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Per una semantica pi puntuale del concetto di dato linguistico: un tentativo di sistematizzazione

epistemologica*

di GABRIELE IANNCCARO

1.
[Uomini e donne di questa trib eseguono molti rituali del corpo]. Un rituale quotidiano del
corpo, eseguito da tutti, include un rito della bocca. Nonostante queste persone siano molto
puntigliose nella cura di questa parte del corpo, il rito implica pratiche che risultano rivoltanti per
uno straniero non iniziato. La cerimonia consiste infatti nell'inserire in bocca un piccolo mazzetto
di peli di porco o di tasso, insieme con una polvere o una pasta magica di colore bianco,
chiaramente apotropaico. Il mazzetto di peli viene agitato dentro la bocca attraverso serie di gesti
ripetitivi e schematici, interrotti dalla frequente ingestione di piccoli sorsi d'acqua e dall'espulsione
violenta ed evidentemente purificatoria della stessa, dato che lo sputo frammisto ai resti della
sostanza magica bianca.
Non basta. In aggiunta a questo rito quotidiano e privato, due o tre volte l'anno le
persone si rivolgono ad un "santone della bocca" che agisce utilizzando una grande variet di
strumenti come punteruoli, trivelle, pungoli, lame e sonde. Usando questi strumenti egli esorcizza
il maligno della bocca attraverso un rituale di tortura. Il santone apre la bocca della persona che
ricorsa a lui, allarga i buchi provocati dal deterioramento messo in atto dalle forze o dagli spiriti
maligni e introduce materiale magico. Le persone ritengono che queste pratiche dolorose
blocchino il deterioramento e facilitino le relazioni sociali, favorendo il sorriso, le simpatie e le
amicizie.
Il carattere tradizionale del rito e il suo alto valore sacro risultano evidenti dal fatto che i
nativi ritornano dal santone anno dopo anno, nonostante la persistenza del deterioramento1.

Cos un antropologo che si finge venuto da paesi molto lontani descrive le operazioni
comunissime del lavarsi i denti e dell'andare dal dentista presso i Nacirema ( = American): e nella sua
relazione questi gesti prendono un aspetto inconsueto, innaturale, disgustoso e magico insieme. Nessun
occidentale di buon senso compirebbe questi riti, data anche la loro patente inutilit: e d'altra parte una
serie di azioni sostanzialmente identica a quelle descritte da Miner proprio ci che facciamo tutti i giorni
per la cura della nostra bocca, malgrado lo scontato esito negativo delle pratiche, nel lungo periodo, per la
nostra dentatura2. Non si pu certo dire che le due situazioni, quelle dei riti dei Nacirema descritte da
Miner e del lavaggio dei denti degli americani prevedano due insiemi di azioni diverse e incompatibili:

* Queste riflessioni sviluppano e unificano spunti gi presentati alla Tagung Teoria ed empiria. Dati storico-linguistici e
dialettologici nella formazione delle teorie linguistiche Ascona-Monte Verit, 12-16.9. 1999 e al XXXIII Congresso
Internazionale della Societ di Linguistica Italiana Dati empirici e teorie linguistiche (Napoli, 28-30 ottobre 1999): questi ultimi
compaiono qui per cortesia del comitato scientifico del Congresso e sono pubblicati negli Atti [Sornicola in stampa]. Desidero
ringraziare davvero profondamente Maria Piera Candotti, senza la cui appassionata disponibilit e rigorosa competenza questo
lavoro non avrebbe potuto non dico essere scritto, ma neppure concepito. Alla Pulce.
1 Miner [1956: 504-505]. Ringrazio Gian Paolo Gri per la segnalazione.
2 L'unica differenza rilevante sembra essere che, rispetto agli anni '50, i nostri spazzolini hanno le setole di materiale plastico.
eppure, partendo dai dati che ci vengono offerti dal nostro antropologo (che sono poi la descrizione di
quello che egli crede di avere visto) noi e lui molto difficilmente arriveremmo ad equiparare le due
situazioni, e a concludere che si sta parlando della normale e quotidiana operazione del lavaggio dei denti.
Ovvero, i dati raccolti non sono amorfi e adattabili in linea di principio a qualsiasi teoria, ma nascono
piuttosto gi strutturati da un sistema di pensiero pi o meno esplicito (nel nostro caso il fatto che una
selvaggia trib come i Nacirema compie riti e che gli americani si curano) che condizioner potentemente
i risultati finali espliciti della ricerca.
Qualsiasi attivit scientifica si scontra quotidianamente con questa difficolt, che sembra una sua
caratteristica ineliminabile, e in quanto linguisti teorici, dialettologi che lavorano sul campo, interessati al
mutamento linguistico o studiosi di categorizzazioni semantiche, ci troviamo continuamente, ed in
maniera pi o meno consapevole, confrontati con il problema dello statuto epistemologico dei dati che
utilizziamo. D'altro canto, che la soluzione non possa risiedere in una visione ingenuamente empiricista
del problema, che suddivida con comoda nettezza i dati esterni da una parte e le teorie che ne derivano
dall'altra, era cosa gi nota a Galileo, quando nel suo Dialogo il personaggio di Sagredo fa riferimento alla
comune esperienza ( = accidente) della non affidabilit dei sensi:

E l'accidente il parere, a quelli che di notte camminano per una strada, d'esser seguitati dalla
Luna con passo eguale al loro, mentre la veggono venir radendo le gronde de i tetti sopra le quali
ella gli apparisce, in quella guisa appunto che farebbe una gatta che, realmente camminando sopra
i tegoli, tenesse loro dietro: apparenza che, quando il discorso non s'interponesse pur troppo
manifestamente ingannerebbe la vista.3

2. Ora, nonostante le intuizioni galileiane, e a parte qualche luminosa eccezione, il problema dello statuto
del dato all'interno dell'attivit scientifica resta fondamentalmente appannaggio della riflessione
epistemologica otto-novecentesca e si configura, almeno inizialmente, come una risposta alle ingenuit pi
patenti del paradigma scientifico positivista4. Non qui possibile n opportuno neppure tentare una
presentazione, seppure riassuntiva, del dibattito, anche perch esso tutt'altro che chiuso5; per utile
estrarne una specie di comune denominatore, che possa costituire un punto di partenza per le nostre
future riflessioni. Non cio pi accettabile, ormai, pensare alla possibilit di una osservazione e di una
raccolta ingenua, preteorica, di dati che dovrebbero poi servire induttivamente a costruire le nostre teorie;
anzi, l'idea stessa di una tale osservazione solo un mito: qualsiasi atto di acquisizione mentale della realt
in effetti un atto di concettualizzazione della stessa, e dunque, per usare un termine abbastanza in voga
nel dibatti scientifici, carico di teoria. in sostanza acquisito che l'agire scientifico non si configura
semplicemente come l'osservazione di una realt esterna esistente a priori, dalla quale possiamo con

3 Galilei [1632 (1998) giornata II, 732,2 (: 275)]. Come la gatta, argomenter poi Salviati, portavoce di Galileo, si comportano i
gravi: che sembrano cadere in linea retta, ma in realt, a causa del movimento della Terra, descrivono una parabola.
4 Per il concetto di paradigma scientifico cfr Kuhn [1962 (1979)].
successiva astrazione e modellizzazione estrarre sue proprie leggi intrinseche. Ripetiamo qui, solo perch
ci costituisce ormai una sorta di vulgata, l'usuale citazione di Popper [1963: 329], anche se non questo il
quadro epistemologico a cui pi particolarmente ci rifaremo: il mondo quale lo conosciamo una nostra
interpretazione dei fatti osservabili alla luce di teorie che inventiamo noi stessi6. O, interessante per
l'esplicito riferimento alle scienze umane e a procedure di analisi che sono familiari ai linguisti [Huges in
Corbetta 1999: 21], ogni procedura o strumento di ricerca inestricabilmente intrecciato con particolari
interpretazioni del mondo che il ricercatore ha e con i modi di conoscere quel mondo di cui il ricercatore
fa uso. Usare un questionario o una scala di atteggiamento, assumere il ruolo di osservatore partecipante o
costruire un campione casuale [] equivale ad accettare delle concezioni del mondo che permettano l'uso
di questi strumenti per gli scopi stabiliti. Nessuna teoria o metodo d'indagine [] si giustifica da s: la sua
efficacia, la sua stessa qualifica di strumento di indagine [] dipende in ultima analisi da giustificazioni di
tipo filosofico.
C' di pi: non solo la teoria (termine che per il momento prendiamo come una specie di nome
collettivo per indicare tutta una serie di procedimenti interpretativi che possono essere molto diversi) filtra
sempre e inevitabilmente le informazioni sensoriali che riceviamo dal mondo esterno, ma decide anche
implicitamente quali fra queste infinite informazioni riceveranno lo statuto stesso di dato e diventeranno
pertanto elementi delle nostre successive costruzioni teoriche. Informazioni sensoriali, fenomeni che sono
considerati dati in certe scienze possono non esserlo in altre, o - pi pericolosamente - persino in altre
scuole di quella stessa scienza.
Proprio in linguistica questo aspetto sembra essere particolarmente evidente, data anche la
difficolt non diciamo di una definizione, ma di una delimitazione del concetto di dato linguistico. Ora,
il nostro problema non ovviamente quello di capire che cosa fa di un fenomeno un dato, dal momento che
una tale ricerca, che interessa tutte le scienze empiriche7 fra i compiti precipui dell'epistemologia - e
possiamo gi dire di averlo rozzamente accantonato con la formula secondo cui l'osservazione theory
laden. tuttavia utile osservare, per il versante propriamente linguistico, che caratteristica delle discipline
il cui campo d'azione sia abbastanza vasto e differenziato quella di presentare contorni sfumati nella
delimitazione degli stimoli percettivi o delle nozioni che costituiscono i suoi dati. Fra queste discipline,
ritengo, si trova la linguistica: mentre infatti per un nucleo di fenomeni l'accordo pressocch totale (tutti

5 La vasta bibliografia epistemologica si concentra soprattutto sullo statuto delle scienze fisiche, da cui si prendono esempi e
mentalit: un ottimo contributo riguardante le scienze umane quello di Corbetta [1999].
6 Meno d'effetto, ma pi centrata questa riflessione di Hanson [1958: 109]: Una teoria non si forma accozzando assieme dati
frammentari di fenomeni osservati; essa piuttosto ci che rende possibile osservare i fenomeni come appartenenti a una certa
categoria e come connessi ad altri fenomeni. Le teorie organizzano fenomeni in sistemi. Cosicch le teorie sono generatori di
patterns che rendono intelligibili i dati dell'esperienza, e in effetti l'osservazione di x condizionata dall'anteriore conoscenza di
x. Infatti [Hanson 1958: 39] Significato, rilevanza; queste nozioni dipendono da ci che gi sappiamo, oggetti, fatti, immagini
che non sono intrinsecamente significanti o rilevanti. Se la visione fosse soltanto un processo ottico chimico, nulla di ci che
vediamo sarebbe mai rilevante per ci che sappiamo e nulla di ci che sappiamo potrebbe avere significato per ci che vediamo.
7 Stiamo in effetti trascurando il problema a monte se la linguistica sia o no una disciplina empirica: per l'ampio dibattito
sviluppato rimandiamo soltanto a Auroux [1996, 1998]; Carr [1990]; Dascal-Borges Nieto [1991]; Itkonen [1978, 1991]; Katz
[1981], [1985]; Rorty [1990].
considerano dato linguistico un enunciato grammaticale), scuole e orientamenti differenti possono essere pi
o meno disposti a comprendere nella categoria di dato fenomeni di tipo piuttosto diverso. Il geolinguista,
poniamo, sar portato a considerare la collocazione territoriale di un punto analizzato alla stregua di dato
linguistico: senza tenere conto di questo fattore, le sue analisi sulla lingua perdono di senso, e anzi non
sono pi nemmeno formulabili; chi vada alla ricerca di regolarit tipologiche nella morfologia, al contrario,
potr benissimo ignorare questo aspetto geografico, o al pi considerarlo un'utile (?) informazione di
contorno, ma sicuramente i suoi dati saranno costituti da altre informazioni.
, beninteso, l'impianto teorico di base a guidare geolinguista e tipologo in direzioni diverse:
l'impostazione della ricerca in corso, la teoria soggiacente all'osservazione, a guidare l'osservazione, e a
dire al ricercatore dove andare a guardare; e questa selezione del dato porta a differenti concezioni
dell'oggetto di studio, e a spiegazioni scientifiche della realt di tono - non di misura - molto differente. Il
colore della pelle del parlante, del tutto irrilevante per un fonologo, al contrario un dato linguistico di
interesse primario nelle indagini di Labov sulle variet substandard dell'inglese di New York, capace di
influenzarne fonetica (appunto), morfologia, sintassi, lessico8. Ma gi all'alba del secolo trascorso
Meringer, ad esempio, considera - nella sua ricerca sulle modalit della macina dei cereali - forme,
materiali, documentazione storica, iconografica antica e una vasta messe di informazioni diverse come
dato linguistico9; e appena dopo di lui von Geramb, in uno studio che rimase una sorta di manifesto
scientifico, vede un dato linguistico nelle forme del focolare nelle abitazioni popolari dell'Impero Austro-
Ungarico10 - e sarebbe in effetti molto interessante una riflessione su che cosa possa essere considerato
dato linguistico per una scuola come Wrter und Sachen11. Si potrebbe continuare: importa qui solo la
primaria considerazione che la scelta, appunto, di che cosa considerare dato pertiene anche ad una fase
anteriore alla ricerca - alla teoria che ne costituisce la guida, e che una tale scelta segna in modo netto ogni
successiva elaborazione dei dati, ogni successiva soluzione scientifica, ogni realt prodotta.
Ma una definizione adeguata del concetto di dato linguistico, se mai possibile, in realt
ancora di l da venire: la complessit e multiformit stessa della disciplina, e lo stadio ancora embrionale
della riflessione epistemologica che essa ha sviluppato sconsigliano, al momento, di tentare di catturare la
complessit del concetto in gioco semplicemente stabilendo un insieme di tratti necessari e sufficienti ad
identificarlo. Pu invece risultare pi utile in linea preliminare avvicinare la semantica di dato linguistico
tentando di ricostruirne una tassonomia, ossia di riconoscere un'organizzazione interna della nozione,
qualunque denotato possa poi avere nel vasto spettro di quelli possibili all'interno della ricerca linguistica

8 Labov [1966, 1972, 1994]. Chi si occupi di language planning o di linguistica/dialettologia percettiva annovera fra i dati linguistici le
situazioni politiche degli stati o regioni, o le opinioni dei parlanti, o gli stereotipi, o le liti fra comunit diverse, o le istituzioni
scolastiche, e cos via.
9 Meringer [1909].
10 van Geramb [1912] (lo studio era in realt del 1907-1908). Nello stesso numero della rivista un altro classico, questo della
dialettologia etnografica italiana pre-AIS: il lavoro di Glicerio Longa su Bormio [Longa 1912].
11 Riflessione che deve prendere le mosse da Meringer [1912] e dai saggi di Jaberg (almeno Jaberg 1908), e che rimando con
rimpianto ad altra occasione.
nel suo insieme. Una tale investigazione, ovviamente non definitiva, potr forse di rimando costituire per
altri la base di partenza necessaria per riflessioni pi approfondite sull'effettivo significato dell'espressione
di cui ci stiamo occupando.

3. Un primo criterio di classificazione potrebbe essere quello di ordinare questo eterogeneo insieme di
fenomeni che chiamiamo dati linguistici a seconda del modo in cui il ricercatore li acquisisce. Beninteso,
molti altri criteri sono ovviamente proponibili e condurrebbero probabilmente a risultati e classificazioni
diverse e forse non meno interessanti: non vogliamo giungere ad un'inarrivabile soluzione, ma piuttosto
puntare l'attenzione su un modo fra i possibili di guardare al problema, che consenta qualche
sistematizzazione della materia gi esistente e, nel migliore dei casi, di un pezzetto di realt in pi. Nel
particolare, uno sguardo all'organizzazione del dato linguistico in funzione dei modi di raccolta rivela, si
ritiene, interessanti implicazioni e parallelismi a prima vista meno evidenti. L'approccio sembra giustificato
anche dall'esistenza (cui si sopra accennato) di un legame strettissimo fra il modo di cercare i dati e i dati
che si ottengono: dunque analizzare i modi di ricerca pare un punto di partenza non del tutto indebito per
penetrare all'interno del concetto di dato.
L'acquisizione del dato, anzitutto, avviene in linguistica come nelle altre discipline scientifiche non
in maniera spontanea, ma in seguito ad un'esplicita ricerca, per la stessa concezione di dato come opposto
a fenomeno; e questa ricerca viene condotta sotto la guida di una specifica teoria, sia che questa sia esplicita
o riconosciuta dal ricercatore o che al contrario egli non la dichiari o persino non ne avverta la presenza
soggiacente alle proprie ipotesi di lavoro. Se dunque vero, come si notato, che la teoria a dirci che
cosa possiamo vedere, anche i procedimenti di ricerca e il tipo di risultati che si otterranno sono da questa
estremamente dipendenti. Guardando ai normali processi di acquisizione nell'ambito delle discipline
linguistiche, emergono due modalit fondamentali, che paiono distinte12:

il raccogliere dati (riconosciuti come tali) per interpretarli e sistematizzarli, e con essi a) costruire una
nuova teoria o tentare di falsificarla, o b) semplicemente corroborare di esempi teorie in corso, come
normalmente si fa in quelle situazioni che Kuhn chiama di scienza normale (nodo 2);
l'inventare dati, ossia produrre in prima persona dati virtuali, testandoli poi su se stessi o su altri per
corroborare o falsificare la propria teoria (nodo 4)13.

Due sembrano in sostanza essere le strategie fondamentali di acquisizione del dato: da una parte
un tipo di ricerca che possiamo etichettare come di rinvenimento, e dall'altra la ricerca definibile come
di verifica. Va subito premesso che questi due tipi non sono affatto mutualmente esclusivi: nella pratica
normale anzi capita spesso che ad una modalit di rinvenimento si affianchi e talora si sostituisca una

12 Faremo ora riferimento allo schema posto in appendice; i numeri fra parentesi indicano i nodi cui ci si riferisce.
modalit di verifica, anche nello stesso evento linguistico. Come primo esempio pu essere preso quello
dell'inchiesta dialettologica classica, normalmente considerata appartenente al tipo di rinvenimento: qui
spesso, e pure durante l'osservazione partecipante o l'intervista guidata, si trovano anche elementi che
rimandano ad una procedura di verifica, come quando si introduce una frase del tipo ah ma allora il
plurale di gat get oppure gEt?, o anche si pu dire mi a l manarEs mi:a 'io non lo mangerei'?, in cui
in un contesto, appunto, di acquisizione di forme prodotte da altri, si affiancano proposte proprie da
verificare sulla competenza dell'informatore14.

4. Il primo caso dunque quello della ricerca per rinvenimento, in cui il ricercatore acquisisce sul campo,
come usa dire, i propri dati traendoli esplicitamente dalla competenza linguistica (ma anche comunicativa,
e talora metalinguistica) del parlante. la situazione classica dell'inchiesta, sia essa condotta tramite
domande dirette o tramite l'osservazione: caratterizza la dialettologia, l'etnolinguistica, la sociolinguistica,
la linguistica variazionale e tutte le discipline a queste assimilabili. Ora, se un tale metodo di raccolta dei
dati pu parere poco intrusivo, ossia accettare in misura rilevante di accogliere i dati nella forma in cui
questi vengono presentati dall'informatore, o addirittura se si pu considerare in un certo senso passivo,
ci probabilmente dovuto al fatto che in realt la ricerca per rinvenimento spesso caratterizzata dalla
non esplicita considerazione delle teorie in gioco insite in questa operazione, o persino dalla non totale
consapevolezza della loro presenza; la ricerca passiva pare spesso cio caratterizzata dalla credenza
ingenua nel dato bruto: ovvero contemporaneamente nella possibilit di un osservatore ateorico e di un
informatore concepito come serbatoio.
Appare invece alla riflessione che nella ricerca linguistica sul campo, per poco intrusiva che ci
possa sembrare, c' pi di una teoria in gioco; ossia c' pi di un filtro, tra il ricercatore e la fantomatica
realt esterna; queste teorie sono sovrapposte, e si intrecciano, come vedremo brevemente, in maniera
abbastanza interessante. Anzitutto, alcune delle teorie in gioco sono esplicite (nodo 5), e anzi la scienza
moderna si sforza sempre pi di chiarirle prima di intraprendere un qualsiasi programma scientifico: ,
ormai si detto abbastanza, con il filtro di queste teorie esplicite che lo scienziato non solo interpreta la
realt, ma va alla ricerca del dato, avendo come guida la teoria. Per un esempio tratto dalla fisica atomica,
l'osservatorio del Gran Sasso una struttura complessissima (e molto costosa) costruita apposta per
cercare se si manifestano nel mondo reale particelle subatomiche o para-atomiche non ancora viste,
che sono tuttavia predicibili in base a teorie formulate: al di fuori di queste teorie non solo tali particelle
non hanno alcuna esistenza, ma non sono neppure ricercabili. Si tratta cio di impiegare risorse per
creare le condizioni e adatte e artificiali affinch si manifestino dei fenomeni che altrimenti non si

13 Sull'artificiosit della procedura, che apparenta la linguistica alle scienze che fanno uso di un laboratorio, cfr. oltre.
14 Salvo dove altrimenti indicato gli esempi dialettali citati in IPA provengono dalla variante lombarda di Coimo o da quella di
Gagnone (frazioni del comune di Druogno) in val Vigezzo (VB), per cui cfr. Iannccaro [1994] e [1995].
rendono visibili: che non sia questo, quello che fa, nel nostro campo, il questionario? Bisogner tornare
sulla domanda.
Diverse teorie portano a ottenere da una stessa base reale, inconoscibile per il ricercatore, dati
differenti: la differente prospettiva che distingue, mettiamo, un fonetista da un fonologo: la [r], la [}, la
{}, persino la {v} sono per il fonologo che studi il sistema dell'italiano la stessa lettera (ossia la stessa
realt individua) e per il fonetista quattro cose assolutamente diverse; e non neppure il caso di notare
come proprio in linguistica fenomeni ben altrimenti evidenti sono osservabili solo all'interno di una data
teoria: senza teorie specifiche di derivazione diretta dal latino delle variet romanze, poniamo, una ricerca
di fonetica storica non ha alcun senso, dal momento che non rende conto di alcuna regolarit interna al
sistema sincronico, e non c' alcuna ragione per cui io chieda al mio informatore parole altrimenti
comunissime (e noiose) come figlio, miglio, giglio e cos via se la mia teoria non individua in loro esiti di -LJ-
latino. Oppure, la sintassi a fornirci gli elementi per vedere un fenomeno come la risalita del pronome
clitico: e una frase normalissima come, poniamo a l u arce da salva 'ho cercato di salvarla' fa parte per il
generativista e per il grammatico storico di mondi differenti. Il loro dato, costituito dalla stessa frase,
differente.
importante notare inoltre che, se ci sono diversi paradigmi di spiegazione dei fenomeni, una
volta presa coscienza dell'importanza del dato e della sua acquisizione ci saranno anche diversi paradigmi
di raccolta dei fenomeni da spiegare: e sotto questo aspetto la linguistica stata meno ingenua di altre
discipline, dacch ci si resi presto conto che il modo stesso di acquisizione del dato ovviamente in
grado di cambiare l'essenza e l'aspetto del dato stesso, prima ancora che la sua interpretazione. L'impianto
teorico esplicito della ricerca in grado di influenzare in maniera anche molto netta presupposti e risultati
dell'analisi, dettando regole precise e costruttive - e anche a questo si deve la grande accuratezza con cui la
letteratura scientifica ha sempre strutturato la questione delle tecniche di elicitazione, (questionari,
conversazione libera, scelta dei punti d'inchiesta o dei testimoni, persino il tipo di registratore pi adatto)
perch esplicitamente inserite nell'ambito della riflessione teorico-metodologica. In particolare vengono
precisati i parametri e le caratteristiche che definiscono il cosiddetto buon informatore, il pi adatto alla
ricerca in corso, quello che cio ci dar in misura maggiore e con il minimo sforzo i dati previsti dalla
teoria e con essa compatibili (anche al limite per falsificarla: ma non incommensurabili con la teoria)15.
Molto semplicemente, fra le teorie esplicite di questo tipo che guidano la ricerca possiamo ricordare quella
che suggerisce la scelta di un informatore anziano nell'effettuazione di inchieste sul campo dialettologiche
(cos come che per uno studio sociolinguistico quantitativo sar bene approntare una campionatura
statistica) o, in contesti di linguistica pi formali, la convinzione che la competenza di un solo parlante
renda conto di quella della comunit linguistica, o ancora che sia possibile studiare fenomeni di lingua
intesi come langue, bench questi si manifestino soltanto tramite la parole e cos via.

15 Cfr. per questo Carpitelli-Iannccaro [1995], Iannccaro [1995].


5. Tali teorie sono generalmente riconosciute e, appunto, esplicitamente assunte dal ricercatore: esse
costituiscono tuttavia solo la superficie dell'impianto teoretico di una qualunque impresa scientifica,
essendo operanti in quella fascia teorica che Lakatos [1978 (1985): 59-62] chiama cintura protettiva: ossia
quella parte della teoria (o quelle teorie in un programma scientifico) che possono e debbono essere
sottoposte a verifica e falsificazione proprio in quanto esplicitamente dichiarate nel programma scientifico
stesso. C' tuttavia un secondo livello, rappresentato da filtri interpretativi che possiamo chiamare
impliciti: ossia, teorie che risiedono nel nucleo teorico centrale, e non sono pi continuamente sottoposte
a verifica. Sono, per cos dire, date per acquisite, costituiscono, se diffuse e volgarizzate, una sorta di
common knowledge, e tendono a scivolare verso la metafisica, l'inespresso, ci che non pi necessario
commentare o neppure rilevare. Di queste teorie se ne hanno, anche inconsciamente, anche sull'oggetto
della scienza che pratichiamo: e ci significa che fra le concezioni che entrano in gioco all'interno di un
determinato dominio scientifico, accanto a quelle esplicite, formalizzate e formalizzabili, verificate e
verificabili ce ne sono anche molte altre che ormai non sono (o forse non sono pi) elementi del dibattito,
ma diventano qualcosa di simile ad una base preteorica molto pi difficilmente individuabile e
modificabile16.
Anche nell'ambito della concezione della linguistica e della lingua non troviamo solo assunzioni
esplicite, in quanto secoli di riflessione linguistica occidentale ci hanno lasciato in eredit una serie di
teorie ormai implicite che non vengono pi messe alla prova nel corso del lavoro scientifico: un esempio
di queste pu essere la particolare teoria della lingua propria di ogni ricercatore in quanto parlante
inserito nella societ e nella cultura occidentale ufficiale, che egli mette in atto spesso senza rifletterci
sopra, e che, qualora fosse chiamato a renderne conto, potrebbe addirittura negare. Pronto, per impianto
teorico esplicito, ad indagare, poniamo, la tassonomia dei termini relativi alla castanicoltura in un
determinato contesto linguistico, il ricercatore pu trovarsi ad esempio a presupporre l'esistenza di una
realt individua castagna per effetto della teoria dell'italiano a lui soggiacente, mentre una tale unit
lessicale, seppure esiste, potrebbe rivelarsi nella cultura studiata un iperonimo sovraordinato alle differenti
variet individuate. Come accade in molte culture alpine: krul, kafjta, salva:dia, urjl17 (e, altrove, bergna,
cirigh, mundel, stiet18 e decine di altre) non sono, ontologicamente, variet di castagne quanto termini
individui, di cui kaste 'castagne (?)' casomai un contenitore indistinto, al pari dell'italiano frutta.

16 Rimane celebre, a questo proposito, l'esistenza nelle carte topografiche di un monte Somenga in Lombardia, che deve il suo
curioso nome (so menga, ossia 'non lo so') alla risposta che, secondo una diceria che ha la probabilit di essere vera, diede un
contadino del luogo al geografo inviato dall'Istituto Geografico Militare, quando questi gli chiese come si chiamasse la montagna
che entrambi avevano di fronte. La presupposizione implicita del geografo, la sua teoria soggiacente, gli indicava in questo caso
che ogni emergenza territoriale, cos come oggi usa, deve avere un suo nome; il contadino, al contrario, e come sappiamo normale
da molta letteratura etnolinguistica, dava il nome solamente alle cose che usava, o che comunque lo interessavano: quella
particolare montagna non aveva funzione nella sua comunit, evidentemente, e dunque bastava un'indicazione tipo mont
'montagna', non essendo necessario un nome specifico distintivo.
17 Da Coimo, cfr. supra. Nomi di tipi di castagne.
18 Dai Materiali del VSI. Nomi di tipi di castagne.
E non solo a livello etnolinguistico, in fondo il pi scoperto, che si manifesta il peso di teorie
implicite: un ottimo esempio di teorie implicite coinvolgenti fonetica e fonologia ci offerto da
Loporcaro in stampa19 dedicato alle consonati retroflesse nei dialetti meridionali estremi: il riconoscimento
di almeno due modi di articolazione distinti per tali consonanti, l'occlusivo [], [:], [], [:] e l'affricato []
([:]), [], ([:]) stato ostacolato a lungo20, fra gli altri fattori, dall'abitudine grafica di segnarle
indistintamente {}, {} 21; tale notazione, agendo appunto da teoria implicita (se sono scritti uguali, i
suoni sono uguali) ha per molto tempo indirizzato l'interpretazione di questi fenomeni. E ci anche,
paradossalmente, in trascrizioni derivanti da analisi spettroacustiche, in cui la presenza riconoscibile della
risoluzione fricativa non ha impedito ai ricercatori di non vederla, dal momento che non ne volevano
sospettare l'esistenza. Dunque, dobbiamo supporre, nell'inchiesta di rinvenimento questi suoni non si
sono sentiti, o riconosciuti, perch una teoria implicita (implicita perch nessuno ha mai esplicitamente
teorizzato che nelle variet meridionali estreme non esistono affricate retroflesse) forzava
inconsapevolmente a non sentirli.
Ora, con la medesima facilit con cui queste teorie implicite impediscono il riconoscimento di
categorizzazioni e distinzioni che in altri contesti teorici e culturali potrebbero risultare evidenti, le stesse
possono essere anche responsabili di proliferazioni inopportune di concetti e aggiustamenti ad hoc (eppure
da quasi mille anni entia non sunt moltiplicanda) a scapito di versioni pi eleganti, in grado di rendere conto
dello stesso tipo di fenomeno con maggiore limpidezza. Un esempio possono essere gli sforzi che fa
Bhtlingk [1851] nel descrivere una ventina di casi per lo jakuto (ricordo, lingua uralo-altaica,
agglutinante)22. Ora, chiaro che in questo caso Bhtlingk stato influenzato dalla sua presupposizione
teorica che lo jakuto, funzionando con le parole che cambiano alla fine23 fosse una lingua flessiva come
quelle indeuropee che lui conosceva bene. Notate che l'importante che Bhtlingk ammetteva
perfettamente l'esistenza di lingue che funzionassero in maniera diversa: conosceva il tibetano, e non
trovava nulla di aberrante nella sua costruzione di lingua isolante. proprio sullo jakuto, lingua non
descritta scientificamente sino ad allora, che la sua teoria implicita lo porta a interpretare gli affissi
agglutinanti come desinenze. Vorrei che fosse chiaro che interpretare questi fatti come errori
fuorviante: non dobbiamo ammettere che ci sia una realt intrinseca, ontologica, nella classificazione
tipologica delle lingue in flessive, agglutinanti, isolanti e via dicendo e che dunque sbaglia Bhtlingk a
trattare lo jakuto in termini di Stammen e Endungen24. una questione di nettezza nella spiegazione:

19 Ringrazio davvero tanto Michele Loporcaro per avermi messo a disposizione il testo della sua comunicazione prima della
stampa del volume.
20 Nonostante accenni a un disagio fonetico percettivo, evidenti nella letteratura dialettologica e riconosciuti gi da Clemente
Merlo nel 1924.
21 E in qualche altro modo minoritario, che non cambia sostanzialmente il quadro del problema.
22 Cfr. almeno Campbell [1991: 1463-1467].
23 Tanto che gli d fastidio quando ci non avviene: Der Casus indefinitus hat keine besondere Endung, sondern ist eben nur der
nakte Nominalstamm. Ich habe den Nomilanstamm, wo er im Satze als bedeutsames Wort auftritt, einen Casus genannt, weil er
hier wie die andern Casus Beziehungen zu bezeichnen hat [] [Bhtlingk 1851: 255], e si noti la terminologia di tipo flessivo.
24 Tanto pi che, a fini pratici, un trattamento che tuttora torna comodo nella terminologia finnougristica.
continuando a trattare come flessive lingue affini allo jakuto, arriva un momento in cui bisogna
moltiplicare il numero dei casi, o la loro complicazione, o le loro eccezioni, in maniera da rendere del tutto
opaca la loro spiegazione; ammettere allora una diversa modalit di funzionamento delle lingue (nel nostro
caso, agglutinante) sembra risolvere pi problemi di quanto non ne crei. (E d'altronde un precetto gi di
Poincar: una geometria non pu essere pi vera di un'altra; essa pu essere soltanto pi comoda25).
Un caso simile, evidente ai limiti del comico, citato (insieme con altri molto interessanti) da
Cardona [1976: 41]:

ancora nel 1932 Strmer, parlando della declinazione del munduruk dice: "In smtlichen Fllen
der Deklination kennt das Munduruk nur eine unvernderliche Wortform fr Substantive,
Adjektive und sonstwie in Frage kommenden Worte.
Singular Plural
Nom baibai der Vater baibaii die Vter
Genitiv. des Vaters der Vter
Dativ. dem Vater den Vtern
Akkusativ. den Vater die Vter
Ablativ. Vater (von) Vter(n von den)
Vokativ. Vater"
Dunque, pur riconoscendo che in munduruk non c' nessuna traccia di declinazione (o meglio,
che "in tutti i casi della declinazione c' sempre una stessa forma immutabile, per sostantivi,
aggettivi, ecc."), l'autore non pu rinunciare ad inserire un paragrafo sulla declinazione e a
riportare tutti i casi del paradigma

Facendo, incatenato alle sue teorie implicite, persino uno specchietto della declinazione con tanto di
traduzioni, del tutto simile a quello delle grammatiche greco latine e del tutto inutile (e a proposito, perch
limitarsi ai casi che Strmer ha citato? perch non inserire locativo, strumentale, allativo e via dicendo?
forse perch non ci sono in latino e greco?).
d'altra parte lo scardinamento di teorie implicite, operanti nel lettore, a produrre l'effetto
straniante e comico del brano di Miner proposto in apertura: noi (noi tutti occidentali) diamo per
scontato, come si accennava, che i Nacirema (il cui finto nome dall'aria esotica li fa immaginare come una
trib sperduta di tipo amazzonico o simili) compiano pratiche magiche e sciamaniche, dall'effettivo potere
nullo, mentre gli American(i) curino razionalmente e con successo il loro corpo. Allo stesso modo per noi
implicito, tale da non richiedere neppure pi una dimostrazione, che la luna non si muove di tetto in
tetto per seguire Sagredo, mentre solo per la generazione precedente a Galileo era perfettamente naturale
che la terra fosse fissa al centro di sfere celesti solide e costantemente rotanti.
La nostra pratica di ricerca sul campo (ossia di rinvenimento del dato) continuamente
confrontata, anche nei suoi aspetti pi pratici, con questi problemi: anche i questionari e le ricerche pi
ingenue hanno teorie implicite soggiacenti: banalmente, che i dialetti romanzi vengano dal latino, o che

25 In Giorello (acd) [1994: 20].


alcune posizioni vocaliche o consonantiche siano pi rilevanti di altre26, o che sensato parlare di
terminologia della parentela o dei colori sostanzialmente in tutte le comunit - anche se con modalit
diverse, o che le stratificazioni sociali abbiano un senso comparabile in ogni societ, o che la mescolanza
di codice abbia, in certi casi, valore linguistico, e cos via. In effetti anche i ricercatori che ostentano la
propria attivit di pura osservazione del reale non osservano e ricercano poi qualsiasi cosa: semplicemente
non ammettono di fare delle scelte.

6. Ora, questi filtri sono sempre presenti, e sono in gran parte sotto il diretto controllo del ricercatore: un
tale controllo pu poi essere esplicito, volontario, o anche solo consapevole, ma come abbiamo visto
avviene anche se egli non dovesse riconoscerli, o dichiarasse di non riconoscerli. Tuttavia c', nella
prospettiva qui indicata, un terzo diaframma (almeno) fra dato linguistico e la sua interpretazione, diaframma
che non totalmente controllabile dal linguista: mi riferisco al fatto che, per lo meno nell'inchiesta sul
campo, i dati che noi abbiamo deciso di considerare linguistici ci vengono forniti gi interpretati, a priori e
proprio dalle nostre fonti esterne (nodo 6 dello schema in appendice).
Il nostro informatore, ossia il nostro serbatoio di dati, nell'agire risponde a delle sue teorie, cos
come il ricercatore: ha cio sicuramente anch'egli una teoria delle lingua che soggiace alle sue risposte e ha,
in pi, una teoria della ricerca linguistica, che lo porta inconsciamente a decidere di quali dati ha bisogno
l'intervistatore, e a fornirglieli senz'altro. E in effetti, lenquteur est bien la dernire personne qui lon
parlera franchement, naturellement, en patois; sans doute on fouillera dans sa mmoire pour lui faire
plaisir, pour exhumer ce quil recherche [Chaurand 1968: 20].
Spie di un disagio e del riconoscimento di questo problema (che viene tuttavia impostato dal
punto di vista pratico, e non epistemologico) se ne trovano qua e l nella letteratura scientifica: si elabora
cos spesso una sorta di corredo di istruzioni per l'uso, atte a valutare l'interlocutore e a prendere da questi
la giusta distanza, fondando la scientificit del lavoro di ricerca sulla riconduzione delle eventuali devianze
culturali (leggi: teorie dell'informatore) a categorizzazioni proprie (leggi: teorie esplicite). Chi si accinge a
fare ricerca di rinvenimento viene insomma dotato in linea preliminare di un bagaglio di strumenti e di
raccomandazioni che servano prima di tutto a tranquillizzarlo nell'impatto con la realt che si accingono a
studiare - in effetti con le teorie soggiacenti dell'informatore, che potrebbero disorientarlo tanto da
pregiudicarne il lavoro.
Si fornisce cio un corredo di istruzioni che permettano di eludere le teorie del parlante ribadendo
le proprie; e il corredo teoretico prende spesso la forma di uno schema prefissato applicando
meccanicamente il quale chiunque pu fare scienza. La strutturazione classica dell'inchiesta sul campo
tramite questionario - composto a sua volta da una serie di domande rigidamente pre-determinate, cos

26 Che poi questo sia percettivamente vero non interessa in questo momento: anche perch pu essere ci vero appunto per il
vasto accordo sul paradigma scientifico corrente che pervade la linguistica storica; e anzi, senza voler entrare qui nel merito della
come l'indagine mediante conversazione (molto) guidata, in cui comunque sempre il ricercatore a
condurre il gioco, e le raccomandazioni (molto frequenti) sugli espedienti utilizzabili per mantenere
l'inchiesta saldamente nei binari prefissati vanno in questa direzione27.
Non sar allora inutile richiamare alcune fra le pi note manifestazioni in letteratura della presa
d'atto di un livello interpretativo, un filtro teoretico messo in atto dall'informatore, e di converso la
necessit di eluderlo: cos Tagliavini scrive [1946: 58, n.1] sono [] da evitare i soggetti troppo
chiacchieroni perch vi fanno perdere tempo e vogliono quasi esser loro a imporvi il metodo di lavoro e le
parole, sentendosi quasi offesi di venir continuamente interrogati. certo utile se il soggetto collabora
all'inchiesta, aggiungendo sinonimi, andando da un termine all'altro ecc. Questo va bene, purch non
sia troppo e vi impedisca di completare il vostro questionario. Similmente Bottiglioni [1935: 204],
parlando di informatori anziani i quali sono loquaci e rinunziano malvolentieri ad aggiungere alle
informazioni richieste quelle notizie che al raccoglitore spesso non servono, ma che a loro sembrano
necessarissime; quando cercate dinterromperli per condurli in altro ordine di idee, mostrano il loro
disappunto e si rassegnano malvolentieri a seguirvi. Il problema messo in luce molto lucidamente da
Jaberg e Jud, che segnalano come alcuni ricercatori possano essere portati alla disperazione da certo tipo
di informatori che affogano lessenziale in un flusso interminabile di parole [1987 (1928): 249].
La risposta al disagio, come si vede, di carattere normativo: di fronte alla scoperta di una realt
interpretativa che si sovrappone, anzi si mescola inestricabilmente, con il dato puro che si voleva
acquisire, il suggerimento quello di sovrastare, come si accennava, con la propria teoria quella
dell'interlocutore, in modo da ottenere dei dati che meglio si possano far collimare con l'impianto teorico
di partenza. L'idea che bisognerebbe fare in modo che l'informatore risponda docilmente, invece di
interferire nella conduzione dell'inchiesta. Il fatto che l'informatore interferisce anche quando risponde
docilmente. Piace qui riportare le penetranti quanto dimenticate osservazioni di Jacques Chaurand [1968:
21-23]:

si le sujet se prte trop bien l'exercice [dell'inchiesta] on n'aboutira qu'a des caricatures,
l'enqute ne portera que sur des archasmes, des mots quasi-inexistants, des dformations
particulires. L'tude d'un vocabulaire rgional met singulirement en vidence ce fait trs gnral
: la partie la plus confuse du potentiel lexical se compose des lments non rflchis qui entrent
dans le vocabulaire de chacun lorsqu'il parle sans s'observer. Ce qui revient la mmoire, c'est ce
qui a, une fois au moins, retenu l'attention. A combien de reprises les sujets n'ont-ils pas t pris
en flagrant dlit alors qu'ils employaient un langage en contradiction avec les lments qu'ils
avaient fournis quelques instants plus tt! L'exprience impose la reconnaissance de ce principe :
on connat plus facilement le langage des autres que le sien. []
Interrog sur son langage, le sujet se raccroche ce qu'il a entendu, ce qu'il a remarqu,
non pas ce qu'il dirait, lui, plus forte raison ce qu'il se garderait de dire. C'est ce qui fait que
les phnomnes ou habitudes passes, qui s'objectivent volontiers, sont moins difficiles mettre

questione, una delle difficolt che implica l'accettazione della Teoria della continuit (per cui si veda almeno Alinei [1991, 1996])
che questa scalza alcune delle certezze di tale paradigma, ormai diventate common knowledge nella cerchia dei ricercatori.
27 Cfr. per alcuni esempi, Carpitelli-Iannccaro [1995]; Iannccaro [1995]
jour que le potentiel du prsent. Le prsent n'est atteint bien souvent que par un mouvement
secondaire : le sujet, par exemple, se rend compte qu'autrefois, peu prs tout le monde au village
disait du tillu [tijy] pour du tilleul; c'est seulement ensuite qu'il nonce la remarque qu'aujourd'hui
inna cor trs bien qui l(e) disent ['il y en a encore beaucoup qui le disent'] . [...]
Si le sujet a remarqu quelque trait local, c'est souvent que ce trait caractrise les
gnrations prcdentes ou d'autres couches sociales ou son propre pass. Son langage habituel
passe pour lui inaperu : il ne remarque que les traits, de quelque faon insolite. [...]
La rponse dangereuse est celle qui, n'tant qu'une imitation d'un modle non dclar
(souvenir d'expressions lues ou entendues) est donne comme de premire main. Si l'exercice de
traduction est demand, le sujet qui s'y prte s'efforcera par complaisance de rpondre "quelque
chose", c'est dire au mieux de sa possibilit. De temps en temps, bout de souffle, il dira "je ne
vois rien", "y a rien pour a!". Ces bribes risquent de n'avoir aucune garantie, et les mots, sortis de
leur contexte, aucune ralit.

La citazione pu parere lunga, ma illumina, ritengo, molte delle problematiche cui abbiamo
accennato, e indica fino a che punto si potesse spingere, anche in tempi non recentissimi e in una
temperie scientifica assai tradizionale, la riflessione, ancorch non sistematica, di chi si confrontasse
seriamente con il problema della raccolta dei dati. Per concretizzare queste affermazioni con un esempio
specifico, si pu prenderne uno tratto da mie esperienze di ricerca sulle Alpi Lepontine, centrato sulla
realizzazione velare di A+L > {aw} nella comunit ossolana citata alla nota 17, di contro alla sua
progressiva sostituzione con {al}. Ora, per questo item molto forte il senso della norma dialettale (o, se si
vuole, la fedelt linguistica esplicita): la totalit dei miei informatori consapevoli, di qualunque et, si
dimostrata concorde nellaffermare che nuje: a dizum smpr a:wt n alto... kul li: l l italja 'noi diciamo
sempre aut, non alto: quello l italiano'; e infatti un bambino di otto anni risponde colpo su colpo, a
domande volutamente serrate e poste in maniera da lasciare poca libert alla risposta, una serie
impressionante di28:

Gab. ke 'kaldo ke fa
Co.Nat ka 'kawl k u fa
Gab. 'passami 'kwesto 'sakko di 'kale
Co.Nat 'pasulm to sak at kaw'ina29
Gab. 'voo portar 'via la 'falce
Co.Nat a vj pur'ta vja la 'faw
Gab. 'kwesto muro ' alto
Co.Nat tu mir l 'awt
Gab. e 'fatjo un 'salto
Co.Nat a 'faj n 'sawt

28 Da Iannccaro [1995]. Si tralascia la traduzione, perch le risposte ricalcano in maniera particolarmente netta le domande,
poste in italiano. Il tipo di inchiesta, cos serrato e limitante per l'informatore, era stato scelto appositamente per indagare che cosa
lui ritenesse essere la norma linguistica della sua comunit. Per un cenno all'inchiesta tramite traduzione, come sostanzialmente
quella qui presentata, cfr. oltre.
29 passamelo, questo sacco di calce.
quando in normale situazione comunicativa, anche in contesto monolingue dialettale, compaiono invece
realizzazioni [al]: lo stesso bambino, a distanza di qualche giorno, produce spontaneamente (e, cosa
importante, non sapendo di essere osservato) un ala si la 'gaba ka ni t la fet mi:a alza la gamba, che cos
non ce la fai (il contesto comunicativo quello del gioco dellelastico, prediletto dalle bambine).

Sembra dunque che, come si accennava, siano all'opera (almeno) due diverse tipologie di teorie
dell'informatore, entrambe molto frequenti nel lavoro effettivo di confronto sul campo: nei dati che le
nostre fonti ci forniscono saranno comunque gioco una teoria della ricerca scientifica che possiamo
esemplificare brutalmente con un come il ricercatore vuole che io gli risponda, e che cosa il ricercatore
vuole che io gli risponda (si vedano le riflessioni di Chaurand); e una, pi implicita, del funzionamento
della propria lingua, e del suo posto nello spazio sociolinguistico e identitario della societ, che possiamo
riassumere in come vorrei che la mia variet fosse (ossia arcaizzante piuttosto che pura, piuttosto che
anzi diffusa sul territorio e comprensibile da quelli di fuori, o simile alla variet pi prestigiose e cos via),
cui si riferisce l'esempio di A+L. Ovvio che le due prospettive, qui nettamente separate per ragioni di
chiarezza, sono continuamente intersecantesi: anche nelle risposte del bambino di Coimo abbiamo
all'opera un meccanismo inconscio che lo fa accondiscendere al tipo di lingua che egli crede chi il
ricercatore voglia indagare (nel caso particolare, quella percepita da lui stesso come pi arcaica e propria del
luogo).
Ma fenomeni ancora pi macroscopici, come il cambio vero e proprio di lingua, sono
probabilmente attribuibili alle teorie implicite dell'informatore: ci che spingeva i parlanti grecanici della
Calabria a parlare greco fra di loro alla vista di Gerhard Rohlfs, perch ritenevano (giustamente) che egli
fosse giunto l per quello; o anche la tipologia che possiamo etichettare brutalmente come bisogna
parlare dialetto per essere diversi, ossia l'ostentazione - riportata all'informatore o comunque
all'osservatore esterno - di far uso di una parlata dallo statuto pericolante ma che percepita
caratterizzante la comunit; parlata che poi, in condizioni di intimit e rilassamento ideologico, si pu
abbandonare in favore di variet di maggioranza30
Ora, diaframmi interpretativi come quelli delineati qui sopra non sono completamente dominabili
dal linguista, dacch traggono origine da qualcosa che per definizione altro da lui, ma egli pu prenderne
il controllo attraverso il suo comportamento e le sue scelte teorico-metodologiche messe in atto nella fase
escussiva; e soprattutto pu giungere a interpretazioni forse pi centrate, certamente pi riflesse e
controllabili del dato linguistico facendo i conti con la loro presenza. E tuttavia anche cos facendo non si
elimina il moltiplicarsi di filtri e diaframmi: alcuni di questi per sono soppesabili: il punto sembra essere
che bisogna scegliere, nell'inchiesta di rinvenimento, fra un dato colorato di quello che l'informatore crede

30 quello che accade ad esempio in val Vigezzo, in cui molti ragazzi che mi hanno spesso assicurato di parlare sempre dialetto
fra di loro - e che invero lo parlano in mia presenza, in realt (come testimoniano registrazioni nascoste in assenza del ricercatore)
parlano prevalentemente italiano in contesti di peer group senza estranei alla comunit. Cfr. Iannccaro [1995].
sulla lingua o colorato da quello che l'informatore crede che il ricercatore voglia sapere sulla lingua: la
consapevolezza della molteplicit dei piani teorici in gioco permette la scelta, mentre un atteggiamento
epistemologico pi immediato lascia maggiore confusione fra i piani.
Caratteristica specifica del dato linguistico escusso sul campo sembra dunque essere quella di
costituire una teoria di per s: quella dell'informatore. Rifacendoci rozzamente a Hjelmslev, potremmo
allora distinguere fra un'inconoscibile (e di per s non esistente da sola) sostanza del significato, che nel
nostro caso sarebbero gli accadimenti del mondo, e una forma del significato, ossia questi accadimenti
interpretati e anzi visti, scoperti, alla luce di una teoria, che chiamiamo dati. La sostanza non
conoscibile, se non gli si d una forma; il tipo di forma che gli si d rappresenta il dato: un'affermazione
quale vedo il sole ora qui, vedo il sole dopo l pu in qualche modo dare un'idea, ancorch
probabilmente fallace, della sostanza del significato; una sua prima interpretazione, anche solo un vedo il
movimento del sole gi riferita alla forma del significato. In questo caso il movimento del sole il mio
dato. Allora la sostanza del significato nelle discipline che utilizzano metodi di raccolta per rinvenimento
gi dunque una forma (quella del parlante).

7. In collocazione simmetrica, nello schema, rispetto alla ricerca per rinvenimento, si pone l'altro tipo
individuato di raccolta dei dati, quello che abbiamo deciso di chiamare ricerca per verifica, almeno nelle
condizioni di valutazione esterna, quando cio sottoponiamo immediatamente ad altri le nostre ipotesi
sulla loro lingua perch vengano valutate31 (nodo 7). Ci mostra che entrambi i poli della comunicazione
negli eventi linguistici paralleli rinvenimento di dati / verifica di dati sono portatori di teorie esplicite e
implicite che influenzano e anzi determinano l'interscambio di informazioni e il riconoscimento delle
stesse in quanto dato, da fornire o da ricevere. Beninteso, teorie esplicite del ricercatore sono chiaramente
presenti in ogni raccolta per verifica (nodo 9), e anzi il loro peso dichiarato in questo caso ancora pi
evidente, dal momento che il ricercatore stesso, sulla base ora esplicita e dichiarata delle sua teoria, a
creare le occorrenze linguistiche appunto dalla teoria previste. Ma queste occorrenze, e il modo di valutare
la reazione dell'informatore rispetto ad esse, sono determinate anche dall'impianto teorico di profondit
costituito dalle teorie implicite, del tutto parallelamente a quanto succede nella ricerca per invenzione.
Di pi, il nostro informatore, come ci aspettiamo, obbedisce a sue proprie teorie nel rispondere
(nodo 10), che probabilmente si conformano a quelle incontrate prima: il che cosa vuole che io gli dica,
e come vorrei che la mia lingua fosse. Un esempio straordinario della prima teoria in contesto di verifica
lo offre Labov [1972: 309]: trattando del cambio grammaticale, considera che questo non avvertito nel

midwestern development of the positive anymore, meaning 'nowadays', in "That's the way it is
with airplanes anymore". This regional feature is strongly entrenched throughout the Midland

31 Occorrer tornare, e lo faremo fra poco, su questo interessante meccanismo della verifica linguistica.
area, but most speakers are quite unconscious of it. I can record the following typical exchange
from Cleveland:
W.L.: Around here, can you say We go to the movies anymore?
Salesgirl: No, we say show or flick.
As striking as this extension of the indefinite may seem to a linguist, it is being accomplished
without public notice.

Come si vede chiaramente, linformatrice ha qui subito creduto di riconoscere nella domanda una
verifica lessicale sulla parola movie, considerata forse troppo letteraria o non tipica del luogo. L'informatrice
ha insomma, sulla base di una teoria implicita sulla ricerca linguistica, ritenuto che Labov stesse cercando
traduzioni locali di termini dello standard (come d'altra parte succede in un buon numero di casi), e si
affrettata a rispondere di conseguenza. La cosa tanto pi probabile in quanto il livello lessicale , come
noto, quello pi immediatamente accessibile alla riflessione del parlante, insieme con quello fonetico.

8. Vale tuttavia la pena di chiedersi un po' meglio che cosa sia successo in quest'ultimo scambio di
informazioni (cos come in tutti gli altri simili, frequentissimi nella raccolta dei dati linguistici); ovvero
vorrei proporre qualche considerazione su che cosa implichi per la linguistica l'utilizzazione di dati in
qualche modo interni: ossia quelli che lo studioso produce e usa quando, sulla base di un programma di
ricerca definito, intende esplicitamente inventare o sperimentare un procedimento per metterne alla prova
le teorie. Il problema in realt vastissimo, e mi appunter solo su un modo di procedere, che peraltro
quello classico e onninamente usato nei pi diversi rami della linguistica: il test tramite l'esempio.
Seguendo Auroux [1998: 185], possiamo affermare che una delle particolarit delle scienze del
linguaggio di poter inserire nel discorso argomentativo il suo stesso oggetto, e questo ci che si
definisce esempio. L'esempio, in un certo senso, non come una pianta in campo, come una pianta in
erbario: non un uso della lingua, bens una citazione autoreferenziale di uno dei suoi elementi:
un'occorrenza che rappresenta il suo tipo. Questa pratica si apparenta a quelle che in altre discipline sono
esperimenti in condizione di laboratorio; la riflessione sull'esperimento stata ovviamente centrale
nell'epistemologia novecentesca, e non verr ripresa qui, anche perch non tutte le osservazioni fatte in
quest'ambito sono pertinenti per il caso specifico della ricerca linguistica. Alcuni punti rimangono per
centrali: l'esperimento condotto in laboratorio essenzialmente caratterizzato da una parte dalla
artificialit delle condizioni in cui si svolge, e dall'altra, conseguentemente, dalla possibilit di riprodurre,
teoricamente all'infinito, queste stesse condizioni e l'esperimento stesso.
Detto altrimenti, il laboratorio serve a costruire delle condizioni che non si danno in natura, o che
in natura si danno troppo raramente, in grado di mettere in luce fenomeni diversamente non osservabili,
come chiaro per quello del Gran Sasso. Il fatto che queste condizioni siano artificiali le rende anche -
almeno inizialmente - completamente dominabili dallo sperimentatore, che pu dunque a suo piacimento
tener fermi alcuni parametri e farne variare altri32; evidente per che questa concezione del lavoro dello
sperimentatore implica l'aver gi superato quella che in apertura abbiamo chiamato una visione
ingenuamente empiricista e positivista del lavoro scientifico. Come dice chiaramente Popper,
l'esperimento non serve a fornire dati con cui poi costruire teorie, ma presuppone gi una teoria, anche
molto strutturata (la teoria, per esempio, che dice quali parametri interessante variare):

il teorico pone allo sperimentatore certe questioni definite, e quest'ultimo, con i suoi esperimenti,
tenta di cavar fuori una risposta decisiva a queste questioni, e non ad altre. Anzi, tenta con tutte le
sue forze di eliminare tutte le altre questioni. [] Ma un errore supporre che lo sperimentatore
proceda in questo modo "al fine di gettar luce sul compito del teorico"33, o magari al fine di
fornire al teorico una base per le generalizzazioni induttive. Al contrario, il teorico deve aver gi
compiuto da molto tempo il suo lavoro o almeno la parte pi importante di esso. [Popper 1934
(1970): 102-103]34

In linguistica, nello specifico, la produzione di frasi fuori contesto - e dunque in contesto


artificiale - e la sua successiva valutazione per esempio da parte di informatori o da parte del ricercatore
stesso configura una pratica molto vicina a quella che abbiamo appena descritto. L'esempio che il
ricercatore si costruisce pu infatti essere artificiale a piacere e creare stati di lingua altrimenti difficilmente
osservabili: si pensi a certe complicatissime strutture relative testate in grammatica generativa35. Questa
artificialit pu, ed forse una caratteristica della linguistica all'interno delle scienze empiriche, arrivare a
creare esempi impossibili, di costruzioni linguistiche impossibili: ossia esempi, realizzazioni di costruzioni
che non si possono dire, o che nessuno dice. l'antiesempio, che mette fortemente in rilievo lo statuto
metalinguistico della lingua usata nell'esemplificazione, non un frammento di lingua comune, ma una
citazione di questa stessa lingua in una lingua diversa36. Dal punto di vista funzionale, per,
l'antiesempio svolge la stesa funzione dell'esempio, ovvero quella di corroborare la teoria mostrando
l'assurdit che deriverebbe dalla non applicazione delle sue regole. Diverso il caso invece del
controesempio, che ci che possibile all'interno della teoria, ma che previsto che non compaia, che
non si realizzi. La scoperta di controesempi tende al contrario a inficiare le teorie (torneremo sulla
distinzione, che sembra importante).
Tramite queste costruzioni, come abbiamo visto, pi o meno artificiali, il ricercatore ha anche la
possibilit di variare alcuni elementi dell'esempio e di valutare il peso specifico di queste variazioni

32 La specificazione almeno inizialmente necessaria se si tengono presenti le influenze sulla ricerca di quelle che abbiamo
chiamato teorie dell'informatore; in linguistica soprattutto, ma anche nelle altre discipline.
33 Le citazioni interne sono da H. Weyl, Philosophie der Mathematik und Naturwissenschaft, 1927, p. 113.
34 Non affrontiamo qui perch di scarsa rilevanza per gli studi linguistici n la questione dell'uso dell'esperimento in un'ottica
falsificazionista, n quella ad essa correlata dell'impossibilit dell'exeprimentum crucis, anche se occorrer ritornarci con un cenno.
35 Sull'uso dei test nella linguistica teorica cfr. anche Descles-Guentcheva [1991]; Godard [1991].
36 Questo sembra davvero un tratto caratteristico, da cui discende cio la possibilit reale di antiesempi: nelle scienze naturali,
l'antiesempio non per definizione, non esiste, non logicamente e empiricamente esistibile: invece in linguistica l'antiesempio
reale, costruibile, producibile. Ovviamente, ci perch la lingua strumento di spiegazione non allo stesso livello della lingua
all'interno della sua teoria; infine, anche l'aspetto fondamentale della riproducibilit evidentemente
presente in questo tipo di pratica ed d'altro canto quello che dorrebbe garantire la validit scientifica del
dato stesso e delle sua interpretazioni37. E tuttavia non si limiti la portata di queste affermazioni al solo
caso ristretto di una ricerca condotta per esempi e valutazioni, qualcosa di molto simile ai procedimenti
messi in atto nell'ambito degli studi generativi; un pattern piuttosto vicino a quello delineato si ritrova
anche in certe inchieste sul campo condotte tramite questionario, soprattutto quando quest'ultimo
particolarmente strutturato e tale da indirizzare fortemente la conduzione intera della ricerca e in
particolare le risposte dell'informatore; in questo caso il questionario che pu assurgere al ruolo di
laboratorio, in quanto strumento che permette al ricercatore di ritrovare quelle caratteristiche che la sua
teoria gli aveva indicato come salienti nella lingua che studia.
Il questionario - e la bibliografia sul problema ormai sterminata - in certo senso allora una
macchina per osservare, manipolandola, la realt, una macchina per trovare soluzioni scientifiche,
ammesso di conoscerle gi: anzi, come appare da parte della riflessione sull'inchiesta sul campo del
novecento, il questionario la misura della scientificit dell'inchiesta: consigli e indicazioni sulla sua
costruzione sono comunissimi, e inducono a considerare tutti gli altri fattori presenti nell'interazione
dell'inchiesta come elementi di disturbo. Questo porta in effetti ad una enfatizzazione dello strumento con
il quale si lanciano gli stimoli, appunto il questionario, perch garantisce laffidabilit della reazione,
ovvero della risposta, e dunque ad affermazioni assolute e teorizzanti quali nicht der Interviewer, der
Fragebogen mu schlau sein [Schmidtchen in Atteslander 1987/88: 941]. Caso particolare l'inchiesta
tramite traduzione, cui si accenner fra poco.

9. Dato tutto ci, ossia da un lato lo statuto particolare dell'esempio all'interno della linguistica, e tuttavia
dall'altro la sostanziale simmetria (quanto a presenza di piani di interposizione teorici fra studioso e
realt) fra procedimenti escussivi per rinvenimento e verifica, andr anche notato che se tuttavia noi
chiediamo verifiche, ossia chiediamo all'informatore giudizi sui dati virtuali che abbiamo costruito, un
ulteriore diaframma interpretativo si interpone fra la cosiddetta realt esterna e il suo riflesso all'interno
del nostro programma di ricerca. In questi casi, cio, il peso della nostra teoria impone all'interlocutore di
misurarsi direttamente anche con le nostre teorie da ricercatore, che gli vengono in qualche modo rese
esplicite; e ci rende necessario per le due parti contrattare, per cos dire, una base teorica comune e
accettabile per ottenere dati correttamente interpretabili (nodo 12).
Prendiamo per esempio il giudizio di grammaticalit (ovverossia, in termini non linguistici - quelli
che pertengono all'intervistato, di correttezza, meno spesso di comprensibilit), che alla base di
molte costruzioni teoriche della linguistica moderna, e che richiede di saper fare delle distinzioni

oggetto di spiegazione; nella prima io posso costruire enunciato che dichiaro inammissibili nelle regole della seconda: ci arriva
molto vicino a quello che in logica noto come il paradosso del mentitore.
linguistiche anche molto fini: possibile infatti che il locutore da noi sollecitato distingua fra grammaticale o
non grammaticale non gi sulla base delle forme linguistiche che egli produce e che potrebbe produrre (cos
come gli richiederebbe la nostra teoria), ma sull'accettazione o meno di tali forme da parte della
Grammatica Ufficiale, di scolastica memoria: e che dunque giunga a rifiutare esplicitamente forme che in
realt lui stesso produce spontaneamente, perch sanzionate dalla grammatica insegnata ed esplicita. il
caso, fra gli altri, di una parlante nativa di francese parigino38, cui era stata richiesta la traduzione di una
serie di frasi negative; frasi che venivano da lei prodotte in quell'occasione, come da manuale, realizzando
rigorosamente sempre la negazione preverbale, sul tipo di je ne mange pas le jambon, je n'aime pas a.
Sollecitata poi esplicitamente sull'ammissibilit di frasi negative senza negazione preverbale (il ricercatore
in sostanza chiedeva frasi del tipo: ma si pu dire: j(e) mange pas ce soir) la risposta stata: ah, mais c'est pas
du franais: moi j'le fais pas: come si vede senza realizzare la negazione preverbale: attualizzando cio il
costrutto che contemporaneamente veniva negato sulla base di un giudizio di grammaticalit. Se dunque ci
si fosse fermati al solo giudizio esplicito da parte del parlante, in questo caso almeno non avremmo avuto
accesso al livello della sua competenza linguistica, appunto per il duplice significato che un tale concetto,
comunque sia posto, pu assumere fra interlocutori diversi.
In un'occasione come questa dunque il test di laboratorio rappresentato dalla frase-esempio ha
fatto presa su un diverso livello di riflessione metalinguistica rispetto a quello che avrebbe voluto
sollecitare: e se tali episodi sono macroscopici, molti altri rischiano di passare inosservati, appunto perch
non viene riconosciuta la necessit di un accordo fra gli interlocutori sul piano cui ci si deve riferire nella
proposta e nella valutazione dell'esempio. E in effetti anche chiedere si pu dire o non si pu dire in
sostanza significa stimolare nell'interlocutore criteri di valutazione molto diversi fra loro: di ordine
stilistico, cio, o sociolinguistico, o strutturale; e il piano cui il ricercatore si vuole riferire pu non essere
individuato o condiviso da colui che portatore della normale competenza linguistica.
Va qui probabilmente anche solo un'osservazione di passaggio sull'inchiesta tramite traduzione,
assai frequente nel lavoro sul campo, soprattutto di tipo dialettologico (esempio: come si dice castagna qui
da voi?) e che merita un cenno a se stante. infatti una procedura che si pu ritenere si trovi a met
strada fra le tecniche di investigazione libera e quelle a test, che fanno leva sull'utilizzo dell'esempio (tipo:
si pu dire vengo mica da queste parti?). dunque sempre particolarmente delicata da trattare: una
richiesta di traduzione a maglie molto stretta (singoli items lessicali o brevi frasi marcate) in realt molto
vicina nello spirito alla ricerca per verifica, dal momento che condiziona fortemente il tipo di dato che cos
viene ottenuto dall'informatore. Tipi di traduzione pi lasca o maggiormente contestualizzata possono
invece effettivamente avvicinarsi di pi alla procedura per rinvenimento cui si alludeva sopra, ed perci
che un tale tipo di inchiesta si trova al nodo 3, fluttuante a met fra i due paradigmi.

37 Si noti comunque che gi la frammentazione dalla catena parlata indispensabile per la costruzione e l'uso dell'esempio
un'assunzione teoretica di per s.
38 B.B. (curiosamente), che vorrei ringraziare per la sua disponibilit.
10. Il metodo valutativo che abbiamo fin qui visto consiste nel fabbricare degli esempi di produzioni
linguistiche possibili e poi testarli sulla competenza di un parlante esterno: quella che si pu chiamare
verifica immediata (nodo 7), procedura che ha in fondo molto in comune con la ricerca per raccolta
illustrata nella parte sinistra dello schema. Resta per il caso, molto interessante, del test con
autovalutazione, che presenta caratteristiche che lo rendono per certi aspetti profondamente diverso dalle
tipologie accennate sopra. Anche in questo caso, in effetti, il ricercatore crea gli esempi virtuali: solo, li
valuta lui stesso, passando oltre e in qualche modo evitando il problema dei filtri esterni, ma fatalmente
raddoppiando il ruolo dei propri filtri (impliciti ed espliciti). Anche con questa procedura tuttavia non ci si
sottrae ad un confronto verso dell'esterno; questo avviene per pi tardi, alla pubblicazione dal lavoro,
configurando cos una sorta di verifica differita (nodo 8). questa per una verifica che avviene con
modalit particolari, anche per il tipo di interlocutore chiamato in causa con la prova di laboratorio: il test
di laboratorio infatti affidato alle reazioni dei colleghi appartenenti alla medesima comunit scientifica di
fronte agli esempi proposti. Dei lettori qualificati, dunque, nel migliore dai casi, o anche pi generalmente
a coloro i quali in quella data situazione sociale detengono il potere di sancire l'accettazione o meno di una
determinata teoria39.
Il punto che si vorrebbe mettere qui in risalto, allora, che anche in questo caso il ricercatore non
da solo e non si nega al confronto con qualcosa fuori da lui, sia pure in forma differita: ossia, anche la
reazione del pubblico, pur cos artificialmente ristretto, costituito dalla comunit scientifica rappresenta
una verifica, un controllo delle teorie del ricercatore; e questo controllo - o se si vuole il risultato del test
di laboratorio - avviene appunto tramite i dati (gli esempi) che chi scrive fornisce. L'esempio scritto,
inserito in un'opera di tipo linguistico, d in sostanza alla comunit scientifica la possibilit di ripetere ogni
volta, ad ogni lettura della dimostrazione, ossia del testo, l'esperimento rappresentato dall'esempio.
Ora, anche in questo caso, come in tutti gli altri visti sopra, il controllo e il confronto avvengono
sulla base delle teorie, esplicite e implicite, soggiacenti ai lettori ideali dell'opera linguistica (nodo 13), la cui
influenza non pu in nessun caso essere evitata. Consideriamo ad esempio il caso di un morfologo che
volesse riflettere, poniamo, sull'accordo fra soggetto e persona verbale in latino: in questo caso lo studioso
pu sostanziare le sue argomentazioni a favore dell'accordo con degli esempi; come fa Prisciano nel VI
secolo, quando propone forme come ego facias, tu facio, glossandole poi come nemo dicit40 O anche,
introducendo esplicitamente il ragionamento,

39 Kuhn [1962 (1979), in part. 193-208]. Ricordo, solo per un esempio di sanzione non demandata a linguisti di teorie linguistiche,
le vicende della scuola marrista e pi in generale sovietica dagli anni '30 sino agli anni '50, di cui fa una sanguigna descrizione
Tagliavini [1936: 324-352], e per cui resta fondamentale Lepschy [1989: 387-391] con ampia bibliografia.
40 GL III, 201 [Prisciani grammatici csarensis institutionum grammaticarum libri XVIII - liber XVII].
voces tertiae pronominum person per se sic verbis prim et secund person non possumus
copulare. nemo enim dicit "ille facio" et "ille facis", nisi addas et pronomina primam et secundam
demostrantiam personam [GL III, 205].

Si noti il procedere argomentativo e l'uso dell'esempio come prova, come laboratorio: Prisciano costruisce
un test per il lettore, per il cui tramite gli chiede di riconoscere l'accordo della seconda e terza persona (fra
l'altro contestualizzando l'esempio, ammettendo cio che in particolari costruzioni testuali possono stare
vicini, ma senza reciproca relazione, poniamo, ille e facio). Come si vede, qui Prisciano si serve di un
antiesempio per corroborare la sua teoria: una frase come ego facias linguisticamente impossibile, dice il
grammatico, e tuttavia si pu enunciarla. Quello per che qui importa soprattutto rilevare, ai fini del
discorso classificatorio sul dato che stiamo conducendo, che in ogni caso la teoria esplicita di Prisciano41
secondo cui il verbo si accorda nella persona al soggetto grammaticale verificata se i suoi lettori
concordano con i suoi nemo dicit, e falsificata se non lo fanno. Proprio in questo senso l'esempio scritto nel
corso di una trattazione un laboratorio: il mancato accordo del lettore sui nemo dicit (ossia l'ammissione
da parte di un esterno che si pu dire, sia pure in contesti ristretti, un tu facio o un ille facis) falsifica la teoria
di Prisciano, fa fallire l'esperimento di laboratorio che Prisciano conduce. Tramite questa prova, e a suo
modo, anche l'autovalutazione si apre al confronto, e si apparenta al test per verifica visto poco fa.
In un caso simile possono, anche in questo laboratorio dell'autovalutazione con verifica differita,
sorgere problemi di teorie soggiacenti in conflitto. Prendiamo l'Appendix Probi: il suo esempio auricula, non
oricla42 avrebbe probabilmente, nelle intenzioni dell'ignoto grammatico, voluto testare un'impossibilit
simile a quella di Prisciano, ovvero di tipo strutturale, grammaticale (cio, dice l'Appendix, attenzione che
il latino funziona cos, se volete parlare latino dovete dir cos; in latino oricla non esiste): ma l'accordo del
lettore, anche dotto, se mai ci fu, si basato invece su considerazioni di tipo sociale o stilistico, e non gi
strutturale: in et tardoantica in effetti a multis oricla dicitur, per usare una formulazione che a Prisciano
sarebbe piaciuta; solo, la parola non adatta per i discorsi ufficiali o per lo stile elevato. L'esempio
dell'Appendix Probi stimola la competenza comunicativa del parlante e le teorie ad essa soggiacenti, quello
di Prisciano la competenza grammaticale - ma, con ogni probabilit, erano entrambi originariamente
destinati alla verifica sullo stesso tipo di competenza.

11. Ma quale che sia la modalit di rinvenimento del dato o della sua verifica, nelle diverse forme cui si
accennato in queste pagine, comune in ogni caso la dialettica che si instaura nelle diverse pratiche
scientifiche tra esempio, antiesempio e controesempio. Ogni dato, ogni volta acquisito o creato, svolge
una di queste tre funzioni all'interno del paradigma teorico che soggiace al singolo lavoro di ricerca:
esempio ed antiesempio sono infatti tali solo in relazione a qualcosa, ovvero nell'ambito di una teoria gi

41 Beninteso, Prisciano, a suo dire, descrive la grammatica del latino; ma se utilizza l'esempio sussume una teoria esplicita da
dimostrare, nel nostro caso l'accordo grammaticale nella persona verbale.
formata; costituiscono, come gi notava Auroux, un tipo, cio assurgono a rappresentante della classe di
dati che quella teoria riesce a prevedere. Ad esempio, al di fuori di una teoria che preveda l'evoluzione
romanza in e di latino, delle emergenze linguistiche come fek 'fuoco', o lan'tsel 'lenzulo', o ew 'uovo' non
sono n dati n esempi di alcunch, e rappresentano semmai elementi della classe dei lessemi possibili in
una determinata variet43. Cos anche per l'antiesempio, che, per sua stessa definizione, possibile solo
all'interno di una determinata teoria. Come si notava sopra, al contrario il controesempio qualcosa che la
teoria (ancora) non prevede, ma che tuttavia pu comprendere/formulare (come potrebbe essere, accanto
alle parole ossolane citate sopra, un'emergenza come pjc 'pidocchio', che non rispetta la teoria ma che non
le in netta contrapposizione44) e che dunque impone alla teoria stessa un ampliamento o pi o meno
profonde rettificazioni.
Nessun dato tuttavia ricopre de iure una di queste funzioni: al contrario queste gli vengono di volta
in volta attribuite nella dialettica che si instaura fra differenti teorie o, in modo forse pi insidioso,
attraverso le diverse fasi vitali proprie dello svilupparsi di ogni scuola scientifica45. Si prenda il caso di
Salvioni, come eponimo di una (grande) linguistica sul campo che opera all'interno di una teoria gi molto
strutturata, quella che con Kuhn possiamo chiamare una situazione di scienza normale46. Nei suoi lavori
l'esempio spesso unico, o comunque raggruppato in classi omogenee, e corrisponde pi o meno ad una
affermazione simile a per queste evoluzioni storiche non ho trovato nulla che contraddica alla teoria;
l'eventuale presenza di controesempi, al contrario, deve essere trattata in modo assai pi specifico - ci si
aspetta cio che l'autore faccia il possibile per citare tutti i controesempi attestati - e la loro esistenza va
maggiormente determinata nelle coordinate fondamentali della scienza (nel caso della dialettologia
neogrammatica le variabili ritenute pertinenti dalla teoria in questione sono sostanzialmente spazio e
tempo)47. Ma proprio perch lavora in una temperie di scienza normale, Salvioni tende a relegare questi
controesempi non del tutto omogenei con la sua teoria - e purtuttavia non ad essa completamente
incommensurabili, alla periferia del sistema, ossia nel suo caso alla periferia geografica: in luoghi lontani e
privi di comunicazione, per i quali la teoria si aspetta gi comportamenti linguistici in parte devianti.

42 GL IV, 38 [Probi Donati Servii qui feruntur De arte grammatica libri - Appendix Probi]. Cos come, fra gli altri, pauper mulier non paupera
mulier (esempio-laboratorio di tipo morfologico).
43 Si noti come invece all'interno di una teoria l'esempio, surrogato del dato, scelto per illustrare al meglio un fenomeno e al
contempo una regola.
44 Di fatto un esito /e/ non incompatibile, nell'area, con un esito //, se anzi non lo presuppone. Cfr. per l'area Petrini [1988:
94-99], [1998: 76-89].
45 Ricordiamo solo il caso delle diverse fasi che ha attraversato e attraversa una teoria strutturata come la grammatica generativa,
da teoria standard, a standard estesa; a teoria X-barra, a government and binding, al programma minimalista e
quant'altro.
46 Kuhn definisce scienza normale quelle fasi di una disciplina scientifica durante le quali predomina un determinato paradigma,
che risulta ampiamente condiviso dalla comunit degli scienziati. Durante questa fase (fino a quando cio il paradigma operante
non sar sostituito in maniera rivoluzionaria da un altro) essa si sviluppa effettivamente secondo quel modo di procedere lineare
e cumulativo che stato attribuito al complesso dello sviluppo scientifico [Corbetta 1999: 18]; nulla di male n di diminutivo,
dunque - una fase di crescita della conoscenza caratterizzata dalla mancanza di scossoni, in cui il compito che la scienza si auto
attribuisce rivolt[o] all'articolazione di quei fenomeni e di quelle teorie che sono gi fornite dal paradigma [Kuhn 1962 (1979):
44] e dal tentativo di esplicitare al massimo le potenzialit del paradigma stesso.
47 Cfr. almeno Salvioni [1886, 1899, 1907].
Altri avrebbero potuto usare, e hanno usato, questi stessi dati per scardinare o sovvertire
profondamente la teoria stessa: penso alla contemporanea nascita, per tracollo del sistema, della
linguistica geografica, a Gilliron, a Jaberg, allo stesso Terracini. Nulla infatti impone dall'esterno di
utilizzare un dato in un senso o nell'altro: cosa gi nota in ambito epistemologico, la fallacia del mito
dell'exeprimentum crucis, ovvero della prova risolutiva che permetterebbe di falsificare definitivamente una
certa teoria. Anche perch rimane sempre aperta (e in effetti molto attuata) la possibilit di considerare
che il controesempio chiami direttamente in causa solo la periferia della teoria, e che quest'ultima pu
sempre essere salvata con opportuni ampliamenti o aggiustamenti (come, nell'esempio ossolano visto
sopra, una versione allargata che considerasse esiti normali di latino entrambi /e/ ed // (e /w/, //,
/o:/ e altri ancora per tante periferie geografiche diverse, cfr. Rohlfs [1949 (1966), 106-127]). Non
dimentichiamo che Galileo non riusc a portare nessun controesempio cui i tolemaici non potessero
rispondere con degli opportuni aggiustamenti teorici, nel loro caso l'aggiunta o modificazione di epicicli e
deferenti48, e che dunque a tutt'oggi nulla, se non la praticit e l'eleganza, ci impedisce di professarci
aristotelici. Allo stesso modo nulla obbligava quelli che poi sarebbero diventati i capiscuola della
geolinguistica a non continuare ad accettare gli aggiustamenti periferici proposti dalla teoria
neogrammatica per spiegare certi fastidiosi fenomeni di microvariazione; gli studiosi non erano cio
necessitati a decidere che quei fenomeni che la teoria indicava loro come controesempi erano in realt
degli antiesempi: ovvero dati impossibili a pensarsi all'interno della teoria neogrammatica in quanto
strutturalmente non in grado di rendere conto delle microvariazioni.
E in effetti il rendere conto della microvariazione non faceva parte del programma scientifico
della scuola neogrammatica: gli interessi di questi studiosi erano tradizionalmente - e legittimamente -
rivolti altrove; ed stato un atto arbitrario, anche se fecondo di risultati nuovi ed interessanti, quello di
portare questi dati strani nel cuore stesso della teoria e di considerare che i controesempi riguardanti
questa fascia di fenomeni andavano trattati come spie della necessit di una revisione totale. Una tale
dialettica alla base di qualsiasi evoluzione del pensiero scientifico, come sarebbe facile mostrare
prendendo spunto anche da altri ambiti pur all'interno della nostra disciplina. Si potrebbe forse tentare
addirittura una tassonomia delle diverse scuole a seconda del tipo di impossibilit che sono disposte a
considerare, o, detto altrimenti, del tipo di dati che sono disposte a trattare come antiesempi.
Ripensiamo ai diversi tipi di impossibilit del controesempio messi in luce dall'Appendix Probi e da
Prisciano: sul fatto che nemo dicit ego facias l'accordo totale, in effetti nessuno lo dice: anzi, necessario,
all'interno della teoria del latino che non si dica. E tuttavia nemo dicit, anche, poniamo, turpem mulierem amo:
ma questo nemo una negazione di possibilit, non di necessit: non mi conviene, non mi capita di amare
una donna sconcia, deforme, infame - ma non teoreticamente impossibile che accada, come insegna
molta letteratura d'appendice; il nemo dicit in questo caso nega entit diverse. E allo stesso modo il non di

48Tanto pi che nelle sue primissime fasi di elaborazione la meccanica copernicana permetteva calcoli meno precisi di quella
tolemaica, anche se pi eleganti. Cfr. Kuhn [1957 (1972)].
auricola non oricla un non di possibilit: tanto vero che di fatto oricla si detto (sempre di pi), e ego facias
no, in nessuna lingua che possa mai essere derivata dal latino. I due tipi di impossibilit nel controesempio
rispondono cio a criteri differenti, e richiedono dal parlante un'accettazione di tipo diverso; ma non per
questo, nel loro ambito, non altrettanto cogenti.
Una teoria della competenza comunicativa nelle discipline linguistiche prescrive assolutamente
che, poniamo - e absit iniuria verbo - il presidente del Consiglio dei Ministri nella pienezza delle sue funzioni
non dice cazzo in Parlamento riunito in sessione plenaria: questo impossibile, nemo dicit. Eppure, come
molti ricorderanno, quello che successo all'On. Lamberto Dini, in una nota seduta parlamentare.
Dunque questo un caso di impossibilit alla Appendix Probi: che cio si verifica, anche se, e ne prova il
fatto che ci si ricordi di questo episodio a distanza di anni, costituisce una severa violazione di regola;
d'altra parte, lo stesso Presidente del Consiglio non avrebbe potuto pronunciare un io fai, n in sessione
plenaria n all'osteria con gli amici. Si potrebbero con questa strada individuare alcune discipline
centrali, che intendono spiegare solo la competenza del parlante, e per cui le condizioni sono vere
sempre: una frase agrammaticale sempre agrammaticale, laddove una fallacia sociolinguistica o pragmatica
lo a particolari condizioni. Il dato linguistico, per queste discipline centrali, se si ricorda la discussione
in apertura, sarebbe costituito allora dalla sola competenza linguistica del parlante. D'altro canto ci sono
discipline che sono disposte ad ammettere fra i propri dati anche fenomeni che non si riferiscono
unicamente alla competenza linguistica, bens alla competenza comunicativa dell'intervistato, che
comprende in effetti regole su che cosa si pu o non si pu dire in senso sociale, oltre a un buon numero
di informazioni cosiddette di enciclopedia.
La distinzione per non cos agevole, come abbiamo osservato a proposito della negazione in
francese, dove competenza linguistica (per la quale si pu dire je mange pas le jambon e competenza
comunicativa (per cui invece questo al ricercatore non si pu dire) sono in conflitto, a causa di diverse teorie
soggiacenti. E in pi pare pericolosa, oltre che epistemologicamente percorribile con difficolt una strada
che indichi alla linguistica di limitare i propri interessi centrali a discipline che ammettano antiesempi
impossibili, alla Prisciano. Lo si spesso fatto, e lo si fa tuttora in alcune branche di studio che si
autodefiniscono esclusive, o comunque centro, hard core, perno delle discipline linguistiche, e che si
vedono attorniate da molte iniziative diremo paralinguistiche: ma necessaria cautela nel mantenere in
maniera piuttosto rigida una suddivisione fra un centro linguistico e una periferia, perch si rischia di
fornire un troppo facile serbatoio in cui relegare i controesempi e i fenomeni che non sono ben compresi
nella/dalla teoria, respingendoli ogni volta verso la periferia. Che, in un cero senso, quello che faceva
Salvioni, valendosi di una periferia non gi epistemologica, come quella qui delineata, bens geografica: il
controesempio, lungi dal mettere in discussione la teoria, relegato allo status di particolarit di quel
paesino, di quel dialetto curioso. Cos come la variazione, immanente ad ogni atto di lingua, e il fatto che
nel parlare si faccia ricorso ad elementi che poco si spiegano nel sistema, relegata epistemologicamente
al rango di parole, di performance, di evenienza di quell'atto linguistico curioso.
Beninteso, la pratica delimitativa scientificamente correttissima e anzi benvenuta, se funzionale
alla ricerca sulle potenzialit euristiche della teoria, al test di verificazione o falsificazione della teoria
stessa; ma ci, se condotto troppo spregiudicatamente rischia di aumentare a dismisura la pressione
osmotica dei dati fastidiosi, il che porta presto o tardi alla nascite di nuove teorie pi comprensive ed
eleganti (anche la moltiplicazione di epicicli e deferenti, maggiori e minori, e di eccentrici e variabili e cos
via ha portato alla revisione copernicana); mentre spesso la capacit di assumere in pieno la capacit
destrutturante dei dati fastidiosi ad aprire la via alle revisioni teoriche pi interessanti: anche da qui sorge
l'importanza, ritengo, di una migliore comprensione di che cosa si nasconda dietro l'espressione dato
linguistico.

Appendice: tabella di riferimento


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