Sei sulla pagina 1di 109
Se l'ho fatto io, chiunque pud farlo. = www. borsari.it Il meglio delPintraday .IN vm. Le tecniche pit efficaci per vincere nel daytrading anes) ‘ ay Pasti gratis nighese! Premesga dell'Autore ... Capitolo 1; Capitolo 2: Capitol 3: Capitole 4: Capitolo 5: Capitolo 6: Capitolo 7: Capitolo 8: Capitolo 9: Capitolo 10: Capitolo tt: Capitolo 12: Capitolo 13; Capitolo 14: Capitolo 16: Capitolo 16: Capitolo 17: Capitolo 18: Capitolo 19: Capitolo 20: Capitolo 21: Capitolo 22; Capitolo 23; Capitol 24; Capitolo 25; Capitolo 26: capitolo 27; Capitolo 28, Capitolo 29; Caratteristiche del day-trading I prezzi pit importanti ......-.-... . Limportanza del prezzo d'apertura . pag. 23 Le strategie operative sui prezzi dapertur -pag. 32 Segnaii ritardati sui gaps apertura ... pag. 37 Le strategie d'uscita dai trades intraday Lutiizzo dello stocastico in intraday .... Liutilizzo defo stop oss insieme allo stocastico ed alla volatilita .pag. 57 Filtrare i segnali dello stocastico . Supporti e resistenze intraday II trading intraday con le bande di Bolinger LICG (ndicatore Ciclo Giornaliero) . L’operativita intraday con IiCG e lindicatore di tendenza sottostante Le trappole intraday . Le variazioni percentuali medie durante il giomo ....-...+.s+e-+ pag, 123 Tradare le escursioni ote range dole prime due ore e mezza di contrattazioni . pag. 127 Le relazioni statistiche ut per racing treday seeeeeee eee es PAG. BE Irading intraday cont (RSI a 14 period ed i suoi derivati moderni ‘Tradare Tuncino: up-hook e reverse-hook Pag, 156 Esempi di uncino nel lungo periodo .... ‘Tradare Tuncino riatzista (up-hook) in intraday. | punti di ingresso . «pag. 171 Tradare [uncino tibassieta (reverse-hook) in intraday. | punti di ingresso . pag. 180. Tradere con le tenc-ines nei cic breve tennine Tradare con le trenc+lines in intraday 'pattems intraday Prevedere i prezzi del giorno dopo con il metodo dei floor traders americani -pag, 188 -pag.207 Visita i nostri siti: www. borsari.it www. migliorino.it www.migliorino.net Libri, Corsi, Software e Reports di Borsa Borsari Sas & unica casa editrice italiana specializzata in Libri, Corsi, Software e Reports di Borsa. . ms ws ISBN 88-88029-51-6 ei di scrivere questo libro un saba- rovavo al TraderShop di Roma, ‘edo) esista la pit vasta gamma di di trading del mondo (almeno a mia conoscenza): non ho potuto non osservare come, ormai, la stragrande maggioranza dei testi sulla Borsa riguardino il brevissimo ter- mine e, dunque, ho anche dovuto prendere atto che la “gamma” Borsari era “sbilancia- ta” verso il “‘medio-lungo” termine. Da li, la decisione di scrivere un libro sull intraday. Ho cercaio di mantenere il mio stile, evitan- do le teorie fumose (e di difficile applicazio- ne) e limitandomi a cid che, oltre ad essere stato “sperimentato” con successo da me e da altri, possa essere facilmente inglobato nella pratica operativa di tutti coloro che del trading intraday fanno una professione. Prima di cominciare a scrivere, ho letto tutto cié che c’era da leggere ed ho appli- cato tutto cid che sono riuscito ad applica- re; dopo aver fatto tutte le prove che rite- nevo necessarie, ho cominciato a lasciare che le idee si trasformassero in parole ¢ le parole in pagine di un libro. Da quel momento in poi, tutto si é compiu- sotto “dettatura”, ma chi mi legge, potreb- be pensare che l’anomalo caldo di questo maggio 2003 mi abbia fuso quel poco cer- vello che mi é rimasto e, dunque, potrebhe gia pentirsi di aver comprato il volume. Mi limiter, dunque, a dire che ho impie- gato meno di quattro settimane a scriverlo e cid, per un libro non facilissimo (come quello che state iniziando a leggere), non & roba da poco. Ovunque, in tutti i capitoli che leggerete, prevale la parte pratica: l’obiettivo é darvi gli strumenti per operare in intra- day efficacemente e facilmente; sono parti- to dal presupposto che chi punta i propri denari su trades cosi ravvicinati (nel tempo), non ha bisogno di molte teorie (spesso masturbatorie), ma di metodi sem- plici, rapidi e (quasi) automatici. Avrei potuto serivere quattrocento e pit pagine (“allungando” gli stessi concetti qui utilizzati in meta spazio), ma, quando a me terreno che si potrebbe esplora- sth del tempo, sono pervaso da ‘giramento di ciufoli”’: suppongo re-urfa parola di pit rispetto a quelle neces- sarie per trasmettere i concetti e la giusta comprensione dei metodi spiegati. potuto (facilmente) trovare altrove e, quando ho trattato argomenti “noti” (sto- castico, Rsi etc.), ho voluto darne un’in- terpretazione ¢ suggerirne un utilizzo ori- ginale: ho ritenuto che, se uno spende pid di settanta euro per un libro, ha il diritto di trovare molti concetti che non trova facilmente in opere simili. In questo, come in tutti gli altri (oltre trenta) libri che ho seritto negli ultimi cin- que anni, l’obiettivo dichiarato é di “migliorare” la comprensione e l’operati- vita del lettore; se riusciré, ancora una volta, a mantenere fede a quest’impegno, avré meritato i vostri soldi ed i vostri rin- graziamenti. Diversamente, ne sard sinceramente addo- lorato. CAPITOLO 1 Caratteristiche del oti a caratteristica fondamentale del day-tra- ding é la seguente: alla fine del giorno, . | izioni dev re chi Non importa quanto promettente sembri il giorno dopo, é solo un altro giorno che verra affrontato domani. Ho scelto di mettere questo concetto ad inizio libro, affinché nessuno lo dimentichi: chi fa day-trading, a fine giorno é flat; se non lo é, allora non é un day-ira- der e, molto probabilmente, é un pirla che si racconta delle “musse” (“palle”, in genovese) da solo. La tentazione di trasformare un day-trade perdente in una posizione multiday & semplicemente un costoso tri- buto all’ego (che non accetta la feroce scoppola di una perdita); chi é in questa situazione ha il sacrosanto dovere (verso se stesso ed i suoi familiari) di smettere subito e dedicarsi ad altro. Y In generale, quindi, chi fa day-trading segue (senza discutere) questi tre comandamenti: 1. alla fine del giorno é flat; 2. persegue un profitto giornaliero; 3. limita le sue perdite al minimo possibile. Il resto é conversazione da bar. In virtd di quanto sopra, un day-trader deve avere le seguenti caratteristiche: A. autocontrollo; - B. pazienza; C. flessibilita; D. metodo; E. determinazione; F. pulizia mentale. Autocontrollo In una singola seduta si presentano centinaia di oppor- tunita: senza autocontrollo il day-trading diventa un continuo rincorrere di treni persi ed inutilmente inse- guiti. Chi fa questo mestiere (ed é un mestiere durissi- mo), deve essere sempre padrone di sé e delle proprie emozioni. Se non lo é, gli suecedono due cose molto semplici: 1. si ammala; 2. perde un sacco di denari. ae 10 Non occorre aggiungere altro. Pazienza Il day-trader é come il cacciatore: si apposta, attende e, al momento opportuno, spara. Sparare troppo presto significa mancare il bersaglio. Farsi prendere dalla fre- nesia e dalla fretta (chissA perché poi?) é un problema di compatibilita con il mestiere che si é scelto: o si risol- ve il problema o si lascia perdere quel mestiere (altre soluzioni non ce ne sono). Flessibilita Tutti i traders (non solo i day-traders) hanno le loro regole ed usano i loro strumenti; a volte, perd, le oppor- tunita si presentano in maniera nuova oppure le situa- zioni vanno affrontate da un diverso punto di vista. Chi fa day-trading (pit di qualsiasi altro trader), deve esse- re pronto a cambiare approccio quando necessario: se un trading-system o un metodo di entrata non sono pill efficaci (per qualsiasi motivo), bisogna sapersi adattare al cambiamento. Spesso intestardirsi con i veechi meto- di, significa solo regalare denari a quelli pid furbi (che hanno saputo cambiare sistema). Metodo Fatto salvo quanto detto al punto precedente, é tuttavia evidente che bisogna affrontare questo mestiere con un metodo “sperimentato”: il chirurgo non pud operare senza aver padroneggiato il suo metodo di intervento e W Tattaccante di calcio non pué fare goal senza avere pro- vato e riprovato, in allenamento, tutti i suoi “colpi”. “Metodo” significa discernimento (separare i buoni dai falsi segnali), reazioni immediate alle opportunita ed ai pericoli e, soprattutto, riconoscere gli errori senza discutere (col proprio ego). Determinazione Quando giochi d’attaccante ed hai la palla favorevole, devi metterla dentro; se non lo fai, sei un bravo filosofo del football, ma non sei un attaccante che segna e fa vincere la sua squadra. Quando sei sul ring e l’avversa- rio si scopre, devi colpirlo e mandarlo git; se non lo fai, sei un pugile che prendera un sacco di botte e dovreb- bero consigliargli di smettere. Nel day-trading vale lo stesso principio: quando si presenta l’occasione, devi afferrarla senza tante masturbazioni mentali, come fosse una reazione automatica. Chi non ci riesce, non sara mai un buon day-trader. Pulizia mentale Il day-trader deve avere gia pulito la sna mente dalle offese dell’ego: non ci discute pid e, soprattutto, non ne ascolta le ragioni. Quando si trova in posizione perdente, non cerca di razionalizzare: accetta la perdita senza frapporre alcun indugio e chiude il trade, Questa é l’unica salvezza in que- sto difficilissimo mestiere, non farlo significa due cose: 1. mettere le sicure premesse per un successivo ricove- ro in neurologia; > 12 2. regalare i propri “piccioli” a chi, invece, é capace di farlo. Per arrivare a mantenere quest’approccio nel tempo, bisogna avere gia fatto un lungo cammino (anche spiri- tuale) e, quindi, chi é ancora all’inizio di quella strada, é bene che si astenga dal fare day-trading. CAPITOLO 2 I tradi: stems ono stato uno dei primi, in Italia, ad utiliz- zare un trading system. Ne ho anche inventato uno: Wintrade. So, dunque, quello che dico e non parlo per sentito dire. ‘Sta storia che bisogna “verificare” un trading system con il cosiddetto back-testing, per avere indicazioni (attendibili) sul suo comportamento futuro é nella stra- grande maggioranza dei casi una clamorosa stronzata. I mercati cambiano (oggi pi velocemente che mai) e, quindi, cid che andava bene cinque anni fa, oggi non va pit cosi bene. Vi invito a fare questa prova: verificate un trading system con i dati degli ultimi cinque anni, Probabilmen- te otterrete dei buoni risultati. Adesso verificatelo con i dati dei precedenti cinque anni; novanta su cento otterrete risultati peggiori. Andate ancora pid indietro di cinque anni: risultati ancora peggiori. Capite dove voglio arrivare? Lautore di quel trading system lo ha “fittato” sul com- portamento del mercato negli ultimi cinque anni, “dise- gnandolo” in maniera che rispondesse, al meglio, alle sollecitazioni esterne di quel periodo. Ma, probabilmen- te, cinque anni prima il mercato aveva dei comporta- menti “abbastanza” diversi, e cinque anni ancora prima potrebbe avere avuto comportamenti “molto” diversi. Ecco perché, spostandosi nel tempo, i risultati peggiorano. Ora, sulla base di queste premesse, non c’é alcuna prova che il buon comportamento negli ultimi cinque anni (passati) possa riprodursi nei prossimi cinque anni (futuri), esattamente come non si sono riprodotti negli anni precedenti ai cinque anni di buoni risultati. Quando (nel 1998) ho “ottimizzato” Wintrade, lho fatto sull’andamento del Fib dal 1993 al 1998; in back- testing i risultati erano straordinari. Negli anni succes- sivi, molte cose sono cambiate (é arrivato il mini-Fib, e’é stata l’esplosione del trading on-line, sono arrivati una marea di scalpers e day-traders etc.) e, dunque, le condizioni non erano pit le stesse. > 15 ’ E owvio che i risultati di Wintrade (e di qualsiasi altro trading system fittato sul periodo 1993-1998) sono cam- biati (e non avrebbe potuto essere diversamente). Dove voglio arrivare? Va benissimo utilizzare un trading system, purché l’uti- lizzatore: * comprenda che, al variare delle condizioni esterne, cambiano anche i risultati; © sia in grado di “ritarare” il trading system, in modo da tenere conto dei cambiamenti avvenuti; ¢ non si balocchi con l’irragionevole idea di avere tro- vato la sua personale miniera d’oro. Inoltre: un trading system che “ci prenda” nel 50% dei casi é la norma; se arriva ad azzeccarci tra il 60% e il 65% delle volte é buono; se ci prende intorno al 70%- 75% dei casi é molto buono (ed é una rarita); oltre il 75% é solo... una clamorosa e spudorata palla. Sto, ovviamente, parlando di performance medie, in un periodo di almeno tre anni. Secondo me, il day-trader vincente ha sviluppato un forte senso di osservazione dei comportamenti del mercato, e sa reagire (con profitto) a quei comporta- menti consolidati e ripetitivi che ha osservato. Per farlo, non ha bisogno di un trading system, gli basta la sua testa. eed 16 In questo libro esamineremo un certo numero di tecni- che di day-trade che sfruttano alcuni comportamenti “caratteristici” dei mercati moderni (fatti di market- makers, insiders, bounty-killers etc.); non c’é nulla di complicato (nel metterle in pratica) e l’unica difficolta che presentano sta nella rapidita di esecuzione, ovvero la determinazione con cui si affronta il trade (al momento dato, bisogna entrare o uscire, senza porsi domande). Osservazione, comprensione, metodo e determinazione nel day-trading sono pit che sufficienti per buscarsi una buona pagnotta; un eventuale trading system a ss 99 supporto sarebbe un “di pit”, non so quanto utile. 7 CAPITOLO 3 I prexzi pin importanti urante il giorno si formano quattro prezzi importantissimi: apertura, minimo, massi- mo, chiusura. Tra questi il pit importante é (secondo me) quello d’a- pertura. Vediamo di capire perché. Tutte le notizie successive alla chiusura del giorno prece- dente vengono “scontate” in apertura, quando la maggio- ranza degli operatori privati (diciamo i non-professioni- sti) entra o esce dal mercato “al meglio” (at the market). Se la Borsa di New York ha avuto delle variazioni signi- ficative, oppure c’é stato qualche avvenimento inatteso e di grande impatto emotivo, é quasi certo che il prezzo d’apertura scontera tutto in un colpo solo (spesso con un gap): quel prezzo, dunque, é molto spesso il massi- mo o il minimo del giorno. ee 18 Mettiamoci, per un momento, nei panni dei market- makers: cosa faremmo al posto loro, di fronte ad un’on- data di vendite o (il che ai fini di questo ragionamento é lo stesso) di acquisti? Siccome fare il market-maker significa buscarsi da mangiare (e da bere, vestirsi etc.) comprando e venden- do strumenti finanziari (o pensavate che lo facessero per bonta d’animo?), penso che l’unica possibilita (per non ingolfarsi di acquisti a prezzi “perdenti”) sia quella di fissare un prezzo “lettera” (ask) sufficientemente basso da: © essere sicuri di avere (gia) compratori a prezzi “denaro” (bid) pit alti; * scoraggiare tutti i venditori posizionati a livelli pia alti di prezzo. Avendo fissato il prezzo d’apertura a quel livello basso (dove avete comprato), cosa fareste subito dopo? Immagino che vorreste fare aumentare i prezzi, in modo da vendere (in corso di seduta) a prezzi pit alti cid che, in apertura, avete comprato a prezzi pit bassi; siceome siete i market-makers, suppongo che abbiate anche la possibilita di realizzare questo “desiderio”. Ora, ponetevi questa domanda: c’é qualche motivo evi- dente per cui si possa ritenere che i market-makers siano pit stupidi di voi e di me? No, quindi fanno esattamente quello che faremmo noi al 19 Y posto loro, anzi, siccome sono anche pit bravi di voi e di me (se no, non farebbero i market-makers) fanno di pit e di meglio (per le loro tasche). Cosa significa tutto cid? Se volete guadagnare denari in intraday, dovete fare esattamente cid che fa il market-maker: comprare quando lui compra ai prezzi cui lui compra (0 li vicino) e vendere quando lui vende ai prezzi cui lui vende (0 li vicino). Ecco perché il prezzo d’apertura é importantissimo: in quell’occasione ¢’é da una parte il (cosiddetto) mercato che compra o vende “al meglio” (at the market) e dal- Valtra i market-makers (che fanno quel mestiere da anni ed hanno quasi sempre guadagnato denari) che vendono o comprano “al meglio” (per loro). Su chi scommettereste? La domanda é talmente stupida da non meritare una risposta. Se il market-maker in apertura compra e il “mercato” vende, si compra insieme al market-maker e nelle ore (o minuti) successivi si vende insieme a lui. Viceversa se lui vende. Chiaro il messaggio? Se non puoi batterli, alleati con loro! - 20 Sul prezzo d’apertura, dunque, c’é un forte supporto 0 resistenza: quando in corso di seduta quel livello viene superato (al rialzo o al ribasso), 6, quasi sempre, tempo di comprare o vendere. E, subito dopo l’apertura, quali sono i prossimi livelli di supporto o resistenza? Il minimo ed il massimo del giorno precedente: quando vengono penetrati, é (quasi sempre) tempo di vendere o comprare. Perché questi due livelli sono, quasi certamente, sup- porto e resistenza? Per la ragione pid semplice del mondo: a meno che il mercato non abbia aperto sul minimo e chiuso sul mas- simo, su quei livelli si é fermato ed ha invertito dire- zione. Pit evidente di cosi! Meno importante, invece, é (secondo me) il prezzo di chiusura: generalmente ¢ influenzato dai day-traders che, a fine giornata (se non l’hanno fatto prima), chiu- dono le posizioni aperte. I day-traders, pers, non hanno “memoria” (ogni giorno é un’altra storia), dun- que non attribuiscono particolare significato al prezzo cui hanno liquidato le posizioni del giorno prima e, di conseguenza, non sono “motivati” a rientrare sugli stes- si valori. 21 In definitiva: per impostare alcune proficue strategie operative, dovremo tenere conto (innanzitutto) del prezzo d’apertura e, quindi, del minimo e del massimo del giorno prima. CAPITOLO 4 Limportanza del prezzo d’apertura olto spesso, nei giorni di panic-selling (0 panic-buying), il prezzo d’apertura é il minimo (o il massimo) giornaliero. Andiamo a vedere perché. Supponete che, a mercato italiano chiuso, qualche sim- paticone decida di buttar git |’Empire State Building o il ponte di Brooklin, mentre Wall Street é ad un’ora dalla chiusura. Immediatamente Ia Borsa americana si becca una randellata da panico e l’indice Dow Jones, che fin li sonnecchiava a +0,25%, sprofonda fino a chiu- dere a -6,5%. Quando, alle 9.15 del mattino dopo, Piazza Affari mette in moto il Fib ed il mini-Fib, ci sono migliaia di ordini di vendita at the market (al meglio). Chi sono i venditori? Quelli che sono long (al rialzo) e temono una replica del ce 23 crollo successivo all’attentato alle Twin Towers del 2001; poi ci sono anche quelli che, sulla medesima aspettativa, decidono di posizionarsi short (al ribasso). In breve, un’ondata di panic-selling si scaglia contro i pochi ordini d’acquisto posizionati sotto la chiusura del giorno precedente. Supponete di essere il market- maker del mini-Fib e, quindi, di dover garantire suffi- ciente liquidita a quello strumento (guadagnandoci anche dei soldi). Cosa fareste? Per cominciare “aprireste” le danze con un prezzo bid inferiore di qualche tick al minore prezzo ask che vi trovate nel book. Supponete di avere ricevuto 1000 ordini di vendita per altrettanti mini-Fib at the market (che non appaiono ancora nel book) e di avere 20 ordini di acquisto a 23400 (-2,5% rispetto al giorno precedente), 80 ordini d’acquisto a scendere fino a 22680 (-5,5% rispetto al giorno precedente) e infine 400 ordini d’acquisto a 22200 (-7,5%) rispetto al gior- no precedente. A che prezzo (sia bid che ask) aprite? Tenete conto che sul bid dovrete eseguire (comprare) i 1000 ordini di vendita at the market: siete il market- maker e quindi, in assenza di altri compratori, diventa- te il compratore di ultima istanza. Suppongo che potreste aprire a 22200 (ask) e 22150 (bid): comprate 1000 contratti a 22150 e ne vendete 500 a 22200. 24 Ve ne restano altri 500 (comprati a 22150) su cui rischia- te i vostri amatissimi “piccioli”: se mentre avete questi 500 contratti in mano, quel simpaticone di prima (0 qualche amico suo, anch’esso umorista) tira git anche la Torre di Londra e la Torre Eiffel, il mercato si becca un’altra scoppola da lisciare il pelo e voi ci rimettete anche le puzzolentissime mutande vostre (puzzolenti perché, in quell’eventualita, ve la siete fatta addosso). Grazie a Dio, la Torre di Londra e la Torre Eiffel resta- no al posto loro e, dunque, avete il problema di vendere quei 500 contratti, guadagnandoci dei denari. Cosa fate? La cosa pitt normale del mondo: “date Vimpressione” che il prezzo d’apertura non verra pit superato al ribasso (in modo da “stimolare” tutti i day-traders e gli scalpers che, nel frattempo, attirati dallo spread 22200 — 22150, si sono messi in movimento); dopo quella prima tornata, dunque, fissate i due nuovi prezzi ask e bid a 22205 ¢ 22160. E il segnale che molti attendono per comprare e comprano; la domanda aumenta ed i prezzi, ovviamente, aumentano tick dopo tick. Chi vende? Il market-maker, che deve “liberarsi” di quei 500 con- tratti, e quindi “organizza” la sequenza dei prezzi, in maniera tale che il minimo dell’apertura non sia pit rivisto (almeno finché ha “merce” da vendere). La figura 1 mostra il giorno successivo all’attentato alle 25 Y Twin Towers (si tratta dell’indice Mib30, ovvero il sot- y tostante del Fib): apertura in forte gap-down e rapido ieee recupero fino alle 11.00. Su quel gap-down c’erano tutti i presupposti per comprare. La figura 2, invece, mostra la situazione inversa: aper- tura in gap-up e, quindi, successivo declino dei prezzi. I gaps in apertura, dunque, sono delle straordinarie opportunita di acquisto o vendita. L’idea sottostante é che essi si formano per “intervento” dei market- makers, i quali: A. cenoscono la situazione meglio di chiunque altro; B. sono abituati a guadagnare e quasi sempre ci riesco- no; C. stabiliscono il prezzo d’apertura “al meglio” per loro. Facendo esattamente cid che fanno loro (e, quindi, |’e- satto contrario di cid che fa la stragrande maggioranza degli altri partecipanti al gioco), si “colgono” numerose opportunita di portarsi a casa delle discrete pagnotte (a rischio molto contenute), ore 11.00 La figura 3 mostra il profilo medio dell’indice Mibtel, in un giorno di apertura al rialzo: dopo il rialzo iniziale, il mercato se ne va (generalmente) in direzione contraria. Apertura 12-9-2001 14-900-01 La figura 4 mostra, invece, il profilo medio dell’indice Mibtel, in un giorno di apertura al ribasso: dopo il ribas- : so iniziale, il mercato si muove in direzione contraria, : Figura 1 Chiusura 11-9-2001 29100 25000 28000 28800 28700 28600 28500 24300 28200 28100 28000 27900 2raon 27700 27600 27500 20600 29500 29400 ae 26 27 Chiusura 1-7-1998 i 35300 Apertura 2-7-1998 PEREPPPLP EEE EE ES Figura 2 28 Figura 3 29 47,80 1748 17,90 1645 16,30 16,15 18,00 1545 1530 15.45 15,00 14.48 14,90 1495 14,00 13,45 13,90 9945 13,00 1245 12,90 12,48 12,00 1145 11,30 148 11,00 10,45 10,30 10.45 10,00 4003 1003 002 1002 Figura 4 1001 1001 +1000 17,30 1745 17,00 16,48, 16,30 16,15 18,00 1548 15,0 15,18 15,00 1445 1430 14415 14,00 13.45 43,30 1345 13,00 12,48, 12,30 1245 12,00 11,48, 14,30 145 11,00 10.48 10,30 10,15 10,00 948, 930 y Tn entrambi i casi (delle figura 3 e 4) apertura é il mas- simo o il minimo del giorno. Mi sembra d’avere “prodotto” sufficienti prove circa Vimportanza del prezzo d’apertura, che, come visto, riflette l’intervento dei market-makers, i quali, su quel primo livello di prezzi, gettano le basi per il loro “sgob- bo” (guadagno) quotidiano. a CAPITOLO 5 ategis erative sui preszi d’ Ir el mio precedente libro “Daytrade” ho diffusamente trattato l’Oops, uno dei pit efficaci patterns di inversione che inglobano il prezzo d’apertura. Val Ia pena ritornarei sopra e riepilogarne brevemente le caratteristiche e le opportunita che offre. Diciamo subito che l’Oops (sia al rialzo che al ribasso) segue un gap in apertura che, agli occhi della maggio- ranza degli operatori, conferma la tendenza preceden- temente in atto. Ne consegue che questi ultimi assume- ranno posizione in direzione di quella tendenza; se pero poco dopo l’apertura (entro un’ora e mezza) i prezzi girano in direzione contraria, significa che, almeno momentaneamente, la tendenza é cambiata. La figura 5 mostra un Oops da manuale: apertura in gap-down (rispetto al minimo del giorno precedente) e poco pit di un’ora dopo (ogni pallino rappresenta un - 32 prezzo di Fib rilevate a 15 minuti di distanza dal prece- dente) i prezzi penetrano al rialzo il minimo del giorno prima. La figura da anche un’ottima indicazione della strategia operativa: 1. dopo il gap iniziale, si posiziona un ordine d’acqui- sto tre ticks sopra il minimo del giorno precedente; 2. contemporaneo stop-loss tre ticks sotto il minimo del giorno corrente (fino al momento di entrare in posi- zione). Vediamone |’applicazione numerica alla figura 5: 1. ordine d’acquisto a 22460 (minimo del giorno prece- dente) + 15 = 22475; 2. stop-loss a 22410 (minimo del giorno corrente) —15 = 22395. In pratica, si assume un rischio pari a 22475 — 22395 = 80 punti per contratto Fib. Dopo essere entrati in posizione, i prezzi girano verso il basso fino a testare lo stop-loss (posizionato tre ticks sotto il minimo formatosi in apertura); il minimo di quel movimento all’ingiti (22405) non “becca” lo stop (22395) e quindi il trade continua fino al suo naturale compi- mento (in questo caso lo stop posizionato tre ticks sotto il minimo X). Il trade si chiude con 22705-22475 = 230 punti di utile, ee 33 y a fronte di un rischio pari a 80 e, quindi, con un reward/risk quasi uguale a 3. La figura 6 mostra una situazione opposta: apertura in gap-up ¢, quindi, inversione e penetrazione al ribasso del massimo del giorno prima. In questo caso la strategia operativa é la seguente: 1. dopo il gap iniziale, si posiziona un ordine di vendi- ta (short) tre ticks sotto il massimo del giorno prece- dente; 2. contemporaneo stop-loss tre ticks sopra il massimo del giorno corrente (fino al momento di entrare in posizione). Nei due esempi visti prima, il segnale di inversione si realizza poco tempo dopo l’apertura e cid é dovuto, principalmente, al fatto che il gap non é molto ampio e dunque i prezzi possono rapidamente chiuderlo. Diverso é, invece, il caso di un gap molto ampio che necessita di pit “lavoro” per essere richiuso. Lo vedremo al eapitolo seguente. 35, Apertura Massimo Figura 6 CAPITOLO 6 Segnali ritardati sui geps d’apertura bbiamo visto I’Oops chiudere entro un’ora e mezza dall’apertura il gap iniziale e favo- rire un buon trade in direzione contraria. Esaminiamo adesso un caso meno frequente, ma ugual- mente proficuo: il gap (ampio) che non si chiude entro un’ora e mezza dall’apertura. Osservate l’ampio gap-down in figura 7: dalla chiusura di 22355 del giorno precedente (il cui minimo é stato 22290) a 22055 dell’apertura del giorno considerato (ogni pallino rappresenta un valore del Fib rilevato a 15 minuti). Con le indicazioni operative dell’Oops (capitolo prece- dente) questo gap diventa un’opportunita che sfuma (vedete che il minimo del giorno prima viene attraversa- to al rialzo solo in prossimita della chiusura). Oceorre, dunque, una strategia alternativa: 37 ge2hi Figura 7 38 Y © se alla fine della prima ora e mezza di trading il minimo del giorno precedente non é stato superato al rialzo (e dunque non é scattato il segnale di acquisto posizionato tre ticks sopra detto minimo) e il prezzo ultimo é superiore a quello d’apertura di almeno tre ticks, comprare at the market con stop-loss tre ticks sotto il minimo del giorno (formatosi prima dell’en- trata in posizione); © se alla fine della prima ora e mezza di trading il prezzo ultimo é inferiore al prezzo d’apertura, com- prare a tre ticks sopra il massimo che si é formato dall’apertura in poi. Stop-loss tre ticks sotto il mini- mo di quello stesso giorno. In entrambi i casi, sara possibile “piramidare” al rialzo con un successivo acquisto tre ticks sopra il minimo del giorno precedente (come spiegato nel precedente capitolo). Nell’esempio di figura 7 avremmo comprato a 21915 (tre ticks sopra il massimo dei primi 90 minuti) con stop-loss a 21825 (90 punti di rischio), avremmo incrementato a 22305 (tre ticks sopra il minimo del giorno precedente), con stop-loss tre ticks sotto il precedente minimo di 22185, e saremmo usciti in chiusura a 22505 (comunque si metta il trade, alla fine del giorno si chiudono le posizioni). La stessa strategia (ovviamente al contrario) si utilizza sul gap-up che non si chiude dopo un’ora e mezza dal- Papertura: ¢ se alla fine della prima ora e mezza di trading, il massimo del giorno precedente non é stato superato > 39 al ribasso (e dunque non é scattato il segnale di ven- dita posizionato tre ticks sotto detto massimo) e il prezzo ultimo é inferiore a quello d’apertura di almeno tre ticks, vendere at the market con stop- loss tre ticks sopra il massimo del giorno (formatosi prima dell’entrata in posizione); © se alla fine della prima ora e mezza di trading il prezzo ultimo é superiore al prezzo d’ apertura, ven- dere a tre ticks sotto il minimo che si é formato dal- V’apertura in poi. Stop-loss tre ticks sopra il massi- mo di quello stesso giorno. In entrambi i casi, sara possibile “piramidare” al ribas- 8o con un successivo short tre ticks sotto il massimo del giorno precedente (come da Oops tradizionale). E inutile dire che le strategie di trading sui gaps d’a- pertura possono essere utilizzate su tutti gli strumenti che hanno una sufficiente volatilita (tale, cioé, da‘con- sentire un “apprezzabile” profitto intraday). Lesperienza dimostra che molti gaps sono seguiti da movimenti consistenti in direzione contraria e consento- no, davvero, di “buscarsi” una buona pagnotta con, relativamente, poco rischio. I migliori gaps sono quelli che si realizzano in direzione della tendenza prevalente (al momento in cui il gap si forma); se dopo il gap la tendenza inverte (come negli esempi di questo e del precedente capitolo), ci sono altissime probabilita di realizzare ottimi guadagni a basso rischio. 40 Se, ad esempio, dopo un prolungato periodo di tenden- za ribassista e su una notizia particolarmente negativa, si forma un gap-down, qualora si verifichi un’inversio- ne al rialzo (entro un’ora e mezza dall’apertura oppure dopo), questa aumenta notevolmente le probabilita di un consistente movimento intraday al rialzo. Viceversa, se dopo un prolungato periodo di tendenza rialzista e su una notizia particolarmente positiva, si forma un gap-up, qualora si verifichi un’inversione al ribasso (entro un’ora e mezza dall’apertura oppure dopo), questa aumenta notevolmente le probabilita di un consistente movimento intraday al ribasso. Potremmo affrontare il tema relativo alle implicazioni dei gaps sulla tendenza di medio-lungo periodo, ma, ai fini del day-trading, la questione é assolutamente irrile- vante: l’orizzonte temporale del day-trader si chiude a fine seduta e quindi quello che succedera domani (in conseguenza di quanto accaduto oggi) é di nessuna importanza pratica. Con cid si vuole ribadire il concetto seguente: lasciare una posizione aperta in overnight solo per inseguire le “presunte” benefiche ricadute di un gap sulla seduta di domani, nel day-trading E UNA COLOSSALE STRON- ZATA. at CAPITOLO 7 Le str: ie d’usci i trades intrada ‘questo punto, si pone il problema di indivi- ware le regole d’uscita da un trade intra- day. I suggerimenti che seguono sono tratti dall’esperienza dei migliori day-traders moderni: ¢ nel momento in cui il trade si dimostra vincente, posizionare IMMEDIATAMENTE uno stop ad un livello tale da recuperare il prezzo di entrata, le commissioni e 10 ticks di profitto. In tal modo, anche se il mercato dovesse repentinamente girare in direzione sfavorevole, si uscirebbe (quasi sempre) almeno in pareggio. ¢ E sempre preferibile entrare in posizione con pit contratti (piuttosto che uno solo); in tal modo, sup- ponendo che i prezzi si muovano a favore del trade, su una meta dei contratti si uscira al raggiungimento di un obiettivo prefissato, mentre sull’altra meta si restera in posizione (se necessario anche fino alla ae 42 chiusura, ma non oltre), con uno stop determinato come al punto precedente (prezzo di entrata, com- missioni e 10 ticks di profitto). ¢ E anche ragionevole posizionare un trailing stop- loss, usando il massimo o il minimo dell’ultima ora. Nel caso di un trade al rialzo, ogni ora si posizionera uno stop-loss tre ticks sotto il minimo realizzato in quell’ora; in un trade al ribasso, invece, lo stop-loss sara posizionato tre ticks sopra il massimo realizzato in quell’ora. Gli stops saranno aggiornati ogni ora. Vediamo l’applicazione di questi principi al trade di figura 6, rielaborata come in figura 8. Stando a quanto detto nel capitolo 5, si entrava short a 22460 (massimo del giorno precedente) —15 (tre ticks) = 22445. Stop-loss a 22510 (massimo al momento dell’entrata) + 15 (tre ticks) = 22525. Subito dopo, il future formava un altro massimo a 22515 (quindi non faceva seattare lo stop-loss) e ripiom- bava in basso, in direzione favorevole al trade. Quando il minimo a 22405 veniva superato al ribasso ed i prezzi arrivavano a 22200, lo stop veniva abbassato a 22445 {prezzo di entrata) — 60 punti (commissioni + profitto) = 22385. A questo punto si formava un massimo a 22305 e, utiliz- zando il metodo del massimo dell’ultima ora, lo stop veniva abbassato a 22305 +15 = 22320. 21995 22515 22510 a Figura 8 Continuando a posizionare lo stop tre ticks sopra il massimo dell’ultima ora, il trade si chiudeva a fine seduta (0 poco prima, per evitare di trovarsi “nell’in- gorgo finale”), con grande soddisfazione. In alternativa, supponendo di essere entrati con (alme- no) due contratti, si poteva chiudere meta posizione a 22445 (prezzo di entrata) - 160 (due volte il rischio, misurato dalla differenza tra il prezzo di entrata e il primo stop-loss) = 22285. Quindi si continuaya-con l’altra meta dei contratti, posizionando lo stop a 22385 (prezzo di entrata - com- missioni - 10 ticks di profitto). In questo caso, questa seconda strategia sarebbe stata meno efficace della prima, ma cid non significa che sia sempre cosi e, dunque, questo metodo non va scartato solo perché perdente in quest’esempio. CAPITOLO 8 Lutilizzo dello stocastico in intraday imostreré che lutilizzo dello stocastico, cosi come molti lo utilizzano, é una scandalosa stronzata e, quindi, per non andare dietro a segnali pericolosamente fuorvianti, occorre che il letto- re sia istruito sul significato di stocastico e sulle corre- zioni che, ad esso, vanno apportate. Partiamo dalla formula tradizionale dello stocastico: 8% = (Vu — Min) / (Max - Min), dove: ¢ S%= stocastico (espresso in percentuale); © Vu = valore ultimo dell’indice (0 titolo, ete.) in que- stione; © Min = minimo dell’indice nel periodo considerato; © Max = massimo dell’indice nel periodo considerato. Prima domanda facile facile: che valori pud assumere lo stocastico? 46 Al minimo pus essere 0% ed al massimo pud essere 100%. Vi é chiaro? Se Vu = Min, lo stocastico é 0%; viceversa se Vu = Max, lo stocastico é 100%. Dove sta allora la stronzata? Nel delimitare le zone di surriscaldamento sotto il 25% e sopra il 75%; in pratica, si ritiene che, se lo stocastico é sotto il 25%, si registrano condizioni di ipervenduto e, quindi, il mercato (o il titolo, etc.} é prossimo ad un’in- versione al rialzo; viceversa, se 6 sopra il 75%, si regi- strano condizioni di ipercomprato e, quindi, il mercato {o il titolo etc.) é prossimo ad un’inversione al ribasso. Avete capito che grossolana cazzata é questa? Non l’avete capito? Allora seguitemi con attenzione: se i prezzi superano al rialzo il massimo precedente é, secondo voi, un segnale d’acquisto 0 di vendita? Ovviamente é un segnale d’acquisto. Che succede allo stocastico in questa eventualita? Che segna 100% e, quindi, essendo in ipereomprato, ci dice che é tempo di vendere: I’esatto contrario. Altra domanda: se i prezzi superano al ribasso un pre- cedente minimo é tempo di comprare o di vendere? 7 47 Y Ovviamente é tempo di vendere. Y Che succede allo stocastico in questo caso? Che segna 0% e, quindi, essendo in ipervenduto, ci dice che é tempo di comprare: ancora una volta, l’esatto contrario. Chi usa questo strumento in questa maniera demenzia- le, é uno che deve essere interdetto. Capite bene che durante i grandiosi rialzi di Borsa, quando per settimane o per mesi si stabiliscono in conti- nuazione nuovi massimi, lo stocastico continua a dire di vendere (facendo perdere le migliori occasioni di guada- gni al rialzo); viceversa, nelle fasi di scoppole da lisciare il pelo, quando per settimane o per mesi si stabiliscono in continuazione nuovi minimi, lo stocastico continua a dire di comprare (facendo raggelare il sangue nelle vene a quegli sciagurati che hanno avuto la stupidita di segui- re quel consiglio). Cosi come molti lo usano, dunque, lo stocastico é un’a- berrazione mentale. Osservate la figura 9 e constatate di persona come i segnali di vendita siano, quasi sempre, degli ottimi acquisti e, viceversa, i segnali di acquisto siano delle ottime vendite. Ho dunque rielaborato l’intera questione per ricavarne un affidabile indicatore di day-trading. 48 49 Y Iniziamo dalla formula per calcolare lo stocastico da utilizzare in intraday: S% = (Vu ~ Min) / (Max - Min); dove: © $%= stocastico (espresso in percentuale); ¢ Vu = valore ultimo dell’indice (0 titolo, etc.) in que- stione; ¢ Min = minimo dell’indice (0 titolo etc.) nelle ultime tre ore e mezza; © Max = massimo dell’indice (o titolo etc.) nelle ultime tre ore e mezza. La figura 10 mostra lo stocastico, calcolato come sopra, tracciato sul Fib rilevato ogni 15 minuti. Che problema si presenta con questo stocastico “veloce”? Che é troppo... veloce e, quindi, troppo “erratico”. Per “dargli una regolata”, sostituiamolo con la sua media mobile a tre ore e mezza (come in figura 11). Va molto meglio, no? Osservate la suddetta figura per dieci minuti e poi rispondete a questa domanda: come individuereste i segnali di acquisto e vendita? Mentre voi spremete un po’ le meningi (sicuramente non vi fa male), io vado a prendere un cappuccino al bar (sicuramente non fa male neanche a me). 50 i Mn | i i rn M| a sf Gi ITAA PEEEEEELET EE Figura 10 51 211303 187903 177903 zg Y Di ritorno dal bar, vi propongo la figura 12, dove le oe frecce verso |’alto (sulla linea 25%) significano acquisto e quelle verso il basso (sulla linea 75%) vendita. 203 . oe “, ‘ ta a Non vi sembra che ci sia del “valore aggiunto”, rispetto all’impiego tradizionale dello stocastico veloce? air Ma, e sento gid la domanda, quei segnali (a volte) sono distanziati di oltre un giorno e, spesso, hanno la chiusu- anaes ra tra di loro. Embeeh? 19/03 A fine seduta si chiude il trade aperto quel giorno e I’in- domani si ricomincia col segnale successivo. 1ar303 Diversamente (in alternativa alla chiusura del trade a fine seduta) si ricorre ad uno stocastico ad un’ora e tre a quarti (invece che tre ore e mezza), come in figura 13. an E, al solito, lo si sostituisce con la sua media mobile ad un’ora e tre quarti (vedere figura 14). a I segnali riscontrabili con lo stesso metodo di figura 12 (acquisto sulla 25% e vendita sulla 75%), vanno utiliz- zati in prossimita della chiusura della seduta, per indi- sais viduare il punto di chiusura del trade (piuttosto che chiudere, comunque, a fine giornata). t = 7 —— sas E lo stop-loss? PER EER EEE EEE EEE EG Figura 11 Lo vedremo al prossimo capitolo. 52 53 PEEEEREREGREEERRR REE Ge Y GEEEEEREEE HES EEERRE Bes 2513103 2513103 2asam03 2af3103 aires 2173103 2073103 20303 191803 1973703 18/3708 1078103 17308 1713903 tars 44303 108 yas 42303 1278703 118/03 11303 Figura 12 : Figura 13 54 55 y PERREE REET ERE EEE ERE Ese Figura 14 56 24103 2113103 1913103 199703 17303 19am 2403 11903 CAPITOLO 9 Lutilizzo dello stop-loss insieme allo stocastico ( ) atemi subito dire che lo stocastico, per sua a stessa costituzione (la maniera in cui viene calcolato), funziona molto meglio nelle fasi orizzontali piuttosto che in quelle di tendenza (al rialzo o al ribasso) chiaramente definita. Il suo utilizzo, dun- que, é da preferire nelle situazioni di “cazzeggiamento laterale”. Come riconosciamo le fasi laterali? Dall’indicatore di volatilita (figura 15), caleolato con la formula: Deviazione standard ad un giorno / Media mobile ad un giorno. Sopra I’1,0% c’é “movimento”, sotto é “cazzeggiamento”. In figura 15 si vede come, a parte un, breve periodo, il Fib sia quasi sempre andato in orizzontale. Dopo questa premessa é fondamentale ribadire il 57 Figura 15 58 20800 : 243103 217308 s9raras sH3I0g ar03 19703 1273408 1113003 seguente concetto: in Borsa non esistono “segnali sicu- ri” (il Padreterno non ha ancora trovato il tempo di comunicarceli in tempo reale) e, di conseguenza, qual- siasi trade deve essere (immediatamente) protetto da stop-loss (mentale oppure realmente posizionato). In figura 16 ho indicato con le frecce rivolte verso destra i minimi immediatamente precedenti ai punti di entrata long, sotto cui posizionare gli stops, e con le frecce verso sinistra i massimi immediatamente prece- denti ai punti di entrata short, sopra cui posizionare gli stops. Sopra o sotto di quanto? Questa é una questione che deve essere risolta mercato per mercato e strumento per mercato. Lobiettivo, ovvia- mente, é quello di limitare, da una parte, le perdite in caso di trade sbagliato e, dall’altra, di non farsi buttare fuori troppo spesso dai trades vincenti: il day-trader cal- colera statisticamente qual é sullo strumento considerato la migliore distanza dai massimi e dai minimi che combi- na al meglio l’esigenza di limitare al minimo le perdite (di un trade sbagliato) e massimizzare i profitti (restando in posizione quando la direzione é quella giusta). Molti traders, sui futures relativi agli indici di Borsa, usano tre ticks, ma non é detto che sia la soluzione migliore, La figura 17 mostra gli stops che sarebbero scattati applicando il metodo dei tre ticks. > 59 PEER EEEEEE REEL EER Figura 16 60 2403 213103 2019903 ‘8r3/03 1993703 17803 199703 13903 2503 210803 2mrai09 11ai08 143703. 1373903 40303 Nei tre casi A, B e C saremmo stati stoppati e, con gran- de evidenza, nel caso B avremmo dovuto fare un grande sforzo di volonta per non “mangiarci gli attributi maschili rotondi”. Il caso B avrebbe potuto essere risolto con uno stop-loss spazio temporale: tre ticks per un’ora. In altri termini: se il Fib fosse rimasto per un’ora di fila tre ticks sotto il minimo precedente, lo stop-loss sarebbe stato attivato. E un metodo che io utilizzo molto nel trading di medio periodo (lo stop si attiva al permanere del Fib, per tre ore di fila, 150 punti sopra o sotto il massimo o il mini- mo precedente al punto di entrata), dove peré le aspet- tative di reward, cioé il guadagno potenzialmente rea- lizzabile, consentono di sopportare (nella maggioranza dei casi) questo sostanziale ampliamento dei parametri dello stop-loss. Nel trading intraday, a volte, attendere un’ora prima di fare scattare lo stop pué risultare fatale. E quindi? Probabilmente, la soluzione migliore é quella di “filtra- re” ulteriormente i segnali di entrata. Lo vedremo al capitolo successivo. 62 CAPITOLO 10 ‘iltrare i alli_ di tico bbiamo visto che lo stocastico, cosi come utilizzato nei precedenti capitoli, segnala con sufficiente attendibilita le svolte al rialzo ed al ribasso e, quindi, consente (nella maggio- ranza dei casi) di assumere posizioni vincenti. Il problema nasce nell’utilizzo in tandem con lo stop- loss, che alcune volte pud annullare il beneficio di un buon segnale, semplicemente mettendoci fuori gioco un attimo prima che il mercato vada nella nostra direzio- ne. Questa spiacevole conseguenza deriva da una causa ben definita: lo stocastico, spesso, anticipa i punti di svolta e, dunque, lo stop-loss corre il rischio di essere “colpito” subito dopo. Per evitare (o limitare) il problema, dunque, occorre mettere un filtro che confermi, subito dopo il segnale fornito dallo stocastico, l’avvenuta inversione (confer- mare non significa, ovviamente, certezza al 100%, ma “aumentare significativamente” le probabilita). - 63 Y It metodo che io utilizzo @ quello del superamento del y massimo o del minimo delle tre ore precedenti. ssa Cerchiamo di capire il concetto, prima di vederne |’ap- plicazione pratica. La teoria di Dow sostiene che, affinché una tendenza sia considerata al rialzo, deve formare massimi e minimi 21803 crescenti; viceversa, al ribasso, formera massimi e mini- mi decrescenti. Accetteremo, dunque, un segnale rialzista dello stocasti- co (e, quindi, ci posizioneremo long), solo se e quando il massimo delle precedenti tre ore sara stato superato (al rialzo) di almeno tre ticks; accetteremo un segnale ribas- sista, solo se e quando il minimo delle precedenti tre ore wae sara stato superato (al ribasso) di almeno tre ticks. La figura 17 bis mostra i massimi ed i minimi da supera- fae re (nelle situazioni A, B e C di figura 16) per convalida- re i segnali di entrata dello stocastico. jaams Una volta entrati in posizione, lo stop-loss va posiziona- to tre ticks sopra il massimo delle tre ore precedenti sas (trade al ribasso), ovvero tre ticks sotto il minimo delle tre ore precedenti (trade al rialzo). 12303 Un atteggiamento pit aggressivo sarebbe quello di con- siderare il massimo o il minimo dell’ultima ora (invece 193003 che di tre ore): il lettore é invitato ad esaminare “stati- g s z 3 2 8 g 5 sticamente” il mercato su cui opera e decidere per suo aid ais ies Pe: it iii conto la soluzione migliore. : Figura 17 bis Decteierneeee > veceeeeceeee Mae 64 65 Questi continui richiami allo studio ed all’analisi dei mercati hanno lo scopo di costringere chi legge ad assu- mere una parte attiva nell’applicazione dei metodi di trading esposti in questo libro, in modo da fargli com- prendere che, senza il suo diretto intervento, non esiste “sistema” al mondo che possa funzionare. Non mi stancheré mai di dire cid: chi compra un libro e spera di arricchirsi semplicemente applicando alla lette- ra le indicazioni in esso contenute, é uno che crede alle favole. Un libro é solo input da cui partire per svilup- pare il proprio metodo di trading; sono talmente tanti i casi che si possono presentare e talmente tante le possi- bilita operative che, nelle pagine di un libro, é solo pos- sibile delinearli e fornire le soluzioni generali. Chi legge deve fare il resto. Ancora una volta: pasti gratis nighese. CAPITOLO 11 Supporti e resistenze intrada on ho alcun dubbio che chi legge sia gid familiare con i concetti di “supporto” e “resistenza”; ho invece dei dubbi sul fatto che i suoi concetti siano uguali a quelli degli altri tra- ders. Voglio dire che ognuno ha la sua maniera di inter- pretare, calcolare e posizionare questi livelli e, dunque, non proverd neanche ad avventurarmi in un’analisi approfondita di tutti i metodi utilizzati. In questo come in altri casi della vita, vale il principio di utilita: le cose non sono giuste o sbagliate, ma solo utili o inutili; se i supporti e le resistenze utilizzati hanno (storicamente) prodotto buoni risultati, conti- nuare ad utilizzarli é d’uopo, diversamente é una per- versione della mente. Personalmente ritengo che i pid importanti livelli di supporto e resistenza intraday siano nell’ ordine: 1. il prezzo d’apertura del giorno; 67 Yooa massimo ed il minimo del giorno precedente; 3. la chiusura del giorno precedente. perl dy Vi invito ad osservare la figura 18 (indice Mibtel rileva- | { to ogni 15 minuti), dove le linee orizzontali rappresen- i tano il prezzo di apertura del giorno considerato: potre- te notare che, quando il prezzo di apertura viene pene- trato in una direzione o nell’altra, cid prelude (quasi | sempre) ad un consistente movimento nella direzione in iii cui viene penetrato. Da cié possiamo agevolmente Ld AND OS OY, ® & NONON SRERUSSORS: dedurne che tale livello é davvero importante nel tra- i | ding intraday. i | Pea dG In figura 19 e 20 ho riportato (rispettivamente) lo stesso i | | indice con i livelli del massimo e del minimo del giorno precedente. Ancora una volta é possibile constatare che j anche questi sono livelli importanti e, quando penetrati Li | (in una direzione o nell’altra), danno il via ad apprezza- bili movimenti nella direzione in cui sono stati penetrati. Span issaRa: Ey ABP SISSER! Bo Reka ree Tra constatare l’impoertanza di un livello di prezzi e trarne una regola utilizzabile nel trading intraday, c’é i peré una bella differenza: si tratta di utilizzare un i if discriminante che ci faccia accettare certi segnali ed eli- minarne altri. f 7 i Potremmo, ad esempio, accoppiare i break-outs (rottu- | = re al rialzo) delle resistenze ed i break-downs (rotture al ribasso) dei supporti con le indicazioni dello stocasti- mas & NOW Po neon sae eon, SNRSNSASRS: eo = > o @ @ Ronan NRawsso: e co visto al precedente capitolo 7. In poche parole: le rotture sarebbero “filtrate” dallo stocastico, il quale fungerebbe da “selezionatore” dei segnali di entrata. 16900 |} 16880 16800 16750 16700 16650 |-— 16600 }~~ 16550 16500 16450 | ———— 16400 | 18350 16300 46250 |- 16200 }--—-—— 16150 |~ 16100 33 gs ee e Figura a he 68 69 16000 45850 |, 135900 15850 15800 15750 45700 fp 15650 2s 46050 |-- une bi x OCGS Se St Ne Veron eNr WornronwtNr Qwovaron bene Gs: TESST Sr ge ee EEE EEE HIE EE EE TEE SEIT CE EEE EEE Ge 19, ¥ AN 2: S52. hi ele TEESE eee eee amen 2m aeaHa 28 om ey EIS 7 Oiironsede Worn sede 8S ANA Swoon Mende 2 Oneal % jot: SESE SES SSL GSS OS SC LESS HET SESE LSAT SISK SE STIS SII SE Se ss anes 3 o WAY osgsL ones Og2s oo8sh osest 006s) os6sh ‘00031 ososL OOLOE OSHOL 00791 oszon ootSE osest ‘S0roL OSroL oosor ossor oo99F osgoL oozoL OSZ9L oogsL Osea) 00691 OS69L ooo. Figura 20 Figura 19 71 70 La figura 21 mostra l’insieme dei livelli di supporti ¢ resistenze (apertura del giorno, massimo e minimo del giorno precedente) su cui é stato tracciato lo stocastico: é agevole controllare come accettando i break-outs solo quando lo stocastico é al rialzo e i break-downs solo quando é al ribasso, ci si limita ad effettuare (quasi sempre) dei trades vincenti. In figura 22 si vede il dettaglio di un segnale di acquisto {punto A) sul break-out del prezzo d’apertura con le stocastico al rialzo e di un segnale di vendita (punto B) sul break-down del minimo del giorno precedente con lo stocastico al ribasso. 72 Figura 21 313903 2873703 27303 2103 s710s 74 CAPITOLO 12 I wading intraday con le bande di Bollinger associate al Momentum 0, ovviamente, per scontato che chi legge conosca gia la teoria sottostante alle bande di Bollinger. Uno degli impieghi pit utili di tale strumento riguarda la determinazione dei livelli di supporto e resistenza, sui quali (eventualmente) impostare un nuovo trade oppure uscire da un trade ancora aperto. La figura 23 mostra un tipico esempio di bande di Bol- linger, tracciate sul Fib rilevato ogni 15 minuti. La linea mediana é la media mobile a 7 ore, mentre le due linee esterne si ricavano sommando {per ricavare quella superiore) e sottraendo (per ricavare quella infe- riore) alla suddetta media mobile a 7 ore il doppio della deviazione standard (sempre a 7 ore). Si tratta di funzioni gid “codificate” in Excel e, dunque, non c’é alcun problema a calcolare le tre linee suddette. 78 YI metodo di trading che si associa alle bande di Bollin- ger &: vendere sul lato superiore (resistenza) e compra- re sul lato inferiore (supporto). Il problema, peré, é che non sempre, dopo il contatto con una delle due bande = suddette, si verifica (immediatamente) un’inversione (e quindi un trade vincente); a volte, prima che l’inversio- ess + R) { ss ne si verifichi, passa parecchio tempo, nel quale i prezzi 1 payee continuano ad andare nella “vecchia” direzione, e dun- que l’entrata si trasforma in perdita. a earner fee L Si tratta, dunque, di associare a questo strumento l’uti- lizzo di un oscillatore, il quale abbia lo scopo di “indi- care” pili tempestivamente il tempo del reversal. La figura 24 mostra la velocita della media mobile a 7 ore (vista prima), che, praticamente, si ricava sottraen- do all’ultimo valore di media mobile il valore immedia- tamente precedente oppure (il che é lo stesso) sottraen- do dallultimo valore del Fib (o qualsiasi altro indice, valuta, etc. si stia esaminando) quello di 7 ore fa. Sulla velocita (qualeuno la chiama Momentum) di figura 24 ho tracciato una media mobile a 7 ore, che, quando penetrata al rialzo o al ribasso, segnala (quasi sempre tempestivamente) l’inversione sul Fib. La figura 25 fa vedere le bande di Bollinger e la velocita tracciate sullo stesso grafico. Mentre la figura 26, per maggior chiarezza di dettagli, mostra una porzione della suddetta figura 25. y In pratica: nel punto A di figura 26 avviene il contatto del Fib con la banda superiore, ma, per utilizzare quel segnale (per un’operazione short) bisogna attendere che, nel punto B, la velocita penetri al ribasso la sua media mobile; la ricopertura dello short avviene nel punto C, dove, dopo il contatto con il lato inferiore delle bande di Bollinger, la velocita supera la sua media mobile. 81 ’ Y ERERRREERERELERS EER TEEEER EE? i" 5 i CAPITOLO 13 }— AOS I i di entr: i uscita con gli incroci di medie mobili sea mio primo libro (“Un metodo facile per vin- cere in Borsa”) fu un successo straordinario: T omnes per la prima volta in Italia (il libro fu pubbli- cato ad inizio 1988) una tecnica di trading “semplice”, =}: . “ys *. . . 20303 quella che utilizza le medie mobili, veniva spiegata in maniera facile ed accessibile a tutti. . . ar . Lt 1 | anruea Da allora io ho scritto trenta libri di Borsa, su vari argomenti di analisi tecnica e fondamentale, e le medie mobili sono state trattate “in tutte le salse” da molti Lt swans altri autori. Oggi (aprile 2003) chiunque faccia trading é (pili o meno) familiare con questo strumento. _| 11 osems Nonostante cid, ritengo importante ritornare sull’argo- mento, in modo da mostrarne le applicazioni pratiche al trading intraday (ancora una volta, do per scontato aarues che il lettore sappia come costruirsi una media mobile e ne conosca 1’utilizzo nel trading). 2103, La figura 27 mostra il Fib rilevato ogni 15 minuti e la : Figura 27 sua media mobile a 7 ore; le frecce verso l’alto indicano i punti di acquisto e quelle verso il basso i punti di ven- dita. Visto cosi, sembrerebbe un grandioso strumento di tra- ding: ne] periodo considerato ci avrebbe (quasi sempre) fatto fare buone operazioni. Qual é il problema allora? Osservate il dettaglio di figura 28: sul segnale di vendita del 26 marzo, si “realizzano” due falsi segnali, prima che i prezzi “imbocchino” la strada del ribasso. In pratica: chi fosse entrato short sul primo attraversa- mento verso il basso della media mobile, sarebbe stato stoppato nel successivo attraversamento verso alto. Poi sarebbe rientrato sul secondo attraversamento verso il basso, per essere di nuovo stoppato nel successi- yo riattraversamento verso l’alto. Finalmente (ammesso che a questo punto avesse avuto ancora voglia di fare quel trade) sarebbe entrato praticamente a fine seduta e, dunque, avrebbe dovuto chiudere la posizione subito dopo. Perché si verificano questi “giri di fumo”? Perché ci sono stuoli di bounty-killers (cacciatori di stop-losses) che su questi attraversamenti di medie mobili ci vanne a nozze: sanno di trovare decine di day- traders che fanno la stessa cosa (shortano il Fib e posi- 84 ARGEGRREEELLELEEEERRLEE EE Figura 28 85 zionano uno stop-loss qualche tick sopra) e, quindi, li impallinano senza lasciargli scampo. E non va meglio in figura 29: ancora una volta, il segna- le di ingresso (stavolta al rialzo) viene vanificato dal successivo attraversamento verso il basso della media mobile. E, allora, come si risolve il problema? Trovando un compromesso: si rinuncia ad un poco di tempestivita dei segnali per aequisire pid affidabilita degli stessi. La figura 30 mostra l’applicazione pratica di questo concetto: insieme alla media mobile a 7 ore, ho tracciato anche quella a 2 ore (di colore pit chiaro). I segnali si ottengono quando la media pit breve attraversa quella pit lunga. Controlliamo (figura 31 e 32) se questo metodo risolve i problemi di figure 28 e 29 e constatiamo che, in questi due casi, i problemi sono risolti in modo soddisfacente. Che rapporto si utilizza tra le medie mobili? ‘Tre oppure quattro (in pratica, la media pid breve avra un periodo tre o quattro volte inferiore a quella pit lunga); nei diversi casi di suo interesse, il lettore ricer- chera all’interno dell’intervallo suddetto il rapporto migliore, quello che coniuga, al meglio, tempestivita ed affidabilita. ~ 21045 21930 2915 21900 2885 21070 21088 21840 21825 248t0 29705 780 1785, 750 1735, 21720 24705 21680 21675 21060 2184s 21630 21815 21600 PERLRERERERRLLEE ELE LE y Figura 31 Figura 30 89 21765 21780 ai675 21615 21600 31303 Un ulteriore passo avanti nella direzione di ridurre il rischio di falsi segnali si realizza associando il metodo delle medie mobili visto in questo capitolo con lutilizzo del Momentum (come fatto al capitolo precedente). Il lettore é invitato a procedere per conto suo in tal senso. 91 CAPITOLO 14 Le fasce mobili ( \ orniamo ancora sulle medie mobili: cosa rap- presentano, in pratica, queste linee? Supporti e resistenze! Ecco perché il loro attraversamento (in una o V’altra direzione) é un segnale di acquisto 0 vendita. Osservate, in figura 32 bis, la linea orizzontale tratteggia- ta in corrispondenza del punto di penetrazione della media mobile: é il supporto pid importante di quel giorno. Stessa storia in figura 33: qui il livello di attraversamen- to é una resistenza. Partendo, dunque, da questa constatazione (le medie mobili sono supporti e resistenze), possiamo sviluppare il concetto di trading con le medie mobili fino a farle diventare “fasce mobili”. 92 93 2 z RREeeES3 82 gid FEEREEERREGERERR EEE — a Poh beet 31303 |i usm Figura 33 94 Osservate la figura 34: sono le fasce mobili a 7 ore (da utilizzare in intraday). La figura 35, invece, mostra le fasce mobili a 14 ore (da utilizzare nel trading multiday oppure come “confer- ma” di ordine superiore delle fasce pit brevi). Qual é l’idea sottostante alle fasce mobili? Dividere il segnale di entrata in tre diversi segnali, dal pit tempestivo al meno rischioso, in modo da poter incrementare le posizioni, ovvero scegliere il segnale pit tempestive oppure quello meno rischioso. Vediamo la costruzione delle fasce mobili a 7 ore. La linea centrale é, ovviamente, la media mobile a 7 ore; la linea sopra é la suddetta media a 7 ore moltipli- cata per 1,003809; quella sotto, invece, é ancora la stés- sa media mobile moltiplicata per 0,996191. Passiamo alle fasce a 14 ore. La linea centrale é, ovviamente, la media mobile a 14 ore; la linea sopra é la suddetta media a 14 ore moltipli- cata per 1,005451; quella sotto, invece, é ancora la stes- sa media mobile moltiplicata per 0,994549. I numeri moltiplicatori suddetti possono cambiare nel tempo (dipendono, ovviamente, dalla volatilita) e, dun- que, il lettore é invitate ad apportare (quando necessa- rio) le variazioni che riterra opportune. ee 95 ossiz ovone: uote osuez oeuz ogerz overz. oueiz ocoze, osozz size, onzez ore, onze osezz. osver. ousez. ousez coz eer ogee oezz oseez ovezz ossez onore. ounce, ousee Y Anche in questo caso, lutilizzo di un Momentum (a 7: v oppure a 14 ore) insieme alla fasce mobili consente di: selezionare i segnali pit affidabili. CAPITOLO 15 LICG (Indi re Ciclo Giornalier biamo gia visto quanto importante sia il prezzo d’apertura. In questo capitolo vedremo come utilizzare questo concetto nella pratica del trading intraday. Osservate la figura 36: la linea nera spessa rappre- senta la differenza tra il prezzo al momento conside- rato e il prezzo d’apertura di quel giorno. In poche parole: alle 10.15 del 9 aprile (ad esempio), si é cal- colata la differenza tra il valore dell’indice Mibtel a quell’ora e il valore dell’indice in apertura di seduta (del 9 aprile). Cosa vi suggerisce la suddetta figura 36 (sarebbe simpa- tico se, dopo averla osservata per un po’, tiraste fuori qualche buona considerazione operativa)? A me suggerisce, principalmente, due cose: 1. la differenza tra il prezzo ultimo e il prezzo d’aper- cee tura (linea nera spessa di suddetta figura 36) indivi- dua con sufficiente chiarezza il ciclo giornaliero; 2. quando la tendenza soitostante é al rialzo, la linea suddetta sta prevalentemente “sopra” l’asse dello zero; viceversa, quando é al ribasso, sta prevalente- mente sotto l’asse dello zero. Vi sembra poco? Neanche per la capa: é tantissimo (e possiamo, ancora, lavorarci sopra per “massimizzare” i risultati operativi). Spostatevi sulla figura 37: sulla linea nera di figura 36 ho tracciato la media mobile a 4 ore; adesso l’impressio- ne di avere individuato il ciclo giornaliero é ancora pit “netta”. Passate alla figura 38: la media mobile adesso tracciata & a 31 ore; la posizione (sopra o sotto l’asse dello zero) e la pendenza (crescente o decrescente) di questa media mobile ci racconta un sacco di cose sulla tendenza di ordine superiore al ciclo giornaliero. Possiamo ancora fare dei passi avanti? Sissignore: non esiste la verita ultima (quella, forse, é nelle mani del solo Padreterno). Andate alla figura 39: si tratta della differenza tra la linea di figura 36 e la sua media mobile a 4 ore; in prati- ca, la differenza tra le due linee di figura 37. Adesso l’i- dea di ciclo giornaliero & ancora pit “evidente” e, quin- 101 ° oz ov 09 08 oo oz ~] Om oo oat 08. id oe | oz one. 08. ore “Oe ose Figura 38. Figura 37 Y di, chiameremo questo indicatore ICG (Indicatore Ciclo y Giornaliero). twa Per un dettaglio migliore, spostatevi sulla figura 40, wa dove ho anche tracciato la media mobile a 4 ore. Quando ICG attraversa verso l’alto la sua media mobile a 4 ore, c’é un segnale d’acquisto; sull’attraver- samento verso il basso c’é un segnale di vendita. m . se +9 Possiamo ancora migliorarci? us Forse. Lo vedremo al prossimo capitolo. aus 23 8988 8 Figura 39 104 105 CAPITOLO 16 Loperativita intraday con VICG e Vindicatore di tendenza sottostante ual é il pi& grosso problema del metodo applicato al capitolo precedente? Risposta: il fatto di non tenere in alcuna considerazione la tendenza sottostante. In altre parole: entriamo sia al rialzo che al ribasso con la stessa convinzione e, dunque, mettendo in palio gli stessi denari. Embeeeh? Fratelli d’Italia, chiariamo (per coloro ai quali non fosse ancora chiaro) un concetto “portante” dell’intera struttu- ra del trading: se la tendenza sottostante é al rialzo, ci saranno da fare molti pid “sghei” al rialzo anziché al ribasso, e viceversa, se la tendenza sottostante é al ribasso. Osservate la figura 41: dall’inizio del grafico fino al peste 106 107 minimo A la tendenza sottostante é al ribasso, mentre da A verso destra la tendenza sottostante é al rialzo. Adesso osservate bene i movimenti intraday al rialzo e al ribasso: se la tendenza sottostante é al rialzo, i primi sono pil pronunciati (quindi portano pid “sghei” a parita di rischio) dei secondi; viceversa, se la tendenza sottostante ¢ al ribasso, i secondi sono pid pronunciati (e, quindi, ancora una volta, portano pia “sghei” a parita di rischio) dei primi. Adesso rispondete a questa domanda: sapendo in par- tenza che i movimenti in una direzione saranno pit pro- nunciati (quindi porteranno a casa pit “sghei”) di quel- i nell’altra direzione, é corretto rischiare alla stessa maniera (puntando gli stessi “sghei”) su entrambi? Messo ancora piii terra-terra: se rischiando 100 porto a casa 400 puntando in una direzione (ad esempio al ribasso) e 150 nell’altra (ad esempio al rialzo), in quale direzione mi consigliereste di puntare? Non c’é dubbio che dovreste consigliarmi di puntare pit forte al ribasso; al limite, nel caso sopra considera- to, potreste anche consigliarmi di puntare solo al ribas- so e lasciar perdere i trades al rialzo (il gioco, forse, potrebbe non valere la candela). E chiaro il concetto? Quindi: conoscere la direzione della tendenza sottostan- te é molto importante. 108 TH a 14 ane 3 268 Figura 41 109 10/4 Ci sono molti metodi efficaci, io qui, perd, voglio svelar- vi un mio piccolo segreto: una roba ganza assai. ova Osservate la figura 42: praticamente é la 36 con qualche freccia in pit. an Cosa indicano le frecce? 1a Lied Lestensione del ciclo giornaliero nella zona contraria a aa quella relativa alla tendenza sottostante; in altri termi- ni: se la tendenza sottostante é al ribasso, le escursioni in zona positiva (sopra l’asse dello zero) sono davvero 34 molto limitate; viceversa, se la tendenza sottostante é al rialzo, le escursioni in zona negativa (sotto l’asse dello 214 +4 zero) sono molto limitate. . se, sos oe . 14 TT Come si utilizza questa semplicissima constatazione? Facendo il cumulo! a1 | i ; | Cos’é il cumulo? ars Lil Supponiamo di avere questa serie di dati: om 1, 3,4,5,7 263 bets Tl cumulo nel punto iniziale (1) é ovviamente 1. I cumu- lo nel secondo punto (3) é il cumulo nel primo punto (1) : 2613 2: pit il valore del secondo punto (3) e quindi é uguale a 4; : BEHBSRLARSBSASSSSAOSFHSSSISSSKTSS il cumulo nel terzo punto (4) é uguale al cumulo nel i Figura 42 110 111 secondo punto (4) pid il valore nel terzo punto (4) e quindi é uguale a 8. La tabellina sotto mostra il calcolo di tutta la serie. Serie 1 3 4 5 7 Cumulo 1 4 8 13° (20 Facciamo dunque il cumulo dei dati della linea nera spessa di figura 42 (ritornate al capitolo 14 se avete dubbi circa il modo di calcolare i dati di tale linea). La figura 43 mostra il risultato: la linea nera spessa é il cumulo prima detto e quella pid chiara é la sua media mobile a 3 giorni. Il punto che voglio evidenziare é il seguente: quando la linea di cumulo é sopra la sua media mobile a 3 giorni, la tendenza sottostante all’indice Mibtel (la linea a palli- ni) é al rialzo; viceversa, quando é sotto, la tendenza sottostante all’indice Mibtel é al ribasso. Semplice, rapido ed efficace: davvero una ganzata. Ma come lo usiamo? Dobbiamo tirare in ballo la formula di Kelly: T =((R+1) * P-1Y/R, dove: ¢ T = puntata (in percentuale della propria disponibi- lita); 112 PiPEEPEETRL EC EER GEER TEEE Figura 43. 113 Y ¢ R= rapporto medio tra importi vinti ed importi persi (reward/risk); ¢ P= percentuale di colpi vinti sul totale di colpi gio- cati. Comprendi importanza? No? Allora procediamo insieme a scoprire l’arcano. Supponiamo che il nostro metodo ci indichi i trades giu- sti nel 60% dei casi (significa: P = 0,6). Se giochiamo a favore di tendenza sottostante (al rialzo se la tendenza sottostante é al rialzo, ovvero al ribasso se la tendenza sottostante é al ribasso), avremo (in linea ipotetica) un rapporto R = 4, mentre se giochiamo con- tro tendenza (al rialzo se la tendenza sottostante é al ribasso, ovvero al ribasso se la tendenza sottostante é al rialzo), avremo (in linea ipotetica) R =1,5. Quanto dovremmo puntare nei due casi? Caso 1: T = ((4 + 1) * 0,6 -1)/ 4 = 50,0%. Caso 2: T = ((1,5 + 1) * 0,6-1) /1,5 = 33,3%. Chiaro il concetto? Nel primo caso punteremo il 50,0% del capitale che abbiamo destinato a quell’attivita e, nel secondo caso, solo il 33,3%. ee 114 Spartanamente parlando: le migliori prospettive di gua- dagno consentono di aumentare la posta nel primo caso ed obbligano a ridurla nel secondo. Ne consegue che conoscere la tendenza sottostante ci da un bel vantaggio “operativo”, giacché ci consente di “modulare” il rischio secondo il beneficio atteso: pid “piccioli” di beneficio (attesc) consentono di rischiare pia “piccioli” sulla singola puntata. A titolo di regola generale (molto semplificata) diremo: quando “giochiamo” contro tendenza, punteremo la meta di quando giochiamo a favore di tendenza. Vi sembra una cosa da nulla? Nighese, é una cosa importantissima: non immaginate ancora quanto. Quando l’applicherete giocandovi i vostri amatissimi “sghei”, state certi che non smetterete mai di ringra- ziarmi per avervi svelato questo piccolo segreto. V5 CAPITOLO 17 Le trappole intraday ntrare (bene) in un trade intraday significa ottimizzare le tre seguenti componenti: 1. prezzo; 2. tempo; 3. esecuzione. C’é (anche) una quarta componente che gioca un ruolo determinante: !’ego, ovvero la (stupida e sempre perden- te) voglia di dimostrare d’essere il pit. bravo del mondo. Moltissimi traders dilettanti perdono un sacco di quat- trini semplicemente perché si arrendono (senza combat- tere) a questo diabolico desiderio d’essere numero uno. In figura 44 l’ego fara (probabilmente) comprare in A e vendere in B. Perché? 116 Figura 44 117 Per inseguire l’assoluta idiozia di centrare i minimi ed i y £538 8 massimi. 17100 17028 Ma, mi direte, comprare in A e vendere in B (mi riferi- sco ancora alla figura 44) non sarebbe stato malvagio. No? E lo stop-loss dove lo mettiamo? Dopo aver comprato in A, il successivo ribasso dovreb- be aver fatto scattare lo stop e, quindi, quel trade dovrebbe essersi risolto in una perdita. Perché A e B sono punti critici? “Scatenano” lidea del doppio minimo e del doppio massimo: due figure d’inversione che, sempre piti spes- so, vengono costruite “ad arte” (dai bounty-killers, ad esempio) per “coglionare” i seguaci del dio ego. In effetti, in A ed in B (spostatevi sulla figura 45) con- fluiscono una serie di indizi (nel caso della figura 45, Yandamente della media mobile) che fanno pensare ad un’inversione di tendenza. Cosa succede nella mente del trader che guarda (in tempo reale) l’evolversi di quella situazione? Tl seguente dialogo: Ego: “Dai, pirla, entra velocemente prima che l’occa- ; sione sfumi.” i Figura 45 Seer > dceeeeeeseeesee dae 118 119 Trader: “Aspetta, potrebbe essere una trappola.” Ego: “Ma quale trappola, non vedi che é chiaro come il sole che si sta realizzando un’inversione?” Trader: “Si, lo vedo, ma non sono sicurissimo...” Ego: “Sei il solito coglione: hai la possibilita di centrare un minimo e stai i ancora a cincischiare...” Tre secondi dopo scatta l’ordine d’acquisto (nel punto A) o di vendita (nel punto B). Risultato: l’ennesima scoppola. Oppure scatta la trappola del “treno perso”. Osservate il punto C in figura 46: sembra che, dopo il doppio minimo (di cui A é il secondo), i prezzi stiano per prendere il volo. Ecco il dialogo tra il trader ed il suo ego: Ego: “Hei, coglionazzo, cosa aspetti a comprare? Non vedi che stai perdendo il treno?” Trader: “Ma dai, fagli almeno rompere la resistenza del precedente massimo.” Ego: “Qui unico che rompe sei tu: non riesci ad affer- rare una buona occasione neanche a presentartela su un piatto d’argento.” E, subito dopo, alé: ordine d’acquisto e... grandiosa scoppola al ribasso. Entrare in acquisto o in vendita non deve mai essere > 120 Figura 46 121 una reazione affrettatamente “comandata” dagli avve- nimenti (e dall’ego), bensi la naturale risposta di chi sa cosa aspettare, dove e quando; in altri termini, il trader deve sapere in anticipo che, al verificarsi di certe condi- zioni (ad esempio il raggiungimento di un target oppure la rottura di un livello ritenuto importante), comprera o vendera con rapidita, al prezzo stabilito e senza per- dersi in inutili masturbazioni mentali. 122 CAPITOLO 18 Le variazioni percentuali medie durante il giorno a figura 47 mostra le variazioni percentuali medie degli ultimi 15 mesi dell’indice Mib- tel, rilevate ogni 15 minuti. Praticamente: ¢ V’apertura rispetto alla chiusura del giorno prece- dente ha una variazione media dello 0,6%; e la variazione media del valore rilevato alle 9.45 rispetto all’apertura é dello 0,31%; ¢ la variazione media del valore rilevato alle 10.00 rispetto alle 9.45 é dello 0,22%; * ete. Cosa ci dice (di importante) la suddetta figura 47? 1. Dopo l’apertura, il mereato entra “rapidamente” in una fase di “cazzeggio laterale”: dalle 10.15 alle 14.30 le variazioni medie (rilevate ogni 15 minuti) sono inferiori allo 0,2%; 2. alle 14,30 si registra un primo (illusorio) risveglio, 123 124 che, peré, rientra rapidamente nel precedente “caz- zeggio laterale”; 3. dopo l’apertura della Borsa americana (15.30 italia- ne), la Borsa, finalmente, si sveglia e va a rimorchio dello Zio Sam; in pratica: se a Wall Street scorreg- giano, a Piazza Affari fanno altrettanto. Perché é importante il suddetto grafico? Perché ci dice che, generalmente, le migliori operazioni, quelle dove c’é piii polpa, ovvero pit variazione per- centuale, si fanno tra le 9.45 e le 10.15 (al mattino) ed a partire dalle 15.45 del pomeriggio. Perché non ho menzionato le aperture (9.30 e 15.30)? Perché in quei frangenti é facilissimo beccarsi una randellata inattesa: in campo ci sono tutti (anche i bambini dell’asilo e le mignotte che stazionano sulla statale tra Peschiera e Verona) e, quindi, i market- makers si incaricano di “spennare” un po’ di polla- strelli. E preferibile evitare queste occasioni tipo “ric- chi premi e cotillons” e cominciare a giocare quando il campo ai é ripulito. In ogni caso, chi fa day-trading deve tenere sempre aggiornato un grafico tipo quello di figura 47, per moni- torare costantemente |’andamento medio dei prezzi durante il giorno. Dalla suddetta ra 47 ricaviamo, inoltre, lo spunto ip per un’intuizione che andremo a verificare nel successi- a 125 vo capitolo: il massimo ed il minimo delle prime due ore e mezza di contrattazioni sono importanti supporti-resi- stenze che, quando superati (al rialzo o al ribasso), “suggeriscono” di imbastire dei trades intraday. In pratica: avendo verificato che dopo le 10,15 le varia- zioni medie (a 15 minuti) diventano progressivamente pid deboli, potrebbe essere che, proprio nella prima parte del mattino, il mercato faccia il range del giorno e, quindi, se (e quando) dovesse oltrepassare quei palet- ti, potrebbe indicare l’inizio di un movimento “impor- tante”. 126 CAPITOLO 19 Tradare le escursioni oltre fl e delle prime due ore e mezza di contrattazioni ome al solito, un’immagine vale piii di mille parole e la figura 48, meglio che qualsiasi commento, dimostra il concetto che in questo capitolo andremo a sviluppare. Le linee orizzontali della suddetta figura 48 rappresen- tano il massimo ed il minimo delle prime due ore e mezza dell’indice Mibtel rilevato ogni 15 minuti. La figura 49, per maggior chiarezza, mostra il dettaglio degli ultimi sei giorni. In figura 50 é possibile controllare (graficamente) il risultato delle operazioni fatte nel periodo esaminato (il segno negativo non significa “perdita”, ma indica il risultato delle operazioni short). La figura 51 mostra le probabilita (asse orizzontale) che si realizzino i guadagni (espressi in punti di indice Mib- tel) riportati sull’asse verticale. 127 8 20 24 24 oS 1“ a ma Lf. 174. wa 17250 aaa5 Figura 48 : Figura 49 128 129 2 oR £€ € FF # a BEE eB 8 E RRERELEPER TSR HSER ES ELE EB Figura 50 In pratica: ® guadagni superiori a 290 punti di Mibtel (ovviamen- te in un singolo trade) hanno probabilita uguale al 2,0%; © guadagni superiori a 100 punti di Mibtel hanno pro- babilita 22,0%; ° etc. La figura 52 riporta gli stessi dati di figura 51, con la sola differenza che, adesso, i guadagni sono espressi in percentuale (del prezzo di entrata). La figura 53, invece, rappresenta il risultato della for- mula di Kelly (vedere capitolo 16), combinando proba- bilita e rapporto guadagni/perdite. In pratica: scommettere su questo trade con probabilita inferiori al 14,0% (da leggere sull’asse orizzontale), significa perdere denari (sull’asse verticale si legge la percentuale delle proprie disponibilita da puntare: se la puntata é negativa, significa che la scommessa é “per- dente”). In corrispondenza della probabilita 14,0%, in figura 52 leggiamo 1,0%. Significa che, quando il trade consegue un guadagno pari all’1,0% del prezzo di ingresso, & tempo di... chiuderlo (a meno di non avere altri, fonda- tissimi, motivi per restare ancora in posizione, ad esem- pio utilizzare una delle strategie di uscita descritte nei capitoli precedenti). Come operiamo in pratica? 131 SSRRERRERRERSSERSSEREESE ESS SRR? Figura 54 132 98,0% 94,0% 90,0% 960% 82,0% 78,0% 74.0% 70,0% 66,0% 62,0% 58,0% 54.0% 50,0% 46,0% 20% 3B,0% MO% 30,0% 26,0% 220% 18,0% 14,0% 10,0% 60% 20% 4 1.20% 110% i REE eo 0,70% Figura 52 133 i i § 5 i 0,10% 0,00% 98,0% 94,0% 90,0% 86,0% 82,0% 78,0% 740% 70,0% 66,0% 62,0% 58,0% 54.0% 50,0% 46,0% 42,0% 38.0% 340% 30,0% 26,0% 22,0% 18,0% 14.0% 10,0% 6.0% 2,0% Posizioniamo un ordine d’acquisto (ovvero vendita) due | 98.0% = = ticks sopra il massimo (ovvero sotto il minimo) delle a . . . . . 94,0% Laan r an nan ounenr Erne prime due ore e mezzo di contrattazioni, stop tre ticks Lr re eee tee . . . 90,0% TS sotto il suddetto massimo (ovvero sopra il suddetto a er minimo). Target massimo consigliato 1,0% del prezzo di es ingresso e, comunque, seguiamo il trade con un trailing 82,0% | . . . ——— stop-loss (vedere capitoli precedenti). er 740% Ee es eee earn! —— EEE 50,0% Eee 42.0% meeeeemeeenel at _ 38,0% ~ —_ —_— 340% = — —— 26.0% — — 22.0% = = 18,0% - as 14,0% ' s 10,0% ms = 60% = a 2.0% — 0.0% 5.0% 10,0% 150% Tre cag geese e388 Figura 53 8 : 250% 9.0% 134 135 ‘35900 24900 39800 32800 } ataao 30000 29000 28800 rn00 25800 25800 24800 23800 2000 1800 ‘20800 19800 19600 17800 19800 5800 4800 2800 precedente) al ribasso. tues HOS 77303 me CAPITOLO 20 ‘wes swiae2 tari re ses ‘sereez 137802, asa wre Le relazioni statistiche utili per il trading intrada: sean ave warez sane awake n questo capitolo esamineremo una serie di anne relazioni statistiche, utili per il trading intra- wat day. “tet wien mae a1 La figura 54 mostra l’indice Mibtel (linea nera spessa) e a Vindicatore che fornisce (sull’asse verticale di sinistra) facet le probabilita di apertura in rialzo se la chiusura del a giorno precedente é stata al rialzo. souet ne 10201 In pratica: a settembre 2001, dopo una chiusura al rial- a zo, il giorno dopo il mercato aveva probabilita (intorno wine al) 44% di aprire in rialzo; viceversa, a fine 2002, quel- Sid la probabilita aumentava al (circa) 58%. ianoe swx00 La figura 55 riporta (oltre all’indice Mibtel) le probabi- ‘sims lita di apertura al rialzo dopo una chiusura (del giorno bred Si pué notare che, nella stragrande maggioranza dei : casi, dopo una chiusura al ribasso, il giorno dopo le : Figura 54 > Poenessccneeene - 136 137 ~« 36800 35800 34300 33000 32000 31000 30800 29000 29800 27000 28900 25800 24800 23800 22000 1800 20000 19800 9800 7800 16800 15800 4800 3800 ~ probabilita di apertura in rialzo sono superiori al 50%. Hanes In figura 56 sono riportate le probabilita di rialzo un’o- ra e mezza dopo l’apertura, se l’apertura é stata al zanimz ribasso. seca Si vede che queste probabilita sono strettamente corre- ome late alla tendenza del mercato. La figura 57 mostra le probabilita di ribasso un’ora e mezza dopo l’apertura, se l’apertura é stata al rialzo. Gli ultimi due grafici (56 e 57) mostrano la fallacita (almeno per quanto riguarda la Borsa italiana) di una nota teoria, che vorrebbe un “quasi certo”. pull-back dopo lo sprint d’apertura: le probabilita di tale evento sono (nella migliore delle ipotesi) pari al 50%. La figura 55, invece, mostra (com’era logico attendersi) che dopo una chiusura al ribasso, il mercato aprira (probabilmente) al rialzo il giorno dopo. Simile conclu- sione se ha chiuso al rialzo (aprira cioé probabilmente al ribasso). Ma di quanto aprira al rialzo o al ribasso in questi casi? La figura 58 raffigura (linea nera spessa e scala vertica- le di destra) la percentuale dell’apertura al rialzo, che oscilla intorno al valore 0,6%. HIN Hh Bee EK RS REe REARS ERE RE REE ## EEEEEGELEESES EEL EEEEEEE EES Bess sess aa ee assesses sss ss In pratica: dopo una chiusura al ribasso, con probabi- Figura 55 lita media 55% il mercato il giorno dopo aprira al rialzo bvseeeesseees > h » 138 139 19800 47000 16800 18800 s4g00 13800 18800 itil 2801 i are00 307800 ‘ae00 2arr00 700 6/6700 3018700 1si00 1914100 31ry00 147900 242000 31000 21890 58,00% 4.00% 52,00% $0,00% 48,00% 48,00% 4.00% 42,00% 38,00% 38,00% 34,00% a Y i ELSSHESEREREESSCSGSERGGCSSSSS EGS G8 PEPE EEE EEE EE Figura 58 142 v dello 0,6% (medio). Stessa conclusione, ma invertita, nel caso di chiusura al rialzo. Tl lettore attento avra gia capito che su questa cosa qui ¢’é da impostare un trading system che ha parecchie buone probabilita di guadagnare dei buonissimi “pic- cioli”. E owvio, perd, che questo tipo di trading non é intra- day e quindi lo lascio da sviluppare a chi intende approfondire per conto suo l’argomento. 143 CAPITOLO 21 ini ?RST i i suoi derivati moderni N appena il caso di rilevare che |’RSI (Relative Strength Index) é, insieme allo stocastico ed al Roc, uno degli indicatori (oseillatori) pid utilizzati al mondo. Come dire: lo conoscono anche i bambini dell’asilo e le mignotte che si “corpivendolano” sulla statale che da Peschiera del Garda conduce a Verona. A questo punto, chi non conosce I’RSI, dovrebbe sen- tirsi una specie di “schifezza”, alzarsi (da ovunque si trovi seduto), andare in bagno e sputarsi in un occhio (preferibilmente nello specchio). Via, su, non é cosi grave, si pud anche vivere senza PRSI. Come si calcola "RSI? Con la formula: RSI= 100 - 100/ (1+ RS), dove RS é uguale alla media dei prezzi delle chiusure in rialzo divisa per la media dei prezzi delle chiusure in ribasso. Non ci avete capito una beata mazza, vero? Non preoccupatevi, faremo un esempio chiarificatore. Innanzitutto stabiliamo che |’RSI pué essere calcolato su diversi periodi; nell’esempio che andiamo a fare, sara ealcolato su un periodo di 14 valori di chiusura a 15 minuti. La tabella che segue mostra i quindici valori dell’indice Mibtel dalle 9.30 alle 13.00. 9.3 16635 9.45 16686 10 16669 10.15 16584 10.3 16590 10.45 16667 il 16724 11.15 16675 11.3 16690 11.45 16747 12 16751 12.15 16783 12.3 16778 12.45 16760 13 16796 a 145 Y Adesso mettiamo in una colonna i valori dell’indice quando é in rialzo (rispetto al valore precedente) e nella colonna successiva i valori dell’indice quando é in ribasso (rispetto al valore precedente). 9.3 16635 9.45 16686 16686 10 16669 16669 10.15 16584 16584 10.3 16590 16590 10.45 16667 16667 ll 16724 16724 11.15 16675 16675 11.3 16690 16690 11.45 16747 16747 12 16751 16751 12.15 16783 16783 12.3 16778 16778 12.45 16760 16760 13 16796 16796 Sommiamo i valori della terza colonna (16686 + 16590 +...16796) e dividiamo il risultato per 14. Sommiamo i valori della quarta colonna (16669 + 16584 +...16760) e dividiamo il risultato per 14. La tabella seguente mostra i risultati dei calcoli (10745 & il risultato dei calcoli dei valori in rialzo e 5962 quello dei valori in ribasso). 146 9.3 16635 9.45 16686 16686 10 16669 16669 10.15 16584 16584, 10.3 16590 16590 10.45 16667 16667 11 16724 16724 11.15 16675 16675 11.3 16690 16690 11.45 16747 16747 12 16751 16751 12.15 16783 16783 12.3 16778 16778 12.45 16760 16760 13 16796 16796 10745 5962 RS, dunque, é uguale a 10745 / 5962 = 1,802. Ne consegue che RSI = 100 —100 / (1 + 1,802) = 64,3. Tutti gli altri valori successivi si calcoleranno alla stessa maniera. Cosa otteniamo? Andate alla figura 59 e vedrete il risultato grafico. La linea nera spessa centrale é l’RSI e quando veleggia oltre 65, indica ipercomprato, mentre quando ristagna sotto 35 indica ipervenduto: due condizioni estreme che preannunciano una prossima inversione in direzione contraria. 147 ZEZERRREGRLELERSTEGEESESELLER ’ La figura 60, a titolo di maggiore chiarezza, fa vedere il ae dettaglio degli ultimi nove giorni. sou i Fin qui quello che dell’ RSI tutti sanno (anche i bambini dell’asilo e le mignotte che si “corpivendolano” sulla 1H statale che da Peschiera del Garda conduce a Verona). 15H4 —— nal |_. el Adesso qualcosa per pochi “intimi”. a = ze = | Osservate come nelle precedenti due figure (59 e 60) et ando l’RSI é sopra il valore 50 indichi rialzo, mentre mm | = 7 P i I quando é sotto indichi ribasso. | i ———_] Allora: facciamo la differenza tra l’RSI e 50 ¢ sommia- i Eo) mo cumulativamente tutti i risultati cosi ottenuti. 14 Le on 104 oo La tabella successiva mostra il calcolo di questo nuovo = Ls =—— | indicatore, partendo dai valori di RSI esposti nella on Ts | ie prima eolonna. m4 a“ el — a 64,3 14,3 57,2 21,5 57,1 28,6 “ = | 64,3 42,9 57,1 50,0 50,0 50,1 ™ = ay 50,0 50,1 57,1 57,2 50,0 57,2 or = — —— ne — — 20a | In pratica: wa =n * il primo valore (14,3) é uguale a 64,3 — 50; mas | © il secondo (21,5) é uguale a 57,2 — 50 + 14,3 (valore T__Sal : precedente); 8 eaeegsee SBeRSPESRSRRREL MS : © ilterzo valore (28,6) é uguale a 57,1 — 50 + 21,5; Figura 59 : ° ete. 148 149 Y Anis mE: ie | rh ) iil N ny Figura 60 150 Y La figura 61 mostra la rappresentazione grafica di quanto appena detto: la linea nera spessa é l’indicatore ottenuto nella maniera suddetta, mentre la linea spessa pid chiara é la sua media mobile a 2 giorni. Quando l’indicatore penetra la media mobile dal basso verso l’alto, é rialzo, quando la penetra dall’alto verso il basso, é ribasso. Adesso calcoliamo il Roc (Rate of Change) a 2 giorni dell’indicatore di figura 61 (in pratica: dal valore cor- rente si sottrae il valore di due giorni prima) ed ottenia- mo il risultato di figura 62. Mi sembra evidente che abbiamo ottenuto un ottimo oscillatore che, “cazzeggiando” intorno all’asse dello zero, indica le fasi di rialzo e di ribasso di un ciclo di breve periodo e che sopra 300 é in ipercomprato e sotto -300 é in ipervenduto. Come usiamo, operativamente, questo oscillatore? Ci tracciamo sopra una media mobile a 2 giorni (come in figura 63) e stabiliamo le seguenti regole: © comprare quando l’indicatore penetra dal basso verso l’alto la sua media mobile oppure la linea di -300 (qualunque dei due sia il primo segnale); ¢ vendere quando Vindicatore penetra dall’alto verso il basso la sua media mobile oppure la linea di +300 (qualunque dei due sia il primo segnale); © proteggersi con stop-loss ed uscire dal trade cosi 161 Figura 62 Figura 61 153 avviato con uno dei metodi riportati nei precedenti capitoli. Non fatevi incantare dalla suddetta figura 63: nella realta operativa le cose non sono mai cosi facili, precise e puntuali. Fratelli d’Italia, pasti gratis nighese e, ahimé per me e per voi, il sistema infallibile non é anco- ra stato inventato. Quindi, se otterrete un 65% di suc- cessi, andate a piedi a Lourdes e... ringraziate. PSER REGS RRP RARE RR ER ES Figura 63 155 ITOLO 22 Tradare Puncino: up-hook e reverse-hook er cominciare (bene) questo capitolo, ci serve definire il concetto di “uncino”. La figura 64 mostra chiarissimamente un uncino rialzi- sta (up-hook). Lidea é semplicissima: una precedente resistenza (Fib 21600 in figura 64) viene penetrata al rialzo e diventa supporto che arresta il successivo pull-back (rinculo); su quel supporto si entra long. In figura 65, invece, si raffigura la situazione contraria: un uncino ribassista (reverse-hook). Anche qui l’idea & (sostanzialmente) la stessa di prima: un precedente supporto (Fib 25400) viene penetrato al ribasso e diventa resistenza che arresta il successivo pull-back; su quella resistenza si entra short. 156 Le figure 64 e 65 mostrano due situazioni che si svilup- pano in aleune settimane e, dunque, servono solo come esempio dimostrativo di uncino (con le rilevazioni a 15 minuti, come nelle due suddette figure, la raffigurazione di un uncino intraday non sarebbe stata altrettanto chiara), Quando si entra in posizione negli uncini? La risposta che verrebbe spontanea sarebbe: sul sup- porto (figura 64) e sulla resistenza (figura 65). E cosi? Nossignore: sarebbe una stronzata! Perché? Per il semplicissimo motivo che non abbiamo certezza che supporto e resistenza “tengano” e, dunque, potrem- mo trovarci davvero nei guai. In altri termini: non sta seritto da nessuna parte che, quando in figura 64 il Fib si avvicina al supporto di 21600, trovera sufficiente “supporto” da fermarsi, girarsi e ripartire in direzione contraria. Parimenti, non abbiamo ricevuto nessuna garanzia divina che, in figura 65, lo stesso Fib si arresti . a 25400 per poi ripartire in senso opposto. Ci serve, dunque, un metodo che, dopo il supporto o la resistenza, segnali un’inversione. La figura 66 mostra il dettaglio del touch-down and > 157 " PELELLRLERRLL ER ELLE ELE " eR AAA REETERPEUTETER TT TRRERREE Figura 64 : Figura 65 158 159 Y reversal (contatto ed inversione) della situazione di Y g z g z z : g i g g j f z § g £ : : z 3 8 e833 8 figura 64: quando (dopo essersi avvicinato al supporto - di 21600) il Fib supera al rialzo il massimo (relativo) di 21900, si registrano massimi e minimi crescenti e, quin- di, “probabile” inversione. Quello é il momento per entrare long, con stop-loss appena sotto il minimo immediatamente precedente. sugos } epee eee pees Parimenti, la figura 67 riporta un dettaglio della prece- dente figura 65: quando (dopo essersi avvicinato alla resistenza di 25400) il Fib rompe (al ribasso) il supporto di 24950, si ha (probabile) conferma dell’inversione al ribasso e, dunque, é il momento di entrare short, con stop-loss appena sopra il massimo immediatamente pre- cedente. SUID | oe vee cece cere cece s er ete se ee ee es tenets ee eeeceeesfeeeee eee Quanto fin qui visto si riferisce alla tecnica generale di trading dell’uncino; nei capitoli 24 e 25 vedremo nello specifico il trading intraday di questo pattern. 1s |. ence eee eee en eee reer eee eee erence cere tered ces WOME |e ee OST TI eee eee eee eee ce eee eb ee Figura 66 160 161 Y PiEEEELEEEELELLEELEL Figura 67 162 CAPITOLO 23 Esempi di uncino nel 0 periodo n questo capitolo voglio dimostrarvi come, soltanto tradando gli uncini, sarebbe possibi- le “buscarsi” una decorosa pagnotta. Osservate, in figura 68, i due uncini sull’indice Mibtel giornaliero rilevato dal 1991 al 1994, In particolare, il primo uncino (fine 1992 - inizio 1993) penetra all’ingit la linea di supporto (la figu- ra 69 mostra il dettaglio): se non si adottasse 1’ac- corgimento di un segnale di inversione e si compras- se non appena i prezzi giungono a contatto con il supporto di 7800, quel trade verrebbe stoppato dal successivo break-down (rottura al ribasso) dello stesso supporto. La figura 70 mostra (6 sempre |’indice Mibtel giornalie- ro) l’uncino del 1997, che, come si vede, non raggiunge la linea di supporto. Se non si adottasse il metodo del- Vinversione di tendenza (che in quel particolare caso oe 163 1116104 418/93 | s5va94 2617193 2219/94 15773 25/2184 er7183 412194 2416093 | 7194 15603 | 14112703 41693 18/11/93 25/5003 “] 2610793 14503 4110193 55/03 wens 28/4/93 13/8/93 ssn 2117193 |_| 251693 sans 216193 _| 281393 715993 ‘18383 144/03 513793 +] sss 2412003 | 242193 127293 29/1193 32193 “1 ) en 254103 10112792 44/193 16111192 5093 22nora2 23rh2i92 2areie2 sanizn2 ‘versa anziea ‘ee? 231192 sree 1242 2yet92 anare2 2918192 ‘vsi02 i_| esnove2 evarg2 Py *4tov02 t7ae2 sit0r92 21/2/02 aareiea 2eitie2 487092 -| SH92 aerez 9n281 25re2 eS ee | Troe =a | mc 1 240191 i 578192 SSSR R888S222 22222299558 | $82823222828229999 2 33 Figura 68 : Figura 69 164 165 1916/07 ‘30/5/87 | 915197 2187 W487 1307 192197 | 2an97 aor 18112196 27111196 TAB 18/10/06 ‘30/a/96. 10/9/96 20/8/96 3477196 11/7196 20/6/96, 31/5/06. 10/5/96 2216796 1496 12/3196 21/2196 31/1196 11/1798 20/12/95 30111195 91195 20/10/95 21095 1210195, 2278195, 28/95 18798 ers 4215198, significa comprare quando quota 12100 viene superata al rialzo), quel trade andrebbe perso. In figura 71 8 visibile il reverse-hook (uncino ribassista) dell’estate 1998: dopo la rottura di Mibtel 24500, i prez- zi “uncinano” verso quello stesso livello (supporto diventato resistenza) e poi se ne vanno git a precipizio. In figura 72 si nota l’uncino del 2001, quello da cui é partito il devastante ribasso culminato con i crolli suc- cessivi all’attentato di settembre (Twin Towers). E, infine, (figura 73) il grande uncino a cavallo del 2001 e del 2002: dopo il pull-back verso quota Mibtel 24800, un nuovo devastante ribasso. Credo di avere dimostrato (oltre ogni ragionevole dub- bio) V’efficacia di questo pattern e, quindi, nel prossimo capitolo, esamineremo la maniera di tradarlo intraday. 167 Figura 72 Figura 71 169 168 17800 17100 MELEE ELL EERE EL, i CoP CAPITOLO 24 Tradare l’uncino rialzista (up-hook) in intraday. I i did bbiamo visto l’efficacia (in generale) del- Vuncino. Adesso approfondiremo I’ aspet- to operativo intraday. La figura 74 mostra un uncino rialzista sul Fib che, dopo avere sfondato la resistenza a 21750, “pull-backa” verso quel livello (diventato supporto) e, successiva- mente, produce un notevole rialzo. Ancora una volta, se non si adottasse l’accorgimento di entrare dopo un segnale di inversione e si comprasse sul supporto, si verrebbe stoppati poco prima dell’inizio del rialzo. Ci sono due punti che si possono individuare per entra- re long sull’uncino rialzista. Il primo si realizza quando, dopo che i prezzi sone rim- balzati sul supporto (0 poco sotto), il prezzo d’apertura é superato al rialzo. In figura 75 si é evidenziato il prezzo d’apertura ed il 171 Pyy y punto d’ingresso (il primo che supera il prezzo d’aper- : tura dopo il rimbalzo). Questo punto d’ingresso presenta, invero, un discreto i grado di rischio, giacché c’é ancora da superare la resi- i stenza rappresentata dal massimo del giorno preceden- bya | te, sicché il secondo punto di ingresso si realizza quan- i do i prezzi attraversano (al rialzo) il massimo del giorno | precedente: la figura 76 mostra questo secondo punto. E dove si posizionano gli stops? | ! Sul primo punto di ingresso abbiamo tre possibilita: ‘ | 1. 25 punti (di Fib) sotto il prezzo d’apertura; it | 2. 15 punti sotto il minimo del giorno; 3. 25 punti sotto il supporto su cui si realizza l’uncino. t | La figura 77 mostra queste tre possibilita (1-2-3) ed il 3 i L _ lettore, di volta in volta, potra scegliere il livello che i | ; I riterra pit adatto alla circostanza. | Sul secondo punto d’ingresso alle tre precedenti possi- | bilita se ne aggiunge una quarta (punto 4 in figura 78): 50 punti sotto il massimo del giorno precedente. Man mano che i prezzi si muovono al rialzo, lo stop viene spostato in alto (trailing stop-loss), posizionando- si 25 punti sotto i minimi che man mano si formano. La figura 79 mostra questi successivi livelli (A-B-C). ZT x a © a Rh zi00 72080 22000 21950 | — E evidente che la migliore strategia per tradare questo 172 173 Figura 76 Figura 75 175 174 wee SCE osuiz z sun 'y 5 a r seme sem Figura 77 176 Y pattern & quella di entrare in due fasi successive (i due punti di ingresso prima visti) e di uscire, per meta, al raggiungimento di un target prefissato e per l’altra meta sull’attivazione dello stop oppure in chiusura. aa mn i i 22 25 2 8 2 2& € € € &€ 8 F 8 RoR RR KR & & & KR & KF F 8 Figura 79 178 179 CAPITOLO 25 Tradare l’uncino ribassi -hook) in figura 80 mostra un reverse-hook che, dopo aver sfondato al ribasso il supporto di Fib 24700, “pull-backa” e forma P'uncino indicato dalla freccia. I due migliori punti di short sono: A. sul superamento al ribasso del prezzo d’apertura, dopo che si é realizzato il rimbalzo sull’ex-supporto ora diventato resistenza (figura 81); B. sul superamento al ribasso (dopo, ovviamente, il rimbalzo suddetto) del minimo del giorno precedente (figura 82), che presenta un minore grado di rischio rispetto al precedente. La strategia migliore, ovviamente, é di shortare in due successive fasi, nei due punti suddetti. Per quanto riguarda gli stops, sul primo punto abbiamo le tre seguenti possibilita: 180 . ' Wey | Le rT a Pi 3 i i bij 7 Pera er dad t HHH bi HE co TT fe 7 | | | yh a pot | bo ieee it | LL aii tii) SEETELELE LEER EERE E288 3 Figura 80 ~ - 181 AH ania mie siz anio2 si02 zor need QO zona os T ia Figura 82 Figura 81 182 Y 1. 25 punti (di Fib) sopra il prezzo d’apertura; 2. 15 punti sopra il massimo del giorno; 3. 25 punti sopra la resistenza su cui si realizza l’uncino. La figura 83 mostra questi tre livelli di stop. Sul secondo punto d’ingresso, alle tre precedenti possi- bilita se ne aggiunge una quarta (punto 4 in figura 84): 50 punti sopra il minimo del giorno precedente. Man mano che i prezzi si muovono al ribasso, lo stop viene abbassato (trailing stop-loss), posizionandosi 25 punti sopra i massimi che man mano si formano, La figura 85 mostra questi successivi livelli (A-B-C-D). Come visto al capitolo precedente, la migliore soluzione operativa é quella di uscire da meta posizione al rag- giungimento di un target prefissato e dall’altra meta sull’attivazione dello stop, oppure in chiusura. le | fot 1 i { i i | i | | wf ||| Le i LT | } | Fil pidl an iy \ /| | | i I | HH a | LEP EE | | : i\d pp Hi | t i 1 poe i } | Pid | Hd ane i | ' | i | | | | |i i i itd | ||| i } 4 i EEELELLEESELELE SESE TEL EERE Figura 83 oo 185 Mucpecesd owo}6 owjU zone osove id osiez Figura 85 Figura 84 187 186 CAPITOLO 26 rr le trend-lines nei cicli di rmine uello delle trend-lines é uno dei metodi pid “vecchi” (in quanto ad anni, e non, dunque, in senso spregiativo) utilizzato dai traders professionali, Nonostante |’eta risulta ancora efficace e spesso insostituibile. La figura 86 mostra l’indice Mibtel rilevato a 15 minu- ti ed un oscillatore di ciclo a breve termine (circa 4 giorni), che potrebbe essere quello di figura 63 nel capitolo 21. Poniamoci questa domanda: volendo tradare su quel ciclo, in che modo “raffiniamo” i segnali di entrata e di uscita su quell’indicatore (l’oscillatore suddetto)? In figura 87 le linee spesse verticali individuano il ciclo a breve termine prima menzionato, mentre le linee obli- que rappresentano le trend-lines ascendenti. Notiamo facilmente che, quando le trend-lines sono 188 BoP EE EF F 8 se gs s ga #2 2 ? zof 2 & rn \ — = — Le < Z PT ERERERERERE Figura 86 189 Y penetrate al ribasso, il ciclo in corso ha gia realizzato il massimo, e dunque, quando l’oscillatore é in zona di inversione (intorno od oltre 300) e la trend-line é pene- trata al ribasso, si realizza un segnale di vendita. La figura 88 mostra i “punti di vendita”. Alla stessa maniera si potrebbe procedere per indivi- duare i punti d’acquisto. Sviluppare per intero l’esem- pio, peré, non sarebbe “in linea” con lo scopo di questo libro: qui ci occupiamo di trading intraday e, dunque, individuare i punti di acquisto e vendita su un ciclo a 4 giorni non sarebbe rilevante ai nostri fini. Nel capitolo successivo svilupperemo, invece, degli esempi relativi al trading intraday. 191 8 ¢ 323 ne CAPITOLO 27 Tradare con le trend-lines in intraday i rimando al capitolo 15 ed alla figura 40 per rinfrescarvi la memoria sull’ ICG (Indicatore Ciclo Giornaliero): da qui in avanti daré per scontato che non avremo piu bisogno di ritornarci sopra. La figura 89 mostra l’ICG e la sua media mobile, trac- ciato sull’indice Mibtel rilevato ogni 15 minuti. In figura 90 le frecce verticali indicano i punti in cui PICG penetra la sua media mobile verso Valto (freccia rivolta in su) e verso il basso (freccia rivolta in git), le rette oblique individuano le trend-lines dei cicli intra- day. Il metodo intraday che utilizziamo prevede: yy ) yy yy ¢ comprare in prossimita della penetrazione verso I’al- : to della media mobile dell’ICG, subito dopo che la Figura 88 : : trend-line discendente é stata penetrata al rialzo e i 192 193 Y PELBERELEERERSERERESEEREEESE y pNP PN\a EE TN NY NY ZT pM NEY Figura 89 Figura 90 194 195 y prezzi abbiano penetrato al rialzo il massimo dell’o- ¥ ra precedente al momento dell’ acquisto; * vendere in prossimita della penetrazione verso il basso della media mobile dell’1CG, subito dopo che la trend-line ascendente é stata penetrata al ribasso ed i prezzi abbiano penetrato al ribasso il minimo dell’ora precedente al momento dell’acquisto. La figura 91 mostra questi punti. Gli stops che utilizziamo sono situati: * cinque ticks (25 punti di Fib) sotto il minimo prece- dente al momento dell’ acquisto; © cinque ticks (25 punti di Fib) sopra il massimo pre- cedente al momento dell’ acquisto. La figura 92 mostra i due livelli in oggetto. Per quanto riguarda i successivi stops (trailing stops) e la strategia di uscita, vi rimando ai capitoli prece- denti, facendovi solo notare che anche qui sarebbe opportuno entrare con due contratti, in modo da usci- re con uno su un target prefissato e con l’altro sullo stop o in chiusura. Figura 91 a 197 CAPITOLO 28 I patterns intraday \ davvero probabile che il lettore conosca (almeno superficialmente) molti degli argo- menti trattati in questo capitolo. Sono, quin- di, stato molto in dubbio circa l’opportunita di scrivere cose gia ampiamente note, che, pertanto, non aggiungo- no “competenze specifiche” a chi legge. Ho, infine, optato per un’analisi veloce nella convinzio- ne che, nella peggiore delle ipotesi, “male non fa”. Quando parlo di patterns intraday mi riferisco, ovvia- mente, agli stessi dell’analisi tecnica classica (Testa e spalla, triangoli, doppi minimi, etc.). La figura 93 mostra un perfetto Testa e spalla ribassista che si sviluppa in circa 16 ore di contrattazioni sul Fib rilevato ogni 15 minuti. Si notano le due spalle, la testa e la linea del collo. Dopo la rottura della linea del collo, si registra un pull- see 199 back da manuale e, quindi, i prezzi riprendono a scen- dere fino a raggiungere il loro obiettivo teorico: stessa distanza tra la testa ¢ la linea del collo a partire dal punto di rottura della linea del collo. In effetti, tra la testa ¢ la linea del collo c’é una distanza pari a 24669-24420= 249 punti e tra il punto di rottura della linea del collo ¢ il punto d’arrivo del ribasso ¢’é una distanza pari a 24415-24120= 295 punti. La teoria, infatti, dice: la distanza tra la testa e la linea del collo rappresenta la “distanza minima” che i prezzi percorre- ranno dopo la rottura. Il miglior punto di ingresso in quel trade (short) si ha sul pull-back verso la linea del colle con stop-loss 25 punti di Fib sopra la linea del collo ovvero, in alternati- va, 25 punti di Fib sopra il prezzo d’apertura. E facile notare in figura 93 che la rottura della linea del collo (e, quindi, il segnale di completamento del Testa e spalla) si realizza sulla rottura del prezzo d’a- pertura, a dimostrazione dell’importanza di tale “Jivello tecnico”. Seguendo il trade suddetto con successivi trailing stops (immediatamente sopra i massimi relativi che man mano si formano), si esce a fine seduta. La figura 94 mostra un Testa spalla che si realizza inte- ramente in intraday, il 30 aprile 2003. Ancora una volta il pull-back verso la linea del collo sarebbe stato il miglior punto d’ingresso. Y EELELLELLLEELELLLE 24160 i ‘Testa Figura 93 201 In figura 95 é possibile osservare un perfetto doppio massimo che si forma in mattinata sul Fib. Nel pomerig- gio i prezzi scendono rapidamente fino all’ obiettivo minimo (anzi, lo superano). La figura 96 mostra un triangolo di inversione al ribasso e successivo declino. In figura 97 si puéd notare un rounded top (massimo arrotondato), cui fa seguito un pronunciato ribasso. Mi fermo qui con gli esempi: scopo di questo capitolo era dimostrare che anche in intraday si realizzano gli stessi patterns (con le stesse implicazioni) che si rileva- no su periodi pit lunghi. Chi volesse approfondire I’ ar- gomento é, esplicitamente, invitato a farlo sui tanti testi (tra cui anche il mio “Analisi tecnica facile”) che tratta- no la materia. ‘ Figura 94 Y REEERELLEESEELELL LEE ’ EELECLTLSEELELELSEEEELET TEES Figura 95 204 205 Y LEGG LiL LLL syns Figura 97 206 y CAPITOLO 29 Prevedere i prezzi del giorno dopo con il metodo i floor tra icani 1 metodo che andiamo a vedere in questo capitolo, é quello usato dai floor traders ame- ricani per “prevedere” il range (massimo- minimo) del giorno dopo nelle fasi di congestione (assen- za di un trend definito al rialzo o al ribasso). E ovvio che si trata di una “proiezione” e, dunque, nessuno si attende “miracoli” di precisione. Sarete stu- piti, perd, nel constatare come, molto spesso, i livelli cosi calcolati (con i prezzi del giorno prima) siano molto “significativi” nella seduta del giorno dopo. Passiamo alle formule senza perderci in tante chiac- chiere. Definiamo Pc (prezzo caratteristico) con la formula: Pe = (Apertura + Massimo + Minimo + 2*Chiusura)/5. Ovviamente, i prezzi di Apertura, Massimo, Minimo e Chiusura si riferiscono al giorne prima. a 207 A questo punto: * proiezione del minimo del giorno dopo: Pmin= 2*Pc — Massimo del giorno prima; © proiezione del massimo del giorno dopo: Pmax= 2*Pc - Minimo del giorno prima; © proiezione media: (Pmin + Pmax)/2. La figura 98 mostra questi tre livelli sull’indice Mibtel rilevato ogni 15 minuti. In particolare, la figura 99 (il dettaglio dei primi due giorni) fa vedere come il massimo proiettato del giorno 7 maggio 2003 diventi effettivamente il massimo di quel giorno; il minimo del giorno dopo, invece, dopo essere stato supporto per la parte iniziale della seduta, quan- do viene penetrato al ribasso, da il via ad un consistente movimento all’ingia. La figura 100 mostra la penetrazione al ribasso del minimo proiettato nel giorno 12 maggio 2003 e il succes- sivo rientro, prima della chiusura della seduta. Perché si verificano quelle penetrazioni al rialzo o al ribasso? Perché non sempre ci si trova in una fase di congestione (laterale) e, dunque, bisognerebbe tener conto dell’e- ventuale tendenza sottostante. C’é un metodo semplice per farlo? Ovviamente si. 208 2103 sna s ge: 2 2 “oe PEESEEEEERERELSEREREERES Figura 98 eee > 42sm0s 603 szoLt osoct sues seen seas set sL0us opt onozs su9et oouet Figura 100 Figura 99 211 210 Si esaminano gli ultimi 6 giorni e si determinano: la massima penetrazione al rialzo (rispetto al massimo proiettato, calcolato con la formula di cui sopra) e la massima penetrazione al ribasso (rispetto al minimo proiettato, calcolato con la formula di cui sopra). Si aggiunge la massima penetrazione al rialzo al massi- mo prima calcolato e si toglie la massima penetrazione al ribasso al minimo prima calcolato. Il risultato é visibile in figura 101, dove le linee superio- re ed inferiore tratteggiate rappresentano questi nuovi livelli. Si pué notare che nei giorni in cui avviene la penetra- zione dei massimi e dei minimi proiettati (indicati in figura dalle frecce), i nuovi livelli calcolati con gli “ageiustamenti” prima Visti costituiscono un “significa- tivo” miglioramento delle previsioni dei massimi e dei minimi giornalieri. In poche parole: superati i supporti o le resistenze costi- tuiti dai minimi o dai massimi calcolati con le formule di cui sopra, i nuovi supporti o resistenze si determinano con gli aggiustamenti appena visti. 212 19503 sasi0s s25m3 15803 Figura 101 213 ‘iamo alla fine di questo viaggio ed il cicero- ne (sarei io) ha detto tutto cid che sapeva sui luoghi visitati; se lacuna c’é stata (spero di no), non era voluta: io ho “vuotato completamente il sacco” e, quindi, se manca qualcosa d’importante, é da imputare solamente alla mia ignoranza (e non alla mala- fede). Oggi é sabato 16 maggio 2003, una splendida giornata di sole che rende questa nostra esistenza ancora pit meri- tevole d’essere vissuta. E davvero straordinario scopri- re la meraviglia della vita nel profumo dei fiori e nel canto degli uccelli. Se solo ci fermassimo in quest’unico momento presente ad osservare !’infinito splendore intorno a noi, sarem- mo certamente dei traders molto migliori. Invece inse- guiamo i fantasmi di ieri e gli aquiloni di domani, per- dendo l’unica cosa che conta davvero: questo magnifico momento, che, qui ed adesso, é tutto cié che esiste. 214 Teri (se mai é esistito) non c’é pid e domani (se mai ci sara) non c’é ancora: qui e adesso c’é l’unica vita che abbiamo, il resto é illusione. Ogni trade che “intraprendiamo” é un meraviglioso “qui e adesso”, tutti gli altri, passati e futuri, sono costruzioni mentali che ci tengono legati alla nostra “limitatezza” di uomini; mentre saremmo infiniti ed eterni come Dio, se solo riuscissimo ad evitare quelle trappole della mente ed a trascendere Villusione del tempo e dello spazio. Non c’é altra vita all’infuori di questo magico momento. Non c’é altro io o altro tu: io e te siamo Uno. E non c’é uno che parla ed uno che ascolta, uno che scrive ed uno che legge: ¢’é solo Dio (0 qualsiasi altro nome gli vogliamo dare) che vibra in eterno, fuori dal- Villusione del tempo e dello spazio. Questo libro vi dara esattamente cid che gli chiederete; potrete usarlo in tutti i modi che vorrete. Quando lho scritto mi rivolgevo a me, ben sapendo che il “me” di cui parlo é uguale al “te” che intende chi legge: ognuno é immerso nello stesso UNO, che é Punica cosa che ¢’é. E la Borsa che c’entra con tutto cid? Niente, come tutto il resto, e tutto, come tutto il resto. a 215 Ognuno si “scopre” come vuole e la Borsa, per tutti noi che cerchiamo di uscire da quest’illusione di essere diversi uno dall’altro, é la maniera che ci conduce pit facilmente a riconoscerci, a scoprire cosa siamo e cosa non siamo. Quando avremo imparato a vincere in Borsa, non ci interessera pid giocare a questo “gioco” e passeremo ad altro; finché non ricorderemo di essere Dio e, allora, il gioco finira e si tornera a casa, da dove non ci siamo mai mossi. 216 a Catalogo Borsari (Video, Libri e Software) Per ordinativi: Tel. 030 9912761 / Fax 030 9993635 E-mail: borsariborsari@libero.it Tutti i prodotti riportati in questo Inserto, sono presenti sul siti: www, borsari it - www, mialiorino.it - www.mialiorino.net Vi invitiamo a visitarli per maggiori informazioni sui prodotti, gti sconti cui si ha diritto o per ordinarli in contrassegno. Gli stessi prodotti (pid molti altri italian! e stranieri) sono in vendita presso: + Tradershop Migliorino - Plazza della Rovere 91 — Roma. Tel. 06 6874795 + Borsari Casa Editrice - Via Rambotti 11 - Desenzano D.G. Tel. 030 9912761 Vi invitiamo a visitare te zone gialle (in abbonamento) dei sit? www.borsariit per vislonare i nostri reports giornalier! sui mercati finanziari. www. borsari.it Questo libro conclude la serie di tre iaia con "Market Geometry”, continuata con “La Fisica applicata alla Borsa’ e che qui si chiude con il trading intraday. E un libro pratico, per professionisti: le tecniche ed i metodi mostrati sono tutti tratti dalla realta operativa e sono il frutto delle esperienze dei migliori traders internazionali. ll lettore sara in grado di applicare immediatamente i concetti esposti. acquisendone la compieta padronanza ed i vantaggi pratici. Il linguaggio @ facilmente comprensibile e l'utilizzo di oltre cento figu- Te rende la lettura agevole e l'assimilazione praticamente immediata. E un‘opera imperdibile per chi ha fatto del trading intraday una pro- fessione e vuole acquisire un vantaggio decisivo sul mercato. PUNTI VENDITA SPECIALIZZATI IN LIBRI DI BORSA | Borsari Cusa Editrice: Via Rambotti, 11 - Desenzano D.G. (Bs) i Tel. 030 9912761 | TraderShop Migliorino: Piazza della Rovere, 91 (Lungotevere Gianicolense) Roma / Tel. 06 6874795 Prezzo € 74,40 ISBN 88-88029-51-6