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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II

DIPARTIMENTO DI SIENZE SOCIALI

Corso di Laurea Magistrale in

Comunicazione Pubblica, Sociale e Politica

Elaborato finale in
Metodologia della Ricerca Sociale

IL CONCETTO DI PARADIGMA TRA GNOSEOLOGIA E SOCIOLOGIA


Una Proposta di Ricerca Empirica

Relatore: Candidato:
Ch.ma Prof.ssa Enrica Amaturo Veneziano Alfonso
Ch.mo Prof. Gianfranco Pecchinenda Matr. M15000773

Anno Accademico 2014-2015


Tutor Candidata/o
1
Di
Alfonso Veneziano

2
Considerate la vostra semenza:
fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza.

Dante Alighieri

3
INDICE

Introduzione p. 6

Cap. I
Esplicitazione delle premesse e definizione degli obiettivi

I.1
Premesse diverse ad un problema complesso p. 8
I.2
Definizioni e obiettivi della sociologia della conoscenza p. 22

Cap. II
Mutamento socioculturale e ricerca scientifica: una lettura
evoluzionistica della funzione conoscitiva umana

II. 1
Natura, cultura, coscienza e conoscenza: luomo artefice del suo
habitat p. 25
II. 2
Levoluzione nella conoscenza un processo collettivo p. 33
II. 3
Sui paradigmi e loro mutamento p. 42
II. 4
Un paradigma non solo unastrazione p. 52

4
Cap. III
Un nuovo paradigma?

III. 1
Alcuni scienziati propongono una nuova visione p. 55
III. 2
Conoscere la complessit p. 59

Cap. IV
Verso uno studio empirico del paradigma contemporaneo

IV. 1
Lanalisi di rete nelle scienze sociali p. 85
IV. 2
Dal micro al macro ...e ritorno p. 88
IV. 3
Il paradigma dal punto di vista delle relazioni sociali p. 98
IV. 4
Lineamenti generali di una ricerca sulla comunit scientifica p. 108
IV. 5
Per uno studio lessicometrico del linguaggio scientifico p. 111

Conclusione p. 114

Bibliografia p. 115

5
Introduzione

Quando ho parlato del mio progetto al prof. Alberto Marradi, mi ha detto:


La tesi mi pare dotta, ma mi fa venire in mente il commento di
Gramsci alle opere di alcuni tuttologi socialisti del suo tempo: "brevi
cenni sull'universo". Probabilmente pressappoco quanto hanno pensato
anche Enrica Amaturo e Gianfranco Pecchinenda al mio primo apparire
nei loro studi. Ero intenzionato a dimostrare che una trattazione oculata
del problema della conoscenza dovesse tenere insieme gnoseologia e
network analysis; epistemologia, costruttivismo e scienze dei sistemi
complessi; studi sul capitale sociale, riflessioni sul linguaggio e content
analysis; filosofia e sociologia. Spero di esservi riuscito.
Obiettivo di questo studio fornire un inquadramento di ampio respiro del
problema della conoscenza, per giungere ad impostare studi empirici su
questioni particolari; un robusto apparato teorico fornir allo stesso tempo
una premessa a questi ultimi e un contesto entro il quale interpretarli.
Nodo di congiunzione tra teoria ed empiria loperativizzazione del
concetto kuhnniuano di paradigma, inteso come un modello di ricerca
formulato linguisticamente e condiviso da una determinata comunit
scientifica. Laspirazione quella di giungere ad una epistemologia
empirica.
In primis saranno esplicitate alcune premesse filosofiche di carattere
generale per introdurre il problema del rapporto tra soggetto conoscente e
oggetto conosciuto: verr fatto notare che i due termini della relazione non
possono essere ipostatizzati e che il soggetto della conoscenza non mai
solo di fronte al mondo, ma sempre inserito in un particolare contesto
sociale. Questultima osservazione costituisce lassunto di base della
sociologia della conoscenza, la quale fornir unimportante riferimento
teorico che ci accompagner durante il corso di tutta la trattazione.

6
Dunque si approfondir la questione gnoseologica considerando i fattori
pi rilevanti che entrano in gioco nella percezione di uno stimolo
sensoriale e nella sua interpretazione; per poi giungere a considerazioni di
carattere pi spiccatamente epistemologico studiando la funzione
conoscitiva umana da un punto di vista evoluzionistico. a questo livello
che verranno introdotti i concetti di paradigma, scienza normale e
rivoluzione scientifica.
Allora si far riferimento a quello che da diversi studiosi viene proposto
come il nuovo paradigma destinato ad essere protagonista della prossima
rivoluzione scientifica: la scienza dei sistemi complessi, nellambito della
quale vengono enfatizzate le relazioni tra i vari aspetti della realt. Per i
sostenitori di questa posizione essa non dovrebbe essere ridotta alle sue
componenti semplici per essere studiata, come ha inteso fare il
riduzionismo, ma dovrebbe essere intesa come una rete fatta di nodi e
link.
In questo contesto pu essere collocata anche lanalisi delle reti sociali, in
quanto non isola gli individui dal loro contesto relazionale. Vedremo
come questultimo possa giocare un ruolo rilevante anche per quanto
riguarda le posizioni intellettuali e la costruzione della realt.
Lanalisi delle reti potrebbe costituire la tecnica per mezzo della quale
indagare laspetto sociologico della conoscenza, concependo la comunit
scientifica come una rete sociale; laspetto linguistico della conoscenza
scientifica potrebbe invece essere indagato tramite unanalisi del
contenuto condotta sui manuali studiati nelle universit.
Nellultimo capitolo di questo lavoro imposter una ricerca empirica per
indagare gli aspetti relazionali e linguistici del paradigma contemporaneo,
i cui risultati fornirebbero preziosissime indicazioni da associare alle
riflessioni di carattere teorico.

7
Cap. I
ESPLICITZIONE DELLE PREMESSE E DEFINIZIONE DEGLI
OBIETTIVI

Come si pu evincere dal titolo, in questo capitolo verranno esplicitate


premesse e obiettivi di questo lavoro. Nello specifico: considerazioni
psico-socio-antropologiche sul soggetto della conoscenza, unitamente ad
osservazioni di natura pi propriamente gnoseologica ed epistemologica; a
seguire collocher il mio contributo nellambito degli studi di sociologia
della conoscenza.

I. 1
Premesse diverse ad un problema complesso

Nella esplicitazione del rapporto tra soggetto conoscente e oggetto


conosciuto sta tutta la gnoseologia. In queste note filosofiche preliminari
non si vuole certo esaurire tale questione ma solo porre allattenzione del
lettore alcuni nodi fondamentali della storia del pensiero moderno e
contemporaneo che fungono da presupposti del ragionamento che si
intende condurre in questo piccolo contributo allo studio di una grande
questione, che rimane e sempre rimarr aperta.
Primo presupposto:

Lio potr anche essere considerato come necessaria premessa per


la percezione delle cose e tuttavia ci non toglie che esso sia
determinato da queste e dalle loro trasformazioni; esso sarebbe, da
un lato, causa naturale della conoscenza e, dallaltro, prodotto della

8
natura, finendo con lessere sottoposto alle stesse trasformazioni e
alla stessa indeterminatezza del mondo esterno.1

Darwin ha sancito il fatto che nel meccanismo dellevoluzione lumanit


semplicemente un anello di un continuum.2 Anche lio da considerarsi
allora una funzione psichica e biologica le cui ragioni sono sottoposte alla
legge delladattamento allambiente e della selezione naturale.
Crespi e Fornari spingendo il discorso weberiano fino alle sue estreme
conseguenze affermano:

I concetti della ragione hanno un carattere storico, sicch vi saranno


tante forme di razionalit quanti sono i modelli entro i quali essa, di
volta in volta, in relazione a determinati contesti culturali, si lascia
pensare (lunicit della ragione solo il frutto dellassolutizzazione
della sua definizione nominale).3

Risalendo alle prime forme conoscitive umane, possiamo ricordare che


secondo Lvi-Bruhl lintelligenza primitiva si baserebbe su un elemento
prelogico del tutto estraneo alle nostre procedure conoscitive, nel quale
lincontro di aspetti mistici e razionali produrrebbe un tipo di esperienza
immediata pi ricca della nostra.4
Per Durkheim la definizione dellintero complesso delle categorie
conoscitive (il S, lAltro, il Noi, lo Spazio e il Tempo) ha una
componente sociale; e dunque esse sono storicamente e culturalmente
determinate. Anche letnologo Ernesto De Martino propone la
storicizzazione delle categorie, compresa quella di realt, anticipando con
1
F. CRESPI, F. FORNARI, Introduzione alla sociologia della conoscenza, Donzelli, Roma
1998, p. 13
2
G. PECCHINENDA, Il Sistema Mimetico, Ipermedium libri, S. Maria C.V (CE) 2014, p. 74.
3
F. CRESPI, F. FORNARI, Introduzione alla sociologia della conoscenza, cit., p. 79.
4
Ibid., p.85.

9
la sua idea di natura culturalmente determinata le posizioni del
costruttivismo di Berger e Luckmann. Per De Martino per le popolazioni
primitive del Mondo magico non si pu ancora parlare di unit della [...]
persona e autonomia dellio.5 Jean-Pierre Vernant infatti ci dice che lio e
lelaborazione della volont individualizzata si manifesta nel e attraverso
lo sviluppo della tragedia, ad Atene, nel corso del V secolo a.C.. 6 A quel
tempo si consumava anche il passaggio da una visione del mondo mitica a
una filosofica e contemporaneamente nasceva la democrazia.
A Platone e Aristotele risale il primo studio rigoroso pervenutoci delle
facolt conoscitive della mente umana. I due grandi filosofi dellantichit
distinguevano tra la facolt discorsiva e mediata della ragione (dinoia,
ratio), che produce scienza; e quella intuitiva e immedita dellintelletto
(nos, intellectus), che coglie i principi da cui la scienza muove.
Quando il fisico e filosofo contemporaneo Werner Heisenberg pensa al
mondo antico e al rapporto tra realt e conoscenza, afferma che:

alle diverse epoche dello sviluppo dellumanit la realt apparsa


in modi molto diversi. I popoli primitivi sembrano disporre di un
potere magico di trasformazione simile a quello dei ricordi della
nostra infanzia. Nellepoca di massimo splendore per la Grecia, il
greco si trovava in un mondo abitato da dei e demoni [...].
Nellepoca tardo-ellenistica la diffusione delle scienze naturali e
della tecnica mostra chiaramente come guadagnino potere nella
realt le connessioni regolate dal mondo materiale. [...] Tuttavia, gi
ladesione alla fede secondo la quale lo stato oggettivabile della

5
E. DE MARTINO, Il Mondo Magico, Boringhieri, Torino 1986, p. 91.
6
J. P. VERNANT, Mito e tragedia nellantica Grecia, Einaudi, Torino 1976, p. 31.

10
realt sarebbe la realt propria trasforma e determina la realt
analogamente a qualsiasi altra fede. 7

Dopo questo breve excursus dobbiamo iniziare a sospettare che lio che i
moderni hanno posto a soggetto della conoscenza, insieme al mondo che
ne hanno posto ad oggetto, sono in definitiva un prodotto storico. Nessuna
forma mentis pu essere in alcun modo assolutizzata. Bisogna scardinare
lEgo cogito dal centro del nostro sistema gnoseologico: una vera e propria
rivoluzione copernicaca.
Passando dalla storia alla psicologia ricordiamo come per Nietzsche lio
non sia soggetto o causa del pensiero, quanto piuttosto a sua volta un
pensato: un pensiero viene quando lui a volerlo e non quando io lo
voglio. Egli, dietro ragione, pensieri e sentimenti percepiva la presenza di
un saggio ignoto -che si chiama S: 8 quasi una reminiscenza del dimn
Socratico.
Per la psicanalisi freudiana il soggetto cosciente leffetto di superficie
di un inconscio che lo contiene, luogo di tutto ci che rimosso dalla
coscienza. Esso un prodotto sociale, una unificazione artificiale resa
possibile dai condizionamenti della societ e, dunque, dal ruolo che essa ci
assegna. Nietzsche e Freud sono daccordo sul fatto che la vita psichica
condizionata da linteriorizzazione di quella vox publica che veicola
soltanto gli interessi delle forze dominanti. 9
Psicanalizzando lorgoglioso io penso illuminista, esso ci appare come il
precario punto di intersezione tra le istanze culturali e sociali e le puls ioni
inconsce.

7
W. HEISENBERG, Indeterminazione e realt, in C. ALTAVILLA, Fisica e filosofia in
Werner Heisenberg, Guida, Napoli 2006, pp. 205-206 e 2013.
8
NIETZSCHE, Al di l del bene e del male, in F. CRESPI, F. FORNARI, introduzione alla
sociologia della conoscenza, Donzelli, Roma 1998, p. 64.
9
F. CRESPI, F. FORNARI, introduzione alla sociologia della conoscenza, p. 74.

11
Il discepolo eretico di Freud C. G. Jung, pi in profondit dellinconscio
personale individua un inconscio collettivo che costituisce un sostrato
psichico comune, di natura soprapersonale, presente in ciascuno: 10 luogo
di miti e di simboli esoterici direttamente collegato con il mondo. 11
Lantica immediatezza di cui sopra esisterebbe ancora in questo strato
ancestrale della psiche umana presente ancora nei pazienti di Jung.
Posto ci, si deve comunque convenire con Berger e Luckmann quando
affermano che la realt della vita quotidiana organizzata intorno al
qui del mio corpo e alladesso del mio presente. Questo hic et nunc
il fuoco della mia attenzione alla realt della vita di ogni giorno. 12
Per passare al campo della sociologia osserviamo che molto del
ragionamento di questi due studiosi viene dalla meditazione dellopera di
Schutz, per il quale il fondamento del mondo sociale il rapporto
intersoggettivo che unisce il singolo individuo agli altri e che avviene in
un ambiente comune che gi dato in precedenza. Schemi di
tipizzazione orientano lagire degli uomini nelle situazioni e stabiliscono
un criterio di rilevanza nei confronti dei vari aspetti del mondo.
pertanto in base a un codice culturale prefissato che io do rilevanza a certi
aspetti, mentre ne trascuro altri,13 dicono Berger e Luckmann.
Anche per Dilthey la coscienza del soggetto non mai separabile
dallorizzonte storico e sociale nel quale ha luogo la sua esperienza del
mondo. Mentre per Gadamer ogni comprensione una forma di
interpretazione la quale connessa a contesti storico-sociali concreti. Cos
Crespi e Fornari spiegano il gadameriano circolo ermeneutico che
coinvolge soggetto e oggetto:
10
C. G. JUNG, Gli archetipi dellinconscio collettivo, in Linconscio collettivo, Corriere della
sera, Milano 2011, p.4
11
Ibid., p. 24.
12
O. L. BERGER, T. LUCKMANN, La realt come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna
1969, p. 40.
13
F. CRESPI, Le vie della sociologia, Il Mulino, Bologna 1998, p. 221.

12
Hans Georg Gadamer ha posto al centro della sua riflessione il fatto
che ogni processo cognitivo prende le mosse dai preconcetti o
pregiudizi propri del mondo culturale dellinterprete: questultimo,
essendo parte dei fenomeni da lui stesso osservati, stabilisce un
rapporto dialogico con loggetto della sua interpretazione che
produce modificazioni sia nei suoi pregiudizi iniziali, sia nei
significati attribuiti alloggetto stesso. 14

Simmel propone lidea della selezione naturale delle conoscenze e


ritiene che tra idee e strutture sociali vi sia una relazione di reciproca
influenza:

la conoscenza non soltanto il risultato di condizionamenti naturali


e sociali, ma anche il prodotto di unattivit soggettiva in parte
autonoma che si riflette sulle strutture. [...] Da un lato, come
dimostrano le ricerche simmeliane sulla funzione sociale del denaro,
la struttura materiale non pu non incidere sui modi di essere e di
pensare degli individui. Dallaltro, le idee e la loro storia influenzano
profondamente la sfera del sociale e gli stessi rapporti economici (si
pensi, per esempio, al cristianesimo). Simmel intende, infatti,
sottolineare la dimensione creativa del pensiero umano: le idee
vengono recepite, contribuendo a determinare i criteri ermeneutici
sulla base dei quali un prodotto culturale pu essere accettato o
respinto da un determinato contesto sociale. Tendenzialmente, per
Simmel, si affermano cos solo quelle idee che rispondono alle
effettive esigenze di volta in volta presenti nella situazione sociale. 15

14
F. CRESPI, F. FORNARI, introduzione alla sociologia della conoscenza, p. 124.
15
Ibid., pp. 93-94-94-96

13
Lidea moderna di razionalit scientifica trova la sua origine nelle regole
certe e facili che Cartesio pone ad directionem ingenii; e nel metodo
che per Bacone mette quasi alla pari tutti gli ingegni. Il razionalismo
cartesiano e lempirismo baconiano condividono laccento sullutilit
pratica delle scoperte e il fatto che capacit e iniziative personali non
sono affatto richieste.16
Il dualismo cartesiano fonda il determinismo meccanicistico: questa
immagine meccanica della natura diventa il paradigma dominante della
scienza nel mondo successivo a Descartes17. Con Galilei e Newton la
matematica diviene uno strumento per stabilire un sistema di
legittimazioni.
Ne la Filosofia del denaro Simmel mette in relazione la preminenza
assunta dalla facolt matematico-deterministica della razionalit con
lascesa del denaro a parametro universale di misura: equivalente
generale, universale.18 Allinizio dellevo moderno si andava affermando
il potere della borghesia mercantile e con ci linteresse utilitaristico
diventa predominante. Afferma Crespi che il moderno modello di
razionalit si venuto formando con compiti precisi di sfruttamento delle
risorse materiali.19 Il meccanicismo anticipa di poco la rivoluzione
industriale. Crespi mette in relazione la divisione del sapere ormai inteso
come attivit pratica, con la divisione del lavoro tipica del mondo
industriale: lidea della divisione del sapere come fonte di progresso e
civilt coincide con lavvento dellet moderna. 20 E Valeria Pinto mette
in evidenza il mutamento epistemologico avvenuto con laffermazione di
un tale tipo di razionalit che ha condotto da una conoscenza orientata

16
A. MARRADI, Metodologia delle scienze sociali, Il Mulino, Bologna 2007, p. 12.
17
F. CAPRA, Il punto di svolta, Feltrinelli, Milano 2008, p. 53.
18
G. SIMMEL, La Psicologia del Denaro, edizioni di Ar, Padova, 2007, p. 25.
19
F. CRESPI, Le vie della sociologia, cit. p. 70.
20
F. CRESPI, F. FORNARI, introduzione alla sociologia della conoscenza, p. 5.

14
alla verit a una conoscenza praticamente orientata allutilit e concentrata
su ci che funziona.21
Scrive Fritjof Capra:

Il metodo di Descartes analitico. Esso consiste nello scomporre


pensieri e problemi in frammenti e nel disporre questi frammenti nel
loro ordine logico. Questo metodo analitico di ragionamento
probabilmente il massimo contributo dato da Descartes alla scienza.
Esso diventato un carattere essenziale del moderno pensiero
scientifico e si rivelato estremamente utile nello sviluppo di teorie
scientifiche e nella realizzazione di progetti tecnologici complessi.
[...] Daltra parte uninsistenza eccessiva sul metodo cartesiano ha
condotto a quella frammentazione che un carattere tipico sia del
nostro pensiero generale sia delle nostre discipline accademiche, e al
diffuso atteggiamento del riduzionismo nella scienza, ossia alla
convinzione che tutti gli aspetti dei fenomeni comlessi possano
essere compresi semplicemente riducendoli alle loro parti
22
componenti.

La metodologia inaugurata da Bacone e Cartesio ha predicato il rigore


metodologico e la necessit delle dimostrazioni. Bene. Ma per
lepistemologo francese Haroun Jamous, alla radice di questo
atteggiamento c la repulsione per lincertezza [...] il bisogno acuto di
briglie stabili e definitive che possono dispensare dal ricorrere a
quellapporto individuale e incerto che, proprio perch difficilmente
formalizzabile, forse indispensabile ad ogni opera creatrice.23

21
V. PINTO, Valutare e punire, Cronopio, Napoli 2012, p. 108.
22
F. CAPRA, Il punto di svolta, Feltrinelli, p. 52.
23
A. MARRADI, Metodologia delle scienze sociali, pp. 14-15-

15
La stessa necessit muove Immanuel Kant quando dallo scranno del
giudice del tribunale della Ragion Pura mette al bando da ogni
gnoseologia lintuizione immediata e stabilisce il limite di ogni uso lecito
della ragione. Lego si chiude su s stesso e pone il suo dominio sulla
totalit psichica, il soggetto della conoscenza da allora si vuole solo di
fronte al mondo, condizionato unicamente dalle categorie a priori e
universali della sua esperienza.
Eliminata lintuizione immediata, alla quale era riservato un posto
donore nelle gnoseologie pre-moderne, appare evidente come ben presto
possa venire considerata una funzione cognitiva imprescindibile la
mediazione del simbolico. Crespi fa eco al neo-kantiano Cassirer quando
scrive:

Per simbolico si intende qui linsieme delle forme espressive


attraverso cui luomo attua concretamente la sua apprensione della
realt e contribuisce in modo attivo alla costruzione di essa. [...] La
mediazione simbolica [...] ha sempre un certo grado di
determinatezza, in quanto in ogni caso fa uso di forme culturali
codificate, ovvero stabilite in base a significati socialmente
condivisi.24

Ma in una ricerca condotta da Gabriella Fazi nel 2005 e riportata da


Alberto Marradi nel suo manuale di Metodologia delle scienze sociali 25 , si
chiedeva a ricercatori del CNR in discipline scientifiche di indicare a quale
idea di metodo scientifico si sentissero pi vicini scegliendo tra una sua
definizione come passi rigorosamente stabiliti o come arte, in quanto

24
F. CRESPI, Le vie della sociologia, cit. p. 26.
25
A. MARRADI, Metodologia delle scienze sociali, p. 14.

16
dipende dallintuito e dallispirazione, e questultima concezione
risultata la pi indicata.
A tal proposito possiamo citare un passo di Capra:

Infatti, la componente razionale della ricerca sarebbe inutile se non


fosse completata dallintuito che rende creativi gli scienziati
fornendo loro nuove visioni. Queste visioni tendono a manifestarsi
improvvisamente [...]. Le visioni intuitive, tuttavia, non sono di
alcuna utilit in fisica [Capra un fisico, ma ci vale per tutte le
scienze] a meno che non possano essere tradotte in una struttura
matematica coerente, integrata da uninterpretazione nel linguaggio
comune. Lastrazione una caratteristica decisiva di questa struttura
e consiste [...] di un sistema di concetti e simboli che costituiscono
una mappa della realt.26

Per liberare la capacit intuitiva originaria della coscienza, Husserl


propone il metodo della riduzione fenomenologica che consiste nel
praticare lepoch ovvero la sospensione del giudizio e la messa tra
parentesi delle nozioni di senso comune della vita quotidiana, ma anche
dei dati delle conoscenze scientifiche. Esplicitiamo la gnoseologia
husserliana riportando il commento di Carlo Sini in nota ad un passaggio
de LIdea della fenomenologia:

gli atti conoscitivi, nel loro associarsi, determinano contesti di senso


sullo sfondo dei quali emerge loggetto finale o oggetto
intelligibile. A questo risultato concorrono per non soltanto gli atti
effettivamente intuitivi, riferiti alle datit effettivamente presenti nel
fenomeno, ma anche gli atti non intuitivi (inferenze logiche di vario
genere), supposizioni, credenze, illazioni emotive ecc., cio atti che
26
F. CAPRA, Il Tao della fisica, Adelphi, Milano 2013, pp. 35-36.

17
concorrono bens a conferire senso allunit intelligibile finale, ma in
maniera impropria (non autenticamente fondata sulla datit
fenomenologica). cos, dice Husserl, che si costituisce la realt
positiva del mondo spazio-temporale che vale per il senso comune
di ognuno di noi come ci che effettivamente (positivamente)
reale, oggettivo, disponibile, alla mano ecc. Cos, attraverso
ulteriori processi di astrazione e di associazione, si costituiscono le
oggettualit scientifiche (latomo, la legge dellevoluzione ecc.). 27

Ogni conoscenza si caratterizza dunque per le sue componenti


contingenti, e per essere esplicitata deve essere formulata nellambito di
un determinato gioco linguistico (per dirla con Witgenstein) con le sue
regole duso connesse alle diverse forme di vita. In questa prospettiva,
diventa estremamente rilevante il processo sociale di apprendimento,
tramite il quale i soggetti imparano ad interiorizzare le regole dei giochi
linguistici e ad adeguare il proprio comportamento alle forme socialmente
stabilite di significato.28
Con riferimento alla base sociale che pratica un certo ambito di ricerche
possiamo allora considerare anche la dimensione convenzionale delle
scienze cos come voluto da Popper:

In ultima analisi, loggettivit scientifica risiede, quindi, unicamente


nella tradizione critica, nello scambio sociale della comunicazione
reciproca delle osservazioni scientifiche realizzate dai diversi
scienziati: oggettivo ci che, di volta in volta, viene ritenuto tale
dalla comunit degli scienziati. Loggettivit scientifica ha pertanto
una base convenzionale.29

27
HUSSERL E., Lidea della fenomenologia, Laterza, Bari 2009, p. 120.
28
F. CRESPI, F. FORNARI, introduzione alla sociologia della conoscenza, p. 164.
29
Ibid.,, p. 166.

18
Anche per Fleck la scienza unimpresa sociale che non pu
prescindere dallorganizzazione del consenso.30 Marradi e Landucci ci
fanno notare come egli mostra anche i limiti empirici di un
interpretazione puramente logica, da tavolino - staremmo per dire
assiomatica - del convenzionalismo, allorch mette in luce quanto poco
gratuite e quanto invece integralmente frutto dellevoluzione precedente
siano le convenzioni concettuali e assertorie che di volta in volta sono
seguite da un collettivo.31 A partire dal titolo dellarticolo dal quale
stato tratto questo brano, i due autori si chiedono se il passaggio di Kuhn
da filosofo della storia a filosofo della conoscenza non sia una
maturazione dellinsegnamento di Flek pi di quanto egli stesso sia stato
disposto ad ammettere. Sta di fatto che in questo contesto possiamo
introdurre un concetto che rester centrale nel corso di questa trattazione e
cio il concetto di paradigma di Kuhn. Nelle parole di Crespi:

Il concetto fondamentale su cui si basa lanalisi di Kuhn quello di


paradigma. Con tale espressione egli intende quellinsieme di
modelli teorici che, sancendo nel linguaggio degli scienziati la
soluzione di un problema, ottiene, da parte di una comunit
scientifica, unaccettazione universale, costituendosi pertanto come
un lavoro scientifico esemplare, in grado di creare una tradizione di
ricerca in un settore specifico dellattivit scientifica. [...] Kuhn
sostiene che un paradigma non pi vero di un altro; piuttosto si
dovr dire che esso soltanto pi adeguato, nellambito pratico, a

30
Ibid., p. 168.
31
LANDUCCI, MARRADI, Kuhn da filosofo della storia a filosofo della conoscenza: una
maturazione dellinsegnamento di Fleck?, sociologia e ricerca sociale XX, n. 58-59 (1999):
150-164.

19
risolvere quei problemi che emergono, di volta in volta,
nellesperienza storico-sociale dellumanit.32

A tal proposito Enrica Amaturo fa notare che con lavvicendarsi dei


paradigmi si interrompe il rapporto di continuit con il passato e si inizia
un nuovo corso, in modo non completamente razionale33; o ancora che:

Lintroduzione del concetto di paradigma, cos come quello di


programmi di ricerca (Lakatos, 1970), apre una prospettiva nuova e
importante in campo epistemologico, in quanto limpresa scientifica
viene a essere considerata come impresa umana, e dunque soggetta
alle caratteristiche di ogni impresa umana, compresa la
considerazione del ruolo dei gruppi di potere o di pressione nel
favorire o rallentare lo sviluppo scientifico, della competizione tra
scuole diverse per garantirsi finanziamenti, e cos via. 34

In conclusione possiamo citare qualche altro brano tratto dalle opere di


Crespi che hanno guidato il mio intento di esplicitare la massima parte
delle premesse agli sviluppi successivi di questo lavoro.

In una prospettiva evolutiva di tipo puramente naturale, possiamo


partire dal presupposto che linsieme delle relazioni che intercorrono
tra gli individui viventi svolge un ruolo essenziale per la
sopravvivenza sia degli individui stessi sia della specie umana nel
suo insieme [...]. Luomo posto, sin dallinizio della sua vita, in una
complessa rete di relazioni con altri esseri viventi, della sua stessa o
di altre specie, nonch con la serie di elementi che compongono il
suo ambiente di vita, in modo tale che questa rete di relazioni e di
32
F. CRESPI, F. FORNARI, introduzione alla sociologia della conoscenza, pp. 169-171.
33
E. AMATURO, Metodologia della ricerca sociale, De Agostini, Novara 2012, p. 34.
34
Ibid., p. 36.

20
condizioni diventa parte integrante e costitutiva della sua stessa
individualit. Lindividuo vivente non una monade chiusa, ma un
sistema aperto, in relazione con altri sistemi individuali e sociali e
con lambiente naturale. Esso pu crescere e realizzarsi solo in
quanto scambia energia e informazioni con gli altri sistemi.35

Ci che nelle scienze si considera rilevante sempre il frutto di una


scelta relativamente arbitraria, dal momento che, nel conoscere,
linesauribile complessit del reale impone interventi ermeneutici
sempre parziali e revocabili. Tali interventi sono legati alla
formazione dello scienziato e alle mutevoli circostanze della
situazione sociale.36

Tutto ci mostra che lattivit scientifica [...] non volta a un


passivo rispecchiamento del reale, bens uno strumento attivo di
costruzione delloggetto danalisi, attraverso la selezione di fattori e
di rapporti tra fattori in base a criteri relativamente arbitrari e
contingenti. Ne viene che la scienza procede con ipotesi e principi
che non dipendono totalmente dallesperienza, ma che secondo la
formulazione di Einstein, sono libere creazioni del pensiero, la cui
validit [...] relativa al sistema di riferimento entro il quale il
pensiero si esplica.37

Di fronte alla complessit del reale, il soggetto deve


necessariamente operare delle riduzioni di significato; tali riduzioni
non hanno per un carattere mistificante; esse sono interpretazioni
parziali e ci che parziale non per se stesso falso o illusorio. 38

35
F. CRESPI, Le vie della sociologia, cit. p. 17.
36
F. CRESPI, F. FORNARI, introduzione alla sociologia della conoscenza, p. 151.
37
Ibid., p. 155.
38
Ibid., p. 96.

21
Linsieme delle considerazioni sin ora avanzate, pur provenienti da
ambiti disciplinari diversi, vanno tutte verso ununica direzione, e cio la
storicizzazione delle forme conoscitive umane e la considerazione degli
aspetti sociologici della conoscenza insieme a quelli psicologici e pi
spiccatamente epistemologici. Le domande e gli obiettivi della sociologia
della conoscenza assumono allora qui grande importanza.

I. 2
Definizioni e obiettivi della sociologia della conoscenza

La sociologia della conoscenza intende individuare i nessi che


intercorrono tra le condizioni sociali, la situazione storica, i soggetti
individuali e collettivi e quegli elementi culturali a predominante
contenuto cognitivo (come proposizioni delle scienze naturali e
sociali, dottrine, credenze, spiegazioni razionali ecc.) che sono stati
inventati, elaborati, espressi da quegli stessi soggetti. La sociologia
della conoscenza si occupa quindi della genesi sociale del sapere,
analizzando le interrelazioni tra le strutture della societ e le forme
del conoscere e cercando di mostrare il modo in cui esse si
influenzano reciprocamente.39

Questa la definizione di sociologia della conoscenza che si pu leggere


in apertura del saggio di Francesco Crespi e Fabrizio Fornari intitolato per
lappunto Introduzione alla Sociologia della Conoscenza.
Linteresse precipuo di questo contributo la conoscenza scientifica. Per
indicare le procedure cognitive della comunit scientifica si ritenuto
utile fare riferimento al concetto di paradigma. Esso ha un ruolo attivo

39
F. CRESPI, F. FORNARI, introduzione alla sociologia della conoscenza, cit., p. 3.

22
nella definizione di ci che considerato reale dalla comunit che ne
condivide i principi: linteresse sociologico per il problema della realt
e della conoscenza viene cos inizialmente giustificato dalla loro
relativit sociale.40 Il costruttivismo di Berger e Luckmann fornisce
unaltro punto di riferimento importante. Per i due autori la realt viene
costruita socialmente; il compito della sociologia della conoscenza
appunto di analizzare i processi attraverso cui questo avviene. 41 Se sia il
conoscere che il non conoscere sono riferiti a ci che viene
socialmente definito come realt, e non a qualche criterio extrasociale di
validit conoscitiva,42 allora qui tenteremo di associare analisi
sociologiche e considerazioni epistemologiche; sperando di riuscire in
qualche modo a fornire un contributo nella direzione indicata da
Gianfranco Pecchinenda, il quale scrive:

La sociologia della conoscenza ha a mio avviso come compito


principale quello di individuare proprio i presupposti che conducono,
collettivamente, gli esseri umani ad assumere una determinata
posizione epistemologica piuttosto che unaltra. 43

Inoltre, se la sociologia della conoscenza, scoprendo la matrice sociale


della stessa divisione fra i saperi secondo la sua naturale inclinazione,
tende a porre in dubbio tale distinzione,44 andremo ad indagare il
nascente paradigma delle scienze dei sistemi complessi, che tale
distinzione intende superare.

40
O. L. BERGER, T. LUCKMANN, La realt come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna
1969, p. 15.
41
Ibid., p. 13.
42
Ibid., p. 96.
43
G. PECCHINENDA, Il Sistema Mimetico, p. 81.
44
F. CRESPI, F. FORNARI, introduzione alla sociologia della conoscenza, cit., p. 8.

23
Le riflessioni teoriche di carattere gnoseologico ed epistemologico
condurranno infine ad avanzare una proposta di studio empirico della
comunit scientifica e del paradigma contemporaneo.

24
Cap. II
MUTMENTO SOCIOCULTURALE E RICERCA
SCIENTIFICA: UNA LETTURA EVOLUZIONISTICA DELLA
FUNZIONE CONOSCITIVA UMANA

corretto ritenere che [...] la conoscenza scientifica sia incorporata


nellevoluzione socioculturale.45

Questa considerazione di Keller -quasi en passant nel suo libro sul


mutamento socioculturale- gravida di implicazioni per la sociologia della
conoscenza. In questo capitolo vedremo in che misura la sua posizione
conciliabile con quelle di autori diversi come Kuhn, Gergani, Pecchinenda
e altri; e se da una loro lettura comparata possa emergere un
inquadramento generale delle complesse dinamiche alla base dello
sviluppo del pensiero scientifico (in senso lato).

II. 1
Natura, cultura, coscienza e conoscenza: luomo artefice del suo
habitat

Esaminiamo che tipo di relazione sussiste tra luomo (soggetto della


conoscenza) e il suo ambiente (oggetto della conoscenza), per vedere se i
due poli possono essere tenuti nettamente distinti.
Lautore di Social Evolution. A Study of the Evolutionary Basis of the
Science of Society (Keller, 1931), tent di gettare un ponte tra le scienze
naturali e quelle storico-culturali mutuando categorie euristiche e

45
A. G. KELLER, Diversit e selezione nel mutamento socioculturale, a cura di D. Maddaloni,
Ipermedium libri, S. Maria C.V. (CE) 2013, p. 71.

25
linguaggio dalla scienza pi vicina alle discipline storiche: la biologia
darwiniana.46 Il suo presupposto era che:

Il principio delladattamento attraversa la vita di tutto ci che ha


vita. Esso domina non solo la forma fisica e la struttura delle piante,
degli animali e degli esseri umani, ma anche le forme sociali. 47

Levoluzione dellhomo sapiens per un processo sui generis che ha


comportato il salto qualitativo operato dallevento della coscienza
legato alla comparsa della cultura, rispetto al quale, per Crespi, le altre
differenze tra luomo e gli animali appaiono secondarie e di tipo
quantitativo.48 Seguendo il ragionamento del sociologo, il fatto di avere
una cultura implica che:

molto difficile isolare gli elementi puramente naturali da quelli


messi in opera dallazione delluomo e dalle forme di mediazione
simbolica, attraverso cui essi vengono sempre filtrati. [...] Anche il
dato naturale infatti sempre percepito allinterno di una
rappresentazione culturale del mondo e dei significati dellesperienza
esistenziale. Daltro canto lo stesso ambiente naturale quasi sempre
anche, almeno in parte, il risultato dellazione diretta di
trasformazione posta in essere dalluomo. [...] Tutto dipende da come
i fattori naturali interagiscono, nei vissuti delle diverse esperienze
storiche concrete, con i diversi fattori psicologici, culturali e
sociali.49

46
La biologia evoluzionistica, anche se si serve di tecniche sperimentali, ha come oggetto
levoluzione della vita sulla terra, i cui eventi sono irripetibili quanto quelli storici.
47
A. G. KELLER, Diversit e selezione nel mutamento socioculturale cit., p. 32.
48
F. CRESPI, Le vie della sociologia, Il Mulino, Bologna 1998, pp. 21-22.
49
Ibid. p. 341.

26
Anche per Pecchinenda il vero della natura per noi il vero
costruito socialmente50 . Ergo, luomo oltre ad essere il frutto
delladattamento al suo habitat naturale, ne anche il creatore.
Ebbene, per Keller ladattamento sperimentato dalluomo perlopi di
natura culturale e si esercita come modi di agire e modi di pensare:
lambiente delluomo allo stesso tempo interiore ed esteriore.
I due aspetti della vita umana sono in rapporto dialettico, e ci implica il
momento della sintesi, ovvero il riconoscimento del loro essere un
tuttuno. In tal senso, per esplicare la relazione sussistente tra vita del
pensiero e condizioni materiali dellesistenza, possiamo fare riferimento al
concetto junghiano di sincronicit, definita come la simultaneit di un
certo stato psichico con uno o pi eventi esterni che paiono paralleli
significativi.51
Per lo psichiatra svizzero:

la coscienza ci offre un quadro del mondo esterno, ma anche di


quello interno [...]. Noi ci troviamo nel mezzo tra i due mondi [...].
La nostra rappresentazione del mondo esterno ci fa comprendere
ogni cosa come leffetto di forze fisiche e fisiologiche; la
rappresentazione del mondo interno ci fa comprendere ogni cosa
come leffetto di enti spirituali.52

Sembra daccordo anche Fritjof Capra quando scrive: cos i mondi


interno ed esterno sono sempre interconnessi nel funzionamento di un
organismo umano; essi agiscono luno sullaltro e si evolvono assieme. 53

50
G. PECCHINENDA, Il Sistema Mimetico, cit., p. 139.
51
C. G. JUNG, La Sincronicit, Bollati Boringhieri,Torino, 1980. p. 39.
52
C. G. JUNG, La psicologia dellinconscio, Newton Compton, Roma 2005, p. 149-150.
53
F. CAPRA, Il punto di svolta, cit., p. 246.

27
La complessit della realt umana non pu essere sezionata e poi
spiegata con una qualche forma di determinismo, sia esso di natura
idealistica o materialistica. Vi sono uomini introversi e uomini estroversi:
la cultura umana nel suo complesso risulta composta da una commistione
inscindibile di elementi ideali e materiali. Levoluzione dellessere umano
procede sincronicamente tra i due piani.
Per lo stesso Keller:

levoluzione umana tipicamente un adattamento mentale: ma al


tempo stesso un adattamento sociale.[...] Immersa in questo
insieme di adattamenti mentali e sociali che chiamiamo cultura
(civilization), la specie umana diviene dipendente da esso per la sua
esistenza.54

Anche Kuhn pare pensare allevoluzionismo quando afferma che per


luomo un meccanismo percettivo appropriatamente programmato ha
valore di soprevvivenza;55 sebbene questo sia il primo aspetto da
prendere in considerazione, per lo studioso che ha coniato il concetto di
paradigma (nellaccezione qui presa in considerazione), le teorie della
conoscenza dovrebbero riflettere su ci che accade tra lo stimolo e la
sensazione ad esso collegata, dato che ogni percezione sempre un
processo insieme costruttivo e interpretativo.
Possiamo ricordare come per Pecchinenda:

noi non percepiamo semplicemente il nostro ambiente, ma lo


ricreiamo, lo manipoliamo e lo riordiniamo continuamente
nelloscura interiorit dei nostri cervelli - non solo come testimoni,

54
A. G. KELLER, Diversit e selezione nel mutamento socioculturale, cit., pp. 51-52
55
T. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino 2009, p. 235.

28
ma come artefici della realt. Riconoscere il mondo e inventarlo sono
meccanismi paralleli difficilmente distinguibili (anche dal punto di
vista prettamente cerebrale).56

Ora, al livello della percezione dello stimolo ambientale possiamo


considerare - kantianamente - le forme a priori della nostra sensitivit,
ovvero le categorie di spazio e tempo. Esse, per il filosofo tedesco erano
universali, sebbene egli stesso considerasse una assurdit [...] il voler
spacciare la nostra esperienza per lunico modo possibile di conoscere le
cose.57
Studi successivi di natura fisiologica, hanno infatti indicato la base
biologica delle categorie di spazio e di tempo nei canali semicircolari
dellorecchio (Cyon, 1901); e hanno sostenuto che la nostra esperienza del
tempo un prodotto dellevoluzione dello sviluppo psichico (Guyau,
58
1898). La dimensione spazio-temporale per mezzo della quale facciamo
esperienza dei fenomeni empirici, dunque, pu mutare perch nel corso
dellevoluzione pu mutare la sua base biologica; questo un processo
molto lento ma certamente da prendere in considerazione per non
assolutizzare il nostro punto di vista.
Quella biologica non lunica dimensione importante quando si tratta
delluomo, per questo particolarissimo essere vivente, tutti i fenomenti
assumono un significato socioculturale anchesso mutevole; e dunque
possiamo aggiungere con Durkheim che il fondamento della categoria del
tempo il ritmo della vita sociale.

56
G. PECCHINENDA, Il Sistema Mimetico, Ipermedium libri S. Maria C.V (CE) 2014, p. 112.
57
I. KANT, Prolegomeni ad ogni futura metafisica che potr essere presentata come scienza,
Laterza, Roma-Bari 2009, p. 223.
58
S. KERN, Il Tempo e lo Spazio. La percezione del mondo tra Otto e Novecento, il Mulino,
Bologna 1988

29
La dimensione sociale e quella biologica sono in strettissima relazione e
sono entrambe fondamentali nel determinare la nostra esperienza del
mondo. Bisogna tenere in conto che lintelletto umano ha una base
biologica e psicologica che ne determina la percezione degli stimoli, e che
essi vengono trasformati in sensazioni coscienti della psiche di un soggetto
mentre sono interpretati nellambito di una determinata cultura.
Con Kant possiamo allora riconoscere che nellattivit conoscitiva della
natura lintelletto non attinge le sue leggi [...] dalla natura, ma le
prescrive ad essa.59 A queste parole fanno eco quelle di Gregory Bateson
scritte pi di un secolo dopo: Le regole delluniverso che crediamo di
conoscere sono sepolte nel profondo dei nostri processi di percezione. 60
Le argomentazioni di Bateson sono ovviamente diverse da quelle fornite
da Kant, esse muovono dagli esperimenti di Albert Ames 61 ma giungono
alle medesime conclusioni. Linglese ci ricorda che:

il nostro cervello a costruire le immagini che noi crediamo di


percepire. [...] Lesperienza del mondo esterno sempre mediata
da specifici organi di senso e da specifici canali neurali. In questa
misura, gli oggetti sono mie creazioni e lesperienza che ho di essi
soggettiva, non oggettiva. [...] I due fatti generali - primo, che non
sono conscio del processo di formazione delle immagini che vedo
coscientemente, e, secondo, che in questi processi inconsci io uso
tutta una gamma di presupposti che vanno a integrarsi nellimmagine
compiuta - sono, per me, il principio dellepistemologia empirica. 62

59
I. KANT, Prolegomeni ad ogni futura metafisica che potr essere presentata come scienza,
p. 155.
60
G. BATESON, Mente e Natura, Adelphi, Milano 2014, p. 54
61
Le Stanze di Ames sono camere concepite in modo tale da creare diverse illusioni ottiche e
dimostrano come lo spazio (e la collocazione degli oggetti nello spazio) sia una costruzione della
nostra mente operata sulla base di indizi che possono anche trarre in inganno.
62
G. BATESON, Mente e Natura, cit. pp. 48-49-50.

30
Negli Analitici Aristotele enunciava la massima nellintelletto non c
nulla che prima non sia stato nei sensi, ma poi Leibniz aggiunse ad
eccezione della mente stessa. Secondo la fenomenologia di Husserl
nellesperienza del mondo non c solipsistica percezione in s: non c
atto conoscitivo di qualcosa se non c anche la qual-cosa; ma neanche il
mondo qualcosa di reale in s senza riferimento alla sua esperienza
cosciente da parte di un soggetto: la realt del mondo sempre cosa
percepita e non indipendente da questa relazione. Ci che in ultima
analisi reale dunque la relazione tra un io e il mondo nel suo farsi
fenomeno cosciente: la coscienza intenzionale.
Allora si deve fare riferimento anche alla dimensione psicologica e (alle
volte) inconscia dellattivit conoscitiva dellintelletto, nellambito della
quale si verifica che tutto ci che ignoto e vacuo viene riempito da
proiezioni psicologiche.63 Le gnoseologie che hanno messo a sistema
questa evenienza sono state dette da Elias coinvolte: lindividuo si
percepisce legato da un vincolo organico al gruppo dapparteneza, alla
natura e al trascendente; quelle che hanno inteso superarla sono state
dette distaccate: lindividuo si sente sempre pi autonomo dalla natura,
dal gruppo dapparteneza e dal trascendente.64 Il monismo dei primi (gli
antichi) implicava il conosci te stesso e delle pratiche di
perfezionamento dellinteriorit del ricercatore; il dualismo dei secondi (i
moderni) ha considerato ininfluente lo stato psichico dello studioso. In
questultimo caso per, se dovesse risultare in ultima analisi impossibile
un completo distacco delluomo dal suo ambiente, dato che egli pare ne sia
il creatore nello stesso tempo in cui ne fa esperienza, si corre il rischio di
relegare nellinconscio la dimensione unitiva del soggetto con loggetto
della sua conoscenza. Per Jung infatti:

63
C. G. JUNG, Psicologia e Alchimia, Bollati Boringhieri, Torino 2009, p. 226.
64
A. CAMORRINO, Dal Cosmo al Caos, Ipermedium libri, S. Maria C.V. (CE) 2012, p. 11

31
moltissime cose sono per noi inconsce soltanto perch non c
posto per loro nella nostra concezione del mondo [...]. La linea di
confine tra conscio e inconscio in gran parte determinata dalla
nostra concezione del mondo. [...] Se dobbiamo comprendere la
natura, non ci dobbiamo preoccupare solo di problemi
contemporanei, ma anche della storia della mente umana. 65

Insieme alle categorie dellesperienza biologicamente e culturalmente


determinate, anche i processi inconsci e la psicologia del ricercatore
diventano dunque fattori rilevanti nel processo cognitivo che trasforma
uno stimolo in sensazione cosciente, interpretandolo.
Per Kuhn:

Ci che incorporato nel processo nervoso che trasforma gli


stimoli in sensazioni presenta le seguenti caratteristiche: stato
trasmesso mediante leducazione; si dimostrato, alla prova, pi
efficace dei suoi avversari storici nelle abituali condizioni ambientali
di un gruppo; e, infine, suscettibile di cambiamento sia mediante
ulteriore educazione sia mediante la scoperta di elementi che non si
adattano allambiente.66

Il processo interpretativo non dunque dato una volta per tutte, e nella
enumerazione dei fattori della sua dinamicit proposta da Kuhn, possiamo
rinvenire gli elementi del processo della selezione naturale: lereditariet
biologica e/o culturale, la variazione e la trasmissione del modo pi adatto
alle contingenze di dare un significato ad uno stimolo.

65
C. G. JUNG, La psicologia dellinconscio, cit., p. 150.
66
T. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, cit., pp. 235-236.

32
Ogni uomo parta con se un corredo culturale che ne condiziona i processi
ermeneutici. La storia delladattamento delluomo al suo ambiente,
anche la storia del mutamento dei suoi dispositivi cognitivi. Lattivit
conoscitiva della coscienza umana un processo adattivo-evolutivo, ma
anche sempre creativo.
Sostenere che luomo (anche) creatore del suo habitat, non vuol dire
per sancirne lonnipotenza e lindipendenza; egli viene al mondo posto in
una rete di relazioni che coinvolgono gli altri individui e tutti gli esseri
viventi del pianeta, sia del regno animale che vegetale. La terra, nel suo
insieme, un sistema complesso e levoluzione umana non pu essere
praticata che in equilibrio dinamico con il suo ambiente, qualunque
interpretazione culturale si voglia dare di esso.

II. 2
Levoluzione nella conoscenza un processo collettivo

Introduciamo ora la dimensione sociale della conoscenza.


Sotto lo stimolo di una necessit ambientale e/o di un bisogno culturale
diffusi, un certo numero di persone in maniera pi o meno cosciente
comincia a produrre delle variazioni nella medesima direzione, si avranno
cos sforzi contemporanei anche indipendenti come reazione alla
medesima spinta.67
I tentativi che risulteranno pi adatti di altri nellinterpretare lambiente
circostante e perseguire dei fini ritenuti utili da una collettivit nelle
condizioni date, acquisteranno un ampio consenso ed entreranno a far

67
Leibniz e Newton hanno lavorato contemporaneamente e indipendentemente al calcolo
infinitesimale; Darwin si convinse a pubblicare la sua teoria perch un giovane studioso di nome
Wallace stava giungendo alle sue stesse conclusioni.

33
parte dei tratti culturali tipici di determinate comunit, sino al successivo
mutare delle contingenze; la trasmissione della cultura e dei modelli
cognitivi dominio delle societ con le loro istituzioni, dato che la
cooperazione d un vantaggio importante nella lotta per la sopravvivenza.
La selezione naturale, seppure determina costantemente la sopravvivenza
o lestinzione di piccole variazioni che insorgono in individui e gruppi
impegnati a trovare una soluzione ad uno stato di disagio davuto ad una
perturbazione nelladattamento, in ultima analisi da considerarsi guidato
da forze potenti, impersonali e spontanee,68 come tutte le grandi forze
della natura.69
Keller ridimensiona limportanza della razionalit individuale,
intenzionale e cosciente in sede di risposta ad una sfida ambientale, egli
relega esplicitamente il suo ruolo ad uno sforzo di razionalizzazione a
posteriori, per lui la parte pi rilevante del processo di selezione
socioculturale ha [...] un carattere automatico e non razionale.70
ragionevole pensare che le idee o i comportamenti che costituiscono
variazioni importanti nel corso dellevoluzione umana travino la loro
ragion dessere in processi che coinvolgono pulsioni provenienti dal
profondo dellinconscio e allo stesso tempo dinamiche macrosociali che
sovrastano gli individui e includono le conseguenze inintenzionali delle
loro azioni.
Il processo evolutivo riguarda la storia dellintera umanit, nel corso
della quale i risultati ottenuti e ottenibili non possono essere cons iderati

68
A. G. KELLER, Diversit e selezione nel mutamento socioculturale, cit., p. 103
69
Viene in mente la concezzione di Bataille e Callois: ho tentato di rappresentare la societ
come un campo di forze, di cui possiamo, vero, reperire in noi lazione, ma che risultano
comunque esterne ai bisogni e alla volont cosciente di ogni singolo individuo. [...] Le
composizioni sono diverse dalla somma dei componenti per il fatto che a riunirle un movimento
dinsieme. G. BATAILLE E R. CALLOIS, La sociologia sacra del mondo contemporaneo , in
AA VV Il collegio di sociologia (1937-1939), Bollati Boringhieri, Torino, 1991. p. 195.
70
A. G. KELLER, Diversit e selezione nel mutamento socioculturale, cit., pp. 106-107.

34
come una conquista della razionalit egoica, se non a posteriori; essi
riguardano pi che altro una dinamica collettiva che coinvolge
configurazioni socioculturali e forze della natura di carattere
superindividuale.
A C. G. Jung la personalit cosciente - il presunto soggetto della
conoscenza - appariva come un frammento pi o meno arbitrario della
psiche collettiva.71 LIo infatti una funzione psichica che si sviluppa
(nei primi 6-8 mesi di vita) attraverso la relazione con il mondo esterno
per rispondere alle esigenze pratiche della vita. Freud insegna.
Linterazionismo simbolico di Blumer e Mead ci suggerisce quindi che i
processi interpretativi degli individui si sviluppano allinterno delle
interazioni nelle situazioni sociali. Poi, se volessimo allargare le nostre
considerazioni sino a comprendere la possibilit di condizionamenti di
natura macro-sociologica, dovremmo allora considerare che le interazioni
tra gli individui si verificano nel contesto di altre interazioni: ci che
accade a livello micro dipende, almeno fino a un certo punto, da una
configurazione sociale a livello macro; viceversa la struttura generale
costituita da tutte le singole relazioni nel loro insieme. I soggetti sociali
debbono essere considerati, al tempo stesso, come lorigine delle strutture
sociali e come il loro prodotto. Collins descrivendo le cosiddette teorie
meso afferma che:

In questi modelli gli attori individuali sono considerati allo stesso


tempo liberi e vincolati. Gli esseri umani hanno la capacit di creare
o di negoziare tutto ci che in loro potere, e in qualsiasi momento
del tempo. Ma essi agiscono sempre in una situazione strutturata,
cosicch le conseguenze e le condizioni della loro creativit e della

71
C. G. JUNG, La psicologia dellinconscio, cit., p. 116.

35
loro negoziazione sono sempre strutturate in base a rapporti pi vasti
che sono al di l della loro capacit di controllo. 72

Lorgoglio dellIo penso illuministico (razionale, razionalista e


razionalizzante) che si vorrebbe soggetto ab-soluto della conoscenza,
dovrebbe essere dunque ridimensionato di fronte ad una sublime vastit
interiore ed esteriore che supera di gran lunga la sua portata.
Faceva notare Fleck che i pensieri circolano da individuo a individuo,
cosicch il collettivo di pensiero - e non lindividuo - leffettivo
creatore della nuova idea.73 E daccordo anche Gargani quando afferma
che le operazioni intellettuali sono perlopi attivit aventi una matrice
pubblica e sociale, strutturate entro la connessione propria di una forma di
vita umana.74 Per Keller anche:

Il grande uomo il prodotto del suo proprio tempo e luogo, e la sua


grandezza consiste nella sua capacit, o fortuna, nel produrre una
variazione - nellanticipare qualche movimento sociale che avrebbe
comunque avuto luogo. [...] La causa effettiva del mutamento sociale
sta nei movimenti non premeditati delle masse, i grandi uomini non
fanno che interpretarli e portarli alla consapevolezza di queste.75

Il genio in virt del suo essere prima e meglio degli altri cosciente delle
forze in campo pu anche in qualche modo dirigerle, ma esse in ogni caso
trascendono la sua individualit.

72
R. COLLINS, Teorie sociologiche [...] p. 512.
73
L. FLECK, Genesi e sviluppo di un fatto scientifico, Il Mulino, Bologna 1983, p. 210, in S.
LANDUCCI E A. MARRADI, Kuhn da filosofo della storia a filosofo della conoscenza: una
maturazione dellinsegnamento di Fleck?, sociologia e ricerca sociale XX, n. 58-59 (1999):
150-164
74
A. G. GARGANI, Il sapere senza fondamenti, cit., p.122.
75
A. G. KELLER, Diversit e selezione nel mutamento socioculturale, cit., pp. 79-80

36
Il costante contatto e conflitto tra idee diverse risulta essere fondamentale
affinch linnovazione temporaneamente risolutrice di un problema possa
insorgere e preservarsi. Quando in un gruppo si stabilizza e reitera una
stessa prassi socioculturale, tra le quali dunque annoveriamo anche quelle
cognitive, queste diventano una norma di condotta ritenuta utile alla
sopravvivenza e al benessere del gruppo stesso. Le conoscenze acquisite
entrano a far parte di quel bagaglio di senso comune che dal gruppo che si
sente da esso rassicurato non viene messo pi in discussione sino
allinsorgere di una sua crisi. Pecchinenda lintende come:

uno strumento operativo che, nella vita quotidiana, fa da sfondo o


retroterra allagire degli individui appartenenti a determinate societ.
I Sistemi Mimetici [...] servono soprattutto a rispondere in ultima
analisi alle richieste di senso e di significato che fatalmente
costellano le esigenze degli individui, fornendo ad essi dei modelli,
degli scemi di condotta formulati linguisticamente in forma
narrativa.76

Quando un gruppo in stato di pace per Keller:

I suoi membri hanno un codice comune - comune, cio, nelle sue


linee essenziali; non c conflitto sugli aspetti pi importanti [...]. Il
conflitto continua al suo interno, solo che relativo a questioni di
importanza non vitale. Esso consiste in una lotta tra sottogruppi o
classi che accettano un ampio codice culturale condiviso e ne
vengono protette.77

76
G. PECCHINENDA, Il Sistema Mimetico,cit. p.282
77
A. G. KELLER, Diversit e selezione nel mutamento socioculturale, cit., p. 92-93.

37
Se il gruppo in questione la comunit scientifica, Kuhn chiama
paradigma il suo codice comune:

Con tale termine voglio indicare conquiste scientifiche


universalmente riconosciute, le quali, per un certo periodo,
forniscono un modello di problemi e soluzioni accettabili a coloro
che praticano un certo campo di ricerca.78

Con la scelta di questo termine ho voluto far presente il fatto che


alcuni esempi di effettiva prassi scientifica riconosciuti come validi -
esempi che comprendono globalmente leggi, teorie, applicazioni e
strumenti - forniscono modelli che danno origine a particolari
tradizioni di ricerca scientifica con una loro coerenza. 79

Tramite la socializzazione e listruzione i codici di condotta e i paradigmi


scientifici vengono trasmessi di generazione in generazione. Questultimo,
da Oretga y Gasset, considerato come il concetto pi importante della
storia; per lui ogni generazione portatrice di una caratteristica
sensibilit vitale: una sensazione radicale nei confronti della vita. Le
variazioni della sensibilit vitale che sono determinanti nella storia si
presentano sotto forma di generazione.80
Se ogni generazione rappresenta unepoca della storia umana, possiamo
allora ricordare con Fleck che esiste un vincolo stilistico tra tutti i
concetti di unepoca, che egli chiama stile di pensiero. Ogni
generazione in ogni epoca caratterizzata da uno stile di pensiero che
sorge sulla base di una particolare sensibilit vitale.

78
T. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, cit., p. 10.
79
Ibid., p. 30.
80
J. O. Y GASSET, Il tema del nostro tempo, Sugarco Edizioni, Carnago (VA), 1994, pp. 74-75

38
Salendo ancora lungo la scala di questa ideale tassonomia delle forme
socioculturali che ci ha portati dal micro dellindividuo, al macro del
gruppo e della generazione, incontriamo infine unaltra categoria cara agli
storici della cultura, parecchio estesa in termini spazio-temporali: le
civilt. Spengler ad esempio fu tra i primi a contemplare nel suo sistema
un nesso tra storia e vita, concependo le sue civilt come organismi
collettivi caratterizzati da biologica alternanza di fasi e da caratteristiche
psicologiche evidenti nelle forme simboliche dei fenomeni empirici.
Anche le scienze dipenderebbero nella loro struttura fondamentale da
presupposti metafisici radicati nelle anime delle diverse civilt.

Ogni ciclo di civilt esprime nelle sue arti, nelle sue guerre nel suo
pensiero, nella sua architettura, nella sua economia, nelle sue
scienze, ecc. una data idea o anima, la quale va a dare a tutte
quelle manifestazioni un carattere simbolico. 81

I membri di una civilt sono accomunati da una medesima visione del


mondo, che varia dunque da civilt a civilt. Tra gli elementi costitutivi di
una Weltanschauung possiamo annoverare una cosmologia composta da
una cosmografia e una cosmogonia, pi lelemento del logos, cio di un
discorso sulla natura del cosmo in quanto tale. Ci dunque comporta che
vi sia implicata anche una certa antropologia, come riflessione sul soggetto
capace di fare esperienza del mondo; e una gnoseologia, cio la riflessione
sulle modalit di tale esperienza (definizione delle categorie: io - non io,
spazio, tempo, causalit). In senso idealtipico possiamo indicare due
modalit di relazione uomo-mondo: corrispondenza analogica tra
macrocosmo e microcosmo e dualismo tra soggetto e oggetto. Infine, sulla

81
J. EVOLA, prefazione a Il Tramonto dellOccidente, ora in id. Oswald Spengler, a cura di
G. de Turris, Fondazione J. Evola, quaderno n.14,Roma, seconda edizione ampliata, 2003, p. 36.

39
base di una teleologia, ogni civilt, stabilisce un sistema di valori ritenuti
desiderabili.
Se per Spengler lineluttabile destino del tramonto delle civilt era
implicato nellanalogia biologica, Toynbee prevede una dinamica sfida-
risposta: una sfida da parte dellambiente naturale o sociale provoca una
risposta creativa. La civilt prospera finch la sua risposta si dimostra
adatta a fronteggiare la sfida iniziale; una volta raggiunto il culmine, le
civilt iniziano il loro declino quando sistemi sociali e modelli
comportamentali sono diventati cos rigidi da non riuscire pi ad adattarsi
al mutamento delle situazioni. Durante il processo di decadenza sulla
scena appariranno minoranze creative, le quali potranno trasformare alcuni
dei vecchi elementi in una nuove configurazione, se riusciranno a
rispondere alla sfida incipiente.
Come abbiamo visto da questa breve ricostruzione, a pi livelli possono
essere individuati elementi pre-empirici che entrano a far parte del senso
comune e condizionano lattivit di ricerca, andando a costituire il punto
di partenza della nostra conoscenza del mondo. Infatti,

secondo lo scienziato e filosofo austriaco Ernst Mach (1838-1916),


il pensiero scientifico sorge dalla stessa matrice del senso comune, in
quanto lattivit scientifica, come il senso comune, ha, in ultima
analisi, la funzione di organizzare e controllare le nostre
rappresentazioni dei fatti nel rapporto con lambiente. Pur
procedendo in maniera diversa, pensiero scientifico e senso comune
hanno quindi una medesima finalit, che sempre quella di un
migliore adattamento allambiente. 82

82
F. CRESPI, Le vie della sociologia, cit., p. 74.

40
Con Gargani possiamo allora vedere abiti concettuali, modelli
comportamentali e tecniche decisionali come un tuttuno, dato che
ineriscono a determinate e particolari forme di vita umane. Nei modelli
di legittimazione e di decisione riguardanti le asserzioni sul mondo,
confluirebbe unesperienza storico-culturale integrale, cosicch oltre a
controllare la validit di una scienza, essi assolvono allo scopo non
cognitivo di assicurare la sopravvivenza della forma di vita che li ha
prodotti.

Le dottrine scientifiche e filosofiche hanno tratto il movimento


della loro origine non da atteggiamenti di tipo esclusivamente
cognitivo, ma anche dalla matrice costruttiva delle procedure e degli
abiti decisionali che hanno disciplinato, nelle loro varie forme, la vita
degli uomini. [...] Messe a confronto con le loro matrici costruttive,
con gli abiti della condotta, con le procedure decisionali e operative,
le istituzioni della scienza e della filosofia perdono il loro statuto di
irrevocabilit e di inesorabilit. E si rivelano illusorie e fallaci le
strategie epistemologiche di tipo fondazionale.83

NellEthos di una forma di vita, sapere pratico e sapere teoretico


sarebbero dunque intimamente connessi, cosicch la pretesa di unicit e
universalit di una particolare formulazione di questultimo sarebbe
espressione del bisogno di collocare le attivit simbolico-concettuali entro
un assetto dordine compatto e unitario, per tutelare il quale, per lungo
tempo, non viene messo in discussione lo statuto della sua generazione,
che in ultima analisi di natura convenzionale perch contingente alla
forma di vita di un determinato momento storico. Non c nelle varie
parti di un ordine cos stabilito altra necessit di quella che corrisponde

83
A. G. GARGANI, Il sapere senza fondamenti, cit., pp. 21-22

41
alla forza con la quale siamo decisi a far valere una convenzione, 84
afferma Gargani.
La strenua difesa ad ogni costo di un particolare forma mentis con la sua
propria filosofia pratica e il suo proprio modello cognitivo una forma di
etnocentrismo che rasenta il fanatismo. Limperativo categorico
lossessione di una decisione che non siamo disposti a mettere in
discussione85 : i gruppi umani nel corso del tempo hanno preteso di
istituirne tanti, ma, come dimostra la storia, essi non sono stati certo
irrevocabili.

II. 3
Sui paradigmi e loro mutamento

Una volta introdotto il concetto di paradigma e collocatolo su di una


scala tassonomica delle fonti del condizionamento culturale della
conoscenza, tentiamo di analizzarne laspetto dinamico.
La selezione naturale - per lo stesso Darwin - si compie sulla base di
numerose, successive, piccole modificazioni che si manifestano nei
singoli individui, alcune delle quali vengono trasmesse ai posteri; questo
implica un adattamento nei dettagli che infine - in campo socioculturale -
comporta il mutamento dellintera visione del mondo di una civilt; sul
piano della storia della produzione di nuova conoscenza possiamo trovare
un omologo di questo processo nella nota distinzione kuhnniana tra
scienza normale e rivoluzione scientifica. Se Kuhn per, come fa notare
Toulmin, tende a reificare i poli dialettici, noi li adotteremo in sede
puramente analitica memori della lezione di Fleck: ogni epoca ha le sue

84
Ibid., p. 120.
85
Ibid., p. 112.

42
concezioni dominanti, insieme a residui di quelle passate e rudimenti di
quelle future, al pari di tutte le strutture sociali.86 Natura non facit saltus.
Del resto anche per Keller in materia di evoluzione troviamo pi zone di
transizione che drastiche linee di demarcazione. 87
Nei periodi di relativa continuit socioculturale i paradigmi scientifici
non vengono messi in discussione nei loro tratti fondamentali e abbiamo la
cosiddetta scienza normale:

scienza normale significa una ricerca stabilmente fondata su uno


o pi risultati raggiunti dalla scienza del passato, ai quali una
particolare comunit scientifica, per un certo periodo di tempo,
riconosce la capacit di costituire il fondamento della sua prassi
ulteriore.88

Un paradigma non spiega mai tutti i fenomeni ma costituisce sempre una


riduzione della complessit del mondo per risolvere alcuni problemi che il
gruppo degli specialisti ha riconosciuto come urgenti. Il paradigma indica i
fatti ritenuti scientificamente rilevanti e fornisce la matrice procedurale
e linguistico-concettuale per la loro soluzione, la scienza normale non mira
a produrre novit fondamentali ma fornisce una metodologia per la
soluzione di rompicapi e anche la certezza che di essi esiste una
soluzione. Per Kuhn un paradigma un criterio per scegliere i problemi
che, nel tempo in cui si accetta il paradigma, sono ritenuti solubili. In larga
misura, questi sono gli unici problemi che la comunit ammetter come
scientifici.89 La scienza normale risulta essere allora unattivit altamente
pre-determinata dagli assunti aprioristici dovuti al paradigma adottato e

86
L. FLECK, Genesi e sviluppo di un fatto scientifico cit. 84.
87
A. G. KELLER, Diversit e selezione nel mutamento socioculturale, cit., p. 51.
88
T. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, cit., p. 28.
89
Ibid., p.58.

43
alla visione del mondo in cui esso sorto. A tal proposito Gargani parla di
risposte senza problemi dato che il procedimento cognitivo
consisterebbe nellesplicitazione di un ordine di idee, delle cose e
dellesperienza che risulta previamente acquisito. Egli spiega:

Questo rituale epistemologico si svolge pressappoco cos: si


assume come noto - in virt di unintuizione filosofica o
cosmologica privilegiata (in questi casi, si sa, prendere o lasciare) -,
lordine e la struttura della natura, e talvolta, con unassunzione
addizionale, si assume come nota la posizione delluomo in tale
situazione. Successivamente si passa a dire che luomo pu
conoscere lordine della natura perch questa natura fatta cos e
cos e luomo si trova in essa in una situazione cos e cos. [...]
Modelli che si potrebbero definire di tipo feticistico. Si tratta di
modelli che hanno assunto come criteri di legittimazione delle
asserzioni il semplice riferimento a classi di oggetti di qualche tipo. 90

Bisogna dunque tenere conto del rischio che le procedure altamente


standardizzate della scienza normale possano scaturire perlopi in
asserzioni di natura tautologica, in cui la soluzione di un problema
implicita negli schemi procedurali e linguistico-concettuali che sono
serviti a definirlo. Infatti i dati - i cosiddetti fatti - sono selezionati e
interpretati alla luce di un preciso paradigma tenuto conto degli sandard e
dei fini che esso implica; essi sono infiniti (complessi) e muti, e possono
essere considerati solo allinterno di schemi pre-definiti. Di tali schemi o
modelli o paradigmi, Gargani afferma che:

90
G. GARGANI, Il sapere senza fondamenti, cit., pp.52-53.

44
la loro funzione sembra essere stata storicamente quella di sancire
modelli di pensiero, incalchi entro i quali devono essere disposte le
nostre operazioni intellettuali e i nostri comportamenti pratici.
Anzich procedure e strumenti cognitivi [...] risultano essere state
strategie di disciplinamento della vita umana, tecniche per dirigere i
processi della vita intellettuale entro percorsi assegnati e definiti. 91

Dobbiamo per salvare da una deriva eccessivamente irrazionalistica la


visione qui esposta, riconoscendo limportanza imprescindibile del rigore
metodico di una ricerca condotta beneficiando dei punti di riferimento
forniti dal paradigma, nella misura in cui ci conduce gli scienziati a
focalizzarsi su di un aspetto della natura in un modo particolareggiato e
cumulativo, consci del carattere riduttivo della complessit che esso
implica e con la disponibilit ad esplicare e sottoporre a critica i
presupposti che reggono le teorie e le ipotesi formulate. Come suggerisce
Crespi.
Si pu parlare allora di progresso nella ricerca scientifica?
Kuhn: parte della risposta al problema del progresso risiede
semplicemente nel punto di vista dellosservatore92 ; Keller: Il progresso
il movimento verso ci che un individuo o un gruppo pensano sia la
giusta direzione.93 Si progredisce solo allinterno di un determinato
paradigma, perch a giudicare sono i praticanti di quello stesso paradigma.
Essendo ladattamento delluomo un processo che si svolge in un
ambiente insieme naturale e culturale, se un gruppo detiene il potere
politico, pu conservare e favorire le regole sue proprie a scapito di quelle
degli altri.

91
Ibid, pp. 60-61
92
T. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, cit., p. 197.
93
A. G. KELLER, Diversit e selezione nel mutamento socioculturale, cit., p. 45.

45
I vari standard di validazione delle procedure cognitive sono sempre
elementi interni a particolari visioni del mondo ed arbitrario per
Feyerabend elevarli a criteri di demarcazione universali. Anche gli
alchimisti e i maghi, dice Feyerabend, avevano i loro standard: i loro
paradigmi che prevedevano rigide regole procedurali derivanti da una
precisa visione-costruzione della realt, differente dalla moderna. Elementi
maturati in particolari esperienze intellettuali e sociali non possono essere
elevati a standard decisionali che giudichino tali esperienze dallesterno;
ed ogniqualvolta si considera un determinato standard metodologico come
lessenza della scienza, non si fa altro che difendere lo status quo. Dice
sempre Feyerabend, il teorico dellanarchismo metodologico, che io
definirei pluralismo metodologico, che:

ogni regola metodologica associata ad assunti cosmologici,


cosicch usando la regola diamo per scontato che gli assunti siano
giusti. [...] Un esame ci rivela allora che scienza e mito si
sovrappongono in molti modi, che le differenze che pensiamo di
percepire sono spesso fenomeni locali suscettibili di trasformarsi
altrove in somiglianze e che discrepanze fondamentali sono il
risultato di obiettivi diversi anzich di metodi diversi tendenti a
raggiungere un medesimo fine razionale. 94

Feticci e tab sono presenti sia nel pensiero razional-scientifico che in


quello magico-mitologico (scienza ieratica degli antichi). E se da un lato il
rigore metodologico foriero di avanzamento in un dato ambito, dallaltro
lostinazione rischia di sterilizzare la conoscenza del nuovo; o meglio di
ritardarla, in quanto ogni paradigma sembra essere comunque destinato ad
entrare in crisi.

94
P. K. FEYERA BEND, Contro il metodo, Feltrinelli, Milano 2013, p. 240-241

46
Kuhn:

La scoperta comincia con la presa di coscienza di di unanomalia


[...]. Lassimilazione di un nuovo genere di fatti richiede un
adattamento, non semplicemente additivo, della teoria; finch tale
adattamento non completo - finch la scienza non ha imparato a
guardare alla natura in maniera differente - i fatti nuovi messi in luce
non possono in alcun modo considerarsi scientifici. 95

La transizione da un paradigma in crisi ad uno nuovo tuttaltro che un


evento cumulativo: piuttosto una ricostruzione del campo dindagine su
nuove basi concettuali e metodologiche. Una dottrina scientifica ne
soppianta unaltra modificandone loggetto, le categorie interpretative
linguistico-concettuali e gli standard di legittimazione cui devono
sottostare le asserzioni per essere ritenute scientificamente valide.
Loggettivit (i dati o i fatti) - come la divinit - non possono essere
messi in discussione, pena il crollo di un intero assetto paradigmatico; essi
per Gargani devono stare per s soli, senza istruzioni per il loro uso, per
poter esercitare quelleffetto feticistico che ha lincomparabile facolt di
confermare o di invalidare le nostre espressioni linguistiche. 96
Se si dovesse procedere sempre nellambito del medesimo paradigma, ad
un certo punto, una volta che esso abbia esaurito la sua gittata, non vi
potrebbero essere pi nuove scoperte; ma fortunatamente linsopprimibile
vitalit della mente umana che non imbrigliabile in strategie di
disciplinamento date una volta per tutte, risponde al mutamento delle
condizioni ambientali rivoluzionando le concezioni scientifiche vigenti. La
crisi, lo stupore e laporia provocati dallinsorgere del sentimento

95
T. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, cit., p.76.
96
G. GARGANI, Il sapere senza fondamenti, cit., p. 55.

47
dellassurdo, lemergere improvviso di unincrinatura, a volte anche di un
vero e proprio squarcio, in quel dispositivo culturale che fin dalla nascita
ci stato costruito intorno,97 conduce alcuni uomini in un territorio sino a
quel momento inesplorato. Cos parlano gli spiriti liberi:

Alla notizia che il vecchio Dio morto, ci sentiamo come


illuminati dai raggi di una nuova aurora; il nostro cuore ne straripa di
riconoscenza, di meraviglia, di presagio, d'attesa, - finalmente
l'orizzonte torna ad apparirci libero, anche ammettendo che non
sereno, finalmente possiamo di nuovo sciogliere le vele alle nostre
navi, muovere incontro a ogni pericolo; ogni rischio dell'uomo della
conoscenza di nuovo permesso.98

Per Feyerabend questa libert di azione [...] non solo un fatto della
storia della scienza. Esso sia ragionevole sia assolutamente necessario
per la crescita del sapere.99
Durante il periodo di scienza normale si sono verificate delle variazioni
collaterali al paradigma dominante, fin quando, nel bel mezzo di una crisi
non riconducibile entro i vecchi standard, unintuizione pre-paradigmatica,
immediata, fornisce alla scienza un nuovo oggetto da analizzare. Bergson:

Ci che ha [...] potuto ingannare la stessa scienza sullorigine di


alcuni procedimenti da essa impiegati, il fatto che lintuizione, una
volta afferrata, deve trovare un modo di espressione e di applicazione
conforme alle abitudini del nostro pensiero e che debba fornire, in
concetti definiti, quei solidi punti dappoggio di cui abbiamo tanto
bisogno. Questa la condizione di ci che chiamiamo rigore,

97
G. PECCHINENDA, Il Sistema Mimetico, cit., p. 7
98
F. NIETZSCHE, La gaia scienza, Adelphi, Milano 2007, 343
99
P. K. FEYERA BEND, Contro il metodo, cit., p.21

48
precisione, e anche indefinita estendibilit di un metodo generale a
casi particolari. Ora, lestensione e il perfezionamento logico
possono continuare per secoli, mentre latto generatore del metodo
dura un solo istante. Per questo scambiamo cos spesso lapparecchio
logico della scienza con la scienza stessa, dimenticando lintuizione
da cui tutto si generato.100

Anche Kuhn ci dice che le anomalie che sorgono quando la scienza


normale entra in crisi non vengono risolte in virt di una ragionamento,
ma in virt di un evento relativamente improvviso che alle volte si verifica
nel subconscio del ricercatore e che ad un tratto fa vedere il mondo sotto
una nuova luce. Egli ricorda le espressioni usate dagli scienziati per
descrivere il momento della soluzione di un problema insolubile
nellambito del vecchio paradigma: un velo che casca dagli occhi o una
illuminazione; e paragona questo evento al riorientamento gestaltico. Da
quel momento in poi gli scienziati adottano nuovi strumenti, nuove
strategie cognitive e di validazione, guardano in nuove direzioni e anche
quando guardano nella direzione indagata prima della rivoluzione
scientifica in atto, vedono cose nuove e diverse. Con Kuhn,

consideriamo qui rivoluzioni scientifiche quegli episodi di sviluppo


non cumulativi, nei quali un vecchio paradigma sostituito,
completamente o in parte, da uno nuovo incompatibile con quello.101

Analogamente, per Keller si ha una rivoluzione in campo socioculturale


quando vengono messi in crisi e sostituiti aspetti essenziali di un assetto
societario. I due eventi non sono necessariamente collegati; le rivoluzioni
scientifiche come Kuhn lintende non sono solo quelle di portata epocale,
100
H. BERGSON, Pensiero e Movimento, Bompiani, Milano 2010, p. 108.
101
T. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, cit., p. 119.

49
ma si pu notare come queste ultime nel corso della storia umana siano
state insieme sia scientifiche che socioculturali: la Dark Age ellenica (XI e
X sec.) segn la fine dalla socet palaziale del wanax e lavvento delle
poleis democratiche e insieme la nascita del pensiero filosofico a scapito
di quello mitico; lIlluminismo (XVIII sec.) comport labbattimento
dellAncien Rgime e la negazione delle superstizioni medievali. Per
fare solo due esempi. Questo perch anche per Kuhn la scelta tra
paradigmi contrastanti dimostra di essere una scelta tra forme
incompatibili di vita sociale,102 spesso operata sulla base di giudizi di
valore di carattere pre-scientifico; con Gargani abbiamo infatti visto che
ogni paradigma sorge in relazione ad una forma di disciplinamento della
vita sociale nella sua interezza, in quanto non separata dalla vita del
pensiero. Spiega Crespi:

Tanto il mantenimento e lo sviluppo di pratiche di routine proprie


della scienza normale, quanto il cambiamento e linnovazione della
scienza rivoluzionaria, sono fenomeni legati ai processi di stabilit e
di cambiamento presenti nella dinamica sociale, in un
condizionamento reciproco tra strutture sociali, forme di vita ed
esperienza conoscitiva.103

Cambia lassetto socioculturale, cambia la classe che detiene il potere,


cambiano il corso e le finalit dellevoluzione umana. E per Kuhn:

lintero processo pu aver avuto luogo, come oggi supponiamo si


sia verificato per levoluzione biologica, senza laiuto di un insieme
di finalit, o di una verit scientifica stabilita una volta per tutte,

102
T. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, cit., p. 121.
103
F. CRESPI, Le vie della sociologia, cit., p. 76-77

50
della quale ciascuno stadio di sviluppo della conoscenza scientifica
costituisca una copia migliore rispetto alla precedente. 104

Nonostante nel corso di questa trattazione si siano legati a doppio filo il


contesto socioculturale e le pratiche cognitive, sottolineando come queste
ultime siano sempre relative alle contingenze determinate dal primo, si
deve precisare che lanalisi proposta non sfocia in alcun modo nel
relativismo. Fare i conti con la relativit non significa ipso facto divenire
relativisti. Con questo studio non si vuole negare ma affermare: affermare
linestimabile valore di ogni sforzo delluomo volto a migliorare la
comprensione di unaspetto della Totalit dellEsistente, operando
unumile e rispettosa sospensione del giudizio su quelle forme di
conoscenza a noi estranee, dato che non si possono indicare parametri di
discriminazione neutrali, fatta eccezione, forse, per la rigorosa e metodica
dedizione con cui i ricercatori si sono dedicati alla suddetta causa, ma
fortunatamente, ci sono stati uomini mossi da unonesta e vigorosa volont
di conoscenza in tutti i luoghi, in tutti i tempi e nellambito di tutti i
paradigmi.
La Verit ci sta innanzi come un diamante dalle infinite sfaccettature, ma
essa allo stesso tempo si cela nella sua Totalit. Nel corso della storia ne
sono stati ri-velati diversi aspetti, alcuni dei quali poi sono stati tralasciati,
non perch falsi, ma perch non pi adatti alle finalit e ai valori perseguiti
nellambito della visione del mondo tipica della cultura di una determinata
societ.

104
T. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, cit., p.207.

51
II. 4
Un paradigma non solo unastrazione

Guardiamo ora alla base sociale il cui operato guidato da un paradigma.


La selezione tra le diverse varianti - a Keller che faccio riferimento -
seppure possiamo figurarcela come un conflitto tra idee, il conflitto reale
tra gli aderenti o gli esponenti delle varianti in parola. 105 Un paradigma
infatti per affermarsi oltre ad avere argomenti in suo favore, sostenuti da
un intelligente capitale umano, deve aggregare un certo capitale sociale ed
attirare capitale economico per sostenere le ricerche ad esso sottese; vi
devono essere per lo stesso Kuhn persone che investono le loro risorse
intellettuali e monetarie sulla base della fiducia o fede nella sua
promessa di risolvere questioni ritenute importanti. Gradualmente i
sostenitori perfezioneranno il paradigma, il numero e la forza delle
argomentazioni in suo favore aumenteranno, altri scienziati verranno
convertiti; mano a mano questi ultimi attireranno sempre maggiori
investimenti economici e il numero degli esperimenti, degli strumenti,
degli articoli, dei libri basati sul paradigma si andranno moltiplicando.
A riprova del parallelismo qui istituito tra avanzamento nella ricerca
scientifica e selezione naturale possiamo citare un ultriore passaggio del
libro di Kuhn: La verifica come la selezione naturale: essa sceglie, fra
le alternative effettive offerte da una particolare situazione storica, quelle
dotate di maggior vitalit.106 E tale vitalit quella degli uomini che
sostengono i paradigmi in competizione, senza escludere la dimensione del
loro potere politico e delle loro disponibilit economiche.
Un paradigma dunque ci che viene condiviso da una data comunit
scientifica in un certo periodo di tempo, quindi pu venire studiato

105
A. G. KELLER, Diversit e selezione nel mutamento socioculturale, cit., p. 81.
106
T. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, cit., p. 177.

52
analizzando il comportamento dei membri di tale comunit; essa si
costituisce di un gruppo relativamente compatto di ricercatori spesso in
relazione tra loro in quanto condividono gli stessi interessi e hanno
ricevuto una educazione simile; condividere lo stesso paradigma favorisce
il loro legame e permette la comunicazione reciproca. Per individuare una
siffatta comunit, per poi risalire al paradigma in essa dominante, Kuhn
consiglia di prendere in considerazione le reti di comunicazione sia
formali che informali.107 Non vanno per dimenticate le caratteristiche
della personalit e della biografia individuale, soprattutto se si vogliono
individuare i soggetti inclini a vedere la scienza e il mondo in maniera
differente dagli altri, nei quali possono verificarsi le variazioni
paradigmatiche pi interessanti; essi per Kuhn sono coloro che hanno
concentrato intensamente la loro attenzione sui problemi che hanno
generato la crisi, potrebbero essere soggetti marginali nella rete di
relazioni, giovani o nuovi al relativo campo dindagine.
Le ultime parole del libro di Kuhn suonano come una proposta per gli
studi a venire:

La conoscenza scientifica, come il linguaggio, intrinsecamente la


propriet comune di un gruppo o altrimenti non assolutamente
nulla. Per capirla dovremo conoscere le caratteristiche specifiche dei
gruppi che la creano.108

Nellultimo capitolo propongo dunque di esplorare alcuni esempi tratti


dal campo dindagine sociologica che ci appare pi adatto a fornire i
possibili punti di riferimento per elaborare un disegno di ricerca
107
Ad oggi ci traspare dallappartenenza ad associazioni di professionisti, partecipazione a
convegni, periodici scientifici letti, distribuzione di manoscritti o di bozze prima della
pubblicazione, corrispondenza, rinvii delle citazioni. T. KUHN, La struttura delle rivoluzioni
scientifiche, cit., p. 215.
108
Ibid., p.251.

53
sullattuale comunit scientifica e il suo paradigma, e cio lanalisi delle
reti sociali. Per unindagine sullaspetto linguistico del paradigma
contemporaneo pare invece appropriata unanalisi del contenuto condotta
su testi scientifici.
Ma prima ci soffermeremo a valutare alcuni aspetti del nascente
paradigma delle scienze dei sistemi complessi.

54
Cap. III
UN NUOVO PARADIGMA?

In questo capitolo presenter i caratteri essenziali di quello che viene


proposto da alcuni come il nuovo paradigma.
La prossima rivoluzione scientifica: la nuova scienza delle reti. 109
Lo scienziato ungherese Albert-Lszl Barabsi termina cos
lintroduzione al suo Link. La scienza delle reti; e non lunico a pensarla
cos.
Laver concepito il proprio campo dindagine come una rete di relazioni
non una prerogativa della sola sociologia ma potrebbe essere considerato
espressione di un momento della storia del pensiero umano gravido di una
nuova visione del mondo che sorge in relazione al contesto sociale del
mondo post-moderno. Allora, lanalisi delle reti sociali dovrebbe essere
interpretata nel contesto pi ampio delle reti dei sistemi complessi, in
quanto la rete delle relazioni sociali potrebbe essere considerata una
sezione pi o meno arbitraria di un pi vasto e complesso universo di
relazioni.

III. 1
Alcuni scienziati propongono una nuova visione

Se questo fosse un romanzo ora dovrei fornirvi unaccurata descrizione


del contesto nel quale collocare il dialogo immaginario che sto per
presentare; potrei farvi figurare con la fantasia i miei personaggi
peripatetici nei giardini di un campus statunitense; o osare uno scenario

109
A. BARABSI, Link. La scienza delle reti, Einaudi, Torino 2004, p. 9

55
esoterico, dove i Genii di un sapere segreto stanno tentando di unificare le
scienze per condurre lumanit in una nuova era: questi fornirebbero
magicamente qua e l le giuste intuizioni agli scienziati che passeggiano
nei campus.
Poi dovrei anche caratterizzare con dovizia di particolari lestetica e la
psicologia dei personaggi. Non essendo questo un romanzo, lascio al
gusto del lettore la scelta dei dettagli. Mi prender solo qualche piccola
licenza, cos, quasi per gioco.
Quando la discussione stava per volgere al termine uno degli
interlocutori disse:

Noi abbiamo smontato luniverso e non abbiamo idea di come


rimetterlo insieme. [...] Il riduzionismo la forza che ha guidato gran
parte della ricerca scientifica del XX secolo. Per comprendere la
natura, affermano i suoi sostenitori, occorre anzitutto decifrarne le
componenti. Lassunto che, una volta comprese le singole parti,
sar facile afferrare linsieme. [...] Fra breve avremo esaurito tutto
quello che c da sapere sui singoli pezzi. Eppure non ci siamo
granch avvicinati alla comprensione della natura nel suo insieme.
La realt che il riassemblaggio si rivelato molto pi difficile di
quanto gli scienziati si aspettassero, e per una semplice ragione:
inseguendo il riduzionismo ci siamo imbattuti nel muro della
complessit.110

Bene, Reticolo, disse lIndeterminato; aggiungendo senza soluzione di


continuit:

110
Ibid., p. 7-8

56
La maggior parte delle confusioni nelle idee intorno alla realt
sorgono proprio dal fatto che ogni cosa partecipa
contemporaneamente a differenti connessioni [...]. Che in questo
stato di cose sia in generale possibile una chiara divisione, da
dimostrare.111

Lo interruppero bruscamente allunisono Mente e Natura:

La divisione in parti e in totalit delluniverso percepito


vantaggiosa e forse necessaria, ma nessuna necessit determina come
ci debba essere fatto.112

E dunque concluse lIndeterminato:

Losservazione dei pi semplici processi naturali insegna che i


diversi ambiti si incontrano o si intersecano sempre nelle cose
(Dinge) che prendiamo ad oggetto della nostra indagine. 113

Su queste parole cal il silenzio: quegli uomini riflettevano sulla mirabile


interconnessione del tutto. Poi Reticolo interruppe il silenzio con tono
solenne e sguardo profetico:

Oggi ci rendiamo sempre pi conto che niente succede


isolatamente; fenomeni ed eventi sono perlopi connessi con
innumerevoli altri pezzi di un complesso puzzle universale, si
causano lun laltro e interagiscono fra loro. Ci accorgiamo ormai di

111
W. HEISENBERG, Indeterminazione e realt, in C. ALTAVILLA, Fisica e filosofia in
Werner Heisenberg, cit., p. 221-222.
112
G. BATESON, Mente e Natura, cit., p. 58.
113
W. HEISENBERG, Indeterminazione e realt, in C. ALTAVILLA, Fisica e filosofia in
Werner Heisenberg, cit., p. 222.

57
vivere in un mondo piccolo, in cui ogni cosa collegata alle altre.
in atto una rivoluzione dove scienziati di ogni disciplina scoprono
che la complessit ha unarchitettura ben precisa. Siamo arrivati a
comprendere limportanza delle reti. [...] Esse forgeranno le linee
fondamentali della nostra visione del mondo nei tempi a venire. 114

Siamo a un punto di svolta! esclam il mistico orientale (che si era


reincarnato in un fisico occidentale), il quale prosegu:

La nuova visione della realt di cui abbiamo parlato si fonda sulla


consapevolezza dellessenziale interrelazione e interdipendenza di
tutti i fenomeni: fisici, biologici, psicologici, sociali e culturali. Essa
trascende gli attuali confini disciplinari e concettuali e sar
perseguita allinterno di nuove istituzioni. Attualmente non c una
cornice, concettuale o istituzionale, ben stabilita, che si concili con la
formulazione del nuovo paradigma, ma le grandi linee di una tale
cornice sono gi in via di elaborazione per opera di molti individui,
comunit e gruppi che stanno sviluppando nuovi modi di pensare e
che stanno organizzandosi secondo nuovi princpi. 115

Lultima parola lebbe lIndeterminato, poi i membri di quel gruppo,


pensosi, si salutarono:

I pensieri tornano sempre a ruotare intorno al problema di come si


connetta internamente quel tutto che chiamiamo mondo o vita e

114
A. BARABSI, Link. La scienza delle reti, cit., p. 8.
115
F. CAPRA, Il punto di svolta, Feltrinelli, Milano 2008, p. 221. Si noti come lautore ponga
una immediata relazione tra cornice concettuale e istituzionale a riprova di quanto detto sin
ora sulla matrice sociale della conoscenza.

58
quale posto occupino in questo tutto le connessioni particolari alle
quali si rivolge gran parte del lavoro della nostra vita. 116

III. 2
Conoscere la comlessit

Werner Heisenberg nellOrdinamento della realt mette in evidenza le


connessioni tra i diversi aspetti del reale studiati dalle diverse branche del
sapere umano, a partire dalla fisica, per poi passare alla chimica, alla vita
organica, a coscienza e conoscenza, per arrivare infine alle cosiddette
forze creative. Seguiamone lo schema. Oltre ad Heisenberg ci faranno
da guida tra la complessit del tutto Capra e Barabsi. Invochiamo anche
le Muse, non si sa mai.
Illustriamo la complessit interconnessa; poi aggiungeremo lelemento
della conoscenza.
Dunque il primo ambito della realt da prendere in considerazione
quello studiato dalla pi dura delle scienze: la fisica. Fanno al caso nostro
alcune considerazioni di Fritjof Capra:

I costituenti della materia e i fenomeni fondamentali ai quali essi


prendono parte sono tutti in rapporto reciproco, interconnessi e
interdipendenti; non possono essere compresi come entit isolate, ma
solo come parti integrate del tutto.117

La meccanica quantistica rivela quindi unessenziale


interconnessione delluniverso e ci fa capire che non possiamo

116
W. HEISENBERG, Indeterminazione e realt, in C. ALTAVILLA, Fisica e filosofia in
Werner Heisenberg, cit., p. 265.
117
F. CAPRA, Il Tao della fisica, Adelphi, Milano 2013, p. 149.

59
scomporre il mondo in unit elementari con esistenza indipendente.
[...] A livello atomico, quindi, gli oggetti materiali solidi della fisica
classica si dissolvono in distribuzioni di probabilit che non
rappresentano probabilit di cose, ma piuttosto probabilit di
interconnessioni. La meccanica quantistica ci costringe a vedere
luniverso non come una collezione di oggetti fisici separati, bens
come una complicata rete di relazioni tra le varie parti di un tutto
unificato.118

Il campo quantistico visto come lentit fisica fondamentale: un


mezzo continuo presente ovunque nello spazio. Le particelle sono
soltanto condensazioni locali del campo, concentrazioni di energia
che vanno e vengono e di conseguenza perdono il loro carattere
individuale e si dissolvono nel campo soggiacente ad esse. Come
dice Albert Einstein: Noi possiamo perci considerare la materia
come costituita dalle regioni dello spazio nelle quali il campo
estremamente intenso.119

Linterconnessione scoperta dai fisici coinvolge anche losservatore


umano. Nella fisica atomica, non possiamo parlare delle propriet di un
oggetto in quanto tale: esse hanno un significato solo nel contesto
dellinterazione delloggetto con losservatore.120 Cos Capra commenta
il principio di indeterminazione di Heisenberg, ma leggiamo insieme
anche le parole di questultimo:

Nei pi piccoli elementi costitutivi della materia ogni processo di


osservazione provoca una forte perturbazione; non pi possibile
parlare del comportamento della particella, indipendentemente dal

118
Ibid., pp. 156-157.
119
Ibid., pp. 243-244.
120
Ibid., p. 160.

60
processo di osservazione. Questo ha come conseguenza che le leggi
di natura, che noi formuliamo matematicamente nella meccanica
quantistica, non parlano pi delle particelle elementari in s, ma della
conoscenza che abbiamo di esse. [...] Il fisico atomico ha quindi
dovuto rassegnarsi a considerare la sua scienza solo come un anello
della infinita catena dei contatti delluomo con la natura, e ad
accettare il fatto che questa sua scienza non pu parlare
semplicemente della natura in s. 121

Ci comporta importanti implicazioni circa il rapporto tra Natura e fisica


moderna:

le tradizionali suddivisioni del mondo in soggetto e oggetto, mondo


interno e mondo esterno, anima e corpo non sono perci pi adeguate
e ingenerano difficolt. Anche nella scienza oggetto della ricerca non
quindi pi la natura in s, ma la natura subordinata al modo umano
di porre il problema.122

Con la teoria della relativit di Albert Einstein, inoltre, lo spazio e il


tempo perdono la loro assolutezza kantiano-newtoniana; afferma Crespi
che per Einstein non ci sono categorie a priori n principi assoluti, ma
esistono solo operazioni di misurazione compiute da osservatori a partire
da sistemi di riferimento particolari.123
La complessit mette in crisi anche il concetto deterministico di causa
efficiente: dato che ogni percepire una selezione da una quantit di

121
W. HEISENBERG, Natura e fisica moderna, in C. ALTAVILLA, Fisica e filosofia in
Werner Heisenberg, cit., p. 284.
122
Ibid., p. 286.
123
F. CRESPI, Le vie della sociologia, cit., p. 65.

61
possibilit -afferma Heisenberg- mediante la meccanica quantistica
viene stabilita definitivamente la non validit della legge di causalit. 124
Si possono trarre delle conseguenze di natura epistemologica:

La presenza di un principio selettivo, sempre connesso a un sistema


di riferimento particolare, mostra che ci che viene assunto come
causa di un fenomeno in realt solo una serie di condizioni
necessarie, ma non sufficienti, a spiegare il fenomeno stesso. Il
fenomeno concreto [...] viene [...] concepito [...] come un evento che
nella sua complessit, sfugge in gran parte alla nostra conoscenza e
resta per molti aspetti imprevedibile. Le condizioni infatti non
possono che fondare un grado relativo di probabilit rispetto al
verificarsi di un certo fenomeno, ma non sono in alcun modo da
concepire come elementi fissi che determinano con assoluta certezza
il fenomeno stesso.125

Qui non si pu e non si vuole certo entrare nei dettagli tecnici della fisica
quantistica, ma quanto detto basti a fornire degli esempi circa il
mutamento di paradigma che le scoperte del secolo scorso hanno
comportato.
Secondo lo storico della cultura Stephen Kern, autore di una voluminosa
rassegna di opere darte, letteratura, filosofia, architettura, scienza e
tecnologia che testimoniano la concezione dello spazio e del tempo, nel
periodo che va dalla met dellOttocento alla Prima Guerra Mondiale,
stava avendo luogo una rivoluzione culturale della pi vasta portata, una

124
W. HEISENBERG, Indeterminazione e realt, in C. ALTAVILLA, Fisica e filosofia in
Werner Heisenberg, cit., p. 101.
125
Ibid., p. 66.

62
rivoluzione che coinvolgeva strutture essenziali dellesperienza umana e
forme basilari dellespressione umana.126
Per noi sono di grande importanza le trasformazioni che hanno investito
le categorie di soggetto (osservatore) e oggetto (osservato), di spazio,
tempo e causalit; nonch il fatto che anche in fisica si sia iniziato a porre
laccento sulle interconnessioni tra le parti di un tutto, e non pi sulla
riduzione del tutto alle sue parti.
Tornando allOrdinamento della realt di Heisenberg, per passare agli
altri ambiti del sapere, possiamo rilevare come egli sottolinei la
connessione tra movimento atomico e propriet chimiche. Per Capra certi
sistemi chimici studiati dal chimico, fisico e premio Nobel Ilya Prigogine
esibiscono la maggior parte dei fenomeni tipici della vita:
autorinnovamento, adattamento, evoluzione. Questi interessantissimi
sistemi rappresentano quindi un anello di connessione fra materia animata
e inanimata. Se vengono chiamati organismi viventi o no , in definitiva,
un fatto di convenzione.127 Ritornando ad Heisenberg: non si pu
tracciare nessun confine netto tra materia vivente e materia morta.128 E
dunque, con Costanza Altavilla, possiamo citare Kosok:

La cellula vivente la struttura chimica pi complessa e al tempo


stesso la base per lo sviluppo del livello di interazione biologico.
[...] Il livello biologico, come si era precedentemente verificato per il
livello elettronico e quello chimico, sviluppa il proprio tipo
particolare di interazione producendo forme sempre pi intricate di
interazioni tra gli organismi, finch si raggiunge un punto tale di
complessit che inizia ad emergere un modo di interrelazioni

126
KERN S., Il Tempo e lo Spazio. La percezione del mondo tra Otto e Novecento, cit., p.
127
F. CAPRA, Il punto di svolta, cit., p. 226.
128
W. HEISENBERG, Indeterminazione e realt, in C. ALTAVILLA, Fisica e filosofia in
Werner Heisenberg, cit., p. 230.

63
qualitativamente differente. [...] In questo sviluppo, il fotone,
latomo, la cellula e luomo, appaiono come punti nodali di
transizione ed in ogni singolo caso lunit implicata o esplicata ad un
livello particolare diventa lunit fondamentale di produzione e di
scambio al livello successivo.129

Da questa scalata vertiginosa si evince lesistenza in natura di diversi


livelli sistemici di complessit e di punti nodali di transizione tra un
livello e laltro. A ogni livello i fenomeni osservati mostrano propriet
emergenti che non esistevano al livello inferiore. Capra afferma:

Di fatto, una delle propriet preminenti di tutto il mondo vivente


la tendenza a formare strutture a pi livelli di sistemi dentro sistemi.
Ognuno di questi forma un tutto rispetto alle sue parti, mentre allo
stesso tempo parte di un tutto pi ampio. Cos, le cellule si
combinano per formare i tessuti, i tessuti per formare gli organi, e gli
organi per formare gli organismi. A loro volta gli organismi vivono
allinterno di sistemi sociali ed ecosistemi. In tutto il mondo naturale
troviamo sistemi viventi inseriti allinterno di altri sistemi viventi. 130

Il dizionario etimologico fa risalire la parola sistema dal greco: syn


(con, insieme) e -stema (stare, collocare), dunque mettere insieme. Capra
fa esplicito riferimento al verbo synestanai (porre insieme), e conclude:
capire le cose in maniera sistemica significa letteralmente porle in un
contesto, stabilire la natura delle loro relazioni.131
La maniera pi semplice di studiare tali relazioni muove dal
rappresentarle come una rete fatta di nodi e link.

129
M. KOSOK, Verso una nuova dialettica della natura, in C. ALTAVILLA, Fisica e filosofia
in Werner Heisenberg, cit., p. 230.
130
F. CAPRA, La rete della vita, Bur, Milano 2010, p. 39.
131
Ibid., p. 38.

64
Per comprendere la complessit Capra propone una geometria frattale 132
di reti dentro reti:

I sistemici cominciarono a usare modelli di rete a tutti i livelli di


sistema, considerando gli organismi come reti di cellule, organi e
sistemi di organi, proprio come gli ecosistemi sono interpretati come
reti di organismi individuali. Analogamente, i flussi di materia e di
energia che attraversano gli ecosistemi erano percepiti come la
continuazione dei processi metabolici che attraversano gli organismi.
[...] Poich a ogni livello i sistemi viventi sono reti, dobbiamo
visualizzare la trama della vita come sistemi viventi (reti) che
interagiscono in una struttura a rete con altri sistemi (reti). Per
esempio, possiamo rappresentare schematicamente un ecosistema
come una rete con pochi nodi. Ogni nodo rappresenta un organismo,
il che significa che ogni nodo, quando viene ingrandito, appare esso
stesso come una rete. Ogni nodo della nuova rete potrebbe
rappresentare un organo, che a sua volta appare come una rete
quando viene ingrandito, e cos via. In altre parole, la trama della vita
fatta di reti allinterno di reti. A ogni scala dingrandimento, in
osservazioni pi ravvicinate, i nodi della rete si rivelano come reti
pi piccole. La nostra tendenza quella di ordinare questi sistemi,
inseriti tutti allinterno di sistemi pi grandi, secondo uno schema
gerarchico, ponendo i sistemi pi grandi al di sopra di quelli pi
piccoli in una struttura a piramide. Ma questa una rappresentazione
umana. In natura non c alcun sopra o sotto, e non esistono
gerarchie. Ci sono solo reti dentro altre reti. 133

132
La geometria creata da Mandelbrot descritta da Capra: La propriet pi sorprendente di
queste figure frattali sta nel fatto che gli schemi che le caratterizzano si ritrovano
continuamente su ordini di grandezza decrescenti, cosicch le loro parti, in tutte le dimensioni,
hanno una forma simile al tutto. Ibid., p.158.
133
Ibid., p. 46-47.

65
Per Capra, dal punto di vista sistemico, la comprensione della realt
comincia dallindividuare il suo schema di organizzazione, definito
come una configurazione di relazioni caratteristiche di un particolare
sistema.134 Egli afferma: Per comprendere uno schema, dobbiamo
disegnare una configurazione di relazioni;135 lo schema della vita,
potremmo dire, uno schema a rete capace di auto-organizzazione.136
Un altro studioso dei sistemi complessi che ha dedicato le sue ricerche
pi recenti allindividuazione delle caratteristiche delle reti autorganizzate
Barabsi. Questi introduce un nuovo tipo di gerarchia che non riguarda i
livelli sistemici ma coinvolge i nodi della rete in alto come in basso.
Per lautore di Link alcune propriet delle reti complesse gettano un
ponte di collegamento fra il micro e il macrocosmo, con conseguenze
tanto affascinanti quanto lesistenza del collegamento stesso.137
Ecco in sintesi la descrizione delle reti complesse proposta da Barabsi:

Le reti del mondo reale [...] sono tenute insieme da una gerarchia di
hub, dove a un nodo altamente connesso [hub] fanno seguito
parecchi altri nodi meno connessi, seguiti a loro volta da nodi ancora
pi piccoli. Non c nessun nodo centrale accomodato in mezzo alla
ragnatela, che controlli e supervisioni ogni link e ogni nodo. Non c
nessun singolo nodo la cui rimozione possa spezzare la tela. Una rete
a invarianza di scala una tela senza ragno. [...] Nel mondo reale le
reti sono autorganizzate; sono il chiaro esempio di come le azioni
indipendenti di milioni di nodi e link diano vita a uno spettacolare
comportamento emergente. La loro topologia a invarianza di scala,
senza il ragno, uninevitabile conseguenza della loro evoluzione.
La natura, ogni volta che tesse una nuova tela, non pu sfuggire alle
134
Ibid., p. 94.
135
Ibid., p. 95.
136
Ibid., p. 97.
137
A. BARABSI, Link. La scienza delle reti, cit., p. 111.

66
leggi che governano le decine di altre tele tessute in precedenza. La
topologia a invarianza di scala presente in sistemi molto diversi fra
loro, come le reti del linguaggio, i legami fra le proteine allinterno
della cellula, le relazioni sessuali fra gli individui, lo schema elettrico
del chip di un computer, il metabolismo delle cellule viventi,
Internet, Hollywood, il World Wide Web, la rete delle collaborazioni
scientifiche e lintreccio delle alleanze su cui si regge leconomia,
soltanto per nominarne alcune. [...] I connettori sociali, le star di
Hollywood e le specie guida di un ecosistema sono diventati, dun
tratto, diverse manifestazioni di ununica realt. La percezione della
loro importanza allinterno dei rispettivi ambienti dovuta al loro
ruolo di hub. La prospettiva delle reti ormai pronta per conquistare
ogni sfera delle attivit umane, e quasi tutti i campi del sapere.
molto pi di un nuovo e utile strumento di analisi. Le reti sono, nella
loro pi intima essenza, la stoffa di cui sono fatti quasi tutti i sistemi
complessi, nodi e link permeano ogni nostra strategia volta ad
affrontare il nostro universo interconnesso. 138

Questa descrizione che ho voluto anticipare non deve dare limpressione


di un sistema statico. Le reti autopoietiche sono sistemi dinamici frutto
dellevoluzione in cui, per Capra, la funzione di ogni componente
quella di partecipare alla produzione o alla trasformazione di altri
componenti della rete. In questo modo, lintera rete produce
continuamente se stessa. Viene prodotta dai suoi componenti e a sua
volta produce i componenti.139 Capra chiama questo processo modello
ciclico di retroazione, tramite il quale un sistema interagisce col suo
ambiente in un continuo scambio di energia (informazioni o materia). I
sistemi complessi sono dunque strutture allo stesso tempo aperte e chiuse:

138
Ibid., p. 233.
139
F. CAPRA, La rete della vita, cit., p.155.

67
Quando Maturana e Varela descrivono lo schema della vita come
rete autopoietica, pongono laccento soprattutto sulla chiusura
organizzativa dello schema. Al contrario, quando Ilya Prigogine
descrive la struttura di un sistema vivente come dissipativa, pone
laccento soprattutto sullapertura di una tale struttura al flusso di
energia e materia. Quindi un sistema vivente aperto e chiuso allo
stesso tempo: strutturalmente aperto, ma organizzativamente
chiuso. La materia fluisce di continuo attraverso il sistema e tuttavia
esso mantiene una forma stabile, e lo fa in modo autonomo per
mezzo dellauto-organizzazione.140

Nella perpetua dinamica auto-organizzativa di un sistema nel suo


ambiente, ciclicamente, il raggiungimento di un punto dinstabilit
provoca la rottura dellequilibrio dinamico tra sistema e ambiente e
lemergere di nuove strutture dordine. Nel processo di adattamento
evolutivo ci che sopravvive un modello di organizzazione del sistema-
nel-suo-ambiente, dunque si pu parlare di co-evoluzione dei vari livelli
sistemici.
Due fattori del dinamismo dei sistemi sono lauto-mantenimento inteso
come autorinnovamento (es. riproduzione), guarigione, adattamento; e
lautotrasformazione o autotrascendenza dei processi dellapprendimento,
dello sviluppo e dellevoluzione. Cos Capra descrive il processo
evolutivo:

La dinamica fondamentale dellevoluzione, secondo la nuova


concezione sistemica, comincia con un sistema in omeostasi: uno
stato di equilibrio dinamico caratterizzato da fluttuazioni multiple,

140
Ibid., p. 189.

68
interdipendenti. Quando il sistema disturbato, ha la tendenza a
mantenere la sua stabilit per mezzo di meccanismi di retroazione
negativi, che tendono a ridurre lampiezza della deviazione dallo
stato equilibrato. Questa non per lunica possibilit. Talune
deviazioni possono anche essere rinforzate internamente per mezzo
di retroazione positiva, o in risposta a mutamenti ambientali o
spontaneamente, senza alcuna influenza esterna. La stabilit di un
sistema vivente viene messa di continuo a prova dalle sue
fluttuazioni, e a un certo momento una o pi di tali fluttuazioni
possono diventare cos forti da spingere il sistema, attraverso una
situazione di instabilit, in una struttura interamente nuova, la quale
sar di nuovo fluttuante e relativamente stabile. La stabilit dei
sistemi viventi non mai assoluta. Essa persister finch le
fluttuazioni rimangono al di sotto di una certa ampiezza critica, ma
ogni sistema sempre pronto a trasformarsi, sempre pronto a
evolversi.141

Barabsi fa notare che questa capacit di resilienza (adattamento


proattivo) manifestata dai sistemi funzione della loro interconnettivit:

Quasi tutti i sistemi che mostrano un alto grado di tolleranza agli


errori hanno una caratteristica in comune: il loro funzionamento
garantito da una rete complessa ad alta interconnettivit. La
robustezza di una cellula vivente si fonda sulla sua intricata rete di
regolazione e sulla rete metabolica; la resilienza di una societ
dipende dai legami fra i suoi membri; la stabilit delleconomia
mantenuta da una sottile ragnatela di organizzazioni finanziarie e
normatrici; la sopravvivenza di un ecosistema codificata in una

141
F. CAPRA, Il punto di svolta, cit., pp. 238-239.

69
sottile rete dinterazioni fra specie. Sembra che tutto, in natura, si
sforzi per ottenere robustezza attraverso linterconnettivit. 142

I sistemi si adattano allambiente e guadagnano stabilit aumentando la


complessit della loro trama reticolare. Linterconnettivit allinterno dei
sistemi complessi si perfeziona durante un lungo processo di evoluzione,
cos descritta da Barabsi in termini di nodi e di link:

le reti del mondo reale sono governate da due leggi: la crescita e il


collegamento preferenziale. Ogni rete parte da un piccolo nucleo e si
espande con laggiunta di nuovi nodi. Questi nuovi nodi poi, quando
devono decidere dove connettersi, preferiscono i nodi che hanno pi
link.143

Tuttavia, in quasi tutti i sistemi complessi, ogni nodo ha


caratteristiche speciali che vanno al di l del suo grado di
connessione. [...] Ogni nodo ha un coefficiente di fitness. La fitness
la nostra attitudine a stringere pi amicizie rispetto ai nostri vicini;
labilit di unazienda di attirare e mantenere pi clienti rispetto ad
altre aziende; la capacit di una pagina Web di farci tornare
quotidianamente sul suo contenuto anzich su quello degli altri
miliardi di pagine che si contendono la nostra attenzione. La fitness
misura labilit competitiva di ogni nodo. [...] Lattribuzione della
fitness non elimina gli altri due meccanismi che governano
levoluzione delle reti, la crescita e il collegamento preferenziale;
modifica per il criterio in base al quale qualcosa viene considerato
attraente in un ambiente competitivo. [...] Fra due nodi con lo stesso

142
A. BARABSI, Link. La scienza delle reti, cit., p. 121.
143
Ibid., p. 95.

70
numero di link quello con una fitness pi alta acquister nuovi link
pi velocemente.144

Questo processo conduce alla formazione di reti sempre pi complesse


nelle quali la maggior parte dei nodi ha pochi link, mentre una quantit
ridotta di nodi dotata di un numero eccezionalmente alto di link; i nodi
con molti legami da Barabsi sono detti hub.145 Il manifestarsi di nodi
altamente connessi durante levoluzione di un sistema, rappresenta un
segnale di ordine e di autorganizzazione.146 Sono loro a tenere insieme
lintera rete.
A mano a mano che cresce e si evolve, dopo laggiunta di un certo
numero di link la rete si trasforma radicalmente. 147 La soglia minima un
link per nodo, raggiunta la quale i nodi diventeranno tutti parte di un unico
insieme e si manifesteranno le propriet emergenti del nuovo sistema: i
fisici la chiamano transizione di fase, i sociologi vedranno nascere una
comunit di persone. Se, in media, i nodi hanno meno di una
connessione, la nostra rete si frantuma in un insieme di piccoli cluster non
comunicanti fra loro.148
Unaltra caratteristica dei sistemi reticolari autopoietici appunto la
presenza di cluster (sottogruppi): la scoperta che il clustering presente
ovunque ha rapidamente innalzato questo fenomeno da tratto esclusivo
della rete sociale a caratteristica generale delle reti complesse. 149 Allora,

144
Ibid., pp. 104-105-106.
145
La distribuzione di una tale rete detta a invarianza di scala, in termini matematici,
regolata da una legge di potenza. Il grado di distribuzione regolato da una legge di potenza di
una rete a invarianza di scala prevede che quasi tutti i nodi abbiano pochi link, tenuti in sieme da
pochi hub altamente connessi. Ibid., p. 78.
146
Ibid., p. 85.
147
Ibid., p. 19.
148
Ibid., p. 20.
149
Ibid., p. 53.

71
nelle reti, solo i nodi che fanno simultaneamente parte di molti grandi
cluster hanno un ruolo davvero centrale.150
Gli hub che mettono in relazione diversi cluster giocano un ruolo
determinante anche nella diffusione delle innovazioni. I nodi altamente
connessi hanno pi probabilit di entrare in contatto con gli innovatori;
una volta adottata dagli hub linnovazione si diffonder facilmente agli
altri nodi della rete. Nelle parole di Barabsi: le innovazioni si propagano
dagli innovatori agli hub. Questi, a loro volta, diramano le informazioni
attraverso i loro numerosi collegamenti raggiungendo quasi tutti i membri
di una determinata rete;151 cos per la diffusione di mode, virus
(informatici e non), mutazioni genetiche che offrono un vantaggio
evolutivo, nuove idee e pratiche sociali. Ci significa che in una rete
altamente interconnessa e caratterizzata dalla presenza di hub, pochi
grandi eventi determinano la maggior parte delle azioni.152
In questo modo, nelle reti complesse, si diffondono le innovazioni, e
mentre vengono introdotti nuovi nodi e link e altri cedono loro il passo in
un processo continuo di auto-organizzazione e auto-generazione, le reti
evolvono come sistemi stratificati che si rinnovano a tutti i livelli. Cicli di
nascita e morte riguardano le cellule del corpo come gli individui delle
societ. Tutta la materia vivente che esiste sulla Terra, assieme
allatmosfera, agli oceani e al suolo, forma un sistema complesso che ha
tutte le forme caratteristiche dellauto-organizzazione.153
Linsieme dei processi e della dinamica dellauto-organizzazione
possono essere considerati la mente del sistema. Bateson da una parte e
Maturana e Varela dallaltra, in maniera indipendente, sono giunti a
ritenere che la mente non unentit metafisica (res cogitans) ma un
150
Ibid., p. 66.
151
Ibid., p. 140.
152
Ibid., p. 79.
153
F. CAPRA, Il punto di svolta, cit., pp. 236-237.

72
processo immanente alle componenti interagenti di un sistema. Tutte le
interazioni di un sistema con il suo ambiente sono interazioni cognitive,
anche gli organismi pi semplici percepiscono cambiamenti nel loro
ambiente: lintera struttura [...] partecipa al processo della cognizione, sia
che lorganismo possegga un cervello e un sistema nervoso superiore sia
che non li possegga.154
Possiamo sottolineare come la teoria di Santiago di Maturana e Varela
fornisca interessantissimi spunti di riflessione circa il rapporto tra realt e
conoscenza, estendendo la portata del costruttivismo a tutti i sistemi
viventi. Voglio riportare quasi per intero la sintesi che ne fa Fritjof Capra
ne La rete della vita:

La cognizione, secondo Maturana, lattivit coinvolta


nellautogenerazione e nellautoperpetuazione delle reti
autopoietiche. [...] Poich la cognizione definita tradizionalmente
come il processo della conoscenza, dobbiamo essere in grado di
descriverla nei termini delle interazioni di un organismo con il suo
ambiente. [...] Ora, il sistema vivente non soltanto specifica questi
cambiamenti strutturali, ma specifica anche quali perturbazioni
provenienti dallambiente innescano tali cambiamenti. Questa la
chiave della teoria di Santiago della cognizione. I cambiamenti
strutturali nel sistema costituiscono atti cognitivi. Specificando quali
perturbazioni provenienti dallambiente innescano i propri
cambiamenti, il sistema genera un mondo, per usare lespressione
usata da Maturana e Varela. La cognizione, allora, non una
rappresentazione di un mondo che esiste indipendentemente, ma
piuttosto una continua generazione di un mondo tramite il processo
della vita. Le interazioni di un sistema vivente con il suo ambiente
sono interazioni cognitive, e il processo stesso della vita un

154
F. CAPRA, La rete della vita, cit., p. 197.

73
processo di cognizione. Vivere scrivono Maturana e Varela
conoscere.
ovvio che qui abbiamo a che fare con unestensione radicale del
concetto di cognizione e, implicitamente, del concetto di mente. In
questa nuova prospettiva, la cognizione coinvolge lintero processo
della vita - comprendendo le percezioni, le emozioni e i
comportamenti - e non richiede necessariamente la presenza di un
cervello e di un sistema nervoso. Anche i batteri riconoscono certe
caratteristiche del loro ambiente. [...] Dunque anche un batterio
genera un mondo - un mondo di caldo e di freddo, di campi
magnetici e di gradienti chimici. In tutti questi processi cognitivi
percezione e azione sono inseparabili, e poich i cambiamenti
strutturali e le azioni a essi associate che si innescano in un
organismo dipendono dalla struttura dellorganismo stesso, Francisco
Varela descrive la cognizione come azione incarnata.
Infatti la cognizione coinvolge due tipi di attivit che sono legate in
maniera inestricabile: il mantenimento e la perpetuazione
dellautopoiesi, e la generazione di un mondo. Un sistema vivente
una rete interconnessa in modo multiplo i cui componenti cambiano
costantemente, trasformati e sostituiti da altri componenti. La rete
possiede una grande duttilit e una grande flessibilit, che
permettono al sistema di rispondere alle perturbazioni, o stimoli,
provenienti dallambiente in modo molto particolare. Alcune
perturbazioni innescano specifici cambiamenti strutturali, ovvero, in
altre parole, cambiamenti nelle connessioni in tutta la rete. Si tratta di
un fenomeno distributivo. Tutta la rete risponde a una perturbazione
isolata riorganizzando i propri schemi di connessioni. [...] Poich
questi cambiamenti strutturali sono atti di cognizione, lo sviluppo
sempre associato allapprendimento.[...]
Gli organismi viventi rispondono soltanto a una piccola frazione
degli stimoli con cui entrano in contatto. [...] Ci sono molte

74
perturbazioni che non causano cambiamenti strutturali perch sono
estranee al sistema. In tal modo ogni sistema vivente crea il
proprio mondo particolare in base alla propria struttura particolare.
Come dice Varela: la mente e il mondo sorgono insieme. Tuttavia,
tramite mutui accoppiamenti strutturali, i singoli sistemi viventi
partecipano gli uni ai mondi degli altri. Comunicano reciprocamente
e coordinano il comportamento.155

E possiamo aggiungere che, cos come per il costruttivittismo di Berger e


Luckmann, secondo la teoria di Santiago, noi generiamo il s proprio
come generiamo oggetti. Il s, o ego, non possiede alcuna esistenza
indipendente.156
Anche la teoria della mente, come tutti gli aspetti della visione sistemica
-mutatis mutandis- pu essere applicata nel piccolo come nel grande.
Leggiamo unaltro significativo pasaggio di Capra questa volta tratto da Il
punto di svolta:

Mente e materia non ci appaiono pi appartenere a due categorie


fondamentalmente separate. [...] La mentalizzazione, essendo la
dinamica dellauto-organizzazione, rappresenta lorganizzazione di
tutte le funzioni ed quindi una metafunzione. [...]
Nella concezione della mente propria della teoria dei sistemi, la
mentalizzazione tipica non solo di singoli organismi, ma anche di
sistemi sociali ed ecologici. [...] Ci sono manifestazioni pi ampie
della mente di cui la nostra mente singola solo un sottosistema. [...]
Nellordine stratificato della natura, la mente degli individui umani
inserita nella mente pi vasta dei sistemi sociali ed ecologici,
integrata a sua volta nel sistema mentale planetario - la mente di Gaia

155
Ibid., pp. 294-296.
156
Ibid., p. 324.

75
-, la quale deve partecipare a una qualche sorta di mente universale o
cosmica. [...] La dinamica auto-organizzantesi dellintero cosmo.157

Nellauto-organizzazione della complessit sia Barabsi che Capra


individuano un elemento ritmico. Per il primo: un sottile bisogno di
sincronia pervade la natura intera; guida, per esempio, il funzionamento di
migliaia di cellule regolatrici del ritmo cardiaco, e sincronizza il ciclo
mestruale delle donne che si trovano a convivere per lunghi periodi. 158
Per il secondo: le strutture ordinate derivano da modelli ritmici; 159
questi si possono individuare in atomi, molecole, piante, animali ed esseri
umani, sino a comprendere lascesa e il declino delle civilt e il ritmo
ciclico della Terra che ruota sul proprio asse e attorno al sole. La realt
che ci circonda una danza ritmica continua, e i nostri sensi traducono una
parte delle vibrazioni in modelli di frequenza che possono essere elaborati
dal cervello.160 Anche la comunicazione umana pare avere luogo in
misura significativa attraverso la sincronizzazione e la coordinazione di
ritmi individuali, dalla quale dipende linstaurazione di un legame o la
disarmonia.
Ma tutto ci non basta ancora ad esaurire le caratteristiche della
condizione tipicamente umana. Restano da trattare gli ultimi due ambiti
previsti da Heisenberg nel suo Ordinamento della realt: coscienza e
conoscenza, e le forze creative.
Per ultimare il passaggio dalla biologia alla gnoseologia posiamo
ricordare che anche per Heisenberg le relazioni tra la vita di un individuo
e la sua coscienza sono tanto strette che bisogna chiedersi se si possa in

157
F. CAPRA, Il punto di svolta, cit., pp. 242-243.
158
A. BARABSI, Link. La scienza delle reti, cit., p. 48.
159
F. CAPRA, Il punto di svolta, cit., p. 249.
160
Ibid., p. 250.

76
assoluto separare in modo sensato i due ambiti, coscienza e vita.161 Egli
riteneva che

la coscienza sembra essere legata nel modo pi stretto con le forze


che costituiscono ad unit lorganismo. [...] Forse lambito della
realt che abbraccia la vita organica non pu essere perfettamente
delimitato rispetto a quellulteriore ambito che comprende, nelle sue
parti accessibili al linguaggio comune, il sapere intorno allanima
umana, e il cui spazio riempito dal mare dei processi inconsci che
si muove al di sotto del frangersi delle onde della coscienza. 162

Come scrive Capra riprendendo ancora una volta Maturana e Varela,


essere uomini significa essere dotati di coscienza riflessa: quando
conosciamo la conoscenza, noi generiamo il nostro stesso essere. 163
Per conoscere la conoscenza nellambito della visione sistemica,
dobbiamo concepire anche la mente umana come un tipo pluristratificato e
integrato di processi che rappresentano la dinamica dellauto-
organizzazione dellumanit. Nel secondo capitolo di questo lavoro
abbiamo fornito una tassonomia delle forme cognitive che ci ha condotti
dallinconscio individuale e collettivo sino al collettivo di pensiero che
caratterizza ogni generazione, e alla visione del mondo che caratteristica
delle civilt. Come in tutti i sistemi ogni livello conteneva quello inferiore
ed era contenuto in quello superiore, mostrando caratteristiche sue proprie.
Possiamo allora comprendere Capra quando afferma:

161
W. HEISENBERG, Indeterminazione e realt, in C. ALTAVILLA, Fisica e filosofia in
Werner Heisenberg, cit., p.231-232.
162
Ibid., p. 229.
163
F. CAPRA, La rete della vita, cit., p. 320.

77
Poich la visione sistemica della mente non limitata a singoli
organismi ma pu essere estesa a sistemi sociali ed ecologici,
possiamo dire che gruppi di persone, societ e culture hanno una
mente collettiva, e perci posseggono anche una coscienza collettiva.
Possiamo seguire Jung anche nel supporre che la mente collettiva, o
psiche collettiva, comprenda anche un inconscio collettivo. Come
individui, abbiamo parte in questi modelli mentali collettivi, ne
siamo influenzati e a nostra volta li plasmiamo. 164

Anche da un punto di vista sistemico si deve prendere in considerazione


laspetto collettivo, sociale, della conoscenza.
Quanto allaspetto pi propriamente sociologico della visione sistemica
Capra fa riferimento a Luhman e al fatto che i sistemi sociali utilizzano la
comunicazione come proprio peculiare metodo di riproduzione
autopoietica.165 Ogni comunicazione tra i membri della rete sociale crea
nuovi pensieri e significati, che a loro volta danno luogo a ulteriori
comunicazioni, e cos la rete genera se stessa. In questo modo si forma una
cultura condivisa, nellambito della quale gli individui acquistano
un'identit.
Secondo la teoria dei sei gradi di separazione la societ una rete di sei
miliardi di nodi dove la distanza media fra un nodo e laltro non
superiore a sei link.166 Nel villaggio globale oggi un individuo pu
mantenere molti pi contatti di un tempo, e i gradi di separazione si sono
abbassati.167
Nelle parole di Alex Giordano (guru del marketing) il contesto attuale
sempre di pi una societ strutturata a forma di rete dove gli individui

164
F. CAPRA, Il punto di svolta, cit., pp. 246-247.
165
F. CAPRA, La rete della vita, cit., p. 236.
166
A. BARABSI, Link. Las cienza delle reti, cit., p. 33.
167
Ibid., p. 42.

78
risultano essere dei nodi connessi in forme istantanee di
comunicazione.168 Si tratta della Network society di Manuel Castells.
Dunque, ponendo al vaglio della sociologia della conoscenza il
paradigma di cui stiamo esaminando i connotati, non certo un caso che
esso sia sorto nellambito di una societ che vede nella rete la migliore
forma di organizzazione, dallimpresa-rete a Internet. Castells in Galassia
Internet afferma:

Oggi [...] lintroduzione di tecnologie dinformazione e


comunicazione basate sul computer, e in particolare su Internet,
permette ai network di dispiegare la loro flessibilit e adattabilit,
affermando in questo modo la loro natura evoluzionistica. Allo stesso
tempo, queste tecnologie consentono il coordinamento di obiettivi e
la gestione della complessit. Ci si traduce in una combinazione
senza precedenti di flessibilit e performance rispetto agli obiettivi,
di capacit decisionale coordinata ed esecuzione decentralizzata, di
espressione individuale comunicazione globale e orizontale che
fornisce una forma organizzativa superiore per lumanit.169

Cos come la societ industriale sorse in correlazione con il


meccanicismo, la scienza delle reti tipica della societ delle reti. Questa
la ragione che mi induce a pensare che sia possibile una certa diffusione di
questo paradigma.
Per Heisenberg, lo stabilizzarsi di una forma di organizzazione umana
implica sempre il sorgere di un ordinamento. ci che noi con Kuhn
abbiamo chiamato paradigma, del quale Capra ricorda questa definizione:
una costellazione di conclusioni - concetti, valori, tecniche eccetera -
condivise da una comunit scientifica, e usate dalla comunit per definire
168
A. ARVIDSSON, A. GIORDANO, Societing Reloaded, Egea, Milano 2013, p. 81.
169
M. CASTELLS, Galassia Internet, Feltrinelli, Milano 2013, p. 14

79
problemi e soluzioni lecite;170 per metterla subito in relazione con lidea
di paradigma sociale del quale quello scientifico rappresenta solo
unespressione particolare. Un paradigma sociale sar dunque: una
costellazione di concetti, valori, percezioni e comportamenti condivisi da
una comunit, che d forma a una visione particolare della realt come
base del modo in cui la comunit si organizza.171
La scienza delle reti dei sistemi complessi e la Network society sono
allora due facce della stessa medaglia.
Cum grano salis la metafora della rete potrebbe diventare la nuova lente
attraverso la quale guardiamo alla realt, dandole una forma nellatto
stesso di conoscerla.
Capra:

Come esseri umani, noi plasmiamo in modo molto efficacie il


nostro ambiente perch siamo in grado di rappresentare il mondo
esterno simbolicamente, di pensare per concetti e di comunicare i
nostri simboli, concetti e idee. Vi riusciamo grazie allaiuto del
linguaggio astratto, ma anche in modo non verbale, attraverso dipinti,
musica e altre forme darte.172

Heisenberg vede una connessione molto stretta tra conoscenza


scientifica e arte, tra esse esiste un passaggio continuo di contenuti
spirituali.173 Egli, con un discorso che per molti aspetti analogo a quello
di Marradi sui giunti deboli che metterebbero in relazione realt,
pensiero e linguaggio, ci fa notare che:

170
F. CAPRA, La rete della vita, cit., p. 15.
171
Ibid., p. 16.
172
F. CAPRA, Il punto di svolta, cit., p. 246.
173
W. HEISENBERG, Indeterminazione e realt, in C. ALTAVILLA, Fisica e filosofia in
Werner Heisenberg, cit., p. 237.

80
leccessiva enfasi sulla diversit della conoscenza scientifica e
artistica deriva certo dallinesatta idea che i concetti siano fissati
saldamente alle cose reali, che le parole abbiano, nel loro rapporto
con la realt, un senso perfettamente chiaro e determinato e che una
proposizione vera composta con esse possa consegnarci in modo in
qualche misura completo un certo stato di fatto oggettivo. [...]
vero che si pu porre e risolvere con assoluto rigore la domanda
vero - falso - allinterno di una idealizzazione, ma non nel
rapporto con la realt. Pertanto, quale ultima unit di misura per
illuminare la realt rimane anche per la conoscenza scientifica solo la
misura che pu essere raggiunta attraverso questa conoscenza,
ovvero quel migliore orientarsi reso possibile dallilluminazione -
e chi pu contestare che anche il contenuto spirituale di unopera
darte rischiari e illumini per noi la realt? Qui bisogna accontentarsi
del fatto che solo attraverso il processo conoscitivo stesso si decide
ci che si deve intendere con conoscenza. 174

Sia la scienza che larte sono espressione delle forze creative quando
vengono espresse in forme simboliche. Per Heisenberg luomo a
differenza di tutti gli altri esseri viventi della nostra terra, ha accesso alle
forze creative,175 comunicabili solo attraverso metafore e analogie: un
tipo di linguaggio che rende possibile la comunicazione sulla grande
connessione che si avverte al di l dei fenomeni e senza la quale non
potremmo ottenere n unetica n una scala di valori. 176 Allinizio di un
ordinamento della realt deve quindi stare qualcosaltro che non una
conoscenza certa;177 l che colui che in un capitolo precedente abbiamo

174
Ibid., p. 238.
175
Ibid., p. 231.
176
Ibid., p. 242.
177
Ibid., p. 241.

81
chiamato con Keller grande uomo attinge le forze e le intuizioni per
intervenire nel destino degli uomini per secoli:

Gli uomini cui questo avviene appunto non sono pi solo uomini,
sono le officine in cui le forze creative agiscono in modo visibile e
creano testimonianze che rimandano oltre ci che umano. [...] Ci
che sorge in questambito superiore della realt al tempo stesso la
cosa pi oggettiva e la pi soggettiva: la pi oggettiva perch luomo
in questione in ogni istante del suo creare consapevole di agire per
incarico di un altro mondo che crea per suo tramite e la pi
soggettiva perch ci che viene creato poteva essere detto o scritto o
pensato cos solo da questo singolo uomo. 178

Anche Capra prende in considerazione la possibilit di eperienze di


picco (per dirla con lo psicologo Abraham Maslow), quando afferma:

In rari momenti nella nostra vita pu accadere che ci sentiamo in


sincronia con lintero universo.[...] Questi momenti di ritmo perfetto,
in cui si sente che ogni cosa esattamente come dovrebbe essere e in
cui si fanno le cose con estrema facilit, sono alte esperienze
spirituali in cui si trascende ogni forma di separazione o di
frammentazione.179

Quando questo si realizza in determinate individualit, queste non


rappresentano pi solo s stesse. Secondo il parere di Heisenberg:
Quando infine in questo modo si compiuto in grandi collettivit di

178
Ibid., p. 244.
179
F. CAPRA, Il punto di svolta, cit., p. 251.

82
popoli una trasformazione della coscienza umana, sensato parlare di
trasformazione della realt.180
Ma cosa avviene nellinteriorit di siffatti uomini? A tal proposito, per
rintracciare un riferimento a quel sapere intorno allanima che anche
Heisenberg auspicava venisse reintrodotto tra gli ambiti dindagine
scientifica, bisogna guardare lontano, a quelle filosofie che, come gi
detto, attribuivano unimportanza capitale allinteriorit del ricercatore. In
conclusione di questo paragrafo vorrei ricordare Platone.
Venendo allora alle componenti dellanima, per Platone, una prima e
fondamentale scissione divide lapparato psichico in una dimensione
intellettuale (logistikon) e una passionale (epithymetikon). Compito della
prima governare sulle pulsioni sregolate della seconda. Per ottenere ci il
logistikon si serve dellapporto energetico fornito dal thymoeides, nome
che allude senza dubbio al thymos guerriero di omerica memoria. Chi ama
sopra ogni cosa il sapere e il piacere dellanima sar moderato,
temperante (sophros) e magnanimo (megaloprepes).
Scrive Platone ne La Repubblica che quando i desideri di una persona si
concentrano con forza in una sola direzione, essi ne risultano indeboliti nei
riguardi di tutto il resto, al modo di una corrente incanalata in quel
senso.181 E pi innanzi: chi ama realmente il sapere per natura pronto a
tendere con ogni energia, e con amore instancabile verso la
conoscenza. approssimatosi e unitosi alloggetto della propria indagine,
generati pensiero e verit, pone termine [...] al travaglio del parto.182
Concepisce una buona idea.
Quello che il traduttore rende con pensiero il nous: intelletto
archetipico ordinatore del cosmo. La mente come insieme delle funzioni di

180
W. HEISENBERG, Indeterminazione e realt, in C. ALTAVILLA, Fisica e filosofia in
Werner Heisenberg, cit., p. 242.
181
PLATONE, La Repubblica. VI, 485d, Bur, Milano 2007, p. 749.
182
Ibid., VI, 490a-b pp. 763-764.

83
auto-organizzazione del cosmo diremmo noi ora. Come rileva Vegetti in
nota, in tutto il passo c un crescendo di un linguaggio erotico 183. Uno
psicanalista moderno parlerebbe di sublimazione della libido.
Ma ora mi congedo caro lettore, voglio concludere su questo anelito
erotico dellamante della conoscenza questi "brevi cenni sull'universo".
Nel prossimo capitolo torneremo alla sociologia, consapevoli del fatto
che la rete delle relazioni sociali costituisca soltanto un aspetto di un pi
complesso sistema reticolare che tiene insieme tutta la realt.

183
Ibid., p. 764.

84
Cap. IV
VERSO UNO STUDIO EMPIRICO DEL PARADIGMA
CONTEMPORANEO

In questo capitolo tenteremo di impostare uno studio empirico sulla


comunit scientifica, facendo riferimento al costruttivismo, agli studi di
analisi delle reti sociali per esplorare la componente relazionale dei
paradigmi, e allanalisi del contenuto per esplorarne la componente
linguistica.

IV. 1
Lanalisi di rete nelle scienze sociali

Come abbiamo visto il concetto di rete ha una portata euristica e


gnoseologica molto interessante e sembra poter fornire un importante
strumento analitico per tutte le scienze. Tra i primi a rendersene conto
sono stati i sociologi.
La prima sistematizzazione dellapproccio di rete stata realizzata negli
anni cinquanta nellambito dellantropologia sociale britannica come
critica delle rigide categorie dello struttural-funzionalismo e del
funzionalismo parsoniano, le quali implicano una nozione statica e rigida
di equilibrio della struttura sociale. Lidea di poter spiegare il
comportamento degli attori sociali in maniera deduttiva muovendo dalle
norme e valori ritenuti tipici di determinati ruoli formali, mostra i suoi
limiti quando gli scienziati sociali della Scuola di Manchester tentarono di
applicare le categorie sociologiche tradizionali ad un contesto altamente
mutevole e complesso comera quello africano quando le comunit locali
entrarono in contatto col mondo occidentale e con lindustrializzazione.

85
Quel sistema sociale in quegli anni dovette ri-organizzarsi adattandosi alle
nuove condizioni ambientali scegliendo tra molteplici dispositivi
normativi e codici culturali, dunque, come sottolinea Fortunata Piselli il
mutamento delloggetto di studio spinse gli antropologi a riorientare la
ricerca e a elaborare nuovi metodi di analisi, capaci di affrontare lo studio
di una realt fluida.184
Max Gluckman, il fondtore della Scuola di Manchester, nel suo Analysis
of a social situation in modern Zululand del 1940, introdusse lanalisi
situazionale che prevedeva la necessit di studiare il comportamento
sociale a partire da situazioni concrete, dalle quali ricostruire poi il quadro
dei rapporti e i contesti di azione.
Il primo a fare esplicito riferimento alla nozione di network sociale fu
invece J. Barnes nel suo studio del 1954 su una comunit norvegese di
pescatori e contadini, Class and committees in a Norvegian island parish.
Egli descriveva cos la rete sociale:

ogni persona, per cos dire, in contatto con un certo numero di


altre persone, alcune delle quali sono direttamente in contatto luna
con laltra mentre altre non lo sono. Similmente ogni persona ha un
numero di amici che, a loro volta, hanno altri amici; alcuni degli
amici di una persona si conoscono lun laltro, mentre altri non si
conoscono. Trovo utile parlare di un campo sociale di questo tipo
come di un network. Limmagine che ne ho quella di un insieme di
punti alcuni dei quali sono collegati da linee. I punti rappresentano
gli individui, o talvolta i gruppi, e le linee indicano quali persone
interagiscono fra loro.

184
F. PISELLI, Lanalisi di network nelle scienze sociali, Donzelli, Roma 1995, p. XII

86
La Network analysis stato il contributo pi maturo degli studiosi della
Scuola di Manchester, i quali ponevano laccento sulla capacit
dellindividuo di manipolare il proprio network. Secondo tale
impostazione la societ pu essere vista come un reticolo di relazioni
soggetto a continue ridefinizioni; gli individui non sono isolabili luno
dallaltro e dal loro contesto sociale e relazionale; possibile rilevare
delle configurazioni relazionali che indicano un punto di equilibrio
dinamico dei sistemi sociali che si organizzano nello spazio e nel tempo.

La configurazione, dunque, lo strumento analitico capace di


gestire complessit, pluralit, [] e di consentire allo stesso tempo
alti livelli di formalizzazione. Attenzione, per. Si tratta, in questo
caso, di un formalismo non statico (che fotografa, cio, la struttura
delle relazioni), ma sistemico.185

Gli studiosi della Scuola di Manchester impiegarono dapprima lidea di


rete sociale in senso metaforico, per poi trasformarlo in un concetto
analitico cui poter applicare la teoria matematica dei grafi.
La gran parte degli indici statistici di cui noi oggi disponiamo sono stati
introdotti dagli studiosi americani di impostazione strutturalista a partire
dagli anni settanta. Gli analisti strutturali interpretano i comportamenti
sociali in riferimento alle posizioni degli attori nella rete sociale, dunque
prediligono lanalisi della morfologia complessiva delle reti. soltanto
con la scuola che si form ad Harvard che la network analysis si afferma
come unarea specifica di analisi sociologica grazie anche alla
formalizzazione grafica, alle interpretazioni algebriche delle reti sociali e
allo sviluppo di metodi di analisi quantitativi. Ad oggi disponiamo di
criteri standardizzati di raccolta e organizzazione dei dati: nellambito di

185
Ibid., p. XLII.

87
questultima distinguiamo una rappresentazione algebrica (matrice) e una
rappresentazione grafica (grafo). Matrici di adiacenza e grafi composti da
nodi e legami costituiscono il linguaggio matematico di base dellanalisi
di rete.
Grazie allanalisi di rete non necessario cambiare le categorie
analitiche per analizzare sia il livello micro che quello macro sociale, dato
che la configurazione generale del sistema sociale rappresenta il modo in
cui sono organizzate tutte le interazioni nel loro insieme. Il concetto di
rete applicabile a entrambe le dimensioni; il condizionamento pu
avvenire in entrambe le direzioni.
Sia per la Scuola di Manchester che per quella di Harvard lambiente
relazionale dellindividuo costituisce un elemento significativo per
spiegare il comportamento sociale; si pu assumere una impostazione
strutturalista o processuale a seconda che si voglia porre laccento
sugli elementi di staticit o di dinamicit del sistema sociale. Le ricerche
condotte da studiosi di entrambe le impostazioni possono fornire
importanti punti di riferimento per formulare unipotesi di analisi della
comunit scientifica vista come rete sociale.

IV. 2
Dal micro al macro ...e ritorno

Ogni scienziato, prima di essere tale, un uomo o una donna che nasce
in una determinata societ e ne interiorizza la realt nellambito delle
sue esperienze educative e formative. La percezione del mondo non il
risultato di autonome creazioni di significato da parte di individui isolati,

88
ma ha inizio quando lindividuo subentra nel mondo in cui gi altri
vivono.186
Le persone importanti, nellambito della socializzazione primaria, danno
inizio a quel processo volto a fornire al neo-nato le significazioni
linguisticamente formulte della realt oggettivata in una data societ,
selezionandole in conformit con la loro posizione sociale e filtrate dalle
loro idiosincrasie individuali; il bambino si identifica con le persone per
lui importanti e solo cos avviene linteriorizzazione di una visione del
mondo. Non si pu escludere la possibilit di elementi della realt che non
derivano dalla socializzazione, come la consapevolezza del proprio corpo
e -per alcuni- anche la parte pi profonda della psiche; ma in ogni caso, lo
stesso io di colui che diventer un ricercatore con la propria identit e
personalit, come capita per tutti gli altri esseri umani, si costruisce in
rapporto dialettico con una societ portatrice di una particolare
visione/costruzione del mondo. I processi implicati sia nella formazione
che nella preservazione dellidentit sono determinati dalla struttura
sociale; le identit prodotte dallazione reciproca di organismo, coscienza
e societ a loro volta agiscono nel contesto sociale conservandone,
modificandone o rivoluzionandone la struttura.
Quanto sin ora esposto parte dellarticolato e profondo ragionamento
condotto da Berger e Luckmann in La realt come costruzione sociale;
questo libro -dal titolo eloquente- fornir lo sfondo teorico sul quale
collocare la nostra idea di analisi empirica della comunit scientifica e dei
suoi paradigmi. Per i due studiosi, qualunque identit implica sempre un
posto nel mondo e si costruisce nel corso della socializzazione primaria in
relazione con esso:

186
O. L.BERGER, T. LUCKMANN, La realt come costruzione sociale, Il Mulino, Bologna
1969, p.166

89
Lidentit viene oggettivamente definita come collocazione in un
certo mondo e pu essere fatta propria soggettivamente solo insieme
a quel mondo. [...] Lappropriazione soggettiva dellidentit e
lappropriazione soggettiva del mondo sociale sono semplicemente
due diversi aspetti dello stesso processo di interiorizzazione, mediato
dalle stesse persone per me importanti. [...] La societ, lidentit e la
realt vengono soggettivamente cristallizzate nello stesso processo di
interiorizzazione. [...] Il bambino non interiorizza il mondo delle
persone per lui importanti come uno dei molti mondi possibili: lo
interiorizza come il mondo [...]. La socializzazione primaria mette
cos in atto quella che (col senno del poi, naturalmente) si pu
considerare la pi grossa truffa che la societ faccia ai danni
dellindividuo: far apparire come necessit ci che in realt altro non
che un insieme di fatti contingenti. 187

Ogni studioso ha dunque una biografia e delle relazioni che determinano


una parte rilevante delle sue convinzioni. Quelle relative al suo ruolo di
membro della comunit scientifica si sviluppano perlopi nel corso della
socializzazione secondaria: la socializzazione secondaria lacquisizione
della conoscenza legata a un ruolo;188 essa per deve avvenire in
coerenza con lio gi formato e la visione del mondo gi interiorizzata nel
corso della socializzazione primaria. E se occorre un grave shock
biografico per disintegrare la massiccia realt interiorizzata nella prima
infanzia,189 il carattere pi artificiale della socializzazione secondaria
rende la realt soggettiva delle sue interiorizzazioni [...] pi vulnerabile di
fronte alle definizioni rivali [...] perch la loro realt meno

187
Ibid., pp. 169-170-172.
188
Ibid., p. 176.
189
Ibid., p.181.

90
profondamente radicata nella coscienza.190 Ci significa che le
conversioni a visioni del mondo radicalmente differenti da quella natia
sono da ricercarsi soprattuto in eventi emotivamente rilevanti delle storie
di vita degli studiosi, mentre la maturazione di un nuovo paradigma pu
essere il frutto di studi e relazioni intellettuali e/o di amicizia.
Nel corso della socializzazione secondaria si acquisiscono le componenti
cognitive, affettive, normative e legittimanti del proprio posto nel mondo:
le interpretazioni e la condotta di routine allinterno di unarea
istituzionale.191 Berger e Luckmann, per loro stessa precisazione,
adottano un concetto di istituzione pi ampio di quello prevalente nella
sociologia contemporanea, allinterno del quale possiamo far ricadere
anche la scienza intesa sia come comunit scientifica che come paradigma
che ne caratterizza loperato; i due studiosi scrivono che:

Listituzionalizzazione ha luogo dovunque vi sia una tipizzazione


reciproca di azioni consuetudinarie da parte di gruppi di esecutori.
[...] Le tipizzazioni delle azioni istituzionalizzate che costituiscono le
istituzioni sono sempre condivise. Esse sono accessibili a tutti i
membri del particolare gruppo sociale in questione, e listituzione
stessa rende simili gli attori individuali e le azioni individuali. [...] Le
istituzioni inoltre, per il fatto stesso di esistere, controllano la
condotta umana fissandole modelli prestabiliti, che la incanalano in
una direzione anzich in unaltra delle molte che sarebbero
teoricamente possibili. [...] Nellesperienza reale le istituzioni si
manifestano generalmente in collettivit che comprendono un
numero considerevole di persone [...]. Si presentano allesperienza

190
Ibid., p. 187.
191
Ibid., p. 176.

91
come esistenti al di sopra e al di l degli individui che per caso le
incarnano in quel momento.192

I teorici del costruttivismo sottolineano a pi riprese che la


socializzazione avviene sempre nel contesto di una precisa struttura
sociale;193 dunque bene ricordare che lassunzione di determinati
paradigmi cognitivi sempre condizionata dal contesto socioculturale in
cui lo studioso forma e sviluppa il proprio punto di vista. Gli stessi Berger
e Luckmann, nel loro testo divenuto un classico nellambito degli studi di
sociologia della conoscenza, affermano che lanalisi microsociologica o
socio-psicologica deve sempre avvenire sullo sfondo di una
comprensione macrosociologica.194
Per studiare la conoscenza scientifica intesa come quellattivit
istituzionalizzata condotta dai membri della comunit scientifica sulla base
di determinati paradigmi, possiamo allora concepire detta comunit come
una rete di relazioni sociali, in quanto, con le parole di Fortunata Piselli,
possiamo rilevare che:

Lapproccio di rete apparso lo strumento pi adeguato per


esplorare i collegamenti tra micro e macrosistema, e collocare,
quindi, la realt locale nel quadro della societ pi ampia fuori dal
quale non pu assumere il suo pieno significato. 195

Anche per Granovetter:

192
Ibid., pp. 77-78-82-84
193
Ibid., p. 205.
194
Ivi.
195
F. PISELLI, Lanalisi di network nelle scienze sociali, Donzelli, Roma 1995, p. XXX

92
Lanalisi dei processi che intervengono nei reticoli di relazioni
interpersonali fornisce il pi fruttuoso ponte tra il livello micro e
quello macro-sociologico. In un modo o nellaltro, attraverso questi
reticoli che linterazione su scala ridotta si traduce in strutture di
azione su vasta scala, e queste a loro volta retroagiscono sulla
dinamica interna ai piccoli gruppi.196

La rete delle relazioni sociali il fattore decisivo che condiziona lintero


processo di socializzazione dellindividuo e di interiorizzazione della
realt di un mondo con le sue norme e valori. Il condizionamento per non
n deterministico n unidirezionale: la configurazione dei reticoli
condiziona lagire dei singoli ed prodotta dal loro stesso agire che
continuamente la trasforma. Lindividuo pu modificare il proprio ruolo e
manipolare la configurazione delle proproprie relazioni. Quando la Piselli
descrive lanalisi configurazionale di Elias espone una lettura sistemica
delle relazioni sociali: lintroduzione di una nuova relazione modifica
tutte le altre.197 La sociologa ci avverte del carattere riduttivo e
provvisorio di ogni rappresentazione grafica che fissa la vitalit del
processo sociale; in uno dei suoi lavori sul capitale sociale afferma che
ogni mossa, ogni azione cambia il quadro degli intrecci interazionali,
cambia la situazione strategica e cos canalizza le scelte successive degli
attori.198 Posto ci, una fotografia della rete sociale della comunit
scientifica pu comunque fornire un prezioso apporto ad una gnoseologia
empirica dato che, come visto nel capitolo precedente, le visioni del
mondo nellambito delle quali si sviluppano i paradigmi scientifici sono
caratterizzate da tratti abbastanza permanenti nel tempo.

196
M. GRANOVETTER, La forza dei legami deboli, Liguori, Napoli 1998, pp. 115-116.
197
F. PISELLI, Lanalisi di network nelle scienze sociali, cit., p. XLII.
198
F. PISELLI, Capitale sociale: un concetto situazionale e dinamico, in AA.VV Il capitale
sociale. Istruzioni per lusoil Mulino, Bologna 2001, p. 52

93
Per Berger e Luckmann luniverso simbolico che d un significato al
mondo trascende i singoli individui, esiste da prima che loro ne facciano
esperienza e continuer ad esistere dopo la loro morte. In termini sistemici
la mente del sistema sociale che si auto-organizza, le cui forze creartici
sono espresse dagli uomini in forme simboliche. Cos luniverso
simbolico lega gli uomini ai loro predecessori e ai loro successori in una
totalit significativa.199 Possiamo intendere luniverso simbolico come
il particolare modo in cui sono concepiti e formulati i paradigmi scientifici
o pi in generale le visioni del mondo 200 , sino a comprendere le nozioni di
senso comune date per scontate nella vita quotidiana: sono corpi di
tradizione teoretica che integrano diverse sfere di significato [...]. Tutte le
teorie legittimanti minori sono intese come punti di vista particolari su
fenomeni che sono aspetti di questo mondo; un particolare ambito di
conoscenza solo una parte di un pi vasto e complesso di teorie che,
quasi certamente, conterranno una teoria generale sul cosmo e una teoria
generale sulluomo. Ad integrazione e conferma di quanto detto nel
capitolo precedente: la legittimazione suprema delle azioni corrette [...]
sar allora la collocazione in una struttura di riferimento cosmologica e
antropologica.201
I fondamentali di una particolare visione del mondo, come detto sopra, si
apprendono durante la socializzazione primaria ( allora che si decide ad
esempio se il nostro mondo spiegato da cause divine o materiali), mentre
i paradigmi inerenti al proprio ruolo di membro della comunit scientifica
si studiano e si collaudano durante la socializzazione secondaria.
Luniverso simbolico che d significato al mondo di uno scienziato si
costituir sia di elementi interiorizzati durante la socializzazione, che di

199
O. L. BERGER, T. LUCKMANN, La realt come costruzione sociale, cit., p. 134.
200
Berger e Luckmann usano anche il termine Weltanschauung.
201
O. L. BERGER, T. LUCKMANN, La realt come costruzione sociale, cit., pp. 126-127

94
nozioni apprese tramite lo studio di manuali o dei classici proposti durante
i corsi universitari, e infine con la pratica di ricerca, la partecipazione a
convegni e le relazioni di stima con i colleghi. Tutto ci non n statico
n astratto. Il viennese e il tedesco scrivono:

Tutti gli universi socialmente costruiti, proprio perch sono prodotti


storici dellattivit umana, subiscono dei cambiamenti, che vengono
provocati dalle concrete azioni degli uomini. [...] I definitori della
realt sono concreti individui e gruppi di individui. Per comprendere
lo stato di un universo socialmente costruito in un dato momento,
oppure per comprendere la sua evoluzione durante un certo periodo
di tempo, necessario comprendere lorganizzazione sociale che
permette agli individui di interpretare i loro ruoli. [...] Quando ci si
pone delle domande sulle concettualizzazioni della realt
storicamente accessibili, essenziale passare sempre dalla domanda
astratta di Che cosa? a quella sociologicamente concreta di Chi lo
dice?.202

Dunque lanalisi delle reti appare uno strumento ideale perch:

Il network ha un ruolo cruciale nella definizione di una comunit


sociale e di interessi; nella identificazione delle sue norme e dei suoi
valori di riferimento; nei processi di distinzione e differenziazione;
nella costruzione delle stratificazioni di prestigio; nelle strategie di
inclusione ed esclusione dei membri da un particolare ambito; nella
articolazione del controllo normativo. 203

202
Ibid., p. 150.
203
F. PISELLI, Lanalisi di network nelle scienze sociali, cit., p. XXIV.

95
Berger e Luckmann sottolineano sia laspetto relazionale che quello in
certa misura coercitivo -condizionante- dei ruoli istituzionalizzati: dato
che il ruolo rappresenta un intero nesso istituzionale di condotto. Ogni
individuo che assume un ruolo in una data comunit si trova in relazione
con gli altri ruoli, la totalit dei quali comprende listituzione. Il fattore
decisivo dellinfluenza del macrosistema sul micro dellagire individuale
il carattere normativo delle istituzioni: non appena gli attori sono tipizzati
come titolari di un ruolo, la loro condotta ipso facto suscettibile di
costrizione.204 Questo perch le istituzioni hanno un potere coercitivo,
sia per se stesse, con la pura forza della loro fattualit, sia per mezzo dei
meccanismi di controllo che di solito sono uniti alle pi importanti. 205 A
tal proposito possiamo segnalare alcune considerazioni che Valeria Pinto
espone nel suo Valutare e punire di chiara ispirazione foucaultiana:

La valutazione uno strumento informativo-operativo che non


soltanto crea le realt limitate che di volta in volta valuta (ossia
indirizza, modifica, determina), ma pi in generale un dispositivo -un
dispositivo governamentale [...]: una maniera sociale di esistere e
di pensarsi dellindividuo nel mondo, nei rapporti con gli altri, e
come tale un dispositivo di costruzione del soggetto etico. [...]
Nelluniversit, in particolare, la valutazione divenuta in modo
sempre pi netto lasse portante della nuova architettura
istituzionale.206

La Pinto si riferisce ai criteri di valutazione delle universit e della


ricerca scientifica in quanto tale, ci tiene a sottolineare che non esistono
parametri neutri e che ogni valutazione veicola valori ed ha ricadute

204
Ibid., p. 100.
205
Ibid., p. 84.
206
V. PINTO, Valutare e punire, Cronopio, Napoli 2012, p. 20-25

96
sullassegnazione delle risorse nonch sulla definizione stessa della
scientificit.
Per funzionare i dispositivi di controllo hanno bisogno di consenso
allinterno delle istituzioni che pretendono di regolare.

Tutti gli esperti di valutazione sottolineano la necessit che attorno


alle pratiche valutative si crei un clima di intima convinzione. La
naturalizzazione e lincorporamento del meccanismo rappresentano
un processo lento. Ma una volta incorporato, la sua efficacia
ideologica notevolissima.207

La componente coercitiva delle istituzioni, con la cultura della


valutazione e i fini e i valori che essa veicola, nella maggior parte dei casi,
non avvertita come tale; lindividuo socializzato ad un dato ruolo
istituzionalizzato diventa egli stesso portatore, legittimatore e difensore
dellethos comunemente accettato, nellambito della cui stretta osservanza
per:

unidea di conoscenza concepita interamente sotto il segno della


esecuzione, dellubbidienza senza sforzo e senza tentennamenti a un
sistema di regole definito in anticipo [...]. Ora, in un sistema non
meccanico ma socio-tecnico qual il sistema della conoscenza, il
maggior elemento di variabilit, divergenza e attrito rappresentato
dalle individualit che lo compongono. Unesigenza di sistema
propria quindi quella di depurare per quanto possibile i soggetti in
gioco dal potenziale di disturbo o rumore implicito in ci che
eccede la loro funzione di portatori indifferenti e fungibili della
conoscenza.208

207
Ibid., p. 42
208
Ibid., p. 77.

97
Tornando a Berger e Luckmann per possiamo inserire nel sistema delle
nostre considerazioni e rimandi bibliografici una sorta di clinamen
socioculturale, dato che, come affermano i due studiosi: alcuni individui
sono pi integrati nelluniverso ricevuto di altri e anche tra coloro che ne
sono i pi autorevoli interpreti, ci saranno variazioni idiosincratiche nel
modo di concepire luniverso.209

IV. 3
Il paradigma dal punto di vista delle relazioni sociali

Listituzionalizzazione dellattivit scientifica che si cristallizza in


paradigmi -da un lato- e comunit di esperti -dallaltro- attivit umana
reificata. La reificazione implica che luomo capace di dimenticare di
essere lui stesso autore del mondo umano e inoltre che la dialettica tra
luomo, il produttore, e i suoi prodotti, scompare dalla coscienza. Il mondo
reificato , per definizione, un mondo disumanizzato.210 In questo
processo di reificazione da rintracciarsi la causa di quello che alcuni
epistemologi hanno chiamato feticismo del metodo; ma non solo, la
reificazione dei procedimenti cognitivi ha comportato anche che le analisi
critiche di quegli stessi epistemologi siano spesso rimaste su di un piano
meramente teoretico. Ma, se da un lato i paradigmi sono formulati
teoricamente e forniscono agli studiosi dei modelli procedurali definiti a
priori per il perseguimento di fini comunemente accettati, essi sono in
rapporto dialettico con lattivit umana nel mondo e non possono essere
scissi da questultima. Citando ancora lottima Piselli:

209
O. L.BERGER, T. LUCKMANN, La realt come costruzione sociale, cit., p. 138.
210
Ibid., p. 118.

98
La morfologia dei gruppi in termini di diritti e obbligazioni
derivanti dal gruppo e in termini di fini e interessi comuni -non pu
essere definita a priori ma va ricostruita empiricamente a partire dai
comportamenti individuali, nella sua specificit e contestualit. Lo
stesso per il concetto di ruolo. Non si deve assumere che lindividuo
si comporta in base a precise aspettative di ruolo definite a priori.211

Dunque, ripartendo da Berger e Luckmann, in virt dei ruoli che


ricopre, lindividuo viene introdotto in aree specifiche di conoscenza. 212
Essi a tal proposito parlano di distribuzione sociale della conoscenza e
affermano che a causa della divisione del lavoro sorgeranno degli
specialisti, ciascuno dei quali dovr conoscere ci che ritenuto
necessario per lespletamento della sua mansione [...]. Gli specialisti
diventano amministratori dei settori culturali che sono stati socialmente
assegnati loro.213 Sul piano delle relazioni sociali ci implica la
costituzione di sub-universi sorretti da particolari collettivit in
competizione tra loro per la legittimazione e la distribuzione delle risorse.
Questo perch:

Questa moltiplicazione di punti di vista rende molto pi difficile il


problema di creare un sistema di simboli che soddisfi lintera societ.
Ogni punto di vista, insieme a ogni suo annesso di teorie o anche di
Weltanschauung, sar in relazione con i concreti interessi sociali del
gruppo che lo possiede.214

211
F. PISELLI, Lanalisi di network nelle scienze sociali, cit., p. XL
212
O. L. Berger, T. LUCKMANN, La realt come costruzione sociale, cit., p. 102.
213
Ibid., p. 104.
214
Ibid., p. 114.

99
Dunque, se per Berger e Luckmann la competizione pluralistica tra sub-
universi di significato uno dei problemi pi importanti per una sociologia
della conoscenza empirica della societ contemporanea, 215 a tal proposito
possiamo fare riferimento ad unaltra insigne coppia di ricercatori che
hanno lavorato empiricamente sulle reti di azione collettiva. Laumann e
Pappi:

Se la differenziazione sociale definita come la differente


distribuzione di compiti e responsabilit tra le posizioni in un sistema
sociale, ne consegue che una struttura sociale differenziata quella
struttura in cui gli attori tendono a limitare le loro relazioni
consensuali ad altri attori che svolgono compiti simili. In altre parole,
posizioni simili tenderanno a formare un cluster, cio ad essere in un
rapporto di contiguit pi stretta allinterno della struttura sociale, in
funzione della maggiore densit dei loro legami sociali, in confronto
a quelli esistenti tra posizioni pi dissimili. [...] Posizioni sociali,
interessi, attitudini, convinzioni e comportamenti simili facilitano la
formazione di relazioni di consenso reciproco tra attori sociali. Il
corollario di questo postulato che, quanto pi diverse due posizioni
sono per status, interessi, attitudini, convinzioni e comportamenti di
coloro che le occupano, tanto minore la possibilit che si formino
relazioni di consenso e, di conseguenza, tanto maggiore la
distanza degli attori sociali nella struttura. 216

La dis-integrazione di una collettivit in aree culturali e di interessi


differenti avr dunque un corrispettivo empirico sul piano delle relazioni
sociali. Ci trova una giustificazione anche nelle teorzzazioni circa la
costruzione sociale della realt, in quanto, se la realt viene conservata
215
Ivi.
216
E. O. LAUMANN, F. U. PAPPI, Reti di azione collettiva, in F. PISELLI, Lanalisi di
network nelle scienze sociali, cit., p. 256.

100
da un continuo scambio di idee con i vari membri della comunit, 217 deve
apparire naturale che le persone tenderanno ad instaurare relazioni
allinterno della base sociale che condivide e per questo conferma
(rassicurando) la propria visione del mondo.
Il teorico della forza dei legami deboli Mark Granovetter ci dice che:

le informazioni e le idee fluiscono pi facilmente allinterno della


particolare professione (speciality), ispirando tra i suoi membri un
certo spirito di comunit, che viene attivato in occasione di
riunioni e conventions. facile infatti ipotizzare che la conseguenza
pi importante di questi incontri proprio la preservazione dei
legami deboli.218

Dunque, le persone che intessono tra loro relazioni condividono un


universo simbolico di idee, un linguaggio, se sono scienziati un
paradigma, e ci sostiene la loro comunicazione, la quale, se da un lato
fondata sul consenso circa le definizioni della realt, dallaltro genera tale
consenso, dato che, come afferma Putnam le nostre opinioni si forgiano
grazie allinterscambio con amici e vicini.219
Marradi cita Toulmin quando afferma che il linguaggio laspetto
pubblico dei concetti,220 i teorici del costruttivismo lo definiscono il
pi importante sistema di segni della societ umana221 e affermano che
anche quando si tratta delle astrazioni del linguaggio scientifico, esse
divengono componenti essenziali della realt e della sua percezione 222
selezionando e classificando il flusso delle esperienze in categorie generali

217
O. L.BERGER, T. LUCKMANN, La realt come costruzione sociale, cit., p. 200.
218
M. GRANOVETTER, La forza dei legami deboli e altri saggi, Liguori, Napoli 1998, p. 137.
219
R. D. PUTNAM, Capitale sociale e individualismo, Il Mulino, Bologna 2004, p. 421.
220
A. MARRADI, Metodologia delle scienze sociali, Il Mulino, Bologna 2007, p. 39.
221
O. L.BERGER, T. LUCKMANN, La realt come costruzione sociale, cit., p. 56.
222
Ibid., p. 60.

101
di significato condivise da una data comunit. Luso appropriato quello
che viene giudicato tale dalla collettivit223 dice Marradi riferendosi alle
parole di una lingua.
Il fatto di condividere un linguaggio, degli interessi e una cultura, per
non vuol dire che tra i membri di una comunit vi sia una perfetta intesa e
questo, per il fine metodologo italiano, a causa della natura elastica dei
giunti tra referenti, pensiero e linguaggio; egli scrive:

Non c alcuna garanzia a priori che due persone educate nella


stessa comunit linguistica [...] useranno la stessa parola con lo
stesso significato in ogni circostanza [Phillips 1977/1981, 174] -
anche se spesso, assistendo a una conversazione animata, si ha
limpressione che tutti diano per scontato di attribuire gli stessi
significati a tutti i termini che stanno usando, e cercano altrove i
motivi dei loro dissensi. [...] Molti osserveranno che nel linguaggio
scientifico -che pure non un linguaggio artificiale- la terminologia
molto pi precisa (cio: i giunti concetto-termine sono molto pi
rigidi) che nel linguaggio comune. Questa tesi auto-gratificante ,
naturalmente, molto popolare nel mondo accademico. Lho
sottoposta a un accurato controllo empirico relativamente al termine
teoria, usato sia nel linguaggio scientifico sia in quello ordinario,
ed risultata chiaramente falsa: le accezioni distinte del termine
teoria nel linguaggio scientifico erano molto pi numerose e -
soprattutto- molto pi distanti fra loro delle sue accezioni nel
linguaggio ordinario. Situazioni analoghe ho riscontrato anche a
proposito di altri termini-feticcio della scienza: misurazione [1984]
ed esperimento [1997c].224

223
A. MARRADI, Metodologia delle scienze sociali, cit., p. 35.
224
Ibid., pp. 37-38.

102
Lo stesso Kuhn paragona i paradigmi ad un particolare linguaggio,
condiviso da un certo numero di scienziati, che con le sue regole,
significanti e significati condiziona loperato del ricercatore. Il teorico
delle rivoluzioni scientifiche, quando sancisce lincommensurabilit
reciproca tra i paradigmi, lo fa sottolineandone la natura linguistica. In
riferimento alle dispute accademiche egli sostanzialmente daccordo con
Marradi quando scrive:

Poich i vocabolari in cui essi discutono tali situazioni consistono


[...] prevalentemente degli stessi termini, differenti devono essere i
modi in cui applicano alcuni di questi termini alla natura, ed
inevitabile che la loro possibilit di comunicare sia soltanto parziale.
In conseguenza di ci, la superiorit di una teoria rispetto ad unaltra
qualcosa che non pu essere dimostrato durante il dibattito. 225

Per Kuhn la comunit degli specialisti piuttosto che i suoi singoli


membri a prendere la decisione effettiva.226 Ci significa che la
dimensione sociologica del consenso sia rilevante (anche) nelle dispute tra
accademici. Quanto osservato induce ad ipotizzare che laspetto
relazionale tra coloro che condividono lo stesso paradigma allinterno di
un ambito disciplinare, possa essere un fattore discriminante nelle
discussioni, insieme e anche al di l delle argomentazioni. Esaminiamo
questa possibilit.
Laumann e Pappi distinguono due tipi principali di problemi
comunitari: i problemi strumentali cio le controversie che sorgono in
merito allallocazione delle risorse (nel nostro caso i finanziamenti per la
ricerca) il cui esito legato al potere o allinfluenza delle parti in causa; e i

225
T. S. KUHN, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, cit., p.238.
226
Ibid., p. 240.

103
problemi espressivi, che riguardano il mantenimento o il cambiamento
dei valori basilari e degli orientamenti che guidano loperato della
comunit (nel nostro caso le dispute accademiche di natura teorica).
Kapferer individua tre diversi motivi che inducono gli attori sociali a
sostenere una delle parti in causa in una disputa. Le persone possono
mobilitarsi: sulla base delle argomentazioni, delle norme e dei valori
emersi nel corso degli eventi; a causa della posizione formale e di potere
che ricoprono nella struttura sociale; o in merito alle relazioni che li
legano agli individui coinvolti nella situazione di conflitto. Egli
esaminando le dinamiche di consenso e sostegno nel corso di una disputa,
scopre che la componente relazionale risulta fondamentale per indurre gli
attori sociali a sostenere una delle parti in causa. Riferendosi alle persone
da lui studiate Kapferer scrive:

c un importante fattore che contribuir alla loro decisione di


sostenere luno o laltro dei contendenti: e cio la misura in cui si
sentiranno pi fortemente legate a uno di essi e vedranno la sua
rete di relazioni coincidere con la propria. (Per fortemente si
intende che un contendente pu esercitare un potere e uninfluenza
pi grandi sulle persone cui legato di quanto possa fare il suo
avversario nei confronti degli individui cui, a sua volta, legato). In
altre parole, il processo di unazione individuale o di gruppo e il
risultato di questa azione non devono necessariamente essere visti
nei termini della maggiore giustezza o importanza delle questioni
sollevate dalluno o dallaltro dei contendenti, ma in base alla natura
dei legami che essi hanno con gli individui da cui entrambi cercano
di ottenere il sostegno.227

227
B. KAPFERER, Norme e manipolazione delle relazioni in un contesto d i lavoro, in F.
PISELLI, Lanalisi di network nelle scienze sociali, cit., p. 318-319.

104
Kapferer inoltre suggerisce che non devono essere prese in
considerazione solo le relazioni dirette delle parti in causa (gli ego
network) ma anche la configurazione relazionale della rete nella sua
totalit (ovvero il network sociocentrato). Egli infatti aggiunge:

Lallineamento di un individuo con un contendente non pu essere


considerato solo dal punto di vista della sua relazione con questa
persona, ma deve essere visto anche da quello delle sue relazioni con
altri individui nella situazione. [...] Le persone si allineano in una
disputa in modo tale da soffrire la perdita minore nei loro
investimenti in rapporto allinsieme totale di relazioni nella
situazione.228

Lo studio di Kapferer (di)mostra come il sostegno che una persona pu


ottenere in una disputa dipenda dalle sue relazioni interpersonali dirette e
indirette oltre che dalla giustezza delle sue argomentazioni. in base alle
loro relazioni che gli attori sociali selezionano gli aspetti rilevanti di una
discussione.
Sia gli studi di Network analysis di orientamento strutturalista (Laumann
e Pappi) che quelli di orientamento situazionale e processuale (Kapferer)
ci autorizzano dunque a pensare che la vicinanza relazionale allinterno
della rete sociale sia un fattore determinante per rilevare il conse nso tra gli
attori sociali, e dunque la condivisione di un impianto teorico-
paradigmatico tra i membri della comunit scientifica. E se lessere
fortemente integrati in una rete di relazioni significa poter disporre di
molti sostenitori e magari anche di potere, Granovetter assegna un ruolo di
primo piano anche agli individui marginali nellambito della rete di
relazioni di una comunit. Egli fa notare che mentre i primi soggetti che

228
Ibid., pp. 342-343.

105
adottano uninnovazione sono marginali, il gruppo seguente degli early
adopters costituito da soggetti pi integrati nel sistema sociale. 229
Linnovazione che potrebbe generare un mutamento di paradigma, come
lo stesso Kuhn ha affermato, potrebbe provenire pi facilmente da studiosi
meno integrati. Per concepire un nuovo paradigma non bisogna
condividere a pieno quello vigente e dunque non si avranno neanche
relazioni accademiche importanti con i suoi rappresentanti. Con
Granovetter possiamo spiegare questa dinamica anche in riferimento ai
rischi che si presumono implicati nelladozione di una innovazione:
quando un nuovo programma [paradigma] ritenuto relativamente sicuro
e incontrovertibile [...], i primi ad adottarlo sono figure centrali; nel caso
opposto, marginali, e questo in base alla maggiore preoccupazione dei
soggetti in posizione centrale di salvaguardare la propria reputazione
professionale.230 Ma siccome un nuovo paradigma allo stato nascente non
quasi mai incontrovertibile, nella quasi totalit dei casi esso si
svilupper a margine della struttura reticolare, per poi diffondersi ad una
porzione pi ampia di ricercatori.
Leventualit della diffusione di una variazione dimostrer il suo essere
adatta al contesto e ai fini in esso perseguiti. Il fatto che le innovazioni
destinate a provocare un mutamento di paradigma debbono in qualche
modo diffondersi tra agli studiosi, implica che esse non possono
manifestarsi in nodi isolati della rete. Gli innovatori, per diffondere le loro
idee, devono disporre di (o essere essi stessi) quelli che Boissevain chiama
mediatori: un mediatore sociale (social broker) mette le persone in
comunicazione le une con le altre, sia direttamente che indirettamente, allo
scopo di ottenere profitto. Egli colma lacune nella comunicazione tra

229
M. GRANOVETTER, La forza dei legami deboli e altri saggi, cit., p. 127.
230
Ibid., p. 126.

106
persone, gruppi, strutture e anche culture.231 Il profitto del mediatore pu
essere anche il prestigio.
Per spiegare le ragioni che possono indurre un mediatore ad attivarsi a
sostegno di un innovatore possiamo fare riferimento a quello che Pizzorno
chiama capitale sociale di reciprocit; esso riguarda i legami deboli e
affinch i suoi effetti si manifestino sar soltanto necessario assumere
che quando una persona instaura un rapporto di qualche durata con
unaltra persona sia prevedibile che avvengano certi passaggi di aiuti o di
informazioni tra le due.232 Pizzorno prevede cinque forme di capitale
sociale di reciprocit ordinate secondo un grado decrescente di interesse
immediato: cooperazione per fini comuni; relazioni clientelari; reciprocit
dilazionata al fine di stabilire un rapporto di gratitudine; aiuto per il
prestigio di una comunit di riferimento ideale; agire universalistico per
generosit.
Le relazioni sociali sono rilevanti anche per la successiva
istituzionalizzazione del nuovo paradigma. Seguendo il ragionamento di
Berger e Luckmann la tipizzazione di specifici modelli di condotta
avviene proprio nel corso dellinterazione tra due o pi persone allo scopo
di rendere il loro operato stabile e riconoscibile. Il paradigma in statu
nascendi trasmesso ad altri si perfeziona in quanto richiede una
legittimazione, cio degli argomenti attraverso cui possa essere spiegato e
giustificato. Essi giungono ad affermare che:

Il problema della coerenza logica sorge in primo luogo al livello


della legittimazione (dove pu esservi conflitto o competizione tra
legittimazioni differenti e il loro personale amministrativo) e in

231
J. BOISSEVAIN, Manipolatori sociali: mediatori come imprenditori, in F. PISELLI,
Lanalisi di network nelle scienze sociali, cit., p. 208.
232
A. PIZZORNO, Perch si paga il benzinaio. Per una teoria del capitale sociale, in AA.VV,
il capitale sociale. Istruzioni per lus o, cit., p. 30.

107
secondo luogo al livello della socializzazione (dove possono esservi
difficolt pratiche nellinteriorizzazione dei significati istituzionali
successivi o in contrasto).233

Coerentemente con quanto detto sin ora, anche per Berger e Luckmann
il successo di certi meccanismi concettuali legato al potere detenuto da
coloro che li manovrano.234 Il potere una questione eminentemente
relazionale, in molti studi -come quelli di Moore (1979) e Boissevain
(1974)- posta in relazione alla posizione e allattivit di un individuo
allinterno di una rete sociale. La forza di unidea non separabile dalla
forza di colui che la sostiene, la possibilit che essa avr di affermarsi
dipende dal contesto.

IV. 4
Lineamenti generali di una ricerca sulla comunit scientifica

Un paradigma non solo unastrazione abbiamo detto. Abbiamo


argomentato in merito al fatto che la conoscenza scientifica
intrinsecamente la propriet comune di un gruppo. In seguito si precisato
che gli interessi comuni di una collettivit non possono essere definiti a
priori ma vanno ricostruiti empiricamente a partire dai comportamenti
individuali. Si affermato che una ricerca sulla conoscenza scientifica che
si propone come obiettivo quello di affiancare alle argomentazioni teoriche
di natura epistemologica elementi rilevati empiricamente studiando il
comportamento di coloro che sono i depositari e gli amministratori di
quella conoscenza, potrebbe guardare alla comunit scientifica come ad

233
O. L. BERGER, T. LUCKMANN, La realt come costruzione sociale, cit., p. 96.
234
Ibid., p. 141.

108
una rete sociale. Inoltre abbiamo visto come vi sia chi tenta di superare la
tradizionale suddivisione del sapere in ambiti disciplinari nettamente
distinti proponendo un paradigma unificante.
Lipotesi che vi siano relazioni privilegiate tra i membri di una stessa
disciplina scientifica e che, allinterno delle diverse scienze, vi sia una
vicinanza relazionale tra coloro che condividono interessi specifici di
ricerca e inquadramenti teorico-paradigmatici. Dunque si dovrebbero
indagare le relazioni formali, informali e bibliografiche tra gli studiosi,
nonch le loro opinioni in particolari situazioni di conflitto.
Per circoscrivere lambito della ricerca in termini di spazio e di tempo si
potrebbe fare riferimento, ad esempio, al mondo accademico italiano
nellanno di realizzazione della ricerca stessa. Per individuare gli studiosi
che possono essere ritenuti i maggiori esponenti dei rispettivi ambiti
disciplinari, potrebbero essere selezionati i manuali pi usati nelle
universit italiane che appaiono tra i primi posti nelle classifiche ufficiali,
e di l realizzare gli ego network degli autori dei manuali stessi in
connessione con i loro riferimenti bibliografici. Gli autori pi citati e quelli
che mettono in connessione diversi ambiti disciplinari possono essere
considerati paradigmatici.
Dopo questa prima fase, tra gli autori che risulteranno pi rilevanti
saranno selezionati quelli in vita al momento della realizzazione della
ricerca,235 ad essi ne saranno aggiunti altri secondo un criterio
reputazionale (sotto indicazione di testimoni privilegiati), un criterio
posizionale (le direttrici o i direttori dei dipartimenti scelti in precedenza) e
un criterio di partecipazione al dibattito epistemologico (i nomi pi
ricorrenti e gli autori degli articoli pubblicati su riviste scientifiche in

235
Lo studio dei nodi che rappresentano uomini di scienza non pi in vita, se ritenuto
necessario, pu essere approfondito con il materiale biografico, su modello dello studio di
Padget e Ansell (1993) sulla Firenze medicea del XV secolo.

109
merito ad un argomento ritenuto rilevante per lintera comunit scientifica:
la disputa tra riduzionismo e teorie della complessit, nellambito della
quale si pu vedere un paradigma in fieri sfidare limpostazione
tradizionale).
Al campione cos selezionato tra la popolazione della comunit
scientifica contemporanea possono essere inviati questionari per rilevare:
le relazioni personali di frequentazione e stima, lappartenenza ad
associazioni o istituti di ricerca, la partecipazione a convegni, lo scambio
di bozze prima della pubblicazione, etc. Di qui, se necessario, potrebbe
innescarsi un campionamento a valanga per ampliare il nostro campione.
Si avr cos la rete di relazioni tra i membri della comunit scientifica.
Variabili di attributo potrebbero essere i periodici scientifici letti o gli
autori preferiti scelti tra i classici (quelli che abbiamo in precedenza
considerato come paradigmatici, con la possibilit di aggiungerne altri).
In questa fase lindividuazione di subgroups (clique, N-clique, N-clan, K-
core) relativamente compatti e le procedure di blockmodelling volte
allindividuazione di sottoinsiemi di nodi con profili relazionali simili,
daranno indicazioni circa la nostra ipotesi di partenza. Gli indici di
centralit forniranno indicazioni relative ai nodi pi importanti (e potenti)
della rete;236 il loro studio pu essere approfondito con tecniche di
rilevazione non standard.
Dunque si passer allanalisi degli schieramenti in una situazione di
conflitto. La situazione di conflitto potrebbe anche essere simulata
obbligando gli studiosi ad esprimersi tramite una domanda del questionario
in merito al nascente paradigma delle scienze dei sistemi complessi.

236
Individuare secondo la centralit i nodi pi importanti non in contraddizione con quanto
detto circa la marginalit dei soggetti interessanti dal punto di vis ta delle innovazioni
paradigmatiche dato che, come specificato, questi hanno bisogno comunque di intermediari per
diffondere le loro idee, e la betweenes centrality rileva proprio la tendenza di un attore ad essere
tale.

110
IV. 5
Per uno studio lessicometrico del linguaggio scientifico

Oltre allaspetto relazionale dei paradigmi, ne abbiamo a pi riprese


sottolineato laspetto linguistico. Un paradigma, per essere comunicato e
condiviso da un gruppo, deve essere formulato linguisticamente, dunque
risulta sempre caratterizzato da un particolare modello grammaticale
(come direbbe Gargani).
Come detto, i sistemi sociali utilizzano la comunicazione come proprio
peculiare metodo di riproduzione autopoietica. Comunicare per
Paccagnella costituisce un processo di costruzione collettiva e condivisa
del significato,237 attraverso il quale si costruisce il mondo sociale in cui
si vive.238 Ci vale evidentemente anche per le scienze.
Ora, se Kuhn individua nei manuali il principale mezzo di
comunicazione dei paradigmi scientifici, possiamo ritenere che sottoporli
ad unanalisi del contenuto possa fornire importanti indicazioni circa il
linguaggio delle scienze contemporanee.
Seguendo le indicazioni di E. Amaturo e G. Punziano: lanalisi del
contenuto consiste essenzialmente in una scomposizione dellunit
comunicativa [] in elementi pi semplici [] in modo sistematico,
utilizzando cio criteri espliciti e standardizzti. 239
Dunque, per unanalisi quantitativa del lessico delle scienze si potrebbe
allora condurre unoperazione di text mining sugli stessi manuali
selezionati per lanalisi dei reticoli, nellipotesi che ad una vicinanza

237
L. PACCAGNELLA, Sociologia della comunicazione, il Mulino, Bologna 2004, p. 27.
238
R. ALBANO, L. PACCAGNELLA, La ricerca sociale sulla comunicazione, Carocci, Roma
2006, p. 20.
239
E. AMATURO, G. PUNZIANO, Content Analysis: tra comunicazione e politica, Ledizioni,
Milano 2013, p. 51.

111
relazionale tra i praticanti di diversi ambiti disciplinari rilevata con la
network analysis, corrisponda una condivisione del lessico dei rispettivi
manuali rilevata con lanalisi delle corrispondenze lessicali.
Con Bolasco possiamo ricordare che per text mining si intende
lattivit del ricercare nei testi, immaginati come miniere di dati da
esplorare, informazioni utili a produrre nuove conoscenze.240 Vale a dire,
si tratta di concentrare lattenzione su un insieme di parole chiave ovvero
quel lessico che risulta particolarmente significativo.241
Per esplorare il lessico scientifico, la versione digitale dei manuali sar
sottoposta allanalisi automatica dei testi operata tramite lanalisi delle
corrispondenze lessicali (ACL), una tecnica statistica di analisi
multidimensionale applicabile ai dati testuali:

Lobiettivo principale dellapplicazione di tale tecnica una prima


sintesi dellinformazione contenuta nei dati [...]. La tecnica consiste,
pertanto, nellanalizzare il modo in cui i vari elementi testuali si
combinano tra loro, evidenziando cos la struttura delle associazioni
e cercando di analizzare il modo in cui lintero dizionario si
distribuisce tra i vari testi che compongono il corpus in esame [...]. In
questo modo, possibile rappresentare graficamente un quadro
sintetico della struttura semantica generale, che mette in luce le
principali differenze tra i testi presi in esame. 242

Per analizzare laspetto linguistico del paradigma contemporaneo,


nellambito dei casi presi in esame, si prenderanno dunque in
considerazione le singole parole come unit significanti, unitamente a
variabili di contesto che fanno riferimento al nome dellautore e allambito
240
S. BOLASCO, Lanalisi automatica dei testi, Carocci, Roma 2013, p. 232.
241
Ibid., p. 134.
242
E. AMATURO, G. PUNZIANO, Content Analysis: tra comunicazione e politica, Ledizioni,
Milano 2013, pp. 166; 137.

112
disciplinare dei manuali dai quali esse sono estratte. Attraverso la tecnica
statistica di analisi multidimensionale possibile rappresentare
graficamente le associazioni tra righe e colonne di una tabella a doppia
entrata forme lessicali per testi. Le forme lessicali vengono prese in
considerazione in quanto modalit della variabile lessico, la quale viene
incrociata con la variabile testo che presenta tante modalit quanti sono i
testi presi in considerazione. In questo modo si ottiene una sintesi
dellinformazione contenuta nei dati; visualizzazione delle associazioni
multiple tra parole; connessione tra dati testuali e dati di contesto. 243
Giungeremmo cos ad esplorare empiricamente il lessico scientifico, a
rilevare leventuale condivisione del vocabolario tra le varie discipline, e a
controllare la nostra ipotesi.
Lanalisi automatica fornir preziose indicazioni sui significanti, che
dovranno essere integrate da considerazioni sui significati, i quali, come
abbiamo gi avuto modo di precisare, non sono sempre univoci.

243
Ibid., p. 137.

113
Conclusione

Come si potuto notare, in questo lavoro, pi che focalizzarmi su di un


singolo problema tentando di risolverlo, ho voluto inquadrare la questione
dei paradigmi nelle scienze (e dunque il rapporto tra realt e conoscenza)
tenendo conto di diversi argomenti: lho voluto considerare come una
sintesi dalla quale partire per eventuali future ricerche. Esse sono state
impostate nellultimo capitolo a rappresentare il punto darrivo di un
percorso che ha avuto origine in speculazioni filosofiche e che, passando
per la sociologia, ci ha condotti sino alla ricerca empirica. Questo
rappresenta non solo la parabola del contenuto di questo testo, ma anche il
mio personale percorso intellettuale.
Associare la riflessione teorica e filosofica con gli studi empirici di natura
sociologica e statistica, per fornire un contributo allo studio della
conoscenza la mia aspirazione.

114
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