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PUBBLICAZIONE EDITA DALLARCHIVIO FAMIGLIA

BERNER1 NON ESERCENTE ATTIVIT1 DI IMPRESA


Piazza dello Spirito Santo, 2 - 51100 PISTOIA
Tel. 0573-365335
memoria antologica
saggi critici e appunti biografici
in ricordo di

CAMILLO BERNERI
nel cinquantesim o della morte
PRESENTAZIONE

LUOMO
Quanti lo hanno personalmente conosciuto hanno
conservato di lui limmagine del giovane (si pu dire
un giovane, perch quando cadde assassinato aveva qua-
rantanni), tutto preso nellimpegno politico ma al tem
po stesso alieno da fanatismi e intemperanze, perch la
fede era sempre vigilata dalla critica, lazione diretta e
controllata dal pensiero, la predicazione accompagnata
dalla ricerca.
Un uomo mite, talvolta fin troppo, aperto fino al
lingenuit, pronto a scendere sul terreno dei fatti, qua
si per provare a se stesso di non essere un intellettuale,
un riciclatore di carta stampata, ma un combattente.
LINTELLETTUALE
Ci ha dato lui stesso con le sue pubblicazioni la mi
sura dei suoi molteplici interessi, della sua insaziabile cu
riosit. In ogni campo si sentiva militante, capace di tra
sformare uno studio, una recensione, una semplice nota
in un momento della sua battaglia culturale, diretta con
tro gli avversari, ma rivolta anche allinterno dellarea
anarchica, per denunciarne insufficienze e debolezze.
LANARCHICO
Era luomo del domani per gli anarchici in esilio, co
lui che avrebbe potuto rappresentare la cultura anarchi
ca in una Italia liberata dal fascismo, raccordare le vec
chie generazioni alle nuove, assetate di verit e di novit,
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sostenere il confronto con i contradditori, anche allin
terno della sinistra, fare i conti con le realt sociali e po
litiche che avrebbero richiesto nuovi strumenti di analisi.
E lui ne sarebbe stato capace, perch non aveva mai
smesso di aggiornarsi e rifiutava la ripetizione come pa
ralisi della mente.
Per questo, in occasione del 50 anniversario del suo
assassinio, che ricorre il 5 maggio 1987 e nel 90 anni
versario della sua nascita, ho deciso di pubblicare un li
bro antologico a lui dedicato alla cui realizzazione ho
chiamato a collaborare dieci tra compagni e amici stu
diosi autori del saggio realizzato grazie al loro contributo
scritto.
Il vile assassinio, avvenuto il 5 maggio 1937, per
mano di agenti al servizio di Stalin, sanguinario dittato
re dello Stato sovietico, era stato deciso perch il no
stro compagno dava fastidio con le sue prese di posi
zione contro il mito bolscevico. Berneri condannava Stalin
e la dittatura che questi aveva imposto, predisponendo
gli animi di militanti comunisti a farsi killers contro
gli avversari politici. Accusava, inoltre, i dirigenti di quel
partito perch avevano paura del capo carismatico Stalin
che li teneva in pugno, soggiogandoli, impaurendoli e
privandoli di ogni facolt di critica, dopo le purge stali
niane che videro in Russia tanti militanti bolscevichi del
la prima ora, assassinati, liquidati.
In quelle condizioni tutti i capi del bolscevismo, pre
senti in Spagna durante la rivoluzione del 1936/1939,
non solo non si opposero agli assassini di antifascisti ac
corsi in terra iberica per combattere il fascismo di Fran
cisco Franco, ma li giustificavano definendo o chia
mando fascisti o controrivoluzionari quanti, pur essendo
rivoluzionari, condannavano massacri e massacratori.
E quanto ad essere presi sotto il mirino dei killers
del partito bolscevico, non furono soltanto i militanti
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anarchici, ma pure quelli del P.O.U.M. che vennero defi
niti controrivoluzionari e traditori, mentre i traditori,
semmai, erano coloro che, anzich combattere i fascisti,
uccidevano, minacciavano gli antifascisti degli altri par
titi e movimenti politici. Siccome questa storia cono
sciuta, non mi soffermer a dimostrarlo.
Ucciso a tradimento Camillo Berneri, critico accorto
e convincente, e messo sotto controllo il movimento a-
narchico e rivoluzionario, gli stalinisti trovarono via li
bera per imporre la militarizzazione avversata, non gra
dita, non accettata, dai compagni miliziani, occupando
tutti i posti strategici del comando civile e militare con
uomini di propria fiducia, finendo cos di stancare ed av
vilire chi era andato a combattere per una societ libe
ra, contro chi si era sollevato per fascistizzare, dopo
lItalia e la Germania, anche la Spagna.
In una situazione simile, senza aiuti militari e senza
armi, la maggior parte dei miliziani anarchici italiani, la
sci il fronte e torn da dove era partito.
Il problema pi interessante, in questa faccenda, era
che Stalin non poteva consentire che in Spagna gli anar
chici e la C.N.T., dimostrassero, in pratica, che lanarchia
e lanarchismo, erano, non teorie impossibili, ma meto
do di vita pratica; dimostrandolo con la costituzione del
le collettivit agricole ed industriali messe poi al servi
zio della rivoluzione e ben funzionanti al punto che con
frontandole con lorganizzazione del lavoro in Russia,
quelle statalizzate o sovietizzate, non vi era nessun para
gone da fare.
Stalin e tutti i bolscevichi del mondo temevano que
sto confronto che avrebbe distrutto la figura del mito
sovietico della rivoluzione dOttobre, la quale faceva stra
me della libert personale e collettiva tutto attendendosi
che gli ordini venissero dallalto.
Berneri, dalle pagine di Guerra di classe, distrug
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geva questo mito e incalzava anche i compagni che erano
andati al governo dicendo loro chiaramente che vi par
tecipavano senza riuscire a concludere nulla in favore
del popolo e della rivoluzione, anzi divenivano dimpe
dimento e di freno al processo rivoluzionario.
Nessuno salv Bemeri e gli altri rivoluzionari in
quella settimana definita la settimana di sangue. Non
lo salvarono i ministri anarchici n le organizzazioni po
litiche. Tutti lasciarono Camillo Berneri, ignaro di quan
to accadeva, in quella stanza redazionale dove miliziani
ibolscevichi nelle vesti di poliziotti, per tre volte torna
rono, prelevandolo poi insieme a Francesco Barbieri. Vi
furono tentativi di compagni isolati per cercare di met
tersi in contatto con quelli che erano stati bloccati in
redazione di Guerra di classe, ma ogni tentativo ven
ne frustrato dalla fucileria degli aderenti del partito co
munista spagnolo catalano, che avevano preparato per
tempo questo vile attacco alla Centrale Telefonica e alle
posizioni degli anarchici che vi lavoravano insieme ai mili
tanti del P.O.U.M. e della U.G.T. Fu una lotta durissima
tra la C.N.T.-F.A.I. e gli attaccanti che cess soltanto dopo
che i dirigenti anarchici governativi convinsero i lavora
tori e difensori della Centrale Telefonica, a cessare il
fuoco.
Oggi si dir che i tempi sono cambiati e che anche
le loro idee sono cambiate, quindi non si potr avverare
un ritorno al terrorismo di Stato contro gli avversari
politici. Secondo me questo sempre possibile e noi a-
narchici dobbiamo tenerne conto ed operare perch mani
assassine non operino come allora seminando terrore e
sangue.
Aurelio Chessa
Pistoia, 18 settembre 1986
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LE RADICI E GLI IDEALI EDUCATIVI DELLINFAN
ZIA DI CAMILLO BERNERI

Tutto diventa incerto quando


si cercano dei fatti.

Nel cinquantennio che ci separa dalla morte di Ca


millo Berneri, molto si scritto e discusso attorno alla
sua figura di intellettuale libertario e di militante anar
chico.
La sua vita e le sue opere sono state rivisitate men
tre nuovi documenti un p per amore e un p per mi
racolo raccolti in questultimo ventennio, confermano
la straordinaria presenza del Nostro, e il suo passaggio
per i sentieri accidendati del dibattito delle idee, entro
e fuori lanarchismo, nel pi vasto fronte libertario
schierato contro le egemonie autoritarie nellEuropa del-
linterguerra.
Di Camillo Berneri, al punto in cui sono giunti gli
studi sulla copiosissima produzione, e dopo la pubbli
cazione dellEpistolario inedito, resta da comporre il
profilo biografico della sua infanzia per cogliere, prin
cipalmente, il momento di rilievo della traiettoria ascen
dente della sua psiche e levoluzione del carattere nei
suoi aspetti delle diverse fasi educative.
Gettare un ponte sullabisso delle incognite dello
sviluppo psichico del fanciullo, nel caso di Camillo,
impresa non priva di qualche difficolt. Per le sue amne
sie; per la deformazione emozionale dei ricordi della
madre; e per quel perentorio avvertimento che sembra
una volont precisa, quando scrive che ...una biografia
non deve essere un romanzo.
Ogni qual volta leggo unautobiografia, mi stupisco
sui ricordi dinfanzia. Mi pare straordinario che vi sia
chi possa ricostruire il suo lontano passato. Non ho che
pochi e sbiaditi ricordi io (...) , credo, perch fra me
e il mondo vera la nebbia della fantasia, che creando un
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mondo di cose e di esseri in noi, in noi lo racchiude.
Dai ricordi della madre: Egli effondeva lanima sua
che evadeva, portandosi in quelle regioni spirituali dove
pensatori, artisti e scienziati si obliano, per non essere
pi che lo strumento della loro creazione.
La natura fantasiosa di Camillo pervasa da una
costante tensione introspettiva che andr perfezionan
dosi in una specie di gnosticismo laico teso alla subli
mazione di s, nel solco della tradizione filosofica del
l'individualismo sovversivo.
Le but de notre autoducation doit tre celui de
shabituer tre seul et la supriorit vritable consiste
dans ltre unique. E una riflessione delluomo provato
dalla lotta titanica intrapresa. Scrive alla mamma: Ch
re maman, tu es jeune. Cest moi qui suis terriblement
vieux, malgrs mes moments de navt.
Questo sentirsi 'terribilmente vecchio era forse una
causa delle sue amnesie per un passato non lontano nel
tempo e tanto distante nello spazio psichico? Unito al
lassillo dellazione che porta a guardare avanti? E la sua
vita di sradicato indesiderabile ad ogni frontiera dEu
ropa?
I ricordi dellinfanzia, per Camillo, non sono un pro
blema di qualche importanza; non un megalomane,
e gli basterebbe (attingere) ai numerosi, dettagliati ri
cordi di (sua) madre. * * le

Nei ricordi della madre ci viene incontro il piccolo


Camillo vestito di un bel paltoncino di lana turchino
scura con bottoni dorati con sopra unncora. (Ha) un
cappello tondo di feltro a tese un p larghe dello stesso
colore del paltoncino. Non ha ancra tre anni e la mam
ma lo prepara per un viaggio.
E morto il nonno.
Sul treno che da Parma porta a Colorno faceva fred
do. Febbraio 1900. Filari di gelsi sono ombre vestite di
brina che fuggono per la campagna padana nella neb
bia arruffata dal vento.
Dinanzi a questa venerata salma, severamente vuoisi
far omaggio alla bont squisita dun animo puro e gen
tile... Il treno avanza lento tra sbuffi di vapore che
diventa nebbia neHaria fredda, mentre i vetri dei fine
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strini sincrespano di ghiaccio.
...eccoli in mare gli intrepidi; udite il tuonare della
voce di Garibaldi: AVANTI!!
Fra voi lardimentoso giovane Camillo Fochi che
oggi violentemente strappato alla famiglia, alla patria,
alla scienza ci giace innanzi estinto, ma con voi, o Mille,
divide limmortalit.
La mamma avvolge il bimbo nella sua mantella.
Il piccolo Camillo di quel viaggio a Colorno, nei ri
cordi della mamma, Rammentava soltanto che aveva
no steso sulla bara una camicia rossa e che cera la mu
sica del corteo funebre, e tanta gente.
Educato agli esempi del padre, anima di rivoluzio
nario, Camillo Fochi, erasi giovanetto, per lamore dIta
lia, votato alla rivoluzione, quantunque da natura avesse
sortito animo mite ed un sentimento di squisita dolcez
za.
Colorno, Palazzo ducale. Lantica residenza estiva dei
duchi di Parma conserva limmaginifica regalit dellan
tica piccola Versaglia. La facciata del Galli-Bibiena sem
bra una vecchia incisione sul frontespizio della raccolta
dei necrologi della famiglia Fochi; una riproduzione
fotografica ritagliata da una cartolina depoca. Dietro il
Palazzo c il manicomio provinciale.
Telegramma Profondamente addolorato perdita egre
gio direttore Fochi prego partecipare famiglia mie pi
profonde condoglianze rappresentare funerale presiden
za societ frenatria. Tamburini manicomio di Reggio
(Emilia).
Sebbene non abbia studiato medicina, scrive Ber-
neri a Niccol Converti, per una serie di circostanze
che me lo hanno impedito, quasi tutta la mia cultura...
biologica, psicologica e psichiatrica. (Da anni sto stu
diando i problemi di psicologia anormale). Quella di
medicina anche una tradizione di famiglia. Mio bisnon
no, mio nonno, mio zio e una mia cugina sono stati e
sono medici: 4 generazioni, dunque....
Nel giorno del funerale, scrive la mamma di Ca
millo, ebbi uno spavento che non dimenticher mai.
(...) m accorsi che Camillo era sparito. Sotto le finestre
con balcone scorreva il torrente che portava al PO. Il
torrente Parma, in cartolina, unombra sfumata che
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staglia le fondamenta del Palazzo ducale. Camillo non
era in pericolo. ... egli apparve sulluscio della scala.
Telegramma Prego porre sponda per amico et fra
tello Cesare Abba. * * *

Parma, 4 maggio (1860). Alla Stazione.


Gli ho contati. Partiamo in diciassette, studenti i
pi, qualcuno operaio, tre medici. (G.C. Abba: Da Quar
to al Volturno'). In questo primo drappello parmigiano
dei Mille c il dottor Camillo Fochi di ventitr anni. E
la sua prima avventura garibaldina. I tre medici partiti
da Parma con G.C. Abba saranno, in sguito assegnati
alla spedizione Zambianchi che ha il cmpito di ... solle
vare le popolazioni soggette al papato e colloggetto di
distrarre i nemici e cagionare una diversione.
Fu per ordine mio, scrive Garibaldi, che la spe
dizione Zambianchi in Talamone si stacc dal corpo
principale dei Mille per ingannare i nemici sulla vera
destinazione di detto corpo.
Camillo Fochi nel drappello sbarcato a Talamone,
fra gli altri designati 'repubblicani intransigenti. Un
tempo ...fu avanzata lipotesi che Garibaldi si sia ser
vito della spedizione Zambianchi per liberarsi dei maz
ziniani intransigenti che non intendevano battersi al
grido di 'Italia e Vittorio Emanuele. Ipotesi non del
tutto infondata per quanto si attiene a Camillo Fochi
il quale, a Parma, era sulle posizioni del dottor Soncini.
...nato a Parma nel 1825 (...) Era stato tra i difensori
di Roma nel 1849 e, a Parma, era uno degli assertori
della necessit di liberare lo Stato Pontificio.
* * *

Adalgisa Fochi Berneri ... imbevuta di Garibaldinismo


a causa di (suo) padre (volontario di Garibaldi nel '60
e 66...), cos come volle trarre lieti pronostici per il
richiamo storico dal mese di nascita del figlio, (mag
gio), e dallindirizzo dellabitazione di Lodi, (Via Mar
sala, 12), volle per suo figlio i nomi del nonno carbonaro
e del padre garibaldino e volle in sguito educarlo agli
ideali dei suoi avi. ...coloro che dicevano di conoscerlo
tanto bene, scrive A. Chessa in una nota, non sapevano
neppure come si chiamasse realmente, (veramente si
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chiamava Luigi Camillo Berneri). Ma pi che il padre
garibaldino, il modello ispiratore dei grandi ideali edu
cativi, nella 'mamma di Camillo, fu il nonno Luigi il
quale ebbe una grande influenza nella sua infanzia.
Se Camillo Fochi era persona di animo puro e gen
tile, ed aveva sortito da natura animo mite, il padre,
dottor Luigi, Audacissimo era, ed avrebbe potuto dire
con Amleto: Io e il pericolo siamo due leoni cresciuti
ad un parto: ma io sono il primogenito.
La nonna, Carolina Gallenga, veniva da una nota fa
miglia parmigiana di patrioti e cospiratori; nota per
quellAntonio Gallenga ... personalit destinata ad eser
citare, in un momento storico tra i pi affascinanti e
suggestivi, un ruolo solo in apparenza secondario. Mo
menti affascinanti e suggestivi non privi di situazioni
particolari. Carolina Gallenga era .... di famiglia di
liberali, ma nipote, da parte materna, del ministro delle
finanze, il matematico Lombardini alla corte di Maria
Luigia. E nello stesso tempo Antonio Gallenga sembra
avesse lincarico dal Mazzini di uccidere Carlo Alberto.
La necrologia ritagliata dalla Gazzetta di Parma, da
tata Colorno, 6 agosto 1885, di Carolina Fochi nata Gal
lenga dice che ... in tempi procellosi, trem per il ma
rito vecchio liberale superstite del '21; pi tardi pel fi
glio che espose sin da giovinetto la propria vita nelle
battaglie dellindipendenza...
Ebbi uneducazione da due vecchi eccezionali, scri
ve Adalgisa Fochi Berneri, mi avevano cresciuta se
condo ideali di altro tempo. A mia volta, il meglio, il
romantico, lumanitario ed anche il cavalleresco dellepo
ca dal 21 al 60, lo feci soggetto di racconti appresi dal
la bocca del nonno mazziniano rivoluzionario e dalla
nonna cresciuta da patriotti... Tra i ricordi personali
della mia cara vecchia emergevano quelli della piet (...)
descriveva ci che aveva veduto con tale vivacit di pa
rola che io stessa ripetevo le descrizioni come fossi sta
ta al suo fianco quando era giovanissima. Per esempio
vedevo nella mia mente delle scene tragiche il racconto
delle quali pi avevano colpito il mio spirito nelle lun
ghe sere invernali, l nellantica casa del centro della
citt. A met del secolo scorso. Qualcuno avrebbe po
tuto dalle finestre nostre assistere alla tragica fine del
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Duca di Parma, pugnalato all'uscita della chiesa di fac
cia, Santa Lucia, da un certo Carra.
Il mio bambino pendeva dalle mie labbra, e cos
mezzo secolo di storia del Risorgimento fu da lui impa
rata senza sforzo.
Le vicende risorgimentali rimarranno fra gli inte
ressi culturali di Camillo Berneri: per le premesse allo
sviluppo delle idee libertarie espresse in quel contesto
rivoluzionario di uomini e idee; e per un suo progetto
di scrivere un lavoro su lazione popolare in quei fatti
storici. Nellagosto del '30 ne scrive a Luigi Fabbri: Il
lavoretto sul Risorgimento sarebbe la rivendicazione del
lazione popolare su scala moderata quello che Kro-
potkine ha fatto per la Rivoluzione francese.
* * *
A mio figlio Camillo Berneri. Scritta sul frontespi
zio del libretto che raccoglie le necrologie di Luigi e Ca
millo Fochi, la dedica autografa, ne sigla il valore fami
gliare documentario.
Glielo presto volentieri, mi disse la mamma di Ca
millo, so che non andr perduto e che le sar utile
per qualcosa che serva ad un contributo di studi su
Camillo.
Sono passati quarantanni ed il libretto m e servito
pi duna volta per ricordare la 'radici' di Camillo. ('Gaz
zetta di Parma: 9 settembre 1957, Adalgisa Fochi Ber
neri. Ivi, 13 maggio 1966, Il nonno di Camillo. Ivi nel
giugno dello stesso anno: Camillo Berneri nella tradi
zione di una famiglia parmigiana dell800).
Questo libretto di una cinquantina di pagine, rilegato
in nero, oggi pi che allora ricorda le vecchie lapidi ci
miteriali; dimenticate e stinte sono la testimonianza
muta di un tempo definitivamente trapassato. Enfatici
e laudativi, nella prosa un poco involuta del tempo, i te
sti delle necrologie dei Fochi, scienziati e patrioti, sono
firmati da esponenti dellarea democratico-radicale del
parmense. Per Camillo Fochi c' un telegramma di con
doglianze del giovane socialista Guido Albertelli agli
inizi della sua carriera politica; futuro padre di Pilo
trucidato alle Fosse Ardeatine. Non mancano gli inter
venti di medici e colleghi per le testimonianze profes
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sionali. Senza alcuna pretesa di essere una testimonian
za storica', il libretto ci dice abbastanza sulla presenza
della famiglia Fochi nel contesto politico cittadino del-
l800 risorgimentale parmigiano.
Da queste pagine balza viva la figura del bisnonno di
Camillo. * * *

Giovinetto ancora, da Casalbaroncolo, dovera nato


il 6 giugno 1806 da onesti agricoltori, passava a Parma
con la mamma rimasta vedova e con nove fratellini, d
quali era il maggiore. Per provvedere alla numerosa fa
miglia costretto a lasciare gli studi e a dedicarsi inve
ce alla cura di un piccolo commercio. Ma non per questo
rinunzia alle sue aspirazioni, a suoi propositi, e gli studi
riprende appena gli possibile, con affetto intenso, con
singolare onore, e nel 1831 ottiene il titolo di dottore
in medicina e chirurgia. La scienza e la professione, che
possono fare di chi vi si dedica un benefattore costante
degli altri uomini, un milite di quella legione, che ad
ogni istante affronta il pericolo di una malattia conta
giosa, pur di salvare una vita minacciata, doveva di pre
ferenza essere scelta da Luigi Fochi.
La parte attiva chegli prende nei moti rivoluzio
nari del 1831 lo costringe ad abbandonare unaltra volta
gli studi, e a rifugiarsi sulle nostre montagne, perch
attivamente ricercato dalla Polizia parmense (.) Per
diversi mesi, in quei monti, il dottor Fochi pot eludere
le ricerche attive dei suoi nemici; ma finalmente fu ar
restato e tradotto nelle carceri di Parma. E la pena che
qui lo attendeva sarebbe stata senza dubbio grave, se
lanimo naturalmente mite di Maria Luigia non avesse
conceduto un largo indulto per quanti de suoi sudditi
nei moti del 31 si erano compromessi.
(...) una cattedra di chirurgia nella universit par
mense lo avrebbe accolto come insegnante, se nei regi
stri della sospettosa Polizia dallora il nome suo non fos
se stato stimmatizzato come quello di pericoloso e im
penitente liberale.
(...) nella giornata del 20 marzo 1848 partecipava al
la lotta combattuta sulle strade di Parma contro le trup
pe austriache; e prima e poi affigliato alla Giovane Ita
lia, congiur, raccolse e nascose armi, ospit persegui
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tati politici, si espose ai maggiori pericoli. E neppure
il medico soppresse mai il filantropo che nellepidemia
di colera del 1836 spontaneamente si rec a curare la
spaventosa malattia a Vicomarino piacentino, quando
il medico doveva affrontare non le minaccie soltanto
della contagiosa infermit, ma quella ancora del popolino
ignorante e superstizioso, del quale poi ottenne la fidu
cia e laffetto; (...) nel 1866 assume volontariamente luf
ficio di medico direttore dellOspedale dei colerosi di
Parma; (...) nel 1873, essendosi per la quinta volta svi
luppato in Parma il colera, con pochi altri costitu quel
Comitato di provvedimento' che sorto allora a tutela
della salute pubblica continua lopera apprezzata e be
nedetta... (Necrologio di Alessandro Cugini. Parma, 14
giugno 1896).
Nel 60 era come nel 48, come nel 31. (...) Voleva
la patria unita, indipendente e libera. (...) voleva la fra
tellanza dei popoli, il miglioramento delle plebi, leman
cipazione dei lavoratori... insomma a novantanni si era
fatta una coscienza nuovissima.
Personaggio congeniale al secolo in cui visse, il dottor
Luigi Fochi negli studi scientifici rincorse il 'sogno ere
tico di imprigionare le forze della natura, ...voleva
leggere il gran libro della natura: il cosmo lo attraeva.
Erano le leggi regolatrici della materia che bramava
scrutare e perci apprese la meccanica e la fisica, appro
fondendo le sue conoscenze nella intellettuale intimit
di Macedonio Melloni e di Antonio Lombardini.
N il suo spirito indagatore si arrest davanti a
quei pi elevati problemi che trascendono la ragione
umana; si spinse, anzi, fino al tentativo di incatenare
la gran forza motrice della natura. (Necrologio del dot
tor Benvenuto Bonatti).
Lintimit di studi con Macedonio Melloni dovette
suggerirgli questa possibilit. Ma se il sogno e leresia
positivisti del suo secolo, sospinsero il dottor Fochi sui
sentieri della scoperta scientifica, non gli venne meno
linteresse per lemancipazione umana.
(...) Pochi giorni or sono dava lobolo suo e lauto
rit del suo nome alla causa del rinnovamento sociale.
Cos la sacra pianta dellideale rinverdiva in lui e
ancra a novanta anni quando gli aleggiava sul capo il
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presentimento della tomba vicina, stava mettendo no
velle fronde.
N giunto allultim ora pieg.
Volle funerali civili: perch adorava Iddio non nelle
chiese, ma in s e fuori di s, ma per tutta la natura
anima dellinfinito. Non riconobbe intermediari fra lui
e Dio, il Dio di Mazzini, di Victor Hugo, di Garibaldi.
Scienza e libert! queste due parole narrano tutto
Luigi Fochi. (Necrologia del Prof. avv. Alberto Nota).
Finisce qui, la rievocazione essenziale del bisnonno di
Camillo Berneri: figura di scienziato e di rivoluzionario.
La sacra pianta dellideale, evocata dal prof. Nota,
che a 'novanta' anni rinverdiva in lui 'mettendo nuove
fronde', aveva da tempo messo, nel figlio Camillo, il ra
mo da cui nascer quello di Adalgisa, mamma di Ca
millo.
Limmagine ramificata di questa successione di per
sonaggi, suggerisce lidea di una preparazione generazio
nale in ordine evolutivo tesa allespressione di una sin
tesi dei massimi valori umanistici e libertari. Camillo
Berneri lestrema punta di questa pianta che si slancia
nei cieli alti dellideale; e le sue radici affondano, senza
dubbio alcuno, nel fertile terreno della tradizione liber
taria parmagiana. * * *
Da quando nacque il mio Camillo, il 20 maggio del
97 a Lodi non vidi il mondo che attraverso lui. Se
lattesa del figlio aveva provocato nel suo ...essere un
calore, unesuberanza di vita che non (aveva) mai pro
vati, alla sua nascita la pervase una sensazione deli
ziosa. Anima delicata e introversa, la mamma di Ca
millo, si abbandonava alle pi dolci fantasticherie. Ave
va fatto voti perch la creatura che avrebbe messo al
mondo divenisse un giorno quale (aveva) sognato di
diventare senza mai riuscirvi, un essere eletto, di quelli
che sono nel mondo un grande esempio, una benedizio
ne. Con questi voti il figlio diventava un altro s: lo
specchio riflettente il 'suo' mondo ideale.
Da questo 'nuovo' mondo di sensazioni il padre di Ca
millo escluso. Il passato, scrive la mamma, era abo
lito come per incanto, pensai a mio marito con uno slan
cio di riconoscenza, dimentica di quanto c'era di incom
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prensione fra noi. In altra occasione del marito dir
che Era dotato di viva intelligenza e di una memoria
straordinaria... e che Camillo sera fatto del babbo un
concetto che lo trasse a figurarsi che sarebbero andati
daccordo. Ma lei era certa del contrario. Li trovavo
di natura perfettamente diversa, tuttavia non dissi mai
niente per combattere la sua opinione.
Il rapporto matrimoniale dei genitori di Camillo do
veva essere abbastanza discontinuo; e se non se ne cono
scono le 'ragioni intime, sappiamo che spesso non pas
savano assieme nemmeno il periodo delle vacanze. La
professione dinsegnante portava Adalgisa Fochi lontana
da Corteno, sempre col figlio.
Nel paese di mio marito, non ci recavamo tutte le
vacanze. Non posso esporre le ragioni, troppo intime,
per le quali dovetti spesso preferire a vacanze di lavoro
in citt afose in luglio e agosto come Milano e Cesena,
o di villeggiatura in Val di Cuvia, a Viserba, Ancona, ecc.
Posso dire che vi contribu pure, da quando Camillo fu
al Ginnasio, la necessit (...) di farlo preparare nella ma
teria dove era scadente e di dare lezioni a mia volta
ditaliano o pedagogia per sopperire alle spese del com
penso al professore.
La vita fra madre e figlio si svolgeva, comunque, nel
segno di un rapporto intimo ed esclusivo ove la mater
nit, nei suoi slanci affettivi pi delicati si perfezionava
nelleducazione didattica e idealistica del ragazzo.
Bench fosse abitualmente, lieto, avevo in frequenti
occasioni notato nelle sue parole, nei suoi atti, una sen
sibilit che mi faceva presagire che avrebbe molto sof
ferto nel corso dellesistenza.
Con lo scopo che nel piacere del conoscere potesse
procurarsi in avvenire un rifugio spirituale, gli davo da
leggere opere di grandi uomini o di avventure eroiche
di viaggiatori, di esploratori.
Gli feci conoscere la parte edificante di nobili esi
stenze, cos, ad esempio, gli narrai la vita del grande
apostolo dellistruzione popolare, il Pestalozzi che am
il popolo e che merit la scritta sul suo monumento
'Nulla per s, tutto per gli altri.
Poi si chiede: Diverr un uomo buono e bello come
suo nonno?. La foto che ci restituisce limmagine del
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dottor Camillo Fochi, con tutte le decorazioni del suo
volontariato, quella di un uomo distinto e di piacevole
aspetto. La fronte e gli occhi ricordano il nipote.
Leducazione del carattere di Camillo non mancava
di riferimenti alle tradizioni della famiglia Fochi. Mer
c racconti gli istillavo nellanima che i ragazzi devono
essere coraggiosi, audaci anche e che, come mi avevano
insegnato i nonni, non si deve aver paura di niente. Ma
venne il tempo in cui Adalgisa Fochi in cuor suo ebbe
paura di quello che poteva capitare al figlio. Il suo Ca
millo, diventato adulto, sospinto nella mischia dagli
avvenimenti politici, non si tirava indietro; anzi, sem
brava la cercasse; e se non la cercava, si trov ben pre
sto nel mirino degli avversari.
Una sera di febbraio del 1915, nel racconto della
madre, Rientr col suo viso solito perci a tutta prima
quando mi raccont della sparatoria ed altri incidenti
credetti che volesse prendersi gioco di me che lo avevo
pregato di non andare alla dimostrazione. (...) che non
celiava lo capii, quando aggiunse: In un certo senso
sono soddisfatto. Prima di trovarmi nella mischia, e di
sentir fischiare allorecchio le palle, mi domandavo se
avrei avuto paura; adesso sono sicuro di me.
Reggio prampoliniana era neutralista. La predicazio
ne dellapostolo della nonviolenza sorretta dal prestigio
delle conquiste economiche legate allorganizzazione coo
perativistica, non faceva barriera al dilagare della spinta
interventista; cos come non seppe essere forza di con
trasto efficiente al futuro assalto fascista. Sono di quel
periodo le dimissioni di Camillo dal Circolo giovanile
socialista, in cui era il solo studente, con una lettera
scritta in un Sale e Tabacchi, divenuta in sguito un
classico della letteratura libertaria.
Con lentrata in guerra dellItalia, i mai sopiti senti
menti risorgimentali per le terre irredente diventano la
bandiera ideale dei patrioti. E da supporre che Adalgisa
Fochi sentisse la chiamata patriottica; per le sue con
vinzioni derivate dalla tradizione mazziniana della fami
glia dorigine; per i rapporti con i parenti; per lambien
te professionale in cui viveva. Per questi e per altri mo
tivi deve aver fatto qualche pressione su Camillo affin
ch non si sottraesse ai suoi obblighi militari.
19
Nel '17 dall'Accademia militare di Modena Camillo
scrive alla madre: In questi ultimi tempi ti ho offerto
pi di quello che tu possa pensare e ancor oggi debbo
credere che la mia morte per te sarebbe meno dolorosa
di unaltra soluzione e debbo pensare al tuo patriottismo,
alla tua concezione dellonore, al valore che attribuisci
alla storia e allidea dei pi, per trovare per me la forza
negativa di dire Rimango ed ubbidisco... Rimarr fino
aUultimo.
Pi di una promessa che alla fine sar disattesa,
una protesta che fissa il limite politico del suo consen
so di figlio. E anche il punto di arrivo, nei rapporti dia
lettici con la madre, di un dialogo che andato crescen
do di toni e di spessore con levoluzione intellettuale di
Camillo.
Camillo, scrive la madre, fin da giovanissimo aveva
una logica cos stringente che mi metteva nel sacco.
E nel capovolgimento dei ruoli lei non vedev(a), non
udiva che lui.... * * *

Ricordo Adalgisa Fochi Bemeri nella sua casa di


Piazza Fontanesi, nella Reggio dellimmediato dopoguer
ra. Avevo accolto il suo invito per un incontro di cono
scenza; ci scrivevamo da tempo. Il sole di luglio sfari
nava le macerie della guerra.
... la stanzetta che laccoglieva, (...) poteva sembra
re, a prima vista, immensa attorno alla sua figura di
vecchia, ma si rivelava troppo piccola poi per la sua vi
vacit, per il suo dinamismo.
Mucchi di fogli, pile di libri, fasci di opuscoli e ri
viste ingombravano il poco spazio con un ordine caoti
co, proprio di chi si ostina a tenere in poco posto una
moltitudine di cose. Lembi di tempo passato composti
in tenerezza e rimpianti, che le sue mani scarne e tre
molanti accarezzavano amorevolmente riandando lonta
no nel tempo.
E il suo chiacchiero sommesso, continuo, quasi
senza pause; un ricordo dopo laltro, scaturiti da una
memorie prodigiosa, coloriti con unefficacia che rive
lava una cultura non comune e una sensibilit sauisite;
una vecchia allieva, una collega di lavoro, enisodi della
sua professione, soddisfazioni e contrasti della sua vita
20
dinsegnante, il nonno, il padre, Camillo....
Parlammo di Camillo. Che altro si poteva con Lei?
Nella stanza il sole riflesso dal muro di fronte era pol
vere doro sparsa sulle cose e disegnava un interno di
chiaroscuri brillanti sfumati in angoli di penombra ove
le vibranti emozioni erano sussurri appena comprensi
bili.
Lei parlava e scriveva. La penna pescava l'inchiostro
nel calamaio di vetro e frusciava sul frontespizio di una
copia del suo Con te, figlio mio!. Scriveva e leggeva
compitando tra s: Al signor Gianni Furlotti che m ispi
ra grande fiducia e simpatia, credo che al mio figliolo
sarebbe diventato particolarmente caro. La 'mamma di
Camillo. 14/7/48.

LARGONAUTA DELLUTOPIA

Lutopista accende delle


stelle nel cielo della dignit
umana.... Berneri

Non posso dimenticare di aver avuto, scrive Ca


millo, in una lontana sera a Reggio Emilia, durante una
conferenza di Prampolini, la prima commozione pro
fonda che il dolore dellumanit doveva ispirarmi. L'in
contro con Prampolini gli apre gli orizzonti del sociali
smo umanitario. A quattordici anni aveva pianto sulle
pagine de I doveri dell'uomo di Mazzini, ...vedevo
un pensiero, anzi quel pensiero m'era stato fin ora sco
nosciuto.
Ricordi e suggestioni si fondono nella rievocazione,
scritta in esilio, in morte di Prampolini. Lapostolo reg
giano, come Mazzini, muore Esule in Patria. Vinto e
deluso, fidente nel domani; (...) egli era di quegli uomi
21
ni che hanno una fede che non isterilisce. E per gli
idealisti, per gli uomini che professano la proudhoniana
'religion des ides, Camillo ha un particolare ricordo:
...dal nostro Gobbi al socialista Levoni al repubblicano
Montasini....
Di Torquato Gobbi ricorda che gli fu maestro nelle
sere brumose, lungo la via Emilia, sotto i portici.... Su
Prampolini non sa tacere il giudizio politico: Prampo-
lini e il riformismo fu, con Turati, Matteotti e tanti altri
socialisti di grande carattere, uno dei maggiori respon
sabili della non sufficiente resistenza al fascismo squa
drista...; anche se resta ledificio costruito, lopera im
mensa di proselitismo socialista e la nobilt della figu
ra....
Di Torquato Gobbi ricorda gli interminabili conver
sari ... sotto i portici che risuonavano dei (suoi) tenta
tivi di resistere alla sua pacata dialettica. Ha diciotto
anni ed terribilmente sentimentale; e sigla la sua resa
con quella 'Lettera ai giovani socialisti' divenuta, in s
guito, un punto di riferimento fisso della sua militanza.
...Ci vuole un ritorno di tempi in cui amare unidea
voleva dire non temere la morte e sacrificarle tutta la
vita in una dedizione completa. Sono ancra suggestio
ni delle reminiscenze delle pi vibranti vicende di cul
tura risorgimentale; ma il 'tema' del sacrificio rimarr
un motivo ricorrente nellappassionata sinfonia beme-
riana che si compie in una fantastica orografia musicale
dalla brumosa Reggio alla Catalogna solare.
* * *
Appena fuori Reggio, sulla via Emilia che porta a
Parma, il Rio Modolena poco pi di un fosso. La sua
riva sinistra che parte dalla grande strada un argine
in terra battuta dai bordi erbosi che sinoltra sinuoso
nella campagna. E un sentiero che porta in nessun po
sto, e il Comune di Reggio una ventina danni or sono,
lha intitolato a Camillo Bemeri. Due cose furono s
bito chiare: quellargine non sarebbe mai assunto a di
gnit di strada, e che sarebbe stata lultima tappa del
lesilio di Camillo. Lantifascista anarchico pi estradato
dEuropa. * ic "k

22
Contenuta nellarco temporale di un ventennio, la vi
cenda politica e intellettuale di Camillo Berneri si rive
la, in misura in cui viene recuperata negli archivi, pro
digiosa di opere. E impressionante la mole e la veriet
degli scritti; vasto il solco aperto nella problematica
ideale e politica di quel periodo; unica e pressoch iso
lata figura nel grande affresco che raffigura la battaglia
libertaria nellEuropa dellinterguerra. Unica ed isolata
per la statura intellettuale; per la morte sua 'matteottia-
na il cui significato travalica il tempo e lo spazio di
unepoca che porta lo stigma tragico di un vasto riflusso
storico: fra il definitivo pronunciamento dello stalinismo
e laffermarsi del nazifascismo in Europa.
Nel crollo delle speranze e dei miti legati alla storia
della rivoluzione russa; nel deserto dogni devastazione
politica, nello scadimento dei valori di solidariet ed
emancipazione umane, intrinsechi allidea di Socialismo;
la morte di Camillo il simbolo della denuncia dellop
posizione libertaria alla ferocia e al cinismo stalinisti.
Il racconto della morte di Camillo un film rivisto
in moviola e ripreso con angolature diverse. Dino Paini,
il calzolaio anarchico, posava lo scarpino sul deschetto
e tuonava. Il suo film era stato impresso sulla pellicola
sensibile delle proudhoniane indignations.
Diversa la testimonianza di G. Bifolchi. Per me
che senza volerlo mi trovai al centro del tragico episodio
di Barcellona del 3-6 maggio 1937, non si tratt di un
putsch n delluna n dellaltra parte. Trattasi invece
di un vestem allargato con la partecipazione non indif
ferente della quinta colonna. La sera della prima giorna
ta (3 maggio) vidi Berneri al Comitato Regionale della
C.N.T. e lo invitai a rimanere presso di me. Siccome Lu
dovici che dormiva con lui mi assicur che si era sicuri,
io non insistetti e feci male. Barbieri e Berneri furono
i soli italiani periti in quella sparatoria insensata. (G.
Bifolchi in lettera da Balsorano del 4 aprile 1967).
Non ci fu sparatoria per Camillo; bast il classico
colpo alla nuca'.
IL REFERTO. Il cadavere presenta una ferita darma
da fuoco con orifizio dentrata, dal di dietro, nella linea a-
scellare destra e di uscita nella regione mammellare de
23
stra al livello della settima costola. Il proiettile traccia
una direzione da sinistra a destra, dal di dietro in avanti.
A giudicare dalla condizione degli orli delle ferite, que
ste furono prodotte a corta distanza, circa 75 centimetri.
La ferita addominale fu causata stando laggressore di
dietro o di fianco all'aggredito; quella alla testa stando
laggressore ad un livello superiore allaggredito. (Da
'Solidaridad Obrera dellll maggio 1937. Ora in Pietro-
grado 1917, Barcellona 1937. Sugar Editore; MI, 1964).
DIRITTO DAUTORE. Camillo Berneri, uno dei diri
genti del gruppo degli Amici di Durruti che, sconfessato
dalla stessa direzione della Federazione Anarchica Iberica,
ha provocato linsurrezione sanguinosa contro il governo
del Fronte Popolare di Catalogna, stato giustiziato dal
la Rivoluzione democratica, a cui nessun antifascista
pu negare il diritto di legittima difesa. (Corsivo reda
zionale apparso il 20 maggio 1937 sul giornale 'Il Grido
del Popolo di Parigi, organo ufficiale del P.C.I. Ora in
Pietrogrado 1917, Barcellona 1937. Sugar Editore; MI,
1964).
In questa spregiudicata dichiarazione ci sono gli echi
della protrvia mussoliana nellattribuirsi la responsa
bilit del delitto Matteotti.
Antonov Ovsceenko, responsabile della morte di Ber
neri, e di tante altre pi o meno note, sar ben presto
vittima, a sua volta, dellignobile meccanismo di intrighi
e di morte cui aveva dato mano a costruire.
IL MECCANISMO. Il meccanismo dello sterminio era
cos semplice che si poteva prevederne il corso. Annun
ciai, con mesi danticipo, la fine di Rykov, di Bucharin,
di Krestinskij, di Rakovskij, di Smilga, di Bubnov...
Quando Antonov-Ovsceenko, il rivoluzionario che aveva,
nel 1917, dato lassalto al Palazzo dinverno, il miserabile
che aveva test fatto assassinare a Barcellona il mio
amico Andrs Nin e il filosofo anarchico Camillo Berne
ri, fu richiamato dal suo posto in Spagna per prendere
possesso di quello di Commissario del popolo alla Giu
stizia, lasciato vacante da Krylenko sparito nelle tene
bre, annunciai che era perduto e lo era infatti.... (Vic
tor Serge, da: 'Memorie di un rivoluzionario).
Mentre linquisitore rosso, secondo i sistemi presi in
24
pestito daYancien regime, metteva in moto la macchina
del crimine, Adalgisa Fochi scriveva a Camillo: in quei
giorni di maggio che quarantanni prima, le erano ap
parsi come un lieto presagio per il suo avvenire.
Quando viene da cost qualcuno il mio povero cuo
re accelera il suo battito, darei non so cosa per vederti,
ma sicura che non corri il rischio di essere arrestato, o
di scontare i pochi giorni da passare con noi, con giorni
di ansie per il ritorno pericoloso. In unaltra lettera,
(maggio 1937), scrive: (...) Sta attento di lasciar sco
perto le sardine e non lasciarle nelle scatole aperte, ma
mettile in un piatto....
Forse Camillo era gi morto; ma se avesse potuto leg
gere questultima lettera, avrebbe scosso il capo con un
sorriso dindulgenza e avrebbe ripetuto: Curioso tipo,
mia mamma, per inezie si d molta pena....
* * *

Le ricorrenze, scrive Berneri, sono dei ponti get


tati sul fiume plumbeo delloblio.... Questo pensiero,
fra altre considerazioni, datato Natale 1932 e rivela
uno di quei momenti in cui il dolore e le nostalgie del
lesule, del carcerato, del cacciato dalluna allaltra ter
ra..., lo inducono alle pi intime meditazioni. Aveva
scritto nel janvier 1930: ... Proudhon a dit que la dou-
leur est la source de la verit et je sais aujourdhui com-
bien cela est vrai. E la riflessione dellesule che sovra
sta per un attimo il suo Essere uomo (che) significava,
fra laltro (...) sottoscrivere, di propria iniziativa, al di-
sfacimento di quel nido famigliare che era il suo porto
di poesia sulla terra. (Piero Jahier).
Questo ponte cinquantenario gettato sul fiume iri
descente delle mie letture berneriane, mi porta verso il
Camillo meno scoperto. Mi conduce al filosofo delle
crisi meditative; allo gnostico paleocristiano; al poeta
intimista; allutopista sempre dibattuto fra poesia e fi
losofia libertaria della storia. In uno sperimentalismo
continuo dei sentimenti e della cultura che sbocca nel
politico per farne vibrare lattualismo progettuale. Non
si pu giudicare il Berneri politico senza tener conto
della sua ricchezza di valori spirituali.
Il nucleo del suo pensiero romantico; crede nella
25
potenza irradiante dei sentimenti; il timbro del discorso
quasi sempre lirico. Pensa ad Un anarchismo attua-
lista (...) romantico col cuore e realista col cervello. E
una voce isolata in un mondo frastornato da avvenimenti
storici di immensa portata. I suoi compagni, nel terreno
accidentato del dibattito delle idee, sono circospetti.
Quasi tutti gli anarchici, scrive, sono individualisti,
ottimisti e dottrinari; e lui pensa ad un progetto poli
tico di convergenze libertarie che ha uno dei momenti
pi significativi nel dibattito con Carlo Rosselli.
Dice di essere un 'anarchico sui generis cos come
si considera un agnostico a proposito dellesistenza di
Dio; ma nel dibattito delle idee sulle prospettive unita
rie nella lotta al fascismo, e soprattutto sulla ricostru
zione della societ italiana, nel dialogo con Rosselli, ri
vendica per lanarchismo un ruolo di orientamento ideale
e pratico che non si riduca alla funzione del rosmarino
nellarrosto.
Come lazione popolare, quella anarchica destina
ta ad essere in molte contingenze demiurgica senza che
lo storico ne colga il senso e ne precisi le proporzioni,
senza che la cristallizzazione della rivoluzione ne rilevi,
ben stampata, lorma. Il ruolo degli anarchici nella ri
voluzione russa, in quella germanica e in quella unghe
rese materia, quando lo , di paragrafo, mentre lo sa
rebbe per pi di un capitolo: superficialit e tendenzio
sit che si rivelano in tutta la storiografia contempo
ranea pi in voga, e della quale hanno fatto mostra,
trattando delle vicende spagnole, anche alcuni dei pi
valorosi scrittori di Politica Socialista e dei Quaderni di
G.L..
Infine, della sua 'religion des ides si considera,
sia pur brontolando e mordendo, un buon credente,
perch dopo tutto e coi suoi difetti ...la nostra religio
ne pi bella delle altre.
* * *
Proudhon e Mazzini ricorrono spesso nelle citazioni
berneriane; per quella ricchezza ed intimit di passio
ne dei due grandi protagonisti del secolo romantico e
positivista; per il loro idealismo senza corruzione; per
limpegno missionario in Mazzini e la critica dissolvitri-
26
ce in Proudhon. Per la sua propria propensione mistico
poetica frammista all'annotazione dei 'fatti precisi'.
Dai 'fatti precisi' fino a credere alla funzione del mi
to nel pi grande accadimento evoluzionistico delle so
ciet umane.
Il Kautsky afferma che il socialista pu fare pro
poste positive soltanto per la societ attuale e non per
quella futura, ed ha ragione, ma la sua una mezza
verit, poich le possibilit di sviluppo socialista sono
date da visioni avveniriste, che possono non sconfinare
nel mondo del mito, ma hanno bisogno, per agire sugli
spiriti, di unampiezza e di una luce che non possono
che essere diminuite, nel contingentismo gradualista,
quando i progetti pratici e le realizzazioni parziali non
rappresentano un passo della lunga marcia, un gradino
dellalta scala dell'ideale. Questo pensiero, dopo anni,
lo sviluppo, coerente e logico, della famosa 'Lettera ai
giovani socialisti'.
In questo suo sentire la funzione stimolante degli
ideali umanistici, pensa all'uomo di domani. L'uomo
dellavvenire sar un miliardario delle idee, un re dello
spirito, (...). Luomo di domani sar semplice. I suoi pia
ceri saranno intimi (la lettura dei filosofi e i giuochi
erotici) o collettivi (il concerto con 100.000 uditori), pia
ceri che costano poco e sono inesauribili. (...). Il regime
socialista un sistema epicureo, non utilitarista bor
ghese.
Resta il problema del 'pane per tutti, ma il filosofo
utopista s che il problema connaturato alla cattiva
organizzazione della societ del privilegio. La fonte
disseta mille e mille viandanti rimanendo garrula e cri
stallina; cos come la poesia che una 'ricchezza di tut
ti'. L'amore, la musica e la filosofia: basterebbero questi
beni per rendere ricco l'uomo, quando gli fosse assicu
rato il 'pane quotidiano'.
Ogni utopista ha le certezze proprie; in Camillo l'ispi
razione e il sogno poetico non sono mai disgiunti dalla
passione redentrice pour la douleur universelle. An
che se non mancano i dubbi: les doutes immenses sur
la perfection delluomo.* * *
La mia anima quella dell'uomo che, in una sera
27
di maggio, quando le strade sono buie e solitarie e piene
di poesia, cammina solo e sente gravare su di lui tutto
il peso della solitudine. Cos io vado lungo il viale, men
tre le stelle sorridono nellalto dei cieli ai fiori dei pic
coli giardini cintati e laria marina si mesce alla pro
fumata aria isolana, portando una carezza morbida e
fresca sul viso febbricitante, portando un sorso di poesia
allanima assetata.... DallIsola di Pianosa, prima sta
zione delle sue reclusioni, a quelle successive dellesilio,
nelle soste forzate allattivit di rivoluzionario, o nei
momenti di qualche sconforto, ritroviamo il Camillo
nei suoi pensieri pi intimi: come naturale evasione
dalla realt e per rispondere alla sua natura intellet
tuale di formazione filosofica, sempre alla ricerca del
suo s.
Sere fa mi sono addormentato pensando a Dio,
scrive Camillo a Giovanna, che non in cielo ma in noi.
E nato, vive e morr forse, e vive perch lo pensiamo,
non come Dio (questa non che lintuizione di lui) ma
come dovere. Ogni qual volta diciamo la verit, (...) che
facciamo giustizia, (...) noi contribuiamo a far rivivere
sempre pi Dio (...).
Nel Sermone delluomo giusto di Meister Eckart,
gnostico del 300, scritto che Se luomo nella giu
stizia, egli in Dio ed egli Dio.
Ma quando la filosofia esce dal bagno della gnosi
per concedersi alla poesia; dove finisce il verso e co
mincia il canto; ed il lirismo sostenuto dalla cultura
canta la vicenda dell'utopista, Berneri al tono sovra
cuto del suo pentagramma. Solo il suo meditato sacrifi
cio ha una nota in pi e manda in frantumi il cristallo
della vita.
... lutopista non sar mai un uomo politico, nel sen
so che egli non sar mai un vincitore nella realt contem
poranea. Potr creare una setta, scatenare unagitazione,
lasciare discepoli devoti e appassionati, ma il suo de
stino di scrivere nella penombra di una prigione, come
Campanella, di bruciare su un rogo come Bruno, di vi
vere una logorante esistenza di lotte continue, durante
la quale il successo ha brevissima durata ed seguito
da una rapida caduta. L'utopista accende delle stelle nel
cielo della dignit umana, ma naviga in un mare senza
28
porti. La sua natura psichica quella del mistico, la
sua ingenuit quella del poeta autentico; egli fuori
del tempo, volto verso un passato remotissimo e spento
o fissato ad un impossibile avvenire. Lutopista pu ap
prodare alla citt storica, ma non conquistarla. In ogni
tempo, Firenze uccide Savonarola.
E il suo autoritratto intimo.
Gianni Furlotti
Il Castellare, agosto 1985

29
LE TRAGICHE GIORNATE DI MAGGIO A BARCELLONA

I PRECEDENTI
I lettori dellAdunata sanno che da varii mesi la
situazione interna della Spagna antifascista era divenuta
insostenibile.
II problema bellico: fascismo od antifascismo? era
subordinato, direi quasi paralizzato, da un altro proble
ma assai pi fondamentale: Rivoluzione o Conservazione
sociale?
La Spagna repubblicana era divisa sulla soluzione di
questo problema, e in conseguenza di questa divisione
interna, le operazioni di guerra languivano al fronte.
Dall'offensiva arditamente intrapresa dopo il tradimen
to di Malaga, le milizie popolari erano passate quasi dap
pertutto alla difensiva, e Bilbao, minacciata, non riceve
va quellaiuto che era ed in diritto di aspettarsi.
Bisognava quindi risolvere il problema principale per
mettersi in condizione di poter risolvere il secondario.
Sul problema: Rivoluzione o Conservazione Sociale,
la divisione era press'a poco la seguente:
Da un lato il Governo del Fronte Popolare dove gli
anarco-sindacalisti erano poco pi di comparse sor
retto dagli avanzi della borghesia e dai politicanti socia
listi e comunisti. Costoro non vogliono la Rivoluzione
Sociale. Vogliono la restaurazione dellordine borghese
sconvolto il 19 luglio. Costoro non vogliono, quindi, la
guerra contro il fascismo: la subiscono a malincuore e
la continuano senza fervore, pronti a venire a patti col
Generale Franco, coi suoi preti e coi suoi mercenari,
alla sola condizione che si ritorni alla Repubblica bor
ghese del 14 aprile 1931, dove essi conservino il diritto
di cittadinanza politica e una probabilit pi o meno
remota di partecipare al governo della cosa pubblica.
Le aspirazioni conservatrici e pacifere di questa gente
sono favorite dalla diplomazia europea, la quale sta ap
punto cercando di trovare una soluzione di compromes-
30
so alla situazione spagnola, una soluzione che, salvando
la penisola al dominio dei privilegi borghesi escluda ogni
velleit di rivoluzione sociale:
Dall'altro lato il popolo lavoratore nella sua grande
maggioranza, il quale si salvato nel luglio dallonta e
dalla tirannia del fascismo opponendogli la rivoluzione
espropriatrice e libertaria; e con la maggioranza del
proletariato sono le organizzazioni anarchiche ed anarco-
sindacaliste insieme a numerosi elementi socialisti pi
o meno dissidenti. Questa maggioranza avversa al
compromesso coi fascisti; combatte con ardore e con
spirito di sacrificio immensi, non tanto per salvare la
Repubblica del 1931 borghese, indifferente ai suoi bi
sogni, insensibile alle sue aspirazioni quanto per con
solidare la socializzazione delle fabbriche e delle terre
che inizi entusiasticamente all'indomani della sua pri
ma vittoria.
E siccome questa tendenza rivoluzionaria del popolo
iberico particolarmente forte in Catalogna, in questa
regione che devono decidersi le sorti della Rivoluzione
e della guerra. Se la tendenza rivoluzionaria prevale la
guerra riprender con maggiore energia e si concluder
con la vittoria decisiva del popolo iberico. Se, invece,
prevale la tendenza anti-rivoluzionaria, rappresentata dal
Frente Popular e dai politicanti social-comunisti, allo
ra la guerra contro il fascismo andr sempre pi lan
guendo, fino a sommergere in un compromesso coi fa
scisti e coi preti sulle basi della restaurazione capitali
stica.

LATTACCO DEL 3 MAGGIO


Dopo avere preparato il terreno con una serie inin
terrotta di aggressioni, di massacri e di provocazioni in
ogni parte della Spagna, i politicanti del fronte contro
rivoluzionario e gli alabardieri del marxismo in funzione
di agenti provocatori, pensarono che il momento oppor
tuno per lattacco fosse arrivato ai primi di Maggio.
Ecco come descrive lattacco il Boletn de Informa
cin Barcellona 5-V-37) organo moderato dellanarco-
sindacalismo:
31
Da parecchio tempo, esisteva in Catalogna una certa tensione
tra le forze che compongono lalleanza antifascista.
Lultima crisi della Generalit durata tre settimane, fu risolta
merc i sacrifici fatti dalla C. N. T. e dalla F. A. I. Le concessioni
fatte dalla nostra organizzazione erano superiori a quelle che
la situazione economica del proletariato consentiva; ma la C. N. T.
non ha guardato a sacrifici pur di mantenere l'unit antifascista.
Lo stesso non si pu dire degli altri settori antifascisti. Alcuni
individui che coprono cariche di responsabilit hanno fatto tutto
il possibile per provocare la classe lavoratrice. Esistono prove
che fin dai primi daprile si preparava il colpo di mano per eli
minare le nostre organizzazioni la C. N. T. e la F. A. I. dalle
loro posizioni di responsabilit.
Malgrado il nostro compagno Antonio Martin Alcade di
Puigcerd, fosse stato assassinato, pareva che le cose dovessero
mettersi a posto.
Se non che una nuova provocazione avvenne il 3 maggio.
Rodriguez Salas, Commissario Generale per lOrdine Pubblico in
Catalogna, esorbitando dalle sue mansioni, effettu un colpo
contro la Centrale Telefonica di Barcellona. Verso le tre del po
meriggio, Rodriguez Salas mandava tre camions carichi di guar
die collordine di occupare ledificio telefonico.
Questa Centrale gestita da un Delegato del Governo della
Generalit, e diretta, daccordo con questo delegato, da un Comi
tato composto di rappresentanti della C. N. T. e della U. G. T.
Le forze di polizia incontrarono resistenza da parte degli ope
rai che si trovavano nelledificio. Vi furono scontri violenti.
Questi avvenimenti produssero una profonda impressione nella
citt. Una grande quantit di gente si raccolse in Piazza Cata-
lunya. Le masse operaie, temendo che si occupassero altri edifici
e desiderando impedirlo, corsero ad armarsi mettendosi a dispo
sizione dei Comitati locali.
In un paio dore la citt assunse un aspetto diverso. Durante
la notte aument la tensione.
La C. N. T. e la F.A.I., una volta occorsi i fatti, si disposero
a negoziare al fine di pacificare la situazione, proponendo che
tutte le forze armate fossero ritirate. Ma nella mattinata di ieri
la polizia tent di nuovo di occupare la Telefonica. Vi furono
scontri e la polizia riusc ad occupare soltanto il piano inferiore
delledificio.
I negoziati furono interrotti. Nel corso della giornata vi furono
scaramuccie tra operai e agenti di polizia.
Dalla sede della Prefettura di Polizia furono sparati colpi
darma da fuoco contro la casa della C. N. T. - F. A. I., che si
trova sulla medesima strada. Nella pi parte dei rioni la polizia
ha fraternizzato col popolo rifiutando di ubbidire agli ordini di
capi faziosi.
Ancora non , per noi, ben chiaro quel ch avvenuto.
Le scarse pubblicazioni ricevute, largamente censurate,
sembrano indicare che la battaglia, prolungatasi per tre
o quattro giorni con episodii sporadici, non fu decisiva.
32
Da un lato le forze della controrivoluzione, vedendo che
i manipoli del Salas lanciati alla provocazione incontra
vano seria resistenza alla sede dei Telefoni, evitarono di
compromettere la propria sorte mobilitando tutte le loro
risorse. Dall'Altro lato, gli organi responsabili dell'a-
narco-sindacalismo, preoccupati di non giocare il tutto
pel tutto, nel nome dellunit proletaria si astennero dal
gettare sulla bilancia tutte le loro forze, e lasciarono soli,
contro i provocatori marxisti, i pi ardimentosi e com
battivi difensori della libert e della rivoluzione.
Lo sciopero generale spontaneamente incominciato
allo scoppiare del conflitto, fu dichiarato finito dalle or
ganizzazioni della C.N.T. il 6 maggio, mentre gli scontri
duravano ancora. E mentre i moderati dellanarco-sinda-
calismo predicavano la pace e lunit sindacale, i preto
riani della contro-rivoluzione, fascia rossa al braccio,
protetti dal Governo Catalano e dalle corazzate inglesi
e francesi entrate nel porto coi cannoni spianati sulla
citt, facevano strage degli anarchici sorpresi alla spic
ciolata o sequestrati nottetempo nelle loro abitazioni, il
governo centrale, annullata con un tratto di penna l'au
tonomia della Catalogna, avocava a s stesso il manteni
mento dellordine pubblico nel territorio della Genera
lit, mandandovi, per via di terra, il generale Sebastiano
Pozas e il colonnello della Guardia Civile Antonio Escobar,
e per via di mare la sua flotta che non ha mai rischiato
una scalfitura nella guerra contro il fascismo.
LA CRONACA
In ogni modo, riteniamo opportuno riportare la cro
naca data dallEspagne Nouvelle (Nimes, 8-15 maggio):
4 MAGGIO
Le forze militari e poliziesche del Governo Centrale tentano
di sopprimere lautonomia e le conquiste sociali del popolo di
Catalogna.
A Barcellona il colpo reazionario messo in iscacco dalla re
sistenza dei lavoratori e delle milizie popolari.
Il Presidente Companys e i suoi accoliti, complici del Colpo
di Stato, sono fischiati dal popolo di Barcellona e abbandonati
dai loro stessi partigiani.
5 MAGGIO
Companys fa successivamente appello alle truppe del fronte,
alle forze armate della regione di Valenza e alla fanteria di ma
33
rina dellimperialismo francese perch proteggano il suo tradi
mento infame.
Il governo di Valenza, profittando dei torbidi provocati dai
suoi agenti, decreta:
1.0 Tutti i servizii dordine pubblico in Catalogna dipendono
direttamente dal Governo centrale.
2.0 LEsercito dellEst, cio del fronte dAragona, dipender
direttamente dal generale comandante la 4.a Divisione.
3.0 II gen. Jos Arangunsen Roldan sostituito nelle sue fun
zioni di comandante della 4.a Divisione dal gen. Sebastiano
Pozas Perez.
4.0 II Colonnello della Guardia Civile Antonio Escobar in
caricato di ristabilire lordine pubblico in Catalogna.
I capi politici e sindacali sintromettono per ristabilire lordi
ne. Si costituisce un governo provvisorio per la Catalogna.
6 MAGGIO
Ad onta dellordine emanato dai capi, i lavoratori continuano
a scioperare. Figueras e Gerona sono nelle mani degli anarchici.
II Governo di Valenza non riconosce il nuovo governo catala
no, e assumer la direzione diretta degli affari della regione.
Il gen. Pozas, alla testa degli elementi militari dirige lopera
di repressione (migliaia di vittime). Lanarchico Ascaso (Domeni
co) sarebbe tra gli uccisi.
7 MAGGIO
Davanti alla resistenza spontanea delle masse, i partigiani del
centralismo, della restaurazione capitalista e della mediazione
straniera con la creazione di un direttorio militare (Miaja-Mola),
sembrano aver rinunciato allapplicazione immediata dei loro
piani.
Dal canto loro, i dirigenti sindacalisti e i ministri anarchici
moltiplicano i loro sforzi per indurre i lavoratori e tornare al
lobbedienza.
Intorno al palazzo della Generalit vegliano le truppe fran
cesi. Una squadra francese e spagnola, cannoni puntati sulla
citt, sbarca rinforzi. Le truppe francesi prendono posizione
sulla frontiera dei Pirenei.
Si scatena una formidabile campagna internazionale di stam
pa contro i catalani in generale e contro gli anarchici in partico
lare, presentandoli come traditori al soldo di Hitler e di Franco.
I veri traditori del popolo iberico e dei lavoratori di
tutto il mondo, sono invece i banditi marxisti che fanno
in I Spagna e nei gabinetti diplomatici di tutto il mondo
i gendarmi del privilegio borghese e i carnefici della Ri
voluzione, meditando di consegnare la Spagna ai preti
e ai fascisti che non riuscirono a conquistarla con le armi.
LE RESPONSABILITA
Ecco come risponde alloffensiva della calunnia lan
ciata con edificante unanimit dalla stampa borghese e
34
social-comunista internazionale, il giornale francese Le
Libertaire, portavoce dellala pi moderata e transigen
te dellanarchismo:
NellVUmanit (organo del Partito Comunista francese) ci
si limita a denunciare gli agenti hitleriani associati agli illu
minati che sognano non si sa che genere di comunismo. (Mar
cel Cachin 7 maggio). Ma a voce, nelle cellule, nelle officine,
lordine di confondere tutti gli anarchici dal primo allulti
mo nella stessa calunnia.
La verit unaltra. SUL P.S.U.C. (PARTITO SOCIALISTA
UNIFICATO DI CATALOGNA) ALLEATO AI PARTITI BOR
GHESI PARTITO AFFILIATO ALLA III INTERNAZIONALE,
PESA TUTTA LA RESPONSABILITA DEL COLPO DI MANO
DEL 3 MAGGIO. Questo Partito ne prese liniziativa. Esso sinca
ric dellesecuzione. Gli agenti di Stalin ne diedere gli ordini.
Eccone le prove: Gli avvenimenti ebbero inizio il 3 maggio alle
15. Lordine scritto dinvadere i locali della Centrale Telefonica
e di disarmare con la forza gli aderenti alla C.N.T. stato dato
da RODRIGUEZ SALAS, MILITANTE QUALIFICATO DEL
P.S.U.C.
Noi sappiamo inoltre che Rodrguez Salas ricevette quella
mansione dal Comitato direttivo dei P.S.U.C.
Tutta la direzione del P.S.U.C. devota alla Russia. La parte
personalmente presa negli avvenimenti dal console sovietico a
Barcellona, Antonov Ovsceenko stata preponderante. Egli il
perno di tutta questa macchinazione ordita contro la C.N.T. e la
F.A.I. dal P.S.U.C. e dai suoi alleati borghesi della sinistra ca
talana, come Artemio Aiguade del quale denunciammo il passato
di politicante venale e concussionario la settimana scorsa.
Incontestabile , dunque, che liniziativa part dal P.S.U.C.
E dopo larmistizio concluso nel pomeriggio del mercoled (5)
fu questo partito ancora il responsabile della ripresa, perch
in quel momento il colpo era completamente fallito, e gli anar
chici erano padroni della situazione in tutta la Catalogna-
Nei pomeriggio del mercoled, quando larmistizio aveva cal
mati gli animi, guardie dassalto e membri del P.S.U.C. comincia
rono per primi a sparare e cos la lotta riprese.
Una prova supplementare dellintervento diretto dei preto
riani di Stalin sta nel fatto che taluni anarchici arrestati furono
interrogati alla sede centrale del P.S.U.C. da persone russe. Noi
possediamo prove inconfutabili di questo fatto.
Tutte le responsabilit del sangue versato e delle con
seguenze morali, militari e politiche, pesano sul partito
social-comunista divenuto strumento della borghesia spa
gnola e internazionale.
Quando tutti i particolari di quellimpresa saranno
noti, i compagni e i lavoratori che ancora coltivassero
illusioni intorno alla demagogia rivoluzionaria dei social
comunisti, avranno agio di vedere fino a qual punto co
35
storo agendo conforme agli ordini del Kremlino pi
preoccupato delle fortune politiche dellaristocrazia bol
scevica che di quelle dei lavoratori di Spagna e del resto
del mondo tradiscano gli interessi del proletariato
iberico, le sue speranze di emancipazione e di vittoria
contro il fascismo.
In Ispagna la borghesia passata, nelle sue alte sfe
re, armi e bagagli ai fascisti. Quella che rimane in terri
torio repubblicano si sa impotente di fronte alla massa
dei lavoratori armati e sarebbe pronta, rassegnata quan
to meno, a confondersi col popolo libero e padrone dei
proprii destini, se le fazioni marxiste assetate di domi
nio e servili alla politica internazionale del blocco anglo-
franco-russo, non si fossero fatte restauratrici dei suoi
privilegi economici e politici.
CONSEGUENZE
I conflitti della prima settimana di maggio si sono
conclusi con un compromesso del quale ignoriamo i ter
mini.
Tuttavia, chiaro che essendo stato il conflitto risol
to in maniera amichevole, il problema fondamentale
resta insoluto. Lequivoco permane. La Rivoluzione resta
minacciata e con essa sono sempre compromesse le sorti
della guerra.
Due conseguenze di grande importanza sono fin da
ora evidenti.
La prima riguarda lautonomia catalana, che linvio
a Barcellona da parte del governo di Valenza del General
Pozas a capo di alcune decine di migliaia di uomini
secondo confermano da Parigi, compromette seriamente.
Daltronde, Solidaridad Obrera dell'll-V pubblica
un articolo dal seguente titolo significativo: Qbiettivo
Immediato: Riconquistare la Catalogna, in cui si legge
tra laltro:
Sarebbe difficile stabilire chi abbia vinto nella lotta fratri
cida di questi giorni, senza ferire sentimenti e riaccendere pas
sioni che hanno pi bisogno di sedativi che di eccitazioni. Ma
se non possiamo dire chi ha vinto, possiamo affermare chi ha
perduto: la Catalogna.
La Catalogna, che in conseguenza od a pretesto della lotta ha
vista compromessa la propria personalit politica e rivoluziona
ria. Tra barricata e barricata, la Catalogna ha perduto il con
trollo dellOrdine Pubblico, della Difesa, e se non ci affretteremo
perder anche qualcosa d'altro....
La contro-rivoluzione sempre totalitaria. Il governo
di Valenza voleva schiacciare il movimento rivoluziona
rio, cos forte in Catalogna. Non v riuscito perch il
movimento rivoluzionario, nel suo insieme e per ragioni
di cui sono giudici i compagni che lo compongono, ha
resistito alle provocazioni e non ha impegnate tutte le
sue forze. Ma ha fatto un passo che lo rende pi forte di
quel che non fosse stato mai nella regione dal 16 feb
braio in poi: arrogandosi il comando dei corpi armati,
ha annullata lautonomia catalana.
Merita di essere messo in rilievo il fatto che la sini
stra catalana, autonomista per tradizione, si trovata,
per la prima volta nella storia, e per odio dell'anarchi
smo e della Rivoluzione proletaria, daccordo coi cen-
tralizzatori marxisti nel sopprimere di fatto lautonomia
politica e sociale della loro regione. Il che prova quanta
ragione avesse Bakunin nellaffermare che la solidariet
di classe il pi forte tra tutti i sentimenti umani. Gli
autonomisti catalani si uniscono ai totalitari marxisti per
tirar la corda intorno al collo della propria indipenden
za, pur di salvare l'ordine borghese di cui son parte.
Naturalmente le forze della rivoluzione non essendosi
battute nella loro totalit, non sono vinte. Restano, nel
la misura consentita dagli impegni della guerra contro
il fascismo, intatte. Vale a dire che la coalizione borghe
se dovr ancora misurarsi con queste forze prima di can
tare vittoria.
Ma intanto si sono lasciate sfuggire l'occasione di
decidere una partita che dovr essere decisa un giorno
o l'altro. E pel momento, a cantar vittoria sono gli armi
geri della contro-rivoluzione, i banditi della ceka i quali,
sorretti dalle truppe del Pozas e dall'impunit conti
nueranno da un lato a far strage degli anarchici, dal
laltro a minare le probabilit di realizzazione di quella
pi vasta unit proletaria a cui gli anarco-sindacalisti
aspirano.
Un cablogramma da Barcellona, in data 24-V, cin
forma, infatti, che lUG.T. catalana (marxista e borghe
se) esige, condizioni allalleanza con la C.N.T.: Il Con
37
trollo Statale delle industrie, la fine delle collettivizza
zioni rurali e il livellamento dei salari.
E chiaro che queste condizioni implicano lannulla
mento di tutte le conquiste fatte dai lavoratori con la
rivoluzione del 19 luglio e il ritorno puro e semplice al
l'economia capitalistica anteriore. In una parola, i mar
xisti vogliono la restaurazione economica della borghesia.
La C.N.T., continua il cablogramma, respinge queste
condizioni.
La seconda conseguenza di carattere politico e con
siste nelluscita degli anarco-sindacalisti dal governo di
Valenza, che sar seguita, a quanto pare, dalla loro usci
ta anche dal governo di Barcellona.
Questa conseguenza ripara in parte, a parer mio,
i danni della prima.
Dopo i massacri di Barcellona, la presenza di anarco-
sindacalisti nel governo dominato dai massacratori non
poteva essere tollerata neanche da quanti lavoratori spa
gnoli serano illusi che gli anarchici ministri potessero
compiere il miracolo di conciliare i politicanti borghesi
e marxisti con la rivoluzione sociale. Era uno scandalo
che doveva finire ed finito. Lesperimento stato tale
un fiasco che passeranno molti anni prima che si pensi
di rimettere lanarchismo sulla berlina delle anticamere
ministeriali.
Curati deHillusione governativa, i lavoratori rivolu
zionari di Spagna potranno quindinnanzi assumere una
posizione pi decisa di fronte alle autorit governative
e quindi svolgere in maniera pi coerente la propria at
tivit in difesa della rivoluzione.
Rattrista il pensiero che tanto macello fosse neces
sario per giungere ad una conclusione cos semplice e
cos logica.
LE VITTIME
Quante furono le vittime dei conflitti di Barcellona?
V' reticenza su tutta la linea.
Solidaridad Obrera portava 1*8 maggio un elenco
ufficiale dei morti e feriti registrati in cinque ospedali
della citt di Barcellona.
* * *
38
I MORTI SONO 223. I FERITI 349
V ragione di temere che queste liste siano incom
plete e che il numero effettivo delle vittime sia superiore.
Ma oltre i morti e feriti esistono anche dei prigio
nieri.
Concluso larmistizio, i nostri compagni si affretta
rono, il 7 maggio, a liberare i prigionieri che essi aveva
no fatto. Gli anarchici delle vicinanze di Saenz rilascia
rono 400 guardie repubblicane. Ma i governativi non fe
cero altrettanto, violando, sintende, l'impegno preso.
Ancora l'Il-V, Solidaridad Obrera lamentava que
sto ritardo delle autorit nel liberare gli ostaggi libertari
scrivendo:
Nelle sentine della Prefettura di Polizia sono CIRCA TRE
CENTO compagni nostri che devono essere posti in libert sen
za indugio. Sono detenuti da sei giorni, non hanno commesso
alcun reato, nessuna imputazione pesa su di loro....
Tra gli arrestati sono bambini, donne in istato inte
ressante, presi a casaccio....
Ma i carcerieri social-comunisti non sono pi riguar
dosi dei fascisti.
E gli anarchici sono tre volte... buoni.
CAMILLO BERNERI
La notizia della tragica fine di Camillo Berneri porta
uno di quei colpi da cui non sar possibile riaversi pre
sto. L'amico era di quelli dei quali non si perde n la
stima, n il rispetto, n laffetto pur nel calore dei pi
acuti dissensi. Il compagno era tutto devozione, attivit
abnegazione e passione per lanarchia.
Scompare nel fiore degli anni appena quaranten
ne, essendo nato a Lodi nel 1897 quando la mente ben
nutrita di studio e la fede temprata da una lunga es
sendo egli venuto allanarchismo ancora adolescente
ed agitata esperienza, lo mettevano in grado di dare
quel che nessun altro, fra gli anarchici italiani della no
stra generazione, mi par che possa dare nel campo intel
lettuale.
Scompare nel modo pi atroce che si possa immagi
nare. Se fosse caduto al fronte, potremmo dire: volonta
39
rio milite della libert caduto davanti al nemico, come
un eroe; fu la sua scelta, onoriamo la memoria sua.
Se fosse caduto in lotta aperta con gli aspiranti all'eser
cizio della dittatura, potremmo almeno trovar conforto
nel pensiero che la sua agonia, confondendosi nello sfor
zo e nello spasimo della suprema difesa, fu illuminato
dalla coscienza del sacrificio compiuto.
Invece, nulla! Lhanno colpito a tradimento, alla schie
na e nella nuca, inerme, indifeso, come sogliono colpire
i vigliacchi che non osano guardare in faccia le loro vit
time.
E poi, sul corpo esanime buttato sulla strada, l'in
famia e la menzogna della calunnia prezzolata!
La calunnia ha perseguitato Berneri durante gli ul
timi anni della sua vita.
Eppure, nessuno meno di lui la meritava. Il suo anar
chismo era tutto determinato da impulsi soggettivi, im
pulsi del sentimento e della ragione. Non lombra di un
calcolo materiale. Non credo che in casa sua esistessero
molte altre ricchezze allinfuori dellamore di cui lo cir
condavano tre generazioni di donne buone e care, ma,
insomma, egli aveva dinanzi a s una vita socialmente
utile, tranquilla, aperta a tutte le attivit dello studio
sereno ed a tutte le soddisfazioni che la curiosit intel
lettuale pu fornire, materialmente sicura se non dovi
ziosa. E, pur potendo vivere questa vita, egli non esit
mai ad esporsi ai rischi della sua ardente attivit rivolu
zionaria. A Firenze, nei primi anni della dittatura fasci
sta e non parlo dei tempi in cui essere anarchico era
facile e poteva essere una distinzione Berneri fu dei
pi attivi nella propaganda contro il fascismo, incitan
do, fra rischi e pericoli tuttaltro che metaforici, gli ita
liani a non mollare... Pi tardi professore allUniver-
sit di Camerino, fu dei pochi intellettuali italiani che si
rifiutarono di prestare il giuramento fascista, e lascian
do per sempre la vita riparata del pedagogo, prese la
via dellesilio che non gli lasci mai un momento di tre
gua e gli lesin avarissimo il pane.
Quanti, dei lazzaroni che per un pugno di rame ven
dono la coscienza crepuscolare e il pugno assassino alla
turpitudine sanfedista della chiesa marxista, avrebbero,
volontariamente, fatto altrettanto?
Respinto dalla Svizzera, espulso dalla Francia, dal
Belgio, dal Lussemburgo, dalla Germania, dallOlanda,
condannato a Bruxelles, appena scontata la pena prende
la via di Parigi dove lo aspettano le imputazioni emer
genti dal complottismo, si busca una nuova condanna
seguita da nuova espulsione. Poi, scoppiato lincendio in
Ispagna, va a Barcellona, al fronte, respingendo offerte
lusinghiere nel retrovia, per ragioni di coscienza. E nei
momenti di sosta studia, scrive articoli, pubblica opu
scoli, progetta, attende l'ora della riscossa, che tutta
la sua angoscia, la sua vita.
Ma la calunnia dei vili, cui basta un giorno di fer
mo per speculare sul martirio, non desiste. Tutta la
suburra dei bacati, dei corrotti, dei fascisti in posizione
ausiliaria, dei venduti, dei pappagalli incoscienti, gli
alle calcagna, insegue coi suoi vituperii questo uomo
sano e puro, con lo stesso accanimento con cui perse
guita le idee chegli onestamente professa. E per la stes
sa paura.
Oh, so bene che i compagni che lo conoscono e lo
amano non hanno mai dato peso alla calunnia. So bene
che le vipere sibilanti nelle vigne del privilegio borghese
e gli sciacalli ingrassati nelle caserme bolsceviche lo per
seguitano perch lo invidiano, perch conoscono la sua
integrit, perch lo sanno irraggiungibile dalle arti della
corruzione, perch sono impotenti a metterlo al proprio
livello di bassezza e di venalit.
Ma sar questo bastato a scacciare dal suo animo
lacre sapore dellamarezza?
Ben lo poteva. La persecuzione dei potenti fa la glo
ria degli uomini liberi, e il vituperio dei perversi il bla
sone dei galantuomini. Berneri meritava luno e laltro.
Il suo amore per la libert era immenso. La sua rettitu
dine esemplare. Grande oltre ogni dire deve essere stato
il contributo recato allanarchismo dalla sua opera e dal
lintegrit del suo carattere, per meritare tanto odio,
tanto furore di persecuzioni, lorrore di un assassinio
cos vile.
Non riuscendo a disarmarlo con la calunnia, i po
tenti ed i perversi lhanno finito con la rivoltella il mo
derno sostituto del pugnale sanfedista colpendolo al
le spalle, di notte, perch negli occhi limpidi della sua
41
coscienza non si fissasse per l'eternit il ceffo del car
nefice.
Per noi una perdita immensa. Per la famiglia che
laveva seguito amorevolmente nellesilio pieno dango-
scie, e viveva delle sue ansie e delle sue speranze, ed alla
quale gli assassini hanno tolto linsostituibile figlio spo
so e padre, la perdita irreparabile. Ma per la causa
della libert e dellanarchia, lo efferato assassinio onde
fu vittima Camillo Berneri un nuovo faro che si erge
alto nei cieli ad illuminare la bassezza, la vilt, la barba
rie di cui sintesse lordine sociale fondato sul privile
gio di chi possiede e di chi governa.
Milite dellanarchia per oltre un ventennio, assiduo,
fecondo, puro, egli continuer nella memoria del sacri
ficio orrendo il suo apostolato generoso, fino alla com
pleta emancipazione dei diseredati.

COME FURONO ASSASSINATI I COMPAGNI BERNERI


E BARBIERI
Il racconto censurato di Solidaridad Obrera
LE OPERAZIONI SEGRETE CONTINUANO. IL
COMPAGNO PROFESSOR BERNERI ASSASSINATO A
BARCELLONA. Queste operazioni segrete ed arbitra
rie che da qualche tempo pesano sulla nostra zona anti
fascista, hanno portato ad una nuova tragedia: la morte
del nostro compagno il professor Camillo Berneri.
Scartata lipotesi di attivit fasciste e in questo
caso vi sono mille ragioni per scartarla rimane le
stremo inquietante dellesistenza di un'entit fantasma
che d la caccia ai migliori militanti dellantifascismo,
a quelli che si sono precisamente distinti per ardore ri
voluzionario e per attivit in favore della causa proleta
ria. Cos stando le cose e se oggi come oggi non v tra
noi un potere capace di ostacolare influenze misteriose,
che cosa resta da fare a quanti in buona fede abbiamo
atteso a questa lotta contro la reazione, pieni di entu
siasmo e di buoni propositi?
Ieri fu Mark Rein, il giornalista russo, redattore del
42
Social Democratic Kraten, scomparso dallHotel Con
tinental di questa citt dopo aver ricevuto due chiamate
telefoniche. Oggi il compagno Berneri, il cui cadavere
fu trovato il gioved, crivellato di ferite, nellHospital
Clinico di Barcellona. (Seguono alcuni cenni biografici).
Il compagno Camillo Berneri, professore allUniver-
sit di Firenze, collaborava assiduamente con riviste nord-
americane e con giornali anarchici. Attualmente stava
preparando un libro interessante sulla Rivoluzione spa
gnola e scriveva nel Libertaire articoli dove esprime
va le sue divergenze di rivoluzionario da altre correnti
antifasciste.
Alcuni mesi fa, secondo informazioni che riteniamo
attendibili, unalta personalit, ospite di Barcellona, eb
be a conferire con unaltra alta personalit a proposito
degli articoli del Berneri. Sembra che queste due per
sonalit fossero molto turbate dai lavori del Berneri, e
la loro intervista verteva su questa inquietudine e sui
mezzi di placarla.
Insieme al compagno Barbieri, alla sua compagna e ad
altri compagni, Berneri si trovava, marted 4 maggio,
alle 10 del mattino, al numero 2, secundo, primera, della
Plaza del Angel. In questa casa si presentarono due uo
mini col bracciale rosso del... (tre righe censurate)... En
trambi... (mezza riga censurata)... furono ricevuti da Ber
neri e da Barbieri. Nel veder questi, i due col bracciale
domandarono che non si sparasse contro di loro perch
erano amici. Berneri e Barbieri risposero:
Noi siamo antifascisti venuti in Ispagna per difen
dere la Rivoluzione, e non v ragione alcuna perch ab
biamo a sparare contro antifascisti.
Signora quale missione portassero i due dal brac
ciale rosso a quella casa, il pretesto avanzato per giusti
ficare la loro presenza; certo si che i due uscirono da
quella casa... (Una riga e un quarto di censura)...
Verso le tre del pomeriggio, i due uomini dal brac
ciale rosso tornarono... (due righe e mezza censurate)...
gli inquilini. Questi si prestarono di buon grado alla per
quisizione, e i poliziotti, dopo una minuziosa perquisi
zione nelle abitazioni di Berneri e di Barbieri, forzaro
no la porta dellabitazione del compagno Mastrodicasa.
A questo punto la compagna Tosca Tantini, che si tro
43
vava nella casa, consegn tre fucili che le erano stati la
sciati da tre miliziani della Colonna Ascaso, andati in
Francia con regolare permesso.
Tutti (due parole censurate) se ne andarono, portan
dosi le armi, ad eccezione di quelli che continuavano a
perquisire la casa abitata dal compagno Fantozzi. Si im
possessarono (due parole censurate) di documenti, libri
ed altre carte nellabitazione di Mastrodicasa e, veden
do che in quella del Berneri cera una grande quantit
di carte, decisero di andarsene dicendo che sarebbero
tornati... (due righe censurate)...
Andandosene, intimarono (parole censurate) agli abi
tanti dellappartamento di non muoversi, di non scende
re nella strada perch se fossero discesi vi sarebbero
stati presi a colpi di fucile.
Quando Berneri e Barbieri domandarono spiegazione
di questa condotta, risposero che essi erano informati
che avevano a che fare con anarchici italiani armati.
Alle sei pomeridiane del mercoled (5 maggio) si pre
sentarono nella casa dodici uomini... (pi di una riga cen
surata)... (1). Appena entrati fecero uscire i compagni
Berneri e Barbieri dichiarandoli in istato darresto.
Barbieri volle sapere la causa della sua detenzione.
Sembra che siate contro-rivoluzionari gli fu ri
sposto.
Barbieri ebbe uno scatto dindignazione. Venti anni di
milizia nelle file anarchiche, gli davano diritto all'indi
gnazione... (sette righe censurate)...
Allora si verific un fatto confuso, una contraddizio
ne che nulla spiega, o che si spiega fin troppo. Ne la mat
tinata del 6 maggio, la Polizia si present alla casa del-
lAngel, numero 2, assicurando la compagna di Barbieri
che lo stesso giorno, alle 12, i due prigionieri sarebbero
stati liberati. Pi tardi, il medesimo giorno, la famiglia
dei due scomparsi seppe, dai bollettini dell'spedale Cli-
(1) I dodici individui che consumarono larresto, e poi l'assas
sinio di Berneri e di Barbieri, e di cui lautorit di Barcellona
censura la descrizione nelle colonne di Solidaridad Obrera, era
no SEI POLIZIOTTI E SEI MEMBRI DELLU.G.T., siccome at
testano i corrispondenti del Libertaire (13-V) e del Risveglio
(15-V).
nico, che i loro due cadaveri, crivellati di proiettili, era
no stati raccolti dalla Croce Rossa nelle adiacenze della
Generalidad, durante la notte dal 5 al 6 maggio.
Lautopsia operata sul cadavere del compagno Ber-
neri rileva la facilit con cui operarono gli assassini per
compiere il misfatto. Ecco come.
il cadavere presenta una ferita darma da fuoco con
orifizio dentrata, dal di dietro, nella linea ascellare
destra e di uscita nella regione mammellare destra al
livello della settima costola. Il proiettile traccia una di
rezione da sinistra a destra, DAL DI DIETRO IN AVAN
TI E DALLALTO AL BASSO.
Unaltra ferita darma da fuoco nella regione tempor-
occitale destra CON DIREZIONE DALLALTO AL BAS
SO E DAL DI DIETRO IN AVANTI.
A giudicare dalla condizione degli orli delle ferite,
queste furono prodotte a corta distanza, circa 75 centi-
metri. La ferita addominale fu causata stando laggres
sore di dietro o di fianco allaggredito; quella alla testa
stando laggressore ad un livello superiore allaggredito.
Tale la morte del compagno Berneri insieme al com
pagno Barbieri. Questi procedimenti si applicano oggi,
come alla met daprile si applicarono per far sparire
Mark Rein, il figlio del menscevico Abramovich, redat
tore in capo del giornale Soziai Democratic Kraten.
Allora la polizia fece ricerche per rinvenire lo scompar
so. Ma senza risultato. Come le occorrerebbe ora se si
mettesse ad una curiosa indagine sopra la morte di que
sti compagni. (2).
Solidaridad Obrera (11 -V).

(2) Nessuninchiesta pi necessaria. Se la presenza di sei po


liziotti rappresentanti il governo catalano e sei sicari del-
l'.G.T. rappresentanti la ceka marxista tra coloro che
arrestarono ed assassinarono i nostri compagni, non bastasse a
dimostrare la responsabilit del governo stesso e dei partiti del
Frente Popular, la censura che di tanti spazii bianchi ha lardel
lato il racconto di Solidaridad Obrera racconto non certo
atto a giovare alla campagna militare del Franco sarebbe pi
sufficiente a dimostrare la responsabilit del governo catalano
e dei partiti che lo dominano nellassassinio di Camillo Berneri
e di Francesco Barbieri.
45
LA NOTIZIA
Barcellona, 13-5-37.
Caro Max,
La terribile notizia dellassassinio del nostro Camillo
ti sar gi giunta. Mi trovo qui a Barcellona dove sono
venuta con Maria Luisa a raccogliere gli scritti e i docu
menti cherano cos preziosi al nostro caro. Siamo ango
sciati per questa terribile fine. Lui, che ha lottato sem
pre con un entusiasmo ed una fede impareggiabili, sta
to colpito alle spalle dai nemici della libert. Sono trop
po addolorata per potervi scrivere pi a lungo. Ma a te,
agli amici dell'Adunata, cheravate per Lui la sua fa
miglia, ho voluto mandare queste due righe perch vi
sento vicini in questi momenti angosciosi.
Vi saluto tutti
GIOVANNA
Sono grato a Giovanna Berneri di aver potuto in cir
costanze cos terribili pensare a me, a noi. , sicuro din
terpretare i sentimenti dei compagni dAmerica, mando
a lei, alle sue figlie, alla dolente Signora che a Montreuil,
carica danni e di strazio, attender sempre invano il ri
torno dellunico figlio, lespressione commossa del no
stro dolore per la perdita che tutti ci colpisce.
Max Sartin
da LAdunata dei Refrattari, voi. XVI, n. 21,
New York, 29 maggio 1937
BREVE NOTA DELLEDITORE
A parte questa breve lettera pubblicata da LAdunata dei Re
frattari, nessuno ricorda il ruolo giocato dalla Giovanna Caleffi
Berneri, che non fu di poco conto nella vita di Camillo.
Desidero ricordarla io perch fu lei che sostenne il peso mag
giore dei sacrifici e anche della miseria che la famiglia Berneri
sopport durante gli anni dellesilio. Senza di lei Camillo avreb
be sopportato male e il carcere e il peregrinare da uno Stato al
laltro dEuropa. Alla Giovanna, poi, si deve se le nuove genera
zioni, hanno avuto il bene di conoscere ed apprezzare il pensiero
del suo Camillo.
Un debito di riconoscenza andava ricordato in questo libro
alla figura non meno importante della moglie, della compagna
del Nostro insieme alle due figlie militanti anarchiche nel nostro
movimento.
Aurelio Chessa
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RICORDANDO CAMILLO BERNERI E GLI AVVE
NIMENTI DELLA RIVOLUZIONE SPAGNOLA DEL
1936-37

1) Gli fu dato un posto (carica) nella CNT?


RISPOSTA: Lunico incarico chegli effettivamente ri
copr fu quello di Commissario politico della Colonna
Italiana Francisco Ascaso, incorporata nelle milizie
della CNT. Tale incarico lo disimpegno dalla data di co
stituzione della Colonna, alla realizzazione della quale si
adoper senza risparmio sin dal suo arrivo a Barcellona
(25 luglio 1936). Se fu possibile la formazione di questo
primo nucleo di combattenti antifascisti italiani sul
fronte di Aragona, lo si deve a lui, che seppe con la sua
dolce quanto ferma insistenza fare accettare agli anar
chici della CNT il progetto, e convincere A. D. De Santil-
lan, allora ministro della CNT nel governo della Generali
dad di Catalogna, che ne patrocin limpresa, e, soprattut
to, alla grande stima che di Berneri, conosciuto da tutto il
movimento anarchico internazionale per la sua instan
cabile militanza anarchica di un ventennio, avevano gli
anarchici spagnoli.
Berneri aveva collaborato per anni a pubblicazioni
anarchiche spagnole, quali Il supplemento della Prote
sta, Tiempos Nuevos, Tierra y Libertad, Rivista
Blanca, Estudios, apportandovi un contributo non
indifferente di articoli, saggi, monografie, di carattere
dottrinario, critico e filosofico di alto valore, serio e
concettoso.
Professore di filosofia, si era fatta una cultura va
stissima attraverso studi severi e metodici. Era riuscito
a sbarazzarsi del bagaglio scolastico inutile e, talvolta,
pernicioso, avvicinandosi gradatamente alla realt, che
trovava diversa, dalle cose uniformi e consuete imparate
alla scuola. Era stato mi confessava compiaciuto il
pi grande sforzo operato su se stesso, e laver oltrepas
sato le barriere della scolastica pura ed esclusiva, pur
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conservando ed ampliando il metodo di insegnamento
cui era divenuto maestro, lo rendeva felice, attribuendo
quella rinascita dello spirito, ormai spoglio di ogni coa
zione intellettuale, da ogni convenzione e dogmatismo,
spaziante in libert verso ogni soggetto del sapere uma
no, al fatto di avere abbracciato con passione e onest
militante lideale anarchico.
Perseguendo questa via riusciva a rendere semplice e
comunicativo il linguaggio e pratica lopera, avvalendosi
sempre di una documentazione rigorosa, tratta dallo
studio approfondito delle rivoluzioni, da esperienze ac
quisite dai fatti vissuti durante un ventennio di fervente
e appassionata militanza, in un periodo della storia del
lumanit ricco di avvenimenti, dei quali fu osservatore
attento a protagonista perseguitato. Fortemente dotato
di una capacit di volgarizzazione filosofica osservava
e analizzava, rapido nel districare i pi difficili proble
mi, Berneri, nella sua breve esperienza rivoluzionaria
spagnola, fu lanarchico pi coerentemente intransigente,
il rivoluzionario pi chiaroveggente e, pertanto, la vitti
ma predestinata della congiura autoritaria degli aspiran
ti alla dittatura staliniana in terra di Spagna che pote
rono consumare impunemente il loro orribile crimine.
2) Apparteneva egli al Consiglio di Economia?
RISPOSTA: Il posto di Commissario politico della
Colonna non era di tutto riposo, Berneri si era messo
allopera con la sua abituale gagliardia. Possedeva una
capacit di lavoro considerevole, una resistenza alla fati
ca sorprendente. Lattivit che era chiamato a svolgere
per la Colonna era massacrante. Eppure, tra un viaggio
e laltro, frequenti al fronte, lavorando giorno e notte,
curava il giornale Guerra di Classe, parlava alla Radio,
assisteva a riunioni, riceveva gli anarchici di diversi pae
si in visita a Barcellona, intervistava uomini di scienza,
di cultura, tecnici e concedeva interviste, si occupava di
mille problemi che la guerra e la rivoluzione creavano ad
ogni istante.
Non posso assicurare se facesse parte del Consiglio
di Economia. Posso, per, dire che lo trovai presente in
una riunione del Consiglio, alla quale ero stato invitato,
48
durante una delle mie brevi missioni dal fronte, da Pier
re Besnard, segretario della CNT francese, venuto a Bar
cellona per raccogliere impressioni e pareri, e dove in
contrai per la prima volta Gastn Levai. Anche se non
ne faceva parte, egli ne seguiva da vicino lattivit ed i
suoi consigli, espressi a voce o per iscritto, venivano
apprezzati per la loro lucida concretezza.
3) Si oppose Berneri a che gli anarchici entrassero a
far parte della Generalidad di Barcellona e del governo
di Madrid? Difese sempre questa sua politica?
RISPOSTA: Berneri, come tutti noi del resto, dovette
adeguare la sua attivit alle circostanze e condizioni che
si erano venute creando indipendentemente dalla nostra
volont. La posta in gioco era troppo grossa e sarebbe
stato oltremodo ingenuo da patre nostra pretendere di
voler spostare le risoluzioni gi in atto del movimento
anarchico spagnolo e della CNT, le quali avevano messe
profonde radici.
Tanto Berneri quanto noi anarchici italiani, nella
quasi totalit, non mancammo nessuna occasione per
suggerire ai compagni spagnoli l'uscita dal governo di
Madrid e della Generalidad. Noi trovavamo incompatibi
le la partecipazione degli anarchici della CNT a quei
governi e addirittura blasfemo lessere indotti, appunto
in conseguenza di quella partecipazione, ad accettare
formule autoritarie che ripugnavano al nostro intimo a-
narchico e sapevamo, per lunga esperienza, profittevoli
soltanto agli uomini e partiti politici per la conquista
graduale del potere, senza che apportassero alcunch di
vantaggioso alle necessit della guerra che stavamo con
ducendo.
La nostra opposizione fu dapprima cauta, rispettosa
delle circostanze, guardinga nellurtare legittime suscet
tibilit e risentimenti negli anarchici spagnoli che pen
savamo avessero fatto quel passo perch obbligati da una
situazione paradossale, dalla quale, una volta chiarita,
ne sarebbero onorevolmente usciti per, mano a mano
che la collaborazione, per spirito di unit con le altre
formazioni antifasciste, si andava accentuando, fino ad
accettare e propugnare la militarizzazione, la nostra op
posizione si fece pi rigida ed intransigente.
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L'opinione che Berneri esprime nella famosa lettera a
Federica Montseny, allora ministro della Sanit nel go
verno di Madrid, non scatur dai fatti contigenti che in
essa denunzia, non esplose improvvisamente alla data
della pubblicazione su Guerra di Classe, aprile 1937, ma
egli lebbe sino dalle prime settimane dopo il suo arri
vo in Spagna, la coltiv non facendone mistero con nes
suno, rafforzandola sempre di pi, talvolta indisponendo
i maggiorenti della CNT che nutrivano una opinione
contraria esprimentesi concretamente con una politica
del tutto diversa.
4) Qual era lopinione della maggioranza degli anar
chici a questo soggetto?
RISPOSTA: Come ho detto sopra, la quasi totalit
degli anarchici italiani, in particolare quelli che combat
tevano sul fronte di Aragona a Huesca, condividevano la
sua opinione, lo assecondavano nellesprimerla e nel da
re dimostrazione fattiva di opposizione ogni qualvolta
se ne presentava loccasione. Il nostro rifiuto a farci in
corporare nellEsercito Popolare partiva da una comune
convinzione e Berneri traeva dalla nostra adesione e so
lidariet conforto e decisione.
5) Era Berneri favorevole che la guerra e la rivolu
zione erano inseparabili, oppure la guerra prima e la
rivoluzione dopo come erano propensi gli esponenti
della CNT-FAI?
RISPOSTA: La formula la guerra prima e la rivolu
zione dopo non poteva soddisfare perch in contrad
dizione con il clima rivoluzionario che la stessa guerra
respirava, con lo spirito delle popolazioni, con la realt
che stavamo vivendo. La guerra e la rivoluzione erano
inseparabili, perch senza le realizzazioni e gli impulsi
nati spontaneamente dallo spirito rivoluzionario, la
sconfitta del popolo spagnolo sarebbe stata immediata.
Questo era il nostro convincimento.
Una guerra non si vince improvvisando eserciti,
creando discipline alle quali il popolo spagnolo non era
tradizionalmente abituato n, per lunghi anni educato,
annullando come per magia quanto di vivace, di batta
50
gliero e di generoso vive compresso in ogni animo di
spagnolo povero, la cui individualit tipicamente liberta
ria si manifesta intera, quando frutto della propria
opinione, alla quale resta fedele fino al sacrificio supre
mo.
Questo tratto del carattere spagnolo non lo capiran
no mai n gli uomini politici n i militari. Voler imporre
alle milizie rivoluzionarie le discipline dellesercito (nes
suna esclusa, nemmeno le pi sciocche: come il saluto, i
galloni, marciare al passo, ecc...) era un errore psicologi
co che non poteva sfuggire ad una mente acuta come
quella di Berneri. Possiamo, quindi, senz'altro affermare
che la opinione da lui sempre fermamente sostenuta fu
che la guerra e la rivoluzione erano, in Spagna, insepa
rabili.
6) Berneri era amato dai suoi compagni?
RISPOSTA: Berneri era amato da tutti noi, comegli
ci amava. Si poteva dissentire dai suoi punti di vista,
discuterli con la vivacit tipicamente italiana, ma tutti
gli volevamo un gran bene. Anche gli avversari lo stima
vano e lo rispettavano, spesso finivano con laffezionarsi
a lui e simpatizzare per le idee chegli esprimeva con la
facilit dell erudito e la passionalit del militante.
7) I suoi compagni lo consideravano il loro capo?
RISPOSTA: Nel linguaggio anarchico la parola ca
po non esiste, e Berneri ci teneva a non essere il capo
di nessuno, nemmeno carismatico o direttore di co
scienze. Noi tutti ne apprezzavamo le grandi qualit, ma
lo consideravamo sempre uno dei nostri, da pari a pari,
anarchicamente, mirando soprattutto a creare in noi e
per noi la maggiore intesa possibile. Quelle che valevano
in quei momenti di drammatico dinamismo erano le i-
idee e le iniziative sulle quali stabilire unaccordo che
impegnasse tutti, e chi ne aveva delle migliori era sicuro
di essere ascoltato e seguito indipendentemente dallin
carico che disimpegnava. Quello che contava era lauto
disciplina, e ciascuno di noi sapeva imporsela con una
forza di impegno che mai ho riscontrata come in quei
momenti ed in quei luoghi.
51
8) Quale influenza aveva sui compagni?
RISPOSTA: Berneri era considerato da noi il
compagno pi informato sulle segrete cose del movi
mento anarchico spagnolo, sullandamento della guerra,
sugli sviluppi delle realizzazioni rivoluzionarie, sulla po
litica del governo e dei partiti, sui contrasti che as
sumevano proporzioni preoccupanti con i comunisti e
sui rapporti con i movimenti anarchici di tutto il mon
do.
Berneri aveva su di noi un certo ascendente in virt
delle cose che era in grado di sapere e che noi, in parti
colare su quelli di noi combattenti sui fronti lontani da
Barcellona e dai centri politici della Spagna, ignorava
mo, ma non se ne valeva affatto per esercitare una
qualsiasi influenza, n ritenevamo la sua posizione tanto
influente da costituire per noi una sopraffazione morale.
9) Aldo Garosci, Vita di Carlo Rosselli, dice che
Berneri era inquieto perch temeva che il movimento
anarchico venisse assorbito da Giustizia e Libert. E
vero?
RISPOSTA: Laffermazione di Garosci non risponde a
verit. La buona fede di Berneri era tale da porre al di
sopra di ogni altro valore umano quello dellamicizia, e
fra gli elementi di G.L. egli contava molti amici della
tempra di Libero Battistelli, onesti e leali.
Politicamente non avevamo di che essere inquieti da
ta la forte preponderanza anarchica in tutta la Catalo
gna e lincontrastato prestigio di cui godevano gli anar
chici di Barcellona. Nella Colonna, gli anarchici furono
sin dall'inizio la maggioranza assoluta e gli atteggiamen
ti degli uomini di G.L. non destarono mai la bench
minima preoccupazione.
La militarizzazione ed il conseguente accaparramento
dei posti di comando, nonch lappoggio che sarebbe ve
nuto loro dallo Stato Maggiore del comando unico spa
gnolo e dalla CNT, che andava formando delle divisioni
militari al posto delle milizie, avrebbe potuto dar corpo
a tentativi di assorbimento della maggioranza degli a-
narchici italiani, ma la nostra chiara presa di posizione
ostile alla militarizzazione, rifiutandoci a che la Colonna
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divenisse un corpo militarizzato, fece sbollire ogni vellei
t. Infatti, i dirigenti di G.L., con alla testa Rosselli,
preferirono non insistere e ritirarsi in buon ordine dal
fronte di Huesca, alla fine del 1936, dove gli anarchici
rimasero fino al 27 aprile 1937.
10) E possibile che l'ordine di uccidere Berneri sia
stato dato da uno di questi: Orlov, Antonov Ovsceenko,
Vidali (Sermenti), Togliatti?
RISPOSTA: Circa dieci anni fa scrissi su Il Liberta
rio di Milano una ventina di articoli dal titolo centrale
Anarchici e comunisti in Spagna. Nel primo di quella se
rie di articoli ebbi a precisare che lassassinio di Berneri
portava una firma. Intendevo riferirmi ai partiti comu
nisti impegnati in Spagna, non essendo in grado, mancan
docene le prove materiali, di denunziare, quale responsabi
le diretto dellassassinio, nessuna persona fisica, anche
se abbiamo pi di un serio motivo per pensare che nes
sun comunista in quellepoca tutti staliniani, quindi
ossessionati dalle purghe che gi facevano strage in Rus
sia ne fosse moralmente estraneo.
Laccusa degli anarchici, che attribuiscono ai comu
nisti lassasinio di Berneri e degli altri compagni nei
fatti di maggio a Barcellona, indiziale e abbraccia tut
ta la politica staliniana in Spagna e tutti, nessuno esclu
so, i protagonisti di quella politica.
Si sa come si svolsero i fatti di maggio e si conosco
no i precedenti. Lattacco al PUM ed agli anarchici di
Barcellona venne dai sudici reportages di Michele Kol-
tzov e di Elia Ehrenburg, i due scrittori sovietici allora
in Spagna, alla Pravda, che il 17 dicembre 1936 scriveva:
Per quanto concerne la Catalogna gi cominciata la
pulizia degli elementi trotzkisti e anarco-sindacalisti e sa
r portata avanti con la stessa energia che in URSS.
Gli indiziati, quali veri responsabili pi diretti, so
no: Rosemberg, ambasciatore dellURSS in Spagna, che
agiva come un vicer di Spagna alle dipendenze di Stalin
e la sua anima nera Orlov; Antonov Ovsceenko, console
di Stalin a Barcellona (circondato da alti personaggi mi
litari e civili russi) che fu il primo a denunziare Berneri
come indesiderabile a causa degli articoli che scriveva
su Guerra di Classe. Questi sciacalli vennero fatti fuci

53
lare al loro rientro in Russia. E possibilissimo che lor
dine di uccidere Berneri sia stato dato da uno di questi
personaggi o dai tre insieme.
Gli strum enti spagnoli che cooperano se non altro al
tentativo di colpo di Stato bolscevico del maggio 1937 a
Barcellona, furono Jos Diaz, allora segretario del Parti
to Comunista Spagnolo, suicidatosi in Russia, con tutta
la coorte dei dirigenti del PCS; Juan Comorera, allora
segretario del PSUC, espulso dal PCS per aver dimostra
to nei fatti di maggio odio fisico verso i lavoratori
organizzati nella CNT, morto in esilio; Rodriguez Sala e
Aiguad della Esquerra Catalana, form ata da borghesi
catalani per la circostanza alleati ai comunisti.
Non credo, mancandomene le prove e le testimo
nianze, che Vidali e Togliatti abbiano avuto una respon
sabilit diretta nel fatto specifico, questo, per, non li
assolve affatto dalla loro complicit morale nallassassi-
nio di Berneri e di Barbieri e nei massacri che i comu
nisti consumarono in quell'epoca in Spagna.
Queste le risposte da me date nel luglio 1964 al que
stionario inviatomi dallo studente americano su inter
cessione personale di Max Sartin dell'Adunata dei Re
frattari.

UNA PARENTESI RIVOLUZIONARIA DEGLI A-


NARCHICI ITALIANI IN SPAGNA
LUGLIO 1936.
Gi la sera del 19 luglio i comunicati radio annunzia
vano che era scoppiato un pronunciamento militare in
tutta la Spagna e che Barcellona era insorta per contrat
taccarlo e schiacciarlo.
I giornali del 20 luglio contenevano lunghe ma anco
ra confuse cronache dalle quali appariva che in varie
parti della Spagna il popolo resisteva ai generali faziosi,
ribelli alla repubblica. In ognuna di queste cronache, la
partecipazione degli anarchici della FAI e dei sindacati
della CNT veniva messa in tal rilievo da far pensare, a
noi specialmente che vivevamo in ansiosa aspettativa,
eh'essi fossero i soli ad animare ed incitare il popolo a
tener testa ai rivoltosi.
Nei giorni 21 e 22, le cronache annunziavano la con

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quista della caserma Atarazanas da parte del popolo, la
capitolazione del colonnello Godet e degli ufficiali del
comando della piazza di Barcellona, la morte eroica di
Francisco Ascaso conosciuto in Francia per avere or
ganizzato a Parigi, nel 1927, un attentato al re Alfonso
XIII, sventato dalla polizia con larresto dello stesso e
di Durruti la presa della caserma della Montagna a
Madrid, loccupazione di fabbriche, lincendio di chiese,
lorganizzazione spontanea, diretta da parte del popolo
dei servizi vitali della citt. Al pronunciamento rispon
deva linsurrezione popolare: la rivoluzione!
Fra gli anarchici, a Parigi e altrove in Francia, vi
febbre, andirivieni, entusiasmo. Anche qualche indivi
dualit battagliera dellantifascismo italiano, come Ange-
loni, Rosselli ed altri si agita e interroga.
Abbiamo le prime notizie dirette dai compagni fran
cesi di Tolosa e dal compagno Pasotti di Perpignano,
che doveva essere per tu tta la durata della guerra un
magnifico intermediario tra noi e la Spagna. Appren
diamo che i compagni spagnoli si battono con arm i di
fortuna, che la morte fa solchi profondi nelle file popo
lane e fra gli anarchici che sono i pi ardimentosi.
Ai generali faziosi, che utilizzano le guarnigioni sotto
il loro comando, si uniscono la borghesia e il clero: sin
dallinizio il pronunciamento aveva assunto un carattere
antirepubblicano e fascista. Ogni casa borghese, ogni se
de di associazione o di ente notoriamente capitaliste,
ogni chiesa e ve ne sono molte a Barcellona e in
Spagna venivano trasform ate in fortilizzi fascisti, da
dove la mitraglia e la fuciliera falciavano a centinaia i
popolani.
Eppure la risposta del popolo e degli anarchici fu
cos improvvisa, spontanea e potente da liquidare in po
chi giorni quelle forze coalizzate entro le citt e respin
gerle, inseguite dagli anarchici, gi formatisi in centurie
del corpo libero delle Milicias Catalanas, fino a Leri-
da, a Setamo, dove vi furono combattimenti cruenti, alle
porte di Huesca e di Saragozza. Dentro queste due citt
la codardia dei governatori della repubblica, che patteg
giarono con i faziosi anzich incitare il popolo contro di
essi come era avvenuto a Barcellona, provoc un mas
sacro di anarchici e di rivoluzionari e permise che i

55
franchisti vi si insediassero e fortificassero.
A Parigi passammo in rassegna tutte queste notizie.
Decidemmo che Berneri sarebbe partito con qualche al
tro compagno, mentre noi restavamo per i prim i urgenti
bisogni, soccorsi in armi, medicinali ed altro materiale
indispensabile ai combattenti spagnoli.
Berneri scrisse. A Perpignano si era trovato attornia
to da molti altri compagni affluiti da ogni parte della
Francia. Erano stati spinti verso la Spagna da una molla
irresistibile. La presenza dellanarchismo, artefice e pro
pulsore dimpeti rivoluzionari, il sentimento della solida
riet, la consapevolezza che lintervento di tutto un popo
lo nel conflitto sociale poteva far scaturire il fatto deci
sivo e rivoluzionario, da tempo agognato, contro il fa
scismo internazionale allora espressione massima di
potere tirannico e minaccia permanente di guerra mon
diale scosse tutti gli anarchici senza distinzioni. Mi
chele Centrone, Girotti, Bifolchi, Perrone, Bonomini,
Fantozzi, Berneri erano alla frontiera con molti altri.
Organizzatori ed antiorganizzatori, anarchici puri senza
aggettivi ed anarchici che avevano sempre lottato nei
sindacati si erano ritrovati, accumunati da un proposito
serio che bandiva tendenze ed appianava dissensi, trepi
danti, impazienti, solidali fra loro e con i compagni
spagnoli, cercando ciascuno di mettere a profitto le
proprie facolt, le doti dello spirito e dellintelligenza,
senza capi, senza guide, senza ordinamenti n piani, ric
chi di un solo patrimonio: una dose di magnifico buon
senso, di coraggio, di decisa volont, pronti ad offrire,
se occorreva, anche la vita, per dare allanarchismo, che
faceva le sue prove generali in Spagna, la possibilit di
aprirsi uno squarcio luminoso di concrete esperienze in
un mondo che guardava attonito, da una parte maledi
cendo e dallaltra ammirando.
Durante quegli ultimi quindici giorni di luglio, latti
vit nostra fu intensa. Avevamo stabilito un collega
mento tra Rivoluzio Gilioli a Parigi, io che mi trovavo
clandestino, perch espulso, a Lilla, vicino alla frontiera
belga, e Mantovani a Bruxelles, in Belgio. Il compagno
francese Trucheaux di Tolosa ci serviva da intermediario
con i compagni spagnoli. Riuscimmo con laiuto di
Hoche Meurant, anarchico francese che abitava a Wattre-
los, alla frontiera franco-belga, a realizzare qualche ac
quisto di fucili in varie fabbriche darmi del Belgio ed il
loro passaggio ai compagni spagnoli.
A Barcellona, intanto, Berneri assieme a Bifolchi.
Rosselli, Angeloni, Calosso e qualche altro concludevano
con i compagni della FAI e della CNT, tram ite Diego A.
de Santillan, un accordo per la costituzione di una co
lonna italiana composta da antifascisti combattenti vo
lontari che si sarebbe inserita nella formazione Franci
sco Ascaso delle Milicias Antifascistas Catalanas in o-
perazione sul fronte di Aragona.
Camillo Berneri aveva parlato alla grandiosa e solen
ne manifestazione anarchica a pi di centomila persone
radunate nellarena di Plaza de los Toros, portandovi il
saluto e la solidariet effettiva dellanarchismo italiano
alla lotta rivoluzionaria che lanarchismo spagnolo stava
sostenendo. I compagni che gi risiedevano in Spagna:
Fosco Falaschi, Virgilio Gozzoli, Nicola Turcinovich ed
altri, si unirono al gruppo dei nuovi arrivati, che di
giorno in giorno ingrossava per la venuta di nuove unit.
AGOSTO 1936
Si costituisce la Colonna. Infaticabile nel cercare, nel
chiedere e nell'organizzare, il gruppo formatosi attorno
a Berneri riesce ad ottenere armi, munizioni, abiti, muli
e alla caserma Predalbes (ribattezzata Michele Bakunin),
nel ridotto che poi dovevano occupare Pio Turroni e
Giusti di Bologna e dal quale passammo tutti noi per
essere equipaggiati prima di salire al fronte, si appresta
rono i preparativi della prim a Colonna internazionale,
composta di anarchici e di antifascisti rivoluzionari, ac
corsi volontariamente a combattere il fascismo in terra
iberica.
La sera del 19 agosto la Colonna parte per il fronte.
Nel tratto dalla caserma alla stazione sfila per le
strade di Barcellona fra due ali di popolo plaudente.
Essa ha bellaspetto coi suoi fucilieri, le sue mitraglia
trici, i muli, la cucina da campo, gli uomini di sanit
con il medico Ricciulli, lautomobile guidata da Umberto
Calosso.
Alla stazione, uomini e materiale si stivano nella tra
dotta. Durante tutta la notte la folla si assieper festosa

57
attorno a quegli uomini offrendo loro vino, sigarette e
cibarie, ad ogni stazione del percorso, a Manresa, a Ter-
rasa, a Igualada, a Tarragona, a Lerida dove arriveranno
lindomani, a giorno fatto.
Il comandante della Colonna Angeloni, considerato
il pi esperto e tecnicamente capace, perch rivela quali
t organizzative eccezionali ed un po perch con quel
suo modo di fare gioviale il meno comandante di tutti.
In ognuno entrato un po danarchismo e tutti cercano
di sottrarsi al comando rimanendo nei ranghi, invisibili,
recalcitranti.
Il 21 agosto la Colonna arriva a Vicien, piccolo vil
laggio rurale, che doveva divenire il nostro quartier ge
nerale, dove fu a visitarla Domingo Ascaso, fratello di
Francisco, militante anarchico combattivo, ardente, sen
sato, ucciso durante le giornate di maggio a Barcellona,
allora commissario di guerra. Fu lui che diede alla co
lonna lidea di occupare laltipiano della Galocha, a quota
521 immensa pretuberanza emergente dalla piana,
bagnata dallIsuela, che si estende piatta e uniforme en
tro il triangolo Huesca-Sarinena-Tardienta, di gran
de importanza strategica perch domina di fronte e di
fianco la camionabile Saragozza-Huesca-Jaca al quale
Angeloni ebbe lallegra idea di affibbiargli il nome
di Monte Pelato.
Il 25 agosto la parte combattente della Colonna: i
fucilieri con Bifolchi e i mitraglieri con Angeloni (il re
sto degli uomini che componevano la fureria, la sussisten
za, la sanit, era rimasto a Castillo S. Juan, ribattezzato
Castillo o Michele Angiolillo) si accamp a Monte Pelato
e si dette alacremente a trasform arlo in trincea, da dove
si potesse uccidere senza essere uccisi e contrattaccare
uscendovi non appena il nemico avesse dato segni di
confusione.
Alle 4 del m attino del 28 agosto i fascisti attaccarono
frontalmente e con intensit crescente Monte Pelato. Il
primo combattente della libert che cadde con la fronte
spaccata da un colpo di fucile, fu il vecchio e noto mili
tante anarchico Michele Centrone. Pi che sessantenne,
meridionale, piccolo e magro, Michele era stato dei
primi a lasciare Parigi, dove da anni era esiliato, a cor
rere dove si combatteva per lesistenza di un popolo e la

58
libert di un mondo. Intransigente ma non settario, ac
compagnava con lesempio lammirevole coerenza di una
vita impiegata a servire lideale che divampava in ogni
suo atto, in ogni sua espressione qualunque fossero la
circostanza e il luogo. Era di quei militanti modesti e
oscuri che fanno la forza delle idee, per la tenacia, la
rettitudine, la robustezza del pensiero, limmutevole
manifestazione dei sentimenti, la costante presenza in
ogni azione dove si mette a repentaglio la vita e si di
sprezza la morte.
Respinto lattacco frontale, ne seguirono altri, furiosi,
ai lati. Sul fianco destro una pallattola fer mortalmente
Fosco Falaschi che moriva qualche ora dopo. Era u n al
tra vita, dedicata sin dalla fanciullezza allideale anarchi
co, che si spegneva per sempre. Fosco Falaschi era un
nome noto allanarchismo internazionale. Operaio, auto
didatta, si era fatta, a forza di sacrifici e di tenace ap
plicazione allo studio, una vasta cultura che lo annove
rava fra i migliori articolisti della Protesta Umana do
ve scriveva assiduamente. Poco conosciamo in Italia di
questo scrittore la cui collaborazione andava piuttosto
ai giornali di lingua spagnola. Spesso articoli suoi appa
rivano su LAdunata dei Refrattari dividendo con gli
anarchici italiani emigrati in America la laboriosa gior
nata delle attivit e delle proteste anarchiche. Con la
morte di Michele Centrane e di Fosco Falaschi lanar
chismo riceveva il primo rude colpo e pagava il primo
tributo di sangue alla solidariet internazionale.
Sul fianco sinistro vennero colpiti a morte Giuseppe
Zuddas, piccolo sardo di Monserrato in provincia di
Cagliari, appartenente al movimento di Giustizia e Li
bert, e Mario Angeloni mentre impavido attraversava
un tratto di terreno scoperto per andare a lanciare qual
che bomba sullautoblinda fascista che si affannava a
resistere e a sparare. Fu nellinseguire i fascisti messi in
fuga che Attilio Papperotto e Andrea Colliva, essendo
usciti anzitempo dal parapetto, incontrarono una morte
ardimentosa. Fra i feriti vi sono Mario Girotti, il nostro
caro compagno di Bologna, Cavani di Modena, Matteuzzi
ed altri che raggiungono gli ospedali delle retrovie.
Michele Centrane, Fosco Falaschi, Giuseppe Zuddas,
Attilio Papperotto e Andrea Colliva, vennero sepolti nel

59
piccolo cimitero di Vicien ed a quelle tombe vennero in
seguito allineate quelle di Vincenzo Perrone e di Bruno
Gualandi, che morirono durante i combattimenti di
settembre e di ottobre. Mario Angeloni moriva in un
ospedale lontano dal fronte, credo a Barbastro, ed il suo
cadavere veniva trasportato a Barcellona che gli tributa
va una commovente manifestazione di cordoglio, alla
quale i compagni spagnoli associarono gli altri che in
quel combattimento che doveva passare alla storia
come il pi importante del fronte aragonese avevano
trovato egualmente una morte eroica.
SETTEMBRE 1936
L'attivit degli anarchici italiani sul fronte di Huesca
ed il suo collegamento con la Francia, rimase intensa
per tutto il mese di settembre.
La posizione sicura di Monte Pelato permetteva tutta
una serie di operazioni verso Huerrio, la Casa Bianca, il
cimitero di Huesca. Nei combattimenti che illustrano
queste operazioni consistenti nel m ettere una cintura
attorno a Huesca e alla rotabile Saragozza-Huesca-Jaca
caddero due giovani magnifiche promesse dell'anar
chismo italiano: Vincenzo Perrone, credo fosse nativo di
Salerno, e Bruno Gualandi di Bologna. In una ardimen
tosa impresa dellautoblinda trov tradicamente la morte
Giuseppe Barberis, piemontese, mentre nella pi scoperta
delle posizioni di tutto il fronte, fra il settembre e l'otto
bre, muoiono Amedeo Giannotti, Romeo Pontoni e Cosmo
Pirozzo; fra i feriti i compagni Giuseppe Raffaelli di Mon-
tignoso, Giovannardi di Parma, ed altri i cui nomi non
ricordo.
Fu grazie al sacrificio eroico di questi compagni che
le posizioni vennero mantenute e rafforzate. Il trincero-
ne che dal cimitero di Huesca raggiungeva la linea di
fuoco a destra della citt fino alle trincee difese dai mi
traglieri svizzeri e, pi lontano, dalle formazioni del
POUM, era saldo; quella di sinistra, pi scoperta, che
racchiudeva nel suo raggio l'osservatorio di Castillo Ma-
latesta dove i compagni Dino Paini e Attilio Scarsi
faranno per mesi paziente e deprimente vigilanza e si
prolungava fino alla Casa Bianca, per imboccare la linea
di resistenza fino a Cimilla, Huerrio e, molto indietro,

60
Castillo Figuieras fino a Tardienta, sede del comando
comunista, richiedeva una costante sorveglianza che,
data la mancanza di armi automatiche, solo la volont
di lotta e l'ardimento dei militanti anarchici poteva ren
dere efficiente.
Intanto a Parigi gli anarchici Cieri, Gilioli e qualche
altro, erano alle prese con i comunisti che tentavano di
svalorizzare lazione degli anarchici in Spagna e di ri
durre la portata dellazione di Monte Pelato che oc
cupava di cronache elogiose la stampa intemazionale e
invogliava gli antifascisti a partire per la Spagna (ne
vennero molti dallAmerica, fra i quali Libero Battistelli,
e numerosi anarchici) ad un semplice fatto d armi
senza importanza, mentre Jesus Hernandez, ministro
comunista dellEducazione nazionale nel governo del 4
settembre, pronunciava un discorso ostile agli anarchici
ed allanarchismo, largamente riprodotto dalla stampa
comunista internazionale.
La corda era dunque tesa quando socialisti e comu
nisti italiani convocarono a Parigi i rappresentanti di
tutti i settori dellantifascismo, anarchici compresi, ad
una riunione per esaminare e decidere su di un possibile
intervento collettivo in Spagna di formazioni armate
sotto il controllo dei partiti e con la formula del Fronte
Popolare. I comunisti intendevano costituire una brigata
internazionale che agisse nellorbita del governo repub
blicano di Madrid e nel suo particolare interesse, in
quadrata gerarchicamente e gi assoggettata alla politica
estera, ancora imprecisa ma in seno al partito comunista
gi delineata, ispirata da Mosca.
Lintesa non fu possibile. Cianca e Venturi, per Giu
stizia e Libert, non aderirono alla proposta; Antonio
Cieri e Rivoluzio Gilioli, per gli anarchici, protestarono
veementemente affermando che in quella riunione sin
sultavano la rivoluzione catalana e i suoi morti e si vo
levano umiliare gli anarchici. Sbatterono le porte e se ne
andarono.

OTTOBRE 1936
Randolfo Pacciardi non aveva aderito alla spedizione
di Spagna come lo avevano fatto Carlo Rosselli e Mario
Angeloni. Si trovava a Metz, forse in attesa che qualcuno

61
andasse a sollecitare il suo intervento nellavventura.
Questo qualcuno si present nella persona di Romano
Cocchi, allora maggiore esponente dei comunisti italiani
allestero, che seppe deciderlo a prendere il comando
della progettata formazione che doveva, poi, essere de
nominata battaglione Garibaldi.
Per Pacciardi non era imbarazzante il seguire la poli
tica di un governo repubblicano, mentre per i comunisti
lavere un repubblicano al comando di una formazione
combattente composta in prevalenza di comunisti signi
ficava adesione assoluta alla linea tracciata dal Comin-
tem , che aveva m utato atteggiamento, e da una politica
di attesa nei riguardi della Spagna era passato ad una
politica dintervento indiretto, camuffato dalla formula
del fronte popolare costituitosi per la difesa della re
pubblica spagnola e del suo governo.
I nuclei comunisti e socialisti vennero cos convoglia
ti sul centro di Albacete dove si organizzavano i primi
battaglioni delle Brigate Internazionali, ma non fu che
verso il 28 ottobre che il battaglione Garibaldi fu costi
tuito, quando cio gli anarchici italiani ed i loro amici
avevano gi al loro attivo decine di m orti e di feriti, e
lanarchismo spagnolo era stato orribilmente decimato
nella lotta per essersi generosamente e audacemente get
tato per primo nella mischia.
Le Brigate Internazionali vennero utilizzate per la
prima volta sul fronte di Madrid verso la fine del mese
di novembre, a tre mesi dalla battaglia di Monte Pelato,
e questo particolare bene notarlo perch i compagni
possano istruire gli ignari e rispondere per le rime a
coloro i quali, calunniando gli anarchici, vorrebbero
vantare un diritto di priorit nellintervento in difesa del
popolo spagnolo.
Ma gli anarchici italiani non parteciparono solamente
alla vita attiva del fronte. Essi vennero utilizzati in deli
cati servizi e venivano loro affidati speciali incarichi do
ve erano richieste particolari attitudini, capacit, corag
gio e senso di responsabilit. Gli anarchici italiani si
distinsero in ognuna di queste im portanti e delicate
missioni dalle quali talvolta dipendevano il successo di
una operazione di guerra, di una trattazione di armi,
della organizzazione di un ramo della produzione ecc.

62
Lanima di tutta questa attivit concertate con i com
pagni spagnoli era Camillo Bemeri, onnipresente, in
stancabile, coraggioso, ponderato, che viveva nella rivo
luzione e per la rivoluzione. Egli si rivelava a noi, che
ben lo conoscevamo, come un essere nuovo, trasfigurato
moventesi con disinvoltura in quellambiente instabile,
intricato, dinamico, ascoltando, interpellando e x'ispon-
dendo a tutti con la parola precisa, chiara di chi sa, per
avere lungamente meditato ogni problema come se per
lui fosse una vecchia conoscenza quando si presentava
agli altri per la prim a volta.
Camillo Berneri era un rivoluzionario nato, che sape
va unire ad un pratico senso di massima utilizzazione
delle forze e delle intelligenze del movimento il carattere
paziente del maestro che persuade e desta attorno a s
simpatie e consensi, la raffinata sensibilit dellanarchi
co profondamente convinto, coerente, giusto; roccia di
granito sulla quale le acque limacciose passano senza
lasciare impronta.
Berneri fu per noi lanarchismo fatto persona. Ritro
vavamo in lui la poesia di Pietro Gori, lintransigenza di
Luigi Galleani, lacume e lazione di Errico Malatesta.
Questo filosofo compendiava in s quarantanni di a-
narchismo militante e lo offriva alla rivoluzione spagno
la con tale semplicit e chiaroveggenza che tutti, anar
chici e non anarchici, ne rimanevano come abbagliati.
Egli ci fu guida sicura e fiaccola sempre viva nel nostro
operare sia al fronte che nelle retrovie. Oggi ci sarebbe
di prezioso consiglio. Noi con ci consoleremo mai della
sua perdita prematura.
NOVEMBRE 1936
Dalla Francia, dallAmerica e da altrove erano venuti
nuovi contingenti. Rivoluzio Gilioli e Antonio Cieri erano
con noi.
Gilioli, preciso, colto, abituato alla pratica dei cantie
ri edili, non rimase con noi, nella Colonna, ma messosi
in diretto contatto con il comando spagnolo era riuscito
a formare una compagnia di genieri, indispensabile in
quelle terre accidentate, composta nella totalit di spa
gnoli. Non appena li ebbe istruiti ai lavori di fortifica
zione, Gilioli con i suoi magnifici uomini seguiva ogni

63
combattimento e non appena i combattenti avevano
conquistata una posizione, in breve tempo riusciva a
renderla quasi inespugnabile.
Cieri venne alla Colonna. Ardimentoso, intrepido, e-
suberante, prese subito il comando di una compagnia
di bomberos la cui funzione era analoga a quella degli
arditi nelle formazioni militari.
Madrid era minacciata dalla tenaglia fascista. Durruti
era partito con qualche migliaio di anarchici e portava
un largo contributo alla resistenza dei madrileni. Tutte le
volont erano tese verso questo obiettivo; Madrid doveva
essere liberata dalla stretta mortale; i fascisti non dove
vano passare. Anche noi volevamo fare qualcosa per la
citt martire.
Il fronte aragonese si estendeva su circa 140 chilo
metri. Raccorciare e alleggerire quel fronte con una ope
razione che permettesse il concentramento di tutte le
nostre forze su Saragozza per liberarla, fu il nostro pro
getto. Una volta raggruppate le forze attorno a Saragoz
za ed espugnata la citt, ci promettevamo di continuare
loffensiva sulla Navarra e congiungerci ai miliziani di
Bilbao e di Santander che combattevano sul fronte del
Nord. Avendo impegnato le migliori truppe su Madrid, il
nemico aveva lasciate in Aragona delle truppe scadenti e
ridotte. Quelloffensiva, se fatta con rapidit e sorpresa,
avrebbe obbligati i fascisti ad inviare rinforzi in Arago
na e togliere truppe da altri fronti o dal grosso dellar
m ata che cinturava Madrid.
Il 18 novembre catturammo un prigioniero prove
niente da Almudevar. Interrogato afferm che la forza
concentrata in quella citt non era superiore ai 3.000 uo
mini.
Almudevar, oltre che essere la citt nativa degli Ascaso
e quindi un p simbolica per la nostra Colonna che ne por
tava il nome, era un importante punto strategico, un nodo
di comunicazioni, stradale e ferroviario, di primissimo or
dine. La sua conquista ci avrebbe permesso di rompere
il collegamento fascista tra Saragozza e Huesca, ambe
due assediate dai miliziani. Loffensiva comportava un
rapido susseguirsi di battaglie su Huesca, su Saragozza,
su Jaca, di cui Almudevar era il cordone ombelicale, che
avrebbe eliminato ogni focolaio di resistenwa e liberato

64
completamente quel fronte. Ci volle del bello per far deci
dere il comando spagnolo che si arrese solo alle insistenze
di Domingo Ascaso coadiuvato da Bifolchi e da Rosselli.
Ma volle che lazione fosse limitata ad Almudevar.
Lattacco di Almudevar venne cos concepito: Bifolchi
avrebbe attaccato alla destra della citt appoggiato da
una batteria, che poi si mosse in ogni senso ed in tal
maniera da meritarsi il nome di batteria fantasma;
Rosselli, al quale era stato affidato il comando generale,
con Canzi, Cieri e Battistelli, che comandava una secon
da batteria, dovevano avanzare al centro; Cristobai Gar-
cia, anarchico spagnolo, doveva avanzare dallala sini
stra, sulla Granja del Cuervo, verso Tardienta, da dove
aspettavamo un rinforzo di mille uomini della divisione
Carlo Marx promessaci dal comunista Del Barrio.
Gli uomini dellala destra sferrarono unazione tra
volgente e raggiunsero subito le prime case di Almude-
var, mentre le forze di centro, che seguivano con mosse
concentriche le evoluzioni dei lati, occupavano con un sal
to di sei chilometri in avanti Monte FAI e Monte Capri.
Attendevamo il segnale che ci avvertisse della occupa
zione di Santa Citeria, un forte che sovrastava Tardien
ta e che era in mano ai fascisti, per far muovere il lato
sinistro, ma il segnale non venne e gli uomini di Del
Barrio non giunsero. Sapemmo poi che i comunisti ci
avevano ingannati promettendoci i mille uomini, che a-
vevano deciso di non inviare mai poich quel rinforzo
avrebbe assicurato il successo ed assieme il prestigio
degli anarchici sui quali, invece, era opportuno gettare il
discredito.
La batteria di Battistelli, sparati pochi colpi allinizio
dellattacco, taceva da un pezzo mancandogli proiettili e
cariche. Il combattimento durava da tre ore perdute in
inutile attesa di rinforzi che non vennero mai, durante
le quali i fascisti ebbero tempo di concentrare su Almu
devar rinforzi venuti da Huesca e da Saragozza in gran
numero. La superiorit fascista era dovuta soprattutto
alla dificienza del nostro armamento rispetto al loro ed
allobbligo nel quale ci eravamo trovati di combattere su
due lati soltanto e con il lato sinistro scoperto che ci
esponeva^ a terribili sorprese di aggiramento. Dovemmo
ritirarci e quella operazione, che nellattacco ci era co

65
stata due soli feriti, nella ritirata fece una trentina di
m orti e numerosi feriti.
Vi trovarono la morte i compagni anarchici Natale
Cozzucoli, Luigi Crisai, Vittorio Golinelli, Giuseppe Livolsi,
Filippo Pagani, Corrado Silvestrini e l'anarchico francese
Andr Couderay. Fra i molti feriti il compagno Vincenzo
Mazzone di Messina.
Giuseppe Bifolchi aveva dimostrato di possedere ca
pacit tecniche incontestabili, sangue freddo e coraggio
magnifici; Antonio Cieri, che si era temerariam ente av
venturato molto in l con i suoi bomberos, verso Alca-
l de Gubierre, rim asto circondato dai mori, seppe di
stricarsi e raggiungere le nostre linee.
Le posizioni conquistate di Monte FAI e di Monte
Capri risultarono ottime, perch mettevano la camiona
bile a portata di tiro delle nostre mitragliatrici.
Ma lostilit comunista, spinta fino al tradimento,
lincoscienza del comando militare catalano, la rabbia
per il fallimento dellimpresa, dovuto esclusivamente al
la insufficienza di armamento, disgustarono tutti.

DICEMBRE 1936
Cominciarono le snervanti giornate della guerra di
posizione. Il nostro sembrava un settore del fronte
completamente abbandonato.
Se occorre coraggio in battaglia, per noi, che erava
mo dei rivoluzionari, irrequieti, ne occorreva uno mo
ralmente superiore per continuare senza un lamento e
senza una protesta la vita della trincea, nel fango e nel
ghiaccio, in pieno inverno, con una tem peratura talvolta
sui venti gradi sotto zero, con i budelli allagati dalla
pioggia. Montavamo di notte la guardia intirizziti dal
freddo e riposavamo su di un p di paglia nelle buche di
Casa Bianca, dentro le tombe del cimitero di Huesca e
sotto le tende bucherellate. Vita da bestie!
La sopportavamo con paziente stoicismo perch, co
scienti del nostro compito, sapevamo che per la prima
volta lanarchismo stava dando la misura della sua ca
pacit costruttiva, e noi ci sentivamo in un certo senso
le sentinelle avanzate delle conquiste sociali in atto con
la rivoluzione spagnola.
Il contraccolpo della mancata presa di Almudevar in

66
cise profondamente sul nostro stato d'animo e sulla vita
stessa della Colonna. Ci vedevamo condannati alla inope
rosit, allisolamento, al sacrificio. I compagni che aveva
no ancora enormi riserve di entusiasmo ed i pi giovani
sopportavano male la prospettiva di una lunga inattivit
del fronte. Cieri, i fratelli Perissino, Tomaso Serra, Vin
dice Rabitti, Gigi Evangelisti e molti altri si sentivano
bruciare dal fuoco sacro dellazione e, pi dogni altro,
imprecavano contro i responsabili.
Ricordo una riunione accaloratissima, tenuta al Ca-
stillo Malatesta, presente Berneri, durata circa 24 ore,
durante la quale vennero precisate molte cose, chiari
ficate molte responsabilit, esaminata la situazione in
modo spassionato e concreto. Fra i compagni riuniti ve
n erano che dallagosto si trovavano in linea, in mezzo ai
topi, ai disagi e ai pidocchi, incuranti degli acciacchi che
indolorivano il corpo, dovuti spesse volte a dissenterie,
intossicazioni ed altri mali comuni alla vita di trincea.
Essi avevano combattuto tutte le battaglie di quel fronte
e non intendevano assolutamente rimanere immobili a
marcire in trincea.
Gli uomini di Giustizia e Libert erano, nella quasi
totalit, rientrati chi a Barcellona chi in Francia. La Co
lonna era diventata una formazione anarchica nella
maggioranza dei suoi componenti. Una decisione che
definisce la questione del comando della Colonna nei
confronti del governo catalano e del comando militare
simponeva.
Tutti avevamo grande stima per uomini come Rossel
li e Battistelli e non risponde al vero laffermazione di
Aldo Garosci, contenuta nel suo libro La vita di Rossel
li, che mi fa ostile a Carlo Rosselli. Io ero amico di
Carlo e ci conoscevamo profondamente sino da Parigi.
Non avevamo le stesse idee e partivamo da considera
zioni diverse per arrivare a conclusioni molte volte op
pste, ma le sostanziali realizzazioni degli anarchici
spagnoli avvicinandolo vieppi ai postulati di Proudhon
e di Bakunin, che molto lo affezionava, rafforzavano i le
gami della nostra amicizia. Non avevamo motivi di osti
lit verso di lui e le ragioni che cindussero ad invitarlo
a lasciare il comando erano di natura ben diversa.
Rosselli era uomo politico e come tale si occupava di

67
troppe cose alla volta: il suo giornale a Parigi, il movi
mento di G.L., le relazioni con personalit estere per
assicurare i traffici di materiali, di tecnici, di armi era
divenuto in alcune circostanze anche il plenipotenziario
del governo catalano ed il ... comando militare della Co
lonna. Al fronte, praticamente le cose andavano cos: e-
gli era il comandante simbolico, mentre chi effettiva
mente comandava la Colonna era Giuseppe Bifolchi,
nostro compagno. Il fallito attacco su Almudevar aveva
messo in chiara evidenza questa deprecabile deficienza.
In quella riunione convenimmo che la Colonna non
poteva continuare a fare la guerra ai fascisti con un
comandante accreditato presso il comando ed il governo
catalano che era sempre assente dalla zona di operazio
ni, e un comandante il quale doveva effettivamente
provvedere al fabbisogno della Colonna e disporre tecni
camente delle cose e degli uomini per regolarne il mo
vimento, ed era in ogni senso ostacolato nella sua opera
perch non riconosciuto ufficialmente dal governo e co
mando militare catalani. Il dilemma era questo: o Ros
selli rimaneva con la Colonna e rinunciava quindi al suo
lavoro politico, o passava il comando a Bifolchi.
Delegato insieme ad altri compagni dallassemblea mi
recai da Rosselli, che era degente allambulanza svizzera
sul fronte per una flebite che lo faceva enormemente
soffrire e lo immobilizzava, per comunicargli la nostra
decisione. Rosselli comprese immediatamente i motivi
da noi avanzati e, dintesa con Battistelli che rimase fino
allultimo con noi, rassegn le sue dimissioni e si dichia
r soddisfatto che lo sostituissimo con un uomo del va
lore e della competenza di Bifolchi del quale si stimava
sinceramente amico.
Dovevamo riferire al Comit Regional della CNT-FAI
e provvedere allinvestitura di Bifolchi a comandante
della Colonna in sostituzione di Rosselli. Partimmo sen
za riposarci alle tre del mattino dal Castillo Angiolillo,
Berneri, Bifolchi, Russo che era capitano di una for
mazione del POUM e ci aveva chiesta ia cortesia di con
durlo a Barcellona ed io, con lautomobile di Rossel
li guidata da Equo Gilioli, fratello di Rivoluzio, caduto
il 20 maggio 1937 al fronte. Locchio mi dolorava per una
accentuata congiuntivite, contratta durante loperazione

68
di Almudevar, e rimanevo silenzioso mentre, traversata
Lerida e terminati gli argomenti di discussione, gli altri
si appisolarono. Gilioli conduceva lautomobile ravvolta
nel silenzio e, era fatale, anchegli affranto dalla stan
chezza, ebbe un momento di abbandono sul tratto della
camionabile che va da Lerida a Tarragona e ci trovam
mo con lauto, che era passata tra due alberi della lunga
fila costeggiante la strada, adagiata sul fianco destro di
un campo appena seminato. Il colpo fu rude ed il prim o
ad avere lesatta percezione della posizione nella quale ci
trovavamo fu Berneri, la cui testa aveva sfondato la tela
del tetto ed era passata attraverso lintelaiatura facen
dogli delle leggere escoriazioni al capo ed alla faccia,
Bifolchi aveva un occhio ammaccato, Russo si lamentava
per il suo braccio destro; il ferito era Giglioli che aveva
riportato un largo e profondo taglio all'arcata sopra
cigliare, io ero incolume. Abbandonammo l'automobile,
ricoverammo Gilioli-allospedale di Tarragona e prose
guimmo in treno per Barcellona.
L ricevemmo lassicurazione che si stava preparando
un'offensiva sul fronte aragonese. Rientrammo gonfi di
speranze e comunicammo ai compagni che ben presto
saremmo entrati anche noi in azione.
La notte del 31 dicembre ci trov affrattellati, uomi
ni di tutte le nazionalit e di tutte le ideologie, ad una
cenetta offerta da anarchici e federali spagnoli nel co-
midor di Castillo Angiolillo e vi pronunciammo discorsi
inneggianti alla vittoria ed alla solidariet intemaziona
le.
Intanto la stampa spagnola ci apprendeva che a Va
lencia erano stati arrestati i nostri compagni Gino Bibbi,
Giovanni Fontana e Umberto Tommasini, accusati dai
comunisti di aver trafficato armi per il fronte di Arago
na.

GENNAIO, FEBBRAIO, MARZO 1937


I tre anarchici italiani non erano stati arrestati a
Valencia dalla polizia di Stato su ordine del governo
centrale, ma da una speciale polizia di partito che, at
traverso complicit ben definite, li consegn alla Jefa-
tura de Policia quali... controrivoluzionari, e come tali
andarono a finire per qualche settimana in prigione. La

69
protesta degli anarchici divenne protesta di molta stam
pa, di sindacati, e di formazioni militari che quellarre
sto privava di un prezioso ausilio, senza il quale diverse
operazioni militari fu gioco forza rim andare e nuova
mente studiare. Il ministro della Difesa, Prieto, dovette
personalmente intervenire per farli rilasciare.
I nostri compagni erano muniti di regolare documen
tazione e di speciali salvacondotti, rilasciati dal ministe
ro della Difesa e dallo stesso Prieto, per delicati compiti
di sabotaggio presso il nemico fascista ed incarichi di
grande rilievo che un ingegnere e aviatore come Bibbi,
tecnici quali Fontana e Tommasini potevano soli portare
felicemente in porto. Ma i bolscevichi avevano preso un
tale sopravvento ed influenzavano in tal maniera funzio
nari e istituzioni che governo e ministri ne uscivano e-
sauritori, ed anche i documenti la cui autenticit era
insospettabile venivano messi in dubbio o discussi o ad
dirittura invalidati.
Liberati, i nostri compagni dovettero subire una cac
cia alluomo spietata, organizzata dai bolscevichi. Questo
episodio, unito a molti altri, d una pallida idea di
quanto fossero dispotici certi metodi e quanto le inter
ferenze del partito comunista sugli affari pi delicati
del governo e della guerra fossero diventate potenti.
II fronte aragonese continuava sin novedades.
Degni di essere notati e di elogio erano tra di noi un
gruppo di combattenti svizzeri, mitraglieri e sanitari.
I sanitari ammnistravano, con sapienza ed abnega
zione, lospedaletto da campo, da noi denominato Ambu
lanza Svizzera, sito tra il Castillo Angiolillo ed il cimite
ro di Huesca, sulla strada nazionale. Ne era direttore un
professore, chirurgo di grande talento, gi celebre nel
suo paese. Simpaticissimo, modesto, mite, egli conside
rava la scienza una missione, ed era accorso in Spagna
per un dovere verso lumanit. Era circondato da me
dici coscienziosi che mal nascondevano le loro simpatie
per la Russia ed il partito bolcevico.
II nostro caro professore aveva per noi anarchici ita
liani una speciale, predilezione e ben presto ci fece co
noscere levoluzione del suo pensiero con un'appassiona
ta dichiarazione di anarchismo, che non mancammo di
festeggiare nella nuda intimit della sua stanzetta. Fu in

70
quella occasione che ci pales i suoi timori e ci narr i
piccoli intrighi dei suoi colleghi, i ripetuti tentativi per
attirarlo dalla loro parte, le piccole miserie ed i piccoli
odii cui veniva attorniato da quando si erano resi conto
chera nutrito di ben altri sentimenti.
Lo incontrai dopo i fatti di maggio, vagante per le
vie di Barcellona, inutile a s ed agli altri, in un periodo
in cui negli ospedali immenso era il bisogno di medici e
di chirurghi. Avrebbe voluto rientrare in Svizzera ma il
tribunale della sua citt lo aveva condannato a sei mesi
di prigione per essere espatriato clandestinamente in un
epoca in cui la Svizzera non rilasciava passaporti ai
medici che dubitava si recassero in Spagna. Il governo
Negrin aveva messo lostracism o su questo scienziato,
che aveva effettuate operazioni ritenute miracolose, per
ch i suoi colleghi dellAmbulanza Svizzera lo avevano
reso sospetto al partito comunista spagnolo.
La consegna era di attendere e per tre mesi atten
demmo sul fronte di Huesca fra disagi inauditi, im
pazienze e irrequietezza di uomini venuti per combatte
re, disposti ad accettare anche la morte purch si creas
se il fatto che li portasse allazione. I compagni mal
sopportavano quel ripetersi ogni giorno le stesse cose,
quel lavoro estenuante del piccone e della pala impiega
to ad un continuo fare e disfare, quella presenza del
nemico nella citt di Huesca assediata che sapevamo
vulnerabile e a portata di tiro se avessimo avuto un ma
teriale adatto per loffensiva, quella sensazione di ab
bandono e d isolamento che prendeva alla gola, torceva i
nervi ed inaspriva gli animi trasformando gli uomini da
ragionevoli in irascibili, esigenti, ingiusti. La sofferenza
che provammo durante quei tre lunghi mesi su quel
pezzo di fronte solo chi la pat pu misurarla. Vi furono
dei compagni che progettarono azioni equivalenti al sui
cidio; altri che fecero dei colpi di mano di una temerit
insensata, spinti dal bisogno di sgranchirsi le gambe.
Tre mesi di pieno inverno, ai piedi della catena dei mon
ti pre-pirenaici, fra lo scatenio degli elementi; tre mesi
senza unazione di attacco o di difesa, erano veramente
insopportabili.
I giovani mordevano il freno. Fra i pi decisi a rom
perla erano Cieri, i fratelli Perissino, Gigi Evangelisti,

71
Bernardini ed altri compagni di unaudacia a tu tta pro
va.
A Barcellona moriva il compagno Attilio Bulzamini.

APRILE 1937
Cadde su questa piena di risentimento e di sconforto
la risposta del comando ai nostri insistenti, ripetuti sol
leciti di azione. Si parlottava, tuttavia, che un gruppo di
volontari della Colonna partecipasse ad una operazione
sul versante opposto alle nostre posizioni, preludio ad
una offensiva su posizioni nemiche da tempo occupate e
solidificate.
Loperazione non presentava sufficienti garanzie di
successo e di protezione, lasciava Bifolchi scettico men
tre gli ardimentosi pensavano che con della audacia e
della rapidit lobiettivo sarebbe stato egualmente rag
giunto: in fondo avevano ragione e luno e gli altri.
Dovevo partecipare alla spedizione, ma venni ricove
rato allospedale di Barbastro per limprovviso peggio
ramento dellocchio destro, una forte congiuntivite da
traum a che tascinavo dallazione su Almudevar, proprio
alla vigilia della partenza del gruppo, comandato da An
tonio Cieri ed Ado Perissino su due camion diretti ad
Apies.
Tomaso Serra, un magnifico compagno sardo tutto fe
de e bont, che mi venne a trovare allospedale di Bar
bastro qualche giorno dopo lazione, mi narr le vicende
di quella spedizione ardimentosa coronata da innumere
voli audacie.
Lazione ebbe inizio nella notte tra il 7 e l8 aprile.
Dopo molte peripezie e contrattempi, allalba deil8 i
nostri avevano raggiunto il carrascal di Apies e si era
no nascosti agli occhi del nemico, appollaiato sulle col
line antistanti, dietro gli alberi ed i cespugli di quel bo
sco. La posizione era scomoda e rischiavano ad ogni
momento di essere visti ed accerchiati, di perdere il con
tatto con le altre formazioni di cui vicinissimo era il
battaglione P. Kropotkine composto di giovani anarchici,
che venne in seguito decimato dallaviazione fascista.
Intervenne il comando spagnolo. Bernardini, un
compagno triestino che parlava lo spagnolo a meravi
glia, parlament. Bisognava occupare la posizione che

72
stava di fronte, far tacere le mitragliatrici che da una
fattoria denominata Casa Becha, posta sull'erta della
collina, sparavano allimpazzata. I nostri insistevano che
conveniva attendere la sera, che con il favore delloscu-
rit avrebbero potuto prendere la posizione attaccandola
dai fianchi, di sorpresa, che attraversare i 500 m etri di
terreno scoperto che separavano il bosco dalla collina
era correre a suicidio certo. Non si ascoltano ragioni: il
comando ordina, bisgona avanzare.
Ed i nostri compagni avanzano, con i fucili-mitraglia
tori in testa ed i fucilieri sparsi ai lati. Li accoglie una
prima scarica nemica che ferisce per primo gravemente
Gigi Evangelisti (Gigi il bello, come lo chiamavamo noi)
al sortire del bosco. Nellazione muore un altro giovane
e coraggioso compagno: Luigi Trapasso (Orsetto).
Casa Becha viene espugnata, l'azione riuscita con
poche perdite e molto coraggio: unazione degna di ardi
ti e di rivoluzionari.
Dal tetto alcuni compagni si erano lasciati cadere
dentro la casa ancora occupata da qualche fascista, e fu
in questa operazione che Aldo Perissino venne ferito ad
una gamba. Non essendo riusciti ad arrestare l'em orra
gia, il ferito venne fatto evacuare al posto di soccorso di
Apies. Da quel momento non dovevamo pi rivederlo.
Lo cercammo, il fratello Corrado ed io alcuni giorni
dopo che era ritornata la calma inutilmente, andando
di ospedale in ospedale fino a Barcellona e viceversa. La
sola spiegazione plausibile che si possa dare a quella
scomparsa che ferito e portaferiti siano stati sorpresi
dallesplosione di una bomba e uccisi.
Aldo Perissino era il terzo di tre fratelli ed una sorel
la, tutti anarchici. Figli di un pittore di grande talento e
di squisita sensibilit, passarono da una vita agiata nella
loro indimenticabile Venezia ad una vita di lavoro e di
privazioni a Parigi, dove erano stati costretti ad emigra
re a causa delle persecuzioni dei fascisti che si accani
vano soprattutto su Mario, il secondo e pi battagliero
dei quattro.
Alto, aitante, intelligentissimo, Aldo aveva una natura
ardente e riflessiva. Aveva abbracciato le nostre idee con
entusiasmo e convinzione: era una delle migliori speran
ze per il nostro movimento. In quellazione ebbe un

73
comportamento eroico, un tatto ed una generosit supe
riori: seppe incitare, confortare, ragionare, decidere. Era
un uomo d'azione, un rivoluzionario nato.
Nella notte, mentre ispezionava la posizione con
quistata per rendersi conto che tutto fosse a posto, An
tonio Cieri veniva colpito alla tempia da una fucilata,
sparata da una collina vicina occupata dal nemico, e
cadeva fulminato. Originario di Vasto, Cieri era venuto
giovanissimo alle nostre idee. Temperamento vulcanico,
audace, deciso, egli aveva partecipato alla difesa di
Parma minacciata dalle orde fasciste di Italo Balbo, con
gli arditi del popolo, ed assieme a Guido Picelli contri
bu efficacemente, dal fortino inespunagnabile che era
divenuta Parma vecchia di oltre torrente, ad una resi
stenza che obblig i fascisti, come a Sarzana nel luglio
1921, a retrocedere. I parmigiani si ricordano ancora
quel giovane biondo che andava di gruppo in gruppo ad
animarli, e gli adulti che ebbi modo dincontrare a Par
ma dopo la liberazione ne parlano ancor oggi con com
mozione ed affetto come di un loro concittadino.
Con Cieri e Perissino perdevamo due elementi pre
ziosissimi, sia per il movimento e lidea, sia per la lotta
rivoluzionaria in Spagna. Erano di quei militanti che a-
vevano tutto affrontato della vita: la lotta, la miseria, la
galera, lesilio e pur rimanevano radicati al ceppo della
narchismo pi tecnicamente che mai, portando il loro
contributo alla causa che rendeva vieppi incerta lesi
stenza, irta di pericoli e dinsidie, militanti dei quali sen
tivamo accrescere prepotente il bisogno ogni qualvolta
uno di essi ci veniva a mancare per restituire il suo
corpo alla madre terra.
Non fu possibile mantenere le posizioni occupate con
quellazione. La controffensiva fascista fu terribilmente
micidiale. Carri arm ati e aeroplani in numero spettaco
lare si gettarono su quegli uomini sprovvisti di mezzi
motorizzati, che opponeva una eroica ma atrocemente
impari resistenza. Le forze leali dovettero cedere ed an
che Casa Becha venne evacuata.
I nostri compagni italiani e spagnoli si batterono
come forsennati, utilizzando con astuzia le pi piccole
affrantuosit del terreno, sparpagliandosi in ordine di
guerriglia per non offrire un troppo visibile bersaglio

74
al nemico, con disperazione ma con magnifico spirito di
solidariet ingigantita dal pericolo e dalla morte. In
quella tremenda battaglia caddero altri anarchici italia
ni: Angiolino Brignani, Vittorio Ortore, Raffaele Morote,
Giuseppe Pesel, Carlo Poli, Raffaele Serra; fra i feriti
Bernardini di Trento ed altri i cui nomi non ricordo. I
superstiti, affranti, laceri, doloranti, tristi per la perdita
di tanti compagni, dopo una breve sosta allospedale di
Barbastro, partirono alla volta di Barcellona dove, il 25
aprile, a seguito di accordi presi con il comando spagno
lo, anche il resto della Colonna, -che era rimasto sul
fronte di Vicien, con Bifolchi, Canzi e Battistelli, li rag
giunse.
I nostri compagni avevano al loro attivo sette mesi
consecutivi di fronte: una estate ed un inverno pieni.
Non si poteva pretendere di pi dalla resistenza fisica di
un uomo; molti di noi avevamo perduti parecchi chili
del nostro peso, con grande rammarico del nostro furie
re di Castillo Malatesta, Bianconi Marcello, esile natura
di oltre cento chilogrammi.
Ma bisogna insistere, perch il lato vero della questio
ne, che non furono tanto gli insuccessi di Almudevar e di
Apies a decidere il ritorno della Colonna a Barcellona,
quanto la condannata inoperosit del fronte di Huesca,
voluta dal governo centrale e dai bolscevichi, preoccupa
ti soltanto del tentativo di diminuire il prestigio degli
anarchici ostacolando in ogni modo e con ogni mezzo,
anche il pi infame, ogni loro azione, e la campagna in
favore della militarizzazione delle Milizie ed il loro inse
rimento nellesercito popolare, che andava assumendo
un tono ed una piega minacciosi per i recalcitranti.
Noi ci eravamo recati in Spagna con dei propositi
ben chiari, ed anche se antifascisti intendevamo rim a
nervi quali rivoluzionari e anarchici. Nessun raggiro e
nessuna prepotenza ci avrebbe obbligati ad essere i sol
dati di un governo, e tanto meno di quel governo che si
era lasciato prendere la mano per un lato dai borghesi
dei ceti medi: funzionari, professionisti, commercianti,
piccoli proprietari, attirati dal Partito Comunista con la
formula del Fronte Popolare allargato, e per l'altro lato
dai bolscevichi che esercitavano sul governo una pres
sione indecente con il ricatto delle armi russe.

75
A Barcellona, i compagni si erano tutti sistemati alla
meglio: chi nella caserma Spartacus, chi al gruppo Ma-
latesta, assieme alla famiglia Girotti (ferito sul fronte di
Huesca), Squadrani, di ritorno da un lungo soggiorno al
fronte malgrado let ed il male, chi in Calle Muntaner,
chi presso compagni i quali come Gialluca e la buona
Maria, davano il migliore di loro nelle industrie colletti
vizzate di Barcellona, dai primi giorni della lotta fino
allesodo finale. Berneri e Barbieri, Mastrodicasa e Fan
tozzi, Fosca Corsinovi e Tosca Tantini, occupavano un
appartamento del primo piano al n. 2 di piazza de
lAngel allangolo di Via Layetana.
Come si vede, i compagni erano sparsi e solo punto
di collegamento era la sezione dellUSI che occupava
due stanzette del palazzo della CNT ben custodite da
Celso Persici, Domenico Ludovici del Risveglio di Gi
nevra, Virgilio Gozzoli che redigeva con Berneri Guerra
di Classe, e tutti curavano la propaganda e le relazioni
con il movimento anarchico intemazionale.
Avevamo tenuto una lunga e burrascosa riunione al
gruppo Malatesta ed erano affiorate fra i compagni in
tenzioni e propositi diversi. Alcuni avrebbero visto di
buon occhio gli anarchici inseriti nel battaglione Gari
baldi, comandato da Pacciardi, che stava preparando
unazione sul fronte di Huesca (risultata poi essere la
battaglia di Cimilla, di cui parla Fausto Nitti in Il Mag
giore un Rosso, che fece vuoti profondi nel battaglio
ne), magari per quellazione soltanto, dove gi erano
andati Battistelli (che vi trov la morte), Canzi, Mariotti
e qualche altro; altri sostenevano, in primo luogo, che si
volevano umiliare gli anarchici col decidere u n azione
su quel fronte proprio nel momento in cui la Colonna
era stata messa nellobbligo di rientrare a Barcellona
per la caparbiet del comando spagnolo nel rifuitare credi
to alle nostre insistenze di rendere operoso quel fronte,
ed in secondo luogo, che se non si otteneva dal comando
lautorizzazione di riorganizzare la Colonna in corpo
franco, indipendente politicamente ed in condizioni di
agire con ampia libert di movimento, da utilizzarsi in
colpi di mano e in operazioni marginali che avrebbero
permesso di mantenere il carattere combattente e rivo
luzionario allo stesso tempo, meglio valeva che ognuno

76
di noi riprendesse la sua personale libert, rendendosi
utile in qualche collettivit anarchica o dove meglio cre
desse.
Il 3 maggio Camillo Berneri commemorava alla radio
Antono Gramsci, onorandone l'antifascista morto in ma
no del nemico, luomo di cultura, lavversario politico,
con parole di commovente fraternit.
Questa era la situazione e latmosfera che respirava
mo a Barcellona quando fummo di sorpresa investiti dai
fatti di Barcellona.
MAGGIO 1937 i
Latteggiamento dei comunisti era stato oggetto di e-
same alla riunione degli anarchici italiani nel salone del
gruppo Malatesta. Si era venuti nella determinazione
di mantenere fra di noi il pi stretto contatto possibile e
di concentrarsi, nel caso di diretta minaccia alle nostre
persone, alla Sezione italiana del Comit de Defensa del
ia CNT e alla caserma Spartacus. Purtroppo questa de
cisione fu di difficile attuazione data la rapidit degli
avvenimenti, che sorpresero tutti gli anarchici di Barcel
lona, compreso Domingo Ascaso, sempre bene informa
to, che venne proditoriamente assassinato in Gracias,
in pieno centro di Barcellona, mentre scendeva dallau
tomobile.
Nelle prime ore del pomeriggio del 3 maggio due
camion carichi di guardie civiche sostavano davanti al
limmobile della Centrale Telefonica in piazza di Cata
logna. Contemporaneamente forti nuclei di guardie ap
piedate e gruppi arm ati del P.S.U.C. (Partito Socialista
Unificato Catalano comunisti) occupavano gli edifici si
tuati attorno alla Centrale e i punti strategici della citt.
La Centrale Telefonica sino dal 19 luglio 1936 da ente
privato era divenuta industria collettivizzata, controllata
dalla CNT con ladesione degli operai della base iscritti
alla UGT. Il governo aveva decretato di statizzare leco
nomia, su proposta dei comunisti i quali speravano con
quistare politicamente il governo una volta fossero riu
sciti a togliere dal controllo dei sindacati tutta lecono
mia catalana. Governo e comunisti perseguivano da
tempo lobiettivo di instaurare un capitalismo di Stato
o, magari, di una restaurazione del capitalismo privato,

77
il che, secondo i loro calcoli, avrebbe attirate le simpa
tie, e forse il sostegno, dei governi capitalisti d'Inghil
terra e di Francia, facendoli andar oltre il non inter
vento, ed avevano votata una feroce ostilit alle colletti
vit libertarie, odio fisico agli anarchici e guerra spieta
ta alla FAI ed alla CNT.
Lassalto alla Centrale Telefonica fu il primo tentativo
di colpo di Stato comunista, dal quale dovevano seguire
sviluppi di conquista politica e tattica che avrebbero
fatto del Partito Comunista Spagnolo il padrone della
situazione e degli agenti bolscevichi russi gli arbitri del
la politica estera spagnola. Questo pensavamo fosse il
piano dettato da Stalin, poi confermato dai fatti, al
momento in cui ci disponevamo a contrastarlo.
Il tentativo di occupazione dei locali della Centrale
Telefonica venne respinto dagli stessi lavoratori dellen
te. Il popolo reag con la straordinaria rapidit dei po
poli emancipati e naturalmente rivoluzionari. Seppe
immediatamente individuare i responsabili e chiese la
destituzione ed il deferimento ad un tribunale popolare
di Rodriguez Salas, commissario generale allordine
pubblico, di Aiguad ministro della salute pubblica, di
Juan Comorera, commissario di Abastos (approvvigio
namenti), tutti e tre noti comunisti iscritti al PSUC di
cui Comorera era segretario.
Ovunque i lavoratori eressero barricate. I compagni
nostri rimasero l dove gli avvenimenti li avevano sor
presi senza che fosse stato loro possibile effettuare il
bench minimo spostamento. I pi si trovarono concen
trati con scarso armamento alla caserma Spartacus e al
Comit de Defensa, dove era Bifolchi; Zambonini, il co
raggioso compagno che venne fucilato in Italia dai te
deschi, era con molti altri al Sindacato dellalimentazio-
ne dove venne gravemente ferito alla faccia; Angelo
Bruschi era al Sindacato dei metallurgici, altri al Sinda
cato dei tessili in piazza Catalogna, ed io con Corrado
Perissino, Emanuele Granata e Verde (lArgentino) al
Comit de Defensa di piazza di Spagna.
Il bilancio di quelle terribili giornate, che durarono
dal 3 al 7 maggio, fu di 500 morti e pi di 1.400 feriti,
nella quasi totalit appartenenti al movimento anarchico
ed ai sindacati aderenti alla CNT.

78
Camillo Berneri = ho gi narrato in una serie di arti-
articoli sul Libertario di Milano i particolari di questo
assassinio e attribuite le responsabilit fu assassinato
nella notte tra il 5 ed il 6 maggio e venne raccolto dalla
Croce Rossa nel tratto di strada che separa il lato destro
della piazza de lAngel (dove dimorava) dalla piazza della
Generalidad, parallelo alla call Roland. Francesco Barbie
ri, arrestato dagli stessi assassini camuffati da poliziotti,
venne trovato morto sulla Ramblas de las Flores. Li i-
dentificammo il mattino del 6 allOspedale Clinico, Canzi
Fosca Corsinovi, Vincenzo Mazzone ed io.
Lassassinio dei nostri compagni portava tutte le
stigmate dellassassinio politico e ci fu facile identificar
ne il movimento politico al quale appartenevano gli au
tori, che erano poi gli stessi che avevano assassinato
Domingo Ascaso, Jean Ferrand, nipote di Francisco Fer-
rer, Andres Nin, segretario del POUM, Kurt Landau, ri
voluzionario austriaco, Marc Rein, figlio di Raffaele Rein
Abramovitsch della Commissione Esecutiva della IIa
Internazionale, Hans Beimler, ex deputato comunista te
desco.
Altri italiani erano stati assassinati perch apparte
nenti alla Colonna Italiana e ad altre formazioni com
battentistiche della FAI e della CNT: Adriano Ferrari,
Lorenzo Peretti e Pietro Marcon che vennero sepolti
nello stesso cimitero accanto a Camillo Berneri e Fran
cesco Barbieri.
Il 20 maggio moriva al carrascal n. 2 nella posizione
denominata Torraza Rivoluzio Gilioli. Mentre la sua
compagnia del Genio stava fortificando la posizione, es
sendosi esposto venne colpito da un proiettile al basso
ventre perforandogli in pi parti lintestino. Trasportato
allospedale di Barcellona, ci mor tra le braccia sereno,
contento di morire per la causa alla quale sino dallin
fanzia aveva, dalla sua Modena allesilio, dato sempre il
migliore di s. Con la morte di Gilioli si chiudeva, nel
1937, la lunga fila degli anarchici italiani m orti per
u n affermazione ideale di solidariet internazionale e per
la liberazione del popolo spagnolo.
Molti furono gli anarchici che rimasero in Spagna
fino alla fine delle ostilit, fino alla disfatta e allesodo
immane. Molti furono anche gli anarchici italiani incar

79
cerati, trattenuti in prigione senza conoscere il motivo
della loro detenzione; molti quelli che sincorporarono
nelle formazioni anarchiche spagnole e subirono di
queste le sorti; molti quelli che rimasero nelle collettivi
t agricole o industriali fino al loro violento scioglimen
to.
Il contributo dato dagli anarchici italiani a questa
parentesi rivoluzionaria spagnola fu completo, disinte
ressato, sincero; un poema di generosit, di solidariet
fraterna, di audacie, di coerenza ideale, di sublime vo
lontariato, che ha avuto il suo seguito nella lotta di libe
razione in Italia.

Umberto Marzocchi
Savona

80
SULLANARCHISMO DI BERNERI:
IL PROBLEMA DEL REVISIONISMO

Quello che certo che sono un anarchico sui ge


neris, tollerato dai compagni per la mia attivit, ma ca
pito e seguito da pochissimi. I dissensi vertono su questi
punti: la generalit degli anarchici atea e io sono a-
gnostico, comunista e io sono liberalista (cio sono per
la libera concorrenza tra lavoro e commercio cooperati
vi e lavoro e commercio individuali); antiautoritaria in
modo individualista ed io sono semplicemente autono
mista federalista (Cattaneo completato da Salvemini e
dal sovietismo. Quando Camillo Berneri scriveva queste
righe al repubblicano Libero Battistelli alla fine degli
anni 20 (1), la sua revisione ideologica era arrivata a
maturazione.
Era stata, la sua, una torm entata riflessione che lo ave
va portato nel movimento anarchico ad una posizione di
isolamento, come egli stesso puntualizzava qualche anno
dopo riconoscendo, in una lettera a Luigi Fabbri, che
non ci posso niente, in questo mio non trovarmi d ac
cordo con quasi nessuno (2).
Eppure Camillo Berneri non avrebbe certo potuto af
fermare di non essere stato pazientemente letto ed a-
scoltato in sede internazionale, dal momento che i suoi
scritti erano stati ospitati con grande liberalit e tolle
ranza dai maggiori periodici anarchici di mezzo mondo,
da Roma a New York, da Londra a Parigi, da Ginevra
a Buenos Aires, da Bruxelles a Barcellona, da Montevi
deo a Chicago. Cosa rendeva difficile, allora, questa au-

(1) C. BERNERI, E pistolario inedito, a cura di Aurelio Chessa


e Pier Carlo Masini, voi. I, Pistoia 1980, p. 13.
(2) Camillo Berneri a Luigi Fabbri, luglio 1930, ora in C. BER-
NERI, Pensieri e battaglie, Parigi 1938, p. 32. Per il rapporto tra
Berneri e il movimento anarchico, cfr. G.B. CARROZZA, Alcuni
elem en ti di com pren sion e d ei ra p p o rti tra B ern eri e il m o vim en to
anarchico, in A tti del Convegno d i stu d i su C am illo B erneri (Mi
lano, 9 ottobre 1977), Carrara 1978, pp. 2346.

81
dience? Il fatto che il suo interrogarsi, pur volendo
essere una semplice revisione metodologica (Il mio re
visionismo una piccola riforma del metodo e verte
sullo stile della propaganda pi che sui principi (3)), si
presentava invece il pi delle volte proprio come un ri-
pensamento generale sui principi. Ed era egli stesso ad
alimentare questa convinzione creando molti equivoci ed
incomprensioni. Nel pieno della sua polemica sullasten
sionismo elettorale scriveva: Un anarchico non pu che
detestare i sistemi ideologici chiusi (teorie che si chia
mano dottrine) e non pu che dare ai principi un
valore relativo (4). A suo dire, del resto, tu tta la storia
del pensiero anarchico era stata una storia di eresia.
Bakunin aveva rivisto Proudhon, Kropotkin aveva rivi
sto Bakunin, Malatesta aveva rivisto Kropotkin: Lere
sia stessa non , nel campo nostro, che la cristalizzazio-
ne dal revisionismo. Logico, quindi, che il richiamo ai
principi lo lasciasse indifferente (5).
In tutti i casi, in lui rappresentato il primo autenti
co momento in cui lanarchismo si interroga criticamen
te su se stesso, e si interroga in un momento cruciale
della sua storia. Nei ventanni decisivi che corrono dalla
rivoluzione russa alla rivoluzione spagnola giunge infatti
a maturazione lintero ciclo storico iniziato nel 1872, un
ciclo che aveva visto il movimento anarchico come par
te integrante del movimento operaio e socialista (6).
Nella figura e nellopera di Camillo Berneri (7) sono

(3) Camillo Berneri a Niccol Converti, Parigi 1934, ora in


C. BERNERI, E pisto la rio inedito, a cura di Paola Feri e Luigi
Di Lembo, voi. II, Pistoia 1984, p. 96.
(4) C. BERNERI, A sten sion ism o e anarchism o, LAdunata dei
Refrattari (New York), 25 aprile 1936.
(5) C. BERNERI, D iscussione sul fed era lism o e l'autonom ia,
Giustizia e Libert (Parigi), 27 dicembre 1935; ID., I principi,
LAdunata dei Refrattari (New York), 13 giugno 1936.
(6) Rimando alle mie osservazioni in Per un bilancio sto rico e
ideologico dell'anarchism o, Volont, a. XXXVIII (1984), n. 3,
pp. 43-77.
(7) Per notizie biobliografiche si veda R. DE FELICE, Berneri,
Cam illo Luigi, in D izionario biografico degli italiani, Roma 1967,
voi. 9, pp. 330-334; F. ANDREUCCI -T. DETTI, Il m o vim en to ope
raio. D izionario biografico 1853-1943, Roma 1975-78, voi. I, pp. 254-
259; A tti del Convegno, cit. e infine il fondamentale lavoro di F.
MADRID SANTOS, C am illo Berneri. Un anarchico italiano (1887-

82
dunque riflessi, nel modo pi evidente e lacerante, i te
mi, i problemi e le improrogabili scelte dell'anarchismo
nell'et che segna la fine del regime liberale della vec
chia Europa. Dal 1917 al 1937 Berneri vive la drammati
ca consapevolezza del progressivo esaurirsi del movi
mento anarchico come movimento nato nel solco del so
cialismo rivoluzionario della Prima Internazionale. Quel
la di Berneri un'esemplare parabola che trova nella
sua tragica morte l'approdo pi eloquente ed emblema
tico.
Egli uninquieta, persistente e impertinente doman
da posta nel cuore e nel cervello del movimento anar
chico italiano e internazionale. Quale il ruolo dell'a
narchismo dopo la vittoriosa rivoluzione d'ottobre? Che
posizione devono prendere gli anarchici di fronte all'av
vento dei regimi totalitari? Ha ancora senso il rifiuto
categorico della dialettica politica dopo i decenni infrut
tuosi dell'attesa rivoluzionaria? E' vero che l'anarchismo
muore se si media con l'esistente? Gli schemi sociologici
del vecchio patrimonio scientifico sono capaci di ri
spondere alle domande poste dal mutamento strutturale
avviato dai nuovi assetti socioeconomici? L'anarchismo,
per essere anarchismo, deve rimanere ancorato ad
un orizzonte filosoficamente materialistico? L'anarchismo,
essere anarchici dopo la svolta epocale della psicanalisi?
Cosa l'anarchismo, oltre ad essere unideologia politi
ca?
La torm entata riflessione di Berneri segnata dall'in-
trecciato, caotico, tumultuoso susseguirsi di queste e
molte altre domande perch il suo anarchismo altro non
che il problema della revisione dellanarchismo stesso
(una revisione che oggi, per certi versi, potremmo rap
portare ad un ripensamento generale sulla natura del
potere) (8). Caotica e tumultuosa riflessione dal momento
che egli non svolge il suo pensiero a tavolino, ma nel

1937). R ivoluzione e con trorivolu zion e in E u ropa (1917-1937), Pi


stoia 1985.
(8) Decisive e fondamentali pagine ora su questo tema in A.
BERTOLO, Potere, au torit, dom inio: una p ro p o sta d i definizione;
E. COLOMBO, D ellobbedienza. Il p o tere e la sua riproduzione,
Volont, a. XXXVII (1983), n. 2, rispettivamente pp. 51-78 e
79-113.

83
fuoco incrociato della battaglia, per di pi da una posi
zione di prima linea. Berneri un intellettuale anarchico
militante; pertanto lo sviluppo del suo pensiero risente,
nel bene e nel male, della coniugazione di queste due
dimensioni.
Ora noi vogliamo vedere in che senso e fino a che
punto la riflessione berneriana si spinta nel processo
di revisione. Vogliamo capire se si tratta di lucida revi
sione o di sentimentali inquietudini e cosa significa, co
munque, tutto questo per la storia dellanarchismo. A
tale scopo non possiamo disgiungere nella sua opera la
riflessione teorica dallazione pratica. In lui inoltre, co
me in ogni anarchico, risulta altrettanto impossibile di
videre la fede ideologica dalla ragione perch sotto la
stretta interdipendenza tra etica e politica che si svolge
la sua intera militanza. Nel 1916 motiva la sua uscita dal
partito socialista affermando che occorre amare unidea
fino a sacrificarle tutta la vita in una dedizione com
pleta perch la causa dei popoli come quella della reli
gione: non trionfa che per le virt dei martiri (9); nel
1937, alla vigilia del suo assassinio da parte dei comu
nisti, scrive alla figlia: Che cosa sarebbe luomo senza
questo senso del dovere, senza questa commozione di
sentirsi unito a coloro che furono, ai lontani ignoti, e ai
venturi?. Ci si pu disilludere su tutto e su tutti, ma
non su quello che si afferma con la coscienza morale
(10). La militanza di Berneri va sotto il segno di uno
spiritualismo rivoluzionario.

LIMPATTO DELLA RIVOLUZIONE DOTTOBRE


Cominceremo con il puntualizzare latteggiamento di
Berneri di fronte alla rivoluzione russa perch lindice
pi eloquente del suo modo di essere anarchico.
In questa occasione egli si sforza di conciliare le ra-

(9) C. BERNERI, L ettera aperta ai giovani so c ia listi d i un gio


vane anarchico, L'Avvenire anarchico (Pisa), 28 luglio e 4 ago
sto 1916.
(10) Camillo Berneri alla figlia Maria Luisa, Barcellona, 4
maggio 1937, ora in C. BERNERI, Pensieri e battaglie..., pp. 280-
281.
gioni ideologiche della critica al comuniSmo autoritario
con la necessit di comprendere il significato storico
della nuova realt emersa dall'ottobre del 1917. E
un approccio che rivela il tentativo di delineare una posi
zione che non cada in uno storicismo giustificazionista,
ma che allo stesso tempo sia aliena dal concedere qual
cosa ad un dottrinarism o aprioristico. La mediazione tra
le istanze imperiose della realt con le ragioni dellideo
logia costituir anche in seguito la direttiva maestra di
tutta la sua azione pratica e di tutta la sua riflessione
teorica.
Berneri prima di tutto pone levidenza del fatto, che in
s ha una valenza universale per ogni rivoluzionario: la
rivoluzione russa una realt grandiosa (11). Il fatto
decisivo, dunque, la rivoluzione. Ed pertanto in tale
realt che bisogna scorgere tutte le implicazioni anar
chiche o libertarie del fatto stesso.
Ci particolarmente evidente nellidentificazione po
sitiva che egli fa tra bolscevismo, internazionalismo e
rivoluzionarismo. Alla vigilia del colpo di Stato comu
nista dellottobre 1917, Berneri prende una netta posi
zione a favore di Lenin mentre formula una altrettanto
netta condanna di Kerenski (12).
Questa distinzione tra riformismo e rivoluzionarismo
che lo spinge a parteggiare per i bolscevichi, funge
da spartiacque anche in relazione alla situazione italia
na. Egli ritiene infatti che vi sia un intimo rapporto tra
la situazione interna dei due paesi. Ci starebbe a di
m ostrare la possibilit della rivoluzione in Italia, una
possibilit che le masse italiane avrebbero giustamente
colto affermando il loro estremismo col grido di: Viva
Lenin (13). La discriminazione ideologica tra riformi
smo e rivoluzionarismo, innestandosi in questa traslit
terazione del fatto russo al fatto italiano, preclude a

(11) C. BERNERI, Per un silen zio ingiusto, Guerra di classe


(Bologna), 22 aprile 1917, ora in C. BERNERI, P ietrogrado 1917
Barcellona 1937, a cura di Pier Carlo Masini e Alberto Sorti,
Milano 1964, p. 15.
(12) C. BERNERI, Con K eren sk i o con Lenin?, Guerra di clas
se (Bologna), 6 ottobre 1917, ora in C. BERNERI, P ietrogrado
1917..., pp. 22-23.
(13) C. BERNERI, Con Kerenski..., p. 20.

85
Berneri la possibilit di capire la specificit storica del
l'Italia liberale rispetto alla specificit storica della Rus
sia zarista. Egli cade nella reazione emotiva tipica di
molti rivoluzionari italiani ed europei: lenorme sug
gestione provocata dallimpatto della rivoluzione dot
tobre si traduce in una acritica accettazione dellevento
rivoluzionario fino a risolvere il realismo dellaccettazio
ne in un ideologismo della giustificazione (14).
Sullonda della rivoluzione russa si deve vedere a suo
giudizio tutta la situazione mondiale. Qualche anno dopo
giudicher con unottica terzointemazionalista la lotta
contro limperialismo ritenendo positiva la rivendicazio
ne nazionale: come internazionalisti non possiamo ne
gare il nesso che corre tra lindipendenza nazionale e la
emancipazione politica ed economica dei popoli. Anche
nel campo della strategia rivoluzionaria l'ottobre del
1917 insegna come saldare la lotta dei proletari con quel
la dei soldati (15).
Ma dove agisce maggiormente linfluenza della rivo
luzione russa rispetto al modello dei soviet. Per Berneri
Il regime dei Soviet una derivazione dellautonomia
federalista ed in antitesi con la tendenza accentratrice
del socialismo di Stato (16). Berneri ideologizza la real
t perch sottovaluta la forza effettiva del bolscevismo,
la sua capacit di manipolazione e di strumentalizzazio
ne. Egli comprende che i soviet sono un fatto nuovo
nella storia del socialismo, ma non tiene conto della loro
strutturale incapacit di porsi in modo alternativo ri
spetto al modello giacobino leninista.
Tuttavia, bene ripeterlo, non la creazione consi
liare il motivo dominante della difesa berneriana della
rivoluzione russa. Ci che ossessiona lanarchico ita
liano il fatto rivoluzionario medesimo. La rivoluzione

(14) Si vedano a questo proposito le giuste osservazioni di


P. MELOGRANI, Lenin e la p ro sp e ttiv a rivoluzionaria in Italia,
in R ivoluzione e reazione in E u ropa 1917/1924 (Convegno storico
internazionale, Perugia 1978), Roma 1978, voi. II, pp. 281-306.
(15) C. BERNERI, Il problem a d ellin dipen den za irlandese
Umanit Nova (Milano), 18 febbraio 1921; ID., C onquistiam o
l'esercito, Umanit Nova (Milano), 17 agosto 1921.
(16) C. BERNERI, Lau todem ocrazia, Volont (Ancona), 1
giugno 1919, ora in C. BERNERI, P ietrogrado 1917..., p. 30.

86
ha fatto della Russia un immenso campo sperimentale
del socialismo (17). Essa ha dimostrato che si pu su
perare la distanza tra lideale e la realt; il socialismo in
Russia non pi un mito, ma un fatto. Ed proprio
lossessione del fatto, lansia del concreto, che porta Ber-
neri a mescolare realismo e ingenuit. Egli avverte luci
damente gli effetti della svolta provocata dalla vittoria
bolscevica. Capisce che essa ha posto lintero socialismo
autoritario in una posizione di superiorit pratica e teo
rica rispetto allanarchismo. Ha la piena consapevolezza
che i seguaci di Marx sono ora in possesso di un model
lo reale a cui possono riferirsi nei loro programmi e in
tutti i casi additare al proletariato mondiale. Lanar
chismo si trova di fronte al socialismo autoritario ed
accentratore che ha un piano programmatico che potr
essere aprioristico, ma che attuale ed organico nel suo
complesso e ben delineato nei suoi dettagli (18). Urgen
te gli appare dunque la necessit di risolvere e modifi
care minutamente il nostro programma politico ed e-
conomico rispetto alle necessit strategiche della rivolu
zione. Invita gli anarchici a non rimanere abbracciati
ai cadaveri dei maestri, anche se di giganti come Baku-
nin, riconosce che nessuno possiede ricette magiche, sa
che il successo rivoluzionario dipende dalle forze in
campo. Ribadisce quindi la necessit di una visione pi
ampia e pi acuta delle nuove situazioni cui indirizzare
la riflessione libertaria (19).
Se non che la consapevolezza berneriana della svolta
epocale scaturita dallottobre del 1917 giunge al limite
dellenfatizzazione storicistica. Il realismo si capovolge
in ingenuit trasformandosi in unacritica sottovaluta
zione delle valenze liberticide e reazionarie della presa
bolscevica del potere. Berneri infatti finisce con li
dentificare il processo rivoluzionario con la forma po
litica potestativa che gli stata imposta: la dittatura
del proletariato. E significativo osservare che egli non
difende la stretta autoritaria come risoluzione politica
del problema del potere. La sua non , n poteva essere,
(17) C. BERNERI, Lautodem ocrazia..., p. 34.
(18) C. DA LODI [C. BERNERI], I p ro b lem i della rivoluzione,
Volont (Ancona), 16 gennaio 1920.
(19) C. DA LODI [C. BERNERI], I problem i, cit.

87
una difesa dottrinale. Quella di Berneri , invece, u n ar
gomentazione storica tendente a presentare la dittatu
ra come risultato univoco dellevento: Io credo tuttora
che la concezione integrale ed ortodossa del comuniSmo
libertario porti, nel campo della realt, alla dittatura del
proletariato, non quale nel significato che danno a
questa formula i comunisti autoritari, ma come forma
zione storica scaturente dal fatto di una rivoluzione
spinta agli estremi limiti. Il processo rivoluzionario
rende insomma legittima e necessaria una vera e pro
pria dittatura dei lavoratori (20).
In questa presa di posizione, che provoca aspre pole
miche nel movimento anarchico ormai tutto schierato
contro il potere comunista (21), non si deve scorgere
nessuna intenzione di deviazione ideologica. Vi invece,
evidente, il timore riverenziale del fatto, la paura di
perdere il senso della realt, la convinzione che non si
pu criticare ci che avvenuto sulla sola base dei prin
cipi ideologici. Possiamo cos constatare il paradosso
teorico imposto dall'approccio berneriano. Berneri tende
a vedere la rivoluzione russa con lo sguardo distaccato
dello storico e mette a segno, in questa valutazione,
unimportante osservazione: Ogni rivoluzione ha lo svi
luppo di cui capace il popolo che la compie per cui
non si pu giudicare con criteri occidentali una rivolu
zione che appartiene pi allAsia che allEuropa (22). Se
non che questa relativizzazione avrebbe dovuto portare
Berneri, e come lui tutti quelli che tendevano a giustifi
care storicisticamente lesito autoritario del '17, a ri
nunciare di leggere in esso modelli universalmente vali-

(20) Citato da C. GERMANI, La posizione degli anarchici ita


liani. L'Avvenire anarchico e U m anit N o va dal 1917 al 1923 di
fron te alla rivoluzione russa, tesi di laurea, relatore Teodoro Sa
la, Universit degli Studi di Trieste, a. 1973-74, p. 215; C. DA LODI
[C. BERNERI], I p ro b le m i della produ zion e com un ista, Volon
t (Ancona), 1 luglio 1920.
(21) Sulla posizione degli anarchici italiani rispetto alla rivo
luzione russa, cfr. P.C. MASINI, Gli anarchici italiani e la rivolu
zion e russa, Rivista storica del socialismo, a. V (1962), fas. 15-16,
pp. 135-169; C. GERMANI, La posizione degli anarchici, cit.
(22) C. BERNERI, A p ro p o sito delle n o stre critich e al bolsce
vism o, Umanit Nova (Roma), 4 giugno 1922, ora in C. BER-
NERI, P ietrogrado 1917..., pp. 51-52.

88
di. Se la rivoluzione russa apparteneva pi allAsia che
allEuropa perch, dunque, ostinarsi suli'esempio sovie
tico, perch pretendere di trasportare in Italia ci che in
Italia non si poteva trasportare?.
Va detto comunque che nello stesso momento in cui
egli tende a giustificare la dittatura finisce poi col con
dannarla. Gi a met del 1920 aveva colto leffetto nefa
sto del mito leninista nellinsistente ritornello Verr
Lenin!. A suo guidizio le masse operaie italiane veniva
no educate ad un attendismo provvidenzialistico che si
sarebbe trasformato in unimpotenza reale colmata solo
da un minaccioso quanto innocuo verbalismo: non si
doveva attendere la rivoluzione, ma farla (23). Un anno
dopo indica nellesercito rosso creato da Trotzsky ten
denze spiccatamente autoritarie ed accentratrici, e
dunque una infatuazione m ilitarista che va oltre le
necessit della difesa (24). Infine denuncia nella conce
zione leninista la mistificante dottrina che fonda lop
pressivo potere bolscevico sullequivoco marxista dello
Stato-antistato (25).

CONTRO LUNICISMO DOTTRINARIO


Non si intende il senso della polemica berneriana
verso ogni forma di unicismo dottrinario se non la si
inquadra nel clima del dopoguerra. Il rivolgimento sca
turito dalla catastrofe bellica con il suo emergere di for
ze irrazionali in uno scacchiere politico e sociale fino a
pochi anni prima imprevedibile, mette Berneri in una
posizione molto lontana dalla tradizione positivista e
materialista della precedente cultura anarchica. Scriver
nel 1935 a conferma di questa svolta: Quello che vi di
morto nella tradizione attuale dellanarchismo non sono

(23) [C. BERNERI], V err Lenin!, Il grido della rivolta


(Firenze), 26 giugno 1920, ora in C. BERNERI, P ietrogrado 1917...,
p. 36.
(24) C. BERNERI, M ilitarism o bolscevico, Umanit Nova
(Milano), 29 ottobre 1921, ora in C. BERNERI, P ietrogrado 1917...,
pp. 4748.
(25) C. BERNERI, S ta to e burocrazia in Russia, Umanit No
va (Roma), 29 dicembre 1921.

89
che i residui del materialismo socialista e del raziona
lismo borghese (26). Egli avverte insomma lesigenza di
rispondere alla sfida che sale dalle forze sprigionate dal
la caduta della vecchia Europa che in Italia si manife
stano o nel protagonismo delle masse operaie e contadi
ne, enfatizzato dallestremismo demagogico dei capi rivo
luzionari, o nei torbidi propositi irrazionali di segno ul
tra individualistico ed estetizzante. Questi due versanti
influenzano le ali opposte del movimento anarchico,
quella comunista e quella individualista, ed quindi ne
cessario a suo giudizio unopera di riequilibrio.
Contro gli individualisti, che assolutizzano il concetto
di libert individuale, Berneri recupera il lascito etico
del socialismo um anitario trasmessogli dal suo primo
maestro Camillo Prampolini. Egli attacca le rivendica
zioni della libert assoluta, sia sotto la mitizzazione
giusnaturalistica (27), sia sotto la pi agguerrita propen
sione nietzschiana e stirneriana (La concezione etica e
sociale del Nietzsche antisocialista. E ancor pi in
antitesi con lanarchismo) (28). A giudizio di Berneri u-
na semplificazione ideologica di queste filosofie porta ad
un irresponsabile immoralismo privo di ogni senso della
realt (29). Egli rivendica per contro sul piano morale
limperativo categorico kantiano mentre, contemporanea
mente, attento alla lezione della scuola storicistica. Si
vede qui il tentativo di recuperare in chiave positiva gli
insegnamenti bakuniniani, particolarmente per quanto
attiene alla polemica contro Rousseau, e, ancor pi, di at
tualizzare la dialettica antinmica di Proudhon. Berneri
ricorda infatti che la libert non si d che in un conti
nuo e inscindibile rapporto con le condizioni poste dalla

(26) C. BERNERI, Gli anarchici e G.L., [Giustizia e Libert]


(Parigi), 6 dicembre 1935, ora in C. BERNERI, P ietrogrado 1917...,
p. 164.
(27) C. BERNERI, Il ritorno alla natura, Pagine Libertarie,
(Milano), 20 luglio 1921; ID., Il pi tip ico p a ra d o sso d i G.G. Rous
seau, Pagine Libertarie, (Milano), 5 e 25 agosto 1921.
(28) C. BERNERI, N ietzsch e e l'anarchism o, Pensiero e Vo
lont, (Roma), 1 gennaio 1924, ora in C. BERNERI, In terp reta
zione di con tem poran ei, Pistoia 1972, p. 75.
(29) C. BERNERI, L inconsistenza d ellim m oralism o, Pagine
Libertarie, (Milano), 30 maggio 1922; ID., R isp o sta a Carlo Mo
la se li, Pagine Libertarie, (Milano), 18 luglio 1922.

90
necessit (30).
Certo, la libert senza dubbio tensione e sforzo indivi
duale, ma anche scienza dei nessi che legano e piegano
lazione umana entro un contesto storico determinato.
Nel pensiero di Berneri confluiscono dunque allo stesso
tempo una concezione illuministica (la libert il pote
re di obbedire alla ragione) (31), ed una pi moderna
concezione relativistica (la relativit la base del con
cetto di libert (32)). Se necessit e libert sono costi
tutivi del farsi stesso della libert, che cosa dunque so
stanzia specificamente l'anarchismo? Una migliore con
cezione dellautorit (33), vale a dire il fatto che lanar
chismo precisamente quella dottrina morale e quella
scienza sociale che pi di qualsiasi altra sa, per lappun
to, ridurre l'autorit nei limiti della necessit. Ne deriva
una visione dellanarchia che sul piano della dimensione
politica inclina decisamente verso il liberalismo. Berneri
afferma senza indugio che la societ anarchica non pu
essere la societ dell'armonia assoluta, ma la societ
della tolleranza (34).
Ma la critica deH'individualismo non si accompagna
affatto ad una svalorizzazione della tensione ideale che
motiva l'azione dei singoli e delle minoranze rivoluzio
narie. Se rispetto alla corrente individualista Berneri fa
ricorso ad una scienza sociale intrisa di materialismo
storico e di realismo sociologico (35), nei confronti della
corrente comunista rivendica il valore irriducibile della
volont soggettiva e dello spiritualismo rivoluzionario.
Per Berneri il comuniSmo anarchico non si risolve in
(30) C. BERNERI, N ecessit e libert, Universit Libera,
(Milano), giugno/luglio 1925.
(31) C. BERNERI, Pensiero e volont, Universit Libera,
(Milano), marzo 1925. Stessi concetti in A p ro p o sito d i libert,
Umanit Nova, (Roma), 22 settembre 1922.
(32) C. BERNERI, L ibert e au torit, Fede!, (Roma), 22 giu
gno 1924.
(33) C. BERNERI, L ibert e au torit, Fede!, (Roma), 22 giu
gno 1924.
(34) C. BERNERI, Della tolleranza, Fede!, (Roma), 20 aprile
1924.
(35) il materialismo storico, il sistema pi fecondo di verit.
C. BERNERI, Carlyle, Vita, (Roma), giugno/luglio 1925, ora in
ID., In terpretazione..., p. 11; cfr. pure ID., Fra d i noi, Germinai,
(Chicago), 1 novembre 1927.

91
uno spontaneismo sociale, come vorrebbero i suoi se
guaci, ma in un deteriore determinismo scientifico. Non
sono le masse a determinare la trasformazione sociale,
ma le minoranze rivoluzionarie a cui assegnato un
compito eroico perch Il genio della rivoluzione non
genio di maggioranze, ma di minoranze fattive (36).
Di conseguenza non possibile rinchiudersi in una de
terminista o gradualista concezione storica, nella quale
non ci sia posto per laudacia, del pensiero o dell'azione,
del singolo e dei pochi (37).
Si vede cos come Berneri si trovi tra i due fuochi
del realismo oggettivistico e del soggettivismo idealista,
come si intitola proprio un suo saggio (38). Riconosce
con gli individualisti il ruolo propulsivo delle minoranze
agenti (39), il valore decisivo dell'azione individuale
nel mutamento storico; per restio ad enfatizzare oltre
misura il ruolo eroico dei singoli perch questa enfatiz
zazione propedeutica alla cultura della gerarchia e del
dominio (40). La conclusione quindi questa: lanar
chismo non pu identificarsi in uno sterile e astratto
individualismo; non pu nemmeno, per, risolversi in un
populismo demagogico (41). In questa posizione di
centro si rivela lo sforzo e il significato della problema
tizzazione berneriana dellanarchismo. Sulla scia del
linsegnamento salveminiano (42), essa vuole infatti svi-
(36) C. BERNERI, Il co m p ito delle m inoranze rivoluzionarie,
Umanit Nova, (Milano), 5 luglio 1921.
(37) C. BERNERI, Carlyle..., p. 17. Medesimi concetti nella po
lemica contro lo storicismo liberale in ID., Gli anarchici ( risposta
ad U m berto M orra), Rivoluzione Liberale, (Torino), 19 febbraio
1924.
(38) C. BERNERI, R ealism o e idealism o, Pagine Libertarie,
(Milano), 30 maggio 1922.
(39) Berneri arriva a scrivere, sotto levidente influsso del
pensiero di Mosca e Pareto: Le aristocrazie sono una legge della
storia. Sono nel mondo sociale quello che nello sviluppo biologico
sono i caratteri nuovi dellorganismo che si perfeziona. C. BER-
NERI, N ietzsch e e lanarchism o..., p. 76.
(40) Il mito dellEroe conduce di fatto al dittatore. C. BER-
NERI, Carlyle..., p. 18.
(41) La Vox p opu li non sempre Vox Dei. E quasi sempre la
voce stridula, sciocca e maligna di Santippe. C. BERNERI, Le
Pere D iogene d i Han R yner, Pagine Libertarie, (Milano), 20
ottobre 1921.
(42) Per la formazione culturale di Berneri si vedano le belle

92
luppare un criterio metodologico che faccia, per l'appun
to, del problemismo lantidoto contro ogni unicismo e
contro ogni semplificazione.

LAUTONOMIA DELLA MORALE


Il relativismo problematico non vale solo sul piano
ideologico, ma anche su quello filosofico-morale. In que
sto campo infatti si svolge la polemica di Berneri contro
lateismo assoluto da un alto e dallaltro contro lo ste
reotipo positivista tendente a risolvere il problema etico
come problema di una scienza dei costumi. Egli non ac
cetta la soluzione di Kropotkin che, a suo avviso, svilup
patasi sul terreno naturalistico ed etnografico, confuse
larmonia di necessit biologica delle api con quella di
scordia discors e quella concordia concors propria del
laggregato sociale (43). In questo rifiuto della soluzio
ne kropotkiniana, considerata ingenua e semplicista,
possibile misurare tutto il distacco che separa la rifles
sione di Berneri dal vecchio patrimonio ideologico fon
dato in gran parte sul lascito materialista e positivista.
Con ci si tocca uno dei punti pi alti della sua revisio
ne, dal momento che labbandono dello spontaneismo
comunistico e kropotkiniano (che giustamente egli consi
dera una forma paradossale di assolutismo) implica una
riconsiderazione della questione etica.
Questa non pu pi essere pensata come una variabi
le del problema sociale secondo il vecchio teorema so
cialista per cui la soluzione delluno comporta autom ati
camente anche la soluzione dellaltra. A suo giudizio la
questione etica ha una fondazione autonoma. Volendola
compendiare proprio con le parole del pi grande posi
tivista italiano, essa formazione storica, processo e-
ducativo; ma anche principio assoluto. Per Berneri il
contesto storico d la forma sociale della morale, ma
listanza che emerge in ogni luogo e tempo testimonia la
pagine di P.C. MASINI, La form azion e intellettuale..., pp. 9-13 e
ora la documentata ricerca di F. MADRID SANTOS, Un anarchico
italiano..., pp. 3349, 110-132.
(43) C. BERNERI, Per un program m a di azione com unalista,
1926, ora in C. BERNERI, P ietrogrado 1917..., p. 98.

93
sua universalit, conferma la sua irriducibile autono
mia (44). Tutto ci deve far riflettere e deve portare
lanarchismo a riconsiderare lintero problema religioso,
dal momento che la religione proprio la risposta pi
ovvia a questo insopprimibile bisogno (45). Esiste dun
que, per Bemeri, una effettiva impossibilit di arrivare
ad un nichilismo puro e assoluto (46).
Abbiamo cos, con queste riflessioni, la prima auten
tica inquietudine nel campo anarchico rispetto al pi
generale problema della secolarizzazione. Per Berneri un
ateismo assoluto si traduce in un teismo rovesciato con
lovvia conseguenza che limmanentizzazione del divino
sfocia in un dogmatismo totalitario o in un compromes
so utilitaristico di cattivo valore educativo (47). La pro
paganda atea tesa a dimostrare linesistenza di Dio rive
la tutti i suoi vecchiumi materialistici (48). Occorre
abbandonare lanticlericalismo quale forma di antireli
giosit (49). E altres importante sviluppare una specifi
ca sensibilit verso le nuove forze spirituali, anche se
queste si manifestano nellambito della Chiesa cattolica,
come il caso, ad esempio, del Partito Popolare (50).
Necessita infine una riconsiderazione della religione
capace di superare la riduzione positivistica tendente a
porre lo spirito religioso come infanzia dello spirito u-
mano. Da tutto questo Berneri ricava una conclusione
(44) C. BERNERI, Le teorie m orali d i Ardig, Pensiero e Vo
lont, (Roma), 15 novembre 1924; ID., Il n aturalism o etico, Pen
siero e Volont, (Roma), 1 marzo 1926.
(45) C. DA LODI [C. BERNERI], M orale e religione, Roma
s.d. (ma 1925).
(46) C. BERNERI, D ostoievski e R askolnikov, LAdunata dei
Refrattari, (New York), 8 novembre 1930, ora in ID., In terp reta
zione di contem poranei..., pp. 25-30.
(47) C. BERNERI, S pinoza fanciullo e G entile m in istro, Ri
voluzione Liberale, (Torino), 26 febbraio 1924.
(48) C. BERNERI, L 'ateism o di propaganda, LAdunata dei
Refrattari, (New York), 7 marzo 1936; Camillo Berneri a Carlo
Frigerio, Parigi, 3 settembre 1934, ora in C. BERNERI, E pistola
rio inedito..., voi. II, p. 100.
(49) C. BERNERI, Anarchism o e an ticlericalism o, LAdunata
dei Refrattari, (New York), 18 gennaio 1936.
(50) C. BERNERI, Il p a rtito popolare, Pensiero e Volont,
(Roma), 15 aprile e 15 maggio 1924; ID., La funzione ca ttolica del
la libert, Coscientia, (Roma), 21 giugno 1924; ID., D opo un an
no di riform a Gentile. Lesperim en to del catechism o, Coscien
tia, (Roma), 2 agosto 1924.

94
lapidaria: Non sono ateo, bens agnostico (51).
Anche rispetto all'emancipazione femminile, lanarchi
co italiano prende una posizione molto lontana dalla
comune visione libertaria. Egli ritiene immorali le con
cezioni edonistiche che esaltano leroticit della femmina
a scapito della dignit della donna. A suo giudizio un
edonismo fine a se stesso riflette una alienante conce
zione nichilista della vita, mentre bisogna considerare il
problema femminile in tutta la sua inevitabile comples
sit. Per Berneri risulta pertanto arbitrario valutare la
donna e il suo posto nella societ prescindendo dalla
sua effettiva dimensione di madre. A suo guidizio la ses
sualit femminile non funzionale a se stessa perch
in rapporto alla procreazione. Essa non pu essere per
vasa da quel vitalismo che si ritrova invece nel maschio.
Nella donna la sessualit risulta sempre accompagnata
dal sentimento materno per cui ne deriva che lemanci
pazione femminile trova la sua vera e naturale collo
cazione nellambito della famiglia. La donna realizza ve
ramente se stessa, dando pieno corso alla sua autentica
vocazione, col divenire madre e sposa (52). Certo, nella
concezione di Berneri queste due figure hanno ben poco
a che vedere con la precedente famiglia patriarcale (53),
per in questa posizione tradizionalistica egli non va
molto pi avanti delle retrive indicazioni proudhoniane.
Come Proudhon, Berneri motiva le sue proposte ricor
dando che la famiglia un baluardo contro la massifi
cazione della societ statolatra e che progettare la sua
abolozione (programma che egli giudica mostruoso),
significa annientare leducazione umana.

(51) C. BERNERI, La teism o di propaganda, cit. Questa po


sizione agnostica si presenta anche nella voce Dieu da lui scritta
per E n cyclopdie anarchiste, Parigi, 1934, vol. I, p. 572.
Forti accenni di vera religiosit si possono vedere, ad esempio,
in una lettera datata Parigi 1929 indirizzata alla moglie Giovanna
Caleffi, ora in C. BERNERI, P en sieri e battaglie..., pp. 77-79.
(52) C. BERNERI, La garonne e la m adre, Fede!, (Roma),
saggio apparso dal 29 marzo al 22 giugno 1926, ora in ID., L em an
cipazion e della donna (C onsiderazioni d i un anarchico), Pistoia
1970, specialmente pp. 13, 21, 25, 27, 31, 34-35, 38, 43, 49, 71.
(53) C. BERNERI, Le pech originai (suplement a lEn
dehors, (Orleans), 15 marzo 1931), ora in ID., Il peccato originale,
Pistoia 1982, pp. 17-19.

95
UNA FORMULAZIONE ANARCHICA PER LA FASE DI
TRANSIZIONE
La critica allo spontaneismo non ha implicazioni revi
sionistiche soltanto nel campo morale. Essa al centro
soprattutto della riflessione politica. Precisamente, nel ri
fiuto dello spontaneismo Bemeri vede il passaggio ne
cessario per approdare a una formulazione strategica in
grado di portare il movimento anarchico su un piano di
protagonismo politico. Ed naturalm ente qui che toc
chiamo il massimo punto della sua revisione, non a caso
accompagnata da incertezze ed oscillazioni teoriche a
volte assai vistose. Berneri approda alla consapevolezza
di un dilemma per certi versi paralizzante. Da un lato
vuole sottrarre lideologia anarchica ad ogni forma di
unicismo semplificazionista, ad ogni assolutizzazione che
finirebbe col relegare la dottrina fuori dalla storia in
sterilendola in formule dogmatiche. Dallaltro lato let
teralmente ossessionato dalla ansia di trovare un terre
no concreto per l'azione rivoluzionaria.
Era, questa, una duplice esigenza che conteneva una
latente contradditoriet. La ricerca di una specifica
concretezza significava per forza una scelta unilaterale,
significava, come egli stesso scriveva, la relativizzazione
dellideologia nel contenuto specifico di un programma
di parte (54). Cos quello che si sarebbe guadagnato sul
piano della effettivit reale si sarebbe poi perso in plura
lit ideologica. Inoltre, lunilateralit della scelta avrebbe
comportato comunque una chiusura rispetto alle conti
nue possibilit offerte dalle combinazioni poste dalla di
namica delle forze in campo.
C dunque questo primo dilemma che emerge dalla
sua ricerca. Egli vuole un anarchismo che, divenuto pro
tagonista, si faccia soggetto politico specifico, sia in
grado di passare dalla dimensione negativa alla dimen
sione positiva. Lanarchico italiano si dichiara insoddi
sfatto rispetto alla semplice ideologia antistatale dei
capiscuola dellanarchismo perch critica basata pi su
una concezione negativa che su un piano di indagini e di
(54) C. BERNERI, Anarchism o e federalism o, Pagine Liber
tarie, (Milano), 20 novembre 1922, ora in ID., P ietrogrado 1917...,
p. 54.

96
esperienze positive. Ritiene, ad esempio, che sia pi
producente denunciare le disfunzioni pratiche del corpo
statale come organo amministrativo incompetente e ir
responsabile, che far leggere Dio e lo S ta to di Bakunin
(55). Contemporaneamente intende evitare il pericolo di
una propositivit priva di valenza critica.
Di qui una formulazione teorica che non immune da
forti contraddizioni. Nello spazio di pochi mesi scrive
nella stessa rivista (la Rivoluzione Liberale di Gobetti):
nella Prima Internazionale gli anarchici sono stati i li
berali del socialismo; lanarchismo non che lala e-
strema del socialismo (56). Il che quanto dire: allin
terno del socialismo gli anarchici hanno la funzione di
uno stimolo liberale (il collettivismo dellInternazionale
ebbe un valore essenzialmente critico), allinterno del
regime liberale essi si pongono alla sinistra dei sociali
sti, fino ad estremizzare in chiave rivoluzionaria le loro
posizioni (noi siamo nel campo dei revisionisti di si
nistra (57)). Dove si vede come in entrambi i casi egli
non riesca a portar fuori lanarchismo da una condizio
ne di subalternit rispetto ad una propositivit esistente.
Infatti, perch vedere nel collettivismo bakuniano una
funzione critica nei confronti del comuniSmo, mentre
questo ruolo non vale pi in un contesto storico diver
so? E dunque necessario per Berneri che lanarchismo,
al fine di rimanere storicamente vivo, faccia valere di
volta in volta ora lu n a ora laltra delle sue plurime va
lenze dottrinarie? Ma una continua trasformazione ideo
logica non porta forse ad una altrettanto continua su
balternit politica? In questo caso, dove va a finire il
protagonismo del movimento anarchico?

(55) C. BERNERI, A narchism o e federalism o, cit.; ID., La crisi


dello S tato, Umanit Nova, (Milano), 3 settembre 1921; ID.,
S ta to e com une secondo M azzini, Umanit Nova, (Milano), 14
settembre 1921.
(56) Cfr. rispettivamente C. BERNERI, Il liberalism o n ellIn
ternazionale, Rivoluzione Liberale, (Torino), 24 aprile 1923, ora
in ID., P ietrogrado 1917..., p. 60; ID., Gli anarchici (risp o sta ad
U m berto M orra), Rivoluzione Liberale, (Torino), 19 febbraio
1924.
(57) Ancora rispettivamente: C. BERNERI, Il liberalism o..., p.
58; ID., A prop o sito di revision ism o m arxista, Pensiero e Volon
t, (Roma), 1 aprile 1924, ora in ID., P ietrogrado 1917..., p. 61.

97
E' con queste domande che dobbiamo considerare
quale sia stata lelaborazione berneriana della fase di
transizione, portata a maturazione nell'esilio parigino
durante gli anni 1926-32. Constatiamo innanzitutto che
Berneri mantiene integra la grande lezione malatestiana
per la quale vi deve essere costantemente una divisione
tra giudizi di fatto e giudizi di valore. Linfluenza di
Malatesta (senza dubbio la pi importante per la sua
formazione anarchica) decisiva, dal momento che
continuo da parte di Berneri lo sforzo di pensare un a-
narchismo che sia insieme idealista e (.) realista,
romantico col cuore e realista col cervello, pieno di
entusiasmo e capace di temporeggiare, generoso e abile
nel condizionare il proprio appoggio (58); pertanto un
anarchismo che sappia distinguere la contingenza dalla
strategia di lunga durata. Questa divisione tra giudizi di
fatto e giudizi di valore ha una traduzione nella correla
zione tra la dimensione politica e la dimensione econo
mica. La dimensione politica include una sorta di giudi
zio di valore, la dimensione economica una sorta di giudi
zio di fatto: Sul terreno economico gli anarchici sono
possibilisti (...) sul terreno politico... sono intransigenti
al 100% (59). Ci significa che lanarchismo pu essere
di volta in volta mutualista, collettivista, comunista, li
berista (e varie combinazioni tra queste dottrine), mentre
rimane sempre rigido nella negazione dellautorit. In
altri termini, sul terreno economico gli anarchici sono
realisti, sul terreno politico rimangono idealisti. Un a-
narchismo che sia insieme idealista e realista sta dun
que alla base della metodologia revisionistica di Berneri
per quanto riguarda il problema della transizione.
E tenendo conto di tale ambivalenza che possibile
capire a questo punto il progetto berneriano fondato fin
dal 1921 su un programma minimo (60), che con il

(58) C. BERNERI, Anarchism o e federalism o..., p. 56; ID., Per


un program m a di azione com unalista, 1926, ora in ID., Pietrogra-
do 1917..., pp. 98-99.
(59) C. BERNERI, Per un program m a..., p. 96.
(60) Cfr. il resoconto della relazione di Berneri al Convegno
della Unione Anarchica italiana tenutosi ad Ancona il 1 novem
bre 1921 riportato da C. MOLASCHI, Un p ro b lem a nuovo, Pa
gine Libertarie, (Milano), 20 novembre 1921.

98
tempo verr delineandosi in uneclettica sintesi di sovie-
tismo, federalismo, comunalismo. Ci che Berneri inten
de con questa triplice articolazione un anarchismo at-
tualista (61), vale a dire un farsi dellanarchia nelle sue
approssimazioni progressive attraverso opposizione e
sintesi, un compromesso tra l'idea e il fatto, tra il
domani e loggi, secondo una traccia che vede nelle
deviazioni stesse... la ricerca di una rotta migliore (62).
Con questo approccio, che oggi in termini popperiani
si potrebbe definire il criterio del by-step, della piecem eal
engineering, cio della strategia gradualistica che proce
de rispettando il comando metodologico trial and error
(63), Berneri intende incanalare la sua riflessione revi
sionistica. Ma cosa significa in concreto lintreccio di
queste tre concezioni? Se si analizza il contenuto effetti
vo della proposta, si constata che Berneri non riusci
to ad andare oltre una formulazione critica e ci non
per una mancanza di elaborazione dottrinale, ma per
cosciente scelta metodologica. Volendo sintetizzare al
massimo, possiamo dire che il punto fondamentale
questo: per Berneri la rivoluzione anarchica un'uto
pia, mentre possibile una rivoluzione sociale che sia fin
dallinizio integralmente orientata in senso libertario.
Ci che conta non la radicalit della trasformazione,
ma la direzione assunta dalla marcia rivoluzionaria. E
possibile fin dallinizio una rivoluzione sociale orientata
libertariamente perch la societ esistente contiene mol
ti elementi della societ futura quali il sindacato, la cor
porazione, il comune. Si tratta di valorizzarli attraverso
una strategia che sappia additare mete immediate, in
terpretando reali e generali bisogni, rispondendo a sen
timenti vivi e comuni (64). Ci che Berneri propone
insomma non una rottura con limmaginario sociale vi-
(61) C. BERNERI, P er un program m a..., p. 98. Approfondisce
questo fondamentale aspetto del pensiero berneriano G. CERRI-
TO, L anarchism o a ttu a ista d i C am illo Berneri, in A tti del Con
vegno..., pp. 91-144.
(62) C. BERNERI, S ovietism o, anarchism o e anarchia, L'Adu
nata dei Refrattari, (New York), 15 ottobre 1932, ora in ID., Pie-
trogrado 1917..., p. 121.
(63) L. PELLICANI, I n em ici della societ aperta, in La sfida
di P opper, Roma 1981, p. 120.
(64) C. BERNERI, S o vietism o, anarchism o..., p. 120.

99
gente, ma un mutamento fondato su una diversa combi
nazione degli elementi gi esistenti. Il rivoluzionario o-
dierno deve essere allo stesso tempo il guerriero e il
produttore, linsorto e il cittadino (65), la sua azione
deve essere un momento di rottura, ma anche di conti
nuit.
In tal modo la sintesi berneriana di sovietismo, comu-
nalismo e sindacalismo sfociava nelleclettismo. La sua
logica portava ad una propositivit m oderata perch
Berneri, nel tentativo di conciliare le opposte istanze di
un programma concreto con i principi ideologici della
pluralit, era costretto a dare ad ogni tendenza il pro
prio spazio. Ne discendeva che ogni estremismo dottri
nario era escluso a priori. Per Berneri bisognava adatta
re (e a volte anche piegare) il programma anarchico alle
condizioni storiche date, modellandolo secondo le tradi
zioni e le caratteristiche di ogni paese come aveva ben
precisato durante il dibattito internazionale sui compiti
dellanarchismo (66). Occorreva partire dalla elementare
constatazione che i problemi sono quelli che sono ri
solvibili nel quadro di una data m aturit politica e mo
rale, di un dato complesso di economici fattori obietti
vi (67) che, insomma, il calcolo di ogni strategia un
calcolo di forze (68). Nel caso italiano il terreno speci
fico risultava quello comunalista e federalista, gi tenuto
presente da alcune correnti del risorgimento (69). I pi
lastri principali erano dunque il comune, i consigli ope
rai e contadini, le strutture tecniche del sindacato, o-
vunque articolati secondo un autonomismo federalistico.
Lo scopo fondamentale di questa ampia integrazione do
veva essere lidentificazione della societ politica con la
societ civile, fino allassorbimento della prim a nella se
conda (per cui si deve dire che Berneri gi fuori da
quella tradizione socialista che propugna il superamento
(65) C. BERNERI, S ovietism o, anarchism o..., pp. 119-120.
(66) C. BERNERI, R isp o sta ad una con su ltazione su i co m p iti
im m ed ia ti e fu tu ri d e llanarchism o, La Revue Internationale
Anarchiste, (Paris), 15 gennaio 1925.
(67) C. BERNERI, S ovietism o, anarchism o..., p. 119.
(68) C. BERNERI, Per un program m a..., p. 97.
(69) C. BERNERI, Carlo C attaneo federalista, Studi Sociali,
(Montevideo-Buenos Aires), 4 maggio, 15 agosto, 20 novembre 1936,
ora in ID., Carlo C attaneo federalista, Pistoia 1970.

100
della politica attraverso la semplice emergenza del socia
le). Entro questo quadro generale di societ libertaria
era ovviamente impossibile il prevalere di un unico indi
rizzo economico. Dovevano pertanto coesistere u n eco
nomia socialista e uneconomia liberale senza nulla
concedere a forme demagogiche di assistenzialismo pa
rassitario, visto che il socialismo non era riuscito co
munque ad elaborare una reale e credibile teoria della
socializzazione (70). Il risultato era il mantenimento del
la piccola propriet (71), con il conseguente impedimen
to delle requisizioni forzate della citt verso la campa
gna (72), lapertura, a dispetto del mito industrialista,
di un indirizzo ruralistico (73) (non in contrasto per
con lo sviluppo industriale). Inoltre il programma della
transizione doveva contemplare la ragionevole concilia
zione tra una concezione ludica del lavoro con la disci
plina imposta dalle esigenze razionalizzanti (74), oppo
nendosi, con la rivendicazione di una nuova etica intesa
a dare dignit alla figura del lavoratore, sia alla massifi
cazione taylorista, sia allutopia di unabolizione totale
del lavoro e della fatica (75). Lavvicinamento alla socie-

(70) C. BERNERI, La socializzazione, Pensiero e Volont,


(Roma), 1 settembre 1924, ora in C. BERNERI, P ietrogrado 1917...,
p. 65; ID., Il lavoro inutile, Germinai, (Chicago), 1 marzo 1928.
(71) C. DA LODI [C. BERNERI], I p ro b le m i della produ zion e
com unista, Volont, (Ancona), 1 luglio 1920; ID., R epubblican e
sim o sociale anarchism o. In m argine alla polem ica Ansaldi-Mala-
testa, Umanit Nova, (Roma), 16 aprile 1922; ID., La piccola p ro
p riet rurale e gli anarchici, Guerra di classe, (Bruxelles), di
cembre 1931.
(72) C. DA LODI, [C. BERNERI], I pro b lem i della rivoluzione.
I ra p p o rti tra le c itt e le cam pagne, Volont, (Ancona), 1 di
cembre 1919; ID., C itt e cam pagne nella rivoluzione italiana,
La lotta umana, (Parigi), 8 e 22 marzo 1928, ora in ID., P ietro
grado 1917..., pp. 100-108.
(73) C. BERNERI, E l problem a de la revolucin en tre la ciu
dad y el cam po, Tierra y Libertad, (Barcellona), 13, 20 e 27
marzo 1937.
(74) C. BERNERI, Il lavoro attraen te, LAdunata dei Refrat
tari, (New York), 19 e 26 settembre, 3, 10, 17, 24, 31 ottobre,
7 e 14 novembre 1936, ripubblicato in ID., Il lavoro a ttra en te, Gi
nevra 1938, si vedano specialmente le pp. 17, 20, 27, 35.
(75) C. BERNERI, La coltura professionale, Germinai, (Chi
cago), dicembre 1926; ID., La coltura professionale, Guerra di
classe, (Bruxelles), 8 aprile 1931. Ma cfr. pure ID., Il co n cetto
biblico della fatica e II con cetto cristian o del lavoro, LAdunata

101
t libertaria avrebbe dovuto infine essere completato
dal sostegno anarchico ad una minima legislazione pena
le (76), senza la quale non sarebbe stata possibile la
ripresa immediata della vita civile allindomani della vit
toria rivoluzionaria.

ANCORA SUL PROTAGONISMO DEL MOVIMENTO


ANARCHICO
Come si vede, Berneri attento alla formulazione di
un programma aperto e possibilista, alla delineazione di
un criterio metodologico pi che alla individuazione di
obiettivi precisi. E so p ra ttu tto ancora pi a tten to a
che lanarchism o non rim anga tagliato fuori dal gioco
politico a causa del suo estrem ism o ideologico. In tutti i
casi egli non crede allideologia come mitizzazione dei-
genio collettivo immanente alla rivoluzione, quel genio
che gli spontaneisti chiamano iniziativa popolare
(77). Il pessimismo verso l'automatismo solidaristico lo
porta cos ad una incertezza teorica per quanto attiene i
compiti del movimento anarchico nel processo rivolu
zionario. Questa incertezza dovuta anche al timore di
spingersi troppo avanti nel processo di revisione con il
risultato di non essere assolutamente pi seguito e ca
pito. In effetti su questo punto Berneri trova forti con
trapposizioni, a met degli anni '30, sia tra i propugna
tori dello spontaneismo, sia tra i difensori di una linea

dei Refrattari, (New York), rispettivamente 21 aprile e 26 mag


gio 1934, ora ripubblicati con altri scritti inediti in ID., Il cristia
nesim o e il lavoro, Genova 1965, cfr. specialmente le pp. 28-38.
(76) Essendo impossibile abolire completamente carceri e tri
bunali, gli anarchici non mostrerebbero pi intelligenza politica
spingendo il popolo a conservare indipendenti dagli organi cen
trali governativi la polizia e la magistratura comunali?. C. BER-
NERI, Il p roblem a della delinquenza e della crim in alit, La lot
ta umana, (Parigi), 12 e 26 luglio, 12 e 30 agosto, 15 settembre
1928. Gi precedentemente aveva affermato che Un minimo di
diritto penale necessario come un minimo di autorit e ci
perch credo che lidea di giustizia sia nel popolo, ma non cre
do alla giustizia popolare, intesa come giustizia di folle. C. BER-
NERI, Il d iritto penale nella rivoluzione, Umanit Nova, (Ro
m a), 26 agosto 1921.
(77) C. BERNERI, Per un program m a..., p. 98.

102
pi organizzativa.
Il problema, ancora una volta tutto politico, concer
neva i seguenti interrogativi: gli anarchici devono eserci
tare unegemonia nel corso della rivoluzione, qualora ne
abbiano la forza politica? Il sistema dei soviet, delle as
semblee comunali, delle iniziative sindacali, sono lunica
strada della transizione? Sono, insomma, le uniche for
me sociali possibili della libert o sono lespediente tec
nico offerto da una data contingenza storica?
A tali domande Berneri risponde con poca chiarezza
e convinzione. Da un lato sembra incline a fissare lazio
ne anarchica su una specifica direttiva allo scopo di
porre i suoi militanti in una posizione di superiorit
strategica: in polemica con il socialista liberale Carlo
Rosselli e con lanarchico Umberto Consiglio, egli infat
ti rivendica per lanarchismo un programma proprio
(78). Dallaltro per non completamente sicuro di ci
perch, come anarchico, gli ripugna sia imprigionare i
propri obiettivi entro ununico schema, sia far assumere
allanarchismo una posizione di guida (gli anarchici,
ricorda, non devono essere tentati da ottiche parabol
sceviche (79)). E costretto cos a riconoscere, sotto lin
calzare delle obiezioni di segno spontaneistico (80), che il
sovietismo, precedentemente definito sulla scia di Kro-
potkin unidea meravigliosa (81), solo un momento
della fase di transizione, per cui resta inteso che gli a-
narchici lo considerano un sistema transitorio e supe
rabile, e che non esiteranno a porsi contro di esso

(78) C. BERNERI, Gli anarchici e G.L., Giustizia e Libert,


(Parigi), 6 dicembre 1935, ora in C. BERNERI, P ietrogrado 1917...,
p. 165.
(79) C. BERNERI, La pre-anarchia, LAdunata dei Refrattari,
(New York), 17 settembre 1932. Il saggio di Berneri si riferiva
allopuscolo di Randolfo Velia: UNO DELLA TRIBU' [R. VELLA],
Preanarchia, Lugano 1931 dove erano esposte queste tesi.
(80) Esse venivano soprattutto da parte degli anarchici che si
riconoscevano nellAdunata dei Refrattari di New York, il cui
redattore, Max Sartin, scese in aperta polemica con Berneri. Un
suo intervento ora riportato in C. BERNERI, P ietrogrado 1917...,
pp. 122-127. Pagine che trattano questa contrapposizione in F.
MADRID, Un anarchico italiano..., pp. 266-275.
(81) C. BERNERI, Il federalism o di P ietro K rop o tk in , Fede!,
(Roma), 8 e 22 marzo 1925, ora in C. BERNERI, P ietrogrado
1917..., p. 89.

103
quando lo vedessero degenerare in strumento di ditta
tura e di accentramento (82).
Era unincertezza dovuta alla mancanza di chiarezza
circa il ruolo assegnato agli strumenti di transizione. Il
nodo teorico del protagonismo si manifestava nella sua
vera natura: il senso, lo scopo, la scienza di una funzio
ne politica anarchica in grado di salvare lanarchismo
dal suo stesso estrem ism o, impedendo nel contempo che
la sferzata di realismo dissolvesse la forza trainante
dell'utopia. La politica stava cos come problema centra
le della difficile coniugazione volta a mettere daccordo
il fascino del mito con levidenza della necessit (83).
Ad esempio, afferma che gli anarchici devono lavorare
affinch il sovietismo rimanga un sistema essenzial
mente amministrativo e non diventi un organismo poli
tico, ma subito dopo scrive che questi obiettivi sono
puramente politici per cui va implicitamente inteso che
la rivoluzione sociale pu proporsi molto di pi (84). E
ancora: tutti noi militanti siamo certi del ruolo auto
nomo e di primo piano dell'anarchismo nella rivoluzione
italiana. Le linee di questo ruolo sono state tracciate e
se non hanno assunto il carattere di un programma po
litico presentabile come sintesi delle nostre aspirazioni
sociali e delle nostre concezioni rivoluzionarie anzitut
to perch la funzione storica dell'anarchismo inconci
liabile da molti lati con la necessit di un attuale suc
cesso politico. Insufficienza contingente la nostra che non
specifica, essendo comune a tutti i movimenti essen
zialmente umanistici, basati su categorie morali e per
meati da una mistica (85). Sono, quasi inutile sottoli
nearlo, affermazioni contradditorie: se la natura della
narchismo umanistica, perch affermare che linsuffi
cienza politica contingente? Eliminando defintivamen-
te la contingenza, non si mette forse in gioco la natura
stessa dell'anarchismo (trasformazione da movimento e-
tico-umanistico a movimento politico)?
(82) C. BERNERI, Sovietismo, anarchismo..., p. 122.
(83) C. BERNERI, La socializzazione, Pensiero e Volont,
(Roma), 1 settembre 1924, ora in ID., Pietrogrado 1917..., p. 68.
(84) C. BERNERI, Sovietismo, anarchismo..., p. 121, 122.
(85) C. BERNERI, Gli anarchici..., p. 162.
104
IL PROBLEMA DELLASTENSIONISMO ELETTORALE
In effetti Berneri era perfettamente consapevole del
lintricata matassa che stava alla base della questione
politica. Ci si rivela ancora pi evidente quando af
fronta il problema dellastensionismo elettorale a ri
dosso della delicata situazione createsi in Spagna per le
elezioni del febbraio 1936. Qui si vede come attraverso
tale problema egli evidenzi non soltanto tali diffi
colt, ma anche come ritorni su quella divisione tra giu
dizi di fatto e giudizi di valore che abbiamo gi visto
operante per quanto attiene alla differenza tra politica
ed economia. Infatti se in questo ambito la politica era
stata correlata a un giudizio di valore e leconomia a un
giudizio di fatto (con la conseguenza, come abbiamo vi
sto, che veniva teorizzata uneconomia possibilista quale
strategia percorribile per la fase di transizione), ora
questa divisione viene spostata allemergenza propria
della politica intesa nella sua accezione classica, vale a
dire come gioco dei rapporti di forza e di potere. Si ha
cos una sorta di capovolgimento nel senso che adesso i
guidizi di fatto sono legati alla contingenza politica e i
giudizi di valore alla strategia rivoluzionaria. Il ruo
lo assunto prima dalleconomia rispetto alla politi
ca assunto ora dalla politica rispetto alla rivoluzione.
Berneri affronta largomento ponendo questa do
manda centrale: lastensionismo un dogma tattico che
esclude qualsiasi eccezione strategica? (86) (non occorre
sottolinare che egli usa qui i due termini nel senso e-
sattamente contrario al significato che noi oggi diamo ai
medesimi). Vale a dire: possibile che gli anarchici pos
sano fare qualche eccezione tattica rispetto ad una stra
tegia di fondo che rimane rivoluzionaria? A suo giudizio
non solo possibile, ma doveroso. Gli anarchici devono,
per lappunto, distinguere ci che appartiene alla con
tingenza da ci che proprio dellideologia. E porta
questo esempio a scopo dimostrativo: Mi trovo asser-
(86) C. BERNERI, Astensionismo e anarchismo, LAdunata
dei Refrattari, (New York), 25 aprile 1936, ora in ID., Com piti
nuovi del movim ento anarchico, Livorno 1955, p. 21-22. Sulla po
lemica elettorale si veda ancora il lavoro di F. MADRID SAN-
TOS, Un anarchico italiano..., pp. 276-282.
105
ragliato in casa, assediato da una turba di fascisti che
gridano: A morte! Accorrono i carabinieri che cercano
di impedire agli assedianti di sfondare la porta di casa
mia. Sarebbe idiota e pazzesco che mi mettessi, dalla
finestra, a sparare su quei carabinieri. Se agissi cos
compirei un enorme errore strategico (87) (ancora una
volta qui si deve intendere errore tattico).
Lesempio significativo. Berneri vuol dimostrare che
non bisogna vedere con occhi ideologici il flusso della
contigenza, che non si pu quindi schematizzare i rap
porti e semplificare i processi (88), riducendo la realt
sotto il solo dominio di un criterio etico. Deve dunque
essere fatta una distinzione nello stesso concetto di
rappresentanza, perch soltanto quando questa assume
forme che fanno del rappresentante Un'autorit e non
il mandatario esecutivo della volont degli elettori,
che lastensionismo per gli anarchici diventa una que
stione di principio (89). Viceversa esso non ha pi al
cuna ragione di esistere in una democrazia propriamen
te detta, sistema nel quale il popolo delega le varie fac
cende di interesse generale a dei tecnici, riservandosi di
destituirli e destituendoli quando ci occorra (90). In
tutti i casi la realt va considerata in un quadro strate
gico pi ampio, dove doveroso trovare spazi per un
opportunismo tattico e per unazione pi dinamica e
spregiudicata. Berneri in conclusione intende distinguere
quella che, a suo giuidizio, la semplice contingenza del
lesercizio politico-elettorale, da una pi generale valuta
zione ideologica sul sistema della rappresentanza.
La critica allastensionismo anarchico (da lui defi
nito anche cretinismo e semplicismo astensionista),
implica cos una valenza assai pi complessa perch la
riflessione berneriana deve essere vista come logica ri
sposta al crollo dei regimi liberali e democratici e
allavvento dei totalitarismi: Il movimento anarchico
(87) C. BERNERI, Astensionismo, anarchismo..., p. 13.
(88) C. BERNERI, Per finire, LAdunata dei Refrattari, (New
York), 27 giugno 1936, ora in ID., Compiti nuovi..., p. 27.
(89) C. BERNERI, El abstencionismo electorale. La toma y el
ejercicio del poder (polemica), Mas Lejos, (Barcellona), 16 apri
le 1936.
(90) C. BERNERI, Per finire..., p. 31.
106
stato gravemente colpito da crollo del liberalismo l do
ve esso contava maggiori forze numeriche e cultuali co
me in Argentina, nel Brasile, in Spagna, in Italia, ecc.
(91). Pertanto rispetto ad un estremismo che finiva di
fatto con laccomunare fascismo e democrazia in un
momento in cui questa si riduceva in Europa soltanto
alla Francia e allInghilterra, egli scende in diretta ed
aspra polemica. Un senso della misura deve penetrare
nella mentalit anarchica. Alla teoria del tanto peggio
tanto meglio bisogna sostituire quella del meglio il
male attuale che uno peggiore, per cui storicamente
meglio Bruening che Hitler, meglio Giolitti che Mussoli
ni, meglio Lenin che Stalin, e via di seguito (92). La
vittoria delle sinistre nelle elezioni spagnole del febbraio
del 1936, dovuta alla partecipazione delle masse anarchi
che aderenti alla CNT, un esempio di questo male mi
nore. Le elezioni si erano presentate al proletariato ibe
rico sotto questo univoco dilemma: o fascismo o socia
lismo per cui era inevitabile domandarsi: Che cosa
dovevano fare i dirigenti della CNT? (93). Essi, in
quanto membri del sindacato, hanno fatto bene a non
alimentare la campagna astensionista lasciando alla Fe
derazione Anarchica Iberica tale compito. Il risultato
stato che il trionfo elettorale delle sinistre ha avuto un
effetto tonico notevole sulle grandi masse (94) a con
ferma della possibilit di uno sfruttamento spregiudica
to della contingenza. Si deve dunque concludere che
non esercitare un diritto perch concesso dallo Stato,
non creare una situazione migliore dallattuale perch se
ne vorrebbe una migliore di quella conseguibile, vale
fossilizzare la nostra azione politica (95).

(91) C. BERNERI, Discussione sul federalismo e lautonomia,


Giustizia e Libert, (Parigi), 27 dicembre 1935, ora in C. BER
NERI, Pietrogrado 1917..., p. 169.
(92) C. BERNERI, Per finire..., p. 28.
(93) C. BERNERI, Le elezioni di Spagna e noi, LAdunata dei
Refrattari, (New York), 9 maggio 1936.
(94) C. BERNERI, Le elezioni..., p. 25.
(95) C. BERNERI, Per finire..., p. 30.
107
LA CONVERGENZA DEI TOTALITARISMI: LA NATU
RA DEL FASCISMO E DEL COMUNISMO
Come si vede, la questione elettorale era naturalmen
te un modo indiretto di agitare la questione politica del
male minore. A sua volta essa implicava quella del
protagonismo anarchico e degli impliciti rapporti di
potere con le altre forze in campo. Prima di tutto con le
pi avverse: il comuniSmo e il fascismo. Si trattava di
comprendere la loro natura in rapporto a quella del
lanarchismo.
Il fascismo, a giudizio di Berneri, stato l'arma del
la borghesia. Ci dimostrato dal fatto che per istitu
zionalizzarsi come potere ha rinunciato alliniziale pro
gramma rivoluzionario (96). Il fascismo non , come
scrive Croce, una rottura rispetto al precedente regime
monarchico-costituzionale. Lo dimostra la sua inquisi
zione giudiziaria e poliziesca che si riallaccia, senza rot
ture, ai sistemi e modi pseudo costituzionali dei passati
regimi (97). Vi dunque, per Berneri, una continuit
tra lItalia liberale e lItalia fascista. Il giudizio che egli
d su Giolitti e la sua politica , a questo proposito,
illuminante. Berneri comprende il senso della mediazio
ne dello statista piemontese, ma non riesce a storicizzar
ne fino in fondo tutto il significato politico. Egli indi
vidua nel giolittismo il tentativo di compromesso tra il
reazionarismo e il liberalismo, tra lo Stato e il mo
vimento operaio, cos come intuisce le necessit storiche
(96) C. BERNERI, Mussolini e il bolscevismo, Germinai,
(Chicago), giugno 1927. Ma cfr. pure ID., Benito I, Ras dei Ras
e Mussolini: da pseudo duce della Settimana Rossa a fondatore
del Popolo dItalia, Germinai, (Chicago), rispettivamente 2
gennaio e 1 aprile 1927. Nel 1935 scriver: (...) prima che la bor
ghesia licenzi Mussolini (...). Camillo Berneri ad Osvaldo Mara
viglia (lettera non datata, ma 1935), ora in ID., Epistolario inedi
to..., voi. I, p. 27.
(97) C. BERNERI, M agistratura e Governo in Italia, in Alma
nacco libertario pr vittime politiche per lanno 1929, Ginevra
1929, p. 33. Ma si vedano pure ID., Le sconfitte e la vittoria del
fascismo e II governo fascista e la plutocrazia, Umanit Nova,
Brooklyn, (N.Y.), rispettivamente 1 novembre e 27 dicembre 1924.
Scrivendo in difesa di Sacco e Vanzetti affermer che il capita
lismo e il governo degli Stati Uniti sono i banchieri della rea
zione europea. C. BERNERI, La tragedia mondiale, Germinai,
(Chicago), 15 settembre 1927.
108
che portano Giolitti al potere; coglie, infine, il rapporto
speculare tra Giolitti e il socialismo riformista (Giolitti:
il Pio IX del socialismo, Giolitti: vero segretario del
partito socialista (98)). Per, demonizzando oltre misura
il gioco della mediazione fino a vederne un machiavel
lismo, non comprende la tragedia del liberalismo, non
capisce cio che questa mediazione era il frutto di una
debolezza e non di una forza. Berneri denuncia giusta
mente lo statista piemontese quale balio del fascismo,
quale apprendista stregone che credette, col fascismo,
prima di servirsene e poi di liquidarlo (99), ma non af
ferra il senso della strumentalizzazione giolittiana che
non era una scelta, ma una tragica necessit. Tutto que
sto dimostra che l'anarchico italiano fu lontano dal ca
pire la natura socioeconomica del potere nato nel 1922
(100). Tuttavia, quando analizza il regime sotto il profilo
della psicologia e della mobilitazione politica delle mas
se, evidenzia completamente la differenza che separa ta
le regime dalla democrazia liberale.
E qui che viene colta la peculiarit del totalitarismo:
la sua capacit demagogica, quel trionfo dellirraziona
le, quelleclisse completa dell'intelligenza che caratte
rizza nazismo e fascismo, come dimostrato, ad esempio,
dalla psicosi collettiva del mito ariano (101). Qui, in
somma, Berneri va al cuore del problema: il fascismo e
il nazismo sono regimi reazionari di massa la cui base
culturale data da una sorta di romanticismo sanfedi
sta (102), per cui la violenza e lindiscriminato autorita-
(98) C. BERNERI, La crisi del partito socialista, Il Liberta
rio, (La Spezia), 25 maggio 1921.
(99) C. BERNERI, Giolitti, La lotta umana, Parigi, 30 agosto
1928. Questo saggio riprendeva e ampliava giudizi gi espressi
precedentemente: ID., La politica della volpe di Dronero e La po
litica del ministro della malavita, Umanit Nova, Milano, rispet
tivamente 26 e 27 ottobre 1920.
(100) Cfr. per questo L. LANZA, Elem enti tecnoburocratici
dell'economia fascista, Interrogation, (Paris), n. 5 (dicembre
1975), pp. 59-87.
(101) C. BERNERI, El delirio racista, Buenos Aires 1935,
pp. 20-24; LORSO [C. BERNERI], Una crociata contro l'intelli
genza, in Almanacco libertario pro vittime politiche per lanno
1934, Ginevra 1934, pp. 46-48.
(102) C. BERNERI, Il romanticismo sanfedista, Pensiero e
Volont, (Roma), 15 giugno 1924.
109
rismo di cui sono pervasi non possono essere imputati
alla classe capitalistico-borghese. Il mito dellimpero, la
mistica nazionalsocialista, il delirio razzista, documenta
no una follia collettiva. E tutta la Germania che sta
delirando (103), gran parte dellItalia che si riflette
nella biografia del duce (104).
Lidentit tra masse e totalitarismo vale in sostanza
pure per il comunismo, anche se questo nasce da
unonda rivoluzionaria. La natura del comunismo si rica
va per Berneri leggendo senza sottigliezza metafisiche
leffettivit storica dello stalinismo, approdo del tutto
logico del leninismo: Lo stalinismo non che la risul
tante dellimpostazione leninistica del problema politico
della rivoluzione sociale. Scagliarsi contro gli effetti
senza risalire alle cause, al peccato originale del bolsce
vismo (dittatura burocratica in funzione di dittatura del
partito) vale semplificare arbitrariamente la catena ca
suale che dalla dittatura di Lenin giunge a quella di
Stalin senza profonde soluzioni di continuit (105). A
sua volta il leninismo la conclusione inevitabile del
marxismo perch la sua posizione di fronte allo Stato
coincide esattamente con quella assunta da Marx e da
Engels, quando si interpreti lo spirito degli scritti di
questi ultimi senza lasciarsi ingannare dallequivocit di
certe formule (106). E vero che il socialismo marxista
si presenta alle sue origini come una dottrina non stato
latra (107), per essa va giudicata sulla base dei suoi
risultati reali. Questi sono dati dal socialismo realizzato
in Russia dove abbiamo unoligarchia dittatoriale. LUf
ficio Politico del Comitato Centrale domina il partito
(103) C. BERNERI, El delirio racista..., p. 68.
(104) Certo, il fascismo una politica di schiacciamento delle
forze operaie, per tutta la situazione italiana ha portato alla
dittatura, ha determinato le successive fasi del fascismo (...).
Mussolini non che un attore della tragedia italiana. C. BER-
NERI, Mussolini, gran actor, Valencia 1934, ora in ID., Mussolini
psicologia di un dittatore, a cura di Pier Carlo Masini, Milano
1964, pp. 83-84.
(105) C. BERNERI, Lo Stato e le classi, Guerra di classe
(Barcellona), 17 ottobre 1936.
(106) C. BERNERI, Abolizione ed estinzione dello Stato, Guer
ra di classe, (Barcellona), 24 ottobre 1936.
(107) C. BERNERI, Il marxismo e lestinzione dello Stato,
Guerra di classe, (Barcellona), 3 ottobre 1936.
110
comunista russo che a sua volta domina l'URSS. E que
sto perch chi dice Stato proletario dice capitalismo
di Stato, chi dice dittatura del proletariato dice dit
tatura del partito comunista (108).
Con lindividuare nellURSS un capitalismo di Sta
to, Berneri dimostrava di non aver compreso appieno
la natura socioeconomica dello Stato totalitario, fonda
to, nel caso del bolscevismo, sulla tecnoburocrazia (109).
Va detto comunque che egli individua lessenziale del
potere comunista. Questo nasce dalla dittatura del parti
to legittimata dalla dittatura del proletariato. Tale ori
ginario concetto marxista formula dimperialismo
classista (110) perch si basa sulla pretesa funzione li
beratrice della lotta di classe, mentre, in pratica, questa
lotta si risolve in una realt corporativa la quale genera
il mito nefasto delloperaiolatria, a sua volta idoneo
strumento demagogico dei capi rivoluzionari. Vi per
tanto una stretta correlazione tra la mitizzazione della
classe e la mitizzazione del suo interprete: il partito.
Ne risulta cos unanalogia fra il totalitarismo fasci
sta e quello comunista. Come il mito della razza unifica
in chiave nazionale il nazismo, perch porta tutti i tede
schi su un piano di uguaglianza mentre nel contempo li
rende diseguali rispetto agli altri popoli (di qui un inevi
tabile imperialismo) (111) , cos il mito della classe unifi
ca in chiave internazionale il comuniSmo con la conse
guenza che sul piano classista (vengono riprodotte)
quelle generalizzazioni che nel campo nazionalista hanno
nome xenofobia (112). In entrambi i casi siamo di fron
te ad una riduzione-generalizzazione, vera fonte vitale
della demagogia totalitaria. E questa demagogia, dun
que, la chiave di spiegazione della nuova realt storica.
Essa data dal fatto che la caratteristica dei regimi
reazionari di destra comune anche ai regimi rivoluzio-
(108) C. BERNERI, Abolizione ed estinzione dello Stato, Guer
ra di classe, (Barcellona), 24 ottobre 1936.
(109) Rimando al mio Berneri di fronte allo stalinismo, in
Atti del Convegno..., pp. 49-60.
(110) C. BERNERI, Umanesimo e anarchismo, LAdunata dei
refrattari, (New York), 22 e 29 agosto 1936, ora in ID., Pietrogra-
do 1917..., p. 195.
(111) C. BERNERI, El delirio racista..., p. 24.
(112) C. BERNERI, Umanesimo e anarchismo..., p. 187.
I li
nari di sinistra. Il comunismo si ritrova nello stesso
piano demagogico proprio in rapporto alla psicosi col
lettiva dovuta allemergenza storica della politicizzazione
delle masse. Questo protagonismo ha portato gli operai
e i contadini nella trincea della rivoluzione sociale, ma
va riconosciuto che la mobilitazione degli oppressi non
stata altro che l'effetto distorto della demagogia tribu
nizia dei loro capi, dellirresponsabile esaltazione che
questi hanno fatto di una pretesa capacit rivoluzionaria
del popolo fino ad istituire con esso un perverso rappor
to gregaristico-autoritario. Ad un anno dalla presa fa
scista del potere, Bemeri aveva gi scritto con grande
lucidit: I capi, per dominarla, servirono la massa
(113). Le masse si sono dunque politicizzate, tuttavia
aumentata contemporaneamente la loro ricettivit de
magogica. Il risultato di tale commistione stato, per
lappunto, il fascismo/comunismo: che grandi masse
proletarie siano passate dalle bandiere rosse ai gagliar
detti neri un fatto che dimostra, indiscutibilmente,
limpreparazione politica della classe operaia (114.) So
prattutto dimostra che lorigine comune del fascismo e
del comunismo viene da una equivalenza dovuta alla
comune mobilitazione demagogica delle masse: Musso
lini duce perch si gridava: Verr Lenin. La fiducia nel
liberatore crea il tiranno (115). A met degli anni 30 la
convergenza ormai indiscutibile. I militanti bolscevichi
e i militanti nazisti usano uguali tecniche di propaganda
(116), la politica estera di Mosca di fatto confluente
con quella di Berlino, la Terza Internazionale ha tradito
quella rivoluzione mondiale per la quale era nata, por
tando il movimento operaio alla disfatta (117). Inoltre
fascismo e comunismo partecipano entrambi di un mito:
(113) C. BERNERI, II fascismo, le masse, i capi, Studi politi
ci, (Roma), giugno 1923, ora in ID., Mussolini psicologia..., p. 92.
(114) C. BERNERI, Il fascismo..., p. 87. Sul rapporto simbioti
co, per quanto riguarda lItalia, tra fascismo e comunismo, ri
mando alla fondamentale opera di D. SETTEMBRINI, Fascismo
controrivoluzione imperfetta, Firenze 1978.
(115) C. BERNERI, Considerazioni inattuali, in Almanacco so
ciale illustrato per il 1925 ora in ID., Mussolini psicologia..., p. 98.
(116) C. BERNERI, Pensieri e battaglie..., p. 114.
(117) C. BERNERI, Mosca e Berlino, Studi sociali, (Monte-
video-Buenos Aires), 10 settembre 1933.
112
il feticcio statolatra (118) perch leconomia corpora
tiva non in sostanza tanto lontana dalla pianificazione
sovietica. Ma soprattutto ci che accomuna fascismo e
comuniSmo la negazione radicale dell'individuo. Pecu
liarit del totalitarismo significa infatti identificazione
in un tutto onnipervasivo, vale a dire il predominio as
soluto di unentit collettiva sia che essa assuma le vesti
della classe, sia quelle della razza. Lesempio pi a-
berrante, ma anche pi significativo, rintracciabile nel
rifiuto che alcuni ebrei fanno d se stessi sotto lincalza
re della propaganda razziale. Il fenomeno dellebreo an
tisemita spiegato in base ad un complesso di infe
riorit che cerca di sfuggire a se stesso con una rimo
zione. La resistenza a questa protesta genera lodio anti
semita. Lamore di ci che si vorrebbe essere (amore
nato dal disprezzo di se stessi) determina lodio verso ci
che si . Ma poich non si ha odio verso se stessi, si
arriva ad odiare coloro che sono ci che non si vorrebbe
essere (119).
E interessante osservare come lutilizzazione di cate
gorie psicologiche permetta a Berneri di elaborare un
modello interpretativo che va oltre il fatto specifico. La
negazione di se stessi, attraverso una identificazione col
lettiva, un tipico processo mentale prodotto dalla for
ma totalitaria, comune anche al comuniSmo. Possiamo
cos assistere ad effetti opposti, collaterali o diversi.
Basti pensare a quello che avverr qualche anno dopo
con i processi di Mosca, dove avremo imputati che con
fessano colpe inesistenti e che riterranno giusto ci che
lo Stato-partito infligger loro!
(118) C. BERNERI, La vergognosa di Pisa, LAdunata dei Re
frattari, (New York), 16 febbraio 1934, ora in ID., Pietrogrado
1917..., p. 143.
(119) C. BERNERI, Le Juif anti-semite, Paris s.d. [ma 1934],
p. 16. Sulla ricerca psicoanalitica di Berneri cfr. le osservazioni
di P.C. MASINI, Berneri Freud e Leonardo, in appendice a C.
BERNERI, Le Lonard de Freud, Pistoia 1981, pp. 42-47. Lo scopo
di questo studio, dove venivano prese in considerazione le posi
zioni di Weininger, Disraeli e Marx, era quello di stabilire una
netta distinzione tra antiebraismo e antisemitismo. Per Berneri
luno si riferiva alla tradizione filosofico-religiosa, laltro alla
razza. Ne discendeva che Il rifiuto della religione ebraica non
porta allantisemitismo, cio non porta al razzismo. C. BERNERI,
Le Juif..., p. 89.
113
LA NATURA DELLANARCHISMO E LE POSSIBILI
ALLEANZE DEL MOVIMENTO ANARCHICO
Ora, di fronte a questa nuova realt, qual il posto e
il ruolo del movimento anarchico? A questa domanda
Berneri risponde individuando la natura ideologica e
storica dellanarchismo. Storicamente lanarchismo si
affermato nettamente e costantemente in ogni paese
come corrente socialista e come movimento proletario.
Ma lumanesimo si affermato nellanarchismo come
preoccupazione individualista di garantire lo sviluppo
delle personalit e come comprensione, nel segno di e-
mancipazione sociale, di tutte le classi, di tutti i ceti,
ossia di tutta lumanit (120). Il rivoluzionario uma
nista consapevole della funzione evolutiva del proleta
riato, con il proletariato perch questa classe oppres
sa, sfruttata ed avvilita, ma non cade nellingenuit po
pulista di attribuire al proletariato tutte le virt e alla
borghesia tutti i vizi (121). Soprattutto Il giochetto di
chiamare proletariato i nuclei di avanguardia e le eli-
tes operaie un giochetto da mettere in soffitta. Una
civilt operaia, una societ proletaria, una dittatu
ra del proletariato: ecco delle formule che dovrebbero
sparire. Non esiste una coscienza operaia come tipico
carattere psichico di unintera classe; non vi radicale
opposizione tra coscienza operaia e coscienza borghese
(...) loperaio ideale del marxismo e del socialismo un
personaggio mitico. Appartiene alla metafisica del ro
manticismo socialista e non alla storia (122). Si deve
dunque concludere che La rivoluzione sociale, classista
nella sua genesi, umanista nei suoi processi evolutivi
(123).
Ancora una volta, Berneri applica la distinzione tra
giudizi di fatto e giudizi di valore. La natura storica
dellanarchismo da individuarsi nella sua origine socia
le (come corrente socialista e come movimento proleta
rio). La natura ideologica da rintracciare nei fini che
essa persegue i quali trascendono completamente la sua
(120) C. BERNERI, Umanesimo e anarchismo..., pp. 194-195.
(121) C. BERNERI, Umanesimo e anarchismo..., p. 188.
(122) C. BERNERI, Loperaiolatria, Brest 1934, pp. 4, 8.
(123) C. BERNERI, Umanesimo e anarchismo..., p. 196.
114
nascita (Ma lumanesimo si affermato nellanarchismo
come preoccupazione di garantire lo sviluppo (...) di tut
ta lumanit). Alla natura storica si deve dunque appli
care un giudizio di fatto, alla natura ideologica un giu
dizio di valore. Luna non pu condizionare laltra (la
rivoluzione sociale classista nella sua genesi umanista
nei suoi processi evolutivi). Lanarchismo deve essere
considerato un processo storico che si libera continua-
mente di vecchie teorie e si appropria di nuove acquisi
zioni scientifiche, tanto che potrebbe essere a sua volta
considerato un giudizio di fatto rispetto allanarchia
concepita come un giudizio di valore: Chi crede alla
possibilit dellanarchia come sistema politico anarchi
co, qualunque siano le sue vedute strategiche, qualunque
siano le sue riserve sulle realizzazioni massime della
societ futura (124).
Con queste puntualizzazioni Berneri sigilla significa
tivamente il suo processo revisionistico. Con lui abbia
mo la definitiva consapevolezza del compimento della
narchismo come puro anarchismo, come ideologia libe
rata dalle sue precedenti componenti socialiste e operaie
e approdata finalmente ad un respiro umanistico-univer-
sale. Lanarchia un puro giudizio di valore che pu
coniugarsi di volta in volta con un processo storico rivo
luzionario (lanarchismo), che a sua volta pu essere
sostanziato da varie contingenze la pi importante delle
quali rimane ovviamente, in una societ capitalista, la
lotta tra capitale e lavoro. Con questa esplicitazione egli
porta a piena maturazione il lascito teorico del suo pi
grande maestro, Errico Malatesta. Quello che Malatesta
era venuto teorizzando in un momento in cui il movi
mento anarchico era ancora parte integrante del movi
mento operaio e socialista, diviene adesso, con la soffer
ta revisione berneriana, una strada teorica senza ritorno.
Il contesto storico radicalmente mutato per loggettiva
convergenza totalitaria del comunismo/fascismo e Ber
neri non pu non Drendere atto di questa svolta.
Partendo da tale situazione egli intende situare in
modo preciso il movimento anarchico nel contesto del
(124) C. BERNERI, Per finire, L'Adunata dei Refrattari,
(New York), 25 aprile 1936.
115
momento. Il problema fondamentale era quello di man
tenere una linea rivoluzionaria senza cadere in tentazioni
populiste o demagogiche. Era una posizione che aveva
gi precedentemente delineato rispetto al progetto ar-
chinovista specialmente per quanto riguardava i termini
del rapporto tra minoranze rivoluzionarie e masse popo
lari. E noto che la Piattaforma di Archinov (proposta e
discussa nel movimento anarchico internazionale alla fi
ne degli anni 20) (125), condizionava lesercizio dellor
ganizzazione anarchica alla perdita di ogni individualit,
stravolgendo i presupposti delluguaglianza assoluta del
la democrazia radicale in responsabilit collettiva della
democrazia totalitaria. Rispetto a questa evidente devia
zione ideologica di chiara ascendenza giacobino-bolscevi
ca, Berneri ricordava innanzitutto che il compito degli
anarchici era quello di avere il coraggio di considerarsi
spiritualmente isolati perch lanarchismo non lideo
logia delle masse (126).
Il dovere del movimento anarchico, dunque, era quel
lo di mantenere innanzitutto la propria identit ideolo
gica a dispetto di ogni contingenza storica. Solo da
questa identit poteva discendere la possibilit per i
suoi militanti di mantenere unautonomia dazione nel
quadro di alleanze strategicamente affini. Ed era pro
prio la convergenza dei totalitarismi a rendere irreversi
bile tale processo. Ci che accomunava fascismo e co
muniSmo era esattamente ci che li distanziava dalla
narchismo. La differenza fondamentale infatti era data
dal rapporto autorit/libert. Tutto questo emerge con
grande evidenza nel dibattito tenuto da Berneri con Car
lo Rosselli. Questi, ipotizzando una possibile rivoluzione
in Italia, aveva affermato: La frattura avverr pre
sumibilmente in relazione allantitesi: autorit/libert,
dittatura/autonom ia; socialismo o comuniSmo dispoti
co accentratore; socialismo o comuniSmo democratico
liberale (127). Di rimando Berneri sintetizzava ancora
di pi andando al cuore del problema: lantitesi sar tra
(125) Cfr. a questo proposito G. CERRITO, Il ruolo dell'orga
nizzazione anarchica, Pistoia 1973, pp. 74-104.
(126) C. BERNERI, In margine alla Piattaform a , La lotta
umana, (Parigi), 3 dicembre 1927.
(127) C. ROSSELLI, Gli anarchici e G.L...., p. 168.
116
comuniSmo dispotico centralizzatore o socialismo fede
ralista liberale (128). Le forze politiche strategicamente
affini al movimento anarchico dovevano essere valutate
sulla base di questa discriminante, mentre passava in
secondo piano quella tra riformismo e rivoluzionarismo.
Pertanto nella lotta contro il regime di Mussolini gli a-
narchici potevano trovare intese con la formazione so
cialista liberale di Giustizia e Libert anche se mode
rata (129) , ma sicuramente non con i comunisti (130).

LANARCHISMO E LE FORZE STORICHE REALI


Tuttavia la chiarezza sullidentit ideologica della
narchismo non risolveva certo la questione dellincisivit
pratica del movimento anarchico. Ed era soprattutto
questa che pi di ogni altro assorbiva la riflessione di
Berneri. Si vede cos che il problema, risolto sul piano
teorico, si ripresentava su quello dellazione per il sem
plice motivo che la sua fonte era sempre la stessa:
lemergenza storica della politicizzazione delle masse.
Abbiamo constatato che lanarchico italiano, mentre
(128) C. BERNERI, Gli anarchici e..., p. 169. Su questo dibat
tito si vedano le pagine di F. MADRID SANTOS, Un anarchico
italiano..., pp. 245-264.
(129) Molti i giudizi sferzanti dati da Berneri sul moderatismo
di Giustizia e Libert. C. BERNERI, Il movim ento Giustizia e
Libert, LAdunata dei Refrattari, (New York), 1 novembre 1930;
ID., La tattica fumogena, LAdunata dei Refrattari, (New York),
10 gennaio 1932; ID., L'Alleanza nazionale, LAdunata dei Refrat
tari, (New York), 5 marzo 1932.
(130) Innumerevoli le sue critiche radicali verso il partito co
munista. Basti questa: Ritornando a bomba, confesser che se
dovessi essere certo che alla caduta del fascismo subentrasse la
dittatura del partito comunista o una repubblica alla Caballero,
non solo non sarei disposto all'azione per labbattimento del re
gime fascista, ma farei fin da oggi tutto il possibile per combat
tere e i comunisti e gli uomini dellantifascismo serio e con
creto. C. BERNERI, Inter-nos. Un curioso realizzatore, Guerra
di classe, (Bruxelles), marzo 1932. Ma si vedano pure i suoi in
terventi al Convegno tenutosi in Francia nel 1935 dagli anarchici
italiani. Convegno d'intesa degli anarchici italiani emigrati in Eu
ropa (Francia-Belgio-Svizzera), [Parigi], ottobre 1935, pp. 26, 37.
E ancora: C. BERNERI, Lettera aperta al comitato dellU.C.A. in
Francia, L'Adunata dei Refrattari, (New York), 10 giugno 1933.
117
com prese la natura totalitaria del fascism o e del co
m uniSm o per quanto attien e alla p sico si collettiv a (ridu-
zione-generalizzazione nella classe e nella razza), non
ne afferr invece il fon dam en to socioecon om ico. Q uesta
contradditoria com prensione era dovuta proprio alla
struttura am bivalente della sua stessa riflession e circa il
ruolo e la natura delle m asse operaie e contadin e. Per la
precisione, la contraddizione risaliva ad un dilem m a che
si poneva com e vero rom picapo teorico: la m obilitazion e
politica popolare aveva sign ificato la v ittoria dei totali
tarism i, per a suo tem po essa aveva pure com p ortato
la crescita del m ovim ento anarchico. Insom m a, la stessa
politicizzazione, prestan d osi ad una strum entalizzazione
dem agogica, aveva determ inato la sco n fitta d ellanarchi
sm o per cui risultava che la crescita di qu esto era stata an
che la condizione del suo declino.
E possibile verificare questo giro vizioso del suo
pensiero negli alterni e contraddittori giudizi che egli d
sulle capacit popolari di insorgere in Italia contro il
fascismo. Nellanno delle leggi fascistissime scrive: ri
mane viva limpressione che la caduta del regime fa
scista non possa essere lontana (...) Mussolini ha paura
(...) il regime sa di essere pericolante (131) (Dove si
vede riprodotta la fiducia del vecchio schema ottocen
tesco secondo cui una accentuata repressione in grado
di provocare una reazione del popolo). Ancora nel 1930
(a un anno quindi dai Patti Lateranensi!) ribadisce:
limpressione di molti che basterebbe una forte scossa
per buttare tutto allaria (132). Contemporaneamente
crede di intravedere nellUnione Sovietica una incrina
tura tra bolscevismo e masse popolari con una conse
guente rinascita rivoluzionaria dellanarcosindacalismo
(133). Solo dopo il 1932-33 Berneri comincia a rendersi
conto che la forza dei regimi totalitari fondata, bene o
male, su un consenso popolare (134). Non sono le masse,
(131) C. BERNERI, Mussolini normalizzatore, Paris 1927, pp.
6, 18, 19.
(132) Camillo Berneri a Luigi Fabbri, luglio 1930, ora in ID.,
Pensieri e battaglie..., p. 36.
(133) C. BERNERI, Bolscevismo e sindacalismo, Guerra di
classe, (Bruxelles), novembre 1930.
(134) Nel 1930 aveva gi accennato ad un periodo totalitario
118
dunque, che possono rovesciare il fascismo, ma mino
ranze rivoluzionarie disposte al supremo sacrificio. Rife
rendosi allItalia scrive: Senza qualche centinaio di
uomini disposti a morire, il regime rester in piedi. Le
profezie di una fine prossima sono assurde (135). Pi
avanti intuisce che la vittoria del nazismo in Germania
render una parte dellEuropa in balia delle varie ditta
ture di destra (136). Infine, ma siamo gi nel 1936, si
arrende allevidenza che il fascismo un fenomeno se
rio e complesso (137).
La fiducia nelle capacit rivoluzionarie del popolo
dunque molto combattuta. Ci dimostrato pure dai
giudizi, anche qui contradditori, che egli formula sul-
lanarcosindacalismo. Da un lato afferma che questo
lunico terreno concreto sul quale pu crescere la lotta
del movimento anarchico (138), tanto che la crisi del-
lanarco-sindacalismo la crisi dell'anarchismo (139),
dallaltro mantiene ferma lidea gi ribadita in passato
che nelle tendenze conservatrici delle masse (vi ) il
pericolo maggiore dellarresto e della deviazione della
rivoluzione (140). Il che quanto dire che lanarchismo
per rimanere nella storia deve restare con le masse, per
che avrebbe potuto durare anche cinquantanni. Camillo Berneri
a Luigi Fabbri, luglio 1930, ora in ID Pensieri e battaglie..., p. 92.
(135) Camillo Berneri alla madre Adalgisa Fochi, (lettera non
datata, ma intorno al 1930), in ID., Epistolario inedito..., voi. II,
p. 56.
(136) C. BERNERI, La macchia d'olio, Umanit Nova, (Pu-
teaux), 10 novembre 1932; ID., Ancora un fallimento, L'Adunata
dei Refrattari, (New York), 10 marzo 1934.
(137) Il Redattore [C. BERNERI], Parliamoci chiaro amici
dellItalia Libera, Italia Libera, (Parigi), 30 giugno 1936.
(138) C. BERNERI, Lora dell'anarcosindacalismo, Guerra di
classe, (Parigi), settembre 1930, ora in ID., Pietrogrado 1917...,
p. 109.
(139) C. BERNERI, Fallimento o crisi, Guerra di classe, (Pa
rigi), ottobre 1930, ora in ID., Pietrogrado 1917..., p. 131. Una ri
considerazione della valutazione berneriana dellanarcosindaca-
lismo si trova in G.B. CARROZZA, Alcuni elementi..., pp. 41-43.
(140) C. BERNERI, In margine alla Piattaforma, La lotta
umana, (Parigi), 3 dicembre 1927. Infatti questo giudizio cos
ripreso: la fiducia eccessiva nelle masse ha trattenuta e fuor
viata la funzione di pattuglia di punta degli anarchici, che si sono
lasciati cullare dallillusione che il popolo potesse insorgere, sen
za una serie di fatti preparatori di unatmosfera rivoluzionaria.
C. BERNERI, Fallimento o crisi..., p. 129.
119
rimanere rivoluzionario dovrebbe agire autonomamente.
In tutti i casi, con questa considerazione egli implicita
mente dichiara che il movimento anarchico non ha una
linfa vitale propria e che, di conseguenza, non ha una
propria autonomia storica. Se non che, a suo giudizio, la
crisi del movimento operaio una crisi universale; per
tanto essa ha investito i destini storici dellanarchismo il
quale registra, per lappunto, il suo declino proprio per
ch si era legato al movimento operaio sotto la forma
pseudo sindacale ma in realt tutta politica dell'anar-
cosindacalismo (141)! Egli non vuole un anarchismo a-
storico (142), per costretto ad ammettere che il mo
vimento anarchico, legando la propria vita a quella del
movimento operaio, ne ha subito tutti i contraccolpi ne
gativi fino al punto da essere nellimpasse (143).

LESPERIENZA SPAGNOLA
Nella rivoluzione spagnola Berneri ebbe modo di vi
vere quasi tutti i principali problemi fino allora agitati
sul piano teorico. Il rapporto tra minoranze rivoluziona
rie e masse popolari, tra movimento politico e movimen
to sindacale, la questione del protagonismo anarchico
sotto la forma della partecipazione diretta del potere, il
dilemma dellautonomia dellanarchismo entro il quadro
ineludibile della necessit di alleanze poste dal fronte
popolare, la realizzabilit positiva delle proposte liberta
rie. Infine, problema dei problemi, la difficilissima posi
zione del movimento anarchico rispetto alla democrazia
liberale e al convergente incrocio dei totalitarismi: da
una parte fascismo e comuniSmo, dallaltra i regimi ca
pitalisti. Quale era il posto dellanarchismo in una si
tuazione come quella spagnola dove il partito comunista
era alleato del movimento anarchico?
(141) C. BERNERI, Lora dell'anarcosindacalismo..., p. 110-111.
Un uguale giudizio si ritrova in un precedente articolo pubbli
cato su Rivoluzione Liberale: C. BERNERI, Il partito del lavo
ro, Rivoluzione Liberale, (Torino), 1 marzo 1925.
(142) C. BERNERI, Mali passi o fisime, Guerra di classe,
(Bruxelles), 5 gennaio 1931.
(143) C. BERNERI, Fallimento o crisi..., p. 131.
120
Nella riflessione di Berneri sono concentrati tutti
questi interrogativi in modo davvero lacerante. Si trat
tava di una sorta di quadratura del cerchio perch in
Spagna bisognava Conciliare le necessit della guer
ra, la volont della rivoluzione sociale e le aspira
zioni dellanarchismo (144). Da una parte vi fin dalli
nizio la piena consapevolezza che guerra civile e rivolu
zione sociale sono due aspetti di una realt unica
(145), dallaltra si capisce che la vittoria della rivoluzio
ne sociale dipende dalla vittoria della guerra civile che a
sua volta dipende dalla condotta politico-militare degli
Stati europei. Si deve necessariamente auspicare che, in
caso di intervento armato dellItalia e della Germania in
difesa di Franco, vi sia unimmediata risposta anglo
francese (146). Quando Hitler e Mussolini intervengono
effettivamente, Berneri costretto ad augurarsi un al
largamento della guerra mediante lentrata delle demo
crazie a fianco della Repubblica (147). Diversamente una
vittoria politico-militare del nazifascismo nel mediterra
neo significher la schiavit del proletariato europeo,
lera di un nuovo Medio-Evo (148). Sullarrendevolezza
anglofrancese, questa vittoria aprir le porte di un con
flitto mondiale, perch il trionfo del fascismo la
guerra inevitabile in un prossimo domani (149). Con
grande lungimiranza egli avverte cos che i patteggia
menti diplomatici della Francia e dellInghilterra non
salveranno comunque la pace in Europa dal momento
che il fascismo e il nazismo non intendono discutere, ma
(144) C. BERNERI, Una svolta pericolosa: attenzione! Guer
ra di classe, (Barcellona), 5 novembre 1936. Per la posizione di
Berneri in Spagna si veda oltre allindispensabile F. MADRID
SANTOS, Un anarchico italiano..., pp. 344-368; C.M. RAMA, Ca
millo Berneri e la rivoluzione spagnola, in Atti del Convegno...,
pp. 63-87.
(145) [C. BERNERI], Levando l'ancora, Guerra di classe,
(Barcellona), 9 ottobre 1936.
(146) C. BERNERI, Che fare?, Guerra di classe, (Barcellona),
24 ottobre 1936.
(147) C. BERNERI, La guerra e la rivoluzione, Guerra di Clas
se, (Barcellona), 16 dicembre 1936.
(148) C. BERNERI, La guerra e la rivoluzione, Guerra di clas
se, (Barcellona), 16 dicembre 1936.
(149) C. BERNERI, Saggezza di un proverbio, Guerra di clas
se, (Barcellona), 1 febbraio 1937.
121
vincere.
Se non che, qualora fosse avvenuto lintervento ar
mato francese e inglese a sostegno della Repubblica
ipotesi alla quale non credette mai, dimostrando anche
qui una vera lucidit politica (150) , vi sarebbe stato
linevitabile schiacciamento della rivoluzione sociale. In
fatti il capitalismo inglese e francese ha interesse ad
impedire che la vittoria dei fascisti spagnoli sia sfruttata
dalla Germania e dallItalia, ma non ha interesse al
trionfo della rivoluzione iberica (151). Siamo cos di
fronte ad un dilemma lacerante: la guerra civile pu
essere vinta sul terreno militare, ma in pericolo, in
serio pericolo la rivoluzione sociale (152). Allora, che
fare? Lunica effettiva possibilit favorevole sul piano
internazionale sarebbe la mobilitazione rivoluzionaria
del proletariato europeo. Ci per non avviene a con
ferma dellirresponsabile demagogia di sinistra che esal
ta capacit inesistenti delle masse popolari (153). Qua
lunque sia quindi lesito militare della guerra, la rivolu
zione sociale gi in pericolo perch i suoi destini di
pendono da Burgos, Roma, Berlino, Madrid e Mosca. La
rivoluzione sociale e lanarchismo subiscono ormai un
assedio (154).
In tutti i casi il compito degli anarchici combattere
la propria battaglia sapendo di dover pagare un prezzo
altissimo per aver difeso la sacra causa della libert e
della giustizia (155). I rapporti di forza stabiliti dalle
(150) C. BERNERI, II terzo tempo, Guerra di classe, (Barcel
lona), 1 gennaio 1937.
(151) C. BERNERI, La guerra e la rivoluzione, Guerra di
classe, (Barcellona), 16 dicembre 1936. Critiche sempre pi pe
santi verso lInghilterra e la Francia, accusate di essere pi im
perialistiche dell'Italia e della Germania, si rintracciano nelle
ultime riflessioni di Berneri (C. BERNERI, Pensieri e battaglie...,
p. 277) in occasione delle sue ricerche sulla espansione fascista
nel Mediterraneo. C. BERNERI, Mussolini a la conquista de las
Baleares, Barcellona 1937.
(152) C. BERNERI, Il terzo tempo, Guerra di classe, (Bar
cellona), 1 gennaio 1937.
(153) C. BERNERI, La guerra e la rivoluzione, Guerra di clas
se, (Barcellona), 16 dicembre 1936.
(154) C. BERNERI, La guerra e la rivoluzione, Guerra di clas
se, (Barcellona), 16 dicembre 1936.
(155) C. BERNERI, Saggezza di un proverbio, Guerra di clas
se, (Barcellona), 1 febbraio 1936.
122
potenze europee non possono impedire l'attuazione di
una linea rivoluzionaria precisa. Lanarchismo costret
to a subire un aut-aut ineludibile: o la vittoria su Fran
co mediante la guerra rivoluzionaria o la sconfitta
(156). Si pone cos la difficilissima coniugazione di una
serie di esigenze sicuramente non convergenti: per vin
cere necessario essere forti, ma la forza non deve im
pedire l'attuazione dei principi rivoluzionari; per vincere
occorre un protagonismo politico che impedisca al mo
vimento anarchico di essere tagliato fuori dal tavolo del
gioco di comando, ma un protagonismo che non sia al
servizio della creativit sociale corre il pericolo di finire
in una scleroticit governativa imbelle; per vincere biso
gna fare ricorso alle armi, ma questa necessit non pu
ridursi ad una pura logica militare. E soprattutto per
vincere obbligatorio universalizzare la rivoluzione so
ciale, senza ricorrere allimposizione giacobina.
E chiaro che la rivoluzione spagnola, che rappresen
t il momento pi alto della problematizzazione reale
dell'emancipazione umana entro il quadro di una rivolu
zione sociale classica (ultimo momento dello scontro
tra borghesia e proletariato in Europa), non poteva es
sere compresa in tutta la sua enorme vastit dalla rifles
sione berneriana, seppure straordinaria. Tuttavia Ber
neri individua il punto decisivo della questione anarchi
ca in Spagna laddove, riconoscendo l'effettiva impossibi
lit di poter indicare una linea retta a piloti naviganti
tra scogli a fior d'acqua e correnti impetuose, ricorda
che la politica ha le proprie necessit ed il momento
impone agli anarchici spagnoli la necessit di una poli
tica. Ma occorre essere all'altezza del ruolo storico che
si presunto utile assumere (157). Berneri insomma
individua il problema della decisione politica come
problema chiave. In Spagna l'anarchismo stato posto
di fronte alla prova fondamentale. Deve dimostrare di
possedere capacit di realizzare e capacit di difendere
le realizzazioni in una situazione in cui, come la Cata
logna, la forza principale.
(156) C. BERNERI, Lettera aperta alla compagna Federica
Montseny, Guerra di classe, (Barcellona), 14 aprile 1937.
(157) C. BERNERI, Una svolta pericolosa: attenzione!, Guer
ra di classe, (Barcellona), 5 novembre 1936.
123
Ci significa che il momento storico impone al mo
vimento anarchico il passaggio dalla subalternit al pro
tagonismo. E significativo osservare che Berneri non fu
fin dallinizio contrario allentrata degli anarchici nel
governo (158), n si oppose intransigentemente alla
militarizzazione delle colonne (159), n, infine, si pro
nunci per una socializzazione integrale delleconomia
(160). Assunse invece anche qui quella posizione di
centro (161) che abbiamo gi visto essere stata allori-
gine della sua formazione ideologica. Le critiche da lui
mosse agli anarchici spagnoli riguardavano piuttosto la
mancanza di una vera determinazione politica allaltezza
della forza storica dellanarchismo iberico. Mentre le
masse popolari andavano avanti nella strada della rivo
luzione sociale seguendo con fede straordinaria gli in
segnamenti profusi in decenni di propaganda, i capi ri
voluzionari operavano pavidamente un tradimento con
la nota condotta suicida di fronte alla controrivoluzione
comunista e moderata (162). Pi ancora dellincalcolabile
errore ideologico e strategico della partecipazione al go
verno, era insomma da rifiutare per Berneri quellavallo
rivoluzionario allo Stato che gli anarchici finirono col
dare sanzionando cos la contro-rivoluzione (163). Pecca
to grave aver partecipato al potere, ma certamente pec
cato ancora pi grave non aver saputo sfruttare fino in
fondo quei rapporti di forza favorevoli scaturiti dallon
da rivoluzionaria che essi stessi avevano messo in moto.

(158) Come documenta G. CERRITO, L'anarchismo attualista...,


pp. 126-144.
(159) Una intervista di Camillo Berneri rilasciata a Spain
and th World, Guerra di classe, (Barcellona), 30 marzo, 1937;
ID., Pensieri e battaglie..., p. 263.
(160) C. BERNERI, Guerra e rivoluzione, Guerra di classe,
(Barcellona), 21 aprile 1937.
(161) C. BERNERI, Guerra e rivoluzione, Guerra di classe,
(Barcellona), 21 aprile 1937.
(162) Rimando per questo allopera classica di W. RICHARD,
Insegnamenti della rivoluzione spagnola (1936-1939), Napoli 1957
e al recente C. SEMPRUN MAURA, Rivoluzione e controrivolu
zione in Catalogna, Milano 1976.
(163) C. BERNERI, Lettera aperta alla compagna Federica
Montseny, Guerra di classe, (Barcellona), 14 aprile 1937.
IL DESTINO STORICO DELLANARCHISMO
Lesperienza spagnola, pur riassumendo i temi fon
damentali della riflessione di Berneri, non pu esaurirne
il significato ultimo. Infatti per lanarchico italiano il
vero problema quello della fine di una forma storica
dellanarchismo (lanarchismo socialista e operaio) e del
la effettiva assenza, negli anni 30, di una reale alterna
tiva che non sia quella dell'anarcosindacalismo rimasto
vivo, egemone e determinante proprio solo in Spagna.
Per cui dietro il problema della crisi della forma storica
stava il problema, decisivo, dellessenza dellanarchismo
stesso. Lanarchismo era effettivamente tutto rinchiudi-
bile nel movimento anarchico, vale a dire tutto riassu
mibile nella sua forma politica? E questo limplicito in
terrogativo che egli si pone a mano a mano che registra
le progressive sconfitte del movimento libertario in Ita
lia, Stati Uniti, Francia, Argentina, Brasile, sconfitte che
sono accompagnate dallonda vincente della marea tota
litaria. Nel momento magico del biennio rosso pu
scrivere ottimisticamente che gli anarchici rappresenta
no una forza considerevole lontana quindi da ogni di-
sfacimento (164). Gi due anni dopo ammette per che
il movimento anarchico ancora in uno stato di infan
tilismo politico e di confusionismo morale (165). Nel
1924 lo stesso movimento gli appare una forza politica
sui margini della storia (166), e nel 1930 trova conso
lazione nellidea che tutti i movimenti e i partiti sono
in crisi, per cui non c da disperare se anche gli anar
chici lo sono (167). Nello stesso tempo per si domanda
se la sua personale attivit politica non sia un rimesta
re senza costrutto nelle foglie secche di unideologia al
suo tramonto (168).
(164) C. BERNERI, Considerazioni sul nostro movimento, Li
bero Accordo, (Roma), luglio 1920.
(165) C. BERNERI, Una questione di moralit anarchica. Ri
sposte necessarie e... poi basta, Libero Accordo, (Roma), 1 e 15
agosto 1922.
(166) C. BERNERI, Gli anarchici, Rivoluzione Liberale, (To
rino), 19 febbraio 1924.
(167) C. BERNERI, I tem pi nostri e noi, LAdunata dei Re
frattari, (New York), 16 luglio 1932.
(168) C. BERNERI, Pensieri e battaglie..., p. 159.
125
Il fatto che Berneri alterna questi giudizi perch
recepisce in pieno il problema della scleroticit politica
del movimento anarchico in quanto espressione ingenua
di una concezione sociale che nei fatti gi superata.
Ancora prigioniero di una immagine della realt ormai
in declino come aveva gi denunciato fin dal 1926 (169)
, lanarchismo non sa trovare una nuova veste politica a
quella sua dimensione universale frutto del processo
storico della convergenza dei totalitarismi. E tutto ci
proprio nel momento in cui lintera situazione mondiale
sembra dare conferma dei valori e degli insegnamenti
etici dellanarchismo stesso (170). Si tratta di una situa
zione paradossale dovuta alla civilt di massa. Questa
testimonia una partecipazione popolare effettiva, anche
se male incanalata, per cui si pu dire che comunque la
nostra unepoca di maturit, cio di sviluppo e di
rivoluzione (171). Tuttavia il prezzo che si pagato
stato che questi nostri tempi se non hanno interamen
te ucciso leroismo, stanno uccidendo la santit (172).
Nel linguaggio di Berneri tutto ci significa che in
prospettiva sar sempre pi difficile che vi sia uno spa
zio storico per un movimento come lanarchismo che fa
dellazione politica un modo per agitare la questione eti
ca. Berneri arriva cos alla soglia della domanda fonda-
mentale: quale la causa della crisi dellanarchismo?
Sappiamo che la domanda rimase senza risposta.
Emblematicamente senza risposta, perch gli fu impedi
to di rispondere (173): lo uccise quella convergenza del co
munismo/fascismo che egli aveva individuato rapportan
dola alla crisi del movimento anarchico, nel momento
dellavvento della piena maturit umanistica dellanar
chismo.
Nico Berti
Padova, 15 Aprile 1986
(169) C. BERNERI, Per un programma..., p. 97.
(170) C. BERNERI, Pensieri e battaglie..., pp. 126-127.
(171) C. BERNERI, Pensieri e battaglie..., p. 121.
(172) C. BERNERI, Pensieri e bottaglie..., p. 120.
173) Sullassassinio di Berneri da parte dei comunisti si vedano
le pagine precise e documentate di P.C. MASINI, Il caso Berneri,
in C. BERNERI, Pietrogrado 1917..., pp. 239-254.
CAMILLO BERNERI
LANARCHICO FILOSEMITA

In una suggestiva lettera al compagno Carlo Frigerio,


del 3 settembre 1934, Berneri espone il programma gi
abbastanza articolato di una nuova rivista che avrebbe
dovuto uscire nel gennaio dellanno successivo, ma che
di fatto non usc mai, in seguito ai tragici avvenimenti
di quei mesi, ultimi e pi drammatici della breve esisten
za dellanarchico di Lodi.
Nove, a suo avviso, sarebbero gli argomenti su cui
insistere: per elencare soltanto quelli di pi stretta at
tualit, si va dal problema del disarmo alla questione
sessuale, dai fanatismi vegetariani alla polemica vio
lenta contro i ferrivecchi della filosofia contempora
nea (lhegelismo, la dialettica marxista, il gretto ateismo
a base di 12 o pi prove dellinesistenza di Dio). Lo
stile brillante di Berneri pu essere gustato anche in
questa densa corrispondenza epistolare: sovente la sua
penna inquieta, la sua scrittura gobettianamente nervo
sa, aveva modo di esercitarsi, sperimentando quanto poi
avrebbe trovato spazio negli articoli e negli opuscoli.
Mensile, di 32 pagine, la nuova rivista ideata da Berneri
avrebbe dovuto seguire le orme della Revue anarchi-
ste. anche neHinserire illustrazioni (non tolgono serie
t alla rivista, se sono rare e ben scelte). Nel quinto
gruppo dei temi, predestinati a vere e proprie regolari
rubriche, troviamo, naturalmente: Questioni di Razza;
sottotitolo: negri del Nord-America e antisemitismo. E,
nel lungo elenco degli eventuali collaboratori, ecco pron
to anche il nome di un esperto per lebraismo: J. Goro-
disky. Non basta: sempre nella medesima lettera pro
grammatica Berneri preannuncia per il numero inaugu
rale una breve prosa poco nota di Bernard Lazare e,
per il successivo numero di febbraio, si prenota con un
suo personale contributo su Carlo Cattaneo, maestro in
materia di tolleranza ideologica o meglio, se vogliamo
essere pi appropriati, insuperato modello di come deb
127
bano affrontarsi le interdizioni (1).
Che Berneri vada considerato oggi un intellettuale
del nostro Novecento tra i pi attenti al problema e-
braico, ipersensibile dinnanzi ai segni premonitori di u-
na campagna razziale imminente, ma da nessuno, esclu
so appunto lui, avvertita come tale, mi sembra ormai un
dato acquisito, adesso che la sua opera omnia pu esse
re facilmente raggiungibile. Ma comunque un dato an
cora sconosciuto ai pi (2).
A ragione, Berneri potrebbe invece rivendicare per s,
giocando un po' sullossimoro che forma il titolo del
suo libro pi direttamente dedicato allebraismo, la de
finizione quasi onorifica di anarchico filosemita per
antonomasia.
Non solamente allinterno del variegato panorama del
lemigrazione, ma, pi generalmente, nellambito della
storia culturale italiana devo dire che difficile trovare
pagine pi penetranti ed acute di quelle scritte nel
volumetto El delirio racista, o in Le Juif antism ite per
non parlare delle innumerevoli frasi che si potrebbero e-
spungere dallepistolario e dalla mole immensa degli ar
ticoli da lui sparsi su riviste e giornali.
Per trovare sentimenti e riflessioni affini bisognereb
be trasferirsi nella diversa atmosfera della Trieste dinizio
secolo, dove la consistenza numerica della minoranza
ebraica aveva altro peso rispetto a Lodi (ed anche ri
spetto a Firenze), e dove la societ culturale del tempo
era maggiormente pronta a recepire, per affinit geogra-
(1) C. BERNERI, Epistolario, Pistoia, Archivio Famiglia Ber
neri, 1984, voi. II, a cura di P. Feri e L. Di Lembo, pp. 97 e ss.
(2) Nessun minimo cenno a Berneri, e al suo libro uscito in
edizione francese presso una casa editrice assai nota nel mondo
del fuoruscitismo (Ed. Vita di Rue Flchier, 1935), ritroviamo
in alcuna opera dedicata alla storia degli ebrei; n mai stato
fatto, in sede di ricerca storiografica, una indagine a tappeto sul
la stampa periodica anarchica italiana, da sempre sensibile alla
questione. N infine Le Juif antism ite ricordato se non di
sfuggita nella memorialistica dellantifascismo in Francia. Qual
che significativo cenno a Berneri come figura dellanarchismo
troviamo adesso nel volume collettivo AA.VV., P. G obetti e la
Francia, a cura del Centro Studi Piero Gobetti di Torino, Milano,
F. Angeli, 1985, pp. 43 e 53. Sulle ragioni del silenzio che avvolge
la fortuna di questo libro bemeriano meriterebbe fare un di
scorso a parte.
128
fico-linguistica per, il grandioso ciclone psicoanalitico,
quella stessa emozionante esperienza che travolger pure
il nostro Camillo Berneri (penso, oltre a Le Juif antis-
m ite dallo stesso autore definito in una lettera sempre
a Frigerio studio di psicanalisi al pionieristico lavoro
sul Leonardo di Freud) (3).
Nelle correnti municipalistiche extra-triestine diffi
cile rintracciare qualcuno che si possa affiancare a Berneri
per spontaneit delle idee, genuinit delle tesi, obiettivi
t dei contenuti. Non in Piemonte, dove ancora dopo
lemancipazione albertina a lungo perdurarono resistenze
cattoliche e diffidenze sabaude. Non in Toscana, nem
meno a Firenze, dove, nonostante tutto, verr lentamen
te elaborandosi un'esplosiva miscela di nazionalismo, papi-
nianesimo e marinettismo. N tanto meno nella Roma
papalina.
Meglio il lombardo-veneto come terreno dindagine, il
lodigiano ed il vicino orizzonte svizzero, da dove proba
bilmente giunse la famiglia di Camillo (Berna-Bemeri):
qui aveva gi dato frutti fecondi lilluminismo dei fratel
li Verri, di Beccaria e qui soprattutto la meditazione cat-
taneana, tra Milano e Lugano, aveva avuto origine. Tali
radici settecentesche e razionalistiche si erano poi fa
talmente ricongiunte con lintransigenza meridionale e la
dirittura morale di Gaetano Salvemini, incontrato a Fi
renze ai tempi delluniversit e futuro suo relatore di
laurea.
(3) Sempre a cura dellArchivio pistoiese Le Lonard de S.
Freud stato ristampato nel 1981; ivi (pp. 4247) inserito lim
portante articolo di P.C. MASINI, Berneri Freud e Leonardo gi
apparso su Umanit, 30/31 dicembre 1971. Sempre del medesi
mo autore: Freud e la sua scuola in un rapporto dell'Ovra, in
Critica doggi, marzo-dicembre 1975, pp. 11-17. Essenziale lo
strumento archivistico curato da S. POLLASTRI-A. GIOVANNI-
NI (Pistoia, 1982). La lettera a Frigerio, cui si fa cenno nel testo,
del 27 agosto 1934 (in Epistolario cit., voi. II, p. 96). Parla di
Berneri come uno dei desaparecidos di allora G. Ceronetti, Per
chi ha suonato la campana, in La Stampa, 29 gennaio 1984.
Attualizza il tema berneriano C. Magris, / convertiti, in Il corrie
re della sera, 21 febbraio 1985: Non detto che i convertiti
debbano essere solo convertiti; legittimo che gli ex cattolici e
gli ex comunisti siano atei e anticomunisti. Maria Maddalena,
pubblica peccatrice, si convertita ed diventata santa, ma non
ha passato il resto dei suoi giorni a dir male delle sue colleghe
dun tempo...
129
Tutto ci non basta per ad individuare la speciale
predisposizione berneriana, n basta a caratterizzarne la
peculiarit: anche allinterno del filone risorgimentale e
democratico, anche allinterno della corrente socia-
sta-repubblicana difficile trovare sostenitori cos coe
renti dei diritti di una minoranza. Certo, Ghisleri potreb
be vantare tra i suoi progetti (progetti, per) giovanili
una serie di Studi storici e religiosi sul popolo ebreo e
soprattutto Ghisleri ebbe la famosa polemica con Bovio
sul razzismo coloniale (coloniale, per). Cos a Torino,
Terenzio Grandi fu tra i pi vicini alla comunit israeli
tica piemontese e lerede pi perspicace del pragma
tismo di Carlo Cattaneo; cos lamico di Grandi, Lucini
non solo nel libro Filosofi ultim i (pi volte ricordate da
Berneri), ma in parecchie altre circostanze ebbe modo
di sostenere la priorit delleguaglianza dei diritti e dei
doveri, in linea sempre con il magistero fertilissimo del
le Interdizioni.
Persino il decano del positivismo settentrionale, Ro
berto Ardig, prete spretato e nume tutelare di tutta
una covata di pronipoti positivisti padovani, ebbe parec
chie sortite felici sullebraismo e si ciment addirittura
in una oggi trascurata traduzione da Heine, prima pub
blicata sulla Rivista di Filosofia di Formiggini e poi,
guarda caso, raccolta in opuscolo dal solito, infaticabile
Arcangelo Ghisleri (4).
Ma non per tutti gli autori qui sopra menzionati si
potrebbe parlare di linearit e di fermezza come invece
si pu e si deve fare per Berneri. Linnesto della tradi
zione umanitaria e specialmente dellanarchismo euro
peo complet lopera e consent a questo solo allievo di
Salvemini unaudacia speculativa, introvabile in altri
discepoli. Il retaggio bakuniano consent infine ci che a
molti socialisti fu interdetto e, oggi, nel 1985, non un
dettaglio da sottovalutare cio a dire Berneri pot
agevolmente mettere il dito nella piaga dellodio di s
(4) Liriche del Buch der Lieder di Heine sono in Rivista di
Filosofia, I, 1, gennaio-febbraio 1909, pp. 99-105 poi, con altre tra
duzioni, nellopuscolo fuori commercio, con pref. di A. Ghisleri,
Bergamo, 1909, pp. 42. Il riferimento al progetto giovanile di Ghi
sleri in A. BENINI, Vita e tem pi di A. Gh Manduria, Lacaita,
1975, p. 18.
130
ebraico marxiano.
Fuori della cerchia cattaneana, e salveminiana, per
quante generazioni invece il silenzio regn sovrano? Ebrai
smo e idealismo, per esempio: furono per decenni due
compartimenti stagni. Signorarono deliberatamente, co
me dimostrato da alcune affermazioni affrettate dello
stesso Croce ed anche di Omodeo, che pure aveva con
sacrato alle origini del cristianesimo i suoi maggiori
sforzi di studioso e di ricercatore. Mai sulla Critica
nessuno si occup direttamente del pregiudizio razziale,
oppure prese di petto le vicende ottocentesche della co
munit israelitica italiana, cui per forza di cose Croce,
nella Storia d Italia, dedicher una divagazione del tutto
incidentale e poco pi che coloristica. Unantica avver
sione per la massoneria in Croce, si fondeva con laccusa
di ritardatari, escogitata per i modernisti che, come gli
ebrei (in specie gli ebrei massoni), rifiutavano, secondo
Croce, il superamento della religione nella filosofia (5).
Eppure unaura crociana e idealistica pervade le an
nate delle riviste israelitiche come il Vessillo (6) e, per
converso, crociano viscerale fu a Torino, prima di Anto-
nicelli, un talento come Leone Ginzburg, cervello polie
drico e vulcanico, per tanti aspetti simile a Berneri (7).
(5) Su tutto questo si veda la schermaglia di L. RUSSO, La
polemica di B. Croce contro la massoneria e gli ebrei, in Belfa-
gor, IX, I, 31, gennaio 1954, pp. 95-99.
(6) Per la rinascita idealistica dellebraismo primo novecen
tesco rinvio allottimo lavoro di M. TOSCANO, Fermenti culturali
cd esperienze organizzative della giovent ebraica italiana (1911-
1925), in Storia contemporanea, XIII, 6, dicembre 1982, pp. 915-
961.
(7) Di Leone Ginzburg, per esempio, diede un ritratto sgrade
vole Barbara Allason nelle Memorie di una antifascista (Milano,
Feltrinelli, 1961), dimostrando di avere della questione ebraica
una conoscenza se non altro stereotipata: Ebreo, ma risoluta-
mente alieno da quello spirito di corpo e da quella solidariet
malintesa, che talvolta parve creare tra gli ebrei una specie di
massoneria e fu e potrebbe tornare ad essere domani ra
gione di antisemitismo, Ginzburg, che non era religioso, non po
teva certo della fede avita avere conservato laspetto deteriore
c pi gretto. Non saprei fino a che punto allinteressato sarebbe
stato gradito tale ritratto. Su questi argomenti si veda fra laltro
M. MICHAELIS, Riflessioni sulla recente storia dellebraismo,
in Rassegna Mensile dIsrael, XLVIII, 1-6, 1982, pp. 168 e ss.
Certo su influenza di uno stesso ambiente torinese, Gobetti scris
se due brevi pezzi su 11 problema politico ebraico ben pi solida-
131
Ci nonostante un incontro diretto, unanalisi scienti
fica od anche semplicemente esplorativa della que
stione ebraica, diciamo pure un breve ed agile interven
to, come questo di Berneri, in Italia non venne fuori
mai. Ritengo che il nome di questo notevole sostenitore
della causa ebraica meriti un posto di primo piano.
Daccordo, c il velen dellargomento. C limbarazzo
deUantisemitismo semita da superare: antico luogo co
mune anche della conversazione da salotto, ma sostan
zialmente si tratta di un vizio di forma. Mi spiego me
glio. Perch Berneri prefer affrontare in prima battuta
la propriet riflessiva dellantisemitismo (lodio di s),
piuttosto che la molto pi urgente propriet transitiva
(lodio contro laltro da s), come invece fece per lapar
theid? Cercheremo di dare qualche risposta allinterro
gativo nelle considerazioni che seguono, ma chiaro a
tutti che ci pot avvenire dato il contesto politi
co-sociale in cui, nel 1935, lautore venne a trovarsi. Il
clima dei tradimenti, lo spettro del doppiogioco erano
allordine del giorno; in altro contesto, non v dubbio,
Berneri avrebbe fatto come Sartre: avrebbe scritto e in
titolato semplicemente Sur lantismitisme. Tutto questo
spiega inoltre la scelta antifrastica del titolo, dovuta pi
che altro alla memoria della commedia dellarte, nella
sua variante parigina. Lebreo antisemita diventa un
carattere: tipo Bourru malfaisant, un burbero, malefico
pi che benefico, sottoposto ad indagine (e terapia) psi
coanalitica da uno scrittore che aveva lestro psicologico
di Goldoni, ma che soprattutto di Salvemini, e di Gobet
ti, aveva la capacit di sdegnarsi e di reagire ai voltafac
cia e ai soprusi.
Come quasi tutti i libri di Berneri, Le Juif antismite
fu scritto in poche settimane, usando la tecnica del col
lage cara a Salvemini. I libri, precisa lautore nella pre
messa, vanno riempiti di fatti, non imbottiti di stoppa.
E del libro -dossier ha tutte le prerogative, compresi i
difetti, come not quasi subito un altro fuoruscito, com
pagno di Berneri, espulso nel 1929 anche dalla Francia e
mente costruiti e leggibili con profitto (ma sono raramente ci
tati) in Energie nove, I, 1, 1-15 novembre 1918, p. 15 (con re
plica sul numero seguente a p. 32).
132
costretto a riparare in Belgio, Alberto Jacometti, che in
una lettera scrive: Tu non hai fatto che impostare, in
quadrare il fenomeno. Di qui una certa aridit. Hai mes
so l lo scheletro e non lhai rimpolpato. E un po il
genere tuo che si ritrova in svariati tuoi articoli (seguo
attentamente quelli dell'Adunata bellissimi alcuni); il
tuo lavoro di ricercatore sovente troppo nudo. Per
fare un paragone ti dir che sei un po come un minato
re che trovato un diamante pronto te lo mette nelle ma
ni (8). Se si considerano per le condizioni in cui queste
pagine vennero composte non si pu non rimanere e-
sterrefatti per la variet e la vastit della ricerca. Il bre
ve studio fu portato a termine allalba della guerra di
Spagna e, soprattutto, alla vigilia della scomparsa del suo
autore, morto a Barcellona il 5 maggio del 1937, assassi
nato da agenti staliniani, al culmine della contesa tra
comunisti ed anarchici. Converr rileggere i passaggi
dedicati ai contrasti tra sefarditi ed askenaziti,
alle lotte fratricide, proiettandoli nella realt di quei
mesi, dei litigi allinterno della Concentrazione. Linsi
stenza con cui Berneri parla delle diatribe tra convertiti
ed ortodossi, ai tempi dellTnquisizione spagnola, ha
qualcosa di tenebrosamente profetico.
Le Juif antism ite un lavoro concepito per un
pubblico francese. Come ricorda Pier Carlo Massini, gli
anni del soggiorno parigino furono i pi intensi ma
anche i pi difficili della breve esitenza del giovane.
Braccato da pi di una polizia, afflitto da gravi proble
mi di sussistenza, senza una biblioteca sua o una stanza
per lavorare, stendeva molti dei suoi lavori sui tavolini
di un bistr: Trattava i libri come fossero abiti vecchi
da rivoltare: li scuciva, li faceva a pezzi, gettava via
magari dai finestrini del tram! le parti che non inte
ressavano, intercalava o incollava parti di altri libri, in-
(8) La lettera di Jacometti, un amico di Berneri recentemente
scomparso, datata 29 febbraio 1936 ed nel primo volume del-
YEpistolario, a cura di A. Chessa e P.C. Masim, Pistoia, Archivio
Famiglia Berneri, 1980, pp. 96. A Jacometti talune deduzioni ber-
neriane sulla circoncisione, come indizio di un futuro complesso
di castrazione, (tematica che avrebbe acceso la curiosit di Saba,
se soltanto il poeta triestino avesse potuto leggere Le Juif anti
smite), parevano arbitrarie.
133
seriva ritagli di giornali, appunti (9). Si interessava di
tutto, portava avanti, contemporaneamente, pi di un
progetto di ricerca a tal punto che la sua attivit intel
lettuale influenzata e condizionata da questo suo
impegno, nel bene e nel male (nel bene come continuo
contatto con la realt, con i tempi, con la storia, quindi
un lavoro e una produzione vivi, tesi, non rilassati e
accademici; nel male come eccesso di scritti frettolosi,
non sufficientemente meditati e curati, spesso imposti
dall'urgenza e posti al servizio della minuta propaganda
giornaliera). Si interessava di tutto, scriver molti
anni pi tardi Salvemini: Mentre molti anarchici sono
come case le cui finestre sulla strada sono tutte murate
(a dire il vero, non sono i soli!), lui teneva aperte tutte
le finestre (10).
Nel 1935 Berneri era da circa dieci anni a Parigi.
Aveva quindi un quadro abbastanza preciso della question
juive, in una citt che andava ancora leccandosi le ferite
de\Vaffaire. La bibliografia che chiude il libretto, salvo
poche eccezioni, interamente composta di voci france
si. E questo non soltanto per ovvie ragioni pratiche. Ma
anche perch a Parigi, pi che a Firenze, aveva un signi
ficato politico aprire una finestra sulla fenomenologia
della haine de soi juive. Aveva, in altre parole, un senso
pratico-operativo, capace di infiammare lanimo di un
uomo dazione come Camillo Berneri. Lingiustizia subita
dal giovane scolaro ebreo un classico nella tradizione
letteraria doltralpe: da Spire alla recente ouverture del
pamphlet di A. Finkieltraut, Le Juif imaginaire in
digna il socialista umanitario, lanarchico in esilio a Pa
rigi (11).
(9) P.C. MASINI, La formazione intellettuale e politica di C.
Berneri, in AA.VV., Atti del convegno di studi su C.B., Milano,
Coop. Tipolitografica editrice, 1977, p. 9.
(10) Era questa a essere sinceri una prerogativa comu
ne ad anarchici ed ebrei, come probabilmente pensava lo stesso
Salvemini quando raccomandava di tenere, alla maniera di Ber
neri, spalancate tutte le finestre (cfr. G. SALVEMINI, Donati e
Berneri, in Il Mondo, 3 maggio 1952 poi in Opere, Milano, Fel
trinelli, 1978, voi. Ili, pp. 95-102).
(11) A. FINKIELKRAUT, Le Juif imaginaire, Paris, Ed. du Seuil,
1980, pp. 9 e ss.; quanto a Spire, la cui opera Prezzolini aveva
proposto ai lettori della Voce, c una sua lettera a Berneri (in
Pi di un residuo della permanenza fiorentina affiora
nella prosa berneriana. Il nesso con la Voce ha un
peso determinante, ma si tratta di contromemorie vo
ciane pi vicine a Jahier che a Prezzolini, sebbene con il
direttore della rivista fiorentina Berneri abbia avuto
contatti epistolari non trascurabili (12).
S e detto poi della consuetudine con Salvemini, che
scrive in unaltra testimonianza: Conobbi Berneri nel
1919, quando venne a studiare alla Facolt di Lettere a
Firenze, dove ero professore di Storia Moderna. Siccome
era la prima volta che avevo un anarchico fra i miei
allievi, mi interessai a lui in maniera particolare. Diven
ne uno degli studenti che venivano spesso a passare le
loro serate con me, discutendo dei loro studi, del loro
avvenire, delle questioni del giorno, di tutto ci che ci
poteva interessare. Anche dopo aver compiuto i suoi
studi a Firenze, continu ad avere con me rapporti affet
tuosi (13).
Prendendo spunto dalla bibliografia finale di Le Juif
antism ite si direbbero soprattutto tre i nomi italiani
decisivi nella formazione spirituale dello studente uni
versitario poco pi che ventenne: Cattaneo, Lombroso,
Weininger; tre nomi poi ricorrenti nella produzione
pubblicistica degli ultimi tempi.
Del primo, giustamente, Berneri ricorda lopuscolo
sulle interdizioni. Anzi, dice che questo opuscolo vale
infinitamente di pi di quello marxiano sulla Judenfra-
ge. Qui ancora il concretismo di Salvemini a parlare,
insieme alla ideologia anarchica: Marx dice sempre le
mie idee e non vuol capire che le idee non appartengono

Epistolario cit., p. 129 del voi. II), in cui dice: Ho provato le


stesse sofferenze nella mia infanzia, ma per delle cose minime,
in un ambiente leggermente antiebraico, ma non crudele. Ma un
bambino soffre per delle inezie altrettanto che per delle ferite
dolorose.
(12) Del direttore della Voce si veda il tardo articolo Ricor
do di C.B., in G. PREZZOLINI, Prezzolini alla finestra, Milano,
Pan editrice, 1977, pp. 157-162 (gi apparso sul Resto del Carli
no, nel 1962).
(13) Il giudizio di Salvemini in una lettera-dichiarazione a
favore di B. (13 agosto 1930), raccolta nel primo volume del-
l 'Epistolario cit., p. 134.
135
a nessuno. Le idee si cercano (14).
In qualche modo Cattaneo diventa lalternativa a
Marx: Considero Karl Marx antisemita non a causa di
ci che ha scritto sugli ebrei, ma a causa di ci che non
ha scritto, detto e fatto a favore degli ebrei; Marx non
ha mai preso a cuore e seguito con vivo interesse la
questione ebraica, n ha cercato di conoscerla nei partico
lari. Quello che dice sugli ebrei non interamente falso,
ma unilaterale e infarcito di generalizzazioni deteriori (ti
piche del resto del suo stile intollerante ed... hegeliano)
(15). Pi che di antisemitismo vero e proprio si tratte
rebbe di un reato di omissione di soccorso.
Nel capitolo Karl Marx, antisemita la rivalit anti
comunista fin troppo evidente non a caso il ritratto
di un Marx ipocondriaco, tutto dedito ai cetriolini, al
caviale e ai cazzotti cosacchi, modellato sulla biografia
eterodossa di Otto Ruhle (16). Ma il cattaneismo salve-
miniano non va sottovalutato. Secondo Berneri il pro
blema ebraico andr risolto con impegno e attenzione
quotidiani, al di fuori di ogni metafisica scuola brami-
nica, hegeliana o marxista che sia.
Di Cesare Lombroso, Berneri ricorda la monografia
del 1894, che fece scuola in Italia, allinizio del secolo.
Lombrosiane sono limpostazione e la struttura stessa
del libro (si vedano i titoli dei capitoletti); ed ancora
condizionata da una mentalit di tipo positivistico
larcaica tripartizione che lautore propone tra antigiu
daismo, antimosaismo e antisemitismo. Cos la termi
nologia risente della temperie medico-antropologica di
fine secolo. Lantisemita semita ebreofago un di
vertente neologismo bemeriano, ma lotta per ladatta
mento, eredit sociali, inferiorit sociale fanno na
turalmente parte del bagaglio lombrosiano. Senza tra
scurare il famigerato termine razza, autentica inven
zione del positivismo, che Berneri sa smascherare con
abilit, ma in fondo accetta e continua ad usare per
(14) Cito dalla prima edizione italiana, Lebreo antisemita,
Roma, Canicci, 1984, tr. ital. di Rosa Zotto, con una mia prefa
zione C.B. e lebreo punitor di se stesso, pp. 7-21. La battuta su
Marx a p. 77.
(15) C. BERNERI, Lebreo antisemita cit., p. 71.
(16) C. BERNERI, op. cit Mp. 75.
136
tutto il suo scritto.
A Firenze, oltre che con Salvemini, Berneri aveva la
vorato con Enzo Bonaventura, autore di un manuale di
vulgativo sul pensiero freudiano. Ebreo tuttaltro che
antisemita (morir in Palestina nel 1948, in uno scontro
a fuoco con gli arabi), Bonaventura tenne a Firenze, nel
primo dopoguerra, un corso sulla psicanalisi che vide
Berneri tra i pi assidui e attenti ascoltatori (17). E'
mescolando il ricordo delle conversazioni con Bonaven
tura insieme alla lettura folgorante delledizione france
se, curata da Marie Bonaparte, del Ricordo d'infanzia di
Leonardo da Vinci, che lanarchico inizia a riflettere sul
l'opera freudiana, sulla libido e sul rfoulement (18).
Il nome di Freud compare nellelenco dei destinatari
stilato da Berneri stesso, per gli omaggi. Ai ricordi din
fanzia di Leonardo dedicato un apposito studio. Per
tutte queste ragioni Le Juif antism ite va inserito nel
dossier di Michel David, su La psicoanalisi nella cultura
italiana : la figura di Berneri costituisce un capitolo
importante nella storia della prima, travagliata penetra
zione di Freud in Italia.
Terzo nume tutelare, dopo Cattaneo e Lombroso,
Otto Weininger il filosofo austriaco naturalizzato fioren
tino da Prezzolini, ai tempi della prima Voce. Di Sesso
e carattere, specifica Berneri in una nota, non esiste
traduzione francese. Ed ha ragione. Fino al 1975 la cul
tura francese rimarr insensibile alla sessuologia wei-
ningeriana. Quando la Bonaparte suggeriva ai suoi con
cittadini linterpretazione psicanalitica dei sogni infantili
di Leonardo, il nome di Weininger, idolatrato dai colla
boratori di Prezzolini, era in Francia del tutto scono
sciuto noto solamente ad Andr Spire, come ricono
sce anche Berneri (19).
(17) Su Bonaventura si veda M. DAVID, La psicoanalisi nella
cultura italiana, Torino, Beringhieri, 1970 (2 ed.), pp. 281-322 e,
per Berneri, p. 604.
(18) Un biglietto di ringraziamento per linvio del libro da par
te di Marie Bonaparte in Epistolario cit., p. 110, voi. II.
(19) Sul rapporto Berneri-Weininger e, pi in generale, sulla
fortuna del viennese in area italiana rinvio al mio O.W. in Italia,
Roma, Canicci, 1982, pp. 173-177. L'ultima edizione di Sesso e ca
rattere, a cura di F. Rella, Milano, Feltrinelli, 1979; quanto al-
137
DallItalia, l'anarchico fuoruscito aveva invece porta
to con s una copia della seconda edizione di Sesso e
carattere (1922), lo aveva colpito il capitolo dedicato
allo jdische Selbsthass, variante danubiana della
haine de soi juive: Weininger sottopose ad analisi la
sua opera e scopr particolari spaventosi (20).
Sarebbe interessante ma non questa la sede pi
adatta per una divagazione di questo tipo allargare il
discorso, ed estendere le ipotesi di Berneri. Weininger
non fu il solo cattivo maestro. Cera Renan, cera
Zweig. E lhic sunt leones dei vecchi cartografi potreb
be non esaurirsi nellelenco, gi abbastanza lungo, dei
weiningeriani nostrani: da Giulio Augusto Levi, primo
scopritore delle doti autopunitive del viennese, a Giaco
mino Debenedetti, il quale in certi giudizi su Saba e in
un saggio, che di capitale importanza nella storiografia
sveviana, ci ha lasciato un ritratto del progenitore asbur
gico dellantisemitismo semita molto simile a quello
tracciato da Camillo Berneri: Weininger ha assunto
quel tono di apologia a rovescio, particolare allantise-
mitismo degli ebrei, in cui lodio e lamore pi sviscerati
vanno commisti in un abbraccio mostruoso; e la pro
terva volont di unevasione impossibile e illecita
sempre pronta a risentirsi in una angosciosa solidariet
di razza che, come una ferita non mai chiusa, grida al-
lappressarsi del pi piccolo accenno offensivo (21).
La presenza in bibliografia di un nominativo della
finis Austriae non dovr trarre in inganno. Allorizzonte
culturale di Camillo Berneri estraneo il versante mitte
leuropeo. Come si visto, Le Juif antism ite un libro
destinato ad un uditorio francese. Il mito austro-ungarico
brilla per la sua assenza. A tal punto che non troviamo
cenno, nemmeno in una noticina a pi di pagina, di un
libretto che si pu dire gemello a quello di Berneri. Lo
pubblic nel 1930 un ebreo di Hannover, Theodor
Lessing, nella autorevole collana sionistica (e buberia-
ria) della Jdischer Verlag. Sintitolava Der jdische
laltro libro di W., Delle cose ultime, si veda adesso la nuova tra
duzione di F. Cicoria, Pordenone, Studio Tesi, 1985.
(20) C. BERNERI, Lebreo antisemita cit., p. 57.
(21) G. DEBENEDETTI, Svevo e Schmitz, in Saggi critici, nuo
va serie, Milano, Mondadori, 1955, p. 84.
138
Selbsthass e si trattava di uniniziativa in tutto identica
a quella dellanarchico italiano, anche nellimpostazione
metodologica.
Ma era unimpresa portata a termine con materiale
austriaco o tedesco, da uno studioso che era divenuto
celebre per una prolungata querelle con Thomas Mann.
Berneri non poteva sapere che un suo collega aveva avu
to un'idea identica alla sua; certo avrebbe divorato in
poche ore Der Jdische Selbsthass (un libro che ebbe
diffusione maggiore di Le Juif antismite), se soltanto
qualcuno avesse avuto lopportunit di segnalarlo alla
sua curiosit onnivora ma nemmeno Spire, che dopo
il 1935, fu amico di Berneri, conosceva Lessing (22).
Tragico destino sembra accomunare le biografie ma
ledette degli storici dellodio di s. Morto per mano
degli stalinisti Camillo Berneri; trucidato da un manipo
lo di nazisti giunti appositamente a Marienbad nel
1933, Theodor Lessing, al termine di una esistenza non
immune dalla piaga dello jdische Selbsthass (conver
titosi in un primo tempo al luteranesimo, Lessing su
blim la conversione aderendo poi al sionismo e prodi
gandosi nellattivit antinazista).
Le sue memorie, Einmal und nicht wieder, uscite
postume nello stesso anno del saggio di Berneri, avreb
bero potuto costituire unulteriore pezza di appoggio al
lindagine dellanarchico.
I protagonisti del libro di Lessing provano gli stessi
sintomi individuati da Berneri e curati dal loro quasi
concittadino Freud: masochismo, complesso di inferio
rit, bisogno di evasione, volont ribelle. Ma escluso
Weininger hanno altri nomi: Paul Re, lambiguo a-
mico di Nietzsche e di Lou Salom; Arthur Trebitsch,
nazionalista poligrafo, autore di velenosi attacchi contro
lo Judentum; Max Steiner, filosofo suicida come
Weininger; Walter Cal, poeta suicida affetto dalla
nausea di s; Maximilian Harden, giornalista bismarkia-
no, direttore del settimanale Zukunft, dove nel 1897,
Walther Rathenau, fedele prussiano, industriale di suc-
(22) T. LESSING, Der jdische Selbsthass, Berlin, Jdischer
Verlag, 1930. Su Lessing cfr. H. MAYER, I diversi, Milano, Gar
zanti, 1977, pp. 392-399 e la voce dellEnciclopedia Judaica.
139
cesso, futuro primo ministro di Weimar ucciso in un
attentato nel 1922, pubblicher quell/ire Israel (Ascol
ta, Israele), che forse in assoluto il pi caustico ma
nifesto dellebraismo antisemita.
Anche Berneri chiude il suo libro con un appello:
Ascolta, Israele. Ma di ben altra natura. Lebreo uni
versalista e cosmopolita, che faticosamente tenta di su
perare l impasse tra assimilazione e ortodossia, tra assi
milazione e nazionalismo, il suo modello ideale: Ma
al di sopra di queste due posizioni estreme ne esiste una
terza: quella di un universalismo ebraico, in grado di
compiere una missione, capace di costituire il tessuto
connettivo, il sistema capillare dei popoli. Sono i sen
za patria i pi adatti a fondare le basi della grande
famiglia umana. Un mnito contro i fili spinati dei
pregiudizi nazionali e di casta, che ricorda l'esortazione
finale del saggio Lebreo-non ebreo di Isac Deutscher, il
maggiore biografo di Trotzkij: Perci la mia speranza
che gli ebrei, e cos le altre nazioni, si accorgano infine,
o di nuovo, dellinadeguatezza dello stato nazionale, e
ritrovino leredit politica e morale lasciata dal genio di
questi ebrei che andarono oltre lebraismo: il messaggio
di unemancipazione universale delluomo (23). Era
questo un messaggio solo in apparenza utopistico. Cer
tamente arcano e misterioso per un pubblico nostrano
negli anni Trenta. In pieno consenso neppure allintemo
delle comunit ebraiche di allora (ma nemmeno prima)
ci fu qualcuno in grado di recepire e fare propria la
posizione davanguardia di Berneri, il quale fin per atti
rare su di s gli anatemi nevrotici degli ebrei fascisti tori
nesi della Nostra Bandiera (24). Il pensiero dellanarchi
co lodigiano aveva un respiro europeo, unampiezza inu
suale nellopaco ed autarchico circuito librario di quegli
anni. Chi, in Italia, conosceva Lazare, chi a met degli
anni Trenta citava non solo Freud ma persino Adler?
Chi, dopo la Voce, si ricordava ancora di Andr Spire?
(23) C. BERNERI, L'ebreo antisemita cit., pp. 95-96.
(24) Enzo LOLLI ree. a Le Juif antismite, in La Nostra Ban
diera, 29 febbraio 1936. Fra le tredici recensioni conservate nel-
lArchivio pistoiese merita di essere ricordata la scheda di un
noto psicologo det fascista, M.F. CANELLA, in Rivista di psi
cologia, XXXI, 4, ottobre-dicembre 1935, p. 290.
140
Forse soltanto un intellettuale eterodosso come Felice
Momigliano, socialista profetico e messianico (in modo
per troppo legato alla mazziniana idea di patria, da
risultare subito estraneo allinternazionalismo di Berne-
ri), avrebbe potuto recepire almeno una parte dellinvo
cazione universalistica contenuta nella parte finale del
libro (25).
Stroncato prematuramente a Barcellona, Berneri non
far in tempo a conoscere gli effetti nefasti di una pro
paganda da lui perfettamente, e con grande anticipo,
messa a fuoco; n far in tempo a verificare l'esattezza
impressionante di molte delle sue argute ipotesi psicolo
giche. A noi rimane il piacere di poter rileggere di tanto
in tanto il suo appello finale, rimeditando sul suo e-
stremo Ascolta, Israele! di sapore bebeliano (lantise
mitismo come socialismo degli imbecilli); unesortazio
ne che non inedita per chi sia abituato ad avere di
mestichezza con lebraismo orientale e per chi abbia do
vuto fare i conti con la smodata voga mitteleuropea de
gli ultimi anni Settanta. Ma era unesortazione coraggio
sissima allora, nel 1935. Se non si prester attenzione, di
ceva a chiare lettere Berneri, /antisem itism o sar ancora
per lungo tem po allordine del giorno della stupidit uma
na. In unet di tramonto delle ideologie come la
nostra, ci si congeda da questo autore e da queste pagi
ne con animo pi ottimista e battagliero, solo rammari
candoci che un uomo come Camillo non possa essere pi
tra noi, ad aiutarci nel fare pulizia dei tanti ferrivec
chi nostri contemporanei, nel fare chiarezza sui tanti
ed ancora insoluti problemi che lintolleranza di ieri ci
ha lasciato in penosa eredit.
Alberto Cavaglion
estate 1985

(25) Per quanto riguarda F. Momigliano, socialista mazziniano


nato a Mondov nel 1866 e morto a Roma nel 1924, autore al qua
le sto da tempo lavorando, posso per adesso soltanto rinviare al
carteggio con Prezzolini, da me curato ed in corso di stampa ne
gli Annali della Fondazione L. Einaudi di Torino, voi. XVIII,

141
MUSSOLINI GRANDE ATTORE -
VARIAZIONI SUL TEMA

Fra la prima edizione italiana del saggio di C. Berne


ri pubblicata col titolo di Mussolini: psicologia di un
dittatore (Milano, Azione Comune, 1966) e la sua succes
siva ristampa col titolo, ripreso dalledizione originale
spagnola di Mussolini, grande attore (Pistoia, Archivio
Famiglia Berneri, 1983) mi capitato spesso di riflettere
sullintuizione centrale di Berneri e sulle possibilit di
applicazione di quella sua chiave interpretativa allo stu
dio della personalit del dittatore, anche per spiegare
scelte e comportamenti. Nella prefazione alla ristampa,
sviluppando questo discorso, citai nuove testimonianze e
annotai episodi che confermavano lidentikit di Berneri:
Mussolini fu soprattutto un attore, che fece della politi
ca il suo teatro, del popolo italiano e dell'opinione pub
blica mondiale la sua platea.
Antonio Gramsci in un articolo pubblicato su LOr
dine nuovo del I settembre 1924, nel pieno della crisi
successiva al delitto Matteotti (La crisi italiana ), dette su
Mussolini questo giudizio: Mussolini non possiede dello
statista e del dittatore altro che alcune pittoresche pose
esteriori: egli non un elemento della vita nazionale,
un fenomeno di folklore paesano, destinato a passare
alla storia delle diverse maschere provinciali italiane.
Si tratta di un giudizio riduttivo, sommario e sostan
zialmente sbagliato perch ignora il rapporto fra Musso
lini e il movimento fascista da lui fondato (la forza di
questo faceva la forza di quello) e le circostanze storiche,
politiche ed economiche da cui luomo e il suo movimento
avevano tratto le ragioni del successo. Daltra parte
Gramsci scriveva nel 1924 e non possedeva tutti gli ele
menti di giudizio di cui disporr Berneri dieci anni do
po. Comunque Gramsci e Berneri concordano nel coglie
re laspetto pittoresco e istrionico del duce, anche se
divergono su un punto non secondario: per Gramsci
Mussolini non un politico ma un attore, per Berneri
142
invece un grande politico perch un grande attore.
Non dimentichiamo mai le condizioni ambientali in
cui Mussolini come gli altri dittatori europei (e pi tardi
quelli del terzo mondo) entrarono in scena: nel momen
to in cui la propaganda politica faceva un grande balzo
qualitativo e quantitativo, da una parte per lavvento di
nuovi mezzi di comunicazione (giornali illustrati, cine
ma, radio etc.) e dallaltra per lingresso nella vita pub
blica di grandi masse primitive, facilmente impressiona
bili e suggestionabili.
Anche Hitler era un attore, sia pure di scuola diversa
da quella mussoliniana. Mussolini era pi bravo nel su
scitare effetti immediati, di rapimento, di illusione, sul
suo pubblico, ma lo stato di esaltazione che Hitler riu
sciva a produrre con la sua oratoria, la sua mimica e
soprattutto con i rituali nazionalsocialisti, era destinato
a durare molto pi a lungo (come i fatti proveranno).
Scrive H. Schacht, la mente finanziaria della Germa
nia nazista, in La resa dei conti con Hitler (Milano,
Garzanti, 1949, pp. 206 e 213): La recitazione spiega
leccezionale fascino che emanava da Hitler. Nessun os
servatore poteva supporre che si trattasse di un calco
lo... Per quanto riguarda la finzione e la recitazione egli
era un maestro geniale....
Ecco una seconda importante differenza: Hitler reci
tava per nascondere o contraffare i suoi riposti pensieri e
i suoi veri sentimenti allinterlocutore, soprattutto se
straniero. Indignato, conciliante, amabile, adirato, ir-
ruento, suadente, minaccioso, possedeva larte del simu
latore. Mussolini invece, certo pi estroverso, pi ricco
di risorse, recitava per il gusto di fare del teatro; fare
scena era il suo modo dessere. Diciamo pure che per il
tedesco recitare era un mezzo come un altro al servizio
della politica, per litaliano era la politica.
Gi accennai, nel presentare la seconda delle ricorda
te edizioni al peso che, nella politica di Mussolini ed in
alcune delle sue pi gravi decisioni, ebbe la voglia in
contenibile di dare spettacolo.
Non ho presenti in questo momento gli immediati
antefatti che, dopo la grande adunata del 5 maggio 1936
per lingresso delle truppe italiane in Addis Abeba, por
tarono alla convocazione di una seconda adunata al 9
143
maggio per la proclamazione dellimpero. Ma credo che
in quella decisione pes non poco il gusto del primo
attore nel concedere il bis, anzi la replica, ad un pubbli
co eccitato ed entusiasta.
Tutta l'impresa dEtopia era stata un seguito di emo
zioni, con cui il dittatore intendeva tener desta e avvinta
lattenzione dellTtalia e del mondo intorno alla sua a-
zione di condottiero. Ma finita la guerra, gli affari dA-
frica con i complessi e in certi casi gravissimi problemi
militari, economici, amministrativi lo interessano sem
pre meno e sono lasciati alle intendenze. Egli si volge
ad altre avventure, che lo pongono di nuovo al centro
della scena politica internazionale. Instabilit, irrequie
tezza, tedio della normalit furono acutamente osservati.
Il convegno di Stresa? Sicuro, che successo! Ma una
settimana dopo bisognava trovare un altro successo. I
covenuti a Stresa se ne accorsero e lo dimenticarono...
Non gli preme che il successo del momento. LImpero
etiopico un suo successo personale. Sar utile o rovi
noso per lItalia non importa. Se ne occupi ora il mi
nistro delle Colonie, giacch egli ne ha tirato tutto il
vantaggio politico possibile.
E tutto questo per esibizionismo: Mussolini un
tribuno; quando si presenta le mani sui fianchi, sembra
il direttore di un circo... Ogni mattina cerca lapplauso
giornaliero... Tutto apparenza, colori sgargianti... Mus
solini intelligente non vi dubbio. Per... sembra che si
occupi della parte politica, o meglio demagogica, preoc
cupato di ottenere un successo immediato, per qualche
giorno, per qualche momento. Sulla folla agisce con lun
ghi dialoghi, espressi con forma drammatica, teatrale,
ciarlatanesca....
Si era appena placala la tempesta della campagna
dEtiopia e in Europa aleggiava uno spirito di riconcilia
zione, con visibili tendenze a prendere atto del fatto
compiuto, quando scoppia la sedizione di Franco in
Spagna: un episodio assolutamente accidentale, senza
alcun rapporto con i problemi dellequilibrio europeo,
incentrati sulla questione tedesca. Mussolini si caccia
subito nellimbroglio e si fa padrino e mallevadore del
golpe. Ma se a Franco interessa il colpo di Stato, a Mus
solini preme il colpo di scena, quello schiocco di frusta
144
in una Europa sonnacchiosa e spensierata.
Cos dopo la conferenza di Monaco in unaltra analo
ga situazione di pace ritrovata e di euforia diplomatica,
il 30 novembre 1938 il Ministro Ciano svolge davanti alla
Camera dei Fasci e delle Corporazioni un rapporto sulla
crisi del settembre e sulla parte da protagonista che vi
aveva avuto il suo Capo. Alla fine del discorso alcuni
Consiglieri inscenano una manifestazione al grido di
Tunisi, Gibuti, Savoia, Nizza etc.. In uno Stato totali
tario, dove niente viene lasciato allimprovvisazione o al
la spontaneit, quella sortita di cui Mussolini lispira
tore intende essere un modo non ufficiale di aprire una
vertenza territoriale con la Francia, ma viene universal
mente giudicata come una esibizione di cani ammaestra
ti. In ogni caso serve allo scopo prefisso: quello di rial
zare il sipario e, per Mussolini, di rientrare in scena da
mattatore.
Passano alcuni mesi. Nel marzo 1939 Hitler occupa la
Boemia e la Moravia, riducendo le due regioni allo stato
di protettorato. Mussolini, che pubblicamente ha ga
rantito allEuropa nel settembre dellanno precedente
che mai e poi mai la Germania avrebbe incorporato mi
lioni di cecoslovacchi e che poi al convegno di Monaco,
da lui promosso, si fatto garante, insieme agli altri
firmatari, dellindipendenza cecoslovacca, potrebbe ora
prendere le distanze da Hitler. Questo vorrebbero ragio
ni di onore, di interesse, di opportunit. Ma egli si sente
mortificato dal coup de theatre di Hitler, non riesce ad a-
dattarsi al ruolo di maestro superato del discepolo, vuol
rispondere con un gesto altrettanto lacerante che lasci
lEuropa attonita e inerte. Ha sotto mano lAlbania, un
paese su cui gi i trattati riconoscono all'Italia una posi
zione di privilegio politico ed economico. Perci si getta
sul malcapitato vicino, lo sottomette con una improvvisa
ta speculazione militare e lo integra all'impero con gran
de clamore di cerimonie e di investiture. E ancora teatro.
Cos fu poco dopo per la stipulazione del patto mili
tare con la Germania, chiamato enfaticamente patto
dacciaio (ma il metallo era tutto tedesco, perch lIta
lia ne produceva pochino) e deciso da Mussolini per im
pulsiva reazione a voci di stampa francesi che mettevano
145
in forse la saldezza dellamicizia italo-tedesca, senza mi
surarne le conseguenze diplomatiche e militari.
Il periodo certo pi triste di tutta la vita di Mussoli
ni statista fu quello dal settembre 1939 al giugno 1940,
durante il quale il dittatore fu costretto allattesa e al
silenzio: una attesa ed un silenzio che tuttavia egli con
abili finzioni propagandistiche riusc a circondare di
mistero e di fiducia nella sue grandi doti di nocchiero
nella tempesta. In effetti la scena militare dellEuropa,
sui campi di Polonia, di Norvegia e di Francia, era
dominata da Hitler e a Mussolini spettava questa volta
la parte di spettatore impotente. Solo il 10 giugno 1940
giudic giunto il momento per tornare alla ribalta in
una tragedia chegli riteneva fosse arrivata allultimo at
to: la spartizione del bottino e il conteso finale dei vin
citori.
Il suo discorso dallo storico balcone fu ancora una
volta un capolavoro della sua arte di illusionista. Popo
lo italiano, corri alle armi... disse nel suo melodramma
tico appello alla folla, pur sapendo che, quandanche gli
italiani avessero avuto tanta voglia di correre, non a-
vrebbero trovato, non dico le armi, ma neppure le scar
pe per marciare al fronte. Ma in quel momento allattore
importava la frase, lemozione che quelle parole antiche
avrebbero suscitato nellanimo degli ascoltatori.
Da questo momento per (salvo laggressione alla
Grecia, ultimo sciagurato guizzo della sua autonomia di
regista) Mussolini resta personaggio della tragedia, fino
alla sconfitta, allarresto, alla liberazione, alla morte, ma
il copione scritto e messo in scena da altri.
Resta da dire qualcosa sul rapporto fra lattore e il
suo pubblico, cio fra Mussolini e gli italiani. Oggi quan
do il Duce viene ripresentato da vecchi cinegiornali, gli
spettatori ridono, come noi da ragazzi ridevamo del Kai
ser e dello Czar. Ed un segno che da allora il mondo,
il gusto, la cultura sono cambiati in meglio, sono andati
avanti.
Ma Mussolini non era n ridicolo n comico, anzi
otteneva si direbbe oggi un alto indice di gradimen
to, perch interpretava con pose e parole e gesti lo stato
danimo di quelle folle. E non solo delle folle ma anche
dellItalia intellettuale che, salvo alcuni coraggiosi obiet
146
tori di coscienza, lo venerava, confortata anche dagli at
testati di stima di grandi personalit straniere.
Dunque attore e pubblico erano fra loro complemen
tari, come bene osserva Berneri nella sua analisi del fe
nomeno fascista. Certo la v iolenza prim a ^ il potere dn-
po ebbero gran parte nelassicurare il consenso. Ma a
conservarlo per lungo tempo contribu il successo che
lattore ottenne nel dire e nel fare ci che il pubblico
attendeva da lui. ^
------------- " Pier Carlo Masini

147
SU UN CINQUANTENARIO

...Se mi uccidono,
che possa morire a
testa alta!
Miguel Henardez

Nellultimo quarto del secolo XIX la parola fascio


indicava, in Italia, i gruppi di lavoratori dazione rivolu
zionaria. Alla fine del secolo, questa interpretazione an
d dissolvendosi con la creazione dei nuclei internazio
nalisti, socialisti, anarchici, ecc.
Nel 1919, creando i fasci italiani di combattimento,
Mussolini trasform il significato originario del vocabo
lo. Divenuto il flagello deHumanit, gett le basi del
fascismo la cui fosca storia disseminata di cippi san
guinanti e di ricchissimi insegnamenti. Uno di questi
piuttosto sorprendente, osservando lassenza danalisi
critica della parola antifascismo. Ed infatti se il suo
significato originario era di opposizione ai regimi ditto-
riali totalitari, ben presto tale significato degener e il
termine and ad assumere quasi laccezione di una spe
cie di certificato di buona condotta democratica, il che
costitu e continua a costituire un errore grave se non
gli si aggiunge il relativo aggettivo, ossia: antifascista
reppublicano, socialista, comunista, anarchico, ecc. Col
pretesto dellantifascismo abbiamo visto perpetrare
delitti orrendi contro uomini che si fregiavano aperta
mente delle proprie idee politico-sociali e filosofiche,
che informavano le proprie azioni alla loro specificit di
anarchici, di reppublicani o di socialisti, aggettivi di
mostrativi di ferma opposizione ad ogni nozione di fa
scismo, che forza reazionaria per definizione.
Abbiamo visto i governanti antifascisti delle de
mocrazie occidentali, come i governanti (sempre anti
fascisti) dei paesi dellEst, patteggiare per quasi qua-
rantanni coi regimi fascisti di Spagna e Portogallo e
148
anche colla Grecia dei colonnelli. Di modo che, nel nome
dellantifascismo (che ha poi finito per essere uno sta
to danimo passibile di ogni ingerenza e di ogni tradi
mento nei confronti degli ideali fondamentali della de
mocrazia) sono stati commessi, o stato consentito che
fossero commessi, i delitti pi esecrabili. Cos, ad esem
pio, il 5 maggio 1987 cadr il cinquantesimo anniversa
rio dellassassinio di Camillo BERNERI. Il delitto av
venne a Barcellona. Gli autori, figuri al servizio del
Cremlino staliniano. Campioni della demagogia unitaria
antifascista, gli assassini facevano di tutto per impor
re la loro concezione dellunit spiccando le teste degli
uomini che, al di l di quellantifascismo senzaltro
scopo che permettere ogni licenza, lottavano perch la
rivoluzione spagnola adempisse alla sua promessa di
trasformazione radicale della Societ umana, tagliando
tutti gli ormeggi di ogni genere di autorit statale. Non
bastava, quindi, essere solamente antifascisti. Biso
gnava fare la Rivoluzione. Audacia che costituiva una
sfida ad ogni forma di dittatura delle forze reazionarie
tradizionali, cos come ad ogni genere di ambizione tota
litaria.
Per ricordare il crimine tanto nefando, il compagno
Aurelio Chessa, dellArchivio Famiglia Bemeri di Pi
stoia, ha chiesto la mia collaborazione. Mi offre una
prova di fiducia che mi gratifica per quanto immeritata
che contemporaneamente mi turba per la difficolt insi
ta, per me, nel cercare di dire quanto si pu e si deve
dire sulla figura e lopera di Camillo Berneri, che ha
segnato il corso della sua breve (ma quanto densa!) esi
stenza, lasciando ai posteri la sua considerevole impron
ta umanistica e filosofica, completamente opposta a
quella di numerosi protagonisti religiosi, politici e mili
tari. Per costoro in particolare i biografi prezzolati fanno
ricorso a tutti gli argomenti immaginabili allo scopo di o-
sannarli, magnificando con essi, e attraverso essi, i con
cetti di Patria, Eroismo, Stato e Dio, sfornando, in tutti
i Paesi, i medesimi risultati: moltiplicazione di vittime
innocenti, aumento di privilegi (sempre per i protago
nisti) e via di nuovo ad inculcare i medesimi timori, i
medesimi pregiudizi, il medesimo stupido spirito di sa
crificio e il medesimo conformismo da pecore.
149
A mio modo di vedere, il ricordo della vita e della
morte di compagni, amici o maestri nostri, non consiste
nel ricamare leggende favolose rigurgitanti di elogi e
reclamando allori per le loro fronti. Il nostro ricordo, il
nostro amore per loro consiste nel seguire gli insegna-
menti di etica e di estetica che sono state le loro vite e
dalle quali dobbiamo trarre ispirazione per guidare le
nostre e farne depositarie le giovani generazioni. Tutto
ci senza inutili panegirici n ampollose strida scritte. Al
contrario, dire con semplicit e naturalezza quel che
proviamo e quel che sappiamo della persona in questio
ne. Ed qui che sta il nocciolo del problema. Perch
lostacolo che mi si para davanti costituito dal fatto
che ben poco so di Berneri. E la mia coscienza di mura
tore senza istruzione mi consiglia di usare prudenza ed
allontanare la fretta prima dimpugnare la penna.
Ma Chessa ritiene che l'opinione di un muratore
spagnolo esule ed amante dellanarchismo debba essere
presente tra i collaboratori. Cos, dunque, accettando il
suo invito cercher di rifarmi a ricordi non scritti di
tempi lontani e a documenti firmati. Forse senza il ri
spetto rigido che si deve alla cronologia e man mano
che saffacceranno alla mia memoria. O che la mia mano
li raggiunger.
Il mio interesse per Berneri sinserisce nei ricordi del
ladolescenza e della giovinezza. Il popolo spagnolo ave
va dato scacco matto alla monarchia borbonica ed aveva
proclamato la Reppublica ristabilendo giuridicamente le
libert politiche. Per un attimo la Spagna respir a pieni
polmoni laria rivendicatrice di giustizia sociale. Questa
porta aperta alla libert doveva rappresentare ampia
mente tutti gli orizzonti delle classi spagnole defraudate,
fino allora, di ogni diritto politico-sociale e di ugua
glianza economica.
Mescolati allallegria e alla baldoria nate da quel
trionfo della civilt democratica contro la reazione cleri-
co-militare della Spagna degli infingardi, giungevano fi
no alla mia isola gli echi dellinfame dittatura di Musso
lini in Italia. Echi che a poco a poco sandarono tra
sformando in severe e chiare accuse formulate contro il
Duce dai repubblicani, socialisti ed anarchici che era
150
no riusciti a rifugiarsi in vari paesi europei, tra cui la
Spagna repubblicana. Accuse che la stampa pubblicava
rafforzandole con esempi reali. Uno dei libri che pi
sensibilizzarono lopinione del popolo sintitolava Fug
giti dallinferno fascista. In quelle pagine venivano de
nunciate le torture fisiche e morali cui erano sottoposti
i deportati politici, soprattutto nelle isole di Lipari e
Ventotene, proprio da dove venivano gli evasi. Ci giun
gevano anche gli echi dellhitlerismo colle sue SS, veri
carnefici della integrit umana, collettiva o individuale.
Ma la nostra adolescenza, distratta dalle cose che le so
no proprie, non ci permetteva di puntare compiutamente
la nostra attenzione a quei fatti, cui prestavamo un in
teresse tanto fugace che rapidamente cedevano il passo
ad altri problemi. O semplicemente allassenza di pro
blemi.
Nel 1933 le destre gesuitiche spagnole (e questo ba
sta a definirle) riconquistarono il potere, collocando nei
punti chiave i capi militari pi fedeli, ai quali, con
Franco alla testa, la cosiddetta Rivoluzione delle Asturie
del 1934 forn il pretesto per scatenarsi in una scandalo
sa e criminale repressione. Centinaia di operai furono
assassinati a mansalva. Tra gli oltre trentamila detenuti
politico-sociali, noi giovani conoscemmo per la prima
volta i rigori del carcere. Cos fummo numerosi a pren
dere coscienza della necessit di lottare contro tutti i ti
ranni, senza distinzione di etichetta politica, religiosa o
sociale.
Nel settembre del 1935, cedendo alla pressione popo
lare, la reazione sollev la cappa che pesava sui sindaca
ti operai e sui partiti della sinistra e le attivit militanti,
anche se in piccolo, ripresero. Nelle loro rivendicazioni
di carattere lavorativo ed economico, i sindacati dellIso-
la di Minorca che aderivano alla C.N.T. (Confederacin
Nacional del Trabajo de Espaa) svolgevano notevole at
tivit di propaganda colla pubblicazione del settimanale
Fructidor. La sua uscita dopo lottobre 1934, denun
ciava il delitto contro lumanit costituito da tutte le
guerre e protestava contro linvasione dellEtiopia per
petrata dal fascismo italiano. Avvenimento che spinse
parecchi di noi novellini a prendere audacemente la
penna in mano per esprimere il nostro odio contro
151
glimperi guerrafondai.
Entro questo complesso dinquietudini, dillusioni e
di speranze, conoscemmo Berneri attraverso qualche
scritto pubblicato dalla stampa continentale. Pi tardi,
attraverso il suo libro Mussolini a la conquista de las
Baleares, in cui denunciava con vigore le ambizioni del
Duce, gli atteggiamenti diplomatici dei paesi interessa
ti a mantenere (ognuno per s) la propria influenza nel
bacino del Mediterraneo. Denunciava anche lingenua e
sprezzante disinvoltura con cui questi giudicavano i pro
getti del dittatore italiano, che, nel 1936, mise in atto.
Dando man forte a Franco, egli si oppose alle iniziative
di sbarco della milizie popolari nellisola di Maiorca e
poi bombard i punti strategici del litorale e le isole
fedeli alla Reppublica, provocando morte e desolazione.
A cinquantanni di distanza, tutti questi particolari
danno un rilievo significativo ai nostri ricordi, associati
al libro citato, il cui autore, oltre a denunciare al mondo
intero i piani imperialisti dellItalia fascista, formulava
un sereno quanto energico appello a tutte le democrazie
europee, chiamandole a prendere coscienza del pericolo
che quei piani costituivano per la pace mondiale. Ma,
come di solito accade in tali situazioni, le democrazia
stavano dormendo. Pi occupate a scagliare le loro forze
repressive contro i lavoratori che rivendicavano giusti
diritti, piuttosto che a combattere il virus totalitario che
simpadroniva del mondo, mostrandosi sempre pi inso
lente e audace, si indovinava che erano (almeno implici
tamente) intenzionate a fraternizzare col fascismo.
Dal libro in questione nulla denunciava a priori
lappartenenza di Berneri allanarchismo. E in Francia
(e in Italia, naturalmente) che meglio era conosciuta la
sua opera, per la maggior parte scritta in francese, che
spiegava le sue concezioni filosofiche sulla sociologia.
Finalmente, il 19 luglio 1936, la Spagna rivoluzionaria
spalanc le porte della fratellanza a tutti i proscritti
dEuropa, tra cui Berneri, il cui atteggiamento rivel al
mondo la sua personalit profondamente rivoluzionaria.
Fin da allora ci interess conoscere la sua vita attraver
so la sua opera scritta. A parte linteresse particolare di
ognuno dei suoi scritti, quello che indubbiamente te
niamo ben presente nel nostro spirito (noi che conti-
152
nuiamo a credere alla necessit di una profonda rivolu
zione umana) sintitola Tra la Rivoluzione e le Trincee.
Qui Berneri dimostra una particolare sagacia nel com
mentare i mutamenti della Rivoluzione spagnola, con
argomentazioni che mantengono tuttora la loro origina
ria freschezza e costituiscono dei fari che illuminano i
sentieri della liberazione umana. Oltre che unafferma
zione delletica dellideale anarchico.
Nellobiettivo quanto interessante studio che Juan
Hernndez Mora (professore ed avvocato di Minorca)
dedic nel 1976 al libro di Vicente Guarner Vivanco dal
titolo Catalua en la Guerra de Espaa, c un rife
rimento allinfluenza mussoliniana nelle Baleari. Conosce
bene il libro di Berneri e commenta adeguatamente il
fiasco della spedizione reppublicana su Maiorca, occupa
ta dai fascisti. Spedizione che venne impedita dallallora
ministro della guerra, il socialista Indalecio Prieto. E
Juan H. Mora scrive: La situazione cos venutasi a
creare (si riferisce alloccupazione di Maiorca da parte
dei fascisti) era di importanza estrema e capitale per la
Reppublica. Ma Indalecio Prieto non ne ebbe chiara vi
sione e, ancor peggio, non immagin limmediato futuro,
dichiarando in quei giorni in una trasmissione radiofo
nica, che nessun significato per lo sviluppo degli avve
nimenti (sottolineatura mia) poteva avere il fatto di la
sciare Maiorca al suo destino. E Juan Mora esclama:
Colossale errore! .
Da un lato i fatti evidenziavano la perspicacia e la
validit di un anarchico che denunciava le manovre fa
sciste, la loro capacit di violenza brutale ed il loro
disprezzo per i trattati diplomatici allora tanto di moda.
Dallaltro lato, la leggerezza di giudizio di certuni che
governano ignorando moltissime volte (e quasi sempre
in presenza di casi gravi) i problemi la cui soluzione
posta nelle loro mani. Quellesperienza e tutti i docu
menti che Berneri citava e che furono rinvenuti nelle
legazioni consolari italiane il 19 luglio 1936, diedero al
suo libro la misura della sua fondata denuncia del peri
colo nero.
Morto Franco nel novembre del 1975, numerosi do
cumenti riguardanti le ambizioni di Mussolini sulle Ba
leari videro la luce. Tra i tanti, per dare un esempio, il
153
libro di Josep Massot Muntaner, scritto in catalano: La
Guerra civil a Mallorca (1976) cita Bemeri e fornisce
molti nomi di elementi inviati a Maiorca dal duce e che
si autonominarono dittatori della vita dellisola e orga
nizzarono la repressione crudele e sanguinaria portata a
compimento dalle loro truppe. Massot cita anche il mili
tante anarchico andaluso Manuel Prez y Prez dicendo
che si trovava a Maiorca per caso. Non esatto. La
realt che Manuel Prez e il suo compagno di delega
zione erano andati a Maiorca in rappresentanza della
Regione catalana della C.N.T. per partecipare ad un
congresso regionale delle Baleari. Li accompagnava, in
nome del Comitato Nazionale della CNT di cui era teso
riere, il compagno Vergara, cos come vi erano andati
altri compagni di altre isole tra le quali Minorca. Prez
y Prez racconta la sua odissea in un opuscolo duna
trentina di pagine, dopo esser riuscito a fuggire da
Maiorca con diversi compagni, la cui testimonianza raf
forza l'opinione di Berneri, facendo del suo libro un do
cumento di inestimabile valore storico e fondamentale
per la conoscenza della situazione internazionale delle
poca nel bacino del Mediterraneo.
Gli scritti di Berneri sono sempre fonte di arricchi
mento. Per la profondit dei suoi suggerimenti, il colle
gamento tra gli argomenti, lobiettivit delle sue conclu
sioni e la scorrevolezza della sua esposizione. Su qual
siasi tema fa ricorso agli argomenti pi contrapposti tra
di loro, prima di formulare le proprie conclusioni da
filosofo senza aggettivi, che incasella rigorosamente gli
individui entro determinati concetti socio-politici. Ber
neri non perde il tempo annunciando a destra e a manca
le sue ide. Queste sgorgano dalle sue azioni e dai suoi
scritti. Come dai suoi discorsi.
Penso sia essenziale la differenza tra un attore ed un
artista. Qualsiasi persona che rappresenti in teatro un
determinato personaggio un attore. Pu essere anche
un grande attore. Addirittura un grande artista. Per,
come grande attore, pu non essere un artista. Si pu
esser attori seguendo le indicazioni del regista teatrale o
cinematografico. Il muratore segue le regole della tecni
ca costruttiva. E allorch lattore e il muratore sanno
arricchire il loro lavoro aggiungendovi tocchi ispirati dal
154
loro spirito creativo, allora si trasformano in artisti.
Artista o attore?
Questa forse stata la riflessione di Berneri riguardo
a Mussolini. Ma possiamo ritenere che egli alz ipso
facto le spalle dinnanzi alla minima idea di esistenza di
arte nella persona del dittatore. Nessun dittatore pu
essere artista se logicamente concepiamo larte come
un'espressione della libert. N un artista trasformarsi in
politico. Ancor meno in un dittatore. Berneri osserva
che per H.G. Wells, Mussolini un volgare attore popo
lare. Non vorr caso mai dire popolaresco? De Am-
bris, biografo del duce, scrive: Come Istrione vera
mente un genio. Definizione accettabile cogliendo la ra
dice della parola: individuo di condizione infame. E
Berneri lo definisce: grande uomo politico grazie (sot
tolineatura mia) alle sue doti di grande attore ed af
ferma che non si pu essere l'uno senza laltro. Gli e-
sempi abbondano.
Fin dall'antichit tutti i capi di Stato o di partiti
politici fanno gli attori. E nei tempi moderni la cosa
s'accentua, seguendo le discipline pubblicitarie e la te
cnica adeguata colladozione di pose e gesti destinati a
migliorare la loro immagine in modo da attirare le criti
che favorevoli e le simpatie dei contribuenti. In definiti
va, copiano il duce. Quello veniva ritratto mentre
mieteva, accovonava, vogava, ecc. Cose che faceva solo
per un attimo e male. Nessun contadino, nessun mari
naio lavrebbero accolto tra loro. Come quelli di una
volta, i politicanti attuali non riescono a fare nulla senza
ricorrere alla scienza, alla tecnica e alla mano dell'uomo.
Se si fanno fotografare con questi cittadini utili alla so
ciet (e il pi delle volte con la loro presenza fanno
sfigurare questi ultimi) per pavoneggiarsi.
Gli aspetti tratteggiati dagli osservatori del duce
sono propri, pi o meno, alla maggior parte dei gover
nanti. Se, anche per i pi liberali, il ritratto destinato ai
posteri costituisce un vero problema, in confronto coi
dittatori moderni di ogni angolo del mondo, il duce
viene eguagliato quanto a violenza. Ma quanto ad attore,
risulta poca cosa.
Le riflessioni di Berneri sulla psicologia delle masse
e delle individualit politiche, stimolano la nostra com
155
prensione della Storia ed il rifiuto della mediocrit. Gli
anarchici dei paesi in cui la democrazia cosiddetta libe
rale succede alla reazione totalitaria dovrebbero tenerlo
presente. Quelle che si riferiscono alla demagogia orato
ria dovrebbero bastare per chiarire le idee, anche dei
meno disposti a fuggire dalla demagogia di sfondo, aiu
tandoli a cercare linsegnamento parlato, praticato e ve
rificato.
In risposta ai politicanti di mestiere che definiscono
spregiativamente utopisti i precursori dell'avvenire e in
particolare gli anarchici, Berneri ribatte il chiodo in te
sta ai praticisti, quando afferma che le idealizzazioni
storiografiche esaltano il valore etico ed estetico degli
sforzi delluomo, correggendo la fredda ed unilaterale in
terpretazione materialista. Ma lutopista non sar mai
un vincitore allinterno della realt contemporanea.
Glinsegnamenti storici vissuti recentemente e soprattut
to da noi spagnoli nellultimo mezzo secolo ci consiglia
no di rimanere utopisti secondo linterpretazione mate
rialista della parola. Poich coloro che hanno creduto di
poter mescolare un ideale impastato con letica e leste
tica dellumanismo senza confini, del rifiuto dello Stato,
del capitale e delle religioni, coi concetti di comando e
ordino, han voltato le spalle allideale ed hanno ingan
nato i compagni. Volendo elevarsi nella gerarchia so
cio-politica, si sono trasformati in istrioni ed hanno
perduto ogni nozione di onest.
In diverse occasioni, riguardo agli ebrei, abbiamo os
servato la differenza che passa tra semiti ed antisemiti,
un aspetto, questultimo, che richiede molta riflessione.
Perch se vero (come vuole la Bibbia) che c di tutto
nella vigna del Signore, abbondano in essa gli ebrei an
tisemiti riconosciuti confessi. E dietro ancora vengono
gli ebrei convinti, anche se non confessi. Come vi sono
anticattolici nella Chiesa di Roma, la maggior parte dei
quali non ha la bench minima nozione di cosa signifi
chi la Chiesa e la sua religione imposta attraverso il
battesimo senza preventiva accettazione.
Nel versetto V-47 del Corano, Maometto domanda:
Perch dovrebbero prenderti per giudice? Loro (gli e-
brei) hanno il Pentateuco in cui sono racchiusi i precetti
156
del Signore, ma vagano nel dubbio e non credono in
nulla.
E sempre opportuno trarre insegnamenti dal nemico.
Maometto lo degli ebrei. E con quel versetto ci raffor
za nellidea che luomo cosciente della sua realt consi
dera i libri cosiddetti sacri per quel che sono: favola e
leggenda trasformate in dogma che occorre depurare dal
veleno che stillano contro la nozione di libert e pro
gresso umano, che un diritto innato ed inalienabile del
lindividuo. Diritto che in determinate epoche di reazio
ne repressiva continua a spronare gli spiriti arditi; aiz
zando la tempesta politica e religiosa giocando col fuoco,
pur continuando a dedicarsi ai loro esperimenti scienti
fici e filosofici, come facevano i saggi del ghetto maiorchi-
no, quale Raimundo Lulio y Crespes tra gli altri. Da parte
sua Colombo elaborava il suo progetto di scoprire nuove
terre e altri rivelavano i segreti delle profondit marine,
tracciavano i litorali, inventavano apparecchi che rende
vano pi facile la navigazione e facevano avanzare le
scienze mediche.
Nel 1935, nel suo esilio parigino, Berneri scrisse in
francese un libro dal titolo Le Juif antismite che
venne tradotto nel 1983 in italiano da Rosa Zotto
per incarico datole dellArchivio Famiglia Berneri e nel
1984 venne pubblicato a Roma col titolo LEbreo anti
semita. Nella sua presentazione, Alberto Cavaglion
traccia un breve ma interesantissimo e denso studio
della opera di Camillo che spesso ci richiama alla me
moria Felipe Aliz, col suo Tipos Espaoles. O Qui-
net. E altre opere ancora. Coerenza, rapidit e decisio
ne. Ognuno dei suoi tipos una freccia nel cuore
quando denuncia lindegnit di comportamento. O una
rosa selvatica pura posta sulla fronte del personaggio
descritto, a mostrare la sua integrit morale e la simpa
tia. In quattro righe, Berneri ci descrive la personalit
di Giovanni Papini: in giovent bestemmiava contro il
Cristo pederasta; rivelava il suo complesso di inferio
rit e le sue proteste nel romanzo Un uomo finito, ma
era naturalmente destinato a scrivere la Storia di Cri
sto e a finire rettore dellUniversit Cattolica di Mila
no. Di Alessandro Manzoni scrive: in giovent aveva
sognato di scrivere con lettere minuscole le parole: re,
157
papa, imperatore, ma era naturalmente destinato a can
tare la Chiesa, la Monarchia e l'impero.
Aliz e Berneri ebbero ottimi amici. E molti nemici.
I mediocri. Quelli che, non essendo riusciti ad assimilare
le loro idee, criticarono il loro precedente rettilineo. E
la caparbiet dei due uomini urtava frontalmente contro
compromessi di circostanza e piccinerie di gente che
considerava gli ideali come merce da compravendita.
Aliz descrive un dopocena. Una cartomante fa il
gioco delle carte per predire la fortuna. Esce un cavallo
di spade. E un cavaliere anarchico che toglier di mezzo
Franco!
Nella sua descrizione, Aliz critica il marito della
cartomante perch, dicendosi anarchico, impazzisce di
soddisfazione per la magia di sua moglie. Critica la ac
quiescenza degli astanti che stanno ad ascoltare la fat
tucchiera e critica se stesso per non aver impersonato
quel cavallo di spade. Quando, vedendosi descritta, la
coppia gli manifesta la sua contentezza, Aliz ordina lo
ro di imparare a leggere. Ma che razza di anarchico
costui che crede nellasso di spade? Allora compaiono i
nemici. Quelli che ritengono che alletica anarchica si pu
mettere le mani addosso come ad una prostituta.
Riferendosi al libero amore, scrive: Il libero amore
non deve attendere d'essere proclamato ufficialmente
per entrare in vigore. Le donne, come gli uomini, capaci
desser liberi, lo sono. Se non lo sono, non ci si strappi
i capelli n si getti la colpa sulla societ o sul clero.
Nella societ umana largomento della superiorit
consiste, per molti, nellappartenenza alla madrepatria.
II che non evita i conflitti interni in ogni paese (compre
so quello israelita) stimolati soprattutto da interessi di
ogni tipo e nessuno dessi onesto. Berneri, che lo cono
sce bene, tiene in disparte questo aspetto sgradevole del
rapporto umano nel suo studio sugli ebrei, perch ad
dentrarsi in questo terreno costringerebbe a scrivere un
volume ponderoso di idee, esempi e circostanze; e non
questa la sua intenzione. A meno di non ridurre eccessi
vamente il tema che abbraccia la storia della lotta per
lesistenza. Lotta che in ogni paese vede contrapposti i
due nuclei principali: sfruttati e sfruttatori, senza consi
derazioni etniche, che non esistono, ma per interessi di
158
classe o di gruppo, che trascendono le frontiere per
stringere alleanze internazionali al di sopra e contro
linsieme dei vari paesi, se conviene. Fenomeno che
coinvolge anche gli ebrei e che la storia registra con lo
stesso acume e lo stesso realismo che nelle altre societ
umane
La lotta delle influenze all'intemo del mondo ebraico,
siano esse di tipo economico o politico, separano i due
nuclei pi importanti: i Sefarditi (o ebrei spagnoli) e gli
Askenaziti, di radice polacco-tedesca. Influenze ance
strali tanto importanti che, in occasione della successio
ne di Begin al vertice del governo di Israele, mise in
pericolo lunit nazionale di fronte ai comuni nemici,
tutti appostati in attesa del minimo fallo. Il fatto che
il popolo ebraico ha nel suo seno i medesimi elementi di
qualsiasi altro paese, coi suoi difetti e le sue virt; che
appaiono differenti rispetto a tutti gli altri paesi se si
ignorano i mutamenti della sua storia. Ignoranza che
offre spazio alle pi stupide leggende destinate a mette
re in ridicolo gli ebrei, invece di fare confronti verifica-
bili, il che porrebbe molti in posizione critica. I difetti
stanno nel dogmatismo religioso. Le virt nellesperienza
razionalistica e scientifica, precedenti al Talmud, alla
Bibbia ed al Corano. Realt di cui approfitt circostan
zialmente Benjamin Disraeli. Quando QConnell lo para
gon al malvagio ladrone della crocifissione e lo defin
infedele e miscredente, Disraeli replic: S, io sono e-
breo. E mentre i progenitori dellonorevole gentiluomo
erano selvaggi e brutali su unisola deserta, i miei erano
sacerdoti nel tempio di Salomone.
La verit che, con quelle parole, Disraeli, pi che
difendere lebraismo, si appoggiava alla propria storia,
difendeva se stesso e si apriva la strada verso il suo
obiettivo di sempre: la conquista del potere. Per il quale
dimostr doti di vero grande attore e venne copiato
(male) da molti attori politici.
Daltra parte, in una delle sue conferenze, il domeni
cano Lacordaire disse: Il popolo ebreo stato saggio,
lo storico ed il poeta dellUmanit. Tre elementi umani
che respingono i dogmi. Occorre ricordare che Lacordai
re si riferisce al popolo ebraico, non al sionismo. E Tri-
stan Bernard, in una conferenza tenuta a Nizza nel 1942,
159
dichiarava: Appartengo a quel popolo che s definito il
popolo eletto. Eletto? Diciamo alla pari. Ma ci si deve
domandare: alla pari di chi?
La mia esperienza di rifugiato minsegna che la pre
tesa superiorit del diritto non scritto si evidenzia in
tutte le aggregazioni umane. In generale, quando un
francese si ritiene superiore ad un altro perch si sen
te protetto nei confronti dello straniero che vive sul suo
suolo. Ci sono quelli che, con ragionamento che vuol
essere mordace ma che solo ridicolo e di scarsa razio
nalit, in quanto sono a corto di argomenti, giungono
all'estrema sanzione: Se non sei contento, vattene al
tuo paese!. Oppure: ...questi stranieri che vengono a
mangiare il nostro pane e inoltre si prendono le nostre
donne....
Quel che in queste espressioni appare insolito il
fatto che provengono (in generale) da persone apparte
nenti alle classi lavoratrici il cui basso livello di vita
dovrebbe oggettivamente farli solidali cogli stranieri,
di solito pi sfruttati di loro. Ma questesperienza va
oltre. Abbiamo rilevato gli stessi problemi e simili ar
gomentazioni espresse dagli italiani nei confronti degli
esuli spagnoli; da questi ultimi (in modo molto ridotto)
rispetto agli immigrati economici spagnoli, in modo
da passare sempre la palma della superiorit, succes
sivamente, ai nuovi venuti. Da questi nei riguardi dei
portoghesi. Fenomeno ripetuto dallinsieme degli europei
nei confronti degli immigrati provenienti da Africa ed
Asia.
In questa complessa situazione s potuto analizzare
l'aspetto della solidariet umana manifestata in tre for
me e in diversi gradi: 1 etnico; 2 religioso; 3 socia
le, che delimitano chiaramente ogni classe. Il nodo socia
le e di relazione dellinsieme stato sempre il lavoro. In
determinate circostanze (rivendicazioni di tipo generale
e a volte particolari) tutto linsieme s mostrato pi o
meno coscientemente unito. Anche quando la prospetti
va di ottenere qualche beneficio era incerta. Questi mo
menti costituivano, insomma, una parentesi di rapporto
internazionale con risultati favorevoli e a volte positivi e
costanti. Ma, a parte laspetto di vantaggi sociali acqui
siti attraverso azioni di solidariet, questi erano insuffi
160
cienti per evitare il ritorno alle leggi religiose ed alle
presunzioni patriottiche di ogni etna. Costituivano, in
somma, una parentesi di affermazione della teoria della
lotta per l'esistenza... che poi cedeva il passo alla lotta di
trincea delle influenze, dovute a pregiudizi di ogni gene
re.
Tutte queste ossevazioni sorprendono perch presen
tano uno stupefacente schema della segregazione genera
le; schema che assume un aspetto particolarmente in
teressante, ossia che questa segregazione scompare per
unire da una parte gli opposti sfruttati: cattolici, mu
sulmani, protestanti, ecc. contro gli sfruttatori. E tutti
questi insieme, senza distinzione di religione, contro gli
ebrei che vengono considerati (almeno una grande mag
gioranza) come un flagello dellumanit, mentre, in real
t, fatte salve le proporzioni, la percentuale di antisemiti
(conversi, atei, agnostici e teosofi) superiore che nel
resto delle religioni. Di modo che, messe in rilievo, que
ste considerazioni ci portano a pensare che Berneri sia
prudente quando non crede allesistenza di una razza
ebraica. Opinione che data da pi di mezzo secolo, re
centemente consolidata dalla scoperta di un nucleo e-
braico in Abissinia, di carnagione negroide, trasportato
clandestinamente in Israele per sottrarlo alle persecu
zioni della dittatura di matrice marxista al potere nel
paese del Negus.
Invece di parlare di razza ebraica, dovremmo rife
rirci alla variet ebraica della razza umana, che uni
ca. Volendo isolare una determinata variet della razza
umana si corre il rischio di trovarsi di fronte pretese di
superorit e di purezza e di cadere nella malvagia stupi
dit del totalitarismo razziale. Gli studiosi che hanno
analizzato il problema sono giunti alla conclusione che
negli ebrei dolicocefali dellAfrica settentrionale, dIta
lia, della Penisola Iberica e del Mezzogiorno francese,
come nei brachicefali di Polonia, Russia e Germania, si
rilevano alcune caratteristiche psichiche che non si pos
sono spiegare col fattore razza. Bisogna spiegarle col
fattore storia, ossia con la somma delle eredit e dei
riflessi provocati dallattuale ambiente sociale. Nel
corso della storia lebreo stato schiavo, milionario o
miserabile, erudito o ignorante. Dotato della minuziosa
161
pazienza femminile o cinese, ha egualmente la furia
distruttiva dello slavo. Il nazionalismo di difesa non
altro che lultimo stadio di un impulso dimostrabile, ad
esempio, nel disprezzo degli ebrei sefarditi verso gli a-
skenaziti (citazioni da Berneri).
Al dubbio di Tristan Benard se eletto o alla pari,
rispondono tutti questi dettagli che riportiamo nei mi
nimi termini. Non esiste popolo eletto, ma popolo sfida
to dal resto del mondo religioso e dogmatico, che ri
sponde con uguali o pi affilate armi di quelle con cui
attaccato. Il giorno in cui le coscienze si ribelleranno
contro la stupidit religiosa e la manderanno a farsi
friggere, lepoca della comprensione tra gli uomini po
trebbe cominciare a socchiudere le porte della fratellan
za umana che dovrebbe regnare il mondo. Per questo
lunica via lamicizia sincera e senza riserve tra i popo
li. Via che simbocca coltivando la nozione di libert e il
consenso razionalista. Come ricorda Berneri, sono i
senza patria i pi adatti a gettare le basi della grande
famiglia umana. La dimostrazione multirazziale che ha
avuto luogo in Place de la Concorde, a Parigi, la notte
tra il 14 e il 15 giugno 1985 e che ha raccolto pi di
trecentomila persone di tutte le nazionalit, dovrebbe
far riflettere i nazionalisti meschini e far loro comprende
re lottusit delle loro concezioni. E tutti i professionisti
della politica dovrebbero interpretare la manifestazione
come un tremendo scrollone alle porte della loro co
scienza pattriottarda. La rivoluzione mondiale avviene a
poco a poco. Uno dei suoi risultati pi efficaci sar,
indubbiamente, la condanna del concetto di superiorit
di una variet umana sul resto.
Nel 1932 Berneri scrisse un saggio su Il Cristiane
simo e il Lavoro, saggio che rimase inedito fino al 1965
allorch, con una introduzione di Emilia Rensi, fu pub
blicato dalle edizioni RL di Genova.
Nella sua introduzione, Emilia Rensi, in modo conci
so ma esauriente, annuncia i concetti berneriani sullar
gomento; pensando (io credo giustamente) che litaliano
lavrebbe sottoscritta, ricorda la seguente frase di Saint
Exupry: Messi a costruire insieme una torre, gli uo
mini si trasformano in fratelli.
Appena comparve ledizione originale io la tradussi in
162
spagnolo e le Ediciones C.N.T. di Toulouse la pubblica
rono. In quelloccasione si pot constatare ancora una
volta linteresse che sempre suscitava lopera di Bemeri
sulla stampa anarco-sindacalista spagnola. Appena usci
ta, ledizione and esaurita. Ed ebbi la sgradita sorpresa
di ritrovarmi senza neppure una copia. Disdetta attenua
ta dalla simpatica critica che ebbe il lavoro, anche da
parte di persone sconosciute e lontane dalle nostre idee.
In realt, ognuno dei suoi brevi capitoli contiene dati
estremamente importanti. Senza abbandonare il suo spi
rito critico, Berneri cita il Ges illustrato da Renan,
Barbusse e H. Ryner e pensa che tutti ricorrano a ri-
costruzioni arbitrarie. Soppesa le diverse interpreta
zioni religiose del lavoro e ricorda che Giordano Bruno
magnificava il lavoro come unattivit in netta con
trapposizione alla sterile contemplazione e rifiuta lope-
raio-autonoma di Aristotele. Sinteressa alla dignit del
lavoro e del lavoratore e abbonda in esempi che conti
nuano a mantenersi di stretta coerenza.
Adesso, nel febbraio 1985, la Editorial Empurias di
Barcellona ha pubblicato (in spagnolo naturalmente) un
libro il cui autore, Cariota Tolosa, uno pseudonimo
che nasconde un gruppo di quattro uomini e sei donne.
Il suo titolo, La torna de las tarnas' (Salvador Puig
Antich y el MIL) si presta a varie interpretazioni che in
spagnolo si possono tradurre cos: 1)- Ritornare a fare
quel che una volta sera fatto. 2) - Riannodare il filo di
una storia interrotta. 3) - Ricuperare, attraverso azioni
lodevoli, la fama perduta. 4) - Perseguitare qualcuno,
fargli del male. 5) - Difendere la serenit e la rettitudine.
Ma la pi naturale delle interpretazioni quella conte
nuta a pag. 161 del libro e che esprime il significato che
le diedero i suoi autori. Ossia: La parte che saggiunge
ad una merce perch raggiunga il peso voluto.
In effetti, come segnalano anche gli autori, allese
cuzione di Puig Antich fu aggiunta quella di Enric Heins
Chez. Cos, uccidendo nello stesso giorno un imputato di
reato comune, il franchismo fece in modo da snaturare
il carattere politico dellomicidio di Stato nella persona
del giovane Puig Antich.
Quanto a me, avrei scelto la seconda interpretazione.
Perch alle numerose e drammatiche perdite di compa
163
gni e compagne morti lottando strenuamente contro il
potere franchista, succeddette in Spagna una parentesi
di sospensione di tali ostilit che furono riprese dal MIL
(movimento Iberico Libertario).
Contemporaneamente alla sua attivit sovversiva de
stinata a scuotere le basi del franchismo, il MIL aveva
creato le Ediciones Mayo 37 destinate alla educazio
ne politica del proletariato. La loro prima pubblicazio
ne usc agli inizi del 1973. Consiste in una sessantina di
pagine che riuniscono alcune fotografie e i nove articoli
di Camillo Berneri, pubblicati in Spagna nel 1937, sotto
il titolo generale Entre la Revolucin y las Trincheras.
Nella loro presentazione, le Ediciones Mayo 37 con
trappongono due date sotto lo stesso titolo: Guerra di
Classe 1937 - Guerra di Classe 1973.
Evoca la figura di militante del nostro compagno,
uno dei pi lucidi e radicali combattenti della rivolu
zione del 19 luglio 1936. La sua morte, nel 1937, per
mano della controrivoluzione stalinista-capitalista, non
fece che confermare tragicamente la fondatezza delle sue
previsioni e avvertimenti. Subito dopo espone gli avve
nimenti del maggio 1937 a Barcellona per comprendere i
quali illustra la situazione politico-sociale internazionale
a partire dal 1914-18. Critica la sottomissione degli or
ganismi proletari al potere governativo e politico insi
stendo sul fatto che ...la provocazione fascista di luglio
1936 (...) e la infame provocazione degli stalinisti nel
maggio 1937 serv solo a mettere in evidenza la decisio
ne del proletariato catalano di portare la lotta di classe
fino alle sue estreme conseguenze. In definitiva, lespe
rienza del 1937 serve da esempio destinato a radicalizza-
re lazione rivoluzionaria, assaltando lo Stato e affron
tando senza tentennamenti la controrivoluzione stalini
sta-riformista.
Da tutte queste esperienze citate dal MIL, sera gi
tratta (sin dal 1937 da parte di numerose minoranze) la
lezione che simponeva. Ma le manchevolezze rivoluzio
narie avevano favorito tutti i concetti statalisti della So
ciet segnalati dallopuscolo di Berneri, il quale mantie
ne tutto il suo interesse sperimentale e storico, insisten
do sul fatto che ... la Federazione Iberica dei Liberi
Municipi che costituir la chiave di volta ed il punto di
164
partenza della rinascita europea. Dichiarazione che
coincideva con gli accordi del congresso confederale di
Madrid (maggio 1936) e che lopera di Felipe Aliz, scrit
ta in esilio preconizzava: Verso una Federazione di Au
tonomie Iberiche.
Tutti gli scritti relativi a quellepoca contengono la
sua riflessione strettamente anarchica. E chiaro che bi
sogna vincere la guerra. Ma non verr vinta limitando
il problema alle rigorose condizioni m ilitari della vitto
ria. E' necessario, innanzitutto, tener conto delle condi
zioni politico-sociali della vittoria (...) La militarizza
zione delle milizie non comporta la soluzione di ordine
tecnico ed un errore politico averla accettata pacifi
camente, senza chiarire le intenzioni n i punti oscuri e
senza avere discusso le linee generali.
Fu Berneri uno dei primi a comprendere e denuncia
re limpossibilit del Potere centrale a favorire lo svi
luppo delle colonne proletarie perch erano portatrici
della rivoluzione e fornitrici di una nuova economia u-
gualitaria. Nel suo articolo del 16 dicembre 1936, che
costituisce una seria lezione di politica e diplomazia in
ternazionale, mette in evidenza ogni tipo dinteresse, de
nuncia la politica repubblicana spagnola di abbandono
delle aspirazioni del Popolo e constata che il dilemma
Madrid (ossia Repubblica borghese piena di difetti coi
suoi compromessi e le sue promiscuit) o Franco, ha
paralizzato lanarchismo spagnolo, ponendo Barcellona
tra due forze: Burgos, Roma e Berlino da una parte,
Madrid e Mosca dallaltra. Barcellona dunque assedia
ta.
Ma se questo scritto era una denuncia globale delle in
gerenze diplomatiche e politiche spagnole e internaziona
li, le sue ultime parole erano una sfida. Eccole: Tra
Burgos e Madrid c Barcellona! Che i Godet di Mosca
se lo ricordino!.
Per i poliziotti di Stalin, con questa sfida al totalita
rismo, Berneri firmava la sua condanna a morte.
Traboccante desempi e di perspicacia politico-rivo
luzionaria lopera di Berneri. E di coraggio... La sua
presenza in Spagna pu essere ricordata soltanto come
si pu ricordare un grande e coerente rivoluzionario,
completamente dedito alla difesa dei postulati sociali di
165
giustizia ed uguaglianza che sono i suoi. Ricordato come
una persona che non ha mai fatto ricorso al sotterfugio
della mediocrit intrigante n a calcolate macchinazioni
segrete. Ha sempre detto ci che pensava. Chiaramente e
senza circonlocuzioni. Anche senza scortesia, questarma
velenosa degli sterili. Lasci sempre aperta la porta al
confronto. Fu in Spagna che egli diede, dal punto di
vista direttamente rivoluzionario, i suoi esempi migliori
e le sue pagine pi decisive. Tanto che sarebbe opera
altamente costruttiva e fruttuosa per lanarchismo in
ternazionale riunire in volume tutti i suoi scritti dal
1936 alla sua morte allo scopo di spiegare ai posteri un
momento di storia sociale unico fino ad allora nei suoi
annali. In effetti il suo abbondante epistolario dellepoca
gi sufficiente da solo a dare unidea della ricchezza
del suo comportamento e della sua attivit. E nessuno
storico che si definisca serio potr sottrarsi all'esempio
della sua vita rivoluzionaria.
Ad ogni modo, 'Tra la Rivoluzione e le Trincee do
vrebbe venire ripubblicato introducendovi anche le te
stimonianze scritte sulla sua vita da compagni, scompar
si da allora e che spartirono con lui inquietudini e peri
coli. E con i giudizi di coloro che lo conoscono esclusi
vamente attraverso i suoi scritti. Ad ogni modo, gli a-
narchici dovrebbero sforzarsi di fare il possibile per di
vulgare il suo pensiero, contribuendo cos in modo note
volissimo a chiarire interpretazioni abusive dellanar
chismo che, troppo spesso, vengono prese come trampo
lino di errate intenzioni politiche che, oltre a non aver
nulla a che fare con le idee, sono un insulto verso chi,
come Berneri, ha trovato la morte difendendole.
Nellottobre del 1960, il vecchio anarchico individua
lista E. Armand, dedic il Supplemento ai numeri
154-158 di LUNIQUE, alla memoria di Berneri.
Per la presentazione di questimportantissima mo
nografia di oltre 60 pagine in formato 22x24, dal testo
minuscolo scritto in francese e molto condensato, cedet
te la penna al nostro bravo e indimenticabile compagno
ed amico Giuseppe Mascii, operaio decoratore e intimo
amico di Camillo. Nella sua presentazione, Mascii, che a
ricordo del suo defunto padre utilizzava lo pseudonimo
di Beppe del Cenciaio (sotto il quale era conosciuto
166
dai suoi amici pi stretti), mise la seguente dichiarazio
ne del celebre fuoruscito italiano: Ora amabile, ora
irritato, sempre inquieto, questo lo stile; e lo stile
luomo....
Questo scritto di Mascii accrebbe il mio interesse per
lopera e la vita di Berneri, ampliando l'orizzonte delle
conoscenze su cui emerge il profilo dello scomparso, da
me conosciuto esclusivamente e soprattutto attraverso
letture ridotte ai momenti di riposo, dopo la giornata di
lavoro; letture che spronavano la mia volont ad ap
prendere come intensificare la propria dedizione alla no
bile causa dell'emancipazione umana. A quellepoca, per
vari anni, il mio rapporto diretto con Armand, Mascii,
Ixigrec e altri sostenitori dellindividualismo anarchico,
mi fu fruttuoso. Io traducevo per Armand lavori vecchi
o recenti, destinati alla stampa in lingua spagnola, ossia
E1 Sol di Alajuela (Costa Rica) oppure i settimanali e le
riviste spagnole dellanarco-sindacalismo in esilio.
Nel 1962, in febbraio, Armand mor a Rouen, dove
sera ritirato assieme ad una giovane coppia, pensando
di trovarvi maggior tranquillit per continuare la sua
opera di divulgazione anarchica. La sua rivista rimase
interrotta. Anche altri compagni, pi vecchi di me come
et, andarono scomparendo. Tra loro lamico carissimo
Mascii.
Adesso, rileggendo larticolo che, lui vivo, io tradussi
in spagnolo, mi sembra che rientri in pieno nel progetto
commemorativo dellassassinio di cui fu vittima Camillo
Berneri. E che, unendo mentalmente tutte due le perso
nalit, bisogna ricordare e commentare passaggi che
scoprono alcuni aspetti del pensiero intimo e dei metodi
di lavoro di Berneri. Mascii ritiene che il citato com
mento del suo scritto contiene tutta la personalit del
suo autore, di cui spiega lo sforzo per perfezionare la
sua disciplina di lavoro; economizzare energie, tempo e
mezzi a favore delle sue ambizioni di missionario e non
alla vanit del letterato o del politico. Un interrogati
vo essenziale lo tormenta di continuo: Come sarebbe
stato pi utile: studiando o dedicandosi allattivit mili
tante?. Questansia emerge in una lettera scritta a Luigi
Fabbri nel 1929 in cui gli comunicava le sue afflizio
ni...un malessere generale. Quando studio smetto des
167
ser rivoluzionario e massale il rimorso.
Sui suoi rapporti personali Mascii ricorda quel che
pensava Berneri dellerudizione come lusso che gli appa
riva in tutta la sua immoralit. Potremmo forse oc
cuparci del linguaggio degli animali, del significato di
questo o quel brano di Tucidide, del 'cogito, ergo sum
cartesiano e di tutte le questioni senza fine che in ogni
momento della vita culturale aprono parentesi dinvesti
gazione e di riflessione? S e no. S, se si ha la certezza
di poter dare, con una vita di studio, un tale raccolto di
risultati da ricompensare la rinuncia alla lotta, alla pro
paganda ed alla divulgazione. Al contrario, no. Non dob
biamo farci illusioni: si pu riuscire a conciliare la vita
delluomo di studio con quella del militante solo a de
trimento di tutte due. A meno che non si sia dotati di
facolt eccezionali. In tal caso bisogna che le attitudini
militanti e le attitudini intellettuali coincidano con le
preferenze dei sentimenti.
Subito Mascii esclama: Fortunati quelli come
Reclus e Kropotkin che possono risolvere il problema
(con chiara consapevolezza del proprio valore). Ma pu
aggiungere: ..fortunati quelli che, come Berneri, posso
no dire: io lavoro in questa fucina per quelli che sono
qui e per quelli che verranno. E la mia opera non n
meno onorevole n meno necessaria perch si limita e
approfondisce in ricerche particolari.
Personalmente, ritengo che Berneri raggiunse il livel
lo etico e intellettuale di quei maestri, veri sapienti nel
pi profondo significato filosofico della parola: conosci
tori e avveduti.
Quando i praticisti del materialismo politico si tro
vano a corto di argomenti da contrapporre allanarchi
smo per metterlo in ridicolo e combatterlo, ricorrono
allo strano motivetto degli utopisti , aggiungendo
lingenuo ed a volte stupido accenno alla torre davo
rio nella quale, secondo loro, si rinchiudono i sognato
ri, quelli al di fuori della realt. A queste sparate, spesso
ribattute con violenta acrimonia da parte di compagni il
cui atteggiamento non risolve nulla, Berneri risponde
scrivendo: Rinchiudersi entro la torre davorio, che
un faro, non solo legittimo e giusto, giacch nel
mondo, oltre alle torce, c anche bisogno di stelle. Quel
che non si deve fare rinchiudervisi come un avaro per
sentirsi felice e col miraggio delloro che non paga la
sofferenza di rinunciare alla lotta per conquistare un p
di sole per tutti.
Mascii testimonia che Camillo non era individualista;
ancor meno nellinterpretazione dell Unico. Ma (e come
sarebbe possibile immaginare il contrario?) riconosceva
il valore dellindividuo. Al riguardo ricorda che nel
1915, quando aveva 18 anni, dichiar: Sono quel che
sono. Non voglio essere chi non sono. Buono o cattivo,
impetuoso o docile secondo le persone con cui ho a che
fare. Voglio essere come sono. Io possiedo la mia indivi
dualit, il mio io, che indipendente, originale, differen
te dagli altri, superiore o inferiore, poco importa. E
verso il 1930, dal carcere della San t a Parigi scrive a sua
madre: Lobiettivo della nostra auto-educazione deve
consistere nellabituarsi a essere soli e la vera superiori
t sta nellessere unici.
Bemeri, oltre che erudito, era un poeta. Direi che
era soprattutto un poeta. Poesia nei suoi scritti e nelle
sue espressioni verbali. Poesia di vero bardo che non
pu tacere quel che ha dentro di s; il dolore che lo
coglie vedendo, ad esempio, gli errori che si compiono
in nome della Rivoluzione o di qualche concetto umano.
E lo dice con tanta coerenza e bont insieme, che non
sorprende osservare che qualche famigliare vedesse in
lui qualcosa di santo... Nel senso, naturalmente, di sacri
ficio spontaneo e senza riserve della sua possibile tran
quillit e benessere, in difesa delletica della propria vi
ta. Battistelli dichiara: ...era una sensazione che sim
poneva colla forza di un fenomeno fisico. Lo stesso
Mascii, che non aveva nulla del mistico ed il cui sorriso
ricordava i filosofi socratici, lo descrive cos: ...ancor
oggi (1960) ogni volta che mi viene in mente, non so
perch, non posso vederlo che in Spagna, vestito col suo
pastrano che gli arrivava ai piedi; il volto scavato e
sempre come distratto, sognante. E mi fa ricordare la
bellezza di San Bernardo, della pinacoteca di Siena, che
Il Vecchietto' dipinse verso la fine della sua vita.
Mascii ricorda il suo orrore vedendolo morto. Pensa
alla lettera che alla vigilia dell'assassinio (perpetrato
dagli stalinisti, ossia dagli antifascisti (sic) egli aveva
169
scritto a sua figlia Maria Luisa, nella quale diceva: Se
mi fosse possibile salvare Bilbao a costo della mia vita,
non esiterei a farlo. E Mascii termina la sua riflessione
con queste parole che, in certo qual modo, mi causarono
sorpresa, poich credetti di intravvedervi un sintomo di
fatalismo. Ma forse la mia comprensione non all'altez
za del testo! Non si pu non osservare che la vita di un
essere umano un insieme di coincidenze e contraddi
zioni spesso estranee, testo che completa, in certo mo
do, il contenuto della lettera di Berneri che fa riferimen
to a Bilbao. Ma, agli eruditi ed ai poeti, niente impedi
sce di sognare.
Il ricordo dei bombardamenti fascisti sulla citt ba
sca di Bilbao commuove ancor oggi le coscienze di noi
che vivemmo direttamente il crimine perpetrato dalle
democrazie acquattate dietro il teatrale Non Interven
to, che permise lassoggettamento del Paese Basco, con
Guernica e il suo Albero della Pace. Ma, oltre a non
rispettare il diritto della Spagna a difendersi, le demo
crazie consegnarono a Franco tutto il materiale trattenu
to dal lato francese della frontiera e che la Repubblica
aveva pagato in abbondanza, fin da prima deHammuti-
namento fascista.
Pochi furono i temi che lasciarono indifferente Ca
millo. Quando si trattava di materie dogmatiche coscien
temente mantenute nelloscurit dai pastori del gregge
umano, allora si gettava a capofitto a studiarle per se
zionarle e metterle in luce. Non si pu dire di nessuno
che un vero moralista, nel senso assoluto della parola
morale. Perch si presta a tante interpretazioni come
leggi, decreti, dottrine e dogmi esistenti. Tutti gli studi
fatti fino ai nostri giorni sul problema della morale, non
sono riusciti a smentire il fatto che ci che ad alcuni
appare morale, pare immorale ad altri. Di Berneri s
detto che era un moralista nel vero significato della pa
rola. Ci equivarrebbe a considerarlo in possesso di tali
precetti che tutto il mondo dovrebbe considerare intan
gibili. Opinione che lui stesso non avrebbe condiviso.
Proprio per salvaguardare la sua stessa moralit. Dicia
mo che dai suoi insegnamenti in fatti, parole, scritti, si
ricava che la morale consiste nel trasformare in luce
scopritrice della verit quel che la morale dogmatica,
170
reazionaria, religiosa o politico-totalitaria cela sotto la
legge del dogma. E dice: Se si riesce per caso ad ottene
re qualche risultato positivo, solamente a condizione
di mettere il dito nella piaga, se questa esiste; discuten
do serenamente, con lelevatezza di pensiero necessaria,
tutti i fenomeni strani o anormali e che, per questo,
sono vittime di condanne senza discernimento.
Colla sua iniziativa, E. Armand consegna al lettore
diversi studi che Berneri quandera vivo pubblic sul-
1' En dehors, sicuramente ignorati dalle generazioni
post-belliche dItalia, e anche di Spagna e Portogallo,
le cui dittature fasciste furono protette dalle democrazie
che se ne servivano come barricate contro la Rivoluzione
sociale.
Un quarto di secolo fa Mascii si poneva la domanda
se fosse o meno necessario scrivere una biografia di
Berneri. Nelle sue conclusioni riteneva che, riunendo i
suoi scritti sparsi nei diversi paesi (scrisse molto in
francese), la sua linea di vita apparirebbe completa, sen
za bisogno di florilegi n adulazioni. Nel caso si volesse
ottenere questo risultato delicato e di ampia portata, ai
lavoratori pi noti si dovrebbero aggiungere, ad esem
pio: Nietzsche contro Nietzsche, Il Peccato originale,
LEbreo antisemita, ecc. e quelli contenuti nella mono
grafia di Mascii, ossia: Il problema dell'incesto, 'La
Chiesa e la Prostituzione e 'Giovanna dArco era
uninvertita?.
Sarebbe il migliore omaggio reso a chi scrisse: Le
autobiografie sono le mie letture preferite. Amo Leonar
do da Vinci perch i suoi ritratti pongono enigmi silen
ziosi, psicologici. E' un linguaggio appassionante. E Bee
thoven, perch tutta la sua sinfonia un momento della
sua anima. Il pi bell'omaggio rivolto a un grande uo
mo, onesto, lultimo romantico dei tempi attuali, assas
sinato barbaramente dai masochisti sadici agli ordini del
totalitarismo.
Armand si limita a ricordare la presenza di Berneri
alle riunioni dell En dehors, ma non ritiene utile ag
giungere nulla al lavoro di Mascii che, in realt, ritrae in
breve tutta una vita.
Berneri singann? Questa lultima domanda che mi
pongo, insieme a Mascii, a conclusione di queste pagine.
171
Chi, di noi, non si mai sbagliato? Bisogna aver sentito
lo sprone interiore che incita ad adempiere sempre mag
gior lavoro, come un dovere della propria coscienza, per
comprendere e giustificare un errore. E se qualche volta
Berneri si sbagli, lo fece in assoluta buonafede e pro
prio a causa della sete di giustizia che lo divorava.
In apertura di queste pagine abbiamo riportato alcu
ni versi di Miguel Hernandez, il pastore di Orihuela.
Hernadez ignorava tutti i retroscena della politica stali-
linista in Spagna. La sua buonafede fu punita dalla de
magogia totalitaria. E mor senza ricevere la sua solida
riet. Da solo, coerente con se stesso, nel contenuto e
nella forma respirando il proprio sentimento di poeta,
di uomo interiormente libero, come Berneri.
Se mi uccidono, che possa morire
a testa alta.
Morto e venti volte morto,
la bocca contro la gramigna,
terr serrati i denti
e fermo il mento.
Fernando Ferrer Quesada
Orlans, giugno 1986.
Post-scriptum.
E del 1932, scritto a Parigi, un articolo di Berneri,
dal titolo Laborto in URSS. La rivista 'Nervio' di
Buenos Aires (Argentina) lo pubblic tradotto in italia
no. Si tratta di un breve scritto in cui come in tutti i
suoi, il nostro compagno presenta dati, calcoli, percen
tuali di interventi permessi ed altri proibiti, a seconda
che rientrassero nelle condizioni mediche allora cono
sciute.
Lultimo paragrafo scheletrico. Dice cos: LURSS
ha preso la strada giusta. Il sistema (abortivo) offre risul
tati considerevoli e costituisce un vasto campo speri
mentale.
Nel 1932 il bolscevismo aveva 15 anni e non aveva
ancora ammazzato ogni illusione. Cinque anni dopo, de
172
dicatosi a schiacciarle, soppresse la vita del nostro com
pagno amico, che portava in s tutte le illusioni di pace
e darmonia e che era dispensatore delle pi formidabili
speranze del trionfo delletica e della morale senza
compromessi di mediocrit.
F.F.Q.
Traduzione di Andrea Chersi.

173
STATO E BUROCRAZIA: IL POTERE NEL PENSIERO
DI C. BERNERI

Introduzione
Quello che si chiama Stato un tessuto, un intrec
cio di dipendenze e di colleganze; una solidariet, una
reciprocit il cui scopo sta nell'ottenere che tutti coloro
tra i quali si stabilisce questo coordinamento si conci
liano tra loro e dipendono gli uni dagli altri: lo Stato
lordine, il regime di questa mutua dipendenza. Anche se
il re, la cui autorit si ripercuote su chi riveste il mini
mo impiego pubblico, compreso laiutante del boia,
scomparisse, non per questo verrebbe a mancare lordi
ne contro il disordine bestiale da parte di tutti quelli in
cui alberga il senso dellordine. Se vincesse il disordine,
lo Stato si estinguerebbe (1).
Questa definizione, che racchiude una profonda ri
flessione sulla natura del potere ci serve da punto di
inizio per uno studio sul pensiero di Camillo Berneri al
riguardo. In verit, si trova disseminato in moltissimi
scritti, ma a differenza di altre questioni da lui trattate,
in questa, egli mantiene una certa coerenza che forse ci
rende pi semplice seguire il filo del suo discorso e cer
care di sintetizzare nel miglior modo possibile le sue
opinioni al riguardo.
Ampiamente giustificato, credo, dallimportanza che
acquista lo Stato nel pensiero anarchico se teniamo pre
sente che lanarchismo , prima di tutto, unespressione
di ribellione contro il potente e centralizzato Stato con
temporaneo (2), o, colle parole di A. Tilgher, non si
comprender mai lintimo spirito del movimento anar
chico, se non lo si considera storicamente come una rea
zione radicale e violenta alla profonda trasformazione
(1) STIRNER, Max, El unico y su propiedad', Ed. Mateu, Bar
cellona, 1970, p. 159. (Ed. it. Vulcano, Treviolo 1977, pag. 187).
(2) ALVAREZ JUNCO, J. 'La ideologia politica del anarquismo
espanol (1868-1910). Siglo XXI, Madrid, 1976, p. 221.
174
subita nel corso del secolo XIX dallistituto statale (3).
In questa prospettiva e dato che lanarchismo basa la
sua azione principalmente nella sua opposizione allo
Stato e a qualsiasi forma di autorit, importantissimo
lo studio dei metodi che questo andato adottando nel
la sua lotta, sia a livello teorico che pratico, contro qual
siasi espressione del potere.
Innanzitutto non sar inutile gettare una breve oc
chiata sullevoluzione del pensiero anarchico in riferi
mento al potere e perci non intendiamo qui trattarlo
da un punto di vista filosofico o antropologico (4) e
neppure astratto. Non vogliamo considerare quale sia la
essenza del potere o quali fattori influiscono nella sua
genesi, persistenza, ecc. (5). Ci atterremo alla sua espres
sione sociale di classe: lo Stato e le sue istituzioni, rias
sunte genericamente nel termine autorit.
Cos lo definiva Malatesta:
Gli anarchici si servono di solito della parola
Stato per esprimere tutto linsieme di istituzioni politi
che, legislative, giudiziarie, militari, finanziarie, ecc., at
traverso le quali viene sottratta al popolo la gestione dei
suoi stessi interessi, la guida della propria condotta e la
cura della sua sicurezza, per affidarli ai pochi che, per
usurpazione o per delega, si ritrovano investiti della
facolt di legiferare su tutto e per tutti e di obbligare il
popolo ad adeguarvi la propria condotta, avvalendosi
per questo della forza di tutti.
In tale ipotesi, la parola Stato sta a significare go
verno o, se si vuole, costituisce lespressione impersona-
(3) Un filosofo dellanarchismo, 'Il Tempo (Roma), 2 luglio
1921, cit. da C. Berneri, Un federalista russo: Pietro Kropotkxn,
'Fede!'. A. Ili, dal n. 67 al 73, dal 1 febbraio al 22 marzo 1925.
(4) Occorre aggiungere comunque che gli studi antropologici
di Pierre Clastres, Marshall Shalins e altri gettano abbastanza
luce sulla origine del potere separata dalla societ, pure se alcuni
aspetti rimangono ancora nellombra.
(5) Secondo Etienne de La Botie, 'El Discurso de la servi
dumbre voluntaria', Tusquets ed., Barcellona, 1980, (Ed. it. Anar
chismo, Catania 1978) sia la sua genesi che il suo mantenimento
non sarebbero motivati che dalla servit volontaria o, per dirla
altrimenti, c chi comanda perch altri si lasciano comandare:
Sono, dunque, gli stessi popoli a lasciarsi, o meglio a farsi, in
catenare, perch se solo smettessero di servire, spezzerebbero le
loro catene, op. cit., p. 57. (Ed. it. cit. pag. 19).
175
le, astratta, di questo stato di cose la cui impersonifica
zione rappresentata dal governo (6).
E saranno proprio le differenti opinioni riguardanti
l'origine dello Stato a contrassegnare una delle prime
divergenze tra marxisti ed anarchici. Mentre per i primi
la divisione della societ in classi allorigine della
comparsa dello Stato come denominazione politica (7),
per i secondi lavvento del potere e lautorit in seno
alla societ sono essi stessi la fonte della divisione della
societ in classi (8).
Da questa distinzione fondamentale nasceranno le di
verse tattiche impiegate dagli uni e dagli altri; Marx ed
Engels coniano il termine di dittatura del proletariato,
che ha una profonda ambiguit anche in sede teorica
(9), come primo passo per la dissoluzione delle classi e,
per naturale inutilit, per la dissoluzione dello Stato
stesso (10). Gli anarchici denunciano (11) fin dal primo
(6) MALATESTA, E. La anarqua, in 'Socialismo y anarqua,
Ed. Ayuso, Madrid, 1976, pag. 190.
(7) Ma con la differenza nella distribuzione compaiono le
differenze di classe (sottolineato nel testo). La societ si divide
in classi privilegiate e danneggiate, sfruttratrici e sfruttate, do
minanti e dominate e lo Stato, (...) che allinizio non era che lul
teriore sviluppo dei gruppi naturali di comunit etnicamente omo
genee, allo scopo di servire interessi comuni... assume a partire
da questo momento, con la stessa intensit, il compito di mante
nere coercitivamente le condizioni vitali e di dominio della clas
se dominante rispetto a quella dominata. ENGELS, F. 'Anti-
diihring, Grijalbo, Messico, 1968, p. 141.
(8) Nello studio di Malatesta gi citato, pagg. 194-195, viene
esemplarmente spiegata colla sua abituale chiarezza la genesi
dello Stato e delle classi: ...Ecco perch, allombra del potere,
colla sua protezione e la sua complicit e spesso alle sue spalle,
per mancanza di controllo, si sviluppa la propriet privata, o per
meglio dire la classe dei proprietari. Costoro concentrano a poco
a poco nelle loro mani i mezzi di produzione... finendo per costi
tuire un potere che, per la superiorit dei suoi mezzi e la molte
plicit di interessi che abbraccia, arriva sempre a sottomettere,
pi o meno apertamente, il potere politico, ossia il governo, per
farne il proprio gendarme, pag. 195.
(9) BONANNO, A.M., Introduzione a Pietro Kropotkin, 'Lo Sta
to e il suo ruolo storico', Anarchismo, Catania, 1981, pag. 5.
(10) Costituendosi finalmente rappresentante reale di tutta
la societ, lo Stato diviene esso stesso superfluo. Appena non ha
pi alcuna classe da mantenere oppressa, poich col dominio di
classe e la lotta per lesistenza individuale, condizionata dallat
tuale anarchia della produzione, scompaiono gli scontri e gli ec-
176
momento lerroneit di questa concezione marxista e
cercano di dimostrare che solamente con la scomparsa
dello Stato sar possibile approdare ad una societ sen
za classi (12).
Lideologia libertaria in numerose occasioni ha cerca
to di trovare una definizione per l'essenza del potere,
per la sua genesi ed il suo sviluppo storico enucleato
nella considerazione che il potere nella storia andato
definendo la sua forma e aumentando la sua incidenza
sociale, ossia s andato perfezionando (13).
La stampa anarchica del secolo scorso straripava di
articoli in cui si cercava di definire, delimitare e
comprendere il potere da differenti punti di vista, as
similando il potere allautorit (14).
Fin da quando lanarchismo come corrente antiauto
ritaria cominci a definirsi, si moltiplicarono gli attacchi
allo Stato.
Scriveva Stirner: Ogni Stato significa dispotism o
(sottolineato nel testo), sia poi il despota uno solo o
cessi procedenti da tutto ci, non c pi nulla da reprimere e
che renda necessario un potere repressivo speciale, uno Stato.
Il primo atto nel quale lo Stato appare realmente come rappre
sentante della societ intera (la presa di possesso dei mezzi di
produzione in nome della societ) allo stesso tempo il suo ul
timo atto indipendente come Stato. ENGELS, F., op. cit., pagg.
277-278.
(11) Per questa denuncia di ci che Marx e Lassalle chiama
rono Stato popolare, vedi Archives Bakunin, 'Etatisme et anar
chie, 1873', t. IV, Champ Libre, 1976: Abbiamo gi espresso a
pi riprese una vivissima avversione verso la teoria di Lassalle
e di Marx che raccomanda ai lavoratori, se non come ideale su
premo, almeno come scopo immediato ed essenziale la fondazio
ne di uno Stato popolare (sottolineato nel testo), il quale, come
essi stessi hanno spiegato, non sarebbe altro che il proletariato
organizzato in classe dominante, pag. 346. (Ed. it. Anarchismo,
voi. IV, pag. 197).
(12) ...il proletariato fa la rivoluzione per impadronirsi del
lo Stato via eroica. Dopo essersi impadronito dello Stato, do
vrebbe, secondo noi, distruggerlo immediatamente, in quanto
eterna prigione delle masse proletarie, Archives Bakunin, op.
cit. pag. 349 (ed. it. cit., pag. 200).
(13) Cfr. LEVAL, Gaston, 'El Estado en la historia', ZYX, Ma
drid, 1978 e KROPOTKIN, P., 'Lo Stato e il suo ruolo storico, cit.
(14) Si pu vedere unelaborata analisi dellatteggiamento de
gli anarchici spagnoli verso il potere e lautorit e le loro opi
nioni, coincidenti fondamentalmente, in ALVAREZ JUNCO, J.,
op. cit., cap. 9: La critica del poder politico, pagg. 221-246.
177
siano molti e Proudhon definiva lessere governati in
una famosa filastrocca che comprende quasi compieta-
mente le funzioni che lo Stato esercita sull'individuo (15).
Bakunin riprender le idee centrali dellattacco allo
Stato e le svilupper in una serie di considerazioni che
anticipano con grande lucidit lo Stato totalitario dei
nostri giorni. Sar uno dei primi anarchici a portare a
fondo unanalisi abbastanza esauriente dello Stato e de
gli aspetti distruttivi che il suo sviluppo comporter per
ia libert individuale (16) e che per molti versi rimane
ancora valida.
Kropotkin tenter un ampliamento delle idee di
Bakunin sullo Stato, la sua genesi storica e la sua
scomparsa naturale e la sua sostituzione con comunit
liberamente federate tra loro (17).
Malatesta proseguir lanalisi sullo Stato e lautorit
in numerosi articoli e scritti, ma purtroppo senza una
sistematizzazione che avrebbe forse reso possibile un
(15) STIRNER, Max, op. cit., pag. 150. (Ed. it. cit., pag. 163).
Per la citazione di Proudhon, vedi GUERIN, D., 'El anarquismo,
Camno Abierto. Madrid, 1978, pagg. 14-15.
(16) BAKUNIN, M Dios y el Estado in GUERIN, D.. 'NI
Dios ni amo, Campo Abierto, Madrid, 1977, tomo I, pagg. 137-139.
(17) Le sue concezioni federaliste lo portarono a idealizzare
i Comuni medioevali, Il comune del Medioevo, la citt libera,
ha origine, da un lato, dal comune villaggio e dallaltro da quelle
mille fratellanze e gilde che furono costituite al di fuori del
lunione territoriale. La federazione tra queste due specie di unio
ni, si and affermando sotto la protezione delle zone fortificate
e delle relative torri di difesa. (Kropotkin, op. cit., pag. 41),
il che gli stato rimproverato in diverse occasioni. Alvarez Junco,
op. cit., pag. 225, linquadra dal punto di vista della proiezione
verso il futuro: Prospettiva storica molto discutibile, perch si
potrebbe sostenere che erano state delle comunit medievali,
non agricole, ma ugualmente idealizzate da Kropotkin in 'Il Mu
tuo Appoggio, ad aver iniziato il processo di formalizzazione
delle nonne giuridiche che culmina nello Stato liberale, ma gi
Camillo Berneri aveva cercato di rimettere al loro posto sia le
critiche a questa idealizzazione dei Comuni da parte di Kropotkin
sia la concezione di lui: Non bisogna credere per com affer
mato da alcuni superficiali, che il Nostro pensasse allepoca dei
Comuni come ad una specie di et delloro (Si dir forse che di
mentico i conflitti, le lotte intestine... Ebbene no, non dimentico
nulla... La conquista del Pane). E sono state queste lotte inte
stine che hanno permesso, secondo il Nostro, lintervento del re
e la tendenza del Comune medioevale a circoscriversi fra le sue
mura. Un federalista russo..., art. cit.
178
approfondimento dellanalisi dei fenomeni del potere che
sempre pi stavano sfuggendo alle semplici considera
zioni, riprese pi volte senza la bench minima critica,
degli scritti dei maestri (18).
Questa mancanza di attualizzazione delle idee del po
tere e dello Stato come una sua espressione di classe
messa in evidenza da Luigi Fabbri quando analizza uno
dei fenomeni pi importanti del secolo XX: la Rivolu
zione Russa:
Tutti coloro che esaminano le condizioni in cui po
trebbe svolgersi una eventuale prossima rivoluzione,
trascurano in modo quasi completo la questione dello
Stato e cio dei rapporti fra Stato e rivoluzione...
La poca attenzione che si fa a questo lato importan
tissimo dello sviluppo della rivoluzione, dipende da
unimperfetta ed incompleta valutazione della questione
dello Stato, in s, da un punto di vista generale; non
solo nei riguardi della rivoluzione, ma di tutti gli avve
nimenti storici attuali e precedenti: errore che si
commesso anche, da opposte parti, ma con uguale risul
tato di semicecit, nello studio delle cause e degli effetti
dellultima guerra mondiale (19).
Ma in generale e al di l di una maggiore o minore
elaborazione della teoria sul potere o di una pratica an
tiautoritaria, la negazione dello Stato quello che le
dottrine anarchiche hanno di comune, quindi di specifi
camente anarchico (...) N linsurrezionalismo n la ne
gazione della propriet n la negazione del diritto carat
terizzano lanarchismo, bens la negazione dello Stato
(20).

(18) Forse lo scritto pi sistematico di Malatesta sul potere


il gi citato LAnarchia in cui definisce ed analizza con soddi
sfacente ampiezza le funzioni del governo nella sua opera di op
pressione e sfruttamento direttamente o indirettamente sulla so
ciet. Ma in molti dei suoi scritti si possono ritrovare riferimenti,
anche se indiretti, a questo tema.
(19) FABBRI, Luigi, 'Dittatura e Rivoluzione, ed. LAntistato,
Cesena, 1971, pag. 19.
(20) BERNERI, Camillo, Per un libero confronto delle idee.
Lantistatismo di Danubiano, 'Giustizia e Libert' (Parigi), III,
24 (12 eiugno 1936) e riprodotto in Masini, C. e Sorti, A., 'Scritti
scelti di Camillo Berneri. Pietrogrado 1917. Barcellona 193T, ed.
Sugar, Milano 1964, pag. 183.
179
Stato e Burocrazia.
Il fenomeno della burocrazia strettamente connesso
alla natura dello Stato. Questo fatto non pass affatto
inosservato a Berneri, che lo mise in rilievo in parecchi
dei suoi articoli giornalistici, soprattutto nel giornale
Umanit Nova. Secondo la sua opinione, uno dei grandi
mali dello Stato moderno la sua tendenza ad una cen
tralizzazione sempre pi accentuata, che dava origine ad
uneccessiva burocrazia necessaria per preservare lappa
rato e che rende sempre pi gravoso il suo manteni
mento. Prendendo in particolare in esame la situazione
in Italia, denunci sovente linflazione burocratica dello
Stato: Lo Stato unitario accentratore sia esso borghese
o bolscevico, una cappa di piombo che soffoca la vita
economica e politica di una nazione (1).
Ma lautonomia municipale auspicata da molti socia
listi fittizia se non va oltre alla trasformazione dei
municipi in piccoli ministeri. Alle tesi di coloro che af
fermavano che era molto pi fattibile una autonomia in
piccoli raggruppamenti umani piuttosto che nelle grandi
citt, contrapponeva la sua opinione secondo cui nelle
grandi metropoli possibile unorganizzazione federali
sta che prescinda da una burocrazia oppressiva, basta
che si costituisca in dieci, venti, ecc. municipi ognuno di
essi autogovernato e indipendente dagli altri secondo i
propri reali interessi.
Alle tendenze burocratiche dello Stato bolscevico na
to dalla rivoluzione di ottobre in Russia, egli dedica vari
studi nei quali mette in rilievo le sue doti di osservato
ne e la sua straordinaria perspicacia. Si rese conto che
questa casta burocratica si sarebbe rapidamente trasfor
mata in classe, diretta conseguenza della sopravviven
za dello Stato. Commentando l'analisi di Trotzki (16 set
tembre 1935) sulla burocrazia, che egli qualificava come
assurdo storico, in cui questi assicurava che iti una so
ciet senza classi, questa non potrebbe sostenersi e non
si sosterr all'infinito, rispondeva:
Nella storia non vi sono assurdit. Una burocrazia
(1) C.B., Stato e burocrazia, 'Umanit Nova' (Milano), I, 258,
25 dicembre 1920, pagg. 5-6.
180
autocrate una classe, quindi non assurdo che essa
esista in una societ nella quale permangono le classi:
quella burocratica e quella proletaria. Se l'URSS fosse
una societ 'senza classi sarebbe anche una societ sen
za autocrazia che frutto naturale del permanere dello
Stato (2).
Berneri si rende conto di questo aspetto della can
crena burocratica e della caccia alle cariche persino in
organizzazioni cos poco sospette come la CNT. Poco
dopo il suo arrivo in Spagna nel 1936 per partecipare alla
rivoluzione, Berneri preferisce abbandonare tutte le ca
riche che deteneva nellorganizzazione per dedicarsi ad
unattivit pi intensa nella propaganda e nel campo
culturale, cosa che fece s che venisse considerato come
caduto in disgrazia.
A questo riguardo, egli scriveva alla sua compagna:
E vero quello che tu dici: i pi apprezzano perch
ti hanno considerato... Qui, perch ho lasciato cadere
cariche, mi si considera in disgrazia. Sono, a pensar
questo, coloro che brigano per crearsi una nicchia. E
incredibile quanti piccoli opportunisti ci siano tra noi
(3).
Ma dove Berneri raggiunge la sua maggior coerenza
riguardo alle sue teorie sullo Stato e la burocrazia
durante il suo soggiorno in questo paese immerso nel
processo rivoluzionario. Analizza lo Stato dal punto di
vista delle sue critiche al marxismo e non un caso, secon
do me, che questa serie di quattro articoli (4) li scriva
proprio in questepoca. Si stava cominciando ad intrav-
vedere una seria contrapposizione tra lanarchismo ed il
marxismo sul campo della pratica e delle loro differenti
concezioni attorno allo Stato.
(2) C.B., Lo Stato e le classi, Guerra di Classe (Barcellona),
a. I, n. 2, 17 ottobre 1936, pag. 4, Pietrogrado..., op. cit., pag. 205.
(3) BERNERI, Camillo, Pensieri e battaglie, Comitato Camil
lo Berneri, Parigi, s.d. [1938], pagg. 260-261.
(4) C.B., Il marxismo e lestinzione dello Stato, Guerra di
Classe' (Barcellona), a. I, n. 1, 9 ottobre 1936 e Pietrogrado, op.
cit., pagg. 197-202; C.B., Lo Stato e le classi, ivi, a. I, n. 2, 17
ottobre 1936, e Pietrogrado..., op. cit., pagg. 203-212; C.B., La
dittatura del proletariato e il socialismo di Stato, id., a. I, n. 4,
5 novembre 1936, pag. 4 e Pietrogrado..., op. cit., pagg. 218-221;
C.B., Abolizione ed estinzione dello stato, id., a. I, n. 3, 24
ottobre 1936, pag. 4; e Pietrogrado, op. cit., pagg. 213-217.
181
Nonostante le critiche di Nico Berti (5), che daltron
de mi paiono giuste, centrate sulle insufficienze dellana
lisi di Bemeri sul marxismo in chiave stalinista (6), le
sue idee sullo Stato mi paiono importanti, tra laltro,
perch egli lo definisce, mi pare, nei suoi giusti termini,
facendo una differenziazione essenziale tra governo e
Stato: Che lo Stato si riduca al potere repressivo sul
proletariato e al potere conservatore rispetto alla bor
ghesia, tesi parziale, sia che si esamini lo Stato ana
tomicamente, sia che lo si esamini fisiologicamente. Al
governo degii uomini si associa nello Stato lammini
strazione delle cose; ed questa seconda attivit che gli
assicura il permanere (7).
E inoltre lo Stato la burocrazia potente, a volte essa
persino pi potente dello stesso governo: lo stato fascista
oggi in Italia qualche cosa di pi complesso di un organo
di polizia e di un curatore di interessi borghesi, perch le
gato da un cordone ombelicale ad un assieme di quadri
politici e corporativi aventi interessi propri non sempre,
e mai interamente, coincidenti con la classe che ha por
tato il fascismo al potere e che la dittatura fascista ser
ve per conservare il potere (8).
Definiva lo Stato sovietico come uno Stato burocra
tico in cui in via di formazione una media borghesia
agraria (9), modificando sostanzialmente la definizione
che lo stesso Lenin dava nel 1921, caratterizzandolo co-
(5) BERTI, Nico, Berneri di fronte allo stalinismo, in 'Atti
del Convegno su Camillo Berneri, Milano, 9 ottobre 1977, Carrara,
1979, pagg. 49-60.
(6) Questa critica trova appoggio, per lui, soprattutto nella
radicale differenza socio-economica della tecnoburocrazia stali
nista e la classe borghese, non ben compresa da Bemeri.
...egli (Bemeri) riuscito ad avvertire e a capire chiaramente
il fenomeno dell'avvento al potere della tecnoburocrazia come
classe, senza per aver ben capito la radicale diversit socio-
economica che intercorre fra questa e la classe capitalistico-
borghese. Se non che, non avendo capito questa radicale diver
sit, egli non ha potuto nemmeno capire fino in fondo la con
seguente radicale diversit intercorrente fra il meccanismo di
estorsione e di sfruttamento del capitalismo e quello tipico del
regime tecno-burocratico, Nico Berti, op. cit., p. 51.
(7) C.B., Il marxismo e lestinzione dello stato, art. cit.
(8) ivi.
(9) C.B., Lo Stato e le classi, art. cit.
182
me uno Stato operaio con una deformazione burocrati
ca in un paese a maggioranza contadina (10) e deduce
che la piaga burocratica non era stata provocata dallo
stalinismo, ma era simultanea alla dittatura bolscevica.
Insiste in modo particolare nella critica alla conce
zione marxista dello Stato proletario come via di tran
sizione tra lo Stato borghese ed una societ senza Sta
to.
Lo Stato , nel pensiero politico marxista-leninista, lo
strumento politico transitorio della socializzazione, tran
sitorio per lessenza stessa dello Stato, che quella di
un organismo di dominio di una classe sullaltra. Lo
Stato socialista, abolendo le classi, si suicida. Marx ed
Engels erano dei metafisici ai quali accadeva di frequen
te di schematizzare i processi storici per amore di si
stema (11).
E da ultimo constata la graduale degenerazione del
marxismo come filosofia politica:
Chiunque dia uno sguardo retrospettivo alla storia
del socialismo dopo il distacco degli anarchici non pu
non constatare la graduale degenerazione subita dal
marxismo come filosofia politica, attraverso le interpre
tazioni e la pratica social-democratica.
Il leninismo costituisce indubbiamente un ritorno
allo spirito rivoluzionario del marxismo, ma costituisce
anche un ritorno ai sofismi e alle astrattezze della me
tafisica marxista (12).

Sovietism o e Anarchia
La coerenza dellesposizione di Bemeri riguardo al
potere molto ben sintetizzata da lui stesso: la genera
lit degli anarchici (...) anti-autoritaria in modo indivi
dualista ed io sono semplicemente autonomista federa
lista (Cattaneo completato da Salvemini e dal sovie-
(10) ivi.
(11) C.B., Abolizione ed estinzione dello Stato, art. cit.
(12) C.B., La dittatura del proletariato e il socialismo di stato,
art. cit.
183
tismo) (1).
Lo scoppio della Rivoluzione Russa comport la mes
sa in questione di molte teorie fino allora accettate ed
fino ad un certo punto logico linflusso che lesperien
za del sovietismo esercit sull'animo e sul pensiero di
Berneri:
Il regime dei Soviet una derivazione dell'autono
mia federalista ed in antitesi con la tendenza accentra
trice del socialismo di Stato: non che un sistema poli
tico le cui linee generali e fondamentali si trovano nei
disegni politico-filosofici dei principali pensatori della
Francia rivoluzionaria e democratica (2).
Influenza che rimase in lui nonostante il fallimento
di questa esperienza in Russia, perch si trattava
di conservare al sovietismo quanto vi in esso di auto
nomia, di anti-Stato, di extra legem, cercando che il si
stema sia sano alle radici e saldo nei suoi ulteriori svi
luppi (3).
Ossia che, messa in pratica, la distruzione dello Stato
suppone allo stesso tempo la ricostruzione di alcuni or
ganismi in grado di sostituirlo nelle funzioni essenziali
per la vita della societ e che inoltre siano direttamente
controllati da essa stessa.
Il nemico l: lo Stato. Ma lo Stato non solo un
organismo politico, strumento di conservazione delle i-
neguaglianze sociali; anche un organismo amministrati
vo. Come impalcatura amministrativa lo Stato non si
pu abbattere. Si pu cio smontare e rimontare, ma
non negarlo, poich ci arresterebbe il ritmo della vita
della nazione, che batte nelle arterie ferroviarie, nei ca
pillari telefonici, ecc. (4).
(1) Lettera di Berneri a Libero Battistelli in BERNERI, Ca
millo, 'Epistolario inedito', Archivio Berneri ed., Pistoia, 1980,
voi. I, p. 19.
(2) CAMILLO DA LODI, Lautodemocrazia, 'Volont' (Anco
na), a. I, n. 6 (1 giugno 1919) e adesso in Masini e Sorti, 'Pietrogrado
1917', op. cit., pag. 30.
(3) BERNERI, Camillo, Sovietismo, anarchismo e anarchia,
'L'Adunata dei Refrattari (N.Y.), a. XI, n. 4142 (15 ottobre 1932)
e adesso in Masini e Sorti, op. cit., pag. 119.
(4) Anarchismo e federalismo Il pensiero di Camillo Ber
neri, 'Pagine libertarie' (Milano), a. II, n. 14 (20 novembre 1922)
e adesso in Masini e Sorti, op. cit., pag. 55.
184
Berneri esprime gi fin dal primo momento un pen
siero pratico sulla natura dello Stato e crede di vedere
nella Rivoluzione Russa e nel fenomeno del Soviet
unapplicazione pratica delle teorie federaliste che aveva
appreso da Kropotkin e da Cattaneo. Le sue critiche ver
so il regime bolscevico quando questo diede ormai suffi
cienti dimostrazioni di portare la rivoluzione nel cam
po del comuniSmo di Stato centralista e burocratico, non
gli imped di conservare dallesperienza del Soviet ci
che questo aveva di pi avanzato ed innovativo sul ter
reno dellantistatalismo e del decentramento del potere e
l'assunzione di decisioni da parte della base popolare,
ma senza cadere nellerrore di considerare che questa
forma organizzativa politica ed economica della societ
fosse la realizzazione massima cui si deve aspirare, ma
appena un passo ulteriore lungo la via della sua costru
zione.
Di questa opinione anche Gianni Carrozza: Il So
viet nato in un momento di allargamento delle lotte
diventa lo strumento privilegiato dellautogoverno
popolare, in quanto permette la libera concorrenza fra
le varie correnti rivoluzionarie senza bloccarne la capa
cit di azione, e dove queste correnti assumono il ruolo
di stimolo di 'clubs popolari, in qualche modo parago
nabili a quelli della Grande Rivoluzione. E sulla base di
queste valutazioni, che esprime un giudizio positivo sul
lo esperimento bolscevico in Russia, in quanto e solo
in quanto tale lo sviluppo pi avanzato e conse
guente di autodemocrazia proletaria (5).
In unaspra polemica con Max Sartin a questo pro
posito, Camillo affermava:
Il sovietismo ripugna allanarchia, tu dici, o caro
m.s. Daccordo. Ma tutto quello che non ancora lanar
chia, ripugna ad essa, che il punto di arrivo. Lanar
chismo il viandante, che va per le vie della storia e
lotta con gli uomini quali sono e costruisce con le pietre
che gli fornisce la sua epoca (...).
Tra m.s. che butta via la vasca da bagno col bambi-
(5) CARROZZA, Gianni, La prima formazione politica di Ca
millo Berneri. (1897-1919), tesi di laurea, Firenze, 1981-1982, to
mo I, pagg. 167-168.
185
no dentro e V. di 'Guerra di Classe che esalta il sovie-
tismo come il non plus ultra dellanarchismo, vi una
via di mezzo, che mi pare la migliore... Il sovietismo il
sistema di auto-amministrazione popolare e risponde ai
bisogni fondamentali della popolazione, rimasta priva
degli organismi amministrativi statali. Questo sistema
pu permettere la ripresa della vita economica, com
promessa dal caos insurrezionale e pu servire di base
alla formazione di un nuovo ordine sociale, costituendo
inoltre una proficua palestra di auto-amministrazione
preparante il popolo a sistemi di maggiore autonomia.
E compito degli anarchici in seno al sovietismo di cer
care di conservare ad esso il suo carattere spontaneo,
autonomo, extrastatale: di cercare che esso sia un siste
ma essenzialmente amministrativo e non diventi un or
ganismo politico, destinato, in tal caso, a partorire uno
Stato accentrato e la dittatura del partito prevalente; di
lottare contro le tendenze burocratiche e poliziesche,
cercando anche di circoscrivere la sua azione legislativa
ai regolamenti rispondenti allutilit generale (6).
Non c alcun dubbio che le affermazioni di Berneri
sono molto interessanti, perch elimina o cerca di elimi
nare dal consiglismo il suo carattere politico per affer
mare il suo carattere eminentemente tecnico ed ammi
nistrativo. Tuttavia, esistono troppi inconvenienti perch
il sistema dei consigli non finisca per essere predominio
politico di un gruppo. Il consiglio , per sua natura, un
organo elettivo e come tale rappresentativo e ogni
rappresentativit, anche se tecnica o amministrativa,
finisce con il trasformarsi in rappresentativit politica.
In seguito, egli pubblicher altri articoli nei quali
sfumer la sua opinione riguardo al sovietismo enume
rando le correnti all'interno dell'anarchismo nelle loro
diverse posizioni di fronte ad esso:
Una considera il sovietismo, inteso come sistema di
auto-amministrazione nettamente popolare, come un si
stema anarchico; una considera il soviet come un orga
nismo politico amministrativo, inevitabile e necessario;
unaltra considera necessaria laffermazione di un sovie
tismo integrale ed apolitico da contraporre al bolsce-
(6) BERNERI, Camillo, Sovietismo..., art. cit.
186
vismo; unaltra considera il sovietismo libertario come
una grave deviazione dellideologia e della tattica della
narchismo... Alcune di queste rivelano linfluenza del
bolscevismo; altre le sfiducie nelle possibilit di una ri
voluzione italiana di carattere prevalentemente liberta
rio; unaltra, infine, la tendenza ad eludere, in un inte
gralismo romantico, i problemi della rivoluzione.
Le divergenze tra alcune di queste correnti sono
profonde, ma sono costituite pi da equivoci sul signifi
cato delle parole e dalle diversit delle interpretazioni
storiche e dalle previsioni relative alla rivoluzione italia
na che da reali dissensi ideologici (7).
E nella sua analisi della repubblica bavarese dei so
viet, affermava:
Il pensiero sovietista fu quindi, nella rivoluzione te
desca, vicino allanarchismo e molto diverso (e nei punti
fondamentali nettamente opposto) dal bolscevismo (8).
Il trionfo della dittatura bolscevica in Russia che ri
mase al potere col sangue versato a Kronstadt e in U-
craina, parallelo al fenomeno della dittatura delle masse
e su di esse che avvenne in Italia, provocheranno un
nuovo approccio alle teorie sullo Stato (9).

L'Anarchismo di Stato.
Nonostante le costanti manifestazioni antistatali del
lanarchismo, accade a volte che alcuni anarchici, sotto
linfluenza degli avvenimenti (critici, senza alcun dubbio,
in tutti i casi) lascino un p da parte i princpi sui quali
basa la propria azione il movimento anarchico (mai
smentiti dai fatti) e aderiscono in qualche forma alle
tesi stataliste o di governo.
(7)BERNERI, Camillo, E1 sovietismo y los anarquistas ita
lianos, 'Tiempos Nuevos (Barcellona), a. I, n. 4 (5 luglio 1934),
pagg. 123-127.
(8) Id. El sovietismo en la revolucin alemana, ivi, a. I,
n. 6 (5 settembre 1934), pagg. 202-208.
(9) Vedi linteressante articolo di Bemeri. II fascismo, le
masse, i capi, 'Studi politici, Roma, a. I, n. 6-7 (giugno/luglio
1923), pagg. 153-157 e adesso in 'Mussolini, psicologia di un ditta
tore, Milano, Azione Comune, 1966, pagg. 87-95, a cura di P.C.
Masini.
187
Uno dei casi pi spettacolari senza alcun dubbio
costituito dal cosiddetto Manifesto dei sedici (1), nel
quale degli anarchici del prestigio di Kropotkin, Grave,
Malato ed altri aderiscono alle tesi della Enterite di un
abbattimento totale della Germania e contrari ad una
pace prematura, in difesa dei valori della democrazia
e della libert rappresentati da Inghilterra e Francia.
Malatesta rispose loro con un articolo dal titolo Anar
chici di governo (2), in cui rimproverava latteggiamen
to belligerante assunto da costoro.
Tuttavia, Berneri osserva una coerenza nellincoeren-
za nell'atteggiamento di Kropotkin che egli attribuisce
al suo pensiero federalista. Senza cercare assolutamente
di giustificarlo, vuole comprenderlo, seppure riconoscen
do che era caduto nellesagerazione individuando nella
Francia la conservatrice dello spirito latino, cio della
Rivoluzione e nella Germania il trionfo della Statolatria,
cio della reazione (3).
Pi grave sar, tuttavia, un fenomeno successivo, noto
come piattaformismo (4), nel quale sono evidenti
gli influssi bolscevichi di efficacia rivoluzionaria e che
aveva come scopo di rendere pi efficiente lazione a-
narchica, anche se contraddicesse alcune idee e a costo
del sacrificio di certi princpi. In definitiva, si voleva
togliere allanarchismo le sue basi essenziali. La reazione
anarchica internazionale fu immediata e quasi unanime
nel respingere unalternativa che era in contrasto coi
princpi basilari sui quali fino allora si era fondata
lattivit anarchica. Berneri, che prese parte attiva nelle
discussioni della piattaforma, la critic apertamente e le
sue proposte modificarono talmente lo spirito della piat
taforma che questa rimase assolutamente snaturata e
svuotata dei suoi elementi bolscevizzanti.
(1) Venne pubblicato il 28 febbraio 1916. Cfr. NETTLAU, Max,
'Malatesta', ed. Il Martello, s.d., New York, pag. 252.
(2) Pubblicato in 'Freedom' (Londra), aprile 1916, cit. da Nettlau,
op. cit., pag. 253.
(3) BERNERI, C., Un federalista russo..., art. cit.
(4) Questo fenomeno, ben noto a tutti, comincia colla pub
blicazione da parte di un gruppo di esuli russi a Parigi, tra i qua
li si trovano Machno e P. Archinoff, della 'Plataforme dorgani-
sation...' nel 1926.
188
Nel corso degli avvenimenti che contrassegnarono la
rivoluzione spagnola, questo fenomeno che abbiamo
caraterizzato come anarchismo di Stato, raggiunge il
culmine colla partecipazione anarchica ad un governo
essenzialmente borghese. In qualunque modo si voglia
giustificare questo fatto, certo che fu un grave errore,
errore che risultava da un processo di burocratizzazione
interna della CNT, che ebbe uno spettacolare sviluppo
con lo scoppio della rivoluzione il 19 luglio 1936 e che
culmin collentrata della CNT nel governo centrale nel
novembre di quellanno.
Berneri critic questa posizione ambigua della
CNT-FAI impregnata di un certo spirito di unione sa
cra. Insisteva, soprattutto, sul rifiuto del ministeria-
lismo della CNT-FAI, contro i comitati di operai e sol
dati e notava un certo fenomeno di bolscevizzazione del
l'organizzazione che apriva una frattura insanabile tra le
basi rivoluzionarie ed i rappresentanti sempre pi in
tegrati nel legalismo borghese. Per Berneri il problema
si centrava su tre aspetti fondamentali:
Conciliare le 'necessit' della guerra, la 'volont del
la rivoluzione sociale e le aspirazioni dell'anarchismo:
ecco il problema (5).
Nella sua famosa lettera aperta a Federica Montseny
concludeva con queste semplici ma decisive parole:
E' l'ora di rendersi conto se gli anarchici stanno al
governo per fare da vestali ad un fuoco che sta per
spegnersi o vi stanno ormai soltanto per far da berretto
frigio a politicanti trescanti col nemico o con le forze
della restaurazione della 'repubblica di tutte le classi'? Il
problema ' posto dall'evidenza di una crisi che va oltre
gli uomini che ne sono i personaggi rappresentativi.
Il dilemma: guerra o rivoluzione, non ha pi senso.
Il dilemma uno solo: o la vittoria su Franco mediante
la guerra rivoluzionaria o la sconfitta (6).

(5) BERNERI, C., Una svolta pericolosa: Attenzione!, Guer


ra di Classe (Barcellona), a. I, n. 4 (5 novembre 1936), pag. 1.
(6) BERNERI, Camillo, Lettera aperta alla compagna Federi
ca Montseny, 'Guerra di Classe' (Barcellona), a. II, n. 12 (14 apri
le 1937), pag. 2.
189
Federalismo ed autonomia.
Gli ideali federalisti di Berneri trovarono alimento,
in gran parte, nelle tradizioni federaliste italiane, a co
minciare da Cattaneo (1), integrate dal federalismo di
Kropotkin dal quale in buona parte deriva il suo (2).
La sua constatazione che i repubblicani federalisti e-
rano andati molto pi in l degli anarchici in campo
teorico (3) e che ci si era fermati ai maestri (4), lo porta
a cercare strade di approfondimento del pensiero federa
lista, come poteva essere lo studio dello Stato nel suo
funzionamento amministrativo e la critica sistematica al
suo centralismo amministrativo:
Bisogna ritornare al federalismo! Non per adagiarsi
sul divano della parola dei maestri, ma per creare il
federalismo rinnovato e irrobustito dallo sforzo di tutti i
buoni, di tutti i capaci (5).
E nota Carrozza: Comincia ad emergere la novit
dellanarchismo di Berneri, fondato sull'osservazione e
la critica di movimenti che gli sono contemporanei, che
vanno oltre le concezioni insurrezionaliste (Malatesta),
deterministe (Kropotkin) o anarcosindaliste (Fabbri,
Borghi, ecc.) che si fondavano sul confronto con situa
zioni ed esperienze della fine dell800 o del primo de
cennio del 900 e che erano sostenute dai militanti pi
noti ed influenti dellepoca.
Da questo punto di vista il primo passo di Berneri
verso una concezione originale: dalla critica alle degene-
(1) BERNERI, Camillo, 'Carlo Cattaneo federalista, ed. RL,
Pistoia, 1970.
(2) BERNERI, Camillo, Un federalista russo, art. cit.
(3) I repubblicani federalisti hanno, bisogna riconoscerlo,
fatto molto pi di noi, nel campo teorico! Noi siamo ancora al
federalismo di Bakunin, che a Molaschi pare, a quanto sembra,
non plus ultra. E questo un grave segno. Dimostra che non
abbiamo fatto che pochi passi pi in l dei maestri. Anarchismo
e federalismo Il pensiero di Camillo Berneri, Pagine Liber
tarie' (Milano), a. II, n. 14 (20 novembre 1922) e adesso in 'Pietro-
grado 1917, op. cit., pag. 53.
(4) Federalismo! E una parola. E una formula senza conte
nuto positivo. Che cosa ci danno i maestri? Il presupposto del
federalismo: la concezione antistatale, concezione politica e non
impostazione tecnica, paura dellaccentramento e non progetti
di decentramento. Ivi, id., pag. 55.
(5) Ivi, id., pag. 56.
190
razioni opportuniste del PSI, alladesione al movimento
anarchico che presenta caratteristiche di maggiore radi
calit, passa ad una visione della societ comunista fon
data su basi autonome e federaliste, antiparlamentari ed
antistatali, con nuove forme di rappresentanza ed auto
governo (6).
Analizzando i federalismo di Kropotkin in una serie
di articoli piuttosto lucidi, si mostra, in generale, dac
cordo colle idee di questo, soprattutto nella sua convin
zione che il problema federalista un problema tecni
co (7).
E dato che lo Stato s ormai mescolato in tutte le
manifestazioni della nostra vita, imprigionandoci colle
sue braccia dalla culla alla tomba, e che con la centraliz
zazione si rafforza la burocrazia, sviluppandosi a pre
giudizio delle libert, non valido un decentramento
amministrativo dei municipi, province o regioni che li
trasformerebbe in succursali dello Stato. Il federalismo
di Kropotkin con cui Berneri daccordo aspira alla
indipendenza completa dei Comuni, la Federazione dei
Comuni liberi e la rivoluzione sociale nel comune, ossia
i gruppi corporativi per la produzione sostituenti lorga
nizzazione statale (8).
Quando parla retrospettivamente delle tendenze fede
raliste comparse durante la Comune di Parigi, vediamo
chiaramente il suo pensiero affrontare il problema della
realt delle difficolt che incontravano i rivoluzionari
parigini, cercando di non idealizzare un fatto che vi si
prestava: Indubbiamente la rivoluzione del 1871 ebbe
carattere autonomista e federalista. Ma occorre distin
guere Videa dal fatto, distinguere cio quel che la Co
mune pens e quel che essa fece pensare.
Nella storia accade di sovente che un avvenimento
acquisti un significato che trascende il complesso ideo
logico che ne costituisce lessenza programmatica, nel
senso pratico contingente.
La dichiarazione della Comune al popolo francese
(19 aprile 1871) esplicitamente autonomista e federali-
(6) CARROZZA, Gianni, op. cit., pag. 122.
(7) BERNERI, C., Un federalista russo..., art. cit.
(8) Ivi.
191
sta, ma non spoglia di autoritarismo (9).
E strettamente legato al problema del federalismo
anche quello dellautonomia.
Il nostro comunalismo autonomista e federalista.
Ritornando a Proudhon, a Bakunin e a Pisacane, come
fonti, ma aggiornando il loro pensiero al lume delle e-
normi esperienze di questi anni di delusioni e di sconfit
te, potremo adattarlo alle situazioni sociali e politiche di
domani, quali possiamo prevederle possibili, se sapremo
dare alla rivoluzione italiana un indirizzo autonomista,
sul terreno sindacale e su quello comunale... (10).
Le sue concezioni sulla autonomia e il suo possibile
sviluppo si basano sul saldo terreno delleconomia politi
ca:
Il concetto di autonomia, mentre prende una sem
pre maggiore importanza nel campo delle scienze giuri
diche, tende ad uscire dal campo chiuso del diritto per
entrare nel campo pi vasto e pi fecondo delleconomia
politica. Solo su questo campo lautonomia pu trovare
il suo fondamento stabile, naturale e divenire una co
struzione reale (11).
Allo stesso modo che lautonomia e la libert sono due
concetti indissociabili e contemporaneamente comple
mentari:
La vera libert si esplica ed tutelata solo nellau
tonomia delle sue varie forme federative. Nell'individua
lismo classico, ormai sorpassato dallo spirito societari-
sta del secolo, occorre sostituire lindividualismo, o per
meglio dire il liberalismo dei gruppi, delle corporazioni,
dei consigli, dei comuni (12).
Dopo un excursus storico sullo sviluppo delle autono
mie locali in Italia che furono spezzate dal governo fa
scista, termina lanciando un appello alla resistenza con
tro laggressione centralista:
Noi dovremo agitare la bandiera delle autonomie.
(9) BERNERI, Camillo, La comune di Parigi e lidea federa
lista, Culmine (Buenos Aires), a. II, n. 7 (27 aprile 1926), pag. 2.
(10) BERNERI, Camillo, Per un programma dazione comu-
nalista, Pietrogrado 1917, op. cit., pag. 97.
(11) C.B., Stato e burocrazia, Umanit Nova (Milano), a. I,
n. 258 (25 dicembre 1920), pagg. 5-6.
(12) Ivi.
192
Se riuscissimo, in ogni Comune, a creare un centro di
resistenza contro le forze tendenti allaccentramento sta
tale avremo fatto molto... (13).

LE SUE IDEE FILOSOFICHE SUL POTERE: AUTORI


T E LIBERTA.
Gli scarsi scritti teorici di Bemeri sul tema dellauto
rit in contrapposizione a quello della libert, sono
imbevuti di grande originalit.
Scrive: La mia libert la mia forza. Quanto pi
sono capace di volere e quanto meglio diretto il mio
volere tanto pi sono libero (1).
Riteneva un errore identificare libert con autonomia
e autorit con eteronomia, dato che in molti casi la
contraddizione si risolver con la interferenza dei termi
ni e la superiorit dellanarchismo consiste proprio in
una migliore concezione dellautorit e da questa si do
vrebbe partire nella propaganda.
Allautorit delle gerarchie basate sulla violenza e
sul privilegio anteponiamo quella delle gerarchie tecni
che, agenti per utilit generale e formatesi liberamen
te (2).
E successivamente puntualizza:
Lautorit libert quando lautorit sia mezzo di
liberazione ma lo sforzo antiautoritario necessario co
me processo di autonomia (3).
In tempi successivi le sue concezioni a questo ri
guardo provocheranno uninteressante polemica con Au
ro dArcola (4) nella quale egli continuava ad insistere
sulle sue posizioni mal comprese dal suo contraddittore.
(13) BERNERI, Camillo, Per le autonomie locali, 'Vogliamo'
(Biasca), a. I, n. 1 (1 agosto 1929), pagg. 8-10.
(1) C.B., Libert ed autorit, 'Fede!' (Roma), a. II, n. 39 (22
giugno 1924), pag. 3.
(2) Ivi.
(3) Ivi.
(4) Riproduciamo in appendice uno degli articoli di questa
polemica con la postilla di Auro dArcola, giustificato dallinte
resse che presenta.
193
In quelloccasione Berneri affermava: Confermo che
non credo possibile una qualsiasi organizzazione senza
che in essa ci sia un minimo di autorit (...) che un
minimo di autorit sia indispensabile cos evidente,
che anche gli anarchici pi preoccupati di impedire
formazioni autoritarie in seno al movimento trovano na
turale affidare a determinati compagni luscita di un
giornale, di una rivista, la compilazione di manifesti,
ecc. (5).
Faceva pure riferimento ad un massimo di autorit,
ma ridotta ai limiti dellutilit e sempre nellaspetto tec
nico che lunica che pu essere accettata. Realizza una
brillante analisi della posizione dell'anarchismo di fronte
allautorit che non si deve limitare alla forma, ma che
deve estendersi al carattere di questa. E si addentra nel
la considerazione che ci non si deve adeguare solo agli
aspetti negativi, ma deve cercare anche quelli positivi
per superare la semplice negativit, caratteristica questa
che inform il pensiero di Camillo per tutta la sua vita.
E il positivo in questo caso costituito dallopposizione
in periodo rivoluzionario o post-rivoluzionario a qualsia
si organismo tecnico ispirato a criteri politici.
Dal che deduce con grande acutezza che una autori
t che sia tale, che non sia presunzione di autorit ri
dotta a forza coattiva, non che una forma della libert.
La libert, in sistema anarchico, sarebbe, mi si passi
il paragone geometrico, la circonferenza, mentre lautori
t sarebbe la sostanza e la libert la forma.
Ma, al di fuori del sistema, rimane il problema sto
rico di interferenza tra lautorit e la libert. Storica
mente, ed questo che la filosofia del diritto hegeliana
non ha capito, e non poteva capire, non vi pu essere
identit, ma solo interferenza... (6).

(5) C.B., Autorit e Libert (segue nota di A. dA.), 'Il Mo


nito' (Parigi), a. II, n. 32 (25 settembre 1926), pag. 4.
194
UNA SOCIET SENZA STATO.
Uno dei principali problemi della rivoluzione stato
sempre quello dellorganizzazione della societ dopo lo
scoppio rivoluzionario. Anche se all'anarchismo ha sempre
ripugnato anticipare programmi completi che diano so
luzione a tutti i problemi che necessariamente si presen
teranno, non sono per questo mancate idee e orienta
menti che volevano considerare, in generale, gli aspetti
pi importanti e soprattutto rispondere alla domanda:
quale sar il funzionamento di una societ senza Stato?
Berneri, che prima che teorico fu uno spirito emi
nentemente pratico, non poteva non affrontare questa
problematica. E ne lasci testimonianza in molti dei
suoi scritti. Tuttavia, si rendeva conto delle manchevo
lezze nelle tattiche di lotta: Il problema della nostra
tattica rivoluzionaria e post-rivoluzionaria male basato
e peggio sviluppato (...) Il calcolo di ogni strategia un
calcolo di forze. E triste che molti dei nostri continuino
a vedere soltanto il popolo insorgere allattacco della
cassaforte, dellofficina, del campo; mentre quella del
lespropriazione non sar chef una piccola parte della ri
voluzione italiana. A meno che non vogliamo che i rivo
luzionari ed i lavoratori non ne buschino di nuovo e
ancor pi sode (1).
E le sue opinioni dinnanzi a queste manchevolezze
erano chiare: Di paradisi comunisti se ne parler fra
qualche secolo. Ora roba da far ridere e far piet in
sieme. Lanarchismo non ha, al di fuori di quello sinda
cale, che un terreno sul quale battersi proficuamente
nella rivoluzione italiana: il comunalismo. Terreno: poli
tico. Funzione: liberale democratica. Scopo: la libert
dei singoli e la solidit degli enti amministrativi locali.
Mezzo: lagitazione su basi realistiche, con lenunciazione
di programmi minimi (2).
Uno dei problemi che Berneri affront con m aggiore
assiduit, a parte lorganizzazione dei servizi ammini
strativi dello Stato ai quali conferir una grande impor
ci) BERNERI, Camillo, Per un programma dazione comu-
nalista, inedito, Parigi, 1926 e adesso in Pietrogrado..., op. cit.,
pagg. 95-99.
(2) Ivi, pag. 97.
195
tanza (3), fu quello dei rapporti che dovranno esistere
tra campagne e citt, tra contadini e operai (4). Alla
concezione comunista di basare la rivoluzione sulla dit
tatura degli operai sui contadini e delle citt sopra la
campagna, egli contrappone un equilibrio tra i due, rea
lizzare unopera di lenimento dei contrasti tra i due;
compito riservato agli anarchici che nelle loro concezio
ni si rifiutano assolutamente di imporre il comuniSmo
colla forza, in modo autoritario.
La storia offre numerosi esempi del fallimento che
costa alla rivoluzione la politica delle requisizioni forza
te che debbono essere necessariamente sostituite da una
politica di giusti scambi o di pagamenti in moneta,
sempre allinterno delle direttrici economiche di una
societ rivoluzionaria che avanza verso una societ senza
classi.
I contadini, quindi, andrebbero pagati con denaro,
con moneta sonante di valore riconosciuto. La valuta
cartacea ridotta a nessuno o a scarsissimo valore, loro
impegnato pei pochi acquisti che si potranno fare alle
stero, il problema presenta gravi difficolt di soluzione.
Credo che, nelle linee generali, si possa ridurre il pro
blema dellacquisto di prodotti agricoli mediante denaro,
con un sistema di scambi in prodotti, in lavoro e in
mezzi di trasporto (5).
(3) Questa eccessiva importanza che egli attribuiva alla que
stione dei servizi pubblici, lo portava ad accettare che questi
dovessero continuare ad ogni costo, anche se riconosceva che in
molti casi si dovevano alle necessit centralizzatrici dello Stato.
Qui credo che abbia radice lorigine dellerrore nel quale Berneri
cade ed il fatto di considerare che la rivoluzione dovr accet
tare la nauseante eredit di una struttura politico-economico-
sociale che ci sar trasmessa dalla societ nel momento della
sua scomparsa.
(4) Evidentemente, le analisi di Berneri in questo campo ri
sentono del passare del tempo. Sessantanni fa i contadini oc
cupavano ancora una posizione importante nel mondo del lavoro.
Oggi, dopo il definitivo prevalere del mondo urbano, i contadini
occupano un posto relativo piuttosto secondario. Tuttavia, credo
che le sue analisi continuino ad essere valide per quel che ri
guarda la giustificazione del potere basato sullo sviluppo econo
mico delle citt in confronto allo sviluppo economico del mondo
contadino. Della dittatura della citt sul mondo contadino.
(5) BERNERI, Camillo, Citt e campagne nella rivoluzione
italiana, La Lotta Umana' (Parigi), a. I, n. 11 e 12 dell8 e 22
196
Nei progetti di socializzazione mancava, secondo
Berneri, una profonda preparazione tecnica che avrebbe
reso possibile una maggiore utilizzazione degli sforzi di
realizzazione, il che gli faceva pensare che il socialismo
non era altro che una tendenza alla socializzazione, e
manca di una esatta visione dei problemi economici e di
approssimativi e provvisori ma precisi piani di realizza
zione (6).
Notava la differenza tra i progetti di trasformazione
della propriet privata di fabbriche e sottosuolo in
propriet collettiva con quel poco che era stato fatto e
col problema della terra e del consumo che erano ridot
te a teorie astratte e progetti contradditori e insufficien
ti.
Le difficolt di realizzazione di una societ socialista
sono numerose e calibrare in modo giusto i mezzi per
accedervi presenta moltissimi inconvenienti, ma ci non
deve costituire impedimento a portare avanti tentativi,
per cominciare ad introdurre nella coscienza di tutti la
sua possibilit, mediante formulazioni pi o meno sogget
te ad una stretta e rigorosa verifica nella pratica:
Che l'ingranaggio sociale sia cos complicato che nes
sun pensatore possa indagarne tutti i lati e prevederne
tutte le possibilit evidente; ma se il divenire sociale,
assommando ed elidendo le forze in infiniti e svariati
modi non permette progetti completi n previsioni defi
nitive, ci non toglie che sia necessario al socialista pog
giare su di un programma pratico, s come allo scienzia
to necessaria la luce di unipotesi (7).
Francisco Madrid Santos
Traduzione di Andrea Chersi che da queste pagine ringrazio per
tutta la collaborazione che mi ha data e mi sta dando sempre di
sinteressatamente. Aurelio Chessa
CONCLUSIONI
In questa rapida occhiata al pensiero di Camillo
Berneri sul potere, ho cercato di mettere in rilievo quegli
marzo 1928 e adesso in 'Pietrogrado 1917, op. cit., pag. 107.
(6) C.B., La Socializzazione, 'Pensiero e Volont' (Roma),
a. I, n. 17, 1 settembre 1924, pagg. 12-15 e adesso in Pietrogra
do..., op. cit., pag. 65.
(7) Ivi, pag. 66.
197
aspetti che mi son sembrati pi interessanti su questo
tema. Sicuramente, molte cose saranno rimaste nascoste
e altre saranno state trattate in maniera insufficiente.
Ma spero di aver dato, quanto meno, una idea generale
delle sue linee fondamentali e delle sue preoccupazioni
al riguardo, soprattutto per quel che concerne i problemi
pratici nel trattamento dei problemi.
Cercheremo di riassumerli brevemente:
1 - Il fenomeno burocratico associato allo Stato di
qualsiasi tipo. La burocrazia sarebbero i tentacoli su cui
questo basa il proprio potere o gran parte di esso, con
tendenza alla propria autonomizzazione e in ultima ana
lisi alla propria trasformazione in classe dominante, cos
come accadde col governo dittatoriale bolscevico.
Questo fatto venne ripetutamente denunciato da Ber-
neri in riferimento allo Stato italiano con una tendenza
sempre maggiore alla centralizzazione e come conse
guenza di un aumento progressivo della burocrazia, il
che rendeva possibile la dilapidazione di risorse e
l'aumento sempre maggiore delle spese per lammini
strazione dello Stato.
La soluzione era chiara: decentramento, il che non
significava semplice regionalizzazione con dipendenza da
un potere centrale che avrebbe reso fittizia la soluzione,
ma reale autonomia degli enti locali e assunzione di de
cisioni laddove il problema si presentava, il che signifi
cava in ultima istanza la scomparsa dello Stato.
2 - Nella rottura dello Stato in conseguenza dell'e
pisodio rivoluzionario, Berneri insisteva sulla separazio
ne di funzioni dello Stato: quella politica, dalla quale si
poteva tranquillamente prescindere e quella tecnico
amministrativa, che riteneva assolutamente imprescin
dibile perch il ritmo della vita sociale continuasse sen
za gravi problemi; per questo teneva in considerazione
tutte quelle esperienze pratiche che tendessero a creare
organismi sostitutivi dello Stato, suscettibili di uno svi
luppo sempre pi autonomo nelle sue funzioni riguardo
a qualunque potere politico. In tal modo giudic il so-
vietismo come unesperienza da tener presente nel mo
mento di sottolineare gli aspetti positivi dell'autorga-
nizzazione in una societ postrivoluzionaria.
198
3 - Le sue concezioni federaliste si svilupparono
assumendo a fondamento il federalismo di Kropotkin e
quello del suo compatriota Cattaneo, in particolare. Le
gate alle sue valutazioni sullautonomia e il decentramen
to, esse si pongono, soprattutto, come problemi tecnici
da risolvere in questo campo.
4 - Se Berneri sceglie come strumento utile l'anar
chismo per la risoluzione dei problemi che si pongono
nel momento di concepire una societ senza Stato,
perch vede in questo lo strumento efficace, ma allo
stesso tempo si mostra critico e in successive occasioni
affila la sua punta:
...lanarchismo deve conservare quel complesso di
princpi generici che costituiscono la base del suo pen
siero e l'alimento passionale della sua azione, ma deve
sapere affrontare il complicato meccanismo della societ
odierna senza occhiali dottrinari e senza eccessivi attac
camenti all'integrit della sua fede (1).
In conclusione, l'originalit del pensiero di Camillo
Berneri sul potere sta, sia nell'affrontare i problemi che
si presentano nella lotta contro di esso, sia nelle vie di
soluzione che devono essere prese e che in nessun mo
mento debbono rimanere impaludate nei pantani dei
princpi irremovibili:
Io intendo per anarchismo critico un anarchismo
che, senza essere scettico, non s'accontenta delle verit
acquisite, delle formule sempliciste, un anarchico ideali
sta ed insieme realista, un anarchismo insomma che in
nesta verit nuove al tronco delle sue verit fondamen
tali, sapendo potare i suoi vecchi rami (2).
APPENDICE
STATO E BUROCRAZIA
Gli scandali che si sono seguiti negli ambienti mini
steriali e militari, i milioni assorbiti vampirescamente
dai ladri dalla croce di cavaliere, dalla commenda e dal
la greca, gli errori burocratici che hanno mandato alla
(1) Anarchismo e federalismo Il pensiero di Camillo Ber
neri, art. cit.
(2) Ivi.
199
malora milioni e milioni in affari sbagliati o loschi, in
ritardi nelle spedizioni di merci dovuti alla burocrazia
mastodontica e pigra, tutto il complesso di ruberie e di
errori dovuto al complicato e parassitario meccanismo
su cui poggia laccentramento statale non un male di
un dato regime, ma il risultato dellesistenza dello Sta
to, organismo accentrato che intralcia, comprime, cor
rompe tutta la vita nazionale. Lo Stato unitario e ac-
centratore, sia esso borghese o bolscevico, una cappa
di piombo che soffoca la vita economica e politica di
una nazione. Nella crisi creata dai fenomeni economici
concomitanti alla guerra, la macchina statale ha rivelato
tutta la sua impotenza. L'uniformit legislativa ed am
ministrativa assurda in una nazione come la nostra,
ove esistono cos marcate differenze economiche e psico
logiche fra il Nord, il Centro, e il Mezzogiorno. Uno Sta
to socialista che volesse accentrare poteri e funzioni in
una burocrazia bolscevica non farebbe che favorire, co
me il governo attuale, le funzioni parassitane a danno di
tutte le funzioni produttive. I problemi della vita eco
nomica e sociale del popolo italiano hanno una fisiono
mia propria, diversa da regione a regione, da localit a
localit, e richiedono ciascuno una sua specifica soluzio
ne. Un governo socialista che volesse fare il fac-totum
finirebbe nell'accentramento, cio nella burocrazia pi
mastodontica ed irresponsabile. Da questo punto di
vista la critica antistatale anarchica coincide con
quella democratico-federalista, differenziandosi per
da essa in vari punti, che non il caso, per ora, di
esaminare.
Una delle necessit dei regimi accentrati la buro
crazia, la quale tanto pi parassitaria, oppressiva ed
irresponsabile, quanto pi il governo tende a concentra
re nelle sue mani l'amministrazione dei vari rami della
vita economica e giuridica della nazione. I ministeri
rappresentano i nodi principali della burocrazia. Ad essi
si rivolgono ogni giorno migliaia di persone che hanno
provvedimenti da sollecitare, reclami da produrre, inte
ressi da tutelare. Dalle risposte che vengono date dopo
mesi e mesi gli smarrimenti di documenti, per non par
lare degli intrighi e delle corruzioni, tutto un comples
so di fatti che fa della burocrazia ministeriale, l'espres
sione pi mostruosa dell'accentramento tecnico, giuri
dico ed amministrativo.
Molti socialisti sono propensi alle autonomie comu
nali. Questo decentramento fittizio, se non giunge che
a fare dei Comuni dei piccoli ministeri. Vediamo che
accadrebbe se, abbattuto il governo centrale, vale a dire
il governo ministeriale, il potere amministrativo passas
se ai Comuni, rimasti quelli che sono oggi, ma con attri
buzioni maggiori.
Il commissario del popolo, preso possesso del Comu
ne, pubblica un manifesto in cui invita i cittadini a ri
volgersi a lui per comunicargli i propri reclami, frustati
dalle amministrazioni borghesi, e, quando non continui
con lui il metodo antico di ottenere intrigando, accadr
che questo commissario rester affogato dai reclami, dal
le domande, dalle petizioni, stordito dalle preghiere e
dalle proteste, e non sapr pi dove battere la testa. Il
Comune socialista vorr naturalmente occuparsi di tut
to: viabilit, illuminazione, istruzione, igiene, ecc. ecc., e
il commissario dovr fare miracoli: avere centocchi co
me Argo, avere il dono dell'ubiquit come S. Antonio,
avere cento mani come una statua di divinit indiana.
Ammesso che esso, dato che il: Pulsate et aperictur vo-
bis sar obbligatorio in una amministrazione comunista,
possa ascoltare tutti coloro che hanno da ottenere qual
che cosa, come potr sceverare il vero dal falso, il ne
cessario dal superfluo?
Ammeso che invece di un commissario del popolo ci
sia un Soviet comunale e che le funzioni siano divise, io
dubito che nei grandi Comuni sia possibile sorvegliare la
spettacolosa corrente di richieste, consigli, proteste af
fluente dalla popolazione all'amministrazione. Rimarr
dunque il bisogno, da parte dei depositari del potere
centrale, di farsi aiutare da altre persone le quali non
presteranno gratuitamente la loro opera: cio dagli im
piegati. Questi impiegati dovranno essere sorvegliati se
riamente dai loro superiori perch non stiano in ufficio
le loro otto ore regolarmentari, fumando, chiacchie
rando, leggicchiando i giornali. Ci vorranno, quindi, i ca
pi-ufficio. Coloro che avranno bisogno di servirsi del
l'amministrazione dovranno, per spronare l'impiegato
fannulone, servirsi di un amico dellimpiegato o di un
201
suo superiore. Nei regimi accentrati l'intermediario di
venta necessario. Di qui pressioni e favoritismi.
Non parliamo poi delle spese enormi che rapresen-
terebbe tale burocrazia. I bilanci delle amministrazioni
accentrate presentano somme di milioni: come il Muni
cipio di Napoli che, nel 1901, spese 23 milioni. Trattan
dosi di amministrazioni le spese burocratiche arrivano
ai miliardi. Pi in alto laccentramento si fa parassitario
e camorristico che in basso: i ministeri sono pi parassi
tari e camorristici delle amministrazioni provinciali, quel
le provinciali pi di quelle comunali.
Nessuna amministrazione accentrata pu sottrarsi ai
difetti che le sono propri, che dipendono dalla sua costi
tuzione. NellItalia meridionale la corruzione, determina
ta dallaccentramento delle amministrazioni, si manife
sta con sintomi molto pi accentuati che nelle altre par
ti dItalia. Lunit amministrativa dItalia, come ha di
mostrato Gaetano Salvemini, stata pel Mezzogiorno un
disastro economico inaudito.
Molti credono che laccentramento sia un portato i-
nevitabile dello sviluppo urbano e ne deducono che non
sia possibile applicare la pi decentrata autonomia che
ai piccoli paesi. Questa deduzione, che parte da una
constatazione di fatto, non positiva. Il decentramento
ha ragione di essere pi in una metropoli che in un
paese. E la metropoli non impedisce con la grandiosit
della sua popolazione e della sua vita lo sviluppo di
unamministrazione federale. Ne esempio Londra, che
bench molto pi grande da Napoli, non colpita dalle
malattie burocratico-camorristiche che affliggono la citt
partenopea, perch amministrata federativamente.
Supponiamo che una grande citt sia amministrata
federativamente. In questo caso non formerebbe un uni
co Comune, ma dieci, venti Comuni, a seconda le sue
condizioni topografiche e la configurazione degli interes
si locali. In ciascuno di questi Comuni lamministrazione
non saccentra in un unico consiglio, ma si scinde in
parecchi consigli indipendenti, ciascuno dei quali ha una
propria amministrazione ed eletto dagli interessati,
questi consigli hanno un dato compito da eseguire: i-
struzione, illuminazione, viabilit, igiene ecc. Se tutte
queste funzioni sono accumulate in un solo consiglio, il
202
cumulo di tanti affari richiederebbe lopera quotodiana
di amministratori che dovrebbero essere retribuiti, cio
di impiegati pagati dalla comunit. Il consiglio unico a-
vendo tante responsabilit finirebbe per non averne nes
suna e non potrebbe tener testa al disbrigo dei numerosi
e vari affari se non composto di numerosi membri. In
vece nel sistema federale ogni consiglio, avendo la parte
sua di amministrazione, potr esser formato di poche
persone che, con qualche ora di occupazione al giorno,
possono sbrigare le loro faccende; molti impiegati ven
gono cos ad essere eliminati e molte indennit abolite.
Questi amministratori eletti hanno una responsabilit de
terminata, ben definita, e sono sotto il controllo immedia
to e continuo degli elettori che essendo interessati al buon
funzionamento di quella data amministrazione terranno
gli occhi aperti e interverranno per impedire ogni incon
veniente.
Per ben amministrare occorre avere una competenza
speciale: dallapprovvigionamento dei viveri alla spaz
zatura delle strade. Ognuno dei consigli particolari a-
vrebbe il suo bilancio speciale. Nelle amministrazioni ac
centrate, le cifre non si possono controllare e a forza di
piccole ruberie il bilancio generale si trova ad avere
delle grosse falle per cui va in malora. Non c chi perde
tempo a studiare il bilancio e chi pu controllare se le
spese sono tutte regolari. Lo dimostrano le amministra
zioni militari che inviano quintali di carte amministrati
ve agli uffici ministeriali, dove non si scoprono certa
mente i mancati pagamenti, e le altre marachelle ammi
nistrative degli ufficiali e dei furieri. In una piccola
amministrazione con unocchiata ci si rende conto delle
entrate e delle uscite e il diritto di controllo dei contri
buenti o degli interessati non ostacolato dai complicati
passaggi burocratici.
Il sistema federale ha un valore sociale, educativo
oltre che un valore economico.
Tutta questa partecipazione dei cittadini alla vita
amministrativa della nazione contribuisce a sviluppare e
migliorare le loro capacit civili. Nel sistema federale
scrive Gaetano Salvemini il cittadno si educa alla
vita pubblica, lui che amministra se stesso, si avvezza
a contare solo sulla propria iniziativa e non su quella di
203
unautorit lontana; e nello stesso tempo che si svilup
pa in lui il sentimento della propria individualit, si av
vede che egli non un atomo avulso da altri atomi e
unito con un punto centrale, ma fa parte di un sistema
molto pi complesso nel quale egli strettamente soli
dale col suo vicino, e poi cogli altri meno vicini, e poi
cogli altri pi lontani: il sentimento dellautonomia in
dividuale si feconder quindi in lui col sentimento della
solidariet sociale.
Il concetto di autonomia, mentre prende una sempre
maggiore importanza nel campo delle scienze giuridiche,
tende ad uscire dal campo chiuso del diritto per entrare
nel campo pi vasto e pi fecondo delleconomia politi
ca. Solo su questo campo lautonomia pu trovare il suo
fondamento stabile, naturale divenire una costruzione
reale. Molti insigni studiosi e pensatori studiano il mo
vimento corporativo contemporaneo e ne seguono lo svi
luppo, nei suoi vari aspetti e nelle sue molteplici forme,
e riconoscono che la suprema sovranit dello Stato va
declinando, ed alcuni, che considerano la sovranit sta
tale come una gloriosa conquista del costituzionalismo
moderno, temono lautonomia che ricondurrebbe, secon
do loro, la societ odierna al Medioevo. Questa tendenza
della vita politica a ritornare allautonomia dellepoca
dei Comuni non un passo indietro bens uno slancio in
avanti; un salutare ricorso che ha in s la possibilit
di restaurare le ragioni intime, le condizioni reali della
sua esistenza.
Lautonomia il substrato su cui pogger ledificio
della politica; ne sar la base naturale e solida. Una
ricostruzione realistica della politica basata sul concetto
autonomista mentre deve attingere in parecchi riscontri
della nostra vita moderna, non deve mancare di trarre
materiale dagli esempi del passato, del nostro passato
nazionale. Il nostro Medioevo, nel periodo detto: dei
Comuni, ci offre un modello di libera costituzione poli
tica, bench non ne conosciamo ancora profondamente
la sua intima struttura storica. Storici e politici hanno
svisata la verit storica, con le loro manipolazioni acca
demiche, s che ancora oggi, per colpa della storia ad
asum delphini tl Medioevo sinonimo di oscurantismo e
di barbarie.
204
La storia moderna ha fatto uscire il Medioevo dal
loscurit e dalloblo s che oggi esso risplende di nuova
e viva luce in faccia alla vita ed alla cultura moderna. La
scienza storica ci ha dimostrato che lautonomia fu la
nota dominante, il principale elemento costitutivo della
vita pubblica dei nostri Comuni medioevali, e che essa
fu unidea-forza ed un fatto vissuto che lasci uneredit
grandiosa nel campo del Diritto, della politica e dellar
te.
Lautonomia fu lespressione e la condizione suffi
ciente dellaffermarsi e dello svolgersi della libert e del
lassociazione. Cause esteriori e deficenze congenite
compressero, arrestarono, annullarono gli impulsi, gli
slanci vitali che avevano resa la vita dei Comuni libera,
forte e ricca, ma ci non toglie che lepoca dei Comuni
rimanga a dimostrare glinflussi benefici dellautonomia
comunale.
Lidea dello Stato pi che mai viva nella mentalit
scientifica e politica delle classi dominanti ed la spina
dorsale del comuniSmo legalitario ed accentratore. Vi
per, ed fortissima, una forza decentatrice, un ele
mento di autonomia nella natura del popolo italiano e nel
le condizioni geografico-economiche della nostra peniso
la. I teorici dellautonomia hanno fatto molta accademia
ed hanno visto in esa pi un concetto giuridico che un
concetto politico e sociale, come invece in realt e
come si mostra a chi lo consideri da un punto di vista
pi ampio e comprensivo di quello dei giuristi, degli e-
conomisti e dei politici di gabinetto e da accademia.
Il concetto nostro di autonomia pi ampio e pi
libertario di quello che hanno coloro pei quali lautono
mia rappresenta la restaurazione dellindipendenza re
gionale, ma certo che lautonomia amministrativa e
legislativa delle singole regioni atta a favorire quella
dei singoli comuni, dei singoli consigli e sindacali, s che
si giunga ad una forma piramidale di Confederazione la
cui base poggi sulla volont associativa e la reciprocanza
dinteressi dei cittadini ed il cui vertice sia rappresenta
ta da un organo centrale di consultazione o di esecuzio
ne, ma non di comando vero e proprio. La vera libert
si esplica ed tutelata solo nellautonomia, nelle sue va
rie forme federative. Allindividualismo classico, ormai
205
sorpassato dallo spirito societarista del secolo, occorre
sostituire lindividualismo, o per meglio dire il liberismo
dei gruppi, delle corporazioni, dei consigli, dei Comuni.
Lattuazione pratica del concetto di autonomia attende
le sue prove ed avr le sue realizzazioni. Per ora com
battiamo lo spirito accentratore del socialismo statale
e seguiamo le correnti autonomiste che vanno determi
nandosi nella vita politica ed economica odierna con
attenzione e spirito critico.
Un giurista francese, il Boncourl, afferma che la so
ciet contemporanea incamminata verso un decentra
mento completo, un federalismo integrale, corporativo
ed amministrativo insieme, ed altri insigni cultori di
scienze giuridiche, economiche, politiche, valorizzano il
programma decentratore e federalista del comuniSmo li
bertario, programma che potr trovare un innesto fe
condo nel pensiero federalista repubblicano del Cattaneo
e del Ferrari e potr trovare elementi di vita nel tesoro
di esperienze autonomiste e federaliste che ci offre la
storia dei Comuni medioevali.
C. B.

LA COMUNE DI PARIGI E LIDEA FEDERALISTA


Quando Pietro Kropotkin scriveva: Col nome di
Comune di Parigi nacque un 'idea nuova chiamata a di
ventare il punto di partenza delle rivoluzioni future,
intendeva: lidea federalista; per lui identificantesi con
lidea libertaria. Nel giugno 1871 Michele Bakounin af
fermava essere un fatto storico immenso che questa
negoziazione dello Stato si sia manifestata precisamente
in Francia ch stata sin qui, per eccellenza, il paese
dellaccentramento politico. Lo stesso Marx, in un suo
indirizzo del 1821, del Consiglio Generale dellTnterna-
zionale, esaltava la Comune come la distruzione del po
tere centrale.
Indubbiamente la rivoluzione del 1871, ebbe carattere
autonomista e federalista. Ma occorre distinguere lidea
dal fatto, distinguere, cio, quel che la Comune pens e
quel che essa fece pensare.
Nella storia accade di sovente che un avvenimento
206
acquisti un significato che trascende il complesso ideo
logico che ne costituisce lessenza programmatica, nel
senso pratico contingente.
La dichiarazione della Comune al popolo francese (19
aprile 1871) esplicitamente autonomista e federalista,
ma non spoglia di autoritarismo. La Comune di Parigi
rivendica lonore di lavorare e soffrire per la Francia
intera, di preparare la rigenerazione politica, economica
e sociale di tutta la Francia, ma chiede soltanto il rico
noscimento ed il consolidamento della Repubblica, e de
limita la propria funzione direttiva, in questi termini:
L'autorit assoluta della Comune, estesa a tutte le loca
lit della Francia e la quale assicuri a ciascuno lintegra-
t dei suoi diritti ed il pieno esercizio delle sue facolt e
delle sue attitudini, come uomo, cittadino e lavoratore.
Lautonomia della Comune non avr altro limite che il
diritto dautonomia eguale per tutte le altre Comuni a-
derenti al contratto e la cui associazione deve assicurare
lunit francese.
I diritti inerenti alla Comune sono:
Il voto del bilancio comunale, entrate e spese; la
fissazione e la ripartizione dellimposta; la direzione dei
servizi locali; lorganizzazione della magistratura, della
polizia interna e dellinsegnamento; lamministrazione
dei beni appartenenti alla Comune.
La scelta, mediante elezione o concorso, colla re
sponsabilit e il diritto permanente di controllo e di re
voca dei magistrati o funzionari comunali di ogni cate
goria.
La garanzia assoluta della libert individuale, di
coscienza e del lavoro.
Lintervento permanente dei cittadini negli affari
comunali, mediante la libera manifestazione delle loro i-
dee, la libera difesa dei loro interessi; garanzie date a
tali manifestazioni dalla Comune, sola incaricata di sor
vegliare e assicurare il libero e giusto esercizio del dirit
to di riunione e di pubblicit.
Lorganizzazione della difesa urbana e della guardia
nazionale, che elegge i suoi capi e veglia, sola, al man
tenimento dellordine nella citt.
Parigi non vuole nulla di pi a titolo di garanzie
locali, semprech, ben inteso, ritrovi nella grande ammi
207
nistrazione centrale, delegazione dei comuni federali,
la realizzazione e la pratica degli stessi principii.
Ma, grazie alla sua autonomia ed alla sua libert
dazione, Parigi si riserva di operare a sua guisa, in
casa sua, le riforme amministrative ed economiche re
clamate dalla cittadinanza; di creare istituzioni che svi
luppino e propaghino listruzione, la produzione, lo
scambio e il credito; di universalizzare il potere e la
propriet, secondo le necessit del momento, ed il voto
degli interessati ed i dati fomiti dallesperienza.
I nostri nemici singannano od ingannano il paese,
accusando Parigi di volere imporre la sua volont o la
sua supremazia al resto della nazione e di pretendere ad
una dittatura che sarebbe un vero attentato contro lin
dipendenza e la sovranit delle altre Comuni.
Lunit politica, quale la vuole Parigi, lassociazio
ne volontaria di tutte le iniziative locali, il concorso
spontaneo e libero di tutte le energie individuali in vista
dun bene comune, il benessere, la libert e la sicurezza
di tutti.
La Rivoluzione comunale del 18 marzo inaugurava
unera nuova di politica sperimentale, positiva, scientifi
ca.
E la fine del vecchio mondo governativo e clericale,
del militarismo, del funzionarismo, dello sfruttamento,
dellaggiotaggio, dei monopoli, dei privilegi, ai quali il
proletariato deve il proprio servaggio, la patria le proprie
sventure e i propri disastri.
Parigi, centro dellantico poter amministrativo e nello
stesso tempo centro di gravit sociale della classe ope
raia francese, come lo diceva Marx, voleva dare alla
Francia un governo a buon mercato e la spinta verso
lemancipazione sociale. Un manifesto della Comune ai
lavoratori delle campagne, abbinava, infatti, questi tre
punti programmatici:
Parigi chiede che ogni uomo non proprietario non
paghi un soldo dimposta; che chi non possiede che una
casa col suo giardino non paghi neppur esso; che le pic
cole fortune paghino unimposta mite, e che tutto il peso
dellimposta incomba sui ricchi.
Parigi chiede che la giustizia non costi pi nulla a
208
chi ne ha bisogno e che il popolo stesso scelga i suoi
giudici.
Parigi vuole infine ascolta bene o lavoratore
delle campagne, povero giornaliero, piccolo proprietario
divorato dallusura, mezzadro, voi tutti che seminate,
sudate pel profitto di qualcuno che non fa nulla Pa
rigi vuol la terra al contadino.
A chi esamini attentamente i proclami, i decreti, i
giornali della Comune, non pu apparire che evidente il
contrasto tra i due aspetti fondamentali di quellavve-
nimento: il patriottismo suo esasperato e democratico e
il socialismo rivoluzionario, nelle sue varie tendenze. A-
nalogo contrasto si rivela nei riguardi strettamente poli
tici, e si polarizza in due correnti: l'autoritaria, od accen
tratrice, e libertaria, o federalista.
La prima corrente era costituita: dai giacobini tipo
Gambetta, cio dal repubblicanesimo autoritario e for
malista e dalla democrazia ultra gradualista; dai fedeli
al Consiglio generale dellInternazionale, che pretendeva
dirigere il movimento da Londra, cio dai marxisti pi
marxisti di Marx; dai bianquisti. La seconda corrente si
ramificava in vari casi: i giacobini, tipo Delecluze, di
sposti a sacrificare lattaccamento allunit e allautorit
al trionfo della rivoluzione; i socialisti collettivisti,
cio gli anarchici, come Varlin; i discepoli e gli amici di
Proudhon. Intorno al nucleo dei federalisti estremi, vi
era un alone di simpatizzanti. Tra questi alcuni erano
fourieristi, non perch seguissero il sistema nel suo
complesso, ma perch ne accettavano alcune idee, e fra
queste quella del comune libero, base della societ socia
lista. Altri, disgustati del comuniSmo autoritario, che,
agnostico rispetto al regime politico, a forza di afferma
re che, riguardo al comuniSmo, tanto vale un monarca
che un presidente repubblicano, come diceva Cabet,
aveva permesso il colpo di Stato di Napoleone III, si
avvicinavano alla corrente federalista, come a duella che
tendeva ad assicurare un sicuro assetto repubblicano.
Lelemento pi combattivo era con i giacobini ed i
blanquisti, e la corrente libertaria era uninfima mino
ranza, nella formazione della Comune. Il dissidio fra
centralisti e federalisti si limitava, quindi, nella pratica
di governo, allurto tra quattro gruppi: giacobini deri
209
vanti le idee centraliste dal giacobinismo del 1793; blan
quisti, derivanti le idee centraliste dai loro predecessori
babonvisti; giacobini comunalisti, derivanti le loro idee
autonomiste dalla azione costruttiva e rivoluziona
ria delle sezioni di Parigi e dei Comuni del 1793-94; fe
deralisti in senso proudhoniano.
Concludendo: la Comune di Parigi fu autonomista e
federalista, ma pi nel senso che a queste parole davano
Cattaneo e Ferrari che nel senso che dava ad esso
Bakunin. Ci non toglie che essa segnasse per il movi
mento federalista libertario linizio di un florido svilup
po, specie nei paesi latini, e la possibilit di precisare il
proprio sistema su quello che apparve, e in grande parte
fu il pi grande modello storico di una rivoluzione an-
ti-statale e di una riorganizzazione su basi autonomiste e
federaliste di carattere auto-democratico.
C. BERNERI
Da Culmine, a. II, n. 7
Buenos Aires, 27.4.1926, pag. 2

AUTORIT E LIBERTA
Se dovessi rispondere esaurientemente alla replica di
A. dA. ben lunga e particolareggiata sarebbe questa mia
risposta. Ma non il caso di porre troppa carne al fuo
co. Mi limito, quindi, a chiarire le frasi maggiormente
...incriminate.
Confermo che non credo possibile una qualsiasi orga
nizzazione senza che in essa ci sia un minimo di autori
t, non solo costituito da quella volontaria subordina
zione rispondente alla divisione di attivit, distribuzione
di mansioni, ma anche costituito da una possibilit, sia
pur limitata, di piccole minoranze di parlare e di agire
in nome delle collettivit da esse rappresentate s, ma in
realt, secondo le vedute proprie. Che un minimo di au
torit sia indispensabile cos evidente, che anche gli
anarchici pi preoccupati di impedire formazioni auto
ritarie in seno al movimento trovano naturale affidare
a determinati compagni luscita di un giornale, di una
rivista, la compilazione di manifesti, ecc.
210
Ma io ho parlato, orribile dictu! di un massimo di
autorit. S, ma ho aggiunto nei limiti dellutilit, il che
vuol dire che il massimo non: pi autorit che sia pos
sibile, bens tutta quella autorit che sia necessaria.
E all'autorit tecnica mi riferivo, poich solo essa pu
essere accettata, se non si vuole uscire dallanarchismo e
buttare a mare lAnarchia.
Autorit tecnica e autorit politica non sono netta
mente distinte, perch se specifiche, ed inconfondibili,
sono l'azione tecnica e lazione politica, uno il tecnico,
che non macchina ma uomo, e come tale ha
principi politici religiosi, filosofici, morali da difen
dere, da far trionfare. Ma alla fusione delle due
attivit, che poi, annullamento dellazione poli
tica assorbita da quella economica, aspira lanarchi
smo. E lAnarchia non altro che quella societ
nella quale lautorit tecnica, spogliata di ogni funzione
di dominio politico, viene a costituire una gerarchia
concepita e realizzata come sistema di distribuzione del
lavoro. E che lAnarchia sia societ possibile, lo dimo
stra il fatto che ben ristretta e di scarsa importanza
lautorit del gendarme, del giudice, del generale, ecc. di
fronte alla vera autorit, vasta e di vitale importanza,
del tecnico sulloperaio, dellinsegnante sulla scolaresca,
del medico sugli infermieri, e cos via.
Ma anche questa vasta e necessaria autorit tecnica
imbevuta di pregiudizi, assume forme e modi violenti
od assurdi, s che lanarchismo non pu limitarsi al
problema dellautorit come forma tecnico-gerarchica,
ma si addentra nella critica dellautorit ed afferma la
funzione emancipatrice del dubbio, della non-obbiedenza,
della personale iniziativa. Si volge, cos, non solo alle
forme, bens ai modi dellautorit. E da questa sua posi
zione scaturiscono varie correnti di critica che gli im
primono caratteristiche non dubbie e costituiscono la sua
specifica funzione storica. Per lanarchico, ad esempio,
lufficiale non rappresenta soltanto il funzionamento di
un governo militarista e borghese, ma anche, anzi so
prattutto, luomo che nel comando e nella coazione de
forma se stesso ed i subordinati.
Ma se lanarchico ha in questa sua funzione educati
va la sua ragione di vita, non pu limitarsi ad essere
211
forza di critica negatrice, ch lopposizione assoluta non
pu che abortire quando non trovi in s la capacit di
sdoppiarsi unassoluta riserva mentale e in una gradua
lista azione pratica.
Lideale e la realt, fede e buon senso: in questo
alterno guardare alle stelle e alla strada sulla quale
marciamo che possiamo trovare modo di uscire dalla
stretta e non limpida n organica cerchia di iniziati per
incunearci nel gioco delle forze politiche, portando con
noi la leva di unazione popolare da noi ispirata.
Lanarchismo politico, ma la sua politicit non
nella sua ideologia, bens nella sua azione. In essa lanti-
politicit delle direttive ideologiche si risolve in politici
risultati.
In periodo rivoluzionario o post-rivoluzionario, gli a-
narchici possono affermarsi, come operai o contadini,
opponendosi, con la parola e, essendo necessario, anche
con la forza, alla nomina di un consiglio tecnico che sia
ispirata a criteri politici. Onesti e capaci: non esponen
ti politici. Ecco uno dei tanti punti programmatici che
possono trovar eco di simpatia in una assemblea di
lavoratori.
Se la tesi dellapoliticit delle funzioni amministrati
ve e tecniche fallisse, in tal caso compito degli anarchici
sarebbe quello di cercare di ottenere il minimo di autori
t del consiglio. Se la loro tesi trionfasse, lunico limite
allautorit del consiglio dovrebbe apparire loro la pos
sibilit sua di esplicare interamente e sufficientemente
le proprie mansioni.
Lautorit che sia tale, che non sia cio presunzione
di autorit ridotta a forza coattiva, non che una forma
della libert. La libert, in un sistema anarchico sareb
be, mi si passi il paraeone geometrico, la circonferenza,
mentre lautorit sarebbe il cerchio. Lautorit sarebbe
la sostanza e la libert la forma.
Ma, al fuori del sistema, rimane il processo storico
di interferenza tra lautorit e la libert. Storicamente,
ed questo che la filosofia del diritto hegeliana non ha
capito, e non poteva capire, non vi pu essere identit,
ma solo interferenza. Monarchia assoluta e libero Co
mune, papa infallibile e protestantesimo, capitalista e
salariato sono enti distinti ed in contrasto assoluto nella
212
loro realt, nei loro contingenti rapporti. Ma essendo la
storia un tessuto di azioni e di reazioni, di autocapovolgi
menti ideologici, di antinomie risolventisi in sintesi, di
processi unificatori sboccanti in frazionamenti e di pro
cessi frazionatori culminanti in unificazioni, autorit e
libert acquistano significato e valore in rapporto ai pro
dotti del loro predominare, e, quindi, sfuggono dal
quadro di una ristretta epoca e all'angolo visuale di date
categorie sociali, politiche o religiose, come sfuggono a
chi, immerso nelle passioni di un dato sviluppo storico,
troppo vicino alla mole dei fatti per coglierne la natura
interna ed esatta, troppo lontani dai lontani effetti pri
mari e troppo a contatto con quelli momentanei e se
condari, presuma esserne giudice obbiettivo e penetran
te. Ma guardando indietro, vediamo che periodi che
sembrerebbero statici non sono stati che periodi di ras
sodamento, che certi ricorsi non sono stati che corsi di
cicli storici a lento sviluppo, e cos via.
E vediamo che la libert risult molte volte dal cozzo
di autorit. Papato e Impero in politica; platonismo e
aristotelismo in filosofia; la Bibbia contro il Papa in
religione.
Vediamo, insomma, la relativit della storia. Il che
non ci porta allo stoicismo, n ad altra forma di agno
sticismo cerebrale n di accomodantismo pratico. Re
spingiamo luomo del Guicciardini e non siamo irretiti
nel determinismo economista, n in alcuna analoga dia
voleria del socialismo... scientifico.
Ma la volont non esce dalla nebbia romantica e dal
le pieghe della bandiera partigiana per balzare incontro
alla realt umana e delle cose, se non cercando, di pe
netrare il mondo come storia.
Se l'anarchismo non vuole ridursi, nell'azione rivolu
zionaria, a disperata protesta di isolati profeti di una
Dea, che solo gli iniziati possono adorare, deve trovar
modo di inserirsi nel gioco delle forze politiche, per ot
tenere quel massimo di libert che le vicende e le mag
gioranze possono dare.
Se l'anarchismo sapr equilibrarsi fra le contingenti
necessit di adattamento e i non trascurabili imperativi
della propria coscienza, potr far s che i minimi di auto
rit si trasmutino in possibilit di ulteriori sviluppi li
213
bertari.
Se il MONITO lo creder opportuno, dir la mia opi
nione sull'azione anarchica in seno alla rivoluzione. Gio
ver, se non altro a costringere l'ortodossismo scanda
lizzato ad illustrare le sue posizioni. Ma questo quanto
prima, ch non voglio abusare dell'ospitalit. Per ora
basta laver chiarito i principali punti controversi; poi
ch ho difetto di far troppo affidamento sulla intelli
genza dei lettori.
C.B.
C.B. conferma che non crede possibile una qualsiasi
organizzazione senza che in essa ci sia un minimo di
autorit, mentre Fabbri afferma che lorganizzazione
un dissolvente dellautorit.
In attesa che C.B. e Fabbri, i quali convengono en
trambi nella indispensabilit dellorganizzazione, si met
tano daccordo almeno sulla sostanza in cui essa si fon
da, mi limito a rilevare che i termini della polemica tra
me e C.B. sono evidentemente spostati.
Infatti noi discutevamo di politica e di antipolitca, di
autorit e di anarchia. Ora C.B. ci dice che si riferiva
allautorit tecnica.
Ci sarebbe molto da discutere anche intorno dlYauto
rit tecnica.
E dichiaro subito che il mio anarchismo respinge an
che quella. Riconosce, invece, il valore. Spieghiamoci. Si
tratta di competenti di esperti, di specialisti in tutti i
campi dellattivit sociale produtrice e creatrice. Ele
menti preziosissimi, indispensabili. Ma dannosi, agli
effetti e della produzione, quando essi simpongono come
autorit; utilissimi quando si fanno conoscere come va
lori.
Il valore, si riconosce, si apprezza; lautorit sim
pone, non si discute. Lindividuo che esercita unautorit
non necessariamente un valore, e anzi, generalmente
un inetto, un incompetente, poich la competenza si cir
coscrive ad un ramo dellattivit, userei dire, alla specia
lit ; mentre lautorit si estende per sua natura su tutti
i rami dellattivit, ed naturale che non possa avere
competenza in alcuno.
Non questa del valore e dell 'autorit una semplice
214
questione di parole che voglio fare, ma una questione di
sostanza.
Comunque, se C.B. parla di autorit tecnica, cosa
centra allora lorganizzazione politica, il partito politico
che nel campo tecnico essenzialmente negativo?
Quali competenze tecniche hanno mai rivelato i par
titi e le organizzazioni politiche, sia pur davanguardia?
Essi hanno delle competenze di azione e di strategia po
litica; hanno delle competenze nellarte del governare.
Quelle sole emergono perch tale la natura dellorga
nizzazione politica.
Lorganizzazione tecnica se si presenta necessaria, si
fa, caso mai, nellofficina, nella fabbrica, nel cantiere,
nellufficio, dove vi sono i qualificati e le competenze
per farla.
Ma portata fuori dal campo economico, nellarena
politica, essa non pu avere che la funzione di soprap
porsi nefastamente ai fattori dellattivit economica.
Ora C.B. vorrebbe creare un partito politico anarchi
co vale a dire, con le sue parole, un'organizzazione
che non pu esistere senza un minimo di autorit per
raggiungere, attraverso lazione politica di questo partito,
unorganizzazione sociale spogliata di ogni funzione di
dominio politico e di sola autorit tecnica.
Questo C.B. afferma nella teoria, come se poi nella
pratica fosse storicamente possibile presumere che il
partito politico anarchico possa e voglia rinunziare al
governo dellorganizzazione sociale realizzata dalla sua
azione.
Se si ritiene necessaria, anzi indispensabile oggi, lesi
stenza del partito politico, come si potr poi sopprimere
domani, dopo la rivoluzione cio, proprio quando il par
tito sar chiamato a vivere nella pienezza delle sue fun
zioni, nelle funzioni di governo?
No. I governanti non possono portare allabolizione
del governo.
La politica non pu portare alla soppressione del
dominio politico. Lautorit non pu tollerare di diveni
re condizione della libert.
Ma collautorit la libert che rimane condizionata
ai limiti e agli arbitri della prima. Coi governanti il
principio di governo che si afferma, anche se muta di
215
forma. Con i politici il dominio politico che permane a
regolare le attivit sociali.
Quando lanarchismo dovesse veramente rinunciare
alla critica, alla lotta e alle affemazioni antiautoritarie e
conseguentemente antipolitiche, esso avrebbe rinunciato
alla sua fondamentale ragione di vita.
C.B. non chiede di transigere. Ma transigere, nei
principii, vuol dire rinunciare. E se rinunciare volesse
pur dire realizzare al pi presto; noi pensiamo che sia
compito dei non anarchici, e non degli anarchici, quello
di realizzare una societ che rinuncia allAnarchia.
A. dA.
Il Monito, a. II, n. 32 - Parigi, 25.9.1926, pag. 4.

216
IL CONTRIBUTO DI C. BERNERI AL DIBATTITO
SULLORGANIZZAZIONE SCIENTIFICA DEL LAVORO

La generalit degli anarchici atea e io sono agno


stico, comunista ed io sono liberista, anti-autoritaria
in modo individualista e io sono semplicemente auto
nomista-federalista. Quello che certo che io sono
un anarchico sui generis tollerato dai compagni per la
mia attivit, ma capito da pochissimi (1). Da queste
riflessioni, come da altre ricorrenti in situazioni e tempi
diversi, emerge il profondo senso di solitudine e di iso
lamento che caratterizz lesperienza di Berneri come mi
litante e teorico del movimento anarchico.
Figura indubbiamente complessa sul piano teorico,
non priva di contraddizioni e di ripensamenti critici,
Berneri resta una personalit anomala nellambito del
la storia del movimento anarchico italiano, difficilmente
classificabile allinterno dei filoni tradizionali del pen
siero libertario: n organizzatore, n anti-organizzatore,
n individualista. Il carattere eterogeneo ed enciclopedi
co della sua produzione, che corrisponde alla molteplici
t dei suoi interessi politici e culturali, rende difficile il
tentativo di seguire in modo sistematico levoluzione del
suo pensiero e favorisce la tendenza a riportare in sche
mi rigidi e limitativi la ricchezza e la vitalit del suo
contributo per una ridefinizione degli obiettivi e dei me
todi dellanarchismo.
In mancanza di una bibliografia completa degli scrit
ti di Berneri, per altro difficilmente reperibili in quanto
dispersi su fogli e pubblicazioni di movimento stampati
pi allestero che in Italia e a causa dello scarso interes
se che la sua attivit di militante e teorico sembra aver
suscitato tra gli studiosi del movimento anarchico, rie
sce difficile affrontare le tante e complesse problemati-
(1) P.C. MASINI, La formazione intellettuale e politica di C.
Berneri, in Atti del Convegno di studi su Camillo Berneri, Milano,
Ed. Cooperativa tipografica, Carrara, 1979, pp. 7-19.
217
che che costituirono oggetto di studio e di riflessione da
parte di Berneri.
Artificiosa appare, anche una distinzione tra scritti
a carattere teorico-politico e contributi su tematiche cul
turali e letterarie, non esistendo, di fatto, una separazio
ne tra la militanza politica di Berneri e la sua attivit
di studioso e ricercatore. Al contrario, in Berneri, pi
che in altri leaders storici dellanarchismo, gli aspetti
del pubblico e del privato sembrano confondersi nel ten
tativo di superare nella prassi del quotidiano gli schemi
tradizionali del primato della politica. Gli aspetti non
dogmatici della personalit di Berneri, la sua sensibilit,
la disponibilit al confronto e alla critica, trovano ampio
riscontro in tutta la sua produzione ma, soprattutto,
nella corrispondenza epistolare, finalmente raccolta e
data alle stampe in questi ultimi anni (2).
La straordinaria capacit di Berneri di coltivare gli
interessi pi disparati senza mai perdere di vista la ne
cessit di una ricerca di nuove strategie di iniziativa po
litica, resta uno degli elementi di maggior interesse e di
attualit nella valutazione della sua esperienza di vita.
Intellettuale disorganico, militante spesso scomodo e
ingombrante, protagonista a pieno titolo delle vicende
politiche e sociali che sconvolsero l'Europa dal dopoguer
ra alla rivoluzione di Spagna, egli fu al centro di accesi
dibattiti sui temi di politica sociale che lo costrinsero a
confrontarsi e spesso a scontrarsi con importanti pro
tagonisti dellopposizione antifascista oltre che con mol
ti compagni anarchici (3). Non questa la sede per ten
tare un bilancio dellattivit di Berneri e per valutare
il ruolo da lui svolto nellambito del movimento anarchi
co italiano e internazionale (4), anche se non si pu non
rilevare lesigenza di studi critici che, oltre a ricostruire
periodi della sua vita ancora scarsamente conosciuti, gli
anni immediatamente precedenti lesilio e i rapporti con
la Concentrazione antifascista, consentano una lettura
(2) C. BERNERI, Epistolario inedito, Pistoia, Ed. Archivio Fa
miglia Berneri, voi. I 1980; voi. II 1984.
(3) G.B. CARROZZA, Alcuni elementi per la comprensione dei
rapporti tra Berneri e il movim ento anarchico, in Atti, op. cit.,
pp. 23-46.
(4) Atti, op. cit.
218
dei suoi percorsi politici e intellettuali.
Uno degli aspetti che emerge con maggior rilievo da
gli scritti di Berneri, in particolare nella produzione del
periodo 1932-36, la percezione dellavvento dei regimi
reazionari di massa e dei complessi meccanismi di ri
cerca e mediazione del consenso sviluppati dal potere in
quel periodo. Avversario per carattere e formazione cul
turale di ogni tipo di fanatismo, Berneri gi nei primi
anni della militanza politica in campo anarchico aveva
criticato con rispetto, ma con rigore, le posizioni indi-
vidualiste e antiorganizzatrici che egemonizzavano il mo
vimento anarchico. Durissimo nei confronti degli indi
vidualisti, lontano dalla retorica dellanarchismo eroico
degli internazionalisti, seguace del gradualismo di Mala-
testa, Berneri era convinto della necessit per il movi
mento anarchico di dotarsi di una strategia duttile ri
spondente alla complessit e alla variabilit dei movi
menti politici e sociali in atto nel paese nel primo dopo
guerra.
La sua critica non risparmi nemmeno il comunismo
di Kropotkin che gli appare una visione utopistica dello
sviluppo sociale viziata da un eccessivo ottimismo sulle
possibilit di evoluzione del genere umano.
Il solidarismo kropotkiniano sviluppatosi sul ter
reno naturalista ed etnografico, confuse larmonia di ne
cessit biologica delle api con quella discordia concors
e quella concordia discors propria dellaggregato sociale
ed ebbe troppo presenti forme primitive di societ-asso
ciazioni per capire lubi societas ibi jus insito alle forme
politiche che non siano preistoriche... Kropotkin non ci
basta. E i nostri migliori, da Malatesta a Fabbri, non rie
scono a risolvere i quesiti che ci poniamo offrendo so
luzioni che siano politiche... (5).
Difensore tenace delle tematiche federaliste che ten
t di inserire nella tradizione politica del movimento
operaio, del comunalismo basato sulla realizzazione di
programmi minimi da attuare con il decentramento po
litico e amministrativo, revisionista e autocritico, Ber
neri era impegnato in una ricerca di un anarchismo nuo-
(5) C. BERNERI, Per un programma dazione comunalista, in
C. BERNERI, Scritti scelti, Milano, Sugar, 1964, p. 98.
219
vo e diverso, meno astratto e dottrinario. La politica
calcolo e creazione di forze realizzanti un approssimar
si della realt al sistema ideale, mediante formule di agi
tazione, di polarizzazione e sistemazione, atte ad essere
agitanti, polarizzanti e sistematizzanti in un dato mo
mento sociale e politico. Un anarchismo attualista, con
sapevole delle proprie forze di combattivit e di costru
zione e delle forze avverse, romantico col cuore e rea
lista col cervello, pieno di entusiasmo e capace di tem
poreggiare, generoso e abile nel condizionare il proprio
appoggio, capace, insomma, di uneconomia delle proprie
forze: ecco il mio sogno. E spero di non essere solo (6).
La sua formazione alla scuola di C. Prampolini e G.
Salvemini, se favorisce e accentua la sua tendenza al gra
dualismo nella prassi politica, gli fornisce anche una
forte sensibilit per le problematiche di tipo sociale e
in particolare per gli aspetti relativi al mondo del lavoro
e della produzione (7).
Lattenzione di Berneri per la base sociale dei sistemi
reazionari di massa e le tecniche di condizionamento usa
te dai regimi autoritari per catturare il consenso delle
folle sono elementi ricorrenti nella sua produzione che
gli derivano da un complesso di suggestioni, di studi e di
analisi tipiche della sua formazione politica e culturale.
C in primo luogo una marcata tendenza a storicizzare
sia i problemi legati allattualit politica, sia il dibattito
teorico interno al movimento, che caratterizza il contri
buto di Berneri alle tematiche dellanarchismo in forma
apertamente critica. Il suo revisionismo, si presenta, in
fatti, come una presa di coscienza della crisi dei modelli
organizzativi dellanarchismo, dellincapacit del movi
mento di cogliere le dinamiche sociali in atto e di for
mulare proposte politiche adeguate allevolversi della
situazione internazionale. Le prese di posizione di Ber
neri furono oggetto di polemiche e discussioni allinter
no del movimento specialmente da parte dei gruppi an-
(6) Ibid.
(7) P.C. MASINI, Berneri alla scuola di Prampolini, in Appen
dice a C. BERNERI, Mussolini. Psicologia di un dittatore, Mila
no, Ed. Azione Comune, 1966, pp. 105-117.
220
tiorganizzatori degli Stati Uniti (8), ma il carattere for
temente ideologico che anim le polemiche costrinse nei
limiti della verifica dellortodossia la complessit dei
problemi sollevati da Berneri.
La tendenza al revisionismo teorico deriva in Berne
ri dalla capacit a collocare storicamente lo sviluppo
delle correnti di pensiero libertarie e definisce lambito
vasto e eterogeneo della sua cultura. Oltre agli interessi
di tipo sociologico, letterario, antropologico, medico, psi
cologico e psicoanalitico (9), Berneri segue con attenzio
ne levoluzione delle strutture produttive e le problema
tiche relative allorganizzazione scientifica del lavoro.
Spesso lapproccio a questi temi non disgiunto da una
volont precisa di individuare nuovi modelli organizza
tivi per la futura societ libertaria, ma laspetto ideolo
gico, seppur presente, non comporta teorizzazioni di ti
po utopistico. Del resto, lapproccio di Berneri con i pro
blemi relativi al mondo del lavoro e della produzione
mediato dallinteresse per lesperienza dei soviet duran
te la prima fase della rivoluzione russa (10).
Anche per quanto riguarda lindividuazione dei sogget
ti sociali maggiormente interessati ad unevoluzione in
senso rivoluzionario dei rapporti socio-economici esisten
ti, Berneri sviluppa una serie di analisi critiche e di pro
poste politiche ed organizzative. Se infatti sono ricorren
ti negli scritti di Berneri le affermazioni sulla centralit
della classe operaia nel definire e impostare un progetto
rivoluzionario, come del resto lammirazione per lorga
nizzazione operaia del soviet russo, non mancano, per,
tutta una serie di considerazioni sulle reali capacit delle
masse a gestire i processi del cambiamento sociale e gli
avvertimenti a non cedere a illusioni e lusinghe di tipo
demagogico e populista. Esemplare, in questo senso,
stato secondo Berneri latteggiamento delle classi lavo
ratrici nei confronti dellaffermazione del fascismo come
regime. Che le grandi masse proletarie siano passate dal-
(8) G. CERRITO, Lanarchismo attualista di C. Berneri, in Atti,
op. cit., pp. 89-154.
(9) C. BERNERI, Le juif anti-smite, Paris, 1935; Le Lonard
de S. Freud, Pistoia, Ed. Archivio Famiglia Berneri, 1981.
(10) C. BERNERI, Scritti scelti, op. cit.; N. BERTI, Berneri
di fronte allo stalinismo, in Atti, op. cit., pp. 47-60.
221
le bandiere rosse ai gagliardetti neri un fatto che di
mostra, indiscutibilmente, limpreparazione politica del
la classe operaia, incostante e per i difetti propri della
razza latina e per insufficiente maturit di coscienza. Ma
non un fatto che pu giustificare il pessimismo dei
vinti, n il larvato disprezzo dei vincitori. N pu giu
stificare la leggerezza, e in taluni casi, la vile disonest
dei capi (11). Se il proletariato di fabbrica, per il suo
ruolo centrale nel processo produttivo, oltre che per le
condizioni di sfruttamento e di oppressione cui sotto
posto, sembra il soggetto pi idoneo a maturare livelli
di coscienza antagonistici al sistema ed a esprimere for
me rivoluzionarie di lotta, non per questo si deve cadere
nella mitizzazione della classe lavoratrice come forza
trainante della rivoluzione sociale. Berneri intuisce, in
fatti, lucidamente i condizionamenti materiali e psico
logici cui sono sottoposte le masse lavoratrici e i rischi
di una loro strumentalizzazione da parte dei regimi rea
zionari di massa.
Anche se, dominante, negli scritti di Berneri appare
lesigenza di una ridefinizione degli strumenti analitici
e tattici del pensiero libertario tradizionale e, quindi,
il suo approccio ai problemi dello sviluppo industriale
e della condizione del proletariato di fabbrica, si presen
ta come definita allinterno di un pi ampio disegno di
possibili ipotesi di rivoluzione sociale, le tematiche re
lative alla condizione di fabbrica e alla disciplina del
lavoro sono affrontate da Berneri con una serie di con
tributi che tengono conto del dibattito in corso a livello
internazionale sui problemi della razionalizzazione pro
duttiva e dellintroduzione delle nuove tecniche nellor
ganizzazione del lavoro di fabbrica. Indicativi degli in
teressi di Berneri in questi settori sono alcuni scritti de
gli anni trenta: Loperaiolatria (1934), ma soprattutto
II lavoro attraente pubblicato prima a puntate su LAdu
nata dei Refrattari nel 1936 e poi raccolto in opuscolo
nel 1938 (12).
(11) C. BERNERI, Il fascismo, le masse, i capi, in C. BERNE-
RI, Mussolini, op. cit., p. 87.
(12) C. BERNERI, Il lavoro attraente, Ginevra, Ed. C. Frige-
rio, 1938.
222
E noto il dibattito che si svilupp anche in Italia
verso la met degli anni venti intorno alle tematiche
della razionalizzazione e dellorganizzazione scientifica
del lavoro (13), soprattutto in riferimento ai metodi di
standardizzazione produttiva e di ridefinizione dellor
ganizzazione del lavoro attuati da H. Ford. In generale
si pu affermare che da parte dei maggiori esponenti
dell'antifascismo, da C. Rosselli a P. Gobetti ad A. Gram
sci, si vide nel fordismo una proposta innovatrice, an
che se non necessariamente progressista in termini po
litici, uno strumento di rinnovamento e di modernizza
zione dei rapporti di produzione esistenti (14).
Pur nella diversit di lettura del fordismo, comune
il riconoscimento del carattere liberatorio dello svi
luppo tecnologico, mentre la meccanizzazione e limpo
verimento del lavoro appaiono agli intellettuali di sini
stra elementi indispensabili per i progresso sociale.
Se rispetto ai giudizi di P. Gobetti e C. Rosselli, il pri
mo interessato pi agli aspetti etici della dottrina for
dista che a quelli economico-sociali, il secondo affasci
nato dallefficientismo e dal pragmatismo del sistema
Ford, quello di A. Gramsci e del gruppo dellOrdine Nuo
vo appare pi articolato e inserito nel quadro del pi
generale cambiamento sociale che lapplicazione del for
dismo pu attivare, nonostante alcune differenze di va
lutazione nel complesso si guarda da pi parti al feno
meno della razionalizzazione come mezzo efficace di rin
novamento e come elemento di dinamismo rispetto alla
struttura economica esistente. Anche Bemeri si accost
al problema della razionalizzazione con una serie di rife
rimenti analitici derivanti sia dal dibattito in corso in
quel periodo, che egli sembra conoscere a grandi linee
soprattutto attraverso gli articoli pubblicati da LOrdine
(13) G. SAPELLI, Organizzazione, lavoro e innovazione nel
lItalia tra le due guerre, Torino, Rosemberg e Selliers, 1978; F.
STERI (a cura di), Taylorismo e fascismo, Roma, ESI, 1979;
AA.VV., La classe operaia durante il fascismo, Annali Feltrinelli,
Milano, 1980.
(14) Per la posizione di C. Rosselli e P. Gobetti, vedi: P. OR
TOLEVA, Henry, Heinrich, Enrico Ford: il fordismo come luogo
comune nella cultura europea degli anni venti, in Appendice a
H. FORD, La mia vita e la mia opera, Milano, La Salamandra,
1980, p. 235 e seg.
223
Nuovo e da Lo Stato Operaio, sia tramite l'analisi
che del problema era stata fatta da Torquato Gobbi, mi
litante anarchico e vecchio amico di Berneri (15). Quan
do lessi su Lotta Umana' rassegna anarchica che Luigi
Fabbri diresse in Parigi, un accurato, acuto ed organico
studio di T. Gobbi sul problema della Razionalizzazione
del Lavoro, avrei voluto essere in condizioni di ristam
parlo in opuscolo (16).
Pur non mancando in numerosi scritti di Berneri ac
cenni ai cambiamenti avvenuti nel corso del primo ven
tennio del '900 nellorganizzazione del lavoro nel settore
industriale, che testimoniano della sensibilit dellautore
per le condizioni di vita delle classi lavoratrici, la tratta
zione pi organica del problema della razionalizzazione
produttiva e della possibilit di sviluppare in senso li
bertario le trasformazioni dellorganizzazione del lavoro
imposte dallo sviluppo capitalistico, affidata ad una
serie di articoli raccolti in opuscolo nel 1938 con il ti
tolo II Lavoro attraente.
Nellaffrontare il tema della possibilit di liberare
luomo dalla fatica e dalla pena del lavoro nella futura
societ libertaria, Berneri sconta la carenza di strumenti
analitici della tradizione di pensiero anarchica su questi
problemi, e, attinge ampiamente dati e riflessioni dai
classici del marxismo pur interpretandoli e spesso cri
ticandoli nellambito di unipotesi di rivoluzione sociale
di stampo nettamente antiautoritario. In questa vigilia
di cataclismi sociali e fra tanto imperversare di socialismo
statolatra, di comunismo autoritario e semplicismo eco-
nomicista, sarebbe compito specifico degli anarchici por
re in termini concreti e chiari il problema della discipli
na del lavoro; problema che, come qualsiasi altro proble
ma sociale, va aggiornato in base alle nuove tendenze
tecniche, alle nuove esperienze economiche, fisiologiche,
psicologiche, nonch ai problemi che si van man mano
affacciando in seguito a questa o quella corrente deter
minatasi in seno al proletariato industriale (17). Se tra
(15) T. GOBBI, La razionalizzazione, in Lotta umana, Pa
rigi, a. 1928.
(16) C. BERNERI, Il lavoro attraente, op. cit., p. 5.
(17) Ibid.
224
i primi riferimenti di Berneri troviamo citazioni dal Ma
nifesto di Marx nella definizione del carattere di aliena
zione e di sfruttamento del lavoro salariato nella societ
capitalistica, soprattutto il lavoro di T. Gobbi a for
nire il quadro di riferimento entro cui si articola lana
lisi di Berneri.
Pubblicato a puntate su Lotta umana nel 1928 (18),
lo studio di T. Gobbi, Razionalizzazione, indubbiamen
te tra i pi interessanti tentati in quegli anni nellambito
del movimento anarchico internazionale sulle tematiche
della razionalizzazione produttiva.
Fornendo un panorama degli effetti della razionaliz
zazione produttiva sulla situazione della classe operaia
negli Stati Uniti e nei paesi pi industrializzati dEuropa,
compresa la Russia, Gobbi evidenzia le conseguenze ne
gative, supersfruttamento e degradazione del lavoro, di
soccupazione, che derivano dallapplicazione dellorg-
nizzazione scientifica del lavoro e dalla standardizzazione
produttiva e gli enormi vantaggi che ne ricava nellimme-
diato la classe imprenditoriale. Pur non riuscendo a sot
trarsi ad una esposizione troppo semplicistica e sche
matica delle dinamiche di sviluppo del capitale indu
striale e finanziario, Gobbi fornisce per una serie di
indicazioni utili per conoscere gli effetti della raziona
lizzazione attuata in Europa in quel periodo. Laspetto,
per, pi interessante del contributo di Gobbi, al quale
fa ampio riferimento anche Berneri, la considerazione
dellevoluzione della disciplina del lavoro e dei cambia
menti del sistema produttivo in rapporto allemancipa
zione politica e sociale delle classi lavoratrici. Pur con
dannando la razionalizzazione come larma pi perfet
ta che la borghesia si forgiata per pertuare ed accre
scere il suo dominio sullumanit in generale e sul pro
letariato in particolare, Gobbi richiama lattenzione sul
la necessit di considerare anche gli aspetti positivi
che levoluzione tecnologica del sistema produttivo pu
presentare per le masse lavoratrici.
Pensando a distruggere, dobbiamo, nello stesso tem
po pensare a ricostruire la nuova societ. La vita non
pu subire interruzioni di sorta e noi non possiamo re-
(18) Lotta umana, Parigi, a. 1928, n. 15, 16, 17, 18, 19, 20, 21, 22.
225
stare completamente agnostici circa il progresso tecnico
della produzione, perch esso sar uno dei fattori pi
importanti nella ricostruzione della societ futura (19).
Il problema di assicurare una continuit produttiva al
lindomani della rivoluzione, appare a Gobbi, come del
resto a Berneri, un elemento fondamentale su cui svi
luppare ipotesi teoriche partendo dalla realt in atto. Non
sembra infatti sufficiente far leva sul malessere che la
degradazione del lavoro provoca tra le classi lavoratrici
per spingerle alla rivolta. Vorremo che invece di una
lotta puramente negativa contro la razionalizzazione per
se stessa, si lottasse contro le conseguenze che essa porta
in regime borghese e che questa lotta fosse sostanziata
da obiettivi positivi. La razionalizzazione un progresso
e il progresso non si pu arrestare, ci piaccia o non ci
piaccia. E come fu vana la lotta sostenuta dai nostri pa
dri contro l'introduzione delle prime macchine, cos la
lotta contro la razionalizzazione una lotta persa gi in
anticipo . Si tratta quindi di trasformare le tecniche
di produzione da strumento di sfruttamento a mezzo
di miglioramento sociale in quanto gestite in prima per
sona dai produttori. Per fare questo necessario, secon
do Gobbi, trovare nuovi mezzi di propaganda per fare
in modo che la classe operaia prenda coscienza della
necessit di gestire in prima persona lorganizzazione di
un regime sociale rispondente al nuovo stadio di evo
luzione raggiunto dallumanit. Non diversamente da
Gramsci, seppure con motivazioni diverse e attraverso
un personale percorso analitico, T. Gobbi, vede, come
del resto far Berneri, nella standardizzazione e nella
diffusione del fordismo, un elemento di progresso che
pur comportando una reale degradazione del lavoro,
consente maggiore libert, anche mentale, allindividuo
rispetto ai precedenti sistemi lavorativi. Da una parte
il lavoro parcellizzato pi duro pi noioso, la capa
cit individuale e quindi lindividualit scompare
per la grande maggioranza di coloro che vi collaborano;
tuttavia la rapidit con la quale il lavoro collettivo vie
ne compiuto d loro la libert di esplicare lindividualit
in altri campi.
(19) T. GOBBI, La razionalizzazione. VI - Gli anarchici e la ra
zionalizzazione, a. 1928, n. 20.
226
La posizione di Gobbi, polemica nei confronti della
tendenza diffusa nel movimento anarchico di ostilit ri
spetto allaffermarsi della razionalizzazione produttiva,
sembra segnata profondamente dalle tematiche classiste
ed esprime una concezione della rivoluzione sociale ab
bastanza eterodossa rispetto ai principi deHanarchismo
tradizionale che punta sulla totale liberazione dellindi-
viduo in quanto persona piuttosto che analizzare il ruolo
svolto dallindividuo nellambito del processo produttivo.
Le stesse critiche rivolte a Kropotkin per non aver pre
visto lo sviluppo in direzione monopolistica delle dina
miche capitalistiche, denotano il forte influsso delle te
matiche operaiste nella formazione politica di Gobbi.
Al di l delle polemiche ideologiche che gli articoli
sulla razionalizzazione suscitarono e le accuse di classi
smo di cui sia Gobbi che Berneri furono oggetto, non si
pu non constatare la mancanza in campo anarchico di
analisi sulle dinamiche socio-economiche, e la tendenza
ad analizzare i fenomeni politici e sociali nellambito
dellumanesimo e dell'evoluzionismo kropotkiniano.
Berneri attinge largamente al lavoro di T. Gobbi nel-
laffrontare il tema del lavoro attraente, riconoscendo
e ribadendo la necessit di un approccio alle tematiche
della moderna organizzazione del lavoro da parte dei teo
rici e dei militanti anarchici. Esisteva, del resto, un pro
fondo legame di amicizia tra Berneri e Gobbi che risa
liva agli anni della giovinezza di Berneri, al periodo del
la prima militanza di Berneri tra i giovani socialisti di
Reggio Emilia. Berneri cita, in diverse occasioni, lim
portanza avuta da Gobbi nellindirizzare in senso liber
tario la sua formazione politica. Ritrovai i miei primi
compagni: i giovani socialisti di Reggio Emilia e dintor
ni. Vi erano dei cuori generosi, delle menti aperte, delle
volont tenaci. Poi conobbi gli anarchici. Torquato Gob
bi mi fu maestro, nelle sere brumose, lungo la via Emilia,
sotto i portici che risonavano dei miei tentativi di resi
stere alla sua pacata dialettica. Lui era legatore di libri,
io studentello di liceo, ncora figlio di pap, dunque,
e ignaro di quella grande universit che la vita (20).
(20) C. BERNERI, Loperaiolatria, in Scritti Scelti, op. cit.,
p. 145.
227
Pur costretto allesilio in Uruguay, Gobbi continua
a seguire con affetto ed attenzione lattivit di Berneri,
dispensandogli aiuto e consigli anche nei momenti di
maggior difficolt come, quando, nel 1936, Berneri si
trov bersagliato da critiche durissime per la posizione
assunta in favore dellabbandono dellastensionismo po
litico attuato da alcuni settori del movimento anarchico
spagnolo. Con Berneri, Gobbi condivide la necessit di
una revisione critica dei principi teorici dellanarchismo.
E quando i principi opinioni fin che vuoi ma opi
nioni concertate e accettate da un dato numero di indi
vidui che formano un partito pi non rispondono alle
esigenze della vita e della lotta, quando sono estranei
alla realt e sorpassati dai fatti, allora i principi bisogna
rivederli, metterli a giorno oppure il partito decade e
muore. Conclusione: invece di non tener conto dei prin
cipi quando questi cozzano con la realt io sono del pa
rere che si discutano i principi e si analizzino con la
vita reale (21).
Berneri, pur facendo esplicito riferimento agli studi
di Gobbi, inserisce il tema della razionalizzazione produt
tiva in un ambito di ricerca pi generale, passando in
rassegna, in una serie di articoli su LAdunata dei Re
frattari, la possibilit di umanizzare i processi lavorati
vi per realizzare un modello sociale in cui venga abolito
lo sfruttamento delluomo sulluomo. A differenza di T.
Gobbi, che dimostra di possedere una conoscenza abba
stanza approfondita di situazioni di fabbrica dove sono
attuate forme pi o meno ortodosse di taylorismo e di
fordismo, sia per esperienza diretta, sia tramite la let
tura di testi tecnico-scientifici sul tema della razionaliz
zazione, Berneri situa la sua analisi nellambito di rife
rimento di alcuni testi del marxismo classico (Marx, En
gels, Labriola) e facendo riferimento alle applicazioni
che dellorganizzazione scientifica del lavoro vengono
fatte in alcuni settori deHindustria metalmeccanica ita
liana. I dati che Berneri fornisce rispetto allapplicazione
del cottimo Bedaux, la pi diffusa forma di razionaliz-

(21) T. GOBBI a C. Berneri. Montevideo, 7-7-1936, in Epistolario


inedito, op. cit., voi. I, p. 93.
228
zazione attuata in Italia negli anni 30 (22) sono derivati
dalla lettura de Lo Stato Operaio. Pur rilevando le di
sumane condizioni di vita del proletariato di fabbrica,
Berneri vede nello sviluppo industriale e nella rapida
evoluzione della meccanizzazione del processo lavorativo
un elemento di progresso che appare necessario mante
nere e sviluppare nella futura societ liberata dallo
sfruttamento del sistema capitalistico. Infatti, anche in
una societ di liberi ed eguali il lavoro sar sempre
unesigenza fondamentale alla quale sar necessario far
fronte per sopravvivere. Il lavoro sempre fatica. Il
problema sta nello stabilire come possa diventare per
tutti una fatica piacevole (23).
Gli aspetti disumani e alienanti dellautomazione so
no evidenziati da Berneri in tutta la loro drammaticit,
cos come lucida la consapevolezza delle trasformazio
ni in atto nella grande fabbrica attraverso la progressi
va dequalificazione del lavoro e la continua espropria
zione della professionalit operaia. Pur non dimostrando
una conoscenza diretta dellautobiografia di H. Ford,
pubblicata in Italia nel 1925 e largamente diffusa negli
ambienti dellopposizione antifascista (24), Berneri sem
bra invece possedere una buona informazione sul fordi
smo, derivata in gran parte dalla lettura della produzio
ne letteraria di denuncia sociale particolarmente ricca
in quegli anni. Inoltre nello studio del lavoro automatiz
zato Berneri attinge largamente alle sue conoscenze nel
campo della psicologia e della sociologia che, unitamen
te agli interessi letterari, costituiscono gli ambiti lette
rari da lui pi assiduamente frequentati. Illustrando
alcuni casi esemplari di situazioni di fabbrica in cui esi
stono forme di razionalizzazione del lavoro, pur rile
vando che rispetto al passato le condizioni di lavoro sono
indubbiamente meno gravose per gli operai, evidenzia
lintensificazione dello sfruttamento e linstaurazione di
una spietata disciplina di fabbrica che la razionalizzazio
ne comporta unitamente alleliminazione, di fatto, di ogni
(22) G. SAPELLI, op. cit.
(23) C. BERNERI, II lavoro attraente, op. cit., p. 15.
(24) H. FORD, op. cit.
229
margine di discrezionalit operaia nellambito del pro
cesso produttivo.
La descrizione della vita degli operai nelle officine
Ford di Detroit tratta dal romanzo di Egon Erwin
Kisch Paradisi Americani. Tutti hanno le guancie
gonfie, perch il Signor Ford non fuma, ossia perch
proibito fumare. E tutto il personale mastica tabacco.
La sospensione del lavoro, a mezzogiorno, di 15-20 mi
nuti. Il pasto, in piedi, deve essere compiuto in circa set
te minuti. ... Per un infimo errore, l'operaio sospeso
per un giorno, per due e anche per quindici giorni.
Chiunque perda un attimo di tempo per bere un sorso
di latte, o provochi unosservazione del sorvegliante, o
alzi la voce in una discussione laid-off. Lo si licenzia
e lo si riprende con un salario ridotto (25).
Nel corso della trattazione Berneri si sofferma spes
so a descrivere gli effetti psicosomatici che il lavoro
alienante provoca tra gli operai, individuando nella ripe
titivit delle mansioni la causa determinante del mani
festarsi delle diverse patologie. Nellofficina moderna
loperaio lima i propri nervi e il proprio cervello. La noia
linevitabile riflesso del lavoro automatico.
Il processo di espropriazione del prodotto del lavoro
operaio raggiunge infatti, secondo Berneri, il punto mas
simo di sviluppo nella fabbrica razionalizzata e compor
ta una totale estraneazione della forza lavoro rispetto
alla propria mansione che degenera spesso nellottusit.
Il lavoro industriale odierno inumano. E un Moloch
che schiaccia con la noia e con la fatica, che spreme il
lavoratore per sputarlo via precocemente invecchiato,
che lo getta sul lastrico o lo incatena in una servile di
pendenza che lo ferisce quando non lo storpia o luc
cide (26).
Liberare lindividuo dalla pena e dalla fatica del la
voro sempre stato lobiettivo dei riformatori sociali e
degli utopisti che, pur suggerendo ipotesi seducenti di
modelli di societ futura, in realt, secondo Berneri,
hanno lasciato irrisolto il problema della effettiva or
ganizzazione della vita produttiva. Da parte dei pensa-
(25) C. BERNERI, Il lavoro attraente, op. cit., p. 10.
(26) Ibid, p. 15.
230
tori anarchici, poi, ha agito con forza la convinzione che,
una volta caduto il regime borghese, gli individui spon
taneamente si sarebbero dedicati alle attivit che ritene
vano pi idonee al loro carattere.
Rispetto aHottimismo delle concezioni libertarie, in
particolare quelle di P. Kropotkin e J. Grave, che tendo
no a presentare solo gli aspetti attraenti delle esigenze
produttive, Berneri rileva come, anche nella societ li
berata, esister lesigenza di mantenere mansioni lavora
tive pesanti e gravose. Il lavoro diventer meno pesante
e meno pericoloso, cesser di essere nocivo e molto pe
noso, ma, nell'insieme, tarder a diventare attraente, tan
to attraente da far sparire gli oziosi. Kropotkin e Grave
avevano tentato di risolvere il problema limitandosi a
dire che tutti gli uomini idonei avrebbero dovuto stabi
lire di lavorare per un certo numero di ore, ma, osserva
Berneri, Un grande numero di anarchici oscilla tra il
'diritto allozio e lobbligo del lavoro per tutti, non riu
scendo a concepire una formula intermedia che mi pare
potrebbe essere questa 'nessun obbligo di lavorare, ma
nessun dovere verso chi non voglia lovorare (27).
Facendo proprie alcune considerazioni di Luigi Fab
bri (Il problema del lavoro libero), Berneri sottolinea
la necessit di superare la concezione della rivoluzione
sociale come momento puramente distruttivo e libera
torio, e, di portare, invece, avanti un tipo di propaganda
che favorisca una presa di coscienza tra le masse della
necessit del lavoro e del sacrificio per costruire un si
stema libertario in cui l'utile sociale abbia il soprav
vento rispetto ai bisogni e alle esigenze individuali. Il
lavoro, anche in anarchia, dovr quindi rispondere alle
necessit della produzione, per soddisfare tutti i bisogni
individuali e sociali della vita comune; dovr essere or
ganizzato cio secondo le richieste di prodotti da parte di
tutti, e non certo al semplice scopo di esercitare i mu
scoli ed i cervello dei produttori. Pu darsi che in molti
casi l'utile possa coincidere con il dilettevole; ma ci
non possibile sempre; e dove tale coincidenza non vi
sar, l'utile sociale dovr avere il sopravvento (28).
(27) Ibid, p. 23.
(28) Ibid, p. 27
231
La complessit della struttura produttiva esistente,
non sembra pi corrispondere, secondo Berneri, alle so
luzioni organizzative proposte dai filoni dellanarchismo
tradizionale, elaborate in periodi di proto-industrialismo
o in relazione a situazioni di particolare arretratezza
economica. E dalla realt socio-economica attuale, inve
ce, che bisogna partire per ipotizzare lorganizzazione
economica della societ futura, considerando la necessi
t di mantenere e sviluppare lattuale progresso tecno
logico per giungere ad una totale emancipazione dallo
sfruttamento. In questo contesto, la razionalizzazione
del lavoro considerata anche da Berneri, come gi ave
va fatto Gobbi, uno strumento utile che, se usato senza
fini di sopraffazione pu consentire di mantenere alto il
livello produttivo senza soffocare la libert individuale.
E possibile, infatti, secondo Berneri, conciliare la neces
sit della specializzazione con la possibilit di eliminare
gli aspetti pi penosi e degradanti del lavoro. Lautoma
tismo pericoloso per il lavoratore non perch un pro
cesso meccanico, ma perch innesta dei meccanismi psi
cologici ripetitivi e monotoni. Abbruttenti sono le man
sioni che oltre ad investire la gestualit, implicano anche
attenzione e coinvolgimento mentale. Mi pare evidente
che le vere situazioni abbruttenti non siano, quando si
tratti di orari non esagerati, quelle interamente mecca
niche, bens quelle che restringono lattenzione in un
campo ristretto e monotono e al tempo stesso richie
dente intelligenza.
Otto ore passate a scrivere cose interessanti sono bre
vi; otto ore passate a fare un lavoro noioso ma che per
mette di chiacchierare e di fantasticare sono lunghe; ma
otto ore passate a fare un lavoro noioso e richiedente
attenzione sono eterne (29).
Non vi quindi lavoro automatico e lavoro non au
tomatico, bens lavoro piattamente meccanico e lavoro
intelligentemente automatico.
Se quindi si diminuir lorario di lavoro, si aumen
teranno i tempi di riposo, si lavorer in un ambiente sa
lubre, anche il lavoro meccanizzato, in quanto necessa
rio alla produzione sociale, necessario e accettabile in
(29) Ibid, p. 30.
232
una societ libertaria.
Il problema della razionalizzazione produttiva nella
societ futura non si pone per Berneri nei termini di una
scelta ideologica tra accettazione o rifiuto deHindustria-
lismo, ma in quelli dellindividuazione delle forme mi
gliori di organizzazione del lavoro e della produzione.
Il progresso tecnologico ha comportato un miglioramen
to nelle condizioni di vita delle masse, si tratta di gestire
in modo libertario gli strumenti di emancipazione dalla
fatica e dal dolore che la collettivit umana ha prodotto.
Riproponendo alcune affermazioni di Bakunin sulla ne
cessit del lavoro come strumento di liberazione per luo
mo, Berneri espone il suo pensiero sul concetto di mas
sima libert dellindividuo nellambito della societ.
Luomo, secondo Berneri, non realizza se stesso domi
nando la natura, ma stabilendo un rapporto armonico
tra la necessit dello sviluppo dei sistemi produttivi e
la libert del produttore. La rinuncia degli individui
singoli legittima soltanto se il sistema produttivo nel
quale la loro attivit inserita tale da assicurare un
reale progresso, che non sia puramente produttivo ma
anche umano. Luomo si emancipa mediante il lavoro in
telligente e libero e non in rapporto assoluto con il mas
simo dominio sulla natura (30).
La polemica di Berneri diretta contro gli esperi
menti di razionalizzazione in atto in Unione Sovietica, e,
pi in generale, contro la mistica della produttivit co
me esaltazione delluomo produttore.
Malgrado larticolazione del pensiero di Berneri si
snodi attraverso i luoghi tipici delletica anarchica,
non si pu non rilevare il fascino che le moderne tecni
che della pianificazione industriale esercitarono su di
lui, al punto tale da non consentirgli di cogliere le disa
strose conseguenze che tale sistema comportava per la
qualit della vita delloperaio dentro e fuori la fabbrica.
Ancora pi rilevante la scarsa attenzione che Berneri,
come del resto Gramsci (31), attribuiscono al problema
dellalienazione nella fabbrica meccanizzata, e alle con-
(30) Ibid, p. 32.
(31) A. GRAMSCI, Americanismo e fordismo, Torino, Einaudi,
1978.
233
seguenze dello sviluppo dellautomazione in rapporto al-
levolversi della coscienza di classe. Se indubbiamente
determinante nella presa di posizione di Berneri su que
sti temi lesigenza di spostare i termini dell'analisi delle
dinamiche sociali sul terreno della realt dei rapporti di
classe abbandonando le mistiche dellanarchismo tra
dizionale, non pu non stupire la forte reazione che si
lev da pi parti in campo anarchico contro le elabora
zioni teoriche di Berneri.
Trattando della liberazione dell'uomo dalla schiavit
dello sfruttamento del lavoro, Berneri, tenta infatti una
mediazione tra i valori assoluti dellanarchismo tradizio
nale e unanalisi di tipo classista della realt sociale.
Il lavoro, nella societ futura, dovrebbe essere fatica
senza fatica, grazie allo sviluppo del progresso tecnico
e della libera associazione tra gli uomini. Comunque,
la tecnica verso lemancipazione del lavoro nellorbita
della produzione continua a perfezionarsi e prepara i
tempi in cui anche nel lavoro industriale luomo avr
unoccupazione non penosa. E verr un giorno in cui, ami
ca dellu omo la macchina, tutti gli uomini saranno occu
pati a seconda delle loro particolari preferenze e in la
vori piacevoli.
Augusta Molinari

234
NOTE CONSIDERATIVE PER UNA BIBLIOGRAFIA
DEGLI SCRITTI E DELLE OPERE DI CAMILLO BER-
NERI.

BREVE PREMESSA
Nello scrivere queste note considerative per una bi
bliografia degli scritti e opere di Camillo Berneri credo
sia opportuno fare una breve premessa, necessaria per
poter comprendere, e fissare poi, l'originalit e la pecu
liarit dell'anarchismo berneriano nonch per poter va
lutare il suo contributo al pensiero politico di questo
ventesimo secolo. Nel voler parlare di Berneri, oggi, cre
do sia necessario tener presente due elementi fondamen
tali che possono contribuire a delimitare con chiarezza
tutta lintera opera di Berneri: da una parte il costante
contatto con la realt storica, particolarmente determi
nante per una produzione grafica viva e per metodi din
dagine non esclusivamente accademici, non schematici.
Dallaltra, il senso concreto della necessit della rivolu
zione sociale come caratteristica peculiare di un movi
mento anarchico che, definendosi come reale alternativa
al di fuori della logica parlamentaristica e di partito, pos
sa giungere al pi presto alla eliminazione della retorica
e del dogmatismo. Nellanalizzare lintera opera di Ber
neri inevitabile constatare essenzialmente la presenza
di una revisione costante dei problemi, sia pratici che
teorici, del movimento anarchico, del suo comportamento
rispetto alla realt antagonista, senza accettare nessuna
posizione dogmatica, stantia nelle sue forme e nei suoi
contenuti, e la scelta, attraverso una particolare volont
indagatrice e analizzatrice, di una stretto contatto con
la realt dei diversi e contraddittori movimenti di idee.
Lintera opera di Berneri dunque unopera che sensi
bilmente respinta, perch priva delle impurit, della
retorica e degli arcaismi tipici di certi contemporanei
del suo tempo. Ma, se tutta lopera di Berneri , senza
alcun dubbio, il risultato costante di unintensa attivit
235
intellettuale, non da escludere che essa sia condizio
nata da un impegno molto pi intenso e pi importante:
quello di militante e di uomo dazione. Sar appunto
quest'ultimo impegno che costringer Berneri, fino alla
tragica morte, a svolgere una produzione grafica in cir
costanze particolarmente eccezionali.

GLI SCRITTI E LE OPERE GIOVANILI


La fase giovanile di Camillo Berneri non molto ric
ca di scritti e di opere, poich si presenta, se cos possia
mo dire, come fase di ricerca e di conoscenza. Difatti,
proprio in questa fase giovanile ed anche successiva
mente che si nota in Berneri una tendenza allenciclo
pedismo, che sorgeva da istintiva curiosit e da ingordi
gia del sapere (1). La curiosit e la frenesia del sapere
sono dunque due fattori determinanti che daranno a Ber
neri la possibilit di costruire una solida base di cono
scenze (2) anche se, in questo periodo giovanile, i suoi
interessi sono sconfinati e solo col tempo si specificano
e si autodelimitano (3).
Il suo impegno politico inizia con ladesione al movi
mento giovanile socialista di Reggio Emilia ed il suo
stretto contatto con Camillo Prampolini, deputato socia
lista della citt, produce una particolare inclinazione edu
cativa ricca di pathos umanistico e di sensibilit. Ber
neri, in questo periodo giovanile, si dedica allo studio
della storia politica, della filosofia, della sociologia, del
la psicologia, della pedagogia, con particolare interesse
per la medicina e per la psichiatria, mentre seria ed
assidua () lattenzione per la psicoanalisi (4).
Nel febbraio del 1914, mentre militava gi nella Fe
derazione Giovanile Socialista di Reggio, al tempo del
congresso giovanile di Bologna, cio nel settembre 1912
(1) P.C. MASINI - La formazione intellettuale e politica di C.
Berneri in AA.VV. Atti del Convegno di studi su C. Berneri -
Milano, 9 ottobre 1977 - (biografie) - La Cooperativa Tipolitogra
fica Editrice - 1979 - pag. 9;
(2) P.C. MASINI - op. cit. - pag. 9.
(3) P.C. MASINI - op. cit. - pag. 10.
(4) P.C. MASINI - op. cit. - pag. 10.
236
(5), Berneri inizia la sua vera e propria attivit politica
con la pubblicazione del primo articolo sul giornale
LAvanguardia di Roma, organo della Federazione Ita
liana Socialista Giovanile (con il titolo Le menzogne
del vecchio testamento) dedicato alla propaganda anti
clericale, che era uno dei temi pi battuti dalla stampa
socialista del tempo, insieme a quella antimilitarista,
anticolonialista, per leducazione sessuale della giovent,
contro le violenze poliziesche e gli eccidi (6). Con il
passare del tempo Berneri diviene un assiduo collabora
tore non solo de LAvanguardia, ma de La Giustizia
di Reggio e de La Luce di Novara. In questo periodo
Berneri era un culturalista come afferma lo studio
so Pier Carlo Masini , e questo culturismo era in
armonia col suo temperamento e con lambiente reggia
no (7), un ambiente dove i giovani socialisti svolgeva
no un intenso lavoro di propaganda e di organizzazio
ne (8). Ma, lo stretto contatto come abbiamo gi det
to con Camillo Prampolini, d allo stesso Berneri un
preciso indirizzo educativo; in uno scritto commemora
tivo su Prampolini, Berneri ricorda che fu sempre, con
eloquenza e passione, contro lItalia crispina, contro il
(5) P.C. MASINI - C. Berneri alla scuola di Prampolini -
Appendice al volume C. BERNERI - Mussolini psicologia di un
dittatore (a cura di P.C. Masini) - Edizioni Azione _Comune -
Milano, 1966 - pag. 109; Riguardo allinizio della militanza di
Berneri nella Federazione Giovanile Socialista di Reggio, il Ma
sini cita appunto una testimonianza di Angelo Tasca (al quel
tempo uno dei pi assidui collaboratori de LAvanguardia di
Roma, diretta da Italo Toscani) pubblicata nellarticolo Camil
lo Berneri in Il nuovo Avanti di Parigi del 22 maggio 1937.
Il Masini aggiunge inoltre a nota che sono da rettificare per
tanto, per evidente errore di data, le notizie autobiografiche date
dallo stesso Berneri in una lettera a Salvemini, da questi pub
blicata nellarticolo Donati e Berneri in Il Mondo del 3 mag
gio 1952; sempre riguardo alla militanza di Berneri nella Fe
derazione Giovanile Socialista di Reggio vedere inoltre G. CAR
ROZZA: C. Berneri e il dibattito antimilitarista nella Federazio
ne Giovanile Socialista in Annali dellistituto di Storia del-
iUniversit di Firenze - III - 1982/84.
(6) P.C. MASINI - C. Berneri alla scuola di Prampolini -
op. cit. - pag. 110.
(7) P.C. MASINI - C. Berneri alla scuola di Prampolini -
op. cit. - pag. 109.
(8) P.C. MASINI - C. Berneri alla scuola... - op. cit. - pag. 109.
237
governo alla Bava Beccaris, contro le velleit schiavisti-
che degli agrari, contro le sopraffazioni poliziesche e le
mostruosit giudiziarie. Ma, imprigionato nel suo tol
stoismo, fu sempre a predicare la resistenza pacifica.
Durante la guerra libica, durante lagitazione interven
tista, ai primi attacchi fascisti, la sua propaganda non mu
t tono. Contro la guerra, contro la reazione, ma nervi
a posto, calma, piuttosto vittim e che peccare di violenza,
ecc. Prampolini fu, con Turati, Matteotti e tanti altri so
cialisti riformisti di grande carattere, uno dei maggiori
responsabili della non sufficiente resistenza al fascismo
squadrista, e, prima, al colonialismo e allinterventismo.
(...) Non fu un politico veramente. Non tribuno pur es
sendo un oratore; alieno dalle insidie, dalle riserve, dal
le vilt pur essendo un dirigente accorto; popolarissimo
pur conservando una naturale signorilit di modi; ri
fuggente alla violenza ma sempre pronto a subirla per
impedire una sopraffazione dei pi contro uno sol o di
armati contro inermi, Camillo Prampolini fu quello che
si dice una bella figura (9). Negli scritti di Camillo
Berneri, relativi al periodo 1914-1916 (cio relativi al pe
riodo socialista prampoliniano), si pu rilevare una no
tevole sensibilit riflessiva, che si riveler poi alla base
del suo carattere personalistico da cui risaltano distinta-
mente quelle capacit intellettuali, quello spirito critico
e quella facolt intuitiva. Ed nel periodo 1914-1916 che
la sua attivit si concentra, oltre che nella militanza
al Circolo Giovanile Socialista di Reggio Emilia, nella
collaborazione a LAvanguardia con numerosi articoli:
Gli Anglofili (in LAvanguardia dell8 novembre 1914),
Confessioni di un anglofobo (Ibidem, n. del 6 dicem
bre 1914), Dagli schiavi ribelli ai ribelli schiavi (LA
vanguardia del 24 gennaio 1915), Riabilitazioni guer-
raiole (Ibidem, n. del 14 febbraio 1915), Figure din-
tervenzionisti (su Alceste De Ambris) (Ibidem, n. del 28
febbraio 1915); ed inoltre: Uomini e idee. Lultimo gran
de scomparso (su Anseimo Lorenzo) (in LAvanguar
dia del 31 gennaio 1915), Uomini e idee. Saverio Fri-
(9) C. BERNERI - Camillo Prampolini in Pensieri e Batta
glie - Edito a cura del Comitato Camillo Berneri - Parigi, 1938 -
pagg. 39/42.
238
scia (Ibidem, nel n. del 14 febbraio 1915), Dopo i fatti
di Reggio Emilia (Ibidem, nel n. del 14 marzo 1915), ecc.
Chiaramente, tutti i suoi articoli sullAvanguardia
sono una coerente difesa, sul piano culturale come
afferma Pier Carlo Masini , degli ideali di pace e di
solidariet operaia internazionale (10), ma sono anche
una testimonianza di particolari capacit intuitive e di
un notevole senso critico.
Alla fine del 1915, con il maturare di una crisi poli
tica profonda, Berneri giunger ad abbandonare le file
del movimento socialista, indirizzando una Lettera a-
perta ai giovani socialisti (11), e ad aderire al movi
mento anarchico. Dopo una continua ricerca della pro
pria identit politica e ideale (12), e dopo una progres
siva acquisizione di nuove idee (che porteranno Berne
ri ad una divergenza non sulla tattica, ma sul modo di
concepire una visione del mondo diversa da quella dei
suoi ex-compagni di strada socialisti sia attraverso la
lettura quotidiana dei classici dell'anarchismo, che at
traverso le frequenti discussioni con il militante anar-
crico Torquato Gobbi (membro del Comitato dAzione
Internazionalista Anarchica), Berneri sincammina cos
(10) P.C. MASINI - C. Berneri alla scuola... - op. cit. - pagg.
112/113.
(11) In questa sua Lettera aperta ai giovani socialisti Ber
neri analizza le cause del suo distacco e ne espone i motivi:
(...) Ed ora; ora comprendete che fu quando il sacrificio comin
ci ad ssere creduto, se non nei vostri discorsi, se non negli
scritti vostri, nelle vostre anime, nel vostro pensiero, qualche
cosa di trascurabile lungo la via della redenzione sociale, che il
movimento socialista inizi la sua discesa disastrosa verso le
bassezze dellegoismo disgregatore, ripetendo cos la traiettoria
della potenza morale del Cristianesimo, che divenne potente per
i suoi martiri e decadde col cessare del sacrificio dei suoi se
guaci. (...) Noi anarchici abbiamo avuto dei martiri pi che de
gli apostoli, dgli eroi pi che dei profeti; e parl sempre pi
allanima del popolo la parola che veniva dallo scanno di un
Tribunale, dalla ferrata finestra dun carcere, dalla tribuna
insanguinata dun patibolo, (...). ...Ci vuole un risveglio, ci vuole
un ritorno di tempi in cui amare unidea voleva dire non teme
re la morte e sacrificarle tutta la vita in una dedizione comple
ta. (Da: C. BERNERI - Pensieri e Battaglie - op. cit. - pagg.
33/38).
(12) P.C. MASINI - La formazione intellettuale e politica di
C. Berneri in op. cit. - pag. 11.
239
sulla strada della militanza anarchica, sviluppando parti
colarmente i suoi studi verso una specifica tematica li
bertaria.
Con il desiderio di aprire la sua attivit alla lotta per
la rivoluzione sociale, e nello stesso tempo alla militanza
anarchica, nel 1916 Berneri inizia a collaborare a nu
merosi fogli anarchici come LAvvenire anarchico di
Pisa e Il Libertario de La Spezia (13). Ma, il primo
anarchismo di Berneri, sorge pi specificatamente da
una rivolta di ordine morale che da una scoperta intel
lettuale. Alla base (di questa sua scelta - n.d.r.) c quel
ripudio delle menzogne convenzionali della societ, quel
la mentalit anti-farisiaca, quella ribellione al costituito
e al consacrato senza cui non nasce un rivoluzionario
(14), c, insomma, un deciso rifiuto del mondo borghe
se che egli odia con tutta lanima (15). Si pu dunque
affermare che, senza alcun dubbio, il suo passo verso
la militanza anarchica fu eminentemente pratico, consi
derando che il partito socialista in quel periodo
seguiva una pratica, soprattutto nel momento critico in
cui si realizz (cio lentrata in guerra dellItalia - n.d.r.),
lontana dallobiettivo teorico che diceva di perseguire
(16). A Firenze, dove si trasferisce nel 1917, Berneri fre
quenta gli studi universitari assistendo alle lezioni del
Prof. E. Bonaventura, uno dei primi psicanalisti italia
ni. Ma, in realt, sar proprio a Firenze che il giovane
(13) P.C. MASINI - La formazione intellettuale... - op. cit. -
pag. 11.
(14) P.C. MASINI - Ibidem, - pag. 11.
(15) G. CERRITO - LAnarchismo attualista di C. Berneri -
in AA.VV. - Atti del Convegno di Studi su C. Berneri - op. cit. -
pag. 92.
(16) F. MADRID SANTOS - (Paco) - El pensamiento anarqui
sta de Camillo Berneri in rivista libertaria spagnola IDEAS
n. 11 - gennaio/febbraio 1982 - Anno 3 - pagg. 41/42; dello stesso
autore vedere il breve stralcio della tesi letta nellaula magna
della facolt di Geografia e Storia dellUniversit di Barcellona
nel mese di settembre 1979, pubblicato in Archives (Bollettino
della Federazione Internazionale dei Centri di Studio e Docu
mentazione Libertari) n. 1 - dicembre 1979 - con il titolo Rivo
luzione e Controrivoluzione in Europa (1917-1937) - Camillo Ber
neri: un anarchico italiano (1897-1937); inoltre, con lo stesso
titolo, stata pubblicata la tesi di F. Madrid Santos dalle Edi
zioni dellArchivio Famiglia Berneri - Pistoia, 1985 - pagg. 605.
Berneri si trasforma, accentuando il suo particolare in
teresse per lo studio e la ricerca; la sua attenzione per la
psicoanalisi, per la psicologia sperimentale, e per la cul
tura in generale si affiancano allattivit di agitatore, di
polemista e di propagandista dellideale anarchico. Ed
a Firenze, che i contatti universitari con il professor
Gaetano Salvemini contribuiranno a dotare al pensiero
di Camillo Berneri di quella flessibilit indispensabile
per poter analizzare senza dogmatismi qualche aspetto
della realt pratica e delle esperienze quotidiane insuf
flandogli, nello stesso tempo, un certo aspetto umanista
che lo caratterizzeranno (17). Una testimonianza di Sal
vemini su Berneri, scritta molti anni pi tardi, contri
buisce senza alcun dubbio, a definire la personalit stes
sa di Berneri: Si interessava di tutto scriver ap
punto Salvemini (con il quale Berneri avr in seguito
una lunga relazione di amicizia) , con avidit insazia
bile. Mentre molti anarchici sono come case le cui fine
stre sulla strada sono tutte murate (...), lui teneva aperte
tutte le finestre... (18). In questo periodo i suoi contri
buti critici e la sua collaborazione a riviste di tendenza
pedagogica, come LUniversit Popolare di Mantova
(1901) poi trasferita a Milano (19), a giornali di
tendenza sindacalista libertaria, come Guerra di Clas
se di Bologna (che Berneri stesso riprender, come ti
tolo, per un giornale da lui fondato durante la Rivolu
zione spagnola del 1936/39), e a giornali del movimento
anarchico, come Volont di Ancona sono quanto mai
assidui, ma, nonostante questa collaborazione, egli giun
ge alla necessit di progettare, e di annunciarne luscita,
(17) F. MADRID SANTOS - op. cit. - pag. 41.
(18) G. SALVEMINI - Donati e Berneri in Il Mondo del
3 maggio 1952.
(19) I contributi scritti dati da Berneri alla rivista pedago
gica LUniversit Popolare fondata da professor Luigi Moli-
nari) sono ancora oggi poco noti, a differenza invece di quelli
dati ai giornali La Folla di Milano e Volont di Ancona, que
stultimo diretto da Errico Malatesta con lo scopo di realizzare
una palestra per gli interessati dibattiti sulla tattica rivoluzio
naria che si sviluppano fra socialisti, sindacalisti e anarchici
(Da: E. SANTARELLI - Le Marche dallunit al fascismo -
Reprint a cura dellistituto regionale per la Storia del movi
mento di liberazione delle Marche - Ancona, 1983 - pag. 239).
241
di un periodico quindicinale: La giovane Intemaziona
le come organo della giovent anarchica (20). Nella
Circolare-Annuncio datata Firenze 1917 Bemeri
scrive: ...Il giornale, ne siamo certi, sar redatto con
cura, la collaborazione sar scelta, il suo indirizzo sar
eminentemente culturale. Stimiamo necessario tale in
dirizzo poich i giovani anarchici non sono quasi tutti,
in fondo in fondo, che dei simpatizzanti digiuni di prin
cipi e di idee, incapaci di rendersi conto e di render con
to, pienamente ad altri della loro nuova posizione po
litica. E, quindi, necessario per loro lavere un giornale
che li avvii, che li aiuti nella formazione di una cultura,
di una coscienza, che li aiuti a divenire capaci di assi
milare non solo ma di diffondere le teorie anarchiche,
che traggono la loro origine da tutto un complesso scien
tifico e filosofico che fino ad ora rimasto esclusivo
patrimonio ideologico e spirituale di pochi intellettua
li o, quel che peggio, stato mal digerito dalle menti
dei giovani operai avidi di apprendere ma impreparati
ad uno studio vario e al tempo stesso ordinato che li con
durrebbe alla formazione di una cultura vasta ed orga
nica, ad una cultura solida, come si suol dire. (...). No
nostante questo indirizzo culturale, da diffondere neces
sariamente tra i giovani anarchici per una loro pi so
lida formazione e una loro pi profonda coscienza (da
rilevare che tale indirizzo non solo unesigenza per i
giovani anarchici, ma anche per Bemeri stesso che, nel
periodo fiorentino, si distingue soprattutto come stu
dioso e come ricercatore, costruendo pezzo per pezzo la
sua formazione intellettuale), il giornale La giovane In
ternazionale non uscir, ma rimarr soltanto un pro
getto sulla carta. A parte ci, doveroso rilevare, per
una pi completa e chiara comprensione della persona
lit berneriana, che lopinione di alcuni storici del mo
vimento operaio e anarchico come ha scritto giusta
mente Umberto Marzocchi nel ricordare la figura di Ca
millo Berneri in occasione del quarantesimo anniversa-
(20) Il testo completo di questa Circolare - Annuncio del pe
riodico La Giovane Internazionale stato pubblicato in C.
BERNERI - Epistolario inedito - Voi. secondo - a cura di P.
FERI e L. DI LEMBO - Edizioni Archivio Famiglia Berneri -
Pistoia, 1984 - pagg. 251 e 252 - Appendice I - Documento n. 1.
242
rio della sua morte viene falsata dal fatto che per
quanto concerne la personalit di Berneri si fa un unico
fascio di due attivit diverse: quella del filosofo, stu
dioso dei fenomeni sociali in una costante ricerca della
verit, e quella del militante anarchico, geloso custode
della dottrina, che non ammette revisioni ideologiche e
di metodo. Non confusione da poco aggiunge Mar
zocchi , soprattutto per lo storico che dovrebbe ope
rare obiettivamente per distinzioni e non per assem-
bleaggio di ci che personale ricerca e studio e di ci
che risponde a coerenza ideologica. Ricerca, studio, ana
lisi, deduzioni, sintesi che appartengono all'universo del
la cultura, nel quale liberamente Berneri si muove con
incidenze spregiudicate, antidogmatiche, da una parte
e una costante precisione di riferimento ai principi fon
damentali dellanarchismo, che, nella pratica rivoluziona
ria spagnola, con coerenza esemplare ritornano (21).
Espulso dalla scuola allievi ufficiali di Modena per
ch anarchico, Berneri fu inviato al fronte, dove si com
batteva il primo conflitto mondiale. Particolarmente in
teressanti sono i suoi Ricordi di guerra riuniti e pub
blicati poi nel volume Pensieri e Battaglie; questi ri
cordi ricoprono il periodo che va dal 1917 al 1918 e de
scrivono con molta sensibilit gli orrori di una guerra fra
tricida che Berneri stesso era costretto a vedere e a sop
portare: I proiettili nemici scrive Berneri dalla zo
na di guerra nel 1917 squarciano rabbiosamente l'az
zurro del cielo, scoppiando in nubi bianchicce, talvolta
nerastre, talvolta terrose. (Il campanile) sta come tor
re e mostra le sue brecce che paiono le stigmate del
suo martirio. Le campane non suonano e questo silenzio
pi terribile d'ogni grido. Questi campanili muti paio
no ammutoliti dal dolore di vedere la strage di vite e la
rovina delle cose. Videro lesodo, videro la mischia san
guinosa, la guerriglia feroce, videro e non sonarono nep
pure a morte, aspettando di cadere colpiti in un punto
vitale, e morire anchessi, e divenir rovina tra le rovi
ne (22). In occasione dello sciopero generale del 20-21
(21) U. MARZOCCHI - Berneri, un militante anarchico in
AA.VV. Atti del Convegno di studi su Camillo Berneri - Milano,
1977 - op. cit. - pagg. 147/148.
(22) C. BERNERI - Pensieri e Battaglie - op. cit. - pag. 49.
243
luglio 1919 Berneri, ancora in servizio militare, viene
confinato allisola di Pianosa; molto descrittive sono due
sue lettere (del luglio e dellagosto 1919) relative al
suo soggiorno a Pianosa, raccolte anchesse nel volume
Pensieri e Battaglie. Finito il servizio militare Berneri
ritorna a Firenze: Firenze la citt che ha avuto nei
gruppi di Lacerba-La Voce di Prezzolini - Papini e
dellUnit di Salvemini, cos diversi tra loro, due cen
tri di moto e di rinnovamento culturale (23). Ed a
Firenze che nellaprile del 1919 Berneri partecipa al Con
gresso costitutivo dell'Unione Comunista Anarchica Ita
liana (U.C.A.I.) che, in seguito, diverr Unione Anarchica
Italiana (U.A.I.). Con ladesione allU.C.A.I. Berneri d
al movimento (anarchico italiano) unattivit intellettua
le, di agitazione e di preparazione rivoluzionaria, le cui
caratteristiche si precisano dopo i primi anni dellesilio.
Il suo fu proprio un sortir di trincea, con un balzo in
avanti fino ad affrontare lisolamento in cui venne spes
so relegato dai dogmatici (...). Appunto perch egli ebbe
in orrore la cos detta ortodossia anarchica. Il che non
significa che egli respingesse ogni coincidenza delle sue
idee con quelle di un Bakunin, di un Kropotkin o di un
Malatesta: significa che le sue idee hanno un'impronta
singolare di originalit, relativa essenzialmente al tem
po ed alla sua mai tradita elasticit mentale; al suo mai
sottaciuto bisogno di lasciare sempre aperta una finestra
sul mondo; giacch fra laltro egli si rendeva conto del
le difficolt di appianare i contrasti e di risolvere i pro
blemi dei rapporti umani con formule semnlicistiche,
valide Der tutti i tempi e per tutti i luoghi (24).
Dalla fine del 1919 Berneri inizia la sua frenetica atti
vit di militante e di intellettuale, se da una parte par
tecipa alla fondazione del quindicinale anarchico fio
rentino, edito a cura dellUnione Anarchica Provinciale,
poi Unione Anarchica Fiorentina, Il Grido della Rivol
ta (15 aprile 1920/19 marzo 1921) (25) (a Berneri, in-
(23) P C. MASINI - La formazione intellettuale... - op. cit. -
page. 11/12.
(24) G. CERRTTO - LAnarchismo attualista di C. Berneri -
op. cit. - pagg. 93/94.
(25) Vedere in proposito L. BETTINI - Bibliografia dellanar
chismo - Voi. I - Tomo I - Edizioni Crescita Politica - Firenze,
1972 - pagg. 294/295.
244
fatti, i radicali cambiamenti sociali [di quel tempo, co
me ad esempio loccupazione delle fabbriche, gli scioperi
generali, ecc. n.d.r.], gli permisero una visione proble
matica dei fatti ed influirono nel suo approccio verso
problemi e contenuti culturali diversi. Di qui lesigenza
di riviste sempre pi libere possibili, che abbraccias
sero scienze le pi diverse, dalla psicologia alla sociolo
gia, dalla letteratura al metodo storico, alla politica. Lo
scopo era la scoperta, lappropriazione e leventuale ne
gazione di ci che di nuovo stava maturando nella civilt
europea da parte del movimento anarchico (26)), dal
laltra inizia la sua maturazione critico-letteraria verso
quei gruppi di rinnovamento culturale fiorentini, pur
avendo due punti di riferimento molto importanti: Sal
vemini, con il suo giornale lUnit, e Piero Gobetti,
con la sua Rivoluzione Liberale, che ebbe Berneri fra
i suoi pi assidui collaboratori. Inoltre, quando Carlo
e Nello Rosselli ed Ernesto Rossi fondarono un gruppo
di studi sociali, Berneri fu uno degli assidui (27).

LA COLLABORAZIONE GIORNALISTICA E LA RICER


CA CRITICA.
Completando la sua preparazione umanistica ed ap
profondendo nello stesso tempo le sue conoscenze nei
vari campi, Berneri termina i suoi studi universitari con
una tesi di laurea (in Lettere e Filosofia presso lUniver-
sit di Firenze) sulle riforme scolastiche in Piemonte du
rante il Risorgimento, tesi che venne discussa nel 1922
con Gaetano Salvemini. Con la laurea in Lettere e Filo
sofia Berneri potr cos insegnare in vari istituti italiani,
tra i quali quello di Firenze, Cortona, Camerino, Monte
pulciano, Milano, ecc. Ma, a parte ci, con la sua defi
nizione di anarchico sui generis (28), Berneri inizia
(26) P. FERI e L. DI LEMBO - Introduzione al volume C. Ber
neri Epistolario inedito Voi. 2 - Edizioni Archivio Famiglia
Berneri - Pistoia, 1984 - pag. 11.
(27) G. SALVEMINI - Donati e Berneri - op. cit.
(28) Vedere in proposito la lettera autobiografica di Berneri
indirizzata a Libero Battistelli nel 1929 nella quale indica la sua
posizione politica (lettera pubblicata nel volume C. BERNERI
245
una instancabile collaborazione giornalistica sia alla stam
pa anarchica che alle diverse riviste realizzate da quei
gruppi di rinnovamento culturale e da quei gruppi im
pegnati nella lotta antifascista.
Per quanto riguarda la stampa anarchica, Berneri
collabora con articoli e saggi critici a diversi giornali e
riviste di movimento: in Umanit Nova, ad esempio,
durante il periodo che va dal dicembre 1921 al giugno
1922, partecipa al dibattito in corso sull'esperienza so
vietica e i consigli operai (29), dal 1920 fino al 1926 col
labora al giornale Il Libero Accordo di Roma, mentre
invece dal 1919 al 1920 collabora al quindicinale di An
cona Volont (diretto da Luigi Fabbri) e dal 1920 al
1921 a Il Grido della Rivolta di Firenze (30). Oltre a
Epistolario inedito - Voi. I - Edizioni Archivio Famiglia Ber
neri - Pistoia, 1980 - pagg. 18/21).
(29) Vedere a tale proposito gli interessanti articoli di Ber
neri (tra i quali Bolscevismo e militarismo pubblicato su U.
Nova del 20-10-1921), pubblicati appunto su U. Nova del 3, 15 e
29 dicembre 1921, dellll e 17 gennaio 1922, del 7 e 24 febbraio
1922, del 22 marzo 1922 ed infine del 4 giugno 1922 (ora raccolti
in P.C. MASINI/A. SORTI - Pietrogrado 1917 - Barcellona 1937 -
scritti scelti di C. Berneri - Edizioni Sugar - Milano, 1964).
(30) Per la collaborazione a Il Libero Accordo vedere in
particolare gli articoli pubblicati nei numeri delll -15 agosto
1922 e del 3 settembre 1920; per la collaborazione al quindici-
naie Volont di Ancona vedere linteressante articolo Lauto-
democrazia nel numero del 1 giugno 1919; per la collaborazio
ne a Il Grido della Rivolta di Firenze vedere larticojo Latte
sa di Lenin nel numero del 26-6-1920. E necessario citare inol
tre, per quanto riguarda il dibattito sul processo rivoluzionario
russo, linteressante articolo di Berneri pubblicato in Guerra di
Classe (organo deUUnione Sindacale Italiana) dal titolo Con
Kerenski o con Lenin? - numero del 6 ottobre 1917 (ora in
P.C. MASINI/A. SORTI - Pietrogrado 1917 - Barcellona 1937... -
op. cit.). Per quanto riguarda la collaborazione giornalistica alla
stampa del movimento anarchico, Camillo Berneri collabora as
siduamente al giornale Cronaca Libertaria (edizione milanese
del foglio spezzino Il Libertario), settimanale, dal 3 agosto 1917
al 1 novembre 1917; C. Benerneri collabora anche a: La Valan
ga (Settimanale anarchico edito a cura del Gruppo anarchico
Il Pensiero di Roma e poi dalla Federazione Comunista Anar
chica del Lazio. Durata: 28 marzo 1919/11 novembre 1919); Pa
gine Libertarie (Rivista quindicinale di critica e di cultura pub
blicata da Carlo Molaschi a Milano dal giugno 1921 al febbraio
1923), nel corso degli ultimi numeri di questa rivista, Berneri cu
r anche, oltre alla normale collaborazione, una rubrica di Con
sulenza Bibliografica, tra gli articoli pi interessanti, di C.B.,
246
ci necessario non trascurare il fatto che su Berneri
ebbe una grande influenza il processo rivoluzionario
russo ed egli, come molti uomini della sua generazione,
appoggi lesperienza sovietica (31), non condividendo
per la sua posteriore degenerazione.
Come abbiamo gi detto, durante il periodo fioren
tino Berneri frequenta alcuni gruppi letterari, tra i qua
li quello di Lacerba-La Voce di Prezzolini e Papini,
quello che si riuniva attorno al giornale L'Unit di Sal
vemini, quello fondato dai fratelli Rosselli, dal quale
uscir poi il Non Mollare, e quello fondato da Piero
Gobetti con il giornale Rivoluzione Liberale. Nei con
fronti di Papini Berneri, anche dopo la conversione
polemico e astioso. In un (suo) articolo, L'uomo fini
to cattolico (32), aHinterno di un giudizio complessi
vamente severo, si pu leggere a proposito del primo
Papini: Papini ci divertiva. Spezzava i lampioni filoso
fici e le vetrine letterarie con violenza di teppista ge
niale. Molte sue pagine spalancavano a noi, chiusi nel
provincialismo della cultura sonzognana e pedantesca,
finestre ampie, su strade popolate e contro cieli pi
vasti (33). Per quanto riguarda il gruppo dei fratelli
Rosselli, Berneri d un suo chiaro giudizio in un suo

pubblicati da questa rivista, possiamo citare: Il ritorno alla


natura (a. I, n. 3 del 20 luglio 1921); Il pi tipico paradosso
di J.J. Rousseau (a. I, nn. 4 e 5 del luglio 1921); Una catena:
labitudine (a. I, n. 9 del 15 nov. 1921); Risposta a Mario Ma
riani (a. II, n. 5 dell8 aprile 1922); Victor Hugo (a. II, n. 6
del 1 maggio 1922, questo articolo stato riprodotto nel libro
C. Berneri - Interpretazione di Contemporanei - Quaderni Li
beri n. 4 - Edizioni R.L. - Pistoia, 1972); L'inconsistenza dell'im
moralismo (a. II, n. 7 del 30 maggio 1922); La crisi della Scuola
Moderna e Il mio zibaldone (a. Ili, n. 2 del 15 febbraio 1923).
Berneri collabora inoltre a: Vita (Rivista libertaria mensile di
politica ed arte) pubblicata da Gigi Damiani a Roma, dal marzo
1925 al giugno/luglio 1925, con lo pseudonimo di Camillo da
Lodi.
(31) CARLOS M. RAMA - Camillo Berneri e la rivoluzione
spagnola - in AA.VV. - Atti del Convegno di Studi su C. Ber
neri - op. cit. - pagg. 64/65.
(32) Articolo pubblicato nel periodico anarchico Fede! di
Roma (1923/1926) ma non nel numero del 21 aprile 1928 come
afferma erroneamente P.C. Masini in - op. cit. - pag. 12.
(33) P.C. MASINI - op. cit. - pag. 12.
247
articolo intitolato Stati danimo in Toscana (34) nel
quale offre un quadro dellambiente culturale fiorentino
nel periodo (siamo difatti nel 1924) del ben pi noto
antifascismo del gruppo Non mollare, col quale Ber
neri era appunto in contatto: In poche regioni af
ferma Berneri il fascismo ha assorbito rapidamente,
come in Toscana, non solo masse di organizzati in asso
ciazioni classiste, (...) ma anche nuclei politici di avan
guardia che apparivano omogenei e saldi. (...) L'educa-
zionismo di una propaganda socialista sul tipo di quella
di Camillo Prampolini nel Reggiano non corrispondeva
allo spirito delle masse toscane, spirito amante dei toni
forti, per contrasto col quietismo, un po scettico, che
nel suo fondo. (...) Nei pochi centri industriali, nei ceti
tipicamente proletari, il socialismo assunse caratteri e
dignit di movimento religioso, ma nella maggior parte
della Toscana il sovversivismo politico non and al di
l delleffervescenza piazzaiola, e la lotta di classe non
usc che poco dallorbita di un socialismo utilitarista. (...)
Il fascismo sportivo nella giovanile baldanza (...), ha pure
un fondo di misticismo in certe regioni. Misticismo, sia
pure grossolano, quello che divinizza il duce e crede
nei miti del paternalismo. In Toscana aggiunge Ber
neri , il fascismo ha meno che altrove luce di idea
lit. Seguendo il programma del Machiavelli di Predap-
pio, Soffici fa del volterriarismo grossolano e calpesta
i valori morali con ingenua violenza da balilla. Rivol
gendosi poi al cattolicesimo papiniano, Berneri afferma
che nel campo cattolico nulla di nuovo. Papini non
riesce a creare alcun moto cattolico che non sia snobismo
od opportunismo (...), mentre le masse toscane sono
tanto lontane daHanticlericalismo carducciano della Ro
magna quanto dal Cattolicesimo senza dubbi e senza inos
servanze del Meridionale. Di fronte a ci, scrive Berneri,
la religiosit toscana si trascina nella pratica tradizio
nale e lansia di un rinnovamento religioso non fermen
ta che piccoli nuclei di studiosi, nelle citt universitarie.
(34) Stati danimo in Toscana (o anche Stati di spirito in
Toscana) viene pubblicato sulla rivista Conscientia (diretta
da Piero Chiminelli e da Paolo Ganzale, stampata a Roma e
pubblicata dalla Casa Editrice Bilycms negli anni 1922-27) nu
mero 47 - anno III - del 22 novembre 1924.
248
Difatti, questa accidia nel campo religioso si riconnette
con la stasi di tutta la vita politica, con la crisi della
vita sociale. Dopo queste valutazioni analitiche che
rispecchiavano con chiarezza la realt politico-sociale
della Toscana di quel tempo (la situazione, a livello na
zionale, rispecchiava senza alcun dubbio quella a livello
locale, ed il metodo della fascistizzazione indolore
dello stato e della vita politica e del paese, perseguito in
via amministrativa, si rivelava quasi allimprovviso irto
di difficolt (35)) Camillo Berneri esprime la propria
posizione in merito allorganizzazione della lotta antifa
scista: Io credo scrive difatti Berneri che un po'
di spiritualit arrechi alla vita toscana lazione delle op
posizioni, cio di quei nuclei che, isolati dalla generale
passivit, hanno iniziato con notevole generosit di spi
rito una lotta che tende non tanto ad accelerare la crisi
politica del fascismo quanto a rimettere in valore quei
principi morali che la faziosit ha soffocati in un im
pazzare di violenze senza limiti e senza luce. (...) L'op
posizione antifascista in Toscana, mi pare si riallacci,
non nei limiti di una specifica predicazione religiosa,
ma nellampio campo delleducazione sociale e politica,
a quel giansenismo che nella Toscana di Leopoldo acce
se focolari di pensiero e cre centri di salda preparazio
ne morale e politica. Berneri conclude questo suo arti
colo per la rivista Conscientia affermando che, men
tre il facilonismo retorico della nuova demagogia risuo
na vanamente nelle piazze ed infuria la brutalit merce
naria e faziosa, gruppi di giovani si preparano con se
riet di intenti ed operosit entusiasta a divenire le lites
degli inevitabili trapassi (36). Alla rivista Conscientia
che negli ultimi anni sostitu in qualche modo altre
riviste e pubblicazioni politicamente pi ben definite,
pubblicazioni che, una dopo laltra, venivano colpite dal
la reazione fascista (37) Berneri vi contribuisce con
(35) D. VENERUSO - LItalia fascista - Edizioni Paperbacks
Il Mulino - Bologna - 1981 - pag. 53.
(36) Questultimo pezzo dellarticolo di Berneri viene citato
anche da P.C. MASINI in La formazione intellettuale e politica
di C. Berneri - op. cit. - pag. 12.
(37) Sulla rivista Conscientia, che era una voce di riforma
religiosa, di cui seriet e fervore polemico furono le caratteri
249
numerosi articoli, e tutti di notevole interesse: da Stati
di Spirito in Toscana, appunto, a Figure del Ventuno,
da Religione stile Settecentesco a Non conformismo
russo (38), ecc. articoli che non solo consentono di pre
cisare con miglior chiarezza i contorni della personalit
stessa di Berneri, che si va sempre pi delineando ver
so un'apertura intellettuale profonda e verso una mili
tanza attenta e critica allinterno del movimento anar
chico italiano, ma testimoniano anche la presenza di una
cultura anarchica sempre viva in quel periodo di bieca
reazione fascista, cio quando esporre e dibattere delle
idee significava firmare la propria condanna (39).
Ma il contributo che Berneri d non solo per la
rivista Conscientia, anche altre riviste dellavanguar-
dia socialista sono tra quelle che ospitano i suoi arti
coli: La Critica Politica di Oliviero Zuccarini e La Ri
voluzione Liberale di Piero Gobetti. Questultima, pre
senta una netta, decisiva incidenza proprio perch la
scelta, lorientamento ideologico, i temi e i problemi di
battuti non riguardano tanto una tattica contingente e
un pragmatismo dazione ancorato all'oggi ma rispon
dono piuttosto alle esigenze di una nuova cultura libe
rale-popolare e intellettuale-operaia prospettata per tem
pi lunghi, facendo prevalere l'attenzione al momento

stiche principali contorniate da un diffuso anticonformismo, spe


cie su giudizi correnti relativi ad avvenimenti e personaggi di
quel periodo, vi scrivevano numerosi pubblicisti, uomini di cul
tura ed uomini politici, che avevano le pi varie posizioni ideali
e politiche: da Felice Momigliano a Piero Gobetti, da Giuseppe
Tucci a Mario Ferrara, da Ugo Della Seta a Tommaso Fiore, da
Lelio Basso a Vincenzo Cento, da Carmelo Puglionisi a Guido
Mazzali, a Francesco Ruffini a Camillo Bellieni, da Antonio Banfi
a Mario Vinciguerra, ecc. Tutte giovani forze intellettuali anti
fasciste di quel tempo e che in seguito risulteranno tra i mi
gliori nomi della cultura italiana.
(38) Per quanto riguarda Stati di Spirito in Toscana vede
re la nota (34); gli altri articoli vengono invece pubblicati su:
Conscientia n. 3 - anno IV - 17-1-1925; Conscientia n. 18 -
anno IV - 2-5-1925; Conscientia n. 3 - anno V - 16-1-1926.
(39) Per avere una visione globale dellopera complessiva di
C. Berneri vedere anche la prima parte (a cura di Sara Pollastri)
relativa al volume di S. POLLASTRI e A. GIOVANNINI Docu
menti e Periodici dellArchivio Famiglia Berneri - Edizioni del-
lArchivio Famiglia Berneri - Pistoia, 1982 - da pag. 10 a pag. 51.
250
educativo della ideologia politica (40). Lamicizia di Ber
neri con Gobetti si trasforma ben presto in collabora
zione periodica, attraverso contributi critici, a La Ri
voluzione Liberale; molto significativa la lettera che
Berneri invia a Gobetti (e che verr pubblicata su La
Rivoluzione Liberale del 24 aprile 1923 con il titolo
Il liberismo nellInternazionale).
Giorgio Manga

(40) R. BERTACCHINI - Pubblicistica al servizio della cul


tura - educazione e intransigenza nelle riviste di Gobetti -
dalla rivista Cultura e Scuola n. 61/62 del Gennaio/Giugno 1977.
Anno XVI.
251
INDICE

Aurelio Chessa
Presentazione pag. 5
LUomo - Lintellettuale - lanarchico 5
Gianni Furlotti
Le radici e gli ideali educativi dellinfanzia di Camillo
Berneri 9
Largonauta dellutopia 21
Max Sartin (Adunata dei Refrattari)
Le tragiche giornate di maggio a Barcellona - I precedenti 30
Lattacco del 3 maggio 31
La cronaca 33
La responsabilit 34
Conseguenze 36
Le vittime 38
Camillo Berneri 39
Come furono assassinati i compagni Berneri e Barbieri 42
La notizia - Lettera di Giovanna a Max 46
Risposta di Max Sartin 46
Breve nota delleditore 46
Umberto Marzocchi
Ricordando Camillo Berneri e gli avvenimenti della ri
voluzione spagnola del 1936-37 47
Una parentesi rivoluzionaria degli anarchici italiani in
Spagna 54
Luglio 1936 54
Agosto 1936 57
Settembre 1936 60
Ottobre 1936 61
Novembre 1936 63
Dicembre 1936 66
Gennaio, febbraio, marzo 1937 69
Aprile 1937 72
Maggio 1937 77
Nico Berti
Sull'anarchismo di Berneri, Il problema del revisionismo 81
Limpatto della rivoluzione dOttobre 84
Contro lunicismo dottrinario 89
Lautonomia della morale 93
Una formulazione anarchica per la fase di transazione 96
Ancora sul protagonismo del movimento anarchico 102
Il problema dellastensionismo elettorale 105
La convergenza del totalitarismo: La natura del fascismo
e del comuniSmo 108
La natura dellanarchismo e le possibili alleanze del
movimento anarchico 114
Lanarchismo e le forze storiche reali 117
Lesperienza spagnola 120
Il destino storico dellanarchismo
>

125
Alberto Cavaglion
Camillo Berneri - Lanarchico antisemita 127
Pier Carlo Masini
Mussolini grande attore - Variazioni sul tema 142
Fernando Ferrer Quesada
Su un cinquantenario > 148
Francisco Madrid Santos
Stato e burocrazia: Il potere nel pensiero di C. Berneri -
Introduzione > 174
Sovietismo e anarchia 183
Anarchismo di Stato > 187
Federalismo ed autonomia > 190
Le sue idee filosofiche sul potere: Autorit e libert 193
Una societ senza stato > 195
Conclusioni 197
Appendice > 199
Camillo Berneri
Stato e burocrazia 199
La Comune di Parigi e lidea federalista 206
Autorit e libert 210
Intervento di A. dA. [Auro dArcola] 214
Augusta Molinari
Il contributo di C. Berneri al dibattito sullorganizzazio
ne scientifica del lavoro 217
Giorgio Manga
Note considerative per una bibliografia degli scritti di
Camillo Berneri - Breve premessa 235
Gli scritti e le opere giovanili > 236
La collaborazione giornalistica e la ricerca critica > 245