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1 IL CAMPO ELETTROSTATICO

1.1 Propriet delle cariche elettriche


La capacit di alcuni materiali come lambra, una resina naturale, o il vetro quando strofinati
sulla lana di attrarre piccoli pezzi di carta era nota sin dallantichit. Platone, nel 4 secolo a.C.
considerava lorigine di tali effetti simile a quella dei fenomeni magnetici. Nel 1 secolo a.C.
Lucrezio ipotizzava che la resina strofinata emetteva dei fluidi in grado di rarefare laria per cui
laria pi densa tendeva a spingere i corpi verso il vuoto parziale prodotto da tali fluidi. Plutarco,
nel 1 secolo d.C. credeva che il fluido emesso dalloggetto strofinato allontanasse laria intorno ad
esso cos, quando laria colpiva un corpo leggero posto nelle vicinanze vi rimbalzava e risucchiava
il corpo verso loggetto strofinato. Plutarco osserv inoltre che la natura di questi effetti doveva
essere dissimile da quella dei fenomeni magnetici poich mentre la magnetite sembrava attraesse il
solo ferro, lambra strofinata attrae differenti oggetti purch leggeri.
Allinizio del 16 secolo si sapeva che oltre allambra ed al vetro altri
materiali manifestavano analoghi comportamenti. Nel 1600 William Gilbert,
medico personale della regina Elisabetta I, nel suo libro De Magnete
compil una lista dei materiali allora noti che godevano di tale capacit e
introdusse laggettivo elettrico per indicare questa classe di fenomeni, dal
nome greco dellambra, x ; in particolare Gilbert formul una
teoria che giustificava questo fenomeno, detto di elettrizzazione per strofinio,
ipotizzando che per effetto del riscaldamento dei corpi a causa dello
strofinio, veniva emesso dal corpo un fluido che aveva la capacit di attrarre
gli oggetti leggeri posti nelle vicinanze. Per provare tale ipotesi Gilbert
effettu molteplici esperimenti e verific tra laltro che la forza di attrazione
elettrica diminuisce col crescere della distanza; tale propriet fu giustificata William Gilbert

affermando che il fluido elettrico tendeva a disperdersi con la distanza e di


conseguenza i suoi effetti si affievolivano allontanandosi dal corpo elettrizzato. Gilbert non cerc
azioni elettriche di tipo repulsivo e probabilmente per tale motivo non le trov e inoltre non osserv
neanche effetti attrattivi reciproci, cio egli assunse che i corpi elettrizzati erano in grado di attrarre
degli oggetti ma tali oggetti non attraevano i corpi elettrizzati, ci derivava probabilmente dal fatto
che il principio di azione e reazione fu formulato da Newton circa 100 anni
dopo. Le teorie che ritenevano laria il vettore del fenomeno elettrico
furono smentite intorno al 1675 quando Robert Boyle, utilizzando una
pompa a vuoto, prov che questi fenomeni persistevano allassenza
dellaria; Boyle inoltre verific che lazione elettrica sui corpi era
reciproca. Riprendendo gli esperimenti di Gilbert, nel 1629 il gesuita
ferrarese Niccol Cabeo per primo osserv la presenza di effetti elettrici di
tipo repulsivo.
Nel 1729 Stephen Gray, un pensionante di un istituto caritatevole
inglese scopr che il fenomeno dellattrazione elettrica di piccoli corpi
poteva manifestarsi allestremit di una corda inumidita lunga varie decine
Copertina della seconda
di metri quando un corpo elettrizzato, come una bacchetta di vetro
edizione del De Magnete di strofinato, veniva posto a contatto con laltra estremit. Circa sessanta anni
W. Gilbert prima il tedesco Otto von Guericke, borgomastro di Magdeburgo,
1-2 Il campo elettrostatico

utilizzando una rudimentale macchina elettrostatica da lui


sviluppata, aveva osservato che dei pezzi di spago collegati
a questa macchina si elettrizzavano per tutta la loro
lunghezza, tuttavia egli non dedusse come Gray la
propagazione del fenomeno elettrico lungo gli spaghi. Gray
inoltre scopr che se la corda era sostenuta con fili metallici
gli effetti elettrici cessavano di essere trasmessi, mentre lo
Esperimento di S. Gray sulla conduzione elettrica
stesso non accadeva se le sospensioni erano fatte con
cordicelle di seta, cos dedusse che mentre i fili metallici
disperdevano le propriet elettriche, lo stesso non accadeva
per i fili di seta. Questa capacit fu descritta da un suo collaboratore, Jean Thophile Desaguliers
introducendo la terminologia dei conduttori e degli isolanti.
Nella prima met del 18 secolo lo scienziato francese Charles Franois Cisternay Du Fay
stimolato dai lavori di Gray inizi una metodica attivit di ricerca intorno alla fenomenologia
elettrica e partendo da un riesame storico dellattivit svolta dai suoi predecessori formul un
preciso programma di ricerca. Attraverso tale studio Du Fay verific che tutti i materiali, eccetto i
metalli potevano essere elettrizzati per strofinio deducendo che lelettricit una propriet della
materia; come altri prima di lui, Du Fay not che gli oggetti strofinati non sempre attraevano piccoli
corpi ma, in certi casi li respingevano. A partire da tale constatazione
realizz un esperimento in cui una sottile asta di legno imperniata come un
ago magnetico aveva fissata ad una estremit un pezzo di materiale resinoso
elettrizzato, avvicinando a questo un altro pezzo dello stesso materiale
elettrizzato osservava che il primo veniva respinto mentre un pezzo di vetro
elettrizzato lo attraeva. Da qui Du Fay dedusse che dovevano esistere due
tipi di elettricit che denomin elettricit resinosa ed elettricit vitrea e
propose una teoria secondo la quale i corpi non elettrizzati hanno i due tipi
di elettricit in uguale misura. Se due corpi posseggono lo stesso tipo di
elettricit si respingono mentre se posseggono tipi diversi si attraggono.
Infine verific che i metalli e gli oggetti bagnati sono buoni conduttori del
fenomeno elettrico mentre i materiali che si elettrizzano facilmente, come Charles Du Fay
Franois Cisternay

lambra o il vetro, non lo sono.


Durante tutto il 18 secolo furono sviluppate molteplici macchine elettrostatiche e linteresse
verso questi effetti si estese rapidamente anche alla gente comune, cos erano frequenti le
dimostrazioni pubbliche di tali fenomeni. Al di la dello spettacolo, lattenzione degli scienziati era
rivolta ai possibili impieghi di questi effetti e in questo periodo si ebbero i primi tentativi di
applicazione dellelettricit alla medicina. Probabilmente, nel tentativo di valutare gli effetti sulla
salute dellacqua elettrizzata, il canonico Ewald Jurgen von Kleist, in Pomerania, nel 1745 inser un
chiodo nel collo di una bottiglia riempita con acqua e con esso tocc il conduttore di una macchina
elettrica in funzione. Poi, dopo aver interrotto il contatto sfior con laltra mano il chiodo
avvertendo unintensa scossa. Nello stesso anno, indipendentemente, il ricercatore olandese Pieter
Van Musschenbroek a Leyda ripet il medesimo esperimento e
a questo dispositivo in grado di immagazzinare il fenomeno
elettrico fu dato il nome di bottiglia di Leyda. Tale dispositivo
fu successivamente migliorato disponendo dei fogli di materiale
conduttore sia allinterno che allesterno della bottiglia
ottenendo limmagazzinamento dellelettricit anche per alcuni
giorni.
Le pubbliche esibizioni del fenomeno elettrico attirarono
lattenzione di Benjamin Franklin nelle colonie dellAmerica
Carica di una bottiglia di Leyda attraverso del nord. Franklin ripet molti degli esperimenti ormai ben noti
una rudimentale macchina elettrostatica.
in Europa ma formul una teoria dei fenomeni elettrici dissimile
Il campo elettrostatico 1-3

da quella di Du Fay. Egli ipotizz che nello strofinio tra due corpi non vi
fosse creazione di elettricit ma ci che accadeva era che uno dei corpi
perdeva dellelettricit che laltro acquistava; pertanto secondo Franklin
c un solo tipo di elettricit anzich due. Franklin inoltre constat che
lelettricit si disponeva sui conduttori interno ed esterno della bottiglia di
Leyda in quantit uguali ma di segno opposto, ossia un conduttore
presenta un eccesso e laltro un difetto di elettricit. Attraverso tali
esperimenti Franklin arriv alla conclusione che il fulmine aveva natura
elettrica e per provare tale ipotesi caric una bottiglia di Leyda utilizzando
lelettricit immagazzinata nelle nubi durante
un temporale facendo uso di un aquilone
Benjamin Franklin
trattenuto da un filo metallico.
Nella seconda met del 18 secolo la fenomenologia relativa
allelettrostatica poteva considerarsi nota; secondo Du Fay si riteneva
che esistessero due tipi di cariche, una positiva e laltra negativa
oppure, come sosteneva Franklin la carica era di un solo tipo e poteva
essere aggiunta o sottratta ad un corpo inizialmente neutro. Era nota la
conservazione della carica, cio che la somma delle cariche positive e
negative si mantiene costante. I materiali potevano essere distinti in
conduttori, nei quali il fenomeno elettrico si spostava liberamente e in
isolanti. Infine era noto che cariche dello stesso tipo si respingono e
cariche di tipo diverso si attraggono e inoltre si sapeva che la forza di Riproduzione dellesperimento di
B. Franklin per lo studio del-
attrazione o di repulsione diminuisce di intensit con la distanza tra i lelettricit atmosferica
corpi carichi.
Nel 1788 Charles Augustin Coulomb, un ingegnere francese, servendosi
di una bilancia a torsione da lui realizzata circa nove anni prima, verific
che la forza di attrazione o di repulsione tra due corpi carichi puntiformi
dipende dallinverso del quadrato della distanza tra i corpi. La bilancia di
torsione costituita da una leggera sbarretta isolante alle cui estremit sono
collocate due uguali sferette metalliche; questa sbarretta sospesa tramite
un lungo filo sottile e, in assenza di forze, la sbarretta si dispone in una
certa posizione di equilibrio. Se una delle due sferette viene caricata ed
avvicinata ad unaltra pure carica, la forza elettrica agente sulla sferetta
mobile determiner la rotazione della sbarretta fino a quando la torsione del
Charles Augustin Coulomb filo equilibrer la forza agente. Siccome il filo sottile, lazione di una
debole forza sulla sferetta mobile in grado di determinare una notevole
deviazione della sbarretta rispetto alla posizione di equilibrio originaria e langolo di rotazione
risulter proporzionale a tale forza. Utilizzando diverse quantit di carica e
variando la distanza tra le sferette Coulomb verific la legge ora nota col
suo nome.
A partire dalla formulazione della legge di Coulomb la fenomenologia
elettrica nota divenne classificabile attraverso uno schema teorico di
carattere generale e contemporaneamente si aprirono nuove direttrici di
indagine guidate da tale schema.
Con la scoperta dellelettrone attraverso la determinazione del rapporto
tra la sua carica e la sua massa da parte di Joseph John Thomson nel 1887 e
lidentificazione dellatomo come componente fondamentale della materia
fu possibile fornire una spiegazione della fenomenologia dellelettrizzazione
per strofinio. In corrispondenza dello strofinio della bacchetta con un panno Bilancia a torsione per la
di lana alcuni elettroni della bacchetta sono strappati dallazione abrasiva e verifica della legge di
vengono trasferiti al panno. Pertanto la bacchetta acquisisce una carica netta Coloumb
1-4 Il campo elettrostatico

diversa da zero. Nel 1909 il fisico americano Robert Millikan verific sperimentalmente che la
carica elettrica si presenta sempre in multipli interi di ununit fondamentale di carica e, ovvero la
carica che si osserva risulta quantizzata esistendo sempre in quantit discrete. Pertanto la carica q di
un corpo si pu sempre esprimere come Ne , dove N un numero intero. In particolare un
elettrone ha carica e mentre un protone ha carica e ; un atomo neutro contiene lo stesso numero
di elettroni e di protoni.
Alla luce di queste considerazioni possiamo riassumere brevemente le propriet delle cariche
elettriche stazionarie:

1. Ci sono due tipi di cariche elettriche, con la caratteristica che cariche diverse si attraggono
mentre cariche uguali si respingono.
2. La carica si conserva.
3. La carica quantizzata.
4. La forza tra cariche puntiformi inversamente proporzionale al quadrato della mutua distanza.

Il motivo per il quale originariamente si riteneva che i corpi metallici non potessero essere
caricati, ad esempio per strofinio, era dovuto al fatto che in tali materiali la carica si distribuisce
rapidamente in tutto il corpo; pertanto la carica che si determina sul corpo fluisce rapidamente verso
la terra attraverso la mano delloperatore. Solo nel 1778 il fisico olandese Jhon Ingenhousz mostr
che interponendo un apposito sostegno isolante tra il metallo e la mano veniva impedito questo
flusso consentendo la conservazione della carica sul corpo metallico. Cos vetro e resina sono detti
isolanti: In tali materiali la carica viene a localizzarsi in una regione del corpo e non si sposta;
viceversa, i metalli sono conduttori: la carica tende a ridistribuirsi rapidamente nel corpo.
Collegando attraverso un filo conduttore un materiale conduttore a terra (messa a terra) si agevola
il flusso delle cariche verso tale corpo che agisce, quindi, come una sorta di serbatoio infinito di
carica.
Un procedimento alternativo allelettrizzazione per strofinio, correttamente interpretato da Franz
Ulrich Theodor Aepinus nel 1759, prende il nome di elettrizzazione per induzione. Avvicinando un
corpo carico, ad esempio negativamente, ad una sfera conduttrice isolata neutra, la regione della
sfera pi prossima al corpo carico si carica di segno opposto mentre quella pi lontana si carica
dello stesso segno (di fatto gli elettroni della sfera neutra si spostano lasciando scoperta della carica
positiva). Se la sfera, anzich essere isolata connessa a massa, alcuni elettroni fluiscono verso
massa, per cui, interrompendo la connessione la sfera resta carica positivamente. Allontanando
successivamente il corpo carico, la carica della sfera si distribuisce uniformemente per effetto della
mutua repulsione delle cariche uguali.
Infine un isolante pu caricarsi per polarizzazione. Nelle molecole neutre i baricentri delle
cariche positive e negative in genere coincidono; tuttavia in presenza di un corpo carico i baricentri
si spostano caricando in modo non uniforme la molecola. Ci determina la formazione di una carica
indotta sulla superficie dellisolante. Una descrizione efficace di tale fenomeno fu proposta nel 1837
dal fisico inglese Michel Faraday.
Il campo elettrostatico 1-5

1.2 La legge di Coulomb


La legge che esprime lintensit della forza elettrica che si esercita fra due particelle puntiformi
cariche, rispettivamente di carica q1 e q2 , a riposo, poste alla mutua distanza r data dalla
relazione:

q1 q2
F k ,
r2

tale formula esprime la legge di Coulomb. La limitazione di tale legge alle sole cariche puntiformi
fu mostrata circa sessanta anni dopo la sua formulazione, da William Thomson. Lunit di misura
della carica il coulomb (C); per motivi di carattere pratico tale unit definita come la carica che
scorre in un secondo attraverso un conduttore percorso dalla corrente di un ampere ( 1C 1 A 1 s ).
La costante k che compare nellespressione della legge di Coulomb vale:

N m2
k 8.98 10 9

C2

e, per definizione risulta:

1
k ,
4 0

dove 0 prende il nome di costante dielettrica del vuoto ed pari a:

C2
0 8.85 1012 .
N m2

La carica libera pi piccola quella dellelettrone e risulta:

e 1.60 1019 C

cos 1C la carica di circa 6.2 1018 elettroni.

Esempio: Negli esperimenti didattici di elettrostatica le cariche coinvolte risultano essere solitamente molto minori di
1 C, ad esempio dellordine di 1 C, che corrisponde alla carica di circa 6.2 109 elettroni. Ad esempio, se questa
carica viene fornita ad un corpo di rame, siccome in 1 cm3 di rame ci sono circa 1023 elettroni, la carica di 1 C
determinata dalla variazione di un elettrone ogni 16000 miliardi circa. Nondimeno, dalla legge di Coloumb segue che
due corpi che posseggono tale carica interagiscono con una forza di circa 90 N quando sono posti alla distanza di 1 cm.
r
Vettorialmente, se r rappresenta il versore diretto da q1 a q2 , allora la forza F 21
elettrica esercitata su q2 per effetto di q1 (si veda la figura): r
r q2
1 q1q2
F21 r , (1.1) q1
4 0 r 2
1-6 Il campo elettrostatico

r
inoltre dalla terza legge di Newton segue che la forza agente su q1 per F 21
r
effetto di q2 :
q2
1 q1q2 1 q1q2
2
F12 r r F21 , r
q1
4 0 r 2
4 0 r F 12

essendo r r (si veda la figura). Se ci sono pi cariche, la forza tra una r r


F 21
coppie di cariche pu essere ricavata dalla legge di Coulomb e la risultante r q2
quindi la somma vettoriale delle forze dovute alle singole cariche; cio le F 12
forze elettriche obbediscono al principio di sovrapposizione. q1

1.3 Il campo elettrico


Lespressione (1.1), analogamente a quella della forza gravitazionale che descrive linterazione
tra due masse puntiformi, sottintende che lazione che si esercita tra due corpi carichi si manifesta
direttamente e istantaneamente senza alcun meccanismo di mediazione (azione a distanza). Nel
1846 Faraday, riprendendo le idee del gesuita slavo Rudjer Boscovich, ipotizz che le cariche
riempissero lo spazio circostante con unentit alla quale attribu il nome di campo. Pertanto in un
sistema di cariche elettriche, una carica contribuisce al campo in tutto lo spazio e, allo stesso tempo,
sensibile al campo risultante di tutte le altre cariche.

Si definisce vettore campo elettrico E il rapporto tra la forza F che agisce su una carica di
prova positiva q0 ed il valore di tale carica:

F
E , (1.2)
q0

questa grandezza si misura in N C . La carica di prova q0 deve essere sufficientemente piccola da



non perturbare la distribuzione di carica che genera il campo; cos, a rigore, E va definito come:

F
E lim ,
q0 0 q
0

sebbene il limite q0 0 risulti fisicamente privo di senso poich la carica pi piccola ottenibile
quella dellelettrone. Assegnata una carica puntiforme q posta a distanza r dalla carica di prova q0 ,
dalla (1.1) si ha:

1 qq0
F r ,
4 0 r 2

cos dalla relazione (1.2) segue che il campo elettrico prodotto dalla carica puntiforme q dato da:

F 1 q
E r ,
q0 4 0 r 2
Il campo elettrostatico 1-7

r
(si veda la figura in cui mostrato il vettore campo elettrico prodotto in E
corrispondenza di una carica di prova da una carica puntiforme positiva, in alto, r
e negativa, in basso).
q0
Come conseguenza del principio di sovrapposizione, se E1 , E2 , ..., EN sono i
campi prodotti da N cariche in un certo punto dello spazio, allora il campo +q
complessivo punto vale:
r r
E E1 E2 EN . E
q0
In particolare, per un sistema di N cariche puntiformi q1 , q2 , ..., qN , poste
-q
rispettivamente alle distanze r1 , r2 , ..., rN dal punto in cui stata posta la carica
di prova, si ha:

1 N
qi
E
4 0
r
i 1
2
ri
i

1.4 Distribuzioni continue di carica


Dq
Qualora la separazione fra le singole cariche di un certo insieme molto r
piccola rispetto alla distanza dal punto in cui si vuole calcolare il campo
elettrico, possibile considerare tale insieme come una distribuzione
continua di carica. Consideriamo pertanto una certa distribuzione di carica r
e valutiamo il campo elettrico in un punto P. Il contributo al campo di un
P
elemento q di carica :
r
DE
1 q
E r ,
4 0 r 2

dove r la distanza dellelemento q da P. In virt del principio di sovrapposizione, il campo


totale prodotto dallintera distribuzione di carica approssimativamente dato da:

1 qi
E
4 0
r
i
2
ri
i

dove qi rappresenta l i esimo elemento di carica che costituisce la distribuzione. Se la


separazione fra tali elementi piccola rispetto alla distanza dal punto P, la distribuzione pu
ritenersi continua, cos, nel limite qi 0 si ha:

1 q 1 dq
E lim 2 i ri r ,
4 0 qi 0 i ri 4 0 Q r 2

dove lintegrazione estesa a tutta la carica Q che costituisce la distribuzione. Allo scopo di poter
eseguire tale integrale si rende opportuno introdurre il concetto di densit di carica. In particolare,
se la carica distribuita in un volume si definisce:
1-8 Il campo elettrostatico

dq
,
dV

che prende il nome di densit di carica volumetrica e si misura in C m3 ; se distribuita su di una


superficie:

dq
,
dS

che prende il nome di densit di carica superficiale e si misura in C m 2 ; infine, se la carica


distribuita lungo una linea si definisce:

dq
,
dl

che prende il nome di densit di carica lineare e si misura in C m . Qualora una carica Q
uniformemente distribuita in un volume V o su di una superficie S o lungo una linea l, allora si ha,
rispettivamente, Q V o Q S o Q l .

Esempio: (Campo elettrico prodotto da una bacchetta carica).


Consideriamo una bacchetta di lunghezza l lungo la quale r
E dq
uniformemente distribuita una carica Q con densit . Stabiliamo
lintensit del campo elettrico in un punto situato lungo lasse della O d x d+ l x
barretta, ad una distanza d da un estremo. Consideriamo unascissa con
origine nel punto O in cui si vuole determinare il campo. Allelemento infinitesimo dx della sbarretta, posto a distanza
x dallorigine, corrisponde una carica (si veda la figura):

dq dx

cos il campo elettrico nel punto O dovuto a tale elemento vale:

1 dq 1 dx
dE x x ,
4 0 x 2 4 0 x 2

essendo dE orientato nella direzione opposta dellasse x. Integrando questa espressione tra d e d l si ha:

d l
d l
dx 1 1 1 l
E
4 0
d
x2
x
4 0 x x 4 d d l x 4 d d l x
d 0 0
,

e, in modulo:

l 1 Q
E ,
4 0 d d l 4 0 d d l

poich, essendo la carica Q uniformemente distribuita lungo la bacchetta, di ha l Q . Si osservi che, a grande distanza
dalla bacchetta, ovvero per d l , risulta:

1 Q ,
E
4 0 d 2

cio, a grande distanza la bacchetta assimilabile ad una carica puntiforme.


Il campo elettrostatico 1-9

Esempio: (Campo elettrico prodotto da un anello carico). Consideriamo


dq
lanello di figura, di raggio R lungo il quale uniformemente distribuita la carica
Q. Ci proponiamo di stabilire lintensit del campo elettrico su un punto situato
sullasse dellanello. Consideriamo unascissa x coincidente con lasse e con R r
r
origine O nellintersezione tra lasse e il piano dellanello. Se il punto P situato
J dE
a distanza x dallorigine, il campo elettrico dovuto ad un elemento di carica dq O P
sullanello risulta: x
r J x
dq' dE
1 dq
dE
4 0 r 2

dove r la distanza della carica infinitesima dq dal punto P. Il vettore dE pu essere decomposto in una componente
diretta lungo lasse ed una perpendicolare a questo, cos, poich per ogni elemento dq c ne un altro dq ' che genera

un campo dE ' la cui componente normale allasse opposta a quella di dE , allora il campo in P dovuto alla sola

componente di dE diretta lungo lasse. Siccome:

r x2 R2
12
,
x
cos ,
r

si ha:
Ex
1 dq x
dEx dE cos
4 0 x R x 2 R 2 1 2
2 2

1 x
dq ;
4 0 x 2 R 2 3 2

integrando infine su q si ha:


O x
1 x Q x
Ex
4 0 x 2 R 2 3 2 dq 4 .
x R2
2 32
Q 0

In figura mostrato landamento del campo elettrico lungo lasse x.

Esempio: (Campo elettrico prodotto da un disco carico). Consideriamo un


disco di raggio R sul quale risulta uniformemente distribuita una carica Q con
densit superficiale . Stabiliamo il campo elettrico in corrispondenza di un
dr
punto posto sullasse. Consideriamo lascissa indicata in figura, con origine
r
nellintersezione tra il disco e lasse, e sia x la coordinata del punto P.
O P Consideriamo inoltre un anello di raggio r ( r R ) e spessore dr ; poich larea
x di questo anello 2 r dr , la carica dq che contenuta in esso vale:
x
R
dq 2 r dr .

Dal risultato dellesempio precedente segue che il campo prodotto da tale distribuzione :

1 x 1 x x r
dE dq 2 r dr dr .
4 0 x r 2 2 32
4 0 x r
2 2 32
2 0 x r 2 3 2
2

Per ottenere il campo in P integriamo da 0 a R:

x R
r
E dr ,
2 0 x r2
2 32
0
1-10 Il campo elettrostatico

Ex
ponendo x 2 r 2 si ha r dr d 2 cos, sostituendo segue:

x2 R2
x 1 x R 3 2 x 1 1 2
2 2

2 0 2 x
E
2 0 2 1 2 x
d
2 2


x
,
1
2 0 x 2 R 2 1 2

O x
(si veda la figura). Si noti che, nellespressione precedente, facendo tendere x 0 o R si ottiene:


E ,
2 0

tale relazione rappresenta il campo elettrico prodotto da una distribuzione di carica piana di estensione infinita.

1.5 Linee di forza del campo elettrico


EA >E B
Allo scopo di permettere una immediata visualizzazione della
distribuzione spaziale del campo elettrico Faraday introdusse il concetto di
linee di forza. Le propriet delle linee di forza sono:

1. Il vettore campo elettrico tangente alle linee di forza in ogni punto.


2. Il numero di linee di forza per unit di area che attraversano una A B
superficie ad esse perpendicolare proporzionale allintensit del campo elettrico in
corrispondenza della superficie.

Nellesempio di figura, siccome la densit delle linee che attraversano la superficie (matematica) A
superiore a quella delle linee che attraversano la superficie (matematica) B, il campo elettrico in A
maggiore del campo in B. Le regole per disegnare le linee di forza per una distribuzione di carica
sono:

1. Le linee di forza devono avere origine dalle cariche positive e terminare sulle cariche negative o
allinfinito qualora il sistema abbia un eccesso di carica.
2. Il numero di linee di forza che entrano o escono da una carica proporzionale alla carica.
3. Due linee di forza non si possono incrociare.

Per verificare che quanto sopra in accordo con la legge di Coulomb,


consideriamo una sfera di raggio r concentrica con una carica q (si veda la
figura). Per simmetria il campo elettrico avr la stessa intensit su tutti i punti
r q della sfera. Il numero N di linee che escono dalla carica pari a quello delle
linee che entrano nella superficie sferica, cos, poich la superficie della sfera
in questione 4 r 2 e lintensit del campo elettrico proporzionale al
numero di linee per unit di superficie, sar:

N
E
4 r 2
Il campo elettrostatico 1-11

inoltre, siccome il numero di linee proporzionale alla carica ( N q ),


allora, in accordo alla legge di Coulomb:

q
E .
4 r 2

Poich la carica quantizzata, il numero di linee di forza che escono


da un qualsiasi oggetto materiale deve essere 0, ke , 2ke , , dove k
una costante di proporzionalit arbitraria. Fissata k, il numero di Rappresentazione delle linee di
forza del campo elettrico prodotto
linee di forza non arbitrario. Se, ad esempio, un oggetto ha carica Q1 da una carica puntiforme.
ed un altro ha carica Q2 , allora il rapporto N1 N 2 tra i numeri delle
corrispondenti linee di forza sar pari al rapporto delle cariche Q1 Q2 .
Il metodo di rappresentazione del campo elettrico attraverso le linee di forza
presenta tuttavia alcune limitazioni. Innanzitutto la sua efficacia circoscritta
alla descrizione di campi statici essendo
piuttosto complessa la rappresentazione dei +q
campi generati da cariche in movimento;
inoltre con questo metodo impossibile
applicare il principio di sovrapposizione. Si
faccia riferimento infatti alla configurazione di linee di forza
originate da una singola carica (si veda la figura); in principio il
campo prodotto da due cariche uguali ma di segno opposto si
dovrebbe ottenere affiancando due configurazioni di linee di
una singola carica e invertendo la direzione delle frecce per una
delle due cariche. Tuttavia tale metodo determinerebbe delle
linee che si incrociano a cui corrisponderebbero due direzioni
del campo elettrico nello stesso
punto. La rappresentazione delle
linee di forza per tale sistema di +q
cariche comunque possibile ma -q
Rappresentazione delle linee di forza del
campo elettrico prodotto da due cariche richiede un preventivo calcolo
puntiformi di segno uguale (in alto) e opposto matematico (si veda la figura).
(in basso).

1.6 Flusso di un vettore



Consideriamo un campo vettoriale v e supponiamo che le linee di forza
corrispondenti siano tutte parallele tra loro. Consideriamo una superficie di
area S disposta perpendicolarmente alle linee di forza (si veda la figura). r
v
Poich il numero di linee di forza per unit di area di un vettore
proporzionale al modulo del vettore, una misura del numero di linee di forza
passanti attraverso la superficie proporzionale al prodotto v S . Questa

grandezza prende il nome di flusso del vettore v attraverso la superficie S: S

vS .

Qualora la superficie forma un angolo con le linee di forza di v risulter:
1-12 Il campo elettrostatico

v S cos ,

essendo il numero di linee che attraversa S pari al numero di linee che


S'
J
attraversa larea proiettata S ' , perpendicolare al campo (si veda la figura).
Se si introduce un versore normale n alla superficie S, come mostrato in
S
r
v figura, si pu definire il flusso come:

v nS
,
n
S
J r
ovvero, definendo un vettore S nS
si ha: S' v
J


v S .

Nel caso generale il vettore v pu variare in corrispondenza dei
S punti della superficie S attraverso la quale si vuole calcolare il
flusso; cos per poter applicare la precedente definizione occorre
n r suddividere tale superficie in elementi infinitesimi ds in

v
corrispondenza dei quali la variazione del vettore v pu essere
ds
considerata trascurabile, allora il flusso elementare di v attraverso
ds sar:

d v n ds v ds ,

dove si posto ds n ds (si veda la figura). Pertanto la misura del numero di linee di forza del

campo v che attraversano tale superficie :

v ds .
S
S
Poich la superficie pu anche essere chiusa (si veda la figura), r
occorre stabilire una convenzione circa il verso di n . In questo v
contesto tale versore scelto uscente dalle superfici chiuse. Con

questa convenzione il prodotto v n sar positivo laddove il campo
uscente dalla superficie considerata e sar negativo dove il
campo entrante.

1.7 La legge di Gauss


Consideriamo una carica puntiforme q posta al centro di una sfera di raggio
r
r. Sulla superficie S della sfera risulta:
r
ds q
1 q
E n r S
4 0 r 2 E

dove n il versore normale uscente dal generico punto posto sulla superficie. Il flusso elementare

attraverso un elemento di superficie ds vale (si veda la figura):
Il campo elettrostatico 1-13

1 q 1 q
d E ds n n ds ds ,
4 0 r 2
4 0 r 2

cos, il flusso attraverso lintera superficie S vale:

1 q 1 q 1 q
E ds ds 2
ds 4 r 2 ,
S S
4 0 r 2
4 0 r S 4 0 r 2

essendo pari a 4 r 2 la superficie della sfera, cos:


Karl Friedirch Gauss
q
.
0

Quindi il flusso del campo elettrico attraverso la superficie della sfera


proporzionale alla carica interna alla superficie. Il risultato appena
conseguito, che sar esteso nel seguito ad una qualsiasi superficie
chiusa contenente la carica, risulta consistente con la definizione di
flusso e con le caratteristiche delle linee di forza; infatti il flusso
attraverso una superficie proporzionale al numero di linee di forza +q
che attraversano tale superficie, daltra parte tale numero S1
proporzionale alla carica che le origina, cos il flusso risulta S2
proporzionale alla carica. Dalla costruzione di figura evidente che il S3
numero di linee di forza che attraversano le superfici non sferiche S 2
e S3 pari al numero di linee di forza che attraversano S1 , cos il flusso totale attraverso qualsiasi
superficie chiusa indipendente dalla forma della superficie stessa. Se la carica esterna alla
superficie chiusa (si veda la figura) il numero di linee di forza entranti pari a quello delle linee
uscenti, cos il flusso totale del campo elettrico che attraversa una superficie chiusa che non
contiene alcuna carica nullo. In formule si ha:

q
se q interna a S ,
S E ds 0
0
se q esterna a S .
S

Questo risultato fu dimostrato dal fisico tedesco Karl Friedirch Gauss


nel 1835 nellambito di uno studio di carattere generale relativo alle
forze agenti in modo inversamente proporzionale al quadrato della
distanza; per tale motivo prende il nome di legge di Gauss. Di seguito +q
ne data una dimostrazione analitica.

Consideriamo una superficie S contenente la carica q. Sia S ' una superficie sferica concentrica
r r
ds E alla carica e contenuta in S (si veda la figura); dal risultato conseguito nel paragrafo precedente,
J il flusso attraverso S ' vale:
r

r 'E
S ' E ds E ds
q ,
S d s' 0
r S' S'

q r'
dove E il campo elettrico sulla superficie S . In particolare se r il raggio della sfera di
S' superficie S , si ha:
1-14 Il campo elettrostatico

r
1 q r'
E (1.3)
4 0 r 2
l
l'
mentre, in un punto a distanza r sulla superficie S risulta:

1 q , A'
E (1.4)
4 0 r 2 A

cos, dividendo membro a membro le equazioni (1.3) e (1.4) si ottiene:

E r
2

. (1.5)
E r

Con riferimento al cono di figura risulta che larea A della base e larea A ' di una sezione del cono perpendicolare
allasse possono essere espresse in funzione dei corrispondenti raggi delle base e della sezione come:

A l 2 ,
A l2,

pertanto il rapporto tra le aree A e A vale:

A l
2

;
A l

daltra parte, valendo la relazione di proporzionalit l l r r si pu scrivere:

A r
2

. (1.6)
A r

Applicando tale relazione alle superfici infinitesime ds e ds appartenenti rispettivamente alle superfici S e S della
figura precedente si ha:

2
r
ds cos ds
r

cos, il flusso del campo elettrico E attraverso la superficie S vale:
r r
r
2
r
2
q S ds E
S E ds E ds cos E ds E ds , J
S S S
r
r S'
0
r
E'
dove si fatto uso della (1.5) per mettere in relazione il campo E col campo E . Se la carica
rJ' r
situata allesterno della superficie considerata, con riferimento alla figura risulta: d s'
r'
r
2

ds cos ds cos ; q
r

facendo uso di tale formula ed esprimendo il flusso infinitesimo del campo elettrico attraverso S come la somma dei

flussi infinitesimi attraverso la superfici contrapposte ds e ds , si ha:

r r
2 2

dS E ds E ds E ds cos Eds cos E ds cos Eds cos 0 ,


r r

e siccome questo risultato vale per ogni coppia di elementi ds e ds , risulter:
Il campo elettrostatico 1-15

S 0.

Questa dimostrazione mette in luce un importante collegamento tra la legge di Gauss e la legge
di Coulomb. Infatti la dimostrazione basata sul fatto che il rapporto tra i campi elettrici prodotti da
una carica puntiforme in corrispondenza di due superfici sferiche concentriche alla carica e di raggi
r e r (1.5) uguale allinverso del rapporto tra le aree delle due superfici (1.6). Concludiamo
quindi che la legge di Gauss conseguenza della proporzionalit con linverso del quadrato della
distanza espressa dalla legge di Coulomb. Supponiamo che internamente alla superficie chiusa

considerata S vi siano N cariche q1 , q2 , , qN , allora se E1 , E2 , , EN rappresentano i campi
prodotti da ciascuna di esse prese singolarmente (si veda la figura), si ha:
r
q1 r E3
1 ds ,
E
S
0
E2

q2
2 ds ,
E
S
0
r
E1 q1

S
q2
q
EN ds N ,
S
0
q3

cos, sommando membro a membro, per il principio di sovrapposizione, se:



E E1 E2 EN ,
qint q1 q2 qN ,

segue:

qint
ds .
E
S
0

Cio il flusso del campo elettrico totale attraverso una qualunque superficie chiusa uguale alla
carica totale contenuta allinterno della superficie, divisa per 0 .

Esempio: (Campo elettrico prodotto da una sfera carica). Consideriamo una sfera isolante di
raggio R caratterizzata da una distribuzione di carica uniforme di densit. Calcoliamo il campo
elettrico in ogni punto dello spazio. Consideriamo una superficie sferica di raggio r concentrica R
con la sfera data e valutiamo il campo per r R e per r R . Se r R , (si veda la figura in alto)
dallapplicazione della legge di Gauss segue: r


E E ds
q
,
S
0

dove S 4 r 2 la superficie della sfera di raggio r e q la carica contenuta nella sfera isolante. R
Da tale relazione si ricava:
r
q
E ds E ds E 4 r ,
2

S S
0

cio:
1-16 Il campo elettrostatico

1 q
E . (1.7)
4 0 r 2

Quindi allesterno della sfera il campo lo stesso che si avrebbe qualora la sfera fosse sostituita da una carica
puntiforme di uguale valore posta al centro della sfera. Inoltre, siccome r uniformemente distribuita nel volume V
della sfera, si ha:

4
q dv dv R 3 ,
V V
3

e quindi:

R3
E .
3 0 r 2

Se r R , (si veda la figura, in basso) dallapplicazione della legge di Gauss segue:


E E ds E 4 r 2
q'
,
0
S
E
dove q ' rappresenta la carica contenuta allinterno del volume V ' delimitato
dalla superficie S di raggio r :

4
q ' dv dv r 3 ,
V' V'
3

quindi, sostituendo si ha:


O R r

E r,
3 0

in figura mostrato landamento del campo elettrico al variare di r.

Esempio: (Distribuzione di carica a simmetria cilindrica). Consideriamo un filo di lunghezza


infinita lungo il quale uniformemente distribuita una carica con densit lineare . Stabiliamo il
valore del campo elettrico in tutto lo spazio. La simmetria della distribuzione di carica suggerisce r
che il campo elettrico deve essere perpendicolare al filo carico e uscente. Consideriamo una
superficie cilindrica S di raggio r e lunghezza l coassiale col filo (nella figura, in alto; in basso la l r r
superficie mostrata in sezione); il flusso attraverso le superfici di base nullo essendo il campo ds E
elettrico parallelo a tali superfici, quindi:
S


E E ds E ds 2 rl E .
S S

Daltra parte per la legge di Gauss risulta: r


E
l
E 2 rl E
q
,
0 0 S

pertanto:

1
E . (1.8)
2 0 r

Si osservi che se il filo non infinito viene a cadere la simmetria diventa inutile lapplicazione della legge di Gauss
per la determinazione del campo elettrico; tuttavia questo risultato resta valido per un filo di lunghezza finita L nel
limite r L per punti sufficientemente distanti dalle estremit del filo.
Il campo elettrostatico 1-17

Esempio: (Campo prodotto da un guscio sferico). Consideriamo un guscio sferico di


materiale isolante di raggio R sul quale uniformemente distribuita una carica con densit .
Con riferimento ad una superficie sferica S di raggio r concentrica al guscio (si veda la figura),
R possiamo affermare che per r R il campo elettrico nullo poich non presente carica
S allinterno del guscio. Per r R , se q la carica distribuita sul guscio, si ha:
r
q 4 R 2 ,

e quindi, poich:


E E ds E 4 r 2
q E
,
S
0

segue:

1 q R2
E . (1.9)
4 0 r 2 0 r 2

in figura mostrato landamento del campo elettrico al variare di r1. O R r

Esempio: (Piano infinito uniformemente carico). Consideriamo un piano isolante indefinito


r sul quale uniformemente distribuita una carica positiva con densit superficiale .
E Stabiliamo il valore del campo elettrico in ogni punto dello spazio. Per simmetria il campo
elettrico su entrambe la superfici del piano sar normale ed opposto in verso (si veda la
figura). Consideriamo una superficie cilindrica S con asse perpendicolare al piano e superfici
di base di area A equidistanti dal piano come mostrato in figura. Il flusso del campo elettrico
r
E attraverso ciascuna base EA , cos il flusso totale attraverso la superficie S vale:

s E 2 EA ;
r
E
daltra parte la carica q interna a questa superficie pari a quella distribuita
sullintersezione tra il volume definito dal cilindro di superficie S ed il piano carico: A
A
q A, S
r
E

cos, essendo E q 0 , segue: s
s s s
2e 0 2e 0 2e 0
E .
2 0
s s s
2e 0 2e 0 2e 0
Questo risultato, per altro gi ottenuto attraverso un approccio diverso in un precedente
esempio, pu essere applicato ad una importante configurazione di carica rappresentata da
una coppia di piani infiniti e paralleli uniformemente carichi e recanti su di essi cariche di
segno opposto. Con riferimento alla figura si osserva che allesterno della regione
+s -s
compresa tra i due piani, i campi prodotti da ciascun piano sono uguali ma hanno verso

1
Losservazione secondo cui una sfera piena ed una vuota ugualmente elettrizzate esercitano la stessa forza di
attrazione su corpi carichi fu fatta nel 1773 da Giambattista Beccaria. Nel 1755 Franklin verificava che un corpo carico
non risentiva di forze di natura elettrica quando veniva posto allinterno di una sfera cava elettrizzata. Circa settanta
anni prima, Newton aveva dimostrato che la forza gravitazionale tra un corpo cavo ed un oggetto situato al suo interno
nulla. Da tale propriet Joseph Priestley nel 1766, senza fornire alcuna dimostrazione, ipotizz che le azioni elettriche si
esercitassero nella stessa maniera di quelle gravitazionali, secondo la legge dellinverso del quadrato della distanza,
anticipando di quasi ventanni il risultato ottenuto sperimentalmente da Coulomb.
1-18 Il campo elettrostatico

opposto; allinterno i campo hanno lo stesso segno e si sommano. Pertanto:

Eext 0 ,

Eint .
0

Questa configurazione elettrostatica consente quindi di confinare un campo


uniforme in una regione limitata dello spazio.

Rappresentazione delle linee di forza del


campo elettrico prodotto da due piani
uniformemente carichi.

1.8 Formulazione puntuale della legge di Gauss


Supponiamo che allinterno del volume V racchiuso da una superficie S vi sia una distribuzione
continua di carica con densit x, y, z (si veda la figura). Allora la carica totale contenuta
allinterno del volume V vale:

q dv ;
V

r S
sostituendo q nellespressione della legge di Gauss si trova:

q 1
E ds
S 0

0 V
dv .

Questa espressione mette in relazione il campo elettrico, definito su una superficie, con la densit di
carica, definita in un volume. Sebbene risulti utile in numerose circostanze, tale formulazione della
legge di Gauss, detta integrale, presenta lo svantaggio di non poter fornire, in generale, indicazioni
di carattere puntuale circa le grandezze coinvolte.
Applicando il teorema della divergenza (si veda lAppendice) al primo membro dellespressione
precedente, si trova:

1

S
E ds E dv

V
0 V
dv ,

ovvero:

1
E 0 dv 0 ;
V

dovendo valere questa relazione per ogni dominio di integrazione V, deve essere:

1
E .
0
Il campo elettrostatico 1-19


Laddove nullo, E 0 ed il campo elettrico E detto ivi, solenoidale. In sostanza

lequazione precedente stabilisce quali sono i punti dello spazio dove E o meno solenoidale e, di
conseguenza, stabilisce lassenza o meno di sorgenti del campo elettrico in quei punti. Pertanto se,

ad esempio, osserviamo delle linee di forza di E che
originano da un punto, che funge quindi da sorgente del
campo (si veda la figura a destra), possiamo dedurre che

esiste un punto in cui risulta E 0 . Viceversa, se le linee
di forza del campo non originano da alcun punto (si veda la
figura a sinistra), concludiamo che il campo solenoidale.

1.9 Conduttori in equilibrio elettrostatico


Dal punto di vista microscopico, un buon conduttore elettrico pu essere generalmente
rappresentato come un reticolo atomico immerso in un gas di elettroni liberi di muoversi allinterno
del materiale. In assenza di un moto netto degli elettroni in una particolare direzione, il conduttore
detto in equilibrio elettrostatico. In tale circostanza valgono le seguenti propriet:

1. Il campo elettrico allinterno del conduttore ovunque nullo;


2. Un qualunque eccesso di carica su conduttore deve localizzarsi superficialmente.
3. Allesterno del conduttore, in prossimit della superficie, il campo elettrico perpendicolare alla
superficie ed ha intensit pari a 0 , dove la densit superficiale di carica.
4. Su un conduttore di forma irregolare la carica tende ad accumularsi laddove la curvatura della
superficie maggiore, ovvero sulle punte.

La prima propriet conseguenza del fatto che qualora il campo non fosse
- +
- +
nullo si determinerebbe il moto degli elettroni liberi e non ci sarebbe equilibrio.
- + Inoltre, se viene applicato un campo elettrico esterno, gli elettroni liberi si
r - +
E - + spostano causando degli accumuli di carica in corrispondenza delle superfici
- +r
- E
+ del conduttore (si veda la figura). Tali accumuli creano un campo elettrico
- +
- + opposto al campo esterno; la densit superficiale di carica cresce fino a che
- +
- + lintensit di questo campo non uguaglia quella del campo esterno, annullando
quindi il campo allinterno del conduttore; per un buon conduttore i tempi tipici
per conseguire questa condizione di equilibrio sono dellordine di 1016 s .
Consideriamo un conduttore carico in equilibrio elettrostatico; allinterno del
conduttore consideriamo una superficie chiusa S prossima quanto si vuole alla
superficie del conduttore (si veda la figura). Poich allinterno del conduttore il campo
elettrico nullo, dalla legge di Gauss segue che allinterno della superficie S, e quindi
del conduttore, la carica netta nulla. Pertanto se il conduttore carico, tale carica deve S
situarsi sulla superficie. Questa propriet fu osservata nel 1769 da Beccaria e
successivamente dimostrata da Coulomb.
Consideriamo un conduttore carico allequilibrio e facciamo riferimento ad una superficie S a
forma di cilindro con le superfici di base A sufficientemente
piccole da potersi ritenere localmente parallele alla superficie del
conduttore e con parte del cilindro contenuta nel conduttore.
Attraverso la parte interna il flusso del campo elettrico nullo
A essendo nullo il campo elettrico internamente al conduttore.
r
S E Inoltre il campo normale alla superficie perch qualora vi fosse
una componente tangenziale determinerebbe un moto delle cariche
1-20 Il campo elettrostatico

e quindi una condizione di non equilibrio. Perci nullo il flusso anche attraverso la superficie
laterale del cilindro. Cos il flusso attraverso la superficie del cilindro vale E A , dove il campo

elettrico E diretto lungo la normale n alla superficie del conduttore. Applicando la legge di
Gauss alla superficie del cilindro si ha quindi:

q A
E ds E S
S 0

0
,


dove la densit locale di carica superficiale. Siccome E
diretto lungo n ,segue:


E n ; (1.10)
0

Coulomb per primo, nel 1788 verific che la forza elettrica in


punto prossimo ad un piano carico proporzionale alla densit
superficiale nelle vicinanze del punto e pertanto tale risultato
prende il nome di Teorema di Coulomb. Questo teorema fu
rigorosamente dimostrato nel 1811 da Simon-Denis Poisson e Rappresentazione delle linee di forza del
da Pierre-Simon de Laplace. Nel 1813 Laplace prov anche il campo elettrico prodotto da due conduttori
carichi; si osservi come, in accordo col
carattere vettoriale dellespressione precedente, mostrando che Teorema di Coulomb, in prossimit della
la forza elettrica in prossimit della superficie del conduttore superficie dei conduttori le linee di forza si
dispongono perpendicolarmente alle superfici
diretta perpendicolarmente alla superficie stessa. dei conduttori stessi.
Lultima propriet elencata dei conduttori in equilibrio sar
provata nel seguito.

1.10 Differenza di potenziale e potenziale elettrico


Le forze di tipo centrali, che dipendono funzionalmente dalla sola distanza da un centro, sono
conservative; poich la forza espressa dalla legge di Coulomb appartiene a questa categoria, allora
la forza elettrostatica conservativa e di conseguenza il campo elettrostatico detto conservativo.

Se una carica q0 immersa in un campo elettrico E , la forza F cui soggetta vale q0 E ; tale forza
conservativa essendo la somma di tutte le forze conservative agenti tra q0 e le cariche che

determinano il campo E . Il lavoro fatto da questa forza per uno spostamento infinitesimo dl della
carica vale:

dL F dl q0 E dl ;

in corrispondenza di tale lavoro lenergia potenziale U e del sistema costituito dalle cariche che

determinano il campo E e dalla carica q subisce una diminuzione pari a dL :

dU e dL q0 E dl ;
Il campo elettrostatico 1-21

in relazione ad uno spostamento finito di q0 dal punto A al punto B, la variazione di energia


potenziale data da:

B
B

U e U eB U eA
q0 E dl q0 E dl ,
A A


dove lintegrale non dipende dal cammino scelto essendo il campo E conservativo. La differenza di
potenziale VB VA tra i punti B e A definita come la variazione dellenergia potenziale per unit di
carica, ovvero:

UB U A
B

V VB VA E dl ; (1.11)
q0 A

si noti che, analogamente allenergia potenziale, tale definizione relativa soltanto a differenze di
potenziale. Spesso si usa assumere che la funzione potenziale sia nulla in un punto particolare, ad
esempio allinfinito; allora, ponendo:

V 0 ,

il potenziale in corrispondenza di un generico punto P vale:


P

VP E dl ,

espressione che pu essere riguardata come il lavoro necessario per trasportare una carica unitaria
dallinfinito al punto P. Lunit di misura del potenziale il volt (V) e risulta 1 V 1 J 1 C , cos 1J
rappresenta il lavoro che deve essere fatto per far superare ad una carica di 1C una differenza di
potenziale di 1V . Lintroduzione del volt consente inoltre di riscrivere lunit di misura del campo
elettrico in V m che rappresenta lunit tradizionalmente adoperata per questa grandezza. Il
concetto di potenziale fu introdotto dal matematico inglese George Green nel 1828 attraverso la
generalizzazione di precedenti lavori di Joseph-Louis Lagrange, Pierre-Simon de Laplace e Poisson
relativi al campo gravitazionale.

In fisica atomica e nucleare duso comune per la misura dellenergia lelettronvolt (eV), definito come lenergia che
un elettrone (o un protone) acquista quando viene accelerato mediante una differenza di potenziale di 1V . Siccome
1 V 1 J 1 C e la carica dellelettrone (protone) in modulo di 1.6 1019 C , allora

1 eV 1.6 1019 C 1V 1.6 10 19 J .

Esempio: Nel cinescopio di un apparecchio televisivo un elettrone del fascio ha una velocit di 8 107 m sec circa.
Poich la massa dellelettrone 9.11031 kg circa, questa velocit corrisponde ad unenergia cinetica di 3 1015 J .
Cosi tale elettrone per raggiungere questa velocit, partendo da fermo, deve essere accelerato tramite una differenza di
potenziale di 19 kV .
1-22 Il campo elettrostatico

1.11 Campo elettrico uniforme


Consideriamo un campo elettrico uniforme diretto lungo lasse x di figura:
r
E E x E

e calcoliamo la differenza di potenziale tra i punti A e B separati dalla A B


distanza d:


B B B
d x
VB VA V E dl E x x dx E dx Ed .
(1.12)
A A A

Il fatto che V 0 indica che il potenziale di B inferiore a quello di A, ossia VB VA . La


variazione di energia potenziale di interazione tra una carica di prova q0 ed un campo elettrico
uniforme, quando la carica si muove tra A e B :

U eB U eA U e q0 V q0 Ed .

Quindi se q0 0 allora U e 0 ovvero U eB U eA , cio il sistema perde energia potenziale in


corrispondenza del moto di una carica positiva nella direzione del campo elettrico. Se venisse

abbandonata in A, la carica, per effetto della forza q0 E , sarebbe accelerata acquisendo energia
cinetica; siccome la carica guadagna energia cinetica in una certa misura, il sistema deve perdere
altrettanta energia potenziale. Pertanto se la carica originariamente a riposo in A, la sua velocit
v A nulla e risulta:

1
U eA U eB mq0 vB 2 ,
2

dove vB la velocit della carica e mq0 la sua massa. Viceversa, se q0 0 allora U e 0 ovvero
U eB U eA , cio il sistema guadagna energia potenziale in corrispondenza del moto di una carica
negativa nella direzione del campo elettrico. Supponiamo che lo spostamento avvenga tra due punti

generici; siccome E uniforme, si ha:


B B B
B
V E dl E x x dx y dy E dx Ed ,
r
E
A A A
d'

cos il risultato conseguito lo stesso del caso precedente. Ne segue che i A C


punti perpendicolari alla direzione del campo (B e C ad esempio, nella figura)
sono equipotenziali e definiscono una superficie detta superficie
equipotenziale. d x
Il campo elettrostatico 1-23

1.12 Potenziale elettrico ed energia potenziale per cariche puntiformi


La differenza di potenziale tra i punti A e B di figura situati in B
prossimit di una carica puntiforme q vale: r
J dl
dr
B
r
VB VA E dl , rB
A A r
r

in cui: r
rA
r
q
1 q
E r ;
4 0 r 2

siccome la proiezione del vettore dl nella direzione del versore r , pari a r dl , uguale alla

variazione dr che subisce il modulo del vettore r quando il suo estremo libero si sposta di un

vettore dl , si ha:

1 q B
q
rB
1 q 1
rB
q 1 1
VB VA
4 0 A r 2

r dl
4 0 r r 2 dr 4 0 r 4 0 rB rA .
A rA

Si noti che lintegrale appena calcolato risulta indipendente dal percorso


seguito, a motivo della conservativit del campo. Assumendo che il
potenziale sia nullo per rA , dalla relazione precedente segue il
potenziale di una carica puntiforme:

1 q
V ;
4 0 r

tale espressione pu essere interpretata come il lavoro per unit di carica che si effettua per
trasportare una carica dallinfinito ad un punto posto a distanza r dalla carica q. Poich V uniforme
su una superficie sferica di raggio r (cio rA rB nella precedente relazione), concludiamo che le
superfici equipotenziali per una carica puntiforme sono delle sfere concentriche alla carica stessa e
tali superfici risultano, punto per punto, perpendicolari alla direzione del campo. Nelle figure
mostrata la sezione (in tratteggio) delle superfici equipotenziali per una carica puntiforme e per due
cariche puntiformi di segno opposto. Come conseguenza del principio di sovrapposizione, il
potenziale in un certo punto, dovuto a pi cariche
puntiformi pari alla somma dei potenziali di ciascuna
carica calcolati in tale punto:

1 qi
V
4 0
r
i
, (1.13)
i

sempre nellipotesi che il potenziale sia nullo allinfinito.


Questa espressione costituisce la definizione originaria
fornita da Green per la funzione potenziale.
1-24 Il campo elettrostatico

Sia V1 il potenziale determinato dalla carica q1 nel punto P distante P V


1
r12 da q1 . Il lavoro necessario per portare una seconda carica, q2 ,
dallinfinito a P vale q2V1 . Poich per definizione tale lavoro pari r12
allenergia potenziale U e del sistema quando le due cariche sono
q2
separate dalla distanza r12 , allora: q1

1 q1q2
U e q2V1 .
4 0 r12

E possibile generalizzare questa espressione ad un sistema di pi cariche trovando, ad esempio, per


tre cariche:

1 q1q2 q1q3 q2 q3
Ue ,
4 0 r12 r13 r23

ovvero, per N cariche:

1 1 N qi q j 1 1 N N qj 1 N 1 N qj 1 N
Ue 2 4
4 0 2 i , j 1 rij
qi
i 1 i j rij
qi
2 i 1 4 0
qi Vi .
i j rij 2 i 1
0
i j

1.13 Potenziale elettrico dovuto a distribuzioni continue di carica


Per il calcolo del potenziale di una distribuzione continua facciamo
riferimento alle espressioni gi trovate per le cariche puntiformi. Sia
dq
dq un elemento di carica della distribuzione Q, allora, il contributo al
potenziale nel punto P posto a distanza r da questo elemento : S
r
1 dq
dV ,
4 0 r P

cos, per ottenere il potenziale generato da tutta la distribuzione occorre integrare su tutta la carica
Q della distribuzione:

1 dq
V
4 0 Q r
.

In relazione al tipo di distribuzione di carica possibile esplicitare il differenziale dq ; cos, qualora


la carica distribuita in un volume con densit dq dv , allora:

1 dq 1 dv
V
4 0 Q r

4 0 r
.

Un approccio alla determinazione del potenziale di un corpo alternativo al precedente prevede la


diretta applicazione dellespressione (1.11) della differenza di potenziale in termini di integrale di
Il campo elettrostatico 1-25


linea di E . Pertanto, se il problema ha un grado di simmetria tale da rendere agevole questa
determinazione, fissando infine il valore del potenziale in un punto arbitrario, possibile stabilire il
potenziale del corpo.

y
Esempio: (Potenziale elettrico di una bacchetta carica). Consideriamo una bacchetta di
lunghezza l e valutiamo il potenziale in corrispondenza dei punti dellasse passante per
y un estremo. Il contributo al potenziale di un elemento di carica dq posto a distanza r dal
r punto considerato, vale:
dq 1 dq 1 dx ,
dV
O x l x 4 0 r 4 0 x 2 y 2 1 2

cos, integrando da 0 a l si trova:

l
dx l l 2 y2
V ln .
4 0 0 x 2
y 2 12
4 0 y

Esempio: (Potenziale elettrico dovuto ad un anello uniformemente carico).


Consideriamo un anello uniformemente carico e calcoliamo il potenziale in un dq
punto P posto sullasse dellanello. Il contributo al potenziale di un elemento di
carica dq posto sullanello : R r

1 dq 1 dq O P
dV ,
4 0 r 4 0 x R 2 1 2
2 x
x

x R2
2 12
V il termine comune a tutti i punti sullanello, cos,
integrando, segue:

1 dq 1 1
V dq
4 0 Q x 2
R
2 12 4 0 x R 2 1 2
2
Q
(1.14)
Q 1
.
4 0 x 2 R 2 1 2

O x
Il cui grafico mostrato in figura.

Esempio: (Potenziale elettrico di una sfera uniformemente carica). Consideriamo una sfera uniformemente carica di
raggio R e calcoliamo il potenziale in un punto della sua superficie. Assumendo che il potenziale sia nullo allinfinito,
dalla relazione (1.7) e dalla definizione (1.11) segue:
r
1 Q 1 Q
V r d ;

4 0 2
4 0 r

in particolare, in corrispondenza di un punto posto sulla superficie della sfera risulta:

1 Q
V . (1.15)
4 0 R
1-26 Il campo elettrostatico

1.14 Relazione tra campo elettrico e potenziale


Nota che sia lespressione del campo elettrico possibile ricavare il corrispondente potenziale
attraverso la relazione:
P

V P E dl V P0 ;
P0

da questa espressione segue:



E dl dV (1.16)

e, sviluppando i due membri in coordinate cartesiane, si ha:

V V V
Ex dx E y dy Ez dz dx dy dz ,
x y z

cos, confrontando le due espressioni, segue:

V
Ex ,
x
V
Ey ,
y
V
Ez ,
z

ovvero, vettorialmente:

E V . (1.17)

Sostituendo questa relazione nella (1.16) si trova:




dV V dl V dl cos


in cui rappresenta langolo compreso tra i vettori V e dl .
r
Da tale relazione segue: D
V

dV
V cos ,
dl V+dV

a r
cio la variazione per unit di lunghezza di V nella direzione di dl

dl pari alla proiezione di V nella direzione di dl .

Se a partire da un punto ci si sposta di un tratto dl
V
ortogonalmente a V , siccome vale 2 e cos 0 , segue

che dV dl 0 , ovvero V costante; pertanto V un vettore
Il campo elettrostatico 1-27


perpendicolare alle superfici equipotenziali in cui V costante. Infine, se dl diretto

perpendicolarmente alle superfici equipotenziali, ovvero parallelamente a V , siccome nullo e
cos 1 , segue che la derivata direzionale dV dl risulta massima e pari al modulo del gradiente:

dV
V .
dl

Inoltre il verso di V nella direzione in cui il potenziale aumenta con la derivata massima2.

Esempio: A partire dalla relazione (1.17) e dallespressione del potenziale (1.14) deduciamo lespressione del campo
elettrico sullasse di un anello carico lungo lasse x (per x 0 ):

Q 1 2
x R 2x
dV d Q 1 2 3 2 Q x
E V x x x x ,
dx dx 4 0 x 2 R 2 1 2 4 0 2 4 0 x 2 R 2 3 2

che coincide con quanto gi determinato attraverso lapplicazione della legge di Coloumb.

1.15 Espressione della conservativit del campo elettrostatico



Dalla conservativit del campo elettrico segue che lintegrale di linea di E calcolato da un punto
A ad un punto B risulta indipendente dal percorso che porta da A a B, cio

B

E dl V A V B ,
A

ovvero lintegrale dipende dai soli valori estremi del percorso. Se il percorso tale che i punti A e B
coincidono, ossia la curva chiusa, allora si ha:

dl 0 .

E

Quindi, lintegrale di linea del campo elettrostatico, calcolato lungo una curva chiusa nullo. Se
applichiamo a questultima espressione il teorema del rotore, si ha:


0 E dl E ds ;

fissata la curva chiusa , questa relazione vale per ogni superficie che abbia per contorno ,
pertanto deve risultare:

E 0 ,


2
Infatti, ad esempio, per una carica puntiforme positiva, V punta verso la carica, dove il potenziale aumenta.
1-28 Il campo elettrostatico

cio il campo elettrostatico irrotazionale. Questa propriet del campo elettrostatico pu essere
dedotta seguendo unaltra via; siccome tale campo conservativo esiste una funzione scalare V che
soddisfa la relazione (1.17) allora:

x y z

E V
x y z
V V V
x y z
2V 2V 2V 2V 2V 2V


x
y z 0.
yz yz xz zx xy yx

Si noti che a prescindere dallo sviluppo del prodotto vettoriale V in coordinate cartesiane, tale

risultato poteva essere conseguito considerando e V come due vettori paralleli il cui prodotto
vettoriale risulta, ovviamente, nullo.

1.16 Conduttori carichi isolati


Siano A e B due punti posti in un conduttore allequilibrio, poich allinterno del conduttore il
campo elettrico nullo, si ha:


B
V A V B E dl 0
A

per cui:

V A V B ,

ovvero tutti i punti interni al conduttore sono allo stesso potenziale e, anche la superficie del
conduttore, in particolare, una superficie equipotenziale. Questa propriet, scoperta
sperimentalmente da Beccaria, Henry Cavendish e Coulomb venne dimostrata nel 1811 da Poisson.
Quale ulteriore propriet dei conduttori carichi allequilibrio,
s1
possibile provare che in un conduttore di forma irregolare la carica tende
ad accumularsi nei punti in cui la curvatura della superficie maggiore, R1
ovvero in prossimit delle punte. Per comprendere questo fenomeno
s2
consideriamo due sfere conduttrici di raggi, rispettivamente, R1 e R2 , con
R1 R2 , collegate elettricamente tra loro tramite un filo conduttore. Se 1 R2
e 2 indicano le densit superficiali di carica sui due conduttori, le cariche
rispettive saranno:

q1 4 R12 1 ,
q2 4 R2 2 2 ,
Il campo elettrostatico 1-29

e facendo il rapporto membro a membro, segue:

q1 R12 1
.
q2 R2 2 2

Daltra parte, siccome sono connesse con un conduttore, le due sfere sono allo stesso potenziale;
assumendo che la distanza tra le sfere sia tale da poter ritenere che la carica di una non influenzi la
distribuzione di carica dellaltra, dalla relazione (1.15) segue che il comune valore V del loro
potenziale :

1 q1 1 q2
V ,
4 0 R1 4 0 R2

da cui risulta:

q1 R1

q2 R2

cos, confrontando con lespressione precedente, si ha:

1 R2
.
2 R1

Siccome R1 R2 , allora 1 2 , cio la sfera pi piccola ha una maggiore densit di carica


superficiale; ci implica che il campo elettrico pi intenso in prossimit della sfera pi piccola.
Per questo motivo in un conduttore che presenta una zona in cui il raggio di curvatura della
superficie molto piccolo, ovvero presenta una punta, il campo elettrico maggiore rispetto alle
zone con curvatura pi grande.

Le propriet dei conduttori puntiformi furono verificate per la prima volta da Franklin e portarono a molteplici
applicazioni tra cui il parafulmine. Qualora la curvatura di una regione della superficie di un conduttore carico
accentuata sino a ridursi ad una punta, la densit superficiale della carica in tale regione pu raggiungere valori molto
elevati e di conseguenza, dalla relazione (1.10), anche il campo elettrico nelle immediate vicinanze della punta pu
risultare particolarmente intenso. Se il conduttore posto nel vuoto ci non ha conseguenze, tuttavia, se immerso in
un gas, come laria, in corrispondenza di un opportuno valore dellintensit del campo si manifestano dei fenomeni di
ionizzazione; cio uno o pi elettroni delle molecole del gas situate in prossimit della punta vengono rimossi per effetto
del campo. Le molecole cos ionizzate vengono accelerate dal campo elettrico e, una volta raggiunta lenergia cinetica
sufficiente, ionizzano per urto altre molecole del gas. Questo processo determina in breve tempo la formazione presso la
punta di un consistente numero di ioni positivi e negativi. Quelli di carica opposta a quella della punta sono attratti
verso il conduttore neutralizzandone in tutto o in parte la carica; quelli di carica uguale vengono allontananti dalla punta
determinando un movimento macroscopico del gas detto vento elettrico.
1-30 Il campo elettrostatico

1.17 Sviluppo in serie di multipoli


z
Consideriamo una distribuzione di N cariche puntiformi
N
r P
q1 , q2 , , qN , con q i 1
i Q ; attraverso la relazione (1.13)
qi
ri

possibile stabilire il valore del potenziale in corrispondenza r Ji r


di r
di un punto P situato a distanza ri da ciascuna delle cariche.
Considerando un sistema di riferimento con origine in un O
y
arbitrario punto O (si veda la figura), ri rappresenta la
x
differenza tra il vettore OP , pari a r , ed il vettore

posizione dell i esima carica, d i :


ri r d i ;

pertanto la distanza ri pu esprimersi come:

12
d d
2

ri r 2d i r cos i d i
2

2 12
r 1 2 cos i i i ,
r r

cos:

1 2
1 1 di
2
d
1 2 cos i i
. (1.18)
ri r r r

Sfruttando lespressione dello sviluppo in serie del binomio 3


in cui n 1 2 e
y 2 cos i d i r d i r , la quantit in parentesi quadre diventa:
2

1 2
di di
2

1 2 cosi
r r
2
1 3 di di
2 2
d d
1 2 cosi i i 2 cos i
2 r r 8 r r

e sviluppando, si ottiene:

n n 1 2
1 y
3
1 ny y ,
n

2!
Il campo elettrostatico 1-31

1 2
di di
2

1 2 cosi
r r
2
d 1 d
1 cos i i 3cos2 i 1 i .
r 2 r

Infine, sostituendo nella relazione (1.18), si ottiene:

1 1
2
di 1 di
1 cos i 3cos i 1 .
2

ri r r 2 r

Dalla (1.13), lespressione del potenziale del sistema di cariche nel punto P considerato , quindi:

1 N
2
di 1 di
qi 1 cos i 3cos i 1
N
1 qi
V
4 0 i 1 ri 4 0 r i 1 r 2
2

r
1 N
1 N
1 N
3cos2 i 1

4 0 r
qi
i 1 4 0 r 2 i i
q d cos i
i 1 4 0 r 3 i i
qd 2
i 1 2
(1.19)


1 qi d i n
N

4 0 n 1 i 1 r n 1
Pn cos i .

In cui Pn cos i rappresenta l n esimo polinomio di Legendre4. La relazione precedente prende


il nome di sviluppo in serie di multipoli e consente di stimare il potenziale prodotto da una generica
distribuzione di carica a grandi distanze dalla distribuzione stessa. Ciascun termine dello sviluppo
ha ordine 1 r n 1 , con n 0, 1, 2, e pertanto trascurabile rispetto al termine precedente, tuttavia
se il termine n esimo nullo, allora diventa significativo il temine n 1 esimo ; in particolare,
il primo termine, corrispondente a n 0 , detto termine di monopolo, il secondo, con n 1 , detto

4
I polinomi di Legendre sono definiti attraverso la relazione:

dn
n
cos2 1 ,
1
Pn cos
n

2 n ! d cos
n

e, in particolare, i primi 6 polinomi sono:

n Pn cos
0 1
1 cos
3cos2 1
2
2
5cos3 3cos
3
2
35cos4 30cos2 3
4
8
63cos 70cos3 15cos
5
5
8
1-32 Il campo elettrostatico

termine di dipolo, il terzo, con n 2 , termine di quadrupolo, il successivo, termine di ottupolo, e


cos via.
Il numeratore del termine di monopolo rappresenta la carica totale Q della distribuzione, quindi,
se Q 0 , tutti gli altri termini dello sviluppo diventano trascurabili per punti sufficientemente
lontani dallorigine O e la distribuzione determina un potenziale uguale a quello prodotto da una
carica puntiforme situata nellorigine O.
Se il sistema di cariche neutro, Q 0 , il termine di monopolo nullo ed il termine dominante

dello sviluppo quello di dipolo 1 4 0 r 2 qi d i cos i . Questa quantit pu essere riguardata


N

i 1

come la componente del vettore 1 4 0 r 2 qi d i della direzione di r , cio 1 4 0 r 2 qi d i r .
N N

i 1 i 1
La circostanza non banale pi semplice in cui Q 0 quella in cui la distribuzione di carica
costituita da sole due cariche, una opposta dellaltra. Tale distribuzione prende il nome di dipolo
elettrico.

Esempio: (Campo prodotto da un dipolo elettrico) Stabiliamo il campo elettrico in y


un punto situato lungo la linea mediana perpendicolare alla congiungente le cariche +q
del dipolo e posto alla distanza x dalla congiungente (si veda la figura). Indicando + d /2

con E e E i campi prodotti da ciascuna carica, per il principio di sovrapposizione r
J
si ha: x
O x
E E E , r J J r
J E- E+
r
dove: - d /2 E
-q
1q 1 q
E E .
4 0 r 2
4 0 d
2

x
2

Daltra parte risulta:

E x E x ,
cos il campo sar diretto lungo lasse y e varr:

E E y E y E cos E cos 2 E cos ,

dove:

d d
cos 2 2 .
r d
2

x
2

Pertanto, sostituendo si ha:

1 q d 1 1 qd 1 p (1.20)
E2 ,
4 0 d 2
2
d
2 4 0 2 32
d 4 2 d 2 32

x2 x2 x
2
0
x
2 2 2 2
avendo posto:

p qd k ,
Il campo elettrostatico 1-33

r
p
+q
dove k un versore orientato dalla carica negativa a quella positiva (si veda la figura). Il vettore cos k
definito prende il nome di momento di dipolo elettrico e, in modulo, pari al prodotto qd .
-q
Esempio: (Momento di dipolo elettrico di una molecola) Il momento di dipolo elettrico una propriet di numerose
molecole, ossia di aggregati atomici contenenti una carica positiva ed una negativa separate da una certa distanza. Ad
esempio la molecola di cloruro di sodio (NaCl) pu essere rivista come linsieme di uno ione Na ed uno Cl separati
da una certa distanza d NaCl e rispettivamente di cariche e e e . Dalle misure si evince che:

d NaCl 0.236 nm ,

cos il relativo momento di dipolo dovrebbe essere:

pNaCl ed NaCl 1.6 1019 C 0.236 109 m 3.78 10 29 C m .

Tuttavia il valore misurato :

pNaCl 3.00 1029 C m ;

ci evidenzia che lelettrone del sodio non completamente ceduto allatomo di cloro ma risulta condiviso tra questi
due atomi.

Esempio: (Campo elettrico asintotico di un dipolo) In applicazioni come quella mostrata nellesempio precedente
risulta utile stabilire il campo elettrico a grande distanza dal dipolo, ossia per:

xd.

Dalla relazione (1.20) segue:

3 2
p d
2
1 p 1
E 1 ,
4 0 2 32
d 4 0 x 3 2 x
x 2

2

facendo uso dellespressione dello sviluppo in serie del binomio (si veda la nota 3) con n 3 2 e y d 2 x 2 , si ha:

p 3 d
2
1
E 1
4 0 x 2 2 x
3

ed arrestando lo sviluppo al primo termine segue:

1 p
E . (1.21)
4 0 x 3

Analogamente si prova che per un punto posto lungo lasse y, a grande distanza da dipolo, si ha:

1 p
E . (1.22)
2 0 y 3

I due risultati appena riportati costituiscono lindicazione di una caratteristica generale del dipolo; proveremo infatti nel
seguito che a distanza r dal dipolo, con r d , il campo elettrico varia come 1 r 3 .

Esempio: (Azione di un campo elettrico su un dipolo) Supponiamo che un dipolo elettrico sia immerso in un campo

elettrico esterno uniforme E e supponiamo inoltre che il dipolo non perturbi significativamente le linee di forza del

campo. Le forze F1 e F2 agenti sulle due cariche valgono, in modulo:
1-34 Il campo elettrostatico

r
F1 F2 qE , F
+q 1

tuttavia, sebbene abbiano la stessa direzione, sono opposte in verso (si veda la figura) cos J
-q
il centro di massa del dipolo non soggetto a movimento. Nondimeno le forze esercitano r r
una coppia sul dipolo che tende pertanto a ruotare per allinearsi con la direzione del F2 E

campo. Se r1 e r2 sono i raggi vettori delle due cariche rispetto al centro di massa del
dipolo, con

d r
r1 r2 , +q F
2 r 1
r1
J
-q r
i momenti delle due forze rispetto al centro di massa del dipolo 1 e 2 hanno moduli:
r r2
F2
d
1 r1 F1 qE sin r2 F2 2 ;
2

inoltre 1 e 2 sono uguali sia in direzione che in verso, cos risulta:


1 2

pertanto il momento totale delle forze ha modulo:

d
2 1 2 qE sin dqE sin pE sin
2

e vettorialmente:

pE .

Fisicamente ci significa che il dipolo elettrico indotto dal campo a raggiungere una posizione di equilibrio tale che p

risulti parallelo ad E ; in tale condizione infatti 0 . Questo corrisponde sia a 0 che a ; nel seguito
proveremo che mentre il primo valore di corrisponde ad una posizione di equilibrio stabile, il secondo valore
relativo ad una posizione di equilibrio instabile.

Esempio: (Potenziale ed energia potenziale di un dipolo elettrico) Consideriamo un dipolo il cui momento ha intensit

p qd ;

il potenziale in un punto P posto a distanze r1 e r2 , rispettivamente, dalla carica positiva e da quella negativa, vale:

1 q q 1 r r
V q 2 1.
4 0 r1 r2 4 0 r1r2
P
Questa espressione pu essere valutata nel caso in cui il punto P molto r1
distante dal dipolo, ovvero, con riferimento alla figura, per r1 , r2 d ; in
questo caso risulta: +q r

r1 , r2 r , J r2
'; d
J'

con tali approssimazioni il prodotto r1r2 circa uguale a r 2 e la differenza -q r2 - r1


r2 r1 , pari a d cos ' , circa uguale a d cos . Pertanto, sostituendo nella
precedente espressione, si ha:
Il campo elettrostatico 1-35

1 qd cos 1 p cos
V . (1.23)
4 0 r2 4 0 r 2

z
Questa espressione coincide col termine di dipolo dello sviluppo (1.19)
per N 2 , infatti, con riferimento alla figura, in tale circostanza, si ha: P
q1 r
1 N
1 q1d1 cos 1 q2d 2 cos2 r
2 i i
q d cos i
4 0 r i 1 4 0 r2 r J 1 r
d1
1 q1d1 r q2d 2 r J2
, q2
4 0 r2 O r
d2 y
x
dove r pari a r r ; se q1 q e q2 q1 , segue:


1 N

1 q1d1 r q2d 2 r

1 q d1 r q d 2 r
1 q d1 d 2 r

1 p r
i i i 4
4 0 r 2 i 1
q d cos
r2

4 0 r2

4 0 r2

4 0 r 2

0

1 p cos
,
4 0 r 2


+q

essendo p q d1 d 2 e langolo tra la direzione di r e quella di p . Dalla relazione
(1.23) segue che il potenziale nullo per 2 , ovvero nel piano equatoriale del
dipolo, pertanto il campo elettrico del dipolo non compie lavoro quando una carica viene
portata dallinfinito ad un punto su questo piano, attraverso un qualsiasi percorso. A
V=0 partire dalla relazione (1.23), facendo uso della (1.17), possibile ricavare lespressione
generale del campo elettrico prodotto dal dipolo in tutto lo spazio. Allo scopo risulta
-q opportuno adoperare lespressione del gradiente in coordinate sferiche (si veda
lAppendice); le componenti del campo elettrico sono quindi:

V 1 p cos 1 p cos
Er ;
r r 4 0 r 2 2 0 r 3
1 V 1 1 p cos 1 p sin
E ;
r r r 4 0 r 2 4 0 r 3
1 V
E 0.
r sin

Dal fatto che la componente E del campo elettrico nulla segue che il campo ha simmetrica cilindrica, come poteva
banalmente prevedersi dalla forma della distribuzione di cariche. Il modulo del campo elettrico vale pertanto:

2 2
1 p cos 1 p sin 1 p
E Er 2 E 2 E 2 4 cos 2 sin 2
2 0 r 3
4 0 r 3
4 0 r 3

1 p
3cos 2 1 ;
4 0 r 3

si osservi che lungo una direzione perpendicolare allasse del dipolo e passante per il suo punto medio, corrispondente a
2 , lespressione del campo uguale alla (1.21) mentre, lungo lasse del dipolo, per 0 , lespressione uguale

alla (1.22). Consideriamo un dipolo di momento p immerso in un campo elettrico esterno E ; per ruotare tale dipolo di
un dato angolo rispetto al campo necessario compiere del lavoro. Tale lavoro accrescer lenergia potenziale del

sistema. Il lavoro elementare dL necessario per ruotare un momento meccanico di un angolo d pari a d cos,
siccome il momento del dipolo vale in modulo pE sin e poich il lavoro viene trasformato in energia potenziale, si ha
che per una rotazione finita da 0 a , la variazione di energia potenziale :
1-36 Il campo elettrostatico


pE cos cos 0 .

U U 0 d ' pE sin ' d ' pE cos '
0
0
0

La costante 0 dipende dallorientazione iniziale del dipolo per cui, assumendo 0 pari a 2 e ponendo quale
riferimento per lenergia potenziale U 0 0 per 0 2 , si ha:
U
U pE cos ,

ovvero:
-p / 2 +p
U pE .
-p O +p / 2 J
Il grafico dellenergia potenziale in funzione dellangolo mostra
la presenza di un minimo per 0 , per cui tale angolo corrisponde
ad una posizione di equilibrio stabile del dipolo nel campo elettrico. - pE

Lespressione dello sviluppo in serie di multipoli (1.19) pu essere generalizzata al caso di una
distribuzione continua di carica. In tale circostanza alla sommatoria sul numero di particelle della
distribuzione corrisponde un integrale calcolato sul volume contenente la carica con densit ,
cio:

1 1 1 3cos2 1
V
4 0 r dv 4 0 r 2

d cos dv
4 0 r 3

d 2
2
dv


1 1

4 0
r d P cos dv .
n 1
n
n
n

in cui dipende, in generale, dal punto allinterno della distribuzione di carica.

1.18 Equazioni di Maxwell per il campo elettrostatico


Assegnata una certa distribuzione statica di carica nello spazio vuoto, di densit descritta dalla
funzione x, y, z , il campo elettrico soddisfa le equazioni integrali:

1
ds dv,

E
0

dl 0;

E

nella prima una superficie chiusa contenente il volume ; nella seconda una generica
curva chiusa. La prima equazione lespressione della legge di Gauss mentre la seconda
conseguenza della conservativit del campo elettrostatico. In forma puntuale queste equazioni si
scrivono:


E , (1.24)
0

E 0.
Il campo elettrostatico 1-37

Queste relazioni sono dette equazioni di Maxwell per il campo elettrostatico. Il fatto che il campo
elettrostatico irrotazionale implica lesistenza di una funzione potenziale V tale che:

V E ,


cos, sostituendo nella relazione (1.24) segue V 2V 0 , ovvero:


2V , (1.25)
0

dove loperatore 2 , detto laplaciano, definito come:

2 2 2
2 .
x 2 y 2 z 2

La relazione (1.25), dimostrata da Poisson nel 1813, compendia le due equazioni di Maxwell e
prende il nome di equazione di Poisson. Fissata che sia la funzione , localizzata in una regione
definita dello spazio, si prova che lequazione di Poisson ammette una sola soluzione che soddisfi le
specificate condizioni al contorno nel dominio di definizione. In assenza di cariche localizzate,
ovvero per 0 , lequazione precedente si scrive:

2V 0

e prende il nome di equazione di Laplace, che la riscopr nel 1796 dopo che Leonard Eulero la trov
nel 1756.
1-38 Il campo elettrostatico