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Boccaccio, "Decameron": la peste a Firenze

Introduzione

Il Decameron di Boccaccio si apre con una drammatica immagine di morte, che contrasta con il
tono del resto dellopera e con lallusione alle graziosissime donne dedicatarie dellopera.
Lautore descrive infatti la peste che colp Firenze (e lEuropa intera) nel 1348, concentrandosi
sul degrado morale della societ che lepidemia ha portato con s in citt. Sette ragazze e tre
giovani uomini decidono di allontanarsi dalla citt, ormai allo stremo, e ritirarsi nella campagna
fiorentina.

La peste nella cornice del Decameron

NellIntroduzione alla prima giornata del Decameron, allinterno della cornice narrativa,
Boccaccio, dopo un articolato appello alle sue lettrici, spiega che la dolorosa ricordazione della
pestifera mortalit trapassata la responsabile dellorrido cominciamento della sua opera. In
circa quaranta paragrafi (sui 96 che compongono lIntroduzione), lautore delinea il cupo e
tragico panorama della citt di Firenze; dopo aver ipotizzato le cause dellepidemia 1 Boccaccio
inizia a descrivere in maniera analitica e dettagliata i primi segni della pestilenza:

[...] nascevano nel cominciamento dessa a maschi e alle femine parimente o nella anguinaia o
sotto le ditella certe enfiature, [...] le quali i volgari nominavan gavoccioli. E dalle due parti del
corpo predette infra brieve spazio cominci il gi detto gavocciolo mortifero indifferentemente in
ogni parte di quello a nascere e a venire: e da questo appresso sincominci la qualit della
predetta infermit a permutare in macchie nere o livide [...] E come il gavocciolo primieramente
era stato e ancora era certissimo indizio di futura morte, cos erano queste a ciascuno a cui
venieno.

Nessun medico appare in grado di curare la malattia, da una parte per la novit dei sintomi, e
dallaltra - come osserva lautore - per lignoranza di molti uomini che si spacciano per dottori e
scienziati 2. Ma, pi che il propagarsi del morbo, ci che colpisce losservatore la dissoluzione
di ogni forma di societ o di rapporto civile 3: c chi si ritira in una vita ascetica o chi invece si
abbandona ai piaceri della carne e della gola, ma, con il diffondersi del contagio, vengono meno
tutti i principi daffetto o di sangue. Dice Boccaccio:
E lasciamo stare che luno cittadino laltro schifasse e quasi niuno vicino avesse dellaltro cura e
i parenti insieme rade volte o non mai si visitassero e di lontano: era con s fatto spavento questa
tribulazione entrata ne petti degli uomini e delle donne, che lun fratello laltro abbandonava e il
zio il nipote e la sorella il fratello e spesse volte la donna il suo marito; e (che maggior cosa e
quasi non credibile), li padri e le madri i figliuoli, quasi loro non fossero, di visitare e di servire
schifavano.

La compassione e la piet verso gli appestati vengono ignorate e dimenticate: i malati sono
abbandonati in casa dai loro stessi parenti; i poveri muoiono in strada senza aiuto alcuno; molti
abitanti di Firenze fuggono nelle campagne per evitare il contagio; i servi si approfittano dei
padroni ammalati per derubarli; e si assiste pure a funerali solitari e a sepolture in fosse
comuni, segno estremo della perversione dei tempi 4.

Cos, di fronte a questa gran moltitudine dei corpi mostrata e al dissesto del sistema socio-
economicostravolto dalla peste, non resta che provare a ripristinare i valori dellequilibrio e della
razionalit, secondo una scelta ben riassunta dalle prime parole di Pampinea al resto della
brigata:

Donne mie care, voi potete, cos come io, molte volte avere udito che a niuna persona fa
ingiuria chi onestamente usa la sua ragione.

Da questo momento, parte il Decameron vero e proprio, con il suo progetto di ricostruire una
nuova societ, esemplificata dalla serena convivenza dei dieci giovani nella corte di campagna.

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1
la quale, per operazion de corpi superiori o per le nostre inique opere da giusta ira di Dio a
nostra correzione mandata sopra i mortali.
2
[...] la ignoranza de medicanti (de quali, oltre al numero degli scienziati, cos di femine come
duomini senza avere alcuna dottrina di medicina avuta giammai, era il numero divenuto
grandissimo) non conoscesse da che si movesse.
3
Il crollo della vita fiorentina collegato anche al crollo dellautorit delle leggi, per la morte
degli uomini di governo: E in tanta afflizione e miseria della nostra citt era la reverenda
autorit delle leggi, cos divine come umane, quasi caduta e dissoluta tutta per li ministri e
esecutori di quelle, li quali, s come gli altri uomini, erano tutti o morti o infermi o s di famigli
rimasi stremi, che uficio alcuno non potean fare; per la qual cosa era a ciascun licito quanto a
grado gli era dadoperare.
4
fosse grandissime nelle quali a centinaia si mettevano i sopravegnenti: e in quelle stivati, come
si mettono le mercatantie nelle navi a suolo a suolo, con poca terra si ricoprieno infino a tanto
che la fossa al sommo si pervenia. La perdita di moralit durante il contagio un aspetto
comune ad altre descrizioni precedenti di pestilenze, che, direttamente o indirettamente (nota
lerudizione di Boccaccio), hanno influenzato lautore. In particolare il racconto
dellIntroduzione modellato sulla Historia Langobardorum di Paolo Diacono (720-779), autore
del VIII secolo, e probabilmente ispirato da quella di Lucrezio (94-50 a.C.), che nel De rerum
natura presenta lepidemia di peste che colp Atene nel 430 a.C., mutuata a sua volta da quella
dello storico greco Tucidide (460ca. - 395c. a.C.) nella Guerra del Peloponneso.

"Introduzione" alla prima giornata del "Decameron": la brigata e le


dieci giornate

Introduzione

Dopo il Proemio, Boccaccio dedica la fondamentale introduzione alla prima giornata a


presentare le conseguenze della peste a Firenze e a presentare i dieci narratori della brigata e il
loro proposito di fuggire dalla citt per salvarsi dal contagio.

Analisi

Nel contesto di distruzione e morte della peste descritto da Boccaccio, vengono presentati i
protagonisti della cornice narrativa: sette nobili ragazze e tre giovani uomini, che decidono di
lasciare Firenze e rifugiarsi in campagna per sfuggire al contagio e al degrado morale. Un
marted mattina, presso la chiesa di Santa Maria Novella, si riuniscono infatti sette donne (che
lautore per loro rispetto maschera dietro gli pseudonimi di Pampinea, Filomena, Neifile,
Fiammetta, Elissa, Lauretta ed Emilia), di estrazione nobile, raffinate, eleganti e assennate 1, a
cui si aggiungeranno tre uomini 2 ovvero Dioneo, Filostrato e Panfilo. Tra queste
emerge Pampinea, che, essendo la pi adulta delle sette, delinea la drammatica situazione della
sua citt e la necessit di fuggirne il prima possibile:

impaurisco e quasi tutti i capelli addosso mi sento arricciare; e parmi, dovunque io vado o
dimoro per quella, lombre di coloro che sono trapassati vedere, e non con quegli visi che io
soleva, ma con una vista orribile, non so donde il loro nuovamente venuta, spaventarmi.
Lorrore della morte solo una parte delle argomentazioni di Pampinea; alla ragazza sta a cuore
anche sottolineare il degrado etico e morale della citt di Firenze, i cui abitanti hanno perduto
ogni norma di comportamento o di rispetto. La corruzione dei costumi tale da coinvolgere
addirittura i rappresentanti della fede:

E non che le solute persone 3, ma ancora le racchiuse ne monisteri, faccendosi a credere che
quello a lor si convenga e non si disdica che allaltre 4, rotte della obedienza le leggi 5, datesi a
diletti carnali, in tal guisa avvisando scampare 6, son divenute lascive e dissolute.

Il rifugio in campagna sembra allora lunico modo per mantenere lordine e la moralit, come
Pampinea prova a spiegare:

[...] ricordivi che egli non si disdice pi a noi lonestamente andare, che faccia a gran parte
dellaltre lo star disonestamente 7.

Boccaccio poi giustifica la compagnia mista di uomini e donne, che pu essere vista come una
situazione immorale e dissoluta, ma che accettabile in circostanze straordinarie e drammatiche
come quella della peste. Viene poi descritto il luogo in cui i giovani si rifugiano, con dei tratti
che sembrano ricalcare quelli del locus amoenus della tradizione classica:

era un palagio con bello e gran cortile nel mezzo, e con logge e con sale e con camere, tutte
ciascuna verso di s bellissima e di liete dipinture raguardevole e ornata, con pratelli da torno e
con giardini maravigliosi e con pozzi dacque freschissime e con volte piene di preziosi vini.

Uno dei giovani, Dioneo, propone allora, per allontanarsi anche con la mente dalla tragedia della
citt, di sollazzare, ridere e cantare [...] quanto alla vostra dignit sappartiene: una
reazione vitale al cospetto della morte. Pampinea accetta la proposta, ma le d un ordine e una
disciplina, stabilendo che ogni giorno ci sia un ragazzo o una ragazza con funzioni di capo, che
secondo il suo arbitrio, del tempo che la sua signoria dee bastare, del luogo e del modo nel
quale a vivere abbiamo ordini e disponga. Questo necessario per garantire e prolungare il
benessere e la gioia comune. E da qui prende avvio la narrazione delle cento novelle.

I nomi dei giovani della brigata e le giornate del Decameron

La scelta dei nomi dei dieci giovani della brigata non affatto banale e scontata; i nomi,
di origine greca e di spunto letterario, intrecciano stretti rapporti sia con la produzione giovanile
di Boccaccio sia con le giornate (e i relativi temi) di cui saranno i reggenti.

Pampinea (prima giornata): nominata regina della prima giornata in quanto lei a proporre
lallontanamento da Firenze e a dettare le regole della convivenza dei giovani, Pampinea un
personaggio che compare nella Comeda delle ninfe fiorentine e nel Bucolicum carmen. La prima
giornata a tema libero, ma spesso vengono messi in ridicolo i vizi dei potenti, ed
esaltata labilit di parola di alcuni protagonisti, come Melchisedech. Di gran rilievo, anche per i
molteplici significati sullinterpretazione del Decameron, la novella dapertura, dedicata a Ser
Cepparello.

Filomena (seconda giornata): la donna cui Boccaccio dedica il Filostrato, opera giovanile
sullamore infelice di Troiolo e Cressida. Il tema della giornata lavventura, come dimostra la
celebre novella di Andreuccio da Perugia.

Neifile (terza giornata): il nome della donna (colei che torna ad amare) indica da subito il tema
della giornata, ovvero lamore da soddisfare mettendo a buon frutto le proprie doti e il proprio
ingegno.

Filostrato (quarta giornata): Filostrato, vinto damore, gi il titolo (derivato da unerrata


etimologia) di un poemetto giovanile in ottave; il tema non pu che essere quello dellamore, e
della sofferenza che esso pu generare, fino agli estremi (come nel caso di Lisabetta da
Messina).

Fiammetta (quinta giornata): figura centrale per il giovane Boccaccio (dal Filocolo allElegia di
Madonna Fiammetta), nel Decameron diventa regina della giornata in cui si celebra la forza
dellamore che, dopo mille peripezie, riesce infine ad essere coronato felicemente, come nel caso
di Cimone o Nastagio. Ma Boccaccio sa utilizzare anche toni pi drammatici, come per Federigo
degli Alberighi.

Elissa (sesta giornata): Il nome della donna, che significa colei che stata abbandonata,
sembra essere una maschera per il personaggio di Didone nellEneide. In questa giornata per
labilit del motto verbale, come nel caso di Cisti o Chichibio.

Dioneo (settima giornata): Dioneo, il lussurioso (in base alletimologia per cui Dione la
madre della dea Venere), il personaggio pi impudente e anarchico della brigata. Tema
privilegiato ladulterio, e tutti i trucchi messi in atto per raggiungere il soddisfacimento dei
propri desideri.

Lauretta (ottava giornata): il nome alluderebbe alla poesia petrarchesca e alla tradizione della
lirica damore. Il tema quello della beffa, come mostra la novella di Calandrino.

Emilia (nona giornata): Emilia la figura principale della Teseida, poema epico in
volgare composto dallautore tra 1339 e 1340. Il tema libero.

Panfilo (decima giornata): Panfilo , nellElegia, lamante di Fiammetta; nella sua giornata le
novelle, ambientate prevalentemente fuori dalla Toscana, presentano gesti di liberalit e di
cortesia, con un rimpianto nostalgico del mondo aristocratico (come dimostrano le novelle
di Ghino di Tacco o di Re Carlo). Chiude il Decameron uno dei testi pi ambigui e complessi di
tutta lopera, ovvero Griselda e il marchese di Saluzzo (novella per giunta raccontata da Dioneo).
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1
Dice Boccaccio: "si ritrovarono sette giovani donne tutte luna allaltra o per amist o per
vicinanza o per parentado congiunte, delle quali niuna il venti e ottesimo anno passato avea n
era minor di diciotto, savia ciascuna e di sangue nobile e bella di forma e ornata di costumi e di
leggiadra onest.
2
assai piacevole e costumato ciascuno; e andavano cercando per loro somma consolazione, in
tanta turbazione di cose, di vedere le loro donne, le quali per ventura tutte e tre erano tra le
predette sette, come che dellaltre alcune ne fossero congiunte parenti dalcuni di loro..
3
solute persone: cio, la gente libera da un voto di fede.
4
faccendosi a credere che quello a lor si convenga e non si disdica che allaltre: cio:
convincendosi che a loro non disdica.
5
rotte della obedienza le leggi: cio spezzate le regole del rispetto e del vivere civile.
6
in tal guisa avvisando scampare: ritenendo di potersi salvare dalla morte con questo
comportamento.
7
Cio: vi ricordo che non per noi motivo di vergogna landarsene onestamente in campagna,
pi di quanto non sia per gran parte delle altre ragioni rimanere a Firenze in questo modo
disdicevole".