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Cittadinanza europea

La cittadinanza dell'Unione europea stata istituita dal Trattato di Maastricht del 1992. Completa e non sostituisce
la cittadinanza statale. oggi regolata dalla seconda parte del Trattato sul funzionamento dell'Unione
Europea (TFUE), artt. 20-25 (in precedenza le disposizioni erano previste dai Trattati di Roma agli articoli 17-22 nella
versione consolidata). recepita dalla Costituzione europea all'art. I-10. Prevale sulla cittadinanza di uno stato terzo
(sentenza Micheletti, Corte di Giustizia, 1992).Con l'acquisizione della cittadinanza di un paese facente parte
dell'Unione europea si acquista, automaticamente, anche la cittadinanza europea. I diritti ad essa connessi non
arricchiscono il patrimonio giuridico soggettivo all'interno dell'ordinamento nazionale ma:
Entro l'ordinamento di altri Stati membri UE:

Libert di circolazione e di soggiorno di ogni cittadino europeo nel territorio di uno Stato membro (art. 21 TFUE).
Diritto di voto attivo e passivo nelle elezioni comunali nello Stato membro in cui risiede, alla pari dei cittadini di
tale Stato (art. 22 TFUE), e nelle elezioni europee.
Entro l'ordinamento internazionale:

Tutela diplomatica e consolare nei paesi extra-europei nei quali il suo Stato non rappresentato da parte delle
autorit degli altri Stati membri (art. 23 TFUE).
Entro la sfera dell'ordinamento comunitario:

Diritto di petizione al Parlamento europeo (art. 24 c. 2 TFUE).


Diritto di rivolgersi al mediatore europeo (art. 24 c. 3 TFUE).
Diritto di scrivere alle istituzioni e ad alcuni organi comunitari in una delle lingue ufficiali della stessa e di ricevere
risposta nella stessa lingua (art. 24 c. 4 TFUE).
Gli Stati membri dell'Unione europea usano anche un passaporto comune, di color rosso bordeaux con impresso il
nome dello Stato membro, timbro e il titolo "Unione europea" debitamente tradotto.

Legge comuntaria
La legge Comunitaria il principale strumento di attuazione della normativa europea a quella nazionale e regola le
modalit e i tempi per la trasposizione delle direttive. Il Ministro per le Politiche Europee ,sulla base degli atti emanati
dalle istituzioni europee e della verifica dello stato di conformit dell'ordinamento interno all'ordinamento comunitario,
in collaborazione con le amministrazioni interessate e sulla base degli indirizzi espressi dal Parlamento e delle
osservazioni delle Regioni, predispone il disegno di legge comunitaria. In Italia, la Comunitaria legiferata dalla Legge
Buttiglione "Norme generali sulla partecipazione dell'Italia al processo normativo dell'Unione Europea .
Dal momento in cui stata emanata, ci sono stati profondi cambiamenti nella ricezione degli atti normativi comunitari
nell'apparato legislativo italiano. La legge istitu un meccanismo annuale, con il quale il Parlamento italiano tenuto ad
approvare una legge comunitaria contenente provvedimenti volti a conformare l'ordinamento italiano agli obblighi
comunitari sorti nell'anno in questione, ma anche obblighi derivati da sentenze della Corte di giustizia europea.
Sono previsti tre metodi per applicare tale meccanismo. Con l'attuazione diretta la stessa legge comunitaria che
abroga o modifica le disposizioni contrastanti con il diritto comunitario. il procedimento pi macchinoso e lento, in
quanto richiede la deliberazione delle camere, e pertanto viene usato per adempimenti puntuali o di definizione
legislativa o in casi di urgenza. Molte volte, si applica l'attuazione con delega tramite cui la disciplina delegata con
decreto legislativo all'iniziativa del Governo nazionale, secondo i criteri fissati dalla legge comunitaria 2001.
Infine vi l'attuazione in via regolamentare: l'elemento di maggior rilievo e pi diffuso di attuazione. Con tale
soluzione, si snell e facilit il procedimento e si favor il processo di delegificazione. I regolamenti chiamati in causa,
avendo delega di legge, hanno anche la capacit di abrogare norme di rango superiore. Il 3 ottobre 2012, la Camera dei
Deputati ha approvato in prima lettura il disegno di legge per l'adempimento di obblighi derivanti dall'appartenenza dell'Italia alle
Comunit europee (l'annuale Legge Comunitaria, per il 2012) che contiene le deleghe ed i principi relativi alle direttive europee da
recepire. Il testo (Atto Camera 4925) ora passa all'esame del Senato.Il provvedimento era stato approvato dal Consiglio dei Ministri
il 20 gennaio 2012, dopo essere stato approvato in via preliminare il 23 dicembre 2011 e aver ricevuto successivamente il parere
positivo della Conferenza Stato-Regioni. Il 6 giugno 2012, il testo del disegno di legge, presentato alla Camera dei Deputati,
stato emendato, nel corso della fase referente presso la Commissione XIV (Politiche dell'Unione Europea), con due articoli
aggiuntivi e l'inserimento di una nuova direttiva in allegato A. Il 3 ottobre scorso, l'Assemblea della Camera dei Deputati ha votato
le modifiche apportate in XIV Commissione, ha aggiunto altri due articoli ed ha inserito 2 nuove direttive in allegato B.

Francovich Sentenza Corte di Giustizia 19 novembre 1991, cause riunite C 6/90 e C 9/90
Si tratta di una storica sentenza della Corte di Giustizia comunitaria con la quale veniva stabilito il principio che il mancato

recepimento di una direttiva (v.) comunitaria entro la data ultima stabilita nel provvedimento poteva determinare, a certe

condizioni, una condanna dello Stato e un obbligo di risarcimento del cittadino che fosse risultato leso dallinadempiente

comportamento; la portata innovativa della sentenza risiede proprio nellaffermazione di questultimo principio da parte della Corte.

Una delle caratteristiche delle direttive comunitarie quella di concedere un determinato lasso di tempo agli Stati membri per poter

recepire nel proprio ordinamento le nuove disposizioni (in genere due anni). Spesso per gli Stati risultano inadempienti, in quanto

non provvedono in tempo a completare tutte le procedure per dare attuazione alle disposizioni comunitarie. Nel caso esaminato

nella sentenza Francovich lo Stato inadempiente era lItalia, che non aveva recepito in tempo una direttiva sulla tutela dei crediti di

lavoro in caso di insolvenza del datore di lavoro. Il mancato recepimento di tale direttiva aveva danneggiato tutti quei lavoratori che

non potevano godere della speciale tutela loro accordata dalla normativa comunitaria; per questo motivo la Corte, oltre a rilevare

linadempienza dellItalia, aveva anche stabilito linnovativo diritto del soggetto leso al risarcimento del danno ricevuto.

Uno dei punti sui quali la sentenza Francovich differisce rispetto alla precedente giurisprudenza che la responsabilit dello Stato

determinata non pi in base al diritto interno, ma in base al diritto comunitario, lasciando agli ordinamenti nazionali solo gli aspetti

meramente procedurali (punti 41 e 42 della sentenza). La portata innovativa della sentenza sta nel fatto che, nonostante siano

numerosi i casi di direttive non attuate dagli Stati membri, viene esercitata una forte pressione affinch ci avvenga, in quanto lo

Stato si espone ad un numero di pretese risarcitorie, pari ad un numero di potenziali beneficiari della norma, indeterminato ed

indeterminabile.

Legge la Pergola

La legge La Pergola, (legge 9 marzo 1989 n. 86), un importante atto normativo nell'ambito dell'ordinamento
giuridico italiano, cos detta dal Ministro per il Coordinamento politiche comunitarie proponente del tempo, Antonio La
Pergola. stata abrogata e sostituita dalla Legge Buttiglione (legge 4 febbraio 2005 n. 11), che ha riprodotto
numerose norme della legge del 1989, ed ha adeguato la legislazione in materia comunitaria alla legge Cost. n.
3/2001, ed ha infine istituito il CIACE (Comitato interministeriale per gli affari comunitari europei). Essa di fatto ha
segnato un sensibile cambiamento a livello sostanziale della ricezione, in Italia, degli atti normativi dell'Unione
Europea, in particolar modo le direttive. Prima dell'emanazione di tale norma, l'Italia, era uno degli stati pi lenti nel
recepire le prescrizioni comunitarie. La legge istitu un meccanismo annuale, con il quale il Parlamento italiano
tutt'oggi tenuto ad approvare una legge comunitaria contenente provvedimenti volti a conformare l'ordinamento
italiano agli obblighi comunitari sorti nell'anno in questione, quindi regolamenti, direttive, decisioni e
raccomandazioni CECA, ma anche obblighi derivati da sentenze della Corte di giustizia europea.

Erano previsti tre metodi per attuare il meccanismo di cui sopra.

1.Attuazione diretta: la stessa legge comunitaria che abroga o modifica le disposizioni contrastanti con il diritto
comunitario. il procedimento pi macchinoso e lento, in quanto richiede la deliberazione delle camere, e pertanto
viene usato per adempimenti puntuali o di definizione legislativa o in casi di urgenza.

2.Attuazione con delega: molte volte la disciplina viene delegata con decreto legislativo all'iniziativa del Governo,
come previsto dalla lettera b dello stesso art. 3 della legge.

3.Attuazione in via regolamentare: l'elemento di maggior rilievo introdotto dalla legge, oltre che lo strumento pi
diffuso di attuazione. Con tale soluzione, si snell e facilit il procedimento e allo stesso tempo favor quel necessario
processo di delegificazione tanto auspicato dal mondo politico e giuridico. I regolamenti chiamati in causa, avendo
delega di legge, hanno anche la capacit di abrogare norme di rango superiore.

Deficit democratico

Il deficit democratico una nozione invocata principalmente per sostenere che l'Unione europea e le
sue istanze soffrono di una mancanza di legittimit democratica e che sembrano inaccessibili al
cittadino a causa della complessit del loro funzionamento. Ad ogni tappa che ha segnato
l'integrazione europea, la questione della legittimit democratica si imposta all'attenzione in modo
sempre pi forte. I trattati di Maastricht, Amsterdam e Nizza hanno contribuito a migliorare la
legittimit democratica del sistema istituzionale, rafforzando i poteri del Parlamento in materia di
designazione e controllo della Commissione, nonch ampliando gradualmente il campo di applicazione
della procedura di codecisione.Il trattato di Lisbona prosegue su questa strada. Da un lato, rafforza i
poteri del Parlamento europeo in campo legislativo e di bilancio permettendogli di esercitare un
controllo politico pi efficace sulla Commissione europea attraverso la procedura di designazione del
presidente della Commissione. Dallaltro lato, cerca di migliorare la partecipazione dei cittadini alla vita
democratica dellUnione istituendo un diritto diniziativa dei cittadini e riconoscendo limportanza del
dialogo tra le istituzioni europee e la societ civile. Il trattato prevede inoltre che le sessioni del
Consiglio dei ministri diventino pubbliche al fine di favorire la trasparenza e linformazione dei cittadini
europei.

Abuso di posizione dominante art. 82 Trattato CE

Si intende la posizione di potenza economica di una o pi imprese, che consente loro di determinare unilateralmente il mercato,
ostacolando di fatto il gioco della concorrenza (v. Politica della concorrenza), e di tenere comportamenti indipendenti rispetto a
concorrenti, clienti, consumatori (Sent. 13-2-1979, in causa 85/76; Sent. 10-7-1991 in causa T-70/89).
La possibilit di fissare i prezzi a proprio piacimento senzaltro lindizio pi sicuro dellesistenza di una posizione dominante.
Questultima va inoltre misurata in rapporto al relevant market (cd. mercato rilevante) ossia il territorio nel quale si producono gli
effetti anticoncorrenziali, inteso sia in senso geografico, sia rispetto alla natura del prodotto.
Lassunzione di una posizione dominante dunque vietata solo quando viene sfruttata abusivamente.
Lart. 82 del Trattato CE e la normativa italiana (L. 287/90) vietano labuso di posizione dominante da parte di una o pi imprese
allinterno del mercato nazionale nella misura in cui sia pregiudizievole al commercio tra gli Stati membri e specificano, con
elencazione non tassativa, che esso si realizza attraverso le seguenti pratiche:
imporre prezzi di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose;
impedire o limitare la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato, lo sviluppo tecnico o il processo tecnologico, a danno dei
consumatori;
applicare, nei rapporti commerciali con altri contraenti, condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, cos da
determinare ingiustificati svantaggi per la concorrenza;
subordinare la conclusione dei contratti allaccettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro
natura e secondo gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con loggetto dei contratti stessi

Ripartizione delle competenze in seno allUnione europea

Il trattato di Lisbona chiarisce la ripartizione delle competenze tra lUnione europea (UE) e gli Stati
membri e lo fa introducendo per la prima volta nei trattati istitutivi, una classificazione precisa che
distingue tre competenze principali: le competenze esclusive, le competenze concorrenti e le
competenze di sostegno. Tale chiarimento non comporta alcun rilevante trasferimento di competenze,
ma la riforma importante e necessaria al buon funzionamento dellUE. Nel passato si sono verificati
spesso conflitti sulle competenze tra lUE e gli Stati membri. Oggi i confini tra le competenze di
ciascuno sono stabiliti con chiarezza. Inoltre questa trasparenza facilita lapplicazione dei principi
fondamentali relativi al controllo e allesercizio di tali competenze.
ELIMINAZIONE DEI PILASTRI DELLUE Uno dei cambiamenti pi rilevanti che emergono dal
trattato di Lisbona riguarda leliminazione della struttura a tre pilastri dellUE. I pilastri erano:
la Comunit europea;
la politica estera e di sicurezza comune (PESC);
la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale.

Allinterno di questa struttura si sovrapponevano vari tipi di competenze. Gli atti adottati nellambito
del primo pilastro erano conformi alle procedure legislative dellUE, mentre gli altri due pilastri si
basavano su una cooperazione intergovernativa tra Stati membri. Il trattato di Lisbona pone fina a
questa complessa architettura. La Comunit europea scompare e viene sostituita dallUE che si dota
di procedure legislative che le permettono di esercitare pienamente le competenze assegnate. Inoltre
lUE acquisisce la personalit giuridica precedentemente riservata alla vecchia Comunit e pu dunque
concludere trattati nei settori in cui ha la competenza.

I TRE GRANDI TIPI DI COMPETENZE Il trattato sul funzionamento dellUE (TFUE) stabilisce tre tipi
di competenze e per ciascuno compila un elenco non esauriente dei settori interessati:

le competenze esclusive (articolo 3 del TFUE): solo lUE pu legiferare e adottare atti vincolanti in
questi settori, il ruolo degli Stati membri quindi soltanto quello di dare applicazione a questi atti, a
meno che lUnione non li autorizzi ad adottare autonomamente taluni atti;
le competenze concorrenti (articolo 4 del TFUE): lUE e gli Stati membri possono adottare atti
vincolanti in tali settori. Tuttavia gli Stati membri possono esercitare la loro competenza soltanto nella
misura in cui lUE non ha o ha deciso di non esercitare la propria;
le competenze di sostegno (articolo 6 del TFUE): lUE pu solamente sostenere, coordinare o
completare lazione degli Stati membri. LUnione non dispone dunque di potere legislativo in questi
settori e non pu interferire nellesercizio delle competenze riservate agli Stati membri.

Teoria dei controlimiti


Di fronte all'espansione del diritto comunitario ed all'invasione e da parte sua dell'ordinamento
nazionale, le Corti costituzionali italiane e tedesca hannno elaborato la teoria dei "controlimiti".
Il ruolo di premazia ricoperto dalle fonti del diritto comunitario anche nei confronti della Costituzione stessa ha
indotto l'organo di controllo costituzionale ad elaborare la teoria dei controlimiti, volta a risolvere le antinomie tra i pi
fondamentali ed inalienabili diritti dell'ordinamento interno e le fonti comunitarie, consentendone sulla base della
suddetta teoria la sindacabilit costituzionale delle relative leggi di autorizzazione alla ratifica. La possibilit che le
fonti di diritto europeo, il cui ordinamento si ispira ai principi dello stato di diritto e garantisce le libert essenziali dei
cittadini vadano a ledere la Costituzione italiana in questi ambiti, da essa tutelati molto pi estensivamente risulta
essere un'ipotesi alquanto remota. In sintesi, questa teoria afferma che le norme comunitarie non possono
violare i principi fondamentali ed i diritti inviolabili sanciti dalle costituzioni nazionali. affidato
alle Corti costituzionali il compito di assicurare il rispetto, da parte degli atti delle istituzioni comunitarie,
dei principi fondamentali e dei diritti fondamentali, come interpretati negli ordinamenti nazionali.
La teoria dei controlimiti stata invocata in alcuni giudizi di costituzionalit , ma la Corte ha sempre
respinto la questione di costituzionalit. La Corte costituzionale ha sottolineato che il giudice non
pu censurare disposizioni comunitarie "senza richiedere alla stessa Corte (di giustizia) il controllo
di validit di tale norma in relazione ai diritti fondamentali che pure fanno parte del diritto comunitario".
Il controllo della Corte costituzionale sul rispetto dei cosiddetti "controlimiti" al primato del diritto
comunitaria dunque successivo al al controllo della Corte di giustizia sulla validit della norma
comunitaria.

Il rinvio pregiudiziale

Il rinvio pregiudiziale una procedura esercitata dinanzi alla Corte di giustizia dellUnione europea che
consente ad una giurisdizione nazionale di interrogare la Corte di giustizia sull'interpretazione o sulla
validit del diritto europeo. Il rinvio pregiudiziale fa parte delle procedure che possono essere
esercitate dinanzi alla Corte di giustizia dellUnione europea (CGUE). Questa procedura aperta ai
giudici nazionali degli Stati membri, i quali possono adire la Corte per interrogarla sullinterpretazione o
sulla validit del diritto europeo nellambito di una causa pendente. Qualsiasi giurisdizione nazionale,
investita di una controversia in cui l'applicazione di una norma di diritto europeo solleva dei quesiti
(controversia principale), pu decidere di rivolgersi alla Corte di giustizia per risolverli. Esistono due tipi
di rinvio pregiudiziale:

il rinvio per linterpretazione della norma europea: il giudice nazionale chiede alla Corte di giustizia di
formulare un parere sullinterpretazione del diritto europeo per poter applicare la norma
correttamente;
il rinvio per lesame di validit della norma europea: il giudice nazionale chiede alla Corte di giustizia
di verificare la validit di un atto di diritto europeo.

Accordi misti
Sono cos denominati gli accordi conclusi dalle istituzioni comunitarie che, per la loro entrata in vigore, necessitano
delle ratifiche (v.) sia da parte delle istituzioni comunitarie che da parte di ciascuno Stato membro.
In genere si tratta di accordi stipulati con Stati terzi o comunque di accordi stipulati in settori nei quali la competenza comunitaria
non esclusiva, ma condivisa con i singoli Stati membri.
Un esempio di accordo misto laccordo dellOrganizzazione mondiale per il commercio (v. WTO), cui fanno capo anche laccordo
sulla tutela dei diritti di propriet intellettuale (Accordo TRIPS) e lAccordo generale sugli scambi e sui servizi (GATS).

Diritto di iniziativa
Il trattato di Lisbona introduce una nuova forma di partecipazione popolare alle decisioni politiche dell'Unione europea,
l'iniziativa dei cittadini. Come richiesto dal trattato, su proposta della Commissione europea, il Parlamento europeo e
il Consiglio hanno adottato un regolamento che definisce le norme e le procedure che disciplinano questo nuovo
strumento (regolamento (UE) n. 211/2011 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 febbraio 2011, riguardante
l'iniziativa dei cittadini). Il regolamento consente ad 1 milione di cittadini di almeno un quarto degli Stati membri dell'UE
di invitare la Commissione europea a proporre atti giuridici in settori di sua competenza. Gli organizzatori di
un'iniziativa, dopo aver costituito un comitato composto da almeno 7 cittadini dell'UE residenti in almeno 7 diversi Stati
membri, hanno 1 anno per raccogliere le dichiarazioni di sostegno necessarie. Il numero delle dichiarazioni di
sostegno deve essere certificato dalle autorit competenti degli Stati membri. La Commissione ha quindi a
disposizione 3 mesi per esaminare l'iniziativa e decidere cosa fare. Il regolamento sul diritto d'iniziativa dei cittadini
europei prevede che le iniziative potranno essere avviate soltanto a partire dal 1 aprile 2012.

Sentenza Granital
la norma interna contrastante disapplicabile direttamente dal singolo giudice. In questo modo veniva ad essere
sanato una divergenza fra le 2 Corti (quella costituzionale Italiana e quella di Giustizia Europea) di durata
ventennale. La Corte costituzionale, dopo la sentenza Simmenthal, stata chiamata a rivedere la posizione
espressa nella sua giurisprudenza precedente.
La Corte muove sempre dalla premessa che i 2 ordinamenti sono distinti e tra loro autonomi anche se coordinati,
in quanto in forza dellart. 11Cost sono state trasferite alle istituzionale comunitarie le competenze relative a
determinatematerie.
Lautonomia implica che la norma comunitaria provvista del requisito della immediata applicabilit impedisce alla
norma nazionale eventualmente contrastante di venire in rilievo per la disciplina del rapporto da parte del giudice.
Ci significa che la norma nazionale contrastante con il diritto comunitario non n nulla n invalida, ma solo
inapplicabile al rapporto controverso.
Ne consegue che la norma comunitaria provvista di effetto diretto va applicata immediatamente dal giudice in
luogo della norma nazionale confliggente, senza bisogno di ricorrere al giudizio di costituzionaleionalit. In pratica,
leffetto diretto della norma comunitaria rende inammissibile la questione di legittimit costituzionale della norma
nazionale confliggente..
Di conseguenza, se nei giudizi di legittimit costituzionale promossi in via principale non possibile effettuare il
rinvio pregiudiziale, risulta leso il generale interesse delluniforme applicazione del diritto comunitario.
Lalto rappresentante dellUnione europea per gli affari esteri e la
politica di sicurezza

Il trattato di Lisbona crea la funzione di alto rappresentante dellUnione per gli affari esteri e la politica
di sicurezza che ha il compito di guidare la politica esterna dellUnione europea (UE). In precedenza le
attribuzioni dellalto rappresentante competevano a due personalit distinte in seno allUE:

lalto rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune (PESC) e


il commissario responsabile delle relazioni esterne.

Il trattato di Lisbona quindi riunisce nelle mani di ununica persona le competenze relative alla politica
estera e di sicurezza comune. In questo modo lazione esterna dellUE guadagna coerenza, efficacia e
visibilit. Ciononostante lalto rappresentante dellUnione non lunico ad avere il compito di
rappresentare lUE allesterno. Il trattato di Lisbona infatti assegna anche alpresidente del Consiglio
europeo il compito di rappresentare al suo livello lUE allesterno, senza nulla togliere alle attribuzioni
dellalto rappresentante. Il testo per non precisa come il lavoro vada suddiviso tra queste due
personalit e lascia quindi alla pratica il compito di decidere sui due ruoli. ATTRIBUZIONI: Lalto
rappresentante partecipa attivamente alla politica estera e di sicurezza comune dellUnione.
Innanzitutto contribuisce allelaborazione di tale politica con proposte che presenta al Consiglio e al
Consiglio europeo e assicura lattuazione delle decisioni adottate in quanto mandatario del Consiglio.
Lalto rappresentante ha inoltre una funzione rappresentativa. Conduce il dialogo politico con i paesi
terzi ed esprime la posizione dellUnione nelle organizzazioni internazionali. Dal momento che prende il
posto dellalto rappresentante per la PESC e del commissario incaricato delle relazioni esterne, lalto
rappresentante ha ereditato le loro rispettive attribuzioni:

in seno al Consiglio deve assicurare la coerenza e la continuit dei lavori nellambito della politica
estera dellUE e dunque presiede il consiglio affari esteri;
in seno alla Commissione incaricato delle responsabilit che incombono a tale istituzione nel settore
delle relazioni esterne. Deve altres vigilare sul coordinamento della politica estera con le altre politiche
e gli altri servizi della Commissione. NOMINA: Lalto rappresentante designato dal Consiglio europeo
che delibera a maggioranza qualificata e con laccordo del presidente della Commissione. Il Consiglio
europeo pu porre fine al mandato secondo la medesima procedura. Data limportanza della sua
funzione, lalto rappresentante anche uno dei vicepresidenti della Commissione.

Sentenza rottman
Si pu essere cittadini europei senza essere cittadini di uno Stato membro? La Corte di giustizia ha escluso questa
possibilit in un importante caso deciso pochi mesi fa.
Il signor Rottmann, cittadino austriaco, si avvale della libert di circolazione di cui gode in qualit di cittadino
europeo e va a risiedere in Germania. Dopo alcuni anni, ottiene la nazionalit tedesca. Contemporaneamente,
perde quella austriaca, dato il divieto di doppia cittadinanza previsto dal diritto austriaco. Tuttavia, in Austria un
processo penale per un reato minore pende ancora in capo al signor Rottmann. Questi nasconde la circostanza alle
autorit tedesche, le quali, acquisita linformazione, revocano il provvedimento di naturalizzazione. Il signor
Rottmann si rivolge al giudice amministrativo tedesco, sostenendo che la revoca della cittadinanza tedesca lo
renderebbe apolide e lo priverebbe, altres, della cittadinanza europea. Il giudice tedesco gira, allora, la
questione ai giudici europei. La Corte di giustizia stabilisce che: a) la cittadinanza europea dipende
necessariamente da quella nazionale, per cui il venir meno della seconda comporta necessariamente la perdita
della prima; b) in materia di nazionalit, la competenza statale esclusiva; c) quando per ed questa la novit
le decisioni delle autorit nazionali incidono sulla condizione di cittadino europeo (come nel caso del signor
Rottmann), quelle decisioni devono essere assunte nel rispetto del diritto dellUnione e dei suoi principi generali,
tra i quali rientra il principio di proporzionalit. Questo significa che spetter ai giudici nazionali verificare se le
decisioni statali di revoca (ed eventualmente, un domani, di diniego) della nazionalit sono proporzionali, cio
adeguate e necessarie rispetto al fine perseguito: salvaguardare il vincolo di lealt tra il cittadino e lo Stato di
appartenenza.
Sentenza giusta o sbagliata? La Corte di giustizia ha ricevuto molte critiche, specie da parte di quanti auspicano
unevoluzione in senso federale dellUnione europea e rievocano, a tal fine, la parabola della cittadinanza
americana. A met dellOttocento, molti stati americani com noto negavano alle persone di colore la
possibilit di diventare cittadini. Il problema fu risolto nel 1868, al termine della Guerra civile, quando con il XVI
emendamento alla Costituzione si assegn alla cittadinanza federale un rilievo autonomo rispetto alle cittadinanze
statali: da quel momento lo status di cittadino della federazione non dipese pi dalle decisioni dei singoli stati.
Analogamente secondo i sostenitori dellEuropa federale la Corte di giustizia avrebbe dovuto, in nome della
protezione dallapolidia, stabilire che la revoca della nazionalit tedesca non priverebbe il signor Rottmann della
cittadinanza europea. Questo primo strappo avrebbe aperto il varco a una cittadinanza europea di tipo federale,
cio autonoma rispetto alla nazionalit degli stati membri, come nel modello statunitense.

Tuttavia, lecito chiedersi se quanto accaduto un secolo e mezzo fa negli Stati Uniti grazie alla modifica del
testo costituzionale possa avvenire oggi in Europa per opera di un giudice. Poteva la Corte di giustizia andare
contro la lettera del Trattato di Lisbona, che - al pari dei trattati preesistenti sancisce in modo univoco il principio
di dipendenza della cittadinanza europea dalla nazionalit? Evidentemente no. LEuropa federale, dunque, deve
attendere.

Nellattesa di una risposta confortante (attesa destinata a protrarsi...), la sentenza Rottmann segna un importante
passo in avanti. Il 27 giugno 2008, il Conseil dEtat francese ha stabilito che rientra nella discrezionalit
dellamministrazione negare la nazionalit pour dfaut dassimilation a una donna musulmana ove ella decida
di indossare il velo durante lintervista conclusiva delliter di naturalizzazione. Il 19 giugno 2009, il Consiglio di
Stato italiano giunto ad avallare un diniego di naturalizzazione fondato sulla circostanza che il richiedente aveva
ricevuto dieci anni prima due telefonate (che potrebbero, al limite, non essersi neppure verificate) da cellulari
intestati a sospetti terroristi. Dopo Rottmann, simili decisioni potrebbero essere dichiarate illegittime, perch non
proporzionali. Non si giunger, per questa via, alla cittadinanza europea post-nazionale invocata dai federalisti.
Tuttavia, forse ci si avviciner a una cittadinanza europea post-nazionalista, sempre fondata sulla nazionalit degli
stati membri, ma non pi sul nazionalismo e sui suoi eccessi.

Il ricorso per annullamento

Il ricorso per annullamento fa parte dei ricorsi che si possono presentare dinanzi alla Corte di giustizia
dellUnione europea. Con tale ricorso, il ricorrente chiede lannullamento di un atto adottato da una
istituzione, un organo o un organismo dellUnione europea. Il ricorso per annullamento una
procedura giudiziaria proposta dinanzi alla Corte di giustizia dellUnione europea (CGUE). Tale tipo di
ricorso permette alla Corte di controllare la legalit degli atti adottati dalle istituzioni, dagli organi e
dagli organismi europei. La Corte decide lannullamento dellatto in oggetto quando lo ritiene contrario
al diritto dellUnione europea (UE). Il ricorso per annullamento pu essere proposto dalle istituzioni
europee o da privati a certe condizioni.

Natura del ricorso

Il ricorso per annullamento consiste in un controllo della legalit degli atti europei che pu portare
allannullamento dellatto in oggetto. Tale ricorso pu riguardare:

tutti gli atti legislativi;


gli atti adottati dal Consiglio, dalla Commissione, dalla Banca centrale europea, dal Parlamento europeo
e dal Consiglio europeo, quando tali atti sono destinati a produrre effetti giuridici nei confronti di terzi;
gli atti adottati dagli organi o dagli organismi europei quando tali atti sono destinati a produrre effetti
giuridici nei confronti di terzi;
le delibere del consiglio dei governatori o del consiglio di amministrazione della Banca europea per gli
investimenti, secondo le condizioni dellarticolo 271 del trattato sul funzionamento dellUE. Dopo la
proposta di ricorso per annullamento, la Corte di giustizia verifica se latto conforme al diritto dellUE
e poi pu pronunciare lannullamento dellatto in base a quattro motivi:
incompetenza;
violazione delle forme sostanziali;
violazione dei trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa alla loro applicazione;
sviamento di potere.

Ricorrenti

Larticolo 263 del trattato sul funzionamento dellUE distingue varie categorie di ricorrenti. In primo
luogo, prende in considerazione i ricorrenti privilegiati, cio gli Stati membri, la Commissione, il
Parlamento europeo e il Consiglio. Questi ricorrenti sono detti privilegiati perch possono presentare un
ricorso per annullamento dinanzi alla CGUE senza dover dimostrare linteresse ad agire. Anche i privati
possono rivolgersi alla CGUE. Essi costituiscono la categoria dei ricorrenti non privilegiati. A
differenza dei ricorrenti privilegiati, essi devono dimostrare linteresse ad agire per chiedere
lannullamento di un atto europeo. Ci significa che latto contestato deve essere rivolto al ricorrente
oppure riguardarlo direttamente ed individualmente. Inoltre, alcuni ricorrenti possono presentare
dei ricorsi specifici: la Corte dei conti, la Banca centrale europea e il Comitato delle regioni possono
presentare ricorso per annullamento contro gli atti europei che minacciano le loro prerogative. Anche
il consiglio degli amministratori della Banca europea per gli investimenti pu contestare le delibere del
consiglio dei governatori della Banca. Infine, il trattato di Lisbona ha creato un nuovo tipo di ricorso: i
parlamenti nazionali e il Comitato delle regioni possono ora presentare ricorso per annullamento contro
gli atti che essi ritengono siano contrari al principio di sussidiariet. Inoltre, i ricorrenti dispongono
di un periodo di tempo di due mesi per esperire il ricorso per annullamento. Tale periodo pu decorrere
dalla data di pubblicazione dellatto contestato, dalla sua notifica al ricorrente o dal giorno in cui il
ricorrente ne abbia preso conoscenza.

Annullamento dellatto Se il ricorso fondato, la CGUE pu annullare latto nella sua interezza o
soltanto alcune disposizioni. Latto o le disposizioni annullate non hanno quindi pi alcun valore
giuridico. Inoltre, listituzione, lorgano o lorganismo che aveva adottato latto annullato deve colmare
il vuoto normativo conformemente alla sentenza emessa dalla Corte.

Ripartizione delle competenze tra la Corte di giustizia e il Tribunale La Corte di giustizia


competente per:

i ricorsi proposti dagli Stati membri contro il Parlamento europeo o il Consiglio;


i ricorsi proposti da unistituzione contro unaltra istituzione.

Il Tribunale competente a conoscere, in prima istanza, di tutti gli altri tipi di ricorso e in particolare
dei ricorsi proposti dai privati.

Tasse effetto equivalente

La tassa di effetto equivalente a un dazio doganale un onere pecuniario direttamente o indirettamente collegato
all'importazione o all'esportazione di un prodotto, anche se imposto in un momento diverso. In altri termini, si tratta di
un onere pecuniario che, pur non essendo un dazio doganale, comporta gli stessi effetti restrittivi sugli scambi, in
quanto imposto in ragione della circostanza che il prodotto ha varcato il confine di uno Stato membro dell'Unione
europea e tale da elevarne il costo.

In base all'articolo 30 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea l'applicazione di tali oneri, come quella dei
dazi doganali all'importazione o all'esportazione, vietata tra gli Stati membri.
Principio di leale cooperazione art 10
Quello di leale cooperazione un principio fondamentale nell'ordinamento comunitario, non a caso in termini di ius
positum lo si pu individuare all'articolo 4 del Trattato sull'Unione Europea (ex art. 10 TCE) [1] In particolare tale articolo
pone un obbligo di collaborazione tra Stati membri e Comunit europea che si realizza in due prescrizioni ben precise:
nessuno stato membro deve porre in essere atti che vadano a compromettere la realizzazione di obiettivi
comunitari. Ci vuol dire che lo Stato membro non deve produrre leggi (o provvedimenti amministrativi) che non
siano coerenti con gli obiettivi comunitari e se lo fa il giudice nazionale deve prontamente disapplicarli (o nel caso
di un provvedimento amministrativo dichiararne l'illegittimit).
ogni stato membro deve adottare tutti gli atti giuridici che siano necessari al conseguimento degli obiettivi
comunitari. per questo che lo Stato membro deve ratificare le direttive e tutti gli altri atti giuridici della Comunit
e se non lo fa pu essere sanzionato attraverso la cd. procedura d'infrazione.
La dottrina pi acuta inoltre ravvisa lo stesso obbligo di cooperazione anche nei confronti della amministrazione
comunitaria. Infatti, prendendo le mosse da alcune sentenze che censuravano l'operato poco collaborativo delle
istituzioni comunitarie, si afferma che per raggiungere gli obiettivi comunitari necessario che anche le
amministrazioni nazionali non incontrino ostacoli, bens aiuti, nel rapporto con le amministrazioni comunitarie.

Avvocato generale
una figura, introdotta sul modello dellordinamento francese, il cui ruolo quello di porsi al servizio dellinteresse
generale del diritto comunitario, fornendo nel contempo maggiori garanzie di equilibrio e di preparazione tecnica alla
Corte di Giustizia.

Gli avvocati generali che sono inseriti organicamente nella struttura della Corte, hanno lufficio di presentare
pubblicamente, con assoluta imparzialit ed in piena indipendenza, conclusioni motivate sugli affari sottoposti alla
Corte di Giustizia, per assistere questultima nelladempimento della sua missione . Attualmente gli avvocati
generali sono otto, ma ogni tre anni avviene un rinnovo parziale; il mandato rinnovabile. Fino al 2000 ne sar
presente un nono.

Costa contro enel


Flaminio Costa contro ENEL [1964] ECR 585 (6/64) una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, in
cui dichiara la prevalenza del diritto comunitario sul diritto interno. L'avvocato Costa era un cittadino italiano
proprietario di quote azionarie nella societ elettrica Edisonvolta, colpita dalla nazionalizzazione del settore elettrico
italiano. Per protesta, egli rifiut di pagare una bolletta della luce dell'ammontare di 1925 lire. Per questo ne scatur
una lite dinanzi al Giudice Conciliatore di Milano, il quale rifer il caso prima alla Corte Costituzionale, poi alla Corte di
Giustizia dell'Unione Europea. La Corte Costituzionale si pronunzi nel marzo del 1964, dicendo che sebbene la
Costituzione Italiana permettesse una limitazione della sovranit in favore di istituzioni internazionali come la CEE,
questo non impediva di applicare il principio "lex posterior derogat priori": il Trattato di Roma essendo stato sottoscritto
nel 1957, e recepito nell'ordinamento italiano nel 1958, non poteva prevalere sulla legge di nazionalizzazione del
settore elettrico del 1963. La Corte decise in parte a favore del governo italiano. Comunque, la CGUE stabil che le
leggi dell'Unione Europea non sarebbero efficaci se Costa non avesse potuto impugnare la legge nazionale sulla base
della sua presunta incompatibilit col diritto comunitario. Ne consegue che il diritto derivante dal trattato non potesse
trovare un limite in qualsiasi provvedimento del diritto interno. Inoltre sottoscrivendo il trattato, lo stato membro ha
limitato la sua sovranit, sebbene solo in alcuni campi, ed ha quindi creato un corpus legis che vincola sia lo stato
membro che i suoi cittadini.

Misure indistintamente applicabili


Misura deffetto equivalente artt. 28 e 29 Trattato CE

Questa espressione, originale e precipua del Trattato di Roma (v.), prefigura ogni forma di intervento statale non espressamente
contemplata da altre norme del trattato, che abbia come conseguenza o finalit quella di restringere, direttamente o indirettamente,
effettivamente o potenzialmente, gli scambi intracomunitari.
La dizione normativa non d alcuna definizione al riguardo, ma si limita a specificare che gli effetti da prendere in considerazione
sono quelli equivalenti a restrizioni quantitative (v.) allimportazione e allesportazione.
Il Trattato CE sancisce il divieto della misura deffetto equivalente tra gli Stati membri, per sanzionare ogni tipo di intervento
nazionale che intralci gli scambi intracomunitari.
Presupposti per lapplicazione del divieto sono:
che lostacolo in questione derivi da una misura di carattere statuale, ossia imputabile allo Stato in senso lato, inteso come
complesso di organi costituenti il potere legislativo, esecutivo e giudiziario, e degli enti pubblici. Ne restano escluse quindi le misure
puramente interne, poste in essere dagli Stati nellambito delle loro competenze residue;
che questostacolo comporti effetti restrittivi equivalenti a quelli delle restrizioni quantitative allimportazione o allesportazione,
ossia delle limitazioni quantitative degli scambi per un certo periodo, che non esisterebbero se la misura venisse rimossa.
Nella copiosa giurisprudenza della Corte di Giustizia sono emerse delle distinzioni nellambito delle misure in esame: queste si
distinguono in misure deffetto equivalente allesportazione e misure deffetto equivalente allimportazione. Tra queste ultime si
opera unulteriore distinzione tra misure restrittive, che si applicano solo ai prodotti importati (cd.misure discriminatorie), e misure
che sono previste per qualsiasi tipo di prodotto si trovi sul territorio dello Stato membro, indipendentemente dalla sua origine
(cd. misure indistintamente applicabili). Anche se apparentemente non discriminatorie, queste ultime sono state oggetto del
controllo della Corte di Giustizia, che ha rilevato la loro assoluta contrariet al divieto posto dallarticolo 28 del Trattato CE. Nel caso
di specie, si trattava di controlli sui prezzi, che discriminavano materialmente, ma non formalmente, i prodotti importati attraverso la
fissazione di prezzi minimi o massimi, oppure ostacoli tecnici agli scambi, derivanti da differenti norme tecniche applicate nello
Stato importatore (v.Cassis de Dijon) ed infine delle modalit di vendita dei prodotti che ostacolavano, di fatto, lingresso dei
prodotti stranieri sul mercato.

Principio del mutuo riconoscimento

il principio fondamentale che scaturisce dalla giurisprudenza Cassis de Dijon (v.): esso implica laccettazione, da parte di ogni
Stato della Comunit, dei prodotti legalmente o lealmente fabbricati negli altri Stati membri, anche se secondo prescrizioni diverse
da quelle nazionali, purch i prodotti in questione rispondono in maniera adeguata alle esigenze normative dello Stato importatore.
Il principio del mutuo riconoscimento trova il suo fondamento nella reciproca fiducia tra Stati che, pur presentando tradizioni
culturali e normative diverse, sono legati da vincoli di affinit dettati dallappartenenza alla Comunit. Tali vincoli sono in grado di
giustificare la fiducia che ogni Stato pu riporre nei confronti della legislazione degli altri Stati contraenti.
Corollario del principio dellaccettazione dei prodotti legalmente e lealmente fabbricati nella Comunit il principio del mutuo
riconoscimento delle regole tecniche, prescrizioni e certificati richiesti dagli Stati diversi da quello importatore, purch il livello di
tutela dellobiettivo perseguito sia equivalente. Ulteriore limitazione data dal rispetto del principio di proporzionalit (v.), in
omaggio al quale deve esserci congruit tra gli obiettivi da raggiungere e gli strumenti appropriati per il perseguimento degli stessi.
In altre parole, uno Stato membro non potrebbe imporre agli altri un livello di tutela eccessivo rispetto allobiettivo da raggiungere.

Liberta di stabilimento e liberta prestazioni servizi


Possibilit garantita ai cittadini comunitari di prestare la propria attivit in un altro Stato della Comunit alle stesse condizioni dei
professionisti che vi risiedono, senza dover per questo stabilirsi nello Stato in cui la prestazione fornita. A differenza del diritto di
stabilimento (v.) la libera prestazione di servizi non pone come condizione essenziale del suo esercizio la residenza permanente in
un altro Stato membro. Come per il diritto di stabilimento, per, anche per la libera prestazione di servizi deve essere applicato il
principio della parit del trattamento nazionale: sono, quindi, nulle, non solo le clausole di nazionalit, ma anche le clausole di
residenza e di stabilimento, che operano una discriminazione verso soggetti, che risiedono in uno Stato diverso da quello nel quale
effettuano la prestazione. bene sottolineare che gli articoli 49 e 50 non impediscono ad uno Stato membro di disciplinare
lesercizio, nel proprio territorio, di unattivit non salariata, sottoponendolo eventualmente a determinate restrizioni e condizioni, ma
queste devono trovare applicazione anche nei confronti dei cittadini dello Stato membro (vedi sentenza CGCE, Commissione c.
Francia, del 26 febbraio 1991 in causa C-154/89). Secondo il disposto dellart. 50 del Trattato CE sono considerate come servizi le
prestazioni fornite normalmente dietro retribuzione, in quanto non siano regolate dalle disposizioni relative alla libera circolazione
delle merci, dei capitali e delle persone.

In particolare i servizi comprendono:

attivit di carattere industriale;

attivit di carattere commerciale;

attivit artigiane;

attivit delle libereprofessioni.


Pratiche concordate

Le pratiche concordate, come la stessa Corte di Giustizia delle Comunit europee (v.) ha specificato, costituiscono una forma di
coordinamento fra imprese che, senza essere stata spinta fino alla attuazione di un vero e proprio accordo, sostituisce in pratica
una consapevole collaborazione fra le imprese stesse a danno della concorrenza. La Corte ha altres affermato che i criteri del
coordinamento e della collaborazione caratteristici delle pratiche concordate non richiedono lelaborazione di un vero e proprio
piano ma vanno intesi alla luce della concezione inerente alle norme del Trattato in materia di concorrenza e secondo la quale
ogni operatore economico deve autonomamente determinare la condotta che egli intende seguire sul mercato comune (v.) e le
condizioni che egli intende riservare alla clientela []. stato per precisato dalla Corte di Giustizia che la concertazione non si
pu presumere quando il comportamento parallelo di pi imprese pu spiegarsi in altro modo (sentenza del 13 luglio
1989, Tournier, in causa 395/87). Esso, comunque, rimane un indizio qualora i prezzi adottati dalle imprese siano differenti da quelli
del mercato concorrenziale e quando ci sia una cristallizzazione delle posizioni acquisite, a detrimento della effettiva libert di
circolazione delle merci, nel mercato comune, e della libera scelta dei fornitori da parte dei consumatori (vedi sentenza del 14
luglio 1972, ICI, in causa 48/69; sentenza Tournier, gi citata; sentenza del 13 luglio 1989, SACEM, cause riunite 110, 241,
242/88). Affinch le pratiche in esame ricadano sotto il divieto di cui allart. 81 devono essere presenti due condizioni:
la ragionevole possibilit che esse arrechino un pregiudizio al commercio fra gli Stati membri, tale cio che, considerato un
complesso di elementi oggettivi di diritto o di fatto, sia messa a rischio la realizzazione di un mercato unico (v.) fra gli Stati
membri;
loggetto e leffetto delle pratiche concordate sia quello di impedire, restringere o falsare il gioco della concorrenzaallinterno del
mercato comune (v. Politica della concorrenza).
Il divieto in esame, tuttavia, non assoluto. In particolare ne prevista lesenzione qualora esse:
contribuiscano a migliorare la produzione o la distribuzione dei prodotti;
promuovano il progresso tecnico o economico;
riservano agli utilizzatori una congrua parte dellutile che ne deriva.

Cassis de dijon
La pronuncia mirava ad accertare la legittimit della legislazione tedesca, che vietava in Germania limportazione dei liquori con
gradazione alcoolica inferiore a 32: nel caso di specie, il liquore Cassis de Dijon. La giustificazione addotta dal governo tedesco
era paradossale, in quanto si pretendeva di tutelare la salute pubblica contenendo la proliferazione di bevande a bassa gradazione
alcoolica, che avrebbe favorito lassuefazione a bevande di pi alto tenore alcoolico, nonch la lealt del commercio.
La Corte, nel 1979, afferm che qualsiasi bene legalmente prodotto e venduto in uno Stato membro deve, in linea di massima,
essere ammesso sul mercato di ogni altro Stato membro. Gli unici ostacoli al libero scambio, perci, sono giustificabili solo sulla
base di esigenze imperative tassativamente previste (efficacia dei controlli fiscali, protezione della salute pubblica, lealt delle
transazioni commerciali e difesa dei consumatori) e per motivi di interesse generale.
Dallanalisi delle pronunce della Corte successive alla Cassis de Dijon, sono enucleabili i seguenti principi:
gli Stati, in mancanza di una regolamentazione comune o di unarmonizzazione, restano liberi di regolare, sul proprio territorio,
tutto quanto riguarda la commercializzazione, il consumo, letichettatura e la designazione dei prodotti;
tale libert non deve concretarsi, per, in misure suscettibili di frapporre ostacoli al commercio comunitario;
una regolamentazione nazionale in materia costituisce un intralcio agli scambi comunitari quando non sia giustificata da
esigenze imperative.

Procedura di consultazione

La procedura di consultazione consente al Parlamento europeo di esprimere un parere su una proposta


della Commissione. Nei casi previsti dal trattato, il Consiglio consulta il Parlamento prima di decidere in
merito alla proposta della Commissione ed tenuto a prendere in debita considerazione il punto di
vista del Parlamento. Il Consiglio non tuttavia vincolato dalla posizione del Parlamento, che soltanto
tenuto a consultare. Ai sensi dell'articolo 289 del trattato sul funzionamento dell'Unione europea
(TFUE), la consultazione una procedura legislativa speciale. Questa procedura si applica ormai a un
numero ridotto di settori legislativi, come ad esempio le esenzioni del mercato interno e il diritto della
concorrenza.La procedura di consultazione utilizzata anche per atti di natura non vincolante, ovvero
le raccomandazioni e i pareri del Consiglio e della Commissione.
Poteri impliciti art. 308 Trattato CE

Si tratta di una teoria inizialmente elaborata dalla Corte Suprema degli Stati Uniti e successivamente accolta anche dalla Corte
Internazionale di Giustizia e dalla Corte di Giustizia delle Comunit.
Secondo tale teoria un organo internazionale pu utilizzare tutti i mezzi a sua disposizione per raggiungere gli scopi previsti dal
trattato istitutivo dellorganizzazione stessa, anche quando tali mezzi non sono espressamente previsti nel testo del trattato.
Nel Trattato istitutivo della Comunit europea stato inserito un articolo, il 308 (ex 235), che richiama la teoria dei poteri impliciti.
Secondo tale norma quando unazione della Comunit risulti necessaria per raggiungere, nel funzionamento del mercato comune,
uno degli scopi della Comunit, senza che il presente trattato abbia previsto i poteri dazione a tal uopo richiesti, il Consiglio,
deliberando allunanimit su proposta della Commissione e dopo aver consultato il Parlamento europeo, prende le disposizioni del
caso. I poteri riconosciuti dalla norma in questione sono subordinati allesistenza di due condizioni indispensabili:
lazione deve essere necessaria per raggiungere uno degli scopi della Comunit;
lazione deve servire al funzionamento del mercato comune.
La Corte di Giustizia nella sua giurisprudenza, scavalcando il dettato dellart. 308, nonch la complessa procedura da questo
presentata, ha portato al riconoscimento alle istituzioni della Comunit di poteri non espressamente conferiti, ma indispensabili per
esercitare in modo efficace ed appropriato le competenze loro attribuite.
possibile, per le istituzioni comunitarie, intervenire in settori non menzionati dal Trattato, oppure adottare, in un settore di
competenza comunitaria, atti diversi da quelli previsti (es. regolamenti al posto di direttive). Ci che precluso alle istituzioni di
derogare alle disposizioni del trattato: infatti, larticolo 308 si riferisce ad azioni e non fa accenno alcuno, com ovvio, alla
possibilit di modificare la struttura istituzionale della Comunit, cos come delineata dal trattato. Altra possibile limitazione
rappresentata dal richiamo al principio di sussidiariet (v.) da parte degli Stati membri.

Il ricorso per carenza

Il ricorso per carenza uno dei tipi di ricorso che possono essere presentati dinanzi alla Corte di
giustizia dellUnione europea. Questo tipo di ricorso riguarda linazione di unistituzione, di un organo o
organismo dellUnione. Se tale inazione illegale in virt del diritto europeo, la Corte constata la
carenza e listituzione, lorgano o lorganismo in questione deve prendere le misure appropriate. Il
ricorso per carenza una procedura giudiziaria presentata dinanzi alla Corte di giustizia dellUnione
europea (CGUE). Questo tipo di ricorso permette alla Corte di controllare la legalit dellinazione di
unistituzione, di un organo o di un organismo dellUnione europea (UE).

Il ricorso per carenza pu essere presentato nei confronti del Parlamento europeo, del Consiglio
europeo, del Consiglio, della Commissione o della Banca centrale europea, oltre che contro organi e
organismi dellUE. La carenza inoltre caratterizzata dall'assenza o dall'omissione di azione da parte
dellentit in questione, laddove il diritto europeo imponeva un obbligo di agire. L'assenza o l'omissione
ha, quindi, un carattere illegale. Il ricorso per carenza pu ad esempio essere presentato contro
unistituzione che non abbia adottato un atto una misura previsti dal diritto europeo. Ricorrenti:
Larticolo 265 del trattato sul funzionamento dellUE prevede due categorie di ricorrenti. La prima
categoria comprende gli Stati membri e le istituzioni dellUE. Questi ricorrenti sono detti privilegiati
perch non devono dimostrare un interesse ad agire per poter proporre un ricorso per carenza. La
seconda categoria comprende i soggetti privati soggetti non privileggiati A differenza dei ricorrenti
privilegiati, i privati devono avere un interesse ad agire per poter adire la Corte di giustizia. Larticolo
265 del TFUE precisa infatti che i privati possono presentare un ricorso per carenza contro
unistituzione che abbia omesso di emanare un atto nei loro confronti. Nella pratica, la Corte di giustizia
accetta anche i ricorsi per carenza riguardanti gli atti di cui i privati non sono i destinatari formali ma
che li riguardano direttamente e individualmente.
Diritti fondamentali
La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo un organismo con peculiarit uniche nella storia del diritto internazionale.
Istituita nel 1959 in seno al Consiglio d'Europa, e divenuta organo permanente con l'entrata in vigore del
Protocollo XI nel 1998, la Corte di Strasburgo ha competenza esclusiva a conoscere dei Ricorsi Individuali
presentati a norma dell'art. 34 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Scopo della Corte di garantire
l'effettivit e l'efficacia della tutela dei diritti umani e delle libert fondamentali negli Stati facenti parte del
Consiglio d'Europa; in questa direzione, in oltre 60 anni di attivit ha dato un contributo fondamentale nel
modellamento e nell'armonizzazione degli ordinamenti giuridici europei. Nel corso di oltre 60 anni di attivit,
attraverso la sua opera ermeneutica la Corte Europea ha notevolmente ampliato il catalogo dei diritti umani
fondamentali tutelati dalla Convenzione, arrivando a ricomprendervi fattispecie nemmeno ipotizzabili al tempo
della originaria stesura. La conoscenza di tale giurisprudenza risulta pertanto imprescindibile per qualsiasi giurista
che voglia cimentarsi nel campo della tutela internazionale dei diritti dell'uomo. Di seguito vengono riportate le
pronunce fondamentali della Corte per ciascun articolo della Convenzione.

1. Obbligo di rispettare i diritti dell'uomo 2. Diritto alla Vita 3. Proibizione della tortura
4. Proibizione della schiavit e del lavoro forzato 5. Diritto alla libert e alla sicurezza 6.
Diritto al rispetto della vita privata e familiare 7. Libert di riunione e di associazione 8.
Diritto al matrimonio

Diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e


soggiornare liberamente all'interno degli Stati membri

LUnione adotta una direttiva sul diritto dei cittadini europei di circolare e soggiornare liberamente in
tutta lUnione mettendo insieme le misure sparpagliate nel complesso corpus legislativo che finora ha
gestito sullargomento. Tali misure sono finalizzate soprattutto a favorire lesercizio del diritto dei
cittadini europei di circolare e soggiornare liberamente, a ridurre allo stretto necessario le formalit
amministrative, a definire meglio lo status dei familiari e a circoscrivere la possibilit di rifiuto o revoca
del diritto di soggiorno, introdurre un nuovo diritto di soggiorno permanente.

La direttiva raccoglie in un unico testo il complesso corpus legislativo esistente nel settore del diritto
d'ingresso e di soggiorno dei cittadini dell'Unione nel territorio degli Stati membri che era disciplinato
da due regolamenti e nove direttive. Tale semplificazione faciliter lesercizio di tali diritti non solo per i
cittadini, ma anche per le amministrazioni nazionali. Inoltre, la direttiva semplifica al massimo le
formalit per l'esercizio del diritto di soggiorno dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari. La presente
direttiva intende disciplinare:

le modalit d'esercizio del diritto di libera circolazione e di soggiorno dei cittadini dell'UE * e dei loro
familiari *;
il diritto di soggiorno permanente;
le restrizioni ai diritti sopra menzionati per motivi di ordine pubblico, di pubblica sicurezza o di sanit
pubblica.

Diritto di circolazione e soggiorno fino a tre mesi

Qualsiasi cittadino dell'Unione ha il diritto di recarsi in uno Stato membro munito di una carta d'identit
o di un passaporto validi. In ogni caso, non pu essere imposto alcun visto di uscita o di ingresso. Se il
cittadino in questione non dispone di documenti di viaggio, lo Stato membro ospitante gli concede ogni
ragionevole mezzo affinch egli ottenga o faccia pervenire i documenti richiesti.

I familiari non aventi la cittadinanza di uno Stato membro beneficiano dello stesso diritto del cittadino
che accompagnano. Tali familiari possono essere soggetti all'obbligo del visto di breve durata ai sensi
del regolamento (CE) n.539/2001. Il permesso di soggiorno considerato equivalente al visto di breve
durata.
Per i soggiorni inferiori a tre mesi, la sola formalit imposta al cittadino dell'Unione il possesso di un
documento d'identit o di un passaporto valido. Lo Stato membro ospitante pu richiedere
all'interessato di segnalare la sua presenza sul territorio nazionale entro un termine ragionevole e non
discriminatorio.

Diritto di soggiorno per una durata superiore a tre mesi

Il diritto di soggiornare per un periodo superiore a tre mesi resta soggetto ad alcune condizioni:

esercitare un'attivit in qualit di lavoratore subordinato o autonomo;


disporre di risorse economiche sufficienti e di un'assicurazione malattia al fine di non divenire un onere
a carico dell'assistenza sociale dello Stato membro ospitante durante il soggiorno. A questo proposito,
gli Stati dell'Unione non possono fissare l'ammontare delle risorse considerate sufficienti, ma devono
tener conto della situazione personale degli interessati;
seguire una formazione in qualit di studente disporre di risorse sufficienti e di una assicurazione
malattia per evitare di diventare un onere per il sistema di assistenza sociale dello Stato membro
ospitante durante il soggiorno;
essere un familiare di un cittadino dell'Unione facente parte di una delle categorie sopra menzionate.

Il permesso di soggiorno per i cittadini dell'Unione soppresso. Tuttavia, lo Stato membro ospitante
pu chiedere al cittadino l'iscrizione presso le autorit competenti entro un periodo che non pu essere
inferiore a tre mesi dal suo ingresso. L'attestato di iscrizione viene immediatamente rilasciato dietro
presentazione:

di una carta di identit o un passaporto validi;


di una prova che ricorrono le condizioni citate sopra (si vedano allarticolo 8 della direttiva le prove
richieste per ciascuna categoria di cittadini). I cittadini dellUnione che seguono una formazione devono
dimostrare, con una dichiarazione o con altro mezzo equivalente di loro scelta, di disporre, anche per i
propri familiari, di risorse economiche sufficienti affinch non diventino un onere a carico
dell'assistenza sociale dello Stato membro ospitante durante il soggiorno. Basta questo a dimostrare
che rispettano la condizione finanziaria.

I familiari di un cittadino dell'Unione non aventi la cittadinanza di uno Stato membro devono chiedere
una "carta di soggiorno di familiare di un cittadino dell'Unione", che ha validit di cinque anni a partire
dal suo rilascio.

In determinate condizioni, il decesso, la partenza dal territorio dello Stato membro ospitante del
cittadino dell'Unione cos come il divorzio, l'annullamento del matrimonio o lo scioglimento della loro
unione registrata non pregiudicano il diritto di soggiorno dei familiari.

Diritto di soggiorno permanente

Qualsiasi cittadino dell'Unione acquisisce il diritto di soggiorno permanente nello Stato membro
ospitante dopo avervi risieduto legalmente per un periodo ininterrotto di cinque anni purch egli non
sia stato oggetto di una misura di allontanamento. Tale diritto non pi soggetto ad alcuna condizione.
Le stesse disposizioni si applicano ai familiari dell'interessato, non aventi la cittadinanza di uno Stato
membro, che hanno risieduto cinque anni con il suddetto nello Stato in questione. Una volta acquisito il
diritto di soggiorno permanente si perde in caso di unassenza della durata superiore a due anni
consecutivi dallo Stato membro ospitante.

Ai cittadini dellUnione che ne fanno richiesta rilasciato un documento attestante il diritto di soggiorno
permanente. Gli Stati membri rilasciano ai familiari cittadini di paesi terzi una carta di soggiorno
permanente di durata illimitata e rinnovabile di diritto ogni dieci anni. Tale carta rilasciata entro sei
mesi dalla presentazione della domanda. La continuit del soggiorno pu essere comprovata con
qualsiasi mezzo ammesso dallo Stato membro ospitante.

Disposizioni comuni al diritto di soggiorno e al diritto di soggiorno


permanente.

Tutti i cittadini dell'Unione titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente, cos
come i loro familiari, godono inoltre di pari trattamento rispetto ai cittadini nazionali nei settori
d'applicazione del trattato. Tuttavia, lo Stato membro ospitante non tenuto ad attribuire il diritto a
prestazioni d'assistenza sociale nei primi tre mesi di soggiorno a persone che non siano lavoratori
subordinati o autonomi n ai loro familiari. Gli Stati membri non sono tenuti a concedere, prima
dell'acquisizione del diritto di soggiorno permanente, aiuti di mantenimento agli studi, compresa la
formazione professionale, consistenti in borse di studio o prestiti per studenti.
I familiari, indipendentemente dalla cittadinanza, potranno esercitare attivit come lavoratori
subordinati o autonomi.

Direttiva 2004/38/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio


Diritto dei cittadini dellUnione e dei loro familiari di circolare e soggiornare
liberamente nel territorio degli Stati membri
Rettifica della direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al diritto dei cittadini dellUnione e dei loro
familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, che modifica il regolamento (CEE) n. 1612/68 ed
abroga le direttive 64/221/CEE, 68/360/CEE, 72/194/CEE, 73/148/CEE, 75/34/CEE, 75/35/CEE, 90/364/CEE, 90/365/CEE e
93/96/CEE (GU L 158 del 30.4.2004)
LUnione adotta una direttiva sul diritto dei cittadini europei di circolare e soggiornare liberamente in tutta lUnione mettendo
insieme le misure sparpagliate nel complesso corpus legislativo che finora ha gestito sullargomento. Tali misure sono finalizzate
soprattutto a favorire lesercizio del diritto dei cittadini europei di circolare e soggiornare liberamente, a ridurre allo stretto
necessario le formalit amministrative, a definire meglio lo status dei familiari e a circoscrivere la possibilit di rifiuto o revoca del
diritto di soggiorno.

Trattato di lisbona

Il Trattato di Lisbona, noto anche come Trattato di riforma - ufficialmente Trattato di Lisbona che modifica il
trattato sull'Unione europea e il trattato che istituisce la Comunit europea - il trattato internazionale, firmato il
13 dicembre 2007, che ha apportato ampie modifiche al Trattato sull'Unione europea e al Trattato che istituisce la
Comunit europea. Rispetto al precedente Trattato, quello di Amsterdam, esso abolisce i "pilastri", provvede al riparto
di competenze tra Unione e Stati membri, e rafforza il principio democratico e la tutela dei diritti fondamentali, anche
attraverso l'attribuzione alla Carta di Nizza del medesimo valore giuridico dei trattati. entrato ufficialmente in vigore il
1 dicembre 2009[1].

Il trattato fu redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal 'no' dei referendum francese e olandese
del 2005. L'intesa arrivata dopo due anni di "periodo di riflessione" ed stata preceduta dalla Dichiarazione di
Berlino del 25 marzo 2007, in occasione dei 50 anni dell'Europa unita, nella quale il cancelliere tedesco Angela
Merkel e il presidente del Consiglio dei ministri italiano Romano Prodiesprimevano la volont di sciogliere il nodo entro
pochi mesi, al fine di consentire l'entrata in vigore di un nuovo trattato nel 2009 (anno delle elezioni del
nuovo Parlamento europeo). Nello stesso periodo nasce a tal fine il cosiddetto "Gruppo Amato", chiamato
ufficialmente "Comitato d'azione per la democrazia europea" (in inglese "Action Committee for European Democracy"
o ACED) e supportato dalla Commissione europea (che ha inviato due suoi rappresentanti alle riunioni), con il
mandato non ufficiale di prospettare una riscrittura della Costituzione basata sui criteri che erano emersi durante le
consultazioni della Presidenza tedesca con le varie cancellerie europee. Il risultato stato presentato il 4
giugno 2007: il nuovo testo presentava in 70 articoli e 12 800 parole circa le stesse innovazioni della Costituzione (che
aveva 448 articoli e 63 000 parole) diventando cos il punto di riferimento per i negoziati. Il Consiglio
europeo di Bruxelles, sotto la presidenza tedesca, il 23 giugno 2007 raggiunse l'accordo sul nuovo Trattato di riforma.