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(BOZZA)

DISPENSE DEL CORSO: SISTEMI ELETTRICI INDUSTRIALI

ANNO ACCADEMICO 2004-2005

CAPITOLO III

CONDIZIONI DI FUNZIONAMENTO NORMALI:


IL REGIME PERMANENTE

Estratto da: G. Carpinelli, V. Mangoni: Sistemi Elettrici per lEnergia.


CAPITOLO III

CONDIZIONI DI FUNZIONAMENTO NORMALI:


IL REGIME PERMANENTE

1. Generalit

Per lo studio del regime permanente il sistema con trasmissione su rete che si
considera un sistema comunque complesso. Il sistema con trasmissione su linea
costituito da una linea con trasformatori in partenza e in arrivo, da un generatore
sincrono e da un carico elettrico.
Il sistema si suppone trifase simmetrico, cio costituito o da componenti gi di per
s simmetrici (generatori sincroni, carichi e trasformatori) o resi tali (linea), in
condizioni di funzionamento normale. Poich le correnti e le tensioni delle tre fasi, in
ogni punto, sono terne di vettori di sequenza diretta, si analizza una sola delle tre fasi,
essendo evidente che, determinate le tensioni e correnti relative ad una fase, le analoghe
tensioni e correnti relative alle altre due si calcolano semplicemente moltiplicando per
gli operatori complessi e 2. Per la rappresentazione dei componenti si ricorre,
pertanto, ai circuiti monofase equivalenti alla sequenza diretta. Le equazioni del sistema
sono espresse in forma matriciale.

2. Rappresentazione dei componenti

Vengono considerati i circuiti monofase equivalenti alla sequenza diretta dei


componenti del sistema: linea, trasformatore, carico e generatore sincrono.

2.1 Linea

Lo studio delle costanti primarie ha posto in evidenza che, in un sistema trifase in


condizioni di funzionamento normale, lecito attribuire a ciascuna fase ununica
induttanza Ls, detta induttanza di servizio, che contemporaneamente porta in conto sia i
fenomeni di auto che di mutua induzione con gli altri conduttori, ed ununica capacit
Cs, detta capacit di servizio, che contemporaneamente porta in conto gli accoppiamenti
capacitivi del conduttore in esame con gli altri conduttori e con il terreno. Tali costanti
consentono di disaccoppiare le tre fasi della linea che possono, pertanto, essere
considerate indipendenti tra loro e, ciascuna, caratterizzata dalle quattro costanti
primarie: induttanza, capacit, resistenza e conduttanza, essendo anche queste ultime,
ovviamente, attribuibili separatamente a ciascuna delle tre fasi.
Le costanti primarie di una linea trifase sono, per, parametri elettrici con cui
possibile caratterizzare ogni elemento infinitesimo di una fase della linea: esse, cio,
sono uniformemente distribuite lungo tutto lo sviluppo della linea, per cui non
immediata la determinazione di un circuito monofase equivalente a parametri
concentrati con cui rappresentare in modo compatto una linea negli studi relativi al

2
regime permamente. A tale rappresentazione si pu, fortunatamente, pervenire nel
momento in cui si riconosce, come verr effettuato nel seguito, che essa si comporta
come un doppio bipolo lineare passivo.
A tal fine, si faccia riferimento alla fig.III.1, in cui rappresentato il circuito
monofase equivalente, a parametri uniformemente distribuiti, di una linea trifase in
condizioni di funzionamento normale. Nel circuito equivalente, a ciascun elemento
infinitesimo della linea di lunghezza dx attribuita una resistenza rdx, una induttanza
di servizio Lsdx, una capacit di servizio Csdx ed una conduttanza gdx. Il conduttore di
ritorno del circuito equivalente, che denominato neutro, un conduttore fittizio di
impedenza longitudinale nulla, la cui presenza indispensabile dovendo essere presente
una via di richiusura per le correnti ed un riferimento per le tensioni.
Nella fig.III.1 si indicato con V p (Va ) ed I p (Ia ) la tensione e la corrente in
partenza (arrivo) della linea e con V x ed I x la tensione e la corrente alla distanza x
dall'origine della stessa, supposta di lunghezza pari ad a.

Ip Ix Lsdx I x+dI x Ia

r dx

Vx Vx +dVx
Vp g dx Va
C dx
s

dx

0 x x+dx a

Fig. III.1 - Circuito monofase equivalente a parametri uniformemente distribuiti di una


linea trifase

Con riferimento alla Fig. III.1, i principi di Kirchhoff applicati all'elemento


infinitesimo di linea compreso tra le ascisse x e x + dx porgono:

( ) (
V x V x + d V x = rdx + jL dx I x
s
)
( )(
d I x = gdx + jC dx V x + d V x
s
) (III.1)

da cui, trascurando gli infinitesimi del secondo ordine, si ottiene:

3
dV x

dx
( s 1
)
= r + jL I x =z& l I x
(III.2)
dx
(
d I x = g + jC V )l
s x = y& 1 V x
con:
z& 1l = (r + jL s )
l ;
y& 1 = (g + jC s )

nelle (III.2) z& 1l , y& 1l sono, rispettivamente, limpedenza serie e lammettenza derivata
alla sequenza diretta della linea, per unit di lunghezza.
Derivando le (III.2) rispetto ad x e con semplici passaggi si ottiene:

d2 Vx
= z&1l y& 1l V x = K 2 V x
dx 2
(III.3)
d2 Ix
2
= z& 1l y& 1l I x = K 2 I x
dx
con:

& = K '+ jK" .


z& 1l y& 1l = K

La costante K& = K' + jK" detta costante di propagazione; la sua parte reale K'
denominata costante di attenuazione mentre il coefficiente K'' della parte immaginaria
denominato costante di fase. utile osservare che la costante di propagazione nelle
linee in AT ha un modulo pari a circa 10-3 km-1, che poco si discosta dal valore della
costante di fase; ad esempio, in una linea a 380 kV con conduttori a fascio binato risulta
& = (0,048 + j1,065)10 3 km 1 .
K
Le (III.3) sono due equazioni differenziali del secondo ordine. La funzione V x ,
integrale della prima, ha, come ben noto, la forma:

& &
V x = Me Kx + Ne Kx (III.4)
con M ed N costanti di integrazione.

Derivando, poi, la (III.4) rispetto a x si ottiene:

dV x & e K& x NK
& e K& x
= MK (III.5)
dx
e sostituendo la (III.5) nella prima delle (III.2), si ottiene la funzione I x , integrale della
seconda delle (III.3), e cio:

4
Ix =
1
(
Z& o
& &
Me Kx Ne Kx , ) (III.6)

con:
z& 1l (r + jL s ) Z& 1l (r + jL s )a
Z& o = = = = ,
l
y& 1 (g + jC s ) Y&
1
l
(g + jC s )a

ed essendo Z& 1l (Y& l ) limpedenza (ammettenza) totale della stessa.


1
&
Limpedenza Z 0 , detta impedenza caratteristica, nelle linee AT con conduttori nudi ha
valori dellordine delle centinaia di (ad esempio circa 400 nel caso di conduttori
singoli e 300 nel caso di conduttori a fascio binato); nel caso di linee AT in cavo
assume valori molto pi piccoli, stante i diversi valori dei parametri per unit di
lunghezza di tale tipo di linea, e cio valori dellordine di 3060 .
Le costanti di integrazione M e N si determinano in base alle condizioni ai limiti.
Detti, infatti, V p ed I p la tensione e la corrente in partenza della linea (e cio allascissa
x = 0 nella fig.III.1) le (III.4) e le (III.6) porgono:

Vp = M + N

Ip =
1
&Z
(
MN, ) (III.7)
o
da cui si ricava:
(
M = V p Z& o I p / 2 ) . (III.8)
N = (V p + Z& o I p )/ 2
Sostituendo, poi, nelle (III.4) e (III.6) i valori trovati di M ed N , e ricordando,
inoltre, che:
& & & &
e Kx + e Kx & x; e Kx e Kx &x
= cosh K = senh K (III.9)
2 2
si ha in conclusione:
V x = V p cosh K & x Z& I p senh K&x
o

(III.10)
Vp & x + I p cosh K
&x .
Ix = senh K
Z& o

5
Al fine di ricavare il circuito monofase equivalente a parametri concentrati della
linea, si particolarizzino, in primo luogo, le (III.10) per x = a, ottenendo cos i valori
della tensione V a e della corrente I a in arrivo:

& a Z& I p senh K


V a = V p cosh K &a
o

(III.11)
Vp & a + I p cosh K
& a.
Ia = senh K
Z& o

Se si risolvono, poi, le (III.11) rispetto a V p ed I p , si ottengono le relazioni che


permettono di ricavare la tensione e la corrente in partenza, noti i valori di tali
grandezze allarrivo, e cio:

& a + Z& I a senh K


V p = V a cosh K &a
o

Va (III.12)
Ip = & a + I a cosh K
senh K &a .
Z& o

Le relazioni (III.12) sono strutturalmente identiche alle equazioni che descrivono


il comportamento in regime permanente di un doppio bipolo lineare passivo. Si ricorda,
infatti, che le equazioni che legano le grandezze di ingresso e di uscita di un doppio
bipolo lineare passivo (fig. III.2 a) si presentano nella ben nota forma:

& Va + B
Vp = A & Ia
; (III.13)
& Va + D
Ip = C & Ia

ne consegue che una linea, ai suoi morsetti di ingresso e di uscita, si comporta come un
doppio bipolo lineare passivo le cui costanti quadripolari assumono i valori:

&
& =D
A & = cosh K
&a , B
& = Z& senh K & = senh Ka .
&a , C (III.14)
o
Z& o

Come ben noto, poi, possibile rappresentare un doppio bipolo lineare passivo
attraverso un circuito monofase equivalente a a costanti concentrate (fig.III.2 b), i cui
parametri sono legati ai valori delle costanti quadripolari attraverso le relazioni indicate
nella fig.III.2 b) stessa.
Ip Ia

Vp Va

a)

6
I p I a
.
Z*
. .
Z* = B
. .
Vp Y* Y* Va . .
A-1
Y* = .
B

b)

Fig. III.2 - Doppio bipolo lineare passivo: a) schema a blocchi; b) circuito equivalente

Sfruttando, allora, la succitata propriet dei doppi bipoli e lequivalenza, ai


morsetti di ingresso e di uscita, con una linea trifase si pu, in conclusione
rappresentare questultima attraverso un circuito monofase equivalente a parametri
concentrati; tale circuito quello della fig.III.3.

I p I a
. . . . .
Z* Z* = B = Z 0senh(Ka)
. .
. . . A-1 cosh(Ka) - 1
Vp Y* Y* Va Y* = . = . .
B Z 0senh(Ka)

Fig. III.3 Circuito monofase equivalente a parametri concentrati di una linea trifase

Il circuito equivalente riportato nella fig.III.3 valido qualunque sia la lunghezza


della linea; nel caso, invece, di linee non molto lunghe (a < 400 km) si pu pervenire ad
un circuito equivalente semplificato. Le espressioni dei parametri del circuito
equivalente della fig.III.3 si possono, infatti, esprimere nella forma:

Z& 1l &l &l


l senh Z1 Y1
Z& * = B
& = Z& senh K
o
&a = & l & l &
senh Z1 Y1 = Z i
Y&l Z& 1l Y
&l
1 1

(III.15)

&
& 1
A cosh Z& 1l Y& l 1
1 Y&l cosh Z& 1l Y
& l 1
1
Y* = = = 1 ;
&B 2
Z& 1l & lY
&l Z& 1l Y
&l
1
senh Z 1 1 senh Z& 1l Y
&l
1
Y&l 2
1

7
se, adesso, si osserva che per linee corte il prodotto Z& 1l Y
& l piccolo e, pertanto, il seno
1
iperbolico si pu confondere con il rispettivo argomento, e che il coseno iperbolico si
pu approssimare con i primi due termini del suo sviluppo in serie, dalle (III.15) risulta:

&l &l
&Z* = Z& l senh Z1 Y1 Z& l = r l + jX l
1 1 1 1
Z& 1l Y
&l
1

(III.16)
Z& 1l Y
&l
1
Z& 1l Y
&l 1+ 1 & l
1
( )
&l
Y cosh &l
Y Y 1
&*=
Y 1 1
1 2 1 = g 1l + jB1l ;
2 Z& 1l Y
&l
1
2 Z& 1 Y
l &
1
l
2 2
senh Z& 1l Y
&l
1 2
2

il circuito monofase equivalente alla sequenza diretta di una linea corta , pertanto,
quello della fig.III.4.
Ip Ia
.l
Z1

.l .l
Vp Y1 Y1 Va
2 2

Fig. III.4. Circuito monofase equivalente di una linea corta

utile osservare che il circuito equivalente della fig.III.4 pu subire unulteriore


semplificazione se si fa riferimento alle linee di distribuzione dellenergia; tali linee
sono caratterizzate da lunghezze sicuramente inferiori ai 100 km e da tensioni di
esercizio non elevate. In tali condizioni si pu tranquillamente trascurare lammettenza
trasversale Y & l e rappresentare la linea con la sola impedenza serie Z& l ; si perviene,
1 1
pertanto, al circuito equivalente della fig.III.5.

I I
p
.l a

Z1

Vp Va

Fig. III.5 - Circuito monofase equivalente di una linea di distribuzione

2.2 Trasformatore a due avvolgimenti

8
Nei trasformatori di potenza la resistenza equivalente degli avvolgimenti
piccola rispetto alla reattanza equivalente di dispersione X1e, per cui l'impedenza di
dispersione si pu ritenere data da:
Z1cc = R12e + X 12e X 1e . (III.7)

Il circuito monofase equivalente alla sequenza diretta di un trasformatore di


potenza a due avvolgimenti , quindi, quando si trascura la corrente magnetizzante,
quello della fig. III.6.
j X1e

Fig. III.6 - Circuito monofase equivalente di un trasformatore a due avvolgimenti.


Poich noto il valore della tensione di corto circuito percentuale Ecc%, in
quanto riportato sulla targa del trasformatore, la relazione che permette il calcolo della
reattanza X1e, , con buona approssimazione, la seguente:

Ecc% En2
3 = Z 1cc X 1e . (III.8)
100 S n

avendo indicato con E1n la tensione nominale del primario e con Sn la potenza apparente
nominale del trasformatore trifase.
Nel caso in cui la potenza del trasformatore non sia elevatissima, nota la potenza
dissipata nella prova in corto circuito del trasformatore, Pcc, possibile calcolare
separatamente la resistenza e la reattanza equivalente del trasformatore.
2.3 Carico elettrico e generatore sincrono
Un carico (o un generatore sincrono) collegato a un nodo di un sistema pu
essere rappresentato da una corrente uscente dal (entrante nel) nodo in esame
(fig.III.8). Le relazioni che permettono il calcolo di tali correnti sono oggetto di studio
di corsi specialistici nel campo dellanalisi dei Sistemi Elettrici per lEnergia e sono
piuttosto complesse, in quanto, tali correnti non dipendono solo da grandezze
caratteristiche del carico o del generatore sincrono, ma dipendono dalle condizioni di
funzionamento dellintero sistema.

Fig. III.8 Circuito monofase equivalente di un carico o di un generatore sincrono

9
Pi in generale, possibile utilizzare anche altre rappresentazioni circuitali della
rete a monte del punto di consegna dellenergia elettrica e dei carichi. Nel seguito si
riporter un elenco dei circuiti pi utilizzati nellambito dello studio dei sistemi elettrici
industriali.

2.3.1 Calcolo dei parametri relativi alla rete MT a monte del punto di consegna

Il distributore di energia elettrica, su richiesta, si limita a comunicare i seguenti


dati riferiti al punto di consegna:

corrente di corto circuito, Icc, oppure potenza apparente di corto circuito, Scc;
valore della tensione concatenata, V1n.

Dai dati forniti si pu determinare limpedenza totale, ZR, a monte del punto di
consegna con la seguente formula:
E V 3E 2
Z R = 1n = 1n = 1n (III.9)
I cc 3 I cc Scc
Nel caso di alimentazione a tensione nominale superiore a 35 kV con linee
aeree, la suddetta impedenza pu venire assimilata ad una reattanza pura.
Negli altri casi, in assenza di dati specifici, si pu assumere che:

R R = 0 ,1 X R ; X R = 0 ,995 Z R . (III.10)

2.3.2 Modelli per il carico

Per quanto riguarda la modellazione del carico, come detto in precedenza, essa
rappresenta un problema di non facile soluzione in quanto la corrente assorbita dalla
stragrande maggioranza dei carichi varia con la tensione che li alimenta. Si ricorre,
pertanto, nella pratica e per calcoli di progettazione di prima approssimazione, a modelli
semplificati. Nel seguito, se ne analizzeranno tre:

- a corrente costante;
- ad impedenza costante;
- a potenza costante.

Con riferimento alla modellazione a corrente costante, il circuito equivalente di un


carico rappresentato da un generatore ideale di corrente (cfr. al paragrafo 2.3) il cui
valore pu essere ottenuto o da complessi calcoli di Load Flow oppure attraverso
lassunzione che la tensione ai capi del carico sia pari alla tensione nominale, En. In
questultimo caso, nota la potenza attiva trrifase, Pn, e quella reattiva trifase, Qn, in
condizioni nominali, si ottiene:

Pn
n = arctg (Qn /Pn ) e n = . (III.11)
3 n cos n

10
In fig. III.10 sono riportati i diagrammi che riportano, per i diversi modelli,
landamento della tesione ai capi del carico in funzione della corrente assorbita.
Dallanalisi della figura, possibile notare che la rappresentazione a corrente costante
(linea nera a tratto continuo) non in grado di portare in conto variazioni della tensione
in ingresso.
La caratteristica esterna del bipolo equivalente che rappresenta il carico, cio il legame
funzionale tra la tesione ai capi del carico e la corrente da esso assorbito, avr un
equazione del tipo:
I=In=cost. (III.12)

1.2 P=cost

1.1
Vmax

1 Piccole variazioni
della tensione di
alimentazione
E [p.u.]

0.9 Vmin

I=cost
0.8
Z=cost
Comportamento
reale
0.7

0.6

In
0.5
0.5 0.6 0.7 0.8 0.9 1 1.1 1.2

I [p.u.]
Fig. III.10: Caratteristiche esterne del carico per differenti modellazioni

Con riferimento alla modellazione a impedenza costante, nella pratica viene


assegnato il valore nominale della potenza attiva e reattiva trifase assorbite dal carico.
Anche in questo caso, assumendo che la tensione ai capi del carico sia pari alla tensione
nominale e partendo dal calcolo dellammettenza equivalente, n, di un carico
schematizzato con il parallelo di due componenti caratterizzati da una conduttanza Gn
ed una suscettanza Bn, si ottiene:

I n e j
= n (cos n j sin n ) .
&
n
I
Yn = Gn jBn = (III.13)
En En

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Moltiplicando e dividendo per 3En, si ottiene:

3En I n
Gn jBn = (cos n j sin n ) = Pn 2 j Qn2 (III.14)
3En En 3 En 3En

e quindi:
& 1 3En2
Zn = = . (III.15)
Y&n Pn jQn

La caratteristica esterna del bipolo equivalente che rappresenta il carico riportata in


fig. III.10 con una linea blu tratteggiata e risponde al semplice modello matematico:

E=Zn I=cost. I . (III.16)

In fig. III.10 sono riportate anche le caratteristiche esterne relative ai modelli a potenza
costante (linea rossa a puntini) ed al caso reale (linea verde tratto punto). In entrambi i
casi non possibile ricorrere a circuiti equivalenti lineari bens, necessario ricorrere a
componenti non lineari.
In particolare, con riferimento alla modellazione a potenza costante, si pu procedere
come nel caso precedente, per, questa volta senza assumere che la tensione sia quella
nominale, ottenendo:

3E 2
Z& = , (III.17)
Pn jQn

quindi, lequazione della caratteristica esterna sar:

E2 cost
E = ZI = IE= , (III.18)
cost I

il che giustifica landamento iperbolico di fig. III.10.

Infine, per quanto riguarda la caratteristica reale, deve essere assegnata


direttamente la caratteristica esterna, E=E(I), per poter risolvere il circuito.
Confrontado, le varie caratteristiche esterne, si pu concludere che per
variazioni consistente della tensione di alimentazione del carico, la corrente assorbita (si
veda la caratteristica reale) pu variare anche di molto. Il modello a corrente costante,
come detto in precedenza, non in grado di portare in conto queste variazioni mentre il
modello ad impedenza costante pu invece restituire variazioni molto diverse da quelle
effettive. Infine, i modelli a potenza costante e quello reale richiedono la risoluzione di
complesse equazioni non lineari. Se, invece, si suppone che le variazioni della tensione
di alimentazione rientrano in un campo di oscillazione piuttosto piccolo tutti i modelli
adottati restituiscono risultati abbastanza precisi come si pu osservare dalla fig. III.10.

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