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Livio Rossetti

Convincere Socrate
COPERTINA
Jimmy Knows S.C.P.,
Barcelona (ES)
www.jimmyknows.net

IMPAGINAZIONE
Giulio Venturi

STAMPA
Print Group Sp. z. o. o., Szczecin (Poland)

ISBN
978-88-9363-080-1

CASA EDITRICE
Diogene Multimedia
via Marconi 36, 40122 Bologna
Prima edizione: maggio 2017
Sommario

Scena I 11

Scena II 33

Scena III 45

Appendice
Essere processati ai tempi di Socrate 97
Alla memoria di Franois Roustang (1923-2016)
e a nostro figlio Francesco
Socrate, sulla settantina, di bassa statura, brut-
taccio e panciuto
Santippe, la sua donna, sulla cinquantina
Lamprocle, il figlio maggiore, ventenne
Larconte basileus
Il grammateus, i due hypogrammateis e altri
giudici popolari
Meleto e Licone, entrambi sulla trentina, Anito
sulla cinquantina (sono gli accusatori)
Antemione, il primogenito di Anito
Critone, facoltoso, sulla settantina
Apollodoro, sulla quarantina
Fedone, sulla trentina, con una lunga chioma
molto curata
Adimanto, facoltoso, sulla quarantina
Platone, facoltoso, sulla trentina
Lisia, facoltoso, sulla cinquantina
Eschine, povero, sulla quarantina
Luomo della cicuta, inserviente sui sessanta

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Su un tavolo posto di lato ci sono i pinakia ri-
partiti in dieci gruppi con le lettere A, B, C etc.
in bella evidenza, due sacche piene di oboli
(monetine di bronzo) e i due vasi che formano
la clessidra ad acqua. Due inservienti.
In terra ci sono quattro grosse ceste, due del-
le quali caratterizzate da una vistosa striscia di
vernice bianca.

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Ecco qua, kyrie basileus. Nella tavoletta TIMEMA
sono segnati trecentosessanta voti; nella tavo-
letta ANTITIMEMA centoquaranta. (Consegna le
tavolette)

(Arconte Basileus in piedi e ad alta voce)


Dammi qua. (Controlla) Bene, andres dikasti:
adesso tornate a sedere in ordine e in silenzio.
Ora vi comunico il risultato della votazione. E
fate silenzio. Voi, andres dikasti, con il vostro
voto avete deciso che il cittadino Socrate figlio
di Sofronisco, del demo di Alopece, sia condan-
nato alla pena di morte come richiesto a suo
tempo dallaccusatore Meleto! (fracasso mentre
ci si siede) Avete sentito bene tutti?

(Critone col suo vocione)


Contento, cittadino Anito?

(Anito)
Per favore, Critone!

(Arconte Basileus)
Andres dikasti, voi avete emesso la sentenza
in nome degli Ateniesi, e ora potete tornare
alle vostre case. Non dimenticate di riprende-
re il vostro pinkion. Intanto i due hypogram-
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mateis sono pronti a dare a ciascuno i tre oboli
previsti.

(I due hypogrammateis tirano fuori la sac-


ca con gli oboli e cominciano la distribuzio-
ne. I dikasti si alzano per andare a ritirare
pinkion e denaro, per poi andarsene via. As-
sembramenti)

(Voci)
Ma dove finito il mio pinkion?
Ah, guarda, questo il tuo.
Oh, trovato, meno male. Certe volte cos diffi-
cile rintracciarlo
Ti saluto.

(Socrate)
Cittadini di Atene, fermativi un momento, per
piacere. Ormai mi avete condannato, Anito lo
avete accontentato. (Borbotto)

(Dicasta)
Ma no, sei stato tu con la proposta di andare a
mangiare con i Pritani a farti condannare! Non
perch hai proposto una multa di trenta mine
ma perch ci hai offeso, perch ti sei messo a
ridere di noi.
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(Socrate)
E tu Meleto (Si girano attorno per cercarlo) Ma
dove sei? Ma davvero che Meleto gi se ne an-
dato? Dove andato, forse a bere, contento di
avermi fatto condannare a morte? (echi) E Lico-
ne? Anche lui andato a bere? Che accusatori! Ma
bisogna dirlo: chi mi voleva e mi vuole morto non
sono quei due, un altro. Potente Anito, dove
sei? (Forte) Porta il mio saluto a Antemione.

(Dicasta)
Ma come, Socrate, sai che presto morirai e an-
cora provi a rendere ridicolo chi ti ha fatto con-
dannare?

(Socrate)
Amico mio, lo sai perch non mi sento preso dal
terrore? Perch non mi metto a piangere e gri-
dare? una vita che mi esercito a controllare me
stesso, a decidere io come voglio essere e cosa
voglio fare. E infatti non mi piace la solita storia
che, se uno sbaglia, perch si sono intromes-
si gli di. Quindi se dovessi piangere, piangerei
di mia iniziativa, e vorrebbe dire che ho deciso
di piangere. Ma oggi la mia decisione stata
unaltra: ho deciso di non piangere sulla mia
sorte, voglio rimanere sereno e so farlo. Questa
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condanna per me come quando capita di sta-
re molto male. Se ti viene da vomitare, forse ti
metti a piangere? No, vomiti e basta. Dovresti
pensare che il sommo Zeus a essere arrabbiato
con te? Ma no! Zeus nemmeno lo viene a sapere
se stanotte hai vomitato. E lo sa che poco fa voi
mi avete condannato a morte? Non detto

(Dicasti)
E allora?

(Socrate)
E allora se devo morire muoio, ma decido io
come vivere fino a quel giorno, capito?

(Intanto i dicasti continuano a sfollare, mentre


il grammateus si dedica al completamento del
verbale del processo e gli hypogrammateis si oc-
cupano dei psephoi, ceste e clessidra. Intanto:)

(Dicasti)
E dopo?

(Socrate)
Che domande! Tu lo sai come dopo? come
quando andiamo in guerra e non sai che ti suc-
cede, se riesci a tornare oppure muori sul campo
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di battaglia. Forse che lo sai al momento della
partenza? No, lo scopri alla fine.

(Fedone turbato)
Socrate, spiegami, fa capire qualcosa pure a me.

(Critone)
Amici miei, qui non tempo di stare a discutere
su questo. Qua bisogna fare in modo di salvargli
la vita, a questo nostro amico tanto imprudente.
Perch, per il cane (come dice lui), pi pruden-
te poteva essere. Altro che mettersi a provocare
Anito!

(Socrate)
Ascolta, Critone. Quando si parte per la guer-
ra, tutti sanno che alcuni non ritorneranno vivi
alla loro casa. Eppure si parte ugualmente, e noi
opliti non cantiamo forse a gran voce quella spe-
cie di canto di guerra chiamato peana, anche se
sappiamo

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Scena II

(Ora siamo nella lussuosa casa di Critone)

(Critone)
Beh, una soluzione io ce lavrei, lo sapete.

(Adimanto)
Ma s, come dici tu, Critone, c poco da sce-
gliere. Gi a noi ha fatto fare una figura pessi-
ma, da buoni a nulla.

(Apollodoro)
In che senso?

(Adimanto)
Non lo capisci? Facendosi condannare davanti a
tutti noi. Guarda che io non gliela perdono. Ma,
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Apollodoro, ti pare che noi dobbiamo star l a
vedere Anito che pilota il processo, e noi a non
fare niente di niente perch lui non vuole? Ma ti
pare che agli occhi di quei cinquecento scalma-
nati di dikasti noi non contiamo proprio nien-
te? Io non lo sopporto, e non credo di essere il
solo.

(Apollodoro)
Certo che lui si andato a complicare la vita da
solo. Ricordi cosa ha detto alla fine? Che lo deci-
de lui se gridare e piangere perch stato con-
dannato a morte. E cosa credete che decider
adesso riguardo allesilio? Noi possiamo insistere
quanto vogliamo, ma lui, con quella testa dura
che ha

(Critone)
Ah, ma io la voglio spuntare ugualmente e ce la
metter tutta, e la testa ce lho pi dura di lui!

(Apollodoro)
Ma per Eracle, stavolta io vado in carcere e alzo
la voce.

(Adimanto)
Allora non lo conosci. Peggioreresti la situazione.
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Scena III

(Ora siamo in carcere di prima mattina, con So-


crate dormiente. Poca luce)

(Critone con enfasi)


Divino Apollo aiutami tu, ispiralo!

(Intanto il personale del carcere passa senza fare


troppo rumore o si sente parlare solo in lontananza)

(Socrate)
E tu che ci fai qui?

(Critone)
Beh, qui ci sei tu

(Socrate)
Ma molto presto, ancora praticamente buio
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(Critone)
Certo che sei un uomo strano, Socrate. Sai che il
giorno della tua morte si potrebbe avvicinare di
gran passo, eppure riesci a dormire ugualmente!
Ma questo non un giorno qualsiasi. Per niente,
e io non ci ho dormito. Se sono arrivato qui mol-
to prima del solito, che ancora era buio pesto,
non con quel minimo di luce che c adesso,
anche per questo.

(Socrate)
Ma per il cane, che sta succedendo?

(Critone)
Ieri la nave di Delo stata avvistata al capo Su-
nion. Vuol dire che al Pireo la nave ci arriva sta-
mattina e tu domani

(Socrate)
e per me domani finita. Vuoi dire questo,
vero? Ma per il cane, lo sai o non lo sai che capita
a tutti di morire? Capiter pure a te. (enfatico) E
limportante non che si muore, ma come si vive.

(Critone)
Ma Socratuccio mio, come fai a ragionare cos!
Io am-mat-ti-sco! Per me il pensiero di ci che
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potrebbe accadere domani , da giorni, una
pena insopportabile. Non solo per me, per tutti
noi che ti abbiamo conosciuto e abbiamo passa-
to tanto tempo insieme con te a parlare, e an-
che a scherzare, a volte. E per questo abbiamo
cercato di capire quale sarebbe il modo migliore
di evitare questa, che per tutti noi sarebbe una
disgrazia e una vergogna del tutto insopportabi-
li. Sono qui proprio per questo, perch noi, tuoi
amici fedeli, ora sappiamo cosa si deve fare. E
sono venuto a dirtelo a nome di tutto il gruppo.
Ascoltami bene.

(Socrate)
Voi avete deciso cosa devo fare io ora?

(Critone)
Ma s, ascolta. Tu lo sai che io compro il frumen-
to della Tessaglia e che molte navi me lo por-
tano al Pireo. Questo significa che in Tessaglia
io ho amici fedeli. Insomma, se io gli dico Ora
verr a vivere da voi e sar vostro ospite per un
po Socrate di Sofronisco, che per me come un
fratello, loro sono pronti, prontissimi ad acco-
glierti nel modo migliore. Tu lo sai che io sono
stato due volte a casa di Teomnesto e Teomnesto
stato mio ospite qui ad Atene. Lui un po sa
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chi Socrate e anche tu lhai conosciuto quando
venne a Atene due o tre anni fa, ti ricordi?

(Socrate)
S, forse, ma non ricordo tanto bene

(Critone)
Non importa. Tu lasci il carcere col nostro aiuto,
vai al Pireo, ti imbarchi e vai a vivere in Tessaglia.
Sarai ospite di Teomnesto e in seguito mande-
remo da te, in Tessaglia, anche Santippe e i tuoi
figli. Naturalmente pure io verr a trovarti, e
magari veniamo in gruppo.

(Socrate)
Ma tu sei matto! Omero avrebbe detto: Povera
Euriclea, gli di ti hanno tolto il senno.

(Critone)
No no, Socrate, aspetta, ti voglio spiegare tutto
con calma. Adesso sono io che voglio stare cal-
mo. Io ho bisogno di un po di tranquillit, altri-
menti mi confondo e nemmeno riesco a spiegar-
ti. E parla sottovoce.

(Socrate)
Pure sottovoce!
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(Critone)
Certo! Non ci sono gli altri detenuti? Li avrai pur
visti in tutto questo tempo.

(Socrate)
Gi, perch in Tessaglia ci manderesti solo me,
non anche loro

(Critone)
Socrate, sei terribile. Parlare con te difficilissimo,
come con nessun altro. Uno cerca di venire a capo
di un problema difficile e serio, anzi terribile, spa-
ventoso, e tu, invece di collaborare, vai a cercare
i diversivi! Ma hai capito che si tratta di salvare
la pellaccia tua? Almeno questo lhai capito, per
Eracle? Per adesso stammi a sentire e non dire
niente, meglio. (Socrate prova a dire qualcosa)
Bocca chiusa per un po, ti prego. Perfettamente
chiusa. (Socrate fa il gesto) Eh, cos, bravo.
Ma adesso io mi sono confuso. Mi hai confuso!
Dunque vediamo
Io posso contare su Teomnesto di Teofilatto, tss-
alo. Lui un amico sicuro, e dal porto di Iolchos,
con un buon cavallo, si arriva a casa sua in mezza
giornata. Vedessi anzi, vedrai che proprio un
bel posto, molto diverso da qui. Vedrai pure quan-
to frumento lui ammassa proprio dentro casa. (So-
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crate fa finta di meravigliarsi) Al Pireo c una delle
navi che lavorano per lui e per me, e presto questa
nave partir per tornare a Iolchos. Non una bella
nave, ma c un punto dove puoi stare quasi como-
do. Certo, bisogner che ti adatti un po.

(Socrate)
Hmm. E per evadere dal carcere? Bisogna cor-
rompere gli Undici, vero?

(Critone)
Ci pensa Apollodoro. Ha detto che ci pu pen-
sare lui.

(Socrate in un orecchio)
Ah, Apollodoro un corruttore di guardie? Per
lui normale corrompere le guardie?
(Gesto di stizza di tutti e due)

(Critone)
Ma per Eracle, come possiamo farti uscire da qui
senza accordarci con loro e in segreto, senza che
trapeli qualcosa agli altri detenuti? Me lo spieghi?

(Socrate)
Ma no! Potresti chiamare un araldo e far sa-
pere a tutti che il mio amico Apollodoro cor-
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rom (Critone si agita e gli mette una mano
sulla bocca)

(Critone)
Che fatica parlare con te! Ma che fatica! Spie-
gare una cosa a te quasi impossibile! (Passa
un inserviente. Critone deve abbassare la voce)
Ma per Eracle, chi ha creato questa situazione?
Chi si fatto condannare dai cinquecento? Chi
li ha provocati? (Occhiatacce) Tu hai agito nel
peggiore dei modi e sei riuscito non solo a far-
ti condannare, ma pure a prenderti la pena di
morte con la seconda votazione, che proprio
il massimo.

(Socrate)
Amico Critone, io ho solo detto le cose come
stanno. Infatti non ho avvelenato lacqua dei
pozzi, non ho fatto affondare nessuna trireme,
non ho soffocato mia moglie, non mi sono ac-
cordato con i nemici di Atene, e tutto questo a
loro glielho detto chiaramente.

(Critone)
Ma per favore! Adesso, dopo tutto quello che
successo, noi che ti vogliamo bene, noi che non
vogliamo perderti del tutto, stiamo facendo
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una gran fatica per portarti in Tessaglia. Io so-
prattutto... (Socrate sta per dire qualcosa) Sssss.
Allora hai capito bene? Domattina presto. Sei
daccordo? Perch se non sei daccordo tu inu-
tile, tutti i nostri preparativi non servirebbero a
niente.

(Socrate)
Ma voi siete matti! Omero avrebbe detto: Po-
vera Euriclea, gli di ti hanno tolto il senno.

(Critone)
Ma no che non siamo matti. Noi abbiamo ra-
gionato, abbiamo cercato il modo migliore,
anzi lunico, per salvarti e labbiamo trovato.
Siamo persone concrete, noi. Del resto ti ricor-
derai chi che ha proposto, come antitmema,
lesilio invece delle trenta mine. Ti ricordi chi
stato?

(Socrate)
Tu.

(Critone)
Io. Vedo che hai buona memoria, tu che cos
volentieri ci di a credere che non riesci a ricor-
dare.
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(Socrate)
Ti ripeto: voi siete matti! Omero avrebbe detto:
Povera Euriclea, poveri voi, gli di vi hanno tol-
to il senno a tutti quanti.

(Critone)
Socrate, ora hai scherzato, e ora basta. Va bene
cos? Dimmi che va bene.

(Socrate)
Eh, no che non va bene, amico mio. Ma insom-
ma, io ho una reputazione. Ad Atene c chi mi
odia, ma c anche chi mi stima, vero? Per esem-
pio Critone, Eschine, Antemione (perfino lui, il
povero primogenito di Anito!), Apollodoro, Li-
sia, Fedone, Platone Devo continuare?

(Critone)
E allora?

(Socrate)
E costoro mi stimano perch sono furbo? E pensa-
no che, se qualcuno corrompe i miei carcerieri, per
me va bene? Che sarei pronto pure a ringraziarli?

(Critone sudando)
Non ne posso pi!!!!!
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(Socrate)
Ma amico Critone, mi conosci o non mi conosci?
Lo sai o non lo sai come ragiono?

(Critone)
S che lo so! Ma questa ti pare una situazione
normale? Stiamo forse al gymnasion a parlare
liberamente, o stiamo bevendo vino nel corso di
un bel simposio a casa mia? Allora basta. Cerca
di capire anche noi, che ci affanniamo per tirarti
fuori da qui, e anche me. Sarebbe ora che un
piccolo sforzo lo facessi pure tu, per Eracle! O, se
preferisci, per il cane.

(Socrate)
Amico Critone, ti ripeto: voi siete matti e Omero
avrebbe detto te lo devo ripetere? Quante vol-
te ti devo dire che io non sono uno che scappa
di nascosto? Altrimenti, quando parlavo rivolto
ai giudici, non avrei accennato al povero Ante-
mione, e certamente non sarei andato a dire che
come pena, secondo me, avrebbero dovuto darmi
addirittura un premio, il diritto di andare a man-
giare con i Pritani tutti i giorni o quando mi va, e
senza pagare. Invece di fuggire ora di nascosto,
avrei potuto evitare di essere cos spavaldo, e sa-
rebbe bastato. Lo ammetti che sarebbe bastato?
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(Critone)
Ma Socrate, lo dici tu stesso: chi si cacciato in
questa situazione? Chi che si messo dimpe-
gno per poi rischiare di dover morire addirittu-
ra domani? Noi ti abbiamo forse incoraggiato a
fare lo spavaldo? Alloooooooora! Allora farai
come ti sto dicendo io, chiaro?

(Socrate) (si fatto giorno chiaro)


Allora guardiamo alla mia vita. Ho commesso
anche io i miei errori, ma sai bene che a voi, op-
pure ai padri dei giovani che venivano a passare
il tempo con me, non ho mai chiesto nemmeno
un bolo. Sai bene che per lungo tempo abbia-
mo mangiato tutti insieme e una volta mi sono
lamentato perch voi ricchi non mettevate il
cibo sulla tavola comune, e il povero Eschine si
trov in grande imbarazzo con il suo pane pri-
vo di companatico. Eppure hai la prova che, se
avessi chiesto, avrei ottenuto il denaro da voi, e
nemmeno poco. Qual la prova? Il fatto che voi
ricchi venivate ogni tanto con doni importanti,
che Santippe era tutta contenta per questo, po-
verina, e che un giorno, vedendo arrivare tutti
quei doni, Eschine arriv a dirmi (e tu ci dove-
vi essere): Socrate, tutti arrivano portandoti
grandi doni, e io no. Allora ci ho pensato e sono
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arrivato a questa conclusione: visto che non ho
niente da poterti donare, ti do me stesso, accet-
to di diventare tuo servo.

(Critone)
Gi, tu lo abbracciasti dicendogli: Ma ti rendi
conto che proprio tu mi stai facendo il pi gran-
de dei doni? E tutti noi in silenzio, che pareva
ti avessimo donato cosucce da niente, cosucce da
dovercene vergognare.

(Socrate)
Questo per dire che non ho mai accettato di
passare un solo giorno con chi mi pagava e solo
perch mi pagava bene. Io non faccio le cose per
denaro e nemmeno per convenienza C pure
chi me lo venuto a dire in faccia, per criticarmi,
ti ricordi?

(Critone)
Chi era, Antifonte? Non ricordo bene. Ma non
divaghiamo. E per questo hai provocato cos pe-
santemente i dikasti?

(Socrate)
Vedi, quando ho dovuto fare lantitmema, tutti
si aspettavano un tono supplichevole anche da
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me, perfino da me. Tutti loro e tutti voi. Pensan-
do a questo mi sono indispettito. Ho pensato: in
fin dei conti se sono qui per via di Anito, o me-
glio: di suo figlio Antemione che preferiva stare
con me invece che nella fabbrica di famiglia a
occuparsi solo di schiavi e pellame puzzolente,
perch tanto ai compratori ci pensava suo padre.
E un po anche per via di Crizia e delle amicizie
che avevo nel giro dei Trenta, certo. Ma anche
l, anche con Crizia quando lui era al colmo del
potere e ha preteso di farmi fare quel che non
mi pareva giusto, niente. E ci siamo scontrati
perbene, ti ricorderai. Io, di andare a fare il si-
cario e ammazzare il povero Leonte di Salami-
na perch me laveva comandato lui, non ne ho
voluto sapere. Ma ti pare che io mi mettevo ad
ammazzare quello l solo perch Crizia aveva de-
ciso che Leonte lo poteva ammazzare benissimo
Socrate in persona? Ecco, Crizia non sapeva chi
era Socrate, chi Socrate. E ho limpressione che
non lo sai nemmeno tu. Ma per il cane, poi
cos difficile sapere come ragiono io? Pensa agli
altri casi e poi domanda a questi muri: muri, se-
condo voi, stavolta come si comporter Socrate?
Secondo voi, scapper di nascosto e fuggir in
Tessaglia? Anche i muri ti saprebbero risponde-
re, amico mio.
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(Critone)
Parla piano. Sento delle voci. Vado a vedere. Anzi
non ce n bisogno. Hai capito chi sta venendo?

(Socrate)
Si mi sembra di riconoscere la voce di Apollodo-
ro. E forse anche quella un po dialettale di Fe-
done. Ho capito, arriva il gruppo.

(Critone)
E che gli dico?

(Socrate)
Che la mia risposta no. No e basta.

(Arrivano in diversi. Saluti e sguardi interrogati-


vi. Critone se ne sta seduto e depresso)

(Apollodoro)
Ecco, Critone pi angosciato di Socrate. Ma chi
che domattina potrebbe anche m (sguardo
severo di Critone). Scusate, capisco di non aver
detto la parola giusta.
Socrate, immagino che saprai tutto

(Socrate)
Tutto? So della nave sacra che arriva. Piuttosto,
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che sapete di Santippe e dei miei figli?

(Altro)
Vedrai che tra un po arrivano pure loro, insieme
con Eschine.

(Socrate)
Ah.

(Apollodoro rivolto a Critone)


Ma Critone, glielhai spiegato cosa faremo sta-
notte?

(Critone)
Socrate, amico e maestro mio da tanti anni, ci ho
provato o non ci ho provato? La verit, ti supplico.

(Socrate)
Ma s, questo qui ha cominciato a parlarmi del-
la fuga, della nave e della Tessaglia, insomma di
questo imbroglio, che era ancora buio e la sua
voce ancora rimbomba nelle mie orecchie. Ha
spiegato, insistito, pregato, ordinato, minaccia-
to, ripetuto tutto!

(Critone, severo)
E tu?
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(Socrate)
E io a insistere che non sono diventato allim-
provviso un altro uomo, come quando chi ha
commesso un omicidio va in tribunale e spa-
valdamente prova a dire che quello dovette
essere un momento di pazzia, forse dovuto
agli di, e che lui quasi nemmeno si ricorda
di quel momento, perch era completamente
fuori di s, ma in quel momento, mentre ora
un altro, tutta unaltra persona, tranquilla
e rispettosa delle leggi. Andres dikastai, non
vorrete mica condannare una persona perbe-
ne e che paga le tasse solo perch una notte,
ubriaco e momentaneamente sgradito a qual-
che divinit, ha ucciso in preda allesaspera-
zione? Non ci vuole un bel coraggio a dire il
falso in questo modo?

(Altro)
E quindi?

(Socrate)
Quindi lo capisci bene. No!

(Tutti)
Ma Socrate!

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(Socrate)
Basta. Cambiamo argomento.

(Tutti)
Ma ti pare possibile? Ma no. Certo che no.

(Ormai giorni pieno)

(Socrate solenne)
Ma io dico, se dopo vado agli inferi, le divinit
infere sapranno chi era Socrate? Domani, il mese
prossimo, lanno prossimo, voi continuerete a sa-
pere chi era Socrate, vero? E se lo saprete voi,
voi che siete uomini, gli di lo sapranno anche
meglio di voi, se esistono. Quindi se esiste un
luogo infero dove io vado (o dove va una parte
di Socrate) e se, come dicono i poeti, l si posso-
no ancora riconoscere le persone, allora gli di
sapranno che lombra che sta arrivando quella
di Socrate. E mi tratteranno meglio di certi per-
sonaggi spregevoli. Come minimo. O no?

(Fedone)
Socrate, spiegati meglio. Fammi capire.

(Socrate)
Secondo te, dovrei aver paura di morire? Dim-
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melo tu, Fedone. Spiegami perch dovrei avere
tutta sta paura.

(Fedone)
Ma maestro mio (rumori, voci) Ah, arriva Eschi-
ne. Vediamo chi c con lui.

(Santippe e i figli)
Oh, Socrate! Oh, padre! Oh

(Socrate)
Stavo costruendo un ragionamento con loro

(Santippe)
Ma che mimporta dei tuoi ragionamenti, infeli-
ce Socrate! Ditemi piuttosto: partir per la Tessa-
glia stanotte? Partirai?

(Socrate)
Ecco, vedete, anche lei ci crede poco No, non
parto.

(Lamprocle, il figlio maggiore)


E allora cosa farai?

(Socrate)
Figlio mio, aspetter larrivo dellincaricato,
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quello che arriver con una ciotola piena di ci-
cuta. (E fa il gesto di chi gira nel pentolino la
pozione mortale) Che altro posso fare?

(Critone)
Ecco, vedete? Ma quando ho cominciato a spie-
gargli per bene ogni cosa non era ancora giorno.
Pensa quanto tempo passato, cara Santippe.
Non ho fatto altro, ma senza nessun risultato:
per lui va bene cos. Ma lo capite? Per lui va bene
cos! Pazzesco.

(Tutti)
Ma s, folle!

(Santippe perde il controllo, grida. Il figlio mag-


giore prova ad abbracciarla)

(Socrate rivolto a Fedone)


Ti ripeto la domanda: perch dovrei temere di
morire?

(Santippe)
Ma tutti temono la morte! Trovamene uno che
non ha il terrore della morte. Socrate, hai senti-
to? Trovamene almeno uno.

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(Socrate rivolto a Fedone)
Veramente Leonida e i trecento diglielo tu.

(Fedone)
Beh, loro alle Termopili non ebbero tutta sta
paura. Non so come hanno fatto, ma andata
cos.

(Santippe)
Ma che mimporta di Leonda, che era pure un
re. Ma insomma, trovate una soluzione voi, visto
che a voi vi ascolta. E sbrigatevi!

(Critone)
Kyria, io una soluzione lho trovata, e ho perso la
voce per spiegarla a lui ma

(Santippe)
Ma se hai la possibilit di andare in esilio, e vat-
tene in esilio! pure semplice.

(Socrate)
Allora ripeto anche a te: se volevo assolutamen-
te ottenere una condanna lieve, potevo propor-
re il mio bellantitmema e basta, senza tirar fuo-
ri la questione del Pritaneo e senza mettermi a
provocare Anito.
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(Santippe)
Guarda che solo un pazzo avrebbe fatto quello
che hai fatto tu! Come dice Omero? Povera Eu-
riclea, gli di ti hanno tolto il senno. Quando
un uomo lo vogliono distruggere, gli di fanno
in modo che questi si distrugga da solo, facendo
una cosa pazzesca. Si dice cos, vero?

(Socrate)
Ma Santippe, io non ho avvelenato lacqua nei
pozzi, io non ho strangolato mia moglie (che sare-
sti tu), io non ho mangiato la carne dei miei figli,
io non ho aperto le porte della citt ai nemici

(Santippe)
Ma ti pare che questo sia il momento di scherza-
re? Oh, povera me Basta! Tu stanotte vai sulla
nave, capitoooooo?

(Tutti)
S, Socrate. Devi fare cos, a questo punto non
hai scelta.

(Socrate si spiega a gesti: che Santippe e i figli


vadano via e tornino semmai domattina. Passa
del tempo mentre loro, accarezzati da Socrate
ma depressi, accettano di allontanarsi)
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(Eschine)
Ma io non voglio andar via con loro

(Critone)
Licio ( un suo schiavo), accompagnali tu a casa
e fai tutto, ma proprio tutto quello che ti dice
kyria Santippe e poi torna qui. Chiaro?

(Fedone)
Socrate, ti vuoi riposare un po? Penso che dopo
tutto questo tempo un po di riposo ci voglia.

(Socrate)
Ah, certamente no. Adesso si riprende a ragio-
nare. (A Critone esce uno sbadiglio) Critone, sei
stanco, guarda che ti potresti buttare sul mio
giaciglio e chiudere gli occhi per un po.

(Critone)
Ma ti pare, Socrate!

(Apollodoro)
Per, maestro mio, qualcosa ci devi dire, qualche
spiegazione ce la devi dare. Cosa dicevi degli inferi?

(Fedone)
Gi, gli inferi.
66
Appendice
Essere processati ai tempi di Socrate

Intanto i luoghi. Gli archeologi ci sanno dire dove pre-


cisamente Anito pubblic il suo atto di accusa contro
Socrate, cio la sua graphe. Queste dichiarazioni pub-
bliche si mettevano in piazza, nellagora di Atene

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ma non in un posto qualunque, bens nel recinto de-
gli eroi eponimi, insomma qui:

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Questo era uno spazio pubblico nel quale si affiggeva
il testo delle nuove leggi, dei decreti, delle graphi e
di tutti gli atti pubblici.

La graph
Se scorriamo lEutifrone platonico, ci accade di leg-
gere che proprio Socrate dichiara: A dire il vero,
Eutifrone, quella che riguarda me i nostri ateniesi
non la chiamano dike ma graph, non causa ma ac-
cusa. La parola dike non significa soltanto norma
e giustizia, ma anche processo, vertenza tra privati
in cui i giudici, con il loro verdetto, fanno giustizia
tra i litiganti. La parola indica insomma il processo
civile.

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Invece graph la scritta contro qualcuno, la denin-
cia che viene resa pubblica affiggendola, appunto,
nel recinto degli eroi eponimi. Si arriva alla graph
quando viene presa una formale iniziativa giudiziaria
a tutela di interessi pubblici, come ad esempio lem-
piet, per cui siamo nellambito del diritto penale.
Con una differenza fondamentale: nellantica Atene
chi faceva lesposto-denuncia era poi tenuto a soste-
nere personalmente laccusa in tribunale e, in caso di
rigetto (cio di assoluzione dellimputato), poteva an-
che dover pagare una sostanziosa multa (la penale).
Latto di accusa comprendeva anche la pena richiesta
per limputato. In questo caso Meleto figurava come
primo firmatario della graph e a lui erano associati
Licone e Anito. Questultimo, affermato imprendito-
re nel settore delle calzature, doveva essere in quegli
anni tra i capi della citt, dunque un uomo assoluta-
mente in vista. Dal canto suo anche Socrate doveva
essere, e da tempo, un personaggio pubblico, molto
noto.

Listruttoria. Larconte basileus


Proprio perch il tribunale era rigorosamente popo-
lare (nel caso di Socrate, il collegio giudicante era
formato da cinquecento concittadini), il processo
andava preparato. Ci pensava larconte competente
che, nel caso dei processi per empiet, era larconte
basileus, ossia larconte re. Questi aveva lufficio nella
stoa (portico) di Zeus Eleutherios (liberatore), cio in
questo edificio:

100

101
Ogni arconte si occupava dei processi di sua compe-
tenza e anzitutto cercava di capire se si trattava di
una vertenza seria, che richiedesse di predisporre la
celebrazione di un processo. A tale scopo riceveva
accusatore/i e imputato poi, se del caso, decideva (in
base alle norme e alle consuetudini vigenti) davanti
a quanti giudici popolari (dikastai) si dovesse cele-
brare il processo, identificava con precisione i capi di
imputazione, fissava la data e dava istruzioni al suo
capoufficio (il grammateus, che poteva contare su
uno o pi sottosegretari, gli hypogrammateis) per la
preparazione di una sorta di verbale o fascicolo con-
tenente le informazioni essenziali; inoltre si riservava
di presiedere personalmente il rito processuale.
In questo caso, essendo coinvolti un intellettuale e un
capo politico, tutti e due a loro modo autorevoli, era
logico che il processo facesse notizia e che molta gen-
te si facesse avanti per entrare a far parte del collegio
giudicante.

I dicasti
Erano cittadini inclusi nella lista di coloro che possono
far parte delle giurie popolari. A tale scopo si richie-
deva che avessero pi di trentanni, che avessero chie-
sto e ottenuto di farne parte, e che non avessero de-
biti verso la citt. I dicasti si presentavano nei locali
del tribunale (che non sono stati individuati: pare che
si trattasse di recinti scoperti, con panche) muniti di
apposito tesserino di legno detto pinakion, sul quale
riportato il nome, quello del padre e quello del

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demo, nonch una lettera dellalfabeto (Aristotele,
Costituzione degli Ateniesi 63.4). Questo un pina-
kion di bronzo di epoca appena posteriore a quella di
Aristotele:

Si noti la professionalit con cui stato allestito, con


abbondanza di marchietti e con le lettere che forma-
no le parole fatte di punti e trattini: i forellini realiz-
zati con il trapano e le righe che, collegando i forel-
lini, davano forma alle singole lettere. Fori e trattini
sono sorprendentemente precisi e uniformi. Della
lettera (in questo caso una E orientata verso il basso)
cera bisogno perch si riunivano diverse corti in con-
temporanea e in spazi contigui. Ognuna celebrava un
solo processo, che si concludeva nel giro di poche ore.
I dicasti ricevevano una modesta indennit, dellam-
montare di mezza dracma (cio tre oboli). Pertanto
offrirsi di pagare trenta mine significava impegnarsi
a pagare lequivalente di seimila indennit da giudice
popolare.

Il dibattimento in aula
Ha scritto il comico Aristofane: Chi pi felice, pi
beato di un giudice, pi temuto e vezzeggiato anche

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nella vecchiaia? Una volta entrato (nel recinto del
tribunale), quando le preghiere mi hanno fatto sbol-
lire lira, di tutto quello che ho detto non ne faccio
niente, ma sto a sentire cosa dicono per essere assolti.
Quali piaggerie non si trova ad ascoltare un giudice?
C chi piange miseria e ai guai veri ne aggiunge altri
Chi racconta un aneddoto, o una favola di Esopo,
chi fa dello spirito, nella speranza che io rida e de-
ponga la collera. Se non ci lasciamo convincere, tirano
fuori i bambini, tenendoli per mano, maschi e femmi-
ne Belano col capo chino, mentre il padre, treman-
te, mi prega come un dio di assolverlo dallaccusa
(Vespe 330 e 560-570, trad. G. Paduano).
I discorsi erano contingentati con laiuto di una clessi-
dra ad acqua.

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Il compito dei giudici popolari era oltremodo elemen-
tare: decidere se limputato colpevole o innocente.
Se riconosciuto innocente, il processo finiva l ma, se
lassoluzione aveva luogo a larga maggioranza, lac-
cusatore doveva pagare una multa per essersi com-
portato da sicofante (calunniatore). Se invece si ar-
rivava alla condanna, poi si doveva decidere lentit
della pena. Laccusa aveva fatto la sua valutazione
(tmema) allinizio delliter giudiziario, mentre lim-
putato era tenuto a fare una rischiosissima contro-
proposta (antitmema) solo a seguito del voto di con-
danna, dopodich i dicasti votavano di nuovo.

Il voto. Le psphoi
Questo un prototipo di psphos metallico, dischi del
diametro di circa 7 cm con cilindretto pieno o vuoto.

In precedenza si erano usati grossi fagioli bianchi e


neri (ma psphos non vuol dire fagiolo, bens pie-

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