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Il libro

C rescete pure ma rimanete piccole,


figlie mie. Fate dispetto a chi
vi vorrebbe senza sogni pericolosi.

Un pilota perde un secondo a giro a ogni figlio che gli nasce diceva Enzo
Ferrari.
una frase bellissima. Significa capire che c qualcosa di pi importante
fuori da s, e che quando ti nasce un figlio il successo non si misura pi con
i traguardi con cui lhai misurato fino a quel momento. I figli sono
loccasione che ti regala la vita di guardarti allo specchio. Tutto quello che
sei, quello in cui credi, quello per cui lotti non sono pi solo il tuo modo di
stare al mondo, ma si caricano di una nuova responsabilit.
Da quando sono arrivate Caterina e Margherita (quattro anni e due
scarsi), per Saverio raccontare storie con immagini e parole non pi solo
un modo per fare il proprio lavoro. gettare sul mondo uno sguardo che
sar, almeno inizialmente, anche il loro, fare scelte di cui a loro pi che a
chiunque altro dovr rendere conto.
In una lettera alle sue figlie, tra pappe dai colori indecenti e cambi di
pannolini in alta quota, terribili gaffe e momenti di grande tenerezza, Saverio
affronta i temi che pi gli stanno a cuore: la tolleranza, i diritti dei pi
deboli, la lotta per luguaglianza, la denuncia di qualunque forma di
razzismo e fascismo, i pericoli della rete.
Con grande spontaneit, toni appassionati e talvolta irriverenti, ci regala il
gesto damore pi grande che un uomo possa fare per i propri figli:
raccontarsi davvero, a costo di abbassare qualunque difesa.
Lautore

SAVERIO TOMMASI nato e vive a Firenze. Diplomato allAccademia dArte


Drammatica dellAntoniano di Bologna, ha lavorato in teatro per quasi dieci
anni. Tra le sue produzioni: La mafia (non) uno spettacolo, scritto a
quattro mani con Piero Luigi Vigna. Con Uguali a chi? Omocausto, un
dramma dimenticato ha vinto il Premio Firenze per le Culture di Pace
dedicato a Tiziano Terzani. reporter di Fanpage.it, seguitissima testata
giornalistica online. Nei suoi video affronta temi di grande attualit e
sensibilit. Molto spesso si schiera dalla parte degli ultimi, di coloro che
hanno bisogno della sua voce per raccontare la propria storia, facendo un
grande lavoro di informazione e denuncia. La sua pagina Facebook seguita
da mezzo milione di persone.
www.facebook.com/SaveTommasi
youmedia.fanpage.it/user/SaverioTommasi
Saverio Tommasi

SIATE RIBELLI, PRATICATE


GENTILEZZA
Alle principesse ribelli,
a chi ribalta i tavoli,
a chi indossa calzini spaiati,
a Fanpage.it
Siamo vivi

Cara Caterina, cara Margherita,


siete vive tutte e due, e io e la mamma stiamo bene. Nessuno di noi ha un
tumore. Non ho scritto questo libro perch morir presto, spero di schiattare
dopo, parecchio dopo di qualsiasi cosa.
Questo libro non un testamento, non vi lascio niente. Questo libro una
lettera, con molto inchiostro, scritta a due fiorellini che ogni giorno hanno
bisogno di acqua, carezze, riposo, ombra e parole.
Per devo fare una premessa: per me scrivere faticoso. Devo sfruculiare
lanima, sollecitare ricordi e tirare in gi coperte che il tempo aveva tirato su.
La miniera peggiore, e tante altre cose sono peggiori, per cui non mi
lamento. Per non sono neanche uno di quelli che scrive di getto e va tutto
bene. Se scrivo cento parole, poi settanta non vanno bene. Leggo, rileggo,
aggiungo, tolgo, rimetto, sostituisco, cambio, miglioro, peggioro, poi
rimiglioro di nuovo, poi vado su Google per capire se rimiglioro si pu
scrivere e faccio finta che si possa scrivere, poi trovo lincipit, poi qualche
volta trovo il finale, poi rileggo e non sono soddisfatto perch avrei potuto
dirlo meglio, ma io meglio di cos non so dirlo. faticoso ed bellissimo.
Come voi, figliole mie. Anzi: figliuole, con la u nel mezzo, pi arcaico e
lo dicevano i nonni di una volta, e a quello che dicevano i nonni di una volta
io mi inchino.
Scrivere per me non unesigenza. Per unesigenza quella di scrivere a
voi due, figliuole mie. Perch io non morir mai, ovviamente, per nel caso
in cui dovesse accadere voglio che vi rimangano delle parole da leggere, che
non detto che siano quelle giuste, per carit. Per se le impastate con le
vostre, di parole, e con i vostri pensieri, pu darsi che inizino a somigliare a
qualcosa che, se non ancora proprio giusta, sta comunque camminando in
quella direzione. E non c cosa pi giusta del continuare a camminare.
Care figlie mie, questo libro un monologo ma nella mia testa un
dialogo, con pause brevi e pause lunghe. Quando voi vedete un punto,
qualche volta non solo un punto, sono cinque minuti di pausa. Dopo un
punto, spesso, sono andato a farmi un caff. E ogni frase accompagnata da
un brulichio di voci che dalla vostra camera arrivava dritto in mansarda, su
una scrivania di quando la mamma era piccola e su cui io ho scritto questo
libro, seduto di fronte a una finestra da cui si vedono le montagne. Poi ci sono
certe frasi senza virgole che mi piacerebbe fossero lette velocemente o al
ritmo dei vostri sospiri. Fiato e controfiato, ognuno ha il proprio, anche se
insieme si suona meglio, questo ricordatevelo sempre, anche se poi, alla fine,
decidete voi.
Questo libro vorrebbe essere un abbraccio, di quelli stretti che non sai se
riprendi fiato ma non timporta. E stringi laltra persona in un abbraccio che
uno strapazzo di quelli che al wrestling sarebbero fallo, e mentre pensi che
potresti non staccarti mai e vivere felice cos, a un certo punto ti stacchi, ma
lo fai per convenzione, perch vorresti restare attaccato. Come quando
linnamorata ti d un pizzicotto e tu dici ahi ma in realt non hai sentito
male e ne vorresti altri mille, di pizzicotti cos, dati da lei.
Insomma, questo libro vorrebbe essere un abbraccio di parole.
Sono un babbo medio e mi emoziono

Sono un babbo medio, che si emozionato quando avete iniziato a


camminare, incerte e fragili come le tartarughine quando si schiudono le
uova. Che le tartarughine vanno verso lacqua e voi verso il caso, ma con noi
vicino, anche se sono le nonne a rivendicare di avervi viste camminare per
prime, ma sono abbastanza sicuro che entrambe le nonne mentano.
Traballina stato il vostro soprannome nella fase forse cammino forse
cado aiuto sto cadendo mi sono ripresa sono appena caduta ora mi rialzo.
Prima tu, Caterina, poi tu, Margherita: io e la mamma vi chiamavamo cos:
Vieni qui, Traballina. E voi, traballando, scappavate da tutta unaltra parte.
I primi passi: quando ogni passo uno sforzo vero e non si sa come finir,
quando ogni passo stanca, quando non facile per niente, come iniziare a
respirare quando si esce dalla pancia della mamma. Io me lo ricordo, quando
siete uscite voi due. Quei secondi dattesa fra il tutto e il niente, mentre ci
chiedevamo respirer? e il mondo era fermo e avevamo smesso di respirare
anche noi, per non rubarvi laria del vostro primo respiro; quei momenti in
cui siamo diventati credenti di tutte le religioni e di tutti i Dio, di tutte quante
le divinit compresa Manit, perch non si sa mai, che poi c proprio Manit
e allora meglio affidarsi anche a lei.
Le vite del mondo ferme in attesa di un vostro pianto. Lunico pianto che
ho amato davvero, il vostro, quando siete nate. Poi stop. Da allora ogni pianto
diventato un incubo, specialmente di notte. Voi bambini avete quella
tonalit di pianto, soprattutto quando cala il sole, che insopportabile. Che
pi volentieri avrei preferito un calcio nei testicoli. Perch il calcio sotto
ventre fa male, ma dopo cinque minuti passa. Il vostro pianto notturno
andato avanti per anni. Lo scrivo stamani perch il ricordo della notte
fresco, e qualcuno doveva dirlo: i pianti dei bambini sono la cosa pi
insopportabile del mondo. Perch sembra che vi stiamo squartando, e perch
insopportabile pensare a un bambino che soffre. Anche se solo vuole il
ciuccio. Anche se solo non ha sonno e non capisce perch non ci sia il sole, o
perch la luce in camera non possa essere accesa e lui preso in braccio e dalle
braccia non possa di nuovo buttarsi sulle tette. Ve lo dico io, perch: il babbo
la tetta non ce lha e la mamma ve lha appena data. E ora il babbo e la
mamma vogliono dormire. E ora dormite anche voi!

Sono un babbo medio. Mi emoziono ogni giorno quando fate il broncio,


quando sorridete. Per riesco ancora a dire che la vostra cacca di bimbette ha
sempre puzzato in maniera invereconda. Ho sentito genitori dire la cacca dei
bambini santa. Stronzate. O almeno non la vostra, bambine mie. La vostra
ha sempre puzzato. Quando vi cambiavo il pannolino quei batuffolini non
erano per niente piacevoli. E me li sono immaginati nel minestrone. Anche
oggi, infilati fra una zucchina lessa e una carotina bollita.
Insomma, figlie mie, voi siete la cosa pi bella che ho, ma non sempre. Per
colpa vostra non posso pi mangiare il minestrone.
Siete nate a settembre (abbiamo fatto lamore nelle vacanze
di Natale)

Cara Caterina,
tu sei nata la notte del 18 settembre, la stessa notte in cui morta la tua
bisnonna Wilma, e so che questa la prima volta che te ne parlo. Io e la tua
mamma siamo di quella razza che non crede al fato, alle coincidenze e alle
supposizioni astrali. Noi non crediamo ai calendari, agli orari che tornano con
le stelle che sincrociano con i vivi e toccano i morti, non crediamo a niente
di queste cose qua. Noi non crediamo a niente di tutto questo a parte
ovviamente essere convinti che la bisnonna sia morta la stessa notte in cui tu
sei nata per proteggerti. La bisnonna era vecchia, vero, ma lessere vecchia
stata la scusa per non dare troppo nellocchio, per morire senza dover dare
spiegazioni, lalibi perfetto per non farsi scoprire, ma noi labbiamo beccata
lo stesso. Sono troppe le somiglianze fra te e lei. Avete lo stesso sguardo, le
stesse espressioni, certi movimenti sono identici. La bisnonna morta,
consapevolmente, perch sapeva che tu avevi bisogno di un aiutino e di un
pezzettino di lei. E secondo me e secondo la mamma, quellaiuto c stato.
Oggi sappiamo che tu, Caterina, hai il DNA un po incasinato, ma sono
quisquilie rispetto a quello che avrebbe potuto essere.

Cara Margherita, tu invece sei nata senza che quella notte morisse
nessuno, e anche questo non un caso. Perch se qualcuno di famiglia fosse
morto anche la notte in cui tu sei nata, io e la mamma ci saremmo sentiti
obbligati allastinenza per gli anni successivi, perch mettere al mondo dei
figli sarebbe diventata una strage di famiglia. Invece, tutto bene.
A parte il fatto che le infermiere non si erano accorte che stavi nascendo,
nonostante io le avessi chiamate e richiamate, ma loro non mi credevano e mi
hanno creduto solo tre minuti prima che tu nascessi, quando hanno visto la
tua testa fra le gambe della mamma; e quando lhanno vista hanno messo la
mamma su una sedia a rotelle e abbiamo iniziato a correre per il corridoio
dellospedale mentre loro gridavano: Signora, cerchi di trattenerla,
stroncando cos, con una frase, ogni insegnamento di ogni corso pre-parto.
E volando con la sedia a rotelle lungo i corridoi dellospedale, poi
lascensore, poi un nuovo corridoio e una nuova corsa, siamo entrati in sala
parto senza camice e senza copriscarpe, perch non cera tempo per pensare
ai batteri, tu stavi per nascere e infatti sei nata due minuti dopo. E non era
morto nessuno. Si vede che la bisnonna Wilma valeva tanto ed era bastata a
proteggere anche te.
Cento ricordi che mi parlano di te

Cara Caterina,
i baci in testa no, le carezze solo se le dai tu, il bicchiere quello della
Peppa, no quello di Frozen, no voglio quello rosa, no aspetta voglio quello
fucsia (che tu pronunci fuccia!!, con due punti esclamativi finali, alla
faccia della buona educazione che stavamo pensando di darti).
Non facile starti dietro, figlia mia. Non facile starti dietro, e lo sa
soprattutto la mamma quando mi dice: Tu ci stai poco, sei sempre a fare
video, scendi solo cinque minuti ogni tanto, chiaro che non ti arrabbi, non ci
sei mai. E io rispondo tornando su.
Non facile starti dietro, figlia mia. Ma non facile stare dietro neanche
alla tua mamma. E neanche a me, soprattutto a me. Che per farmi perdonare,
o maledire un po meno, metto su carta le emozioni che non riesco a
pronunciare a voce e che mi inceppo mentre parlo. O a volte mi sembra di
trovarle, le parole, ma tu individui il tablet e mi baratti con Peppa Pig. Senza
rimorso, anche se quella puntata lhai gi vista. Per questo, ogni tanto, io ti
scarico la batteria del tablet. Ormai posso confessarlo: non che ci siamo
scordati di mettere il tablet in carica, che io lo lascio andare silenzioso
tutta la mattina fino a che non si scarica, per poi il pomeriggio sentirti dire:
Allora se il tablet non va possiamo giocare insieme?
Non facile niente, nella vita, e poi facile e difficile sono relativi.
Una questione non facile, per esempio, una figlia con una malattia rara
che uno su quattromila.
Oib, che fortuna, non avevamo neanche comprato il biglietto e s vinto.
Una su quattromila, siamo noi! Che riflettendoci, comunque, una persona su
quattromila significano tante persone. E una di queste sei tu, Caterina.
La lettera che segue la scrissi per il giorno del tuo secondo compleanno,
quando di giorni ne mancavano pochissimi prima che tu iniziassi lasilo. O
meglio, quello che chiamavano linserimento. Ovvero: quello che ci
spaventava. Perch, non giriamoci intorno, tu avevi una malattia rara e gli
altri bambini no. E chiss cosa sarebbe successo. Ed successo che tu ti sei
trovata benissimo con tutti e tutti si sono trovati benissimo con te, cosa vuoi
che sia successo. Per allora non lo sapevamo. E allora, per dirti che ero fiero
di te comunque andasse, e per dirti ti voglio bene in un modo speciale,
avevo deciso di scriverti una lettera fatta di cento ricordi.
Scritti pure per rileggerli insieme, quando saresti cresciuta, e riderci un po
sopra o magari commuovermi come piace tanto fare ai babbi quando sono
vecchi. E questi cento punti li scrissi pubblicamente perch ho sempre
pensato che lamore, condiviso, valga un po di pi.

E dunque, cara Caterina, ecco cento ricordi che mi parlano di te:

1. In sala parto la mia mano che accarezza la testa della tua mamma che nel
frattempo spinge (e grida e suda).
2. Io che accarezzo il viso della mamma e la incito: Brava, bravissima! e
linfermiera che mi corregge: Tutti e due bravissimi. Allora io mi
schermisco: Suvvia, io faccio davvero poco e linfermiera che per
la prima volta alza la testa, mi guarda e dice: Mi riferivo alla mamma e
al bambino.
3. Io che dico alla tua mamma va tutto bene e guardo il medico cercando
di capire se ho detto la verit.
4. Tu che non esci.
5. Il medico che guarda le infermiere e dice: Veloci, ora deve uscire.
6. Paura.
7. Tu che esci viola, rugosissima e silenziosa.
8. Tu che subito dopo inizi a piangere, ma rimani rugosa per qualche mese.
9. Tu che somigli a ET, e infatti ET bellissimo.
10. Linfermiera che ti mette sul seno della mamma e tu che apri la bocca
cercando il capezzolo.
11. La mamma che ti avvicina il capezzolo alla bocca perch altrimenti non
lo avresti trovato (diciamo la verit).
12. Io che ti metto il primo pannolino.
13. Io che per non ho la pi pallida idea di come si metta il primo
pannolino (e grazie allinfermiera che me lha spiegato, scorbutica ma
chiara).
14. Io che torno in sala parto dopo averti messo il primo pannolino e dico
alla mamma che sei bellissima (ma non le dico quella cosa su ET).
15. I tuoi occhi un po troppo chiusi.
16. La visita agli occhi che per vanno bene e poi si sarebbero aperti.
17. Due notti a casa senza te e la mamma ma con il cellulare sempre acceso
sperando che non squilli.
18. Io che nel lettone dormo sul lato destro, cio il lato della mamma, dove
dormo sempre quando lei non c.
19. Io che arrivo in ospedale con lovetto per portarti fuori ma ci sono stati
dei problemi.
20. Pianto.
21. Ritorno a casa con lovetto vuoto.
22. Un messaggio a tutti gli amici.
23. Io che non rispondo agli amici che mi chiamano.
24. Io che mentre ti cambio inizio a sperare che tu pianga, perch i bambini
che non piangono neanche quando li cambi, cos piccoli, qualche
problema ce lhanno.
25. Io e la mamma che le mattine non ti possiamo vedere perch sei in
terapia intensiva.
26. I pomeriggi che arrivo con la radio del tuo nonno, quella che lui usava
mentre si faceva la barba la domenica mattina quando era giovane
(perch anche i simboli hanno la loro importanza).
27. E io che te la porto per farti ascoltare la musica classica, perch la
musica classica stimola il cervello dei bambini.
28. Io che ogni tanto lalzo per fartela ascoltare meglio, e linfermiera la
riabbassa perch tanto si sente lo stesso.
29. Io che la rialzo, tanto la musica fa bene anche agli altri bambini in
terapia intensiva.
30. Lecografia alladdome che va bene.
31. Altro pianto (stavolta felici).
32. Lelettroencefalogramma che va bene.
33. Terzo pianto.
34. Tu che quando usciamo dallospedale dormi.
35. Tu che per addormentarti chiedi la mano e intrecci le dita della tua nella
nostra.
36. Unamica che pensa tu lo faccia perch ti abbiamo insegnato a pregare.
37. Tu che quando ti svegli di notte (almeno otto o nove volte, cara mia)
ogni volta vuoi la nostra mano.
38. Tu che hai imparato ad addormentarti senza mano e soprattutto a non
svegliarti durante la notte
39. (anche se per te la notte finisce alle 6:00).
40. I controlli che riprendono.
41. Lesame genetico a me e alla mamma che tutto ok.
42. Lesame genetico a te che non tutto ok.
43. Hai una malattia rara. Si chiama neurofibromatosi. Guardo su
Wikipedia.
44. Fanculo a quando ho guardato su Wikipedia.
45. I dottori dicono che pu avere qualsiasi sviluppo e pu essere tutto o
niente.
46. Per ora niente.
47. Comunque i soldi del battesimo li diamo alla ricerca sulla
neurofibromatosi.
48. I video sulle malattie rare (e la ricerca) li facevo anche prima di sapere
che avevi una malattia rara, questo ci tengo a dirtelo.
49. La mamma che per Pasqua ti mette una fascia in testa che sembri un
uovo di Pasqua.
50. La mamma che quando glielo dico sincazza e dice che non vero che
sembri un uovo di Pasqua.
51. La mamma che mesi dopo, riguardando le foto, ammette che s, in effetti
con quella fascia sembravi proprio un uovo di Pasqua.
52. Quando sei caduta dallovetto che era sopra il bancone della cucina.
53. Il bum che hai fatto cadendo.
54. La corsa che abbiamo fatto in ospedale (sperando che non vomitassi).
55. Tu che ami le tue nonne e per strada fermi tutte le signore di una certa
et.
56. Tu che indichi tutte le persone con gli occhiali (perch anche tu hai gli
occhiali).
57. Tu che vorresti prendere gli occhiali a tutte le persone con gli occhiali
(questo perch sei anche un po birbona).
58. Tu che i bambini li abbracci forte.
59. A volte un po troppo forte e cadete tutti e due insieme.
60. Tu che i bambini li abbracci tutti ma quelli che non vorrebbero li
abbracci pi forte (dispettosa).
61. Tu che prendi i bambini per mano e li porti in giro.
62. Tu che dai bambini pi grandi cerchi sempre di imparare (a saltare, a
metterti a pancia in gi, a salire i gradoni di ferro, a buttarti dallo
scivolo, a dondolarti sulla barra).
63. Tu che dai tanti baci a me, alla mamma, al barbapap gonfiabile, alla
Peppa Pig e alla tua piccola cucina di plastica.
64. Tu che preferisci giocare con i bambini piuttosto che con le bambine, ma
se sarai lesbica non cambier assolutamente niente (ricordalo sempre).
65. e in ogni caso quando uscirai per andare a ballare sperer sempre che
tu ti vesta almeno il triplo di quello che io speravo si vestissero le mie
amiche.
66. Tu che fai la torre con i cubi, ma ti diverti di pi a distruggerla.
67. La Peppa Pig in inglese che non ti piace.
68. (per qualche minuto resisti, perch ti piace stare sulle mie ginocchia
mentre la guardiamo).
69. Lo yogurt dopo pranzo mangiato insieme, un boccone per uno, e tu ridi
quando ti frego il cucchiaino.
70. Tu che ogni bagno in mare vuoi assaggiare lacqua e poi caghi sciolta.
71. Il tuo amore per la paletta.
72. Lo zero interesse per le buche (a parte quelle che faccio io).
73. Il cono gelato che lo mangi da sotto perch hai visto la tua nonna fare
cos.
74. Il tuo primo viaggio in aereo, quando hai rovesciato il bicchiere dacqua.
75. Poi laranciata.
76. Poi cagato sul seggiolino.
77. Poi ricordo come ti piaceva gattonare.
78. Il pianto quando ti prese in collo quella donna greca con il cappuccio
nero e i baffi (abbiamo anche la foto mentre urli).
79. Quando prima di andare a letto ti togli gli occhiali e ripieghi con cura le
asticelle (mettendo sempre le dita sopra le lenti).
80. Quando mi hai visto pulire gli occhiali sulla mia maglietta e mi hai
imitato, ma eri nuda e li hai puliti sulla tua pancia.
81. Tu che dormi con TRE ciucci perch sono la tua passione anche se li usi
solo la notte.
82. Tu che dormi stringendo forte il bau bau.
83. Il bau bau che un peluche che mi fa caldo solo a guardarlo ma tu lo
stringi anche le notti destate.
84. Tu che una volta mi sono scordato di salutarti e ti ho sentita piangere e
sono tornato indietro e mi sono sentito una merda.
85. Quando hai imparato a dire no e tutto era no.
86. Quando hai imparato a dire s e non tutto era s.
87. Tu che giochi sia con la bambola bianca che con la bambola nera (e
questo mi fa ben sperare che non sarai leghista).
88. Quando sei caduta in piscina e la mamma si tuffata per riprenderti.
89. Tu che i tasti del computer sono bottoncini da sradicare facendo leva
con le dita.
90. Io che non vedo lora di farti conoscere Cecilia Strada, Fabrizio De
Andr, Gramsci, i partigiani che ho intervistato e Tiziano Terzani.
91. Io che gi mi chiedo chi mi farai conoscere tu e se quelli che ti far
conoscere io ti piaceranno.
92. Quella volta che mi hai svegliato con un bacio.
93. Quella volta che mi hai svegliato infilandomi un dito nellocchio.
94. Nel naso.
95. Urlandomi: AAAAHHHH!! nellorecchio sinistro.
96. Dandomi pacche sulla fronte.
97. Dandomi pacche sulla fronte e urlando AAAAHHHH!!!!
contemporaneamente.
98. Quando ti facciamo le codine e sei la bambina pi bella del mondo.
99. Quando non ti facciamo le codine e sei la bambina pi bella del mondo
lo stesso.
100. Ti voglio bene e prometto di ricordarmi di dirtelo spesso.

Dimenticavo: auguri, bellissimo fiore. Ti voglio bene.


Non si scherza sui sogni

Care Caterina e Margherita,


avete due nomi bellissimi, non per caso li abbiamo scelti io e la mamma; o
forse sono stati i nomi a scegliere voi e io e la mamma abbiamo seguito, non
potendo farne a meno. Come quando a sedici anni (o cinquanta) pensi di
avere scelto una fidanzata e invece lei ad avere scelto te.
Poi spesso, quando la fidanzata giusta, lei lascer che si creda il
contrario, per concedere un po di spazio al nostro ego da animale da
conquista, mentre lei sorride sorniona, e sa.
Ma in fondo va bene cos, perch chi ha scelto i nomi, o ha fatto il primo
passo, vale poco. Limportante continuare a camminare insieme, e che i
nomi abbiano un senso. E il senso dei vostri nomi, care Caterina e
Margherita, c e ve lo spiego volentieri. Il tuo, Caterina, legato a una data
precisa.

Il 27 maggio del 1993 una data che ha spezzato il mio tempo. Io per
allora non lo sapevo. Non ricordo assolutamente niente di quel giorno, e
neanche di quelli successivi. Il ricordo ho dovuto costruirmelo dopo. Io la
mattina del 27 maggio del 1993 avevo quattordici anni, immagino fossi a
scuola. Mingherlino, innamorato di Karate Kid, pessimo giocatore di calcio e
di conseguenza panchinaro fisso al Firenze 5, la squadra in cui giocavo.
Soprannominato caprone perch sul pallone ci andavo a testa bassa, come
lo volessi incornare, per con i piedi.
Non ricordo niente, di una delle date che hanno segnato la mia storia e
quella dellItalia.
Allora in cui tutto successo dormivo, perch alle 1:04 di notte io ho
sempre dormito, a quellet l. La mattina di quel giorno, se non ero a scuola,
avevo linfluenza. A quattordici anni non facevo forca. Quando ho fatto forca
ero pi grande, e la facevo per andare a studiare in biblioteca, saltando le
lezioni inutili. A quattordici anni ero innamorato, come si pu essere
innamorati a quellet l, cio moltissimo e quasi sempre di due o tre ragazze
contemporaneamente, che non mi consideravano ma che io amavo
veramente. Il primo bacio lho dato in prima o seconda superiore, la prima
volta che ho fatto lamore ero maggiorenne. Parecchio maggiorenne.

27 maggio del 1993, notte, luna passata da poco. Se si escludono le


guardie giurate, gli spazzini e i nottambuli, tutta lItalia dormiva in fase
REM, sonno profondo. Tutta lItalia, o quasi. Qualcuno era sveglio, quella
notte. Qualcuno che poche ore prima aveva riempito un Fiorino Fiat bianco di
una miscela composta da pentrite, T4, tritolo e piccole parti di nitroglicerina.
Voi, Caterina e Margherita, siete abituate alle miscele di latte di mucca
due terzi, latte di riso un terzo, biscotti spiaccicati sul fondo della tazza alcuni
grammi, e poi pezzi galleggianti di marmellata di mirtilli scivolata dalla fetta
biscottata. una miscela bella, la vostra, e fa bene a voi che la mangiate e a
me che vi vedo impegnate nella lotta per riportare a galla il biscotto
spiaccicato sul fondo della tazza.
Invece la miscela di quei signori l era fatta per fare male, non so perch,
ma fondamentalmente perch nella vita non tutti sono buoni. C chi ha
piacere a prestare il pupazzetto di Susy Pecora o Emily Elefante agli amici, e
chi fa cose che ora non vi posso spiegare nel dettaglio ma che sono molto
brutte, a persone che non conosce o a volte conosce pure.

***

Quelle persone, che fecero quelle cose brutte quella notte, hanno dei nomi. Si
chiamano Tot Riina, Bernardo Provenzano, Leoluca Bagarella e Matteo
Messina Denaro, ancora latitante; essere latitante significa che ancora si sta
nascondendo, anche se, probabilmente, pi che nascondersi vive tranquillo.
Vi ho scritto questi nomi perch ve li ricordiate, e se qualcuno un giorno
vi dovesse dire: Piacere, sono Tot Riina, voi ora sapete che quella non
una brava persona; e dovete sapere pi probabile che se un giorno
sentirete qualcuno dire: Io stimo Tot Riina, oppure curtu ha dato
lavoro a tante persone, ecco, voi saprete che neanche quella una brava
persona. E che la loro cattiveria imparentata con quella dei mandanti,
ancora sconosciuti a norma di legge, e insieme a loro rumina nel piatto
dellillegalit.
Per dei mandanti vi racconter quando sarete cresciute, che ora vi
annoierei e il caff sul fuoco.
Fra le cose brutte che quella miscela provoc, ci sono i danni alla Galleria
degli Uffizi, Palazzo Vecchio, la Chiesa dei Santi Stefano e Cecilia al Ponte
Vecchio e lIstituto e Museo della Scienza.
Dunque se oggi entrate agli Uffizi, magari per ammirare la Primavera di
Botticelli; oppure entrate nella Chiesa dei Santi Stefano e Cecilia per salire la
scalinata del Buontalenti; oppure passeggiate per Palazzo Vecchio cercando il
sindaco per dirgliene quattro; oppure entrate al Museo della Scienza di via
Cavour per seguire i laboratori didattici per ragazzi, ecco, in tutti questi casi
troverete ambienti belli, curati e profumati, a esclusione di qualche ascella
pezzata di turista.
Quella notte, invece, era rimbombata la bomba, e se queste parole le
pronunciate a voce alta e a occhi chiusi, capirete meglio. Provateci:
rimbombata la bomba, d proprio lidea.
E polvere ovunque.
E pezzetti di muro sparsi in terra.
E quadri disintegrati, come Il concerto musicale e Giocatori di carte di
Bartolomeo Manfredi, esposte nella prima sala del Corridoio Vasariano.
E poi lAdorazione dei pastori di Gherardo delle Notti, sullo scalone
dingresso. Opere darte che non ci sono pi. E unopera darte cos? Ve la
spiego cos: unopera darte una cosa che ci fa piacere guardare. Per
esempio, qualche volta si va al cinema a vedere Alla ricerca di Dory Il
ritorno di Nemo e qualche altra volta si va agli Uffizi a vedere Bartolomeo
Manfredi. Una cosa cos, insomma.
Ora provate a pensare: gli uomini cattivi hanno tolto Bartolomeo dagli
Uffizi e Il ritorno di Nemo dalle sale. Anzi, hanno fatto a pezzettini
Bartolomeo e con un pugno hanno disintegrato il naso del pesciolino Nemo.
E poi hanno costretto cinque persone che abitavano in via dei Georgofili a
volare fino in cielo, senza che ne avessero voglia e senza prendere laereo.
Queste cinque persone si chiamavano Angela Fiume e Fabrizio Nencioni, che
di Angela era il marito. E le due figlie, Nadia Nencioni di nove anni e
Caterina Nencioni di cinquanta giorni.
Caterina, appunto. Si era battezzata la settimana prima, Caterina, e aveva
un mese e mezzo, quella notte l. Ecco perch oggi ti chiami cos, figlia mia.
Poi c anche altro, certo. Caterina un nome fiorentino, ci piaceva il
suono e ci piacciono i nomi lunghi. Ma il pi bel suono dei nomi lunghi
quello che rimanda a una memoria.

E poi tu, Margherita Laila Didala. Tu che hai tre nomi anche se ti
chiamiamo sempre Margherita, o io pi spesso Marghe, o tua sorella pi
spesso Marge perch il suono gh non cos facile.
Partiamo dal primo dei tre. Margherita perch ci piaceva il suono
dellincastro con Caterina. E noi, ai suoni e agli incastri, siamo molto legati.
E poi Laila e Didala. Senza virgole allanagrafe, costringendoti cos a firmare
ogni volta, per tutta la tua vita, scrivendo tre nomi. Facendoti perdere, o ben
impiegare, cinque secondi in pi ogni volta. Costringendo, quei nomi e quelle
storie, a farli stampare sul registro di scuola, a pronunciarli ogni volta che
faranno un appello, a interrogarsi i signori delle Poste ogni volta che andrai a
ritirare una raccomandata.
Costringendoti, ma fiduciosi che sar una costrizione bellissima, a
spiegarli a chi avr voglia di chiederti il loro significato. Per questo io ora lo
spiego a te, cara Margherita Laila Didala, perch tu possa fare lo stesso con
gli altri, appena sarai un po pi grande.
Didala e Laila erano due partigiane che ho conosciuto un giorno di
parecchi anni fa, e mi insegnarono cos lamore. Didala lo fece a casa sua,
seduta sulla sua poltrona, e poi cantando Bella Ciao in un giardino pubblico,
ma solo per noi che eravamo andati a trovarla e pochi versi perch sono
stonata come una campana. Didala aveva pi di ottantanni e le lacrime agli
occhi quando mi raccontava della montagna, del figlio piccolo stretto a s
perch in montagna faceva freddo, e delle pappine cotte su un fuocherello
striminzito, di quei fuocherelli che li guardi e pensi ora si spegne, e invece
dopo un po hanno cotto il pranzo a te e a tuo figlio. Perch la scenografia
sempre diversa dalla sostanza, cara Margherita, ricordalo sempre.
Didala mi raccont di Chitt, partigiano come lei, compagno e padre del
suo bambino, ucciso dai fascisti pochi giorni prima della Liberazione. Quella
Liberazione a cui lei, Chitt e tutti i partigiani avevano contribuito cos tanto.
Didala mi ha insegnato che lamore pu durare per sempre, anche dopo la
morte, ma bene che inizi prima, quando si ancora in vita.
Laila invece era una partigiana che portava le forbici al cinema, con le sue
amiche, per bucare le mani dei ragazzi che provavano a toccare loro le
gambe, durante il film.
Laila era una partigiana che combatteva i fascisti, ma quando passava
davanti alla tomba di un fascista, un fiore di campo glielo lasciava, perch
quello nella tomba, prima ancora di essere un fascista, era stato il figlio di una
donna.
Laila mi ha insegnato che il fascismo una delle cose pi orribili al
mondo, come tutte le dittature e tutti i dittatori, ma di fronte alla morte sono
migliori il silenzio e i fiori di campo, soprattutto se quel morto l, da vivo,
non avrebbe rispettato nessuno. Perch la differenza fra un fascista e un
antifascista, alla fine, sta tutta qui. Ecco perch ti chiami Margherita Laila
Didala.

Poi, un giorno di questanno che eravamo a pranzo e cera anche la zia


Rebecca, ne imparo una nuova. Mia sorella ha la bocca piena di cibo, alza lo
sguardo e dice: Oh, ma sapete cosa ho scoperto e mi sono scordata di
dirvi? Poi deglutisce e dice: Giovanna DArco aveva le visioni. Leroina
francese condannata al rogo e bruciata viva, la combattente che riun al
proprio Paese il territorio caduto in mano agli inglesi, aveva le visioni. Lo
sapevate?
Mia moglie dice s, io no.
E sapete di chi aveva le visioni Giovanna Darco?
Mia moglie dice no, io non sapevo neanche avesse le visioni.
Mia sorella rimette un boccone in bocca, inizia a masticare e dice: Santa
Caterina e Santa Margherita. Poi deglutisce.
E ci lascia cos, secchi e spiazzati. Che ora invece mi ci vorrebbe una
buona frase per chiudere il capitolo e invece mia sorella cos, dice le cose
dirette e senza fronzoli, ma anche senza finali. E allora alla frase che chiuda
ci penso io.
Io e la mamma non crediamo ai segni, ma se arrivano li prendiamo e non
ci permettiamo di dire loro: Voi non esistete e il vostro nome
coincidenza. Perch sui nomi, sulle coincidenze e sui sogni non si scherza.
Ho fatto il verso delle galline

Ci sono cose che prima di avere una figlia non potevo immaginare. Non parlo
dellaffetto, dellamore, delle notti in bianco, degli abbracci, delle lacrime e
del babbo ti voglio tanto bene sussurrato allingresso della porta del bagno.
Queste cose le immaginano tutti, e a meno di non essere i fratelli del mostro
di Loch Ness tutti capiscono il pathos e lemozione di un abbraccio, perch
tutti hanno dato un abbraccio. O un bacio. E tutti sanno cosa vuol dire amare,
anche se qualcuno da tanto che non ama. Quello che prima di avere un
figlio non si pu capire sono le piccole cose. E la maggioranza di queste
piccole cose non sono per niente edificanti. Per esempio: Hai veramente
rotto una frase che un pap e una mamma pensano spesso. Amano i figli
sempre, ma pensano spesso: Hai veramente rotto (e non ti dico cosa). Chi
vi dice che non cos, mente. Se un bambino piange di notte, e poi si
addormenta e poi piange di nuovo, il pap e la mamma pensano: Hai
veramente rotto e non ti dico cosa, ma se piangi un altro minuto te lo dico
urlandotelo nellorecchio, che lo sentano anche i vicini perch secondo me
lhai rotto anche a loro. E se qualche mamma o pap vi dice che non lha
mai pensato, mente.
Io, poi, non avrei mai pensato di cedere a una lagna di una bambina. Ho
sempre creduto che alle lagne e alle bizze non si debba cedere, perch se al
bambino gliela dai vinta una volta, quella dopo pretender di pi. E se un
bambino fa le bizze, bisogna dire no, perch il bambino non deve collegare
la bizza allavercela fatta. E continuo a pensarla cos. Ma ho imparato una
nuova regola della fisica. Quando un soggetto X chiamato bambina, alzando
il volume dei decibel di un pianto fittizio, raggiunge la quota maremma
maiala, produce una frantumazione degli zebedei che induce il soggetto
ricevente Y chiamato Saverio a dire s s s a qualsiasi richiesta entro i
venti euro di spesa.
Fra le piccole cose per niente edificanti che non avrei mai pensato di fare,
ci sta pure quella di rincorrere mia figlia che ha appena fatto cacca al grido di
battaglia: Cateeee fatti pulire il sedeeereeee!!
Caterina ha quattro anni e le piace il sedere sporco. O meglio: non le
interessa avere il sedere sporco. Lei fa cacca e si tira su i pantaloni, in un
gesto automatico e consequenziale. E se le chiedi: Ti sei gi pulita il
sedere? risponde: S, ma con uno sguardo che vuol dire: Babbo, non ci
penso neanche.
Non so se sia per pigrizia o perch le piace essere rincorsa per casa con il
sedere sudicio, ma da qualche tempo ha abbandonato lurlo Mammaaaaa!!
Fatto caccaaaaaa, con il quale invitava la mia consorte a raggiungerla in
bagno per pulirle il didietro. Per un periodo ho creduto che Caterina avrebbe
aggiunto a quella frase un per favore o due per piacere, invece con il
tempo ha semplicemente abbandonato lesigenza di pulirsi; e per pulirle il
sedere mi tocca rincorrerla. Ah, linnocenza dei bambini.
Mi tocca proprio acchiapparla, mentre corre fra la Peppa Pig e il Lego,
portarla in bagno di peso mentre le spiego quanto sia importante pulirsi
perch puliti si sta meglio e non ti vengono i bachi e non ti pizzica il
sedere. E lei che mi risponde: A me non pizzica. E mi spiazza, perch non
avrei mai pensato di dover sostenere una conversazione sul pizzicore del culo
con una bambina di quattro anni, e un paio di volte arrivare a dire: Ok,
fammi controllare se davvero te lo sei pulito. E se scopro che non vero ti
faccio anche il bidet.

***

Ho sempre pensato che i genitori preoccupati che i figli non mangiassero


derivassero da un virus evitabile una volta riconosciuto nelle sue prime fasi.
Non ho mai visto nessun bambino, nato in un contesto economicamente e
socialmente positivo, morire di fame. Se la pappa c, se la pappa varia, se
il bambino sta bene e intorno a lui c affetto, il bambino mangia. Se non
mangia ora, manger dopo. Se mangia poco a pranzo, manger di pi a cena.
Tutto giusto, vero? Per vi svelo un segreto. Se Caterina non singozzava, io
e la mamma ci disperavamo. Se Caterina non finiva la sua pappa, e poi non
mangiava qualche altra cosa, e poi non si scolava un biberon di latte subito
dopo, noi ci preoccupavamo. Se mangiava tutto pensavamo semplicemente:
Suvvia, almeno stasera qualcosina lha mangiata. Pensato con quellaria
greve di chi ha trovato una cipolla dopo due giorni di digiuno, ma sicuro di
non trovarne mai pi una.
Una nonna calabrese che non vede il nipote da un mese, quando gli
prepara il pranzo, si preoccupa meno di me e la mamma allora dei pasti.
E, lo confesso, sono stato un babbo protagonista di scene di tortura. Lo
ammetto e chiedo venia. Figlie mie, vi ho imboccate con orride pappe verdi
sanissime per anni.
Vi ho imboccato con la velocit con cui Paperino si attira le sfighe. Con la
rapidit di un ladro che fugge io riempivo nuovi cucchiai di pappa verde
sanissima mentre stavate ancora masticando il boccone precedente, perch
dove entra un cucchiaino di pappa verde sanissima ne possono entrare anche
due. Ho fatto il verso del cane, ho imitato le galline e grugnito come un
maiale. Ho fatto qualsiasi cosa per farvi ridere, con lo scopo di farvi aprire la
bocca e poi, mentre ridevate beate, infilarvi in quella bocca un cucchiaio
strapieno di pappa verde (sanissima) che avevo nascosto dietro la schiena.
A te, Margherita, una volta ho fatto il pizzicorino sotto le ascelle, per farti
aprire la bocca. Unaltra volta ti ho premuto le guance contemporaneamente,
costringendoti a spalancare le fauci, tanto quando le infilo la pappa verde in
gola e sente il sapore sar contenta, e poi deve crescere.
Ho peccato, ma non ho mai detto: Se non finisci tutto quello che hai nel
piatto, un bambino africano morir di fame, perch anche alle stronzate dei
genitori dovrebbe esistere un limite.
Un cinghiale alla vista di un pesce rosso

Figlie mie,
a ventanni ho letto una frase di Enzo Ferrari, e lho capita a trentatr: Un
pilota perde un secondo a giro a ogni figlio che gli nasce.
una frase bellissima. Significa capire che c qualcosa di pi importante
fuori da s, e che quando ti nasce un figlio il successo non si misura pi con i
traguardi con cui lhai misurato fino a quel momento.
Le paure da genitore, quelle classiche, per, non le ho mai avute. Non ho
fatto in tempo. Ho sempre volato alto, le piccole paure non fanno per me, io
coltivo solo grandi terrori. Non ho mai avuto paura che fosse troppo freddo
per portarvi fuori, ho avuto paura che facendovi una carezza, mentre andavo a
letto, la sera, vi avrei trovate fredde. Morte chiss come.
Non ho paura che correndo in un prato cadiate e vi sbucciate un ginocchio,
io ho paura che correndo in un prato inciampiate, battiate la testa su un sasso
e moriate. Non ho paura della disoccupazione, ma che facciate un lavoro che
non vi piace. Non ho paura che vi facciate una canna, ma che diventiate
eroinomani. Non ho mai avuto paura che mangiaste poco, ho avuto il terrore.
E ho avuto paura che mangiando vi finisse un boccone nella trachea invece
che nellesofago, e moriste soffocate.
Per la paura del soffocamento ho fatto un corso (e un video) sulle manovre
di disostruzione, e vorrei che questi corsi fossero obbligatori per tutte le
insegnanti e gli insegnanti delle scuole. Lo scrivo qui perch ogni luogo
giusto per scrivere un fatto che va ricordato. Perch i fatti che vanno
ricordati, se qualcuno li ricorda, entrano dentro e non ti lasciano pi,
salvandoti al momento opportuno.
Come successo a Gresham, una cittadina negli Stati Uniti dAmerica.
Amira, sette anni, stava guardando la televisione in soggiorno, quando sent
dei rumori dalla cucina. Era la sua mamma che stava soffocando. Amira, sette
anni, le fece la manovra di Heimlich e la madre sput fuori la salsiccia. La
madre la guard e le chiese: Come hai fatto? E la bambina rispose: Ho
visto Robin Williams al ristorante, in Mrs. Doubtfire, hai presente il film? La
scena in cui salva la vita a quel tizio. Io ho fatto uguale.

***

Una delle paure pi grandi che ho avuto, ma che ormai guardandovi, figlie
mie, ho superato, che voi nasceste brutte. Sembra una cosa piccola da
genitore bischero, ma per me era un timore grande. Io, che odio le
scenografie in teatro e nella vita, temevo per il vostro aspetto fisico. Chiss
come saranno? Il naso far provincia o solo comune, gli occhi saranno due
oppure tre, avranno un corno in testa o un orecchio gigante? Insomma paure
medie da genitore scarso. Intendiamoci: a me le modelle perfettine ogni
giorno dal parrucchiere, quelle che il reggiseno sempre in tinta con le
mutandine, arrapano quanto un cinghiale alla vista di un pesce rosso. A me
piacciono le imperfezioni, i capelli spettinati, il trucco un po sfatto, le vite
movimentate e un senso latente di inquietudine, ancorch sorridente. Perch
se sei tranquillo di fronte a questo mondo, e non trovi niente per cui
inquietarti, secondo me non hai capito niente.
Perci, figlie mie, vi auguro qualche imperfezione, come la auguro a tutte
le persone a cui voglio bene, perch le imperfezioni sono il buco della
serratura per scrutare lumanit. Perch lUomo di fronte alla perfezione si
atteggia, o si innervosisce. E invece lUomo di fronte allimperfezione si
disvela, e diventa complice. Si spoglia pi volentieri. il modo in cui, tra
laltro, realizzo i miei video. Io sono me stesso. Mi presento senza artifici.
Non mi vesto elegante perch devo andare al lavoro. Sono pagato per fare
video, e questo tecnicamente un lavoro, ma io mi vesto come se aspettassi
un amico a casa. Mi lavo le ascelle ma non metto mai il gel.

S, comunque avevo il terrore che voi nasceste brutte. Io so che ci sono


tante persone brutte ma felici, innamorate. E tanti belli ma infelici, perch la
vita non Biancaneve e non somiglia a Briatore, non si ride e non si canta se
siamo sette schiavi nani che lavorano in miniera. E se baci una donna in stato
di incoscienza stupro, anche se sei un principe.
Insomma io so che Biancaneve una cazzata come lautomatismo
bellezza/felicit, ma sono convinto che se in adolescenza fossi stato pi bello
avrei sofferto meno, mi sarei dichiarato pi volentieri e avrei bevuto meno
vodka, nascosta nella borsa del karate per non farmi beccare dai genitori.
Ricordo le emozioni ma soprattutto la vergogna perenne di fronte allaltro
sesso. Ricordo il mio stomaco in subbuglio, le vampate di calore in faccia che
non riuscivo a contenere, la paura di uscire, il senso della frase sei un grande
amico quando avrei voluto semplicemente essere il suo ragazzo. E mi
ricordo anche le cattiverie di certi compagni miei verso le amiche mie. Certe
battute che non mi facevano ridere allora e mi fanno incazzare adesso. Per
questo, anche per questo, non salgo sulla torre dei savi raccontandovi che la
bellezza scenografica (solo) una cazzata, ma resto fra i discorsi da bar
augurando a tutti qualche imperfezione, incastonata per in una manciata di
bellezza.

Cara Caterina, cara Margherita, non tutti gli uomini perdono un secondo
a giro a ogni figlio che gli nasce. Non tutti gli uomini praticano la dolcezza,
il rispetto, lamore. Ci sono maschi e ci sono uomini, non la stessa cosa.
Secondo ogni statistica, e ogni chiacchierata con ognuna delle amiche mie,
vi capiter di incontrare uno stronzo, o probabilmente pi di uno. Magari sar
un piccolo stronzo, o magari sar uno stronzo un po pi grande. Vi faranno
male tutti e due, ma il secondo di pi. Se nella vostra vita vi capitasse di
incontrare uno stronzo del secondo tipo, che alza le mani contro di voi, io non
vi dico: Ditelo a me che lo picchio io, perch quando lo incontrerete io
forse sar morto, o un po rinsecchito e sar pi facile che sia lui a darle a
me. E poi la violenza il terreno dei violenti, e chi non abituato alla pratica
soccombe. Perci per vincere non bisogna fare i maschi pi maschi, ma fare
gli uomini. O le donne. Cambiare sguardo, denunciare lo stronzo e andarsene.
Lasciate lui nella cacca in cui voleva tirare anche voi e scegliete larcobaleno.
Ricordate, figlie mie: non esiste nessuna provocazione, abbigliamento o
motivazione per cui un uomo possa picchiare una donna. Anche solo con uno
schiaffo.
Non scordatelo mai. Vi voglio bene. Viva Enzo Ferrari.
La legge di Dio secondo la vostra mamma

Cara Caterina,
eri piccola ed era il tuo primo viaggio in aereo, se escludiamo un volo
mentre eri in pancia della mamma. Ti scappava la cacca e avevi appena
imparato a dirlo. In realt facevi solo s con la testa quando qualcuno te lo
chiedeva, ma per noi era Caterina ha imparato a dire che le scappa la cacca.
E perci ti avevamo tolto il pannolino, perch tanto non cagher mica nelle
due ore di viaggio in aereo dato che lha gi fatta prima di partire, no?
Ci sbagliavamo. Tu avevi calcolato perfettamente i tempi. Avevi fatto una
piccola cacchina prima di partire, per non destare sospetti. E avevi sorriso.
Non perch fossi contenta, ma perch pregustavi quella seria, in aereo. In
quei bagni dellaereo dove non c posto neanche per una persona, figurati
per un babbo piegato a novanta gradi che ti tiene da sotto le ginocchia mentre
tu ti agiti e lui ripete: Cacca? S? E tu, piccola killer dei buoni rapporti con
le hostess, decidesti di cacare tre volte. Facendomi rimettere ogni volta a
sedere e poi chiedendomi di tornare in bagno. Tre volte il viaggio sedile-
dellaereo-cesso-dellaereo. E io che ti tenevo in braccio, incredulo che da
quel piccolo corpo potesse uscire tutta quella roba, e lhostess che ci spiava
da dietro un seggiolino e che la terza volta apr il bagno per controllare, con
quella sua maledetta chiavetta che apriva tutto, specialmente le porte dei
bagni degli aerei che nascondono i pap mentre tengono le figlie in braccio
durante la produzione pi antica del mondo. E un puzzo che non ci si stava,
anche se a me toccava starci.
A raccontarla tutta, per, lhostess aveva avuto un buon motivo per entrare
nel bagno: stavamo atterrando. Era obbligatorio mettersi seduti. Ma non per
le bambine con la merda intramezzo al culo, avevo provato a spiegare
allhostess, che non parlava italiano per mi aveva capito perfettamente e
aveva concordato con me, pur di richiudere velocemente la porta del bagno.
Ed cos che concludemmo la terza cacca nel giro di due ore di volo. E poi
non hai ricacato pi per due giorni, conservandola appositamente per il
viaggio di ritorno. Ti voglio bene, Caterina.

***

Per aereo significa anche ricordi meravigliosi. Come quella volta in cui la
mamma and in bagno e tu rimanesti sola con me. Cinque minuti e basta.
Sufficienti, per, per impossessarti del bicchiere dacqua e gettarlo a terra. E
poi la mamma che torna e sgrida me come se fossi stato io il bambino
dispettoso che aveva fatto finire in terra il bicchiere: Lei troppo piccola per
capire, colpa tua, amore, che dovevi controllarla meglio. Non posso lasciarti
solo con la bambina neanche cinque minuti che questo il risultato. Il tutto
detto senza pause, con un unico respiro profondo, scuotendo la testa e
guardando la pozza dacqua fra i sedili, che nonostante il sacrificio di tre
fazzolettini di carta sembrava intatta. Avete mai fatto caso che dentro un
bicchiere lacqua sempre poca, ma se quella stessa acqua cade per terra si
moltiplica allistante? Credo sia una legge fisica di Dio per punire gli uomini
distratti. Un supplizio di pena, secondo me. Unaggravante meritata per non
avere controllato la figlia, secondo mia moglie.
Il ricordo meraviglioso, per, non questo, e di questo solo la
conseguenza.
Mezzora dopo la mia vescica a chiedermi, con una certa irruenza, di
andare in bagno. Mi alzo, sto via quattro minuti e al mio ritorno scopro che
tu, Caterina, hai rovesciato in terra il bicchiere di spremuta della mamma.
Non dico niente per sorrido, anzi rido. E non mi getto a terra dalle risate
solo perch in terra, ora, c una pozza di spremuta gigantesca, forse per la
stessa legge fisica con cui si creano le pozze dacqua enormi dai bicchieri
minuscoli. Ora per tutto chiaro: Dio con me e io me la rido di gusto. Un
po troppo di gusto, forse, e la mamma mi costringe a pulire la nuova pozza
di aranciata perch io sto guardando la bambina e tu non stai facendo
niente. Pu darsi che Dio sia con me, per la mamma no.
Caterina un agente segreto

Ho portato Caterina al supermercato, mi aiuta a fare la spesa, come brava


lei con il Salvatempo Coop nessunaltra. Ogni tanto penso che sia un
agente segreto della Coop perch appena mi distraggo, per esempio saluto un
amico o cerco di afferrare i biscotti in alto sullo scaffale, lei si volta e passa il
Salvatempo su tutte le confezioni di biscotti dello scaffale in basso. Le
vorrebbe tutte, e cerca di farmelo capire iniziando a farmele pagare.
Se gli incassi dellIpercoop di Sesto Fiorentino negli ultimi due anni sono
aumentati, devono ringraziare Caterina e il mio portafoglio.

Oggi, primo giorno di Primavera, ho avuto la conferma che Caterina


davvero un agente segreto della Coop. I commessi sono EVIDENTEMENTE
dalla sua parte. Erano le dieci di mattina, orario ottimo per arrivare prima di
tutti alle promozioni della settimana. Immaginatevi la scena: io e lei, fermi di
fronte allentrata. Il carrello davanti a me e Caterina alla mia destra: la tenevo
per mano, ma diciamo pure in pugno. Se avesse provato a staccarsi mi
sarebbe bastato stringere la presa. Mi guardavo in giro, fingendo noncuranza,
ma tutta lattenzione era sulla sensibilit della mia mano destra: se Caterina
prova a staccarsi, pensavo, la mia mano diventa un morsetto.
Ora, per, capite che quella non era una posizione mentale, ma neanche
fisica, adatta a fare la spesa della settimana. Poi, lilluminazione. Eureka!
Caterina ha quattro anni e mezzo ed un piccolo grande colosso, il suo
percentile tipo mille su cento, per (penso) pu ancora entrare nel
seggiolino del carrello. Unocchiata me lo conferma. Certo, dovr divaricarle
una gamba, segarle laltra, torcerle il busto e sperare che non pianga, ma ce la
possiamo fare. Perci le dico: Caterina bella, sai che invece di camminare e
affaticarti tanto tantissimo puoi metterti comodamente in poltrona come
quando eri piccolina? e lei dice s. Oggi la mia giornata buona, penso. La
sollevo e inizio loperazione. Considerando che non avevo con me n gru n
schiacciasassi, e non coordinavo una vera e propria squadra di operai ma solo
me stesso, ce la stavo facendo. Caterina stava entrando nel seggiolino del
carrello, o almeno il suo piede destro. a quel punto che una commessa si
avvicina e fra il rimprovero e la piet si ferma di fronte a me e mi dice, con la
stessa aria con cui una bella modella guarda un ragazzo ubriaco in discoteca
che ci sta provando: Penso che sia troppo grande per entrare nel seggiolino
del carrello.
Avrei voluto risponderle che invece ci entravi benissimo, che io non ero
ubriaco e che forse lei, il giorno in cui hanno spiegato le proporzioni a scuola,
era assente. Ma proprio in quel momento, dolcissima Caterina, hai iniziato a
scalciare e urlare Lasciaaamiiii! e la commessa (con cui tu, Caterina, eri
EVIDENTEMENTE daccordo), mi ha sorriso con quellespressione con cui
le ragazze al pub ti lasciano il numero di telefono falso e ha detto:
Comunque faccia lei. Faccia lei un corno! Ho un colosso in braccio che sto
cercando di far passare da due buchini di un carrello dellIpercoop, arriva lei,
me la incita alla ribellione e poi mi dice pure: Faccia lei?
Morale della favola: Caterina non entrata nel seggiolino del carrello
della Coop, e per tutto il tempo della spesa ha corso con il Salvatempo in
mano provando a comprare lintera Ipercoop. E a giudicare dal conto, ci
quasi riuscita.
Tutto questo mentre le persone intorno mi guardavano. Tutte,
evidentemente, daccordo con Caterina e pronte a darle una mano in caso di
necessit.
Babbo, che lavoro fai?

Le mie figlie sanno che lavoro in mansarda, al computer.


Le mie figlie sanno che per arrivare in mansarda il loro babbo sale le scale
e chiude la porticina di compensato costruita dal nonno, e quando il babbo
sale quelle scale sanno che non vorrebbe essere disturbato.
Ma le mie figlie sanno pure che non c niente di pi bello che verificare,
ogni volta che salgo, se mi sono ricordato di chiudere la porticina di
compensato dietro di me. E se lho scordato, non c niente di pi bello, per
loro, che salire le scale e invadere la mansarda al grido di battaglia
babboooo!! e gi risate. Come dire: Ti abbiamo fregato anche questa
volta, babbo bischero.
E devo dire che mi fregano spesso, e che qualche volta mi fa pure piacere,
per questo lascio la porticina socchiusa. Se chiedo alle mie figlie che lavoro
faccio, per, non sanno rispondere. Anche se alcuni amici loro, quelli pi
grandicelli, unidea ce lhanno perch sentono i genitori parlare.
Un giorno, durante un compleanno, ho fatto una prova. Ho chiesto a
cinque amici di Caterina se sapevano che lavoro facessi. Tutti zitti. Poi ho
chiesto loro se sapevano che lavoro facesse il babbo di Caterina e mi hanno
risposto. Significa che il babbo di Caterina pi famoso della mia faccia.
Si va da: come un politico a Scrive su Internet. Un bambino mi ha
risposto: un giornalista famoso. E io mi sono fatto un selfie con lui.Una
bambina mi ha detto: Non lavora, lo mantiene la moglie, i miei genitori mi
hanno detto che lui scrive solo cose sceme su Facebook.
E purtroppo quella bambina non sar pi invitata a nessun compleanno.
#sischerza.

Comunque, care Caterina e Margherita, evidente che vi devo insegnare a


rispondere alla domanda: Che lavora fa il vostro babbo?
Io per mestiere racconto storie. Principalmente quelle degli altri, perch
sono pi interessanti. Una volta le raccontavo in teatro e oggi lo faccio con
video, articoli o scrivendo libri.
Per se ve lo chiedono, e avete fretta, alla domanda Che lavora fa il
vostro babbo? potete rispondere semplicemente: Fa video, e tornare a
giocare. Quando la stessa domanda la rivolgono a me, per, la risposta
Faccio video spesso non basta.
Eppure cosa c di strano? Faccio video, di tanti tipi. Per mi guardano, e
vogliono sapere di pi. Lo capisco, la curiosit donna, ed pure uomo.
Allora dico che lavoro per Fanpage.it. Il giornale online, lo conosci? e
quasi tutti i volti si illuminano, e il racconto dei miei video viene messo in
ombra dal nome del giornale perch il giornale pi grande dei miei video.
Giustamente.
Qualcuno, per, ricorda la domanda precedente, non molla la presa e
lascia andare un educato: Ah, per fai video, che bello.
Magari faccio video di merda, penso, cosa ne sai se bello? e sorrido. Ma
sorrido davvero, con lanima, perch sono situazioni imbarazzanti e anche io
direi le stesse cose imbarazzanti. Anzi, ne direi di peggio. Come quando
chiesi a Bobo Rondelli: Come va? Stai lavorando in questo periodo? ed era
nel mezzo di una tourne internazionale da paura e io non lo sapevo. E la
cosa pi imbarazzante (e dolcissima, grande Bobo) fu che cercava di
rispondermi sminuendo tutto quello che stava facendo, per cercare di non
dare peso al mio non sapere.
Perch Bobo aveva capito quello che io non avevo ancora capito: una
persona che non sa, e chiede, un mito. In realt dovrebbe essere la norma,
ma come chiedere scusa o dire per favore: lo fanno cos poche persone che
quando sento qualcuno dirlo mi verrebbe voglia di saltargli al collo e fargli
un succhiotto di quelli che restano una settimana. Per ringraziarlo.
E poi il mio mestiere fare domande, soprattutto le pi semplici, dirette,
da faccia tosta.
I miei video li realizzo cos, cadendo dal pero con un punto interrogativo
finale. Perch anche quando so qualcosa, durante unintervista, provo a
scordarla. Per essere pi spugna.
Lunica figura di merda nella vita, figlie mie, fingere di sapere tutto.
Quando invece uno si spoglia e chiede con gentilezza, allora pu chiedere
qualsiasi cosa. Io, almeno, la penso cos. E se chiedono a me, per esempio, mi
commuovo e rispondo. E mi viene voglia di abbracciarla, una persona che
chiede, perch una persona che ha coraggio, e vorrei premiare il suo
coraggio raccontandole tutto della mia vita. Per mi trattengo, perch non c
tempo e forse chi chiede non vuole sapere davvero tutto, solo le cose pi
belle, come succede anche fra due persone che stanno insieme. Io, per
esempio, so che vostra mamma fa la cacca, per non deve dirmelo. E lo
stesso dubbio mi assale quando qualcuno mi chiede: Come sta
Caterina?Devo raccontargli lultima visita di controllo, o basta meno?
Insomma fino a che livello interessato? Magari aspetta solo un generico
Bene, dai, felice, per poter passare ad altro.
In ogni caso, chi chiede, ha tutta la mia stima. E io chiedo a mia volta, non
per un imbarazzato dovere di ricambiare, ma perch sono sinceramente
interessato alle vite degli altri. O, in altre parole, sono un impiccione numero
uno ed per questo che faccio video, perch i sapori degli altri mi
incuriosiscono.
E cos quando qualcuno mi parla io ascolto, con quella faccia che mi viene
quando ascolto qualcuno con attenzione. E questo mi guarda e dopo un po
penso che ormai si sar accorto che ho un occhio pi grande e un occhio pi
piccolo. E appena ci saremo salutati lo dir a tutti.

In treno succedono le cose migliori, e alcune di quelle peggiori. Fra le


peggiori, cadere dal seggiolino dopo una frenata in stazione e battere la
capoccia in terra; e io e la mamma che corriamo in bagno gridando: Marghe,
Marghe per bagnarti la testa e scoprire che nel bagno del vagone non c
acqua; allora correre nel vagone accanto e accorgersi che l non c neanche il
bagno. Allora prendere tutti i bagagli, avere gi un piede sullultimo gradino
per scendere e vedere te, Margherita, che trasformi il pianto in riso. Allora
pensare che in fondo non era stata una capocciata cos forte e risalire sul
treno, bagagli e figliole, con il controllore che ci guarda e non sa se sorridere
o fare una mozione per toglierci la patria potest.
Fra le cose migliori che succedono in treno, invece, ci sono quelli che mi
fermano per parlare. Chiedere o raccontare. Qualcuno lo fa quando sono in
mezzo al corridoio, sto cercando il mio posto e dietro ho duecento persone in
fila che non solo non mi conoscono, ma se mi riconoscessero, probabilmente,
mi prenderebbero a schiaffi.
Ma bello pure questo, che mi fermino in mezzo al corridoio mettendo a
repentaglio la mia vita. Oppure ci sono quelli che si trovano accanto a me,
casualmente, sul vagone o al bar. E a voce alta mi raccontano i loro pezzi di
vita e di vetro, che sono belli tutti e due anche se i secondi hanno lasciato
qualche ferita. Allora mi faccio piccolo e ascolto. E aspetto che mi chiedano a
loro volta, e per dimostrare che anche io non ho segreti di fronte a chi parla e
ha il coraggio di chiedere, racconto tutto, compresi i miei pezzi di vetro.

Racconto anche il BDSM. Una di quelle cose che le persone, in genere,


non hanno piacere di sentire raccontare. O se ce lhanno, la mascherano
perch la societ ha insegnato cos, perch certe cose al massimo si fanno
ma non si dicono, figurarsi farci un video o scriverle su un libro che parla a
due bambine. Non sta bene, non educato, non lo fa nessuno. Per questo io lo
faccio. Per questo lo racconto nelle scuole, durante le assemblee o di fronte ai
professori. Anzi, di fronte ai professori c pi gusto. E lo racconto quando
mi chiedono: Che lavoro fai? anche se in quel momento sono in treno, di
fronte a sconosciuti; e lo racconto a voce bassa ma non troppo, perch per
sgretolare il muro dellindicibile (che comunque quasi sempre migliore di
un telegiornale in prima serata), necessario che io racconti tutto. La cacca
della moglie e il mio video sul BDSM. Senza giudizio di merito, ma come
valore di esempio.
Per non ho smarrito la connessione con le difficolt, e capisco che certe
cose, raccontate a due bambine di quattro e un anno, siano un po estreme.
Ma infatti io mica ve le racconto davvero, care Caterina e Margherita. Questo
libro, se va bene, lo leggerete quando avrete dodici anni, forse quindici, e a
quellet avrete capito pi di quanto ho capito io fino ad oggi, con trentotto
anni finiti e suonati sul balcone, come dice la mia nonna.
Per fare il video sul BDSM mi sono fatto frustare le chiappe nude per
settanta volte consecutive, perch volevo raccontare il BDSM non solo con i
racconti degli altri, ma con un racconto mio, in prima persona.
E poi, fra una frustata e laltra, mi hanno infilato quattro spilli nelle spalle
perch il BDSM va provato e non posso fare un video senza provare tutto,
mi sono detto. E sapete la cosa sconvolgente? Ho trovato pi professionalit e
poesia in quella stanza che si chiama Dungeon, con i divaricatori delluretra
in vetrina, che in certi gruppi di santi e madonne su Facebook, dove ti
infilano senza chiederti il permesso. Nel Dungeon, invece, il divaricatore lo
usano solo se sei consenziente, e comunque in ogni momento hai una parola
segreta (la mitica safe word) che puoi usare per interrompere il gioco.
E poi, figlie mie, c anche la parte bella davvero, quella che ribalta lo
stereotipo sul BDSM e ti fa pensare: Oh, cavolo. Ed questa: lultimo
giorno di riprese ero l, chiuso nel Dungeon, immaginate un bacherozzo in
mutande con tanti nei sulla schiena, ecco, quello ero io in mezzo alla stanza.
E spariscono tutti, allimprovviso. Io non so cosa fare. La stanza
insonorizzata e penso: Lomicidio perfetto, non mi troveranno mai pi.
Invece mezzora dopo tornano con un dolce in mano e una candelina nel
mezzo, intonando Tanti auguri a te, tutti insieme; perch quel giorno era il
24 gennaio, e il 24 gennaio il mio compleanno. Lavevano appena scoperto
su Facebook e volevano farmi gli auguri. Altro che omicidio.

E quindi cosa racconto quando mi chiedono: Che lavoro fai? Poco.


Perch non mi vergogno di niente, ma ho un senso cos alto delle storie che
racconto che semplicemente non vorrei banalizzarle, o non vorrei scorgere
nelle rughe sulla fronte del mio interlocutore pensieri del tipo: Che palle
questo, cosa dice, quanto parla, non gli si secca mai la gola? Perch se
davvero raccontassi della vita mia, e dei miei video, dovrei parlare tanto, non
avrei scelta. Per questo, alla fine, ho scritto un libro. Perch i video li realizzo
per distruggere gli stereotipi, e se poi uso due frasi per liquidare un
argomento su cui ho lavorato un mese finisce che lo stereotipo lo creo io
spremendo cos tanto il concetto che tutto il succo se ne gi andato.
(Bella, questa frase, devo usarla la prossima volta che voglio chiudere un
argomento senza dilungarmi troppo.)
Spesso, per, le persone insistono, o cambiano domanda. Una di quelle
che va forte e che vi riguarda da vicino, bambine mie, questa: Come
cambiato il tuo lavoro da quando sei babbo?
Non cambiato per niente, sempre stata per un bel po la mia risposta.
E forse, per certi versi, il mio lavoro davvero non mai cambiato. Stesso
entusiasmo, casino, salti di gioia, delusioni, entusiasmo, ancora entusiasmo,
magari intervallato ogni tanto da un porca miseria ho perso il treno, lavevo
detto che il pannolino a Margherita non avevo tempo di cambiarglielo.
Insomma, le cose di tutti pi qualche pannolino. Ma al tempo stesso il mio
lavoro cambiato, perch si modificata la prospettiva. Per non me ne sono
accorto subito, perch stato un lento scivolare, pi che un girarsi
allimprovviso e scoprire un nuovo orizzonte. Perch il punto proprio
questo: lorizzonte che cambiato. Io oggi guardo pi in l di me, e anche
di mia moglie. O degli amici, dei genitori. La prospettiva oggi siete voi, figlie
mie. Se viaggio in aereo ho la stessa paura di sempre, ma non penso pi ora
cade laereo e muoio, ora penso: Se cade laereo e muoio, come lo diranno a
Caterina e Margherita? E cosa penseranno, Caterina e Margherita, quando un
giorno prenderanno un aereo senza di me? Saranno tristi? Sar un ricordo
lontano? La loro mamma trover un altro babbo che far fare loro volo-volo
buttandole in aria e poi riprendendole? E riuscir, questo nuovo babbo, a
lanciarle cos in alto come le lancio io? E voi, Caterina e Margherita, con lui
riderete come ridete oggi con me, quando lo faccio? E chi sar, nel caso, quel
babbo numero due che prender il mio posto?
Sono le stesse paure che avevo prima, per portate un po pi in l. E la
cosa bella che, forse, essere con lo spirito un po pi in l ha migliorato il
mio lavoro.
Mi spiego: ho sempre cercato di realizzare video e articoli fuori dalla
contingenza e di cui andare fiero anche anni dopo. Ho sempre lavorato sulla
prospettiva ampia, e ora ancora di pi, perch ho realizzato che voi vedrete i
miei video, figlie mie. Non posso pi fallire. Se prima ci mettevo il massimo
impegno, ora ce ne metto un po di pi. Se provavo vergogna, paura,
timidezza nellindossare una telecamera nascosta o nel fare uninchiesta, oggi
quella paura la sconfiggo anche pensando che non per me che lo faccio, ma
per voi.

***

Racconto storie per scoperchiare il marcio sperando di renderlo pi giusto. E


non posso avere paura, non posso stancarmi, non posso lasciar perdere, non
posso scegliere il vivere quieto. Oggi non posso neanche fare una domanda in
meno, o raccontare una storia in meno, perch non voglio lasciarvi senza una
possibile risposta. E non centra niente la mia carriera, centrate voi due
esserini che siete un pezzettino di me.
In altre parole: non ho paura di niente, anche se ho paura di un sacco di
cose. O, come diceva un tizio: La calma una vigliaccheria dellanima.
E grazie alle mie figliuole oggi sono pi agitato, che era poi laugurio di
Gramsci.
Vanno bene tutti i baci

Care figlie mie,


se la stranezza fosse sbagliata io sarei sbagliatissimo. Io sono il prototipo
delle stranezze. Oggi mi pagano per scrivere libri e articoli, ma i temi che
facevo alle superiori piacevano solo a me e alla mia mamma quando le
leggevo la brutta copia che mi portavo a casa di nascosto.
In classe sono stato il primo a mettere gli occhiali, a parte una bambina
che li aveva gi e di cui ero innamorato: lei si chiamava Chiara e forse le
piacevo. E anche questo strano.
Ho fatto ragioneria e volevo continuare a studiare, ma di solito chi fa
ragioneria non vuole continuare a studiare, altrimenti sceglie un liceo, ma io
avevo una teoria tutta mia, ero strano anche in questo. Ho finito ragioneria e
ho continuato a studiare, ma solo fino a che non ho scelto di lavorare. Perch
questo il momento, pensavo, e gli spettacoli in teatro si fanno quando il
momento, e senza guardare se hai gi finito gli esami e ti mancherebbe solo
la tesi. Che infatti continua a mancarmi, per almeno ho fatto tutti gli
spettacoli teatrali che ho voluto.
Ho fatto un mutuo e chiesto due prestiti alle nonne per comprare uno
spazio minuscolo dove provare gli spettacoli, ma la maggior parte del tempo
quello spazio lo davo gratuitamente ad associazioni e gruppi. Oppure ci
facevo dormire persone che non sapevano dove dormire. Rom, soprattutto.
Famiglie intere. Poi un clandestino nascosto. Poi Ivan, una storia non finita
bene, ma che sarebbe potuta finire peggio se non avesse dormito l per otto
mesi.
Insomma, io con le stranezze ci faccio lamore.

Care figlie mie, siete bianche. C chi nero, chi mulatto, chi ha gli
occhi azzurri, verdi, marroni, neri. Le tette grandi, le tette piccole.
Chi voleva le tette grandi e invece ha le tette piccole, chi il pisello piccolo
e invece avrebbe voluto essere il gemello di John Holmes.
Ma esistono anche i casi contrari, infatti ho letto di qualcuna che si fatta
diminuire il seno, se pure non conosco nessuno che si sia fatto accorciare il
pisello. Conosco per delle persone e una amica mia (ciao Elena!) che
sono nate con il pisello ma non lo volevano perch si sentivano (e perci
erano) donne. E pu accadere anche il contrario, nascere con la vagina e
sentirsi invece un uomo.
In tutti questi casi esistono delle operazioni, che lo Stato italiano passa
gratuitamente e che si chiamano di riassegnazione di genere (cio rimettere
in carreggiata il sesso che si ha in mezzo alle gambe facendogli fare rima con
quello che uno sente di essere).
Care figlie mie, io ve lho detta facile, ma il percorso abbastanza
complicato. Sono operazioni complesse, per la scienza medica migliora ogni
anno e, sperando che non ne sentiate mai la necessit, bene che sappiate che
esiste anche questa possibilit.
Ci sono tante che ci sono passate, e anche tanti, compreso il fratello di una
mia amica, lei si chiama Laura e lui Francesco. Persone cos non sono
diverse, anzi, ora sono felici.

Bambine mie, c chi ama le donne, chi ama gli uomini, quasi tutti amano
i cani e i gatti, gli spagnoli che pagano il biglietto per la corrida non amano i
tori. Io amo voi e amo la vostra mamma. Perch amore ha tante
declinazioni, ma anche se volessimo dargliene una sola, cio un grande
affetto che contempla la possibilit del sesso, le prime due specificazioni
resterebbero valide lo stesso.
E cio esistono persone che amano le donne e persone che amano gli
uomini. E persone significa uomini o donne, perci non detto che gli
uomini debbano amare le donne e che le donne debbano amare gli uomini.
Detta cos complicata, ma si pu anche riassumere con ama e fa ci che
vuoi, come disse SantAgostino, che non era un militante LGBT.
Io mi auguro che quando inizierete a capire damore e a parlarne, e temo
che questo accadr prima di quello che vorrei ( una battuta, ma non tanto),
tutto questo sar gi assodato e alle vostre orecchie suoner come se
parlassimo di una casa e vi spiegassi che una casa, per non crollare, ha
bisogno delle fondamenta. E voi, magari, leggerete questo libro e penserete:
Ma cosa ci racconta il babbo? ovvio che lamore non possa essere un
recinto stabilito da altri. ovvio che due uomini si possano scambiare un
bacio in pubblico senza essere accusati di ostentazione.
Ma dallaugurio alla realt c un fosso grande, che se lo guardiamo da
lontano fa pari con il terreno e non si vede, ma se ti metti a camminare in
mezzo alla gente ti accorgi che purtroppo c; e se dai unocchiata dentro al
fosso, capisci che ancora oggi in fondo a quel buco ci finiscono le vite di
tante brave persone.
Perch ancora oggi c qualcuno che ogni volta che apre bocca cerca di
riportare in quel fosso lintero Paese. Perci mi auguro di sprecare inchiostro,
in queste righe, ma temo che non sia cos. Temo che non siano sillabe e
parole sprecate, queste che uso per ricordarvi che, anche se una legge sulle
unioni civili passata, non siamo al riparo n dagli omofobi n dagli stronzi,
e scusate la ripetizione.
Temo che qualcuno che imbraccer la religione per imbottirci il
manganello dellintolleranza ci sar ancora. E temo che ci sar ancora,
quando voi sarete grandi, chi si permetter di dire che esistono amori giusti e
amori sbagliati.
Qualcuno che intreccer i propri incubi di adulto con la propria sete
elettorale. Chi star in piedi leggendo un libro in mezzo a una piazza
facendosi chiamare con gergo militare sentinella e proponendo di togliere
diritti a chi ha un orientamento sessuale diverso dalla maggioranza. Come se
maggioranza fosse sinonimo di ragione, quando invece al massimo
lingrediente necessario per impastare un governo. I gay non sono diversi,
care figlie mie, gli omofobi neanche, per fanno un po schifo.

Vi racconto questa storia. Era la notte fra l11 e il 12 giugno del 2016. A
giugno le lucciole, in campagna, iniziano il corteggiamento, che va avanti
fino a luglio. Intorno alla met di luglio ogni lucciola ne trova unaltra
compatibile per gusti ed esigenze, si accoppia e insieme fanno i lucciolini e le
luccioline, o qualcosa del genere.
Nei due mesi di corteggiamento, le lucciole illuminano le campagne del
mondo. Sempre meno, in verit, perch luomo butta nellaria cose che fanno
male alle lucciole, agli altri animali e anche alluomo stesso. Si chiama
inquinamento.
Luomo fa anche altre cose terribili. Ad esempio, durante la notte fra l11
e il 12 giugno, a Orlando, in Florida, al night club Pulse entrato un uomo, si
chiamava Omar Mateen. Il Pulse un locale gay, la serata latino-americana.
Locale gay significa che possono entrare tutti, per se sei gay e vuoi trovare
la tua anima gemella, fosse anche per una sera e basta, hai maggiori
probabilit. Mateen entrato, gli altri ballavano, la pista era piena. Erano le
02:02 quando Omar Mateen ha estratto un fucile semiautomatico Sig Sauer
MCX e una pistola semiautomatica Glock 17, e ha sparato. Sono morte
quarantanove persone e cinquantatr sono rimaste ferite. La televisione, che
di solito racconta pi bugie che verit, dopo ha detto una cosa vera:
levento terroristico con pi morti negli Stati Uniti dopo l11 settembre
2001.

Ci sono uomini e uomini, e ci sono pap e pap. Quello di Omar non era
un granch, e pu darsi (anzi ne sono sicuro) che gran parte delle colpe del
figlio derivino dal pap. Non per deresponsabilizzare il figlio o voi, in
prospettiva ma se un bambino cresce con insegnamenti sbagliati, non c
nessun motivo logico per cui, una volta cresciuto, non applichi alla vita gli
insegnamenti che ha ricevuto.
E infatti, dopo quello che era successo, il padre di Omar ha detto che il
figlio poco tempo prima aveva visto un bacio fra due uomini, a Miami, ed era
rimasto sconvolto.
Questo, secondo lui, sarebbe stato il motivo della cosa orribile che aveva
fatto il figlio con il fucile semiautomatico e la pistola Glock 17.
Per fortuna non tutti quelli che ripudiano laffetto imbracciano il fucile,
ma come il pap di Mateen, possono avere opinioni che fanno male,
procurano dolore, disagio, a volte persino suicidi. Suicidio significa volare in
cielo prima che la natura ti chiami, ma con lo stesso numero di angeli ad
accompagnarti, perch la vita pu essere stronza ma gli angeli no.
Certe opinioni deprimono, e una volta ho letto questa frase: Fra i gay il
tasso di depressione e suicidi pi alto, perch in fondo si accorgono anche
loro di non essere normali. Se vi capitasse di leggere questa frase su un
muro, figlie mie, cancellatela. E se la sentirete pronunciare, fate di tutto per
farla passare nella scatola dei pensieri sbagliati.
Perch no, caro imbecille che un giorno di settembre hai scritto quella
frase. La depressione, fra persone gay, (forse) percentualmente pi alta
perch ci sono quelli come te che pensano che ci siano dei baci giusti e dei
baci sbagliati. E per questo io, ora, ho deciso di nominarli tutti, i baci che
vanno bene. Appuntateveli, figlie mie:
Vanno bene i baci sulla fronte, sulla guancia, sulle labbra. I baci sul collo
vanno benissimo. Vanno bene i baci sotto il ponte e sopra il ponte. I baci sul
fiume, i baci al mare, i baci in tenda. Vanno bene i baci con un po di lingua,
i baci con abbastanza lingua e vanno bene i baci senza lingua se una scena
al cinema. Vanno bene i baci con la lingua a mulinello se un cinema porno
o siete ubriachi di vino in piazza. Vanno bene i baci sotto la pioggia, con o
senza ombrello. Vanno bene i baci alla partenza, ma io preferisco quelli
allarrivo. I baci sono belli alla stazione ma sono bellissimi anche quelli in
macchina, possibilmente non mentre si guida. Vanno bene i baci nei cinema, i
baci in teatro, i baci mentre scorre il film e voi siete in ultima fila, ma vanno
bene anche i baci quando siete in prima fila e tutti vi guardano. Vanno bene i
baci prima di entrare a scuola, i baci al cambio dellora, i baci durante la
ricreazione al sapore di panino con la senape. Vanno bene i baci sotto il sole,
e se il sole forte meglio essere nudi, perch vestiti farebbe troppo caldo
(mica per altro). Vanno bene i baci in acqua, con il sapore di salsedine in
bocca, perch se vi state baciando buona pure la salsedine. E vanno bene i
baci sulla guancia ai babbi prima di andare a letto. Vanno bene tutti i baci se
laltra persona daccordo.
Il razzismo uninvenzione degli adulti

Figlie mie,
io e la mamma siamo antirazzisti, cio normali. Non avendo senso di
inferiorit, rabbia repressa, bacature mentali, non avendo avuto genitori
violenti, avendo letto libri, conosciuto persone, viaggiato per il mondo, siamo
immuni dal virus del razzismo. Non abbiamo questa strana malattia che,
come diceva Albert Einstein, colpisce i bianchi ma fa fuori i neri.
Essere antirazzisti non solo non essere razzisti. qualcosa di pi. Perch
odiare una persona o non odiarla non come amare il tennis oppure no.
Preferire il panino con la mortadella oppure con la fontina. Il razzismo non
unopzione. Il razzismo un crimine, il razzismo barbarie.
Essere antirazzisti significa che in treno, quando qualcuno sproloquia sugli
immigrati che ci rubano il lavoro, io intervengo. Significa che se odo una
conversazione telefonica in cui qualcuno dice ma sei down!! io quella
conversazione gliela interrompo.
Un giorno, Caterina, eravamo a tavola, broccoli patate e pasta, e tu hai
visto al telegiornale uno sbarco, di quelli non dagli yacht ma dai barconi, non
a Porto Cervo ma a Lampedusa. E tu hai iniziato a fare ciaf ciaf muovendo
la mano destra su e gi, come si fa per provocare gli schizzi in acqua, al
mare, giocando. E contemporaneamente hai emesso un gridolino stridulo che
tradotto significava: Anche io voglio tornare al mare e giocare con quei
bambini! Perch i bambini sopra quel barcone per te erano i compagni di
gioco sul traghetto, due mesi prima, e il gridolino eccitato era tutto per loro,
per quei bambini, ne sono convinto.
Essere antirazzisti significa sperare che un giorno, quei bambini e quelle
bambine, diventeranno davvero i compagni di gioco tuoi e di Margherita.

Io e la mamma pensiamo che gli stronzi e i buoni ci siano ovunque,


disseminati a seconda della casualit e delle politiche governative, che sono
in grado di forzare la casualit insieme alla famiglia, la scuola, le amicizie e
la personalit con cui si nasce.
Cio, per il principio delluguaglianza, pensiamo che i buoni e i cattivi
siano indipendenti dal luogo di nascita, e che questultimo non descriva le
qualit o meno di una persona.
Io e la mamma non temiamo che voi diventiate razziste, perch il razzismo
paura e ignoranza, cloaca e cattiveria, e se nasci in una famiglia antirazzista,
non diventi razzista. A meno di non venire al mondo con un piccolo
Mussolini dentro, ma abbastanza improbabile pensare a un ducetto che si
muove in un corpicino innocente. invece vero il contrario, in termini di
probabilit. Cio, se vieni annaffiato da Padania libera e ti portano a fare i
picnic a Pontida, probabile che quando cresci ti chiamino Trota e tu finisca
a comprare le lauree in Albania.
Se invece spieghi a tua figlia che se la mamma di Amine lavora non
perch ha rubato il lavoro alla mamma tua, anche se il suo cognome finisce
con una consonante, improbabile che tua figlia diventi razzista. Perch il
razzismo mancanza di spiegazioni, ed essere razzisti dopo una spiegazione
sarebbe come essere affamato se mangi regolarmente.

Per una paura io e la mamma ce labbiamo ed questa: il terrore che tu,


Caterina, fra un maremma e un come ti chiami? possa uscirtene con una
curiosit del tipo: Perch sei nera? rivolto a qualcuno effettivamente nero.
Domanda legittima, per una bambina curiosa, ma avrei difficolt a rispondere
anche io, figurarsi una bambina nera o una mamma nera, a bruciapelo, alle
16:30 appena uscite da scuola o durante un compleanno fra un Tanti auguri
a te e un Gioca jouer. Questa paura io e tua mamma ce labbiamo, ma tu
gioca con chi ti pare, perch il modo migliore per diminuire le possibilit di
una figura di merda quello di vivere pi vita possibile, capire pi cose
possibili e moltiplicare i giochi. Per questo gioca, gioca, gioca e divertiti con
tutti, bianchi neri gialli e verdi.

Cara Cate, cara Marghe, il razzismo uninvenzione degli adulti e la


prova me lhai data proprio tu, Caterina.
Ero in cucina, il computer appoggiato al bancone. Lo stesso bancone su
cui un giorno di qualche anno prima era appoggiato un ovetto e dentro
lovetto eri appoggiata tu, prima di cadere dallovetto e dal bancone e
spiaccicare la tua faccia sul pavimento e aspettare diversi secondi prima di
piangere; quei secondi che per me e la mamma sono stati il pi grande
brivido dopo il big bang; poi iniziasti a piangere ed esultammo, ma corremmo
comunque allospedale sperando che tu non vomitassi, perch avevamo letto
che se uno vomita dopo aver battuto la testa probabile che abbia
unemorragia cerebrale, e anche se magari non morto sul colpo muore dopo
unora. Nel tuo caso per niente emorragia, tu sei sopravvissuta e dunque
anche noi.
Questa cosa del vomito dopo lemorragia cerebrale io sono convinto di
averla letta ma potrebbe non essere vera. Per dire: quando ero piccolo, mia
mamma aveva letto che i mirtilli facevano bene agli occhi e per anni mi ha
costretto a mangiare vagonate di marmellata ai mirtilli.
Oggi porto le lenti a contatto, sono miope, astigmatico, ho spesso la
congiuntivite e odio la marmellata ai mirtilli.
Comunque. La prova che il razzismo sia uninvenzione degli adulti me
lhai data tu, Caterina, un giorno che ero in cucina, con il computer aperto
sopra il bancone. Scorrevo le foto di Francesco Malavolta, un fotografo
amico mio che viaggia il mondo da ventanni e fotografa le migrazioni
forzate, cio quei profughi che qualcuno chiama clandestini. Quelli brutti,
sporchi e cattivi con cui qualcuno vince le campagne elettorali e qualche
altro invece aiuta o fotografa, che sono in fondo due sinonimi, aiutare e
fotografare, perch fermare la realt in immagini serve anche per cambiarla,
quando non voyeurismo.
E tu, Caterina, quel giorno in cucina eri accanto a me. Ricordo che giocavi
con quei pupazzetti minuscoli che ti piacciono tanto, che pi sono piccoli e
pi ti piace girarli fra le dita e metterli seduti e poi a nanna e poi di nuovo
seduti e poi a nanna, e poi in piedi e poi seduti e poi a nanna e poi in piedi;
che se fossero personaggi reali si chiamerebbe tortura del sonno, invece sono
di plastica e stoffa e si chiama giocare a fare la mamma.
Mentre eravamo l, io con le mie foto e tu con i tuoi pupazzetti, ti sei
voltata a guardare unimmagine sul mio computer, per due secondi o tre. Era
la foto di un bambino su un autobus mentre guarda da un finestrino chiuso. Il
bambino era in collo alla mamma, che aveva un velo in testa. Accanto a loro
un uomo, penso il babbo. Tu, Caterina, ti concentri sul bambino e mi chiedi
lovvio: un bambino?
S.
un amico mio? (sorriso).
Proprio amico no, non lo conosci.
Ah, peccato (il sorriso se ne va e torni a giocare con quei pupazzetti
minuscoli che pi sono piccoli e pi ti piace girarli fra le dita eccetera
eccetera).
La morale che ho respirato in questa storia : quando un bambino vede un
altro bambino, vede un amico possibile, invece molti adulti non ci vedono
niente, e i peggiori ci identificano un nemico. Per questo dico che il razzismo
uninvenzione degli adulti e la prova me lhai data tu, Caterina.
Martin Luther King era minoranza

Ora vi dico due o tre cose che ho imparato sulla semplicit. Non sono pi un
bambino, e capire cosa sia la semplicit complicato, quando non si
piccoli. Io ci ho messo un po.
Cara Caterina, qualche giorno fa, per esempio, sei stata con i nonni alla
Comunione di Filippo, e gli sei stata appiccicata per tutto il tempo. In chiesa,
dove lhai raggiunto che ancora non lo conoscevi. Al ristorante, poi. A casa,
dopo. Gli hai chiesto: Giochiamo insieme? e quando lui ti ha risposto s
tu hai guardato il nonno e gli hai detto: Ora puoi andare dalla nonna, vai. E
il nonno rimasto l, lungo impalato, incerto se aveva di fronte
unadolescente o una bambina di quattro anni e mezzo.
Perch da piccoli facile essere semplici e dire la prima cosa che ci passa
per la testa, ma non sempre si pu essere piccoli. E a un certo punto il
disincanto si perde, entrano le sovrastrutture, si infilano i retropensieri e altre
cose che non sempre sono positive.
Una volta, avevi due anni e mezzo, mi hai chiesto se Topo Tip, il
personaggio di uno dei libretti che ogni tanto leggiamo, fosse un maschio.
Hai proprio detto: uno maschio? Io ti ho risposto s, ma non eri molto
convinta e volevi la conferma. E allora, con la semplicit di tutti i bambini del
mondo, lhai chiesta: Ha uno pisello?
E s, Topo Tip, anche se non lho mai visto nudo, penso abbia uno
pisello.

Per me essere semplici un po questa cosa qui: rapportarsi agli altri senza
chiedersi cosa gli altri penseranno di te. Perci parlare, muoversi, vestirsi,
truccarsi (o non truccarsi), senza pensare come ti giudicheranno. Esattamente
come fanno i bambini, o gli anziani molto anziani. Vivono, in un caso o
nellaltro, senza pensare al giudizio degli altri. Perch ne hanno viste cos
tante (o ancora cos poche, come i bambini), che del giudizio degli altri
riescono a strabattersene lanima senza pentimenti.

E ora invece vi dico due o tre cose che ho imparato sulla normalit, poi le
mettiamo insieme alle vostre tre o quattro, le frulliamo e ce le beviamo con
un brindisi alla vita, fatto alla goccia. Questa la prima cosa che ho imparato:
nessuno normale e insieme si arriva pi lontano.
E insieme bello anche seduti, perch seduti insieme gi un modo per
camminare e andare lontano. E insieme si pu per esempio chiacchierare,
mentre se chiacchieri da solo tanto normale non sei, dice qualcuno. Ma
siccome capitato un po a tutti di parlare da soli, significa che anche
chiacchierare da soli cosa normale, oppure non normale ma allora siamo
tutti non normali, che un po come dire che siamo tutti uguali. E lunica
cosa strana qui sono io, che conto le parole e ci gioco sommando normali e
non normali, un po come addizionare mele pi mele, che la stessa cosa
identica e spiccicata, come disse un bambino che conosco per dire che il
bene che voleva alle sue sorelle era proprio lo stesso. Anzi, a proposito di
mele: sapevate che quelle con il baco sono pi dolci di quelle senza, perch i
bachi sono furbi e le mele aspre le lasciano ai piccioni e agli uomini?
Perch la dolcezza una cosa strana, si infila pi spesso dove non te lo
aspetti, e se credi che il baco sia un intruso mi sa che quello sbagliato non il
baco.

Spiegare la normalit non facile, e se dovessi farlo per delle persone


adulte, dato che voi, figlie mie, non ne avete bisogno, allora prenderei un bel
respiro, andrei a capo, lascerei un capoverso e ricomincerei.

Se avessi avuto la Sma 1, che non una cosa tipo la playstation 6 ma pi


una cosa tipo latrofia muscolare spinale, non avrei potuto prendere un bel
respiro, ma sarei stato normale lo stesso.
Voi che in questo momento mi state leggendo siete seduti. Al novantanove
per cento avete il culo poggiato su una sedia, una poltrona, un divano, una
sdraio, un tappeto, le ginocchia di un amico, la metro, un letto o un tavolo. Io
addirittura avevo un amico, si chiamava Dylan, che leggeva seduto sui
divanetti in discoteca, perch secondo lui come si attirava lattenzione delle
ragazze mentre si legge, nientaltro. E male che gli andasse, aggiungeva,
almeno mi leggo un bel libro. In ogni caso, al novantanove per cento, voi
in questo momento siete seduti.
E se volete, potete chiudere il libro e alzarvi. In qualche caso, invece,
potrete chiudere il libro ma non alzarvi, per esempio se siete in carrozzina.
Ma in tutti i casi, tranquilli, siete normali. Anche se state leggendo in piedi in
metropolitana siete normali. Ma pure un po speciali.
Siete normali se aprendo questo libro non ci capite niente perch parlate
solo francese o solo inglese, tedesco, rumeno o spagnolo (per se siete
spagnoli e non capite neanche una parola di quello che c scritto, io qualche
domanda fossi in voi me la farei). Siete normali anche se parlate una lingua
non europea. Per dire: se parlate solo swahili siete normali lo stesso. Sembra
banale ma ci sono tanti che non ci arrivano. Si chiamano razzisti e loro,
davvero, non sono normali.
Se fossi stato cieco non avrei potuto leggere le parole di questo libro, per
esiste il braille, e in ogni caso sono normali anche le nonne che hanno fatto
solo la terza elementare e sanno leggere cos cos o per niente, come la nonna
mia. Riassumendo: siete normali anche se non capite quello che c scritto su
questo libro, se non riuscite a leggerlo oppure se lo leggete e non vi piace
(per allora vi tolgo lamicizia su Facebook).

Luniformit non un valore, questa la riflessione che sta alla base,


come le fondamenta per una casa. E quello che puoi costruire, nei valori di
una persona, dipende da quello che hai messo nelle sue fondamenta quando
questa persona era piccola. Come una casa quando hai iniziato a costruirla.
Se fra i valori base di un bambino ci sono i giochi sono solo miei, mangio
la nutella e non la offro a nessuno, se voglio unautomobilina nuova me la
comprano di sicuro, se voglio quella bambola tiro i capelli a Jessica e gliela
frego, quello grasso e mi fa schifo, probabilissimo che, una volta
cresciuto, i valori di quel bambino si traducano in file saltate, cene
scroccate, zingari di merda, se gliela do mi assume. Direi che quasi
matematico. Se invece fra i ricordi base inseriamo luniformit non un
valore, io qualche granello di fiducia in pi rispetto alla crescita di quel
bambino, o di quella bambina, ce lho.

Cara Margherita, cara Caterina, spiegare la normalit una cosa


complicata, ve lho detto. Come spiegare cos la neve a chi vive
allEquatore, o quanto sia grande il cielo a chi vive in cantina. Ma anche
semplice, dovete solo capire questo: il cielo dipende dalla prospettiva, per
questo n luniformit n la normalit sono valori. Se comprendete questo, e
capite che neanche la maggioranza un valore, se disgiunta dalla
minoranza, allora tutto pi facile.
Se la maggioranza fosse sempre un valore avrebbero avuto ragione quelli
che hanno marciato su Roma, avrebbero avuto ragione gli schiavisti nell800,
quelli che catturarono Anna Frank nel 900, quelli che pensano che le
generazioni del 2000 siano rimbambite.
Io invece penso che voi, figliuole mie, insieme a tutti quei ragazzi e
ragazze che ho la fortuna di incontrare, siate la cosa pi bella che il futuro
avrebbe potuto riservarci. Non ce n, belli come voi.

***

A proposito di maggioranze. Ogni maggioranza fatta da tante minoranze, e


quando nella maggioranza scompaiono le minoranze allora si chiama
dittatura e significa che ci sono solo loro, e quando ci sono solo loro
sempre un gran problema, indipendentemente da chi siano i solo loro.
Anche fossimo solo noi, per dire, sarebbe un problema, perch la dittatura
lunica forma di governo che non normale.
Per capire cos la dittatura pensate questo: come se allasilo un bambino
potesse decidere i giochi con cui devono giocare gli altri bambini, e potesse
dichiarare illegali tutti i giochi che a lui non piacciono; come se poi, quel
bambino, chiamasse pericolo pubblico quelli che protestano perch
vogliono giocare con i giochi che a lui non piacciono, e per questo quel
bambino potesse farli arrestare e condannare senza processo, perch in una
dittatura anche la magistratura soggetta al potere politico. Lesempio sta
diventando difficile e mi fermo, care Margherita e Caterina, ma spero
labbiate capito almeno nelle sue prime righe.
Sono le minoranze che rendono le persone normali, perch nelle
minoranze ci stanno le differenze, che sono una sorta di specializzazione alla
vita. Tutti infatti si nasce, ma poi lunico modo per essere se stessi
differenziarsi. Altrimenti sei una fotocopia e ti potevano creare andando in
cartoleria allangolo, mi scusi mi fa una fotocopia di me stesso, per
piacere? e con 20 centesimi eri gi pronto. Invece no, siamo persone zeppe
di sentimenti ed emozioni, e siamo unici. Per nascere sono necessari un po di
sesso e nove mesi di attesa, e poi una cosa chiamata travaglio che vi
garantisco un gran casino, come mi ha spiegato mia moglie.
E questo solo per nascere, poi c il vivere.

Ci sono quelli che appena nati partono subito con qualche differenza
clamorosa, e li riconosci perch loro sono gi mezzi specializzati. Ma in
realt la loro specializzazione solo scenografica, e anche loro per diventare
se stessi dovranno specializzarsi ancora e ancora. Perch le differenze visibili,
nella vita, contano quanto il due di picche in tasca quando guardi la Peppa
Pig sul tablet.
Ma lasciamo Peppa Pig e torniamo alle minoranze, che mi piacciono di
pi perch non grugniscono e sono un pezzetto in pi di vita che si aggiunge
e si mescola ad altra vita.
Martin Luther King era minoranza, le partigiane erano minoranza, Erri De
Luca minoranza, le persone con trisomia 21 sono minoranza, i fratelli
gemelli sono minoranza, io sto in minoranza. Questo per dire che quasi tutte
le minoranze sono normali. Poi ci sono i razzisti, come dicevo prima, che
sono una minoranza anche se in certi ambiti sono la maggioranza, e loro no
che non sono normali, come vi ho detto. Ma in quel caso la differenza
soprattutto fra lessere e il non essere. Essere uomo oppure omuncolo. Da una
parte c il tutto e dallaltra c tutto quello che manca, a una persona
potenzialmente normale, per vivere con serenit in mezzo agli altri.

E allora siamo tutti normali, se con questa parola intendiamo il fatto che i
nostri diritti devono essere rispettati come quelli di chiunque altro. E che
quelli di chiunque altro devono essere rispettati come i nostri. Si chiama
reciprocit, e la cosa pi bella proprio riconoscere un pezzetto di s nelle
storie e nelle vite degli altri. Dovrebbe funzionare con chiunque altro, basso o
biondo, italiano o straniero, agile e con il senso della musica o con una
gamba pi corta e i capelli con il gel o la pelle verde o blu.
Ma siamo anche dei normali-diversi, perch ognuno di noi differente e
specializzato. E sono la diversit, e la specializzazione nella vita, lunica
condizione a cui tendere.
Io sono Saverio. Tu Lara. Lei Caterina. Tu abbracciata a Caterina sei
Margherita. E ognuno di noi ha un tassello di sole in tasca, che si chiama
raggio, e solo tutti i nostri raggi insieme possono formare la cosa pi bella del
mondo, che tonda, gialla, illumina e riscalda; e fa maturare i pomodori
nellorto di mia nonna, rendendoli dolci e buoni quasi quanto lei.
I bambini hanno sempre ragione, e altre bugie

I bambini, quando parlano, andrebbero sempre ascoltati. La frase suona


bene e la dicono in tanti, ma falsa come un politico in conferenza stampa.
Ve lo dico sottovoce, figlie mie, e nel dirlo sorrido, per ci credo come se lo
scrivessi grande sopra un muro bianco: Voi bambini, quando parlate,
andreste ascoltati solo qualche volta. Noi adulti non dobbiamo farci fregare
dalla vostra aria innocente. Un bambino che parla non un angelo che apre
bocca, e io vi ho scoperto. Laria innocente la vostra maschera, oppure
avete appena fatto cacca e siete rilassati. In ogni caso, bisogna stare attenti.
Io ho pregato che qualche volta tu, Caterina, non venissi ascoltata, o
almeno non fossi stata capita. Ma Dio ironico e si diverte di fronte alle
figure di merda degli altri, per questo penso che Dio non mi abbia mai
ascoltato e tu sia sempre stata capita alla perfezione, anche se qualche volta le
persone hanno fatto finta di non averti sentita.
Ricordo quando la mamma era incinta di tua sorella. Aspettavamo
Margherita. Laspettava pi lei di me, perch la pancia non le dava tregua.
Era una pancia voluminosa, enorme. Triplicava la distanza fra lombelico e le
tette, che erano comunque due belle tette, uno dei lati positivi della maternit.
Ti avevamo spiegato che l dentro, nella pancia della mamma, cera
Margherita, e tu avevi capito. E noi eravamo felici, perch non facile far
capire a una bambina di tre anni cosa sta succedendo dentro il corpo della sua
mamma, un corpo in trasformazione; per questo eravamo orgogliosi della
nostra spiegazione e del fatto che tu avessi davvero capito che da quella
pancia (in realt un po pi gi, ma non eravamo stati a specificare) sarebbe
uscita, molto presto, la tua nuova sorellina. E tu avevi capito, dicevo, ed eri
felice. In cameretta preparavi i giochi per quando sarebbe arrivata
Margherita, e allasilo lo raccontavi alla maestra e ai tuoi amichetti, e ogni
giorno salutando la mamma allentrata, le davi un bacio sulla pancia per
salutare anche Margherita, prima di andare in classe. Fino a che, a un certo
momento, era diventata cos tanta la voglia di vedere Margherita, di poterla
abbracciare (e un po stritolare, ma questo lo abbiamo scoperto dopo), che hai
iniziato a chiedere a ogni persona di sesso femminile che non fosse modella
di professione, se anche lei fosse incinta. Tra laltro, nella tua semplicit
espressiva, cara Caterina, risultavi cattivissima. Perch andavi da una signora,
qualsiasi signora ma con una predilezione per quelle in sovrappeso, stendevi
lindice della mano indicando la sua pancia, fino a sfiorarla con il tuo dito
impiccione, e sorridendo chiedevi: Bambino? E la maggior parte delle
volte, ovviamente, non cera nessun bambino l dentro. Solo banale tessuto
adiposo. Ma spiegartelo era complicato, soprattutto l, di fronte agli occhi
della signora che mi scrutava come dire: Caro pap, vediamo ora come fai a
uscire da questa situazione imbarazzante senza dire che sono grassa, perch
se lo dici ti cavo gli occhi e ci gioco a biglie sulla spiaggia. Insomma, i
bambini quando parlano dovrebbero poter essere ascoltati dai genitori in
anteprima, genitori che poi dovrebbero avere la facolt di scegliere se quello
che i figli hanno detto pu essere ascoltato anche dagli altri oppure no.
Ma purtroppo, o per fortuna, questo step non esiste e i bambini parlano
senza filtri. A rischio dellincolumit di noi genitori, per.

Cara Caterina, hai parlato tardi, declinato i verbi tardi, detto in ritardo le
frasi lunghe. Per, santiddio, hai sempre fatto bella figura. Sei sempre riuscita
a creare cos tanto casino mentre ti esprimevi, gesticolando e piegando il
collo di lato in un gesto buffissimo, che la gente si divertiva a sentirti parlare,
e se non capiva rideva e tu dicevi loro: Non capisci? le uniche parole che
scandivi davvero bene, quasi a dispetto, quasi a prenderci tutti quanti per il
culo.
Un mondo vocale, il tuo (e un po anche nostro che abbiamo imparato a
capirti prima degli altri), in cui a quattro anni sono entrate le parole
MADONNA e AHIA TOMA.
Per la prima sono responsabile io, per le seconde la colpa della mamma.
Chiarito questo, oggi siamo nel panico. Tu le pronunci e noi cosa dovremmo
fare? Dovremmo brontolarti perch dici delle parole che hai imparato
ascoltando noi? E poi brontolare significa porre laccento, e io lo so come
siete fatti voi bambini, voi pesti viventi, voi colabrodo della razionalit e
inventori di storie che partono da un pezzetto di carta strappata in terra e
attraversano lo spazio su unastronave segreta che prende tutte le forme che si
vuole, anche quella di un pezzetto di carta strappata, per lappunto, e
terminano nelliperuranio con la fantasia come carburante. Insomma, voi
bambini pieni di fantasia, se io vi dico non dire Madonna mi tirate gi il
rosario, il Cristo e lAltissimo. Come sentirvi.
Per, per, per.
Cara Caterina, se io ti chiedo di rimettere a posto il Lego che hai buttato in
terra, non puoi sbuffare: Madonnaaaa come se non ci fosse un domani. Se
la mamma ti chiede di non alzarti da tavola prima di aver finito di mangiare,
non puoi rispondere con gli occhi al cielo: Madonnaaaa! Se entri allasilo e
batti contro il ginocchio di una mamma, non puoi guardarla e dire: Ahia
toma! perch a Firenze toma significa: to cio tua, e ma cio
mamma;
E perci Ahia la tua mamma! significa che sei posizionata appena un
gradino sotto loffesa diretta alla mamma della malcapitata, perch ci che
non si dice ma si sottintende dopo le parole tua mamma un aggettivo
qualificativo di dubbissimo gusto, che ogni vocabolario italiano accompagna
sulla destra con la dizione volg.
Ora, cara Caterina, lascia stare che toma per la mia generazione una
parola che si dice senza pensarci, entrata nelluso comune, direi naturale, del
fiorentino medio. Per rimane unespressione un tantinello volgarotta. A
Bologna dicono sccmel, e il senso e la vergogna nostra paragonabile a
quella di due genitori nati allombra delle Due Torri la cui bambina si
rivolgesse a un adulto dicendogli succhiamelo, che poi il significato alla
lettera del famoso sccmel bolognese.
Capito perch io e tua mamma siamo nel panico?
Non si pu morire fascisti

Io sono nato il 24 gennaio 1979.


Per quelli della mia generazione gli anni Ottanta sono stati un pallone da
calcio, spesso di spugna cos non si bucava anche se si staccavano pezzi o
una bambola; le prime bambole a cui si poteva fare il bagnetto, cio dei
plasticoni rosa dai nomi improbabili come la bambola sbrodolina, che
simulava il rigurgito dopo aver preso il latte.
Gli anni Ottanta sono stati pezzi di gesso colorato con cui disegnavamo
una campana sullasfalto, e poi salti a zoppino, stando attenti a non sfiorare il
bordo tracciato con il gesso, altrimenti dovevi tornare al punto di partenza,
come succedeva sempre a me. O una corda da saltare tenendo conto dei salti.
Le notizie le dava il telegiornale, oppure il giornale di carta, il giorno
dopo. Le ricerche per il tema di scienze si facevano sullenciclopedia a casa. I
pi fortunati avevano a casa la Treccani, comprata a rate dal venditore porta a
porta. Altrimenti era qualche enciclopedia pi piccola, con meno volumi e
meno voci, dove in generale le notizie erano meno, e allora telefonavi al
compagno di banco per sapere cosa diceva la sua enciclopedia e poi sommavi
le notizie. E telefonavi al numero di casa dal telefono di casa, e siccome
rispondeva sempre la mamma dellamico, dicevi: Buongiorno signora, sono
Saverio, potrebbe passarmi Luca? o anche solo Ciao, c Luca?
Gli anni Ottanta sono stati i telefoni a gettoni, fuori casa. Un gettone te lo
davano per duecento lire. E con mille lire potevi passare un pomeriggio in
sala giochi. Le sale giochi erano posti dove cerano tanti giochi elettronici,
dove il pi tecnologico era meno tecnologico del peggior gioco di oggi alla
Playstation. Io a casa avevo il Commodore 64, per dire. E il mio amico
Federico, che era pi fortunato, aveva il Commodore 128. La Playstation non
lavevano inventata, il Nintendo arriv dopo, insieme al Game boy.
Un pacchetto di figurine costava cinquanta lire, oggi non esistono neanche
pi gli album di figurine, se non per figli con genitori nostalgici. Al mare
giocavamo a ping pong e nessuno si preoccupava della connessione sulla
spiaggia.
Non cera Internet e non cera Google, negli anni Ottanta. Youtube nato
il 14 febbraio 2005. Facebook un anno prima, il 4 febbraio 2004. Lo so,
incredibile ma Youtube e Facebook non sono sempre esistiti, figlie mie. Voi
siete nate con Internet e i social network, ma io no. Il vostro nonno non mi
stressava per farmi una foto da condividere sui social. E quando ci facevamo
una foto non potevamo controllare come era venuta, perch le macchine
fotografiche erano analogiche, significa che andavano con i rullini
fotografici, che dovevi comprare dal fotografo e che potevano avere 12 o 24
scatti, chiamati pose. Ne esistevano anche da 36, ma erano cari e non li
comprava quasi nessuno. Se facevi una foto non potevi cancellarla. Se avevi
un rullino da dodici foto, per dire, ne potevi scattare al massimo dodici, poi il
rullino era finito, dovevi toglierlo dalla macchina fotografica e metterlo
dentro un cilindro di plastica nera, perch i rullini non potevano vedere la
luce; e per scoprire le foto che avevi scattato dovevi portare il rullino dal
fotografo. Il fotografo lo avrebbe sviluppato e avrebbe visto le tue foto in
anteprima: animali, amanti, linguacce, tutto. La privacy proprio non cera.
Dal fotografo tornavi tre o quattro giorni dopo, pagavi, e lui ti consegnava
le tue dodici foto stampate, anche se ogni tanto ti diceva: Sono dieci, perch
due le ha fatte nere, glielho buttate. E tu potevi solo credergli, e pagargli
tutte e dodici le stampe.
Caterina, Margherita, voi non avete ancora un account Google, un numero
di cellulare e neanche un profilo Facebook o Snapchat. Ma sar questione di
qualche anno, poi inizierete il vostro viaggio nella tecnologia. Per me stato
diverso, non avevano ancora inventato niente di paragonabile a tutto questo, e
i miei genitori dovevano ancora riprendersi dallinvenzione del televisore a
colori. Ovviamente ben prima del plasma e degli schermi piatti. Io sono nato,
e cresciuto, con televisori che se mettevi il dito vicino allo schermo acceso
sentivi una specie di piccola scossa. La sicurezza, proprio.

Cara Caterina, cara Margherita, la tecnologia straordinaria, perch fra


qualche anno vi permetter di fare delle cose che oggi non potete neanche
pensare. Limportante non dimenticare quello che eravate prima dei
dispositivi elettronici, e in assenza di connessione riuscire comunque a
connettervi, per con gli altri.
Ora appuntatevi una frase banale, per vera: Ogni cosa ha dei pregi e ha
dei difetti. Non significa quasi mai che questi si equivalgono, ma che ogni
aspetto bisogna guardarlo da prospettive diverse. Differenti anche dalla
prospettiva personale, perch se una cosa a me porta molti vantaggi, ma agli
altri solo problemi, significa che non comunque una buona cosa e sarebbe
giusto rinunciarvi e farlo con felicit. Ad esempio il SUV. Oppure rubare.

Se unazione comporta pi danni che spargimento di bellezza, ma vedete


che qualcuno insiste nel farla, ricordate sempre che le vostre idee possono
battere quello spreco, e non saranno mai il silenzio e laccondiscendenza
passiva a salvare il mondo. Dovete essere dure, senza mai perdere la
tenerezza, come diceva un signore cubano. Il silenzio, figlie mie, non
funziona mai, soprattutto oggi nellera di Internet, Google e Facebook. Ecco
dove volevo arrivare, sono partito da lontano per tornare qui. Vi faccio un
esempio: se di fronte a certe idee che non vi piacciono vi tappate le orecchie,
non significa che non circoleranno, significa che avranno una sola versione, e
che non sar quella che volete voi. Per questo io amo parlare con tutti, anche
con quelli che la pensano diversamente da me, addirittura parlo anche con i
fascisti. Non ci vado a mangiare una pizza fuori, per ci discuto. Perch
tapparsi le orecchie non serve a fermare unidea di merda, servirebbe solo a
voi per non sentirla, ma voi non siete lombelico del mondo e neanche il suo
perno. E con tutta probabilit non diventerete neanche due delle sue abitanti
pi influenti. Perci certe idee marce, come il fascismo, continueranno a
circolare indipendentemente dai tappi che vi ficcherete nelle orecchie per non
sentirle.
Per questo vi dico: siate sempre pronte alla discussione.

E anche se pensate che niente cambier, le cose cambiano. Lo fanno


velocemente, in certi casi, in altri ci mettono pi tempo. Dipende da quanto
sono radicate e dallefficacia delle spiegazioni, ma in ogni caso le cose
cambiano. Anche quando sono imbottite di preconcetti e nutrite da qualcuno
che ha voglia che le cose non cambino, quelle invece cambiano, magari
mentre girate il sugo oppure state guardando lacqua che bolle. Certe volte le
cose cambiano in peggio, ma se lavoriamo bene le cose cambiano solo in
meglio. E tutto questo dipende anche da voi, figlie mie.
Vi faccio un esempio. Ho ricevuto una lettera, qualche tempo fa. Non la
prima, spero non sia lultima. di un ragazzo che ha smesso di odiare, e lha
scritta proprio a me:

Caro Saverio,
da veramente tanto tempo che volevo scriverti. Quasi un anno. Non ho
mai trovato il coraggio di mettermi al computer a buttare gi due parole.
Che poi non saranno due, ma probabilmente paginate intere.
Ma partiamo dallinizio: io ero un fascista. Non un fascista di quelli che
vanno per le periferie a picchiare i neri oppure fanno azioni concrete; ero un
fascista di quelli che lo sono e basta. Cos tanto che a diciotto anni entrai nel
giro del fascismo bene della citt di XXXX, quello che non si poteva dire
siamo fascisti in pubblico, ma in privato cerano solo Duce e saluti romani
e strette del legionario quando ci si incontrava. L dentro era pieno di
ragazzi come me. Ragazzi colti, intelligenti, con una fredda morale e una
fredda logica da portare a sostegno delle proprie idee, che tre/quattro anni
fa erano anche le mie idee. Ragazzi che erano tutto fuorch persone cattive.
Anzi. Noi volevamo cambiare lItalia e il mondo, noi ci sentivamo le forze del
bene! A diciotto anni normale pensarla cos, non credi, Saverio? Mi
ricordo le manifestazioni, mi ricordo quando arrivavano i parlamentari. Mi
ricordo ancora le pizze consegnate per comprarmi un completo quando avrei
dovuto parlare al cospetto di queste figure in nome della giovent XXXX. Per
due anni stato cos. Per due anni io ci ho creduto. Davvero. Ho creduto di
far parte della razza superiore, ho creduto di essere meglio di tante persone
per il colore della mia pelle, perch ho avuto la fortuna di essere stato
partorito di qua e non di l.
Poi qualcosa cambiato. Una sera, un litigio furibondo. Una sede messa
a soqquadro, sedie lanciate, e la giovent quelli che erano diventati miei
amici per la pelle che usciva da quella stanza sbattendo la porta. Ci
eravamo rotti, per cos dire, per utilizzare un eufemismo. Inutile dire che,
una volta usciti da quella stanza e da quel partito, ci siamo persi di vista. Ho
capito che i miei amici erano altri, Saverio. Oggi da quella sera sono passati
due anni. Da quella sera qualcosa dentro di me cambiato. Qualcosa di
quello che pensavo, qualcosa di quello che provavo. E da qualcosa
diventato tutto. Mi sono sentito libero, non pi schiavo di unidea, e ho
iniziato a maturare le mie, di idee.
Sai, Saverio, a guardarmi indietro ora cosa ricordo pi di ogni altra
cosa? La paura, la rabbia e il dolore. La frustrazione che mi sentivo addosso
e sfogavo odiando quelli uguali a me ma meno fortunati. E oggi che quella
frustrazione addosso non ce lho pi, quella sensazione che una volta mi
faceva desiderare il male per un ragazzo di colore o per uno che non la
pensava come me non riesco nemmeno pi a ricordarla. Non vedo pi le
razze, vedo le persone. Vedo gli esseri umani. E quando cammino per strada
mi sento parte di questo mondo, mi sento in pace con me stesso.
Saverio, io ti devo chiedere scusa. E devo chiedere scusa soprattutto alle
tue bambine. Perch in quei due anni ho detto e augurato cose davvero molto
brutte al loro pap, cose che non si meritava. Tu sei stato una costante nella
mia vita: i tuoi video li ho sempre guardati. Anche quando respingevo un
parcheggiatore abusivo che aveva fame con un saluto romano. In qualche
modo hai sempre smosso la mia coscienza, anche se allepoca non me ne
rendevo conto. Li guardavo e basta, poi commentavo con insulti. Quando
ripenso a certe cose che ho fatto non riesco a capire come abbia potuto farle,
e me ne vergogno profondamente. Ma oggi sono una persona diversa.
scomparso lodio, e sono scomparse anche quelle idee. E quando rivedo un
mio amico, che una volta chiamavo camerata, e invece di stringermi la mano
o darmi il cinque mi fa la stretta del legionario, io sorrido. Sorrido per tanti
motivi. Perch gli voglio bene, come prima cosa; perch abbiamo fatto un
pezzo di strada insieme; perch quello che pensa mi fa sorridere; e
soprattutto perch so che un giorno anche lui aprir gli occhi.
Se si vive nel mondo, se si hanno contatti con gli altri e non si hanno
interessi in quellambito, non si pu morire fascisti, Saverio. Mio nonno me
lha sempre detto. E mio nonno aveva ragione.
Scusami ancora per tutto quello che ho detto sul tuo conto, per tutte le
volte che ho parlato male di te agli altri, per tutto il male che ti ho augurato.
Ero troppo coglione per comprendere il tuo lavoro e le tue posizioni.
Se mai dovessi passare per XXXX fammi un fischio che ti offro un caff :)
Buona serata!

Il caff non lho mai preso, ci siamo scritti ma non sono mai passato da
XXXX. E se ci passassi probabilmente non gli scriverei, perch avrei troppa
paura di sciupare una storia perfetta. Un po come quando, a inizio di ogni
primavera, ti struggi al ricordo della ragazzina delle superiori, o addirittura
delle scuole medie, e avresti voglia di chiamarla anche se ormai sei
allUniversit, o lavori da ventanni, ma primavera e ti prende
quellimprovvisa voglia di sapere lei come sta, cosa fa, se cambiata o
sostanzialmente se bacia sempre bene come baciava quando uscivate insieme
sedici vite prima, e per poi non la chiami. la paura di sciupare una storia
che nel ricordo perfetta, il motivo principale. Non centrano, o centrano
poco, le mogli e le fidanzate. Centrano i ricordi che, se vogliamo che ci
accompagnino dolcemente ancora per qualche anno, forse non vale la pena
dissotterrarli, perch allaria del confronto con il presente potrebbero
evaporare. E allora non chiamo Valentina per timore che abbia smesso di
credere nel grande amore, e abbia finito per accontentarsi; e non chiamo
Silvia anche se guardo le foto dei suoi aperitivi e delle sue vacanze; non
chiamo Manuela, Antonio, Riccardo, Francesco, Maila, Filippo e quasi
nessuno dei protagonisti dei vecchi video. Anche se fra tutte le persone
nominate non ho baciato quasi nessuna, ma scambi di emozioni s, molti. E
per me valgono quelli, soprattutto.
E per lo stesso motivo, se passassi da XXXX, forse non scriverei a
XXXX, per paura di scoprire che ora vota Forza Italia, non pi razzista ma
gli zingari li odio oppure diventato uno di quelli che al supermercato
posteggio nei posti riservati ai disabili perch gli handicappati hanno troppi
privilegi.
Ho paura di questo, anche se confido in lui, nei miei vecchi amori e nel
nonno di XXXX: Se si vive nel mondo, se si hanno contatti con gli altri e
non si hanno interessi in quellambito, non si pu morire fascisti.
Come un cane che fa la pip in salotto

Cara Caterina,
hai presente quando dai una botta in testa a Margherita e io ti sgrido?
E tu fai il broncio, piangi e allarghi le braccia perch ti dispiace, e vorresti
da me un abbraccio che ti ricordi che ti voglio bene comunque, ma ora vai
subito a chiedere scusa alla tua sorella e dalle un bacino?
Ecco, ti succede perch capita di fare delle bischerate, a grandi e piccini.
Io, una volta, ho tirato un calcio alla porta di legno dellingresso, perch ero
arrabbiato. E unaltra volta ho aspettato troppo a comprare i biglietti per il
concerto di Vasco Rossi e poi erano finiti.
Insomma, capita di sbagliare. E capita di aver scritto un capitolo del libro
con un linguaggio che forse, care Caterina e Margherita, faticherete a capire.
Ma va bene cos, perch mi rivolgo a voi, per mi rivolgo a tutti. Perci
leggete, e se non capite se ne parla stasera a cena, dopo il tg di Mentana e
prima della Gruber. Oppure fra qualche anno.
Dunque, dicevo. Capita di scrivere una boiata e pentirsene. Ti odio o ti
amo. Capita di scriverlo o dirlo, e poi voler tornare indietro. Capita di
scrivere una cazzata e pensare: Oddio cosa ho scritto. Capita di rispondere
male, per stanchezza o rabbia, e poi pensare: Sarebbe stato meglio non
lavessi scritto. Oppure: Non lavessi mai detto!
Le risposte a carciofo capitano nella vita reale e sui social network.
A me capitato di aver detto o scritto dei vaffanculo dei quali mi sono
pentito. O dei quali non mi sono pentito. Ma la mia reazione, talvolta
spropositata, talvolta rivendicata, in ogni caso forte, non mai dipesa dal
mezzo espressivo.
Chi non sa controllarsi in una conversazione orale, quasi sicuramente non
sar in grado di farlo neanche in una scritta. E viceversa. Se uno parla male,
scrive male. Se in testa ha una fotografia di societ in cui la donna sta un
gradino sotto luomo, probabilmente le foto che condivider su Facebook
saranno sessiste. Se uno parla sbagliando i congiuntivi li sbaglier anche
nella scrittura; ma non sar togliendo a questa persona i tasti da premere che i
suoi congiuntivi miglioreranno. O che la sua idea di societ patriarcale
scomparir. I social network sono uno strumento, niente di pi e niente di
meno. Dare la colpa a Facebook perch scatena la rabbia delle persone
come dare la colpa al cane per aver fatto la pip in salotto. Il cane fatto cos,
ha mille pregi, ti salta in braccio per salutarti, ti d un affetto incondizionato,
ma se tu non lo educhi, non lo porti fuori e al contrario gli metti un tappetto
sotto il sedere, quello ti fa la pip in salotto, naturale. Tocca a te conoscerlo
e migliorarlo. Io la penso cos.

Vi capiter di leggere cose spiacevoli, navigando in rete, oltre a scriverne


ogni tanto qualcuna voi. Ma non sono i social a scatenare la rabbia. Viviamo
in una societ frustrata e un po incazzata, e i social ne sono lo specchio. Ma
non frantumando lo specchio (che tra laltro porta sfiga) che limmagine
reale migliorer.
Le reazioni a una conversazione dipendono dal rapporto che avete con chi
sta parlando con voi e da quanto vi sta a cuore largomento. Le reazioni non
le scatena il mezzo, le costruite voi. E anche se la distanza virtuale pu
scatenare qualche webete, e la disintermediazione aiutare qualcuno a
esprimersi senza pensare, non per qualche webete senza freni che possiamo
pensare di limitare il pi grande mezzo di espressione e comunicazione oggi
esistente, Internet, o demonizzare i social network. Faremmo come quel
marito che, per far dispetto alla moglie, si tagli le palle. Sarebbe come
incazzarsi con il marciapiede perch, passeggiando, abbiamo sentito due
allangolo della strada raccontare come bello prendere a calci nel culo gli
immigrati. Non colpa del marciapiede che ospita i due individui, o
dellangolo del marciapiede che favorisce lincontro fra razzisti, il razzismo
colpa dei razzisti. Il marciapiede solo lo spazio del dibattito. E se la sera i
due razzisti scriveranno su Facebook il loro pensiero, la colpa non sar di
Zuckerberg, ma sempre di quei due razzisti. La responsabilit penale
personale. Il razzismo non unopinione. Se gli imbecilli volassero sarebbe
sempre buio.
C gente che dice che i social network andrebbero chiusi per migliorare i
rapporti interpersonali, ma secondo me sarebbe come dire: Rendiamo
illegale il divorzio, cos la gente potrebbe continuare ad amarsi.
I social sono come un bar. In un bar si possono fare tante cose, come sui
social. A chi pensa che i social abbiano rovinato la societ, e un po anche i
bar, io direi due cose, bambine mie. La prima questa: quando fu inventata la
stampa, qualcuno pens che fosse inutile perch gi esistevano gli
amanuensi, che alla notizia di Gutenberg iniziarono a strapparsi i capelli. E a
mettere in giro voci come: Chi volete che compri un libro stampato?
molto pi romantico un libro scritto a mano.
Quando al cinema fu introdotto il sonoro e gli attori iniziarono a parlare,
qualcuno disse: A chi volete che interessi sentire degli attori che parlano?
Per quello c il teatro, il cinema sar per sempre sinonimo di cinema muto.
Quando nato Netflix, i produttori di film dissero: Non potr mai farci
concorrenza.
Prima che tu nascessi, cara Margherita, temevo di non poter mai volere
tanto bene a unaltra bambina come ne volevo a Caterina. Mi sbagliavo anche
io. Ora a entrambe vi voglio bene da morire, anzi da vivere.
Questo per dire che i cambiamenti fanno sempre un po paura, ma
sapendolo possiamo imparare a gestire i timori, e il modo migliore per farlo
essere aperti ai cambiamenti. Perch il mondo intorno cambierebbe anche se
noi provassimo a rimanere aggrappati allultimo scoglio del secolo passato. E
cambiare, tutto sommato, bellissimo. Come volere bene a due bambine
invece che a una sola. Il bene non un portafoglio con una certa quantit di
denaro dentro, che finito quello si pu solo ricominciare a lavorare,
aspettando il quindici del mese e laccredito. Il bene somiglia pi a una
patatina fritta, che mangiata la prima hai subito voglia della seconda. Perch
il bene per gente affamata, e golosa, damore.
La seconda cosa, che alla prima collegata, questa: non si torna indietro,
almeno non a breve o medio termine, qualunque sia la vostra opinione. Si
possono provare a correggere gli errori, anzi si deve, ma le lancette
dellorologio non scorreranno mai verso sinistra.
Significa che qualunque sia la vostra opinione sui social network, con
questi bisogna confrontarsi. Significa che potete scegliere di non usare
Facebook, ma non potrete parlare di comunicazione senza porvi la questione
dei social, perch oggi la maggior parte dellinformazione passa attraverso le
pagine di Mark Zuckerberg.
Perci sarebbe pi interessante pensare a come migliorare lapproccio e la
consapevolezza dei social invece di dire: Si stava meglio prima. Anche
perch, sfortunatamente, sono anche io abbastanza vecchio per ricordarmi il
prima, e non mi sembra di ricordare che prima si stesse meglio. Il bullismo
cera, anche se veniva denunciato molto meno, cera la violenza ed
esistevano i tradimenti.
E se vostra moglie vi sgama leggendo il vostro messenger non colpa
della moglie, ma di quello che scrivete. E un po anche del fatto che le avete
dato la password.

Ho visitato decine di scuole, invitato a parlare o a fare lezione. Ho


incontrato insegnanti, presidi, studenti. Esistono scuole che bandiscono
lutilizzo dei cellulari e dei computer, come ai miei tempi vietavano luso
della calcolatrice. E spero che voi, Caterina e Margherita, non incontriate mai
una scuola del genere.
E ci sono invece scuole che attraverso i tablet e le ricerche su Internet
insegnano alle studentesse e agli studenti come scegliere le fonti, come
evitare le fake news e non sentire pi il bisogno di consultare lEnciclopedia
polverosa ereditata dallo zio morto, anche perch nel frattempo
quellEnciclopedia ha una versione online costantemente aggiornata, e le voci
che interessano meglio consultarle l che in un libro pesantissimo stampato
trentanni fa abbattendo una quercia.
I social network sono unopportunit, e rappresentano una dannazione solo
per chi non sa usarli. Ad esempio, cara Margherita, se il tuo pap un giorno
scoprisse che hai marinato la scuola, non dare la colpa a Zuck, la colpa sar
tua e della tua bugia. E un po anche del fatto che ti sei scordata di
disconnettere il tuo profilo dal computer di casa.
Quando puoi scegliere fra avere ragione ed essere gentile

Ho una vita fortunata perch ho voi, figlie mie. E perch mi chiamano le


studentesse e gli studenti a parlare nelle scuole.
Cara Caterina, cara Margherita, siate felici dellaccostamento. Perch le
scuole dove gli abitanti della mattina si organizzano, impiegando sudore e
bellezza per organizzare un incontro che nessuno ha chiesto loro, ma che loro
vogliono, il cielo che tocca il mare. E io cerco di respirare quei momenti,
rapire quegli sguardi e dare tutto me stesso. Se mi fa male la gola capitato
non risparmio la voce ma premo sulle corde vocali come se non ci fosse un
domani, perch i giovani (che non sono una categoria ma lo spicchio pi
interessante dellumanit) hanno il diritto di conoscere.
E poi gli adolescenti sono il massimo, sempre. Se sono annoiati lo sono al
massimo e niente potr interessarli di nuovo, almeno per cinque minuti. Se
sono felici il giorno pi bello della loro vita, se sono tristi sono Leopardi al
cubo. E anche se lascella di un adolescente puzza, lo far sempre con tutta se
stessa.
E di conseguenza mi arrabbio come una bestia in gabbia quando ascolto
adulti annoiati che dicono ai pi giovani: Non state sui social network,
uscite di casa. Mi arrabbio perch la banalit impastata con la sufficienza mi
procura un giramento di stomaco che birra pi aulin, al confronto, non
niente.
Uscire di casa non un valore, se non sai dove andare e una meta finisce
per valerne unaltra. E pensare che stare sui social network sia il male
come dire a trenta milioni di italiani: Voi siete il male.
questa mentalit che mi fa stare male, e alla quale nelle mie possibilit
provo a oppormi, imparando ad ascoltare le storie degli altri, dando valore
alle parole, entrando con gentilezza nelle loro vite, e lasciando che rovistino
un po nella mia. Senza dire mai: Stai sbagliando senza proseguire la frase,
come se la soluzione suggerita fossi io. Io non sono la soluzione. Una persona
sola, chiunque sia, non mai la soluzione. Neanche Ges lo fu. Figuriamoci
io, o altri adulti. Anzi, gli adulti non devono mai pensare di avere qualcosa da
insegnare, anche se ci piacerebbe che altri la pensassero come noi. E vi dir
di pi, figlie mie: avere ragione non cos importante. C una frase molto
bella che mi ronza spesso in testa: Quando puoi scegliere fra avere ragione
ed essere gentile, scegli sempre di essere gentile.
E ce n anche un altro, di pensiero stupendo: Quando un adulto parla
male di un quindicenne dicendo: Cosa vuoi sapere tu che hai solo quindici
anni, sul viso delladulto compare una ruga.

Io, tra laltro, sono contrario agli esempi che non siano singoli gesti ma
persone, perch lesempio somiglia a un modello, e i modelli sono tutti uguali
e a me le cose tutte uguali fanno paura. A me piacciono le differenze e
godo nel fare lamore con la diversit.
Per questo parlo poco di santi e cardinali, e preferisco drogati e carcerati, i
senza dimora, gli ultimi della fila e gli esclusi dai banchetti.
E penso che lesempio migliore, per vecchi e giovani, resti la vita vera.
Quella stropicciata, un po strappata, incasinata e che non ha niente a che fare
con i modelli. Credo che lesempio migliore sia buttarli nel cesso, i modelli.
Per conoscere tante storie, questo s, andandole a scovare e provando a
intrecciare quelle degli altri con le proprie, qualunque sia il punto di partenza,
aiuta a vivere meglio.
Sempre con rispetto, figlie mie, ricordatevelo. Un rispetto enorme per le
curve e gli inciampi degli altri. E anche rispetto per i propri, di inciampi.
Perch chi vive senza inciampi non un modello, solamente qualcuno che
ha rinunciato a camminare.
Io, dei perfetti, ho paura perch secondo me nascondono il morto
nellarmadio. A me piacciono le imperfezioni, sono fatto cos.

Quando prima ho paragonato i social a un bar, mi riferivo a questo.


Pensate, bambine mie, quante cose si possono fare in un bar. Ci si pu entrare
per fare una rapina, per fare sesso nel bagno, per nascondersi nel bagno, per
lasciare il proprio numero di telefono scritto sulla parete del bagno; o quello
di un vostro amico per fargli uno scherzo. In un bar si pu entrare per giocare
a carte, per bere un aperitivo, per buttare un pezzetto della propria vita nelle
macchinette mangia soldi che si chiamano slot machine. In un bar si pu
entrare per salutare il barista o la barista, per pagare un conto in sospeso, per
chiedere lelemosina, per comprare un gratta e perdi. In un bar si pu entrare
per lasciare un portafoglio che si trovato sul marciapiede di fronte, casomai
qualcuno passasse a chiederlo. In un bar si pu entrare per comprare una
bottiglietta dacqua da portarsi in biblioteca o si pu entrare per ubriacarsi
dopo la laurea. In un bar si pu entrare per chiedere lavoro, per scambiare
dieci euro, o si pu entrare per sbaglio cercando la mesticheria. In un bar si
pu andare per trovarsi con gli amici o incontrarsi con il nemico, poi usciamo
e vediamo chi ha ragione. Si pu andare per comprare un gelato, o per offrire
un succo di frutta a un bambino che rimasto senza merenda.
Sui social la stessa cosa. Ci stanno lamore e lodio, lincazzatura e tutte
le sensazioni sfumate che stanno fra lodio e lamore, di ogni grado e variet.
Perch le persone sono cos: diverse, varie, sfumate, mai del tutto felici, mai
del tutto abbattute, un po in corsa, sudate ma quasi sempre con qualche
speranza ancora, nel taschino dei jeans o fra i capelli.
Io, figlie mie, sui social trovo ogni giorno pezzi di vita. E regalo, a chi ci
va, un pezzo della vita mia, standoci, postando, commentando. Che quello
che faccio anche nella vita reale, ma sui social ho la possibilit di arrivare a
decine di migliaia di persone ogni volta. Qualche volta, milioni. una
responsabilit, ma una bella responsabilit. mia, ma anche nostra.
Laggettivo possessivo pi bello del mondo nostra prima persona plurale,
che allarga e non esclude. responsabilit mia, della mamma, e sar
responsabilit vostra, domani, care Caterina e Margherita. Ed responsabilit
di chi legge, che sceglie cosa leggere, cosa condividere, cosa comprare, come
vivere e quanti sorrisi fare.
Nostra, appunto, responsabilit di tutti, nessuno escluso. Che a dirla cos
un po spaventa, come il pi bel panorama del mondo.
Essere genitori impone delle scelte

Cara Caterina, cara Margherita,


ho postato su Facebook le vostre foto da quando siete nate, e vi ho
coinvolte in tutti i video in cui mi andava di coinvolgervi. Sono un babbo
medio, lho gi ammesso, che ha deciso di spammare la vostra simpatia sui
social un paio di volte al mese. Forse tre. Ho fatto bene o male? Io non ho
dubbi: ho fatto bene.
Abbraccio la mia scelta non perch penso che sia la migliore, ma perch
penso che la libert stia anche in queste decisioni. Se uno vuole, bene, se non
vuole, non lo fa e va bene lo stesso. Limportante non vivere in una
dittatura che ti impedisce laccesso a un social network, oppure una volta che
ci sei dentro ti spia senza la necessit di chiedere unautorizzazione al
giudice. Insomma: per le foto ognuno faccia come vuole, limportante la
libert di scegliere; come per il matrimonio: sui gusti non si discute, come
disse quello che si ciucciava i calzini.
Per non voglio eludere la domanda delle domande: Tu, Saverio, puoi
decidere se pubblicare oppure no una tua foto. Ma le tue figlie non possono
scegliere, perch sono troppo piccole, e sei stato tu a decidere per loro. Non
sarebbe stato meglio aspettare che loro fossero maggiorenni, o comunque in
grado di scegliere autonomamente?
La mia risposta : con il piffero. Detto con il sorriso. Perch la domanda
suona tanto bene e induce alla risposta scontata, per io con quella risposta
scontata non sono daccordo. E vi spiego perch, cos anche voi, figlie mie,
quando sarete pi grandi e leggerete questo libro, avrete la mia versione.
Magari mi strozzerete lo stesso, ma io ci provo.
Essere genitore, dal primo giorno e anche prima, impone delle scelte. Per
esempio se partorire in ospedale, con le possibilit di intervento che la
scienza medica ci ha dato, oppure a casa, per qualcuno pi romantico ma
senza le sicurezze del parto in ospedale. Sono scelte che altri, i genitori, fanno
sulla vostra pelle.
Era possibile, fino a qualche mese fa, persino scegliere se vaccinare
oppure no i propri figli, io per esempio sono per i vaccini. E lo sono in modo
perentorio. Cio penso che, se una tua scelta comporta un rischio per altri,
non pu essere una tua scelta.
Ogni scelta, comunque, avr ricadute sulla vita dei figli. Ricadute
importanti, e i due esempi che ho fatto erano divisivi ma incarnavano bene
limportanza delle scelte, al di l delle opinioni. Ovviamente ci sono anche
scelte meno dirimenti che i genitori dovranno fare, nel tempo. I vestiti che
indosserete, per dire, o gli amici che frequenterete, almeno fino alle
elementari. Perch certo, ogni bambina ha una preferenza o tre, lamica del
cuore o il compagno di giochi prediletto, ma poi con chi andare in vacanza o
uscire il sabato pomeriggio, sono quasi esclusivamente i genitori a deciderlo.
E poi il taglio di capelli, Mirabilandia o Gardaland, mare o montagna, a che
et lo smalto alle unghie. E poi, crescendo, il buco allorecchio, il motorino e
a quale et le prime vacanze da sole. E allora, a fronte di tutte queste scelte
cui i genitori sono in qualche modo obbligati, care figlie mie, saranno forse
tre foto su Facebook ad avervi privato della libert di decidere in autonomia?
Io credo di no.

Fra le scelte che compiono i genitori, ma che non ho nominato, ce n una


a cui la mamma e il babbo hanno creduto molto. Il vostro battesimo.
Cara Caterina, cara Margherita, vi abbiamo battezzate a tre anni di
distanza, una notte di Natale, in una grande palestra alle Piagge, alla periferia
di Firenze, con un grande uomo che incidentalmente anche un grande
prete e si chiama don Alessandro Santoro. Ale, per amici e nemici. Per il
battesimo scrissi una lettera, che lessi al posto del Credo. La lettera di
Margherita comprende anche quella di Caterina, e la trascrivo qui, per voi che
avete fra le mani questo libro, nella certezza che questa lettera abbia molto a
che fare con le vite, nostre e vostre, e con quello per cui lottiamo ogni giorno.
E ho la quasi certezza che questa lettera abbia a che fare anche con Dio,
Budda e Allah, e con la loro sorella laicit, che andrebbe recuperata e
benedetta, da quanto importante.

Cara Margherita,
il momento del nostro Credo. Di dirti in cosa crediamo e quali saranno i
valori con i quali proveremo a farti crescere, sperando che tu possa essere
abbastanza intelligente, e un po disobbediente, per poterli mischiare ai tuoi,
declinandoli con la vita che respirerai. Diciamo che ci accontenteremmo del
fatto che il nostro credo potesse essere lncora di unidea di amore che ti
permettesse comunque di non sbagliare, al di l delle tue scelte. Il babbo e la
mamma credono che ci sia stato Ges e che ci sia anche ora. Credono in
Dio, non sicuro il fatto della barba, quasi certo quello del vino, sui
miracoli chiss, sullamore che fa miracoli senza dubbio. Il babbo e la
mamma credono di amarsi, un po confusamente, e credono che anche questo
faccia parte dellamore. Sicuramente amano te senza confusione, e
nonostante le tue veglie notturne. Il babbo e la mamma credono che ci sia
vita dopo, almeno lo credono ogni tanto, ma credono che ogni tanto sia
meglio di sempre perch nellogni tanto c un dubbio, e noi crediamo che i
dubbi nella vita siano migliori delle certezze. Perch i dubbi non hanno mai
condannato a morte nessuno, mentre i certi hanno bruciato varie sorelle tue.
Il babbo e la mamma credono pi nelle minoranze che nelle maggioranze, e
anche se ogni tanto lidea di vincere da soli ci intriga come il suono dei
dindini sputati da una slot machine, continuiamo a credere che si vinca
insieme oppure non si possa chiamare vittoria. E che le slot machine siano
una roba schifosa detassata da gente cattiva. Il babbo e la mamma credono
di aver scelto bene nel darti tre nomi: Margherita Laila Didala, senza virgole
allanagrafe, cos ogni volta che scriverai il tuo nome penserai a Laila e
Didala, le partigiane che al tuo babbo insegnarono cos lamore.
Cara Margherita, crediamo che tu abbia il diritto di sbagliare, e
probabilmente succeder. Il problema non sono gli sbagli, ma le mancate
ripartenze. Perci noi stasera preghiamo per le ripartenze che ti
accompagneranno, e preghiamo muovendoci, perch il babbo e la mamma
credono che chi prega da fermo sarebbe meglio si muovesse pur senza
pregare. La mamma e il babbo credono che non ci sia differenza fra gli
uomini e le donne. Non sappiamo se Dio sia maschio o femmina,
probabilmente ogni tanto cambia, e sicuramente con meno fatica di chi
costretto a farlo qua, nato o nata in un corpo che non riconosce.
Cara Margherita, crediamo che chi scappa dalla guerra o dalla fame
abbia ragione, e noi il piacere dellaccoglienza. Crediamo che un
clandestino sia ancora pi simpatico di chi arriva in Italia gi con un lavoro,
perch al primo laccompagna una sfiga in pi e Paperino due spanne
sopra Gastone.
Cara Margherita, crediamo che Dio, Allah, Budda siano specificit simili,
come dire Margherita, Caterina o Al.
Cara Margherita, tu hai babbo Saverio e mamma Beatrice, ma se avessi
avuto due mamme o due pap crediamo che sarebbero stati brave mamme o
pap allo stesso modo, perch la genitorialit non la fa lorientamento
sessuale. Noi crediamo cos.
Cara Margherita, in breve anche se non siamo stati brevi, crediamo che
lunica famiglia naturale sia quella che si fonda sullamore e
sullantifascismo, e scusa per la ripetizione.
Sorridere non ha controindicazioni

Care figlie mie,


se qualcuno vi chiedesse perch ho scritto questo libro, e vi ho tirato cos
tanto nel mezzo, io penso che la risposta pi vera sia questa: ho scritto questo
libro perch sto invecchiando, sento la fatica e scordo le parole.
E con il tempo temo di scordarmi anche le immagini e gli aneddoti; e per
questo ho deciso di appuntarli, e spargerli in tanti libri uguali: per potermi
ricordare di voi anche quando let avr offuscato i ricordi. E potervi
annoiare a tavola, o subito dopo pranzo, ricordando le vostre marachelle da
piccole, senza bisogno di inventarmele, semplicemente leggendo questo libro.
E poi, ovviamente, c anche un altro motivo: per scriverlo mi hanno dato
un buon anticipo.
Vedete? Non riesco a stare serio per pi di dieci righe consecutive. Come
quando mi arrabbio, poi, avrei subito voglia di fare pace.
Questo libro non lho scritto e proposto, non lho inviato a centocinque
case editrici, non ho telefonato per sapere se il manoscritto arrivato o se
lemail ha funzionato, sa, in questi giorni ho avuto poca connessione. Lho
scritto perch qualcuno, che poi qualcuna, aveva letto qualcosa sulla mia
pagina Facebook e mi ha contattato. Tutto qui. Ci sono di mezzo ancora i
social network, quindi.
I social hanno dato diritto di parola anche agli imbecilli, diceva Umberto
Eco. Io non contraddico il maestro, non insegno a Rocco Siffredi come si fa
lamore; il fatto principale, per, che secondo me anche gli imbecilli devono
avere diritto di parola. Poi, evidente, io ne sono una delle prime vittime. Ma
il mondo non ruota intorno a me (anche se ogni tanto lo penso, ma sto
cercando di guarire). Il fatto che i social abbiano dato modo a tutti (e non solo
a chi in grado di organizzare una conferenza stampa) di essere sentito, un
bene enorme, incommensurabile. Un principio di uguaglianza straordinario.
Poi per tocca a noi. Perch nessuna piattaforma pu garantire luguaglianza
perfetta, per possiamo lavorare in quella direzione.

***

Care Margherita e Caterina, un po come i genitori. Esistono delle soglie


sotto le quali si perde la patria potest. Per il genitore perfetto non esiste.
Tu, Caterina, ricordi quando una volta tirai un calcio alla porta dellingresso,
e ogni tanto mi chiedi con quale gamba lo tirai, quasi a volermi sfottere. Io
rispondo non me lo ricordo e tu sorridendo insisti: Forse questa? Oppure
questa?, indicandole alternate. Io penso di essere un buon genitore, ma quel
calcio non fu un bel gesto. Io mi impegno a migliorare, camminando verso
lutopia ma avendo la consapevolezza che limportante camminare, tenendo
salda la direzione, e che larrivo sar sempre un po pi in l. Cos la
democrazia, per cui dobbiamo mettere in campo ogni mezzo, ma non dare
mai a nessun mezzo la colpa della mancata democrazia. Non so se mi sono
spiegato, come disse il paracadute.

In ogni caso, se quando avrete let per essere presenti sui social (e let la
decideremo io e la mamma, perch anche questa una delle scelte che ci
competono) la met dei vostri amici pubblicher opinioni che voi non
condividerete, la palla passer nelle vostre mani. Personalmente consiglio il
tasto rimuovi dagli amici, perch met degli amici che la pensano
diversamente da voi sulla vita, la scuola e lamore, sono un bagaglio troppo
pesante da portarsi dietro. E poi vi consiglio il tasto trova nuovi amici. Che
una funzione Facebook, ma soprattutto un tasto invisibile che entra in
modalit attiva ogni volta che uscite di casa e alzate lo sguardo verso gli altri;
ed un tasto che funziona meglio se increspate leggermente le labbra
allins, in modalit sorriso. Insomma come un emoticon, ma con la vostra
faccia.
Lo so, bambine mie, che adesso vi sembra un discorso senza capo e senza
senso, perch un sorriso sapete benissimo cos, e siete in quellet in cui
pi facile ridere che stare serie. Per let aumenta e i sorrisi diminuiscono. E
qualche volta diminuiscono cos tanto che per tornare a sorridere bisogna fare
grandi sforzi, e allora penso valga la pena e il gusto ricordarvi ora che
sorridere funzione gratuita e d soddisfazioni enormi. Il bugiardino del
sorriso non contiene controindicazioni e nessuna casa farmaceutica si
arricchisce se lo usate. Anzi: abusatene. Sorridete sempre o quasi sempre.
Fate spazio al sorriso, quando arriva. Non lo limitate, non lo respingete.
Usatelo per chiedere un favore, per spiegare un concetto, per chiedere di
andare in bagno, usatelo quando avete finito di studiare ma anche quando
state per iniziare a farlo. Sorridere fa bene a se stessi e agli altri. Sorridere
una figata come andare sulla Luna o farsi dare un passaggio in moto da Bruce
Springsteen.
Il sorriso spesso nasce da azioni banali: alzarsi in autobus per far sedere
qualcuno, chiudere la finestra se qualcuno ha freddo (anche se noi abbiamo
caldo), raccogliere un centesimo da terra anche se con un centesimo non si
compra niente. Frequentare il pub sotto casa e il museo in centro citt. Essere
gentili senza convenienza, con il professore e con il bidello, con il vigile
urbano e con il mendicante. Pi con il mendicante che con il vigile urbano. :)
Cyberbullismo

Care figlie mie,


se ancora non vi capitato, vi capiter presto di sentire questa parola:
cyberbullismo (ossia bullismo online). Se guardate su Wikipedia, leggerete
che il termine indica un tipo di attacco continuo, ripetuto, offensivo e
sistematico attuato mediante gli strumenti della rete. Questa la definizione
precisa e, come tutte le definizioni, asettica. essenziale perch riesce a
tracciare un perimetro, per manca il cuore, perch sono assenti le storie.
Quelle storie che io incrocio nelle scuole, o in centinaia (non esagero) di
messaggi che mi arrivano. Ragazze e ragazzi le differenze di genere in
questo senso non esistono pi che mi raccontano quello che hanno subto, o
che in qualche caso stanno ancora subendo. Quasi sempre, per, parlando al
passato e oggi immersi in un presente migliore, perch il racconto pi facile
quando lapice del dramma alle spalle. Quando non si nel vortice pi
semplice, paradossalmente, chiedere aiuto. Quando si colpiti, mentre si
viene colpiti, si pensa soprattutto a parare i colpi, pi che a raccontare la
propria storia a qualche adulto di cui ci si fida, e denunciare tutto, come
andrebbe fatto.
normale avere paura. Io non dico a nessuno: Non avere paura. Ma
scrivo libri per dare coraggio. Che non significa azzerare la paura, ma far
capire che ribellarsi possibile ed lunico modo per uscire da situazioni
brutte un po prima che arrivino allapice.
Un aspetto pi importante degli altri: le situazioni che si creano non sono
mai colpa delle vittime, ma dei bulli e dei violenti in genere. In altre parole:
non che se ti prendono in giro perch hai la piega ai capelli, se tu non ce
lavessi, ti lascerebbero in pace. La piega ai capelli una scusa, e se fosse
necessario ne inventerebbero unaltra: il ciuffo, il colore, la lunghezza, la
consistenza, il taglio. Come la minigonna in uno stupro. E questo, se da una
parte pone un problema (allora non possibile evitare le prese in giro?)
dallaltra una certezza: le prese in giro non sono mai colpa della persona
offesa, ma di chi il cyberbullismo lo pratica.

Cara Caterina, cara Margherita, le parole fanno pi male dei pugni, si dice
spesso. Io non so se sia vero, anche perch chi usa violenza fisica
laccompagna sempre con quella verbale, mentre chi usa violenza verbale
non detto che pratichi anche quella fisica.
Chi usa il web per fotomontaggi e attacchi si chiama leone da tastiera,
che per non bello come i leoni della savana, anzi. I leoni da tastiera sono
tronfi, mentre il leone nella savana non ha bisogno di essere superbo, sicuro
nella sua tranquillit. La superbia una necessit degli inferiori. Il vanto,
uguale. Il leone nella savana non retorico, ampolloso, volgare. Il leone nella
savana non attacca, se non per completare la catena alimentare. Invece il
leone da tastiera attacca per sentirsi qualcuno, partendo dalla nullit che ,
cercando un brivido di eccitazione che incapace di provare con la bellezza,
e allora lo cerca provando ad affossare gli altri, portandoli al suo livello di
fogna.
I cyberbulli quasi sempre scrivono male, perch chi pensa male di solito
scrive peggio. Confondono le h, sbagliano le virgole e invertono il cuore
con i piedi. E fanno male, quando colpiscono, perch non sono in grado di
controllare il colpo. Non fanno satira, ironia o black humour. Non vogliono
farlo, non sanno farlo. Sparano, i cyberbulli, scegliendo qualcuno diverso da
loro. E poi guardano leffetto che fa.
Come lassassino che torna sul luogo del delitto per guardare i rilievi della
polizia e capire cosa provoca la vista del sangue per terra alla gente che
passa.
Io non sono tenero con i cyberbulli, perch pu darsi che abbiano avuto
una brutta vita pure loro, ma il mondo pieno di gente che ha avuto una
brutta vita, o una pessima infanzia, ma non gode nel sottomettere gli altri.
Voglio che vi sia chiaro un concetto, figlie mie: quello che fanno questi
tizi non un gioco, o uno scherzo, bens unazione violenta e ripetuta, molto
peggiore dello scrivere su un muro, attaccare un chewing gum sotto la panca
in chiesa o fare pip in mezzo a una strada gridando: Harry Styles ti
amoooo!!.
Per tutti questi motivi bisogna prendersi cura di chi vittima ma anche dei
carnefici, soprattutto in et scolare, spingendoli alla consapevolezza e al
cambiamento.
Le cose importanti si fanno durante il periodo della scuola, l che si pu
(o non si pu) diventare cittadine e cittadini. Ecco perch penso che le cose
fondamentali nella vita siano tre: laria, lacqua e la scuola. Poi, certo, anche
un bign al cioccolato ogni tanto.

Ho letto cos tanti messaggi pieni di sofferenza, da avere il cuore gonfio. E


ammetto di aver qualche volta pensato: Se il mondo questo, forse bene
non fare figli.
Ho letto di cos tante adolescenze consumate con la testa fra il cuscino e il
materasso, a versare lacrime e coprirsi come se il pianto fosse una colpa, da
pensare: In questo mondo, fare un figlio, rischia di essere solo un atto di
egoismo. Che mondo questo, mi sono chiesto? Eppure un mondo
anche meraviglioso, questa la risposta esatta, se lo guardiamo di lato, con
un pizzico di riflessione. Lo penso da genitore, prima di tutto. Genitore s
impaurito, preoccupato, timoroso, sospetto, inquieto e apprensivo. Ma anche
innamorato della vita e con tanta voglia di sottolineare la bellezza, perch
anche un modo per moltiplicarla.
Il mondo meraviglioso perch Irina, che a dodici anni i compagni
chiamavano grassa di merda, ora ne ha diciassette e sono sempre
rotondetta, anzi rotonda, ma ho acquisito sicurezza e sono felice. S, felice!
Il mondo meraviglioso perch Adele ha ventanni, sua madre lha vista
per met dei suoi anni perch entrava e usciva dal carcere, ma lei fatta
cos, e io so che fatta male, ne abbiamo anche parlato. Spero che prima o
poi capisca. Ma di una cosa sono sicura: io voglio insegnare a mia figlia il
rispetto per le persone, voglio insegnarle che non si ruba e che la droga fa
schifo. S, come avrai capito sono incinta e aspetto una bambina, mi fai gli
auguri, Saverio? (Auguri, Adele!)
Il mondo meraviglioso perch Cosimo se oggi mi dicono frocio gli
rispondo grazie, invece un tempo mi tagliavo il braccio per sentire un dolore
pi forte che mi impedisse di sentire il dolore che provavo quando me lo
dicevano. E oggi Cosimo trascorre due pomeriggi la settimana ad Arcigay
per aiutare dei Cosimo come era lui, qualche anno fa. Ma non lo faccio al
posto di uscire con i miei amici, semplicemente quelli sono diventati anche i
miei amici.
Il mondo meraviglioso perch Carlotta ha iniziato a studiare Medicina e
vuole andare a lavorare in una ONG, come medico. Voglio salvare il mondo
o almeno un pezzettino. Non sopporto chi giudica gli altri per slogan, o pensa
di essere migliore perch italiano e un altro, invece, sarebbe peggiore
perch nato in Nigeria. Io davvero questo non lo capisco, e voglio che le
cose cambino.
Il mondo meraviglioso perch voglio fare lErasmus in Italia, io sono
tunisina, e poi voglio tornare in Tunisia per ricostruire il mio Paese. Scusa se
faccio errori di grammatica, sono solo due anni che studio italiano. Non hai
fatto nessun errore di grammatica, cara Fatma.
C una bella frase che dice: Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci
abbracci e ci dica che va tutto bene. Anche quando non cos. Soprattutto
quando non cos. Perch gli abbracci vanno sempre bene, ma quando si
sta peggio che sono pi importanti.
Il pensiero conta ma il contatto di pi. logico, ma ogni tanto ce ne
scordiamo. Ma anche per questo, prima di addormentarti, cara Caterina, ti
dico sempre ti voglio bene, e tu ogni tanto rispondi pure. E ora sto
iniziando a dirlo anche a Margherita. E se qualcosa non andasse ve lo direi
pi volte e ancora pi forte. VI VOGLIO BENE. Nellorecchio, fino a farvelo
venire a noia.
Ho avuto paura

Qualche volta ho avuto paura. Poche volte mi successo, ma quando


accaduto lho avuta in dose doppia.
Cara Caterina, cara Margherita, lo so che i pap non dovrebbero mai avere
paura, e che un pap impaurito, nella testa di due bambine, non esiste; pap
impaurito sarebbe come dire cioccolata non buona, o cadere quando si in
collo alla mamma. Cose impossibili, appunto. Perci, se non mi vorrete
ascoltare, vi capisco. Anzi, spero che vi tappiate le orecchie gridando: Non
vero, babbo non ha paura, bugia! perch lidea del pap invincibile e senza
paura, un po, piacerebbe anche a me. una bugia di cui potrei innamorarmi.
Vorrei avere sempre la tua fiducia incondizionata, Margherita, quando
chiedi la mia mano per scendere le scale, come se io dalle scale non fossi mai
caduto.
Vorrei avere sempre la tua fiducia incondizionata, Caterina, quella di
quando mi guardi e dici vieni anche te? indicando la casetta di stoffa in un
angolo della tua stanza, e vuoi che entri per primo, perch con la mia
presenza posso scacciare tutti i mostri e tutti i lupi. Sarebbe bello, ci riuscissi
davvero. La verit che riesco a scacciare solo i mostri che non esistono,
invece per quelli fuori dalla casetta di stoffa, e fuori dalla vostra camera, sono
meno attrezzato, anche se sto scrivendo questo libro per regalarvi qualche
anticorpo.
Facciamo cos: ora inizio a raccontare delle situazioni in cui non ho avuto
paura, cos a queste possiamo credere insieme. E quando invece inizier a
parlare delle paure che ho avuto, fra qualche decina di righe, voi ve ne
andrete a giocare in camerina, e tornerete ad ascoltarmi solo quando avrete
finito di costruire con il Lego la casa pi bella del mondo.
Cos ognuno crede a quel che vuole, che una forma di libert anche
questa.
Non ho avuto paura il giorno dopo luscita della mia video inchiesta
Razzisteria. Destra fascista in Italia e nella rossa Toscana, quando alcuni
giovincelli chiusero con il silicone la serratura della Cabina Teatrale, quel
posticino che mi ero comprato con un mutuo di ventanni e due prestiti dalle
nonne; un luogo minuscolo e magico in cui organizzavo spettacoli, prestavo
libri, scrivevo al computer.
Non ho avuto paura quando un tizio, passando per strada, lanci un
giornale appallottolato contro il vetro della Cabina Teatrale, producendo un
grande botto e da parte mia un sussulto pi di sorpresa che di paura.
Non ho avuto paura a entrare in decine di campi rom, non ho avuto paura
nelle prime file delle manifestazioni durante gli scontri e sempre con la mia
telecamerina in mano, lunica arma che funzioni, insieme alla parola e
allostinazione. Non ho avuto paura nelle manifestazioni della Lega Nord e di
Casa Pound, e sia chiaro, non perch mi vogliono bene.
Non ho avuto paura neanche quando ho passato alcuni giorni con Roberto
Saviano: la scorta, la bonifica dei luoghi e le camminate con i carabinieri
intorno. Non ho avuto paura perch mi impressiono poco, e anche per rispetto
a Roberto. Non si pu avere paura per una cosa che una persona costretta a
vivere tutti i giorni e io solo indirettamente e per qualche ora nella mia vita.
Non ho avuto paura in tutte queste situazioni perch non vi coinvolgevano,
figlie mie. Altre volte, invece, ho avuto paura. E ora andate a giocare in
camera.

Ho avuto paura delle risonanze magnetiche. Una, due, tre, quattro, non
ricordo neanche pi quante, ma tutte le volte ho avuto paura. Io e la mamma
fuori, a contare le mattonelle. A bere piccoli sorsi dacqua da quelle
bottigliette di plastica a un euro, o un euro e cinquanta, sorsi da uccellini per
farla durare altri sorsi ancora, per avere qualcosa da fare senza dover tornare
al bar, che magari il dottore esce proprio nel momento in cui siamo al bar,
secondo la legge di Murphy e lesperienza mia.
Ho avuto paura e il sedere pesantissimo da non volermi pi alzare, per la
paura.
E lattesa, prima venti minuti, il minimo per una risonanza. Poi
venticinque, magari lanestesia non ha fatto subito effetto. Qualche volta
capita. Poi trenta, trentacinque minuti.
Forse allora le hanno fatto anche il contrasto con il liquido, per vedere
meglio. Poi quaranta, quarantacinque minuti. Perch lanestesia non ha fatto
effetto e in pi le hanno fatto il contrasto, ritardi che si sommano. Poi
cinquanta minuti. Magari stanno aspettando che si svegli, dopo lanestesia,
cos ce la danno che gi sorride. Poi unora. Sessanta interminabili minuti.
Eh, magari il dottore prima di iniziare andato in bagno a fare di quella
grossa che gli scappava. Ci sta. Non che i dottori non vadano mai in bagno.
Anzi, se gli scappa forte ci vanno anche prima di una risonanza magnetica
importante. Ci vanno prima apposta, perch non che ci possano andare
durante. Insomma tutte le paure, e ogni scusa, per non dire a noi stessi: forse
hanno trovato qualcosa che non va, per questo la risonanza magnetica alla
testa dura cos tanto.

***

S, ho avuto paura, Caterina, e te lo dico ora che stai costruendo con il Lego
la casa pi bella del mondo e riprenderai a leggere dalle prossime righe e non
queste.
Ho avuto paura, Caterina, perch la risonanza magnetica era la tua, e in
quei casi anche ai babbi supereroi gli tremano le gambe e vorrebbero esserlo
davvero, un dio onnipotente. E invece sono dei babbi fragili.

Poi, una volta, ho avuto paura degli hater. Non in generale di tutti gli
hater. Quelli che mi insultano (e vabb) e mi minacciano (e vabb di nuovo),
ci sono sempre stati. Amen. Ma una volta accaduto che le minacce si siano
organizzate in un presidio sotto casa. La stessa casa che mia, della mamma
e anche vostra, care Caterina e Margherita. Ma facciamo un passo indietro.
Era un evento organizzato per il 21 gennaio del 2016, tre giorni prima del
mio compleanno, un modo per farmi la festa, come spiegavano nei
commenti. Il titolo del ritrovo era: Travestirsi da profugo e chiedere asilo a
casa Tommasi. Lorganizzatore era Sinistra Cazzate e Libert, un gruppo
di estrema destra presente su Facebook e che fa il verso al disciolto partito
Sinistra Ecologia e Libert. In 24 ore oltre 1.200 partecipanti allevento,
nomi e cognomi reali. E altri 1.700 interessati. In 24 ore. Sarebbero venuti
tutti? No, ovviamente, alcuni risiedevano lontanissimo, anche se il primo
appuntamento era nei pressi delluscita del casello autostradale, a due
chilometri da casa mia, alle 23:00. Per poi arrivare da me a mezzanotte,
precisi come un ospite indesiderato. Precisi come il pranzo della domenica,
ma senza il pranzo e tutti contro il padrone di casa.
Era un evento vero? Sarebbero venuti veramente sotto casa mia a
mezzanotte? S, perch la creazione di eventi fintamente goliardici uno dei
modi in cui questa gente riesce a organizzare la partecipazione a eventi reali,
ma illegali. Illegale come sarebbe stata la manifestazione sotto casa mia,
perch nessuna manifestazione pu essere organizzata a mezzanotte sotto
casa di un giornalista che racconta le storie dei migranti in fuga. A maggior
ragione se a quellora, presumibilmente, il giornalista sta dormendo con sua
moglie e le sue due bambine, allepoca una di tre anni e mezzo e laltra di
quattro mesi appena compiuti.
Mi chiam la Digos per invitarmi caldamente a una denuncia che
permettesse loro di agire. Cosa che feci. stata lultima volta in cui ho avuto,
davvero, paura.
La paura non era per la massa di persone, la paura era per qualcuno
eccitato dallopinione della massa, qualche cane sciolto, lupo solitario,
bischero senzanima, che forse non si sarebbe limitato a suonare il
campanello e fare un po di rumore davanti alle finestre, ma avrebbe cercato
laggressione fisica per legittimare se stesso verso il gruppo. Che poi
pubblicamente avrebbe condannato, e privatamente esaltato, latto e il suo
artefice. Sono stato obbligato, in questi anni, a imparare le dinamiche di
questi gruppi.

I fratelli di quelli che minacciano si chiamano hater.


Secondo Wikipedia gli hater non esistono, ma secondo Wikipedia non
esisto neanche io. Cos provo a spiegarvi gli hater per come mi si sono
presentati. Gli hater sono poco intelligenti, hanno il vocabolario con le
parolacce in grassetto, una produzione di testosterone dalle sinapsi e
probabilmente una tastiera del computer modificata, con accenti acuti e gravi
invertiti e un numero maggiore del normale di punti esclamativi sparsi fra le
lettere. Molte delle tastiere degli hater, poi, sono programmate per correggere
i congiuntivi in indicativo, e tastiere birbantelle per togliere le h alla
seconda persona singolare del verbo avere, e sostituire le c con le k.
Tipo skifo o condividi se hai un kuore.

Cara Caterina, cara Margherita, qui dovrei spiegarvi cosa un hater con
un esempio comprensibile anche per voi. Ci provo ma sul risultato non
garantisco, come dissi alla vostra mamma quando preparai il mascarpone per
il tiramis.
Lhater il bambino dellasilo che se ti vede prendere una macchinina te
la strappa di mano, ma poi non ci gioca. Lhater il bambino dellasilo che se
ti vede giocare con una bambola te la toglie dalle mani e la impicca
allattaccapanni. Lhater il bambino dellasilo a cui non interessa giocare,
vuole solo che tu smetta di divertirti. Lhater il bambino dellasilo che
mentre fai pip ti d una spinta per farti pisciare sulle scarpe, e se potesse
sradicherebbe il water per fartela fare sul pavimento e poi dire a tutti: Non
sa neanche centrare il buco del water. Cara Caterina, cara Margherita, lo so
che allasilo non esistono bambini cos cattivi, infatti gli hater sono una cosa
da adulti, ed a loro che ora cerco di spiegarli.

Gli hater sono gli odiatori. In contrapposizione a prescindere, spesso in


modo violento. Se scrivi culo rispondono che avresti dovuto scrivere
sedere. Se scrivi sedere rispondono che sei un buonista incapace di
chiamare le cose con il loro nome e si deve dire culo. Se scrivi chiappe
rispondono che dialettale e in italiano si scrive sedere o culo. Poi, in ogni
caso, aggiungono che sei frocio. Cosa centra? Niente, ovviamente. Per chi
ha il vocabolario ristretto e le parolacce in grassetto ha difficolt ad articolare
una critica, anzi: non gliene importa niente di articolare una critica. Agli hater
importa raccogliere un badile di fango e tirartelo addosso, sperando che un
po ti resti attaccato. E il loro gioco, dispiace ammetterlo, funziona.
Una buona risposta a un hater, o un ban, non servono a ripulirsi del fango
che cola dalla reputazione. C un detto che afferma: Se ti metti a ragionare
con uno stupido questo ti trascina al suo livello e vince, perch ha pi
esperienza. E poi, se rispondi a un commento su Facebook, questo sale al
primo posto fra i commenti e lo leggeranno tutti, anche quella ragazza a
trecento chilometri che ti piace tanto e di cui sbirci le foto mentre lavori.
Ci sono pi tipi di hater. Sono cose un po complicate, bambine mie, ma
un giorno le capirete e vi sar utile averle ascoltate oggi. Ci sono gli hater
strutturati, provenienti da riunioni di certi partiti e movimenti, che mirano a
distruggere la reputazione dellavversario. Si mettono daccordo in chat,
fanno un post su qualche pagina fake per darsi la carica e poi attaccano. Lo
fanno in gruppo, come fossero i nipotini delle squadracce, e qualche volta lo
sono davvero.
A me, per esempio, capitano spesso persone che vengono sul mio profilo
e, indipendentemente dal post che ho scritto, riversano robaccia del tipo: Ti
ho visto oggi con quella ragazzina ai giardini, vi divertivate eh? Grande
Saverione che si ciula le fan. E poi altri due o tre commenti simili. Risultato:
chi legge pensa che io sia un pedofilo che si apparta con le ragazzine dietro i
cespugli, o (nella migliore delle ipotesi) un lumacone di trentotto anni che si
distende sulle panchine dei parchi pubblici con una diciottenne che per forse
era diciassettenne. Se io rispondo al tizio, porto in alto il suo commento, che
tra laltro avr gi il mi piace di tutti i suoi amici, quelli con cui aveva
coordinato lattacco mediatico. Se non gli rispondo ne postano a decine,
anche come risposte ad altri commenti di altri utenti, in una sorta di
stalkeraggio organizzato. E se li banno hanno lo screenshot del loro
commento e lo pubblicano in pagine fake con frasi del tipo: Beccato il
Saverione ai giardini! Attenzione, ora banna chiunque glielo dica!
Commentategli pubblicando questo screenshot, facciamoci sentire in tanti!
E cos via, in una guerra scatenata dai lanciatori di fango. Dove loro non
hanno niente da perdere e la loro vittoria colpirti con la loro merda.
Poi ci sono gli hater che minacciano in forma indiretta, quelli che
conoscono le regole della legge e cercano di farti capire le cose senza
dovertele dire tutte. Ricordo e saluto Roberto da Vicenza: Sig. Saverio
Tommasi, se lei schiatta stanotte a me non dispiace
Ettore: Spero ti rubino e spaccio casa tua e ti fracassino (spaccio, s, non
spacchino; due congiuntivi in una stessa frase, in effetti, sarebbero risultati
incomprensibili per i suoi amici).
Alessandro: Spero tanto che ti entrino in casa di notte mentre sei in
mutande, per la serie regaliamo stupri gratis a chi non la pensa come me.
Altri sono ancora pi diretti, senza nessuna paura della legge, fino a che la
legge non gli busser alla porta, come Simone: Io sparo a te e ai tuoi amici
zingari e clandestini.
Poi c Olga, che non minaccia ma esprime un suo bisogno: SAVERIO,
IO TI VOGLIO TORTURARE. Con un post riesci a tirarmi fuori il sadismo
pi ossessivo che c.

Quelli pi vili, per, sono quelli che offendono gli altri per attaccare me,
come quelli che commentano sotto i video che realizzo con i ragazzi e le
ragazze con la sindrome di Down, rivelando lintelligenza di un tubetto di
senape scaduto.
Come Carlo qualche tempo fa: Tu Saverio sei handicappato come loro.
S, sono come loro, fu la mia risposta.

Ma c anche lhater intelligente.


Scherzavo, bambine mie, lhater intelligente non esiste. Perch al di l
delle opinioni, e della critica legittima, chi sceglie lodio a prescindere dal
contesto e dalle opinioni non pu essere una persona intelligente. Scaltra,
magari. Ma non intelligente, e neppure felice.
Perch chi odia a prescindere, mirando alla distruzione sistematica di
unaltra persona inventando fatti, storie e insulti sempre nuovi eppure sempre
cos uguali a se stessi, non pu essere intelligente. E non vale aver fatto
anche cose buone. Se sei un pedofilo non puoi anche amare i bambini. Se
hai instaurato una dittatura e firmato le leggi razziali non vale dire: Per ha
bonificato lAgro Pontino. Perch se cerchi di rovinare qualcun altro non
puoi essere una brava persona.

Una caratteristica degli hater lalta percentuale di analfabetismo


funzionale. Che in realt, studiando Tullio De Mauro, si comprende che
soprattutto una caratteristica del Paese. In particolare ci sono tre espressioni
ricorrenti e scritte quasi sempre in modo sbagliato, soprattutto le prime due:
Aldil al posto di Al di l. Il Paradiso scambiato per la stanza
accanto.
Poi imbocca al lupo al posto di in bocca al lupo. La pronuncia
simile ma il risultato un tantinello diverso.
E poi c al posto di ce. Meno frequente ma terribile. A me capitato
pi volte di ricevere commenti del tipo: Basta Saverio!! Mi cancello dalla
tua pagina Facebook perch non c la faccio pi a leggerti!!!

Cara Caterina, cara Margherita, avrete capito che gli hater meglio
perderli che incontrarli, ma questo non dipender da voi. Perci ricordate
sempre almeno due cose: qualche hater ogni tanto aiuta a rinsaldare la stima
in se stessi. Leggere qualcuno che vive sputando odio e sbavando cattiveria,
infatti, a me fa sempre pensare una cosa del tipo: Che culo ho avuto a non
essere nato bischero come lui, e mi sento subito fortunato.
E la seconda cosa che dovete ricordare questa: non dategliela mai vinta.
Non evitate di mettere il volto nelle cause, anzi coltivate la vostra voglia di
metterci la faccia. Se avete voglia di scrivere, fatelo, senza paura della loro
reazione; se avete voglia di tuffarvi fra le onde, di gettarvi con il paracadute,
di prendere un anziano per mano, di offrire un gelato a un barbone, fatelo.
Vivete e non smettete di amare solo perch qualcuno nel mondo ha scelto
lodio.

PS. Cara Caterina, sei bellissima e gli occhiali ti stanno dincanto. Ti


giuro: non affatto vero che i tuoi occhiali fanno schifo, anzi, un giorno o
laltro me li faccio uguali a te, spiccicati. Rosa e con le lenti spesse.
PPS. Se siete genitori di una bambina che a unaltra bambina dice che i
suoi occhiali fanno schifo, provate a pensare che forse non si tratta di una
battuta simpatica. Provate a pensarci, soprattutto se la bambina con gli
occhiali capisce e piange come una fontana. Poi passa, c di peggio, lo
capisco. Ma insomma, se siete genitori cos pensateci. Che pensare non ha
mai fatto male a nessuno, e cos eviterete che vostra figlia, crescendo, diventi
una hater. Viva gli occhiali!
Togliete gli aggettivi qualificativi dal vocabolario

Cara Caterina,
con gli aggettivi qualificativi fai un po di confusione. Ora siamo nella
fase piccola e grande. Se ti dico: Caterina il giubbotto mettilo da sola,
ormai sei grande, mi rispondi: Noooon sonoooo grandeee! e batti i piedi
per terra. Se ti dico: Aspetta ti aiuto ad allacciare le scarpe, ancora sei
piccola, mi rispondi: Nooon sono piccola, Margherita piccola. E in
fondo hai ragione, perch piccolo e grande sono concetti relativi. Hai tre
anni in pi di Margherita, perci Margherita piccola e tu sei grande. Io ho
trentotto anni e sono il pi grande. Tu sei grande per toglierti il giubbotto,
abbastanza grande per ridere quando ascolti una battuta, ma per certe battute
sei troppo piccola. Questo ti confonde, e confonde anche me, ti assicuro. E in
fondo questo che non mi piace degli aggettivi qualificativi: troncano con
laccetta e non si possono sfumare. Sembra che spieghino tutto ma non
raccontano niente, e pi ne usi pi confondi. Gli aggettivi qualificativi sono
facili come i pregiudizi e gli stereotipi, per questo sono bugiardi, anche se
pure facile un aggettivo qualificativo.
Gli aggettivi qualificativi per me sono come linvolucro del marzapane, e
come quello sono fastidiosi, perch non mi permettono di capire le persone e
rallentano larrivo alla mia fetta di dolce.
Gli aggettivi qualificativi, per me, potrebbero toglierli dal vocabolario.
Sono come linciampo in un cammino. C di peggio, per carit, mentre
cammini potresti cadere in una buca profonda tre metri e schiattare, ma anche
gli inciampi sono fastidiosi. Magari sto pensando al primo bacio della mia
vita dato una domenica pomeriggio di febbraio in una discoteca a Scandicci e
inciampo, e il ricordo vola via. Oppure ripenso allodore delle patatine
appena fritte che compravo di ritorno da scuola, in rosticceria, alle scuole
medie. Mille lire, costavano. Per potevi anche dirgli cinquecento lire per
favore e il signore con il bancone unto e gli stracci a giro te ne dava la stessa
quantit o quasi, solo due o tre in meno rispetto a quello che pagava mille
lire; non la met, per. Era una sfumatura bella della vita fuori dalla scuola.
Tecnicamente era uningiustizia, ma ribaltando la prospettiva era solo un
favore a chi aveva la met dei soldi, e non toglieva niente allaltro. Ecco,
quella per me stata la prima forma di redistribuzione dei beni. Il primo
socialismo reale applicato a cui ho assistito. E funzionava alla grande. Perch
quando avevamo i soldi pagavamo volentieri anche mille lire, perch noi
ragazzini sapevamo che sarebbe stato un investimento per quando ne
avessimo avute solo cinquecento. Un anticipo senza bisogno di dire che fosse
un anticipo. Mi ricordo che poi arrivavano i ragazzi pi grandi, chiedevano
duemila lire di patatine e a loro il signore con il bancone unto dava anche i
pezzi di polenta. Ma glieli metteva dentro il sacchettino senza sorridere, e
glieli pesava sulla bilancia, per stare attento a non esagerare.
Poi un giorno il tizio con il bancone unto e gli stracci a giro morto e il
locale lha comprato un altro tizio. Il tizio altro ha ristrutturato il locale,
facendone una rosticceria bellissima dove non ci sono pi gli strofinacci a
giro, il bancone pulitissimo e se mentre serve un cliente gli cade una
patatina in terra non la rimette nel cesto insieme alle altre facendo finta di
niente. Ora, per, in quella rosticceria bellissima gli studenti delle medie non
vanno pi e tutta quella bellezza non unta serve a poco. Non pi tempo di
socialismo realizzato, questo ho capito io, neanche nel percorso scuola media
Ghiberti-casa mia in via Cecioni 107, dove abitava anche il mio amico
Federico, quello che aveva il Commodore 128 e con cui un giorno
decidemmo di costruire un robot super intelligente per fargli fare tutte le cose
che avessimo voluto, comprese le pulizie di casa e giocare a pallone e volare
sulla Luna. Unidea che non ho ancora abbandonato del tutto, e sono
convinto neanche Federico.

Questo per dire che gli inciampi distraggono dai ricordi belli, per magari
inciampi in due euro e ti compri pasta e cappuccino gratis, che sono sempre
un buon alimento, migliore di qualsiasi aggettivo qualificativo, che non ha
sapore e sfumature.
Nessuno nasce cattivo

Cara Caterina,
una volta ti ho fatto una foto mentre dormivi, perch mi mancava il tuo
baccano. Era come se dimprovviso non avesse avuto pi senso, per me, stare
in casa senza le tue corse per le stanze in cerca di Minnie piccina? Dove sei
Minnie piccina?. Con te che dormivi, la casa era diventata silenziosa. Forse
avevo bevuto un po, o forse quella sera ero solo particolarmente innamorato,
ma improvvisamente avevo capito: mi mancavi. Ogni volta che ti addormenti
mi manchi. Mi mancano le tue bizze, i piedi sbattuti a terra, il tuo tono di
voce sempre pi alto di due decibel, mi mancano i giochi buttati sul tappeto,
sul divano, una volta trovammo anche un pallone attaccato al lampadario,
chiss come cera finito. E quella sera mi mancava pure il libro della Peppa
Pig, quello che ti avevo appena letto per farti addormentare. Avrei voluto
ricominciare a leggerlo, avrei avuto voglia di raccontarti ancora una volta di
Peppa e della gita in treno, di Pedro Pony che perde il biglietto e che poi per
non perderlo pi lo nasconde sotto il cappello. Ed stato in quel momento
che ti ho fatto una foto mentre dormivi, per fissare quellattimo nella
giravolta del tempo, e ricordarmi per sempre di quellistante in cui mi era
presa voglia di svegliarti e dirti: Ehi, c troppo silenzio in questa casa.
Giochiamo? Ed con questa idea di bellezza, e di relazione padre figlia, che
poco dopo mi sono addormentato anche io, nel mio lettone nella stanza
accanto.
Poi due ore dopo, cara Caterina, ti sei svegliata urlando. E allora ho
pensato che era stata una fesseria bere quei sei bicchieri di vino a cena e
pensare che le tue bizze fossero divertenti e i giochi sparsi ovunque un
arredamento moderno. Perch le bizze, i pianti, i piedi sbattuti per terra e le
urla nella notte sono una cosa insopportabile. E i giochi, al buio, possono
diventare una trappola mortale per ogni tentativo di tornare a dormire in
silenzio. Bischero io ad aver pensato il contrario. Come quando a sedici anni
bevi troppo e abbracci gente che non conosci urlando ti voglio bene al
ritmo del tuo alito alcolico, e poi finisci a vomitare da solo sui piedi del
tronco di un albero mentre gli altri pensano: Bleah. Da questa storia ho
imparato due cose: primo, mai pi foto mentre dormi perch i bambini
fotografati mentre dormono sembrano morti. Non angioletti che riposano,
ricordatevelo, un bambino fotografato mentre dorme solo un corpo inerme
prima della tumulazione.
La seconda cosa che ho imparato, cara Caterina, la velocit con cui
possiamo cambiare opinione. Basta unora di sonno in meno, a volte. Per
questo vorrei che ricordassi sempre questa frase che soprattutto un
insegnamento: Ognuno sta combattendo una battaglia di cui non sai niente.
Sii gentile, sempre. Capito? Gentile. Perch non conosci mai, davvero, la
storia delle altre persone, e noi non siamo nessuno per giudicare, e soprattutto
non puoi sapere quante ore hanno dormito le persone accanto a te.

Io lho imparato con il mio lavoro: ogni persona ha dentro di s le carte


per migliorare il mondo. C chi nasce con un mazzo fortunato, e gioca subito
una buona mano. C chi sorride anche quando non ha briscola, e chi si danna
lesistenza anche se ha lasso in mano, rodendosi il fegato per il fatto che il
vicino potrebbe avere il tre e il regio. C chi vince e ti schiaccia, e c chi
preferisce un pareggio e lo chiama arrivare insieme. C chi si diverte
anche se non segna punti, chi bluffa tutta la vita, chi paga da bere anche se ha
perso, chi ha vinto una mano e poi si alza e se ne va. Chi vince allinizio e poi
si perde. E c chi vivacchia, chi risponde a monosillabi, chi non rischia mai,
divorato dalla paura. Probabilmente la vita lha fregato troppe volte, e le carte
non gli sono mai girate bene. E poi, allimprovviso, quando lintervista e la
vita sembravano finite, si alza e ti richiama, mettendosi in gioco. E ti racconta
quello che non ti saresti aspettato: a quattordici anni era tossicodipendente,
aveva visto i suoi genitori drogarsi e il suo babbo in condizioni cos brutte
che ti chiedi come faccia, oggi, a volergli ancora bene e a raccontartelo
sorridendo. O un altro, ottantasette anni, che si commuove ricordando la
nonna che lo teneva sulle ginocchia e gli cantava una canzone, e quella
canzone te la canta lui che fino a quel momento rispondeva a monosillabi e
pensavi che la voce lavesse persa combattendo le guerre puniche.
Vi racconto questo, Caterina e Margherita, per spiegarvi che non si mai
una cosa sola, che si pu cambiare e che in ogni caso giudicare
dallapparenza da cretini.
Io ho imparato che non vero che alle persone bisogna sempre dare una
seconda chance, bisogna dargliene almeno tre o quattro, anche se sarebbe
meglio dieci o cento. Perch nessuno nasce silenzioso, o cattivo. Tutti hanno
voglia di raccontare, e di essere felici.
Io sono mammo

Cara Margherita,
siamo agli ultimi respiri di questo libro e non ho raccontato un solo
episodio in cui tu sia protagonista da sola, senza Caterina a fianco, sopra o
intorno. Me ne accorgo ora e penso sia una questione di et, in primis.
Caterina ha vissuto tre anni in pi, che a questa et significano il triplo del
tempo. Perci, almeno, il triplo delle cose da raccontare. Non solo questo,
per. Anzi, penso sia soprattutto una questione di sorellanza. Cio le sorelle,
come i fratelli, quando diventano due, non possono pi tornare uno. Come le
mele. Una mela buona e sufficiente per una merenda, ma se di mele te ne
fanno vedere due, e poi te ne tolgono una, tu guarderai la mela rimasta e
penserai sempre che c qualcosa che le manca, a quella povera mela solitaria
davanti a te. Ed la mela che non c pi, quello che manca. Perch tu per un
momento hai visto la somma delle mele, hai assaporato il risultato finale, e
quando uno ha visto avanti non si accontenta pi di quello che cera prima.
Non si torna a una sola mela, se hai visto come erano belle insieme, Caterina
e Margherita. Le sorelle si sommano e una volta sommate non si scoppiano
pi. Possono litigare, azzuffarsi, rubarsi i giochi e tirarsi i capelli, possono
perfino morire, ma saranno sempre due. E dovranno fare i conti fra loro, nelle
assenze e nelle presenze, con quel numero che le sovrasta: due. Laltra sorella
rimarr sempre il metro di paragone. Il tempo da cui far partire la conta di ci
che stato. Lappiglio che un tempo cera e che speriamo duri per sempre.
Per sempre, per, non durer, e allora speriamo che duri tanto tempo, come la
novella dello stento (che dura tanto tempo e non finisce mai) ma con meno
sofferenze e nessuno stento.

Siete una bella somma, voi due, care Caterina e Margherita. Ma siete
anche due individualit. Tu, Caterina, odi lavarti le mani, e tu, Margherita,
non faresti altro. Con i pennarelli ti colori le mani e poi vieni da me, o dalla
mamma, e a mani spalancate sotto i nostri occhi, dici: Eeeeehhh, e se non
capiamo ce lo spieghi meglio: Eeeh! Eeeh! Eeeh! e a quel punto chiaro
cosa significa: Ho le mani sporche, non so assolutamente come sia potuto
accadere ma ora devo lavarmele, mi metteresti il sapone per favore, che poi
tutto il resto so farlo da sola, soprattutto strusciare le mani una contro laltra,
anche se qualche volta mi scordo di chiudere lacqua e amo guardare le gocce
che dalle mani cadono fino al pavimento fino a formare un piccolo laghetto; e
poi pesticcio il laghetto con i piedi, fino a che lacqua del laghetto non
diventa marrone, perch mi piace molto lavarmi le mani ma odio lavarmi i
piedi? E tutto questo con un semplice Eeeehh. Se non sei un mito tu,
Margherita, non lo nessuno.

Cara Margherita, hai diciotto mesi e la mamma mamma. Il babbo,


invece, mammo. E chi ti corregge provando a farti dire babbo
qualcuno che ha tentato la fortuna ma ha pescato la carta della vecchiaia alla
prima mano. Perch mammo una parola bellissima e non c niente da
correggere. Parola di mammo.

La bellezza dei bambini, di tutti i bambini, mica solo delle mie due
figliuole, che non hanno tempo. I bambini non hanno appuntamenti che
saltano, scadenze da rispettare, impegni presi se non quello di aver voglia di
giocare. Dire a un bambino veloce, siamo in ritardo, come dire a un cane
ti metto nella ciotola anche la cena, non finire ora tutta la pappa. Il cane
vive il momento, non programma, e se avr fame manger fino a riempirsi.
La cena un concetto lontano come lo era per lo Zanni, il pap di Arlecchino.
A proposito di scadenze e orari. Tu, Margherita, ami provare a metterti le
scarpe. Non ci riesci, hai solo un anno e mezzo, e pur sfiorando il successo,
quel piedino dentro quella scarpina, se qualcuno non ti d una mano, proprio
non si infila. naturale, ed naturale anche il fatto che tu ci provi e ci
riprovi. Ma non per un minuto, tu ci provi fino a che non ti interrompiamo,
indipendentemente dal fatto che siano trascorsi venti secondi o venti minuti.
E quando ti interrompiamo, tu ti arrabbi, e se ti arrabbi, gridi. Il tuo
eeeeehhh con il quale chiedi di lavarti le mani in questi casi triplica di
volume e diventa: EEEEEHHHH!! E che, tradotto, questa volta significa:
Come ti permetti di interrompermi? Credi forse che non sia capace di
mettermi una scarpa da sola? E anche se non lo fossi, e comunque non penso,
come credi che possa imparare, se le scarpe me le metti tu ogni volta? Voglio
provare da sola fino a riuscirci, e non ho niente di pi importante da fare per i
prossimi anni che imparare a mettermi le scarpe da sola.
Cara Margherita, pu darsi, ma dobbiamo uscire, il babbo e la mamma
hanno un appuntamento EEEEEEEEEHHHHHH!! (che tradotto:
Cosa me ne frega del vostro appuntamento andate a quel paese non voglio
vedervi mai pi e rumore di porta che sbatte). Adolescenza iniziata. Anni
sulla carta didentit: uno e mezzo.
State calmi

Cara Caterina,
stai diventando grande, me ne sono accorto stamani, mentre ti guardavo
fare colazione. Ti sporchi la bocca di lato, di marmellata, per meno di
qualche tempo fa. E ora la marmellata sulla bocca ti d noia; non proprio
fastidio, ma se ti dico pulisciti la bocca lo fai senza godere nello spalmarti
prima anche il resto della faccia di marmellata di mirtilli.
Mi sono accorto che stai diventando grande perch a cena bisogna
insistere per farti mangiare, come sempre, per quando hai fame dici: Ho
fame; non mugoli, non piangi, dici semplicemente: Ho fame, babbo.
Mi sono accorto che stai diventando grande perch rispondi con ironia. A
Irene, con cui fai psicomotricit, quando ti ha detto: Prova pi veloce, hai
risposto: Non ho mica quattro mani. A me, che ero tornato a controllare se
avevi messo le mutande nel verso dritto, e invece ti eri messa a giocare con il
Lego, e ti ho detto: Allora?? hai risposto: Allora un corno.
A me e alla mamma, che stavamo litigando, hai detto: State calmi,
altrimenti poi sono triste. E questultima cosa significa che tu avevi capito
pi di quello che, in quel momento, stavamo capendo io e la mamma.
Per questo dico che stai diventando grande, Caterina.

E stai diventando grande anche tu, Margherita. Scricciolina piccolina ma


gi cos cresciuta. Rimproveri le figurine di Topo Tip con disegnato il ciuccio
perch il ciuccio no no no. Stringi i pugni di paura e fai aaaaahhh
quando nominiamo draghi e serpenti, e poi torni con il libretto di Topo Tip in
mano e provi a prendere il ciuccio dal disegno di Topo Tip, perch stai
crescendo ma non sei ancora cos grande e quel ciuccio ti attira come i
biscotti che sta mangiando il babbo. Poi mi saluti dal fondo delle scale, ogni
mattina, prima di uscire con le nonne. E fino a che non mi affaccio, magari
non lo faccio subito perch ho le cuffie, laudio di un video al massimo e non
ti sento, tu resti l a fare ciao con la manina e a chiamarmi forte
Mammo! Se un giorno io morissi in mansarda, sono sicuro che tu resteresti
in fondo alle scale ad aspettarmi, e a continuare a salutare, per sempre. Ed
questa tua fiducia che ogni giorno provo a non tradire.
Una macchia di pomodoro sul vestito

Figlie mie,
date la precedenza alla vita e non scordatevelo mai. Date la precedenza a
vecchi e bambini, sullautobus e in metropolitana. Sul filobus e in tramvai, o
sulla panchina di un giardino. I vecchi si siederebbero volentieri a terra
perch sono tornati mezzi bambini, ma non ce la fanno perch hanno le ossa
ammaccate e per questo hanno bisogno della vostra precedenza, e voi fateli
sedere, figlie mie, con garbo. Date loro la precedenza quando parlano e fino a
che non hanno finito, ascoltateli.
Ricordate che se un vecchio vi interrompe, probabilmente, ha ragione lui.
E quando sarete grandi cercate di non interrompere mai un bambino
mentre parla perch i bambini danno la precedenza alla vita e non sbagliano
mai.
La vita una questione di precedenze e di strade che si intrecciano.
Qualcuno pensa che ci sia un traguardo, alla fine, e corre con la busta della
spesa in bocca e il portafoglio in mano, ma il traguardo in quel senso non c,
e se ci fosse sono convinto somiglierebbe pi a una partenza che a un arrivo.
Date la precedenza alla vita.
Una macchia di pomodoro sul vestito, dopo un pranzo in compagnia, una
cosa buona. Il cesto dei panni pieno, la moka piena per un terzo, una camicia
stirata velocemente, un po di polvere sulle scarpe, le scarpe al sole in
terrazza perch puzzavano. Sono tutte situazioni in cui la vita balla a ritmo.
Il bordo della gomma delle scarpe che da bianco diventa a striature verdi,
perch lerba calpestata mentre corri fa questo effetto qua.
Il cestino della carta con la carta che straborda, ma invece di svuotarlo
premi la carta sul fondo per guadagnare spazio e tempo, perch hai cose
migliori da fare che svuotare un cestino proprio ora; oppure il mignolo del
piede sbattuto nellossatura di legno della culla, camminando di notte con la
luce spenta per non svegliarvi; la culla balzava avanti di mezzo metro, io mi
facevo male e voi vi svegliavate. Penso sia accaduto almeno dieci volte.
Altre cose che sanno di vita: il profumo del pane, una dedica su un libro,
un bacio alla stazione o dove volete voi, perch i baci profumano sempre di
vita.
E mi raccomando, datene tanti, di baci, a chi amate e a chi volete bene.
Non siate mai tirchie, in fatto di baci e di cioccolata.
Date la precedenza alla vita. Se trovate una chiocciola in mezzo alla
strada, spostatela. Non abbagliate i ricci. Seguite con lo sguardo la corsa dei
daini in campagna. Se potete, scuotete la tovaglia su un prato; non siate
ingorde, anche le formiche hanno fame.
Non urlate nei boschi, e se dovete tagliare un albero fatelo, ma mai a cuore
leggero.
Ascoltatemi sempre, poi scordate tutto e fate come vi pare; ma questo non
dimenticatelo mai: date la precedenza alla vita.

Ogni tanto mi faccio triste e penso alla vecchiaia. La mia, soprattutto.


Primo, lo so, non detto che ci arrivi. Ma diciamo che ci arrivo, e fingiamo
che ce la far senza troppi acciacchi. Mi verrete a trovare, figlie mie? Mi
telefonerete? La mamma ci sar ancora? Mi porterete al cinema? E mi
porterete a vedere un film comico, perch i vecchi devono ridere altrimenti
pensano alla morte (ma io ci penso gi ora), oppure mi porterete a vedere il
film di debutto di qualche youtuber di merda, se ancora ci sar youtube?
Pagherete voi il biglietto o aspetterete che ve lo paghi io? Sarete di quelle
figlie che poi raccontano alle amiche di come si sono rotte la sera prima al
cinema con il babbo, oppure dopo parleremo del film bevendo un bicchiere di
vino insieme? Che figlie sarete, figlie mie? Io, probabilmente, sar uno di
quei babbi che il film gli piaciuto per ne ha visti di meglio. Sicuramente
pianger, perch piango sempre a tutti i film e a tutte le serie tv. Per me non
c differenza fra Marcellino pane e vino e Breaking bad, piango lo stesso. E
allora tirer fuori un fazzoletto di stoffa dalla manica del maglione facendo
finta di soffiarmi il naso, mentre mi lamento della pubblicit prima dellinizio
del film, che ai miei tempi tutta questa pubblicit non cera, e mi asciugher
le lacrime.
Figlie mie, avrete un profilo Facebook? Instagram? Cosa posterete su
Snapchat prima che le foto si cancellino e io possa vederle? Pubblicherete
foto con le labbra a culo di gallina mentre mimate un bacio allobiettivo
pensando a chiss chi? E questo chi sar, un ragazzino stronzo che non si
mette il casco perch ha un chilo di gel in testa e gli rimarrebbe il casco
attaccato ai capelli?
E soprattutto: a che et farete queste foto?
Dico a voi, mondo: esiste qualche pozione magica per rimandare questa
et, che per me sar comunque troppo presto?
Mangerete carne, figlie mie? Oppure diventerete vegetariane o vegane?
Diventerete come quelle vegane rompicazzo che parlano solo del loro essere
vegane per si vede lontano un miglio che hanno una voglia di bistecca da
impazzire? Oppure mangerete carne come quegli onnivori rompicazzo che
parlano solo di bistecche al sangue perch pensano di essere pi uomini se
dicono di trangugiare carne di animali morti? Oppure sarete vegetariane, con
una gallina in terrazza che vi caca ovunque, per vi fa le uova sane? E poi un
giorno, magari, scoprirete che la vostra gallina dal cuore doro ha ucciso a
beccate un uccellino caduto in terrazza dal nido sullalbero; e allora vi star
meno simpatica, la vostra gallina che si mangia mille vermi al giorno che
sono comunque anche quelli degli animali, vero?
Qualsiasi cosa farete, lavrete capito, io avr paura, figlie mie. Temer
sempre la deriva. Il peggio possibile da ogni situazione normale, fosse anche
una bistecca abbrustolita o un piatto di insalata e carciofi. Per sar felice
perch significa, qualsiasi cosa sceglierete di fare, che state scegliendo.
Significher che state vivendo la vita che voi volete vivere e non quella di
qualcun altro, tanto meno la mia. Questa la cosa pi importante del mondo:
la libert, figlie mie. Non lasciatela mai sola, voi avete bisogno di lei ma
anche lei, la libert, per vivere, ha bisogno di voi.
Iacopo Melio

Cara Caterina, cara Margherita,


voi siete belle. Per bello un complimento che vale poco, anche se in
tanti ci puntano molto. La bellezza fisica, non scordatevelo mai,
sopravvalutata. Anche se qualche volta vi sembrer tutto, non perdete mai la
capacit di ridimensionarla. Essere belle, poi, momentaneo. Se c, passa.
La bellezza dipende dalla fortuna e dal tempo che si trascorre di fronte
allo specchio, cio due caratteristiche accessorie alla vita. molto meglio
essere simpatiche, ad esempio. Perch significa riuscire a sorridere insieme
agli altri entrandoci in relazione. E il sorriso e la relazione sono
caratteristiche determinanti per la qualit della vita. In altre parole: i brutti
possono essere felici, ma se non sei capace di entrare in sintonia con le vite e
le storie degli altri, avrai una via di merda anche se sei una strafiga.
Per questo, quando mi chiedono il complimento pi bello che abbia mai
ricevuto non ho alcun dubbio: me lha fatto un matto, a Firenze, alla fine di
un video: Vedi Saverio, le persone che vengono a trovarci fanno le foto, poi
le interviste, ma sono nervose, e allora io gli racconto le cose non alla moda,
cio io invento le risposte. Invece tu sei venuto tranquillo a fare il video, non
sei nervoso, parli normale, capisco che te sai comprendere queste cose pi
degli altri, sembri proprio uno di noi. Detto da un matto.
Questo, per me, significa immergermi nelle storie. Sarebbe come se un
pastello di cera guardasse Giotto e gli dicesse: Bravo, hai capito come
muovermi sul foglio. O se una fisarmonica a bocca guardasse Sprengsteen e
gli dicesse: Come mi soffi bene tu, nessun altro.
Una volta ho raccontato questo paragone a Iacopo Melio. Lui ci ha
pensato un po e mi ha mandato un messaggio: Hu, Save, ho unidea. Io nel
libro scriverei anche: Come se un preservativo ti guardasse e ti dicesse:
Come mi calzi bene tu, Saverio Voi non la potete capire, figlie mie,
una battuta da grandi ma fa abbastanza ridere, anche se la vostra mamma ha
detto che a lei non aveva fatto ridere per niente. Ma secondo me perch la
mamma gelosa di Iacopo, che quando sono al cellulare e lei mi chiede: A
chi scrivi? io rispondo sempre: A Iacopo Melio, anche se non sempre
vero.
Iacopo Melio quel giorno, e tanti altri, mi perculava, ed la cosa pi bella
della nostra amicizia. Con lui ho fatto conversazioni in chat irripetibili, e
video di cui sono orgoglioso quasi quanto delle nostre conversazioni in chat.

Iacopo Melio un ragazzo in carrozzina per una malattia dal nome strano
che ora non ricordo, ma non importante il nome della sua malattia, perci
neanche glielo chiedo e nel libro vi lascio con questo punto interrogativo.
Lho incontrato sulla strada del mio lavoro. Aveva risposto a un tweet della
ministra Carrozza. Lei aveva scritto: Io prendo il treno e lui aveva risposto:
Io vorrei prendere il treno, alludendo al fatto che in carrozzina prendere il
treno era complicato e bisognava prenotare lassistenza, non sempre
disponibile, almeno ventiquattrore prima. E parliamo delle grandi stazioni
ferroviarie, per le piccole non basta un cero alla Madonna, e non basta
neanche la Madonna.

Dopo averlo conosciuto ho capito che Iacopo non pu stare steso con la
schiena sul prato e guardare le stelle, perch la sua schiena un po
accartocciata e scivolerebbe di lato.
Ho capito che non pu masturbarsi quando vuole, perch i pantaloni,
senza un aiuto, non pu tirarli gi. E questa cosa vale anche per quando deve
andare in bagno.
Ho capito che ai biscotti pi buoni, al supermercato, lui non ci arriva
perch i biscotti pi buoni sono tutti pi in alto.
Poi ho riflettuto meglio e ho capito che le stelle le vedi anche se sei steso
su un lato, non importa stare con la schiena sullerba, che fa anche umido,
perch il cielo non labat-jour sopra il comodino, che sta a venti centimetri
e al massimo illumina il soffitto. Il cielo sta in cielo, e se guardi in alto, anche
se di lato, le stelle ci sono sempre.
Poi ho capito che non pu masturbarsi quando vuole, vero, per ha un
sacco di ragazze che ci provano, mandandogli messaggi in chat e fermandolo
per strada, perch la disabilit pu essere un limite, e certamente ogni tanto
una rottura, ma solo se tu glielo consenti. Per il resto, le persone con
disabilit sono come tutte le altre: alcune fanno lamore sempre e altre mi
somigliano.
E ho capito anche che i biscotti pi buoni, al supermercato, non sono
quelli in alto, ma quelli di fronte. E se proprio ti piace un biscotto di quelli
pi in alto puoi chiedere a un amico e lui te lo prende, altrimenti gli amici
cosa ci stanno a fare? Gli amici esistono per mangiare insieme i biscotti
migliori.
Con Iacopo Melio ho capito che le cose pi buone, e gli insegnamenti
migliori, capitano per strada, come a me capitato lui. successo con Iacopo
ed successo tutte le volte che, uscendo da me stesso, ho incrociato le vite
degli altri. S, le cose migliori le ho imparate dopo la scuola.
Per sia chiaro: io sono uno strenuo difensore della scuola, che pur con
tutti i limiti, i problemi e i casini, rimane il miglior luogo per la formazione
culturale di una persona. Erasmus compreso. Perci studiate, cazzo, e poche
storie. Per un pensiero, sopra gli altri: la cosa migliore che pu fare la scuola
trasformarci in spugne curiose, in persone capaci di apprendere anche dopo
aver terminato i cicli scolastici. Qualcuno lo chiama imparare dalla vita,
per a me sembra una dizione banale e preferisco pi qualcosa del tipo:
Imparare che pi siamo e pi ci si diverte. E pi si sa, meno cazzate si
dicono e meno problemi ci rimangono addosso.
I video che ho fatto

Cara Caterina, cara Margherita,


per fare le cose ci sono momenti e momenti. C il momento per
scherzare, quello per fare lamore, per piangere e per studiare. C il
momento giusto per dire ti amo e per provare a volare, il momento per
avere lamico immaginario e per farci pace. C il momento giusto per
lasciarlo a casa, lamico immaginario; il momento in cui scrivi le frasi di Jim
Morrison sul diario o guardi Non la Rai oppure adori Amici, o chiss
cosaltro avranno inventato quando voi avrete dieci anni, figlie mie.
Verr anche un giorno in cui guarderete i miei video e mi giudicherete in
base a quelli. Oggi siete piccole e i miei argomenti vi sembrano meno
interessanti di quelli che affronta Peppa, lo capisco. Ma verr un tempo
spero di esserci ancora ma non detto in cui voi guarderete anche quello
che ho compicciato nella mia vita tenendo una telecamera in mano. Allora mi
piacerebbe che partiste dallinizio, dal primo video per cui mi sono davvero
impegnato, anche se poi, giustamente, farete come vi pare, saltando libere. Lo
diceva Daniel Pennac a proposito dei diritti del lettore, figuratevi se non
potete farlo voi con i video del babbo. A me per piace pensare che il primo
video che guarderete sar proprio il primo, Guarire si deve. Chiesa e
omosessualit. Lo girai comprando su ebay una telecamerina nascosta a
duecento euro. Soldi miei, risparmiati dai lavori teatrali. Volevo raccontare
quello che accadeva nei luoghi dove si pensava che lomosessualit fosse il
progetto del diavolo sulla terra. Cos mi infiltrai in un corso di guarigione
per omosessuali a Botta di Sedrina, in provincia di Bergamo, in un convento
gestito da tredici suore. Quattro giorni e tre notti in una celletta. Raccontai le
pratiche di un prete esorcista su noi ragazzi. Le sofferenze. Le urla. Il
maschilismo. Lomofobia. La colpevolizzazione di chi aveva un orientamento
sessuale diverso dalla maggioranza. Vorrei che iniziaste da questo video, care
Caterina e Margherita, perch ebbi il coraggio e la faccia tosta di parlare di
questo argomento quando non ne parlava nessun altro, soprattutto in video,
soprattutto senza essere stato pagato da nessuno ma sostanzialmente pagando
io pur di raccontare e denunciare allopinione pubblica questo scempio di
umanit. Vorrei che iniziaste da questo video per potermi ammirare, una
volta nella vita, mentre indosso una camicia e una cravatta, ma soprattutto
vorrei che iniziaste da questo video perch ancora, nel silenzio di certe case e
di certe chiese, esistono genitori e prelati che credono che lunico
orientamento sessuale accettabile sia quello eterosessuale. Io e la mamma non
lo pensiamo, ma se a voi capitasse unamica, o un amico, con genitori di
questo tipo, meglio essere pronte che essere impreparate.

Poi, visto che per me e vostra madre la tolleranza un valore assoluto e il


razzismo una gran porcheria, vorrei che guardaste Razzisteria. Destra
fascista in Italia e nella rossa Toscana. Qui mi sono infiltrato in alcuni
gruppi di estrema destra, non solo governativa, raccontando le connivenze fra
chi ha giurato sulla Costituzione, pur guardandola da destra, e chi la saluta
con il braccio teso. Fra le altre cose ho mostrato il saluto fra Mario Borghezio
e colui che anni dopo sarebbe divenuto lassassino di Samb Modou e Diop
Mor, due ragazzi senegalesi uccisi in piazza Dalmazia, a Firenze.
Poi ho raccontato lalluvione in Maremma, e lasina che dalla stalla
guardava il contadino, come a dire mi vieni a prendere? Ma fra la stalla e la
casa cerano due metri dacqua e nessuno poteva uscire, e lasina affogava e
il contadino piangeva mentre me lo raccontava.
Ho raccontato il terremoto in Emilia Romagna, e un uomo che guardava la
sua casa mentre cadeva, abbattuta per sicurezza, tante erano le crepe. Luomo
aveva le braccia conserte e non staccava gli occhi dalle mura che lo avevano
protetto e ora si stritolavano di fronte ai suoi occhi fissi.
Tre anni e mezzo dopo stata la volta del terremoto allAquila, dove mi
ha accompagnato un gruppo di ragazzi fantastico. Poi uno di quei ragazzi
diventato di Casa Pound, e io spero di vivere abbastanza per vederlo rinsavire
(ciao Francesco!)
E poi ancora lassociazione Trisomia 21, con Valentina a cui il fidanzato
manda i messaggi sexy e lei vuole sposarlo, ma i genitori ancora non lo
sanno. E una partita a calcio che ho perso principalmente perch avevo meno
fiato di loro. E in cui ho capito che noi e loro una stronzata.
E voglio che attraverso i miei video conosciate Manuela Migliaccio e la
sua figaggine assoluta, in carrozzina. Lei che balla, corre in bici pedalando
con le mani, e fa lamore. Sono anche pi snodabile di una normale, dice
lei, ridendo. La verit che i paraplegici non fanno solo sesso orale, anzi, io
da quelle parti, l nel mezzo, ci sento benissimo, come dissi subito al mio
ragazzo.
Ho raccolto i sogni delle detenute in carcere. Prendere un gelato al
cioccolato, andare a Gardaland, rivedere il figlio. Desideri normali, che in
carcere diventano straordinari. E grazie a questo video e al tempo passato con
queste donne ho capito che la riabilitazione, e il riconoscimento del reato
commesso, non passano dal supplizio di pena.
I video dei concerti di Justin Bieber e gli One Direction, poi, non potete
proprio perderveli. Sono felice di aver raccontato una passione senza
mettermi su un piedistallo, divertendomi come un pazzo, urlando e parlando
con le fan di argomenti (anche) serissimi, come fossero (e lo sono) ragazze
intelligenti, e non le produttrici di urletti per qualche views su youtube.
E poi ancora il video delle donne dalla testa scalza, che i medici chiamano
alopecia. Vedere donne senza capelli ma accorgersene dopo quindici minuti,
perch se hai la testa bella, lassenza di capelli la esalta.
Ma lelenco, per fortuna, ancora lungo. Le malattie rare e gli amori non
convenzionali. Le ragazze anoressiche, il controllo e lobesit. E chi fa
battute su una persona perch grassa una merda uguale a uno che le fa a una
persona perch in carrozzina, anche se la persona obesa fosse Adinolfi. E
non basta mangiare un po meno, se uno non si vuole bene, mettetelo nel
cassetto degli insegnamenti da non scordare.

Un posto speciale nel mio cuore lo occupano le interviste alle partigiane e


ai partigiani. Perch in quei visi, e in quelle rughe che somigliano a tanti
sorrisi sparsi per la faccia, ci sono i motivi per commuoversi, e per imparare
che si possono fare 105 chilometri in bicicletta per portare un messaggio, pi
volte a settimana. Si pu mangiare poco e male. Dormire al freddo. Rischiare
di essere uccisi. E si pu fare tutto questo perch si scelto di pensare al
domani pi che alloggi. Perch se uno avesse pensato alloggi sarebbe stato
a casa, soprattutto se donna, dato che avrebbe potuto farlo senza rischi
sostanziali e con il caminetto acceso quando serviva. Invece le partigiane e i
partigiani hanno scelto la scomodit di un momento per scrivere una storia
che fosse collettiva, e vivere una vita spesso pi breve ma che non fosse solo
la loro. Le donne partigiane hanno scelto, sostanzialmente, di generare vita in
un altro modo ancora. Didala, ad esempio, che preparava le pappine per il
figlio, nei boschi, e quando il compagno le disse: Perch non tornate a casa,
almeno voi, cos state pi sicuri? lei rispose: Vorresti che da grande, lui, si
trovasse a fare le scelte che abbiamo dovuto fare noi? E rimasero l, tutti e
tre, innamorati.

E poi ancora lincontro con Francesco Nuti, Roberto Saviano, le


manifestazioni della Lega Nord, le pacche di Antonino Cannavacciuolo, i
clown in corsia e il diploma del coraggio.
Tunisi, Chernobyl, Srebrenica, lAlbania, le paralimpiadi di Londra e zia
Kate, con i supereroi in taxi, a Firenze. Il rugby e lMMA, il pugilato e
Leonard Bundu. E poi tanti altri, che a fare un elenco completo non sarei
capace, e allora meglio lasciare la porta socchiusa, che qualche ricordo possa
arrivare, e altre storie uscire.

La mia storia, la mia cultura, fatta dalle storie che ho raccontato. Quante
volte ve lho detto? Mille, che se cancello le ripetizioni si dimezza il libro. Io,
da qualche anno, non sono capace di parlare di me senza parlare delle persone
che ho conosciuto e delle loro storie, che oggi sono anche le mie. Sono ricco
in modo assurdo, da questo punto di vista.
Su (quasi) tutti gli argomenti ho un esempio, un episodio, unintimit da
agganciarci. La mia memoria dimentica intere narrazioni per tenere al suo
interno sguardi, profumi e aneddoti. Ho raccontato cos tante storie da
arrivare a capire che le storie da raccontare non finiranno mai, e da non
sentirmi legato a nessuna di esse in particolare. Sono legato a tutte, perch io
sono quelle storie. Amo anche le storie di merda, perch hanno contribuito
alla formazione dei miei pensieri. Amo averle raccontate e denunciate.
Adesso che passato un po sono felice di essermi immerso anche in quelle,
non perch il tempo ammorbidisca i brutti ricordi, ma perch tracciare i
confini del nero serve a rendere pi netto il bianco. Che poi quello che fa
Saviano, meglio di me.
In quel posto l buono anche il gelato al puffo

Ci vuole coraggio, bambine.


Per pisciare controvento, alzarsi in piedi quando gli altri stanno seduti.
Scegliere una strada poco battuta, ridere quando gli altri sono seri. Difendere
chi non ha il biglietto, ma noi averlo sempre. Andare fuori tema. Vestirsi
senza abbinare i colori. Fare cento metri per buttare una cartaccia. Non dare
la mano al politico che non ti piace. Fare forca a scuola per studiare in
biblioteca. Scrivere il titolo prima della tesi. Dire s a un appuntamento
damore prima di guardare lagenda. Leggere un libro in metropolitana.
Mettersi il casco. Sorridere. Dire ti voglio bene. Imparare a baciare. Non
ballare se la musica di merda. Ballare se la musica ti piace. Alzarsi da teatro
durante uno spettacolo e andarsene, se lo spettacolo brutto. Raccontare la
propria storia. Rispondere a certe telefonate. Richiamare. Scegliere come
vivere. Scegliere come morire. Dire questa cosa la sa fare meglio lei, o lui.
Difendere un ulivo da un gasdotto. Essere contro il Tav. Essere Erri De Luca.
Dare baci. Mettersi in pubblico un naso da clown. Far vincere la nonna a
carte e poi fingere di incazzarsi perch la nonna ha vinto a carte.

Io non amo le campane, soprattutto quelle di vetro e i proverbi collegati.


Io penso che vivere sotto una campana di vetro non si possa perch laria
non passa, e anche se una persona intelligente trovasse il modo per respirare,
tipo una cannuccia che si infila precisa in un buco nel vetro, quella non
sarebbe vita. La cannuccia va bene quando per nutrirti indispensabile,
oppure quando sono due e sono infilate in un t freddo al limone, in riva al
mare. Tutte le altre cannucce e tutte le altre campane, invece, non vanno
bene.
Perch la vita sta fuori, allaperto e al confronto, e sotto le campane di
vetro vivono gli insetti, o al massimo sopravvivono gli stolti.
Cara Caterina, oggi la morte di un signore ha portato in casa nostra un
argomento difficile da spiegare a una bambina, ma noi a spiegartelo ci
abbiamo provato, per rispetto a lui, a te e alla vita. E perch tenerti sotto una
campana di vetro neanche se tu fossi stata una lucciola.
Cara Caterina, oggi morto il pap di Cecilia, la tua logopedista. Oggi
stata la prima volta in cui hai sentito parlare della morte di qualcuno. Te lha
spiegato la mamma stamattina, te lha raccontato con la faccia seria e tu lhai
ascoltata con attenzione. Poi, alla fine, le hai chiesto: S, ma quando
guarisce?
Perch lesempio di dolore pi grande, per te, stato la mia spalla, che mi
alzavo di notte per mettere il ghiaccio ma soprattutto per alcuni mesi non ho
potuto prenderti in braccio. stato quello, per te, lo stupore e il metro del
mio infortunio. Un infortunio grave, ma a tempo. La mamma, quando le hai
chiesto, riferendoti al babbo di Cecilia, quando guarisce, ha sorriso e ti ha
detto che quando si va in cielo, poi, non si torna indietro.
Allora sono intervenuto io e ti ho detto che questo posto dove andato il
babbo di Cecilia una specie di premio per gli anziani, e quando arrivi puoi
sederti in prima fila, e per questo nessuno vuole tornare indietro, anche
perch una volta arrivati diventa chiaro a tutti che parenti e amici li
raggiungeranno tutto sommato presto. Ed un luogo cos grande, quel pezzo
di cielo in cui le persone vanno, che in prima fila c posto per tutti e non
solo per quelli che pagano di pi, come avviene invece in teatro, sulla Terra;
anzi, se qualcuno dice: Io posso pagare di pi, c un signore con la barba
che con un calcio nelle chiappe lo spedisce in fondo, fino a che questo che
vuol pagare non capisce che i soldi non comprano niente di importante, e
allora pu tornare in prima fila, gratis come tutti gli altri. E si sta cos bene,
tutti insieme in prima fila, in questo posto grande dove andato anche il
babbo di Cecilia, che le persone lo chiamano Paradiso. Ti danno anche il
gelato, ed gratis. Ma non te lo vende un signore tutto sudato, come ai
concerti sulla Terra, ma i gelati si materializzano davanti a te tutte le volte
che ne hai voglia, e puoi cambiare gusto anche dopo che si materializzato e
senza che vada sprecato, perch in questo posto grande ci sono cos tante
persone che sicuramente i gusti che non vuoi tu li sceglier qualcun altro. E la
mamme, in quel posto bello l, non ti dicono mai: Ora non puoi mangiare il
gelato perch fra poco si cena e ti sciupi lappetito. E potrai prendere anche i
gusti pi strani, come il Puffo, e sar buonissimo, mica come qua.
Poi mi sono messo in silenzio, orgoglioso del mio monologo e aspettando
un tuo commento, cara Caterina, ma tu avevi ascoltato solo la mamma che ti
diceva che ora il babbo di Cecilia in cielo. Ed stato in quel momento che
hai guardato la mamma e dopo una pausa che in confronto Carmelo Bene era
un dilettante, hai esclamato: Come noi con aereo!
E a quel punto era arrivata lora di andare a scuola e toccava a me
accompagnarti, perci la mamma si alzata, con una certa soddisfazione, e
ha tirato a me la patata bollente.
E io e te, in macchina, abbiamo ascoltato un po di musica; poi abbiamo
fatto il gioco dei colori, cio ognuno di noi due diceva un colore, laltro lo
ripeteva e poi diceva un altro colore ancora, fino a che non erano finiti tutti i
colori del mondo e dellarcobaleno; un gioco che hai inventato tu e che
facciamo sempre in macchina. Questa volta, per, prima della fine dei colori,
ti sei interrotta e mi hai chiesto: Sai, babbo, che babbo Cecilia morto? E io
ti ho detto: S, ne abbiamo parlato prima; vuoi chiedermi qualcosa?, e
allora tu hai chiesto anche a me: Quando guarisce? Ed stato a quel punto
che ti ho raccontato anche io quella cosa del cielo, che quando uno muore
sale su fino alle nuvole e tu mi hai risposto: Con laereo? e io ti ho detto:
S, con laereo, ma di quelli speciali che non si paga il biglietto. Sono aerei
invisibili che solo alcuni bambini possono vedere. E mi hai chiesto se tu
potevi vederli, e io ti ho detto: Quanti anni hai? e tu mi hai risposto:
Quattro e mezzo, e allora io ho sospirato e ho detto: S, tu puoi vederli,
ma per poco tempo ancora. E poi ho ripreso la mia spiegazione: Sono aerei
in cui tutti saliremo, prima o poi, e potremo stendere le gambe senza il
seggiolino davanti che ci blocca, come in un jet privato ma pi bello ancora e
con cos tanto spazio che sopra questi aerei ci puoi giocare anche a calcio e a
pallavolo, e se vuoi puoi scendere mentre si vola, saltando da un finestrino
aperto, atterrando su una nuvola; e la cosa bella che di quella nuvola potrai
anche mangiartene un pezzetto, e sapr di panna; e se ti verr sete potrai
risalire sullaereo nel tempo dello schiocco di due dita; e le hostess sapranno
cosa portarti da bere prima ancora che tu glielo chieda, e la cosa figa che
non ti daranno da bere in quei bicchierini striminziti che centrano giusto due
gocce per un passerotto non troppo assetato. In quellaereo l, invece, ci
saranno delle hostess super simpatiche che ti porteranno le bottiglie piene,
quasi da farci il bagno, e non tenteranno mai di venderti i gratta e vinci con
cui puoi vincere altri gratta e vinci con cui poi alla fine non vinci niente.
E poi, Caterina, abbiamo ripreso il gioco dei colori e tu hai detto
arancione, che il mio colore preferito, e l ho capito che avevi capito, e
non mi hai fatto pi domande.
Se ti fai male, poi guarisci

Mi sono rotto una spalla e tu, Caterina, ci hai messo due mesi per capire che
il babbo tuo non invincibile, ma che la mia fragilit umana ancora pi
bella perch cos sono uguale a te che ti fai la bua quando cadi e fai hu
hu.
Facciamo un passo indietro. Ero a Brescia e stavo girando un video con
Ilaria Naef, una magnifica ragazza che fa salti ed evoluzioni in carrozzina.
Con la carrozzina, il suo abituale mezzo di spostamento, Ilaria fa zig-zag nel
fuoco e salti in pista, compresi quelli a 360 gradi. E lo fa con una naturalezza
contagiosa. Cos contagiosa che era tutto il giorno che mi pungeva: Dai,
Saverio, prova anche tu, fai un saltino con la bici. Cosa vuoi che sia. Anzi:
mentre lo fai ti riprendo e cos lo metti pure nel nostro video. E io, che amo
provare le cose nuove, ma soprattutto subivo il fascino di Ilaria, ho detto:
Ma s, dai, un saltino, cosa vuoi che sia, c pure la gommapiuma dove
atterrare. Tu fai i salti in carrozzina facendo il giro della morte, vuoi che io
non riesca a fare un saltino in bici? E infatti non ci sono riuscito.
Ho indossato tutte le protezioni, sono partito e mi sono sfracellato in pista,
senza neanche arrivare a saltare, per riuscendo a rompere un casco in
carbonio in due punti. Perch troppo facile atterrare sui cubi di
gommapiuma, i veri uomini si schiantano prima, in pista. E si fanno portare
via dallambulanza gridando: Ahi ahi ahi ohi ohi ahi ohi ahi.
A casa, Caterina, non capivi come potessi essermi fatto male. Male
braccio? e mi chiedevi di ripetere la stessa storia. E poi: Quando guarisci?
e cinque minuti dopo: Sei guarito ora? e poi: Dove tua bicicletta?
perch tu, in effetti, sai che io una bicicletta non ce lho e dunque non capivi
come potessi esserci montato sopra e caduto. Che a pensarci bene questo fatto
ha una sua logica, a meno che qualcuno la bicicletta non te labbia prestata.
Qualche giorno dopo hai capito e ti sei rilassata. Hai capito che anche il
tuo babbo pu farsi male ma poi guarisce, e, cosa ancora pi importante, hai
capito che non c niente di strano nel farsi male cadendo. Proprio come
succede a te. E che linvincibilit fisica una menzogna che sta solo nelle
pubblicit delle palestre a inizio settembre (in realt questo non credo tu
labbia capito, ma ci sei andata vicino).

Un aspetto di questa storia, invece, Caterina non lha capito. Non ha


compreso perch io possa prendere in collo Margherita, nonostante la spalla
destra malconcia, e non lei. E io non so come farle comprendere la differenza
fra otto chili e venti chili. Ho provato a mettermi in braccio a lei, prima
leggero e poi lasciandomi andare per farle sentire la differenza di peso, ma il
risultato stato che mi ha urlato: Birbone, non sono pi tua amica: non
esattamente quello che mi ero prefissato. Perch fare il babbo non facile,
ogni giorno una scoperta, una vittoria e due o tre sconfitte.

Oggi, che sono passati due mesi ma ancora la spalla mi fa male e quando
mi distendo peggio che se Gasparri mi leggesse Ezra Pound nellorecchio,
Caterina venuta da me, sorridendo, e mi ha detto: Anche io ho male
spalla, esultando come Socrates dopo un goal. Che penso fosse il modo di
Caterina per dire: Caro babbo, ti voglio bene e condivido il tuo dolore.
Io, almeno, lho capita cos.
Ce la metto tutta

Mi chiedo spesso quali vestiti indosserete. Cerco di intuire limpossibile


guardando i vostri gusti di oggi. Il rosa il tuo colore preferito, Caterina, a
giorni alterni con il blu. Il verde, anche. Larancione invece non ti piace, per
il mio colore preferito, perci lo guardi con rispetto. Il nero no, non lo
consideri neanche un colore e fai bene, anche se da grande ti diranno che
sfila e forse lo indosserai perch potresti voler sfilare le tue cicce, se mai
ce le avrai. Ma se ce le dovessi avere io ti dir che ti stanno bene; e non
perch abbia gi deciso di mentirti, cara Caterina, ma perch sono sicuro che
sar davvero cos.
Perch a te sta bene tutto, cara Caterina, e Margherita uguale, siete due
strafiche della Madonna e volevo dirvelo.
A parte quando fate le bizze, in quel caso vi viene un viso brutto e
antipatico che al confronto Crudelia De Mon era una simpatica milf con cui
bere il t a Copenaghen.

Pu darsi che invecchiando diventi un babbo rompino, e pu darsi che lo


sia anche ora, qualche volta. Pu darsi che dica frasi sbagliate e usi
guazzabugli di parole; pu addirittura darsi che voi mi vediate come un uomo
di mezza et con la barba di cinque giorni sopra un piedistallo, che sbrodola
parole su un quadernino spiegazzato e lo chiama Lettera alle figlie.
Io per ce la metto tutta, e questo dovete saperlo, care Caterina e
Margherita. Io ce la metto tutta per non deludervi e non dire mai frasi che non
avrei voluto sentirmi dire, e che (fortunatamente) non mi sono mai sentito
dire, almeno non dai miei genitori. Sono frasi che ho sentito dire da altri, e
qualcuno che conosco per quelle frasi si tagliato le ali, ha smesso di sognare
e oggi fa un lavoro che non gli piace. O addirittura, qualcuno che conosco,
disoccupato perch al posto di un lavoro incerto ne cercava uno sicuro e per
quello sicuro non arrivato e quello incerto, che era il suo sogno, se lavesse
cercato, magari lavrebbe trovato. Chiss. Il risultato, per, che oggi
disoccupato e alla ricerca di un lavoro che non gli piace.
Per questo mi sono appuntato delle frasi da non dire mai a voi, figlie mie,
e a nessun altro.

Siete tutte uguali.


Falso. Da piccoli siamo come da grandi, cio tutti diversi, per migliori. A
differenza dei grandi, ad esempio, i piccoli non fanno la guerra, non la
chiamano umanitaria e non usano un intero vocabolario mutuato dal
linguaggio medico per farla sembrare pulita (intervento chirurgico,
operazione umanitaria, bombardamento mirato o effetti collaterali per
coprire il bombardamento di una scuola).
Riassumendo: io non guarder mai una bambina e, dallalto del mio
niente, sentenzier: Da piccoli fanno tutti cos oppure: Da adolescenti
siete tutte uguali o anche: Non vedo lora che cresciate.
Crescete pure ma rimanete piccole, figlie mie, fate dispetto a chi vi
vorrebbe senza sogni pericolosi.

Tieni i piedi per terra.


Per favore, no. I piedi teneteli dove vi pare, ma in terra solo lo stretto
necessario. Perch questa frase non significa non camminare sulla panca in
chiesa, che su questo siamo tutti daccordo. Chi dice: Tieni i piedi per
terra vi invita a non volare e a non sognare. Chi dice: Tieni i piedi per
terra intende: Vivi basso per non attirare i guai. Invece voi dovete fare
sogni grandi, e attirarvi le antipatie di tutti quelli che hanno smesso di
sognare. Dovete spostare lasticella del non so se posso un metro pi in l.
Voi potete, sufficiente fare sogni di qualit. Come aprire una gelateria e
dare il gelato gratis destate, o costruire protesi in 3D, o salire sulla muraglia
cinese e gridare: Moglie mia ti amo.
Voi potete. E ci sono due frasi a cui sono affezionato e che mi piacerebbe
condividere con voi. La prima questa: Pensavano tutti che fosse
impossibile. Poi arriv uno che non lo sapeva e lo realizz.
Bella, vero?
E la seconda questa: Lei, lutopia, allorizzonte. Mi avvicino di due
passi, lei si allontana di due passi. Cammino per dieci passi e lutopia si
sposta di dieci passi. E allora a cosa serve lutopia? Serve proprio a questo: a
continuare a camminare.
Bella pure questa, vero? di Eduardo Galeano, e la uso sempre per
salutare le studentesse e gli studenti alla fine di unassemblea a scuola.

Spero che mio figlio/a diventi


Non user mai questa frase, promesso. Io spero che voi siate felici e stop.
Impegnatevi per diventare quel che vi rende felici.

***

Oggi ho letto un post di Barbara Dardanelli, una mamma bellissima e matta,


amica mia di Pistoia. Quelle matte che a me piacciono tanto. Barbara ha due
figlie, ha tutti i difetti delle mamme (e dei pap) ma anche tutte le soluzioni,
come piacerebbe avere a me. Oggi Barbara ha scritto questo: Se ci sono le
pozzanghere, al bambino non gli devi dire scansale, devi dargli gli stivali per
saltarci dentro. Io credo che in questo gesto si racchiuda tutta la mia filosofia
di essere genitore.
Ha ragione, Barbara. Perch non fare per timore una cazzata o, in altre
parole, sottrarre momenti alla vita per paura da bischeri, figlie mie. A
meno che non si parli di bucarsi deroina, prendere una pasticca in discoteca
o andare in moto senza casco. Azioni che per, pi che per paura, non
andrebbero compiute per intelligenza. Per le altre cose, quelle belle davvero
tipo saltare dentro una pozzanghera a piedi uniti io come babbo mi impegno
a darvi gli stivali giusti, non certamente a vietarvelo.
E mi sono venuti in mente altri esempi belli.
Se volete costruire una casa sullalbero bisogna scegliere lalbero giusto,
non scappare dal bosco perch ci sono i lupi. I lupi sono soprattutto in
citt, non mordono, anche se fanno di peggio.
Se volete fare pugilato vi compro i guantoni e vi segno in una buona
palestra, non vi dico: uno sport da maschi, perch chi lo dice un
maschio, ma non un uomo.
Se volete pitturare sulle pareti di casa, figlie mie, si pu fare anche quello,
scegliamo insieme un pezzo di parete adatta e compriamo i pennarelli
lavabili, e poi la parete la laviamo insieme.
Se invece volete fare casino quando andiamo a mangiare la pizza fuori, o
correre avanti e indietro per il ristorante facendo lo slalom fra i camerieri, io
vi dico no e gli stivali per saltare nelle pozzanghere ve li do direttamente in
testa.
Le sicurezze prima di dormire aiutano a navigare la notte

Oggi i pensieri sono tornati a trovarmi. Ho pensato a Caterina, che prima di


addormentarsi mi chiede un bicchiere dacqua e io glielo porto, anche se ho
imparato che non ha quasi mai sete e si bagna solo le labbra, o al massimo ne
deglutisce un centilitro, alza il capo e mi restituisce il bicchiere con un sorriso
come dire: Veramente, babbo, non avevo sete, era solo per capire se me
lavresti portato.
E io la guardo come a rispondere: S, Caterina, lo so. il rituale della
sicurezza, i tuoi punti fermi; come la mamma che ti canta la canzoncina e
deve farlo lei non perch lei sia intonata e io stonato (anche se proprio cos),
ma perch le sicurezze prima di dormire aiutano a navigare la notte. E per lo
stesso motivo il libricino devo leggerlo io e lacqua per far finta di bere la
porta il babbo.
Oggi, dicevo, mi sono venuti a trovare i pensieri. E ho pensato che se non
morir presto, diventer vecchio. E star su una poltrona a lamentarmi delle
gambe che non vanno pi come una volta, e con questi occhi da vecchio non
riesco pi a montare i video come li montavo una volta, o a scrivere sul
computer come facevo un tempo, con tutte e dieci le dita, perch avr
lartrosi; e si stava meglio da giovani che da vecchi. Dir proprio cos, gi me
lo immagino. E sar in quei momenti, forse, che vi chiamer al telefono,
figlie mie: Pronto, Caterina? Pronto, Margherita? E dir qualcosa di
veloce, per non disturbarvi troppo ma sufficiente a sentire la vostra voce, che
per me (immagino) sar come il bicchiere dacqua che vi porto ora, tutte le
sere.

Prendersi cura. C una canzone di Battiato, bellissima, che si intitola


proprio La Cura. Io provo a viverla con voi, figlie mie, per quanto ne sono
capace. E sinceramente, molte volte, non ne sono per niente capace. Alzo la
voce anche quando non sono arrabbiato, guardo troppo il telefono, guardo
troppo il telegiornale, dico troppe volte brutte parole come aspetta, fra un
po, lo faremo il prossimo fine settimana, unaltra volta, non ora,
devo finire di lavorare, cinque minuti e arrivo. Invece bisognerebbe
accarezzare lora e spingere via il dopo.
Insomma, ho un sacco di difetti. Per al prendersi cura ci penso e provo
a dimostrarvelo. Ricordo un episodio, questestate. Avevo salvato un merlo
dalle grinfie di due gatti. In realt appena sono arrivato i gatti sono scappati,
perci pi che un salvataggio stato una specie di e ora, piccolo merlo
sfigato che sei caduto dal nido, cosa ci faccio con te?
Cos lho portato a casa e lho messo in una scatola di scarpe, avendo cura
di togliere prima le scarpe. Poi ho preso una siringa, esattamente quella con
cui faccio i lavaggi al naso di Margherita, unoperazione medievale che molti
genitori praticano ancora oggi sui loro figli, consistente nello spruzzare loro
la soluzione fisiologica nelle narici, mentre una mano blocca la testa del
malcapitato infante, che cos non pu reagire. Linfante piange, ma poi sta
meglio. Con quella siringa ho dato da mangiare al merlo, per due settimane.
E lo abbiamo fatto anche insieme, ricordi, Caterina? E mi chiedevi: Ora
vola? e io ti rispondevo: Sta imparando. E tu: Quando vola? E io:
Quando impara. E tu: Quando impara? E io che sbuffavo, per insieme a
te ci siamo presi cura di quel merletto piccoletto e sfigato, che cagava in
terrazza neanche fosse un esercito di rondini. E dagli la pappa oggi e dagli la
pappa domani, un bel giorno volato via. Oppure lha preso una civetta, di
notte, e se l mangiato. Io per propendo per la prima, perch sarebbe un
finale migliore.
Rimettere in moto la vita

E infine, figlie mie, vorrei dirvi che sbaglierete un sacco di volte. E vorrei
dirvi che alcuni dei vostri sbagli saranno grandi. Uno, due, magari tre sbagli
grandi. Quanto grandi, per, non posso saperlo; e in ogni caso il mio
parametro di valutazione sarebbe diverso dal vostro, perci inutile stare qui a
misurarne la possibile circonferenza o lipotetico peso. Addirittura potrebbe
darsi che qualcuna delle cose giuste che farete a me sembrer uno sbaglio,
come alcuni dei vostri sbagli a me potrebbero sembrare delle scelte
azzeccatissime.
Lunica cosa sicura che sbaglierete, perch questo capita in ogni vita.
Quello su cui possiamo provare a influire, per, sono le ripartenze. Sono
quelle che fanno la differenza. Il problema non sono gli errori, figlie mie, il
problema sono le fermate prolungate senza rimettere in moto la vita. Gli
indugi lunghi arando il solito metro quadrato di terreno. Il freno a mano tirato
dopo il terzo giorno di disperazione.
Vi potr capitare di sbagliare la scelta della scuola superiore, o lopzione
delluniversit. Sbagliare fidanzato (o fidanzata), o la persona con la quale
passare la notte. Meglio non sbagliare, sintende. E meglio che di notti cos
ne passiate poche a prescindere :) Per, ecco, potrebbe succedere.
Potrebbe succedere di essere traditi da unamica, di fare una foto di cui vi
pentirete, girare un video imbarazzante; potrebbe capitarvi un sms bastardo,
una risposta cattiva a un genitore, una forca a scuola (se vi becco cavoli
vostri, patti chiari amore filiale lungo). Ma potrebbe succedere.
Pu accadere di non avere abbastanza coraggio per volare.
Per andare allestero.
Per dimettersi da un lavoro che non vi soddisfa.
Pu succedere di non avere abbastanza coraggio per leggere la realt, e
finire per piegarla arrivando a raccontarvi che quella realt l, piegata e
accartocciata, era il vostro sogno.
Ci vuole coraggio a fare un figlio, ci vuole coraggio a posticipare lidea di
un figlio. A scegliere linseminazione, a volere ladozione.
Ci vuole coraggio a scegliere lamore, che un po passione e un po
cervello, con un pizzico di fantasia o anche due. Io vi auguro tutti questi
coraggio e tanti altri.
Vi auguro il coraggio, soprattutto, delle ripartenze. Ne avrete bisogno ma
ce la farete. La vita unavventura bellissima, come la vostra mamma.
Vi voglio un sacco di bene.
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quella in cui lopera stata pubblicata e le condizioni incluse alla presente dovranno
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Siate ribelli, praticate gentilezza


di Saverio Tommasi
Propriet Letteraria Riservata
2017 Sperling & Kupfer Editori S.p.A.
Realizzazione editoriale a cura di Sara Fioretta.
Ebook ISBN 9788820097042

COPERTINA || JULIEN MALLAND_PARISXIII | ART DIRECTOR:


FRANCESCO MARANGON | GRAPHIC DESIGNER: CARLO MASCHERONI

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