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Capitolo II

Kant e dintorni
Era qualcosa di affatto innaturale,
e una semplice invenzione dello spirito di scuola,
volere da unidea arbitrariamente abbozzata
ricavare lesistenza delloggetto stesso
ad essa corrispondente.

I temi trattati al precedente Capitolo riguardo alla oggettivit, alla facolt dello intelletto e alla legge
morale, fanno riferimento al contesto nel quale concetti puri, condizioni di sensibilit, forma del
pensiero, facolt delle regole, genio, sono il terreno della riflessione kantiana. Essi sono stati e-
sposti e circostanziati in modo da dare dovuto rilievo alla tesi che il pensato possibile, ma non
ogni possibile esistente (reale); e con un centro ordinatore: il concetto di libert inteso come prin-
cipio dellintera attivit conoscitiva.[1] Ne segue che non v contrasto tra necessit naturale e li-
bert nella causalit, anzi si ha un motivo determinante per non esservi un vero contrasto. Latto
della conoscenza non necessitato dalloggetto come questo qui, adesso in quanto gi diretto
alloggetto in generale secondo intenzionalit delliter cognitivo dellattivit del pensiero. Un iter
che, tutto sommato, sarebbe soltanto illustrativo di una regolarit per finta delle categorie se esse
dovessero essere soggette alloggetto che gi l: il fenomenico e il noumenico, verrebbero a so-
vrapporsi sotto listanza delloggetto. Perci, dunque, la libert in senso speculativo anche
lessere libero soggetto di illusioni sofistiche.
Il carattere fondamentale della filosofia critica, la sua sistematicit: ogni prospettiva, gnoseologi-
ca o morale, si presenta definita e definitivamente saldata alla unit complessiva duna unica strut-
tura metodologica. Dunque, la libert del procedere per conoscere, sorretta da una conoscenza
definitiva e stabile; una libert necessaria allintelletto che si rappresenta loggetto in dipendenza
del processo conoscitivo che pur va riempito dallintuizione sensibile[2].
Una procedura conoscitiva, lungo la quale le nostre osservazioni non sono fatte a caso e senza
un disegno prestabilito, ha fondamento la condizione che ci vengano dati nellintuizione oggetti ai
quali possa essere applicata la conoscenza pura dellintelletto. E per questa connessione di ci
che ha la sua origine unicamente nellintelletto con la possibilit di servirsene purch entro i limiti
della esperienza, che il concetto di libert nella necessit correlato direttamente col concetto di
libert teoreticamente problematico[3].
Questa libert dorientazione della procedura conoscitiva secondo un uso speculativo della ragione
con la disciplina del limite, chiarisce che lunivocit e la stabilit del risultato conoscitivo e il ruolo
dei fenomeni, in quanto non oggetti dati in se stessi, debbono essere riguardati in connessione
con il possibile insorgere dun uso trascendente della ragione e, per questo, alla filosofia della ra-
gione pura va ascritto fattivo il suo merito silenzioso dimpedire gli errori.[4]
Insomma, la possibilit dellerrore esige la chiarificazione degli elementi imprenscindibili di una di-
sciplina della ragione pura; dunque, lerrore nelluso teoretico pu e deve essere essenzialmente
annoverato tra le previsioni della filosofia critica. Per questo, occorrono regole per non ricadere
nella aspirazione ad espansioni speculative in forza di ci che abbiamo in animo[5]. E chiaro,
allora, che la critica debba dotarsi di quella Dottrina trascendentale del metodo che Kant dispone
alla base di ogni considerazione del complesso di tutte le conoscenze della ragione pura specula-
tiva.[6] Ci vuol dire che lerrore un elemento teoretico integrante il compito della filosofia in
quanto critica duna ragione la quale nelle sue ricerche trascendentali non potr guardare innanzi
a s con tanta sicurezza [] da non sentire il bisogno di voltarsi spesso indietro, e badare se non
si scoprano forse nel progresso delle deduzioni, errori che fossero sfuggiti nei principi, e rendesse-
ro necessario o tornare a determinarli meglio o a cambiarli affatto.[7]
Va precisato che la Dottrina trascendentale del metodo, non privilegia alcuna dialettica di verit ed
errore [8]. In essa Kant intende la determinazione delle condizioni formali di un sistema completo
della ragione pura. Dice Kant: Io intendo per canone il complesso di principia priori del retto uso
di certe facolt conoscitive in generale. Cos lAnalitica trascendentale stata il canone
dellintelletto puro, perch questo soltanto capace di vere conoscenze sintetiche a priori. Ma do-
ve non sia possibile il retto uso duna facolt conoscitiva, non c canone[9]. Il significato teoretico
di errore, il non retto uso della ragione, spiega lesigenza di porre dei limiti alluso speculativo della
ragione.[10]
Ora, la centralit teoretica della libert duso speculativo della ragione sotto la condizione
delloggetto, potrebbe risultare indebolita dallo stile espressivo di Kant, col quale abbondano locu-
zioni del tipo: linteresse speculativo della nostra ragione nel suo uso empirico; umiliante per la
ragione umana che essa nel suo uso puro non concluda nulla[11]: la ragione da una tendenza
della sua natura spinta a procedere oltre luso empirico. Tuttavia il tropo semplicemente fina-
lizzato alla efficacia della definizione dun carattere essenziale della ragione, e non alla entificazio-
ne di una condizione, o duna debolezza umana. E carattere essenziale al concetto stesso di liber-
t che conferisce motivo e senso a tutta la filosofia trascendentale in quanto Critica della ragione
pura.
Insomma, la volont in quanto determinata alluso teoretico secondo la pura forma della legge,
volont libera a condizione che quella forma sia significante di un oggetto desperienza possibile.
In questo senso chiamo deliberativa la volont, di sommettere lesperienza allunit del molteplice
in quanto unit necessaria a priori.
La problematicit della libert in quanto facolt imperscrutabile che nessuna esperienza poteva
dimostrare ma di cui la ragione speculativa per non contraddire se stessa doveva ammettere
come possibile, consiste nellessere la volont deliberativa determinata per conoscere gli oggetti
per i quali la causalit ha un significato teoretico cio solo in relazione ai fenomeni per connetterli
in esperienze: le nostre conoscenze non sono determinate a caso o arbitrariamente, ma a priori, in
certi modi, poich dovendo riferirsi a un oggetto, esse devono anche necessariamente accordarsi
tra loro; ossia avere quella unit che costituisce il concetto di un oggetto.[12]
Ernst Cassirer[13] fa riferimento alla definizione seguente: intellettivo ci il cui concetto agi-
re;[14]ed afferma: nei diversi indirizzi dellagire spirituale si originano in noi diversi orientamenti
dellessere; si originano la sfera della natura cos come quelle dellarte e delleticit. La meta ulti-
ma, il frutto definitivo della dottrina critica il risolversi del dato nelle funzioni del conoscere. A
parte il differente piano degli orientamenti dellessere che porta a contesti di pensiero filosofico
che sono loriginalit del pensatore Cassirer, il passo citato rende bene il tema della libert come
concetto teoreticamente problematico: libert dellintelletto ad agire esclusivamente secondo le
leggi della propria natura. Poich il fondamento di tali leggi il pensare un qualsiasi oggetto per le
nostre intuizioni; ed il riferirsi a un s stabile e permanente, ad una condizione originaria e tra-
scendente (appercezione trascendentale), ci deve essere una condizione che preceda e renda
possibile lesperienza stessa[15]. Il promuovere la volont bench volont deliberativa, nella ne-
cessit di una funzione di sintesi conforme a una regola, che renda a priori necessaria la riprodu-
zione del molteplice, e possibile un concetto in cui questi si unifichi. Poich senza tale elevazione
della volont implicante un senso, non sarebbe possibile la conoscenza ma, al pi una baraonda
di fenomeni [riempirebbe] la nostra anima, la libert problematica la ratio essendi dellintellettivo.
Forse laffermazione di Kant che la ragione realmente per se stessa pratica, acquista il suo pi
compiuto significato: la ragione sia sotto il rispetto teoretico che sotto quello pratico, giudica se-
condo principi.
Ora, poich le vane chimere, ci che si accorda con linteresse speculativo, ci che si concilia
con linteresse pratico della ragione pura, sono distinti contenuti di percorsi sempre possibili, salva
la disciplina della loro conformit alle categorie dellintelletto o alla forma fondamento intrinseco di
una volont pura, ne consegue limpossibilit di determinare una volta per tutte ambito e confini
della ragione, fosse anche in un tempo non determinato; sicch lincondizionato il concetto
dellinfinit del progresso della ragione pura verso la conformit completa.
Per tale progresso pratico che loggetto reale della nostra volont, tuttavia non permesso
immaginare un intelletto che abbia il potere dintuire il suo oggetto senza sensi; alla nostra ra-
gione possibile solo adoperare le condizioni di una esperienza possibile come condizioni di pos-
sibilit delle cose; ma crearsi da se stessa questa possibilit indipendentemente da tali condizioni,
assolutamente no, perch concetti simili, bench scevri da contraddizione, sarebbero nondimeno
senza oggetto .essi non designano [che] oggetti immaginati e insieme ammessi come possibili;
pensati soltanto problematicamente, per fondare in relazione con essi (quali funzioni euristiche) i
principi regolativi delluso sistematico dellintelletto nel campo dellesperienza. Se si esce di qui,
essi sono semplici enti di ragione, la cui possibilit non dimostrabile e quindi non possono nean-
che essere messi a fondamento, soltanto per una ipotesi, della spiegazione dei fenomeni rea-
li.(**604-605)
Questo passo di Kant in Dottrina trascendentale del metodo (disciplina della ragione pura rispetto
alle ipotesi), ci porta nel vivo delle questioni relative alla spiegazione dei fenomeni dati; anzi po-
ne il principio forte di una metodologia critica della spiegazione scientifica dettagliandone le regole
basilari: 1)per la spiegazione dei fenomeni non possono addursi altre cose e principi allinfuori di
quelle e di quelli che, secondo le leggi gi note dei fenomeni, sono messi in relazione coi fenomeni
dati; 2)lelemento fondamentale della spiegazione il principio empirico noto. Come si vede, la
spiegazione scientifica per Kant di tipo newtoniano: pochi principi e un grande disegno secondo
cui da quei principi possibile pervenire alla oggettivit razionale di tutti i fenomeni. E questo spie-
ga la sorprendente posizione che talvolta Kant assegna al pensare per concetti in funzione euristi-
ca. Funzione che, tuttavia, non riveste nessun interesse teoretico n spinge ad affievolire il caratte-
re critico della conoscenza filosofica la quale conoscenza razionale per concetti; non induce a
ridimensionare la funzione sintattica della matematica che conoscenza per costruzione di concet-
ti, ossia che non richiede unintuizione empirica (**565): le categorie e le regole secondo cui le
strutture concettuali sono edificate, caratterizzano lintelletto, il quale la sistematica, immediata
facolt dellunit del molteplice.
Chiusa questa ampia parentesi necessaria a fornire precise chiavi di lettura della relazione tra La
priori kantiano e la formula canonica, presento, nella solita modalit dello schema, alcune posizio-
ni epistemologiche trascelte prescindendo da criteri cronologici, finalizzate anche e soprattutto a
fornire alcuni utili elementi in relazione agli scopi del presente lavoro.[16]
Con questa annotazione su Giovanni Gentile[17], fuori campo rispetto al titolo e al contenuto del
presente Capitolo; quindi, lungi da letture, peraltro inopinabili, dellattualismo con lenti kantiane;
lungi da confusioni tra neokantismo e neohegelismo, intendo mostrare che un percorso filosofico
neoidealistico pu ricevere, osservato da approdi e varianti kantiani, e riceve in filigrana, spessore
teoretico, pregnanze propositive, motivazioni profonde salva la sua originalit e coerenza logica
senza rischiare forzati assorbimenti o svelare prestiti necessariamente mettendo a soqquadro
Kant.
Sul piano filosofico dellidealismo assoluto, Giovanni Gentile si collega a Kant valorizzando la teo-
reticit della sintesi di cui sostiene la priorit rispetto allanalisi: la molteplicit fenomenica non il
presupposto dellunit della coscienza; lunit della coscienza che impianta lintelligibilit. Il fon-
damento strutturale che i dati empirici hanno nelle categorie, si congiunge col fondamento che
queste hanno nellIo Penso, sicch la priorit della sintesi pu essere considerata in meta di un
percorso di libert che conferisca senso alla volont deliberativa[18]; la determinazione
delloggetto generale, possibile, nello oggetto concreto si attua secondo la forma a priori delle ca-
tegorie. Sennonch lidealismo assoluto offre motivi di originalit logica e di costrutto concettuale,
che rimuovono lorizzonte noumenico ai confini del terreno duso speculativo della ragione pura e
quindi vi cancellano la saldatura tra la solidariet di sensibile e sovrasensibile. LIo penso, la cui
unit la priorit[19] della ragione dessere della molteplicit, pensiero in atto ossia coincidenza
di teoretico e pratico, autosintesi ed autoanalisi, realizza, tutto sommato, se stesso: gli oggetti non
sono che forme concrete della estrinsecazione di tutta la sua attivit. E ci ovvio: con Gentile
non possiamo che essere completamente fuori dellimpianto kantiano; ma lo siamo dopo un lavori
di scavo teoretico e critico che ha condotto alla formulazione originale dello orizzonte di auto tra-
scendimento, e, sostanzialmente alla improponibilit del limite allesistenza effettiva dellIo Impro-
ponibile in quanto lIo realt della autocoscienza nella coscienza per determinazioni particolari
tutte incluse nel pensiero. Formulazione, dunque di un orizzonte dellIo libero ed infinito che Kant,
invece attento alla logica del condizionato impreteribile per un primato dellincondizionato; un oriz-
zonte posto come limite dellIo; orizzonte come condizione che rappresenta per lio una necessi-
t: di fronte alla natura; pensato indispensabile al pensiero perch si autentichi come pensiero
concreto.
Questa esistenza della natura riconsegna la tipologia kantiana di natura materialiter spectata ma la
include nel pensiero attraverso il concetto contenuto nellautoconcetto. Come oggettivazione dellio
a se medesimo. Questa originalit di rapporto io-altro gi previsto elimina nel neoidealismo genti-
liano loggetto problematico in forza di una essenziale negazione reale; cio negazione di partico-
lari determinazioni che pongano in essere privilegi tra enti: categorie e concetti; tutti gli enti nella
loro assoluta determinatezza sono pari e sono differenti e tutti i concetti sono categorie, essendo
categorie di se stesse. Siffatta assenza di grado, di differenza di valore secondo cui si dispiega lo
Spirito come mediazione interna, estremizza nel concetto di autosintesi e autoanalisi dellIo penso,
attivit sia teoretica sia pratica, quello di volont deliberativa compresa in una kantiana visione del
rapporto noumenicoteoretico assorbito dalliopenso necessitato dal proprio limite. Infatti: la na-
tura realt in cui il pensiero si realizza; e scienza che oscilla tra larte e la religione .ma. non
lunifica come la filosofia in una sintesi superiore, anzi lassimila con il difetto dellarte e il difetto
della religione.[20]Siamo ad un elevato livello di tematizzazione che apre su innovati momenti teo-
retici della riflessione gnoseologica, totalmente differenti da quelli kantiani e, forse, collocati abba-
stanza lontani dal concreto dispiegarsi di modi e percorsi della ricerca scientifica: il concetto non
una prospettiva di realt oggettiva, ma il pensare in atto della filosofia dello spirito; e la differenza
tra pensare e conoscere si elide e nel contempo si riedita nella visione di un io che in quanto .
Che realmente negandosi. In Gentile la spiritualizzazione della realt, il rapporto di oggetto e og-
getto, si attua nel processo di mediazione interna dellio non in una unit ma nellunica realt che
atto dello spirito. La visione kantiana molto lontana; ma, a ben guardare, non stravolta: la pro-
cessualit del conoscere, dalla intuizione sensibile al sintetico a priori che formalizza loggettivit
razionale delloggetto, in Gentile manca del dettaglio dei suoi momenti, della minuta descrizione
kantiana di forme, concetti e regole delliter conoscitivo; tuttavia intensivamente potenziata
nellatto dello spirito. Molta acqua passata sotto i ponti della critica ai problemi lasciati da E. Kant.
Quindi, libera da qualche interesse a mettere a soqquadro Kant, la visione dellepigono Gentile ha
il merito di osservare in sede gnoseologica un ordine di coerenza con la struttura complessiva
dellattualismo nella quale, tutto sommato, le prospettive del conoscere la natura pi che operate
dal soggetto secondo funzioni dellintelletto e aperte dallagire del soggetto noumenico ad una leg-
ge che ne determini immediatamente la volont, succedono con logica ineccepibile, nellidea e
nellazione, ai temi dellatto in atto.
1. Hans Vahinger[21] enfatizza gli aspetti euristici che Kant assegna agli strumenti duna volont
deliberativa[22] nei processi conoscitivi. Con ci, tuttavia, esalta i caratteri pragmatici delle teorie
scientifiche[23] che, conclusivamente, perdono ogni valenza teoretica. Ci vuol dire che stabilit e
determinabilit a priori delle facolt intellettive, sotto categorie e procedure ordinate alloggetto
duna esperienza possibile, sono precise qualificazioni il cui credito poggia sulla loro utilit. Verit e
falsit si giocano sul risultato della loro utilizzazione in una osservazione, appunto, pragmatica,
della verit secondo efficacia: ci che privo defficacia falso. Come si vede, c
un retaggio kantiano, pi o meno consapevole Precisamente, in chiave pragmatica il concetto di
errore che in senso kantiano, inteso, in via principale, come assenza dellintuizione sensibile a
fronte duna procedura ordinata secondo oggettivit generale (oggetto trascendentale), si traspor-
ta in quello di prospettiva non utile in quanto si presenta vuota doggetto. Il che radicalizza defini-
zione e criteri di errore, risolvendo la disciplina trascendentale del metodo in una autonoma proce-
dura di traduzione dellattivit speculativa nella prassi.
2. Piero Martinetti[24] La collocazione del pensiero umano in un quadro metafisico,[25] e la
congiunta visione duna metafisica non dogmatica, immediatamente costituita per un risoluto con-
testo di elaborazione critica della esperienza alla quale, essa sola, pu conferire un significato e un
fine[26], si coordinano in Martinetti col significato ontologico del sapere e della realt come intero
conoscere non limitato ai fenomeni. Il compito della filosofia lanalisi critica della conoscenza;
analisi pur trascendentale, cio opera attenta a quanto la ragione pura produce nel suo infinito
processo. Questa opera, ha per il suo campo nel consuntivo delle conoscenze da osservare co-
me campione sufficiente a denotare un centro unitario. E questo centro lunit di coscienza nel-
la quale il rappresentare si innesta, ipso facto, in una realt: la realt dellessere e il mondo nelle
sue determinazioni concrete. Come si vede, in Martinetti perde rilievo la problematica kantiana
dellunit sintetica originaria della appercezione; della relazione tra rappresentazione intellettiva ed
oggetto: loggettivit non chiude una procedura integralmente regolata, e che lintuizione sensibile
chiamata a rendere non vuota[27]. Lintuizione spaziotemporale fondata sulle forme a prio-
ri dellintuizione sensibile i cui dati ineriscono allunit stessa della coscienza. La differenza di
compiti che la filosofia in Martinetti si assume rispetto alla filosofia critica, non secondaria:
lunificazione metafisicamente completa dei dati, comporta una metafisica induttiva cio impegna-
ta in successive sintesi a posteriori indirizzate ad una Unit assoluta. I vari gradi di siffatta unifica-
zione dettagliano un compito per una realt complesso di sintesi di soggetto e oggetto, da svolgere
a livelli crescenti di sintesi pi alte. La suggestione che deriva dalla illustrazione, bench logica-
mente perfetta, di tale evolversi di realt, non ha lo spessore teoretico della critica kantiana. Tutta-
via in Martinetti: 1)la concezione dei gradi dintegrazione della realt; 2)lunificazione a posterio-
ri delle fasi della molteplicit empirica in successive sintesi; 3)losservazione dellintuizione spa-
ziotemporale non pi, in senso kantiano, secondo forme pure del nostro modo di percepire gli og-
getti, per rappresentazioni necessaria a priori, ma dellintuizione e gi implicite nellesperienza; non
pi fattori trascendentali dellesperienza, forme immobili e distinte, per lorigine, dal contenuto em-
pirico; 4) la visione dellunit a priori nellesperienza e profondamente connaturata[28], con questo
contenuto;5) lUnit assoluta, non del soggetto e nel soggetto ma principio da cui discendono tutte
le unit a priori, conducono ad una mutazione epistemologica che, come vedremo, sollecitata da
una lettura sintomatica del disagio del Testo unico, definitivo e totalizzante, interamente al presen-
te e, dunque, statico. Detto per inciso, quel disagio che la Teoria delle formule canoniche mette
decisamente fuori campo.
Sta di fatto, per, che Martinetti perde di vista laltra parte della novit: la metafisica dellunit asso-
luta da cui discendono le unit a priori di sintesi in successione; lUnit come aspirazione delluomo
che ha punto di leva nellidea del Tutto; la considerazione delloggetto come oggetto assegnato da
una sintassi matematica la cui natura intuitiva; oggetto che presente immediatamente allo spiri-
to tramite ideogrammi, traducono lideale del Testo unico nellopera assegnata alla coscienza
dellUnit. Ovviamente con estrema coerenza argomentale; ma lUnit altro non appare che una
riedizione della scienza come sistema unitario, supremo, anche se non possiamo averne un con-
cetto speculativo. Bench le sintesi a posteriori si manifestino secondo fertili prospettazioni locali di
separabili sistemi filosofici e caratterizzazioni distinte dellintuizione, lUnit che principio della
scienza, che convoca e raccoglie le successive sintesi, ed elegge lelaborazione critica del conte-
nuto dellesperienza alla rilevanza ontologica di gradi dun processo, di un tutto indivisibile, rende
impensabile laltra met della nuova, interessante visione della scienza. In Martinetti rilevano, infat-
ti, le unificazioni di soggetto ed oggetto in quanto osservate nel conto di una irresistibile convin-
zione[29]che atti distinti sono integrati da quelli di altre coscienze nel principio dellunit assoluta
da cui quegli atti discendono. Il terreno metafisico dellUnit assoluta, il cui potere di unificazione
organica e discorsiva indubbio, allontana il concetto di libert dalla sua possibile articolazione
nellambito del conoscere per concetti, categorie e principi; del conoscere come universit delle
procedure finite necessitate verso loggetto le cui sintassi pi che intuitive sono in una storia. Lo
allontana e lo traduce in quello di libert come grado, di un unico processo, entro la categoria dei
plurali processi di sintesi: immaginazione, concetto, fine pratico, molteplicit necessitata da una
connessione e da un ordine. Il tematico dissenso di Martinetti dai Prolegomeni. conduce ad una
conclusiva metafisica dei gradi verso lUnit assoluta[30].
1. Friedrich Heinrich Jacobi[31] Le seguenti proposizioni di Jacobi, si presentano decisamente
significative di una posizione di pensiero oltre Kant:[32] 1)il massimo merito del ricercatore svela-
re e rivelare lesistenza;2)la deduzione, le modalit dellargomentare per premesse e conclusioni,
una via senza fine che non conduce allo originario; 3)ogni conoscenza intellettiva mostra di esse-
re inadeguata, ed altres di rimanere sempre inadeguata, alla esigenza ineludibile
dellincondizionato nonch delloriginario; 4)i soli principi genuini di ogni uso logico dellintelletto
sono quello didentit e quello di ragione sufficiente. Questa ottica che riecheggia[33] la diversit
irrecuperabile tra matematica e filosofia puntualmente definita e circostanziata da Kant[34]; conno-
ta anche il passaggio oltre Kant. Jacobi, infatti, tematizza il comprendere", od il dimostrare[35],
come catena argomentativa nella quale essenzialmente assente il primo anello (problematica
dellorigine) e vi manca, in quanto non possibile, lultimo (soppressione del metodo). La conse-
guenza, oltre Kant, tuttavia in un rapporto di continuit con Kant: il nucleo della filosofia kantiana
la verit comprendiamo un oggetto [se] siamo in grado di originarlo davanti a noi nel pensiero,
di crearlo nellintelletto[36] Poich fuori di noi siamo solo capaci di movimenti e composizioni di
movimenti[37] e in noi possiamo solo produrre concetti e composizioni di concetti, non dispo-
niamo che di strumenti matematici e strumenti logici, per senza lultimo anello, n origine. La real-
t, nel fenomeno, ha davanti a s due soli sbocchi: 1)il pensare dogmatico per una spiegazione del
mondo su fondamenti e principi sottratti al problema della loro validit; 2)o, poich non dobbia-
mo rinunciare alla certezza dellesistenza[38] il convenire su una ragione del fenomeno di l della
cosa in s che privata di fondamento[39]. Da questa lettura di Kant e dallimportanza peculiare
che lo spinozismo rovesciato[40] assume in Jacobi, quasi un corollario la sovradeterminazione
di quella fede razionale pura pratica della quale Kant si premurato di evitare le cattive interpre-
tazioni delluso. Ci vuol dire che con Jacobi siamo definitivamente fuori della filosofia trascen-
dentale: la catena delle mere deduzioni, senza inizio n fine, figurazione di procedure conoscitive
nella modalit di una effettuazionedi segmenti finiti di conoscenza; il sorgere di ambiti concettuali
e lo svolgersi di unopera della loro articolazione della quale gratuito, o al pi congiunturale,
linizio come la conclusione. Ci significa che i concetti e le prospettive della loro composizione, ri-
petono al finito lassenza della condizione fondante e fondamentale. La fede razionale pura prati-
ca, non dono mistico; la conversione noumenica dellintelligibile, teoreticamente problematico,
nel necessario, in Jacobi si svela e si rileva, in quella solidariet di teoretico e pratico che, abitata
dalluomo, concede alla ragione umana di assumere la funzione del punto di osservazione dal qua-
le riorganizzare lintero territorio della ragione pura; senza le determinazioni distintive che coniuga-
no, in Kant, piano visibile e orizzonte circoscrivente. Tale piano, ormai trasformato ad oggetto di
palesi mature valenze per una teoretica idealistica col senso profondo dellunitario essere della ra-
gione, a conti fatti, riferimento efficace dellintervento, ed originale nella sua portata dirompente,
di Fichte sul criticismo[41]. Precisamente: poich la distinzione kantiana tra teoretico e pratico ri-
guarda ci che la ragione pu vedere nel uso teoretico, cio il territorio piano delle esperienze
possibili, sul quale la conoscenza riceve unit e possibilit formale dallintelletto, basta allora ridi-
mensionare la tematica trascendentale del valore oggettivo e dei concetti puri a priori dellintelletto
per ripensare, rifondare, le funzioni delle categorie che spiegano il rapporto dintelletto e sensibilit,
e farvi svanire lessenza del conoscere come comprensione aperta allorizzonte del sovrasensibile.
Idealismo: il territorio piano diviene sferico e consente la deduzione dellintero.[42]
2. Ma, ritorniamo pi da vicino a Jacobi; alla attenzione che Jacobi rivolge ai processi dimostrativi
considerandoli forieri di una riduzione di contenuti di conoscenza a pura dipendenza logica. E una
attenzione al problema del soprasensibile che, secondo Jacobi, seppur ben posto in Kant, necessi-
ta di sviluppo pi coerente tanto da condurre ad una filosofia della fede. Pi da vicino, uno sviluppo
necessitato da quella integrazione spinoziana che , secondo linterpretazione di Jacobi, valida ad
offrire la pi coerente e rigorosa filosofia razionalistica; al punto tale che, nei suoi approdi, pi che
comporsi posti vuoti da occupare con postulati morali, resa imprescindibile la loro alternativa, e-
videnziandosi la essenziale inconsistenza della coerenza e del rigore che avviluppano etica, teolo-
gia metafisica coi nessi duna logica; e rendendosi evidente che ogni procedere dimostrativo allon-
tana la filosofia dalla credenza immediata nella realt di Dio e della libert; ed foriero dun deter-
minismo ateo.
3. Ora, a fronte di tanta conclusiva polemica, con Kant e oltre Kant, si rende necessario riprende-
re alcuni caratteri della interna struttura del trascendentale da momento che di essa andrebbe te-
nuto debito conto per non introdurre correzioni eventuali n impostare divergenze radicali della
concezione kantiana della priori, che facciano della messa a soqquadro di Kant un obiettivo senza
una ragione. Lesame di tali caratteri va comunque incentrato nella essenziale contestualit tra teo-
retico e pratico che E. Kant descrive suggestivamente come nesso tra punto di osservazione [della
ragione teoretica] e linea dorizzonte [verso il regno dei fini]; e sulla unicit delle procedure cono-
scitive stabili e universali, nonch sullestensione stessa dei limiti che Kant assegna criticamente al
territorio proprio delluso speculativo della ragione. Vanno, insomma, ben vagliati i seguenti principi
della filosofia critica: 1)nelluso empirico della ragione pura pensato un oggetto possibile; 2) la
cosa in s limite conferente estensione ed unit allesperienza possibile (necessariet gnoseolo-
gica) e criterio di configurazione della struttura del soggetto sicch lincondizionato congiunge il
problema della conoscenza alla non costitutivit dei principi della ragione pura speculativa (il pen-
sare solo regolativo). Dunque, lunit e la stabilit della scienza, lunicit del territorio piano della
conoscenza, unico bench di dimensione progressiva (il possibile delle esperienze possibili), altro
non che lunit e stabilit delle strutture del soggetto. E per nulla, quella precariet di equilibrio
strutturale e concettuale dellimpianto kantiano di cui dice Jacobi. E unit e stabilit esigente con-
formit alla regola, che deve includere un criterio forte dellerrore. Cio della non conformit, se la
regola non vuole essere fonte di legiferazione dogmatica. Se si disinvolti rispetto a queste pecu-
liarit della priori kantiano; se si liquida lerrore nonostante i suoi effetti pi benefici, facile mette-
re a soqquadro Kant: la valenza idealistica dietro langolo; il passaggio, a portata di mano.. Ad
esempio: nel passaggio dalla struttura del soggetto allIo di Fichte, la non conformit alla regola
perde assolutamente ogni significato insieme col percorso di cui essa culmine; la relativa pro-
blematica senza terreno dorigine, dacch limpegno sciogliere i limiti della soggettivit la cui
eticit frattanto scandita da Io e non Io.
4. Ora, andare oltre Kant mettendo a soqquadro Kant; come la Storia delle idee dimostra senza
equivoci, una opera cos drastica da rivelarsi affatto non necessaria. Con mirabile precisione
Gadamer[43] osserva che concetto e lingua sono evidentemente []strettamente congiunti
[dunque] un colloquio avviene nella nostra coscienza attraverso i secolitra i partecipanti a questo
colloquio attraverso i secoli Kant e lo perch ha stabilito una volta per tutte e, mi sembra, in
maniera vincolante, la differenza tra il pensare e il conoscere della scienza matematica della natu-
ra; e quella sua elaborazione dellesperienza, che stava sotto gli occhi di Kant, in ogni caso qual-
cosa di diverso rispetto al pensarsiper il quale nessuna esperienza rappresenta pi il terreno della
legittimazione [44].
5. Come dire: la radicale relazione tra la forma e i suoi contenuti originali; il principio della possibi-
lit di ogni intuizione in rapporto alla sensibilit grazie ai concetti che sono congiunti strettamente
alle parole, la differenza tra pensare e conoscere, sono punti saldi di un colloquio attraverso i seco-
li. Dai quali non dato prescindere per un esame profondo di quel senso della esperienza che
Kant ha promosso e indagato con quel grado di determinazione storica che ha avuto sotto gli oc-
chi.
6. Ora, il senso del cammino del pensiero chiarisce limportanza di una valutazione della filosofia
kantiana a distanza dalla osservazione della cosa in s, della pura recettivit delle categorie, della
dipendenza delloggetto; solo che Jacobi nello svolgere tale valutazione, della cosa in s, di cate-
gorie e delloggettivit delloggetto, le ha considerate sistematicamente come elementi tematici
kantiani ben meritevoli della loro messa a soqquadro. Come dire: della sorte toccata loro iniziata
dallo idealismo di Fichte. La Teoria delle formule canoniche vale anche a mostrare che tuttavia tale
sorte non unica n ineluttabile.[45]
7. 5)Karl Leonard Reinhold[46]. Il concetto di psicologia, che, da Locke a Kant, poggia su pre-
supposti puramente critici, loggetto principale della ricerca reinholdiana; ricerca non di ragioni,
fisiche o metafisiche, dei contenuti psichici, ma di cosa siano tali contenuti; e degli ordini costanti in
cui si possono trovare. Dunque, una ricerca istruita al principio dellempirismo;[47] ossia della fon-
damentalit delle impressionidallesterno, ma non interessata agli approdi del sistema filosofico di
Locke il cui nucleo determinazione dei fenomeni e lasserzione di archetipi sostanziali; ricerca in-
vece che vede in Kant il superamento del generale carattere psicologico delle pur fondamentali
forme, delle idee semplici, di spazio e tempo, concernenti figura, distanza , luogo; tempo e durata,
individuate da Locke. Ricerca, soprattutto, sulla linea della svolta nuova operata da Kant con la
deduzione metafisica di spazio e tempo nonch dei concetti puri dellintelletto. Per Reinhold il
merito della filosofia critica laver posto su una propria base i problemi della coscienza[48] Base
propria, vuol dire che la filosofia trascendentale ha separato nettamente tali problemi dalle que-
stioni circa la natura dellanima nonch dellorigine della organizzazione psicofisica. Ed ecco
loltre Kant che Reinhold ritiene di realizzare nella filosofia di Kant dacch la sua attenzione rivol-
ta non alle ragioni delle rappresentazioni, al pensare per loggetto, ma alla pura facolt rappresen-
tativa; allo studio organico dei modi secondo i quali questa facolt rende possibili le rappresenta-
zioni dellanima e delle cose esterne. Sicch, quanto determinato dalla pura facolt rappresenta-
tiva, presenta finalmente un ordine di coerenza presupposto assolutamente stabile con una neces-
sariet assoluta della quale la filosofia soltanto la piena intelligenza: non vi alcun ruolo integra-
tivo di detta facolt nella sua fondatezza e nelle sue condizioni. Ogni giustificazione del contenuto
della rappresentazione, non pu che essere quella stessa che gi risiede nel suo principio: il prin-
cipio di coscienza; ossia, il principio del rapporto fra elementi molteplici, diversi per significato, col
quale questa molteplicit si assume nellunit della rappresentazione in quanto si attua nella co-
scienza ad opera del soggetto [ed ] distinta dal soggetto e dalloggetto e riferita ad entrambi.[49]
8. A questo breve profilo del pensiero di Reinhold, pensatore la cui immagine sembra riluttare ad
ogni possibilit di fissarla[50], limitatamente agli elementi di merito che qui interessano, aggiungo i
seguenti punti[51]: 1)il sapere reale, secondo il principio di coscienza, contiene nessuno elemento
che consenta o postuli altra giustificazione che quella che risiede nel principio stesso[ossia] la
coerenza che tale principio esprime sottratta ad ogni cambiamento da parte del pensiero discor-
sivo; 2)ogni riflessione filosofica, quale ne sia il suo sistema, riguarda anzitutto gli elementi che si
postulano riuniti in un ordine, assolutamente stabile, di concatenazioni, riguardo al quale la filosofia
elementare svolge un ruolo di pura chiarificazione[52]; 3)la mera rappresentazione deve comporsi
di due elementi diversi che, unendosi e distinguendosi, costituiscono la natura o essenza duna pu-
ra rappresentazione[53]; 4)nella rappresentazione, linterazione dei due elementi n viene data
(empirismo di Locke) n viene prodotta (razionalismo di Leibniz) dalla facolt rappresentativa: es-
sa generata secondo leggi formali in virt della spontaneit delle funzioni proprie della coscienza;
5) principio di coscienza e rapporto universale, che nella coscienza si genera tra unit e moltepli-
cit da una parte e forma e materia dallaltra, sono essenzialmente separati[54]; 6)pensare
rappresentare; quindi il noumeno se deve essere quello che per definizione, ossia il pensato,
realt rappresentata; la cui idea, dunque, rimanda alla nozione doggetto in generale, il quale
tuttaltro che la cosa in s kantiana. Questultima, anche se la si consideri in senso kantiano, con-
tenuto impossibile di un pensare che non si ponga distinto dal conoscere, pur sempre per Rein-
hold un rappresentare: il nihil negativum; ma questa volta non in un senso kantiano del teoreti-
camente indecidibile bench possibile. Semmai il designabile tramite ci che esso non .[55]La
cosa in s reinholdiana non quella kantiana: ci troviamo troppo oltre Kant. La cosa in s non pi
kantiana, n rappresentabile n intelligibile; riguarda un mero concetto che pu formarsi solo per
un procedimento negativo. Il che vuol dire, concetto che pu essere messo in luce rimuovendo dal-
la cosa in s tutte quelle determinazioni che sono determinazioni della rappresentazione: concet-
to di realt che si trovi al di fuori della rappresentazione. E il pi astratto di tutti i concetti, nuda
contraddizione; frutto di ipostatizzazione di una idea; dellidea della mancanza di ogni sua determi-
nazione come soggetto con qualche predicato rappresentabile. Laspetto interessante di siffatta
posizione che assiomi e principi fondamentali della scienza, non vanno, come in Kant, indagati
criticamente per essere, alla fine, semplicemente accettati: sono rimessi alla basilare esigenza che
essi siano ricavati per via metodica da un principio originario. Peraltro, se con Kant considerassimo
lo spazio ed il tempo e la loro incondizionata esatta applicabilit allesperienza sensibile dovrem-
mo, dunque, affrontare la problematica di tale possibile loro applicazione allesperienza. Orbene,
secondo il punto di mira di Reinhold, fissato non alle ragioni delle rappresentazioni, al pensa-
re perloggetto, ma alla pura facolt rappresentativa, la problematica suddetta scompare[56]: 1)se
tali forme dellintuizione sono derivate dalla legge fondamentale del rappresentare medesimo; 2)se
si tiene conto del fatto che ogni rappresentazione, in quanto tale, deve essere unit del molteplice;
3)se inoltre si riesce a mostrare che ogni realt conoscibile pu diventare per noi oggetto solo se
ubbidisce alle condizioni universali della facolt rappresentativa. Ci che rende interessante tale
posizione di Reinhold il fatto che essa, a ben guardare, il frutto del passaggio dalla filosofia del-
la complessa totalit dellesperienza alla filosofia elementare. Anche se non licenzia lUnit stabile
e stabilmente unica della scienza cio il pensiero del Testo e del Sistema, essa , come si vedr,
un significativo termine di paragone per la Teoria delle formule canoniche.
9. Ernst Cassirer.[57] Lunit di coscienza si configura in rapporto ad un contesto di simboli:
ossia, funzioni che si applicano alla descrizione della realt. Poich la realt intesa non in quanto
in s n in termini duna metafisica della sostanza, non resta che asserirla come prodotto della
conoscenza. Lunit il manifestarsi duna medesima fondamentale attivit dello spirito, nelle plu-
rali determinazioni metodologiche di simboli e funzioni. Insomma, per Enst Cassirer il punto di rife-
rimento la filosofia critica con riguardo al tema forte delluso teoretico della ragione pura, regolato
da concetti puri. Uso teoretico che conduce alla categorizzazione delle procedure conoscitive, e
sollecita. loltre Kant di E. Cassirer, consistente nella pi ampia determinazione delle categorie on-
de ricongiungerle con la loro universa istanza spirituale di conoscenza scientifica,[58]], per osser-
varle nella fenomenologia di forme simboliche le quali, precedendo loggetto idealmente, real-
mente lo creano. Forma simbolica, significa che lunica e medesima fondamentale funzione spiri-
tuale [si] espone trascendentalmente con caratteri specifici non riducibili solo a quelli della scien-
za: lattivit dello spirito, non mimetica ma creativa dellintero proprio mondo di senso, si manifesta
originariamente in opposizione al mondo, intrinseca distinzione che si apre spiritualmente sponta-
nea tra il se stesso spirituale e i modi del considerare. Attivit simbolica, dunque, nella quale si
mostrano tutti i modi di determinazione delle differenze nella quali lagire umano realizza le condi-
zioni formali di possibilit di designare, in senso enunciativo e oggettivo, il contenuto nella prospet-
tiva critica della funzione della forma. Loltre Kant un corollario di tale proporsi fondamentale del-
la produzione spontanea di differenze e nessi relazionali su tutto come il tutto esperenziale; una
conseguenza diretta del sorpasso del dato pur sempre sensibile, nelloggetto costituito secondo
forme coerenti: conservando il carattere trascendentale, le forme simboliche attuano le condizioni
di possibilit dellattivit spirituale umana, ma il loro campo sconfinato; si estende oltre
loggettivit della scienza, in quanto ha le dimensioni molteplici del significato e valore dellintera
storia del pensiero, dellessere e delle plurali attivit dello spirito.
10. Attivit dello spirito dare forma al mondo costituendone i vari aspetti reali, la cui unit la
strutturata fenomenologia di una forma di attivit ideale datrice di senso[59]
11. Lidealismo critico di Cassirer, nelleleggere una unica universale attivit spirituale in un
mondo della pura espressione spirituale non pu che comporsi: 1) duna preordinata descrizione
analitica delle diverse forme di detta attivit: linguaggio, arte, religione ,scienza ecc.; 2)di
unindagine trascendentale[60] su come le forme si completino e si condizionino reciprocamente;
3)di una sintassi dello spirito umano come insieme delle regole generali di connessione delle forme
come funzioni; ossia simboli il cui campo di definizione non , ormai pi, il mondo deldato, ma delle
differenze poste ossia dei modi di considerare il mondo. Ne consegue che la semantica dello spi-
rito il valore di quelle funzioni: il modo di concepire il mondo. Sintassi, dunque, come esposizione
trascendentale delle distinzioni intrinseche della spontaneit spirituale; semantica come opposizio-
ne propria dello spirito al mondo oggettivo i cui fenomeni sono per cos dire inseriti in quelle di-
stinzioni che dnno forma al mondo dellunit funzionale di attivit simboliche, per essere costituiti
in oggetti di un mondo della pura espressione spirituale. Insomma: oltre la ragione pura e i suoi
usi, sapre la spontaneit spirituale; ossia lattuarsi dello spirito come libera forma del mondo della
cultura. Loltre Kant di Cassirer la filosofia delle forme simboliche che, ampliata la prospettiva e-
pistemologica della filosofia critica kantiana, definitivamente filosofia della cultura; fondazione di
un concetto di cultura come pura espressione spirituale secondo simboli; secondo funzioni espo-
ste in una fenomenologia dello spirito come storia e come eidos. E, dunque, dalla filosofia secon-
do Kant che resta definita la possibilit della fondazione critica di una riflessione sulla cultura; tale
e tanto ampia che oltre Kant estendendosi fino alla possibilit non soltanto delloggetto scientifico,
si eleva ad osservazione del complesso esporsi dello spirito lungo la storia delle idee.
12. Gottlob Ernst Schulze[61] nel suo Aenesidemus svolge una critica della filosofia trascendentale
che si caratterizza nel rilievo che la filosofia critica e la filosofia elementare, non possono giustifica-
re i loro risultati sulla base dei loro rispettivi presupposti e viceversa. Per quanto concerne Kant,
Schulze approfondisce le sue obiezioni in Critica della filosofia teoretica, come segue: a)il risultato
della Critica della ragione pura in termini di certezza e necessariet delluso teoretico della ragione;
di imprescindibilit della esperienza sensibile; luso puro dello intelletto come processo di cono-
scenze di cose, illusorio; b)tale risultato ottenuto tramite lasserzione di connessioni necessarie
secondo concetti per s stabili; non dedotto dallesperienza (regole di sintesi spaziale pura; ordi-
namento temporale puro; intelletto come facolt di connettere a priori). Ma stabilit e necessariet
della conoscenza, si basano essenzialmente sul fenomeno; dunque, sono caratteri soltanto affer-
mati in forza del presupposto dellintelletto puro come fondamento della possibilit della conoscen-
za; c)ora, i fondamenti della esperienza non sono oggetti della esperienza e la loro affermazione,
dunque, esula da ogni sapere necessario e stabile; d) il presupposto delluso regolativo
dellintelletto nei limiti della conoscenza, contraddice alla condizione di possibilit di qualche validi-
t delle categorie (strumenti di quelluso) in quanto imprescindibilmente asserita fuori di questi li-
miti.
13. La critica della filosofia elementare segue la stessa impostazione, ed ha suo punto di mira il
principio di coscienza Per Schulze, il principio, determinato per se stesso, richiede, per essere
comprensibile, che anzitutto vi pensiamo indispensabile una delle varie specie possibili di rappor-
to dei termini nellunit della rappresentazione. La materia di questultima, infatti, pu:
a)appartenere alloggetto; b)fare le veci del soggetto; c)essere attribuita alloggetto. E cos via.
14. Sta di fatto che nelle proposizioni di filosofia elementare si trovano locuzioni del tipo: unit
dagire, rappresentazione attuantesi nella coscienza, opera del soggetto, riferimento ad en-
trambi (soggetto ed oggetto), che non indicano per nulla il fatto che deve essere espresso me-
diante il principio di coscienza. Insomma, per Schulze lo schema di materia e forma pregiudica
ogni comprensione non preconcetta dei contenuti peculiari di una conoscenza dei fenomeni: la
materia appartenente alloggetto e la forma al soggetto, sono nella rappresentazione in ununit
presunta in quanto nulla precisato circa lindole di tali appartenenze. Solo la certezza che questo
insieme in genere va considerato come effetto di qualche realt, potrebbe giustificare la natura
dei singoli fattori operanti. Il principio della coscienza riconsegna alla filosofia elementare diretta-
mente il metodo dellontologia dogmatica: la filosofia elementare non deduce la certezza; la postu-
la senza dimostrarla[62].
15. Salomon Maimon[63] Lo stesso Maimon precisa i caratteri del suo pensiero filosofico:
1)scettico empirico; 2)dogmatico razionale. Il chiarimento di questo concetto bipolare, cio della
composita unit della filosofia maimoniana, va ricavato nel conto dei seguenti punti: 1)la nostra co-
noscenza si trova esclusivamente dinanzi a oggetti della esperienza ma non in grado di produrli
costruttivamente cos come si fa per quelli matematici (la trasformazione in leggi esatte un pro-
blema infinito)[64]; dunque, la scepsi); 2)la nostra facolt conoscitiva dotata di forme pure, sic-
ch logica e matematica pura forniscono un ideale razionale: tramite lesperienza si perviene a
leggi della natura sistemate in una scienza esatta e stabile (dogmatismo). Dalla osservazione co-
erente dei due caratteri (del principio doggetto empirico e di oggetto matematico), consegue che
lesperienza altro rispetto al concetto puro dellintelletto; che la datit non ha nella purezza
che casilimite.
Se le leggi sono, dunque, pensate riguardo ai caratteri empirici allora ben comprensibile che
Maimon veda loggettivo come ci che nella facolt conoscitiva resta immutato attraverso i cam-
biamenti del soggetto (il che riecheggia la proposizione kantiana di sostanza come costante, cio
indipendente dal tempo) mentre il soggettivo della conoscenza ci che muta al mutare (del punto
di vista) del soggetto. La funzione della facolt conoscitiva pura ammette un ordine di oggetti non
fittizi, ossia oggetti nettamente distinti e distinguibili dalle mere modificazioni della sensazione e
della rappresentazione. La osservazione del complesso delle funzioni della facolt conoscitiva, del
rapporto reciproco di tali funzioni, poggia su una sintassi delle funzioni dello intelletto, e coincide
con la valutazione critica della totalit degli oggetti reali empirici. Totalit per la quale la matema-
tica pura la semanticalimite. Ad esempio, lo spazio, il cui concetto va mutuato dalla filosofia cri-
tica, cio del quale siamo debitori di Kant, un oggetto in quanto reale, costante rispetto alle modi-
ficazioni della sensazione. La funzione del sapere , dunque, consiste nel distinguere elementi co-
stanti da quelli mutevoli; coerentemente la cosa in s kantiana va posta sistematicamente fuori
campo di siffatta funzione; il dato non prodotto da un esterno ma ci che la facolt conosci-
tiva non pu spiegare n dedurre, nella sua concreta determinatezza sulla base delle proprie leggi.
Dice Maimon:[65] la facolt viene affetta, cio ottiene cognizioni che non sono determinate da es-
sa per mezzo delle sue leggi a priori. Le cose in s, quindi, si trovano completamente fuori cau-
sa.Questa posizione filosofica comporta un preciso compito: se il rapporto o il nesso tra le forme
del pensiero e il dato degli oggetti empirici non ricondotto alla affezione delle cose in s, e,
quindi, queste sono fuori causa, occorre prospettare un principio dellorigine del particolare cono-
scitivo. Attorno a tale problema si radunano numerosi aspetti problematici che uno studio attento
dellopera di Maimon non pu tralasciare: 1)la tematica dellintelletto infinito, nella quale Maimon
ritrova Dio come concetto correlativo dellimpianto logico di una soluzione della antitesi generatasi
tra forme e oggetti e posta sistematicamente nellessere; 2) la proposizione delle prime possibilit
duna conoscenza i cui oggetti sono costruiti come limite; 3)la rivisitazione delle leibniziane verit
di fatto e verit di ragione; 4)la critica del concetto di causa e il riemergere della scepsi humiana.
Ma questa esposizione di spunti di varia filosofia finalizzata alla Teoria delle formule canoniche
che, come si vedr, entra direttamente nel merito del rapporto tra simbolo e fenomeno, incentran-
dosi e circostanziandosi con riguardo al documento storico delle teorie fisiche e della formula delle
relative leggi. Per questo, lasciando alla curiosit culturale del lettore lapprofondimento dei punti
su elencati, di Maimon riporter alcuni passi salienti della teoria dei differenziali; ordinandoli nel
conto del rapporto, affatto peculiare in Maimon, di pensiero e conoscenza, nonch della seguente
articolata tesi: il nostro intelletto, pur non infinito, pu disporre di un carattere identificativo della
matematica e cio la sinteticit a priori; sicch nelluso finito dellintelletto, come per quello infini-
to le forme sono esse medesime non in antitesi con i loro oggetti[]. Gli oggetti della matemati-
ca pura che comprendiamo in base ai loro principi primi, sono la riprova non ingannevole che il no-
stro intelletto, pur in misura limitata, corrisponde allidea di intelletto divino, in quanto li produ-
ciamo sollecitati a concepire perlomeno la possibilit di una conoscenza, di tutte le specie possi-
bili di relazioni e rapporti fra le cose e le idee.[66]
Ci premesso, va precisato che la teoria dei differenziali presenta i seguenti punti tematici salienti:
1)la percezione sensibile richiama (cio non fonda) le differenze fra le determinazioni quantitative e
le determinazioni qualitative; 2) le prime non sono distintive degli elementi della percezione in
quanto questi coincidono o sono diversi per qualit; 3)dunque, nella sensazione si dnno a cono-
scere differenze intrinseche negli elementi (differenze del quid qualitativo); 4) la facolt conosciti-
va (pensiero razionale) conduce a una conoscenza (comprensione realmente compiuta) tramite
leggi da cui quelle differenze discendono; 5)lintelletto non pu concepire nessuna realt oggetti-
vamente, se non nella forma e nella legge del suo originarsi e non gi originato; 6) dice-
si differenziale la legge dello originarsi dun oggetto[67]; 7)la particolarit delloggetto
la specie del suo differenziale; 8)attivit e compito dellintelletto (il pensare, ossia produrre lunit
del molteplice), non fermarsi alla mera intuizione di una forma conforme a una legge; 9)la con-
formit di una intuizione alla legge comprensibile e va compresa tramite questultima; 10)la pecu-
liarit di una forma compiuta, si attinge spingendosi fino a comprendere tale forma in base alla
legge del suo divenire; 12)lintelletto deriva la diversit delle cose dalla diversit dei loro principi
genetici; 13) il vero e proprio contenuto logico di un concetto emerge risalendo ad una regola del-
la sua genesi che comprenda in s tutte le determinazioni dei concetti.
La teoria dei differenziali, insomma, consente di caratterizzare le definizioni di concetti compiuta-
mente definiti, nella forma della regoladeterminante degli immancabili particolari con cui si realizza
la compiutezza dellesemplare; consiste nellintendere le modificazioni dello standard nella loro ori-
gine; e di accogliere le differenze nel presupposto del loro concetto puro: per la comprensione
dellessenza del concetto, necessita risalire dal concetto alla propria legge generale. Riassumen-
do: nella sensazione, differenze qualitative si offrono alla coscienza come fenomeno della diversi-
t; la comprensione di tali differenze risalire ai principi del loro originarsi che sono: a) i differen-
ziali come idee o concetti puri dellintelletto; b) e nel contempo principi di ogni uso oggettivo
dellintelletto stesso. Il problema del sapere conduce, secondo Maimon, ad una distinzione tra
empirico e concettuale. Ma tale distinzione va dettagliata considerando il concetto rispetto alle re-
alt empiriche che possono essere pensate in conformit ad esso e come oggetto di conoscenza
formale matematica.Risolta pienamente lantitesi tra universale e particolare, tra le forme del
pensiero e i suoi oggetti[68], si perviene in tal modo a una funzione dellintelletto che non riguar-
da il pensare circa i fenomeni, ma un pensare internamente a oggetti determinati, i concetti; ossia,
pensare che conoscere le condizioni necessarie di altre conoscenze; pensare oggetti che nella
loro determinazione specifica e compiuta (differente da quella logica che concerne oggetti in gene-
re, e dalla rappresentazione di oggetti empirici di una molteplicit sensibile, fenomeno della diversi-
t) espongono una realt particolare rispetto alle forme pure dellintelletto. Oggetti della facolt
conoscitiva, individuati nella loro determinatezza specifica, essi costituiscono una realt intelligibile
soggetta a leggi che caratterizzano lintelletto il quale facolt di produzione di siffatti ogget-
ti osservando leggi proprie
Si configura, insomma, con ogni esattezza, il problema di come siano possibili oggetti siffatti, cio
oggetti di una conoscenza nella sfera ideale; e problema delle limitazioni che hanno il loro fonda-
mento nel concetto del formalmente immune da contraddizioni (effettivit formale del concetto) e
tuttavia non necessariamente reale. Ossia oggetto proprio delle leggi formali che presiedono ai
giudizi matematici.
Sia ben chiaro che siffatto pensiero delloggetto duna conoscenza matematica pensiero reale
in quanto loggetto trova il fondamento delle sue condizioni di possibilit non in una pura idea logi-
ca (validit indistinta per un oggetto in genere) ma nella particolare figurazione: Non c un teo-
rema dice Maimonche possa essere dimostrato in base alla mera rappresentazione dello spa-
zio e della sue caratteristiche Qui, la esemplificazione di Maimon rivolta al teorema di geometria
e al pensiero reale di un oggetto geometrico che, in quanto oggetto, possiede determinazio-
ni positive oggettive tra loro collegabili in modo unico. Ne consegue che il teorema espone
lesercizio di un metodo comparativoapriorale secondo il quale i caratteri oggettuali delle determi-
nazioni convengono ad una necessit oggettiva scaturente dalla sinteticit a priori delloggetto ma-
tematico[69]. Le condizioni di possibilit di un siffatto oggetto reale sono le limitazioni del concet-
to ai suoi tratti (assenza di contraddizione) e il fondamento di tali condizioni di possibilit sono le
forme a priori dellintelletto. Come si visto, a fronte dellintuizione sensibile, loggetto trascenden-
tale caratterizzando luso della ragione pura in funzione teoretica, soggiace in Kant alla problemati-
ca esigente una logica trascendentale (nella propedeutica analitica trascendentale e nella sua
parte di merito che la dialettica trascendentale) al fine di separare lillusorio dalla conoscenza
possibile; per Maimon, una analoga problematica va considerata nellambito della matematica: la
problematica di necessit oggettiva passa dalla possibilit del sapere empirico a quello della ma-
tematica, e ne riceve una formulazione limpida e rigorosa[70].
Unanalogia, quindi, che vale a tradurre sul piano sistematico e del metodo, il rapporto tra intuizio-
ne della diversit e differenziale, tra datit sensibile e il concetto ormai elevato a datit intelligibi-
le; e a definire loggettivit per il sapere in ci che e significa in base al sapere stesso. Tra og-
getto empirico e oggetto matematico, lanalogia per Maimon, il riferirsi del primo al secondo co-
me suo casolimite, ma sul piano sistematico e metodico la analogia supera i ben distinti caratteri
delle due sfere, delloggetto empirico e delloggetto matematico.[71]. Dunque, lanalogia, sembra
dischiudere alla materia empirica, nonostante la sua determinatezza specifica, la prospettiva di es-
sere resa accessibile alla conoscenza apriorale[72]
Siffatta prospettiva tra sfere pur distinte di datit con una peculiare problematica della conoscenza
possibile, per la filosofia critica comporta compiti essenziali: 1)ricostituire la distinzione entro
il denominatore comune di pensiero reale; 2)esporre tale differenza generale fra empirico e ma-
tematico come differenza metodica non come un fatto, ma da comprendere nel suo principio...
giacch occorre trovare un principio che, n pi n meno di quello di non contraddizione, sia il
principio basilare di ogni pensiero formale; 3)ed enunciare una regola unitaria per ogni pensiero
reale che valga per oggetti particolari e che, inoltre sia formulato in modo da indicare precisamente
e ricondurre a un criterio unitario la differenza specifica esistente tra le varie specie di questo pen-
siero reale, in particolare fra il pensiero empirico e il matematico. [Per tali compiti critici], come nel
principio di non contraddizione si ha la regola suprema di tutti i giudizi analitici, [...] qui si richiede
un principio su cui sia possibile basare tutti i giudizi sintetici che si riferiscono ad oggetti determina-
ti[73]
La ricerca di tale principio passa per la spiegazione di ci che deve intendersi per giudizio secondo
la filosofia di Maimon. Giudizio una specie di coscienza grazie alla quale restano tra loro colle-
gati i contenuti costitutivi di oggetti determinati; sicch, per quanto ad essa coscienza attiene sono
possibili solo tre specie di rapporti fra gli oggetti della coscienza stessa. Nel merito, se x e y sono
due oggetti determinati e diversi, il legame di essi in unit, pu essere di natura tale che: a) x,y
mai possono presentarsi separatamente, fuori del vincolo (coesistono, bench distinguibili, so-
lo entro quellunit; esempio: causa ed effetto); b)x pensabile senza y e viceversa bench colle-
gati in una unica coscienza determinata z; c)x pu essere per s nella coscienza, ma y possibi-
le e dimostrabile sempre e soltanto insieme a x (lunit il pensiero effettivo).
E la specie c) di legame a dare in s completa attuazione al pensare e al conoscere reale il cui
esempio tipico si presenta nei teoremi di matematica. Ad esempio: la determinazione di una linea
unilateralmente dipendente da quelloggetto x della coscienza che lo spazio; la determinazio-
ne di retta dipende unilateralmente dalloggetto linea A questo punto ben evidente che ora
abbiamo raggiunto il principio supremo di ogni pensiero reale che determini oggetti. Maimon lo
definisce principio di determinabilit Esso si divide in due altri principi: uno che concerne il sogget-
to in generale, secondo cui ciascun soggetto deve essere un possibile soggetto della coscienza
non solo in quanto soggetto, ma altres in s e per s; [laltro] concerne il predicato: oggetto della
coscienza possibile non in s, ciascun predicato in quanto tale in connessione col soggetto.[74].
Poich determinare significa collegare loggetto con gli elementi fondamentali generalissimi me-
diante una sequenza ininterrotta di proposizioni, determinare, nella sua attuazione equivale a uti-
lizzare luna delle tre classi di sequenze: 1) sequenze finite di rapporti dimostrativi di y(predicato)
insieme a x(soggetto); 2) sequenze finite di rapporti dimostrativi di y (in quanto y pur sempre
un y possibile non in s) insieme a x; 3)infinit della sequenza (non deducibilit di y n di y in-
sieme a x). Questultimo caso esorbita dal preordine del pensare e conoscere reale, cio differisce
dalla ammissione di stabile sequenza sistematica di una serie di determinazioni necessarie tra
soggetto che pu essere pensato senza predicato e il predicato che non lo pu senza il soggetto.
E ci chiarisce che principio di determinabilit ben fondato come denotativo di tutto e solo
lambito di applicazione dei tre criteri diversi di delimitazione dei caratteri e del valore metodico del
pensiero: principio supremo non di ogni pensiero; di un pensiero reale, invece, che determini og-
getti. Sennonch, anche il caso 2) resta fuori campo: farebbe rientrare la cosa in s sistematica-
mente liquidata da Maimon (sarebbe la (x) per la quale ogni y comporta sequenze tutte del tale ti-
po dimostrativo di y[75].
Ci che rileva del principio di determinabilit, la possibilit di precisare e risolvere con tutto rigo-
re anche la questione [...] circa lessenziale caratteristica distintiva tra gli asserti della sfera empiri-
ca e quelli della sfera matematica. Entrambe le sfere [...] costituiscono delle molteplicit oggettive
non deducibili in base alle sole leggi formali del pensiero; ma mentre la molteplicit degli oggetti
matematici completamente articolata conforme al principio di determinabilit e quindi per mez-
zo di esso dominabile col pensiero, i contenuti empirici non presentano mai una siffatta forma di
connessione[76]
Il pensare reale matematico rende comprensibile il particolare (il suo oggetto) con determinazioni
sempre pi specifiche di possibili oggetti della coscienza. Ad esempio, la determinazione di retta
implica la determinazione di linea che sta, a sua volta nel medesimo rapporto di determinazione
con lo spazio in generale. Comprensibile solo ci che necessariamente ha fondamento
nelluniversale senza per risolversi in questo; comprensibile la certezza che il giudizio empirico
non pu presentare dacch esso, mancando necessariamente del legame fondato, mette insieme
caratteristiche solo in un ordine di coesistenza. Tra il sopraggiungere dallesterno (del pensiero) di
siffatto ordine e il costituirsi interamente allinterno dellesperienza a priori di processi costruttivi del
pensiero, di processi finiti di connessione, il principio di determinabilit contiene il fondamento di
una via per assegnare alla matematica un senso e un valore pi profondi e oggettivi: la funzione
e la struttura di una semantica della totalit delle leggi della natura. Ma poich la possibilit di
pensare un corpus teoretico come organismoregolato di idee della ragione, secondo le quali si
perviene ad un conferimento possibile di validit ai complessi della intuizione come insieme di co-
esistenti, poggia sulla differenza tra tale corpus e sfera empirica, il principio di determinabilit
nel contempo una definizione e una disciplina di tale differenza: gli usi teoretici puri del differenzia-
le non coincidono con lesperienza delle differenze empiriche di cui quel differenziale il pensiero
esclusivamente formale.
In breve, dalla filosofia della coincidenza, perfetta e completa applicabilit, la cui inconsistenza
corollario del principio di determinabilit[77], occorre passare al dettaglio di proposizioni concer-
nenti il predicato in connessione col soggetto; alla filosofia della convergenza dellempirico ai
suoi limiti ideali.
La conclusione: unicamente [in ragione di] questa convergenza degli elementi sensibili verso i
loro concetti come limiti ideali; e della fondazione del particolare necessariamente nelluniversale
senza risolversi in esso, [nella quale] le funzioni della nostra facolt conoscitiva nel trovare il mi-
nimo di realt oggettiva e nel costruire linsieme delle conoscenze, indicano il punto di vista su-
premo di autotrascendimento della facolt medesima.[78]. Una conclusione che, come annota
Cassirer[79], lascia insoluto il problema della capacit delloggetto matematico, e della forza
che opera nella conoscenza senza la quale la possibilit di autotrascendimento , se non una con-
gettura, appena una esigenza logica dello argomentare maimoniano sulla linea di confine tra dato
a priori e dato a posteriori. Tra oggetti dellesperienza e universalit della forma[80].
Jacob Sigismund Beck La determinabilit del sapere va esplicitata con coerenza logica e basata
su leggi, intrinseche al sapere stesso: non v altro punto di vista che questo. Il vincolo tra sapere
ed oggetto non va ricercato nella natura di un oggetto che pone un limite al sapere, ma nella luci-
dit del sapere circa se stesso[81]. I contenuti oggettivi del fenomeno come oggetto reale esigo-
no un punto di vista dal quale va acquisita la giusta cognizione del senso e delle finalit del con-
cetto critico di fenomeno. Un punto di osservazione critica, dunque, che: 1)comporta un nesso in-
tellettivo originario, che, in quanto tale, va affisso ad una determinata categoria; 2) designa il fe-
nomeno come oggetto empiricamente reale in quanto soggetto a determinati rapporti categoriali.
Da qui il compito primario della critica della ragione che quello di sviluppare il sistema di catego-
rie per accertare i vari punti di vista da cui si pu parlare di oggettivit ed ai quali non sfugge n re-
sta occulta alcuna verit ignota: il problema fra oggetto e rappresentazione, fuori di tali punti una
bolla di sapone.[82] Loggetto per la riflessione filosofica non un dato iniziale (una realt gi esi-
stente, stabile nei suoi predicati, ordinamenti, assetti concettuali), ma un traguardo; cio niente
altro che una realt che si fonda e consiste in rapporti penetrati secondo luso originario di cate-
gorie: il modo in cui la categoria ha loggetto, una questione vuota in quanto la categoria costitui-
sce lunit sintetica del molteplice ed essa soltanto fa assurgere questultima a validit e dignit
oggettive. Ad esempio: il sapere dello studioso di geometria, ci che stabilisce quel-
lo ordinamento formale che denominiamo spazio ed esso la sintesi originaria, il rappresenta-
re originario, la essenza del sapere medesimo[83]. Insomma: la categoria della realt il rap-
presentare originario stesso della realt. La solidit e la intelligibilit di un concetto si conferiscono
nelluso originario dellintelletto.
Lunit sintetica della coscienza linsieme di quelle relazioni che sono le sole a costituire la realt
medesima, poich sono i prototipi in conformit ai quali sono in qualche modo realizzabili le con-
nessioni oggettivonecessarie del sapere.
Conoscere non applicare predicati alle cose come etichette, ma determinare, per attribuzione
originaria, il concetto delloggetto medesimo insieme a tutti i suoi tratti caratteristici. A riguardo,
il merito della filosofia critica consiste appunto nellaver mostrato, per la prima volta in modo ve-
ramente soddisfacente, come la conoscenza possa acquisire e sfruttare lantitesi fra oggettivo e
soggettivo senza per questo avere bisogno, per cos dire, di uscire fuori di s, cio di rinunciare
allinsieme dei propri criteri e presupposti[84]. Nella visione di J. S. Beck, lintelletto facolt dei
rapporti categoriali, del rappresentare originario; e, dunque, visione che innova, in modo origina-
lissimo losservazione del nesso di pensiero e conoscenza. Anzi, con siffatto carattere costitutivo,
lintelletto la facolt di prospettive doggettivit razionale. Siamo, dunque, interamente nellambito
dei temi focali depistemologia critica; per i quali J.S. Beck apre stimolanti direzioni di ricerca. Re-
sta aperta tuttavia la questione delluso originario della categoria; che, se non fa conto del modo
in cui ha loggetto, deve pur avere un asse, quantomeno metodologico, attorno al quale ordinare
la prospettiva doggettivit e lunit sintetica del molteplice valida e degnamente efficace del nesso
tra soggettivo ed oggettivo. Ora, poich la determinabilit intrinseca al sapere che vi si determi-
na, e, quindi, la risposta a tale questione non pu essere puramente assertiva della libera crea-
zione della mente umana, occorre una analisi radicale del rappresentare originario e degli ordi-
namenti formali. In questo senso, la Teoria delle formule canoniche dietro langolo.

[1]Intera attivit conoscitiva vuol dire che vi inclusa la connessione dei contenuti ricettivi
dintuizione pura nello spazio e nel tempo, compreso il concetto problematico delluso teoretico della
ragione pura.

[2] In questo ambito, la possibilit dillusione assume un significato teoretico notevole: vuol dire
che nel processo lintelletto riferisce le rappresentazioni ad un oggetto, unificando il molteplice nel
concetto di un oggetto; vuol dire, insomma, che tale processo non si riferisce a qualcosa
che affianca una conoscenza dettata al soggetto da un oggetto da intendere, insomma, come un re-
perto. (cfr. E. Kant Critica della ragione pura; ed. cit. pagine 157-158).

[3] Ci che si presenta problematico, pur sfornito di valenza teoretica, costituisce un posto oggettiva-
le disponibile, lasciato vuoto, occupabile nelluso pratico della ragione pura.
[4] Lerrore, dunque, che nelluso della ragione Kant riferisce al fatto che la ragione presentisce og-
getti aventi per essa grande interesse (Critica della ragione pura, ed. cit. pag623), radicalmente,
indicativo che il soggetto mai esiliabile dalle procedure conoscitive; come lo sarebbe, tutto som-
mato, da un procedere certo e garantito, gi da s univoco, seppure con la clausola, eventualmente
essenziale, del promuovimento speculativo della ragione

[5], Nella filosofia critica s trovato che, sebbene noi avessimo in animo una torre che avrebbe do-
vuto levarsi fino al cielo, la provvista dei materiali tuttavia non era sufficiente se non come casa
dabitazione (ib. pag. 561))

[6]Laspirazione al possesso conoscitivo globale, esaustivo, descritto da Kant con la splendida


similitudine della casa dabitazione desiderata come torre fino al cielo, della quale va ridimensiona-
to limmane progetto, che, privo di fondamento razionale o ragionevole, fa conto solo di stati
danimo.[7] C qui quanto basta per costituire il contesto delle considerazioni che Kant svolge in E-
stetica trascendentale per la confutazione degli idealismi. (cfr. Critica della ragione pura; ed. cit. pa-
gine 234-235; e pagine 561, 580).

[8] Di tale dialettica si fa carico lepistemologia, dal razionalismo applicato di Bachelard, allepistemologia contemporanea; cfr.
Giuseppe Chiofalo Per una teoria delle ideologie,Temi di epistemologia critica. Roma, 1989.

[9] Kant, ib. pag. 622.

[10]Al Capitolo I della sua Dottrina trascendentale del metodo, Kant definisce contenuti e ruoli di u-
na disciplina della ragione pura; ossia caratterizza quella costrizione per la quale la tendenza co-
stante a deviare da certe regole viene limitata e da ultimo distrutta. Dunque: la logica trascendentale
non se non una disciplina delluso speculativo, essendo fondato il sospetto di un frivolo gioco
di essa [ragione] con immagini in luogo di concetti e con parole invece di cose (E. Kant; ib.pag.563-
564) Per un eventuale canone della ragione pura, lindagine, dunque, va svolta solo per il suo uso
pratico
[11] ib. pag. *585; 563.

[12]Volont deliberativa, insomma, vuol dire non essere mossa dalloggetto qui e adesso; ma ope-
rare secondo lunit resa necessaria per porre la possibilit, rendere possibile loggettivit, e che
serve da regola alla conoscenza dei fenomeni; unit dappercezione in vista del molteplice delle
intuizioni sensibili; (cfr. E.. Kant; pag. 671).

[13]E. Cassirer Storia della filosofia moderna; ed. club del libro; vol. IV; pag. 138; la definizione
tratta dalle Riflessioni di Kant.

[14]Il passo di Cassirer conclude unaccurata analisi, ed unoriginalissima calibrazione del concetto
kantiano di cosa in s come concetto forgiatosi lungo lintero percorso della Critica della ragione pu-
ra in un processo di determinazione costantemente progredente del concetto di oggettivit],

[15] I. Kant, ib. pag. 672.

[16] Cfr. Premessa.

[17] 1873-1944.

[18] Cfr. file 13 pag.10.

[19] Gi Ficthe aveva osservato che in I. Kant lIo penso chiamato a conferire consistenza al bino-
mio di conoscenza sensibile e categorie; allurgere di tale necessit spunta un principio unificatore,
lIo Penso, che tuttavia un risultato: post hoc, ergo propter hoc.

[20]cfr. G. Gentile Teoria generale dello spirito come atto puro; Bari 1984.

[21] 1852-1911

[22] cfr. definizione a pag..[23] Si badi, non della scienza al singolare di cui in Kant.

[24] 1872-1943.

Nel merito, trattasi di una collocazione almeno in potenza; cfr. Introduzione alla metafisica;
[25]
pag.8.

[26]Legata al rigore della scienza, la metafisica scienza che interpreta e chiarisce il senso dei dati
della scienza. Con ci, Martinetti riconduce la metafisica ad unUnit assoluta ,pervenendo al concet-
to di unificazione non speculativa ma intuizione del fondamento assoluto della nostra natura. (cfr.
Introduzione alla metafisica Torino 1928, pag. 757).

[27] Perde consistenza anche la differenza, di enorme spessore teoretico, puntualmente e mirabilmen-
te circostanziata da Kant, tra matematica, luogo della dimostrazione e filosofia trascendentale come
critica di ci che ci spetta di conoscere con esattezza, per potere convenientemente determinare ed
apprezzare linflusso della ragione pura e il valore della medesima; le definizioni matematiche [in-
vece] non possono mai sbagliare ... il concetto contiene precisamente quella che la definizione vuole
si pensi per mezzo di esso. In questo senso, si pu osservare che la filosofia trascendentale
critica del potere creativo accordabile alla coerenza ed al privilegio sintattico della formula canoni-
ca.

[28]Cio inserita in un ordine evolutivo, col fondamento di una metafisica induttiva.

[29] cfr. P. Martinetti Introduzione alla metafisica, pag. 145.

[30]Va osservato che la tematica della conoscenza come universit di procedure conoscitive e, quin-
di, dellUnit della conoscenza non come Testo e Sistema unico, senza forzature collegabile alla vi-
sione delle forme trascendentali n rigide n immutabili, ma interiori e viventi che si sono lentamen-
te svolte nella vita della specie, come ha mostrato la psicologia evoluzionista. A parte la ricondu-
zione della genesi delle forme al dinamismo psicologico, v quanto basta per una visione della teo-
ria con una storia regionale di strutture formali. Ma limpostazione metafisica che induce al principio
dellUnit assoluta, toglie a Martinetti loccasione di valorizzare i propri temi come: limpulso a im-
maginare, la rappresentazione concettuale al futuro, i gradi di sintesi conoscitive, con la visione
di un carattere comune di quelle storie regionali: la strutturalit di procedure che si integrano in s
non in quanto sommesse allUnit superiore ma che tuttavia appartengono ad una storia dellunico
modo di conoscere sotto principi: del pensare, intuire, assumere, porre la realt.

[31] 1743-1819.

[32] Lettere sulla dottrina di Spinoza; citato da Cassirer pag. 160.

[33] In particolare al punto 2).

Cfr. Dottrina trascendentale del metodo, disciplina della ragione pura: nella filosofia non si
[34]
deve imitare la matematica **577.

[35] Comprendere e dimostrare, sostanzialmente, sono intercambiabili.

[36] Sulle cose divine e la loro rivelazione; pag. 351.

[37] E lintuizione kantiana per forme spazio e tempo.

[38] Proposizione 1), supra.

[39]Omeglio, la cosa in s, secondo Jacobi, fa uscire di colpo dal sistema delle forme di conoscenza
assolutamente mediate, assolutamente condizionate e relative, che in quanto tali non conducono n
giungono allidea di una esistenza assoluta (cfr. Cassirer, l.c. pag 168.

[40]In Spinoza: 1)dalla necessit della natura divina devono seguire infinite cose, in infiniti modi
(cio tutto quello che pu cadere sotto un intelletto finito; Etica; proposizione XVI); 2)autoidentit del
tutto le cui parti variano in infiniti modi Ora, che cosa autorizza Spinoza ad oltrepassare i limiti della
soggettivit?. Ogni comprendere non possibile se non in un produrre e un agire ideali, cio al puro
fine di agire e contemplare, per fare divenire la cosa davanti a noi nel pensiero non esistente per s,
pensiero oggettivo ma tutto soggettivo: cosa come mero schema. La finit deve, in generale, essere
annullata. Tutti i limiti devono sparire e deve restare solo lIo infinito, come Uno e come Tutto (Fi-
chte; Dottrina della scienza2; cfr Arnaldo Petterlini, in Filosofia...n.4; diretta da E. Severino;
pag.1108)

[41]Invero, a questo riguardo, vanno annoverati Reinhold, Maimon, Schulze, nonch Beck, pur se i
temi dellIo puro in Fichte, intensamente si radicano nella temperie romantica e in un idea di libert
non come principio ma come conquista.-

[42]cfr. Divenire sferico, significa disporre di una geometria tale che la parte, calotta visibile, suffi-
ciente al calcolo del tutto;(cfr. E. Kant Critica della ragione pura ed. cit.); e che la valenza idealisti-
ca dellorizzonte noumenico consente agevolmente il passaggio ad altro.

[43] In Filosofia 86 a cura di Gianni Vattimo, I fondamenti filosofici del XX secolo.

[44] Ib.pag209-210.

[45]Le citazioni che seguono esemplificano tale tesi: la lettura della filosofia kantiana pu essere ba-
sata sullidea duna possibile interpretazione della storia come progressiva conquista dellumana ra-
gione pura (Reinhold); o di una pandeterminazione delle forme di conoscenza alla costituzione della
realt (Cassirer).

[46] 1758-1823.
[47] Cassirer; ib.

[48] cfr. Cassirer, l.c.

[49] Cassirer, ibidem. pag. 181.

[50] Cfr. E. Cassirer, l.c. pag 173.

[51]tali punti tengono conto delle magistrali annotazioni in merito, di E,. Cassirer. (l.c. 181-195.

La filosofia di Kant, invece, non filosofia elementare in quanto esordisce dal problema che le
[52]
proprio della complessa stabilit dellesperienza; (ib. 183-194)

[53] Soggetto ed oggetto dovrebbero essere solo aspetti della chiarificazione filosofica, ossia dun
percorso entro lunit, che non aggiunge altro se non il rischio di vedere lunit medesima in termini
di giustapposizione di elementi autosufficienti e quindi estranei con vincolo contingente e dissolubi-
le; il che per Reinhold non deve essere per lunicit del rapporto univoco che il principio prescrive
loro con una determinatezza originaria indipendente da ogni filosofare.

Non v ponte, non v passaggio alcuno dal sapere reale allipostasi in cui forma e materia ap-
[54]
paiono fattori operanti autonomi; cfr. Cassirer, l. c. pag. 187.

[55]Ma come ho dimostrato, bastava tematizzare la procedura infinitaria rispetto a quella finita della
scienza.

[56] Cassirer, l.c., pag. 193.

[57] 1874-1945.

[58]Intendere le categorie a tale livello distanze spirituali, equivale a fare riferimento a quella facolt
che ho detto volont deliberativa, volont delloggetto trascendentale ma con lobbligo del limite; cfr.
def. 10, 39, supra

[59]La sostanza ipostatica unit metafisica; sicch il dato o meglio lintuizione sensibile e la cosa in
s, la rappresentazione rimangono come un puro retaggio di unidea del mondo passivo delle sem-
plici impressioni, nelle quali a tutta prima lo spirito appare rinchiuso

[60]Tale indagine non verte su categorie dellunit unitiva della ragione pura, nocciolo sostanziale impenetrabile

[61] 1761-1833

[62] cfr. Cassirer 198.

[63] 1754-1800

[64] cfr. Cassiere pag. 233.

[65] Ib. 224.

[66] Ib. 228.

Si vedr che un attributo peculiare della canonicit duna formula lessere germe di legge fisica.
[67]
Del quale, il differenziale maimoniano, sotto questo aspetto, inconsapevole e pallida immagine
terminologica. Anticipando: dx=0 germe della fisica newtoniana. (x vettore dello spazio euclideo)

[68] E. Cassirer, Kant e i post-kantiani; Newton Compton 1977 pag. 228


[69] La sinteticit a priori si dispiega nella sintesi di attributi e tratti presentati analiticamente da de-
finizioni e tesi, e ricostituiti in unit da teoremi.

[70] E. Cassirer; ib. pag. 238

[71] La distinzione sta in ci: il primo in una procedura dastrazione e dunque succede alla perce-
zione dei suoi casi; il secondo simultaneo al suo concetto.

[72] Cfr. Cassirer; l.c. pag. 239.

[73] Cassirer 240-241; rif. S. Maimon Saggio di una nuova logica o teoria del pensiero; pag. 431.

[74] Cfr. Cassirer , l.c. pagine 242-243.

[75] cfr. Reinhold.

[76]Cassirer, l.c. pag 243.

[77] E inconsistenza di una filosofia dellidentit; del pensare come identificazione; e dellidentificare
qualche completa applicabilit dei contenuti matematici agli oggetti empirici; del pensare o convoca-
re oggetti empirici sui quali deve operare lidentificazione; del pensare prima didentificare.

[78]Cassirer 255; rif. Maimon Ricerche critiche sullo spirito umano, pag.165.

[79] cfr Cassirer, l.c. pagine. 252-253.

[80] cfr Cassirer, l.c. pag. 245. La Teoria delle formule canoniche si fa carico del problema esplicitato
dal Cassirer a proposito del principio di determinabilit di Maimon. Infatti, la Teoria segue un percor-
so valutativo che esige unattenta indagine sulle forme di esistenza del pensiero matematico nel rap-
porto costitutivo che esso instaura prospetticamente con gli oggetti empirici, non stabilmente e in
una storia. La posizione di Beck, di cui qui di seguito nel testo del presente lavoro, magistrale tra-
mite di questo compito.

[81] Cassirer, ib. pag. 208-209.

[82] J.S. Beck, Unico punto di vista da cui deve essere giudicata la filosofia critica; pag. 58.119; cfr.
Cassirer 207.

[83] cfr. Cassirer; l.c. pag. 209.

[84]Cassirer,218.

(da Giuseppe Chiofalo 2005 Lapriori kantiano e la formula canonica)

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