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Il palio di Legnano una festa tradizionale che si svolge annualmente a Legnano

dal 1935 per commemorare l'omonima battaglia combattuta il 29 maggio 1176 nei
dintorni della citt tra le truppe della Lega Lombarda e l'esercito imperiale di
Federico Barbarossa[1]. Il territorio di Legnano, comune italiano della citt
metropolitana di Milano, in Lombardia, diviso in otto contrade storiche che si
sfidano, all'ultima domenica di maggio, in una corsa ippica che chiude la
manifestazione[1].

Fino al 2005 il palio di Legnano era chiamato "Sagra del Carroccio", denominazione
che prese gi dalla sua seconda edizione, nel 1936[2]. Dal 1954 ufficialmente
annoverato tra le manifestazione storiche italiane[3]. Tra gli eventi collegati al
palio di Legnano trovano anche spazio una sfilata storica e "La Fabbrica del
Canto", manifestazione musicale corale internazionale nata nel 1992 su iniziativa
dell'Associazione Musicale Jubilate[4]. Nel 2002 la sfilata storica del palio di
Legnano stata riproposta al Columbus Day di New York[5].

e commemorazioni pi antiche della battaglia di Legnano di cui si abbia traccia


documentata si sono svolte il 28 maggio 1393 a Milano nella basilica di San
Simpliciano[6][7]. Nel documento, che costituito da una decreto di quattro pagine
emanato dal podest, dal vicario e dai Dodici di provvisione del comune di Milano,
si prescriveva ai magistrati della citt di predisporre una processione solenne a
completamento della cerimonia civile che si sarebbe dovuta concludere alla basilica
di San Simpliciano[7]; all'epoca ogni celebrazione civile era infatti accompagnata
da una funzione religiosa[7]. Nell'occasione fu decretato che il 29 maggio, data
della battaglia di Legnano, fosse giorno di festivit civile e religiosa in tutto
il contado milanese[6]. I rappresentanti del comune di Milano avrebbero dovuto
partecipare alla processione ogni anno ed erano obbligati, come si legge su un
documento dell'epoca[7]:
[...] Ad offerirvi a spese e a nome della Comunit due palii del valore
complessivo di 150 lire di terzuoli. [...]

Nel 1499, con l'occupazione del Ducato di Milano da parte dell'esercito francese,
la festivit venne prima soppressa[6], poi ripristinata da san Carlo Borromeo nel
1596, e infine nuovamente sospesa dal 1784[7][8]. Su una lettera pastorale di san
Carlo Borromeo dell'8 maggio 1582, prima del ripristino, si pu leggere[7]:
[...] Abbiamo testimonio dai libri antichi e moderni come per le memorie di
questo beneficio[N 1] la citt di Milano santificava gi questo giorno. [...]
(San Carlo Borromeo)

Il 29 maggio torn ad essere commemorato durante il Risorgimento quale simbolo


della lotta degli italiani contro l'invasore straniero[9]. Le commemorazioni pi
importanti furono quelle del 29 maggio 1848 a Milano durante la primavera dei
popoli, che avvenne solennemente nella basilica di Sant'Ambrogio, e quelle del 1876
a Milano e a Legnano in occasione del settimo centenario della battaglia[9]. Per il
settimo centenario della battaglia giunsero a Legnano oltre 40.000 persone da tutta
Italia e 197 stendardi rappresentanti tutte le province e molti comuni della
Penisola[10]. In ricordo di questo evento, nella moderna piazza San Magno stata
collocata una targa marmorea con questa epigrafe[10]:
Festeggiamenti in piazza San Magno a Legnano per i 700 anni dalla battaglia (29
maggio 1876). Sullo sfondo, gli edifici che all'epoca erano di fronte alla basilica
di San Magno e che furono in seguito demoliti[11]
[...] Della battaglia di Legnano
ove la Lega Lombarda
fiacc lo straniero
Italia indipendente ed unita
festeggi nel VII centenario
il 29 maggio 1876 [...]
(Lapide a ricordo della cerimonia di festeggiamento del VII centenario della
battaglia di Legnano)
A Legnano, dagli anni seguenti, sull'onda dei festeggiamenti del settecentesimo
anniversario, vennero saltuariamente organizzate dalla popolazione commemorazioni
della battaglia[12]. La svolta si ebbe il 29 giugno 1900, con l'inaugurazione del
monumento al Guerriero di Legnano di Enrico Butti, che sostitu una precedente
statua realizzata per il VII centenario della battaglia da Egidio Pozzi: da questa
data i festeggiamenti ufficiali della battaglia vennero trasferiti da Milano a
Legnano, con i legnanesi che iniziarono a ricordare lo scontro militare tra il
Barbarossa e la Lega Lombarda con cadenza annuale[13]. Il monumento stato
costruito su stimolo di Giuseppe Garibaldi: il 16 giugno 1862, durante una sua
visita a Legnano su invito del sindaco Andrea Bossi[14], Garibaldi fece un discorso
con cui esort i legnanesi a erigere un monumento a ricordo della famosa battaglia
del 29 maggio 1176[14]:
[...] Noi abbiamo poca cura delle memorie degli avvenimenti patrii; Legnano manca
di un monumento per constatare il valore dei nostri antenati e la memoria dei
nostri padri collegati, i quali riuscirono a bastonare gli stranieri appena
s'intesero. [...]
(Giuseppe Garibaldi)

Per quanto riguarda la celebrazione religiosa alla basilica di San Simpliciano,


ancora nel XXI secolo, all'ultima domenica di maggio, la battaglia del 29 maggio
1176 viene ricordata con una processione e con una funzione religiosa che comprende
la veglia di una copia della croce di Ariberto da Intimiano: a questa celebrazione
partecipa anche una delegazione della citt di Legnano e delle sue contrade[10].
Il tentativo del 1926
Fabio Vignati, sindaco di Legnano dal 1923 al 1927 e podest dal 1927 al 1932

La prima proposta di organizzare un evento con il contributo dell'Amministrazione


comunale fu ipotizzata nel 1926 da Carlo De Giorgi, giornalista ed esponente locale
del Partito Nazionale Fascista[15]. De Giorgi, fondatore del periodico locale Lo
Specchio, cerc di tradurre in pratica questa idea per commemorare il 750
anniversario della battaglia, che cadeva proprio nel 1926[16]. Sul numero della
rivista da lui fondata che usc il 29 maggio, De Giorgi comunic il fallimento
dell'iniziativa con queste parole[16]:
[...] Tutto era predisposto per fare una manifestazione degna della nostra citt
e del suo glorioso passato. [...] Eravamo certi di fare veramente una cosa
grandiosa e imponente. [...] C' mancata una sola cosa, la pi importante, diranno
i pi, la meno diciamo noi, e la teniamo in dispregio (forse perch ne abbiamo
sempre bisogno): il denaro. [...]
(Carlo De Giorgi, articolo apparso sul periodico Lo specchio il 29 maggio 1926)

Questa idea non ebbe seguito a causa del costo troppo elevato dell'organizzazione
dell'evento, che venne stimato in 50.000 lire, un ammontare giudicato eccessivo
anche da Fabio Vignati, all'epoca podest di Legnano e quindi capo
dell'Amministrazione comunale[N 2], nonch persona attenta alla storia di Legnano e
spesso generosa, anche economicamente, nei confronti delle iniziative culturali[15]
[16].

Le 50.000 lire preventivate comprendevano 35.000 lire da destinare al pagamento del


prestito di 400 abiti medievali, e 15.000 lire per i cavalli destinati alla corsa
ippica e per i buoi che avrebbero dovuto trainare la copia del Carroccio[16].
Questo sarebbe stato un impegno economico assai cospicuo: facendo un paragone, per
restaurare interamente il campanile della basilica di San Magno di Legnano, sempre
nel 1926, vennero spese 48.000 lire[16].
La festa del Carroccio del 1932
La Battaglia di Legnano di Amos Cassioli (1860), dipinto conservato presso la
Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze[17]

La prima manifestazione predisposta ufficialmente dalle autorit cittadine


legnanesi, che ebbe luogo nel 1932, fu ancora su iniziativa di Carlo De Giorgi[13]
[18]. Questa volta il proposito di organizzare una manifestazione che commemorasse
la battaglia di Legnano ebbe seguito perch il clima politico era nel frattempo
cambiato: il fascismo, gi da tempo, era impegnato a stimolare la nascita di eventi
che celebrassero l'orgoglio nazionale anche con l'elargizione di importanti
finanziamenti[18]. Uno di questi eventi fu appunto la battaglia di Legnano, dove le
truppe italiane della Lega Lombarda sconfissero le armate tedesche del Sacro Romano
Impero, ponendo fine al sogno egemonico dell'imperatore teutonico Federico
Barbarossa sull'Italia settentrionale[19].

Questa manifestazione, che venne chiamata "festa del Carroccio" e che ebbe questa
volta il pieno appoggio dell'Amministrazione comunale, comprendeva una fiera
gastronomica allestita nelle moderne vie Diaz e Matteotti, una sfilata storica per
le vie di Legnano e una gara ippica che venne organizzata al locale campo sportivo
Brusadelli (realizzato come centro sportivo per il dopolavoro del Cotonificio
Dell'Acqua[20], ora intitolato a Pino Cozzi, storico presidente dell'Unione
Sportiva Legnanese[21]) e che non si concluse per la morte di un fantino, un
adolescente di soli 15 anni poco allenato alle gare, che cadde da cavallo venendo
ucciso sul colpo[2][15][22]. Con la festa del Carroccio si pass quindi da
celebrazioni civili austere e solenni a uno spettacolo folcloristico e sportivo,
sebbene non fortunato, perlomeno nella sua prima edizione assoluta, a causa della
disgrazia menzionata[23].

Come conseguenza alla tragedia che colp il giovane fantino, negli anni
immediatamente successivi, la gara ippica non venne ripetuta, fermo restando
l'organizzazione degli altri eventi, che continuarono ad avere luogo anche in
seguito[15][23]. Le dieci contrade che avrebbero partecipato alla prima edizione
del palio di Legnano (1935) vennero istituite nel 1932 in occasione della festa del
Carroccio[24]: Ponzella, Olmina, San Bernardino, Legnarello, San Martino,
Sant'Erasmo, Sant'Ambrogio, San Domenico, La Flora e San Magno, con le ultime otto
che prendono ancora parte alla manifestazione moderna[20].
Storia
Gli anni trenta
La prima edizione
La reggenza della contrada San Domenico negli anni settanta del XX secolo. Il primo
a sinistra Vittorio Ciapparelli, primo vincitore del palio di Legnano (1935).

Il Palio di Legnano, nella sua versione moderna, venne organizzato per la prima
volta il 26 maggio 1935 tra le dieci contrade sopra menzionate, in seguito ridotte
a otto[19][25]. Il palio nacque quindi durante l'epoca fascista, in un contesto
storico in cui le autorit statali erano impegnate a promuovere coercitivamente
tutti gli aspetti legati al nazionalismo italiano richiamando, dove necessario, gli
avvenimenti che segnarono in modo vittorioso la storia patria[19]. Riferendosi alla
prima edizione del palio, il gerarca fascista Rino Parenti scrisse[26]:
[...] agli uomini della Nuova Italia il valore e l'eroismo degli antichi
guerrieri. [...]