Sei sulla pagina 1di 32

carlo alberto zaccagna*

---------- P
PRRO
OFFU
UMMII E
EDDU
UBBB
BII----------

" Come cinnamomo e balsamo ho


diffuso profumo;
come mirra scelta ho sparso il buon
odore;
come glbano, nice e storce,
come nuvola di incenso nella tenda,
come un terebinto ho esteso i rami
e i miei rami son rami di maest e di
bellezza.
Io come una vite ho prodotto
germogli graziosi,
e i miei fiori, frutti di gloria e
ricchezza.
Avvicinatevi a me, voi che mi
desiderate,
e saziatevi dei miei prodotti.......".

Siracide 24

Il tema : il nostro pensiero potrebbe essere una sorta di profumo emesso dal cervello..

in tal caso quanti e quali raffinati recettori sono in ascolto?

Indubbiamente il presupposto quanto mai interessante. Le nostre facolt percettive,


infatti, sono molto limitate ed improprie; sufficiente partire da alcune considerazioni
logiche. Ad esempio se consideriamo ludito possiamo affermare che le onde sonore in
grado di impressionare i nostri recettori acustici gravitano su di una banda molto ristretta:
da 20 a 20.000 Hz oltre la quale siamo in grado di non percepire pi nulla, come se tutto ci
che vibri al di fuori di questa frequenza non esistesse. Vale a dire che per noi non esiste
realt sonora se non nellambito ristretto della frequenza percepibile; in tal caso un delfino,
un cane o una qualunque altra forma di vita organica, dotata di facolt sensoriali atipiche

1
e differenti dalla nostra, rientra in una categoria di viventi extraumani ai quali la nostra
codificazione non sa attribuire un significato particolare se non quello di creature diverse
pur accettandone la convivenza e, tuttalpi, elevandole a rango di fenomeni da studiare.
Nello stesso modo, considerando la vista, possiamo ricavare immagini sui recettori retinici
solo da frequenze luminose che vibrino in una gamma compresa tra i 4000 ed i 7000 ;
tutto ci che non compreso in tale lunghezza donda non per noi visibile e quindi non
esiste.
Infine se prendiamo in considerazione lolfatto le conclusioni non possono che essere
egualmente sconfortanti, considerando anche il fatto che tale caratteristica sensoriale
nelluomo ha da qualche tempo cessato di svolgere una funzione informativa principale, se
escludiamo poche eccezioni, del resto molto grossolane e in ogni caso non rilevanti dal
punto di vista della sopravvivenza (difesa, procacciamento di cibo, riproduzione); eppure
lolfatto rappresenta lunico senso che in grado di influenzare facilmente il nostro sistema
informativo, data la sua caratteristica anatomica che lo pone in una situazione destremo
vantaggio. Per esempio il percorso dellinformazione olfattiva molto breve essendo le
cellule osmiche poste a brevissima distanza dai centri cerebrali di decodificazione; infatti,
tra i recettori periferici situati su una piccola superficie della mucosa nasale (2.5 cm.2 circa)
ed il nucleo olfattivo cerebrale rinencefalico corrono pochi centimetri di distanza. Ci non
ostante tale senso, nel corso dei tempi, ha perduto gran parte della sua importanza, pur
mantenendo ancora una validit ed una potenzialit importantissima. Il senso del gusto
strettamente connesso a questultimo, mentre anche a quello del tatto sono riservati
marginali funzioni dinformazione, riducendo per esempio la propria validit soltanto a
stimoli dallarme o di difesa e raramente a quelli di piacere.

Tornando sulla strada iniziale che quella di valutare fino a che punto siano limitate le
informazioni che possiamo trarre dai nostri organi sensoriali, usualmente impiegati, il mio
quesito questo: il pensiero soggiace soltanto a questo sistema informativo, oppure pu
essere dotato di qualche supporto ausiliario?
Il pensiero ritengo che possa essere considerato come la risultante di una serie di
elaborazioni di informazioni visive, acustiche, olfattive, tattili e gustative alla quale si
aggiungono variabili diverse di tipo nozionistico, culturale, affettivo e critico; di certo pu
essere considerato un elaborato che esula dai vincoli spazio-temporali ai quali soggiacciono
gli organi che hanno creato linformazione principale e, alla pari di una scintilla dinnesco,
una volta formulato assume dimensioni e portata in maniera autonoma, nel senso che pu
prendere forma e consistenza con aspetti tra essi vincolati o del tutto svincolati.. Genera e
allo stesso modo generato. Crea ed creato, talvolta allontanandosi talmente dalle sue
radici primitive da perdere sovente la matrice iniziale, alla guisa di una pianta che mentre
cresce affondi nuove radici nel terreno che invade, radici generate dalle foglie e generando
essa stessa nuove foglie che in tal modo assumono la funzione di apportare linfa vitale per
nuove radici e nuove foglie.
La domanda questa: se i sensi che ci permettono di recepire le informazioni da elaborare
fossero in qualche modo pi acuti, avremmo la possibilit di formulare pensieri pi
profondi o pi complessi? O ancora se ci fosse concessa la facolt di utilizzare sensi
ausiliari, o meglio, se avessimo la possibilit di stimolare recettori silenti che alberghino in
qualche recesso della nostra complessa struttura organica, potremmo disporre di sorgenti di
pensiero pi profonde? Presumo che la risposta non possa che essere affermativa nel senso
che alla pari di chi conosca una sola lingua, formula costrutti mentali nellambito di
espressioni rese possibili dalle combinazioni dei termini lessicali, nello stesso modo tali
2
combinazioni aumentano se il soggetto ha la facolt di conoscere pi lingue. Certo tale
fattore da solo non sarebbe in ogni caso sufficiente ad affinare un percorso conoscitivo,
poich occorrerebbe pur sempre il concorso di molteplici variabili dellapprendimento e,
soprattutto, la spinta iniziale a voler varcare le soglie della conoscenza. Ben sappiamo a
quali profondit speculative sono giunti in tutti i tempi filosofi ed esploratori; in tanti casi
per, come capita tra aborigeni e indigeni di terre primitive, abbiamo avuto la possibilit di
osservare a quali livelli di conoscenza sia giunto il pensiero umano. E proprio indagando
sui metodi utilizzati da questi nostri simili, tanto lontani dal nostro modo evolutivo, che
forse potremmo aggiungere un significato a quelli che abitualmente utilizziamo, o meglio,
potremmo stimolare recettori, rimasti silenti per troppo tempo; sinceramente non saprei
neanche da quale parte iniziare, ma sento che vale la pena di provare, anche perch da
quanto mi stato insegnato, so che nei nostri geni sono rimaste informazioni ancestrali le
quali sono state puntualmente trasmesse pur se relegate in uno sperduto trattino di qualche
cromosoma.

Abbiamo tutti un gruppo sanguigno, pur se nel ristretto ambito di quattro principali, vale a
dire possediamo tutti una personalit cellulare; tale caratteristica non riguarda solamente il
settore di scambio di tessuti tra simili, ma ben pi complesso lesame di tale propriet,
potendosi per esempio amplificare addirittura nel campo neuro-psichico. Tale
considerazione nasce dal semplice presupposto che ogni cellula, esaminata sotto il suo
aspetto fisiologico, esplica una precisa funzione organica, ma mantiene pur sempre una
caratteristica dominante che rappresentata proprio dalla sua appartenenza ad un preciso
gruppo sanguigno; in tal caso essa diversa dalla sua omologa di altro organismo con
gruppo differente. Insomma sono tutti soldati, ma hanno una divisa diversa, come i vari
corpi militari e, alla pari di questi, pur concorrendo tutti allunico fine di difendere (o di
attaccare) il proprio paese, utilizzano unarma differente.

Per tornare alle cellule neuro-psichiche non sarebbe azzardato presumere che possa esistere
una relazione tra il gruppo al quale appartengono e la possibilit di stimolare recettori
silenti, nel senso che forse in certi soggetti il procedimento di ottenere risposte a stimoli
subliminali o di altra origine sensoriale, sia pi agevole che non in altri, per i quali
probabilmente, esistendo un substrato diverso e quindi sensibile a stimoli di altro genere,
occorrono informazioni di intensit o di natura differenti.
Seguendo questipotesi appare logico presumere che sia possibile unintesa recettoriale tra
individui di gruppo eguale e che, viceversa, ci sia pi difficile tra elementi di gruppo
diverso; daltronde, come capita in caso di trasfusione, si potrebbe altres presumere che il
gruppo AB possegga recettori comuni a tutti gli altri gruppi e quindi in grado di entrare in
sintonia con tutti; il gruppo 0, per contro, in quanto donatore universale, dovrebbe essere
dotato di prerogative di stimolo universale, anche se in questa sede il problema di mettere
in evidenza non tanto le modalit di emissione quanto quelle di ricezione. Pi complessa
potrebbe essere la situazione del gruppo A e del B che entrerebbero in sintonia solo con
gruppi analoghi; anche da valutare in tale sede la presenza dei sottogruppi le cui
caratteristiche affinerebbero ulteriormente le possibili relazioni esistenti tra gruppi
omologhi.
Ammesso quindi che ciascun individuo sia caratterizzato somaticamente dalla particolare
appartenenza ad un gruppo preciso, che tale rimarr per tutta la sua esistenza, si tratta ora di
indagare se anche il suo contenuto psico-sensoriale obbedisca a questa prerogativa genetica
ed in quale misura sia soggetto ai recettori tipici del gruppo al quale appartiene.
3
Prima di tutto il fatto di ritenere che cellule di gruppo differente posseggano seppur minime
caratteristiche che le rendono in ogni caso diverse dalle simili di un organismo diverso,
dovrebbe essere accettato come dato base per proseguire la ricerca; troppo spesso, infatti,
non tenuta nella giusta considerazione la differenza che intercorre tra individui simili, dal
momento che la mentalit corrente ha bisogno di codificare, se vogliamo in maniera
comodamente semplicistica, gli organismi umani in categorie, classi, generi, ordini e cos
via, radunando intere popolazioni, raggruppando ampie teorie di persone senza peraltro
seguire criteri particolari se non quelli molto semplici tipo let, il sesso, la classe sociale, il
grado di cultura e cos via; sulla base di tali dati facile stabilire protocolli comportamentali
o terapeutici, giocando solitamente sul meccanismo dazione della molecola esaminata in
laboratorio e applicandola, dopo vari passaggi in animali, allorganismo umano. Mi pare
che ci rappresenti una vera e propria violenza o quantomeno una forzatura, dal momento
che i recettori impressionati sono considerati avulsi dal contesto generale al quale
appartengono ed al quale sono intimamente connessi; del resto se la strada tracciata quella
di interferire stimolando o deprimendo recettori, senza minimamente avanzare pretese di
risalire ai fattori causali dellalterazione, i risultati non possono che essere quelli di una
forma terapeutica sommaria e umanamente errata.
Mi sembra di cogliere in tale filosofia lalterazione comportamentale di base nellapproccio
terapeutico di molte scuole di medicina moderne; non questa la sede per ribadire che il
medico si trova di fronte ad un malato e non ad una malattia, come del resto che le
formidabili metodiche strumentali e di laboratorio dovrebbero servire a chiarire o a fugare
un dubbio diagnostico che, in ogni modo dovrebbe essere stato formulato in precedenza
sulla base di uno studio approfondito del paziente, considerato unico e singolo; non
neanche questa la sede per evidenziare che molte delle malattie correnti sono state generate
da un uso improprio, spregiudicato e di solito esagerato di molecole, per non parlare di
quando esse stesse non sono risultate nocive e spesso letali.
Vorrei tornare alla strada iniziale che quella di ricercare le caratteristiche di recettori
sensibili a stimoli diversi dai cinque sempre esaminati, partendo dal presupposto che il
pensiero altro non sia se non un profumo generato dal cervello.

Il pensiero generato da una serie dimpulsi nati dalla stimolazione di uno o di pi organi
di senso, ma la sua codificazione ed elaborazione segue percorsi ignoti, che interessano
strutture e circuiti complessi, richiamando nozioni latenti da qualche tempo, evocando
meccanismi nei quali alberga una memoria genetica e si uniformano a spazi e tempi di
dimensioni differenti da quelli utilizzati per la vita di relazione, confondendo ricordi ed
emozioni dilatati o compressi e mescolando intuizioni, certezze e dubbi con una velocit
pi rapida della luce; la fase finale di solito la sua esternazione verbale, attraverso la quale
esso prende consistenza e si manifesta al mondo degli interlocutori come una sorta di
profumo che pu essere gradito o no, che pu stimolare la crescita del pensiero di chi
ascolta, o meglio, di chi lo avverte, come anche pu inibirlo; in qualche caso il pensiero
avvertito direttamente, senza la decodificazione verbale, entrando in sintonia esattamente
come lunione di due profumi analoghi, unione che non genera un aumento dintensit, ma
semplicemente una piacevole sensazione interiore come dappagamento totale; da un punto
di vista scientifico pare che esistano neuroni denominati mirror, sorta di sistema
autonomo, localizzato nei pressi dellarea del Broca, in grado di stimolare reazioni
comportamentali dalla semplice osservazione di gestualit degli interlocutori; un sistema
nervoso che possiede recettori diversi da quelli normalmente utilizzati dai cinque sensi, che
agisce come uno specchio, attivato dallosservazione ed in grado di produrre mimiche,
4
gestualit ed espressioni automatiche svincolate dalla volont. E mia convinzione che
proprio seguendo tale strada e ipotizzando lesistenza di un sistema di neuroni sensibili al
profumo del pensiero, si possa giungere alla lettura della parte universale che scritta nella
nostra psiche; questa parte costituita da tutto linsieme dinformazioni che si sono infilate
nel corso dellevoluzione negli anfratti dei nostri geni, che ciascuno di noi si porta dentro
senza saperlo, che mescola con altre parti dinconscio ogni volta che genera un figlio e di
cui sporadicamente ed in forme diverse ed imprevedibili utilizza minime porzioni; infatti,
spesso capita di conoscere persone che sono dotate di manualit e di vocazioni che
comunemente sono classificate come doti naturali, perch non sono la risultante
dapprendimenti particolari od il frutto di studio o delaborazioni nozionistiche. Artisti,
scopritori, artigiani, sportivi, semplici contadini, abili delinquenti, mistici, condottieri e
quantaltro la lunga storia delluomo ci tramanda, solitamente sono individui che hanno
avuto la facolt di uniformare la propria personalit a stimolazioni interiori che sono state
evocate da fattori esterni contingenti e che solo in quei soggetti e non in tanti altri
contemporanei, hanno generato il personaggio.
Il profumo, o se vogliamo, il pensiero ha la facolt di portarci in una dimensione irreale,
nuova e di difficile interpretazione, ma non per questo non umana: esso, infatti, genera
emozione che possiamo definire una sorta di sesto senso, evocata dalla stimolazione di
recettori che gli antichi ritenevano situati nel cuore e che sinceramente non saprei bene
dove localizzare. Oggi sappiamo che molti neurotrasmettitori sono sintetizzati nellintestino
tenue; sappiamo anche che si tratta di serotonina, di dopamina, diazepine, endorfine,
istamina e sostanze del genere. Il fatto che un organo sia cos lontano, quale appunto
lintestino, rispetto al cervello e non solo da un punto di vista di dislocazione, ma anche
strutturale, mi fa pensare che forse i nostri lontani progenitori egizi, non fossero poi cos
lontani dalla realt, ammesso che con tale termine si definisca lo stato definitivo e assoluto
del nostro stato dumani; ma allora se i recettori cerebrali raccolgono stimoli e trasmettitori
che partono da siti tanto distanti, come posso escludere che esistano recettori daltro tipo,
che siano sensibili a stimoli diversi da quelli fisiologicamente codificati, come posso non
dubitare che anche in tessuti deputati a funzioni stereotipate siano presenti meccanismi
particolari che generino reazioni misconosciute? Per esempio nella cultura popolare si
soliti ritenere il fegato non solo una ghiandola digestiva, ma anche lorigine della collera
che sappiamo bene essere uno stato danimo ben definito; ovvio che la scienza basi i
propri presupposti su dati di fatto controllabili e ripetibili, ma altrettanto ovvio che molte
teorie, ritenute scientifiche sono anche state scientificamente smentite e superate nel
corso degli anni. Se proprio devo esprimere la mia opinione, non me la sentirei di
abbracciare una teoria che contraddica, in modo categorico, tante intuizioni maturate nel
corso dellevoluzione umana, laddove anche queste appaiano fantasiose o prive di
riferimenti moderni.

Ritornando al tema vorrei aver la possibilit di caratterizzare le persone in base al loro


profumo, cos come la biologia ha fatto con i gruppi sanguigni. E fuor di dubbio che
ciascuno di noi possiede un gruppo sanguigno, o meglio, posseduto dal proprio gruppo
sanguigno, nel senso che ogni sua cellula, pur diversa lun laltra come struttura e funzione,
ha un denominatore comune a tutte le consorelle che costituiscono lorganismo in toto.
Orbene mi chiedo se non sia lecito ricercare un altro denominatore che sia posseduto dalle
cellule e se questultimo non possa per esempio esser proprio il profumo. Profumo inteso
come vibrazione vitale, come emanazione biologica che si rende percettibile alle cellule
olfattive soltanto nella sua porzione terminale, a guisa di un iceberg di cui visibile
5
solamente la parte emersa che ben sappiamo, solo la settima parte della sua massa totale;
in effetti, come concetto non poi cos difficile da comprendere se prendiamo come
esempio la vibrazione luminosa. Infatti, di questa il nostro senso avverte solamente la parte
centrale, rimanendo cieco allestensione delle sue bande laterali, linfrarosso e
lultravioletto, ampiamente presenti in natura (profondit degli oceani, infinit siderale);
senza considerare che linfrarosso denuncia la presenza di un corpo caldo, s che la nostra
persona si rende visibile nel buio allocchio fornito di lente allinfrarosso. Non casuale la
similitudine: rosso = calore = vita =, viola = freddo = non-vita, come anche infrarosso =
infra-vita, ultravioletto = ultra-vita; potrei azzardare nellistessa misura vita = profumo,
non-vita = non profumo. In effetti, il profumo prerogativa di materia vivente; che poi tale
profumo sia gradevole al nostro umano olfatto o meno dipende dal fatto che la natura ci ha
fornito di recettori atti a riconoscere e codificare come utili o amici certi odori e come
dannosi e nemici certi altri. Ci non toglie tuttavia che la stessa valenza utilit- dannosit,
non possa estendersi ed ampliarsi anche per frequenze o vibrazioni abitualmente non
disponibili; la parte sommersa delliceberg che comunque esiste e vive in noi e che si
manifesta utilizzando codici differenti.
Ho detto allinizio che il pensiero potrebbe essere una sorta di profumo che emana dalla
nostra persona in continuazione, come un sudore dellanima che viene avvertito solo da chi
abbia la facolt di annusarci; ed proprio su tale prerogativa che pu essere tentata una
differenziazione.
I gruppo zero, primitivi, selvatici allo stato brado, prettamente belluini, con una
lunghissima predominanza storica (circa 30.000 anni) sugli altri gruppi, sono i pi
rappresentati numericamente e quindi i pi diffusi; i loro profumi sono da ricercarsi forse in
atteggiamenti mentali diretti, a rapida evoluzione, con costrutti semplici e prevedibili,
tendenzialmente dominanti, ma rapidamente adattabili a caratteri pi forti e quindi
raramente vincenti, se non per la loro ostinazione e tenacia. Sanno di argilla, di muffa, di
sottobosco umido, di nebbie basse e di afrori di savana, di acido formico e di sterco
selvatico, di fragole di bosco e di bacche odorose di katgiou, di pelli scuoiate e essiccate, di
fumo forte di caverna.
I gruppo A hanno profumi totalmente diversi; lentamente costruttivi, ripetitivi fino alla
noia, amano costrutti regolari e gradualmente ampliabili, preferendo le soste agli attacchi, le
attese alle iniziative, preferendo reagire piuttosto che agire; il loro profumo sa di focolare
domestico, di minestre sempre eguali tutto lanno, di attivit stanziali e stagionali come i
raccolti e le macine polverose, di cicli lunari e di maree, di paglia bagnata dalla pioggia, di
latrine, di fango di fiume e di alghe, di interiora e di carni arrostite, di stallatico.
Per contro i gruppo B emanano profumi forti, quasi esotici, imprevedibili quanto talvolta
fastidiosi nelle loro proteiformi sfaccettature, sensuali e pericolosi, alla stregua del loto,
dolce, avvolgente e distruttivo per la memoria; pi evoluti esercitano pi di tutti quella
funzione auxinica sulle persone che vivono loro accanto, ora attraendole, ora
respingendole con la stessa facilit di un passaggio di nubi in un cielo estivo. Sanno di
spezie, di incensi, di serragli, di umori organici, di aromi di mosto e di cantina, di olii
essenziali, di spume di mareggiate, di orina di cavallo, di quello strano afrore di pugna
misto di sangue dolciastro dei vinti, di sudore agliaceo dei pavidi, di sapore di potenza dei
vincitori.
Il mistero avvolge ancora lodore degli AB, fatti di A e di B e di 0, mescolanza ora
gradevole ora ostica, ma sempre imprevedibile; recettivi e per nulla propensi a concedersi,
hanno il profumo ingannatore del mercante che si mescola a quello schietto dellasceta, alla
guisa di chi ti dona con una mano nellistesso momento in cui ti deruba con laltra.
6
Profumano di ferri battuti, di legni lavorati e incerati, di vernici e di alimenti affumicati; di
stie e di angiporti, di taverne e di oratori, di selciati umidi e di aie assolate e ricolme di
granaglie. Come i loro padri B prediligono odori di cavallo e di stalla, di concimi e
selvaggine, poco sensuali e tendenzialmente violenti.

Non sarebbe poi tanto azzardata lipotesi di ricercare una terza narice che ci offra la
possibilit di avvertire il profumo del pensiero. In altro campo e con altre modalit
possibile ottenere soluzioni ad un quesito simile; mi riferisco a quei poster che andavano in
voga qualche anno fa. Apparentemente si presentavano come una serie di linee e punti
colorati, gi di per s cromaticamente gradevoli, ma del tutto insignificanti dal punto di
vista figurativo. Se per si imponeva agli occhi una certa distorsione che alterava la
convergenza del cristallino, improvvisamente si sfocavano tutte le parti amorfe e
comparivano figure bellissime e oltretutto tridimensionali: pesci che nuotavano in acque
stupende, dinosauri che atterrivano, rassicuranti valli montane con baite in lontananza. Con
una piccola concentrazione ed una dolce violenza ai muscoli oculari, si manifestava una
realt (anche se riprodotta) stupenda, quale mai era dato osservare anche nel pi bello dei
quadri; e che fosse realt lo si deduceva dalla profonda emozione che si liberava. Era per
sufficiente una piccola distrazione per ritornare allo stato confusionale precedente e con un
forte desiderio di richiamare le immagini appena svanite. Tale situazione, anche se frutto di
un costrutto artificiale, per significativa per proseguire il cammino che vogliamo
intraprendere; escludendo a priori la pi banale delle osservazioni che potrebbe essere
quella di considerare lolfatto un senso non evocabile e quindi non riproducibile con altre
mistificazioni.
Il postulato iniziale quello di scoprire se non esistano altri recettori, oltre quelli
comunemente disponibili, in grado di decodificare stimoli che vengono emessi dalla nostra
materia vivente; a questo punto devo precisare i presupposti sui quali si fonda la mia
convinzione nel senso che ci che andiamo ad indagare poggi su di un razionale scientifico
o almeno presunto tale.
Vedremo in seguito su quali basi scientifiche poggi tale mia convinzione.

Nellaccezione comune ricorrono solitamente espressioni del tipo fiuto per gli affari
come anche subodorare uninsidia oppure aver naso per qualcosa; saranno pure modi
di dire, ma indubbio che il senso dellolfatto viene utilizzato con valenze che sono pi
legate ad unintuizione che non ad una fragranza particolare. Mi sembra pertanto di poter
leggere in queste espressioni unamplificazione delle reali possibilit che solitamente si
attribuiscono al senso dellolfatto, amplificazione costituita da un impulso che si forma
dentro, quasi che venga prodotto da una serie di stimoli sub-liminali che corrono su canali
diversi da quelli dellolfatto vero e proprio, anche se alla fine confluiscono negli stessi
centri di destinazione. L aver naso in tal caso equivale, infatti, ad intuire, percepire,
sentire, prevedere per esempio le conseguenze di unazione, di per s magari innocente o,
quantomeno innocua ai pi, quasi che fosse dotata di un odore particolare. Tale odore si
rivela per soltanto alla terza narice di qualcuno, con il risultato di mettere in guardia o
di stimolare una reazione nel soggetto che la possiede; tale individuo agir pertanto
esattamente come quello che, in condizioni normali, abbia avvertito un cattivo od un buon
odore.
Dicevo per sopra che tale prerogativa pu allargare di molto il campo della conoscenza,
come potrebbe capitare ad una persona che conoscendo pi lingue si esprima in maniera
molto pi raffinata; in tal senso sta correndo la nostra ricerca.
7
Ora la domanda : esistono odori particolari che possono facilitare o favorire, alla guisa di
catalizzatori, la stimolazione della terza narice?; il che in parole povere pu anche
tradursi: esistono odori che possano entrare in sintonia con il pensiero che sappiamo essere
il profumo del nostro cervello? Certo non sarebbe male poterlo scoprire!. Ritengo che nel
momento stesso in cui si localizzi questa relazione, potrebbero aprirsi tante porte nella
conoscenza della nostra interiorit.
Laromaterapia corrente basa il suo presupposto su concetti di questo genere, ma penso che
per ora si utilizzino mezzi molto grossolani; infatti non mi risulta che esista diversit di
trattamento per individui di gruppo sanguigno diverso, che non si tenga conto del livello
evolutivo degli elaborati cerebrali, essendo pi facile e comodo giocare esclusivamente
sulle propriet del profumo piuttosto che non su quelle del soggetto odorante. Non so chi
abbia stabilito, n con quali presupposti, che il bergamotto rilassa, mentre il patchouli
eccita; di certo si tirano in ballo motivazioni disparate che vanno dalle pratiche induiste, a
quelle vibrazionali. Non nego di certo la grande esperienza in merito che deriva dalla
cultura orientale (patria dei profumi), ma sono anche convinto che, volendo, si possa dare
una spiegazione occidentale ai tanti fenomeni che sono troppo intrisi di mistero o di
fascino, quando addirittura non ci si dato di imbattersi in mistificazioni solenni. Parlo cos
dopo aver trovato la spiegazione alle propriet curative delle resine terpeniche, incenso e
mirra ed aver in qualche modo fornito una versione meno misteriosa ai doni portati dai Re
Magi al nostro Salvatore, senza peraltro nulla togliere alla loro preziosit simbolica.

Abitualmente il naso viene utilizzato a fini quasi esclusivamente respiratori; dalle pratiche
ayurvediche, dalla ricerca del proprio karma cos come nella pulizia dello stesso, a tutte
le attivit sportive, classiche e orientali, la respirazione nasale gioca un ruolo molto
importante. Inalare alternativamente da una narice ed espirare dallaltra, dosare la quantit
di aria nei polmoni, educare il ritmo respiratorio e cosaltro, richiede una perfetta
conoscenza dellattivit nasale, quasi che solo per questa via lorganismo introduca il
carburante ottimale alle proprie esigenze. Latto del respirare acquisisce quasi una ritualit,
viene nobilitato lo spirto vitale a valenza sovrannaturale mentre si allontana, in una sorta
di nebbia celestiale, la natura anatomica e materiale dellorgano vettore.
A ben vedere per il naso ha una struttura ben pi complessa di quanto appaia in superficie:
penetra molto profondamente nellarchitettura del cranio, estendendo la sua superficie
interna a ben cinque seni (mascellare, frontale, etmoideo, sfenoideo e accessori fra
questi due ultimi). Queste strutture, la cui funzione usualmente quella di regolazione della
temperatura, umidit e pressione e di sterilizzazione dellaria inspirata, rendono la
respirazione nasale ben pi impegnativa di quanto non si creda. Se per altro introduciamo
anche la prerogativa olfattiva che anatomicamente dislocata in una piccolissima area in
prossimit delletmoide, quasi sul tetto del naso a guisa di antenna ricetrasmittente, lorgano
in questione comincia ad assumere un interesse di non poca importanza.
A questo punto verrebbe da chiedersi se per caso tra le due caratteristiche (respiratoria ed
olfattiva) non possa esistere un nesso pi stretto di quanto riportato sui freddi testi di
anatomia e fisiologia umana o comparata; vale comunque la pena di indagare, con
lintendimento di lasciare tuttal pi le cose come le abbiamo trovate in caso di insuccesso.
Come mai per esempio il naso si affonda cos profondamente nella scatola cranica? e
soprattutto in maniera cos ampia? Se esaminiamo locchio, la cui importanza appare a tutti
evidente, alloggiato in relativamente piccole cavit craniche anche se ben protette;
lorecchio occupa spazi pi esterni che interni al cranio; non consideriamo il gusto ed il
tatto perch per motivazioni diverse hanno scarsa rilevanza anatomica con il cranio. Il fatto
8
che il naso mantenga il suo dominio su unampia area del cranio mi autorizza a pensare che
abbia instaurato rapporti di buon vicinato con inquilini molto nobili ed importanti alla vita
di relazione, vegetativa e intellettiva. Pensiamo per esempio alle ghiandole endocrine quali
lepifisi e lipofisi, strettamente avvolte dai seni paranasali, allorgano dellequilibrio, il
vestibolo e la coclea, confinanti, ai nervi ottici circondati dai seni frontali, ai gangli
sfenopalatini, otici e ancora allintreccio di nervi parasimpatici che conducono correnti da e
per la periferia, per non parlare delle meningi e del cervello vero e proprio che, con la sua
porzione fronto-temporale si appoggia sul tetto dei seni fronto-sfenoidali. Sembrerebbe ad
unindagine superficiale che non possa avvenire nulla in periferia senza che il naso non ne
sia avvertito o in qualche modo interessato.
Esaminando pi da vicino il meccanismo della stimolazione recettoriale dei nervi olfattivi
sappiamo che questa viene attivata dalle variazioni della concentrazione fluidoionica che si
forma negli spazi aerei del naso; in tal modo le particelle odorose vengono umidificate,
scaldate e pressurizzate prima di fluire sulla superficie recettoriale olfattoria che invia la
stimolazione nervosa al bulbo olfattivo del rinencefalo e alle strutture sottocallose e
sottotalamiche. Il fatto che dal talamo non partano fibre olfattorie verso la corteccia rende
impossibile la memorizzazione degli odori che proprio per tale ragione non possono essere
richiamati in modo volontario; ci non vuol dire per che non esistano altri sistemi per
giungere ai centri di elaborazione dati e penso che proprio su questo fatto verta il succo
della nostra indagine.
Dobbiamo per altro considerare che le sensazioni olfattive subiscono variazioni di intensit
in relazione a particolari stati endocrini; il ciclo mestruale pu acuire o trasformare la
percezione olfattiva di molte donne, come del resto si nota abitualmente in gravidanza. La
fame e lappetito acuiscono il senso dellolfatto. Negli invertebrati, serpenti per esempio, gli
organi olfattivi sono allocati sulla lingua assieme a quelli del gusto e si presume che siano
cos acuti da far avvertire lodore della paura della preda. Tale riflessione potrebbe
fornirci uno spunto per la nostra trattazione.

Indubbiamente il cammino che stiamo percorrendo procede in maniera faticosa per le


molteplici asperit che si presentano ad ogni pi sospinto; ad esempio sarebbe interessante
capire con quali caratteristiche il pensiero si manifesta alla nostra attenzione. Ad
unindagine immediata mi pare di vedere uno schermo bianco che definirei attenzione sul
quale vengono proiettati gli elaborati del pensiero, che in tal caso possono essere paragonati
ad una pellicola cinematografica. Limpressione delle varie scene avviene in altre sedi, con
il concorso di innumerevoli attori : immagini visive filtrate e analizzate, stimolazioni
acustiche, tattili e olfattive che, previe elaborazioni in centri di montaggio, entrano in scena.
Tutte queste informazioni attingono per in misura diversa ulteriori informazioni ai centri
di memorizzazione, scegliendo, a seconda delle circostanze, richiami e integrazioni che
nulla hanno a che fare con la tipologia dello stimolo iniziale, essendo la regia (concetto che
si vuole esporre) in ultimo, quella che d una sequenza logica ai fotogrammi ed un senso
alla scena che si vuole rappresentare (pensiero): a questo punto lelaborato finale pu essere
proiettato sullo schermo. Lespressione sonora delle scene che si succedono richiede il
ricorso ad altoparlanti che possono essere attivati (parola) o silenti (dialogo interiore); nel
primo caso per possibile un ulteriore affinamento della proiezione con il ricorso ad una
terminologia in cui ogni espressione verbale, cos come ogni suono legato alle parole,
implica concetti e significati che amplificano le scene che si stanno rappresentando. Nel
secondo caso, dialogo interiore, la scena si svolge in tempi pi rapidi, cos rapidi che di
solito impossibile cogliere il momento di inizio e di fine del processo rappresentato; in tali
9
spazi albergano le forme pi raffinate del pensiero e la traduzione verbale non rende bene
giustizia alla loro grandezza: intuizione, emozione, meditazione, attrazione con tutte le
pate annesse.
Non so se vi siate accorti che stiamo girando intorno al concetto base della nostra
avventura; il pensiero unemanazione complessa del cervello e pu restare dentro o
uscire allaria aperta con una serie di suoni della laringe, di mimiche e di atteggiamenti, di
espressioni oculari. Ora mi chiedo: esiste unantenna trasmittente? Di certo possibile
misurare lattivit bioelettrica del cervello ed ultimamente ricercatori giapponesi sono
riusciti addirittura ad evidenziare con strumenti molto sofisticati (termoTAC) le zone
cerebrali dove si forma il pensiero, almeno nella sua forma bruta; quindi se esiste una
bioelettricit esiste anche il meccanismo per la sua trasmissione e ricezione (telepatia).
Orbene quando queste onde viaggiano libere nello spazio perch non potrebbero venire
intercettate da recettori diversi?
Eccoci sotto le mura della citt da espugnare: COME FARE AD ENTRARE?

Q
Quueessiittoo iinniizziiaallee::

A tal proposito mi viene spontanea una riflessione: accettando laffascinante teoria che il
pensiero umano non sia altro che profumo, quanti e quali raffinati recettori sono in
ascolto?

Il primo tassello di questo ideale cavallo di Troia potrebbe essere quello di indagare sopra
un riflesso condizionato, abbastanza abituale nel nostro comportamento. Mi riferisco al
fatto che quando si annusa qualcosa di particolarmente piacevole o di sconosciuto si
chiudono gli occhi e, sicuramente, potendolo fare, si chiuderebbero volentieri anche le
orecchie. Chi ci ha insegnato questo automatismo? E forse frutto di uneducazione della
gestualit o non forse legato ad un meccanismo che affonda la sua persistenza in qualche
tratto genetico? Ed ancora quali possono essere le connessioni tra le vie olfattive e quelle
della visione?
Latto dellannusare acquista una valenza quasi ieratica, come se tutta lanima partecipasse
alla soddisfazione di una percezione celestiale, oppure, nel caso di una fragranza
sconosciuta, si impegnassero energie particolari nello sforzo di elaborare e di classificare
quel particolare odore, confrontandolo, nel giro di pochissimi attimi, con quelli codificati.
Sembra di vedere scorrere su di uno schermo tutta la serie di immagini olfattive fino ad
arrivare alla contrapposizione di confronto con lodore in esame, scelta nella gamma di
quelli noti.
E altres risaputo che esiste uno stretto legame tra gli odori e le emozioni, s che Sir
William Temple gi nel 1690 scriveva luso delle fragranze non contemplato dalla
medicina moderna (sic!), mentre potrebbe rivelarsi utile, considerato che vi sono odori che
inducono alla depressione e altri invece, che suscitano passioni e ispirazioni..
Osservazioni che sono di unattualit impressionante; e visto che siamo nel campo delle
citazioni, cosa dire di questa di Rudyard Kipling pi delle immagini o dei suoni, gli odori
riescono a toccare i precordi., od ancora di questaltra di Oscar Wilde nel Ritratto di
Dorian Gray .pi volte cerc di elaborare una vera psicologia dei profumi calcolando
10
le varie influenze di radici odorose, di fiori ricchi di polline, di balsami aromatici, di legni
fragranti: del nardo che illanguidisce, della ovenia che rende folli, e dellaloe che, dicono,
libera lanimo dalla malinconiaSi accorse che non cera stato danimo che non
avesse una corrispondenza nella vita dei sensi e tent di scoprire le loro vere relazioni
domandandosi perch lincenso spinge al misticismo, lambra eccita le passioni, le violette
risvegliano il ricordo dei morti amori, il muschio turba lintelletto, la magnolia ravviva
limmaginazione.
Pi sopra ho tentato di immaginare le caratteristiche organiche legate ai gruppi sanguigni e
la tipologia genetica degli odori; beh! Credo proprio di essere sulla strada giusta sapendo
ora che esistono fragranze base, classificate in base ad esperimenti, come: fragranze marine,
fragranze di fieno, dei boschi e dei fiori.
Non azzardato immaginare quali potessero essere gli odori famigliari ai nostri lontani
progenitori, avvertiti per migliaia di anni, nelle savane, nelle foreste, nelle caverne cos
come negli anfratti di roccia in riva al mare, lungo i fiumi o ancora sopra piante al riparo dai
predatori, nel correre delle stagioni ora pregne di caldo tropicale, ora di piogge violente o
di bufere di vento, mentre animali dogni sorta popolavano ogni luogo spargendo i loro
umori, forti e penetranti; lolfatto costituiva un rapido mezzo per la localizzazione di prede
o per lindividuazione di aggressori come anche per scavare terreno che celasse tuberi o
radici edule dallodore amico. Nel correre del tempo tutti questi odori sono penetrati
talmente in profondit da legare probabilmente le loro molecole a tratti di DNA per
rimanere disponibili al richiamo non appena si verifichi la circostanza di rievocarli . Ed
allora ecco emergere dal buio del passato preistorico atteggiamenti di difesa, di vigile
guardia, di abbandono, di aggressivit che lasciano interdetto lindividuo nel momento
stesso in cui si accorge di un comportamento a lui inusuale; se da un lato lo stupore di un
simile atteggiamento viene rapidamente allontanato, come momento fastidioso, o accettato
di buon grado come piacevole, dallaltro non sar mai possibile fornire una spiegazione
logica, dal momento che sono cambiate le condizioni sociali e ambientali nelle quali tali
atteggiamenti possano trovare una ragione dessere. C da chiedersi a questo punto quanta
parte alberghi nel nostro cosiddetto subcosciente che non sia frutto diretto di esperienze
individuali, avvenute in periodi neonatali o infantili e magari rimosse perch spiacevoli, e
quanto, per contro, non sia frutto di immagazzinamento genetico e stipato da qualche parte
del nostro enorme patrimonio. Presumo che esista un solo sistema per tentare unindagine
plausibile: stimolare lolfatto che, sappiamo, ha la prerogativa di richiamare rapidamente
ricordi antichi e antichissimi, formatisi sia in periodi infantili, magari anche prenatali
(sappiamo infatti che il feto ha la possibilit di avvertire gli odori del liquido amniotico), sia
in periodi ancestrali dai nostri lontanissimi progenitori.
In tale senso vale per il profumo, quello che sappiamo essere per gli alimenti e quindi la
mia convinzione che la facolt di riconoscere, apprezzare o respingere un profumo o,
meglio, un odore, sia strettamente legata e dipendente dal gruppo, non sarebbe del tutto
peregrina.

A questo proposito mi sembra di cogliere uno spunto interessante, partendo dal concetto di
ricercare un trait dunion che colleghi luomo primordiale a quello doggi, tratto che sia
rimasto inalterato nel corso dei millenni e nellevoluzione delle razze; per quanto possa
sembrare azzardato questo tentativo, mi pare di non sbagliare se lo pongo nella donna e,
precisamente nel suo stato di gravidanza. La donna di oggi, infatti, conduce la gestazione
esattamente come la sua antichissima progenitrice, in tutto il mondo e sotto qualunque
parallelo: lo stato di gravidanza ed esattamente i primissimi mesi di gestazione racchiudono
11
e sviluppano forze che sono strettamente connesse alla sopravvivenza della nostra specie e,
in quanto tali, non possono di certo soggiacere a capricci o a mode contingenti. Dopo i
primi mesi, in qualche modo possono sovrapporsi fattori estranei che distraggano il
naturale corso; basti pensare a tutta quella serie di esami cui la donna del mondo
industrializzato viene regolarmente sottoposta, s che frequentemente finisce per affidare il
corso della propria gravidanza ai controlli di persone estranee che gestiscono in qualche
modo un processo naturale. Il primo periodo di gravidanza per caratterizzato da una serie
di assestamenti e modificazioni endocrine e psicologiche che ripetono con molta
approssimazione situazioni simili da sempre fin dalla notte dei tempi. Una di queste
modificazioni consiste per esempio in una particolare sensibilit per gli odori, tanto che non
inconsueto raccogliere testimonianze da molte donne che definiscono sgradevoli profumi
prima graditi, altre insopportabili odori che prima non avvertivano e cos via.
Secondo me tali disosmie hanno una ragione ben precisa: in tale periodo infatti possono
riemergere sensibilit per odori antichi la cui conoscenza genetica stata integrata in
qualche digitazione cromosomica nel corso di millenarie presenze ambientali; donne con
gruppo 0 hanno avvertito per millenni odori di escrementi di belve, di savane riarse, di
humus di foreste, di argille umide delle grotte, di fumo di legna, di carni sanguinolente. Per
contro le gravide di gruppo A hanno immagazzinato odori di cereali maturi, di paglie
bagnate dalle acque torrenziali, di pesci fluviali, di bestiame, di terre cotte al sole; la nostra
donna avvertir pertanto gli stessi odori e li trover sgradevoli perch non pi abituata, li
trover famigliari anche se forti perch i geni ancestrali scatenano memorie sopite da
millenni in presenza di stimoli olfattivi analoghi. Ecco quindi il filo mai interrotto con il
nostro lontano passato; traccia odorosa di vita primordiale che oggi avvertiamo sgradevole
come sgradevole pu essere il richiamo alla propria umile estrazione da parte di chi crede di
aver acquisito livelli sociali evoluti.
Sempre considerando la donna in istato di gravidanza, non pu apparire casuale
losservazione che non esista altra circostanza simile nellomeostasi del nostro organismo in
cui si verifichino, in tempi relativamente rapidi, tanti nuovi assestamenti ormonali: nuove
regole pilotano nuovi equilibri in tutto lasse endocrino, con conseguenti ripercussioni sulla
psiche e sul sistema immunitario; sembra quasi di assistere alla mutazione di una larva in
pupa: la donna subisce un rimaneggiamento totale che qualche volta si rende manifesto
anche somaticamente. Non stupisce quindi che lolfatto ( le cui correlazioni con il sistema
endocrino sono ampiamente note) sia lunico senso a subire sollecitazioni che in qualche
modo richiamino meccanismi mai utilizzati in altro modo, data anche la sua connessione
con il sistema limbico e ipotalamico( paleopallio); possono, solo in tale situazione
fisiologica, aprirsi le vie che richiamano tratti di memoria ancestrale e che pertanto vengono
decodificati secondo una valutazione critica non cosciente o, quantomeno, attuale. Sono
cos avvertiti come sgradevoli odori semplici che o non siano stati geneticamente
memorizzati ( per esempio lodore del cuoio dai gruppi 0) oppure odori memorizzati, ma
resi troppo violenti perch violentemente richiamano quelli ancestralmente famigliari ( per
esempio lodore di escrementi di stalla per i gruppi B).
Non strano constatare per altro il cambiamento di gradimento per profumi, sottoponendo
le stesse donne al test colorimetrico delle fragranze; profumi graditi, possono divenire
indifferenti o sgradevoli, come addirittura variare del tutto come categoria se riodorati nei
primi mesi di gravidanza.
Una riprova di quanto sia importante la relazione tra gestazione e olfatto, la si potrebbe
controllare percorrendo il cammino a ritroso nelle donne che presentano iperemesi
gravidica; a ritroso nel senso che stimolando lolfatto di queste donne, liperemesi dovrebbe
12
diminuire sia di intensit che in frequenza di accessi.

Interessante a questo proposito, la valutazione della sensibilit individuale al profumo


dellincenso, resina ancora oggi nota e utilizzata; pensate che il suo impiego si perde nei
meandri della nostra storia. Non qui il caso di dissertare sulla sua storia, dal momento che
finiremmo facilmente fuori strada; ma perch il suo aroma avvertito come gradevole o
sgradevole da tante persone? Nella mia ricerca ho potuto constatare che il suo profumo
viene riconosciuto immediatamente da individui che raramente hanno avuto la ventura di
sentirne la fragranza che per altro richiama ambienti sacri; ad unindagine ancora
superficiale, posso dire che i gruppi B e AB raramente lo avvertono come fastidioso,
mentre gli 0 e gli A manifestano atteggiamenti contrastanti , ma solitamente negativi;
addirittura in molti 0 la sola percezione del suo profumo determina sensi di soffocamento.
La spiegazione di questo comportamento potrebbe essere avanzata pensando alla grande
quantit di incenso ( e di mirra) che stata impiegata nei templi durante i riti sacrificali,
nelle case per evocare la benevolenza degli dei come anche per esorcizzare malanni e
addirittura nei luoghi pubblici come teatri i stadi, per stimolare il raccoglimento di pubblico
e di attori o degli atleti. Una particolarit che interessante sapere riguarda proprio
limpiego dei vapori di incenso nei teatri, per il fatto che in tali condizioni la propagazione
della voce aumentava oltre misura; potrebbe essere anche questa propriet ad aver
tramandato fino ai giorni nostri lusanza di utilizzarlo nelle chiese e cattedrali, durante le
cerimonie cantate.
Sappiamo bene che in tale periodo storico luomo aveva acquisito il gruppo B per il quale,
quindi, lodore dellincenso era diventato abituale, oltretutto legato ad una forte valenza
spirituale; ci comunque non vuol dire che tale aroma sia particolarmente gradito, nel senso
che una cosa la non avversione ed unaltra il gradimento. Da una nostra ricerca
statistica preliminare, eseguita utilizzando il Test delle Fragranze di Rosette e applicandolo
ai quattro gruppi, possiamo dedurre che il gruppo B presenta una tendenza di gradimento
verso la linea fresca-verde come anche per quella floreale ( nella variet floreale pura,
floreale-aldeidica ); manifesta avversione, per contro, nei confronti delle linee orientale,
cipriata e floreale-fruttata. Tali dati sarebbero in apparente contrasto con la fragranza
dellincenso il cui aroma per strettamente connesso al suo grado di purezza; infatti
lincenso puro, quello prodotto in Oman o nello Yemen od ancora in Somalia ( altopiano
delle Migiurtinia), emana un piacevole profumo di limoncino o di resina di pino, che
notoriamente sono profumi freschi; quello bruciato oggi nelle chiese ben lungi dallessere
puro, per cui laroma muschioso o dolciastro memorizzato dal nostro sistema limbico nel
periodo infantile, sicuramente adulterato.
Per curiosit riportiamo una classificazione messa a punto dal Prof. G. H. Dodd
dellUniversit di Warwick in Inghilterra, secondo la quale le profumazioni fresche
avrebbero registrato una percentuale pi alta nei soggetti estroversi, mentre in quelli
introversi prevaleva la tendenza ai profumi orientali; nei soggetti ambivalenti la preferenza
era riferita alle fragranze floreali-cipriate. In tal caso appare curiosa losservazione che il
gruppo B tendenzialmente tenda allestroversione, mentre sia negato allintroversione.

In questa ricerca preliminare in cui necessario un approccio graduale anche se faticoso


alla teoria della percezione odorosa dei nostri pensieri, non sarebbe azzardato ipotizzare che
come esistono stimoli olfattivi afferenti, vale a dire , che dalla periferia raggiungono i centri
cerebrali di riconoscimento ( per usare un termine moderno, di decodificazione), nello
stesso modo ne esistano altri che dai centri raggiungano la periferia; potrei pensare che
13
come questi inducono evocazione di memorie ancestrali e quindi di emozioni e di
atteggiamenti psicologici, cos lo stimolo olfattivo, nato nei centri ipotalamici, possa altres
indurre modificazioni particolari una volta raggiunta la periferia; orbene, essendo nota la
medesima origine ectodermica del tessuto nervoso e di quello cutaneo, non sarebbe troppo
fantasioso affermare che la cute, tra le varie funzioni note, possa rappresentare anche il
recettore periferico dellattivit cerebrale pi nascosta. Pensiamo al comportamento di uno
stimolo visivo: il nervo ottico, raccolti gli stimoli della retina, conduce le informazioni
visive ai nuclei talamici ( pulvinar e tubercoli quadrigemini anteriori); dopo la lettura da
parte dei centri corticali, le informazioni raggiungono la periferia in tutti i settori di
competenza ( muscoli mimici, scheletrici , apparato endocrino ed esocrino, apparato
circolatorio, etc.) dando in tal modo la conferma che linformazione visiva ha esaurito il suo
compito; in altre parole locchio informa il cervello per indurlo a differenziare le sue
risposte in base ai tipi di situazioni viste; e cos, come il nervo ottico, si comporta anche
il nervo acustico.
Nel caso dello stimolo olfattivo le cose per non vanno esattamente nello stesso modo;
tanto per cominciare le sue fibre hanno una particolare caratteristica anatomica che le
differenzia da tutte le altre; infatti il corpo cellulare del neurone primario situato
nellorgano periferico stesso ed stimolato direttamente senza lintervento di una cellula
recettiva specializzata. Nessun altro meccanismo sensoriale possiede entrambe queste
caratteristiche. Unaltra considerazione degna di nota quella che il nostro organismo
produce sostanze odorose, cos uniche tanto da poter essere paragonate alle impronte
digitali; mi riferisco al prodotto delle ghiandole apocrine ascellari e aerolari mammarie il
cui secreto inizialmente inodoro per assumere successivamente una caratteristica odorosa
particolare ad opera dei batteri autoctoni ed alla secrezione umida delle ghiandole eccrine (
sudoripare). Ogni individuo produce pertanto un odore specifico che gi di per s in
grado di stimolare lapparato olfattivo proprio; interessante il fatto che ladrenalina
aumenta in modo vistoso la produzione del secreto ghiandolare sia eccrino che apocrino.
Orbene sappiamo che questa sostanza viene prodotta dalle ghiandole surrenali in particolari
momenti ( stress, paura) emotivi e non pare pertanto azzardato affermare che qualunque
stimolo esogeno o endogeno, atto ad aumentare la produzione di adrenalina, sia
responsabile dellodore che emettiamo ( odore della paura). Seguendo tale ragionamento
potremmo anche ipotizzare che sia sufficiente stimolare il surrene per emettere un odore;
possono i pensieri stimolare il surrene? Possono, eccome! E sufficiente ricordare quanto
importante sia lo stimolo sessuale o quello psico-fisico ( sport) per avere unidea di quanto
stretti siano i legami tra questi meccanismi.
Come abbiamo sopra accennato, la cute potrebbe ricoprire anche il ruolo di ricevere stimoli
odorosi, direttamente dai centri, funzionando in tal caso in senso inverso, come se fosse un
cervello periferico in grado di decodificare impulsi generatisi direttamente nella corteccia,
da formazioni psicogene ( pensieri). Potrebbe in tale situazione emettere un particolare
odore attraverso lattivazione di secrezioni apocrine ed eccrine; in tale caso si
verificherebbero le condizioni possibili per avvertire sensorialmente il pensiero data la
variabilit del secreto prodotto.
Sotto questaspetto, anche se eccezionale, risaputo che esistono particolari individui,
solitamente dotati di forte spiritualit, che emanano un profumo gradevolissimo, molto
personale e non riproducibile in alcun modo; la letteratura riporta che tale fragranza ricorda
il profumo di rosa o di gelsomino. Esaminando tale propriet appare evidente la possibilit
di rendere manifesti olfattivamente i pensieri che emanano dal nostro cervello, anche se
sono convinto che la questione sia da ricercarsi non tanto nella direzione dellemissione di
14
particolari odori, quanto per contro nella facolt di percepirli; qui ritorna il concetto della
terza narice, vale a dire la propriet di avvertire olfattivamente lemissione degli effluvi
della mente. Tale facolt, per quanto teoricamente possibile, richiede indubbiamente un
percorso di apprendimento dal momento che alla pari di qualsiasi esercizio fisico,
necessaria una metodica che sviluppi sensibilit dormienti, anche se presenti nel nostro
sistema nervoso. Non dobbiamo dimenticare che lo stimolo olfattivo attivato da molecole
e non da vibrazioni elettromagnetiche ottiche o sonore e che parimenti le ricerche sul
cervello hanno sempre indagato sulle propriet elettromagnetiche di questorgano; le
potenzialit dei chemiorecettori, quali quelli osmici, sono state abbastanza trascurate o solo
parzialmente studiate, per cui non c da stupirsi se laspetto aromatico di alcune
porzioni di encefalo sfugge alla catalogazione scientifica. Non per questo mi sembra di
dover reputare inutili o quantomeno gratuite indagini conoscitive, alle cui premesse se
ancora non sono state fornite opportune spiegazioni, di certo non si pu asserire che non
possa esistere una plausibile o convincente soluzione.
Ad avvalorare questa ipotesi pu servire losservazione che molte persone sofferenti di
disturbi intestinali, quali stipsi cronica o colite spastica, manifestano solitamente disosmie o
anosmie. La spiegazione pi plausibile potrebbe essere quella che una disfunzione
dellintestino e quindi dellassorbimento, possano interferire con una funzione molto
distante sia anatomicamente che fisiologicamente; come potrebbe infatti lintestino
condizionare unattivit cos sofisticata come quella olfattiva?
In tale direzione, vale a dire quella intercorrente tra alimentazione e osmia, non sarebbe
male indagare; la domanda potrebbe essere possono gli alimenti favorire od ostacolare la
sensibilit olfattiva?. Se si accetta come valida la relazione tra gruppo sanguigno ( e quindi
tra costituzione genetica) e alimenti, potrebbe in effetti correre un rapporto abbastanza
plausibile tra olfatto e alimento; infatti abbiamo visto che alimenti incompatibili con il
gruppo possono innescare malattie autoimmuni, soprattutto mirate su cellule nervose ( forse
perch dotate di maggior afflusso di sangue). In tale situazione anche le strutture della zona
olfattiva potrebbero rappresentare un bersaglio dellaggressione autoimmune; sono stati
descritti casi di disosmie o anosmie in individui che consumano grandi quantit di proteine
carnee o di carboidrati ( uricemici e diabetici) o in quelli affetti da malattie intestinali acute
( tifo e paratifo, enteriti batteriche) o, ancora, da malattie intestinali croniche ( colite ulcero-
emorragica, Chron). In tutti i casi la produzione di autocomplessi e la successiva
formazione di autoanticorpi era presente, per cui non me la sentirei di attribuire la disosmia
soltanto a turbe metaboliche, ben conoscendo il legame esistente tra questo tipo di affezioni
e la incompatibilit alimentare. Personalmente ho notato un graduale ricupero di normosmia
con la semplice eliminazione di molti alimenti non compatibili con il gruppo. Altra
osservazione di non poco conto quella che individui che si alimentano in modo molto
contenuto e corretto, presentano una spiccata sensibilit olfattiva.
A questo punto evidente che per poter avvertire od emettere il profumo del pensiero
occorre anche rispettare unalimentazione compatibile con il proprio gruppo sanguigno,
quasi che quel sottile e sofisticato sistema rice-trasmittente che alberga in qualche parte del
cervello trovasse modo di attivarsi soltanto se non trattenuto da interferenze metaboliche o
immunitarie.

Interessanti a questo proposito sono dei dati preliminari ai quali non sono ancora riuscito a
dare una spiegazione; vale comunque la pena di segnalarli, in attesa di ampliare la casistica
raccolta da una mia collaboratrice.

15
I casi esaminati sono 122 di cui 69 affetti da stipsi pi o meno ostinata e 53 da colon
irritabile.
Dei primi 37 erano di gruppo 0, 21 A, 11 B e nessuno di gruppo AB; dei secondi 29 0, 16
A, 3 B e 2 AB.
I rlevamenti sulla sensibilit osmica sono stati suddivisi in iposmia, normosmia e
iperosmia.

Tab.1

Stipsi ( 69)

Gruppi Iposmia Normosmia Iperosmia


0 21 11 5
A 9 6 6
B 7 4 0
AB 0 0 0

Colite Spastica ( 53)

Gruppi Iposmia Normosmia Iperosmia


0 7 9 13
A 2 5 11
B 0 3 0
AB 0 0 0

16
Tab.2

Stipsi ( 69)
25

20

15 Serie1
Serie2
Serie3
10
Serie4

0
1 2 3 4 5

17
Colite Spastica ( 53)

14

12

10

8 Serie1
Serie2
6 Serie3
Serie4
4

0
1 2 3 4 5

Facendo per ora il punto sulle relazioni esistenti tra i profumi ed i pensieri possiamo dire
che i fattori presi in considerazione sono stati:
- costituzione genetica, leggi gruppi sanguigni
- stato endocrino, leggi per esempio stato gravidico, stimolazione surrenalica, etc.
- funzione intestinale, leggi assorbimento
- tipologia alimentare, leggi qualit e quantit.

Facciamo ora ancora un passo indietro, andando a ricercare delle similitudini fisiologiche
con lapparato che, per assonanza, con i suoi meccanismi, pu fornirci qualche chiave di
lettura: mi riferisco alla visione.
Esaminiamo per esempio la meccanica dei sogni: raffigurazioni solitamente a colori,
animate, cariche di emozionalit, ricche di particolari e di sfumature, tanto che definirle
virtuali parrebbe molto riduttivo. Eppure quando si sogna buio, gli occhi sono chiusi s
che la retina non impressionata da alcun stimolo visivo, almeno di origine esterna; ma
siamo proprio sicuri? Voglio dire, siamo sicuri che la retina non sia impressionata?
Sappiamo che la sua funzione quella di decodificare le vibrazioni che la stimolano,

18
traducendo la realt in termini di sfumature di colori e di intensit luminosa. Ci che arriva,
cos tradotto, ai centri della visione, viene trasformato in rappresentazione figurativa e come
tale, memorizzato e utilizzato secondo il personale canone critico; al buio la retina non
legge nulla e la realt viene rappresentata con altri sensori, che per possono fornire una
dimensione pi sommaria o, quantomeno meno precisa; sufficiente per illuminare la
stanza per dare classificazione immediata ai vari oggetti che la riempiono. Ma neanche in
tal caso la realt non cos semplice come sembra; infatti se la luce si accende solo per
pochi secondi e poi scompare, alla domanda coshai visto nella stanza? ognuno di noi
fornir elenchi differenti sui particolari appena osservati. Per esempio un tappezziere avr
notato le caratteristiche delle pareti, un antiquario potr riferire lesistenza di stampe antiche
alle pareti, cos come un falegname la tipologia di sedie e mobili ed un elettricista le
particolari qualit delle lampadine; di certo nessuno potr dire di aver notato le medesime
caratteristiche, s che alla fine si trarr la conclusione che ciascun osservatore abbia visto
una stanza diversa. Nello stesso modo ritengo possa essere la realt; ci che appare ai
nostri sensi fortemente condizionato dalla realt esistente dentro di noi, s che di solito
ognuno adegua il proprio comportamento alle convinzioni che ritiene di aver acquisito dal
proprio senso critico.
Ritornando pertanto al mondo dei sogni, nessuno di noi in grado di affermare che la
raffigurazione onirica non condizioni in qualche modo il comportamento quotidiano; ci
che normalmente sfugge il fatto che difficilmente dei sogni si trattiene il ricordo
immediato, s che siamo autorizzati a relegarli in una dimensione avulsa dalle nostre
abitudini da svegli; ma poi cos difficile immaginare che le strade neuronali possano
essere a doppio senso? Voglio dire che non stato ancora possibile dimostrare che uno
stimolo centripeto non possa essere anche centrifugo; se cos fosse tale via sensoriale
dovrebbe esistere anche per ogni senso e, dal momento che ci stiamo occupando di profumi,
non vedo perch le stesse vie che connettono la periferia ai centri non possano essere
attivate anche in senso inverso, vale a dire dai centri alla regione olfattiva, che, in tal caso,
verrebbe stimolata dallinterno; in tal caso questa invierebbe ai centri degli stimoli odorosi;
potremmo obiettare ma a che titolo dovrebbe avvenire questo meccanismo? Beh! Una
risposta potrebbe essere quella che la sensazione olfattiva in tal caso, non sarebbe reale,
vale a dire evocata da molecole odorose esterne, ma virtuale, evocata cio da uno stimolo
centrale, magari traslata da un pensiero; mi risulta che in certe forme di epilessia, quali
quelle definite olfattorie e olfattorie primarie, si abbia la percezione di odori spontanei (
parosmie) che il paziente non in grado di identificare, per quanto essi vengano classificati
come sgradevoli. In tali casi si tratta di una scarica neuronale ipersincrona che nasce nella
corteccia uncinata, unitamente alle allucinazioni olfattive della forma olfattoria semplice
nella quale interessata la corteccia olfattoria specifica. Proprio studiando la genesi delle
forme epilettiche si sa anche che alcune forme di questultime possono venir evocate
volontariamente, come nel caso dellepilessia indotta, frequente nei bambini affetti da
epilessia, quando si strofinino le palpebre, oppure dellepilessia televisiva, fotica,
musicogena ed ancora di quella indotta dalla lettura. Oltre a queste situazioni, ai limiti di
una vera e propria patologia, esistono anche evocazioni odorose indotte da farmaci,
solitamente ad azione anestetica, come le ketamine, che accanto ad allucinazioni visive e
acustiche, possono evocare anche odori violenti.
Ecco che con tale premessa potrebbe realizzarsi ci che rappresenta il presupposto dal quale
siamo partiti: potrebbe essere possibile annusare il pensiero. Certo tale propriet richiede
un buon allenamento che coinvolga le tre nature delluomo; mi riferisco alla natura
corporale-fisica, a quella spirituale ed a quella di essere-coscienza; ma ritengo che valga la
19
pena di proseguire per gradi nellindagine.
A questo punto vediamo se possibile stabilire una relazione tra il tipo di odore ed il tipo di
pensiero; sappiamo infatti che la letteratura riporta abbinamenti tra essenze ed emozioni.
Per esempio lessenza di rosa, di lavanda e di neroli inducono calma e tranquillit, la
cannella, il cardamomo, il gelsomino e la mimosa eccitano la sensualit, cos come il
patchouli, il sandalo, il tacete, la tuberosa, il vetiver e lylang-ylang; il mandarino, larancio,
il mandarancio, il bergamotto e la vaniglia eccitano la fantasia con effetti gratificanti e
rilassanti, ed ancora il coriandolo, il galbano ed il finocchio esercitano unazione
antispastica viscerale e mitigano le situazioni ansiose. La meditazione viene evocata dal
cedro, dal ginepro, dallincenso, dallissopo, dal mirto, dalla rosa e dallelemi.
Orbene se da tali essenze, annusate, il mondo interiore viene influenzato a tal punto da
provocare modificazioni psichiche, emozionali, affettive e, quindi, comportamentali,
seguendo la traccia inizialmente posta, il pensiero potrebbe, dico potrebbe, essere tinto di
uno di tali profumi e, con le modalit sopra riportate a proposito delle sindromi epilettiche,
essere proiettato nel mondo esterno, s da essere riconosciuto da qualche terza narice?

E importante a questo punto fare una breve divagazione sul mondo interiore delluomo,
anche se le mie nozioni in tal senso sono sommarie e frammentarie. Tengo a precisare che
lindagine che sto conducendo si basa esclusivamente su unintuizione, senza per altro
avere io alcuna pretesa di dissertare su argomenti che richiederebbero ben altre conoscenze
filosofiche, etologiche e storiche.
Mi limiter pertanto a ricordare che il mondo culturale occidentale vive di certezze che
solitamente quando vengono meno, sono sostituite da altre che in molti casi sono in
contrapposizione con le precedenti; nel mondo orientale invece le certezze hanno superato
il tempo e sono ancora ben presenti. C da chiedersi come questi due mondi, cos lontani e
differenti, siano riusciti a fare molti percorsi evolutivi simili senza tendere alleliminazione
reciproca; la ragione pi semplice che forse in entrambi esistono verit e perplessit,
finalit e comportamenti, luci ed ombre che li accomunano. Pare per che recentemente si
stia cercando una strada per far convergere le due filosofie, o, almeno, per trovare un
metodo per accordare al meglio ci che possa rispondere alle esigenze di spiritualit di
entrambi. A questo proposito i suggerimenti degli yogi sul corpo pranico che considerano la
materia come aspetto esteriore del divino e dello spirituale, accanto a quelli dei taoisti che
considerano il corpo umano soggetto alle pulsioni energetiche dello Yin e dello Yang
contrapposti, potrebbero integrarsi con la filosofia cristiana che vuole il corpo come un
contenitore dello spirito. Mi pare che in ogni caso valga la pena di contribuire a questo
sforzo, suggerendo un metodo di riconoscimento che ritengo comune ad entrambi; infatti l
dove sia possibile annusare i pensieri, sarebbe possibile varcare quel flebile tratto che
separa il corpo dalla sua funzione pi sublime, quale perlappunto il pensiero .
Seguendo tale concetto mi viene in aiuto una recente scoperta che stabilisce nuove regole
circa le conoscenze delle funzioni cerebrali nei rapporti con la formazione del pensiero.

Con la messa a punto di una nuova metodica non invasiva quale la TEP ( tomografia ad
emissione di positroni) un gruppo di ricercatori francesi e anglosassoni ( Poster M.I.,
Petersen S.E., Fox P.T., Raichle M.E.), hanno localizzato con esattezza la regione da dove
prende origine il processo creativo del pensiero. Il sistema sostanzialmente si basa sulla
visualizzazione delle modificazioni di flusso e del metabolismo cerebrale che si
accompagnano ad attivit mentali come leggere, parlare e pensare. In tal modo si pu
affermare che la zona entro la quale si elabora il pensiero quella corrispondente alla
20
corteccia frontale antero-inferiore; non solo ma oggi si pu anche conoscere la stretta
relazione che corre tra questa regione cerebrale e i tratti affettivi ed emozionali. Infatti,
contrariamente a quanto si ipotizzava in passato, caduta la convinzione che la sfera
affettiva ed emozionale fosse dovuta ad unattivit che coinvolgesse il cervello nella sua
totalit; oggi siamo in grado di localizzare i tratti affettivi ed emozionali nel lobo temporale
di destra, specularmente alla zona del linguaggio situata nel lobo di sinistra. In base a tale
metodica siamo anche in grado di affermare che negli stati di ansia anticipatoria il flusso
sanguigno aumenta significativamente in entrambi i poli frontali, che, come sappiamo, sono
anche costituiti dalle strutture nervose legate al sistema olfattorio. Anche se potrebbe essere
opinabile losservazione che la contiguit di formazioni cellulari non comporta
necessariamente uninterferenza di funzione, preferisco pensare che ci sia invece possibile;
vale a dire che il centro del pensiero e dellemozione siano in stretta relazione anatomo-
funzionale con il centro dellolfatto, anzi con i centri dellolfatto, dato che questi sono
distribuiti in queste regioni, quasi ad avvolgere le strutture che potremmo definire pi
nobili del cervello. Infatti troviamo i bulbi olfattivi sulla superficie inferiore dei lobi frontali
collegati dalle cellule mitrali alle aree olfattive secondarie poste sulla corteccia olfattiva,
suddividibile questa in cinque parti: nucleo olfattivo anteriore che connette i due bulbi
attraverso una parte della commessura anteriore, tubercolo olfattivo, corteccia piriforme in
cui avvengono le decodificazioni pi raffinate delle informazioni olfattive, il nucleo
olfattivo corticale dellamigdala ed infine larea entorinale che a sua volta proietta
allippocampo altre fibre. Proprio a tale struttura pare siano dovute le elaborazioni affettive
legate alla funzione olfattiva, mentre al talamo e al neocortex spetterebbero le funzioni di
percezione conscia degli odori; per non considerare infine la parte anatomica, definita
paleocortex, posta sempre alla base del lobo frontale, cui spettano le funzioni di memoria
ancestrale, genetica e quindi trasmissibile direttamente, avulsa, ma non per questo non
utilizzabile, dalle informazioni olfattive dirette e collegata ai centri emozionali. Tutte le
fibre olfattive infine vengono proiettate sulla corteccia orbito-frontale di destra alla quale
spetta la percezione conscia degli odori.
Le sostanze odorifere vengono adsorbite nello strato mucoso che ricopre le cellule olfattive
recettrici. Le molecole diffondono quindi verso le ciglia dei neuroni recettori che
interreagiscono con particolari proteine leganti presenti nella mucosa; tali proteine, definite
proteine leganti olfattive, vengono secrete dalla ghiandola nasale laterale in corrispondenza
della punta della cavit nasale e si legano con una grande variet di sostanze odorifere. Tali
proteine appartengono ad una famiglia che agiscono da carrier per piccole molecole
lipofile; appartengono a questa famiglia le proteine che trasportano retinolo allepitelio
pigmentato e ai fotorecettori e la proteina di von Ebner, secreta dalle ghiandole salivari, che
concentra ed eroga particolari molecole ai recettori gustativi.
Probabilmente, data la stretta relazione che corre tra la funzione intestinale e lattivit
secretolitica delle mucose dellapparato digerente e respiratorio, molti aspetti della
sensibilit olfattiva e gustativa sono condizionati dallo stato funzionale dellattivit
intestinale; si potrebbe ipotizzare pertanto, nel caso che ci sta a cuore, che ogni disfunzione
intestinale alteri la sintesi quali e quantitativa di queste proteine leganti olfattive e che
quindi alteri la percezione degli odori in senso riduttivo (iposmie, anosmie) o estensivo (
iperosmie, cacosmie).
Le sostanze che hanno profumo di frutta, di fiori o sentore erbaceo, stimolano lenzima
adeno-ciclasi che deputato alla formazione delle proteine leganti, mentre gli odori putridi
ne rallentano la sintesi; se a tale osservazione aggiungiamo che la prima caratteristica
dellolfatto quella di localizzare i cibi pi adatti alla sopravvivenza e di stimolare
21
lappetito sessuale necessario per la riproduzione della specie, si pu ben comprendere
limportanza di disporre di un sistema sempre efficiente per rendere ottimale la sintesi delle
proteine leganti gli odori e la conseguente risposta olfattiva. Esiste peraltro una piccola
zona, detta nucleo accumbens, situata subito sotto il talamo, deputata alla lettura di tali
stimoli; questi ultimi, denominati del piacere, vengono mantenuti operativi da una
concentrazione costante di serotonina, un neurotrasmettitore sintetizzato nellintestino
tenue; la bassa quantit di tale trasmettitore tra laltro allorigine di forme varie di
depressione, di cui la pi drammatica porta solitamente al suicidio.
Appare in tal caso abbastanza chiara la relazione che corre tra funzione intestinale, nuclei
olfattivi e odori che, riprendendo losservazione fatta sopra, potrebbero addirittura essere
generati a ritroso; per non parlare della connessione che corre tra gruppi sanguigni,
alimentazione, funzione intestinale e odori.

Dopo questa dotta dissertazione vediamo di ritornare sulla strada inizialmente intrapresa
con la speranza di aver in qualche modo aggiunto un motivo in pi che ci aiuti a
raggiungere la meta; una cosa certa: la zona in cui il pensiero prende forma e dalla quale
si irradia alla coscienza completamente circondata da terreno olfattivo, ccoom mee ssee llaa nnaattuurraa,,
ddoovveennddoo sscceegglliieerree uunn lleettttoo aaddaattttoo aall rriissvveegglliioo ddeelllaanniim
ma dal suo letargo cosmicoo,, aabbbbiiaa sscceellttoo
a da l s uo le ta r go c o s m i c
ppeerr llaa ssuuaa ccoossttrruuzziioonnee iill tteessssuuttoo ppii ddeelliiccaattoo ee pprreezziioossoo cchhee aavveessssee aa ddiissppoossiizziioonnee:: qquueellloo
oorrddiittoo ccoonn ii pprrooffuum
mii.. Non mi pare , a questo punto, che il quesito inizialmente formulato sia
poi tanto peregrino: possibile avvertire il profumo del pensiero?

La base biofisica potrebbe aiutarci a rendere possibile questo arduo percorso e ritengo
doveroso a questo punto inserire una serie di osservazioni che chiariscano tale tentativo.

La via vegetale

E' fuor di dubbio che il maggior fornitore di profumi il regno vegetale poich da esso
derivano la maggior parte degli olii essenziali che secondo le vedute moderne, sono
considerati prodotti protoplasmatici di natura irreversibile; pertanto dai botanici sono
normalmente riguardati come " scorie fisiologiche" o " escreti", alla stessa stregua degli
alcaloidi (come ad esempio la nicotina, l'atropina, la morfina, la stricnina, la chinina e molti
altri) che sono sprovvisti per di propriet odorose.
Data la loro larga diffusione nei vegetali, comprensibile un'ipotesi secondo la quale essi
avrebbero un'importante funzione nella vita vegetale: protezione contro piante o parassiti
nocivi, azione repellente o allettante verso specie di insetti, azione auxinica o di crescita;
A questo proposito vorrei ricordare che le " auxine",
scoperte dal botanico olandese Went nel 1927, sono
considerate fattori di crescita vegetale, prodotti dalle
piante, che agiscono in quantit minima ( al pari dei
nostri ormoni) su cellule diverse da quelle che le hanno
prodotte, controllandone la crescita e altre funzioni
fisiologiche.
Se il problema della funzione biologica degli olii
essenziali appare ancora oggi insoluto, sono invece
22
possibili alcune considerazioni interessanti sulla genesi
degli stessi.

La formazione degli olii essenziali pu essere chiarita solo a partire dalle osservazioni sul
metabolismo proprio delle piante; a favore di ci sta il fatto fondamentale che le piante pi
ricche di alcaloidi sono le pi povere di olii essenziali e viceversa. Ci rende plausibile
l'ipotesi secondo la quale i due gruppi di "escreti" vegetali provengono, attraverso ben
differenziati meccanismi biochimici, dagli stessi prodotti metabolici fondamentali e in ogni
caso, sono connessi con la formazione della sostanza vegetale.

A questo proposito ricordo che gli alcaloidi hanno una


propriet in comune e cio la presenza nella loro
molecola di azoto trivalente e pare siano il prodotto
finale del metabolismo vegetale; questo deriva dagli
aminoacidi in seguito a reazioni catalizzate dagli enzimi
comunemente presenti nelle piante (decarbossilazione,
ossidazione, riduzione, etc.); negli olii essenziali invece
i singoli componenti non si formano per se stessi e
definitivamente, ma sono termini geneticamente
collegati da catene biochimiche, che, procedendo da un
comune metabolita fondamentale riferibile all' isoprene (
C5H8), idrocarburo aciclico, possono anche inserirsi in
altri processi vitali della cellula.

Vari esempi sono noti in letteratura che avvalorano l'ipotesi di uno schema biogenetico
generale, secondo il quale, con il concorso del mezzo di reazione, si producono metaboliti
di notevole attivit, a partire dalle stesse sostanze iniziali. Da essi, poi, si formerebbero per
reazioni a catena, i biopolimeri ( caucci e guttaperca) oppure, per semplice
concatenamento, i composti terpenici o politerpenici, che, a loro volta, per idratazione
darebbero gli alcoli corrispondenti. Da questi ultimi, per idrogenazione e per ciclizzazione,
prenderebbe origine la molteplicit terpenica e la conseguente molteplicit aromatica. Per
altra via sarebbero sintetizzati i fenoli, i polifenoli e gli esteri riferibili al propilbenzene.

Dalla natura dei costituenti principali degli olii essenziali dovrebbero pure trarsi conclusioni
sui sistemi agenti all'interno delle cellule. L'assenza di determinati biocatalizzatori potrebbe
cos spiegare perch gli alcoli, le aldeidi ed i chetoni terpenici sono quasi esclusiva
prerogativa delle Angiosperme ( piante erbacee o legnose caratterizzate dalla presenza di
fiori e di veri frutti), mentre tanto le Angiosperme quanto le Gimnosperme* ( conifere,
ginkgoine, cicadine, gnetine) producono idrocarburi terpenici e politerpenici; perch,
inoltre, le combinazioni aromatiche, pur trovandosi negli olii essenziali dei fiori delle

23
monocotiledoni ( es. Amarillidacee come l'agave, il lilium, etc.), sono quasi esclusivo
patrimonio delle dicotiledoni.
*Da rilevare ai fini della nostra trattazione che le attuali
Gimnosperme rappresentano un piccolo residuo di una
flora precretacea, assai pi varia e ricca, ma oggi nota
solo allo stadio fossile.

Ci detto, emerge spontanea una domanda: da quali metaboliti intermedi le piante


sintetizzano le combinazioni terpeniche e aromatiche? E' da osservare a tal proposito che i
pi importanti costituenti degli olii essenziali ( terpeni, sesquiterpeni, diterpeni )
presentano, nella loro struttura chimica, un caratteristico ripetersi periodico di un'unit
fondamentale, certamente riferibile allo scheletro isoprenico; tale caratteristica si ritrova
inoltre nel caucci e nella guttaperca. Purtroppo finora l'isoprene monomero non stato
trovato tra i componenti delle piante e c' poca probabilit che ci accada in futuro. Questo
fatto tuttavia, non sembra spostare le basi del quesito inizialmente proposto, in quanto, pi
volte, stato riscontrato il prenolo, possibile prodotto di idratazione dell'isoprene, sotto
forma di etere o come catena laterale di combinazioni aromatiche.
Con ci il problema della biogenesi dei terpeni si ricollega al metabolismo
intermedio degli idrati di carbonio o degli aminoacidi e cio, sostanzialmente, alla necessit
di precisare come si formino nei vegetali le combinazioni a struttura ramificata da quelle a
struttura normale. Molte ipotesi sono state avanzate ( U.S. Von Euler, A.Kusin, G.Hesse,
L.Francesconi) e quella pi attendibile pare sia quella emessa da A.E. Faworscky e A.J.
Leredewa; secondo questi AA. la biogenesi dei terpeni avviene partendo da un aminoacido
alifatico a struttura ramificata, la isoleucina; questo, anche secondo Ehrlich, si
trasformerebbe in alcool isoamilico, per azione di lieviti, tramite l'aldeide isovalerianica.

Per concludere questa disamina sull'origine chimica dei terpeni e di conseguenza delle
sostanze aromatiche non posso omettere l'accenno che rappresenta forse la chiave di lettura
di tutto quanto stato sopra esposto.

Un notevole progresso si avuto con l'impiego degli


isotopi nelle ricerche biogenetiche, in particolare nel
campo degli steroli, cui sono affini alcuni politerpeni
(es. il lanosterolo). E' stato possibile dimostrare, infatti,
con l'impiego di carbonio isotopico ( C13 e C11) che la
colesterina si forma quasi esclusivamente da acido
acetico o da acido piruvico, entrambi prodotti di
glicolisi. Collegando questa osservazione al fatto che lo
squalene* nel quale sono contenuti sei radicali
isoprenici, un noto precursore della colesterina, si
giunge alla conclusione che ogni radicale isoprenico si
forma da tre molecole di acido acetico. Gli importanti
risultati ottenuti nel campo della biogenesi dello
squalene e del colesterolo dovrebbero potersi estendere
senza particolari difficolt ai politerpeni nel senso che
24
anch'essi si formerebbero da acido acetico attivato
attraverso l'acido acetacetico e l'isoprene.

*Lo squalene un idrocarburo non saturo di formula


__
|
|
|
|
| H3 C CH3 CH3
|
| | | |
|
| C=CH-CH2-CH2-C=CH-CH2-CH2-C=CH-CH2
|
| |
|
| H3 C
|
|__ __| 2

Liquido incolore presente in gran quantit nell'olio di


fegato di squalo. Lo squalene un triterpene ed
presente in tutti gli organismi capaci di sintetizzare
steroli e steroidi, cio microrganismi, vegetali, animali
(tranne gli insetti); il precursore biologico degli
steroidi, degli ac. biliari e di alcuni veleni cardiaci
(digitale) ed anche del veleno dei rospi (cumarine).

Assistiamo in tal modo ad una medesima genesi dei prodotti terpenici sia in campo animale
che in quello vegetale, pur se attraverso differenti percorsi; tale schema biogenetico dei
politerpeni infatti, secondo W. Treiles, pu fornire una risposta al quesito della funzione
biologica dei terpeni. Il processo, nel suo complesso, rappresenta una combustione
anaerobica di metaboliti intermedi delle piante ad acido carbonico, con la produzione di una
certa quantit di energia nella forma direttamente utilizzabile per le sintesi biochimiche.

La via animale: gli steroidi.

25
Abbiamo sopra parlato dello squalene come di una sostanza terpenica sita a cavaliere tra il
mondo delle piante e quello degli animali; vediamo ora in quale misura siano presenti
nell'uomo i terpeni che abbiamo visto costituire parte molto importante nella vita dei
vegetali.
Gli steroidi rappresentano un importante e vasto gruppo
di composti presenti nei tessuti animali e vegetali,
caratterizzato dalla presenza nella molecola da un
concatenamento di atomi di carbonio identico a quello
del fenatrene fuso ad un anello pentatomico. Al gruppo
degli steroidi appartengono sostanze biologicamente
molto importanti, come gli ormoni sessuali, il
colesterolo, gli acidi biliari, etc. La classificazione degli
steroidi si basa sia sul numero di atomi di carbonio,
sulla presenza di determinati gruppi o doppi legami nel
sistema ciclico, sia sulla particolare funzione biologica
svolta dalla sostanza. Le classi pi importanti sono:
- gli steroli, con numero di atomi di carbonio da 27 a 30
con un gruppo ossidrilico legato al carbonio in posizione
3 e con uno o pi doppi legami; il pi rappresentativo
il colesterolo*;
- gli acidi biliari, a 24 atomi di carbonio, contenenti un
gruppo carbossilico nella catena laterale legato al
carbonio in posizione 17; il pi imporatnet l'ac.colico;
- gli ormoni sessuali a 18, 19, 21 atomi di carbonio con
un gruppo chetonico ( testosterone, progesterone), o un
ossidrile ( estrone) legati all'atomo di carbonio 3;
- gli ormoni corticosurrenalici a 21 atomi di carbonio (
corti-sone, corticosterone) e a struttura pi complessa;
- le sapogenine a 27 atomi di carbonio con un gruppo
lattonico in posizione 17:
- gli agliconi cardiotonici a 23 atomi di carbonio con
catena laterale di tipo lattonico in posizione 17 (
digitossigenina).

Gli steroli si ritrovano fra i costituenti delle pareti cellulari e rappresentano i precursori
degli ormoni steroidei. Indubbiamente lo sterolo pi conosciuto, anche per il gran parlare
che per certi versi ha indotto nell'immaginario popolare un sorta di demonificazione, il
colesterolo.

Chiamato anche colesterina, noto solo dalla fine del


XVIII secolo e fu isolato per la prima volta dalla bile; la
formula bruta C27 H 46 O ed lo sterolo tipico dei
Vertebrati, nei quali funge da normale costituente
cellulare. Si trova allo stato libero nel sistema nervoso
26
centrale (20% di cui 14% nel corpo calloso e 6% nella
corteccia), nel fegato ( bile) e nel sangue (eritrociti);
esterificato con gli acidi grassi ( oleico) nella pelle
(1,3%), nel plasma e nel surrene. E' presente anche nel
rene ( 1.6%), nella milza (1.5%), nella gh.mammaria,
nei muscoli lisci, nel diaframma, e nei muscoli striati; ne
sono pure ricchi il rosso d'uovo, gli olii di fegato di
pesce, i Crostacei; i calcoli biliari possono arrivare a
contenerne fino al 90% in forma libera. Viene prodotto
soprattutto nel fegato nell'intestino, nella pelle, nei
surreni e nelle gonadi. Finanche i tessuti vascolari (
aorta) pare siano dotati di attivit produttrice. Per la sua
biosintesi sono necessarie circa 30 reazioni enzimatiche
a partire dall'acido acetico da cui si giunge
all'acetilcoenzima A, allo squalene, al lanosterolo, allo
zimosterolo, al desmosterolo ed infine al colesterolo. Il
7-deidrocolesterolo si trova specialmente nella cute e
funge da provitamina D3 in quanto per azione delle
radiazioni ultraviolette subisce una trasformazione
fotochimica di cui la vitamina D3 o colecalciferolo
costituisce il prodotto fisiologicamente pi attivo.
Il colesterolo viene eliminato con le feci sottoforma di
coprostanolo.

Abbiamo visto quindi come i terpeni costituiscano un importante anello di congiunzione tra
il mondo animale e quello vegetale; vediamo ora se in quello minerale esiste la possibilit
di stringere un collegamento con i summenzionati.

La via minerale: il petrolio e l'ambra.

Una delle sostanze pi significative ai fini della nostra ricerca e altrettanto importante per la
nostra economia il petrolio che, come dice il nome, significa " olio di pietra".

Conosciuto fin nella remota antichit il petrolio veniva


usato come medicamento, combustibile e olio da
ingrassaggio. Nella Bibbia sono citati il calafataggio
dell'arca di No, l'uso del bitume come cementante nella
costruzione della torre di Babele; al tempo di Settimio
Severo nelle terme di Costantinopoli si usava il petrolio
per riscaldare l'acqua. I Cinesi sono da considerarsi i
precursori dell'utilizzazione del gas naturale ottenuto
mediante perforazione e convogliato tramite metanodotti
realizzati con canne di bamb. Fino al secolo scorso il
petrolio era venduto come medicamento per ogni sorta
di mali e ancora oggi lo si trova nei prodotti anticalvizie.
27
Dall'inizio del XIX secolo si cominci a raffinare il
grezzo per l'illuminazione e quindi per l'autotrazione.
Le prime ipotesi sull'origine del petrolio risalgono al
1700: Alessandro Volta espresse l'opinione che il " gas
delle paludi" o metano, fosse prodotto dalla
decomposizione di sostanze animali. In questi ultimi
anni sono state formulate diverse teorie di cui la pi
accreditata quella dell'origine organica; secondo tale
teoria per primi si sarebbero formati gli idrocarburi
superiori; questi sarebbero poi stati elaborati da batteri
aerobi e anaerobi. A convalida di questa teoria si
riusciti a dimostrare con analisi di laboratorio, la
presenza nel petrolio grezzo di sostanze organiche di
struttura simile al colesterolo, di sostanze otticamente
attive e di pigmenti del gruppo delle porfirine. I
materiali organici da cui si formato il petrolio sono
costituiti da resti di organismi vegetali e animali (alghe,
coralli, lamellibranchi, etc.) che vivevano nel mare, allo
sbocco dei fiumi; si formarono cos rocce argillose, rese
compattate dal peso degli strati che man mano andavano
accumulandosi.. Queste rocce sedimentarie sono state
battezzate " rocce madri" in quanto in esse si svolse il
lento processo di trasformazione che ha dato origine al
petrolio.
Chimicamente il petrolio costituito da idrocarburi
aromatici che comprendono almeno una struttura
benzenica. Il benzene (C6H6) ha formalmente tre doppi
legami per non localizzati:

Sono noti vari idrocarburi allo stato solido. Vorrei ricordare l'idralite reperibile nelle cave
dell'omonima localit iugoslava, in Slovenia; un minerale di colore bianco che si trova nei
giacimenti di mercurio di Idria; e soprattutto l'ambra gialla (diversa dall'ambra grigia,
presente nell'intestino di alcuni cetacei, dal caratteristico profumo di muschio) o succino
una resina di conifere fossili, fragile, quasi trasparente, di un colore variante dal giallo
pallido al rosso giacinto.

L'ambra gialla una miscela di sostanze tra cui


sempre presente l'acido succinico (3-8%) che permette
di distinguerla dalle altre resine fossili; ricchissima di
terpeni. L'ambra gialla dell'oligocene del Baltico
contiene talvolta inclusioni fossili rappresentate da
insetti arboricoli che vi furono inglobati al momento
della sua formazione; ad essa dobbiamo molte delle
nostre cognizioni sugli insetti fossili di tale periodo.
L'ambra composta in media da carbonio (78%),
28
idrogeno ( 10%), ossigeno ( 11%) e da piccole quantit
di zolfo.
Nella Roma imperiale si usava polverizzarla ed
impastarla con olio di rosa per linimenti adatti a trattare
malattie dell'orecchio e infiammatorie in genere.

Da quanto sopra esposto mi pare di aver localizzato nei terpeni le sostanze che, ricorrendo
con le medesime caratteristiche nei tre regni, possono essere a tutti gli effetti considerati
una dimostrazione della uniformit del nostro mondo. Indubbiamente a prima vista pu
sembrare quantomeno curioso che le pi raffinate strutture dell'umano organismo, quali ad
esempio il tessuto nervoso, abbiano dei parenti prossimi nei profumi o nel catrame; ancora
una volta per dovremmo renderci conto che nel grande disegno della Natura non esiste
spazio per concetti che pongano creature in posizioni di superiorit o di inferiorit rispetto
ad altre. E' pi probabile che i rapporti che intercorrono tra le diverse forme di vita siano
regolati da una legge tanto pi semplice quanto pi celata; infatti la pacifica convivenza che
da millenni si stabilita tra questi tre modi di esistere, non potrebbe generare conflitti in
alcun modo senza sovvertire un equilibrio generale. Il fatto che ogni forma di vita derivi ed
obbedisca ad un unico principio creatore intuibile proprio dalla presenza, in tutte le sue
forme di vita, di identiche strutture sulle quali possono essersi innestate variabili
determinate da fattori ambientali nel lungo avvicendarsi del tempo.
Il fatto che soltanto all'uomo sia concesso di " intelligere" credo che non sia motivo
sufficiente per poter variare quest'ordine o questa regola; penso piuttosto che il pensiero
umano sia una sorta di profumo, paragonabile in tal senso all' " escreto" di una pianta o di
un fiore o, ancora, alla vibrazione elettromagnetica di un cristallo; sono prerogative legate
indissolubilmente alla specifica natura di una forma di vita senza peraltro che debba
necessariamente esserci una particolare spiegazione. Quand'anche la nostra intelligenza ci
mettesse in grado di svelarne i principi fisici o chimici, rimarrebbe sempre quella iniziale
distinzione che ha voluto differenziare in tre mondi diversi un unico modo di essere,
essendo stata utilizzata per la loro costituzione la medesima pasta creativa.
Mi rendo ben conto che tale mia convinzione pu essere motivo di contestazione, ma so
anche che nessuna teoria per quanto suffragata da dati inizialmente inoppugnabili, ha mai
retto a lungo nel corso degli anni; se vero che per Eraclito tutto scorre e diviene, in una
continua alternanza sempre in conflitto, parimenti vero che le tracce che la Natura lascia
nel suo cammino sono talvolta pi evidenti all'umile pellegrino che alla guida pi esperta.

Indubbiamente devo confessare che quest'idea mi affascina perch, come ho detto all'inizio,
ho avuto modo di constatare l'efficacia di una cura antica, anzi antichissima, basata sullo
sfruttamento delle propriet terapeutiche di due resine simili: l'incenso e la mirra. Tutti
conosciamo la vicenda dei Re Magi, ma dopo i risultati che ho conseguito con queste
sostanze posso affermare che non si tratta soltanto di simboli, quanto piuttosto di
formidabili rimedi per molte malattie. In tal caso proprio quegli idrocarburi che abbiamo
visto ricorrere pressoch eguali nel mondo minerale, vegetale ed animale, ci vengono in
aiuto con identiche modalit terapeutiche. Cos come le piante che pur senza ricorrere a
medici, riescono a curarsi da sole, secernendo sulle gemme per esempio il propoli, che
pure una resina terpenica e allontanando cos, talvolta uccidendoli, insetti e batteri nocivi.

29
Non comunque questa la sede per dissertare sulle propriet terapeutiche di determinate
sostanze perch dovremmo occuparci innanzitutto del concetto di malattia che
richiederebbe da solo un lungo trattato; accontentiamoci per ora di rimirare dall'alto il
sentiero test percorso con la stessa soddisfazione di un pellegrino che abbia raggiunto la
sua meta a lungo desiderata.

Ritornando al concetto sovra esposto, vale a dire alla localizzazione del pensiero nel lobo
frontale e precisamente nella zona completamente circondata dai centri olfattivi ed
emozionali, mi pare sempre pi suggestiva losservazione che possa esistere veramente la
possibilit che i nostri profumi siano ammantati di una fragranza particolare; il problema
di come avvertire questa fragranza. Trattandosi di pensieri, la prima considerazione che
viene naturale, quella che non possano essere avvertiti allesterno se non attraverso
espressioni verbali, siano queste in forma espositiva verbale, sia in forma scritta, sia in
forme di mimica espressiva ( comunicazione non verbale); sappiamo infatti che il centro
della parola contrae stretti rapporti con quello della scrittura, anche se di questultimo sono
note connessioni con lemisfero controlaterale destro ( area del Wernicke), e che entrambi
sono connessi con i centri acustici e quelli della visione ( fascicolo arcuato); il fatto che si
possa ipotizzare una relazione tra il pensiero ed il profumo, pu risiedere nellosservazione
della contiguit anatomica, prima che funzionale, di queste strutture nervose; infatti come
larea del Broca, del linguaggio articolato, contigua ai centri motori della bocca, lingua e
laringe ed ancora come larea del Wernicke contigua e collegata ai centri acustici e visivi,
oltre che a quelli del Broca, siamo autorizzati a pensare che tra larea frontale anteriore e i
nuclei olfattivi, nei quali contenuta, esistano parimenti strette connessioni.
D
Duubbbbii

Pur lasciando molto aperta la strada ad ogni soluzione ( ammesso che esista!) e ad ogni
considerazione, ho la sensazione che valga la pena di porci tale quesito se non altro per il
fatto che potremmo avere la possibilit di avvertire il respiro che emana dal nostro spirito.
Procedendo su questa strada ( quella della ricerca di un nesso tra profumi e pensieri) mi
sono imbattuto in un testo che ha contribuito non poco ad avvicinarmi alle mura di Troia; il
mio splendido collega Antonio Damasio si inerpicato su una ripida parete alla ricerca di
una connessione tra emozioni e sentimenti e mi ha fornito una quantit inverosimile di
chiavi. Per esempio quando afferma che le emozioni possono essere suddivise in emozioni
di fondo, emozioni primarie ed emozioni sociali. Le prime sono rivelabili dagli
atteggiamenti di un individuo, del tipo energia, entusiasmo, nervosismo, eccitazione,
tranquillit, mimica, tono di pronuncia, insomma da ci che normalmente viene definita
comunicazione non verbale; secondo la mia lettura tale modo di approccio rilevabile con
un certo tipo di profumo, forse il pi facile da avvertire, perch pi immediato e spontaneo
ed in un certo senso pi intenso.
Le seconde, primarie o fondamentali, sono definibili come paura, rabbia, disgusto, sorpresa,
tristezza e felicit, comuni in tutti gli esseri viventi e non solo umani, ben diverse dalle
terze, definite sociali; in questa categoria rientrano infatti la compassione, limbarazzo, la
vergogna, il senso di colpa, lorgoglio, la gelosia, linvidia, la gratitudine, lammirazione,
lindignazione ed il disprezzo ( da Alla ricerca di Spinoza di A.Damasio).

30
E in queste categorie risiedono i profumi pi sottili anche se penetranti, talmente sottili che
pervadono la persona in maniera stabile, conferendole una vera e propria personalit
difficilmente mascherabile.
In effetti a tale livello le emozioni si intersecano con i sentimenti che rappresentano
laspetto pi evoluto del nostro costrutto organico; nei sentimenti infatti la materia si raref
talmente da darci lesatta consapevolezza del suo contenuto pi prezioso, quale lo spirito
per l'appunto; orbene se lecito identificare in una entit astratta ed al contempo rivelabile
la parte pi raffinata del nostro stato di esseri viventi, per quale ragione, mi chiedo, tale
forma di vita ( perch tale ) non pu rivelarsi con un profumo che, abbiamo visto,
rappresenta unemanazione di tante forme vegetali? In effetti quando avvertiamo il profumo
di rosa, non abbiamo bisogno di vedere la rosa; ci basta lodore per raffiguraci
mentalmente quel tipo di fiore, cos come quando avvertiamo ostilit, non abbiamo bisogno
di spingere oltre il nostro rapporto conoscitivo: ci mettiamo subito in difesa. La sensazione
per esempio di avvertire ostilit si identifica in un preciso sentimento negativo che, come
tale, si rivela con un ben definito profumo, fastidioso, allarmante, inquietante, tale da
innescare in frazioni di secondo emozioni primarie e subito dopo emozioni di fondo; si
verifica in tal caso una rapida regressione verso stadi pi reconditi, pi inferiori, l dove
albergano emozioni stereotipate, ancestrali, quando la sopravvivenza era legata alla
localizzazione di un pericolo che di solito si preannunciava con un odore forte, beluino o da
fumo di incendi.
Sotto questo aspetto gli appartenenti al gruppo 0 potrebbero essere ancora i pi sensibili;
ben diversi dai B, nei quali lodore di un evento ostile potrebbe essere avvertito a livelli pi
elevati del tipo inganno, tradimento, menzogna, sotterfugio; profumi pi sottili e pi
difficilmente codificabili.

Riflessioni a cura di Carlo Alberto Zaccagna, individuo incidentalmente Medico.

31
32