereun suo peso
proprio sul piano delle selezione e della combinazione dell'in-
treccio: ossia, proprio su quel piano che la morfologiaproppia-
na riservavaal puro dominio delle azioni23.Troveremo altri
casi che mostreranno ancora meglio quanto ruolo ed intreccio
si presuppongano vicendevolmente.
Cominciamo comunque gi a vedereperchabbiamopreferi-
to fermarci sulla via dell'astrazione,e mantenere nelle nostre
formulazioni sostantivi come giovane lenone, etc. Ridu-
cendoli a simboli a pronomi indefiniti avremmo rischiato di
trapassare,senza afferrarlo,il cuore del problema.
Tornando al Curculio,vediamoora di definirepi precisamente
la coda di cui si diceva. Come stato visto, la primaparte della
commedia consiste come in bPseduolusnella sottrazione di una
certa somma di danaro ad un soldato per poter liberare una
donna posseduta da un odioso lenone: mentrela secondaconsi-
ste in un riconoscimento. Tramitequesto artificio, per, si
ottiene un risultato cui siamo gi assuefatti:una ragazza,dalle
mani di un lenone che la deteneva,pu passarenelle bracciadel
suo innamorato.In altreparole, la situazione identicaa quella,
poniamo, del cPersa(o del "Miles,se si sostituisce soldato a
lenone): solo che il trasferimentodall'antagonistaal destina-
tario non operato tramiteun inganno ma tramite un rico-
noscimento. Anche il riconoscimento, insomma, funge da
mezzo per portarvia la donna ad un lenone che la deteneva.
Da un punto di vista funzionale, dunque, ingannoe ricono-
scimento si presentano come equivalenti. un punto su cui
torneremo meglio pi avanti24,dopo aver analizzato le ben
quattro commedie in cui questo medesimo tipo ritorna.Vedia-
mo, intanto, il primo sostanzialescartoche separala sottrazio-

21. Morfologia, cit., 27.


22. Cfr. dietro, n. 14.
23. Cfr. pi avanti, 94 sgg.
24. Cfr.61sg.

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Verso un'antropologia dell'intreccio 57

ne tramite inganno dalla sottrazione tramite riconoscimen-


to. Ci che muta vistosamente proprio il destinatore del-
l'azione: a sconfiggere il lenone adesso non un personaggio
tipo schiavo adulescens^sono semplicementele circostanze.
il destino che ora manovrale leve dell'azione: il destinatore,in
quell'immutato schema di trasferimento, adesso il Caso.
dunque una preliminare differenza nella distribuzione delle
funzioni attanziali ci che permette il passaggio dallo schema
sottrazione di una donna tramite inganno al suo omologo
sottrazione di una donna tramite riconoscimento. Siamo
dunque gi in grado di cogliere un primo, fondamentaleele-
mento che oppone fra loro le due azioni interne al Curculio:
cio l'inganno architettatoai danni del miles (e del lenone) per
opera di Cureulione, realizzatotramitela sottrazione dell'anel-
lo; e la liberazione della fanciullarealizzatatramiteun ricono-
scimento. Lo scarto fra queste due azioni dall'identicafinalit
consiste per l'appunto nello slittamentodella funzione destina-
tore da un personaggio umano ad uno superumano: il Caso.
L'eleganzacompositiva di chi ha combinato questo intreccio fa
s che le due azioni - inganno e riconoscimento- si realizzino
economicamente tramite un solo ed identico mezzo: l'anello.
Ma nel passaggiodalla prima alla seconda nervaturala rosa dei
personaggi di A si allargaper accoglierneuno nuovo: ma che
diventerassai importantenel seguito del nostro studio. Si trat-
ta di una funzione drammaticacui il teatro menandreo aveva
anzi dato modo di emergeredirettamentee concretamentesulla
scena, col personaggiodi ntWAspis:colei che si definisce25
/ . Dandogli la fisi-
cit di un vero e proprio personaggio,Menandroha come paga-
to un tributo giusto a questo destinatoreocculto (ma determi-
nante)di tanti viluppi, rivolgimentie scioglimentidella comme-
dia nuova.
Le considerazionisvolte sin qui ci introducono adesso ad un
testo (almeno in apparenza)abbastanzaintricato e complesso.
Si tratta del Poenulus:
e. A Cartagine c'erano due cugini, Iaonc ed Annone. Iaone aveva un fi-
glio, Agorastocle, Annone due figlic, Adelfasio e Anterastile. Agorasto-
clc fu rapito fanciullo e venduto in Grecia, a Calidonc, ad un ricco

25. 147 sg.

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58 Maurizio Bettini

signore. Iaone muore, e nomina erede di tutto suo cugino Annone. Ma


anche a lui vengono rapite le sue due figlie, e vendute in Grecia, ad
Anattorio, al lenone Lieo: che, passato del tempo, si trasferisce anche
lui a Calidone. Qui 'Agorastocle si innamora di Adelfasio (senza sospet-
tare che si tratta della sua cugina di secondo grado), ma Lieo non vuoi
cedere alle insistenze del giovane che gli chiede la donna: tanto che
Agorastocle si rivolge per aiuto al fedele servo Milfione. Questi escogita
una complessa trappola giudiziaria (in cui sono implicati il fattore Col-
libisco e una serie di falsi testimoni) al termine della quale il pretore
dovr necessariamente mettere Lieo e tutta la sua casa nelle mani di
Agorastocle. La trappola gi scattata quando Sincerasto, servo di Lieo,
rivela a Milfione Porigine libera delle due fanciulle: Milfione si rallegra
per la nuova possibilit che gli si offre di attaccare il lenone (non
ancora partito il primo colpo che gi un altro lo minaccia, dice). Ma
ecco la sorpresa pi grossa. Arriva il vecchio Annone, padre delle due
ragazze e zio di Agorastocle. Avviene un generale riconoscimento, e
cos la sconfitta di Lieo sar duplice: perder le due donne (che aveva a
suo tempo comprato) e insieme perder il danaro che dovr versare ad
Agorastocle per la condanna inflittagli in giudizio. Per di pi dovr
anche restituire al soldato Antamenide una mina che questi gli aveva
dato per un progettato incontro con una delle ragazze26.

La trama ripropone cose note. Di nuovo un giovane che (in


solidariet con altri) si adopera a sottrarre una cortigiana ad un
lenone. Come nel Curculio, le nervature dell'intreccio sono in
realt due: la prima condotta con le risorse dell'inganno, la se-
conda con quelle del riconoscimento. Anche in questo caso la
svolta drammatica causata dalla mutazione in ci che concer-
ne la funzione attanziale del destinatario: da umano a super-
umano, con intervento del Caso. Non stiamo qui ad elencare la
diversa distribuzione 'umana' delle funzioni attanziali nel pas-
saggio dalla prima alla seconda nervatura drammatica (sogget-
to: Milfione > Annone, destinatario: Agorastocle > Annone ~
Agorastocle, etc.). A differenza del dCurculio, per, l'antagoni-
sta resta immutato nel passaggio dalla prima alla seconda nerva-
tura (lenone: l invece da miles - per anche lenone - si
passava a lenone). Qui dunque il passaggio dalla prima alla
seconda nervatura ha caratteristiche, in un certo senso, pi eco-

26. Com' noto il Poenulus presenta due finali diversi, ma (dal nostro specifico
punto di vista) questo non crea problemi: la loro struttura elementare del tutto
simile.

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Verso un'antropologia dell'intreccio 59

nomiche. Una semplice letturadel riassuntomostra poi come il


lenone sia in grado di polarizzare una serie impressionantedi
danni. I motivi di ci ci sono gi chiari,ed inutile ribadirli.Val
comunque la pena di notare che questo il quarto caso di com-
media a nervaturadoppia (o tripla)che si organizza globalmen-
te attorno ad un antagonistalenone (polo di scarico per ogni
danneggiamento).
La porta ormai apertaanche per un'altracommedia, in ap-
parenzadel tutto diversada queste due ultime che abbiamostu-
diato. Si tratta della Rudens:
f. Demone vive sulla spiaggia di Cirene, nei pressi del tempio di Venere,
afflitto per la perdita di una figlia rapitagli. Costei, Palestra, e in potere
del lenone Labrace, che vive anch'egli a Cirene. Della ragazza inna-
morato il giovane Plesidippo: che intende riscattarla, e ha gi versato
una forte somma a Labrace. Questi da appuntamento al giovane presso
il tempio di Venere (quello stesso presso il quale abita Demone) ma in
realt il lenone, violando la promessa, si imbarca per la Sicilia con Pale-
stra, l'altra schiava Ampelisca e il vecchio ospite siciliano Carmide. 11
caso (sotto forma di un intervento della stella Arturo, che recita il pro-
logo) vuole che egli faccia naufragio proprio di fronte al tempio di Ve-
nere. Qui avverr l'incontro fra Plesidippo, Labrace, Demone e la ra-
gazza. Plesidippo gi riuscito a far condannare Labrace di fronte ai
reciperatores,quando un baule contenente-oggetti di Palestra bambina
(smarrito in mare ma ripescato con una fune dallo schiavo Gripo) per-
metter il riconoscimento: Labrace perder ovviamente la sua schiava e
in pi (per ricompensare chi gli ha riportato il baule, che conteneva
anche suoi beni preziosi) sar costretto ad affrancareAmpelisca e versa-
re un mezzo talento.

Ci limiteremo a notare che, come al solito, anche qui si tratta


della sottrazione di una ragazzaa un lenone operatada un gio-
vane etc. non che di un lenone che polarizza danni (cortigiana
+ schiavaAmpelisca + mezzo talento). Ci che sembramanca-
re, rispetto ai testi visti sin qui, ovviamentePi g a . Per,
ci siamo gi accorti prima, dall'analisidelle due commediapre-
cedenti, che questa strutturapu sfociare molto facilmente in
quella del riconoscimento, a prezzo di un semplice sposta-
mento nella distribuzione attanziale (il destinatore non pi
Yadulescensma il caso). Ci troviamo insomma di fronte ad una
realizzazionepura, per cos dire, di un tipo che (nelle due com-
medie precedenti) ci si presentavainvece in forma mista, ossia

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60 Maurizio Bettini

inganno + riconoscimento. In altre parole, possiamo ora


affermareche il tipo di intreccio sottrazionedi una ragazzaad
un lenone, pu realizzarsisecondo tre modalit distinte: sot-
trazione tramite inganno, sottrazione tramite inganno + rico-
noscimento, sottrazione tramite riconoscimento. Si noti co-
munque che anche qui il riconoscimentonon si presentada so-
lo, ma fa seguito ad un fase in cui il giovane (tramitela sentenza
dei reOperatores) era quasi rientratoin possesso della ragazza.Il
riconoscimento plautino tende insomma a porsi come l'inattesa
soluzione di una situazione gi peraltroconclusa (o quasi con-
clusa) con altri mezzi. Si detto poi pi volte che il passaggio
dairinganno al riconoscimentosi opera - ovviamente, al-
l'interno del tipo di intreccio che stiamo analizzando- tramite
uno scorrimento della funzione destinatore.Ora ci accorgiamo
che non tutto. Infatti, se l'inganno, come si diceva, presuppo-
ne la trasgressione,ossia il passaggioda ci che sociologica-
mente permesso a ci che sociologicamenteinterdetto, il ri-
conoscimento non la implica affatto: anzi, esso conduce per
l'appunto al contrario della trasgressione,ovvero la ripara-
zione di una ingiustizia consumatain precedenza(la fanciulla
si trova illegalmentein condizione di schiavae cortigiana).Per
cui, se avevamo descritto lo schema dell'inganno (a proposito
del tipo comico che stiamo analizzando) nei termini di

B(Q +
^^^

dovremo comporre quello del riconoscimento come segue:

ossia in manierasimmetrica.Tornandoora, mentalmente,al ca-


so di dCurculioe ePoenulus,possiamo affermareche questi tipi
'misti' risultanoper l'appunto dal ribaltamentoinattesodel pri-

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Verso un'antropologia dell'intreccio 61

mo schema (l'inganno) nel secondo (il riconoscimento):quella


sottrazione che era stata concepita realizzatacome inganno
(dunque come una trasgressione)viene inopinatamenterealiz-
zata come riconoscimento (dunque, come la riparazionedi una
trasgressione precedente).
L'equivalenzafunzionale fra inganno e riconoscimento
constatataprima, ed il caratteresimmetrico dei due schemi, ci
permettono ora alcune osservazioni. La prima che nel cPersa
l'inganno, come abbiamo visto27, per l'appunto costituito da
un falso riconoscimento: al lenone viene sottratta una
cortigiana(che egli aveva regolarmenteacquistata)proprio per-
ch essa Riconosciuta*libera dal padre. La situazione non
diversa (se non nelle sue premesse fraudolente) da quella di
Rudens etc. Ma il fatto che un riconoscimento falso possa
direttamentefunzionare come inganno una ulteriore ripro-
va di quel che gi sappiamo: cio che, in Plauto, riconosci-
mento ed inganno sono funzionalmente equivalen-
ti. Ecco perch 1. Un falso riconoscimento pu funzionare
come inganno (cPersa)2. Un inganno pu ribaltarsiin un rico-
noscimento (fCurcultOycPoenulus) 3. Il solo riconoscimento
pu stare in luogo del solito inganno ({Rudens).Possiamo anzi
porci ora il problema del versus alterno che caratterizzala frec-
cia del trasferimento:dal 4- al - nell'inganno, dal - al + nel
riconoscimento. Nei casi in cui abbiamo avuto a che fare con
inganni perpetratiai danni di lenoni (i tipici antagonistiplauti-
ni), la cortigiana si trovava per cos dire legalmente nelle loro
mani: il lenone poteva vantare su di lei dei diritti in qualche
modo socialmente riconosciuti. Per diritti socialmente ricono-
sciuti intendiamo una situazione del tipo di quella descrittadal
lenone Labracein rud. 745 sgg. : argentumego pro istisceamba-
bus [le due cortigiane] quoiae erant domino dedi; I quid mea
refertAthenis natae haec an Thebissient, I dum mihi recte ser-
vitutem serviant Di fatto il lenone compra le sue donne, e
dunque sufficiente che recte servitutem serviant: chi voglia
prenderseledovrebbe, dunque, pagarle anche lui, e non certo
sottrarglielecontro la sua volont. Il fatto, per, che un ricono-
scimento - dunque un ristabilimento della giustizia, come si
diceva- sia funzionalmente identico all'inganno,ci invita a cre-

27. Cfr. dietro, p. 51.

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62 Maurizio Bettini

dere che anche l'inganno stesso, se perpetrato ai danni di un


lenone, si configuri in qualche modo come un atto di giustizia.
Dato che il lenone una figura sociologicamente negativa, in-
gannarlodiventa una sorta di riparazionesociale. La particolare
strutturadella commedia di inganno ai danni di un lenone na-
sce, insomma, dalla contraddizione che esiste fra 'legittimit*
formale del possesso di donne e riprovazionesociale del mede-
simo possesso: le beffe plautine ai danni del lenone sono s tra-
sgressioni ed inganni (e dunque movimenti dal + al - ), ma
trasgressioniche - dato il particolareruolo sociologico dell'in-
gannato- camuffanoin realtuna riparazione(e dunque movi-
menti dal - al +) Se queste osservazioni permettono, da un
lato, di riavvicinareancor pi strettamentei due schemi simme-
trici descritti sopra (e, in pratica, di identificarli),dall'altro ci
consentono anche di chiudere una partita che era rimasta in
a
qualchemodo sospesa. Nella primacommediaanalizata,il Mi-
les, si rammenterche la cortigianaera stata rapita dal solda-
to: e dunque, l'inganno perpetratoai danni del miles (passaggio
dal -f al - ) corrisponde di fatto ad una riparazione(passaggio
dal - al +). Ma questo non deve sorprenderci,perch ormai
sappiamo che anche in casi meno espliciti di questo a
l'inganno
corrisponde sempre ad una riparazione: nel Miles accade
semplicementeche le motivazioni (in senso proppiano) date
all'inizio, cio il rapimento,rendanopi immediatoed esplicito
il fatto che la donna era una vittima, e dunque il suo possessore
meritavadi essere ingannato e sconfitto. Il fatto che anche il
lenone, in qualchemodo, un 'rapitore'di donne (felesvirgina-
ria lo chiama Plauto)28,un possessore sociologicamente ripro-
vato: e quindi portarvia una donna a lui (possessore 'legittimo')
atto riparatorioed approvabile tanto quanto portar via una
donna ad un soldato che l'aveva rapita. La duplicit delle fun-
zioni narrative(ingannandoun lenone si ingannae si ripara
nel medesimo tempo) corrisponde dunque ad una ambiguitdi
tipo sociologico, la riflette. Insistiamo cos nell'affermareche i
ruoli, le qualit culturalimanifestateall'internodelle funzio-
ni attanziali,hanno un peso molto importantenella realizzazio-
ne degli intrecci.

28. Per. 751 ;feles virginalis in rud. 748.

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Verso un'antropologia dell'intreccio 63

Sarsufficiente dedicareora poche parole ad una commedia


pervenutaci,oltre tutto, guastatada gravilacune, la Cistellara:
g. Un mercante di Lemno, Dcmifone, viol in giovinezza una ragazza, e
poi scomparve. Da questa unione nacque una bambina, che la madre
fece esporre. Demifone si spos poi con una parente, ebbe un'altra fi-
glia, ma presto la moglie mor. Egli pens allora di sposare la donna a
suo tempo abbandonata, mettendosi contemporaneamente alla ricerca
della figlia perduta. Questa diventata la giovinetta Selenio, amata da
Alcesimarco. Il padre di questi, per, vuoi fargli sposare l'altra figlia di
Demifone (quella nata dalla unione legittima) e ha gi combinato le
nozze. Saputo ci, la vecchia che fa un p da madre (e un po' da mezza-
na) a Selenio, Melenide, impedisce al giovane di vedere l'amata. Questi
cade allora in uno stato di esaltazione e di follia, e fa vani sforzi per
tornare in possesso del suo bene. Risolver tutto il caso, allorch si
scoprir che Selenio anch'essa figlia di Demifone, e i due potranno
sposarsi.
Anche qui, un giovane ama una fanciulla in potere di una madre
adottiva ex cortigiana (variante femminile del lenone), e riesce a
impadronirsene tramite un riconoscimento. Sempre come nella
fRudens, la riunificazione fra i due amanti fa tutt'uno con la riuni-
ficazione fra padre e figlia. Si noti che l'antagonista si sdoppia qui
in due personaggi29: la supposta madre (che non vuoi dare al gio-
vane la donna desiderata) e il padre (che vuoi dargliene una non
desiderata). Il secondo antagonista agisce per come semplice
motivazione (in senso proppiano) per l'azione svolta dal primo,
la mezzana ~ madre: ci sarebbero infatti molti altri 'motivi' possi-
bili (come sappiamo), diversi dal risentimento per le nozze gi sta-
bilite con un'altra, che potrebbero spingere l'antagonista ~ suppo-
sta madre a rifiutare la donna all'adule scens (mancanza di denaro di
questi, promessa gi fatta ad un altro amante, etc.).
Il dominio del caso ci conduce ora ad una commedia celebre,
e abbastanza complessa. I Menaechmi:

h. Un mercante aveva due figli, ma uno lo smarr giovinetto. Questi fu


raccolto da un ricco mercante di Epidamno, e alla morte di lui divenne
ricco. L'altro fratello decide di farne ricerca, e capita cos ad Epidamno.
Qui ha luogo l'azione. Menecmo I ha una moglie ricca e una bella corti-
giana per amante. Egli si reca dalla donna,. Erozio, insieme al parassita
Penicolo, e le ordina un buon desinare: insieme le regala un mantllo

29. Cfr. n. 12.

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64 Maurizio Bettini

sottratto alla moglie. Dopo di che se ne va. Nel frattempo il cuoco di


Erozio incontra Menecmo II, appena sbarcato. Naturalmente lo scam-
bia per il fratello e.avverte Erozio, la quale esce di casa e lo invita ripetu-
tamente ad entrare (il banchetto pronto). Menecmo II non comprende
bene, ma ci va. Nel frattempo Penicolo ha perso il suo ospite, Menecmo
I, e sospetta che questi abbia voluto privarlo del pranzo promesso. Si
reca perci da Erozio, dove i suoi sospetti sono confermati. Egli incon-
tra infatti Menecmo II che esce sazio dal banchetto, con in pi il famoso
mantello sul braccio (la cortigiana glielo ha ridato perch c'era bisogno
di certe riparazioni): e anzi, un'ancella di Erozio lo raggiunge fuori per
dafgli in pi anche un braccialetto da portare all'orefice (anche questo
Menecmo I lo aveva sottratto alla moglie per donarlo all'amante). Ve-
dendo ci, il parassita si crede frodato del suo pranzo, e per vendicarsi
rivela ogni cosa alla moglie di Menecmo I. Questa, infuriata, va con
Penicolo ad attendere il marito fuori dalla casa di Erozio. Qui incontra
effettivamente Menecmo I, che si sta recando adesso al banchetto. Im-
mancabile litigio (anche Penicolo dice la sua) dopo di che la moglie
dichiara che riammetter in casa il marito solo se egli le restituir il
mantello rubato. Partiti i due, Menecmo I va a richiedere il mantello ad
Erozio. Questa, che convinta di averglielo gi dato, lo caccia via. Di-
sperato, Menecmo I si allontana, mentre se ne viene verso la casa della
cortigiana Menecmo II, con ancora il mantello sul braccio. La moglie di
Menecmo I lo scambia naturalmente per il proprio marito: nuova scena
di litigio. Interviene il suocero a mettere pace, ma si convince per (da-
gli incomprensibili discorsi in cui il presunto genero se ne esce) che il
poveretto diventato pazzo. Si reca cos a cercareun medico. Quando il
vecchio ritorna col medico, arriva anche Menecmo I. Scambiato per il
fratello, cerca di dimostrare di non essere pazzo, ma non fa che aggrava-
re la sua situazione. Sopraggiunge in quel momento Messenione, servo
di MenecmoII, che lo libera proprio quando sta per esser portato via da
quattro schiavi: in cambio gli chiede per di essere affrancato. Menec-
mo I (che non lo conosce neppure) prima cerca di sottrarsi dicendo di
non essere affatto il suo padrone, poi promette di liberarlo. L'ultimo
equivoco si svolge tra Menecmo II e Messenione: questi protesta d'esser
stato liberato dal padrone, mentre l'altro nega. Sopraggiunge per Me-
necmo I: i due gemelli sono finalmente di fronte, e si riconoscono. Mes-
senione, nella letizia generale, verr liberato davvero.

L'intreccio, meglio Pintrico di questa commedia sufficiente-


mente complesso, e non ci pare opportuno analizzarlo detta-
gliatamente. Vediamo piuttosto gli elementi che sono in nostro
-
possesso alla luce degli schemi che abbiamo elaborato sin qui
- per riassumerli, se possibile, in una struttura semplice. La
commedia ci presenta un numero impressionante di danneggia-

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Verso un'antropologia dell'intreccio 65

menti, subiti da persone diverse: concretamentesi trattadi un


personaggio che, in manierainconsapevole,ingannadi volta in
volta i suoi occasionali antagonistisottraendo loro determinati
oggetti. Il carattereinconsapevole dei vari inganni realizzati
corrisponde, ovviamente, alla presenza del Caso come destina-
tore generale: il Caso che mette di fronte nello stesso luogo
due gemelli incredibilmenteidentici senza che nessuno dei due
sospetti la presenza dell'altro. Vediamo ora di riassumere i
principali'inganni*.Il primo consiste in cose note: la sottrazio-
ne di una cortigianaportata via ad un detentorc che non sta-
volta un lenone ma un fratellodel prenditore.Si noterche
la donna, oltre che da oggetto, funge contemporaneamente
anche da antagonista,in quanto ingannata essa stessa. Al
trasferimentodella donna si associa poi anche il trasferimento
di diversi beni (il mantello, il braccialetto),e anche quello del
pranzo (consumato da Menecmo II). Cos che, nei termini abi-
tuali del nostro schema di riferimento,C ha composizione mol-
to complessa e varia.Secondo lo stesso schema(con una serie di
variazioni nella distribuzione delle funzioni attanziali che sa-
rebbe superfluo rilevare caso per caso) a Penicolo sottratto
ancora il pranzo, alla moglie sottratto il marito (per le rivela-
zioni di Penicolo l'adulterio diventa esplicito), a Menecmo I -
nuovamentecolpito - taper essere sottrattala liberte la con-
dizione di uomo sano, a Messenione sottratto l'affrancamen-
to. Si sar notato che il sogggetto qui, quasi regolarmente,
Menecmo II: mentre assolutamentefisso resta il destinatore,
cio il Caso. Non detto invece che Menecmo II sia anche il
destinatarioabituale dell'inganno:frequentemente,anzi, i sin-
goli inganni non hanno alcun beneficiario,e si riducono invece
ad una puraperditaper l'antagonista.L'assenzafrequentedi un
destinatario(e di un beneficiario)esprime naturalmentela co-
siddetta cecit della sorte.
Fin qui, dunque, siamo nei terminiabitualidel nostro schema
di riferimento. Cio, la ripetizione (a pi riprese e con perso-
naggi diversi) della forma
B(Q^ +

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66 Maurizio Bettini

caraterizzata dalla presenza del Caso quale destinatore, e (di conse-


guenza) dall'occasionale assenza del destinatario in A. Solo che, a
questa serie di inganni a catena, fa seguito un riconoscimento (di
cui ovviamente destinatore ancora il Caso) che provoca una sorta
di cancellazione delle trasgressioni avvenute. Tale riconoscimento,
stavolta, non riguarda ci che abbiamo definito oggetto nel no-
stro schema (generalmente, la fanciulla riconosciuta libera) ma
piuttosto il soggetto dell'azione: si scopre l'esistenza imprevista
di un fratello gemello, il che svela come i vari danneggiamenti subi-
ti fossero stati in realt tutti involontari ed operati dal Caso. Di
conseguenza, il riconoscimento si configura qui come una sorta di
riparazione nei confronti dell'antagonista (o degli antagonisti). Os-
sia, una successione dei due tipi

Beo + +
B^-

- ^^A - <C>A

Si potrebbe dunque concludere che lo schema fondamentale dei


Menaechmi consiste in una somma dei due schemi a noi gi
noti: ovvero quello dell'inganno (trasgressione) + quello del
riconoscimento (riparazione). In altri termini

C' per da tener presente un fatto importante. Si detto che


nei Menaechmi il Caso non funge da destinatore solo in ci che
concerne il riconoscimento, ma anche in ci che concerne l'in-
ganno. Si tratta sempre di inganni involontari. Questo getta una
certa luce anche sulla natura particolare di quella 'somma' fra i
due schemi che, come si detto, sembra costituire l'ossatura di
una trama come questa. Dato che l'inganno involontario, do-
vuto all'agire del Caso* il riconoscimento e la riparazione della
trasgressione sono dati in qualche modo simultaneamente
alla trasgressione stessa. Si tratta dunque non tanto di una

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Verso un'antropologia dell'intreccio 67

somma, quanto di una vera e propria fusione paradigma-


tic a fra i due schemi. Una fusione che potremmo descrivere
in questo modo:

La torsione della freccia indica a sufficienza ci che precipua-


mente caratterizzail tipo dei simillimi:ossia l'assolutainanit
di tutto quanto viene compiuto. ci che distingue, per l'ap-
punto, l'equivoco dall'inganno30.
Fin qui, abbiamo ragionatocome se non ci riguardassediret-
tamente la naturaspecifica degli inganni involontariche si rea-
lizzano sulla scena. In altre parole, abbiamoricavatouno sche-
ma che valido, in fondo, per una qualunquecommedia degli
errori,a prescinderese questi errorisiano causatidall'incredibi-
le rassomiglianzafra due fratelli oppure da altro. Si pu ora
aprireuna parentesi, e cercaredi spiegareun po' meglio in che
cosa consiste, specificamente, una commedia degli scambi di
persona. Il tipo dei simillimi, cui anche i Menaechmiapparten-
gono, potrebbe esser definito come il risultatodi una 'patologia
dell'intreccio':come se nello sviluppo normaledi un organismo
si introducesse una mutazione, qualcosa di estraneo, che por-
tasse ad esiti imprevedibili. Cos, prendiamo un racconto nu-
cleare gi sufficientementeorganizzato del tipo: un uomo ha
stabilito di recarsi a pranzo dall'amantedi nascosto dalla mo-
glie, assieme ad un parassita...Lo sviluppo patologico si inne-
sca allorch, per opera del caso, si verifica qualcosa di strano
ed impensabile: l'intervento di un personaggio assolutamente
identico, nel sembiante, all'eroe della vicenda. Chiaramentela
somiglianzfars che questo secondo attore31venga inevita-
bilmente attrattonell'orbitadelle funzioni attanzialipropriedel

30. Questo stesso schema potr essere applicato anche a quella nervatura delle
'Baccbieicsche prevede lo scambio fra le due gemelle identichc: cfr. pi avanti, 55.
31. Cfr. n. 12.

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68 Maurizio Bettini

suo omologo. E sta qui probabilmenteil patologico: una fun-


zione attanziale spartita fra due attori identici. E ovvio che
questo non pu mai avvenire.Se due attori agiscono nell'ambi-
to di una stessa funzione attanziale,il loro rapportonon potr
che essere di complementariet:essi devono combinarsi nel-
lo sviluppo dell'intreccio, e la loro relazione si muover per
forza sul piano sintagmatico. Al contrario, l'identit esteriore
fra i due attori in gioco implica necessariamentel'analogia, e
crea un rapportoche piuttosto di tipo paradigmatico:un rap-
porto che non ha nessuna possibilit di inserirsinello sviluppo
dell'intreccio, ma ne devia patologicamentela progressione(gli
equivoci). Naturalmente, questo gioco fra pedine identiche
presuppone una sua regola semplice ma fondamentale, ossia
l'alternanza:non si pu muovere due volte. Ci che stato
preparatoper deve essere necessariamenteagito da x1, e vice-
versa, senza che i due attori si trovino mai contemporaneamen-
te sulla scena (di fatto, ci coincide nei Menaechmicon lo scio-
glimento del dramma). A questa delicata funzione presieder
naturalmenteil Caso (colui che ha apertola partita),continuan-
do a condurreil gioco secondo un procederedavveropoco ca-
suale nella sua estrema rigidezza e precisione.

Giunti a questo punto, siamo dunque in grado di riassumeregli


elementi semplici partendo dai quali possibile generarei vari
tipi in cui ci siamo imbattuti sinora. Partendo da uno schema
neutrale indicante il trasferimento
B(Q >A

la sua proiezione su due semipianiopposti orientatiin base alla


categoriaantropologica permesso/ vietato ci fornisce (nel
-
passaggio dal + al ) il tipo dell'inganno: l'inversione del
-
processo (dal al +), sommataalla caratteristicasuper-umana
del destinatore,ci fornisce il tipo del riconoscimento.Infine,
il destinatoresuper-umanoassiemeallapresenzasimultaneadei
due schemi in un unico paradigma(passaggiodal + al - e dal -
al +), ci fornisce il tipo dei simillimi. Come gi si diceva,posso-
no darsi casi in cui i due schemi si combinano si ribaltano
l'uno nell'altro. ci che succede p. es. in dCurculioe ePoenu-
lus, in cui a un movimento di ingannone segue uno di rico-
noscimento, senza che essi siano fusi paradigmaticamentein

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Verso un'antropologia dell'intreccio 69

un solo schema. Il passaggio dal primo al secondo segnato


dalla mutazione nelle funzione destinatore(da umano a super-
umano).
Parlando di simillimi, non che di equivoci, ovvio che la me-
moria corra zWAmphitruo:forse il capolavorofra le cosiddette
commedie degli scambi. Eccorie il riassunto:
i. Anfitrione, re di Tcbc, in gucrrracontro i Tclcboi. Giove , innamorato
di Alcmena, moglie di Anfitrione, assume le sembianze del marito,
mentre Mercurio assumer quelle del servo di Anfitrione, Sosia. Il pa-
dre degli uomini e degli dei trascorre una notte con l'ignara Alcmena
(una notte che, nella sua onnipotenza, egli ha reso pi lunga del norma-
le), mentre Mercurio ~ Sosia veglia alla porta. Tornano i combattenti, e
il vero Sosia mandato avanti da Anfitrione ad avvertire la moglie del
suo arrivo. Prima serie di equivoci fra i due: Sosia, trovandosi di fronte
ad un altro se stesso, batte in ritiratasconvolto, mentre Giove abbando-
na tranquillamente la reggia. Giunge finalmente anche Anfitrione, che
comprensibilmente si sdegna alle parole della moglie: com' possibile
che egli abbia passato la notte con lei se appena giunto dal porto? Ma
Alcmena pu esibire le prove di quel che afferma. Ella conosce l'esito
della guerra, e in pi ha gi con s la patera che Anfitrione intendeva per
l'appunto donarle (Giove pu tutto). Anfitrione apre allora la cesta che
conteneva la patera, e in effetti non la trova pi. La sua certezza comin-
cia a vacillare. Egli torna allora al porto, lasciando la moglie terribil-
mente offesa. Ecco adesso riapparire Giove, ancora sotto le spoglie di
Anfitrione. Egli conforta la donna, dicendo di averle giocato quel tiro
solo per metterne alla prova il carattere: poi manda via Sosia con una
scusa, e mette Mercurio al suo posto. Torna il vero Anfitrione, e Mer-
curio ~ Sosia lo caccia beffeggiandolo. Ma ceco anche il vero Sosia,
mentre dalla casa escono Giove ~ Anfitrione e Alcmena: sulla scena ci
sono ora due Anfitrioni. Alcmena colta dalle doglie di un parto mira-
coloso, e si ritira. Il marito sdegnato, ma un tuono poderoso lo tra-
mortisce. Un'ancella narra allora il portento della nascita di un bimbo
cos forte da strozzare, in culla, i due serpenti che lo minacciavano.
Tuona la voce di Giove che spiega ad Anfitrione (onorato) che sua mo-
glie non l'ha tradito con alcun mortale: dall'unione fra Giove e Alcmena
nasce rcole.
Troviamo di nuovo cose note. La sottrazione di una donna,
detenuta da un altro uomo, viene operata (in solidariet con
altri) tramite un inganno. La strutturatWAmphitruosi pre-
senta, cos, chiarasin dall'inizio: la risorsadegli scambi di per-
sona - applicatain forma diciamo libera nei Menaechmi- ri-

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70 Maurizio Bettini

torna qui finalizzataad un'usualetramadi inganno. Le analogie


con hMenaechmi,comunque, continuano. Come l, anchequi il
riconoscimento finale del soggetto (che qui per anche desti-
natore, Giove) si trasformain una riparazione per l'antago-
nista. Anche il destinatoreJiadelle analogiecon quello dei hMe-
naechmi. Come l, esso ha caratteristichesuperumane:solo che
qui si trova ad avere caratteristichecontemporaneamenteuma-
ne, una divinit che partecipae fruiscedelle cose del mondo. La
caratteristicaaeWAmphitruo, in fondo, questa: a ordire l'in-
ganno un personaggio superumanoche, per, pu anche con-
durlo in porto personalmente, facendosene il soggetto, e so-
prattutto beneficiarnecome destinatario.UAmphitruo, in defi-
nitiva, sta un po' a met fra una normaletramad'ingannoe una
pi complessa tramaad equivoci: diciamoche la seconda, con la
sua incredibile raffica di scambi di persona, funzionalizzata
alla realizzazione della prima ,32 per l'appuntouna commedia
del travestimento.
Vediamo ora qualcosache potrebbe sembraresolo marginale
nella strutturadella trama,ma che in realtvi esercitauna fun-
zione piuttosto discriminante:ossia la qualificazionemoglie
per l'oggetto, e quella conseguente di maritoper l'antagoni-
sta ~ detentorc Prescindendodai modi specifici in cui la trama
si realizza, chiaro che la qualificazionedei termini implicaun
tipo di trasgressionecui non siamo affatto abituati:l'adulterio
femminile. Ora, nota la pesante condanna sociale che, nella
cultura romana, gravavasu questa forma di comportamento33.
Se si pu tollerare che un uomo sottraggauna cortigianaa un
lenone a un miles, non certo lo stesso allorch qualcuno
sottraggauna matrona al proprio sposo legittimo. Apparedun-
que chiaramente la motivazione delle singole trasposizioni
strutturali.Data la qualifkazione = moglie (e quindi =
marito),A non pu che essere inserito in una casellache per-

32. Un caso interessante costituito, a questo proposito, dal motivo che potrem-
mo chiamare dei simulimi inesistenti, riscontrabile nel "Miles: qui ad un perso-
naggio (Scelcdro) si fa credere che esistano due personaggi indistinguibili (Filo-
comasio e la sua sorella gemella, che per non esiste). In tal modo, facendogli crede-
re di essersi ingannato (con destinatore Caso: hMenaechmi, sBacchides)lo si ingan-
na davvero (con destinatorc Periplcctomeno-Palestrione).
33. Cfr. lo stesso Plauto in mere. 817 sgg.; Catone de dote, fr. 222 Malcov. ; etc.
Cfr. Studi Class. Or. 26, 1977, 99 sgg. e n. 52.

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Verso un'antropologia dell'intreccio 71

metta la realizzazione di un simile intreccio: ossia, quella del


dio. Perch l'adulteriopossa contemporaneamentenon essere
tale, sufficiente che l'adulteroabbiauna qualificanon umana,
ma divina (tale tipologia anche, in qualche modo, neotcsta-
mentaria): in questo caso, da offesa per il marito l'azione si
ribalta addiritturain onore (si veda 1124 sgg., parole di Anfi-
trione:poi me hau paenitet I si licei boni dimidiummihi divide-
re currilove). Questo medesimo principio di scorrimento nel
sistema dei valori messi in gioco, si pu osservareanche in ci
che concerne le conseguenze dell'adulteriocommesso: ossia la
nascitadi un figlio adulterino.Ci che - in presenzadi un desti-
natore ~~ soggetto di tipo umano - costituirebbe il massimo
della trasgressione,tramite lo spostamento dei ruoli si trasfor-
ma addiritturain fondazione: nato un nuovo eroe, rcole, che
accrescela gloria della casa di Anfitrione. Questa considerazio-
ne ci permette anzi di tornare su quello che si diceva prima a
proposito del riconoscimentoche insieme un risarcimentoper
l'antagonista. chiaro che anche questo fa tutt'uno con lo scor-
rimento dei ruoli che abbiamoappenadescritto (ovvero, corri-
sponde al sistema di aggiustamentipresuppostidallatrasforma-
zione-tramite cortigiana> mogliein C - di una normale
tramad'inganno in una tramadi adulterio). La trasformazione
della solita cortigianain una moglie postula che simulta-
neamente Yadulescenssi trasformi in dio, e che nel finale
della commedia l'eroe debba essere riconosciutoper rivelare
la sua qualit divina: permettendocos all'antagonistadi essere
in qualche modo risarcito.Secondo lo stesso schema di trasfor-
mazione, le conseguenze dell'ingannosubito da partedell'anta-
gonista sarannoancoradi tipo onorifico (della famigliadi Anfi-
trione viene ora a far parte un eroe, rcole). Su questo stesso
schema del risarcimento(non sempre, ma spesso, realizzatoco-
me un riconoscimento),non che sul principioche la presenzadi
certe sequenze drammatichepossa essereselezionatadallanatu-
ra specifica delle qualificazioni e dei ruoli, dovremo tornare
meglio anche in seguito34.Per ora limitiamociad osservareche
la stutturadeYAmpbitruo- nonostante la presenzadi un cano-
vaccio mitico, e dunque una sostanziale alteritrispetto alle al-
tre commedie di Plauto - si presenta per del tutto isomorfa,

34. Cfr. 83 sgg., 96.

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72 Maurizio Bettini

dal punto di vista della sua strutturafondamentale,rispetto alle


altre trame che abbiamostudiato. Ci spiegaperlomeno perch
Plauto (da qualunquemodello avesse desunto) si fosse deciso a
realizzareuna tragi-commediadi questo tipo. Lo schema di ri-
ferimento resta immutato: e i vari scarti dovranno essere misu-
rati sulle mutazioni strutturali imposte dal variare dei ruoli.
Ribadiamo cos la nostra preferenzanel mantenereoperanti
le singole qualificazioni (prima lenone, ora moglie) senza
volerle cancellareper il gusto di un'astrazioneeccessiva. La tra-
ma deWAmphitruorisultaincomprensibilese non si tiene conto
di certi tratti solo apparentementedi dettaglio.
Avviciniamoci adesso ad un gruppo di tre commedie dalla
strutturaabbastanzaaffine. L'analisiche ne faremoci permette-
r di arricchire,con contenuti nuovi, il tipo di cui ci siamo quasi
invariabilmenteoccupati sin qui: ossia la sottrazione di una
donna al suo detentorc, operata tramite un inganno. Vediamo
prima di tutto il Mercator.
/. II giovane Carino, di ritorno da un lungo viaggio per affari, porta con s
la bella cortigiana Pasicompsa, sua amante. Ma ha paura che suo padre,
Dcmifone, lo disapprovi, e perci al vecchio vien detto che la donna
stata acquistata come ancella per la madre. Demifone per si innamora
lui stesso della fanciulla, e briga per averla. Dice al figlio che la donna,
per la sua bellezza, inadatta a far da ancella ad una madre di famiglia.
Si offre perci di comprarla lui al figlio, dicendo di voler favorire un
Vecchio amico': di rimando Carino afferma di avere in un suo 'giovane
amico' un compratore ancor pi vantaggioso. I due si lasciano senza
nulla di fatto. Demifone affida allora all'amico Lisimaco il compito di
comprare la fanciulla, mentre Carino affida un identico compito al fi-
glio di Lisimaco, Eutico. Lisimaco batte il figlio' ih velocit e porta la
ragazza in casa sua, dove Demifone intende darsi con lei alla bella vita.
Ma la moglie di Lisimaco, Dorippa, scopre la fanciulla, e Lisimaco nei
guai: interverr Eutico, che restituir Pasicompsa a Carino (disperato, e
oramai in procinto di partire per un lungo esilio) e svergogner Demi-
fone.
Ci troviamo stavolta di fronte a un padreche (in solidariet
con altri) tenta di sottrarre una donna al figlio tramite un
inganno: ma non ci riesce. Dunque, una sequenzadi azioni che
ci assolutamentenota, ma insieme anche un vistoso gruppo di
trasformazioni.Se la donna, C, ancorauna cortigiana, non
un lenone un miles (oppure, come nelle due commedie dei

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Verso un'antropologia dell'intreccio 73

simillimi viste sopra, un fratello un marito), ma un fi-


glio: e A non . il solito giovanotto ma niente meno che un
padre.Dconseguenza si ha una distribuzionedelle funzioni
attanziali assolutamenteanomala. Noi siamo infatti abituati a
vedere il giovane (qui figlio) nella rosa di A, ovvero destina-
tore/destinatariodell'azione. In questo caso invece il destinato-
re/destinatario, non che soggetto dell'azione, un vecchio
(padre),mentre il giovane passa nella categoriadell'antagoni-
sta. Ebbene, in solidarietcon questa diversadistribuzionedel-
le funzioni attanzialic' un ulteriore vistosa differenza:questa
volta l'inganno fallisce. In altre parole, lo schema stavolta

II motivo di questa diversa realizzazione del nostro abituale


schema di riferimento del tutto evidente, ed dato proprio
dalla diversacollocazione di A (e, reciprocamente,di B) secon-
do il parametrodella classe di et: ovverosia, ci che scatta
qui a selezionare un diverso esito dell'azione un principio di
caratterespecificamenteantropologico. L'inganno deve falli-
re: non si pu ammettereche un vecchio entri in gara con un
giovane per sottrargli una donna. Il carattereassiomatico di
questo principio trasparedel resto dalle parole stesse con cui
Eutico stigmatizza l'operato di Demifone (vv. 984 sgg.):
Itidem ut tempus anni, aetate alia aliud factum convenit.
Nam s istuc ius est, senecta aetate scortari sencs,
ubi locist res summa nostra puplica?...
Adulescentes rei agendae isti magis soient operam dare.
La violazione che il comportamento del senex presuppone
talmente forte da pregiudicareaddiritturala solidit della res
publica: evidente che viene intaccato,in questo modo, uno dei
principi generali secondo cui la convivenza si regola. anzi
interessante notare come questa opposizione vecchio/giovane
venga specificamenterafforzatanella trama,in modo da rende-
re pi evidente l'abnormitdel suo scardinamento.Il vecchio
anche un uomo sposato (dunque il suo comportamentointac-

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74 Maurizio Bettini

ca anche il codice matrimoniale): di pi, egli anche padre


del suo giovane antagonista (dunque il suo comportamento in-
tacca anche il codice che regola le relazioni di parentela). Anco-
ra, l'aiutante principale del giovane antagonista (colui ch'e man-
der a monte i raggiri del vecchio) una donna anziana (v. 755
verum hercle anet), ossia appartenente alla stessa classe di et
del vecchio: in questo modo, la distribuzione globale dei rap-
porti uomo / donna all'interno dell'intreccio viene rimessa in
parit, dopo i tentativi operati dal vecchio per scardinarla. Il
ricongiungimento del giovane con la fanciulla costituisce il
pendant strutturale della sconfitta subita dal vecchio ad opera di
una donna anziana. La pressione antropologica che sta dietro
la sconfitta subita dal vecchio (e dunque, dietro la particolare
realizzazione della trama) resa addirittura esplicita dalla lex
che si finge promulgata da Eutico alla fine della commedia: una
lex secondo cui ai sessagenari (celibi sposati) verr vietato di
andare con le cortigiane, mentre nessuno avr il potere di vieta-
re la stessa cosa ai giovani.
Non ci stancheremo dunque di insistere sulla importanza dei
ruoli, delle qualificazioni nelle strutture dell'intreccio: anco-
ra una volta dobbiamo infatti accorgerci che essi sono in grado
di selezionare un particolare tipo di trama a scapito di altri.
L'affiorare di una categoria specificamente culturale dietro le
singole qualificazioni (il principio delle classi di et) ci permette
anzi di intendere meglio qual la 'forza' specifica che i singoli
ruoli esercitano all'interno della trama. Se essi, le qualificazioni,
costituiscono in qualche modo le frontiere dell'intreccio, per-
ch l'intreccio trova in esse delle frontiere specificamente an-
tropologiche. Il codice culturale assolve, nei confronti del-
l'intreccio, una funzione che potremmo definire ora armoni-
ca : la trama si snoder come una melodia tanto libera nelle sue
realizzazioni superficiali quanto preordinata da un'insieme di
passaggi obbligati. Di questi passaggi i ruoli costituiscono, ap-
punto, gli accordi antropologici di base.
Torniamo all'analisi dei singoli testi. E il momento di occupar-
ci, naturalmente, della Casina, che con il Mercator ha moltissi-
me affinit.
m. Casina unatrovatclla,allevatada Cleostrata.Siail maritodi costei, il
vecchio Lisidamo,che il figliovogliono impadronirscne.Per far ci

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Verso un'antropologia dell'intreccio 75

cercano ambedue di darla in moglie ad un 'uomo di fiducia': l'uno al


proprio intendente, Olimpionc, l'altro al proprio scudiero, Calino. Per
dirimere la questione si fa ricorso alla sorte, che favorisce il vecchio:
Casina sposer l'intendente. Ma Cleostrata, moglie del vecchio, fa tra-
vestire da sposina lo scudiero Calino e lo fa condurre nella casa dove
Olimpione (ma in realt Lisidamo) intende godere i propri diritti. Ama-
ra sconfitta dei due: intanto si annunzia che Casina riconosciuta fan-
ciulla libera, e quindi potr sposare tranquillamente il giovanotto.

Le analogie col Mercator, come si diceva, sono evidentissime


(anche a livello morfologico: p. es. nello scontro fra padre e
~
figlio ciascuno ha dalla sua un aiutante paraninfo). Di nuovo
il padre sconfitto nella rivalit amorosa col figlio: e di nuovo a
sconfiggerlo una donna appartenente alla sua stessa classe di
et (la moglie). La struttura generale dell'intreccio, per, al-
quanto diversa da quella del Mercator. Vediamo pi da vicino.
In primo luogo,' la ragazza non appartiene al figlio, come nel
i
Mercator, ma in qualche modo disponibile per entrambi gli
antagonisti. Questo fa s che il primo scontro fra giovane e vec-
chio non si configuri nei termini di un inganno (come avviene
nel lMercator) ma in quelli di un sorteggio. Dopo questa fase,
che potremmo definire preparatoria, ci troviamo di fronte ad
una struttura che ci nota: in solidariet con altri un giovane
vuole impadronirsi di una ragazza (in possesso stavolta di un
detentorc che padre del giovane), e ci riesce tramite un in-
ganno (come spesso accade, l'inganno gestito da un soggetto
diverso: qui, la madre). La fase preparatoria che abbiamo de-
scritto, e l'assestamento da essa prodotto nella situazione gene-
rale della trama, permette una distribuzione delle funzioni at-
tanziali assai pi usuale rispetto a quella riscontrata nel Merca-
tor. Il vecchio infatti non si configura pi come un eroe falli-
to (colui che ordisce una trama senza per riuscire a concluder-
la) contrapposto ad un antagonista vincente: con l'artificio del
sorteggio, che trasforma preliminarmente Lisidamo in detento-
re diciamo 'regolare' della donna, il vecchio pu svolgere una
pi normale funzione di antagonista sconfitto. Non priva di
interesse si presenta poi la distribuzione delle funzioni attanzia-
li per quanto riguarda A. Il giovane, infatti, vi assolve la pura
funzione di destinatario dell'inganno (ricever la fanciulla): de-
stinatore sar infatti Cleostrata, sua madre, che anche sogget-
to dell'azione (Calino ci appare piuttosto un aiutante), non che

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76 Maurizio Bettini

parziale dstinatria assieme al figlio (ella recuperer infatti la


fedelt del marito). Crediamo stia qui l ragione strutturale di
Una particolarit scenica abbastanza singolare di questa comme-
dia: ossia l'assenza totale del giovane dalla scena. La sua scarsis-
sim rilevanza nella spartizione delle funzioni, cumulate piutto-
sto dalla madre, faceva s che si potesse in qualche modo 'ri-
sparmiare' sulla sua effettiva realizzazione scenica. D'altro can-
to, l'assenza dell3adulescens dalla scena non va valutata solo co-
me una particolarit della Casino.^ma risponde ad una tendenza
strutturale della commedia plautina che abbiamo gi avuto mo-
do di osservare: ossia il generale ridursi dell3'adulescens alla pura
funzione di destinatore ~ destinatario (spesso in relazione all'e-
mergente ruolo del servo demiurgico)35.
Per ci che concerne la coda della commedia, ossia il ricono-
scimento della fanciulla, conosciamo gi l facilit con cui lo
schema dell'inganno e quello del riconoscimento possono ribal-
tarsi l'uno nell'altro 36.
Per concludere questa sezione del nostro lavoro (dedicata al-
lo scontro amoroso padre/figlio) sar opportuno citare una se-
quenza parziale tratta daVAsinaria, una commedia di cui do-
vremo occuparci anche pi avanti^.

n. Padre e figlio - dopo essere riusciti, in collaborazione, a liberare File-


nio, una bella cortigiana - si trovano rivali in amore ad un convito.
Demeneto, il padre, ha vincolato (v. 850) suo figlio Argirippo con i
favori che gli ha concesso e l'affetto che gli ha dimostrato. Il giovane
pare costretto a cedere, quando arriva la madre Artemona (avvertita da
Diavolo, amante geloso di Filenio, tramite un parassita)e mette brusca-
mente fine ai desideri del marito, svergognandolo e trascinandolo a ca-
sa. Filenio resta in compagnia del giovane Argirippo.

Questa sequenza parziale ha una struttura identica a quella che


caratterizza la trama complessiva del lMercator (anche se, trat-
tandosi di una nervatura secondaria, ha una realizzazione su-
perficiale molto pi semplice e ridotta); non occorre perci
commentarla. Baster ricordare che l'inganno, in cui il padre
tenta di far cadere il figlio, consiste qui nel chiedergli un com-

35. Cfr. dietro, 52 sgg.


36. Cfr. 56 sgg., 60 sg.

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Verso un'antropologia delVintreccio 77

penso inaudito per i suoi servigi (servigi che, per la verit, si


presentano abbastanza inauditi anch'essi)37
Abbandoniamo ora il tema dello scontro padre/figlio per ri-
volgerci ad una commedia molto pi 'morale', il Trinummus.
o. Il padre di Lesbonico, Carmide, partito per Tester, raccomandandoil
figlio - che uno scialacquatore- al vecchio amico Callide. Il giovane,
che insiste nella sua vita dissipata, vende persino la casa paterna, che
Callide compra. Il motivo che in quella casa c' un tesoro, e Callide
non vuole che esso vada perduto per il vecchio Carmide: dirlo a Lesbo-
nico non si pu, perch il giovane troverebbe il modo di sperperare
anche quello. Lesbonico ha anche una sorella, di cui innamorato Lisi-
tele, figlio di Filtone; il giovane vorrebbe sposarla, ma la fanciulla non
ha dote. Filtone sarebbe bens disposto a concludere il matrimonio an-
che senza dote, ma Lesbonico, orgoglioso, non accetta e vorrebbe pri-
varsi dell'unico campo che gli resta per darlo in dote alla ragazza. Ma
cos facendo piomberebbe nella pi completa indigenza, e questo Lisi-
tele, che anche suo amico, non disposto a permetterlo. Callide, allo-
ra, prezzoler un sicofante, e finger che Carmide abbia inviato da Se-
leucia una somma che serva di dote alla ragazza: in realt, il danaro sar
tratto dal tesoro nascosto nella casa. Ma Carmide, insospettato, giunge
davvero, cos che ogni problema (dopo una serie di equivoci fra lui e il
sicofante) verr risolto. Carmide provveder direttamente lui alla dote
per sua figlia.

Anche qui, una sequenza di azioni che ci assolutamente nota:


troviamo una ragazza che ha il suo detentorc (il fratello) e un
giovane che, in solidariet con altri, tenta di ottenerla con un
inganno (la falsa dote). Da notare che il giovane, per ci che
concerne la distribuzione attanziale, ha una parte abbastanza
secondaria. Nel gruppo rappresentato da A, infatti, egli ha pra-
ticamente la sola funzione di destinatario dell'azione, mentre
soggetto e destinatore ci pare piuttosto il vecchio Callide (con
il sicofante come aiutante). Quanto all'inganno, sin troppo
chiaro che esso ha qui uno statuto abbastanza indito. Infatti,
esso consiste non nel sottrarre qualcosa all'antagonista, come
usualmente accade, ma, al contrario, proprio nel donarglie-
lo : il trucco consiste infatti nel far avere a Lesbonico una som-
ma di danaro senza che egli possa considerare ci un'offesa al

37. Sulla posizione anomala, anche dal punto di vista del sistema degli atteggiamenti
familiari, ricoperta dal padre neWAsinaria,cfr. pi avanti 90 sg., n. 49.

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78 Maurizio Bettini

suo orgoglio. La ragione di questa inversione chiara, e risiede


- ancora una volta - nel ruolo, nella qualificazione specifica che
la donna (l'oggetto) riveste. Essa infatti una donna libera
(non una cortigiana), una sorella, e ha un fratello (non un
lenone un miles) come detentorc evidente che il codice
culturale non pu permettere che una fanciulla libera sia sot-
tratta al suo detentorc legittimo tramite una frode. In conse-
guenza di ci, l'inganno muta di segno, e da negativo si fa posi-
tivo. Il caso del tutto analogo a quello dell'Amphitruo, in cui
la qualifica moglie rivestita da C aveva provocato quella di
dio per A. La differenza che qui il problema non risolto
tramite uno scorrimento dei ruoli (uomo > <<dio),ma trami-
te un rovesciamento del tipo di relazione fra i termini: l'ingan-
no si trasforma in dono, e la tradizionale prova di astuzia si
trasforma piuttosto in una gara di nobili sentimenti: ci che fa il
colorito tipico del Trinummus. L'antagonista non si configura
quindi come uno sconfitto, ma come un beneficato. Per quel
che riguarda poi il ritorno di Carmide, siamo abituati ormai a
questo genere di soluzione. Si tratta di una struttura equivalente
a quella del riconoscimento, in cui, come altre volte (fCurculio,
m
ePoenulusy Casino) pu ribaltarsi inaspettatamente lo schema
dell'inganno. Col ritorno del padre, infatti, la fanciulla 'rico-
nosciuta ricca', ovvero in possesso di uno dei requisiti (la dote)
necessari al matrimonio: negli altri casi, il riconoscimento attri-
buiva alla donna la condizione di ingenuay altro requisito neces-
sario a questo scopo.
Anche il Trinummus combina dunque - secondo un mecca-
nismo che ci ben noto - l'inganno con il riconoscimento, ri-
baltando il primo nel secondo. Solo che lo fa in maniera origi-
nale. In dCurculio e ePoenulus, per usare esempi concreti, si
vuoi dare la libert ad una schiava sottrehdola ad un lenone
tramite un inganno, e questa stessa libert inaspettatamente
elargita dal caso: nel Trinummus si tenta invece di dare una
dote alla ragazza per sottrarl al fratello tramite un dono, ma
poi questa stessa dote elargita inaspettatamente dal ritorno del
padre. Si tratta dunque di una trasformazione operata secondo
un principio stabile di correlazioni: ovverosia libert tramite
inganno: libert elargita dal caso = dote tramite dono:
dote elargita dall'inatteso ritorno del padre. Inutile dire che il
cardine di questa trasformazione risiede - ancora una volta -

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Verso un'antropologia dell'intreccio 79

nel ruolo, nella qualificazione antropologica dei personaggi:


per passare da un tipo all'altro sufficiente far scorrere C, la
donna, dal ruolo cortigiana a quello di sorella.
Struttura del tutto analoga presenta una delle due nervature
drammatiche che compongono YAulularia. Infatti se una di es-
se, come vedremo pi avanti38, costituita dalla folle avarizia
del vecchio, l'altra consiste nel tentativo (operato da Megadoro
da un lato, e da suo nipote Liconide dall'altro) di ottenere la
figlia di Euclione. Ecco il riassunto di quel che ci riguarda.
p. Megadoro, un vecchio, vuoi prendere in moglie la figlia dell'avaro Eu-
clione. Questi da principio non acconsente alle nozze (teme infatti che
Megadoro voglia in realt sottrargli il suo tesoro nascosto): in seguito
per cede, allorch l'altro si dice disposto a prendere sua figlia anche
senza dote. Accade per che Liconide, figlio di una sorella di Megado-
ro, abbia da tempo violato la ragazza (ma costei non conosce l'identit
del giovane), e che essa sia anzi ormai prossima al parto. Liconide con-
vince Megadoro a rinunziare al matrimonio, e chiede ad Euclione di
volergli concedere la fanciulla, non che il suo perdono per la follia com-
messa. La commedia si interrompe poco dopo il dialogo fra il vecchio
avaro e il giovanotto.

Anche qui c' di mezzo un detentorc che non vuoi concedere la


donna che ha in sua tutela (non per dissipazione ed orgoglio,
come nel caso del Trinummusy ma per avarizia), un prenditore
disinteressato (Megadoro) e un tesoro nascosto. chiaro che
Megadoro si comporta qui appunto come il Filtone (~~ Lisitele)
del Trinummus\ per strappare la ragazza ad un detentorc rilut-
tante, egli dispostola condonare al vecchio la dote che pure gli
spetterebbe. Dato che Euclione, a differenza di Lesbonico, ac-
cetta, non c' bisogno di trasformare il dono in inganno, come
accadeva l. Chi, invece, ha un comportamento per noi del tut-
to inedito il giovane, che ha realmente tentato di strappare una
figlia al padre suo legittimo detentorc: cio, con la violenza
operata sulla ragazza all'insaputa del genitore e senza render
nota la sua identit. Il carattere mutilo della commedia (che si
arresta per noi al v. 831) non ci permette purtroppo di analizza-
re compiutamente il modo in cui questa situazione veniva risol-
ta: n di registrare tutte le ripercussioni strutturali che doveva-

38. Cfr. 91 sg.

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80 Maurizio Bettini

no realizzarsi nella trama in presenza di un ruolo figlia, per


l'oggetto, combinato con una struttura di inganno non evita-
to (come invece, accade nel Trinummus> nel lMercator etc.).
Dobbiamo perci accontentarci di ci che viene anticipato nella
parte che possediamo. In primo luogo, la scena decima dell'atto
quarto, in cui Liconide, implorando Euclione (v. 739: idadeo te
oratum advenio, ut animo aequo ignoscas mihi etc.), confessa al
vecchio la propria colpa e l'attribuisce alla follia del vino e del-
l'amore. Non siamo abituati a vedere un antagonista (qual qui
Euclione, B nel nostro schema) nella posizione di colui che in
grado di dispensare addirittura il suo perdono al soggetto
destinato re/destinatario dell'azione: n a vedere un eroe im-
plorante e colpevole. Qual dunque la posizione del giovane?
In primo luogo egli non riuscito nella sua azione, perch la
donna ancora saldamente nelle mani dell'antagonista (che pu
concedergliela oppure no): dunque egli si trova ancora al punto
di partenza. Di pi, perch la sua azione possa aspirare a un
qualche risultato egli necessita preliminarmente del perdono
del suo antagonista. Ecco allora che nella struttura dell'intrec-
cio un inganno praticato ai danni di un detentorc ~* padre
per sottrargli una figlia ha la capacit di trasformare il sogget-
to e destinatore/destinatario dell'azione in un debitore del
suo antagonista: ovvero, esso fa retrocedere e non avanzare lo
svolgimento della trama. Non possiamo conoscere (dato il ca-
rattere mutilo della commedia) le modalit secondo cui Euclio-
ne concedeva poi a Liconide il suo perdono cancellandone cos
il debito. E per estremamente probabile (si veda Yargumen-
tum II) che Liconide fosse colui che restituiva ad Euclione la
pentola (contenente il tesoro) rubatagli dal servo Strobilo (il
testo ci lascia proprio di fronte a un animato colloquio fra Lico-
nide e Strobilo, padrone e servitore), tanto da guadagnarsi cos
la riconoscenza del vecchio: e, in certo mdo, pareggiare il de-
bito.
Quanto al vero e proprio scioglimento della commedia, le
analogie riscontrate col Trinummus (e il testo delYargumen-
tum II) ci autorizzano a pensare che il tesoro svolgesse qui
un'analoga funzione di Riconoscimento' nei confronti della
fanciulla, trasformandosi in dote: e quindi rimuovendo ogni
possibile ostacolo alla conclusione di un matrimonio secondo le
regole. certo infatti che nel finale Euclione, con suo stesso

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Verso un'antropologia dell'intreccio 81

sollievo, veniva liberato, per cos dire, dalla pentola: cfr. il fr.
IV Lindsay nec noctu nec diu quietus umquam eram: nunc dor-
miam.
Per concludere questa prima sezione del nostro lavoro, cite-
remo una commedia che, per la debolezza del suo intreccio,
presenta una realizzazione molto sbiadita del tipo che ci ha oc-
cupato sin qui. Si tratta dello Stichus.
q. Due sorelle hanno sposato due fratelli: Epignomo e Panfilippo. Da pi
di tre anni i mariti sono lontani, per affari, ne hanno pi dato notizie di
s. Il padre delle ragazze insiste perch esse ottengano il divorzio, ma
queste si rifiutato. Tornano i mariti, si riconciliano col suocero (soddi-
sfatto per i loro affari) e ha luogo un lungo banchetto.
Anche qui c' qualcuno che vuoi sottrarre due donne (non una)
ai loro detentori, ma non vi riesce: si tratta per di un padre
che vuoi riprenderesi le figlie date a dei mariti.
Si noti poi che la sottrazione tentata qui senza ricorrere
specificamente a inganni. La notoria e spesso rilevata debo:
lezza dello Stichus proprio per ci che concerne la trama non ci
consente ulteriori considerazioni.

II

Ci rivolgiamo ora ad un secondo tipo di intreccio che si presen-


ta per assolutamente simile a quello studiato sin qui: ci che
muta infatti (ma una mutazione molto rilevante) la.natura di
C, l'oggetto delazione, che non pi una donna ma del
denaro, beni ugualmente preziosi. Questo porta ad una di-
stribuzione delle funzioni attanziali abbastanza uniforme e co-
stante, tanto da autorizzarci a raccogliere i testi che seguono in
una categoria propria (anche se numericamente pi ridotta).
Cominciamo dal'Epidicus.
r. Il giovane Stratippocle partito per la guerra. Siccome innamorato di
una suonatrice (che chiameremo S|) prima di andarseneha raccomanda-
to al servo Epidico di trovare il modo di liberarla dal lenone che la
detiene. Si tenga conto che c' un soldato dell'Eubea che innamorato
anche lui si S|, e la cerca. Epidico, dunque, ha fatto credere al vecchio
Perifane, padre di Stratippocle, che la suonatrice e una sua figlia illegitti-
ma, nata ad Epidauro da una donna chiamata Filippa: il vecchio ha
sborsato i danari (versati subito da Epidico al lenone detentorc della

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82 Maurizio Bettini

suonatrice) e si preso in casa la fanciulla come figlia. Perifane, in effet-


ti, desiderebbe proprio sposare quella Filippa abbandonata tanti anni
prima (adesso vedovo). Ma l'inquieto Stratippocle nel frattempo si
innamorato di un'altra donna, per riscattarela quale ha preso in prestito
dei soldi da un usuraio. Adesso tornato ad Atene, e chiede ad Epidico
di riuscire a far sborsare anche questi soldi al povero Perifane. Lo schia-
vo racconta allora al vecchio un'altra frottola, cio che Stratippocle
follemente innamorato di una cortigiana ed deciso a farlasua: perch il
giovane desista da questa insana passione - e le nozze progettate per lui
da Perifane possano andare in porto - non resta che battere Stratippocle
sul tempo, comprando la donna e poi allontanandola immediatamente.
La cosa si presenta vantaggiosa perch - dice Epidico - c' un soldato
Rodio [attenzione, non dell'Eubea!] che innamorato anche lui di que-
sta donna e sar dunque disposto a ricomprarla immediatamente: que-
sto soldato, naturalmente, non esiste. Il vecchio ci casca e sborsa di
nuovo del denaro. Epidico affitta dunque una suonatrice libera (che
chiameremo S2) e la fa passare col vecchio per la fiamma del figlio,
fingendo cio di averla riscattatadal lenone. In realt, i soldi serviranno
per Pusuraio con cui Stratippocle indebitato. Solo che giunge il solda-
to dell'Eubea (quello innamorato di Si) a cercare la sua amata: Perifane
lo scambia per il fantomatico soldato Rodio che, secondo Epidico, sa-
rebbe disposto a ricomprare immediatamente S2. Siccome Perifane insi-
ste a fargli vedere S2 - ma l'altro vorrebbe Si ! - le trame di Epidico
cominciano a rompersi. E giunge anche Filippa, che naturalmente non
riconosce in Sj sua figlia. La situazione per Epidico si fatta ormai
disperata, ma a. salvarlo interviene il solito meccanismo di riconosci-
mento: si scoprir che la seconda fiamma di Epidico lei la figlia di
Perifane e di Filippa. Il giovane, che ha trovato nella seconda amante
una sorella, torner al primo amore.
In questa commedia la donna interviene in misura massiccia
(sono due, non una le cortigiane cui il giovane aspira). Si sar
per notato che c' una differenza fondamentale rispetto al tipo
che abbiamo discusso sin qui: cio che la donna , per cos dire,
oggetto di secondo grado, mentre quel che l'eroe intende sot-
trarre all'antagonista semplicemente del denaro. In altre paro-
le, se resta immutato lo schema di inganno che ci ormai ben
noto39, la differenza data dal fatto che C realizzato in questo
caso non come donna ma come denaro (anche se il denaro
serve proprio per ottenere una donna). Vediamo la restante di-
stribuzione delle funzioni attanziali, per chiarire meglio il qua-

39. Cfr. p. 46 e passim.

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Verso un'antropologia dell'intreccio 83

dro della situazione. B, l'antagonista, un padre,ma non un


padre della donna bens dell'eroe. In A troviamo invece, co-
me al solito, un giovane che funge da destinatario/destinatore
dell'azione e un servo che funge da soggetto. Anche qui, come
in dCuYCulio e cPoenulusyil riconoscimento interviene a con-
durre in porto un'azione precedentementeimpostata sulle ri-
sorse dell'inganno: ci ben noto questo ribaltamentoinatteso
del primo nel secondo schema. Si noti che qui, a differenzade-
gli esempi citati, il riconoscimento ha funzioni plurime. Costi-
tuitosi come ribaltamentodell'inganno(ovvero, raggiungimen-
to del fine proposto ma con mezzi rovesciati)esso serve anche a
correggere, retrospettivamente,una sorta di errore generatosi
nello svolgimento precedente: la successione di due diverse
struttured'inganno ha fatto s che il giovane si trovi ad aver a
disposizione due donne. Ora, il riconoscimento permette di
organizzare in complementarietquesti due beni altrimenti
in esclusione. Ancora, il riconoscimentopermetteche non solo
il giovane, ma anche il padre (e antagonista)abbiala sua soddi-
sfazione, e possa concedere il suo perdono: esso funziona, in-
somma, ancora come un risarcimento dell'antagonista.
Questo non sarebbestato possibile, ovviamente,in dCurculioe
ePoenulus,se pure si trattavaugualmentedel riconoscimentodi
una fanciulla.In motivo chiaro, ed legato alla diversadistri-
buzione dell'elemento fanciullanei due tipi di trama.L essa
era direttamente l'oggetto, qua invece essa compare (come si
diceva)in qualit di.Oggetto di secondo grado' (oggetto vero e
proprio il danaro). In altre parole, questa diversa e pi com-
plessa strutturadella trama conseguenza di quella dilatazione
nelle strutture sintattiche dell'azione che deriva dallo sdoppia-
mento dell'oggetto in denaro (di primo grado) e fanciulla
(di secondo grado).
Dunque, le novit che YEpidicusci riservasono sostanzial-
mente due: se lo schema di fondo assolutamente invariato
(sottrarrequalcosa al suo detentorc tramiteun inganno e in so-
lidarietcon altri), e se ci ben nota la coppia servo ~~ giova-
notto per ci che concerne A, nuovi ci paiono il padredel
giovanotto quale antagonistain B, e il denaroquale oggetto
in C.40 Ci pare evidente che la variazione operata in C, da
40. Diverso il caso di mCasina, dove il padre antagonista in quanto detentorc di
donnee non di denaro.

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84 Maurizio Bettini

donna a denaro (per ottenere una donna) in correlazione


con quella realizzata in B: dove, quale antagonista, non trovia-'
mo pi direttamente il detentorc della donna, ma un'altro per-
sonaggio, che con la donna in questione non ha vincoli di tutela
di possesso: ma la cui sconfitta servir ad ottenere il mezzo
(denaro) necessario al conseguimento della donna. Ci
porta necessariamente ad un allargamento delle relazioni nella
trama, una dilatazione delle strutture sintattiche dell'azione,
cui ilnuovo C(denaro ) funge da termine di collegamento fra
antagonista (qui il padre) e oggetto reale da ottenere (la donna).
Struttura del tutto analoga ci presentano le Bacchides, una
commedia cui ci gi capitato di far cenno nel corso di questo
lavoro41.
s. Mnesiloco, figlio di Nicobulo, si recato da Atene ad Efeso col servp
Crisalo per riscuotere un credito di suo padre. Egli si innamorato di
Bacchide, una cortigiana che per ha perduto, e da Efeso scrive ad Ate-
ne al suo amico Pistoclero perch gliela ritrovi. Nel frattempo la ragaz-
za stata affittata da urj soldato, Cleomaco, che Pha condotta proprio
ad Atene. Pistoclero la rintraccia, ma perch il soldato consenta a la-
sciarla andare occorrono duecento filippl. A complicare la situazione
interviene una sorella gemella di Bacchide (che chiameremo Bacchide
II) di cui Pistoclero si subito innamorato. Arriva Mnesiloco, e Crisalo
trova il modo di far saltare fuori i soldi che si devono dare a Cleomaco.
Egli racconta al vecchio Nicobulo, padre di Crisalo, di non aver potuto
riscuotere il credito in Efeso per via delle oscure trame di Archidemide,
Pospite che era debitore di Nicobulo: in realt, i soldi sono in mano di
Mensiloco. Questi, per, non sa che le Bacchidi sono due e non una:
per cui, quando apprende che l'amico Pistoclero innamorato di Bac-
chide (ma non sa che si tratta di Bacchide II!) si crede tradito, e sdegna-
to rivela al padre l'inganno ordito da Crisalo, restituendogli anche i
soldi. Si chiarisce per l'equivoco fra i due amici, e Crisalo nuovamen-
te pregato di trovare i soldi. Lo schiavo escogita un nuovo stratagemma,
ma prjma di metterlo in opera ha la sfacciataggine di far scrivere da
Mnesiloco una lettera per Nicobulo, jn c.ui lo mette in guardia dalle
trame di Crisalo. Letta la lettera, Nicobulo fa mettere in ceppi lo schia-
vo che Pha portata di persona (novello Bellerofonte) ma arrivaCleoma-
co adirato a pretendere il suo danaro, mentre Mnesiloco se ne sta con
Bacchide. -Crisalo fa credere allora a Nicobulo che Cleomaco il marito

41. Cfr. p. 52 sg. e n. 30. Si rammentiche l'inizio perduto: lo si ricostruisce tramite


gli accenni sparsi nel corso della commedia e j pochi frammentisuperstitidellaparteca-
duta.

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Verso * antropologia dell'intreccio 85

di Bacchide, e come tale intende prendersi la sua vendetta sull'adultero:


per rabbonirlo, dice Crisalo, baster versargli duecento filippl. Il vec-
chio cede, per evitare il peggio. Ma ecco giungere un'altra lettera, anco-
ra di Mnesiloco, in cui egli prega il padre di mandargli subito duecento
filippi che egli deve alla moglie del militare. Il vecchio sborsa a Crisalo
anche questi, e ora i filippi sono quattrocento. Dopo di che si reca con
Filosscno, il padre di Pistoclero, presso la casa delle due cortigiane, con
l'intenzione di castigare il figlio: ma entrambi i vecchi restano prigionie-
ri anch'essi della grazia che promana dalle due donne. Met della som-
ma verr restituita a Nicobulo.

La trama,come si vede, del tutto simile a quella di rEpidicus,


persino nella duplicazione dell'inganno:la donna ancoraog-
getto di secondo grado (il denaro serve per ottenere una corti-
giana). Anche la distribuzione delle funzioni attanziali non
mutata: troviamo in A la coppia servo ~ adulescens (con la
presenza di un secondo adulescenscome aiutante),in il pa-
dre, in C il denaro.Quanto alla Connivenza*finale dei due
vecchi, che cadono anch'essinelle reti delle cortigiane,essa ha la
funzione pacificatoriache neh1' Epidicusabbiamovisto svolgere
al riconoscimento. come se occorresseancoraun qualcheri-
sarcimento al padre ingannato, che fruisce anch'egli della
compagniafemminile e del banchetto,riconciliandosicol figlio.
Del resto, si visto che met della somma (ossia la cifrasborsata
la terza volta) viene restituita al senex.
Per ci che riguarda,infine, la seconda nervaturadrammati-
ca, ossia l'equivoco a proposito delle due Bacchidi(che Mnesi-
loco crede una mentre sono in realtdue), si rammentiquel che
si diceva dietro42a proposito del tipo dei simillimi e dei hMe-
naechmi in particolare:con la fusione paradigmaticadi ingan-
no e riconoscimentoin una sola struttura,gestita dal Caso
quale destinatoresuper-umano.Secondo questo schema, il Ca-
so 'inganna' Mnesiloco che cos perde l'amico e conseguente-
mente anche l'amante, ma simultaneamente(con il 'riconosci-
mento' di Bacchide II, di cui Mnesiloco ignoraval'esistenza)la
situazione viene riportataal punto iniziale, secondo lo schema
dell' equivoco negli scambi di persona.
Possiamo passare gi ad un'altracommedia, la Mostellaria.

42. Cfr. 65 sg.

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86 Maurizio Bettini

t. Teopropide, il padre, all'estero per affari, e il figlio Filolachete se la


spassa col validoaiuto del servo Tranionc. Il giovane ha preso del dana-
ro ad usura per riscattare Filemazio, la suaamante, ed ora sta banchet-
tando con degli amici (Callidamate e la sua amante Delfio) in casa pro-
pria. Giunge Tranione affannato, dicendo che il vecchio gi al porto.
Scompiglio e panico fra i convitati, ma Tranione li salver. Egli fa chiu-
dere ermeticamente in casa il gruppetto e racconta al vecchio, quando
arriva,che lui e Filolachete hanno dovuto abbandonarel'edificio perche
abitato da uno spettro. Teopropide, terrorizzato, si allontana. Giunge
intanto l'usuraio, a reclamare i suoi soldi. Tranione racconta allora a
Teopropide che il danaro stato preso per comperare una nuova casa,
che indica in quella del vicino Simone. Teopropide, rallegrandosi, pro-
mette che il giorno seguente pagher, ma vuoi vedere subito la casa.
Tranione, con uno stratagemma, convince Simone (che non sa nulla) a
lasciargli compiere la visita, e contenta il vecchio. Giungono per i servi
di Callidamate, l'amico di Filolachete, a battere alla casa 'stregata' per
riportare a casa il padrone dopo il festino. Si scopre cos ogni inganno:
la commedia finisce con un perdono generale, concesso per intercessio-
ne di Callidamate, e un risarcimento in denaro versato a Teopropide dal
medesimo Callidamate.
La coppia adulescens ~ servo sottrae anche qui del denaro al
padre, del denaro che, come al solito, serve per riscattare una
cortigiana. Si noti per che l'inganno, tramite cui l'azione
compiuta, appare triplicato: infatti, oltre al danaro *viene Sot-
tratta' al padre la casa vecchia *prima (che gli appartiene senza
che possa accedervi) e la casa nuova poi (cui pu accedere, ma
senza che in realt gli appartenga). Dunque, C ha in questo caso
composizione pi complessa rispetto alle semplice denaro
che vi compariva nei testi precedenti. Anche in questo caso, il
finale contempla un risarcimento del vecchio, come nelle
commedie precedenti: Callidamate, infatti, assicura che gli
sperperi del suo amico Filolachete saranno rifusi.
Avviciniamoci ora ad un testo che, almeno in apparenza,
sembrerebbe del tutto alieno da una riduzione al tipo di rEpidi-
cus, 'Bacchides e 'Mostellaria. Una commedia che, secondo quel
che comunemente si dice43, si distacca anzi nettamente dall'in-
tero panorama plautino per le sue caratteristiche di moralit e di
sentimento: i Captivi.
u. Egione ha perduto due figli: il primo gli fu rapito bambino dallo schia-
vo Stalagmo, il secondo, Filepolemo, gli stato fatto prigioniero in una

43. E che soprattutto dice il testo stesso: cfr. 55 sgg.; 1029, sgg.

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Verso un'antropologia dell'intreccio 87

guerra contro gli Elei (ed ora schiavo del medico Menecrate). Il vec-
chio spende il suo denaro comprando schiavi Elei da scambiare, se pos-
sibile, col suo Filepolemo. Ora egli ha presso di s due Elei: Filocrate
(che in patria era il padrone) e Tindaro (che in patriaera lo schiavo).
Egione intende servirsi dei due come merc di scambio per il figlio ed
disposto a liberarli senz'altro nel caso che, tramite loro, questi gli sia
restituito. Il generoso Tindaro, allora, si fa passare per il padrone, e
convince Egione a mandare in patria Filocrate per trattare lo scambio
restando lui a far da pegno ( chiaro che Egione e disposto a mandare in
Elide lo schiavo tenendosi il padrone, ma non il contrario). Scoperto
l'inganno Egione si infuria e fa gettare Tindaro in catene. Filocrate per,
memore del servo fedele, torna da Egione, riportandogli il figlio Filepo-
lemo: si scopre anzi che il nobile Tindaro altri non che il primo figlio
di Egione, rapitogli fanciullo e portato in Elide.
Nessuno potrebbe negare che questa commedia, dal punto di
vista della realizzazione che potremmo definire superficiale (at-
tribuendo a questo aggettivo un puro senso topografico, non di
valore), sia molto diversa dalle altre. Che l'affetto paterno vi
giochi una parte discriminante, che vi aleggino sentimenti di
generosit e una certa elegiaca tristezza, tutto ci assoluta-
mente vero, e dunque molto importante per la definizione glo-
bale della commedia. Ci non toglie, per, che dal punto di
vista della struttura fondamentale ci si trovi di fronte anche qui
- anche in questa commedia per serate bianche, come la defi-
niva Benedetto Croce44 - ad una delle realizzazioni possibili del
nostro schema di riferimento. Di nuovo infatti un elemento che
sta in A, e per la precisione uno schiavo, in qualit di sogget-
to sottrae ad un antagonista un certo bene C (stavolta non una
donna del danaro, ma la libert) in favore di un destinatario
che al solito un padroncino ~~ adule scensi e, ovviamente, tra-
mite un inganno, che adotta la nota risorsa degli scambi di
persona. Del resto, il carattere non secondario dell'inganno nel-
l'economia dell'intreccio emerge non solo dalle espressioni che
ad esso sono dedicate nel prologo (46 sgg. sua sibi fallacia I
ita compararuntet confinxeruntd olii m I itaque hicommen-
ti de sua sententia..), ma anche dal monologo che Tindaro reci-
ta ai vv. 516 sgg.: che un tipico monologo di servo ingannato-
re che teme di essere ormai scoperto.

44. Poesia antica e moderna, . n. 2.

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88 Maurizio Bettini

Ma vediamo la distribuzione delle funzioni attanziali.Resta


immutata, in A, la coppia padroncino -~ servo. Solo che qui
avvenuto uno scorrimento di ruoli in base al quale il padronci-
no divenuto servo lui stesso, e perci il servo ora, in certo
modo, servo due volte. Conseguentemente,l'antagonistanon
pi un padre ma un padrone.Noi conosciamo gi, per,
questa tecnica di scorrimento,per averlavista operarenel 'Per-
sa. La situazione, anzi, qui il rovescio di quella: se l un servo
scorrevanel ruolo di libero e adulescens,qui un libero scorre in
quello di schiavo.
Quanto alla strutturadella trama,essa si presentaabbastanza
chiara. Egione, il vecchio, compare sulla scena nella posizione
di chi ha gi subito un duplice danneggiamento:ha perso un
figlio fanciullo, mentre l'altro schiavo in Elide. Per l'inganno
architettatoai suoi danni da Tindaro e Filocrate,si trova ora a
subire un terzo danneggiamento(la perditadello schiavo di no-
bile famiglia tramite cui si ripromettevadi ottenere la restitu-
zione del secondo figlio). Comincia a questo punto la serie dei
risarcimenti:Filocrate torna, portando con s Filepolemo per
restituirlo al vecchio: dunque l'inganno che era stato inflitto ad
Egione riparato,e (contestualmente) risarcitaanche una del-
le due perdite iniziali (quella di Filepolemo). Di pi, il ricono-
scimento del soggetto ~~ destinatore dell'inganno, Tindaro,
conduce anche ad un risarcimento - del tutto imprevisto -
dell'altraperdita iniziale: quella del figlio perso fanciullo'.Co-
nosciamo gi questo meccanismo del riconoscimento del sog-
getto ~ destinatoreche si trasformain risarcimentoper l'anta-
gonista (cfr. dietro hMenaechmiilAmphitru). chiaro poi che
dal punto di vista funzionale il riconoscimento di Tindaro si
presentadel tutto omologo al ritorno di Filocratee di Filepole-
mo. Potremmo dunque concludereche la strutturadei Captivi^
da questo punto di vista, consiste nella successione dei due
schemi di inganno e di riparazione:con una riparazionein
qualche modo complessa, in cui destinatori diversi (Filocrate
nel ritorno ~- restituzione e il Caso nel riconoscimento)condu-
cono ad un risarcimentoin qualche modo superiorealle aspet-
tative. Val comunque la pena di fare una riflessione. Il partico-
lare tipo di inganno escogitato da Tindaro (sostituirsial padro-
ne restando in prigionia) tale da presupporreil tratto della
generosit: ci lasciaspazio, d'altro canto, al ritorno di Filo-

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Verso un'antropologia dell'intreccio 89

crate (che ricambia con pari generosit il suo servo) ed alla


prossima definizione di Tindaro come uomo libero. Se dunque
volessimo trovareuna ragionestrutturaledei 'buoni sentimenti*
che aleggianonei Captivi, dovremmo dire che essi risultanoda
due fattori: 1. lo scambio di persona qui voluto non dal Caso
(hMenaecbmi,sBacchides)ma dalle due persone stesse, che
scambiano volontariamente e consapevolmente i loro ruoli.
2. Lo scambio cos realizzatonon agisce ai danni di una delle
due persone, ma in favore di uno di essi, e aidanni di un
antagonistaesterno. In altre parole, persino ammirevoleil ca-
rattere di estrema economicit e di risparmio con cui questo
intreccio - esplicitamente considerato dal poeta diverso dai
soliti45- realizzato. Resta intatto praticamentetutto di una
~~
tipica commedia di Platuo (l'inganno,la coppia servo padro-
ne, gli scambi di persona, il riconoscimento, etc.), solo viene
operato un minimo aggiustamentonella distribuzioneattanzia-
le interna allo schema tipico degli scambi di persona:lasciando
destinare questo meccanismo non pi al Caso ma alla libera
scelta dei due 'scambisti',e dunque rivolgendolo contro un an-
tagonista esterno, ecco che si lascia lo spazio strutturaleneces-
sario alla realizzazionedella generosite dei buoni sentimenti,e
dunque alla Stimmungcaratteristicadei Captivi. Ma tutto que-
sto ottenuto semplicementecombinando ricombinandoele-
menti noti, e con mutazioni minime. Questo modo di compor-
re pu dare un'idea di ci che, per un poeta di langue come
Plauto46, poteva essere considerato 'innovazione' nel campo
della trama: ben poco, forse, per noi, ma certo gi molto per
una norma collettiva, un sistema di attese codificate che conce-
piva la creazione come ripetizione.
Ma torniamo ai Captivi. L'antagonista~~padrone viene qui
abbondantementerisarcito degli inganni subiti. Ma si visto,
d'altro canto, che un identico risarcimentofinale dell'antagoni-
sta si presental dove esso sia rappresentatocome padre:47que-
sto ci confermanel dire che il contrasto padrone/ servodei
Captivi una semplice trasformazionedel pi frequente con-
strasto padre/ figlio presente nelle altre commedie. In ef-

45. Cfr. n. 43.


46. Cfr.3sg.;97sg.
47. 'Ipidcns, *Baccbidcs,'Mostellaria.

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90 Maurizio Bettini

fetti, da un punto di vista sociologico lo statuto del padrenon


differisce sostanzialmenteda quello del padrone.Ci spiega
il permaneredi strutturedrammaticheidentiche (inganno + ri-
sarcimento)nell'un caso come nell'altro.Ancora una volta dun-
que il ruolo , la qualificazionespecificaapparein grado di sele-
zionare la presenzadi determinatisviluppi drammatici.Eviden-
temente una realizzazionedel nostro schemadi riferimentoche
prevedevaun padre(o un padrone)come antagonistacrea-
va dei problemi di compatibilitacon le regole del codice cultu-
rale (cos come, ricordiamo, ne creava la realizzazione di C
quale moglie, sorellaetc.)48:dei problemi di compatibilita
che non sorgevano assolutamentequando l'antagonistaera rea-
lizzato nel ruolo di lenone, un personaggioche, lungi dal rice-
vere risarcimenti,aveva invece la capacitdi cumularedanni. Si
determinavacos l'opportunitdi una espansione drammatica,
il risarcimento(nella forma di un riconoscimento,di un per-
dono, di un versamento,etc.) che riequilibrasseantropologica-
mente il dramma.
Possiamo ora rivolgerci ad un testo che ci gi parzialmente
noto, YAsinaria.Ne abbiamo gi vista una delle due nervature
drammatiche(") (lo scontro amoroso, fra padre e figlio), ora
possiamo vederne l'altra, che poi la principale.
v. Argirippo innamorato di Filenio, una cortigiana, ma gli occorrono
venti mine per liberarla. Con l'aiuto del padre Demeneto e dei servi
Lonida e Libano, egli riesce ad impadronirsi di una grossa somma che
un mercante reca a Saurea, l'intende della madre Artemona (la donna
assolve in famiglia funzioni paterne, e regola lei l'amministrazione della
casa). Liberata la donna padre e figlio, come gi sappiamo, si trovano
rivali in amore: ma l'intervento di Artemona svergogna il vecchio.
Lo schema quella abituale. Solo il ruolo di madre,per ci
che concerne l'antagonista,appareabbastanzainsolito. Il moti-
vo di ci spiegato da Demeneto stesso all'inizio della comme-
dia: egli affermainfatti che vuole essere amato da suo figlio
(v. 77), mentre la madreche lo tiene arte contentequesecon-
do il costume dei padri. In altre parole, padre e madresi sono
scambiati qui gli attributiche sono loro soliti, diventandocos
indulgenteil genitore che suole essere rigido e viceversa49.
48i Cfr. 70 sgg. CAmphitruo),77 sgg. (Trinummus).
49. nota la severit che caratterizza il padre nella cultura romana, specie arcai-

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Verso un'antropologia dell'intreccio 91

Ci porta a che la madre subentri al padre nel ruolo di antago-


nista, e questi passi, in qualit di aiutante, nella rosa di A. Natu-
ralmente, questa dislocazione abbastanza anomala del padre
in A prelude alla creazione della seconda nervatura drammatica,
ossia il conflitto amoroso padre / figlio. Secondo uno stes-
so modello, Demeneto tradisce il suo ruolo di padre sia quando
si tratta di essere autoritari col figlio (non gli nega il danaro e
non ostacola i suoi amori) sia quando si tratta di essere rispet-
tosi nei suoi confronti.
Ecco adesso una commedia che ci anch'essa gi parzialmen-
te nota: VAulularia. Sappiamo gi che in essa hanno posto una
serie di conflitti per ottenere da un padre, Euclione, una fi-
glia che egli non vuoi dare. Non ci resta ora che analizzare
Patra e ben pi celebre nervatura drammatica della commedia,
ossia Pavarizia del vecchio e le peripezie relative al suo tesoro
nascosto, appunto, in una pentola.
2. Euclione,che ha una pentolapiena d'oro sotterratanel focolare,vive
nel terroreche qualcunoglielasottragga.E temeche a rubargliela siano
tutticoloro che si avvicinanoin qualchemodo (pursenzasapernenulla)
al suo tesoro:la vecchiaStafila,il vicinoMegadoro(chegli ha chiestoin
mogliela figlia),dei cuochi, un gallo,infineStrobilo,il servodel giova-
ne Liconide,e Liconidestesso (colui che ha messosegretamenteincinta
sua figliae ora vorrebbesposarla):ma Strobiloriesceeffettivamentea
portarglielavia. La pentolapoi (come gi sappiamo)gli venivaverosi-
milmenteresa dal giovane Liconide.

Quel che ci interessanon solo rilevarela sottrazionedi ric-


chezza operata da Strobilo, secondo uno schema che ci sin
troppo noto. Allorch il furto ha effettivamenteluogo, Euclio-
ne ha infatti gi immaginato infinite volte, nel suo terrore
angoscioso, questa scena: ci accorgiamoallorache buona parte
di questa commedia si configuracome un semplice ribaltamen-
to del nostro schema dal piano delPessere a quello delPappa-
rire. UAulularia dunque come Pimmagineriflessa,soggetti-
va, di quel meccanismo che ci ha occupato sin qui: ossia Pin-
ganno e la sottrazione di un certo bene. L'avariziadi Euclione
si configura strutturalmentecome la consapevolezza di

ca: Cfr. Liv. 2, 9, 8; Dion. Hai. 2, 26, 9 $gg.; 3, 21, 10; anche Sen. de prov. 2. 5
(proprio sull'opposizione padre severo / madre affettiva); etc.

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92 Maurizio Bettini

essere un antagonista. Basta introdurre nella commedia


un punto di vista rovesciato rispetto a quello abituale (non
pi quello dell'eroe, solo dell'eroe, ma quello dell'antagoni-
sta) per passare dalle vanterie dello schiavo alle angosce di un
avaro. L'Aulularia , insomma, l'altra faccia di una commedia
di Plauto. Sta qui, crediamo, uno dei motivi della sua originalit
e della sua efficacia.
Concludiamo la nostra rassegna50coq una commedia che, dal
nostro punto di vista (l'intreccio), merita assai poco: il Truu-
lentus. Senza riassumere esplicitamente una trama particolar-
mente tenue, baster dire che si tratta di una cortigiana, Frone-
sio, la quale sfrutta (servendosi di ogni artificio) i suoi tre aman-
ti: e. soprattutto ordisce un inganno ai danni di un soldato, fa-
cendogli credere (per mantenerle i suoi favori e i suoi regali) di
aver avuto un figlio da lui. Anche qui la solita struttura di in-
ganno, bench stavolta la cortigiana costituisca non l'oggetto,
C, come sernpre accade, ma il destjnator.e / destinatario, non
che il soggetto stesso dell'azione (nei nostri termini, A). Questa
distribuzione anomala dei ruoli implica ovviamente che la com-
media abbia un forte carattere di originalit (Plauto se ne com-
piaceva in vecchiaia); non che, ovviamente, che essa presenti
qualche tratto di 'immoralit'. Ci non sembra per aver causa-
to trasformazioni all'interno dell'intreccio. Il compito di asse-
stare il rapporto fra ruolo e funzioni attanziali ( abbastanza
fuori dalla norroa che sia una cortigiana a ingannare cos sfac-
ciatamente) sembra qui rimandato alle strutture superficiali del
.dramma: pi volte infatti viene rilevato il carattere di negativit
proprio della cortigiana (cfr. p. es. 63a sgg.) esplicitamente la
sua malvagit (cfr. p. es. 452, 471 sg., etc.).

IV

Siamo giunti cos quasi al termine della nostra ricerca, e non ci


resta che aggiungere alcune riflessioni che servano da commen-
to agli elementi semplici che siamo venuti sin qui rintracciando.
Siamo partiti da un semplice schema di trasferimento del tipo

50. Non teniamo ovviamente conto, dato il suo carattereframmentario, della Vi-
dularia.

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Verso un'antropologia dell'intreccio 93

B(o >A
dove riluttante a concedere un certo bene C, che egli detie-
ne, mentre A tenta di impadronirsene. Ora, la semplice proie-
zione di questo schema su due semipiani opposti, orientati in
base alla categoria antropologica vietato (-) / permesso (+),
praticamente in grado di dar conto dei vari intrecci plautini ri-
guardati nelle loro linee elementari. Infatti, il passaggio da un +
a un - restituisce il tipo deU'inganno, quello dal - al + il
tipo (plautino) del riconoscimento51. Mentre una combina-
zione paradigmatica dei due schemi, con il Caso quale destina-
tore, ci fornisce il tipo degli equivoci52. Abbiamo visto poi co-
me i due schemi di base possano combinarsi in successione: sia
configurandosi come un ribaltamento del primo nel secondo53,
sia articolandosi in un inganno seguito da un riconoscimento ~~
risarcimento54. Ci stato poi possibile introdurre una dicoto-
mia all'interno di questa struttura fondamentale, tanto da poter
raggruppare le trame plautine in due categorie distinte. La va-
riazione capace di produrre questo scarto differenziale non sta
per a livello delle relazioni fra i termini (lo schema di trasferi-
mento resta invariato) ma a livello dei termini implicati. Infatti
un gruppo si distingue dall'altro proprio per il variare del ruolo
che realizza C, l'oggetto: donna nel primo, denaro (in un
caso libert) nel secondo55.
Dunque, una prima conclusione. Il corpus delle trame plauti-
ne si articola secondo una categoria semica elementare, descri-
vibile fondamentalmente nei termini di una opposizione posses-
so I desiderio. Lo scherna narrativo in cui questa categoria semi-
ca si manifesta quellp (descritto) del trasferimento di un
certo bene da (che riluttante a concederlo) ad A (che deside-
ra impadronirsene). I contenuti specifici di questa categoria op-
positiya ci mostrano che, anche questo livello, le cose si svol-
gono in maniera abbastanza semplice. Infatti, tali contenuti so-
no sostanzialmente riportabili e dije tipl. Nel primo l'equiva-

51. Cfr.p. 60sgg.


52. Cfr. p. 66 sgg.
53. il caso di dCurculiot 'Poenulus, mCasina, "Trinummus.
54. il caso di rEpidicus, "Captivi.
55. Inutile ripetere che i due tipi di intreccio possono anche presentarsi simulta-
neamente (su nervature diverse) in un stessa commedia: bPseudolusyper esempio.

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94 Maurizio Bettini

lenza C = donna ci mostra l'emergenzadi un tema piuttosto


importantenejla codificazione culturaledi una qualsiasicomu-
nit: quello della disponibilit delle donne.56 Nel secon-
do, l'equivalenza C = denaro (non dissimileil caso dei "Cap-
tivi, con C = libert) ci manifesta ovviamente il problema
della disponibilit della ricchezza, molto spesso in rela-
zione ai rapportipadre/figlio. Potremmodire che questi sono i
temi fondamentalidel teatro di Plauto. Tali temi possono na-
turalmente combinarsi in una sola commedia, che avr allora
caratteremisto (p. es. hP$eudolus)e complessit maggiore. La
necessit di far emergerequesti nodi antropologiciquali temi
letterariporta a che, nel loro significantedrammatico,il deten-
tore di questi due beni debba necessariamenteessere rilut-
tante a concederli. Ci fa s che essi possano disporsi dia-
cronicamente,^ quanto sar necessariauna certa sequenza
di azioni (visto che il loro detentorcoppone resistenza)per rea-
lizzare l'effettiva distribuzione di questi beni. Naturalmente,
per l'appunto l'introduzione di una disposizione diacronicaci
che pu trasformare semplici regole del codice culturale in
storie: ovverosia, ottenere il passaggio dal paradigmaantro-
pologico al testo letterario.
Un dato importante poi emerso nell'analisidelle implica-
zioni fra ruoli (cio, le qualificazioni specifiche in base alle
quali A, e C si realizzanonei singoli intrecci)e relazioni, la
sintassi narrativache regola il loro interagirenella trama (nel
nostro schema specifico, la detenzione e il trasferimento
del bene: ossia ( ) e - >).Abbiamo visto infattiche la presenzadi
certi ruoli in grado di selezionare particolari realizzazioni
concrete delle relazioni (se = fratelloe C = sorellal'in-
ganno si trasformain dono, Trinummus\se = figlio e A =
padre,con C = donna, l'inganno fallisce, lMercatored al-
tre (m,"); etc.), oppure degli altri ruoli implicati(se = mari-
to eC = moglie, A > dio): di qui la nostra riluttanzaa
cancellarele singole qualificazioniconcrete a vantaggio di una
pi astrattaschematizzazione attanziale.Riteniamo infatti che
tra qualificazioni dei personaggi (ruoli) ed intrec-
cio esistano relazioni di carattere strutturale: cos
come relazioni di carattere strutturale esistono

56. Il tema emerge anche in presenza di un intreccio tenue: Cfr. qStichus.

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Verso un'antropologia dell'intreccio 95

chiaramente fra i singoli ruoli combinati in un in-


treccio. Possiamo anzi tentare, giunti a questo punto, di dare
una formulazione migliore e pi completa a questo nostro con-
vincimento. La struttura fondamentale - ovvero il sistema di
relazioni che lega fra loro i singoli termini - si configura come
un vero e proprio contesto: i ruoli saranno allora i diversi
contenuti semici che in questo contesto si collocano. Natural-
mente, le relazioni fra contesto e contenuti semici saranno rela-
zioni di compatibilita: cos come non tutti i contenuti semi-
ci possono combinarsi fra loro (secondo certe relazioni date)
per formare un discorso accettabile, allo stesso modo non tutti i
ruoli ammessi in una certa rosa di preferenza potranno trovar
posto in una determinata struttura narrativa data57.Cos, pren-
diamo un intreccio del tipo un uomo sottrae una cortigiana ad
un lenone: evidentemente esso costruito secondo un princi-
pio di compatibilita interna (come sappiamo, si tratta di un te-
ma piuttosto frequente). Al contrario, un intreccio del tipo un
uomo sottrae una donna a suo marito ha in s un principio
di incompatibilit, visto che in questo caso anche l'altro termine
implicato si modifica (uomo > dio: lAmphitruo): solo cos
pu essere restituita Pisotopia dell'intreccio. Cos come ugual-
mete improponibile, ovvero non isotopico, si presenta un in-
treccio del tipo un uomo sottrae una donna al proprio fi-
glio, visto che esso si trasforma (lMercator} mCasina, "Asina-
ria) in un uomo non sottrae la donna al proprio figlio (Pin-
ganno non riesce: si nega cos quella data relazione fra i termi-
ni). Analoghe modificazioni nella relazione fra i termini si
avranno negli intrecci tipo un uomo sottrae una donna al pa-
dre di lei (pAulularia) un uomo sottrae una donna al fra-
tello di lei (Trinummus), etc.

57. Mi permetto di portare un esempio molto concreto e molto banale, ossia la


formulazione di una frase. Dati i termini uomo e carne da una lato, e la relazio-
ne mangiare dall'altro, chiaro che i due termini e la relazione data sono, in un
certo ordine, compatibili fra loro: infatti una frase come l'uomo mangia la carne
pu esere normalmente formulata. Se per al termine uomo sostituiamo il termi-
ne cavallo introduciamo per ci stesso un principio di incompatibilit (alterando
l'isotopia dell'enunciato), per cui ci si aspetta che anche carne venga sostituita p.
es. da biada (col che si modifica anche l'altro termine implicato); oppure si potr
sostituire mangia con non mangia (col che si modifica la relazione fra i ter-
mini).

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96 Maurizio Bettini

Oltre a questo tipo di trasformazioni che potremmo definire


elementari (perch interne alle singole strutture del dramma: le
nervature) si ^ricorderpoi come i ruoli siano in grado di agire
anche a livello, potremmo dire ora, transfrastico. In altre
parole, talvolta la presenza di un certo ruolo nel nucleo dell'in-
treccio in grado di determinare particolari espansioni dram-
matiche esterne, tali da modificare sostanzialmente, talvolta, la
struttura globale dell'intreccio. Sappiamo infatti che la qualifi-
cazione padre (o padrone) per l'antagonista determina l'ag-
giunta di uria sequenza drammatica il cui contenuto quello di
un risarcimento (sotto forma di un riconoscimento, di un
rimborso etc.) per il vecchio: il caso di rEpidicus, sBacchi-
u
des, 'Mostellaria, Captivi Allo stesso modo, una realizzazione
lenone per l'antagonista comporta spesso la presenza di una
seconda nervatura drammatica, che raddoppia il danno finale
c
(perdita di donna -f danaro: ^Pseudolus, Persa, dCurculio,
ePoenulus, fRudens). Dunque, padre e lenone, i due anta-
gonisti diciamo naturali della commedia plautina, appaiono da
questo punto di vista il complementare e l'inverso l'uno dell'al-
tro: se il padre viene risarcito, al lenone si infligge invece un
danno pi forte possibile. Ancora una volta, ci troviamo di
fronte a problemi di isotopia drammatica, ovvero a ragioni di
compatibilita fra il ruolo e la relazione in cui esso si trova inse-
rito. Potremmo dire che, se la qualificazione padre poco
compatibile con la funzione antagonistica che viene a ricoprire
(tanto che si crea l'opportunit di un suo risarcimento), la
qualificazione lenone invece 'troppo compatibile' con essa:
tanto da invitare alla ridondanza. Inutile ribadire, infine, e lo
abbiamo sottolineato sin troppo nel corso della nostra analisi,
che questi principi di compatibilita drammatica altro non sono
che la manifestazione letteraria'del codice culturale che regola,
pi generalmente, il comportamento sociale. L'isotopia del te-
sto coincide, a questo livello, con la logica della cultura. Franca-
mente, ci pare sempre pi difficile praticare una narratologia,
una 'drammatologia', che non sia contemporaneamente un'an-
tropologia dell'intreccio.
V
Torniamo a Plauto. La conclusione di questo lavoro potrebbe
risultare abbastanza sconcertante. Se le venti commedie plauti-

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Verso un'antropologia dell'intreccio 97

ne hanno in comune, tutte quasi tutte, un'identico schema


fondamentale - le cui trasformazioni sono piuttosto semplici e
-
poche bisogner dire che Plauto ha scritto venti volte la stessa
commedia? (cos come, secondo una malevola battuta di Stra-
vinski), Vivaldi aveva scritto seicento volte lo stesso concerto?).
Certamente no. Il punto di vista da cui questo lavoro stato
condotto, non ci ha fatto dimenticare l'importanza delle singo-
le, specifiche realizzazioni concrete secondo cui quello schema
stato di volta in volta realizzato: quelle strutture che fanno di
ciascuna commedia una commedia, non uno schema drammati-
co. Ed appunto una commedia che la gente va a vedere a tea-
tro. Se in questa nostra analisi non ci siamo voluti occupare
specificamente della lingua, dell'ideologia, dell'organizzazione
scenica etc., cos come abbiamo di proposito trascurato un'ana-
lisi particolareggiata dello svolgimento drammatico in ciascuna
commedia, solo perch di queste cose la critica plautina ha gi
parlato assai bene e a sufficienza (e, verisimilmente, ne sta par-
lando e ne parler ancora). Con tutto ci, resta pur sempre vero
che - dal punto di vista delle forme elementari dell'intreccio - le
commedie di Plauto si presentano tutte estremamente simili fra
loro. Cosa che le differenzia molto, com' chiaro, da quelle di
Terenzio, in cui questo non accade che in parte. Le ragioni di
- sul piano,
questa tendenza plautina all'inerzia compositiva
-
giova ripeterlo, della poetica degli intrecci abbiamo gi cerca-
to di delincarle all'inizio58. Si tratta di una produzione di pub-
blico, di spettacolo, dove le esigenze del destinatario risultano
preponderanti e dunque la serie dei testi finisce inevitabilmente
per essere caratterizzata dalla ripetizione. Il poeta della palliata
non ha interesse a modificare a far fruttificare diversamente il
campo delle sue attese, si limita a rispettarlo. La Commessa'
per merc di un certo tipo, lui non vuole fornirne un'altra. Ecco
quindi che gli elementi strutturabili in intreccio, cos come una
ristretta serie di intelaiature complessive, si costituiscono in pa-
radigma fisso ( un teatro di langue), stanno come in un serba-
toio, gi pronte per essere riattualizzate dal poeta nei singoli
testi e a seconda delle varie esigenze. Questo carattere paradig-
matico degli intrecci (la loro ripetitibilit) ha come suo naturale
risvolto la predilezione plautina a costruire per personaggi ten-

58. Cfr. 40 sgg.

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98 Maurizio Bettini

denzialmente 'anonimi': in altre parole, i pivots si presentano


qui tanto tipici quanto le sequenze di azioni che sostengono,
sono maschere ruoli piuttosto che personaggi dotati ogni
volta di una loro identit inconfondibile. Ma sin qui restiamo
sul piano, in certo modo, della forma. Comprendiamo meglio
perch Plauto, quando scrive, tende pi che altro a ri-scrivere
(o, se si preferisce, a ri-creare: basta rammentare che il poetare
per ri- o per nach-, questa poetica dei prefissi, non un
fatto di inferiorit estetica ma di funzione letteraria)60:sappia-
mo che lo fa perch un poeta di langue (negli intrecci), un
poeta di pubblico. Ma perch ripetere' sempre quei certi temi
fissi? D'accordo che il tipo di comunicazione letteraria che a lui
toccava, per funzione, doveva essere necessariamente di caratte-
re iterativo, analogico: ma perch focalizzare l'attenzione (che
come dire la ripetizione) proprio sulla disponibilit delle don-
ne (sotto molti aspetti), e sulla disponibilit della ricchezza
(nei rapporti padre/figlio, essenzialmente)? Attorno a questi te-
mi la produzione plautina ruota quasi ossessivamente, raccon-
tandoli, riraccontandoli, variando punti di vista, ruoli, combi-
nazioni etc. ma in definitiva componendo un discorso che rego^
larmente ha per oggetto l'uno l'altro di questi argomenti: se
non entrambi, su nervature drammatiche diverse. Giova qui,
forse, un altro paragone, e lo prendiamo dal mito. Si sa che un
mito non esiste mai in una forma definita, peggio in una forma
privilegiata, pi vera delle altre. Se permane una sua ossatura
fondamentale, il resto appartiene, come si dice, all'ordine del
discorso, e come tale pu variare indefinitamente. Ma cos' al-
lora che colpisce di pi in un mito, l'unicit (e quindi la ripeti-
zione, l'iterabilit) della sua struttura fondamentale la molte-
plicit differenziata delle sue varianti? N l'una n l'altra, le due
cose formano il recto e il verso di uno stesso foglio. Un mito
esiste per essere sempre se stesso (per essere ripetuto) e insieme
per essere raccontato in modi diversi. Questo, crediamo, un

59. Cfr. C. Questa, Maschereefunzioni nella commedia di Plauto, nel prossimo fa-
scicolo di MD.
60. Forse non inutile ricordare che una produzione di tipo popolare, a destinata-
rio soverchiante, segue comunque la via del Nachbilden o del Nachschaffen (anche
in assenza di un corpus dato di testi da rielaborare):lo fa ri-creando se stessa da se
stessa, riattualizzando ad infinitum il paradigma che contiene le sue possibilit di
combinazione.

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Verso un'antropologia dell'intreccio 99

po' il nodo della questione che abbiamo posto per Plauto. Con
-
quello schema fondamentale che ci stato possibile descrivere
quello schema che, con un numero ristretto di combinazioni,
in grado di dar conto del diversi intrecci - si coglie un po' il
'mito* della commedia plautina. Un mito che ha per contenuto,
per argomento quei due temi di cui si detto (se si vuole,
potrebbero anche essere due miti diversi) e per struttura lo
schema che abbiamo tracciato: il nostro lavoro consistito nel
trovare le regole di trasformazione che consentono di passare il
pi economicamente possibile da una variante all'altra, secondo
certi principi di correlazione. Questo mito ci stato insomma
raccontato in almeno venti 'varianti' diverse - talvolta, come
c'era da aspettarsi, anche molto diverse l'una dall'altra. come
se fosse un mito molto importante, un mito molto raccontato
perch molto pieno di significato. da credere che la disponi-
bilit delle donne e l disponibilit della ricchezza siano te-
mi di forte ossatura culturale: cos come lo sono il parricidio e
l'incesto (Edipo), le regole del sacrificio (Zeus/Prometeo), e via
dicendo. Il fatto che gli intrecci, bisogna rammentarlo, sono
contemporaneamente portatori di un significato: le trame
parlano. Parlano perch in loro prendono voce anche gli inter-
rogativi, le contraddizioni semplicemente le riflessioni che
una comunit si trova ad affrontare nel vivere secondo le regole
di un determinato codice antropologico. Non dobbiamo di-
menticare che nei raffinati ed incredibili giochi ad incastro degli
intrecci plautini (tutta quella sofisticata strategia di funzioni che
abbiamo esaminato) c' purtuttavia, e molto forte, una cultura
che tenta ed esplora se stessa: una ragione sociale, collettiva, che
vuoi sondare i vari possibilia e impossibilia culturali, vuole veder
discussi (ridendoci sopra, certo: ma il riso una funzione an-
tropologica tra le pi importanti) quei due tre temi su cui la sua
vita sociale anche si fonda. Una comunit va a teatro per diver-
tirsi, ovvio, ma ci va anche perch quegli intrecci che vede
rappresentati sulla scena svolgono un fondamentale ruolo di
mediazione culturale fra se stessa e le prescrizioni che pro-
manano dal codice collettivo (e credo che questa opera di me-
diazione uno potrebbe anche chiamarla, per altri risvolti, ca-
tarsi, oppure ascriverla tranquillamente fra le ragioni di quel
divertimento di chi va a teatro: categoria, questa, per nulla
ovvia perch non da credere che il divertimento stia solo

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100 Maurizio Bettini

nelle freddure). E cos il pubblico Romano va a vedere Plauto


proprio per vedere una cortigiana sottratta tranquillamente a
un lenone sbeffeggiato, una moglie che per sottratta da un
dio, una sorella rispettata e sottratta, al massimo, con un do-
no, l'amante di un giovane non sottratta da un vecchio e cos
via. Come una riflessione sfaccettata, continua, sulla posizione
della donna nella vita sociale (un 'mito* relativo alla disponi-
bilit delle donne, come lo fu il ratto delle Sabine), una discus-
sione stilla disponibilit di un bene cos prezioso e catalogabile
sotto tanti punti di vista, nella forma di tanti ruoli diversi (qui
il narratologico e l'antropologico coincidono). Le trame parla-
no, la loro struttura, la scelta di certi contenuti anzich di altri
ha un senso, ed un senso antropologico. In una societ dove il
padre ha il figlio completamente in suo potere, e dove il giovane
deve aspettare la morte del vecchio per entrare in possesso dei
beni di famigliale anche di se stesso, vedere sulla scena un figlio
che, in qualche modo, riafferma i diritti della sua giovent (an-
che se il padre verr risarcito, il figlio perdonato ...) un
fatto di mediazione culturale: un abbozzo di metalinguaggio
elaborato sulla propria cultura. Accade che un nodo antropolo-
gico avvertito si trasforma in trama, e 'parla' attraverso i trucchi
incredibili dello schiavo le ambasce dell3adulescens innamora-
to. Riflessioni sul tema delle classi di et: ecco come potrebbe
essere catalogato quel secondo tipo di intrecci che abbiamo esa-
minato (quelli, per intenderci, con il contrasto padre/figlio). In
altre societ questa riflessione culturale, questa tappa sarebbe
stata segnata tramite rituali specifici, tramite feste particolari,
etc. (anche a Roma ne restavano). Ma ora il momento di anda-
re a teatro, per riflettere purtuttavia sul medesimo, comune ar-
gomento: prima poi viene il momento in cui un uomo cessa di
chiamarsi, poniamo, Teopropide, e deve accettare di essere de-
finito come padre di Filolachete. Questa riflessione Plauto
l'ha ripetuta molte volte, in tanti modi diversi, cos come da
tanti punti di vista ha posto in gioco il ruolo della donna61. E
queste sono le sue commedie. Merito dunque di Terenzio aver
allargato la rosa dei temi da mettere in scena, e segno certo di
61 . Questi due temi, io credo, Plauto li affronta sulla scena sfruttando le opportu-
nit carnevalesche (o saturnalesche) del rovesciamento. Ma di questo mi sono gi
occupato in Una utopia per burla, introd. a Plauto, MostelUria e Persa,* cura di M.
Bttini, Milano Mondadori 1980.

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Verso un*antropologia dell'intreccio 101

un forte scarto storico-culturale - anche se pagato con l'insuc-


cesso di aver talvolta proposto al pubblico temi che evidente-
mente lo interessavanomeno: merito di Plauto averneenucleati
invece alcuni che riguardavanomolto il suo pubblico (anche se
le sue commedie, oggi, possono sembrareripetitive).Per non
si deve credereche nel teatrodi Terenzioci siapi culturache in
quello di Plauto: sono culturediverse.
Ecco dunque il blocco che Plauto si scavato nel corpus di
intrecci che la gli offriva, operando,ora possiamo accorger-
cene, secondo un criterio di selezione piuttosto coerente. Un
blocco che ha per base dei contenuti culturalimolto precisi ed
emergenti,mentre in altezza si reggesecondo un inconfondibile
ed iterato schema di intreccio (ma le esigenze antropologiche,
come si visto, lo plasmano e lo strutturanoa tutti i suoi livel-
li). questo il 'mito' di Plauto, e del pubblico dei suoi tempi,
un paradigmafisso capacedi generare(secondo le regole di una
particolarefunzionalit drammatica)la serie dei singoli testi.
ovvio che, proprio come accade per le diverse varianti di un
mito, le singole realizzazioni concrete di tale paradigmasaran-
no interpretabilianche in base all'incidenzadi una serie di codi-
ci complementari(in questo caso stilistico, ideologico, scenico,
etc.) che concorrono alla formazione dei singoli testi, organiz-
zandone il tessuto drammatico.Ma ci non riguarderebbepi il
nostro discorso. Per concludere con una similitudine,potrem-
mo dire: ci arrestiamol dove ai calcoli dell'ingegneresi sosti-
tuiscono i disegni dell'architetto.

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