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METODO PUSHOVER SECONDO OPCM 3274 e NTC08 Pagina 1 di 8

"... perch soleva dire che un palazzo del quale si conoscessero tutte le stanze non era degno di essere abitato."
(G. Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo)
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Latina, 7-8 Novembre 2013: Corso di aggiornamento professionale presso l'Ordine degli Ingegneri di Latina "Valutazione della vulnerabilit sismica di strutture esistenti in
c.a. ed acciaio. Tecniche innovative di adeguamento sismico" - Latina, 7,8 novembre 2013 - Informazioni

Nota del LUGLIO 2009:


Ulteriori approfondimenti sull'analisi Pushover e l'analisi Dinamica Non Lineare possono essere trovati nel
documento: Pushover_NTC2008_OPCM3274_Udine III.pdf
Tale documento riporta le dispense della lezione del 26 febbraio 2009 tenuta al CISM Udine.

Sommario

Verr presentato il metodo della analisi statica non lineare descritto nella OPCM 3274 del 2003.

Il metodo proposto, in quella che viene definita "nuova normativa sismica" un metodo presente in letteratura sotto il nome di metodo Pushover. Il
metodo Pushover, o "Spingi-oltre" consiste nell'applicare alcune distribuzioni di forze via via crescenti sulla struttura, in modo da studiare la sua
risposta in termini elastoplastici. Tale risposta pertanto, deve essere ottenuta, mediante una analisi non lineare tenendo conto sia gli effetti di non
linearit del materiale (formazioni di cerniere plastiche, svergolamenti di elementi compressi, snervamento di elementi in trazione) sia effetti di
secondo ordine (quindi non linearit di tipo geometrico) qualora esse assumano un valore non trascurabile.

La limitazione maggiore di questo metodo, sta proprio nella scelta delle distribuzioni di forze da applicare alla struttura. Difatti, scelto un tagliante
alla base sufficientemente elevato (si torner successivamente su questo punto) lo si ripartisce in altezza con delle distribuzioni (almeno due)
arbitrarie. Questo concettualmente non diverso da quanto eseguito per il metodo della statica lineare (ex "statica equivalente"). Pertanto, anche il
metodo della statica nonlineare risulta limitato alle sole strutture regolari (ai sensi della ordinanza stessa). L'analisi Dinamica lineare, cos come
descritta dalla normativa stessa, risulta di fatto una analisi di risposta in spettro associata ad una analisi modale. In tale analisi la limitazione alle
strutture regolari, viene by-passata proprio dalla scelta di distribuzioni di forza derivanti dalla analisi modale stessa (forme modali). Sarebbe pertanto
auspicabile estendere il metodo della analisi statica non lineare anche a strutture non regolari, magari sfruttando proprio le distribuzioni di forze
derivanti dalle forme modali.

Il metodo proposto consta nella ricerca di una curva "adattiva" Forza-Spostamento, la quale avr un andamento non necessariamente monotonico.
Sulla base di questa curva, si ricaver una curva equivalente di un sistema elastoplastico ad 1 grado di libert (SDOF ELASTOPLASTICO
EQUIVALENTE), la quale sar utile per la determinazione della richiesta di spostamento (o richiesta di duttilit) della struttura, parametro essenziale
per questa verifica. Infatti, questa metodologia di analisi consiste nel verificare non dei valori di sollecitazione, ma si effettua definendo degli stati
limite direttamente sulla curva di pushover.

SCOPO DELLANALISI PUSHOVER:

VALUTARE I RAPPORTI DI SOVRARESISTENZA DU/ D1

VERIFICARE LEFFETTIVA DOMANDA ANELASTICA DEGLI EDIFICI

VALUTAZIONE DELLA CAPACITA DEGLI EDIFICI

SINOTTICO DELLA PROCEDURA DI PUSHOVER:

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figura 1: Sinottico della procedura di Pushover secondo O.P.C.M. 3274

INDIVIDUAZIONE DEGLI STATI LIMITE SULLA CURVA DI PUSHOVER:

Si riporta di seguito il classico andamento di una curva Forza - Spostamento. Su questa curva, valida sia a livello globale della struttura sia in un
punto specifico di essa, si possono individuare gli stati limite di controllo.

figura 2: comportamento deformativo della struttura

il punto B evidenzia l'abbandono della fase elastica, e la comparsa del primo meccanismo plastico (cerniera plastica a momento/taglio o effetti combinati PMM, svergolamento di un
elemento compresso, snervamento per trazione, ecc)

il punto IO evidenzia il raggiungimento del primo stato limite denominato Immidiate Occupancy (rioccupazione immediata), superato il quale si ha un danneggiamento basso, ma
comunque tale da rendere necessario un intervento di ripristino locale per la rioccupazione dell'edificio.

il punto LS evidenzia il raggiungimento del secondo stato limite denominato Life Safety (Salvataggio della vita), superato il quale si ha un danneggiamento alto, e non si ha la
certezza del salvataggio delle vite degli occupanti dell'edificio.

il punto CP evidenzia il raggiungimento dell'ultimo stato limite denominato Collapse Prevention (Prevenzione del Collasso). Questo livello segna un danneggiamento molto
pronunciato prossimo a quello di Collaso (individuato dal punto C).

Si fa notare che il collasso individuato dal punto C, risulta un Collasso in termini di forza orizzontale, cio le membrature della struttura sono cos danneggiate da non portare pi
forze orizzontali, ma permane una resistenza ai carichi verticali. Il collasso vero e proprio indicato dal punto E.

Inoltre, mentre il valore di IO e CP sono dettati da ragionamenti fisici, il valore LS un valore di comodo scelto opportunamente tra i due precedenti.

Questa curva valida sia a livello globale per la struttura, e in questo caso assume l'importanza della individuazione dei diversi stati limite, sia a livello locale. In tal caso, assume un
valore di assegnazione dei diversi livelli di danneggiamento di quella particolare "hinge".

ESEMPIO APPLICATIVO DEL METODO PUSHOVER (esempio svolto con il codice di calcolo SAP2000 versione 8 nonLinear)

Si consideri il seguente telaio piano riportato di seguito:

figura 3: schema del telaio considerato a titolo d'esempio

Le matrici di Rigidezza e di Massa relative a questo esempio sono:

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A questo punto occorre determinare le distribuzioni di forza da utilizzare. L'ordinanza prevede l'utilizzo di 2 distribuzioni, una proporzionale alle masse l'altra proporzionale al primo
modo di vibrare. Pertanto in questo caso la prima risulter una distribuzione quasi rettangolare, taglio di piano costante, la seconda una distribuzione triangolare crescente dal basso
verso l'alto.

Si fa notare che fino ad esso, si parlato di distribuzioni di forze e non si specificato il valore delle intensit.

Dal momento che deve essere svolta una analisi al passo, incrementando tali valori non ha senso riferirsi a dei valori precisi, piuttosto vale la pena prendere un taglio alla base
molto alto (per esempio 2 o 3 volte il valore calcolato con una statica equivalente). Su questo proposito la normativa risulta chiara, l'analisi svolta corretta se le forze massime
utilizzate (ultimo passo dell'analisi) sono capaci di spostare un punto di controllo di una quantit prefissata.

Si fa notare ulteriormente che non detto che l'ultimo passo della analisi si abbia un taglio alla base uguale a quello passato come valore limite (nell'esempio 100 KN) perch la
struttura potrebbe subire un crollo precedentemente.

L'analisi si arrester pertanto al raggiungimento dello stato limite indicato da E indipendentemente dal raggiungimento del taglio alla base prefissato.

Occorre adesso richiamare alcuni concetti presenti nella analisi modale. La massa partecipante associata al primo modo di vibrare e il primo fattore di partecipazione:

Dove )1 il primo autovettore del sistema M1 la massa attivata al primo modo di vibrare, R il vettore di trascinamento e J1 il primo fattore di partecipazione modale. Queste
quantit anche se riportate in forma esplicita sono evidenziate da ogni programma di analisi a seguito di una analisi modale. Per ulteriori approfondimenti su questi concetti si
rimanda all'articolo: "L'Auto Problema".

Si applica la prima distribuzione di forze (proporzionali alle masse):

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figura 4: Prima distribuzione di forze di pushover considerate.

Prima di impostare l'analisi corretta necessario assegnare le caratteristiche inelastiche della struttura. Su questo punto si possono indicare due diversi tipologie di codici di calcolo:

1. propriet inelastiche distribuite su ogni punto della struttura (esempio programmi a fibre). In questo caso l'elemento finito di natura elastoplastica.

2. propriet elastoplastiche concentrate in punti prestabiliti. Questo il caso di SAP2000 (ma anche DRAIN, IDARC e la maggior parte dei codici di calcolo) nel quale l'elemento
finito elastico con in serie uno o pi nodi con caratteristiche elasto plastiche.

Anche se possibile (almeno nel codice di calcolo SAP2000) assegnare un numero indefinito di "zone" inelastiche, nell'esempio presentato, ed in generale in tutti gli edifici a telaio,
le possibili cerniere plastiche sono localizzate all'inizio e alla fine di ogni elemento "asta" (con l'ipotesi di elementi trave e pilastri realizzati con un unico elemento finito). Pertanto,
verr passato al codice di calcolo "l'ordine" di monitorare i possibili meccanismi plastici nei nodi indicati.

Si riporta di seguito la cattura di una fase del passaggio dei punti suscettibili di formazione di un meccanismo plastico.

figura 5: Posizionamento delle possibili cerniere plastiche

Ogni nodo controllato sui Pilastri sar assegnato come Cerniera Plastica di tipo PMM, nella quale l'entrata nel campo plastico sar dovuta al raggiungimento delle caratteristiche di
sollecitazioni tali da lambire il dominio di interazione PMM (Sforzo normale - Momento flettente asse I, Momento flettente asse II), mentre nelle travi verranno assegnate cerniere dal
comportamento a solo momento flettente.

Si fa notare che alla struttura sono state passate presunte cerniere plastiche, fissandone il posizionamento e scegliendo una determinata legge. Nessun parametro stato calcolato
inerentemente alle caratteristiche di resistenza (intese come dominio di interazione) delle sezioni.

Naturalmente le sezioni devono essere fissate anche per quanto riguarda la loro armatura. Per questo scopo sulla struttura in esame stato compiuto un predimensionamento
tenendo in conto solo delle sollecitazioni statiche.

Oltre che il posizionamento della cerniere (presunta) necessario stabilire il tipo di cerniera attesa:

-Flessionale pura

-Taglio

-Pressoflessione deviata

-cerniera composta.

Nell'esempio illustrato sono state passate cerniere dal comportamento a Pressoflessione deviata sui pilastri e a flessione pura sulle travi.

Per la definizione della cerniera plastica, necessario fissare alcuni parametri caratteristici, tra i quali:

-Legge Momento-Curvautura: Questa legge passata in forma adimensionale nella forma M/My (momento/momento di snervamento) e R/Ry (rotazione/rotazione di snervamento).
In questo modo non necessario calcolarsi il dominio di rottura della sezione al fine di ricavarsi i valori caratteristici di snervamento. Questo risulterebbe particolarmente oneroso,

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soprattutto tenendo conto del fatto che durante le fasi di analisi lo sforzo normale presente sui pilastri si modifica andando a modificare a sua volta i valori di momento plastico. come
risulta evidente dalla figura sottostante stato supposto un andamento incrudente. I valori passati devono essere dedotti in funzione del tipo di sezioni utilizzate. Sono presenti in
letteratura numerosi casi analizzati. normalmente viene fatto riferimento a due documenti: ATC40 per le sezioni in c.a. e la FEMA 273 per le sezioni in acciaio. Lo stesso SAP2000
mette a disposizione dei valori standard ottenuti proprio da i documenti citati. I punti riportati nella schermata successiva (A,B,C,D,E) sono gli stessi individuabili nella figura 2.

-Valori da assegnare ai diversi stati limite:

IO - Occupazione immediata

LS - salvataggio delle vite

CP- prevenzione del collasso

Figura 6: Caratteristiche delle cerniere plastiche utilizzate

Per effettuare una analisi di pushover necessario condurre sulla struttura una analisi statica non lineare effettuando un controllo di spostamento.

In questo tipo di analisi la procedura di carico avviene per passi tenendo conto ad ogni passo della situazione deformata per il calcolo della matrice di rigidezza, che quindi varia ad
ogni passo.

Al fine di computare correttamente i carichi verticali statici, vengono effettuate 2 analisi statiche non lineari, una denominata GRAV e l'altra denominata PUSH. Nella prima vengono
attivati solo i carichi verticali. La seconda parte alla fine della prima, quindi la matrice di rigidezza al primo passo della analisi tiene conto della situazione deformativa dei carichi
veritcali.

Con analisi statiche non lineari, condotte a controllo di spostamento, possibile far tracciare la curva i pushover. Questa curva consiste nella storia di deformazioni del punto di
controllo in funzione del carico di pushover applicato passo per passo.

figura 6: curva di pushover del sistema MDOF e curva del sistema SDOF equivalente.

Nella figura 6, sono visibili le seguenti curve:

1. in nero, curva di pushover del sistema "reale". La curva quindi relativa ad un sistema a molti gradi di libert MDOF. Questa curva quella tracciata direttamente da SAP2000
alla fine della analisi statica non lineare denominata PUSH nell'esempio.

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2. in rosso, curva di pushover scalata. Questa curva dedotta dalla precedente dividendo ascissa e ordinata per J1, il fattore di partecipazione del primo modo. Questa curva
viene presa come rappresentativa di un sistema equivalente ad un grado di libert SDOF.

3. in blue, curva corrisponde ad una curva equivalente alla curva rossa. L'area racchiusa dalla curva blue uguale all'area racchiusa dalla curva rossa. Questa curva
caratteristica di un sistema SDOF elastico perfettamente plastico equivalente al sistema MDOF di partenza.

Ottenuta la curva blue, curva di un sistema SDOF elastico perfettamente plastico equivalente al sistema MDOF di partenza, possibile calcolare la rigidezza del sistema ad un
grado di liberta elastoplastico. La rigidezza non altro che la pendenza del primo tratto.

Noto il valore della rigidezza del sistema SDOF equivalente e nota la massa attivata al primo modo (M1=95.4 t) semplice calcolare il periodo naturale del sistema.

Ottenuto il valore del periodo fondamentale necessario entrare nello spettro di risposta elastico in termini di spostamento (ricavato direttamente dallo spettro di risposta elastico in
termini di accelerazione) passato dalla ordinanza stessa in funzione del tipo di terreno, leggendolo proprio in corrispondenza del periodo trovato per ottenere:

dal valore SDe(T) (Spettro di risposta elastico in termini di spostamento) si potr determinare infine la capacit di spostamento richiesta al sistema:

Il valore della capacit richiesta di spostamento serve per indicare il limite di verifica all'interno della curva di pushover. Nella figura 6 rappresentato dal segmento verticale di
colore nero.

La verifica consister quindi nel controllare il danneggiamento nel tratto di curva di pushover compreso tra l'origine e il valore di d*max.

A questo scopo necessario visualizzare la tabella successiva:

In questa tabella, sono stati riportati i passi della analisi non lineare statica.

Ogni passo riportato segna un incremento del taglio alla base (ripartito secondo la distribuzione di forze considerata) e lo spostamento del punto di controllo ottenuto al passo.

I valori numerici riportati nelle colonne adiacenti, corrispondono al numero di cerniere plastiche attivabili nel modello e le colonne ne rappresentano lo stato di danneggiamento.

Ogni passo pu essere rappresentato separatamente con l'indicazione di quali cerniere plastiche si sono attivate e a quale deformazione plastica sono soggette. Si riportano di
seguito alcuni passi della analisi.

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La verifica termina positivamente se nel tratto della curva di pushover compreso tra l'origine e il valore d*max non si sono superate le condizioni di danneggiamento imposte dallo
stato limite considerato.

Contatti

Csi Italia srl

(distributore per l Italia dei codici di calcolo prodotti dalla CSi).


Consulenza di modellazione strutturale, assistenza e corsi per luso dei programmi SAP2000 ed ETABS.
Galleria San Marco, 4, 33170 Pordenone, tel. 043428465
Ing. Leonardo Bandini
leonardo@csi-italia.eu

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Si laurea all'Universit di Firenze con tanto da iniziare una attivit di ricerca Home
una tesi sperimentale sui metodi universitaria. Nel 2003 incontra lIng. Curriculum
innovativi di protezione sismica. Brunetta, con il quale da allora collabora
Didattica
Protezione sismica, ottenuta mediante alla distribuzione e alla assistenza dei
Ingegneria e Sismica
dissipazione supplementare di energia programmi di calcolo strutturale prodotti
ad opera di controventi dissipativi. Si dalla CSi di Berkeley. Socio della CSi News

appassiona alle metodologie avanzate di Italia e dello studio di progettazione Contatta


protezione sismica delle strutture, Brunetta Bandini Centa.

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