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ALCUNE RECENTI DECISIONI DELLA GIURISPRUDENZA

a) obbligo dellautorizzazione amministrativa

sempre necessaria l'autorizzazione comunale per procedere alla somministrazione di alimenti e bevande ad
una pluralit di soggetti, sia che la somministrazione avvenga nei confronti di una pluralit di soggetti
indiscriminati, e quindi sempre variabili, all'interno di pubblici esercizi, sia che la somministrazione sia
effettuata nei confronti di una pluralit di soggetti non indiscriminati, in quanto uniti da un rapporto
variamente connotato, all'interno di locali privati (fattispecie relativa a somministrazione di alimenti e
bevande in un circolo privato).
Cass., sez. I, 07-07-1999, n. 7059.

L'autorizzazione comunale sempre necessaria qualora si voglia procedere alla somministrazione di alimenti
e bevande ad una pluralit di soggetti, sia che la somministrazione avvenga nei confronti di una pluralit di
soggetti indiscriminati e quindi sempre variabili, all'interno di pubblici esercizi, sia che la somministrazione
venga effettuata nei confronti di una pluralit di soggetti non indiscriminati - in quanto uniti da un rapporto
che, nell'indicazione letterale ma non tassativa della legge, pu assumere varie connotazioni - all'interno di
locali che si possono considerare, in senso lato, e con definizione generale, privati.
Cass., sez. I, 21-09-1999, n. 10201.

L'art. 3, 6 comma, lett. e), l. 25 agosto 1991 n. 287 - con la quale si stabilisce che la somministrazione di
alimenti e bevande negli spacci interni, annessi ai circoli privati e di enti collettivi, non soggetta ad alcun
limite numerico - non solo non comporta alcuna abrogazione tacita delle previgenti disposizioni relative a
tali spacci (e, in particolare, della necessit della licenza prevista dall'art. 86 legge di pubblica sicurezza e
dell'obbligo di osservare le prescrizioni imposte, ai sensi dell'art. 9 legge stessa, dall'autorit comunale) ma
ribadisce la specialit della disciplina legislativa di tali esercizi, in ragione delle loro peculiari natura e
caratteristiche che li differenzia dagli esercizi aperti al pubblico.
T.a.r. Lazio, sez. II, 17-08-1994, n. 938.

Nell'ipotesi in cui l'accesso ad un circolo gestito da un'associazione non riconosciuta sia consentito a
chiunque, senza alcun rilascio di tessere di ammissione e mancando, tra l'altro, il registro degli associati e
quello di cassa, si configura l'esistenza di un esercizio commerciale, strutturato in forma associativa al solo
fine di evitare i maggiori oneri, fiscali e finanziari, del primo tipo di esercizio, con conseguente necessit di
iscrizione al Rec.
P. Terni. Terni, 08-07-1997.

b) iscrizione al REC del legale rappresentante

Ai sensi degli art. 1, 2, 4 e 10 l. 25 agosto 1991 n. 287, laddove alle modalit di acquisizione delle iscrizioni
al circolo privato secondo criteri molto ampi si accompagna l'immediata fruibilit del servizio di
somministrazione di alimenti e bevande, viene a mancare il presupposto per la deroga alla necessaria
iscrizione del legale rappresentante al registro degli esercenti il commercio.
T.a.r. Veneto, 03-06-1997, n. 957.

L'elemento soggettivo nei reati contravvenzionali escluso dalla buona fede dell'agente, circa la liceit del
suo comportamento; buona fede determinata non dalla mera non conoscenza della legge, bens da un fattore
positivo esterno (circolare ministeriale) che abbia indotto il soggetto in errore incolpevole (nella specie il
presidente di un circolo ricreativo si era fatto rappresentare e sostituire, nella conduzione del circolo stesso
da un'incaricata di sua fiducia, senza richiedere un'autorizzazione ad hoc: entrambi avevano ritenuto lecito
siffatto comportamento, sulla scorta di una circolare del ministero dell'interno in forza della quale i circoli
privati e comunque gli enti a carattere associativo privi di finalit di lucro erano esentati dalla necessit di
autorizzazione ai sensi dell'art. 93 t.u.l.p.s. ove il titolare si facesse rappresentare per la pratica conduzione
dell'esercizio da un incaricato di sua fiducia; la cassazione ha considerato scusato il comportamento degli
imputati).
Cass., sez. I, 01-07-1993.

c) circoli privati e somministrazione al pubblico abusiva

Sussiste la violazione amministrativa prevista dal combinato disposto degli art. 10 e 1 l. 25 agosto 1991 n.
287 a carico dei responsabili di un'associazione privata senza scopo di lucro, c.d. circolo privato, qualora,
carenti della prescritta licenza, essi vendano cibi e bevande, per il consumo negli attrezzati locale o
superficie aperti al pubblico e ivi fosse ospitato un numero indefinito di persone, su rilascio di tesserino
all'ingresso conferente la qualit di socio; infatti tale documento, rapportato agli scopi dell'associazione non
riconosciuta, costituisce un semplice espediente per eludere l'obbligo della licenza e le prescrizioni di legge
volte a tutelare la salute e la sicurezza delle persone, che affluiscono al circolo o in ambienti circostanti,
delineandosi l'esercizio di un'attivit imprenditoriale in frode alla legge.
P. Torino. Torino, 12-05-1997.

Nella disciplina della somministrazione al pubblico di cibi e bevande di cui alla l. 25 agosto 1991 n. 287,
l'infrazione prevista dall'art. 3, e punita con pena pecuniaria dall'art. 10, 1 comma, per il caso dello
svolgimento di detta attivit senza la prescritta autorizzazione comunale, configurabile anche a carico di
chi, abilitato ad operare nell'ambito di un circolo privato, fornisca quelle merci ad avventori estranei al
circolo stesso.
Cass., sez. I, 03-03-1997, n. 1837.

Se vero che l'estensione dei servizi di somministrazione di alimenti e bevande prestate da un circolo privato
ad altri soggetti invitati dai soci non costituisce, di per s elemento sufficiente per integrare la trasformazione
del circolo stesso in pubblico esercizio, altrettanto vero che tale trasformazione deve rinvenirsi nell'ipotesi
in cui prevista una modalit di accesso al circolo da parte di una indistinta generalit di soggetti i quali, per
il solo fatto di aver presentato la domanda di ammissione e di aver quindi ottenuto una sorta di tessera
provvisoria dietro il pagamento di un canone associativo annuo d'importo minimo, vengono ammessi
all'immediata fruizione dei servizi riservati agli iscritti.
T.a.r. Veneto, 03-02-1998, n. 114.

Possono usufruire dei servizi di un circolo privato a carattere culturale e ricreativo non solo coloro i quali
sono in possesso della tessera sociale del circolo stesso, ma anche coloro che sono muniti della tessera di
appartenenza all'associazione nazionale di categoria o di altri circoli locali aderenti alla stessa, nonch coloro
che, trovandosi in fase di ammissione al circolo, sono dotati di tessera provvisoria in quanto registrati
all'ingresso del locale per la domanda di tesseramento; l'estensione del servizio di somministrazione di cibi e
bevande a soggetti non soci, occasionalmente presenti all'interno del circolo in quanto invitati dai soci e dagli
stessi accompagnati, non configura di per s gli estremi di una somministrazione al pubblico che possa
legittimamente dar luogo ad un provvedimento di revoca o di sospensione della autorizzazione comunale alla
somministrazione di alimenti e bevande ai sensi della l.reg. Sardegna 31 ottobre 1991 n. 35.
T.a.r. Sardegna, 27-01-1995, n. 81.

Non pu considerarsi abusiva l'attivit di somministrazione di alimenti e bevande esercitata senza la


necessaria autorizzazione nel caso in cui in un locale si svolga una festa avente carattere privato, non
soggetta ad autorizzazione o licenza da parte dell'amministrazione comunale n necessitante dell'iscrizione
dell'esercente al rec (nel caso di specie si trattava di una festa organizzata dai genitori di alcuni ragazzi che
festeggiavano il diciottesimo compleanno, i quali avevano organizzato tutto, provvedendo anche alla
richiesta di pagamento Siae, occupandosi altres dell'allestimento del buffet e della mescita delle bibite, s
che il bar del locale era rimasto chiuso, e il titolare dell'esercizio non aveva provveduto ad alcuna attivit di
somministrazione di bevande, limitandosi a rimanere all'interno del locale per una mera attivit di vigilanza
dei locali, non aperti al pubblico, potendovi accedere solo le persone invitate dai festeggiati, che avevano tra
l'altro apposto all'entrata un cartello indicante festa privata).
P. Terni. Terni, 23-12-1997.

d) circoli privati e spaccio di bevande alcooliche

La disciplina relativa alla licenza di polizia prevista dall'art. 68 t.u. 18 giugno 1931 n. 773, in linea generale,
applicabile soltanto alle attivit ricreative organizzate in forma imprenditoriale in luoghi aperti al pubblico
e non gi a quelle esercitate nell'ambito di private associazioni; tuttavia, ai sensi dell'art. 86, 2 comma,
medesimo decreto, la licenza stessa necessaria per lo spaccio o il consumo di vino, di birra o di qualsiasi
bevanda alcolica presso enti collettivi o circoli privati di qualunque specie, anche se la vendita e il consumo
siano limitati ai soli soci.
T.a.r. Veneto, 03-02-1998, n. 114.

In presenza dell'inosservanza, da parte del gestore dello spaccio, dell'art. 5 del regolamento per la disciplina
degli spacci annessi ai circoli privati e di enti collettivi, approvato con delibera del consiglio comunale di
Velletri 12 aprile 1988 n. 1645 - norma in base alla quale la vendita ed il consumo di bevande debbono essere
limitati ai soci ed vietato l'accesso al circolo di familiari e simpatizzanti dei soci - la revoca da parte del
sindaco della licenza di pubblica sicurezza, rilasciata ai sensi dell'art. 86 del relativo t.u., costituisce atto
dovuto che, in quanto tale, non lascia all'autorit comunale margini di discrezionalit nell'irrogazione della
sanzione in presenza di accertate violazioni della norma in questione.
T.a.r. Lazio, sez. II, 17-08-1994, n. 938.