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EGEA SpA

Profilo dell'impresa economica nel nuovo codice civile (Continuazione)


Author(s): Paolo Greco
Source: Giornale degli Economisti e Annali di Economia, Nuova Serie, Anno 4, No. 7/8 (
LUGLIO-AGOSTO 1942), pp. 337-350
Published by: EGEA SpA
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/23235031
Accessed: 06-02-2016 16:56 UTC

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Profilo dell'impresa economica
nel nuovo codice civiler)

7. La libert e l'autorit riconosciute


all'imprenditore trovano, come
in ogni ordinata forma dell'una
e dell'altra, il loro contrapposto nella
responsabilit. Responsabilit anzitutto di diritto privato, quindi essenzial
mente patrimoniale ; ma, per la funzione sociale dell'impresa, per la sua
rilevanza nella compagine economica dello stato, e per gli effetti che vi
determina, responsabilit anche di carattere
prettamente pubblicistico,
definibile propriamente come corporativa, qual' quella sancita negli
artt. 2088 e seg. del codice, intervenuti a dare valore concreto e sanzione
al principio formulato nella dich. VII della Carta del lavoro. Essa non
si risolve e non si esaurisce semplicemente responsabilitnella in cui
si incorre per quegli atti che costituiscano violazione di precise e spe
cifiche norme di legge o di contratto, in quanto trovino in queste una
loro speciale sanzione penale o amministrativa (per es. decadenza da
una concessione, perdita di una licenza). Tali atti, la loro gravit, la
loro frequenza possono essere indici o anche elementi della fattispecie
che d luogo alla responsabilit corporativa, ma di per s soli non ne
integrano gli estremi.
Quali siano si deve dedurre dagli artt. 2088 e 2089, alla cui
questi
chiarezza per non giova una certa ridondanza di espressione che vi si
riscontra. Bene in tali norme si distingue fra il comportamento dell'im
prenditore (o per esso del suo gerente) e le sue conseguenze, le quali, ai
fini di questo tipo di responsabilit, integrano nel primo gli estremi del
la illiceit- Ma intorno ai caratteri che deve avere il comportamento in
s e per s, sulle condizioni che devono concorrere per farlo conside-,
rare cantra jus, si nota nelle norme del codice una certa oscillazione fra
le opposte tendenze ad ampliare e a circoscrivere i limiti della respon

(*) Continuazione : V. fascicolo di maggio-giugno 1942.

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sabilit. Oscillazione del resto


spiegabile sia per la difficolt di creare
una specie di superresponsabilit in aggiunta a quelle che gi derivano
dalla violazione di ciascuna delle innumerevoli norme giuridiche le
o corporative che oggi incombono sull'attivit delle imprese,
gislative
sia per la preoccupazione di fondarla sopra una base il pi che possi
bile solida e sicura, che da un lato non la renda effimera o irrisoria,
ma dall'altro la sottragga a valutazioni vaghe o arbitrarie, che potreb
bero creare
intralci nell'opera dell'imprenditore e paralizzarne l'iniziativa,
di fronte al timore di esser preso nella rete di imperscrutabili respon
sabilit.
L'effetto di questa perplessit si rispecchia nella varia indicazione
delle norme che l'imprenditore tenuto ad osservare, e la cui inosser
vanza dovrebbe generare la corporativa introdotta
responsabilit dal
nuovo codice. Nell'art. 2088 col parlare dei principi del
si comincia
l'ordinamento corporativo e degli obblighi che ne derivano : espressione que
sta che sembra offrire un'assai ampia larghezza e discrezionalit di valuta
zione, comprendendo norme esplicite e implicite, norme specifiche e

princpi generali, princpi chiari o latenti nel sistema. Nella seconda par
te dello stesso articolo si passa a parlare di responsabilit verso lo sta
to per Vindirizzo della produzione e degli scambi, e qui si aprirebbe la
stura alle pi varie illazioni per sapere di quale indirizzo si tratti e da
chi e come stabilito, se ad attenuare alquanto l'indeterminatezza del con
cetto non avesse l'art. 2088 immediatamente aggiunto : in conformit
della legge e delle norme corporative . Con che parrebbe doversi trattare
sempre di indirizzi desumibili da norme di diritto positivo, e non da
semplici enunciazioni o manifestazioni di programmi di politica economica,
rimaste tali e non tradotte in regole giuridiche. Da ultimo, l'art. 2089
iniziando la trattazione del procedimento diretto ad attuare
speciali le
sanzioni delfa
responsabilit corporativa, parte dalla premessa che l'im
prenditore non osservi gli obblighi imposti dall'ordinamento corporativo
nell'interesse della produzione. Con ci non si direbbe nulla di sostan
zialmente diverso daiprincpi posti nell'art. 2088, se a far sospettare
una qualche differenza non insorgesse la considerazione che, mentre
nell'art. 2088 il legislatore ha creduto opportuno di parlare distintamen
te dell'indirizzo sia della produzione che degli scambi, invece nell'articolo
successivo sembra voler dar peso esclusivo alla inosservanza di ob
blighi sanciti nel solo interesse della produzione.
Occorre per aggiungere subito che, se pure la diversit delle due
locuzioni, usate a cos breve distanza, non commendevole, tuttavia il
dubbio sulla portata restrittiva della seconda non sarebbe logicamente
giustificato, non potendo escludersi che un comportamento anticorpora
tivo dell'imprenditore possa limitarsi anche alla sola materia della circo

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 339

lazione e degli scambi, senza investire il processo produttivo strido sensu,


n essendo agevole scorgere una plausibile ragione atta a spiegare per
ch il legislatore, volendo colpire nella condotta dell'impresa la violazione
dei corporativi,
princpi si sia fermato ai soli princpi che regolano la
produzione, lasciando senza la speciale sanzione in esame quelli che ri
guardano gli scambi, i quali possono avere non minore importanza per
l'economia nazionale.
Una relativamente maggiore concretezza apporta al
problema l'altro
degli estremi che integrano l'illiceit del comportamento, ed quello
degli effetti di questo, che devono, per lo stesso art. 2089, consistere in
un grave danno arrecato all'economia nazionale. Con ci si immette nella
fattispecie della responsabilit corporativa una duplice restrizione: a) che
il danno debba anzitutto esorbitare dalla sfera di interessi esclusivamente
locali o particolari (quand'anche fossero pubblici o collettivi) per inve
stire (ma, a quanto sembra, sia direttamente che indirettamente) l'interes
se dell'economia nazionale; b) che debba inoltre possedere un carattere
di gravit. Senza dubbio sia l'uno che l'altro di questi requisiti lasciano
un ampio margine di discrezionalit sul punto di stabilire quando possa
dirsi veramente danneggiata l'economia generale della nazione e quan
do l'entit del danno debba considerarsi grave. Ci non ostante questo
secondo estremo pu utilmente agire da freno rispetto all'indeterminatez
za del primo e contro una eventuale tendenza ad estendere oltre i de
biti limiti l'istituto in esame.
Sopratuttoj in quest'ordine di idee, va data lode al legislatore per
avere circondato l'istituto delle opportune garanzie giurisdizionali, sottraen
dolo a procedimenti sommari e arbitrari, anche se con ci abbia ad
dossato alla Magistratura del lavoro un compito, certo altamente ono
rifico, ma forse, per la sua singolare difficolt, non altrettanto gradevole
(artt. 2089-2092). Prudenti e moderate sono anche le sanzioni, le quali,
precedute necessariamente dalla concessione di un termine entro il quale
debba farsi cessare lo stato di inosservanza da parte dell'imprenditore,
non si spingono poi oltre le due ipotesi alternative della sospensione
dell'esercizio, o, quando questa
possa pregiudicare l'economia nazionale,
dell'assoggettamento dell'impresa a una forma temporanea di ammini
strazione giudiziaria, alla quale d'altra parte, nel caso di societ, si pu
dalla Magistratura del lavoro preferire la semplice sostituzione degli
amministratori con altri parimenti elettivi, ma riconosciuti idonei dal
giudice.
Parallela a questa della responsabilit corporativa, ma non confon
dibile con un'altra sanzione
essa, di carattere generale posta contro
l'inosservanza di obblighi corporativi nel campo della produzione. quel
la che si legge nell'art. 838 (libro III0 Della propriet), per cui il

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proprietario che abbandona la conservazione, la coltivazione o l'esercizio


di beni che interessano la produzione nazionale, in modo da nuocere gra
vemente alle esigenze della produzione stessa, pu incorrere, contro il pa
gamento di una giusta indennit, nella espropriazione dei beni per ordine
dell'autorit amministrativa.
Questa norma va coordinata con le disposizioni degli artt. -2089 e
segg.. Certo essa vuole direttamente riferirsi al proprietario, anche se
non sia e per il solo
imprenditore, fatto di lasciare i beni o
inoperosi
strumenti produttivi che per es. col trascurare
possegga, perfino di ce
derli in fitto a un imprenditore. In tal caso chiaro che l'art. 838 pu
applicarsi senza entrare in collisione con gli artt. 2089 e segg.. Non si
pu per escludere che nelle ipotesi dell'art. 838 rientri anche il caso
del proprietario-imprenditore, il quale a un certo momento abbandoni
o lasci andare
alla deriva la sua impresa, e con essa i beni e stru
menti impiegativi. Sorge allora la questione di sapere quale dei due
procedimenti e delle due, cos diverse, sanzioni sia applicabile. Que
stione che probabilmente da risolvere nel senso della delle
prevalenza
sanzioni disposte dal libro V, prima di tutto perch si trovano nella
sede propria della disciplina dei suoi doveri e delle sue
deWimpresa,
responsabilit, anche di ordine corporativo, in secondo luogo perch
eliminano il pericolo di una disgregazione dell'impresa, quale pu pro
spettarsi col procedimento dell'art. 838 e che contrasta con lo spirito
che informa il sistema del codice nel senso della conservazione
(1).

8. L'organizzazione nell'impresa si prospetta come organizzazione


di persone e di beni. Nel primo senso pu consistere
nell'organizzazione
soggettiva del lavoro e in quella della contitolarit La
dell'impresa.
prima, nelle imprese vere e proprie, a differenza delle
piccole impre
se, un elemento la seconda invece si ha solo nelle
indeclinabile,
imprese sociali, che peraltro sono le pi importanti.
Per quanto riguarda la prima (2), essa si basa per il codice sui
due concetti della collaborazione e della subordinazione, fra di loro
interdipendenti. L'uno ha riflessi di ordine tecnico e di ordine morale.
Dal punto di vista tecnico la collaborazione
integra la divisione del
laboro e ripristina l'unit al delle
disopra frazioni. Dal punto di vista
morale vuole particolarmente l'idea di una fondamentale soli
esprimere
dariet di interessi che deve avvincere i membri della comunit di im
presa, in quanto concorrono tutti al dei fini unitari di
conseguimento

(1) Sul problema delle relazioni fra l'art. 838 e gli artt. 2089 e segg. v. la recen
tissima monografia del Il diritto
Sotoia, commerciale nell'ordinamento corporativo,
Padova, Cedam, 1942, pag. 187 e segg.
(2) Greco, Contratto di lavoro, n. 197 e segg.

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questa, e come tali, sia pure in posizioni diverse e distinte e con inte
ressi di diversa specie ed entit, si trovano accomunati in una mede
sima sorte, quale quella delle vicende fauste o infauste dell'impresa.
Questa solidariet dalla parte dell'imprenditore si realizza giuridicamente
in una serie di obblighi i quali, oltre le prestazioni, che stanno pi diret
tamente in corrispettivo del lavoro, riguardano le misure rivolte ad assi
curare l'integrit fisica e la personalit morale dei prestatori di lavoro
(art. 2087), l'assistenza verso gli stessi, la previdenza contro i rischi
che incombono su di loro nell'esecuzione del lavoro o anche in rela
zione alle generali vicende della loro vita (artt. 2114-2117). Dalla parte
dei prestatori di lavoro una concreta manifestazione legislativa dei loro
doveri di solidariet pu riscontrarsi nell'art. 2104, che prescrive al
lavoratore di usare la diligenza che sia richiesta non solo dalla natura
della prestazione dovuta, ma altres, e quindi eventualmente oltre questo
limite, dal l'interesse dell'impresa.
La subordinazione involge e vincola il prestatore di lavoro nell'or
dinamento dell'impresa secondo una rete di rapporti che intercedono
fra tutti i membri della comunit, in quanto tali, cos come avviene in
ogni ordinamento gerarchico. Il suo grado e la sua intensit variano
secondo la posizione e le funzioni che il prestatore di lavoro assume nel
l'impresa : fra il vertice e la base della piramide gerarchica sussistono
posizioni gerarchiche intermedie (e son tutte tali rispetto all'imprendi
tore, quindi anche quelle dei dirigenti), in cui la subordinazione in
un senso e un potere nel senso opposto si cumulano nella stessa per
sona, costituendo cos l'osservanza della prima, come l'esercizio del
secondo, precisi doveri del prestatore di lavoro. Attivamente la subor
dinazione si risolve nel dovere di conformarsi all'ordinamento dell'im
presa e di obbedire alle disposizioni che vi siano impartite ; passiva
mente, si risolve nell'assoggettamento alle sanzioni dell'inosservanza:
sanzioni disciplinari, espressamente richiamate dall'art. 2106, che si di
stinguono da un lato dalle sanzioni patrimoniali, perch al contrario di que
ste non presuppongono necessariamente un danno economico n quindi
hanno diretta finalit di risarcimento o di compensazione, si distinguono
dall'altro lato dalle sanzioni penali perch, a differenza di queste, sono po
ste direttamente non a tutela dell'ordinamento generale della societ civile,
ma solo a tutela della compagine di una particolare istituzione, entro
di essa costituita.
Limite massimo della
subordinazione, limite che nell'impresa, com
istituzione di diritto privato, si afferma incondizionatamente, e con fqrza
senza confronto maggiore che non nelle istituzioni pubblicistiche, quello
costituito dalla condizione che l'ordinamento dell'impresa e le disposi
zioni adottatevi non siano in contrasto n col diritto positivo dello stato

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(da qualunque specie di norme rappresentato: legislative o corporative)


n con i patti del contratto di assunzione. Oltre questo limite si legit
tima il rifiuto di obbedienza e si invalida l'esercizio del potere sia di
rettivo che disciplinare.

9. La societ nel sistema del nuovo codice civile stata


ufficialmente consacrata un tipo di contratto e di rapporto giuridico
come
riservato esclusivamente fini dell'organizzazione
ai produttiva, quindi
eW'impresa, per regolarne i rapporti di contitolarit (art. 2247). Le altre
figure di rapporti associativi assumono altre denominazioni e rispondono
a diversi scopi: associazioni di mero godimento dei beni (comunioni in
senso stretto : art. 2243), associazioni per scopi non lucrativi o utilitari,
disciplinate nel libro 1, associazioni fra imprese per il coordinamento
delle rispettive attivit (consorzi : arti. 2602 e seg.).
Il numeroe le caratteristiche dei vari tipi sociali non sono sostan
zialmente mutati, se si eccettua la generalizzazione del particolare tipo
della societ a responsabilit limitata, gi in vigore per il Trentino e
la Venezia Giulia, ma il cui valore pratico deve ritenersi scemato di
molto in seguito al sopraggiunto obbligo della nominativit delle azioni.
Si conservata, come non poteva farsi altrimenti, la distinzione dei tipi
sulla base della responsabilit dei soci per i debiti sociali, a se
conda che sia illimitata o limitata alle rispettive quote di riferimento.
Innovazioni sostanziali non sono intervenute nemmeno in ordine agli
scopi e alle funzioni proprie o normali di ciascun
tipo. scopo geAllo
nerale, prevalentementespeculativo, della acquisizione di lucri differen
ziali, o profitti, conseguiti mediante il-concorso di lavoratori non soci
e attraverso lo scambio, attuato con terzi, dei beni o servigi forniti dalla
societ, continua a contrapporsi, nel particolare tipo delle societ a fun
zione cooperativa, lo scopo mutualistico, nettamente ora affermato dal
l'art. 2511, che si ha quando la societ si serve solo o prevalentemente del
lavoro degli stessi soci (cooperative di produzione)o fornisce solo o pre
valentemente a questi i beni o i servigi da essa prodotti (cooperative di
consumo, di credito, di assicurazione). L'antica societ civile gi regolata
dal codice del 1865, depurata di elementi estranei alla funzione produttiva
e aggiornata e anche perfezionata nella sua disciplina, rimane, nel nuovo
codice, sotto il nome di societ semplice a
, disposizione sopratutto delle
i/nprese agricole, senza per che sia .vietato a queste di assumere strut
tura, gradatamente pi complessa e organica, di ciascuno degli altri tipi
(collettive, accomandite, societ per azioni, societ a garanzia limitata) nor
malmente riservati all'esercizio delle imprese dette commerciali.
Cos anche il problema della societ anonima o, come ora si dice,
della societ per azioni, stato superato nel senso della conservazione

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 343

ed anzi del rafforzamento


questo tipo sociale di
come forma massima
dell'impresa privata (capitale minimo di un milione). Inconvenienti e
danni da essa cagionati, degenerazioni delle quali ha sofferto (e ne
possono soffrire tutte le istituzioni : dalla famiglia allo stato) non pote
vano farne dimenticare le prevalenti benemerenze (1) e decretare la sop
pressione. Essa, come bene osserva anche la relazione ministeriale,
lo strumento migliore che si conosca per raccogliere ingenti masse di
capitali, provenienti dalle pi varie e anche pi modeste fonti del rispar
mio, per investirle, normalmente sotto la guida dei pi esperti o dei pi
interessati, in imprese produttive. facile criticare l'uno o l'altro degli
aspetti o delle inevitabili imperfezioni dell'anonima (2) ; il difficile
trovarne un surrogato che sia migliore, mentre per le ragioni gi accen
nate (infra n. 5) dubbio che sia tale l'impresa comunista o di stato
o qualunque altro vagheggiato tipo di impresa, in cui al capitale privato
sia sottratta ogni ingerenza direttiva e riservato un semplice corrispettivo
dei suo servizio (3).
In tutte le forme sociali, dalla pi semplice alla pi complessa, si afferma,
in vari modi, il principio dell'unit e della conservazione dell'aggre
gato istituzionale, con l'eliminare o ridurre le cause di disgregazione.
In primo luogo, riconosciuta in tutti i tipi di societ \'autonomia pa
trimoniale v. (infra n. 10), che, riservando i beni sociali ai fini dell'im
presa e al soddisfacimento dei suoi
debiti, impedisce che subiscano
l'effetto dissolvitore delle azioni promosse dai creditori particolari dei
soci. Nel tempo stesso si rafforza la tutela dell'integrit del capitale
sociale. Ma autonomia e tutela presentano gradi diversi secondo i tipi

(1) Anche senza giungere ad affermare, come pure stato affermato (dal N.
Murray Butler), che la societ per azioni stata la pi grande scoperta dei

tempi moderni, superiore perfino a quelle del vapore e dell'elettricit !

(2) Le critiche se sono di moda e particolamente aspre nei paesi a regime


totalitario, non mancano per nemmeno nel mondo anglosassone e dalla parte dei

liberali. Per es. contro l'eccessivo sviluppo delle anonime e delle concentrazioni

industriali, e a favore invece delle forme minori di organizzazioni di impresa, si

pronunciato il noto pubblicista americano WALTER Lippmann.

(3) Se ne vedano accenni in Mossa, L'impresa nell'ordine corporativo, cit-,


123. Far discendere il capitale alla condizione di semplice salariato dalla posi
pag.
zione eminente di padrone dell'impresa, dovrebbe essere, secondo l'opinione di molti

novatori, la grande conquista dell'avvenire. Cfr. per es. Garrigues, L'impresa nel nuovo

ordine, in Rivista di diritto commerciale , 1939, 1, pag. 332 e segg. Ma a parte le

parole e gli ideali, il problema concreto quello di sostituire al sistema capitalistico


di scelta o del gerente, un altro sistema che, eliminando il predomi
dell'imprenditore
nio del determini scelte di uomini o per lo meno non peggiori. E
capitale, migliori,
qui risiede la difficolt di non poco momento ! Sulla questione, v. le sagge consi

derazioni del Tanaka, in Annuario di studi legislativi e di diritto comparato , del


Qalqano, voi. XII, fase. 2, pag. 129.

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344 PAOLO GRECO

di societ : minimo nella societ semplice (art. 2270), notevote gi nella


collettiva (artt. 2303, 2305, 2306), massimo nella societ per azioni, dove
si aggiungono gli obblighi relativi alla costituzione e all'incremento delle
riserve (per es. artt. 2342, 2343, 2357-2360, 2425-2433,. 2439, ecc.). L'au
tonomia patrimoniale si verifica quindi indipendentemente dalla personalit
giuridica, che dal nuovo codice stata attribuita solo ai tipi maggiori
di societ (societ per azioni, societ a garanzia limitata) nonch alle coo
perative. Donde rimangono innegabilmente scemati il valore e la funzione
della personalit , che tuttavia, l dove riconosciuta, sta a segnare
un pi netto e radicale distacco fra l'interesse dei soci, ufi singuli, e
l'interesse dell 'ente.
Nella stessa direttiva
della conservazione dell'aggregato appare capo
volto, nel nuovocodice, il sistema del precedente codice di commercio
per quanto ha tratto agli effetti della morte, dell'interdizione, dell'inabilita
zione, del fallimento del socio nelle societ c. d. di persone: fatti che prima
determinavano lo scioglimento della societ salvo patto contrario, mentre
ora la regola quella della limitazione dei loro effetti all'uscita o esclusione
del socio, senza scioglimento della societ
questo- se a fine non pree
sista o non intervenga l'accordo dei soci. Analogamente per il recesso
nelle societ c. d. di capitali, o societ personificate, gi dalle leggi spe
ciali ed ora dal nuovo codice circoscritto a un ristretto numero di casi,
comportanti pi gravi mutamenti nelle basi essenziali della societ.
Analogamente concorrono a preservare e rafforzare la compagine e
l'unit dell'indirizzo sociale le discriminazioni di interessi e di categorie,
espressamente permesse dal nuovo codice, nella massa varia ed etero
genea degli azionisti. Se il sistema del voto plurimo, fecondo pi di
inconvenienti che
di vantaggi, stato ripudiato, si ammessa in suo
luogo la distinzione fra la categoria dei soci a voto pieno (sia nelle as
semblee ordinarie che straordinarie) e quella dei soci a voto limitato
(alle sole assemblee straordinarie), a condizione che siano a costoro
concessi dati privilegi nella ripartizione degli utili, e, al tempo dello scio
glimento, nel rimborso del capitale (art. 2351). Alla distinzione delle
categorie di soci, corrisponde quella delle assemblee generali e spe
ciali, dirette queste ultime a impedire che gli interessi comuni degli azio
nisti di una data categoria vengano sopraffatti, nell'assemblea generale,
da una maggioranza che sia agli stessi avversa o indifferente.
Tranne questo caso la somma dei poteri e la pi alta espressione
della volont sociale rimangono per le societ azionarie formalmente
concentrate nell'assemblea generale; di cui il nuovo codice ha anzi mag
giormente valorizzato la funzione, col rendere irriducibili, anche in
sede di seconda convocazione, le aliquote di voti richieste per la vali
dit delle deliberazioni che modificano lo statuto. Per quanto lasci so

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 345

stanzialmente a desiderare, il funzionamento delle assemblee sulle

quali l'assenteismo degli azionisti minori, la partecipazione di prestanomi


o c. d. uomini di paglia, lo spirito di acquiescenza o di conformismo,

che spesso vi domina, hanno proiettato larghe ombre di discredito
non vi tuttavia un sistema migliore che si possa ad esse sostituire.
Se si deve parlare di societ, e se nomina conveniunt rebus, il supremo
potere deve spettare ai soci ; altrimenti rimane la parola ma non pi
la cosa. Del resto i soci maggiori non mancano di far pesare anche nel
l'assemblea la loro volont. a prescindere
Ma anche da ci basterebbero
a giustificare l'istituto dell'assemblea due funzioni : una virtuale, in quan
to offre la possibilit, a chi ne abbia la voglia, la competenza e il co

raggio, di far sentire la voce dell'opposizione., un'altra reale, in quanto,


mantenendo costantemente gli amministratori e i loro atti nell'aspettativa
di rilievi e di critiche, sempre possibili, e del resto non del tutto in
frequenti, in seno all'assemblea, ne modera in qualche modo l'arbitrio
e il senso della immunit. Di fatti anche il nuovo codice, resistendo alle
seduzioni del c. d. Fiihrerprinzip, proiettato nel campo delle anonime(1),
ha riconfermato la prassi delia pluralit degli amministratori e ha con
servato intatto il principio della loro dipendenza dall'assemblea. Questa,
oltre che eleggerli, pu sempre revocarli secondo la sua discrezionale
valutazione, salvo solo il risarcimento del danno qualora la revoca non

avvenga per una giusta causa.


La revoca dei sindaci invece non ha effetto senza la giusta causa
e una speciale approvazione del tribunale (art. 2400). Di fronte ai le

gami che possono unire e uniscono per lo pi la maggioranza dell'as


semblea con gli amministratori, si voluto meglio garantire, di fronte
alla prima, l'indipendenza dei sindaci nelle funzioni di controllo, che
esercitano, in nome dell' interesse istituzionale della societ, sull'operato
dei secondi. Un'altra garanzia imposta per l'efficacia di questa funzione,
sta nei requisiti di competenza che devono essere rappresentati in seno
al collegio sindacale. Ma, salvo tali punti, anche per i sindaci rimane
fermo il principio che la loro nomina e la sostituzione sono di esclusiva
spettanza dell'assemblea. Il collegio sindacale infatti e deve rimanere
un organo di controllo interno, prevalentemente destinato a tutelare l'in
teresse sociale, di cui, fino a prova contraria, interprete e rappresen
tante maggiore l'assemblea. Altra cosa il controllo dall'esterno, che
si renda opportuno o necessario a tutela di un interesse superiore a
quello della stessa societ, vale a dire di un interesse pubblico. Se e

(1) Nella stessa riforma germanica delle societ per azioni (1937) il principio
stato accolto con una certa moderazione : cfr. Visentin, Le linee essenziali della

disciplina delle societ anonime in Germania, in Rivista bancaria , 1939, pag. 37


dell'estratto.

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346 PAOI.O GRECO

quando esso debba intervenire e come debba esplicarsi, questione di


competenza dello stato, il quale
bene, specialmente sa
oggi,, fin troppo
quali vie e mezzi per deve il adottare
suo proprio controllo imporre
sugli enti non solo pubblici, ma anche privati. Del resto lo stesso co
dice nuovo ha concesso maggiori possibilit di azione a forme extra-sin
dacali di controllo (da parte di minoranze come pure da parte degii
organi giudiziari) sul funzionamento della societ in armonia con i suoi
interessi istituzionali e con lo stesso interesse pubblico.

10. La parte oggettiva dell'organizzazione di impresa comprende na


turalmente tutto il corredo di beni economici con cui essa impresa opera.
Pertanto si tratti di beni materiali o immateriali, essi hanno tutti nell'im
presa essenzialmente
una funzione strumentale, quindi carattere di ca
pitali, fissi e circolanti, a cui per la valutazione del complesso dei beni
economicamente collegati all'impresa si aggiunge il prodotto netto della sua
attivit, costituito dagli utili differenziali, o da cui invece si detraggono i
costi eventualmente non reintegrati: perdite. Questo corredo di beni,
sottoposti all'organizzazione unitaria
dell'impresa, con sta a base del
cetto dell'azienda, che il nuovo codice nell'art. 2555 definisce appunto
come il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio
ma come vedremo non lo esaurisce
dell'impresa ; compiutamente.
Il problema della differenza fra impresa e azienda uno dei pi de
licati a trattare e dei gi difficili a risolvere. Anche se una differenza,
come pare, esiste, e il nuovo codice stato bene avvisato a sottolinearla,
tuttavia le relazioni fra i due concetti sono cos strette che si spiega
come nelle varie
discipline che si occupano di essi, quali l'economia,
la ragioneria e lo stesso diritto, si sia dato poco peso alla loro distin
zione, quando pure non la si sia negata usando i due termini come
fungibili (1); n, quando si tentato di precisarla, i risultati pos
sono dirsi
perspicui e soddisfacenti (2). Probabilmente si tratta di
una diversit di punti di vista, o delia varia estensione e comprensione
che si attribuisce ai due vocaboli. Se si usa la parola azienda in un
senso lato, tale da comprendere non solo i mezzi inanimati, ma altres

(1) Sulla questione v. da ultimo La Lumia, Op. cit., pag. 218 e citazioni ivi.

(2) Nella dottrina tedesca si discute sulle differenze fra i concetti di Unterneh

mung, Unternehmen, Handelsgewerbe, Handelsgeschaft, gewerbliche Betrieb. Fra gli


altri cfr. Jacobi, Betrieb und Unternehmen als Rechtsbegriffe, Lipsia, 1926 e Wieland,

Handelsrecht, 1929,1, pag. 239 e segg., il quale sotto il concetto di Unternehmung espri
me l'impiego di capitale e di lavoro a scopo di lucro, e sotto quello di Unternehmen
l'insieme degli strumenti e delle forze impiegate nell'attivit industriale. V. inoltre sul!*
differenza fra maison de commerce e fonds de commerce , il noto scritto del
Valry, in Annales de droit commercial, 1902, pag. 209 e segg., 269 e segg.

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 347

le forze animate da cui questi sono mossi, quindi il lavoro, in tutte le


sue forme, che vi si svolge, e non solo le relazioni e correlazioni fra
le cose che ne fanno parte, ma bens pure quelle fra i soggetti che se
ne servono e ai cui interessi esse servono, allora si riduce veramente
l'azienda ad essere sinonimo di impresa. Se invece si riconosce la ne
cessit e l'opportunit di tenere in una particolare considerazione quegli
etementi dell'impresa che consistono nei mezzi di carattere pi stretta
mente economico-patrimoniale, che costituiscono l'oggetto e non il sog
getto delle attivit che si esercitano nell'impresa, allora pu essere utile
e opportuno riservare
solo ad essi la denominazione di azienda, onde
questa a viene
distinguersi dall'impresa, non certamente come una cosa
diversa e separata da essa, ma piuttosto come una parte che si distingue

rispetto al tutto.
Ora, se non pure per le altre scienze, certo per il diritto la parte

oggettiva, o reale, dell'impresa non pu essere senz'altro confusa o


identificata con la parte
soggettiva, o personale, allo stesso modo e per
le stesse ragioni per cui gli oggetti noti si possono confondere con
i soggetti del diritto. Si detto autorevolmente che se l'azienda
non dovesse appartenere alla categoria degli oggetti giuridici sarebbe
un concetto inutile o irrilevante per il diritto (1). Il che pu essere
vero, ma solo a condizione che non si riduca l'impresa alla sola azienda,
dato che la prima, come si visto, pu avere ed ha per il diritto un
valore assai rilevante, senza che per questo la si debba o la si possa
considerare esclusivamente, e nemmeno prevalentemente, come una cosa
o un complesso di cose. Se vero che il valore giuridico dell'impresa
le deriva dal costituire una forma di istituzione sociale, basta questo
per escludere che essa, nel suo profilo integrale, possa ridursi ad essere
solo-un insieme oggettivi : rispetto ai quali non avrebbe senso
di elementi
il parlare di certe note caratteristiche che pure contraddistinguono l'im
istituzione di organizzazione, ordina
presa come (rapporti giuridici
mento gerarchico, interessi e fini superindividuali). Sarebbe lo stesso che

concepire le istituzioni sociali come entit costituite essenzialmente di


cose inanimate e dominate dalle stesse, alle quali, poi, i soggetti si col
come elementi integrativi o accessori (2). Concezione assurda
legherebbero
e ripugnante sotto ogni punto di vista. Etica e diritto concordano fra di

(oro con la realt della vita'nel non poter confondere il lavoro col ca
la volont e l'azione uomini con strumenti
pitale, il pensiero, degli gli
e con le forze brute che essi dirigono e animano.

(1) Carnelutti, Valore giuridico della nozione di azienda, in Rivista di di


ritto commerciale, 1924, I, pag. 156 e segg.
Cos sarebbe secondo l'opinione dei Finzi, Op. cit., pag. 34, che per pre
(2)
scinde dal concetto di istituzione.

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348 PAOLO GRECO

Del resto la maggiore estensione del concetto di impresa trova nella


pratica numerose contenne. In seno alla stessa impresa si possono for
mare pi aziende, collegate fra di loro da rapporti di coappartenenza
e cooperazione, ma aventi, tuttavia, mezzi, compiti e scopi immediati
distinti e relativamente autonomi : aziende locali, speciali, complemen
tari. L'una di esse pu essere ceduta senza l'altra. Un'impresa senza
dissolversi pu cedere la sua azienda e sostituirla con altra. Non senza
ragione, a proposito delle imprese sociali, la legge ha distinto il caso
della fusione, che riguarda essenzialmente l'impresa, dai casi della ces
sione o del concentramento che riguardano essenzialmente l'azienda.
Ma data la relazione di parte a tutto, che intercede fra azienda e
impresa e dato il fatto di servire l'una in funzione dell'altra, si comprende
come n la distinzione possa essere assoluta, n si possano nettamente
separare taluni elementi che sono comuni ad entrambe, in quanto stret
tamente inerenti alla loro organizzazione unitaria.
La distinzione, meno percettibile quando la parte normalmente fun
ziona nel tutto e quando al titolare dell'impresa appartengono tutti i
diritti patrimoniali sull'azienda, acquista subito una maggiore evidenza
nei casi in cui o l'azienda si trasferisca ad altro imprenditore odi fronte
all'imprenditore Si prospettino diritti altrui sull'azienda. Cos per l'usu
frutto o per la locazione di azienda, dove all'imprenditore, che l'usu
fruttuario o il locatario, si contrappongono il nudo proprietario o il loca
tore, i quali, senza essere essi gli imprenditori, sono tuttavia titolari di
diritti reali sull'azienda.
D'altraparte la funzione strumentale dell'azienda, come mezzo di
esercizio dell'attivit di impresa, determina e spiega la conseguenza per
cui certi elementi propri dell'impresa possano seguire le sorti dell'azienda
e trasferirsi insieme con questa da un soggetto a un altro, allorch,
come elementi
rappresentativi dei valori di avviamento o come coeffi
cienti di produttivit, servano a conservare all'azienda la detta funzione,
per la quale trasferita. Cos la ditta che, anche sotto l'aspetto ogget
tivo distingue anzitutto l'impresa (art. 2563, 2564) e attraverso questa
l'azienda, pu tuttavia, col consenso particolare dell'alienante, trasferirsi
insieme con quest'ultima. Lo stesso va detto del marchio, che attraverso
i prodotti, identifica pure l'impresa e l'azienda, salvo che al suo trasfe
rimento non d'uopo il consenso specifico~;dell'alienante, bastando che
non sia stato da questi escluso (art. 2573). Anche i rapporti di lavoro
seguono normalmente, nei trapassi dell'azienda, le sorti di questa: ci
non perch essi facciano parte pi dell'azienda che dell'impresa, ma
perch, mentre da uri lato presentano caratteri ed effetti di ordine pa
trimoniale, dall'altro Iato rappresentano coefficienti essenziali per assi
curare la funzione dell'azienda. Analoghi rilievi vanno fatti per il tra
sferimento dei contratti in corso, stipulati per l'esercizio dell'azienda,

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PROFILO DELL'IMPRESA ECONOMICA, ECC. 349

come dice l'art. 2558, sebbene si dovrebbe dire forse pi propriamente:


per l'esercizio dell'impresa.
Pi che sotto l'aspetto della sua funzione strumentale la distinzione
dell'azienda rispetto all'impresa emerge sotto il suo aspetto patrimoniale.
E il nuovo codice ha dato infatti un particolare risalto al patrimonio
aziendale (1). Essendo insito al concetto di patrimonio il collegamento
fra gli elementi attivi e passivi, si spiega come il nuovo codice, contro
la precedente tendenza della giurisprudenza e di una gran parte della
dottrina, abbia sancito come regola generale l'inerenza all'azienda dei
crediti e dei debiti ad essa relativi : onde in caso di trasferimento del
l'azienda si verifica, dal momento dell'iscrizione dello stesso nel registro
delle imprese, la cessione dei crediti e (nelle aziende commerciali) l'ac
collo dei debiti, quest'ultimo per considerato, per giuste esigenze di
tutela dei creditori, come mero accollo cumulativo.
Pertanto non si pu negare che nel nuovo codice sia attribuita al
l'azienda il carattere di una unit patrimoniale purch sia ben precisato
il valore di tale
espressione (2). Al qual fine occorre avvertire che unit
non significa autonomia , n necessariamente assoluta uniformit di
sorte per tutti i singoli elementi costitutivi dell'azienda. Vi possono essere
vari gradi dell'unit. 11 nuovo codice si fermato al grado minore: al
minimo per fare, anche in questo caso,
necessario un'applicazione del

principio della conservazione dell'aggregato. L'autonomia, che d luogo


a forme di patrimonio separato, insensibile ai debiti ad esso estranei,
stata riconosciuta (infra n. 9) nel solo caso delle
quando aziende sociali
manchi la personalit giuridica dell'impresa (con la personalit, l'auto
nomia, com' ovvio, rimane assorbita da essa). In tutti gli altri casi il
patrimonio aziendale, risponda insieme con tutti gli altri beni dell'im
prenditore, per tutti i debiti di questi, siano o non pertinenti all'impresa.
Quanto all'uniformit di trattamento si gi accennato agli elementi che
in caso di trapasso seguono le sorti dell'azienda (ditta, marchio, rap
porti di lavoro, crediti e debiti). Si deve aggiungere che la ditta e il
marchio possono si essere esclusi dal trasferimento dell'azienda, ma non

possono mai essere trasferiti isolatamente (art. 2565, 2573). In altri casi
si pu parlare di una modificazione della disciplina propria di taluni

elementi, per adattare questi alla funzione che svolgono in seno al

(1) Bene delineata dal La Lumia, Trattato, cit., pag. 222, la distinzione fra l'a
zienda come complesso di beni strumentali, e il patrimonio aziendale, per quanto
l'a. almeno sotto il regime dei codici abrogati, rilievo giuridico a quest'ultimo.
neghi,
Sulle diverse forme e gradazioni di unit patrimoniali, v. Greco, L'autonomia
(2)
nelle delle societ estere di assicurazione, in Assicurazioni ,
patrimoniale filiali
1939, fase. 4. Per un esame generale e approfondito della materia cfr. Barbero, Le

universit patrimoniali, Milano, Giuffr, 1936.

e Annali di economia Anno IV (Nuova serie Fase. 7-8). 4


Giornale degli economisti

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350 PAOLO GRECO

l'azienda: per es. l'usufrutto o la locazione dell'azienda importano auto


maticamente la piena disponibilit nell'usufruttuario o nel locatario delle
cose fungibili o consumabili appartenenti all'azienda senza bisogno che
siano costituiti per esse appositi tipi di rapporto (quasi usufrutto o
prestito).
Il principio dell'unit pu ancora valere per certi riguardi (es. in
materia di prezzo contrattuale e di rescissione per lesione), non valere
invece per altri riguardi, per es. per le forme contrattuali e di pubblicit,
in quanto differiscano in relazione alla diversit dei beni, e in genere
per tutto quanto ha tratto alla diversa disciplina dei mobili e degli im
mobili (art. 2556).

Milano, Universit Bocconi.

Torino, R. Universit.
Paolo Greco.

Recenti pubblicazioni dell'Istitutodi Economia "Ettore Bocconi,,


Acta seminarti Contiene studi dei Proff. Costantino Bresciani Turroni (Alcune lezioni
sulla teoria della produttivit marginale), Ernesto d'Albergo (Problemi concernenti
la ripartizione ed il provento delle imposte), Giovanni Demaria (Un nuovo metodo
obiettivo per lo studio della dipendenza dei beni), Valentino Domined (Investi
menti di capitali e tendenze cicliche), Armando Sapori (Storia dell'azienda), Felice
Vinci (/ concetti statistici dell'analisi economica). Pagg. 111. Padova, Cedam, I vo
lume. L. 30.

La situazione economica internazionale 11 volume di pagg. Vili - 936 Consta di 14 ca


pitoli, a cura di Giovanni Demaria (Monete, cambi e credito nel decennio 1929 1938
e situazione attuale), Gino Borgatta (Le finanze pubbliche nell'ultimo decennio), Epi
carmo Corbino (Trasporti marittimi), Virgilio Dagnino (Petrolio), Ernesto d'Albergo
(Tariffe, preferenze ed altre forme di protezione), Giovanni De Francisci Gerbino
(Grano, segale, orzo, riso, granoturco, carni, vino, olio, zucchero, agrumi e legnami),
Mario De Vergottini (Prezzi all'ingrosso e al minuto), Ferdinando di Fenizio (Pro
dotti chimici), Giuseppe Di Nardi (Ferro, rame, piombo, zinco, stagno), Luigi Fede
rici (Trasporti terrestri e aerei), Eraldo Fossati (Commercio estero), Libero Lenti
(Seta, cotone, lana, fibre tessili artificiali), Pierpaolo Luzzatto Fegiz (Lavoro, salari
e costo della vita), Waldemar Mungioli (Carbone). Padova, Cedam, 1 edizione L. 85.
di economia albanese Esame della situazione
Principii antropologica, demografica,
economica, statistica e finanziaria della nazione albanese, con articoli di
originali
Giovanni Demaria, Marcello Boldrini, Giovanni Lorenzoni, Ferdinando di Fenizio,
Libero Lenti, Filippo Tajani, Gino Borgatta, Giuseppe Di Nardi. Pagg. 276. Padova,
Cedam. L. 40.

Ricostruzione dell'economia nel dopoguerra Scritti di Gino Borgatta (Consumo bellico


e ricostituzione del capitale nel dopoguerra. Note sul saggio d'interesse durante la
guerra), Costantino Bresciani Turroni (La funzione del regime aureo e del regime
dei clearitigs e la ricostruzione dei rapporti commerciali Giovanni
internazionali),
Demaria (Il problema industriale italiano), Luigi Einaudi (Intorno alla disciplina
degli impianti industriali), Giovanni Lorenzoni (La guerra e la lotta per la terra
con speciale riguardo all'Italia e alla Germania). Pagg. 265. Padova, Cedam. L. 50.
Politica agraria tedesca, di Ferdinando di Fenizio. Pagg. 191. Aracne. L. 20.
Milano,
Gli enti di privilegio nell'economia corporativa italiana, di Giulio Scagnetti. IV-272.
Pagg.
L. 50.
Padova, Cedam,
Teoria della produzione di E. Schneider. Introduzione e traduzione a cura di Ferdi
nando di Fenizio. Pagg. 192, Milano, Cea , 1942 L. 80.

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