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OLTRE I CONFINI

un cammino verso laltro

Questa la storia di un amore. Non un amore romantico o sentimentale, non quello focoso e
passionale di due amanti; non solo amicizia, non solo fratellanza, non solamente solidariet. E un
amore che va oltre. Oltre i confini. Oggi i confini, i nostri confini sono chiusi dalla paura. Paura
degli altri, paura dellaltro, paura della guerra, dellimmigrazione, del terrorismo, della clonazione,
delle modificazioni genetiche, delle catastrofi ambientali. Soprattutto paura di vivere, di mostrarci
per quello che siamo. Meglio difendere i confini, i nostri confini. Nessuno deve entrare. La
comunicazione sempre pi mediata: internet, posta elettronica, SMS. Sempre pi raramente si
prende e si va a parlare con qualcuno. Solo raramente si cerca di andare oltre, e con molta prudenza.
E quellamore, quello che va oltre i confini, non si trova pi. Ma questa storia, la storia da cui
partiamo, e che riportata nellultimo capitolo del testo, esiste, e sta l a indicarci una possibilit. La
possibilit che possa esistere, se noi lo vogliamo. Una storia che va oltre i confini, la storia di
Costantino (Cirillo) e Metodio.
Due fratelli, due greci della periferia dellenorme e prestigioso Impero Romano dOriente,
appena uscito dalla lotta iconoclasta. Gli Imperatori macedoni che regnano sul trono attuano una
politica di espansione dei confini. Oggi la chiameremmo una politica imperialista, ma per lepoca
normale che succeda. E i due fratelli abitano a Salonicco, che loro chiamano Tessalonica, terra di
confine e di incontro fra greci e slavi, fra culture diverse, come tante terre di confine agli inizi del
IX secolo. Come nelle nostre citt, Trieste, Bolzano, Aosta, dove parlare e sapere due o pi lingue
cosa di tutti i giorni. I due fratelli appartengono alla classe medio alta dellaristocrazia, quella classe
di alti burocrati statali che costituiscono lossatura dellImpero. Pi contemplativo ed
amministratore capace il pi vecchio, Metodio, pi geniale e portato allo studio enciclopedico e
linguistico il pi piccolo, Costantino. La Vita di Costantino, la biografia paleoslava dei due fratelli,
configura la storia della nascita del futuro S. Cirillo, filosofo per eccellenza, come quella di profeta
biblico e la sua vocazione come quella di Salomone, che sogna di prendere in sposa la pi bella, di
nome Sofia ( sapienza, in greco). Costantino studente molto brillante nellUniversit della
capitale, sotto la guida dei migliori maestri, Leone il matematico e Fozio, il futuro e grande
patriarca di Costantinopoli. E, dopo contatti e dispute con iconoclasti e islamici, in cui egli dimostra
la superiorit della fede cristiana, gli viene affidato un primo compito.

Lalfabetizzazione degli slavi

Nel mondo bizantino c un legame importante tra politica e religione, tra scelte politiche e scelte
di fede. Quando un capo sceglie una religione, seguito da tutto il popolo, e questo comporta anche
lalleanza o la distanza con le grandi potenze dellepoca : Impero carolingio, Impero bizantino,
califfato di Baghdad. Ora, sia Cirillo che Metodio conoscono lo slavo, che nella loro epoca una
lingua ancora omogenea per tutta larea dellEuropa orientale, dalla Boemia fino agli Urali. Perci
limperatrice Teodora, limperatore Michele III e Michele IV sceglieranno questi due fratelli per le
missioni verso gli slavi, missioni che sono sia politiche che religiose. Chi infatti si converte al
cristianesimo ortodosso entra anche politicamente nella sfera dinfluenza dellImpero bizantino,
formando un ecumene di stati, al cui capo c limperatore romano doriente. La prima una
missione verso i Khazari, attorno l850 851, ma la missione pi importante, decisiva per il futuro
dellEuropa orientale, quella dell 860-863, presso Ratislav, principe della Grande Moravia.
Questa missione riportata dallanonimo cronista delle Vite in slavo ecclesiastico antico, la prima

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lingua slava, il cui alfabeto fu inventato da Cirillo, e che ebbe due forme, una primitiva (glagolitico)
ed una pi moderna, elaborata dai discepoli dopo la sua morte (cirillico).

Venne un fatto nuovo, (che gli richiese) un impegno non meno gravoso dei precedenti. Infatti
Rastislav, principe Moravo, spinto da Dio, si consult con i suoi capi e con i Moravi ed invio
(un'ambasceria) all'Imperatore Michele a dirgli: Il nostro popolo, da quando ha respinto il
paganesimo, osserva la legge cristiana, pero non abbiamo un maestro tale, che sia in grado di
spiegarci la vera fede cristiana nella nostra lingua, perch anche le altre regioni (slave),
vedendolo, seguano il nostro esempio. Inviateci pertanto, Signore, un tale vescovo e Maestro. Da
voi infatti sempre emana la legge valida per tutta l'ecumene . Radunato un concilio, l'Imperatore
fece chiamare Costantino il filosofo e gli fece ascoltare questa proposta (di Rastislav).

Ancora una volta lintreccio tra espansione politica e missione religiosa, tipico della politica
bizantina risalta subito; ma questa volta con conseguenze decisive per la futura Europa. Infatti
Cirillo, per trasmettere il Vangelo, la liturgia e la legge bizantina, inventa un alfabeto che modifica
quello greco, aggiungendo i segni e i suoni propri della lingua slava.

Il filosofo rispose: Per quanta sia stanco e fisicamente malato, andr con gioia in quel paese, se
nella loro lingua possiedono un alfabeto . L'Imperatore (Michele III) gli disse: II mio avo e mio
padre e molti altri, pure cercandolo non l 'hanno trovato. Come posso trovarlo io?. 11. II filosofo
disse: Chi pub scrivere un discorso sull'acqua? e magari a rischio di procacciarsi la taccia di
eretico? . Gli rispose di nuovo insieme a Barda, suo zio: Se tu lo vuoi, a te pu concederlo Dio,
che d a tutti coloro che "chiedono senza incertezza" (Mt 21,21-22) e "apre a coloro che bussano "
(Mt 7,7-8; Lc 11,9) . II filosofo se ne and e secondo un'antica (sua) abitudine si mise a pregare
con altri (futuri) compagni del suo gravoso incarico. Di colpo Dio gli si mostr, esaudendo le
preghiere dei suoi servi. E di seguito compose le lettere e prese a scrivere (in slavo) l'esposizione
evangelica: In principia era il Verbo e il Verbo era presso Dio e i1 Verbo era Dio (Gv 1,I) e
quanta segue. L'Imperatore se ne rallegr e lod Dio insieme ai suoi consiglieri e lo invi con
molti donativi, dopo avere scritto a Rastislav una lettera di questo tenore: " Dio, il quale vuole
che ognuno pervenga alla conoscenza della verit" (1 Tm 2,4) ed avanzi verso una maggiore
dignit, poich vide la tua fede ed il tuo (vivo) interessamento, fece nei nostri giorni, con la
rivelazione di un alfabeto per la vostra lingua, ci che prima non era, se non nei primi tempi,
affinch voi pure siate annoverati tra le grandi nazioni, che lodano Dio nella propria lingua.
Pertanto ti abbiamo inviato colui, cui Dio mostr (tale alfabeto) , uomo devoto ed ortodosso, molto
dotto e di profondissima cultura.

Era unidea geniale, che naturalmente incontr subito difficolt nellOccidente latino: Stando a
Venezia, si radunarono contro di lui vescovi e preti e monaci, come corvi contro un falco, e solle-
varono l'eresia delle tre lingue dicendo: Senti, tu: dicci perch ora tu hai composto l'alfabeto per
gli Slavi e lo insegni (loro), cosa che nessuno prima escogit, n gli Apostoli, n il Papa di Roma,
n Gregorio Magno , n Gerolamo, n Agostino? Noi non conosciamo che tre lingue, nelle quali e
lecito lodare Dio: l'Ebraica, la Greca e la Latina. II filosofo rispose: " Dio non fa forse cadere la
pioggia su tutti ugualmente? E il sole non risplende forse ugualmente su tutti?" (Mt 5,45). Non
respiriamo forse tutti ugualmente nell'aria? Voi invece non vi vergognate di fissare tre sole lingue,
decidendo che tutti gli altri popoli e stirpi restino ciechi e sordi! Ditemi: lo sostenete perch
considerate Dio debole tanto da non essere in grado di concederlo, oppure invidioso, cosi da non
volerlo? Noi in verit conosciamo molte genti che possiedono una cultura scritta ed attribuiscono
la lode a Dio ciascuna nella sua lingua. Risulta che questi popoli sono: gli Armeni, i Persiani, gli

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Abasgi, i Georgiani, i Sugdi, i Goti, gli Avari, i Tirsi, i Khazari, gli Arabi, i Copti, i Siriani e molti
altri. Se non volete capirlo da questi, riconoscete almeno che la Scrittura pu invocarsi come
giudice. I due fratelli ebbero lappoggio del papa Adriano II, ma gli interessi prevalenti dei
vescovi tedeschi e la preoccupazione degli imperatori carolingi per la creazione di una pericolosa
area autonoma nel centro dellEuropa fecero fallire limpresa. E dopo la morte di Costantino
Cirillo, Metodio si ritrov solo, senza alcun appoggio.
Per dopo questi avvenimenti l' antico Nemico, invidioso del bene ed avversario della verit,
eccit il cuore del nemico del re Moravo (Carlo il Calvo) con tutti i vescovi (che dicevano) contro
di lui: Tu insegni nel nostro territorio . Quegli rispose: Spontaneamente, se sapessi che
vostro, me ne allontanerei. Ma (territorio) di san Pietro. E invero se per l' ambizione e
l' ingordigia travalicate i confini in dispregio ai canoni, ponendo ostacoli alle istituzioni divine,
badate di non rompervi il collo, volendo colpire un monte di ferro con il cranio di osso . Adirati
gli dissero testualmente: Male te ne verr . Quegli rispose: Dico la verit "davanti agli
imperatori senza ritegno" (SaI119,46) e voi fate contro di me quello che volete! Non sono, infatti,
pi valoroso di coloro, che esprimendo la verit, per i molti tormenti persero perfino la vita .
Scambiate in irata polemica molte altre parole e non essendo capaci di trovare risposte contro di
lui, il re bonariamente disse: Non stancate il mio Metodio, ha gia cominciato a sudare come se
fosse presso una fornace . Quegli disse: Proprio cos, Signore. Degli uomini che avevano
incontrato un filosofo in sudore gli chiesero: "Com' e che sudi "? "Ho disputato con degli ignoranti
". La battuta non fu perdonata dai vescovi tedeschi, che chiesero ed ottennero dallImperatore
carolingio lallontanamento di Metodio e il ripristino della liturgia in latino.

Un cuore che ama il diverso da s

I rapporti sociali, ci insegna la sociologia e la psicologia, sono pi facili quando ci si aggrega tra
persone con la stessa visione del mondo, con lo stesso ideale, con lo stesso modello
rappresentazionale (visivo, uditivo, cinestetico). E difficile entrare nel cuore di una persona,
figuriamoci amarla rispettandone la diversit. La societ attuale, con le sue paure, i suoi schemi, le
tensioni sociali e politiche, tende a far chiudere ognuno nel suo piccolo mondo, nel clan, nel gruppo.
L ci si sente protetti, ci si sente pi forti di fronte ad una societ sempre pi superficiale e violenta.
Il diverso sempre qualcosa di minaccioso, un pericolo, un rischio. Certo che la storia raccontata
nel testo, e che qui ho accennato in diretta dalle fonti coeve, ha i suoi lati di politica per cos dire
imperialistica. Costantino e Metodio sono cio consapevoli di appartenere ad un impero che si
ritiene superiore alla rozza cultura dei nomadi slavi, che vivono nelle tende, mangiano carne cruda e
latte acido, allevano cavalli, non praticano agricoltura ma vivono di razzie. Per questo la loro
conversione equivarrebbe una sottomissione politica, e spesso, per tenerli a bada gli imperatori
bizantini praticano lantica politica romana del divide et impera, aizzando e facendo litigare fra di
loro le varie trib, e presentandosi poi come mediatori di pace. Ma la motivazione che spinge i due
fratelli un po diversa. Infatti essi sanno che solo con la scrittura e lo sviluppo della cultura in loco
questi popoli potranno diventare dei veri popoli, i vari clan e le varie trib potranno identificarsi in
una nazione, con un solo capo, leggi scritte ed una religione che pur sempre religione codificata.
Linvenzione dellalfabeto glagolitico (poi cirillico) quindi un grande gesto damore verso Dio e
di vero amore per quei popoli diversi da s, ma uguali nel desiderio di crescere, di integrarsi, di
civilizzarsi, di cristianizzarsi. Quellalfabeto legher per sempre la storia degli slavi allImpero,
anche quando esso cadr, e i due santi fratelli saranno per sempre gli apostoli degli Slavi.

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Incontri e scontri nella societ delle immigrazioni

Oggi il discorso pi difficile e complesso. Nessun popolo, nessuna cultura, nessuna nazione pu
da sola arrogarsi il diritto di essere superiore alle altre e quindi di sentirsi il diritto di sottomettere,
anche solo culturalmente, un altro popolo. Lesperienza coloniale, a partire dalla conquista
dellAmerica, stata troppo dura ed ha lasciato troppi problemi, troppe diversit economiche,
sociali, politiche. La storia dei due santi fratelli ci indica una strada che esattamente opposta al
colonialismo. Dare una cultura scritta ad un popolo significa infatti dargli una storia, una radice in
cui identificarsi, ed un futuro di autonomia. Bene lo aveva capito Carlo il Calvo, che imped al
principe di Moravia di avere una religione e delle leggi scritte in lingua locale. Ma anche oggi
difficile, con lennesima guerra, che pu essere vista come liberazione da una tirannia, e intanto
rischia di far sorgere lennesimo protettorato coloniale: a quale prezzo? Anche le Crociate, o la
conquista spagnola, portoghese ed inglese delle Americhe hanno lasciato segni culturali, linguistici
e religiosi indelebili. La stessa divisione del Mediterraneo tra nord cristiano e sud musulmano
frutto della hijad islamica avvenuta nel VII VIII secolo, e che segna una svolta dal Medio evo fino
ad oggi. Ancora una volta il Medio Oriente, tra il Mediterraneo e lIran, tra arabi, slavi, turchi ed
ebrei un crogiolo di incontri e scontri culturali, religiosi e politici. Ma anche il ricco occidente
europeo ormai luogo di tensioni e di scontri tra lingue, razze, religioni e culture diverse. E
difficile, molto difficile vedere la diversit come una ricchezza. Eppure il futuro economico,
politico e religioso (soprattutto dopo il Vaticano II) racchiuso in una parola: integrazione.

Una nuova forma di sperimentazione

E per un discorso anche questo molto complesso, iniziato proprio nellepoca medievale e mai
concluso veramente. Da quellepoca lontana lincontro tra le diverse religioni, tra le diverse culture,
tra le diverse mentalit ha avuto sempre alti e bassi. Nel Medio evo comunque iniziarono sia gli
incontri che gli scontri delle potenze europee con questi popoli non cristiani, e, data la stretta
unione tra potere politico e potere spirituale, soprattutto nellOriente europeo, levangelizzazione
signific spesso anche sottomissione politica. Sottomissione che imponeva per una nuova forma di
sperimentazione, perch le forzature politiche e religiose non potevano avere vita lunga. Anche oggi
siamo chiamati come persone e come societ ad un nuova forma di sperimentazione. Gli ultimi
tragici avvenimenti delle Twin Towers, e della guerra in Iraq, e per contro, il vasto movimento
pacifista, sembrano indicare due considerazioni. Da un lato le continue tensioni ed i preoccupanti
fatti di politica internazionale ci segnalano la presenza di uno scontro sempre vivo fra culture e
religioni diverse. Dallaltro c una nuova presa di coscienza civile e religiosa, che fa vedere laltro
prima di tutto come persona, con una propria dignit, con un suo vissuto importante, perch
irripetibile. Ma c anche una realt personale, psicologica e spirituale che si riflette come in uno
specchio nei due aspetti. Se infatti oggi la maggior ricerca di spiritualit e la maggior conoscenza
delluomo apre ad una maggior consapevolezza dellessere umano come naturalmente portato alla
relazione con gli altri, e realizzato nel relazionarsi allaltro, molte difficolt, muri, egoismi e
personalismi, alimentano una sorta di chiusura personale alla relazione.

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Muri e confini personali: psicologia e spiritualit

La volont di comunicare, che abbiamo visto nella storia di Cirillo e Metodio, risponde non solo
al desiderio dei due santi di trasmettere la fede cristiana ai popoli slavi, ma pi in generale alla
struttura fondamentale delluomo. Infatti se vero che la Comunicazione Non Verbale (CNV) ci
indica come sia impossibile non comunicare e ci accomuna in tal senso a tutte le creature, mettendo
in evidenza la nostra parte pi segreta ed istintiva, luomo, rispetto agli altri esseri, ha una grande
possibilit in pi, la parola. Con il linguaggio luomo si pu auto rivelare, pu esprimere emozioni,
sentimenti, gioie e dolori; ed ancora idee e concetti, racconti della memoria, personale e collettiva, e
soprattutto mettersi in relazione con gli altri, o con lAltro che Dio. E scritto infatti In principio
era il Verbo cio la Parola, che risuona nelleternit di Dio come comunicazione damore tra
Padre, Figlio e Spirito Santo. Forse per questo che i medievali ( e S. Cirillo non fa eccezione)si
accanirono a studiare la parola ed i suoi meccanismi di trasmissione, dialettica, retorica,
grammatica. Perch la parola un segno, trasmesso da un significante ( colui che la pronuncia) e
porta un preciso significato. Non si parla a vuoto, mai, la parola fa sempre riferimento a colui che la
pronuncia (Wittgenstein). E siccome caratterizza la comunicazione umana, essa indica sempre
relazione con laltro, e perci indica un impegno. Impegno per chi la pronuncia e impegno per chi
lascolta e laccoglie: Il Verbo si fatto carnea coloro che laccolsero ha dato il potere di
diventare figli di Dio: parlare, facolt divina, che avvicina luomo a Dio e lo rende sua immagine.
Se vero che a volte anche il silenzio pu essere pi eloquente della parola, vero che essa
comunque simbolo complesso, e pu divenire un velo che nasconde chiusure e muri, da noi stessi
costruiti per impedire di fatto una sincera relazione con laltro. Costruire una relazione, parlare,
dialogare vuol dire crescere, e per crescere dobbiamo per forza rompere lunit dell Io e metterlo in
discussione; la relazione con laltro non solo trasmette informazioni, ma impone un comportamento.
E noi, per natura, siamo egocentrici, rifuggiamo dal rompere, mettere in crisi e cambiare i nostri
schemi di comunicazione, il nostro linguaggio. Questo infatti comporta un cambiamento interiore,
una nuova vita, un nuovo modo di essere. Nella comunicazione e relazione con laltro la posta in
gioco infatti la definizione di S. Si pu scegliere di affermare il proprio Io, definire il proprio S
come immutabile, e quindi tentare di sottomettere laltro. E un gioco conscio ed inconscio che tutti
tentiamo spesso di fare nelle nostre relazioni, pur di non abbattere muri e confini, psicologici e
spirituali. Perch questi confini, che noi mettiamo verso le persone, li metteremo anche nei
confronti di Dio.
Oppure si pu scegliere di cominciare a guardare laltro, ed osservare ( nella CNV) o ascoltare
(nella psicologia analitica, nella psicoanalisi, nel rapporto interpersonale e spirituale) quello che
laltra persona comunica. Si lascia da parte noi stessi, si abbattono muri e confini, e si attua una
spontanea circolarit di comunicazione, in cui laltro si sente accolto e ascoltato. S. Cirillo,
inventando un alfabeto per i popoli slavi, scelse la seconda strada. E noi, nella societ della
comunicazione non verbale e della povert di linguaggio verbale, che strada stiamo percorrendo?
Badate che questo discorso vale per in rapporti con le persone, quanto per il rapporto religioso:
come puoi dire di amare Dio che non vedi, se non ami il fratello che vedi? E facile dirsi aperti nei
confronti di Dio, e poi essere chiusi in realt nei nostri schemi, nei nostri confini spirituali. Chi ci
avvicina se ne accorger immediatamente, perch il nostro atteggiamento, la nostra comunicazione
non verbale ci tradir inesorabilmente.

Psicologia e spiritualit, per andare oltre i confini

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Psicologia e spiritualit ci indicano entrambe luomo come essere fatto per la comunicazione e
per la relazione, con gli altri e con Dio. Dal lato psicologico la prima e determinante forma di
relazione con la famiglia, in cui il soggetto impara le regole, i codici della comunicazione e delle
relazioni: con i genitori, con fratelli e sorelle, con i parenti. Viene, poi la scuola, gli amici, gli
amori, le esperienze, insomma si entra subito nel cerchio della comunicazione, in un fluido in cui
azione e risposta comunicativa si incrociano in continuazione, in un rinnovarsi di regole e di parole.
La stessa cosa succede nel campo religioso. Dio si comunica alluomo sia nella natura, sia nella
Scrittura. La doppia Rivelazione di S d inizio alla storia della salvezza, al rapporto con luomo,
che risponde con la fede. Liniziativa in questo caso parte da Dio, che non pu essere conosciuto in
una relazione di carattere sensibile: abbiamo bisogno che Egli si riveli, per poter uscire da noi stessi
e trovare la verit della vita spirituale, del rapporto con Dio, come Mos che parte e va sul Sinai, per
dialogare con Dio. La comunicazione fatta di parole umane rivela quindi il significante (Dio) e la
sua volont di entrare in relazione con luomo (significato). Ancora il triangolo ermeneutico segno-
significante- significato, preso in prestito dalle scienze della comunicazione, si adatta perfettamente
alla Rivelazione biblica. Ma la comunicazione di Dio ha fatto di pi, perch ha voluto farsi carne,
uomo come noi, ed ha voluto condividere fino in fondo la storia di ogni uomo. Loriginale peccato,
che chiusura alla comunicazione e quindi alla relazione con Dio e con gli altri, superato
dallIncarnazione del Verbo. Tutte le relazioni umane sono quindi state prese da Dio, trasformate,
salvate, guarite dallIncarnazione del Verbo, Parola ultima, definitiva comunicazione spirituale di
Dio. Se la psicologia quindi ci indica quali sono le strutture della comunicazione e delle relazioni
umane, e quali le terapie per dissipare le ombre che pesano sullanimo umano, spesso incapace di
comunicazione e di relazione, la spiritualit ci indica la via della speranza, nellottica della fede.
Dio ha comunicato in Cristo tutto se stesso; andato oltre ogni confine umanamente possibile
dellamore, della comunicazione, della relazione con luomo. Egli ci indica la strada da percorrere,
che fu quella abbracciata dai due santi fratelli Cirillo e Metodio. Essi, pur di comunicare questo
amore divino, furono capaci anche di inventarsi un alfabeto apposta. La comunicazione umana, la
lingua, la parola scritta data per il sacrificio di queste due persone, stato il mezzo con cui quei
popoli hanno acquisito non solo la fede, ma anche un codice sicuro per crescere psicologicamente e
socialmente, per acquistare lo status di popolo. Conoscenza di Dio e conoscenza delluomo sono
quindi, come sempre, profondamente unite: psicologia e spiritualit ci svelano il modo per
superarci, per andare oltre i confini.

Lamore come accoglienza, superamento, uscita da se stessi

Entrambe le vie, psicologica e spirituale, ci indicano quindi una strada faticosa, ma non
impossibile, la strada che abbiamo visto allinizio della lezione, quando abbiamo raccontato la
storia di Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi e precorritori della comunicazione. Ma anche la
strada raccontata nelle ultime pagine del testo di riferimento del corso, e che ci riporta al mistero
della Pasqua. Sulla croce infatti, in Cristo si ha il culmine ed il compimento della Rivelazione di
Dio, del suo amore sconvolgente e inaspettato, che apre, con la trafittura del cuore di Ges, alla
comunicazione pi totale dellamore per ogni uomo, vicino e lontano. In Ges ogni persona
accolta, trasformata, tirata fuori dal sepolcro della non comunicazione, dellegoismo, del dominio
sugli altri. E, dal punto di vista psicologico, quella strada che parte dalla conoscenza di s,
dallaccettazione di s, dallamare se stessi nel senso positivo, dal gettar via i sensi di colpa, le
frustrazioni, le recriminazioni, il passato pi buio, per vivere nel presente ed andare verso gli altri,
amandoli cos come noi ci amiamo : ama il prossimo tuo come te stesso. Perch chi non ama se
stesso (e questo vale anche per il credente) difficilmente potr amare anche gli altri. Accoglienza di
s e accoglienza degli altri, superamento dellegoismo, per andare verso gli altri, uscita da se stessi,
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decentramento, devolution psicologica e spirituale, per entrare nella gioia e nel circolo della
comunicazione, dello scambio di idee e sentimenti, di emozioni e debolezze, senza paura, senza
confini.

Sapremo andare oltre i confini?

Molto spesso la storia ci insegna che luomo va verso laltro non con lo spirito di accoglienza e
di confronto, ma con le armi, dalla pietra fino allatomica. La comunicazione spesso difficile
perch ogni giorno giriamo ben armati dei nostri meccanismi di difesa: guai a chi prova ad
avvicinarsi ed invadere il nostro spazio! Questo discorso, aperto dalla storia degli Slavi, ci ha
portato quindi a chiederci molte cose, perch i confini politici, religiosi, storici, culturali,
psicologici, e i conflitti che ne derivano sono sempre presenti. Mi auguro quindi che la lettura di
Dal Medioevo al Duemila possa servire come un momento di riflessione, ma anche di speranza:
non possiamo abbattere tutti i confini, come John Lennon si augura nella sua Imagine, ma possiamo
desiderarlo e provarci, almeno nel nostro piccolo. Il desiderio grande di spiritualit e di conoscenza
psicologica delluomo, pr esente in questa nostra epoca piena di confini, gi un segno luminoso per
il nostro futuro, per il cammino del Terzo millennio.