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Nel repertorio classico napoletano ci sono delle canzoni che sono degli autentici

gioielli semi-nascosti. Una di queste certamente Uocchie carraggiunate una


canzone che non tutti conoscono almeno non quanto le pi famose ma che di una
bellezza unica. Ripeto: un vero gioiello.
Fu scritta da un giovane avvocato napoletano di nome Alfredo Falcone Fieni nel
lontano 1904; un periodo della storia in cui a Napoli si mangiava pane e poesia
tanto
che anche le persone comuni si scoprivano poeti.
Napoli (Piazza Spirito Santo) agli inizi del novecentoLa leggenda vuole che il
giovane avvocato fosse perdutamente innamorato di una bella fanciulla di nome
Concetta. Un giorno Alfredo era seduto a un tavolino del Caff di notte e giorno;
chiss, forse era l solo nella speranza di veder passare la sua Concetta. Arso dal
sentimento prese allora carta e penna e scrisse, seduta stante, quei magnifici
versi. E l dedic ovviamente alla sua Cuncettina; soprattutto ai suoi bellissimi
occhi grandi e neri.
Che lavvocato fosse innamorato perdutamente non stentiamo a crederlo, la cosa
trasuda da ogni suo verso: del resto certi capolavori possono venir fuori soltanto
se
partoriti da una esperienza di vita realmente vissuta dallartista.
Uocchie carraggiunate una canzone dolcissima, ma al tempo stesso carica di
passione e sensualit. Un elogio a quella parte del corpo che molti definiscono
come lo
specchio dellanima: gli occhi.
Occhi belli e lucenti pi delle stelle, dice il poeta, e neri pi del nero stesso:

Stuocchie ca tiene belle,


lucente ccchi de stelle,
s nire cchi do nniro
s comma duje suspire

Ma sentite i versi successivi:

Ogne suspiro coce,


ma tene o ffuoco doce
e, comme trase mpietto,
nun mme d cchi arricietto.

Semplicemente meravigliosi! Dirompenti nella loro forza descrittiva di quel


particolare stato dellanimo umano che va sotto il nome di innamoramento. Perch
quando
si innamorati si soffre sempre e comunque, ma in tutto larco di una vita quei
momenti restano i pi belli in assoluto.
Per Alfredo gli occhi di Cuncettina sono talmente espressivi che gli sembrano
dotati di parola; di fronte ad essi non c bisogno di aggiungere alcuna parola;
impossibili da dimenticare.

E chi ve p scurd,
uocchie carraggiunate
senza parl?
Senza parl?
A me guardate s
e stteve nu poco,
comme dichi
comme dichi
comme vogli!

Uocchie carraggiunate stata cantata dai pi grani interpreti dellepoca e degli


anni a venire. In particolare, dobbligo ricordare linterpretazione del cantante
Gennaro
Pasquariello che a detta del celebre pittore e scultore Umberto Boccioni (uno dei
principali teorici ed esponenti del movimento futurista) aveva il merito di
cantarla
come nessun altro.
Scena dalla commedia GennarenielloE poi pare che fosse la canzone preferita di
Eduardo de Filippo. La ritroviamo infatti in Gennareniello commedia scritta dal
grande
commediografo napoletano nel 1932. La storia quella di uomo il cui poetico cuore
proprio non si rassegna al grigiore della vecchiaia e che proprio per sfidare il
tempo sinnamora della sua bella e giovane dirimpettaia. In una scena della
commedia Gennareniello dedica alla ragazza una serenata cantandole una bellissima
canzone damore napoletana: Uocchie carraggiunate.
La bellissima melodia di questa canzone fu scritta da Rodolfo Falvo, autore della
musica di canzoni come Tarantelluccia, Guapparia e Dicitencello vuie. E probabile
che Alfredo chiese di musicare quei versi con la speranza di conquistare il cuore
della sua amata. E ci riusc. I due giovani, infatti, si sposarono e dal loro amore
nacquero ben cinque figli; a quei tempi non si facevano economie in fatto di prole.
Purtroppo, per, la loro storia ebbe un finale drammatico. Il poeta avvocato mor
infatti suicida: si lanci da un balcone del Primo policlinico di Napoli dove era
stato ricoverato. Identica sorte che tocc ad Enzo Fusco nel 1951 ammalato di
tumore. Anche lui si suicid gettandosi dalla finestra della sua camera; nello
stesso ospedale. Ironia del fato, Enzo Fusco aveva scritto i versi di Dicitencello
vuie sulla musica dello stesso Rodolfo Falvo.