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courtesy by Onofrio de Bari

Appunti su spazi di Banach e Hilbert


e serie di Fourier astratte
(versione riveduta da Pierluigi Colli)

17 dicembre 2013
Indice

Indice 1

1 Spazi di Banach e di Hilbert 3


1.1 Spazi vettoriali normati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 3
1.2 Spazi di Banach . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.3 Operatori lineari . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.4 Sottospazi normati . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.5 Esempi di spazi normati a dimensione infinita . . . . . . . . . . 8
1.5.1 Le funzioni continue su un compatto . . . . . . . . . . . 8
1.5.2 Funzioni integrabili su un sottoinsieme misurabile . . . . 10
1.6 Spazi di Hilbert . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
1.7 Spazi Lp . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
1.7.1 Disuguaglianze notevoli . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
1.7.2 Inclusioni fra spazi Lp . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
1.8 Spazi di successioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 21
1.8.1 Inclusioni fra spazi `p . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
1.9 Operatori lineari continui e limitati . . . . . . . . . . . . . . . . 23
1.9.1 Altri spazi di successioni . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
1.10 Teorema delle proiezioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
1.11 Proiezioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
1.12 Il teorema di rappresentazione di Riesz . . . . . . . . . . . . . . 34

2 Serie di Fourier 39
2.1 Serie di Fourier astratte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
2.2 Il teorema di FischerRiesz . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
2.3 Ortonormalizzazione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45
2.4 Serie trigonometriche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49
2.4.1 Gli spazi Lp (T) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 49
2.4.2 Polinomi e serie trigonometriche . . . . . . . . . . . . . 50
2.4.3 Serie di seni e coseni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52
2.4.4 Il nucleo di Dirichlet . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52

1
2 INDICE

2.4.5 Il nucleo di Fejr . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 53


C APITOLO

Spazi di Banach e di Hilbert

1.1 Spazi vettoriali normati


Definizione 1.1. Sia V uno spazio vettoriale reale. Si chiama norma in V
unapplicazione kk : V ! R che verifica le condizioni

kuk 0 (1.1)
kuk = 0 se e solo se u = 0 (1.2)
k uk = | | kuk (1.3)
ku + vk kuk + kvk (disuguaglianza triangolare) (1.4)

comunque scelti u, v 2 V e comunque scelto 2 R.


Esempio 1.1. Dato 1 p < 1, la funzione kk : Rn ! R definita da
1/p
kxkp = |x1 |p + + |xn |p per ogni x 2 Rn

una norma e si dice norma p. L


Esempio 1.2. La funzione kk : Rn ! R definita da

kxk1 = max |x1 | , . . . , |xn | per ogni x 2 Rn

una norma e si dice norma infinito. L

3
4 Spazi di Banach e di Hilbert

Definizione 1.2. Uno spazio vettoriale V su cui definita una norma si dice
spazio normato.
Definizione 1.3. Si consideri la funzione
d: V V ! R
(u, v) 7! ku vk
che associa a una coppia di elementi di V il numero reale ku vk detto distanza;
la funzione d si chiama metrica indotta dalla norma kk su V .
Definizione 1.4. Uno spazio vettoriale dotato di una metrica si dice spazio me-
trico.
Nota 1.1. Ogni spazio normato anche uno spazio metrico rispetto alla metrica
indotta dalla norma kk, ossia rispetto alla distanza
d(u, v) = ku vk per ogni v 2 V.
+ [?, p. 366] I concetti di intorno di un punto, di punto interno, esterno, fron-
tiera e tutti gli altri per uno spazio euclideo si trasferiscono a uno spazio nor-
mato semplicemente sostituendo il modulo dei vettori con la norma e le distanza
euclidea con la distanza indotta dalla norma.
Definizione 1.5. Due norme kk e k|k| definite in uno spazio vettoriale V si
dicono equivalenti se esistono due costanti positive c1 e c2 tali che
c1 kvk k|vk| c2 kvk
per ogni v 2 V .
Proposizione 1.1. Dato lo spazio vettoriale X, ogni norma kk : X ! R una
funzione continua in X.
Dimostrazione. Vogliamo dimostrare che per ogni " > 0 esiste > 0 tale che
per ogni x con kx x0 k < risulta |kxk kx0 k| < " o, equivalentemente,
kx0 k " < kxk < kx0 k + ". (1.5)
Se si sceglie in particolare = " si ha
kxk = kx x0 + x0 k kx x0 k + kx0 k < + kx0 k = kx0 k + "
dimostrando cos la disuguaglianza destra di (1.5); allo stesso modo si ricava
kx0 k " = kx0 x + xk " kx0 xk + kxk " < " + kxk "
provando in tal modo la sussistenza della disuguaglianza sinistra di (1.5) e otte-
nendo pertanto la tesi.
1.2 Spazi di Banach 5

1.2 Spazi di Banach


Definizione 1.6. Sia V uno spazio normato. Una successione {un } di elementi
di V si dice successione di Cauchy se per ogni " > 0 esiste n 2 N tale che per
ogni m, n n si ha kun um k ", cio
lim kun um k = 0.
m,n!1

Definizione 1.7. Una successione {un } a valori nello spazio normato V si dice
convergente a un elemento u di V se
lim kun uk = 0.
n!1

Definizione 1.8. Uno spazio metrico V si dice completo se ogni successione di


Cauchy in V converge a un elemento di V .
Definizione 1.9. Uno spazio vettoriale V dotato di una norma si dice spazio
di Banach se completo rispetto alla metrica indotta dalla norma, cio se ogni
successione di Cauchy in V risulta convergente.
+ In uno spazio di Banach i concetti di successione convergente e di successione
di Cauchy coincidono.
Esempio 1.3. Linsieme R con la norma del valore assoluto uno spazio di
Banach. L
Esempio 1.4. Linsieme Rn con la norma euclidea uno spazio di Banach. L

1.3 Operatori lineari


Definizione 1.10. Dati due spazi vettoriali X e Y , una funzione f : X ! Y si
dice unoperatore lineare se
f ( x + y) = f (x) + f (y)
per ogni x, y 2 X e per ogni , 2 R.
Esempio 1.5. Tutti e soli gli operatori lineari che operano da R5 in R3 sono le
trasformazioni lineari
T : (x1 , x2 , x3 ) ! (y1 , y2 , y3 , y4 , y5 )
rappresentati da una matrice A 2 M(R)5,3 (5 righe e 3 colonne). L
Se un operatore lineare definito fra due spazi normati di dimensione finita, tale
operatore sempre continuo; se invece si ha a che fare con spazi di dimensione
infinita, allora la continuit andr volta per volta verificata.
6 Spazi di Banach e di Hilbert

1.4 Sottospazi normati


Premettiamo che in uno spazio normato le nozioni di punto, punto interno, punto
di frontiera, punto esterno, parte interna, frontiera, chiusura, insieme aperto o
chiuso o limitato, limite di successsione, somma di una serie e funzione continua
a valori in un altro spazio normato sono analoghe a quelle degli spazi euclidei;
sufficiente, infatti, sostituire i moduli dei vettori e le distanze considerate con le
norme e con le distanze indotte.
Definizione 1.11. Dato uno spazio normato X, un sottoinsieme Z di X tale che
per ogni x, y 2 Z e per ogni , 2 R si ha x + y 2 Z si dice sottospazio di
X.
Definizione 1.12. Sia V uno spazio normato. Un sottoinsieme C di V chiuso
quando ogni punto x 2 Rn \C ha un intorno disgiunto da C.
La definizione 1.12 si basa su quella esposta in [?, p. 115]; in tale definizione
lintorno va, quindi, considerato come intorno rispetto alla metrica indotta dalla
norma e quindi si parla di sottoinsieme chiuso rispetto alla metrica indotta dalla
norma.
Definizione 1.13. [?, p. 443] Un sottoinsieme S di dimensione infinita di uno
spazio vettoriale V di dimensione infinita indipendente se indipendente ogni
suo sottoinsieme non vuoto finito.
Definizione 1.14. [?, p. 444] Un sottoinsieme S di dimensione infinita di uno
spazio vettoriale V di dimensione infinita genera V se ogni elemento di V pu
essere scritto come combinazione lineare finita di elementi di S.
Definizione 1.15. Dato uno spazio vettoriale V , il sottospazio generato da un
sottoinsieme S di V il sottospazio che, visto come spazio vettoriale, ha S
come sistema di generatori e coincide con linsieme delle combinazioni lineari
di elementi di S.
Definizione 1.16. Dato S sottoinsieme di uno spazio normato V , con i simboli

span S e span S

si indicano il sottospazio generato da S e la chiusura di span S (ricordiamo che


la chiusura di un sottoinsieme A di uno spazio euclideo V linsieme dei punti
di V che non sono esterni ad A, dove per punto esterno intendiamo un punto x
per il quale esiste un intorno di x disgiunto da A).
Definizione 1.17. Un sottoinsieme S di uno spazio normato V si dice denso
quando la sua chiusura V .
1.4 Sottospazi normati 7

Ricordiamo adesso la caratterizzazione di un sottoinsieme chiuso di uno spazio


normato [?, p. 366].

Proposizione 1.2. Sia V uno spazio normato. Un sottoinsieme C di V chiuso


se e solo se gode della propriet seguente: se {vn } una successione di punti di
C convergente in V , allora anche il limite di {vn } appartiene a C.

I sottospazi di spazi normati a dimensione finita sono sempre chiusi, mentre ci


non vale per spazi di dimensione infinita.

Proposizione 1.3. Sia dato uno spazio di Banach X e sia Z un suo sottospazio
chiuso; allora Z uno spazio di Banach.

Dimostrazione. Lipotesi implica lesistenza di una successione di Cauchy {xn }


a elementi in Z tale che esiste n 2 N tale che per ogni m, n n si ha

lim kxn xm k = 0.
n!1

Una successione di Cauchy {xn } in uno spazio di Banach X anche convergente


per n ! 1 ad un elemento x 2 X; essendo Z un sottospazio chiuso, si ha che
x 2 Z a norma della Proposizione 1.2 e

lim kxn xk = 0
n!1

cio xn tende a x elemento di Z.

Proposizione 1.4. Tutte le norme in Rn sono equivalenti.

Dimostrazione. solo unidea della dimostrazione: per provare la tesi, basta


dimostrare che qualsiasi norma kk definita su Rn equivalente alla norma kk1 ,
per esempio. Una delle diseguaglianze

n
X
kxk |xi | kei k max{kei k , i = 1, . . . , n} kxk1
i=1
per ogni x = (x1 , . . . , xn ) 2 Rn ,

dove ei denota il vettore con i-esima componente uguale a 1 e le altre uguali a


0, si ottiene facilmente. Laltra disuguaglianza pu essere provata per contraddi-
zione, sviluppando un ragionamento pi laborioso.
8 Spazi di Banach e di Hilbert

1.5 Esempi di spazi normati a dimensione infinita


1.5.1 Le funzioni continue su un compatto
Dato un sottoinsieme K compatto di Rn , un esempio di spazio vettoriale a di-
mensione infinita linsieme C 0 (K) delle funzioni continue f : K ! R. Se si
considera ad esempio K = [0, 1] R, si possono introdurre le norme
Z 1
kf k1 = |f (x)| dx e kf k1 = max |f (x)| .
0 x2[0,1]

Ci chiediamo se tali norme sono equivalenti; per rispondere a tale quesito, dob-
biamo determinare se esistono due costanti c1 , c2 > 0 tali che

c1 kf k1 kf k1 c2 kf k1 . (1.6)

Si osserva immediatamente che


Z 1
kf k1 = |f (x)| dx kf k1
0

quindi per c1 = 1 la disuguaglianza sinistra in (1.6) verificata. Per verificare la


disuguaglianza destra consideriamo la successione di funzioni
(
1 nx se 0 x 1/n
fn (x) =
0 se 1/n x 1

per la quale risulta

1
kf k1 = 1 per ogni n e kf k1 = ;
2n
poich non esiste c2 > 0 tale che per ogni n
c2
1
2n
le norme non sono equivalenti.
Ci chiediamo ora se linsieme C 0 ([0, 1]) uno spazio di Banach rispetto alla
norma infinito, cio se per ogni " > 0 esiste n 2 N tale che per ogni n, m n si
ha kfn fm k1 ", cio

sup |fn (x) fm (x)| ".


x2[0,1]
1.5 Esempi di spazi normati a dimensione infinita 9

Per x fissato, la successione fn (x) una successione di Cauchy in R, quindi


ammette limite per n ! 1 (che indichiamo con f ); fissando n e passando al
limite per m ! 1 si ottiene

|fn (x) f (x)| "

quindi per ogni " > 0 esiste n 2 N tale che per ogni n n si ha

|fn (x) f (x)| " per ogni x 2 [0, 1]

cio la convergenza uniforme di fn a f . Quanto scritto implica la conseguenza


che f continua, pertanto f 2 C 0 [0, 1]; questo dimostra che C 0 ([0, 1]) uno
spazio di Banach rispetto alla norma infinito.
Lo spazio C 0 ([0, 1]) non di Banach rispetto alla norma kk1 . Definendo infatti
la successione {fn } come
(
1 nx se 0 x 1/n
fn (x) =
0 se 1/n x 1

si ottiene (fissato n > m) che


Z 1
m,n!1
|fn (x) fm (x)| dx ! 0;
0

la successione {fn } di Cauchy, per tende a una funzione discontinua, quindi


lo spazio C 0 ([0, 1]) non uno spazio di Banach rispetto alla norma kk1 [?, p. 68].
+ Se uno spazio normato X ha due norme equivalenti, allora lo spazio
completo rispetto a una norma se e solo se completo rispetto allaltra.
+ Se uno spazio normato X completo rispetto a due norme diverse non
detto che le due norme siano equivalenti.

Esempio 1.6. Consideriamo lo spazio normato C 0 (K), kk1 , con K compatto


di R. Seguono alcuni esempi di sottospazi di C 0 (K), kk1 .

le funzioni costanti;

linsieme

S = {f 2 C 0 ([0, 1]) tale che f (x) = a1 + a2 sin x + a3 ex , ai 2 R}

un sottospazio chiuso di C 0 (K), kk1 di dimensione 3;


10 Spazi di Banach e di Hilbert

U = f 2 C 0 ([0, 1]) tale che f un polinomio un sottospazio di

C 0 (K), kk1

ma non chiuso, dato che


n
X xk
pn (x) = 2U
k=0
k!
pn (x) ! ex
n!1

per ex 2
/ U. L

Vediamo ora esempi di operatori lineari T : C 0 ([0, 1]) ! C([1, 3]):

operatore identicamente nullo;

f (x) ! e x f (1 + 2x);

fissata una funzione


g(t), t 2 [1, 3],
ad esempio continua, loperatore
Z x
T : f (x) ! g(t)f (1 + 2t)dt, x 2 [0, 1],
1

ancora lineare.

Si dimostra che lo spazio C 1 ([0, 1]) con la norma infinito non completo (in [?,
p. 69] dimostrato per un generico spazio C 1 ([a, b])).

Esempio 1.7. Non invece lineare loperatore T : C 0 ([0, 1]) ! C 0 ([0, 1]) defi-
nito da Z x
T (f )(x) = f (t)dt + 3.
0

1.5.2 Funzioni integrabili su un sottoinsieme misurabile


Sia dato uno spazio di misura (A, E, m) e sia B A. Consideriamo linsieme

X = {f : B ! R integrabili su B}.
1.5 Esempi di spazi normati a dimensione infinita 11

Definiamo la funzione
kk1 : X ! R
Z
f 7! kf k1 = |f (x)| dm
B

e verifichiamo che si tratta di una norma: si ha


R
1. B |f (x)| dm 0 per ogni f ;
R R
2. B |f (x)| dm = 0 se e solo se f = 0, infatti se B |f (x)| dm = 0 si ha
f = 0 m-q.o. e se si prende come elemento dello spazio X non la singola
funzione f , ma la classe di tutte le funzioni g : B ! R integrabili tali
che g = f m-q.o. allora tale propriet della norma sussiste, mentre il
viceversa ovvio;
R R
3. B | f (x)| dm = | | B |f (x)| dm;
4.
Z Z
|f (x) + g(x)| dm |f (x)| + |g(x)| dm
B ZB Z
= |f (x)| dm + |g(x)| dm.
B B

Lo spazio vettoriale X, costituito dalle classi di funzioni integrabii e tra loro


uguali quasi ovunque, dotato della norma
Z
kf k1 = |f (x)| dm
B

si indica con L1 (B). L1 (B) risulta essere uno spazio di Banach; considerata in-
fatti una successione di Cauchy {fn } di elementi di L1 (B), cio una successione
per la quale per ogni n, m n si ha
kfn fm k1 ! 0,
n,m!1

ossia Z
|fn (x) fm (x)| dm ! 0,
B n,m!1

esiste f integrabile su B tale che


Z
|fn (x) f (x)| dm ! 0;
B n!1

quindi la successione kfn f k1 tende a 0 per n ! 1; si cos dimostrato che


L1 (B) uno spazio normato e completo, cio uno spazio di Banach.
12 Spazi di Banach e di Hilbert

1.6 Spazi di Hilbert


Definizione 1.18. Sia X uno spazio vettoriale reale e

( , ): X X ! R

unapplicazione (detta prodotto scalare) verificante le condizioni seguenti:


1. (x, x) 0 per ogni x 2 X,
2. (x, x) = 0 se e solo se x = 0,
3. (x, y) = (y, x) per ogni x, y 2 X
4. ( x + y, z) = (x, z) + (y, z) per ogni x, y, z 2 X e per ogni , 2 R.
La coppia X, ( , ) si dice spazio prehilbertiano reale.
In uno spazio prehilbertiano X risulta definita in modo naturale per ogni x 2 X
la norma p
kxk = (x, x). (1.7)
Disuguaglianza di CauchySchwarz. Per ogni x, y 2 X con X spazio prehil-
bertiano reale, si ha
|(x, y)| kxk kyk .
Dimostrazione. Dalle propriet del prodotto scalare si deduce che

0 kx + yk2 = (x + y, x + y) = (x, x) + (x, y) + (y, x) + (y, y)


= kxk2 + 2(x, y) + kyk2

quindi
0 kx + yk2 kxk2 + 2(x, y) + kyk2 (1.8)
e che
0 kx yk2 = kxk2 2(x, y) + kyk2 . (1.9)
Da entrambe le disuguaglianze si ottiene

2 |(x, y)| kxk2 + kyk2 e 2 |(x, y)| kxk2 + kyk2

ossia
2 |(x, y)| kxk2 + kyk2 per ogni x, y 2 X.
Se x, y sono versori, cio vettori di norma unitaria, si ottiene

2 |(x, y)| 1 + 1 = 2
1.6 Spazi di Hilbert 13

o, che lo stesso,
|(x, y)| 1 = kxk kyk (1.10)
quindi la disuguaglianza di CauchySchwarz valida per i versori; ancora pi
semplicemente si dimostra che valida se x = 0 oppure y = 0.
Consideriamo adesso x, y 2 X \ {0} non necessariamente versori e definiamo
x y
z= e w= .
kxk kyk

I vettori z e w cos definiti sono versori, quindi per la (1.10)

|(z, w)| 1

cio !
x y
, 1.
kxk kyk
Dalla bilinearit del prodotto scalare si ricava che
1 1
|(x, y)| 1
kxk kyk

quindi
|(x, y)| kxk kyk .

Relazione del parallelogramma. Per ogni x, y 2 X con X spazio prehilber-


tiano reale, si ha

kx + yk2 + kx yk2 = 2 kxk2 + kyk2 .

Dimostrazione. Si ottiene dalla somma delle equazioni (1.8) e (1.9).

Proposizione 1.5. Per ogni x, y 2 X con X spazio prehilbertiano reale, si ha


1
(x, y) = kx + yk2 + kx 2
yk .
4
Dimostrazione. Si ottiene dalla differenza delle equazioni in (1.8) e (1.9).

Mostriamop infine che la funzione definita in (1.7) una norma; si osserva facil-
mente che (x, x) 0 per ogni x 2 X e che kxk = 0 se e solo se x = 0 2 X.
Inoltre per ogni x 2 X
p p p
k xk = ( x, x) = 2 (x, x) = | | (x, x) = | | kxk
14 Spazi di Banach e di Hilbert

e infine, presi comunque x, y 2 X, vale la disuguaglianza triangolare


0 kx + yk2 = kxk2 + 2(x, y) + kyk2
2
kxk2 + 2 kxk kyk + kyk2 = kxk + kyk
quindi
2
kx + yk2 kxk + kyk ;
da ci segue che
kx + yk kxk + kyk
ed cos dimostrato che la funzione in (1.7) una norma.
Definizione 1.19. Uno spazio prehilbertiano completo rispetto alla norma indot-
ta dal prodotto scalare si dice spazio di Hilbert.
Esempio 1.8. Lo spazio vettoriale Rn , dotato del prodotto scalare
n
X
(x, y) = xi yi
i=1

e della norma indotta p


kxk = (x, x)
uno spazio di Hilbert. L

1.7 Spazi Lp
Consideriamo in questo paragrafo e nei sottoparagrafi uno spazio di misura
(A, E, m) e B A. Se 1 < p < 1 si definisce linsieme
Lp (B) = {classi di f : B ! R misurabili , uguali tra loro q.o.
e tali che |f |p integrabile}
e su esso si introduce la norma
Z !1/p
kf kp = |f |p dm .
B

Se p = 1 si definisce linsieme delle funzioni essenzialmente limitate


L1 (B) = {classi di f : B ! R misurabili, uguali tra loro q.o.
e tali che esiste c 0 tale che |f (x)| c q.o. in B}
con norma
kf k1 = inf{c 0 : |f (x)| c q.o. in B}.
1.7 Spazi Lp 15

1.7.1 Disuguaglianze notevoli


Definizione 1.20. Due numeri p, q 2 [1, 1] si dicono esponenti coniugati se

1 1
+ =1
p q

con lintesa che q = 1 se p = 1.

Disuguaglianza di Young. Siano a, b 2 R, a, b > 0, 1 < p < 1, con p, q


esponenti coniugati; allora
ap b q
ab + .
p q
Dimostrazione. Si pu scrivere
!
p q
1 1 a b
ln(ab) = ln a + ln b = ln ap + ln bq ln + ;
p q p q

questultima disuguaglianza sussiste grazie alla propriet di concavit della fun-


zione logaritmo, secondo la quale se A, B > 0 e # 2 (0, 1) si ha

ln #A + (1 #)B # ln A + (1 #) ln B.

Si deduce allora che


ap b q
ab + .
p q

Disuguaglianza di Hlder. Siano p e q due esponenti coniugati e siano f 2


Lp (B), g 2 Lq (B); allora la funzione f g appartiene a L1 (B) e inoltre

kf gk1 kf kp kgkq .

Dimostrazione. Se f g = 0 quasi ovunque la disuguaglianza immediatamente


dimostrata. Il caso limite per p = 1 e q = 1; si ha

|f (x)g(x)| |f (x)| kgk1 per q.o. x 2 B,

con |f g| integrabile perch maggiorata da unaltra funzione integrabile, pertanto


si pu scrivere
Z Z
|f (x)g(x)| dm = kf gk1 kgk1 |f (x)| dm = kgk1 kf k1
B B
16 Spazi di Banach e di Hilbert

e cos si dimostrato il caso limite. Se, infine, consideriamo il caso 1 < p < 1,
dalla disuguaglianza di Young si ha che
1 1
|f (x)g(x)| |f (x)|p + |g(x)|q per q.o. x 2 B.
p q
Integrando ambo i membri si ottiene
kf kpp kgkqq
kf gk1 +
p q
e per ogni t > 0 si pu scrivere
!
g tp 1
tf kf kpp + q kgkqq .
t p qt
1

Definiamo ora la funzione


tp 1
'(t) = kf kpp + q kgkqq (t > 0)
p qt
e determiniamo i valori che la minimizzano, calcolando a tal fine

'0 (t) = tp 1
kf kpp t q 1
kgkqq ;

si trova come zero di '0 (t) il valore

kgk1/p
q
t = ;
kf k1/q
p

che, sostituito nellespressione di ', fa ottenere dopo semplici (anche se un po


lunghi) calcoli il risultato

' t = kf kp kgkq .

Riguardo allo spazio L1 (B) dotato della norma

kf k1 = inf{c > 0 | |f (x)| c per q.o. x 2 B}

si pu affermare che:
kf k1 in realt un minimo dellinsieme cui si riferisce;
kf k1 una norma;
vale la disuguaglianza triangolare.
1.7 Spazi Lp 17

Linsieme L1 (B) pertanto uno spazio normato.


Scriviamo ora la disuguaglianza triangolare in termini di norma kkp .
Disuguaglianza di Minkowski. Sia p 2 (1, +1) e siano f, g 2 Lp (B); allora
f + g 2 Lp (B) e inoltre
kf + gkp kf kp + kgkp .
Dimostrazione. Consideriamo la relazione
p
|(f + g)(x)|p |f (x)| + |g(x)| 2p |f (x)|p + 2p |g(x)|p (1.11)

che implica che la funzione |(f + g)(x)|p integrabile perch maggiorata dalla
somma di funzioni integrabili. Poi integriamo, riscrivendo quindi la prima parte
della (1.11) come
Z Z
p
|f + g| dm |f + g|p 1 |f (x)| + |g(x)| dm.
B B

Se q lesponente coniugato di p, la funzione |f + g|p 1


appartiene a Lq (B);
infatti in tal caso si ha
1 q
|f + g|p = |f + g|pq q
= |f + g|p
che, come abbiamo visto, integrabile. Si ottiene dunque
Z Z
p p
kf + gkp = |f + g| dm |f + g|p 1 |f | + |g| dm
ZB B Z
p 1
|f + g| |f | dm + |f + g|p 1 |g| dm
B B
p 1
|f + g| q
kf kp + |f + g|p 1
q
kgkp
= kf + gkpp 1
kf kp + kgkp
e pertanto
kf + gkp kf kp + kf kp .
A questo punto si verifica agevolmente che lapplicazione da Lp (B) in R
Z !1/p
kf kp = |f |p dm ;
B

una norma.
+ Non si considerano gli spazi Lp per 0 < p < 1 perch in tal caso gli insiemi
del piano del tipo {kxkp r}, r > 0, non sono convessi, quindi non vale la
disuguaglianza triangolare se p < 1.
18 Spazi di Banach e di Hilbert

Teorema 1.1. Sia (A, E, m) uno spazio di misura, B un sottoinsieme misurabile


di A e p 2 [1, 1]; allora linsieme Lp (B) uno spazio di Banach. In particolare
L2 (B) uno spazio di Hilbert con prodotto scalare
Z
(f, g) = f (x)g(x)dm f, g 2 L2 (B).
B

Dimostrazione. Consideriamo 1 p < 1 e sia {fn } una successione di Cauchy


a elementi in Lp (B), cio per ogni " > 0 esiste n 2 N tale che per ogni n, m n
si ha
kfn fm kp ".
facile controllare che, per provare la tesi, basta trovare una sottosuccessione
{fnk } convergente a una funzione f in Lp (B). Notiamo ora che, se prendiamo
" = 1/2 nella condizione di Cauchy, esister un indice n1 tale che per ogni
n n1
1
kfn fn1 kp .
2
Se poi prendiamo " = 1/2 , esiste n2 (che scegliamo maggiore di n1 ) tale che
2

per ogni n n2
1
kfn fn2 kp 2
2
e cos via fino a considerare " = 1/2 per il quale esiste nk > nk 1 tale che per
k

ogni n nk
1
kfn fnk kp k .
2
Si in tal modo costruita una sottosuccessione {fnk } tale che per ogni k
1
fnk+1 fnk p
.
2k
Vogliamo ora provare che tale sottosuccessione risulta convergente in Lp (B).
Consideriamo per k = 1, . . . , n le funzioni
k
X
gk (x) = fnj+1 (x) fnj (x) ;
j=1

la successione {gk } monotona crescente e inoltre, usando la disuguaglianza


triangolare, si controlla che
k
X Xk
1
kgk kp fnj+1 (x) fnj (x) p
1.
j=1 j=1
2k
1.7 Spazi Lp 19

Se ora si applica il teorema di Beppo Levi, si ricava che gn (x) converge m-q.o.
alla funzione limite
1
X
g(x) = fnj+1 (x) fnj (x) ;
j=1

con g 2 Lp (B); tale funzione di potenza p-esima integrabile. Se poi j > i si


ha

fnj (x) fni (x) fnj (x) fnj 1 (x) + + fni+1 (x) fni (x)
j 1 1
X X
= fnk+1 (x) fnk (x) fnj+1 (x) fni (x)
k=i k=i
g(x) gi 1 (x)

cosicch
fnj (x) fni (x) g(x) gi 1 (x) !0
i!1

cio per q.o. x 2 B la successione fnk (x) di Cauchy, e dunque converge a un


limite che chiameremo f (x). Risulta in tal modo definita (quasi ovunque) una
funzione f su B. Facendo tendere j a infinito si ottiene

|f (x) fni (x)| g(x) gi 1 (x) g(x)

ed elevando a p
|f (x) fni (x)|p |g(x)|p
con la funzione a primo membro che integrabile e, dato che fni 2 Lp (B),
anche f 2 Lp (B). A questo punto, applicando il teorema di Lebesgue della
convergenza dominata, si ottiene
Z
lim |f (x) fni (x)|p = kf fni kpp = 0,
i!1 B

il che conclude la dimostrazione del caso 1 p < 1.


Dimostriamo ora il caso p = 1. Per ogni k 2 N esiste un indice nk tale che per
ogni n, m nk
1
kfn fm k1 ;
k
esiste quindi un insieme trascurabile Ck tale che per ogni n, m nk si ha

1
|fn (x) fm (x)|
k
20 Spazi di Banach e di Hilbert

per ogni x 2 B\Ck . Linsieme


[
C= Ck
k2N

ancora trascurabile; infine, si ha che per ogni k 2 N esiste nk tale che per ogni
n, m nk e per ogni x 2 B\C si ha
1
|fn (x) fm (x)| .
k
La successione {fn } risulta, pertanto, essere una successione di Cauchy in B\C
rispetto alla metrica della convergenza uniforme; esiste allora una funzione f
tale che fn ! f uniformemente in B\C. Estendendo f a tutto B con valore
nullo per gli x 2 C si ottiene la tesi.
La verifica che L2 (B) uno spazio di Hilbert con il prodotto scalare definito
immediata.
Corollario 1.1. Sia {fn } una successione convergente in Lp (B) a una funzione
f ; allora esistono una sottosuccessione {fnk } e una funzione h 2 Lp (B) tali
che
1. fnk ! f quasi ovunque in B;
2. |fnk (x)| h(x) per q.o. x 2 R.
Dimostrazione. Se fn ! f in Lp , allora fn una successione di Cauchy in
Lp (B), quindi esiste una sottosuccessione fnk convergente quasi ovunque a f in
Lp ; per il teorema di Lebesgue esiste una funzione g tale che
f(x) fn (x) g(x);
k

quindi
|fni (x)| f(x) + g(x),
e possiamo porre h = f + g. Dobbiamo infine verificare che f = f ; poich
fnk ! f in Lp (B) per k ! 1, lunicit del limite in Lp (B) assicura che
f = f.
In generale, la convergenza in Lp non implica la convergenza q.o.; va per os-
servato che se una successione di funzioni fn tende a f in L1 , allora al tendere
di n a 1 si ha anche fn ! f q.o.
+ La norma p indotta dal prodotto scalare se e solo se p = 2; inoltre Lp (B)
uno spazio di Hilbert se e solo se p = 2, perch solo in tal caso vale la regola del
parallelogramma. Si ha, infatti, che luguaglianza

ku + vk2p + ku vk2p = 2 kuk2p + kvk2p , u, v 2 Lp (B),
sussiste solo se p = 2.
1.8 Spazi di successioni 21

1.7.2 Inclusioni fra spazi Lp


Ci poniamo ora la seguente domanda: dato B sottoinsieme di uno spazio di mi-
sura (A, E, m), linsieme Lp (B) incluso in Lq (B) per qualche q? In particolare,
se B = R, si ha L1 (R) L1 (R), cio per ogni f 2 L1 (R) si ha f 2 L1 (R)?
La risposta negativa; basta considerare f funzione costantemente uguale a 1.
Viceversa, vale L1 (R) L1 (R)? La risposta ancora negativa; se infatti si
considera la funzione
(
1/ |x|1/2 se |x| 1
f (x) =
0 se |x| > 1
si verifica che f 2 L1 (R) ma f 2/ L1 (R).
Se B = (1, +1) si ha L2 (B) L1 (B)? Anche in questo caso la risposta
negativa, basta considerare la funzione f (x) = 1/x. Invece, nel caso di un
insieme B di misura finita si ha il seguente risultato.
Proposizione 1.6. Sia (A, E, m) uno spazio di misura e B A, B misurabile.
Se m(B) < 1, si ha
Lp (B) Lq (B)
per ogni 1 p q 1.

1.8 Spazi di successioni


Se p 2 [1, +1) si definisce linsieme
( 1
)
X
`p = x = (xn ) R : |xn |p < +1
n=1

mentre se p = +1 si definisce linsieme



1
` = x = (xn ) R : sup |xn | < +1 .
n2N

Si verifica che `p e `1 sono spazi vettoriali (con le operazioni di somma di suc-


cessioni e prodotto di un numero reale per una successione) e hanno dimensione
infinita (perch i punti di `p hanno infinite componenti). Introducendo le norme
1
!1/p
X
kxkp = |xn |p ,
n=1
kxk1 = sup |xn | ,
n2N

si dimostra che gli spazi predetti sono spazi di Banach.


22 Spazi di Banach e di Hilbert

Esercizio 1.1. Lo spazio `p non uno spazio di Hilbert se p 6= 2.

Svolgimento. Considerati x = (1, 0, 0, . . . , 0, . . . ) e y = (0, 1, 0, . . . , 0, . . . )


appartenenti a `p , si ha

x + y = (1, 1, 0, . . . , 0, . . . ),
x y = (1, 1, 0, . . . , 0, . . . ).

Quindi, se p 6= 1 risulta

kxkp = 1, kykp = 1,
kx + ykp = 21/p , kx ykp = 21/p .

La regola del parallelogramma



kx + yk2p + kx yk2p = 2 kxk2p + kyk2p

esplicitando d
22/p + 22/p = 2 22/p = 2(1 + 1)
che vale se e solo se p = 2. Se p = 1 si ha

kxkp = 1, kykp = 1,
kx + ykp = 1, kx ykp = 1.

Quindi la regola del parallelogramma d 2 6= 2(1 + 1).

1.8.1 Inclusioni fra spazi `p


Se p q, si ha `p `q ; presa infatti una successione x = (xn ) 2 `p , si ha
|xn | ! 0 per n ! 1, dato che una successione non divergente ha il termine
generale che tende a 0. Per le propriet delle potenze (tenuto conto che al limite
si vicini a 0) si ha definitivamente

|xn |q |xn |p ,

quindi `p `q .
Un controesempio la successione
!
1 1
x= 1, , . . . , , . . .
2 n

appartenente a `2 ma non a `1 .
1.9 Operatori lineari continui e limitati 23

1.9 Operatori lineari continui e limitati


Definizione 1.21. Dati due spazi normati X e Y , un operatore T : X ! Y si
dice limitato se esiste una costante L 0 tale che per ogni x 2 X si ha
kT xkY LkxkX .
Esempio 1.9. Sia T (x) = mx con m fissato in R; per ogni x 2 R si ha
|T (x)| |m| |x|
quindi loperatore T limitato. L
Non va confuso il concetto di operatore limitato con quello di funzione limitata;
un operatore limitato una funzione linearmente limitata.
Esempio 1.10. La funzione f (x) = sin x una funzione limitata ed un opera-
tore limitato, ma non un operatore lineare. L
Esempio 1.11. La funzione f (x) = x/ |x| se x 6= 0, f (x) = 0 se x = 0,
una funzione limitata ma non un operatore limitato (basta prendere valori di x
vicini a 0 per rendersi conto). L
Teorema 1.2. Un operatore lineare T : X ! Y continuo se e solo se
limitato.
Dimostrazione. facile controllare che linearit e limitatezza implicano la con-
tinuit delloperatore. Dimostriamo che se T continuo anche limitato, con-
siderando in particolare il punto {0} (il che non fa perdere di generalit, dato
che se un operatore continuo continuo anche in {0}). Per definizione, se T
continuo in {0} si ha che per ogni " > 0 esiste > 0 tale che per ogni x 2 X
con kxkX si ha
kT (x)kX ". (1.12)
Preso z arbitrario in X\{0} si osserva che lelemento x = z/ kzk verifica
luguaglianza
z
kxkX = = ,
kzk X
per cui applicando la (1.12) abbiamo
!
z
kT (x)kX = T = kT (z)kY "
kzk kzk X
X

quindi
"
kT (z)kY kzkX
24 Spazi di Banach e di Hilbert

disuguaglianza che vale sia per z 6= 0 che per z = 0; prendendo dunque L = "/
si ottiene la tesi.
Per indicare la famiglia degli operatori lineari limitati da X a Y si usa il simbolo
L(X, Y ); linsieme L(X, Y ) uno spazio vettoriale. Si pu dotare della norma
( )
kT xkY
kT k = sup , x 2 X\{0}
kxkX

e poich tale estremo superiore esiste finito ed minore o uguale di ogni costante
di limitatezza si ha

kT k = inf{L 0 : kT xkY L kxkX per ogni x 2 X}.

Lelemento nullo dello spazio loperatore nullo, ossia quello che a ogni ele-
mento di X associa lo zero di Y .
Teorema 1.3. Se Y uno spazio di Banach, lo spazio L(X, Y ) uno spazio di
Banach.
Dimostrazione. Si abbia una successione di Cauchy {Tn } a valori in L(X, Y );
questo significa che per ogni " > 0 esiste n 2 N tale che per ogni n, m n si
ha
k(Tn Tm )(x)kY
kTn Tm kL(X,Y ) = sup ".
x2X kxkX
x6=0

Fissato x 2 X, x 6= 0, quanto scritto significa

k(Tn Tm )(x)kY " kxkX

cio che la successione Tn (x) una successione di Cauchy a valori in Y .


Essendo per ipotesi Y uno spazio di Banach (e quindi anche completo), la
successione Tn (x) converge a un elemento di Y che indichiamo con T (x); in
questo modo si costruito loperatore T che a x 2 X\{0} associa il limite per
n ! 1 di Tn (x) in Y , ponendo inoltre, T (0X ) = (0Y ).
Loperatore T appena costruito lineare, infatti

T (x + y) = lim Tn (x + y) = lim Tn x + lim Tn y = T x + T y


n!1 n!1 n!1

ed limitato, dato che esiste n tale che per ogni n, m n si pu scrivere

kTn T n k 1

quindi per ogni n n


kTn k 1 + kTn k .
1.9 Operatori lineari continui e limitati 25

Da quanto scritto si deduce


kTn k max kT1 k , . . . , kTn 1 k , 1 + kTn k
ossia
kT xkY = lim kTn xkY sup kTn k kxk c kxk .
n!1 n2N

Tornando a kTn Tm kL(X;Y ) si ha, passando al limite per m ! 1, che per ogni
x 2 X\{0}
k(Tn T )(x)kY
"
kxkX
quindi per ogni x 2 X\{0} risulta
k(Tn T )(x)kY
kTn T kY = sup "
kxkX
cio lo spazio L(X; Y ) di Banach.
Un caso particolare di operatori lineari quello dei funzionali lineari e continui,
ovvero delle applicazioni L : X ! R con X spazio normato.
Definizione 1.22. Lo spazio L(X, R) si dice spazio duale dello spazio normato
X e viene indicato con X 0 o con X ; i suoi elementi sono i funzionali lineari e
continui da X a R.
Seguono alcuni esempi di funzionali lineari.
Esempio 1.12. Sia H uno spazio di Hilbert e fissiamo u 2 H, considerando
loperatore
L: H ! R
v 7! (u, v)
L un operatore lineare perch definito come prodotto scalare; altres conti-
nuo perch limitato.
Un caso particolare si ha se H = `2 . Fissato
!
1 1
u = 1, , . . . , , . . .
2 n

consideriamo
L : `2 ! R
1
X 1
v 7! (u, v) = vi .
i=1
i
26 Spazi di Banach e di Hilbert

0
Loperatore L appartiene a `2 = L `2 , R . Ci chiediamo se le norme intro-
dotte in questi spazi coincidono. Si ha

L(x)
kLk(`2 )0 = sup = sup |L(x)| ;
x2`2 kxk`2 x2`2
x6=0 kxk=1

per ogni v 2 `2 risulta

|L(v)| = |(u, v)| kuk`2 kvk`2 .

quindi
kLk(`2 )0 = sup |L(v)| kuk`2 .
v2`2
kvk=1

Se v ha norma 1, allora si ha

|L(v)| kuk`2 ,

quindi
kLk(`2 )0 kuk`2 ;
se si trova un elemento v 2 `2 tale che kvk`2 = 1 e |L(v)| = kuk`2 le norme
coincideranno; in particolare, considerato v = u/ kuk`2 si ottiene

L(v) = kuk`2

e quindi kLk(`2 )0 = kuk`2 . L

Esempio 1.13 (Operatori di shift). Consideriamo loperatore S : `1 ! `1 detto


operatore di shift e definito per ogni x 2 `1 da

S(x) = y

con y successione di `1 di termine generale yn = xn+1 (per ogni n 1); in altri


termini, se x = (x1 , x2 , x3 , . . . ), si ha S(x) = (x2 , x3 , . . . ). Loperatore S
lineare. Per verificare che continuo verifichiamo che limitato, cio che

kS(x)k`1 M kxk`1 ;

tale disuguaglianza verificata banalmente per M = 1, quindi S 2 L(`1 , `1 ).


Verifichiamo ora che, posto

kSk0 = kSkL(`1 ,`1 ) ,


1.9 Operatori lineari continui e limitati 27

si ha
kS(x)`1 k
kSk0 = sup = sup kS(x)k`1
x2`1 kxk`1 x2`1
kxk=1

quindi kSk0 1. Cerchiamo x 2 `1 tale che kS(x)k`1 = 1 e kxk`1 = 1; per

e2 = (0, 1, 0, . . . , 0, . . . )

si ha S(e2 ) = e1 , ke2 k`1 = 1, kS(e2 )k`1 = 1 e se ne ricava che kSk0 = 1. L

Esempio 1.14 (Operatori di Fredholm). Sia k : [0, 1] [0, 1] ! R una funzione


continua e si abbia loperatore

T : C 0 ([0, 1]) ! C 0 ([0, 1]),

detto operatore di Fredholm, definito per ogni u 2 C 0 ([0, 1]) da


Z 1
T (u)(x) = k(t, x)u(t)dt.
0

Si controlla che T un operatore lineare. Introducendo in C 0 ([0, 1]) la norma


infinito definita per ogni u 2 C 0 ([0, 1]) da

kuk1 = sup |u(x)| ,


x2[0,1]

T continuo se e solo se limitato, quindi se e solo se

kT (u)k1 M kuk1

per qualche costante M > 0. Ora si ha


Z 1
kT (u)k1 = sup |T (u)(x)| kuk1 sup |k(t, x)| dt
x2[0,1] x2[0,1] 0

e dunque possiamo prendere


Z 1
M = sup |k(t, x)| dt.
x2[0,1] 0

L
28 Spazi di Banach e di Hilbert

1.9.1 Altri spazi di successioni


Indichiamo con c lo spazio vettoriale delle successioni convergenti, con c0 quello
delle successioni infinitesime e con c00 quello delle successioni definitivamente
nulle, cio quelle successioni x = (xn ) tali che esiste k 2 N tale che per ogni
n k si ha xn = 0. Osserviamo innanzitutto che

c00 c0 c

e che se p 6= 1 si ha
c00 `p c0 c `1 .
Gli insiemi c e c0 sono chiusi in `1 ; presa infatti una successione

xn = xn1 , xn2 , . . . , xnk , . . . 2 c per ogni n

e convergente a x = x1 , x2 , . . . , xk , . . . , si ha per ogni n

lim xnk = an
k!1

e si dimostra che x 2 c con lim xk = lim an . Analogamente si opera per c0 .


k!1 n!1
Linsieme c00 denso in `p , se p 6= 1 e la chiusura di c00 rispetto a kkp `p .
Per ogni x 2 `p esiste (xn ) c00 tale che xn ! x per n ! 1.
Linsieme c00 non chiuso in `1 e la chiusura di c00 in `1 c0 . Infine, linsieme
`1 `1 non chiuso in `1 ; la sua chiusura di fatto ancora c0 .

1.10 Teorema delle proiezioni


Definizione 1.23. Sia H uno spazio di Hilbert. Un sottoinsieme A di H
convesso se per ogni x, y 2 A e per ogni t 2 [0, 1] si ha

tx + (1 t)y 2 A.

Teorema 1.4 (Teorema delle proiezioni). Sia H uno spazio di Hilbert e sia K
H un convesso chiuso non vuoto. Allora per ogni f 2 H esiste un unico u 2 K
tale che
kf uk = min kf vk = d(f, K). (1.13)
v2K

Inoltre u anche lunica soluzione della disuguaglianza variazionale

(f u, v u) 0 per ogni v 2 K. (1.14)

Dimostrazione. La dimostrazione segue il procedimento esposto in [?, p. 127].


Sia {vn } una successione minimizzante di elementi di K, ossia con le propriet
1.10 Teorema delle proiezioni 29

vn 2 K per ogni n 2 N,
kf vn k ! inf kf vk
n!1 v2K

e proviamo innanzitutto che {vn } una successione di Cauchy. Applichiamo la


regola del parallelogramma agli elementi a = f vn e b = f vm scrivendo

k2f (vn + vm )k2 + k vn + vm k2 = 2 kf vn k2 + kf vm k2 ,

quindi dividiamo per 4 ottenendo

k2f v n + v m k2 1 2 1 2 2

+ kv n v m k = kf v n k + kf v m k ,
22 4 2
!2
vn + vm 1 1
f + kvm vn k2 = kf vn k2 + kf vm k2 . (1.15)
2 4 2

Poich il sottoinsieme K di H un convesso e vn , vm sono elementi di K, anche


vn + vm
lelemento appartiene a K (basta scegliere t = 1/2 nella definizione di
2
convesso); posto
d = inf kf vk
v2K

si ha
2
vn + vm
d2 f
2
quindi da (1.15) si ricava che

1 2
1 2 2 2 vn + vm
kvm vn k = kf vn k + kf vm k f
4 2 2
1
kf vn k2 + kf v m k2 d2
2
e allora si conclude facilmente che

kvm v n k2 ! 0,
n,m!1

cio {vn } una successione di Cauchy. Poich H uno spazio di Hilbert, esiste
allora un elemento u 2 H tale che lim vn = u; essendo K chiuso e vn 2 K per
n!1
ogni n, lelemento u appartiene a K, quindi da
lim vn = u,
n!1

kf vn k ! inf kf vk
n!1 v2K
30 Spazi di Banach e di Hilbert

si deduce che kf uk = d e questo prova lesistenza di u che soddisfa (1.13).


Proviamo adesso che u soluzione di (1.13) risolve anche la disuguaglianza va-
riazionale (1.14). Sia v 2 K e definiamo lelemento

w = (1 t)u + tv, t 2 (0, 1],

che appartiene a K perch K convesso; si ha allora

kf uk2 kf wk2 = kf (1 t)u tvk2 = kf u + t(u v)k2


= kf uk2 + t2 ku vk2 2t(f u, v u);

quindi
2(f u, v u) t ku vk2
e se t ! 0 si ha
(f u, v u) 0.
Viceversa, se u risolve (1.14), allora

ku f k2 kv f k2 = 2(f u, v u) ku vk2 0

e dunque

ku f k2 kv f k2 per ogni v 2 K ed f 2 H.

Dimostriamo infine lunicit della soluzione di (1.14). Supponiamo che u1 e u2


siano due elementi di K che verificano la disuguaglianza variazionale (1.14),
cio che

(f u1 , v u1 ) 0 per ogni v 2 K, (1.16)


(f u2 , v u2 ) 0 per ogni v 2 K. (1.17)

Scegliamo v = u2 in (1.16) e v = u1 in (1.17), ricavando

(f u1 , u2 u1 ) 0 per ogni v 2 K,
(f u2 , u1 u2 ) 0 per ogni v 2 K.

Sommando (f u1 , u1 u2 ) 0 e (u2 f, u1 u2 ) 0 si ottiene

(f u1 + u 2 f, u1 u2 ) 0,

quindi

ku1 u 2 k2 0

e ci dimostra che u2 = u1 .
1.11 Proiezioni 31

1.11 Proiezioni
Definizione 1.24. Lelemento u la cui esistenza e unicit garantita dal teorema
1.4 si indica con u = pKf = PK (f ) e si dice proiezione di f su K.
Proposizione 1.7. Nelle stesse ipotesi del teorema delle proiezioni sui conves-
si, se f1 , f2 appartengono allo spazio di Hilbert H e pKf1 , pKf2 sono le rispettive
proiezioni sul convesso chiuso K, allora

kpKf1 pKf2 k kf1 f2 k .

Dimostrazione. Consideriamo

(pKf1 f1 , pKf1 v) 0 per ogni v 2 K (1.18)


(pKf2 f2 , pKf2 v) 0 per ogni v 2 K (1.19)

scegliendo v = pKf2 in (1.18) e v = pKf1 in (1.19). Sommiamo per ottenere

pKf1 f1 pKf2 + f2 , pKf1 pKf2 0

e quindi passando alle norme e per le propriet del prodotto scalare si ha

kpKf1 pKf2 k2 kpKf1 pKf2 k kf1 f2 k ,

da cui semplificando
kpKf1 pKf2 k kf1 f2 k .
+ Loperatore di proiezione PK : H ! K lipschitziano di costante 1, in par-
ticolare continuo; non , in generale, lineare ( lineare nel caso di un sottospazio
K).
+ Fra i sottoinsiemi convessi chiusi non vuoti di H vi sono in particolare i
sottospazi chiusi di H.
Corollario 1.2. Sia H uno spazio di Hilbert e K un sottospazio chiuso di H.
Allora per ogni f 2 H esiste ed unico u 2 K tale che valga (1.13); inoltre
tale u anche lunica soluzione delluguagliarza variazione

(u, w) = (f, w) per ogni w 2 K. (1.20)

Dimostrazione. Dal teorema delle proiezioni si ha

(f u, v u) 0 per ogni v 2 K;

scelto v = u + w con w generico elemento di K, si ottiene

(f u, w) 0.
32 Spazi di Banach e di Hilbert

Scelto ora v = u w si ottiene

(f u, w) 0

quindi (f u, w) 0, cosicch (f u, w) = 0 per ogni w 2 K.


Proposizione 1.8. Se K un sottospazio chiuso di H, loperatore PK lineare.
Dimostrazione. Si pu scrivere

PK (f + g), w = (f + g, w) = (f, w) + (g, w)


= PK (f ), w + PK (g), w = PK (f ) + PK (g), w

per ogni w 2 K. Una propriet del prodotto scalare ci permette di affermare che
se u, v 2 K e
(u, w) = (v, w) per ogni w 2 K,
allora u = v; si ha infatti che

(u, w) = (v, w)

implica (u v, w) = 0 per ogni w 2 K e la tesi si ottiene scegliendo w = u v.


Lapplicazione di tale propriet permette allora di dedurre

PK (f + g) = PK (f ) + PK (g).

+ Se K un sottospazio chiuso di H, loperatore PK appartiene a L(H, H) e


risulta kPK k = 1; infatti da kPK k 1 ricaviamo che

kPK (f1 f2 )k kf1 f2 k

e ci implica
kPK (f )k kf k
per ogni f 2 H; si osserva inoltre che PK (f ) = f per ogni f 2 K, quindi il
valore
kP (f )k
kPK k = sup K =1
f 2H kf k
f 6=0

viene raggiunto da tutte le f 2 K.


+ Loperatore PK un operatore idempotente, ossia PK2 = PK .
Definizione 1.25. Sia H uno spazio di Hilbert e K H non vuoto. Si dice
ortogonale di K linsieme

K ? = {z 2 H tale che (z, w) = 0 per ogni w 2 K}


1.11 Proiezioni 33

Definizione 1.26. Due vettori z, w si dicono ortogonali se (z, w) = 0.


Proposizione 1.9. Linsieme K ? un sottospazio chiuso di H.
Dimostrazione. K ? sicuramente un sottospazio, in base alla linearit del pro-
dotto scalare; se infatti u, v 2 K ? e , 2 R, si ha
(u + v, w) = (u, w) + (u, w) = 0.
Verifichiamo la chiusura, cio che, data una successione {un } a elementi in K ?
convergente a u 2 H, lelemento u appartiene a K ? . Per ogni w 2 K e n 2 N
si ha (un , w) = 0 con
|(un u, w)| kun uk kwk
tendente a zero per n ! 1 perch kun uk tende a zero per n ! 1; se ne
ricava che al tendere di n a infinito
(u, w) = 0
cio u 2 K ? .
Teorema 1.5 (Teorema di decomposizione ortogonale). Sia H uno spazio di
Hilbert e sia K un suo sottospazio chiuso. Allora H = K K ? (cio H
somma diretta di K e K ? ), ossia per ogni u 2 H esistono z 2 K e w 2 K ? tali
che u = z + w e tale decomposizione unica.
Dimostrazione. Sia u 2 H. Poich K chiuso, si pu applicare il Corollario 1.2
al teorema delle proiezioni, quindi lelemento z = PK (u) verifica luguaglianza
(z, x) = (u, x)
per ogni x 2 K; analogamente, lelemento w = u z verifica luguaglianza
(w, x) = (u z, x) = 0
per ogni x 2 K e dunque w 2 K ? .
Per quanto riguarda lunicit, supponiamo che esistano due decomposizioni di u
come
u = z1 + w1 = z2 + w2 ;
allora da z1 + w1 = z2 + w2 si ottiene
z1 z2 = w2 w1
con z1 z2 2 K e w2 w1 2 K ? , quindi appartenenti a K \ K ? = {0}; da
questo si deduce che z1 = z2 e w1 = w2 , pertanto la decomposizione di u
unica.
34 Spazi di Banach e di Hilbert

Esempio 1.15. Dato lo spazio di Hilbert H = R2 e gli spazi

K = {(x1 , 0) | x1 2 R}
K ? = {(0, x2 ) | x2 2 R}

(K chiuso), vale la decomposizione K K ?. L

Esempio 1.16. Si consideri lo spazio `2 e il sottospazio c00 . Quale il sotto-


spazio c00 ? ? Data una successione x = (xn ) 2 `2 , tale successione in c00 ?
se
X1
xn yn = 0
n=1

per ogni y 2 c00 ; in base alla densit di c00 in `2 si ha c00 ? = {0}. L

1.12 Il teorema di rappresentazione di Riesz


Passiamo ora a un teorema che riguarda i funzionali lineari e continui su spa-
zi di Hilbert. Dato uno spazio di Hilbert H, ci si chiede se lo spazio duale
H 0 = L(H, R) ancora uno spazio di Hilbert. Fissato un elemento y 2 H,
lapplicazione x 7! (x, y) che va da H in R lineare (grazie alla linearit del
prodotto scalare) e continua, ossia

k(x, y)k kxk kyk

essendo y fissato in H); si deduce quindi che x 7! (x, y) un funzionale lineare


e continuo, cio un elemento dello spazio duale H 0 .

Teorema 1.6 (Teorema di rappresentazione di Riesz). Sia H uno spazio di Hil-


bert. Allora per ogni L 2 L(H, R) = H 0 esiste ed unico lelemento y 2 H
tale che per ogni x 2 H si ha L(x) = (x, y). Inoltre, vale luguaglianza
kLkH 0 = kykH .

Dimostrazione. Consideriamo linsieme

N = {x 2 H tale che L(x) = 0}

cio il nucleo del funzionale lineare L. Sicuramente N 6= ; perch almeno 0


appartiene a N . N un sottospazio chiuso di H; se infatti xn ! x 2 H e
xn 2 N per ogni n, risulta

L(x) = lim L(xn ) = 0.


n!1
1.12 Il teorema di rappresentazione di Riesz 35

Se N H, L il funzionale nullo, quindi scegliendo y = 0 la tesi del teorema


immediatamente dimostrata. Se invece N H con N non coincidente con
H, esiste un elemento z 6= 0 appartenente a N ? . Cerchiamo ora un elemento y
della forma z, con scalare scelto in modo che sia

L(x) = (x, z) (1.21)

per ogni x 2 H. Riscriviamo (1.21) come

L(x)(z, z)
= (x, z)
kzk2

cio
L(x)(z, z)
(x, z) = 0. (1.22)
kzk2
Come possiamo scegliere ? sufficiente che sia

L(x)
z x2N
kzk2

per ogni x, dato che z 2 N ? ; occorre dunque che


!
L(x)
L z x = 0.
kzk2

Per la linearit di L si ha che


L(x)
L(z) L(x) = 0
kzk2

e dunque
L(z)
= ;
kzk2
un tale soddisfa luguaglianza (1.22) per ogni x; lelemento

L(z)
y= z
kzk2

verifica allora la propriet

L(x) = (x, y) per ogni x 2 H. (1.23)


36 Spazi di Banach e di Hilbert

Dimostriamo ora lunicit; siano per assurdo y1 e y2 verificanti entrambi la


condizione (1.23), cio
L(x) = (x, y1 ) = (x, y2 )
per ogni x 2 H; allora da
(x, y1 ) = (x, y2 )
segue
(x, y1 y2 ) = 0 per ogni x 2 H.
2
Scelto x = y1 y2 si ha ky1 y2 k = 0 e quindi y1 = y2 .
Proviamo infine che kLkH 0 = kykH ; si ha
|L(x)| |(x, y)| kxk kyk
kLkH 0 = sup = sup sup kykH
x2H kxkH x2H kxkH x2H kxk
x6=0 x6=0 x6=0

e
kyk2H = (y, y) = L(y) kLkH 0 kykH ,
quindi
kykH kLkH 0 ;
deduciamo in tal modo che kLkH 0 = kykH , cio la tesi.
Osservazione 1.1. Sia H = `2 . Ogni funzionale L lineare e continuo si rappre-
senta nella forma 1
X
L(x) = xn yn
n=1

con y = (y1 , y2 , . . . ) fissato in `2 .


Osservazione 1.2. Si consideri L2 (B) con B A, B insieme misurabile. Ogni
funzionale L lineare e continuo su L2 (B) si rappresenta nella forma
Z
L(f ) = f (x)g(x)dx
B

con g fissato in L2 (B).


Osservazione 1.3. Il teorema di rappresentazione di Riesz definisce un operatore
R : H 0 ! H con R(L) = y dotato delle seguenti propriet:
R lineare: R 1 L1 + 2 L2 lelemento z che verifica la relazione
(x, z) = 1 L1 + 2 L2 (x) = 1 L1 (x) + 2 L2 (x)
= 1 (x, y1 ) + 2 (x, y2 ) = (x, 1 y1 + 2 y2 )
= x, 1 R(L1 ) + 2 R(L2 ) .
1.12 Il teorema di rappresentazione di Riesz 37

R continuo e in particolare conserva le norme, ossia

kR(L)kH = kLkH 0 ;

R iniettivo perch N (R) costituito dal solo funzionale nullo;

R suriettivo perch, fissato y 2 H, il funzionale x 7! (x, y) un ele-


mento di H 0 , cosicch R un isomorfismo isometrico tra H 0 e H. Questo
si traduce in simboli come

(L1 , L2 )H 0 : = R(L1 ), R(L2 ) H


.

Osservazione 1.4. Sussiste la decomposizione H = N N ? , con dim N ? = 1.


C APITOLO

Serie di Fourier

2.1 Serie di Fourier astratte


Definizione 2.1. Dato uno spazio di Hilbert H, un sistema ortonormale al pi
numerabile di H una famiglia numerabile {xn } di vettori di H tale che
(
0 se n 6= m
(xn , xm ) =
1 se n = m.

+ Un sistema ortonormale non contiene il vettore nullo dello spazio.

Definizione 2.2. Un sistema ortonormale {xn } di uno spazio di Hilbert H si


definisce completo se la condizione

(x, xn ) = 0 per ogni n 2 N

implica necessariamente x = 0.

+ In altre parole, un sistema ortonormale completo se lunico vettore ortogo-


nale a tutti i vettori del sistema il vettore nullo.

Esempio 2.1. Una base ortonormale (e1 , . . . , en ) di Rn un sistema completo.


L

39
40 Serie di Fourier

Esempio 2.2. In `2 (spazio di dimensione infinita) si pu considerare il sistema


ortonormale completo {ej }j2N dove ej la successione
(0, 0, . . . , 0, 1, 0, . . . , 0, . . . )
(lelemento 1 in j-esima posizione) definita da
(
0 se j =
6 k
(ej , ek ) =
1 se j = k.

L
Definizione 2.3. Sia H uno spazio di Hilbert e x 2 H. Dato un sistema ortonor-
male {ej } in H, i numeri reali xi = (x, ej ) al variare di j nellinsieme di indici,
si dicono coefficienti di Fourier dellelemento x rispetto al sistema ortonormale
{ej }.
+ Se il sistema {ej } completo e x 6= 0, allora necessariamente esiste almeno
un coefficiente di Fourier non nullo.
Definizione 2.4. La serie formale
1
X
xj ej
j=1

in H si dice serie di Fourier dellelemento x rispetto al sistema ej .


Si pongono due quesiti: la serie converge in H? Se converge, converge allele-
mento x? La risposta a entrambe le domande affermativa e si giunge ad essa
mediante il teorema di FischerRiesz.

2.2 Il teorema di FischerRiesz


Teorema 2.1 (Teorema di FischerRiesz). Sia H uno spazio di Hilbert e sia
{en } un sistema ortonormale completo di H. Allora lapplicazione : H ! `2
che associa a f 2 H la successione definita da
x1 , x2 , . . .
un isomorfismo isometrico, cio lineare, continua, iniettiva, suriettiva e
conserva le norme, ossia
1
!1/2
X
kxkH = |xj |2 = k(x)k`2 .
j=1
2.2 Il teorema di FischerRiesz 41

+ Il teorema di FischerRiesz continua a valere con `2 sostituito da Rn nel caso


di uno spazio di dimensione finita, fissando una base canonica in H.
Per dimostrare il teorema di FischerRiesz sono necessari alcuni risultati preli-
minari.

Lemma 2.1. Siano H uno spazio di Hilbert ed {en } un sistema ortonormale di


H; sia inoltre x = (xn ) 2 `2 . Allora la serie

1
X
xn e n
n=1

converge in H.

Dimostrazione. sufficiente provare la condizione di Cauchy sulle ridotte della


serie, cio
n m
! 2
X X
xj e j xj e j ! 0;
n,m!1
j=1 j=1 H

se infatti n > m si ha

n 2 n n
!
X X X
xj e j = xj e j , xi e i
j=m+1 H j=m+1 i=m+1
Xn n
X
= xi xj (ej , ei ) = |xi |2 ! 0.
n,m!1
i,j=m+1 i=m+1

Teorema 2.2 (Teorema della migliore approssimazione). Sia H uno spazio di


Hilbert, {'i }i2N un sistema ortonormale di H e f 2 H. Si ha allora che la
successione f: N ! R definita da i 2 N 7! fi appartiene a `2 . Si ha inoltre
che per ogni = (i ) 2 `2

1 2 1 1 2
X X 2 X
0 f fi 'i = kf k2H fi f i ' i . (2.1)
i=1 H i=1 i=1 H
42 Serie di Fourier

Dimostrazione. Dimostriamo in primo luogo che la successione f appartiene a


`2 . Si ha per ogni m 2 N e per ogni = (i ) 2 `2

m 2 m m
!
X X X
f i ' i = f i ' i , f j ' j
i=1 H i=1 j=1
m
X m
X
= kf k2H + i j ('i , 'j ) i (f, 'j )
i,j=1 j=1
X m m
X
= kf k2H + |i |2 2 i fi
i=1 i=1
m
X m
X
2 2
= kf k2H fi + fi + |i |2 2i fi
i=1 i=1
m
X m
X 2
2
= kf k2H fi + i fi 0. (2.2)
i=1 j=1

Se i = fi per ogni i = 1, . . . , m si ha
m
X 2
fi kf k2H ;
i=1

1
X 2
questo significa che la successione delle ridotte di fi monotona e limi-
i=1
tata, quindi tale serie converge. Risulta allora
1
X 2
f = fi
`2
i=1

quindi f = fi appartiene a `2 . Prendendo ora = f nella (2.2) e passando al


limite per m ! 1, si trova luguaglianza in (2.1). Altrimenti, passando al limite
in (2.2) per generico si ha facilmente la seconda disuguaglianza in (2.1).

Segue una conseguenza importante del teorema della migliore approssimazione.

Disuguaglianza di Bessel. Sia H uno spazio di Hilbert e {'i } un sistema orto-


normale di H. Per ogni f 2 H si ha
1
X 2
fi kf k2H .
i=1
2.2 Il teorema di FischerRiesz 43

Dimostrazione. Si applica il teorema della migliore approssimazione.

Teorema 2.3. Sia H uno spazio di Hilbert e {'i } un sistema ortonormale di H.


Le seguenti condizioni sono equivalenti:

1) per ogni f 2 H si ha che


1
X 2 2
kf k2H = fi = f (uguaglianza di Bessel-Parseval);
`2
i=1

2) {'i } un sistema ortonormale completo di H;

3) per ogni f 2 H si ha
1
X
f= fi 'i ;
i=1

4) per ogni f, g 2 H
1
X
f, g H
= f, g `2
= fi gi (identit di Parseval).
i=1

Dimostrazione. Dimostriamo innanzitutto che 1) implica 2). Se fi = 0 per ogni


i, allora f = 0, quindi kf k2`2 = 0 e per luguaglianza di Bessel si ha kf k2H = 0,
pertanto f = 0; dire che fi = 0 per ogni i implica f = 0 significa dire che il
sistema ortonormale completo, quindi si dimostrata la 1).
Dimostriamo che 2) implica 3). Consideriamo
1
X
g= fi 'i 2 H;
i=1

per ogni j 2 N si ha
(g, 'j ) = gj = fj .
Osserviamo che un sistema ortonormale {'i } completo se

(f, 'i ) = fi = 0 per ogni i

implica f = 0, quindi se e solo se date f e g la relazione fi = gi per ogni


i 2 N implica f = g. Poich per ipotesi il sistema completo, si ha f = g e
quindi la tesi
X1
f= fi 'i .
i=1
44 Serie di Fourier

Dimostriamo che 3) implica 4). Per ogni f, g 2 H si ha


1 1
! 1 X 1
X X X
(f, g)H =
f i 'i , gk 'k = fi gk ('i , 'k )
i=1 k=1 H i=1 k=1
1
X
= fi gi = (f, g)`2 .
i=1

Dimostriamo infine che 4) implica 1). Per ogni f, g 2 H si ha per ipotesi


(f, g)H = (f, g)`2 ;
scegliendo g = f si ha
2
kf k2H = f
`2
e questo equivale ad affermare che per ogni f 2 H
1
X 2
kf k2H = fi
i=1

cio la 1).
Segue ora la dimostrazione del Teorema 2.1 (di FischerRiesz).
Dimostrazione. Per comodit di notazione scriviamo (f )i = fi . Proviamo la
suriettivit di ; a tal fine, per ogni 2 `2 cerchiamo un f tale che
(f )i = i per ogni i 2 N.
Scelto 1
X
f= i ' i
i=1
si ha
(f, 'j ) = fj = j
dunque
(f )i = i
per ogni i 2 N, cosicch la suriettivit provata. Per provare liniettivit deve
aversi che, dati f, g 2 H, la relazione (f )i = (g)i per ogni i 2 N implica
f = g; basta ricordare che per ipotesi {'i } un sistema ortonormale completo,
cio fi = gi per ogni i 2 N per ottenere f = g. Infine, lapplicazione conserva
le norme perch vale luguaglianza di Bessel
2
kf k2H = f = k(f )k2`2 .
`2
2.3 Ortonormalizzazione 45

2.3 Ortonormalizzazione
Definizione 2.5. Sia H uno spazio di Hilbert e S un sottoinsieme di H. Si
definisce ( m )
X
span(S) = ak xk : ak 2 R, xk 2 S
k=1

linsieme delle combinazioni lineari finite di elementi di S.

Definizione 2.6. Sia H uno spazio di Hilbert e S un sottoinsieme di H. S si dice


linearmente indipendente se ogni suo sottoinsieme finito costituito da elementi
linearmente indipendenti.

Teorema 2.4 (Teorema di ortonormalizzazione di Schmidt). Sia H uno spazio


di Hilbert e x1 , . . . , xk , . . . una famiglia numerabile di elementi linearmente
indipendenti di H. Allora esiste un sistema ortonormale w1 , . . . , wk tale che

1. span{x1 , . . . , xn } = span{w1 , . . . , wn } per ogni n 2 N;

2. span{x1 , . . . , xn , . . . } = span{w1 , . . . , wn , . . . }.

Dimostrazione. Costruiamo un sistema ortogonale {yn } con

y1 = x1 ,
n
X (xn+1 , yj )
yn+1 = xn+1 yj per n 1.
j=1
kyj k2

Dimostriamo in primo luogo, per induzione, che

yn 6= 0 per ogni n 2 N. (2.3)

Si ha y1 6= 0 perch x1 2 {x1 , . . . , xk , . . . } un sistema linearmente indipen-


dente. Supposto vero per ogni n 2 N che yn 6= 0, se per assurdo fosse yn+1 = 0
dovrebbe aversi
X n
(xn+1 , yj )
xn+1 = 2 yj ,
j=1
ky j k

con yj combinazione lineare degli xj , ma questo contro lipotesi di {xk }


sistema linearmente indipendente; cos dimostrata la (2.3).
Dimostriamo adesso, sempre per induzione, che

(yi , yj ) = 0 se i 6= j. (2.4)
46 Serie di Fourier

Si ha
!
(x2 , y1 ) (y1 , y1 )
(y1 , y2 ) = y 1 , x2 y1 = (y1 , x2 ) (x2 , y1 ) = 0;
ky2 k2 ky1 k2

supposto vero che per ogni k 2 N con k n e per ogni j 2 N con j n, j 6= k


si ha
(yk , yj ) = 0
e allora risulta
n
!
X (xn+1 , yj )
(yk , yn+1 ) = yk , xn+1 yj
j=1
kyj k2
Xn
(xn+1 , yj )
= (yk , xn+1 ) (yk , yj )
j=1
kyj k2
(xn+1 , yk )
= (yk , xn+1 ) (yk , yk ) = 0
kyk k2

cosicch la (2.4), unita alla (2.3), dimostra che il sistema {yk } ortogonale.
Scegliendo
yk
wk =
kyk k
si ha kwk k = 1 per ogni k 2 N e {wk } ortogonale, quindi il sistema {wk }
ortonormale.
Osserviamo infine che i vettori yj (j = 1, . . . , n) sono combinazione lineare
degli xj per j = 1, . . . , n cos come gli xj sono ottenibili come combinazione
lineare degli yj , quindi

span{x1 , . . . , xn } = span{y1 , . . . , yn } = span{w1 , . . . , wn }

e da ci si deduce che anche

span{x1 , . . . , xk , . . . } = span{w1 , . . . , wk , . . . }.

Teorema 2.5. Sia H uno spazio di Hilbert e {'i }n2N un sistema ortonormale in
H. Allora sono equivalenti le seguenti affermazioni:

1) {'n }n2N completo;

2) span{'i , i 2 N} = H (densit di span{'i } in H).


2.3 Ortonormalizzazione 47

Dimostrazione. Dimostriamo che 1) implica 2). La tesi richiede che per ogni
f 2 H esiste una successione fn 2 span{'i } tale che fn ! f per n ! 1.
Dallipotesi di completezza del sistema {'i } si pu scrivere ogni funzione f
come 1
X
f= fi 'i ;
i=1

poich si ha
n
X
f = lim fk 'k = lim fn
n!1 n!1
k=1
e n
X
fn = fk 'k 2 span{'i } per ogni n
k=1

si deduce la 2).
Mostriamo che 2) implica 1). La tesi sancisce che per ogni f 2 H tale che
(f, 'n ) = 0 per ogni n 2 N, si ha f = 0. Poich span{'i , i 2 N} = H e un
generico x 2 H pu essere rappresentato come
n
X
x = lim ak ' k ,
n!1
k=1

n
X
con ak 'k 2 span{'i }, allora se (f, 'i ) = 0 per ogni i e dunque
k=1

n
!
X
f, ak ' k = 0,
k=1

passando al limite per n ! 1 si ha per la continuit del prodotto scalare che

(f, x) = 0

e, dato che questo vale per ogni x 2 H, si ottiene f = 0.


Definizione 2.7. Sia X uno spazio normato. X si dice separabile se esiste un
sottoinsieme U di X numerabile e denso in X (cio numerabile e tale che U =
X).
Esempio 2.3. `2 uno spazio normato separabile; basta considerare

U = {combinazioni inebri finite di en a coefficienti razionali},

dove en = (0, . . . , 0, 1, 0, . . . ) e lelemento 1 occupa ln-esima posizione. L


48 Serie di Fourier

+ Tutti gli spazi normati di dimensione finita sono separabili.

Proposizione 2.1. Sia X uno spazio normato di dimensione infinita. Allora le


seguenti proposizioni sono equivalenti:

1) X separabile;

2) esiste V X numerabile tale che span(V ) = X;

3) esiste W X numerabile e linearmente indipendente con la propriet


span(W ) = X.

Dimostrazione. immediato osservare che 3) implica 2). Daltra parte, si di-


mostra facilmente che 2) implica 3) selezionando da V un sottoinsieme W li-
nearmente indipendente.
Dimostriamo che 1) implica 2). Per ipotesi lo spazio X separabile, quindi
esiste un sottoinsieme U di X numerabile tale che U = X. Posto

U = {u1 , u2 , . . . , uk , . . . }

sia V = U ; allora

X = U span(U ) = span(V ) X

quindi span(V ) = X.
Dimostriamo che 2) implica 1). Cerchiamo U X numerabile e denso in X.
Sia ( m )
X
H= qi vi | m 2 N, qi 2 Q, vi 2 V
i=1

dove V = {v1 , v2 , . . . , vk , . . . } X; linsieme H numerabile.

Teorema 2.6. Sia H uno spazio di Hilbert di dimensione infinita. H ammette


lesistenza di un sistema ortonormale completo {'i }i2N in H se e solo se H
separabile.

Dimostrazione. La chiusura di span{'n } in H coincide con H, pertanto linsie-


me span{'n } denso in H, cio H separabile. Viceversa, se H separabile
esiste un sottoinsieme S H numerabile linearmente indipendente e denso in
H tale che span(S) = H. A partire da S, utilizzando il teorema di ortonormaliz-
zazione, si pu costruire un sistema ortonormale {'n } che sar necessariamente
completo grazie alla densit di S.

Esempio 2.4. Sia Lp () con sottoinsieme aperto di Rn :


2.4 Serie trigonometriche 49

se 1 p < +1, linsieme Lp () separabile;


se p = +1 linsieme Lp () non separabile. L
Esempio 2.5. Se K un compatto di Rn , lo spazio normato C 0 (K) separabile.
L

2.4 Serie trigonometriche


Introduciamo adesso degli importanti spazi che godono delle propriet esposte
nei precedenti paragrafi.

2.4.1 Gli spazi Lp (T)


Lo spazio funzionale Lp (T) costituito dalle funzioni f : R ! C misurabili, di
periodo 2 e con |f |p integrabile in ( , ); in base alla periodicit di tali fun-
zioni, sufficiente che la funzione |f |p sia integrabile in un qualunque intervallo
di lunghezza 2.
Un altro spazio da tenere presente C 0 (T), costituito dalle funzioni f : R ! C
continue e periodiche di periodo 2. Nello spazio Lp (T) si introduce la norma
Z !1/p

1
kf kp = |f (t)|p dt
2

mentre in C 0 (T) si considera la norma

kf k1 = sup |f (t)| .
t2R

Gli spazi Lp (T) e C 0 (T) sono spazi di Banach complessi. Lo spazio L2 (T), in
particolare, uno spazio di Hilbert rispetto al prodotto scalare definito da
Z
1
(f, g)L2 (T) = f (t)g(t)dt.
2
Proposizione 2.2. Valgono le seguenti inclusioni:
C 0 (T) Lp (T);
Lp (T) Lq (T) se p > q
con
kf kp kf k1 per ogni f 2 C 0 (T);
50 Serie di Fourier

kf kq kf kp per ogni f 2 Lp (T), se p > q.

Dimostrazione. Se f 2 C 0 (T), allora si ha f 2 Lp (T) per ogni p e vale (per la


disuguaglianza di Hlder)
Z !1/p Z !1/p

1 1
kf kp = |f (t)| dt kf k1 dt = kf k1 .
2 2

Osserviamo poi che se p > q vale linclusione Lp (T) Lq (T) quindi


Z Z !1/2 Z !1/2

1 1
kf k1 = |f (t)| dt |f (t)|2 dt dt
2 2
Z !
1 1 p
=p |f (t)|2 dt 2 = kf k2 .
2 2

Proposizione 2.3. Lo spazio C 0 (T) denso in Lp (T) per ogni p 2 [1, +1).

Preso un qualunque elemento f 2 Lp (T) esiste una successione di funzioni


fn 2 C 0 (T) tale che fn ! f in Lp (T). Lo spazio L2 (T) di Hilbert rispetto al
prodotto scalare (, )L2 (T) .

2.4.2 Polinomi e serie trigonometriche


Ricordiamo innanzitutto la relazione di Eulero

eikt = cos(kt) + i sin(kt).


n o
Sia data la famiglia eikt delle funzioni a valori complessi periodiche di
k2Z
periodo 2; sono funzioni appartenenti a C 0 (T) e quindi contenute in tutti gli
Lp (T). Si ha eikt = 1 per ogni t 2 R.
Un sistema ortonormale in L2 (T) dato proprio da queste funzioni:
Z Z (
1 1 1 se k = n
eikt , eint = eikt eint dt = ei(k n)t dt =
2 2 0 se k 6= n

Un polinomio trigonometrico si rappresenta come


n
X
ak eikt . (2.5)
k= n
2.4 Serie trigonometriche 51

Definizione 2.8. Una serie trigonometrica una serie di funzioni


1
X
ak eikt
k= 1

dove {ak }k2Z si dice successione dei coefficienti.

La convergenza di una serie trigonometrica va intesa nel senso seguente: la serie


trigonometrica converge in . . . se la successione dei polinomi trigonometrici in
(2.5) converge in . . . per n ! 1.
Data una funzione f 2 L2 (T), i coefficienti di Fourier di f sono dati da
Z
1
fk = (f (t), e ) =
ikt
f (t)e ikt dt
2

e la corrispondente serie di Fourier


+1
X +1
X Z
1
fk eikt = f (s)eik(t s)
ds
k= 1 k= 1
2

(si pu anche parlare di polinomi di Fourier per la f ). Si ha inoltre


ikt
f (t)e = |f (t)|

+1
X
A norma delle relazioni di Eulero, una serie di Fourier ak eikt si pu scrivere
k= 1
come
+1
X
a0 + ak [cos(kt) + i sin(kt)]
k= 1
+1
X
= a0 + [(ak + a k ) cos(kt) + i(ak a k ) sin(kt)]
k=1

I polinomi trigonometrici si riscrivono allora come


n
X
a0 + {Ak cos(kt) + Bk sin(kt)}
k=1

dove Ak = (ak + a k ) e Bk = i(ak a k ). La convergenza di una serie


trigonometrica quindi la convergenza della serie di seni e coseni con le ridotte
52 Serie di Fourier

appena scritte e i cui coefficienti sono dati da


Z
1
a0 = f (t)dt
2
Z
1
Ak = f (t) cos(kt)dt

Z
1
Bk = f (t) sin(kt)dt

2.4.3 Serie di seni e coseni


Data una funzione f : R ! C, consideriamo le ridotte della serie trigonometrica
Z
1
Ak = f (t) cos(kt)dt,

Z
1
Bk = f (t) sin(kt)dt.

Presentano qualche interesse i seguenti tre casi:

1. se f a valori reali, i coefficienti di Fourier rispetto ai seni e ai coseni sono


tutti reali;

2. se f pari, si ottiene una serie di soli coseni;

3. se f dispari, si ottiene una serie di soli seni.

2.4.4 Il nucleo di Dirichlet


Definizione 2.9. Siano date f, g 2 L2 (T). Si definisce prodotto di convoluzione
delle funzioni f e g la funzione
Z
1
(f g)(t) = f (s)g(t s)ds = f, g(t )
2

Se una delle due funzioni un polinomio trigonometrico, ad esempio


n
X
p(t) = ak eikt
k= n
2.4 Serie trigonometriche 53

il prodotto di convoluzione con una qualunque funzione f di L2 (T) ancora un


polinomio trigonometrico; si ha infatti
Z Z Xn
1 1
(p f )(t) = f (s)p(t s)ds = f (s) ak eik(t s) ds
2 2 k= n
Xn Z Xn
1
= ak eikt f (s)e iks ds = ak fk eikt
k= n
2 k= n

La funzione n
X
Dn (t) = eikt (n 2 N)
k= n
si dice nucleo di Dirichlet. La successione
n
X
(Dn f )(t) = fn eikt
k= n

fornisce i polinomi di Fourier di f . Ci chiediamo se tali polinomi convergono in


L2 (T) a f stessa, e a ci si risponder nel prossimo paragrafo.

2.4.5 Il nucleo di Fejr


La media aritmetica dei primi n + 1 nuclei di Dirichlet
D0 + D1 + + Dn
Kn =
n+1
si dice nucleo di Fejr. La convoluzione di Kn con f d
n
! n X j
!
1 X 1 X
Kn f = Dj f (t) = fk eikt .
n + 1 j=0 n + 1 j=0 k= j
Per il nucleo di Fejr valgono le seguenti propriet:
1) !
n
X |j|
Kn (t) = 1 eijt , t 2 R;
j= n
n+1

2) 8 !
>
> n + 1
>
> sin2 t
>
> 2
>
< 1 ! se t 6= 2k (k 2 Z)
Kn (t) = n + 1 t ;
>
> sin2
>
> 2
>
>
>
:n + 1 se t = 2k (k 2 Z)
54 Serie di Fourier

3) Kn 2 C 1 (R), Kn (t) 0 per ogni t 2 R;

4) Kn (t) = Kn ( t) per ogni t 2 R;


Z
1
5) Kn (t)dt = 1;
2
6) per # 2 (0, ) si ha
1
0 Kn (t) ! per ogni t 2 [#, ],
#
(n + 1) sin2
2

e dunque Kn tende a 0 uniformemente nellinsieme [ , #] [ [#, ].

Teorema 2.7. Se f 2 C 0 (T) allora Kn f tende a f in C 0 (T), cio uniforme-


mente.

Dimostrazione. Scriviamo
Z Z
1 1
(Kn f )(t) f (t) = Kn ( )f (t )d Kn ( )f (t)d
2 2
Z
1
= Kn ( )(f (t ) f (t))d.
2

Osserviamo che Kn (s) = Kn ( s); e pertanto con cambio di variabile = s


si ha
Z 0 Z
1 1
Kn ( )(f (t ) f (t))d = Kn (s)(f (t + s) f (t))ds;
2 2 0

scindiamo lintegrale, ottenendo


Z
1
(Kn f )(t) f (t) = Kn ( )(f (t ) f (t))d
2
Z 0 Z
1 1
= Kn ( )(f (t ) f (t))d + Kn ( )(f (t ) f (t))d
2 2 0
Z !
1 f (t + ) + f (t )
= Kn ( ) f (t) d.
0 2

Si ha dunque

|(Kn f )(t) f (t)| In (#) + Jn (#) per # 2 (0, ),


2.4 Serie trigonometriche 55

dove
Z
1 # f (t + ) + f (t )
In (#) = Kn ( ) f (t) d
0 2
Z
1 f (t + ) + f (t )
Jn (#) = Kn ( ) f (t) d.
# 2
Dato " > 0, per luniforme continuit di f si trova # 2 (0, ) tale che | | #
implica
f (t + ) + f (t )
f (t) " per ogni t 2 R.
2
Per lultima delle propriet di Kn , dato # si riesce a trovare n 2 N tale che per
ogni n n
|Kn ( )| " per ogni 2 (#, ).
Abbiamo
Z # Z Z
" " "
0 In (#) Kn ( )d Kn ( )d = Kn ( )d = "
0 0 2

dove lultima uguaglianza vale per la parit di Kn . Per quanto riguarda Jn ,


abbiamo
Z
" f (t + ) + f (t )
0 Jn (#) f (t) d
# 2
e
Z Z
" "
Jn (#) |f (t + ) f (t)| d + |f (t ) f (t)| d
2 # 2 #
Z Z
" "
|f (t + ) f (t)| d + |f (t ) f (t)| d
2 0 2 0
Z t+ Z t
" "
= |f (s) f (t)| ds + |f (s) f (t)| ds
2 t 2 t
Z t+ Z !
" 1
= |f (s) f (t)| ds " |f (s)| ds + |f (t)|
2 t 2
!
" kf k1 + kf k1 2" kf k1 ;

questo implica che


|(Kn f )(t) f (t)| In (#) + Jn (#) "(1 + 2 kf k1 )
e quindi Kn f ! f in C 0 (T).
56 Serie di Fourier

Corollario 2.1. La famiglia dei polinomi trigonometrici densa in C 0 (T) ri-


spetto alla metrica di C 0 (T).

Teorema 2.8. La famiglia di funzioni eikt con k 2 Z costituisce un sistema


ortonormale completo per lo spazio di Hilbert L2 (T).

Dimostrazione. Il sistema ortonormale {eikt }k2Z completo se e solo se

span({eikt }i2Z ) = L2 (T).

Per ogni f 2 L2 (T), dato " > 0 occorre trovare una funzione

g 2 span{eikt }i2Z tale che kf gk2 ".

Lo spazio C 0 (T) denso in L2 (T) a norma della Proposizione 2.3. Data f 2


L2 (T), troviamo una h 2 C 0 (T) tale che kf hk2 "/2. Ora, per questa
h 2 C 0 (T), servendoci del Teorema 2.7 troviamo un polinomio trigonometrico
g tale che kh gk1 "/2. Poich si ha

kuk2 kuk1

per ogni u 2 C 0 (T), si ricava facilmente

kf gk2 kf hk2 + kh gk2 kf hk2 + kh gk1 ".

Esempio 2.6. Sia H = L2 (T). Il sistema {eikt } un sistema ortonormale com-


pleto, infatti ogni f 2 L2 (T) si pu scrivere come somma della sua serie di
Fourier rispetto al sistema {eikt }. Si ha
n
X n!1
Dn f = fj ej !f
j= n

nel senso di L2 (T). In modo analogo si pu dimostrare che il sistema

{1, sin kt, cos kt}

un sistema ortonormale completo. L