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SEZIONI PARALLELE

Sezione Tematica: E tutti ridono

Questanno il focus della sezione E tutti ridono si concentra sulle commedie asiatiche che stentano
ancora ad arrivare sui nostri schermi, ma ancora per poco! La comicit che viene dallAsia sta diventando
sempre pi cult, con blog e siti italiani interamente dedicati ai blockbuster asiatici e non mi riferisco solo
a Bollywood, perch anche Cina, Giappone, Corea del Sud e Thailandia si stanno specializzando in film di
intrattenimento. Una bella concorrenza agli Usa anche in materia filmica. Tre le nostre scelte per questa
edizione, tre film molto distanti tra loro.
Portiamo a Milano il pi grande successo di tutti i tempi in Cina, Lost in Thailand di Xu Zheng. Prodotto con
un piccolo budget, il film ha battuto gli incassi di Avatar, guadagnando quasi duecento milioni di dollari. il
pi alto incasso di un film cinese in Cina. Il modello, per, chiaramente hollywodiano, quasi un remake, un
mix sapientemente adattato al gusto cinese dei due esilaranti film di Todd Phillips Una notte da leoni 2
(girato in Thailandia) e Parto col folle ma senza la carica provocatoria e politically incorrect del mago della
commedia americana, che in Cina verrebbe prontamente censurata. Da Phillips, Xu Zheng riprende il plot del
personaggio stravagante, ingenuo, imbranato e al tempo stesso geniale che intralcia e rallenta il viaggio e il
ritmo del businessman facendolo impazzire di rabbia, con finale riconciliante in cui il businessman ritrova un
po di umanit. Quindi gli elementi del successo sono: on the road, equivoci, azione, battute demenziali,
slapstick, personaggi stravaganti e in questo caso unaggiunta di wuxia (arti marziali). Lost in Thailand un
film che accontenta i gusti di tutti, e con poco pi di una comparsata di Bingbing, si assicura anche il
pubblico dei fan della bellissima star cinese... Quindi nulla di nuovo o di originale da questa commedia
cinese, ma divertimento garantito.
Passando allIndia, invece, presentiamo in anteprima in Italia una commedia Bollywood con una forte carica
eversiva, la sensuale e provocatoria Aiyyaa di Sachin Kundalkar (due volte vincitore del National Award
indiano). La bella e formosa superstar indiana Rani Mukherjee si diverte a infrangere due grandi tab del
buon costume indiano: mostra il desiderio femminile e lattrazione fisica di una donna del Nord per un
ragazzo del Sud bello e tenebroso, il tutto condito con personaggi strampalati, trash, danze scatenate e
bellissima musica. Inutile dire che in India il film ha fatto un grande scalpore, apprezzato pi dal pubblico
giovane e femminile che da quello maschile, forse un po spaventato dallintraprendenza della protagonista.
Anche se le scene pi ammiccanti non scadono mai nella volgarit, grazie allautoironia e alla leggerezza
della bravissima attrice. Dietro alloriginalit della scelta dello script c il geniale e rivoluzionario Kashyap
Anurag, produttore di Gangs of Wasseypur, e si riconosce anche la sua acuta capacit di ricercare nei film
quegli elementi di realt che, pur restando nellambito della commedia, ci riportano con i piedi per terra.
Penso al cassonetto dei rifiuti davanti alla casa della protagonista, che la spinge a sognare di fuggire in un
mondo immaginario, quello di Bollywood per lappunto. Il film attiva quindi tutti i sensi, anche lolfatto!
Un grande balzo, non solo geografico ma anche di linguaggio comico e filmico, ci porta in Iran con una
commedia, The Orange Suit, firmata da uno dei pi affermati registi del Paese, Dariush Mehrjui,
rappresentante dellIranian New Wave e attento osservatore dei disagi della classe borghese e urbana della
capitale, Teheran. Con una satira filmica, Mehrjui d il suo contributo con ironia e leggerezza alla causa
ecologica, immaginando un fotoreporter alter ego del regista che abbandona la macchina fotografica per
impugnare una scopa e arruolarsi nellesercito della salvezza della citt, ossia il corpo degli spazzini.
Parabola green che strizza anche locchio alle mode che arrivano dalloccidente, o meglio dalloriente, in
questo caso, in quanto lossessione per la pulizia scatenata dalla lettura di un libro sul feng shui cinese.
Quindi, anche nella commedia, la tendenza del cinema iraniano rimane focalizzata su un cinema pi
autoriale, pi realistico e sociale, che valica il confine del Paese solo per partecipare ai festival internazionali.
Grazie ancora a Gino e Michele per la loro collaborazione a questa sezione. Ogni proiezione delle
commedie sar introdotta da un comico di Zelig.
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Alessandra Speciale

Aiyyaa di Sachin Kundalkar, India, 2012, 130


Commedia bollywood che attiva tutti i sensi, soprattutto lolfatto. Meenakshi vive in un mondo di fantasia in
cui immagina di diventare una grande attrice. In realt abita con la famiglia in un appartamento maleodorante
a pochi passi da un grande cassonetto della spazzatura. Le sue aspirazioni cinematografiche vengono messe
da parte nel momento in cui scopre unirresistibile attrazione per un bel ragazzo del sud dellIndia, un pittore
tamil. Il ragazzo schivo e difficile da avvicinare, ma Meenakshi impazzisce solo a sentirne lodore e non
riesce a porsi dei freni. Lo desidera follemente.

Lost in Thailand di Zheng Xu, Cina, 2012, 106


in collaborazione con Istituto Confucio dellUniversit degli Studi di Milano che offre aperitivo con
assaggi di cucina cinese.
Commedia di gran successo in Cina. Xu Lang uno scienziato che ha appena inventato un nuovo prodotto e
necessita solo dellapprovazione del suo capo per commercializzarlo con enormi guadagni. Gao, il suo
collega e rivale, vorrebbe vendere il prodotto ai francesi. Quando Xu Lang parte per la Thailandia sulle
tracce del capo, Gao lo insegue. Tra i due si inserisce un terzo personaggio, incontrato per caso, Wang Bao,
uno strampalato, demenziale e geniale compagno di viaggio che cambier il corso delle loro esistenze.

The Orange Suit di Dariush Mehrjui, Iran, 2011, 107


Coppia giovane con figlio, lei un genio della matematica, lui un fotoreporter. Quando lui si appassiona al
Feng Shui, scopre la sua anima green e cambia abitudini di vita sino a farsi assumere come spazzino per
contribuire alla pulizia della citt. In breve diventa unicona per tutta Teheran, figlio compreso, tranne che
per la moglie che chieder il divorzio... Commedia ecologica raccontata con ironia e garbo da uno dei
pionieri del cinema iraniano e interpretata da Leila Hatami (Una separazione).

Sezione retrospettiva: Percorsi nel sacro


Documentari in Africa, Asia e America Latina 1975-1987

Potremmo chiamarle esperienze visive di mondi invisibili


Intellettualmente curiosi, filmmaker appassionati con la vocazione dellantropologia, gli autori dei filmati
presentati in questa sezione si sono avventurati in percorsi remoti alla ricerca delle dimensioni inafferrabili
dello spirito umano nelle pi diverse espressioni culturali.
In decenni cronologicamente vicini, ma che gi possono apparire distanti nella percezione contemporanea
del mondo globalizzato, si sono andati affermando contatti interculturali per liberare loccidente da un
approccio etnocentrico ed esplorare le conoscenze di altri popoli. Un ponte nel difficile approccio con realt
spesso ignote e lontane dalla nostra sensibilit stato quello dellantropologia visuale, che si avvalsa del
forte potere comunicativo ed emotivo svolto dalle immagini, che travalicano i codici ristretti della
comunicazione linguistica e concettuale.
Fiduciosi in questi attrezzi metodologici, gli autori dei filmati hanno riportato a casa suoni, gesti e forme
spesso avvolti in unaura misteriosa, ma sempre capaci di suscitare una forte risposta empatica decodificando
messaggi che dietro la loro specificit culturale trasmettono interrogativi, ansie e visioni universali.
In Benin, Achille Mauri e Maria Pace Ottieri sono partiti alla ricerca delle radici del vudu. Giuliano Tescari
tornato varie volte nella Sierra Madre Occidentale messicana seguendo la pista del peyote, pianta sacra degli
indios wirrrika, pi conosciuti come huicholes; in Venezuela, Lanfranco Secco Suardo e Bebetta Campeti si
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sono avventurati nel sincretismo di Maria Lionza, moderna dea pagana, e in Ghana hanno avvicinato i
pittoreschi profeti delle 1001 chiese; Antonio Marazzi partecipa nella notte di una montagna giapponese al
misterioso rito del fuoco durante liniziazione degli yamabushi; in Mali, Piero Coppo e Lelia Pisani
cominciano la loro trentennale ricerca sui riti di possessione e le loro applicazioni per la salute e la
conoscenza.
Antonio Marazzi
Antropologo, chairman (1992-2002) della Commission on Visual Anthropology, International Union of
Anthropological and Ethnological Sciences.

1001 Churches, di Lanfranco Secco Suardo, Bebetta Campeti, Ghana, 1987, 60


Abbiamo girato il film nel 1986 in un Ghana sconvolto da un colpo di stato militare socialista, rischiando il
linciaggio da parte di turbolenti devoti convinti che fossimo agenti della Cia. Centinaia di autoproclamati
profeti celebrano la loro adesione al piano divino con canti, paramenti e sacramenti cristiani, mescolando
teatralmente elementi pentecostali e animisti: dagli Holy Rollers che si rotolano sulla spiaggia per rendere
grazie a Dio, dalla Chiesa del Computer fatto di interruttori e lampadine a una coppia di sacerdoti vestiti
secondo lultima moda in Vaticano, al ministro dellInterno che afferma: Lunica cosa che conta lo Spirito.

Djon-djongonon (Colui che guarisce), di Piero Coppo, Lelia Pisani, Mali, 1982, 37
Il documentario mostra alcuni aspetti delle attivit di Allaj Sagara, figlio del guaritore dogon Sagara
Kasselem, specialista in disturbi soprannaturali, legati cio allintervento di entit invisibili, e conosciuto
in tutto il Mali. Vediamo il giovane Allaj, che ha appena preso il posto del padre dopo la sua morte, nelle
varie occupazioni di un guaritore dogon: la raccolta delle piante, la loro preparazione, la costruzione di
amuleti e protezioni, la divinazione con lacqua e le conchiglie, la cura dei pazienti, la cerimonia annuale di
ringraziamento agli spiriti invisibili. In ognuno di questi momenti di primaria importanza il dialogo con le
forze e le entit sovrannaturali.

Magia dAfrica, di Achille Mauri, Benin, 1976, 90


Il vudu nasce dallincontro dei culti tradizionali dei popoli fon, yoruba ed ewe, che vivono nella parte
meridionale degli Stati del Golfo di Guinea (Ghana, Togo, Dahomey, oggi Benin, e Nigeria). Nei molti mesi
di permanenza nellallora Dahomey, guidati dal re Ren Aho Gll, abbiamo potuto filmare cerimonie di
uscita dal convento delle vodunsi, le iniziate al culto dei vodun, trance e possessioni da parte degli spiriti,
pratiche magiche di richiamo della pioggia, di divinazione fa, funerali e vita quotidiana, pervasa dalla
presenza del soprannaturale. Un viaggio nei riti e nelle credenze dei fon, tuttora vivissime e radicate.

Maria Lionza, di Lanfranco Secco Suardo, Bebetta Campeti, Venezuela, 1983, 54


Durante un reportage in Venezuela, Lanfranco Secco Suardo ha seguito le tracce di Maria Lionza, dea pagana
nata dal sincretismo fra lanimismo locale, quello degli schiavi africani e la religione dei conquistatori: un
moderno culto urbano officiato da medium in shorts e infradito. Ci siamo avventurati dalle baraccopoli di
Caracas alla montagna sacra di Sorte, fra bagni rituali nel fiume Yaracuy e notti al suono dei tamburi in cui i
devoti vanno in trance, curano, fanno esorcismi e camminano sul fuoco. Siamo saliti, fra leoni e banditi, fino
allaltare della dea per filmare il rito di purificazione delle medium sul secondo operatore del film, uno
scettico, e abbiamo assistito alla sua trasformazione.

Vamos a Turiky, di Giuliano Tescari, Messico, 1975-1980


Le immagini ritraggono momenti significativi della vita rituale di una comunit di indigeni messicani,
cerimonie, pellegrinaggi, santuari. Litinerario inteso come loccasione per ripercorrere le tappe e il senso
di un incontro tra persone di culture molto diverse che progressivamente preparano il terreno per una
migliore comprensione reciproca. La fotografia per me stata spesso un modo di prendere appunti, di
condensare e trattenere una quantit di elementi e di informazioni altrimenti difficili da riportare per iscritto.
Al tempo stesso, ha significato concordare con gli stessi soggetti umani unoperazione che, grazie alla loro
approvazione o alla loro esplicita sollecitazione, li riscattava dallesserne oggetti passivi. Ambienti, elementi

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rituali ed esseri umani cos potevano restare sempre nella cornice del paesaggio umano cui appartenevano e
che li rendeva significativi.

Yamabushi, di Antonio Marazzi, Giappone, 1986, 30


La notte del solstizio destate, gli yamabushi (eremiti della montagna) appartenenti alla setta tendai si
radunano nella foresta del monte Haguro, nella regione del Tohoku (Giappone), per una cerimonia di
iniziazione dei novizi e una serie di riti basati sul fuoco, inteso come elemento purificatore. Il video riprende
le fasi di queste cerimonie notturne, allinsegna di un sincretismo tra gli aspetti pi antichi ed esoterici del
buddismo tendai e dello shintoismo.

Sezione: Mondo Arabo Atto III

In seguito agli sconvolgimenti politici che il mondo arabo ha attraversato, si manifestata unaccelerazione
nello sviluppo storico che ha avuto conseguenze anche sullevoluzione del cinema, in particolare in quei
Paesi dove i cambiamenti sono stati pi radicali, ossia Tunisia, Egitto e Siria. Nel momento dello scoppio
delle rivoluzioni, sono stati realizzati alcuni film a caldo, segnati da modalit di ripresa specifiche: presa
diretta e inquadrature molto ravvicinate di scene di repressione o di rivolta, come quelle che i giovani
manifestanti spesso filmavano con i loro telefonini per poi metterle online immediatamente dopo, quasi in
contemporanea con lazione rivoluzionaria stessa. Ma dopo due anni (il caso della Siria relativamente
diverso, vista la durata nel tempo di questo cambiamento e la piega presa dagli eventi), il posizionamento dei
registi mutato. Prima di tutto perch il momento storico non pi lo stesso: ci sono state elezioni politiche
che hanno portato i Fratelli Musulmani al potere sia in Tunisia che in Egitto. E poi, i registi hanno ritrovato
la distanza che per loro necessaria una volta che il momento di sommossa passato. Latteggiamento
riflessivo ha ripreso il suo posto, cos come la preoccupazione di costruire film secondo precisi procedimenti
formali. Il caso di Crop di Marouan Omara e Johanna Domke particolarmente significativo. Nel contenuto
come nella forma, il film prende le distanze dallevento. La lettura degli avvenimenti politici contemporanei
realizzata attraverso unanalisi storica che torna indietro fino al tempo dei faraoni. Questa prospettiva
temporale appare come una rivincita che il regista si prende sullimpatto violento dellevento presente.
Questo fatto ancora pi rilevante in quanto sottolinea come lentusiasmo rivoluzionario faccia parte del
passato: il disincanto favorisce la presa di distanza. In secondo luogo, il reflusso dellardore conduce a un
ritorno alla rappresentazione: il film una riflessione sia sulla realt politica sia sulla sua rappresentazione in
immagini. E il cinema, in quanto discorso, riprende il suo posto nel momento in cui arretra leffetto del
discorso. I Dont Speak Very Good, I Dance Better di Maged El Mahedy fa intervenire unaltra forma darte,
la danza, e la mette in concorrenza con il movimento di agitazione dellevento, in una costruzione sapiente
che va al di l della linearit narrativa. Laccelerazione in linea retta che compie levento controbilanciata
da una minuziosa costruzione artistica. Il tema resta comunque fortemente politico, anche se la riflessione
sulla malattia lo complica. Lentrata in campo di Nouri Bouzid riveste da questo punto di vista un interesse
particolare. Naturalmente, da un regista impegnato nel dibattito sociale fin da Lhomme de cendres cera da
aspettarselo. Pensando alla cura che ha sempre messo nella scrittura della sceneggiatura, per lui essenziale, e
nella messa in scena, non era plausibile ipotizzare che avrebbe girato nel bel mezzo degli avvenimenti. La
distanza che ha preso gli era necessaria, e ha cos potuto tornare sul momento propriamente detto della
rivoluzione. E lo ha fatto con tutte le sue abituali ossessioni, formali e drammaturgiche, e senza allontanarsi
dal suo approccio sociologico. Al di l delleffetto immediato dellevento, Bouzid andato alla ricerca delle
motivazioni dei comportamenti dei suoi personaggi proprio dentro le profonde caratterizzazioni culturali del
momento. Questo accade in maniera un po diversa in Dgage di Mohamed Zran, poich la sua reazione
stata pi immediata. Ma Zran sempre stato pi vicino al linguaggio del documentario: con Essada (1996)
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ha portato al linguaggio della finzione unimmediatezza rara nel cinema tunisino di quegli anni. Il suo
precipitarsi nel fare documentario sulla rivoluzione stato favorito da ci che il suo film di finzione aveva
prefigurato riguardo alla rivoluzione stessa: gli piace ricordare la somiglianza che c tra il personaggio di
Nidal in Essada e Mohamed Bouazizi. La rivoluzione siriana non ha ancora scritto la parola fine: i tragici
avvenimenti della guerra dilaniano ancora il Paese ma non impediscono ai registi in questo momento attivi di
perseguire le loro spinte artistiche, peraltro da sempre legate a un rigore formale difficile da rintracciare
altrove. Nidal Hassan ha sperimentato tutti i problemi possibili durante le riprese di True Story of Love, Life,
Death and Sometimes Revolution, il che la dice lunga sulle vere battaglie dei registi oggi: finito perfino in
prigione, ma questo non gli ha fatto abbandonare il soggetto del suo film. Un soggetto che oggi si dimostra
pi attuale che mai.

Tahar Chikhaoui
Critico cinematografico

Film della sezione:


Beauts caches, di Nouri Bouzid, Tunisia/Emirati Arabi Uniti/Francia, 2012, 105
Crop, di Marouan Omara, Johanna Domke, Egitto/Germania, 2013, 49
Dgage, di Mohamed Zran, Tunisia, 2012, 96
I Dont Speak Very Good, I Dance Better, di Maged El Mahedy, Italia/Egitto, 2012, 80
In uno stato libero, di Paola Piacenza, Italia/Tunisia, 2012, 74
Paper Boat, di Helmy Nouh, Egitto, 2012, 17'
Ten Months Later, di Andrea Balossi Restelli, Lucrezia Botton, Matteo Vivianetti, Italia, 2012, 23
True Story of Love, Life, Death and Sometimes Revolution, di Nidal Hassan, Siria, 2012, 65

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