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Divergenze

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Accade nella storia del pensiero che piccole differenze iniziali


vadano sempre pi accentuandosi no a rendersi molto intense e
palesi, approdando cos a profonde diversicazioni.
Ma il pensiero unico che propugna la ne della storia vuole
normalizzare le divergenze.
Porsi ai conni della cultura omologata signica ricercare,
divergendo, diversit di orizzonti di senso.
In copertina:
Marco Cingolani, Intervista a Van Gogh, olio su tela, 1989.

... se uno
ha veramente a cuore la sapienza,
non la ricerchi in vani giri,
come di chi volesse raccogliere le foglie
cadute da una pianta e gi disperse dal vento,
sperando di rimetterle sul ramo.

La sapienza una pianta che rinasce


solo dalla radice, una e molteplice.
Chi vuol vederla frondeggiare alla luce
discenda nel profondo, l dove opera il dio,
segua il germoglio nel suo cammino verticale
e avr del retto desiderio il retto
adempimento: dovunque egli sia
non gli occorre altro viaggio.

MARGHERITA GUIDACCI

COSTANZO PREVE - EUGENIO ORSO,


Nuovi signori e nuovi sudditi.
Ipotesi sulla struttura di classe del capitalismo contemporaneo.

ISBN 88-7588-036-0

Copyright
2010 Chi non spera quello
editrice
petite plaisance che non sembra sperabile
non potr scoprirne la realt,
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ERACLITO
C. c. postale 44510527
Costanzo Preve
Eugenio Orso

NUOVI SIGNORI E NUOVI SUDDITI

Ipotesi sulla struttura di classe del capitalismo contemporaneo

petite plaisance
Indice

COSTANZO PREVE
Capitalismo senza classi e societ neofeudale 7
Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

EUGENIO ORSO
Global class, Pauper class e Middle class proletariat 41
Breve premessa 43
Che ne stato della lotta di classe e dove sono le classi sociali? 43
Global class 54
Pauper class e Middle class proletariat 77

EUGENIO ORSO
Approfondimenti 103
Rottura dei vecchi equilibri sociali e essibilizzazione delle masse 105
Il Mercato come sistema di razionamento e di esclusione 131
Rotta di classe 138
Considerazioni nali 149

COSTANZO PREVE
Religione Politica Dualistica Destra/Sinistra 153
Considerazioni preliminari sulla genesi storica passata,
sulla funzionalit sistemica presente
e sulle prospettive future di questa moderna Religione

COSTANZO PREVE
Elementi di Politicamente Corretto 169
Studio preliminare su di un fenomeno ideologico
destinato a diventare in futuro sempre pi invasivo e importante

EUGENIO ORSO
Appendici 197
Nota preliminare 199
La ne del posto sso e la essibilizzazione del lavoro
(I frutti avvelenati di un nuovo modo di produzione sociale) 201
Banchieri che hanno sbagliato e nanziarizzazione delleconomia 216
Attacco al Lavoro
(Accordo separato per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici) 221

Note 225
Costanzo Preve

Capitalismo senza classi e societ neofeudale

Ipotesi a partire da una interpretazione originale


della teoria di Marx
1. Al principio di tutto, c lindignazione. In generale lindignazione precedu-
ta da una vaga irritazione, ma quando lirritazione si cristallizza in indignazione
allora si ha la genesi delle rivelazioni religiose e delle coerentizzazioni losoche.
Lindignazione stata allorigine della losoa greca detta erroneamente presocra-
tica (erroneamente, perch in un certo senso lo stesso Socrate stato lultimo dei
cosiddetti presocratici, e cio di coloro che losofavano al servizio diretto ideale
della polis democratica), nella forma della indignazione razionalizzata di fronte
allirruzione sconvolgente della schiavit per debiti, a sua volta dovuta alla mo-
netarizzazione selvaggia dei rapporti sociali. In sintesi, la stessa losoa greca ha
trovato la sua genesi storica e sociale nello scontro fra lelemento comunitario e
lelemento privato, pi specicamente nella lotta fra le classi subalterne che aspi-
ravano a salvaguardare la coesione economica e solidale della comunit e le classi
superiori che miravano invece a dissolvere i legami comunitari, liberandosi cos
dalle pendenze e dagli obblighi economici verso la comunit, spalancando cos le
porte allaccumulazione crematistica.
Ho usato il termine accumulazione crematistica (termine preso da Aristotele)
e non capitalistica, perch a quei tempi non sarebbe stato in alcun modo corretto
parlare di accumulazione capitalistica. La piena conuenza delleconomia crema-
tistica (gi presente ovviamente, sia pure dominata, in un contesto di modo di
produzione asiatico, schiavistico e feudale) in vera e propria economia capitalistica
presuppone la sparizione di ogni distinzione fra crematistica ed economia pro-
priamente detta, distinzione che sta invece alla base della concezione aristotelica
della societ (e si veda in proposito, oltre allo stesso Marx, Karl Polanyi, eccetera).
E tuttavia, per cogliere razionalmente questa distinzione, bene richiamare, fuori
di ogni inutile e verbosa citatologia, il modo chiaro e insuperabile con cui Marx
imposta il problema nel primo libro del Capitale.

2. Odio le citazioni e la citatologia, ma in questo caso far una eccezione, data


limportanza del tema. Scrive Marx: Il capitale non ha inventato il pluslavoro.
Ovunque una parte della societ possegga il monopolio dei mezzi di produzione
il lavoratore, libero o schiavo, deve aggiungere al tempo di lavoro necessario al
suo sostentamento un tempo di lavoro eccedente per produrre i mezzi di sostenta-
mento per il possessore dei mezzi di produzione, sia questo proprietario kals kai
agaths ateniese, teocrate etrusco, civis romanus, barone normanno, negriero ame-
ricano, boiardo valacco, proprietario agrario moderno, o capitalista. E evidente,
tuttavia, che quando in una formazione sociale ed economica preponderante non
il valore di scambio, ma il valore duso del prodotto, allora il pluslavoro limitato
ad una cerchia di bisogni pi o meno ampia, ma non sorge dal carattere stesso del-
la produzione nessun bisogno illimitato di plusvalore.
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COSTANZO PREVE

Le citazioni necessarie a comprendere il pensiero di Marx non superano a mio


avviso la ventina. Questa una delle pi importanti, e non neppure difcile ca-
pire il perch.
In primo luogo, Marx scrive una frazione, in cui al minimo comun denomina-
tore c il pluslavoro appropriato dalle classi dominanti in tutte indistintamente le
societ classiste, mentre al numeratore c soltanto la specica forma capitalistica
in cui si manifesta il pluslavoro, e cio il plusvalore, estratto dalla forza-lavoro di
un lavoratore formalmente libero. Ma mentre il valore duso per sua stessa natura
limitato, il valore di scambio segue invece una logica di accumulazione illimitata.
La dicotomia dialettica fondamentale del capitalismo quindi quella fra Limitato
ed Illimitato. Si tratta della stessa dicotomia gi presente alle origini della losoa
greca. Il famoso apeiron di Anassimandro, traducibile come innito-illimitato-inde-
terminato, (a mio avviso, almeno) la semplice metafora astrattizzata del carattere
distruttivo, ove non tenuto a freno (katechon), della produzione mercantile innita,
illimitata ed indeterminata.
Il termine opposizionale ad apeiron (metafora della natura distruttiva della pro-
duzione monetaria illimitata ed indeterminata) il termine parmenideo di Essere
(to on), evidente metafora (almeno per me) della stabilit nel tempo e della corre-
lata immodicabilit della buona legislazione politica di tipo pitagorico, pensata
come rapporto geometrico (logos) fra grandezze sociali armoniche ed equilibrate.
Per poter pensare la natura distruttiva della illimitatezza del valore di scambio e
della sua natura distruttiva di tutti i rapporti umani il ritorno ad Anassimandro ed
a Parmenide non dunque un lusso per antichisti colti, ma un passaggio indi-
spensabile. Non a caso nella citazione prima riportata Marx mostra di conoscere
sia il greco (kals kai agathos ateniese), sia il latino (civis romanus). E questo, appun-
to, non un caso, perch senza la conoscenza della intera storia universale dei
rapporti classistici di produzione non neppure possibile individuare lelemento
differenziale fra la semplice estrazione di pluslavoro e lestrazione capitalistica di
plusvalore.
In secondo luogo, e questo riguarda direttamente questo mio breve saggio, ap-
pare chiaro che luso di termini come capitalismo neofeudale improprio, in
quanto la strutturazione oligarchica neofeudale della societ di questo orrendo
modello di capitalismo postborghese e postproletario senza classi (pi esattamen-
te: che ha metabolizzato nel suo sviluppo le precedenti classi borghese e prole-
taria) non pu essere in alcun modo propriamente feudale, perch retto da
una norma di accumulazione illimitata del capitale. Ho deciso di utilizzare questa
(impropria) categoria, mosso dalla indignazione verso la miseria della politologia
contemporanea, che ridotta alla ridicola categoria di democrazia minacciata dal
populismo, di occidente minacciato dal fondamentalismo islamico, con il coro
corrotto dei loso universitari che si limitano a blaterare di biopolitica e di ne
della grandi narrazioni.
Ammetto quindi subito che questa categoria di capitalismo neofeudale impro-
pria, e deve essere considerata come provvisoria. Essa nasce soltanto dallindigna-
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Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

zione, categoria in effetti epistemologicamente debole. Ma vediamone lorigine,


psicologica prima che scientica.

3. Come sempre, allinizio c lindignazione. In questo, mi sento in ottima com-


pagnia. Apriamo il Vangelo di Matteo, 10,27: Quello che vi dico nelle tenebre,
ditelo nella luce. E quello che ascoltate allorecchio, predicatelo sui tetti. Perfetto,
con linessenziale precisazione che Ges di Nazareth non incitava i discepoli a sali-
re sui tetti, con il pericolo di scivolare sulle tegole, ma si limitava ad incitarli a sali-
re sulle terrazze (domata), in quanto in Palestina non cerano tetti ma solo terrazze,
su cui la gente dormiva destate. E tuttavia, per gridare dai tetti bisogna proprio
essere arrabbiati, o come si dice oggi un po volgarmente incazzati.
Giornale La Stampa di Torino, 16/1/07. Un certo Bruno Villois, non altri-
menti noto, presentato come un professore di economia aziendale, Space Bocconi
(space, non spazio, in quanto la lingua liturgico-religiosa oggi non pi il latino,
ma linglese, senza che cambi la natura liturgica di una lingua distinta da quel-
la parlata dai sudditi di un territorio) scrive un articolo dal titolo Ceto Medio,
Prossimo alla Fine. Perbacco, mi sono detto, ecco un articolo da ritagliare, tanto
pi che inizia in questo modo escatologico-apocalittico: Il tempo corre veloce e
il mondo accelera. Cina e India fanno da traino, gli USA subito dopo ed anche in
Eurolandia le cose non vanno male.
Sarebbe ingeneroso (ma io lo sono) far notare che il pomposo economista Villois,
un anno circa prima dello scoppio dellattuale crisi, non la prevede minimamente,
ed inneggia allo sviluppo globale. Da tempo so bene che le previsioni degli econo-
misti sono meno precise di quelle delle zingare che leggono i fondi di caff. Non
vorrei che il lettore pensasse che io lo dica per paradosso. Lo dico letteralmente. Le
zingare, ovviamente, non possono predire il futuro sulla base dei fondi di caff, ma
lo fanno sulla base di intuizioni ricavate dalla gura del bevitore della tazzina (sano
o malato, sicuro di s o incerto, felice o infelice, eccetera). Gli economisti, invece,
sono puri e semplici truffatori prezzolati, come gli aruspici e gli auguri, anche se a
differenza di questi ultimi, che avevano una visione generale delle cose, scambiano
il mondo nella sua totalit per gli indici economici, ed hanno cos a che fare con un
mondo parallelo ed in buona parte virtuale. Ma torniamo a Villois, citiamolo come
se fosse Marx o Hegel. Scrive Villois: E il ceto medio? Brutte notizie. Nel prossimo
decennio le categorie sociali non saranno pi tre, bassa, media e alta, ma solo due:
la bassa, la stramaggioranza (sic!) della popolazione, e lalta, in crescita e disposta
a spendere, ma alla ricerca di lusso, qualit e personalizzazione.
Fin qui, nulla di nuovo. Da circa due decenni, dalla ne dellesperimento di
ingegneria sociale dispotico-egualitaria sotto cupola geodesica protetta chiamato
comunismo, il ceto parassitario degli economisti, dei politologi e dei sociologi ci
rintrona con questo mantra neofeudale, per cui c una nuova Superclass oligarchica
e poi una immensa plebe. Ma c una fra setta che Villois ha deciso di aggiungere
alla sua previsione: Di qui inizia un nuovo modus vivendi, diverso ma non neces-
sariamente peggiore.
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COSTANZO PREVE

Traducendo il tutto in linguaggio comune, il professor Villois sostiene che un


mondo oligarchico che distrugge quanto resta delle classi medie e si struttura su
di una minoranza oligarchica di super-ricchi, ricercatori di lusso, qualit e perso-
nalizzazione, ed una gigantesca maggioranza integralmente riplebizzata di gente
tenuta sotto pressione dai costi ordinari (sic) non sar neppure necessariamente
peggiore.
Bene, lindignazione nasce dal fatto che per chiunque non sia stato integral-
mente abbrutito da decenni di losoa postmoderna e di economia neoliberale lo
scenario evocato dal professor Villois un incubo osceno e mostruoso. Sulla base
della separazione integrale di origine maxweberiana fra giudizi di fatto e giudi-
zi di valore (separazione che ha alle spalle la cosiddetta ed inesistente falla-
cia naturalistica di David Hume, colui che fond leconomia politica su se stessa
prescindendo interamente dalla religione, dalla losoa e dalla politica) potremo
anche aggiungere che anche il cannibalismo rituale e la pedolia a pagamento
potrebbero avere inaspettati lati positivi, e dare luogo a forme di vita non ne-
cessariamente peggiori.
Non me la prendo con il povero (anche se probabilmente ben pagato) professor
Villois. Egli non che uno dei tanti ofcianti della nuova idolatrica teologia del-
leconomia e del monoteismo di mercato. Il fatto per che questa sua previsione
potrebbe anche essere giusticata. E bisogna allora scommettere su forze sociali,
per il momento ancora inesistenti o puramente utopico-potenziali, che possano
impedire la realizzazione di questo osceno scenario da incubo.
Il discorso sar lungo, purtroppo, e dovr iniziare da una riconsiderazione ra-
dicale della teoria delle classi in Marx. Non si tratta di giurare dogmaticamen-
te su questa teoria delle classi. Cos com, anzi, essa non pu essere riproposta.
Ed infatti io non intendo riproporla, ma riproblematizzarla radicalmente, no a
trasformarla in modo da essere praticamente irriconoscibile ai praticanti ed agli
ofcianti del vecchio mito sociologico proletario, che ha dato ormai tutto quello
che poteva dare.

4. Il concetto di classe in Marx non di tipo sociologico. Certo, Marx pu essere


inserito in una storia dei classici del pensiero sociologico, cos come dei classici del
pensiero economico o di quello losoco. E tuttavia, questo inserimento possi-
bile soltanto sulla base di una impropriet di tipo categoriale. Marx in realt un
pensatore di tipo metasico nel signicato classico del termine. Egli sviluppa una
interpretazione metasica dellintera storia della specie umana in termini di cadu-
ta e di redenzione, e tutto il resto (teoria dei modi di produzione, del valore e del
plusvalore, eccetera) le subordinato. E interessante che la stragrande maggioran-
za dei cosiddetti marxisti, in realt positivisti diversamente specializzati (storici,
economisti, politici, loso, sociologi, eccetera) rimuove variamente questo fatto,
convinti che Marx sia un pensatore scientico e postmetasico, in quanto ateo. Chi
invece consente sul fatto che Marx presenta aspetti metasici (Habermas) lo am-
mette per poterlo liquidare meglio e considerare superata la sua prospettiva.
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Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

Il concetto di classe in Marx non di tipo sociologico, e non permette di classi-


care i vari strati sociali in termini di potere, reddito, consumi, stili di vita, eccetera.
Questo concetto di tipo storico strutturale, in quanto si limita ad indicare due
polarit opposte di tipo dicotomico allinterno del concetto portante di modo di
produzione. A rigore (trascurando qui il cosiddetto modo di produzione asiatico)
le grandi classi elencate da Marx sono soltanto sei (proprietari di schiavi e schiavi,
feudatari e servi della gleba, borghesi e proletari). Ora, del tutto evidente che
sulla base di queste sole sei classi impossibile tracciare un quadro sociologica-
mente completo della strutturazione classista allinterno della storia universale. Su
questa base i sociologi di tipo funzionalistico e straticazionistico (Dahrendorf,
eccetera) avranno sempre ragione contro Marx. Ma, appunto, non questo il crite-
rio con cui Marx pu essere correttamente criticato. Bisogna affrontare il problema
da un altro punto di vista.

5. In estrema sintesi, il concetto di classe di Marx presenta tre aspetti teorici


principali.
In primo luogo, la classe sociale in Marx un insieme di agenti, attivi e passivi,
collocati allinterno di rapporti sociali bipolari di uno specico modo di produzio-
ne. Lo stesso termine di borghesia largamente improprio, perch in realt con
questa parola si intende un insieme sociale di agenti attivi della riproduzione capi-
talistica, prescindendo da tutti gli altri aspetti comportamentali, culturali, artistici,
religiosi, losoci, eccetera.
In secondo luogo, parlando di classi sociali fondamentali, Marx vi innesta la
dialettica coscienziale di origine hegeliana, sviluppata sistematicamente per la pri-
ma volta nella Fenomenologia dello Spirito, per cui la classe presuppone la possibile
acquisizione di una specica coscienza di classe. Si tratta del passaggio dallIn S
(collocazione oggettiva di classe) al Per S (coscienza soggettiva collettiva di clas-
se).
In terzo luogo, sullo sfondo di questa doppia denizione di classe, non pos-
sibile dimenticare un aspetto fondamentale della concezione marxiana di classe, e
cio la prospettiva utopica della societ senza classi futura.
Riassumendo, la concezione di classe sociale in Marx presenta lintreccio di tre
dimensioni, la prima di tipo strutturale-oggettivo (considerata generalmente come
scientica), la seconda di tipo losocamente idealistico, termine pudicamente
rimosso e sostituito con il termine improprio di materialistico, e la terza di tipo
utopico, sia pure di un utopismo che con falsa coscienza necessaria crede di essere
scienticamente deducibile. Ma questo intreccio di idealistico e di materialistico,
di scientico e di utopistico, eccetera, stato da un lato il fattore principale del suc-
cesso storico del marxismo, nel suo fascino di pseudo-scienza e di quasi-religione,
e dallaltro il suo principale fattore di debolezza nel lungo periodo, quando, per
cos dire, i nodi sono venuti al pettine.
E quindi necessario ingegnarci a districare alcuni di questi nodi, se vogliamo
aprirci la strada per arrivare a conclusioni concrete sul tempo presente. Non po-
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COSTANZO PREVE

tremo certamente districarli tutti, perch non si possono facilmente districare nodi
rimasti intrecciati per un secolo e mezzo, ma almeno allentarli un poco s, questo
potremo.

6. Non bisogna mai stancarsi di ripetere che la teoria delle classi in Marx non
una teoria sociologica, ma invece la ricaduta narrativa di una losoa della
storia del destino dellumanit. La losoa di Marx non solo un umanesimo,
un iperumanesimo, in quanto si tratta del Destino dellUomo (la maiuscola, ovvia-
mente, volontaria). Una teoria di tipo sociologico sulla strutturazione sociale di
tipo descrittivo, non narrativo o prescrittivo (diventate comunisti, e cos riscattere-
te le alienazioni dellumanit). In quanto descrittiva, una teoria sociologica di una
societ particolare dovrebbe necessariamente individuare dai dieci ai venti gruppi
distinti in base a parametri come la ricchezza, il potere, gli stili di vita, i consumi,
la conoscenza, la cultura, eccetera. Nessuna decente descrizione sociologica di una
societ potrebbe limitarsi ad individuare soltanto due gruppi sociali.
Le due grandi classi sociali nel capitalismo (borghesia e proletariato) sono due
grandi attrattori magnetici che fanno, di fatto, scomparire ogni autonomia stori-
ca dei gruppi intermedi, che in effetti diventano semplici utenti di quegli ascensori
in salita ed in discesa che si chiamano (con il massimo di pittoresca impropriet)
imborghesimento del proletariato e proletarizzazione della borghesia. Se si conti-
nua su questa strada, infatti, diventer del tutto impossibile analizzare la possibile
ribellione dello strato inferiore delle classi medie di fronte allattuale oligarchia
nanziaria neofeudale.
Ma qual la genesi sociale e storica della teoria marxiana bipolare e dicotomica
delle classi? Su questo i marxisti per pi di un secolo hanno diffuso unimmagine
che non so se chiamare demenziale o semplicemente infantile. Cos come Maometto
nel deserto ad un certo punto ha cominciato a pensare di essere stato chiamato da
Allah per diffondere i suoi voleri, nello stesso modo un giovane barbuto tedesco,
vagabondando fra la Germania, la Francia, il Belgio e lInghilterra, ha avuto la
geniale pensata per cui nella societ in cui viveva cerano due grandi classi an-
tagoniste, quella dei proprietari privati dei mezzi di produzione (la borghesia) e
quella dei liberi venditori sul mercato della loro forza-lavoro (il proletariato), in cui
lapparenza dello scambio di equivalenti permetteva di estorcere il plusvalore.
Se le cose stessero solo in questo modo (e tutti i manuali ripetono che stavano
solo in questo modo), si tratterebbe soltanto della gloriosa scoperta della bollitu-
ra dellacqua calda. E vero che la bollitura dellacqua calda ha avuto nella storia
dellumanit unimportanza probabilmente superiore a quella della macchina a
vapore e del computer, ma credere che la grandezza di Marx consista in questa ba-
nalit assoluta veramente fargli torto. La novit della teoria marxiana delle classi
consiste in altro, e cio nel pensare che la borghesia stata, e sar lultima classe
sfruttatrice, ed il proletariato non sar soltanto lultima classe sfruttata, ma il vet-
tore storico universalistico di emancipazione dellumanit intera.

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Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

Ma da dove viene questa idea? In generale (Weber, Lwith, eccetera) si pensa


che si tratti di una secolarizzazione della tradizione della escatologia messianica
ebraico-cristiana nel nuovo linguaggio delleconomia politica. Non escludo che ci
possa essere stata anche questa componente, ma non la ritengo essenziale. Credo
invece che si tratti dellelaborazione sistematica della coscienza infelice borghese,
il che fa della teoria marxiana del comunismo una teoria integralmente borghese,
che il proletariato non ha in alcun modo contribuito a creare, restandone unica-
mente il destinatario. Ma spieghiamoci meglio.
La categoria idealistica di coscienza infelice fu per la prima volta proposta da
Hegel nella Fenomenologia dello Spirito, per indicare la situazione spirituale delluo-
mo medioevale della cristianit europea, infelice perch credeva in un Dio esterno
a lui stesso, e pertanto irraggiungibile e inattingibile. Nella teoria di Hegel lau-
tocoscienza umana deve diventare consapevole di se stessa nella forma del con-
cetto, termine che in Hegel non signicava categoria conoscitiva, ma semplice-
mente libert del soggetto divenuto consapevole. E tuttavia Marx, allievo ateo di
Feuerbach, idealista convinto (con la tipica falsa coscienza necessaria degli agenti
storici non vedo perch si possa applicare a tutti, ma non a Marx), era passato
attraverso luniversalismo incompiuto dellilluminismo, e si era reso pienamente
conto della impossibilit di universalizzazione reale dei valori borghesi (libert,
eguaglianza e fraternit), in quanto contraddittori con la dinamica dello sfrutta-
mento capitalistico. In un certo senso, tutta la losoa di Marx era gi contenuta
nella Questione Ebraica del 1843, con lanalisi della contraddizione fra citoyen e bour-
geois.
Se Marx si fosse limitato a dicotomizzare i dominati e i dominanti, i proletari ed
i borghesi, eccetera, avrebbe aggiunto il suo nome alla lunga lista dei perfezionato-
ri della teoria della bollitura dellacqua calda. Ma egli fece molto di pi. Trasform
la scoperta della bollitura dellacqua calda in losoa universalistica dellemanci-
pazione umana, attraverso loriginale elaborazione idealistica della coscienza infe-
lice della borghesia.
Ho insistito molto su questo punto, a mio avviso ovvio ed evidente ma del
tutto ignoto sia ai liberali che ai marxisti dogmatici, per far capire che la logica
del capitalismo assoluto e totalitario in cui siamo sciaguratamente immersi oggi
non tende tanto ad addomesticare il proletariato, instupidendolo con il panem (il
consumismo) ed i circenses (lo sport agonistico), quanto a superare la stessa cultura
borghese, nella misura in cui questultima era inquieta. Visto nella sua globalit,
il cosiddetto postmoderno (con alcune sue ridicole appendici come la cosiddetta
biopolitica) non che un gigantesco (anche se grottesco) tentativo di spegnere gli
elementi di coscienza infelice della cosiddetta modernit. Per questo la moderni-
t (termine accademico-universitario-mediatico per indicare il capitalismo) viene
ridotta al cosiddetto disincanto (con lappendice della liberalizzazione integra-
le dei costumi denita politeismo dei valori), laddove viene da essa sottratta e
cancellata la coscienza infelice, che stata allorigine del pensiero del borghese
inquieto Marx.
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COSTANZO PREVE

E facile capire tutto questo, e cio che lodierno capitalismo oligarchico teme
maggiormente la coscienza infelice borghese del rivendicazionismo economico
proletario? Per quanto mi riguarda facile, ma dal momento che tutto lappara-
to politico-sindacale di sinistra ed il clero universitario di losoa e di scienze
sociali rema in direzione opposta, di fatto non c speranza a breve termine di un
vero riorientamento gestaltico di massa.

7. Il fatto che la teoria dicotomico-bipolare marxiana delle classi abbia come


genesi storica e losoca una elaborazione originale universalistica della coscienza
infelice borghese, e per nulla affatto un rivendicazionismo utilitaristico proletario
(che poi ci si aggiunto, ovviamente, ma solo in un secondo tempo con la for-
mazione del movimento operaio organizzato di ne ottocento), ha fatto s che la
teoria marxiana delle classi sia stata inserita in una sorta di utopismo scientico.
Lossimoro, chiaramente, voluto ed intenzionale, ed ha come scopo lo spaesa-
mento necessario perch il lettore onesto e curioso comprenda che i suoi preceden-
ti punti di vista consolidati dovrebbero essere riesaminati.
Che signica utopismo scientico? Signica, in breve, che la premessa utopica
di tipo tardo-illuministico e tardo-romantico (la comunit egualitaria russoviana e
la riconciliazione fra Uomo e Natura) viene dimostrata attraverso una concezio-
ne evoluzionistico-positivistica di scienza come qualcosa che comunque conte-
nuta allinterno di una dinamica necessaria ed inevitabile del decorso della storia
umana.
E tuttavia, la storia pu essere oggetto di scienza, e cio di scienza della storia?
Qui sta il problema. Dal momento che la concezione moderna di scienza quella di
Galileo e di Newton (la scienza matematica della natura) io rispondo decisamente
di no. Ci pu essere una losoa della storia, ci pu essere un metodo storico di
accertamento dei fatti e delle intenzioni, ma non ci pu essere una scienza della
storia, a meno che con questo termine si intenda (ed allora consentirei anchio) una
scienza losoca della storia nel senso della scienza della logica di Hegel. Galileo
scrisse a suo tempo che il gran libro della natura era scritto in caratteri matematici,
e per poterlo leggere bisognava imparare la matematica (con le cosiddette neces-
sarie dimostrazioni e con le sensate esperienze). Ma questo riguarda il gran libro
della natura (astronomia, sica, chimica, biologia, eccetera). I due libri della natura
umana e della storia universale non sono invece scritti in caratteri matematici, ma
sono scritti in caratteri losoci. E la losoa, lungi dallessere una teoria della co-
noscenza degli oggetti scientici o una epistemologia di servizio per le discipline
scientiche (si tratta di due recinti periferici chiamati losoa della scienza, vere
e proprie aree di servizio per i fornitori, in cui non ci abiterebbe mai nessuno),
una ideazione conoscitiva e veritativa autonoma, che ha un oggetto ed un meto-
do specici, che non derivano in alcun modo dalla cosiddetta scienza. So bene
che dire queste cose solleva urla scomposte di irrazionalismo anti-scientico, cos
come criticare il sionismo israeliano solleva automaticamente urla scomposte di
antisemitismo. Ma in questi casi bisogna tenere i nervi a posto ed ignorare lurlio
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Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

cacofonico. Nessuno mette in dubbio la legittimit e lutilit delle discipline det-


te scientiche. Semplicemente, sostengo che sulla base del cosiddetto metodo
scientico (che riguarda esclusivamente le scienze della natura, e nessun altra) non
possibile dimostrare assolutamente nulla in campo storico e sociologico. La sto-
ria usa il metodo della analogia storica, metodo utile ed interessante (Nerone come
Hitler, Robespierre come Lenin, eccetera), ma che non ha di per s nulla di scien-
tico nel senso ristretto del termine. Sia dunque chiaro: il gran libro della natura
certamente scritto in caratteri matematici, ma il gran libro della storia non scritto
in caratteri matematici. E quindi, la teoria del passaggio del socialismo dallutopia
alla scienza, generosamente (ed incautamente) annunciato da Engels nel 1888, non
esiste e non mai esistita.
Il discorso qui si farebbe lungo, ma siccome loggetto di questo mio modesto
studio diverso, e verte sullinquietante sospetto di una evoluzione neofeudale
dellodierno capitalismo oligarchico, mi limito a motivare la mia argomentazione
con due rapidi riferimenti al cosiddetto materialismo dialettico ed al cosiddetto
materialismo storico, insigni esempi di riproposizione positivistica del pensiero
dei primitivi.

8. Per pi di un secolo si ripetuto in decine di lingue del mondo che il materia-


lismo dialettico (opera originale di Engels, mai neppure immaginata da Marx) era
la losoa del comunismo di Marx. Ma il ripetere mille volte che la terra piatta
non la fa diventare per questo piatta. Il materialismo dialettico, basato sul fatto
(indimostrato ed indimostrabile) che la materia caratterizzata da una dialettica
interna di tipo teleologico e necessitaristico, ha come principio metasico carat-
terizzante lidea dellesistenza di leggi dialettiche comuni sia alla natura che alla
storia. Per esprimermi in modo educato, direi che si tratta di una ingenua scioc-
chezza. Lorigine psicologica di questa ingenua sciocchezza positivistica sta in un
desiderio soggettivo (in inglese wishful thinking) che lesistenza di leggi storiche
che possono garantire linfallibile passaggio dal capitalismo al comunismo possa
essere scienticamente assicurata dal fatto che queste leggi esistono gi in natura.
Per pi di un secolo, a partire da Mondolfo e Gentile no a Lukcs, molti pensa-
tori hanno cercato di dimostrare che la causa storica della critica al capitalismo
non aveva bisogno di questo indigesto pastone positivistico. Non servito a nulla.
Ogni innovazione irricevibile se il suo destinatario cos cretino e cieco da essere
irriformabile.
E tuttavia, il materialismo dialettico deriva pur sempre dal codice dellutopi-
smo scientico. Si tratta di una tarda riproposizione positivistica di un codice del
pensiero primitivo, lunit ontologica fra il macrocosmo naturale e il microcosmo
sociale. Ma mentre i primitivi avevano serissime ragioni per pensarla in questo
modo, in quanto senza la natura a disposizione per la caccia, pesca e raccolta non
avrebbero neppure potuto sopravvivere, ed era quindi del tutto logico che soste-
nessero lunit ontologica del macrocosmo naturale e del microcosmo sociale, nel
caso del materialismo dialettico siamo soltanto in presenza della boria dei profes-
17
COSTANZO PREVE

sori positivisti barbuti del tempo, predicata ai proletari come vetta massima del
grande sapere borghese.

9. Mentre il materialismo dialettico solo una escrescenza inutile e dannosa (la


losoa di Marx non il materialismo dialettico, ma un idealismo universalistico
rigorizzato e coerentizzato), il materialismo storico invece un pezzo indispen-
sabile della sua concezione. Si tratta in realt (almeno, questa la mia opinione del
tutto eretica) non certo di un materialismo storico, quanto di un idealismo storico
universalistico rigorizzato, che viene chiamato erroneamente materialismo per-
ch il termine materia usato impropriamente in modo metaforico per indicare
lateismo (Marx non credeva in Dio), il primato della prassi sulla semplice contem-
plazione della realt sociale, e soprattutto il primato della struttura sulla sovra-
struttura allinterno di un dato modo di produzione sociale. Detto in linguaggio
militare, lidealismo la strategia e il materialismo la tattica. Il discorso sarebbe
lungo (ma lho fatto dettagliatamente altrove), ma qui necessario interromperlo
per ragioni di spazio.
Mentre il metodo del cosiddetto materialismo storico (inteso come teoria della
genesi, sviluppo, crisi e tramonto dei modi di produzione) non consentirebbe di
per s una grande narrazione unilineare predeterminata e teleologicamente ne-
cessitata, ma darebbe invece luogo ad uno sviluppo multilineare senza alcuna ga-
ranzia teleologica, se fosse ovviamente praticato con seriet scientica e libert
interpretativa, il movimento comunista ha trasformato questa intelligente teoria in
una stupida teoria dei cinque stadi pressati della storia universale (comunismo
primitivo, schiavismo, feudalesimo, capitalismo, ed inne comunismo nale visto
come trionfo denitivo della sinistra contro la destra). Perch tanta inutile ed
antistorica stupidit?
Ma semplice. Questa antistorica stupidit restaura in modo evoluzionistico-
positivistico un elemento fondamentale del pensiero dei primitivi, e cio il messia-
nesimo teleologico garantito. Di materia non c in proposito che la testa dura
degli zucconi che credono che la sacrosanta causa della critica al capitalismo abbia
bisogno di raccontare (e di raccontarsi) delle storie inverosimili, inventandosi una
linea ferroviaria a cinque stazioni in cui correrebbero i binari della storia univer-
sale.

10. E tuttavia, gli zucconi resteranno tali nch non sar assodato che la teoria
delle classi in Marx, oltre a non avere alcun carattere di tipo sociologico-descritti-
vo, non affatto inserita allinterno di una concezione losoca materialistica (se
non in senso puramente metaforico di ateismo, prassi e struttura), ma inserita
in una concezione losoca di idealismo moderno. Marx stato il terzo ed ultimo
grande idealista tedesco dopo Fichte ed Hegel. Lidealismo classico tedesco com-
prende infatti tre grandi pensatori successivi, Fichte, Hegel e Marx.
Si dir: non lo afferma nessuno, ma facciamo pure lipotesi che sia cos come tu
dici. E tuttavia, che cosa centra tutto questo con loggetto del nostro contendere,
18
Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

e cio lipotesi dellevoluzione oligarchica, e quindi neofeudale, del moderno ca-


pitalismo?
Centra, centra molto. Ma per capire in che senso centri, necessario prima
riettere su questa mia tesi losoca di fondo. E soprattutto, liberarci dei luoghi
comuni e dei pregiudizi dei semi-colti, quelli che credono di sapere e non san-
no (Socrate), innitamente pi pericolosi degli innocui ignoranti e dei pittoreschi
analfabeti.
I semi-colti pensano che in losoa idealismo signichi muoversi in base non
alla realt storica, ma in base ai cosiddetti ideali, le nalit perseguite da co-
loro che avrebbero la testa nelle nuvole (critica originaria del commediografo
Aristofane a Socrate, che da duemila anni nutre negli sciocchi lodio verso la lo-
soa, disprezzata come perdita di tempo inutile ed infatti vero, la losoa per
fare soldi non solo inutile, ma addirittura dannosa). Se cos fosse il pi famoso
idealista moderno, e cio Hegel, non sarebbe un idealista, perch gran parte della
sua polemica rivolta verso la cosiddetta anima bella, quella cio che scambia i
suoi ideali astratti per realt perseguibili concretamente. Ed idea, nellidealismo,
non signica affatto opinioni, perch lo stesso Hegel sostenne che la losoa non
ha a che fare con opinioni, ma con la verit, da lui denita in termini di corri-
spondenza del concetto con la sua oggettivit. Formulazione che pu sembrare a
prima vista incomprensibile, ma che diventa immediatamente chiara, non appena
si comprende che nel linguaggio hegeliano il concetto signica lautocoscienza
libera ed autonoma di un soggetto, ed oggettivit signica la capacit storica
reale di questo soggetto di attuare concretamente nel mondo reale i contenuti etici
e politici di questa sua libera soggettivit autocosciente. E allora, la formulazione
hegeliana di corrispondenza del concetto con la sua oggettivit, tradotta nel lin-
guaggio di Marx, signica che il concetto (e cio la libera soggettivit del genere
umano nel suo sviluppo storico, concettualmente unicato in un unico soggetto di
tipo trascendentale-riessivo) in grado di produrre la sua oggettivit (e cio la
societ senza classi che supera ogni tipo di alienazione classista).
Marx quindi idealista non in parte, ma completamente. E dove sta lIdea (in
maiuscolo, ovviamente, solo i nominalisti la scrivono in minuscolo)? Ma sempli-
ce. LIdea non altro che la storia universale dellumanit, pensata come ununica
totalit concettuale espressiva, che viene articolata sulla base di una teoria discon-
tinua, e quindi non narrativo-storicistica, della successione dei modi di produzio-
ne. E chi pensasse che questo non basta per fare dellidealismo (ma per me basta
e avanza!), rietta sul famoso passaggio dallIn S (la classe nella sua collocazione
strutturale muta) al Per S (la classe che ha raggiunto la consapevolezza libera
della propria natura). Forse che questo passaggio ha qualcosa a che fare con il
materialismo e con le scienze della natura (quelle scritte in caratteri matematici)?
Ma non diciamo sciocchezze!! Nessuna scienza e nessuna materia passeranno mai
dallIn S al Per S!
In sintesi, lidealismo integrale della losoa di Marx, lungi dallessere una biz-
zarria di una frangia lunatica (lunatic fringe), si basa su due punti fondamentali.
19
COSTANZO PREVE

Primo, sullIdea concettuale unicata della storia universale dellumanit, vista


come luogo temporale della progressiva autocoscienza universalistica del gene-
re umano. Secondo, sulla concezione di questa storia universale come passaggio
ideale dallIn S al Per S, che permette appunto la corrispondenza del concetto
(e cio del libero soggetto) con la sua oggettivit (e cio con la capacit reale di
oggettivazione politica e sociale).
Ma non nita.

11. Una lunga esperienza di saggista critico fuori dal coro mi ha insegnato
che anche il lettore pi disponibile e meglio intenzionato tende irresistibilmente a
saltare, e quindi ad ignorare, tesi troppo inquietanti e stranianti, per cui alla ne
come se esse non fossero neppure state scritte, e restano sulla carta (no allo sbri-
ciolamento decennale della carta stessa, oggi fabbricata per non durare troppo) a
futura memoria. Di questo non mi scandalizzo affatto. La mente umana si difende
da uno stimolo eccessivamente provocatorio, che costringerebbe a rimettere radi-
calmente in discussione le proprie convinzioni precedenti, cosa potenzialmente
distruttiva a partire dai trenta anni circa. Si tratta di un normale alleggerimento
psicologico (la Belastung di cui parla Gehlen).
Per questo, prima di procedere nel discorso, mi permetto di ripetere quattro
punti principali discussi in precedenza a proposito delle classi in Marx.
In primo luogo, la teoria delle classi in Marx non di tipo sociologico-descrit-
tivo. Se cos fosse, due sole classi opposizionali non basterebbero, come tutti i so-
ciologi (e non solo quelli americani) sanno perfettamente. Si tratta di una teoria
storico-strutturale, che presuppone la preventiva accettazione della teoria della
successione storica dei modi di produzione, a sua volta costituiti dallintreccio di
tre elementi interconnessi (sviluppo delle forze produttive, natura dei rapporti di
produzione, ed inne ideologie sovrastrutturali). Ma questa teoria dei modi di
produzione, apparentemente scientica (e quindi sprovvista di giudizi di valore
morali e losoci) in realt non lo affatto, in quanto inserita in una interpretazio-
ne metasica del destino storico del genere umano. E vero che sono esistite molte
correnti marxiste (lultima quella di Louis Althusser e del suo allievo italiano
Gianfranco La Grassa) che hanno voluto in tutti i modi eliminare questo secondo
aspetto, ma in questo modo, sempre in nome di Marx, hanno fatto qualcosa che lo
stesso Marx non avrebbe mai fatto o voluto, perch in Marx la stessa teoria strut-
turalistica dei modi di produzione era al servizio di una losoa umanistica ed
universalistica della storia, che era poi laspetto che di gran lunga gli interessava
di pi e che veramente gli premeva.
In secondo luogo, il fatto che il pensiero di Marx abbia avuto come genesi un
episodio tardoromantico di elaborazione sistematica della coscienza infelice bor-
ghese non privo di conseguenze decisive, dal momento che il marxismo stato
interpretato per pi di un secolo come un manuale di ingegneria sociale positivi-
stica, come una forma di ateismo materialistico odiatore di ogni metasica, come
una forma di sindacalismo rivendicativo, come una forma di moralismo pauperi-
20
Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

stico, come una teoria della dittatura, eccetera. Al massimo, si sosteneva la fasti-
diosa idiozia per cui Marx avrebbe tradito la sua classe di origine, aderendo alla
causa del proletariato. E vero che Marx ha aderito alla causa del proletariato, ma
non lo ha certamente fatto perch ha tradito la borghesia. Ha certamente tradito
il capitalismo, la cui causa immonda non merita alcuna adesione morale, ma non
ha tradito la borghesia, che in nessun modo deve essere semplicemente identicata
con il capitalismo. Il capitalismo un meccanismo sociale riproduttivo anonimo ed
impersonale, la cui tendenza di sviluppo lillimitatezza distruttiva dellambien-
te ecologico del pianeta e dellantropologia umana e sociale. La borghesia una
classe-soggetto dialettica, che produce anche (non soltanto) la coscienza infelice
dellimpossibilit dolorosa di conciliare lo sfruttamento capitalistico con i propri
valori emancipativi universalistici. E quindi Marx non ha tradito la borghesia, ma
anzi ha radicalizzato dialetticamente la sua coscienza infelice. Ogni mito sociologi-
co dellonnipotenza sociale del proletariato (n qui smentita clamorosamente dalla
storia degli ultimi due secoli) si basa sulla premessa errata per cui il comunismo
deriverebbe autonomamente da una precedente cultura proletaria di tipo comu-
nitario, che Marx si sarebbe limitato a rendere scientica. Ma questo un errore
storico e losoco.
In terzo luogo, la formulazione provocatoria dellossimoro spaesante delluto-
pismo scientico non deve restare una sorta di innocua battuta fuori dal pompo-
so coro dellortodossia marxiano-marxista, ma deve far riettere sul fatto che luso
irriessivo e dogmatico del termine scienza deve essere abbandonato. Le scienze
esistono, e sono meravigliose ed utilissime al genere umano, in particolare nella
forma della loro ricaduta tecnologica. Ma le scienze sono una forma di sapere
priva per sua natura di presupposti losoci (al di fuori della matematizzazione
sperimentale del mondo, che per non a mio avviso un presupposto losoco
in senso stretto, ma soltanto epistemologico e metodologico), laddove linterpre-
tazione metasica del corso storico non alcuno modo una scienza, se non nel
senso, riutato dagli scienziati (che la considerano una buffonata) di scienza lo-
soca. Credere di poter ridurre la previsione tendenziale del futuro storico ad una
scienza appunto una utopia, nel senso negativo di cosa impossibile ed illuso-
ria, e quindi ideologica. Buona magari per mobilitare le masse, ma la mobilitazione
delle masse sulla base di una menzogna fa parte della corrente cinica e nichilistica
dellutilitarismo, che prende spesso il nome di materialismo solo per gettare il
fumo negli occhi. Se lo si guarda con una lente di ingrandimento, ci si accorge age-
volmente che questo presunto materialismo, largamente metaforico, si riduce o a
nominalismo, o ad utilitarismo, o a scientismo positivistico ottocentesco.
In quarto luogo, inne, abituarsi a considerare il pensiero di Marx nella sua to-
talit come una forma di idealismo rigorizzato e compiuto non soltanto una (sia
pur rilevante) riscrittura di un capitolo della storia della losoa occidentale. Mi
rendo conto che per un marxologo questo potrebbe essere un ne in s, ma perso-
nalmente, per usare una espressione romanesca, non me ne potrebbe fregare di
meno. Interpretare lo spirito (non la lettera lologicamente riscontrabile) del pen-
21
COSTANZO PREVE

siero di Marx come la terza e compiuta forma di idealismo (dopo quelle di Fichte
e di Hegel) ha conseguenze pratiche telluriche. Permette di abbandonare non solo
lillusione del cosiddetto comunismo scientico (come se il comunismo potesse
essere concepito come un cantiere in costruzione diretto da ingegneri, architetti e
geometri), ma anche e soprattutto linutile accanimento contro lesperienza religio-
sa, che poi di fatto ha portato il pensiero marxista a regredire da Hegel a Voltaire
ed a riuire-conuire nel cosiddetto laicismo, una forma di occidentalismo che
pretende oggi di insegnare al mondo intero che Dio non esiste, mentre invece esi-
stono il monoteismo del mercato e la divinizzazione delleconomia.
Mi scuso ancora per la ripetizione, ma sono egualmente sicuro che per la stra-
grande maggioranza dei lettori essa completamente inutile, perch sconvolge
troppe opinioni consolidate per essere accettata. Non si veda in questo uno stuc-
chevole pessimismo. Si tratta soltanto di una consolidata esperienza.

12. Ora, per, bisogna dare lultimo colpo di martello al chiodo perch si cchi
bene nel muro. Leredit del pensiero di Marx, di cui la teoria dicotomico-bipolare-
messianica delle classi parte integrante, pu essere compresa, e quindi riscos-
sa, soltanto sulla base di due ultime premesse. In primo luogo, la teoria di Marx
non n di sinistra n di estrema sinistra, ma del tutto al di fuori della dicotomia
Destra/Sinistra. In secondo luogo, la teoria di Marx appare comprensibile soltanto
al di fuori del cosiddetto progressismo, ma leggibile invece allinterno di un
pensiero tradizionale europeo (tradizionale, non conservatore o tradizionalistico).
La cosa mi sembra personalmente ovvia, ma talmente spaesante e scandalosa
da meritare una serie di pacate considerazioni.
In nessun punto della sua opera, ma proprio in nessuno, Marx afferma o so-
stiene di essere di sinistra. Dunque, non esistono argomenti lologici per po-
terlo sostenere. La cosa per data per scontata, sulla base intuitiva della tesi di
Norberto Bobbio, per cui la sinistra sarebbe stata storicamente caratterizzata dal
parametro delleguaglianza, e quindi della dicotomia opposizionale Eguaglianza/
Disuguaglianza. Ma Marx non parla quasi mai di eguaglianza, ed individua anzi il
capitalismo come societ delleguagliamento astratto universale nella forma della
merce (la cui disuguaglianza pu sorgere soltanto sulla base di un uguagliamento
formale ed astratto preventivo), e parla semmai di libera individualit e di pro-
priet individuale come coronamento nale di una storia universale caratterizzata
prima dalla dipendenza personale (schiavistica e feudale) e poi dalla indipenden-
za personale (capitalistica).
Da dove si origina lidea di sinistra? Essa si origina dallilluminismo, il quale
pensa se stesso su base dicotomica contrapponendosi alloscurantismo, per cui il
suo modo di autorappresentarsi bipolare (illuminismo/oscurantismo). La dico-
tomia sinistra/destra in proposito una evoluzione storica posteriore della prece-
dente dicotomia illuminismo/oscurantismo, il che porta come sua conseguenza il
fatto che il codice teorico della sinistra di tipo progressistico-illuministico. Ma il
codice di Marx non deriva da Voltaire, ma da Hegel, e non un codice dicotomico-
22
Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

opposizionale, ma concettualmente unitario. Esso parte idealisticamente dallIdea


(con la maiuscola) di storia universale autoriessiva del genere umano, o pi esat-
tamente dalla totalit concettualmente espressiva di questa stessa storia universale
autoriessiva del genere umano. Questa totalit espressiva non per concepita
in modo religioso come rivelazione astorica ed atemporale di una verit eterna
precedente la storia, ma come progresso dellautocoscienza. Questo con la cosid-
detta sinistra non ha letteralmente nulla a che fare. La sinistra si pensa in modo
opposizionale alla destra, e ritiene (con falsa coscienza necessaria) di stare dalla
parte del progresso contro la reazione, dellilluminismo contro loscurantismo, del
Bene contro il Male, eccetera.
Ma c di peggio. Come ha correttamente rilevato il sociologo francese Luc
Boltanski, la sinistra ha avuto un ruolo storico positivo soltanto no a quando (e
cio non oltre il mitico Sessantotto) si mantenuta lalleanza fra la critica economi-
co-sociale alle ingiustizie del capitalismo e la critica artistico-culturale allipocrisia
della borghesia. Ma dal momento in cui la borghesia ha liberalizzato i suoi pre-
cedenti costumi autoritario-patriarcali questa alleanza si rotta. E come ha rilevato
il losofo francese Micha, la sinistra si trovata in una situazione schizofrenica,
per cui ha adottato la concezione liberale dei costumi alla Smith riutandone le
conseguenze economiche, laddove i due aspetti sono strettamente interconnessi.
Linterpretazione progressista di Marx quindi un suicidio programmato a
tempo. Come ha a suo tempo correttamente rilevato Georges Sorel, il progresso
una illusione. Esiste un progresso nella medicina e nella chirurgia. Esiste un pro-
gresso in farmacologia. Esiste un progresso nei trasporti e nelle comunicazioni.
Esistono decine di progressi di questo tipo. Ma la metasica del Progresso
semplicemente una ideologia di (auto)legittimazione della borghesia europea set-
tecentesca, in cui al tempo ciclico della riscossione della rendita fondiaria (legata
al ciclo naturale delle stagioni) si sostituito il tempo lineare dellattesa della ma-
turazione dei protti industriali e nanziari. Niente di meno, ma anche niente di
pi. Come dice la cultura universitaria per complicare inutilmente le cose, le cose
sono indubbiamente pi complesse. Sono complesse, ma sono anche semplici.
Per dirla in latino, simplex sigillum veri.
In realt, Marx stato un pensatore tradizionale. Indubbiamente non se ne
accorto, e questo un dato lologico rilevante, ma non concettualmente decisivo.
Marx si ricollegato alla tradizione occidentale, nata addirittura con i presocratici
(e con Socrate, lultimo dei presocratici), che ha esaltato la reazione politica comu-
nitaria contro lirruzione dellindividualismo anomico e distruttivo. Marx, che non
era certamente un reazionario, reagisce alla novit dellindividualismo politico
(Locke, illuminismo) e dellindividualismo economico (Hume, Smith), riformu-
lando il vecchio comunitarismo precapitalistico in un nuovo comunitarismo (da
lui denito comunismo), che tiene conto della nascita irreversibile dellindividuo
critico moderno, e non ha quindi nulla a che fare con i vari nostalgismi di tipo or-
ganicistico para-feudale.

23
COSTANZO PREVE

Ed ora, tiriamo le conseguenze di questi sei punti interpretativi che sconvolgo-


no le vecchie concezioni ripetute da due secoli.

13. La rincorsa stata lunga, ma stata lunga perch lasticella del salto stata
posta molto in alto. Fuori della metafora del salto, della rincorsa e dellasticella,
si tratta in realt di un fatto che pu essere espresso in modo semplice: quando
un intero scenario storico abituale viene a mancare, non bastano pi le cosiddette
teorie di media portata (middle-range theories).
Ma cosa signica esattamente teorie di media portata? Signica teorie che pren-
dono certamente atto dellinsufcienza descrittiva delle teorie tradizionali, ma non
osano andare no in fondo, si fermano per opportunismo a mezza strada, e cos
ritardano per decenni quelle che il grande epistemologo americano Kuhn ha cor-
rettamente denito rivoluzioni scientiche. Ma spieghiamoci meglio.
Per spiegare la genesi e lo sviluppo delle teorie di media portata bisogna tener
conto di almeno tre elementi. In primo luogo, la teoria di media portata (che Kuhn
preferisce chiamare la teoria delle aggiunte ad hoc e delle eccezioni allinterno di
un precedente paradigma scientico in manifesta crisi) insorge inevitabilmente
quando una precedente formulazione si rivela palesemente falsa o ineffettuale.
Ad esempio, il cristianesimo primitivo nacque come attesa messianica del secondo
avvento di Cristo (parousia). Ma dal momento che questa attesa messianica non si
decideva a compiersi, fu necessario rimodellare e riformulare lintera speranza cri-
stiana in razionalizzazione simbolica della vita quotidiana (Max Weber). Qui, pi
che di una teoria di media portata, si tratta di un adattamento necessario alla so-
pravvivenza (una sua variante immensamente pi miserabile e meno interessante
del precedente esempio cristiano il passaggio della socialdemocrazia alla prepa-
razione dellalternativa socialista al capitalismo alla gestione sindacale e politica
degli interessi dei salariati nel capitalismo ma oggi la socialdemocrazia immen-
samente pi degradata e non adempie neppure a questa funzione elementare).
In secondo luogo, lelaboratore della teoria di media portata non osa andare
troppo oltre, perch psicologicamente bloccato dalla precedente adesione alla
teoria tradizionale. Gli sembra di commettere un sacrilegio se si spinge troppo
oltre, ed allora cerca di conciliare la sua inquietudine con le sue esigenze teoriche
con un compromesso, che appunto la teoria di media portata.
In terzo luogo, inne, lelaboratore della teoria di media portata ritiene che,
facendo compromessi con la teoria precedente, potr avere migliore accoglienza
presso i destinatari sociali e politici della teoria stessa, che certamente respingereb-
bero una versione troppo ose della teoria stessa. In questo modo, per, non si esce
da una crisi sociale, politica e losoca. Nella fattispecie del discorso che stiamo
facendo, il caso della teoria marxista delle classi. Ma facciamo ora alcuni esempi
concreti, per farci capire meglio.
Il grande astronomo Ticone (Tycho Brahe) elabor a suo tempo una tipica teoria
di media portata. Da un lato, era convinto della teoria di Copernico, dallaltro sa-
peva che tutti i poteri politici del tempo, non importa se cattolici o protestanti, non
24
Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

avrebbero mai potuto accettare leliocentrismo e avrebbero difeso no in fondo il


modello geocentrico, metafora della centralit simbolica degli apparati ecclesiastici
allinterno della legittimazione sociale complessiva feudale e signorile. Ne deriv
il modello astronomico di Ticone, in cui il sole girava ancora intorno alla terra, ma
tutti gli altri pianeti giravano invece intorno al sole. Ecco un magnico esempio di
teoria di media portata.
In linea di massima, tutte le varianti del luxemburghismo e del trotzkismo sono
esempi novecenteschi di teoria di media portata. Da un lato, appare chiaro che il
proletariato non riesce assolutamente a costruire quella meravigliosa societ ar-
monica ed autogestita promessa dai classici del marxismo. Dallaltro, si introdu-
ce immediatamente lipotesi della deformazione burocratica per spiegare perch
questa promessa non ha potuto essere mantenuta (mancanza della rivoluzione
permanente, basso livello delle forze produttive, impossibilit di un socialismo in
un solo paese, eccetera). Questa teoria di media portata, equivalente del modello
astronomico di Ticone, non sta n in cielo n in terra, ma crea una traballante sin-
tesi compromissoria che salva, a suo modo, capra e cavoli.
Ma oggi, ormai, la capra ha mangiato i cavoli. E nito il periodo sia delle or-
todossie oniriche sia delle teorie di media portata. E questo vale per tutto, ma nel
nostro caso vale soprattutto per la teoria delle classi sociali oggi, marxiana e non.

14. Dal momento che oggi nessuno di noi pu sapere se in futuro una societ
senza classi potr mai esistere, evidente che in assenza di pregurazione scien-
tica del futuro (che, se esistesse, sarebbe un incubo certamente non auspicabile)
necessario fare il cammino inverso, e riportarci al passato. Nel lontano passa-
to, anche i bambini lo sanno dai disegni colorati delle enciclopedie per ragazzi,
cerano i cosiddetti primitivi. Ora, una cosa assolutamente sicura, e cio che
i primitivi non sapevano di essere tali. Non si tratta semplicemente di una battu-
ta pi o meno spiritosa, ma di unassunzione di prospettiva molto importante. Il
primitivo, infatti, una creazione integrale dellet moderna, che oscilla fra il
Barbaro da Civilizzare ed il Buon Selvaggio da cui imparare il vero comportamen-
to naturale. Ma questo primitivo era gi del tutto storico come lo siamo noi,
ed il ritenerlo naturale una misticazione ideologica, su cui si costruita gran
parte della nostra cultura.
Il cosiddetto primitivo non solo non sapeva di essere tale, ma non era n cat-
tivo, n buono, n ricco n povero. I poveri sono tali solo in rapporto contrastivo
con i ricchi, e pertanto i poveri sono una creazione integrale della societ divisa in
classi. Nel grado zero della societ i poveri non esistevano. Esistevano gruppi
sociali che vivevano in forte penuria di risorse, eliminavano i bambini malformati
e lasciavano morire i vecchi, senza che questo potesse essere analizzato in termini
etici e morali.
Tutto questo, peraltro, largamente noto. Pi difcile, invece, connotare con
una categoria adeguata queste societ di caccia e raccolta. Il termine di comuni-
smo primitivo, tipico della tradizione marxista, mi sembra inesatto, ed anche un
25
COSTANZO PREVE

po ideologico, rivolto a far pensare che il comunismo, se in passato esistito (sia


pure ad un basso livello di sviluppo delle forze produttive), nello stesso modo
potr esistere anche in futuro (ovviamente ad un altissimo livello di sviluppo del-
le forze produttive). Si apre cos lo spazio ideologico di una grande narrazione
economica circolare, per cui lumanit andrebbe da un comunismo per poveri ad
un comunismo per ricchi. Niente di male, ma questo non mi soddisfa per nulla.
Preferisco di gran lunga le grandi narrazioni utopiche edicanti al cinismo rela-
tivistico disincantato di oggi, ma questa preferenza personale non risolve il lato
storico e losoco della questione.
In termini marxiani (anche se lo stesso Marx non usa mai il termine) preferirei
parlare di modo di produzione comunitario, che non altro per che un generico
minimo comun denominatore che al numeratore presenta innite varianti clima-
tiche, geograche e produttive. Lo storico ed africanista Hosea Jaffe utilizza il ter-
mine di dispotismo comunitario per indicare il passaggio da un ordine sostan-
zialmente privo di classi (con la divisione del lavoro sociale limitata ai rapporti fra
uomini e donne e fra giovani ed anziani, e cio sessi e classi det) ad un ordine che
ancora strutturato in forma comunitaria, ma presenta gi una forma classista con
una appropriazione diseguale e gerarchica del plusprodotto sociale.
Il termine non perfetto, ma migliore di altri, e possiamo per il momento usar-
lo. Dal momento che personalmente ritengo il comunismo storico novecentesco
realmente esistito (da distinguere dal comunismo utopico-scientico di Marx) una
forma recente di dispotismo comunitario, la parola mi piace, perch ci ricorda che
una comunit pu anche essere dispotica, ed in questo modo ci vaccina da ogni
idealizzazione del collettivismo in s. Non molto, ma gi abbastanza per co-
minciare a dare uno sguardo disincantato sulla storia universale del genere uma-
no. Dal momento che le illusioni generano sempre dialetticamente le delusioni,
meglio non farsi illusioni n dal principio.

15. Non c qui lo spazio, e neppure la necessit, di ripercorrere sia pur sinte-
ticamente lintera storia della civilt detta occidentale attraverso i suoi principali
successivi tre modi di produzione (schiavistico, feudale e capitalistico). Basti qui
rilevare che questa successione non ha assolutamente avuto un carattere necessita-
ristico e predeterminato. Il modo di produzione schiavistico antico avrebbe potuto
evolversi in modo autonomo ed endogeno interno, se non fosse intervenuto il fatto
aleatorio delle invasioni germaniche, a loro volta propiziate da un fatto altrettanto
aleatorio come la pressione di popolazioni nomadi asiatiche. A sua volta (e ricordo
qui convincenti studi di Robert Brenner e di Perry Anderson) la stessa nascita del
capitalismo in Inghilterra non affatto stata lo sbocco necessario di una fantomati-
ca e magica crescita delle cosiddette forze produttive, ma il frutto di una specica
congiuntura aleatoria.
Un solo aspetto voglio qui evidenziare e sottolineare. Ho insistito molto in pre-
cedenza sul fatto che per Marx le classi fondamentali, sempre e solo due per ogni
26
Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

modo di produzione, sono semplicemente degli attrattori storici per la riprodu-


zione dello stesso modo di produzione. Nella storia, no ad oggi, la classe sfruttata
non mai stata la classe rivoluzionaria intesa in senso di vettore inter-modale (di
passaggio cio da un modo di produzione a quello successivo). Non lo stata in
tutte le varianti del modo di produzione schiavistico, in cui gli schiavi, nonostante
importanti rivolte, non sono stati mai coloro che hanno promosso il passaggio ad
un modo di produzione successivo (con la sola parziale eccezione delle grandi
rivolte di Haiti al tempo di Toussaint lOuverture). Al tempo della ne del mon-
do antico, il passaggio al proto-feudalesimo fu propiziato non certo da rivolte di
schiavi, ma dalla fusione fra classi dirigenti germaniche e latine, allinterno di un
processo endogeno di passaggio ad una economia di latifondo e di autoconsumo.
Per quanto riguarda la ne del modo di produzione schiavistico di piantagione ne-
gli USA, esso avvenne al tempo della cosiddetta guerra di Secessione, nel contesto
di uno scontro fra fazioni rivali della classe dominante, la borghesia industriale del
Nord e la borghesia schiavistica ed agraria del Sud.
Nel passaggio complesso dal modo di produzione feudale a quello capitalistico
in Europa il ruolo delle rivolte dei servi della gleba (che pure non mancarono cer-
tamente) fu pressoch irrilevante. Il passaggio fu compiuto ad opera dei ceti sbri-
gativamente deniti come borghesi, e pi esattamente dal loro settore manifat-
turiero alleato con settori commerciali e di nobili terrieri passati allo sfruttamento
capitalistico per il mercato delle loro propriet.
E allora, perch Marx ha individuato il proletariato come classe rivoluzionaria
strutturale, e cio inter-modale, se lanalogia storica avrebbe dovuto suggerirgli
che in passato, ed in ben due situazioni strutturali, le due classi sfruttate fonda-
mentali non furono in entrambi i casi dei fattori sociali rivoluzionari?
Bisogna partire da questo enigma, e potremo forse procedere nel nostro discor-
so.

16. Sarebbe certamente utile se si potesse andare ad intervistare il signor Karl


Marx su alcuni punti controversi della sua opera. Ma questo impossibile, per-
ch il signor Karl Marx morto nel 1883, e levocazione delle anime dei defunti
attraverso i tavolini che ballano non da sufcienti garanzie epistemologiche. Ma
neppure la citatologia pu esserci di aiuto, perch la citatologia marxiana spes-
so contraddittoria (come la citatologia neotestamentaria, del resto), e dipende da
quale citazione si sceglie per sostenere una certa posizione teorica contro unaltra.
Questo non mi scandalizza affatto, perch anche la mia interpretazione di Marx
(elaboratore del senso di colpa della coscienza infelice borghese, utopista scienti-
co, pensatore tradizionale, eccetera) deriva da una scelta citatologica differenziata,
inevitabilmente arbitraria.
Questa premessa metodologica utile per comprendere linevitabile sogget-
tivit della mia interpretazione della genesi teorica e psicologica della funzione
salvica ed inter-modale del proletariato in Marx. Essa a mio avviso non ha nulla
di economico e di strutturale, ma deriva in ultima istanza da unopera losoca,
27
COSTANZO PREVE

la Fenomenologia dello Spirito di Hegel. In questa opera, che una storia romanzata
della coscienza umana astrattamente unicata in una sola soggettivit (la vecchia
sostanza unitaria di Spinoza pensata risolutamente come oggetto autocoscien-
te), e pi esattamente un romanzo di formazione romantico (Bildungsroman) del-
la storia universale del genere umano, la decisiva gura del rapporto fra servo e
signore (o se si vuole fra schiavo e padrone) fa derivare geneticamente lidea di
libert dallesperienza diretta della sua mancanza, ed in questo modo si oppone
a tutte le posizioni astoriche sulla libert, come ad esempio la postulazione kan-
tiana del libero arbitrio, affermato ma non geneticamente dedotto. Ma il punto
fondamentale della trattazione hegeliana del problema sta in ci, che il lavoro
visto come la matrice essenziale ed indispensabile del conseguimento della libert
(in termini hegeliani, del concetto, che il coronamento della scienza della logica,
scienza losoca e non certo scienza empiristico-positivistica). Lo schiavo lavora
per due, per se stesso e per il padrone, ed in questo modo pu comprendere che il
padrone gioca solo un ruolo parassitario, perch non pu esistere padrone senza
schiavo, mentre pu esistere schiavo senza padrone, purch ovviamente lo schiavo
diventi libero, libert metaforizzata attraverso il processo idealistico del passaggio
dallIn S al Per S.
A mio avviso, questa non solo la genesi del concetto salvico di proletariato in
Marx, ma lunica genesi decisiva. In proposito, credo che non sia affatto casuale
il ritorno ossessivo del termine contraddittorio di schiavit salariata in Marx,
oggetto di un recente illuminante studio di Diego Fusaro. In termini di modi di
produzione, a Marx perfettamente chiaro che il libero lavoratore salariato non
uno schiavo. Ad uno schiavo non si pu estorcere plusvalore attraverso un (appa-
rente) scambio di equivalenti, ma soltanto un plusprodotto attraverso la coercizio-
ne sica diretta. E tuttavia il ritorno ossessivo del termine di schiavit salariata
fa capire che freudianamente linconscio ed il rimosso ritornano continuamente, in
questo caso il continuo ritorno della gura hegeliana del rapporto fra servo e si-
gnore. Il proletariato, questa incarnazione industriale moderna delleterno ritorno
della sempre eguale schiavit salariata (ho volutamente impiegato unespressione
nicciana, perch bene che il lettore esperisca un po di sano spaesamento), in
grado di abbattere il capitalismo perch il suo concetto (la sua tendenza cio
allautocoscienza libera) lo porta a comprendere che il padrone inessenziale, pa-
rassitario, e quindi rimuovibile.
E cos? Non credo proprio che sia cos. La classe dei padroni capitalisti non
affatto una classe parassitaria (del resto, neppure la classe dei nobili feudali lo era).
Si tratta di una classe attiva ed operante di agenti sociali della riproduzione capita-
listica. Ma per ora sufciente capire dove stia la genesi losoca della concezione
salvico-messianica del proletariato in Marx.
17. Esiste in Marx una teoria dellinevitabile crollo del capitalismo, ricavato per
via strettamente economica? Su questo gli interpreti sono divisi. Alcuni dicono che
la teoria del crollo economico endogeno del capitalismo risale a Marx (e si ingegna-
no a trovare la citatologia di servizio per garantire la sacrale autorit di questa tesi),
28
Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

altri dicono che Marx ne del tutto innocente, si limitato a parlare di tendenze,
ed i teorici del crollo fanno tutti parte del marxismo della Seconda Internazionale
(1889-1914). Personalmente, detto in sintesi telegraca, penso che lidea originale
del crollo sia di Marx (o meglio, di un certo Marx contraddetto da un altro Marx),
mentre la sua paranoica sistematizzazione sia dovuta agli economisti marxisti del
socialismo del tempo.
La dimostrazione del crollo del capitalismo per ragioni esclusivamente econo-
miche mi ha sempre irresistibilmente ricordato la dimostrazione teologica dellesi-
stenza di Dio per via puramente logica. Ma cos come la dimostrazione logica del-
lesistenza di Dio, pur essendo spesso impeccabile logicamente, non riesce egual-
mente a far credere in Dio lo scettico e lateo, nello stesso modo (ed anzi in modo
molto pi ridicolo) la dimostrazione logica del crollo del capitalismo, pur essendo
impeccabile, non riesce egualmente a far crollare il capitalismo. Evidentemente il
capitalismo, gi logicamente morto, sopravvive soltanto per autosuggestione.
Tutto ci non deve affatto stupire, perch i teologi e gli economisti ragionano
entrambi sulla base di uno schematismo razionalistico, anche se io personalmente
preferisco di gran lunga i primi ai secondi, perch almeno i primi hanno come
oggetto lintera esperienza umana, sia pure ltrata da presupposti creazionistici,
mentre i secondi isolano dallesperienza umana nella sua totalit un fattore iposta-
tizzato chiamato homo oeconomicus, come se questa caricatura utilitaristica astrat-
ta fosse realmente il soggetto complessivo della storia. In ogni caso, per nire (il
discorso infatti sarebbe lungo, ma non pu essere fatto in questa sede), chi crede
alla dimostrazione matematico-economica del crollo del capitalismo farebbe me-
glio ad aspettare larrivo di astronavi extra-terrestri, che a partire dalle Centurie di
Nostradamus colloco nella sera del 28 settembre 2246, salvo imprevedibili ritardi
dovuti a buchi neri.

18. Dal momento che ignota larchitettura del domani, nessuno oggi pu sape-
re se, come e quando il modo di produzione capitalistico potr essere sostituito e
diventare come il modo di produzione schiavistico, un episodio della storia gene-
rale dellumanit. Una delle poche cose di cui mi sento (quasi) sicuro lipotesi per
cui non sar certamente sostituito dalla generalizzazione della previsione utopico-
scientica di Marx (di cui a scanso di equivoci resto un ammiratore, ed anche in un
certo senso un allievo), una sorta di comunismo senza famiglia, societ civile e sta-
to, una societ trasparente e pacicata in cui ognuno dar secondo le sue capacit
e ricever secondo i suoi bisogni ed in cui trionfer larmonia prestabilita di unit
economiche autogestite in cui la forma di merce sar complessivamente sparita.
Ognuno pu credere ovviamente in cosa vuole, anche nella resurrezione paoli-
na dei corpi. Ma purtroppo non ho ricevuto la grazia di questa fede.
E tuttavia, anche se questo comunismo utopico a mio avviso del tutto impro-
babile, e deriva da una correzione positivistica della precedente ne della storia
messianico-escatologica (ma chi senza peccato scagli la prima pietra), e sarebbe
quindi meglio congedarsene educatamente senza rancore (come dice una vec-
29
COSTANZO PREVE

chia canzone), storicizzandolo e collocandolo nel contesto culturale in cui sorto


(tardo-romanticismo e proto-positivismo), non per questo bisogna forzatamente
aderire alla oscena e vergognosa concezione della ne capitalistica della storia. Il
fatto che oggi essa venga predicata dal cento per cento degli economisti e dal no-
vanta per cento dei loso, dei sociologi e dei giornalisti non signica certamente
che sia vera. Personalmente, in mancanza di una concettualit pi esatta, mi limito
a parlare di un futuro possibile (a breve termine impossibile, ed a medio termine
improbabile) modo di produzione comunitario, con vari gradi di economia mista,
espropriazione democratica su base statale del grande capitale nanziario, sgom-
bero delle basi militari imperiali ed imperialiste, sistemi sanitari integralmente
pubblici, eccetera. Pi di cos non riesco veramente ad immaginare.
Unosservazione in proposito. Il mantenimento ortodosso della concezione
utopica marxiana di comunismo, apparentemente radicale, estremistico e di si-
nistra, in realt funzionale allorizzonte della ne capitalistica della storia. Dal
momento che esso appare oggi del tutto impossibile, e simile al paradiso terrestre
dei Testimoni di Geova (nei cui opuscoli famigliole rigorosamente monorazziali
fanno giocare i bambini con tigri e leoni addomesticati), si nisce per ritenere pos-
sibile soltanto il mondo capitalistico. Questa anche la funzione di teorie univer-
sitarie come quelle dellImpero e delle Moltitudini di Toni Negri, il cui successo
direttamente proporzionale alla loro totale pittoresca inapplicabilit. Il loro ruolo
esattamente quello del gioco delle tre carte negli atrii delle stazioni, con la sola
differenza che i campagnoli ingenui e cretini che ne cadevano vittime erano co-
munque antropologicamente molto superiori alle boriose trib accademiche po-
stmoderne.

19. Torniamo sulla questione dei cosiddetti ceti medi, e chiediamoci ancora
una volta perch nella teoria marxiana delle classi essi non abbiano che un ruolo
marginale e residuale. E ovvio che in una visione bipolare e dicotomica, in cui le
classi fondamentali sono semplici attrattori magnetici, il loro ruolo non pu che
essere minimo. Ma tutto questo, bench essenziale, non basta. A mio avviso, il fatto
di essere privi per natura di qualunque natura e funzione messianico-rivoluzio-
naria, ma lessere visti come semplici camere di compensazione provvisorie per
limborghesimento vero e proprio e/o per la proletarizzazione, ha giocato un ruolo
decisivo nella concezione di Marx.
E tuttavia, il problema soltanto sorato, anche se il suo aspetto principale sta
in ci, che al tempo di Marx il cosiddetto terziario era ancora modestissimo, e la
societ era ancora composta da una stragrande maggioranza di contadini, artigiani
ed operai, con un ceto tecnico ed impiegatizio gi presente, ma certamente non
nella misura in cui lo oggi.
C ancora un altro elemento. Marx era affascinato dalla distinzione fra il lavoro
produttivo e il lavoro improduttivo, distinzione che derivava direttamente dalla
sua accettazione, sia pure critica, della teoria del valore-lavoro di Smith e Ricardo.
E vero (qui accetto integralmente linterpretazione a suo tempo data una quaranti-
30
Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

na di anni fa da Lucio Colletti e da Claudio Napoleoni) che lessenziale della teoria


di Marx sta nella fusione della teoria economica del valore con la teoria losoca
della alienazione (colgo qui loccasione per ribadire la mia totale estraneit alla
condanna della categoria di alienazione fatta da Althusser e dai suoi seguaci), ma
resta il fatto che la centralit della distinzione fra lavoro produttivo (di plusvalo-
re) ed improduttivo (pagato con un reddito gi precedentemente costituito) porta
Marx a ridurre spesso i ceti medi del tempo o a soprastanti (sic!) o a residui sto-
rici destinati ad essere superati dal processo di concentrazione capitalistica.
Non ha senso rimproverare a posteriori Marx per non avere adeguatamente pre-
visto un processo storico non ancora sviluppato al suo tempo. Ha in vece senso
riettere su quello che successo dopo il 1883, anno della sua morte.

20. In estrema sintesi, dopo la morte di Marx la questione dei ceti medi in
certo senso esplosa. Mi rendo conto che il termine ceti medi largamente im-
proprio, un concetto-ripostiglio in cui ci si pu mettere di tutto ed il contrario
di tutto, ma in questa sede si pu scusare una certa imprecisione, per cercare di
mirare allessenziale. Personalmente, non sono neppure daccordo ad identicare
i ceti medi con la cosiddetta piccola borghesia. La piccola borghesia una classe
culturale, la cui coscienza infelice fa da fattore di critica al liberalismo politico,
evidente copertura della riproduzione capitalistica, e che porta perci secondo i
momenti storici indifferentemente al fascismo e/o al comunismo (dal punto di
vista dellorigine sociale Antonio Gramsci e Benito Mussolini sono praticamente
indistinguibili, in quanto gli della piccola borghesia provinciale italiana). I ceti
medi, invece, tendono a denirsi non in termini di ideologia politica o di cultura
critica, ma in termini di status, di consumi, di aspettative crescenti, eccetera.
Marx non avrebbe probabilmente mai immaginato che questa instabile galassia
dei ceti medi sarebbe stata storicamente il principale fattore di impedimento verso
unevoluzione socialista della societ capitalistica moderna, e questo in almeno tre
casi storici.
In primo luogo, nel periodo storico 1870-1915 i ceti medi sarebbero stati la pun-
ta avanzata della nazionalizzazione colonialistica, razzistica ed imperialistica delle
masse, prima nei confronti delle cosiddette razze inferiori, e poi addirittura nel
grande macello sanguinoso impropriamente denito grande guerra 1914-18 nei
libri di storia.
In secondo luogo, nel periodo storico 1917-1991 (trascuro qui come secondaria
la stessa rottura bellica del 1939-1945), i ceti medi sarebbero stati nella maggior
parte dei paesi capitalistici la base sociale della opposizione elettorale, politica e
culturale al socialismo ed al comunismo. Non affatto un caso, infatti, che dopo il
1991 essi non servano pi, e che si stiano innescando processi che in linguaggio
marxista sarebbero stati chiamati proletarizzazione massiccia dei ceti medi, e
che personalmente preferisco chiamare plebeizzazione postmoderna di massa,
per far notare che dal momento che il vecchio proletariato non esiste pi diventa
impossibile proletarizzarsi.
31
COSTANZO PREVE

In terzo luogo, inne, nel periodo storico 1956-1991, nei paesi cosiddetti so-
cialisti, i nuovi ceti medi comunisti emersi dal processo di modernizzazione
delleconomia sono stati il vettore essenziale per la restaurazione selvaggia del
capitalismo. Certo, il discorso dovrebbe essere pi preciso ed articolato, ma questa
centralit reazionaria dei ceti medi in occasioni storiche tanto diverse come le tre
sopraindicate deve far riettere chi ha ancora voglia di farlo.

21. In estrema sintesi, a differenza del grande Karl Marx, io penso che la dicoto-
mia Borghesia/Proletariato, al netto dei suoi elementi messianici imperfettamente
secolarizzati, non contraddistingua tautologicamente lintero arco temporale dello
sviluppo del modo di produzione capitalistico propriamente detto, ma ne caratte-
rizzi soltanto un periodo storico temporaneo, sia pure bisecolare (1789-1989 circa).
Lo contraddistinguerebbe, ovviamente, se a questi due termini dessimo un signi-
cato puramente economico, in termini di propriet privata o meno dei mezzi di
produzione sociali. In questo caso, ovviamente, la sociologia sarebbe facile come le
quattro operazioni della scuola elementare, per cui basterebbe sottrarre dallintera
popolazione la somma dei proprietari privati dei mezzi di produzione, e si avreb-
bero cos le due classi fondamentali, con un resto di intermedi destinati prima o
poi a cadere di qua o di l.
In realt, la tendenza del capitalismo assoluto contemporaneo quella di pro-
cedere verso una polarizzazione fra oligarchie post-borghesi, da un lato, ed una
plebeizzazione massiccia straticata post-proletaria, dallaltro. Si di fronte allora
ad una sorta di paradosso ossimorico, per cui il massimo del capitalismo assoluto
coincide con una inedita rifeudalizzazione sociale.
Ma spieghiamoci meglio.

22. Allinizio di questo saggio ho parafrasato una citazione del primo libro del
Capitale di Marx dove Marx, in modo chiaro come il cristallo, afferma che ci che
caratterizza il modo di produzione capitalistico rispetto alle formazioni sociali pre-
capitalistiche (teocrati etruschi, boiardi valacchi, eccetera) non tanto la dicotomia
opposizionale Borghesia/Proletariato, quanto la generalizzazione a tutte le societ
della prevalenza del valore di scambio sul valore duso, e quindi la mercantilizza-
zione universale di tutti i rapporti sociali.
Questo mi ricorda la novella di Edgar Allan Poe sulla lettera rubata, che si trat-
tava di ritrovare, e che tutti gli sciocchi cercatori cercavano nei posti pi impensati.
Laddove era sotto gli occhi di tutti, ed appunto perch era sotto gli occhi di tutti,
nessuno la cercava l. Ora, il primo libro del Capitale (1867) sempre stato sotto
gli occhi di tutti, e quindi non c bisogno di incamminarci verso interpretazioni
strane e paradossali per capire che lenigma del capitale sta l scritto in caratteri
capitali, e che possiamo riassumere cos: il modo di produzione capitalistico stato
certamente costruito ad opera di un soggetto sociale collettivo convenzionalmente
(ed impropriamente) chiamato borghese; nel corso di questa costruzione stato
certamente creato il proletariato moderno, senza il quale sarebbe stato impossibile
32
Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

la libera estorsione del plusvalore; e tuttavia, il cuore di questo sistema non sta
affatto nella riproduzione innita della bipolarit Borghesi-Proletari, ma sta nella
generalizzazione della forma di merce a tutti gli ambiti della riproduzione umana
sulla terra, in una situazione in cui i vecchi proli politico-culturali sia della bor-
ghesia che del proletariato non esistono neppure pi.
Mentre la scolastica marxista, conservatrice come e pi dello stesso clero zoroa-
striano, si ostina a ripresentare uno scenario nito da tempo, alcuni liberi studiosi
intelligentemente sembrano cominciare a capire. Gianfranco La Grassa non parla
pi di borghesia e proletariato, ma soltanto di dominanti e dominati, e soprattutto
non usa pi il termine di borghesia, ma soltanto il termine struttural-funziona-
le di agenti attivi della riproduzione capitalistica. Gli studiosi italiani Badiale e
Bontempelli usano il termine di capitalismo assoluto, per indicare il superamen-
to della fase relativa della produzione capitalistica, quando questultima doveva
ancora entrare in relazione con linsieme dei comportamenti etici, religiosi e fa-
miliari della borghesia tradizionale. Una corrente del pensiero marxista greco con
la quale sono in contatto usa il termine di capitalismo totalitario, per indicare
la presa di possesso integrale da parte della produzione capitalistica di tutti gli
aspetti della riproduzione sociale complessiva. A me pare per evidente che i due
termini di capitalismo assoluto e di capitalismo totalitario sono in realt coinciden-
ti, perch esprimono lo stesso concetto.
Tuttavia, io preferisco unaltra connotazione, quella di capitalismo speculativo
post-borghese, o se vogliamo di capitalismo neofeudale senza classi. La prima for-
mulazione mi sembra migliore della seconda, e cercher di spiegare brevemente
il perch.

23. Il termine speculativo deriva dal lessico specialistico della logica dialettica
di Hegel, ed indica lo stato nale di autocoscienza integrale dello svolgimento di
un complesso storico, che pu nalmente riconoscersi come in uno specchio (latino
speculum). I due stadi precedenti sono per Hegel quelli astratto e dialettico, e quello
speculativo appunto il terzo e ultimo. A me sembra che questa logica dialettica
hegeliana si applichi meravigliosamente allo sviluppo del modo di produzione
capitalistico. Per capirlo, per, ci vuole lavvertenza per cui non si deve pretendere
di rispecchiare il corso storico di un fenomeno, ma soltanto il corso logico. E ovvio
che tutti gli odiatori della logica hegeliana, che confondono lordine storico con
lordine logico, si metteranno subito a gracchiare come cornacchie infuriate. Ma
Marx non era fra questi. Volete una prova di quanto affermo? Essa sta nellordine
espositivo del primo libro del Capitale (esposizione, Darstellung), che se fosse sta-
to esposto in ordine storico avrebbe dovuto cominciare dal fondo (la cosiddetta
accumulazione primitiva del capitale), mentre invece, essendo esposto in ordine
logico, inizia con lanalisi dialettica della forma di merce, denita sensibilmente
soprasensibile.
Mi scuso per il riferimento citatologico, da me generalmente evitato, ma in que-
sto caso era purtroppo necessario. Non c qui lo spazio per una esposizione seria
33
COSTANZO PREVE

e dettagliata del problema, che richiederebbe duecento pagine molto tte, ma mi


sembra corretto darne almeno una sommaria descrizione sintetica.
Nella prima fase astratta della costituzione del concetto di capitale, si ha sol-
tanto un termine della diade dialettica borghesia-proletariato, e cio soltanto la
borghesia, che si sta progressivamente liberando dei precedenti legami feudali e
signorili, e quindi precapitalistici. Si ha qui la prima accumulazione del capitale,
interna (Dobb) ed esterna (Sweezy). A livello losoco, si ha la riduzione dei pre-
cedenti dualismi religiosi ad un rigoroso monismo concettuale, che rispecchia il
monismo esclusivistico potenziale della produzione capitalistica. Viene compiuta
una rigorosa costituzione puramente astratto-formalistica del soggetto conoscente
( il cogito di Cartesio, lIo Penso di Kant). La morale viene ricostruita in senso pu-
ramente individualistico ed anti-comunitario, prescindendo interamente da ogni
rivelazione divina (sempre Kant). Lo spazio viene unicato sotto lunica catego-
ria di materia (la borghesia infatti una classe losocamente materialistica, non
certo idealistica lidealismo ne una sua eresia interna temporanea, non a caso
culminata in Marx), mentre il tempo viene unicato sotto lunica categoria di pro-
gresso. Lattivit umana viene unicata sotto lunica categoria di lavoro, in modo
che la merce possa essere calcolabile nella forma del tempo di lavoro sociale medio
contenuta in essa (Smith). Soprattutto, lo scambio capitalistico si basa su se stesso
come manifestazione dei meccanismi di funzionamento della natura umana, pre-
scindendo del tutto da fastidiose fondazioni esterne come la religione (critica del
deismo), la losoa (critica del diritto naturale) e dalla politica (critica del contrat-
to sociale), e questa opera del pi grande pensatore borghese mai esistito, che
non a mio avviso Kant, ma lo scettico scozzese Hume.
E tuttavia, si apre una seconda fase dialettica della produzione capitalistica, in
cui la dialettica data appunto dalla contrapposizione bipolare fra borghesia e
proletariato. Si tratta della storia degli ultimi due secoli, che non riassumo qui pre-
supponendone la conoscenza nel lettore. A differenza di come possono pensare gli
ingenui ed i fanatici, il capitalismo non rafforzato, ma indebolito dalla polarit
fra borghesi e proletari nel senso tradizionale del termine. Finch c la polarit, c
ovviamente la lotta di classe fra i due poli. Dalla parte del proletariato, c il pro-
getto alternativo di una riproduzione sociale di tipo socialista e comunista. Dalla
parte della borghesia, c sempre il pericolo che la borghesia voglia mantenere spa-
zi di riproduzione familiare, etica e culturale non del tutto mercantilizzati (si pensi
alla differenza fra Beethoven e Michael Jackson, fra Manzoni ed Umberto Eco, fra
Hegel ed i pagliacci accademici postmoderni). E quindi il capitalismo, se vuole
veramente corrispondere al suo concetto, deve tendere ad uno stato speculativo
senza pi classi, ma unicamente caratterizzato da un continuum omogeneo di gradi
differenziati di sapere, potere ed accesso differenziato al consumo.
Il discorso sarebbe soltanto incominciato, ma ritengo che il suo fondamento
concettuale sia gi comprensibile.

24. Il termine di capitalismo senza classi non suona convincente e credibile ad


34
Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

orecchie politicamente sensibili, e provoca di regola unobiezione di questo tipo:


Ma come puoi pensare che oggi il capitalismo sia senza classi, quando da almeno
un ventennio la globalizzazione neoliberale ed iperliberista ha approfondito le dif-
ferenze sociali e le distanze fra i ricchi ed i poveri del pianeta? Anzi, oggi proprio
il contrario! Mai come oggi le differenze di classe si sono tanto acuite! Noi viviamo
in un crudele e svergognato capitalismo iperclassista, non certo in un capitalismo
senza classi!.
Questa ragionevole obiezione merita una risposta. In parte si tratta certo di un
equivoco ideologico e terminologico. Dal momento che storicamente nellultimo
secolo sono stati i giullari sociologici del capitalismo a sostenere linesistenza della
polarizzazione fra le due classi fondamentali borghesia e proletariato, si potrebbe
pensare a prima vista che chi afferma una cosa del genere non faccia altro che rag-
giungere questa numerosissima e ben pagata trib di giullari. Ma non cos, ed
anzi esattamente il contrario. Un po di riorientamento gestaltico, per Dio!
Il capitalismo senza classi anzi molto pi vergognosamente diseguale e bar-
barico di quello tradizionale, prima da me denito dialettico in linguaggio he-
geliano. Il fatto che la forma di merce, assolutizzata e totalitaria, si impadronisca
di tutti gli ambiti della riproduzione sociale, infrangendo persino i vecchi conni
mobili delle identit storiche delle due classi fondamentali, porta ad una nuova
polarit fra loligarchizzazione, da un lato, e la plebeizzazione dallaltro. Ma loli-
garchia non pi borghesia, e la plebe non pi proletariato, cos come i ceti medi
declassati e resi essibili, la cui delizzazione al sistema soltanto pi passiva
ed ideologica, non sono pi piccola borghesia.
Ma questo richiede alcune osservazioni supplementari.

25. Il concetto di capitalismo senza classi (ed insieme con differenziali crescenti
di disuguaglianza in tutti gli ambiti della vita associata) dunque solo una deri-
vazione concettuale secondaria del concetto primario di capitalismo speculativo.
Il concetto di capitalismo speculativo ci dice soltanto (ma gi moltissimo!) che la
traiettoria storico-temporale del modo di produzione capitalistico non caratteriz-
zata dalla permanenza illimitata della dicotomia Borghesia/Proletariato (a meno
che vogliamo limitarla alla pura denizione economica di proprietari privati o
meno dei mezzi di produzione fondamentali), ma caratterizzata da una dinamica
illimitata di produzione di merci, il che comporta di conseguenza lintrusione della
forma di merce in tutti gli ambiti della vita quotidiana, salvati in vario modo dalle
precedenti classi sfruttatrici, dispotico-comunitaria, asiatica, schiavistica, feudale,
signorile e borghese-capitalistica.
Il concetto di capitalismo speculativo senza classi, peraltro, puramente logico,
e non serve per una diretta descrizione sociologica. Nello stesso modo, lo stesso
concetto di modo di produzione capitalistico era sociologicamente inapplicabile,
essendo i due poli dicotomici puri attrattori. In nessuna concreta formazione
economico-sociale del mondo mai esistito un modo di produzione capitalisti-
co puro. Nello stesso modo, oggi, il modo di produzione capitalistico speculativo
35
COSTANZO PREVE

senza classi una pura tendenza dialettica, e nello stesso tempo concretamente
sempre utile per ora conservare empiricamente lo schema dicotomico, purch si
sappia che provvisorio anchesso.
In India ci sono oggi non solo una borghesia indiana occidentalizzata ed un
proletariato indiano classico, ma anche una struttura castale. In Cina esiste la pi
odiosa e selvaggia di tutte le borghesie, quella derivata direttamente dalla corru-
zione mercatistica del partito comunista. In Russia laccumulazione del capitale
per il momento opera non di una borghesia civilizzata di tipo europeo, ma di
una inedita classe di baroni-ladri criminali e provocatoriamente sperperatori. La
borghesia venezuelana cerca di abbattere il governo del benemerito Chavez. La
borghesia iraniana cerca di abbattere il governo del benemerito Ahmadi Nejad. E
potrei continuare a lungo con lesemplicazione. La terra non affatto piatta, ma il
navigatore miceneo avrebbe potuto navigare con successo dalle coste della Spagna
alle coste della Siria in base al presupposto (errato) che la terra lo fosse.
Il capitalismo pu integralmente vedersi allo specchio (speculum) soltanto in
una situazione di illimitata mercantilizzazione di tutti gli ambiti della vita. Questo
impossibile in presenza di residui ideologico-culturali di tipo borghese e/o pro-
letario. E questa la ragione di fondo perch tutta la grancassa mediatico-universi-
taria del capitalismo parla ossessivamente di ne delle ideologie. Lideologia, sia
pure in modo deformato, pur sempre il terreno su cui si costruiscono identit
collettive, laddove il capitalismo speculativo senza classi tende ad una individua-
lizzazione esasperata della societ. Lideale sarebbe appunto una societ talmente
atomizzata da non essere composta altro che da una serie innita di consumatori
distinguibili soltanto in termini di proli monetari. Ma questo lo abbiamo gi det-
to.

26. A questo punto, dovremmo chiudere qui questo breve saggio. E infatti im-
possibile elaborare una convincente teoria generale di un fenomeno appena ini-
ziato ed in eri. Neppure il lettore pi esigente pu pretenderlo. E tuttavia alcune
sparse osservazioni ulteriori non saranno inutili. Il lettore, per, non deve chiedere
troppo. Si tratta per il momento di poco pi di una serie di appunti.

27. La riproduzione capitalistica unitaria, e non si lascia quindi affatto disar-


ticolare in destra, centro e sinistra. Questa la pura apparenza della supercie
politica, ma non si tratta che di una simulazione (Baudrillard) di una societ dello
spettacolo (Debord). Tutti i fanatici e gli sciocchi ci cadono come pesci, perch la
ripartizione in destra, sinistra e centro stimola il loro atteggiamento sportivo di
tifosi. Non a caso la manifestazione comune dei tifosi sportivi e dei tifosi politici
il carosello rumoroso delle automobili la sera della vittoria (calcistica e/o eletto-
rale).
Il sistema capitalistico odierno (assoluto, totalitario, speculativo e senza classi,
ipermercantile e neofeudale, eccetera) non si riproduce affatto a destra, come
credono i tifosi. Esso si riproduce a destra in economia, al centro in politica ed a
36
Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

sinistra nella cultura. Pi analiticamente, esso si riproduce sulla base della sovrani-
t assoluta delleconomia (capitalistica e neoliberale), della necessaria mediazione
politica fra interessi distinti, e della liberalizzazione individualistica del costume
promossa dalla cosiddetta cultura di sinistra, oggi assolutamente egemone nei
due settori ideologici strategici del circo mediatico e del clero universitario.
Ma vediamo meglio.

28. Ho gi rilevato in precedenza (ma non ci si insiste sopra mai abbastanza) che
la sinistra si costituita pi di un secolo fa in Europa sulla base di una fragile al-
leanza fra la critica economico-sociale alle ingiustizie distributive del capitalismo e
la critica storico-culturale allipocrisia dei costumi della borghesia. Il presupposto
era ovviamente quello dellidentit fra borghesia e capitalismo, per cui si pensava
che criticando luna si sarebbe anche automaticamente criticato laltro, e viceversa.
Questa fragile alleanza dur in Europa grosso modo un secolo, diciamo 1870-1968.
Essa nita con la svolta individualistico-antiautoritaria del corpaccione accade-
mico degli intellettuali di sinistra, passati in massa (le eccezioni si contano sulla
punta delle dita) da Hegel a Foucault, e cio da una considerazione logico-dia-
lettica della storia universale ad un insieme di idiozie sulla pervasivit dispersa
del potere e della biopolitica, con la conseguenza di non poter pi distinguere fra
maestri elementari e carcerieri, entrambi in vario modo biopolitici.
La concezione postmoderna della storia universale, il relativismo, il nichilismo
e lossessione biopolitica, insieme con linteriorizzazione per linespiabile com-
plesso di colpa per aver potuto in passato aderire ad una mostruosit totalitaria
come il povero comunismo storico novecentesco (1917-1991) caratterizza linsieme
dellorribile ceto intellettuale di oggi. Esso per ora inguaribile ed incorreggibile,
ed possibile puntare soltanto sulla sua estinzione per ragioni biologiche, come
avvenuto per i brontosauri ed i tirannosauri. Questo ceto fa da rompighiaccio
culturale per il superamento integrale dei residui dialettici borghesi, dalla famiglia
monogamica alla sovranit monetaria dello stato nazionale no ai diritti dei popo-
li. Esso non conosce che individui. In teoria, vuole lemancipazione degli individui
da ogni residuo legame religioso, familiare e nazionale,e si tratta appunto dello
stesso identico programma del capitalismo speculativo senza classi, che mira ad
ottenere uno stato di emancipazione da tutti i precedenti legami, allinfuori del
solo ed unico legame mercatistico.
Chi a conoscenza del concetto di eterogenesi dei ni (Vico), di epoca della
compiuta peccaminosit (Fichte), e di rovesciamento dellascetismo della morale
in regno animale dello spirito (Hegel), eccetera, non si stupir affatto, ed anzi com-
prender facilmente il concetto per cui lunit dialettica degli opposti si specica
nel fatto che gli (apparenti) contrari si rovesciano luno nellaltro. Ma questo, ap-
punto, il pensiero dialettico moderno, e non certo un caso che esso non sia di
moda fra i pagliacci postmoderni del clero universitario.

37
COSTANZO PREVE

29. Vi oggi una interessante contraddizione fra il pensiero losoco del teolo-
go tedesco Joseph Ratzinger e la prassi effettiva del papa cattolico Benedetto XVI
che pu servire da introduzione alla questione dialettica che ci preme qui mettere
in evidenza.
Il teologo tedesco Ratzinger sviluppa una concezione losoca della storia con-
temporanea che mi sembra estremamente intelligente, anche prescindendo com-
pletamente dalla accettazione deistica della cosiddetta esistenza di Dio, con-
cepito in modo teistico-creazionistico (il che non il mio caso, essendo io invece
panteistico-spinoziano). Ratzinger nota correttamente che la apparente dittatura
del razionalismo illuministico, divinizzato e sostituito alla precedente teologia
creazionistica, non porta affatto ad un beato stato di scienza laica e di progresso ci-
vile, ma si evolve nella direzione di una dittatura del relativismo, il cui fondamen-
to metasico non pu essere che il nichilismo realizzato. Si tratta di una diagnosi
molto simile a quella di altri critici dellilluminismo davanti a cui in genere si pro-
sternano reverenti i pagliacci universitari (ad esempio Adorno, ma anche Benjamin
e Foucault), che anzi in genere migliore della loro, perch permette di giudicare
linsieme della vita quotidiana contemporanea. Mi rendo conto di dire una cosa ad
un tempo ridicola e scandalosa, ma linterpretazione losoca dellepoca moderna
fatta dal teologo tedesco Ratzinger del tutto complementare,e non solo compa-
tibile, con lanalisi marxiana da me fatta del passaggio, allinterno del modo di
produzione capitalistico, da una fase astratta (il razionalismo illuministico diviniz-
zato, preludio alla divinizzazione monoteistica dello scambio economico capitali-
stico) ad una fase dialettica (lo scontro largamente ideologico fra marxismo positi-
vistico e liberalismo individualistico borghese) no alla presente fase speculativa.
Il relativismo, infatti, signica che tutto ormai relativo al solo potere dacquisto
dellindividuo consumatore in pieno disincanto ed in pieno politeismo dei valori
(Max Weber), con la sola provvisoria eccezione della pedopornograa e dellesal-
tazione di Hitler. Ma questo relativismo ha come fondamento il nichilismo, perch
soltanto una metasica del Nulla pu fare da fondamento al semplice scorrimento
mercatistico della merce capitalistica. Dobbiamo proprio dirlo, anche se suona pa-
radossale (ma tutte le cose intelligenti sono sempre paradossali): il teologo tedesco
Ratzinger uno dei pochissimi allievi creativi di Marx oggi.
Il discorso diverso per il papa Benedetto XVI. Egli deve predicare, vestito di
bianco, contro il nichilismo ed il relativismo e nello stesso tempo amministrare
limmenso baraccone organizzativo della chiesa cattolica romana, un baraccone
organizzativo occidentalistico, schierato con il capitalismo imperiale USA, impe-
gnato (seppure in modo soft) nella lotta di civilt contro lIslam, e pieno no a
scoppiare di corrotti banchieri speculatori. Il fondamento economico-sociale cui si
appoggia Benedetto XVI quindi il fattore principale di produzione del relativi-
smo e del nichilismo, lo stesso contro cui tuona il losofo tedesco Ratzinger.
La mia conclusione provvisoria che il testo di riferimento di questa schizofre-
nia non pi il Nuovo Testamento, ma loperetta di Stevenson chiamata il dottor
Jekill e mister Hyde.
38
Capitalismo senza classi e societ neofeudale. Ipotesi a partire da una interpretazione originale della teoria di Marx

30. Una simile societ deve prima di tutto distruggere la scuola come luogo di
educazione e sostituirla con una scuola come semplice luogo di socializzazione
subalterna e di formazione professionale. Se non si capisce questo fatto strutturale
si continuer nelle geremiadi impotenti sugli studenti che non studiano pi, sul-
la mancanza di disciplina, sul bullismo giovanile, e su altre idiozie secondarie di
questo tipo.
In realt, il pesce puzza dalla testa, e non dalla coda. E la testa una oligarchia
che non pi interessata alla trasmissione dei valori classici tardo-signorili e proto-
borghesi, ma interessata unicamente alla produzione di massa per consumatori
decerebrati. La guardia plebea cui stata delegata questa mostruosa trasformazio-
ne, manco a dirlo, stata proprio la sinistra scolastica, unArmata Brancaleone
demenziale di sindacalisti semianalfabeti, pedagogisti pazzi, psicologi invasivi e
virago della CGIL Scuola italiana.

31. In una situazione di provvisorio congelamento della capacit di resistenza


della classe operaia, salariata e proletaria la resistenza contro la nuova societ
della mercantilizzazione individualistica della vita sociale comunitaria passata a
forze nazionali, patriottiche e religiose del Fu Terzo Mondo. Questo pu piacere o
no, ma per ora un fatto storico incontrovertibile.
E normale che il sistema chiami questa resistenza violenza e soprattutto ter-
rorismo, cui opporre soltanto un pacismo impotente e testimoniale basato su riti
pecoreschi di adolescenti belanti accompagnati ai margini dei cortei da invasati in
passamontagna che spaccano vetrine ampiamente assicurate. Questi riti tragico-
mici vengono chiamati pacismo, cui si oppone invece il cattivo terrorismo.
Del resto, ad organizzare le cosiddette rivoluzioni colorate (Ucraina, Georgia,
Iran, eccetera) sono appunto fondazioni paciste imperiali USA.
Se ne rendono conto i pacisti manipolati delle varie Tavole della Pace, in cui si
inneggia congiuntamente alla non-violenza ed ai bombardamenti umanitari con-
tro gli Stati-Canaglia? La stupidit un fattore inevitabile come la malattia e la
morte. In prima approssimazione, il vertice composto da canaglie superpagate, e
la base di cretini incurabili. Che dire? Viva la resistenza dei popoli!

32. Il discorso sarebbe appena iniziato, ma bene rimandarlo ad altra occasione.


Limitiamoci per ora a considerarlo una integrazione metodologica e culturale ad
una nuova proposta sulle classi oggi. La strada ancora lunga, ed appena inizia-
ta. Ci sar gloria per tutti.

39
Eugenio Orso

Global class, Pauper class e Middle class proletariat

Ignota larchitettura del domani

[Periferia,
VI, aprile 2007]
Breve premessa
Chiedo scusa per lapproccio inconsueto e il tono vagamente ironico che seguo-
no, ma questo lapproccio che ho scelto, non senza velate intenzioni provocato-
rie, in uno scritto pi sintetico dellattuale e destinato al mondo dellinformazione
alternativa, al ne di introdurre il tema delle nuove classi sociali nello spazio della
globalizzazione.
La mia speranza era che qualche grande personalit si risolvesse, prima o poi, a
scendere dai comodi olimpi accademici, o ad uscire coraggiosamente dal suo cam-
po privilegiato dindagine, ed esplorare un terreno ancora largamente inesplorato,
una terra nascosta dalloscurit e per certi versi insidiosa.
Fortunatamente, il losofo Costanzo Preve ha deciso di raccogliere la sda.
La nalit del presente studio, che non pu essere esaustivo di una materia cos
complessa, quella di delineare un quadro della nuova realt sociale, pur sintetico
e frammentario, e di presentare nel contempo uno schema teorico delle classi in via
di rapida formazione.

Che ne stato della lotta di classe e dove sono le classi sociali?


Se qualcuno parla, oggi, di borghesia e proletariato, della contrapposizione net-
ta di interessi fra i padroni delle ferriere e quelli che per loro lavorano, o anche
soltanto di giustizia distributiva, i pi lo guardano con sorpresa come se non
capissero di cosa, in effetti, sta parlando e viene a trovarsi inevitabilmente nella
scomoda posizione di un tardo epigono dellellenismo, quando gi il cristianesimo
dominava ogni angolo del vasto impero romano.
Se qualcuno crede ancora e fermamente nellesistenza delle classi sociali pre-
senti nella societ dello scorso secolo, quali attori principali dello scontro sul terre-
no economico e quindi su quello politico, rischia di fare la gura di uno stregone
africano daltra epoca, la cui magia in Europa non poteva dispiegare i suoi effet-
ti, perch ostacolata dallelettricazione di tutto, dalla nuova forma di alimenta-
zione irrinunciabile, con tanto di li della luce e tralicci
Anzi, in alcuni casi rischia di essere non soltanto blandito o deriso, il che po-
trebbe essere il caso dello stregone africano, ma di fatto emarginato e sottilmente
o manifestamente perseguitato come lo furono gli ellenisti dai cristiani ormai
prevalenti in Alessandria e in Roma in quanto percepito quale portatore di una
forma postmoderna di primitivismo, lepigono di una cultura scontta che mal
si sposa con i fondamenti di questa avanzatissima societ aperta, inserita in un
contesto globale e le cui dinamiche rispondono, in ultima analisi, alla ferrea logica
economicista del protto nellinfernale rincorrersi di produzione e consumo, con
la dimensione nanziaria partita in orbita intorno al globo terracqueo e ormai

43
EUGENIO ORSO

completamente staccata dai contesti produttivi e dalle debite proporzioni con il


feticcio rappresentato dal PIL.
Pi di recente abbiamo potuto osservare, impotenti, perplessi e sempre pi po-
veri, il processo di moltiplicazione di una ricchezza nanziaria e ttizia, no a die-
ci o dodici volte lintero prodotto mondiale, anche se la Megamachine a bordo della
quale nostro malgrado ci troviamo, descritta con maestria e sagacia da un Serge
Latouche1, sta rallentando vistosamente la sua corsa, pericolosamente vicina allin-
ceppamento nale, e le mythe du Progrs pare che sia destinato a sfumare lasciando
il posto a una decrescita forzata, in conseguenza delle incalcolabili proporzioni del
dissesto generato su tutto il pianeta dalla nanza creativa e di rapina.
Nonostante la prova del fallimento del capitalismo assoluto, la percezione che
ora abbiamo della sua nitezza, destinata a scontrarsi con i limiti sici imposti
dalle risorse non rinnovabili e dallo spazio bioproduttivo concessoci, in contrap-
posto alla lungamente predicata e deistica illimitatezza dello sviluppo, siamo
ancora lontani da un auspicabile cambiamento di paradigma.
La difesa dei perversi meccanismi di questo capitalismo non cessa, ed anzi si
intensica no al delirio, con lintensicarsi della caduta di tutti i suoi indicatori,
dal PIL planetario a quello dei volumi del commercio mondiale.
Si arriva al punto di invocare unicamente le responsabilit personali dei ban-
chieri, dei collaboratori e attendenti di coloro che detengono il potere reale, che
hanno colto molto male, sbagliando le mosse, le grandi opportunit offerte dal
libero mercato globale i banchieri-manager che sbagliano, dunque, un po come
i compagni che sbagliano nella stagione italiana del lungo sessantotto, del terro-
rismo e della clandestinit senza per rinunciare ad intascare benet e incentivi
anche davanti allevidenza del fallimento.
Oppure si pu giungere allestremo di addossare tutte le cause del crack al-
meno del primo, che ha scatenato la crisi globale e che stato battezzato signica-
tivamente sub-prime allapplicazione generalizzata e indiscriminata nel rutilante
mondo della nanza internazionale di una formula, lormai celebre funzione di
copula gaussiana di David X. Li, una testa duovo della stagione doro dei cos
detti quant di Wall Street, un brillante laureato in economia, statistico e attuario,
originario delle campagne cinesi degli anni sessanta e arruolato a suon di dollari
dai globalisti per migliorare lefcienza delle strutture di investimento.
Tale formula magica era destinata a misurare la correlazione dinsolvenza per
determinare la rischiosit delle obbligazioni fondate sui mutui ipotecari, ed stata
giudicata colpevole di aver dato lillusione di riuscire a valutare correttamente il
prezzo dei Credit Default Swap, operando il tranching, assegnando indiscrimina-
tamente triple A, attribuendo il prezzo ad enormi masse di dollari rappresentati
dai Collateralized Debt Obligation, ma saltando a pi pari la spinosa questione
della ponderazione dei casi di insolvenza nel mondo reale [che restava maligna-
mente in piedi], e di aver dato per tale via un contributo essenziale nel mettere in
ginocchio lintero sistema nanziario2.

44
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

Appare evidente anche al fantomatico uomo della strada, bombardato da noti-


zie contraddittorie fra lallarmistico e il misticato, rintronato e diviso fra gli an-
nunci di un futuro Armaggedon, malcelati nelle pieghe dei ussi di dati statistici e
negli indicatori a ribasso, e i messaggi di speranza e di ottimismo della volont
ad arte diffusi dai predicatori neoliberisti, che non c chiarezza in merito alle ori-
gini e alle reali dimensioni della crisi, ai possibili sviluppi e alla sua durata, perch
con la globalizzazione sono saltati i vecchi schemi e le teorie elaborate in oltre due
secoli di pensiero economico sembra che non servano pi a molto.
Keynesiani e neokeynesiani assistenziali, monetaristi nipotini di Milton
Friedman, liberisti al servizio del capitalismo anarchico e assoluto, persino tardo-
marxisti superstiti, non sanno spiegare compiutamente cosa sta effettivamente ac-
cadendo, verso dove il sistema sta andando, e navigano anche loro a vista profe-
tando a caso, proponendo spiegazioni raffazzonate e soluzioni daccatto smentite
il giorno dopo, o la settimana successiva, o il mese venturo, dallinsorgere di una
nuova fase di crisi.
Questa caduta degli angeli ribelli anarco-mercatisti trasformatisi in demoni3,
altrettanto decisiva sul piano sociale di quanto lo sia nei rapporti di forza fra le
aree del mondo, anche un sisma che investe n dalle sue fondamenta il pensiero
economico, non in grado di comprenderla e di spiegarla compiutamente.
Quello che ancor pi preoccupante la relativa impotenza e linerzia di molti
stati e governi, richiamati in servizio dai malconci ma ancora potenti e incon-
trastati circoli del laissez faire per salvare capra e cavoli, e cio prima di tutto la
libera nanza globale e poi gli apparati industriali, senza troppo badare agli effetti
che la crisi potr avere sul tessuto sociale e sullo stesso destino futuro dei popoli,
che ne dovranno pagare per intero il prezzo.
In un clima cos irreale, dominato dalla potenza di quella nanza privata che
frena qualsivoglia intervento pubblico sospettato di minare alle fondamenta la li-
bert mercatista, nelle acque procellose del default, rese ancor pi torbide dalla
disinformazione orchestrata dai media mainstream, dalle stesse agenzie governati-
ve e dai sedicenti economisti aspiranti al Nobel, la questione sociale e della respon-
sabilit per gli sconquassi prodotti dai veri attori del potere nanziario dellepoca
sono messe completamente in ombra, anzi, di tali responsabilit che hanno unori-
gine in primo luogo sistemica e non certamente individuale4 si evita accuratamente di
discutere, sviando il discorso su altri aspetti, non di rado secondari.
Addossare le colpe del crack epocale ai soliti banchieri che sbagliano o al-
lapplicazione indiscriminata della cos detta formula di Li, pensata da un geniale
quanto troppo sbrigativo illusionista della setta quant e matematico della corre-
lazione, nato durante gli anni sessanta nelle campagne cinesi, ne costituiscono una
prova evidente.
Tutto ci che sta sotto una dimensione nanziaria che costituisce oggi vera sorgente
del potere politico e terreno privilegiato di confronto strategico5 viene dopo, se si pensa
che i primi interventi pubblici hanno avuto come oggetto il salvataggio di banche

45
EUGENIO ORSO

e assicurazioni in un tentativo di soccorso di quei mercati in cui le oligarchie re-


periscono risorse, a scapito di popoli e nazioni, per consolidare ed estendere il loro
potere e soltanto in un secondo momento hanno riguardato lindustria-chiave,
che continua pur sempre ad essere nel modello di sviluppo impostoci quella
automobilistica.
La divisione internazionale del lavoro originata dalla globalizzazione di matri-
ce anglosassone ha portato ad un signicativo tasso di deindustrializzazione, al
depauperamento in particolare nei settori di attivit a pi bassa intensit di capita-
le in molti paesi del nord del mondo, e le forze produttive sono da tempo imprigionate
in una camicia di forza ideologica creata dal neoliberismo, le cui cinghie si sono allentate
soltanto un po in seguito alla crisi.
Il problema sociale, ben visibile nella sofferenza delle classi subalterne, nella
precariet, nelle insufcienze di reddito, nella disoccupazione e nella sotto-occupa-
zione croniche, nellesclusione dai beneci del progresso materiale di interi popoli
nel mondo e interi strati di popolazione giudicata inutile in occidente, se riesce
ad emergere, allinterno dellazione dei governi che cercano con danaro pubblico
di salvare il sistema, di supportare il libero mercato globale afnch riparta
[in perenne deregulation?], proteggendo cos gli interessi di quelle oligarchie -
nanziarie mondializzate delle quali sono tributari, viene sempre e invariabilmente
per ultimo.
Possiamo ricordare per sommi capi come lattuale esecutivo di Berlusconi e
Tremonti ha affrontato in Italia la prima fase della crisi globale, rendendosi dispo-
nibile ad erogare miliardi di euro al sistema bancario almeno teoricamente e sulla
carta, essendo le casse dello stato italiano quasi vuote e inventando i costosi,
inizialmente poco praticati Tremonti-bond.
Per il settore automobilistico e per la FIAT in particolare, in seguito ai ricat-
ti dellattivissimo AD Marchionne che agitava lo spauracchio dei licenziamenti a
tappetto nel nostro paese [60.000 posti di lavoro a rischio, considerato lindotto]
e gli immancabili pianti di quella Conndustria che a parole si dichiara liberista,
devota al Mercato come ad un santo patrono ma che alla resa dei conti capace
soltanto di batter cassa, il governo ha concesso in prima battuta contributi per le
rottamazioni dei veicoli nellordine delle due o tre centinaia di milioni di euro.
Per gli indigenti, i poverissimi, gli incapienti [e i numerosi evasori scali mi-
metizzati da poveri] il super ministro delleconomia Tremonti ha lanciato, non sen-
za un certo battage pubblicitario, lo strumento caritatevole della cos detta social
card, un tesserino magnetico caricato mensilmente con qualche decina di misera-
bili euro, quando non scarico, a fronte di un costo della vita reale e non ISTAT in
costante crescita.
Nulla, ma proprio nulla stato fatto per la fascia pi ampia della popolazione
in difcolt, la parte medio-bassa e bassa del ceto medio e del mondo del lavoro in
sofferenza, alla quale non stato concesso neppure qualche signicativo e tangibi-
le, seppur limitato, sgravio scale in termini di riduzione delle aliquote IRPEF.

46
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

Sarebbe comunque uningenuit credere che un governo espressione del cos


detto centro-sinistra, prigioniero quanto il raffazzonato centro-destra delle dina-
miche del sistema e degli interessi sovrani che lo guidano, avesse potuto agire in
modo radicalmente diverso, socialmente pi incisivo e riequilibrante, in relazione
alle grandi e crescenti sperequazioni sociali che hanno caratterizzato, e segnato
indelebilmente, gli ultimi due decenni.
Risulta chiaro che dentro le logiche di molti governi del cos detto mondo occi-
dentale, chiamati ad intervenire per contrastare le ondate di crisi, i principi neoli-
beristi continuano a farla da padroni.
Poco importa che la crisi abbia imposto una ripresa dellinterventismo statale,
se questo a benecio quasi esclusivo del capitale nanziario e dei [malconci] ap-
parati produttivi, largamente in mani private, e se continua imperterrito il trasferi-
mento di quote sempre pi ingenti del prodotto dal Lavoro al Capitale.
Non ci sono soluzioni interne al sistema per venirne fuori e nonostante linsorgenza,
a macchia di leopardo in parte dellEuropa e delloccidente, di una protesta sociale
che ricorre a nuove forme nel manifestarsi, quali i rapimenti di manager in azienda
a fronte della minaccia di ristrutturazione e licenziamento, non si possono ancora
scorgere segni diffusi dinnesco di un processo rivoluzionario allinterno dellex mondo
ricco tali da mettere seriamente in pericolo, dal basso, un nuovo ordine mondiale ormai
invecchiato e del quale sarebbe auspicabile quanto meno un progressivo superamento.
Eppure, se ci guardiamo intorno, scopriamo che di operai ce ne sono ancora
moltissimi, e non soltanto di recente immigrazione, accanto agli impiegati di basso
e alto prolo professionale del settore pubblico o delle aziende private che atten-
dono di primo mattino i treni per i pendolari, o intasano con le automobili le vie
daccesso ai grandi centri, cos come non si sono completamente estinte le classiche
gure piccolo-borghesi, incarnate da titolari di attivit commerciali o di imprese
familiari, decisamente lontani dalle logiche della delocalizzazione e del nomadi-
smo globale, che aspirano unicamente a migliorare lo status sociale della famiglia,
sognano un prestigioso master post-laurea per il glio universitario o una rapida
espansione dellattivit, e che in molti casi assistono come facevano i loro padri e
il loro nonni alla messa domenicale e partecipano al rito della tradizionale sagra di
paese, della festa del santo patrono allinterno di piccole comunit locali.
Intorno a noi vi sono, e numerose, queste soggettivit non ancora ridotte a mol-
titudini indistinte e non ancora completamente sradicate da contesti comunitari,
diverse dagli astratti individui che limmaginario liberale ha partorito e distanti
dalluomo nuovo lobotomizzato, immemore di qualsivoglia tradizione, incapace
anche soltanto di ipotizzare modelli alternativi di societ e di convivenza umana,
che dovrebbe essere un ideale prodotto della cos detta globalizzazione culturale.
Per quanto la potenza dei condizionamenti cerchi di trasformarci tutti in obbe-
dienti consumatori-produttori mossi dalle bramosie materiali e dalle aspettative
crescenti, e in elettori manipolabili sul terreno di questa [liberal]democrazia pura-
mente formale, senza per riuscirvi completamente e lasciando ancora un residuo

47
EUGENIO ORSO

spazio alle culture locali e ai vecchi costumi, di certo fuorviante cercare di interpre-
tare la realt in cui viviamo ricorrendo al pensiero politico, al pensiero economico ed anche
alla sociologia novecenteschi.
E altrettanto fuorviante lasciarsi guidare dagli echi delle vecchie passioni politiche, che
avevano un senso quando esistevano i partiti di massa, in un altro ordine sociale
e in altri contesti storici di ricerca di equilibri e di contrappesi fra stato e mercato,
quando le lite dominanti facevano ancora diretto riferimento agli stati nazionali,
come culla delle loro fortune e del loro potere effettivo, e non era giunto ad una
fase avanzata come lattuale il processo di internazionalizzazione dei capitali,
la metamorfosi delle oligarchie occidentali in Signori della mondializzazione, il
ridimensionamento delle competenze degli stati-nazione, il passaggio a quel anar-
co-capitalismo senza ridistribuzione di ricchezza che caratterizza il momento pre-
sente,
Non possiamo soggiacere ancora, con ostinazione imperdonabile, alle passate contrap-
posizioni ideologiche e sociali appartenute interamente ad un secolo, forse breve ma sicura-
mente intenso, che ormai ci siamo lasciati alle spalle.
Mai come oggi si rendono necessari una corretta individuazione del nemico
politico e sociale, della sua genesi, delle sue caratteristiche e dei suoi punti di forza
e di debolezza, uno sforzo critico per la comprensione del presente, delle strutture
di potere esistenti, del mutato panorama culturale e unanalisi della nuova realt
sociale, passi indispensabili da compiere per poter costruire, in futuro, una nuova
teoria rivoluzionaria.
Linsufcienza delle vecchie teorie, in materia di straticazione sociale oltre
che in campo economico e nanziario, unimportante conseguenza del supera-
mento denitivo del vecchio ordine, che rende inattuale la dicotomia Borghesia/
Proletariato e assieme a lei svuota di contenuti la storica opposizione fra Destra e
Sinistra.
Come scrivevo con una sfumatura dironia in apertura del mio intervento, evo-
cando la vecchia lotta di classe si rischia di non essere compresi e in particolare
dalle generazioni pi giovani, in parte signicativa prigioniere di modelli orientati a
plasmare consumatori e produttori, non certo veri cives nello spazio del presente, mo-
delli che non prevedono variet ideologica, effettiva pluralit di costumi e ben
poco spazio lasciano allesercizio della critica.
Le generazioni degli anni settanta e ottanta poco sanno ed hanno vissuto del-
lepoca dellaffermazione del welfare, nei trenta gloriosi anni raccontati da Eric
Hobsbawm, della divisione del mondo in blocchi e del confronto USA-URSS, che
rappresentava una competizione fra due diversi modelli, realizzati e tangibili, di
capitalismo, di organizzazione economica e sociale e di gestione delle risorse col-
lettive, con diverso abito ideologico ma pur sempre allinterno della stessa logica
sviluppista e produttivistica.
Questo perch effettivamente sembra che le classi, cos come le raccontavano
tre grandi tedeschi, quali furono Max Weber, Werner Sombart e Karl Marx, nella

48
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

palude sociale della postmodernit in cui tutti noi stiamo vivendo noi tutti, in
questa et del silicio, dellimmateriale e dellinterconnessione planetaria: italiani,
tedeschi, inglesi, americani e persino cinesi sono soltanto un ricordo che tender
a sbiadire di un passato che si allontana da noi rapidamente, e se sopravvive qual-
che vestigia della loro presenza, della loro etica pi profonda, dei loro costumi,
assieme alleco delle lotte epocali che tale contrapposizione ha scatenato, ormai
diventata per i pi giovani irriconoscibile.
Inutile evocare, oggi, gli spettri del materialismo storico, i fondamenti della teo-
ria del plusvalore, no a spingersi a discutere dellattualit del concetto di General
Intellect esattamente come lo presentava Marx, mobilitando le forze mentali della
produzione, piuttosto che le caratteristiche del tipo biopsichico borghese appar-
tenute ad un altro secolo, cos come sono state mirabilmente descritte da Sombart
nelle sue opere, oppure ricercare le basi etiche dello spirito di un capitalismo che
non c pi, il suo ethos, come fece con un certo successo il Weber delletica prote-
stante e della sociologia delle religioni.
Inutile cercare tracce evidenti della presenza della vecchia e coriacea classe ope-
raia, con le sue avanguardie e le sue aristocrazie sospese fra tentazioni egemoniche
e compromessi social-democratici, quando si entra in una fabbrica sopravvissuta
alla delocalizzazione, alle ristrutturazioni, alla nanziarizzazione dei mercati glo-
bali e alla recente, progressiva contrazione degli stessi.
Ci si dovrebbe muovere in una vasta rust belt, una cintura della ruggine estesa
ormai dagli Stati Uniti dAmerica allEuropa occidentale a testimonianza di unal-
tra et di questa societ della crescita, rischiando di non poter pi essere compresi
da chi vive totalmente immerso nella presente realt e ne prigioniero.
Certo, linteresse per lopera di Marx, di Weber e di Sombart vive ancora ed in
qualche misura giusticabile, se si vuole da l partire per comprendere e analizzare
i fondamenti di questa realt, di questa fase del capitalismo che sembra avviarsi
sulla strada di una piena maturit, incontrando le contraddizioni e i rigori della
prima crisi globale, ma si deve sempre aver presente che uno sconvolgimento del
vecchio ordine sociale, nei rapporti economici locali e internazionali, negli stessi
rapporti politici fra gli stati e allinterno delle organizzazioni statuali, nonch un
grande mutamento culturale e antropologico di ancor maggiore importanza, sono
in atto quanto meno dagli anni ottanta dello scorso secolo, in particolare nellocci-
dente del mondo.
Lo stesso appartenente al ceto medio rischier nel prossimo futuro di diventare
un esemplare raro, in via di estinzione.

La mutazione del panorama sociale che continua imperterrita, nonostante la pri-


ma severa crisi economica del mondo globalizzato, carica di incognite al punto
di portarci a dubitare delle stesse probabilit di sopravvivenza del capitalismo in
versione ultra-liberista un fenomeno di cruciale importanza, in prospettiva futura fo-
riero di tensioni laceranti ben al di l delle efmere ammate insurrezionali o delle limitate

49
EUGENIO ORSO

e frammentarie proteste sociali alle quali la storia recente ci ha abituati6, incidendo signi-
cativamente sulla stabilit dello stesso impianto di potere effettivo che ci domina.
La questione sociale che sta emergendo nello spazio globalizzato un fenomeno di
unampiezza e di una profondit mai raggiunte nelle epoche passate, ancorch sottosti-
mato da molti intellettuali e dotti forse per pigrizia, oppure per ragioni di prestigio
personale, essendo questo indissolubilmente legato alle vecchie teorie e ai fasti
accademici, o piuttosto per una sorta di timore, se non di autentico servilismo,
nei confronti di un potere reale, onnipresente, invasivo nella sfera della cultura e
dellinformazione, che pu permettersi di incensarli, elevandoli al rango di pro-
feti, o di ridurli al silenzio e allimpotenza, ostracizzandoli, con una certa quale
facilit.
Si tratta di un fenomeno che agisce cos in profondit, nelle stesse societ oc-
cidentali, da far pensare con piglio quasi complottista, oltre ad un mutamento
antropologico di rilievo in atto da circa un trentennio, anche ad un vero e proprio
esperimento sociale di portata storica, con brutta ma efcace espressione deciso a
tavolino dalle oligarchie dominanti per cavalcare con successo la tigre della mondializza-
zione economica e della globalizzazione culturale, da loro stesse liberata, la cui nalit non
pu essere che quella di portare al superamento denitivo, nei concreti asseti sociali, della
dicotomia Borghesia-Proletariato ancor meglio da un punto di vista descrittivo, della tri-
partizione borghesia-ceti medi gli del welfare-proletariato diventata non solo inutile ma
ingombrante e dostacolo per i loro scopi di dominio.
La falcidia programmata delle vecchie classi, e la conseguente distruzione delle
loro identit culturali, sta creando un ribollente magma sociale, una sorta di brodo
primordiale in cui scivolato e continua a scivolare anche una parte signicativa
del vecchio ceto medio, e dal quale sta emergendo una nuova e composita classe
subalterna.
In effetti, livellamento planetario dei salari e progressiva soppressione delle ga-
ranzie per il lavoro con conseguente esclusione di quelli che sono giudicati inu-
tili per il processo produttivo e ri-plebeizzazione di interi segmenti della classe
media interagiscono malignamente con la globalizzazione nanziaria, produ-
cendo effetti sociali rilevanti se non drammatici, come scrive con una chiarezza
superiore alla mia Alain de Benoist:
La rivoluzione industriale aveva consentito di integrare il personale qualicato nella
societ globale. La mondializzazione tende invece ad escludere sistematicamente chi non ha
i requisiti adatti. Rispetto allandamento precedente del capitalismo, si tratta di una rottura
fondamentale, che rimette in discussione tutti i compromessi sociali adottati dallo Stato
assistenziale keynesiano. Mondializzazione salariale e globalizzazione nanziaria agiscono
sinergicamente per rovesciare il corso della politica economica e sociale che aveva patroci-
nato i decenni di crescita del dopoguerra7.
Tale fenomeno, corroborato dalla diffusione delle risibili speranze e delle illu-
sioni suscitate dal villaggio globale al ne di creare consenso e di intorbidare le
acque per celare i veri, sottostanti disegni di ingegneria sociale e di manipolazione

50
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

culturale, ha conosciuto almeno due momenti di accelerazione nella storia pi re-


cente.
Il primo allatto della caduta del muro di Berlino, nel 1989 con limplosione e
la rapida scomparsa del competitor sovietico, il quale rappresentava lalternativa
praticabile, anche se alla ne rivelatasi fallimentare, al capitalismo del compro-
messo fordista e tanto pi alla successiva fase anarcoide e ultra-liberista.
Il secondo, a distanza di un buon decennio dal precedente momento storico
quasi a sancire il successo in prospettiva futura di quel mostruoso ibrido che la
economia socialista di mercato con leffettivo ingresso della Cina nellOrganiz-
zazione Mondiale del Commercio e il suo denitivo sdoganamento, come potenza
industriale e commerciale emergente, avvenuto allinizio del terzo millennio e nel
mese di novembre del 2001, ed da quel momento che cominciata la vera e rapi-
da discesa in occidente della competitivit degli apparati industriali e del tenore di
vita delle popolazioni.
Dopo la caduta materiale ed ideale del muro di Berlino, la caduta del muro
di Pechino come qualcuno ha battezzato il denitivo sdoganamento della Cina
quale potenza globalista emergente ha rappresentato levento economico-socio-
logico pi eclatante.
In estrema sintesi e al di l delle sole considerazioni sul piano sociale, n da
prima del raggiungimento del punto di svolta del millennio, abbiamo potuto os-
servare chiaramente quanto segue8:

1) Lavvento del neoliberismo mercatista e del nuovo mito di una beneca


globalit fondata sullestensione massima dei mercati e sulla tendenza alla piena
libert di circolazione dei capitali.
2) La prevalenza dei modelli economici anglosassoni fortemente caratterizzati
dalla delocalizzazione delle attivit produttive a bassa intensit di capitale e basati
sullespansione della dimensione nanziaria, vera sostanza ed esito della tanto
celebrata new economy degli anni novanta e dinizio millennio9.
3) Lo scatenamento degli spiriti animali del capitalismo nel pianeta, in se-
guito ad un contagio diffusosi a partire dalloccidente e dal nord del mondo, con
lemersione rapida e virulenta di nuovi soggetti internazionali, quali Cina, India,
Russia, Brasile10, i quali dovrebbero rappresentare sempre di pi, in futuro, impor-
tanti pilastri sui quali si regger la globalizzazione economica.
4) Il tentativo di affermare a tutte le latitudini quella democrazia liberale, fonda-
ta su rappresentativit e delega e funzionale a gestire i disegni di potere dei Signori
della mondializzazione americani e occidentali, al ne di adattare al nuovo ordine gli
stati nazionali e le tradizionali federazioni.
Tali cambiamenti di assoluto rilievo, che hanno inciso profondamente anche
nella nostra vita quotidiana, destabilizzandola e generando malessere sociale dif-
fuso, pi in generale hanno prodotto almeno due effetti concreti da tutti osservabi-
li, a mio sommesso avviso rilevanti:

51
EUGENIO ORSO

A) La limitazione dellautonomia decisionale dei governi dei singoli stati, quanto meno
in occidente, in materie di cruciale rilevanza economica, nanziaria, sociale e addirittura
alimentare e lasservimento delle oligarchie politiche locali a interessi privati transnazio-
nali11, al ne di controllare ovunque, nella sostanza e nelle risorse impiegate, le politiche
economiche, scali e sociali d esclusivo benecio delle nuove oligarchie dominanti.
Per raggiungere tali scopi stata utilizzata una vasta gamma di strumenti e di
espedienti, giungendo a ridenire i rapporti internazionali e imponendo a livello
planetario una visione delleconomia e della societ nel suo complesso mercatis-
ta e ultraliberista, con laffermarsi di una divisione internazionale del lavoro che
risponde pienamente alle logiche, fallimentari per lo stesso mondo ricco, indis-
solubilmente legata al modello anglosassone delleconomia dei servizi, vincente
dopo laffermazione nella cos detta guerra fredda e mutuato da quello america-
no.
Si va dagli accordi commerciali internazionali, soggetti a regole stringenti per
chi vi aderisce, a sosticate forme di corruzione fra le quali rientrano le consulen-
ze pagate dalla banca daffari Goldman Sachs, a titolo desempio, a VIP politici
temporaneamente privi di incarichi, come accaduto nel caso di Romano Prodi
no allazione dei vecchi istituti gli di Bretton Woods, quali il Fondo Monetario
Internazionale e la Banca Mondiale, rivolta sia allinterno delloccidente industrial-
izzato sia verso lesterno, nei confronti di paesi appartenenti ad altre aree di civilt
e culturali, ai quali stata imposta la apertura al mercato con il vero e proprio
ricatto dei nanziamenti e del debito e lo strumento [denito non senza qualche
ragione neocolonialista] dei piani di aggiustamento strutturale.
In questottica sostanzialmente rientrano quelli che io denisco gli Organi della
mondializzazione presenti nel nostro continente, lUnione Europea con la pi ristret-
ta Unione Europea Monetaria e la Banca Centrale Europea, squisitamente privata
e autonoma nel decidere delle politiche monetarie e dellandamento dei tassi, che
da tempo danno un contributo essenziale, oltre che allallargamento dei mercati e
allinternazionalizzazione dei servizi, anche alla demolizione di alcuni fra i sistemi
di welfare pi avanzati nel mondo.
Si richiede moderazione salariale in nome del controllo del debito pubblico e
dellinazione incubo ricorrente nelle politiche della Bundesbank trasmesso per
via genetica alla B.C.E. anche quando il pericolo pu diventare la deazione,
con il reale intento di sostenere il monte protti di alcuni privatissimi potentati e
di procedere a qualsiasi costo sulla strada dellaccumulazione.

B) Lo scardinamento pianicato dei vecchi equilibri sociali, che concretamente deriva


dal mutamento culturale in atto oltre che dalla demolizione dei sistemi di protezione sociale
esistenti, dalla riduzione del lavoro a merce che ipocritamente si separa dalla totalit della
persona umana per essere venduto a prezzi sempre pi stracciati, e dallo spostamento di
quote sempre pi rilevanti del prodotto sociale dal Lavoro al Capitale.

52
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

Il conseguimento di tali risultati ha previsto e prevede la progressiva fran-


tumazione e atomizzazione delle societ, la marginalizzazione delle culture e delle
comunit locali e il tentativo, in buona misura coronato da successo, dellestensione
di quel sistema di razionamento ed esclusione dal godimento del prodotto sociale,
di quel utile strumento ideologico e di dominio dinteressi privati rappresentato
dal mercato alla totalit del pianeta. In questa logica si inseriscono pienamente il
ricorso massiccio alla essibilit del lavoro, al lavoro delocalizzato e al lavoro
migrante, ai quali abbiamo assistito in buona misura impotenti, se non del tutto
inconsapevoli, in questi ultimi due o tre decenni.
Se si guarda come esempio al caso italiano che eclatante per incapacit e dop-
piezza di una grande parte dei dirigenti politici e degli imprenditori locali, nonch
per il loro ben noto asservimento a interessi transatlantici, ci ha signicato il sos-
tanziale impoverimento di vaste fasce di popolazione con conseguente riduzione,
oltre che del tenore di vita, delle risorse da destinare allistruzione del singolo e
alla sua crescita sul piano della conoscenza.
Ma questo processo ha riguardato anche la diffusione di modelli culturali ad
hoc [denibili come sottoculture simili a prodotti di marketing, o addirittura loro
cascami] utilizzando vari strumenti per veicolarli: si va dalla penna mercenaria di
molti intellettuali e giornalisti alle piacevolezze offerte dalla cos detta televisione
generalista a chi non ha altre fonti dinformazione.
Altrettanto importante si dimostrata la cooptazione nel sistema di gruppi o
forze politiche e sociali che rivelano tratti antagonisti, al ne di neutralizzarle,
com avvenuto di recente proprio in Italia, paese in cui pressoch tutti i sindacati
tutti meno uno, in verit: la CGIL che sembra seguire la strada dellopposizione
sociale, spinta dalla componenti pi avanzate della FIOM hanno mostrato di ac-
cettare misure aberranti sul piano sociale proposte dalla politica di sistema, quali
lo svuotamento di contenuti del contratto nazionale di lavoro, garanzia prima dei
lavoratori dipendenti, la prosecuzione della essibilit occupazionale e prestazio-
nale e lintroduzione nellordinamento dello sciopero virtuale nipponico.
Dopo aver preparato il terreno culturalmente e politicamente, si passa
alloffensiva sul piano normativo e contrattuale, azzerando conquiste sociali es-
senziali e peggiorando le condizioni di vita di ampie fasce della popolazione12.
Una popolazione indebolita economicamente, espropriata di fondamentali
certezze quali la stabilit del posto di lavoro o la possibilit di assicurare futuro de-
cente ai gli, soggetta a forti condizionamenti mediatico-culturali che favoriscono
la competizione a scapito della solidariet, lefmero a scapito dellindispensabile,
legoismo a scapito della generosit, priva di quel che un tempo si chiamava co-
scienza di classe, oltre che di una vera scala valoriale, e sempre meno consapevole
della propria forza nella societ e dei propri inalienabili diritti che da tale forza
inevitabilmente discendono, risulter pi facilmente gestibile a basso costo dai
poteri esterni attraverso le comparse della politica liberaldemocratica e le strutture
dei sottopoteri locali e tender sempre pi ad assomigliare a coloro che ingros-

53
EUGENIO ORSO

sano i ussi migratori verso lEuropa e verso il nostro paese, o ai poveri contadini
cinesi urbanizzati a forza, impiegati nelle produzioni industriali e poi rapidam-
ente espulsi a milioni dal sogno di un futuro migliore nelle aree costiere di quel
grande paese, in conseguenza del rapido estendersi della crisi sistemica globale.
Come si ribadir anche in seguito, questo attacco complessivo ai diritti della
maggioranza della popolazione non va interpretato in chiave esclusivamente eco-
nomica, concentrando lattenzione su reddito, potere dacquisto, condizioni ma-
teriali di vita, possibilit [appunto] economica di migliorare i livelli di istruzione,
e non si limita alla colonizzazione culturale, al plagio, alla diffusione di nuove
ideologie funzionali al mantenimento e allestensione del potere del top elitista
[i nuovi signori], ma il risultato della realizzazione di un vero e proprio progetto
di mutamento antropologico dei subordinati [le nuove plebi] dai contenuti de-
miurgici, e contemporaneamente rappresenta un attacco a ci che etico, anzi,
allEtica stessa.

Global class
Limposizione di un nuovo ordine mondiale a partire dagli Stati Uniti dAmerica
ha voluto dire, quindi, anche imposizione di un nuovo ordine sociale, per consen-
tire lo spostamento di ingenti risorse, prima destinate al ceto medio e agli strati
inferiori di popolazione, nelle tasche di una classe emergente che si sta rivelando
peggiore di tutti i dominanti che lhanno preceduta.
La nuova oligarchia mostra infedelt nei confronti del paese dorigine quanto le
imprese che possiede nellepoca della delocalizzazione, nomade quanto i capitali
nanziari che sposta da un capo allaltro del pianeta, pur conservando una par-
venza di radicamento dovuta alla convenienza, talora alla necessit di mantenere
i suoi feudi storici.
I suoi comportamenti, frutto di una metamorfosi culturale, rivelano una totale
assenza di scrupoli nellusare sia il resto dellumanit, ridotto a mera risorsa inter-
cambiabile, a fattore della produzione disumanizzato, sia le risorse ambientali, che
comprendono quelle non rinnovabili, degradate al rango di capitale nel solco del
peggior cartesianesimo: il cos detto capitale naturale che sarebbe possibile quanti-
care e ricostituire per non lasciare a secco le generazioni future.
Non stato quindi completamente reciso il legame con i luoghi dorigine, ma
la possibilit di spostare capitali nellordine delle centinaia di milioni di dollari
in qualsiasi punto del pianeta in cui vi convenienza a farlo, se si uta laffare,
legalmente e in seguito ad accordi internazionali alluopo stipulati, ha contribuito
ad allentare pericolosamente tale legame, ad alimentare stili di vita ed aspirazioni
caratterizzati da cosmopolitismo ed elevata mobilit, e quindi a limitare le assun-
zioni di responsabilit sul piano sociale e politico.
A questo nomadismo elitista che corrisponde al nomadismo dei capitali, non
estranea la stessa organizzazione della grande impresa che abbiamo sotto gli oc-

54
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

chi, con la tendenza a moltiplicare gli anelli della catena rappresentati dalle unit
di produzione ben oltre i conni nazionali [dandogli autosufcienza e in molti casi
riducendone le dimensioni, per evitare problemi di natura sindacale e renderle
vendibili], ottenendo il risultato concreto e visibile di unindubbia frammentazi-
one del processo produttivo.
La Global class, erede degenere dei vecchi padroni delle ferriere e dei grandi
banchieri del passato, ma pi spietata dei suoi antecessori, la vera depositaria
del potere e il primo centro decisionale nellet della globalizzazione e del turbo-
capitalismo.
Sono i suoi interessi particolari che hanno pilotato gli andamenti dei prezzi del-
le materie prime in questi ultimi anni, che hanno sconvolto gli assetti economico-
sociali e le relazioni internazionali:
- imponendo la riduzione dei redditi di buona parte del ceto medio e dei lavora-
tori, che hanno rubato posti di lavoro e know-how ai paesi di vecchia industrializ-
zazione per alimentare il mostro antiecologico, iperproduttivista, nutrito di lavoro
sottopagato e coatto che va sotto il nome di economia socialista di mercato ci-
nese;
- creando la cruciale Organizzazione Mondiale del Commercio e le sue regole;
- privatizzando i sistemi bancari nonch le grandi aziende pubbliche e molti-
plicando i prodotti nanziari in circolazione, giungendo al limite di speculare
sullindigenza e sullincapienza, no a raggiungere volumi nanziari dieci/
dodici volte superiori al prodotto mondiale.

I suoi interessi, inne, hanno informato e reso possibili le sciagurate politiche


scali, sociali, commerciali e le disastrose avventure militari dellamministrazione
Bush.
Lintero impianto della globalizzazione stato costruito per soddisfarli.
La stessa obsolescenza degli stati nazionali, ridotti nei paesi occidentali pi
deboli al ruolo di testimonials dello sviluppo dei mercati, un effetto della real-
izzazione di ben precisi disegni strategici e persino i conni delle future aree di
aggregazione delle civilt, ipotizzati da Samuel P. Huntington in un suo inqui-
etante saggio, sembrano troppo angusti in rapporto alle mire dei nuovi feudatari
globali.
Faccio riferimento, com ovvio, al celebre e discusso The Clash of Civilization
and the Remaking of World Order del professor S. P. Huntington13, in cui la storia
continua drammaticamente e non nisce in seguito alla scomparsa dellUnione
Sovietica e alla vittoria del capitalismo turbo-speculativo, con i confronti fra i
nuovi blocchi di civilt che si stanno ricomponendo su basi ideologiche, religiose
e culturali n dalla ne della guerra fredda e nonostante lavvento della globaliz-
zazione, dellomologante pensiero unico e il tentativo di democraticizzazione
del mondo.

55
EUGENIO ORSO

In The Clash of Civilization, Huntington delinea un quadro geopolitico futuro


nel quale non si escludono forti e distruttive tensioni fra le numerose aree di ci-
vilt almeno nove, secondo lautore, alcune con un paese leader, come accade
per la parte occidentale del mondo, e altre prive di un unico centro di riferimento,
come nel caso del mondo islamico che potrebbero sfociare in aperti e distruttivi
confronti militari.
Al momento presente osserviamo, con sufciente chiarezza, che le vere linee di
faglia che dividono le aree di civilt sono, pi realisticamente, i conni fra le aree di in-
uenza e di potere dei Signori della mondializzazione i principali attori di una sosticata
forma di neofeudalesimo e il confronto fra questi gruppi avviene principalmente con le
armi della nanza, del commercio internazionale, dellenergia e delleconomia, allinterno
di un complesso quadro di alleanze e opposizioni reciproche, pur restando drammaticamen-
te aperte la questione irakena e soprattutto quella afghana in cui lo scontro di natura
militare e la controparte, sul terreno, rappresentata da forze locali resistenti in un
conitto ineguale.
La genesi di questa classe e la spinta propulsiva alla diffusione e al consolida-
mento del suo potere invasivo, come abbiamo potuto constatare nel corso di tutti
gli anni novanta dello scorso secolo e i primi duemila, anni in cui c stato un vero
e proprio assalto al cielo da parte dei Signori della mondializzazione, hanno la
loro origine nel compimento del suicidio dellEuropa, alla ne della seconda
guerra mondiale, e ci riportano allimmagine di quel piacevole albergo di mon-
tagna nel New Hampshire, a Bretton Woods, durante la celebre conferenza di tre
settimane svoltasi nel luglio del 1944, a meno di un anno dalla presa di Berlino,
dalla resa della Germania e della ne di unidea dellEuropa senzaltro discutibile,
ma che poneva il vecchio continente al centro del mondo.
Quelle che si avviavano a diventare le potenze vincitrici, con preminenza fra
tutte degli Stati Uniti dAmerica e, in subordine, del declinante impero britannico
rappresentato da John Mainard Keynes, hanno ssato nel New Hampshire le nuo-
ve tavole della legge, dettando le regole del capitalismo mondiale per gli anni a
venire e plasmato quelli che sarebbero diventati, particolarmente dopo la ne della
divisione del mondo in blocchi, quando il secondo conitto mondiale ancora
aperto in quel lontano mese di luglio del 1944 sarebbe stato solo un ricordo, or-
gani sopranazionali utili per la denitiva liberalizzazione delleconomia planetaria
e lallargamento dei mercati.
Lo sviluppo economico e i cambiamenti dellordine sociale e politico del suc-
cessivo trentennio, con lingresso sulla scena americana ed europea occidentale
di un nuovo ceto medio glio di tale sviluppo, ebbero lavvio a Bretton Woods e
delle molte nazioni presenti quella americana, a quel punto gi dominante, era in-
teressata a denire i conni del suo spazio vitale, in primo luogo per le esigenze
in termini di materie prime dellindustria USA, in unarea che non corrispondeva
ancora allintero pianeta vaghezza che colse, in epoca molto posteriore, i neocon
di Rebuilding America e della guerra innita al terrore ma in buona misura alla

56
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

parte occidentale del mondo, da assoggettare al dominio militare ed economico


americano.
E in questa sede, nel discorso introduttivo del segretario del Tesoro americano
Henry Morgenthau, che compare un chiaro riferimento allo sviluppo senza limiti
su questa terra piena di ricchezze naturali, in termini di benessere illimitato che
non materia nita e la cui crescita pu non conoscere ostacoli, ed in tale conses-
so che sono nati, come gi accennato, i futuri Organi della mondializzazione, quali
il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, con la spartizione delle
cariche di vertice fra gli americani e gli europei.
Parimenti, nel New Hampshire sono state gettate le fondamenta, oltre che del
Gold Exchange Standard, del libero commercio mondiale con limpostazione del
General Agreement on Tariffs and Trade, accordi realizzati, oggi, in misura signi-
cativa dallOrganizzazione Mondiale del Commercio.
Il celebre discorso davanti al Congresso americano del presidente Harry S.
Truman nel gennaio del 1949, con il quale stato annunciato un programma nuo-
vo per rendere disponibili i beneci delle conquiste scientiche e del progresso
industriale americano per lavanzamento e la crescita delle aree sottosviluppate,
mirava a legittimare pubblicamente lesportazione del modello americano di svi-
luppo nei paesi del sud del mondo, in perfetta linea con gli interessi delle grandi
corporation doltre oceano e delle oligarchie del tempo.
Dietro queste decisioni, questi annunci, questa determinazione a dare lavvio
ad una nuova era di prosperit e sviluppo, come anche dietro i piani del Council
on Foreign Relations elaborati gi nel corso degli anni trenta del novecento, vi sono
gli interessi di quegli oligarchi americani e occidentali che pochi decenni dopo, as-
sieme ai nuovi attori emersi dal conitto strategico interno al capitale, nel mutevo-
le panorama delleconomia e della nanza mondiali, avrebbero costituito i livelli
di comando della nuova classe globale.
La prospettiva era quella di poter spostare liberamente, senza ostacoli, capitali
nanziari e apparati produttivi in ogni parte del globo, banalmente per minimiz-
zare i costi, estraendo plusvalore dalla manodopera ad uno o due dollari il giorno e
priva di difese sindacali, massimizzando i protti e moltiplicando le risorse da im-
piegare per mettere in campo nuove strategie e nuove forme di controllo sociale.
Quando si pensa agli esponenti della classe globale, per dargli un volto, il pen-
siero corre ai baroni Rothschild i discendenti di quel Mayer Amschel, banchiere a
Francoforte nel settecento, che la leggenda vuole fondatore della societ segreta
degli Illuminati di Baviera impegnati oggi in molti settori, dalla nanza allagroa-
limentare, agli uomini che stanno ai vertici delle grandi banche daffari america-
ne, ai Rockfeller del Bilderberg club, al self-made man di Seattle, il Bill Gates con
sogni monopolitistici in campo informatico, che ha fondato assieme a Paul Allen,
nel 1975, il gigante dellinformatica e dellimmateriale Microsoft, allassicuratore e
lantropo Warren Buffet e alleditore e patron televisivo Rupert Murdoch, no
ai meno noti percettori di pingui dividendi e stock options, da Wall Street e dalla

57
EUGENIO ORSO

piazza di Londra, alle maggiori capitali nanziarie dellEuropa continentale e del


mondo occidentale.
Sono i sopravvissuti ad una spietata selezione darwiniana allinterno del capitale,
in certi casi discendenti di aristocrazie del danaro ormai invecchiate, ma non pochi
sono i nuovi attori, gli outsiders che sono riusciti ad affermarsi nelloceano degli
affari notoriamente popolato da squali, sempre pi grandi e sempre pi soli, che
divorano gli altri membri della loro specie14.
Il primo livello della classe globale, come detto, controlla concentrazioni di ric-
chezza, di conoscenza, di nuove e vecchie tecnologie e, per conseguenza, di potere
effettivo che si sono estese con il crescere dellinuenza sui governi e delle capacit
di penetrazione nei mercati espresse dalle grandi company multinazionali, am-
pliando il divario in termini di differenziali di ricchezza posseduta e di conoscen-
ze acquisite con le altre componenti delle societ umane, in misura signicativa
destinate a restare indietro, a scivolare sempre pi in basso, sprofondando in
situazioni che ne favoriranno il pi completo assoggettamento.
Non esiste mercato e settore della vita sociale che non stato e non sar da loro
aggredito, invaso e spremuto nella logica del mini-max e della razionalit stru-
mentale, allinterno di un quadro delineato da precisi obiettivi strategico-politici.
La stessa globalizzazione economica e culturale ha la sua vera e prima origine
in strategie di marketing ambiziose e in buona misura vincenti, possiamo conclu-
dere con il senno di poi che hanno adattato le culture locali al prodotto [si pensi
alla Coca Cola e alle sue campagne pubblicitarie, veicoli per la diffusione del cos
detto americanismo secondario nel mondo] in certi casi distruggendole, anzich
limitarsi a fare il contrario come solitamente accadeva nella precedente fase capi-
talistica, e questo ancor prima della riorganizzazione del lavoro nelle imprese ad
esclusivo vantaggio del capitale e dellimposizione di nuove regole per il commer-
cio internazionale.
Ci non signica che nelle politiche globali messe in atto da questi nuovi feu-
datari attraverso lazione degli Organi della mondializzazione, gli accordi interna-
zionali e i referenti della politica formale e di servizio, nei casi peggiori ridotta
a pura rappresentazione teatrale allinterno del simulacro di vecchi stati-nazione
deprivati di molte podest effettive prevalga il fattore economico sugli aspetti
strategici e di natura politica, come invece sembra credere Immanuel Wallerstein,
noto teorizzatore del sistema-mondo, che ha concentrato lattenzione sui grandi
squilibri economici esistenti fra il centro e la periferia del pianeta15, ma ci mostra
semplicemente che in certe fasi tali aspetti [quelli economico-nanziari] risultano
pi enfatizzati di altri e perci appaiono come se fossero, sempre e comunque,
quello che nella realt non sono: i predominanti.
Linteresse dei nuovi dominatori si sposta con rapidit e foga predatoria da un
mercato allaltro, da una produzione ad unaltra, e, in denitiva, da un settore del-
la vita allaltro e il monopolio del sapere, della conoscenza scientica e delle tecno-
logie, non certo meno importante del controllo di immense ricchezze nanziarie

58
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

e degli apparati produttivi.


Una diversa concezione della ricchezza, e di conseguenza del potere rispetto al
passato, una sua accumulazione da parte di nuovi soggetti sociali vincenti, pu
senzaltro essere compresa fra gli elementi costitutivi nella formazione di una nuo-
va classe destinata a diventare egemone, e a questo proposito possiamo ricordare il
processo di formazione della ricchezza borghese, in contrapposto a quella feudale
originata dal possesso della terra, a partire dal Medioevo per arrivare ai secoli suc-
cessivi, potendo affermare, con Werner Sombart, che il formarsi di questa ricchezza
fu causa di un cambiamento radicale nella struttura della vecchia societ, cambiamento che
consist in una composizione del tutto nuova dei ceti superiori immediatamente situati al
di sotto dei principi16.
Come ha scritto leconomista del M.I.T. e sostenitore della globalizzazione
Lester Thurow riettendo sulle vere sorgenti di ricchezza e potere della Global
class, la conoscenza altro non che la nuova base della ricchezza e se in passato
i capitalisti parlavano della loro ricchezza in termini di possesso di beni concreti,
impianti dellindustria e risorse naturali, sempre di pi in futuro la intenderanno
come capacit di controllare la conoscenza17.
Il controllo del sapere scientico e tecnologico dunque unarma, da utilizzare
nel confronto strategico con i competitori, e la nuova base della ricchezza in un
contesto globale.
Non a caso Thurow un sostenitore dellapplicazione e della diffusione delle
biotecnologie quelle che consentono al gigante mondiale Monsanto di arricchirsi
a scapito della biodiversit e delle specie naturali, con rischi futuri oggi imponde-
rabili per la stessa specie umana ed un paladino, oltre che del lavoro essibile,
sottopagato e senza garanzie, di quella rivoluzione scientico-tecnologica che
amplia gli orizzonti della globalizzazione e la alimenta.
Il quadro delle attivit alla quale si dedica la classe globale quanto mai vario,
riguardando ogni aspetto della vita economica e sociale, i casi di studio possibili
sono dunque numerosi, ma conviene portare qualche signicativo esempio.
Se Monsanto diffonde le sementi geneticamente modicate, padroneggiando
le tecnologie OGM e aumentando la dipendenza da s degli agricoltori in termini
di semi, pesticidi e altro, Coca Cola attraverso la Panamco S.A. e lelvetica Nestl
hanno delocalizzato nella povera Colombia18, essenzialmente per ragioni di com-
pressione del costo della mano dopera e grazie allacquiescenza di un governo
compiacente, e sono sospettate di aver qualcosa a che vedere con gli omicidi di
sindacalisti locali che si sono opposti allo sfruttamento del lavoro nellAmerica
indio-latina.
Su altri fronti e in unaltra area del mondo, sembra che gli epigoni dillustre
schiatta Evelyn de Rothschild e la consorte Lyn Forester abbiano tentato la fortu-
na investendo grandi capitali [nellordine delle centinaia di milioni di dollari] per
monopolizzare le produzioni agricole in India ed esportarle altrove, in Europa e
in Giappone.

59
EUGENIO ORSO

Tutto questo, senza curarsi del fatto che sarebbero stati colpiti i piccoli agricol-
tori indiani, oltre a quelli europei e giapponesi soggetti a nuova concorrenza, sen-
za considerare che per molta parte della popolazione del sub-continente indiano
verdura e frutta sono la base dellalimentazione, essendo la carne molto cara e per
troppi non accessibile, e che una riduzione della biodiversit come accade con
lapplicazione dellagricoltura intensiva, su vasta scala, e con lintroduzione negli
ecosistemi delle sementi OGM costringerebbe alla fame la parte pi debole di
quelle popolazioni19.
Volont di onnipotenza, controllo invasivo, interesse per la manipolazione ge-
netica e per i suoi esiti, sono percepibili anche nella recente creazione di una ban-
ca delle sementi sullarcipelago delle isole Svalbard a mille e cento chilometri dal
Polo Nord [sulla base del progetto denominato Svalbard Global Seed Vault] in una
struttura da bunker anti-atomico, con pareti in calcestruzzo e porte blindate a pro-
va di esplosione, per conservare a benecio dei tempi a venire la diversit genetica
del mondo vegetale terrestre, con almeno tre milioni di semi20.
Tale operazione, i cui scopi pi reconditi non dato conoscere, non a caso
nanziata dalla Bill and Melinda Gates Foundation, patrimonializzata con la
bellezza di 35 miliardi di dollari, dalla fondazione Rockfeller, da Monsanto e da
Syngenta, oltre che dal collaborativo governo norvegese.
Se in futuro sorgeranno gravi problemi con gli OGM, malattie improvvise,
estinzioni di massa e simili, qualche benefattore, che avr conservato gelosa-
mente e con preveggenza i semi, potr salvare lumanit dalla fame natural-
mente alle sue condizioni.
Del resto, il controllo del cibo e dellacqua, nel futuro che si prospetta, potr
rivestire unimportanza molto maggiore del controllo della moneta ed anche di
quello delle risorse energetiche.
Nessuna grande company ha mai pagato e paga veramente i crimini commessi
contro le popolazioni e lambiente naturale, se non sborsando a parziale risarci-
mento somme di denaro che a noi possono far impressione, ma che rappresentano
nella realt piccole cifre del suo budget, quasi da cancelleria, come nellistruttivo
caso della Shell in cui c scappato il morto:

Alla vigilia dellinizio di un processo che minacciava di rivelare al mondo le pro-


prie attivit nel delta del Niger, la multinazionale Royal Dutch Shell ha acconsentito
a versare la somma di 15,5 milioni di dollari per chiudere una battaglia legale intor-
no allesecuzione del leader ambientalista nigeriano Ken Saro-Wiwa nel novembre
1995. La multinazionale anglo-olandese, pur continuando a dichiararsi estranea ai
fatti, ha nito per patteggiare una somma enorme, nonostante nessuna compagnia
sia stata nora condannata per violazione dei diritti umani secondo la legge ame-
ricana che aveva permesso listruzione del processo di fronte ad una corte di New
York. Accusato ingiustamente di omicidio, Saro-Wiwa venne impiccato dal regime
militare allora al potere in Nigeria in seguito a pressioni esercitate dai dirigenti del-

60
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

la Shell, infastiditi dalle continue proteste messe in atto dal suo Movimento per la
Sopravvivenza del Popolo Ogoni (MOSOP).21

Le strategie dei Signori della mondializzazione hanno deciso lavvio della trista
stagione delle privatizzazioni italiane, poco meno di una ventina di anni fa e al-
linizio di giugno del 1992, sul panlo Britannia ospiti della Regina Elisabetta per
una crociera di qualche ora al largo di Civitavecchia, lasciando poi campo libero
alla purga di Mani pulite [da intendersi non in senso amendoliano] e al pool
di magistrati nostrani incaricato delle inchieste ed incline a un certo protagoni-
smo22, con lo scopo di modicare il quadro della politica italiana e assicurasi una
classe dirigente politica pi malleabile e accondiscendente.

Con laccordo preso sul panlo Britannia, onori di casa fatti dalla Regina dIn-
ghilterra, al largo di Civitavecchia, tra Draghi, allora direttore generale del Tesoro,
Azeglio Ciampi, in qualit di governatore della Banca dItalia, e un centinaio tra
rappresentanti della nanza anglosassone americana (Barclays, Warburg, azionista
della Federal Reserve, PricewaterhouseCoopers ex Coopers & Lybrand Barings
oltre alla Goldman ecc.) e degli ambienti industriali e politici italiani. Era presente
anche Costamagna, che diventer dirigente della Goldman quando sua moglie nan-
zier lultima campagna elettorale di Prodi. L gli angli dettarono le istruzioni su
come privatizzare, per scelta obbligata, le industrie italiane statali. Con laiuto della
stampa inizi una campagna martellante per incutere il timore nel popolo italiano di
non entrare in Europa, manco ne fossimo stati tra i Sei paesi fondatoriE questa
oramai storia23.

Gli effetti di quanto precede, qui, nella periferica Italia del presente quasi com-
pletamente immersa in uno stato di ction pi ironicamente e precisamente de-
nibile stato di Mediaset caratterizzato dallirrealt della politica-spettacolo, o an-
cor meglio dello spettacolo-politica per la predominanza del primo sulla seconda,
li stiamo ancora scontando e li sconteranno soprattutto le generazioni future.
Stiamo bevendo, oggi, da un calice amaro il pessimo cocktail degli effetti del
degrado etico e istituzionale, della debolezza ormai endemica del sistema-paese
fondato su quella fragile P.M.I. che stata n troppo mitizzata e a lungo cantate le
sue virt, mentre si demoliva e si privatizzava la grande industria pubblica, vero
volano di sviluppo e garanzia di una relativa indipendenza, amplicando cos gli
effetti economicamente recessivi e socialmente distruttivi della crisi sistemica glo-
bale, trasferitisi rapidamente dalla dimensione nanziaria alla realt economica e
sociale.
Per quanto riguarda il livello di comando della nuova classe globale che chia-
mer in seguito, con espressione esotica ma efcace, Strategic Global class e che si
compone approssimativamente di un migliaio di individui24 va precisato che ne
fanno parte americani, ebrei, europei occidentali e centro-orientali, ma non soltan-

61
EUGENIO ORSO

to loro, se non vogliamo limitarci al campo occidentale tenendo conto anche del
resto del mondo e degli emergenti che acquisiscono di giorno in giorno maggior
rilevanza.
Ne fanno parte, a pieno titolo e a detta di chi scrive, anche i principi della trib
degli al-Saud che dominano dagli anni venti dello scorso secolo lArabia Saudita,
con le sue preziose riserve di petrolio, e sono una colonna portante dellOPEC n
dai tempi di Yamani e del grande shock petrolifero degli anni settanta, nonch i
maosi russi della satrapia putiniana, che fondano il loro potere sul gas naturale di
Gazprom, sul petrolio di Lukoil e, in subordine, sullacciaio di Severstal, sui ricatti
energetici e sulle scorribande militari nel territorio di piccoli paesi.
Ma soprattutto ne fa parte la classe dirigente cinese del locale partito comuni-
sta, dal riformatore e precursore del socialismo di mercato Deng Xiaoping a Hu
Jintao dei tempi doro dellindustrializzazione della fascia costiera del paese e
delladesione allOrganizzazione Mondiale del Commercio, con i nuovi ricchi ca-
pital-comunisti del calibro di Huang Guangyu, recentemente travolto dagli scan-
dali, che hanno acquisito tutti i tratti peggiori dei loro omologhi occidentali.
Questo ultimo gruppo di Signori della mondializzazione nato dalla degenera-
zione del comunismo maoista cinese e dalla trasformazione dei territori e della so-
ciet dellantico impero di mezzo in un grande laboratorio del capitalismo ultimo e
crepuscolare, con elementi residui di economia socialista si riveler nel prossimo
futuro il principale alere dei processi di mondializzazione economica, difenden-
do a spada tratta gli accordi dellOrganizzazione Mondiale del Commercio per
impedire che si affermino, a partire dal partner americano, pericolose tendenze
protezionistiche volte a chiudere i mercati e a delocalizzare a rovescio, oggi ben
riassunte nella clausola obamiana buy american 25.
A riguardo dellibrido economico e politico che ha assunto un ruolo sempre pi
importante nello spazio globalizzato ed ha ideologizzato la sua sostanza usando la
formula della economia socialista di mercato risposta orientale al mercatismo
affermatosi in occidente e sua variante di indubbio successo faccio riferimento
ad un mio articolo destinato a una ristretta cerchia di internettari che fruiscono
dellinformazione alternativa, dal titolo La degenerazione nale del comunismo allini-
zio del terzo millennio [Parte prima: la Cina], in cui cerco di sintetizzare brevemente e
senza troppe pretese la sua genesi:

Per quanto riguarda la Cina, lanno chiave della svolta che ha preparato il terreno
alla degenerazione pu essere individuato nel 1976, almeno a livello simbolico, anno
gravido di eventi cruciali per quel paese e caratterizzato dalla morte del premier
Zhou Enlai il quale nel 1975 diede comunque il via alla cos detta modernizzazione
del paese, allontanandosi dal solco originario della linea maoista e dalla morte del
leader storico Mao Zedong, guida nella lunga marcia, nonch artece della vittoria
contro i nazionalisti e della grande rivoluzione culturale proletaria.

62
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

In quel fatidico anno, i maoisti pi radicali riuniti nella celebre banda dei quat-
tro della quale faceva parte anche la vedova di Mao, prevedendo le future deviazioni
in seno allo stesso comitato centrale del Partito Comunista Cinese, hanno tentato un
colpo di mano per impossessarsi del timone e raddrizzare la rotta, ma senza apprez-
zabile successo.
Nel 1978, in seguito anche ad estese proteste popolari nei centri urbani, il PCC
adott ufcialmente la linea di riforme economiche proposte da Deng Xiaoping,
lastro nascente dellapparato, e poi fu tutto un crescendo di cambiamenti non ne-
cessariamente positivi, in politica economica come in politica estera, no ad arrivare
al momento topico delladozione della celebre economia socialista di mercato nel
1992, subito dopo il crollo dellURSS, che avrebbe denitivamente demolito i pila-
stri del vecchio comunismo novecentesco e liquidato la variante cinese del maoismo,
innescando una nuova rivoluzione culturale e diventando addirittura la nuova
ideologia.
In effetti, proprio da quel momento che i potenti virus del mercato, del libero
commercio mondiale, dellaccumulazione capitalista a tutti i costi importati dal-
loccidente del mondo hanno invaso denitivamente il grande organismo cinese
e soprattutto la sua testa, il Partito Comunista, che non ha cambiato nome e tale
rimasto, almeno in apparenza, senza schiodarsi dai centri di potere, ma anzi, repri-
mendo il dissenso con luso di metodi polizieschi
Con lammissione della Cina nella Organizzazione Mondiale del Commercio,
lascesa di Hu Jintao alla carica di segretario del partito e il reddito pro-capite salito
no alla bellezza di mille dollari, n dai primi tre anni del terzo millennio ci si avvia-
va decisamente verso lapoteosi del socialismo [o comunismo] mercatista.26

La Cina divide la stessa, grande regione del mondo con un altro emergente e
colosso demograco, lIndia, e non sempre, nel corso della storia recente e del tor-
mentato ventesimo secolo, fra le due potenze i rapporti sono stati cordiali.
Da qui lespressione che sempre pi spesso si usa di Cindia, frutto dellunio-
ne del nome dei due paesi, per indicare i due grandi emergenti come se fossero tut-
tuno e ventilare la possibilit di un ventunesimo secolo asiatico, ma le differenze
fra i due attori sono notevoli e non soltanto per le diverse appartenenze religiose e
culturali, per le evidenti differenze che esistono fra il confucianesimo e linduismo
delle caste, per il sistema politico che li caratterizza.
In India il processo di riforma delleconomia cominciato appena agli inizi de-
gli anni novanta dello scorso secolo, mentre in Cina iniziato negli anni settanta e
ci sono altre differenze sostanziali che hanno consentito alla Cina una crescita ben
pi rapida e vistosa di quella indiana, riguardanti il grado di apertura al commer-
cio internazionale, il livello degli investimenti interni e del risparmio interno, lo
stesso tasso di crescita annua del PIL, limportanza del settore manifatturiero, che
vede favorita la Cina, rispetto a quello dei servizi, prevalente in India, la diversa
importanza del consumo interno, con la Cina maggiormente volta alle esportazio-

63
EUGENIO ORSO

ni e le produzioni indiane orientate in misura signicativa al mercato della fede-


razione27.
Inoltre, il tasso di crescita della popolazione oggi a favore della Federazione
Indiana, che potrebbe superare la Cina in termini di abitanti nel 2025, mentre lan-
damento storico del PIL, che vedeva favorita lIndia negli anni cinquanta dello
scorso secolo con un prodotto doppio rispetto a quello cinese, vede oggi un ribal-
tamento delle proporzioni ed a netto favore della Cina.
Parimenti vi sono signicative differenze fra i livelli alti della classe globale pre-
senti nei due paesi, essendo i miliardari cinesi mediamente pi giovani di quelli
indiani e lorigine delle loro fortune per la gran parte non ereditaria, come invece
accade nel caso della maggioranza dei miliardari indiani che inuiscono da gene-
razioni sul locale potere politico, ma deriva da legami di parentela e da inuenze
politiche e risale in buona parte agli ultimi due decenni dello scorso secolo, in par-
ticolare durante il periodo della presidenza di Jiang Zemin.
Per quanto riguarda i miliardari russi, o oligarchi come sono chiamati in loco,
va precisato che la loro ricchezza relativamente recente e risale allepoca del-
le privatizzazioni volute da Eltsin, concretatesi nella svendita del patrimonio
collettivo e delle ricchezze naturali, e la loro origine da cercare nella burocrazia
sovietica del crepuscolo, nei servizi segreti, o, in certi casi, persino negli ambienti
della maa russa.
La relativa rinascita della potenza russa alla quale abbiamo assistito di recente,
dalle ceneri della vecchia Unione Sovietica dopo il fosco periodo di arretramento
eltsiniano e in seguito allindebolimento della lonely superpower americana, non
ha implicato labbandono della centralit dellorganizzazione statuale, fonte prima
di garanzia e di ordine per quelle popolazioni che hanno vissuto per lungo tempo
dentro il recinto sovietico del capitalismo di stato [o addirittura di partito, come
si sosteneva in passato] e ha visto una parte dei vertici della criminalit organizza-
ta trasformarsi in magnati, membri della classe globale, oligarchi allombra del
potere putiniano.
In merito allimportanza dello statalismo russo, che sorgente di potere e base
della ripresa di potenza geopolitica dopo la debilitante stagione eltsiniana per
Vladimir Putin, la sua classe dirigente e gli stessi oligarchi con i quali la politica
russa ufciale collusa, bene ricorre alle stesse parole del leader russo tratte da
un suo vero e proprio manifesto politico, La Russia alla svolta del millennio, che ben
delineano una variante orientale dei sistemi di potere americano e europeo, originari
puntelli degli interessi globalisti nel quadro del capitalismo della terza et, pur
accettando almeno a parole i [supposti] beneci della democrazia:

Non accadr presto, se mai accadr, che la Russia diventi una copia, una se-
conda edizione di, poniamo, Stati Uniti o Inghilterra, in cui i valori liberali hanno
profonde, storiche tradizioni. [] Per i russi, uno Stato forte non unanomalia da
combattere, ma al contrario fonte di garanzia e di ordine, iniziatore e guida di ogni

64
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

cambiamento. La moderna societ russa non identica uno Stato forte ed efciente
con uno Stato totalitario. Siamo giunti ad apprezzare i beneci della democrazia []
Ma al tempo stesso il popolo allarmato dallevidente indebolimento del potere dello
Stato. La gente si aspetta il ristabilimento del ruolo guida e di regolatore dello Stato
al necessario grado, procedendo dalle tradizioni e dalla situazione attuale28.

Leggendo fra le righe e interpretando le apparentemente belle e asciutte parole


del leader russo, si nota come la strada intrapresa dal suo gruppo di potere nel
conitto strategico con i Signori della mondializzazione occidentali in particolare
Americani e loro collegati o subordinati diversa da quella liberaldemocratica di
matrice squisitamente anglosassone, che ha portato alla riduzione delle competen-
ze e dellimportanza delle organizzazioni statuali.
Allaccettazione puramente formale di quel simulacro che la democrazia si
accompagna la rivalutazione dello stato per il raggiungimento degli obiettivi ege-
monici, esercitando un controllo pi diretto su risorse naturali e materie prime,
apparati industriali, riserve auree e in valuta, come accade del resto nella Cina
capital-comunista e social-mercatista.
Appare chiaro che il vertice della Global class non pu rappresentare, se queste
sono le sue componenti pi signicative e importanti, un gruppo omogeneo e coe-
so ununica cupola come si direbbe in relazione alla maa siciliana e questo
in termini di interessi e prospettive strategiche, nonch in termini di gestione
degli apparati statali.
Quanto precede testimoniato anche delle signicative diversit di vedute e
la presenza di autentiche fazioni allinterno dellesclusivo Bilderberg Club nella
riunione annuale risalente alla primavera del 2008 e nel recente incontro in Grecia
presso lhotel Nafsika Astir Palace di Vouliagmeni29, e gli attori orientali, diretta-
mente insediati nei gangli vitali del potere pubblico e dello stato a differenza dei
loro colleghi occidentali i quali ultimi prediligono forme di controllo indirette
delle risorse pubbliche e del prodotto sociale avranno un peso sempre pi deci-
sivo nei salotti buoni internazionali.
Secondo i soliti complottisti, che in genere non contemplano la possibilit del-
la frammentazione futura, in senso neofeudale, del mondo globalizzato, le trame
degli oligarchi globali vecchi e nuovi potrebbero portare ad un governo planetario,
che si varr delle strutture degli Organi della mondializzazione e che ci imporr
ununica moneta e il controllo elettronico del credito, effetti della crisi dellecono-
mia mondiale e della conittualit reciproca permettendo, naturalmente.
Dal lato occidentale il controllo delle risorse e delle politiche degli stati si espli-
cato soprattutto in via indiretta, attraverso limposizione di regole da parte degli
Organi della mondializzazione e lammaestramento dei gruppi politici di governo
e opposizione sistemica, nonch dei vertici delle istituzioni nanziarie locali.
In oriente, e segnatamente in Cina, mantenendo in vita il simulacro del partito
comunista svuotato di contenuti maoisti, si scelta la via del mantenimento del

65
EUGENIO ORSO

controllo diretto dellapparato sulleconomia e sulla societ [in ci la continuit


con il comunismo maoista], visto che statalizzazione non signica vera e propria
socializzazione, come a tutti ormai noto, obiettivo sul quale possono sinceramen-
te puntare, semmai, il ribelle socialista bolivariano Hugo Chavez e lidealista ex
rappresentante sindacale dei cocaleros Evo Morales in America latina, i quali
non possono essere inseriti [se mai necessaria la precisazione] nei ranghi della
classe globale.
La principale distinzione che individuo nel livello di comando della classe glo-
bale non certo per un improvviso attacco di americanismo ma per la provenienza
e lorigine dei suoi componenti quella fra Occidentali e Orientali, comprendendo
per fra gli occidentali i giapponesi, che sono considerati parte delloccidente a
guida americana n dal dopo-bomba, e fra gli orientali i russi
Linclusione dei cos detti oligarchi russi e del gruppo di potere putiniano fra
gli Orientali non implica una sprezzante esclusione del mondo russo dal contesto
culturale e storico europeo, ma dovuta a considerazioni di ordine geopolitico e
strategico. La Federazione Russa ha la parte maggiore del suo territorio in Asia
ma, soprattutto, in quelle province sono localizzati i ricchi bacini di materie prime
siberiani e la nuova potenza russa guarda storicamente ad oriente come i suoi
antecessori, cercando di legare a s la Cina in funzione anti-americana, attraverso
la creazione di organizzazioni sopranazionali come quella per la cooperazione di
Shanghai.
Allinterno del nutrito gruppo degli Occidentali si potrebbe operare la distinzio-
ne fra Americani, ivi compresi gli americano-sionisti e gli anglosassoni in generale,
Europei, Globalisti Radicali e Altri Occidentali.
Fra gli Altri Occidentali vi sono le vecchie glorie dellindustrializzazione, quali
i giapponesi, per altro sprofondati in uno stato di crisi acuta e comunque mai ripre-
sisi dopo aver perso la guerra commerciale per la supremazia con gli USA e lo
scoppio della bolla del 1990, ma vi sono anche i turchi, divisi fra Europa e Asia,
e gli emergenti dellAmerica Indio-Latina, con particolare attenzione al Brasile di
Lula e dei grandi, persistenti squilibri sociali, e al Messico in difcolt, che di re-
cente si fermato per lo spettro della pandemia suscitato dal diffondersi dellin-
uenza suina.
Non sempre vi armonia dintenti fra gruppi appartenenti allo stesso campo,
come testimoniano i recenti dibattiti di supercie, ad uso delle opinioni pubbli-
che da imbonire, nelle rispettive aree di dominio e di inuenza.
Prova ne sia la querelle, fra Americani ed Europei, sulla dimensione delle risorse
pubbliche da impiegare nel salvataggio delleconomia dando per scontato che
si devono evitare i fallimenti a catena delle banche impiegando illimitate masse di
danaro e sulla necessit di nuovi accordi internazionali, per mettere le briglie
ai mercati nanziari e regolamentarli onde evitare, in futuro, di dover rincorre la
bestia in corsa sfrenata e fermarla prima che stramazzi al suolo stremata.

66
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

Tali divergenze sono di una certa portata; fra chi vorrebbe una nuova Bretton
Woods, con qualche regoletta per il funzionamento dei mercati e nuovi equilibri
valutari, al ne di poter prevenire altre sorprese del genere sub-prime, e chi, su
posizioni liberiste e mercatiste radicali, riuta queste indebite intrusioni negli
splendidi meccanismi di funzionamento delleconomia portmoderna.
Fra gli Orientali, per ora meno numerosi ma in generale e in prospettiva favoriti
dagli stessi meccanismi della globalizzazione e dalla perdita di competitivit delle
economie occidentali pi deboli, possiamo distinguere fra Cinesi, Arabi [sauditi ed
emiri del Golfo in primo piano], Russi e Altri Orientali.
In questo ultimo gruppo, residuale ma non certo irrilevante, vi sono le cos
dette tigri asiatiche dalle unghie un po spuntate, in quanto passate attraverso una
precedente fase di crisi, iniziata nel 1998 con attacchi speculativi internazionali alle
loro valute, ma soprattutto lIndia, che nello stesso tempo rappresenta un colosso
demograco e una potenza nucleare.
Inutile dire che questi gruppi sono di forza ineguale e che i rapporti di forza e le
alleanze potranno variare signicativamente, in conseguenza della direzione che
prender e della profondit che avr la crisi in atto.
Ancor pi inutile precisare, credo, che i membri del livello strategico non neces-
sariamente coincidono con i nominativi che compaiono nella celebre classica dei
super ricchi del pianeta The Worlds Billionaires pubblicata ogni anno da Forbes,
come supercialmente si potrebbe essere tentati di credere, anche se vi sono non
poche e signicative sovrapposizioni.
Sotto questo primo livello in cui si concentrano le supreme strategie e si adden-
sano le risorse nanziarie, il controllo del sapere scientico, delle risorse umane,
delle fonti dellenergia e del capitale naturale c il secondo livello rappresenta-
to da unUpper Global class che svolazza su tutto il pianeta nella classe business de-
gli aerei di linea delle grandi compagnie, o su confortevoli jet privati, che acquista
attici a Manhattan per esserci, che visita i paradisi scali [autentici, piccoli stati
canaglia alluopo tollerati], che si sposta dagli Emirati Arabi alle principali capi-
tali europee in giornata, che va alle mostre darte ad Amsterdam, dalla Collection
dArt alla Reex Modern Art, che pernotta al Gritti Palace di Venezia, come dabi-
tudine Woody Allen per capodanno, e che si bea alle Seycelles in qualche resort
esclusivo.
Questi gli di un dio globale non di rado cooperano con lo strato superiore
della loro classe dappartenenza nel denire le strategie, e comunque sono inca-
ricati di metterle in atto ad un alto livello di responsabilit, per quanto di loro
competenza.
Mi viene in mente, citando a caso ma ad un livello di potere e notoriet non
troppo alto, un pirata come Fred Goodwin, ai vertici della Royal Bank of Scotland,
scappato con il maltolto, consistente in una liquidazione principesca di oltre 19
milioni di sterline condita con altri bonus, dopo aver licenziato a piene mani nu-
merosi dipendenti e contribuito a portare la banca al collasso, la cui residenza di

67
EUGENIO ORSO

Edimburgo stata attaccata allinizio del 2009, subendo qualche piccolo danno,
da dipendenti della banca mandati a spasso o da altre vittime delle sue criminose
manovre.
Pi in alto, vedo un politico [per ironia della sorte svezzato nel solco della glo-
riosa tradizione laburista anglosassone] del calibro di Tony Blair, in realt un agen-
te mercatista che ha aggredito lo stato sociale e partecipato, n dallinizio, alla
guerra innita al terrore proclamata da Bush e che dopo il suo ritiro, oltre a
convertirsi al cattolicesimo e ad aver lanciato una fondazione per il dialogo inter-
religioso sulla terra, ha potuto beneciare delle ben pagate consulenze prestate a
JP Morgan Chase e ad una compagnia di assicurazioni elevetica.
Penso a Mario Draghi, allievo di Modigliani e Solow al MIT, presidente del
comitato per le privatizzazioni, uomo della Banca Mondiale e attualmente ai ver-
tici di Bankitalia, ma in passato e per quattro anni vice-presidente della Goldman
Sachs europea in quel di Londra, che ha dato un contributo rilevante alle priva-
tizzazioni italiane degli anni novanta, contribuendo a far scivolare il paese nella
situazione attuale e favorendo la sua completa colonizzazione da parte di poteri
esterni.
E perch no mi viene in mente un giovane avvocato americano, non anco-
ra cinquantenne, bello, alto e abbronzato come lo ha pubblicamente denito
qualche politico incauto di secondo piano sulla scena internazionale, in vena di
battute fuori luogo che ha iniziato a preparare la sua ascesa politica subito dopo
la laurea.
Si tratta del top management delle company multinazionali che ha mostrato
capacit di adattamento ai nuovi scenari e alle nuove sde imposti dalla globa-
lizzazione, inserendosi con successo nelle sue dinamiche, e si tratta di politici ai
vertici dei vecchi stati nazionali e delle federazioni, cooptati nel sistema di potere
non imperiale, si badi bene, ma neofeudale che ha come primi referenti gli
appartenenti al livello strategico della classe globale, con lavvertenza che questa
schematizzazione e ci vale anche per i successivi strati riguarda principalmen-
te la gerarchizzazione della classe in occidente, e quindi riguarda in modo partico-
lare i globalisti Occidentali.
Le dinamiche interne ai due strati, la loro interazione per raggiungere gli obiet-
tivi strategici pressati e accumulare risorse in previsione di nuovi confronti lo
scopo nale politico, pi che di natura prettamente economica, ed sempre quel-
lo di raggiungere la supremazia sono molto complesse, segnate da una conit-
tualit endemica e da ruoli ufciali, apparenti che possono divergere da quelli
realmente ricoperti.
La complessit di tali dinamiche risulta chiaramente, per esemplicare ricor-
rendo ad un caso ben noto che ha avuto grande risonanza pubblica, dalle strate-
gie messe in campo in questi ultimi tempi dal Gruppo Fiat, sugli schermi e sulla
stampa non soltanto italiani incarnatesi nella gura di Marchionne, attraverso ac-
quisizioni di marchi in difcolt e alleanze negli USA ed in Italia nella smodata

68
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

ambizione di costituire il secondo [o il primo?] colosso dellauto, con sei milioni


di auto annualmente prodotte, e nella prospettiva di ristrutturare e di procede-
re allo scorporo del settore auto, in un certo senso americanizzando la storica
casa e riducendo come conseguenza il vecchio potere, rappresentato della famiglia
Agnelli e del ramo cadetto degli Elkan.
Un intreccio complesso in cui la Fiat dellitalo-canadese Sergio Marchionne e di
Luca Cordero di Montezemolo ha stabilito alleanze ad altissimo livello con la
nuova amministrazione americana, in primo luogo, nel matrimonio Fiat-Chrysler
benedetto da Obama in persona gode dellappoggio dei due maggiori gruppi
bancari italiani, Intesa Sanpaolo e Unicredit, che saranno assieme allonnipresente
investment bank Goldman Sachs global coordinator per le operazioni di scorporo
e quotazione in borsa delle attivit automobilistiche.
E chiaro che la cessione di Opel a Fiat-Chrysler avrebbe consentito se realizza-
ta, a scapito della stessa General Motors Europe legata alla casa madre americana,
una concorrenza a tutto campo in Europa e un accesso alle tecnologie di G.M., con
lapprovazione dallamministrazione americana formalmente guidata da Barack
Obama.
Il conitto, nel settore strategico dellauto, andato avanti per un tempo rela-
tivamente breve con qualche colpo di scena e lirruzione sulla scena della politica
ufciale, come ben testimonia lintervento del governo tedesco a poche giornate
dalla chiusura [provvisoria?] della vicenda, il quale per bocca del ministro del-
leconomia zu Guttemberg, ha rilevato linsufcienza delle tre proposte presentate
per lacquisizione di Opel da Fiat, dagli austro-canadesi di Magna, dietro i quali
ci sono la banca russa Sberbank, i russi di Gaz delloligarca Oleg Deripaska [il
re dellalluminio] e lo stesso Putin, dal fondo americano Ripplenwood meno fa-
vorito dei primi due, competitori ai quali si sono aggiunti strada facendo i ram-
panti della classe globale [assieme ai russi], cio i cinesi, con il gruppo Beijing
Automotive Industry Holding Company.
Le decisioni, da parte del governo tedesco, sono state prese nel giro di pochi
giorni, ma i dissensi allinterno del governo di grande coalizione dato lavvicinar-
si delle politiche dautunno e della politica formale e apparente, in Germania,
con la Merkel, lo stesso Karl-Theodor zu Guttemberg e altri democristiani orientati
verso la proposta americana della Fiat e i socialisti assieme al sindacato dei la-
voratori Ig Metall contrari, hanno rappresentato altrettanti, importanti segnali di
un pi ampio confronto di natura strategica con riessi geopolitici non secondari
in atto fra fazioni allinterno dei gruppi verticistici della classe globale, al quale
partecipano, in particolare, Americani, Europei [divisi fra il tentativo di seguire la
strada, tutto sommato ancora incerta e pericolosa, che li porta verso Mosca e lop-
portunit di non compromettere troppo il rapporto con gli americani e i rapporti
reciproci] e i Russi, in quella che ci apparsa n dallinizio come una complessa
triangolazione.

69
EUGENIO ORSO

In sintesi: la Germania tentata di avvicinarsi sempre di pi alla Russia di Putin,


dei servizi segreti e del riarmo, di Gazprom e degli oligarchi che ben rappresen-
tano ad oriente il capitalismo predone, senza scrupoli e abbondantemente colluso
con la maa, di questo primo scorcio di millennio, ma non vuole rischiare un ab-
braccio troppo stretto con tali forze, per motivi comprensibili e per lasciare la porta
aperta ad altre opzioni, mentre la Fiat diventata strumento di penetrazione degli
Americani con lo staff di Bill Clinton reinsediatosi alla guida degli USA dopo
la lunga parentesi repubblicana e neocon non soltanto in funzione anti-russa o
anti-cinese, ma in una lotta con quei gruppi Europei che volgono lo sguardo verso
oriente, in primo luogo cercando di appoggiarsi ai poco afdabili colleghi Russi,
e che vorrebbero acquisire una maggior autonomia attraverso nuove intese, perch
in tale ottica che va vista una pi complessiva estensione della partnership fra
russi e tedeschi30.
Alla ne del mese di maggio di questo travagliato 2009 di crisi, chiusure di
battenti e acquisizioni, si concretato laccordo con Magna e in soldoni, hanno
vinto questa mano della grande partita i Russi, ancheggiati da quegli Europei che
intendono sganciarsi progressivamente dallabbraccio fraterno degli Americani,
con la malconcia GM soggetta al Chapter 11 veleggiante verso una nuova pro-
priet e costretta a ridurre la partecipazione in Opel al 35% del capitale, dopo ot-
tanta anni di matrimonio e storia comune, mentre Magna e Sberbank strumenti dei
vincitori sono rispettivamente al 20% e al 35%, essendo il 10% di Opel riservato ai
dipendenti, comunque penalizzati dalle future riduzioni di personale e ridotti a
merce di scambio con il governo tedesco.
Da pi parti ci si chiesti perch il governo italiano non intervenuto nella vi-
cenda, essendo la Fiat uno storico gruppo italiano, ed ha mantenuto nella vicenda
un prolo bassissimo, ma la risposta va cercata, con buona probabilit, nel signi-
cato della nota locuzione latina ubi maior minor cessat, e il maior della situazio-
ne rappresentato dalla nuova amministrazione americana era gia sceso in campo,
dietro alla Fiat.
Gli Americani, che hanno appoggiato [e per la verit attivato] lasse
Amministrazione Obama-staff di Clinton e Fiat potranno ancora sperare in futu-
re e sopraggiunte difcolt per leffettiva conclusione dellinstabile accordo con
Magna e i Russi, non ancora siglato e per il quale continuano le tensioni nel go-
verno tedesco, ma difcilmente potranno consolarsi con la svedese Saab, altra
partecipata dalla General Motors in fallimento, per lacquisizione della quale in
lizza lonnipresente Fiat ma risulta in pole position, come scrivono i giornali, la
Koenigsegg Automotive, casa svedese che produce automobili sportive di lusso.
Sta di fatto che recentemente alcuni potenti fondi pensione USA, per la preci-
sione dellIndiana, hanno fatto ricorso alla Corte Suprema per bloccare loriginaria
operazione Fiat-Chrysler, contestando le scelte di politica industriale di Obama
[ma sono proprio farina del suo sacco?] e ritenendosi danneggiati dalla sua con-

70
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

clusione, ma il supremo organo giudiziario nord americano, dopo quattro giorni di


convulse manovre legali, ha dato il via libera allaccordo che stato rapidamente
portato a compimento con la nomina di Sergio Marchionne alla carica di AD del
nuovo gruppo.

Tutto quanto precede a testimonianza dellintensit del confronto strategico fra i gruppi
di dominio della Global class, soprattutto nei periodi di crisi economico-nanziaria, che
esteriormente possono essere caratterizzati da una conclamata ricerca dellunit dinten-
ti per il superamento delle difcolt, nel quadro di kermesse pubbliche del tipo G8, G20 e
simili, o da ipotesi di regolamentazione dei mercati attraverso un novello global legal stan-
dard, e a riprova di quanto il percorso seguito dai potentati per prevalere sui competitori
pu essere costellato di tranelli, imboscate e agguati, in una contesa trasversale allinterno
dei gruppi medesimi.
Su altri fronti, in senso di marcia opposto rispetto a Fiat e per necessit impellen-
ti dettate dallapprovvigionamento energetico di un paese come lItalia, largamen-
te dipendente dallesterno e quindi facilmente ricattabile sul piano dellenergia,
lEni si volge verso la Russia di Gazprom e si accorda per un aumento della portata
del gasdotto South Stream31, attraverso il quale si spera di soddisfare [blocchi di
erogazione per ragioni geopolitiche e di confronto con gli Americani permetten-
do] lottanta per cento circa del fabbisogno italiano, ridimensionando il ruolo del
Nabucco, ancora in fase di progettazione e fortemente voluto dagli Americani per
far arrivare il gas in Europa evitando il territorio russo riducendo, di riesso, il
peso politico dei Russi nel vecchio continente32.
Preciso che il South Stream porter in Europa, passando sotto il Mar Nero, il
gas proveniente dallAsia centrale ex sovietica, mentre il North Stream porter in
Germania, passando per il Mar Baltico il gas russo.
Il Nabucco, invece, porter in Europa il gas caucasico, passando attraverso la
Turchia, la Bulgaria, la Romania, lUngheria e lAustria.
In denitiva, in corso una sorta di battaglia che supercialmente riguarda il
gas naturale e che si inserisce nel conitto strategico elitistico, nel quale la Russia
putiniana vuole bypassare lUcraina [considerata inda e lo-americana], rifor-
nendo e legando a s paesi chiave come la Germania, ma anche la stessa Italia,
mentre i gruppi di potere americani voglio evitare una dipendenza dellEuropa
dalla Russia, a partire dal gas, e tagliare fuori questa ultima con il percorso alter-
nativo del Nabucco.
Nel solco della ricerca seppur timida di una relativa indipendenza dai potentati
doltre oceano, si inserisce anche il trattato stipulato fra Italia e Libia nellagosto
del 2008 per la cooperazione e il partenariato, tenuto conto del fatto che lItalia
importa dalla Libia un quarto del fabbisogno petrolifero, che vi interesse per le
forniture di gas libico e che il fondo sovrano libico meno invasivo di quello di
altri paesi, investendo non per raggiungere obiettivi strategici, ma per motivazioni
puramente economiche.

71
EUGENIO ORSO

I coinvolti in tali giochi potere, che si mostrano in piena luce accanto ai top ma-
nager dei gruppi multinazionali e della nanza, sono gli alti livelli della politica
ufciale e di facciata, quelli che ci appaiono come coloro che, eletti, decidono
in prima persona su materie di comune interesse, ma a tale riguardo va ricordato
quel che disse Disraeli, premier ai tempi della regina Vittoria: La storia determinata
da ben altre persone, che non quelle supposte da coloro i cui sguardi non si portano dietro
le quinte.
Scendendo nella scala gerarchica, il successivo strato che si incontra quello
della Middle Global class, in cui si addensano meno poteri rispetto ai due precedenti
strati, pi lontano dalla stanza dei bottoni, ma importante per la diffusione di
modelli culturali, di comportamentali e di ideologie, intese come efcaci prodot-
ti delle tecniche di marketing a rapida diffusione nel tessuto sociale.
Ci risulta particolarmente vero, se pensiamo allautentica opera di delizza-
zione nei confronti di quel supremo prodotto che il libero mercato planetario,
la quale ha contribuito a colonizzare limmaginario di milioni di persone, con il
ne ultimo di plasmare nuove generazioni di produttori-consumatori sempre pi
unidimensionali e massicati, costretti a vegetare nella pi docile e inconsape-
vole subalternit.
Essenziale lapporto di questo livello per la gestione delle istituzioni nan-
ziarie, degli apparati produttivi e della politica ufciale, che rendono possibile
nelle diverse sfere lattuazione concreta dei piani dei neofeudatari globali.
Il management middle, e si tratta in un numero signicativo di casi di quella
parte del vecchio ceto medio appartenente alla sua fascia alta, denita upper
middle class nelle analisi che riuscita a riconvertirsi, assicurando la performan-
ce in un ambiente economico e nanziario supercompetitivo, ed anche di nuove
leve formatesi al M.I.T. oppure da noi, in Italia, alla Bocconi di Milano con master
in prestigiose universit estere, tanto per scrivere una cosa ovvia.
I politici sono di secondo piano, non capi di governo o capi di stato, oppure
super-ministri economici, ma burocrati con minore visibilit e con incarichi di mi-
nor prestigio, che per possono diventare importanti ad esempio per scardinare il
vecchio ordine sociale e imporre il nuovo, come nel caso di quel Maurizio Sacconi,
ex socialista ed ex funzionario dellONU, fra i padrini locali della precariet e
del lavoro essibile in Italia, attualmente ministro del lavoro, della salute e delle
politiche sociali nel IV esecutivo Berlusconi, che ha in mente di azzerare i diritti
dei lavoratori, impedire gli scioperi e distruggere il welfare alimentato da risorse
pubbliche, sostituendolo con non meglio precisate reti familiari e amicali e for-
me di carit collettiva33.
Ci sono anche le nutrite schiere di intellettuali, di accademici, di economisti,
di sociologi, di politologi, di storici, di esperti in scienze della comunicazione ad
alto livello, di giornalisti noti ed incensati con i direttori dei maggiori quotidia-
ni in prima la, e via elencando, cooptati nel sistema grazie ai benet materiali,
alle sottili lusinghe, alle assegnazioni di titoli e di premi, in qualche caso lambito

72
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

Nobel, ma ad alcuni sufciente molto meno per vendersi. Si tratta nientaltro


che di selezione inversa destinata a premiare i pi cooperativi e i pi disposti a
propagandare idee, paradigmi, e pinzillacchere varie in linea con il pensiero unico
e il politicamente corretto, i diffusori di fedi cieche e di autentica devozione [in-
giusticate, come ora ben sappiamo, grazie alla crisi] nei prodigiosi meccanismi
di auto-regolazione del mercato, nonch coloro che sono pienamente disponibili a
cantare le delizie della liberaldemocrazia realizzata.
Un antemarcia della rinuncia alla sovranit monetaria degli stati a vantaggio
di istituzioni sopranazionali, in contesti di economia aperta, e il cui nome si lega
indissolubilmente allistituzione dellUnione Europea Monetaria, senzaltro il
premio Nobel 1999 Robert A. Mundell, economista canadese noto per la cos detta
teoria delle aree monetarie ottimali, ma scendendo verso il basso, in quanto a ti-
toli, competenze e impatto scientico-culturale possiamo citare, nella periferica
Italia, lingegnere elettronico ed economista del M.I.T. Francesco Gavazzi, edito-
rialista sulla prima pagina del Corriere in qualit di estremo difensore del libero
mercato senza lacci e laccioli e della globalizzazione, anche contro le drammati-
che evidenze sociali della crisi co-autore, assieme alleconomista scoto-italiaco
Alberto Alesina, del libro dal signicativo titolo Il liberismo di sinistra e vinci-
tore non certo dellambito Nobel per leconomia, ma nel 2007 del nostrano e molto
pi modesto premio E giornalismo.
Un ultimo esempio di membro della nuova Middle Global class, pescando a
caso nel gruppo dei manager performanti e restando con un piede in Italia,
quello del nuovo AD di Salo, il gruppo italo-americano della famiglia Tabacchi
produttore di occhiali griffati e soggetto ad un nuovo piano industriale, dovuto
proprio al brillante Roberto Vedovotto gi in Salo Group, dal 2002 al 2006, poi
per due anni nella prestigiosa Leheman Brothers e quindi in Nomura come re-
sponsabile dellinvestment banking per lItalia il quale, incaricato di ricercare
le pi ampie opzioni strategiche volte al rafforzamento della struttura del capitale
della societ, si risolto a ridimensionare gli stabilimenti italiani in Friuli Venezia
Giulia, a Precenicco e Martignacco, in Slovenia, ad Ormuz34 e a paventare la delo-
calizzazione delle attivit produttive nella solita Cina.
Al pi basso livello, in questo schema appena abbozzato di classe globale che
in prevalenza fa riferimento alla strutturazione dei gruppi degli Occidentali e meno
a quelli, peraltro in via di rapida formazione in questi ultimi anni, degli emergenti,
per la parte di maggior peso inquadrabili fra gli Orientali si incontrano i compo-
nenti della Lower Global class.
Questi soggetti sono manager di livello pi basso dei precedenti ma comunque
risorse ad alto potenziale, al soldo delle multinazionali o impegnati in imprese
di dimensioni medie con produzioni di nicchia che riescono ad incrementare
vendite ed esportazioni nonostante la crisi. Con loro si nota qualche politico scal-
pitante che ha iniziato lascesa verso i livelli superiori, e poi vi sono esponenti
minori del mondo della cultura e dellinformazione, brillanti matematici e logici

73
EUGENIO ORSO

reclutati con facilit da banche daffari e fondi speculativi, da Wall Street alla City,
grazie agli elevati compensi che le universit non possono permettersi di offrire,
allo scopo di arricchire il carnet di prodotti nanziari e impostare con un piglio
scientico le truffe operate attraverso la diffusione a tappeto di questi prodotti.
Ultimi in ordine di elencazione fra i lower ma anche loro con speciche e impor-
tanti funzioni delle quali spesso non sono consapevoli, in questa famiglia di privilegiati
utili al potere dellepoca sono le attrici e gli attori la cui vita privata riempie le
pagine dei rotocalchi scandalistici, le modelle strapagate che calcano leggiadre le
passerelle delle pi prestigiose slate di moda internazionali, da Louis Vuitton a
Dolce & Gabbana, le presentatrici e i presentatori televisivi con contratti a sei zeri,
persino i comici fustigatori del costume e dei politici, i cantanti di grido preoc-
cupati dello scarico gratuito delle loro opere dellingegno offerto da certi siti inter-
net, i calciatori di fama internazionale idolatrati pi di quanto lo furono i gladiatori
del Circo Massimo, i piloti della Ferrari o della McLaren circondati da bellissime
escort e via elencando.

Toute la vie des socits dans lesquelles rgnent les conditions modernes de pro-
duction sannonce comme une immense accumulation de spectacles. Tout ce qui tait
directement vcu sest loign dans une reprsentation. [Lintera vita delle societ
nelle quali regnano le moderne condizioni di produzione si annuncia come unim-
mensa accumulazione di spettacoli. Tutto ci che era direttamente vissuto si allon-
tanato in una rappresentazione].

Questo scriveva Guy Debord nei lontani anni sessanta del novecento, in apertu-
ra del primo capitolo [intitolato La separazione portata a compimento] della cele-
bre opera La socit du spectacle, e le sue parole sembrano oggi profetiche35.
La societ sta scivolando sempre di pi in un irrealismo che funzionale al
mantenimento e allespansione del sistema di potere in atto e se comincer a scar-
seggiare il panem, ci saranno comunque inniti circenses che contribuiranno a
mantenere il pi a lungo possibile in sonno lintero corpo sociale, onde evitare
bruschi risvegli forieri di tempeste, per perpetuare e approfondire la condizione di
isolamento con Debord delle folle solitarie.
Lo sappiamo bene qui, nellItalia che sembra mostrare agli altri paesi dellEuro-
pa occidentale la negativa e sconsolante immagine del loro futuro, in questa Italia
dove si sono venduti e si vendono come il pane alle televisioni che si tratti di
Mediaset o di servizio pubblico in odor di futura privatizzazione poco importa,
ormai i format dei reality, spettacoli messi in scena ad uso e consumo di un pub-
blico indistinto sempre pi martoriato dalla crisi e scarsamente acculturato, am-
bientati in fattorie, isole e case che svolgono egregiamente il compito di popolare
di sogni irreali e fasulli il sonno di gran parte della popolazione.
Ne abbiamo purtroppo gi lunga esperienza, in questo paese da troppi decenni
sottomesso ai voleri di oltre oceano, in cui tutti conoscono le reginette siliconate e

74
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

strapagate della trash-TV, come lavvenente Simona Ventura o laltrettanto piacen-


te Barbara DUrso, ma molti di meno sanno chi sta ai vertici della Commissione
europea o del Fondo Monetario Internazionale e ignorano quali sono gli interessi
che questi organi, almeno formalmente, dovrebbero tutelare.
La stessa funzione soporifera e di atomizzazione della societ che il primo,
vero scopo dei reality e afni, caratterizza anche i grandi eventi sportivi proposti
dalla televisione generalista o dalla pi recente pay TV, se si pensa al signicato
e allimpatto che hanno le partite di calcio in una societ malconcia come quella
italiana, al punto tale che le tifoserie e i branchi di ultras inneggianti ai vari Kak
o Cannavaro e sulle cui violenze e atti di teppismo dentro e fuori gli stadi le au-
torit hanno chiuso, in passato, pi di un occhio36 sembrano rappresentare un
surrogato di comunit.
Invero un surrogato grottesco, dai connotati negativi, in cui i singoli cercano
identit e protezione come se si trattasse di aderire ad una gang di Brooklyn, el-
evando a supremo valore un club calcistico [che in certi casi anche una societ
quotata in borsa, o comunque unentit nelle mani di qualche patron faccend-
iere], adorando come idoli i giovani V.I.P. che tirano semplicemente calci a un pal-
lone e giubilando davanti a coppe e scudetti, diventati simboli tribali di vittoria
della propria parte sugli avversari.
Non ci si cura del fatto che per tali vie si propongono modelli per i pi irrag-
giungibili, in non pochi casi vagamente spregevoli che le varie Ventura, DUrso,
oppure i calciatori pi noti, con tanto di Ferrari ultimo modello e squillo di lus-
so al seguito, incarnano pienamente autentiche scorciatoie per il successo e
laffermazione personale, nonch vicoli ciechi in cui sono condannati a languire
coloro che seguono il pifferaio magico dellintontimento collettivo, adoratori di
quella Trimurti dellintontimento di massa ben simboleggiata dalla triade Milan-
Nazionale-Ferrari.
Si tollera con interessata benevolenza la diseducativit insita in tali modelli,
destinati a indebolire e disgregare ulteriormente la societ in prospettiva futura,
soprattutto attraverso il condizionamento delle generazioni pi giovani.
Non ci si cura di quanto precede perch tutto ci in larga misura voluto, rient-
rando nei disegni di controllo della popolazione, di distruzione del vecchio ordine
sociale, delle comunit e delle identit tradizionali di cui benecia in primo luogo
il livello di comando della classe globale, oltre che di riesso e a livello inferiore,
pi o meno consapevolmente, il gruppetto da circo delle varie Simona Ventura, dei
vari Paolo Bonolis, Totti, e tanti altri ben pagati giullari postmoderni.
Insieme alla classe operaia, salariata e proletaria in quanto classe, animata da
una coscienza e portatrice di valori si vuole liquidare denitivamente la coscien-
za infelice borghese, fonte inesauribile di dissensi e ribellioni, presente in qualche
misura anche nei ceti medi gli del welfare.
Lo schema teorico che precede soltanto un abbozzo, e un primo passo che
prelude a pi approfondite analisi future, le quali dovranno necessariamente com-

75
EUGENIO ORSO

prendere anche loriente del mondo ed in particolare i principali paesi in via di


sviluppo.
Non va comunque dimenticato, quando si parla dei membri della classe globale
con particolare riferimento alle straticazioni pi alte, che non si tratta di alieni
provenienti da un altro sistema solare, comparsi malauguratamente fra noi in un
dato momento storico, e che vi un rapporto di liazione fra le vecchie oligar-
chie borghesi e le nuove lite globali.
Infatti, i fattori ereditari, che sono notoriamente la fonte di un privilegio ingius-
to, si intrecciato anche nella Global class e in modo particolare nei suoi livelli di co-
mando con il merito, che dovrebbe contraddistinguere lascesa di unaristocrazia
talentuosa.
Questa aristocrazia, purtroppo, ha acquisito ben pi rapidamente di quanto
si gi vericato lungo il corso della storia umana i peggiori vizi delle aristocra-
zie precedenti, rinnovandoli e amplicandoli, ponendo cos in ombra le eventuali
virt, ma soprattutto, nel caso specico della nuova classe globale, liberandosi delle
responsabilit nei confronti della restante parte delle societ umane, dellambiente
naturale, dei viventi non umani e assolutizzando i suoi modelli.
Volendo offrire unimmagine semplice, efcace e da tutti riconoscibile della
strutturazione della Global class nel mondo, delle sue straticazioni e segmentazio-
ni e delle sue divisioni in senso geograco, non posso che ricorrere al sito archeo-
logico e monumentale di Giza, in Egitto, in cui coesistono strutture piramidali in
pietra di diversa altezza che emergono dalle sabbie del deserto, edicate in periodi
successivi allepoca della IV dinastia e poste ad una certa distanza luna dallaltra,
le quali ben simboleggiano, nella loro caratteristica forma geometrica e nello svi-
luppo in verticale a varie altezze, la gerarchizzazione di questo nuovo aggregato
sociale e ne testimoniano validamente, attraverso la pluralit delle strutture, la
frammentazione in gruppi di diversa forza e consistenza, che si affrontano nel con-
itto strategico planetario37.
Laffermarsi di questa tutto sommato composita e rissosa classe destinata,
nelle sue intenzioni, a occupare assieme ai suoi servitori e paggi i quartieri buoni
della citt illimitata di domani, lasciando al resto dellumanit una sterminata per-
iferia da incubo in parte rilevante il prodotto dellesportazione del modello
dellamerican way of life, dellaffermarsi delleconomia dei servizi di matrice anglo-
sassone e di una societ che il losofo Costanzo Preve ha denito provocatoria-
mente senza classi, mettendo in evidenza lobolescenza della vecchia dicotomia
Borghesia/Proletariato, una societ in cui la principale divisione sembra essere
quella, pi uida e meno caratterizzante sul piano delletica, fra poveri e ricchi, fra
chi controlla direttamente o indirettamente le risorse e la stragrande maggioran-
za delle persone, le vere moltitudini che sono allorigine della costituzione della
nuova classe povera e che da tale controllo sono gi oggi escluse, mi sento di ag-
giungere38.

76
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

Infatti, queste masse sempre pi numerose e sempre pi depauperate di per-


sone di origini e cultura diversissime, non possono oggi godere che delle briciole
del prodotto sociale frutto del loro lavoro, hanno ben poche possibilit di inuire
sulle scelte politiche degli stati e dei governi che direttamente le riguardano, in
verit decise altrove, e sono state progressivamente espropriate anche del controllo
sul cos detto capitale naturale, che oltre alle fonti dellenergia comprende la
prima risorsa indispensabile alla vita come lacqua, per la quale voglio ricordarlo
in corso un processo di privatizzazione anche in Italia.

Pauper class e Middle class proletariat


Si vanno delineando, dunque, da occidente a oriente i contorni ancora non trop-
po precisi di unestesa e composita Pauper class che comprender nel suo gran
corpo i poveri di Costanzo Preve e i dominati di Gianfranco La Grassa, nonch
lambigua moltitudine di Michael Hardt e Antonio Negri costituita da tutte le vit-
time della mondializzazione economica, dellestensione di quel sistema di razion-
amento ed esclusione, socialmente criminale, che rappresentato dal libero mer-
cato, dei tentativi di omologazione culturale e politica che hanno interessato intere
aree del mondo, differenti per sviluppo storico, religioso e culturale, e dellazione
complessiva, sino ad ora vincente, dei gruppi di potere emersi nel contesto glo-
bale.
Un aspetto da sottolineare il relativo ritardo nella formazione della nuova
classe povera planetaria, particolarmente nei suoi starti superiori, rispetto ai tempi
in cui avvenuta la mutazione che hanno subito una parte signicativa delle vec-
chie lite e dei livelli alti della middle class nella costituzione della Global class,
assieme alla comparsa sulla scena di nuovi attori di contorno che sarebbe troppo
semplicistico denire sbrigativamente arrampicatori sociali planetari nei nuovi,
grandi feudi che la globalizzazione sta delineando.
La spiegazione va cercata nel cambiamento di stile di vita, di obiettivi e di pros-
pettiva, intervenuto anzi tutto nelle lite americane durante il periodo della guer-
ra fredda con lUnione Sovietica, esportato in Europa gi dalla ne degli anni
settanta, con lavvento del governo ultra-liberista di Margaret Thatcher in Gran
Bretagna e delle sue politiche che hanno contribuito alla rottura degli equilibri
sociali precedenti39, ma soprattutto dopo il 1989 con la palese affermazione del
modello americano, vincente ed evolutivo, di capitalismo assoluto postborghese
e postproletario40.
Secondo il sociologo americano Christopher Lasch, il quale ha indagato i cam-
biamenti intervenuti nella societ americana nei decenni successivi alla seconda
guerra mondiale no ai primi anni novanta del novecento, essendo purtroppo
scomparso nel 1994, tali mutazioni sarebbero imputabili al declino delle ricchezze di
antica data, e delletica della responsabilit civica ad esse connessa, in conseguenza delle

77
EUGENIO ORSO

quali oggi le solidariet locali e regionali sono malinconicamente scemate. La mobilit del
capitale e lemergere di un nuovo mercato globale hanno concorso allo stesso risultato41.
Ecco le ragioni della genesi dei nuovi dominanti, votati alla mobilit, al cos-
mopolitismo, alla manipolazione dellinformazione e alla cultura, orientati ad in-
vestire in istruzione e informazione, pi che in capannoni industriali e ferriere,
quali vettori principali del loro successo sociale e molto meno legati alla propriet
e al prestigio nella comunit dorigine di quanto lo erano i ricchi borghesi daltra
epoca.
Una singolarit dunque si manifestata, ad un certo punto della storia del
mondo occidentale, quasi che fosse un salto evolutivo [o meglio, involutivo ],
ed una profonda frattura si prodotta alcuni decenni fa, fra lemergente classe
globale, che imparava a camminare da sola staccandosi dal vecchio contesto cul-
turale, e il resto della societ americana, destinato a restare inesorabilmente indi-
etro.
Questo processo di mutamento del costume e degli stili di vita delle lite, a
parere di Lasch elementi pi rilevanti dellaspetto ideologico, ha prodotto la ri-
pulsa, anzi una vera e propria ribellione elitista contro la societ rappresentata
dalla limitante, retriva, ottusa Middle America [per noi grossomodo lAmerica
Profonda] in cui si custodisce gelosamente il sogno americano con i suoi miti fon-
dantivi, e in cui si riconosce ancora oggi una parte non trascurabile del ceto me-
dio sopravvissuto doltre oceano [con la classe media americana, come fa notare il
grande sociologo, ridottasi dal 65% al 58% della popolazione complessiva gi nel
periodo 1970-1985].
Lo sterile approccio autocolpevolizzante, in caso di insuccesso nellascesa lungo
la scala sociale, una caratteristica americana, come ha posto bene in rilievo Lasch,
esito un po riduttivo del sogno americano originario, ma, soprattutto, conseg-
uenza concreta della diffusione del pensiero liberal-liberista, dellaffermazione di
una sorta di ideologia individualista e dellassenza di una vera coscienza sociale
fra gli stessi lavoratori e i subordinati in generale.
Il sogno dellaffermazione personale, la ducia in un paese che offre possibil-
it illimitate, il miraggio dellascesa verso lalto funzionale ai disegni di potere
delle lites rampanti sono duri a morire nel nord-america, anche se per il futuro
si prospetta una nuova e pi rigida suddivisione in classi, foriera di ingiustizie
intollerabili e quindi di conitti, con aspetti della nuova struttura di classe che a
compimento del processo saranno decisamente castali.

Questa autentica misticazione a-classista, che pu funzionare come un efcace


sedativo di massa per evitare proteste sociali legittime e diffuse, stata esportata
anche in Europa, soprattutto dopo la vittoria del modello di capitalismo ameri-
cano-anglosassone su quelli subalterni diffusisi nel vecchio continente, e ci ac-
caduto anche qui, in questa Italia che in situazione di palese difcolt e di assolu-
ta dipendenza politica, economico-nanziaria e culturale nei confronti dellaltra

78
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

sponda dellAtlantico, ben da prima dello scoppio dellinedita crisi nel mondo
globalizzato.
Il terreno per portare a compimento questo profondo mutamento culturale [e
antropologico] stato preparato, nel corso dei decenni, attraverso la proposizione
di stili di vita per noi europei decisamente esotici, attraverso sapienti campagne di
marketing, con lesportazione della democrazia rappresentativa di matrice liberale
quale miglior compendio politico del liberisimo, e con la colonizzazione culturale
[attraverso il cinema, la televisione, le canzoni, labbigliamento, la diffusione di
sostanze psicoattive, ecc.] i quali, agendo congiuntamente, hanno fatto tabula rasa
delle peculiarit culturali del vecchio mondo e hanno invaso limmaginario dei
singoli.
Volendo ironizzare un poco, non senza uninevitabile punta di amarezza, pos-
siamo affermare che si trattato della prosecuzione dello sbarco in Normandia e
di quello in Sicilia con altri e ben pi sosticati mezzi, denibili come armi silen-
ziose per un nuovo tipo di guerra senza quartiere e senza regole, operando cos
una rottura storica e superando persino lo spirito che animava la Pace di Westfalia
alla ne della guerra dei trentanni, con i suoi celebri trattati del 164842.
Se le possibilit illimitate sembrano unopportunit esclusiva della nuova lite
globalizzata, non possiamo non convenire con il grande sociologo americano
Lasch, quando pone in evidenza che il resto della popolazione non le contempla,
nella sua pi limitata visione del mondo e che nessuno crede, ormai da tempo,
che le masse stiano cavalcando le onde della storia, ma anzi, si potrebbe affermare,
ne sono inesorabilmente travolte.
Anche se personalmente sono distante dal mondo culturale nord-americano ed
estraneo ai miti e alle credenze suscitati dal pensiero liberale, devo riconoscere che
pochi sono stati capaci, come evidente nel caso di Christopher Lasch, di interp-
retare i fenomeni sociali dellepoca con tale acutezza e profondit, nella direzione
giusta, almeno per quanto riguarda la formazione di una nuova classe di dominatori nei
suoi tratti salienti, pur potendo mettere in discussione le sue narrazioni con il solito
senno di poi.
Le narrazioni di Lasch, che coprono larco di interi decenni di vita americana,
meglio si adattano alle caratteristiche dello strato Middle della Global class e delle
pi basse sub-straticazioni dello strato immediatamente superiore, essendo il liv-
ello strategico, la vera aristocrazia neofeudale di pi alto prolo, assieme al picco
dellUpper Global class ben altra cosa ed avendo, pur nella relativa comunanza di
interessi, una genesi sensibilmente diversa, in molti casi discendendo da quelle
aristocrazie del denaro ormai invecchiate, non di rado esangui come i pi antichi
vampiri delle saghe horror, ma disponibili a cambiare pelle ed a rigenerarsi pur
di perpetuare il loro dominio.
Comunque sia, la rivolta delle lite descritta da Lasch, denibile in altri termini
come una ribellione oligarchica contro il compromesso fra stato e mercato nella
precedente fase capitalistica, e lautentica rivoluzione sociale, globalista e cosmo-

79
EUGENIO ORSO

polita che tale rivolta ha innescato, hanno inciso in maniera determinante sul pi-
ano sociale, sconvolgendolo e preparando il terreno per una sua riorganizzazione
complessiva, in chiave neofeudale e ri-plebeizzante degli strati sociali inferiori.
Banalmente, per tale motivo che la stessa quotidianit ci mette di fronte a
disparit sempre pi accentuate e visibili, con lostentazione del lusso, la richiesta
di personalizzazione e di qualit, da parte di minoranze privilegiate dotate di cres-
centi risorse, nel ruolo ormai acquisito di razza padrona del ventunesimo secolo,
che acquista isole in Nuova Zelanda e chiude i cancelli di fabbriche storiche.
La crescente diffusione di prodotti low cost di qualit scadente, non di rado
di produzione cinese come ad esempio i giocattoli tossici, che hanno rappre-
sentato di recente un casus belli nel commercio internazionale, oppure le scarpe
a dieci euro che si disintegrano dopo due mesi [parlo per esperienza personale!]
e quella ancor pi grave di cibo spazzatura fra i subordinati vicini alla soglia
dellincapienza, sempre pi numerosi, ne costituiscono altre, indiscutibili
prove.
La rivolta elitistica sembra aver conosciuto successi decisivi e il processo di
riorganizzazione sociale, dai tempi di Lasch ai giorni nostri, dagli Stati Uniti
dAmerica dove ha avuto inizio allEuropa, andato molto avanti.
Altri pensatori e intellettuali, che pur hanno compiuto apprezzabili sforzi per
interpretare la postmodernit e far luce sui meccanismi di funzionamento del
capitalismo ultimo, al ne di individuare le vere strutture del potere dellepoca
e indagare le ragioni profonde del conitto endemico fra gruppi elitistici al suo
interno, hanno purtroppo riettuto poco o niente appunto focalizzando lattenzione
sui conitti strategici, nelle alte sfere della politica, delleconomia e della nanza,
della cultura e dellinformazione in relazione al mutare dei panorami sociali che
costantemente sotto i loro occhi da alcuni decenni.
Quanto precede particolarmente vero con riferimento alla condizione in cui sono pro-
gressivamente sospinti i livelli bassi e medio-bassi della scala sociale, colpiti dalla tempesta
della globalizzazione, che non di rado scompaiono nelle analisi o che suscitano ben poco
interesse.
Senza voler presumere a tutti i costi malafede e disonest intellettuale, accade-
mici e dotti sembrano non vedere quello che ormai palese: la situazione di sof-
ferenza, di angoscia, in certi casi di autentica tortura che vivono coloro che sono
oggetto di esperimenti sociali di portata storica, in particolare coloro che non
assicurano la necessaria performance, e perci sono giudicati inutili, o hanno dif-
colt a tenere il passo con i tempi e vengono inesorabilmente marginalizzati.
Questo disinteresse accademico per la questione un fenomeno diffuso,
purtroppo.
Si studiano esclusivamente i massimi sistemi, non di rado ci si concentra sul
sesso deglangeli, e si lascia perdere la vita sulla terra, sottostimando in tal modo
gli effetti dirompenti che potrebbe avere linsorgere e lestendersi di un conitto
epocale, fra i nuovi dominatori in rapida ascesa e gli assoggettati che ingrosseran-

80
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

no sempre pi numerosi le le della nuova classe povera, con tutta evidenza scom-
mettendo sulla quasi eternit e su una pressoch illimitata versatilit intesa come ca-
pacit di mutare pelle e di superare le crisi attraverso nuovi assetti riconosciuta
al monstre capitalistico.
Eppure quello che pu essere denito come il piano sociale regge lintero impi-
anto della societ umane e con lui le strutture di potere che servono la classe superiore
dellepoca.
La stessa smania di far fuori i ceti medi specie se giudicati improduttivi, in
parte signicativa impiegati nei lavori intellettuali e impiegatizi funzionari, imp-
iegati pubblici e privati, professori e insegnanti di ogni ordine e grado, ricercatori
puri nelle universit, dottorandi in borsa di studio, giovani laureati costretti alla
precariet no allet della pensione, ecc. o quantomeno di falcidiarli riducendo
signicativamente il loro numero e il loro reddito, frutto di una cinica e pi vasta
operazione di ingegneria sociale.
Tale operazione scientica di distruzione degli equilibri sociali, senza prec-
edenti nella storia, sembra incontrare il favore incondizionato del top manager
dellindustria transnazionale che vi partecipa attivamente in quanto membro della
classe globale, come anche per le motivazioni non di rado contraddittorie che uf-
cialmente sono date a scopo puramente propagandistico, quali efcientamento,
produttivit, competitivit in un contesto globale, riduzione del debito pubblico
e della pressione scale, onde ottenere il consenso delle anime semplici, ma
assetate di sangue, naturalmente altrui del bottegaio leghista padano semi-
analfabeta, il quale crede di incarnare i veri ceti produttivi, quelli che costituiscono
i pilastri della societ, coloro che pagano le tasse per tutti anche se poi evadono
massicciamente il sco, insediati da tempo immemorabile lungo le rive del Po e
nelle valli bergamasche.
Ma questa falcidia programmata, che si risolve nella ri-plebeizzazione di coloro
che avevano raggiunto, e numerosi, da almeno due o tre generazioni uno status so-
ciale e un tenore di vita impensabile per i loro antenati, se proseguir e riguarder
numeri sempre pi grandi nel nord e nelloccidente del mondo, rischier di cau-
sare un autentico shock sociale, destabilizzando gi nel medio periodo il quadro
politico allinterno dei principali paesi europei e, probabilmente, anche degli stati
dellunione americana, nei quali la crisi sistemica si insinuata rapidamente dopo
anni di crescita drogata e fondata sul debito, e sembra suscitare, assieme alla paura
del futuro, lo spettro separatista.

Non temendo accuse pi o meno strumentali, ma di certo sprezzanti, di neoro-


manticismo politico, economico (e sociale), io concepisco la Pauper class che gi
al momento presente si sta delineando dalle coste nord americane alla stessa Cina,
pur se con contorni non ancora completamente deniti e del tutto nitidi non certo
come un semplice contenitore di risorse per i processi produttivi, di forza-lavoro
disponibile e intercambiale interamente nelle mani dei gruppi dominanti, con le

81
EUGENIO ORSO

sue numerose straticazioni che in alto vedono i ceti medi in discesa nella scala
sociale e, scendendo ancora lungo la scala, giungono no agli esclusi e a coloro che
vivono il dramma dellinsufcienza alimentare.
Io concepisco la classe povera come un complesso e inedito aggregato sociale, caratter-
izzato da latenti conittualit al suo interno, costituito da persone [non certo riducibili
alla pura forza lavoro o alle unit di lavoro delle rilevazioni statistiche] che forse
saranno in grado di trovare ragioni comuni, proprio per effetto dellinterconnessione
planetaria suscitata dalla globalizzazione senza precedenti negli evi passati, ed in
una prospettiva futura di signicativi cambiamenti culturali, nuovi paradigmi nella
lotta inevitabile contro gli oppressori, i loro collaboratori e i loro tributari.
Anche questa super classe che di fatto si contrappone alla Global class, non
beneciando dei processi di globalizzazione economica e mondializzazione cul-
turale ed essendo soggetta ad una continua opera di macelleria sociale e di ri-
plebeizzazione dunque molto variegata al suo interno, ancor pi della classe
della quale sar antagonista.
Come le stelle nascono dalle cos dette nubi planetarie, prodotto della dissoluzione dei
vecchi astri, cos la nuova classe povera nasce dal magma prodotto dalla dissoluzione delle
vecchie classi in occidente, risucchiate verso il basso per effetto della progressiva de-
molizione delle garanzie sociali, dalle privatizzazioni e dallinternazionalizzazione
dei servizi, e dalla disperazione delle popolazioni di quelli che un tempo erano chiamati il
terzo e il quarto mondo, a partire da quelle africane, sospinte ben oltre la soglia della
povert da forme di nuovo colonialismo e dallappropriazione delle risorse nelle
aree in cui vivono, attraverso lazione delle compagnie multinazionali di concerto
con governi corrotti e tributari, e indotte dalla costrizione del bisogno ad ingros-
sare i ussi migratori verso il nord del mondo.
Da un lato, lo spostamento di risorse dal Lavoro al Capitale, nonch lo sposta-
mento di unit produttive fuori dei conni dei paesi di antica industrializzazione,
nella ricerca inesausta del costo di produzione pi basso, hanno penalizzato imp-
iegati, piccoli imprenditori, artigiani e aristocrazie operaie, riducendo da noi larea
del benessere materiale.
Dallaltro lato, linvasivo interesse del socialismo di mercato cinese ultima
frontiera del capitalismo globalizzato del terzo millennio per lacquisizione delle
risorse del Sudan e la recente svendita delle ricchezze del Madagascar, ecosistema
con caratteristiche di unicit che non sar pi tutelato e tender inesorabilmente a
scomparire, testimoniano che il terzo mondo stato messo in saldo, in vendita al
miglior offerente in grado di investire i surplus commerciali per accaparrarsi interi
bacini di materie prime, come di recente ha ben rilevato Manuel Zanarini in un suo
articolo dal titolo, appunto, Il terzo mondo in saldo 43.
La penetrazione cinese in Africa rappresenta un evidente segnale che il conitto
strategico fra livelli di comando della classe globale nella fattispecie e in modo
particolare fra Occidentali ed emergenti Cinesi investe ogni parte del mondo e
che la fame di materie prime [e la futura, presumibile, sete di acqua che investir

82
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

il mondo intero] guida i passi della potenza superproduttivista cinese, per la quale
inquinamento sinonimo di produzione e comunismo si sposa con mercato.
A tale riguardo, riporto un passaggio illuminante tratto dallarticolo E la Cina
la nuova potenza imperialista in Africa? di Lucien van der Walt e Michael Schmidt:
[] la scena internazionale sta oggi cambiando e dobbiamo registrare la crescita della
Repubblica Popolare Cinese come una delle maggiori potenze dirigenti in Africa, sia sos-
tenendo il regime sanguinario di Khartoum, sia nanziando progetti su vasta scala come
il nuovo aeroporto di Luanda (in cambio di 10.000 barili di greggio al giorno) o il Number
One Stadium di Kinshasa, una citt che con la gigantesca statua doro del grasso e Mao-
forme Laurent-Desire Kabila sembra pi una citt sul ume Yangtze che sul ume Congo
(la somiglianza tra la bandiera della Repubblica Democratica del Congo e quella della RPC,
prima delladozione della nuova bandiera questanno, pi che ovvia). [] Nel continente
africano si gioca una partita per il controllo dei mercati e soprattutto per lo sfruttamento
delle risorse naturali che di recente ha visto lingresso di un nuovo concorrente imperialista
impegnato a fare le scarpe al dominio delle ex potenze coloniali Francia e Gran Bretagna,
gi messo in discussione nellultimo decennio dalla penetrazione degli Usa: la Cina di Hu
Jintao.44
Questo interesse per la povera Africa, che porter alla spoliazione delle risorse
naturali lasciando soltanto gli avanzi agli abitanti del continente, non far altro che
ingrossare le la della classe povera nei suoi livelli pi bassi e disperati i poveri
di sempre, prima massacrati dal mondo ricco e [improbabili] attori di una nuova
lotta di classe planetaria, secondo la visione terzomondista ormai quasi comple-
tamente abbandonata, e ora massacrati ancor di pi dalla mondializzazione eco-
nomica e dagli appetiti della Global class e alimenter ulteriormente i ussi mi-
gratori verso il nord del mondo.
Lampio spettro della Pauper class va dai ceti medi declassati in Europa e negli
Stati Uniti dAmerica che hanno rappresentato sul piano sociale il prodotto pi
evidente dellaffermarsi dei sistemi di Welfare, del compromesso fordista e di una
timida giustizia distributiva, in quella fase in cui il capitalismo sembrato per la
prima volta rivelare un volto umano, ed anche il risultato dellassunzione di
una comune responsabilit, da parte dello stato e del capitale, nei confronti della
societ tutta agli immigrati clandestini che spesso vivono ai margini non soltanto
giuridici delle nostre societ, occupando spazi urbani da noi dimessi e alimentan-
do il lavoro nero oppure, in qualche caso, vere e proprie attivit criminali molto
lucrose come lo spaccio di droga e lo sfruttamento della prostituzione, passando
attraverso i cos detti nuovi poveri che da noi, in Italia, sono gi da tempo degna-
mente rappresentati da milioni di anziani pensionati e di giovani precari, vicinis-
simi ormai, in quanto a livelli di reddito, alla triste soglia dellincapienza.
Se ampliamo la visuale sul mondo ben oltre il marciapiede sotto casa, dove
incontriamo il sorridente vu cumpr africano che cerca di venderci accendini e
libretti possiamo arrivare no ai contadini cinesi urbanizzati e costretti a lavorare
per un salario effettivo di circa cento euro mensili45, a fronte di un lungo e prodig-

83
EUGENIO ORSO

ioso sviluppo, e agli agricoltori indiani oberati dai debiti e spesso portati alla
disperazione e al suicidio46.
Volendo tentare una prima e sommaria schematizzazione della classe povera,
procedendo per strati e iniziando da quelli pi alti, coloro che furono gli apparte-
nenti al ceto medio messo in liquidazione con buoni curriculum di studi, semi-
colti e in certi casi veri e propri intellettuali, in molta parte nord americani e europei
[fra i quali non pochi sono gli italiani e fra di loro anche lo scrivente] se ne stanno
alla sommit della piramide e diventano di giorno in giorno pi numerosi.
Infatti, prima crisi del mondo globalizzato rappresenta una ghiotta occasione
per continuare sulla strada intrapresa da tempo della macelleria sociale, ed anzi
per accelerare questi processi di trasformazione del tessuto delle societ, trasfer-
endo denaro pubblico ai sistemi bancari, che nonostante tutto continueranno im-
perterriti con la contrazione del credito e i tassi usurai applicati sui prestiti al con-
sumo, agli artigiani e alla piccola impresa, e, in subordine, a vantaggio delle grandi
industrie decotte [e quindi di coloro che staccano i coupon, come si diceva quando
ero bambino], che per seguiteranno con il ridimensionamento delle unit produt-
tive e il peggioramento delle condizioni lavorative, in termini di soppressione di
posti stabili e di sostituzione del lavoro protetto con quello precario e essibile, e
se del caso continueranno imperterrite a delocalizzare.
Questo strato che gi ora ci ricorda i cos detti lavoratori poveri del Giappone
industrializzato e super-tecnologico di una trentina di anni fa, fra i primi segnali
del fenomeno dellimpoverimento di massa nelle economie avanzate, i quali
avevano redditi dal potere dacquisto insufciente per affrontare gli elevati costi
di abitazione e trasporto nei grandi centri urbani concentrato in buona misura
nella parte occidentale del pianeta ed composto da alcuni signicativi segmenti.
Volendo operare una prima, parziale segmentazione di questo strato, possiamo
partire da coloro che lavorano, fanno ricerca e insegnano nelle scuole e nelle uni-
versit senza la prospettiva futura di ottenere un inserimento stabile o la cattedra,
incontrando subito dopo quelli che un tempo si dicevano funzionari, impiegati
direttivi, impiegati di concetto, e inne gli impiegati dordine.
Questi soggetti sono oggi penalizzati quasi quanto gli operai, particolarmente
nelle fasce pi giovani det, dalla riduzione dellimportanza delle loro funzio-
ni, dalla diffusione dei contratti a termine e dallo spostamento ultra-decennale
di quote sempre pi ingenti del prodotto sociale dai redditi da lavoro al grande
capitale.
Se del ceto medio glio del welfare erano entrati a far parte [prevalentemente in
posizione lower] gruppi di tecnici ed operai ad alta specializzazione, ricercati e ben
retribuiti dalle aziende, oppure messi in proprio come artigiani o piccoli impren-
ditori, oggi molti fra loro e fra i loro eredi stanno ripercorrendo la strada a ritroso
ed entrando nella zona grigia, con tendenza al nero, delle aspettative decrescenti e
dellimpossibilit di mantenere ancora per molto il loro originario status sociale.

84
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

Piccoli imprenditori, artigiani, professionisti di basso e medio prolo portati


alla rovina dai meccanismi di potere globalisti, costituiranno un segmento impor-
tante di questo primo strato.
E questo aggregato, gi visibile nella societ attuale e che io chiamo con espres-
sione ancora una volta esotica ma sperabilmente efcace Middle class proletariat,
che meriterebbe anzitutto e in separata sede unanalisi pi approfondita, nel senso
di una pi precisa individuazione delle sue origini, in Europa come negli Stati
Uniti dAmerica, dei segmenti che lo compongono e delle potenzialit storico-riv-
oluzionarie nel senso di un rivolgimento dellordine sociale e politico che i neo-
feudatari globali stanno imponendo al mondo che potr esprimere in futuro.
Il fatto che abbia deciso di non considerarlo come un semplice ceto, che dovrebbe
frapporsi fra la classe globale e quella dei veri poveri, originato dalla consider-
azione che in occidente, dove principalmente si concentra, rappresenter sempre
di pi, nel prossimo futuro e con grandi numeri, non un comodo cuscinetto fra
i nuovi dominanti e loceano dei poveri [o addirittura un alleato dei dominatori,
in certe contingenze storiche] come lo furono in qualche modo i ceti medi gli
del welfare nel dopoguerra, nei confronti di borghesia e proletariato, ma la parte
sfavorita della societ che per potr giocare un ruolo decisivo contrastando lo
strapotere della classe superiore.
I ceti medi ri-plebeizzati non saranno soli nel futuro conitto sociale, in un com-
pleto isolamento come i comunardi parigini del 1871 oppure, riandando con la
memoria al mondo antico, i seguaci di Spartaco che attraversarono lItalia combat-
tendo ai tempi di Roma [per intenderci e fare qualche paragone storico sin troppo
forte], ma si troveranno al anco il secondo strato della Pauper class, con interessi
molto vicini a quelli del primo e in qualche caso coincidenti.
Si tratta dello strato dei New Workers [proletariat]47, tanto per continuare con luso
di esotismi utili per far ricordare e riettere, costituito in prevalenza da operai or-
fani della vecchia classe operaia e, soprattutto se appartenenti alle fasce det pi
mature, nostalgici della lotta di classe e del rivendicazionismo novecenteschi [gi-
ustamente, verrebbe da dire, in quanto fra le prime vittime in occidente del mostro
sanguinario del mercato globalizzato], che oggi stanno subendo un attacco deci-
sivo ai loro incontestabili diritti in quanto fra i primi produttori di ricchezza vera
e non nanziaria come gi ricordato in precedenza accennando di sfuggita a
essibilit, contratti atipici, inasprimento delle condizioni di lavoro, perdita di po-
tere dacquisto dei redditi e che non hanno pi alcuna rappresentanza nellagone
della politica ufciale, essendo morti i partiti di massa della precedente fase
storica o trasformati in meri comitati elettorali e daffari, nei fatti deideologizzati
e privi di vera militanza, puri centri di [sub]potere autoreferenziale almeno quanto
lo la maggioranza dei sindacati che dovrebbero rappresentarne gli interessi e
difenderli48.
Quando faccio riferimento alla vecchia classe operaia in articulo mortis, guardo
in prevalenza al nord e alloccidente del mondo, in cui un peso crescente ha n da

85
EUGENIO ORSO

oggi la presenza degli immigrati, le centinaia di migliaia che lavorano nelle fab-
briche italiane e sono diventati operai dellindustria a pieno titolo49, ad esempio, e
non certo la miriade di criminali clandestini, costantemente in agguato nelle aree
urbane a rischio e nei vicoli bui, che rappresentano un parto del bacato immagi-
nario leghista.
Oggetto di accurati studi futuri dovranno essere situazioni sociali in rapida
evoluzione come quella cinese, in cui il processo di industrializzazione, che avuto
nuovo ed eccezionale impulso in tempi recenti, ha moltiplicato i posti di lavoro
nellindustria e nei servizi, principalmente nelle concentrazioni urbane delle aree
costiere, pur con la maggioranza della popolazione quasi ottocento milioni di
persone, in parte rilevante contadini poveri, a fronte di oltre mezzo miliardo di ur-
banizzati ancora dispersa in quelle aree rurali solo marginalmente toccate dallo
sviluppo e prive di adeguate infrastrutture.
Se i primi due strati potremo riassumerli con lespressione unicante Middle
class proletariat & New Workers, per la comunanza di interessi che sar sempre pi
palese con il peggiorare della situazione dei subalterni in seguito alla crisi, Il terzo
strato si stacca nettamente da loro ed un mero prodotto del degrado degli am-
bienti urbani del nostro tempo, del declassamento sociale al di sotto della soglia
di qualsiasi patina di rispettabilit e dellimmigrazione pi sfortunata, costretta
a muoversi ai margini delle societ e non di rado a rivolgersi alle attivit illegali
per cercare di sopravvivere, accanto alla quale vi sono i fantasmi e i residui della
vecchia marginalit novecentesca, anche se la gura dellaccattone pasoliniano
ormai rara quanto quella dellultimo dei Moicani di Fenimore Cooper e la distru-
zione delle culture particolari, indotta dalla globalizzazione, non ha risparmiato
neppure il variegato e insidioso mondo sub-urbano.
Voglio riportare di seguito alcuni passi tratti da un anonimo scritto dal titolo
originale Saggio sulla riscoperta della coscienza felice in cui il problema delle sotto-
classi urbane , a mio avviso, impostato con una certa correttezza.
Oggi, ad esempio, il mondo del sottoproletariato urbano non esiste pi. Non esiste pi
quel tipo di sottoproletariato che in un modo o in un altro aveva come comun denominatore
la socializzazione della miseria e del linguaggio. Era un sottoproletariato diverso da tutti
gli altri fenomeni culturali, era un mondo costruito sulla tradizione e sulla sua costante
rigenerazione. Era una cultura che Pasolini arriv a denire viva. Oggi esiste ancora
unonda indenita di disperati che popolano le metropoli del nuovo millennio o che ad esse
si affacciano. Sono i nuovi falangisti? Questo molto improbabile. Nella stessa opera cin-
ematograca di Pasolini, Accattone, si intuisce chiaramente unantropologica disaffezi-
one allordine industriale moderno da parte del sottoproletariato, di quel sottoproletariato.
Oggi, i nuovi paladini della povert e della marginalizzazione sociale entro i conni del
mondo iper- sviluppato, sono immigrati, zingari, barboni ed inoccuppati. Soggetti
simili a quelli arruolati dal paradigma del Gran Riuto ma complessivamente diversi. Sono
separati dal muro dellincomunicabilit sostanziale e non riutano lordine, ma aspirano
ad entrarvi. Per loro la realt stabilita, nella sua apparente ma tangibile opulenza, non

86
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

la propria, ma la considerano unica. Vi una tensione a volte inconscia allintegrazione


sociale ed economica; e anche da parte degli zingari vi un rispetto della ricchezza altrui
perch oggetto godibile di latrocinio o sfruttamento attivo.50
E molto difcile denire compiutamente i conni e la composizione di questo
strato, minoritario in occidente, che non sta n con il despota n con il popolo,
che sfuggente e non si presta bene alle statistiche, comprendendo oggi numerosi
clandestini o con espressione pi elegante sans papier che vivono fra lombra
e luce del sole, ma che pu fungere da comodo capro espiatorio per distogliere
lattenzione dai veri problemi sociali come accaduto in Italia nel caso dei rom e
degli altri zingari51, preparando il terreno allapprovazione del DDL 733 noto come
decreto sicurezza, repressivo anche in molti altri ambiti e rappresenta la vivente
prova del fallimento del modello di societ aperta, in verit al mercato e alla
globalizzazione, che ci stato imposto.
Ho deciso di identicare questo insieme di soggetti con la diffusa e nota espres-
sione, immancabilmente esotica, di Under-class, ma scontato che la questione ne-
cessiter di futuri approfondimenti.
Scendendo ancora, dalla zona grigia delle aspettative decrescenti, del nuovo
sfruttamento del lavoro e dellemarginazione urbana, no alle zone infere di quelli
che furono il terzo e il quarto mondo, si incontra lo strato propriamente Pauper,
il pi numeroso nel mondo e praticamente assente nei paesi delloccidente e del
nord di pi antica industrializzazione.
Lultimo strato della Pauper class quello che giustica pienamente il nome della
nuova super classe destinata ad accogliere tutte le variet dei subordinati, e va da
coloro che praticano ancora lagricoltura tradizionale di sussistenza ad esempio
in India in cui la popolazione rurale oltre il settanta per cento del miliardo di abi-
tanti [e un terzo della popolazione vive sotto la soglia di povert], nella stessa Cina
che ha una popolazione rurale ancora maggioritaria, in vaste regioni dellAmerica
Indio-Latina o altrove nel mondo agli ottocento milioni di persone che soffrono
la fame [quella vera, hunger, famine, hambruna, ecc.], compresi in quei due mili-
ardi che comunque sono condannati alla malnutrizione52 e fra questi circa cento
e cinquanta milioni di bambini drammaticamente sottopeso in rapporto allet,
molti dei quali africani.
La mappa della fame e della malnutrizione abbraccia sostanzialmente tre conti-
nenti, e quindi la maggior parte dellumanit, con oltre seicento milioni di persone
denutrite in Asia, con un terzo della popolazione dellAfrica Subsahariana che fa
la fame [ larea pi a rischio nel mondo], con oltre cinquanta milioni di persone
connate nella miseria in America Indio-Latina.
Ma il fenomeno della malnutrizione complici la crisi sistemica globale,
laumento dei prezzi dei prodotti agricoli e alimentari, la riduzione dei redditi da
lavoro, la disoccupazione in crescita colpisce marginalmente, almeno per ora,
anche nei paesi cos detti sviluppati, in cui vi sono circa quindici milioni di denu-
triti.

87
EUGENIO ORSO

Un oceano sterminato di persone diviso seppur non equamente fra gli emis-
feri e i continenti, caratterizzato da grandi differenze culturali e religiose, che si-
curamente non pu costituire un grande gruppo omogeneo, men che meno cons-
apevole della propria natura e dotato di coscienza di classe, ma rappresenta al
contrario una vera babele di idiomi, di stili di vita, di tradizioni, in cui risaltano
inevitabilmente le differenze dovute al ceppo razziale di appartenenza, alla remota
origine culturale e per il quale la principale caratteristica comune la quotidiana
lotta per la sopravvivenza.
Anche se personalmente nutro qualche dubbio in merito allefcacia delle in-
iziative dellUNICEF nel combattere il devastante problema della malnutrizione
e della povert che afigge soprattutto i pi deboli, bambini e donne, non posso
non riconoscere facendo riferimento al drammatico appello umanitario di questa
organizzazione per il 2009, con la richiesta di un miliardo di dollari per trenta-
sei paesi in crisi53 che nel solo, piccolo territorio palestinese occupato e tenuto
cinicamente sotto pressione dagli israeliani la condizione di indigenza riguarda
un milione e ottocentomila bambini e novecentomila donne, mentre lemergenza
della regione africana del Darfur, che fa parte di quel Sudan recentemente in via di
colonizzazione da parte dei globalisti cinesi e sconvolto dalle azioni repressive
delle spietate milizie janjaweed, riguarda ben due milioni e settecentomila sfollati,
spesso privi anche di acqua potabile.
Sommando i molti casi di conitto nel mondo, si arriva ai grandi numeri
che assieme a quelli dei gi poveri o poverissimi colpiti da catastro naturali,
dallapertura al mercato dei loro paesi o semplicemente troppo lontani dalle
direttrici dello sviluppo economico per avere qualche modesta ricaduta positiva,
potrebbero evocare una sorta di nemesi malthusiana, anche se la popolazione
mondiale mantiene complessivamente la sua costante tendenza allaumento, no-
nostante fame, malnutrizione, contrazione delloccupazione e aumento dei prezzi
dei prodotti agricoli.
Volendo tornare per un attimo al sistema-mondo teorizzato da Immanuel
Wallerstein, rileviamo che la parte pi sfortunata della Pauper class si concentra in
buona misura nella semi-periferia e soprattutto nella periferia, no alle sue propa-
ggini pi estreme e dimenticate i 25 paesi pi poveri del mondo, quasi tutti in
Africa , mentre sembrano ancora incolmabili ed in molti casi destinati ad ampli-
arsi gli squilibri economici fra centro e periferia.
Questa una pagina sulla quale scrivo soltanto qualche riga, spero minima-
mente signicativa ma sicuramente insufciente, perch denire con precisione i
sub-strati e i segmenti di questo grande aggregato e analizzarne le caratteristiche
e le peculiarit rappresenta un lavoro improbo, com facilmente immaginabile,
che richiederebbe una molteplicit di competenze, dal sociologo alleconomista,
con lapporto delletnologo, dellesperto di storia delle religioni e di tante altre
gure specializzate e, naturalmente, un impegno di studio e di lavoro sicuramente
pluriennale.

88
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

Appare chiaro quanto meno a chi scrive, per tutto quanto precede, che una sto-
ria rimessasi prepotentemente in movimento dopo lubriacatura di liberismo, mer-
cato senza limiti e democrazia per tutti, ci riveler negli anni venturi se la Global
class e la Pauper class, emerse dallo sconnato oceano della mondializzazione, dalla
poltiglia sociale prodotta distruggendo il vecchio ordine e scivolando nel pieno
della cos detta epoca postfordista, si affronteranno in un duro scontro epocale,
favorito dalle prevedibili asprezze della crisi sistemica e forse peggiore di quello
che oppose per lunghi decenni la vecchia borghesia al proletariato industriale, o
il popolo della prima met del mille e ottocento ai regimi dispotici dellepoca e
se, fra subalterni di cos diversa origine e condizione, potr nascere una sorta di
solidariet o almeno unalleanza di natura tattica, contro lo strapotere dei Signori
della mondializzazione.
Avranno le due classi globali in particolare la classe povera che si sta for-
mando sotto i nostri occhi e di cui poco si parla nei consessi accademici e nei salotti
buoni della cultura i loro Marx, i loro Weber e i loro Sombart, in grado non
soltanto di produrre una vasta e illuminante letteratura sullargomento, ma anche
di anticipare i futuri cambiamenti economici e sociali e di inuire su di loro?
Ci sono ancora grandi personalit, nel campo delle discipline politiche e sociali,
in grado di produrre analisi di ampio respiro e di spiegarci questa realt, indican-
do una via duscita praticabile davanti al fallimento della globalizzazione, oppure
gli intellettuali hanno una dipendenza tale dal potere effettivo, da svolgere una
funzione paragonabile a quella degli obbedienti ufciali subalterni nellesercito, per
dirla con le chiare parole di Antonio Gramsci54?
Per ora si pu far afdamento sullimpegno, sulle indubbie capacit analitiche
e creative del losofo Costanzo Preve, e non certo poco
Ma intanto che aspettiamo altre adesioni, possiamo notare che alcuni accadi-
menti dei mesi passati testimoniano che lo scontro sociale gi ai primi, seppur
timidi inizi, ma rischia di aggravarsi progressivamente con il passar del tempo
e lestendersi del disagio immaginiamo gli effetti che potrebbero avere dieci
anni di instabilit o di vera e profonda depressione economica ed destinato e
proseguire e intensicarsi a tutte le latitudini.
Segnali in tal senso si sono gi manifestati, n dal momento in cui la crisi nan-
ziaria si trasferita nel mondo reale: dalla breve occupazione sica di Wall Street
negli U.S.A. lo scorso anno, ai disordini provocati dagli operai cinesi rimasti senza
lavoro nel Guandong, no a quella rivolta greca che non stata soltanto un som-
movimento di giovani alternativi, come qualcuno avrebbe voluto far credere, ma
linizio di una diffusa protesta sociale, e al recente sciopero dei lavoratori inglesi,
apparentemente rivolto contro i lavoratori italiani, ma nella realt contro le ester-
nalizzazioni che sottraggono lavoro in loco.
Anche se si tratta di precisi segnali che indicano linsorgenza di un malessere
sociale dai paesi di antica industrializzazione al grande emergente cinese, non sia-
mo ancora alla vigilia di una rivoluzione e di certo le capitali non sono in amme,

89
EUGENIO ORSO

sia ben chiaro, trattandosi semmai di manifestazioni solo in qualche caso vio-
lente di un diffuso malessere che non connato nei recinti in cui si muovono le
sempre pi numerose sotto-classi urbane e i gruppi di marginali, ma che sconna
talora nei residenziali, nei quartieri buoni, addirittura nella high street, e riguarda,
oltre agli operai a rischio di disoccupazione, i ceti medi impiegatizi e i cos detti im-
produttivi, coloro che svolgono attivit intellettuali e di concetto, ma poi anche
artigiani, lavoratori autonomi, piccoli imprenditori, e via discorrendo.
Ed anche se la rivoluzione non per domani mattina, il consenso nei confronti
di un sistema di potere che sparge impoverimento e infelicit inizia a ridursi, ma
ci accade proprio da parte di quei gruppi di subordinati che hanno supportato
quello che ormai da considerarsi lancien rgime nella precedente fase capitalis-
tica, durante il lungo confronto con lUnione Sovietica, ottenendo in cambio un rel-
ativo benessere e una certa promozione sociale, mentre ora si stanno lentamente
svegliando e forse prenderanno coscienza di essere stati condannati ad una vera e
propria macelleria sociale, pianicata da chi ci ha imposto la globalizzazione.
Basti pensare che uno squalo dellalta nanza del calibro di George Soros ha
parlato esplicitamente di disintegrazione del sistema nanziario ed ha previsto
disordini e turbolenze pi gravi di quelle che si sono vericate durante la Grande
Depressione, mentre i disordini arrivano no in Lettonia e in Irlanda.
In Gran Bretagna il grande paese dellEuropa occidentale pi nanziarizzato e
pi esposto al crollo, con il pessimo governo di Gordon Brown che arrivato a de-
tassare i banchieri in ossequio al primato della nanza si prevede un progressivo
alzarsi della tensione gi dalla seconda met del 2009, in conseguenza di proteste
alle quali non potr non partecipare la Middle class proletariat, che della Pauper class
sicuramente costituir linquieta avanguardia55.
I rapimenti di manager in Francia e in Belgio per la difesa del posto di lavoro
serviranno di esempio, quale nuova forma di lotta, anche qui, in Italia, dove si vor-
rebbe limitare progressivamente con luso dello strumento normativo il diritto di
sciopero, no ad arrivare alla sua soppressione di fatto?
Si arriver a minare le fabbriche minacciate di chiusura o di pesanti riduzioni
dorganico per ottenere almeno una congrua liquidazione?
Si giunger anche qui, in Italia e in Europa, nella campagna veneta o nella
grande cintura che circonda Parigi, ad una spietatezza inusitata, frutto della dis-
perazione e della paura del futuro, linciando a bastonate e colpi di pietra il man-
ager inviato nello stabilimento per ristrutturare, realizzare fusioni e licenziare
come accaduto di recente in Cina56?
E arduo, al momento attuale, distinguere quelli che sono i segnali, frammentari
e ancora confusi, dellinsorgenza di una nuova lotta classe dalle ultime battaglie,
decisamente di retroguardia, di una classe operaia, salariata e proletaria che sta
scomparendo assieme a quella coscienza di classe che ne animava le soggettivit.
Daltro canto, peggioramento delle condizioni di vita e paura del futuro stanno
investendo come unonda durto anche i ceti medi, la cui reazione, se per il mo-

90
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

mento ed anche a causa del maggior livello di integrazione che esprimono, non
si fatta ancora sentire, non da escludere quanto meno nel medio periodo, quan-
do la loro condizione sar ancor pi simile a quella del lavoro operaio e quando
comprenderanno nalmente di essere loggetto privilegiato delle stesse, sgrade-
voli attenzioni.
Non va dimenticato che i ceti medi ri-proletarizzati pur essendo ben altra
cosa rispetto al borghese ottocentesco hanno nel loro DNA elementi sia della
vecchia borghesia, nei suoi strati medi e bassi coincidenti con la cos detta classe
media di massa, sia del proletariato nei suoi strati pi alti e, in particolare, della
sua aristocrazia operaia pi colta e pi specializzata, essendo essi stessi il prodotto,
se mi si passa lespressione, di una ibridazione, negli U.S.A. ma soprattutto in
Europa occidentale, realizzatasi in buona misura durante il solito trentennio glo-
rioso, che va dalla ne della seconda guerra mondiale alla met degli anni settanta
del novecento.
In quel periodo storico, i principali attori del sistema capitalista nella parte oc-
cidentale del mondo, ancora signicativamente legati agli stati e ai mercati nazion-
ali, hanno concesso di ridistribuire la ricchezza, impiegando parte di quello che al-
trimenti avrebbe costituito plusvalore destinato a nire interamente nelle loro sac-
cocce e risorse da impiegare nel confronto strategico, per tale via emancipando
una parte dei subalterni e migliorando condizioni di vita materiale e aspettative, in
concreto, di unaliquota numericamente importante della popolazione.
La stessa P.M.I. italiana che rischia un de profundis, quella fragile ossatura
produttiva poco interessata a ricerca e innovazione e abituata a giocare in difesa,
che percorre il paese dal triveneto alle valli lombarde, gi da tempo messa in crisi
dalla globalizzazione, dalla concorrenza degli emergenti e schiacciata oggi nella
morsa dello spietato credit crunch bancario per la quale, oltre che per la solita
Fiat e i resti della grande industria privata, la conndustria si produce in lai e
lamentazioni nei confronti dellesecutivo in carica onde ottenere soccorso e nan-
ziamenti nata in parte signicativa grazie allintrapresa di operai specializzati e
di tecnici che si sono messi in proprio, allinizio con pochi capitali e con qualche
debito, con pochissimi dipendenti e in vecchi capannoni, proprio negli anni gra-
vidi di speranza del dopoguerra e nel ricordato trentennio.
In effetti, non certo per bont o per un rigurgito incontenibile di responsabil-
it sociale che le oligarchie dellepoca hanno deciso di allargare i cordoni della
borsa, ridistribuendo la ricchezza e consentendo alle amministrazioni pubbliche
di nanziare le grandi spese che il welfare in espansione comportava, con conseg-
uente limitazione dei protti.
In occidente la ricchezza stata parzialmente ridistribuita, a vantaggio dei sub-
alterni, per generare consenso e imporre un modello di capitalismo fra i tanti pos-
sibili nel quadro di un preciso conitto strategico planetario, dentro le logiche di
un mondo bipolare, tutto da giocare nei decenni del dopoguerra con linsidioso
concorrente sovietico, il quale rappresentava unalternativa reale e praticabile per una parte

91
EUGENIO ORSO

dei subalterni allinterno della famiglia capitalistica no ad una certa epoca una sorta
di potente richiamo ideologico e unaltra, possibile, strada da seguire nel percorso che si cre-
deva e ancora si crede innito dello sviluppo economico, mantenendo la propriet pub-
blica del suolo, escludendo la grande propriet privata dei mezzi di produzione,
ma soprattutto impedendo il controllo privato della dimensione nanziaria e della
moneta a puro ed esclusivo benecio delle oligarchie dominanti.
Il vittorioso confronto con lUnione Sovietica e la parte del mondo a lei tribu-
taria non avvenuto esclusivamente con schieramenti di truppe in Europa, con
lequilibrio del terrore e il dislocamento di armi nucleari, attraverso i conitti in
molti casi per interposta persona e deniti ipocritamente a bassa intensit nelle
aree periferiche del mondo, ai conni dellimpero, ma si dispiegato sul piano
sociale opponendo al poco, ma garantito per tutti il pi convincente e allettante molto e
abbondante per la maggioranza, no a contagiare la stessa societ sovietica, contribuendo
a minarne la stabilit dallinterno con il cavallo di troia della promessa di promozione so-
ciale e di conseguimento dellabbondanza materiale, e a riscuotere per tale via consensi fra
le stesse popolazioni57 che vivevano dallaltra parte del muro.
La classe media glia di un compromesso fra stato e mercato che oggi appartiene
sempre di pi alla storia passata, ha rappresentato almeno in parte, estendendosi
a tutto loccidente avanzato, la realizzazione del sogno di una societ comunque
capitalista, ma caratterizzata dallemancipazione dei lavoratori e dal progressivo
prevalere dai colletti bianchi espressione di un raggiunto benessere materiale e
portatori della prospettiva futura di ulteriori miglioramenti, primi depositari delle
ormai defunte aspettative crescenti ed ha rapidamente acquisito unindubbia im-
portanza, non soltanto numerica, nella societ e per gli equilibri della politica.
Uno strumento utilizzato per falcidiare la classe media in tutto loccidente ric-
co e di antica industrializzazione, a partire dai suoi livelli pi bassi legati al lavoro
dipendente nel settore privato e in quello pubblico, e per ridurre le generazioni pi
giovani allo stato di classe povera pur avendo garantito no ad ora elevati livelli
di scolarizzazione stato quello dellintroduzione nellindustria, nei servizi e
nel settore delle pubbliche amministrazioni del lavoro temporaneo, essibile e a
tempo parziale.
Questo subdolo cavallo di troia ampiamente utilizzato dai neofeudatari glo-
bali che ha contribuito a ri-plebeizzare i ceti medi, in Italia come in Francia, in un
processo ancora in pieno corso indubbiamente il lascito della globalizzazione
che sta creando un grave problema sociale in tutto il nord e loccidente del mon-
do, al punto di far scrivere al coraggioso e autorevole sociologo italiano Luciano
Gallino, da sempre contrario al precariato e al lavoro essibile senza tutele, che la
essibilit glia primogenita della globalizzazione. Lo , si badi, non nel senso che esiste
un processo universale chiamato globalizzazione al quale le imprese debbono forzatamente
adeguarsi, ricorrendo, tra gli altri, allo strumento del lavoro essibile. Ma piuttosto nel
senso che la globalizzazione derivata dalla ricerca duna complessa riorganizzazione della
produzione, [] che per un verso premia le imprese che sanno usare la maggior quota di

92
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

lavoro essibile e per laltro impone di ricorrere a questultimo al ne di ridurre i rischi


dellinterdipendenza.58
E persino inutile precisare, a questo punto, che la essibilizzazione del
lavoro attraverso i contratti a termine, i contratti che da noi sono detti atipici per
distinguerli dal buon, vecchio contratto di lavoro a tempo indeterminato, in via di
scomparsa come se fosse un ingiusto privilegio concesso da un monarca impazzito
alle plebi, linvenzione dei parasubordinati che si volevano e si vogliono spacciare
per autonomi e lo stesso lavoro nero che realizza il massimo della essibilit
a vantaggio dellimpresa e del protto, re-introducono drammaticamente la con-
cezione del lavoro come merce.
Il lavoro umano si considera, dunque, alla stregua di tutti gli altri beni e servizi
impiegati nel processo produttivo, senza tener conto [e volutamente] che una mer-
ce il lavoro non , essendo un carattere costitutivo della persona e parte integrante
della sua vicenda esistenziale.
Ma non si tratta soltanto di una questione di razionalizzazione dei processi
produttivi per la compressione dei costi, a vantaggio del monte protti e dei rent-
iers, essendo frutto di una precisa scelta politica di portata epocale.
Un potere nanziario nomade e internazionalizzato, liberticida e privo di scru-
poli, quale quello di cui si sente investita la classe globale, nellera della delocaliz-
zazione della produzione, della contrazione delloccupazione nei settori tradizion-
ali e della diffusione di economia immateriale, produzioni culturali e spazzatura
nanziaria speculativa, non ha pi necessit di servirsi di una numerosa e ben
pagata burocrazia, costituita da colletti bianchi impiegatizi e tecnici idealmente
eredi delle vecchie aristocrazie operaie.
Allo stesso modo, non serve pi un esteso corpo insegnante o una nutrita schiera
di medici, se si prevedono per il futuro tagli sempre pi draconiani alle risorse da
destinare alla scuola e alla sanit pubbliche.
I soggetti ri-plebeizzati e essibilizzati sono quelli che possono rappresentare
un pericolo per il potere globalista, essendo ben acculturati, dotati di buone pro-
fessionalit ed elevati livelli di scolarizzazione, che consentono di comprendere
e affrontare le complessit del presente e che potrebbero metterli in grado, senza
eccessivi problemi, di gestire autonomamente sistemi complessi sostituendosi ai
loro remoti padroni.
Senza voler aderire a derive di tipo biopolitico-moltitudinario, molto di moda
in questi ultimi anni e tutto sommato funzionali al potere, ci si potrebbe spingere
no al punto di ipotizzare la nascita di una sorta di General Intellect postmod-
erno, reso possibile dalle professionalit, dalle conoscenze scientiche, dalle ca-
pacit tecniche e organizzative, delle possibilit di comunicazione, dal know-how
espressi dai cos detti ceti medi moderni e dagli eredi della classe operaia.
Dal professore universitario precario ormai alla corda al lavoratore temporaneo
connato nei call center dopo lunga scolarizzazione, dal quadro aziendale che ha
perso il posto a causa della crisi globale, no alloperaio licenziato ed escluso dal

93
EUGENIO ORSO

processo produttivo, da un giorno allaltro, in seguito alla chiusura dei battenti


della fabbrica di componenti per lelettronica in cui lavorava.
Non si tratterebbe dellintelletto generale appena abbozzato, nei suoi lineamenti
essenziali, dal Marx che aveva conosciuto il capitalismo borghese ottocentesco59,
naturalmente, ma di un nuovo soggetto storico-rivoluzionario, generato proprio da
una saldatura fra Middle class proletariat e New Workers per fronteggiare unlite
vampiresca, dotata di grandi mezzi nanziari, di efcienti apparati coercitivi e
repressivi, ma numericamente esigua e protetta soltanto da mercenari.
La condivisione dei saperi, il poter sfruttare le possibilit di comunicazione e le
tecnologie dellepoca sono punti di forza di una certa importanza, ma purtroppo
da soli non bastano.
I gruppi di comando della Global class sono gi da tempo insediati nel cuore
della decisione strategica per la riproduzione sociale, e inoltre siamo lontani dal
raggiungimento dellautocoscienza, per quanto riguarda i predetti strati della fu-
tura classe povera, i quali sono ancora in via di formazione e le vecchie classi sono
scompaginate e soggette, nel momento presente, a quel processo di frantumazi-
one e di atomizzazione sociale che ha come nalit la scomparsa denitiva dei
vecchi equilibri.
Certo, quando Middle class proletariat & New Workers sorgeranno deni-
tivamente dal brodo primordiale, si incammineranno sulla strada che porta
allautocoscienza, e potranno individuare il Nemico oltre le cortine fumogene che
avvolgono il presente.
Nel contempo, inizieranno a misurare la loro forza saggiando le difese del
Nemico e la possibilit di valersi, nella lotta di liberazione, della potenza mate-
rializzata del sapere, dilagata con lavanzamento della scienza e lapplicazione
delle nuove tecnologie.
Le tecnologie informatiche e della comunicazione, la cui potenza spesso e non
a torto si enfatizza, hanno rappresentato no ad ora, pi che una nuova e potente
arma a disposizione dei resistenti [non considerando qui il fenomeno al-Qida,
per il quale ci vorrebbe un lungo discorso in separata sede], unulteriore possibilit
di controllo offerta ai dominanti, nonch un veicolo per il condizionamento e la
diffusione massiva delle idee neoliberiste.
Tali tecnologie hanno rappresentato e rappresentano, inoltre, un nuovo, ef-
cace veicolo per latomizzazione sociale e per isolare i soggetti in un contesto
virtuale.
Il software sociale, quale Facebook, od anche Twitter, molto di moda e non a
caso molto reclamizzato punta a sostituire le possibili comunit nel mondo re-
ale con inconsistenti comunit online, connate nelletere, e punta a dividere, a
separare, pi che a unire, creando una sorta di cella nelletere nel quale connare
il singolo.
Se gli anni ottanta dello scorso secolo sono stati contrassegnati da un certo ri-
usso nel privato, in seguito alla sbandierata morte delle ideologie novecentesche

94
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

mentre nella realt si trattato dellavvio di una riorganizzazione culturale e


ideologica, necessaria per il mantenimento e lestensione del potere delle nuove
lites oggi possiamo gi parlare, in un certo senso, di un riusso nel virtuale,
che per avviene sempre nel quadro della gigantesca riorganizzazione culturale
ed ideologica in atto.
Non a caso si va rapidamente verso lera del cos detto web semantico [che
dovrebbe entrare in circolo entro il duemila quindici], con migliori possibilit in-
terpretative delle richieste dei fruitori dello strumento, approssimandone il lin-
guaggio naturale, allo scopo formale e conclamato di identicare meglio le loro
esigenze, ma in realt semplicando linterfaccia per amplicare la possibilit di
pilotarli dove voluto e, come ovvia conseguenza, di controllarli60.
E anche vero, per, che tali tecnologie potranno diventare in futuro, per
quegli stessi dominanti che ne rivendicano il pieno controllo [no a minacciare
lattivazione di legislazioni repressive e loscuramento per i dissidenti], unarma
a doppio taglio, in quanto le idee neo-rivoluzionarie potranno viaggiare molto ve-
locemente in rete ed chiaro che lobiettivo di un controllo totale del complesso
mondo del web, da parte del potere, pressoch impossibile da raggiungere.
Quello che certo che lorigine di un vero movimento rivoluzionario non
potr mai essere virtuale61, e la sua nascita sar possibile se e soltanto se ma-
tureranno le condizioni storiche nel mondo reale, prima fra tutte il raggiungi-
mento dellautocoscienza da parte degli alti strati della nuova classe povera.
In ogni caso le possibilit di connessione offerte potranno essere sfruttate per
diffondere messaggi, reclutare volontari, organizzare nuovi gruppi sul territorio,
approttare con maggior rapidit ed efcienza degli errori commessi dal Nemico,
lanciare e diffondere allarmi in caso di azioni repressive, eccetera.
Su un ben pi concreto terreno di scontro, non escluso che si potr arrivare a
gestire autonomamente strutture industriali ancora efcienti, abbandonate al loro
destino dagli speculatori-capitalisti-sciacalli in fuga o perch non pi appetibili
e spremibili, creando cos liere autogestite fuori del controllo, diretto o indi-
retto, della Global class.
Quanto precede dovrebbe accadere preferibilmente entro il fatidico 2050, alla
met del secolo o poco oltre, ossia fra una generazione e mezza, come direbbe un
demografo per il quale la distanza generazionale di un trentennio, perch dopo
sar veramente troppo tardi.
Ri-proletarizzazione o meglio ri-plebeizzazione, volendo essere pi precisi
e coerenti con la natura del capitalismo ultimo e essibilizzazione di massa
hanno certo lo scopo di ridurre il costo del lavoro per unit di prodotto, accanto
a quello ancor pi importante di forgiare neoplebi [o neoschiavi?] facilmente con-
trollabili e obbedienti, da impiegare nelle future creazioni di valore e nei futuri
conitti globalisti, ma anzitutto hanno la funzione di impedire la predetta salda-
tura.

95
EUGENIO ORSO

Tornando al passato che abbiamo alle spalle, alla pi recente storia contempo-
ranea e al passaggio dalla precedente alla attuale fase capitalistica, in un ennesimo
dialogo con Luigi Tedeschi comparso su uno degli ultimi numeri del bimensile
di cultura, attualit e informazione Italicum, Costanzo Preve analizza il fenom-
eno della ri-plebeizzazione dei cos detti ceti medi e lo denisce come il paradosso
dellingratitudine.
Con le parole illuminanti di Preve:

Ed il paradosso dellingratitudine sta in ci, che le classi medie, che pure hanno
permesso alle oligarchie capitalistiche la piena vittoria contro il povero baraccone
dispotico egualitario subalterno del comunismo storico novecentesco realmente esis-
tito [], sono state ripagate dalle oligarchie vincitrici, che non avrebbero mai vinto
senza il loro appoggio decisivo, con il lavoro provvisorio, essibile e precario, con
let delle aspettative decrescenti, ed in poche parole con labbattimento del prolo
storico borghese classico, che Hegel individu nella famiglia e nella permanenza per
la vita intera del lavoro professionale stabile e sicuro, unico involucro possibile della
cosiddetta eticit62.

Per questo qualsiasi riferimento al possibile ritorno dello stato etico, in un con-
testo di crisi dagli esiti imprevedibili come lattuale, alletica dimenticata e travolta
da individualismo e utilitarismo che informano i comportamenti dei Signori della
mondializzazione e di riesso delle nutrite schiere di loro sottoposti, fa oggi paura
ai detentori del potere effettivo, ai pubblicisti del mercato e del neoliberismo, ai
paladini in mala fede di quella liberaldemocrazia venduta allingrosso come il mi-
gliore dei sistemi possibili.
Si preferiscono di gran lunga le fuorvianti e interminabili discussioni pubbli-
che propagandate periodicamente dai media con il duplice scopo di spostare
lattenzione dalle questioni sociali e di fare audience pur su argomenti non
secondari e di una certa rilevanza, non di rado di una certa complessit scientica,
quali la morigeratezza dei costumi, la lotta alla pornograa, lidratazione forzata
di persone in stato di vita vegetativa e di minima attivit cerebrale, leutanasia o
buona morte per i malati terminali.
Come se non bastasse, dopo aver usato e gettato le classi medie, le oligarchie
convertitesi in nuovi feudatari globali utilizzano questo momento di estrema dif-
colt e di angoscia per moltissimi, che sono prossimi al baratro o sono spaven-
tati dalla prospettiva della disoccupazione e dellesclusione, per rastrellare denaro
pubblico fresco, sotto minaccia di un clamoroso crollo a livello mondiale dei
sistemi bancari e della nanza internazionalizzata, che trascinerebbe con s, spro-
fondandoli nellabisso di un nuovo medio evo, leconomia reale, decine di milioni
di posti di lavoro e le speranze di ripartenza della produzione e dei consumi63.
Se nella seconda met dellottocento le oligarchie del tempo procedettero, dopo
la repressione della Comune di Parigi del 1871 e durante la grande depressione del

96
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

1873-1896, alla nazionalizzazione patriottica delle masse, processo di autentica


delizzazione che ha contribuito negativamente allo scatenamento del primo e
del secondo conitto mondiale in Europa e al suo inspiegabile suicidio, aprendo
le porte ad un secolo di preminenza statunitense, come ci fa notare acutamente
Costanzo Preve64, oggi possiamo ben parlare di essibilizzazione delle masse e di loro
precarizzazione per ridurne progressivamente la pressione sul prodotto sociale
e incrementare le risorse disponibili, non tanto e non soltanto al ne di alimen-
tare i consumi di prestigio della Global class in senso squisitamente neofeudale,
ma quanto in vista dellintensicazione del conitto politico-strategico fra gruppi
dominanti.
Nellepoca alla quale si riferisce Preve la delizzazione nazionalistica dei ceti
medi, nati dalla pi antica piccola borghesia, ha costituito un passaggio necessario
per preparare i dissennati scontri nali fra gruppi di potere oligarchici [in cui ave-
va ancora un peso signicativo la vecchia aristocrazia, accanto allalta borghesia
ormai egemone], per ottenere consenso e disporre di quadri militari intermedi af-
dabili reclutati proprio fra i ceti medi di massa, no ad arrivare alle spaventose
carnecine della prima e della seconda guerra mondiale, attraverso le quali la resa
dei conti elitista ha trovato la sua pi sanguinosa e distruttiva espressione storica.
Anche la essibilizzazione delle masse, con la precarizzazione e ri-plebeizzazione
dei ceti medi moderni avviene in preparazione di uno scontro nale per ora
principalmente e visibilmente concentrato su un piano economico-nanziario e
commerciale fra gruppi strategici della classe globale, in modo particolare fra
Americani e Orientali, con i nuovi attori Russi e Cinesi che saranno inevitabilmente
in prima la.
Quando la misura sar colma? Quando i subordinati e soprattutto i cos detti
ceti medi comprenderanno che si tratta soltanto di un inganno, perpetrato per rip-
ulirgli il portafoglio una volta e per tutte, per costringerli in nuova condizione so-
ciale, di massimo sfavore, spingendoli in quel immenso serbatoio di forza-lavoro
intercambiabile, squalicata e a basso costo, in competizione per un tozzo di pane,
che sar la composita Pauper Class, gi oggi sulla via di un processo di formazione
velocizzato dalla crisi?
Inspiegabile sembra lestrema passivit dimostrata no ad ora dai ceti medi gli del wel-
fare e dal mondo del lavoro in generale, davanti allautentica e spietata macelleria sociale
messa in atto dalle lite globali e dai loro referenti politici locali, e questo soprattutto nei
paesi dellEuropa occidentale dove il cos detto keynesisimo assistenziale ha avuto
la sua pi ampia manifestazione ed ha portato i maggiori beneci.
Si potrebbe giungere ad insinuare, addirittura, che vi sia da parte delle vittime
sacricali una certa condiscendenza, se non una vera e propria condivisione di
pseudo-valori, modelli e obiettivi.
E questo un fenomeno che dovr essere analizzato e acclarato, tenendo conto
che a tale passivit non sono estranei latomizzazione della societ, la diffusione
capillare del neoliberismo e dellideologia mercatista e lassenza di paradigmi

97
EUGENIO ORSO

alternativi, la cooptazione nel sistema di esponenti politici appartenenti alle mag-


gioranze e alle opposizioni parlamentari che spesso applicano le stesse politiche, e
dei dirigenti sindacali che imboniscono e circuiscono i lavoratori afnch accettino
supinamente anche i bocconi pi amari.
Una risposta potrebbe essere che il processo di essibilizzazione delle masse, tuttora
in pieno corso, sta avendo grande successo e se non vi sar una reazione diffusa di segno
contrario nei prossimi decenni, entro la met del secolo o poco oltre come ho gi scritto
in precedenza, ipotizzando arditamente un futuro General Intellect postmoderno e
postmarxiano la vittoria della Global class rischier di essere piena, segnando indelebil-
mente il ventunesimo secolo e consegnandolo a quel capitalismo senescente e distrut-
tore del quale i neofeudatari globali sono gli aleri.
E intuitivo che tale processo non riguarda soltanto i contratti sfavorevoli e le
condizioni di lavoro peggiorative, la tolleranza nei confronti dellestensione della
economia informale [il famigerato sommerso, tanto per essere chiari] che meg-
lio realizza la essibilit, la riduzione del potere dacquisto dei lavoratori operai e
soprattutto quello delle classi medie, ancor pi importante nella distribuzione del
prodotto sociale, le invenzioni giuslavoristiche ad hoc, come il lavoro somminis-
trato, il lavoro a chiamata, i parasubordinati.
La essibilizzazione delle masse prima di tutto investe importanti aspetti ideo-
logici e culturali, originati da quella micidiale trappola globalista e ultraliberista
in cui caduta una parte signicativa dellumanit e che si pu sintetizzare con
lespressione pensiero unico, dal quale si dipartono gli aspetti ideologici neoli-
beristi, mercatisti e del politicamente corretto65.
Se c comunque la speranza che la crisi sistemica in atto moltiplichi i bruschi
risvegli e sveli i contorni di una spietata realt, oltre le cortine fumogene e pseu-
do-ideologiche stese abilmente dal potere dellepoca, vi nel contempo il rischio
di uneccessiva frammentazione del possibile conitto e della scarsa efcacia delle
forme di lotta adottate.
Il potere ha a disposizione ampi strumenti di prevenzione e notevoli capacit
di dividere ed indebolire i resistenti, cooptandone i capi con benet e lusinghe,
oppure silenziandoli, o ancora screditandoli, perseguitandoli sottilmente se non si
adeguano [accuse infondate di corruzione, scandali sessuali, vicende passate pre-
sentate in modo distorto e amplicato, ecc.], ed inoltre dispone di grandi risorse
per deragliare la protesta su un binario morto.
In Italia, ad esempio, forme di lotta tradizionali e stancamente ripetitive, op-
pure centrate principalmente sulla risonanza mediatica [tenendo conto che i media
nella quasi totalit sono in mano al clero secolare giornalistico controllato dalla
Global class, e che in un certo senso sarebbe come andare dal ladro a denunci-
are il furto], od anche troppo morbide, portate avanti civilmente e in punta di
piedi per non disturbare la circolazione ferroviaria, quella stradale e il sonno nei
quartieri alti, potrebbero costituire addirittura un regalo per i nuovi dominanti,
consentendo unulteriore marginalizzazione del problema sociale.

98
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

Forme di lotta pi aggressive, non politicamente corrette, raggiungerebbero


comunque lo scopo di far emergere la questione sociale, se non di drammatiz-
zarla alzando il livello dello scontro, anche se porgeranno sicuramente il destro al
potere sempre pronto ad attivare tradizionali meccanismi repressivi da stato di
polizia, nel caso che non bastino pi i circenses e lintontimento mediatico della
societ dello spettacolo per lanciare falsi allarmi attraverso la grancassa me-
diatica, quali la ripresa del terrorismo, la minaccia di un nuovo brigatismo, il
pericolo anarco-insurrezionale e simili, al ne di criminalizzare i resistenti, semin-
are insicurezza diffusa nel corpo sociale [se non un vero e proprio panico] e poter
giusticare duri interventi repressivi.
Non escluso, nellipotesi di un relativo successo iniziale della protesta, che ri-
compaia lo spettro di nuovi e sanguinosi attentati dinamitardi, i quali andrebbero
inevitabilmente ad arricchire il libro nero dei misteri dItalia, quanto a mandanti
ed effettive responsabilit da Piazza della Loggia in Brescia alla stazione ferrovi-
aria di Bologna aggiungendovi una nuova, triste pagina.
In tale caso, si ricomporr immediatamente lunit del partito unico della ri-
produzione capitalistica in realt, mai venuta meno e vi sar piena concordia e
condivisione di obiettivi, nella lotta al terrorismo, fra i cartelli elettorali maggiori
del PdL e del PD, solidali, incrollabili, quasi dei gemelli identici, nel difendere la
democrazia in pericolo.
Ma tutto ci potr accadere, a mio modesto parere, soltanto se la crisi provo-
cher un deciso balzo in avanti della disoccupazione, a partire dalla ne del
2009, e se azzanner con decisione alle terga, oltre agli operai dellindustria che
avevano unoccupazione stabile, anche i cos detti ceti medi, gi oggi in rapido
declino ma n troppo silenziosi e apparentemente rassegnati.
Potrebbero non bastare pi, a quel punto, i campionati di calcio, le vittorie della
nazionale, il digitale terrestre, lesposizione mediatica del sedere o di altri accessori
delle veline, gli interminabili e inconcludenti talk-show televisivi di spettacolo-po-
litica, o i montepremi ultra-milionari [sapientemente pilotati?] del superenalotto,
che hanno preso il posto della promessa di una vita eterna e oltremondana, e ancor
meno efcaci potrebbero rivelarsi gli accorati appelli del presidente della repub-
blica o di qualche altra personalit circense della politica sistemica.
A tale proposito e con riferimento alla situazione sociale che si prospetta in
Italia dopo la consueta pausa estiva, riporto di seguito il testo di un breve ma
signicativo articolo comparso di recente su Il Manifesto, dal titolo Un esplosivo
tranquillo autunno:

Credo che succeder questo. Che in settembre-ottobre avremo 700-800 mila posti
di lavoro in meno (un impoverimento per alcuni milioni di persone). Che taglier-
anno fondi alle universit con metodi furbetti parlando di merito e di efcientismo.
Che aumenteranno le tasse universitarie. Che i terremotati de LAquila non avranno
nuove case, con leccezione di una minuscola quota da mostrare in apertura di Tg1 e

99
EUGENIO ORSO

Tg5. Che i precari passati da reddito poco a reddito zero diventeranno un eser-
cito. Che la crisi servir a giusticare lennesima mattanza sociale. Insomma, credo
che succeder quel che tutti dicono debba succedere: paura e casino.
Per una volta non peregrino misurare la societ con i meccanismi della doman-
da e dellofferta: la domanda molto forte. Domanda di stabilit, di difesa dalla crisi,
di qualit dellofferta scolastica. Domanda di uscire dalle tende. Domanda di ar-
restare lerosione di reddito e di diritti. Domanda di dignit per il paese (vero, papi?).
Domanda di fermare la ristrutturazione feroce attuata con la scusa della crisi. La
domanda non manca, ma lofferta inesistente. Credo che succeder questo, che
quando salter il tappo non capiremo al volo.
Ci siederemo l a leggere, che so, le pagelle della signorina Serracchiani. O annuiremo
al vecchio buon senso progressista di Bersani su musica di Vasco. O commenteremo le
astute strategie dalemiane di apertura allUdc. O leggeremo come fondi di caff le elucu-
brazioni di partitini inconcludenti che prendono il tre per cento se si presentano insieme
e il tre per cento a testa se si presentano divisi, miracolo dellaritmetica comunista.
Credo che ci siederemo comodi, tristi ma dignitosi. E quando comincer a volare
qualche sasso, e qualche schiaffone far sciak!, ci chiederemo esterrefatti: ehi, come?
Cosa? E dovremo reimparare da capo a scrivere e pronunciare la parola conitto.
E sarebbe anche ora.66

Pur non potendo esprimermi a riguardo delle capacit predittive dellautore


dellarticolo del Manifesto, la ne del 2009 e la prima met del 2010 potranno forse
riservare qualche sorpresa, rivelandoci se vi sar lavvio di tensioni sociali destabi-
lizzanti in Italia e se ci accadr anche in altri paesi dellEuropa dellUnione, quali
la Gran Bretagna e la Francia, o addirittura negli Stati Uniti dAmerica, con stati
federati importanti come la California che arrancano, pericolosamente prossimi al
default.
Fino ad ora le rivolte pi celebri ed estese hanno assunto i connotati di insur-
rezioni pi o meno spontanee delle sotto classi urbane, di quella Under-class pre-
sente tradizionalmente ai margini delle societ ricche che genera improvvisi ri-
ots, dopo lunghi periodi di bonaccia o addirittura di invisibilit, la quale dovrebbe
rappresentare nel nostro mondo una sorta di epigono dellinafdabile lumpenpro-
letariat, costituito da ladri e soggetti dediti al crimine secondo lo stesso Marx che
in tal caso non si preoccupato di economizzare i complimenti, autentica feccia
della societ priva di qualsiasi coscienza politica e disponibile ad essere reclutata
per avventure reazionarie.
Da Los Angeles, alla banlieue francese ed ai sobborghi di Londra, pur avendo
prodotto signicativi danni e vittime, nonch un certo allarme nei poteri locali e
nel resto della popolazione, queste rivolte si sono rivelate inconcludenti, quanto lo
sono le esplosioni di pura violenza, costellate di aggressioni, atti vandalici e sac-
cheggi ma destinate ad afevolirsi e a spegnersi in tempi brevi.

100
Global class, Pauper class e Middle class proletariat

Il nuovo sottoproletariato urbano, alimentato in Europa occidentale


dallimmigrazione proveniente da altre aree del mondo oltre che da vecchi e nuovi
marginali autoctoni, e nella stessa Cina del vorticoso sviluppo dallinurbamento di
parte delle masse contadine destinate a diventare forza-lavoro industriale a basso
costo, forse non merita il disprezzo che Karl Marx riservava al lumpenproletariat
dellEuropa ottocentesca e non ne conserva, intatte, le stesse potenzialit nega-
tive, essendo culturalmente diverso da quello, ma sicuramente causer qualche
problema, se non di tenuta sistemica, quanto meno di ordine pubblico risolvibile
utilizzando i classici strumenti repressivi che restano in agguato, pur dietro una
facciata democratica e di relativa tolleranza con il procedere e laggravarsi della
crisi, anzi, delle crisi che si presentano in rapida sequenza, in alcuni casi sovrap-
ponendosi67, e seri problemi di convivenza riserver anche agli stessi futuri e
principali antagonisti della classe globale quanto meno in occidente, provenienti
dalla classe media glia della stagione del welfare e dal mondo del lavoro.
Un ben altro signicato e una ben maggiore pericolosit per la stabilit del po-
tere avranno, per, diffuse proteste promosse e guidate dal ceto medio declassato
e dai lavoratori espulsi dal processo produttivo, consapevoli di ci che hanno per-
duto e di ci che potrebbe ancora perdere, tanto vero che i governi gi da un po
di tempo si stanno preparando al peggio, dagli Stati Uniti dAmerica allEuropa,
con stanziamenti di aliquote di truppe nelle grandi citt e nelle aree urbane
sensibili, com accaduto di recente in Italia68, o con un aumento delle attivit
daddestramento per fronteggiare situazioni di guerriglia.
Se i militari cinesi hanno giurato fedelt al governo capital-comunista e non al
popolo, i poliziotti e i carabinieri italiani, pur cos inefcienti e poco professionali
da dover essere afancati da militari dellesercito e ambigue ronde volontarie,
hanno gi iniziato a randellare i lavoratori che manifestano per la difesa del posto
di lavoro e gli studenti che slano nelle piazze rivendicando un modello educativo
decente e il diritto allo studio nella scuola pubblica.
In questo presente pieno di incognite e avaro di speranze, in cui la vecchia di-
cotomia sociale Borghesia-Proletariato pressoch scomparsa assieme e nei fatti
alla dicotomia politica Destra-Sinistra, qualcuno si sar di certo chiesto:
Che ne stato della lotta di classe e dove sono le classi sociali?
Posso rispondere affermando che le nuove classi sono gi presenti nelle formazi-
oni sociali prodotte dalla globalizzazione pur con gli intellettuali che in maggio-
ranza latitano, si beano nelle vecchie teorizzazioni, sono attenti soprattutto alle
esigenze del potere e non le raccontano e uninedita lotta di classe, fra i Signori
della mondializzazione e il ceto medio che teme di scomparire, sta per incomin-
ciare anche in Italia.
Lo capiremo meglio a partire dal prossimo decennio.

101
Eugenio Orso

Approfondimenti

Nessuna conoscenza
pu sdare leternit

[Crepuscolo,
II, giugno 2007]
Rottura dei vecchi equilibri sociali e essibilizzazione delle masse
Trattando largomento evocato nel titolo, con diretto riferimento alla rottura
dei vecchi equilibri, al conseguente instaurarsi di un nuovo ordine sociale e di una
nuova struttura di classe, ritengo che si renda indispensabile un breve chiarimento
preliminare.
Chi scrive accetta una denizione di classe sociale caratteristica del pensiero
politico e della sociologia del vecchio continente, una visione oggettivistica e
strutturale che consente di stabilire una linea di conne fa le classi e lascia mi-
nor spazio, rispetto a quanto accade nel pensiero sociologico nord americano,
allintraprendenza e allaffermazione individuali.
La classe pu quindi essere denita come un insieme di persone assai vasto,
che si trovano in una posizione simile nella struttura storicamente determinata dei fonda-
mentali rapporti politici ed economici di una societ, o che svolgono una funzione simile
nellorganizzazione globale di essa69 [].
Le principali differenze fra le classi cos denite riguardano, in linea con il pen-
siero del grande sociologo tedesco Max Weber, la ricchezza e il potere, ai quali
si aggiunge il prestigio sociale, pur potendo rilevare altri differenziali dal peso
non trascurabile quali lo stile di vita, leducazione e listruzione, la tipologia di
abitazione e, oserei aggiungere, in certi casi persino labbigliamento e le abitudini
alimentari.
Chiarisco che ricchezza e potere sono profondamente interrelati, ma non sem-
pre a maggior ricchezza corrisponde maggior potere decisionale e la stessa nozi-
one di potere va intesa in senso ampio, estendendo la visuale oltre i soli aspetti eco-
nomico-nanziari e non concentrando lattenzione esclusivamente sul controllo
delle risorse nanziarie e degli apparati industriali, tipicamente oggetto del pro-
cesso decisionale in un quadro di razionalit strumentale, in quanto il vero potere
risiede nella possibilit di inuire, attraverso decisioni cruciali assunte con piglio
quasi demiurgico, sulla riproduzione strategica della totalit sociale, e quindi sugli
aspetti culturali, sugli stili di vita, sui modelli di consumo adottati nella societ.
La denizione delle classi sociali da me accettata postula linterdipendenza fra
questi organismi allinterno di una struttura determinata.

105
EUGENIO ORSO

Per tale via, si riconosce la classe come un organismo sociale che pu svilup-
pare azioni unitarie, con il maturare di determinate condizioni storiche, e si pu
spiegare il fenomeno dellantagonismo allinterno di una struttura propriamente
denibile di classe.
Va sottolineato, a scanso dequivoci, che la classe sociale non soltanto una
categoria sociologica, ma anche e soprattutto culturale, cosa quanto mai vera se
pensiamo alla vecchia classe borghese, al suo potenziale storico e al tipo biop-
sichico affermatosi nel corso dellottocento, in un quadro di profondi cambiamenti
di natura culturale e ideologica che ha segnato il secolo ed anche, in parte, quello
successivo.
Va evidenziato in modo chiaro che le differenze fra i singoli derivano in bu-
ona sostanza dallappartenenza a una classe piuttosto che ad unaltra e non certo
dallintraprendenza individuale come sostiene la sociologia nord-americana, pur
alla presenza di una formale parit sul piano giuridico ed anche se esiste la pos-
sibilit di una certa mobilit di tipo verticale.
Sul fatto che nella storia umana sia inevitabile, da qui alleternit, o meglio, dal
momento attuale alla ne del genere umano, la divisione classista delle societ non
posso non esprimere qualche riserva.
Certo che la tensione escatologia verso la ne della storia ha voluto dire, per
molti, lattesa dellinstaurarsi di una societ comunista senza classi, oppure pi
di recente lavvento dellultimo uomo incarnazione del mito liberaldemocratico
e mercatista, con democrazia e mercato denitivamente sovrani, o ancora le at-
tese del cos detto transumanesimo huxleyano, in cui scienza e tecnica prodigio-
samente sviluppate avrebbero consentito alluomo di trascendere s stesso, giun-
gendo ad una condizione sica e cognitiva decisamente postumana, con lapparire
allorizzonte di una sorta di oltreuomo non nicciano.
Scherzi a parte, pur non credendo allinevitabilit della societ classista, ritengo
che nella fase attuale del capitalismo speculativo [Preve], assoluto e denitivo
o totalitario [Badiale e Bontempelli] si vada prolando una nuova dicotomia di
classe e nel contempo rilevo che le teorie della straticazione sociale oggi operanti,
particolarmente quelle di matrice individualistica [il mercato regolatore e arbitro]
e funzionalistica [competenze e ruoli necessari per la riproduzione sociale e cul-
turale complessiva], rischiano di essere insufcienti per spiegare il mutamento in
atto nella societ, nonostante tutto il loro corredo di indici sintetici e di metodolo-
gie, nonch i copiosi ussi di dati statistici che ne alimentano i modelli.
Del resto, le stesse disuguaglianze, le disparit sociali, le differenziazioni che
hanno portato ad elaborare il concetto di classe e quello di struttura di classe, tanto
cari ai marxiani e ai marxisti, sono alla base delle teorie della straticazione sociale
di matrice liberale, diffusesi soprattutto nel pensiero politico e sociologico ameri-
cano, essendo tali disuguaglianze un fatto concreto, da tutti osservabile, che non
possibile negare o sottacere in societ propriamente e storicamente denibili clas-
siste, sulla base della loro stessa origine.

106
Approfondimenti

Si pu per giungere no ad affermare che in societ dalla genesi molto par-


ticolare, come quella nord-americana, n dallinizio ci sono soltanto individui in
reciproca competizione che aspirano a raggiungere posizioni preminenti rispetto
a tutti gli altri, e queste sembrano essere, in estrema sintesi e semplicando di
molto la questione, le conclusioni alle quali arrivato nella prima met del mille
e ottocento Alexis de Tocqueville, autore della celebre opera De la dmocratie en
Amerique, analizzando la societ nord-americana e intuendone, fra laltro, le poten-
zialit espansive future, a quei tempi ancora nascoste.
Ecco la societ senza classi dalle opportunit illimitate che fa capolino
e si propone come modello denitivo di organizzazione sociale per lintero ge-
nere umano, con miriadi di singoli individui che si accalcano davanti alle porte
dellunico ascensore in salita, sgomitando e calpestandosi, colpendosi a vicenda
per non perdere quella unica opportunit concessagli, dato che lascensore pu
portare soltanto un paio di loro.
Per farmi intendere meglio e operare in modo chiaro unideale scelta di campo,
in relazione al complesso tema della straticazione sociale e dellorganizzazione
delle societ in classi, in strati o in ceti, o della loro atomizzazione in senso indi-
vidualistico, fra Alexis de Tocqueville e Karl Marx io scelgo Marx.
Le nuove, grandi classi che compaiono oggi sulla scena della storia Global
class e Pauper class in primo luogo sono, e saranno ancor di pi in futuro, dei po-
tenti attrattori magnetici, nel senso chiarito da Costanzo Preve in apertura della
presente opera, inesorabilmente destinati a fagocitare le soggettivit dei primi de-
cenni del ventunesimo secolo, comprese quelle che animavano le classi sociali nel
vecchio ordine, che alla ne si svuoteranno e si estingueranno.
Grandi come mai accaduto in precedenza nella storia umana saranno i differ-
enziali che separeranno tali classi, per la tendenza gi in atto allacuirsi delle dif-
ferenze in termini di reddito, patrimonio, potere politico ed economico, prestigio
o valutazione sociale, sapere ed istruzione, stile di vita, alimentazione, tipologia di
abitazione, e via discorrendo.
Il capitalismo ultimo sar sempre di pi la fonte di grandi ed intollerabili in-
eguaglianze, che lo renderanno pericolosamente simile ad un ordine castale con
tendenza a cristallizzarsi, data lestrema e crescente difcolt di una mobilit
verticale in ascesa, dalla grande e numerosissima classe inferiore, ridotta a con-
dizioni di vita miserabili, alle straticazioni pi basse di quella superiore, sempre
meno numerosa e con privilegi sempre pi scandalosi.
Infatti, quanto pi evidente la sperequazione, quanto pi grandi sono i dif-
ferenziali che dividono una classe dallaltra, tanto pi ardua diventa la mobilit
in salita, tanto pi forte e virulento lantagonismo che si sviluppa nella societ,
e tanto pi possibile che appaia allorizzonte della storia lo spettro in tale caso
beneco, oserei dire salvico della Rivoluzione.

*** ***

107
EUGENIO ORSO

Finanza, economia e geopolitica, cultura e informazione, sono aspetti rilevanti


nella vicenda delle societ umane e la loro evoluzione contribuisce a determinare
la direzione che prender la storia.
E in queste sfere che si esplica il conitto politico fra gruppi di potere e pren-
dono forma le strategie che tali gruppi approntano per fronteggiarsi.
La ricerca della supremazia e il desiderio di prevalere sugli altri, vera sostanza
del confronto fra singoli e gruppi, il conitto permanente che caratterizza ogni or-
ganizzazione sociale, trovano oggi la loro espressione massima, e pi pericolosa per
le societ umane e per lambiente, nello scontro fra gruppi elitistici appartenenti
al livello strategico della classe globale che avviene nelle sfere delleconomia,
della nanza, della cultura, dellinformazione, della politica o con luso del tra-
dizionale strumento della guerra, quale ultima e deprecabile risorsa.
Queste sfere rutilanti, teatri di conitto o di mediazione fra poteri effettivi, des-
tinate fatalmente ad attrarre lattenzione di tutti gli osservatori quanto i soli la cui
luminosit dovuta a reazioni nucleari al loro interno, non sono per sospese nel
vuoto a differenza dei soli e degli astri che osserviamo, ma poggiano necessaria-
mente su un piano: il piano sociale.
Se il piano si incrina, come conseguenza di forti tensioni scatenate dalle cres-
centi ineguaglianze nella distribuzione del prodotto sociale e del potere effettivo,
le sfere rischiano di cadere e frantumarsi e al conitto fra gruppi di dominio si
somma e alla ne si sostituisce, con prepotenza, lo scontro fra classi interdipen-
denti e antagoniste.
Laristocrazia neofeudale in questa prima fase della globalizzazione che gi
volge al termine, prevedendo lingresso in una fase nuova in cui peseranno molto
di pi gli emergenti e lelevarsi del livello di scontro con questi ultimi, sta rapi-
damente smantellando il vecchio ordine sociale e attraverso il pensiero unico e i
condizionamenti culturali marginalizza i residui della coscienza di classe ereditati
dal vecchio ordine, al ne di trasformare i ceti medi declassati e gli operai, adegua-
tamente essibilizzati e privi delle garanzie concesse nei decenni precedenti, in
mero capitale umano pronto per luso.
Il motore della storia rappresentato dalla lotta di classe di memoria marxiana,
che oggi sembra grippato in seguito alla scomparsa della vecchia classe operaia,
salariata e proletaria e allaffermazione progressiva ma inesorabile della classe glo-
bale, si rimetter a funzionare in futuro pur con una nuova alimentazione?
Queste osservazioni non sembrano inutili, al ne di porre ancora una volta
laccento sul futuro manifestarsi di una questione sociale gi oggi in via di rapida
incubazione, perch lavvento della globalizzazione economica e culturale ha
voluto dire anche la rottura dei vecchi equilibri sociali, in occidente e in oriente,
con lascesa di una nuova classe dominante e la formazione, tuttora in corso, di
una [super]classe subalterna molto composita al suo interno, adombrando per,
nella prima fase che pare al momento presente in via di esaurimento, lo scontro
sociale e la fondamentale questione della giustizia distributiva.

108
Approfondimenti

Il relativo equilibrio sociale raggiunto alla ne dei trenta anni successivi al sec-
ondo conitto mondiale, ha iniziato visibilmente ad incrinarsi durante gli anni
ottanta dello scorso secolo, e si denitivamente infranto nel decennio successivo,
a mutazione gi quasi compiuta di quelle lites che rappresentavano i dominanti
[Strategic e Upper Global class] e della parte alta e pi privilegiata dei ceti medi in
ascesa verso le straticazioni medie e basse della classe globale [Middle e Lower
Global class].
In un certo senso possiamo affermare, al di fuori di unottica sociologica di ispi-
razione marxista ortodossa, che se un tempo esisteva una classe di servizio im-
piegatizia70 non incaricata della produzione diretta di valore, ma del controllo dei
processi di produzione e che aveva un rapporto duciario con le direzioni azien-
dali e la classe superiore, nello spazio globalizzato, con le dovute cautele e un pi
alto tenore di vita lequivalente si pu trovare negli strati medi e bassi della classe
globale, essendo questi strati deputati al controllo di produzioni di beni, o sempre
pi spesso delle produzioni immateriali e culturali, e a livello nanziario incaricati
in cambio di ricchi premi e benet della stessa creazione di valore, ad esclusivo
benecio di una propriet privata e azionaria riconducibile in buona sostanza
al top globalista tornata dopo qualche decennio di relativo oblio al timone delle
imprese e degli organismi produttivi.
Si tratta, in sintesi e come ho gi chiarito in precedenza, dei tagliatori di teste
che ristrutturano e ristruttureranno le unit produttive falcidiando i posti di lavoro
in ossequio al supremo valore del dividendo, che creeranno e si occuperanno della
diffusione di nuovi prodotti della nanza derivata eredi dei famigerati CDO e dei
CDS71, per continuare le razzie sui mercati e il gioco dello scaricabarile con i ris-
chi crescenti, che diffondono e diffonderanno la menzogna neoliberista a mezzo
stampa e piccolo schermo, che imboniscono e imboniranno no allintontimento
le neoplebi con gli spettacoli di qualit scadente della televisione generalista, gli
sport di massa e afni.
Per tenere in riga questi soggetti privi di etica funziona bene la logica della
carota e del bastone, che prevede, da un lato, premi talora sproporzionati da un
punto di vista economico, onori accademici, risonanza mediatica, affermazioni per-
sonali che non sarebbero possibili in altri contesti culturali e sociali, ma, dallaltro,
espulsione dallarea del privilegio e del benessere, ostracismo, emarginazione in
caso di errori che danneggiano gli interessi dei dominanti, o di aperte ribellioni e
di dissensi conclamati.
E facile intuire che il peso relativo degli strati medi e bassi della classe globale
con funzioni di servizio, in rapporto allintero corpo sociale, e sar molto infe-
riore rispetto a quello che avevano, e in parte conservano ancora oggi nel periodo
di transizione al nuovo ordine, i vecchi ceti medi sopravviventi.
Rispetto a questi ultimi, che comprendevano la classe di servizio impiega-
tizia, gli strati medio e basso della Global class considerati congiuntamente sono
e saranno in rapporto di uno contro quattro o, meno ottimisticamente e pi re-

109
EUGENIO ORSO

alisticamente, di uno contro cinque con tendenza a ridursi progressivamente e


scendere ben al di sotto della soglia del dieci per cento, innescando un processo
di brasilianizzazione delle societ con palesi ingiustizie distributive anche nei
paesi di pi antico sviluppo economico, perch la diffusione delle tecnologie e
linformatizzazione hanno reso inutile ed eccessivamente costosa, per i veri domi-
nanti che controllano i capitali privati e le risorse pubbliche, la presenza nella soci-
et di unestesa burocrazia duciaria.
Se i ceti medi nelle loro componenti impiegatizie erano concepiti da taluno [seg-
natamente Ralf Dahrendorf] come una cerniera fra dominanti e dominati, gli strati
pi bassi e numericamente consistenti della classe globale non hanno e non avran-
no questa funzione di raccordo, di saldatura fra due diversi organismi sociali, real-
izzando come in passato una sorta di mediazione, ma esclusivamente quella del
controllo, della creazione di valore e della razzia del prodotto, della manipolazione
dellinformazione e della cultura quale release pi avanzato e sosticato di quella
che un tempo era la buona, vecchia e pi rassicurante dezinformatsiya.
Fondamentale e sar in futuro il loro apporto al processo di essibilizzazione
delle masse, come si pu facilmente intuire da quanto precede, perch il loro inter-
vento, in termini di gestione manageriale e di proposizione e diffusione di modelli
conformi al pensiero e agli interessi dominanti, ha il ne di plasmare il capitale
umano impiegato al servizio dei neofeudatari globalisti.
A livello di vera e propria obnubilazione di una [purtroppo ampia] fetta di po-
polazione non troppo acculturata, oppure non dotata di buone facolt critiche e
della capacit di sviluppare una propria visione del mondo e quindi plagiabile e
plasmabile a piacimento, ha giocato un ruolo decisivo la diffusione del politica-
mente corretto, afdata sul campo attraverso televisioni, giornali, nuovi media
e programmi educativi per listruzione pubblica e privata ai livelli inferiori della
classe globale, che operano in unottica di servizio nei confronti del top globalista.
A questo riguardo estremamente signicativo e rivelatore lultimo saggio del
losofo Costanzo Preve, che rappresenta una delle rarissime voci italiane fuori
del coro e di livello alto, il quale riesce ad individuare con precisione i cinque
elementi fondanti del Politicamente Corretto facendo diretto riferimento al caso
italiano:
1) Americanismo come presupposto di una collocazione interna ad un mondo esterno
dato per preliminare e scontato.
2) Religione olocaustica e sacralizzata del sacerdozio sionista come nuovo rito reli-
gioso europeo in epoca di crisi dei vecchi monoteismi prescrittivi ed invasivi della totale
liberalizzazione dei corpi e della manipolazione degli spiriti.
3) Diritti umani delle etnie e delle minoranze sessuali come nuova legittimazione del
diritto allintervento militare unilaterale al di fuori di qualunque legalit internazionale.
4) Mantenimento illimitato dellantifascismo in assenza completa di fascismo.
5) Dicotomia bipolare Destra/Sinistra come manipolazione dello spazio politico e
come mascheramento del partito unico della riproduzione capitalistica.72

110
Approfondimenti

Ne consegue che essenziale , e sar anche in futuro, la colonizzazione culturale


per essibilizzare le masse, accanto allattacco epocale ai sistemi pensionistici
e al welfare nel suo complesso con lo scopo di demolirli o di ridurli ad un resi-
duo insignicante e il superamento delle conquiste del lavoro, con conseguente
riduzione allosso dei diritti dei lavoratori per creare, anche nelloccidente ricco
e in piena competizione con gli emergenti, serbatoi di mano dopera a basso costo
indifesa e pienamente ricattabile.
Il ritorno della propriet al comando dellimpresa, la libert assoluta conces-
sa al capitalismo [Capitalismo e libert di Milton Friedman , in questo senso, un
testo paradigmatico] di piegare ai propri interessi ogni aspetto della vita umana
economico, culturale e sociale che sia , di poter disfarsi dello scomodo fardello
delletica e di quello della responsabilit verso gli altri gruppi umani, sembrano
riportare gli orologi della storia alle asprezze e alle forti ineguaglianze della prima
industrializzazione.
In effetti, se si ricostruisce la storia dal punto di vista delle classi subalterne,
e in particolare delle loro straticazioni pi basse, fatta eccezione forse per quel
pugno danni contrassegnati dallestensione dello stato sociale e dalle aspettative
crescenti non si pu non rilevare, con una certa amarezza, quanto segue:

Dalle enclosures del mille e cinquecento agli slums di disperati nelle citt industriali
della prima rivoluzione capitalista, no allItalia di oggi, in cui laumento incontrollato
dei prezzi, la mondializzazione delleconomia e il degrado nella gestione della cosa pub-
blica ri-proletarizzano una parte rilevante del cos detto ceto medio, nuove povert e
disagio sociale profondo non hanno mai cessato di farla da padroni.73

Sembra tornare dattualit la spietata visione di David Ricardo, in materia di


divisione del prodotto sociale e di partecipazione agli utili di stakeholders mol-
to particolari e problematici, i lavoratori, per i quali la Global class proprietaria di
tutto, dai capitali nanziari, agli immobili di pregio, agli apparati produttivi, cerca
di riportare in vita la ricardiana legge bronzea dei salari, concepiti quale prezzo
del lavoro-merce necessario per mettere i lavoratori in condizioni di sussistere e
perpetuare la loro specie, senza aumenti n diminuzioni.
La sentenza di condanna di Ricardo nei confronti di intere generazioni di lavo-
ratori, emessa quando il capitalismo era ancora giovane e sulla via di unaffer-
mazione decisiva come modo di produzione prevalente, sostanzialmente quella
dei globalisti dellinizio del terzo millennio, per i quali il prezzo di equilibrio,
con riferimento alla remunerazione del fattore lavoro, deve consentire a malapena
di procurarsi i beni di prima necessit e, nel migliore dei casi, ove concesso dalla
produttivit e dal conseguimento di risultati eccezionalmente positivi, piccole e
inutili comodit accessorie, condannando alleterna povert e ad una situazione
di crescente dipendenza da tali meccanismi chi vive esclusivamente del proprio
lavoro.

111
EUGENIO ORSO

Nella corsa al ribasso dei salari il loro prezzo naturale tanto per usare espres-
sioni classiche e ben sapendo che la distribuzione della ricchezza un fatto emi-
nentemente politico, entro il limite della scarsit di risorse pu senzaltro ridursi
no alla soglia della mera sopravvivenza per lunghi periodi, od anche posizionarsi
al di sotto di tale soglia, come nel caso italiano, in cui diffusa lapplicazione di
una grande variet di contratti atipici, studiata a tavolino con piglio scientico e
proprio per questi ni da giuslavoristi prezzolati e di servizio, a partire dal pi
tristemente famoso: Marco Biagi.
Del resto e per quanto attiene ai paesi emergenti che hanno beneciato di un
lungo periodo di crescita economica e di accumulazione, al ritmo attuale si preve-
de che le retribuzioni medie dei lavoratori cinesi, o ancor peggio di quelli indiani,
raggiungeranno il livello che per ora riservato agli omologhi dei paesi ricchi
fra ben pi di mezzo secolo, anche se pi probabile che questo miglioramento
non si vericher mai e il fenomeno eclatante sar il crollo dei redditi da lavoro
dipendente nella parte del mondo a pi antica industrializzazione.
Non infrequente che politiche salariali a ribasso si combinino con il livello
scale, e nella fattispecie con sgravi per le fasce alte di reddito o con condoni pi
o meno mascherati per gli evasori [in particolare i grandi evasori]74, adducendo
come motivazione ufciale e come scusa della pi vieta propaganda politica la ri-
presa di quella economia che sempre di pi nelle mani della Strategic Global class,
e che negli ultimi due o tre decenni ha navigato nelle acque di una crescita econo-
mica drogata e fondata sul debito, in periodi espansivi, o nel procelloso mare della
crisi per le periodiche dbcles della dimensione nanziaria, dovute alla violenza
e allintensit che ha raggiunto lo scontro fra gruppi elitistici affamati di risorse.
E bene comprendere che la essibilizzazione delle masse continuer, nella parte
nord-occidentale del mondo dove ancora si concentrano i ceti medi e il lavoro pi
evoluto e pi specializzato, che le masse di lavoratori nei paesi emergenti non
otterranno decisivi beneci da uno sviluppo destinato a premiare essenzialmente
i gruppi di comando Orientali della classe globale, mentre il vasto strato propria-
mente Pauper nei paesi non in sviluppo sconter un ulteriore deterioramento delle
gi miserrime condizioni di vita e questo nch resisteranno alle perturbazioni,
che si susseguiranno in rapida sequenza, anzitutto le architravi nanziarie sulle
quali si regge il capitalismo ultimo e gi senescente, affetto da sclerosi economici-
sta e fonte delle maggiori ineguaglianze mai prodotte dalluomo.
Il capitalismo diventato assoluto, totalitario, speculativo nel raggiungere la
sua terza et, alla quale forse non se ne aggiunger una quarta, ma prima di estin-
guersi lentamente, o di implodere con violenza nel caso di unimprovvisa precipi-
tazione verticale degli eventi, far ancora danni rilevanti al capitale naturale che
utilizza, imponendo per ragioni di sostegno al protto riduzioni della biodiversit,
essenziale alla vita di umani e non umani, in vaste aree del mondo e contribuendo
alla velocizzazione dei mutamenti climatici che senza lazione antropica richiede-
rebbero tempi al di fuori della nostra portata.

112
Approfondimenti

Oltre ai disastri ambientali, inevitabili con il perdurare delle logiche che anima-
no la Global class da occidente ad oriente e muovono gli ingranaggi del capitali-
smo assoluto, altrettanto gravi saranno i danni sofferti dal capitale umano che i
globalisti vorrebbero controllare e utilizzare come una partita di merce, rendendo
ciechi e ricattabili miliardi di individui, impoveriti sia dal punto di vista cultu-
rale sia dal punto di vista materiale, ed in fondo per tale motivo proprio perch
intendevo mettere in evidenza con una sola, semplice e riconoscibile espressione
i due volti della povert che ho scelto di chiamare Pauper class la nuova classe
subalterna, la cui formazione accelerata dalla crisi sistemica globale.
Il processo di essibilizzazione delle masse in occidente, che porter a delineare
anzitutto i contorni dei primi due strati della classe povera, da me chiamati Middle
class proletariat e News Workers, ovviamente molto complesso e investe ogni aspet-
to della vita sociale e dei singoli, ma posso cercare di elencare sinteticamente gli
aspetti pi eclatanti di tale processo e gli strumenti utilizzati per raggiungere un simile
scopo:

- Aspetti ideologici e culturali [che discendono dalla diffusione del pensiero uni-
co]75
A) Neoliberismo inteso come ideologia a diffusione massiva, e al suo inter-
no il nocciolo duro mercatista.
B) Politicamente corretto, ad integrazione del neoliberismo, come descritto
dal losofo Costanzo Preve che ne individua con precisione gli elementi costi-
tutivi [vedi supra].

- Aspetti economici, nanziari e giuridici


1) Piena libert di funzionamento dei meccanismi del mercato globalizzato,
da concepirsi come un efcace sistema planetario di razionamento ed esclu-
sione, nuova divisione internazionale del lavoro e internazionalizzazione del
capitale.
2) Utilizzo della nanza internazionalizzata, del potenziale creativo in
campo nanziario e dei nuovi prodotti derivati per razziare il prodotto sociale
e creare valore oltre le capacit delleconomia reale.
3) Attacco ai sistemi di protezione sociale esistenti, in particolare rapida
demolizione di quelli pi evoluti e pi costosi [welfare europeo continenta-
le, piuttosto che workfare di matrice anglosassone], e attacco alle conquiste e
ai diritti dei lavoratori, attraverso lazione della politica ufciale, tributaria
della classe globale, attraverso lazione del sindacalismo giallo, disponibile
a svendere con le conquiste del lavoro la stessa pelle dei lavoratori, decostru-
zione e ricostruzione del diritto del lavoro [a questo punto concepito intera-
mente contro il lavoro] da parte dei giuslavoristi di servizio e della politica
sistemica.

113
EUGENIO ORSO

Ad integrazione di quanto precede, va precisato che essibilizzare signica


anche passivizzare, indebolire per sbaragliare denitivamente resistenze culturali
e sociali che si frappongono come barriere alla realizzazione dei disegni di po-
tere globalisti, e questo si pu ottenere tollerando un uso crescente, per quanto
riguarda ampie fasce di popolazione, delle sostanze stupefacenti, in pratica non
contrastando adeguatamente la diffusione del consumo di droghe, e non soltanto
per motivi di ordine economico, quali lottenimento di pingui cointeressenze in tali
trafci, ma anche per accare e vincere le ricordate resistenze.
Per avere una stima dellentit del fenomeno droga a livello mondiale e nella
stessa Italia, si pu fare riferimento al rapporto dellONU sulla diffusione delle
droghe nel pianeta del 2008, in cui si evidenzia, oltre al crescente uso di sostanze
stupefacenti e al business rappresentato dalla loro produzione e commercializ-
zazione, il progressivo abbassarsi dellet media dei consumatori abituali e della
conseguente percezione del pericolo76.
Nel citato World Drug Report si evidenzia che sono circa 208 milioni coloro che
nel mondo consumano sostanze stupefacenti, considerando, per, esclusivamen-
te la popolazione adulta dai 15 ai 64 anni [con unincidenza di poco inferiore al
5%], mentre gli adulti che risultano in situazione di dipendenza da tali sostanze
sarebbero circa 26 milioni, ossia molto meno delluno per cento della popolazione
adulta del pianeta.
Per quanto riguarda lItalia, su base 2006, nel rapporto si denuncia la presenza
di oltre centosettantamila tossici accertati in situazione di dipendenza e di tratta-
mento su oltre settecentomila presenti in Europa, con un triste primato rispetto
agli altri paesi del continente.
Il fatto di trascurare i minori di 15 anni e la popolazione pi vecchia, il fatto che
molti possono sfuggire alle statistiche, il fatto che le partite di droga intercettate
e sequestrate sono una frazione relativamente modesta di tutte quelle circolanti,
che poi giungono a destinazione e sono smistate sui mercati illegali, portano ad
una probabile sottostima del dato la cui ampiezza reale, come risulta di facile com-
prensione, difcilmente quanticabile.
Un aspetto rilevante comunque labbassamento progressivo dellet dei con-
sumatori, al di sotto dei quindici anni, con un dilagare di droghe cos dette po-
vere, a basso costo, e di prodotti come le metanfetamine e i funghi, nonch luso e
labuso di mix di droghe e di sostanze alla moda, quale la ketamina, fonte accer-
tata di gravi disturbi mentali e che pu bruciare il cervello in qualche mese, in
una sorta di diversicazione dellofferta e di abbassamento dei prezzi per dose, al
ne di acquisire nuova e maggiore clientela.
Se let media dei consumatori mostra la tendenza ad abbassarsi, elevato
il numero di minori coinvolti nello spaccio, cosa che accade anche in Italia ed in
particolare nel nord del paese.
Ci che sicuramente debilitante per lintero corpo sociale, come la diffusione
di sostanze stupefacenti e un elevato uso di psicofarmaci indotti da una crescente

114
Approfondimenti

fragilit della struttura sociale e dal manifestarsi di nuove e vecchie paure colletti-
ve, che la crisi in atto amplica77 con conseguente estensione dellarea del disagio,
pu al contrario rappresentare unirrinunciabile occasione di protto per la Global
class sui mercati illegali e legali della droga e dei prodotti psicofarmacologici e
una ghiotta occasione per accelerare la demolizione del vecchio ordine sociale.
E bene spendere qualche parola in merito al crescente dilagare delluso di psi-
cofarmaci, che non di rado si pu mettere in relazione con stili di vita introitati, con
lirraggiungibilit, per moltissimi, dei modelli culturali e dei target sociali propo-
sti, con linstabilit esistenziale conseguente.
In tempi recenti, abbiamo assistito con troppa indifferenza allestensione del
controllo chimico e psicofarmacologico anche ai bambini cos detti difcili, iperat-
tivi e a quelli comunque sfavoriti, in un abnorme tentativo di normalizzazione:
La enorme diffusione degli psicofarmaci nelle cosiddette societ del benessere ha ormai rag-
giunto un livello di guardia. Il loro uso clinico sembra sempre pi sconnare in un abuso
patologico. Negli ultimi anni questo consumo compulsivo ha travolto anche i bambini, ai
quali vengono troppo spesso somministrati psicofarmaci per curare liperattivit, il decit
di attenzione, lansia, i fenomeni psicosomatici, i disturbi del comportamento alimentare,
del sonno, dellumore, e cos via. La pedagogia repressiva di stampo disciplinare sembra
dunque rinnovarsi chimicamente nel nome di un igenismo scientista che tende a ridurre i
sintomi del bambino a disordini da normalizzare, anzich assumerli - cos ci ha insegnato
la psicoanalisi - come manifestazioni particolari del loro inconscio.78
Pi in generale, si nota come la diffusione crescente di tali prodotti ben al di
l delle terapie prescritte nei casi di vere e proprie, conclamate malattie mentali
dovuta in parte signicativa a due fattori.
Il primo da porre in diretta relazione con lo sfruttamento del potenziale eco-
nomico di questo mercato e con le conseguenti pressioni commerciali, a puro sco-
po di protto e a benecio dei grandi produttori dietro i quali si staglia sempre
lombra della classe globale.
Il secondo rappresentato dalla necessit, per un numero crescente di persone,
di adattarsi a ritmi di vita innaturali e patogeni, se si considera che nelle societ
evolute, quale dovrebbe essere anche quella italiana, numerosissime sono le pre-
scrizioni di tali farmaci da parte dei medici generici su sollecitazione dello stesso
paziente, con conseguente proliferazione degli stati di dipendenza dal prodot-
to.
Tornando ad aspetti pi generali del ricordato processo di essibilizzazione, si
rileva come impoverimento culturale e impoverimento materiale non procedono
necessariamente di pari passo, nel nostro paese e altrove allinterno del cos detto
mondo ricco, ma sicuramente il primo contribuisce a creare i presupposti per il se-
condo, favorendo e velocizzando ulteriori discese nella scala sociale, e il secondo,
con distribuzioni della ricchezza squilibrate [generalmente ad esclusivo vantaggio
della Global class, detentrice in via diretta o indiretta del capitale], amplica gli
effetti negativi del primo.

115
EUGENIO ORSO

Un modo subdolo per procedere sulla strada della completa e rapida demoli-
zione dellimpianto sociale esistente quello di preparare il terreno alle nuove
generazioni, in un processo di progressivo adattamento ai ruoli ai quali saranno
destinate in futuro.
Gli stessi meccanismi di precariet-sfruttamento-esclusione destinati a sostitui-
re nel nord e nelloccidente del mondo il lavoro dignitoso e protetto ponendo
ne a quel doppio mercato del lavoro che per decenni ha differenziato nettamente
il primo dal terzo mondo non sono e non saranno certo neutrali rispetto a quella
nuova, sconcertante condizione giovanile che va emergendo con prepotenza in
larga parte dellEuropa ed anche nel nostro paese.
Recentemente in Spagna si parlato di Generacin ni-ni, ni estudia ni trabaja,
con esplicito riferimento ad universo giovanile che non riesce o non ha pi gli
strumenti culturali e le necessarie speranze per iniziare a pianicare il proprio
futuro79, come accade anche in Italia dove in uso la denizione di Generazione
X, cio generazione incognita, e il problema che sembra assumere unampiezza
preoccupante riguarda le fasce det dai 15 no ai 35 anni, limite superiore ricon-
osciuto della giovinezza.
Questo autentico default generazionale, che nulla di buono promette da qual-
siasi lato si guardi il fenomeno, mai come oggi legato allincognita di un universo
giovanile senza stimoli, senza idealit, senza nerbo e senza speranza, indifferente
davanti al proprio destino e privo di una coscienza politica e sociale.
Non si tratta soltanto dellazione di un effetto del lavoratore scoraggiato che in
periodo di disoccupazione crescente e sottoccupazione diffusa, come lattuale, col-
pisce particolarmente le fasce det pi giovani che si apprestano ad entrare nel
mondo del lavoro, perch dietro questo fenomeno sociale nuovo vi linquietante
aspetto del diffondersi di una passivit indotta fra i membri predestinati della
futura Pauper class, nelle sue straticazioni pi alte.
Anche questo effetto rilevante dovuto al processo di essibilizzazione delle masse
in corso, imposto dalle oligarchie globaliste nel quadro di un complessivo muta-
mento culturale, e allaffermarsi del mercato come meccanismo di razionamento
ed esclusione, che distrugge la prospettiva di un maggior benessere materiale fu-
turo e di un miglioramento della posizione sociale per strati sempre pi ampi della
popolazione, costretti a chiudersi in difesa dei residui scampoli di benessere mate-
riale e a guardare con angoscia crescente al futuro.
Per quanto riguarda specicamente lItalia e la fascia det pi signicativa,
compresa fra i 25 e i 35 anni, si rileva che su quasi due milioni di inoccupati, i
non attivi per scelta, o meglio, per resa generazionale indotta dallassimilazione
di modelli culturali debilitanti, sono circa settecentomila, e ci implica, di fatto,
laccettazione passiva di queste dinamiche, dei modelli e degli stili di vita proposti,
di questo nuovo ordine sociale calato dallalto in una sorta di esperimento epocale,
contro il quale non vi alcun accenno, da parte di costoro, di unaperta e cosciente
ribellione.

116
Approfondimenti

In tale atteggiamento di rinuncia e puramente difensivo, che riguarda una


percentuale signicativa delle nuove generazioni ed anche i loro stessi genitori,
si innestano i due principali aspetti della povert da me evocati usando lesotica
espressione Pauper, quello culturale e quello materiale, con il primo che diventa
pi rilevante del secondo nella nostra societ, ma che prepara il terreno ad ulteriori
discese verso larea della povert effettiva.
Se laccesso ad un lavoro stabile e dignitoso sembra essere diventato sempre di
pi un lusso da concedere a ristrette minoranze di subordinati, che non dovreb-
bero superare, in un futuro ormai alle porte, la misura di un quarto o di un quinto
degli occupati totali, con tendenza a ulteriori e vistosi peggioramenti, a ci si ag-
giunge loccasione data da questa fase della crisi sistemica globale per ridurre ul-
teriormente e con maggior velocit loccupazione stabile, sostituita da quella tem-
poranea nei paesi [ex]ricchi, e nel contempo la possibilit di tagliare tout court i
posti nel privato e nel settore pubblico.
Lassenza di prospettive induce a non intraprendere studi superiori e soprattut-
to universitari, anche laddove ci sono ancora i mezzi per poterlo fare e continuano
a funzionare quelle reti familiari e amicali di sostegno a giovani e anziani, in pro-
gressiva sostituzione di uno stato sociale da ridurre ai minimi termini, destinando
altrove alle banche, al protto, alle grandi opere, al sostegno allindustria de-
cotta, ecc. le risorse per tale via liberate.
E fuori discussione che il trasferimento della ricchezza nei forzieri privati dei
neofeudatari globali si attua anche attraverso la progressiva e ormai rapida ero-
sione dello stato sociale, che ha assorbito risorse, nellEuropa occidentale e nor-
dica, con percentuali medie comprese fra il 20/ 25 % e il 32/ 33% dei bilanci statali
[le pi alte percentuali, ovviamente, hanno riguardato e riguardano i paesi della
Scandinavia].
Disoccupazione crescente e precariet, questa ultima intesa come alternativa
neoschiavista allespulsione denitiva dai processi produttivi, scoraggiano anche
la semplice ricerca di un posto di lavoro e pongono, di conseguenza, pesanti inter-
rogativi sul modello di scuola e su quello di universit adottati, no a far dire ai
pi giovani del titolo conseguito che non serve a nulla, che il lavoro comunque
non si trova o se si trova non vale la pena, essendo mal pagato e dequalicato.
A ci si somma leffetto di modelli educativi sbagliati, ormai ridotti a riesso
condizionato proprio perch nati nellalveo di quella societ delle aspettative
crescenti, volta al consumo come supremo valore e senso dellesistenza, dominata
dal conformismo liberaldemocratico, apparentemente permissiva ma repressiva e
anti-etica nella sostanza, che ha costituito il presupposto indispensabile per giun-
gere a questa fase dominata dal capitalismo assoluto e denitivo, caratterizzata
dalla ne del welfare [e forse in prospettiva anche del pi limitato workfare di
matrice anglosassone, in altri contesti], nonch contrassegnata dalla preminenza
della nanza, delle produzioni immateriali e delle sosticate forme di potere neo-
feudale di cui si auto-investito lo strato pi alto della Global class.

117
EUGENIO ORSO

Il fatto che i livelli di comando globalisti abbiano potuto prendere decisioni cru-
ciali per il nostro futuro, in questa Italia delle privatizzazioni, della demolizione
dellindustria pubblica, delladesione forzata alleuro e della politica spettacolo ad-
domesticata, ha avuto un peso determinante nella formazione della Generazione
X o Generazione n-n [n studia n lavora], in quanto le decisioni cruciali non
hanno riguardato esclusivamente materie economico-nanziare, ma la stessa ri-
produzione considerata nella totalit sociale, e quindi anche negli aspetti culturali,
ideologici e di costume.
Allassenza di prospettive concrete, per gli sbocchi occupazionali futuri e per
lassunzione di un dignitoso ruolo nella societ, si somma il mutamento antro-
pologico-culturale indotto nel quadro del processo di essibilizzazione, che dis-
trugge le vecchie scale valoriali, indebolendo le resistenze sociali e culturali al
neoliberismo e al mercato.
A questo punto dovrebbe risultare ancor pi evidente che la essibilizzazione delle
masse, in atto da un buon paio di decenni, prevede sia la essibilit del lavoro con
interventi in campo legislativo, giuslavoristico e contrattuale, in parte rilevante gi
realizzati e ampiamente metabolizzati dal corpo sociale italiano, ai quali si far
cenno in seguito sia il mutamento culturale attraverso limposizione di modelli
che distruggono la coscienza critica e la coscienza sociale, non consentendo che si
riproducano nella parte pi giovane della popolazione.
Inne, il vuoto generazionale che emerge anche dagli stessi dati statistici in
relazione alla disoccupazione giovanile e al peso degli inoccupati per scelta, im-
plica e implicher soprattutto in futuro un vuoto sul mercato del lavoro che sar
inevitabilmente occupato da altri, animati da minori pretese gli immigrati e i loro
gli in un progressivo gioco al ribasso, per quanto riguarda i diritti dei lavora-
tori, le protezioni sociali e i livelli retributivi.
E ovvio che c un legame, un l rouge neppure tanto sottile, fra la nuova con-
dizione giovanile caratterizzata da passivit e rinuncia, la diffusione del consumo
di sostanze stupefacenti e il crescente uso di psicofarmaci, e questo legame nasce
dallattivazione di sosticati meccanismi di condizionamento, che non riguardano
soltanto i giovani.
Secondo un amico di vecchia data, un losofo socratico [non scrive una sola
riga ] e viaggiatore per vocazione di nome Mauro Zaplotnik, con il quale solita-
mente intrattengo lunghe discussioni, in prevalenza notturne, su questi ponderosi
argomenti, la simbolizzazione della realt su simboli non propri, ma indotti, purtroppo
completamente riuscita.
Pur non condividendo no in fondo lestremo pessimismo del mio interlocutore,
il quale crede che abbiamo ormai oltrepassato la soglia del non ritorno e siamo agli
albori di una nuova specie di schiavi autosussistenti80 destinata a popolare un
futuro da incubo, so bene che nellepoca del capitalismo speculativo si sono affermati con
prepotenza simboli alieni, non legati alle origini culturali delle persone e alle tradizioni
locali e non certo giusticati dalle esigenze di vita dei singoli.

118
Approfondimenti

Sono i simboli che connotano il capitalismo assoluto e denitivo dellepoca e


la societ aperta che ne il riesso, simboli impostisi come inevitabile esito della
colonizzazione dellimmaginario delle persone, allo scopo di rompere in via de-
nitiva gli equilibri culturali e sociali precedenti, nonch di far tabula rasa delle
ideologie e delle religioni del passato.
Non possiamo non ravvisare in questo unulteriore sosticazione, un passo suc-
cessivo e pi insidioso, rispetto alla diffusione dei cos detti bisogni indotti, che ha
caratterizzato particolarmente le fasi pi mature del modo di produzione capital-
istico, come logica conseguenza della sua tensione naturale verso uno sviluppo
illimitato.
Ho riettuto ancora, dopo aver discusso con il mio bizzarro conoscente, ed ho
concluso che i simboli inconsistenti dellepoca sono quindi diventati realt per molti e
tendono a divenire, anzi, lunica e la sola realt possibile per moltissimi.
Dal simbolo si giunge al bisogno e limpossibilit economica di aderire al bi-
sogno porta allimpotenza, quindi porta allinfelicit e alla rinuncia alla lotta, alla
prostrazione, alla paura del futuro, allinstabilit esistenziale, e di conseguenza al
crescente uso di sostanze psicoattive come le droghe, o di psicofarmaci assunti in
quantit industriali, per poter sopravvivere ed affrontare stili di vita innaturali
e distruttivi.
Se con riferimento ad unaltra epoca del capitalismo, ormai lontana, si par-
lato di economicizzazione del conitto, richiamando le asprezze del confronto
di classe fra borghesia e nascente proletariato, oggi con amara ironia si pu ben
parlare di simbolizzazione del conitto, per una piena vittoria neoliberista e mercatista
nelle societ umane e nel quadro di un vero e proprio conitto culturale planetario [la
Quarta guerra mondiale di Costanzo Preve?], combattuto con le nuove armi della guerra
illimitata e nei vasti territori del tangibile e dellintangibile, ben al di l degli angusti
limiti delleconomicismo.
Continuando in questa spero non troppo disordinata e superciale analisi di
alcuni degli aspetti e degli strumenti che contribuiscono alla scardinamento del
vecchio ordine sociale, nei paesi di pi antica industrializzazione [in parte signi-
cativa anche in quelli sulla strada dello sviluppo e in quelli ipocritamente deniti
non in sviluppo], rileviamo che il mercato rappresenta una delle armi prin-
cipali messe in campo dal top globalista per raggiungere questo scopo e natural-
mente per rastrellare risorse, in vista del conitto per la supremazia con altri
gruppi di comando neofeudali, in dimensioni quantitative e con unefcacia mai
sperimentate in precedenza nella storia del genere umano.
Il mercato non certo, in tali contesti, una libera associazione di soggetti che per
loccasione indossano la veste di operatori economici, fondata sulla razionalit e su
un agire di comunit, nonostante quanto affermava con convinzione il sociologo
tedesco Max Weber, ma semplicemente un potente strumento per imporre razio-
namenti ed esclusione dai beneci del progresso e dal godimento del prodotto
sociale81.

119
EUGENIO ORSO

Ma il mercato assurto al rango di dogma neoliberista, come si concepisce oggi


e dato il suo reale funzionamento, altro non che un abile e sosticato maschera-
mento della rapina, del furto, della razzia, i quali rappresentavano un modo pi
arcaico e diretto, con luso esplicito della violenza, per ottenere beni e risorse es-
propriando i pi deboli e i soccombenti.
La libert di circolazione dei capitali, conseguente allabbattimento delle bar-
riere doganali e tariffarie, ma anche di quelle politiche e culturali se ostative, con-
sente lallargamento del mercato no alla dimensione globale, e accanto alla mas-
simizzazione dei protti e alla compressione dei costi, apre la strada al rapido
mutamento delle strutture sociali esistenti e alla colonizzazione culturale.
I prodotti non devono pi adattarsi alle culture locali, ma sono le culture locali
e le strutture sociali particolari che devono adattarsi ai prodotti.
Tutto quanto precede ci porta a concludere, aiutati dalla nostra esperienza quo-
tidiana e dai continui peggioramenti che scontiamo, che la globalizzazione non
certo un processo demancipazione delle non meglio identicate moltitudini che
scorazzano sulla faccia della terra il quale dovrebbe consentire allumanit di ap-
prodare alla democrazia assoluta, dopo un drammatico periodo di transizione
dominato dal capitalismo assoluto e non preannuncia certo, come prospettiva
futura, la ne della storia e delle tribolazioni initte alluomo, ma pi semplice-
mente e banalmente la globalizzazione un processo di universalizzazione del mercato e
di affermazione planetaria di un nuovo ordine neofeudale, a benecio esclusivo degli alti
strati della Global class e dei loro pi stretti collaboratori.
Sul versante squisitamente nanziario, osserviamo come i prodotti della nan-
za derivata sono gli strumenti operativi di rapina utilizzati dai globalisti in preva-
lenza Occidentali, dato il modello economico e di sviluppo da loro stessi imposto,
con la dimensione nanziaria che ha rappresentato, in questi ultimi anni, il terreno
privilegiato della creazione di valore e quindi della razzia di risorse, nonch il
campo di battaglia preferito per il confronto fra questi gruppi neofeudali, in certi
momenti ben pi importante e decisivo della disastrosa guerra illimitata al terrore
di G. W. Bush.
Si concedeva il prestito per incamerare commissioni e si cedeva il rischio al
mercato, attraverso cartolarizzazioni indiscriminate e prodotti ad alta rischiosit
come i CDO [Collateralized Debt Obligation], obbligazioni strutturate create alla
ne degli anni ottanta del novecento, by-passando il problema della correlazione
dei rischi e procedendo alla diversicazione di scadenze e titoli.
Questi prodotti, partoriti dai genietti dellinnovazione in campo nanziario e
frutto della tendenza a speculare su ogni cosa dal crescente credito al consu-
mo, ai mutui privi di garanzia che nascondono insufcienze di reddito e forme
di insorgente povert sono stati immessi come dei virus nei circuiti della nan-
za internazionale, e la copertura assicurativa nei confronti del rischio di default
dellemittente avrebbe dovuto essere garantita dai CDS [Credit Default Swaps],
derivati creditizi che in cambio del pagamento di un premio avrebbero dovuto

120
Approfondimenti

consentire, in caso di fallimento dellemittente dei CDO, il recupero del capitale e


degli interessi.
Luso distorto, speculativo e diffuso di questi strumenti innovativi, sui merca-
ti detti over the counter non regolamentati e molto spesso non liquidi, unitamente
allaumento delle insolvenze e allesplosione della bolla immobiliare, che ha avuto
come conseguenza la perdita di valore degli immobili, hanno prodotto gli effetti
negativi che tutti conosciamo bene, perch oggi li sentiamo sulla nostra pelle.
In pratica, si sono vericate negli Stati Uniti dAmerica moltissime situazioni in
cui il valore del debito contratto, ad un certo punto, era superiore a quello del bene
nanziato, cio la casa.
Il tracollo del mercato dei CDO e degli stessi CDS, al quale, come si detto, non
certo estraneo il default immobiliare che ha riportato tutti alla dura realt, ricorda
leffetto che io chiamo dello sciame di cavallette.
Le cavallette, divise in grandi sciami, si avventano affamate su campi e coltivi,
predandoli no allesaurimento delle risorse, per poi spostarsi altrove rapidamen-
te, come nubi minacciose nel cielo, e calare fameliche su altri campi e altri coltivi.
Perno inutile precisare che gli altri campi e glaltri coltivi, predati dalle caval-
lette globaliste, simboleggiano gli essenziali mercati del petrolio e dellenergia, in
cui il 95% dei futures trattati non hanno funzioni di copertura, a fronte di transa-
zioni reali, ma bens squisitamente speculative, e quelli ancor pi decisivi dei pro-
dotti agricoli e alimentari, dando cos un signicativo contributo alle esplosioni dei
prezzi [inazione da protti] e alla malnutrizione di quasi un terzo dellumanit.
Ecco di cosa si occupata, fra laltro, la nuova classe di servizio globalista
per creare valore, in misura crescente se non esponenziale, a vantaggio dei Signori
della mondializzazione, in particolar modo a benecio di quella Strategic Global
class occidentale intenta a rastrellare risorse ovunque e a qualsiasi costo sociale
e ambientale.
Ma le truffe nanziarie non sono certo una novit se si pensa che nella sola
Italia, paese per altro privo di un vero stato di diritto e dove la sanzione penale un
evento raro [soprattutto nel caso di colpe, pur accertate, dei membri della classe
superiore], oltre mezzo milione sono i truffati ed espropriati in tutto e in parte dei
loro risparmi, nei primi duemila, attraverso sottoscrizioni promosse e spinte da
un sistema bancario locale complice dei malfattori, di paccottiglia nanziaria come
i bond argentini82, i titoli Cirio e Parmalat ed altra spazzatura ad alto rischio.
Quanto precede unulteriore riprova che il libero mercato, nella veste che
ha assunto dopo lautentica rivoluzione delle lites, trasformatesi in Global class
dal respiro planetario, soltanto una riproposizione del furto, del borseggio, del
raggiro, della rapina e della razzia in forme pi eleganti, complesse e sosticate.
Sul piano sociale, lapplicazione della essibilit del lavoro a tutto campo nel
nord e nelloccidente del mondo, investendo lintero spettro degli aspetti occu-
pazionali e prestazionali, incidendo sugli stessi rapporti di forza fra lavoro e
capitale, rappresenta assieme alla demolizione progressiva dello stato sociale uno

121
EUGENIO ORSO

dei principali aspetti di natura economica e sociale che caratterizzano il processo di


essibilizzazione delle masse.
Si tratta di un passaggio indispensabile, non soltanto per una riorganizzazio-
ne globale della produzione e per una ristrutturazione mondiale degli apparati
produttivi, in linea con le logiche del mini-max e frutto delle elaborazioni della
razionalit strumentale, ma per addomesticare il capitale umano da impiegare a
tempo e a luogo nei processi produttivi, riducendo allosso i costi di gestione della
risorsa, consentendone comunque la riproduzione.
Per tale via si creeranno legioni di schiavi autosussitenti, il cui orizzonte esi-
stenziale si restringer progressivamente, impegnati come saranno a garantirsi la
pura sopravvivenza per tutto larco della vita, vendendo ai capitalisti neofeudali
la sola cosa scambiabile che possiederanno e che avr qualche valore nel nuovo
ordine portato a compimento, la merce-lavoro.
Sar il trionfo delleconomicismo e lesito nale della fondazione dellecono-
mia su s stessa, nonch il risultato concreto della globalizzazione i cui supposti
aspetti positivi ed emancipatori, ancora oggi tutti da vericare ma decantanti dagli
intellettuali subalterni, si riveleranno del tutto ingannevoli ed involutivi sul piano
sociale e la essibilizzazione raggiunger un punto di non ritorno.
A differenza degli schiavi dellepoca imperiale romana che non di rado trascor-
revano una vita tranquilla al servizio dello stesso padrone, i precarizzati in pe-
renne rischio di esclusione dovranno continuare a darsi da fare indenitamente,
nellinstabilit, per provvedere al loro mantenimento, e saranno sempre di pi alla
mercede di quel sanguinario molock postmoderno che nella sostanza il libero
mercato, scontando per intero le conseguenze del progressivo decadere delle ulti-
me coperture sociali e delle ultime difese familiari, mentre gli schiavi antichi al di
l dei diritti formali potevano avere un maggior valore, non soltanto economico
ma anche sociale, ed erano comunque tutelati dai pubblici poteri se chi li possede-
va legalmente cadeva in disgrazia.
Il rischio che si giunga nel corso del ventunesimo secolo ad un nuovo ordine
mondiale con spiccate caratteristiche neofeudali, dopo il default del dissennato
progetto per un secolo americano dei neocon e di G. W. Bush che pregurava un
ordine di tipo imperiale americanocentrico, non il frutto dellimmaginazione di
romantici sognatori che si oppongono alla globalizzazione, allinganno del libe-
ro mercato, alla liberaldemocrazia e alla societ aperta di popperiana memoria,
ma una possibilit drammaticamente reale, se si considera che la prima crisi del
mondo globalizzato non ha portato a vere e proprie inversioni di rotta rispetto al
precedente periodo espansivo.
In particolare, non vi stata alcuna sostanziale correzione delle disuguaglianze
prodotte da anni di liberalizzazione dei commerci e dei movimenti di capitale, di
globalizzazione dei mercati e dei salari.
E la gestazione di nuovo feudalesimo globale ci che concretamente si nascon-
de dietro lavvio di una fase geopolitica multipolare, salutata da taluni in modo

122
Approfondimenti

troppo sbrigativo e ottimistico come un cambiamento positivo e condizione sine


qua non per un futuro, beneco assetto policentrico che dovrebbe risollevare le
sorti dellumanit?
E possibile che il tanto agognato mulipolarismo, piuttosto che assumere i con-
notati positivi di un nuovo equilibrio, a livello mondiale, nei rapporti di forza fra la
potenza americana in arretramento e quelle emergenti in espansione, con possibili
[ma non certe] ricadute positive per le condizioni di vita dei subordinati, diventi
piuttosto sinonimo di frammentazione in senso feudale del potere, a vantaggio dei
gruppi di comando della Global class, e una fonte di nuove, pi insidiose, distrutti-
ve ed endemiche conittualit?
Non certo questa la sede per affrontare in dettaglio simili, ponderose questio-
ni, o per sciorinare profezie da predicatore televisivo, da opinionista prezzolato,
da economista ofciante, ma chiaro che largomento sollevato non costituisce
una mera divagazione e che forme di schiavit sono apparse, n dallinizio, in
forma embrionale nella essibilizzazione e precarizzazione del lavoro, in barba al
principio che il capitalismo liberista dovrebbe basarsi sempre e soltanto sul lavoro
libero e volontario.
La situazione italiana, a tale riguardo, purtroppo paradigmatica.
In qualche decennio si passati da una situazione che assicurava un minimo di
dignit e tutela al lavoro, una vita lavorativa segnata quanto meno da continuit e
stabilit e una meno squilibrata ripartizione del prodotto, alla situazione attuale di
messa in liquidazione di tutte le conquiste passate dei lavoratori e delle conces-
sioni ottenute nel quadro del vecchio modello di capitalismo.
Come ha di recente ha scritto Giorgio Cremaschi, leader della Rete 28 Aprile al-
linterno della Fiom-CGIL, nel suo intervento Al capitalismo piace questa crisi,

[] Le leggi sul lavoro essibile che centrosinistra e centrodestra hanno varato


in questi anni, ora mostrano la loro vera funzione. Esse permettono di licenziare
centinaia di migliaia di persone senza articolo 18 o altro che limpedisca. E cos la
tutela contro i licenziamenti diventa un privilegio, quello che permette di essere al-
meno dichiarati come esuberi. E i soliti commentatori di entrambi gli schieramenti
annunciano che con tanto precariato, i privilegi non si possono pi difendere. Per i
migranti la perdita dei diritti sociali diventa anche distruzione di quelli civili. Chi
viene licenziato, grazie alla Bossi-Fini, diventa clandestino e con lui tutti i suoi fa-
migliari.
[] E la crisi avanza. Che essa fosse ben radicata nelleconomia reale e non solo
in quella nanziaria, lo dimostra la velocit con cui si ferma il lavoro, si licenziano
o si mettono in cassa integrazione i dipendenti. Una velocit superiore a quella della
caduta della Borsa. Le ristrutturazioni nelle aziende non sono solo crisi. Esse, come
sostengono tanti dottori Stranamore delleconomia, hanno una funzione creatrice.
Esse servono a frantumare le condizioni sociali e di lavoro, a dividere e contrapporre
gli interessi, a fare entrare nel Dna di ogni persona che la scontta e di uno la sal-

123
EUGENIO ORSO

vezza di un altro. La riforma del modello contrattuale vuole suggellare questa situa-
zione. Distruggendo il contratto nazionale e limitando la contrattazione aziendale
al rapporto tra salario e produttivit, essa punta a selezionare una nuova specie di
lavoratori super essibili, super obbedienti e super impauriti. E per il sindacato resta
la funzione della complicit, come scritto nel libro Verde del governo.

Non ho trovato parole migliori e pi dirette di quelle di Cremaschi per descri-


vere, senza perifrasi e ipocrisie, ci che sta accadendo oggi al lavoro dipendente in
questa Italia che sempre pi periferia degradata dEuropa.
Le tappe della essibilit nel nostro paese sono state scandite dallavanzare del
neoliberismo, dei condizionamenti che derivano dalla diffusione dellideologia
mercatista e favorite dal fatto che si venduta la essibilizzazione dei lavoratori,
con il concorso di parte signicativa del sindacato, come un processo indispensabi-
le di modernizzazione per resistere alla concorrenza internazionale, in nome della
boccheggiante Azienda-Italia, e quanto meno per mantenere i posti di lavoro
esistenti, se non per moltiplicarli come qualcuno ha fatto, a suo tempo, con i pani
e con i pesci83.
Il 1993 stato un anno gravido di novit e di cambiamenti [ovviamente negati-
vi] che si sarebbero vericati da allora no ai giorni nostri, un anno in cui ha avuto
rilevanza centrale laccordo di luglio raggiunto fra le cos dette parti sociali go-
verno Ciampi, conndustria e organizzazioni sindacali in merito alla struttura
dei contratti di lavoro e alla stessa politica dei redditi.
Propedeutica a tale accordo stata lintesa, raggiunta lanno precedente, fra il
governo del socialista Giuliano Amato, gli industriali e i sindacati in relazione al
costo del lavoro, per combattere linazione ma, di fatto, per aumentare i protti
a scapito di salari e stipendi.
Lintesa del 1992 ha comportato, quale passo indispensabile per lattacco gene-
ralizzato ai diritti e ai redditi da lavoro dipendente, labolizione formale e deni-
tiva della scala mobile e dellindennit di contingenza, gi trasformatesi da tempo
in meri simulacri, svuotati dei contenuti originari.
A distanza di sedici anni possiamo valutare tutto il potenziale decostruttivo
per quanto attiene al diritto del lavoro, che sarebbe stato ricomposto nel periodo
successivo in senso favorevole alle ragioni del capitale e del protto, contenuto nel
Protocollo sulla politica dei redditi e delloccupazione, sugli assetti contrattuali, sulle poli-
tiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo e siglato dalle parti sociali in quel
fatidico mese di luglio del 1993.
Come ha posto bene in rilievo il sociologo Luciano Gallino, cogliendo uno degli
aspetti principali e potenzialmente pi devastanti dellaccordo in parola,

Il protocollo, alla sezione Politiche del lavoro, impegnava il governo a predisporre


un organico disegno di legge per modicare il quadro normativo in materia di ge-
stione del mercato del lavoro, al ne di [] valorizzare le opportunit occupazionali

124
Approfondimenti

che il mercato del lavoro pu offrire se dotato duna pi ricca strumentazione che lo
avvicini agli assetti in atto negli altri paesi europei.84

Quanto precede preannunciava, com ormai di pubblico dominio, i futuri


pacchetti normativi riguardanti nuove tipologie contrattuali, da introdurre in
Italia sulla scorta di quanto era accaduto e stava accadendo altrove, in Europa e in
occidente.
Va ricordato che nel 1995, a distanza di soli due anni, vi fu limportante golpe
messo in atto dal governo di Lamberto Dini85 in materia pensionistica nel quadro
dellattacco al sistema previdenziale italiano e allo stato sociale in generale con
abbattimenti delle pensioni degli occupati aventi minore anzianit [inferiore ai di-
ciotto anni di lavoro] no alla misura di un quinto e il contemporaneo blitz per
ridurre il peso delle pensioni di anzianit sulla nanza pubblica, aprendo un altro
fronte di essibilizzazione e di impoverimento delle masse, in tal caso rappresen-
tate dai lavoratori italiani.
Ovviamente, bisognava dare piena attuazione alle indicazioni del ricordato
protocollo dintesa, rmato nel 1993 sotto gli auspici del governo Ciampi86, e a
questo ci pens la famigerata legge n. 196/ 1997, detta anche pacchetto Treu, sco-
modando il cognome di uno dei tristi padrini della essibilit e del lavoro precario
in Italia, Tiziano Treu, proveniente dallarea del centro-sinistra.
Amaramente ironico, persino grottesco, se si pensa ai livelli di disoccupazione
attuale e a ci che il futuro pi prossimo ci riserva, il titolo della legge 196: Norme
in materia di promozione delloccupazione.
Risulta evidente anche ai fanciulli in et scolare che personaggi come Treu, o
come il super consulente governativo in materia giuslavoristica, Marco Biagi, sa-
pevano n dallinizio ci che sarebbe accaduto in Italia, in conseguenza della loro
opera essibilizzatrice del lavoro, con imprese avide di protto da utilizzare poi
in speculazioni nanziarie, o gi decotte e volte alla mera sopravvivenza sul mer-
cato, che ne avrebbero approttato a piene mani, spingendo sullacceleratore
della precariet e del peggioramento delle condizioni di vita di parecchi milioni di
lavoratori dipendenti.
Lavoro interinale erogato attraverso un nuovo contratto di fornitura della mer-
ce-lavoro e intermediazione privata una forma nuova e legalizzata di capo-
ralato, esercitata attraverso le agenzie di lavoro interinale che si sono frapposte,
ricavando utili cospicui, nel rapporto fra lavoratori e imprese costituiscono in
estrema sintesi il lascito del pacchetto Treu.
Con il decreto legislativo del dicembre del 1997, fra le altre cose, si riconosceva
esplicitamente ad imprese private, cooperative, enti non commerciali la possibili-
t di mediare fra domanda e offerta di lavoro, come se si trattasse di vendere sul
mercato un qualsiasi altro bene o servizio, ben consapevoli che tali interposizioni
indeboliscono ulteriormente la posizione, gi sfavorita nella contrattazione, di co-
loro che nullaltro hanno per sostentarsi se non il proprio lavoro.

125
EUGENIO ORSO

Comunque sia e quali che siano le responsabilit personali accertate e da accer-


tare nella vicenda, il lavoro temporaneo che in una prima fase stato chiamato in-
terinale, con luso di un noto francesismo, entrato in circolo nel Sistema-Italia
come un potente veleno, contribuendo fattivamente alla demolizione del vecchio
ordine sociale e allimpoverimento sia materiale sia culturale del paese, per al-
tro senza porgere vistosi e positivi contributi ad un riscatto, da anni soltanto
vagheggiato e annunciato a livello politico e conndustriale, delle gi languenti
produzioni nazionali sul mercato globale.
Il vero contributo dato dalla essibilit da considerarsi congiuntamente con
quelli offerti dalla riforma delle pensioni dellepoca, dalle privatizzazioni con an-
nessa svendita dellimpresa pubblica, dalle limitazioni imposte alla rappresentan-
za sindacale87, dai tagli ripetuti alla spesa sociale operati n dal primo esecutivo
di Romano Prodi, e rappresenta un contributo ad esclusivo favore degli strati alti
della Global class e dei loro subordinati locali.
Al primo inizio del terzo millennio, dopo aver liberalizzato il lavoro a termine
in Italia e frustrato ancor di pi le speranze di stabilizzazione di precari e lavo-
ratori temporanei, gi allora numerosi, con la legge n. 30/ 2003 e decreto attua-
tivo al seguito si provveduto oltre a cambiare nome al lavoro interinale, che
diventava somministrato, come se si trattasse di una medicina per le imprese
italiane, sempre pi spesso strette fra la concorrenza internazionale ed evidenti
incapacit manageriali a far saltare completamente il divieto di intermediazione
fra il lavoratore e limpresa che si vale della sua opera, a dare la possibilit ai datori
di lavoro di impiegare liberamente il lavoro atipico senza il rispetto di alcuna
proporzione, allinterno della loro azienda, con il lavoro regolare e a tempo inde-
terminato, a spingere per la contrattazione individuale fra il pi forte [limpresa] e
il pi debole [il lavoratore], continuando imperterriti sulla strada della diffusione
della precariet.
Sommamente ipocrita la denizione di lavoro parasubordinato, introdotta
nel nostro ordinamento in relazione alle collaborazioni coordinate e continuative e
al lavoro a progetto, trattandosi di un escamotage linguistico con il quale i brillanti
legislatori hanno cercato di mascherare da liberi professionisti, dotati di ampia
autonomia e facolt decisionali nello svolgere lattivit lavorativa, quelli che sono
a tutti gli effetti dipendenti sottopagati, spesso costretti al rispetto di regole strin-
genti, imposte arbitrariamente dallimprenditore, e quasi privi di tutela.
Se poi fra gli scopi originari cera anche quello di far riemergere dal sommer-
so loccupazione irregolare, notiamo che lobbiettivo non stato raggiunto, per-
ch gli occupati in nero ancor oggi rappresentano un esercito di parecchi milioni
di unit, forse pi di cinque, per quanto sia arduo stimarne con buona approssi-
mazione il numero.
I contratti di lavoro atipico e temporaneo introdotti durante loffensiva le-
gislativa e giuslavoristica sono oltre una trentina, se ricordo bene, e non e stato
risparmiato dalla foga riformatrice neppure il contratto di apprendistato, di una

126
Approfondimenti

qualche utilit in passato per introdurre i giovani nel mondo del lavoro e antica-
mera, ai vecchi tempi, per lottenimento del contratto a tempo indeterminato.
Tale contrattualistica, venduta come innovativa e salvica per loccupazione,
ha avuto ampia diffusione nel pubblico e nel privato, rappresentando ormai la
normalit quotidiana e la tipicit per le generazioni pi giovani, per moltissime
donne e molti meridionali, ma pu costituire la misera, spesso soltanto tempora-
nea alternativa alla disoccupazione per una parte dei lavoratori pi attempati, che
nel nord del paese perdono un posto di lavoro dignitoso no a pochi anni addietro
considerato stabile, sicuro.
Se consideriamo anche la essibilit delle prestazioni e degli orari che investe i
rapporti di lavoro stabili, oltre che i lavoratori temporanei e atipici e gli occupati
nelleconomia informale [il sommerso ampiamente tollerato e ufcialmente
combattuto], si va ben oltre il dato presentato nel 42 Rapporto annuale sulla situa-
zione sociale del Paese del Censis per il 2008 e riferito allanno 2007, che stima la
percentuale dei lavoratori essibili al 11,9% degli occupati, con la essibilit che
dilagata per anni [come sembra ammettere lo stesso Censis] cambiando il volto del
mondo del lavoro.
Gli attori politici nazionali, per supportare gli attacchi ai diritti dei lavoratori e
preparare il terreno a nuovi rapporti di forza fra il lavoro e il capitale, a tutto van-
taggio di questo ultimo, hanno fatto largo uso di retorica, propaganda neoliberista
spicciola, velate minacce sociali, autentiche menzogne, cooptazioni di importan-
ti esponenti sindacali, e si sono distinti per un utilizzo spregiudicato delle consu-
lenze in materia di riforma del diritto del lavoro, con laggiramento dello Statuto
dei Lavoratori [legge n. 300/ 1970] tuttora in vigore, ma sempre di pi ridotto a un
simulacro.
Quanto precede riguarda sia gli esecutivi di Prodi, o comunque espressione del
centro-sinistra, sia quelli berlusconiani, con esponenti del calibro di Treu, Maroni e
Sacconi che hanno legato indissolubilmente il loro nome a precariet e essibiliz-
zazione, fonte di crescenti ingiustizie sociali e di un complessivo depauperamento
materiale e culturale nel paese.
La dicotomia politica Destra/Sinistra di previana memoria, in tale caso, ha pa-
lesemente rivelato tutta la sua inconsistenza e falsit, perch gli aggregati sistemici
di centro-destra e di centro-sinistra hanno dato ambedue apporti determinanti dal
1993 ad oggi, con piglio bypartisan, nei vari passaggi necessari a diffondere la
precariet del lavoro in Italia, quali agenti e incaricati locali per conto terzi del
processo di essibilizzazione delle masse.
Alla progressiva abolizione dei diritti dei lavoratori, e pi in generale delle am-
pie tutele sociali assicurate nella precedente fase capitalistica, si accompagna un
mutamento culturale indotto di assoluto rilievo in grado di trasgurare il volto
dellEuropa [non soltanto quello della periferica e succube Italia] no a renderlo
irriconoscibile mutamento che il losofo Costanzo Preve ha mirabilmente de-
scritto in una sua brillante e contestatissima opera:

127
EUGENIO ORSO

Limmagine culturale del nuovo capitalismo, ad un tempo ed inscindibilmente


post-borghese e post-proletario [ ...], si struttura cos sullinedita base di valori di
sinistra, libertari, antiautoritari, multiculturali-Benetton, centrati non pi sulla fa-
miglia ma sulla eccezione familiare (gay, lesbiche, transessuali, eccetera). Questi
valori di sinistra si accompagnano per a due solidissime idee di destra (si in-
tende, la Destra del Denaro che ha ormai pienamente cannibalizzato la Destra del-
la Tradizione). La prima di queste idee di destra (del denaro) laccettazione della
globalizzazione capitalistica insaporita di diritti umani ad esportazione militare da
bombardamento. La seconda di queste idee di destra (del denaro) la rinuncia alla
sovranit territoriale, geopolitica e militare con conseguente adozione dellamerica-
nismo in una vasta gamma di varianti, dalla pi soft alla pi hard.88

Quanto precede ci fa ben comprendere che lattacco avvenuto e tuttora av-


viene contemporaneamente su pi fronti e a vari livelli, e mette in evidenza
lestrema complessit del processo di essibilizzazione delle masse, posto in essere
mobilitando forze di ogni genere e di varia specializzazione, dai contingenti di
politici e sindacalisti venduti, al mondo intellettuale e accademico neoconformista,
con al suo interno la consorteria degli economisti-aruspici, passando attraverso gli
schiamazzanti gruppi libertari, le minoranze esibizioniste dei gay, dei travestiti-
transessuali, delle lesbiche, i falsi ecologisti, gli anti-proibizionisti, gli esperti di
marketing e di sondaggi, i pubblicitari prezzolati di grido e tanti altri variopinti
mercenari e pagliacci89.
Unulteriore aspetto della essibilizzazione di massa riguarda la diffusione
dei prodotti agricoli OGM e del cibo-spazzatura a basso costo e a bassissima quali-
t fra la popolazione, distribuito attraverso strutture commerciali ad hoc, gli hard
discount.
Attraverso tali strutture, si in grado di by-passare il problema della marca,
che implica notoriamente alti prezzi senza per garantire unelevata qualit, e di
vendere generi alimentari spregevoli, detti di sotto-marca, a prezzi pi moderati.
Nessuno pu prevedere, oggi, quali saranno gli effetti sulla specie umana di
qualche decennio di alimentazione basta su cibo-spazzatura e organismi genetica-
mente modicati.
Non voglio affermare, come fanno i cinesi alla cui cultura e al cui mondo mi
dichiaro completamente estraneo, che noi siamo ci che mangiamo, ma posso
n dora supporre che gli effetti a lungo termine di questa alimentazione forza-
ta, perch sostanzialmente imposta da crescenti insufcienze di reddito, saranno
quanto meno debilitanti.
Ne risentir la combattivit delle future neoplebi, perch questa nientaltro
che una via subdola ed indiretta per attuare la cos detta selezione inversa soprav-
vivano i pi docili e per favorire mutamenti antropologici ancor pi marcati.
Inoltre, qualcuno che se ne intendeva ha detto che controllare la moneta signi-
ca controllare lo stato, ma controllare il cibo vuol dire controllare il popolo.

128
Approfondimenti

E senzaltro cos, e il controllo delle sementi OGM, che tenderanno a soppian-


tare le specie e le variet naturali, unitamente allimposizione del cibo-spazzatura
attraverso le insufcienze di reddito naturalmente nelle aree del mondo dove
[ancora] si mangia, non in quelle dove dominano incontrastate malnutrizione e
fame consentiranno ai neofeudatari globalisti di controllare pi efcacemente e
capillarmente la popolazione.
Per un miglior controllo dello neoplebi da parte della Global class, lurbanizza-
zione selvaggia, la crescita smodata delle periferie, con linurbamento della mag-
gioranza della popolazione mondiale, sar un vero toccasana, e questo fenomeno,
combinato con gli andamenti demograci futuri e i ussi migratori, riguarder
soprattutto i paesi non in sviluppo e gli emergenti, oltre a quelli detti sviluppati
nei quali, anzi, popolazione urbana e popolazione complessiva, da qui al 2030,
tenderanno a stabilizzarsi.
Nel 2008 c stato lannunciato sorpasso della popolazione urbana rispetto a
quella rurale, per cui circa tre miliardi e trecento milioni di persone gi vivevano
nelle citt.
Se nei paesi detti sviluppati prevarr la nebulosa urbana una sorta di vasta
area urbana senza centro facilmente osservabile anche di notte, grazie alle sue in-
numerevoli luci, dai satelliti nei paesi emergenti e non in sviluppo cresceranno
le megalopoli, e in loro soprattutto le periferie degradate, grandi aree di raccolta
di disperati, spesso estranei agli stili di vita cittadini o poco toccati anche dal feno-
meno dellurban sprawl [strutture urbane e consuetudini cittadine che invadono le
campagne] e segnati indelebilmente dalla marginalit e dal bisogno.
Proprio nellex terzo e quarto mondo si concentrer lincremento della popola-
zione mondiale, previsto dai demogra [a meno di catastro ecologiche, di guerre
nucleari, di caduta di meteoriti dal diametro impressionante e di apocalissi varie]
da qui al fatidico 2050, e ci che crescer sar la popolazione urbana, mentre quella
rurale tender a stabilizzarsi incidendo percentualmente sempre meno sul totale.
Se la tendenza media di crescita della popolazione no alla met del secolo im-
plicher un aumento di circa due miliardi e cinquecento milioni di umani presenti
sulla faccia della terra, nel raffronto con il 2006, in cui la popolazione complessiva
era di quasi sei miliardi e settecento milioni, da ritenere che molta parte di que-
sto aumento si concentrer nelle megalopoli del sud del mondo e, per effetto di
unimmigrazione verso il nord di circa due/tre milioni di persone lanno, in parte
minore nelle grandi nebulose urbane dei paesi di vecchia industrializzazione90.
Vorr dire che nellipotesi media di crescita la popolazione mondiale raggiun-
ger i nove miliardi e duecento milioni di unit, di cui soltanto poco pi di un mi-
liardo e duecento milioni nei cos detti Paesi economicamente progrediti [Europa,
Nordamerica, Australia-Nuova Zelanda e Giappone], i quali subirebbero un deci-
so declino demograco, in assenza dellimmigrazione fonte di innumerevoli pro-
blemi e talora di forti tensioni fra autoctoni e migranti, ma riequilibratrice.

129
EUGENIO ORSO

Ci che pi importa, che la citt, ed in particolare le sue problematiche pe-


riferie favelas, bidonvilles, slums, bario, e via dicendo accoglieranno la parte
maggiore della popolazione mondiale.
Come ben sappiamo, la citt ricattabile ed caratterizzata da una certa fra-
gilit, soprattutto in occasione di crisi energetiche, di interruzione nellerogazione
dellacqua [e la crisi dellacqua potabile potr diventare il maggior problema futu-
ro] o di crisi agricole e alimentari.
Un semplice sciopero dei trasporti, che si protrae per qualche giorno, rischia di
paralizzarne le attivit.
Chi vede i lati positivi dellurbanizzazione maggiori opportunit di studio e
lavoro, emancipazione femminile, migliori servizi sanitari, trasporti pi svilup-
pati, ecc. in genere trascura la vulnerabilit degli ambienti urbani, testimoniata
dalla loro sovraesposizione ai rischi anzidetti, e sottostima la probabilit che
la crescita della popolazione urbana si concentri quasi esclusivamente in perife-
rie degradate, prive di servizi, in completa balia dellillegalit e dellabuso, in cui
lorizzonte di vita limitato da impellenti esigenze di sopravvivenza quotidiana,
con poche speranze di poter mettere piede, un giorno, nella high street
Certo pi facile controllare masse di disperati che lottano per sopravvive-
re in spazi ridotti, esposte ad improvvise interruzioni delle forniture energetiche,
idriche e di generi alimentari, piuttosto che persone disperse in vaste aree rurali e
autosufcienti per quanto riguarda cibo e acqua.
Lurbanizzazione planetaria render liberi?
Chi vuole intendere, intenda.

*** ***

Ogni elevazione del tipo uomo stata no ad oggi opera di una societ aristo-
cratica e cos sar sempre: di una societ cio che crede in una lunga scala dellor-
dine gerarchico e in una difformit di valore tra gli uomini e che ha bisogno, in un
certo senso, della schiavit.

Questo scriveva verso la ne del diciannovesimo secolo il losofo Friedrich


Wilhelm Nietzsche, nellopera Al di l del bene e del male, presentando la sua idea di
aristocrazia.
Giunto alla piena maturit, rabbrividisco leggendo queste righe e mi chiedo se
vi pu essere qualcosa di etico nella schiavit, se questa condizione, alla lunga,
non abbruttisce ed umilia anche chi ne benecia, servendosi del lavoro degli
schiavi e mostrando indifferenza davanti alla loro umiliazione.

130
Approfondimenti

Luomo aristocratico sente se stesso come colui che determina i valori, non gli
necessario ottenere il consenso, egli stabilisce: ci che mi dannoso dannoso in
s, egli si conosce come colui che d in generale valore alle cose, egli colui che crea i
valori. Egli onora tutto ci che riconosce in s: una tale morale autogloricazione.

Anche queste righe, scritte con evidente e insopportabile autocompiacimento,


minducono a respingere con decisione assoluta la concezione nicciana delluomo,
a stigmatizzare il suo nichilismo, frutto di un malessere profondo che lo ha accom-
pagnato per tutta la vita.
Eppure, in un tempo ormai lontano, frammentario quanto i ricordi che ancora
conservo, vedevo le cose con altri occhi ed ascoltavo le parole di Zarathustra.
Evidentemente non capivo, non riuscivo a comprendere quello che comprendo
ora.
I veri Valori nascono dalla condivisione, mentre gli altri valori nascono dal-
labiezione.
Sarebbe contento, Friedrich Wilhelm Nietzsche, nel sapere che questa aristo-
crazia globalista ha accolto pienamente gli altri valori, e che pu riettersi come
in uno specchio nelle sue parole.

Il Mercato come sistema di razionamento e di esclusione


Spesso sentiamo evocare il mercato, quando si tratta di giusticare lo smantel-
lamento di uno stabilimento industriale, o lo spostamento di unattivit produttiva
da un paese allaltro, con conseguente chiusura dei cancelli in loco e lirrimediabile
perdita di posti di lavoro.
Ci si riempie la bocca con la parola mercato anche quando si vogliono nega-
re aumenti retributivi dignitosi ai lavoratori dipendenti, spingendoli giorno dopo
giorno verso una condizione di reale indigenza, o per sostituire il ricattabile preca-
riato agli impieghi stabili e soggetti ad ampie tutele normative.
Si ricorre a questa magica formula sempre pi dogma ideologico e sempre
meno luogo sico di incontro fra i venditori di merci, utili alla vita quotidiana della
collettivit, e i compratori per procedere alla progressiva distruzione dello stato
sociale, ritenuto un ostacolo a maggiori protti e quindi alla competitivit in uno
spazio globale e allo sviluppo, nonch per attaccare la tutela dei cos detti beni
pubblici puri, che sfuggono alle logiche del mercato stesso, ma che sono essenziali
per la collettivit nazionale e il suo benessere e alla cui inesorabile privatizzazione
si punta con decisione.
Sentiamo dire, inoltre, che il processo di allargamento dei mercati allinnito,
non soltanto in termini sici, costituisce un dato positivo per lumanit tutta, men-
tre invece due miliardi di individui sopravvivono nellindigenza pi vergognosa
nonostante anni di robusta crescita del PIL mondiale e dei volumi del commercio
internazionale e il ceto medio, nei paesi ricchi, si va progressivamente ridu-

131
EUGENIO ORSO

cendo, con la rapida espulsione dai beneci che questa appartenenza comporta di
tutti quelli che risultano sempre meno utili al mercato onnivoro.
A pensarci bene, basterebbe la nostra quotidiana esperienza per suggerirci la
conclusione che questo terribile dio, il quale regola dallalto i processi di mon-
dializzazione economica, prima di tutto uninvenzione di grande successo se-
mantica91, come potrebbe convenientemente aggiungere Serge Latouche che ha
sviscerato la questione pi di ogni altro che nei fatti regala ai Signori della mon-
dializzazione, cio al livello strategico della classe globale, il controllo sui destini
dei popoli e delle nazioni e consente loro di modellare, secondo interessi particola-
ristici, lorganizzazione delle societ umane.
Si applicano le leggi del mercato per abrogare, nel concreto, le leggi dei vecchi
stati, nazionali o federali che siano, o per marginalizzarle no alla desuetudine, e
ancor pi spesso al ne di subordinarle alle stringenti regole ssate dagli Organi
della mondializzazione quali FMI, Banca Mondiale, WTO e Unione Europea ai
quali si afda limportante compito di promuovere la globalizzazione economi-
ca, linternazionalizzazione della nanza e del capitale produttivo ed espandere
per questa via il potere, trasversale e assoluto, della Strategic Global class.92
E chiaro che quando usiamo sbrigativamente la parola mercato intendiamo,
implicitamente e quasi per default, il libero mercato con respiro ormai planetario
ben oltre le intenzioni del padre riconosciuto del liberismo, Adam Smith, per le
sue implicazioni culturali e sociali e non una qualsiasi altra forma che potrebbe
assumere in futuro, o che abbia assunto in altra epoca della storia passata, il mer-
cato stesso.
In linea di massima e pur con qualche riserva concordo con David Korten, quan-
do scrive: Il punto in discussione non il mercato in quanto tale. E evidente che unecono-
mia senza mercato destinata al fallimento, come dimostra lesperienza sovietica. Si tratta
invece di fare una netta distinzione fra mercato e libero mercato.[] Il successo del mondo
occidentale nellultimo conitto mondiale e nellimmediato dopoguerra non deriva dal libe-
ro mercato, ma da un patto istituzionale che ha cercato di garantire un equilibrio fra stato e
mercato, che venivano considerati responsabili dellinteresse pubblico in pari misura.93
Quello del libero mercato prima di tutto un dogma, un precetto da osservare
e il prodotto di unideologia con caratteri religioso-messianici94 generata dai casca-
mi della dottrina economica liberista, assieme allutile compendio politico della
teoria e del pensiero liberale che si vuole imporre, attraverso la trappola delle
nuove regole del commercio internazionale e i processi di democratizzazione
delle societ in senso occidentale, od anche manu militari, al genere umano tutto
e nel concreto un meccanismo apparentemente impersonale di razionamento
nella distribuzione dei beni e dei servizi, nonch di spietata esclusione di fasce
sempre pi ampie della popolazione, allinterno dei paesi occidentali, e di interi
popoli altrove nel mondo dai beneci di uno sviluppo inteso esclusivamente in
chiave economica, sulla scorta del puro e semplice accrescimento delle quantit di
beni prodotti e consumati.

132
Approfondimenti

Di pi e di peggio: a lui si vuole afdare, in esclusiva, la gestione degli aspetti


sociali e politici nelle societ moderne, instaurando una sorta di potere sopranazio-
nale e invisibile, con la progressiva marginalizzazione dei vecchi stati e la totale
sottomissione delle loro burocrazie politiche ecco quale si avvia ad essere, nella
realt, il pi importante effetto dellazione della celebre mano invisibile, oggetto di
una fuorviante metafora del settecentesco pedagogo e viaggiatore Adam Smith.
Lideologia con caratteri religioso-messianici che supporta la diffusione del pre-
cetto-dogma del libero mercato, quale supremo e denitivo regolatore di tutte le
vicende dellumano genere sulla terra non soltanto di quelle economiche il
neoliberismo.
Naturalmente non si tratta del rivoluzionario e inevitabile avvento di un uomo
nuovo mosso da una nuova fede, ma di una colonizzazione culturale che fun-
zionale ai disegni di potere e di dominio del livello strategico della classe globale, i
quali prevedono radicali cambiamenti negli assetti geopolitici, economici e sociali
in tutto il pianeta.
Vi sono elementi, come la tendenza neoliberista a regolare ogni aspetto della
vita umana attraverso il meccanismo del mercato, nonch luso e labuso ideologi-
co-religioso di questo precetto-dogma, che mi portano addirittura ad istituire un
parallelo per quanto molto cauto e in qualche misura improprio con le religioni
dette legali, quali sono ad esempio lIslam od anche certi fondamentalismi cri-
stiani, che non riconoscono autonomia agli ordinamenti giuridici degli stati e al
dibattito politico nelle societ.
E chiaro che non intendo stabilire una stretta relazione fra quella sorta di mo-
noteismo del mercato che caratterizza lideologia neoliberista95 e le grandi reli-
gioni abramitiche, in cui gli aspetti economici della vita umana sono comunque
subordinati al divino, ma non posso non osservare come vi un inquietante punto
di contatto con lislamismo e certi fondamentalismi cristiani, di matrice cattolica,
protestante o delle sette, in cui la fonte del diritto statale la stessa ad esempio
il Corano e sharia per gli islamici del diritto religioso e non vi possibilit di
dare a Cesare ci che di Cesare, separando la vita politica dai doveri religiosi
che investono il singolo.
Quello che possiamo denire su un piano di immanenza come lassolutismo
del mercato non pu ammettere, a sua volta, diversit tali nellordinamento degli
stati e nel confronto politico da metterne in discussione, n dalle fondamenta, i
presupposti.
I testi sacri di questa ideologia a larga diffusione con evidenti aspetti religioso-
teologici, al di l dellispirazione di fondo veterotestamentaria che per sostituisce
al popolo ebraico quello americano in questa fase storica, affondano curiosamente
le loro radici nellepoca dei Lumi e in quella immediatamente precedente, e fra
questi diventa persino obbligatorio citare quello che forse il pi noto, cio An
Inquiy into the Nature and Causes of the Wealth of Nations di Adam Smith comparso
nel 1776.

133
EUGENIO ORSO

E curioso notare, a posteriori, come una corposa opera proto-capitalistica che


rappresentava, fra le tante altre cose96, una sorta di diario di viaggio nellEuropa
continentale dello Smith pedagogo di giovani lord, e sicuramente nelle intenzioni
dellautore una continuazione della sua teoria dei sentimenti morali, ha assunto la
dignit di sacro testo che permane anche nellepoca del capitalismo assoluto e
denitivo, contribuendo a legittimarne le dinamiche in unottica salvica di pro-
gresso e di estensione del benessere.
Molta acqua passata sotto i ponti dallepoca di Smith, ed anche lacqua ha
trovato una miglior denizione in termini di valore duso, ma soprattutto di valore
di scambio e di prezzo, problemi non certo risolti dal pensatore del diciottesimo se-
colo nella monumentale opera citata, e laffermazione del neoliberilsmo, con al suo
interno il nocciolo duro dellideologia mercatista, ha comportato in tempi pi
recenti un processo di affrancamento del mercato dalla politica. Il capitalismo diventato
pi nanziario e pi globale, sottraendosi, da un lato, alle regole dellordine mondiale (ne
degli accordi di Bretton Woods) e, dallaltro, a quelle dellordine sociale (crisi dei modelli
di welfare state).97
La liberalizzazione planetaria dei movimenti di capitale si accompagnata, in
questi ultimi due o tre decenni, alla nascita e alla diffusione di nuovi modelli di
business, comprese le scandalose incentivazioni ad un management tornato sotto
il controllo della propriet, e di una serie di nuovi prodotti che hanno mutato il
volto dei mercati nanziari e del sistema bancario [Collateralizad Debt Obligaton,
Credit Default Swaps, paccottaglia subprime inclusa e molti altri di minore impat-
to e importanza].
Ci avvenuto nellottica di una creazione di valore98 di natura puramente
nanziaria e decisamente anti-sociale, stabilendo, per tale via, le premesse dellat-
tuale crisi propriamente denibile sistemica, proprio perch nata allinterno del
sistema bancario-nanziario e causata dallapplicazione diffusa, nella realt mi-
croeconomica delle banche e delle istituzioni nanziarie, dei nuovi modelli di busi-
ness di riferimento che hanno comportato il gioco dello scaricabarile per quanto
attiene al rischio e alle connesse responsabilit con lattivazione di una micidiale
catena di SantAntonio attraverso la cartolarizzazione del debito, la scomposi-
zione in tranches dei prodotti risultanti, la cessione al mercato del prodotto e del
rischio in lui incorporato e lincasso, nel breve, di cospicue commissioni.
E bene, ora, concentrarsi direttamente sul discorso relativo ai meccanismi di
razionamento e di conseguente esclusione del libero mercato, oggi inteso forma
globale, per il quale intendo di proposito rifarmi al pensiero di Lester C. Thurow,
arcinoto professore di economia e autore di autentici best sellers, con limportan-
te collaborazione di Robert L. Heilbroner, i quali ultimi non possono essere certo
considerati dei pericolosi sovversivi anti-liberisti, o anche soltanto dei keynesia-
no-marxisti che ci propongono una visione diversa da quella dominante delleco-
nomia e della societ.

134
Approfondimenti

Tutti i passi che riporter in seguito nel testo evidenziati con il corsivo fanno
parte di un libro, dal titolo Capire leconomia, scritto dai due citati autori e edito in
Italia da il Sole 24 ORE S.p.A.99
In primo luogo, deve essere chiaro un punto fondamentale che riguarda il fun-
zionamento del mercato: Tutti gli acquirenti e i venditori in grado e desiderosi di pagare
il prezzo di equilibrio (o qualcosa di pi) otterranno i beni voluti, gli altri no. [] Pertanto
il mercato, stabilendo un prezzo dequilibrio, ha in effetti allocato i beni a certi acquirenti
escludendone altri.
Ecco la prima verit: chi non pu pagare almeno il prezzo di equilibrio escluso
senza appello dai consumi, come del resto i venditori che non ce la fanno a vendere
a quel prezzo sono esclusi dagli affari.
Ci sono anche dal lato dellofferta, facendo diretto riferimento ai produttori,
svariati casi in cui i pesci grandi mangiano i pesci piccoli, e questo soprattutto
dopo lavvio della fase attuale della globalizzazione economica, in cui le produ-
zioni a basso costo sostenute dal grande capitale nanziario libero di muoversi in
tutto il pianeta, ma concentrato nelle mani private della classe globale occidentale
o dei globalisti orientali emergenti, hanno accentuato la tendenza a monopolizzare
il mercato, riducendo ulteriormente gli spazi per la concorrenza locale.
Posso citare a tal ne, a titolo desempio e senza un preciso ordine dimportan-
za, la situazione dei piccoli agricoltori indiani messi fuori del mercato in seguito
alla cos detta rivoluzione verde, che ha favorito i grandi produttori, le produzioni
industriali basate su colture intensive a scapito degli interessi locali e della stessa
biodiversit, oppure la situazione nella quale versa la piccola e media industria ita-
liana, non di nicchia e super-tecnologizzata ma ancora largamente occupata nelle
produzioni tradizionali, a causa della concorrenza asiatica sleale e planetaria.
Ne consegue che il mercato , in tal modo, un mezzo per escludere certe persone dal-
lattivit economica [] nei fatti, un meccanismo di razionamento.
Un meccanismo di razionamento che, per, risulta pi efciente delle vecchie
tessere annonarie si affrettano in seguito a precisare i due autori anche se non
ci si occupa, lasciando tutto nelle sue mani e afdandogli il compito di regolare le
vicende umane, della vera origine delle insufcienze di reddito alla base di tale
esclusione, che chiaramente non pu che risiedere nel processo di distribuzione
dei redditi stessi, il quale dovrebbe rappresentare una decisione eminente politica,
nei limiti delle risorse scarse a disposizione.
Si nota che qui la decisione politica non assente, ma al contrario di grande
rilevanza ed a monte, avendo deciso i livelli di comando globalisti di attivare e
imporre a tutti un simile meccanismo apparentemente impersonale che si vor-
rebbe quasi super partes semplicemente per spostare ingenti quantit di risorse
nei loro forzieri.
Inoltre, il sistema dei prezzi che provoca il razionamento gode di due grandi
vantaggi, a detta dei citati economisti: assai dinamico e si autosostiene (self-enfor-
cing).

135
EUGENIO ORSO

E evidente che tale dinamicit favorisce, pi che singoli individui immagi-


nativi e ambiziosi come suggeriscono i nostri, le grandi concentrazioni di risorse
nanziarie, le quali spazzano via la concorrenza, senza troppi complimenti, e in-
uiscono direttamente sul punto pi sensibile di tutto il sistema: la determinazio-
ne del prezzo.
Esattamente il contrario dellidea che aveva il padre del liberismo economico,
Adam Smith, per il quale una miriade di piccoli produttori non avrebbe avuto la
forza di inuenzare in modo diretto, individualmente, i prezzi, ed quindi una
misticazione bella e buona paventare una continuit, per quanto attiene al fun-
zionamento del mercato che oggi conosciamo, con la visione espressa su questo
tema dal tanto celebrato razionalista settecentesco in Wealth of Nations.
Inutile dire che tali concentrazioni di potere economico e nanziario che con-
trollano il mercato, chiaramente oligopolistiche se non monopolistiche100, sono
oggi interamente nelle mani dei Signori della mondializzazione.
Il secondo attributo, il self-enforcing, qualica un sistema autosussistente, che
si sostiene miracolosamente da solo, senza bisogno alcuno di interventi esterni, si
autoggiusta e si autocorregge, e quindi un peccato che qualche entit aliena
[lo stato, ad esempio] ci metta inopportunamente le mani, compromettendone il
successo.
La giusticazione che spesso si d, da parte dei liberisti, dei fallimenti regi-
strati dal libero mercato proprio linterferenza esterna vista come qualcosa di
anomalo, se non di indebito, che potrebbe derivare dallintromissione nel delicato
meccanismo di funzionamento, e dequilibrio fra la domanda e lofferta, di un po-
tere politico o religioso.
Infatti uno dei principali compiti assegnati agli Organi della mondializzazio-
ne, subordinati agli interessi di chi domina la scena economica e nanziaria del
pianeta, il seguente: impedire che qualcuno, sia esso unorganizzazione statuale,
unautorit morale, religiosa, o daltra natura interferisca con questi delicati mec-
canismi impedendone il regolare funzionamento.
Per impedire queste interferenze e per superare tali ostacoli dove ancora esi-
stevano il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, attraverso il fa-
migerato strumento dei piani di aggiustamento strutturale, hanno posto in essere
il ricatto delle liberalizzazioni forzate nei confronti dei paesi poveri, costretti ad
aprirsi alla concorrenza internazionale e ad essere fagocitati nei suoi ingranaggi,
per ottenere lelemosina dei nanziamenti e per poterne pagare gli interessi.
Senza sconnare in questa sede nelle accuse di nuovo colonialismo, realizzato
attraverso lazione dei ricordati organi internazionali al ne dellallargamento dei
mercati, sottolineo il fatto per chi non lavesse ancora intuito che razionamento
ed esclusione generati dal sistema del quale ci stiamo occupando sono in buona
misura voluti, e sono dovuti proprio al reale funzionamento dei suoi meccanismi,
che mettono nelle mani di pochi la determinazione del prezzo [in funzione dellot-
tenimento di cospicui dividendi, di faraoniche stock options e di protti crescenti]

136
Approfondimenti

e impongono regole commerciali stringenti a moltissimi paesi nel mondo, nel pi


assoluto disprezzo del vero interesse di popoli e nazioni.
Con le parole di Heilbroner e Thurow, i quali, ironia della sorte, sono due eco-
nomisti di formazione liberista in vena di sorprendenti e controproducenti rivela-
zioni, possiamo ben dire: Tale cecit del mercato nei confronti di tutte le altre possibili
modalit di riconoscimento del diritto a godere del prodotto sociale, che non siano la ric-
chezza o il reddito, crea dei problemi molto seri. Essa infatti implica che coloro che ereditano
vaste ricchezze abbiano diritto ad ampie quote delloutput, anche se magari non hanno
prodotto alcunch. E signica altres che gli individui che non hanno ricchezza e che non
possono produrne semplicemente perch, ad esempio, non riescono a trovare lavoro non
hanno modo di assicurarsi un reddito tramite il meccanismo economico.
In effetti, razionamento ed esclusione non si limitano ai singoli, a parti mino-
ritarie del corpo sociale, ma riguardano sempre di pi anche il diritto di intere
popolazioni a godere appieno di ci che materialmente hanno prodotto e il con-
seguente diritto di decidere, nel limite delle risorse a disposizione, il processo di
distribuzione della ricchezza.
Si potrebbe aggiungere la non insignicante considerazione, in proposito, che
senza interferenze signicative nel suo funzionamento il sistema-mercato non
riesce ad autosostenersi e ad autoregolarsi a lungo, n tanto meno a garantire una
razionale distribuzione dei beni e delle risorse, prova ne sia lesplodere della prima
grave crisi nel mondo globalizzato, che smentisce ampiamente le virt attribuite al
mercato quale sistema in grado di funzionare autonomamente e ottimamente da
qui alleternit.
La tendenza attuale, con i processi di internazionalizzazione del capitale nan-
ziario e produttivo ormai in fase avanzata, quella di portare alle estreme con-
seguenze lo storico motto liberista del laissez faire, laissez passer, nella pelosa
incuranza che i problemi economici assumono sempre e drammaticamente una
dimensione sociale.
Via libera, quindi, ai meccanismi di razionamento e di esclusione di un libero
mercato senza freni, con la compiacenza della politica di servizio cooptata nei
ranghi della classe globale, in quanto questi ultimi sono funzionali esclusivamente
agli interessi dei veri attori dei processi di mondializzazione economica.
Per chiudere con i nostri due economisti, prendiamo atto una volta e per tutte
che: Volendo rispettare soltanto il meccanismo distributivo del mercato, dovremmo anche
esser disposti a tollerare che gli individui muoiano di fame sulle strade.
Ma purtroppo questo sta gi avvenendo in molte regioni del mondo.

137
EUGENIO ORSO

Rotta di classe
Non ho trovato espressione migliore di quella che costituisce il titolo del pre-
sente approfondimento per denire gli eventi politici, economici e sociali che han-
no contribuito a preparare il terreno per una profonda trasformazione nel tessuto
della societ di alcuni dei maggiori paesi dellEuropa occidentale lambiti dallonda
del cambiamento politico e culturale, fra la seconda met degli anni settanta e la
prima met degli anni ottanta dello scorso secolo.
Si tratta di eventi ben noti, i cui effetti, negli anni successivi, hanno contribuito a
segnare la ne di quello storico fenomeno universalmente noto come lotta di classe
fra borghesia e proletariato, passato attraverso diverse e alterne fasi, dalla ottocen-
tesca economicizzazione del conitto alla rivoluzione bolscevica ed alla successiva
e relativa emancipazione della classe operaia in occidente dopo la seconda guerra
mondiale, per giungere no a quella che ormai una realt: la scomparsa della
classe operaia, salariata e proletaria.
La lotta di classe ha avuto una portata epocale ancor oggi percettibile, pur con
gli echi che sono inesorabilmente destinati a sfumare, ed ha trovato la sua massima
manifestazione nellautentico colpo di mano leninista dottobre, qualche mese
dopo la rivoluzione del febbraio 1917, provocando la caduta dellefmero gover-
no dei mescevichi, dei cadetti e dei socialisti rivoluzionari in Russia e imponen-
do successivamente al capitalismo, assieme al dispiegarsi degli effetti della prima
grande depressione del secolo precedente [1873-1896] e successivamente a quelli
della depressione del 1929, una profonda revisione dei suoi meccanismi, delle sue
logiche nella distribuzione della ricchezza e delle sue stesse strategie, revisione che
ha segnato indelebilmente gli assetti sociali e politici nei decenni successivi della
storia dEuropa.
Il novecento, in una sintesi estrema, stato il secolo in cui il conitto sociale fra
le due classi della borghesia e del proletariato ha avuto la sua pi ampia manife-
stazione, e nel contempo il secolo in cui si sono nate, nellEuropa epicentro di tutti
i conitti e campo di battaglia convenzionale e sociale, le alternative al modello
capitalista anglosassone, o meglio anglo-americano, e alla democrazia liberale sul
piano politico, rappresentate dal comunismo sovietico, dal nazismo e dal fasci-
smo.
Infatti, nel vecchio continente in declino si sono realizzati compromessi che
hanno cambiato il volto delle societ [keynesismo assistenziale, socialdemocrazia
nordica, nascita del welfare, ecc.] e in cui il ricordato fenomeno si esaurito, al
punto tale che oggi, agli albori del terzo millennio, possiamo riconsegnarlo intera-
mente alla storia.
Nel ventesimo secolo il capitalismo ha conosciuto concretamente grandi cam-
biamenti, non certo connati nei modelli teorici che hanno cercato di spiegarne le
mutazioni o di anticiparle, ed ha visto laffermazione delle corporate e la separa-
zione della gestione dalla propriet dellimpresa, il compromesso fordista, leco-
nomia dal lato della domanda, lo stato assistenziale, lalternativa rappresentata

138
Approfondimenti

dal capitalismo di stato sovietico, e poi il monetarismo, leconomia dal lato dellof-
ferta, no a giungere, a partire dallultimo quarto del secolo, a quella che sembra
essere diventata la sua forma denitiva, cio il liberismo planetario pi sfrenato
e laffermazione del capitalismo assoluto, di matrice squisitamente americano-
anglosassone, senza ridistribuzione della ricchezza.
Se il diciannovesimo secolo stato il secolo della borghesia, con laffermazione
del primo capitalismo propriamente denito borghese e laffermarsi dei costumi
della classe allora dominante, il ventesimo secolo, oltre a conoscere le trasforma-
zioni del capitalismo in forme pi sosticate e avanzate di quelle originarie o
in modelli alternativi oggi collassati, ha rappresentato il secolo in cui ha fatto de-
nitivamente irruzione sulla scena della storia la classe operaia e proletaria, le cui
istanze sul piano sociale e politico non hanno pi potuto essere ignorate o represse
con una certa facilit, e con la quale le lite dellepoca hanno ingaggiato lotte mor-
tali, o cercato talora necessari compromessi.
Londa lunga della lotta di classe inizi ad esaurirsi, nel vecchio continente,
quando la cos detta guerra fredda stava volgendo al termine, no a trasformarsi
in una rotta di classe che avrebbe avuto effetti rilevanti, se non drammatici, antici-
pando di alcuni anni la piena e denitiva vittoria del modello di capitalismo anglo-
americano, versatile ed evolutivo, su quello dellantagonista sovietico.
Da un capo allaltro dellEuropa occidentale, dalle isole britanniche al
Mediterraneo, dalla Gran Bretagna conquistata dai conservatori e preda di un nuo-
vo liberismo monetarista, allItalia ancora sotto legida democristiana, attraversata
dagli scandali, dalla sedizione di poteri occulti e massonici, dal rampantismo
riformista craxiano e da ondate di scioperi, dai minatori di Scargill a partire da
quel di Cortonwood101 in una lotta mortale con il governo britannico no alle avan-
guardie operaie che picchettavano i cancelli degli stabilimenti FIAT a Torino, per
impedire ai crumiri di entrare, il cambiamento che si preparava era di portata
storica e lasciava presagire che niente sarebbe pi stato come prima.
La rotta della classe operaia e proletaria ha avuto nel nostro paese il suo pri-
mo, decisivo e non soltanto simbolico momento con la marcia dei quarantamila
quadri e impiegati FIAT, guidati da quel Luigi Arisio che era alla guida del coordi-
namento dei capi e dei quadri dellazienda e che in seguito diventer senatore re-
pubblicano, a Torino il 14 di ottobre del 1980, dopo pi di trenta giorni di sciopero
con picchetti e concreti impedimenti ad entrare negli stabilimenti.
Pur essendo lantefatto di natura sindacale, rappresentato dalla prospettiva di
un lungo, estenuante periodo di cassa integrazione e dalle minacce di una cospi-
cua riduzione di personale, annunciati dallazienda nel settembre del 1980 in pi
riprese per bocca dellallora responsabile delle relazioni industriali della FIAT,
Cesare Annibaldi, che avrebbe voluto mandare prima licenziare e poi mandare in
cassa a zero ore, per un anno e mezzo, ventiduemila operai e duemila impiegati
[5 settembre], ed espellere oltre quattordicimila dipendenti dal processo produtti-
vo [10 settembre], privilegiando in uscita, secondo una prassi ormai consolidata,

139
EUGENIO ORSO

i lavoratori impegnati nellattivit sindacale o comunque giudicati scomodi, il


signicato della contesa avrebbe travalicato gli angusti limiti delle relazioni indu-
striali e del confronto azienda-sindacato allinterno della FIAT e avrebbe assunto
un elevato valore simbolico, sul piano politico e sociale.
Anche se da fonti sindacali dellepoca risulta che i partecipanti alla marcia dei
quarantamila, altrimenti detta marcia dei capi chiamati dalla stessa FIAT da
tutta Italia, non erano in totale pi di dieci o dodicimila a differenza di quanto
dichiarato dalla questura mentre gli scioperanti, in massima parte operai che fa-
cevano riferimento alla CGIL, erano sicuramente pi numerosi, questo episodio ha
posto ne agli scioperi, ha scontto gli scioperanti, assieme a loro il maggior sinda-
cato nazionale e lo stesso PCI ed ha segnato linizio del riusso operaio, lavvio
di quella che sarebbe apparsa, in seguito, come una vera e irrimediabile rotta.
Se allepoca il sindacato, con riferimento al maggiore fra tutti quelli nazionali, e
cio la CGIL, costituiva, di fatto, la principale cinghia di trasmissione delle diret-
tive del Partito Comunista Italiano alla sua base operaia ed aspirava allegemonia
nel mondo del lavoro e della rappresentanza sindacale, vi erano al suo interno
pur sempre delle minoranze non allineate, fra le quali relativamente numerosa
quella socialista.
Tale minoranza avrebbe dato un contribuito non trascurabile, in futuro e as-
sieme a CISL e UIL, alle periodiche rotture della coesione e dellunit sindacale
e in generale alla rottura, di ancor maggior rilevanza, del vecchio quadro sociale,
accettando misure che avrebbero profondamente modicato la situazione del la-
voro dipendente e portato a continui regressi, ben visibili durante i due decenni
successivi, nei diritti e nelle condizioni di vita dei lavoratori.
Laver accettato le modernizzazioni, le concertazioni fra governi e parti
sociali e i tanto santicati sacrici, sempre a carico dei subalterni e mai equa-
mente divisi, ha portato essenzialmente ai risultati che oggi sono sotto i nostri
occhi, senza che vi fosse una piena consapevolezza in chi tali misure accettava e
sottoscriveva in nome dei lavoratori, voglio ardentemente sperare, che il vero e
non dichiarato ne era quello di modicare, a pi lungo termine, il tessuto sociale
e i rapporti di forza fra un capitale che si evolveva e il lavoro che progressivamente
soccombeva.
Ho un ricordo personale di quegli eventi, tutto sommato lontani per me che ero
molto giovane, relativamente spensierato e vivevo in Friuli Venezia Giulia, allepo-
ca studente universitario ancora distante dalla tesi di laurea. Mio padre, che era
un capo e lavorava nello stabilimento navale della Fincantieri di Monfalcone, in
quegli anni nelle mani dellimprenditore pubblico, mentre oggi lo direttamente
in quelle del tesoro, quando vide in televisione le prime immagini della marcia
controrivoluzionaria dei quarantamila o dei dodicimila che sia, con i capi e gli
impiegati che slavano ordinati e silenziosi lungo le vie di Torino, come se fossero
in pieno orario di servizio assorti nei loro compiti, non pot trattenersi dallesulta-
re compiendo un piccolo balzo dalla poltrona nella quale era sprofondato.

140
Approfondimenti

A distanza di quasi trentanni nalmente posso comprendere e spiegare la mal-


celata soddisfazione di mio padre: non si trattava banalmente del riesso di una
passione politica, essendo lui un democristiano di vecchia data [capo e democri-
stiano, le aveva proprio tutte ], come avevo supercialmente creduto in passato,
ma di una reazione dovuta ad un pi profondo senso di appartenenza, avendo
riconosciuto nel corteo composto e silenzioso i suoi simili, gli appartenenti ai livelli
pi bassi di quella classe media, glia del welfare postbellico e animata da ulteriori
aspettative di miglioramento economico e sociale, che ha costituito la vera quinta
colonna nella vittoria americana e occidentale sul concorrente sovietico e, allin-
terno della stessa Europa occidentale ed in particolare di paesi come lItalia, in cui
molto forte era diventata la classe operaia e lalternativa espressa dal locale partito
comunista, un alleato e un irrinunciabile supporto per le oligarchie dellepoca al
ne del mantenimento, della stabilizzazione e dellestensione del loro potere.
Se la rotta della classe operaia e proletaria, nella penisola, ha avuto inizio con la
ricordata marcia dei capi, in seguito continuata con il decisivo attacco allau-
tomatismo della cos detta scala mobile, che garantiva ladeguamento automatico
delle retribuzioni allinazione.
Ha scritto in proposito Ritanna Armeni nel 2001:

Cera una volta la scala mobile. Cera un sistema per cui allaumento dellina-
zione corrispondeva automaticamente e immediatamente un aumento dei salari. Se
quel sistema ci fosse ancora oggi non ci sarebbe quel distacco fra salari e aumento
del costo della vita che penalizza cos fortemente i lavoratori, Ma non c pi. Messo
sotto accusa agli inizi degli anni 80 esso ha subito un colpo esattamente 17 anni fa,
il 14 febbraio 1984, il giorno di S. Valentino.102

Ladeguamento automatico della retribuzione al costo della vita, sulla base del-
lindice dei prezzi al consumo e delle variazioni degli stessi intervenute nel pa-
niere dei beni e dei servizi considerati, oltre ad aver garantito per alcuni anni un
certo recupero dellinazione, costituiva forse il principale argine di difesa, per
il lavoro dipendente, da una prospettiva futura di arretramento sul piano sociale
che poi si purtroppo concretata la quale necessariamente prevedeva lo sposta-
mento di volumi di risorse sempre pi ingenti dal lavoro al capitale.
A partire dalla met degli anni settanta, il meccanismo protettivo della scala
mobile venne esteso dal settore industriale a tutti gli altri settori dattivit, sulla
base di un accordo, indubbiamente di grande momento storico-sociale, fra impren-
ditori e triplice sindacale, per loccasione unita negli intenti.
E bene ricordare che ladeguamento automatico delle retribuzioni al costo della
vita si inseriva perfettamente nel quadro di quel keynesismo assistenziale103 che
ha caratterizzato in misura signicativa il capitalismo occidentale del dopoguerra,
quanto meno no alla met degli anni settanta del novecento o poco oltre, e dun-
que anche quello italiano, ad economia mista come si diceva allora ponendo

141
EUGENIO ORSO

laccento su un necessario compromesso, a met strada fra il capitalismo anglo-


sassone di matrice liberale e il capitalismo di stato sovietico connotato da una
forte presenza dello stato nelle vesti di imprenditore, oltre che di regolatore delle
contese economiche e sociali ed arbitro incaricato di ssare le regole del gioco.
Nel momento in cui si consumato lattacco al futuro potere dacquisto di salari
e stipendi in Italia, condotto da un angolo visuale non toppo dissimile e distante
da quello del primo e del secondo esecutivo conservatore di Margaret Thatcher
che allora governava in Gran Bretagna, i vertici di CGIL, CISL e UIL erano rappre-
sentati rispettivamente da Luciano Lama, Pierre Carniti e Giorgio Benvenuto, la
minoranza socialista allinterno del maggior sindacato italiano, la CGIL, era guida-
ta da Ottaviano Del Turco, il PCI era ancora guidato da Enrico Berlinguer, fautore
della svolta eurocomunista nel nostro paese e in Europa occidentale per una par-
ziale presa di distanza dalla casa madre sovietica, e alla testa del governo cera il
rampante socialista Bettino Craxi, che aveva fatto una gran carriera dopo la celebre
svolta del Midas del 1976 e a quel tempo era il primo membro del partito sociali-
sta giunto alla guida di un esecutivo in Italia, dallinizio della storia repubblicana.
Con laccordo del giorno di San Valentino, il 14 febbraio del 1984, ricordato da
Ritanna Armeni in apertura del suo scritto lintenzione non dichiarata dellesecuti-
vo e di Craxi era quella di togliere lacqua al pesce, per loccasione rappresentato
dal PCI104 e dalla maggioranza comunista della CGIL, e questo proprio sul piano
sociale giudicato di cruciale importanza in quanto terreno di lotta privilegiato, col-
pendo in modo diretto operai e lavoratori.
Quanto precede su una linea non casualmente simile a quella di Margaret
Thatcher, monetarista e madrina in Europa della Supply-side economics quella
economia dal lato dellofferta che negli Stati Uniti dAmerica ha costituito il prin-
cipale cavallo di battaglia reaganiano sul terreno economico e sociale la quale
cercava ogni occasione di scontro diretto con lavoratori e sindacati per dargli una
lezione storica e affermare denitivamente la sua visione politica, economica e
sociale.
Ma la visione politica, economica e sociale thatcheriana non era autonoma ed
originale, in quanto corrispondeva sostanzialmente a quella adottata sullaltra
sponda dellAtlantico ed esportata in Europa, al ne di cambiare in modo radicale,
n nelle sue fondamenta culturali, la societ.
Gli interessi di Craxi e del suo esecutivo convergevano con quelli degli indu-
striali, che avrebbero voluto ritoccare a loro vantaggio, se non abolire del tutto,
il meccanismo della scala mobile ed anche con quelli di Pierre Carniti, cattolico, se-
gretario del secondo sindacato italiano, la CISL, che mal digeriva la supremazia
comunista e della CGIL in campo sindacale.
Nonostante lunit sindacale avesse resistito no ad allora, almeno formalmen-
te, i disaccordi nella triplice erano gi evidenti e Pierre Carniti, nel dicembre del
1983, ebbe la brillante idea della predeterminazione, la quale consisteva nel ba-
sare ladeguamento delle retribuzioni allinazione su una previsione relativa al

142
Approfondimenti

tasso dinazione, fatta dal governo allinizio di ogni anno, che avrebbe dovuto
determinare lentit degli scatti di contingenza e quindi dei relativi aumenti sala-
riali.
Il pretesto per tali manovre, che ebbe qualche eco anche allinterno della CGIL,
era lo spauracchio dellinazione che colpiva in modo particolare i lavoratori e
come conseguenza si diffuse la tesi, sostenuta furbescamente da riformisti, mo-
dernisti vari, sindacalisti gialli e afni, in base alla quale se si voleva moderare
la crescita del costo della vita non cera altra via che moderare gli aumenti delle
retribuzioni ...
La CGIL avanz la richiesta che fosse consentita la possibilit, quanto meno a
posteriori, di un recupero retributivo semestrale una volta vericata linazione
reale, rispetto a quella programmata, ma tale richiesta non fu accolta.
Nel frattempo vi furono scioperi e contestazioni nei confronti di chi, allinterno
del sindacato, sosteneva la linea di Carniti [con intenti molto vicini a quelli del
governo Craxi], ma anche questo serv a ben poco.
E stato lescamotage della predeterminazione, proposto dallallora segretario
della CISL e punitivo per lintero mondo del lavoro dipendente, che ha dato un
contributo rilevante allaccordo separato di San Valentino, accettato anche dalla
condiscendente UIL e dai socialisti della CGIL di Ottaviano Del Turco, concretatosi
in un celebre decreto del governo Craxi, successivamente convertito nella legge n
219 dello stesso anno.
Il risultato concreto fu, proprio in quel 1984 in cui si comp il misfatto, linizio
dellapplicazione delle nuove regole e il taglio di alcuni punti della scala mobile.
Ma leffetto complessivo sul piano politico, sociale ed economico fu epocale
nel nostro paese, con laffermazione di politiche economiche anti-sociali, promos-
se dai rampanti quarantenni lib-lab di Bettino Craxi usciti vincitori dalla svolta
del Midas del 1976, allinterno del PSI105, e portatori di quel contagio liberista
che diffondendosi, negli anni successivi ha colpito e trasformato lintera la sinistra
italiana, con la vittoria della Conndustria che da tempo brigava contro la scala
mobile in quanto ridistribuiva quote di reddito a scapito del protto, con la rottura
dellunit sindacale, linizio della prassi degli accordi separati, e linevitabile con-
tinuazione della rotta di classe, iniziata in seguito alla marcia dei quarantamila
del 1980.
Con il senno di poi possiamo affermare che ben poco efcace fu, allatto pratico
e sul piano politico, loceanica manifestazione di protesta, la kermesse di Roma or-
ganizzata dai comunisti poco dopo il blitz di San Valentino, per dare una risposta
di piazza alla manovra craxiana, con quel Enrico Berlinguer, leader ormai storico
e carismatico che sarebbe scomparso dopo pochi mesi, e laltrettanto rispettato
Luciano Lama in prima la.
Si tratt di una semplice presenza, pur oceanica e ingombrante, e di una testi-
monianza, per quanto partecipata e sentita dai manifestanti, ormai priva di conte-
nuti autenticamente rivoluzionari che anticipava le sempre pi stanche, ripetitive

143
EUGENIO ORSO

nelle forme e inani manifestazioni future, continuate anche dopo la morte dei par-
titi di massa e la ne delle vecchie classi sociali.
A distanza di anni da quegli eventi ha fatto seguito il protocollo dintesa fra
Giuliano Amato, il suo governo e le solite parti sociali, il 31 di luglio del 1992 nel
crepuscolo della prima repubblica, con il quale si sopprimeva e senza appello la
scala mobile.
Come ridicolo palliativo alla rilevante perdita di potere dacquisto per i redditi
da lavoro dipendente, che lintroduzione del truffaldino escamotage dellinazio-
ne programmata e la manipolazione della scala mobile per svuotarla di contenuti
hanno comportato, no alla denitiva soppressione del meccanismo da parte del
socialista [sar un caso? ] Giuliano Amato, stato introdotto dal 1992 il cos det-
to elemento distintivo della retribuzione, erogato a tutti i lavoratori dipendenti e
rappresentato da una misera somma mensilizzata che non ha certamente compen-
sato, essendo di poco pi di dieci euro mensili in valuta attuale, la rilevante perdita
dovuta alla soppressione dellindennit di contingenza.
Laltra storia da raccontare, per testimoniare la rotta di classe come fenomeno
europeo-occidentale e non soltanto italiano, la triste vicenda del lunghissimo
sciopero dei minatori britannici di Arthur Scargill e il braccio di ferro con il gover-
no inglese, risoltosi nei fatti a favore di questo ultimo, proprio nel pugno danni in
cui si sono compiuti, in Italia, gli eventi prima descritti.
Non sempre la scontta si accompagna alla resa, e questo il caso della lotta che
si svilupp per circa un anno, dal 1984 al 1985, nelle miniere del nord dellInghil-
terra, del Galles e della Scozia.
Gi nel 1972 i lavoratori delle miniere di carbone inglesi scesero in sciopero,
dopo circa mezzo secolo da quel 1926 che vide una grandiosa agitazione dei mi-
natori risoltasi con la loro scontta, ma nel periodo che va dal 1974 al 1979, no
allavvento della signora Thatcher, lallora governo laburista britannico assunse
posizioni morbide, cercando una mediazione, e si attiv per ristrutturare il settore
minerario.
Voglio riportare per intero, di seguito, il testo di un articolo carico di speranze
per lesito della contesa e per le sorti dei lavoratori in lotta, comparso sulla pagina
degli esteri del quotidiano Repubblica nel maggio del 1984 e rmato dal corrispon-
dente da Londra Paolo Filo della Torre, che ci rende bene lidea della drammaticit
dello scontro non paragonabile quanto a violenze e durezza della repressione
agli scioperi italiani nello stesso periodo e dellimportanza della posta in gioco:

LONDRA, 7 - Violenti scontri fra minatori e polizia hanno avuto luogo oggi
in Scozia. Il segretario generale della National Union of Miners Peter Heatheld
accusa il governo di impegnare le truppe per forzare il blocco intorno ai pozzi. Roy
Hattersley, vice-leader del Labour Party dichiara: La signora Thatcher considera
la vertenza per il carbone come una lotta mortale tra cani. E solo interessata che il
suo cane, il presidente dellente statale Mc Gregor, vinca. Non si cura delle ferite di

144
Approfondimenti

questo scontro crudele. La tensione sta montando perch le fonderie sono a corto di
combustibile e il governo per assicurare i rifornimenti di carbone, ha deciso di impe-
gnare alcune migliaia di policeman per permettere le operazioni di carico e scarico,
aspramente contestate dai picchetti. La battaglia pi dura riguarda lacciaieria scoz-
zese di Ravenscarig, vicino a Glasgow. La giornata festiva odierna stata caratteriz-
zata da quasi un centinaio di arresti e una diecina di feriti. Convogli di automezzi
hanno potuto forzare con laiuto della polizia il blocco dei picchetti e rifornire le
fonderie che potranno cos continuare la loro attivit. I giornali di destra danno come
vicina la resa dei minatori. Dopo due mesi e mezzo di sciopero, gli uomini del car-
bone sarebbero demoralizzati ed affamati, costretti a vivere con sussidi miserevoli,
isolati, contestati da alcuni dei loro colleghi, come, ad esempio, i lavoratori addetti
allacciaio. Alcuni osservatori paragonano questa agitazione a quella del 1926 che si
concluse in modo umiliante per il sindacato e per i suoi uomini costretti ad accettare
una drastica riduzione del livello di vita, decine e decine di migliaia di licenziamenti
e chiusure di centinaia di pozzi. Il paragone con il 1926 sarebbe pi realistico di quel-
lo del 1974 quando i minatori vinsero la loro battaglia con il governo conservatore di
Edward Heath. Ma la similarit con il 1926 concerne anche la polarizzazione della
scena politica britannica. Arthur Scargill, presidente del sindacato dei minatori, era
no a pochi mesi fa considerato un estremista, una bestia nera non soltanto per i
conservatori ma anche per i moderati del Partito laburista e dei sindacati. Oggi inve-
ce si nota una vasta convergenza di buona parte delle forze di sinistra sulle posizioni
dei minatori. Esponenti della destra laburista ormai partecipano alle manifestazioni
a sostegno dello sciopero, sindacati tradizionalmente poco propensi alle agitazioni
offrono ai minatori tutto il loro appoggio. Questo fenomeno confermato anche da-
gli ultimi risultati delle amministrative britanniche dove alcuni dei consiglieri pi
impegnati a sinistra hanno potuto ricevere un numero di voti altissimo. L ammi-
nistrazione di Liverpool, ad esempio, in aperto conitto con il governo. La linea
moderata del nuovo leader del partito laburista Kinnock, rischia di essere travolta. La
conittualit tende a montare nel paese. Scargill ha potuto convincere i suoi colleghi
del sindacato degli autotrasporti, quello dei ferrovieri e quello dei portuali ad effet-
tuare manifestazioni di protesta e a sospendere ogni possibile trasporto di carbone. I
camionisti che hanno oggi forzato il blocco rischiano provvedimenti disciplinari per
il loro operato. Anche i ferrovieri minacciano uno sciopero di tutta la categoria entro
la ne del mese. Altre agitazioni di carattere regionale sono gi avvenute nei giorni
scorsi. L intera Scozia potrebbe fermarsi per una giornata e vi sono pressioni perch
uno sciopero a sostegno dei minatori venga dichiarato anche a livello nazionale.106

Se fossimo in quel ormai lontano mese di maggio del 1984, dal tenore di questo
articolo avremmo potuto concludere che lo sciopero dei minatori sarebbe stato
destinato a cogliere qualche decisivo successo e ad estendersi a macchia dolio
negli altri settori dattivit, magari provocando la caduta o una vistosa perdita di
consensi del governo in carica, come accaduto agli inizi del decennio precedente,

145
EUGENIO ORSO

in cui gli scioperi in miniera diedero un contributo alla scontta elettorale dei con-
servatori nel 1974, seppellendo il governo del premier Edward Heath del quale la
Thatcher era limpopolare ministro dellistruzione.
Al contrario, nonostante la determinazione degli scioperanti e i numerosi epi-
sodi di solidariet durante lanno di lotte e di astensione dal lavoro, lUnione
Nazionale dei Minatori guidata da quel Arthur Scargill a sua volta discendente da
generazioni di minatori e fuori delle logiche compromissorie prevalenti del lib-lab,
stata isolata in un contesto di frammentazione della classe operaia e proleta-
ria, non ha ricevuto [e volutamente] il necessario appoggio dei laburisti di Neil
Kinnock e della maggioranza delle Trade Union, gi allora su posizioni morbide
e contrarie ad una lotta che ben poco aveva di riformista.
Le premesse di una tale situazione erano state poste gi nel periodo del governo
laburista, dal 1974 al 1979, anno della vittoria elettorale dei conservatori guidati
dalla lady di ferro e dellinizio di un nuovo corso, periodo in cui si concret
un patto sociale fra i lib-lab al governo e le Trade Unions che rappresentavano i
lavoratori una via compromissoria non sconosciuta anche in Italia, per altro
attraverso il quale, in cambio della lotta contro disoccupazione e inazione, della
riattivazione del diritto di sciopero con labrogazione della legge sulle relazioni
industriali ed altri interventi [poco efcaci, in verit] dellesecutivo di allora, si
chiedeva moderazione salariale per contenere gli aumenti delle retribuzioni
ben al di sotto dellinazione galoppante e autoregolazione per quanto riguar-
da gli scioperi.
Tali politiche, come gi allora era facile supporre, hanno comportato perdite di
potere dacquisto per il mondo del lavoro e beneci per la contro-parte sociale in
termini di contenimento del costo del lavoro per unit di prodotto e di sostegno al
monte dei protti.
Il riformismo politicamente corretto dellepoca, diffuso negli ambienti go-
vernativi britannici e fra i vertici sindacali, contribu ad una certa frantumazione
della classe operaia e lavoratrice britannica, concedendo aumenti salariali atti a
recuperare, o quasi, linazione e la perdita di potere dacquisto nei settori produt-
tivi strategici e per fasce protette, ma discriminando, nel contempo, i numerosi
lavoratori non protetti e operanti in altri settori.
Per tale via si incrin, se vogliamo usare ancora certe espressioni appartenenti
al passato, la compattezza di classe, indebolendo la rappresentanza politica dei
lavoratori, le loro capacit reattive e favorendo in tal modo il successivo e decisivo
attacco thatcheriano.
Dal canto suo, la Thatcher ha guidato il confronto con i minatori spietatamente,
con il piglio di un comandante militare che dopo un conitto esterno, quello per le
isole Falkland con lArgentina dei generali, affronta un pericoloso nemico interno,
totalmente indifferente davanti al migliaio di feriti, ai morti, ai quasi diecimila
arresti e alle conseguenze dellassedio sui lavoratori impegnati nello sciopero e
sulle loro famiglie, ad un certo punto senza reddito e strette dal bisogno107.

146
Approfondimenti

Vi erano certo motivi specici, nel duro confronto sociale, che hanno riguardato
un signicativo cambiamento nel modello energetico del paese, privilegiando
altre fonti di energia rispetto al carbone, e il numero dei minatori, ridotto drasti-
camente a circa duecentomila unit dalla Thatcher n dal momento della sua vit-
toria, allinizio del secolo superava il milione, mentre in anni pi vicini ai nostri si
progressivamente ridotto a poche decine di migliaia, in seguito alla chiusura di
molte miniere e alla dichiarata obsolescenza del settore.
Il processo di estinzione dei lavoratori delle miniere ha tolto di mezzo, in pra-
tica, la parte pi combattiva e meno contaminata da riformismo e lib-lab della
classe operaia e proletaria in Gran Bretagna, consentendoci di fare un sia pur cauto
parallelo con la situazione italiana, in cui i posti di lavoro nel settore auto della
FIAT sono stati progressivamente ridotti dallepoca della marcia dei quaranta-
mila e del taglio della scala mobile in seguito a sapienti ristrutturazioni e al
riposizionamento sul mercato dellazienda riducendosi oggi a poco o nulla, se
non si considera anche lindotto.
Limportante episodio storico di cui ci stiamo occupando ha rappresentato, pur
riconoscendo la caparbia, indomita resistenza dei lavoratori delle miniere inglesi,
gallesi e scozzesi, il vero inizio di una pi generale rotta di classe che non si sarebbe
pi arrestata nellEuropa del nord ed il contemporaneo affermarsi della visione
economica, politica e sociale, inesorabilmente liberista e monetarista, veicolata
dalle politiche thatcheriane, non senza qualche evidente e decisiva complicit del
riformismo politicamente corretto, di matrice lib-lab, maggioritario nei vertici
laburisti e sindacali di allora.
La ricordata visione di politica economica e sociale, imponendosi, ha pre-
parato il terreno alla successiva fase ultra-liberista e globalizzante, dalla quale
Margaret Thatcher stata esclusa perch contraria alladesione al progetto del-
lUnione Europea e alla moneta unica108.
Signicativo il fatto che le riforme della signora Thatcher, seguace di quel
Milton Friedman che ha sparso miseria nel mondo ed ha sperimentato la moder-
nizzazione delleconomia cilena anche contro gli interessi dello stesso dittatore
Pinochet, pur avendo causato disoccupazione diffusa quadruplicata gi durante
il suo primo mandato, 1979-1983 squilibri sociali evidenti e non avendo dato
limpulso sperato alleconomia britannica, non sono state azzerate dai successivi
governi, e ci vale anche per quelli laburisti di Tony Blair che hanno rappresentato
lapoteosi del liberal-laburismo di matrice anglosassone, con preminenza assoluta
della prima componente, e di una visione riformista decisamente subalterna nei
confronti degli interessi e delle ragioni di quel capitalismo assoluto e denitivo,
che oggi sembra regnare incontrastato in occidente.
In conclusione, la rotta di classe iniziata nei primi anni ottanta dello scorso se-
colo in Italia e in Gran Bretagna i due casi paradigmatici del profondo cambia-
mento sociale che si prospettava nellEuropa occidentale continuata durante
il decennio successivo, n de sicle in cui tutte le resistenze sono state debellate o

147
EUGENIO ORSO

debitamente isolate e marginalizzate e a lei ha fatto seguito, nella realt sociale e


culturale degli albori del terzo millennio, la denitiva scomparsa della classe ope-
raia, salariata e proletaria.
La via della essibilizzazione selvaggia del lavoro e della precarizzazione dei
lavoratori, oltre a comprimere i costi per unit di prodotto in nome del feticcio del-
la competitivit in un contesto globale e a sostenere il tasso di protto, ha con-
sentito e consente quella essibilizzazione delle masse necessaria ai livelli di comando
della Global class per affrontare il conitto strategico e giungere alla supremazia.
La essibilizzazione delle masse che oggi in pieno svolgimento ha richiesto e
richiede lo smantellamento del vecchio ordine sociale, particolarmente nella parte
occidentale dellEuropa dove lo stato assistenziale era pi avanzato e ormai ra-
dicato, ed ha come logico presupposto la progressiva scomparsa, no allestinzio-
ne, delle vecchie classi sociali.
Gli operai ci sono ancora e numerosi, naturalmente, come ho gi chiarito nel
capitolo dedicato alla Pauper class, e questa una palese evidenza, ma non potendo
pi parlare compiutamente di classe operaia e proletaria, pur essendo ancora vivi
e presenti gli eredi di una tradizione ormai remota perch nata in contesti sociali
e culturali distanti anni luce dallattuale, questi soggetti fanno il loro ingresso a
pieno titolo nella classe povera che in via di formazione, occupando uno strato
alto della stessa e rappresentando, assieme ai ceti medi gli del welfare in via di
ri-plebeizzazione e essibilizzazione, in prospettiva futura la sua avanguardia.

148
Approfondimenti

Considerazioni nali
In chiusura della parte centrale della presente opera, a me afdata, voglio fare
alcune brevi e semplici considerazioni.
Oggi stiamo vivendo in un periodo di transizione dal vecchio ordine sociale al
nuovo ordine imposto dalle logiche del capitalismo speculativo e neofeudale,
nonch dagli interessi neodominanti sviluppatisi allinterno di queste logiche.
Un potere dotato di grandi risorse simboliche, di capitali ssi e mezzi nan-
ziari ingenti, di efcienti apparati di coercizione e repressione e di una capacit
apparentemente illimitata nel campo delle produzioni culturali, sta rapidamente
e scientemente smantellando lordine che caratterizzava la precedente fase storica
del capitalismo, per favorire il passaggio ad un nuovo e inedito ordine che gi si
delinea, nei suoi tratti essenziali, ma che non ancora giunto a compimento.
Scrivendo quanto precede, com ovvio, non faccio riferimento esclusivamente
alla penosa situazione sociale dellItalia, sempre di pi periferia dEuropa e sempre
meno importante nel contesto mondiale, ma anche e soprattutto a ci che sta ac-
cadendo nel resto delloccidente a guida americana, dove si annidano i veri centri
del potere e della decisione strategica, in questa prima fase della globalizzazione
che sta volgendo al termine.
Ma faccio riferimento, naturalmente, anche al resto del pianeta, in cui di recente
sono emersi nuovi e agguerriti gruppi di comando, appartenenti ad una classe
superiore nata dallaffermazione del capitalismo speculativo, assoluto, totalitario,
e in una prospettiva non troppo lontana neofeudale, che ho chiamato con espres-
sione da tutti riconoscibile Global class.
Le resistenze a questo processo epocale di riorganizzazione in atto da un punto
di vista culturale ed ideologico, ma anche da quello economico e della straticazio-
ne delle societ, si sono per ora manifestate su scala locale, o al pi nella dimensio-
ne regionale, in un confronto sproporzionato, decisamente ineguale e non di rado
sanguinoso fra le parti in causa, riettendo inevitabilmente la passata frammenta-
zione del mondo, cos come ci appariva nel vecchio ordine.
E probabilmente per questa ragione [od anche per questa ragione] che tali re-
sistenze non sono state decisive, no ad ora, ed anzi, hanno dato limpressione
di rappresentare semplici battaglie di retroguardia, pur legittime e condivisi-
bili, condotte con mezzi diversi ed a diversi livelli di scontro e opposizionali da
no-global, islamici, lavoratori dei paesi sviluppati e in sviluppo, popoli occupati
militarmente, non di rado votati ad una sicura scontta e allomologazione, se non
allesitinzione, a pi lungo termine.
Non ci sono, dunque, moltitudini comparse allimprovviso dal nulla di teorie
pur accattivanti e fascinose sul piano letterario, ma completamente slegate da con-
creti contesti storici, sociali ed economici.
Questi nuovi soggetti indisciplinati e desideranti, che cercano di conquistare
un impero di supercie planetario le cui strutture di potere sono quanto mai
vaghe, indenite, semplicemente non esistono.

149
EUGENIO ORSO

Allopposto, sono ancora vive soggettivit legate ai vecchi contesti culturali,


ideologici e sociali e nuove soggettivit stanno nascendo da quel brodo primor-
diale che la globalizzazione ha prodotto.
Il potere dellepoca sta facendo tabula rasa della vecchia coscienza infelice bor-
ghese, che animava la borghesia tradizionale ed anche i cos detti ceti medi mo-
derni, e nel contempo distrugge la storica coscienza di classe proletaria, espressa
dalla classe operaia, salariata e proletaria, ambedue percepite come ostacoli alla
sua denitiva affermazione e allinstaurazione di un nuovo ordine sociale, ed in
questa opera di demolizione no alle fondamenta non si pu negare che ha gi
ottenuto indubbi e decisivi successi.
Il risultato nale di questa complessa azione da nuovo demiurgo globale,
convinto di non avere pi limiti e di non incontrare pi ostacoli, sar la riduzione
di molta parte della popolazione mondiale a neoplebe, nel gran corpo di quella che
io ho chiamato Pauper class.
Durante linterregno rappresentato dal recente passato e dal presente, destinato
a continuare nel futuro pi prossimo e nel medio periodo, molti, n troppi, posso-
no aver avuto limpressione [e possono averla tuttora] che le correnti della storia in
cui siamo immersi ci stanno conducendo verso un approdo denitivo.
Si materializzato lo spettro di una nuova societ globale, edicata ad immagi-
ne e somiglianza di quella nord-americana e destinata a riprodurne allinnito le
dinamiche, estensibile a tutto il pianeta e per la prima volta dopo innumerevoli
secoli di sviluppo delle societ classiste senza classi.
In tal caso, il resto del mondo si ridurrebbe ad una sorta di periferia dellocci-
dente americano, simile ad un grande e monotono west end.
Questa impressione palesemente errata, non soltanto perch la prima crisi si-
stemica globale sembra aver denitivamente mandato in softta il sogno neocon
di un nuovo secolo americano, imponendo alla provata superpotenza statunitense
un certo ridimensionamento degli obiettivi strategici, ma anche perch nasconde
quella che soltanto unillusione.
Tale illusione frutto dalla misticazione a-classista, ad arte propagata dai domi-
nanti americani e da quelli a loro collegati nel quadro di un disegno di ingegneria
sociale di ampio respiro, perch gli squilibri in termini di ricchezza, partecipa-
zione alla decisione politica e al potere effettivo, cultura e possibilit di istruzione,
ponendo in relazione il presente con altre epoche della storia umana, superano ab-
bondantemente i limiti raggiunti in passato, e questo a partire dalla societ nord-
americana dove la misticazione nata.
Il patrizio di epoca romana, che possedeva grandi propriet nelle province se-
natorie, risultava quattro o cinquemila volte pi ricco di un plebeo dellUrbe o di
un umile provinciale, ma oggi un qualunque Silvio Berlusconi e un qualunque
Leonardo Del Vecchio, con un patrimonio netto superiore ai sei miliardi di dollari,
possono essere ben oltre sei miliardi di volte pi ricchi di un operaio, di un impie-
gato, di un agricoltore.

150
Approfondimenti

Lequivoco della nuova societ senza classi rimosso lostacolo rappresenta-


to dalle classi storiche della Borghesia e del Proletariato, assieme al vecchio ceto
medio glio del welfare perci soltanto temporaneo, e tale misticazione
pu prosperare unicamente nellinterregno fra il vecchio ordine sociale, in corso
di demolizione, e il nuovo ordine che si mostrer in piena luce entro la met del
ventunesimo secolo, con le sue asprezze, le sue rigidit castali, le sue enormi
disuguaglianze e lo spietato controllo su di un capitale umano debitamente ma-
nipolato.
Lordine sociale che conosceranno le generazioni future e in cui saranno loro
malgrado destinate a vivere per tutto il ventunesimo secolo, se non si innescher
nei prossimi decenni un vero processo rivoluzionario, avr le sue grandi classi, che
saranno essenzialmente due: Global class e Pauper class.
Ma questa nuova struttura classista richiamer sempre di pi per alcuni aspetti
decisivi e caratterizzanti, ancor pi che la fase capitalistica iniziale sette-ottocen-
tesca, loscuro mondo dellEvo Medio e lorganizzazione feudale della societ che
lo animava.

151
Costanzo Preve

Religione Politica Dualista Destra/Sinistra

Considerazioni preliminari sulla genesi storica passata,


sulla funzionalit sistemica presente
e sulle prospettive future di questa moderna Religione
La discussione sulla funzionalit della dicotomia Destra/Sinistra per spiegare
i conitti storici, politici ed ideologici del nostro tempo (per ora) interminabile.
Interminabile nel senso etimologico della parola, perch non se ne vede per ora la
ne. Non credo per che la ne non verr mai. La dicotomia Destra/Sinistra non
interpella infatti le strutture fondamentali della riproduzione della vita umana in
societ, ma concerne soltanto un particolare immaginario sorto con la genesi
storica della societ moderna, borghese e capitalistica (preferisco evitare il termine
imperfettamente fuso insieme, e quindi fuorviante, di societ borghese-capitalisti-
ca con il trattino). Questo immaginario storicamente determinato stato poi re-
trodatato al passato, costruendo appunto una grande-narrazione metastorica, e
prolungato nel futuro immaginando un conitto eterno di tipo sostanzialmente
ciclico (per cui si ha il paradosso che i sostenitori di una concezione lineare e teolo-
logica del progresso storico si immaginano in realt un nicciano eterno ritorno del
sempre uguale conitto fra Destra e Sinistra, con vittoria nale denitiva della sola
Sinistra, in una Umanit che allora diventerebbe simbolicamente monca, e cio con
una mano sola).
Vi qui un vero nodo di paradossi e di contraddizioni. Per contribuire a scio-
glierne una parte (ma senza farmi nessuna illusione) proporr un percorso in tre
tappe, partendo da una analisi della genesi della dicotomia per poi passare al suo
attuale carattere strutturale e per terminare inne con alcune ipotesi sul (prossimo)
futuro.

1. La Grande Narrazione dello Scontro Eterno


fra una Destra Eterna ed una Sinistra Eterna.
Il losofo francese Jean-Franois Lyotard ha costruito la sua diagnosi di losoa
della storia, per cui staremmo vivendo il tempo terminale del passaggio epocale
dal Moderno al Post-moderno, sulla base dellipotesi della irreversibile caduta di
credibilit sociale diffusa delle cosiddette grandi narrazioni. In una delle sue
ultime formulazioni di questa teoria della irreversibile caduta di credibilit sociale
diffusa in un orientamento metastorico della storia Lyotard ne elenca cinque: il
racconto cristiano della promessa di redenzione dal peccato originale, il racconto
illuministico dellemancipazione dallignoranza e dai pregiudizi, il racconto capi-
talistico dellemancipazione attraverso la ricchezza diffusa dallo sviluppo econo-
mico, tecnico e industriale, il racconto speculativo hegeliano della realizzazione
dellIdea universale attraverso la dialettica storica ed inne (last but non least)
il racconto politico marxista dellemancipazione umana dallalienazione e dallo
sfruttamento.

155
COSTANZO PREVE

Non c qui ovviamente lo spazio per discutere seriamente della losoa lyotar-
diana della storia, anche se le ragioni del suo relativo successo sono relativamente
facili da capire, trattandosi di una sosticata elaborazione del lutto in linguaggio
losocamente rafnato di una ben concreta delusione storica e politica di tipo
generazionale, la delusione della generazione del Sessantotto europeo e soprattut-
to francese passata in massa dalle escatologie immanentistiche di tipo trotzkista e
maoista allinserimento subalterno come ceto ideologico di servizio della globa-
lizzazione capitalistica neoliberale, vista come positiva ne della storia messa in
pericolo purtroppo dal permanere di uno scontro di civilt, con la triste necessit
di eliminare gli ultimi stati-canaglia (rogue states) che si oppongono a questo tran-
quillizzante esito.
Lyotard fu in proposito un vero precursore, perch non aspett il post-1968,
ma elabor un trauma sorto nel 1965, quando si sciolse il piccolo gruppo politico
francese Socialisme ou Barbarie. Questo gruppo si era costruito intorno allutopia
consiliare della autogestione economica e dellautogoverno politico integrale, che
in effetti esprime a mio avviso la losoa politica segreta dellutopia sociologica
monoclassista proletaria di origine marxiana assai meglio delle posteriori versioni
politiche (kautskismo, leninismo, stalinismo, trotzkismo, maoismo, eurocomuni-
smo, eccetera). Il crollo nella credibilit della fattibilit storica di questa integrale
utopia sociologica monoclassista proletaria sta alla base del disincanto post-mo-
derno, che infatti viene da Sinistra e non poteva venire che da Sinistra. La Destra era
gi infatti da tempo il luogo del disincanto, elaborato ovviamente in forme diverse
che non possono essere qui discusse per ragioni di spazio.
Il losofo italiano Benedetto Croce ha scritto che ogni storia sempre storia con-
temporanea, intendendo dire che anche quando parliamo degli antichi Egizi e degli
antichi Romani non possiamo fare a meno di ltrare linterpretazione che ne dia-
mo attraverso gli schemi politici e morali della nostra collocazione simbolica nei
conitti del tempo in cui viviamo. E allora inutile ricordare il fatto ben noto per cui
le categorie di Destra e di Sinistra sono sorte solo dopo il 1789. Si tratta di un fatto
notissimo, che non ci impedisce per di ricostruirci lintero passato attraverso una
sesta grande narrazione, dimenticata (non a caso) da Lyotard, la grande-narrazione
dello scontro epocale e metastorico fra una Destra Eterna ed una Sinistra Eterna.
Ho scritto non a caso. E infatti oggi la sacralit dellesistenza della dicoto-
mia Sinistra-Destra ha un carattere fortemente religioso. Si possono scrivere trat-
tati di ateologia, in cui i credenti vengono dileggiati come bambini che credono
ancora che esista Mamma Oca e la Buona Fatina. Si possono scrivere i libri che
sostanzialmente dicono che ci sta lilluminismo dietro Auschwitz ed Hyroscima.
Si pu scrivere che Marx stato alla base di una Grande Illusione Totalitaria, che
peraltro non era che lennesima secolarizzazione dellescatologia giudaico-cristia-
na nel linguaggio delleconomia politica. Si possono scrivere storie degli odori,
dei sapori, degli escrementi, del sesso orale ed anale, eccetera. Ma se qualcuno si
azzarda a toccare la sacralit della dicotomia Sinistra-Destra allora si attiva tutto

156
Religione Politica Dualista Destra/Sinistra

il circo mediatico-inquisitorio, che oggi una sorta di nuovo ordine domenicano


di controllo dei sotto-circhi universitario ed editoriale. Questa sesta grande nar-
razione, evidentemente, non come le altre cinque. Le altre cinque si possono di-
struggere, demolire, relativizzare, fare oggetto di congedo, eccetera. Questa nuova
religione dualistico-manichea, invece, evidentemente una ripresa secolarizzata
della religione di Zoroastro, che non a caso or nel tempo del grande impero uni-
versalistico e multiculturale della Persia di Ciro e Dario.
In questa ricostruzione simbolica e retroattiva della storia possiamo allora collo-
care a Destra: i sacerdoti di Osiride, gli eserciti assiro-babilonesi, il re Salomone con
le sue centinaia di concubine, i Trenta Tiranni di Atene e Crizia in particolare, Silla,
Cicerone, Attila, i papi corrotti del Rinascimento, Carlo I Stuart, eccetera. Mettiamo
invece a Sinistra: la religione solare di Akhenaton, il profeta Isaia, i Gracchi, Caio
Mario, Ges di Nazareth (quello autentico, evidentemente), il profeta egualita-
rio sassanide Mazdak, i Catari, Thomas Mntzer, i Livellatori inglesi, eccetera.
Questa sesta grande-narrazione allora forse ancora pi forte delle cinque pre-
cedenti. Si tratta allora di un gigante? Un gigante, forse. Ma anche forse un gigante
dai piedi di argilla. Vediamo meglio.

2. La religione della politica.


Una secolarizzazione orizzontale
di precedenti categorie teologiche verticali.
Non vi sono dubbi sul fatto che il pensiero politico moderno abbia avuto come
sua genesi storica e teorica una particolare secolarizzazione di precedenti catego-
rie teologiche. Queste precedenti categorie teologiche erano verticali, nel senso che
instauravano un rapporto fra Dio, che stava di sopra, e gli uomini, che stavano di
sotto. Chi vuole farsi unidea visiva di queste categorie verticali vada a visitare
Mont Saint-Michel, e la disposizione simbolica dei piani dellabbazia. La nozione
di giustizia, allora, doveva necessariamente passare per vera interpretazione del-
le scritture sacre e dei loro interpreti pi prestigiosi (auctoritates). Nei secoli moder-
ni si ha un vero e proprio ridispiegamento di queste categorie, che prendono pro-
gressivamente terra come un aereo nel corso di unoperazione di atterraggio.
Questa teoria della secolarizzazione viene in genere attribuita ad un pensatore
considerato di destra come Carl Schmitt. Non intendo metterlo in dubbio. Ma
ricordo qui un fatto che (come direbbe Hegel) noto, ma non per questo conosciu-
to, per cui lessenza del metodo losoco di Karl Marx era il carattere genetico, o
pi esattamente storico-genetico, di tutte le categorie non solo dellideologia (la
cui genesi storica assolutamente palese e non richiede particolari studi di sco-
perta), ma anche della losoa. Ritengo perci che tutti i marxisti onesti, anche se
pii e timorati della tradizione, non dovrebbero avere difcolt ad accettare la tesi
genetica della trasformazione delle categorie teologiche trascendenti in categorie
politiche immanenti. Ogni politica allora di fatto una teologia politica.

157
COSTANZO PREVE

In questo processo, per, la Sinistra originaria, mentre la Destra derivata.


La Sinistra viene infatti prima, e non a caso la Destra reazionaria, perch
incatenata al destino di chi deve reagire ad uniniziativa presa al di fuori del
suo controllo. Tutto questo non deve per stupire, perch stata storicamente la
Sinistra a gestire la difcile trasformazione delle categorie teologiche precedenti
in categorie politiche. A mia conoscenza, nessuno ha saputo cogliere lessenziale
di questo processo meglio del losofo tedesco Ernst Cassirer, in un suo libro pub-
blicato nel 1932 ed intitolato Il Problema J.J. Rousseau. Cassirer afferma che il senso
pi profondo del pensiero di Rousseau si trova nella trasposizione da lui operata
del vecchio problema del Male dal campo della teodicea al campo della poli-
tica. Il problema della giusticazione di Dio davanti allesistenza del male nel
mondo (che aveva avuto un grande peso nella riessione metasico-religiosa del
Seicento e del Settecento, da Leibniz a Shaftesbury, eccetera) subisce con Rousseau
una trasformazione radicale, in quanto la responsabilit dellorigine del male non
pi fatta risalire ad un oscuro volere di Dio o ad una presunta colpa originaria
delluomo, ma addossata interamente alla societ, e solo ad essa.
Cassirer sottolinea con particolare enfasi il passo di Rousseau in cui il losofo
ginevrino non nega che gli uomini si comportino in modo malvagio ma nega inve-
ce che la malvagit sia connaturata alla specie come insegna il sosta Hobbes,
o che sia necessario ammettere la dottrina del peccato originale, propagandata dal
retore Agostino. La buona losoa, secondo Rousseau, ha dunque due nemici: il
sosta Hobbes ed il retore Agostino. Non si era dunque ingannato larcivescovo di
Parigi Cristoforo di Beaumont nella sua condanna dellEmilio con un suo mande-
ment, in cui si metteva soprattutto in luce la confutazione roussoviana del peccato
originale.
Se vogliamo allora in qualche modo (pur sapendo che si tratta di unopera-
zione articiale) cercare la genesi della religione della politica, religione di cui n
dallinizio la Sinistra si fa portatrice e sacerdote, la possiamo trovare in Rousseau
(e quindi non in Marx, come molti erroneamente credono). E se vogliamo allora
segnalare la prima risposta reattiva di Destra, la possiamo trovare nellarcive-
scovo di Beaumont, e quindi prima sia di Burke che di De Maistre. Poi verranno
certo i giacobini, i sanculotti, i luddisti, i socialisti utopisti, i marxisti, eccetera. Ma
lorigine losoca, cos ben individuata da Cassirer, sta nelloperazione condotta
da Rousseau, e cio nello spostamento della teodicea dalla religione alla societ. Di
qui avverr poi il progressivo ridispiegamento delle categorie della losoa poli-
tica. A questo punto, per, bisogna passare dal piano della losoa al piano della
storia degli ultimi due secoli. In questi ultimi due secoli, infatti, la dicotomia non
stata illusoria (come in gran parte oggi), ma stata tragicamente reale.

158
Religione Politica Dualista Destra/Sinistra

3. I due secoli dellesistenza storica della dicotomia


di Sinistra e Destra: 1789-1989.
Molti di coloro che a giusto titolo negano che oggi ci si possa ancora utilmente
orientare nel panorama storico e politico contemporaneo in base alla dicotomia
di Destra e Sinistra commettono a volte il grave errore di retrodatare la con-
testazione di questa dicotomia ai due secoli che intercorrono fra il 1789 (inizio
della rivoluzione francese) e il 1989 (anno-chiave per lavvio dello sgretolamento
dissolutivo dei paesi del cosiddetto socialismo reale, che io preferisco chiamare
comunismo storico novecentesco per poterlo cos differenziare dal comunismo
utopistico-scientico di Marx lossimoro ovviamente volontario). Sembra cos
che per questi due secoli della storia europea e mondiale la dicotomia sia stata
sostanzialmente un equivoco. E chiaro che non stato cos. Sia pure ovviamente
in modo estremamente impuro ed ideologicamente confuso e contraddittorio
questa dicotomia stata invece reale, nel doppio denso della descrizione e della
prescrizione di comportamenti individuali e collettivi.
Trattandosi di una dicotomia caratterizzata dal doppio carattere della descri-
zione e della prescrizione non consigliabile avviarsi su di una strada di tipo
trascendentalistico, cercando di connotare degli idealtipi (nel senso di Max
Weber) di una Destra e di una Sinistra ricostruite astrattamente in base a valori
ed a parametri culturali. Si ha cos lelencazione di una serie aperta di coppie op-
posizionali, come Libert/Eguaglianza, Eguaglianza/Disuguaglianza, Progresso/
Conservazione, Eguaglianza/Gerarchia, Religione/ Ateismo, eccetera. Queste
coppie opposizionali di tipo trascendentalistico incrociano certamente in qualche
modo la realt storica, ma non ce n una sola che non comporti rilevanti eccezioni.
Karl Marx, considerato da molti un teorico delleguaglianza e del collettivismo,
era invece un sostenitore (lologicamente comprovabile dai suoi stessi testi op-
portunamente contestualizzati) della libera individualit. Walter Benjamin, che fu
certamente un intellettuale di sinistra, fu anche forse il pi acuto critico dellidea
di progresso nella storia della losoa del Novecento. E potremmo continuare ad
elencare eccezioni, ma in questo caso le eccezioni, lungi dal confermare la re-
gola, segnalano che lapparato categoriale e dicotomico impiegato largamente
insufciente.
Non bisogna allora cercare la conferma storica della dicotomia in parametri
idealtipici di tipo trascendentale. Essa invece largamente presente negli avveni-
menti storici concreti dei due secoli, che qui ovviamente non possiamo analizzare
per ragioni di spazio. Ad un esame ravvicinato, possibile confermare lipotesi
della natura originaria della Sinistra e della natura solo reattiva della Destra.
La Sinistra in questi ultimi due secoli passa grosso modo dal prevalere di una fase
democratica (1789-1871) ad una seconda fase socialista (1871-1917) no ad una
terza ed ultima fase comunista (1917-1991). Il lettore pregato ovviamente di non
interpretare in modo rigido questa periodizzazione. Essa segnala unicamente che
nella prima fase democratica prevalgono rivendicazioni prettamente politiche (in

159
COSTANZO PREVE

primo luogo la richiesta di suffragio universale), mentre nella seconda fase socia-
lista si affermano esigenze di carattere pi apertamente sociale (scolarizzazione,
assistenza medica, assicurazioni sociali, contrattazione collettiva del salario diretto
e indiretto, eccetera), laddove solo nella terza ed ultima fase comunista la Sinistra
riesce a incorporare loriginario programma di Rousseau di vero e proprio riscatto
integrale della societ intesa come un tutto olisticamente espressivo. In base ad
una falsa coscienza di tipo ad un tempo deterministico e teleologico le tre fasi suc-
cessive sono concepite come un vero e proprio percorso unitario in tre tappe, e si
ha allora la sesta grande-narrazione dimenticata da Lyotard.
Il passaggio dalla prima alla seconda fase (da quella democratica a quella so-
cialista, cio), illusoriamente vissuta come progresso nelle visione teleologica
della storia del marxismo deterministico, vide in realt il costituirsi di quelle due
caratteristiche di integrazione sociale subalterna che si possono denire econo-
micizzazione del conitto (Bauman) e nazionalizzazione delle masse (Mosse).
Ladesione delle masse operaie, salariate e proletarie alla guerra fratricida del 1914
sembr vericare pienamente il processo di integrazione ottenuto con la sinergia
di economicizzazione del conitto distributivo e di nazionalizzazione patriottica
delle masse. Poi venne il 1917, che non fu a mio avviso unillusione messianica
destinata a trasformare la virt politica in terrore totalitario (Franois Furet) e nep-
pure linizio di una guerra civile europea (Ernst Nolte), ma fu linizio di un ten-
tativo storico, fallito ma anche reale, di costruire una societ alternativa a quella
capitalistica.
In questo quadro storico c uninteressante fatto culturale da segnalare. Mentre
nel campo della Sinistra non ci fu mai praticamente nessuno a negare lesisten-
za della dicotomia, nel campo della Destra questa negazione fu invece molto fre-
quente, in base ad una serie di motivazioni, che qui potranno essere utilmente
compendiate in due soli gruppi. Da un lato, coloro che sostennero la cosiddetta
teoria delle lites, per cui era assolutamente inevitabile che si formassero piccoli
gruppi dirigenti al vertice della societ, e questo proprio in ragione della enorme
complessit di gestione di una societ fondata su di una divisione sociale e tecnica
del lavoro sempre pi spinta, il che aveva come conseguenza che tutte le utopie
egualitarie di autogoverno politico e di autogestione economica integrale erano
destinate a fallire con conseguenti disillusioni collettive a catena (Mosca, Pareto,
Michels, Max Weber, eccetera). Dallaltro, coloro che partendo originariamente da
una concezione organicistica (o gerarchico-organicistica) della societ, elaboraro-
no in un secondo tempo questa concezione alla Menenio Agrippa con una teoria
tecnocratica di origine positivistica della direzione scientica della societ, che
essendo appunto scientica non poteva e doveva essere messa ai voti. Lintera
storia della losoa occidentale (a partire ovviamente dalla Repubblica di Platone)
fu saccheggiata per trovare antenati nobili a questa concezione.
La Sinistra in genere respinse virtuosamente questo doppio tipo di obiezioni
(inevitabilit sistemica delle lites e necessit di una direzione scientica com-

160
Religione Politica Dualista Destra/Sinistra

plessiva della societ). Ma questo avvenne curiosamente attraverso una peculiare


introiezione (sempre sapientemente rimossa) di questa doppia obiezione. Da un
lato, infatti, la teoria di Trotzky sulla burocrazia intesa come lelemento struttural-
mente corruttivo dellutopia socialista fu a mio avviso una forma di assorbimento
(probabilmente mediato attraverso Roberto Michels, non a caso prima socialista e
poi fascista) di questa obiezione di destra, anche se ovviamente nella scolastica
trotzkista questo elitismo viene spiegato con il basso livello delle forze produt-
tive e con la mancata estensione della rivoluzione ai paesi sviluppati a causa del
tradimento di Stalin. Dallaltro, la teoria della direzione scientica della socie-
t, la cui origine non sta affatto in Marx ma semmai in Auguste Comte, fu ufcial-
mente adottata prima da Stalin e poi dai suoi successori no al crollo del sistema.
Come si vede, le avventure della dialettica non sono soltanto quelle a suo
tempo genialmente segnalate da Maurice Merleau-Ponty. Ce ne sono anche state
altre. E lavventura della dialettica storica pi interessante, quella appunto che fa
da fondamento sociale al decadimento della dicotomia di Sinistra e Destra, quel-
la che segnaler nel prossimo paragrafo. In breve, si tratta del cruciale passaggio
storico da una forma prevalente di capitalismo caratterizzato da due classi (quella
borghese e quella proletaria, naturalmente) ad una forma di capitalismo post-clas-
sista, e cio non caratterizzato pi dallesistenza delle classi. E di questo capitali-
smo senza classi parler nel prossimo paragrafo.

4. Il processo gi avanzato di costituzione di un capitalismo senza classi,


base materiale per il decadimento storico della dicotomia Destra/Sinistra.
La forma veramente compiuta di capitalismo (pi esattamente, di modo di pro-
duzione capitalistico) non quella in cui una eterna Borghesia tiene per leternit
sotto i piedi un eterno Proletariato. La forma veramente compiuta di capitalismo,
quella che Hegel avrebbe detto corrispondente al suo concetto (Begriff), quel-
la di un capitalismo senza classi. Spieghiamoci, perch il lettore non fraintenda.
Senza classi non signica, ovviamente, senza differenziali individuali e collettivi
di sapere, potere, reddito e consumi. Questi differenziali sono anzi in corso di au-
mento e non di diminuzione allinterno della cosiddetta globalizzazione neolibe-
rista (termine ambiguo, ma che non c qui lo spazio per discutere seriamente).
Tuttavia questi differenziali sociali non sono di per s classi, e tantomeno classi
nel signicato complessivo dei termini borghesia e proletariato, che non con-
notano certo solo la propriet giuridica o meno dei mezzi di produzione e dei ca-
pitali nanziari e speculativi, ma si riferiscono a ricchissime realt storiche dotate
di parametri economici, politici, culturali, ideologici, letterali, musicali, sessuali,
eccetera.
Per capire questo bene fare un leggero dtour losoco sulla differenza fra
ordine storico ed ordine logico. Si crede ad esempio che Hegel sia non solo uno
storicista, ma addirittura il principe degli storicismi. Errore. Non cos. Lo sto-

161
COSTANZO PREVE

ricista, se le parole hanno ancora un senso, colui che parte dallordine storico di
apparizione dei sistemi sociali e gli sovrappone lordine logico come suo raddop-
piamento teorico. Ma Hegel non fa cos. Ad esempio, per Hegel lo Stato (der Staat)
il fondamento (Grund) sia della famiglia che della societ civile, anche se nella
realt come a suo tempo sostenne Aristotele lo stato vero e proprio venuto
soltanto dopo che si erano gi storicamente costituiti i gruppi tribali e poi familiari.
Come si vede, in Hegel non c la fondamentale caratteristica dello storicismo, e
cio lidentit ontologica fra ordine storico e ordine logico.
Lo stesso avviene anche in Marx, erroneamente considerato da molti uno stori-
cista. Apriamo per esempio il primo libro del Capitale. Lunico pubblicato in vita da
Marx (gli altri due sono opera originale di taglia e cuci fatta da Engels nel 1885
e 1894). Se cominciamo dallultimo capitolo del libro, abbiamo lordine storico di
esposizione della formazione dei rapporti capitalistici di produzione, la cosiddetta
accumulazione primitiva del capitale. Ma questo solo lordine storico, che co-
mincia infatti dal fondo e non dal principio. Al principio c invece lordine logico,
che comincia dalla forma di merce pi semplice e pi astratta, una forma di merce
che in quanto tale non conosce le classi, e non conosce neppure la Borghesia e il
Proletariato. A suo tempo Louis Althusser consigli di saltare la prima sezione,
e cio il primo capitolo, e non conosco suggerimento tanto errato ed affrettato in
tutta la pur pittoresca e paradossale storia del marxismo occidentale.
Torniamo a noi dopo questo indispensabile dtour losoco. Se cerchiamo il
fondamento della societ capitalistica, il fondamento logico-ontologico intendo,
allora ne deriva che la struttura del modo di produzione capitalistico non sta essen-
zialmente (anche se ci fu un tempo storico in cui questo aspetto era prevalente) nel-
la scissione classista fra Borghesia e Proletariato, che furono allora solo momenti di
avviamento di questo razzo a tre stadi, ma nella generalizzazione non-classista
globalizzata della forma di merce stessa. E non solo nella forma di merce in gene-
rale, gi esistente anche in altri sistemi precapitalistici (e forse anche post-capita-
listici, il futuro assolutamente imprevedibile), ma proprio nella forma di merce
capitalistica, quella dotata di uno specico carattere dissolutore delle condizioni
ecologiche ed antropologiche della riproduzione umana.
Finch il sistema capitalistico caratterizzato dalla divisione in due classi esso
implicitamente debole e fragile. Se per esso si sviluppa secondo il proprio con-
cetto (inteso in senso hegeliano non come idea, opinione, eccetera, ma come realt
ontologica in sviluppo dialettico), esso tende ad un superamento delle classi an-
tagonistiche pur in presenza di un suo allargamento. E questo a mio avviso il
processo storico che comincia a svilupparsi nel mondo. Sviluppo, lo si noti bene,
che non avrebbe potuto compiersi nella forma in cui si sta compiendo senza aver
portato a termine prima un processo di metabolizzazione e di incorporazione nel
suo processo metabolico delle sue precedenti opposizioni e contestazioni storiche,
sia di quelle di Sinistra (rispettivamente democratica prima, poi socialista ed inne
comunista) che di quelle di Destra (tradizionalismo culturale, proteste della pic-

162
Religione Politica Dualista Destra/Sinistra

cola borghesia contro la proletarizzazione, ricerca di una gerarchia di meriti non


puramente monetaria, eccetera).
Il superamento progressivo della dicotomia Destra/Sinistra, dunque, non in
nessun modo uninvenzione provocatoria o un subdolo tentativo di inltrazione
dei Cattivi nel mondo dei Buoni. E un maestoso processo che si sta svolgendo sot-
to i nostri occhi di passaggio da un capitalismo ancora classista ad un capitalismo
senza classi (anche se ovviamente con nuovi e crescenti differenziali sociali, che
non sono per descrivibili come classi in senso tradizionale).
Ma vediamo ora meglio le cose.

5. Il fondamento politico del nuovo capitalismo senza classi:


la formazione e la riproduzione di un Partito Unico Politicamente Corretto
C chi parla ancora, in un modo per qualche verso ripreso dalla Scuola di
Francoforte e da Adorno in particolare, di capitalismo totalitario, secondo una
immagine che ricorda molto di pi Il Tallone di Ferro di Jack London di quanto
descriva la societ contemporanea. Nella nostra societ, per riprendere la tesi di
Luc Boltanski e di Eve Chiapello, piuttosto venuta meno la critica artistica al
capitalismo, che aveva retto per quasi un secolo lalleanza di fatto fra i salariati di
fabbrica e la classe degli intellettuali utopisti di opposizione. Attraverso prima le
avanguardie storiche (e del futurismo in particolare) e poi soprattutto attraverso
la produzione e la gestione dellimmaginario pubblicitario diffuso, gli intellettuali
come gruppo sociale (non parlo qui di eccezioni che fanno ormai parte di una
nicchia relativamente ristretta) sono a poco a poco passati dalla parte del Partito
della Merce, o meglio di quella sua corrente che potremo denire il Partito della
Merce Creativa. Solo chi denisce ancora il capitalismo come conservazione (
quasi incredibile, ma su questo punto il ritardo quasi grottesco!) pu non aver
capito che limmaginazione al potere un suo slogan (ma qualcuno in Francia
lha capito, ad esempio Gilles Lipovetski).
Sarebbe allora strano che nellepoca della generalizzazione del lavoro essibile
e precario e della liberalizzazione relativistica degli stili di vita personali e sociali
(la ne dei Sitten, cio dei costumi delletica sociale comunitaria di Hegel) il ca-
pitalismo avesse scelto un modello rigido e totalitario, E nita lepoca del clero re-
ligioso tradizionale, che esercitava la mediazione ideologica fra dominanti e domi-
nati in nome di una dottrina metasica dichiarata immutabile perch trascendente.
Oggi il clero esiste ancora, ed diviso in due grandi gruppi. C un clero secolare,
composto sostanzialmente dagli operatori dei media, in cui la vecchia funzione del-
la predica in chiesa svolta dai giornalisti televisivi, mentre la funzione della
confessione auricolare svolta soprattutto dai giornalisti della carta stampata
e della piccola posta. C poi un clero regolare, composto principalmente dagli
apparati universitari, accademici ed editoriali, che per fortemente subalterno
al clero secolare. Il cosiddetto clero religioso rimanente in realt un sotto-clero,

163
COSTANZO PREVE

delegato a gestire situazioni di emergenza, droga, povert, immigrazione, emargi-


nazione, eccetera, ed tenuto sotto ricatto permanente dallagitare la minaccia dei
preti pedoli e/o degli scandali nanziari degli apparati vaticani. Il vecchio anti-
clericalismo laicista, in proposito, arretrato di circa un secolo (e parlo di coloro
che sono in buona fede).
In questa realt la dicotomia Destra/Sinistra una protesi politologica arti-
ciale che viene reimposta per fornire di ideologie identitarie di appartenenza con-
trollata le scadenze elettorali, in cui si scelgono in realt varianti oligarchiche della
stessa fondamentale gestione di riproduzione sociale capitalistica post-borghese (e
ovviamente post-proletaria). Ci che conta invece il funzionamento di un Partito
Unico Politicamente Corretto, in cui il clero secolare e regolare ha la funzione di re-
golamentare in modo ferramente (ma anche elasticamente) inquisitorio i parametri
politici. Questo partito unico politicamente corretto adempie ad una funzione si-
stemica, e quindi gestisce le regole di compatibilit delle tre aree ideali di destra,
centro e sinistra. A destra si schierano i molto ricchi, i notai, i commercialisti, i po-
liziotti, i militari di professione, i commercianti, i percettori di rendite, i pieds noirs,
eccetera. Al centro si schierano i preti (tradizionali), i giornalisti opinionisti del
circo mediatico, gli amministratori, i notabili di provincia, le casalinghe, i pensio-
nati, eccetera. A sinistra i lavoratori salariati, i disoccupati, gli impiegati del settore
pubblico, gli artisti, gli insegnanti di scuola secondaria, eccetera. Questo vero e
proprio trifoglio si regge su di un solo stelo, ed il nuovo clero che fa da polizia
del pensiero. Ma non si tratta certamente della polizia del pensiero alla Orwell o
alla Huxley. Si tratta di una polizia del pensiero anchessa essibile, che sa bene
ormai che una societ dello spettacolo non pu essere gestita come una caserma
o come un convento. Le strategie di integrazione sociale essibile attraverso un
generalizzato consumismo performativo (cio efciente) sono ormai rivolte a tutti.
Certo, la ne delle classi non si accompagna alla ne delle disuguaglianze, che
anzi si accrescono. Si fa strada una nuova classe media, una sorta di global middle
class, che non ha pi nulla a che vedere con la vecchia media borghesia (anche se
potrebbe essere denita una sorta di simil-borghesia senza coscienza infelice), una
global middle class caratterizzata dai viaggi facili, dallinglese turistico, dal mode-
rato uso di droghe, dal controllo delle nascite, da una nuova estetica androgina
transessuale, dal generico umanitarismo terzomondistico, da un multiculturali-
smo senza curiosit culturale vera, ed inne da un generico approccio alla losoa
come terapia psicologica di gruppo e come palestra di relativismo comunicativo in
cui il vecchio e faticoso dialogo socratico diventa chiacchiericcio semicolto.
La vecchia Destra e la vecchia Sinistra lottavano in base ad un contenzioso quasi
sempre tragico. Ma oggi la reimposizione di questa protesi ideologica e politologi-
ca identitaria ormai solo pi una simulazione teatrale di tipo sistemico.

164
Religione Politica Dualista Destra/Sinistra

6. Il teatro dellassurdo. Le ragioni sistemiche


del mantenimento di un Antifascismo senza Fascismo
e di un Anticomunismo senza Comunismo.
Ci si potrebbe chiedere che senso ha, o continua ad avere, il mantenimento di
un antifascismo sacralizzato laddove il fascismo europeo denitivamente sepol-
to dal 1945, e di un anticomunismo altrettanto sacralizzato laddove il comunismo
come fenomeno storico alternativo (e non solo come sindacato dei poveri unito ad
un marxismo anchesso inteso come positivismo dei poveri) tramontato almeno
dal triennio 1989-91. A prima vista, sembrerebbe un fenomeno indagabile solo con
le categorie di Kafka, di Jonesco o di Beckett. Errore. Si tratta invece di un feno-
meno estremamente razionale, purch se ne si comprenda bene le motivazioni
sistemiche e strutturali.
Le societ umane si costituiscono e si riproducono non solo (e neppure princi-
palmente) su base economica, ma anche e soprattutto su base immaginaria(e qui
Castoriadis coglie un aspetto decisivo della questione). Senza una chiara deni-
zione di Nemico una societ, ed in particolare una societ capitalistica senza pi
identit classistiche stabili ma con crescenti differenziali di potere e di reddito,
potrebbe entrare in una fase accelerata di disgregazione. Solo gli ingenui, gli illusi
e le canaglie pensano che il Mercato basti da solo a fare da collante automatico ed
impersonale per il legame sociale. Ad esempio, la scelta degli Stati Uniti dAmeri-
ca di legittimare il loro potere imperiale crescente con la costruzione della gura
deterritorializzata, ubiqua e minacciosa del Terrorista certo grottesca nella sua
manifestazione giornalistica ed ideologica, ma assolutamente razionale da un
punto di vista storico globale. Dopo la ne del Comunismo, e cio dellImpero del
Male, ci fu un breve intervallo in cui il Nemico era il Narcotrafcante, ma apparve
subito chiaro che Fabio Escobar non valeva un Bin Laden come vera incarnazione
del Nemico Assoluto.
Se il mercato bastasse da solo a fare da collante al legame sociale si potrebbe
ipotizzare una societ in cui ci si divide solo su questioni ideali particolari o
su questioni economiche di redistribuzione. Ci si dividerebbe allora sulloppor-
tunit o meno di consentire le adozioni anche alle coppie omosessuali e lesbiche,
oppure sullopportunit di staccare il respiratore al paziente in coma irreversibile.
Ci si dividerebbe allora sulla preferenza fra un sistema scale pesante che possa
nanziare le spese sociali, oppure su un sistema sociale pi leggero decisamente
pi favorevole agli imprenditori, eccetera. Ma la societ non pu gestire il rap-
porto complesso fra il Materiale e lIdeale in questo modo ristretto. Ci vogliono
grandi rappresentazioni immaginarie e grandi fattori simbolici. In questo senso, il
Novecento stato una riserva strategica di metasiche politiche, che presentano
cos una eccedenza e una lunga durata che vanno molto oltre il loro segmento
temporale propriamente detto. Del resto, lo stesso avvenuto anche per cose come
il processo a Socrate e la crocissione di Ges di Nazareth, veri e propri depositi
simbolici di durata millenaria.

165
COSTANZO PREVE

Ci avviene anche per il Fascismo, il Male Assoluto, e per il Comunismo, lUto-


pia Sanguinaria. Pi esattamente per il fascismo, il male assoluto da esorcizzare
per leternit, e per il comunismo, lutopia sanguinaria (oltre che economicamente
inefciente e politicamente totalitaria) da non ripetere assolutamente mai pi. Si
capisce ora il senso razionale del mantenimento articiale in vita di un antifasci-
smo senza fascismo e di un anticomunismo senza comunismo. Si tratta di depo-
siti simbolici di valore inestimabile per la legittimazione indiretta (Lukcs avreb-
be detto per lapologia indiretta) della nuova societ neoliberale e capitalistica
post-borghese e post-proletaria.
Vi per una asimmetria specica fra il Fascismo (male assoluto) ed il
Comunismo (utopia sanguinaria). Nonostante alcuni intellettuali neoliberali entu-
siasti (ma Talleyrand avrebbe detto loro, surtout, pas trop de zle) abbiano perora-
to la causa del processo di Norimberga anche al comunismo, questo non avverr
mai, almeno per ora. E questo non solo perch il fascismo caduto combattendo
nel 1945, mentre il comunismo ha operato una resa contrattata in cui ha ottenu-
to il riciclaggio morbido dei suoi apparati politico-ideologici nel 1989, e neppu-
re perch il fascismo sarebbe stato un particolarismo razzista esplicito mentre il
comunismo sarebbe stato un universalismo generoso ma purtroppo fuorviato. Il
punto sta altrove. Dopo il 1945 parte degli apparati fascisti scontti furono rici-
clati nelle strutture di polizia, dellesercito, dei servizi segreti, dellamministrazio-
ne, ma non certamente negli apparati ideologici di legittimazione del capitalismo
fordista-keynesiano di quelli che Eric Hobsbawm chiama i trenta anni gloriosi
(1945-1975). Dopo il 1989 invece gli apparati comunisti arresisi sono stati riciclati
proprio negli apparati ideologici e giornalistici di legittimazione, in quanto stato
facile per queste canaglie passare dallutopia della globalizzazione della societ
monoclassista proletaria allutopia della globalizzazione neoliberale gestita dal-
limpero americano. Gi prima questi apparati, la cui losoa non era certamente
il progetto prometeico di rovesciamento globale della societ (progetto estintosi
fra il 1930 ed il 1950), ma una forma di cinismo losocamente nichilista ed eti-
camente relativista ed individualista, erano convinti sostenitori della distruzione
delle nazioni e delle comunit, e non ci dunque voluto molto perch avvenisse la
giravolta dialettica (uso il termine giravolta, e non rovesciamento, perch la prima
parola pi adatta ad un circo, e la seconda ad un seminario losoco).
Il fascismo a mio avviso un fenomeno storico integralmente conchiuso, perch
non esistono sociologicamente pi le componenti sociali piccolo-borghesi che esso
mobilitava. Mantenerlo come Male Assoluto, in un contesto culturale di secolariz-
zazione monoteistica di un principio del male (Lucifero uno solo e non ce ne pos-
sono essere due), signica dotarsi di una risorsa simbolica di legittimazione sociale
inestimabile. Il popolo ebraico, il grande popolo di Ges di Nazareth, di Spinoza,
di Einstein e di Marx, il popolo che ha subito linaccettabile ed ingiusticabile ster-
minio hitleriano, in questo modo ipocritamente eretto a nuovo sacerdozio leviti-
co globalizzato di una religione in cui la Shoah deve sostituire nel medio periodo

166
Religione Politica Dualista Destra/Sinistra

sia la Croce che la Mezzaluna. Gli ex-comunisti, invece, sono usati ampiamente (al-
meno nch non si estinguer biologicamente questa generazione) come testimoni
dellerrore umano nel voler sostituire lutopia alla realt e il progetto prometeico al
sobrio principio di responsabilit.
Termino con una previsione: lantifascismo in assenza di fascismo e lanticomu-
nismo in assenza di comunismo hanno ancora davanti a s anni, e probabilmente
decenni. E frustrante per le singole vite umane di chi ha capito la follia di questo
meccanismo, ma evidentemente si qui di fronte a quei tempi geologici che a
volte la storia si permette di adottare.

7. Conclusioni.
Alcune caute ipotesi sul destino della dicotomia Sinistra/Destra.
Il futuro storico non prevedibile. Questo il punto da cui partire. Non quin-
di neppure possibile fare previsioni serie sullevoluzione della dicotomia Destra/
Sinistra. Si possono al massimo avanzare caute opinioni sugli scenari pi vicini.
Come ho scritto in precedenza, il meccanismo unico di riproduzione allargata
della nuova societ capitalistica senza classi post-borghese e post-proletaria ten-
de a creare per le sue funzioni sistemiche di legittimazione politica ed ideologica
un partito unico politicamente corretto. Ci che sta fuori da questo meccanismo
unico del politicamente corretto, e cio il Non-Corretto, rappresenta la secolariz-
zazione della buona vecchia nozione teologica di Male, anzi di Male Assoluto. In
questo Non-Corretto ci stanno elementi ideologici presi sia dal vecchio fascismo
che dal vecchio comunismo, quasi sempre unicati nella nuova dizione politologia
di populismo, storicamente forse impropria, ma molto efcace nella funzione
di demonizzazione. Per quanto riguarda la distribuzione sociologica ed elettorale
di tutte le componenti interne al partito unico, ho gi chiarito che si tratta di un
pluralismo del tutto siologico alla riproduzione globale del sistema, in cui gi
previsto che i poliziotti e i medici ricchi si posizionino a destra, i preti ed i com-
mercianti al centro, e gli operai salariati e gli insegnanti delle scuole secondarie a
sinistra. Questo pluralismo culturale deve per essere gestito e supervisionato
da quel doppio clero secolare (i giornalisti) e regolare (i professori universitari) di
cui ho parlato, integrato dal vecchio sotto-clero religioso che, come i pompieri,
chiamato in caso di emergenza.
In questo quadro largamente post-borghese e post-proletario, dominato da un
costume sociale post-etico, il cui principio tutto va bene (everything goes), da
integrare con il principio everything goes, if you have enough money, ed in cui ap-
punto la gestione delle norme etiche passa dai preti ai pubblicitari, la dicotomia
Destra/Sinistra non pi ovviamente in grado di orientare reali movimenti po-
litici. In Europa, ad esempio, il problema storico e strategico di questi anni lat-
teggiamento politico, militare e geopolitico da prendere verso la pretesa imperiale
unilaterale e per di pi messianica degli Stati Uniti dAmerica, e questo problema

167
COSTANZO PREVE

primario e strategico assolutamente diagonale agli schieramenti tradizionali di


Destra e di Sinistra. E si potrebbero fare molti altri esempi di questo tipo. E dun-
que necessario per i padroni materiali ed ideali del pianeta mantenere uno schema
di orientamento identitario che non rispecchia pi i problemi reali. Il futuro della
obsoleta dicotomia non sta allora nella sua funzione di orientamento razionale nei
conitti di oggi, ma proprio nella sua funzione di impedire a tutti i costi questo
orientamento razionale.
Che fare? Non lo so. Per ora, meglio mantenere una posizione che purtrop-
po di marginalit testimoniale piuttosto che mendicare un posto a tavola negli
apparati mediatici ed editoriali del potere. La marginalit testimoniale non cer-
tamente soddisfacente, ma almeno salva la memoria del passato, la dignit del
presente, e forse la prospettiva del futuro. Per il resto, il sistema mediatico nel suo
complesso, al di l delle sue sfumature, assume sempre di pi il ruolo esercitato nel
Settecento francese dalla chiesa cattolica. E forse, prima o poi, arriver un nuovo
Voltaire che dir in buon francese; crasez linfame!.

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Costanzo Preve

Elementi di Politicamente Corretto

Studio preliminare su di un fenomeno ideologico


destinato a diventare in futuro sempre pi invasivo e importante
1. La teoria marxiana dei modi produzione, e del modo di produzione capitali-
stico in particolare, generalmente intesa in forma spaziale-topologica, e cio con
un sopra e con un sotto. Sotto ci starebbe la struttura, intesa generalmente come la
relazione fra lo sviluppo e la forma delle forze produttive sociali, e la natura clas-
sista dei rapporti di produzione. Sopra, invece, ci starebbe la sovrastruttura, intesa
come quel sistema di istituzioni e di ideologie funzionale alla riproduzione globale
dei rapporti di produzione classisti di cui si fatto cenno.
Questa immagine topologica stata accusata di meccanicismo, come se esistes-
se una sorta di legge di causazione, per cui la struttura determinerebbe mecca-
nicamente la sovrastruttura. La teoria dellinterazione reciproca appare solo una
poco rilevante aggiunta ad hoc (Thomas Kuhn), in quanto resterebbe comunque
la famosa determinazione in ultima istanza da parte della struttura. E cos come
sovrano chi sovrano in ultima istanza nello stato di eccezione (Schmitt), nel-
lo stesso modo se si considera determinante in ultima istanza la struttura sulla
sovrastruttura inutile parlare di interazione reciproca. Meglio leconomicismo
determinista che la sopravalutazione della produzione di ideologia, sia pure appa-
rentemente disfunzionale e contestativa.
Altri hanno cercato di polemizzare contro questa topologia spaziale dualistica
con la reintroduzione del concetto di totalit unica espressiva, considerato spesso
hegeliano. Ed in effetti allinterno di una totalit unica espressiva, sia pure strut-
turata dialetticamente attraverso una catena di contraddizioni e di determinazioni
che spingono oltre se stesse (caratteristica unica di Hegel e di Marx, che li fanno
membri di una stessa scuola losoca, e non di due diverse), la distinzione di
principio fra struttura e sovrastruttura viene a cadere. Questa via, ad esempio,
stata presa da molti insigni pensatori di intenzione soggettivamente marxista, che
hanno ridenito lintera totalit unica capitalistica come mondo alienato dominato
dal feticismo della merce e/o dalla incontrollabilit del nesso di economia e di
tecnica.
Non si tratta di sviluppare una (pur legittima) discussione di marxologia critica.
Si tratta di segnalare al lettore la centralit del concetto di ideologia per la riprodu-
zione del sistema capitalistico.

2. Deve per essere chiaro, contro ogni animalesco riduzionismo, che di per s
la Religione, lArte, la Scienza e la Filosoa (scritte volutamente in maiuscolo) non
sono ideologie, ma sono attivit permanenti delluomo in quanto essere ad un tempo

171
COSTANZO PREVE

naturale e sociale. Vi tuttavia un uso ideologico di tutte e quattro, nella misura in


cui vengono inserite allinterno dei determinati rapporti classisti di produzione.
Mentre nessuno oggi parla di Fine della Scienza, divenuta non solo principale
forza produttiva della riproduzione capitalistica, ma anche principale fattore di
legittimazione ideologica, sono sempre numerose le stupidaggini sulla Morte della
Filosoa, sulla Morte dellArte e sulla Morte della Religione.
Senza liberarsi di queste stupidaggini, inutile proseguire la discussione sulle
ideologie, discussione che sfocer nella mia tesi di fondo, e cio sul Politicamente
Corretto (PC) come principale Formazione Ideologica Unicata (FIU) di una nuova
fase del modo di produzione capitalistico postborghese e postproletario, denibile
diversamente come fase speculativa del capitalismo (Hegel), oppure come terza
fase del capitalismo segnata dalla ne della precedente fragile alleanza fra critica
economico-sociale e critica artistico-culturale al capitalismo (Boltanski).

3. La ne della religione, ovviamente, non esiste e non pu esistere, anche se


invece siamo in presenza di un gigantesco mutamento di esercizio e di funzione
sociale della sua pratica individuale e collettiva.
Le basi ideologiche della ne della religione, sostituita dal laicismo, dallideolo-
gia e dalla scienza, risalgono al settecento illuministico ed alla teoria della religio-
ne come superstizione, trucco dei preti, impostura ed esorcizzazione ritualizzata
della paura della morte. Questa teoria fu giustamente contrastata dallidealismo
tedesco e da Hegel, che per molti versi torn alla corretta impostazione di Spinoza,
ed al fatto che religione e losoa avevano lo stesso oggetto (lassoluto), ma lo
coltivavano e pensavano in modo diverso, la religione nella forma della rappresen-
tazione, e la losoa nella forma del concetto. Concetto che in Hegel non signica
categoria conoscitiva pura ad uso epistemologico, ma signica processo di acqui-
sizione della libert di fronte alla semplice oggettivazione.
Il positivismo perdette tutte le conquiste concettuali di Hegel per tornare inte-
gralmente allimpostazione dellilluminismo settecentesco. La religione, denita
come stadio teologico dellevoluzione umana, diventa una forma infantile di que-
sta evoluzione, cos come la losoa era connata al suo stadio adolescenziale.
Lattuale laicismo, sotto la veste di una semplice neutralit dello spazio pub-
blico, riprende gli aspetti peggiori delle riduzioni illuministiche e positivistiche
della religione. Le ragioni di questo, per, devono essere cercate al livello marxia-
no della struttura, e non della semplice sovrastruttura.
Il clero (oratores) stato per quasi mille e cinquecento anni essenziale per la ri-
produzione della societ tripartita feudale, in quanto anello di collegamento ideo-
logico fra la classe feudale-signorile dominante (bellatores) e linsieme delle classi
dominate (laboratores). Oggi per non pi cos. Oggi il clero di collegamento
costituito da tre settori distinti ed interconnessi del tutto post-religiosi, il ceto po-
litico professionale di intermediazione, il circo mediatico di simulazione e di ma-

172
Elementi di Politicamente Corretto

nipolazione, ed inne il clero universitario di gestione della divisione del lavoro


intellettuale, che viene ricomposto ex post dalla riproduzione della sintesi sociale
capitalistica unicata.
In questa situazione il vecchio clero diventa non pi necessario, e viene desti-
nato a funzioni secondarie, come lassistenza a marginali e poveracci, aiuto ad
extra-comunitari disoccupati, elemosina a homeless, e pi in generale a supplenza
assistenziale di fronte al generalizzato smantellamento dei sistemi di welfare. Solo
una parte ideologizzata di questo clero, ricattata con lo spauracchio dei preti pedo-
li, viene utilizzata per una funzione ideologica rivolta alla islamofobia ed allap-
poggio al sionismo, identicato con lebraismo e con lo status simbolico di fratelli
maggiori. Il lettore qui di fronte alla prima violazione del Politicamente Corretto.
Lo rassicuro. Ce ne saranno ancora moltissime altre.

4. La ne dellarte, ovviamente, non esiste e non pu esistere, ma sicuro che


larte soffre oggi di una odiosa incorporazione nel mercato capitalistico privato
dellarte come bene di rifugio della rendita petrolifera e del capitale nanziario,
ed anche dellesaltazione dellestetica del brutto (Mavrakis), come riesso della
orrenda bruttezza del prolo culturale delle nuove oligarchie nanziarie e dei loro
stili di vita particolarmente puttanesco-drogati.
La grande arte rinascimentale si bas gi su di una parziale privatizzazione del-
larte, rispetto al carattere maggiormente pubblico dellarte medioevale (cattedrali,
sculture, pitture religiose e civili, eccetera). Ma il fatto che il principale punto di
riferimento culturale delle lites rinascimentali fosse una grecit, certo mai esistita
in quella forma, ma comunque idealizzata, attenu il carattere dellincorporazione
privatistica dellarte.
Limpressionismo e lavanguardia storica furono gli ultimi due grandi fenome-
ni di protesta anti-borghese. Dopo ci fu soltanto lincorporazione, fetida e schifosa,
della produzione artistica nel mercato capitalistico dei beni di rifugio. Il brutto che
ci circonda non signica affatto la morte denitiva dellarte, ma soltanto il riesso
sovrastrutturale del Brutto Strutturale del gusto delle nuove oligarchie nanziarie
mondialmente unicate.

5. La ne delle losoe, ovviamente, non esiste e non pu esistere. E tuttavia


oggi la losoa minacciata molto di pi della religione e dellarte. Si tratta di una
pianta molto bella ma anche molto fragile, di fronte a quelle vere e proprie querce
che sono la religione e larte. Dal momento che ragioni di spazio mi impediscono
qui di parlare della losoa in generale, mi limiter a ricordare le forme storiche della
sua pratica sociale. Nessuno potr mai impedire al singolo di losofare da solo e con
i suoi amici. Il problema non questo e non mai stato questo. Il problema sta oggi
nella sempre maggiore chiusura di spazi per la pratica sociale della losoa al di

173
COSTANZO PREVE

fuori degli apparati universitari e del suo complesso manipolato e spettacolare,


la conferenza pubblica narcisistica seguita da interviste manipolate nei giornali
delle oligarchie, che non sono appunto n di destra n di sinistra, ma caratterizzati
dal Politicamente Corretto come nuova forma di totalitarismo ideologico essibile,
soft.
La nascita della losoa greca stata direttamente politica, no a Socrate com-
preso (in questo senso, paradossalmente, Socrate stato un vero presocratico). Il
losofo prende la parola per salvare la polis dalla dissoluzione dovuta al crescen-
te potere corrosivo del denaro e della schiavit per debiti, ed esercita cos una
funzione direttamente politica (Parmenide, Eraclito, Anassimandro, Pitagora, lo
stesso Socrate). In questa prima fase storica non esistono ancora scuole loso-
che. Esistono singole individualit, in rapporto diretto con la comunit politica.
La losoa greca ha una genesi direttamente comunitaria. La funzione della manua-
listica dossograca appunto quella di occultare questa genesi sociale attraverso lo
schermo del sorgere delle differenti opinioni. Tutto questo si adatta molto bene
allattuale mitologia della opinione pubblica come spazio formale astratto in cui
si confrontano diverse opinioni.
In un secondo momento la losoa si organizza per scuole, senza lintervento di
apparati pubblici. Le scuole sono associazioni di tipo religioso, e si auto-organiz-
zano allinterno, nominando e revocando gli scolarchi (platonismo, aristotelismo,
epicureismo, stoicismo, eccetera). Per capirci, sarebbe stato assurdo allora ci che
oggi la normalit, e cio un professore platonico che boccia un allievo aristotelico,
o un professore stoico che boccia un allievo epicureo, magari con il pretesto di una
citatologia inesatta o di un apparato di note insufciente.
In un terzo momento appare la gura grottesca del conferenziere brillante
(esempio Luciano di Samosata) che fa della losoa prendendo in giro la losoa
stessa. Si tratta di una pregurazione dellodierno postmoderno. In unepoca in cui
non si crede pi in niente (oggi si direbbe: ne delle grandi narrazioni, ne della
metasica, eccetera), la pratica della losoa coincide con la sua irrisione. Luciano
non diverso dai beffatori postmoderni lautamente pagati da fondazioni bancarie
ed enti locali.
La societas christiana trasforma la pratica losoca in teologia per pi di un mil-
lennio. La cosa pu piacere o meno, ma comunque pi seria delle conferenze
sbeffeggiatrici di Luciano.
I grandi sistemi razionalistici della modernit (Spinoza, Cartesio, eccetera) ri-
velano la fondamentale seriet che veniva attribuita ad una fondazione razionale
ed universalistica della nuova societ. Lo spirito di sistema, oggi sbeffeggiato dai
buffoni amanti dellaforisma irresponsabile, che ad ogni pagina afferma il contra-
rio di quanto affermato nella pagina precedente, indica invece seriet nel lavoro
e nelle intenzioni. Il coronamento di questa seriet, mai pi per ora raggiunto, sta
nel sistema di Hegel, in cui la verit coincide con la presentazione sistematica del
percorso necessario per giungervi. Prescindo qui dalla differenza fra i vari sistemi

174
Elementi di Politicamente Corretto

(Spinoza, Kant, Hegel, Darstellungsweise di Marx, eccetera). Faccio solo notare che
soltanto un clima di buffoni sradicati pu non capire che i sistemi di Kant e di
Hegel avevano diversi ed opposti contenuti, ma avevano in comune la seriet della
fondazione sociale della verit losoca.
Il positivismo ha dato un colpo mortale, no ad oggi non ancora sanato, alla
seriet della interrogazione losoca in quanto tale. La losoa viene interamente
delegittimata come attivit veritativa, e per questo deve ripiegare negli apparati
universitari come attivit erudita, e/o come teoria della conoscenza (gnoseologia
ed epistemologia). Come ha correttamente compreso Lukcs, la gnoseologia la
teologia del capitalismo, in quanto non pi Dio, ma la Scienza a diventare il
principale fattore ideologico di legittimazione della sintesi sociale.
Per circa centoventi anni (1870-1990) il marxismo diventa praticamente il solo
luogo ideologico in cui la losoa pu sussistere al di fuori degli apparati univer-
sitari, pur incrociandosi (debolmente) con loro. La discussione losoca marxista,
pur inquinata dalla ideologizzazione partitica e dalla manipolazione degli appa-
rati nichilisti delle burocrazie prima socialiste e poi comuniste, si svolge infatti per
sua stessa natura al di fuori degli apparati universitari. Personaggi come Engels,
Lenin, Gramsci, Bloch, Lukcs, Korsch, Althusser, eccetera, sono impensabili al-
linterno degli apparati universitari. Persino loso marxisti che sono casualmente
dentro gli apparati universitari lo sono quasi sempre al di fuori dei riti di riprodu-
zione accademica.
Con la ne del dibattito organizzato, esauritosi in Europa occidentale fra il 1980
e il 1990, muore il luogo residuo per una pratica non universitaria della losoa. La
losoa cos consegnata interamente o ad apparati universitari di riproduzione
autoreferenziale, oppure a pagliacci mediatici (non pi di una decina per paese)
con accesso ben pagato alla televisione o alle conferenze sponsorizzate. La losoa
pu certo sopravvivere nelle coscienze individuali, ma rischia di perdere qualun-
que dimensione politica pubblica, se non nella forma interamente addomesticata
e controllata dei cosiddetti grandi intellettuali (ad esempio Habermas, Bobbio,
eccetera), che vengono deniti grandi unicamente perch grande la loro com-
patibilit con il sistema delle oligarchie nanziarie.
Il mio pessimismo sulla possibilit di restaurare in tempi non storici il ruolo cri-
tico-pubblico della losoa oggi come oggi totale. La losoa non certo morta,
ma solo perch non pu morire in quanto insita nellantropologia umana. Oggi
come oggi, per, ibernata.

6. Siamo quindi in una situazione in cui la religione passata al clero mediatico,


larte nelle grine del mercato capitalistico dellarte e della correlata estetica del
brutto che lo accompagna necessariamente, e la losoa non trova per ora nessuno
spazio pubblico. Regnano invece lideologia e le sue forme. Di tutte queste forme,
quella oggi prevalente il Politicamente Corretto. Per studiarla sar necessario

175
COSTANZO PREVE

muoverci in due tempi. Primo, lo studio della genesi, della natura e della funzione
del Politicamente Corretto in generale. Secondo, la segnalazione, che sar parti-
colarmente scandalosa, delle forme principali in cui il Politicamente Corretto si
manifesta in Europa occidentale. Lelencazione sar necessariamente incompleta e
sommaria, ma sufciente per fare andare di traverso il cibo a tutti i politicamente
corretti che per caso leggano questo testo. Testo, peraltro, largamente autocensu-
rato per timore di fastidiose denunce penali, per cui ho scritto soltanto una piccola
parte di ci che penso veramente. Ma il lettore intelligente, certo poco numeroso
ma comunque esistente, riempir lui le caselle vuote.

7. In linea generale, il Politicamente Corretto semplicemente la tarda elabora-


zione razionalizzata del sistema dei tab che regge tutte le societ primitive, che al di l
delle radicali differenze dei marxiani modi di produzione hanno regole che si sono
riprodotte no ad oggi.
Lelemento comune di tutte le societ umane sta nel fatto che nessuna societ,
indipendentemente da quanto dicono i relativisti assoluti, gli storicisti assoluti ed
i negatori dellesistenza di qualsiasi natura umana, pu esistere e riprodursi sen-
za un sistema di interdizioni. Questo sistema di interdizioni pu ovviamente esse-
re diversamente protetto e pu diversamente punire la sua violazione, dal cuore
strappato al semplice mormorio di disapprovazione, e lalleggerimento della pena
prevista per la sua violazione non dipende da un generico grado di civilt, i cui
parametri nessun antropologo comparatista ha mai potuto accertare, ma sempli-
cemente dal fatto che la coesione sociale ottenuta con altri metodi. Pensare che il
capitalismo sia pi civile del feudalesimo perch non utilizza il rogo per i dissiden-
ti in base unicamente al parametro astratto dellevoluzione di una generica sen-
sibilit o addirittura di una generica marcia del progresso signica non capire
che se per garantire lestorsione del plusvalore fosse necessario lo squartamento
pubblico cui fu sottoposto lattentatore Damien nel 1758 a Parigi avremmo squar-
tamenti sulla pubblica piazza ogni domenica. Ma non si pu estorcere plusvalore
ad un lavoratore libero da gravami schiavistici e feudali minacciando di squartar-
lo. Su questo punto (ma praticamente solo su questo, il resto della sua concezione
orribile), Michel Foucault ha ragione.
Lelemento differenziale sta invece nel fatto che il tab nelle societ primitive
legittimato dal triplice uso del mito, della magia e del totemismo, mentre il tab
dopo lilluminismo ed il positivismo deve basarsi su di un uso ideologico della ragio-
ne. Ne far pi avanti varie esemplicazioni.
Nelle nostre civilt monoteistiche, il Politicamente Corretto una secolarizza-
zione dellinterdetto alla bestemmia. I cosiddetti laici vorrebbero liberamente be-
stemmiare Dio, che da circa duecento anni ormai ha perso ogni sovranit nella
legittimazione sociale (ed per questo che i laici sono quasi sempre particolar-
mente islamofobi, in quanto sospettano che nellIslam Dio continui ad avere un

176
Elementi di Politicamente Corretto

certo ruolo, sia pure sempre minore, nella legittimazione politico-sociale). Strillano
per contro i cosiddetti antiamericanismo ed antisemitismo, se appena qualcuno
gli tocca la religione americanista delloccidente e la religione olocaustica. Si tratta
solo di un passaggio funzionale ed ideologico da un tab ad un altro. Ma giunto
il momento di entrare maggiormente nello specico. Il Politicamente Corretto, in-
fatti, elabora la proibizione del tab e secolarizza linterdetto della bestemmia. E
tuttavia, questo non basta ancora, anche se necessario partire da questo presup-
posto ben compreso.

8. Il Politicamente Corretto come elemento costitutivo di una nuova formazio-


ne ideologica mondializzata nasce negli anni sessanta e settanta negli USA, e non
poteva essere diversamente. Gli USA non sono infatti solo un impero economico,
politico e militare, ma sono un impero culturale. Tutte le forme ideologiche che
esportano nel mondo intero, adattandole ovviamente alle diverse situazioni sto-
rico-geograche, derivano in ultima istanza da un processo di secolarizzazione
del primitivo eccezionalismo messianico seicentesco del puritanesimo protestante.
Mentre nel pensiero europeo (ad esempio Hegel, ma anche Marx) il processo di
universalizzazione culturale concepito in modo razionalistico e storicistico, nel
pensiero americano luniversalizzazione pensata secondo il modello della tra-
smissione biblica veterotestamentaria.
Luniversale non cos un possibile risultato nale di un processo (illuminismo,
Kant, Hegel, Marx, marxismo, eccetera), ma come un dato gi presente n dallini-
zio, che si tratta di diffondere senza fermarsi davanti a nessun conne (border),
in quanto la frontiera (frontier) indenitamente sorpassabile. Il popolo eletto ha
infatti diritto sia a lasciare una terra del peccato (lEgitto veterotestamentario, lEu-
ropa cattolico-papista e dispotica), sia a massacrare gli abitanti provvisori della ter-
ra promessa (amaleciti e listei nella Palestina veterotestamentaria, pellirosse ed
amerindi vari nella nuova terra promessa). Fucile, bibbia e liquore. Ecco la trinit
delleccezionalismo messianico americano.

9. Il Politicamente Corretto ha dunque la sua genesi negli USA degli anni ses-
santa e settanta del novecento. Essa avviene in due momenti.
In primo luogo, la genesi vera e propria. Si tratta di un episodio interno alla cul-
tura radicale di estrema sinistra negli USA, dalla Vecchia Sinistra (old left), ancora
socialista e comunista di tipo europeo, alla Nuova Sinistra (new left), postsocialista
e postcomunista, scontta al livello della struttura, e che cerca una rivincita al
livello del costume, dei modi di pensare e della sovrastruttura, in particolare
per quanto concerne i quattro punti del sessismo maschilista, dellomofobia, del-
lantisemitismo antiebraico e del razzismo contro i diversamente colorati (neri,
amerindi, eccetera).

177
COSTANZO PREVE

In secondo luogo, si tratta di una generalizzazione allintera societ ufciale


di questo movimento, generalizzazione resa possibile e necessaria da un muta-
mento di natura dellintera societ capitalistica globale, che nel suo passaggio da
una fase storica ancora dialettica, e cio caratterizzata dalla dicotomia Borghesia/
Proletariato, ad una fase storica speculativa, e cio postborghese e postproletaria,
deve far cadere e rendere obsoleti i vecchi modelli razzisti, sessisti ed omofobi.
Trattiamo questi due momenti separatamente, avvertendo per il lettore che
questa separazione largamente astratta e scolastica, perch in realt questi mo-
delli sono strettamente intrecciati insieme.

10. Alla base di tutto, c lincapacit prima del socialismo e poi del comunismo
di diventare fattori politici rilevanti nella storia degli USA del novecento. A partire
da Sombart e da Weber esiste in proposito una riessione europea secolare. Essa
molto interessante, ma per ragioni di spazio impossibile occuparsene in questa
sede. La dar quindi per scontata, e partir nella mia riessione dal fatto che que-
sta assenza di socialismo e di comunismo negli USA (non parlo di testimonianze
minoritarie, cui va la mia massima stima ed ammirazione) un dato da cui parti-
re.
Chiamo Vecchia Sinistra Americana (old left) linsieme di movimenti che dal
1870 al 1960 circa ha cercato di trasformare prima il socialismo e poi il comunismo
in dato strutturale permanente della politica americana. Il fallimento stato totale
e tragico. Ma lo stato soprattutto per la violenza sistematica che ha reso possibile
questo sradicamento da parte degli apparati pubblici e privati. Questa violenza
sistematica costantemente nascosta dalla corporazione corrotta dei contempo-
raneisti e degli americanisti, per cui sembra che una generica opinione pubblica
americana abbia educatamente riutato le cosiddette ideologie totalitarie euro-
pee.
Niente di tutto questo. Data la struttura interna ed esterna dellimpero USA
sia il socialismo che il comunismo sarebbero stati comunque fenomeni minoritari
negli USA, ma non cos irrilevanti e residuali come sono stati e sono. La loro resi-
duale irrilevanza stata effetto di un processo pubblico e privato di violenza siste-
matica durato quasi un secolo, ignorato e minimizzato dai gruppi corrotti dei con-
temporaneisti e degli americanisti, senza parlare dei seguaci subalterni di Hannah
Arendt e compagnia bella. La leggenda bianca delleccezionalismo democratico
USA semplicemente laltra faccia complementare della leggenda nera che sta-
ta appiccicata alla vicenda globale del comunismo storico novecentesco realmente
esistito (1917-1991).

11. Negli anni sessanta e settanta si ha negli USA un passaggio dalla cosiddetta
Vecchia Sinistra alla cosiddetta Nuova Sinistra (new left), e su questo passaggio e

178
Elementi di Politicamente Corretto

sulla sua natura bisogna richiamare lattenzione, perch l che bisogna cercare la
genesi storica ed ideologica del Politicamente Corretto.
Questo passaggio linsieme di due fenomeni distinti ma interconnessi: da un
lato, fu leffetto della spaventosa repressione privata e pubblica del ventennio pre-
cedente (1945-1965), che distrusse ogni possibilit di esistenza pubblica delle or-
ganizzazioni socialiste e comuniste di tipo europeo, e costrinse i residui militanti
a ripiegare sulle cosiddette lotte culturali (vi fu qui la prima ricezione america-
na di Antonio Gramsci, visto come il grande teorico comunista delle lotte nella
sovrastruttura); dallaltro, fu leffetto della demitizzazione del precedente mito
dellURSS, amplicato dopo il 1956 dalla destalinizzazione ufciale sovietica, ed
anche dal crescente benessere del livello di vita della classe operaia americana,
che tocc il suo punto pi alto nel 1973, e da allora sostanzialmente in caduta
costante (frutto anche del passaggio da un modello capitalistico prevalentemente
industriale ad un modello capitalistico prevalentemente nanziario).
Credo che anche agli USA si applichi nellessenziale la diagnosi di Augusto
Del Noce sullinsufcienza strutturale del progressismo storicistico nel capire la
natura riproduttiva della totalit capitalistica. A causa del fondamentalismo catto-
lico dellautore questa diagnosi nisce per applicarsi quasi solo alla povera Italia
provinciale del conitto simulato fra Don Camillo e Peppone e fra DC e PCI, ma
se la si estende e la si concretizza essa diventa illuminante anche per intendere i
tratti generali della new left americana. In breve: la sinistra (nulla a che fare con
le severe analisi strutturali di Marx) crede che il keynesismo in economia e la libe-
ralizzazione dei costumi nella cultura siano tappe di avvicinamento progressivo (e
di fatto stadiale) ad una societ socialista e comunistica (in senso umanistico ed
antistaliniano), in quanto crede che per sua stessa insuperabile natura il capitali-
smo si fondi su di un prolo razzista, omofobico, maschilista, sessista, autoritario,
eccetera. Di fronte al fatto inatteso, invece, che il capitalismo per la sua stessa natura
riproduttiva tende a superare il suo primo momento di instaurazione, effettivamen-
te razzista, maschilista, omofobico, sessista, eccetera, per poter allargare le sue basi
di consenso e di gestione attiva, includendovi appunto i neri, le donne, gli omo-
sessuali, eccetera, la sinistra resta priva di qualunque teoria di riferimento, non
sapendo neppure pi dove porre le sue basi culturali identitarie.

12. Chiarisco qui subito un possibile spiacevole e grottesco equivoco.


Personalmente considero incondizionatamente positivo che i vecchi sgradevoli pre-
giudizi verso gli ebrei, i neri, le donne e gli omosessuali vengano superati. Se il
Politicamente Corretto interdice la manifestazione pubblica del disprezzo verso gli
ebrei, i neri, le donne e gli omosessuali questo bene e non male. Sono disposto a
riconoscere questo dato positivo in modo chiaro, limpido e senza tortuosi equivo-
ci. Mi prendo soltanto linsindacabile diritto ad assumere in proposito un giudizio
storico-dialettico, che non deve ovviamente essere scambiato per approvazione a

179
COSTANZO PREVE

posteriori dei precedenti pregiudizi. Anche lIlluminismo fu positivo in rapporto


alla precedente cultura assolutistica e signorile, eppure Horkheimer e Adorno si
sono presi il diritto di criticarlo. Non vedo perch a me deve essere proibito ci che
ad Horkheimer ed Adorno ha dato invece la fama e lapprovazione della tartuferia
semicolta degli intellettuali.

13. La principale caratteristica del Politicamente Corretto ovviamente quella


di impedire che se ne parli in modo non programmaticamente politicamente cor-
retto. questa una caratteristica di tutti i tab, per cui parlarne gi violare un
tab, e delle religioni, per cui gi blasfemo parlarne in modo non religioso sulla
loro genesi e sulla loro funzione storica.
Facendomi beffe di questo interdetto da pavidi mascalzoni, ne analizzer ora
in due tempi la genesi teorico-losoca e la genesi storico-sociale. Sebbene la se-
conda, strutturale, sia pi importante della prima, sovrastrutturale, inizier dalla
prima. Il lettore poi inverta lordine, se vuole.

14. La genesi teorica del Politicamente Corretto sta in una delle ennesime pro-
gnosi errate cui ci ha abituato la tradizione del pensiero marxista, e pi in genera-
le di sinistra. Esso si basa sul presupposto che si dice in lingua inglese wishful
thinking, e cio pensiero che scambia i propri desideri per realt storiche vincenti.
Tutti cadiamo ovviamente in questo errore, ma soltanto il pensiero di sinistra ha
elevato lIllusione ad Arte e Scienza.
Le diagnosi illusorie sono moltissime, ma qui ci limiteremo ad analizzarne sol-
tanto due, di cui la seconda in particolare quella che ci interessa maggiormente
in questa sede.
La prima illusione, intrattenuta purtroppo dal Grande Fondatore della Ditta,
e cio Karl Marx, sta in una diagnosi e prognosi del capitalismo basata sulla scia-
gurata previsione del suo crollo, dovuto ad un insieme di ragioni, che qui sinte-
tizzo in tre, scusandomi per non poter avere ovviamente lo spazio per esporle
in modo pi decente. Primo, il carattere rivoluzionario anticapitalista della classe
operaia, salariata e proletaria, vista come lavanguardia politicamente organizza-
bile del lavoro collettivo cooperativo associato, dal direttore di fabbrica allultimo
manovale, alleata con le potenze intellettuali sprigionate dalla grande produzione
industriale, denita da Marx con lespressione inglese General Intellect. Secondo,
la considerazione delle crisi capitalistiche (variamente classicate) non come un
siologico momento ciclico di ricostituzione delle condizioni di una nuova fase di
accumulazione, ma come segnale di incrinamento irreversibile del sistema. Terzo,
la presunta incapacit del capitalismo di sviluppare le forze produttive sociali, da
cui stagnazione, ristagno e necessit del cambio di manovratore della locomoti-
va, dalla borghesia al proletariato ed ai suoi alleati.

180
Elementi di Politicamente Corretto

Per farla corta, tutti e tre queste previsioni sono completamente e totalmente
errate. Questo non cambia di un grammo e di una virgola il giudizio negativo
globale sul capitalismo, almeno a mio giudizio, il che fa s che io continui a riven-
dicarmi allievo e seguace della scuola di Marx intesa in senso lato. Ma nello
stesso tempo ogni minuto sprecato nel congedo da questo insieme di (spiegabili e
perdonabili) errori tutto tempo perduto per elaborare una strategia ed una tattica
anticapitalistica di oggi.
La seconda illusione, pi grave della prima, permane persino in caso di totale
abbandono della prima, in quanto pi radicata e quindi pi pericolosa e dura a
morire. Si tratta dellideologia del progresso, di origine illuministica integralmente
e soltanto borghese, gi da allora del tutto estranea alle classi subalterne, per cui
lavanti sempre per principio migliore dellindietro, e per cui il semplice scorri-
mento del tempo era sempre e comunque inteso come un progresso. Luxuria
sempre avanti a Ratzinger, per cui non pu che avere ragione. Nonostante alcuni
rarissimi pensatori critici (Benjamin, eccetera), la religione del progresso rimasta,
ed ancora rimane, lunica religione popolare della sinistra europea, allinterno di
un popolo rimbecillito dai media che non va pi in chiesa ed invitato ad odiare la
cultura letteraria e losoca degli antichi, che essendo antichi devono per forza
anche essere sorpassati.
Da questa penosa religione per decienti si sviluppata lidea per cui il capi-
talismo pu soltanto svilupparsi sulla base del paternalismo maschilista, razzista,
omofobo ed antisemita. Rimosso questo bestione conservatore si sarebbe fatto un
passo avanti anche verso una societ pi giusta ed egualitaria.
Lesperienza degli ultimi quaranta anni (1968-2008), un periodo storico ab-
bastanza lungo per permettere gi un bilancio di fondo, dimostra esattamente il
contrario. In quarantanni il capitalismo ha liberalizzato il costume, ha contrasta-
to razzismo, omofobia, maschilismo ed antisemitismo (trasferendo per il ruolo
dellantisemitismo allislamofobia ed ergendo anzi il popolo ebraico a sacerdozio
levitico della nuova religione olocaustica globale, pezzo forte del Politicamente
Corretto), e nello stesso tempo ha creato una societ oligarchica in cui le disegua-
glianze sociali sono molto maggiori, provocatorie e schifose di quaranta anni fa.
terribile afdarsi ad un medico idiota che scambia lartrite reumatoide per dolore
ai calli.

15. Quanto detto nel paragrafo precedente soltanto ideologia sovrastrutturale


per decienti. Marx non era un deciente, ed comprensibile che potesse fare la
diagnosi che ha fatto fra il 1840 ed il 1880. Ma che i tre punti in questione siano
stati mantenuti fra il 1968 ed il 2009 rivela lincurabile decadenza di gruppi sociali
residuali guidati da politici nichilisti e da intellettuali ignoranti. Un navigatore mi-
ceneo del 1000 a.C. ha diritto a pensare che la terra sia piatta. Uno skipper del 2009
non ha pi questo diritto. I problemi del cosiddetto marxismo stanno tutti qui, e

181
COSTANZO PREVE

tali resteranno no a quando non verr integralmente sostituita la feccia politica ed


intellettuale che ne impedisce la riforma radicale ed il rilancio strategico.
Eppure, ci deve essere qualcosa alla base di questo conservatorismo per de-
cienti. Si tratta di un fenomeno corrispondente a quanto un tempo i marxisti come
Lenin chiamavano aristocrazia operaia, e cio quei settori di classe operaia pa-
gati meglio, sia per i sovraprotti di origine imperialistica sia per laumento della
produttivit della nuova industria capitalistica. Alla base c sempre il cosiddetto
plusvalore relativo, o pi esattamente il passaggio dal plusvalore assoluto al plu-
svalore relativo, nei centri delle metropoli capitalistiche, e dello scarico del plu-
svalore assoluto nel cosiddetto decentramento produttivo della globalizzazione
imperialistica.
La vecchia piccola borghesia, matrice storica dellirrequietezza politica nel
capitalismo, storicamente tentata sia dal fascismo che dal comunismo (Antonio
Gramsci e Benito Mussolini avevano la stessa origine sociale, e le loro scelte politi-
che alternative sono state predeterminate unicamente da opzioni culturali contrap-
poste, senza nessun determinismo sociologico preesistente), stata gradatamente
sostituita da un nuovo ceto medio. Ora, i concetti e soprattutto le realt della pic-
cola borghesia e del nuovo ceto medio sono diversissimi, e la loro sistematica confu-
sione, promossa dalla sinergia mortale fra analfabetismo sociologico dei loso ed
analfabetismo losoco dei sociologi, sta alla base del Politicamente Corretto come
illusione socialmente necessaria della fase storica in cui stiamo vivendo, che non as-
solutamente il passaggio dal cosiddetto Moderno al cosiddetto Postmoderno, ma
il passaggio da una fase del capitalismo prevalentemente industriale e nazionale
ad una fase del capitalismo prevalentemente nanziaria e transnazionale-globa-
lizzata.
La piccola borghesia di un tempo era guidata nella sua maggioranza statistica
(in un contesto storico di aspettative crescenti di promozione sociale di individui e
di gruppi), da progetti di integrazione nel capitalismo, e nella sua minoranza sen-
sibile da inquietudini indifferentemente fasciste e comuniste. Dicendo indifferen-
temente non intendo affatto proporre una equazione totalitaria di fascismo e
comunismo, in quanto personalmente considero (qui semplico orribilmente, vio-
lando il Politicamente Corretto) il comunismo molto migliore del fascismo, e fasci-
smo e comunismo comunque migliori del tradizionale imperialismo anglosassone
e francese, massimo responsabile del bagno di sangue della prima guerra mon-
diale, matrice di tutto il male posteriore del novecento. Mi ripugnano Auschwitz,
Hiroshima, Katyn e la Kolyma, ma tutti e quattro derivano in ultima istanza dal
1914 e dal trattato di Versailles del 1919. E con questo, ho reso esplicito il mio per-
sonale bilancio, politicamente scorrettissimo, del novecento appena trascorso.
Il nuovo ceto medio, gruppo sociale del tutto privo di ambizioni di guida po-
litica (di qui la sua propensione al pensiero debole, elaborazione sosticata della
sua rinuncia a governare la totalit sociale e la sua riproduzione, in nome di una
irresponsabilit lamentosa ed autoreferenziale), non ha pi da elaborare nessuna

182
Elementi di Politicamente Corretto

coscienza infelice (ed infatti anche per questo che odia Hegel e che Marx lo ha
deluso), pienamente appagato sul piano materiale, anche se deve accettare
come frutto di una fatalit economica imperscrutabile le aspettative decrescenti.
quindi pronto ad accettare il Politicamente Corretto come suo nuovo prolo lo-
soco identitario di appartenenza.
Sono sicuro di poche cose, ma di questa sono (quasi) sicuro. Fra mezzo secolo,
o forse qualcosa di pi, questa rinuncia culturale a giudicare negativamente la to-
talit sociale verr giudicata dai nostri posteri, in un mondo in cui certamente gli
squilibri sociali ed ecologici saranno ancora aumentati, con la stessa severit con
cui noi oggi giudichiamo le tentazioni fasciste e/o staliniane negli anni trenta. Ma
i pochi di noi che hanno capito questo non potranno compiacersene, perch il loro
ciclo biologico sar compiuto, e saranno da tempo nel mondo dei pi.

16. Ed ora, discussane la genesi storica e teorica, passiamo al Politicamente


Corretto vero e proprio come formazione ideologica relativamente coerente di un
sistema superstizioso di interdizioni e di punizioni di bestemmie sociali laicizzate.
Devo limitarmi per alla sola Europa occidentale carolingia, e cio al piccolissi-
mo gruppo di paesi come Italia, Francia, Germania, Spagna e poco altro. Russia,
Turchia, Grecia e paesi arabi, ad esempio, non entrano nel quadro. Si tratta di colo-
nie culturali USA integrali, in particolare Italia e Germania, cui si aggiunta recen-
temente la Francia dopo lo smantellamento del benemerito prolo nazionalistico
del generale De Gaulle.
In questo saggio il lettore non pu aspettarsi unesposizione sistematicamente
soddisfacente del Politicamente Corretto. Si pu aspettare solo unimpostazione
iniziale largamente imperfetta, e tarata sulla situazione italiana, una delle pi
degradate e disperanti dellEuropa intera, per ragioni storiche che devono essere
esaminate a parte. In sintesi, inizieremo con cinque soli elementi fondamentali di
Politicamente Corretto in Italia:
6) Americanismo come presupposto di una collocazione interna ad un mondo
esterno dato per preliminare e scontato.
7) Religione olocaustica e sacralizzata del sacerdozio sionista come nuovo rito
religioso europeo in epoca di crisi dei vecchi monoteismi prescrittivi ed invasivi
della totale liberalizzazione dei corpi e della manipolazione degli spiriti.
8) Diritti umani delle etnie e delle minoranze sessuali come nuova legittima-
zione del diritto allintervento militare unilaterale al di fuori di qualunque legalit
internazionale.
9) Mantenimento illimitato dellantifascismo in assenza completa di fascismo.
10) Dicotomia bipolare Destra/Sinistra come manipolazione dello spazio politico
e come mascheramento del partito unico della riproduzione capitalistica.
Siamo solo allinizio, ma il lettore deve accontentarsi. Se per il lettore non si
scandalizza, come dovrebbe fare, signica che non sono stato ancora abbastanza

183
COSTANZO PREVE

radicale. La reazione alle mie tesi infatti una vera cartina di tornasole. Chi se ne
ritrae inorridito certamente un buon suddito del Politicamente Corretto, ed ha di
fronte a s buone possibilit di carriera e di cooptazione. Chi le assume come ipo-
tesi di discussione, magari per annacquarle ed ammorbidirle, ma non le respinge
inorridito a priori, non ancora un caso disperato. Chi invece le approva, le accetta
e le assume, sappia che non potr mai fare nessuna carriera pubblica, non potr
mai diventare professore universitario di losoa, storia e scienze sociali, e sar
oggetto di silenziamento e/o di diffamazione. pertanto sconsigliato di difendere
queste tesi prima della pensione.

17. Americanismo non signica assolutamente sostenere sempre servilmente tut-


to ci che di volta in volta decidono di fare i governi americani. Il vero americani-
smo, anzi, consiste nel consigliare allimperatore cosa dovrebbe fare per essere pi
amato dai sudditi, pi multilaterale, meno unilaterale, ed in genere pi portatore
di un soft power. Il vero americanista consiglia di chiudere Guantanamo, di scorag-
giare il Ku Klux Klan, di eleggere al comando il numero maggiore possibile di neri,
donne, gay, eccetera. Il vero americanista vuole potersi riconoscere nella potenza
imperiale che occupa il suo paese con basi militari e depositi di bombe atomiche a
distanza di decenni dalla ne della seconda guerra mondiale (1945) e dalla disso-
luzione di ogni patto militare comunista (1991). Il vero americanista vuole essere
suddito di un impero buono, e pertanto gli spiace che limpero a volte sia cattivo
ed esageri. Massacrando lIraq limpero non ha commesso un crimine, ma un erro-
re. Lamericanista utilizza due registri linguistici ed assiologici diversi, il codice del
crimine ed il codice dellerrore. Tutti possiamo commettere errori, che diamine!
Hitler, Mussolini, i giapponesi, i comunisti, Milosevic, Mugabe, la giunta milita-
re del Myanmar, i talebani, eccetera, hanno commesso e commettono crimini.
Churchill che massacra i curdi e gli indiani, Truman che getta la bomba atomica
ad Hiroshima, Bush che invade lIraq nel 2003, commettono solo spiacevoli errori.
Lamericanista accusa di anti-americanismo tutti coloro che affermano che gli
USA si comportano come un impero, e non dovrebbero farlo, e comportarsi invece
come un normale stato-nazione, afdando il mondo ad un equilibrio fra le poten-
ze, senza velleit messianiche imperiali. Qui lamericanista raggiunge il massimo
della cialtroneria, perch accusa di anti-americanismo paradossalmente la stessa
cultura americana, che afferma a chiare lettere di essere un impero, di voler essere
un impero e di voler continuare ad essere un impero, e non affatto disposta a
rinunciare a questo eccezionalismo messianico.
Lamericanismo, pertanto, non consiste in un variabile insieme di opinioni su
questo o su quellatto specico degli USA, ma in un presupposto di internit illimitata
a questo mondo, in cui contrattare poi le modalit di adesione specica.
Come la penso in proposito? Beh, il discorso sarebbe lungo, e diventerebbe sto-
rico e losoco. Ma per sintetizzarlo nel modo pi breve, provocatorio e politi-

184
Elementi di Politicamente Corretto

camente scorretto possibile, dir che per me lamericanismo lequivalente storico-


analogico dei mongoli nel 1280, di Hitler nel 1940, eccetera, e mi scuso per aver
fatto analogie troppo lievi, perch considero lamericanismo proporzionalmente
ancora pi pericoloso, perch possiede armi nucleari e perch tende ad un do-
minio mondiale, cosa che ai loro tempi Ciro il Grande, Alessandro il Macedone,
Giulio Cesare, Carlo Magno, Gengis Khan, Filippo II, Cromwell, Luigi XVI, Pietro
il Grande, Bismark, Churchill, Hitler, eccetera, non potevano fare per semplici ra-
gioni tecniche.

18. La religione olocaustica una religione esclusivamente europeo-occidenta-


le, ed i pellegrinaggi guidati ad Auschwitz sono lequivalente della Virgen de
Guadalupe in Messico e della Casa di Confucio in Cina. Ma vediamo meglio.
Un inciso, inutile in un mondo normale, ma necessario sotto la spada di Damocle
del Politicamente Corretto. Parlare di religione olocaustica non ha nessun rapporto
con il giudizio sullantisemitismo europeo moderno e sui progetti razzisti e ster-
ministici di Hitler e dei suoi alleati, pi o meno buoni, recalcitranti o entusiasti.
Su entrambi i punti il mio giudizio storico e morale incondizionatamente negativo,
il che signica che non mi pongo sulla strada scivolosa della contestualizzazione,
della relativizzazione, eccetera. Naturalmente, non fu un Male Assoluto, ma non
certo per cercare ipocrite giusticazioni, ma per il semplice fatto che non esistono
mali assoluti, e tutti i mali compiuti da uomini sono sempre relativi allepoca ed
ai soggetti che li hanno compiuti. Ad esempio Hiroshima, che per me fu un male
ancora peggiore di Auschwitz, perch non lasci scampo alle sue vittime innocenti
(almeno ad Auschwitz un Primo Levi pot uscirne vivo), non fu neanchessa un
male assoluto, insieme con alcune altre decine di mali del novecento (Hiroshima,
Nagasaki, genocidio degli armeni, giapponesi in Cina 1937, USA in Iraq 2003,
Congo 1998-2008, eccetera).
La religione olocaustica, inoltre non ha neppure nulla a che fare con il cosiddet-
to negazionismo. Il Politicamente Corretto interdice legalmente qualunque con-
troversia sulle modalit e sul numero degli sterminati da Hitler 1939-1945, per cui
si tratta dellunica controversia storiograca illegale della storia contemporanea. Qui il
contesto religioso dellinterdizione del tab della bestemmia evidente. In propo-
sito io non ho nulla da dire, non sono uno storico, non sono un contemporaneista,
non ho studiato il problema, e posso fare solo dichiarazioni aprioristiche. Mi basta
essere contrario in via di principio al razzismo, allantisemitismo moderno ed allo
sterminismo. Delle modalit dei numeri si occupino gli storici contemporaneisti, e
smettano di fare dellideologia identitaria travestita da contemporaneistica.
Sigmund Freud ha proposto in Totem e Tab una stimolante ipotesi, per cui il
sentimento religioso nasce dallelaborazione ulteriore di un complesso di colpa
per un crimine precedentemente compiuto (nel suo caso, luccisione del padre ed
il banchetto cannibalico delle sue spoglie). Questa ipotesi non mi sembra affatto

185
COSTANZO PREVE

verosimile, ma si applica molto bene al senso di colpa olocaustico. Gli europei ed


i tedeschi hanno massacrato gli ebrei, e dovranno pagare per sempre per questo
crimine, trasformando lolocausto in religione espiatoria a tempo indeterminato,
accettando per sempre loccupazione militare di basi americane simbolicamente
investite del compito di far s che mai pi i cattivi europei irresponsabili possano
ricadere in Hitler (o facsimili) o in Stalin (o facsimili), ed in questo modo condan-
nando allirresponsabilit ed alla subordinazione infernale (infernale perch per
sempre solo il purgatorio a tempo determinato, ma se lo fosse, direi che ses-
santanni 1945-2005 dovrebbero essere sufcienti) tutte le generazioni di europei
nate ampiamente dopo il 1945.
Che cosa ne penso? Ne penso tutto il male possibile. Lidea di responsabilit
collettiva, totalmente estranea allo spirito ed alla lettera della losoa greca (che
era centrata sullanima dellindividuo singolo, psych), una ripugnante eredi-
t assiro-babilonese, o meglio ne una contorta secolarizzazione. Sono nato nel
1943. Non mi sento affatto, e non sono, minimamente responsabile del cosiddetto
Olocausto. Se faccio loperazione mentale articiale di spostarmi retroattivamente
nel tempo, sarei stato contro, ed anzi spero che avrei avuto il coraggio di oppormi
attivamente. Il popolo tedesco non affatto responsabile dellolocausto, ma soltan-
to chi vi ha attivamente partecipato lo . Il popolo americano non responsabile
per Hiroshima, ma solo la sua classe dirigente criminale lo . Il popolo ebraico non
affatto responsabile per gli atti criminali del nazismo sionista, ma solo i nazisti
sionisti lo sono.
Accettando la religione olocaustica e lirrazionale principio assiro-babilonese
della responsabilit collettiva gli europei hanno accettato di poter essere ricattati
per sempre. Questa idolatria dovr essere abbattuta, e sostituita (ed possibile
farlo, purch lo si voglia) da una riconsiderazione razionale della storia del nove-
cento, senza mali assoluti e senza demoni, in cui si arriverebbe comunque alla to-
tale inaccettabilit di ogni tipo di razzismo e di sterminismo. Ma appunto questo
approccio razionale che non si vuole.
La religione olocaustica quindi bivalente, in quanto serve sia allasservimento
simbolico dellEuropa, chiamata ad espiare per sempre, sia alla giusticazione indi-
retta delle atrocit razziste del sionismo colonialistico. Vi per un terzo aspetto,
generalmente meno compreso. Il capitalismo ha superato da tempo lo stadio asce-
tico-weberiano dellaccumulazione e lo stadio freudiano della necessit del Super-
Io paterno baffuto, barbuto e peloso con completamento amoroso materno in bu-
sto stretto a stecche di balena soffocanti, ed in questo modo ha soltanto pi una
fondazione individualistica e consumistica. Il vecchio Dio monoteistico pu essere
quindi detronizzato, e lasciato soltanto ai seguaci di Padre Pio e San Gennaro. Non
c pi famiglia, ma solo omo e etero. Non ci sono pi professori, ma soltanto prof
chiamati a fare gli intrattenitori sociali e gli specialisti nelle Tre I (inglese, impresa,
informatica). Non ci sono pi identit, ma fantocci televisivi intercambiabili che
si pronunciano nei talk-show per individui del tutto passivizzati. In questa societ

186
Elementi di Politicamente Corretto

in cui vietato vietare qualunque cosa, e la sola cosa vietata il battersi per una
societ diversa, la vecchia religione invasiva dei costumi familiari e sessuali deve
essere smantellata e delegittimata (pensiamo allalluvione di libercoli dedicati a di-
mostrare linesistenza scientica di Dio ed a provare che Cristo era un poveraccio
come tutti gli altri, soltanto un po pi estremista, illuso e fanatico). La religione
olocaustica invece in s perfetta, perch non richiede normativit familiare e ses-
suale, ma richiede soltanto elaborazione interminabile del senso di colpa per una
responsabilit collettiva di tipo assiro-babilonese.
Avverto il lettore. Quanto detto, ovviamente, non ha nulla a che fare con il co-
siddetto antisemitismo. Ma questo non conta niente. Chiunque dica oggi qual-
cosa del genere verr infamato ed isolato come antisemita, in modo che, attraverso
una serie di passaggi simbolici fortemente preconsci, gli venga caricata addosso la
responsabilit ideale di Auschwitz. Molti ebrei illuminati lo hanno capito (Shahak,
Finkelstein, Atzmon, Shamir, Pappe, eccetera), ma essi vengono subito isolati con
letichetta odiosa ed assurda di ebrei che odiano se stessi.
A breve termine, non c assolutamente niente da fare. Dobbiamo tenerci addos-
so questa peste.

19. La teologia dei diritti umani oggi un vero e proprio pilastro del Politicamente
Corretto, in quanto esplica una funzione multiuso: risposta al senso di colpa del
consumismo individualistico occidentale, che cerca un risarcimento morale nel
bombardare gli stati-canaglia in nome dei diritti umani, e si sente cos coinvol-
to nella lotta del Bene contro il Male; legittimazione delle guerre di aggressio-
ne imperialistica USA, fatte per ragioni materiali, come il petrolio e la geopolitica
di accerchiamento di futuri concorrenti strategici, ma coperte con motivazioni
umanitarie pseudo-universalistiche (liberare dal burka le donne afghane, liberare
gli iracheni da un dittatore nazionalista baffuto, eccetera).
Da un punto di vista storico, la teologia dei diritti umani (perch di ideologia
idolatrica si tratta, o pi esattamente di una teologia idolatrica al servizio di un
eccezionalismo messianico imperiale con applauso servile della claque neroniana
degli intellettuali europei ex-marxisti scoppiati) si pu denire come una secolariz-
zazione individualistica manipolata del vecchio giusnaturalismo. Prego il lettore di non
passare oltre distrattamente, ma di fare attenzione a questa proposta denitoria.
Ora, per, mi spiegher meglio.
La teoria dei diritti naturali, o giusnaturalismo, una teoria che ha bens avuto
precedenti antichi, stoici e medioevali, ma nellessenziale nuova, e rappresenta
la prima formulazione teorica organizzata di contestazione dellordo sacralizzato
feudale-signorile, che per un millennio si era legittimato in modo direttamente
religioso. Ora, la teoria del diritto naturale si fondava sulla pura ragione, come
se Dio non fosse neppure esistito (etsi Deus non daretur). Ha avuto ragione Ernst
Bloch, quando ha sostenuto che il diritto naturale dovrebbe essere rivendicato dai

187
COSTANZO PREVE

comunisti come uneredit da accettare e far fruttare.


Leconomia politica inglese (Smith, Ricardo) nata sulla base della teoria della
natura umana di David Hume, una teoria elaborata contro il diritto naturale, consi-
derato un insieme di sciocchezze metasiche del tutto indimostrabili ed astratte.
Leconomia politica, e cio lunica possibile teologia monoteistica ed idolatrica del
capitalismo, non sopporta fondazioni esterne ad essa (volont di Dio, diritti natu-
rali, contratti sociali, utopie egualitarie, eccetera), e deve fondarsi su se stessa. La
sua autofondazione si basa infatti sul rapporto di scambio come unico rapporto
normale della natura umana. La teoria della natura umana di Hume non quindi
una derivazione del diritto naturale, ma al contrario unarma da guerra ideologi-
ca contro il diritto naturale.
Hegel e Marx, sia pure per ragioni opposte a quelle di Hume, furono anchessi
avversari del diritto naturale. Per ragioni che qui per brevit non posso discute-
re (ma sarebbe interessantissimo farlo), essi ritenevano che il diritto naturale non
fosse adatto a legittimare la comunit politica statuale moderna (Hegel), fosse pe-
ricolosamente incline a legittimare lestremismo giacobino di Robespierre su basi
russoviane (sempre Hegel), e non si prestasse a fondare la concezione materiali-
stica della storia, nella misura in cui era sorpassato come ideologia settecentesca
della borghesia rivoluzionaria (Marx).
Il pensiero borghese dopo il 1795 (termidoriani) abbandon del tutto il dirit-
to naturale, considerato potenzialmente pericoloso in quanto fattore di possibile
legittimazione di una rivoluzione sociale (Bloch), per adottare il cosiddetto posi-
tivismo giuridico. Dietro questa espressione pomposa cera semplicemente lab-
bandono di qualunque fondazione losoca della societ, in quanto positivismo
giuridico signica semplicemente che quello che fanno i legislatori capitalistici
valido in s, e non ha bisogno di nessuna legittimazione losoca esterna al prin-
cipio stesso della legge. Si riproponeva cos la brutalit del punto di vista degli
imperatori medioevali, per cui il principe decideva lui che cosa fosse legale e che
cosa no (quod principi placuit legis habet vigorem).
La necessit nuova, da parte del capitalismo dominante, di contrapporsi alle
nuove anomalie fasciste e comuniste, non previste nella politologia classica, port
ad una strumentale ed ipocrita riscoperta del diritto naturale. Insisto sul carattere
strumentale di questa riscoperta, puramente ideologica e per nulla umanistica e
universalistica. Karl Schmitt fece correttamente notare che in nome dellUmanit
si legittimava oggi una guerra senza quartiere, in cui lavversario diventava un
Nemico Assoluto (in quanto appunto disumano). Danilo Zolo ha fatto abbon-
dantemente notare che chi dice Umanit (titolo di un suo magnico saggio chia-
ricatore) si sente abilitato a fare qualunque cosa, a sferrare qualunque aggressio-
ne, eccetera.
Il discorso sarebbe certamente lungo, ma nellessenziale sono daccordo con le
tesi di Alain de Benoist. Abbasso lideologia dei diritti umani! Viva la sovranit na-
zionale che si oppone alle pretese interventistiche! Nel male, meglio i talebani che

188
Elementi di Politicamente Corretto

difendono il loro paese delle cavallette umanitarie che sbarcano al servizio delle
mire geopolitiche USA!
Detto questo, io resto un apprezzatore della teoria dei diritti naturali, in quanto
considero luomo un animale sociale, politico e comunitario (Aristotele), un ani-
male dotato di linguaggio, ragione e capacit di calcolo distributivo e giusto delle
risorse (sempre Aristotele), un ente naturale generico (Marx), eccetera. La teoria
dovr essere ripresa e valorizzata in un futuro non ancora determinabile. Per ora,
nella congiuntura in cui viviamo, la teoria dei diritti umani non esiste, ed il suo
fantasma ideologico ricopre la stessa funzione ricoperta a suo tempo dalla teoria
della razza di Hitler.
E scusatemi per la pacatezza e la moderazione del paragone!

20. Il mantenimento illimitato di un antifascismo cerimoniale in assenza completa


di fascismo la peste ideologica peggiore del paesaggio culturale italiano, peggio
del berlusconismo, eccetera. Mi rendo perfettamente conto di stare dicendo qual-
cosa di inaccettabile per litaliano di sinistra medio, pio e politicamente corretto,
ma in un caso di gravit come questo non sono possibili mezze misure: lantifa-
scismo in assenza completa, evidente e conclamata di fascismo la peggiore peste
ideologica dellItalia di oggi.
Una premessa, anche se so perfettamente che sar inutile. Avendo fatto linse-
gnante di storia e losoa nei licei italiani per trentacinque anni (1967-2002) comu-
nico solennemente di essere dettagliatamente informato sulla storia dei fascismi
italiani ed europei (1919-1945). Il lettore si di. La mia opinione storiograca sul
fascismo fortemente negativa, a differenza della mia opinione sul comunismo dello
stesso periodo, che largamente positiva. Del cosiddetto stato liberale non parlo,
perch lo considero responsabile della prima guerra mondiale e del suo bagno
di sangue. Tutto il chiacchiericcio sulla cosiddetta et giolittiana mi esce dalle
orecchie, ed per me innitamente meno interessante dei costumi dei Mitanni, dei
Sumeri e degli Aynu (Giappone). Sono quindi un totale antifascista retroattivo, frase
totalmente formale e vuota, perch retroattivamente sono anche un sostenitore di
Mario contro Silla, dei Gracchi contro il Senato e di Costantino XII contro Maometto
II. Chi mi volesse accusare di lo-fascismo, quindi, dovrebbe prima pulirsi la bocca
dalla merda. In un gioco della torre io salvo Gramsci e getto gi Mussolini, salvo
Stalin e getto gi Hitler, salvo Marx e getto gi Nietzsche, salvo Lukcs e getto gi
Weber, e via giocando a questo gioco dopolavoristico per decienti acculturati.
La mia valutazione sul carattere pestifero dellantifascismo in assenza completa
di fascismo non pu essere ispirata da un giudizio storiograco o politico in favore
del fascismo. Sono retroattivamente per i libici contro Graziani, per gli etiopici con-
tro gli italiani razzisti e colonialisti nel 1935, per i greci contro gli italiani nel 1940, e
mi spiace soltanto che i greci non siano arrivati prima a Tirana, poi a Bari, ed inne
a Roma per insufcienza di armamento. Chi pensa che un fascista possa parlare

189
COSTANZO PREVE

cos dovrebbe iscriversi ad un corso per analfabeti storici. Non mai troppo tardi!
Lantifascismo in assenza completa di fascismo in realt un meccanismo ideo-
logico pestifero per impedire la valutazione dei fatti attuali. La costituzione italiana
stata distrutta per sempre nel 1999 con i bombardamenti sulla Jugoslavia, e da
allora lItalia senza costituzione, e lo rester nch i responsabili politici di allora
non saranno condannati a morte per alto tradimento (parlo letteralmente pesando le
parole), con eventuale benevola commutazione della condanna a morte a lavori
forzati a vita. Eppure, questi crimini passano sotto silenzio, perch si continuano
ad interpretare gli eventi di oggi in base ad una distinzione completamente nita
nel 1945.
E tuttavia anche la follia ha una spiegazione razionale. Lantifascismo in as-
senza completa di fascismo stato dopo il 1956 la nuova trincea di legittimazione
del mastodonte PCI dopo la delegittimazione kruscioviana di Stalin. Inoltre, lan-
tifascismo in assenza completa di fascismo permette il gioco dei faccioni, per
cui nella casella vuota chiamata fascismo sempre possibile mettere gurine
di fascisti sempre nuovi (Almirante, De Gasperi, Scelba, Fanfani, Craxi, le Brigate
Rosse, Berlusconi, eccetera). Con larrivo dellamericanismo (gli USA, la potenza
antifascista che ci ha liberati), della religione olocaustica (il fascismo antisemita e
sterminista delle leggi razziali), ed inne della teologia dei diritti umani (e cio
Ahmadinejad fascista, Mugabe fascista, Milosevic fascista, eccetera) la continua-
zione dellantifascismo in assenza completa di fascismo destinata a orire glo-
riosamente.
Per sempre? No, certamente. Ma presumibilmente no a quando durer la no-
stra bovina sottomissione, inginocchiati come siamo nella cosiddetta posizione
del missionario.

21. Non certo in tutto il mondo, ma nella maggior parte dei paesi dellEuropa
occidentale (con alcune possibili eccezioni, Grecia in primo luogo, ed in generale
paesi in cui si conserva una certa sensibilit per la questione dellindipendenza
nazionale e quindi sicuramente non in Italia), la dicotomia Destra/Sinistra, che
ha avuto grande importanza per quasi due secoli, oggi una pura protesi di manipo-
lazione politologica, la cui conservazione funzionale soltanto allo spettacolo capita-
listico delle false contrapposizioni in un mondo simulato (Debord, Baudrillard).
Non fu sempre cos. E non fu sempre cos per ragioni intuitive, che per ad ogni
buon conto richiamer. Prima, una rapida confessione autobiograca. Sono nato
nel 1943. Ho avuto una educazione politica familiare da piccola borghesia dordi-
ne, cattolicesimo tiepido, distinzione fra un fascismo buono prima del 1940 ed
un fascismo cattivo posteriore (stavamo tanto bene, e poi Mussolini si messo a
dare retta a quel pazzo di Hitler!), moderata invidia sociale per i ricchi, moderata
paura di cadere fra i poveri (del tipo: studia, se no ti mando a lavorare!). A venti
anni circa (1963) sono diventato comunista senza neppure sapere chi fosse stato

190
Elementi di Politicamente Corretto

Marx, per pura lotta contro il padre (tipica dellepoca, oggi ignota, in quanto il
padre stato nel frattempo ucciso dal Sessantotto e dal femminismo), e riuto del
modello di integrazione borghese subalterna da lui propostami. Sono poi andato a
studiare losoa a Parigi, ho imparato chi era stato Marx, e da allora sono diventa-
to un membro permanente della scuola di Marx (non del marxismo, che ho sem-
pre aborrito, ma della scuola di Marx se qualcuno non capisce la differenza un
caso incurabile, ed io non ho certamente voglia di perdere tempo a curarlo), e cer-
tamente lo sar per tutto il resto della mia vita terrena (sullaldil non mi pronun-
cio per cautela). Intorno ai primi anni novanta (crollo dellURSS, permanenza del
comunismo italiano sotto la tenda ad ossigeno fra urli plebei di nicchia identitaria
di appartenenza, colpo di stato giudiziario extraparlamentare di giudici ed ex PCI,
eccetera) ho iniziato a staccarmi dalla sinistra, che no ad allora avevo identicato
con lala pi coerente e colta della societ. Ho rotto lalleanza intima con questa
gente nel 1999, quando la sinistra, per farsi riconoscere dallimperatore USA, ha
fatto la guerra alla Jugoslavia sulla base di sporchissime menzogne. Il 1999 stato
un anno-chiave. Ho rotto il tab identitario dellimpossibilit di dialogare con la
destra, e ne sono stato ricompensato con il gossip telematico di fascismo. Ho
atteso invano la difesa da parte di chi avrebbe dovuto conoscermi benissimo, ed il
loro rumoroso silenzio stato alla ne catartico e beneco, perch ha interrotto i
miei ultimi legami sentimentali con questa feccia antropologica ed umana. Sono
molto pi comunista che in giovent, ma questo non interessa la feccia cui ho fatto
riferimento. Fine della parentesi autobiograca, credo utile per un giovanissimo,
certamente ignaro del clima politico-culturale esistito fra il 1945 ed il 1990.
Torniamo alla dicotomia. In proposito, ci sono subito da dire almeno tre cose
importanti.
In primo luogo, la dicotomia Sinistra/Destra frutto di una secolarizzazione
imperfetta di una precedente fondazione religiosa della legittimazione globale del-
la societ classista. La precedente fondazione era di tipo religioso, e veniva pen-
sata con la dicotomia verticale Dio/Uomo, Gerusalemme/Babilonia, eccetera. Dal
momento che la legittimazione era verticale, ne conseguiva che leretico era auto-
maticamente un potenziale ribelle politico, e per questo era giustamente bruciato
vivo. Lo stesso Dante, e persino il pacico Francesco dAssisi, non ci avrebbero
avuto nulla da ridire, ed il massimo di umanitarismo sarebbe consistito nel pregare
il boia perch strozzasse il condannato prima dellonesto soffocamento per fumo
della pira e del pio arrostimento delle sue carni peccaminose. Ma la borghesia non
poteva cercare la sua legittimazione nella religione, e non certo per il fatto con-
giunturale per cui gli ipocriti vescovoni stavano ancora dalla parte dei nobilastri,
ma per un fatto molto pi strutturale, che in genere sfugge ai superciali, per cui
il capitalismo deve autofondarsi in modo assoluto nel concetto di scambio come
dimensione principale della natura umana, e non pu tollerare un Dio sopra di lui,
un Dio che allora era signorile, ma pu diventare comunista da un momento al-
laltro (vedi Ges che frusta i mercanti del tempio e pu diventare incontrollabile).

191
COSTANZO PREVE

Il capitalismo non pu assicurare la sua causa nelle opinioni di una soggettivit


trascendente.
La trasposizione della legittimazione verticale Uomo/Dio in legittimazione
orizzontale Destra/Sinistra, che instaura uno spazio liscio di scorrimento omo-
geneo, quindi un portato strutturale (o pi esattamente sovrastrutturale) della
transizione dal tardo-feudalesimo signorile al proto-capitalismo borghese. Qui
per si origina il tallone dAchille losoco della sinistra, il disprezzo verso la re-
ligione, vista come residuo superstizioso di una fase ormai sorpassata della storia
dellumanit. Si tratta di una concezione, nata nei materialisti francesi del settecen-
to, passata poi a Comte ed a Feuerbach, accettata totalmente da Marx e dai marxisti
successivi, che ha nito per inquinare la concezione del mondo della sinistra, no
allattuale laicismo ultracapitalistico, che in Italia ha preso la triplice forma della
religione olocaustica, della teologia dei diritti umani e della permanenza illimitata
dellantifascismo in assenza palese e conclamata di fascismo.
Personalmente, non sono credente n praticante. Non credo in nessun Dio per-
sonale, considero ogni personalizzazione del divino una indebita e superstiziosa
antropomorzzazione, e sono pertanto in linea di massima daccordo con Spinoza.
Ma ritengo anche la religione, cos come la scienza, larte e la losoa, dati per-
manenti dellantropologia umana in quanto tali destinati a durare tutto il tempo in cui
durer il genere umano. La sinistra (e si veda linterpretazione di Rousseau data da
Cassirer) ha invece avallato, sia nella forma laico-borghese che nella forma stali-
niano-comunista, lidea della sostituzione della religione con la ragione, e cio di
Ratzinger con Pannella e le sue sguaiate urla oscene e spiritate. Se cos, allora, fra
Scalfari e Pannella e Ratzinger e Khomeiny, non ho dubbi, ed bene che su questo
non lasci dubbi al lettore. Mille volte meglio lislam ed il cristianesimo (se possibi-
le, non troppo secolarizzato) piuttosto del laicismo e dellateismo positivistico!
Tutto questo meriterebbe unintegrazione losoca per poterlo spiegare, ma
non c qui lo spazio. Sar per unaltra volta. In breve, al minimo comun denomi-
natore della frazione scrivo vita quotidiana concreta della persona normale. Al
numeratore scrivo numeri diversi, tipo opinioni politiche, gusti personali, interessi
soggettivi, arte, religione, scienza, losoa, eccetera. Tutto quello che la vita quo-
tidiana ritiene legittimo, automaticamente anchio lo ritengo legittimo. In base a
quale principio potrei dire che la scienza pi grande della religione (o viceversa)?
In questo, nessun relativismo. Io non sono relativista. Semplicemente, la verit si
presenta in molti modi, generalmente complementari.
In secondo luogo, la dicotomia Sinistra/Destra nasce casualmente nella colloca-
zione sui banchi dellassemblea legislativa francese del 1791. Ma essa presuppone
un secolo di illuminismo e di dibattiti illuministici. bene sapere che la sinistra
precede totalmente Marx ed il marxismo, che vi si innestano solo in un secondo
tempo, la trovano gi costituita con un codice originario illuminista fondato sul-
lidea di progresso, insieme con altre idee satellitari (scientismo, critica della reli-
gione, laicismo costituzionalistico, eccetera). La sinistra ha quindi un codice lo-

192
Elementi di Politicamente Corretto

soco illuministico, e sopporta il nuovo codice marxista soltanto nella misura in


cui esso accetta tutti i suoi presupposti illuministici (non parlo di marginali critiche
al progresso alla Adorno e alla Benjamin, che restano sempre periferiche, margina-
li ed irrilevanti nel grande e torpido corpaccione conservatore della sinistra). Chi
non accetta il ticket Illuminismo-Marxismo fuori della sinistra. Ma ci fu un oscuro
pensatore (intendo oscuro perch ignoto alla sinistra, che lo confonde con un
cretino che giustica qualsiasi cosa in quanto avvenuta, tipo Barbabl), chiamato
Hegel, che a suo tempo fece gi una critica allastrattezza illuministica, critica che
Marx sbagli a non prendere sufcientemente sul serio. Ma su questo rimando a
studi specici.
In terzo luogo, inne, la dicotomia Destra/Sinistra, lungi dallessere stata il-
lusoria, ha funzionato per almeno duecento anni (1789-1989), ed nita soltanto
quando la sinistra ha accettato integralmente la societ capitalistica come medium
intranscendibile in cui deve svilupparsi la concorrenza politica fra ex-estremi ora
omogeneizzati. A questo punto per me la dicotomia perde di ogni residuo interes-
se, e diventa unicamente una protesi di manipolazione politologica, insaporita da
proli psicologici alla Teofrasto. Teofrasto, e non pi Marx, oggi il pensatore prin-
cipale della protesi politologica di manipolazione, ridotta a galleria di caratteri e di
proli teatrali: loperaio sindacalizzato di sinistra; la casalinga televisiva di destra;
lo studente rocchettaro di sinistra; il commercialista di destra; linsegnante ma-
niaco della scuola psico-pedagogica di sinistra; il vecchio pensionato brontolone
PCI di sinistra; il prete messianico allucinato di destra; il magistrato ideologizzato
di sinistra; lattricetta un po puttanella di destra; il popolo dello stipendio sso
di sinistra; il primario dospedale di destra; il popolo della partita IVA di destra;
eccetera.
Il passaggio dal Capitale di Marx ai Caratteri di Teofrasto passato inosservato
agli stupidi, che compongono sempre la maggioranza del genere umano imperfet-
to segnato dal peccato originale. Ma non vedo perch dobbiamo essere costretti
anche noi ad intrupparci nelle platee di decienti che votano i vincitori dellIsola
dei Famosi (di cui peraltro non ho mai visto neppure un fotogramma, ma di cui ho
sentito parlare).

22. E qui concludiamo con una serie di previsioni artigianali. Ricordo al lettore
che questo non ancora un Trattato di Politicamente Corretto, che ho peraltro in-
tenzione di scrivere, in cui i cinque punti principali indicati (americanismo come
collocazione presupposta, religione olocaustica, teologia dei diritti umani, antifa-
scismo in assenza completa di fascismo, dicotomia Sinistra/Destra come protesi di
manipolazione politologica) verranno discussi in modo pi analitico e preciso. In
attesa del pasto completo, che sar ottimo e abbondante, il lettore si limiti a questi
assaggini dellantipasto.

193
COSTANZO PREVE

Pongo invece il problema: quanto durer questa pestifera formazione ideologi-


ca di manipolazione e soprattutto di paralisi?
Non lo so, ovviamente. Ma posso pur sempre ipotizzare qualcosa. Ed ipotizzo
su tre distinti archi temporali: a breve, a medio e a lungo termine. Avendo gi
io stesso 65 anni, ed essendo gi entrato nella terza et, soltanto il breve termine
interessa la mia restante vita terrena. Il lettore quarantenne pu essere invece in-
teressato al medio termine, ed addirittura possibile (anche se improbabile) che
il lettore ventenne possa anche vivere nella sua vecchiaia una situazione di lungo
termine. Iniziamo dal breve termine. Non esiste assolutamente nessuna possibilit
(vorrei insistere sulla paroletta nessuna) che a breve termine questa odiosa for-
mazione ideologica possa essere fatta sparire, ed io ritengo che non possa essere
neppure signicativamente indebolita. Questo per molte ragioni, che qui compen-
dier per brevit in due soltanto.
In primo luogo, il Politicamente Corretto si manifesta oggi come sovrastruttura
ideologica ideale (nel senso darwiniano di ttest, e cio pi adatta) del capitalismo
globalizzato. Nonostante la (ancora piccola, purtroppo) crisi nanziaria scoppia-
ta nella seconda met del 2008, il sistema ancora in piedi, ha ancora purtrop-
po enormi riserve (in particolare, la corsa allindividualismo capitalistico di paesi
come lIndia, la Cina, la stessa Russia, eccetera), e non si vede allorizzonte ancora
nulla di serio (per serio intendo lequivalente del 1917 in Russia), in quanto per ora
non ci sono che gesticolazioni mediatiche di buffoni marginali. Ci vorrebbero come
minimo dei Robespierre e degli Stalin, ma essi purtroppo non sono ancora alloriz-
zonte. Spero che il lettore abbia apprezzato la mia moderazione linguistica.
In secondo luogo, la generazione intellettuale europeo-occidentale, che nel cru-
ciale decennio ideologico 1975-1985 ha smantellato la visione classista ed anticapi-
talistica della societ per intronizzare al suo posto lo svaccamento postmoderno,
al potere nei tre apparati del ceto politico, del circo mediatico e del clero univer-
sitario. E non soltanto al potere, cosa del tutto intuitiva ed evidente e che non
richiede complicate dimostrazioni sociologiche, ma ha addirittura saturato tutti i
pori di respirazione spirituale della societ. Il potere intellettuale integralmente
Politicamente Corretto, cos come era Cristiano nel medioevo.
Alle estreme periferie della societ, silenziati e pressoch invisibili, ci sono bens
dei Dissidenti del Politicamente Corretto, puniti con lirrilevanza pubblica, ma essi
non sono organizzati in tendenza culturale omogenea, e ci sono poche speranze
che una simile organizzazione possa avvenire presto. anche normale che sia cos.
Un giovane che volesse prendere parte a questa organizzazione verrebbe imme-
diatamente colpito con linterdetto allaccesso al ceto politico, al circo mediatico ed
al clero universitario.
La situazione cambia da paese a paese (in questo senso lItalia forse la situa-
zione peggiore), ma per ora la situazione questa. Nessuna speranza realistica a bre-
ve termine. Non siamo neppure al livello dei piccioni viaggiatori. Siamo al livello
dei messaggi nelle bottiglie.

194
Elementi di Politicamente Corretto

Passiamo al medio termine. Il medio termine completamente imprevedibile,


dato che non credo (e non ho mai creduto) alla prevedibilit del futuro, sia pure in
linee generali. Tutto dipende da un lato imprevedibile, e se cio la crisi sociale po-
tr suscitare movimenti politici inediti, in grado di andare al di l della dicotomia
Destra/Sinistra. Poco probabile, a mio parere. Lideale per il potere sarebbe inca-
nalare tutto il dissenso sociale nel teatrino gestibile di movimenti di sinistra contro
movimenti di destra. Lo scenario ideale sarebbe la conittualit drogata e spetta-
colare fra i seguenti gruppi: Partito Razzista dei Nemici dei Negri; Partito della
Proibizione dei Gay; Partito Bergamasco del Vero Leghista Intransigente; Partito
Cattolico della Restaurazione dellInquisizione; Partito del Linciaggio Legale del
Diverso; Partito dei Veri Valori dellOccidente contro lIslam; Partito Trotzkista
Rivoluzionario Integrale; Partito dellAntifascismo Militante; Partito Leninista dei
Precari; Sinistra Critica; Sinistra Antiberlusconiana delle Persone Colte e Sensibili;
Associazione Tutto il Potere ai Magistrati contro la Corruzione del Biscione; ecce-
tera.
Purtroppo, non stavo affatto scherzando. anzi lo scenario pi probabile del
medio periodo. Le oligarchie dominanti hanno migliaia di centri studi al loro ser-
vizio. Non sono mica come noi che lavoriamo con il computer e le fotocopiatrici a
pagamento! probabile che cerchino di incanalare la conittualit sociale nella
simulazione Destra/Sinistra.
Passiamo al lungo termine. Dal momento che sono un pessimista generazionale ed
un ottimista storico, e sono abituato a studiare i secoli ed i millenni, d per scontato
che questa abietta formazione ideologica del Politicamente Corretto certamente
sparir. Ma quando? Sospetto che questo non solo non riguardi me, ma neppure
gli attuali ventenni.
Troppo pessimista? Chi pensa che Preve sia troppo hard, pu sempre rivolgersi
allimmortale Mike Buongiorno ed al suo immortale motto televisivo: Allegria!.

195
Eugenio Orso

Appendici

Mi chiedo se la montagna di ciarpame


Che il supremo mercante ghignando ci propone,
Altro non sia che lo spurgo dun epoca indecente,
la truffa di un alieno che si nge
Progresso e pace, lavoro e scienza, panem et circenses,
la beffa duna ineffabile mente divertita,
Il tragico prodotto della fede
In un dio rapace, misantropo e incosciente

[Commercio (W.T.O.),
settembre 2006]
Nota preliminare
Ci sembrato necessario, passato qualche mese dalla conclusione della stesura
del libro, integrarne il testo con tre scritti successivi che riprendono alcune temati-
che proposte nel corpo principale dellopera.
E bene introdurre brevemente, di seguito in questa nota preliminare, gli argo-
menti trattati in appendice:

1) La ne del posto sso e la essibilizzazione del Lavoro (I frutti avvelenati di un


nuovo modo di produzione sociale)
Il primo scritto presentato prende le mosse dalla cruciale questione del posto
sso inteso come lavoro stabile e tutelato in contrapposto alla precariet e allin-
stabilit indotte dal capitalismo contemporaneo per giungere allardita ipotesi,
dallo scrivente appena abbozzata, che stiamo entrando in un nuovo evo della storia
umana e stiamo perci assistendo, non ad un passaggio da una fase capitalistica ad unal-
tra, ma alla nascita e alla affermazione di un nuovo modo di produzione sociale, di un capi-
talismo che tende a divenire altro da s, dominato da precariet e essibilit, caratterizzato
da un nuovo paradigma economico, quello della creazione del valore ad esclusivo
vantaggio di una propriet che non pi denibile borghese.
Nel mondo nuovo che si prospetta, il passato sistema di sicurezze garantite ai
subalterni come contropartita per lestrazione del plusvalore, oggi in via di rapida
e progressiva demolizione, non potr pi avere effettivit alcuna e non costituir
un argine per limitare lo strapotere dei dominanti.
Come logica conseguenza del cambiamento epocale, il Lavoro soggetto e lo
sar ancor di pi nei prossimi anni alla pi completa ri-mercicazione.
Tale processo di ri-mercicazione avviene attraverso vere e proprie controrifor-
me, spacciate da politici ammaestrati, sindacalisti gialli, organizzazioni padro-
nali e giuslavoristi prezzolati come interventi beneci per loccupazione, come ine-
vitabili modernizzazioni imposte dal mercato e atte a mantenere, o recuperare
rapidamente e ad estendere competitivit e vendibilit degli organismi produttivi,
nel contesto insidioso, super-concorrenziale e decisamente sdante dellecono-
mia globalizzata.
La ri-mercicazione del Lavoro, che si accompagna allespropriazione progres-
siva dei diritti dei lavoratori e alle conquiste del Capitale, rappresenta nella real-
t una via percorribile per scaricare i sempre pi elevati costi della globalizzazione
neoliberista interamente sulle spalle dei subalterni, debitamente condizionati, pre-
carizzati e essibilizzati.

2) Banchieri che hanno sbagliato e nanziarizzazione delleconomia


Il secondo scritto pone in rilievo la misticazione dei sistemi di potere [di quelli
occidentali, in modo particolare] che dovrebbero governare la globalizzazione, anche

199
EUGENIO ORSO

nellinsidioso aspetto nanziario, e che mettono in campo qualsiasi stratagemma, al limi-


te della menzogna conclamata, per spostare lattenzione in merito alle cause della prima
crisi del mondo globalizzato dalle responsabilit sistemiche che ne sono chiaramente
allorigine a quelle individuali dei banchieri fuorviati, dei singoli attori che
hanno sbagliato e mal interpretato la grande opportunit concessagli dalla libera
circolazione planetaria dei capitali.
Quanto precede giusticato, in buona sostanza, dalla necessit di evitare di
dover imporre regole ai mercati nanziari imbrigliandoli e controllandoli attra-
verso un global legal standard o la formalizzazione di altra entente cordiale fra gli
stati e ci in perfetto accordo con gli interessi dominanti della Global class, concentrati
negli ultimi anni su tali mercati, legittimando chi scrive ad affermare che i banchieri
fuorviati, nella realt e in quanto emissari del top globalista, hanno colto alla perfezione
lo spirito dellepoca, le opportunit che gli offriva n dagli inizi, e si sono comportati di
conseguenza, no a diventare degli autentici contractors in colletto bianco.
Mercenari ad alto o altissimo livello, ma in fondo non troppo diversi sotto il
prolo etico dalle guardie private della principale compagnia militare USA, la
Blackwater, che ha fornito uomini durante le precedenti fasi delloccupazione
americana dellIraq.

3) Attacco al Lavoro (Accordo separato per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici)
Il terzo scritto, inne, riguarda direttamente levoluzione della situazione del
lavoro dipendente in Italia, e si collega alla rilettura della storia del conitto sociale
in Europa negli anni compresi, grosso modo, fra le met dei settanta e la met degli
ottanta dello scorso secolo, presentata in questo libro negli Approfondimenti, pi
esattamente in Rotta di classe a pagina 204 e seguenti.
E bene precisare con chiarezza, a scanso dequivoci e fraintendimenti, che chi
scrive un lavoratore metalmeccanico come tanti altri, ero di esserlo, e un iscritto
alla Fiom-CGIL con particolari simpatie per la Rete 28 Aprile, un metalmeccanico
che in questi ultimi anni ha iniziato a sviluppare fra mille difcolt e incertezze
una nuova coscienza di classe, riconoscendo che in pieno corso anche in Italia una
sostanziale modica dellordine e dei rapporti sociali.
Ma la necessit che ha il nuovo modo di produzione, in via di denitiva affermazione, di
consolidare la sua presa sulle societ umane, di vincere tutte le resistenze [culturali, ideolo-
giche o sociali che siano] per poter riprodursi e affermare con i suoi paradigmi le sue regole
di funzionamento, alla ne si traduce in atti molto concreti, tangibili, che possono scon-
volgere lesistenza di milioni di individui, con pesanti ricadute negative sul loro futuro.
In tal senso va letto il pessimo accordo separato per il rinnovo del contratto nazionale
storicamente e simbolicamente pi importante, qui, in Italia, e cio quello che incider
direttamente sulle condizioni lavorative e di vita di un milione e settecentomila lavoratori
metalmeccanici.

Non ci rimane che augurare buona lettura.

200
Appendici

La ne del posto sso e la essibilizzazione del Lavoro


(I frutti avvelenati di un nuovo modo di produzione sociale)

Lapproccio sociologico di personalit come Zygmunt Bauman [faccio partico-


lare riferimento ai suoi ultimi saggi Capitalismo parassitario e La cultura dellofferta109]
o Richard Sennett [mi riferisco in questo scritto allopera Luomo essibile, in cui
lautore indaga le questioni di portata epocale della essibilit diffusa e del ca-
pitalismo essibile110] lontano da quello che io seguo, ed frutto di una visione
diversa e per certi versi addirittura opposta alla mia.
Se non si aderisce ad una visione autenticamente classista della societ giusti-
cata dal fatto che la stessa genesi delle societ esistenti oggi nel mondo occiden-
tale riporta ad una linea di sviluppo classista, e non certo collettivista il punto di
partenza sar sempre la vicenda individuale, la condizione del singolo, pren-
dendo semplicemente atto dellatomizzazione sociale e delleconomicizzazione
dellesistenza umana, preconizzate dal pensiero liberale n dai tempi di David
Hume, che hanno costituito una necessaria premessa alla realizzazione del modo
di produzione dominante.
Per tale via si esaltano inevitabilmente gli effetti dei processi innescati dal capi-
talismo contemporaneo sul carattere dellindividuo, sugli aspetti psicologici della
persona, sui rapporti familiari e interpersonali, e via discorrendo.
Nel pensiero liberale, del resto, il singolo, inteso non di rado come individuo
astratto, decontestualizzato, prigioniero di un angusto universo economicista in
cui si realizza la mercicazione del soggetto, non pu che rivestire un ruolo centra-
le e la sua esaltazione e la sua centralit hanno la funzione di superare [o meglio di
aggirare e di mettere in ombra] la questione cruciale del conitto, dellopposizione
fra gruppi sociali, e in estrema sintesi della lotta di classe.
Ci ha una rilevanza cruciale nel trattare quella che sembra essere diventata la
questione sociale dellepoca, in Italia come pi in generale nelloccidente del mon-
do, che banalmente quella del posto sso, il quale solo pu garantire stabilit
lavorativa e di vita ai lavoratori e un minimo dignit al Lavoro.
Langolo visuale diverso pu portare ad esplorare aspetti particolari del feno-
meno osservato e a qualche divergenza non secondaria nelle conclusioni, un po
come accadde durante le invasioni barbariche che investirono limpero romano [se
mi si passa lardito paragone ], con gli ellenisti e coloro che ancora aderivano
ai culti tradizionali che si concentravano sullaspetto sico dei barbari gli unni
dagli occhi a fessura, dal volto coperto di cicatrici e dal linguaggio agglutinato non
erano considerati umani, ma animali, o addirittura il frutto di incroci con i demoni
che infestavano la palude meotide e i cristiani che inevitabilmente trascendeva-
no, concependo quello storico e drammatico fenomeno che sconvolgeva lordine
costituito, incidendo sulle prospettive di vita del singolo, come un castigo divi-
no.

201
EUGENIO ORSO

La visuale differente, derivante dalladesione ad una linea di pensiero politico-


sociologico piuttosto che ad unaltra, pu portare in questo presente a concepire la
globalizzazione nel suo complesso come un fenomeno positivo, e a lungo termine
emancipativo, mal gestito dagli uomini nella sua prima fase e da correggere con
regole e regolette, o allopposto a considerarla semplicemente come lesaltazione
nale, in una sorta di crepuscolo che sta calando sulle formazioni sociali contem-
poranee, dellanarco-capitalismo e degli animal spirits nanziari in pieno scatena-
mento [il che, bene inteso, approssima abbastanza bene la mia visione di questa
epoca storica].
E certo molto interessante e istruttivo leggere Sennett, che intervista le perso-
ne111 e cerca di ricostruire ed analizzare le loro storie individuali, come fa nel lungo
saggio dal titolo Luomo essibile, in rapporto allinstabilit dilagante e ai riessi sul
carattere degli intervistati generati dal modello essibile di capitalismo [titolo
originale dellopera, non a caso, The corrosion of character], che oggi domina
incontrastato loccidente del mondo.
Porre laccento sulla forza dei legami deboli originati dallapplicazione di tale
modello, svela uninstabilit destinata ad uscire dallambito strettamente lavora-
tivo ed aziendale e a riettersi sullintera esperienza esistenziale del singolo, sul
suo stesso carattere, con la paura che il cambiamento diventi sinonimo di deriva,
investendo inevitabilmente le relazioni familiari, amicali, interpersonali, i rapporti
con i vicini di casa, la stessa educazione impartita ai gli.
La rincorsa del successo professionale, o anche soltanto la continua tensione per
sopravvivere alle continue ristrutturazioni aziendali, che oggi falcidiano i posti
di lavoro, non lasciano spazio a compiuti progetti esistenziali e compromettono la
stabilit dei rapporti personali anche fuori dellambiente lavorativo.
E chiaro che se io vivo con il mio tempo come recitava un brutto slogan
pubblicitario di qualche anno fa e inseguo la performance, sar costretto a fare
come nel salto in alto, e cio a spostare sempre pi in alto lasticella, nch, inevi-
tabilmente, sar posizionata a tali altitudini che non ce la far pi a superarla e la
far cadere.
Altrettanto interessante e rivelatore pu essere il discorso di Bauman, che parla,
sulla scorta della Rosa Luxemburg de Laccumulazione del capitale, di capitalismo
parassitario in costante ricerca di terre vergini da sfruttare no allesaurimen-
to, o meglio di organismi ospitanti in cui si insedia per nutrirsi e riprodursi come
fa ogni parassita che si rispetti [prendendo spunto dalle prime pagine del saggio
Capitalismo parassitario].
Bauman riconosce nella diffusione della cultura dellofferta e nella riduzione
delle persone a clienti da sedurre rilevanti effetti di questo capitalismo, in un mon-
do da lui stesso ribattezzato liquido, sostituendo alle ben note e abusate meta-
fore delle radici e dello sradicamento dai contesti culturali delle comunit di
appartenenza [vedi a tale proposito il saggio dal titolo La Cultura dellofferta] lele-
gante immagine marinara, attribuita dal sociologo britannico di origini polacche

202
Appendici

a Franois de Singly, del gettare e issare le ancore, in una rotta costellata di porti
e approdi, non di rado temporanei, che diventano nellesperienza individuale le
nuove comunit di riferimento112.
Flessibile o parassitario che sia probabilmente i due aspetti coesistono nel-
lunicum del modello realizzato questo capitalismo deve essere spiegato non sol-
tanto attraverso lanalisi di pur signicative e illuminanti storie individuali, dalle
quali risalire per porgere spiegazioni di ordine generale, come nel caso di Sennett,
oppure attraverso efcaci metafore che contrappongo la vita liquida di oggi, in
un contesto di profonda incertezza e di smantellamento delle passate sicurezze
sociali, alla solida modernit affermatasi nella precedente fase capitalistica in cui il
tempo era lineare e poteva essere capitalizzato.
Sennett e Bauman riescono a colpire in profondit, a svelare alcuni aspet-
ti, individuali, psicologici, comportamentali, indotti dal funzionamento di questo
modello di capitalismo, ed anche singole caratteristiche del monstre capitalistico
che ci domina, ma a causa del loro approccio inuenzato dal pensiero politico
e sociologico di matrice liberale, anglosassone e nordamericana colpiscono in
verit obiettivi di una certa importanza, ma comunque non centrano il mostro di-
rettamente al cuore.
Se mancano o se si rivelano insufcienti i due passi fondamentali, rappresentati
dallanalisi delle strutture e dei gruppi di potere del capitalismo contemporaneo
[nonch della costituzione materiale che domina il presente] e dallanalisi della
strutturazione in classi, interdipendenti e antagoniste, che sta emergendo dalla
poltiglia sociale prodotta dalla dissoluzione del precedente ordine, difcile
che si possa veramente andare da qualche parte in particolare nella direzione
della costruzione di una nuova teoria rivoluzionaria, oggi quanto mai necessaria
per unicare le resistenze che ancora ci sono nella societ.
Ovviamente Sennett [ospite sso in qualit di osservatore a Davos] e Bauman
[professore emerito di sociologia nelle Universit di Leeds e Varsavia] non sono
certo Lenin, ma bens due sociologi rispettabili e affermati, dalle grandi capacit
analitiche, che non si pongono lobbiettivo del sovvertimento dellordine costituito
e della presa del Palazzo dInverno
Semmai il loro approccio riporta pi probabilmente a quelle che sono state de-
nite come teorie del medio raggio, ad un riformismo che per denizione non
potr mai essere radicale, consentendo il denitivo superamento del paradigma
dominante e lingresso in una nuova era.
Comunque sia, va precisato che in ogni analisi necessario individuare corret-
tamente il punto di partenza.
Partire dalle storie dei singoli, dal loro percorso professionale ed esistenziale,
mettere in luce aspetti pur caratterizzanti di questa societ plasmata dagli interessi
del capitalismo ultimo, che rende a tutti i livelli la essibilit un valore dellesi-
stenza umana e una necessit per avere successo o semplicemente sopravvivere,
che avversa fedelt e legami stabili, che si installa come un parassita in specie ospi-

203
EUGENIO ORSO

tanti sempre nuove e si nutre della loro sostanza danneggiando irreparabilmen-


te lospite, pu rappresentare una falsa partenza, o una partenza da un punto
sbagliato della pista, rispetto alla necessit non soltanto di comprendere la natura
del mostro, la sua genesi, il suo grado di invasivit, gli effetti sul tessuto sociale
e sui singoli individui dei processi da lui innescati, ma anche e soprattutto di in-
dividuarne i punti deboli e le armi pi adatte per combatterlo, sferrando attacchi
decisivi quando la maturazione delle condizioni storiche e sociali lo renderanno
possibile.
Mobilit, essibilit, rapido cambiamento sono tutte caratteristiche, ampiamen-
te vericabili, esaltate dai meccanismi di funzionamento del capitalismo contem-
poraneo, ma devono essere considerate congiuntamente ai nuovi rapporti sociali e
di produzione da lui innescati, perch da tali rapporti in ultima analisi discendono,
e prima ancora devono essere rapportate alla gigantesca riorganizzazione ideolo-
gico-culturale in atto.
Nel concreto, la prima, diffusa e pi visibile manifestazione della essibilit ri-
guarda i lavoratori, negli aspetti giuslavoristici e contrattuali, nonch dellorganiz-
zazione aziendale, della produzione e del lavoro, per limprescindibile necessit
scritta nei geni del sistema capitalistico e ormai libera dessere soddisfatta di
garantire la creazione del valore ad esclusivo vantaggio dellazionista [nel solco
del pensiero del peggior Milton Friedman] e ad un tasso di protto crescente.
Com inevitabile, la essibilit ha investito altri ambiti della vita umana e so-
ciale, incidendo sulle vicende esistenziali dei singoli e sugli aspetti caratteriali delle
persone, no ad alterare gli stessi progetti di vita e il rapporto fra le generazioni.
Prendendo le mosse dalla essibilizzazione e precarizzazione del lavoro, un pi
ampio processo di modicazione culturale e sociale stato innescato, per adattare
il capitale umano alle nuove condizioni di produzione e ad un nuovo ordine,
imposto dalle logiche del capitalismo ultimo e caratterizzato da differenziali di
ricchezza, potere e prestigio fra la classe dominante e quella subalterna che tende-
ranno, per cos dire, allinnito.
E quello che io chiamo con una semplice, ma sperabilmente efcace espressio-
ne il processo di essibilizzazione delle masse, che parte dalla dimensione culturale e
provoca ricadute importanti sul piano politico, sui sistemi di protezione sociale, in
quelli informativi e editoriali, sullo stesso diritto del lavoro.
Fino a che punto si potr arrivare, comprimendo le risorse destinate al Lavoro,
sottraendo prospettive di miglioramento futuro, diffondendo stili di vita non con-
cretamente praticabili da almeno il novanta per cento della popolazione?
Laspetto della mobilit, denibile anche come una forma particolare di noma-
dismo caratterizzante questa epoca storica, ovviamente legato a quello della es-
sibilit, perch in prima battuta la essibilizzazione del lavoro e il decadere delle
garanzie sociali e di reddito hanno comportato, per moltissimi, la rapida discesa
verso il fondo della scala sociale con gli ascensori che sempre pi raramente
funzionano in salita ed hanno imposto il trasferimento di masse di lavoratori per

204
Appendici

lindustria e i servizi da paesi prevalentemente non in sviluppo ai paesi sviluppati,


dando ulteriore impulso allalterazione dei rapporti di forza fra Lavoro e Capitale
a tutto favore di questo ultimo, esaltando la riduzione dei costi di produzione per
unit di prodotto, liberando denitivamente da lacci e laccioli gli animal spirits
delleconomia nanziaria, alimentando il processo di essibilizzazione dei lavora-
tori e delle masse.
Ma la mobilit in tutti i suoi aspetti geograco, sociale, professionale, cultura-
le rientra pienamente nello stile di vita della nuova classe dominante, in accordo
con la mobilit dei capitali internazionalizzati, delle stesse strutture produttive e
del know-how e una crescente essibilit intesa per come attitudine a cambia-
re pelle rapidamente, per vincere negli scontri fra gruppi elitistici e mantenere o
accrescere il proprio potere implicita anche a questo livello.
Il tempo della vecchia borghesia, prima mascherata da nobilt di toga in pro-
gressiva sostituzione della nobilt di spada squisitamente medioevale [i bellato-
res] e poi emersa in piena luce come classe dominante nel diciannovesimo secolo,
sta denitivamente volgendo al termine ed il classico proletariato, subentrato nello
stesso secolo al popolo, si avvia a scomparire.
Lethos borghese e lo spirito di classe operaio e proletario non hanno cittadinan-
za nel mondo globalizzato e conggono con lo spirito del capitalismo contempora-
neo, anzi, rappresentano un ostacolo e un pericolo per i disegni strategico-politici
dei suoi agenti, la cui piena realizzazione necessita di una nuova pax sociale da
imporre con qualsiasi mezzo, ed in assenza di reazioni diffuse e di una ripresa ge-
neralizzata del conitto sociale, consegner il ventunesimo secolo nelle loro mani,
nelle mani della Global class.
Questo capitalismo gi da tempo non pi denibile borghese essendo
anti-borghese, oltre che anti-proletario e risulta chiaro che la essibilit, la
quale pu ben essere interpretata a livello individuale come assenza di nerbo, o
meglio di spina dorsale, in un tempo discontinuo che in ogni momento pu gene-
rare infedelt o indurre a valicare la soglia del cinismo, alle origini della meta-
morfosi elitista e della nascita della classe globale.
Nel progressivo crepuscolo di quel mondo dominato dallelemento borghese,
che ci stiamo lasciando alle spalle dopo circa due secoli, altrettanto chiaro che i
cos detti ceti medi quelli apparsi nella seconda met del novecento, fra le rovine
e invisibili della guerra, generati dalle politiche keynesiane, dal welfare e dalla
promozione sociale oggi ri-plebeizzati assieme al lavoro operaio che non pu
pi riconoscersi nella classe di originaria appartenenza, entrano a far parte gra-
dualmente ma a pieno titolo della nuova classe povera e antagonista, la Pauper
class, in quel ordine sociale che gi il capitalismo ultimo pregura.
Le classi interdipendenti in via di formazione in questo presente sono cultural-
mente diverse da quelle che le hanno precedute, se essibilit e mobilit sono di-
ventati valori fondanti facendo tabula rasa delletica delle vecchi classi e minando
la stabilit nellesperienza di vita.

205
EUGENIO ORSO

Lo possiamo constatare anche e semplicemente guardandoci intorno, osser-


vando soprattutto i comportamenti e latteggiamento nella vita sociale delle nuove
generazioni in cui abbondano quelli che saranno i poveri di domani, e dalle quali
abbiamo sempre pi spesso limpressione un solco profondo ci separa, specie
se siamo gi un po attempati [almeno cinquantenni, come nel caso di chi scrive]
ed inevitabilmente legati alla nostra epoca, con la quale tendiamo a scrostarci,
come direbbe giustamente un Pasolini.
Mi fa molta impressione, personalmente, ascoltare giovani non ancora trentenni
che parlano, come accade spesso la sera, nel treno dei pendolari che mi riporta a
casa dopo una giornata di lavoro, di ottime occasioni di lavoro in relazione a con-
tratti a progetto della durata massima di sei mesi, non di rado con un monte-ore
retribuite ridotto e orari spezzati nellarco della giornata, dai quali ricavare per il
sostentamento cinquecento o seicento euro mensili113.
Ne parlano con estrema naturalezza, come se tali condizioni di lavoro rappre-
sentassero, per loro, una normalit perfettamente metabolizzata e accettata, anzi,
la normalit, tranne poi lamentarsi perch, se escono un solo giorno il mese con gli
amici, vanno incontro invariabilmente ad una spesa non inferiore ai cento euro ...
ci che ancora per un po di tempo li soccorrer sono le reti familiari e amicali
per altro progressivamente indebolite e ridotte dalla crisi ma dopo che ne sar
di loro, condannati per tutta la vita a passare da unoccupazione allaltra, presi
come sono nella trappola dei mercati di lavoro in transito?
Il danno esistenziale che arreca la precariet in un certo senso simile a quel-
lo ambientale, dovuto a inquinamento e azione antropica dissennata: talmente
grande che non pu essere in alcun modo monetizzato.
Per tornare a Richard Sennett, prendendo in prestito per un attimo la sua termi-
nologia, nito il mondo in cui dominava la routine, nel quale il burocratico aveva
un ruolo spesso centrale e il tempo era lineare, ed inizia il loro mondo, quello che
non ci piace, quello in cui si moltiplicano le derive, quello in cui domina la essibi-
lit e i punti di riferimento, sempre pi rari, tendono a scomparire.
A conclusioni simili, percorrendo altre vie, giunge anche il Bauman del capita-
lismo parassitario.
A chi reclama il diritto ad unesistenza meno incerta, dignitosa, basata su sicu-
rezze concrete quale in primo luogo il lavoro stabile sempre pi di frequente
sono riservate la repressione brutale, le manganellate della polizia o di vigilantes
privati, come nel caso dellEutelia occupata dai dipendenti, o in quello pi re-
cente dellAlcoa di Portovesme, in cui gli operai giunti in massa dalla Sardegna e
dal Veneto, che manifestavano a Roma per opporsi ad una futura chiusura di sta-
bilimento annunciata dalla Cigs, sono stati randellati senza risparmio dalla polizia
in tenuta antisommossa114.
La sola alternativa concessaci un mondo di derive esistenziali, in cui il cam-
biamento avviene nella discontinuit, in cui non ci pu essere niente di sso,
neppure il posto di lavoro.

206
Appendici

Lidentit debole e la professionalit, che un tempo rappresentava un valo-


re, deve essere messa continuamente in discussione, rinnovata, con una brutta
espressione di questa epoca reinventata, al di fuori di un percorso tracciato di
crescita nello stesso ambiente lavorativo.
Anzi, quelle che un tempo si denivano pomposamente risorse ad alto po-
tenziale intendendo, con tale espressione, lavoratori ad elevata professionalit,
elevati livelli di scolarizzazione e specializzazione sono sempre meno numerose,
a causa della precariet.
Non si considera che lo svilimento del lavoro implica, in un pi lungo termine,
anche lo svilimento delle produzioni e la perdita progressiva di quella competiti-
vit che viene ossessivamente esaltata, in modo peloso, come valore supremo per
il sistema-paese.
Nel contrasto fra la cartiera di Denis Diderot, descritta in quella celebre
Enciclopedia [dal titolo originale di Encyclopdie, ou dictionnaire raisonn des sciences,
des art set de mtiers] che opera monumentale e bibbia illuminista riconosciuta,
e la fabbrica di spilli dellAdam Smith della Ricchezza delle Nazioni [Wealth of
Nations], testo sacro del liberismo economico, si nasconde secondo Sennett il con-
trasto fra la routine, concepita da Diderot come beneca, formativa e comunque
evolutiva e la essibilit che genera incertezza, discontinuit, deriva esistenziale
e perdita di solidi punti di riferimento, in qualche modo caldeggiata da Smith, in
quanto la routine ucciderebbe lo spirito e ci impedirebbe di progredire.
Ma sappiamo bene che Adam Smith avversava il mercantilismo, non sopportava
lacci e laccioli, per usare unespressione oggi diffusa, e auspicava un superamen-
to di quel ordine e delle barriere e dei limiti che lo stesso imponeva, impedendo il
dispiegarsi del libero scambio e della divisione del lavoro come poi accaduto,
in effetti, con lavvento del capitalismo anche se il suo percorso esistenziale lha
portato a concludere la carriera con un posto sicuro in qualit di commissario delle
dogane, in quel di Edimburgo e al servizio di Sua Maest Britannica, rivelando una
volta di pi lironia della sorte.
In effetti, nella ricordata opposizione fra LAnglais la cartiera di Diderot, sita
ad un centinaio di chilometri a sud di Parigi e lancor pi nota spilleria smithiana
proto-capitalista, che dovrebbe ben simboleggiare lopposizione fra prevedibilit e
imprevedibilit, fra un mondo burocratico e routinario e un mondo essibile
in continuo divenire, fondato sulla competizione pi spinta, si ravvisa anche il
contrasto netto, sul piano sociale e su quello umano, fra le garanzie date dal posto
di lavoro sso la routine non necessariamente negativa e inaridente che pu
durare tutta una vita, stabilizzando i percorsi esistenziali dei singoli e la precarie-
t a lungo termine che il capitalismo contemporaneo, per sua stessa natura, sparge
a piene mani.
Prima ancora del dato squisitamente economico, il passaggio dalla stabilit
lavorativa allinstabilit e al precariato che lepocale spostamento di risorse dal
Lavoro al Capitale sottende, e ancor prima del rilevante argomento macrosociolo-

207
EUGENIO ORSO

gico del sovvertimento del vecchio ordine, bene ricordare che per la grande mag-
gioranza dei viventi il lavoro costituisce lunica base materiale sulla quale fondare
la propria esistenza, ed essendo la vicenda umana unitaria, non parcellizzabile, la
perdita della stabilit in campo lavorativo linuenza irrimediabilmente e la scon-
volge nella sua totalit.
In tal caso, anche Monsieur De Lapalisse non potrebbe che dichiararsi comple-
tamente daccordo.
Cos stato e sar per milioni di lavoratori sottoposti a continui downsizing,
oppure scivolati nella palude postmoderna della precariet, i quali vivono la essi-
bilit non certo come cambiamento positivo, come una possibilit per re-inventare
il progetto esistenziale individuale, come opportunit concessa per unulteriore
crescita professionale e umana secondo le fole della pubblicistica liberista e mer-
catista ma come un dramma che mina alle fondamenta il loro futuro.
Dopo un buon paio di decenni di orgia neoliberista, di propaganda da lavag-
gio del cervello che indubbiamente ha funzionato, provocando delizzazione
a livello di massa e fungendo da potente sedativo sociale, da qualche tempo ci
si interroga se le ristrutturazioni aziendali con i continui riposizionamenti sui
mercati, la riduzione delloccupazione e delle garanzie ai lavoratori, limpiego di
lavoro precarizzato e sottopagato in sostituzione del posto sso hanno vera-
mente portato giovamento e sollievo agli organismi produttivi, se hanno inciso
in termini positivi sulla loro competitivit e sulla produttivit, consentendogli di
attrezzarsi per sopravvivere e crescere in un contesto decisamente mutevole e s-
dante.
Stanno nascendo dubbi, perch in molti casi, sicuramente in pi di uno su due,
il reengineering che ha lapparente funzione di ovviare a risultati economici insod-
disfacenti, nella realt tende a rendere vendibile lorganismo produttivo, in base
ad un puro calcolo nanziario, per poi sbarazzarsene denitivamente, oppure
frutto di calcoli errati, o ancora, nasce dalla tensione al cambiamento a qualsiasi
prezzo, indotta da essibilit e serrata concorrenza asiatico-emergente che sovente
costringono lazienda a riposizionarsi sempre pi in basso.
Si capisce bene che in tali casi gli effetti concreti non possono che consistere nel-
la falcidia di posti di lavoro, accompagnata non di rado dalla prospettiva futura di
un exit denitivo dal mercato.
A tale riguardo, paradigmatica la parabola discendente [ormai compiuta e
metabolizzata] dellOlivetti, negli anni novanta in mano al patron De Benedetti, il
quale ha inteso cinicamente eliminare il badwill115 rappresentato dalla produzione
di hardware e di macchine per lufcio, mentre era animato da interessi puramente
nanziari e di potere.
Altrettanto signicativo il caso della Fiat Auto, pesantemente ridimensionata
rispetto a ci che era negli anni settanta, in un processo di riposizionamento pi
in basso e di riduzione dei posti di lavoro, al quale gli interessi del pessimo e su-
per protetto cartello bancario nazionale non sono di certo estranei.

208
Appendici

Inoltre, per quanto riguarda casi particolarmente critici come quello italiano,
si notato da pi parti che la rilevante perdita di produttivit e di competitivit
a livello internazionale, intervenuta quanto meno in questo ultimo decennio, ha
coinciso non casualmente con lestensione del lavoro sottopagato e precario cio
con una spinta irreversibile di essibilizzazione del fattore lavoro a scapito del
posto sso e del tempo indeterminato.
In unintervista concessa al quotidiano Liberazione e apparsa mercoled 21 ot-
tobre, il sociologo italiano Luciano Gallino uno dei pochissimi che da sempre si
oppongono alla essibilit del lavoro, con analisi serie, dati oggettivi e non chiac-
chiere fuorvianti rileva che adesso cresce il numero di coloro che si rendono conto che
questo [la via del lavoro essibile e sottopagato, n.d.s.] un pessimo modo non solo di
gestire il mercato del lavoro, ma anche di organizzare limpresa. La produttivit del lavoro
italiano, intesa come quota di Pil aggiunto per ora lavorata, da 10-12 anni molto pi bassa
rispetto agli altri paesi europei, e a ci ha contribuito laumento della essibilit, perch
questa ha avuto come risvolto una scarsa formazione dei lavoratori.
La formazione del lavoro qualicato e produttivo richiede tempi mediamente
lunghi, corrispondenti a interi periodi della vita del lavoratore che ne benecia,
e a lei deve accompagnarsi la fedelt del dipendente nei confronti dellazienda,
cose che non sono possibili n richieste nel caso di rapporti di lavoro frammentati,
di breve o brevissimo periodo [si arriva no ai contratti settimanali o per periodi
ancora inferiori], con lo spettro dei contratti di precariet che si esteso talmente,
in Italia dalla seconda met degli anni novanta del novecento, no ad abbracciare
una quarantina di diverse gure contrattuali.
Infatti, le gure contrattuali che realizzano la essibilit del lavoro sono tal-
mente tante e variegate, in questo disgraziato paese, che ci crea difcolt ad indi-
viduarle tutte nella realt dei settori produttivi in cui concretamente si applicano,
anche ad organismi come lIstat, i quali si occupano di statistiche ufciali e do-
vrebbero avere una visione chiara dei numeri e delle tipologie delloccupazione su
scala nazionale.
In Italia si privilegiato il risparmio di costi, a puro vantaggio di unimpren-
ditoria in molta parte incapace e cialtrona, dedita sempre pi spesso alla specula-
zione nanziaria e allevasione/elusione scale, quale strada maestra per affron-
tare la concorrenza internazionale, nel quadro di strategie di processo e non di
prodotto meramente difensive e perdenti, con effetti di medio/lungo termine ne-
gativi e impoverenti sia per i lavoratori sia per gli stessi organismi produttivi.
La precarizzazione di unintera generazione, di parte signicativa del lavoro
femminile e di molti lavoratori meridionali, il cui orizzonte professionale si riduce
semplicemente alla speranza di mantenere retribuzioni di ottocento, mille euro
mensili a fronte di lavori non di rado dequalicati, non ha salvato la PMI nazionale
da un progressivo declino e non ha certo evitato alla grande industria, automobili-
stica e non, ridimensionamenti e perdita di quote di mercato.

209
EUGENIO ORSO

Non a caso, il recente Rapporto Italia di Eurispes pone in rilievo che la maggio-
ranza degli italiani, davanti alla dura realt delloccupazione giovanile nel paese,
pensa che le misure legislative adottate nellultimo decennio abbiano peggiorato le pos-
sibilit occupazionali dei giovani. Ora le imprese hanno ridotto drasticamente le nuove
assunzioni indirizzate a loro. Hanno tagliato le collaborazioni e, quando li assumono, li
impiegano con mansioni e condizioni economiche sempre meno graticanti. Emarginati e
relegati a ruoli eternamente precari anche nella ricerca universitaria, non sorprende che i
laureati italiani - come confermano i recentissimi risultati dellindagine europea realizzata
da un istituto di ricerca di Berlino - siano purtroppo quelli che in tutta Europa credono
meno alla possibilit di realizzare se stessi nel mondo del lavoro.116
Nel meridione del paese, in particolare, i giovani senza occupazione, quelli che
non lavorano n studiano, n in molti casi si preoccupano di cercare lavoro data
la situazione contingente, rappresentano ben pi di un terzo del totale, e ci
perfettamente in linea con le logiche del modello capitalistico imperante, che al-
linclusione, alla stabilit occupazionale garantita in cambio del pluslavoro [ed in
funzione del sostegno alla domanda], ha sostituito nella migliore ipotesi la essi-
bilit, ed ha decretato la condanna allesclusione per chi giudicato inutile, per chi
in esubero rispetto ai numeri sempre pi ridotti delloccupazione.
Ha certamente ragione Richard Sennett, il quale ha compreso, intervistando i
dipendenti di una grande panetteria computerizzata di Boston, che identit pro-
fessionali deboli stanno soppiantando in molte aziende e in molti settori dattivit
le vecchie e solide gure professionali, alle quali in altra epoca ci eravamo abitua-
ti.
In realt, questo un effetto ma anche e soprattutto uno scopo dellappli-
cazione della essibilit al lavoro: formazione professionale, fedelt allazienda e
la stessa esperienza cumulata in anni di servizio sembra che ormai non servano a
niente, ed anzi, in certi casi sono percepiti pi che come degli inutili fardelli, come
dei veri e propri handicap che condannano allinsuccesso.
Ogni lavoro un ripartire da zero, un progetto destinato a durare molto meno
dellorizzonte di vita lavorativa del singolo.
Il nomadismo dei capitali si riesso nello stile di vita dei nuovi dominanti ed
ha investito anche il Lavoro, sgretolando quella che per moltissimi ha rappresen-
tato la principale certezza, un punto di riferimento concreto dal quale partire per
edicare il proprio futuro: il posto sso.
Dalla fabbrica di automobili di Henry Ford degli inizi del novecento, in cui loc-
cupazione era stabile e ben retribuita in cui oltre alla disciplina, alla gerarchia,
alla catena di montaggio caratterizzata da regole ferree e tempi metrici, vi erano
come contropartita stabilit dimpiego e alte retribuzioni, nalizzate a sostenere
i consumi dopo quasi un secolo siamo giunti agli albori dellera dellanarco-ca-
pitalismo senza distribuzione della ricchezza con tratti socialmente neofeudali
n da ora riconoscibili che se ne inschia della domanda aggregata e delle sue
insufcienze, che predilige limpresa in forma reticolare, i cui singoli nodi sono

210
Appendici

vendibili e spendibili per fare cassa, per rastrellare risorse, che esalta la essibili-
t in ogni aspetto dellorganizzazione aziendale, e che pu congedare i lavoratori,
a migliaia, da un momento allaltro.
La lotta senza quartiere al posto sso, innescata da questo capitalismo per
ri-mercicare il Lavoro concepito alla stregua di qualsiasi altro bene e servizio che
alimenta il processo produttivo, una rilevante conseguenza della guerra scate-
nata contro le resistenze allaffermazione del nuovo potere, vendute propagan-
disticamente come resistenze indebite al cambiamento, ma nella realt vere e
proprie resistenze culturali, quanto quelle degli islamici alla democratizzazione e
laicizzazione forzate delle loro societ.
Un cambiamento che dovrebbe essere, per denizione e autentica fede, foriero
di effetti positivi a cascata, nei confronti di tutti gli attori sociali, garantendo il ne-
cessario efcientamento delle strutture produttive.
Ma tale efcientamento non assicura certo il reperimento di risorse per un
avanzamento complessivo delle collettivit umane, per riparare i guasti cagionati
allambiente dalla concreta applicazione di logiche produttivistiche, per miglio-
rare le infrastrutture sanitarie, dei trasporti, o quelle scolastiche, per risollevare
le sorti di regioni sottosviluppate ed emancipare gli strati pi poveri della popo-
lazione, visto che in moltissimi casi leffetto rilevante se non lunico quello
dellincremento del valore di borsa delle societ nel breve periodo a vantaggio
di propriet e top management cointeressato con successiva distruzione dello
stesso in seguito al fallimento delle iniziative industriali di fusione e acquisizione,
o allesplosione periodica delle bolle nanziarie.
In pratica, i complessi aziendali, le unit che producono beni e servizi, dallali-
mentare allinformation tecnology, dagli arredi per la casa alle automobili, sempre
pi spesso sono diventati meri veicoli per conseguire laccrescimento del valore
borsistico poco pi di giusticazioni giuridico-formali ad unassai poco biblica
e miracolosa moltiplicazione dei pani e dei pesci in un orizzonte di breve pe-
riodo, che tende a ridursi progressivamente, in cui impossibile [e non richiesto]
garantire la stabilit dellimpiego, e in cui non serve a nulla la delizzazione del
lavoratore.
Come conseguenza osservabile anche nel nostro quotidiano, Lesclusione sta
sostituendo a pi sospinto linclusione, lirreggimentazione del lavoro nelle catene
di produzione o nelle pi recenti isole, in ufci e laboratori di ricerca, e la tradizio-
nale estrazione del plusvalore si evoluta nella creazione del valore, realizzata
attraverso canali nanziari e borsistici.
Personalmente, sto maturando la convinzione che si sono affermati con prepo-
tenza un nuovo paradigma e una nuova concezione della ricchezza, i cui effetti
non riguardano soltanto la corporate governance dei grandi gruppi e le loro sorti
future, poich investono tutti gli aspetti della vita sociale e politica, invadendo la
vita privata di ciascuno di noi, no a determinare il nostro modo di intendere la
realt e a modicare irreversibilmente il quadro culturale di riferimento.

211
EUGENIO ORSO

E come se fossimo entrati, non semplicemente in una nuova fase capitalistica


destinata a durare qualche decennio, forse per un secolo intero, pur con alti costi
umani e lo spostamento in termini geograci delle assi dello sviluppo economico,
ma bens in un altro evo oggi agli albori caratterizzato dallaffermarsi di un
nuovo modo di produzione.
Allestrazione del plusvalore, che ha richiesto linclusione stabile di masse sem-
pre pi estese di lavoratori e lo sfruttamento di terre vergini ed continua-
ta anche quando il capitalismo liberista per vincere contro il modello collettivista
ha concesso ai subalterni emancipazione, miglioramenti economici e promozione
sociale, trasformandosi almeno parzialmente si sostituita la creazione del va-
lore di natura squisitamente nanziaria per conto della propriet, che ha ristret-
to lorizzonte temporale no al mordi e fuggi, al short-term speculative buy,
allossessiva migrazione di milioni o di miliardi di dollari da un titolo allaltro,
modicando lordine sociale e svuotando di contenuti la politica, la cui autonomia
dagli interessi globalisti percepita come un pericoloso limite allaffermazione del
nuovo potere.
Lentit Stato, che avrebbe dovuto farsi garante assieme al Capitale, in un neces-
sario compromesso, della buona vita e delloccupazione stabile per fasce sempre
pi ampie di popolazione, stata occupata da tali interessi che operano nelle sedi
sopranazionali e frequentano club privati, imponendo dal remoto le loro regole
ed diventata in non pochi casi un semplice testimonial del prodigioso svilup-
po dei mercati, quando non interviene direttamente a supporto dellallargamento
del mercato, no a rendersi corresponsabile di atti estremi, come la privatizzazione
degli elementi fondamentali per la vita sulla terra [lacqua] e la svendita del patri-
monio pubblico residuo.
Chi non si fa scrupolo di speculare sullacqua e sulla sete dei popoli, sicuramen-
te non ha remora alcuna e distrugge senza battere ciglio i posti di lavoro stabili, per
imporre laberrante alternativa fra neoschiavit da un lato nelle forme del lavoro
a termine, paga globale, progetti, collaborazioni, lavoro a nero e a zero tute-
le, no alle famigerate Zone franche di esportazione nei paesi in sviluppo, con
compensi riducibili a due dollari il giorno ed esclusione tout court dalle attivit
produttive dallaltro lato.
Il testo sacro che si staglia su questo nuovo orizzonte offuscato da troppe nubi,
a mio sommesso avviso, unopera del monetarista Milton Friedman risalente
al 1962, invero oggi non sufcientemente citata che per meriterebbe maggior
attenzione e analisi per i processi che ha innescato in questi ultimi decenni dal
titolo chiaro ed espressivo di Capitalismo e Libert [Capitalism and Freedom], in
cui contenuto il paradigma in via di affermazione nella nostra epoca, e cio che
solo lazionista va compensato, ponendo in ombra, ed anzi emarginando progres-
sivamente tutti gli altri aventi diritto, a partire dai pi importanti di tutti, diretti
produttori di ricchezza in senso tradizionale e concreto: i lavoratori.
Sulla scorta del pensiero di Friedman possiamo affermare che sarebbe addirit-

212
Appendici

tura sovversivo pensarla diversamente, o imporre limiti a vantaggio della collet-


tivit e del Lavoro subordinando al sociale il protto, il dividendo e [soprattutto]
il maggior valore azionario, visto che quisquilie come letica e la morale possono
riguardare i singoli, forse gli stati, ma non certo limpresa.
Anzi, lunico principio etico accettabile, quanto a distribuzione del reddito,
di dare a ciascuno per quanto egli stesso e soprattutto gli strumenti di sua proprie-
t producono.
Alla n ne, lunico ad aver diritto ad una remunerazione crescente chi pos-
siede capitali nanziari e di riesso mezzi di produzione, ed ogni altro aspetto so-
ciale o politico che sia deve essere a questo ne subordinato.
Il che come affermare, alla ne della era, che gli unici e i soli che possono go-
dere di cittadinanza e pienezza di diritti nel mondo capitalistico nanziarizzato e
globalizzato sono coloro che possiedono i pacchetti azionari di controllo, staccano
i coupon e soprattutto intascano i capital gains.
Se si parte da Capitalismo e Libert e si proietta lo sguardo oltre i limiti, tutto
sommato ancora circoscritti, della Supply-side economics reaganiana e tatcheria-
na e della teoria quantitativa della moneta daltra epoca, si osserva con una certa
chiarezza la realt attuale e si possono prevedere, almeno a grandi linee, i suoi
sviluppi futuri.
Il Capitalismo deve essere assolutamente libero di dispiegare le sue logiche,
come unaquila le ali, e non ha n pu avere responsabilit alcuna nei confronti del
Lavoro, dellAmbiente naturale, della cosa pubblica.
Il nome di Milton Friedman legato a doppio lo alle teorie monetariste in
auge soprattutto fra gli anni settanta e ottanta dello scorso secolo con aspetti
decisamente proto-neoliberisti ed anche proto-globalisti ma non forse vero che
potrebbe sostituire degnamente quello dellormai antico Adam Smith, come padre
del modo di produzione sociale che si va delineando sempre pi chiaramente?
Siamo alcuni passi oltre lInvisible Hand smithiana la quale, per altro, non presup-
poneva per esplicare i suoi miracolosi effetti grandi concentrazioni nanziarie
e colossi monopolistico-oligopolistici, quali sono ad esempio Monsanto Company,
Wal-Mart Stores o Microsoft Corporation, e questo sia dal lato dellofferta, sia da
quello della domanda di mercato.
Anche il mercato acquista nuovi signicati e un nuovo peso, nella vita sociale,
ben maggiore di quello che ha caratterizzato le epoche precedenti [oserei dire, a
questo punto, levo del vecchio capitalismo] e mostra il suo triplice volto, come
un Giano contemporaneo provvisto del terzo occhio che spalanca le porte del suo
tempio: dogma ideologico, mascheramento sosticato della rapina, della razzia,
del saccheggio e sistema di razionamento ed esclusione.
La modicazione in primo luogo del quadro culturale di riferimento cos spin-
ta e velocizzata, rispetto a ci che accadeva nei decenni precedenti, al punto che
questo nuovo modo di produzione, per sopravvivere e riprodursi, non avr altra
possibilit che quella di trasformare denitivamente lUomo in capitale umano,

213
EUGENIO ORSO

il Lavoro in merce inanimata, lAmbiente in capitale naturale ricostituibile attra-


verso il progresso scientico e lavanzamento tecnologico, e tutto quanto precede
si collega, in modo diretto, allimprescindibile necessit di compensare la propriet
del capitale in misura crescente e senza freno alcuno.
Solo per tale via si potr pervenire, in un certo senso, ad una suprema e de-
nitiva astrazione del capitale dal sapore debordiano ma andando oltre Guy
Debord e i meccanismi della societ dello spettacolo da lui descritti o ancor me-
glio ad una presa di coscienza assoluta dellillimitatezza del Capitale, che ten-
der inevitabilmente a trasformarsi in altro da s, anche se ci non potr che avere
come esito una rottura culturale molto netta con il passato, che immemori ci lasce-
remo per sempre alle spalle.
Allinterno di questo processo di sostanziale cambiamento dei fondamenti del-
la civilt, da me sommariamente e insufcientemente esposto, quale ruolo pu
dunque giocare la stabilit dellimpiego a vita, lagognato posto sso?
Non si tratta certo di un mero problema giuslavoristico, risolvibile con una nuo-
va legislazione che regola diversamente diritti e obblighi di lavoratori e datori di
lavoro, o di una questione contingente di puri rapporti di forza politico-sociali, che
normali e tranquille elezioni politiche potrebbero ribaltare, quanto meno nelle cos
dette democrazie occidentali e nellimmaginario liberaldemocratico, ma soprat-
tutto la questione dellimposizione su vasta scala di un rapido mutamento ideo-
logico-culturale a trecentosessanta gradi, che ha avuto inizio con la metamorfosi
delle lite in Global class ed ha posto saldamente al comando dellimpresa non
certo la vecchia borghesia novecentesca, che va estinguendosi rapidamente, ma gli
agenti in nome e per conto di una nuova classe dominante.
Trattandosi di un mutamento culturale complessivo che rimodella dalle fonda-
menta le societ umane ben al di l della pur importante questione della dignit
e della stabilit del Lavoro come tale foriero di future, spietate lotte senza quar-
tiere e senza ne, e sar allorigine delle guerre di domani delle quali in questi
anni abbiamo gi osservato le prime, sanguinose manifestazioni, come spettatori
impotenti, in Afghanistan e in Iraq conitti totali scatenati da un sistema totaliz-
zante, in cui non si faranno prigionieri e la pace sembrer una prospettiva sempre
pi lontana.
Credo sia per tale motivo che il losofo Costanzo Preve ha scritto un libro in cui
ha proposto una coraggiosa rilettura della storia dagli inizi del Novecento no ai
nostri giorni, attraverso la ridenizione integrale del signicato di guerre e conit-
ti, ivi compreso quello che in corso, il pi grave e decisivo di tutti, e lha intitolato
per lappunto La quarta guerra mondiale.
E una guerra di sterminio, non soltanto in senso tradizionale e per gli episodi
bellici gi osservati n dagli anni novanta dello scorso secolo in Asia sudocciden-
tale, partendo dalla prima guerra americana in Iraq, ma per la distruzione delle
culture particolari, che coniggono con i nuovi aspetti ideologico-culturali da im-
porre non ultimo il ricordato paradigma aziendale della creazione del valore

214
Appendici

[shareholder value, nel linguaggio tecnico-economico in voga] e ci riguarda i pae-


si islamici, la tradizione cattolica, le resistenze socialiste-bolivariane in America
indio-latina, come anche, nel cuore delloccidente a guida statunitense e particolar-
mente in Europa, i costumi della vecchia borghesia, la stessa coscienza della classe
un tempo antagonista, quella operaia, salariata e proletaria, e il posto sso per
decine di milioni di lavoratori ...
Siamo dunque in guerra, anche se molti, n troppi, ancora non se ne sono accor-
ti, e non lo siamo soltanto per un tentativo di difesa del posto sso e della dignit
del Lavoro contro forze nemiche [i mercenari dei globalisti] preponderanti.
Si tratta di una guerra destinata a continuare nei prossimi decenni di questa
prima met del secolo, una guerra che non potr essere se non innita, di lungo
periodo, e in ci dobbiamo dar ragione al dissennato, incapace George W. Bush, il
quale almeno agiva alla luce del sole.
In realt, due conitti si sovrapporranno:
1) Un conitto esterno fra gruppi dominanti appartenenti al livello strategico
della Global class, che si comporteranno sempre di pi come signori feudali in uno
spazio globalizzato, ma destinato inevitabilmente a frantumarsi in grandi feu-
di, combattendosi a vicenda per il controllo di giacimenti di materie prime, per
lenergia, per la stessa acqua potabile, e naturalmente per estendere o mantenere
il predominio in vaste aree geograche, nelle quali esercitare incontrastati il loro
potere, assumendo il pieno controllo di apparati statali e intere federazioni.
Non sempre gli scontri si esauriranno nella dimensione nanziaria, o avranno
natura commerciale, ma potranno sfociare in aperti confronti bellici con armi di
tipo convenzionale, no ad indurre la parte perdente, nella peggiore delle ipotesi,
alluso di armamenti non convenzionali.
La preminenza dei globalisti Occidentali, e particolarmente di quelli Americani,
che oggi ancora si mantiene nonostante gli effetti debilitanti della crisi nanziaria,
sar sempre pi insidiata nel prossimo futuro dai gruppi emergenti, in particolar
modo da quelli Orientali [Russi, in primo luogo, Cinesi ed altri], appartenenti an-
chessi a pieno titolo al livello strategico della classe globale.
2) Un conitto interno alle formazioni sociali controllate dai globalisti, di
natura ideologico-culturale e sociale, che proseguir con fasi alterne no allaf-
fermazione completa del potere totalizzante della Global class, del nuovo mondo
culturale in cui nata e che cerca di imporre a tutte le latitudini, e quindi no alla
completa essibilizzazione del Lavoro e delle masse, espropriate di ogni diritto e
ridotte a classe povera, a Pauper class da dominare e utilizzare come fattore della
produzione, come massa di manovra spendibile senza alcuna riserva nei futuri
scontri elitistici per la supremazia.

215
EUGENIO ORSO

Banchieri che hanno sbagliato e nanziarizzazione delleconomia

Stiamo vivendo il decisivo passaggio della crisi sistemica globale in cui il fetic-
cio del PIL, asse portante di tutte le misticazioni riguardanti il prodigioso svi-
luppo, la crescita, il benessere illimitati, tende a diventare sempre di pi DIL
per la gran parte delle societ umane, assumendo lacronimo in questione il signi-
cato di Disagio Interno Lordo e in futuro, se peggioreranno ancora le cose come
del resto probabile, di Disperazione Interna Lorda.
Le serie di dati economici, che scorrono come un ume quotidianamente sotto
i nostri occhi, pur nella loro contraddittoriet sospese come sono fra rimbalzi,
recuperi nanziari, chiusure aziendali e cadute ulteriori del prodotto palesano
lo spettro del declino della produzione e dei consumi, che non sar il problema
epocale delle sole economie occidentali un tempo trionfanti.
Pi che dello scontro fra irrealt e realt, dove lirrealt ben simboleggiata
da una dimensione nanziaria partita in orbita intorno al globo terracqueo e la
realt dalle chiusure aziendali e dal downsizing, la contrapposizione di fondo fra
la stabilit e la essibilit, fra lordine e lanarchia, fra la perduta solidit rappre-
sentata da un mondo burocratico e da un tempo lineare e levanescenza indotta
da questo modello di capitalismo, con le sue pericolose discontinuit.
In questa fase, di cui nessuno sa prevedere la durata perch Ignota larchitet-
tura del domani, la complessit che caratterizza il modo di produzione capitali-
stico dominante tale che nessuno riesce compiutamente a denirlo ed indagarlo,
sviluppando unadeguata visione dinsieme.
Esistono tante denizioni del capitalismo contemporaneo che viviamo sulla
nostra pelle, ciascuna delle quali riesce forse a metterne in evidenza uno o due
aspetti, pur rilevanti e caratterizzanti su vari piani culturale ed ideologico, econo-
mico, sociologico, persino geopolitico senza per riuscire a cogliere la totalit.
Capitalismo neofeudale senza classi [Costanzo Preve], capitalismo dei fun-
zionari o agenti privati del capitale nel passaggio dalla fase monocentrica ameri-
cana a quella policentrica [Gianfranco La Grassa], capitalismo essibile [Richard
Sennett], capitalismo parassitario [Zygmunt Bauman], capitalismo totalitario
[Badiale e Bontempelli], capitalismo manageriale azionario [Luciano Gallino], ca-
pitalismo assoluto, rappresentano alcuni esempi di quanto affermo.
La stessa globalizzazione che costituisce la linfa vitale del modo di produzione
dominante pu essere intesa in molti modi: economico, culturale, salariale, e via
elencando.
Quello che certo che la prima fase della globalizzazione, iniziata in buona
sostanza negli anni ottanta del novecento e consolidatasi progressivamente nei
ruggenti anni novanta [secondo una denizione delleconomista Stiglitz], non
ancora conclusa ma gi in via di esaurimento come ci dimostra la persistenza della
prima crisi del mondo globalizzato, dominata da quello che potremo con una
buona approssimazione denire modello capitalistico anglo-americano delleco-

216
Appendici

nomia dei servizi, in cui i servizi nanziari hanno avuto la massima espansione
e lhanno fatta da padrone, autonomizzandosi rispetto alleconomia reale e so-
pravanzandola di alcune lunghezze, ben oltre le sue capacit di assorbimento e
sopportazione.
Quanto precede avvenuto a detrimento delle strutture produttive dei paesi
sviluppati, con falcidia di posti di lavoro stabili non soltanto nelle produzioni
a bassa intensit di capitale [e basso contenuto tecnologico], in parte sostituiti da
precari sottopagati, e trasferimenti signicativi di know-how ai paesi detti emer-
genti, indotti dalla caduta delle barriere e dal conseguente nomadismo planetario
del capitale.
Lespansione nanziaria ha dato limpressione alla massima potenza mondiale
di poter vivere per un tempo lungo, indenito, al di sopra dei propri mezzi nan-
ziando illimitatamente il debito, mentre i fondamentali delleconomia, le produ-
zioni tradizionali e le ofcine lasciavano il posto a paccottiglia del tipo CDS [Credit
Default Swap] e CDO [Collateralized Debt Obligation], come se la moltiplicazione
della ricchezza di natura nanziaria fosse una riproposizione in chiave storica e su
un piano di immanenza del miracolo biblico della moltiplicazione dei pani e dei
pesci.
Tanto la bassa produzione si afdava agli emergenti, realizzando il massimo
della essibilit dei lavoratori e sfruttando nuovi territori no ad allora sotto-uti-
lizzati o vergini, in unassurda e suicida [in primo luogo per loccidente a guida
americana] divisione internazionale del lavoro
Anche per tali motivi, i gruppi di comando elitistici hanno avuto mano comple-
tamente libera nel reperimento di risorse sui mercati nanziari, e lhanno fatto nel
segno dellassenza di limiti che connota il capitalismo in questa fase.
Non ha torto Zygmunt Bauman, quando mette in evidenza come il monstre che
ci domina nella sostanza nientaltro che un grande parassita, in costante ricerca
di terre vergini da sfruttare no allesaurimento, o meglio di organismi ospitanti
in cui si insedia per nutrirsi e riprodursi portandoli alla morte.
In realt, i banchieri e i nanzieri n dagli inizi dellera globale hanno inter-
pretato la completa assenza di limiti che connota il capitalismo contemporaneo
come lillimitata possibilit di accrescere una ricchezza apparentemente illusoria
e smaterializzata, con lo scopo immediato di una crescente creazione del valore a
favore dellazionista, che per nasconde il ne ultimo di mettere le mani sui beni
concreti, quali le fabbriche, le propriet immobiliari, i giacimenti di materie prime
e lintero prodotto sociale.
Le conseguenze del loro agire sui mercati ricordano molto leffetto su campi e
coltivi di un affamato sciame di cavallette.
I fertili coltivi erano rappresentati dai mercati dei mutui di seconda scelta e dei
crediti al consumo da cartolarizzare, per fare il tranching, tagliandoli a fette, e
per venderli intascando le commissioni come prodotti in gran parte soprafni, per
niente adulterati e spesso degni di una tripla A

217
EUGENIO ORSO

Ma gli sciami di cavallette si spostano rapidamente, dopo aver spogliato i cam-


pi, e calano altrove mosse dalla stessa fame e dalla stessa voracit.
Nulla stato e sar risparmiato dalla grande speculazione.
Dai mercati energetici a quelli agricoli, dai mutui di seconda scelta alle carte di
credito con debiti incorporati, no alle assicurazioni per affrontare quiescenza e
vecchiaia.
Come ho gi ricordato nella parte centrale del presente libro, ma repetita iuvant:
la difesa dei perversi meccanismi di questo capitalismo non cessa, ed anzi si intensica no
al delirio, con lintensicarsi della caduta di tutti i suoi indicatori, dal PIL planetario a
quello dei volumi del commercio mondiale. [pagina 49]
Un temporaneo rimbalzo nanziario, una ripresa dei guadagni speculativi
o una crescita del PIL americano, dopo quattro trimestri negativi consecutivi e
lespulsione di milioni di lavoratori dal processo produttivo, con parte del ceto
medio che perde la casa e va a vivere in roulotte, venduta dalla propaganda del
nuovo clero sistemico-mediatico come luscita dalla crisi, lauspicato ritorno ad
una normalit decisamente abnorme
E una normalit fondata su instabilit e cambiamento discontinuo ma irre-
versibile, sul fallimento esistenziale per moltissimi, sulla concentrazione di risorse
in mani elitistiche, sul pieno controllo del capitale umano e del capitale natura-
le, e su di un gigantesco disegno omologante di riorganizzazione ideologico-cul-
turale, venduto propagandisticamente come morte delle ideologie.
Questo processo si sviluppato nel passaggio dalla routine alla essibilit
[Richard Sennett], dal mondo solido alla vita liquida [Zygmunt Bauman], dal capi-
talismo dialettico al capitalismo speculativo in senso hegeliano [Costanzo Preve],
dallordine sociale fondato sulla tripartizione Borghesia-ceti medi gli del welfare
novecentesco-Proletariato alla dicotomia Global class-Pauper class che tender in
futuro a cristallizzarsi in un nuovo ordine dagli aspetti quasi castali [me stesso].
In questo quadro inquietante, di autentica rimozione di tutte le certezze e dei
punti fermi esistenti nelle precedenti fasi capitalistiche in cui ancora il capitali-
smo non aveva acquisito la piena coscienza di s e della propria illimitatezza, come
accade in questa fase va inquadrato il problema dei nanzieri, dei manager della
industria del credito e dei banchieri che hanno sbagliato, scatenando la prima crisi
globale di origine chiaramente sistemica.
In altra sede mi sono divertito a proporre lamaramente ironico paragone fra
i banchieri-manager che hanno sbagliato e i compagni che sbagliano nella sta-
gione italiana del lungo sessantotto, della P38, del terrorismo e della clandestinit,
ma questo perch la pubblicistica del neoliberismo imperante ha spesso invocato,
a discolpa del sistema, le responsabilit individuali di singoli soggetti, che mal
avrebbero colto le splendide ed emancipative opportunit offerte dal libero mer-
cato globale ...
Quanto precedere per nascondere agli occhi delle neoplebi e dei ceti medi
occidentali, soggetti alla essibilizzazione e alla ri-plebeizzazione, la natura squi-

218
Appendici

sitamente sistemica della crisi, come dovrebbe essere ormai evidente a chi non si
limita ad osservare la supercie dei fenomeni.
Infatti, la questione deve essere fatta risalire direttamente al modello [di svilup-
po] economico adottato e alle sue logiche interne, potendo affermare che il ruolo
assegnato ai mercati nanziari nella fase attuale con annessa proliferazione di
prodotti sempre pi rischiosi e truffaldini era e rimane quello di moltiplicare
la rendita prodotta dallimpiego del capitale e nel contempo riuscire a gestire
il rischio [che avrebbe dovuto essere sopportato, in primo luogo, dalla cos detta
impresa del credito] facendovi fronte in modo efciente.
Da un punto di vista macroeconomico, sappiamo che n dallaffermazione del-
le teorie monetariste di Milton Friedman e in contesti non uguali allattuale, si
ampiamente utilizzata la leva monetaria, abbandonando quella scale per giunge-
re ad una rilevante descalizzazione del capitale, ma anche al ne di sostenere ed
espandere la domanda, e possiamo notare come lormai epocale trasferimento di
ricchezza dal Lavoro al Capitale ha creato insufcienze crescenti della domanda
nei paesi ricchi, che in parte signicativa la esprimono, con esiti decisamente
recessivi.
Dal lato micro, si pu fare direttamente riferimento ai modelli di business adot-
tati in campo nanziario dalle imprese che trattano il credito fra le quali le
grandi banche commerciali anglo-americane, ben rappresentate nella vicenda dal-
la Leheman Brothers in un contesto di privatizzazione, esteso a tutto loccidente
e sulla scorta della tradizione anglosassone, dei sistemi bancari e creditizi, per
sottrarli denitivamente ad interferenze esterne non gradite e al controllo pub-
blico, rispondendo in toto ai desideri [e alle imposizioni] del top globalista.
La tensione verso una sempre maggiore creazione di valore nel breve e la
necessit di liberarsi dai rischi crescenti che ci implicava [CDO e CDS sono, in tal
senso, prodotti simbolo dellepoca e della realizzazione pratica del paradigma
neoliberista], oltre a spingere alla speculazione su ogni cosa nella ricerca inesausta
di nuove terre vergini da sfruttare nel caso sub-prime la povert, la necessit di
avere una casa, anche se si ridotti con pochi mezzi e scarse prospettive, il disagio
sociale diffuso, eccetera hanno imposto di scaricare i crescenti rischi sul merca-
to, innescando una micidiale catena di SantAntonio.
Incassare le commissioni subito e liberarsi quanto prima del pacco esplosivo,
che poi per in diverse occasioni tornato al mittente
Con le parole di Alberto Berrini, tratte dallottimo libro Come si esce dalla crisi
[Bollati Boringhieri, pag. 15]:

Il modello di business [appena descritto] stato denito Originate to Distribute


(OTD; faccio un prestito e cedo il rischio) rispetto al precedente Originate to Hold
(faccio un prestito e tengo il rischio).

219
EUGENIO ORSO

E ovvio che sotto la supercie di questo nuovo modello di business si nasconde


un intero mondo culturale, che ha lo ha reso possibile e applicabile.
Se ci si addentra nei meandri della vicenda sub-prime, innesco riconosciuto
della crisi, si comprende come lorigine della stessa non pu essere che sistemica e
non certo individuale.
I suoi presupposti derivano direttamente dalle logiche del capitalismo con-
temporaneo e dai modelli adottati dalle imprese creditizie, ivi compresi i grandi
incentivi concessi agli stessi banchieri-manager, in una perversa meritocrazia
priva di riscontri nella realt economica.
Lespressione banchieri che hanno sbagliato quindi destituita di ogni fondamento ed
una fola diffusa dalla propaganda sistemica per fuorviarci, perch loro non hanno
sbagliato e ne sono consapevoli si sono limitati, in un contesto sdante dominato
dalla tensione al cambiamento e dalla essibilit, a aderire alle logiche di questo
brutto modello di capitalismo, cogliendone la sostanza.
Come degli autentici animal spirits liberati dal capitalismo nanziario, questi
soggetti hanno semplicemente assicurato al top globalista e a loro stessi enormi
guadagni [di rapina] nel breve termine, unico orizzonte possibile quando si naviga
nel procelloso mare della globalizzazione.
I banchieri-manager sono stati, e sono tuttora, i generali e i quadri di eserciti
mercenari, predatori, senza divise e disciplina di campo in una curiosa e ardita
similitudine con le estenuanti guerre europee di religione e nazionali degli ottanta
anni, che nel 1648 si sono concluse con la pace di Westfalia incaricati della lotta
per il reperimento delle risorse nella mal frequentata dimensione nanziaria.
Possono essere deniti ironicamente contractors dal colletto bianco, ad alto o altis-
simo livello, cointeressati attraverso i meccanismi delle stock options e la garanzia
dei paracaduti doro, che servono i Signori della mondializzazione in un inces-
sante e reciproco conitto.
Infatti, la profondit e la gravit dei dissesti nanziari che hanno provocato una
concreta crisi economica planetaria altro non sono che indicatori dellintensit, e
della violenza, raggiunte dallo scontro fra i gruppi di vertice della classe globa-
le, i quali sono da tempo saldamente insediati nei gangli vitali della riproduzione
strategica della totalit sociale, e quindi anche nei maggiori centri del potere nan-
ziario, da Wall Street alla City londinese.
Laspetto drammatico della questione che le conseguenze di queste lotte eliti-
stiche, e dellagire di tali soggetti, non restano connate in una dimensione supe-
riore a quella del nostro quotidiano, ma le avvertiamo anche noi, nella vita di tutti
i giorni, negli ambienti di lavoro, in supermercati e negozi, nei rapporti interperso-
nali occasionali o consolidati, n dentro le stesse mura domestiche.

220
Appendici

Attacco al Lavoro
(Accordo separato per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici)

Con laccordo separato di ottobre fra i sindacati Fim-Cisl e Uilm-Uil [ormai de-
nibili a pieno titolo gialli] e la Federmeccanica per il rinnovo del contratto na-
zionale dei metalmeccanici, lattacco ai diritti e al potere dacquisto dei lavoratori
dipendenti si precisa in termini di profondit e di gravit, in un tentativo di sfon-
damento denitivo del fronte.
La questione, meglio precisare subito, non riguarder soltanto i lavoratori del
settore metalmeccanico, il loro contratto, i loro diritti e le loro prospettive di tutela
sul posto di lavoro, ma nel prossimo futuro riguarder direttamente anche tutti gli
altri lavoratori dipendenti, perch chiaro che il Ccnl dei metalmeccanici funge da
banco di prova per far pagare interamente il conto della crisi e il costo della cassa
integrazione guadagni, non certo alla Grande Finanza e allIndustria Decotta che
hanno pesanti responsabilit in ordine alla crisi italiana, preesistente rispetto alla
crisi globale , ma ai gi miseri e scalmente tartassati redditi da lavoro dipenden-
te e rappresenter una tappa importante, forse decisiva, per poter avere campo
libero in materia di licenziamenti e di eventuali, nuove assunzioni.
Anzi, dopo le ondate di disoccupazione che ragionevole aspettarsi anche nel
2010 primo anno di vigenza di tale contratto eventuali assunzioni, o riassunzio-
ni, potranno avvenire a condizioni decisamente favorevoli per il Capitale e puni-
tive per il Lavoro, consentendo una piena ristrutturazione di ci che rimarr in
piedi del sistema produttivo italiano, ri-mercicando pienamente il Lavoro senza
pi difese e procedendo sulla via della modicazione dellordine sociale, nel senso
di una brasilianizzazione a pi sospinto della societ italiana con la concentra-
zione di ricchezza, potere e prestigio sociale [i classici, maxweberiani differen-
ziali di classe] interamente nelle mani di pochi.
Assieme ad una parte economica miserrima, che determiner per i prossimi tre
anni peggioramenti signicativi nelle condizioni di vita materiali di tutti i lavora-
tori metalmeccanici, i sindacati gialli rmatari hanno permesso lapplicazione
di una subdola tecnica dilatoria, grazie alla quale le tranches maggiori di aumento
scatteranno a partire dal 2011 ed hanno sottoscritto lintroduzione e lattivazione
del cos detto Ente bilaterale, o meglio dellOrganismo bilaterale nazionale per il
settore metalmeccanico e della installazione dimpianti, nanziato sostanzialmen-
te dai contributi [in parte consistente dei lavoratori] stabiliti dallo stesso Ccnl.
Entrando brevemente e da non esperti nel merito della parte economica, si
nota che laumento medio per la 5a categoria di 110 euro lordi, di cui soltanto
28 euro lordi corrisposti per il 2010 [a far data dal primo gennaio], mentre al primo
gennaio 2011 arriveranno 40 euro e il primo gennaio 2012 42 euro.
Se pensiamo che una buona parte del milione e settecentomila lavoratori me-
talmeccanici inquadrata in 3a categoria, per moltissimi gli aumenti lordi saranno
ancora inferiori, rasentando cifre insignicanti, inferiori persino a quelle della so-

221
EUGENIO ORSO

cial card tremontiana: 24,15 euro con la prima tranche, 34,50 con la seconda e 36,23
con lultima.
Una sorte migliore non avranno coloro che sono inquadrati nella 7a categoria,
poich del lordo totale pari a 144,38 euro per il prossimo triennio, nel 2010 vedran-
no soltanto 36,75 euro.
Con laccordo separato per il Ccnl metalmeccanico si costituisce altres un Fondo
di sostegno al reddito a adesione volontaria, che dovrebbe essere impiegato a fa-
vore di quei lavoratori che subiscono riduzioni di reddito per periodi prolungati,
al quale oltre alle imprese contribuiranno con un euro mensile di prelievo [versa-
mento a gennaio 2013] i lavoratori che vi avranno aderito.
Sullo sfondo si staglia lombra della [mitica] contrattazione di secondo livello,
legata a doppio lo alle sorti e agli andamenti aziendali, probabile ultima spiaggia
per integrare con qualche spicciolo questo possibile, futuro e pessimo Ccnl, pensa-
to per affossare pi che sostenere il potere dacquisto dei metalmeccanici.
Ipocritamente, nel testo dellaccordo-truffa si pone laccento sugli agognati
Premi di risultato e sui sistemi incentivanti, opportunamente descalizzati [ad
evidente vantaggio del Capitale], perch in realt si vuole favorire lestensione
delle voci variabili stipendiali, in progressiva sostituzione delle componenti sse
della retribuzione che sole possono garantire al lavoratore dipendente un reddito
non soggetto ad incertezza.
Il nocciolo della questione vista in prospettiva che si vuole scardinare la
contrattazione di primo livello, ngendo di esaltare il merito, la produttivit, lin-
troduzione generalizzata di sistemi incentivanti con la contrattazione aziendale,
ma puntando subdolamente al terzo livello di contrattazione, quello che maggior-
mente esalta la forza del Capitale davanti al Lavoro, e che lascia solo il lavora-
tore, ormai atomizzato, nella condizione di in-dividuo con poca o nessuna tutela
effettiva davanti allo strapotere della controparte.
I prossimi tre anni saranno dunque anni molto duri, e questo anche per gli stessi
iscritti ai sindacati gialli rmatari, la Fim-Cisl e la Uilm-Uil.
Ma la cosa che risulta evidente a tutti coloro che sono in buona fede, che que-
sto accordo stato fatto senza la Fiom-Cgil, presente alle trattative soltanto con
un osservatore, e, di fatto, stato siglato dalle parti sociali in perfetta concordia,
contro il sindacato pi rappresentativo dei lavoratori del settore, con il placet del
governo Berlusconi, della sua maggioranza e con il silenzio compiacente del car-
tello elettorale del Pd.
Non si tratta soltanto di manovre messe in atto per emarginare la Cgil, ed in
particolare la Fiom al suo interno, visti come i principali avversari politici per la
supremazia nel mondo del lavoro dipendente, perch in tale caso la cosa sarebbe
forse un po meno grave di quanto nella realt.
Il vero scopo di questo attacco al Lavoro quello di emarginare i lavoratori
dipendenti, di ridurli a merce muta, di impedire che possano partecipare alle
decisioni che riguardano il loro futuro.

222
Appendici

Non a caso i vertici di Fim-Cisl e Uilm-Uil gli auxiliares di Conndustria e


quinta colonna in questo decisivo attacco al lavoro dipendente faranno di tutto
pur di impedire di far votare laccordo a tutti i metalmeccanici, come dovrebbe
essere e prescindendo dal fatto che siano iscritti o meno ad un sindacato.
Mi stato fatto notare, da chi ha competenza in queste materie ed esperienza in
campo sindacale, che il quadro generale delloffensiva contro il lavoro dipendente
[e gli stessi lavoratori] deve essere ricostruito mettendo insieme, come si fa con
le tessere sparse di un mosaico da ricomporre, la legge nanziaria del governo,
il libro verde di Sacconi, i protocolli di intesa fra i governi e le parti sociali dal
Protocollo sulla politica dei redditi e delloccupazione, sugli assetti contrattuali, sulle poli-
tiche del lavoro e sul sostegno al sistema produttivo e siglato dalle parti sociali nel lonta-
no mese di luglio del 1993 allAccordo Interconfederale del 15 di aprile 2009 no
ad arrivare al livello contrattuale, livello in cui lattacco al Lavoro si concretizza e
si precisa nelle parti economica e normativa.
Ma questo attacco, partito con la cos detta marcia dei quarantamila quadri
e impiegati della FIAT il 14 di ottobre del lontano 1980, guidata da Luigi Arisio
e promossa dalla storica azienda, continuato con il blitz contro la scala mobile
e ladeguamento automatico delle retribuzioni allinazione nel giorno di San
Valentino, il 14 febbraio del 1984 in un processo ormai storico che ha determinato
la rotta di classe della classe operaia, salariata e proletaria e che giunto quasi
a compimento oggi rivolto con decisione, approttando delle opportunit di
controriforma offerte crisi sistemica, contro il livello contrattuale nazionale ed an-
cora una volta, nellaffondo nale e conclusivo, in primo luogo contro i diritti dei
lavoratori metalmeccanici.
La cosa grave che tale processo di ri-mercicazione del Lavoro e di ri-plebeiz-
zazione dei lavoratori ha trovato una sponda utile in un certo sindacalismo, pur
minoritario, che assieme ai diritti dei lavoratori, alla cos detta democrazia sinda-
cale [per altro gi di per s insufciente], sta vendendo, come si faceva nel mondo
ellenistico-romano della villa con gli schiavi, le persone, le loro famiglie e il loro
futuro.
Evidentemente questo frammento di sindacato [CISL e UIL], prono davanti ai
voleri della Grande Finanza & Industria Decotta e della politica italiana sistemica
che funge da supporto a tali interessi sub-dominanti, sta cercando con ogni mezzo
e a qualsiasi prezzo di sopravvivere allonda durto della distruzione creatrice,
scatenata dalla tempesta perfetta della crisi nanziaria globale, ed anzi di trarne
vantaggio quale centro di potere autoreferenziale e cogestore degli Enti bilate-
rali proponendosi come docile strumento al servizio dei soliti poteri forti, dei
quali percepiamo drammaticamente lesistenza anche in questa vicenda ma che
non vediamo mai in piena luce.
Attraverso lescamotage degli Enti bilaterali si decideranno in futuro assun-
zioni e licenziamenti, si far formazione, si essibilizzer ulteriormente il Lavoro
e si aumenter la dipendenza dei lavoratori dalle direzioni aziendali, diminuen-

223
EUGENIO ORSO

do le tutele legali e rendendo il lavoro dipendente in modo sempre pi pieno ed


evidente una merce, mentre invece parte, inscindibile dal tutto, dellesperienza
esistenziale delle persone e un loro carattere istitutivo.
Coloro che hanno rmato questo accordo separato non lo hanno certo fatto in-
consciamente e frettolosamente, come qualcuno ottimisticamente afferma, ma lo
hanno fatto in cambio di contropartite di becero sotto-potere, con tutta lautore-
ferenzialit di un sindacalismo burocratizzato e controriformista, e se non vi sar
contrasto nei prossimi mesi, si appresteranno a diventare gli squallidi kap del
grande campo di concentramento in cui sar relegato, per i decenni a venire, il
lavoro dipendente in Italia.
In questa Italia in cui i salari sono fra i pi bassi e scalmente tartassati dellEu-
ropa occidentale, in cui il novanta per cento dei datori di lavoro dichiara redditi
inferiori a quelli dei propri dipendenti, lattuazione dellaccordo in oggetto rap-
presenta un passaggio fondamentale, a quanto sembra irrinunciabile, per poter
avanzare spediti sulla via della essibilizzazione del Lavoro e delle masse.
Non bastato lo scudo scale concesso dal IV governo Berlusconi quale regalo
e premio alla grande evasione, dalla maa agli speculatori nanziari, da una certa
Conndustria ai trafcanti di droga che muovono centinaia, migliaia di milioni di
euro, perch la distruzione creatrice innescata dalla crisi prevede anche lattacco
al lavoro dipendente, e in ultima analisi allEtica stessa, se si concepisce lEtica
come Logos, cio come razionalit ed equilibrata distribuzione della ricchezza e
del potere.
Riettano su questo brutto e insidioso accordo tutti i lavoratori, siamo essi im-
piegati o operai, autoctoni o migranti, iscritti alla Fiom o non iscritti, aderenti ai
sindacati che hanno tradito o non aderenti, perch il momento storico grave e
solenne, e fra tre anni alla scadenza del contratto dei metalmeccanici oggi in via
di rinnovo niente sar pi come prima.

224
Note
1
Serge Latouche, La Megamacchina. Ragione scientica, ragione economica e mito del progresso, Bollati
Boringhieri, Prima edizione 1995.
Non si deve dimenticare che per Latouche la pi importante invenzione umana, la macchina pi
straordinaria concepita dalluomo ancor pi dei motori a propulsione nucleare o dei computer di
ultima generazione con strabilianti capacit elaborative proprio lorganizzazione sociale, in cui, mi
sento di aggiungere, necessariamente si realizzano le indispensabili mediazioni fra gruppi sociali e si
esplicano gli effetti del conitto fra le classi.
2
Si veda in proposito larticolo P = (A,B,Y) La formula del crac di Felix Salomon del 16 marzo 2009
[http://www.wired.it/magazine/archivio/2009/02/storie/p-=-%CF%86-(a,b,y)-la-formula-del-
crac.aspx?page=all].
Riporto di seguito un passaggio signicativo, tratto dal citato articolo, riservandomi di riprendere
altrove nel presente libro, pur brevemente e non in chiave squisitamente tecnica, la questione della
nanza derivata e degli strumenti noti con gli acronimi CDS e CDO.
I mercati Cds e Cdo crescevano assieme, alimentandosi a vicenda. Alla ne del 2001, cerano 920 miliardi di
Credit Default Swaps non evasi. Alla ne del 2007, quel numero superava i 62 miliardi; il mercato dei Cdo, che
nel 2000 era fermo a 275 miliardi, nel 2006 raggiunse i 4700 miliardi.
Per quanto riguarda i volumi in crescita esponenziale, no alle dimensioni raggiunte nel momento del
tracollo, preciso che sono espressi in dollari.
3
Quando la storia compie una delle sue grandi svolte, quasi sempre ci troviamo davanti limprevedibile,
lirrazionale, loscuro, il violento e non sempre il bene. Gi altre volte il mondo stato governato anche dai
demoni.
Giulio Tremonti, La Paura e la Speranza, Arnoldo Mondatori Editore S.p.A., I edizione del marzo 2008.
Appunto ma lo squisito autore si dimentica di precisare che i demoni in questione non sono un parto
della credenza religiosa, della superstizione sopravvivente, o del vituperato complottismo condito da
elementi esoterici, trattandosi di esseri molto concreti, in carne ed ossa, che vivono e muoiono nel
nostro tempo.
Questi demoni sono dotati di corna solo idealmente, perch hanno nomi e cognomi e aspetto
interamente umano, essendo chi scrive convinto che le responsabilit quando giunge il momento
della resa dei conti nale camminano sempre su due gambe.
Stiamo naturalmente parlando non di Astarotte o Behemoth, piuttosto che di Lucifero e Satana, o dei
Jinn della tradizione islamica, ma bens del top globalista di questepoca.
4
Ci sono elementi che ci portano a ritenere che non si tratta di mera congiuntura, per quanto
fortemente negativa e di lunga durata, destinata ad avere effetti destabilizzanti sul piano sociale
per un periodo valutato dai tre ai dieci anni, in dipendenza degli esiti delle manovre governative e
dellampiezza degli interventi pubblici:
1) La via seguita dai governi occidentali per affrontare il problema sostanzialmente quella della
socializzazione delle perdite in primo luogo degli istituti nanziari, impiegando a tale scopo masse
enormi denaro pubblico come mai accaduto nel corso di tutta la storia umana, ma evitando di
mettere in discussione il libero mercato e la grande propriet privata, a partire dal sistema bancario e
nonostante qualche signicativo caso di nazionalizzazione, come quello di Northern Rock la quinta
banca albionica nel settore dei mutui da parte del governo di Gordon Brown.
2) Non si ancora arrivati ad una nuova Bretton Woods, modicando le regole di funzionamento
sistemiche, il quadro normativo degli scambi a livello mondiale e adottando una nuova valuta di
riserva internazionale con un global legal standard, che di tanto in tanto si evoca come soluzione e
forse non ci si arriver mai, perch non vi consenso e concordia, a tale riguardo, allinterno dei livelli
di comando globalisti.

227
Note

Tali elementi ci portano a concludere, con buona probabilit, che non vi saranno altre mutazioni [mai
di natura spontanea, bene ricordare, ma indotte da accordi di natura elitistica] del monstre capitalista
come accaduto almeno un paio di volte nei suoi due secoli e mezzo di vita, e che le crisi potranno
susseguirsi dando limpressione di rientrare dopo aver fatto danni sociali rilevanti no al collasso
nale.
Sui tempi che questo processo richieder, per giungere allepilogo anzidetto, non ho elementi tali da
potermi pronunciare senza tema di smentita, ma da ritenere che il vericarsi di un ulteriore evento
negativo, tale da provocare una caduta in verticale della situazione nanziaria, economica e sociale
nel mondo non potr che velocizzarlo: si vedranno i primi sviluppi entro la prima met del prossimo
decennio.
Scrivo questa nota con estrema cautela ed umilt, ovviamente, non avendo capacit predittive tali
in questo alla pari con gli stregoni-economisti messi in campo dai media mainstream, per ragioni di
propaganda e per illudere il pubblico indistinto da poter consentirmi di squarciare il muro di nebbia
che nasconde il futuro, gettando con sicurezza olimpica lo sguardo oltre una cortina impenetrabile.
5
Condivido nella sostanza le analisi secondo le quali le gravi perturbazioni nanziarie annunciate n
dal 2007, che hanno travolto i mercati a partire dalla seconda met del 2008 e palesato uno stato di
crisi insidioso, costituiscono altrettanti segnali dellintensit e della durezza del conitto in corso fra
gruppi dominanti e oligarchici.
Se la guerra fu la continuazione della politica con altri mezzi, la continuazione della guerra con altri
mezzi, anzi, la continuazione del confronto strategico-politico-bellico avvenuta e avviene dentro
la sfera nanziaria, e dentro la logica del conitto si inseriscono pienamente la moltiplicazione
dissennata dei prodotti derivati e i recenti default di importanti banche daffari, come nelleclatante
caso rappresentato dalla vicenda di Leheman Brothers.
6
Faccio riferimento principalmente ad episodi come i moti di Los Angeles [a sfondo razziale], a
quelli delle periferie di Parigi [la-Banlieue-contre-la-Rpublique] e ai disordini di Londra.
Non faccio ovviamente riferimento alle ormai note rivoluzioni colorate o alle rivoluzioni twitter,
che semmai, allopposto, rappresentano uno strumento di penetrazione dei livelli di comando
globalisti americani e occidentali nelle societ e nei sistemi di potere dellEuropa orientale non ancora
normalizzati e in altre parti del mondo, con manifestazioni di massa il pi delle volte non violente,
volte a rovesciare i poteri locali e caratterizzate da un certo uso e abuso delle nuove tecnologie [twitter,
facebook, sms, ecc.], che permettono di connettere i singoli e di diffondere rapidamente i messaggi
propagandistici.
Aspetti caratterizzanti di tali sommovimenti sono il tasso di violenza piuttosto contenuto [o inesistente]
da parte dei manifestanti, un appoggio incondizionato della stampa e delle televisioni occidentali in
nome della libert, della democrazia e dei diritti civili, lazione di penetrazione svolta da ong
occidentali operanti in quei paesi, i nanziamenti erogati o promessi in caso di cambio di sistema, il
colore di riferimento adottato e luso di internet e dei cellulari come autentiche armi.
LUcraina, la Serbia e la Georgia sono esempi in cui queste strane rivoluzioni, pilotate dallesterno,
hanno avuto un indubbio successo.
7
Alain de Benoist, Gli orizzonti della mondializzazione in Oltre il moderno, Arianna Editrice, II edizione
del 2005
8
In questa analisi, per unesigenza di brevit e unimprescindibile necessit di sintesi, mi vedo costretto
a trascurare gli aspetti geopolitici del cambiamento in atto, assieme a quelli strategico-militari, e non
mi occupo di questioni, pur rilevanti, quali lo strapotere della potenza americana dopo la caduta del
muro di Berlino, lunipolarismo, il multipolarismo, il bipolarismo e simili.
Non me ne vogliano coloro che attribuiscono alla geopolitica [alle mire imperialistiche delle potenze
storiche, mai completamente sopite, allazione della diplomazia internazionale, alle Relazioni
Internazionali e alle campagne militari, o al dispiegamento di nuovi sistemi darma e di scudi spaziali
anti-missile] una rilevanza cruciale, nelle vicende dellumano genere e nella Storia Universale, o
che addirittura ricavano da questa recente disciplina veri e propri spunti ideologici, perch tale

228
Note

esclusione non nasce da una sottostima della sua importanza, da parte di chi scrive, ma, appunto e pi
banalmente, da mere esigenze di spazio e di sintesi.
9
Come afferma in un suo noto libro Joseph Stiglitz, premio nobel per leconomia nel 2001, consigliere
di Bill Clinton e successivamente uomo della Banca Mondiale, La new economy ha rappresentato un
cambiamento [] memorabile: si passati dalla produzione di merci alla produzione di idee realizzata trattando e
trasformando informazioni anzich merci o persone. [Joseph Stiglitz, I ruggenti anni novanta, Giulio Einaudi
editore s.p.a., anno 2004]
Ci potrebbe risultare particolarmente vero soprattutto se messo in relazione con lespansione che ha
avuto la nuova nanza creativa in questi ultimi anni, essendo le idee migliori rappresentate da
prodotti come i CDO e afni che nascevano gi con perdite incorporate, nella frenesia di cartolarizzare
qualunque cosa debiti, povert, insolvenze ed altre geniali creazioni destinate a moltiplicare i
prodotti della nanza derivata oltre ogni limite di sopportabilit.
10
Oggi sempre pi spesso visti unitariamente, per la presenza di alcuni interessi comuni in campo
economico-nanziario e commerciale, e ben simboleggiati dallacronimo BRIC, che signica, appunto,
Brasile, Russia, India, Cina.
11
Gli anni novanta dello scorso secolo e i primi anni del duemila ci mostrano un quadro in cui le istituzioni statuali
liberaldemocratiche sono nite sotto il controllo di poteri esterni, di natura privata, che attraverso i loro camerieri
politici locali e i trattati siglati frettolosamente come quello dellOrganizzazione Mondiale del Commercio
hanno favorito il trasferimento del processo decisionale, in relazione a materie di cruciale importanza economica,
nanziaria e sociale, nelle sedi pi lontane, che sfuggono a qualsivoglia controllo pubblico e popolare.
Non si tratta pi delle sole politiche monetaria e dei tassi, o delle famigerate quote latte imposte dalle istituzioni
sopranazionali europee, ma anche della politica alimentare nel suo complesso.
[Mio intervento dal titolo Stato e dissoluzione, http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_
articolo=25768].
12
Signicativo il fatto che Maurizio Sacconi, ministro del IV esecutivo Berlusconi gi tristemente noto
per aver prestato il suo nome [assieme a quello di Maroni e Biagi] ad una nota legge riguardante
lintroduzione della precariet e del lavoro atipico, ha recentemente addossato la colpa dei bassi salari
italiani fra i trenta paesi dellOCSE lItalia al ventitreesimo posto, superata anche dalla Grecia, con
poco pi di ventunomila dollari netti lanno pro-capite interamente alla contrattazione collettiva
centralizzata che ora le parti sociali [leggi la conndustria e i sindacati gialli] hanno dovuto cambiare,
naturalmente in accordo con il governo.
13
S.P. Huntington, The Clash of Civilization and the Remaking of World Order, Simon & Schuster, New
York, 1996.
Non va dimenticato, per comprendere la genesi di queste tesi, che il nome dellautore del celebre
saggio sullo scontro fra le civilt legato, in quanto a formazione, esperienze e carriera a quelli di
Henry Kissinger e Zbignew Brzezinski.
14
Lutopia del pedagogo e viaggiatore settecentesco Adam Smith di un mercato dominato, dal lato
della domanda e da quello dellofferta, da una miriade di piccoli operatori economici non in grado
di inuire direttamente sul prezzo, ha rappresentato soltanto una leggenda a uso e consumo della
diffusione di un certo immaginario liberista alla quale, oggi, non credono neanche i bimbi in et
prescolare.
15
Immanuel Wallerstein, Il sistema mondiale delleconomia moderna, tre volumi, edizioni Il Mulino, 1978,
1982, 1995.
Il sistema mondo, diviso in centro, semi-periferia e periferia, che il sociologo ed economista newyorchese
evoca rigettando nozioni ed espressioni diffuse anche nel parlato come terzo mondo, perfettamente
riducibile ad uneconomia mondiale in cui laccumulazione capitalistica che pu essere intesa in
senso marxista, con una preminenza delleconomico sul politico e relazioni economiche ineguali
determinano le disomogeneit e le ineguaglianze fra il centro del sistema e le sue aree periferiche.

229
Note

16
Werner Sombart, Lusso e Capitalismo, Edizioni allInsegna del Veltro, dicembre 1982
17
Lester C. Thurow, La costruzione della ricchezza, Edizioni Il Sole 24 Ore, anno 2000.
18
Vedi http://www.terrelibere.it/cocacolacolombia.htm
19
Vedi Jen DEau nel sito www.savethemales.ca
20
F. William Engdahl, Seeds of Destruction, the Hidden Agenda of Genetic Manipulation, Global Research
La Banca Genetica dellApocalisse Nellartico, link http://www.ilnuovomondo.it/artbancagenetica.
htm
21
Michele Paris, La Shell paga, in Altrenotizie http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=mod
load&name=News&le=article&sid=101407&mode=thread&order=0&thold=0
22
I magnici sette del pool meritano una menzione, perch inconsapevolmente hanno dato una
mano ai grandi interessi che si sono addensati in quel ormai lontano 1992 sul panlo Britannia:
Francesco Saverio Borelli, procuratore capo, Gerardo DAmbrosio, vice-procuratore, Antonio Di
Pietro, Piercamillo Davigo, Francesco Greco, Gherardo Colombo, Ilda Boccassini.
Uno fra loro, in particolare, riuscito a costruire una brillante carriera che lo ha portato a indossare
i panni di leader di un partito minore [di sua costituzione e a conduzione familiare] della politica
apparente e sistemica, partendo da pochi ma voluminosi e decisivi fascicoli processuali che hanno
fatto la sua fortuna personale.
23
Vedi il grafante e amaramente ironico Svendita Italia sul panlo Britannia di Alberto Maietta - del
quale ho riportato nel testo del presente scritto una parte signicativa - al seguente link:
http://www.valianti.it/cgi-bin/bp.pl?pagina=mostra&articolo=4435
24
Faccio riferimento a chi effettivamente detiene il potere decisionale, a quelli che stringono nel
pugno, per riproporre unimmagine classica, lo scettro del comando. Se poi si considerano le famiglie,
ivi compresi i discendenti non ancora attivi e gli ascendenti pi anziani, possiamo arrivare a qualche
migliaio di unit.
Se questi soggetti scomparissero improvvisamente nello stesso istante, la dimensioni della popolazione
mondiale, che si sta avvicinando ai sette miliardi di unit, non ne risentirebbe affatto, ma certo che i
sistemi di potere esistenti ne uscirebbero sconvolti.
25
La Cina capital-comunista dellindustrializzazione forzata e del lavoro coatto, nel suo strano e
ambivalente rapporto di dipendenza reciproca e rivalit con gli Stati Uniti dAmerica, giunta a mettere
in discussione il ruolo del dollaro quale divisa di riserva internazionale. Infatti, a pochi giorni dal G20
londinese ha fatto sapere per bocca di Zhou Xiaochuan, governatore della Peoples Bank of China (PBoC),
la banca centrale del Drago cinese, che il dollaro non pi ritenuto sicuro come un tempo e che, pertanto, il
sistema nanziario internazionale necessit di una divisa sopranazionale alternativa, come ha scritto Sabrina
Lauricella su Rinascita [www.rinascita.info/cc/RQ_Economia/EkFZAAEZEuNVHTYdtb.shtml].
Un cambiamento non da poco che se dovesse realizzarsi potrebbe portare, nel tempo e continuando
sulla strada della globalizzazione dei mercati, ad una moneta unica mondiale diversa dal dollaro, ma
comunque rispondente alle esigenze dei Signori della mondializzazione.
26
Vedi http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=22684 e http://anchesetuttinoino.
splinder.com/post/19226328/LE+DEGENERAZIONI+DEL+COMUNISMO
27
Il ri-orientamento economico cinese stato, sin dallinizio, verso lapertura al commercio internazionale e agli
investimenti esteri, mentre lIndia allinizio si aperta soltanto al settore imprenditoriale privato, il cui decollo
dovuto agli investimenti privati nei settori a nuova tecnologia. In merito allapertura economica, nonostante essi
abbiano fatto progressi verso tale obiettivo, limportanza ed il rafforzamento di entrambe le nazioni nel settore dei
beni sono stati differenti. La Cina ha mantenuto nel tempo una maggiore quota e con tendenze ad una crescita
rapida, circa 6%, mentre lIndia si attesta all1% e vive una crescita pi lenta. In termini di investimenti interni,
la Cina sfrutta circa il 40% del proprio PIL, molto al di sopra dellIndia, fatto che ha consentito alleconomia

230
Note

cinese di crescere a ritmi molto alti e sostenuti. Il risparmio interno della Cina quasi due volte superiore a
quello indiano, dal momento che, mentre nella prima per ogni dollaro si risparmiano circa 44 centesimi, in India
soltanto 24. In merito al tasso medio di crescita, la Cina ha dimostrato di essere molto pi dinamica, crescendo
del 9,67% dallavvio delle riforme, mentre lIndia si attestata al 7%. Tale risultato ha permesso alla Cina di
diventare la quarta economia mondiale, mentre lIndia lundicesima. C da considerare inoltre che il PIL cinese
tre volte quello indiano. A sua volta il PIL procapite della Cina superiore, nonostante abbia una popolazione
superiore a quella indiana. La struttura del PIL cinese dimostra che esso si fonda prevalentemente sul settore
manifatturiero, mentre in India prevale quello dei servizi. Per quanto riguarda la struttura della domanda, in
Cina c maggiore partecipazione degli investimenti e delle esportazioni nette, mentre in India assume un ruolo
centrale il consumo interno.
[Eduardo Regalado Florido, Analisi comparativa tra Cina e India, http://www.proteo.rdbcub.it/article.
php3?id_article=627]
28
Fernando Mezzetti, Il mistero Putin, Bortoli Editore, anno 2004
29
Non si rinuncia, da parte del centinaio di elitisti riunitisi in Grecia dal 14 al 17 maggio 2009 allidea di
un governo mondiale, prova che dovrebbe esser data dalla proposta di trasformare lOrganizzazione
Mondiale della Sanit in un Dipartimento Mondiale un ministero, in denitiva e il vecchio
Fondo Monetario Internazionale in un Dipartimento [ministero] Mondiale del Tesoro, riducendo i
tempi della crisi in atto ad un triennio, anzich diluirla nellarco di dieci anni con un impatto meno
violento nel breve, onde giungere ad un nuovo ordine economico mondiale sostenibile, proposte
che sembra siano state fatte dallanziano politico svedese e membro regolare del gruppo Carl Bildt.
Altri, allinterno del Bilderberg vorrebbero, invece, una lunga crisi decennale per diluirne gli effetti
negativi nel tempo.
Vedi in proposito:
http://911nwo.info/2009/05/17/bilderberg-2009-des-informations-exclusives-dun-journaliste-
dinvestigation/
http://www.bruno-lalouette.com/article-31548919.html
http://www.prisonplanet.com/leaked-agenda-bilderberg-group-plans-economic-depression.html
Interessante sarebbe studiare in profondit i rapporti avendo a disposizione informazioni, che,
sfortunatamente, sono coperte da un riserbo squisitamente anglosassone, a meno delle ricorrenti
fughe di notizie di cui sembrano beneciare in primo luogo gli investigatori Daniel Estulin e Jim
Tucker fra Americani, Europei e Globalisti radicali [in questa fase e dopo i recenti rovesci nanziari,
presumibilmente un po pi deboli] allinterno dei loro club di riferimento, in cui si prendono decisioni,
si realizzano mediazioni, si discute amabilmente senza redazione di verbali, consentendo cos di far
venire alla luce aspetti interessanti, nascosti e forse decisivi del conitto strategico.
30
In merito alla contesa Fiat-Magna per Opel e con particolare riguardo alla debolezza dellItalia,
scrive il professor Gianfranco La Grassa: I veri nemici dItalia stanno nella classe dominante (non dirigente);
essi appartengono alla nanza weimariana e ai settori industriali stramaturi (con la maleca Fiat in testa,
che le forze politiche tedesche pi accorte, i socialdemocratici, non riescono a rispedire al diavolo cio al suo
padrino doltreatlantico). [...] Comunque uno snodo rilevante (non lo snodo, ma certo un tornante di primo
piano) proprio quello Fiat-Magna che, come ha detto con chiarezza Tremonti (per chi sa intendere), concerne in
realt Usa e Russia; e di conseguenza lo schieramento europeo (e la UE) servo del primo paese, da una parte, e
lo schieramento che tenta lapertura a est come semplice carta da giocare nel senso di una maggiore autonomia,
dallaltra. [Interlocutorio di glg, comparso nel sito Ripensare Marx gioved 28 maggio 2009, link http://
ripensaremarx.splinder.com/]
La classe dominante evocata nellarticolo corrisponde, con qualche cautela e senza voler urtare la
suscettibilit di alcuno, in buona sostanza alla Global class indigena livello Upper marcescente, dietro
il quale si nasconde neanche troppo bene il livello strategico esterno, la sommit della piramide in
occidente ed emerge dalla lettura che il case study Fiat-Magna-Opel non potr non avere effetti di
una certa importanza sugli esiti del conitto strategico in corso.
Pur non essendo troppo convinto che lapertura ad est, e cio alla Russia putiniana del gas, dellarmata

231
Note

e degli oligarchi banditeschi e spietati, potr costituire una svolta epocale completamente positiva e
rigeneratrice, un bene assoluto per unEuropa da tempo indebolita e divisa, condivido molta parte
dellanalisi di La Grassa.
31
Per maggiori dettagli sullaccordo Eni-Gazprom cito in nota larticolo di Fulvia Novellino dal titolo
South Stream: prima vittoria nel conitto Russia-UE-Ucraina comparso di recente in Rinascita Balcanica.
[http://www.rinascitabalcanica.com/?read=24990]
32
Altra partnership signicativa, che testimonia la volont di penetrazione dei Russi in Europa
occidentale, quella che si sta sviluppando fra ERG, noto gruppo indipendente italiano del settore
energetico, e la major russa Lukoil, di Vagit Alekperov, la quale ultima sembra puntare con decisione
al mercato del gas italiano, con un primo, importante investimento nella rafneria di Priolo in Sicilia.
33
Fondamentale, in questa prospettiva, la capacit di fare comunit, a partire dalle sue proiezioni essenziali
che sono la famiglia, il volontariato, lassociazionismo e lambiente di lavoro, sino a riscoprire luoghi relazionali
e di servizio come le parrocchie, le farmacie, i medici di famiglia, gli ufci postali, le stazioni dei carabinieri.
E solo in questo modo che pare possibile costruire una rete diffusa e capillare di servizi e nuove sicurezze ad
integrazione della azione dellattore pubblico.
E quanto si legge in fondo alla pagina n. 16 del documento del Ministero del Lavoro, della Salute e
delle Politiche Sociali La vita buona nella societ attiva, di data 25 luglio 2008, denominato Libro
Verde.
[http://www.lavoro.gov.it/NR/rdonlyres/B8453482-9DD3-474E-BA13-08D248430849/0/
libroverdeDEF25luglio.pdf].
Chiaro lintento, nonostante le belle parole e il riferimento a rassicuranti e non meglio denite
comunit, di fare quel che era nei programmi dei neocon americani e dellamministrazione Bush,
cio di lasciare questa materia nelle mani dei privati, alla loro carit e allarbitrio del loro buon cuore,
dirottando altrove le risorse pubbliche.
34
Vedi, in merito a questo interessante caso in cui si ristruttura massicciamente nel nord est dItalia
e si paventano delocalizzazioni di attivit produttive in piena crisi sistemica globale, Salo: approvato
il piano di riassetto industriale http://www.borse.it/News.php?IDNews=132902
Verrebbe da dire che il lupo perde il pelo ma non il vizio e nella realt ci che si difende a qualsiasi
prezzo [occupazionale e quindi sociale] il tasso di protto, che dovr essere quanto meno mantenuto
su valori positivi anche alla presenza di P.I.L. negativi in occidente, scegliendo lesotica via della seta
ma soprattutto della delocalizzazione che porta in Cina, in cui, a dispetto della crisi, la crescita del
prodotto rallenta in modo signicativo, provoca malcontento e sommosse popolari localizzate nelle
aree industriali, ma ben lungi dallassumere valori negativi.
Guy Debord, La socit du spectacle, Editions Champ Libre, 1971 [http://pagesperso-orange.fr/
35

dumauvaiscote/la_societe_du_spectacle/societespectacle.doc]
36
una curiosa logica del pendolo quella che condiziona gli atteggiamenti della politica nei confronti del
mondo degli ultras calcistici. Succede infatti che dopo ogni evento tragico saccenda una fase altamente emotiva,
durante la quale prevalgono i toni inclini alla tolleranza zero. Ma poi, col trascorrere dei giorni e labbassarsi
del senso demergenza, tornano i distinguo e i giusticazionismi e ci si ritrova molto prossimi alla repressione
zero. Anche grazie alloperato di esponenti politici che, nelle sedi legislative e in nome della difesa dei diritti
individuali, lavorano per spuntare i provvedimenti legislativi delle loro armi di maggiore impatto repressivo.
[Pippo Russo, I politici che armano gli ultr, http://www.paoloziliani.it/news.asp?id=157&sezione=2
&com=1]
E ormai chiaro anche alla scolaresche meno dotate che si tollerano queste periodiche esplosioni di
violenza se addirittura non si favoriscono le quali potrebbero essere oggetto di prevenzione
o, comunque, di efcace repressione, perch incanalano la rabbia e linsoddisfazione su un binario
morto, rappresentano unutile valvola di sfogo e non costituendo un reale pericolo per la stabilit del
potere.

232
Note

37
Scrive infatti il professor Gianfranco La Grassa: La lotta tra gruppi conosce varie periodicit [] che
sono fasi (epoche) diverse in riferimento sia a quella da me indicata quale formazione sociale in generale sia alla
formazione globale, costituita da una mutevole articolazione di tante formazioni particolari fra loro in conitto,
con i connessi fenomeni comportanti lo sviluppo ineguale dei vari gruppi capitalistici, in sede nazionale come
internazionale.
[Gianfranco La Grassa, Razionalit strategica e razionalit strumentale in Contro, EditricErmes, anno
2008]
Non vorrei attirarmi gli strali e le invettive di La Grassa, se mai avr la bont di leggere questa nota,
e lo rassicuro in anticipo sul fatto che non sono propriamente unanima bella e onesta [forma pi
elegante per dare dellingenuo] e ancor meno un vandeano in pectore o un membro di nuove e
supposte armate bianche con locchio costantemente rivolto al passato, ma le sue stesse parole ci
riportano inevitabilmente allimmagine da me proposta delle piramidi di Giza, con una molteplicit di
gruppi capitalistici gerarchizzati, in formazioni particolari, ad un diverso stadio di sviluppo ma
costantemente in lotta fra loro [e al loro interno] per la supremazia.
38
Un iniziale momento di riessione, uno spunto per affrontare il tema nella giusta prospettiva ci
offerto dal losofo Costanzo Preve, che lega quello che io ritengo che sia un preciso disegno di
modica degli assetti sociali preesistenti alla diffusione del modello statunitense di societ, n da
prima dellaffermarsi del pensiero neocon e della sua inuenza in seno allamministrazione americana,
come modello destinato a prevalere in occidente e da esportare nel resto del mondo: [] denirei
lessenza dellamericanismo come il modello futuristico e tecnico di una societ capitalistica senza classi. Una
societ capitalistica, dunque, che non solo capace di assorbire ed integrare il cosiddetto proletariato (e cio la
classe dei lavoratori salariati produttori di plusvalore con le sue espressioni politiche stabili ed organizzazione
di tipo socialista, comunista, ecc.), ma che soprattutto in grado di assorbire la cosiddetta borghesia [].
[Costanzo Preve, Filosoa e geopolitica, Edizioni allinsegna del Veltro, giugno 2005]
Credo di non far torto al pensiero di Preve se affermo che parlare di una societ senza classi rappresenta
anzitutto una provocazione forte, per suonare la sveglia e destare chi ancora crede nella persistenza
della vecchia contrapposizione di classe, al ne di affermare una volta di pi lavvenuto superamento,
nella nostra societ, della obsoleta e nei nuovi contesti fuorviante dicotomia Borghesia/Proletariato.
39
Margaret Thatcher, dopo una lunga carriera politica iniziata negli anni cinquanta, divenne primo
ministro nel 1979.
Monetarista, madrina della Supply-side economics, non appena arriv al governo del paese mise
in pratica politiche decisamente impopolari, comprimendo linazione e aumentando le imposte
indirette che notoriamente colpiscono i meno abbienti.
Gi durante il suo primo mandato nel periodo 1979-1983 vi fu un incremento esponenziale della
disoccupazione, che quadruplic rispetto al periodo precedente.
40
Costanzo Preve, La quarta guerra mondiale, Edizioni allinsegna del Veltro, maggio 2008.
Modello di capitalismo puro che era pre-destinato ad affermarsi secondo il losofo per loccasione
nelle vesti di storico cos come effettivamente accaduto sui due modelli subalterni con i quali
entrato in competizione durante lo scorso secolo, e cio il modello capitalistico classico vetero-europeo di
tipo dicotomico borghese-proletario ed il modello sociale del comunismo storico novecentesco.
41
Christopher Lasch, The revolt of the elites and the betrayal of democracy, W.W. Norton & Company, New
York-London, edizione italiana consultata La ribellione delle lite, Feltrinelli Editore Milano, Campi del
sapere, settembre 1995
42
Con i due trattati di Mnster e di Osnabrck del 1648 non solo si chiuse la fase storica delle guerre
di religione fra cattolici e protestanti che sconvolsero a lungo lEuropa, segnatamente la guerra dei
trentanni e quella degli ottantanni, ma la Pace implic anche una prima affermazione della sovranit
nazionale degli stati come modernamente si intende.
Altro aspetto importante fu quello del riconoscimento del diritto allesistenza del nemico, e quindi,
di riesso, della sua umanit, un nemico che si tende a disumanizzare e al quale diritti [in primo

233
Note

luogo quello allesistenza] non si riconoscono in un aspro e violento confronto di natura religiosa e
culturale.
La Quarta guerra mondiale in corso [descritta da Costanzo Preve] in primo luogo una guerra
culturale che non prevede limiti e non permette tregue, violando la sovranit nazionale degli stati e
distruggendo le radici culturali dei popoli.
43
Come detto il problema che il sistema capitalista basato sulla crescita innita non pi sostenibile per i
paesi sviluppati, i quali stanno nendo le risorse, cos che si inventano? Facile, si comprano la terra degli altri.
Il Magascar non che un caso di una tendenza in atto: la Cina, paese dove lacqua comincia a scarseggiare,
ha comprato centinaia di migliaia di ettari nelle Filippine, in Sudan e Kazakhstan; la Libia si presa un pezzo
di Ucraina, in cambio di petrolio; quindici investitori sauditi hanno speso 4 miliardi di dollari per prendersi
500.000 ettari in Indonesia, allo scopo di piantare riso Basmati da riesportare poi in Arabia. Fino ai casi pi
incredibili, come quello di Philippe Heilberg, ex banchiere a Wall Street e oggi numero uno della Jarch Capital, il
quale, poche settimane fa, ha comprato da tal Gabriel Matip, glio del signore della guerra Paulino, 400.000
ettari di campi fertili in Sudan lungo le sponde del Nilo, lestensione del Dubai!
Pubblicato sul blog di Manuel Anche se tutti noi no [http://www.anchesetuttinoino.splinder.com/
post/19889510/IL+TERZO+MONDO+IN+SALDO]
44
Vedi http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=26432
45
Secondo i dati dellUfcio nazionale di statistica resi noti il 9 aprile, nel 2008 il salario medio per i lavoratori
dipendenti stato di 29.229 yuan annui (intorno a 2mila yuan al mese, circa 200 euro). [] Il China Labour
Bullettin, prestigiosa pubblicazione per i diritti dei lavoratori, ritiene che il guadagno medio effettivo degli operai
industriali sia molto minore, dato che i dati ufciali non distinguono tra operai e dirigenti e li considerano
in modo unitario per operare il salario medio del settore. Inoltre non comprendono le decine di milioni di
lavoratori in nero, specie migranti. La paga degli operai industriali , comunque, sempre molto maggiore di
quella dei rurali, che secondo dati ufciale nel 2007 hanno percepito un salario medio annuo di appena 4.140
yuan, che si ritiene non molto cresciuto nel 2008. Milioni di migranti licenziati a causa della crisi nanziaria
hanno preferito restare nella grandi citt per cercare un lavoro, piuttosto che tornare nel villaggio di origine dove
sono privi di prospettive di unoccupazione che consenta di guadagnare abbastanza per vivere e far studiare i
gli.
[Fonte: AsiaNews, 15 aprile 2009, http://www.laogai.it/?p=9106]
46
Continua lo spaventoso fenomeno del suicidio da parte di un numero crescente di contadini indiani gravati
dai debiti. Secondo i dati pubblicati oggi dal quotidiano locale The Hindu, sarebbero addirittura circa 150mila i
contadini indiani che si sono tolti la vita dal 1997 al 2005. [] A causare problemi ai coltivatori indiani sarebbe
il contestatissimo cotone Bt transgenico. Ma alcuni esperti puntano anche il dito contro la politica di sviluppo
neoliberista seguita dai governi indiani.
[India, sempre pi suicidi di contadini poveri, http://www.loccidentale.it/node/8996]
47
E chiaro che usando questa espressione non intendo assolutamente far riferimento, come invece
accade in altri contesti e assumendo punti di vista completamente diversi dal mio, alle nuove professioni
per la new economy e soprattutto ai nuovi professionisti Internet, quali i community manager, gli
ethical hacker, i content engineer e ad altre fantasiose e pittoresche gure un po cyberpunk [vedi, a
tale riguardo, I New Workers - Nuovi lavori per una nuova economia al link p://www.mediamente.
rai.it/mm_it/010214/index.asp], ma intendo evidenziare gli effetti delle nuove e pi sfavorevoli
condizioni di lavoro rispetto alla fase capitalistica precedente, che comportano e comporteranno
relazioni industriali e situazioni sociali profondamente mutate, in senso nettamente peggiorativo
per gli operai e i lavoratori tutti, per i loro gli e le generazioni future destinate alloblio di un passato
di relative tutele, quanto meno in occidente.
48
In Italia la situazione di sconcerto e scollamento, nonch di abbandono a s stessa no allinvisibilit
di quella che fu la classe operaia particolarmente toccante [uso questa espressione in accordo con
la mia insopprimibile vena neoromantica economico-sociale ], e allarmante al punto che alcune
centinaia di migliaia di lavoratori del nord e del nord-est del paese, nella [ex] cittadella operaia di

234
Note

Sesto San Giovanni come nella pianura veneta dominata dalla P.M.I., si sono risolti n dalle ultime
elezioni politiche del 2008 a votare per il partito tribailsta-xenofobo dei bottegai del nord, la Lega di
Umberto Bossi probabilmente nella tragica illusione che la mattanza, grazie alla ferocia leghista
nei confronti degli immigrati e al federalismo scale, riguarder principalmente gli extracomunitari
e il sud preferendolo a quel sarcofago della sinistra-bene italiana, ritualmente accusata di catto-
comunismo dai berlusconiani e priva di programma politico, che il Pd di Veltroni-Prodi-Franceschini
con annesse fronde dalemiane, ma soprattutto ai vergognosi gauchistes pseudo-comunisti da salotto
riunitisi sotto larcobaleno, dopo lorgia di cashemire, travestiti da avanspettacolo di provincia, lotte
contro lomofobia per distrarre lattenzione dai veri problemi e promesse elettorali completamente
disattese che ha caratterizzato lera crepuscolar-bertinottiana.
Restano in campo a difendere gli interessi degli operai alcuni settori della Fiom che fa capo a Rinaldini,
a partire dalla donchisciottesca [lo scrivo senza alcuna ironia] Rete 28 aprile di Giorgio Cremaschi,
completamente isolati in un contesto sindacale dove prevalgono i sindacati gialli quali la CISL e
la UIL, che praticano ormai dabitudine n dal famigerato Protocollo dintesa del 23 luglio 1993 fra
governo, imprenditori e sindacati, per la verit allepoca colpevolmente approvato anche dai vertici
della CGIL la svendita delle conquiste del lavoro in cambio di vantaggi personali, carriere politiche
ed altri bouns, e si scorgono nel contempo i primi, timidissimi segni di una risorgente volont di
contrastare la mattanza sociale che colpisce i membri della ex classe operaia, di ri-aggregazione
in nome del bisogno di solidariet in un momento difcile, di necessit di comunicare attraverso la
rete e di segnalare le numerose situazioni di crisi, non soltanto nazionali, no alla costituzione di un
vero e proprio Partito Operaio [non operista, si badi], avvenuta il 4 aprile di questanno a Sesto San
Giovanni, con la presenza di ospiti provenienti da fabbriche estere [vedi il sito www.operaicontro.it].
Ancora una considerazione, prima di chiudere questa nota per la cui lunghezza forse eccessiva mi
scuso con il lettore.
Personalmente, credo che si tratti di una reazione appena abbozzata, ma sicuramente legittima,
giusticata dalla nuova condizione sociale operaia e subalterna che si va sempre pi chiaramente
prolando.
Ma la volont di trovare nuove forme di rappresentanza politica e di partecipazione, non pu limitarsi
a battaglie di retroguardia, nello spirito di una classe gi quasi scomparsa quella operaia, salariata e
proletaria isolandosi, nel nome di tradizioni pur orgogliose ma morenti [se non gi defunte], dalle
componenti della Pauper class in via di formazione che esprimeranno interessi simili, quale la Middle
class proletariat.
49
Sono circa cento e cinquanta mila i soli immigrati che lavorano nel settore metalmeccanico in Italia,
grosso modo un quinto degli operai, e prestano la loro opera principalmente nella siderurgia e nelle
fonderie, in cui sono costretti a sobbarcarsi le mansioni pi faticose e pi pericolose.
[Vedi http://www.operaicontro.it/index.php?id=037d5c86]
50
Vedi http://www.studiamo.it/dispense/losoa/desublimazione_repressiva_marcuse_pasolini_
e_pound/marcuse_a_confronto_con_pasolini.php
51
Vedi, in proposito, il mio articolo dal titolo Crimine, esclusione e marginalit, http://www.
oppostadirezione.altervista.org/art-n.7-crimine.htm
Le due forze apparentemente contrapposte sul campo di battaglia di unItalia in crisi, non soltanto economica,
sono in realt accomunate, pur in forme e in gradazioni diverse, dalla marginalit e dallesclusione: i migranti
e gli immigrati in primo luogo i Rom costituiscono un comodo capro espiatorio per scaricare le forti
tensioni sociali e impedire la riessione sulle vere cause del nostro attuale degrado, mentre gli italiani sviati
dalla falsa informazione e impoveriti, che ne percepiscono il pericolo legandolo direttamente alla diffusione
della criminalit, costituiscono una comoda massa di manovra per un potere politico, democratico e liberale,
sicuramente prono davanti alle ragioni della mondializzazione economica, che tende semplicemente a perpetuare
se stesso.
52
Recentemente la FAO ha avvertito che entro la ne del 2009 coloro che soffrono la fame saranno,
nel mondo, oltre un miliardo, come drammatico esito della crisi economica planetaria che ha ridotto i

235
Note

redditi e incrementato la disoccupazione.


[La Fao: oltre un miliardo di affamati,
19/06/2009, http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200906articoli/44765girata.asp]
53
Vedi http://www.unicef.it/ex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/5155
54
Antonio Gramsci, Gli intellettuali e lorganizzazione della cultura, Giulio Einaudi Editore, anno 1949
Nel saggio intitolato, appunto, Gli intellettuali e composto di appunti scritti in carcere, Gramsci ha
trattato la Diversa posizione degli intellettuali di tipo urbano e di tipo rurale, in accordo con la situazione
sociale e culturale della sua epoca, la prima met del novecento.
Possiamo affermare che, se gli intellettuali di tipo urbano sono cresciuti con lindustria e sono legati alle
sue fortune nellepoca ormai remota alla quale faceva riferimento il grande pensatore, quelli che oggi
occupano la scena, ricavandone fama e innumerevoli beneci personali, sono cresciuti in buona
misura in una situazione di palese subordinazione agli interessi dei grandi potentati nanziari e
industriali, in un paese in cui la politica di facciata, la sfera culturale e dellinformazione, oltre che
quella economico-nanziaria, fanno riferimento e riportano in buona misura a centri di potere doltre
Atlantico.
55
Vedi in proposito il mio articolo, vagamente semiserio, Una nuova stagione rivoluzionaria in arrivo?,
in cui cerco di cogliere, non senza qualche ducia di troppo, i primi segnali della futura lotta di classe
in Gran Bretagna.
[www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&le=article&sid=5115]
56
Migliaia di operai urlanti hanno inseguito il direttore generale di una societ dellacciaio e lo hanno massacrato
a colpi di pietre e bastoni.
successo a Tonghua, nella provincia di Jilin, nel Nordest della Cina. La vittima, Chen Guojun, un quarantenne
dirigente della Jianlong Steel Holding Company, azienda statale dellacciaio, si presentato a Tonghua, dove
attiva una societ locale che opera anchessa nel campo dellacciaio, la Tonghua Iron and Steel group.
Il compito di Guojun era quello di operare una fusione tra la sua azienda e la Tonghua Iron and Steel group.
Sembra che dei 30 mila operai di Tonghua, circa 10 mila avrebbero perso il lavoro. Di qui la reazione furibonda.
Quando Guojun arrivato da Pechino ha trovato migliaia di uomini minacciosi che hanno circondato la sua
auto. Il dirigente riuscito a sgusciare fuori dalla vettura e ha cercato scampo lungo le scale delledicio in cui si
trovano gli ufci aziendali. Non andato lontano. Torme di operai inferociti lo hanno inseguito colpendolo alla
testa con randelli e scagliandogli addosso mattoni e pietre.
Nel frattempo migliaia di lavoratori facevano muro per impedire alla polizia di intervenire. Gli agenti che hanno
cercato di forzare il blocco sono stati aggrediti e si sono visti incendiare tre auto.
La lotta di classe avanza.
[Vedi http://www.operaicontro.it]
57
Popolazioni dellEuropa dellest e quelle europee dellUnione Sovietica, in cui era comunque presente
lequivalente della classe media occidentale, con aspirazioni simili anche se con un tenore di vita
inferiore a quello dei ceti medi americani ed europei occidentali, essendo quel modello applicato alla
realt sociale e in quella fase storica ancora ben lontano dalla realizzazione della mitizzata societ
senza classi.
58
Luciano Gallino, Il lavoro non una merce Contro la essibilit, Gius. Laterza & Figli, anno 2009
Risulta evidente, leggendo il passo citato dellopera di Gallino, che lautore non crede nella
spontaneit del processo di globalizzazione [in tal caso squisitamente economica], il quale tanta
parte ha avuto e continua ad avere nel peggioramento delle condizioni di lavoro allinterno degli [ex]
paesi ricchi, e fa risalire le sue origini pi dirette e concrete alle esigenze di riorganizzazione della
produzione, con lapplicazione su vasta scala del cos detto toyotismo.
Il toyotismo stato pensato gi negli anni cinquanta del novecento, ma stato adottato durante gli
anni settanta dallindustria automobilistica giapponese [da cui il nome, con diretto riferimento a quella
Toyota che lha massicciamente applicato] e poi si diffuso nei decenni successivi a molti settori, fra i
quali anche quello della grande distribuzione, che stava diventando sempre pi importante.

236
Note

Partendo dalla necessit di ridurre i costi generati degli stock di materie prime e semilavorati
impiegati nel processo produttivo, si pensato di far arrivare sicamente i materiali e i servizi a lui
necessari, giusto [o appena] in tempo per il loro impiego, nel punto esatto in cui si attua la produzione
e successivamente si estesa lapplicazione del just in time anche al lavoro, demolendo o meglio
aggirando e di fatto neutralizzando, in paesi come lItalia, con una nuova contrattualistica, nuovi
interventi normativi e lescamotage della concertazione fra governo, imprenditori e sindacati
compiacenti, legislazioni garantiste che hanno consentito di rendere per qualche lustro un minimo di
dignit e assicurare maggior tutela al lavoro e quindi anche alla persona che ne portatrice quale
la legge n. 300 del 1970, nota come Statuto dei Lavoratori.
59
Non avendo, com ovvio, le grandi capacit analitiche ed elaborative di Marx, che ha creato il concetto
di General Intelect dopo aver riettuto sul potenziale rivoluzionario del proletariato dellepoca e sui
possibili destini futuri del capitalismo, ho dovuto ricorrere a questa celebre espressione.
Ho rinunciato a coniare una nuova espressione [immancabilmente esotica] anche per farmi meglio
comprendere da chi legge, pur ritenendo che non potr trattarsi della stessa cosa che Marx, a suo
tempo, aveva in mente.
Infatti, completamente diverso il contesto storico attuale rispetto ai tempi di Marx, le forze produttive
sono profondamente cambiate, lidenticazione del capitalismo con la borghesia non ha pi alcun
senso ed completamente diversa anche la prospettiva di sviluppo [o di crollo] del capitalismo
contemporaneo, rispetto a quello dei tempi di Marx.
Ricordo che il concetto di General Intellect abbozzato nel celebre Frammento delle macchine e nel
VI quaderno dei Grundrisse, cio i Lineamenti fondamentali della critica delleconomia politica, composti di
otto quaderni voluminosi e scritti fra il 1857 e il 1858.
60
Lavanzamento, il salto qualitativo, consiste nel non dover pi adattare il proprio linguaggio [detto
naturale per distinguerlo dal linguaggio macchina] al ne di utilizzare i servizi del web e, in
sostanza, per comunicare con la macchina.
61
Certi movimenti ad ampia diffusione che nascono dai blog fra i quali il pi celebre, in Italia, senza
dubbio quello del comico ed ex attore Beppe Grillo possono rappresentare, anzi, un modo subdolo
di deragliare la protesta [che trova le sue prime ragioni nella dura realt sociale e politica] su di un
binario morto, connandola nelletere no alla sua estinzione.
La crisi dellindividualismo occidentale e limmagine dello spirito del tempo, intervista con il Professor
62

Costanzo Preve a cura di Luigi Tedeschi pubblicata su Italicum di marzo-aprile 2009, anno XXIV.
63
Nel settembre del 2008, ultimi mesi per lamministrazione federale americana di Gorge Bush, con
Henry Paulson creatura della solita Goldman Sachs ai vertici del tesoro, un iniziale e travagliato piano
di salvataggio delleconomia [leggi dei potentati nanziari americani] presentato ai deputati e da
questi inizialmente e sdegnosamente respinto prevedeva lerogazione di ben settecento miliardi di
dollari.
Con il senno di poi possiamo affermare che, se consideriamo anche il resto dei paesi occidentali, questa
somma rappresenta soltanto una piccola parte del buco creato dal cedimento della dimensione
nanziaria, una frazione del valore attribuito agli asset tossici presenti nei bilanci delle banche, che
gli stessi stress test non riescono a far emergere pienamente.
64
[] gli anni della Grande Depressione (1873-1896) vedono svilupparsi il processo complementare a quello
delleconomicizzazione del conitto [di classe, riconducibile a Bauman, n.d.s.], quello che Mosse chiam
opportunamente nazionalizzazione delle masse. E questo processo che sta alla base dellattuale dicotomia
Destra/Sinistra, o pi esattamente della dicotomia Destra/Sinistra per ci che riguarda la prima, la seconda e
parzialmente la terza guerra mondiale, ma non invece la quarta in corso.
[Costanzo Preve, La quarta guerra mondiale, Edizioni allinsegna del Veltro, maggio 2008]
Inutile precisare che la quarta guerra mondiale oggi in corso e non accenna ancora a nire, potendo
riservare a noi o ai nostri successori esiti drammatici ed oggi difcilmente prevedibili, quanto e pi del
primo e del secondo conitto mondiale, nel quadro di quello scontro fra poteri neofeudali, operanti

237
Note

a livello regionale e planetario, la cui portata e intensit appariranno ancor pi chiare nel prossimo
futuro.
65
Della essibilizzazione delle masse si tratter pi diffusamente nella terza parte del presente libro,
afdata allo scrivente, e precisamente nel primo approfondimento dal titolo Rottura dei vecchi equilibri
sociali e essibilizzazione delle masse.
66
Alessandro Robecchi, Un esplosivo tranquillo autunno, Il Manifesto, 26 luglio 2009
[http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20090726/pagina/01/pezzo/255895/]
67
La crisi alimentare che ha investito in particolare i paesi non in sviluppo [parte dellex terzo e quarto
mondo], a causa dellesplosione dei prezzi dei prodotti agricoli e dei generi alimentari quando era
elevato il prezzo del petrolio, non si conclusa allatto dellesplosione della bolla subprime, mentre
oggi il prezzo del barile di greggio dopo mesi di essione ha ripreso la sua corsa al rialzo, puntando
come prima tappa e nelle intenzioni della speculazione a raggiungere e superare stabilmente i sessanta
dollari al barile.
In prospettiva futura c lattesa di una crisi dellacqua, con la riduzione dellacqua potabile a
disposizione di una popolazione mondiale in continua crescita e sul versante nanziario, per quanto se
ne parli un po di meno rispetto alla ne dello scorso anno, diffondendo ad arte ducie su una ripresa
imminente, non sembra risolta la questione dellenorme debito incorporato nelle carte di credito degli
americani e degli stessi europei, che ancora un anno fa era valutato negli Stati Uniti dAmerica a quasi
diecimila dollari per carta.
Inoltre c lincognita della crescita del debito pubblico, non soltanto americano, e del nanziamento
dello stesso.
Sempre pi spesso crisi e bolle si prestano ad un uso strumentale da parte del potere imperante in
occidente, per continuare a ricavare risorse a sostegno della malconcia dimensione nanziaria e
proseguire nel confronto strategico con i competitori, non ultimi gli emergenti cinesi e russi, onde
assicurarsi la supremazia planetaria.
Come scrive Valerio Lo Monaco in Lultima bolla, prepariamoci:
Dopo il petrolio e la new economy, dopo i mutui subprime e i derivati di Borsa, quale poteva essere lultimo
elemento su cui speculare a dismisura per sostenere i circuiti nanziari? Lo Stato, naturalmente. Lindebitamento
pubblico. Ovvero quello di tutti noi.
[Fonte: www.ilribelle.com/]
68
Per ora si tratta di un numero limitato di militari, ma non escluso che in futuro la situazione
potr cambiare. Si discute se raddoppiarne lentit a breve [da tremila a seimila]. In verit, nelle
reali intenzioni del IV esecutivo Berlusconi, facilmente intuibili per chiunque, limpiego dellesercito
dovrebbe consentire di raggiungere i seguenti scopi principali: 1) Mostrare la bandiera nelle aree
metropolitane a rischio o gi completamente degradate, allo scopo di rassicurare la popolazione che
si sente abbandonata a se stessa e dare limpressione che lo stato c ancora. 2) Avere militari gi
sul posto, nelle predette aree, nel caso di rivolte popolari conseguenti ai disastri sociali provocati
dalla crisi sistemica e dalle inefcaci politiche governative. 3) Non affrontare di petto i problemi
dellinadeguatezza palese delle forze dellordine e delle risorse sempre pi scarse impiegate per
la sicurezza dei cittadini, stanziando aliquote di militari veri per coprire i vuoti lasciati dalle false
polizie. 4) Presidiare e militarizzare le discariche di riuti campane, per comprimere o comunque
per rendere meno efcace la protesta popolare, ed anche presidiare i centri di identicazione ed
espulsione, nonch luoghi sensibili come le ambasciate. 5) In una prospettiva futura, vigilare su siti
nucleari e termovalorizzatori, onde impedire lazione di ecoterroristi.
69
Luciano Gallino, Dizionario di Sociologia, UTET S.p.A, agosto 2006
Per quanto riguarda la denizione di classe prevalente nella sociologia americana, facendo riferimento
allottimo dizionario di Gallino e alla voce dedicata alla classe sociale, bene precisare che si concepisce
come un insieme di individui che posseggono in misura simile date caratteristiche socialmente
rilevanti, quali ricchezza, potere, prestigio, ma anche stili di vita [considerati dal grande sociologo

238
Note

americano C. Lasch pi importanti degli aspetti ideologici] ed altri, rilevanti elementi distintivi.
Questa denizione che nominalistica e ordinale comporterebbe quanto segue:
- La classe sinonimo di strato sociale.
- Il conne fra le classi sfumato e soggettivo, perch deciso dal ricercatore.
- Numero ed ampiezza delle classi variano considerevolmente, in conseguenza del punto precedente.
- Linterdipendenza e lantagonismo fra le classi hanno ben scarso peso e minore la capacit di questi
aggregati di agire come soggetti unitari.
- Le differenze fra le classi [i differenziali ricordati di ricchezza, potere, prestigio sociale ed altro] non
sono concepite come effetti o dimensioni delle classi, ma riportano allaffermazione e allintraprendenza
individuale.
70
Personalmente credo che gli impiegati, nella passata struttura di classe, avevano tutte le principali
caratteristiche della classe di servizio evocata, costituivano una sorta di cuscinetto, se non di
cerniera, fra dominanti e dominati, e quindi fra borghesia e classe operaia, salariata e proletaria, e
costituivano una parte numericamente importante del cos detto ceto medio.
Per i marxisti daltra epoca gli impiegati rappresentavano uno strato sociale che si frapponeva fra la
borghesia e il proletariato e che creava qualche imbarazzo, nella logica della struttura di classe da loro
adottata, il quale, per, sarebbe stato destinato ad essere assorbito dalla classe dominata, in fasi pi
mature del capitalismo.
71
Una breve ma pi articolata spiegazione si impone, giunti a questo punto.
Lacronimo CDO signica Collateralized Debt Obligation, in un riferimento alle celebri garanzie
collaterali che dovrebbero caratterizzare tali pericolosi prodotti, in parte signicativa ad alto rischio,
nati da quella cartolarizzazione che rappresenta nientaltro che una cessione di attivit, cessione con
la quale il creditore vende a terzi il diritto di esigere dal debitore limporto dovuto e gli interessi
maturati, in modo da scaricare il rischio sui terzi, i quali, nel caso dellinsolvenza del debitore
devono sopportare la perdita.
La cartolarizzazione ha quindi consentito il gioco dello scaricabarile dei rischi di insolvenza del
debitore e lattivazione di una micidiale catena di SantAntonio.
Inoltre, tutto il possibile stato impacchettato, dalle obbligazioni societarie a quelle basate su mutui.
Stessa ne hanno fatto i crediti al consumo.
Lacronimo CDS ha il signicato di Credit Default Swaps, trattandosi di prodotti assicurativi che
riguardano i rischi del credito e che avrebbero dovuto garantire una specica assicurazione, poi come
sappiamo rivelatasi spesso inefcace, contro il rischio di fallimento del debitore.
Si pu nanziare il soggetto debitore prestandogli denaro attraverso la sottoscrizione di unobbligazione,
oppure, valendosi di strumenti come i CDS, vendendo assicurazioni contro il rischio di insolvenza di
tali soggetti.
Il punto che per ogni debitore non si posto un limite ai CDS che possono essere messi in vendita,
e il mercato ha conosciuto una grande e rapida espansione, non essendo limitato come quello delle
obbligazioni.
72
Costanzo Preve, Elementi di Politicamente Corretto. Studio preliminare su di un fenomeno ideologico
destinato a diventare in futuro sempre pi invasivo ed importante.
Il saggio di Preve parte integrante del presente libro, e in questo approfondimento mi sono limitato a
riportare quelli che secondo il losofo sono gli elementi caratterizzanti dellideologia del Politicamente
Corretto.
Si tratta di un importante riesso del pensiero unico, volto a colonizzare la vita quotidiana di milioni
di individui.
Non questa la sede per discutere in profondit su simili argomenti, cosa che per altro far il losofo
Costanzo Preve nel prossimo futuro dopo lassaggio rappresentato dal citato scritto, ma chiaro che
tali aspetti ideologici penetrano n nei meandri pi nascosti del nostro quotidiano e la loro inuenza
nefasta contamina i comportamenti e i pensieri dellessere sociale.

239
Note

73
Ennio Giuliani, Salari e stipendi insufcienti: le inafdabili promesse della campagna elettorale e gli interessi
dei pi forti, Il Bolscevico, N. 9 del 6 marzo 2008
74
In questo senso vanno intese le recenti misure del governo italiano per favorire il rientro dei
capitali emigrati allestero, ed anche le dichiarazioni a sfondo etico del ministro delleconomia Giulio
Tremonti, che apparentemente sembra aver dichiarato guerra ai cos detti paradisi scali, quali luoghi
di perdizione e malaffare da svuotare e chiudere, male nascondono le reali intenzioni di favorire i
detentori di questi capitali nomadi in cambio di qualche investimento in Italia.
75
Questo il terreno privilegiato di indagine del losofo Costanzo Preve, ed a lui che spettano lonere
e lonore di sviluppare tali tematiche nelleconomia del presente libro, nei suoi futuri studi e analisi e
nelle future collaborazioni con lo scrivente.
76
World Drug Report 2008 ONU
http://www.unodc.org/documents/wdr/WDR_2008/WDR_2008_English_web.pdf
77
Il 42 Rapporto sulla situazione sociale del Paese del Censis, per lanno 2008, esordisce nelle considerazioni
generali come segue:
Lanno che sta terminando ha visto sovrapporsi ed intrecciarsi tre diversi fattori di crisi: la strisciante fragilit
della nostra struttura socioculturale, gi segnalata lo scorso anno; il proliferare di tante piccole e medie paure
collettive; e poi, in termini subitanei ed esplosivi, il panico diffuso da unimplosione nanziaria internazionale
senza ravvicinati precedenti.
Ci che vero per lItalia, che rappresenta il paese in pi profonda crisi della parte occidentale del
continente europeo, per vero anche per gli altri paesi appartenenti alla stessa area, se consideriamo
il vistoso e rapido deteriorarsi del quadro sociale con i primi accenni di una reazione popolare
in Francia come in Spagna, e nella Gran Bretagna molto avanti sulla strada della nanziarizzazione
delleconomia, ancor pi esposta di Francia e Germania ai venti della crisi sistemica.
78
Massimo Recalcati, Bambini liquidati con la logica degli psicofarmaci [incontro con Franois Ansermet,
psicoanalista e professore di psichiatria dellet evolutiva alluniversit di Losanna], Il Manifesto del
25 aprile 2005
79
In Spagna, dice una recente indagine di Metroscopia pubblicata su El Pas in occasione del battesimo
massmediatico della Generacin ni-ni, il 54% dei giovani tra i 18 e i 35 anni dichiara di non avere un
progetto su cui riversare il proprio interesse o le proprie illusioni. Il leitmotiv: Lo studio? tempo perso, non mi
apre le porte al futuro. Il lavoro? Non lo cerco perch tanto non lo trovo. E la crisi sembra aver accentuato la
rinuncia a qualsiasi impegno. Generazione n-n Settecentomila giovani inattivi convinti di Alessandra Mangiarotti,
pubblicato sul Corriere della Sera del 16 luglio del 2009
http://archiviostorico.corriere.it/2009/luglio/16/Generazione_Settecentomila_giovani_inattivi_
convinti_co_8_090716047.shtml
80
Espressione che utilizzer ancora nel testo e che molto forte, il cui signicato va ben al di l di
quella, decisamente pi moderata e compromissoria, di neoplebi.
Evidenti le implicazioni negative, addirittura involutive culturalmente e antropologicamente,
contenute in questa espressione e la prospettiva di regresso che evoca.
La ri-plebizzazione delle masse occidentali prelude nel lungo periodo ad ulteriori involuzioni e ad
uno schiavismo di ritorno, o al ritorno dello schiavismo in altre e nuove forme, rispetto allepoca
antica?
Solo la storia futura potr darci la risposta, ma timori in tal senso potrebbero essere non infondati
81
Come risulter pi chiaro nel successivo approfondimento, intitolato per lappunto Il Mercato come
sistema di razionamento e di esclusione.
82
Le adesioni ai cos detti Tango bond argentini hanno riguardato America, Europa e una parte
signicativa del resto del mondo, per oltre 80 miliardi di dollari USA. Di questi 28 miliardi sono niti
in Europa, e in Italia, dove le banche si sono date molto da fare per piazzarli, imbonendo la clientela e

240
Note

consigliando caldamente questi titoli con il miraggio del rendimento, i risparmiatori truffati sono la
bellezza di 450 mila per circa 14 miliardi di dollari.
83
Chi si ricorda il Berlusconi del milione di nuovi posti di lavoro promessi in campagna elettorale?
84
Luciano Gallino, Il lavoro non una merce Contro la essibilit, Gius. Laterza & Figli, anno 2009
85
Il quale Dini, anima di un efmero partitino sistemico a nome Rinascimento Italiano e sposato con
una ricca possidente venezuelana, tagliando le pensioni ad una parte rilevante della popolazione e
contribuendo in modo sostanziale ad alimentare il fenomeno della nuova povert in Italia, ha potuto
godersi e tuttora si gode la principesca pensione erogatagli per aver prestato i suoi [discutibili] servigi
ai vertici della Banca dItalia, ben poco toccato, a livello personale, dagli effetti negativi della sua
riforma pensionistica.
86
Carlo Azelio Ciampi, come Lamberto Dini, fu in precedenza ai vertici della Banca dItalia e
successivamente, dopo aver coperto importanti incarichi di governo, fu premiato con la nomina
a presidente della repubblica, ruolo che il nostro celebre laureato in lettere ha interpretato nel segno
della pi vuota e inutile retorica.
87
Ci si riferisce in particolar modo al decreto legislativo n. 396/ 1997 [noto come Bassanini] e relativo
alla rappresentanza sindacale, con il quale si stabil la soglia del 5% per poter partecipare alle trattative
nazionali del comparto e costituire rappresentanze sindacali aziendali, nonch la praticabilit dei
diritti sindacali per le sole organizzazioni rmatarie dei contratti collettivi.
88
Costanzo Preve, Il paradosso de Benoist, Edizioni Settimo Sigillo, anno 2006
La Sinistra del Costume, secondo Preve, porge la nuova scala valoriale funzionale ad aprire la societ,
a scardinare il vecchio ordine sociale, a distruggere i residui culturali borghesi, mentre la diffusione
delle idee della Destra del Denaro favoriscono laccettazione, passiva e di massa, della globalizzazione
mercantile e della subalternit, senza possibilit di redenzione, di unEuropa in libert vigilata nei
confronti degli Stati Uniti dAmerica.
89
Tanto per fare qualche nome e non restare completamente nel vago, fra i pubblicitari prezzolati e
celebrati non posso non citare il pessimo e diseducativo Oliviero Toscani, quello di United Colors of
Benetton e delle grandi campagne commerciali immoral-globalizzanti, e fra gli anti-proibizionisti,
lasciando perdere le solite ed abusate facce di palta radicali, citerei lattuale presidente della camera
dei deputati, Gianfranco Fini, in epoca giovanile fumatore di spinelli per sua stessa ammissione.
90
I dati demograci in questione li ho presi in prestito, sperando di riuscire a ben interpretarli,
dallottima raccolta di studi a cura di Antonio Golini, dal titolo Il futuro della popolazione nel mondo,
Societ editrice il Mulino, anno 2009.
Tale raccolta sicuramente la pi completa e aggiornata disponibile oggi nelle librerie italiane, per
quanto riguarda gli andamenti demograci mondiali [Italia compresa, naturalmente] attesi nella
prima met del ventunesimo secolo.
91
Serge Latouche, Linvenzione delleconomia, Arianna Editrice, II edizione 2005.
I concetti economici sono termini senza referente concreto.
Si afferma in modo sempre pi prepotente il loro carattere di auto-referenzialit con il progresso
delleconomia.
92
Se i globalisti da me deniti Occidentali, con Americani e Europei in testa, utilizzano tali organi, nonch
la via degli accordi commerciali internazionali [WTO, NAFTA, ecc.] per supportare la globalizzazione
e impossessarsi delle risorse, i globalisti Orientali, e segnatamente Russi e Cinesi, che controllano
direttamente gli apparati statali nei loro paesi e prediligono la propriet pubblica per poter disporre
delle risorse naturali e della produzione, ricorrono massicciamente allo strumento dei fondi sovrani
per estendere questo controllo nel resto del mondo.
I fondi sovrani sono quindi concepiti come unarma, nel conitto strategico con gli altri gruppi neofeudali
dei signori della mondializzazione, e non puramente come strumenti aventi ni dinvestimento.

241
Note

David C. Korten, Il fallimento di Bretton Woods, in Glocalismo di J. Mander e E. Goldsmith, Arianna


93

Editrice, Prima edizione novembre 1998


94
In questo vi una non casuale assonanza con lesportazione e la diffusione dellamerican way of life,
in corso da decenni n dal secondo dopoguerra attraverso il cinema e la televisione, le canzonette,
labbigliamento, lo stesso cibo, e le campagne di marketing delle grandi corporation, che hanno
preparato il terreno al successivo salto di qualit rappresentato dalla vera e propria globalizzazione
economico-culturale, in una prima fase squisitamente di matrice americano-anglosassone, con gli Stati
Uniti dAmerica investiti di una mission di respiro planetario, che pare originata direttamente dalla
volont del divino, nellimpegnativa veste dellunico popolo indispensabile esistente sulla faccia della
terra.
95
Riporto nel testo una denizione data dal losofo Costanzo Preve, in merito al neolibersimo
mercatista, che ho colto durante un nostro colloquio e che compare anche nella prima sezione del
presente libro.
Solo il procedere della storia potr rivelarci quanto sar duratura o, al contrario, efmera questa nuova
fede.
96
Wealth of Nations un trattato enorme, disordinato, ricco di cose divertenti e scritto in una prosa ammirevole.
Con la Bibbia e il Capitale di Marx, uno dei tre libri che le cos dette persone colte si sentono autorizzate
a citare senza averli letti. Specialmente nel caso di Smith, chi non lo legge perde molto. Come disse Gibbon, la
scrittura da sola incanta; e ci si imbatte tuttora con piacere o sorpresa in quei fatti curiosi che lodava David
Hume.
[John Kenneth Galbraith, Storia della Economia, Biblioteca Universale Rizzoli, Prima edizione del
gennaio 1990.]
97
Alberto Berrini, Come si esce dalla crisi, Bollati Boringhieri, Prima edizione aprile 2009
Aggiungerei soltanto una considerazione alle condivisibili parole di Berrini riportate nel testo
del presente scritto: al progressivo superamento degli accordi del 1944, nel New Hampshire, si
accompagnato un utilizzo dei vecchi Organi della mondializzazione che da tali accordi sono nati
segnatamente e in prima la il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale per aprire
al mercato le economie di quei paesi del sud del mondo che dovevano rientrare, come prime vittime
designate, nel processo di allargamento del mercato stesso, e contestualmente e successivamente per
imporre cambiamenti, in senso neoliberista e di scardinamento del vecchio ordine economico e sociale,
ai paesi sviluppati delloccidente.
98
Creazione del valore per i detentori di pacchetti azionari e per i rentiers, naturalmente,
marginalizzando progressivamente le altre componenti che contribuendo allattivit dellimpresa
devono essere remunerate, a partire dai lavoratori dipendenti.
99
Faccio riferimento alledizione in lingua italiana dellaprile del 2003 della citata opera.
Anche leditore, come si pu agevolmente notare, non ha certo le caratteristiche di un agit-prop anti-
liberista e anti-capitalista
100
Si pu gi parlare correttamente di oligopolio quando quattro o cinque grandi entit, dal lato
dellofferta o da quello della domanda, controllano almeno il cinquanta per cento di un mercato.
101
Il lungo sciopero dei minatori inglesi al quale faccio cenno, costellato di violenze e repressioni,
cominciato nel marzo del 1984 proprio a Cortonwood nel South Yorkshire.
102
Ritanna Armeni, Quel massacro di San Valentino, 14 febbraio 2001, http://www.brianzapopolare.
it/sezioni/economia/scala_mobile_2001feb14.htm
In questo interessante scritto lautrice propone una lettura per molti versi condivisibile, articolata
sul piano sociale ed anche su quello politico dellaccordo che ha costituito una svolta epocale nei
rapporti di forza fra le classi sociali ed i partiti politici di allora.

242
Note

103
Credo di non scrivere una cosa inesatta se scrivo che ladeguamento automatico dei salari e degli
stipendi al costo della vita va visto non esclusivamente come un sostegno dato al potere dacquisto di
massa, e quindi alla domanda, perch nel contempo un meccanismo che non permette arretramenti
vistosi nelle condizioni di vita, non soltanto dal punto di vista dei consumi, della maggioranza della
popolazione.
Laltro aspetto di rilievo quello dellinazione, ma lautentica ossessione inativa che da tempo
abbiamo avuto modo di constatare, ad esempio, nelle politiche monetarie e dei tassi della BCE e nelle
raccomandazioni agli stati, spesso nasconde lintenzione di spingere sulla via delle politiche anti-
sociali e la pura difesa dei tassi di protto.
104
Lintenzione craxiana era quella di isolare il PCI dopo lesaurimento della fase che alla ne degli
anni settanta andava sotto il nome di compromesso storico fra la DC e il partito comunista, con
assunzioni di responsabilit allinizio indirette dei comunisti del PCI a quel punto diventati
eurocomunismi nel governo del paese che avrebbe avuto se pienamente realizzata, come inevitabile
effetto, una drastica riduzione dimportanza del PSI, il quale avrebbe pesato sempre meno nei nuovi
equilibri politici.
A questo si deve aggiungere una certa dose di liberismo, iniettata nel mondo socialista dai quarantenni
di Craxi e da alcuni gruppi intellettuali riuniti attorno alla rivista Mondo Operaio [nel nome in alcuni
casi si cela lironia della sorte ] organo del PSI, che avrebbe dato un contributo al monte-protti e alla
modernizzazione economica e sociale del paese, come poi effettivamente accaduto
105
Ricorro alle parole di Enzo Bettiza, dunque di un liberale non certo ostile al craxismo, per denire il
fenomeno liberal-laburista importato dal nord e dal mondo anglosassone, che si stava sviluppando in
Italia negli anni settanta allinterno di quel partito socialista che fu di Pietro Nenni: Da dove veniva, quale
signicato aveva la curiosa sigla politica, che aveva quel suono labiale e tronco, poco italiano, e pareva desunta
dallo spot televisivo di qualche misterioso prodotto farmaceutico? Il lib-lab, infatti, era una formula cifrata
di matrice britannica che risaliva allepoca delle audaci riforme sociali forgiate da Lord Beveridge nellincontro
ravvicinato fra liberali e laburisti. La cultura politica europea aveva spesso creato dei liberali carismatici, come
Beveridge per lappunto, molto vicini ai socialisti e viceversa. Lo stesso Bernstein deniva il socialismo come un
liberalismo organizzatore.
E ancora, per quanto riguarda specicamente il caso italiano e la nuova dirigenza del PSI: La possibilit
di una rinascita liberalsocialista si proler appena nella seconda met degli Anni Settanta, con la spinta
autonomista impressa da Craxi, dopo il congresso del Midas, al partito non pi aggiogato al carro comunista.
Il giovane gruppo dirigente e intellettuale del Psi raccolto attorno al nuovo segretario, Ugo Intini, Massimo
Pini, Claudio Martelli, Luciano Pellicani, Francesco Forte, per citarne solo alcuni, capisce che un rilancio del
socialismo democratico pu trovare un sostegno pi che legittimo nellalleanza politica e culturale con gli epigoni
della sommersa tradizione liberale.
[Enzo Bettiza, Quando Bettino fece la rivoluzione Lib-Lab, La Stampa, 23 gennaio 2000]
Non condivo praticamente nulla del pensiero del liberale Bettiza, con simpatie lib-lab, e personalmente
credo che librido in questione ha avuto, nella precedente et del capitalismo, qualche funzione,
ideologica e di servizio per gli interessi dominanti, simile a quella che riveste nel nostro presente il
capital-comunismo [globalizzato] cinese e le politiche che ne discendono, con gli assi dello sviluppo e
della geopolitica che tendono a spostarsi verso loriente del mondo.
Lo svuotamento progressivo di contenuti del laburismo e del socialismo, a vantaggio delle componenti
teoriche e politiche liberal-liberiste sembrato evidente ai critici pi attenti, cos come evidente oggi,
nel capital-comunismo cinese altrimenti detto socialismo di mercato, laccettazione di una robusta
dose di ideologia mercatista, proveniente da occidente, a scapito e detrimento della ormai debilitata
tradizione social-comunista ltrata attraverso il maoismo.
Paolo Filo della Torre, Thatcher ricorre alla polizia, Repubblica, 8 maggio 1984, pagina 11, sezione:
106

Politica Estera
107
Dopo la guerra delle Falkland -aveva dichiarato la Thatcher- abbiamo unaltra guerra da combattere, ma
questa volta il nemico in casa nostra, sono i minatori, il proletariato in quanto classe.

243
Note

Per vincere questa guerra il capitalismo inglese ha pagato con un aumento del fabbisogno statale di 6.000 miliardi
di lire, una diminuzione dell1% del prodotto nazionale lordo, un calo del 2,5% della produzione industriale.
Questa guerra costata 1.746 feriti ufciali, 9.750 arresti, qualche insignicante morto tra il nemico. I
minatori hanno fatto propria la dichiarazione di guerra lanciata dalla borghesia; anche per essi il nemico in
casa nostra.
Dopo un anno di sciopero ininterrotto, essi rientrano al lavoro, provvisoriamente obbligati alla ritirata dalla
violenza dello stato dispiegata in tutte le sue forme, dalla fame e ancor prima dallisolamento in cui Labour Party
e Trade Unions hanno voluto soffocare una lotta che usciva dagli schemi del riformismo.
[I minatori inglesi rientrano al lavoro, ma nulla sar come prima, http://www.tightrope.it/user/chefare/
archivcf/cf1/miners.htm].
108
Gli esecutivi della prima e unica donna premier in Gran Bretagna che si sono succeduti senza
soluzione di continuit per un buon decennio, hanno coperto il periodo che va dal 1979 al 1990, e nel
1989 il suo mito si infranse denitivamente, con conseguente emorragia di consensi, in seguito alla
cattiva situazione economica britannica e allintroduzione della famigerata poll tax.
Classe 1925 e tuttora vivente, nel 2009 la lady di ferro ha subito una frattura [se ben ricordo] come
conseguenza di un piccolo incidente domestico troppo poco, potrebbero pensare i suoi detrattori
e i suoi critici, in rapporto al male che ha contribuito a fare alle popolazioni della Gran Bretagna e
dellEuropa intera.
109
Zygmunt Bauman, Capitalismo parassitario, Gius. Laterza & Figli, Il nocciolo, Prima edizione 2009
110
Richard Sennett, Luomo essibile, Giangiacomo Feltrinelli Editore Milano, Prima edizione
nellUniversale Economica, marzo 2001.
111
Non importa se si tratta di V.I.P. che frequentano annualmente il consesso di Davos oppure di
una semplice barista di mezza et, di nome Rose, proprietaria del Trout Bar di New York, o ancora
di tecnici informatici licenziati negli anni novanta dallIBM di Louis Gerstner ... [vedi nota 110 per il
riferimento bibliograco].
112
Abbiamo sempre pi spesso a possibilit di osservare, nella nostra quotidianit, esistenze nomadi
alle quali preclusa la possibilit di stabilizzarsi, per le quali sar impossibile, o quanto meno molto
arduo, aggrapparsi a qualche sicurezza e sottrarsi ad uninnita deriva.
Dallimmigrato che lavora come manovale nelledilizia, il quale passa da un cantiere allaltro e da un
alloggio allaltro, spesso condiviso con altri immigrati per abbatterne i costi, al middle manager
oggi anche lui a rischio precariet, pur con redditi pi elevati rispetto al manovale che si giostra fra
un contratto a termine e quello successivo per uno o due anni responsabile della contabilit in una
media societ nel milanese, nellattesa di contratto per qualche mese, poi direttore amministrativo per
un anno in una piccola azienda del Veneto in altro settore produttivo.
E ovvio che la stabilizzazione non soltanto e banalmente una questione geograca, che implica una
residenza ssa per lunghi periodi o per tutta la vita, non si identica con la pura stanzialit, perch
stabilit esistenziale signica, in primo luogo, avere chiari punti di riferimento culturale e sicurezze
economiche per gli anni a venire.
113
Cinque o seicento euro mensili, che non pochi giovani [e sempre pi spesso meno giovani, no ad
arrivare ad alcuni miei coetanei cinquantenni] considerano una buona paga, o quanto meno una
retribuzione accettabile per come vanno le cose, anche se poi sono costretti a giostrarsi fra due o pi
contratti part-time, o fra un contratto atipico e il lavoro nero per arrotondare.
In tal modo, si pu raggranellare un modesto gruzzoletto per cercare di sopravvivere durante i mesi
difcili, ma non si possono sviluppare progetti esistenziali di ampio respiro, n si acquisisce alcuna
professionalit, sempre pi spesso neppure richiesta a fronte di mansioni dequalicate.
114
Ormai un refrain: botte da orbi della polizia agli operai dellAlcoa di Portovesme, giunti in massa a Roma
per opporsi alla chiusura dello stabilimento. Se non ci danno risposte positive di qui non ci muoviamo, dicono.
In serata lazienda ritira la Cigs. Per ora.

244
Note

[Che classe, nella prima pagina di Liberazione del 27 novembre 2009]


115
Secondo una minacciosa espressione, mutuata dal linguaggio tecnico dellepoca, che vuol dire
minor valore rispetto al valore aziendale complessivo.
Langlicismo, di uso frequente nel mondo del business, non propriamente innocuo, perch nel
concreto annuncia ristrutturazioni aziendali, chiusure di stabilimenti, pesanti riduzioni dorganico,
dismissioni.
Se la borsa festeggia leliminazione del badwill, con aumenti delle quotazioni azionarie, per i
subalterni ci comporta un ulteriore peggioramento, con redditi da lavoro che sfumano e posti di
lavoro [non di rado stabili] cancellati per sempre.
La Repubblica Ultimo Minuto del 28 ottobre 2009, Crisi, pagano i pi giovani: 400 mila espulsi dal
116

mercato.

245
Collana
divergenze

1. Gianfranco La Grassa, Dai Tre Mondi alla globalizzazione capitalistica.


2. Gianfranco La Grassa, Microcosmo del dominio. Critica delle ideologie economicistiche
dellimpresa.
3. Gianfranco La Grassa, Il comunismo fallibile. A 150 anni dal Manifesto.
4. Costanzo Preve, Il crepuscolo della profezia comunista. A 150 anni dal Manifesto.
5. Costanzo Preve , Lalba del Sessantotto. Una interpretazione losoca.
6. Costanzo Preve, Marxismo, Filosoa, Verit.
7. Andrea Cavazzini, Teoria, Ideologia, Storia. Note critiche su un inedito di Althusser.
8. Costanzo Preve, Destra e Sinistra. La natura inservibile di due categorie tradizionali.
9. Costanzo Preve, La questione nazionale alle soglie del XXI secolo.
10. Andrea Cavazzini, La forma spezzata. Note critiche sulla tarda losoa di Lukcs.
11. Costanzo Preve, Le stagioni del nichilismo. Unanalisi losoca ed una prognosi sto-
rica.
12. Costanzo Preve, Individui liberati, comunit solidali. Sulla questione della societ
degli individui.
13. Costanzo Preve, Contro il capitalismo, oltre il comunismo. Riessioni su una eredit
storica e su un futuro possibile.
14. Federico Dinucci, Materialismo aleatorio. Saggio sulla losoa dellultimo Althus-
ser.
15. Marino Badiale, La Mappa e il Paesaggio. Osservazioni critiche sullepistemologia del
Novecento.
16. Fedrico Dinucci, Marx prima di Marx. Teoria del valore e processi di globalizzazio-
ne.
17. Diego Melegari, Il problema scongiurato. Note su Antonio Negri e il partito del
General Intellect.
18. Giancarlo Paciello, Quale processo di pace? Cinquantanni di espulsioni e di espro-
priazioni di terre ai palestinesi.
19. Massimo Bontempelli, La disgregazione futura del capitalismo mondializzato.
20. Costanzo Preve, La ne dellURSS. Dalla transizione mancata alla dissoluzione rea-
le.
21. Costanzo Preve, Il ritorno del clero. La questione degli intellettuali oggi.
22. Costanzo Preve, Le avventure dellateismo. Religione e materialismo oggi.
23. Andrea Cavazzini-Costanzo Preve, Un nuovo manifesto losoco. Prospettive ine-
dite e orizzonti convincenti per il pensiero.
24. Costanzo Preve, Hegel, Marx, Heidegger. Un percorso nella losoa contemporanea.
25. Costanzo Preve, Scienza, Politica, Filosoa. Uninterpretazione losoca del Nove-
cento.
26. Andrea Cavazzini, Evento e Concetto. Filosoa e Storia della Filosoa.
27. Gianfranco La Grassa, La tela di Penelope. Conitto, crisi e riproduzione nel capita-
lismo.
28. Marco Salvioli, Kenosi e De-centramento. Il concetto di Dio tra J. Derrida e M. C.
Taylor.
29. Gianfranco La Grassa, Considerazioni del dopoguerra. Insegnamenti dellaggressione
USA (e NATO) alla Jugoslavia.
30. Andrea Cavazzini, Introduzione dello Spirito. Meditazioni su Libert e Contingen-
za.
31. Costanzo Preve, Il Bombardamento Etico. Saggio sullInterventismo Umanitario,
sullEmbargo Terapeutico e sulla Menzogna Evidente.
32. Antonio Areddu, Cristianesimo e marxismo nel pensiero di Italo Mancini. Una rilet-
tura in memoriam.
33. Giancarlo Paciello, La nuova Intifada. Per il diritto alla vita, ad ogni costo.
34. Costanzo Preve, Marxismo e Filosoa. Note, riessioni e alcune novit.
35. Gianfranco La Grassa, Limperialismo. Teoria ed epoca di crisi.
36. Costanzo Preve, Un secolo di marxismo. Idee e ideologie.
37. Costanzo Preve, Le contraddizioni di Norberto Bobbio. Per una critica del Bobbiane-
simo cerimoniale.
38. Giancarlo Paciello, La conquista della Palestina. Le origini della tragedia palestine-
se.
39. Gianfranco La Grassa, Dalla propriet al conitto strategico. Per una teoria del ca-
pitalismo.
40. Marco Apolloni, La religione in Jean-Jacques Rousseau.
41. Costanzo Preve, Il marxismo e la tradizione culturale europea.
42. Costanzo Preve- Eugenio Orso, Nuovi signori e nuovi sudditi. Ipotesi sulla struttu-
ra di classe del capitalismo contemporaneo.
Antigone
collana di teatro

MAURA DEL SERRA, Dialogo di Natura e Anima.


ALBERTO SEVERI, Aracne. Con uno scritto di Alberto Pozzolini.
CHIARA GUARDUCCI, La neve in cambio. Lucifero, La Carogna, Camera ardente.
MAURA DEL SERRA, Eraclito. Due risvegli. Con uno scritto di Jacopo Manna.
COSTANZA CAGLI, Lamore con Erode.
Con uno scritto di Isolina Baldi e Postfazione di Maura Del Serra.
MAURA DEL SERRA, Scintilla dAfrica. Cinque scene. Con uno scritto di Marco Beck.
ANTONELLA LUMINI, Caino. Dramma del buio e della luce. Con uno scritto di Paolo
Coccheri.

Filo di perle
AIN ZARA MAGNO, Parole damore. A cura di Ilaria Rabatti.
LUISA GIACONI, Dalla mia notte lontana. A cura di Ilaria Rabatti.
MARGHERITA GUIDACCI, La voce dellacqua. Quaderno di traduzioni, a cura di Giancarlo
Battaglia e Ilaria Rabatti [autori tradotti: William Blake, Hilda Doolitle, Thomas S. Eliot, Gabriela Mistral,
Richard Eberhart, Robert Frost, Archibald MacLeish, Ezra Pound, Tu Fu, Mao Tse-tung, Federico Garca Lorca,
Vicente Aleixandre, Jorge Guilln, Cristopher Smart, Marie Under, Kathleen Raine, Henrik Visnapuu, Francis
Thompson, Czeslaw Milosz, Elizabeth Bishop, John Keats].

Nel vento

MAURA DEL SERRA, Crescita e costruzione: immagini del giardino.


GIUSEPPE GIUSTI, Il Gingillino. A cura di Giampiero Giampieri e Luigi Angeli.
SIMONE WEIL, Le Poesie. Introduzione e traduzione di Maura Del Serra.
DANIELA MARCHESCHI, Destino e sorpresa. Per Giuseppe Pontiggia, con i suoi
primo scritti sul verri.
NICOLA LISI, Voci da una parlata e altri segni.
Con uno scritto di Margherita Guidacci, Lisi o la celestiale assenza.
MAURA DEL SERRA, Congiunzioni. Ventiquattro poesie inedite.
ALBERTO GIOVANNI BIUSO, Inni alla Luce.
il giogo

01. Luca Grecchi, La verit umana nel pensiero religioso di Sergio Quinzio.
02. AA. VV., Sumbllein. Riessioni sugli scritti di Umberto Galimberti.
Federico Bordonaro, Let della tecnica? Appunti di lettura di Psiche e Techne
Michele Marolla, Dalla crisi della ragione alla coscienza simbolica. Esposizione
e osservazioni critiche intorno al saggio di U. Galimberti, La terra senza il male.
Jung: dallinconscio al simbolo Franco Toscani, Sacro, tecnica, etica nel
pensiero di Umberto Galimberti Diego Melegari, Dallequivoco alla possibilit
Alberto Giovanni Biuso, Corpo e Tempo Costanzo Preve, Marx e Heidegger.
Pervasivit della tecnica e critica culturale al capitalismo nei due classici ed in
alcuni loro interpreti contemporanei Giuseppe Bailone, La malattia genetica del
marxismo. Obiezioni al Marx e Heidegger di Costanzo Preve Giuseppe Bailone,
I vizi di Galimberti e il peccato di Aracne.
03. Umberto Galimberti Luca Grecchi, Filosoa e Biograa.
04. Luca Grecchi, Nel pensiero losoco di Emanuele Severino.
05. Luca Grecchi, Corrispondenze di metasica umanistica.
06. Luca Grecchi, Il necessario fondamento umanistico della metasica.
07. Costanzo Preve Luca Grecchi, Marx e gli antichi Greci.
08. AA. VV., Dialettica oggi. Costanzo Preve, Elogio della losoa. Fondamento,
verit e sistema nella conoscenza e nella pratica losoca dai greci alla situazione
contemporanea Giuseppe Bailone, La verit si pu mettere ai voti? Enrico
Berti, Si pu parlare di una evoluzione della dialettica platonica? Mario Vegetti,
La dialettica nella Repubblica di Platone Domenico Losurdo, Contraddizione
oggettiva e analisi della societ: Kant, Hegel, Marx - Giovanni Stelli, Alcune
osservazioni sulla dialettica hegeliana Nello De Bellis, Note a margine
sulla dialettica di Hegel Alberto Giovanni Biuso, Dialettica e benedizione.
Sullantropologia greca di Friedrich Nietzsche Michele Marolla, Riessioni
sullattualit della dialettica.
09. Luca Grecchi, Conoscenza della felicit. Premessa di Mario Vegetti.
10. Luca Grecchi, Il pensiero losoco di Umberto Galimberti. Presentazione di
Carmelo Vigna.
11. Costanzo Preve, Storia della Dialettica.
12. Marino Gentile, La metasica presostica. Con una Appendice su Il valore
classico della metasica antica. Introduzione di Enrico Berti.
13. Costanzo Preve, Storia dellEtica.
14. Enrico Berti, Incontri con la losoa contemporanea.
15. Luca Grecchi, Il presente della losoa italiana.
16. Costanzo Preve, Storia del Materialismo.
17. Giovanni Casertano, La nascita della losoa vista dai Greci.
18. Mario Vegetti, Scritti con la mano sinistra.
19. Diego Fusaro, Incursioni nella losoa moderna.
20. AA. VV., Filosoa ed estetica. Franco Toscani, Poesia e pensiero nel tempo di privazione. In
cammino con Hlderlin e Heidegger Donato Sperduto, Eschilo in G. DAnnunzio, E. Severino e
L. Grecchi Costanzo Preve, Lestetica di Lukcs fra arte e vita. Considerazioni storiche, politiche
e losoche Diego Fusaro, Per una teoria dellarte in Marx Alberto Giovanni Biuso, Ab-
biamo larte per non naufragare nella verit. Sullestetica dionisiaca di Nietzsche Diego Stea,
Popolarizzazione e rifunzionalizzazione della musica colta Michele Marolla, Estetica e modernit
secondo Benedetto Croce Franco Toscani, Il riso di Zarathustra. Prospettivismo e benedizione
nel Nietzsche di Alberto Giovanni Biuso Ottavia Spisni, Vedere senza vedere Monia Nicolaci,
Linterpretazione come modello di razionalit Roberto Signorini, Alle origini del fotograco.
21. Luca Grecchi, Lumanesimo della antica losoa greca.
22. Paola Manulli Mario Vegetti, Cuore, sangue e cervello. Biologia e antropologia
nel pensiero antico.
23. Luca Grecchi, Lumanesimo di Platone.
24. Luca Grecchi, Lumanesimo di Aristotele.
25. Luca Grecchi, Lumanesimo di Plotino.
26. Luca Grecchi, Il losofo e la vita. I consigli di Platone e dei classici Greci, per
la buona vita.
27. Augusto Cavadi, Chiedete e non vi sar dato. Per una losoa (pratica)
dellamore.
28. Ernesto Screpanti, Marx e il contratto di lavoro: dallastrazione naturale alla
sussunzione formale.
29. Luca Grecchi, Lumanesimo della antica losoa cinese.
30. Luca Grecchi, Lumanesimo della antica losoa indiana.
31. Luca Grecchi, Lumanesimo della antica losoa islamica.
32. AA. VV., Filosoa e politica. Che fare? Intenzioni COSTANZO PREVE, La
saggezza dei Greci. Una proposta interpretativa radicale per sostenere lattualit
dei Greci oggi ANDR TOSEL, I diritti delluomo e i livelli delluniversale. Aporie
della mediazione DENIS COLLIN, Per una critica delleconomia politica GIACOMO
PEZZANO, Filoso(a) e politica (?). Breve storia di un rapporto controverso
DOMENICO LOSURDO, I Protocolli dei Savi dellIslam ovvero come si costruiscono le
leggende nere CARMELO VIGNA, Politica e speranza ENRICO BERTI, Per una nuova
societ politica DIEGO FUSARO, La gabbia dacciaio: Max Weber e il capitalismo
come destino ERNESTO SCREPANTI, Marx e il contratto di lavoro: dallastrazione
naturale alla sussunzione formale MARIO VEGETTI, La losoa e la citt: processi
e assoluzioni FRANCO TOSCANI, Speranza e utopia nel pensiero di Ernst Bloch
FEDERICO LEONARDI, La Repubblica di Platone. Il tiranno e il losofo: una afnit
elettiva MICHELE MAROLLA, Benedetto: politica, losoa, fede nel tempo della crisi
ALBERTO GIOVANNI BIUSO, Oltre liberalismo e socialismo MARCELLO BARISON,
Critica della produzione immateriale AUGUSTO CAVADI, La losoa-in-pratica.
Una discussione lacustre DONATO SPERDUTO, Agire o lasciar uire? Emanuele
Severino e Carlo Levi a confronto LUCA TONETTI, I loso e la politica: che fare?
Nuova losoa del fare: azione e riessione nella politica di oggi COSTANZO PREVE,
Il saggio di Luca Grecchi Occidente: radici, essenza, futuro. Un convincente
esercizio di losoa della storia DANIELA BENVENUTI, Il saggio di A. Sangiacomo:
Scorci. Ontologia e verit nella losoa del Novecento AUGUSTO CAVADI, Il
saggio di N. Pollastri: Consulente losoco cercasi.
33. Rodolfo Mondolfo, Gli albori della losoa in Grecia. Introduzione di
Giovanni Casertano.
34. Chiara Tinnirello, Singolarit estetica. Prassi mimetiche tra arte e losoa da
Nietzsche a Nancy. Introduzione di Giuseppe Frazzetto.
altri nostri titoli

Massimo Bontempelli, Il respiro del Novecento. Percorso di storia del XX secolo (1914-
1945).
Paul Forman, Fisici a Weimar. La cultura di Weimar, la causalit e la teoria quantistica.
A cura di Tito M. Tonietti.
Costanzo Preve, Hegel Marx Heidegger. Un percorso nella losoa contemporanea.
Luca Grecchi, Lanima umana come fondamento della verit.
Daniela Belliti, Dopo il totalitarismo. Filosoa e politica nel pensiero di Hannah
Arendt.
Luca Grecchi, Karl Marx nel sentiero della verit.
Gianfranco La Grassa, Il capitalismo oggi. Dalla propriet al conitto strategico. Per
una teoria del capitalismo.
Luca Grecchi, Verit e dialettica. La dialettica di Hegel e la teoria di Marx.
Costanzo Preve, Le contraddizioni di Norberto Bobbio. Per una critica del bobbianesimo
cerimoniale.
Eric Weil, Pensare il mondo. Filosoa Dialettica Realt.
Costanzo Preve, Un secolo di marxismo. Idee e ideologie.
Carlo Carrara, La domanda del senso. Per una losoa del ri-trovamento.
Giancarlo Paciello, Quale processo di pace? Cinquantanni di espulsioni e di espropriazioni
di terre ai palestinesi.
Costanzo Preve, Verit losoca e critica sociale. Religione, losoa, marxismo
Massimo Bontempelli, Filosoa e Realt. Saggio sul concetto di realt in Hegel e sul
nichilismo contemporaneo.
Federico Dinucci, Marx prima di Marx. Teoria del valore e processi di globalizzazione.
Diego Melegari, Il problema scongiurato. Note su Antonio Negri e il partito del
General Intellect.
Costanzo Preve, Individui liberati, comunit solidali. Sulla questione della societ degli
individui.
Marino Badiale, La Mappa e il Paesaggio. Osservazioni critiche sullepistemologia del
Novecento.
Costanzo Preve, Il bombardamento etico. Saggio sullInterventismo Umanitario,
sullEmbargo Terapeutico e sulla Menzogna Evidente.
Marco Salvioli, Kenosi e De-centramento. Il concetto di Dio tra J. Derrida e M. C.
Taylor.
Costanzo Preve, Marxismo, Filosoa, Verit.
Massimo Bontempelli-Costanzo Preve, Ges uomo nella storia, Dio nel pensiero.
Federico Dinucci, Materialismo aleatorio. Saggio sulla losoa dellultimo Althusser.
Massimo Bontempelli - Costanzo Preve, Nichilismo Verit Storia.
Costanzo Preve, I secoli difcili. Introduzione al pensiero losoco dellOttocento e del
Novecento.
Giancarlo Paciello, La nuova Intifada. Per il diritto alla vita del popolo palestinese.
Andrea Cavazzini, Teoria, Ideologia, Storia. Note critiche su un inedito di Althusser.
Roberto Signorini, Arte del fotograco. I contini della fotograa e la riessione teorica
degli ultimi venti anni.
Gianfranco La Grassa, Limperialismo. Teoria ed epoca di crisi.
Costanzo Preve, Leducazione losoca. Memoria del passato - Compito del presente -
Sda del futuro.
Andrea Cavazzini, Evento e concetto. Filosoa e Storia della Filosoa.
Costanzo Preve, Le avventure dellateismo. Religione e materialismo oggi.
Massimo Bontempelli, La conoscenza del bene e del male.
Costanzo Preve, Destra e Sinistra. La natura inservibile di due categorie tradizionali.
Fabio Bentivoglio, Aristotele: Metasica. Scienza, natura e destino delluomo
Costanzo Preve, Marxismo e Filosoa. Note, riessioni e alcune novit.
Paolo Turi, mile Durkheim e il problema dellordine.
Giancarlo Paciello, La conquista della Palestina. Le origini della tragedia palestinese.
Massimo Bontempelli, Tempo e Memoria. La losoa del tempo tra memoria del passato,
identit del presente e progetto del futuro.
Fabio Bentivoglio, Giustizia conoscenza e felicit. Idee, miti e attualit ne LA REPUBBLICA
di Platone.
Maria Luisa Tornesello, Il sogno di una scuola. Lotte ed esperienze didattiche negli
anni Settanta: controscuola, tempo pieno, 150 ore. Allegato il cd-rom (per Windows)
con laudiovisivo Oltre il libro di testo, Parole ed esperienze di opposizione nella scuola
dellobbligo degli anni Settanta di Maria Luisa Tornesello e Roberto Signorini.
Roberto Signorini, Alle origini del fotograco. Lettura di The Pencil of Nature (1844-
46) di William Henry Fox Talbot. Con traduzione italiana e testo originale a fronte.
EGERIA
Letteratura, arte, pensiero dEuropa

Scrittrici del Novecento europeo.


K. BOYE - G. MANZINI - E. LASKER-SCHLER
V. WOOLF - S. WEIL - M. CVETAEVA.
Interventi di:
D. Marcheschi - M. Ghilardi - U. Treder - M. Del Serra
G. Fiori - C. Graziadei.

La Minima.
Due atti di MAURA DEL SERRA,
con una nota di Daniela Marcheschi.

Novanta. Verso unarte di pensiero,


di AMEDEO ANELLI.
E. ABBOZZO - G. BAI - S. CARDINALI - A. CAVALIERI - A. CESARI
F. DE BERNARDI - F. FEDI - G. GINI - S. NIHLN - C. ROSI - F. SCATOLI
M. TRAINI - W. XERRA.

Prose e interviste
di MARGHERITA GUIDACCI.
A cura di Ilaria Rabatti.

Di poesia e daltro - vol. I,


di MAURA DEL SERRA.
M. MADDALENA - JACOPONE - L. DELLA ROBBIA - W. SHAKESPEARE
G. HERBERT - J. I. DE LA CRUZ - G. B. VICO - U. FOSCOLO
C. COLLODI - F. NIETZSCHE.

Le poesie di SIMONE WEIL,


a cura di Maura Del Serra
EGERIA
Letteratura, arte, pensiero dEuropa

Poeti del Novecento europeo.


G. TRAKL - A. ACHMATOVA - T. S. ELIOT
F. G. LORCA - P. PAOLO PASOLINI
E. SDERGRAN.
Interventi di:
R. Cari - M. Colucci - R. Sanesi - A. Melis
M. Del Serra - D. Marcheschi.

Il fuoco e la rosa.
I Quattro Quartetti di Eliot e Studi su Eliot,
di MARGHERITA GUIDACCI. A cura di Ilaria Rabatti.

Di storia in storia: la biblioteca italiana di Hjalmar Bergman,


di YRJA HAGLUND.

Il Segugio del Cielo e altre poesie,


di FRANCIS THOMPSON.
A cura di Maura Del Serra.

Drammaturghi del Novecento europeo.


H. IBSEN - L. PIRANDELLO - A. CAMUS - B. BRECHT - S. BECKETT.
Interventi di:
G. Antonucci - M. Argenziano - U. Ronfani - L. Zagari - K. Elam.

Di poesia e daltro - vol. II,


di MAURA DEL SERRA.
F. THOMPSON - A. PANZINI - E. LASKER-SCHLER
D. CAMPANA - A. ONOFRI - V. S. SOLOVV.

Vita di Vittoria Colonna


di ISABELLA TEOTOCHI ALBRIZZI
a cura di Adriana Chemello (La Vita di Vittoria Colonna di Isabella Teotochi Albrizzi. Le
consonanze di una sorellanza elettiva).
Stampa:
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