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La vita movimento

di Anonimo Napoletano
Alan De Vita faceva losteopata nel suo studio di corso Vittorio Emanuele, indirizzo
che dava ai pazienti e che corrispondeva ad un cancello allultimo piano di un
palazzo aggrappato alle pendici della collina del Vomero, per cui quelli che si
recavano da lui, per raggiungerlo dovevano scendere a piedi o con lascensore tre
piani.
Laltra entrata, che lui usava pi regolarmente, tre piani ancora pi sotto, dava
attraverso un antico portone su via Croci Santa Lucia al Monte, estrema propaggine
dei Quartieri Spagnoli.
In quel momento stava rispondendo al telefono ad una potenziale paziente:
S signora, curo solo con le mani

No signora, il fluido non lo tengo.


Appese il ricevitore pensoso per lultima domanda della sua interlocutrice E
allora come fate?, comunque ben deciso a non farsi mettere di cattivo umore
nonostante gli ultimi tre pazienti gli avessero dato buca. Si sarebbe rifatto nel
pomeriggio con ben quattro prime visite.
Decise di scendere per sbrigare qualche piccola incombenza, prima di andare a
pranzo, forse ce lavrebbe fatta anche ad arrivare in via dei Tribunali a comprare un
particolare lucido da scarpe rosso per pulire le sue derby di cuoio bulgaro.

Scart lidea di farsi una canna, sporadica usanza residuo dei suoi trascorsi da
fricchettone.
Il pomeriggio di lavoro si preannunciava intenso e tra le visite cera quella di Luisa
Langarotti di Cambiano, nobildonna piemontese da quarantanni a Napoli, sua amica
e proprietaria dellappartamento che gli faceva da studio e abitazione. Quando
fumava inevitabilmente prediligeva la tecnica cranio sacrale, ma una volta che aveva
tenuto le mani sulla testa di Luisa per pi di un minuto questa, girando su di lui gli
occhi azzurrissimi e sorridendo, lo aveva apostrofato Cosa fai carino? Se volevo
farmi accarezzare la testa andavo dal parrucchiere.
Luisa Langarotti aveva 77 anni ed era, nella sua dolcezza, impossibile a contraddire.
Era stata una delle sue prime pazienti, poi amica, e gli concedeva luso di
quellappartamento novanta metri quadri su due livelli in cambio di un affitto
quasi simbolico. Al primo livello oltre ad un ingresso sala dattesa e ad un bagno
cera lo studio, dove una vetrata in stile liberty concedeva una spettacolare veduta su
tutta Napoli ed il golfo. Il secondo livello ospitava una camera da letto, un altro
bagno, un cucinino usato solo per il caff del mattino ed una piccola stanza
guardaroba, dove alloggiavano le oltre cento paia di scarpe una delle sue manie
che puliva personalmente.
Altro privilegio di quellamicizia era quello di essere regolarmente invitato alle cene,
con cadenza pi o meno settimanale, in cui Luisa esercitava il suo talento di mettere
in armonia le persone pi diverse, anche grazie a dei micidiali beveroni alcolici che
eufemisticamente definiva aperitivi. Una delle ultime volte si era trovato a fianco un
monsignore che, brillo fin dal primo round, raccontava barzellette divertentissime e di
fronte Roberto Murolo, sublime esecutore di canzoni napoletane e virtuoso della
chitarra.
Altro ospite quasi fisso era don Gennaro Anzalone, elegantissimo gentiluomo
ottantenne fino agli anni 70 capo indiscusso del contrabbando di sigarette. Poi me
ne sono uscito, che diventata tutta na schifezza. Se sollecitato narrava di epici
inseguimenti tra i suoi scafi e quelli della Finanza, come se fossero gare di
motonautica. Alan a cui Luisa aveva raccontato delle sere in cui Gennaro passava
da Posillipo con il motoscafo per portarla a vedere la luna sui Faraglioni o dietro al
castello Aragonese era convinto che fossero stati amanti.
Uscito dal portone di S. Lucia al Monte, entr nel dedalo di vicoli che si dipanava
fino a via Toledo. Amava molto quella zona, dove viveva e lavorava da sei anni, ed
era conosciuto da tutti come o dottore e llossa. Qualcuno lo prendeva per straniero,
anche per il nome di battesimo inusuale, che doveva alla passione per il western di
suo padre, che aveva visto IL cavaliere della valle solitaria almeno cinquanta volte.
Era arrivato a Napoli alla fine degli anni settanta, con un diploma in osteopatia preso
in Francia, da Amorosi un paesino tra la provincia di Caserta e quella di Benevento,
innamorato della citt e deciso a rimanerci ed adesso quasi a met degli anni 80
si sentiva napoletano quanto Pasqualino, il barbiere che adesso lo chiamava dalla
soglia della sua bottega. Venite dott, venite m ca non ci sta nisciuno. Perch no
pens, visto che erano diversi giorni che pensava di tagliarsi i capelli basta che
non ricomincia con la storia della cura. Ma, inesorabilmente, appena seduto ed
imbardato da un candido telo Dott, ma che avimma fa co sta chierica riferendosi
allarea sul cucuzzolo in cui i capelli cominciavano a diradarsi a vulimm
accuminci sta cura?.
Lavere resistito a tutti gli attacchi, le lusinghe, le minacce di una calvizie precoce da
parte dellomino in camice meritava un premio, per questo decise di andare a pranzo
da donna Vincenza Pitirolla, che gestiva una tavola calda in via Speranzella,
confidando nella buona sorte per trovare le sublimi braciole di cotiche o almeno un
baccal in cassuola. Ciao Aln, che ti mangi? lo salut il donnone sorridente il cui
reggiseno, una volta che laveva visitata, aveva richiamato al nostro una coppia di
spinnaker tengo pasta e fagioli, sasiccia e friarielli, e le braciole di cotiche come ti
piacciono a te, uva passa e pinoli. Con una piroetta del cuore, Alan si accomod al
suo tavolo preferito, vicino alla cassa, cos che Vincenza lo potesse interrogare, a
scorno di ogni segreto professionale, sulle novit dei pazienti che anche lei
conosceva, in pratica l80 per cento della sua clientela. Cominciava: Allora,
allavvocato Criscuolo c passato o male schiena? Quella la moglie che gli da i
tormenti continuava e il collo di don Saverio, non saranno le corna che gli
pesano? confermando sia una spiccata visione psicosomatica, che unapprofondita
conoscenza dei fatti altrui. Uscito dal locale in una sorta di beatitudine post prandiale,
si avvi verso Toledo, tentato dal pensiero di una sfogliatella da Scaturchio. Vinse la
sua coscienza, che gli ricord il suo giro vita che si era spostato di almeno un buco
della cintura, e ripieg su un caff al Gambrinus.
Sulla strada del ritorno cominci a pensare alle visite che lo attendevano. Una met
erano nuovi, di questi due glieli mandava un medico di base, suo grosso fornitore di
pazienti, uno chi sa chi e lultimo glielo aveva raccomandato Salvatore Suarino. Lo
aveva curato qualche anno prima Suarino per una sciatica violenta, e si ricordava
della prima volta: era raro, nel 79, vedere qualcuno tatuato, ed il pugnale su un
polpaccio e la scritta Amo i miei figli sullaltro lo avevano lasciato basito.
Comunque era andata bene, la sciatica era passata, ma il paziente era scomparso. Era
ricomparso, a distanza di quasi cinque anni, tre settimane prima e, alla domanda Ma
che fine avete fatto aveva risposto Eh dott, quegli schifosi dei pentiti.
E adesso gli mandava un paziente, tal Principio, il nome non lo aveva detto, che
aveva insistito per venire come ultimo appuntamento, alle sette e mezzo. Il
pomeriggio era passato veloce, Luisa lo aveva invitato per il marted successivo, e
adesso aspettava questultimo appuntamento che si annunci, con un quarto dora di
ritardo, con uno scampanellio pressante. La persona che fece accomodare era a dir
poco inquietante, non lo guardava negli occhi, parlava a voce bassa e con frasi
smozzicate e fu unimpresa strappargli di bocca il motivo della visita. A completare il
tutto, una volta spogliato, una lunga cicatrice un po slabbrata gli attraversava il
torace, dalla spalla sinistra al fianco destro. Coltello o rasoio? si domand Alan
senza fare una piega, dandogli alla fine del trattamento un appuntamento per la
settimana successiva.
Al momento di pagarlo, il tipo cacci dalla tasca un rotolo di biglietti da centomila
lire e ne appoggi uno sulla scrivania Se non tenete il resto non fa niente e,
intascando distrattamente le ventimila che Alan gli porgeva continu Se io m
scendo invece di salire esco nei Quartieri?
Era appena uscito dallo studio che un rumore improvviso, seguito da altri due dello
stesso tipo fece pensare ad Alan a Natale, ai ragazzini che sparavano i raudi, solo
che era marzo. Subito dopo suon la porta, aperta la quale comparve Principio che si
teneva un fianco. Nu sfaccimmo mha fatto. Maspettava per le scale. Mi dovete
medicare. E levatosi il cappotto e la giacca rimase con una camicia su cui gi si
allargava una vistosa macchia rossa. Alan, che non aveva fatto il medico perch il
sangue gli faceva impressione, si sent mancare. N spicciatevi, lo tenete un poco di
spirito e due bende? una cosa di niente, chillo cornuto mha pigliato di striscio. E,
per tramente, dove posso telefonare? Alan, mentre tentava di organizzare una
qualche reazione coerente, lo vide sedersi dietro la sua scrivania, alzare la cornetta e,
fatto il numero So Principio, mhanno fatto, stato quasi sicuramente chillo figlio e
zoccola ro Malommo. Mandatemi i guaglioni, tutti quanti, sto a S. Lucia al Monte,
facite ampressa E voi, passatemi un po di spirito qua levandosi la camicia poi
fasciatemi E questo per lo scomodo disse alla fine, tirando fuori dal rotolo
qualche altro biglietto da centomila e lasciandolo cadere sulla scrivania e scordatevi
che sono stato qua e di tutto il resto.

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