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CLASSICI

Gandhi

TEORIA E PRATICA
DELLA NON-VIOLENZA
Prefazione di Giorgio Montefoschi
I CLASSICI DEL PENSIERO LIBERO - 1 6

M.K. Gandhi
Teoria e pratica della non-violenza

A cura di Giuliano Pontara


Traduzione di Fabio Grillenzoni e Silvia Calamandrei

Propriet letteraria riservata


Navajivan Trust, per concessione del Navajivan Trust, Ahmedabat - 1 4
1 973, 1 996 e 2006 Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino
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Prefazione
di Giorgio Montefoschi

hi ha avuto l'occasione - e la fortuna - negli ultimi due decenni


C del secolo scorso e nel primo decennio del Duemila di visita
re l'India ha potuto vedere con i suoi occhi quale stata, e quanto
rapida, la sua trasformazione. Certo, svariate centinaia di milioni di
indiani vivono ancora sotto la soglia della povert e sono costretti a
mendicare o a contare sull'aiuto delle cosiddette "mense della carit'';
certo, percorrendo le sterminate periferie di Bombay, lo spettacolo
ancora quello stringente dell'irredimibile Terzo Mondo; certo, i treni
che all'alba arrivano alla stazione di Calcutta riversano sui marciapiedi
centinaia di migliaia di uomini e donne che vengono dalla p rovincia
nella speranza di un lavoro e si accontentano di pochissimo: tutto
questo vero. Per, altrettanto vero che a nord di Calcutta esiste
una cittadella della tecnologia e dello sviluppo industriale, moderna,
costruita come in Californi;t, che nulla ha a che vedere con le desolanti
rive del non lontano fiume Hooghly, lungo le quali i bambini gioca
no nelle immondizie; altrettanto vero che oltre trecento milioni di
indiani hanno un reddito pro capite medio pari al reddito p ro capite
europeo; altrettanto vero che citt come Bangaloore o Bikaner so
no diventate centri industriali di primo piano; che, al posto di tante
vecchie strade che costringevano a viaggi interminabili, sorgono auto
strade a tre corsie; che gli aeroporti sono moderni e gli aerei atterrano
e decollano in orario, e persino le vecchie Ambassador - le automobili
gialline, simbolo del "procedere lento" - sono state sostituite dalle
macchine che si vedono in Europa.
Insomma, l'India cresciuta enormemente e, a giudicare non solo

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dai dati economici, ma anche dalla realt che si percepisce fisicamente


quando si viaggia in India - quella folla di giovani che negli aeroporti
non perdono un minuto e lavorano al computer fino a un secondo
dall'imbarco - destinata a cresce ulteriormente, nella direzione dello
sviluppo, del benessere, secondo i modelli occidentali. Lindia oggi
una nazione democratica, moderna, che con straordinaria velocit, nei
soli sessanta e poco pi anni della sua indipendenza, grazie alla propria
intelligenza e al serbatoio inesauribile della sua cultura, ha stupito il
mondo. Una nazione che rispetto all'India di Gandhi - all'India dei
primi decenni del secolo scorso oppressa e sfruttata dal pugno duro
britannico: l'India dei rassegnati, dei timorosi e dei miti, che in modo
tanto eloquente, assai pi che nei Racconti Anglo-Indiani di Kipling,
descritta nel romanzo di Forster, Passaggio in India - separata da
un vero abisso. Quella era una naz ione inerme, umiliata, affamata e
misera, analfabeta, succube, senza speranza. La nazione di un popolo
abituato a piegare la testa in una posizione di debolezza. Gandhi in
segn a questo popolo a piegare la testa - per sconfiggere la violenza
- da una posizione di forza: la forza della fede in Dio e nell'amore. Fu
la sua vittoria, e la vittoria del popolo indiano. Ma anche qualcosa di
molto di pi, al di l della misurazione degli obiettivi raggiunti, al di
l delle aspettative deluse dell'uomo che Churchill defin sprezzante
mente "un fachiro mezzo nudo ", al di l delle inevitabili contraddi
zioni del suo pensiero. Fu un evento grandioso della spiritualit: al
quale contribuirono una incrollabile fede, un amore incalcolabile, una
straordinaria volont.
Gandhi avrebbe desiderato che, una volta morto, i suoi scritti fosse
ro cremati insieme al suo corpo. Questo, per fortuna (come per Kaf
ka) non avvenne. Avremmo perso dei documenti storici, il racconto
testimonianza di una vita, e soprattutto parole che superano la storia, i
fatti contingenti, e si propongono all'umanit come fonte di Sapienza
limpidissima. Sono parole, idee, che - come Gandhi sapeva benissi
mo, e non si stancava di ripetere - non costituiscono un pensiero si
stematico, una filosofia, quanto piuttosto una dottrina di vita che non
aveva e non ha alcun valore se non messa continuamente alla riprova
nella pratica quotidiana - sia quella dei grandi sia quella dei piccoli
eventi, sia a livello individuale sia nella comunione degli intenti - e
cio, appunto, nella vita.
Tutto contenuto in due parole fondamentali: satyagraha e ahimsa.
La prima si pu tradurre con "forza-verit " (la forza che viene dalla

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verit) ; la seconda, con "non-violenz'. In entrambe, la presenza di


Dio (il Dio unico di tutte le religioni che accoglie nel suo seno mu
sulmani e induisti, ebrei e cristiani) fondamentale. Dio, infatti, la
verit, e la verit Dio: sicch, solo sprofondando in lui, volgendoci al
cielo infinito che ci sovrasta, possiamo fare in modo che i nostri corpi
mortali traggano la forza - che nasce dalla verit - per sopportare le
privazioni e il dolore, per digiunare e privarsi di ogni sostegno, per
sostenere con piede fermo la propria dignit di uomo a fronte di ogni
sopruso fino alla morte. Mentre la non-violenza amore, non altro
che amore. E Dio amore.
Fu per mezzo di queste due parole tanto spesso svilite dall' uso re
torico che se ne fa nel mondo, che Gandhi - primo fra i primi nel
viverle e nell'esserne esempio, ultimo ad abbandonarle fino al gior
no in cui un fanatico induista lo uccise il 30 gennaio 1 948 - seppe
scuotere (grazie anche alla esperienza che aveva fatto in Sudafrica) u n
popolo timoroso e inerme e condurlo, mano per mano, villaggio per
villaggio, all'indipendenza. I primi passi decisi subito dopo il terribile
massacro c he gli inglesi fecero di una folla di gente che protestava
ad Amritsar, la celebre marcia del dale del 1 930 (quattrocento chi
lometri a piedi dal suo ashram fino al mare, per combattere contro
l'odioso monopolio del sale) , i viaggi di Gandhi in Inghilterra, le sue
lotte all'interno del Partito del Congresso, i suoi sforzi per concilia
re musulmani e induisti, sono capitoli della storia dell'India. I.:uso
della non-violenza e la resistenza passiva, secondo le quali bisognava
rispondere alla violenza senza violenza, limitarsi a boicottare pacifica
mente la vita pubblica e i prodotti inglesi accettando di buon grado
la prigione, la ferma condanna dell'alienazione dell' uomo n ell'indu
stria, la condanna della guerra e delle armi ci paiono oggi - avvelenati
come siamo - capitoli di una storia passata, forse improponibile: una
meravigliosa utopia irrealizzabile in questo presente. Ma, al fondo di
questa utopia, la sua forza di verit rimane intatta. E l'uomo che co
perto di un solo straccio, povero "al livello del pi povero dei poveri "
(come Madre Teresa di Calcutta) , viaggiando nei treni in terza classe
si fermava a ogni stazione per ripetere a chiunque che "l'auto-sacrificio
di un uomo innocente un milione di volte pi efficace del sacrificio
di un milione di uomini che muoiono uccidendosi l'un l'altro " e che
"il sacrificio volontario di un innocente la pi potente risposta alla
arroganza della tiranni', quell'uomo, con la sua anima, destinato a
vivere per sempre.

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PARTE PRIMA

I PRINCIPI DELLA NON-VIOLENZA


I. Che cos' la non-violenza?

I. A GUISA D 'INTRODUZIONE.

Le opinioni che mi sono formato e le conclusioni a cui sono giunto


non sono definitive. Potrei modificarle in qualsiasi momento; non ho
niente di nuovo da insegnare al mondo. La verit e la non-violenza
sono antiche come le colline. Ho solo tentato di metterle in pratica su
scala pi vasta possibile. A volte ho sbagliato, ma ho imparato dai miei
errori. La vita e i suoi problemi sono divenuti cos per me il terreno su
cui sperimentare nella pratica la verit e la non-violenza.
(Harijan, 28 marzo 1 93 6) .

2. GANDHI SPIEGA LA SUA SCOPERTA DELLA NON-VIOLENZA


E NE D UNA GENERALE CARATTERIZZAZIONE.
Fino al 1 9 0 6 mi sono affidato esclusivamente alla ragione. Ero un
riformatore molto attivo ed un ottimo redattore di petizioni, in quan
to avevo sempre una chiara visione dei fatti, che mi proveniva da una
rigorosa osservanza della verit. Tuttavia, quando giunse il momento
critico, nel Sud Africa1 , dovetti scoprire che la ragione non era suffi
ciente. La mia gente era eccitata - anche la pazienza ha un limite e si
cominciava a parlare di vendetta. Mi trovai di fronte all'alternativa tra
aderire anch'io alla violenza o trovare un altro metodo per risolvere
la crisi e far cessare l'ingiustizia, e allora mi venne in mente l'idea di
rifiutare di obbedire alle leggi discriminatorie, affrontando per questo
anche la prigione. Nacque cosi l'equivalente morale della guerra. A
quel tempo ero ancora lealista, in quanto ritenevo che tutto sommato

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l'azione dell'Impero britannico giovasse all'India e all'umanit. Giunto


in Inghilterra poco dopo lo scoppio della guerra mi arruolai, e poi,
quando fui costretto a ritornare in India a causa di una pleurite, orga
niz zai una campagna di arruolamento a rischio della mia stessa vita,
con sommo scandalo di alcuni dei miei amici. La disillusione avvenne
nel 1 9 1 9 dopo l'approvazione del Black Rowlatt Ac.rl e il rifiuto del
governo di ripara re i torti che ci e rano stati fatti. Cos nel 1 920 divenni
un ribelle. Da allora mi sono andato sempre pi convincendo che la ra
gione non sufficiente ad assicurare cose di fondamentale importanza
per gli uomini, che devono essere conquistate attraverso la sofferenza.
La sofferenza la legge dell'umanit, cosi come la gue rra la legge della
giungla. Ma la sofferenza infinitamente pi potente della legge della
giungla, ed in grado di convertire l'avversario e di aprire le sue orec
chie, altrimenti chiuse, alla voce della ragione. Nessuno probabilmente
ha redatto pi petizioni o difeso pi cause perse di me, e posso dirvi c he
quando volete ottenere qualcosa di veramente importante non dovete
solo soddisfare la ragione, ma toccare i cuori. [appello della ragione
rivolto al cervello, ma il cuore si raggiunge solo attraverso la sofferenza.
Essa dischiude la comprensione interiore dell'uomo. La sofferenza, e
non la spada, il simbolo della razza umana.
(Young India, 5 novembre 1 93 1 ) .

3. LA DISPOSIZIONE A SOFFRIRE INVECE D I FAR SOFFRIRE GLI ALTRI


ESSENZA DELLA NON-VIOLENZA. SULLA NON-VIOLENZA TRA STATI.
La dottrina della violenza riguarda solo l'offesa arrecata da una per
sona ai danni di un'altra. Soffrire l'offesa nella propria persona, al con
trario, fa parte dell'essenza della non-violenza e costituisce l'alternativa
alla violenza contro il prossimo. Non perch io stimi poco la vita c he
approvo con gioia che migliaia di persone perdano volontariamente
la vita per il satyagraha, ma perch so che a lungo andare ne risulter
minore perdita di vita e, cosa ancor pi importante , perch penso che
quest'atto nobiliti colo ro che perdono le loro vite e che il mondo risulti
arricchito moralmente dal loro sacrificio. Penso che l'autore della lette
ra3 abbia ragione quando afferma che la non-collaborazione non solo
un ideale, ma anche una via rapida e sicura verso la libert dell'India.
Io ritengo che tale dottrina sia valida anche nei rapporti tra gli stati. So
di affrontare un argomento delicato volendo far riferimento all'ultima
guerra 4 ma temo di esservi costretto, allo scopo di chiarire a fondo la
mia posizione. Si trattato di una guerra espansionistica, per entrambe

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le parti. stata una guerra per spartirsi il bottino dello sfruttamento


delle razze pi deboli - chiamato eufemisticamente mercato mondia
le. Se la Germania oggi mutasse politica e decidesse di usare la sua
liben di azione non per la spartizione del mercato mondiale ma per
proteggere, grazie alla sua superiorit morale, le razze pi deboli della
terra, essa potrebbe sicuramente far ci senza bisogno di armamenti.
Si comprenderebbe in tal modo che prima dell'inizio in Europa di un
disarmo generale, che prima o poi dovr essere realizzato, se l'Europa
non vuole andare incontro al suicidio, qualche nazione deve avere il co
raggio di procedere autonomamente al proprio disarmo, accettando i
gravi rischi che ci compona. In tale nazione il livello di non-violenza,
se per buona ventura questa scelta venisse fatta, naturalmente salirebbe
ad una altezza tale da imporre il rispetto universale. I giudizi di que
sta nazione sarebbero ritenuti infallibili, le sue decisioni inappellabili
e si avrebbe una grande capacit di sacrificio eroico e una volont di
vivere per il bene delle altre nazioni quanto per il proprio. Non voglio
trattare pi a lungo un argomento delicato come questo. So che sto
facendo della teoria su una questione pratica di cui non conosco tutti
gli elementi. La mia unica scusante che, se ho ben capito, questo che
l'autore della lettera mi chiedeva.
lo approvo la completa non-violenza e la considero possibile nei
rapporti tra uomo e uomo e tra nazione e nazione; ma questa non
una rinuncia ad ogni lotta concreta contro l'ingiustizia. Al contrario,
nella mia concezione la non-violenza una lotta contro l'ingiustizia
pi attiva e pi concreta della ritorsione, il cui effetto solo quello di
aumentare l'ingiustizia. lo sostengo una opposizione mentale, e dun
que morale, all'ingiustizia. Cerco con tutte le mie forze di ottundere
l'affilatura alla spada del tiranno, ma non contrapponendo ad essa
un'arma pi affilata, bens deludendo la sua aspettativa di una resi
stenza fisica da parte mia. La resistenza morale che io opporr servir
a disorientarlo. Dapprima lo frastorner, e alla fine lo costringer al
riconoscimento dell'ingiustizia, riconoscimento che non lo umilier,
anzi lo nobiliter. Si potr sostenere che di nuovo ci si pone nel regno
dell'ideale. E in realt cosi. I principi da cui ho ricavato le mie con
vinzioni sono veri quanto lo sono le definizioni di Euclide, che non
perdono di verit perch nella pratica non si neppure in grado di
tracciare una linea euclidea su di una lavagna. Malgrado ci perfino
per uno studioso di geometria impossibile andare avanti senza tenere
presenti le definizioni di Euclide.
(Young India, 8 ottobre 1 925) .

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4 RIFERIMENTO AI SACRI TESTI INDIANI IN UNA


CARATTERIZZAZIONE DELLA NON-VIOLENZA IN SEI PUNTI.
Lo << Statesman di Delhi ha dedicato quattro articoli ad una totale
condanna del movimento pacifista inglese guidato da Canon Shep
pard e da altri ferventi cristiani. Il giornale ha addotto a sostegno delle
proprie posizioni l'autorit del Bhagavadgita, scrivendo:
<< In realt il vero ma difficile insegnamento del cristianesimo sem
bra essere che la societ deve combattere i suoi nemici ma amarli allo
stesso tempo.
Tale anche - e Mr Gandhi voglia cortesemente prenderne nota -

il chiaro insegnamento del Bhagavadgita, nel quale Krishna dice ad


Arjuna che la vittoria spetta a colui che combatte con completo sprez
zo del pericolo e che del tutto privo di odio. In effetti la disputa tra
l'obiettore di coscienza e il combattente cavalleresco viene definitiva
mente risolta, ad altissimo livello, nel secondo libro di questo grande
classico. Abbiamo poco spazio per le citazioni, e l'intero poema merita
di essere letto, non una sola ma numerose volte>> .
Lautore degli articoli forse non sa che anche i terroristi hanno uti
lizzato in loro difesa gli stessi versi che egli cita. Il fatto tuttavia che
una lettura spassionata del Bhagavadgita mi ha rivelato un senso del
tutto contrario a quello addotto dal giornalista dello << Statesman>> . Egli
ha dimenticato che Arjuna non era un obiettore di coscienza come lo
sono gli attuali pacifisti occidentali. Arjuna credeva nella guerra. Egli
aveva gi combattuto pi volte contro gli eserciti di Kaurava. Ma si
scoraggi quando i due eserciti furono schierati in ordine di battaglia
ed egli improvvisamente comprese che avrebbe dovuto combattere
contro i suoi pi prossimi congiunti e i suoi venerati maestri. Non
fu l'amore per l'uomo o l'odio per la guerra a spingerlo a porre la
domanda. Khrisna da parte sua non poteva dare una risposta diversa
da quella che diede. Limmortale autore del Mahabharata, di cui il
Gita una - e senza dubbio la pi splendida - delle molte gemme
contenute in questo filone letterario, ha mostrato al mondo l'inutilit
della guerra dando ai vincitori una vuota gloria, lasciando sopravvive
re soltanto sette vincitori dei milioni di uomini che si erano impegnati
in quella battaglia, durante la quale furono commesse da entrambe le
parti atrocit inenarrabili. Ma il Mahabharata contiene un messaggio
pi importante anche della descrizione della guerra come illusione e
follia. Esso la storia dell'uomo considerato come essere immortale,
ed esamina con la lente di ingrandimento un episodio storico conside
rato a quei tempi di grande importanza per il piccolo mondo di allora,

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ma che rispetto al metro di giudizio dei giorni nostri ha ben poco


significato. A quei tempi il mondo non si era ancora ridotto, come
oggi, alle dimensioni di una capocchia di spillo, nella quale il minimo
movimento che avviene in un punto si ripercuote su tutti gli altri. Il
Mahabharata descrive l'eterna lotta che quotidianamente si verifica
tra le forze del bene e del male nell'animo umano, lotta nella quale,
sebbene il bene riesca sempre vincitore, il male riesce a fare bella mo
stra di s e inganna anche la coscienza pi accorta. Esso mostra inoltre
la sola via che conduce al retto comportamento.
Ma quale che sia il vero messaggio del Bhagavadgita, ci che inte
ressa ai leader del movimento pacifista non quello che dice il Gita,
ma quello che dice la Bibbia, che la loro guida spirituale, e per di pi
non nell'interpretazione che di essa danno le autorit ecclesiastiche,
ma nell'interpretazione che una lettura devota suggerisce al credente.
Ci che interessa soprattutto la coscienza da parte degli obiettori
del significato della legge dell'amore o ahimsa, che in inglese viene
resa impropriamente con il termine non-violenza. Probabilmente gli
articoli dello Statesman sono una critica leale nei confronti degli
obiettori. Mi rincresce di non conoscere abbastanza il movimento per
poter dare un giudizio definitivo. La mia opinione naturalmente non
ha alcun peso riguardo al movimento degli obiettori. Pu avere tutta
via qualche importanza in quanto conosco bene alcuni di essi, con i
quali sono anche in corrispondenza. Inoltre essi ora hanno compiuto
un ulteriore passo in avanti, adottando quasi come testo fondamenta
le il libro di Richard Gregg intitolato Ilpotere della non-violenza\ che
il suo autore sostiene essere l'interpretazione occidentale di ci che io
intendo per non-violenza. Non credo dunque sia presuntuoso da par
te mia voler tracciare sinteticamente le caratteristiche e le condizioni
del successo della non-violenza. Esse sono:
l ) La non-violenza l a legge della razza umana ed infinitamente
pi grande e pi potente della forza bruta.
2) Essa non pu essere di alcun aiuto a chi non possiede una fede
profonda nel Dio dell'Amore.
3) La non-violenza offre la pi completa difesa del rispetto di se
stesso e del senso dell'onore dell'uomo, ma non sempre garantisce la
difesa della propriet della terra e di altri beni mobili, sebbene la sua
pratica continua si dimostri anche nella difesa di questi ultimi un
baluardo migliore del possesso di uomini armati. La non-violenza,
per la sua stessa natura, non di nessun aiuto nella difesa dei guada
gni illegittimi e delle azioni immorali.

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4) Gli individui e le nazioni che vogliono praticare la non-violenza


debbono essere pronti (le nazioni fino all'ultimo uomo) a sacrificare
tutto tranne il loro onore. La non-violenza dunque incompatibile
con il possesso di paesi di altri popoli; vedi ad esempio l'imperia
lismo moderno, il quale deve chiaramente basarsi sulla forza per
difendersi.
5) La non-violenza un potere che pu essere posseduto in egual
misura da tutti - bambini, ragazzi, ragazze e uomini e donne adulti,
posto che essi abbiano una fede profonda nel Dio dell'Amore e che
quindi possiedano un uguale amore per tutto il genere umano. Quan
do la non-violenza viene accettata come legge d vita essa deve perva
der tutto l'essere e non venire applicata soltanto ad azioni isolate.
6) E un profondo errore supporre che questa legge sia applicabile
per gli individui e non lo sia per le masse dell'umanit.
(<< Harijan>>, 5 settembre 1 93 6) .

5 . SULLA NON-VIOLENZA COME AZIONE DIRETTA E FORZA POSITIVA


FONDATA SULL'AMORE E INCLUDENTE TUTTA LA CREAZIONE.
<< Dal suo punto di vista la non-violenza una forma di azione di-
. retta? >>, domand il dottor Thurman. <<Non una forma, ma la sola
forma, - disse Gandhi. - Naturalmente io non limito il senso del
termine "azione dirett' al suo significato letterale. Senza una diretta
e attiva espressione di essa, la non-violenza per me priva di signifi
cato. Essa la pi grande e la pi attiva forza del mondo. Non si pu
essere non-violenti passivamente. Infatti quello di "non-violenza" un
termine che ho dovuto coniare per esprimere il significato profondo
dell'ahimsa. Malgrado la particella negativa "non", non si tratta di una
forza negativa. Nella vita di tutti i giorni siamo circondati da conflitti
e spargimenti di sangue, dall'oppressione di alcuni uomini su altri
uomini. Ma un grande profeta, che molto tempo fa giunse a penetrare
il cuore della verit, dice: non con la lotta e la violenza, ma con la
non-violenza che l'uomo pu COI?piere il suo destino e il suo dovere
nei confronti del suo prossimo. E una forza pi positiva dell'elettri
cit, e pi potente perfino dell'etere. Al centro della non-violenza sta
una forza spontanea. Ahimsa significa "amore" nel senso paolino, e
qualcosa di ancora pi forte dell'"amore" definito da san Paolo, anche
se sono convinto che la bella definizione di san Paolo valida per tutti
gli scopi pratici. Lahimsa include tutto il creato, e non solo il genere
umano. Nella lingua inglese la parola "amore" ha altri significati, e

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dunque sono stato costretto ad utilizzare un termine negativo. Ma


questo, come ho gi detto, non esprime una forza negativa, ma una
forza superiore a tutte le altre forze messe insieme. Una persona che
nella vita riesce a praticare l'ahimsa esercita una forza superiore a tutte
le forze della brutalit.
D.: E questo possibile per qualsiasi individuo?
GANDHI: Certamente. Se la pratica della non-violenza fosse riservata
solo a pochi, dovrei ripudiarla immediatamente.
(Rarijan, 1 4 marzo 1 936) .

6. CARATTERIZZAZIONE DELLA NON-VIOLENZA, QUI CHIAMATA RE


SISTENZA PASSIVA, COME FONDATA SULLA DISPOSIZIONE A SOFFRIRE
ED ESPRIMENTESI NELLA DISOBBEDIENZA CIVILE NON-VIOLENTA.
LETTORE: Deduco che la resistenza passiva una splendida arma per
il debole, ma che quando si forti si possono prendere le armi.
AUTORE: Questo un errore madornale. La resistenza passiva, ossia
la forza dell'anima, una forza invincibile. Essa superiore alla forza
delle armi. Come pu dunque essere considerata soltanto un'arma del
debole? Gli uomini che fanno uso della forza fisica non possiedono il
coraggio che il requisito di chi pratica la resistenza passiva. Credete
che un codardo possa mai disubbidire ad una legge che giudica in
giusta? Gli estremisti sono considerati i sostenitori della forza bruta.
Perch dunque parlano dell'obbedienza alle leggi? Io non li biasimo
per questo. Non potrebbero fare diversamente. Quando riusciranno a
cacciare gli inglesi e saliranno al governo, essi pretenderanno che lei ed
io obbediamo alle loro leggi. E questo coerente con i loro principi.
Ma un seguace della resistenza passiva sosterr che non obbedir ad
una legge che sia contro la sua coscienza anche a costo di essere legato
alla bocca di un cannone e fatto a pezzi. .
Che cosa pensa? In che cosa ci vuole pi coraggio, nel legare altri ad
un cannone e farli a pezzi o nell'avvicinarsi sorridenti ad un cannone
per essere fatti a pezzi? Chi il vero combattente; chi giudica la morte
sempre come un intimo amico o chi decide della morte degli altri? Mi
creda, un uomo privo di coraggio e di umanit non potr mai prati
care la resistenza passiva.
Tuttavia ammetto questo: anche un uomo fisicamente debole pu
opporre tale resistenza. La pu opporre un uomo come possono farlo
milioni di uomini. Possono opporla sia gli uomini che le donne. Essa
non richiede l'addestramento di un esercito; non richiede lo jiu-jitsu.

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I.: unica cosa necessaria il controllo sulla mente, e una volta raggiunto
questo, l'uomo libero come il re della foresta e il suo solo sguardo
fulmina il nemico.
La resistenza passiva una spada a doppio taglio, che pu essere usa
ta in ogni circostanza; essa colpisce colui che ne fa uso e colui contro
cui usata. Senza versare una sola goccia di sangue produce risultati di
enorme portata. Essa non si arrugginisce mai e non pu essere rubata.
I.:emulazione tra coloro che praticano la resistenza passiva non, ha mai
fine. La spada della resistenza passiva non ha bisogno di fodero. E strano
dunque che lei consideri una tale arma soltanto un'arma del debole.
LETTORE: Lei ha detto che la resistenza passiva una particolarit
dell'India. Forse che in India non sono mai stati usati i cannoni?
AUTORE: Evidentemente per lei India significa i suoi pochi principi.
Per me invece significa i milioni di uomini dai quali dipende l'esi
stenza dei principi e quella di noi stessi. I re continueranno sempre
ad usare le loro armi regali. I.:uso della forza radicato in essi. Essi
vogliono comandare, ma coloro che devono obbedire ai loro ordini
sono contro la violenza: e nel mondo questi sono la maggioranza. Essi
acquisteranno o la forza fisica o la forza dell'anima. Se acquisteranno
la prima, sia i governanti che i sudditi diverranno come tanti pazzi; ma
se acquisteranno la forza dell'anima, gli ordini dei governanti non riu
sciranno a superare la punta delle loro spade, poich il vero uomo non
si cura degli ordini ingiusti. I contadini non sono mai stati sottomessi
dalla spada e non temono l'uso di essa da parte di altri. Un popolo
grande quando poggia la testa sulla morte come su un cuscino. Coloro
che sfidano la morte sono liberi da ogni paura. Per coloro che sono
preda del fascino illusorio della forza bruta questo quadro non esa
gerato. Il fatto che in India il popolo nel suo complesso ha in genere
usato la resistenza passiva in tutti i campi della vita. Noi cessiamo di
collaborare con i nostri governanti quando le loro azioni ci sembrano
ingiuste. Questa la resistenza passiva.
Ricordo un caso in cui, in un piccolo principato, gli abitanti di
un villaggio ritennero ingiusto un ordine emanato dal principe. Essi
cominciarono immediatamente ad abbandonare il villaggio. Il prin
cipe divenne nervoso, si scus con i suoi sudditi e revoc l'ordine. In
India possono essere trovati numerosi esempi di questo genere. Un
vero governo indipendente realizzabile solo se la resistenza passiva
sar la forza che guider il popolo. Qualsiasi altro ordinamento un
ordinamento estraneo al popolo indiano.
(Hind Swaraj or Indian Home Rule, cap. XVII) .
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7. DIFFERENZA TRA SATYAGRAHA E RESISTENZA PASSIVA. SIGNIFICA


TO DEL TERMINE SATYAGRAHA. ( DALLA DICHIARAZIONE FATTA DA
GANDHI ALLA COMMISSIONE HUNTER) 6
Negli ultimi trenta anni ho predicato e praticato il satyagraha. So
no giunto alla conclusione che i principi del satyagraha costituiscono
un'evoluzione graduale.
Il termine satyagraha stato coniato da me in Sud Mrica per de
finire la forza che in quel paese gli indiani utilizzarono per ben otto
anni, e fu coniato con lo scopo di distinguere tale forza dal movimen
to che allora si andava sviluppando in Inghilterra e in Sud Mrica con
il nome di Resistenza Passiva.
Il suo significato profondo l'adesione alla verit, e dunque la forza
della verit. Lo ho definito anche forza dell'amore o forza dell'anima.
Nell'applicazione del satyagraha ho scoperto fin dai primi momen
ti che la ricerca della verit non ammette l'uso della violenza contro
l'avversario, ma che questo deve essere distolto dall'errore con la pa
zienza e la comprensione. Infatti ci che sembra la verit ad uno pu
sembrare un errore ad un altro. E pazienza significa disposizione a
soffrire. Dunque il senso della dottrina la difesa della verit attuata
non infliggendo sofferenze all'avversario ma a se stessi.
Ma in campo politico la lotta per il bene del popolo consiste soprat
tutto nell'opporsi all'errore nella forma delle leggi ingiuste. Quando
non si riusciti a convincere il legislatore dell'errore attraverso pe
tizioni e cose del genere, l'unica strada che rimane aperta, se non ci
si vuole sottomettere all'ingiustizia, di costringerlo a cedere con la
forza o di soffrire nella propria persona esponendosi alla punizione per
la violazione della legge. Per questo satyagraha per la maggior parte
della gente significa Disobbedienza Civile o Resistenza Civile. civile
perch non criminale.
Il criminale viola la legge furtivamente, e cerca di evitare la punizione;
del tutto differente invece il comportamento di colui che pratica la
resistenza civile. Questo obbedisce sempre alle leggi dello stato cui ap
partiene, non per paura delle punizioni ma perch le considera utili al
benessere della societ. Ma si verificano alcuni casi, generalmente rari,
in cui egli considera alcune leggi ingiuste e l'obbedienza ad esse un di
sonore. Egli dunque apertamente e civilmente viola queste leggi e sop
porta con pazienza la punizione che gli viene inflitta per tale violazione.
E per manifestare la sua protesta contro l'azione dei legislatori egli pu
rifiutare la sua collaborazione allo stato, disobbedendo anche ad altre
leggi la cui violazione non implica un comportamento immorale.

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------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

A mio parere la bellezza e l'efficacia del satyagraha sono grandiose,


e la dottrina cosi semplice da poter essere insegnata anche ad un
bambino. In Sud Africa l'ho predicata a migliaia di uomini, donne e
bambini indiani, con eccellenti risultati.
(Young India, 1 4 gennaio 1 920) .

8. ANCORA SULLA DIFFERENZA TRA SATYAGRAHA


E RESISTENZA PASSIVA.
Non ho idea di quando l'espressione resistenza passiva >> sia stata
usata per la prima volta in inglese e da chi. Ma in Inghilterra, ogni
volta che una piccola minoranza non approva una legge, ritenendola
ingiusta, invece di ribellarsi sceglie la via passiva o pi moderata di
non sottomettersi alla legge e di esporsi alle punizioni che la viola
zione della legge comporta. Quando il parlamento inglese approv
l'Education Act, alcuni anni fa, i non-conformisti usarono lo stru
mento della resistenza passiva sotto la direzione del dottor Cliffo rd. Il
grande movimento delle donne inglesi per il diritto di vo,to anch'esso
conosciuto come un movimento di resistenza passiva. E in relazione
a questi due esempi che Mr Hosken ha definito la resistenza passiva
un'arma dei deboli o di chi privo del diritto di voto. Il dottor Clif
ford e i suoi amici avevano il diritto di voto, ma essendo una mino
ranza nel parlamento inglese non potevano impedire l'approvazione
dell'Education Act. Essi cio erano deboli di numero. Non che fossero
contrari all'uso delle armi per il raggiungimento dei loro fini, ma non
avevano alcuna speranza di avere la meglio ricorrendo alle armi. Inol
tre in una nazione civile il continuo ricorso alle armi per garantire i
diritti dei cittadini si ritorcerebbe contro i suoi stessi fini. Per questo
alcuni non-conformisti si sarebbero opposti a ricorrere alle armi anche
se ve ne fosse stata la possibilit. I suffragisti non avevano il diritto di
voto. Essi erano deboli sia come numero che fisicamente. Il loro caso
ha dunque avvalorato le osservazioni di Mr Hosken. Ma il movimento
suffragista non rifuggiva dall'uso della forza fisica. Alcuni suffragisti
incendiarono degli edifici e assalirono perfino delle persone. Io penso
che essi non abbiano mai voluto uccidere nessuno, ma erano pronti a
picchiare le persone quando se ne presentava l'occasione, e anche fino
al punto di far loro parecchio del male. . .
. . . Il satyagraha la forza dell'anima pura e semplice, e i n tutte le
circostanze quanto pi vi spazio per l'uso delle armi o della forza
fisica o della forza bruta, tanto meno possibilit di esprimersi ha la

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------ GANDHI ------

forza dell'anima. A mio parere si tratta di forze del tutto antagoniste,


e mi sono reso conto di tale antagonismo fin dal primo momento che
scoprii il satyagraha.
Non ci soffermeremo a discutere se queste opinioni sono giuste o
sbagliate. Quello che interessa qui unicamente di rilevare la distin
zione tra resistenza passiva e satyagraha, e abbiamo visto che esiste una
grande e fondamentale differenza tra le due cose. Se, non compren
dendo tale differenza, coloro che si professano seguaci della resistenza
passiva o del satyagraha credono che le due cose siano uguali, posso
no essere danneggiate entrambe le dottrine e possono derivarne gravi
conseguenze. Il risultato del fatto che noi in Sud Africa abbiamo usato
l'espressione resistenza passiva non stato di ottenere l'ammirazione
della gente e di vederci attribuito il coraggio e lo spirito di sacrificio
dei suffragisti; al contrario, siamo stati identificati con il pericolo per
la propriet e le persone che i suffragisti rappresentavano, e perfino
un generoso amico come Mr Hosken ci ha giudicato dei deboli. La
forza della suggestione tale che un uomo finisce per diventare quello
che crede di essere. Se noi continuiamo a credere e a lasciar credere
che siamo deboli e disperati e che per questo che pratichiamo la
resistenza passiva, la nostra resistenza non ci render mai forti e alla
prima occasione abbandoneremo la resistenza passiva come un'arma
del debole. D'altra parte se siamo seguaci del satyagraha e pratichiamo
il satyagraha credendoci forti, da ci derivano due chiare conseguenze.
Coltivando l'idea della forza noi diventeremo ogni giorno pi forti.
E con l'aumento della nostra forza anche il nostro satyagraha diverr
pi efficace e noi non avremo mai la tentazione di rinunciare ad esso.
Inoltre, mentre nella resistenza passiva non vi spazio per l'amore,
al contrario nel satyagraha non vi posto per l'odio, che anzi co
stituisce la negazione del suo principio fondamentale. Mentre nella
resistenza passiva l'uso delle armi concepito qualora si presenti una
situazione favorevole, nel satyagraha l'uso della forza fisica proibito
anche nelle circostanze pi favorevoli. La resistenza passiva spesso
considerata come una preparazione all'uso della forza, mentre il satya
graha non pu mai essere utilizzato in tal modo. La resistenza passiva
pu essere praticata parallelamente all'uso delle armi. Il satyagraha e
la forza bruta invece, essendo l'uno la negazione dell'altra, non pos
sono mai essere uniti. Il satyagraha pu essere praticato nei confronti
delle persone pi vicine e pi care; la resistenza passiva non pu mai
essere esercitata nei confronti di tali persone a meno che queste non
abbiano cessato di essere care e siano divenute oggetto di odio. Nella

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------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

resistenza passiva sempre presente l'idea di molestare la parte avversa


e la contemporanea disposizione a sopportare le sofferenze che da tale
azione conseguono; al contrario nel satyagraha non vi la pi lontana
idea di arrecare danno all'avversario. Il satyagraha postula la conquista
dell'avversario attraverso la sofferenza nella propria persona.
(Satyagraha in South A.frica, pp. 1 1 2- 1 4) .

9 TRA CODARDIA E VIOLENZA SCEGLIERE LA SECONDA. MA LA


NON-VIOLENZA INFINITAMENTE SUPERIORE ALLA VIOLENZA.
CARATTERIZZAZIONE DELLA NON-VIOLENZA.
Credo che nel caso in cui l'unica scelta possibile fosse quella tra la
codardia e la violenza, io consiglierei la violenza. Ad esempio quando
mio figlio maggiore mi chiese quello che avrebbe dovuto fare se fosse
stato presente quando nel 1 908 fui aggredito e quasi ucciso 7, se avreb
be dovuto fuggire e vedermi uccidere oppure avrebbe dovuto usare
la sua forza fisica, come avrebbe potuto e voluto, e difendermi, io gli
risposi che sarebbe stato suo diritto difendermi anche facendo ricor
so alla violenza. In base a questo stesso principio ho partecipato alla
guerra contro i boeri8, alla cosiddetta ribellione degli zulu9 e all'ultima
guerra. E sempre per questo stesso principio mi sono dichiarato favo
revole all'addestramento militare di coloro che credono nel metodo
della violenza. Preferirei che l'India ricorresse alle armi per difendere
il suo onore piuttosto che, in modo codardo, divenisse o rimanesse
testimone impotente del proprio disonore.
Tuttavia sono convinto che la non-violenza infinitamente supe
riore alla violenza, che il perdono cosa pi virile della punizione. La
clemenza nobilita il soldato. Ma si ha vera clemenza soltanto quando
esiste il potere di pun !re; essa priva di senso quando proviene da una
creatura impotente. E difficile che un topo perdoni un gatto men
tre viene fatto a pezzi da questo. Perci io comprendo i sentimenti
di coloro che chiedono la giusta punizione del generale Dyer10 e dei
suoi pari. Essi lo farebbero a pezzi, se potessero. Ma io non credo che
l'India sia una nazione impotente. E non credo che io sia una creatura
impotente. Voglio soltanto usare la forza dell'India e la mia per un
fine migliore.
Non vorrei essere frainteso. La forza non deriva dalla capacit fisica.
Essa deriva da una volont indomabile. Un qualsiasi zulu fisicamente
sarebbe pi che in grado di affrontare un inglese. Ma egli fugge anche
davanti ad un ragazzo inglese, perch ha paura della pistola del ragazzo

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------ GANDHI ------

o di coloro che potrebbero usarla per lui. Malgrado il suo aspetto im


ponente, egli teme la morte e non ha coraggio. Noi in India prima o
poi comprenderemo che non possibile che centomila inglesi incuta
no timore a trecento milioni di esseri umani. E il perdono significher
il riconoscimento della nostra forza. Un illuminato perdono produrr
in noi sicuramente una potente ondata di forza, che render impossi
bile ad un Dyer o a un Frank Johnson di ricoprire di ingiurie un'India
remissiva. Per me non ha molta importanza che per il momento le mie
opinioni non vengano ascoltate. Ci sentiamo troppo calpestati per
non essere infuriati e desiderosi di vendetta. Ma non posso fare a me
no di affermare che l'India pu ottenere di pi rinunciando al diritto
di punire. Abbiamo un compito migliore da svolgere, una missione
migliore da compiere nel mondo.
Non sono un visionario. Sostengo di essere un idealista pratico. La
religione della non-violenza non concepita soltanto per i rishis e i
santi. Essa concepita anche per la gente comune. La non-violenza
la legge della nostra specie come la violenza la legge dei bruti. Lo
spirito nel bruto addormentato, ed egli non conosce altra legge che
la forza fisica . La dignit dell'uomo richiede l'obbedienza ad una legge
pi elevata, alla forza dello spirito. .
Mi sono risolto dunque a riproporre all'India l'antica legge dell'au
to-sacrificio. Infatti il satyagraha e ci che da esso deriva, la non-col
laborazione e la resistenza civile, non sono altro che nuovi nomi per
indicare la legge della sofferenza. I rishis che, in mez ro alla violenza,
scoprirono la legge della non-violenza furono dei geni pi grandi di
Newton. E furono anche dei guerrieri pi grandi di Wellington. Aven
do conosciuto l'uso delle armi, essi compresero la sua inutilit, e inse
gnarono ad un mondo stanco che la sua salvezza non era nella violenza
ma nella non-violenza.
La non-violenza nella sua dimensione dinamica significa sofferen
za cosciente. Essa non significa docile sottomissione alla volont del
malvagio, ma significa l'impiego di tutte le forze dell'anima contro la
volont del tiranno. Agendo guidati da questa legge, possibile anche
ad un solo individuo sfidare l'intera potenza di un impero ingiusto per
salvare il proprio onore, la propria religione e la propria anima, e porre
le basi per il crollo o la rigenerazione di tale impero.
Dunque io non sostengo che l'India deve praticare la non-violenza
perch debole. Voglio che essa pratichi la non-violenza cosciente
della propria forza e della propria potenza. Per arrivare a comprendere
la propria forza non necessario nessun addestramento alle armi. Ci

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------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

sembra di averne bisogno perch pensiamo di essere soltanto un am


masso di carne. lo voglio che l'India acquisti la coscienza di sollevarsi
trionfalmente sopra qualsiasi debolezza fisica e sfidare l'unione della
forza materiale del mondo intero. Che cosa rappresenta Rama, un
semplice essere umano, con il suo esercito di scimmie, che si impegna
nella lotta contro la forza insolente di Ravana, dalle dieci teste, che
circondato da ogni lato dalle acque vorticose di Lomka, appariva in
vincibile? Non rappresenta forse la vittoria della forza spirituale sulla
potenza fisica} Tuttavia, essendo un uomo pratico, io non penso si
debba aspettare fino a che l'India prenda coscienza della possibilit
di praticare la vita spirituale nel mondo politico. Llndia si considera
impotente e paralizzata di fronte alle mitragliatrici, i carri armati e gli
aerei degli inglesi, e pratica la non-collaborazione come conseguenza
della sua debolezza. Se praticata da un numero sufficiente di persone
tuttavia la non-collaborazione condurr allo stesso fine, cio alla libe
razione dell'India dal peso schiacciante dell'ingiustizia inglese.
La non-collaborazione come io la intendo, non pu essere pratica
ta parallelamente alla violenza. Tuttavia invito anche i fautori della
violenza a tentare la via di questa pacifica non-collaborazione. Essa
non fallir per una sua intrinseca debolezza; al contrario potr fallire
se ad essa si avranno scarse adesioni. E tale fallimento sar causa di
un grave pericolo. Gli uomini nobili d'animo, che non sono capaci
di sopportare pi a lungo l'umiliazione nazionale, vorranno sfogare
la loro collera. Essi ricorreranno alla violenza. E, a quanto mi dato
di vedere, periranno senza riuscire a liberare se stessi e il loro paese
dall'ingiustizia. Se l'India accoglie la dottrina della spada, potr otte
nere una vittoria momentanea. Ma in tal caso l'India cesser di essere
l'orgoglio del mio cuore. lo sono devoto all'India perch devo tutto ad
essa. Credo fermamente che essa abbia una missione da compiere nel
mondo. Essa non destinata a copiare ciecamente l'Europa. Quando
l'India accetter la dottrina della spada, sar per me il momento di
essere chiamato in giudizio. Spero di non venir trovato colpevole. La
mia religione non ha limiti geografici. Se avr una completa fede in
essa, essa superer il mio amore per l'India. La mia vita consacrata
al servizio dell'India attraverso la religione della non-violenza, che io
credo sia la radice dell'induismo.
(Young India, 1 1 agosto 1 92 0).

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------ ,GAN DHI ------

IO. LA VIOLENZA MORALMENTE CATTIVA


MA LA CODARDIA PEGGIORE.
Molti lettori mi chiedono se nella violenza da me permessa pos
sono essere incluse varie cose che essi menzionano. Strano a dirsi tutte
le le ttere che ho rice vuto a tale proposito sono scritte in inglese ! Se
gli autori delle lettere leggeranno il mio articolo comprenderanno im
mediatamente perch non posso rispondere alle loro domande. Non
sono in grado di rispondere probabilmente per il semplice fatto che
non ho mai praticato la violenza. Soprattutto non ho mai considerato
la violenza come una cosa permessa. Ho semplicemente distinto tra il
coraggio e la codardia. I.: unica cosa lecita la non-violenza. La violenza
non pu mai essere lecita nel senso che io intendo, ossia non rispetto
alla legge fatta dall'uomo ma rispetto alla legge fatta dalla natura per
l'uomo. Tuttavia, sebbene la violenza non sia lecita, quando viene usata
per autodifesa o a protezione degli indifesi essa un atto di coraggio , di
gran lunga migliore della codarda sottomissione. Quest'ultima non re
ca beneficio a nessun uomo e a nessuna donna. Nella violenza esistono

molti gradi e variet di coraggio. Ciascun uomo deve saperli giudicare


da solo. Nessun altro pu farlo o ha il diritto di farlo al suo posto.
(Harijan, 27 ottobre 1 94 6) .

I I. SATYAGRAHA AL SERVIZIO D I UNA CAUSA INGIUSTA IMPOSSIBI


LE. SATYAGRAHA ESCLUDE LA VIOLENZA SOTTO OGNI FORMA.
impossibile praticare il satyagraha al servizio di una causa ingiu
sta. La pratica del satyagraha al servizio di una causa giusta vana se
gli uomini che la abbracciano non sono decisi e capaci di lottare e
soffrire fino in fondo; e il minimo uso della violenza spesso provoca la
sconfitta di una causa giusta. Il satyagraha esclude l'uso della violenza
sotto ogni aspetto e forma, sia nel pensiero, che nelle parole, che nelle
azioni. Una causa giusta, una capacit infinita di sofferenza e il com
pleto ripudio della violenza fanno della vittoria una certezza.
(Young India, 27 aprile 1 92 1 ) .

!2. LA NON-VIOLENZA COMPATIBILE CON L'APPOGGIO DELLA


VIOLENZA DI CHI NON CREDE NELLA NON-VIOLENZA, QUANDO
LA VIOLENZA IMPIEGATA AL SERVIZIO DI UNA CAUSA GIUSTA.
Ho notato che spesso le persone deboli invocano a giustificazione
delle loro azioni la fede nel Congresso o nei principi da me predicati,

24
------- TEORIA E P RATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

quando, a causa della loro codardia, si rivelano incapaci di difende


re il loro onore e quello di coloro che avrebbero dovuto proteggere.
Ricordo un incidente a wenuto vicino a Bettiah, quando la non-col
laborazione era al suo apice. Erano state saccheggiate le case di alcuni
abitanti di un villaggio. Questi erano fuggiti lasciando le mogli, i figli
e i parenti alla merc dei saccheggiatori. Quando io li rimproverai per
la codardia che avevano dimostrato non compiendo il loro dovere, essi
impudentemente si appellarono alla dottrina della non-violenza. Io
denunciai pubblicamente la loro condotta e a ffermai che la mia non
violenza giustificava pienamente la violenza usata da coloro che non
credevano nella non-violenza e che erano chiamati a difendere l'onore
delle loro donne e dei loro bambini. La non-violenza non una giusti
ficazione per il codardo, ma la suprema virt del coraggioso. La pra
tica della non-violenza richiede molto pi coraggio della pratica delle
armi. La codardia assolutamente incompatibile con la non-violenza.
Il passaggio dalla pratica delle armi alla non-violenza possibile, e a
volte perfino facile. La non-violenza dunque presuppone la capacit
di colpire. Essa un cosciente e volontario freno imposto alla propria
volont di vendetta. Ma la vendetta sempre superiore alla passiva,
imbelle e impotente sottomissione. Il perdono per ancora superio
re. Anche la vendetta sintomo di debolezza. Il desiderio di vendetta
deriva dalla paura dell'offesa, immaginaria o reale. Un cane abbaia e
morde quando ha paura. Un uomo che non teme nessuno al mondo
giudica inutile perfino adirarsi contro chi cerca invano di arrecargli
offesa. Il sole non si vendica dei bambini che gli gettano contro la
polvere. Essi in realt non fanno che arrecar danno a se stessi.
(Young India, 12 agosto 1 92 6) .

IJ. SUPERIORIT DELLA NON-VIOLENZA SULLA VIOLENZA


IN QUANTO LA SECONDA ABBRUTISCE.
Il professar Timur, dell'Islamia College di Peshawar scrive:
Il mondo le debitore per avergli rivelato, in questi tempi difficili, i
valori nascosti della non-violenza. I..: esperimento che lei intende com
piere di difendere l'India contro l'aggressione straniera senza ricorrere
alle armi sar il pi au dace esperimento morale di tutti i tempi. I ri
sultati possibili sono due. Da un lato possibile che la coscienza degli
invasori sia risvegliata dall'amore degli invasi e che essi si pentano del
la loro colpa. D'altro lato anche possibile che gli orgogliosi invasori
interpretino la non-violenza come un se gno di debolezza materiale

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------ GAND H I ------

e di decadenza, e si convincano che giusto soggiogare, opprimere


e sfruttare un popolo debole. Questa la dottrina di Nietzsche, che
viene messa in pratica da Hitler. La conquista di chi materialmente
forte ai danni di chi materialmente debole causa di gravi rovine.
Pochi membri della nazione conquistata, dotati di grande forza di vo
lont, possono rifiutare di obbedire ai conquistatori, ma la grande
maggioranza si sottomette sempre e adotta un atteggiamento servile
per difendere la propria vita. E tra questa maggioranza possono esservi
anche grandi scienziati, filosofi e artisti. Non sempre infatti dato di
trovare nella stessa persona il genio e la forza morale. I .:uomo forte
non ha bisogno di armi per difendere la sua libert. Egli sacrifica il suo
cor po per salvare la sua anima. Tali uomini tuttavia sono pochi e isola
ti. E la maggioranza debole che ha bisogno di protezione. II problema
come proteggerla con metodi non-violenti. Questa la difficolt rea
le che ogni patriota incontra quando pensa di adottare la non-violenza
in difesa del proprio paese.
Spero che vorr essere tanto gentile da far luce su questo punto in
uno dei prossimi numeri dell"'Harijan".
La maggioranza debole ha senza dubbio bisogno di protezione. Se
tutti fossero soldati dell'ahimsa o dell'himsa, non ci verrebbe richiesto
di trattare tali problemi su queste colonne. Vi sempre una maggio
ranza debole che avrebbe bisogno di protezione contro l'ingiustizia
dell'uomo. Sappiamo quale il metodo tradizione di garantire tale
protezione. Il nazismo ne il naturale prodotto. E la risposta ad un
determinato bisogno. Un terribile torto arbitrariamente perpetrato ai
danni di un'intera nazione chiedeva riparazione. E Hitler si sollevato
a vendicarlo. Qualunque sia l'esito finale della guerra, la Germania
non sar umiliata una seconda volta. I .:u manit non sopporter un
secondo oltraggio. Ma cercando di vendicare il torto con il metodo
sbagliato della violenza, portato quasi alla sua perfezione, Hitler ha
brutalizzato non solo i tedeschi ma una larga parte dell'umanit. E
ancora non si giunti al termine di tutto ci. Infatti l'Inghilterra,
finch continuer a seguire il metodo tradizionale, dovr imitare i me
todi nazisti se vorr opporre una resistenza efficace. Dunque illogico
risultate del metodo violento quello di brutalizzare sempre di pi
l'uomo, compresa la maggioranza deb ole. Quest'ultima infatti deve
fornire ai suoi difensori la necessaria collaborazione.
Ora si immagini la stessa maggioranza difesa con il metodo del
la non-violenza. Questo, non ammettendo volgarit, n inganno, n
malizia, aumenta necessariamente la forza morale dei difensori. Si

26
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

avrebbe quindi un corrispondente aumento della forza morale della


maggioranza debole che viene difesa. Si avrebbe senza dubbio una
differenza di livello, ma non di sostanza.
Ma le difficolt sorgono quando si affronta il problema dei modi e
dei mezzi con cui praticare il metodo non-violento. Praticando l'altro
metodo non si hanno difficolt a procurarsi il materiale umano. Perci
questa via sembra facile. Nel reclutare i difensori non-violenti invece
si deve scegliere e selezionare. Non si possono comprare con il danaro.
Il processo non-violento del tutto differente da quello comunemente
noto. Posso dire soltanto che la mia esperienza di mezw secolo di or
ganizzazione dell'azione non-violenta mi d speranza per il futuro. La
non-violenza ha avuto notevoli successi nella protezione della mag
gioranza debole . Ma mezzo secolo non nulla per la scoperta delle
possibilit nascoste di questa forza e per la loro utilizzazione. Perci
coloro che, come l'autore della lettera, sentono di condividere i meto
di della non-violenza devono, a secondo delle loro capacit e delle loro
possibilit, partecipare alla loro sperimentazione. Questa entrata in
una fase quanto mai interessante, anche se al tempo stesso estrema
mente difficile. lo stesso sto navigando in acque inesplorate, che devo
continuamente scandagliare con attenzione. Le difficolt tuttavia mi
temprano per la lotta.
(Harijan, 1 1 agosto 1 940) .

1 4. SULLA QUASI NON-VIOLENZA DEI POLACCHI


NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, E CARATTERIZZAZIONE
DELLA NON-VIOLENZA O AHIMSA.
Se, come lei ha detto, la resistenza polacca all'invasione tedesca
fu quasi non-violenta, e dunque lei sembrerebbe approvarla, perch
in disaccordo con la risoluzione di Wardha della Commissione di
Lavoro? 1 1
Chiaramente, - disse Gandhi, - non vi nessuna analogia tra i
due casi. Se un uomo combatte con la spada da solo contro un'orda
di briganti armati fino ai denti, io dico che combatte in modo quasi
non-violento. Non ho forse detto alle nostre donne che se in difesa
del loro onore avessero usato le unghie e i denti o anche la spada, avrei
considerato la loro condotta non-violenta? La donna non conosce la
distinzione tra himsa e ahimsa. Essa agisce istintivamente. Supponete
che un topo lottando contro un gatto tentasse di resistere mordendo
il gatto: chiamereste quel topo violento? Parimenti, la condotta dei

27
------ GANDHI ------

polacchi, che resistettero valorosamente contro le orde tedesche, supe


riori per numero, armamento e potenza, fu quasi non-violenta. Non
esito a ribadire questa affermazione. Ma si deve dare il giusto valore
alla parola "quasi". Noi in India siamo 400 milioni. Se organizziamo
un grande esercito e ci prepariamo a combattere l'aggressione stranie
ra, come possiamo pensare di definirci quasi non-violenti, se non ad
dirittura non-violenti? I polacchi furono colti di sorpresa dal modo in
cui il nemico si avvent su di loro. Al contrario, quando noi parliamo
di preparazione militare intendiamo prepararci a far fronte a qualsiasi
scontro violento con una violenza superiore. Se l'India decidesse di
prepararsi in tale direzione essa diverrebbe la pi grande minaccia per
la pace mondiale. Poich, nel caso imboccassimo tale via, dovremmo
anche scegliere la via dello sfruttamento come le nazioni europee.
(Harijan)), 25 agosto 1 940) .

I 5. IMPOSSIBILIT DI USARE LA NON-VIOLENZA DA PARTE


DI COLORO CHE NON HANNO CORAGGIO E ALTRI PRESUPPOSTI
DELL' IMPIEGO DEL SATYAGRAHA.
Il termine resistenza passiva non adatto a definire l'attivit della
comunit indiana degli ultimi otto anni. La definizione indiana di
tale attivit in inglese pu essere resa con l'espressione Forza della Ve
rit. Credo che Tolstoj abbia usato anche i termini Forza dell'Anima o
Forza dell'Amore, che sono anch'essi appropriati. Portata al suo limite
estremo questa forza non ha bisogno di nessun aiuto economico o
materiale di qualsiasi genere, e anche nella sua fase elementare non ha
bisogno di nessun tipo di forza fisica o di violenza. Infatti la violenza
la negazione di questa grande forza spirituale che pu essere coltivata
e posseduta soltanto da coloro che ripudiano completamente la vio
.
lenza. E una forza che pu essere usata tanto dagli individui quanto
dalle comunit. Essa pu essere usata sia negli affari politici che nelle
questioni personali. La sua applicabilit universale una dimostra
zione della sua efficacia e della sua invincibilit. Essa pu essere usata
dagli uomini come dalle donne e dai bambini. completamente falso
che si tratta di una forza che i deboli devono usare finch non sono in
grado di rispondere alla violenza con la violenza. Questo travisamento
deriva dalla inesattezza del termine con cui di solito viene indicata in
inglese. impossibile per coloro che si reputano deboli usare questa
forza. Soltanto coloro che comprendono che nell'uomo esiste qual
cosa di superiore alla natura bruta che in lui, e che quest'ultima
sempre costretta a cedere a questo qualcosa, possono realmente pra-

28
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

ticare la resistenza passiva. Questa forza per la violenza e dunque


per ogni tirannia e ogni ingiustizia quello che la luce per le tenebre.
In politica il suo uso basato sull'immutabile principio che possi
bile governare un popolo soltanto fino a che questo consente, con
sciamente o inconsciamente, ad essere governato. Noi nel Transvaal
non volevamo essere governati in base all'Asiatic Act del 1 90712, e
la legge si dovuta scontrare con questa poderosa forza. Avevamo di
fronte due strade: ricorrere alla violenza quando ci veniva ingiunto di
sottometterei alla legge o subire le pene previste dalla legge, e in tal
modo dare prova della nostra forza morale per un periodo abbastanza
lungo da riuscire a guadagnarci la comprensione dei governanti e dei
legislatori. Abbiamo impiegato molto tempo ad ottenere quello per
cui ci battevamo. Questo perch la nostra resistenza passiva non era
completa. Non tutti coloro che praticano la resistenza passiva com
prendono appieno il valore di questa forza, n abbiamo uomini che
si astengono dalla violenza sempre con completa convinzione. I.: uso
di questa forza richiede l'adozione della povert, nel senso che si deve
essere indifferenti di possedere o meno i mezzi per nutrirei e vestirei.
Nel corso della lotta passata non tutti i seguaci della resistenza passiva,
se non addirittura nessuno, erano disposti a spingersi fino a tal punto.
Alcuni inoltre praticavano la resistenza passiva nel senso letterale del
termine. Lottavano senza alcuna convinzione, spesso per motivi non
del tutto chiari, meno spesso con scopi impuri. Alcuni addirittura, nel
corso della lotta avrebbero fatto volentieri ricorso alla violenza, se non
vi fosse stato un rigoroso controllo. Per questo la lotta si prolunga
ta; al contrario infatti l'uso completo della forza dell'anima, nella sua
forma perfetta, reca dei benefici immediati. Per giungere a ci asso
lutamente necessaria una prolungata educazione dell'anima, in modo
che colui che pratica in modo perfetto la resistenza passiva sia, se non
completamente, quasi un uomo perfetto. Non tutti possiamo diven
tare dall'oggi al domani degli uomini perfetti, ma se ci che io credo
giusto - ed io so che giusto - tanto maggiore diventer in noi lo
spirito di resistenza passiva, tanto migliori diventeremo come uomini.
Credo dunque che l'utilit della resistenza passiva sia indiscutibile, ed
essa una forza che, se diverr universale, rivoluzioner tutti gli ideali
sociali e sconfigger il dispotismo e il sempre crescente militarismo
da cui le nazioni occidentali sono flagellate e quasi condotte alla rovi
na - quel militarismo che minaccia di sommergere anche le nazioni
orientali. Se la lotta passata ha prodotto anche pochi indiani disposti
a dedicarsi al compito di giungere a praticare la resistenza passiva nel-

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------ GAND H I ------

la forma pi perfetta possibile, questi non solo arrecheranno benefi


cio a se stessi nel vero senso della parola, ma arrecheranno beneficio
all' umanit nel suo complesso. Vista in questo modo l'educazione alla
resistenza passiva la migliore e pi nobile educazione. Essa deve esse
re impartita ai bambini prima ancora della normale educazione. Non
si vorr negare infatti che un bambino prima di iniziare a scrivere
e a conoscere il mondo debba sapere che cosa l'anima, che cosa
la verit, che cosa l'amore, e quali forze siano latenti nell'anima.
Dovrebbe essere essenziale per una vera educazione che un bambino
imparasse che nella lotta della vita si pu facilmente sconfiggere l'odio
con l'amore, il falso con la verit e la violenza con la sofferenza.
( Young India>>, 3 novembre 1 927) .

30
II. Fini e mezzi

a} Verit e ahimsa.

I. CARATTERIZZAZIONE DEL SATYAGRAHA


COME RICERCA DELLA VERIT.
Nell'applicazione del satyagraha ho scoperto fin dalle prime fasi che
la ricerca della verit non ammette l'uso della violenza nei confron ti
dell'avversario, ma richiede che questo venga distolto dall'errore con
la pazienza e la comprensione. Infatti ci che sembra vero ad una
persona pu sembrare errato ad un'altra. E la pazienza significa soffe
renza. La dottrina in tal modo assume la caratteristica di difesa della
verit, non attraverso la sofferenza dell'avversario ma attraverso la pro
pria sofferenza.
(Young India, novembre 1 9 1 9) .

2. VERIT DIO. AHIMSA I L SOLO MEZZO PER REALIZZARE


=

LA VERIT. LA VERIT E L'AHIMSA IMPLICANO


L'IDENTIFICAZIONE CON OGNI ESSERE VIVENTE.
Una lunga esperienza mi ha convinto che non vi altro Dio che la
Verit. E se ogni pagina di questo libro 13 non fa intendere al lettore che
il solo mezzo per la realizzazione della Verit l' ahimsa, dovr giudica
re vana tutta la fatica spesa nello scrivere quest'opera. E, anche se i miei
sforzi in tal senso dovessero rivelarsi privi di risultati, sappia il lettore
che la colpa non sta nel grande principio ma in colui che ha vol uto far
sene veicolo. Infatti, per quanto sinceri possono essere stati i miei sforzi

31
----- GAN D H I -----

di seguire l' ahimsa, questi sono stati ancora imperfetti e insufficienti.


I piccoli e fugaci barlumi di verit che sono stato in grado di cogliere
possono difficilmente dare l'idea dello splendore della verit, un milio
ne di volte pi intenso di quello del sole che noi vediamo ogni giorno
con i nostri occhi. In realt quello che io ho colto soltanto il pi tenue
raggio di quel possente fulgore. Ma in base a tutta la mia esperienza
posso dire con certezza questo, che una visione perfetta della verit pu
derivare soltanto da una completa realizzazione dell' ahimsa.
Per vedere faccia a faccia l'universale e onnipresente Spirito della
Verit si deve essere in grado di amare il pi infimo degli esseri creati
come se stessi. E un uomo che aspira a ci non pu permettersi di
_
estraniarsi da nessun campo di attivit umane. E per questo che la
mia devozione alla Verit mi ha condotto alla politica; e posso dire
senza alcuna esitazione, anche se con assoluta umilt, che coloro che
affermano che la religione non ha nulla a che fare con la politica non
sanno che cosa significa religione.
I.: identificazione con ogni essere vivente impossibile senza au
to-purificazione; senza auto-purificazione l'osservanza della legge
dell' ahimsa rimane un vuoto sogno; Dio non potr mai essere realiz
zato da chi non ha un cuore puro. Auto-purificazione deve significare
purificazione in tutti i campi della vita. E poich la purificazione
fortemente contagiosa, la purificazione di un individuo porta necessa
riamente alla purificazione di coloro che lo circondano.
Ma la strada della p urificazione difficile e impervia. Per raggiunge
re la perfetta purezza si deve divenire assolutamente liberi da passioni
nei pensieri, nelle parole e nelle azioni; ci si deve sollevare al di sopra
del dissidio tra amore e odio, tra attrazione e repulsione. lo so di non
avere ancora in me questa t!iplice purezza, malgrado gli incessanti
sfo rzi fatti per raggiungerla. E per questo che la lode del mondo non
mi gradita, anzi molto spesso mi infastidisce. Vincere le passioni
sottili mi sembra di gran lunga pi difficile che conquistare il mondo
con la forza delle armi. Da quando sono tornato in India ho avuto
una continua esperienza delle passioni assopite che si celano dentro di
me. Questa scoperta mi ha fatto sentire umiliato, ma non sconfitto. Le
esperienze e i tentativi fatti mi hanno sostenuto e mi hanno arrecato
grande gioia. Ma so di avere ancora davanti a me una strada difficile
da percorrere. Devo ridurre me stesso a zero. Finch un uomo non si
pone di propria spontanea volont ultimo tra i suoi simili, per lui non
c' salvezza. I.:ahimsa il culmine dell'umilt.
(Autobiography, pp. 370-7 1 ) .
32
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

3 SUL CONCETTO DI VERIT-DIO E SULLE DIVERSE VIE AD ESSA.


La parola Satya (verit) deriva da S t, che significa essere. Nella
realt nulla o esiste tranne la verit. E per questo che Sat o Verit
forse il nome pi giusto da dare a Dio. Infatti pi corretto dire che la
Verit Dio che non che Dio la Verit. Ma poich non possiamo fare
a meno di un sovrano o di un generale, definizioni di Dio come <<Re
dei Re o <<Onnipossente>> sono e rimarranno di uso corrente. Ad una
pi profonda riflessione per si comprende che Sat o Satya l'unico
nome corretto e veramente pregnante che si pu dare a Dio.
Dove c' verit c' anche vera conoscenza. E dove non c' verit
non vi pu essere vera conoscenza. per questo che la parola Chit o
conoscenza associata al nome di Dio. E dove c' vera conoscenza c'
sempre felicit (Ananda) . Il dolore non vi ha posto. E come la verit
eterna, cosi la felicit che da essa deriva. Perci noi chiamiamo Dio
Satchit-ananda, l'Essere che riunisce in S la Verit, la Conoscenza e
la Felicit.
La devozione a questa Verit la sola giustificazione alla nostra esi
stenza. Tutte le nostre azioni devono tendere alla Verit. La Verit deve
essere il nostro stesso spirito vitale. Una volta giunti a questo stadio
nella conquista della Verit tutti gli altri principi che conducono ad
una vita giusta ci si riveleranno senza sforzo, e l'obbedienza ad essi
sar istintiva. Ma senza Verit nella vita impossibile osservare alcuna
regola e alcun principio.
In generale si pensa che l'osservanza alla legge della Verit significhi
semplicemente dire la verit. Ma noi che facciamo parte dell'ashram14
dobbiamo intendere la parola Satya o verit in un senso molto pi va
sto. Vi deve essere Verit nel pensiero, Verit nelle parole, e Verit nelle
azioni. Per l'uomo che ha realizzato questa verit nella sua interezza
non rimane nient'altro da conoscere, perch in essa compresa ogni
conoscenza. Ci che non vi compreso non Verit, e dunque non
vera conoscenza; e non vi pu essere pace interiore senza vera cono
scenza. E una volta appreso come mettere in pratica questo infallibile
metodo della Verit, saremo immediatamente in grado di compren
dere quello che giusto fare, quello che giusto vedere, quello che
giusto leggere.
Ma come realizzare questa Verit, che pu essere paragonata alla
pietra filosofale o alla vacca dell'abbondanza? Attraverso l'assoluta
devozione (abhyasa) e l'indifferenza per tutti gli altri interessi della
vita (vairagya) - risponde il Bhagavadgita. Tuttavia, malgrado tale de
vozione, ci che sembra vero ad una persona pu sembrare falso ad

33
------- GANDHI -------

un'altra. Ma questo non deve scoraggiare colui che ricerca la Verit. Se


vi un'aspirazione sincera, si comprender che quelle che sembrano
differenti verit in realt sono come le innumerevoli e apparentemente
differenti foglie di uno stesso albero. Lo stesso Dio non viene forse
concepito dai diversi individui sotto forme diverse? Eppure noi sap
piamo che Egli uno. E Verit il giusto appellativo di Dio. Perci
giusto che ogni uomo persegua la verit in accordo con le proprie
convinzioni. Far ci anzi suo dovere. E se in chi persegue la Verit
vi qualche errore, questo sar automaticamente corretto. La ricerca
della verit richiede tapas, sofferenza, a volte anche fino alla morte. In
essa non vi pu essere posto neanche per una parvenza di interesse. In
questa ricerca disinteressata della Verit nessuno pu perdere a lungo
la giusta direzione. Appena imbocca la via sbagliata vacilla, e quindi
ricondotto sulla giusta via. Dunque la ricerca della Verit vera bhakti
(devozione) . la via che conduce a Dio. In essa non vi posto per la
codardia, non vi posto per la sconfitta. Essa il talismano grazie al
quale la morte stessa diviene l'ingresso nella vita eterna.
(From Yeravda Mandir, cap. I).

4 SULLA RELAZIONE TRA VERIT E NON-VIOLENZA O AHIRNSA.


Abbiamo visto la settimana scorsa come la via della Verit tanto
stretta quanto diritta. Cosi anche quella dell'ahimsa. come stare
in equilibrio sul filo di una spada. Concentrandosi un acrobata pu
camminare su una fune. Ma la concentrazione necessaria per percor
rere la via della Verit e dell'ahimsa molto pi grande. La minima
disattenzione fa cadere in terra. La verit e l'ahimsa possono essere
realizzate soltanto attraverso uno sforzo incessante.
Ma impossibile per noi realizzare la perfetta verit finch siamo
imprigionati nella nostra esistenza mortale. Possiamo soltanto visua
lizzarla nella nostra immaginazione. Non possiamo, con gli strumenti
di questo nostro effimero corpo, vedere faccia a faccia la Verit, che
eterna. Perci in ultima istanza ci si deve affidare alla fede.
Sembra che l'impossibilit della piena realizzazione della Verit in
questa esistenza mortale portasse un antico ricercatore della verit alla
scoperta dell' ahimsa. La domanda che egli si pose fu: Devo mostrare
pazienza nei confronti di coloro che mi creano delle difficolt o devo
distruggerli? Il ricercatore comprese che chi distruggeva gli altri non
compiva alcun passo avanti, ma al contrario rimaneva sempre dove si
trovava, mentre chi mostrava pazienza nei confronti di coloro che gli

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------- TEORIA E P RATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

creavano delle difficolt riusciva ad andare avanti e a volte portava con


s anche gli altri. Il primo atto di distruzione gli insegn che la verit,
che era l'oggetto della sua ricerca, non era fuori di lui ma dentro di
lui. Perci pi ricorreva alla violenza e pi si allontanava dalla verit.
Poich combattendo il nemico che egli immaginava fuori di lui, non
vedeva il nemico che si trovava dentro di lui.
Noi puniamo i ladri, perch pensiamo che ci arrechino danno. Cos
facendo possibile che essi non diano pi noia a noi, ma sicuramente
trasferiranno le loro attenzioni su un'altra vittima. Quest'altra vittima
tuttavia anch'essa un essere umano, noi stessi in una differente
forma, e dunque ci veniamo a trovare in un circolo vizioso. Il pericolo
dei ladri continua ad aumentare, poich questi rimangono convin
ti di dover continuare a rubare. Alla fine noi vediamo che meglio
sopportare i ladri che punirli. La sopportazione forse pu riuscire a
ricondurli alla ragione. Sopportandoli noi comprendiamo che i ladri
non sono differenti da noi, che sono nostri fratelli, nostri amici, e che
non possono essere puniti. Ma se dobbiamo sopportare i ladri non
dobbiamo sopportare il danno. Questo sarebbe soltanto codardia.
Cos compiamo un altro dovere. Poich consideriamo i ladri nostri
amici e fratelli, dobbiamo fare in modo di realizzare tale fratellan
za. Dobbiamo cio trovare il modo e gli strumenti per conquistarli.
Questa la via dell'ahimsa. Essa comporta continue sofferenze e l'uso
di una pazienza infinita. Date queste due condizioni, il ladro alla fi
ne destinato ad essere ricondotto sulla retta via. Cos passo a passo
noi impariamo a sviluppare un'amicizia universale; comprendiamo la
grandezza di Dio, ossia della Verit. La nostra pace spirituale aumenta
malgrado le sofferenze; diveniamo pi coraggiosi e pi intraprendenti;
comprendiamo pi cht aramente la differenza tra ci che duraturo e
ci che non lo ; impariamo a distinguere tra ci che giusto e ci che
non lo . Il nostro orgoglio scompare, e diveniamo umili. Il nostro
attaccamento alle cose mondane diminuisce, e diminuisce giorno per
giorno il male che in noi.
Lahimsa non soltanto quello che lo si fatto apparire. Non nuo
cere a nessun essere vivente senza dubbio una parte dell' ahimsa. Ma
ne l'espressione inferiore. Il principio dell'ahimsa si scontra con ogni
cattivo pensiero, con l'impazienza, con la menwgna, con l'odio, con
il desiderio del male di chiunque. Esso violato anche dal possesso di
ci di cui gli altri hanno bisogno. Ma gli altri hanno bisogno anche
del cibo che noi mangiamo ogni giorno. Nel posto dove ci troviamo
vi sono milioni di microorganismi a cui tale posto appartiene e a cui

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------- GANDHI -------

la nostra presenza arreca danno. Cosa dovremmo fare dunque? Sui


cidarci? Anche questa non sarebbe una soluzione, se crediamo, come
crediamo, che finch lo spirito rimane attaccato alla carne, ogni volta
che un corpo viene distrutto esso si rifugia in un'altro. Il corpo cesser
di esistere soltanto quando ci saremo liberati di ogni attaccamento
ad esso. Questa libert da ogni attaccamento alle cose mondane la
realizzazione di Dio come Verit. Tale realizzazione non pu essere
raggiunta facilmente. Il corpo non appartiene a noi. Finch esso dura,
dobbiamo usarlo come un pegno datoci in custodia. Trattando in tal
modo le cose della carne, possiamo sperare di divenire un giorno liberi
dal peso del corpo. Coscienti dei limiti impostici dalla carne, dobbia
mo quotidianamente tendere verso l'ideale con tutte le nostre forze.
Da quanto detto penso risulti chiaramente che senza l' ahimsa im
possibile cercare e trovare la Verit. I.:ahimsa e la Verit sono talmente
interdipendenti che praticamente impossibile distinguerle e sepa
rarle. Sono come le due facce di una moneta, o meglio di un disco
metallico su cui non impressa nessuna figura. Chi pu distinguere
una parte dall'altra? Tuttavia l'ahimsa il mezzo e la Verit il fine. Un
mezzo, per essere tale, deve sempre essere alla nostra portata, e dunque
la pratica dell' ahimsa il nostro supremo dovere. Se sappiamo usare
il mezzo, siamo destinati a raggiungere prima o poi il fine. Una volta
giunti a questo punto, la vittoria finale certa. Qualsiasi difficolt
possiamo incontrare, qualsiasi sconfitta apparente possiamo subire,
non dobbiamo abbandonare la ricerca della Verit, poich l'unica
cosa esistente, essendo Dio Stesso.
(From Yeravda Mandir, cap. II) .

5 ANCORA SULLA RELAZIONE TRA VERIT E NON-VIOLENZAq.


SIR CHIMANLAL: Riguardo alla sua dottrina del satyagraha, a quanto
ho capito, essa implica la ricerca della verit, e in tale ricerca lei invita
a soffrire e a non usare la violenza contro nessuno.
GANDHI: Sissignore.
D.: Per quanto onestamente un uomo possa procedere nella sua ri
cerca della verit, la sua nozione di verit pu essere differente dalla
nozione di altri. A chi spetta dunque il compito di definire la verit?
R. : Tale compito spetta all'individuo stesso.

D.: Individui diversi possono avere concetti diversi della verit.


Questo fatto non rischia di provocare confusione?
R.: Non lo credo.

36
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

D.: L onesta ricerca della verit procede in modo differente da caso


a caso.
R. : per questo che la non violenza ne un necessario corollario.
Senza di essa vi sarebbe confusione e anche di peggio.
v. : La persona che vuole perseguire la verit deve possedere alte qua
lit morali e intellettuali?
R. : No. Sarebbe impossibile pretendere ci da tutti. Se A con i suoi
sforzi ha raggiunto una verit che possa essere compresa da B, C ed
altri, io non chiedo a questi ultimi di avere le stesse doti di A.
D.: Ne deriva dunque che un uomo giunge ad una conclusione e che
altri dotati di qualit morali e intellettuali inferiori devono seguirlo
ciecamente.
R.: Non ciecamente. Ci che sostengo che ci ascun individuo, se
non vuole condurre autonomamente la propria ricerca della verit,
deve seguire qualcuno che ha definito un suo concetto di verit.
D.: Il suo schema comporta la determinazione della verit da parte
di individui forniti di alte qualit morali e intellettuali, che dovreb
bero essere seguiti ciecamente da un vasto numero di persone le quali
non sono in grado di giungere alle stesse conclusioni a causa delle loro
inferiori doti intellettuali.
R.: Io non richiedo da esse niente di pi di ci che potrei aspettarmi
da un normale essere umano.
D . : chiaro che la forza della propaganda dipende dal numero dei
suoi seguaci.
R. : No. Nel satyagraha il successo possibile anche se vi un solo
satyagrahi che procede sulla giusta via.
(Young India, 21 gennaio 1 920) .

6. AHIMSA COME IL MEZZO PER RAGGIUNGERE LA VERIT .


Lei ci ha condotto alle soglie dell'indipendenza, Gandhi, - osserv
un amico che una sera ebbe la fortuna di avere un colloquio con lui, -
e non potremo mai esserle abbastanza grati per questo. Naturalmente
lei assegna tutto il merito di ci all'ahimsa, la sua creatura prediletta.
Tuttavia noi pensiamo di aver acquistato pi forza dalla verit che dal
suo ahimsa .
Lei sbaglia se pensa - rispose Gandhi - che nell'assegnare un valore
determinante all' ahimsa io abbia posto in secondo piano la verit. E
sbaglia anche a credere che il paese abbia acquistato pi forza dalla
verit che dall'ahimsa. Al contrario sono fermamente convinto che

37
------- GANDHI -------

qualsiasi progresso abbia fatto il paese, sia dovuto alla sua adozione
dell'ahimsa come metodo di lotta.
Intendo dire che il paese non ha compreso il suo ahimsa, mentre ha
corl._lpreso la verit, e questo gli ha dato forza, replic l'amico.
E esattamente il contrario, - rispose Gandhi. - Nel paese vi an
cora moltissima falsit. A volte mi sento soffocato. Sono convinto
dunque che soltanto la pratica dell'ahimsa, anche se imperfetta, ci ha
condotti a questo punto.
Inoltre, io non ho posto la verit in secondo piano come lei sem
bra credere, soggiunse, raccontando come ad una riunione a Ginevra
aveva sbalordito tutti osservando che mentre fino ad allora aveva detto
che Dio la Verit, era invece giunto alla conclusione che la Verit
Dio.
<<Tuttavia il suo accento sempre posto sull'ahimsa. Lei ha fatto
della diffusione della non-violenza la missione della sua vita, sostenne
l'amico, che non voleva darsi per vinto.
<<Lei sbaglia di nuovo, - rispose Gandhi. - I.:ahimsa non un fine.
Il fine la Verit. Ma il solo mezzo che abbiamo per realizzare la verit
nei rapporti umani la pratica dell'ahimsa. Una rigorosa applicazione
dell' ahimsa porta necessariamente alla verit, cosa che non avviene
con l'uso della violenza. per questo che assegno valore fondamen
tale all'ahimsa. Alla verit sono giunto in modo del tutto naturale;
all' ahimsa soltanto dopo una lotta. Essendo l' ahimsa un mezzo, n
turalmente ci che conta di pi nella nostra vita di tutti i giorni. E
all'ahimsa dunque che le nostre masse devono essere educate. I.:educa
zione alla verit deriva da esso come un fine naturale>>.
(Harijan>>, 23 giugno 1 94 6) .

7 SUL POSTO DEL SACRIFICIO NELLA CONCEZIONE GENERALE


'
DELL AHIMSA. IL SACRIFICIO INTESO COME ATTO DIRETTO
AL BENE DEGLI ALTRI SENZA ALCUN DESIDERIO DI RICOMPENSA.
FONDAMENTI RELIGIOSI DEL SACRIFICIO.
La parola yajna indica un atto diretto al bene degli altri compiuto
senza alcun desiderio di ricompensa, materiale o spirituale. Il termine
<<atto>> deve essere inteso nel suo senso pi vasto, e oltre all'azione vera
e propria comprende anche il pensiero e la parola. Per altri>> si inten
de non soltanto l'umanit ma tutti gli esseri viventi. Dunque, e ci
anche dal punto di vista dell'ahimsa, in contraddizione con lo yajna
sacrificare gli animali inferiori anche con l'intento di rendere un ser-

38
------- TEORIA E P RATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

vigio all'umanit. Non ha importanza che si sostenga che il sacrificio


degli animali contemplato nei da. Quello che ci deve interessare
che tale sacrificio in contraddizione con le leggi fondamentali della
verit e della non-violenza. Ammetto la mia incompetenza nella in
terpretazione dei da. Ma tale incompetenza, riguardo all'argomento
in discussione, non mi preoccupa, poich anche se fosse provato che
la pratica del sacrificio degli animali era una delle caratteristiche della
societ vedica, ci non potrebbe costituire un precedente per un se
guace dell' ahimsa.
Un vero sacrificio deve essere un atto che porta il maggior bene pos
sibile al pi gran numero di persone nella zona pi vasta possibile, e
che pu essere compiuto dalla maggioranza degli uomini e delle don
ne con la minima difficolt. Non dunque uno yaj na e tanto meno
un mahayajna desiderare o fare il male di qualsiasi creatura anche se
per obbedire a cosiddetti interessi superiori. E il Gita insegna, e l' espe
rienza dimostra, che tutte le azioni che non possono essere comprese
nella categoria dello yajna causano la schiavit.
Il mondo non potrebbe sopravvivere per un solo istante senza lo
yajna inteso in tal senso, e il Gita, dopo aver trattato nel secondo ca
pitolo della vera saggezza, nel terzo tratta dei mezzi per raggiungerla e
dichiara con una lunga argomentazione che lo yajna contenuto nella
creazione stessa. Il corpo ci stato dato soltanto perch noi lo met
tessimo al servizio dell'intero creato. E dunque, dice il Gita, chi man
gia senza fare lo yajna mangia cibo rubato. Ogni azione di chi vuole
condurre una vita pura deve essere compiuta nello spirito dello yajna.
Poich vi stato yajna all'atto della nostra nascita, noi siamo debitori
della nostra vita, e dunque destinati per sempre a servire l'universo.
E come uno schiavo riceve il cibo, gli indumenti e tutto il resto dal
padrone che egli serve, cos noi dobbiamo accogliere con gratitudine
quei doni che ci vengono assegnati dal Signore dell'universo. Ci che
riceviamo deve essere considerato un dono; poich come debitori non
abbiamo diritto a nessuna ricompensa per l'adempimento dei nostri
obblighi. Quindi non possiamo lamentarci del nostro Padrone se egli
non ci concede i suoi doni. Egli libero di conservare o di distruggere
il nostro corpo a seconda della Sua volont. Ma ci non deve essere
motivo di compianto o di commiserazione; al contrario si tratta di
uno stato naturale e anche piacevole e desiderabile, se solo si com
prende quale il posto assegnatoci nel disegno di Dio. Naturalmente
abbiamo bisogno di una forte fede, se vogliamo assaporare questa su
prema beatitudine. Non preoccuparti di nulla della tua condizione,

39
----- GANDHI -----

lascia che se ne occupi Dio>>: questo il comandamento fondamentale


di tutte le religioni.
Tutto ci non deve spaventare. Colui che consacra se stesso al ser
vizio dell'universo con una chiara coscienza acquister giorno per
giorno una consapevolezza sempre maggiore della necessit di tale
servizio, e diverr sempre pi ricco di fede. La via del servizio del
mondo pu essere difficilmente percorsa da colui che non pronto
a rinunciare al proprio interesse e a riconoscere le condizioni della
propria nascita. Consciamente o inconsciamente ciascuno di noi ren
de al mondo un qualche servizio. Se coltiviamo l'abitudine a rendere
tali servizi spontaneamente, il nostro desiderio di servire si accrescer
rapidamente e sar fonte non solo della felicit nostra, ma di quella di
tutto il mondo.
Inoltre, non solo i b uoni, ma tutti noi siamo destinati a porre le
nostre energie al servizio dell'umanit. E se questa la legge, come
chiaramente , il piacere cessa di avere posto nella vita e viene sosti
tuito dalla rinuncia. La pratica della rinuncia differenzia l'uomo dalla
bestia.
Qualcuno potrebbe obiettare che la vita, intesa in tal modo, diviene
monotona e priva di interesse e non lascia spazio all'iniziativa dell'uo
mo. Ma la rinuncia non significa abbandonare il mondo e rifugiarsi
nella foresta. Lo spirito di rinuncia deve guidare tutte le attivit della
vita. Un uomo non rinuncia al suo spirito di iniziativa se considera la
vita come un dovere piuttosto che come un piacere. Un commerciante
che agisce in spirito di sacrificio vedr passare tra le sue mani decine di
milioni di rupie, ma ci nonostante, se veramente osservante della
legge, user le sue capacit al servizio dell'umanit. Egli dunque non si
comporter disonestamente n speculer, condurr una vita semplice,
non recher offesa a nessun essere vivente e sar disposto a perdere dei
milioni piuttosto che arrecare danno a qualcuno. E nessuno pensi che
commercianti di questo tipo esistano soltanto nella mia immagina
zione. Fortunatamente per il mondo ne esistono sia in Occidente che
in Oriente. vero che si possono contare sulle dita di una mano, ma
un tipo umano cessa di essere immaginario quando se ne pu trovare
anche un solo esemplare. Indubbiamente persone di tal genere, che
vivono in spirito di sacrificio ricavano i loro mezzi di sussistenza dal
loro lavoro. Ma il procacciamento di questi mezzi di sussistenza non
il loro fine, ma soltanto un risultato collaterale della loro vocazione
Una vita di sacrificio una sublime opera d'arte, ed piena di vera
gioia. Lo yajna non un vero yajna se lo si trova pesante o fastidioso.

40
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Il gusto del piacere porta alla distruzione, la rinuncia all'immortali


t. La gioia non ha una sua esistenza indipendente. Essa dipende dal
nostro atteggiamento nei confronti della vita. Un uomo pu provare
gioia nel vedere le scene teatrali, un altro nel vedere le scene sempre
diverse che si dispiegano nel cielo. La gioia dunque una questione di
educazione individuale e nazionale. Noi proviamo piacere nelle cose
nelle quali siamo stati educati ad aver piacere fin da bambini. Le illu
strazioni possono essere citate come un chiaro esempio dei differenti
gusti nazionali.
Molte persone che vivono in spirito di sacrificio pensano di avere il
diritto di ricevere dalla gente tutto ci di cui hanno bisogno e anche
molte cose di cui non hanno veramente bisogno, solo per il fatto che
essi servono disinteressatamente il mondo. Se si concepisce una tale
idea, si cessa di essere servi tori e si diviene tiranni della gente.
Colui che intende servire non si d il minimo pensiero dei propri
bisogni personali, e lascia che a questi provveda il suo Padrone che
in alto. Egli dunque rifiuta di prendere qualsiasi cosa gli venga offer
ta; pre!lde soltanto quello che gli strettamente necessario e lascia il
resto. E calmo, libero dall'ira e sereno anche se si trova privo di ogni
comodit. Il suo servizio, come la virt, costituisce di per s una ri
compensa, ed egli si accontenta di questa.
Inoltre nel servizio non si deve essere negligenti o poco solerti. Colui
che pensa di dover essere diligente soltanto nei propri affari personali e
che i servizi non remunerati a favore del prossimo possono essere resi
nel modo e nel momento che si ritiene pi opportuno, ignora gli stessi
rudimenti della scienza del sacrificio. Il servizio reso volontariamente
al prossimo richiede il meglio di cui un individuo capace, e deve
avere la precedenza su qualsiasi affare personale. Il vero devoto infatti
si consacra al servizio dell'umanit senza alcuna riserva.
(From Yeravda Mandir, capp. XIV-XV) .

8. RISPETTO PER LA VERIT SIGNIFICA CERCARE DI CAPIRE


LA VERIT PARZIALE DA CUI MUOVE IL NOSTRO OPPOSITORE
E CERCARE DI CONVERTIRLO CON IL NOSTRO SOFFRIRE.
Se riusciremo a immedesimarci nei giudizi che delle varie cose
danno i nostri oppositori, saremo in grado di rendere a questi piena
giustizia. So che questo richiede un atteggiamento mentale del tutto
disinteressato, cosa estremamente difficile da raggiungere. Tuttavia
per un satyagrahi questo assolutamente necessario. Tre quarti delle

41
------- GANDHI -------

miserie e delle incomprensioni del mondo scompariranno se riuscire


mo a metterei nei panni dei nostri avversari e a comprendere il loro
punto di vista. Potremo venire rapidamente ad un accordo con i no
stri oppositori o avere nei loro confronti un atteggiamento di carit.
Nel nostro caso non possibile venire facilmente ad un accordo con
essi perch i nostri ideali sono radicalmente diversP6 Tuttavia possia
mo essere caritatevoli verso di loro e credere che veramente pensano
ci che dicono. Essi non vogliono aprire le strade agli intoccabili1 7
Che sia l'interesse o l'ignoranza a spingerli a comportarsi in tal modo,
noi crediamo fermamente che essi abbiano torto. Il nostro compito
dunque di dimostrare loro che hanno torto, e dobbiamo far ci
con la nostra sofferenza. Sono giunto alla conclusione che il semplice
appello alla ragione non d frutti quando i pregiudizi sono profon
damente radicati e basati su una pretesa autorit religiosa. La ragione
deve essere rafforzata dalla sofferenza, e la sofferenza apre la strada alla
comprensione. Quindi nelle nostre azioni non vi deve essere alcuna
coercizione. Non dobbiamo essere impazienti, e dobbiamo avere una
fede inesauribile nei mezzi che adottiamo.
(Young India>>, 1 9 marzo 1 925).

9 SULLA RELAZIONE MEZZI-FINE: U N FINE BUONO PU ESSERE


RAGGIUNTO SOLTANTO CON MEZZI BUONI . VARI ESEMPI CONCRETI.
LETTORE: Perch non dovremmo raggiungere il nostro fine, che
buono, con qualsiasi mezzo, anche ricorrendo al la violenza? Dovrei
forse star a pensare ai mezzi quando mi trovo un ladro in casa? Il mio
dovere di cacciarlo in qualsiasi modo. Perch dunque non dovremmo
tentare di ottenere qualcosa usando la forza? E anche per conservare
quello che avremo ottenuto dovremo liberarci dalla paura di usare la
forza nella misura in cui si render necessaria. Troverebbe ingiusto
usare la forza per impedire ad un bambino di gettarsi nel fuoco? In un
modo o nell'altro dobbiamo raggiungere il nostro fine.
AUTORE: Il suo ragionamento ha una sua plausibilit. Esso ha in
gannato parecchie persone. Tempo fa ho sostenuto le stesse posizioni.
Ma oggi penso di essere arrivato a conclusioni migliori, e mi sforzer
di non deluderla. Esaminiamo innanzitutto l'affermazione secondo la
quale noi avremmo il diritto di raggiungere il nostro fine usando la
forza bruta perch gli inglesi raggiungono i propri usando tale mezzo.
perfettamente vero che gli inglesi usano la forza bruta e che per noi
possibile fare altrettanto, ma usando i loro stessi mezzi, otterremo

42
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

soltanto ci che hanno ottenuto gli inglesi. E lei ammetter che noi
non vogliamo questo. La sua convinzione che non vi sia un rapporto
tra mezzi e fine un grande errore. A causa di tale errore anche uomini
considerati religiosi hanno commesso gravi crimini. Affermare ci che
lei afferma come sostenere che si pu ottenere una rosa piantando
della gramigna. Se voglio attraversare l'oceano, posso farlo soltanto con
una nave; e se pretendo di farlo con un carro sia io che il carro affonde
remo immediatamente. Come Dio cosi il suo fedele : questa una
massima che bisogna tenere presente. n suo significato stato distorto,
e gli uomini l'hanno dimenticata. I mezzi possono essere paragonati al
seme, e il fine all'albero; tra i mezzi e il fine vi lo stesso inviolabile rap
porto che esiste tra il seme e l'albero. Non possibile che io raggiunga il
fine ispiratomi dalla venerazione di Dio prostrandomi davanti a Satana.
Se qualcuno dicesse: Voglio venerare Dio; cosa importa che lo faccia
usando i mezzi di Satana? sarebbe giudicato un pazzo. Raccogliamo
quello che seminiamo. Gli inglesi nel 1 833 ottennero un allargamento
del diritto di voto con la violenza. Usando la forza bruta hanno forse
compreso meglio quale fosse il loro dovere? Essi volevano il diritto di
voto, e lo hanno ottenuto usando la forza fisica. Ma i veri diritti sono
il risultato del compimento del dovere; essi non hanno ottenuto tali
diritti. In Inghilterra tutti volevano e rivendicavano i loro diritti, ma
nessuno pensava ai propri doveri. E, quando tutti rivendicano dei di
ritti, chi in grado di concederli? Non voglio dire che gli inglesi non
compissero alcun dovere. Essi tuttavia non compivano i doveri corri
spondenti ai diritti che rivendicavano, e nella misura in cui non hanno
compiuto il particolare dovere di comportarsi con moderazione, i dirit
ti conquistati si sono rivelati un peso. In altre parole, ci che essi hanno
ottenuto stato l'esatto risultato dei mezzi che hanno impiegato. Essi
hanno usato i mezzi corrispondenti al fine. Se io voglio privarla del
suo orologio, devo chiaramente battermi con lei; se voglio comprare
il suo orologio devo pagarlo; e se voglio farmelo regalare devo pregarla
di farmene dono; e a seconda del mezzo che ho impiegato l'orologio
un oggetto rubato, di mia propriet o un regalo. Vediamo dunque
che con tre mezzi differenti si ottengono tre risultati differenti. Insiste
dunque ad affermare che i mezzi non hanno importanza?
Consideriamo ora l'esempio da lei scelto del ladro che si deve caccia
re di casa. Non sono d'accordo con lei che il ladro pu essere cacciato
con qualsiasi mezzo. Se mio padre che venuto a rubare in casa mia io
user un certo tipo di mezzi. Se un conoscente user mezzi di diverso
tipo; e nel caso di un estraneo user mezzi ancora differenti. Se si tratta

43
------- GANDHI -------

di un bianco, lei forse sosterr, bisognerebbe usare dei mezzi diversi


da quelli che si dovrebbero adottare nei confronti di un ladro indiano.
Se si tratta di una persona debole, i mezzi saranno differenti da quelli
necessari ad affrontare una persona forte fisicamente; e se il ladro ar
mato fino ai denti bisogner scegliere di non reagire. Abbiamo dunque
una variet di mezzi con cui rispondere ad una gamma di persone che
va dal padre all'uomo armato. Inoltre, posso immaginare di dover es
sere costretto a fingere di dormire sia che il ladro sia mio padre che un
uomo armato. Questo perch anche mio padre potrebbe essere armato
e dunque dovrei arrendermi alla forza fisica di entrambi e lasciare che i
miei averi vengano rubati. La forza di mio padre provocherebbe in me
lacrime di piet; la forza dell'uomo armato susciterebbe la mia ira e io
diverrei suo nemico. Questa la curiosa situazione. Rispetto a questi
esempi forse non saremmo in grado di venire ad un accordo sui mezzi
che dovrebbero essere adottati in ciascun caso. Io personalmente penso
di vedere chiaramente cosa si dovrebbe fare in tutti questi casi, ma la
soluzione potrebbe spaventarla, e dunque esito a proporgliela. Per il
momento preferisco lasciare che lei vi rifletta da solo, e se non sar in
grado di trovare una soluzione unica, sar chiara la necessit di usare
mezzi differenti in ciascun caso. Lei si render anche conto che non
tutti i mezzi possono consentire di cacciare il ladro. In ciascun caso
si dovranno usare i mezzi appropriati. Ne consegue quindi che il suo
dovere non quello di cacciare il ladro con un qualsiasi mezzo.
Andiamo avanti. I.: uomo armato ha rubato i suoi averi; lei ha ragio
nato sul fatto; pieno d'ira; sostiene di voler punire il bandito, non
per proprio interesse, ma per il bene dei suoi vicini; ha raccolto un
gruppo di uomini armati; e vuole prendere d'assalto la casa del ladro;
questo, avvertito, fugge; anche lui adirato. Egli riunisce i ladri suoi
compagni e le invia un messaggio di sfida in cui afferma che verr a
derubarla in pieno giorno. Lei forte, non ha paura di lui, pronto a
riceverlo. Intanto per il ladro tormenta i suoi vicini. Questi vengono
a lamentarsi da lei. Lei risponde che sta facendo tutto per il loro bene,
che non le importa del furto che ha subito. I suoi vicini ribattono che
il ladro prima non li aveva mai infastiditi e che ha cominciato le sue
scorrerie soltanto dopo che lei ha aperto le ostilit contro di lui. Lei si
trova tra Scilla e Carriddi. Prova piet per quella povera gente. Quello
che dicono vero. Ma per lei sarebbe un disonore lasciare impunito
il ladro. Dunque dice ai suoi vicini: Non temete. Venite, i miei averi
sono vostri, vi dar delle armi, vi insegner ad usarle; dovete sconfig
gere quel bandito; non dovete !asciarlo impunito. Cosi la battaglia

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------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

cresce di dimensioni; il numero dei ladri aumenta; i suoi vicini si so


no messi da soli in una situazione assai scomoda. Il risultato del suo
desiderio di vendicarsi del ladro dunque che lei ha turbato la sua
stessa pace; vive nel continuo timore di essere derubato o assalito; il
suo coraggio ha lasciato il posto alla paura. Se esamina accuratamente
la questione, vedr che non ho esagerato il quadro. Questo uno dei
mezzi. Esaminiamo ora l'altro. Lei considera quel ladro armato un
fratello che vive nel l'ignoranza; vuole discutere con lui, qualora se ne
presenti l'occasione; pensa che dopo tutto un uomo come lei; non
sa che cosa lo ha spinto a rubare. Lei dunque decide che, se ne avr la
possibilit, eliminer le cause che hanno indotto quell'uomo a rubare.
Mentre sta ragionando in tal modo, l'uomo viene di nuovo a rubare.
Invece di adirarsi con lui, lei prova piet per il ladro. Pensa che rubare
sia per lui una malattia. Dunque lascia le porte e le finestre della sua
casa aperte, va a dormire in un'altra camera, e lascia le sue cose in
modo che il ladro le possa prendere il pi comodamente possibile. Il
ladro rimane confuso da questo fatto completamente nuovo per lui;
tuttavia prende ugualmente le sue cose. Ma il suo animo turbato.
Egli chiede di lei nel villaggio, viene a sapere del suo spirito generoso
e caritatevole, si pente, chiede il suo perdono, le restituisce le sue cose,
e smette di rubare. Le diviene fedele, e lei gli trova un lavoro onesto.
Questo il secondo metodo. Vede dunque che mezzi differenti por
tano a risultati del tutto differenti. Da ci non voglio concludere che
tutti i ladri si comporterebbero nel modo sopra descritto n che tutti
siano in grado di dimostrare la stessa piet e lo stesso amore che io le
ho attribuito nell'esempio, ma voglio soltanto concludere che solo
mezzi buoni possono condurre a risultati buoni e che almeno nella
maggioranza dei casi, se non nella loro totalit, la forza dell'amore
infinitamente superiore alla forza delle armi. Nell'esercizio della forza
bruta si arrecano sempre dei danni, in quello ella piet mai.
Prendiamo ora il problema delle petizioni. E un fatto indiscutibile
che una petizione, se non sostenuta dalla forza, non porta a nessun
risultato. Tuttavia il defunto giudice Ranade era solito dire che le peti
zioni sono utili in quanto sono uno strumento per educare il popolo.
Esse danno a quest'ultimo la coscienza delle proprie condizioni e co
stituiscono un avvertimento per i governanti. Da questo punto di vista
non sono del tutto inutili. La petizione di un eguale un segno di cor
tesia; la petizione di uno schiavo il simbolo della sua schiavit. Una
petizione sorretta dalla forza la petizione di un eguale, e quando que
sti trasmette le sue richieste nella forma di una petizione, dimostra la

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------ GAND H I ------

sua nobilt. Due tipi di forza possono sorreggere una petizione. Si pu


dire: Se non ci darete questo ci solleveremo contro di voi; questo
un tipo di forza, la forza delle armi, e abbiamo gi esaminato i risultati
dannosi che produce. Oppure si pu dire: Se non darete soddisfazione
alle nostre richieste noi cesseremo di sentirei in dovere di rivolgervi del
le richieste. Potete governarci soltanto fino a che noi accettiamo di con
tinuare ad essere governati; non avremo pi nulla a che fare con voi.
Tale forza pu essere definita forza dell'amore o forza dell'anima o, in
modo pi largamente comprensibile ma meno appropriato, resistenza
passiva. Questa forza indistruttibile. Colui che la usa comprende per
fettamente la propria posizione. Noi abbiamo un antico proverbio che
letteralmente suona: <<Una negazione cura trentasei malattie. La forza
delle armi impotente di fronte alla forza dell'amore o dell'anima.
Prendiamo ora il suo ultimo esempio, quella del bambino che si
getta nel fuoco. Neanche questo le d ragione. Come ci si deve com
portare in un simile caso? Supponendo che il bambino sia in grado di
opporre una forza fisica tale da renderla impotente e si getti nel fuoco,
lei non pu impedirglielo. Ha dunque soltanto due alternative: o uc
ciderlo per impedirgli di morire tra le fiamme, o uccidere se stesso per
non vederlo morire davanti ai suoi occhi. Lei non lo uccide. Se il suo
cuore non veramente colmo di piet, possibile che non si decida a
precedere il bambino nelle fiamme. In tal modo dunque lei lascia che
il bambino si getti nel fuoco. In entrambi i casi non usa la violenza.
D'altro canto, spero che lei non consideri violenza, anche se di livello
inferiore, quella forza che potrebbe usare, se le fosse possibile, per
impedire ad un bambino di gettarsi nel fuoco. Questa forza di tipo
completamente diverso, e dobbiamo comprendere che cosa .
Tenga presente che impedendo ad un bambino di gettarsi nel fuoco
lei pensa soltanto al bene del bambino, lei esercita l'autorit unica
mente a beneficio di esso. Il suo esempio non si adatta al caso degli in
glesi. Usando la forza bruta contro gli inglesi, lei pensa unicamente al
suo interesse, ossia all'interesse nazionale. In questo caso non si tratta
di una questione di piet o di amore. Se lei dice che le azioni degli in
glesi, essendo ingiuste, rappresentano il fuoco, e che essi compiono ta
li azioni soltanto per ignoranza, e che dunque sono come il bambino,
e che lei vuole proteggerli come proteggerebbe il bambino, lei dunque
deve impedire qualsiasi azione ingiusta, chiunque sia a commetterla,
e, come nel caso del bambino, deve sacrificare se stesso. Se lei possiede
una cosi immensa piet, le auguro ogni bene nell'esercizio di essa.
(Hind Swara; or Indian Home Rule, cap. XVI) .

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------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

b) Il p rogramma costruttivo.

I. SUL POSTO CENTRALE DI UN PROGRAMMA COSTRUTTIVO


NELLA NON-VIOLENZA.
Molti membri del Congresso stanno giocando alla non-violenza.
Essi hanno della disobbedienza civile una visione approssimativa; per
essa intendono il riempire le prigioni. Questa un' interpretazione da
bambini della grande forza che la disobbedienza civile. Devo conti
nuare a ripetere, anche fino alla nausea, che andare in prigione senza
avere alle spalle uno sforzo onesto e costruttivo e senza benevolenza
nei confronti di chi commette l'ingiustizia violenza, e dunque in
contraddizione con il satyagraha. La forza che deriva dalla non-vio
lenza infinitamente superiore alla forza di tutte le armi inventate
dal genio umano. La non-violenza dunque un fattore decisivo nella
disobbedienza civile. Mi si contestato che le persone non posso
no divenire non-violente dall'oggi al domani. Non ho mai affermato
il contrario. Ho sostenuto per che con un'educazione appropriata
possono diventarlo, se ne hanno la volont. Per coloro che vogliono
praticare la disobbedienza civile necessaria la non-violenza attiva, ma
per collaborare con coloro che sono stati scelti per la disobbedienza
civile sufficiente la volont e un'educazione appropriata. Il lavoro co
struttivo previsto dal Congresso costituisce appunto tale educazione
appropriata. Coloro dunque che desiderano vedere l'India realizzare
il proprio destino attraverso la non-violenza devono dedicare tutte le
loro energie al compimento di tale programma costruttivo con com
pleta dedizione e senza pensare alla disobbedienza civile.
(Harijan , 1 giugno 1 940) .

2. UN IMPEGNO CONTINUO IN UN LAVORO COSTRUTTIVO


CONDIZIONE NECESSARIA A FORMARE UN'ATMOSFERA IN CUI
PRATICARE LE FORME DI LOTTA NON-VIOLENTA.
Consigliando gli operai di Raj kot su come costruire un'atmosfera di
non-violenza attiva, Gandhi disse:
Dipende dai singoli operai coltivare la non-violenza nel pensiero,
nelle parole e nelle azioni, attraverso un continuo sforzo per la re
alizzazione del quadruplice programma costruttivo. Il vostro motto
deve essere: il massimo di lavoro e il minimo di discorsi. Al centro
del programma vi il filatoio - non un programma approssimativo
di filatura, ma la comprensione scientifica di ogni dettaglio di esso,

47
------ GANDHI ------

compresi gli elementi meccanici e matematici, lo studio del cotone e


delle sue variet, e cosi via. Vi poi il programma di alfabetizzazione.
Il lavoro deve essere sistematico e seguire i tempi stabiliti. Non parlate
di politica - neppure della non-violenza - ma spiegate alla gente i
vantaggi che si ricavano dal saper leggere e scrivere. C' la proibizio
ne delle bevande alcoliche, delle droghe e del gioco. Vi l'assistenza
medica attuata attraverso la diffusione di semplici norme igieniche e
sanitarie, di misure preventive e di metodi di cura elementari, e attra
verso la preparazione medica di base degli elementi pi intelligenti
del villaggio.
Non vi deve essere nessuna casa a Rajkot con la quale voi non ab
biate stabilito un contatto mettendovi al suo servizio. Dovete curare i
rapporti con i musulmani, e servirli disinteressatamente. Vi sono poi
gli harijan 1 8 Stabilite stretti contatti anche con essi.
Tutto questo lavoro costruttivo deve essere fatto per se stesso. Ma
siate tuttavia certi che esso svilupP..er le qualit necessarie per un re
sponsabile governo non-violento. E cos che ho iniziato il mio lavoro
in Sud Mrica. Ho cominciato mettendo mi al servizio della gente. Non
sapevo che stavo educando la gente alla disobbedienza civile. E non
sapevo neppure che stavo educando me stesso. Ma voi tutti sapete cosa
accaduto alla fine.
I.: attuazione di questo programma pu continuare indefinitamente.
Perch dovreste stancarvi di esso? Conoscete la guerra dei cento anni
che vi fu in Inghilterra? Se gli inglesi hanno combattuto per cento
anni, noi dobbiamo essere preparati a combattere per mille anni, dal
momento che l'India un continente. La nostra ricompensa sar di
aver dato il nostro contributo alla lotta per la libert.
Questo il programma costruttivo che voglio che, voi realizziate, e
questa la base per l'educazione alla non-violenza. E un tutto unico
e indivisibile, e coloro che non credono con tutto il cuore in questo
devono !asciarmi e agire in base ai propri punti di vista.
(Harijan, 10 giugno 1 939) .

3 , IL PROGRAMMA COSTRUTTIVO PARTE CENTRALE DELLA NON


VIOLENZA E PRESUPPOSTO DI UNA LOTTA NON-VIOLENTA.
So che molti hanno rifiutato di riconoscere l'esistenza di qualsiasi
rapporto tra il programma costruttivo e la disobbedienza civile. Ma
per chi crede nella non-violenza non c' bisogno di grandi ragiona
menti per comprendere il fondamentale rapporto che esiste tra il pro-

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------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

gramma costruttivo e la disobbedienza civile per il raggiungimento dello


Swaraj. Vorrei che il lettore rilevasse tale specificazione. Il programma
costruttivo non essenziale per l'attuazione della disobbedienza civile
in situazioni particolari e per il raggiungimento di obiettivi specifici,
come nel caso di Bardoli19 In una particolare localit la comune pro
testa concreta sufficiente. Ma per il raggiungimento di una cosa della
portata dello Swaraj la gente ha bisogno di essere precedentemente
educata a lavorare nell'interesse di tutta l'India. Tale lavoro deve creare
un vincolo tra la gente e i suoi leader, nei quali essa deve avere com
pleta fiducia. La fiducia acquistata nel corso di un continuo lavoro
costruttivo diviene un'arma terribile nel momento decisivo. Il lavoro
costruttivo dunque per un esercito non-violento quello che le eser
citazioni e tutto il resto sono per un esercito destinato ad una guerra
sanguinosa. La disobbedienza civile attuata tra gente impreparata e da
leader sconosciuti alle masse e che non si sono precedentemente con
quistati la fiducia di queste, non di nessuna utilit, e in tali condizio
ni la disobbedienza civile di massa impossibile. Quanto pi dunque
andr avanti l'attuazione del programma costruttivo, tanto pi vi sar
la possibilit di attuare la disobbedienza civile.
(<<Young India, 9 marzo 1 930) .

c) La gerarchia dei mezzi nella lotta non-violenta.

I. LA LOTTA NON-VIOLENTA DIVENTA LEGITTIMA SOLO DOPO CHE


TUTTI GLI ALTRI MEZZI LECITI SONO STATI MESSI ALLA PROVA.
Giacch il satyagraha uno dei pi potenti metodi di azione diret
ta, un satyagrahi deve esaurire tutti gli altri mezzi prima di ricorrere al
satyagraha. Egli deve dunque costantemente e continuamente rivol
gersi all'autorit costituita, deve appellarsi all'opinione pubblica, edu
care l'opinione pubblica, perorare la sua causa con calma e freddezza
di fronte a chiunque voglia ascoltarlo, e soltanto dopo aver esaurito
questi strumenti ricorrere al satyagraha. Ma quando ha udito dentro
di s il potente richiamo della Voce Interiore e fa ricorso al satyagraha
egli ha bruciato le navi dietro di s e non ha pi possibilit di tornare
indietro.
{<<Young India, 20 ottobre 1 927) .

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----- GAND H I -----

2. PRINCIPIO FONDAMENTALE DELLA LOTTA NON-VIOLENTA:


'
NON ALLARGARE L OBIETTIVO DELLA LOTTA E NON INIZIARE
LA LOTTA CON I MEZZI PI RADICALI.
I.: esperienza mi ha insegnato che in ogni lotta giusta esiste una legge
di progressione. Nel caso del satyagraha per tale legge diviene un as
sioma. Mano a mano che il Gange avanza, altri corsi d'acqua conflui
scono in esso, e alla foce esso diviene tanto vasto che da una riva non si
riesce a scorgere l'altra e una persona che naviga sul fiume non riesce a
capire dove il fiume finisce e dove inizia il mare. Allo stesso modo man
mano che la lotta del satyagraha procede molti nuovi elementi contri
buiscono ad ingrossare la sua corrente, e vi una costante crescita dei
risultati cui essa porta. Questo inevitabile, ed legato agli stessi prin
cipi basilari del satyagraha. Nel satyagraha infarti il minimo anche il
massimo, e poich si tratta di un minimo irriducibile, la ritirata non
concepibile e il solo movimento possibile il movimento in avanti.
In altre lotte, anche giuste, all'inizio ci si pone un obiettivo un poco
pi alto di quello desiderato in previsione di un futuro ripiegamento,
e quindi la legge della progressione non pu essere applicata a tutte le
lotte giuste senza eccezione. Ma bisogna spiegare come agisce la legge
della progressione quando il minimo coincide con il massimo come
nel satyagraha. Il Gange non lascia il suo corso per andare in cerca
di affluenti. Cosi anche il satyagraha non lascia mai il suo cammino,
percorrere il quale difficile come camminare sulla lama di una spada.
Come gli affluenti confluiscono spontaneamente nel Gange lungo il
suo corso, cosi avviene anche per quel grande nume che il satyagra
ha. Vedendo che l'lmmigration Act20 era incluso nel satyagraha, alcuni
indiani ignari dei principi del satyagraha insistettero perch la lotta ve
nisse estesa a tutta la legislazione ami-indiana esistente nel Transvaal.
Altri proposero una mobilitazione degli indiani di tutto il Sud Mrica e
l'attuazione del satyagraha contro tutta la legislazione ami-indiana del
Natal, della Colonia del Capo, del Libero Stato dell'Grange, eccetera,
mentre era in corso la lotta nel Transvaal. Entrambe le proposte erano
in contraddizione con i principi del satyagraha. lo dissi chiaramente
che sarebbe stato disonesto prendere a quel punto, avendone visto
la possibilit, una posizione che non era contemplata al momento
dell'inizio della lotta. A prescindere da quanto fossimo forti, la lotta
doveva chiudersi quando le richieste per le quali era iniziata fossero
state soddisfatte. Sono sicuro che se non ci fossimo attenuti a tale
principio non solo avremmo perso su tutta la linea, ma ci saremmo
alienati le simpatie che si erano manifestate nei nostri confronti. D'al-

50
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

tra parte, se l'avversario nel corso della lotta ci crea nuove difficolt,
la lotta automaticamente si rivolge anche contro di queste. Un satya
grahi non pu, senza venir meno alla propria fede, ignorare le nuove
difficolt che gli si parano di fronte nel corso della lotta. I.:avversario
non un satyagrahi -lo scontro tra satyagrahi impossibile - e non
legato a nessun limite di minimo e di massimo. Egli pu dunque ten
tare, se vuole, di impaurire il satyagrahi sollevando nuove difficolt.
Ma il satyagrahi non teme nulla, affronta con il satyagraha le nuove
difficolt come ha affrontato le prime e ha fiducia che il satyagraha lo
aiuter a resistere contro tutte le avversit. Dunque, quando una lotta
condotta secondo i principi del satyagraha viene prolungata, e ci per
iniziativa dell'avversario, l'avversario che destinato a retrocedere
dalle sue posizioni, ed il satyagrahi che destinato a vincere.
(Satyagraha in South A.frica, pp. 208- 1 0) .

3 . SULLO STESSO ARGOMENTO.


Nell'attuazione del satyagraha gli indiani hanno fatto molta atten
zione a non compiere un solo passo che non fosse coerente con i loro
principi, e hanno sempre tenuto presente il dovere di non assicurarsi
in modo illecito nessun vantaggio nei confronti del governo. Ad esem
pio, quando nel Transvaal il Black Act21 fu applicato in modo restrit
tivo nei confronti degli indiani, furono ammessi alla lotta soltanto
gli indiani del Transvaal. Non solo non fu fatto alcun tentativo di far
partecipare alla lotta gli indiani del Nata!, della Colonia del Capo,
eccetera, ma le offerte di aiuto provenienti dall'esterno del Transvaal
furono cortesemente respinte. La lotta inoltre fu limitata all'abroga
zione della legge in questione. Questa limitazione non fu compresa
n dagli europei n dagli indiani. All'inizio gli indiani chiedevano ad
ogni momento che oltre alla questione del Black Act venissero inserite
nella lotta altre rivendicazioni. lo spiegai loro pazientemente che tale
estensione sarebbe stata una violazione della verit, cosa impensabile
per un movimento che si professava seguace della verit e solo della
verit. In una lotta pura coloro che lottano non devono mai spingersi
al di l dell'obiettivo fissato quando la lotta iniziata, anche se nel
corso di questa essi hanno acquistato maggior forza, e d'altra parte essi
non possono rinunciare alloro obiettivo anche se vedono diminuire la
loro forza. Questo duplice principio in Sud Africa fu rigorosamente
osservato.
(Satyagraha in South Africa, p. 27 1 ) .
51
III. Le premesse etico-psicologico-religiose

I . SULL'ASSUNTO CONCERNENTE L'UNIT DELLA NATURA UMANA


E SULLA FEDE CHE QUINDI ANCHE UN HITLER O UN MUSSOLINI,
MESSI DI FRONTE ALLA NON-VIOLENZA DEL FORTE, POSSONO
REAGIRE IN MODO UMANO E MORALE.
Ma uno degli ospiti obiett: Lei non conosce Hitler e Mussolini.
Sono incapaci di qualsiasi azione morale. Non hanno coscienza, e non
tengono in alcun conto l'opinione pubblica mondiale. Non avrebbe
forse significato fare il gioco di questi due dittatori, se i cecoslovacchi,
seguendo il suo consiglio, si fossero opposti loro con la non-violenza?
Essendo le dittature immorali per definizione, la legge della conversio
ne morale valida anche nel loro caso?)).
Il suo ragionamento, - rispose Gandhi, - presuppone che dei
dittatori come Hitler e Mussolini non possano essere convertiti. Ma
la fede nella non-violenza si basa sull'assunto che la natura uma
na, nella sua essenza, una, e dunque necessariamente sensibile
all' azione dell'amore. Si deve tenere presente che alla violenza che
Hitler e Mussolini hanno usato fino ad ora si sempre data una ri
sposta violenta. Nella loro esperienza i due dittatori non si sono mai
trovati di fronte una resistenza non-violenta organizzata di una certa
consistenza. dunque non solo molto probabile, ma penso inevi
tabile, che essi riconoscerebbero la superiorit della resistenza non
violenta rispetto a qualsiasi impiego di violenza che essi sarebbero
in grado di attuare. Inoltre il successo della tecnica non-violenta
che io ho consigliato ai cecoslovacchi non dipende dalla benevo
lenza dei dittatori, poich colui che pratica la non-violenza si affida

52
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

all'immancabile aiuto di Dio, che lo sostiene attraverso difficolt che


altri menti verrebbero giudicate insormontabili. la sua fede che lo
rende invincibile>>.
(Harij an, 24 dicembre 1 938).

2. LA FEDE IN DIO NECESSARIA PER PRATICARE LA NON-VIOLENZA.


Nel suo discorso inaugurale alla conferenza annuale del Gandhi Se
va Sangh22 a Brindavan (Bihar) , Gandhi aveva detto che la fede in Dio
era uno dei requisiti indispensabili per un satyagrahi. Un membro
dell'associazione gli chiese se alcuni socialisti e comunisti, che non
credevano in Dio, potevano essere dei satyagrahi.
<<Temo di no. Un satyagrahi infatti non ha altro sostegno che Dio,
e chi ha qualsiasi altro sostegno o si affi d a a qualsiasi altro aiuto non
pu praticare il satyagraha. Pu praticare la resistenza passiva, la non
collaborazione, eccetera, ma non p u essere un vero satyagrahi. Si
pu sostenere che questo esclude valorosi compagni, mentre non
esclude persone che dichiarano di credere in Dio ma che nella loro
vita quotidiana dimostrano una fede insincera. Ma io non p arlo di
coloro che hanno una fede insincera. Parlo di coloro che in nome di
Dio sono pronti a rischiare tutto per la difesa dei loro principi. Non
mi chiedete di nuovo perch affermo oggi questo principio e non lo
ho fatto venti anni fa. Posso dire soltanto che non sono un profeta,
sono soltanto un comune mortale, che procede dall'errore verso la
verit. "Allora come dobbiamo giudicare i buddisti e i giainisti?", ha
chiesto qualcuno. Bene, io dico che se i b uddisti e i giainisti stessi
sollevassero questo problema, dicendo che se ci si attenesse rigoro
samente a tale principio essi sarebbero esclusi, dovrei dichiararmi
d'accordo con loro.
Ma ben lungi da me il pensiero che voi dobbiate credere nello
stesso Dio in cui io credo. Forse la vostra definizione di Dio diversa
dalla mia, ma la vostra fede in questo Dio deve essere il vostro unico
sostegno. Esso pu essere qualche Potenza Suprema o qualche Essere
anche indefinibile, ma la fede in Lui indispensabile. Sopportare ogni
sorta di torture senza un mormorio di risentimento non possibile ad
un essere umano senza la forza che gli proviene da Dio. Soltanto nella
Sua forza noi siamo forti. E soltanto coloro che riescono ad annullare
le loro preoccupazioni e i loro timori in questa infinita potenza hanno
fede in Dio>>.
(<<Harijan, 3 giugno 1 939) .

53
------ GANDHI ------

3. CAPACIT DELLE MASSE DI COMPORTARSI


IN MODO NON-VIOLENTO.
D.: Poich lei convinto che la rivoluzione di massa l'unico mezzo
per ottenere la libert, crede sia realistico pensare che le masse vorran
no e sapranno rimanere completamente non-violente nel pensiero e
nelle azioni malgrado tutte le prevedibili provocazioni di cui saranno
oggetto nel corso di tale rivoluzione? Un comportamento di tal genere
pu essere possibile per un individuo; ma lei pensa sia possibile per le
masse:_ sviluppare una costante azione non-violenta?
R.: E strano che lei oggi mi ponga questa domanda, giacch l'intero
processo della lotta non-violenta testimonia il fatto che tutte le volte
che si avuta violenza, questa non provenuta dalle masse, ma, se mi
consentita l'espressione, dalle classi, cio stata provocata dagli intel
lettuali. Anche nella lotta violenta, se possibile che a volte un singolo
individuo si lasci trascinare e dimentichi tutto, le masse che combat
tono non lo fanno mai. Esse prendono le armi su ordine e su ordine
devono cessare il fuoco, quali che siano gli impulsi individuali alla
vendetta o alla ritorsione. Non si vede perch nella lotta non-violenta
le masse, se disciplinate, non dovrebbero essere capaci di dimostrare la
stessa disciplina di cui sono normalmente capaci le forze combatten
ti in guerra. Inoltre, un generale non-violento ha questo particolare
vantaggio: non ha bisogno di centinaia di ufficiali per portare avanti
la sua battaglia. Il messaggio non-violento non ha bisogno di un gran
numero di persone che lo diffondano. I.:esempio di pochi uomini o
di poche donne realmente e completamente pervasi dello spirito della
non-violenza alla fine destinato a contagiare l'intera massa. Questo
ci che ho sperimentato all'inizio del movimento. Mi sono reso conto
che in realt dapprincipio la gente pensava che dentro di me io ero
favorevole alla violenza anche se predicavo la non-violenza. Era il mo
do in cui era abituata ad accogliere e ad interpretare le dichiarazioni
dei leader. Ma una volta compreso che pensavo veramente quello che
dicevo, stata capace di seguire i metodi di lotta non-violenti anche
nelle circostanze pi difficili. Non vi stata una ripetizione del Chauri
Chaura23 Per quanto riguarda la non-violenza nel pensiero, Dio solo
,
pu esserne giudice. E certo tuttavia che la non-violenza dell'azione
non pu essere praticata se non va mano nella mano con la non-vio
lenza nel pensiero.
(The Amrit Bazar, 3 agosto 1 934) .

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------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

4 LA NON-VIOLENZA O AHIMSA COME LEGGE


DELLA SPECIE UMANA E FONDAMENTO DELLA STORIA.
In teoria si pu ammettere che la non-violenza un'arma infallibile
e che nessuna forza pu sconfiggere l'uomo che pratica la non-violenza
nella sua forma pi completa. Ma ci realmente possibile? Vi possono
essere alcuni yogi in grado di domare bestie feroci, come leoni e tigri, e
renderle mansuete come agnelli, ma l'uomo medio deve ricorrere a un
fucile o a un'arma del genere per difendersi da simili bestie. Lei con il
suo straordinario potere pu essere in grado di convertire gli altri con
la semplice forza del suo pensiero, ma l'uomo medio deve ricorrere agli
strumenti del mondo, come i tribunali, gli avvocati, e cosi via. Anche
nell'oscuro e lontano passato abbiamo rari esempi di uomini che han
no praticato l' ahimsa nella vita di tutti i giorni. Buddha per un certo
periodo tent di guidare gli uomini lungo la via dell' ahimsa, ma cosa
avvenne dopo di lui? La societ ritorn alle sue vecchie abitudini, di
menticando gli insegnamenti di Buddha. La storia passata dunque non
d molte speranze che in futuro la societ possa seguire la via dell'ahim
sa pi di quanto abbia fatto fino ad ora, e quindi evidentemente i nostri
saggi hanno avuto ragione ad abbandonare il mondo e a rifugiarsi nella
foresta per praticare la verit e la non-violenza. Lei potr sicuramente
convincere poche persone alla pratica dell' ahimsa, ma poco probabile
che la societ nel suo complesso si rivolga ad esso. Lo stesso ragiona
mento vale per l'India come nazione. Essa deve necessariamente rice
care mezzi diversi da quello dell'ahimsa per conquistare la libert. E
inutile sperare che un bambino ancora alle prese con il sillabario possa
comprendere un libro come il Gita di Tilak. Ed ugualmente inutile
sperare che uomini sedotti dai piaceri del mondo possano compren
dere l'infallibilit dell'ahimsa. Inoltre, l' ahimsa l'obiettivo finale, il
raggiungimento del quale richiede una preparazione molto maggiore
di quell' richiesta per ottenere una laurea in medicina o in ingegne
ria. Dovremmo creare numerose scuole e universit per l'insegnamento
della scienza e dell'arte della verit e della non-violenza. Oggi la societ
dirige le sue energie verso la creazione di nuovi bisogni e la loro sod
disfazione. Come si pu sperare che essa indirizzi invece le sue energie
nella direzione dello studio dell' ahimsa?
I dubbi e le difficolt sollevati in questa lettera sono comuni anche
a molte altre persone, ed io ho gi cercato di risolverli in varie occa
sioni. Ma poich la Commissione di Lavoro del Congresso ha fatto
dell' ahimsa una questione di attualit, mi sembra necessario rispondere
in modo abbastanza approfondito a questi dubbi e a queste difficolt.

55
---- GANDHI ----

Chi scrive dubita in sostanza della possibilit di un'applicazione


universale dell' ahimsa, e afferma che la societ ha fatto scarsi progressi
in tale direzione. Maestri come Buddha durante la loro vita avrebbero
fatto alcuni tentativi e avrebbero ottenuto qualche piccolo successo,
ma la societ, malgrado la loro opera, si troverebbe sempre allo stesso
p unto. l:ahimsa sarebbe di qualche utilit al singolo individuo, ma
per la societ non avrebbe alcun valore, e l'India per conquistare la
libert dovrebbe ricorrere alla violenza.
Tale ragionamento, penso, fondamentalmente sbagliato. [ulti
ma affermazione scorretta dal momento che il Congresso ha deciso
di adottare la non-violenza come mezw per il raggiungimento dello
Swaraj . Esso in realt si spinto anche oltre. Essendo stata sollevata
la questione se la non violenza debba essere considerata lo strumen
to appropriato anche contro ogn ! disordine interno, l'AICC ha dato
una chiara risposta affermativa. E soltanto per la difesa contro una
eventuale aggressione esterna che il Congresso ha sostenuto che sar
necessario avere un esercito. E anche su quest'ultimo punto un nume
ro considerevole di membri dell'AICC24 ha espresso voto contrario.
Si deve tenere conto di tale dissenso, poich la questione su cui si
votato una questione di principio. Le scelte del Congresso devono
essere decise dal voto della maggioranza, ma non annullano i voti della
minoranza. Questi rimangono. Se non sono coinvolte questioni di
principio e vi un programma da attuare, la minoranza deve seguire
la maggioranza. Ma se si tratta di una questione di principio, il dis
senso rimane, e necessariamente si manifesta nella pratica quando se
ne presenta l'occasione. Ci significa che l' ahimsa stato riconosciuto
come strumento valido in tutte le occasioni e per il raggiungimento
di qualsiasi obiettivo da una societ, per quanto piccola possa essere,
e che ha avuto conferma la convinzione che l'ahimsa pu essere pra
ticato da un'intera societ. Se sar possibile fare ulteriori progressi in
tale direzione un'altra questione. La risoluzione della Commissione
di Lavoro quindi non avvalora in alcun modo i dubbi dell'autore della
lettera. Al contrario dovrebbe, almeno in una certa misura, dissiparli.
Veniamo ora all'affermazione secondo la quale io sarei una persona
fuori del comune e il poco che la societ ha fatto rispetto all'ahimsa
sarebbe dovuto alla mia influenza e sarebbe destinato a scomparire
con me. Questo non vero. Nel Congresso ci sono molti membri in
grado di pensare con la loro testa. Il Maulana un grande pensatore,
dotato di un'acuta intelligenza e di una vasta cultura. Pochi possono
vantare una conoscenza pari alla sua della cultura araba e persiana.

56
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

resperit;_nza gli ha insegnato che soltanto l'ahimsa pu rendere libera


l'India. E stato lui ad insistere perch venisse approvata la risoluzione
che accettava l' ahimsa come strumento contro i disordini interni. Il
Pandit Jawaharlal25 non un uomo che si lascia incutere soggezione
da nessuno. In campo storico e nella conoscenza degli eventi contem
poranei egli non secondo a nessuno. stata una profonda riflessione
che lo ha portato ad ccettare l'ahimsa come mezzo per il raggiungi
mento dello Swaraj . E vero che egli ha detto che non esiterebbe ad
accettare lo Swaraj anche se i metodi non-violenti fallissero e potesse
essere ottenuto con la violenza. Ma questo non ha importanza rispetto
alla questione che si sta trattando. Vi sono non pochi altri grossi nomi
del Congresso che credono nell'ahimsa come solo mezzo almeno per
il raggiungimento dello Swaraj . Pensare che tutti abbandoneranno la
via dell'ahimsa appena io sar scomparso significa insultare loro e in
sultare la natura umana. Dobbiamo credere che tutti siano in grado
di pensare con la propria testa. Un tale rispetto reciproco essenziale
per andare avanti. Dando credito ai nostri compagni di una capacit
autonoma di giudizio noi li rafforziamo e rendiamo loro facile as
sumere un atteggiamento indipendente anche se fino ad ora si sono
dimostrati deboli.
Mi auguro che n l'autore della lettera n nessun altro creda che il
Congresso o un gran numero di leader del Congresso abbiano ces
sato di credere nell'ahimsa. Nella misura limitata che ho descritto il
Congresso ha ribadito e chiarito la propria fede nell'ahimsa al di l di
ogni possibile dubbio. Convengo che il limite posto dal Congresso
restringe considerevolmente la sfera d'azione dell'ahimsa e attenua il
suo splendore. Ma la sia pur limitata fede del Congresso nell' ahimsa
un argomento sufficientemente valido rispetto alla nostra discussione.
Infatti il mio intento di dimostrare che i seguaci dell'ahimsa si vanno
moltiplicando, e la sua accettazione limitata da parte del Congresso
avvalora la mia posizione.
Se andiamo con lo sguardo dai tempi che ci vengono appena traman
dati dalla storia fino ai giorni nostri, vedremo che l'uomo andato ra
pidamente avvicinandosi all'ahimsa. I nostri antenati pi remoti erano
cannibali. Poi ad un certo punto si stancarono del cannibalismo e co
minciarono a vivere di caccia. Ancora in seguito si giunse ad uno stadio
in cui l'uomo si vergogn di condurre una vita di cacciatore errante.
Egli dunque cominci a praticare l'agricoltura e da allora dipese prin
cipalmente dalla madre terra per la propria nutrizione. Da nomade che
era inizi a condurre un'esistenza stabile e civile, fond villaggi e citt e

57
------ GAND H I ------

da membro di una famiglia divenne membro di una comunit e di una


nazione. Tutto ci sta a dimostrare i progressi dell'ahimsa e il regresso
dell'himsa. Se il processo fosse stato differente oggi la razza umana sa
rebbe estinta come sono scomparse molte specie di animali inferiori.
Anche i profeti e gli avatars, chi pi e chi meno, hanno predicato
l' ahimsa. Nessuno di essi ha asserito di predicare l'himsa. E come avreb
be potuto essere diversamente? I.:himsa non ha bisogno di essere predi
cato. [uomo come animale violento, ma come Spirito non-violento.
Nel momento in cui prende coscienza dello spirito che in lui non pu
rimaner violento. O procede verso l'ahimsa o precipita verso la sua
rovina. E per questo che i profeti e gli avatars hanno predicato la verit,
l'armonia, la fratellanza, la giustizia eccetera, tutti attributi dell'ahimsa.
E tuttavia la violenza si dimostra ancora forte, al punto che una
persona raziocinante come l'autore della lettera la considera lo stru
mento decisivo. Ma, come ho dimostrato, la storia e l'esperienza sono
contro di lui.
Se noi pensiamo che il genere umano andato rapidamente progre
dendo verso l' ahimsa, ne consegue che dovr compiere ancora nuovi
progressi verso di esso. In questo mondo nulla statico, tutto dina
mico. Se non vi progresso, vi inevitabilmente regresso. Nessuno
pu sottrarsi al ciclo eterno, a meno che non sia Dio stesso.
La guerra in corso il punto di saturazione della violenza. E sono
convinto che ne decreter la sconfitta. Ogni giorno mi viene con
fermato il fatto che l' ahimsa non mai stato apprezzato dal genere
umano come oggi. Tutti i messaggi che continuamente ricevo dall'Oc
cidente provano la medesima cosa. Il Congresso, anche se in misura
limitata, ha dichiarato di accettare l' ahimsa. lo invito dunque l'autore
della lettera e tutti i dubbiosi come lui ad abbandonare i loro dubbi
e a immergersi con fiducia nel sacro fuoco sacrificale dell'ahimsa. lo
non credo che il Congresso ritorner sui suoi passi. Esso sempre
ben disposto. Vero quel che canta il nostro poeta Pritam: Felicis
simi coloro che si immergo no nel fuoco, l Coloro che rimangono a
guardare sono tutti bruciati dalle fiamme.
(Harijan, 1 1 agosto 1 940) .

5. LA NON-VIOLENZA FONDAMENTO E LEGGE DELLA STORIA.


LETTORE: Esiste qualche prova storica del successo di quella che lei
ha chiamato forza dell'anima o forza della verit? Non mi sembra che
si siano mai avuti dei casi in cui una nazione si risollevata grazie alla

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------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

forza dell'anima. Io credo che coloro che commettono il male non


cesseranno di commetterlo senza una punizione materiale.
AUTORE: Il poeta Tulsidas ha detto: La piet, o l'amore, la radice
della religione, come l'egoismo la radice del corpo. Dunque non
dobbiamo abbandonare la piet finch viviamO>> . Questa a me sembra
una verit scientifica. Io credo in essa come credo che due pi due
fanno quattro. La forza dell'amore e la forza dell'anima o della veri
t sono la stessa cosa. Abbiamo prove dell'azione di questa forza ad
ogni istante. Senza l'esistenza di tal forza l'universo scomparirebbe.
Ma lei chiede delle prove storiche. E necessario dunque chiarire che
cosa significhi storia. Questo termine in gujarati ha il senso di <<cosi
avvenne. Se cosi che si deve intendere la storia, possibile fornire
numerosissime prove. Ma se per storia si vuole intendere le imprese
dei re e degli imperatori, non si troveranno esempi di forza dell'anima
o di resistenza passiva. Non si pu sperare di trovare dell'argento in
una miniera di stagno. La storia comunemente conosciuta la re
gistrazione delle guerre del mondo, tanto che gli inglesi hanno un
proverbio che dice che una nazione che non ha storia, che cio non
ha avuto guerre, una nazione felice. Nella storia troviamo accurata
mente registrato come i re hanno agito, come sono divenuti nemici di
altri re, come si sono uccisi l'un l'altro; se nel mondo fosse avvenuto
soltanto questo l'umanit avrebbe cessato di esistere da lungo tempo.
Se la storia dell'universo fosse iniziata con le guerre, oggi non sarebbe
vivo un solo uomo. I popoli che si sono fatti guerra sono scomparsi,
come avvenuto ad esempio per gli indigeni dell'Australia, che sono
stati praticamente sterminati dagli invasori. Tenga presente che questi
indigeni non hanno usato la forza dell'anima per difendersi; d'altro
canto non necessaria una grande preveggenza per capi re che gli au
straliani andranno incontro alla stessa sorte delle loro vittime. <<Chi di
spada ferisce di spada perisce. Noi abbiamo un proverbio simile, che
dice che i nuotatori di professione troveranno una tomba d'acqua.
Il fatto che vi sono ancora tanti uomini vivi nel mondo dimostra
che questo non fondato sulla forza delle armi ma sulla forza della ve
rit o dell'amore. Dunque la prova pi grande e pi inconfutabile del
successo di questa forza deve essere vista nel fatto che malgrado tutte
le guerre che si sono avute nel mondo, questo continua ad esistere.
Migliaia, decine di migliaia di uomini devono la vita all'attivissima
azione di questa forza. Le piccole dispute quotidiane di milioni di fa
miglie scompaiono di fronte all'esercizio di questa forza. Centinaia di
nazioni vivono in pace. La storia non prende e non pu prendere nota

59
------ GANDHI ------

di questo. La storia in realt una registrazione di ogni interruzione


della costante azione della forza dell'amore o dell'anima. Due fratelli
vengono a contesa; uno di essi si pente e risveglia l'amore che si era
assopito in lui; i due ritornano a vivere in pace; nessuno prende nota
di questo. Ma se i due fratelli per istigazione di qualcuno o per qualche
altro motivo ricorrono alle armi o alla legge - che un'altra forma di
utilizzazione della forza bruta - le loro azioni vengono immediata
mente riportate dalla stampa, suscitano l'interesse dei vicini e proba
bilmente passano alla storia. E quanto avviene per le famiglie avviene
anche per le comunit e le nazioni. Non vi motivo di credere che esi
ste una legge per le famiglie e un'altra per le nazioni. La storia dunque
una registrazione di un'interruzione del corso della natura. La forza
dell'anima, essendo naturale, non viene registrata dalla storia.
(Hind Swaraj or Indian Home Rule, cap. XVII) .

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IV. Violenza e non-violenza

a) Criteri di distinzione tra violenza e non-violenza.

I . LETTERA CONTENENTE L ' OBIEZIONE CHE


LA NON-COLLABORAZIONE UNA FORMA DI VIOLENZA.
RISPOSTA DI GANDHI CON CONCRETI ESEMPI
DI NON-COLLABORAZIONE VIOLENTA E NON-VIOLENTA.
La situazione in India rivela un'altra particolare differenza tra
noi. Mi riferisco all'idea della "non-resistenz' . Gandhi, se ho ben
capito, proclama la Via dell'Amore. Egli per non comprende che
"la non-collaborazione una forma di violenz'. Supponiamo che i
lattai di New York abbiano motivi reali, giusti, e perfino drammatici
per portare avanti una determinata rivendicazione. Supponiamo che
essi scioperino e privino del latte i bambini di New York. Anche se
non usassero violenza a nessuno, il loro metodo sarebbe ugualmente
un metodo violento. Essi otterrebbero la vittoria, attraverso la non
collaborazione, sui cadaveri dei bambini. Come Bertrand Russell ha
detto dei bolscevichi, "una tale sofferenza ci fa mettere in discussione
i mezzi usati per arrivare al fine desiderato" . La non-collaborazione
nel Lancashire26 significa sofferenza, e in definitiva un ricorso alla
violenza piuttosto che alla ragione.
Quanto sopra un estratto di un articolo dell'Unity ( 1 4 febbraio
1 924) inviatoci da uno sconosciuto amico americano.
I.:articolo una lettera inviata a Mr Holmes da Mr Arthur l . We
atherly. La lettera un tentativo di dimostrare che un idealista, se
vuole essere pratico, deve venire a dei compromessi con il suo ideale

61
------- GAND H I -------

per adeguarsi a determinate circostanze. Lautore della lettera porta


numerosi esempi a sostegno del suo punto di vista. Dato che per il
momento non ho intenzione di affrontare il problema centrale da lui
posto, spero di non fare violenza all'autore della lettera riportando
soltanto un brano di quest'ultima. Sono certo che l'opinione di Mr
Weatherly circa la non-collaborazione praticata in India interesser
moltissimo i lettori.
Mr Weatherly fa un'affermazione universale, secondo la quale <<la
non-collaborazione una forma di violenza. Sarebbe stato sufficien
te riflettere un solo istante per comprendere come tale affermazione
sia priva di fondamento. Io pratico la non-collaborazione quando mi
rifiuto di vendere liquori o di aiutare un assassino nei suoi piani. La
mia non collaborazione, io sostengo, non soltanto non una forma
di violenza, ma pu essere una manifestazione di amore, se l'amo
re che mi ha spinto al rifiuto. Il fatto che qualsiasi forma di non
collaborazione non-violenta, e la non-collaborazione non-violenta
non pu essere un atto di violenza. Pu non sempre essere un atto
di amore, poich l'amore un sentimento attivo e non sempre pu
essere dedotto dall'azione in s. Un chirurgo pu portare a termine
un'operazione con il pi completo successo e tuttavia non avere alcun
amore per il paziente.
Lesempio portato da Mr Weatherly quanto mai infelice e insod
disfacente rispetto al problema in esame. Se i lattai di New York per
manifestare contro la cattiva amministrazione della loro Municipalit
e per ottenere soddisfazione da questa decidessero di lasciare senza lat
te i bambini di New York, essi si renderebbero colpevoli di un crimine
contro l'umanit. Ma supponiamo che i lattai siano pagati inadegua
tamente dai loro datori di lavoro, e che dunque siano ridotti alla fame;
se essi hanno tentato ogni altro mezzo a loro disposizione per ottenere
migliori salari, il loro rifiuto di guidare i carri del latte, anche se tale
azione provoca la morte dei bambini di New York, giustificato. Il lo
ro rifiuto non sarebbe certamente un atto di violenza, pur non essendo
un atto d'amore. I lattai non sono filantropi. Essi guidano i carri del
latte per guadagnarsi da vivere. Il loro dove re come lavoratori non
di portare il latte ai bambini in ogni circostanza. Quando non si viene
meno al dovere non vi violenza. Supponiamo ancora che i lattai in
questione sappiano che i loro datori di lavoro vendono latte adulterato
ma a buon mercato e che un'altra ditta vende latte migliore anche se
a prezzo pi elevato, e si preoccupino della salute dei bambini di New
York; il loro rifiuto di guidare i carri del latte sarebbe un atto d'amore,

62
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

anche se qualche madre di New York poco avveduta, privata del latte
adulterato, potrebbe non comprare il latte migliore ma pi caro ven
duto dall'altra ditta di cui abbiamo supposto l'esistenza.
Dagli immaginari lattai senza cuore e dai mucchi di cadaveri dei
bambini di New York lo scrittore dell' Unity passa al Lancashire, e
ci descrive la rovina di questa regione provocata dalla non-collabo
razione indiana. Nel suo zelo di dimostrare la validit dell'assunto
centrale della sua lettera, lo scrittore non si dato pena di esaminare i
fatti. La non-collaborazione indiana non ha lo scopo di arrecar danno
al Lancashire o a qualsiasi altra parte delle Isole Britanniche. Essa
stata intrapresa per affermare il diritto dell'India ad amministrare i
propri affari. Il commercio del Lancashire con l'India stato istituito
sulla punta delle baionette ed stato mantenuto con mezzi simili.
Esso ha mandato in rovina l'unica e fondamentale forma di artigiana
to che integrava le risorse di milioni di contadini indiani e li salvava
dalla fame. Se l'India oggi tenta di far rinascere il suo artigianato e
la tessitura a mano e rifiuta di comprare qualsiasi indumento stra
niero o anche qualsiasi indumento prodotto nelle fabbriche indiane,
nche se a causa di ci le industrie del Lancashire e indiane soffro
no dei danni, la non-collaborazione non pu essere considerata un
atto di violenza in base a nessuna legge morale. I.:lndia non si mai
impegnata a mantenere il Lancashire. I frequentatori delle taverne
e delle case di malaffare sarebbero lodati e sarebbero giudicati perfi
no benefattori dei proprietari delle taverne e delle case di malaffare
se cessassero di frequentare tali posti anche senza alcun preavviso e
anche se la loro decisione riducesse alla fame i proprietari dei locali.
Similmente, se i clienti dei prestatori di denaro cessassero di prendere
in prestito denaro provocando in tal modo la rovina dei prestatori di
denaro, non potrebbero essere giudicati violenti per la loro azione.
Potrebbero essere giudicati violenti se decidessero di passare da un
prestatore di denaro ad un altro per malanimo o rancore o senza un
motivo valido.
chiaro dunque che la non-collaborazione non violenza quando
il rifiuto dell'imposizione un diritto e un dovere, anche se tale con
dotta pu provocare delle sofferenze a qualcuno. La non-collaborazio
ne un atto di amore quando attuata unicamente per il bene di chi
commette l'ingiustizia. La non-collaborazione indiana un diritto e
un dovere, ma non pu essere considerata un atto di amore in quanto
stata intrapresa da un popolo debole per la propria difesa.
(Young India , 10 aprile 1 924) .

63
------- GANDHI -------

2. NON-VIOLENZA NON SIGNIFICA NON UCCIDERE.


IN CERTE OCCASIONI UCCIDERE IMPERATIVO DELLA
NON-VIOLENZA. FONDAMENTO DELLA NON-VIOLENZA
E DISTINZIONE DI ESSA DALLA VIOLENZA O HIMSA.
Uccidere pu essere un dovere. Esaminiamo questa affermazione.
Noi distruggiamo la vita di tutto ci che riteniamo necessario al so
stentamento del nostro corpo. Per procurarci il cibo distruggiamo la
vita dei vegetali e di altri esseri, per proteggere la nostra salute distrug
giamo le zanzare e altri insetti con l'uso degli insetticidi eccetera, e per
questo non pensiamo di essere colpevoli di fronte alla religione.
Questo riguardo a noi stessi. Per il bene degli altri poi, nell'interesse
dell'umanit, noi uccidiamo le belve. Quando dei leoni o delle tigri
minacciano i loro villaggi, gli abitanti considerano loro dovere ucci
derli o farli uccidere.
In alcuni casi pu essere necessario perfino versare sangue umano.
Supponiamo che un uomo venga preso da una follia omicida e co
minci a girare con una spada in mano uccidendo chiunque gli si pari
dinnanzi, e che nessuno abbia il coraggio di catturarlo vivo. Chiunque
uccida il pazzo otterr la gratitudine della comunit e sar considerato
un uomo caritatevole.
Dal punto di vista dell' ahimsa chiaro dovere di ciascuno ucci
dere un simile uomo. In realt esiste un'eccezione, se cos pu essere
chiamata. Lo yogi che in grado di placare la furia di questo uomo
pericoloso pu non ucciderlo. Ma non stiamo parlando di uomini che
hanno quasi raggiunto la perfezione; stiamo esaminando quale sia il
dovere di una societ di comuni esseri mortali.
Vi potranno essere delle opinioni contrastanti circa l'appropriatezza
degli esempi portati. Ma se questi non sono sufficientemente appro
priati, possono esserne fatti molti altri. Ci che vogliono dimostrare
che l'astenersi dall'uccidere in determinate circostanze pu non essere
un dovere assoluto.
Il fatto che ahimsa non significa semplicemente non uccidere.
Himsa significa causare sofferenze o uccidere per ira, per un fine egoi
stico o per volont di fare del male. I.:ahimsa l'astenersi da tutto ci.
Il medico che vi prescrive delle medicine amare vi causa sofferenza
ma non commette himsa. Se non prescrive medicine amare quando
necessario farlo, manca al suo dovere di ahimsa. Il chirurgo che per
timore di causare sofferenze al suo paziente esita ad amputare un arto
incancrenito colpevole di himsa. Colui che non uccide un assassino
che sta per uccidere suo figlio (quando non pu impedirglielo in altro

64
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

modo) non ha alcun merito, ma com mette peccato; egli non p ratica
l' ahimsa, ma l'himsa, a causa di un'errata concezione dell' ahimsa.
Esaminiamo ora quale sia la radice dell'ahimsa. Esso il pi com
pleto disinteresse. Disinteresse significa completa libert dai piaceri
del corpo. Un saggio, osservando l'uomo che uccideva un numero
infinito di creature, grandi e piccole, per procurarsi piaceri materia
li, rimase sconcertato dalla sua ignoranza. Egli ebbe piet di lui, che
dimenticava l'anima immortale racchiusa nel corpo e si preoccupava
degli effimeri piaceri materiali piuttosto che della eterna felicit dello
spirito. Da ci egli dedusse il dovere della completa autocancellazione.
Comprese che se l'uomo vuole realizzare se stesso, cio la Verit, pu
farlo soltanto distaccandosi completamente dal corpo, e facendo s
che tutti gli altri esseri umani non abbiano motivo di temere nulla da
lui. Questa la via dell'ahimsa.
La comprensione di questa verit mostra che il peccato di himsa
non consiste soltanto nell'uccidere, ma nell'uccidere per il piacere
del nostro corpo mortale. Qualsiasi distruzione di vita provocata nel
mangiare, nel bere, eccetera, egoistica e dunque himsa. Ma l'uomo
la considera inevitabile, e dunque vi rassegnato. Al contrario la di
struzione dei corpi martoriati di alcune creature per dar loro pace non
pu essere considerata himsa, come non lo pu essere la distruzione di
vita causata dalla volont di difendere i propri figli.
Tale ragionamento pu prestarsi alle interpretazioni pi arbitrarie,
ma ci non dovuto al fatto che esso non giusto, bens all'intrinseca
disposizione dell'uomo ad appigliarsi a qualsiasi pretesto per inganna
re se stesso e per soddisfare il proprio egoismo. Ma il pericolo che ci
comporta non deve impedire di definire la vera natura dell' ahimsa. Da
quan Eo precede dunque derivano le seguenti conclusioni:
l ) E impossibile mantenere in vita il proprio corpo senza distrugge
re, in una certa misura, altri corpi.
2) Tutti sono costretti a distruggere qualche vita
a) per sostentare il proprio corpo
b) per proteggere coloro che sono affidati alla loro custodia
c) a volte nell'interesse stesso di coloro che vengono privati della
vita.
3) I casi a e b del punto 2 comportano himsa, in maggiore o minore
misura. Il caso c non comporta himsa, e dunque rientra nell' ahimsa.
I.:himsa dei casi a e b inevitabile.
4) Colui che intende praticare l'ahimsa deve dunque commettere
l'himsa contemplato nei casi a e b nella minor misura possibile, sol-

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------- GANDHI -------

tanto quando inevitabile, dopo una completa e matura riflessione


e dopo aver esaurito tutti i mezzi per evitarlo.
(Young India, 4 novembre 1 926) .

3. SUL DOVERE DI UCCIDERE ANIMALI QUANDO VITE UMANE SONO


MINACCIATE DA ESSI. MA LO STESSO PRINCIPIO NON APPLICABILE
AL MONDO UMANO PERCH L' UOMO FORNITO DI RAGIONE.
La gente stufa dei fastidi provocati dalle scimmie. Nel suo inti
mo vorrebbe la loro morte. Dentro di s prova piacere ogni volta che
qualcuno le uccide. Ma al tempo stesso si oppone al loro sterminio.
Un amico che conosce molto bene i testi sacri scrive che le scimmie
rovinano i raccolti, rapiscono continuamente i bambini, rubano ogni
sorta di oggetti, spogliano gli alberi, eccetera. Il loro numero aumenta
ogni giorno. Mi si chiede come ci si debba comportare rispetto a que
sta questione in base ai principi della non-violenza.
lo ho una concezione mia personale dell' ahimsa. Non sono in grado
di accettare interamente il principio di non uccidere gli animali. Non
posso pensare che sia giusto risparmiare gli animali che divorano o
arrecano danno all'uomo. Considero sbagliato contribuire allo svilup
po della loro specie. Perci non darei mai da mangiare alle formiche,
alle scimmie o ai cani, e non sacrificherei mai la vita di un uomo per
salvare le loro.
In base a tali convinzioni, sono giunto alla conclusione che giusti
ficabile sbarazzarsi delle scimmie quando sono divenute una minaccia
per il benessere dell'uomo. Ucciderle a quel punto diventa un dovere.
Si potrebbe porre il problema se tale principio debba essere applicato
anche agli esseri umani. Questo non possibile, perch per quanto
malvagio possa essere, un uomo sempre un nostro simile. A differen
za degli animali, Dio ha dato agli uomini la facolt della ragione.
(Harijan, 5 maggio 1 946) .

4- EUTANASIA IN PIENO ACCORDO CON LA NON-VIOLENZA.


Vedo che esiste un orrore istintivo ad uccidere delle creature viventi
in qualsiasi circostanza. Ad esempio stato perfino suggerito di isolare
i cani idrofobi in un determinato posto e !asciarli morire lentamente.
Orbene, la mia concezione della compassione mi rende impossibile ap
provare una simile cosa. Io non posso sopportare neanche per un istan
te di vedere un cane o qualsiasi altro essere vivente soffrire impotente

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------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

la tortura di una morte lenta. Io non uccido un essere umano che si


trova in tali condizioni perch possiedo dei rimedi pi efficaci. Ma de
vo uccidere un cane idrofobo, perch nel suo caso non posseggo alcun
rimedio. Se mio figlio fosse contagiato dalla rabbia e non vi fosse nes
sun rimedio per alleviare la sua agonia, dovrei considerare mio dovere
ucciderlo. Il fatalismo ha i suoi limiti. Noi lasciamo che il Fato compia
il suo corso dopo aver esaurito tutti i rimedi. E il rimedio estremo per
alleviare l'agonia di un bambino straziato quello di togliergli la vita.
(Young India >>, 1 8 novembre 1 926) .

5 . SULLA MAGGIORE VIOLENZA DI CHI COSTRINGE UN ALTRO A NON


MANGIARE PESCE RISPETTO A QUELLA DI CHI MANGIA PESCE.
LA NON-VIOLENZA COME SFORZO DI DIMINUIRE IL PI POSSIBILE
LA VIOLENZA NEL MONDO, SOTTO TUTTE LE SUE FORME.
D . : Lei dice che deve essere fornito il pesce a chi lo mangia. Questo
non comporta forse violenza sia da parte di chi fornisce che da parte
di chi mangia il pesce?
R. : Commettono entrambi violenza. E ugualmente la commettono
coloro che mangiano vegetali. Questo tipo di violenza i? trinseco ad
ogni essere dotato di corpo, e dunque anche all'uomo. E all'interno
di questa condizione e nonostante essa che noi dobbiamo praticare
la non-violenza come un dovere. Ho spesso indicato come possia
mo farlo. L uomo che costringe un altro uomo a non mangiare pesce,
commette una violenza maggiore di quella che commette chi mangia
pesce. I pescatori, i venditori di pesce e coloro che mangiano pesce
probabilmente non sono consapevoli della violenza insita nella loro
azione. E anche se lo fossero giudicherebbero tale violenza inevitabile.
Ma l'uomo che usa la coercizione colpevole di una violenza delibe
rata. La coercizione non umana. Coloro che si azzuffano tra di loro,
coloro che sono pronti ad abbassarsi a tutto pur di accumulare ric
chezze, coloro che sfruttano o permettono lo sfruttamento del lavoro
umano, coloro che sovraccaricano, picchiano e torturano in altri modi
gli animali, tutti costoro commettono coscientemente una violenza
che pu facilmente essere evitata. Io non co sidero violenza permet
tere a chi vuole mangiare pesce di mangiar!o. E mio dovere sopportare
ci. Lahimsa il supremo dovere. Anche se non possiamo praticarlo
nella sua interezza, dobbiamo comprendere il suo spirito e astenerci
quanto pi possibile umanamente dalla violenza.
(<<Harijan, 24 marzo 1 946) .

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---- GAND H I ----

6. LA NON-VIOLENZA NON SIGNIFICA CHE NON SI FACCIA UNA


GRADAZIONE TRA VITA E VITA. I MPOSSIBILIT DI ELIMINARE
COMPLETAMENTE LA VIOLENZA DALLA NOSTRA VITA. DIFFICOLT DI
TRACCIARE UNA CHIARA LINEA TRA VIOLENZA E NON-VIOLENZA.
Una corrispondente scrive:
<<Nell"'Harijanbandhu" del 5 maggio27 lei ha scritto che la sua non
violenza contempla la distruzione di animali pericolosi per l'uomo,
come i leopardi, i lupi, i serpenti, gli scorpioni, eccetera.
Lei non d'accordo sul dar da mangiare ai cani e cos via. Numerose
altre persone oltre ai gujarati considerano il dar da mangiare ai cani
un'azione degna di merito. Un tale giudizio pu non essere giustifi
cabile in un periodo in cui vi penuria di cibo come quello attuale,
tuttavia dobbiamo ricordare che questi animali possono essere molto
utili al l'uomo. Dando loro da mangiare si pu utilizzarli in diversi
lavori.
Lei da Durban pose a Shri Raichandbhai ventisette domande. Una
di queste domande era: "Cosa deve fare un ricercatore della verit
quando un serpente lo attacca?" La risposta fu: "Egli non deve ucci
dere il serpente, e se questo lo morde, non deve opporsi" . Come mai
oggi lei parla diversamente?
In passato ho scritto molto su questo argomento. A quel tempo
l'esempio che si portava era quello dell'uccisione dei cani idrofobi. Vi
fu molta discussione sul problema, ma sembra che tutto ci sia stato
dimenticato.
La mia non-violenza non semplicemente una forma di bont verso
tutte le creature viventi. I.: accento posto dal giainismo sul carattere sa
cro della vita subumana giusto, ma questo non deve significare che la
nostra bont deve essere esercitata nei confronti di tale vita piuttosto
che nei confronti della vita umana. Credo che nel sottolineare il carat
tere sacro della vita non umana si sia dato troppo per scontato il carat
tere sacro della vita umana. stato posto troppo l'accento sulla prima
cosa. E nella sua applicazione pratica l'idea ha subito delle distorsioni.
Per esempio vi sono molte persone che deriyano una completa soddi
sfazione nel dar da mangiare alle formiche. E evidente che il principio
divenuto un dogma pietrificato e privo di vita. Dietro il nome della
religione spesso si nascondono l'ipocrisia e la distorsione.
I.:ahimsa l'ideale supremo. Esso concepito per il coraggioso, mai
per il codardo. Trarre beneficio dalle uccisioni compiute dagli altri
e cullarsi nella convinzione di essere molto religiosi e non-violenti
significa ingannare se stessi.

68
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Un falso seguace della non-violenza non rimane in un villaggio che


viene assalito ogni giorno da un leopardo. Se ne va e, quando qualcu
no ha ucciso il leopardo, ritorna a prender possesso dei suoi averi e
della sua casa. Questa non non-violenza. E la violenza del codardo.
ruomo che ha ucciso il leopardo almeno ha dato prova di un qualche
coraggio. ruomo che trae vantaggio da tale uccisione un codardo.
Egli non potr mai conoscere la vera non-violenza.
Nella vita impossibile eliminare completamente la violenza. Si po
ne il problema di dove deve essere tracciata la linea di demarcazione
tra violenza e non-violenza. Tale linea non pu essere la stessa per tut
ti. Sebbene nella sostanza il principio sia lo stesso, ciascuno lo applica
in modo personale. Quello che per un uomo cibo, pu essere vele no
per un altro. Per me mangiare carne peccato. Tutta via per un'altra
persona che sempre vissuta mangiando carne e che non ha mai visto
in questo niente di male sarebbe peccato smettere di mangiare carne
semplicemente per imitare me.
Se volessi essere un agricoltore e vivere nella giungla, sarei costretto
ad usare il minimo indispensabile di violenza per proteggere i miei
campi. Dovrei uccidere le scimmie, gli insetti e gli uccelli che man
giano i miei raccolti. Se non volessi farlo io stesso, dovrei assumere
qualcuno che lo facesse al posto mio. Non vi una grande differenza
tra le due cose. Lasciare, in nome dell' ahimsa, che i raccolti vengano
mangiati dagli animali mentre nelle campagne vi la carestia si
curamente un peccato. Male e bene sono termini relativi. Ci che
bene in determinate circostanze diventa male o peccato in circostanze
differenti.
Luomo non deve cullarsi nella beatitudine degli shastra, ma deve
tuffarsi nel loro vasto oceano per raccogliere le perle che vi si trovano.
Ad ogni passo esso deve usare la propria capacit di discernimento
per comprendere ci che ahimsa e ci che himsa. In questo non
vi posto per il pudore o la codardia. Il poeta ha detto che la via che
conduce a Dio fatta per il coraggioso, mai per il codardo.
Infine, il consiglio che Raichandbhai mi diede era che se avevo co
raggio, se desideravo vedere Dio faccia a faccia, dovevo lasciare che il
serpente mi mordesse piuttosto che ucciderlo. lo non ho mai ucciso un
serpente n prima n dopo di aver ricevuto questo consiglio. Questo
chiaramente non mi d alcun titolo di merito. Il mio ideale di essere
capace di giocare con serpenti e scorpioni senza nessuna paura. Ma
finora questa soltanto un'aspirazione, che non so se e quando potr
realizzarsi. Finora ho sempre consentito che la mia gente uccidesse i

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---- GANDHI --
--

serpenti e gli scorpioni. Se avessi voluto avrei potuto impedirglielo.


Ma come avrei potuto farlo? Non ho mai avuto il coraggio di prendere
con le mani uno di quegli animali e di insegnare in questo modo ai
miei compagni a non averne paura. Di questo io mi vergogno. Ma la
mia vergogna non pu essere di aiuto n ai miei compagni n a me.
Se Ramanamt;a vorr aiutarmi forse un giorno riuscir ad acquista
re tale coraggio. Per il momento considero mio dovere agire nel modo
che ho descritto. La religione una cosa che deve essere vissuta, non
un sofisma.
(<<Harijan, 9 giugno 1 946) .

7 NESSUNA ATTIVIT COMPLETAMENTE LIBERA DA VIOLENZA.


L' AHIMSA COME SFORZO DI RIDURRE IL PIU POSSIBILE LA VIOLENZA.
'

A rigar di termini, nessuna attivit e nessuna occupazione possibile


senza un certo grado, per quanto limitato, di violenza. La stessa vita
impossibile senza un certo grado di violenza. Ci che dobbiamo fare
limitare questa violenza quanto pi possibile. In effetti la stessa espres
sione <<non-violenza, un'espressione negativa, sta ad indicare uno sfor
zo diretto ad eliminare la violenza che inevitabile nella vita. Dunque
chi crede nell'ahimsa deve scegliere delle occupazioni che implicano il
minor grado di violenza possibile. Ad esempio non concepibile che un
uomo che crede nella non-violenza faccia il macellaio. Non che un uo
mo che si ciba di carne non possa essere un non-violento ... ma un uomo
che si ciba di carne che crede nella non-violenza non deve ricercare lo
shikar e non deve partecipare a guerre o a preparativi di guerra. Vi sono
dunque molte attivit e occupazioni che implicano necessariamente la
violenza e che devono essere evitate dalle persone non-violente. Vi
per l'agricoltura, senza la quale la vita sarebbe impossibile e che implica
un certo grado di violenza. La domanda che ci si deve porre allora : tale
occupazione fondata sulla violenza? Ma poich ogni attivit in una
certa misura implica la violenza, tutto ci che possiamo fare ridurre al
minimo tale violenza. Questo non possibile senza una fede profonda
nella non-violenza. Pensate ad un uomo che non commette nessun vero
e proprio atto di violenza, che lavora per guadagnarsi da vivere, ma che
continuamente divorato dall'invidia per la ricchezza e il benessere degli
altri. Quest'uomo non un non-violento. Una occupazione non-vio
lenta un'occupazione che sia fondamentalmente libera dalla violenza e
che non implichi lo sfruttamento o l'invidia nei confronti degli altri.
(<<Harijan, 1 settembre 1 940) .

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------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

b) Gandhi di fronte al problema della guerra.

I. ARGOMENTI CON CUI GANDHI DIFENDE LA SUA PARTECIPAZIONE


ALLA SPEDIZIONE CONTRO GLI ZULU COME COMPATIBILE
CON LA DOTTRINA DELLA NON-VIOLENZA.
Sebbene pensassi di essermi definitivamente stabilito a Johan
nesburg, anche allora non mi fu dato di condurre una vita stabile. Mi
ero appena convinto che avrei potuto vivere in pace, quando soprav
venne un avvenimento inaspettato. I giornali riportarono la notizia
dello scoppio della ribellione degli zulu nel Natal29 lo non avevo
nulla contro gli zulu, che non avevano fatto nulla contro gli indiani.
Avevo dei dubbi perfino che si trattasse di una vera ribellione. Ma
allora ero convinto che l'Impero britannico operasse realmente per
il benessere del mondo. Un sincero senso di lealt mi impediva di
desiderare il male dell'Impero. La giustezza o meno della <<ribellione
dunque non poteva influenzare la mia decisione. Il Natal aveva una
Forza di Difesa volontaria e aveva inoltre la possibilit di chiamare alle
armi un maggior numero di uomini. Lessi che questa forza volontaria
era gi stata mobilitata per sedare la <<ribellione.
lo mi consideravo un cittadino del Natal, profondamente legato
ad esso. Cos scrissi al governatore comunicandogli che ero pronto,
se fosse stato necessario, a formare un Corpo Ospedaliero Indiano. Il
governatore rispose immediatamente accettando l'offerta.
Non mi ero aspettato una risposta affermativa cos immediata. For
tunatamente avevo fatto tutti i preparativi necessari prima ancora di
scrivere la lettera. Avevo deciso, se la mia offerta fosse stata accettata,
di lasciare la mia casa di Johannesburg. Polak30 avrebbe preso una casa
pi piccola e mia moglie sarebbe andata a stabilirsi a Phoenix. Questa
mia decisione aveva il suo pieno consenso. Non ricordo che mi abbia
mai ostacolato in questioni di questo genere. D unque, appena avuta
la risposta del governatore, diedi ai padrone di casa il solito mese di
preavviso per lasciare la casa e spedii alcune delle mie cose a Phoenix,
lasciando il resto a Polak.
Andai a Durban e raccolsi gli uomini. Non era necessario che fossi
mo in molti. Eravamo un gruppo di ventiquattro persone delle quali,
oltre me, tre erano gujarati. Gli altri erano originari dell'India meri
dionale, tranne uno che era un libero pathan.
Per darmi una posizione ufficiale e per facilitarmi il lavoro, in accor
do anche con le disposizioni vigenti, l'ufficiale medico capo mi diede
temporaneamente il grado di sergente maggiore, e nomin tre degli

71
------ GANDHI ------

uomini che avevo scelto sergenti e un quarto caporale. Ricevemmo


dal governo anche le uniformi. Il nostro corpo rimase in servizio at
tivo per circa sei settimane. Giunto sulla scena della ribellione , mi
accorsi che non vi era niente che giustificasse il termine ribellione .
Non si vedeva nessuna forma di resistenza. Il motivo per cui i disor
dini scoppiati erano stati gonfiati fino ad essere definiti una ribellione
era che un capo zulu aveva deciso di non far pagare una nuova tassa
i mposta al suo popolo e aveva ferito un sergente che era andato a ri
scuotere la tassa. In ogni caso io dentro di me parteggiavo per gli zulu,
e quando giunsi al quartier generale fui molto contento di sentire che
il nostro compito principale sarebbe stato quello di soccorrere gli zulu
feriti. I.: ufficiale medico che si trovava sul posto fu molto contento di
vederci. Ci disse che i bianchi non curavano volentieri gli zulu feriti,
che le ferite degli indigeni si stavano infettando e che lui non sapeva
pi cosa fare. Salut quindi il nostro arrivo come un dono di Dio per
q uella povera gente, ci forni di bende, disinfettanti eccetera, e ci por-
t all'ospedale improvvisato. Gli zulu furono felicissimi di vederci. I
soldati bianchi ci guardavano attraverso le grate che ci separavano da
loro e cercavano di convincerci di non curare gli zulu. E poich noi
non davamo loro ascolto, si infuriarono e commisero ogni sorta di
abusi contro gli zulu.
Poco a poco riuscii a stabilire rapporti migliori con questi soldati,
ed essi cessarono di interferire con il nostro lavoro. Tra gli ufficiali del
comando vi erano il colonnello Sparks e il colonnello Wylie, i quali
mi si erano duramente contrapposti nel 1 8963 1 Essi furono sorpresi
del mio atteggiamento e mi chiamarono appositamente per ringrazi
armi. Mi presentarono anche al generale Mackenzie. Non si creda che
fossero soldati di carriera. Il colonnello Wylie era un noto avvocato
di Durban. Il colonnello Sparks era proprietario di una macelleria a
Durban. Il generale Mackenzie era un noto proprietario terriero del
Natal. Erano tutti volontari e come tali si erano addestrati alle armi e
avevano acquistato un'esperienza militare.
I feriti di cui ci dovevamo occupare non erano stati feriti in battaglia.
Una parte di essi erano stati presi prigionieri come sospetti. Il generale
li aveva fatti frustare e le frustate avevano causato loro gravi ferite, le
quali, trascurate, si stavano infettando. Gli altri erano indigeni amici
degli zulu. Sebbene avessero dei distintivi dati loro per distinguerli dal
nemico, erano stati feriti dai soldati per errore. Oltre a questo lavo
ro, dovevo preparare e distribuire medicine ai soldati bianchi.
Questo per me era abbastanza facile, giacch avevo fatto esperienza

72
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

per un anno nel piccolo ospedale del dottor Booth. Questo lavoro mi
mise in stretto contatto con molti europei.
Eravamo assegnati ad una colonna che si spostava con estrema rapi
dit. Essa aveva ordine di marciare dovunque fosse segnalato pericolo.
Era composta per la maggior parte di fanteria a cavallo. Quando il
campo veniva tolto, noi dovevamo seguire la colonna a piedi con le
barelle in spalla. Due o tre volte dovemmo marciare per quaranta mi
glia in un giorno. Ma devo ringraziare Dio per il fatto che dovunque
andassimo trovavamo sempre da compiere un'opera in suo nome, tra
sportando al campo sulle nostre barelle gli indigeni amici degli zulu
feriti per errore e prestando loro le cure necessarie.
(Autobiography, pp. 23 1 -32) .

2. ARGOMENTI CON CUI GANDHI DIFENDE


LA SUA PARTECIPAZIONE ALLA GUERRA CONTRO I BOERI.
Il grande problema di ci che gli indiani del Sud Africa dovevano
fare in quella occasione32 esigeva a quel punto una soluzione. Dalla
parte dei boeri partecipava alla guerra l'intera popolazione maschile.
Gli avvocati avevano lasciato la loro professione, i contadini le loro
fattorie, i commercianti i loro affari, gli impiegati i loro uffici. Gli
inglesi del Sud Africa partecipavano alla guerra in proporzione net
tamente inferiore ai boeri. Tuttavia un forte numero di civili della
Colonia del Capo, del Nata! e della Rodesia si erano arruolati come
volontari e il loro esempio era stato seguito da molti noti commer
cianti e avvocati inglesi. Nel tribunale dove ero avvocato incontravo
pochissimi colleghi. La maggior parte dei legali pi anziani avevano
assunto incarichi militari. Una delle accuse che venivano rivolte con
tro gli indiani era che erano venuti in Sud Africa unicamente per far
soldi ed erano soltanto un peso morto per gli inglesi. Come i tarli
che entrano nel legno e lo divorano fino a svuotarlo completamente,
si diceva, gli indiani in Sud Africa non facevano altro che ingrassare
sulle spalle degli inglesi. Gli indiani non avrebbero dato agli inglesi il
minimo aiuto se il paese fosse stato invaso e le loro case fossero state
assalite. Gli inglesi anzi in una tale eventualit avrebbero dovuto non
solo difendere se stessi contro il nemico, ma nello stesso tempo pro
teggere anche gli indiani. Noi indiani riflettemmo attentamente su
questa accusa. Tutti noi pensammo che ci si offriva un'occasione d'oro
per provarne l'infondatezza. D'altra parte per alcuni avanzarono le
seguenti considerazioni:

73
----- GANDHI -----

<<Gli inglesi ci opprimono quanto i boeri. Se nel Transvaal siamo di


scriminati, nel Natal e nella Colonia del Capo la nostra situazione non
molto migliore. La differenza, se esiste, solo di grado. Rimaniamo
in entrambi i casi una comunit di schiavi. Sappiamo che un piccolo
popolo come quello dei boeri sta combattendo per la sua stessa esi
stenza; perch dovremmo farci strumenti della sua distruzione? Infine,
dal punto di vista pratico, nessuno pu arrischiarsi a dare per scontata
la sconfitta dei boeri. E se questi vincessero, non mancherebbero certo
di vendicarsi di noi.
Tra di noi esisteva un forte partito che sosteneva con vigore tali
posizioni. Io le comprendevo e davo loro il giusto peso, tuttavia non
le condividevo e le confutai sia rispetto a me stesso che di fronte alla
comunit sulla base delle seguenti considerazioni:
<<La nostra esistenza in Sud Africa dipende unicamente dalla nostra
qualit di cittadini britannici. In tutti i memoriali che abbiamo presen
tato noi abbiamo affermato i nostri diritti come tali. Siamo stati fieri
della nostra cittadinanza britannica, o almeno abbiamo fatto credere ai
nostri governanti e al mondo di esserne fieri. I nostri governanti dichia
rano di difendere i nostri diritti in quanto siamo cittadini britannici, e i
pochi diritti che ancora conserviamo li conserviamo in quanto cittadini
britannici. Sarebbe indegno di noi come comunit rimanercene a guar
dare con le mani in mano mentre la rovina minaccia gli inglesi e noi
stessi soltanto perch gli inglesi in Sud Africa ci trattano ingiustamente.
E per di pi tale criminale passivit non farebbe che aggravare le nostre
difficolt. Se ci lasciamo sfuggire questa occasione, che ci si offerta in
modo cosi inaspettato, di provare la falsit di un'accusa che noi credia
mo falsa, ci saremo condannati da soli, e non ci si dovr meravigliare se
gli inglesi ci tratteranno peggio di prima e ci scherniranno pi che mai.
In tal caso la responsabilit sarebbe unicamente nostra. Continuare a
ripetere che le accuse che si soliti rivolgerei sono infondate e del tutto
,
insostenibili significherebbe soltanto ingannare noi stessi. E vero che
nell'Impero siamo degli schiavi, ma fino ad oggi abbiamo cercato di mi
gliorare la nostra condizione continuando a rimanere nell'Impero. Que
sta stata la politica di tutti i nostri leader in India, ed anche la nostra
politica. E se vogliamo ottenere la libert e raggiungere il benessere co
me sudditi dell'Impero britannico, abbiamo davanti a noi un'occasione
d'oro per riuscirvi aiutando gli inglesi nella guerra con tutti i mezzi a no
stra disposizione. Si deve indubbiamente riconoscere che la giustizia
dalla parte dei boeri. Ma il singolo suddito di uno stato non deve sperar
di poter imporre la propria opinione personale in tutte le circostanze. E

74
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

possibile che le autorit non sempre siano nel giusto, ma finch i sudditi
riconoscono l'autorit di uno stato, loro preciso dovere conformarsi e
dare il loro appoggio alle decisioni dello stato.
Se poi vi sono dei sudditi che considerano immorale l'azione di un
governo dal punto di vista religioso, prima di adeguarsi ad essa o di
ostacolarla devono tentare in tutti i modi, anche a rischio della vita, di
dissuadere il governo dall'intraprendere tale azione. Noi invece non ab
biamo fatto nulla di tutto ci. Non ci troviamo di fronte ad un dilemma
morale di questo genere, e nessuno di noi sostiene di voler restare fuori
da questa guerra per motivi cosi universali e di principio. Il nostro dove
re di sudditi dunque di non entrare nel merito di questa guerra ma, dal
momento che essa in atto, di fornire tutto il contributo di cui siamo
capaci. Infine, pensare che nel caso che i boeri vincessero - e una vitto
ria boera del tutto possibile - ci verremmo a trovare in una posizione
peggiore di quella attuale, e che i boeri si prenderebbero una spaventosa
vendetta su di noi, sarebbe far torto ai civili boeri cosi come a noi stessi.
Il solo pensare ad una cosa di questo genere sarebbe sintomo di vigliac
cheria e di slealt. Un inglese penserebbe forse per un solo istante a ci
che potrebbe accadergli se l'Inghilterra venisse sconfitta? Un uomo che
si accinge a combattere una guerra non pu avanzare un argomento di
questo genere senza offendere la propria dignit.
Queste furono le posizioni che sostenni nel l 899, e ancora oggi non
vedo alcun motivo per modificarle. Ovverossia, se oggi avessi ancora
h fede che nutrivo allora nell'Impero britannico, e se coltivassi, come
allora coltivavo, la speranza di ottenere la libert sotto la sua egida,
sosterrei le stesse posizioni, parola per parola, in Sud Africa e, in con
dizioni analoghe, anche in India. Molti hanno tentato di confutare i
miei argomenti, prima in Sud Africa e poi in Inghilterra, ma non ho
mai trovato motivo di mutare le mie opinioni. So che le mie opinioni
attuali non interessano in questa sede, ma vi sono due buone ragioni
per cui ho ritenuto opportuno farne cenno. lnnanzitutto non ho al
cun diritto di aspettarmi da tutti i lettori di questo libro una lettura
paziente e attenta, e il lettore che volesse semplicemente scorrere que
ste pagine troverebbe difficile conciliare le opinioni sovraesposte con
le mie attuali attivit. In secondo luogo, il principio che alla base del
le precedenti considerazioni il satyagraha, l'attaccamento alla verit.
Apparire quali realmente si e agire di conseguenza non l'ultimo,
ma il primo passo verso la religione pratica. La costruzione di una vita
religiosa impossibile senza un tale fondamento.
(Satyagraha in South A.frica, pp. 7 1 -74) .
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------ GANDHI ------

3 . ARGOMENTI CON CUI GANDHI DIFENDE IL SUO APPOGGIO


AGLI INGLESI NELLA PRIMA GUERRA MONDIALE.
Quando giunsi in Inghilterra seppi che Gokhale33 era stato trattenu
to a Parigi dove si era recato per motivi di salute, e poich le comuni
cazioni tra Londra e Parigi erano interrotte, non c'era modo di sapere
quando sarebbe tornato. Io non volevo tornare in patria senza prima
averlo visto, ma d'altra parte nessuno poteva dire con certezza quando
sarebbe arrivato.
Che cosa dovevo fare nel frattempo? Quale era il mio dovere ri
guardo alla guerra? Sorabji Adajania, un satyagrahi che era stato mio
compagno di prigione, in quel periodo si trovava a Londra per stu
diare legge. Essendo uno dei migliori satyagrahi, era stato mandato
in Inghilterra perch divenisse avvocato e al suo ritorno in Sud Africa
potesse prendere il mio posto. Le spese per i suoi studi erano pagate
dal dottor Pranjivandas Mehta. Insieme a lui e attraverso di lui potei
incontrarmi con il dottor Jivraj Mehta e con altri miei connazionali
che stavano studiando in Inghilterra. D'accordo con questi fu convo
cata una riunione de gli indiani residenti in Inghilterra e in Irlanda. A
tale riunione illustrai il mio punto di vista.
Io credevo che gli indiani che risiedevano in Inghilterra dovevano
dare il loro contributo alla guerra. Gli studenti inglesi si erano arruo
lati volontari nell'esercito, e gli indiani non dovevano essere da meno.
Furono sollevate numerose obiezioni contro questa posizione. Vi era,
si sostenne, una differenza enorme tra gli indiani e gli inglesi. Noi era
vamo gli schiavi, e gli inglesi i padroni. Come si poteva pretendere che
uno schiavo collaborasse con il padrone quando questo si trovava nel
momento del bisogno? Non era forse dovere dello schiavo, nella sua
lotta per conquistare la libert, di approfittare delle difficolt del pa
drone? Allora questo punto di vista non mi convinceva. Conoscevo le
differenze di condizione che esistevano tra gli indiani e gli inglesi, ma
non credevo che fossimo ridotti ad un vero e proprio stato di schiavit.
Allora ero convinto che la responsabilit della nostra situazione non
andasse imputata tanto al sistema inglese quanto ad alcuni funzionari
inglesi, e che noi potevamo convertire queste persone con l'amore. Se
potevamo, come io pensavo, migliorare la nostra condizione con l'aiuto
e la collaborazione degli inglesi, era nostro dovere guadagnarci il loro
aiuto ponendoci alloro fianco nel momento del bisogno. Sebbene ve
dessi i difetti del sistema, esso allora non mi sembrava intollerabile come
mi sembra oggi. Ma se, avendo perduto la fiducia nel sistema, io oggi mi
rifiuto di collaborare con il governo inglese, come si poteva pretendere

76
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

che quegli amici, che avevano perduto la fiducia non solo nel sistema
ma anche nei suoi dirigenti, accettassero di aiutare gli inglesi?
Gli amici che si opponevano alla mia posizione erano convinti che
fosse arrivato il momento di affermare con decisione le rivendicazioni
degli indiani e di migliorare le loro condizioni.
Io non ritenevo giusto cercare di sfruttare le difficolt in cui si tro
vavano gli inglesi, e pensavo che fosse pi conveniente e prudente non
insistere sulle nostre rivendicazioni finch durava la guerra. Rimasi
dunque fermo sulle mie posizioni e invitai coloro che erano d'accordo
con me ad arruolarsi come volontari. Il mio invito ebbe un discreto
successo e tra i volontari furono rappresentate praticamente tutte le
province e tutte le religioni.
Scrissi una lettera a Lord Crewe, mettendolo al corrente di questi
fatti e comunicandogli che eravamo disposti a seguire dei corsi per il
servizio sanitario, se questa era una condizione per l'accettazione della
nostra offerta.
Lord Crewe dopo alcune esitazioni accett la nostra offerta, ringrazian
doci per esserci messi al servizio dell'Impero in quel critico momento.
I volontari iniziarono ad apprendere le prime nozioni di pronto soc
corso sotto la direzione del dottor Candie. Seguirono un breve corso
di sei settimane, durante il quale per furono trattati tutti i metodi di
pronto soccorso.
Al corso parteciparono circa ottanta persone. Dopo sei settimane
fummo esaminati e fummo accettati tutti tranne uno. Per decisione
del governo fummo addestrati anche militarmente e in altri campi. Il
compito di tale addestramento fu affidato al colonnello Baker.
In quei giorni Londra era una citt ammirevole. Non vi era panico,
e tutti erano occupati ad aiutare come meglio potevano. Gli adulti
validi fisicamente cominciavano ad addestrarsi alle armi, ma cosa do
vevano fare i vecchi, gli invalidi e le donne? C'era abbastanza lavoro
anche per loro, se volevano. Venivano impiegati a confezionare vestiti
e bende per i feriti.
Il Lyceum, un club femminile, si impegn a confezionare il maggior
numero di uniformi possibile. Shrimati Sarojini Naidu faceva parte
di questo club, e si gett con passione nel lavoro. Fu in questa occa
sione che la conobbi. Mi mise davanti una pila di uniformi tagliate
e mi chiese di cucirle e poi di restituirgliele. Accettai volentieri la sua
richiesta e con l'aiuto degli amici confezionai tutte le uniformi che mi
riusc durante il corso di pronto soccorso.
(Autobiography, pp. 255-57) .
77
---- ,GAN D H I ----

4 RISPOSTA A CRITICHE CIRCA GLI ARGOMENTI


ADDOTTI NEL PRECEDENTE PASSO.
Appena in Sud Africa giunse la notizia che io insieme ad altri india
ni mi ero messo a disposizione degli inglesi per la guerra, ricevetti due
telegrammi. Uno era di Polak34, che avanzava dei dubbi sulla coerenza
della mia azione con la mia fede nell' ahimsa.
In un certo senso avevo gi preso in esame questa obiezione, in
quanto avevo affrontato il problema nel mio Hind Swaraj or Indian
Home Rule, e ne avevo discusso in numerose occasioni con gli amici
in Sud Africa. Tutti noi riconoscevamo l'immoralit della guerra. Se
non ritenevo giusto reagire contro chi mi assaliva, tanto meno avrei
dovuto essere disposto a partecipare ad una guerra, soprattutto non
sapendo da quale parte fosse la ragione e da quale parte il torto. Gli
amici sapevano che avevo gi partecipato alla guerra contro i boeri,
ma erano convinti che da allora le mie posizioni avessero subito un
mutamento.
In realt anche in questa occasione ero stato spinto dagli stessi moti
vi che mi avevano persuaso a prendere parte alla guerra contro i boeri.
Ero cosciente che la partecipazione alla guerra non poteva mai essere
coerente con l' ahimsa, ma non sempre ci dato di vedere con chiarez
za quale sia il nostro dovere. Un seguace della verit spesso costretto
a procedere brancolando nel buio.
:Lahimsa un principio assai comprensivo. Noi siamo fragili mortali
presi nella conflagrazione dell'himsa. profondamente vero che la vi
ta si conserva a spese della vita. :L uomo non pu vivere un solo istante
senza commettere, consciamente o inconsciamente, l'himsa. Le stesse
funzioni della vita, il mangiare, il bere, il camminare, implicano ne
cessariamente un certo grado di himsa, la distruzione della vita, per
quanto limitata possa essere. Un seguace dell'ahimsa dunque conserva
pura la sua fede se tutte le sue azioni sono mosse dalla compassione, se
rifugge con tutte le sue forze dalla distruzione anche della pi piccola
creatura, se cerca di salvarla, e si sforza continuamente di liberarsi dalle
spire mortali dell'himsa. Egli acquister una sempre maggiore capacit
di autocontrollo e una sempre maggiore compassione, ma nelle sue
azioni non potr mai divenire completamente libero dall'himsa.
E poich all'ahimsa soggiace l'unit di tutto il creato, l'errore di
uno non pu non contagiare tutti, e dunque l'uomo non pu essere
completamente libero dall'himsa. Finch egli rimane un essere sociale,
non pu fare a meno di essere partecipe dell'himsa che l'esistenza stes
sa della societ implica. Quando due nazioni si combattono, il dovere

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------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

di un seguace dell' ahimsa di far cessare la guerra. Chi non in grado


di assolvere questo dovere, chi non ha la forza necessaria per resistere
alla guerra, chi non ha il potere di resistere alla guerra, pu prendere
parte alla guerra e tuttavia tentare con tutte le sue forze di liberare se
stesso, il proprio paese e il mondo dalla guerra.
Io avevo sperato di poter migliorare la mia condizione e quella del
mio popolo all'interno dell'Impero britannico. Trovandomi in Inghil
terra godevo della protezione della Flotta britannica, e poich mi face
vo scudo della forza militare dell'Impero, ero direttamente partecipe
della sua potenziale violenza. Dunque, se desideravo mantenere i miei
legami con l'Impero e vivere sotto la sua bandiera avevo di fronte a me
tre strade: potevo dichiarare l'aperta resistenza contro la guerra e, se
condo la legge del satyagraha, boicottare l'Impero fino a che esso non
avesse mutato la sua politica militare; oppure potevo cercare di essere
imprigionato attraverso la disobbedienza civile a quelle leggi alle quali
i miei principi morali mi imponevano di disobbedire; oppure ancora
potevo partecipare alla guerra al fianco dell'Inghilterra e acquistare
in tal modo la capacit e la possibilit di resistere alla violenza della
guerra. Poich non avevo tale capacit e tale possibilit pensai di non
poter far altro che partecipare alla guerra.
Io non faccio distinzioni, dal punto di vista dell'ahimsa, tra com
battenti e non combattenti. Chi si pone volontariamente al servizio
di una banda di briganti facendo loro da portatore, facendo loro da
sentinella mentre compiono le loro imprese, o curandoli quando sono
feriti, colpevole quanto i briganti. Allo stesso modo chi si limita a
curare i feriti di una battaglia non pu essere assolto dalla colpa di
partecipare alla guerra.
Avevo prospettato a me stesso l'intera questione prima di ricevere
il telegramma di Polak, e subito dopo averlo ricevuto discussi il mio
punto di vista con numerosi amici, giungendo alla conclusione che
era mio dovere partecipare alla guerra. Ancora oggi non credo che la
mia posizione fosse errata, n rimpiango la mia scelta, dal momento
che allora ero convinto della necessit di mantenere i legami con gli
inglesi.
So che anche allora non riuscii a convincere tutti i miei amici della
correttezza della mia posizione. Il problema complesso. Vi possono
essere delle differenze di opinione, e dunque io ho esposto la mia po
sizione nel modo pi chiaro possibile a coloro che credono nell'ahim
sa e che stanno compiendo seri sforzi per praticarlo in tutti i campi
della vita. Un seguace della verit non deve fare nulla in omaggio alle

79
------ ,GAN D H I ------

convenzioni. Deve sempre essere pronto a correggersi, ogniqualvolta


si rende conto di essere in torto deve confessarlo senza pensare alle
conseguenze e fare ammenda.
(Autobiography, pp. 257-58) .

5. RISPOSTA AD UNA LETTERA IN CUI GANDHI CRITICATO


PER IL SUO ATTEGGIAMENTO NEI CONFRONTI DELLA RIVOLTA
DEGLI ZULU E DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE.
Un corrispondente mi pone alcune giuste domande in tono pole
mico:
Quando gli zulu si sollevarono contro gli inglesi per ottenere la li
ert lei ha aiutato gli inglesi a reprimere la loro cosiddetta ribellione.
E una ribellione cercare di scuotere il giogo straniero? Er una ribelle
Giovanna d'Arco? Era un ribelle Giorgio Washington? E un ribelle
de Valera? Lei dir che gli zulu avevano fatto ricorso alla violenza. lo
chiedo: era cattivo il fine o i mezzi? Se questi ultimi potevano esserlo,
il primo non lo era di certo; vorrei che fosse tanto gentile da chiarire il
problema. Nell'ultima guerra, quando tedeschi e austriaci combatte
vano valorosamente contro una coalizione mondiale, lei ha reclutato
uomini per l'esercito inglese per farli combattere contro nazioni che
non avevano fatto nulla contro l'India. Quando vi una guerra tra
due razze, si devono ascoltare entrambe le parti prima di decidere di
schierarsi al fianco dell'una o dell'altra. Nell'ultima guerra ci siamo
limitati ad ascoltare una sola campana, e per di pi quella di una na
zione certamente non rinomata per la sua sincerit e la sua onest.
Lei sempre stato un sostenitore della resistenza passiva e della non
violenza. Perch dunque ha spinto degli uomini a prendere parte ad
una guerra di cui non conoscevano i motivi, per il rafforzamento di
una razza che sguazza sconciamente nel pantano delpmperialismo?
Lei dir che aveva fiducia nella burocrazia inglese. E possibile per
una persona avere fiducia in un popolo straniero le cui azioni si sono
dimostrate tutte cosi palesemente in contrasto con le sue promesse?
Questo non pu essere accaduto ad una persona della sua levatura. La
prego di rispondere anche a questo secondo quesito.
C' un altro punto che vorrei toccare. Lei un sostenitore della
non-violenza. Nelle condizioni attuali dobbiamo attenerci rigorosa
mente al principio della non-violenza. Ma quando l'India sar libera,
dovremo rifiutarci di ricorrere alle armi anche se una nazione straniera
ci invadesse? Lei ricorrerebbe ancora al boicottaggio delle ferrovie, dei

80
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

telegrafi e delle navi anche quando avessero cessato di servire all'espor


tazione dei prodotti del nostro suolo?
Sento e leggo che mi vengono rivolte numerose accuse di incoeren
za. In genere mi rifiuto di rispondere a queste accuse quando riguar
dano soltanto la mia persona. Tuttavia le domande poste dall'autore
della lettera sono di importanza generale e meritano di essere prese
in considerazione. Non sono assolutamente nuove per me. Ma non
ricordo di aver mai dato loro una risposta sulle colonne di Young
India.
Non solo io ho offerto il mio aiuto agli inglesi al tempo della rivolta
degli zulu, ma lo ho fatto anche prima di allora, al tempo della guerra
contro i boeri, e durante l'ultima guerra non solo mi sono occupato
del reclutamento in India, ma a Londra nel 1 9 1 4 ho costituito un
corpo ospedaliero. Se dunque ho peccato, la coppa dei miei peccati
colma fino all'orlo. In ogni circostanza non mi sono mai lasciato
sfuggire l'occasione di servire il governo. In tutti quei momenti critici
mi sono sempre posto due domande. Quale era il mio dovere come
cittadino dell'Impero, quale allora credevo di essere, e quale era il mio
dovere come strenuo seguace della religione dell'ahimsa, ossia della
non-violenza?
Ora so che sbagliavo a ritenermi un cittadino dell'Impero. Ma in
quelle quattro circostanze credevo onestamente che, malgrado le tra
versie che era costretto a sopportare, il mio paese era avviato verso la
libert, e che nel suo complesso il governo nel suo atteggiamento verso
il popolo non era del tutto cattivo, e che gli amministratori inglesi
erano onesti, malgrado fossero pieni di pregiudizi e piuttosto ottusi.
Essendo convinto di ci, feci quello che ogni inglese avrebbe fatto in
quelle circostanze. Non ero abbastanza esperto o importante da poter
prendere un'iniziativa indipendente. Non toccava a me giudicare o
esaminare le decisioni del governo con l'autorit di un tribunale. Non
giudicai il governo in malafede n al tempo della guerra contro i boe
ri, n in occasione della rivolta degli zulu, n allo scoppio dell'ultima
guerra. Non consideravo gli inglesi, n li considero, particolarmente
cattivi o peggiori degli altri esseri umani. Li consideravo e ancora li
considero capaci di azioni e di sentimenti nobili come qualsiasi altro
popolo, e come qualsiasi altro popolo soggetti a commettere errori.
Pensai dunque che avrei assolto in modo soddisfacente il mio dovere
sia di uomo che di cittadino offrendo la mia modesta opera all'Impero
nel momento in cui questo si trovava in difficolt. cosi che vorrei
che ogni indiano agisse una volta che il paese avr raggiunto lo Swaraj .

81
------ GAND H I ------

Sarei profondamente preoccupato se ad ogni occasione ciascuno di


noi pretendesse che la propria volont divenisse legge e volesse esami
nare al microscopio ogni azione della nostra futura Assemblea Nazio
nale. Bisogner al contrario rimettere il giudizio sull maggior parte
delle questioni ai nello scegliere tali rappresentanti. E chiaro che in
nessun altro modo un governo democratico riuscirebbe a sopravvivere
per pi di un giorno.
Oggi le mie posizioni sono radicalmente mutate. I miei occhi, cre
do, si sono aperti. I..:esperienza mi ha reso pi saggio. Io giudico il
sistema di governo attualmente esistente totalmente da respingere, e
credo vi sia la necessit di un particolare sforzo nazionale per rove
sciarlo o modificario radicalmente. Esso non possiede al suo inter
no nessuna capacit di automiglioramento. Che io creda ancora che
molti amministratori inglesi siano onesti non ha alcuna importanza,
poich essi sono ciechi e illusi come lo ero io. Dunque non posso
essere orgoglioso di chiamare l'Impero anche mio e di dirmi suo cit
tadino. Al contrario sono perfettamente cosciente di essere un pariah
intoccabile dell'Impero. Devo dunque incessantemente pregare per la
sua radicale trasformazione o la sua totale distruzione, come un pariah
ind sarebbe pienamente giustificato a fare nei riguardi dell'induismo
e della societ ind.
I.: altro punto, quello che riguarda l'ahimsa, pi complesso. La mia
concezione dell'ahimsa mi spinge sempre ad un atteggiamento di di
stacco nei confronti di quasi tutte le attivit da me intraprese. La mia
anima rifiuta di essere soddisfatta finch rimane testimone impotente
di un solo errore o di una sola sofferenza. Ma non possibile per me
- creatura fragile, debole, meschina - correggere tutti gli errori o man
tenermi libero da ogni colpa per tutto il male che vedo. Lo spirito mi
_
spinge in una direzione, la carne nella direzione opposta. E possibile
essere liberi dall'azione di queste due forze, ma tale libert si raggiunge
soltanto attraverso un processo lento e doloroso. Posso raggiungere
la libert non attraverso un meccanico rifiuto dell'azione, ma soltan
to attraverso un'azione intelligente, compiuta con spirito distaccato.
Questa lotta implica un'incessante crocifissione della carne, in modo
che lo spirito possa divenire completamente libero.
Io ero un normale cittadino, non pi saggio di quelli che si trova
vano nelle mie stesse condizioni, che credeva nel l'ahimsa, mentre gli
altri non vi credevano assolutamente ma si rifiutavano di compiere il
loro dovere nei confronti del governo spinti dall'ira o dal malanimo.
Il loro rifiuto era provocato dall'ignoranza e dalla debolezza. Come

82
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

loro compagno era mio dovere spiegare loro ci che era giusto. Dun
que chiarii loro quello che era il loro dovere, spiegai loro la dottrina
dell'ahimsa e lasciai che facessero la loro scelta, come in effetti fecero.
Dal punto di vista dell'ahimsa non mi pento di quello che ho fatto.
Infatti, anche una volta raggiunto la Swaraj non esiterei a consigliare
coloro che sono disposti a prendere le armi a farlo e a combattere per
il paese.
Questo ci porta alla seconda domanda. Nello Swaraj che io sogno
non vi assolutamente alcuna necessit di ricorrere alle armi. Ma non
credo che questo sogno potr realizzarsi completamente in seguito alla
lotta attuale, in primo luogo perch tale lotta non ha come suo fine
immediato la realizzazione di un tale ideale, e in secondo luogo perch
non mi reputo abbastanza saggio da essere in grado di indicare alla na
zione una precisa linea di condotta per il raggiungimento dell' obiet
tivo che io sogno. Sono io stesso troppo pieno di passioni e delle altre
debolezze della natura umana per credere di averne l'autorit e la ca
pacit. unico merito che mi attribuisco quello ditentare incessan
temente di vincere tutte le mie debolezze. Ho raggiunto, credo, una
notevole capacit di reprimere e dominare i miei sensi, ma non sono
ancora divenuto incapace di peccare, ossia di essere sopraffatto dai
sensi. lo credo che sia possibile ad ogni essere umano raggiungere il
santo e ineffabile stato di purezza nel quale si sente nel proprio intimo
la presenza di Dio fino all'esclusione di ogni altra cosa. Si tratta, lo
confesso, di uno Stato ancora molto lontano da raggiungere, e dunque
non mi possibile indicare alla nazione la via che conduce ad una
completa pratica della non-violenza.
(Young India, 1 7 gennaio 1 92 1 ) .

6 . ALTRA RISPOSTA AD UNA LETTERA I N CUI GANDHI CRITICATO


PER LA SUA PARTECIPAZIONE ALLA PRIMA GUERRA MONDIALE.
Il capitolo della mia autobiografia che si riferisce alla mia partecipa
zione all'ultima guerra continua a rendere perplessi amici e critici- 5
Ecco ancora una lettera:
Nel capitolo 38 della IV parte della sua Autobiografia lei per la
prima volta ha affrontato la questione della sua partecipazione alla
guerra del 1 9 1 4- 1 8 .
Alcuni punti mi hanno lasciato perplesso, ma ho atteso sperando
ansiosamente di veder trattato in modo pi approfondito l'argomento
nel capitolo successivo o sulle colonne del suo giornale.

83
------- GAND H I -------

Questo in una certa misura avvenuto. Tuttavia vi sono ancora due


punti che non sono stati chiariti come speravo.
Non le scrivo con l'idea che lei abbia torto, ma convinto di non
essere riuscito a comprendere appieno il suo pensiero; e giacch penso
che molte altre persone si trovino nella mia stessa condizione, mi sono
deciso a chiederle le chiarificazioni che ritengo necessarie.
Il primo punto : che cosa la ha spinta realmente a partecipare alla
guerra? Lei dice: ''Avevo di fronte a me tre strade: potevo dichiarare
l'aperta resistenza contro la guerra e, secondo la legge del satyagraha,
boicottare l'Impero fino a che esso non avesse mutato la sua politica
militare; oppure potevo cercare di essere imprigionato attraverso la
disobbedienza civile a quelle leggi alle quali i miei principi morali mi
imponevano di disobbedire; oppure potevo partecipare alla guerra al
fianco dell'Impero e acquistare in tal modo la capacit e la possibilit
di resistere alla violenza della guerra. Poich non avevo tale capacit
e tale possibilit, pensai di non poter far altro che partecipare alla
guerr' .
Quale capacit e quale possibilit di resistere alla violenza della
guerra sperava di acquistare partecipando alla guerra?
Comprendo che il suo caso era individuale e del tutto differente da
quello dei cittadini dei diversi paesi belligeranti. Lei non era soggetto,
come erano questi, ad essere arruolato in servizio attivo, e dunque
naturalmente non le era possibile far ricorso alla resistenza passiva.
Protestare pubblicamente contro la guerra non essendo nella condi
zione di poterla sostenere sarebbe stato peggio che inutile. Ma, dal
momento che si era costretti ad una partecipazione impotente, perch
fare qualsiasi cosa di pi di ci che era assolutamente necessario?
Dalla citazione sopra riportata si deduce che lei abbia partecipa
to alla guerra per acquistare la capacit di resistere alla violenza della
guerra; tuttavia in altri punti lei afferma chiaramente che sperava con
la sua azione di migliorare in qualche modo la condizione sua e del
suo paese, non soltanto dunque di poter resistere alla guerra.
Questo conduce al secondo problema: era giusto partecipare alla
guerra con la speranza di ricavare dei benefici?
Non riesco a conciliare ci con l'insegnamento del Gita che dice che
non si deve mai compiere nessuna azione pensando ai vantaggi che ce
ne potrebbero derivare.
In tutto il capitolo lei affronta il problema se si dovesse o meno
aiutare l'Impero britannico, e mi rendo conto che tale problema, nel
modo in cui le si pose a quel tempo, era di carattere individuale. Tut-

84
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

tavia si inevitabilmente condotti a porsi la domanda: si deve o non


si deve partecipare ad una qualsiasi guerra?
Indubbiamente sono stati motivi diversi a spingermi a partecipare
alla guerra. Ricordo soprattutto due cose. Sebbene individualmente
fossi contrario alla guerra, non mi trovavo nella condizione di poter
opporre una reale resistenza non-violenta contro di essa. La resisten
za non-violenta pu essere praticata soltanto dopo aver reso qualche
servigio veramente disinteressato, dopo qualche genuina espressione
di amore. Ad esempio, io non mi trovo nella condizione di poter dis
suadere in modo non-violento un selvaggio dal sacrificare gli animali
finch egli non ha riconosciuto in me un amico grazie a qualche mio
atto di amore o a qualche altro mezzo. Io non mi ergo a giudice del
mondo per i molti errori che commette. Essendo io stesso imperfet
to e bisognoso di tolleranza e di carit, io tollero le imperfezioni del
mondo finch non riesco a cogliere o a creare l'opportunit di denun
ciare in modo fruttuoso tali imperfezioni. Io ero convinto che se met
tendomi al suo servizio avessi potuto acquistare il potere e la capacit
di oppormi alle guerre dell'Impero e alla sua politica di guerra, sarebbe
stata una buona cosa per me, che stavo tentando di realizzare la non
violenza nella mia vita privata, sperimentare in quale misura ci era
possibile anche tra le masse.
Laltro motivo era la speranza di poter raggiungere lo Swaraj grazie
ai buoni uffici degli statisti dell'Impero. E l'unico modo per acquistare
merito in tal senso era di servire l'Impero nella lotta mortale che stava
affrontando. chiaro che sto parlando di ci che pensavo nel 1 9 1 4,
quando credevo nell'Impero e nella sua volont e capacit di aiutare
l'India nella sua lotta per la libert. Se fossi stato il ribelle non-violento
di oggi, non avrei aiutato la causa dell'Impero ma avrei tentato con
tutti i mezzi consentiti alla non-violenza di sconfiggerla.
La mia opposizione alla guerra era forte allora quanto lo oggi. Ma
dobbiamo riconoscere che nel mondo vi sono molte cose che facciamo
pur essendo contrari ad esse. Io sono contrario a togliere la vita alla pi
infima delle creature viventi quanto sono contrario alla guerra. Tuttavia
continuamente tolgo la vita a numerose creature, pur sperando di rag
giungere un giorno la capacit di vivere senza tale fratricidio. Per essere
degno, malgrado ci, di essere chiamato seguace della non-violenza, il
mio sforzo deve essere onesto, strenuo e incessante. La concezione del
moksha, la liberazione dal bisogno di avere una vita materiale, basata
sulla necessit che l'uomo o la donna perfetti siano completamente
non-violenti. Il possesso del corpo, come ogni altro possesso, implica

85
------ GANDHI ------

un certo grado di violenza, per quanto piccolo possa essere. Il fatto


che la via del dovere non sempre facile da discernere, in mezzo a sol
lecitazioni che sembrano le une in contrasto con le altre.
Infine, il passo del Gita a cui ci si riferisce ha un doppio significato.
Uno che nelle nostre azioni non vi deve essere un fine egoistico. E
quello della conquista dello Swaraj non un fine egoistico. In secondo
luogo, essere disinteressati nei confronti dei risultati delle azioni non
significa essere all'oscuro di tali risultati o tenerli in poco conto o rin
negarli. Essere disinteressati significa non desistere mai da un'azione
per il timore che i risultati previsti potrebbero non essere ottenuti.
Al contrario significa avere una fede assoluta nel raggiungimento dei
risultati voluti.
(Young India)), 1 5 marzo 19Z8) .

7. ULTERIORE RISPOSTA AD ALTRA LETTERA CRITICA CIRCA


'
L ATTEGGIAMENTO DI GANDHI NEI CONFRONTI DELLA GUERRA
AL TEMPO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE.
Un professore di scuola superiore e due rappresentanti di una classe
di cinquanta studenti scrivono:
Come lei certamente sapr, il libro di testo di prosa Models o/Com
parative Prose, di Pearce e Aryatna, adottato quest'anno nella mag
gior parte delle scuole secondarie indiane, contiene una scelta di circa
cinque pagine tratta dal suo libro The Story of My Esperiments with
Trutlr6 La scelta intitolata Ahimsa e contiene una sua spiegazione
di questo quanto mai affascinante principio e della sua applicazione
nella vita.
I cinquanta studenti della mia classe ed io, loro professore, abbiamo
dedicato numerose lezioni allo studio e alla discussione di questi brani
della sua opera. Naturalmente si trattato di un lavoro fruttuoso e
stimolante, particolarmente per degli studenti indiani che sono sin
ceramente interessati al benessere e al futuro progresso del loro paese.
In generale siamo profondamente d'accordo con la sua esposizione
dell'ahimsa e ci sentiamo spinti ad applicare questo difficile ma splen
dido principio nella nostra vita.
Su un punto tuttavia sia gli studenti che io non siamo riusciti a
comprendere con chiarezza quale sia realmente il suo punto di vi
sta. Mi riferisco alla sua affermazione circa la condotta di un seguace
dell'ahimsa in caso di guerra, e in particolare a questo passo: "Quando
due nazioni si combattono il dovere di un seguace dell'ahimsa di far

86
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

cessare la guerra. Chi non in grado di assolvere questo dovere, chi


non ha la forza necessaria per resistere alla guerra, chi non ha il potere
di resistere alla guerra, pu prendere parte alla guerra e tuttavia tentare
con tutte le sue forze di liberare se stesso, il proprio paese e il mondo
dalla guerr' . Poco pi oltre {parlando delle tre strade che aveva di
fronte nel caso della guerra europea) lei dice: . . . Oppure potevo par
tecipare alla guerra al fianco dell'Inghilterra e acquistare in tal modo
la capacit e la possibilit di resistere alla violenza della guerra. Poich
non avevo tale capacit e tale possibilit, pensai di non poter far altro
che partecipare alla guerra.
Le saremmo profondamente e umilmente grati se volesse sviluppare
e chiarire tale questione ed esporre il suo punto di vista passato e pre
sente a proposito di essa, poich gli studenti della mia classe pensano
di potersi trovare in un futuro molto prossimo a dover decidere quale
debba essere il loro giusto atteggiamento nei confronti di una guer
ra imminente, a dover decidere cio se possibile seguire l' ahimsa e
tuttavia partecipare consciamente, per una qualsiasi ragione, ad una
guerra.
Sono sicuro che lei vorr rispondere e dare pace ai cuori in ansia di
cinquanta studenti e del loro altrettanto interessato professore.
Non so se ho fatto bene ad omettere il nome della scuola e i nomi
dei firmatari della lettera. Lesimio professore mi ha inviato una bu
sta stampata per la risposta. Questo avrebbe implicato una risposta
personale. Tuttavia il tempo a mia disposizione limitato, tanto pi
che sto curando due preziosi pazienti. E mi sarebbe dispiaciuto dover
rinunciare al mio colloquio settimanale con i lettori dell'Harijan .
Per risparmiare tempo ho dunque deciso, scusandomi con gli autori
della lettera, di combinare le due cose.
Il problema sollevato nella lettera di grandissima importanza, e
mi ha sempre causato le pi gravi difficolt, non tanto nel prendere
una decisione circa una qualche azione, quanto nel giustificare le mie
azioni in termini di ahimsa. Infatti la stessa azione pu essere compiu
ta sia da chi crede che da chi non crede nell' ahimsa. In questo caso
soltanto il motivo che l'ha indotto a decidere della sua qualit.
Mentre scrivo non ho a portata di mano il libro a cui si fa riferimen
to nella lettera n l'originale in gujarati di cui quel libro una tradu
zione. Ma ricordo molto bene quello che ho scritto. Inoltre, a quanto
mi dato di comprendere, la concezione dell' ahimsa che allora deli
neai la stessa che ho ancora oggi. L affermazione generale da me fatta
nel passo citato derivava dalla condotta che avevo seguito durante la

87
------- GANDHI -------

guerra europea. Mi ero impegnato in essa con grande slancio, a rischio


della mia stessa vita - non per i pericoli che in quei tempi comportava
la guerra in s, ma per il fatto che nel periodo degli addestramenti e
dei campi soffrivo di una forma di pleurite e di una debolezza gene
rale, giacch avevo appena riacquistato le forze che avevo perduto in
uno stremante digiuno di quattordici giorni che avevo fatto due o
tre mesi prima della guerra. Allora credevo che l'Impero britannico
fosse nel suo complesso un sistema benefico per l'umanit. Avevo so
gnato che un giorno sarei riuscito a convertirlo ai metodi della pace e
a fargli abbandonare la sua politica di guerra, nell'interesse della sua
stessa sopravvivenza, anche se la sua esistenza avrebbe subito un mu
tamento totale. Ero pienamente consapevole dei miei limiti. Ero un
atomo insignificante incapace di opporre una resistenza alla politica
generale dell'Impero. Che vi partecipassi attivamente o no, sarei stato
ugualmente coinvolto in modo impotente dalla guerra, dal momento
che il cibo che mangiavo era protetto dalla flotta inglese. E anche la
mia libert personale era frutto di tale protezione. Se dunque in un
modo o nell'altro sarei stato ugualmente coinvolto nella guerra, pensai
che sarebbe stato meglio per me, come seguace dell'ahimsa, prendervi
parte direttamente, in modo da acquistare la capacit di porre fine al
,
pi presto alla guerra. E possibile che tutti questi fossero ragionamenti
da debole e che, se credevo che la guerra fosse un male, avrei dovuto
rifiutare di parteciparvi in qualsiasi modo, anche se questo poteva si
gnificare l'inedia o una morte da ribelle. In ogni caso allora non pensai
che lo fossero, e ancor oggi non lo penso.
Quello che sarebbe oggi il mio comportamento cosa del tutto
differente, visto che io non credo pi che l'Impero nel suo complesso
sia una potenza benefica.
Per meglio argomentare la mia risposta vorrei portare un altro esem
pio relativo alla mia vita. Fin da quando ero bambino il mio cuore e
il mio intellerto si ribellavano contro l'intoccabilit. Ma non avendo
alcun potere nella mia famiglia, mi assoggettavo al comporamento
dei miei parenti verso gli Harijan, cosa che oggi non farei. E inutile
dire che allora non mi sembrava di dovermi rimproverare per la mia
condotta. La mia opinione personale non mi sembrava in contraddi
zione con il fatto di vivere in quella famiglia.
In realt la vita fatta di questi compromessi. .Lahimsa, proprio per
ch l'amore pi puro e disinteressato, spesso richiede questi compro
messi. Le condizioni per sono categoriche . .Lazione non deve con
tenere nessun egoismo, paura o falsit, e deve essere compiuta per far

88
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

avanzare la causa dell' ahimsa. Il compromesso deve essere spontaneo,


non deve essere imposto dall'esterno.
Non mi meraviglierei se questa mia risposta lasciasse insoddisfatti il
professore e i suoi allievi. Chiedo scusa per i continui riferimenti alle
mie azioni. La ragione di ci ovvia. lo non sono assolutamente un
uomo colto. Tutto quello che so dell'ahimsa l'ho appreso dall'espe
rienza e dagli esperimenti fatti alla piena luce del giorno con umile
spio rito scientifico e con timore di Dio, che la Verit.
(Harijan, 17 ottobre 1 936) .

8. IN RISPOSTA AD UNA LETTERA CRITICA GANDHI PRECISA LA SUA


POSIZIONE NEI CONFRONTI DELLE GUERRE DA LUI APPOGGIATE E
CHIARISCE IN CHE MISURA LA SUA POSIZIONE NEL MOMENTO IN
CUI SCRIVE SI DISTANZIA DA QUELLA PRECEDENTEMENTE PRESA.
Un corrispondente scrive:
Il fatto che mi sono deciso a scrivere questa lettera ha una scu
sante, e cio che il capitolo della sua autobiografia che tratta del suo
atteggiamento nei confronti della guerra come seguace della Verit e
dell'ahimsa37, ha creato in molti delle perplessit, e sicuramente a tale
proposito le scriveranno persone pi competenti di me. Vorrei esporre
alcune questioni che mi hanno particolarmente colpito. Non un
principio fondamentale che nella disciplina della Verit e dell' ahim
sa non vi pu essere commistione con il male anche se non si pu
resistere ad esso? La guerra, dicono alcuni, un male necessario, ma
questa non una scusante per appoggiarla nella speranza che dopo di
essa il mondo possa comprendere la follia della guerra. Ci non pu
avvenire. Al contrario dopo la guerra l'insensibilit dell'uomo anco
ra aumentata ed stata distrutta la fede nel carattere sacro della vita.
Gli anarchici potrebbero usare i suoi stessi argomenti e dire: "Non
possiamo arrestare l'aggressione e il terrorismo europeo. Non possia
mo opporci al terrorismo con un'azione di massa. Ma se riusciamo a
dimostrare agli europei l'ingiustizia dei loro metodi usando gli stessi
metodi contro di loro, essi comprenderanno la follia del loro com
portamento e noi diverremo liberi, e per di pi libereremo il mondo
dal terrorismo. Finch i nostri governanti ricorrono all'himsa e finch
dentro di noi continueremo ad odiare il terrorismo, che male c' ad
usare queste armi, posto che non consentiamo loro di dominarci?". La
grande guerra ha forse portato qualche reale beneficio alle nazioni che
vi hanno partecipato, e in particolare ai vincitori? A questi la vittoria

89
---- GANDHI ----

ha causato soltanto gravi danni, dal punto di vista materiale, morale e


sociale. I loro valori morali sono stati sconvolti, e i conflitti e la non
curanza per la verit e l'onest nei rapporti internazionali divengono
ogni giorno pi evidenti. Pu una guerra apportare qualche vantag
gio, per quanto" giust' possa essere? Non nostro dovere opporci
ad essa e invitare a soffrire per la causa piuttosto che acconsentire ad
essa in qualsiasi modo, sia passivamente che attivamente? Non crede
che i pacifisti abbiano servito la causa meglio di coloro che hanno
partecipato alla guerra attivamente? Quello che lei dice rappresenta il
suo punto di vista del 1 9 1 4, quando lei credeva che gli inglesi posse
dessero un senso di giustizia. Oggi lei crede che il suo comportamento
fosse giusto? Se domani venisse dichiarata un'altra guerra, offrirebbe
volontariamente il suo aiuto agli inglesi nella speranza di trovarsi in
una situazione migliore dopo la guerra? So di non aver affrontato il
problema nel migliore dei modi, ma lei avr sicuramente compreso
quel. lo che ho cercato di dire, e le sarei molto grato se volesse rispon
dermi)).
Sono d'accordo con l'autore della lettera sul fatto che non ha af
frontato il problema nel migliore dei modi)), ma egli rappresenta quel
tipo di lettore che non legge con attenzione neanche le cose scritte
con le maggiori intenzioni di seriet per il semplice fatto che vengono
pubblicate su una rivista settimanale. Se i lettori del tipo dell'autore
della lettera vorranno rileggere il capitolo in questione, potranno de
durne che:
l ) Io non ho offerto i miei servigi agli inglesi perch credevo nella
guerra. Lo ho fatto perch non potevo evitare la partecipazione alla
guerra, sia pure in modo indiretto.
2) Non mi trovavo nella condizione di poter resistere alla partecipa
zione alla guerra.
3) lo non credo che la guerra possa essere evitata prendendo parte
ad essa, come non credo che il male possa essere evitato parteci
pandovi. Questo tuttavia deve essere distinto dalla ineluttabile par
tecipazione in buona fede a molte cose che si ritengono ingiuste e
indesiderabili.
4) Il riferimento agli anarchici non sta in piedi in quanto il ricorso al
terrorismo da parte loro deliberato, volontario e precostituito.
5) La guerra chiaramente non ha apportato alcun vantaggio ai co
siddetti vincitori.
6) I pacifisti che sono stati incarcerati hanno chiaramente servito la
causa della pace.

90
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

7) Se domani venisse dichiarata un'altra guerra io non potrei, data


l'opinione che oggi ho dell'attuale governo, aiutare gli inglesi in al
cun modo; al contrario tenterei con tutte le mie forze di convincere
gli altri a non fornire alcun aiuto all'Impero e a fare tutto il possibi
le, in coerenza con l'ahimsa, perch esso venisse sconfitto.
(Young India, 8 marzo 1 928) .

9 CI TROVIAMO DI FRONTE, CONTINUAMENTE, AD UNA SCELTA


TRA DOVERI CONTRASTANTI, PER ESEMPIO QUELLO DI
COMPORTARCI IN MODO NONVIOLENTO E QUELLO DI UBBIDIRE
ALLE LEGGI DELLO STATO. NON SEMPRE LA SCELTA IN FAVORE DEL
PRIMO DOVERE. INOLTRE GANDHI SI TROV SPESSO NELLA
SITUAZIONE DI NON-VIOLENTO CHE TUTTAVIA ERA IL LEADER RICO
NOSCIUTO DI UOMINI CHE ALLA NON-VIOLENZA NON CREDEVANO.
IN TALE SITUAZIONE EGLI CONSIDER SUO DOVERE APPOGGIARE LA
LORO VIOLENZA IN QUANTO USATA IN UNA CAUSA GIUSTA.
Non aiutava la causa della guerra quando, sia in Mrica che qui,
reclutava uomini per il servizio militare? Come si concilia questo con
il suo principio dell'ahimsa?
Reclutando uomini per i servizi sanitari in Sud Mrica e in Inghil
terra e truppe combattenti in India, non aiutavo la causa della guerra,
ma aiutavo l'istituzione chiamata Impero britannico, nel cui carattere
benefico io allora crede va. La mia ripugnanza per la guerra era forte
allora come lo oggi; e non avrei potuto n voluto imbracciare un
fucile. Ma la vita di un uomo non un'unica via diritta, ma un i ntrico
di doveri molto spesso in contrasto tra di loro. E si continuamente
chiamati a scegliere tra un dovere e un altro. Come cittadino che allora
non era (e non lo sono tuttora) altro che un riformatore che guidava
un'agitazione contro l'istituzione della guerra, io dovevo consigliare
e guidare degli uomini che credevano nella guerra ma che per co
dardia, per bassi motivi o per risentimento contro il governo inglese
rifiutavano di arruolarsi. Non esitai quindi a dire che finch credeva
no nella guerra e si dichiaravano fedeli all'Impero britannico era loro
dovere fornire il loro aiuto agli inglesi arruolandosi. Sebbene io non
creda nell'uso delle aro mi e sebbene esso sia contrario alla religione
dell'ahimsa che professo, non esiterei ad aderire ad un'agitazione per
abolire il degradante Arms Act38, che considero uno dei peggiori cri
mini commessi dal governo inglese contro l'India. Io non credo nella
violenza, ma quattro anni fa non ho esitato a dire agli abitanti di un

91
---- GANDHI ----

villaggio vicino a Bettiah che loro che non sapevano nulla dell' ahimsa
si erano resi colpevoli di codardia non difendendo l 'onore delle loro
donne e le loro propriet con la forza delle armi. E anche di recen
te, come chi scrive sapr, non ho esitato a dire agli ind che se non
credevano completamente nell'ahimsa si sarebbero resi colpevoli di
un crimine contro la religione e l'umanit se non avessero difeso con
la forza delle armi le loro donne contro chiunque avesse tentato di
rapide. E sostengo che tutte queste mie indicazioni e la mia passata
condotta sono non solo coerenti con la mia fede nell' ahimsa, ma una
diretta conseguenza di essa. Enunciare la nobile dottrina dell'ahimsa
facile; osservarla e praticarla in un mondo pieno di conflitti, di scon
volgimenti e di passioni un compito della cui difficolt mi rendo
conto ogni giorno di pi. E tuttavia si fa in me sempre pi profonda la
convinzione che senza di essa la vita non degna di essere vissuta.
(Young India)), 5 novembre 1 925) .

I O.IN RISPOSTA ALLE CRITICHE DEL PACIFISTA BELGA DE LIGT,


GANDHI CHIARISCE ULTERIORMENTE LA SUA POSIZIONE
NEI CONFRONTI DELLA GUERRA.
Il reverendo B. de Ligr39 ha scritto sulla rivista francese Evolution''
una lunga lettera aperta indirizzata a me, e ha anche avuto la cortesia
di inviarmene una traduzione. La lettera aperta critica fortemente la
mia partecipazione alla guerra contro i boeri e alla grande guerra del
1 9 1 4, e mi invita a fornire una spiegazione della mia condotta alla
luce dell' ahimsa. Mi hanno chiesto la stessa cosa anche altri amici, e su
queste colonne ho tentato gi pi di una volta di dare loro risposta.
Se giudicata unicamente con il metro dell'ahimsa la mia condotta
non pu essere difesa. Io non faccio distinzione tra chi usa armi mor
tali e chi sVolge i servizi della Croce Rossa. Entrambi sono colpevoli
del crimine della guerra. Ma pur avendo riflettuto a lungo sul proble
ma nel corso di tutti questi anni, sono convinto che, nella situazione
in cui mi trovavo, non avevo altra scelta che quella di adottare la con
dotta che adottai durante la guerra contro i boeri40 e durante la grande
guerra europea, e anche in occasione della cosiddetta ribellione degli
zulu del Natal nel 1 9064 1
La vita governata da una moltitudine di forze. Sarebbe molto co
modo se si potesse determinare il corso delle proprie azioni in base
ad un principio generale la cui applicazione in ogni circostanza fosse
tanto agevole da non richiedere neppure un istante di riflessione. Ma

92
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

io non riesco a ricordare una sola azione il cui compimento sia stato
cosi facile.
Essendo un convinto oppositore della guerra, non mi sarei mai
adattato ad essere addestrato all'uso di ar?Ii distruttive, malgrado tut
te le opportunit che mi si offrivano. E forse per questo che sono
riuscito ad evitare di distruggere direttamente la vita umana. Ma fin
ch vivevo sotto un sistema di governo basato sulla forza e usufruivo
volontariamente dei molti vantaggi e privilegi che questo mi offriva,
nel momento in cui questo era impegnato in una guerra, ero tenuto
ad aiutarlo in base alle mie capacit, a meno che non avessi deciso di
non collaborare con tale governo e avessi rinunciato per quanto mi era
possibile ai privilegi che esso mi offriva.
Prendiamo un esempio. Io sono membro di una comunit che col
tiva alcuni acri di terra, i cui raccolti sono continuamente minacciati
dalle scimmie. Io credo nel carattere sacro di ogni forma di vita, e
dunque considero un'infrazione dell'ahimsa arrecare qualsiasi offesa
alle scimmie. Ma non esito a sollecitare e a guidare un attacc contro
le scimmie per salvare i raccolti. Sarei ben lieto di poter evitare una si
mile azione. Potrei farlo abbandonando o sciogliendo la comunit, ma
non lo faccio perch non credo di poter trovare una societ in cui non
esista l'agricoltura e dunque non vi sia distruzione di qualche forma
di vita. Con timore ed esitazione, e in spirito di umilt e di penitenza,
io dunque partecipo all'attacco contro le scimmie, sperando che un
gi rno tutto ci non debba pi essere necessario.
E in questo spirito che ho partecipato ai tre atti di guerra sopra men
zionati. Non potevo, sarebbe stata follia da parte mia, rompere i miei
legami con la societ cui appartenevo. In quelle tre occasioni non avevo
ancora concepito l'idea della non-collaborazione con il governo ingle
se. La mia posizione nei confronti di tale governo oggi totalmente dif
ferente, e attualmente non parteciperei a una sua guerra, e affronterei il
rischio della prigione e anche della forca se fossi costretto a prendere le
armi o a partecipare in qualsiasi modo a delle operazioni militari.
Ma questo ancora non risolve il problema. Se avessimo un governo
nazionale, sebbene non sarei disposto a prendere parte attiva in nessun
modo a nessuna guerra, si potrebbero presentare delle occasioni in
cui sarebbe mio dovere votare a favore dell'addestramento militare di
coloro che sono disposti a riceverlo. Sono perfettamente consapevole
infatti che non tutti i membri del governo crederebbero nella non
violenza nel modo in cui io vi credo. E non possibile rendere una
persona o una societ non-violenta per imposizione.

93
------- GANDHI -------

La non-violenza agisce in modo quanto mai misterioso. Spesso le


azioni di un uomo sembrano sfuggire al giudizio della non-violenza;
altrettanto spesso le sue azioni appaiono violente mentre egli asso
lutamente non-violento nel pi puro senso del termine e in seguito
viene riconosciuto come tale. Tutto ci che posso dire a difesa della
mia condotta che essa, nelle occasioni citate, fu adottata nell'interes
se della non-violenza. In me non vi fu alcun pensiero di bassi interessi
nazionali o di altro genere. lo non credo nella difesa dell'interesse na
zionale o di interessi di qualsiasi genere a spese di altri interessi.
Non voglio dilungarmi oltre. Il linguaggio sempre uno strumento
inadeguato ad esprimere pienamente il pensiero di una persona. Per
me la non-violenza non un semplice principio filosofico. la norma
e lo spirito della mia vita. So di sbagliare spesso, a volte consciamente,
pi spesso inconsciamente. Non si tratta di una questione di intelletto
ma di cuore. La vera guida viene dal continuo servizio di Dio, dalla
pi grande umilt, dall'abnegazione, dalla costante disposizione a sa
crificarsi. La pratica della non-violenza richiede la completa mancanza
di paura e il pi grande coraggio. Io sono cosciente dei miei errori e
mi tormento per essi.
Ma la luce che in me continua e chiara. Non vi scampo per nes
suno di noi se non nella verit e nella non-violenza. So che la guerra
una cosa ingiusta, che il peggiore dei mali. E so anche che essa de
stinata a scomparire. Credo fermamente che la libert conquistata con
il sangue e la frode non vera libert. Preferirei che tutte le azioni per
le quali mi si critica risultassero ingiustificabili piuttosto che una sola
azione da me compiuta nello spirito della non-violenza fosse giudicata
incoerente o che si pensasse che io sia mai stato favorevole alla violenza
o alla falsit di qualsiasi tipo o forma. Non la violenza e la falsit, ma la
non-violenza e la Verit sono la legge della nostra esistenza.
(Young India>>, 13 settembre 1928) .

I I . ULTERI O RI PRECISAZIONI DI GANDHI IN RISPOSTA


AD UNA LETTERA D I UN TOLSTOIANO SCRITTA IN SEGUITO
AL PRECEDENTE ARTICOLO.
In seguito al mio articolo Il mio atteggiamento verso fa guerra, pub
blicato nel Young India del 13 settembre 1 928, sono giunte mol
te lettere tanto a me che alla stampa europea che si interessa della
guerra contro la guerra. Tra quelle inviate a me personalmente vi
una lettera di un amico e seguace di Tolstoj , V. Cerkov, che il lettore

94
------- TEORIA E P RATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

avr senz'altro piacere a leggere integralmente, provenendo essa da un


uomo degno del pi grande rispetto tra gli amanti della pace. Ecco il
testo della lettera:
<<I suoi amici russi le inviano i pi calorosi saluti e i loro migliori au
guri per nuovi successi nel suo devoto servizio di Dio e degli uomini.
Seguiamo con il pi vivo interesse la sua vita, il suo lavoro intellet
tuale, la sua attivit, e ci rallegriamo di ogni suo successo. Compren
diamo che ogni conquista da lei raggiunta nel suo paese allo stesso
tempo una nostra conquista, giacch, sebbene in situazioni differenti,
noi stiamo servendo la medesima causa. Ci sentiamo profondamente
grati verso di lei per tutto ci che ci ha dato e continua a darci con la
sua persona, con l'esempio della sua vita e con il suo fruttuoso lavoro
sociale. Sentiamo la pi profonda e pi gioiosa unione spirituale con
lei.
Ma quanto pi vera e pi profonda tale unione, tanto pi acuta
mente si avverte la minima divergenza o la minima incomprensione
che possa sorgere tra di noi. Ed proprio una tale incomprensione che
mi ha spinto ad inviarle questa lettera.
Il suo articolo Il mio atteggiamento verso la guerra, pubblicato nel
"Young India" del 13 settembre di quest'anno, ha turbato molti dei
suoi ammiratori ed amici. E io ho sentito il bisogno di esprimere ci
che sento e penso su tale argomento. Spero' che lei vorr accogliere
le mie parole con lo stesso sentimento di benevolenza con il quale
vengono scritte.
Lei giustifica la sua partecipazione a tre guerre condotte dal governo
inglese. Trattando lo stesso argomento, alcuni anni fa, lei, se ben ricor
do, mostrava un atteggiamento differente. Allora non giustificava la
sua condotta, ma riconosceva la sua passata incoerenza. E ricordo che
questa sua disposizione a riconoscere i suoi errori passati fu motivo di
grande commozione e di grande conforto per me e per altri suoi amici
russi. Al contrario, lei ora giustifica se stesso ricorrendo ai tradizionali
argomenti addotti in difesa della guerra. Lei dice: " La vita governa
ta da una moltitudine di forze. Sarebbe molto comodo se si potesse
determinare il corso delle proprie azioni in base ad un principio gene
rale la cui applicazione in ogni circostanza fosse tanto agevole da non
richiedere neppure un istante di riflessione". Questo giusto rispetto
ai casi in cui sono ammesse delle considerazioni di convenienza pra
tica. Ma esiste una categoria di azioni che per il loro stesso carattere
non ammettono tali considerazioni. Si tratta di quelle azioni che per
noi violano chiaramente una legge morale o divina precisamente rico-

95
------ ,GAND H I ------

nosciuta. E l'uccisione volontaria di altri uomini appartiene a questa


categoria di azioni. In questo caso la scelta si pone in modo categorico,
e non si deve lasciar spazio ad alcuna considerazione di convenienza.
N si pu risolvere il problema ricorrendo al criterio della fedelt o
meno ad un dato governo. Lei tuttavia procede in questo modo quan
do dice: "Se avessimo un governo nazionale, si potrebbero presentare
delle occasioni in cui sarebbe mio dovere votare a favore dell'addestra
mento militare di coloro che sono disposti a riceverlo". In questo mo
do lei giustifica tutti coloro che votano per la preparazione della guerra
perch sono fedeli ai loro governi. E quale insidia viene tesa alla gente
da un uomo che nega la guerra fino a rifiutarsi di servire nell'esercito e
allo stesso tempo vota a favore dell'addestramento militare?
Lei dice inoltre che "non tutti i membri del governo crederebbe
ro nella non-violenz' e che "non possibile rendere una persona o
una societ non-violenta per imposizione" . Ma non votando a favo
re dell'addestramento militare io non esercito alcuna imposizione su
nessuno, come non votando per l'addestramento dei borsaioli, non
faccio nessuna violenza ai borsaioli.
Lei fa l'esempio dei raccolti mangiati dalle scimmie. Ma passando
dagli uomini agli animali, lei confonde il problema. Se il suo raccolto
fosse attaccato non da degli animali ma da degli uomini, non riter
rebbe forse suo dovere sacrificare il raccolto piuttosto che uccidere gli
uomini?
Lei dice che sarebbe stata follia da parte sua rompere i suoi legami
con la societ cui apparteneva e che finch viveva sotto un sistema di
governo basato sulla forza e usufruiva volontariamente dei molti van
taggi e privilegi che questo le offriva, nel momento in cui tale governo
era impegnato in una guerra, era tenuto ad aiutarlo in base alle sue
capacit.
In primo luogo, non approvando le azioni ingiuste compiute dalle
persone che mi circondano io non solo non "rompo i miei legami con
la societ cui appartengo", ma, esattamente al contrario, utilizzo tali
legami per servire nel modo migliore possibile tale societ.
In secondo luogo, se vivendo come vivo sono obbligato ad aiutare
lo stato a condurre una guerra, devo a tutti i costi cessare di vivere in
questo modo, anche se ci comporta il sacrificio della mia vita, e non
contribuire in alcun modo all'uccisione di fratelli da parte di fratelli.
Inoltre del tutto possibile usufruire di alcuni vantaggi forniti dallo
stato, che possono essere ottenuti senza violenza, e nello stesso tempo
rifiutarsi di appoggiare le azioni ingiuste dello stato.

96
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Probabilmente l'incomprensione deriva in parte dal fatto che lei


non ha tracciato una linea di demarcazione sufficientemente precisa
tra violenza e uccisione. In effetti vi sono dei casi in cui difficile, senza
una attenta riflessione, definire se una determinata azione implica o
meno violenza. Ma nel caso della guerra non vi possibilit di dubbio,
giacch essa fondata sull'uccisione degli uomini. Su questo probabil
mente ci troviamo d'accordo.
Speriamo, caro e stimatissimo amico, che lei riconoscer la corret
tezza delle considerazioni da me avanzate e che vorr darci una spie
gazione che acquieti le nostre apprensioni. Voglia credere in ogni caso
che non le avrei scritto questa lettera se i passi citati nel suo articolo
non avessero veramente provocato seri turbamenti tra molti dei suoi
sinceri e devoti amici.
In conclusione, mi rimane soltanto da esprimerle nuovamente la
mia profonda stima e i miei pi fervidi auguri per lei e per il suo
lavoro .
M i sembra addirittura superfluo assicurare l'amico Cerkov che non
solo non mi sento assolutamente offeso dalla sua lettera, ma che al
contrario mi ha fatto un estremo piacere riceverla, per la sua calda
affettuosit e per la sua franca sincerit.
Non intendo addentrarmi in una replica dettagliata sui singoli pun
ti affrontati dalla lettera. Si tratta di una materia sulla quale non si
pu argomentare oltre un certo limite. Per me esiste un punto fermo,
e cio la convinzione che la guerra un male assoluto. Nessuno detesta
pi di me la guerra. Ma la convinzione una cosa e il corretto com
portamento un'altra. La stessa azione che un uomo che lotta contro la
guerra pu compiere nell'interesse della propria missione pu essere
condannata da un altro, che pu agire in modo esattamente opposto,
pur avendo lo stesso atteggiamento nei confronti della guerra. Que
sta contraddizione deriva dalla sconcertante complessit della natura
umana. lo dunque posso soltanto invocare la tolleranza reciproca an
che tra coloro che professano lo stesso credo.
Veniamo ora ad alcuni dei punti toccati nella lettera. Non ricordo lo
scritto o il discorso nel quale mi sarei dichiarato pentito di aver parteci
pato alle guerre condotte dall'Inghilterra. Ci che probabile che io ab
bia detto che non ero dispiaciuto di aver aiutato l'Inghilterra sebbene
in seguito mi fossi reso conto che la sua politica era dannosa per l'India
e rappresentava un pericolo per l'umanit. Se avessi sentito rimorso per
aver preso parte alle tre guerre in quanto tali lo ricorderei e lo direi, a
meno che non avessi mutato opinione circa la mia partecipazione.

97
------- GAN D H I -------

Tutto ci che ho fatto non lo ho fatto per convenienza, nel senso


che a questo termine si d di solito. Sostengo di aver compiuto ogni
azione da me descritta con l'intento di far avanzare la causa della pace.
Ci non significa che quelle azioni abbiano fatto realmente avanzare
la causa della pace. Voglio dire semplicemente che ci che mi spingeva
er'!: il desiderio di far trionfare la pace.
E possibile tuttavia che allora fossi debole, e che sia ancora troppo
debole per comprendere il mio errore, come un cieco non riesce a ve
dere quello che i suoi vicini vedono. Mi rendo conto quotidianamente
di quanto siamo capaci di ingannare noi stessi.
Fino ad ora tuttavia non mi sembrato di stare ingannando me
stesso. Ci di cui sono convinto che io ho della pace una concezione
differente da quella dei miei amici europei. Io appartengo ad un paese
forzatamente disarmato e che stato tenuto in soggezione per secoli.
La mia concezione della pace deve dunque essere necessariamente dif
ferente da quella di un europeo.
Prendiamo un esempio. Supponiamo che sia i gatti che i topi desi
derino sinceramente la pace. I gatti dovrebbero rinunciare alla guerra
contro i topi. Ma in che modo i topi potrebbero promuovere la pa
ce? A che cosa dovrebbero rinunciare? E addirittura necessaria la loro
volont di pace? Supponiamo ancora che alcuni gatti non osservino
il patto deciso dall' assemblea dei gatti e continuino a cacciare i topi:
che cosa dovrebbero fare i topi? Alcuni saggi tra di essi potrebbero
dire: <<Sacrifichiamoci volontariamente fino a che i gatti non si sa
ranno stancati e non proveranno pi gusto a darci la caccia. Questi
farebbero bene a predicare la loro fede. Ma quale dovrebbe essere il
loro atteggiamento, pur essendo amanti della pace, nei confronti dei
topi che invece di fuggire davanti ai loro oppressori decidessero di
armarsi e di dare battaglia al nemico? Il loro sforzo potrebbe risulta
re vano, ma i topi saggi che abbiamo immaginato dovrebbero a mio
parere ritenersi in dovere di assecondare il desiderio degli altri topi di
diventare coraggiosi e forti, pur conservando il loro desiderio di pace.
Dovrebbero fare ci non per interesse, ma spinti dal pi nobile dei
motivi. Questo esattamente il mio atteggiamento. La non-violenza
non una cosa facile da capire, e tanto meno da praticare, deboli
come siamo. Dobbiamo agire tutti con devozione e umilt e chiedere
continuamente a Dio di aprirci gli occhi alla comprensione, sempre
pronti ad agire come la luce, quando ci raggiunge, ci indica. Il mio
compito come amante e promotore della pace oggi dunque consiste
nel conservare una incrollabile devozione per la non-violenza e nel

98
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

continuare la lotta per la riconquista della nostra libert. La riconqui


sta della libert da parte dell'India sar infatti il pi grande contributo
alla pace mondiale. Coloro che lottano contro la guerra in Europa
dovrebbero dunque influenzare l'opinione pubblica europea in modo
che questa costringa l'Inghilterra a desistere dalla sua politica e a ces
sare la spoliazione dell'India.
(Young India, 7 febbraio 1 929) .

I 2. RISPOSTA DI GANDHI AD ALTRA LETTERA CRITICA


'
SCRITTA DA DE LIGT IN SEGUITO ALL ARTICOLO DI GANDHI
RIPORTATO SOTTO I O .
Affronto non senza una certa timidezza i l problema posto dal reve
rendo B. de Ligt42 nella lettera aperta che mi ha indirizzato a proposito
del mio atteggiamento verso la guerra43 Tacere esponendosi al rischio
di essere frainteso sarebbe una comoda via di uscita dalla difficile situa
zione in cui mi trovo. E dire che ho commesso un errore a partecipare
alla guerra nelle occasioni in questione sarebbe una soluzione ancora
pi facile. Ma sarebbe scortese non rispondere a delle domande poste
nel pi amichevole dei modi; e d'altra parte non mi posso dichiarare
pentito della mia condotta quando realmente non lo sono. La mia
preoccupazione di evitare una discussione sul problema deriva non
da una mancanza di convinzione da parte mia, ma dal timore di non
riuscire a esporre in modo sufficientemente chiaro il mio pensiero e
di dare del mio atteggiamento nei confronti della guerra un'immagine
che non corrisponde ai miei desideri. Spesso trovo che il linguaggio
uno strumento insufficiente ad esprimere i miei pi profondi senti
menti. Prego dunque il reverendo De Ligt e gli altri che insieme a lui
lottano contro la guerra di non guardare alla debolezza o all'incom
pletezza delle mie argomentazioni e ancor meno di guardare alla mia
partecipazione alla guerra, che essi possono non riuscire a conciliare
con l'atteggiamento che io professo nei confronti della guerra. Vorrei
solo che comprendessero che io sono incondizionatamente contrario
alla guerra. Se non possono condividere i miei argomenti, imputino la
mia partecipazione alla guerra ad una mia debolezza inconscia. Giac
ch sarebbe per me un grande dolore scoprire che la mia condotta
viene utilizzata da qualcuno per giustificare la guerra in determinate
circostanze.
Detto questo, devo per ribadire la posizione presa nell'articolo a
cui si riferisce il reverendo De Ligt nella sua lettera44 Gli europei che

99
------- GANDHI -------

si battono contro la guerra devono comprendere la fondamentale dif


ferenza che esiste tra loro e me. Essi non rappresentano delle nazioni
sfruttate; io rappresento invece la nazione pi sfruttata della terra. Per
usare un paragone poco lusinghiero, essi rappresentano il gatto ed io
il topo. Pu un topo avere l'idea della non-violenza? Non forse una
necessit vitale per lui tentare di praticare con successo la violenza pri
ma di poter imparare ad apprezzare il valore, la grandezza, la superio
rit della legge della non-violenza - dell'ahimsa - nei confronti della
guerra? Non dunque necessario che io, come rappresentante della
specie dei topi, partecipi al desiderio di distruzione del mio popolo,
anche se con l'obiettivo di insegnargli a comprendere la superiorit
della non-distruzione?
Qui l'analogia dei gatti e dei topi finisce. Il topo non ha in s la ca
pacit di mutare la propria natura. Un essere umano al contrario, per
quanto caduto in basso e abbruttito possa essere, ha in s la capacit di
elevarsi fino ai gradi pi alti mai raggiunti da qualsiasi uomo, quale che
sia la sua razza e il suo colore. Perci, pur continuando per un lungo pe
riodo ad assecondare i miei connazionali nel loro bisogno di preparare
la guerra, io devo far ci nella piena speranza di poter eliminare il loro
desiderio di guerra, contando sul fatto che un giorno riusciranno a com
prendere la completa inutilit della guerra. Si tenga presente che proprio
nel momento in cui sembro prestarmi all'attuazione di una politica di
guerra, io sto tentando il pi grande esperimento di movimento non
violento di massa mai conosciuto nella storia. Tale esperimento pu
fallire per mancanza di capacit. Tuttavia coloro che in Europa lottano
contro la guerra dovrebbero sforzarsi in ogni modo di comprendere e
di apprezzare il fenomeno che si sta verificando in India di un uomo
che tenta coraggiosamente di applicare la non-violenza alleandosi nello
stesso tempo con coloro che intendono preparare la guerra.
Fa parte del piano della non-violenza che io debba condividere i
sentimenti dei miei connazionali, se penso di poterli condurre un
giorno alla non-violenza. Il fatto determinante che l'India, compresi
i suoi politici pi preparati, portata, volente o nolente, a credere che
soltanto la !lon-violenza potr liberare le masse dalla loro plurisecolare
schiavit. E vero che non tutti si sono adeguati alle logiche . conse
guenze della dottrina della non-violenza. Ma chi in grado di farlo?
lo stesso, malgrado mi vanti di conoscere la vera non-violenza e faccia
del mio meglio per praticarla, spesso non sono in grado di seguirne
le logiche conseguenze. La natura agisce nei cuori umani in un modo
misterioso, che sfugge ad ogni spiegazione.

1 00
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Quello che so che se l'India conquister la libert con mezzi chia


ramente non-violenti, essa non avr mai bisogno di un grande eserci
to, di una grande marina e di una grande aviazione. Se la sua coscienza
si elever al livello necessario a consentirle una vittoria non-violenta
nella sua lotta per la libert, i valori del mondo verranno trasformati e
la maggior parte degli apparati bellici verranno giudicati inutili. Forse
l'immagine di un'India simile soltanto un sogno ad occhi aperti,
un'ingenuit puerile. Ma a mio modo di vedere queste devono essere
le necessarie caratteristiche di un'India divenuta libera attraverso la
non-violenza.
Quando questa libert verr, se mai verr, sar ottenuta attraver
so un onorevole accordo con l'Inghilterra. Ma allora non vi sar
pi un'Inghilterra arrogante e imperialista che mira alla supremazia
mondiale, ma un'Inghilterra umile, disposta a servire il fine comune
dell'umanit. eindia allora non sar pi coinvolta in modo impotente
nelle guerre di sfruttamento dell'Inghilterra, ma la sua sar la voce di
una nazione potente, impegnata a tenere a freno tutte le forze violente
del mondo.
Che tutte queste idee fantastiche si possano mai realizzare o no, le
scelte della mia vita sono ormai stabilite. lo non potrei pi, in nessu
na circostanza immaginabile, prendere parte ad una guerra condotta
dall'Inghilterra. E ho gi affermato su queste pagine che se l'India rag
giunger la libert (che io giudico una falsa libert) con mezzi violenti,
essa cesser di essere la nazione che suscita !Utto il mio orgoglio; quello
sar il momento della mia morte civile. E fuori discussione dunque
anche una mia partecipazione, diretta o indiretta, ad una qualsiasi
guerra di sfruttamento condotta dall'India.
Ma ho gi osservato su queste pagine che coloro che lottano contro
la guerra in Occidente sono partecipi della guerra anche in tempo di
pace, in quanto finanziano i preparativi di guerra che vengono fatti
dai loro governi e sostengono anche in altri modi governi la cui prin
cipale occupazione sono tali preparativi di guerra. Qualsiasi azione
diretta ad eliminare la guerra si dimostra necessariamente in fruttuosa
finch non vengono comprese ed affrontate con decisione le cause
che producono la guerra. La causa principale delle guerre moderne
non forse la barbara corsa allo sfruttamento delle cosiddette razze
pi deboli?
(Young India , 9 maggio 1 929) .

101
------- GANDHI -------

'
I 3 . AHIMSA COERENTE CON L APPOGGIO ALLA VIOLENZA
IN UNA CAUSA GIUSTA.
Colui che crede nella non-violenza tenuto a non ricorrere alla vio
lenza o alla forza fisica, direttamente o indirettamente, in difesa di
alcuna causa, ma non soggiace alla proibizione di aiutare uomini o
istituzioni che non operano sulla base della non-violenza. Se non fosse
cosi io ad esempio non dovrei adoperarmi perch l'India raggiunga lo
Swaraj , in quanto so per certo che il futuro parlamento indipenden
te indiano avr alcune forze militari e di polizia; o, per prendere un
esempio domestico, non dovrei aiutare un figlio ad ottenere giustizia
solo perch questo non un seguace della non-violenza .
. . . Il mio dovere di astenermi da ogni violenza e di indurre con la
persuasione e il servizio quante pi creature di Dio a seguire il mio
esempio nel pensiero e nelle azioni. Ma sarei insincero nella mia fede
se rifiutassi di sostenere in una giusta causa degli uomini o dei provve
dimenti la cui azione non coincide perfettamente con i principi della
non-violenza. Avrei favorito la violenza se, essendo convinto della ra
gione dei musulmani, non li avessi aiutati con mezzi rigorosamente
non-violenti contro coloro che avevano proditoriamente tramato per
la distruzione della dignit dell'Islam. Anche quando entrambe le par
ti credono nella violenza, spesso la giustizia si trova da una delle due
parti. Un uomo derubato ha la giustizia dalla sua parte, anche se si
dispone a riottenere i propri averi con la forza. E sarebbe un trionfo
della non-violenza se la parte offesa potesse essere convinta a tentare
di riottenere i suoi averi con i metodi del satyagraha, ossia con l'amore
e la forza dell'anima piuttosto che con la violenza.
(Young India, l o giugno 1 92 1 ) .

1 02
V. Non-violenza, socialismo e stato

I . INADEGUATEZZA DELLA VIOLENZA E ADEGUATEZZA


DELLA NON-VIOLENZA COME MEZZO RIVOLUZIONARIO DELLE
MASSE SIA OCCIDENTALI CHE AFROASIATICHE S ISTEMATICAMENTE
SFRUTTATE E SOTTOPOSTE A VIO LENZA.
Un amico europeo scrive:
Che cosa si pu fare, che cosa suggerisce di fare a favore dei milioni
di esseri umani che patiscono la fame in Occidente? Per milioni di es
seri umani che patiscono la fame intendo le masse del proletariato eu
ropeo e americano, che vengono trascinate nell'abisso, che vivono una
vita indegna di questo nome, piena delle pi dure privazioni, che non
possono nutrire alcuna speranza di una futura redenzione in virt di
una qualsiasi forma di Swaraj, che forse sono ancor pi disperate delle
masse indiane, poich la fede in Dio, la consolazione della religione le
hanno abbandonate e al loro posto non rimasto che l'odio.
Il pugno d'acciaio che schiaccia il popolo indiano esercita la sua
azione anche qui. Lo stesso diabolico sistema agisce in ognuno di
questi paesi indipendenti; la politica non pu essere di nessun aiu
to, giacch tutti i politici puntano soltanto alloro tornaconto. Il vizio
sta conducendo alla rovina queste masse che naturalmente tentano di
sfuggire al l'inferno della loro vita a qualsiasi costo, anche al rischio
di rendere peggiore tale inferno, e che non hanno pi il rifugio della
religione, poich il cristianesimo, essendosi schierato per secoli dalla
parte dei potenti e degli avidi, ha perduto ogni credito.
Naturalmente mi aspetto che il Mahatma risponder che la sola
via per la salvezza di queste masse, se ve ne ancora una, e se l'intero

1 03
------- GANDHI -------

mondo occidentale non ormai condannato, sta in una disciplinata


applicazione della resistenza passiva su larga scala. Ma nelle nazioni
europee e nella mentalit degli europei l'ahimsa non ha nessuna tradi
zione. Gi la diffusione della dottrina incontrerebbe enormi difficolt:
figuriamoci la sua corretta comprensione e applicazione)).
Il problema che sta dietro la domanda cosi sinceramente posta
dall'amico esorbita dalla mia competenza. Cercher di dare una ri
sposta soltanto in considerazione dell'amicizia che mi lega all'autore
della lettera. Tale risposta dunque non ha altro valore che quello di
ogni ragionamento frutto di un'attenta riflessione. Non conosco n
la malattia che affligge l'Europa n il rimedio ad essa necessario come
penso di conoscere entrambe le cose nel caso dell'India.
Tuttavia io credo che fondamentalmente la malattia sia la stessa in
Europa e in India, malgrado in Europa i popoli godano dell'indipen
denza nazionale. Un semplice trasferimento di potere politico in India
non pu soddisfare le mie ambizioni, anche se sostengo che tale trasfe
rimento di potere una necessit vitale per la vita nazionale indiana.
I popoli europei hanno il potere politico, ma non lo Swaraj . Le razze
asiatiche e africane sono sfruttate a loro parziale vantaggio, ed essi,
da parte loro, sono sfruttati dalle classi e dalle caste dominanti che
si nascondono dietro il nome sacro della democrazia. Nella sostanza
dunque la malattia dalla quale essi sono afflitti mi sembra la stessa che
affligge anche l'India. Credo dunque che in entrambi i casi si possa
applicare lo stesso rimedio. Al di l di tutti i travestimenti, lo sfrutta
mento delle masse europee sostenuto dalla violenza.
La violenza da parte delle masse non riuscir mai a guarire la ma
lattia. I.:esperienza fatta fino ad oggi dimostra che i successi ottenuti
con la violenza hanno avuto vita breve. Essi hanno condotto ad una
ancor maggiore violenza. Ci che stato tentato fino ad ora stata
una forma di violenza, e le apparenti vittorie ottenute sono dipese
essenzialmente dalla volont dell'avversario. Al momento decisivo tali
vittorie si sono inevitabilmente rivelate illusorie. Mi sembra dunque
che prima o poi le masse europee dovranno ricorrere alla non-violen
za, se vogliono conquistare la libert. Che non si possa sperare che
esse adottino la non-violenza in modo completo e dall'oggi al domani
non un fatto che mi turba. Poche centinaia di anni sono un'inezia
nel grande circolo del tempo. Qualcuno deve iniziare con una fede
che non deve conoscere esitazioni. Io non dubito che le masse, anche
europee, saranno in grado di seguire la non-violenza; la cosa pi com
plessa nel lungo periodo non tanto l'attuazione di un esperimento di

1 04
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

azione non violenta a livello di massa, quanto l'esatta comprensione


di ci che significa libert.
Da che cosa devono essere liberate le masse? Esse non devono avere
una concezione vaga e rispondere: dallo sfruttamento e dalla degra
dazione . Rispondere questo non significa forse voler occupare il po
sto che oggi occupano i capitalisti? Ci pu essere ottenuto soltanto
con la violenza. Ma se le masse vogliono eliminare le ingiustizie della
societ capitalistica, o in altre parole se vogliono modificare i metodi
del capitalismo, allora esse devono tentare di realizzare una pi equa
distribuzione dei prodotti del lavoro. Ci implica necessariamente la
moderazione e la semplicit, volontariamente adottate. Nella nuova
prospettiva il soddisfacimento del maggior numero possibile di biso
gni materiali non sar pi lo scopo della vita, che sar al contrario la
limitazione di tali bisogni, compatibilmente con un minimo di benes
sere. Non dovremo pi preoccuparci di ottenere quello che possiamo,
ma rifiuteremo di prendere quello che non tutti possono avere. Mi
sembra che non dovrebbe essere difficile ottenere dei successi tra le
masse europee rivolgendosi ad esse in termini di miglioramenti eco
nomici, e il successo di un tale esperimento porter necessariamente
a dei risultati spirituali di immensa portata. Io non credo che la legge
spirituale operi in un campo esclusivo ad uso proprio. Al contrario essa
si esprime soltanto attraverso le ordinarie attivit della vita. E dunque
influisce in campo economico, sociale e politico. Se le masse europee
potranno essere persuase ad assumere la prospettiva da me suggerita,
scopriranno che la violenza non assolutamente necessaria per il rag
giungimento dei loro obiettivi e che possono ottenere f<!;cilmente ci
a cui aspirano seguendo i metodi della non-violenza. E addirittura
possibile che quello che mi sembra cosi naturale e realizzabile in In
dia, possa richiedere pi tempo a permeare le inerti masse indiane che
non le attive masse europee. Devo tuttavia ripetere che tutto questo
mio ragionamento basato su supposizioni e convinzioni personali, e
dunque gli si deve assegnare un valore quanto mai relativo.
(Young India, 3 settembre 1 92 5 ) .

2. DISACCORDO CON l BOLSCEVICHI SUI MEZZI IMPIEGATI,


PER QUANTO l MOTIVI CHE LI MUOVONO SIANO GLI STESSI
CHE MUOVONO GANDHI AD AGIRE.
per me una fortuna e una sfortuna allo stesso tempo che in q_uesto
momento la mia opera susciti interesse in Europa e in America. E una

1 05
------ GANDHI ------

fortuna nel enso che il mio messaggio viene studiato e compreso in


Occidente. E una sfortuna nel senso che d'altra parte tale messaggio
viene o inconsciamente esagerato o deliberatamente distorto. Ogni
verit ha la capacit di agire spontaneamente e possiede una forza in
trinseca. Non mi sento dunque minimamente turbato anche quando
vedo che il mio insegnamento viene grossolanamente travisato. Un
gentile amico europeo mi ha inviato un messaggio che indica, se le
informazioni da lui ricevute sono esatte, che in Russia io vengo, deli
beratamente o involontariamente, frainteso. Ecco il messaggio:
II ministro degli Esteri russo avrebbe chiesto al suo ambasciatore a
Berlino M . Krestinskij di ricevere in forma ufficiale Gandhi (?) e di
"approfittare della situazione per svolgere un lavoro di propaganda bol
scevica tra i suoi seguaci". Inoltre Krestinskij avrebbe ricevuto l'incarico
di invitare Gandhi in Russia. Egli autorizzato a concedere un finan
ziamento per la pubblicazione di materiale di propaganda e la sua diffu
sione tra i popoli oppressi dell'Asia: deve inoltre istituire, per le attivit
del Club Orientale e del Segretariato, una borsa di studio intitolata a
Gandhi per studenti che seguono le sue idee (le idee di Gandhi o quelle
di Mosca?) Infine, a questo lavoro verranno assegnati tre ind. Tutto
questo pubblicato nei giornali russi come il "Rul" del 1 8 ottobre.
Il messaggio d credito alle voci secondo le quali con tutta proba
bilit sar invitato a visitare la Germania e la Russia. Non c' bisogno
che io dica che non ho assolutamente ricevuto alcun invito di questo
genere e che d'altra parte non ho il minimo desiderio di visitare quei
grandi paesi. Sono consapevole del fatto che la verit da me affermata
non ancora stata pienamente accettata in India. Essa ancora non
stata completamente diffusa. Il mio lavoro in India ancora in una
fase sperimentale. In tale situazione qualsiasi avventura all'estero sa
rebbe da parte mia assolutamente prematura. Per il momento devo
ritenermi completamente soddisfatto se il mio lavoro ottiene qualche
successo tangibile in India.
Il mio cammino chiaro. Qualsiasi tentativo di utilizzarmi per dei
fini violenti destinato a fallire. Nei miei metodi non c' niente di
segreto. Non conosco altra diplomazia che quella della verit. Non
ho altra arma che quella della non-violenza. Posso essere fuorviato
per un periodo, ma non definitivamente. La mia azione ha dunque
dei confini ben definiti, e posso essere utilizzato soltanto all'interno di
questi. Gi prima d'ora si tentato pi di una volta di utilizzarmi in
modo illecito. Ma a quanto mi dato di sapere, tutti questi tentativi
sono falliti.

1 06
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Ancora non so cosa sia esattamente il bolscevismo. Non ho avuto


la possibilit di studiarlo. Non so se a lungo andare riuscir a fare il
bene della Russia. Ma so che nella misura in cui basato sulla violenza
e sulla negazione di Dio, non posso accettarlo. Io non credo nelle
vittorie ottenute in fretta, con la violenza. Gli amici bolscevichi che
guardano con interesse al mio insegnamento devono comprendere
che per quanto possa condividere e ammirare le aspirazioni e i sen
timenti nobili, io sono inflessibilmente contrario ai metodi violenti,
anche quando vengono posti al servizio della causa pi nobile. Non vi
pu essere dunque punto di incontro tra la scuola della violenza e me.
Tuttavia la mia fede nella non-violenza non solo non mi impedisce,
ma mi impone anche di unirmi agli anarchici e a coloro che credono
nella violenza. Ma tale unione ha sempre come suo unico scopo quello
di distogliere gli altri da quello che a me appare un errore. L esperienza
infatti mi insegna che dalla falsit e dalla violenza non possono sca
turire risultati positivi duraturi. Anche se questa mia convinzione
un'ingenua illusione, si dovr riconoscere che si tratta di un'illusione
quanto mai affascinante.
(Young India, II dicembre 1 924) .

'
3. IL COMUNISMO INTESO COME ESPRESSIONE D ELL IDEALE
GANDHIANO DEL NON-POSSESSO. DISTACCO DI GANDHI DA ESSO
'
NELLA MISURA IN CUI ESSO SANCISCE L USO DEI MEZZI VIOLENT I .
'
MA L IDEALE SANZIONATO DAI SACRIFICI DI UN U O M O C O M E
LENIN N O N PU ESSERE UN IDEALE VANO.
n.: Quale la sua opinione circa i principi economici e sociali del
bolscevismo, e in che misura pensa che possano essere adottati nel
nostro paese?
R.: Devo confessare che ancora non sono riuscito a comprendere
appieno il significato del bolscevismo. Tutto quello che so che esso
ha come obiettivo l'abolizione della propriet privata. Questo sol
tanto un'applicazione dell'ideale etico del non-possesso nel campo
dell'economia, e se il popolo accettasse questo ideale di sua sponta
nea volont o potesse essere indotto ad accettarlo con mezzi pacifici,
sarebbe una conquista meravigliosa. Ma da quello che so del bolsce
vismo, esso non solo non esclude l'uso della forza, ma ne sanziona
apertamente la necessit per l'espropriazione della propriet privata
e per il mantenimento della propriet collettiva statale. E se le cose
stanno cosi non ho alcuna esitazione a dire che il regime bolscevico

1 07
------ GANDHI ------

nella sua forma attuale non pu durare a lungo. mia ferma convin
zione infatti che nulla di duraturo pu essere costruito sulla violenza.
Ma a prescindere da tutto ci, non si pu negare il fatto che l'ide
ale bolscevico ha dietro di s il sacrificio pi puro di innumerevoli
uomini e donne che hanno rinunciato a tutto per esso; e un ideale
consacrato dai sacrifici di uomini della levatura spirituale di Lenin
non pu risultare vano: il nobile esempio della loro rinuncia sar per
sempre degno della massima ammirazione e con il passare del tempo
vivificher e purificher l'ideale.
(Young India, 1 5 novembre 1 928) .

4 UNA RIVOLUZIONE VIOLENTA PU SOLTANTO SIGNIFICARE


UN NUOVO GIOGO. RISPETTO PER I RIVOLUZIONARI VIOLENTI
E IL LORO EROISMO AL QUALE GANDHI TUTTAVIA OPPONE
COME SUPERIORE L' EROISMO DEI NON-VIOLENTI.
Sostengo che il mondo stanco delle ribellioni armate. E sostengo
anche che quale che sia la realt di altri paesi, in India una rivoluzione
sanguinosa non potr avere successo. Le masse non risponderanno.
Un movimento nel quale le masse non hanno parte attiva non pu
arrecar loro dei vantaggi. Il successo di una rivoluzione sanguinosa
pu significare soltanto maggiore miseria per le masse. Esse infatti
continueranno ad avere una forma di governo a loro estranea. La non
violenza che io insegno la non-violenza attiva del forte. Ma anche il
debole pu partecipare ad essa senza divenire pi debole. Dalla par
tecipazione ad essa si pu solo divenire pi forti. Le masse oggi sono
pi coraggiose di quanto lo siano mai state. Una lotta non-violenta
implica necessariamente la costruzione di un movimento di massa.
Essa dunque non pu condurre al tamas, ossia all'oscurit o all'inerzia.
Essa significa uno stimolo per la vita nazionale. Questo movimento
ancora sta procedendo silenziosamente e in modo quasi impercettibi
le, ma tuttavia senza soste.
Io non nego l'eroismo e il sacrificio dei rivoluzionari violenti. Ma
l'eroismo e il sacrificio per una causa ingiusta sono un enorme spreco
di splendide energie e danneggiano la giusta causa distogliendo l' at
tenzione da essa per l'ammirazione che suscitano, pur essendo impie
gati al servizio di una causa ingiusta.
Non provo vergogna di fronte all'eroismo e al sacrificio del rivo
luzionario violento perch sono in grado di contrapporre ad essi un
eguale eroismo e sacrificio dei non-violenti, per di pi non deturpati

1 08
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

da sangue innocente. Lauto-sacrificio di un uomo innocente un


milione di volte pi efficace del sacrificio di un milione di uomini che
muoiono uccidendosi l'un l'altro. Il sacrificio volontario dell'innocen
te la pi potente risposta all'arroganza della tirannia che mai sia stata
concepita da Dio o dall'uomo.
(Young India, 1 2 febbraio 1 92 5 ) .

5 . INCAPACIT DEI COMUNISTI DI ASSICURARE L' UGUAGLIANZA


ECONOMICA QUI ED ORA. Lo STATO NON DEVE IMPORRE
L' UGUAGLIANZA MA REALIZZARE LA VOLONT DEL POPOLO.
IMPOSSIBILE COMBATTERE PER LA REALIZZAZIONE
DELL' UGUAGLIANZA ECONOMICA SENZA CONDIVIDERE LA VITA
E I DISAGI DI COLORO IN NOME DEI QUALI SI LOTTA.
D . : Quale la differenza tra i suoi metodi e quelli dei comunisti
e dei socialisti per il raggiungimento dell'obiettivo dell'eguaglianza
economica?
R.: I socialisti e i comunisti dicono che non possono far nulla per
realizzare l'eguaglianza economica e credono che per questo fine si
debba generare e accentuare l'odio. Essi dicono che quando avranno
conquistato il controllo dello stato imporranno l'eguaglianza. Nella
mia concezione lo stato deve realizzare la volont del popolo e non
imporre a questo la propria volont o forzarlo a seguirla. lo intendo
realizzare l'eguaglianza economica attraverso la non-violenza, conver
tendo la gente al mio punto di vista dirigendo le forze dell'amore
contro l'odio. Non ho intenzione di aspettare fino a che non avr con
vertito al mio punto di vista l'inEera societ, e sono deciso ad iniziare
immediatamente da me stesso. E addirittura superfluo dire che non
posso sperare di realizzare l'eguaglianza economica che io concepisco
se possiedo cinquanta macchine o anche dieci bighas di terra. Per far
ci devo ridurmi al livello del pi povero dei poveri. Questo ci che
ho tentato di fare negli ultimi cinquanta e pi anni, e dunque sosten
go di essere un vero comunista, anche se mi servo di automobili e di
altre comodit che mi vengono offerte dai ricchi. Ma tali comodit
non hanno alcun potere su di me e io potrei privarmi di esse in qual
siasi momento, se l'interesse delle masse lo richiedesse.
(Harijan, 3 1 marzo 1 946) .

1 09
------- GANDHI -------

' '
6. IL SOCIALISMO FONDATO SULL IDEALE DELL UGUAGLIANZA. MA
IRRAGGIUNGIBILE CON LA VIOLENZA. SOLTANTO MEZZI
PURI POSSONO CONDURRE A FINI PURI . SOLO LA NON-VIOLENZA
PU CONDURRE AD UN VERO SOCIALISMO.
Socialismo una bella parola, e a quanto so nel socialismo tutti
i membri della societ sono eguali, nessuno pi in alto e nessuno
pi in basso. Nel corpo umano la testa non ha maggior valore perch
si trova alla sommit del corpo, n le piante dei piedi hanno minor
valore perch toccano la terra. Come sono eguali i diversi organi del
corpo umano, cosi sono eguali i membri della societ. Questo il
socialismo.
In esso il principe e il contadino, il ricco e il povero, il datore di la
voro e il lavoratore sono tutti allo stesso livello. In termini di religione,
nel socialismo non esiste dualismo. Tutto unit. Se si guarda alle di
verse societ esistenti nel mondo si vede soltanto dualismo o pluralit.
L unit brilla per la sua assenza. Un uomo si trova in alto, un altro in
basso, uno un ind, un altro un musulmano, un terzo cristiano,
n quarto un parsi, un quinto un sikh, un sesto un ebreo. E in ogni
gruppo vi sono ulteriori suddivisioni. L unit che io concepisco una
unit perfetta pur nella pluralit delle convinzioni.
Per raggiungere questa condizione non dobbiamo guardare alle cose
con un atteggiamento sofistico e dire che non bisogna far nulla fino
a che tutti non sono stati convertiti al socialismo. Se non mutiamo la
nostra vita possiamo fare discorsi, formare partiti e, come degli av
voltoi, afferrare la preda quando ci giunge a tiro. Ma questo non
socialismo. Quanto pi considereremo il socialismo come una preda
da afferrare, tanto pi ci allontaneremo da esso.
Il socialismo inizia con la prima conversione. Se vi un uomo che
crede nel socialismo, si possono aggiungere degli zeri a quell'uno, e il
primo zero conter per dieci, e ad ogni zero aggiunto si avr un valore
di dieci volte superiore a quello precedente. Se invece si inizia con
uno zero, se in altre parole nessuno inizia, la moltitudine di zeri dar
sempre come risultato zero. Il tempo e la carta impiegati a sommare
zeri saranno sprecati.
Questo socialismo puro come un cristallo. Esso dunque per essere
raggiunto richiede mezzi altrettanto puri. Mezzi impuri producono
un fine impuro. Il principe e il contadino non vengono resi eguali
dalla decapitazione del principe, n le decapitazioni possono servire a
rendere eguali i datori di lavoro e i lavoratori. Non si pu raggiungere

1 10
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

la verit con la falsit. Soltanto con una condotta libera da ogni falsit
si pu raggiungere la verit. La non-violenza e la verit sono o no
due cose simili ma distinte? La risposta un categorico no. La non
violenza compresa nella verit e viceversa. Per questo stato detto
che sono le due facce di una stessa moneta. Sono inseparabili l'una
dall'altra. Se si guardano le due facce di una moneta si vedranno figure
e iscrizioni diverse, ma il valore della moneta sempre lo stesso. Que
sto stato di beatitudine irraggiungibile senza una perfetta purezza.
Se nello spirito o nel corpo si hanno delle impurit, si avranno dentro
di s falsit e violenza.
Dunque soltanto i socialisti seguaci della verit, non-violenti e puri
sono in grado di edificare una societ socialista in India e nel mondo.
A quanto so nel mondo non vi nessun paese in cui vi sia un vero
socialismo. Senza il ricorso ai mezzi descritti la creazione di una simile
societ impossibile.
(Harijan, 1 3 luglio 1 947) .

7. UGUAGLIANZA SIGNIFICA A CIASCUNO SECONDO I SUOI BISOGN I


' '
NATURALI. L IDEA DELL AMMINISTRAZIONE FIDUCIARIA))
COME CONSEGUENZA DELLA RINUNCIA ALLA VIOLENZA.
LA NON-VIOLENZA NON SOLTANTO COME MEZZO DI LOTTA
INDIVID UALE MA ANCHE D I MASSA.
Il reale significato della distribuzione eguale che ogni uomo de
ve avere il minimo indispensabile per soddisfare tutti i suoi bisogni
naturali e nulla di pi. Per esempio, se un uomo di stomaco debole
e gli sufficiente un quarto di libbra di farina per fare il pane di cui
ha bisogno, mentre un altro ha bisogno di un'intera libbra di farina,
entrambi devono avere la possibilit di soddisfare le loro esigenze. Per
realizzare questo ideale deve essere modificato l'intero ordine sociale.
Una societ basata sulla non-violenza non pu avere altro ideale che
questo. Forse non saremo in grado di raggiungere l'obiettivo finale,
ma dobbiamo averlo sempre presente e adoperarci incessantemente
per avvicinarci ad esso. Nella misura in cui ci avvicineremo a tale fine
troveremo soddisfazione e felicit, e avremo contribuito all' edificazio
ne di una societ non-violenta.
perfettamente possibile per un individuo adottare questo modo
di vita senza aspettare che tutti gli altri lo facciano. E se un individuo
pu osservare una determinata regola di comportamento, ne consegue
che altrettanto pu fare un gruppo di individui. Credo sia necessa-

Ili
------ GANDHI ------

rio sottolineare che non si ha bisogno di aspettare nessun altro per


adottare un retto comportamento. Gli uomini in generale esitano ad
intraprendere un'azione se pensano che I' obiettivo di tale azione non
pu essere interamente raggiunto. Un simile atteggiamento in realt
un freno per il progresso.
Esaminiamo ora come la distribuzione eguale pu essere realizzata
attraverso la non-violenza. Per coluiche ha fatto di questo ideale parte
della propria vita il primo passo verso di essa realizzare i necessari
mutamenti nella sua vita personale. Egli deve ridurre i suoi bisogni al
minimo, ricordandosi continuamente della povert dell'India. I suoi
guadagni devono essere assolutamente onesti. Deve rinunciare ad
ogni desiderio di speculazione. La sua abitazione deve essere adeguata
al suo nuovo modo di vita. Deve praticare l'autolimitazione in ogni
campo della vita. Soltanto quando ha fatto tutto quanto possibile
rispetto alla sua vita personale, pu essere in condizione di predicare il
suo ideale tra amici e vicini.
In realt alla base di questa dottrina della distribuzione eguale deve
esservi necessariamente il principio dell'amministrazione da parte del
ricco delle ricchezze superflue da lui possedute a favore della societ.
Infatti in base alla dottrina nessuno deve possedere una rupia in pi
del proprio vicino. Come si deve realizzare ci? In modo non-violen
to? Oppure il ricco deve essere spogliato dei suoi averi? Per far ci na
turalmente si dovrebbe ricorrere alla violenza. Questa azione violenta
non porterebbe alcun beneficio alla societ. La societ diverrebbe pi
povera, in quanto perderebbe le doti di un uomo che sa come accu
mulare ricchezza. Il metodo non-violento quindi chiaramente supe
riore. Il ricco viene lasciato in possesso delle sue ricchezze, delle quali
user ci che gli necessario per il soddisfacimento dei suoi bisogni,
mentre gli verr affidata l'amministrazione del rimanente a favore del
la societ. Questo naturalmente presuppone I' onest della persona a
cui viene affidata I' amministrazione delle ricchezze.
Appena un uomo inizia a considerarsi un servitore della societ,
guadagna nell'interesse di questa, spende nell'interesse di questa,
i suoi guadagni divengono puri e le sue attivit vengono informate
dall' ahimsa. Inoltre, se gli uomini si risolveranno ad adottare tale mo
do di vita, nella societ verr realizzata una rivoluzione pacifica, che
non comporter alcuna sofferenza.
Qualcuno potrebbe chiedere se nella storia si mai assistito ad un
mutamento di tal genere nella natura umana. Mutamenti simili so
no sicuramente avvenuti in singoli individui. Forse si in grado di

1 12
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

indirizzare verso di essi un'intera societ. Ma questo significa soltan


to che fino ad oggi non si mai tentato di costruire un movimento
non-violento su vasta scala. In un modo o nell'altro penetrata in noi
l'errata convinzione che l' ahimsa essenzialmente uno strumento dei
singoli individui, e che la sua utilizzazione deve dunque essere limi
tata alla sfera individuale. In realt le cose non stanno cosi. I.:ahimsa
incontestabilmente un attributo della societ. Convincere la gente
di questa verit al tempo stesso il mio attuale sforzo e l'esperimento
che sto conducendo. In questa epoca di prodigi nessuno vorr soste
nere che una cosa o un'idea non ha valore perch nuova. Ed in
contrasto con lo spirito della nostra epoca anche dire che una cosa
impossibile perch difficile. Vediamo ogni giorno cose mai neppu
re sognate, e continuamente ci che si riteneva impossibile diviene
possibile. In questi giorni rimaniamo ad ogni istante sbalorditi dalle
sconcertanti scoperte fatte nel campo della violenza. Ma io affermo
che nel campo della non-violenza verranno fatte scoperte ancor pi
sbalorditive e apparentemente impossibili. La storia della religione
piena di tali esempi. Cercare di sradicare la religione dalla societ
un'impresa vana. E se un tale tentativo avesse successo, ci significhe
rebbe la distruzione della societ. La superstizione, le cattive abitudini
e altre imperfezioni si insinuano periodicamente nel mondo e ancor
oggi inficiano la religione. Tutte queste cose vanno e vengono. Ma la
religione rimane, poich l'esistenza del mondo, nel senso pi generale
del termine, dipende dalla religione. Si pu dire che la vera definizione
della religione l'obbedienza alla legge di Dio. Dio e la Sua legge sono
sinonimi. Dio significa una legge immutabile e vivente. Nessuno Lo
ha mai veramente conosciuto. Ma gli avatars e i profeti, attraverso il
loro tapasya, hanno dato al genere umano una fugace percezione della
legge eterna.
Se tuttavia malgrado tutti gli sforzi i ricchi non divengono degli
amministratori dei poveri nel vero senso del termine, e questi ultimi
si trovano ad essere sempre pi oppressi e destinati a morire di fame,
che cosa si deve fare? Per la soluzione di questo problema io ho indi
cato come mezzi giusti e infallibili la non-collaborazione non-violenta
e la disobbedienza civile. Nella societ il ricco non pu accumulare
ricchezze senza la collaborazione del povero. I.: uomo ha sempre fatto
ricorso alla violenza perch ha derivato questa forza dalla natura ani
male che gli propria. Soltanto quando si sollev dallo stato di qua
drupede (animale) allo stato di bipede (uomo) entr nella sua anima
la consapevolezza della forza dell' ahimsa. Questa consapevolezza si

1 13
------ GANDHI ------

accresciuta dentro di lui lentamente ma ininterrottamente. Se questa


consapevolezza si far strada e si diffonder tra i poveri questi diver
ranno forti e impareranno come liberarsi con mezzi non-violenti dalle
schiaccianti ineguaglianze che li hanno condotti sull'orlo della morte
per fame.
(Harijan, 25 agosto 1 940) .

'
8. SULLA TEORIA DELL AMMINISTRAZIONE FIDUCIARIA
IN RISPOSTA AD ALCUNE OBIEZIONI SOLLEVATE DA UN CRITICO.
Ci sono alcune persone che mi scrivono con molta insistenza po
nendomi di fronte a dei quesiti particolarmente complessi. Ecco un
esempio di questo tipo di lettere:
Tutte le volte che si presentano delle difficolt economiche e tutte le
volte che le viene chiesta la sua opinione circa i rapporti tra il capitale e
il lavoro, lei ha affermato la teoria dell'amministrazione fiduciaria, che
mi ha sempre lasciato perplesso. Lei sostiene che ai ricchi deve essere
affidata l'amministrazione di tutte le loro sostanze, e che essi devono
impiegarle a beneficio dei poveri. Se le domandassi il motivo della mia
perplessit, con tutta probabilit lei risponderebbe che essa deriva dal
la convinzione che la natura umana essenzialmente egoistica, e che
al contrario la sua teoria basata sulla fede nella fondamentale bont
della natura umana. Tuttavia, in campo politico, lei dimostra di non
avere la stessa posizione, pur non rinnegando la sua fede nella fonda
mentale bont della natura umana. Gli inglesi infatti sostengono che
il loro dominio sull'India anch'esso basato sul principio dell' ammi
nistrazione fiduciaria. Ma lei ha perduto ormai da lungo tempo la fede
nell'Impero britannico, e oggi questo non ha un nemico pi accanito
di lei. E coerente seguire una legge in campo politico e un'altra in
campo economico? Oppure lei vuoi dire che non ha perduto la fede
nel capitalismo e nei capitalisti come ha perduto la fede nell'Impero
britannico e negli inglesi? Infatti, la sua teoria dell'amministrazione
fiduciaria assomiglia molto alla teoria del diritto divino dei re che
stata contestata ormai da lungo tempo. Quando un uomo che era
stato chiamato ad amministrare il potere politico in nome di tutti gli
altri e che derivava tale potere da questi, ne fece cattivo uso, la gente
si rivolt contro di lui, e sorse la democrazia. Allo stesso modo oggi
quando i pochi che dovrebbero amministrare il potere economico in
nome degli altri, dai quali viene loro affidato, usano questo potere a
proprio vantaggio e a detrimento degli altri, l'inevitabile conseguenza

1 14
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

che quei pochi vengono privati del potere economico da parte dei
molti, il che significa la nascita del socialismo.
Finora la violenza stato l'unico mezzo riconosciuto idoneo ad ot
tenere qualsiasi cosa, buona o cattiva che fosse. Quando si usa la vio
lenza, anche con l'intenzione di raggiungere un fine buono, essa con
duce inevitabilmente al male e compromette il bene ottenuto. Sono
convinto che il maggior contributo da lei dato al mondo sta nell'aver
dimostrato con successo l'efficacia di un altro mezzo, ossia della non
violenza, che superiore alla violenza e non avvelena i rapporti umani.
La mia pi grande speranza dunque che lei combatta e metta fine
con mezzi non-violenti all'attuale ordine economico e contribuisca a
crearne uno nuovo>> .
Non vedo alcuna incoerenza nel mio atteggiamento nei confronti
del capitalismo o dell'imperialismo. Lautore della lettera vittima di
una confusione di idee. Io non ho parlato di quello che i re, gli impe
rialisti o i capitalisti sostengono o hanno sostenuto. Ho parlato e ho
scritto sull'atteggiamento che si deve avere nei confronti del capitale.
Fare un'affermazione una cosa, adeguarvisi nella pratica un'altra.
Non tutti quelli che come me affermano di essere servi tori del popolo
lo divengono in virt della semplice affermazione. E tuttavia tutti do
vrebbero apprezzare le persone come me se sono in grado di constatare
che esse agiscono coerentemente con ci che affermano. Similmente
tutti dovrebbero rallegrarsi se un capitalista rinunciasse alla propriet
esclusiva delle sue ricchezze e dichiarasse di mantenrne il possesso
soltanto come amministratore fiduciario del popolo. E molto proba
bile che i miei consigli non verranno accettati e che il mio sogno non
si realizzer. Ma chi pu garantire che l'ideale dei socialisti si realizze
r? Il socialismo non nato con la scoperta che i capitalisti fanno un
cattivo uso del capitale. Come ho gi affermato, l'idea del socialismo,
e anche del comunismo, esplicitamente contenuta nel primo verso
deli'Ishopanishad. La realt che l'idea di quello che oggi conosciuto
come socialismo scientifico nata quando alcuni riformatori hanno
perduto la fede nel metodo della conversione. Io sono impegnato nella
ricerca della soluzione dello stesso problema che tentano di risolvere
i socialisti scientifici. vero tuttavia che il mio metodo sempre e
soltanto quello della assoluta non-violenza. possibile che io fallisca.
Se ci avverr, sar dovuto alla mia cattiva conoscenza del metodo
non-violento. Forse io sono un cattivo esponente della dottrina nella
quale nutro una fede ogni giorno pi grande. t:AISN5 e l'AIVIA46
sono organizzazioni attraverso le quali la tecnica della non-violenza

115
------ GANDHI ------

oggi viene sperimentata in tutta l'India. Si tratta di organismi autono


mi creati dal Congresso allo scopo di consentirmi di portare avanti i
miei esperimenti senza essere vincolato alle contingenze politiche alle
quali un organismo completamente democratico come il Congresso
costretto ad adeguarsi. I.:idea dell'amministrazione fiduciaria, come
io la concepisco, deve ancora essere messa alla prova. un tentativo di
garantire il miglior uso possibile della propriet a beneficio del popolo
da parte di persone competenti.
(Harijan, 20 febbraio 1 937) .

'
9 DOMANDE E RISPOSTE SULLA TEORIA DELL AMMINISTRAZIONE
FIDUCIARIA . LO STATO NON-VIOLENTO COME PRESUPPOSTO
DELLA SUA REALIZZAZIONE.
o.: possibile difendere con mezzi non-violenti qualcosa che pu
essere ottenuto soltanto con la violenza?
R.: Non solo non possibile difendere con la non-violenza ci che
si ottenuto con la violenza, ma la non-violenza postula la rinuncia a
tutto ci che si ottenuto con metodi illeciti.
o . : I.:accumulazione del capitale possibile senza l'uso della violen
za, aperta o nascosta?
R.: I.: accumulazione del capitale da parte di un privato impossibile
senza l'impegno di mezzi violenti, ma quella che avviene ad opera
dello stato in una societ non-violenta non solo possibile, ma desi
derabile e inevitabile.
o . : Un uomo che accumula ricchezze materiali o morali, pu farlo
soltanto grazie alla collaborazione di altri membri della societ. Ha
dunque il diritto morale di utilizzare una parte qualsiasi di tali ricchez
ze a proprio esclusivo vantaggio?
R.: No, non ne ha il diritto morale.
o.: Come dovr essere nominato il successore di un amministrato
re? I.:amministratore avr soltanto il diritto di proporre un nome e la
decisione definitiva spetter allo stato?
R. : La scelta verr assegnata all'originario proprietario divenuto am
ministratore fiduciario, ma dovr essere ratificata dallo stato. Questa
soluzione pone dei limiti all'autorit sia dello stato che dell'indivi
duo.
D.: Quando la propriet privata verr sostituita dalla propriet pub
blica attraverso l'attuazione della teoria dell'amministrazione fiducia
ria, la propriet verr assegnata allo stato, che uno strumento di

1 16
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

violenza, o ad associazioni di carattere volontario come comuni di


villaggio o municipalit, le quali naturalmente fonderebbero la loro
autorit sulle leggi dello stato?
R. : Questa domanda dimostra una certa confusione di idee. Giu
ridicamente la propriet anche nella nuova situa7:_i one continuer ad
essere dell'amministratore, non passer allo stato. E per evitare la con
fisca che viene applicato il principio dell'amministrazione fiduciaria,
conservando a vantaggio della societ le capacit dell'antico proprie
tario, che mantiene i suoi diritti. D'altra parte non detto che lo stato
debba sempre essere basato sulla violenza. Pu essere cosl in teoria, ma
per realizzare il principio della amministrazione fiduciaria necessario
uno stato basato in massima parte sulla non-violenza.
(Harijan>>, 1 6 febbraio 1 947) .

I O . SULLA LOTTA NON-VIOLENTA AL CAPITALISMO E ANCORA


, ,
SULL IDEA OEL I AMMINISTRAZIONE FIDUCIARIA>> .
o . : Se si vogliono apportare dei benefici ai lavoratori, ai contadini e
agli operai di fabbrica, si pu evitare la guerra di classe?
R. : Si pu, senza alcun dubbio, se il popolo accetta di seguire il metodo
non-violento. Gli ultimi dodici mesi hanno abbondantemente dimo
strato l'efficacia della non-violenza anche in campo politico. Quando
il popolo adotta la non-violenza come base della propria condotta, la
guerra di classe diviene impossibile. Oggi ad Ahmedabad47 si sta com
piendo un esperimento in questa direzione. Esso ha gi dato risultati
quanto mai soddisfacenti e con tutta probabilit si dimostrer decisivo.
Con il metodo non-violento noi non miriamo a distruggere il capitali
sta, ma miriamo a distruggere il capitalismo. Noi invitiamo il capitalista
a considerarsi un amministratore delegato da coloro da cui dipende per
la formazione, il possesso e l'incremento del suo capitale. D'altra parte
il lavoratore non deve attendere che il capitalista si sia convertito. Se il
capitale costituisce un potere, costituisce un potere anche il lavoro. En
trambi questi poteri possono essere usati in modo distruttivo o costrut
tivo. E dipendono l'uno dall'altro. Appena il lavoratore prende coscienza
della sua forza, ha la possibilit di divenire comproprietario dei beni del
capitalista invece di rimanere schiavo di questo. Se egli mira a divenire
unico proprietario dei beni del capitalista, con tutta probabilit uccider
la gallina dalle uova d'oro. L:ineguaglianza nell'intelligenza e anche nelle
opportunit continuer ad esistere fino alla fine dei tempi. Un uomo che
vive vicino ad un fiume riuscir sempre a coltivare la terra meglio di uno

1 17
------ GANDHI ------

che vive in un arido deserto. Ma se l'ineguaglianza una cosa evidente,


d'altra parte non deve essere dimenticata la fondamentale eguaglianza
tra gli uomini. Ogni uomo ha eguale diritto alle cose necessarie alla vita,
come lo hanno gli uccelli e gli altri animali. E poich ogni diritto com
porta un dovere corrispondente e ha in s i mezzi per la sua difesa contro
ogni attacco, si tratta di trovare il dovere corrispondente al diritto alla
fondamentale e elementare eguaglianza e i mezzi per affermare tale di
ritto. Il dovere corrispondente lavorare con le proprie mani e il mezzo
quello di non collaborare con chi ti priva dei frutti del tuo lavoro. E se
si riconosce, come giusto, la fondamentale eguaglianza tra il capitalista
e il lavoratore, non si deve mirare alla distruzione del capitalista, ma si
deve tendere alla sua conversione. La non-collaborazione con il capitali
sta gli aprir gli occhi al male che compie. D'altra parte non dobbiamo
temere che qualcun altro prenda il nostro posto quando decidiamo di
non-collaborare con il capitalista, poich dobbiamo essere certi di poter
influenzare i nostri compagni di lavoro in modo che non aiutino il capi
talista a compiere il male. Questo tipo di educazione delle masse indub
biamente comporta un processo lento, ma che essendo il pi sicuro,
anche il pi rapido. Pu essere facilmente dimostrato che la distruzione
del capitalista alla fine significherebbe necessariamente anche la distru
zione del lavoratore, e come nessun essere umano tanto cattivo da non
poter essere convertito, nessun essere umano cos perfetto da potersi
permettere di distruggere chi, a torto, crede totalmente cattivo.
(Young India, 26 marzo 1 93 1 ) .

I I . P ROPOSTA D I J . P. NARAJAN PER UNA ORGANIZZAZIONE


'
D ELL INDIA SU BASI SOCIALISTE. COMMENTO DI GANDHI (METTE
IN LUCE IN MODO INDIRETTO LA POSIZIONE GANDHIANA) .
Il seguente progetto di risoluzione mi stato inviato da Shri Jaya
Prakash Narayan48 Questi mi ha chiesto, se accettavo la proposta, di
presentarla alla Commissione di Lavoro a Ramgarh:
Il Congresso e il paese sono alla vigilia di un grande sconvolgimen
to nazionale. Si sta per combattere la battaglia finale per la libert.
Questa avverr in un momento in cui il mondo intero scosso da
potenti forze riformatrici. Dopo la catastrofe della guerra europea in
ogni paese gli uomini dalle menti pi elevate aspirano a creare un
nuovo mondo, un mondo basato sulla volontaria cooperazione tra
le nazioni e gli uomini. In un tale momento il Congresso considera
necessario affermare chiaramente gli ideali di libert che esso propu-

1 18
------- TEORIA E P RATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

gna e per la realizzazione dei quali esso si accinge a invitare il popolo


indiano a sopportare le pi dure sofferenze.
La libera nazione indiana si adoperer per il mantenimento della
pace fra le nazioni, per la totale abolizione degli armamenti e per la
soluzione pacifica dei conflitti tra le nazioni attraverso una autorit
internazionale liberamente creata. Essa tenter in particolare di stabi
lire rapporti amichevoli con i suoi vicini, siano essi grandi potenze o
piccole nazioni, e non avanzer pretese su nessun territorio straniero.
Le leggi del paese saranno basate sulla volont del popolo, libera
mente espressa. Lo strumento fondamentale per il mantenimento
dell'ordine sar l'identit delle volont dello stato e del popolo.
Il libero stato indiano garantir la completa libert personale, civile,
culturale e religiosa, fermo restando che non vi sar la libert di ro
vesciare con la violenza la costituzione liberamente scelta dal popolo
indiano attraverso un'Assemblea Costituente.
Lo stato non discriminer in alcun modo tra i cittadini della na
zione. Ad ogni cittadino verranno garantiti eguali diritti. Sar abolita
ogni distinzione di nascita e ogni privilegio. Non vi saranno pi titoli
acquisiti da una posizione sociale ereditaria o dallo stato.
Lorganizzazione politica ed economica dello stato sar basata sui
principi della giustizia sociale e della libert economica. Tale organiz
zazione porter alla soddisfazione delle aspirazioni nazionali di ciascun
membro della societ, ma la soddisfazione dei bisogni materiali non sa
r il suo solo obiettivo. Essa tender al risanamento della vita nazionale
e allo sviluppo morale e intellettuale dell'individuo. Per assicurare la
giustizia sociale lo stato si sforzer di promuovere la piccola produzione
su base individuale o cooperativa, con una remunerazione uguale per
tutte le perso ne che vi partecipano. Tutta la produzione collettiva su
vasta scala diverr gradualmente di propriet collettiva e sar sottoposta
al controllo della collettivit, e in tale prospettiva lo stato inizier col
nazionalizzare i trasporti, le compagnie di navigazione, le miniere e le
industrie pesanti. L industria tessile verr gradualmente decentrata.
La vita dei villaggi sar riorganizzata e i villaggi saranno trasformati
in unit autonome, autosufficienti nella misura pi larga possibile. Le
leggi agrarie del paese saranno drasticamente riformate sulla base del
principio che la terra deve appartenere soltanto a chi la lavora, e che
nessun coltivatore deve possedere pi terra di quella necessaria a garan
tire alla sua famiglia un livello di vita medio. Questo metter fine da un
lato ai vari tipi di latifondismo e dall'altra alla schiavit del contadino.
Lo stato protegger gli interessi delle classi proprietarie, ma quando

1 19
----- GANDHI -----

questi verranno in contrasto con gli interessi di coloro che sono stati
poveri e oppressi, difender questi ultimi ristabilendo in tal modo
l'equilibrio della giustizia sociale.
In tutte le imprese di propriet dello stato e gestite dallo stato i lavo
ratori saranno rappresentati nell'amministrazione attraverso delegati
da essi eletti, in numero pari a quello dei rappresentanti del governo.
Mi sono trovato d'accordo con la proposta e la ho letta alla Commis
sione di Lavoro. La Commissione tuttavia ha ritenuto che ci si dovesse
rigorosamente attenere all'idea di presentare una sola risoluzione al
Congresso di Ramghart, e che quella originale, formulata a Parma,
non dovesse essere modificata. Le motivazioni della Commissione so
no state ineccepibili, e la proposta di risoluzione stata lasciata cadere
senza una discussione di merito. Ho informato Shri Jaya Prakash del
risultato del mio tentativo. Egli mi ha risposto dicendo che si sareb
be ritenuto ugualmente soddisfatto se avessi potuto pubblicare la sua
proposta dichiarando il mio accordo totale o parziale con essa.
Non ho alcuna difficolt ad accontentare Shri Jaya Prakash. Come
ideale che deve essere realizzato il pi presto possibile dopo che l'India
avr raggiunto l'indipendenza, in generale sono d'accordo con tutti i
punti enunciati da Shri Jaya Prakash tranne uno.
lo ho sostenuto di essere un socialista molto prima che i socialisti in
diani che conosco avessero proclamato la loro fede. Il mio socialismo
per era naturale, non era stato imparato su nessun libro. Esso deri
vava dalla mia incrollabile fede nella non-violenza. Nessun uomo pu
essere attivamente non-violento e non ribellarsi contro l'ingiustizia
sociale, dovunque si verifichi. Sfortunatamente i socialisti occidentali,
a quanto so, hanno affermato la necessit della violenza per realizzare
la dottrina socialista.
Io ho sempre sostenuto che la giustizia sociale, anche nei confronti
dei pi deboli e dei pi umili, non pu essere ottenuta con la forza.
E ho sempre creduto che sia possibile, attraverso l'assidua educazione
degli umili al metodo della non-violenza, ottenere la riparazione dei
torti da essi subiti. Tale metodo la non-collaborazione non-violenta.
A volte la non-collaborazione diviene un dovere quanto la collabora
zione. Nessuno tenuto a collaborare alla propria rovina o alla propria
schiavit. La libert ottenuta grazie all'azione, anche se caritatevole,
di altri, non pu essere conservata quando tale azione cessa. In altre
parole, tale libert non vera libert. Ma gli umili riescono a scoprire
tutto lo splendore della libert non appena apprendono l'arte di rag
giungerla attraverso la non-collaborazione non-violenta.

1 20
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Sono dunque molto lieto di vedere che Shri Jaya Prakash nella sua
proposta accetta la non-violenza come mezzo per la realizzazione
dell'ordine sociale che egli prefigura. Sono perfettamente sicuro che
la non-collaborazione non-violenta pu far ottenere quello che la vio
lenza non potr mai, ossia la conversione di coloro che commettono
l'ingiustizia. In India non abbiamo mai fatto ricorso alla non-violenza
quanto si sarebbe dovuto. La cosa straordinaria che siamo riusciti ad
ottenere tanto anche con la nostra incompleta non-violenza.
Le proposte di Shri Jaya Prakash circa le questioni agrarie possono
sembrare terribili. Ma in realt non lo sono. Nessuno deve possedere
pi terra di quella che gli necessaria per assicurarsi un'esistenza di
gnitosa. Chi pu nega re che l'opprimente povert delle masse do
vuta al fatto che esse non possiedono neanche una piccola parte della
terra che a buon diritto possono chiamare loro?
Ci si deve rendere conto tuttavia che le riforme non possono essere
realizzate dall'oggi al domani. Se devono essere realizzate con mezzi
non-violenti, questo pu essere fatto soltanto con l'educazione sia di
coloro che hanno che di coloro che non hanno. Ai primi deve essere
assicurato che non verr mai usata la forza contro di loro. I secon
di devono essere educati a comprendere che nessuno pu veramente
costringerli a fare qualsiasi cosa contro la loro volont e che possono
conquistare la libert apprendendo l'arte della non-violenza, cio della
sofferenza. Se si vuole raggiungere il fine che ci si propone, l' educazio
ne che ho delineato deve iniziare fin d'ora. Come primo passo si deve
realizzare un'atmosfera di rispetto e di fiducia reciproca. In tal modo
non vi potranno pi essere conflitti violenti tra le classi e le masse.
Tuttavia, sebbene non abbia difficolt a dichiararmi complessiva
mente d'accordo con la proposta di Shri Jaya Prakash in termini di
non-violenza, non posso essere d'accoro do con, lui circa la questione
dei principi. Per legge essi sono indipendenti. E vero che la loro in
dipendenza non ha un gran valore, giacch garantita da una forza
esterna. Ma nei nostri confronti essi sono in grado di affermare la lo
ro indipendenza. Se dobbiamo raggiungere l'indipendenza con mezzi
non-violenti, come presuppone la proposta di Shri Jaya Prakash, non
posso immaginare un ordinamento nel quale i principi siano disposti a
rinunciare alloro potere. Qualsiasi ordinamento si dar l'India, questo
dovr essere applicato nella sua totalit. Posso dunque concepire sol
tanto una soluzione all'interno della quale i grandi stati mantengano le
loro prerogative. Per un verso questo dar loro un'autorit maggiore di
quella che possiedono attualmente, ma per altro verso tale autorit sar

121
---- GANDHI ----

limitata, in quanto ciascuno Stato dovr concedere al proprio popolo lo


stesso diritto all'autogoverno di cui godranno i popoli di tutte le altre
parti dell'India. Si dovr garantire la libert di parola, la libert di stam
pa e una giustizia imparziale. Forse Shri Jaya Prakash non ha fiducia che
i principi rinunceranno spontaneamente alloro potere autocratico. Io la
ho. In primo luogo perch essi sono esseri umani buoni quanto noi, e in
secondo luogo perch credo nella potenza della completa non-violenza.
Concludo dunque dicendo che i principi e tutti gli altri diverranno leali
e sottomessi quando noi diverremo leali verso noi stessi, verso la nostra
fede, se la possediamo, e verso la nazione. Attualmente siamo ancora
esitanti. La via della libert non potr mai essere trovata con l'esitazione.
La non-violenza inizia e termina con la ricerca interiore.
(Harijan, 20 aprile 1 940) .

1 2 . CONTRO LA DEMOCRAZIA OCCIDENTALE PRESENTATA


COME UNA FORMA D ILUITA DEL NAZISMO E SULLA VERA
DEMOCRAZIA FONDATA SULLA NON-VIOLENZA.
D.: Perch lei dice La democrazia pu essere garantita soltanto at
traverso la non-violenza? (La domanda posta da un amico ameri
cano) .
R. : Perch la democrazia, finch sostenuta dalla violenza, non pu
fare l'interesse dei deboli o proteggerli. La mia concezione della demo
crazia che sotto di essa il pi debole deve avere le stesse possibilit
del pi forte. Questo pu avvenire soltanto attraverso la non-violenza.
Nessun paese del mondo oggi mostra di avere pi che un atteggia
mento paternalistico nei confronti dei deboli. Il pi debole ha sempre
la peggio, voi dite. Prendiamo il vostro caso. Nel vostro paese la terra
appartiene a pochi capitalisti. Lo stesso avviene in Sud Africa. Queste
grandi propriet possono essere mantenute soltanto con la violenza,
velata o aperta. La democrazia occidentale, nelle sue attuali caratteri
stiche, una forma diluita di nazismo o di fascismo. Al pi un para
vento per mascherare le tendenze naziste e fasciste dell'imperialismo.
Perch oggi vi la guerra, se non per la brama della spartizione delle
spoglie del mondo? Non stato con metodi democratici che l'Inghil
terra si impadronita dell'India. Che cosa la democrazia del Sud
Africa? La costituzione di quel paese stata fatta appositamente per
assicurare la supremazia dell'uomo bianco sul negro, il naturale abi
tante di quella terra. La storia del vostro paese segnata da ingiustizie
ancora peggiori, malgrado ci che gli stati del Nord hanno fatto per

1 22
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

l'abolizione della schiavit. Il modo in cui voi avete trattato gli schiavi
costituisce una grande macchia nella storia americana. Ed per salvare
queste democrazie che oggi la guerra viene combattuta. Vi una gran
de ipocrisia circa la guerra. Sto parlando in termini di non-violenza, e
sto cercando di mettere a nudo la vera essenza della violenza.
rindia sta cercando di sviluppare una vera democrazia, ossia libera
dalla violenza. I nostri strumenti sono quelli del satyagraha, che si
esprimono nel Charkha49, le industrie di villaggio, l'istruzione ele
mentare combinata con il lavoro manuale, l'abolizione dell'intocca
bilit, l'armonia delle comunit, e l'organizzazione non-violenta dei
lavoratori come ad Ahmedabad5. Questo comporta un impegno di
massa e un'educazione di massa. Abbiamo grandi organizzazioni per
portare avanti queste attivit. Queste hanno un carattere interamente
volontario, e il loro unico scopo il servi zio degli umili.
Questi sono gli elementi costanti della politica non-violenta. Attra
verso tale sforzo si acquista la capacit di praticare la resistenza non-vio
lenta, nella forma della non-collaborazione e della disobbedienza civile,
che dovr culminare nel rifiuto di massa del pagamento degli affitti e
delle tasse. Come lei sapr, abbiamo sperimentato la non-collabora
zione e la disobbedienza civile su scala abbastanza vasta e con discreti
successi. Questi metodi di lotta promettono un futuro quanto mai bril
lante. Finora la nostra resistenza stata la resistenza del debole. Il nostro
fine di realizzare una resistenza propria del forte. Le vostre guerre non
riusciranno mai a salvaguardare la democrazia. I.: esperimento che si sta
conducendo in India pu riuscirvi e vi riuscir, se il popolo si dimostre
r all'altezza o, per esprimersi in altri termini, se Dio mi conceder la
saggezza e la forza necessarie per portarlo a termine con successo.
(Harijan, 1 8 maggio 1 940) .

I 3 . SUL TIPO E LE FUNZIONI DI UN CORPO DI POLIZIA


IN UNO STATO NON-VIOLENTO.
Un amico scrive:
La sorella inglese che lei ha recentemente citato dice giustamen
te che si deve sempre tentare di respingere l'aggressione esterna con
mezzi non-violenti, e che la situazione attuale offre un'occasione parti
colarmente favorevole per dimostrare che possibile ottenere risultati
migliori con la non-violenza che con la forza delle armi. Ma sembra
difficile che l'ahimsa possa essere usato come strumento contro i disor
dini interni. Nel nostro paese si possono verificare tre tipi di disordini

1 23
---- GANDHI ----

interni, cio quelli che riguardano le comunit, quelli che riguardano


l'industria, e quelli provocati dal banditismo. Le cause che sono alla
base di tali fenomeni sono la sfiducia reciproca, l'ingiustizia sociale, e
l'opprimente povert dovuta allo sfruttamento e alla disoccupazione.
Finch tali cause continueranno ad esistere, i tre tipi di disordini con
tinueranno a prodursi, malgrado l'impiego della forza. Il vostro pro
gramma costruttivo il solo mezzo per eliminare le cause dei disordini.
Ma la sua realizzazione richiede del tempo. Che cosa si deve fare nel
frattempo? La non-violenza in grado di risolvere tutte le difficolt?
Si pu immaginare un ordine sociale nel quale non si debba ricor
rere all'himsa in nessun caso? Supponiamo che esista una societ nella
quale nessuno possiede ricchezze che possano suscitare l'invidia del
prossimo e tutti abbiano il minimo indispensabile per condurre una
vita soddisfacente. Anche in un caso di questo genere sembra impos
sibile che non si debbano verificare dispute sulla propriet della terra,
sui prestiti di danaro e su altre transazioni. Rispetto a tali dispute si
deve disporre di organismi giudiziari, e provvedere a che le decisioni
dei tribunali e delle corti di arbitrato vengano applicate. Per questo
necessario avere una forza di polizia. Lei ha ammesso tale necessit.
Vorrei sapere tuttavia quali restrizioni a suo parere dovrebbero essere
poste all'azione della forza di polizia. Se oggi fosse al potere un go
verno non-violento, userebbe la forza di polizia per sedare i disordini
interni? E lei pensa si debba mantenere tale forza per sempre oppure
soltanto temporaneamente? Personalmente non riesco ad arrivare ad
immaginare una situazione in cui l'esistenza di una forza di polizia
possa divenire superflua. Mi sembra dunque impossibile evitare di
porre questa limitazione all'ahimsa)).
Le domande poste in questa lettera sono della massima importanza
e meritano quindi di essere prese in considerazione. Se tra di noi fosse
stato realizzato un vero ahimsa, e se il nostro cosiddetto movimento
del satyagraha fosse stato veramente non-violento, le domande non
sarebbero state poste, perch avrebbero gi avuto risposta.
Ad una persona che non ha mai visto le regioni artiche, una descri
zione di esse, per quanto precisa, pu dare soltanto un'idea molto vaga
della realt. Lo stesso avviene per l'ahimsa. Se tutti i membri del Con
gresso si fossero mantenuti saldi nella loro fede, non oscilleremmo tra
la violenza e la non-violenza come facciamo oggi. I frutti dell' ahimsa
si manifesterebbero dovunque. Nelle comunit esisterebbe l'armonia,
la piaga dell'intoccabilit sarebbe stata estirpata, e, nel complesso,
avremmo una societ evoluta e ordinata. Ma oggi avviene esattamente

1 24
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

il contrario. In alcuni settori esiste perfino una chiara ostilit nei con
fronti del Congresso. La parola dei membri del Congresso non sempre
accolta con fiducia. La Lega Musulmana51 e la maggior parte dei
principi non hanno fiducia nel Congresso e di fatto sono suoi avver
sari. Se i membri del Congresso fossero sinceri seguaci dell' ahimsa tale
sfiducia non esisterebbe. Il Congresso sarebbe amato da tutti.
Posso dunque soltanto prefigurare per i seguaci dell'ahimsa una si
tuazione non ancora realizzata.
Finch non saremo pervasi da un vero ahimsa non potremo conqui
stare lo Swaraj attraverso la non-violenza. Potremo giungere al potere
soltanto quando saremo in maggioranza o, in altre parole, quando la
maggioranza del popolo si dimostrer disposta a conformarsi alla leg
ge dell'ahimsa. Quando questa felice situazione si realizzer, lo spirito
di violenza sar stato sradicato, e i disordini interni saranno stati posti
sotto controllo.
Tuttavia io ho ammesso che anche in uno stato non-violento po
trebbe essere necessaria una forza di polizia. Questo, lo confesso,
un sintomo dell'imperfezione del mio ahimsa. Non ho il coraggio
di affermare che potremo fare a meno di una forza di polizia come
lo affermo riguardo all'esercito. Naturalmente posso immaginare, e
immagino uno stato nel quale la polizia non sar necessaria; ma se
riusciremo a realizzarlo o meno soltanto il futuro potr deciderlo.
La polizia che io concepisco tuttavia sar di tipo totalmente diverso
da quella oggi esistente. Le sue file saranno composte da seguaci della
non-violenza. Questi saranno i servitori e non i padroni del popolo. Il
popolo dar loro spontaneamente tutto il suo aiuto, e grazie alla reci
proca collaborazione, essi saranno in grado di far fronte con facilit ai
disordini, che saranno peraltro in continua diminuzione. La forza di
polizia disporr di alcune armi, ma ne far uso solo raramente, se non
addirittura affatto. Di fatto i poliziotti saranno dei riformatori. Il lavoro
della polizia riguarder essenzialmente i ladri e i banditi. I conflitti tra il
lavoro e il capitale e gli scioperi in uno stato non-violento saranno pochi
e sporadici, poich l'influenza della maggioranza non-violenta sar tanto
forte da imporre il rispetto delle componenti fondamentali della societ.
Similmente non vi sar spazio per i disordini all'interno delle comunit.
Si deve tenere presente che quando un simile governo salir al potere la
grande maggioranza degli uomini e delle donne al di sopra dei ventun
anni godr del diritto di voto. Naturalmente la rigida e sclerotica costitu
zione attualmente esistente non avr spazio in questo quadro.
(<<Harijan>>, l o settembre 1 940) .

1 25
------ ,G ANDHI ------

' '
1 4. SULL ORGANIZZAZIONE DI UN INDIA INDIPENDENTE
FONDATA SUL DECENTRAMENTO DEL POTERE.
D.: Nel suo articolo apparso sull'Harijan del I 5 luglio, intitolato
Il vero pericolo52, lei ha affermato che la maggior parte dei membri del
Congresso in realt non sanno che tipo di indipendenza vogliono.
Vorrebbe essere tanto cortese da tracciare per loro un quadro genera
le ma sufficientemente preciso di quella che secondo lei dovr essere
l'India indipendente?
R.: Penso di aver gi esposto a pi riprese la mia idea delle caratteri
stiche che dovr avere l'indipendenza indiana. Tuttavia, poich questa
domanda fa parte di una serie di domande, credo sia meglio darle
ugualmente una risposta anche a rischio di ripetermi.
I.:indipendenza dell'India deve significare l'indipendenza di tutta
l'India, compresa quella denominata India degli stati e delle altre po
tenze straniere, come la Francia e il Portogallo, che devono la loro
presenza in India, credo, al tacito consenso degli inglesi. Indipendenza
deve significare indipendenza del popolo indiano, non di coloro che
oggi lo governano. I governanti dovranno dipendere dalla volont dei
governati. Dovranno essere i servitori del popolo, pronti ad unifor
marsi alla sua volont.
rindipendenza deve iniziare dal basso. Ogni villaggio quindi dovr
essere una repubblica o panchayat dotata di pieni poteri. Ne consegue
che ogni villaggio dovr essere autosufficiente e in grado di amministrare
i propri affari fino al punto di poter provvedere alla propria difesa contro
il mondo intero. I villaggi saranno educati e preparati anche a perire per
difendersi da ogni aggressione esterna. Questa dovr essere l'unit di ba
se. Ci naturalmente non esclude la dipendenza dai vicini e dal mondo
e la disposizione ad accoglierne gli aiuti. Si avr un libero e volontario
impiego di forze per la reciproca assistenza. Una tale societ dovr essere
necessariamente evoluta, e al suo interno ogni uomo e ogni donna dovr
sapere ci che vuole e, cosa pi importante, dovr sapere che nessuno
deve volere nulla che gli altri non possano avere con un uguale lavoro.
Una societ di questo tipo deve naturalmente essere basata sulla ve
rit e la non-violenza le quali, a mio parere, non possono essere rea
lizzate senza una profonda fede in Dio, inteso come una inesauribile
Forza autogenerantesi e onnisciente, che presente in ogni altra forza
esistente nel mondo e che non dipende da nessuna, e che continuer
ad esistere quando tutte le altre forze si saranno esaurite o avranno
cessato di agire. Non posso spiegare in alcun modo la mia vita senza la
fede in questa grande e onnipresente Luce.

1 26
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Questa struttura composta di innumerevoli villaggi dovr essere


costituita da cerchi che si allargano sempre di pi e mai da cerchi
ascendenti. La societ non dovr essere una piramide con il vertice
sostenuto dalla base. Dovr al contrario essere un cerchio oceanico
al cui centro dovr trovarsi l'individuo, sempre pronto a perire per il
villaggio, il quale a sua volta sar pronto a perire per l'insieme dei vil
laggi, fino a che l'intero tessuto sociale diverr un insieme di individui
mai aggressivi o arroganti ma sempre umili, partecipi della potenza
del circolo oceanico di cui sono parte integrante.
In tal senso, la circonferenza pi ampia non avr il potere di domi
nare su quella pi interna, ma dar forza a tutte quelle che si trovano
al suo interno derivando al tempo stesso la propria forza da queste.
Si pu sostenere che tutto ci non che una costruzione utopistica e
dunque non degno di essere preso in considerazione seriamente. Ma
se il punto euclideo, che pure non pu essere raffigurato dall'uomo, ha
un valore inoppugnabile, nella stessa n:isura valido per la vita del ge
nere umano il quadro da me tracciato. E necessario che l'India viva per
questo ideale, anche se esso non potr mai essere realizzato nella sua
completezza. Dobbiamo avere un ideale massimo da realizzare, prima
di poter realizzare qualcosa che gli si avvicini. Se vero che in India
prima o poi si far una repubblica di ogni villaggio, allora io affermo
la verit del quadro da me tracciato, dove l'ultimo uguale al primo,
o, in altre parole, dove nessuno primo e nessuno ultimo.
In tale struttura ogni religione gode di pieni e uguali di ritti. Siamo
tutti foglie di un albero maestoso il cui tronco non pu essere sradica
to perch le sue radici affondano nelle viscere della terra. Il vento pi
potente non pu farlo vacillare.
In tutto ci non vi posto per le macchine che soppianterebbero
il lavoro umano e concentrerebbero il potere in poche mani. In una
comunit umana evoluta il lavoro ha un ruolo insostituibile. In essa
possono avere posto soltanto le macchine che aiutano l'uomo nel suo
lavoro. Ma devo confessare che non mi sono mai soffermato a pen
sare quali siano esattamente le macchine di questo tipo. Ho pensato
alla macchina da cucire Singer. Ma anche questa superflua. Non ho
comunque bisogno di un'elencazione di macchine per completare il
quadro della societ a cui aspiro.
o . : Crede che l'Assemblea Costituente che stata proposta possa
essere utilizzata per la realizzazione del suo ideale?
R.: :LAssemblea Costituente ha tutte le possibilit di realizzare l'ide
ale da me indicato. Tuttavia non ho molte speranze, non perch la

1 27
------ GANDHI ------

Costituzione non abbia tali possibilit, ma perch un tale documen


to, essendo di carattere assolutamente volontario, richiede il comune
consenso di tutti i partiti. Ma questi non hanno obiettivi comuni. Gli
stessi membri del Congresso non hanno tutti le stesse posizioni circa i
contenuti dell'indipendenza. Non so quanti di essi credano nella non
violenza o nel Charkha53 o, convinti della necessit del decentramento,
pensino che il villaggio debba essere l'unit di base. So al contrario che
molti di essi vogliono che l'India divenga una grande potenza militare e
si augurano che nel paese venga creato un forte centro intorno al quale
dovrebbe essere costruita l'intera struttura sociale. Nell'intersecarsi di
questi conflitti io so che se l'India si far promotrice di un'azione pura,
basata su pensieri puri, Dio confonder le menti di questi grandi uomi
ni e dar ai villaggi il potere di esprimersi come devono.
D . : Se l'Assemblea Costituente fallisse nel suo compito a causa del
pericolo che al suo interno a cui lei si riferiva nell'articolo sopra
citato, consiglierebbe al Congresso di accettare l'alternativa di uno
sciopero generale nazionale e della presa del potere, non-violenta o
con l'uso della forza necessaria? Se non approva tale alternativa, in una
simile eventualit, quale altra via suggerirebbe?
R.: Non devo pensare al peggio prima che si verifichi realmente. In
ogni caso non potrei essere per nessun motivo favorevole, abbando
nando la pregiudiziale della non-violenza, ad uno sciopero generale e
alla presa del potere. Sebbene ancora non sappia che cosa dovrei fare
nel caso di una rottura, so che la realt mi trover pronto a suggerire
un'alternativa. Poich io mi affido unicamente alla grande Potenza
che chiamiamo Dio, Essa mi indicher l'alternativa quando sar il
momento, non un istante prima.
(Harijan, 28 luglio 1 946) .

I 5. SCHIZZO PER LA COSTITUZIONE DI UN INDIA NON-VIOLENTA


REDATTO DA GANDHI PER IL CONGRESSO NEL GIORNO DEL SUO
ASSASSINIO.
Poich l'India, pur essendo ancora divisa in due, ha raggiunto l'in
dipendenza politica con i mezzi decisi dal Congresso Nazionale In
diano, il Congresso nella sua forma e nelle sue caratteristiche attuali,
ossia come strumento di propaganda e come istituzione parlamentare,
ha esaurito il suo compito. I.:India deve ancora raggiungere l'indipen
denza sociale, morale ed economica nei suoi settecentomila villaggi,
che sono una realt distinta dalle citt grandi e piccole. Nella avanzata

1 28
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

dell'India verso i suoi obiettivi democratici dovr inevitabilmente svi


lupparsi la lotta per la supremazia del potere civile su quello militare.
Il Congresso non deve essere invischiato nei conflitti con i partiti poli
tici e le istituzioni comunali. Per queste e altre ragioni simili l'AICCS4
decide di sciogliere l'attuale struttura del Congresso e di trasformarsi
in un Lok Sevak Sangh55 sulla base del seguente regolamento, con il
potere di apportarvi dei mutamenti qualora la situazione lo richieda.
Ogni Panchayat56 di cinque uomini o donne adulti abitanti in un
villaggio o che provengono da un villaggio, former una unit.
Due di questi Panchayat contigui formeranno un organismo di la
voro che elegger tra i suoi membri un dirigente.
Quando si saranno formati cento di questi Panchayat, i cinquanta
dirigenti di primo grado eleggeranno tra di loro un dirigente di secon
do grado, e cosi via, e i dirigenti di primo grado lavoreranno sotto la
direzione del dirigente di secondo grado. Si continueranno a forma
re gruppi paralleli di duecento Panchayat finch si arriver a coprire
tutta l'India, e ciascun gruppo di Panchayat elegger a sua volta un
dirigente di secondo grado con le stesse modalit con cui stato eletto
il primo. Tutti i dirigenti di secondo grado svolgeranno il loro lavoro
unitamente per tutta l'India e separatamente per le loro rispettive zo
ne. I dirigenti di secondo grado potranno eleggere tra di loro, quando
lo riterranno necessario, un capo che, finch durer il suo mandato,
regoler e diriger il lavoro di tutti i gruppi.
(Poich la formazione definitiva delle province e dei di stretti an
cora in corso, non si tentato di dividere questo gruppo di funziona
ri in Consigli Provinciali o di Distretto, e la giurisdizione sull'intera
India stata assegnata all'organismo o agli organismi che potranno
essere formati in qualsiasi momento. Si deve tenere presente che que
sto corpo di funzionari deriva la sua autorit e il suo potere dai servigi
disinteressatamente e saggiamente resi al suo padrone, che l'India) .
l . Ogni dirigente deve indossare abitualmente il khadi, confeziona
to con filo filato a mano da lui stesso o garantito dalla AISA, e deve
essere astemio. Se un ind, deve aver rinnegato l'intoccabilit per
sonalmente e lo stesso deve aver fatto la sua famiglia, e deve essere un
seguace del principio dell'unit tra le comunit, dell'eguale rispetto e
considerazione per tutte le religioni e dell'eguaglianza di possibilit e
di condizione di tutti i cittadini, a prescindere dalla loro razza, dalle
loro credenze e dal loro sesso.
2. Deve stabilire contatti personali con tutti gli abitano ti dei villag
gi che si trovano sotto la sua giurisdizione.

1 29
---- GAN D H I -----

3 . Deve reclutare e formare altri dirigenti tra gli abitanti dei villaggi
e tenere un elenco di questi.
4. Deve fare un resoconto giornaliero del suo lavoro.
5 . Deve organizzare i villaggi in modo da renderli auto nomi e au
tosufficienti attraverso l'agricoltura e l'artigianato.
6. Deve dare alla popolazione dei villaggi una educazione igienica e
sanitaria e prendere tutte le misure necessarie per la prevenzione delle
malattie.
7. Deve organizzare l'educazione della popolazione dei villaggi dalla
nascita alla morte secondo i principi del Nayee Talim57, in accordo con
la politica definita dall'Hindustani Talimi Sangh.
8 . Deve provvedere che vengano regolarmente registrati nelle liste
elettorali i nomi di coloro che non vi figurano.
9. Deve incoraggiare coloro che ancora non hanno acquisito i titoli
legali per esercitare il diritto di voto, a farlo.
l O. Per lo svolgimento dei compiti elencati e di altri che potranno
essere aggiunti a seconda delle circostanze deve educarsi e conformarsi
alle regole stabilite dal Sangh per l'adempimento del suo dovere.

Al Sangh saranno affiliati i seguenti organismi autonomi:


l) AISA (Associazione Pan Indiana dei Filatori) .
2) AIVIA (Associazione Pan Indiana delle Industrie di Villaggio) .
3) Hindustani Talimi Sangh (Societ per l'Educazione di Base) .
4) Harijan Talimi Sangh (Societ per il Servizio degli lntoccabi
li) .
5) Goseva Sangh (Societ per la Protezione e il Miglioramento delle
Vacche) .

Finanze.
Il Sangh raccoglier i fondi per la sua missione tra gli abitanti dei
villaggi e altri; si dovr dedicare una cura particolare alla raccolta dei
piccoli contl-ibuti.
(Harijam, 1 5 febbraio 1 948) .

130
PARTE SECONDA

LA PRAS S I DELLA NON-VIOLENZA


A. LE TECNICHE DELLA NON-VIOLENZA
l. Requisiti e preparazione del satyagrahi
o non-violento

I . AUTODISCIPLINA, PURIFICAZIONE, STATO SOCIALE


RICONOSCIUTO, REQUISITI NECESSARI DI UN SATYAGRAHI.
MOBILIZZAZIONE DELL' OPINIONE PUBBLICA CONDIZIONE
NECESSARIA DI UNA LOTTA NON-VIOLENTA EFFICACE.
L' OSTRACISMO SOCIALE COME TECNICA DI LOTTA NON-VIOLENTA.
Il satyagraha richiede da parte di chi intende praticarlo l'autodisci
plina, l'autocontrollo, l'autopurificazione e uno stato sociale ricono
sciuto. Un satyagrahi non deve mai dimenticare la distinzione tra il
male e colui che commette il male. Egli non deve nutrire malanimo
o rancore nei confronti di quest'ultimo. Egli non deve neppure usare
senza necessit un linguaggio offensivo nei confronti di chi commet
te il male, per quanto terribile questo possa essere. Per ogni satyagrahi
infatti deve essere un articolo di fede il fatto che al mondo non esiste
nessuna persona tanto traviata da non poter essere convertita con
l'amore. Un satyagrahi deve sempre tentare di sconfiggere il male con
il bene, l'ira con l'amore, la falsit con la verit, l'himsa con l' ahimsa.
Non vi altro modo per liberare il mondo dal male. Dunque una
persona che afferma di essere un satyagrahi deve tentare costante
mente, attraverso una attenta e devota ricerca interiore e autoanalisi,
di comprendere se o meno completamente libero dall'ira, dal ma
lanimo e dalle altre simili debolezze umane, se o meno capace egli
stesso di quegli stessi peccati contro i quali ha bandito una crociata.
Dall'autopurificazione e dalla penitenza dipende met del successo
del satyagrahi. Un satyagrahi ha fede che l'azione silenziosa e non
appariscente della verit e dell'amore produce risultati di gran lunga

1 32
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

pi duraturi di quelli ottenuti con i grandi discorsi o con altri metodi


appariscenti.
Ma sebbene il satyagraha possa compiere la sua azione senza vi
stose manifestazioni, esso richiede da parte del satyagrahi una certa
iniziativa. Un satyagrahi ad esempio deve innanzitutto sensibilizzare
l'opinione pubblica contro il male che egli intende sradicare attraverso
un'ampia e intensa agitazione. Quando l'opinione pubblica ha preso
sufficientemente coscienza di un'ingiustizia sociale, anche i pi po
tenti non possono pi arrischiarsi a praticarla o ad appoggiarla aper
tamente. Un'opinione pubblica cosciente e intelligente la pi poten
te arma del satyagrahi. Quando una persona sostiene un'ingiustizia
sociale mostrando un totale disprezzo per l'unanime atteggiamento
dell'opinione pubblica, fornisce una chiara giustificazione per il pro
prio ostracismo sociale. Ma lo scopo dell'ostracismo sociale non deve
mai essere quello di arrecare offesa alla persona contro cui viene ap
plicato. Ostracismo sociale significa completa non-collaborazione da
parte della societ nei confronti di chi le arreca danno; il principio n
pi n meno che una persona che deliberatamente si fa beffe della so-
. ciet non ha diritto ad essere servita dalla societ stessa. L applicazione
di tale principio sufficiente per il raggiungimento di ogni scopo pra
tico. Naturalmente in casi specifici possono essere necessarie iniziative
particolari, e nella pratica l'azione pu richiedere delle variazioni per
adeguarsi alle caratteristiche di ogni singola situazione.
(Young India, 8 agosto 1 929) .

2 . SETTE REQUISITI DEL NON-VIOLENTO.


Durante i quattro giorni di digiuno ho meditato sui requisiti neces
sari per un satyagrahi. Sebbene essi siano stati esaminati accuratamen
te e definiti per iscritto nel l 92 1 , sembra siano stati dimenticati.
Nel satyagraha non mai il numero che conta, sempre la qualit,
tanto pi quando le forze della violenza sono predominanti.
Si dimentica spesso che l'intenzione del satyagrahi non mai di
mettere in difficolt colui che commette l'ingiustizia. Non si deve mai
puntare sulla paura di quest'ultimo, al contrario si deve sempre far
appello al suo cuore. Il fine del satyagrahi la conversione, non la
coercizione di chi commette l'ingiustizia. Il satyagrahi in tutte le sue
azioni deve evitare di comportarsi in modo forzato. Deve agire natu
ralmente, spinto da una convinzione interiore.
Tenendo ben presenti tali principi, il lettore forse riuscir a com-

1 33
------ GANDHI ------

prendere il valore dei seguenti requisiti che, io credo, oggi in India


sono indispensabili per ogni satyagrahi:
l ) Il satyagrahi deve avere una profonda fede in Dio, poich Egli
il suo unico sostegno.
2) Deve avere come suo credo fondamentale la fede nella verit e
nella non-violenza, e dunque deve credere nella intrinseca bont
della natura umana, che deve sforzarsi di portare alla luce con la sua
verit e il suo amore, espressi attraverso la sua sofferenza.
3) Deve condurre una vita casta ed essere pronto e disposto, nell'in
teresse della sua causa, a rinunciare alla sua vita e ai suoi averi.
4) Deve indossare il khadi e dedicarsi alla filatura. Questo essen
ziale per l'India.
5) Deve essere astemio e non fare uso di nessun altro intossicante,
perch la sua mente possa essere sempre lucida e presente a se stes
sa.
6) Deve sottomettersi con convinzione a tutte le regole disciplinari
che possono essere stabilite di volta in volta.
7) Deve sottomettersi al regolamento carcerario a meno che esso
non sia deliberatamente diretto a menomare il suo rispetto di se
stesso.
Tali requisiti non devono essere considerati i soli necessari per un
satyagrahi. Hanno soltanto un valore indicativo.
(Harijan, 25 marzo 1 939).

3 COME SI- DIVENTA UN NON-VIOLENTO.


QUATTRO REQUISITI DI UN NON-VIOLENTO: CASTIT,
POVERT, FERMEZZA NELLA VERIT, CORAGGIO.
LETTORE: Da quanto lei dice dunque, sembra che non sia una cosa
facile arrivare ad essere in grado di praticare la resistenza passiva; se
cos, vorrei che lei spiegasse come un uomo pu giungere a ci.
AUTORE: Arrivare a poter praticare la resistenza passiva allo stes
so tempo facile e difficile. Ho visto praticare la resistenza passiva da
un ragazzo di appena quattordici anni; l'ho vista praticare da persone
ammalate; ma d'altra parte ho conosciuto persone forti fisicamente e
dotate di molte altre qualit incapaci di praticare la resistenza passiva.
In base ad una lunga esperienza, sono giunto alla convinzione che
coloro che vogliono arrivare a praticare la resistenza passiva devono
osservare una perfetta castit, adottare la povert, seguire la verit e
coltivare il coraggio.

1 34
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

La castit una delle pi grandi discipline, senza la quale la mente


non pu raggiungere la necessaria fermezza. Un uomo che non casto
perde vigore, diviene effeminato e codardo. Colui che ha la mente
dominata dalle passioni animali non capace di sostenere nessuna
grande prova. Questo pu essere provato con innumerevoli esempi. A
tale proposito sorge naturalmente il problema di come si deve com
portare una persona sposata; in realt tuttavia il problema non si po
ne. Quando un marito e una moglie tendono al soddisfacimento delle
loro passioni, si abbandonano anch'essi alloro istinto animale. Un tale
abbandono, tranne che per la riproduzione della specie, assoluta
mente proibito. Ma una persona che intende praticare la resistenza
passiva deve evitare anche questo limitatissimo abbandono all'istinto,
in quanto pu arrivare a non concepire il desiderio della procreazione.
Un uomo sposato dunque pu osservare una perfetta castit. Penso
non sia opportuno trattare questo argomento pi a lungo. Si possono
porre molti problemi: quali rapporti si devono avere con la propria
moglie, quali sono i suoi diritti, e altri simili. Coloro che intendono
prendere parte ad un grande movimento sono tenuti a rispondere a
questi interrogativi.
Come necessaria la castit, cos lo la povert. Le ambizioni eco
nomiche e la resistenza passiva non possono coesistere. Non si pre
tende che coloro che possiedono del danaro se ne disfacciano, ma
che siano indifferenti nei confronti di esso. Essi devono essere pronti
a perdere fino all'ultimo centesimo piuttosto che rinunciare alla resi
stenza passiva.
La resistenza passiva nel corso della nostra discussione stata definita
come forza della verit. La verit dunque deve essere necessariamente
seguita ad ogni costo. A tale proposito possono essere poste domande
accademiche come ad esempio se un uomo debba mentire o meno se
si tratta di salvare una vita, eccetera, ma domande di questo genere
vengono in mente soltanto a chi vuole giustificare la menzogna. Colo
ro che vogliono seguire sempre la verit non hanno di questi dubbi; e
se li hanno vuoi dire che ancora non sono stati distolti dall'errore.
La resistenza passiva non pu procedere di un solo passo senza il
coraggio. Possono seguire la via della resistenza passiva soltanto coloro
che non hanno paura n per i loro averi, n per il loro prestigio n per
i loro familiari, e non temono n il governo, n le sofferenze fisiche,
n la morte.
Non si deve rinunciare all'osservanza di queste regole per le difficol
t che esse implicano. La natura ha dotato l'animo umano della capa-

1 35
------ GANDHI ------

cit di far fronte a qualsiasi difficolt ? sofferenza che l'uomo possa in


contrare senza esserne responsabile. E importante coltivare lt:;. qualit
enunciate anche per coloro che non vogliono servire il paese. E chiaro
infatti che anche coloro che intendono prepararsi all'uso delle armi
sono obbligati ad avere in maggiore o minore misura tali qualit. Nes
suno pu diventare un combattente con il solo desiderio. Chi vuole
diventare un combattente deve osservare la castit e considerare la po
vert come una cosa per lui naturale. Un combattente senza coraggio
inconcepibile. Si potrebbe pensare che un combattente non debba
essere tenuto a seguire rigorosamente la verit, ma tale qualit una
naturale conseguenza del vero coraggio. Quando un uomo abbando
na la verit, lo fa perch cede in qualche modo alla paura. Le qualit
elencate dunque non devono spaventare nessuno. Si pu aggiungere
inoltre che un uomo che intende usare la forza fisica deve possedere
molte altre qualit di cui chi pratica la resistenza passiva non ha mai
bisogno. E risulta chiaro che tutto il dispendio di energie superflue di
chi impiega la forza fisica dovuto alla mancanza di coraggio. Se i so
stenitori della violenza possedessero un vero coraggio, la spada cadreb
be loro di mano in questo stesso momento. Non avrebbero bisogno
del suo aiuto. Chi libero dall'odio non ha bisogno di nessuna spada.
Un uomo che aveva in mano un bastone si trov improvvisamente di
fronte un leone e istintivamente alz l'arma che aveva per difendersi.
Si accorse allora che aveva fatto soltanto vane chiacchiere sul coraggio,
ma che in realt non lo possedeva. In quel momento lasci cadere il
bastone e si senti libero da ogni paura.
(Hind Swaraj or Indian Home Rule, cap. XVII) .

4 CORAGGIO E DISCIPLINA VIRT TIPICHE DEL NON-VIOLENTO.


LA DISOBBEDIENZA CIVILE COME CRITERIO DI DISTINZIONE
DELLA NON-VIOLENZA DEL FORTE DA QUELLA DEL DEBOLE.
La pratica della non-violenza non implica da parte nostra la sotto
missione all'umiliazione. Essa non significa che dobbiamo strisciare
sul ventre o prosternarci servilmente o rendere onore all'Union Jack e
fare qualsiasi cosa degradante per ordine di un qualche funzionario. Al
contrario la nostra fede richiede che noi rifiutiamo di fare tutte queste
cose anche al rischio che ci si spari contro. Ad esempio il dovere della
gente di Jalianwala Bagh non era di fuggire e neppure di voltare la
schiena quando le stato aperto il fuoco contro58 Se il messaggio della
non-violenza avesse raggiunto quelle persone, quando stato aperto

1 36
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

il fuoco contro di loro esse sarebbero andate incontro alle pallottole


a petto scoperto e sarebbero morte felici nella convinzione che ci
avrebbe significato la libert del loro paese. La non-violenza si fa beffe
della potenza del tiranno e lo disorienta rinunciando alla ritorsione
ma al tempo stesso rifiutandosi di ripiegare dalle proprie posizioni.
Abbiamo fatto il gioco del generale Dyer59 perch ci siamo comportati
come lui sperava. Egli voleva che noi fuggissimo di fronte al fuoco del
le sue truppe, che strisciassimo sul ventre e ci prosternassimo. Questo
faceva parte del gioco del terrore. Ma quando riusciamo a guardare
con occhi frmi ci che ci incute terrore, questo svanisce come un'ap
parizione. E possibile che non tutti tra noi riescano a raggiungere
questo livello di coraggio. Ma sono certo che non riusciremo a con
quistare lo Swaraj quest'anno se alcuni di noi non saranno in grado di
trovare il coraggio di rimanere fermi come rocce pur senza ricorrere
alla ritorsione. La potenza del tiranno si ritorce contro il tiranno stesso
se questo non si vede dare alcuna risposta, come un braccio si sloga
quando sferra con violenza un colpo a vuoto.
E come abbiamo bisogno del coraggio e della freddezza descritti,
per praticare la disobbedienza civile abbiamo bisogno anche di una
perfetta disciplina e dell'educazione all'obbedienza volontaria. La di
sobbedienza civile l'espressione attiva della non-violenza. La disob
bedienza civile distingue la non-violenza del forte dalla non-violenza
passiva, cio negativa, del debole. E come la debolezza non pu con
durci allo Swaraj , cos anche la non-violenza passiva non pu servire
alla realizzazione dei nostri fini.
Possediamo la disciplina necessaria? Abbiamo sviluppato, mi ha
chiesto un amico, lo spirito di obbedienza alle nostre regole e alle no
stre decisioni? Sebbene negli ultimi dodici mesi abbiamo fatto enormi
progressi, senza dubbio non abbiamo fatto abbastanza per garantirci
di poter intraprendere un'azione di disobbedienza civile con piena
fiducia. :Losservanza delle regole volontariamente accettate e la cui
violazione non comporta altra punizione che la disapprovazione della
nostra coscienza deve essere considerata un impegno d'onore di gran
lunga pi vincolante dell'osservanza delle regole imposteci dall'ester
no e la cui violazione pu essere rimediata con il pagamento dell' am
menda che esse prevedono. Ne consegue che se non abbiamo impara
to ad obbedire alle regole che noi stessi abbiamo de finito, non siamo
pronti per praticare la disobbedienza che a tutti gli effetti pu essere
definita civile. Consiglio dunque ad ogni membro del Congresso, ad
ogni persona che pratica la non-collaborazione e soprattutto ad ogni

1 37
------ GANDHI ------

membro del Comitato del Congresso Pan Indiano di dimostrare la


propria lealt nei confronti del Congresso e della sua fede compiendo
un accuratissimo esame di se stesso e correggendosi laddove pu aver
sbagliato.
(Young India, 20 ottobre 1 92 1 ) .

5 UMILT E ALTRI REQUISITI DEI NON-VIOLENTI.


Lo spirito della non-violenza conduce necessariamente all'umilt.
Non-violenza significa affidarsi a Dio, la Salvezza del Mondo. Se vo
gliamo ottenere il Suo aiuto, dobbiamo accostarci a Lui con cuore
umile e penitente. Coloro che praticano la non-collaborazione non
devono speculare sull'enorme successo ottenuto all'interno del Con
gresso. Dobbiamo comportarci come l'albero del mango, che si piega
quando produce i frutti. La sua grandezza sta nella sua maestosa umil
t. Al contrario si sente dire di molte persone che praticano la non
collaborazione che si comportano in modo insolente e intollerante
nei confronti di chi non ha le loro stesse posizioni. Sono convinto
che queste persone sono destinate a perdere tutta la loro autorit se
mostrano qualsiasi segno di vanagloria. Sebbene non possiamo dirci
insoddisfatti dei progressi compiuti finora, abbiamo fatto ancora ben
poco per poterei sentire orgogliosi. Dobbiamo sacrificarci molto di
pi di quanto abbiamo fatto finora per poter gustificare il nostro or
goglio o addirittura la nostra autoesaltazione. E vero che migliaia di
persone, che si sono affollate al pandal del Congresso, hanno dato il
loro appoggio formale alla dottrina, ma poche la hanno seguita nella
pratica. Lasciando da parte gli avvocati, quanti genitori hanno ritirato
dalle scuole i figli? Quanti di coloro che hanno votato a favore della
non-collaborazione hanno iniziato a filare a mano o hanno eliminato
l'uso degli abiti stranieri?
La non-collaborazione un movimento in cui non c' posto per le
vanterie, le grandi dichiarazioni e la doppiezza. Essa un banco di
prova per la nostra sincerit. Essa richiede un sacrificio deciso e silen
zioso. E una sfida alla nostra onest e alla nostra capacit di lavorare
per il bene della nazione. un movimento che tende a tradurre le idee
in azione. E pi facciamo, pi ci rendiamo conto che deve essere fatto
molto di pi di quanto avessimo pensato. E questa consapevolezza
della nostra imperfezione deve renderei umili.
Colui che pratica la non-collaborazione cerca di richiamare l'atten
zione degli altri e di porsi come esempio non con la sua violenza ma

1 38
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

con la sua riservata umilt. Egli lascia che le sue azioni concrete parli
no per la sua fede. La sua forza sta nel fare affidamento nella correttez
za della sua posizione. E la convinzione di tale correttezza si fa strada
anche nel suo avversario, quando egli interpone tra questo e le sue
azioni il minor numero di discorsi possibile. I discorsi, specialmente se
arroganti, tradiscono una mancanza di fiducia, e rendono l'avversario
scettico sull'efficacia dell'azione stessa. I.: umilt dunque la chiave per
giungere ad un rapido successo. Spero che tutti i seguaci della non:
collaborazione riconoscano la necessit di essere umili e moderati. E
perch tanto poco quello che in realt ci si richiede di fare, e perch
questo poco dipende unicamente da noi, che mi sono detto convinto
che lo Swaraj raggiungibile in meno di un anno.
(<<Young India, 1 2 gennaio 1 92 1 ) .

6 . REGOLE PER I L COMPORTAMENTO D I U N NON-VIOLENTO


A) COME INDIVIDUO, B) COME PRIGIONIERO , C) COME UNIT DI
UNA BRIGATA NON-VIOLENTA.
Satyagraha letteralmente significa completa osservanza della veri
t. Tale osservanza conferisce al seguace del satyagraha una potenza
invincibile. Questa potenza o forza espressa dalla parola satyagraha.
Il vero satyagraha pu essere utilizzato contro la propria moglie e i
propri figli, con tra i governanti, contro i propri concittadini e anche
contro il mondo intero.
Tale forza universale naturalmente non opera distinzioni tra conna
zionali e stranieri, giovani e vecchi, uomini e donne, amici e nemici.
La forza applicabile in questo modo non pu mai essere fisica. In essa
non vi posto per la violenza. I.: unica forza applicabile universalmen
te pu dunque essere quella dell'ahimsa, o dell'amore. In altre parole,
la forza dell'anima.
I.: amore non brucia gli altri, brucia se stessi. Dunque un satyagrahi,
ossia un individuo che pratica la resistenza civile, sopporta con gioia
le sofferenze, anche fino alla morte.
Ne consegue che chi pratica la resistenza civile, pur impegnandosi
con tutte le sue forze per porre fine all'attuale sistema di governo, non
recher offesa intenzionalmente n con il pensiero, n con la parola,
n con le azioni alla persona di nessun inglese. Questa forzatamente
breve esposizione delle caratteristiche del satyagraha riuscir forse a far
comprendere e valutare le seguenti regole.
Come individuo:

1 39
------ GANDHI ------

l . Un satyagrahi, ossia un individuo che pratica la resistenza civile,


non coltiver sentimenti di ira.
2. Egli sopporter l'ira del suo avversario.
3. Egli sopporter gli attacchi del suo avversario non cedendo mai
alla tentazione della ritorsione: ma non si sottometter, per timore
di punizioni o di altre so fferenze, a nessun ordine dettato dall'ira.
4. Se l'autorit tenta di arrestarlo, il seguace della resistenza civile si
sottometter volontariamente all'arresto e non resister al sequestro
o all'asportazione delle sue propriet qualora le autorit decidessero
di confiscargl iele.
5. Se un seguace della resistenza civile ha qualche propriet altrui af
fidatagli in custodia, si rifiuter di consegnarla, e la difender anche
al costo della vita. Egli tuttavia si asterr sempre dalla ritorsione.
6. La non ritorsione esclude anche l'ingiuria e l'imprecazione.
7. Il seguace della resistenza civile dunque non insulter mai il suo
avversario e non scandir neppure gli slogan di nuova coniazione
che sono contrari allo spirito dell' ahimsa.
8. Il seguace della resistenza civile non saluter l'Union Jack, ma
non la insulter, come non insulter alcun funzionario governativo,
inglese o indiano.
9. Se nel corso della lotta qualcuno insulter un funzionario o cer
cher di aggredirlo, il seguace della resistenza civile protegger tale
funzionario contro gli insulti e l'aggressione anche al rischio della
vita.
Come detenuto:
1 0. Come detenuto il seguace della resistenza civile si comporte
r cortesemente con il personale della prigione e si sottometter a
tutte le norme disciplinari della prigione che non siano contrarie
al rispetto di se stesso; ad esempio, mentre saluter con il consueto
salaam il personale carcerario, non far nessun umiliante inchino
e si rifiuter di gridare Vittoria a Sarkar o cose del genere. Egli
prender il cibo cucinato e servito in modo igienico e che non
contrario alla sua religione; e rifiuter di prendere il cibo servito in
modo insultante o in piatti sporchi.
1 1 . Il seguace della resistenza civile non far alcuna distinzione tra
i prigionieri comuni e se stesso, e non si considerer in alcun modo
superiore agli altri, n domander alcunch che non sia strettamen
te necessario a mantenersi in buona salute e in buone condizioni.
Egli pu chiedere soltanto ci di cui ha veramente bisogno per la
propria conservazione fisica e la propria pace spirituale.

1 40
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

1 2. Il seguace della resistenza civile non digiuner per rivendicare


delle comodit la cui privazione non comporta un'offesa al rispetto
di se stesso.
Come membro di una brigata non-violenta:
1 3. Il seguace della resistenza civile obbedir con gioia a tutti gli
ordini impartiti dal capo della brigata, che sia d'accordo con essi o
non.
1 4. Egli prima eseguir gli ordini, anche se gli sembreranno offen
sivi, dannosi e assurdi, e poi si appeller all'autorit superiore. Egli
libero, prima di entrare nella brigata, di giudicare se questa in
grado di soddisfare le sue esigenze, ma una volta che entrato a far
parte della brigata, diviene suo dovere sottomettersi alla sua disci
plina, per quanto molesta possa sembrargli. Se un membro di una
brigata giudica che l'azione di questa sia errata o immorale, ha il
diritto di abbandonare la brigata, ma finch rimane al suo interno,
non ha il diritto di infrangerne la disciplina.
1 5 . Nessun seguace della resistenza passiva deve aspettarsi che venga
garantito il mantenimento dei suoi familiari. Se ci avvenisse, sa
rebbe soltanto un caso straordinario. Il seguace della resistenza civile
affida i suoi familiari alle cure di Dio. Anche in guerra, le centinaia
di migliaia di uomini che vi partecipano non hanno la possibilit
di provvedere in anticipo al mantenimento dei loro familiari. Lo
stesso non deve avvenire dunque a maggior ragione nel satyagraha?
esperienza universale che in questi tempi difficile che qualcuno
venga lasciato morire di fame.
Nei conflitti all'interno delle comunit:
1 6. Nessun seguace della resistenza civile diverr intenzionalmente
causa di conflitti all'interno delle comunit.
1 7. Nel caso scoppino conflitti di tal genere, egli non si schierer
da nessuna parte, ma si limiter ad aiutare la parte che palesemente
si trova nel giusto. Se un ind, si comporter in modo generoso
nei confronti dei musulmani e dei seguaci di altre religioni, e sar
pronto a sacrificare la sua vita nel tentativo di difendere un non in
d contro l'attacco di un ind. E se l'attacco proviene dai non ind,
egli non parteciper ad alcuna azione di ritorsione, ma dar la sua
vita per difendere gli ind.
1 8. Egli tenter con tutte le sue forze di eliminare tutti i motivi che
possono condurre allo scoppio di conflitti all'interno delle comu
nit.
1 9. Se i satyagrahi organizzano un corteo essi non dovranno far

141
----- GANDHI -----

nulla che possa offendere le convinzioni religiose di una comuni


t, e non dovranno prendere parte ad alcun corteo che offenda tali
convinzioni.
(Young India, 27 febbraio 1 930) .

7 SUL COMPORTAMENTO DEL NON-VlOLENTO


IN STATO DI ARRESTO.
Che tutti noi lo comprendiamo o meno, la non-collaborazione un
processo che tende a toccare il cuore e a far appello alla ragione, non
un processo che cerca di spaventare con il disordine. Il disordine non
ha posto nel movimento non-violento.
Ho spesso paragonato i satyagrahi in stato di arresto ai prigionieri
di guerra. Una volta catturati, i prigionieri di guerra si comportano
amichevolmente nei confronti del nemico. considerato disonore
vole per un soldato prigioniero di guerra ingannare il nemico. Ci
che sostengo non inficiato dal fatto che il governo non considera i
satyagrahi in stato di arresto come prigionieri di guerra. Se ci compor
teremo come tali, imporremo immediatamente il rispetto nei nostri
confronti. Dobbiamo considerare la prigione un'istituzione neutrale
all'interno della quale in una certa misura possiamo, anzi dobbiamo,
collaborare.
Saremmo quanto mai incoerenti e indegni del nostro stesso rispetto
se da una parte violassimo deliberatamente la disciplina della prigione
e dall'altra ci lagnassimo delle punizioni e dell'eccessiva severit. Non
possiamo ad esempio lottare e protestare contro le perquisizioni e nel
lo stesso tempo nascondere oggetti proibiti nelle coperte o nei vestiti.
Non conosco nessuna regola del satyagraha in base alla quale sia leci
to, in determinate circostanze, mentire o ingannare qualcuno.
Quando diciamo che se renderemo la vita impossibile al personale
carcerario il governo sar costretto a venire a patti, o facciamo al go
verno un complimento o lo riteniamo ingenuo. Facciamo al governo
un complimento se pensiamo che, messo che riusciamo a rendere la
vita impossibile al personale carcerario, rimarr a guardare in silen
zio e esiter a punirei in modo tale da scoraggiare completamente le
nostre velleit. Significherebbe che noi riteniamo i nostri governanti
tanto ragionevoli e umani da rinunciare a punirei severamente anche
se offriamo loro un valido motivo. In realt essi non esiterebbero, e
di fatto non esitano, a mettere da parte ogni ritegno e a ricorrere, in
determinate occasioni, a tutte le punizioni lecite e illecite.

1 42
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Ma mia ferma convinzione che se ci fossimo comportati sempre


con onest e dignit, come conviene a dei satyagrahi, avremmo sco
raggiato ogni opposizione da parte del governo, e che un comporta
mento esemplare da parte di un cos grande numero di prigionieri
avrebbe indotto il governo a confessare l'ingiustizia che commette im
prigionando tanti uomini onesti e innocenti. Il governo non sostiene
forse che la nostra non-violenza non altro che uno schermo con cui
mascheriamo la nostra violenza? Non facciamo dunque il suo gioco
ogni volta che ci dimostriamo turbolenti?
A mio parere dunque come satyagrahi siamo tenuti, quando ci tro-
viamo in stato di arresto
l ) Ad agire con la pi scrupolosa onest.
2) A collaborare con il personale carcerario nel suo lavoro.
3) A porci con la nostra obbedienza a tutte le norme disciplinari
ragionevoli come esempio per gli altri detenuti.
4) A non chiedere condizioni di favore e a non rivendicare privilegi
di cui non gode l'ultimo dei prigionieri e che non ci sono assoluta
mente necessari per motivi di salute.
5) A non rinunciare a chiedere ci di cui abbiamo veramente biso
gno e a non irritarci quando ci viene negato.
6) A svolgere tutti i lavori che ci vengono assegnati impegnandoci al
massimo delle nostre capacit.
una condotta di questo genere che_ riuscir a mettere il governo in
una posizione difficile e insostenibile. E difficile per esso contrapporre
l'onest all'onest, per la sua mancanza di fede e perch impreparato
ad una situazione tanto insolita. Esso si aspetta una reazione violen,
ta, ed pronto ad affrontarla con una violenza ancora maggiore. E
in grado di far fronte ai crimini anarchici ma ancora non ha trovato
alcun mezw per far fronte alla non-violenza, tranne quello di cedere
davanti ad essa.
Il satyagrahi che si trova in stato di arresto convinto che riuscir
ad ottenere giustizia attraverso l'umile sottomissione alla so fferenza.
Egli crede che la so fferenza paziente per una causa giusta possiede una
forza tutta particolare, infinitamente superiore alla forza della spada.
Questo non significa che non dobbiamo resistere quando il tratta
mento carcerario o ffende la nostra dignit. Cos ad esempio dobbia
mo resistere fino alla morte contro l'uso di un linguaggio offensivo da
parte del personale carcerario o quando ci viene gettato il cibo come
a degli animali, come spesso avviene. Gli insulti e gli abusi non fanno
parte del dovere delle guardie carcerarie. Dunque dobbiamo resistere

1 43
---- GANDHI----

contro queste cose. Ma non dobbiamo resistere contro le perquisizio


ni perch fanno parte del regolamento carcerario.
Quello che ho detto circa il soffrire in silenzio non deve essere inteso
nel senso che non si deve portare avanti un'agitazione contro il fatto
che dei detenuti innocenti come i satyagrahi vengono messi insieme
ai peggiori criminali. Come prigionieri non dobbiamo chiedere nes
sun trattamento di favore. Dobbiamo essere contenti di vivere con i
criminali e accogliere con gioia la possibilit che ci si offre di svolgere
nei loro confronti un'opera di conversione morale. Tuttavia da un go
verno che si autodefinisce civile si deve pretendere il riconoscimento
delle pi elementari distinzioni.
(Young India, 5 giugno 1 924) .

1 44
II. Diso bb edienza civile e non-collab orazione

I . SATYAGRAHA, DISOBBEDIENZA CIVILE E NON-COLLABORAZIONE.


Il satyagraha letteralmente indica la completa adesione alla Verit,
e dunque significa forza della Verit. La Verit l'anima o spirito, e
dunque il satyagraha definito anche forza dell'anima. Esso esclude
l'uso della violenza poich l'uomo incapace di conoscere la verit
assoluta, e dunque non ha il diritto di punire. Il termine satyagraha fu
coniato in Sud Africa per distinguere la resistenza non-violenta degli
indiani del Sud Africa dalla contemporanea resistenza passiva>> delle
suffragette e di altri. Il satyagraha non concepito come un'arma del
debole.
La resistenza passiva intesa nel senso letterale del termine inglese
la caratteristica sia del movimento delle suffragette che della lotta dei
non-conformisti. La resistenza passiva stata concepita ed conside
rata come un'arma del debole. Sebbene eviti la violenza, strumento
di cui il debole non pu servirsi, essa non ne esclude completamente
l'uso nel caso che a giudizio di chi pratica la resistenza passiva, la situa
zione lo richieda. Tuttavia la resistenza passiva sempre stata distinta
dalla resistenza armata, e la sua pratica un tempo fu prerogativa dei
martiri cristiani.
La disobbedienza civile la violazione civile delle leggi immorali e
oppressive. L espressione, a quanto mi risulta, fu coniata da Thoreau60
per indicare la sua resistenza contro le leggi di uno stato schiavista.
Egli ha lasciato un'opera magistrale sul dovere della disobbedienza ci
vile. Ma Thoreau forse non era un vero campione della non-violenza.
Probabilmente inoltre egli limit la sua violazione delle leggi alla legge

145
---- GANDHI ----

sulle entrate, ossia al pagamento delle tasse. Al contrario la disobbe


dienza civile come fu praticata nel 1 9 1 9 comportava la violazione di
tutte le leggi oppressive e immorali. Essa significava porsi fuori legge
in modo civile, ossia non-violento. Il seguace della disobbedienza ci
vile si esponeva alle sanzioni previste dalla legge e si sottometteva di
buon grado all'incarcerazione. La disobbedienza civile una parte del
satyagraha.
La non-collaborazione implica fondamentalmente il rifiuto di colla
borare con lo stato che a giudizio del seguace della non-collaborazione
divenuto corrotto, ed esclude la disobbedienza civile di tipo totale
sopra descritta. Per la sua stessa natura la non-collaborazione pu esse
re praticata anche dai bambini che hanno appena l'et della ragione e
pu essere agevolmente praticata dalle masse. La disobbedienza civile
presuppone la disposizione ad obbedire spontaneamente alle leggi, non
per timore delle sanzioni che esse prevedono. Essa dunque pu essere
p raticata solo come mezw estremo e, almeno in una prima fase, soltan
to da pochi elementi selezionati. Anche la non-collaborazione, come la
disobbedienza civile, una parte del satyagraha, che comprende ogni
forma di resistenza non-violenta per l'affermazione della Verit.
(Young India, 23 marzo 1 92 1 ) .

'
2 . S ULL AHI M SA COME ATTO POSITIVO o 'AMORE E SULLA
DISOBBEDIENZA CIVILE COME CONCRETA ESPRESSIONE DI ESSO.
I.:ahimsa a mio parere deve essere interpretato non puramente come
un'espressione negativa che indica la volont di non nuocere ad alcu
no, ma come un'espressione positiva di amore, della volont di fare il
bene anche di chi commette il male. Ci non significa tuttavia aiutare
chi commette il male a continuare le sue azioni immorali o tollerare
queste ultime passivamente. Al contrario l'amore, espressione positiva
dell' ahimsa, richiede che si resista a colui che commette il male disso
ciandosi da lui; anche se questo pu offenderlo o arrecargli dei danni
fisici. Cos, se mio figlio conduce una vita immorale, io non devo aiu
tarlo a perseverare nella sua condotta continuando a mantenerlo; al
contrario il mio amore per lui richiede che io cessi di mantenerlo in
qualsiasi modo, anche se questo potrebbe significare la sua morte. E lo
stesso amore richiede che io lo riaccolga al mio seno quando si pente.
Ma non posso costringere con la forza fisica mio figlio a diventare buo
no. Questa a mio parere la morale della storia del Figliol Prodigo.
La non-collaborazione non qualcosa di passivo, qualcosa di estre-

1 46
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

mamente attivo, di pi attivo della resistenza fisica e della violenza. Il


termine resistenza passiva una definizione impropria. La non-colla
borazione nel senso da me inteso deve essere non-violenta, non deve
mirare n alla punizione n alla vendetta e non deve essere basata sul
rancore, la malevolenza o -l'odio. Ne consegue dunque che sarebbe un
peccato da parte mia eseguire gli ordini del generale Dyer61 e aiutarlo a
sparare su uomini innocenti. Ma d'altra parte sarebbe un atto di piet
e di amore curarlo e salvargli la vita se fosse ammalato. Collaborerei
mille volte con l'attuale governo per far cessare i suoi crimini, ma non
collaborerei con esso per un solo istante per aiutarlo a continuare le
sue azioni criminose. E mi renderei colpevole di un comportamento
immorale se accettassi da esso delle cariche, <mi ponessi al suo servizio
o sostenessi i suoi tribunali e le sue scuole. E preferibile la ciotola del
mendicante alle pi grandi ricchezze ttenute dalle mani lorde del
sangue degli innocenti di Jalianwala62 E preferibile un mano dato di
cattura alle parole di adulazione di coloro che hanno arbitrariamente
ferito i sentimenti religiosi dei miei settanta milioni di fratelli.

(Young India, 25 agosto 1 920) .

3 . OTTO FASI IN UNA CAMPAGNA DI NON-COLLABORAZIONE.


La seguente una dichiarazione fatta dal Comitato per la Non
collaborazione per informare e orientare l'opinione pubblica.
Al Comitato per la Non-collaborazione sono state rivolte molte do
mande circa le sue aspettative e i metodi che devono essere adottati
per iniziare la non-collaborazione.
Il Comitato desidera sia chiaro che, pur sperando che tutti seguano
in modo completo le sue indicazioni, intende dare spazio nella lotta
anche agli elementi pi deboli. Il Comitato desidera assicurare, se non
l'appoggio attivo, la solidariet dell'intero paese al metodo della non
collaborazione.
Coloro dunque che non sono in grado di affrontare un sacrificio
fisico, potranno contribuire al movimento fornendo fondi o lavoro.
Nel caso la non-collaborazione divenga necessaria, il Comitato ha de
ciso di adottare nella prima fase le seguenti misure:
l) Rinuncia a tutti i titoli onorifici e a tutte le cariche onorarie.
2) Non partecipazione ai prestiti dello stato.
3) Ritiro degli avvocati dalla professione e composizione delle con
troversie civili attraverso arbitrati privati.
4) Boicottaggio delle scuole statali da parte dei genitori.

1 47
------ GANDHI ------

5) Boicottaggio dei Consigli Riformati.


6) Non partecipazione alle cerimonie governative o ad altre mani
festazioni del genere.
7) Rifiuto di accettare qualsiasi incarico militare o civile in Meso
potamia e di entrare a far parte dell'esercito, in particolare rispetto
all'invio nei territori turchi, che vengono amministrati in violazione
degli impegni presi dal governo.
8) Energica prosecuzione dello Swadeshi, per far sl che la gente, in
questo momento di risveglio nazionale e religioso, comprenda che il
suo fondamentale dovere nei confronti del paese di ritenersi soddi
sfatta della propria produzione e della propria manifattura.
Lo Swadeshi deve essere portato avanti senza aspettare il primo ago
sto, poich esso una norma di condotta costante che non deve essere
interrotta anche quando si giunge ad un accordo.
Per non legarsi in alcun modo al governo, la gente non deve ac
cettare nessun incarico n civile n militare. Deve cessare anche di
usufruire dei prestiti statali, sia nuovi che vecchi.
Per il resto, si deve ricordare che la non-collaborazione non inizier
prima del primo agosto prossimo.
Si sta compiendo e si continuer a compiere ogni tentativo per evi
tare di dover ricorrere ad una cos seria rottura con il governo, solleci
tando i ministri di Sua Maest a garantire la revisione di un Trattato
che stato cos universalmente condannato63
Le persone responsabili e che comprendono la gravit della situa
zione, dovranno astenersi da qualsiasi iniziativa individuale e agire in
accordo con le indicazioni del Comitato. Il successo dipende intera
mente dalla capacit di portare avanti la non-collaborazione in mo
do disciplinato e coordinato, e tale capacit dipende da una rigorosa
osservanza delle istruzioni, da un'azione ordinata e da un completo
rifiuto della violenza.
(Young India, ? luglio 1 920).

4 DOVERE DEI GIUDICI E PUBBLICI UFFICIALI


IN GENERALE DI DARE LE DIMISSIONI E NON COLLABORARE
CON UN GOVERNO CHE NON RAPPRESENTA IL POPOLO

. . . Propongo di rivolgere un appello ai giudici e ai consiglieri esecu


tivi perch si uniscano alla protesta che si sta sollevando in tutta l'In
dia contro il duplice torto fatto al paese, sulle questioni del Khilafat e
del Punjab6. In entrambi i casi in gioco l'onore nazionale.

1 48
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Sono convinto che questi uomini non hanno accettato le loro alte
cariche per arricchirsi o per acquistarsi fama, ma per servire il loro
paese. Non lo hanno fatto per danaro, perch prima di accedere alle
loro attuali cariche, guadagnavano pi di quanto guadagnano oggi. E
chiaramente non lo hanno fatto neppure per acquistarsi fama, perch
questa non pu essere acquistata a spese dell'onore nazionale. Il solo
motivo che in questo momento pu indurii a conservare le loro cari
che il desiderio di servire il loro paese.
Quando il popolo ha fiducia nel governo, e quando questo rappre
senta la volont della nazione, i giudici e i pubblici ufficiali hanno la
possibilit di servire il paese. Ma quando il governo non rappresenta
la volont della nazione e sostiene la disonest e il terrorismo, i giudici
e i pubblici ufficiali se accettano di conservare le loro cariche si fanno
strumenti della disonest e del terrorismo. E dunque il minimo che i
detentori di queste alte cariche possono fare di cessare di prestarsi a
fungere da agenti di un governo disonesto e terroristico.
Riguardo ai giudici si potrebbe sollevare l'obiezione che essi sono al
di sopra della politica e devono mantenersi al di sopra di essa. Ma tale
principio valido soltanto nella misura in cui il governo nel suo com
plesso opera a beneficio del popolo e rappresenta almeno la volont
della maggioranza dei cittadini. Essere al di sopra della politica signi
fica non schierarsi con nessuna parte politica. Ma quando un intero
paese ha una medesima convinzione, una medesima volont, quando
ad un intero paese viene negata la giustizia, non pi una questione
di parti politiche, una questione di vita o di morte. In una situazione
di questo genere diviene dovere di ogni cittadino rifiutarsi di servire
un governo che si comporta ingiustamente e si fa beffe della volont
della nazione. I giudici, se veramente sono al suo servizio, in questo
momento hanno il dovere di seguire la nazione.
Rimane da esaminare un'altra questione. Essa riguarda sia i giudici
che i pubblici ufficiali. Si potrebbe sostenere che il mio appello p u
aver valore soltanto per gli indiani e ci si potrebbe domandare quali
vantaggi potrebbero ottenere gli indiani rinunciando a delle cariche
acquisite alla nazione con una dura lotta. Mi auguro che il mio ap
pello possa ottenere dei risultati sia tra gli inglesi che tra gli indiani.
Ma confesso che l'ho scritto considerandolo diretto essenzialmente
agli indiani. Riguardo all'altro problema, se vero che queste cariche
sono state conquistate dopo una lunga lotta, vero anche che la loro
utilit non deriva dalla lotta di cui sono frutto, ma dal fatto che sono
destinate al servizio della nazione. Nel momento in cui esse cessano di

1 49
------ GANDHI ------

avere tale requisito, divengono inutili e, come nell'attuale situazione,


dannose, a prescindere dalle fatiche che la loro conquista pu essere
costata e dal valore che in passato possono avere avuto.
Voglio anche far presente ai nostri eminenti compatrioti che occu
pano alte cariche che le loro dimissioni riuscirebbero a condurre la
lotta ad una rapida conclusione e probabilmente eliminerebbero il
pericolo che le masse debbano essere chiamate a esprimere la loro op
posizione al governo attraverso la non-collaborazione. Se coloro che
occupano alte cariche le abbandonassero, se coloro che hanno cariche
onorarie vi rinunciassero, se gli alti funzionari si dimettessero, e i con
siglieri boicottassero i consigli, il governo sarebbe condotto rapida
mente alla ragione, e si adeguerebbe alla volont della nazione. Infatti
in tal caso l'unica alternativa che avrebbe il governo sarebbe quella di
instaurare un regime apertamente dispotico. Questo probabilmente
significherebbe la dittatura militare. Ma l'atteggiamento dell'opinione
pubblica mondiale tale che l'Inghilterra non pu non essere preoc
cupata dall'eventualit di dover instaurare una dittatura. I.:attuazione
delle misure da me suggerite costituir la rivoluzione pi pacifica che
il mondo abbia mai visto. Se si riuscir a comprendere l'infallibilit del
metodo della non-collaborazione, si porr fine ad ogni spargimento di
sangue e alla violenza di qualsiasi tipo o forma.
(Young India, 27 luglio 1 920) .

5. CARATTERIZZAZIONE DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE


E P RESUPPOSTI DI ESSA. NON OPPORRE RESISTENZA NEL CASO
DI ARRE STO IN SEGUITO ALLA COMMISSIONE DI UN ATTO
DI DISOBBEDIENZA CIVILE.
o.: La non-violenza a suo parere non codardia, ma una forma di
resistenza all'ingiustizia. Lei ha ammesso che ingiusto arrestare e im
p rigionare persone innocenti come quelle che praticano la resistenza
civile. Tuttavia lei si sottomesso senza alcuna resistenza all'arresto e
all'imprigionamento. Questa non una dimostrazione di incoerenza
e di codardia?
R.: Evidentemente lei non conosce il modo in cui opera la non
violenza. Una legge ingiusta una forma di violenza. E l'arresto per
la sua violazione una forma di violenza ancora superiore. Ora, la
legge della non-violenza afferma che alla violenza non si deve resistere
con una violenza opposta, ma con la non-violenza. Ogni violazione
di una legge comporta una punizione. Una legge non diviene ingiu-

1 50
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

sta semplicemente perch io lo affermo, tuttavia a mio parere essa


ingiusta. Lo stato ha il diritto di applicarla, finch contemplata nei
codici. Io devo resistere ad essa in modo non-violento. E lo faccio
violando la legge e sottomettendomi pacificamente all'arresto e all'im
prigionamento. lo definisco tale comportamento una manifestazione
di coraggio. Il fatto che l'imprigionamento per un uomo come me
oggi non comporta sofferenze irrilevante, se si convinti che anche
un trattamento carcerario ordinario non influirebbe sul mio atteg
giamento. La non-resistenza dunque, nel caso in discussione, una
condizione essenziale della non-violenza, non una manifestazione di
codardia. D'altra parte la resistenza nel senso di rifiutarsi di essere
arrestati eccetera, significherebbe l'uso di una violenza disordinata e
insensata, classificabile come una bravata dettata dalla codardia.
(Harijan , 22 settembre 1 946) .

6. LA DISOBBEDIENZA CIVILE, PER ESSERE VERAMENTE CIVILE,


RICHIEDE LA PI SEVERA OSSERVANZA DELLA DISCI PUNA
CARCERARIA. LA DISOBBEDIENZA CIVILE COME IL PI PURO
TIPO DI AGITAZIONE COSTITUZIONALE.
Uno stimato amico mi chiede se oggi che il governo incarcera cen
tinaia di persone, e che queste centinaia di persone si lasciano incarce
rare, non sarebbe bene per i detenuti rifiutarsi di fare qualsiasi lavoro
nelle carceri. Temo che questa proposta derivi da un fraintendimento
della nostra posizione morale. Noi non intendiamo abolire le prigio
ni come istituzione. Anche sotto lo Swaraj avrerrio le nostre prigio
ni. La nostra disobbedienza civile dunque non deve spingersi oltre
la violazione delle leggi immorali del paese. La violazione delle leggi
per essere civile presuppone la completa disposizione a sottomettersi
alla disciplina carceraria, poich la disobbedienza ad una determina
ta legge presuppone l'accettazione della punizione prevista per la sua
violazione. E non appena una persona si ribella sia contro la legge che
contro la punizione che la sua violazione comporta, cessa di essere ci
vile e si presta alla creazione del caos e dell'anarchia. Un seguace della
resistenza civile degno di tale nome un filantropo e un amico dello
stato. Un anarchico un nemico dello stato, e dunque un misantropo.
Mi sono arrischiato ad usare il linguaggio della guerra perch il co
siddetto metodo costituzionale divenuto completamente inefficace.
Tuttavia sono fermamente convinto che la disobbedienza civile sia la
forma pi pura di agitazione costituzionale. Naturalmente essa divie-

151
------ GANDHI ------

ne degradante e spregevole se il suo carattere civile, ossia non-violento,


soltanto una finzione. Se la non-violenza veramente sincera, non
si ha il diritto di condannare neppure la forma pi decisa e estrema di
disobbedienza sostenendo che probabile che essa generi la violenza.
Nessun grande e combattivo movimento pu essere portato avanti
senza forti rischi, e la vita non sarebbe degna di essere vissuta se non
portasse con s grandi rischi. La storia del mondo non dimostra forse
che nella vita non vi sarebbe stato alcun fascino se non vi fossero stati
rischi? la prova pi evidente di degenerazione il fatto che si vedano
persone rispettabili, leader di nazioni, levare le braccia al cielo in segno
di orrore e di indignazione al minimo pericolo o alla minima manife
stazione di qualsiasi sommovimento violento. Noi vogliamo cacciare
la bestia che nell'uomo, ma nel far questo non vogliamo svirilizzarlo.
E nel corso del processo che deve condurre l'uomo a riconoscere la
sua vera essenza, la bestia che in lui destinata a manifestarsi ripe
tutamente e con forza. Come ho spesso affermato in queste pagine,
quello che mi sconforta non la vista del sangue versato nelle varie
circostanze. invece il sangue versato dai non-collaboratori o dai loro
sostenitori in aperta violazione dei loro impegni, che mi paralizza,
come spesso dovrebbe paralizzare ogni onesto non-collaboratore.
Dunque, per tornare all'argomento iniziale, come segua ci della re
sistenza civile noi siamo tenuti ad astenerci da un'indisciplina indi
scriminata. La disciplina carceraria deve essere osservata fino a che il
regolamento carcerario non diviene o viene giudicato immorale e cor
rotto. Ma la privazione delle comodit, le imposizioni e le restrizioni e
altre cose del genere non possono far giudicare corrotto il regolamento
carcerario. Esso diviene tale quando i prigionieri vengono umiliati o
trattati in modo disumano o quando sono tenuti in celle sudice o vie
ne dato loro cibo immangiabile. Spero dunque che il comportamento
dei seguaci della non-collaborazione nelle prigioni sia assolutamente
corretto, dignitoso e al tempo stesso sottomesso. Dobbiamo conside
rare i secondini e le guardie carcerarie non come nostri nemici, ma
come esseri umani nostri simili, non totalmente privi di umanit. Il
nostro comportamento esemplare disarmer inevitabilmente ogni so
spetto e ogni astio. Mi rendo conto che questa condotta, disciplinata
da un lato e di aperta sfida dall'altro, molto difficile da seguire, ma la
strada che conduce allo Swaraj non agevole da percorrere. Il paese ha
scelto con determinazione la via pi stretta e pi diritta. Come la linea
retta, essa la pi breve che pu condurci al nostro fine. Ma come per
tracciare una linea retta, si ha bisogno di una mano ferma ed esperta,

1 52
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

cos assolutamente necessaria una rigorosa disciplina e la maggior


fermezza di propositi se vogliamo percorrere con passo sicuro la via
che abbiamo scelto.
(Yo ung India>> , 1 5 dicembre 1 92 1 ) .

7 . LA DISOBBEDIENZA CIVILE LIBERA DA VIOLENZA. ESEMPI


PARTICOLARI DI DISOBBEDIENZA CIVILE: NON PAGAMENTO DELLE
TASSE; INVASIONE PACIFICA DI BASI MILITARI, ECC. DISCIPLINA
E RISPETTO DELLA LEGGE (IN QUANTO SI ACCETTA LIBERAMENTE LA
PENA CONNESSA ALLA VIOLAZIONE DI ESSA) COSTITUENTI
DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE.
La completa disobbedienza civile si esprime nella ribellione senza il
ricorso alla violenza. Un vero seguace della resistenza civile si limita
ad ignorare l'autorit dello stato. Egli si pone al di fuori della legge
rifiutandosi di obbedire a tutte le leggi immorali dello stato. Cos, ad
esempio, pu rifiutarsi di pagare le tasse o pu rifiutarsi di riconoscere
l'autorit dello stato nelle sue attivit di tutti i giorni. Pu rifiutarsi
di obbedire alle leggi che proibiscono l'ingresso nelle zone militari
ed entrare nelle basi militari per parlare con i soldati, o pu rifiutarsi
di sottomettersi alle restrizioni imposte al picchettaggio e organizzare
picchetti in zone proibite. Nel far tutto ci il seguace della disobbe
dienza civile non ricorre mai alla forza n resiste alla forza quando vie
ne impiegata contro di lui. Egli infatti si sottomette di propria volont
all'incarcerazione o ad altri tipi di violenza che vengono usati contro
di lui. Egli fa ci quando e perch riconosce nella libert fisica di cui
apparentemente gode un peso intollerabile. Egli si rende conto che
uno stato garantisce la libert personale al cittadino soltanto fino a
che questo si sottomette alle sue leggi. La sottomissione alle leggi dello
stato il prezzo che il cittadino paga per la propria libert personale.
La sottomissione dunque ad una legge dello stato completamente o in
gran parte ingiusta in cambio della libert personale un baratto im
morale. Un cittadino informato di tali principi che comprende la na
tura ingiusta di uno stato non pu adattarsi a vivere sotto la autorit di
questo, e dunque appare agli altri cittadini che non condividono le sue
opinioni un pericolo per la societ nel momento in cui egli cerca di
spingere lo stato, senza commettere alcun atto immorale, ad arrestar
lo. Vista in tal modo, la resistenza civile la pi poderosa espressione
del tormento di un'anima e una eloquente protesta contro uno stato
ingiusto. Non forse questa la storia di tutte le riforme? I riformatori

1 53
------- GANDHI -------

non si sono forse rivolti, scandalizzando i loro stessi seguaci, anche


contro i simboli pi innocenti associati alla pratica dell'ingiustizia?
Quando un insieme di uomini cessa di riconoscere lo stato sotto
il quale fino ad allora ha vissuto, ha quasi creato un suo nuovo stato.
Dico quasi perch tali uomini non arrivano al punto di usare la forza
quando lo stato esercita la sua autorit contro di essi. Ad essi, come
individui, spetta che lo stato li incarceri o spari loro contro, a meno
che esso non riconosca la loro esistenza separata o in altre parole si
pieghi alla loro volont. Nel 1 9 1 4 in Sud Mrica tremi la indiani do
po. aver regolarmente avvisato il governo del Transvaal, passarono il
confine del Transvaalsfidando l'Immigration Act che vigeva in quel
paese, e costrinsero il governo ad arrestarli65 Il governo, visti fallire i
suoi tentativi di indurii a ricorrere alla violenza e di costringerli alla
sottomissione, dovette cedere alle loro richieste. Un gruppo di seguaci
della resistenza passiva dunque come un esercito, ed soggetto alla
stessa disciplina a cui sono soggetti i soldati, resa inoltre pi dura dalla
mancanza dell'esaltazione propria della normale vita di un soldato. E
poich un esercito destinato alla resistenza civile o dovrebbe essere
libero dalle passioni, in quanto libero dallo spirito di ritorsione, es
so richiede un numero minimo di soldati. Infatti un solo PERFETTO
seguace della resistenza passiva sufficiente a vincere la battaglia del
Giusto contro l'Ingiusto.
(<<Young India, 1 0 novembre 1 92 1 ) .

8 . DISOBBEDIENZA CIVILE A) INDIVIDUALE, B ) D I MASSA,


c) TOTALE. DIFFERENZE E REQUISITI.
La disobbedienza civile era sulle labbra di tutti i membri del Comi
tato del Congresso Pan Indiano. Non avendo mai avuto una diretta
esperienza di essa, ognuno sembrava esserne innamorato, dimostrando
cos l'errata convinzione che essa sia il rimedio decisivo per le difficolt
in cui attualmente ci troviamo. Sono certo che la disobbedienza civile
pu realmente divenire un tale rimedio se riusciremo a creare l'atmo
sfera ad essa necessaria. Per gli individui tale atmosfera esiste sempre,
tranne quando certo che la loro disobbedienza civile condurr a de
gli spargimenti di sangue. Ho scoperto questa eccezione nei giorni del
satyagraha. Ma malgrado ci, pu giungere un appello al quale non si
p u non rispondere, costi quello che costi. Posso vedere chiaramente
il momento in cui io dovr rifiutare l'obbedienza a tutte le leggi dello
stato, anche se questo condurr inevitabilmente a degli spargimenti di

1 54
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

sangue. Quando il non rispondere all'appello significa una negazione


di Dio, la disobbedienza civile diviene un dovere imprescindibile.
La disobbedienza civile di massa ha caratteristiche diverse. Essa pu
essere tentata soltanto in un'atmosfera di calma. Questa deve essere
la calma della forza e non della debolezza, della consapevolezza e non
dell'ignoranza. La disobbedienza civile individuale pu essere e spesso
praticata a vantaggio degli altri. La disobbedienza civile di massa
pu essere e spesso praticata per fini egoistici nel senso che i singoli
individui che la praticano sperano di ottenere dalla loro disobbedienza
dei vantaggi personali.
In Sud Africa ad esempio la disobbedienza civile di Kallembach e di
Pollak fu diretta unicamente al vantaggio degli altri. Essi non aveva
no nulla da guadagnare personalmente. Al contrario migliaia di altre
persone ricorsero alla disobbedienza civile perch speravano di otte
nere attraverso di essa dei vantaggi personali, come ad esempio quello
dell'abolizione della tassa imposta agli indiani immigrati e alle loro
mogli e ai loro figli. Nella disobbedienza civile di massa sufficiente
che coloro che la praticano comprendano quale la logica della dot
trina. In Sud Africa, quando fui arrestato mentre stavo marciando su
una zona proibita insieme a due o tremila uomini e alcune donne, ci
trovavamo in una parte del paese praticamente disabitata. Tra le per
sone che erano con me si trovavano numerosi Pathan66 e altri uomini
fisicamente validi. Grazie all'azione del governo del Sud Africa il mo
vimento dette la pi grande dimostrazione del suo valore. Il governo
dovette rendersi conto che nella stessa misura in cui eravamo decisi a
non usare la forza contro nessuno, eravamo fermi nei nostri proposi
ti. Sarebbe stato abbastanza facile per quella massa di persone fare a
pezzi coloro che mi arrestarono. Questo per non solo sarebbe stato
la peggiore dimostrazione di codardia che si potesse dare, ma avrebbe
rappresentato una proditoria violazione dell'impegno assunto da que
gli uomini, e avrebbe significato la rovina della lotta per la libert e la
deportazione di tutti gli indiani dal Sud Africa. Ma quegli uomini non
erano una massa incosciente. Erano dei soldati disciplinati, e tanto
pi in quanto non erano armati. Sebbene io fossi stato separato con la
forza da essi, non si dispersero n tornarono indietro. Continuarono a
marciare sull'obiettivo stabilito, fino a che non furono tutti arrestati e
imprigionati. A quanto mi risulta, questo un esempio di disciplina e
di non-violenza senza precedenti nella storia. Senza una tale capacit
di autocontrollo non si pu sperare di portare avanti con successo la
disobbedienza civile a livello di massa.

155
------ GANDHI ------

Dobbiamo abbandonare l'idea di protestare contro il governo con


delle grandi dimostrazioni ogni volta che uno di noi viene arrestato.
Al contrario dobbiamo considerare l'arresto come un fatto normale
nella vita di un non-collaboratore. Dobbiamo attirare su di noi l'arre
sto e l'imprigionamento come un soldato che va in battaglia cerca la
morte. Noi puntiamo a vincere l'opposizione del governo sollecitan
do e non evitando il nostro arresto, dimostrando che siamo disposti
anche ad essere arrestati e imprigionati in massa. La disobbedienza
civile significa, paradossalmente, essere disposti ad arrendersi anche
ad un solo poliziotto disarmato. Il nostro trionfo consiste nel fatto
che migliaia di persone vengono condotte in prigione come agnelli al
mattatoio. Se gli agnelli del mondo si fossero dimostrati disposti ad
essere condotti al mattatoio, si sarebbero salvati gi da lungo tempo
dal coltello del macellaio. Il nostro trionfo consiste inoltre nell'essere
imprigionati senza aver commesso alcun delitto. Quanto maggiore
la nostra innocenza, tanto maggiore sar la nostra forza, e tanto pi
rapida la nostra vittoria.
Dimostrando di temere la prigione, ci riveliamo codardi quanto il
governo. Il governo trae vantaggio dalla nostra paura della prigione.
Se soltanto i nostri uomini e le nostre donne considerassero le prigioni
come case di riposo, cesseremmo di compiangere i nostri cari che si
trovano nelle prigioni, che i nostri compatrioti in Sud Africa avevano
ribattezzato Case di Sua Maest.
Abbiamo per troppo tempo disobbedito mentalmente alle leggi del
lo stato e le abbiamo troppo spesso violate di nascosto per essere tutti
pronti immediatamente per la disobbedienza civile. La disobbedienza
per essere civile deve essere aperta e non-violenta.
La disobbedienza civile completa un atteggiamento di ribellione
pacifica, il rifiuto di obbedire a qualsiasi legge dello stato. Essa si
curamente pi pericolosa di una ribellione armata. Essa infatti non
pu mai essere domata se i seguaci della resistenza civile sono pronti
ad affrontare le prove pi ardue. Essa basata sulla convinzione della
assoluta efficacia della sofferenza del giusto. Accettando di essere con
dotto in prigione senza provocare disordini il seguace della resistenza
passiva garantisce il mantenimento di un'atmosfera di calma. Colui
che commette l'ingiustizia si stanca del suo comportamento se ad
esso non viene opposta resistenza. Una completa comprensione delle
condizioni che consentono di portare avanti con successo la resisten
za civile necessaria almeno da parte dei rappresentanti del popolo,
prima che si possa iniziare una impresa di tale portata. I rimedi pi

1 56
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

rapidi comportano sempre i pi gra?di pericoli, e la loro utilizzazio


ne richiede una estrema saggezza. E mia ferma convinzione che se
riusciremo a portare avanti con successo il boicottaggio dei tessuti
stranieri, saremo in grado di creare un'atmosfera tale da consentirci
di iniziare l'attuazione della disobbedienza civile su scala tanto vasta
che il governo non sar in grado di resistere ad essa. Raccomando
dunque a coloro che sono ansiosi di dare il via alla disobbedienza
civile a livello di massa di non essere impazienti e di concentrarsi
risolutamente sullo Swadeshi.
(<<Young India, 4 agosto 1 92 1 ) .

9 DISOBBEDIENZA CIVILE DIFENSIVA E O FFENSIVA.


necessario comprendere l'esatta distinzione tra la disobbedienza
civile aggressiva e la disobbedienza civile difensiva. La disobbedienza
civile aggressiva, positiva o offensiva la disobbedienza non-violenta
e deliberata alle leggi dello stato la cui violazione non comporta un
comportamento immorale, attuata come manifestazione di rivolta
contro lo stato. In tal senso, la violazione delle leggi riguardanti il pa
gamento delle tasse o la condotta individuale nell'interesse dello stato,
sebbene tali leggi di per s non implichino vere e proprie sofferenze
e non richiedano necessariamente di essere modificate, rientra nella

disobbedienza civile positiva, aggressiva o offensiva.


La disobbedienza civile difensiva, d'altra parte, la disobbedienza
non-violenta involontaria o riluttante alle leggi che sono di per s
ingiuste e la cui osservanza contrasterebbe con il rispetto di se stessi,
e con la dignit umana. Cos, la formazione di corpi volontari con
fini pacifici, l'organizzazione di manifestazioni pubbliche con fini
ugualmente pacifici, la pubblicazione, malgrado il divieto della legge,
di articoli che non sostengono la violenza n incitano alla violenza,
rientrano nella disobbedienza civile difensiva. Lo stesso vale per il pic
chettaggio pacifico attuato, malgrado le proibizioni, allo scopo di far
comprendere alla gente la natura ingiusta delle cose e delle istituzioni
che vengono picchettate. Il rispetto delle condizioni sopra menzionate
necessario sia per la disobbedienza civile difensiva che per la disob
bedienza civile offensiva.
(<<Young India , 9 febbraio 1 922) .

1 57
----- GANDHI -----

I O . SULLA CONNESSIONE TRA IMPEGNO IN UN LAVORO


COSTRUTTIVO E DISOBBEDIENZA CIVILE.
Per la conquista della libert attraverso un'azione completamente
non-violenta, la disobbedienza civile non assolutamente necessaria,
p(lrch si realizzi la collaborazione dell'intera nazione nel programma
costruttivo. Ma una simile fortuna capita raramente alle nazioni o agli
individui. dunque necessario definire il ruolo che ha la disobbedien
za civile in uno sforzo nazionale non-violento.
Essa ha tre precise funzioni:
l) Pu essere attuata efficacemente per riparare a delle ingiustizie
locali.
2) Pu essere attuata senza riguardo per i risultati, sebbene diretta
contro una particolare ingiustizia o un particolare male, attraverso
l' autoimmolazione, intesa a destare la consapevolezza o la coscienza
della gente in situazioni particolari. Un esempio in tal senso pu
essere considerato il caso di Champaran, quando io ricorsi alla di
sobbedienza civile senza darmi pensiero dei risultati che avrei po
tuto ottenere e sapendo bene che la gente avrebbe potuto rimanere
passiva67 Il fatto che le cose siano andate diversamente pu essere
considerato, stando alle apparenze, una grazia concessa da Dio o un
colpo di fortuna.
3) Se non si realizza un impegno generale nel lavoro costruttivo, la
disobbedienza civile pu essere attuata nel modo in cui fu attuata nel
1 94 1 68 Sebbene si trattasse di un contributo alla lotta per la libert
e fosse parte integrante di questa, in quel caso la disobbedienza ci
vile era diretta al raggiungimento di un obiettivo particolare, cio la
libert di parola. La disobbedienza civile non pu mai essere diretta
alla conquista di un obiettivo di portata generale come l'indipen
denza. :L obiettivo della disobbedienza civile deve essere definito e in
grado di essere chiaramente compreso, e tale che l'avversario abbia
la possibilit di cedere su di esso. Questo metodo, correttamente
applicato, conduce inevitabilmente all'obiettivo finale.
Non ho esaminato l'intero campo d'azione e tutte le possibilit di
impiego della disobbedienza civile. Ma quanto ho detto sufficiente
a far comprendere al lettore il rapporto tra il programma costruttivo e
la disobbedienza civile. Nei primi due casi non necessario un preciso
programma costruttivo. Ma quando la disobbedienza civile diretta
alla conquista dell'Indipendenza necessita di una precedente prepa
razione, e deve essere sostenuta dallo sforzo concreto e consapevole
di coloro che sono impegnati nella battaglia. La disobbedienza civile

158
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

dunque uno stimolo per i combattenti e una sfida per l'avversa


rio. Deve essere chiaro al lettore che nella lotta per l'indipendenza
la disobbedienza civile senza la collaborazione di milioni di uomini,
realizzata attraverso un lavoro costruttivo, soltanto una bravata, ed
peggio che inutile.
(Constructive Programme, p. 28) .

I I . SUL DIRITTO DI OGNI CITTADINO


A RICORRERE ALLA DISOBBEDIENZA CIVILE.
Mi auguro di poter persuadere tutti che la disobbedienza civile
un diritto inalienabile di ogni cittadino. Rinunciare ad esso significa
cessare di essere uomini. La disobbedienza civile non conduce mai alla
anarchia. La disobbedienza criminale invece pu farlo. Tutti gli stati
reprimono la disobbedienza criminale con la forza. Se non lo facesse
ro, sarebbero condannati a perire. Ma reprimere la disobbedienza civi
le come tentare di imprigionare la coscienza. La disobbedienza civile
pu produrre soltanto forza e purezza. Il seguace della resistenza civile
non ricorre mai alle armi, e dunque non pu nuocere in alcun modo
ad uno stato disposto ad ascoltare la voce dell'opinione pubblica: Al
contrario pericoloso per uno stato autocratico, poich attira l'atten
zione dell'opinione pubblica sulle questioni per le quali oppone la
sua resistenza contro lo stato. La disobbedienza civile diviene dunque
un dovere sacro quando lo stato diviene dispotico o, il che la stessa
cosa, corrotto. E un cittadino che scende a patti con un simile stato
P 3.!"tecipe della sua corruzione e del suo dispotismo.
E possibile domandarsi se corretto ricorrere alla disobbedienza
civile rispetto a questa o quella disposizione o a questa o quella legge;
lecito raccomandare ponderazio e e prudenza. Ma il diritto in s non
pu essere messo in discussione. E un diritto naturale a cui non si pu
rinunciare senza rinunciare al rispetto di se stessi.
Nella stessa misura in cui si deve affermare il diritto alla disobbe
dienza civile, il suo esercizio deve essere accompagnato da ogni pos
sibile precauzione. Devono essere prese tutte le misure possibili per
evitare qualsiasi manifestazione di violenza e qualsiasi azione illecita.
Inoltre gli obiettivi della disobbedienza civile e l'area in cui viene pra
ticata devono essere limitati alle strette necessit dei singoli casi.
(Young India, 5 gennaio 1 922) .

1 59
III . Il digiuno

I . IMPORTANZA DEL DIGIUNO NELL'ARSENALE DEL SATYAGRAHI.


BREVE ENUMERAZIONE DEI DIGIUNI INTRAPRESI DA GANDHI.
SUl PREGIUDIZIO DEI POLITICI CONTRO IL DIGIUNO COME ATTO
POLITICO. LA NON-VIOLENZA SIGNIFICA ATTIVA PARTECIPAZIONE
ALLA LOTTA POLITICA.
Se la lotta che noi stiamo cercando con tutte le nostre forze di evitare
si scatener, e se rimarr una lotta non-violenta, come deve rimanere
se vogliamo che sia coronata dal successo, il digiuno con tutta proba
bilit avr in essa un ruolo impattante. Esso pu avere una funzione
rilevante nello scontro con le autorit e con il nostro stesso popolo nel
caso si verifichino inutili atti di violenza o gravi disordini.
Esiste un pregiudizio connaturato contro il digiuno come compo
nente di una lotta politica. Nella sfera della religione la sua funzione
viene riconosciuta, ma i politici lo considerano una cosa estranea alla
politica, sebbene i detenuti abbiano fatto sempre ricorso ad esso, anche
se in modo casuale, con maggiore o minore successo. Con il digiuno
tuttavia i detenuti sono sempre riusciti ad attirare l'attenzione dell'opi
nione pubblica e a creare delle difficolt alle autorit carcerarie.
Il mio digiuno sempre stato rigidamente coerente con la legge del
satyagraha. In Sud Africa digiunarono parzialmente o completamente
anche altri satyagrahi. I miei digiuni sono stati vari. Nel 1 924 vi fu il
digiuno unitario indo-musulmano durato ventun giorni e compiuto
nella casa del defunto Maulana Mahomed Ali a Delhi69 Nel 1 932
fu intrapreso nel carcere di Yeravda il digiuno a tempo indetermina
to contro il Decreto MacDonald70 Sempre nel caro cere di Yeravda

1 60
------- TEORIA E PRATICA D ELLA NON-VIOLENZA -------

fu intrapreso il digiuno di purificazione di ventun giorni, che fu poi


portato a termine nella casa di Lady Thakersey, poich il governo non
volle assumersi la responsabilit di tenermi in prigione nelle condizio
ni in cui mi trovavo. Segui poi, nel 1 93371 un altro digiuno, intrapreso
ancora una volta nel carcere di Yeravda, contro il rifiuto del governo
di concedermi l'autorizzazione a svolgere un lavoro di propaganda
contro l'intoccabilit attraverso l ' Harijan (pubblicato in prigione)
alle stesse condizioni di cui avevo usufruito quattro mesi prima. Le au
torit non cedettero, ma mi scarcerarono quando i medici si convin
sero che non sarei sopravvissuto ancora per molti giorni se non avessi
interrotto il digiuno. Segui poi lo sfortunato digiuno di Rajkot del
1 93972 Un passo falso che sventatamente compii durante il digiuno
compromise i brillanti risultati che altrimenti sarebbero sicuramente
stati ottenuti. Malgrado tutti questi digiuni fatti, il digiuno non
stato accettato e riconosciuto come parte del satyagraha. Da parte dei
politici esso appena tollerato. Tuttavia io sono giunto alla conclu
sione che il digiuno fino alla morte parte integrante del programma
del satyagraha e, in determinate circostanze, l'arma pi potente e
pi efficace di cui il satyagraha dispone. Non tutti sono in grado di
intraprendere il digiuno senza una appropriata preparazione.
Non intendo appesantire queste righe con un'analisi delle circostan
ze in cui si pu ricorrere al digiuno e del tipo di preparazione necessaria
per esso. La non-violenza nel suo aspetto positivo di benevolenza (non
uso la parola amore perch stata screditata) la forza pi potente che
esista per le illimitate possibilit di sofferenza che offre senza causare
o proporsi alcun danno fisico o materiale contro chi commette il ma
le. Il fine della non-violenza sempre di risvegliare in chi commette
il male quello che di migliore c' in lui. La sofferenza si rivolge alla
parte migliore dell'anima del malvagio mentre la ritorsione si rivolge
alla parte peggiore. Nelle circostanze adatte il digiuno il migliore
strumento in tal senso. Se i politici non si rendono conto dell'efficacia
del digiuno in campo politico ci dovuto al fatto che si tratta di una
utilizzazione inusitata di questa meravigliosa arma.
Praticare la non-violenza nelle questioni mondane significa com
prenderne il vero significato. Significa portare il cielo in terra. Non
esiste nessun altro mondo. Tutti i mondi sono uno solo. Non esiste un
qui e un l. Come Jans ha dimostrato, l'intero universo, che com
prende anche le stelle pi lontane, invisibili anche con il pi potente
telescopio del mondo, compresso in un atomo. Penso dunque sia
sbagliato che la non-violenza venga usata soltanto dagli eremiti che si

161
---- G ANDHI ----

sono ritirati a vivere nelle caverne per acquistare meriti allo scopo di
ottenere una posizione di privilegio in un altro mondo. Qualsiasi virt
cessa di essere utile se non serve a nessuno scopo in qualche campo
della vita. Invito dunque le persone che pensano unicamente in ter
mini politici a guardare alla non-violenza e al digiuno, che della non
violenza la massima manifestazione, con simpatia e comprensione.
(Harijan, 26 luglio 1 942) .

2. IL DIGIUNO COME ARMA DEL SATYAGRAHI.


DISTINTO DALLO SCIOPERO DELLA FAME.
Il digiuno una potente arma dell'arsenale del satyagraha. Esso non
pu essere intrapreso da tutti. La semplice capacit fisica di soppor
tarlo non una qualit sufficiente. Il digiuno completamente inutile
senza una profonda fede in Dio. Esso non deve mai essere uno sforzo
meccanico o una semplice imitazione. Deve essere ispirato dal pro
fondo del! ' anima. Per questo estremamente raro. lo sembro tagliato
per esso. E degno di nota il fatto che nessuno di coloro che in campo
politico si trova sulle mie stesse posizioni ha sentito l'impulso al di
giuno. E sono lieto di poter dire che nessuno di essi ha mai criticato
i miei digiuni. Neppure i miei compagni membri dell' ashram hanno
mai sentito l'impulso al digiuno, tranne in rare occasioni. Essi hanno
sempre accettato la regola di non intraprendere i digiuni penitenziali
senza il mio permesso, a prescindere da quanto impellente l'impulso
al digiuno possa sembrare loro.
Il digiuno dunque, sebbene sia un'arma potentissima, governato da
regole severissime e pu essere intrapreso soltanto da chi si adeguata
mente preparato ad esso. E, secondo il mio metro di giudizio, la mag
gioranza dei digiuni non sono assolutamente riconducibili all'ambito
del satyagraha e sono, come vengono generalmente chiamati, degli scio
peri della fame inttapresi senza alcuna preparazione e coscienza. Se si ri
petono troppo spesso, questi scioperi della fame sono destinati a perdere
anche la limitata efficacia che possono avere e a cadere nel ridicolo.
(Harijan, 1 8 marzo 1 939) .

3 . DISTINZIONE TRA DIGIUNO COATTIVO E NON COATTIVO.


Posso dire di aver iniziato a sperimentare il digiuno come strumen
to di riforma, su scala discretamente vasta, nel 1 9 1 3 . In precedenza
avevo digiunato abbastanza spesso, ma non nel modo in cui lo feci

1 62
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

nel 1 9 1 3. Sono convinto che in generale i risultati dei miei numerosi


digiuni sono stati indubbiamente positivi. I miei digiuni sono sempre
riusciti a risvegliare la coscienza delle persone che vi partecipavano e
di quelle che con essi si cercava di influenzare. Con quei digiuni non
mai stata commessa alcuna ingiustizia. In nessun caso in essi era
presente l'idea di esercitare qualsiasi coercizione su qualcuno. In realt
penso che la parola coercizione sarebbe un termine del tutto scorret
to per indicare l'influenza esercitata attraverso i digiuni di cui si sta
parlando. La coercizione una forza ostile usata contro una persona
per indurla a fare qualcosa voluta da colui che si serve di tale forza.
Nei digiuni in questione, la forza usata era rivolta contro me stesso.
chiaro che la forza che provoca la sofferenza di chi se ne serve non pu
essere messa nella stessa categoria della forza che provoca la sofferenza
di chi si cerca di influenzare. Se io digiuno per risvegliare la coscienza
di un amico che si trova evidentemente nell'errore, non esercito su di
lui una coercizione nel senso corrente del termine.
Il fatto che tutti i digiuni spirituali riescono sempr ad influen
zare coloro che si trovano nel loro campo di azione. E per questo
che il digiuno spirituale indicato come tapas. E ogni tapas esercita
infallibilmente un'influenza purificatrice su coloro per il cui bene
compiuto.
Naturalmente non si pu negare che i digiuni possono essere real
mente coercitivi. Sono tali i digiuni per scopi egoistici. Un digiuno
intrapreso per estorcere del denaro ad una persona o per qualche altro
analogo scopo personale implicano l'esercizio della coercizione o di
una influenza illecita. Non esiterei a schierarmi per la resistenza con
tro tale illecita influenza. lo stesso mi sono battuto con successo con
tro di essa quando sono stati intrapresi o minacciati dei digiuni contro
di me. E all'obiezione secondo la quale la linea di demarcazione tra
uno scopo egoistico e uno scopo disinteressato spesso sottilissima,
rispondo che una persona che giudica lo scopo di un digiuno egoisti
co o indegno deve risolutamente rifiutarsi di cedere di fronte a tale
digiuno, anche se il suo rifiuto pu provocare la morte della persona
che digiuna. Se la gente imparer a non curarsi dei digiuni che a suo
giudizio vengono intrapresi per scopi indegni, questi digiuni saranno
liberati dalla macchia della coercizione e della influenza illecita. Come
tutte le cose umane, il digiuno pu essere utilizzato in modo lecito
e illecito. Ma esso una grande arma dell'arsenale del satyagraha, e
non vi si pu rinunciare soltanto per il fatto che pu esserne fatto un
cattivo uso. Il satyagraha stato concepito come una forza in grado

1 63
---- GANDHI ----

di sostituire la violenza. La sua utilizzazione in uno stadio iniziale, e


dunque ancora imperfetta. Ma come scopritore del satyagraha mo
derno non posso rinunciare a nessuno dei suoi molteplici strumenti
senza venir meno al mio impegno di praticarlo con lo spio rito del pi
umile dei seguaci.
(Harijan, 9 settembre 1 933) .

'
4 SPIEGAZIONE DELL ULTIMO DIGIUNO INTRAPRESO DA GANDHI.
'
CONTRO L OBIEZIONE CHE SIA STATO UN DIGIUNO COATTIVO.
C' chi digiuna per motivi di salute osservando precise norme sani
tarie, o digiuna per fare penitenza di qualche cattiva azione commessa
e riconosciuta tale. In questi casi la persona che digiuna non ha biso
gno di credere nell' ahimsa. Vi tuttavia un digiuno che un seguace
della non-violenza a volte si sente spinto a intraprendere per protestare
contro qualche ingiustizia commessa dalla societ e che, come seguace
dell'ahimsa, intraprende quando non gli rimane nessun altro mezzo.
lo mi sono venuto a trovare in un caso di questo genere.
Il 9 settembre, quando sono ritornato a Delhi da Calcutta, intende
vo proseguire per il Punjab occidentale. Ma le cose dovevano andare
diversamente. La gaia Delhi sembrava una citt morta. Quando sono
sceso dal treno non ho visto che facce scure. Non faceva eccezione
neanche il Sardar73, che in genere non veniva mai abbandonato dal
suo senso dell'umorismo e dalla gaiezza che da questo gli proveniva.
lo ero all'oscuro della causa di tutto ci. Il Sardar era sul marciapiedi
della stazione a ricevermi. Mi ha dato immediatamente le tristi noti
zie dei disordini che si erano verificati nella metropoli dell'Unione74
Ho compreso subito che dovevo rimanere a Delhi e tentare il tutto
per tutto. Vi una calma apparente, stabilita dal pronto intervento
dell'esercito e della polizia. Ma nei cuori c' la tempesta, che pu ir
rompere in qualsiasi momento. Penso che si venga meno ai voti del sa
tyagrahi se si fa soltanto ci che non ci espone al pericolo della morte,
l'incomparabile amico. lo desidero ardentemente veder realizzata la
completa fratellanza tra ind, sikh e musulmani. Fino a pochi giorni
fa tale fratellanza esisteva. Oggi non esiste pi. una situazione alla
quale qualsiasi patriota indiano degno di questo nome non pu guar
dare senza angoscia. Sebbene da lungo tempo sentissi il richiamo della
Voce interiore, sono rimasto sordo ad Essa, per timore che potesse
essere la voce di Satana, ossia della mia debolezza. Non sopporto di
sentirmi privo di risorse; un satyagrahi non deve mai esserlo. Il digiu-

1 64
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

no la risorsa estrema che pu evitare il ricorso alla spada, da parte del


satyagrahi come degli altri. Non ho nessuna risposta da dare agli amici
musulmani che di tanto in tanto vengono da me a chiedere consigli
su quello che devono fare. Da qualche tempo sono tormentato dalla
mia impotenza. Essa scomparir immediatamente appena inizier il
digiuno. Negli ultimi tre giorni ho meditato a lungo sul digiuno. La
conclusione cui sono giunto mi ha illuminato e mi rende felice. Nes
sun uomo, se veramente puro, ha niente di pi prezioso da offrire
della sua vita. Spero e prego di avere in me la purezza che giustifichi
la mia decisione.

Degno di benedizione. Chiedo a voi tutti di benedire il mio sforzo e di


pregare per me e con me. Il digiuno inizier dal primo pasto di doma
ni. La sua durata indefinita, e potr bere acqua e succo di cedro non
zuccherato. Cesser il digiuno quando e se vedr realizzata la riconci
liazione di tutte le comunit, senza alcuna pressione esterna ma grazie
ad un risveglio del senso del dovere. La ricompensa sar la riconquista
da parte dell'India del prestigio che oggi sta perdendo e della posizio
ne autorevole che deteneva nel cuore dell'Asia e nel mondo, che oggi
si va rapidamente indebolendo. lo nutro l'ambiziosa convinzione che
se l'India perdesse il suo spirito questo significherebbe la perdita di
ogni speranza per il mondo amitto, sconvolto e affamato. Che nessun
amico, o nemico, se ho dei nemici, si adiri con me. Vi sono degli
amici che non credono nel digiuno come strumento per risvegliare
la coscienza dell'uomo. Li invito ad essere tolleranti e a concedermi
la stessa libert d'azione che rivendicano per se stessi. Con Dio come
mio supremo e unico ispiratore, sento di dover prendere questa deci
sione senza ascoltare il consiglio di nessun altro. Se sto commettendo
un errore, nel momento in cui me ne render .conto non esiter a
riconoscerlo pubblicamente e a ritornare sui miei passi. Ma molto
improbabile che io scopra di aver commesso un errore. Se vi una
chiara indicazione, come io sento, della Voce Interiore, la mia decisio
ne non potr risultare errata. Chiedo che sulla mia azione si discuta il
meno possibile e che ad essa venga dato tutto l'appoggio possibile. Se
in tutta l'India, o quanto meno a Delhi, si avr una risposta positiva,
il digiuno potr concludersi molto presto.

Nessuna debolezza. Ma che il digiuno si concluda presto, tardi o mai,


non si deve dimostrare nessuna debolezza di fronte a quella che pu
essere definita una crisi. I miei critici hanno giudicato alcuni dei miei

165
----- GAND H I --
---

passati digiuni coercitivi e hanno sostenuto che sono riuscito ad otte


nere dei risultati soltanto grazie alla pressione esercitata con i digiuni,
e che senza di questi sarei andato incontro a degli insuccessi. Ma che
valore pu avere un insuccesso quando il fine chiaramente onesto?
Un digiuno puro, come il dovere, di ricompensa a se stesso. Non lo
intraprendo per i risultati che pu produrre. Lo intraprendo perch
sento di doverlo fare. Invito dunque tutti ad esaminare il fine che mi
spinge al digiuno, e a !asciarmi morire, se devo morire, nella pace che
spero mi venga concessa. La morte sarebbe per me una meravigliosa
liberazione, se l'alternativa quella di essere testimone impotente del
la distruzione dell'India, dell'induismo, del sikhismo e dell'islam. Tale
distruzione inevitabile se il Pakistan non garantisce l'uguaglianza di
condizioni e la sicurezza della vita e della propriet ai seguaci di tutte
le religioni, e se l'India non segue il suo esempio. Forse in tal modo
l'islam morir nelle due Indie, ma non nel mondo. Ma l'induismo e
il sikhismo fuori dell'India non hanno nessun'altra parte del mondo
in cui poter sopravvivere. Coloro che hanno posizioni diverse dalle
mie saranno onorati da me per la resistenza che mi oppongono, per
quanto implacabile possa essere. Desidero che il mio digiuno risvegli
le coscienze, non che le assopisca. Se si guarda al male che si sta insi
nuando nella nostra amata India, si deve essere lieti che un suo umile
figlio sia abbastanza forte e abbastanza puro da compiere questo felice
passo. Se egli non n forte n puro, un peso sulla terra. E dunque
quanto prima scomparir e liberer l'India dal suo peso, tanto meglio
sar per lui e per tutti.
Prego tutti gli amici di non precipitarsi alla Birla House Sono nelle
mani di Dio. Piuttosto, essi devono rivolgersi alla ricerca interiore,
poich questo un momento fondamentale di verifica per tutti noi.
Coloro che rimarranno ai loro posti e continueranno a compiere il lo
ro dovere con diligenza e dedizione, in questo momento ancor pi che
in passato, aiuteranno nel migliore dei modi me e la causa. Il digiuno
un atto di autopurificazione.
(Harijan>>, 1 8 gennaio 1 948) .

1 66
IV. Le brigate non-violente

I . IDEA DI UNA BRIGATA NON-VIOLENTA I M PEGNATA


CONTINUAMENTE IN UN LAVORO COSTRUTTIVO E SEMPRE P RONTA
'
A OPPORRE ALLA VIOLENZA L AZIONE NON-VIOLENTA DIRETTA.
ll Congresso dovrebbe essere in grado di mettere in piedi un esercito
volontario non-violento composto non di poche migliaia, ma di centi
naia di migliaia di uomini e capace di far fronte a tutte le situazioni che
richiedono l'intervento della polizia o dell'esercito. Invece di un solo
Pashupatinath Gupta, morto valorosamente nel tentativo di salvare la
pace, dovremmo essere capaci di produrne a centinaia. Un esercito non
violento agisce in modo differente dagli uomini armati, sia nei periodi di
calma che quando si verificano dei disordini. I suoi componenti devono
impegnarsi costantemente in attivit costruttive che rendano impossibi
li i disordini. Il dovere di ognuno di loro sar di cogliere ogni occasione
per riconciliare le comunit in lotta tra di loro, di sviluppare una propa
ganda a favore della pace, di impegnarsi in attivit che li facciano entrare
in stabili rapporti con ogni singola persona che si trova nella wna ad essi
assegnata, uomini e donne, adulti e bambini. Lesercito non-violento
deve essere pronto ad affrontare ogni situazione di emergenza e per ar
restare gli eccessi delle folle coloro che ne fanno parte devono essere
pronti a rischiare la vita se il compito loro assegnato lo richiede. Poche
centinaia, forse poche migliaia di queste morti esemplari metteranno
fine una volta per tutte a qualsiasi disordine. Che pochi giovani, uomini
e donne, si offrano spontaneamente alla furia delle folle sicuramente
un metodo meno costoso e pi coraggioso per far fronte alla follia delle
masse che quello dell'impiego della polizia e dell'esercito.
(Harijan, 26 marzo 1 938) .
1 67
----- GAND H I -----

2. REQUISITI ESSENZIALI DEI MEMBRI


DI UNA BRIGATA NON-VIOLENTA.
Qualche tempo fa proposi la formazione di una Brigata di Pace i cui
membri fossero disposti a rischiare la vita per sedare i disordini, soprat
tutto quelli scoppiati all'interno delle comunit. Lidea era che questa
Brigata sostituisse la polizia e perfino l'esercito. Il progetto appare ambi
zioso, e forse sar impossibile realizzarlo. Tuttavia, se il Congresso vuole
ottenere dei successi nella sua lotta non-violenta, deve sviluppare la ca
pacit di affrontare pacificamente ogni forma di disordine.
Vediamo dunque quali requisiti dovrebbe possedere un membro
della Brigata di Pace in questione.
l . Deve avere una fede assoluta nella non-violenza. Ci impossibi
le senza una profonda fede in Dio. Un uomo non-violento si affida
per tutte le sue azioni alla potenza e alla grazia di Dio. Senza l'aiuto
di Dio non troverebbe mai il coraggio di morire senza ira, senza
paura e senza desiderio di vendetta. Tale coraggio gli proviene dalla
convinzione che Dio si trova nel cuore di tutti, e che in presenza di
Dio non vi deve essere nessuna paura. La consapevolezza dell'anni
presenza di Dio induce inoltre al rispetto per la vita di coloro che
possono essere chiamati avversari o goondas. Lazione dei membri
della Brigata di Pace deve essere diretta ad arrestare la furia degli uo
mini quando la natura bestiale che in loro prende il sopravvento.
2. Il membro della Brigata, messaggero di pace, deve avere uguale ri
spetto per tutte le principali religioni della terra. Se un ind, deve
rispettare tutte le altre fedi esistenti in India. Egli dunque deve co
noscere i principi generali delle differenti fedi professate nel paese.
3. In generale questa opera di pace non pu essere svolta che da
uomini che operano nei loro luoghi di origine.
4. Il lavoro pu essere svolto sia individualmente che in gruppi.
Dunque nessuno deve aspettare di essere affiancato da altre persone.
Tuttavia ciascuno deve naturalmente cercare dei compagni nel pro
prio luogo di residenza e tentare di formare una brigata locale.
5. Il messaggero di pace deve stabilire rapporti, mettendosi alloro
servizio, con le persone che si trovano nel suo luogo di residenza
o che appartengono alla comunit nella quale svolge la sua opera,
in modo da non trovarsi, quando deve affrontare delle situazioni
difficili, di fronte a della gente ostile, che lo considera come uno
straniero o un intruso.
6. Ovviamente, un portatore di pace deve avere una reputazione
immacolata e deve essere rinomato per la sua assoluta imparzialit.

1 68
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

7. In generale i disordini sono preceduti da segni premonitori. Se


questi si manifestano, la brigata di pace non deve aspettare che i
disordini scoppino, ma deve tentare di far fronte alla situazione in
anticipo.
8. Sebbene, se il movimento si sviluppa, non sarebbe male che vi
fossero delle persone impegnate a tempo pieno in questo lavoro di
pace, non assolutamente necessario che ve ne siano. I.:idea di
avere il maggior numero possibile di uomini e di donne veramen
te devoti. Questo si pu ottenere soltanto reclutando volontari tra
coloro che sono impegnati nei vari campi di attivit e che hanno
abbastanza tempo libero per coltivare rapporti fraterni con le per
sone che li circondano, oltre naturalmente a possedere i requisiti
necessari per un membro della Brigata di Pace.
9. I membri della brigata dovranno indossare un abito particolare,
in modo che con il tempo possano essere riconosciuti senza alcuna
difficolt.
Queste sono soltanto indicazioni generali. Sulla base di tali indica
zioni ogni nucleo potr elaborare un proprio regolamento.
Perch non ci si facciano illusioni, tengo ad avvertire coloro che
sono d'accordo con questo progetto di non sperare che io possa avere
qualsiasi parte attiva nella creazione delle brigate di pace. Non ho
n la salute, n l'energia, n il tempo per farlo. Trovo gi abbastanza
difficile assolvere i compiti ai quali non posso assolutamente sottrar
mi. Posso soltanto dare dei consigli e dei suggerimenti attraverso la
corrispondenza o su queste colonne. Bisogna dunque che coloro che
valutano positivamente l'idea e pensano di averne la capacit, prenda
no autonomamente l'iniziativa. Sono convinto che la Brigata di Pace
potrebbe svolgere un lavoro molto efficace, e che il progetto della sua
creazione perfettamente realizzabile.
(Harijan, 1 8 giugno 1 938).

3 . PRESUPPOSTI DELLA FORMAZIONE D I UNA BRIGATA


NON-VIOLENTA. SETTE REGOLE PER I L COMPORTAMENTO DI ESSA.
Qualche tempo fa dietro mia sollecitazione fu compiuto un tentati
vo di costituire degli shanti dals75 Si comprese tuttavia che per natura
i membri di queste organizzazioni non potevano essere numerosi. In
generale il buon funzionamento di un vasto corpo volontario basato
sulla forza presuppone la possibilit dell'impiego della forza nei casi
di violazione della disciplina. In simili corpi il carattere degli uomini

1 69
----- GAN DHI -----

viene tenuto in poco o in nessun conto. Il fattore fisico quello deter


minante. Nei corpi non-violenti deve verificarsi il contrario: il carat
tere o la forza spirituale degli uomini deve avere importanza decisiva,
mentre alle apacit fisiche deve essere assegnato soltanto un ruolo
secondari <? . E difficile trovare molti uomini che rispondano a questa
esigenza. E per questo che le brigate non-violente devono essere di
piccole dimensioni, se vogliono essere veramente efficienti. Tali briga
te possono sorgere dovunque; ve ne pu essere una per ogni villaggio o
mohalla. I membri delle brigate devono conoscersi bene l'un l'altro, e
ciascuna brigata deve scegliersi il proprio capo. Tutti i membri devono
avere gli stessi diritti, ma quando tutti effettuano il medesimo lavoro
vi deve essere una persona a cui tutti devono obbedire, in modo che
il lavoro non risenta della mancanza di una direzione centralizzata.
Quando vi sono due o pi brigate i capi devono consultarsi tra di loro
e decidere una linea di azione comune. Soltanto in questo modo
possibile garantire la buona riuscita del lavoro.
Se le brigate volontarie non-violente saranno costituite sulla base dei
principi sopra elencati, esse riusciranno con facilit a eliminare ogni
disordine. Queste brigate non richiederanno tutto l'addestramento
fisico che si impartisce negli akhadas, ma anche in esse in una certa
misura l'addestramento fisico sar necessario.
Una cosa tuttavia dovr essere comune ai membri di tutte queste
organizzazioni, e cio una profonda fede in Dio. Egli il solo compa
gno e la sola fonte di ogni azione. Senza la fede in Lui queste brigate
di pace nascerebbero morte. Quale che sia il nome che d a Dio, ogni
uomo deve comprendere che ogni sua azione pu essere compiuta
soltanto attraverso la sua forza. Un uomo convinto di ci non toglier
mai la vita ad un altro uomo. Egli piuttosto, qualora ve ne sia la neces
sit, si lascer uccidere, continuando in tal modo a vivere grazie alla
vittoria ottenuta sulla morte.
La mente dell'uomo nella cui vita la realizzazione di tale legge
divenuta una realt, non si confonder di fronte a nessuna difficolt.
Egli comprender istintivamente il giusto modo di agire.
Tuttavia, malgrado quanto ho detto sopra, desidero enunciare alcu-
ne regole che ho derivato dalla mia esperienza:
l ) Un volontario non deve portare nessuna arma.
2) I membri di una brigata devono essere facilmente riconoscibili.
3) Ogni volontario deve portare con s bende, forbici, ago e filo
chirurgici, bisturi eccetera, per svolgere opera di pronto soccorso.
4) Deve sapere come trasportare e rimuovere i feriti.

1 70
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

5) Deve saper spegnere un incendio, conoscere i metodi per entrare


in un edificio in fiamme senza rimanere bruciato, e deve saper sca
lare gli edifici per svolgere opera di soccorso e ridiscendere sano e
salvo con o senza carico.
6) Deve conoscere bene tutti gli abitanti della zona in cui risiede.
Questo gi di per s un servizio che egli rende.
7) Deve incessantemente invocare in cuor suo Ramanama, e persua
dere gli altri che vi credono a fare altrettanto.
Vi sono molti che o per pigrizia mentale o per una cattiva abitudine
acquisita credono che Dio esista e ci aiuti indipendentemente dal fatto
che ci si rivolga di ettamente a Lui. Perch dunque si dovrebbe invo
care il suo nome? E vero che l'esistenza di Dio non dipende dal fatto
che noi vi crediamo o no. Ma la vera conoscenza di Dio qualcosa di
infinitamente superiore alla semplice fede in Lui. Essa pu essere ot
tenuta con un'azione pratica costante. Ci vero per tutte le scienze.
Non deve essere tanto pi vero per la scienza delle scienze?
L uomo spesso continua a ripetere meccanicamente il nome di Dio
e si aspetta di ricavare qualcosa da questo. Il vero religioso deve pos
sedere una fede tale che gli consenta di scacciare la falsit della mec
canica invocazione di Dio non solo dal suo cuore ma anche da quello
degli altri.
(Harijan, 5 maggio 1 946) .

4 EDUCAZIONE FISICA ED ESERCITAZIONE


DEI VOLONTARI DI UN CORPO NON-VIOLENTO.
I.:ahimsa implica determinati doveri che posono essere assolti sol
tanto da persone dotate di un fisico temprato. E dunque quanto mai
necessario esaminare quale tipo di addestramento fisico deve ricevere
una persona non-violenta.
Tra le regole che vigano all'interno di un esercito violento ve ne so
no molto poche valide anche per un corpo non violento. Un esercito
violento non si serve delle sue armi soltanto per farne bella mostra,
ma per precisi scopi distruttivi. Al contrario un corpo non-violento
non sa che farsene di tali armi e trasforma le sue spade in aratri e le sue
lance in falci, e rifugge dal pensiero di servirsene come armi mortali.
Il soldato violento viene addestrato all'uso della violenza imparando
a maneggiare le armi da fuoco. Il soldato non-violento non ha tempo
per cose di questo genere. Il suo addestramento consiste nell'imparare
a curare i malati, a salvare le persone in pericolo al rischio della propria

171
------- GANDHI -------

vita, a pattugliare luoghi minacciati dai ladri o dai banditi, e a sacri


ficare la propria vita, se necessario, nel tentativo di convincere questi
ultimi a desistere dai loro propositi. Anche le uniformi dei due tipi di
soldato sono differenti. Il soldato violento indossa una cotta a maglia
per proteggersi, e la sua uniforme deve essere tale da intimidire la
gente. L uniforme del soldato non-violento invece semplice, simile al
vestito del povero, e simbolo di umilt. La sua funzione unicamente
quella di proteggere chi la indossa dal freddo, dal caldo e dalla pioggia.
La protezione del soldato violento affidata alle sue armi, per quanto
egli possa invocare il nome di Dio. Egli non si oppone a che si spen
dano milioni e milioni per gli armamenti. La persona non-violenta ha
come unico riparo e unica protezione la sua incrollabile fede in Dio.
Latteggiamento mentale dei due differenti soldati diametralmente
opposto. Il soldato violento sempre intento a escogitare piani per
distruggere il suo nemico, e prega Dio di aiutarlo nei suoi fini. A tale
proposito vale l'esempio dell'inno nazionale inglese. In esso Dio viene
pregato di proteggere il Re, di rendere vani i malvagi inganni del ne
mico e di distruggerlo. Milioni di inglesi cantano a voce spiegata que
sto inno in un atteggiamento solenne. Se Dio l'Incarnazione della
Piet, inverosimile che Egli dia ascolto a una tale preghiera, la quale
tuttavia influenza le menti di coloro che la cantano, e in tempo di
guerra porta al parossismo il loro odio e la loro ira. La sola condizione
che consente di vincere una guerra violenta quella di mantenere viva
e ardente l'indignazione contro il nemico.
Nel vocabolario del non-violento non esiste la parola nemico ester
no. E anche nei confronti di un preteso nemico il non-violento non
ha che compassione nel suo cuore. Egli convinto che nessun uomo
malvagio intenzionalmente, che non esiste nessun uomo privo della
facolt di discerne re tra il bene e il male, e che se questa facolt viene
completamente sviluppata, porta inevitabilmente alla non-violenza.
Egli dunque prega Dio di far penetrare nella mente del suo presunto
nemico il senso del giusto e di concedergli la sua benedizione. Per s
egli chiede a Dio soltanto di rendere inesauribile la sua compassione,
di far aumentare continuamente la sua forza morale e di far s che egli
riesca a guardare in faccia la morte senza paura.
Laddestramento fisico del violento e del non-violento differente
nella stessa misura in cui differente il loro atteggiamento mentale.
Tutti noi pi o meno sappiamo in che cosa consiste l'addestramento
militare. Ma raramente ci siamo soffermati a pensare che l'addestra
mento non-violento deve essere di tipo diverso. N ci siamo dati mai

1 72
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

pensiero di scoprire se in passato in qualche parte del mondo sia mai


stato impartito un addestramento non-violento. Sono dell'opinione
che in passato e ancora oggi l'addestramento non-violento viene im
partito in modo del tutto casuale e disorganico. Hanno tale caratte
ristica anche i vari esercizi dello hatha yoga. I.:addestramento fisico
fatto attraverso questi esercizi rafforza la salute, d forza e agilit e
rende capaci di sopportare il freddo e il caldo. Ahri Kuvalayanandji sta
compiendo delle ricerche scientifiche sulla tecnica di questi esercizi e
sui benefici derivanti da essi. Non so quali risultati abbia raggiunto,
n se stia facendo i suoi esperimenti nell'interesse dell'ahimsa. Rife
rendomi allo hatha yoga intendo soltanto dire che questo antico tipo
di addestramento non-violento esiste ancora ma che pu essere mi
gliorato. Non so se lo scopritore di questa scienza avesse alcuna idea
della non-violenza di massa. Gli esercizi sono stati concepiti come uno
strumento per raggiungere la salvezza individuale. I.: obiettivo dei vari
esercizi quello di fortificare e purificare il corpo per raggiungere il
controllo della mente. Il movimento non-violento di massa che oggi
tentiamo di costruire deve coinvolgere persone di tutte le religioni, e
dunque deve essere regolato da norme accettabili da tutti coloro che
credono nell' ahimsa. E se intendiamo creare un esercito non-violen
to, ossia realizzare un sangha informato dei principi del satyagraha,
possiamo costruire il nuovo soltanto accettando il vecchio come suo
fondamento. Consideriamo dunque quale sia l'addestramento fisico
necessario per un satyagrahi. Se il satyagrahi non gode di piena salute
nella mente e nel corpo, pu non riuscire a mantenere un atteggia
mento completamente libero dalla paura. Un satyagrahi deve essere in
grado di rimanere di guardia in un posto giorno e notte; non deve am
malarsi anche se esposto al freddo, al caldo o alla pioggia; deve avere
la forza di recarsi dovunque vi sia pericolo, di accorrere ogniqualvolta
scoppia un incendio, e il coraggio di avventurarsi da solo in giungle
desolate e nei luoghi pi pericolosi; deve sopportare senza un lamento
le sofferenze fisiche, la fame, e anche di peggio, e deve rimanere al po
sto che il dovere gli assegna senza un attimo di esitazione; deve avere
la capacit e trovare il modo di inserirsi nelle situazioni di disordine
anche quando tutte le circostanze sembrerebbero impedirglielo; deve
mostrarsi ansioso ed essere in grado di precipitarsi, con il none di Dio
sulle labbra, a salvare persone che si trovano agli ultimi piani di edifici
in fiamme; deve avere il coraggio di gettarsi in un fiume vorticoso per
soccorrere una persona che si trova in balia della corrente o per salvare
una persona che sta annegando.

1 73
------- GANDHI -------

Questo elenco di requisiti pu essere esteso quanto si vuole. La sua


sostanza che dobbiamo coltivare la capacit di accorrere a salvare
le persone che si trovano in pericolo o in difficolt e di sopportare
di buon grado ogni sofferenza che ci pu essere inflitta. Colui che
accetta questo principio fondamentale riuscir facilmente a inten
dere quali devono essere le caratteristiche dell'addestramento fisico
del satyagrahi. Sono fermamente convinto che il fondamento di tale
addestramento sia la fede in Dio. Se non esiste tale fede, tutto l' adde
stramento a cui ci si sottopone, nel momento decisivo destinato a
rivelarsi inutile.
Non vorrei che qualcuno non tenesse in alcun conto quanto ho
detto sostenendo che nel Congresso vi sono molte persone che hanno
vergogna ad agire nel nome di Dio. Io sto semplicemente cercando di
esporre il mio punto di vista nei termini della scienza del satyagraha,
cos come l'ho conosciuta e sviluppata. La sola arma del satyagrahi
Dio, quale che sia il nome che esso Gli d. Senza di Lui il satyagrahi si
trova privo di qualsiasi forza di fronte ad un avversario armato di armi
mostruose. La maggior parte delle persone si arrende di fronte alla
forza fisica. Ma colui che accetta Dio come suo unico Protettore non
si piega neppure di fronte alla maggiore potenza della terra.
Se per un satyagrahi essenziale la fede in Dio, altrettanto lo il
brahmacharya. Senza il brahmacharya il satyagrahi non pu eccellere,
non pu avere la forza di resistere inerme contro il mondo intero. In
questo contesto il brahmacharya pu essere inteso nel senso limitato
della conservazione dell'energia vitale realizzata attraverso l'astinenza
sessuale, e non nel senso generale che in altri casi ho dato ad esso.
Colui che intende vivere osservando una dieta rigorosa e senza ri
correre a rimedi esterni e nello stesso tempo vuole mantenersi vali
do fisicamente, deve conservare la sua energia vitale. Questa la pi
grande ricchezza che un uomo possa possedere. Colui che in grado
di conservarla acquista da essa una forza sempre maggiore. Colui che
consciamente o inconsciamente la esaurisce, diviene inevitabilmente
impotente. Al momento opportuno le forze gli verranno meno. Ho
scritto spesso circa i modi e i mezzi per conservare tale energia. Il
lettore dunque riprenda i miei scritti e ne segua le istruzioni. Colui
che tende a soddisfare le proprie passioni o aspira ad una vita di pia
ceri non pu mai conservare la sua energia. Coloro che sperano di
conservare questa energia senza urta rigorosa osservanza delle norme
necessarie sono destinati a fallire, come chi spera di nuotare contro
corrente senza stancarsi. Colui che si modera fisicamente e pecca con

1 74
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

il pensiero avr una sorte peggiore di colui che, senza pretendere di


osservare il brahmacharya, conduce una vita moderata. Colui che con
il pensiero aspira a cose illecite rimane sempre insoddisfatto, e la sua
esistenza un naufragio morale e un peso per la terra. Un simile uomo
non potr mai essere un vero satyagrahi. N potr esserlo chi aspira
alla ricchezza o alla fama.
Questo il fondamento dell'addestramento fisico del satyagrahi. Le
caratteristiche particolari di tale addestramento possono essere defini
te facilmente basandosi su tale fondamento.
Deve essere chiaro che nell'addestramento fisico del satyagrahi non
vi posto per l'uso di armi mortali come la spada e la lancia. Oggi
esistono armi molto pi terribili di queste; e ogni giorno ne vengono
inventate di nuove. Da quale paura pu essere liberato dal possesso di
una spada colui che deve coltivare la capacit di vincere ogni paura,
reale o immaginaria? Non ho mai saputo di un uomo che abbia vinto
qualsiasi paura imparando a maneggiare una spada. Mahavir e gli altri
che hanno imparato a praticare l'ahimsa non lo hanno fatto perch
conoscevano l'uso delle armi, ma perch, malgrado ne conoscessero
l'uso, hanno vinto ogni paura.
Un'analisi anche superficiale dimostra che colui che sempre dipeso
per la propria esistenza dalla spada trova difficile farne a meno. Ma
quando decide di propria spontanea volont di farne a meno, egli
riesce a praticare l'ahimsa con maggiore rigore di colui che, non cono
scendo l'uso delle armi, pretende di non averne paura. Questo tuttavia
non significa che per essere veramente non-violenti si deve aver prima
conosciuto l'uso delle armi. Sarebbe come dire che soltanto chi stato
un ladro pu essere onesto, che soltanto chi stato malato pu godere
di buona salute, e che soltanto chi stato un dissoluto pu essere un
brahmachari. Il fatto che siamo abituati a ragionare in base a schemi
tradizionali, dai quali non riusciamo a liberarci. E nella misura in cui
non riusciamo ad assumere un atteggiamento distaccato, non siamo in
grado di giungere alle giuste conclusioni e cadiamo in facili illusioni.
(Harijan, 13 ottobre 1 940) .

1 75
V. Picchettaggio, b oicottaggio,
sab otaggio e sciopero

'
I . IL P RIMATO DELLA D ONNA NELL AZIONE NON-VIOLENTA.
LE DONNE COME LE PI ADATTE AD AZIONI DI PICCHETTAGGIO.
L'impazienza di alcune sorelle ad unirsi alla lotta per me un segno
quanto mai positivo. Essa dimostra che per quanto la campagna con
tro la tassa sul sale76 possa interessare e mobilitare le donne, per queste
limitare il loro imo pegno a tale lotta sarebbe come scambiare una
sterlina con un penny. Esse in tal modo rimarrebbero disperse nella
massa, e non avrebbero la possibilit di soffrire per ci a cui aspirano.
In questa guerra non violenta, il contributo delle donne deve essere
maggiore di quello degli uomini. Chiamare le donne il sesso debole
una calunnia; un'ingiustizia dell'uomo contro la donna. Se per
forza si intende la forza bruta, allora vero che la donna meno forte
dell' uomo. Ma se per forza si intende la forza morale, allora la donna
infinitamente pi forte dell'uomo. Non possiede forse una mag
giore capacit di intuizione, una maggiore capacit di sacrificio, una
maggiore perseveranza, un maggiore coraggio? Senza di essa l'uomo
non potrebbe sopravvivere. Se la non-violenza la legge della nostra
esistenza, il futuro delle donne.
Mi sono convinto di ci da lungo tempo. Quando le donne
dell'Ashrarn insistettero per ottenere le stesse prerogative degli uomini
qualcosa dentro di me mi disse che esse erano destinate a svolgere
nella lotta compiti molto pi impegnativi della semplice violazione
delle leggi sul sale.
Oggi penso di aver individuato uno di questi compiti. Il picchet
taggio dei negozi di liquori e di tessuti stranieri da parte degli uomini,

1 76
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

sebbene nel 1 92 1 in alcune occasioni ottenne successi superiori ad


ogni aspettativa, falli perch in esso si insinu la violenza. Se si vuole
realmente attirare l'attenzione sulla nos tra lotta, il picchettaggio deve
essere ripreso. Se si riesce a fare in modo che rimanga completamente
non-violento, il picchettaggio pu essere il metodo pi rapido per
educare le persone a cui la nostra azione si rivolge. Esso non deve mai
essere uno strumento di coercizione, ma di conversione, di persuasio
ne morale. E chi meglio delle donne pu riuscire a far presa sul cuore
della gente?
La proibizione dei liquori e delle droghe e il boicottaggio dei tessuti
stranieri dovranno essere sanciti per legge. Ma una legislazione di tal
genere non si avr mai finch non si far sentire una decisa pressione
dal basso.
Tutti sono d'accordo che entrambe le cose sono di necessit vitale
per la nazione. ralcol e le droghe minano la forza morale di coloro
che ne sono prigionieri. Limponazione di tessuti stranieri danneggia
la struttura economica del paese e causa la disoccupazione di milioni
di persone. Chi risente maggiormente di tutto ci sono i nuclei fami
liari, e dunque le donne. Soltanto le donne che hanno dei mariti che si
ubriacano possono sapere la rovina che l'alcol porta in casa dove prima
regnavano l'ordine e la pace. Milioni di donne dei nostri villaggi sanno
che cosa significa la disoccupazione. Attualmente il Charkha Sangha
comprende pi di centomila donne contro meno di 1 0.000 uomini.
Se le donne indiane si dedicheranno a questi due tipi di attivit, e si
specializzeranno in esse, contribuiranno in misura superiore agli uo
mini alla conquista della libert nazionale. Esse acquisteranno la forza
e la fiducia in se stesse che fino ad ora non hanno mai conosciuto.
La loro azione non potr non toccare i cuori dei venditori e dei
compratori di tessuti stranieri, dei commercianti di liquori e di coloro
che sono schiavi dell'alcol. E in ogni caso le donne non potranno
mai essere sospettate di far violenza o di voler far violenza a coloro ai
quali la loro azione si rivolge. D'altra parte, neppure il governo potr
rimanere insensibile per lungo tempo ad un'agitazione cos pacifica e
inerme.
La forza dell'azione consister nel fatto che essa verr intrapresa e
controllata interamente dalle donne. Queste potranno e dovranno
accettare dagli uomini tutto l'aiuto che sar loro necessario, ma gli
uomini rimarranno strettamente subordinati ad esse.
A tale agitazione potranno prendere parte migliaia di donne sia let
terate che illetterate.

1 77
---- GANDHI ----

Le donne di cultura possono sfruttare questo appello che io rivolgo


loro come un'opportunit per identificarsi attivamente con le masse e
per aiutarle sia materialmente che moralmente.
Se esaminano il problema del boicottaggio dei tessuti stranieri, le
donne si renderanno conto che esso impossibile senza la produzione
del khadi. Gli stessi proprietari delle fabbriche tessili sono costretti ad
ammettere che nell'immediato futuro le fabbriche non riusciranno a
produrre abbastanza tessuti per soddisfare i bisogni dell'India. Se si
crea un clima adatto, il khadi pu essere prodotto nei nostri villaggi,
nelle nostre innumerevoli case. Facciamo si che le donne indiane ab
biano il privilegio di creare tale clima dedicando ogni minuto disponi-
bile alla filatura. La produzione del khadi chiaramente subordinata
al fatto che si riesca a produrre una quantit sufficiente di filo. Duran
te i passati dieci giorni di marzo, ho scoperto la potenza del takli, di cui
p rima non mi ero reso conto. E qualcosa di veramente meraviglioso.
Senza alcuno sforzo e senza interrompere nessuna altra attivit i miei
compagni hanno filato una quantit di filo sufficiente a tessere 4 iarde
quadrate al giorno di kadhi di 1 2 titoli. Il kadhi uno strumento
di guerra invincibile. I risultati morali di entrambe le riforme sono
chiaramente enormi. E non minore il loro risultato politico. La proi
bizione delle bevande alcooliche e delle droghe provocherebbe una
diminuzione del reddito nazionale di 250 milioni di rupie. D'altra
parte, il boicottaggio dei tessuti stranieri significherebbe per le grandi
masse indiane un aumento del reddito di almeno 600 milioni di eu
pie. Dal punto di vista economico dunque la conquista di questi due
obiettivi avrebbe un valore superiore a quello dell'abrogazione della
tassa sul sale. I risultati morali delle due riforme sarebbero addirittura
inestimabili.
Ma non vi niente di esaltante n di emozionante nel picchettag
gio dei negozi di liquori e di tessuti stranieri, potrebbero obiettare
alcune sorelle. Ebbene, se esse si impegneranno con tutto il cuore in
questa agitazione, vi troveranno motivi di esaltazione e emozioni in
misura pi che sufficienti. Prima di aver portato a termine l'agita
zione, potranno perfino trovarsi in prigione. Non improbabile che
vengano ingiuriate e anche percosse. La sopportazione di questi insul
ti e di queste percosse sar il loro orgoglio. Tali sofferenze, se saranno
inferte loro, affretteranno la fine della lotta.
Se le donne dell'India vogliono seguire la strada che ho loro indi
cato, devono agire rapidamente. Se non possibile iniziare immedia
tamente un lavoro in tutta l'India, bisogna che lo facciano almeno le

1 78
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

province che gi oggi sono in grado di organizzarsi. Il loro esempio


sar rapidamente seguito dalle altre province.
(Young India, lO aprile 1 930) .

2. ALCUNE REGOLE PER IL PICCHETTAGGIO


DEGLI SPACCI DI ALCOLICI E MANUFATTI STRANIERI .
Nel picchettaggio dei negozi che vendono tessuti stranieri, bevande
alcoliche e droghe, bisogna ricordare che il fine che ci si prefigge
la conversione di chi schiavo del vizio o degli acquirenti. Il nostro
obiettivo una riforma morale e economica. Le conseguenze poli
tiche sono soltanto un risultato collaterale. Se il Lancashire cessasse
di esportare in India tessuti e se il governo cessasse di impiegare gli
introiti dell' abkari per tutti gli scopi tranne che per quello di sradicare
l'alcolismo e il vizio della droga, noi dovremmo ugualmente continua
re a svolgere un lavoro di picchettaggio e di propaganda. Le seguenti
regole devono essere interpretate in tale prospettiva:
l ) Nel picchettaggio dei negozi l'attenzione deve essere incentrata
sui compratori.
2) Non si deve mai essere sgarbati con i compratori o i venditori.
3) Non si devono formare assembramenti o formare cordoni.
4) Si deve svolgere un'opera silenziosa.
5) Si deve cercare di conquistare il compratore o il venditore con la
gentilezza e non con la pressione del numero.
6) Non si deve ostruire il traffico.
7) Non si deve gridare hai hai>/7 n usare altre espressioni oltrag
giose.
8) Si deve conoscere il nome e l'indirizzo di tutti i clienti dei negozi
e cercare di entrare nelle loro case e nei loro cuori. Ci presuppone
che i vari negozi devono essere picchettati sempre dalle stesse per
sone.
9) Si deve cercare di comprendere i problemi dei compratori e dei
venditori, e quando non si in grado di risolverli si devono consul
tare i propri superiori.
l O) Se si picchetta un negozio di tessuti stranieri, si deve avere con
s del khadi o quanto meno un campionario con i prezzi e si deve
sapere dove si trova il negozio pi vicino in cui possibile acquistare
del khadi per indirizzarvi i compratori. Se il compratore non inten
de acquistare del khadi e insiste per avere dei prodotti industriali, si
deve indirizzarlo presso un commerciante indiano.

1 79
----- GANDHI -----

1 1 ) Si deve avere con s abbondante materiale di propaganda per


distribuirlo ai clienti dei negozi.
1 2) Si deve partecipare a cortei, conferenze con o senza lanterna
magica, incontri bhajan78 eccetera, oppure organizzarli in prima
persona.
1 3) Si deve tenere un dettagliato diario del proprio lavoro giorna
liero.
1 4) Se si vedono i propri sforzi cadere nel vuoto non ci si deve
scoraggiare, ma si deve sempre confidare nella legge universale della
causa e dell'effetto e avere la certezza che nessun pensiero, nessuna
parola e nessuna azione giusti rimangono senza frutti. Avere peno
sieri puri, agire giustamente, dipende da noi; la ricompensa nelle
mani di Dio.
(Young India>>, 19 marzo 1 93 1 ) .

3 . CONTRO CERTE FORME D I PICCHETTAGGIO


COME ATTI DI VIOLENZA.
I miei critici sono rimasti fortemente colpiti dalle mie recenti osser
vazioni circa il picchettaggio. Essi pensano che definendo una forma
di violenza la formazione di cordoni per impedire l'ingresso della gen
te nei luoghi picchettati io sia entrato in contraddizione con ci che
ho detto e fatto nel corso della campagna di disobbedienza civile. Se
le cose stessero cos, il mio recente scritto dovrebbe essere considerato
come una negazione di tutto ci che ho detto o fatto prima di esso.
Sebbene con l'et le mie condizioni fisiche vadano peggiorando, spero
che a ci non corrisponda anche un offuscamento delle mie facolt
mentali, le quali, credo, con l'et invece di indebolirsi si vanno raffor
zando. Che ci sia vero o no, ho un'estrema chiarezza circa l'opinione
da me espressa sul picchettaggio. Se i membri del Congresso non sono
d'accordo con essa, possono respingerla, ma in tal modo violeranno
le leggi del picchettaggio pacifico. Ma non esiste contraddizione tra
la mia azione passata e ci che oggi sostengo. Quando organizzai per
la p rima volta la disobbedienza civile in Sud Africa, i miei compagni
discussero con me il problema del picchettaggio. A Johannesburg si
doveva picchettare l'ufficio elettorale, e fu proposto di formare dei
cordoni davanti all'edificio in cui si trovava l'ufficio. lo respinsi im
mediatamente l'idea come violenta. E i picchettanti furono schierati
in una grande piazza in posizioni strategiche, in modo che nessuno
potesse sfuggire ai loro occhi vigili, ma che chiunque volesse potesse

1 80
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

entrare nell'ufficio elettorale senza essere toccato. Ci a cui ci si affi


dava era la pubblica riprovazione suscitata attraverso la pubblicazione
dei nomi dei crumiri. Ho adottato questo stesso metodo quando si
trattato di picchettare i negozi di alcolici. Tale compito stato affidato
soprattutto alle don ne, in quanto rappresentanti della non-violenza
migliori degli uomini. In tal modo il problema della formazione di
cordoni veniva automaticamente a cadere. In quei giorni sono state
ugualmente commesse molte cose illecite, e ancor oggi vengono com
messe. Ma non ricordo un solo caso in cui io abbia approvato il tipo di
picche!taggio condannato nell'articolo che ha sollevato cosl aspre cri
tiche. E tanto difficile convincersi che il picchettaggio effettuato con
la formazione di cordoni che impediscono il passaggio delle persone
una forma di aperta violenza? Che differenza c' tra la forza usata
contro un uomo che vuole fare una determinata cosa e la forza eserci
tata frapponendosi tra una persona e la sua meta? Quando durante i
giorni della non-collaborazione gli studenti di Benares bloccarono gli
ingressi dell'Universit io inviai loro un messaggio in cui li invitavo
perentoriamente a desistere dalla loro azione e, se la memoria non mi
inganna, li condannai severamente sulle colonne di Young India.
Naturalmente, non ho argomenti da opporre a coloro che hanno opi
nioni diverse dalle mie circa la violenza e la non-violenza.
(Harijan, 27 agosto 1 938) .

4 CONTRO CERTE FORME DI SIT-DOWN


IN QUANTO ATTI DI VIOLENZA.
Alcuni studenti hanno riesumato l'antica forma di barbarie che
consiste nel sit dhurna. Definisco questo tipo di lotta una barba
rie in quanto essa una brutale forma di coercizione. Ed anche
un'espressione di codardia, i quanto chi partecipa ai sit dhurna
sa che non verr calpestato. E difficile definire questo tipo di lotta
un atto di violenza, ma in realt esso qualcosa di ancora peggiore.
Quando ci opponiamo con la violenza ad un nostro avversario, alme
no gli diamo la possibilit di rispondere ai nostri colpi. Ma quando
lo sfidiamo a calpestarci, sapendo che egli non lo far, lo poniamo in
una posizione quanto mai imbarazzante e umiliante. Sono convinto
che i troppo zelanti studenti che ricorrono al sit dhurna non hanno
mai pensato alla barbarie di quello che fanno. Ma chi intende segui
re la voce della coscienza e resistere da solo contro qualsiasi avversario
non pu permettersi di non riflettere sulle proprie azioni. La non-col-

181
------- GAND H I -------

laborazione, se fallir, potr fallire soltanto a causa delle sue debolezze


interne. Nella vera non-collaborazione non vi posto per la sconfitta.
Essa non pu essere sconfitta. Ma i suoi pretesi rappresentanti posso
no servire in modo tanto maldestro la loro causa da dare l'impressione
a chi guarda dall'esterno di aver subito una sconfitta. Bisogna dunque
che i non-collaboratori stiano attenti a tutto quello che fanno. Non vi
devono essere n impazienze, n barbarie, n atteggiamenti ingiuriosi,
n pressioni illecite. Se vogliamo coltivare un vero spirito di demo
crazia non possiamo permetterei di essere intolleranti. I.:intolleranza
rivela la mancanza di fede nella propria causa.
(Young India>>, 2 febbraio 1 92 1 ) .

5 . SUL BOICOTTAGGIO DEI TRIBUNALI E DELLE SCUOLE.


Il Comitato per la Non-collaborazione ha deciso, nella prima fase,
anche il boicottaggio dei tribunali da parte degli avvocati e delle scuo
le statali e dei college da parte dei genitori o degli studenti a seconda
dei casi. So che soltanto la mia reputazione di assiduo servitore della
causa e di combattente mi ha risparmiato un'accusa di follia per aver
consigliato il boicottaggio dei tribunali e delle scuole.
Mi permetto tuttavia di sostenere che nella mia follia esiste una
logica. Non c' bisogno di riflettere gran che per rendersi conto che
attraverso i tribunali che il governo esercita la sua autorit ed attra
verso le scuole che forma i suoi funzionari e i vari impiegati. Entrambe
le istituzioni sono di grandissima utilit quando il governo che le con
trolla un governo giusto. Ma divengono trappole mortali quando il
governo ingiusto.
lo sostengo che la non-collaborazione a livello nazionale richiede
che gli avvocati cessino di esercitare la loro professione. Forse nessuno
pi degli avvocati collabora con il governo, lavorando nei tribunali.
Gli avvocati intcrpretano le leggi per il popolo e in tal modo sosten
gono l'autorit. E per queste ragioni che vengono definiti <<funzionari
del tribunale>>. Si pu dire che essi detengano una carica onoraria. Si
obietta che sono stati proprio gli avvocati a condurre la lotta pi acca
nita contro il governo. Questo in parte senz' altro vero. Ma non per
questo viene ann:.1llato il danno che l'esercizio della loro professione
provoca. Cos, nel momento in cui la nazione intende paralizzare il
governo, se gli avvocati desiderano aiutarla a piegare il governo al suo
volere, devono cessare di esercitare la loro professione. Ma, sosten
gono i critici, il governo sar ben lieto se gli avvocati cadranno nella

1 82
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

trappola che ha teso loro. Io non ne sono convinto. Ci che vero in


tempi normali, non vero in momenti eccezionali. In tempi normali
il governo si dimostra insofferente alle dure critiche rivolte contro le
sue decisioni e i suoi metodi dagl i avvocati, ma di fronte ad un'azione
decisa da parte di questi esiterebbe ad alienarsi l'appoggio anche di un
solo avvocato e farebbe di tutto pur di indurlo a continuare ad eserci
tare la sua professione nei tribunali.
Inoltre, nelle mie intenzioni, la sospensione della professione non
significa passivit. Gli avvocati non devono cessare di esercitare la lo
ro professione e rimanere con le mani in mano. Ad essi si richiede
che tentino di convincere i loro clienti a boicottare i tribunali. Essi
dovranno improvvisare corti di arbitrato per risolvere le controver
sie. Una nazione impegnata ad ottenere giustizia da un governo che
ostinatamente gliela nega ha poco tempo da dedicare alle dispute tra i
singoli cittadini. Gli avvocati dovranno convincere di ci i loro clienti.
I lettori forse non sanno che molti dei pi noti avvocati inglesi duran
te l'ultima guerra sospesero la loro professione, decidendo di dedicare
alla patria tutto il loro tempo e non soltanto i momenti liberi. La lotta
politica non un gioco. Il defunto Mr Gokhale79 era solito deplorare
il fatto che noi non fossimo mai riusciti ad abbandonare l'idea che la
politica fosse semplicemente un passatempo. Non abbiamo idea di
quanto il paese abbia perduto a causa delle battaglie combattute con
spirito dilettantesco contro una burocrazia seria, preparata e impegna
ta professionalmente.
Riguardo alle scuole. Penso che se non abbiamo il coraggio di sospen
dere l'educazione dei nostri figli non meritiamo di vincere la battaglia
che stiamo combattendo.
Sostengo che il fatto di disertare le scuole non comporta alcun sa
crificio. Saremmo del tutto inadatti a portare avanti la non-collabora
zione se fossimo tanto impotenti da non essere in grado di organizzare
un nostro sistema di istruzione completamente indipendente dal go
verno. Ogni villaggio deve provvedere alla istruzione dei suoi giovani.
Non si deve dipendere dall'aiuto del governo. Se si avr un rapido
risveglio delle coscienze, l'insegnamento non sar sospeso neanche
per un giorno. Gli stessi insegnanti che oggi insegnano nelle scuole
governative, se comprenderanno quale il loro dovere e si dimette
ranno, potranno prendere servizio nelle scuole nazionali e insegnare ai
nostri giovani le cose di cui hanno veramente bisogno, e non fare del
la maggioranza di essi dei burocrati indifferenti. Penso che l'Aligarh
College possa costituire un esempio in questo senso. I.:effetto morale

1 83
---
----- GAND H I --

provocato dall'abbandono delle nostre madrassas sar enorme. Non


ho alcun dubbio che i genitori e gli studenti ind non esiteranno a
seguire l'esempio dei loro fratelli musulmani.
In realt quale educazione migliore di quella che fa si che i genitori
e gli studenti pongano i sentimenti religiosi al di sopra di qualsiasi
altro insegnamento? Dunque, anche se per il momento non si potr
trovare una soluzione per l'istruzione ordinaria dei giovani che ven
gono ritirati dalle scuole, questi ricaveranno utilissimi insegnamenti
dal lavoro che svolgeranno per la causa che ha richiesto il loro ritiro
dalle scuole. Poich, come nel caso degli avvocati, il ritiro, come io lo
intendo, non significa ozio. I giovani ritirati dalle scuole, a seconda
delle loro possibilit, dovranno avere la loro parte nella lotta.
(Young India, 1 1 agosto 1 920) .

6. CONTRO CERTE FORME DI BOICOTTAGGIO


INTESE COME ATTI DI RAPPRESAGLIA.
singolare come la questione del boicottaggio dei prodotti dell'Im
pero continui ad attirare ricorrentemente l'attenzione dell'opinione
pubblica. Dal punto di vista della non-collaborazione non-violenta
questo tipo di lotta a me sembra del tutto indifendibile. Esso una
pura e semplice forma di rappresaglia, e in quanto tale un atto pu
nitivo. Finch dunque il Congresso continuer a sostenere la non
collaborazione non-violenta come proprio strumento di lotta, il boi
cottaggio dei prodotti inglesi non deve essere permesso. E se io sono
l'unico membro del Congresso convinto di ci, alla prossima sessione
del Congresso dovr ritenermi in dovere di proporre una risoluzione
contraria a quella approvata nell'ultima Sessione Speciale riguardo a
tale questione.
Per il momento, tuttavia, intendo esaminare non i contenuti mo
rali, ma l'utilit del boicottaggio di rappresaglia. Il fatto che anche
i liberali abbiano aderito alla campagna di boicottaggio non deve
impedire un'analisi obiettiva. Al contrario, se i liberali giungeranno
alla mia stessa conclusione, che cio il boicottaggio di rappresaglia
che essi e il Congresso hanno decretato non solo inefficace ma
una nuova dimostrazione della nostra ira impotente e uno spreco di
preziose energie, potranno essere convinti ad intraprendere con zelo
e decisione il boicottaggio di tutti i tessuti stranieri e la loro sostitu
zione non con tessuti industriali indiani ma con il khaddar filato a
mano.

1 84
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Se la nostra ira non ci accecasse, dovremmo vergognarci della riso


luzione sul boicottaggio, rendendoci conto che dipendiamo dai pro
dotti inglesi per il soddisfacimento di alcuni nostri bisogni nazionali.
Dal momento che non possiamo fare a meno dei libri e dei medi
cinali inglesi, perch dovremmo boicottare gli orologi inglesi per il
semplice fatto che possiamo importare orologi dalla Svizzera? E se
non siamo disposti a fare a meno dei libri inglesi perch ne abbiamo
bisogno, perch dovremmo pretendere che gli importatori inglesi di
orologi o di profumi rinuncino alloro commercio? La mia efficientis
sima infermiera inglese, che io chiamavo scherzosamente tiranno
perch insisteva sempre con i modi pi amorevoli perch mangiassi
e dormissi pi di quanto facevo, dopo che fui trasferito senza incon
venienti in una clinica privata scortato da lei e da un chirurgo, arric
ciando le labbra in un sorriso e ammiccando ironicamente mi disse
gentilmente: Mentre la riparavo con il mio ombrello non potevo
fare a meno di sorridere pensando che lei, un fiero boicottatore di
tutto ci che inglese, probabilmente doveva la sua vita all'abilit di
un chirurgo inglese, che si serve di strumenti chirurgici inglesi e che
somministra medicine inglesi, e alle cure di un'infermiera inglese. Sa
che l'ombrello che la riparava mentre veniva qui stato fabbricato
in Inghilterra? La gentile infermiera, terminata in tono enfatico la
sua ultima frase, evidentemente si aspettava che io fossi messo in
crisi dal suo discorso amorevole. Ma fortunatamente fui in grado di
confondere la sua sicurezza di s dicendo: Quand' che voi inglesi
riuscirete a vedere le cose per quello che sono veramente? Non sa che
io non boicotto nessuna cosa soltanto perch inglese? Mi limito a
boicottare tutti i tessuti stranieri perch mandano in rovina la produ
zione tessile indiana e riducono in miseria milioni di persone. Riu
scii anche ad interessarla al movimento del khaddar. Probabilmente
ha finito per aderirvi. In ogni caso comprese il valore, la necessit e
l'utilit del khaddar, mentre non poteva (e giustamente) fare a meno
di ridere pensando al boicottaggio, inutile e privo di significato, dei
prodotti inglesi.
I sostenitori del boicottaggio di rappresaglia osservino le loro case
e tutto ci che possiedono: scopriranno senza dubbio quanto ridicola
la loro posizione, e avranno la stessa reazione che ebbe nei miei
confronti la mia infermiera credendo che io sostenessi quel tipo di
boicottaggio.
(c<Young India, 1 5 maggio 1 924) .

185
------- GANDHI -------

7. CONTRO IL BOICOTTAGGIO SOCIALE E IN FAVORE


DEL BOICOTTAGGIO NON-VIOLENTO
E DELL' OSTRACISMO SOCIALE NON-VIOLENTO.
Sarebbe una cosa pericolosa se, a causa dei contrasti di posizioni,
proclamassimo il boicottaggio sociale. Interrompere il rifornimento
di acqua e di cibo ad alcune persone, sarebbe in totale contraddizio
ne con la dottrina della non-violenza. La nostra non-collaborazione
una campagna di propaganda attuata realizzando nella pratica i prin
cipi che proclamiamo, non uno strumento per ridurre all'obbedienza
gli altri con la violenza, diretta o indiretta. Dobbiamo tentare con
pazienza di convertire i nostri oppositori. Se vogliamo che alla schia
vit si sostituisca un vero spirito democratico dobbiamo osservare una
condotta esemplare nei rapporti con i nostri oppositori. Non dobbia
mo sostituire alla schiavit imposta dal governo una nuova schiavit
imposta dai non-collaboratori. Dobbiamo concedere ai nostri opposi
tori la stessa libert che rivendichiamo per noi e per la quale ci stiamo
battendo. Il pi risoluto non-collaboratore dovr piegarsi alle dure
esigenze della realt se vi sar una reale risposta da parte della gente.
Ma se vogliamo ottenere dei risultati dobbiamo attuare un boicot
taggio rigorosamente non-violento. Non dobbiamo comprometter
ci con nulla che reputiamo ingiusto, sia che provenga da un bianco
che da un uomo di colore. Una forma di boicottaggio non-violento
il boicottaggio politico. Non dobbiamo accettare nessun favore dai
nuovi consiglieri. Gli elettori, se vogliono tenere fede alloro impegno,
sono tenuti a non ricorrere in alcun modo ai servigi di coloro che
hanno rifiutato di considerare come loro rappresentanti. Essi devono
ribadire la loro decisione rifiutandosi di incoraggiare in alcun modo i
loro cosiddetti rappresentanti.
Coloro che si definiscono non-collaboratori sono tenuti a non con
ferire alcun prestigio a questi rappresentanti intervenendo nei luoghi
dove essi svolgono le loro funzioni politiche o partecipando a riunioni
ufficiali.
Io concepisco la possibilit di attuare l'ostracismo soda le non
violento in situazioni particolarmente gravi, quando una minoranza
rifiuta in modo provocatorio di piegarsi al volere della maggioranza,
non in osservanza di qualche determinato principio, ma per pura sfida
o peggio. Ma chiaramente oggi non ci troviamo in una situazione di
questo genere. {;ostracismo violento, come quello che si esprime nel
rifiuto di far usufruire a determinate persone dei beni pubblici, una
forma di barbarie, che spero non verr mai praticata da nessun gruppo

1 86
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

di persone che aspira alla dignit nazionale e all'elevamento del paese.


Servendoci della coercizione, tra noi stessi o contro gli inglesi noi non
libereremo n l'Islam n l'India.
(Young India, 8 dicembre 1 920) .

8. CONTRO IL SABOTAGGIO E LA CLANDESTINIT.


Un amico espresse a Gandhi alcuni dubbi. Era violenza la distruzio
ne della propriet del governo? <<Lei dice che nessuno ha il diritto di
distruggere nulla che non sia di sua propriet. Le propriet del gover
no non sono forse anche mie? lo sostengo che sono anche mie e che
ho il diritto di distruggerle>>.
In quello che lei sostiene vi un doppio errore, - rispose Gan
dhi. - In primo luogo, anche ammesso che le propriet del governo
appartengano a tutti i cittadini - cosa che oggi non corrisponde alla
realt - io non ho il diritto di distruggerle ogni volta che mi sento
insoddisfatto dell'azione del governo. Anche un governo nazionale
non sarebbe in grado di sopravvivere per un solo giorno se tutti riven
dicassero il diritto di distruggere ponti, vie di comunicazione, strade
eccetera perch disapprovano qualcuna delle sue decisioni. Inoltre, il
male non nei po ti, nelle strade eccetera, che sono cose inanimate,
ma negli uomini. E nei confronti di questi ultimi che deve essere ri
volta la nostra azione. La distruzione di ponti eccetera con l'impiego
di esplosivi non colpisce il vero male, anzi provoca un male peggiore
di quello che si intende eliminare.
<<Sono d'accordo, - ribatt l'amico, - sul fatto che il ma le dentro
di noi e non nel ponte, il quale pu essere utilizzato per scopi buoni
come per scopi cattivi. E sono d'accordo anche sul fatto che facendo
saltare in aria il ponte si provoca una reazione che contiene una vio
lenza ancora peggiore di quella da noi impiegata. Ma da un punto di
vista strategico questo potrebbe essere necessario per assicurare il suc
cesso al movimento e per impedire la demoralizzazione della gente.
<<Questo un vecchio argomento, - rispose Gandhi, che in passato
si sentiva addurre spesso in difesa del terrorismo. Il sabotaggio una
forma di violenza. La gente ha compreso l'inutilit della violenza fi
sica, ma alcuni evidentemente ancora pensano che essa possa ssere
impiegata con successo nella forma particolare del sabotaggio. E mia
ferma convinzione che le masse hanno raggiunto il livello di coraggio
e di audacia che oggi le contraddistingue essenzialmente grazie alla
non-violenza. Come questa forza operi ancora non sappiamo con p re-

1 87
---- GANDHI ----

cisione. Ma rimane il fatto che seguendo i principi della non-violenza


abbiamo acquistato una forza sempre maggiore, anche attraverso gli
insuccessi e le sconfitte. Al contrario il terrorismo ha prodotto la de
moralizzazione. La fretta porta alla rovina.
Abbiamo constatato, - replic l'amico, - che una persona che ha
avuto l'esperienza di azione violenta riesce a praticare la non-violenza
meglio di chi non ha avuto una simile esperienza.
Questo pu essere vero soltanto nel senso che una persona che ha
esperimentato ripetutamente la violenza pu averne compreso meglio
l'inutilit. Questo tutto. Ma non si pu sostenere che in generale
una persona che ha conosciuto il vizio sia pi vicina alla virt di una
che non lo ha conosciuto. In realt la sua affermazione sembra con
durre a questa conclusione.
La discussione si spost poi sul problema della clandestinit. L ami
co sostenne che mentre a livello individuale la clandestinit creava la
paura e dunque un male, la clandestinit organizzata poteva essere
utile. Non vi vera e propria clandestinit se si preparati fisicamen
te a sopportare le conseguenze delle proprie azioni. Ma si pu mante
nere il segreto sulle proprie azioni per assicurarne il successo. Si pu
ad esempio rifiutare di rispondere a qualsiasi domanda durante un
processo. In tal modo si evita di dichiarare il falso.
Ma Gandhi fu irremovibile: Nessuna organizzazione clandestina,
per quanto grande, pu fare niente di positivo. La clandestinit tende
a costruire un muro di protezione intorno alle persone. I.:ahimsa di
sdegna qualsiasi protezione di questo tipo. Esso opera allo scoperto,
anche di fronte alle peggiori difficolt. Noi abbiamo il compito di
organizzare l'azione di una grande massa di uomini che sono stati
schiacciati dal tallone di una ignobile tirannia per secoli. Essi non
possono essere organizzati che con mezzi che dimostrino chiaramente,
alla luce del giorno, la loro giustezza. Sono arrivato fino a settantasei
anni rifuggendo sempre da ogni forma di clandestinit. Lideale non
deve essere annacquato. Se non ci atterremo ad esso nella sua comple
tezza, non riusciremo a compiere alcun passo avanti.
(Harijan, 1 0 febbraio 1 946) .

9 SUL NON-PAGAMENTO DELLE TASSE.


I.:obiezione (contro il non-pagamento delle tasse) ha una sua vali
dit in quanto afferma che la campagna di non pagamento delle tasse
porter nel movimento persone non ancora acquisite al principio del-

1 88
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

la non-violenza. Questo verissimo, e a causa di ci il non pagamento


delle tasse costituisce una lusinga materiale)). Ne consegue dunque
che non dobbiamo ricorrere al non pagamento delle tasse con lo scopo
di ottenere un rapido successo. Il desiderio di un rapido successo una
tentazione fatale. Inteso in tal modo il non pagamento delle tasse non
sarebbe n civile n non-violento, ma sarebbe criminale e esporreb
be continuamente al pericolo di esplosioni di violenza. Si deve tener
presente l'esperienza del Pandit Jawahrlal Nehru, quando i contadini,
dopo aver assunto l'impegno alla non-violenza, gli dissero che se aves
se consigliato loro di ricorrere alla violenza, sarebbero stati pronti a
farlo. I contadini ancora non sono pronti per capire i motivi e il valore
del non pagamento civile delle tasse o per sopportare con calma e
rassegnazione la confisca (che sarebbe soltanto temporanea) delle loro
propriet e la vendita forzata del loro bestiame e dei loro averi, qualora
venisse proposto loro di rifiutarsi di pagare le tasse. Si deve raccontare
loro ci che accaduto in Palestina. Gli arabi che dovevano paga
re l'ammenda sono stati circondati dai soldati, mentre sopra di loro
incrociavano vari aerei. E a quegli uomini risoluti stato confiscato
il bestiame, che stato rinchiuso nei recinti e lasciato senza cibo n
acqua. Quando gli arabi, impotenti e disperati, pagarono l'ammenda
con in pi una forte mora, riebbero, come per scherno, il loro bestia
me decimato e in condizioni disastrose. In India possono verificarsi e
senz' altro si verificherebbero cose ancora peggiori. I contadini indiani
sono pronti a rimanere assolutamente non-violenti, e a sopportare che
il loro bestiame venga confiscato e portato a morire di fame e di sete?
So che cose di questo genere gi sono avvenute nell'Andhra Desh. Se i
contadini nella loro maggioranza rimangono consapevolmente e deli
beratamente non-violenti anche in circostanze cos ardue, sono quasi
pronti per il non pagamento delle tasse.
Dico quasi pronti)) perch il non-pagamento delle tasse ha come
suo obiettivo quello di trasferire il potere dalle mani della burocrazia
alle nostre. Dunque non sufficiente che i contadini siano in grado
di rimanere non-violenti. La nonviolenza costituisce indubbiamente
i nove decimi della battaglia, ma non la esaurisce. I contadini, pur
rimanendo non-violenti, possono continuare a non considerare gli in
toccabili come fratelli, a non considerare gli ind, i musulmani, i cri
stiani, gli ebrei o i parsi, a seconda dei casi, come fratelli, possono non
comprendere il valore economico e morale del charkha e del khaddar.
Se questo il loro atteggiamento, essi non riusciranno a conquistare lo
Swaraj . Se non fanno queste cose oggi, non le faranno neanche dopo

1 89
------ GANDHI ------

la conquista dello Swaraj . Si deve insegnare loro che lo Swaraj significa


la pratica di queste virt nazionali.
Il non pagamento civile delle tasse un privilegio che pu essere
esercitato soltanto dopo una rigorosa educazione. E come praticare
la disobbedienza civile difficile per chi solito violare le leggi dello
stato, cos difficile attuare il non pagamento civile delle tasse per
chi solito appigliarsi ad ogni minimo pretesto per evitare di pagare
le tasse. In realt il non pagamento civile delle tasse l'ultimo stadio
della disobbedienza civile. Dobbiamo ricorrere ad esso solo dopo aver
sperimentato tutte le altre forme di disobbedienza civile. E sarebbe il
colmo dell'imprudenza sperimentare il non pagamento delle tasse fin
dalle prime fasi in molte zone contemporaneamente o in zone molto
vaste.
(Young India, 26 gennaio 1922) .

I O . METTE IN GUARDIA CONTRO GLI SCIOPERI DI SOLIDARIET


E STABILISCE TRE CONDIZIONI NECESSARIE PER, LA CONDOTTA
DEGLI SCIOPERI NON-VIOLENTI .
[organizzazione prematura di scioperi di solidariet arrecherebbe
un danno enorme alla nostra causa. Nella realizzazione del nostro pro
gramma non-violento dobbiamo rigidamente escludere ogni idea di
ottenere dei vantaggi mettendo in difficolt il governo. Se la nostra
azione pura e quella del governo impura, la nostra purezza sar di per
s sufficiente a mettere in difficolt il governo, a meno che anch'esso
non diventi puro. Un movimento di purificazione arreca beneficio a
entrambe le parti. Un movimento di semplice distruzione al contrario
rende impuro colui che distrugge e lo abbassa al livello di coloro che
egli intende distruggere.
Anche i nostri scioperi di solidariet dunque devono essere scioperi
di auto-purificazione, ossia di non-collaborazione. Allo stesso modo,
quando indiciamo uno sciopero per mettere fine a un'ingiustizia, ces
siamo realmente di prendere parte a tale ingiustizia, e priviamo colui
che commette l'ingiustizia di ogni nostro aiuto, facendogli in tal mo
do comprendere la follia della sua condotta. Uno sciopero di questo
genere non pu non avere successo, se si fermamente decisi a non
tornare al lavoro prima di aver ottenuto ci che si desidera.
Avendo diretto con successo numerosi grandi scioperi, tengo a ri
badire le seguenti regole, peraltro gi definite in queste pagine, che
devono guidare l'azione di tutti i dirigenti degli scioperi:

1 90
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

l ) Non si deve indire uno sciopero se non esiste un motivo reale di


scontento.
2) Non si deve indire uno sciopero se le persone da esso interessate
non sono in grado di provvedere al proprio mantenimento con i
propri risparmi o procurandosi delle occupazioni temporanee, co
me lavori di cardatura, filatura o tessitura. Gli scioperanti non de
vono mai dipendere dalle sottoscrizioni pubbliche o da altri tipi di
carit.
3) Gli scioperanti devono stabilire delle richieste minime irrinun
ciabili, e renderle pubbliche prima di iniziare lo sciopero.
Uno sciopero pu fallire malgrado la giustezza delle rivendicazioni
che porta avanti e malgrado la capacit degli scioperanti a resistere
indefinitamente, se vi sono altri lavoratori che possono sostituire gli
scioperanti. Una persona saggia dunque non sciopera per ottenere de
gli aumenti salariali o altri vantaggi economici se sa che pu essere
facilmente sostituito. Ma una persona animata da sentimenti filantro
pici e patriottici sciopera malgrado la domanda di lavoro sia superiore
alla richiesta, quando desidera esprimere la sua solidariet nei con
fronti delle sofferenze dei suoi vicini. inutile dire che in uno sciope
ro civile del tipo descritto non vi posto per la vioJenza nella forma
dell'intimidazione, delle azioni sediziose e cos via. E stato per me un
grande dolore sapere che il recente deragliamento avvenuto nei pressi
di Chittagong stato provocato ad arte da qualcuno degli scioperanti.
Da quanto ho detto risulta chiaramente che coloro che appoggiano
gli scioperanti non devono mai consigliare loro di richiedere l'aiuto
economico del Congresso o di altri enti pubblici. Il valore della soli
dariet espressa dagli scioperanti diminuisce nella misura in cui essi
ricevono o accettano degli aiuti economici. Il valore degli scioperi di
solidariet risiede appunto nei disagi e nel danno economico a cui gli
scioperanti si espongono.
(Young India, 22 settembre 1 92 1 ) .

I I . SULLA DISTINZIONE TRA SCIOPERO ECONOMICO E SCIOPERO


POLITICO E A PROPOSITO DELLO SCIOPERO DI SOLIDARIET .
Ci che ha pubblicato la stampa quotidiana circa la mia approvazio
ne dello sciopero delle poste non corrisponde a verit. Un giorno un
postino chiese di vedermi soltanto per rivolgermi il Vande Mataram.
Kanu Gandhi lo port da me. I.:ospite tuttavia chiese la mia solidarie
t nei confronti dello sciopero dei postini che allora era appena inizia-

191
------ GANDHI ------

to. lo gli dissi che se lo sciopero aveva dei motivi validi e se fosse stato
condotto in modo assolutamente pacifico, avrebbe sicuramente avuto
successo. Dunque non ho dato la mia approvazione a quel particolare
sciopero. A prescindere tuttavia da quanto ho detto, e a prescindere
dal merito dello sciopero dei postini, penso che come esperto di scio
peri assolutamente pacifici, e per di pi coronati dal successo, sia mio
dovere nei confronti dei dirigenti di questo particolare sciopero, e in
generale di tutti i dirigenti di scioperi e di tutti i lettori, definire le
condizioni che consentono ad uno sciopero di avere successo.
Ovviamente non si deve indire nessuno sciopero che non abbia mo
tivi validi. Degli scioperi ingiusti non possono mai avere successo, e ad
essi l'opinione pubblica deve negare qualsiasi solidariet.
I.: opinione pubblica non ha gli strumenti per giudicare il merito di
uno sciopero, a meno che questo non venga appoggiato da uomini
imparziali che godono della fiducia di tutti i cittadini. Le persone non
possono giudicare i casi in cui sono direttamente interessate. Dunque
vi deve essere un arbitrato accettato dalle parti in causa o una sentenza
giudiziaria. Come regola, le controversie non devono essere rese di
p ubblico dominio se gi sono state composte attraverso degli arbitrati
o delle sentenze giudiziarie. Si sono ruttavia verificati dei casi in cui
dei datori di lavoro intransigenti hanno ignorato gli arbitrati e le sen
tenze, e dei casi in cui lo stesso hanno fatto i lavoratori, i quali, sviati
dai loro dirigenti e coscienti di avere una forza sufficiente ad imporsi,
hanno scelto la via dello scontro aperto.
Gli scioperi economici non devono mai portare avanti anche del
le rivendicazioni politiche. Una tale commistione non facilita mai la
conquista degli obiettivi politici e in generale mette in una posizione
critica gli scioperanti, anche quando questi non creano intralci alla
vita pubblica, come avviene invece nel caso dello sciopero dei postini
o dei servizi pubblici in generale. In questi casi il governo potr ave
re dei fastidi, ma non per questo sar ridotto all'impotenza. I ricchi
potranno ricorrere a servizi postali costosi mentre la grande massa dei
poveri sar privata per la durata dello sciopero di un servizio di pri
maria importanza di cui abituata a disporre da generazioni. Scioperi
di questo tipo possono essere indetti soltanto quando ogni altro stru
mento lecito stato impiegato e si rivelato inefficace.
Nella situazione attuale abbiamo di fronte il governo nazionale e il
governo provinciale. I postini devono consultare questi governi prima
di ricorrere a misure estreme. A quanto so, Shri Balasaheb Kher, Shri
Mangaldas Pakwasa e Sardar Vallabhbhai Patel sono intervenuti nella

1 92
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

vicenda. Se gli scioperanti hanno respinto i loro suggerimenti, hanno


fatto un passo serio e pericoloso. Se tutti i pi potenti sindacati si ri
fiutano di dare ascolto ai loro governi e ai membri della Commissione
di Lavoro, essi di fatto sconfessano il Congresso. Essi hanno il diritto
di farlo, se il Congresso tradisce i loro interessi.
Gli scioperi di solidariet devono essere assolutamente evitati finch
non risulta evidente che le persone interessate hanno esaurito ogni
altro mezzo legittimo a loro disposizione e finch il Congresso non
ha dimostrato al di l di ogni possibile dubbio di tradire o trascurare
gli interessi di tali persone, o finch il Congresso stesso non procla
ma degli scioperi di solidariet per ottenere giustizia contro l'ostinata
ostilit delle autorit.
Si sente parlare di scioperi nazionali che dovrebbero paralizzare il
governo. Il tentativo di provocare la paralisi del governo una misura
politica estrema, che pu essere decisa soltanto da un organismo come
il Congresso, non dai sindacati, per quanto potenti possano essere. Se
vero che il Congresso nella lotta per l'indipendenza l'arma fonda
mentale del popolo, la decisione di iniziare un'azione tendente alla
paralisi del governo deve competere soltanto ad esso.
Nel momento attuale il Congresso impegnato nella lotta per dare
vita alla Assemblea Costituente, e deve superare enormi difficolt. De
gli scioperi che paralizzassero la vita nazionale ostacolerebbero seria
mente l'azione del Congresso. Da quanto detto deriva che gli scioperi
politici devono essere circoscritti al loro specifico campo d'azione e
non devono mai essere confusi o collegati con gli scioperi economi
ci. Gli scioperi politici hanno un ruolo determinato nell'azione non
violenta. Essi non devono mai essere intrapresi in modo improvvisato.
Devono essere liberi da ogni forma di clandestinit, mai ispirati dal
goondaismo, e devono essere prese tutte le misure perch non sfocino
nella violenza.
Dunque il modesto consiglio che do a tutti gli scioperanti di fare
una aperta dichiarazione di sottomissione agli arbitrati e alle sentenze
giudiziarie, di accettare la guida del Congresso e di conformarsi alle
sue indicazioni; quanto agli scioperi di solidariet, penso che debbano
cessare finch il Congresso impegnato nella realizzazione dell'As
semblea Costituente e finch i governi provinciale e nazionale conti
nuano a funzionare.
(Harijan, 1 1 agosto 1 946) .

1 93
B. LE LOTTE NON-VIOLENTE
I. La lotta non-violenta all'invasione straniera

I . RESISTENZA NON-VIOLENTA DA PARTE DELLA POPOLAZIONE


ATTRAVERSO A) LA NON-COLLABORAZIONE TOTALE,
B) LA FORMAZIONE DI UN MURO VIVENTE ALLA FRONTIERA.
Alcune domande poste a Parigi e a Ginevra. Nel metodo di azione che
stiamo adottando in India la frode, la menzogna, l'inganno, e tutto
ci che violenza o falsit non hanno assolutamente posto. Tutto
fatto apertamente e alla luce del sole, poich la verit rifugge da ogni
forma di segretezza. Quanto pi si agisce apertamente, tanto pi si
riesce a seguire la verit. Nel vocabolario dell'uomo che basa la propria
vita sulla verit e la non-violenza non esistono parole come sconfitta
o disperazione. Il metodo della non-violenza non in alcun modo un
metodo di passivit o di inattivit. Esso essenzialmente un metodo
attivo, molto pi attivo di quelli che implicano l'uso di armi mortali.
La verit e la non-violenza sono forse le forze pi attive che esistano al
mondo. Un uomo che si serve di armi mortali per distruggere coloro
che considera suoi nemici, ha necessariamente bisogno di un certo
riposo e ogni giorno costretto a deporre le sue armi per un certo
numero di ore. Per una determinata parte del giorno dunque egli ri
mane inattivo. Diversamente avviene per il seguace della verit e della
non-violenza, per il semplice motivo che la verit e la non-violenza
non sono armi esterne. Esse risiedono nel cuore umano, e operano
attivamente quando si svegli come quando si dorme, nei momenti di
svago come quando si impegnati nel proprio lavoro. I.:armatissimo
guerriero della verit e della non-violenza sempre e incessantemente
attivo.

1 94
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

In che cosa consiste dunque la vera non-violenza? Nel semplice


rifiuto di prendere le armi?
lo dico che limitarsi a rifiutare di prestare il servizio militare non
sufficiente. Rifiutare di prestare il servizio militare quando arriva
il momento significa fare qualcosa quando ormai praticamente non
c' pi tempo per combattere il male. Il servizio militare soltanto
un sintomo di una malattia che ha radici pi profonde. Affermo che
coloro che non hanno l'obbligo di prestare il servizio militare parte
cipano ugualmente al male se appoggiano in qualsiasi modo lo stato.
Colui o colei che appoggia - direttamente o indirettamente - uno sta
to organizzato militarmente partecipa al peccato. Ogni uomo giovane
o vecchio partecipa al peccato contribuendo al mantenimento dello
stato con il pagamento delle tasse. per questo che durante la guerra
dissi a me stesso che finch continuavo a mangiare del pane protetto
dall'esercito, invece di' tentare di sottrarmi al servizio militare, era me
glio per me che mi arruolassi nell'esercito e fossi ucciso; altrimenti mi
sarei dovuto ritirare sulle montagne e cibarmi di ci che la natura pro
duceva spontaneamente. Dunque tutti coloro che vogliono ottenere
l'abolizione del servizio militare, possono raggiungere il loro scopo
soltanto rifiutando ogni forma di collaborazione con lo stato. Il rifiuto
di prestare il servizio militare una cosa molto pi superficiale della
non-collaborazione nei confronti dell'intero sistema su cui lo stato
si regge. Ma a questo punto l'opposizione nei confronti dello stato
diviene cos radicale e efficace che si rischia non solo di essere gettati
in prigione, ma di essere abbattuti nelle strade.
Non si deve dunque prestare alcun servizio allo stato, neanche di
carattere non militare?
lei ha toccato, - disse Gandhi, - il punto pi delicato della na
tura umana. Come iniziatore del movimento di non-collaborazione
mi sono dovuto porre questa domanda. La risposta che ho dato a me
stesso che non esiste nessuno stato, sia pure esso governato da un
Nerone o da un Mussolini, che non abbia in s qualcosa di buono,
ma che tuttavia, una volta che si deciso di non collaborare con il
sistema, questo si deve respingere nella sua totalit. Nel nostro paese
vi sono grandi strade e magnifiche istituzioni educative, ho detto a me
stesso, ma tutto ci fa parte di un sistema che schiaccia la nazione. lo
non devo avere nulla a che fare con esso. Esso come il serpente della
leggenda, con una splendida pietra preziosa sul capo, ma con i denti
pieni di veleno. Cos, nella misura in cui sono giunto alla conclusione
che il dominio inglese sull'India ha schiacciato lo spirito della nazione

195
------ GANDHI ------

e ne ha impedito lo sviluppo, ho deciso di negare a me stesso tutti i


privilegi che da esso mi derivavano - cariche, impieghi, onorificenze.
Le scelte particolari possono variare da paese a paese, ma il sacrificio e
la rinuncia sono essenziali.
Ma non c' una grande differenza tra una nazione indipendente e
una nazione soggetta? I.:India pu condurre una lotta senza quartiere
contro un governo straniero, ma come pu la Svizzera lottare contro
il suo stesso stato?
Una differenza c' seni altro, - disse Gandhi. - Come cittadino di
una nazione soggetta il mio primo obiettivo quello di liberarmi dalla
mia soggezione. Ma qui si sta parlando di come riuscire a liberarsi di
una mentalit militarista. Voi godete dei vostri diritti a condizione che
prestiate il servizio militare allo stato. E con questo che dovete fare i
conti se volete che lo Stato si liberi della sua mentalit militarista.
Rispondendo ad una domanda simile in un'altra riunione Gandhi
disse: La non-collaborazione riguardo al servizio miliare non com
patibile con la collaborazione in campo civile. In definitiva quello di
servizio militare" un termine improprio. Indirettamente si presta
sempre il servizio militare sostenendo uno stato basato sul servizio mi
litare. Nel Transvaal e in altri paesi alcuni sono esonerati dal servizio
militare, ma devono ugualmente dare il loro contributo allo stato. Si
deve estendere la non-collaborazione al pagamento delle tasse .
Come pu u n paese neutrale e disarmato permettere che altre na
zioni vengano distrutte? Se durante l'ultima guerra il nostro esercito
non fosse stato schierato alle frontiere pronto ad intervenire, saremmo
stati condotti alla rovina.
Al rischio di essere giudicato un visionario e un pazzo, risponder
a questa domanda nel solo modo che conosco. Sarebbe una dimostra
zione di codardia per un paese neutrale permettere ad un esercito di
devastare un paese suo vicino. Ma vi sono due metodi comuni ai solda
ti che combattono una guerra cruenta e ai soldati della non-violenza, e
se fossi stato un cittadino svizzero o il presidente dello stato federale,
d che avrei fatto sarebbe stato innanzitutto di impedire il passaggio
dell'esercito invasore rifiutandogli qualsiasi rifornimento. In secondo
luogo, facendo della Svizzera delle nuove Termopili, avreste potuto
creare alle frontiere un muro vivente di uomini, donne e bambini e
invitare gli invasori a passare sui vostri corpi. Si pu obiettare che una
cosa del genere non ha precedenti e supera la capacit di resistenza
umana. lo non sono d'accordo. Sarebbe stato possibilissimo. I.:anno
scorso nel Gujarat le donne hanno fronteggiato senza indietreggiare le

1 96
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

cariche dei lathi e a Peshawar migliaia di persone hanno affrontato il


fuoco delle armi dell'esercito senza ricorrere alla violenza. Immaginate
questi uomini e queste donne schierati di fronte ad un esercito che
pretende di attraversare il loro paese per marciare su un'altra nazione.
L'esercito potrebbe dimostrarsi tanto brutale da calpestare la gente, si
pu obiettare. Ebbene, io rispondo che si compie ugualmente il pro
prio dovere anche lasciandosi annientare. Un esercito che osa passare
sui corpi di uomini e donne innocenti non avr pi il coraggio di
ripetere una seconda volta tale delitto. Se si vuole, si pu rifiutare di
credere che le masse siano in grado di dimostrare un simile coraggio,
ma allora si deve ammettere che la non-violenza richiede una forza
d'animo fuori del comune. Essa non mai stata concepita come un' ar
ma ,del debole, ma come un'arma dei cuori pi forti.
<<E consentito ad un soldato sparare in aria per evitare la violenza?
<<Un soldato che dopo essersi arruolato nell'esercito si illude di evita
re la violenza sparando in aria non fa onore n al suo coraggio n alla
sua fede nella non-violenza. A mio modo di vedere un tale soldato si
renderebbe colpevole di falsit e di codardia; di codardia perch per
sfuggire alle pene previste dalla legge si arruolato, e di falsit perch
una volta arruolato non spara come suo dovere. Una cosa simile
getta il discredito sulla causa della guerra contro la guerra. Coloro che
lottano contro la guerra devono essere come la moglie di Cesare, al di
sopra di ogni sospetto. La loro forza risiede nell'assoluta adesione alla
moralit della loro causa.
(<<Young India>>, 3 1 dicembre 1 93 1 ) .

2.RISPOSTA A DUE DOMANDE: A) IMPROBABILE CHE L' INDIA


ADOTTI UNA POLITICA NON-VIOLENTA, MA, B ) SE CI AVVENISSE
ALLORA VI SAREBBERO DUE MODI DI RESISTENZA ALL' INVASIONE
STRANIERA: I) TOTALE NON-COLLABORAZIONE, 2) AZIONE
DI RESISTENZA NON-VIOLENTA DIRETTA DA PARTE DEI CORPI
NON-VIOLENTI.
Un amico che scrive dall'America pone le seguenti due domande:
<< l . Posto che il satyagraha riesca a far conquistare l'indipendenza
all'India, che possibilit ci sono che esso venga accettato come fon
damento della politica del libero stato indiano? In altre parole, l'In
dia, una volta divenuta forte e indipendente si affider al satyagraha
come strumento della propria difesa, o torner a rivolgersi all'antica
istituzione della guerra, anche se con intenti unicamente difensivi?

1 97
------ GANDHI ------

Per porre la domanda su un piano strettamente teorico: il satyagraha


pu essere accettato soltanto in una battaglia estremamente difficile;
quando il fenomeno del martirio ha una sua piena efficacia, oppure
pu essere anche lo strumento di un'autorit sovrana che non ha n la
necessit n l'intenzione di agire in base al principio del martirio?
2. Supponendo che l'India una volta conquistata la libert adotti
il satyagraha come base della sua politica, come potrebbe difendersi
contro una possibile aggressione da parte di un altro paese sovrano?
Per porre anche questa domanda su un piano strettamente teorico:
agendo in base ai principi del satyagraha, come ci si deve comportare
per far fronte all'invasione di un esercito straniero? Che tipo di resi
stenza pu essere opposto all'avversario prima che si crei un campo
comune di azione come quello oggi esistente tra i nazionalisti indiani
e il governo inglese? Oppure i satyagrahi devono rinunciare a qualsiasi
azione fino a che l'avversario non ha conquistato il loro paese?>>
Come lo stesso autore della lettera ammette, le domande sono di ca
rattere teorico. E sono anche premature, in quanto ancora non sono
arrivato ad una completa conoscenza di tutti gli aspetti della tecnica
non-violenta. La sperimentazione della non-violenza ancora in corso,
e non neppure giunta ad uno stadio particolarmente avanzato. La na
tura stessa di tale sperimentazione richiede che ci si accontenti di com
piere un passo alla volta. Non dato di vedere quello che sar il risultato
finale. Dunque anche le mie risposte potranno essere soltanto teoriche.
In realt, come ho gi detto pi volte, anche nella lotta per l'indi
pendenza la nostra non-violenza non completamente pura.
Riguardo alla prima domanda, temo che le possibilit che la non
violenza venga accettata come base della politica del libero stato india
no siano molto poche, a quanto oggi mi dato di vedere. E se l'India
dopo aver conquistato l'indipendenza non accetta la non-violenza co
me base della sua politica, la seconda domanda diviene superflua.
Tuttavia posso esporre il mio punto di vista personale sull'efficacia
della non-violenza. Credo che uno stato pu essere amministrato su
una base non-violenta se la grande maggioranza della popolazione
non-violenta. A quanto so, l'India l'unico paese che ha la possibilit
di creare un regime fondato sulla non-violenza. La mia azione ispirata
dalla fede in tale possibilit. Supponendo dunque che l'India conquisti
l'indipendenza con mezzi completamente non-violenti, essa potrebbe
essere in grado anche di conservare l'indipendenza con gli stessi mezzi.
Un uomo o una societ non-violenti non si aspettano degli attacchi
esterni n si preparano ad essi. Al contrario, un uomo o una societ

1 98
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

simili credono fermamente che nessuno abbia intenzione di nuocere


loro. Nel caso un attacco si verifichi, alla nonviolenza sono aperte due
strade. La prima quella di non opporsi all'aggressione, ma di non
collaborare con l'aggressore. Supponendo dunque che un moderno
Nerone marci sull'India, i rappresentanti della nazione, pur consen
tendogli di prendere possesso del paese, lo avvertirebbero di non atten
dersi alcun aiuto da parte della popolazione. Questa dovrebbe preferire
la morte alla sottomissione. La seconda strada quella della resistenza
non-violenta da parte delle persone addestrate ai metodi non-violenti.
Queste si offrirebbero come vittime inermi della violenza dell' aggres
sore. In entrambi i casi ci si baserebbe sulla convinzione che anche un
Nerone possiede un cuore. I.: inatteso spettacolo di centinaia e centina
ia di persone che preferiscono morire piuttosto che sottomettersi alla
volont di un aggressore alla fine non potrebbe non toccare le corde pi
segrete dell'animo dell'aggressore e di quello dei suoi soldati. In termini
pratici, una resistenza di questo tipo probabilmente non provochereb
be una perdita di uomini molto superiore a quella che provocherebbe
una resistenza violenta; per di pi essa non richiederebbe alcuna spesa
per armamenti e fortificazioni. I.:addestramento non-violento ricevu
to dalla popolazione aumenterebbe enormemente la sua forza morale.
Gli uomini e le donne addestrati alla non-violenza dimostrerebbero un
coraggio personale di tipo enormemente superiore a quello necessario
nella guerra cruenta. Nel caso della non-violenza il coraggio consiste
nel morire, non nell'uccidere. Infine, la resistenza non-violenta non
pu conoscere sconfitte. Non ritengo sia valido obiettare a quanto ho
detto che finora un fenomeno di tal genere non si mai verificato. Il
quadro che ho tracciato non irrealizzabile. La storia piena di esem
pi di non-violenza individuale del tipo che ho menzionato. Non vi
alcun motivo di affermare o di credere che un gruppo di uomini e di
donne non possa, se opportunamente addestrato, agire in modo non
violento come gruppo o come nazione. Il dato di fatto che in un mo
do o nell'altro l'uomo continua ad esistere, dal che si deve dedurre che
la legge dell'amore che governa il genere umano. Se fossimo governati
dalla violenza, ossia dall'odio, ci saremmo estinti gi da molto tempo.
E tuttavia la tragedia del genere umano che gli uomini e le nazioni
cosiddette civili si comportano come se il fonda mento della societ
fosse la violenza. Mi d una gioia immensa il condurre degli esperi
menti che provano che l'amore la suprema e l'unica legge della vita.
I molti elementi che possono essere addotti in contrario non possono
far vacillare la mia fede. La non-violenza praticata in India, sebbene

1 99
------ GANDHI ------

ancora incompleta, anch'essa una conferma di tale fede. Se essa pu


non essere sufficiente a convincere un non credente, sar senz'altro suf
ficiente a indurre un critico amichevole a considerarla con favore.
(Harijan, 1 3 aprile 1 940) .

3 LA RESISTENZA NON-VIOLENTA NELL' ERA DELLA GUERRA


AEREA E MECCANIZZATA, IN CUI NON VI POSSIBILIT
DI CONTATTO CON L' OPPOSITORE E SULLA POSSIBILIT
DI CONVERTIRE ANCHE UN HITLER O UN MUSSOLINI.
stato obiettato, - disse Gandhi, - che la non-violenza pu essere
efficace nel caso degli ebrei, in quanto esiste un contatto diretto tra gli
individui e i loro persecutori, ma che in Cina il Giappone si serve di
cannoni a lunga gittata e di aerei. La persona che fa piovere la morte
dall'alto non ha alcuna possibilit neanche di sapere quali e quante per
sone ha ucciso. Come pu la non-violenza far fronte alla guerra aerea,
visto che in essa non vi sono contatti diretti con l'avversario? La risposta
a questo interrogativo che dietro le bombe che seminano la morte vi
una mano umana che le sgancia, la quale a sua volta messa in movi
mento da un cuore umano. Alla base di ogni politica terroristica vi la
convinzione che il terrore, se impiegato in misura sufficiente, produce il
risultato desiderato, e cio quello di piegare l'avversario alla volont del
tiranno. Ma se un popolo decide fermamente di non piegarsi a nessun
costo alla volont del tiranno, n di rivolgersi contro di lui con gli stessi
strumenti che egli usa, il tiranno sar costretto a rendersi conto dell'inu
tilit di continuare nei suoi atti terroristici. Se al tiranno viene offerto
sufficiente cibo, prima o poi diverr pi che satollo. Se tutti i topi del
mondo si riunissero e decidessero di non aver pi paura dei gatti e di
gettarsi volontariamente nelle loro fauci, prima o poi i topi potrebbero
vivere al sicuro dalla minaccia dei gatti. Una volta ho visto un gatto
giocare con un topo. Il gatto non si decideva ad uccidere il topo ma lo
teneva tra i denti, lo lasciava andare e poi piombava di nuovo su di lui
quando quello tentava di fuggire. Alla fine il topo mori per lo spavento.
Il gatto non avrebbe trovato nessun gusto nella cosa se il topo non avesse
tentato di fuggire. Ho imparato la leziohe della non-violenza da mia
moglie, quando ho tentato di piegarla alla mia volont. La sua ostinata
resistenza alle mie pressioni da un lato e la sua pazi_ente sottomissione
alle sofferenze che la mia stupidit le causavano dall'altro, alla fine mi fe
cero vergognare di me stesso e cacciarono dalla mia mente l'assurda con
vinzione che avevo di essere in diritto di comandare su di lei, e inoltre

200
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

fecero di mia moglie la mia maestra di non-violenza. E ci che ho fatto


in Sud Africa non stato che un'estensione del principio del satyagraha
che mia moglie aveva applicato alla sua stessa persona.
Ma uno degli ospiti obiett: Lei non conosce Hitler e Mussolini.
Sono incapaci di qualsiasi azione morale. Non hanno coscienza, e non
tengono in alcun conto l'opinione pubblica mondiale. Non avrebbe
forse significato fare il gioco di questi due dittatori se i cecoslovacchi,
seguendo il suo consiglio, si fossero opposti loro con la non-violenza?
Essendo le dittature immorali per definizione, la legge della conversio
ne morale valida anche nel loro caso?
Il suo ragionamento, - rispose Gandhi, - presuppone che dei dit
tatori come Hitler e Mussolini non possano essere convertiti. Ma la
fede nella non-violenza si basa sull'assunto che la natura umana, nella
sua essenza, una, e dunque necessariamente sensibile all'azione
dell'amore. Si deve tenere presente che alla violenza che Hitler e Mus
solini hanno usato fino ad ora si sempre data una risposta violenta.
Nella loro esperienza essi non si sono mai trovati di fronte una resi
stenza non-violenta organizzata di una certa consistenza. dunque
non solo molto probabile, ma penso inevitabile, che essi riconosce
rebbero la superiorit della resistenza non-violenta rispetto a qualsiasi
impiego di violenza che essi sarebbero in grado di attuare. Inoltre il
successo della tecnica non-violenta che io ho consigliato ai cecoslo
vacchi non dipende dalla benevolenza dei dittatori, poich colui che
pratica la non-violenza si affida all'immancabile aiuto di Dio, che lo
sostiene attaverso difficolt che altrimenti verrebbero giudicate insor
montabili. E la sua fede che lo rende invincibile.
(Harijan, 24 dicembre 1 938).

4 SULLA RESISTENZA NON-VIOLENTA DELL' INDIA A D U N TEMUTO


ATTACCO DEL GIAPPONE. NECESSIT DI ESSERE DISPOSTI
AGLI STESSI SACRIFICI CUI SONO DISPOSTI COLORO
CHE OPPONGONO RESISTENZA VIOLENTA.
o.: Si ha notizia di un nuovo progetto che lei intenderebbe proporre
in uno dei suo prossimi articoli dell'Harijan riguardante la non
collaborazione non-violenta nel caso l'India fosse invasa. Ce ne pu
dare un'idea?
R.: Si sbaglia. Non ho nessun progetto in mente. Se lo avessi, non
avrei difficolt a parlarne. Penso non vi sia nulla da aggiungere a ci
che ho gi detto, e cio che si deve attuare una totale non-collabora-

20 1
------ GANDHI ------

zione non-violenta, e che se l'intera India si atterr unanimemente a


tale condotta, si dimostrer che senza versare una sola goccia di sangue
tutte le armi giapponesi (o le armi di qualsiasi coalizione) saranno rese
impotenti. Ci implica che l'India sia decisa a resistere ad oltranza e sia
pronta a rischiare la perdita anche eli milioni eli vite. Io giudicherei tale
prezzo molto modesto, e la vittoria guadagnata a tale prezzo gloriosa.
Forse vero che l'India pu non essere pronta a pagare un simile prezzo.
lo spero che ci non sia vero, e sono convinto che un qualche prezzo
deve essere pagato da qualsiasi nazione che voglia conservare la propria
indipendenza. Dopo tutto, il sacrificio compiuto dai russi e dai cinesi
enorme, e questi popoli sono pronti a rischiare tutto. Lo stesso pu
essere detto anche per gli altri paesi, aggressori e aggrediti. Il prezzo
enorme. Dunque, invitandola a seguire il metodo della non-violenza
io chiedo all'India eli correre n pi n meno gli stessi rischi che altre
nazioni stanno correndo, e che correrebbe anche se decidesse eli opporre
una resistenza armata.
(Harijan, 24 maggio 1 942) .

5. ANCORA SULLA RESISTENZA NON-VIOLENTA AD UN' EVENTUALE


INVASIONE GIAPPONESE DELL' INDIA E SUL POSTO CENTRALE
DEL PROGRAMMA COSTRUTTIVO IN OGNI FORMA DI LOTTA
VERAMENTE NON-VIOLENTA.
Il Giappone alle nostre porte. Che cosa dobbiamo fare come se
guaci della non-violenza? Se fossimo un paese libero, si potrebbero
prendere delle iniziative non-violente per impedire ai giapponesi
di entrare nel paese. Allo stato attuale delle cose per, la resistenza
non-violenta potr iniziare soltanto nel momento in cui i giapponesi
avranno varcato i nostri confini. Coloro che decideranno di ricorrere
alla resistenza non-violenta dovranno rifiutare agli invasori qualsiasi
aiuto, si trattasse anche di dar loro dell'acqua. Infatti non dovere di
nessuno aiutare delle persone a derubare il proprio paese. Ma se un
giapponese avesse perduto la strada e stesse morendo di sete e chiedes
se aiuto come essere umano, un seguace della resistenza non-violenta,
che non deve considerare nessuno come suo nemico, ha il dovere di
dargli dell'acqua. Nel caso i giapponesi volessero costringere a dar
loro dell'acqua coloro che attuano la resistenza non-violenta, questi
piuttosto che cedere dovranno preferire la morte. impossibile che i
giapponesi possano sterminare tutti i seguaci della resistenza non-vio
lenta. Alla base di tale resistenza non-violenta sta la convinzione che

202
------- TEORIA E P RATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

l'aggressore prima o poi si stancher, sia mentalmente che fisicamente,


di uccidere i combattenti non-violenti. Egli comincer a chiedersi che
cosa questa nuova (per lui) forza che rifiuta la collaborazione senza
tentare di arrecare offesa all'avversario, e probabilmente desister dal
continuare le sue stragi. Ma anche possibile che i seguaci della re
sistenza non-violenta trovino nei giapponesi degli avversari del tutto
senza cuore, indifferenti al gran numero di uomini che uccidono. Ma
i combattenti non-violenti avranno vinto la loro battaglia nella misura
in cui preferiranno lo sterminio alla sottomissione.
Le cose tuttavia non si presenteranno in modo cos semplice come
le ho presentate. Nel paese vi sono almeno quattro partiti. In primo
luogo vi sono gli inglesi e l'esercito che essi hanno messo in piedi. I
giapponesi dichiarano di non avere mire sull'India. La loro ostilit
diretta unicamente contro gli inglesi. In questo essi sono sostenuti
da alcuni indiani che si trovano in Giappone. Inoltre, vi deve essere
un numero abbastanza elevato, anche se difficilmente calcolabile con
precisione, di indiani che credono nelle dichiarazioni dei giapponesi e
credono che questi libereranno il paese dal giogo inglese e poi si riti
reranno. Ma anche se dovesse verificarsi il peggio, la loro insofferenza
per la dominazione inglese tanto forte che sarebbero disposti anche
a vederla sostituita con una dominazione giapponese. Queste persone
rappresentano un secondo partito. Il terzo partito costituito da ele
menti neutrali, che pur non essendo non-violenti non sono disposti
ad aiutare n gli inglesi n i giapponesi.
Il quarto e ultimo partito rappresentato dai seguaci della resi
stenza non-violenta. Se questi sono soltanto una minoranza, la loro
resistenza non otterr risultati tangibili, e avr valore soltanto come
esempio per il futuro. I seguaci della resistenza non-violenta affronte
ranno serenamente la morte dovunque si trovino, ma non piegheran
no il capo di fronte all'aggressore. Non si lasceranno ingannare dalle
promesse. Essi non intendono liberarsi dal giogo inglese ricorrendo
all'aiuto di una terza parte. Credono nel loro metodo di lotta e in
nessun altro. Combattono la loro battaglia per il bene dei milioni .
di uomini che ancora non fanno sentire la loro voce e che forse non
conoscono neppure il significato della parola libert. Essi non nu
trono n odio per gli inglesi n amore per i giapponesi. Vogliono il
bene di entrambi come di ogni essere umano. Essi credono che sol
tanto la non-violenza pu indicare all'uomo la giusta via in tutte le
circostanze. Dunque, se per l'esiguit del loro numero i seguaci della
resistenza non-violenta non riusciranno a raggiungere il loro fine, essi

203
------- GANDHI -------

nondimeno non desisteranno dalla loro battaglia, ma la continueran


no fino alla morte.
Il compito che sta di fronte ai seguaci della non-violenza molto
arduo. Ma nessuna difficolt pu arrestare degli uomini che credono
eramente nella loro missione. Stiamo per assistere ad una lunga agonia.
E necessario che i seguaci della resistenza non-violenta non compiano
tentativi impossibili. Le loro forze sono limitate. Un combattente non
violento del Kerala non fisicamente responsabile della difesa dell'As
sam, che oggi si trova in imminente pericolo. Se l'Assam pronto a
ricorrere alla non-violenza, allora in grado di difendersi da solo. Se non
lo , nessun gruppo di combattenti non-violenti del Kerala pu aiutarlo,
come non pu aiutare nessun'altra provincia. Il Kerala pu aiutare l'As
sam e tutte le altre province dimostrando l'efficacia della non-violenza
nel Kerala stesso. I.:esercito giapponese, se decider di invadere l'India,
non si arrester di certo all'Assam. Per sconfiggere gli inglesi, dovr con
quistare l'intero paese. Gli inglesi difenderanno con le armi ogni palmo
di terreno. Per essi la perdita dell'India significherebbe probabilmente
l'ammissione di una sconfitta totale. Che questo sia vero o no, chiaro
tuttavia che i giapponesi non si arresteranno fino a che tutta l'India non
sar nelle loro mani. Dunque i combattenti non-violenti devono rima
nere ai loro posti, dovunque si trovino.
Deve essere chiara una cosa. Dove l'esercito inglese impegnato
in combattimento con il <<nemico inopportuno ricorrere alla resi
stenza non-violenta. Non una resistenza non-violenta quella che si
svolge parallelamente o si allea alla violenza.
Devo dunque ribadire quello che ho gi tanto spesso affermato. La
migliore preparazione alla non-violenza e la migliore espressione di
essa consiste nella instancabile attuazione del programma costruttivo.
Chiunque creda che senza il sostegno del programma costruttivo sar in
grado nel momento decisivo di dimostrare una vera forza non-violenta,
destinato ad un misero fallimento. Sarebbe come se un uomo affama
to e disarmato volesse battersi con un soldato ben nutrito e armato da
capo a piedi. Chi non crede nel programma costruttivo, a mio parere
non nutre alcun amore per i milioni di indiani sofferenti. E chi privo
di questo amore non pu essere un combattente non-violento. Nella
pratica lo sviluppo della non violenza in me andato di pari passo con
la mia identificazione con l'umanit che soffre. E sono ancora lontano
dalla non-violenza perfetta che io concepisco proprio perch ancora so
no lontano da una perfetta identificazione con l'umanit che soffre.
(<<Harijan>>, 1 2 aprile 1 942) .

204
IL La resistenza non-violenta al nazismo

I . A PROPOSITO DELLA RESISTENZA N ON-VIOLENTA DI NIEM O LLER


AL NAZISMO E SULLA POSSIBILIT DI SMUOVERE ANCHE UN H ITLER.
NESSUN TIRANNO PU GOVERNARE SE I L POPOLO NON COLLABORA.
Riferendosi alla mia risposta all'obiezione che gli ebrei sono stati
non-violenti per duemila anni, lo <<Statesman afferma in un edito
riale:
<<Tutto il mondo ha saputo della vicenda del pastore Niemoller80 e
delle sofferenze patite dalla chiesa luterana; in Germania molti pastori
e semplici cristiani hanno affrontato coraggiosamente i tribunali, la
violenza e le minacce; senza alcuno spirito di vendetta essi hanno reso
una nobile testimonianza di verit. Ma tutto ci che risultati ha sortito
in Germania? I membri della Lega dei Ricercatori Biblici, che hanno
rifiutato il militarismo nazista come incompatibile con il messaggio di
pace di Cristo, sono sepolti nelle prigioni e nei campi di concentra
mento ormai da cinque anni. Quanti tedeschi sanno qualcosa di loro,
o se la sanno fanno qualcosa per loro?
La non-violenza, sia del debole che del forte, appare, tranne che
in condizioni particolarissime, uno strumento individuale pi che
uno strumento sociale. La salvezza di un uomo pu essere affidata
alla sua azione individuale; ma spetta ai politici occuparsi dei movi
menti, delle dottrine e delle minoranze. Gandhi sostiene che Hitler
si piegherebbe di fronte ad un coraggio "infinitamente superiore a
quello dimostrato dalle sue truppe d'assalto" . Se fosse cos, sarebbe
stato naturale che egli rendesse omaggio a uomini come Von Ossiet
zky. Ma per un nazista il coraggio una virt soltanto quando viene

205
------- GANDHI -------

dimostrato da un altro nazista; altrimenti diviene "una impudente


provocazione della canaglia giudaico-marxist' . Gandhi ha avanzato
la sua proposta data l'incapacit delle Grandi Potenze di prendere
misure efficaci rispetto a tale questione, una incapacit che tutti noi
deploriamo e che desidereremmo vedere superata. La solidariet di
Gandhi nei loro confronti pu essere di grande conforto per gli ebrei,
ma pu fare ben poco per rafforzare concretamente la loro causa.
Cristo il supremo esempio di non-violenza, e gli oltraggi a cui fu
esposto e la morte atroce che gli fu inflitta hanno dimostrato una
volta per tutte che nelle cose mondane e temporali la non-violenza
pu risultare impotente>> .
Io non credo che le sofferenze del pastore Niemoller e degli altri
siano state vane. Essi hanno conservato intatta la loro dignit di uo
mini. Hanno provato che la loro fede non poteva essere scossa da
nessuna sofferenza. Il fatto che la loro azione non sia stata sufficiente
a intenerire il cuore di Hitler dimostra che il cuore del dittatore pi
duro della pietra. Ma anche il metallo pi duro si liquefa se esposto
ad un calore adeguato. Allo stesso modo, anche il cuore pi duro
si intenerisce se esposto ad un calore adeguato generato dalla non
violenza. E non esistono limiti alla capacit della non-violenza di
generare calore.
Ogni azione il risultato del comporsi di una moltitudine di forze,
anche di natura contraria. Nessuna energia va dispersa. Cos imparia
mo dai libri di meccanica. Lo stesso avviene anche nelle azioni umane.
La differenza sta nel fatto che nel caso della meccanica in generale si
conoscono le forze che agiscono e dunque si pu calcolare matemati
camente la risultante. Le azioni umane al contrario sono la risultante
di una moltitudine di forze la maggioranza delle quali non sono a
nostra conoscenza. Ma la nostra ignoranza non deve indurci a non
credere nella potenza di queste forze. Al contrario la nostra ignoranza
deve essere motivo di maggiore fede. E poich la non-violenza la
forza pi potente che esista al mondo, ma anche quella che agisce nel
modo pi misterioso, essa richiede una fede grandissima.
Hitler un comune mortale come tutti gli altri uomini. Non
avrebbe nessuna forza se non fosse sostenuto dal suo popolo. Io non
dispero che egli possa divenire sensibile al le sofferenze umane, anche
se ne egli stesso il responsabile. Ma soprattutto mi rifiuto di credere
che i tedeschi come popolo non abbiano cuore o abbiano molto me
no cuore degli altri popoli della terra. Essi prima o poi si ribelleranno
contro il loro eroe, se egli non si ravveder in tempo. E quando i

206
------- TEORIA E P RATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

tedeschi si ribelleranno o Hitler si ravveder, ci renderemo conto che


le sofferenze del Pastore e dei suoi compagni hanno avuto un ruolo
determinante nel processo di risveglio della Germania.
Un conflitto armato pu portare alla catastrofe militare della Ger
mania, ma non riuscir a trasformare il cuore dei tedeschi, come non
vi riuscita la sconfitta nell'ultima guerra, che ha prodotto un Hit
ler, deciso a vendicarsi sui vincitori della Germania. E quale terribile
vendetta deciso a prendersi! La mia risposta dunque non pu essere
che la stessa risposta che Stephenson diede ai suoi compagni che di
speravano di poter mai riuscire a riempire il profondo fossato che
rese possibile la costruzione della prima ferrovia. Egli chiese ai suoi
compagni sfiduciati di avere fede e di continuare a riempire il fossato.
Giacch il fossato non era senza fondo, prima o poi sarebbe stato
riempito. Allo stesso modo, io non dispero per il fatto che il cuore di
Hitler e dei tedeschi ancora non stato toccato. Al contrario io invito
a sopportare sempre nuove sofferenze, fino a che non si dimostrer
chiaramente che il cuore di Hitler e dei tedeschi stato toccato. E
come il Pastore si coperto di gloria, cos ogni ebreo che resister
con coraggio e si rifiuter di piegarsi al decreto di Hitler si coprir di
gloria e aprir la via della liberazione di tutti gli ebrei.
Io sostengo che la non-violenza non soltanto una virt individua
le. Essa anche una virt sociale, che deve essere coltivata come le
altre virt. indubbio che la societ nei suoi rapporti in gran parte
regolata dalla non-violenza. Quello che io chiedo un'estensione del
la non-violenza su scala pi vasta, nazionale e internazionale.
Mi sorprende enormemente il fatto che l'autore dell'editoriale del
lo Statesman sostenga che l'esempio di Cristo ha provato una volta
per tutte che nelle cose mondane e temporali la non-violenza pu
risultare impotente. Sebbene io non possa sostenere di essere un cri
stiano nel senso confessionale del termine, l'esempio delle sofferenze
di Ges un fattore fondamentale della mia fede incrollabile nella
non-violenza, che regola tutte le mie azioni mondane e temporali. E
so che esistono migliaia di cristiani che hanno la mia stessa convin
zione. Ges sarebbe vissuto e morto invano se non ci avesse insegnato
a fondare tutta la nostra vita sull'eterna legge dell'amore.
(Harijan, 7 gennaio 1 939) .

207
------- GANDHI -------

2 . L' HITLERISMO NON PU ESSERE COMBATTUTO DAL CONTRO


H ITLERISMO, IN QUANTO QUESTO CONDUCE AD UN HITLERISMO
ANCORA PEGGIORE. COME COMBATTERE L' HITLERISMO IN MODO
EFFICACE E NONVIOLENTO. SUPERIORIT DELLA RESISTENZA
NON-VIOLENTA SU QUELLA VIOLENTA.
A prescindere da un giudizio definitivo su Hitler come persona,
ormai sappiamo che cosa significa l'hitlerismo. Esso significa l'eleva
mento della forza bruta al rango di scienza esatta e il suo impiego
con una precisione scientifica. Gli effetti di questa forza divengono
pressoch irresistibili.
Al tempo dei primi esperimenti del satyagraha, quando questo veni
va ancora confuso con la resistenza passiva, lo <<Star di Johannesburg,
colpito dalla vista di un pugno di indiani del tutto inermi e incapaci
di organizzare qualsiasi azione violenta anche se ne avessero avuta l'in
tenzione, che si sollevavano contro un governo dotato dei pi potenti
strumenti di repressione, pubblic una vignetta nella quale il governo
era rappresentato come un rullo compressore, simbolo di una forza
irresistibile, e la resistenza passiva era rappresentata come un elefante
impassibile, comodamente seduto, simbolo di una forza inamovibile.
I.: autore della vignetta aveva individuato esattamente le caratteristiche
del duello tra la forza irresistibile e la forza inamovibile. Allora tale
duello si trovava in una situazione di stallo. Sappiamo come poi le
cose si svilupparono. La forza inamovibile del satyagraha, la forza della
sofferenza senza ritorsione, riusc a resistere con successo alla forza che
veniva descritta e appariva come irresistibile.
Ci che si verificato allora pu verificarsi anche oggi. I..:hitleri
smo non sar mai sconfitto da un <<contro-hitlerismo>> . Questo pu
produrre soltanto un hitlerismo ancora peggiore, elevato all'ennesima
potenza. Ci a cui oggi assistiamo la dimostrazione dell'inutilit del
la violenza come dell'hitlerismo.
Cercher di spiegare che cosa intendo per fallimento dell'hitlerismo.
I..: h itlerismo ha privato le piccole nazioni della libert. Ha costretto la
Francia a implorare la pace. Probabilmente nel momento in cui quello
che sto scrivendo verr stampato, l'Inghilterra avr deciso la condotta
da seguire. La caduta della Francia tuttavia un argomento sufficiente
a sostenere la mia opinione. Penso che gli statisti francesi abbiano
dimostrato un raro coraggio piegandosi all'inevitabile e rifiutandosi di
rendersi complici di un assurdo massacro. Per la Francia non avrebbe
avuto senso ottenere una vittoria, dal momento che la posta in gioco
era ormai perduta. La causa della libert diventa una beffa se il prezzo

208
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

che si deve pagare per la sua vittoria la completa distruzione di colo


ro che devono godere della libert. A quel punto pu essere soltanto
uno strumento per soddisfare un'indegna ambizione. Il coraggio del
soldato francese conosciuto in tutto il mondo. Ma il mondo deve
riconoscere il coraggio ancora maggiore che gli statisti francesi han
no dimostrato chiedendo la pace. Sono sicuro che gli statisti francesi
hanno compiuto tale passo in modo assolutamente onorevole, come
conviene a dei veri soldati. Spero dunque che Hitler non vorr im
porre delle condizioni di pace umilianti, e che dimostri che se pure
combatte senza piet, sa usare una certa piet nel concludere la pace.
Ma torniamo in argomento. Cosa far Hitler della sua vittoria? Potr
controllare un cos grande potere? Personalmente rimarr a mani vuote
come il suo non molto lontano predecessore Alessandro. Ai tedeschi
egli lascer non il piacere di possedere un grande impero ma l'arduo
compito di sostenere un enorme peso. I tedeschi infatti non saranno
in grado di tenere per sempre tutte le nazioni conquistate in stato di
soggezione. E dubito che i tedeschi delle future .generazioni dimostre
ranno di essere veramente orgogliosi delle azioni di cui l'hitlerismo
sar ritenuto responsabile. Essi onoreranno Hitler come un genio, un
uomo coraggioso, un insuperabile organizzatore e cos via. Ma voglio
sperare che i tedeschi del futuro dimostrino di aver imparato l'arte di
distinguere anche tra i loro eroi. In ogni caso penso che si ammetter
che tutto il sangue che stato versato da Hitler non ha fatto elevare
della milionesima parte di un pollice la statura morale del mondo.
Immaginiamo invece quale sarebbe oggi lo stato dell'Europa se i
cecoslovacchi, i polacchi, i norvegesi, i francesi e gli inglesi avesse
ro detto a Hitler: Non hai nessun bisogno di organizzare scientifi
camente la tua forza bruta. Alla tua violenza noi contrapporremo la
non-violenza. Potrai dunque distruggere i nostri eserciti non-violenti
senza carri armati, navi e aerei . Si potrebbe obiettare che la sola
differenza sarebbe stata che Hitler avrebbe ottenuto senza combattere
quello che ha ottenuto con una lotta sanguinosa. Questo vero. Ma
la storia dell'Europa avrebbe avuto un corso differente. Le conqui
ste hitleriane avrebbero potuto aver luogo anche se ad esse si fosse
opposta una resistenza non-violenta, come hanno avuto luogo dopo
inenarrabili atrocit. Se si fosse fatto ricorso ad una resistenza non
violenta sarebbero stati uccisi soltanto coloro che si erano preparati ad
essere uccisi, ma senza uccidere nessuno a loro volta e senza provare
rancore per nessuno. Oso affermare che in tal caso l'Europa avrebbe
visto crescere di parecchi pollici la sua statura morale. E rispetto al fine

209
----- GAN D H I -----

che io mi prefiggo, l'elemento morale che conta. Tutto il resto non


ha alcun valore.
Ho scritto queste righe per le Potenze Europee. Ma esse sono valide
anche per noi stessi. Se ci che ho scritto giusto, non forse giun
to il momento per noi di affermare la nostra immutabile fede nella
non-violenza del forte e di dichiarare che non intendiamo difendere
la nostra libert con la forza delle armi, ma che la difenderemo con la
forza della non-violenza?
(Harijan, 22 giugno 1 940) .

3 . APPELLO AD OGNI INGLESE A COMBATTERE L' HITLERISMO CON


LA NON-VIOLENZA. IMPOSSIBILE DISTRUGGERE IL NAZISMO
USANDO GLI STESSI MEZZI CHE ESSO IMPIEGA. PER VINCERE
IL NAZISMO NECESSARIO ANDARE OLTRE LA VIOLENZA.
Nel 1 896 rivolsi un appello a tutti gli inglesi del Sud Mrica a favore
dei miei compatrioti che si erano recati in quel paese come lavoratori,
commercianti, eccetera. :L appello ebbe un certo successo. Per quanto
importante potesse essere dal mio punto di vista, la causa per cui al
lora mi battevo era del tutto insignificante rispetto alla causa che oggi
mi spinge a lanciare questo appello. Faccio appello a tutti gli inglesi,
dovunque si trovino, perch adottino il metodo della non-violenza
invece di quello della guerra, nella risoluzione dei conflitti tra le na
zioni e in ogni altra questione. I vostri statisti hanno dichiarato che
questa una guerra per la salvezza della democrazia. Si danno molte
altre giustificazioni. Voi le conoscete tutte a memoria. Io credo che alla
fine della guerra, quale che potr essere l'esito non esister pi nessuna
nazione che possa rappresentare la democrazia. Questa guerra si ab
battuta sul genere umano come un flagello e come un avvertimento.
Essa un flagello perch sta martoriando gli uomini in una misura
assolutamente senza precedenti. Tutte le distinzioni tra combattenti e
non combattenti sono state abolite. Niente e nessuno viene risparmia
to. La menzogna stata elevata ad arte. :L Inghilterra doveva difendere
le piccole nazioni. Una ad una queste sono state cancellate, almeno
per il momento. Ma questa guerra anche un avvertimento. Se infat
ti nessuno sar in grado di comprendere l'infausto presagio che essa
costituisce, l'uomo sar ridotto allo stato delle bestie, di cui fa mostra
di vergognarsi. Io ho compreso questo infausto presagio fin dall'inizio
delle ostilit. Ma non ho avuto il coraggio di parlare. Dio mi ha dato
il coraggio di parlare prima che fosse troppo tardi.

210
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Faccio appello perch cessiate le ostilit, non perch non siete pi in


grado di sostenere la guerra, ma perch la guerra un male in assoluto.
Voi volete eliminare il nazismo. Ma non riuscirete mai a eliminarlo
adottando i suoi stessi metodi. I vostri soldati stanno compiendo la
stessa opera di distruzione che compiono i tedeschi. La sola differen
za che forse i soldati inglesi non sono tanto spietati quanto quelli
tedeschi. Ma anche se per il momento questo vero, essi ben presto
diverranno spietati quanto i tedeschi, se non addirittura di pi. La
guerra non pu essere vinta in altro modo. In altre parole voi dovrete
divenire pi crudeli dei nazisti. Nessuna causa, per quanto giusta, pu
giustificare il massacro indiscriminato cui oggi stiamo assistendo. Io
affermo che una causa che richiede le azioni disumane che si stanno
compiendo non pu essere considerata giusta.
lo non voglio che l'Inghilterra venga sconfitta, ma non voglio nep
pure che conquisti la vittoria con l'uso della forza bruta, sia questa
espressa con i muscoli o con il cervello. Il vostro coraggio fisico una
cosa ormai incontestabile. Che bisogno avete di dimostrare che anche
i vostri cervelli non hanno rivali come i vostri muscoli nel campo
della forza distruttiva? Spero che non intendiate entrare in una cos
indegna competizione con i nazisti. Mi permetto di proporvi una via
pi nobile e pi audace, degna del soldato pi coraggioso. Vi invito a
combattere il nazismo senza armi, o, per attenermi alla terminologia
militare, con armi non-violente. Abbandonate le armi che impugnate;
convincetevi che non possono servire a salvare voi stessi e l'umanit.
Invitate Hitler e Mussolini a prendere ci che vogliono dei paesi che
voi chiamate vostri. Lasciate che essi si impadroniscano della vostra
bella isola, con tutto ci che di grande e di bello contiene. Darete ai
dittatori tutto ci, ma non darete mai loro i vostri cuori e le vostre
menti. Se essi vorranno occupare le vostre case, voi le abbandonerete.
Se non vi lasceranno uscire, voi insieme alle vostre donne e ai vostri
figli vi lascerete uccidere piuttosto che sottomettervi.
Questo metodo, che io ho chiamato non-collaborazione non-vio
lenta, in India ha avuto notevoli successi. I vostri compatrioti che go
vernano l'India potrebbero negare totalmente quanto io affermo. Ma
vi ingannerebbero. Potrebbero dirvi tuttavia che la nostra non-colla
borazione non stata sempre completamente non-violenta ed stata
provocata dall'odio. Questo non posso negarlo completamente. Se la
nostra non-collaborazione fosse stata completamente non-violenta, se
tutti i non-collaboratori non avessero nutrito che benevolenza e amo
re nei vostri confronti, non esito ad affermare che voi che oggi siete i

21 1
------- GANDHI -------

padroni dell'India sareste divenuti i suoi allievi e con le vostre capaci


t, di gran lunga superiori alle nostre, avreste perfezionato quest'arma
invincibile che la non-collaborazione e con essa avreste affrontato la
minaccia tedesca e italiana. In tal caso la storia d'Europa degli ultimi
mesi sarebbe stata completamente differente. I.:Europa avrebbe evita
to lo spargimento di fiumi di sangue innocente, il saccheggio di tante
piccole nazioni e l'orgia di odio a cui oggi assistiamo.
Questo appello non vi viene rivolto da un uomo che non sa il fatto
suo. Ho sperimentato con rigore scientifico la non-violenza e le sue
possibilit di applicazione per pi di cinquanta anni consecutivi. Ho
praticato la non-violenza in ogni campo della vita, da quello privato,
a quello istituzionale, a quello economico, a quello politico. Non co
nosco un solo caso in cui essa abbia fallito. I suoi apparenti fallimenti
sono da attribuire unicamente alle mie imperfezioni. Non pretendo
di essere perfetto. Ma pretendo di essere un appassionato ,ricercatore
della Verit, la quale non altro che un sinonimo di Dio. E nel corso
di tale ricerca che ho scoperto la non-violenza. La diffusione di essa
la missione della mia vita. Non ho altri interessi nella vita che lo svol
gimento di questa missione.
Affermo di essere stato per tutta la vita un amico del tutto disin
teressato del popolo inglese. Per un certo periodo ho anche amato
l'Impero britannico. Pensavo che esso facesse il bene dell'India. Quan
do mi sono reso conto che oggettivamente non poteva arrecare alcun
bene al mio paese, ho usato, e ancora uso, il metodo non-violento
per combattere l'imperialismo. Quale che potr essere il destino del
mio paese, il mio amore per voi rimane e rimarr inalterato. La mia
non-violenza richiede un amore u l! iversale, e in questo amore voi oc
cupate una parte non secondaria. E questo amore che mi ha spinto a
rivolgervi questo appello.
Possa Dio dare forza ad ogni mia parola. Ho iniziato queste mie ri
ghe nel suo nome, e nel suo nome le concludo. Possano i vostri statisti
avere la saggezza e il coraggio di dare ascolto al mio appello. Comu
nico a Sua Eccellenza il Vicer che i miei servigi sono a disposizione
del Governo di Sua Maest, qualora vengano considerati di qualche
utilit per il raggiungimento dei fini del mio appello.
(<<Harijan, 7 luglio 1 940) .

212
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

4 CRITICA: LA RESISTENZA NON-VIOLENTA PU IN CERTE


OCCASIONI INDURRE CHI NE FATTO OGGETTO A RICORRERE
ALLA VIOLENZA E QUINDI RENDERE PI DIFFICILE
LA SUA CONVERSIONE. RISPOSTA DI GANDHI.
o.: Lei ha rivolto un appello agli inglesi perch abbandonino le armi
e adottino la non-violenza. Ci tuttavia fa sorgere un problema mo
rale. E cio: l'ahimsa di A pu indurre B all'himsa e rendere difficile
la conquista del suo cuore. Se un uomo non-violento dirige la sua
azione contro una cosa inanimata, la sua non-violenza non ha alcun
effetto. Vi dunque una contraddizione nella sua fede. possibile che
l' ahimsa possa avere dei successi in un campo limitato. Se cos, di
quale utilit pu essere rispetto a fini universali? Dunque la sua pretesa
di servirsi dell' ahimsa in modo universale non ha senso.
R.: I.:ahimsa non pu essere liquidato cos alla leggera come lei cre
de. I.:ahimsa la forza pi potente conosciuta. Ma se tutti potessero
servirsi della pi grande forza esistente con la stessa facilit, tale forza
perderebbe la sua importanza. Ancora non siamo riusciti a scoprire
tutte le innumerevoli propriet di un elemento come l'acqua, che pure
utilizziamo ogni giorno. Alcune di queste propriet ancora ci sbalor
discono. Non pretendiamo dunque di fare in un sol tratto completa
luce su una forza misteriosa come l' ahimsa, e cerchiamo di scoprirne
la potenza nascosta con pazienza e fede. In un breve spazio di tem
po abbiamo portato a conclusione con discreto successo un grande
esperimento nell'uso di questa forza. Come lei sa, io non ho dato alla
cosa un eccessivo valore. Ho addirittura esitato a definirla una speri
mentazione dell'ahimsa. Ma come secondo la leggenda il solo nome
di Rama era sufficiente a far muovere le pietre, il movimento portato
avanti nei nome dell' ahimsa ha prodotto un _grande risveglio nei paese
e ci ha fatto compiere grandi passi avanti. E difficile prevedere quali
risultati possano raggiungere gli uomini che con fede incrollabile ten
tano di proseguire nella sperimentazione dell' ahimsa. Dire che coloro
che usano la violenza sono tutti insensibili un'esagerazione. Alcuni
sembrano perdere completamente ogni facolt umana, ma sarebbe un
errore fondare una legge morale su queste eccezioni. Il metodo mi
gliore quello di definire le leggi sulla base della esperienza concreta,
e l'esperienza concreta dimostra che nella maggior parte dei casi la
non-violenza risulta un antidoto efficace contro la violenza; da ci si
pu dunque dedurre che anche la forma pi alta di violenza pu essere
annullata dalla forma pi alta di non-violenza. ,
Esaminiamo per un momento la questione delle cose inanimate. E

213
------- GANDHI -------

chiaro che dando la testa contro una pietra l'unico risultato che si pu
ottenere quello di rompersela. Supponiamo per che una pietra stia
per colpirci: possiamo schivarla spostandoci da un lato, oppure, non
avendo la possibilit di spostarci, possiamo rimanere coraggiosamente
dove ci troviamo ed esporci al colpo della pietra. Questo provoche
rebbe il minor danno possibile, e anche nei caso il colpo ci risultasse
fatale, la nostra morte sarebbe meno penosa di quanto lo sarebbe stata
se avessimo cercato di evitarla.
Se si allarga un poco il ragionamento non sar difficile comprendere
che anche un uomo insensibile, se nessuno tenta di opporgli resisten
za, si rende conto inevitabilmente che la sua azione un inutile spreco
di energie. In realt non affatto inconcepibile che l'amorevole sacrifi
cio di molti uomini possa ricondurre alla ragione un uomo apparente
mente insensibile. Non mancano gli esempi di persone assolutamente
insensibili ricondotte alla ragione.
(Harijan, 28 luglio 1 940) .

5. INVITO AGLI EBREI AD OPPORRE UNA RESISTENZA


NON-VIOLENTA AL NAZISMO. IL MODO DI AGIRE DEGLI EBREI
IN PALESTINA COMPLETAMENTE INGIUSTO. LA PALESTINA
APPARTIENE AGLI ARABI .
Ho ricevuto numerose lettere i n cui m i s i chiede d i esprimere i l mio
parere sulla controversia tra arabi e ebrei in Palestina e sulla persecu
zione degli ebrei in Germania. Non senza esitazione che mi arrischio
a dare un giudizio su problemi tanto spinosi.
Le mie simpatie vanno tutte agli ebrei. In Sud Africa sono stato in
stretti rapporti con molti ebrei. Alcuni di questi sono divenuti miei
intimi amici. Attraverso questi amici ho appreso molte cose sulla mul
tisecolare persecuzione di cui gli ebrei sono stati oggetto. Essi sono
stati gli intoccabili del cristianesimo. L analogia tra il trattamento loro
riservato dai cristiani e quello riservato agli intoccabili dagli ind
molto stretta. In entrambi i casi sono stati invocati dei motivi religiosi
per giustificare il trattamento disumano di alcuni uomini da parte di
altri uomini. A prescindere dunque dall'amicizia la mia simpatia per
gli ebrei giustificata dalla pi ovvia delle ragioni universali.
Ma la simpatia che nutro per gli ebrei non mi chiude gli occhi alla
giustizia. La rivendicazione degli ebrei di un territorio nazionale non
mi pare giusta. A sostegno di tale rivendicazione viene invocata la
Bibbia e la tenacia con cui gli ebrei hanno sempre agognato al ritorno

214
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

in Palestina. Perch, come gli altri popoli della terra, gli ebrei non
dovrebbero fare la loro patria del paese dove sono nati e dove si gua
dagnano da vivere?
La Palestina appartiene agli arabi come !: Inghilterra appartiene agli
inglesi e la Francia appartiene ai francesi. E ingiusto e disumano im
porre agli arabi la presenza degli ebrei. Ci che sta avvenendo oggi in
Palestina non pu essere giustificato in base a nessun principio mo
rale. I mandati non hanno alcun valore, tranne quello conferito loro
dall'ultima guerra. Sarebbe chiaramente un crimine contro l'umanit
costringere gli orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la
Palestina agli ebrei come loro territorio nazionale.
La cosa corretta di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei,
dovunque siano nati o si trovino. Gli ebrei nati in Francia sono fran
cesi esattamente come sono francesi i cristiani nati in Francia. Se gli
ebrei sostengono di non aver altra patria che la Palestina, sono disposti
ad essere cacciati dalle altre parti del mondo in cui risiedono? Oppure
vogliono una doppia patria in cui stabilirsi a loro piacimento? La loro
rivendicazione di un territorio nazionale offre una attendibile giustifi
cazione alla loro espulsione dalla Germania.
Tuttavia la persecuzione degli ebrei che oggi viene attuata in Ger
mania non ha precedenti nella storia. Gli antichi tiranni non sono
mai giunti al punto di follia a cui sembra essere giunto Hitler. E il
dittatore tedesco sta agendo con uno zelo addirittura religioso. Egli
infatti sta fondando una nuova religione, basata sul nazionalismo pi
estremo e intollerante, in nome della quale qualsiasi atto disumano
diviene un atto di umanit, degno di perpetua riconoscenza. Il delitto
di un giovane chiaramente folle ma indubbiamente audace viene fatto
ricadere su tutta la sua razza con una incredibile ferocia. Se vi potesse
mai essere una guerra giustificabile in nome dell' umanit, una guerra
contro la Germania per impedire l'assurda persecuzione di un'intera
razza sarebbe pienamente giustificata. Ma io non credo in nessuna
guerra. Non mi possibile dunque affrontare una discussione sui pro
e i contro di una simile guerra.
Ma se non si deve fare la guerra contro la Germania, non vi deve
essere neppure alcuna alleanza con essa. Come vi pu essere infatti
un'alleanza tra una nazione che afferma di essere per la giustizia e la
democrazia e una nazione che nemica dichiarata di entrambe? Op
pure l'Inghilterra si sta avviando anch'essa verso la dittatura militare e
tutto ci che questa porta con s?
La Germania sta dimostrando al mondo con quanta efficienza pu

215
----- GANDHI -----

essere impiegata la violenza quando non ostacolata da nessuna ipo


crisia e da nessuna debolezza spacciata per umanitarismo. E sta di
mostrando anche quanto odiosa, terribile e terrificante sia la violen
za quando appare allo stato puro. Possono gli ebrei resistere a questa
organizzata e sfacciata persecuzione? Esiste un mezzo grazie al quale
possano difendere la loro dignit e non sentirsi impotenti, abbandonati
e isolati? lo penso che esista. Nessuna persona che ha fede in un Dio vi
vente pu sentirsi impotente e abbandonata. Il Jehovah degli ebrei un
Dio pi individualizzato del Dio dei cristiani, dei musulmani e degli
ind, anche se di fatto nella sua essenza Egli sempre lo stesso in tutte
le religioni, unico e al di l di ogni descrizione. Ma giacch gli ebrei at
tribuiscono una personalit a Dio e credono che Egli diriga tutte le loro
azioni, non possono sentirsi impotenti. Se fossi un ebreo e fossi nato
in Germania e vi risiedessi affermerei che la Germania la mia patria
come quella del pi importante dei gentili tedeschi, e sfiderei i gentili
a uccidermi o a gettarmi in prigione; mi rifiuterei di essere espulso e di
sottomettermi alla discriminazione. E per far ci non aspetterei che gli
altri ebrei si unissero a me nella resistenza passiva, ma avrei fiducia che
alla fine essi seguirebbero inevitabilmente il mio esempio. Se un ebreo o
tutti gli ebrei accetteranno di seguire il mio suggerimento, sicuramente
non peggioreranno la loro situazione. E la sofferenza volontariamente
accettata dar loro una forza interiore e una gioia che nessuna risolu
zione di solidariet approvata fuori della Germania potr mai fornire
loro. Infatti, anche se l'Inghilterra, la Francia e l'America dichiarassero
guerra alla Germania, ci non potrebbe dare agli ebrei n gioia n forza
interiore. La fredda violenza di Hitler pu anche portare ad un totale
massacro degli ebrei, come risposta ad una tale dichiarazione di guerra.
Ma se gli ebrei saranno preparati spiritualmente alla sofferenza volon
taria anche il loro massacro potr essere trasformato in un motivo di
ringraziamento e di gioia e visto come un fatto voluto da Jehovah per la
liberazione della razza, anche se per opera di un tiranno. A chi ha timor
di Dio infatti la morte non incute terrore. Essa soltanto un sonno
fel!ce a cui segue un risveglio che il lungo sonno rende beato.
E superfluo che io dica che pi facile per gli ebrei che non per i
cecoslovacchi seguire i miei suggerimenti. Gli ebrei si trovano in una
situazione praticamente identica a quella in cui si trovavano gli indiani
in Sud Mrica quando iniziarono la lotta seguendo i principi del satya
graha. In Sud Mrica gli indiani occupavano esattamente la stessa posi
zione che oggi gli ebrei occupano in Germania. La loro persecuzione
aveva anche degli aspetti religiosi. Il presidente Kruger era solito dire

216
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

che i Cristiani bianchi erano il popolo eletto da Dio e che gli indiani
erano esseri inferiori creati per servire i bianchi. Un articolo fondamen
tale della costituzione del Transvaal stabiliva che non vi doveva essere
alcuna uguaglianza tra i bianchi e le razze di colore, comprese quelle
asiatiche. Anche gli indiani erano confinati in ghetti. Le altre discri
minazioni erano pressoch dello stesso tipo di quelle che oggi gli ebrei
devono sopportare in Germania. Gli indiani, pochissimi di numero,
ricorsero al satyagraha senza ricevere nessun appoggio dal mondo ester
no o dal governo indiano. I funzionari inglesi tentarono anzi di dissua
dere i satyagrahi dalla loro decisione. I.: opinione pubblica mondiale e il
governo indiano espressero la loro solidariet con i satyagrahi soltanto
dopo otto anni di lotta. E questa solidariet si manifest unicamente in
delle pressioni diplomatiche, non in una minaccia di guerra.
Ma gli ebrei tedeschi possono ricorrere al satyagraha in condizioni
infinitamente migliori di quelle in cui si trovavano gli indiani del Sud
Africa. Gli ebrei in Germania costituiscono una comunit compatta
e omogenea, e hanno delle capacit di gran lunga superiori a quelle
possedute dagli indiani del Sud Africa. Inoltre essi hanno dietro di lo
ro un'opinione pubblica mondiale organizzata. Sono convinto che se
qualcuno di loro avr il coraggio e la lungimiranza di mettersi alla testa
di un'azione non-violenta, le tenebre di disperazione in cui oggi essi si
trovano saranno trasformate in un batter d'occhio in una radiosa alb a
d i speranza. E quella che oggi sta divenendo u n a degradante caccia
all'uomo sar trasformata in una calma e decisa resistenza, opposta
da uomini e donne disarmati che possiedono la forza di soffrire da
ta loro da Jehovah. Sar la resistenza genuinamente religiosa opposta
alla furia empia di un essere disumano. Gli ebrei tedeschi otterranno
una vittoria dura tura sui gentili tedeschi, nel senso che li indurranno
ad avere rispetto per la dignit umana. Essi renderanno un servizio a
tutti i tedeschi e proveranno il loro diritto ad essere considerati dei
veri tedeschi contro coloro che oggi, anche se inconsciamente, stanno
trascinando il nome della Germania nel fango.
Un breve accenno alla questione degli ebrei in Palestina. Sono con
vinto che gli ebrei stanno agendo ingiustamente. La Palestina biblica
non un'entit geografica. Essa deve trovarsi nei loro cuori. Ma messo
anche che essi considerino la terra di Palestina come loro patria,
ingiusto entrare in essa facendosi scudo dei fucili inglesi. Un'azione
religiosa non pu essere compiuta con l'aiuto delle baionette e delle
bombe. Gli ebrei possono stabilirsi in Palestina soltanto con il con
senso degli arabi. Essi devono tentare di convertire il cuore degli arabi.

217
------ GANDHI ------

li cuore degli arabi governato dallo stesso Dio che governa il cuore
degli ebrei. Gli ebrei devono ricorrere al satyagraha nei confronti degli
arabi e lasciare che questi li uccidano o li gettino nel Mar Morto senza
alzare un sol dito contro di loro. Essi troveranno l'opinione pubblica
mondiale solidale con la loro aspirazione religiosa. Vi sono centinaia
di modi per trattare con gli arabi, se gli ebrei rinunciano all'appoggio
delle baionette inglesi. Al contrario attualmente gli ebrei sono com
plici degli inglesi nella spoliazione di un popolo che non ha fatto nulla
contro di loro.
Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che
essi avessero scelto il metodo della non-violenza per resistere contro
quella che giustamente considerano una ingiustifcabile aggressione
del loro paese. Ma in base ai canoni comunemente accettati del giusto
e dell'ingiusto, non pu essere detto niente contro la resistenza degli
arbi di fronte alle preponderanti forze avversarie.
E necessario che gli ebrei, che sostengono di essere la razza eletta,
dimostrino questo loro titolo scegliendo il metodo della non-violenza
per affermare la loro posizione nel mondo. Tutti i paesi, compresa la
Palestina, diverranno la loro patria, ma non grazie all' aggressione, ma
al servizio reso con amore. Un amico ebreo mi ha mandato un libro
intitolato Il contributo degli ebrei alla civilt, scritto da Cecil Roth.
Esso mostra ci che gli ebrei hanno fatto in tutto il mondo per il pro
gresso dell'arte, della musica, del teatro, della scienza, della medicina,
dell' agricoltura eccetera. Se vogliono, gli ebrei possono rifutarsi di
essere trattati come i paria dell'Europa, degni solo di disprezzo o di
commiserazione. Essi possono imporre l'attenzione e il rispetto del
mondo nei loro confronti comportandosi da uomini, le creature elette
da Dio, invece di abbassarsi al livello dei bruti come se fossero abban
donati da Dio. Essi possono aggiungere ai molti contributi che hanno
dato al mondo il contributo supremo dell'azione non-violenta.
(Harijan>>, 26 novembre 1 938) .

6. RISPOSTA A CRITICHE RICEVUTE I N SEGUITO


ALL'ARTICOLO SOPRA RIPORTATO.
Alcuni amici mi hanno mandato due ritagli di giornale nei quali
viene criticato il mio appello agli ebrei. I due critici affermano che
proponendo agli ebrei la non-violenza come rimedio contro l'ingiu
stizia di cui sono oggetto io non ho proposto loro niente di nuovo,
in quanto gli ebrei hanno praticato la non-violenza per duemila anni.

218
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Evidentemente, almeno rispetto a questi critici, non sono riuscito a


esprimere con chiarezza il mio pensiero. Gli ebrei, a quanto mi risul
ta, non hanno mai praticato la non-violenza come un fatto di fede
o anche come politica. Anzi la loro storia macchiata dal fatto che i
loro antenati hanno crocifisso Ges. Gli ebrei non credono forse nella
legge dell'occhio per occhio, dente per dente? Nei loro cuori non nu
trono forse sentimenti violenti nei confronti dei loro oppressori? Non
vogliono forse che le cosiddette potenze democratiche puniscano la
Germania per la persecuzione che attua nei loro confronti e li liberi
no dall'oppressione? Se cosl, non vi non-violenza nei loro cuori.
La loro non-violenza, se cos pu essere chiamata, la non-violenza
dell'impotente e del debole.
Ci che io ho sollecitato la rinuncia al sentimento del la violenza
e il conseguente attivo esercizio della forza generata da questa grande
rinuncia. Uno dei critici afferma che per praticare la non-violenza
necessaria un'opinione pubblica favorevole. Evidentemente egli pen
sa alla resistenza passiva concepita come arma del debole. lo ho fat
to una distinzione tra la resistenza passiva del debole e la resistenza
non-violenta attiva del forte. Quest'ultima pu essere praticata anche
di fronte alla pi accanita opposizione. E finisce inevitabilmente per
suscitare la solidariet dei pi vasti strati di opinione pubblica. La
sofferenza del non-violento in grado di addolcire i cuori pi duri.
Non esito ad affermare che se gli ebrei saranno capaci di ricorrere
all'aiuto della forza spirituale che soltanto la non-violenza pu con
ferire, Hitler sar costretto a piegarsi di fronte ad un coraggio che nei
suoi rapporti con gli uomini egli non ha mai conosciuto e che dovr
riconoscere infinitamente superiore a quello delle sue migliori truppe
d'assalto. La dimostrazione di un tale coraggio possibile soltanto a
coloro che possiedono una fede profonda nel Dio della Verit e nella
non-violenza, ossia nell'Amore.
Naturalmente i critici potrebbero obiettare che la non-violenza da
me descritta non praticabile dalle masse ma accessibile soltanto
a poche persone dotate di grandi qualit. Io ho sempre combattuto
questa posizione e ho sempre affermato che con un'adeguata educa
zione e una giusta guida la non-violenza pu essere praticata dalle pi
vaste masse.
Vedo tuttavia che ci che ho scritto viene frainteso, e che dal fatto
che io invito alla resistenza non-violenta gli ebrei perseguitati si de
duce che non credo in un intervento delle potenze democratiche a
favore degli ebrei o reputo tale intervento inopportuno. Mi sembra

219
------- GANDHI -------

addirittura superfluo replicare a questi timori. chiaro che non c'


alcun pericolo che le grandi potenze facciano o non facciano alcunch
per qualcosa che io posso aver detto. Esse faranno, e sono tenute a
fare, tutto quello che possono per liberare gli ebrei da una disuma
na persecuzione. Il mio appello tuttavia ha una sua forza per il fatto
che le grndi potenze si sentono incapaci di aiutare gli ebrei in modo
efficace. E per questo che ho avanzato la mia proposta, che so essere
infallibile se accolta nel giusto modo.
La critica pi acuta che ho ricevuto tuttavia questa: come posso
aspettarmi che gli ebrei accettino la mia proposta dal momento che
so che addirittura l'India, dove io svolgo la mia opera, dove mi sono
autonominato generale, non l'ha accettata completamente? La mia
risposta : Beati coloro che non si aspettano nulla>> . Io appartengo
alla categoria dei beati, almeno in questo caso. Avendo elaborato la
mia proposta ed essendo sicuro della sua efficacia, sarebbe sbagliato da
parte mia non richiamare su di essa l'attenzione quando vedo dei casi
in cui potrebbe essere messa in pratica con successo. Fino ad ora mi
sono rifiutato di occuparmi della politica europea. La mia posizione
generale sempre la stessa. Nel caso dell'Abissinia ho avanzato la mia
proposta in tono estremamente discreto. Le vicende dei cecoslovacchi
e degli ebrei mi hanno colpito molto di pi di quelle abissine, e dun
que non ho potuto fare a meno di intervenire. Forse il dottor Mott
aveva ragione l'altro giorno quando mi diceva che dovrei scrivere mol
ti articoli come quelli che ho scritto sulle questioni dei cecoslovacchi
e degli ebrei, se non altro perch essi possono essermi di aiuto nella
lotta che conduco in India. Il dottor Mott affermava inoltre che l'Oc
cidente non mai stato pronto come oggi per ricevere il messaggio
non-violento.
(Harijan, 1 7 dicembre 1 938).

7 GANDHI RIBADISCE, IN RISPOSTA AD ALCUNE CRITICHE,


LA SUA IDEA DI UNA RESISTENZA NON-VIOLENTA DEGLI EBREI
AL NAZISMO E RIAFFERMA LA SUA CONDANNA DELL'AGGRESSIONE
ISRAELITA ALLA PALESTINA ARABA.
Il direttore della ]ewish Frontien>, pubblicata a New York, al 275
della Settima Avenue, stato tanto gentile da mandarmi una copia
del numero di marzo della rivista con la richiesta di rispondere alla
replica che nella rivista si d al mio articolo sugli ebrei in Germania e
in Palestina8 1 La replica al mio articolo scritta con grande abilit. Mi

220
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

sarebbe piaciuto avere spazio sufficiente per riportarla interamente. Il


lettore in ogni caso potr trovarne i passi pi significativi su questo
numero dell'Harijan82
Voglio chiarire innanzitutto che il mio articolo non stato scritto
con intenzioni critiche. Ho scritto l'articolo dietro insistenti richieste
di alcuni amici e corrispondenti ebrei. Ma una volta che mi sono de
ciso a scrivere, non potevo farlo in altro modo.
Mentre scrivevo non avevo alcuna speranza che gli ebrei si sarebbero
convertiti immediatamente alle mie posizioni. Mi sarei ritenuto sod
disfatto anche se avessi potuto convincere e convertire un solo ebreo.
D'altra parte, non ho neppure scritto il mio articolo con scopi im
mediati. Voglio illudermi che alcuni dei miei scritti mi sopravvive
ranno e potranno essere di qualche utilit alla causa per la quale sono
stati scritti. Non mi sento affatto turbato dal fatto che a quanto mi
dato di sapere il mio scritto non riuscito a convertire neppure un
solo ebreo.
Ho letto pi di una volta la replica, e devo dire che non vt,:do mo
tivo di mutare il punto di vista espresso nel mio articolo. E molto
probabile che, come dice l'autore della replica, un Gandhi ebreo in
Germania, se mai ne sorgesse uno, "funzionerebbe" s e no per cinque
minuti, e poi sarebbe condotto alla ghigliottina . Ma ci non confuta
quanto io affermo, n fa vacillare la mia fede nell'efficacia dell' ahimsa.
Io sono convinto della necessit di sacrificio di centinaia, se non di
migliaia, di uomini per placare gli appetiti di dittatori che non hanno
alcuna fede nell' ahimsa. Anzi il principio che l' ahimsa raggiunge il
massimo livello della sua efficacia quando si trova di fronte al pi alto
grado di himsa. Il suo valore si dimostra realmente soltanto in simili
circostanze. Coloro che accettano la sofferenza possono non vedere
il risultato della loro azione durante la loro vita. Ma essi devono aver
fede che se il loro culto sopravvive il risultato certo. Il metodo della
violenza non offre maggiori garanzie di quello della non-violenza. Ne
offre anzi infinitamente di meno, giacch in esso manca la fede che
contraddistingue il seguace dell' ahimsa.
L autore della replica afferma che io ho affrontato il problema degli
ebrei senza quel fondamentale rigore e quella zelante adesione alla
verit che gli sono solitamente caratteristici quando prende in esa
me dei problemi. Tutto ci che posso dire che quando ho scritto
l'articolo non mi sembrato di mancare n di rigore n di passione
per la verit. La seconda accusa che l'autore della replica mi rivolge
pi seria. Egli pensa che il mio zelo per la realizzazione dell'unit tra

22 1
------- GANDHI -------

ind e musulmani mi renda parziale nei confronti degli arabi, tanto


pi che in India la versione araba della questione ha una risonanza
naturalmente maggiore. Ho ripetuto spesso che non tradirei la verit
neanche nell'interesse della libert dell'India. Tanto meno dunque lo
farei per guadagnarmi l'amicizia dei musulmani. :L autore della replica
pensa che io sbagli rispetto alla questione ebraica come sbagliavo ri
spetto alla questione del Khilafat 83 Anche dopo tutto questo temp9
non ho alcun rimpianto per averabbracciato la causa del Khilafat. E
chiaro che il fatto che io la ribadisca non prova la correttezza del mio
atteggiamento. Tuttavia necessario che tutte le persone interessate
conoscano il giudizio che oggi do della mia azione del l 9 1 9-20.
Sono cosciente del fatto che purtroppo questo mio scritto non riu
scir a soddisfare n il direttore della Jewish Frontien> n i miei molti
amici ebrei. Mi auguro tuttavia con tutto il cuore che in un modo o
nell'altro la persecuzione degli ebrei in Germania finisca e che la que
stione palestinese possa essere risolta con piena soddisfazione di tutte
le parti interessate.
(Harijan, 27 maggio 1 939) .

8. A PROPOSITO DEL PATTO DI MONACO E INVITO AI CECOSLOVACCHI


AD ADOTTARE LA RESISTENZA NON-VIOLENTA AD OLTRANZA.
Si deve essere lieti che per il momento il pericolo di una guerra sta
to allontanato. Si deve giudicare il prezzo pagato troppo alto? Si deve
pensare che si trattato di un accordo disonorevole? Si trattato di un
trionfo della violenza organizzata? Hitler ha forse scoperto una nuova
tecnica di organizzare la violenza che gli consente di raggiungere i
suoi fini senza spargimenti di sangue? lo non pretendo di conoscere
la politica europea. Mi sembra tuttavia che attualmente in Europa le
piccole nazioni non possono continuare ad esistere conservando la
loro dignit nazionale. Sono condannate ad essere assorbite dai loro
pi potenti vicini, a diventare delle nazioni vassalle.
:LEuropa ha venduto la sua anima per un tozzo di pane. La pace
che l'Europa ha conquistato a Monaco un trionfo della violenza;
ma anche la sua sconfitta. Se l'Inghilterra e la Francia fossero state
sicure della vittoria avrebbero sicuramente rispettato il loro impegno a
difendere la Cecoslovacchia o a perire con essa. Ma esse si sono piegate
di fronte alla violenza combinata della Germania e dell'Italia. Ma che
cosa hanno guadagnato la Germania e l'Italia da tutto ci? Hanno
forse aggiunto qualcosa alla ricchezza morale del genere umano?

222
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Scrivendo queste righe non alle grandi potenze che penso. La loro
forza mi sconcerta. Ma dagli avvenimenti cecoslovacchi io e tutti noi
possiamo ricavare una lezione. I cecoslovacchi si sono trovati impo
tenti quando si sono visti abbandonati dai loro due potenti alleati.
Tuttavia ho l'ardire di affermare che se essi avessero conosciuto l'uso
della non-violenza come arma per difendere l'onore nazionale, avreb
bero potuto affrontare tutta la potenza della Germania e dell'Italia
messa insieme. Essi avrebbero risparmiato all'Inghilterra e alla Francia
l'umiliazione di mendicare una pace che non una pace; e per salvare
il loro onore sarebbero morti fino all'ultimo uomo senza versare una
sola goccia di sangue dell'aggressore. Mi rifiuto di credere che un simi
le eroismo, che si pu anche definire capacit di autocontrollo, superi
i limiti della natura umana. La natura umana realizza se stessa soltanto
quando comprende pienamente che per essere veramente umana deve
cessare di essere bestiale o brutale. Pur avendo delle sembianze umane,
finchl non acquistiamo la virt della non-violenza noi continuiamo
ad essere come il nostro pi antico antenato, l' orangutang.
Le mie non sono parole oziose. I cecoslovacchi devono sapere che la
Commissione di Lavoro ha seguito con angoscia la decisione della loro
sorte. In un certo senso questa angoscia era soltanto egoistica, ma se si
vuole proprio per questo era tanto pi reale. Infatti, sebbene noi siamo
dal punto di vista numerico una grande nazione, in base ai valori eu
ropei, ossia in termini di violenza scientificamente organizzata, siamo
una nazione ancora pi piccola della Cecoslovacchia. Inoltre oggi non
viene semplicemente minacciata la nostra libert, ma non possedia
mo alcuna libert e stiamo lottando per conquistarla. I cecoslovacchi
dispongono di un esercito; noi siamo completamente disarmati. La
Commissione dunque ha discusso su quale fosse il suo dovere in rela
zione agli avvenimenti cecoslovacchi, e su quale atteggiamento dovesse
assumere il Congresso nel caso fossimo coinvolti in una guerra. Dove
vamo mercanteggiare con l'Inghilterra la nostra libert e schierarci a
favore della Cecoslovacchia, o dovevamo ribadire la nostra fede nella
non-violenza e, in un momento in cui l'umanit afflitta veniva messa
a dura prova, affermare che coerentemente con i nostri principi non
potevamo partecipare ad una guerra, anche se questa aveva come suo
scopo la difesa di una nazione come la Cecoslovacchia, la cui stessa
esistenza era minacciata senza che avesse commesso alcuna colpa, o
meglio, per il fatto che aveva l'unica colpa di essere troppo piccola per
potersi difendere da sola? La Commissione di Lavoro era quasi giunta
alla conclusione di rifiutare la possibilit di intavolare una trattativa

223
----- GANDHI -----

con l'Inghilterra e di dare il proprio contributo alla pace mondiale, alla


difesa della Cecoslovacchia e alla libert dell'India affermando di fronte
al mondo con la propria azione che una pace onorevole non poteva
essere raggiunta con il massacro di migliaia di innocenti, ma soltanto
con la pratica della non-violenza organizzata anche fino alla morte.
Questo era l'unico passo logico e naturale che la Commissione di
Lavoro avrebbe potuto compiere, se intendeva dimostrarsi coerente
con i propri principi. Alla base di tale decisione vi era il ragionamento
seguente. Se l'India pu conquistare la libert con la non-violenza,
come i membri del Congresso credono, essa pu anche difendere la
propria libert con gli stessi mezzi; a maggior ragione dunque pu
farlo una piccola nazione come la Cecoslovacchia.
Non so che cosa avrebbe fatto realmente la Commissione di Lavoro
se la guerra fosse scoppiata. La guerra tuttavia solo rimandata. In
questo momento di respiro che ci offerto, invito i cecoslovacchi ad
accettare il metodo della non-violenza. Essi ancora non sanno cosa
riserver loro il futuro. Non hanno nulla da perdere sperimentando
il metodo della non-violenza. Il destino della Spagna Repubblicana
sospeso ad un filo. Lo stesso vale per la Cina. Se queste due nazioni
saranno sconfitte, ci non avverr perch la loro causa ingiusta, ma
perch sono meno esperte dei loro avversari nella scienza della distru
zione o perch dispongono di minori risorse. Che cosa guadagnerebbe
la Spagna Repubblicana se avesse le risorse di Franco, o la Cina se pos
sedesse l'esperienza bellica del Giappone, o la Cecoslovacchia se pos
sedesse le capacit militari di Hitler? lo affermo che se per una nazione
una dimostrazione di coraggio sacrificare fino al suo ultimo uomo
in combattimento, una dimostrazione di coraggio ancora maggiore
rifiutarsi di combattere e al tempo stesso rifiutarsi di sottomettersi
all'aggressore. Se la morte certa in entrambi i casi, non cosa pi
nobile morire offrendo il petto al nemico e senza nutrire alcun rancore
nei confronti di esso?
(Harijan>>, 8 ottobre 1 938) .

9 RINNOVATO INVITO Al CECOSLOVACCHI


AD ADOTTARE LA NON-VIOLENZA.
Se ho definito l'accordo concluso con Hitler pace senza onore>>,
non stato per biasimare in alcun modo gli statisti inglesi o francesi.
Non ho dubbi che Mr Chamberlain non poteva fare niente di pi di
quello che ha fatto. Egli conosceva i limiti del suo paese, e intendeva

224
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

evitare la guerra ad ogni costo. Escluso il ricorso alla guerra, egli si


schierato con tutti i mezzi a sua disposizione a favore della causa della
Cecoslovacchia. Il fatto che non si sia potuto concludere un accordo
onorevole non va imputato a lui. La cosa inevitabile quando si viene
a conflitto con Hitler e Mussolini.
Non pu essere diversamente. La democrazia teme gli spargimenti
di sangue. Al contrario la filosofia che sostengono i due dittatori defi
nisce codardia il rifuggire dai massacri. Hitler e Mussolini fanno ricor
so a tutte le risorse dell'arte poetica per esaltare il delitto organizzato.
Le loro parole e le loro azioni sono chiare. Essi sono sempre pronti alla
guerra. Non c' nessuno in Germania o in Italia che possa ostacolarli.
La loro parola legge.
Chamberlain o Daladier si trovano in condizioni del tutto diffe
renti. Essi devono adeguarsi alla volont dei loro parlamenti, devono
consultarsi con dei partiti, e non possono continuamente esprimere
propositi di guerra se vogliono esprimersi in termini democratici.
La scienza della guerra porta alla dittatura. La scienza della non
violenza pu portare soltanto alla pura democrazia. I.:Inghilterra, la
Francia e l'America devono fare la loro scelta. Questa la sfida che
hanno lanciato loro i due dittatori.
La Russia non rientra nel quadro fin qui tracciato. La Russia ha un
dittatore che sogna la pace e crede di riuscire ad ottenerla versando
fiumi di sangue. Nessuno pu dire quali effetti avr sul mondo la
dittatura russa.
Era necessario affermare tutto ci per introdurre quello che voglio
dire ai cecoslovacchi e attraverso di loro a tutte le nazioni che vengono
definite piccole o deboli. Voglio parlare ai cecoslovacchi perch
le loro vicende mi hanno provocato un grande turbamento, sia fisico
che spirituale, e ho pensato che sarebbe stata codardia da parte mi:t
non metterli a parte dei pensieri che mi sono venuti alla mente. E
chiaro che le piccole nazioni sono destinate o a divenire dei satelliti
dei dittatori o ad essere una costante minaccia per la pace in Europa.
Malgrado tutta la buona volont del mondo, la Francia e l'Inghilterra
non possono salvarle. Il loro intervento potrebbe significare soltanto
spargimenti di sangue e distruzioni in una misura mai conosciuta. Se
fossi un cecoslovacco dunque libererei queste due nazioni dall'impe
gno di difendere il mio paese. E tuttavia non accette rei di divenire
vassallo di nessuna nazione e di nessun organismo. I.:alternativa per
me sarebbe la completa indipendenza o la morte. Cercare di ottene
re la vittoria con uno scontro armato sarebbe soltanto una bravata.

225
----- GANDHI -----

Differente sarebbe sfidare la potenza di chi cerca di privarmi dell'indi


pendenza, rifiutare di piegarmi alla sua volont e perire disarmato in
questo tipo di lotta. Cos facendo pur perdendo il mio corpo, salverei
la mia anima, ossia il mio onore. Questa pace ingloriosa dovrebbe
fornire un'opportunit per cancellare l'umiliazione e per conquistare
una reale indipendenza.
Ma si potrebbe dire, a mo' di consolazione: Hitler non conosce la
piet. Con lui il nostro tentativo spirituale non servirebbe a nulla>>.
La mia risposta : Forse vero. Nella storia non esistono esempi
di nazioni che abbiano fatto ricorso alla resistenza non-violenta. Se la
mia sofferenza non avr alcun effetto su Hitler non ha importanza.
Infatti non perder nulla che abbia una vera importanza. C unica cosa
degna di essere preservata il mio onore. E questo non ha alcuna rela
zione con la piet di Hitler. Tuttavia, come seguace della non-violenza
non devo porre dei limiti alla sua efficacia. Finora Hitler e i suoi simili
hanno ricavato dalla loro esperienza la convinzione che l'uomo cede
invariabilmente alla forza. Per essi il vedere uomini, donne e bambini
che inermi oppongono una resistenza non-violenta senza nutrire al
cun rancore per i loro nemici sarebbe un'esperienza del tutto nuova.
Chi pu arrischiarsi ad affermare che impossibile che la pi potente
e la pi meravigliosa delle forze abbia effetto su di essi? Essi possiedo
no un'anima come tutti gli esseri umani>> .
Ma si potrebbe ancora obiettare: Quello che dici va bene per te.
Ma come puoi sperare che i tuoi compatrioti si comportino allo stesso
modo? Essi sono abituati a combattere. Quanto a coraggio personale
non sono secondi a nessuno nel mondo. E un tentativo vano da parte
tua chiedere loro di abbandonare le armi e di prepararsi alla resistenza
non-violenta>> .
Forse vero anche questo. Ma i o h o una missione a cui non posso
sottrarmi. Devo comunicare il mio messaggio al mio popolo. Questa
umiliazione mi ha troppo ferito perch io rimanga passivo. Quanto me
no devo seguire la via indicatami dalla luce che mi si manifestata>>.
Cos agirei, credo, se fossi un cecoslovacco. Quando iniziai a prati
care il satyagraha non avevo compagni. Eravamo tredicimila, tra uo
mini donne e bambini, contro un'intera nazione in grado di annien
tarci. Non potevo sapere se qualcuno mi avrebbe dato ascolto. Tutto
avvenne come in un baleno. Non tutti i tredicimila si unirono alla
lotta. Molti si tirarono indietro. Ma l'onore della nazione fu salvo. Il
satyagraha in Sud Mrica apr la pagina di una nuova storia.
(Harijan>>, 1 5 ottobre 1 938).

226
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

I O . RISPOSTA AD OBIEZIONI SOLLEVATE


'
IN SEGUITO ALL ARTICOLO SOPRA RIPORTATO.
Tra le critiche rivolte al mio recente scritto sugli avvenimenti ceco
slovacchi ho trovato un punto che richiede una risposta.
Alcuni critici affermano che se il metodo non-violento che ho pro
posto ai cecoslovacchi valido soltanto per le nazioni relativamente
deboli perch piccole e non per le grandi potenze come l'Inghilterra,
la Francia o l'America, non pu essere di grande valore, se non addi
rittura assolutamente inefficace.
Se i miei critici vorranno rileggere il mio articolo vedranno che ho
esitato a proporre il metodo non-violento alle grandi potenze proprio
a causa della loro grandezza, o per cos dire per una certa mia timi
dezza nei loro confronti. Vi tuttavia una ragione pi valida per cui
non mi sono rivolto ad esse. Esse non si trovavano in difficolt, e dun
que non avevano bisogno di nessun rimedio. Per usare un linguaggio
medico, non erano ammalate come lo era la Cecoslovacchia. La loro
esistenza non era minacciata come lo era quella della Cecoslovacchia.
Un mio appello alle grandi potenze sarebbe stato dunque soltanto un
vuoto e superfluo sermone.
Lesperienza mi ha dimostrato che raramente le persone divengono
virtuose soltanto per amore della virt. Nella maggior parte dei casi
divengono virtuose per necessit. Non c' niente di male che un uomo
divenga buono sotto la pressione delle circostanze, anche se indubbia
mente sarebbe meglio se lo divenisse semplicemente per amore del
bene.
I cecoslovacchi si trovavano di fronte all'alternativa di arrendersi
senza opporre resistenza alla potenza tedesca o di combattere da soli e
rischiare una quasi sicura distruzione. In quel momento era necessario
che una persona come me proponesse una soluzione diversa che aveva
dimostrato la sua efficacia in circostanze abbastanza simili. A mio pa
rere il mio appello era opportuno nel caso dei cecoslovacchi, mentre
sarebbe stato del tutto inopportuno nel caso delle grandi potenze.
Indubbiamente i miei critici potrebbero chiedermi perch io abbia
oltrepassato i limiti che volontariamente ho posto alla mia azione e mi
sia rivolto ad una nazione occidentale quando non potevo dimostrare
il completo successo della non-violenza neppure in India, e soprattut
to oggi che ho iniziato a nutrire seri dubbi sul fatto che i membri del
Congresso siano veramente sinceri nella loro fede nella politica della
non-violenza. Scrivendo l'articolo avevo presenti sia i limiti che mi
ero autoimposto sia l'attuale incertezza della posizione del Congresso,

227
------ ,GANDHI ------

ma ci nondimeno la mia fede personale nel metodo non-violento


era assoluta come sempre. E mi sono detto che sarebbe stata codardia
da parte mia se nel momento in cui si stava decidendo del loro desti
no non avessi proposto ai cecoslovacchi l'adozione del metodo non
violento. Ci che pu dimostrarsi impossibile per centinaia di milioni
di persone indisciplinate e che solo di recente hanno appreso la virt
della sofferenza collettiva, pu essere possibile per un popolo piccolo,
disciplinato, compatto e abituato alla sofferenza collettiva. Non ho
alcun diritto di credere che l'India soltanto e nessun altro paese sia
in grado di sviluppare un'azione non-violenta. Devo confessare che
ho sempre creduto e ancora credo che l'India sia il paese pi adatto
a portare avanti un'azione non-violenta per la conquista della libert.
Malgrado gli elementi che possono indicare il contrario, io ho la spe
ranza che la massa del popolo, che ha un peso maggiore di qualsiasi
Congresso, potr essere mobilitata soltanto con l'azione non-violenta.
Tra tutti i popoli del mondo quello indiano il pi pronto ad un'azio
ne di questo tipo. Ci non toglie tuttavia che dal momento che mi si
presentato un caso in cui era possibile un'immediata applicazione del
metodo non-violento, non potevo non proporre ai cecoslovacchi di
accettare i principi della non-violenza.
Anche le grandi potenze tuttavia possono accettare in qualsiasi mo
mento i principi della non-violenza: in tal modo si coprirebbero di
gloria e guadagnerebbero l'eterna gratitudine delle generazioni future.
Se esse, o alcune di esse, riusciranno a vincere la paura della loro distru
zione e procederanno ad un completo disarmo, aiuteranno automati
camente le altre a ritornare alla ragione. Ma in tal caso queste grandi
potene dovranno rinunciare alle loro ambizioni imperialistiche e al
lo sfruttamento delle cosiddette nazioni incivili o semicivilizzate del
mondo, e inoltre dovranno trasformare il loro modo di vita. Questo
significa una completa rivoluzione. difficile sperare che le grandi
nazioni possano spontaneamente decidere di cominciare a muoversi
in una direzione del tutto opposta a quella che hanno seguito fino
ad oggi e per di pi, secondo il loro metro di giudizio, passando di
vittoria in vittoria. I miracoli tuttavia sono sempre avvenuti, e posso
no avvenire anche in quest'epoca prosaica. Chi pu osare porre dei
limiti alla capacit di Dio di distruggere il male? Una cosa certa. Se
la folle corsa agli armamenti continua, porter ad uil. massacro senza
precedenti nella storia. E se vi sar un vincitore, la vittoria stessa signi
ficher la rovina della nazione vincitrice. Non vi via di scampo dalla
catastrofe incombente tranne che in una coraggiosa e incondizionata

228
------- TEORIA E PRATICA D ELLA NON-VIOLENZA -------

accettazione del metodo non-violento, con tutte le sue nobili implica


zioni. La democrazia e la violenza non possono coesistere. Gli stati che
oggi sono formalmente democratici o sono destinati a divenire aperta
mente totalitari oppure, se vogliono divenire veramente democratici,
devono avere il coraggio di divenire non-violenti. un'assurdit dire
che la non-violenza pu essere praticata soltanto dagli individui e non
dalle nazioni, le quali sono composte da individui.
(Harijan , 12 novembre 1 938) .

I I . DOMANDE E RISPOSTE CONCERNENTI LA DIFESA


DI UNO STATO FONDATO SULLA NON-VIOLENZA.
Un amico londinese ha posto sette quesiti sull'azione non-violenta.
Sebbene sullo Young India e sull'Harijan gi ci si sia occupati di
quesiti simili, sembra opportuno rispondere all'amico in un unico ar
ticolo, sP..erando che questo possa essere di qualche utilit.
l . D.: E possibile per uno stato moderno (che essenzialmente ba
sato sulla forza) ricorrere alla resistenza nonviolenta per far fronte alle
forze di disordine interne o esterne? Oppure necessario che le per
sone che intendono ricorrere alla resistenza non-violenta rinuncino a
qualsiasi autorit di tipo statale e si pongano di fronte all'avversario
unicamente come privati?
R. : Non possibile per uno stato moderno basato sulla forza resistere
in modo non-violento alle forze di disordine sia esterne che interne.
Un uomo non pu servire Dio e Mammone contemporaneamente,
n essere temperante e iracondo allo stesso tempo. Uno stato tut
tavia pu essere basato sulla non-violenza e ricorrere alla resistenza
nonviolenta contro una coalizione mondiale basata sulla forza delle
armi. Uno stato di questo tipo stato quello di Ashoka84 I.:esempio
pu essere ripetuto. E il principio non perde forza anche se si dimostra
che lo stato di Ashoka non era basato sulla non-violenza. La questione
dovrebbe essere esaminata nel proprio merito.
2. D.: Pensa che sarebbe possibile per un governo far fronte ad
un'aggressione esterna o a dei disordini interni in modo assolutamen
te non-violento?
R.: certamente possibile per un governo far fronte ad un'a,ggres
sione esterna o a dei disordini interni in modo non-violento. E pos
sibilissimo che il Congresso non condivida questa mia convinzione.
Se il Congresso muter il suo orientamento, tale mutamento sar
soltanto la dimostrazione che la non-violenza finora praticata stata

229
---- GANDHI --
--

una non-violenza da deboli, e che il Congresso non crede nella non


violenza di stato.
3. o . : Non possibile che la coscienza che l'avversario deciso a
ricorrere soltanto alla non-violenza incoraggi i prepotenti?
R. : Il prepotente avvantaggiato quando si trova di fronte la non
violenza del debole. La non-violenza del forte sempre superiore alla
forza del soldato pi coraggioso armato fino ai denti o anche a quella
di un intero esercito.
4. o . : Quale politica sosterrebbe se una parte del popolo indiano
tentasse di imporre con la forza delle armi una legge egoistica non
solo non ccettata dal resto del popolo, ma anche fondamentalmente
ingiusta? E possibile che il governo in carica possa ricorrere alla resi
stenza non-violenta come pu fare un'organizzazione non ufficiale?
R. : I..:ipotesi formulata nella domanda irreale. Uno stato non-vio
lento deve essere basato sulla volont di un popolo intelligente, e deve
essere in grado di interpretare i desideri del popolo e di uniformarvisi.
In un simile stato la parte del popolo a cui la domanda si riferisce
sarebbe inevitabilmente del tutto trascurabile e nulla potrebbe contro
la precisa volont della schiacciante maggioranza rappresentata dallo
stato. Il governo non qualcosa di estraneo al popolo, ma il rappre
sentante della volont della sua grandissima maggioranza. E se attua
una politica non-violenta, la maggioranza che rappresenta non pu
essere una maggioranza limitata, ma deve essere necessariamente una
maggioranza del 99 per cento.
5. o . : La resistenza non-violenta non pi efficace quando prati
cata da una nazione forte militarmente che quando praticata da una
nazione militarmente debole?
R.: Questa una contraddizione in termini. Una nazione militar
mente forte non pu praticare la resistenza non-violenta. Ad esempio,
se la Russia vuole accettare i principi della non-violenza, deve rinun
ciare a tutti i suoi strumenti di violenza. Ci che vero che se colo
ro che dispongono di una potenza militare mutano atteggiamento e
ricorrono alla non-violenza, riescono a dimostrare con maggiore effi
cacia la loro non-violenza al mondo e dunque anche ai loro avversari.
Coloro che sono forti nella loro non-violenza non si curano se il loro
avversario forte o debole militarmente.
6. o . : Che addestramento e che disciplina deve avere un esercito
non-violento? Non sono validi anche per esso alcuni aspetti dell' adde
stramento militare convenzionale?
R.: :Laddestramento di un esercito non-violento ha in comune con

230
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

quello di un esercito convenzionale soltanto pochi elementi dell'ad


destramento preliminare, quali la disciplina, gli esercizi fisici, il canto
in coro, l'alzabandiera, le segnalazioni, e cose del genere. Ma anche
questi non sono assolutamente necessari, e inoltre il loro intendimen
to differente. "L addestramento veramente necessario per un esercito
non violento una incrollabile fede in Dio e una volontaria e assoluta
obbedienza nei confronti del capo dell'esercito non-violento, e una
perfetta cooperazione tra le unit dell'esercito.
D. D . : Nelle attuali circostanze non sarebbe meglio che delle nazioni
come l'India e l'Inghilterra conservassero il loro potenziale militare e
allo stesso tempo decidessero di esaurire tutte le possibilit offerte lo
ro dalla resistenza non-violenta prima di prendere qualsiasi iniziativa
militare?
R. : Le risposte precedenti avrebbero dovuto chiarire che in nessun
caso l'India e l'Inghilterra possono realmente sperimentare il meto
do della resistenza non-violenta finch conservano il loro potenziale
militare. Tutte le potenze militari tentano di risolvere pacificamente
attraverso negoziati le dispute che sorgono tra di loro. Ma qui non si
sta parlando dei negoziati pacifici che precedono il ricorso al giudi
zio della guerra. Si sta parlando invece dello strumento che dovrebbe
definitivamente sostituire il conflitto armato chiamato guerra, che in
termini crudi io definisco omicidio di massa.
(Harijan, 1 2 maggio 1 946) .

23 1
III. La lotta non-violenta al dominio inglese
(la marcia del sale) 85

I. IL 2 MARZO 1 9 3 0 ALLA VIGILIA DELL'INIZIO DELLA CAMPAGNA


DI DISOBBEDIENZA CIVILE GANDHI SCRISSE UNA LETTERA AL
VICER ELENCANDO LE INGIUSTIZIE CHE DOVEVANO ESSERE ELIMI
NATE IMMEDIATAMENTE DAL GOVERNO INGLESE DELL'INDIA. NELLA
PARTE FINALE DELLA LETTERA CHE QUI SI RIPORTA GANDHI ESPONE
IL METODO DEL SATYAGRAHA E NOTIFICA LA SUA DECISIONE DI
INIZIARE UNA CAMPAGNA DI DISOBBEDIENZA CIVILE CONTEMPLAN
TE LA VIOLAZIONE PUBBLICA DELLA LEGGE DEL SALE.
Sarebbe colpevole attendere ancora. opinione generale che per
quanto disorganizzato e per il momento ancora numericamente debo
le, il partito della violenza stia guadagnando terreno e cominci a farsi
sentire. I suoi fini sono gli stessi che io mi prefiggo. Ma sono convinto
che esso non pu dare sollievo alle sofferenze delle grandi masse in
diane. E si fa sempre pi profonda in me la convinzione che soltanto
l'assoluta non-violenza pu costituire un antidoto valido alla violenza
organizzata del governo inglese. Molti pensano che la non-violenza
non sia una forza attiva. La mia esperienza, per quanto limitata possa
essere, mi ha invece dimostrato che la non-violenza pu essere una
forza intensamente attiva. mia intenzione dirigere questa forza tan
to contro la violenza organizzata del dominio inglese quanto contro
la violenza disorganizzata dal partito della violenza in rapida ascesa.
Rimanere ancora passivi significherebbe dare libero corso a entrambe
queste forze. Avendo una cieca e incrollabile fede nell'efficacia della
non-violenza come io ho, sarebbe colpevole da parte mia attendere
ancora.

232
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Questa non-violenza sar espressa attraverso la disobbedienza civile,


che per il momento sar limitata ai componenti dell' ashram del satya
graha, ma che in seguito dovr estendersi a tutti coloro che vorranno
unirsi al movimento accettandone i naturali limiti.

La mia ambizione: la conversione del popolo inglese. So che portando


avanti un'azione non-violenta io correr un rischio che potrebbe es
sere giustamente definito folle. Ma le vittorie della verit non sono
mai state ottenute senza correre rischi, e spesso sono state ottenute
soltanto grazie alla capacit di correre i rischi pi gravi. La conversione
di una nazione che consciamente o inconsciamente vive alle spalle di
un'altra nazione molto pi popolosa, molto pi antica e non meno
civile di essa una cosa che merita che si corrano dei rischi.
Ho deliberatamente usato la parola conversione. La mia ambizione
infatti esattamente quella di convertire il popolo inglese attraverso
la non-violenza, e di far s che esso comprenda il male che ha fatto
all'India. Non intendo arrecare danno al vostro popolo. Voglio servir
lo n pi n meno come voglio servire il mio. E credo di averlo sempre
servito. Fino al 1 9 1 9 l O ho servito ciecamente. Ma anche quando i
miei occhi si aprirono e concepii l'idea della non-collaborazione, il
fine della mia azione rimase quello di servire il popolo inglese. Ho
usato contro di esso la stessa arma che, con tutta umilt, ho usato con
successo contro i membri pi cari della mia famiglia. Se nutro per il
vostro popolo lo stesso amore che nutro per il mio, questo amore non
potr rimanere a lungo disconosciuto. Esso si riveler al vostro popolo
come si rivelato ai membri della mia famiglia dopo numerosi anni di
scontri. Se il popolo si unir a me, come credo che far, le sofferenze
che esso affronter, se l'Inghilterra non muter al pi presto il suo
atteggiamento, saranno capaci di toccare i cuori pi duri.

Se poi non sapr eliminare le ingiustizie. Il progetto di Disobbedienz


Civile destinato a combattere le ingiustizie che ho menzionato. E
a causa di tali ingiustizie che noi vogliamo troncare i nostri rapporti
con l'Inghilterra. Quando esse saranno eliminate tutto diverr facile,
e si aprir la via a delle trattative amichevoli. Se le relazioni inglesi
con l'India verranno purificate dall'avidit, non avrete difficolt a ri
conoscere la nostra indipendenza. La invito dunque rispettosamente
ad impegnarsi immediatamente nell'eliminazione di tali ingiustizie,
per aprire la via a delle vere trattative tra eguali, dirette unicamente a
promuovere il bene comune dell'umanit attraverso la volontaria col-

233
------ GANDHI ------

laborazione, e a stabilire i termini di un aiuto reciproco e di rapporti


soddisfacenti per entrambe le parti. Lei ha dato un eccessivo risalto
ai problemi che affiiggono le comunit di questo paese. Per quanto
importanti questi problemi possano essere per chiunque voglia go
vernare il paese, essi hanno una rilevanza del tutto secondaria rispetto
ai ben pi gravi problemi che sono al di sopra delle comunit e che
le riguardano tutte indistintamente. Ma se lei non sapr eliminare
le ingiustizie da me menzionate e se questa mia lettera non riuscir
a toccare il suo cuore, il giorno I l di questo mese io inizier, con i
compagni dell' ashram che vorranno seguirmi, a violare le disposizioni
della legge sul sale86 Io considero la tassa sul sale la pi iniqua di tutte
dal p unto di vista dei poveri. E poich il movimento per l'indipen
denza punta essenzialmente al bene dei pi poveri del paese, si inizier
dalla lotta contro questa ingiustizia. La cosa che meraviglia che ci
siamo sottomessi al crudele monopolio sul sale per cos lungo tempo.
So che lei ha la possibilit di impedirmi di agire facendomi arrestare.
Ma io spero che vi saranno decine di migliaia di persone pronte, in
modo disciplinato, a prendere il mio posto e, disobbedendo alla legge
sul sale, ad esporsi alle sanzioni previste da una legge che non avrebbe
mai dovuto deturpare i nostri codici.

Non una minaccia ma un sacro dovere. Non ho alcun desiderio di cau


sarle delle difficolt immotivate e in generale di causarle alcuna dif
ficolt, per quanto mi possibile. Se lei pensa che nella mia lettera
vi siano degli argomenti validi e se disposto a discutere con me le
questioni in essa trattate e se a tal fine preferisce che io rinvii la pubbli
cazione della lettera, sar lieto di fare quanto lei gradisce purch riceva
indicazioni telegrafiche in tal senso a giro di posta. La prego tuttavia
di non tentare di distogliermi dai miei propositi se non vede la pos
sibilit reale di risolvere i problemi sollevati in questa lettera. Questa
lettera non vuole essere in alcun modo una minaccia, ma corrisponde
ad un elementare e sacro dovere, imprescindibile per un seguace della
resistenza civile. La far recapitare da un giovane amico inglese che
crede nella causa indiana ed un fedele seguace della non-violenza e
che la Provvidenza sembra avermi inviato appositamente per assolvere
a questo incarico.
(Young India, 1 2 marzo 1 930) .

234
------- TEORIA E P RATICA D ELLA NON-VIOLENZA -------

2. DICHIARAZIONI E DISPOSIZIONI DI GANDHI


NELL' EVENTUALIT DI UN SUO ARRESTO. LOTTA NON-VIOLENTA
E AD OLTRANZA CONTRO IL GIOGO INGLESE FINCH
UN SOLO NON-VIOLENTO IN VITA.
Bisogna dare per scontato il fatto che appena inizier la disobbe
dienza civile io verr arrestato. dunque necessario considerare quel
lo che si dovr fare in una simile eventualit.
Nel 1 922, alla vigilia del mio arresto, misi in guardia i miei com
pagni contro. ogni tipo di dimostrazione che non fosse coerente con
i principi della pi completa non-violenza, e insistetti perch il lavoro
costruttivo, l'unico strumento in grado di organizzare il paese per la
disobbedienza civile, fosse proseguito con il massimo zelo. Grazie a
Dio, la prima parte delle mie istruzioni fu rispettata alla lettera e in
modo completo - cos completo che un aristocratico inglese pot dire
con tono di disprezzo: Neppure un cane ha abbaiatO>>. Quando in
carcere seppi che il paese era rimasto assolutamente non-violento, ebbi
la conferma che la predicazione della non-violenza aveva avuto i suoi
frutti e che la decisione di Bardali era stata la pi saggia che si potesse
prendere. Sarebbe assurdo voler immaginare che cosa sarebbe accaduto
se i cani>> avessero abbaiato e se in seguito al mio arresto si fosse scate
nata la violenza. Tuttavia posso dire una cosa, e cio che se ci fosse av
venuto non vi sarebbe stata la Risoluzione di Indipendenza di Lahore
e non vi sarebbe stato un Gandhi pronto, con la sua fiducia nel potere
della non-violenza, a correre i pi gravi rischi immaginabili.
Ma pensiamo a quello che ci attende nell'immediato futuro. Que
sta volta al mio arresto non si deve rispondere con una non-violenza
muta e passiva, ma si deve ricorrere alla non-violenza pi attiva, anche
se ci pu significare che alla fine della lotta per liberarci dall'attua
le schiavit nessuno di coloro che credono nella non-violenza come
strumento per il raggiungimento dei fini nazionali dell'India sar in
libert o vivo. Sar dunque dovere di ciascuno seguire le direttive di
disobbedienza civile o di resistenza civile che potranno essere indicate
dal mio successore o decise dal Congresso. Devo confessare che al
momento attuale non posso indicare nessuna persona che possa succe
dermi nella direzione della lotta in tutta l'India. Ma ho abbastanza fi
ducia nei miei compagni e fede nella mia missione per essere convinto
che le circostanze stesse produrranno chi sar in grado di succedermi.
La condizione essenziale, e che tutti devono tenere presente, che il
mio successore dovr avere una fede assoluta nell'efficacia della non
violenza rispetto ai fini che ci prefiggiamo. Poich senza questa fede

235
---- GANDHI ----

assoluta egli nel momento decisivo non sar in grado di individuare i


metodi non-violenti adatti alla situazione.
necessario sia chiaro che quanto detto non diminuisce in alcun
modo il potere decisionale e l'autorit del Congresso. Delle cose dette
il Congresso accetter soltanto quelle che riceveranno l'approvazione
della maggioranza dei suoi membri. Per comprendere esattamente la
natura delle istruzioni da me date, si deve intendere con precisione il
valore della piena libert accordatami dalla Commissione di Lavoro. La
non-violenza, se non si sottomette ad alcuna restrizione della sua libert,
d'altra parte non impone a nessuna persona e a nessuna istituzione re
strizioni di sorta, tranne quelle auto-imposte o volontariamente accetta
te. Finch la grande maggioranza dei membri del Congresso continuer
a credere nella non-violenza come unica politica possibile nelle attuali
circostanze e avr fiducia non soltanto nella buona fede del mio succes
sore e di coloro che si proclamano fedeli della non-violenza, ma anche
nella capacit del mio successore di guidare il movimento, il Congresso
favorir l'azione di colui che mi succeder e dei suoi seguaci, e rispetter
queste mie istruzioni e quelle che il mio successore potr dare.
Per quanto mi riguarda, mia intenzione iniziare il movimento !i
mitandolo ai membri dell'ashram e a coloro che si sono sottomes
si alla sua disciplina e hanno assimilato lo spirito dei suoi metodi.
Coloro dunque che entreranno nella lotta fin dall'inizio rimarranno
sconosciuti alla storia. Fino ad oggi l' ashram stato deliberatamente
risparmiato perch sottoponendosi per un periodo di tempo abba
stanza lungo ad una rigorosa disciplina potesse acquistare stabilit.
Io credo che se l' ashram del satyagraha vuole dimostrarsi degno della
grande fiducia in esso riposta e dell'amore che su di esso gli amici
hanno generosamente riversato, sia giunto per esso il momento di
dar prova di ci che veramente significa la parola satyagraha. lo credo
che le restrizioni che ci siamo imposti siano divenute motivo di auto
compiacimento e che il prestigio che ci siamo acquistato ci abbia fatto
ottenere privilegi e comodit di cui potremmo dimostrarci del tutto
indegni. Abbiamo accettato con gratitudine questi privilegi e queste
comodit nella speranza che un giorno avremmo potuto dare buona
prova di noi come soldati del satyagraha. E se dopo quasi quindici
anni di esistenza l' ashram non in grado di dare tale prova sia esso che
io dovremo scomparire, e ci sar un bene per la nazione, per l' ashram
e per me stesso.
Una volta che il movimento sar iniziato nel modo opportuno e
giusto, io conto sull'appoggio di tutto il paese. Sar dovere di tutti

236
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

coloro che desiderano che il movimento abbia successo far si che esso
rimanga non-violento e disciplinato. Ognuno dovr rimanere al suo
posto, a meno che non riceva ordini diversi dal suo superiore. Se vi
sar una risposta di massa spontanea, come spero che vi sar e come
l'esperienza finora avuta lascia prevedere, le masse per la maggior parte
saranno in grado di dirigersi autonomamente. Tuttavia tutti coloro
che accettano la non-violenza come fede o come politica dovranno
aiutare il movimento di massa. I movimenti di massa in tutto il mon
do hanno sempre prodotto in modo inaspettato i loro dirigenti. Que
sto non far eccezione. Se da un lato dunque dovranno essere fatti tut
ti gli sforzi possibili e immaginabili per frenare le forze della violenza,
d'altro lato questa volta la disobbedienza civile una volta iniziata non
potr essere arrestata e non dovr essere arrestata finch vi sar un solo
seguace della resistenza civile in libert o vivo. Un seguace del satya
graha dovr trovarsi in una delle seguenti condizioni:
l) In prigione o in una condizione analoga.
2) Impegnato nella disobbedienza civile.
3) Impegnato, dietro ordini superiori, nel lavoro di filatura o in
qualche altro lavoro costruttivo tendente al rafforzamento della cau
sa dello Swaraj .
(Young India, 27 febbraio I930) .

3 VARI CHIARIMENTI DI GANDHI SULLA CAMPAGNA NON-VIO LENTA.


Il rischio della violenza. D . : Non possibile che il suo movimento con
duca alla violenza?
R.: possibile, anche se sto facendo del mio meglio per prevenire
qualsiasi manifestazione di violenza. Esiste un rischio molto maggiore
che si verifichino atti di violenza in assenza di una valvola di sicurez
za come potrebbe essere un movimento non-violento del tipo che io
intendo creare.
o . : Infatti l'ho sentita affermare che intende lanciare questa campa
gna p:oprio con lo scopo di mettere fine alla violenza.
R.: E uno dei motivi, ma non quello decisivo. Il motivo determinan
te sta nel fatto che sono convinto che se la non-violenza vuole dimo
strare la sua efficacia, deve dimostrarla oggi. Essa deve cessare di essere
lo strumento passivo o addirittura impotente che in alcuni ambienti
comincia ad essere considerata. Quando viene esercitata nel modo
pi efficace essa riesce a superare anche gli ostacoli esterni pi ardui.
Infatti la non-violenza per sua stessa natura in grado di neutralizzare

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------ GANDHI ------

tutti gli ostacoli esterni. Al contrario, gli ostacoli interni, come la fro
de, l'odio o la malevolenza sarebbero fatali al movimento. Ho sempre
detto: Devo riuscire a controllare le forze della violenza. Oggi sono
arrivato alla conclusione che soltanto mettendo in movimento la forza
della non-violenza posso riuscire a controllare le forze della violenza.
Ma sento persone che dicono: In India la storia si deve ripetere .
Che si ripeta, se deve ripetersi. Io da parte mia non posso rimandare
l'inizio del movimento se non voglio rendermi colpevole di codar
dia. Devo combattere fino alla morte il sistema basato sulla violenza
e in tal modo mettere sotto controllo la forza della violenza politica.
Quando inizier un vero e organico movimento non-violento anche
le masse reagiranno risolutamente.

Un miracolo. D . : Ma quando lei scomparir dalla scena, il movimento


non sar pi sotto il suo controllo.
R. : In Sud Mrica il movimento nelle sue fasi conclusive non fu sotto
il mio diretto controllo e acquist un notevole slancio senza che io vi
svolgessi alcun ruolo. Migliaia di persone si unirono al movimento
istintivamente. lo non avevo mai visto in faccia queste persone, e tan
to meno le conoscevo. Esse si unirono al movimento perch sentivano
di doverlo fare. Avevano a malapena sentito pronunciare il mio nome,
ma compresero in un baleno che si trattava di un movimento per la lo
ro liberazione; appena seppero che esisteva un uomo deciso a combat
tere la tassa delle 3 sterline presero la loro decisione. E di fronte a quali
difficolt? Le loro miniere furono trasformate in prigioni; gli uomini
che li opprimevano giorno e notte furono trasformati in carcerieri.
Quelle persone sapevano di andare incontro a terribili sofferenze. Ma
non esitarono n vacillarono. Fu un vero e proprio miracolo.

L'occasione da sempre attesa. D . : Ma il movimento non aggiunger nuo


ve divisioni alle gi numerose esistenti nel paese?
R. : Non ho questo timore. Le forze della divisione possono essere te
nute sotto controllo come le forze della violenza. Si potrebbe obiettare
che vi sono altri timori, e che possibile che il partito della violenza
non accetti le mie proposte e che le masse si comportino in modo ir
razionale. lo sono un ottimista, e ho una fede incrollabile nella natura
umana. Sono sicuro che il partito della violenza non mi ostacoler e
che le masse si comporteranno istintivamente in modo corretto.
possibile che io mi faccia delle assurde illusioni. Ma nessun generale
in grado di risolvere in anticipo tutte le situazioni in cui potr venirsi a

238
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

trovare. Per me si tratta dell'occasione da sempre attesa. Il movimento


non dipende da me. Sono stato irresistibilmente spinto a venire a Cal
cutta, quasi contro la mia volont. Sono sceso a un compromesso a cui
sono stato costretto. Ho diminuito il periodo di due anni ad un solo
anno perch ci non implicava nessuna questione morale. A Lahore
ho dovuto elaborare e mettere in pratica ogni decisione. In quella citt
ho visto le forze della violenza e della non-violenza in piena azione,
operare l'una al fianco dell'altra; e alla fine ho visto la non-violenza
trionfare sulla violenza.

Perch oggi i tempi sono maturi? D . : Lei qualche tempo fa ha detto che
il momento non era maturo per la disobbedienza civile. Che cosa
avvenuto da allora ad oggi che le ha fatto mutare opinione?
R.: Sono assolutamente certo che oggi i tempi sono maturi. E ve ne
dir il motivo. Esternamente non avvenuto nulla, ma il conflitto che
esisteva nel mio animo, e che costituiva l'unico ostacolo, cessato; e
oggi ho l'assoluta certezza che il movimento sarebbe dovuto iniziare
gi da molto tempo. Avrei dovuto iniziarlo molto prima di ora.
D . : E in che cosa consisteva questo conflitto interno?
R. : Lei sa che la mia azione sempre stata guidata unicamente dalla
mia fede nella non-violenza, tuttavia non sapevo come tradurre in
pratica tale fede di fronte alla sempre crescente violenza. Ma ora vedo
con estrema chiarezza che proseguendo nella linea di condotta che ho
scelto riduco al minimo il rischio che corro.
D . : sicuro che la campagna contro la tassa sul sale la condurr in
prigione?
R.: Non ne ho il minimo dubbio. Non posso dire esattamente dopo
quanto tempo verr imprigionato, ma penso lo sar molto prima di
quanto la maggior parte della gente immagini. Penso che si arriver
molto presto ad una crisi che porter ad una giusta Conferenza - non
una Conferenza riunita intorno ad un tavolo rotondo87, ma riunita
intorno ad un tavolo quadrato, e nella quale tutti i partecipanti sa
pranno esattamente quale il loro posto e quali i rapporti esistenti.
Attualmente non posso dire quali saranno le caratteristiche particolari
di tale conferenza, ma essa sar certamente una conferenza tra uguali,
riuniti per elaborare insieme i modi e i mezzi per dare all'India una
Costituzione Indipendente.

A proposito delle trattative. D . : sua la responsabilit del fatto che le


trattative con il vicer siano state bruscamente interrotte?

239
------ GAND H I ------

R. : So che in alcuni ambienti c' questa impressione; l'opinione


pubblica mi ha criticato per un certo periodo, ma ora ha compreso
come stanno veramente le cose.
o . : del tutto certo che l'influenza della nuova generazione non ha
avuto alcun peso nella posizione che lei ha assunto?
R.: Ne sono assolutamente certo. Non sono mai stato molto ottimi
sta circa i possibili risultati di una conferenza tipo Tavola Rotonda 88
Naturalmente ho fatto tutto quello che ho potuto. La cosa fondamen
tale su cui ho sempre insistito stata che la Conferenza si incentras
se sul progetto della trasformazione dell'India in un Dominion con
caratteristiche che rispondessero alle esigenze del paese. Se il vicer
avesse detto sl sarei stato ben lieto di chiedergli di passare ai punti
successivi.
o . : Dunque lei non era contrario a che il progetto venisse realizzato
di qui ad alcuni anni?
R.: Se il progetto fosse stato tale da prevedere la propria realizzazione
soltanto in futuro, lo avrei respinto. Ma non ho intenzione di parlare
delle trattative con il vicer. Il pubblico in futuro potr avere informa
zioni pi esaurienti a tale proposito. Le posso assicurare tuttavia che
non vi stata discussione su un reale progetto per la trasformazione
dell'India in un Dominion.

Gli undici punti. o . : Una domanda sui suoi ormai famosi undici pun
ti. Se alcuni di essi venissero accettati, sarebbe possibile un compro
messo?
R. : Se gli inglesi accettassero alcuni punti fondamentali e a tale ac
cettazione unissero la promessa di soddisfare le richieste degli altri
punti al pi presto possibile, sarei disposto a prendere in considera
zione la proposta di una Conferenza. Ma dovrebbe essere riconosciuta
la legittimit di tutte le richieste. Deve ammettere che in esse non vi
nulla di nuovo. La maggior parte sono state formulate fin dai tempi
di Dadabhai Naoroji.
o.: Se gli inglesi accettassero la vostra richiesta riguardante la di
minuzione delle spese militari, non considererebbe questo fatto una
prova sufficiente della loro buona fede?
R.: Riconsidererei seriamente la mia posizione, ma tutto dipende
dallo spirito con cui la concessione verrebbe fatta.
(Young India, 20 marzo 1 930) .

240
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

4 DISCORSO DI GANDHI ALLA VIGILIA DELLA MARCIA DEL SALE.


Con tutta probabilit questo l'ultimo discorso che vi rivolgo. E an
che se il governo domattina mi permetter di iniziare la marcia, questo
sar l'ultimo discorso che pronuncer sulle sacre rive del Sabarmati.
Forse queste saranno le ultime parole che pronuncer in questa vita.
Quello che avevo da dirvi gi lo ho detto ieri. Oggi mi limiter ad
esporvi quello che dovrete fare dopo che i miei compagni ed io saremo
arrestati. Il programma della marcia fino a Jalapur deve essere portato
a termine come stabilito. Il reclutamento dei volontari per la marcia
deve essere limitato al territorio del Gujarat. Da quanto ho visto e
sentito nelle due ultime settimane, sono propenso a credere che il
numero dei seguaci della resistenza civile continuer ad aumentare
ininterrottamente.
Ma necessario che non si manifesti neanche una parvenza di vio
lenza anche dopo che noi saremo arrestati. Noi abbiamo fermamente
deciso di far ricorso a tutte le nostre risorse per portare avanti una lotta
esclusivamente non-violenta. Nessuno deve consentire che l'ira lo fac
cia deviare da questa via. Questa la mia speranza e la mia preghiera.
Vorrei che queste mie parole raggiungessero ogni angolo del paese. Se
io e i miei compagni periremo nella lotta, avremo portato a termine
il nostro compito. Toccher allora alla Commissione di Lavoro del
Congresso indicarvi la via da seguire, e star a voi seguire la sua guida.
Questo il vero significato della risoluzione della Commissione di
Lavoro. Le redini del movimento rimarranno nelle mani di coloro tra
i miei seguaci che hanno una fede incondizionata nella non-violenza.
Naturalmente il Congresso sar libero di scegliere la linea di condotta
che pi gli sembrer opportuna. Finch non avr raggiunto Jalapur,
non dovr essere fatto nulla che contravvenga all'autorit concessa
mi dal Congresso. Ma se sar arrestato, il Congresso riacquister la
somma autorit. Nessuno di coloro che professano il credo della non
violenza dovr rimanere inattivo. Il mio accordo con il Congresso ver
r meno non appena sar arrestato. In una tale eventualit l'opera di
reclutamento di volontari dovr continuare senza alcuna interruzione.
La disobbedienza civile alle leggi sul sale dovr essere iniziata dovun
que ve , ne sar la possibilit. Tali leggi possono essere violate in tre
modi. E l;_lll a violazione delle leggi produrre sale dove vi la possibilit
di farlo. E una violazione delle leggi anche il possesso o la vendita di
sale di contrabbando (che comprende anche il sale naturale e minera
le) . Incorrono nei rigori della legge anche i compratori di questo sale.
Asportare i depositi di sale naturale che si trovano sulle rive del mare

24 1
---- GAN DHI ----

costituisce un'altra violazione delle leggi, come pure la vendita del


sale cos ottenuto. In breve, per violare il monopolio sul sale, si pu
scegliere uno qualsiasi di questi modi.
Non dobbiamo tuttavia accontentarci soltanto di questo. Dovunque
esistano dei Comitati del Congresso, dovunque non vi sia un esplicito
divieto del Congresso, e dovunque gli abitanti del luogo abbiano suf
ficiente fiducia in se stessi, possono essere prese altre iniziative ritenute
opportune. Pongo soltanto una condizione, e cio che il nostro impe
gno ad attenerci alla verit e alla non-violenza come gli unici mezzi per
il raggiungimento dello Swaraj venga rigorosamente rispettato. Per il
resto, ognuno ha piena libert. Questo tuttavia non deve significare
che ognuno libero di prendere qualsiasi iniziativa sotto la propria
responsabilit individuale. Dovunque vi siano dei dirigenti locali, i
singoli individui devono attenersi ai loro ordini. Dove non vi sono
dirigenti e soltanto poche persone hanno fede nel programma, queste
faranno quello che possono, se hanno sufficiente fiducia in se stesse.
Esse hanno il diritto, anzi il dovere, di agire in tal modo. La storia del
mondo piena di esempi di uomini che si sono elevati al ruolo di capi
grazie unicamente alla loro fiducia in se stessi, alloro coraggio e alla
loro tenacia. Anche noi, se aspiriamo veramente allo Swaraj e siamo
impazienti di raggiungerlo, dobbiamo avere una simile fiducia in noi
stessi. Le nostre file si ingrosseranno e i nostri cuori acquisteranno
maggior forza nella stessa misura in cui aumenter il numero dei no
stri compagni fatti arrestare dal governo.
Che nessuno pensi che una volta arrestato me non vi sar pi nessu
no a guidarvi. La vostra guida non sono io, ma il Pandit Jawaharlal89
Egli possiede tutte le doti di una guida. In realt tuttavia coloro che
hanno appreso la lezione del coraggio e dell' autocancellazione non
hanno bisogno di nessuna guida. E se non possediamo queste virt,
neanche Jawaharlal sar capace di farle nascere in noi.
Oltre alle cose dette possono esserne fatte molte altre. Si possono pic
chettare gli spacci di liquori e i negozi di tessuti stranieri. Se si possiede
la forza necessaria, ci si pu rifiutare di pagare le tasse. Gli avvocati
possono sospendere di esercitare la loro professione. La gente pu boi
cottare i tribunali astenendosi dal chiamare chiunque in giudizio per
delle controversie private. I dipendenti dello stato possono dimettersi
dai loro posti. In mezw alla disperazione che regna intorno a loro,
alcune persone tremano al pensiero di perdere il loro impiego. Queste
persone non sono pronte per lo Swaraj . Ma quale la causa di questa
disperazione? Nel paese il numero dei dipendenti dello stato non su-

242
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

pera le poche centinaia di migliaia. Che ne di quelli che non possono


essere assunti? Cosa devono fare? Anche la libera India non sar in gra
do di dar lavoro ad un gran numero di dipendenti dello stato. Un fun
zionario distrettuale nell'India indipendente non avr a disposizione il
numero di subordinati di cui oggi dispone. Dovr fare da solo. Come
pu un paese povero come l'India permettersi di fornire ad un fun
zionario distrettuale tanti impiegati diversi per ogni singolo compito,
come l'ordinamento delle pratiche, i lavori di pulizia o lo sbrigo della
corrispondenza? I milioni di indiani che soffrono la fame non possono
assolutamente permettersi queste enormi spese. Dunque, se possedes
sero abbastanza sensibilit, i dipendenti dello stato abbandonerebbero
i loro impieghi, fossero essi giudici o semplici uscieri. Forse per un
giudice pu essere difficile abbandonare il suo posto, ma che difficolt
pu esistere per un usciere? Questo pu guadagnarsi dovunque di che
vivere con un onesto lavoro manuale. Questa la soluzione pi facile
del problema della libert: necessario che tutti coloro che in un mo
do o nell'altro collaborano con il governo, pagando le tasse, detenendo
delle cariche, mandando i loro figli alle scuole statali eccetera, rifiutino
la loro collaborazione al governo completamente o quanto pi loro
possibile. Si possono ideare anche altri metodi per non collaborare con
il governo. Inoltre vi sono delle donne che sono in grado di partecipare
spalla a spalla con gli uomini a questa lotta.
Queste sono le mie volont. E l'unico messaggio che desideravo !a
sciarvi prima di iniziare la marcia o di essere imprigionato. Mi auguro
che non vi sia alcuna interruzione e alcun abbandono della guerra
che comincer domani mattina, o anche prima, se sar arrestato pri
ma di allora. Attender con ansia la notizia che per ognuno dei miei
compagni arrestati dieci nuovi volontari hanno preso il loro posto. Io
credo fermamente che in India vi siano uomini in grado di portare a
termine l'opera che oggi io inizio. Ho fede nella giustezza della nostra
causa e nella purezza dei nostri mezzi. E quando i mezzi sono puri,
non pu mancare la benedizione di Dio. E quando si uniscono questi
tre elementi, la sconfitta impossibile. Un satyagrahi, sia esso libe
ro o imprigionato, riesce sempre vittorioso. Egli viene vinto soltanto
quando abbandona la verit e la non-violenza e cessa di dare ascolto
alla voce interiore. La causa della sconfitta di un satyagrahi dunque
pu risiedere soltanto nel satyagrahi stesso. Dio benedica voi tutti e
sgomberi la nostra via da ogni ostacolo nella lotta che inizier domani.
Sia questa la nostra preghiera.
(<<Young India>>, 20 marzo 1 930).

243
---- GAND H I --
--

5. SULLA NECESSIT DI CORRERE IL RISCHIO CHE


LA NON-VIOLENZA POSSA SFOCIARE NELLA VIOLENZA. LA LOTTA
NON-VIOLENTA DEVE IN TUTTI I CASI CONTINUARE AD OLTRANZA.
DISCUSSIONE SULLA POSSIBIUT E PROPRIET DI VIOLARE ALTRE
LEGGI OLTRE QUELLA DEL SALE. PREFERIBILI VARIE FORME
DI PICCHETTAGGIO. FISSA LA DATA PER L'INIZIO
DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE DI MASSA.
La risoluzione approvata dall'AICC90 nella sua riunione di Ahme
dabad assegna a me la responsabilit di decidere l'inizio della disob
bedienza civile in tutto il paese, posto che non sar arrestato prima di
raggiungere Dandi. La ragione di ci ovvia. rAICC intende pren
dere tutte le precauzioni possibili contro eventuali difficolt. Nel caso
io fossi arrestato, sarebbe pericoloso fermare il movimento. Fino a che
non sar arrestato, l'AI CC non prender l'iniziativa senza il mio con
senso. A quanto posso giudicare al momento attuale, in linea di mas
sima si pu dare per stabilito che la disobbedienza civile nell'intero
paese inizie! il 6 aprile. 11 6 aprile il giorno in cui inizia la settimana
nazionale. E il giorno in cui nel 1 9 1 9, grazie al satyagraha, si assistette
ad un risveglio senza precedenti della coscienza delle masse. I sette
giorni che seguirono videro delle azioni sbagliate da parte nostra e cul
minarono nel disumano massacro di Jalianwala91 Se tutto andr bene
dovrei raggiungere Dandi il 5 aprile. Il 6 aprile dunque mi sembra la
data pi naturale per iniziare il satyagraha. Tuttavia, sebbene si debba
no iniziare i preparativi, si deve attendere la conferma definitiva.
Anche quando tale conferma verr data, non tutte le province e tutti
i distretti saranno tenuti a iniziare immediatamente la disobbedienza
civile qualora non siano pronti o il loro Primo Servitore non senta
l'impulso interiore a dare inizio alla lotta. Questo si dovr rifiutare di
essere spinto all'azione se non ha fiducia in se stesso e nei suoi compa
gni . Nessun dirigente sar biasimato per non aver iniziato la lotta, ma
al contrario sar duramente condannato quello che invece di control
lare i suoi compagni si lascer trascinare da essi.
Ci che noi intendiamo realizzare una disobbedienza civile di
massa. Questa non pu essere organizzata artificialmente. Deve essere
spontanea, se vuole essere degna del suo nome e vuole riuscire vitto
riosa. Ed chiaro che non vi pu essere una risposta di massa dove il
terreno non stato lavorato, concimato e irrigato. Si devono prende
re dovunque tutte le precauzioni contro eventuali manifestazioni di
violenza. Se vero, come ho affermato, che questa volta la resistenza
civile dovr continuare anche se si avranno esplosioni di violenza,

244
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

altrettanto vero che l'uso della violenza da parte nostra danneggerebbe


la lotta e ritarderebbe il suo corso. Due forze opposte non possono
operare parallelamente e aiutarsi l'un l'altra. Il piano di disobbedienza
civile stato concepito come uno strumento per neutralizzare ed eli
minare la violenza e per sostituirla con la non-violenza, per sostituire
l'odio con l'amore, per sostituire i conflitti con la concordia.
Il fatto che non si deve sospendere la lotta malgrado tutte le possi
bili esplosioni di violenza significa semplicemente che i seguaci della
non-violenza accetteranno, anzi cercheranno, di essere bruciati dalle
fiamme della violenza, nel caso queste avessero a divampare. Essi non
si preoccuperanno di rimanere testimoni impotenti della violenza
organizzata del governo o della violenza occasionale di gruppi o di
popoli spinti dall'ira. I dirigenti del movimento dunque dopo aver
preso in ogni provincia tutte le precauzioni umanamente possibili,
dovranno gettarsi nella lotta anche se d comporter i pi gravi rischi
immaginabili. Ne consegue che dovunque d si dovr sottomettere di
buon grado alle decisioni di coloro che nelle loro province sono noti
per la loro fede assoluta nella non-violenza come strumento per la
conquista del Puma Swaraj .
Si parlato di disobbedire ad altre leggi. La proposta non mi trova
d'accordo. lo credo che la cosa migliore sia concentrare l'azione sulle
leggi sul sale. Devono essere trovate miniere di sale quasi dappertutto.
I.: idea non di produrre sale per la vendita ma, attraverso la produzio
ne_e in altri modi, di violare deliberatamente le leggi sul sale.
E stato proposto come obiettivo di una possibile azione di disob
bedienza civile la violazione delle leggi sul chaukidari. La tassa sul
chaukidari a mio parere non ha le stesse caratteristiche della tassa sul
sale. II principio di disobbedire a quelle leggi che, a quanto d dato
di giudicare al momento attuale, possono essere considerate ingiuste
in ogni circostanza. Sotto lo Swaraj noi non intendiamo istituire una
legge sul sale. Lo stesso non si pu dire per la tassa sul chaukidari, e
probabilmente dovremo mantenere tale tassa anche dopo conquistato
lo Swaraj . Se le cose stanno cos, preferibile non rivolgere la nostra
azione contro questa tassa finch abbiamo altre tasse e altre leggi da
combattere.
Vi sono poi le leggi forestali. Non ho ancora studito queste leggi,
e dunque non posso esprimere dei giudizi definitivi. E chiaro che noi
non vogliamo che le nostre foreste vengano interamente distrutte o
che gli alberi vengano tagliati in modo irrazionale. Mi sembra fuori
di dubbio che necessario che le leggi vengano modificate. Ma forse

245
------ GAND H I ------

ancor pi necessaria una applicazione pi umana di esse. Probabil


mente la riforma pu attendere la conquista dello Swaraj . A quanto
mi risulta non stata fatta nessuna propaganda tra le masse sui danni
provocati da queste leggi e dal modo in cui vengono applicate.
Strettamente collegato al problema delle foreste quello dei pascoli.
Non so se le leggi che regolano la utilizzazione dei pascoli siano tanto
gravose da creare reali motivi di scontento tra la popolazione.
A mio modo di vedere di gran lunga preferibile il picchettaggio
degli spacci di liquori, delle fumerie d'oppio e dei negozi di tessu
ti stranieri. Sebbene in s il picchettaggio non sia una cosa illegale,
l'esperienza passata dimostra che il governo intenzionato a stron
care qualsiasi forma di picchettaggio realmente efficace. Ma questo
non ha molta importanza. Noi siamo intenzionati a resistere al go
verno dovunque ci sia possibile, coerentemente con la nostra fede.
Ci che temo sono le possibili reazioni prive di scrupoli dei vendi
tori di liquori e la collera cieca dei commercianti di tessuti stranieri.
Vorrei che l'opinione pubblica venisse maggiormente sensibilizzata
su questi due mali e che i seguaci della non-violenza intraprendesse
ro un'educazione pi sistematica sia dei commercianti che dei loro
clienti. Prima o poi dovremo sradicare entrambi i mali. Dunque, do
vunque i seguaci della non-violenza si reputano in grado di organiz
zare dei picchettaggi senza correre i rischi che ho menzionato, essi
devono iniziare l'azione di picchettaggio, ma in nessun caso, soltanto
per fare una cosa qualsiasi perch stato dato il segnale dell'azione,
o perch non riescono a trovare il modo per combattere le leggi sul
sale. lo credo che nel momento attuale la cosa migliore da fare sia im
pegnarsi nella lotta contro queste ultime; quanto ho detto finora ha
unicamente un valore esplicativo. Tutti i seguaci della non-violenza
che sentano un reale impulso interiore all'azione e si reputino vera
mente liberi dalla violenza sono liberi, quando verr dato il segnale,
di intraprendere tutti i tipi di disobbedienza civile che essi possano
giudicare necessari e opportuni, sempre sottoponendosi naturalmen
te al controllo dell'AICC.
Intanto, nel periodo da qui al 6 aprile devono proseguire senza per
dere un solo istante nei preparativi per la mobilitazione.
(Young India, 27 marzo 1 930) .

246
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

6. BISOGNA VIVERE AL LIVELLO DEI POVERI PER AVERE IL DIRITTO


DI ATTACCARE CHI LI SFRUTTA E LI TIENE IN POVERT
(IDENTIFICATI CON COLORO PER CUI LOTTI!)
Proprio questa mattina durante l'ora della preghiera ho detto ai miei
compagni che dal momento che eravamo entrati nel distretto nel qua
le siamo intenzionati ad attuare la disobbedienza civile avremmo do
vuto sforzarci di giungere ad una maggiore purificazione e ad una pi
intensa dedizione alla causa. Li ho avvertiti che poich il distretto era
ben organizzato e contava numerosi seguaci della non-violenza, era
molto probabile che saremmo stati fatti oggetto di grandi attenzioni
e favori. Non siamo angeli. Siamo molto deboli, e cediamo facilmen
te alla tentazione. Commettiamo molte mancanze nei confronti del
nostro dovere. Dio grande. Anche oggi sono state scoperte alcune
mancanze. Uno di noi ha confessato una sua mancanza proprio men
tre stavo meditando sulle mancanze commesse dai pellegrini. Mi sono
reso conto che il mio avvertimento era stato tutt'altro che tempestivo.
I membri locali del movimento avevano ordinato del latte da Surat
che avrebbe dovuto essere trasportato con un camion e avevano fatto
altre spese a mio parere ingiustificate. Io li ho criticati aspramente. Ma
questo non ha diminuito la mia angoscia. Al contrario la meditazione
sulle mancanze compiute la ha fatta aumentare.

Il diritto di criticare. Se tra noi si verificano questi fatti, che diritto


avevo di scrivere al vicer la lettera in cui lo criticavo per lo stipendio
che percepiva, superiore di cinquemila volte al nostro reddito medio?
Come poteva governare con giustizia percependo un simile stipendio?
E da parte nostra come potevamo tollerare che egli percepisse uno
stipendio tanto sproporzionato al nostro reddito? Ma egli non deve
essere biasimato individualmente per lo stipendio eccessivo che rice
ve. Egli non ne ha bisogno. Dio lo ha fatto un uomo ricco. Nella mia
lettera io avanzavo l'idea che probabilmente il suo intero stipendio
veniva impiegato in opere di carit. Da allora mi sono convinto che la
mia supposizione corrisponde in buona parte alla realt. Malgrado ci
naturalmente io reputavo mio dovere oppormi a che venissero con
cessi simili stipendi. Ero decisamente contrario al pagamento di uno
stipendio di 2 1 .000 rupie al mese, e forse anche di uno di 2 1 00 rupie
al mese. Ma a quali condizioni potevo esercitare questa mia opposi
zione? Mi sarebbe stato chiaramente impossibile, se io stesso avessi
taglieggiato senza scrupoli il popolo. Potevo farlo soltanto se il mio
tenore di vita corrispondeva in qualche modo a quello del popolo. Noi

247
------- GANDHI -------

facciamo questa marcia nel nome di Dio. Affermiamo di agire per il


bene di coloro che sono affamati, nudi, senza lavoro. Io non avrei il
,diritto di criticare lo stipendio del vicer se, per ipotesi, noi stessimo
costando al paese una somma cinquanta volte superiore ai sette pice
che corrispondono al reddito medio giornaliero del nostro popolo. Ho
chiesto ai partecipanti alla marcia di farmi un resoconto delle spese. E
dato il modo in cui le cose stanno procedendo non mi sorprenderebbe
se ognuno di noi stesse costando veramente una somma all'incirca
cinquanta volte superiore ai sette pice. Come potrebbe essere diver
samente se si vanno a cercare per me le arance e l'uva pi scelte nei
posti pi impensati, se mi si portano centoventi arance quando me ne
accorrerebbero soltanto dodici, se quando ho bisogno di un litro di
latte se ne comprano tre? Come potrebbe essere diversamente se noi
siamo pronti ad accettare tutte le cose squisite che voi ci offrite con la
scusa che rifiutandoci di accettarle offenderemmo la vostra sensibilit?
Voi ci offrite frutti di guava e uva e noi mangiamo queste cose preliba
te perch sono il dono di un ricco agricoltore. Immaginatemi intento
a scrivere con la coscienza tranquilla la lettera al vicer su una costosa
e raffinata carta da lettere, con una penna stilografica, dono di qualche
gentile amico!!! Pensate che questo sarebbe degno di voi e di me? Pu
una lettera scritta in questo modo avere il minimo effetto?

Rappresentanti delle masse diseredate. Ad una vita del genere si adat


ta perfettamente l'immortale verso di Akho Bhagat che dice man
giare cibo rubato come mangiare del mercurio allo stato puro. E
condurre una vita pi agiata di quella consentita in un paese povero
significa vivere di cibo rubato. Questa battaglia non potr mai essere
vinta vivendo di cibo rubato. N mi sono adoperato per dar vita a
questa marcia per poi condurre una vita pi agiata del consentito.
Noi ci aspettiamo che migliaia di volontari rispondano al nostro ap
pello. Sar impossibile far vivere tutti negli agi. Sono sempre talmente
occupato che ho pochissimo tempo per stabilire rapporti veramente
stretti e organici anche con i miei ottanta compagni, tanto che mi
difficile perfino riconoscerli uno per uno. Non ho altra scelta dunque
che quella di aprire il mio animo in pubblico. Vorrei che voi compren
deste la vera sostanza del mio messaggio. Se non riuscite a compren
derla, malgrado questo nostro sforzo non vi alcuna speranza di poter
conquistare lo Swaraj . Noi dobbiamo divenire i veri rappresentanti
delle masse diseredate.
Ho svelato di fronte a tutti le nostre debolezze. Non sono sceso in

248
------- TEORIA E P RATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

dettagli ma vi ho detto abbastanza per farvi comprendere come non


avevamo il diritto di scrivere la lettera al vicer.
Ora i nostri amici locali possono comprendere la mia angoscia. Per
ch dovreste tentarci e blandirci, deboli, sempre esposti alle tentazioni
e all'errore coll!e siamo? Non dobbiamo introdurre questa piaga nei
nostri villaggi. E gi abbastanza che centomila uomini depredino tre
cento milioni di esseri umani. Ma che cosa avverrebbe se cominciassi
mo a depredarci l'un l'altro? Per noi non ci sarebbe pi speranza.

Render conto di ogni pice. Quello che dico soltanto una piccola
parte di tutto ci che ho in mente. Il mio scopo quello di scuotervi
dal torpore. I volontari devono render conto di ogni pice speso. Mi
pi facile ricorrere al satyagraha contro noi stessi che contro il gover
no. Ho atteso parecchi anni prima di iniziare la resistenza civile contro
il governo. Ma non mi accorrerebbero neppure altrettanti giorni per
decidermi a ricorrere ad essa contro di noi. Il rischio che correrei sa
rebbe nulla in confronto a quello che corriamo con il satyagraha che
oggi stiamo attuando.
Nella vostra ospitalit verso dei servitori come noi preferisco dun
que che vi dimostriate avari piuttosto che prodighi. Non avr nulla
da ridire sulla inevitabile mancanza di alcune cose. Per procurare del
latte di capra per me non dovete privare delle povere madri del latte
per i loro bambini. Se lo faceste quel latte per me sarebbe veleno. E
neppure devono essere fatti venire latte e ortaggi da Surat. Se neces
sario possiamo benissimo farne a meno. E non si deve ricorrere all' uso
di camion sfruttando il minimo pretesto. Il principio deve essere che
finch si pu andare a piedi non ci si deve servire di nessun veicolo.
Questa non una battaglia che pu essere combattuta con il denaro.
Sar impossibile sostenere un movimento di massa con il denaro. E in
ogni caso non posso permettere che la lotta venga portata avanti con
inutili sprechi di denaro.
Lo spreco non deve avere posto in questa lotta. Se non siamo in
grado di riunire grandi masse di persone senza ricorrere ad un enorme
e dispendioso apparato propagandistico, mi accontenter di parlare
a mezza dozzina di uomini e donne. Il successo non dipende dalla
nostra abilit, ma dipende unicamente da Dio. E soltanto Dio pu
aiutare l'umile e l'oppresso.

Uno spettacolo umiliante. Non dobbiamo considerare nessuno inferiore


a noi. Ho visto che per la marcia notturna avete procurato una pesante

249
------ GANDHI ------

lampada montata su un supporto che viene portata sulla testa da un


umile lavoratore. Era uno spettacolo umiliante. Quell'uomo veniva
incitato a camminare in fretta. Io non potevo sopportare quello spet
tacolo, e dunque ho affrettato il passo e ho superato tutti. Ma la cosa
non servita. L uomo stato fatto correre dietro a me. stato il colmo
dell'umiliazione. Se la pesante lampada doveva essere portata, avrei vo
luto che fosse uno di noi a portarla. In tal caso saremmo stati subito
disposti a fare a meno di essa. Nessun lavoratore deve essere costretto
a portare un simile peso. Noi giustamente ci opponiamo al begar (la
voro coatto) . Ma cosa era quella se non una forma di begar? Ricordate
che noi vogliamo che nello Swaraj siano gli uomini provenienti dalle
cosiddette classi inferiori a decidere del destino dell'India. Se dunque
non correggiamo rapidamente la nostra condotta non sar possibile
raggiungere uno Swaraj quale voi ed io abbiamo indicato al popolo.
Questo mio sfogo non vi deve far pensare che io possa vacillare nella
mia decisione di continuare la lotta. La lotta continuer a prescindere
da come potranno comportarsi gli aderenti al movimento e gli altri.
Da solo o seguito da migliaia di persone, non torner sui miei passi.
Preferisco incontrare una morte crudele e che le mie ossa vengano
abbandonate ai cani piuttosto che ritornare all'Ashram sconfitto.
(Young India , 3 aprile 1 930) .

7. DISPOSIZIONI IN VISTA DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE DI MASSA.


Quanto scrivo sar pubblicato gioved 3. Se non vi saranno contror
dini, i lettori potranno considerare questa come la conferma da parte
mia che tutti saranno liberi, e che coloro che sono pronti avranno il
dovere, di dare inizio alla disobbedienza civile delle leggi sul sale a
partire dal 6 aprile.
Intendo ribadire ci che ho gi affermato a pi riprese su queste
stesse pagine.
Lunica condizione per la disobbedienza civile l'assoluta osservan
za della non-violenza nel senso pi puro del termine.
Disobbedienza civile di massa significa azione spontanea. I seguaci
del satyagraha dovranno limitarsi a guidare le masse nelle fasi iniziali
della lotta. In seguito dovranno essere le masse stesse a dirigere il mo
vimento.
I volontari del Congresso dovranno controllare gli sviluppi del mo
vimento e fornire il loro aiuto dovunque si render necessario. Essi si
dovranno trovare sempre in prima linea.

25 0
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Nei conflitti tra le comunit i volontari non dovranno schierarsi a


favore di nessuna parte.
Dovunque si produca una manifestazione di violenza il dovere dei
volontari sar di tentare di far cessare la violenza anche a costo della
loro vita.
Per il successo sono indispensabili una perfetta disciplina e una per
fetta collaborazione tra le diverse unit.
Se vi sar una vera risposta di massa, coloro che non saranno impe
gnati nella disobbedienza civile dovranno dedicarsi e convincere altri
a dedicarsi a qualche attivit di utilit nazionale, come la produzione
del khadi, il picchettaggio degli spacci di liquori e delle fumerie d' op
pio, il boicottaggio dei tessuti stranieri, il lavoro sanitario nei villaggi,
e l'assistenza in varie forme alle famiglie dei seguaci della resistenza
civile incarcerati.
Se vi sar una adesione di massa alla resistenza civile contro la tassa
sul sale, dovremo anche realizzare, con un'appropriata organizzazione,
il boicottaggio dei tessuti stranieri attraverso la produzione del khadi
e garantire una totale proibizione di tali tessuti. Questo porterebbe un
guadagno di 9 1 O milioni di rupi e all'anno, e significherebbe la possi
bilit di lavoro per milioni di disoccupati. Se realizzeremo queste cose
l'indipendenza non sar pi una cosa lontana. E nessuna di queste
cose al di sopra delle nostre capacit.
(Young India, 3 aprile 1 930) .

8. RESISTENZA NON-VIOLENTA SIGNIFICA STAR SALDI E FAR FRONTE


ALLE CARICHE DELLA POLIZIA SENZA BATTERE CIGLIO.
La manifestazione di massa di Gujarat ha superato ogni aspetta
tiva. Non minore stato il successo ottenuto a Bombay e nel suo
circondario. Inoltre, le notizie che lentamente mi giungono in questo
posto fuori di mano sono quanto mai incoraggianti. E motivo della
pi grande gioia per me vedere il Maharashtra ancora una volta par
tecipe del movimento e sapere che Sjt. N.C. Kelkar e i suoi amici si
sono uniti alla lotta. Le dimissioni di Sjt. Kelkar e di Sjt. Aney sono
un fatto di grande importanza per la lotta. Il Bengala la provincia
dell'India che sta vivendo questo momento con maggiore intensit.
Dappertutto in esso vi un fervore di vita. Le fazioni stesse che si sono
formate al suo interno sono un segno del suo grande risveglio. Non
credo che nessun'altra provincia, compreso il Maharashtra, possa van
tare, rispetto al sacrificio volontario, meriti simili a quelli del Bengala.

25 1
------ GANDHI ------

La spinta emotiva di questa provincia, se una sua debolezza, anche


la sua forza pi grande. Essa capace, se lecita questa espressione,
di un abbandono addirittura temerario alla non-violenza. La reazione
di Sito Sen Gupta alla brutale aggressione contro la riunione degli
studenti una dimostrazione di tale tendenza. La condanna del dottor
Suresh Bannerii e degli altri diviene una cosa insignificante di fronte
alle possibilit aperte dall'iniziativa degli studenti del Bengala e alla
selvaggia reazione della polizia. So che cosa risponderebbe il capo della
polizia di Calcutta se leggesse queste righe. Mi pare di sentirlo dire:
Ma lei non conosce il mio Bengala. Ebbene, io conosco il suo Ben
gala pi di quanto egli riuscir mai a conoscerlo. Il suo Bengala una
creazione del governo. Se il governo cesser di molestare il Bengala e
di impedire all'India di raggiungere il suo obiettivo pi agognato, il
Bengala diverr la provincia pi tranquilla e pi grande dell'India. Se
il Bengala sta manifestando una tendenza alla violenza, ci dovuto
alle sofferenze che costretto a sopportare.
Tuttavia io spero che il Bengala possa essere aiutato dalla sua capaci
t di immaginazione e possa comprendere che l'unica carta vincente
la non-violenza. Tutte le sofferenze devono essere dedicate alla divinit
dell' ahimsa. Subito dopo il massacro di Jalianwala92 ho affermato e
ribadito pi volte la speranza che, qualora si fosse ripetuta una situa
zione simile, in nessuna parte dell'India la gente fuggisse di fronte alle
pallottole ma che rimanesse ferma a riceverle con le braccia incrociate
e con coraggiosa rassegnazione. Sembra che il momento della prova si
stia avvicinando pi rapidamente di quanto io potessi prevedere. E se
vogliamo prepararci a offrire i nostri petti alle pallottole o ai colpi di
baionetta, dobbiamo abituarci a rimanere fermi di fronte alle cariche
della cavalleria o dei poliziotti armati di bastoni. So che una cosa di
questo genere pi facile a dirsi che a farsi. Tuttavia essa indispensa
bile se si vuole acquistare una completa preparazione alla non-violenza
di massa. Il fatto che la non-violenza di massa sia una cosa perfetta
mente possibile stato sufficientemente dimostrato durante gli ultimi
otto giorni. Mahaved Desai ha fatto un realistico racconto del trat
tamento brutale usato contro i volontari nella salina di Dholera e di
come i volontari hanno sopportato tale brutalit con mite eroismo. Il
comportamento delle migliaia di persone che manifestavano a Bom
bay quando la polizia le ha attaccate senza alcuna giustificazione e con
estrema durezza, anche se con minore brutalit che in altre occasioni,
pu essere esaminato leggendo la traduzione sintetica pubblicata in
questo steso so numero di una descrizione degli avvenimenti manda-

252
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

tami da Pt. Mukund Malaviya. Tale descrizione in massima parte


confermata da Dahyabhai, il figlio di Sardar Vallabhbhai, che stato
anch'egli testimone oculare degli avvenimenti.
Perinbai e le sue compagne, come anche Kamaladevi, si sono com
portate con un coraggio e una calma ammirevoli. Bisogna che dica lo
ro tuttavia che avrebbero fatto meglio a restare fuori da una lotta riser
vata agli uomini. Per delle donne esporsi ad un pericolo come quello
cui esse si sono esposte contrario alle regole della cavalleria. In ogni
caso il momento decisivo non ancora arrivato. Che esse continuino
a produrre il sale insieme alle loro numerosissime compagne. Ma non
devono rimanere deliberatamente in mezzo a delle folle che stanno
per essere caricate. Io in tutta umilt ho suggerito loro un campo di
azione ad esse esclusivo nel quale sono libere di prendere qualsiasi ini
ziativa e possono dimostrare le loro migliori qualit. In tale campo vi
spazio pi che sufficiente per dimostrare audacia e eroismo.
Per tornare in argomento, se vogliamo uscire vittoriosi dallo scontro
finale, dobbiamo imparare a restare saldi e a non indietreggiare di
fronte alle cariche della cavalleria e ai bastoni della polizia e a lasciarci
calpestare dagli zoccoli dei cavalli o ferire a colpi di bastone. Una folla
armata di fronte a simili cariche pu non indietreggiare e rispondere
alla violenza con la violenza. Noi, se avessimo imparato la lezione della
non-violenza, dovremmo dimostrare un coraggio maggiore, rimanen
do saldi sulle nostre posizioni senza ira e senza alcun ricorso alla vio
lenza. Allora un nuovo Dyer93 ci troverebbe pronti ad offrire i nostri
petti inermi alle pallottole.
La gente ha gi cominciato a difendere le sue saline. Se siamo arriva
ti a possedere tale coraggio, la cosa deve essere fatta metodicamente e
in tutte le situazioni. Appena la polizia inizia la carica e rompe il muro
umano le donne, se la polizia gliene d la possibilit, devono farsi da
parte e lasciare che i loro uomini vengano feriti. Le donne si com
portano in questo modo in tutto il mondo, quando si verificano dei
conflitti armati; si comportino allo stesso modo anche in un conflitto
in cui una parte sceglie deliberatamente di rimanere disarmata.
Nel caso in cui manchino gli uomini disposti a portare avanti la
lotta contro il monopolio sul sale, le donne, se ne hanno il coraggio,
possono compiere il lavoro degli uomini. Ma io non ho dubbi che gli
uomini daranno buona prova di s in questa lotta.
Ho gi preso in esame altrove l'obiezione secondo la quale la polizia
viene costretta ad usare la forza, se la gente si rifiuta di consegnare il sale
di contrabbando che in suo possesso. Voglio soltanto ricordare a co-

253
------- GANDHI -------

loro che sollevano questa obiezione che la polizia neanche ai ladri ben
noti toglie la refurtiva prima che vengano arrestati, e neanche allora,
fino a che non sono stati processati. Gli oggetti trovati in possesso del
ladro rimangono del ladro fino a che questo non condannato e il tri
bunale non giudica gli oggetti di propriet di qualcun altro. Il fatto che
le leggi sul sale diano ad una sola persona l'autorit di poliziotto, accu
satore e giudice contemporaneamente non una risposta all'accusa di
barbarie che io ho rivolto contro la procedura adottata dalle autorit.
(Young India, 1 7 aprile 1 930) .

9 MINUTA D I UNA SECONDA LETTERA DI GANDHI AL VICER STESA


ALLA VIGILIA DEL SUO ARRESTO E IN SEGUITO ALLE BRUTALIT
DELLA POLIZIA. ANNUNZIA UNA NUOVA MOSSA NELLA CAMPAGNA
NON-VIOLENTA: L ' I NVASIONE PACIFICA DELLE SALINE.
Dio volendo, mia intenzione iniziare la marcia verso Dharasana
il. . . e di giungervi insieme ai miei compagni il. .., e di rivendicare il
possesso delle saline. Alla gente stato detto che le saline di Dharasa
na sono di propriet privata. Si tratta soltanto di una finzione. Esse si
trovano sotto il controllo del governo n pi e n meno come il pa
lazzo del vicer. Senza l'autorizzazione delle autorit, non pu essere
rimosso neanche un grammo di sale.
Lei ha la possibilit di impedire questa incursione, come l'iniziativa
stata scherzosamente e maliziosamente definita, in tre modi:
l) Abolendo la tassa sul sale.
2) Arrestando me e tutti i miei compagni, a meno che il paese non
sia in grado, come io spero, di rimpiazzare tutti coloro che vengono
sottratti alla lotta.
3) Con il semplice ricorso al goondaismo, a meno che per ogni testa
spaccata non ve ne sia un'altra pronta a prendere il suo posto, come
io spero.
Non senza esitazione che questo passo stato deciso. Io avevo spe
rato che il governo avrebbe combattuto i seguaci della resistenza civile
con metodi civili. Non avrei avuto nulla da dire se nei confronti dei
seguaci della resistenza civile il governo si fosse limitato ad applicare la
normale procedura legale. Al contrario mentre nei confronti dei lea
der pi noti del movimento si proceduto rispettando pi o meno le
formalit legali, la massa dei partecipanti alla lotta viene molto spesso
aggredita in modo selvaggio e in alcuni casi in modo addirittura scan
daloso. Se si trattasse di casi isolati, si potrebbe anche non dare alla

254
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

cosa molto peso. Ma mi sono giunte notizie dal Bengala, dal Bihar,
dall'Utkal, dall'D.P., da Delhi e da Bombay che confermano ci che si
sta verificando nel Gujarat, di cui ho ampie prove a mia disposizione.
A Karachi, Peshawar e Madras la polizia ha aperto il fuoco sulla folla
senza che vi fosse stata alcuna provocazione e senza alcuna necessit.
Sono state rotte ossa e colpiti gli organi genitali per costringere i vo
lontari ad abbandonare il sale, prezioso per loro, senza alcun valore
per il governo. Si dice che a Mathura un vicecommissario ha strappato
una bandiera nazionale dalle mani di un bambino di dieci anni, e che
quando la folla ha chiesto la restituzione della bandiera illegalmente
sottratta, stata caricata senza piet. Il fatto che in seguito la bandiera
sia stata restituita testimonia la cattiva coscienza delle autorit. Nel
Bengala sembra che vi siano stati pochi arresti e poche cariche per
la questione del sale, ma si dice che siano state commesse incredibili
crudelt per strappare le bandiere ai volontari. C' notizia di risaie
bruciate e di viveri sequestrati con la forza. A Gujarat un mercato di
verdura stato attaccato perch i venditori si rifiutavano di vendere
la verdura ai funzionari governativi. Questi atti sono stati commessi
contro masse di persone che, nell'interesse dell'azione del Congresso,
li hanno subiti senza reagire. Le chiedo di credere a ci che dicono
degli uomini solennemente impegnati a seguire la verit. Le smentite
anche di alti funzionari si sono spesso rivelate false, come nel caso di
Bardoli. I funzionari, mi rincresce doverlo dire, non hanno esitato a
mentire all'opinione pubblica anche durante le cinque settimane pas
sate. Le sottopongo alcuni esempi di dichiarazioni ufficiali rilasciate
dagli uffici del funzionario distrettuale di Gujarat:
1 . Gli adulti consumano cinque libbre di sale all'anno, e dunque
pagano tre "anna" all'anno di tassa . . . Se il governo abolisse il mono
polio la gente dovrebbe pagare prezzi pi alti e inoltre compensare in
altro modo la perdita subita dal governo con l'abolizione del mono
polio . . . Il sale che voi prendete sulle spiagge non commestibile, e
dunque il governo lo distrugge .
2. Mr Gandhi dice che il governo ha distrutto la filatura a mano in
questo paese, mentre tutti sanno che ci non vero, giacch in tutto
il paese non vi un solo villaggio in cui non ci si dedichi alla filatura a
mano del cotone. Inoltre in tutte le province grazie all'interessamento
del governo ai fll atori di cotone vengono insegnati metodi pi mo
derni e vengono forniti strumenti di lavoro migliori a bassi prezzi>> .
3. Su ogni cinque rupie che il governo ha incamerato con il detto
contratto, quattro sono state spese per scopi di pubblica utilit >> .

255
------ GANDHI ------

Ho estratto queste tre dichiarazioni da tre differenti volantini. Non


ho alcun timore ad affermare che tutte e tre le dichiarazioni sono evi
dentemente false. Il consumo giornaliero di sale di un adulto il triplo
di quello che viene citato, e dunque la tassa sul sale, che chiaramen
te ha le caratteristiche di un testatico, raggiunge almeno le 9 anna
all'anno. E questa tassa imposta agli uomini, le donne, i bambini e
gli animali domestici, senza riguardo per la loro et e il loro stato di
salute.
un'odiosa falsit affermare che ogni villaggio possiede un fll atoio
e che il movimento per la filatura a mano viene incoraggiato o aiutato
in un modo qualsiasi dal governo. I finanzieri sanno meglio di chiun
que altro come sia falso che su ogni cinque rupie del debito pubblico
quattro vengono usate a beneficio dei cittadini. Ma queste falsit sono
soltanto degli esempi di quello che la gente sperimenta quotidiana
mente nei suoi rapporti con il governo. Soltanto l'altro giorno un
poeta del Gujarat, un uomo di grande coraggio, stato condannato
sulla base della falsa testimonianza di un funzionario, sebbene egli
non si stancasse di ripetere con forza che al momento dei fatti di cui
era accusato stava dormendo in tutt'altro posto.
Vi sono anche esempi di colpevole passivit da parte delle autorit.
Alcuni commercianti di liquori hanno aggredito dei picchetti che per
ammissione delle stesse autorit si svolgevano in modo del tutto paci
fico, e hanno venduto i liquori contravvenendo alle leggi sugli alcolici.
Le autorit non hanno preso alcun provvedimento n riguardo alle
aggressioni dei picchetti n riguardo alla vendita illegale dei liquori.
Nel caso delle aggressioni, sebbene esse siano note a tutti, le autorit
possono addurre il pretesto di non aver ricevuto nessuna denuncia.
Lei ha emanato in tutto il paese un'Ordinanza sulla stampa di una
gravit senza precedenti nella storia dell'India. Ed intervenuto ad
annullare tutti i rinvii garantiti dalla legge nella questione del processo
di Bhagatsingh e altri ordinando che non venisse seguita la procedura
ordinaria. Vi da meravigliarsi se io definisco questi interventi e que
ste passivit delle autorit una velata applicazione della legge marziale?
E la lotta non iniziata che da cinque settimane!
Prima che il regno del terrore che sta iniziando si impadronisca di
tutta l'India e schiacci il paese, sento di dover compiere un passo pi
coraggioso, per rendere, se possibile, la sua collera pi pura, anche se
forse pi dura. Forse lei non a conoscenza delle cose che ho men
zionato. E forse non creder che siano vere. Tuttavia non posso fare a
meno di richiamare su di esse la sua pi seria attenzione.

256
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

In ogni caso credo che sarebbe codardo da parte mia non indurla a
mostrare completamente il volto feroce dell'autorit, in modo che le
persone che oggi stanno sopportando ogni sorta di violenza e la di
struzione delle loro propriet, non abbiano a pensare che io, che forse
sono la persona che maggiormente ha contribuito a spingerle all' azio
ne che sta svelando la vera natura del governo, abbia lasciato qualsiasi
cosa di intentato per attuare nelle circostanze date il programma del
satyagraha nel modo pi completo possibile.
Infatti, secondo la scienza del satyagraha, quanto maggiore divie
ne la repressione e l'illegalit da parte dell'autorit, tanto pi grandi
devono essere le sofferenze affrontate dalle vittime. Le sofferenze pi
dure, volontariamente accettate, portano sicuramente al successo.
Sono cosciente dei pericoli che implicano i metodi da me scelti.
Ma non credo che il paese non comprenda ci che io voglio. Io dico
chiaramente ci che voglio e ci che penso. E in India negli ultimi
quindici anni, e fuori dell'India per pi di venti anni, ho sempre det
to, e oggi lo ribadisco, che l'unico strumento in grado di sconfiggere la
violenza la non-violenza pura e senza macchia. E ho detto anche che
ogni azione, parola o pensiero violenti ostacolano l'avanzata dell' azio
ne non-violenta. Se malgrado questi continui avvertimenti la gente
continuer a far ricorso alla violenza, io mi sento libero da ogni re
sponsabilit, tranne quella che ogni essere umano inevitabilmente ha
per le azioni di ogni altro essere umano. Ma a parte la questione delle
responsabilit, io non posso rinviare l'azione per nessun motivo, se
vero che la non-violenza la forza che tutti i saggi del mondo hanno
esaltato e se non voglio tradire la lunga esperienza che ho acquistato
nell'applicazione di tale forza.
Ma sarei ben lieto di poter evitare di compiere un ulteriore passo
nella lotta. Le chiedo dunque di voler abolire la tassa che molti suoi
illustri connazionali hanno condannato nei termini pi decisi e che,
come non pu non aver visto, ha suscitato la protesta e il risentimento
universali, espressi nella disobbedienza civile. Lei pu condannare la
disobbedienza civile quanto vuole. Preferirebbe la rivolta violenta alla
disobbedienza civile? Se lei dice, come ha detto, che la disobbedienza
civile conduce inevitabilmente alla violenza, la storia dar del governo
inglese il giudizio che, non riuscendo a tollerare la non-violenza a
causa della sua non comprensione di essa, ha spinto la natura umana
alla violenza, l'unica cosa che esso comprendeva e sapeva affrontare.
Ma malgrado tutto ci che il governo fa per spingere le masse alla
violenza, io spero che Dio dar al popolo indiano la saggezza e la forza

257
------ GANDHI ------

per resistere ad ogni provocazione e ad ogni tentazione di ricorrere


alla violenza.
Se dunque lei non sapr decidersi ad abolire la tassa sul sale e la pro
duzione individuale del sale, sia pur con riluttanza sar costretto ad
iniziare la marcia a cui ho accennato all'inizio di questa lettera.
Sinceramente suo M . K. Gandhi
(Young India)), 8 maggio 1 920) .

I O . CONSIDERAZIONI DI GANDHI IN SEGUITO


ALLA TREGUA NELLA CAMPAGNA DEL SALE.
Per dodici mesi ci siamo continuamente comportati come se fossi
mo in guerra: i nostri pensieri sono stati pensieri di guerra, la guerra
stato l'unico argomento dei nostri discorsi., Ora il nostro atteggia
mento deve essere completamente differente. E stata conclusa una tre
gua. So che alcuni di noi provano un brivido in tutto il corpo al solo
sentir pronunciare la parola ((tregua)) . Questo perch non abbiamo
pensato ad altro che alla guerra ed eravamo convinti che nessun com
promesso era possibile. Ma questa non era una posizione degna di veri
satyagrahi. Il satyagrahi, pur essendo sempre pronto alla lotta, deve
allo stesso tempo desiderare con tutte le sue forze la pace. Egli deve
salutare con gioia qualsiasi opportunit di concludere una pace ono
revole. La Commissione di Lavoro del Congresso ha visto una simile
opportunit e ha deciso di sfruttarla. La condizione essenziale di un
compromesso che in esso non vi sia nulla di umiliante n di imposto.
Vi assicuro che mai mi sono fatto influenzare dall'infinito numero di
telegrammi che mi sono arrivati in cui mi si chiedeva di concludere la
pace ad ogni costo. Sono abituato a queste cose, ed ero assolutamente
deciso a non permettere che tali telegrammi mi facessero recedere da
una qualsiasi delle decisioni che la voce interiore mi aveva dettato.
Tuttavia, sebbene un satyagrahi non debba mai cedere al panico o
all'esitazione, egli non deve neppure avere l'intenzione di umiliare il
suo avversario e di ottenere da esso una resa senza condizioni. Egli non
deve mai abbandonare la via della giustizia e non deve proporre condi
zioni di pace impossibili. Non deve porre rivendicazioni eccessive, n
rivendicazioni troppo limitate. Laccordo che stato concluso a mio
parere soddisfa tutte queste condizioni. Uno dei punti dell'accordo
sembra aver provocato un certo scontento in alcuni ambienti, e alcu
ne persone hanno condannato l'accordo riguardo a tale questione. Si
sostiene che non avremmo dovuto concludere nessun accordo prima

258
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

di aver ottenuto il rilascio di tutti i prigionieri politici. In realt non


potevamo avanzare tale richiesta. Non che ci fosse una mancanza di
volont da parte nostra; ci che mancava era la forza necessaria ad
imporre che tale richiesta venisse soddisfatta. Tale forza ci verr dal
rispetto, nella lettera e nello spirito, di tutti i termini dell'accordo che
ci riguardano.
Devo informarvi che i governi locali si sono dimostrati poco soler
ti nell'applicazione dei termini dell'accordo. Alcuni prigionieri che
avrebbero dovuto essere rilasciati sono ancora in prigione, e alcuni
procedimenti legali, come ad esempio quello per la sparatoria di Chir
ner, che avrebbero dovuto essere sospesi, sono ancora in corso. Se tale
mancanza di solerzia si rivelasse deliberata, sarebbe chiaramente col
pevole. Essa tuttavia in tal caso aumenterebbe la nostra forza e rende
rebbe la causa dello Swaraj pi invincibile che mai. lo voglio credere
tuttavia che le mancanze da parte dei governi locali non corrisponda
no ad una scelta deliberata dell'autorit, e che siano imputabili alla
pesantezza dell'apparato governativo. Con tutta probabilit si tratta di
ritardi ed errori involontari. Ma se tali mancanze si rivelassero frutto
di una deliberata violazione della parola data, noi abbiamo la nostra
grande arma. Se esaminate l'accordo vedrete che l'ultima clausola d
al governo il potere di ricorrere alla sua forza repressiva nel caso
Congresso non rispetti gli impegni che gli derivano dall'accordo. E
superfluo dire che tale clausola implica anche il contrario. Come il go
verno ha il diritto di ricorrere alla sua forza repressiva, noi abbiamo il
diritto di far ricorso alla nostra arma infallibile non appena il governo
mostri di voler deliberatamente violare l'accordo.
Ma i ritardi che si verificano non devono essere causa di agitazione o
di impazienza. Non ve ne alcun motivo. Un satyagrahi possiede una
pazienza infinita, una inesauribile fiducia nel prossimo, una grande
speranza.
Ora una parola di avvertimento. I.: accordo ovviamente ha un carat
tere provvisorio. Tuttavia esso richiede un mutamento nel nostro me
todo di lavoro. Se prima dell'accordo il metodo da seguire era quello
della disobbedienza civile, della prigione volontaria e dell'azione diret
ta, oggi tale metodo deve essere sostituito da quello della discussione
e della trattativa. Tuttavia nessuno deve dimenticare che l'accordo
provvisorio e che le trattative possono essere interrotte in qualsiasi
momento. Dobbiamo dunque tenere le nostre polveri sempre asciutte
e le nostre armi sempre ben lucide. Una rottura delle trattative non ci
deve prendere alla sprovvista, ma pronti a mobilitarsi al primo coman-

259
------- GANDHI -------

do. Nel frattempo necessario portare avanti il processo di autopuri


ficazione con maggiore energia e maggior fede, in modo che la nostra
forza divenga ogni giorno pi grande.
(Young India, 1 9 marzo 1 93 1 ) .

I I . I N OCCASIONE DELLA RIUNIONE DEL PARTITO DEL CONGRESSO


DOPO LA CAMPAGNA DEL SALE E SU QUELLO CHE RIMANE
DA FARE PER PORTARE L' INDIA ALL' INDIPENDENZA.
Il Congresso si riunir tra pochi giorni. Le organizzazioni disciolte
difficilmente riusciranno ad essere ristrutturate in tempo. I delegati,
met dei quali saranno ex prigionieri, con tutta probabilit non avran
no il tempo di riprendersi dalle sofferenze patite. Tuttavia il Congresso
si riunir godendo di un prestigio mai avuto in passato e con la consa
pevolezza della sua nuova forza, derivatagli dalle sofferenze affrontate
da decine di migliaia di uomini, donne e bambini, sofferenze che forse
non hanno precedenti nella storia, nel senso che coloro che le hanno
affrontate lo hanno fatto senza alcuna intenzione o alcun desiderio di
vendetta.
Ma sarebbe sbagliato rimuginare troppo su queste sofferenze, dar
loro eccessiva importanza o gonfiarsi di orgoglio per esse. La vera sof
ferenza spontanea e non punta a nessuna ricompensa. Essa ha in
s una gioia intrinseca, che supera ogni altra gioia. Sarebbe dunque
un suicidio per noi voler vivere di rendita sul capitale accumulato
nei dodici mesi passati. Sebbene dobbiamo cercare sempre di evitare
sofferenze inutili, dobbiamo essere continuamente pronti ad affron
tare nuove sofferenze. In un modo o nell'altro, coloro che seguono la
giusta via non potranno evitare le sofferenze, nonostante tutti i loro
tentativi. Questo il privilegio del patriota, del riformatore e, in mi
sura ancora maggiore, del satyagrahi.
Laccordo, per quanto provvisorio, un dono della grazia divina.
Durante le trattative vi sono stati momenti in cui la rottura sembrava
inevitabile. Senza dubbio, se una rottura si fosse verificata, si sareb
bero avute sofferenze dieci volte pi dure di quelle che si sono avute.
Tuttavia, se una pace onorevole si fosse dimostrata impossibile, avrei
ritenuto mio dovere chiedere alla nazione di affrontare tali sofferenze.
E non sono sicuro che sar possibile raggiungere il nostro obiettivo
finale senza nuove, pi grandi e dure sofferenze. Il grado della nostra
autopurificazione ancora non all'altezza della posta in gioco. Ancora
non ci siamo liberati coscientemente e su scala nazionale della piaga

260
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA ------

dell'intoccabilit, e ancora non abbiamo vinto i sospetti reciproci. Per


quanto grande sia stato il risveglio della coscienza dei ricchi, essi ;m
cara non hanno fatto veramente causa comune con i poveri; la loro
vita ancora non ha nulla in comune con quella dei poveri. Malgrdo
tutti i progressi fatti nella lotta contro gli alcolici e le qroghe, rima
ne ancora da fare molto di pi di quanto non abbiamo fatto finora;
i successi ottenuti sono tutt'altro che consolidati. Coloro che erano
schiavi dell'alcool hanno ceduto alle pressioni dell'opinione pubblica,
ma non si sono definitivamente liberati dal vizio. Essi hanno preso co
scienza del male, ma non stato ancora insegnato loro a sfuggirlo co
me una rovina. Ho usato appositamente il termine insegnare. I seguaci
della non-violenza hanno concentrato la loro attenzione unicamente
sugli spacci di alcolici e di droghe, ma non hanno compiuto un serio
tentativo di toccare il cuore di coloro che sono schiavi del vizio. Non
abbiamo ancora eliminato tra la gente il desiderio di po sedere tessuti
e articoli di lusso stranieri, n i commercianti di tessuti stranieri han
no pienamente compreso il grande danno che arrecano alla nazione
con il loro commercio. Molti di essi ancora si appellmo al principio
della libert individuale. Questi e altri numerosi mali che possono
essere facilmente elencati dimostrano quanto ancora rimme da fare
nel campo dell'autopurificazione. Non c' dunque da meravigliarsi
se non riusciamo a creare l'atmosfera adatta per la realizzazione del
Puma Swaraj . difficile prevedere per quanto tempo il metodo della
discussione e delle trattative potr dimostrarsi efficace. Quello he
certo che non con le discussioni che i nostri avversari potranno
essere convinti. La convinzione degli inglesi andr di pari passo con
la forza che saremo in grado di acquistare. E poich la nazione si
dichiarata convinta che l'unico mezzo per acquistare forza quello
dell'autopurificazione, se nel corso di questi mesi di grande avanzata
per il . movimento non siamo stati capaci di liberarci dei mali sopra
menzionati, dovremo affrontare ancora nuove sofferenze, pi ardue di
quelle che abbiamo finora sopportato. Dobbiamo prepararci dunque
alla riunione del Congresso con spirito umile e con la ferma decisione
di eliminare ogni forma di debolezza che esiste nelle nostre file. Non
dobbiamo dare un peso eccessivo alle trattative e ;le altre cose del
genere. I dodici mesi passati ci hanno dimostrato con chiarezza che
lo Swaraj sar raggiunto, quando sar raggiunto, COfi le nostre forze,
grazie allo sforzo di tutta la nazione, e non come un dono concessoci
dall'alto o con la semplice discussione.
(Young India, 19 marzo 1 93 1 ) .

26 1
IV. La non-violenza nel conflitto indo-musulmano94

I . IN RISPOSTA AD UNA LETTERA CHE INVITA GANDHI A SCENDERE


DIRETTAMENTE NELLA MISCHIA PER SEDARE LA VIOLENZA INDO
MUSULMANA EGLI RISPONDE CHE LA SUA ORA VERR PRESTO.
Un corrispondente mi ha scritto a proposito dei massacri che stanno
avvenendo ad Ahmedabad. Ecco le parti pi importanti della lettera:
Desidero scriverle a proposito dei mezzi a cui si pu far ricorso
per sedare i disordini. Circa due mesi fa lei ha scritto un articolo
sull'Ahimsak Seva Dal, il corpo volontario non-violento. Ma data la
situazione esistente nel paese il suo suggerimento non basta. Come ci
ha insegnato a combattere in modo non-violento contro il governo
inglese, lei dovrebbe recarsi dove i disordini si stanno verificando e
indicarci con il suo esempio il modo di sedare i disordini con meto
di non-violenti. Se lei oggi fosse ad Ahmedabad e si impegnasse nel
tentativo di sedare i disordini si unirebbero a lei moltissimi volontari.
Due membri del Congresso, Shri Vasantrao e Shri Rajabali, hanno
tentato e sono caduti vittime del pugnale dei goonda. Essi sono morti
per un ideale, e meritano ogni lode. Ma nessuno ha avuto il coraggio
di seguire il loro esempio. Nessuno possiede la fiducia di s che essi
possedevano. Se tale fiducia fosse diffusa non vi sarebbero disordini, e
anche se dei disordini si verificassero, non assumerebbero le propor
zioni e le caratteristiche di quelli a cui oggi stiamo assistendo. Il fatto
tuttavia che oggi una simile situazione soltanto una chimera.
La sua guida e il suo esempio possono dare a molti come me corag
gio e fiducia in se stessi. Una volta che lei avr indicato la via i seguaci
della non-violenza che si trovano nei vari luoghi saranno in grado di

262
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

seguirla tutte le volte che le circostanze lo richiederanno. lo credo


che a meno che lei non dia un esempio concreto, i suoi scritti e le sue
raccomandazioni non aiuteranno in alcun modo la gente semplice,
e neppure il Congresso, nell'organizzazione della difesa non-violenta
della societ .

Sono d'accordo con quanto l'autore della lettera scrive. La gente in


passato ha seguito le mie indicazioni e ha fatto ricorso alla resistenza
non-violenta contro il governo inglese perch voleva opporre agli in
glesi una qualche resistenza. Ma la sua non-violenza, devo confessarlo,
ra il prodotto della sua impotenza. Si trattava di un'arma del debole.
E per questo che oggi veneriamo Netaji Subhas Chandra Bose e il suo
Azad Hind Fauj (INA)95 Noi dimentichiamo che Netaji stesso aveva
ordinato ai suoi soldati di seguire i metodi della non-violenza durante
la loro azione in India. Questo mi stato detto dai leader dell'INA.
Ma noi abbiamo perduto ogni capacit di discernimento. Per recupe
rare tale capacit gli uomini dell'INA dovranno realizzare nella pratica
l'ideale indicato da Netaji. Il lavoro di coloro che credono nella non
violenza estremamente difficile nell'atmosfera carica di violenza che
oggi regna nel paese. Ma la via della vera non-violenza per essere per
corsa richiede molto pi coraggio della via della violenza. Noi ancora
non siamo stati capaci di dare prova di una vera non-violenza. Dob
biamo considerare ci che Shri Ganesh Shankar Vidyarthi, Shri Va
santrao e Shri Rajabali hanno fatto come degli esempi di non-violenza
del forte. Ma quando si manifestano i conflitti tra le comunit non
riusciamo a vedere alcun effetto dei loro sacrifici. Perch questo sia
possibile ancora molti come Shri Ganesh Shankar Vidvarthi dovran
no perdere la vita. Il fatto che ad Ahmedabad nessuno abbia seguito
l'esempio di Shri Vasantrao e Shri Rajabali dimostra che ancora non si
sviluppato in noi uno spirito di sacrificio tale da renderei disposti a
perdere la vita nell'azione non-violenta. :L autore della lettera ha ragio
ne quando dice che nella situazione attuale sarebbe mio do vere agire
senza preoccuparmi se altri mi seguiranno o meno. Sarebbe colpevole
da parte mia rimanere il casa a dire agli altri di andare a sacrificare le
loro vite. Questa non pu essere un'indicazione coerente con i prin
cipi della non-violenza. Non ho mai avuto occasione di sperimentare
la mia non-violenza nei conflitti tra le comunit. Si pu sostenere
che non ho ricercato una tale occasione per codardia. Quale che sia
la verit, Dio volendo, l'occasione non tarder a presentarmisi, e get
tandomi nel fuoco, la potenza divina purificher me e render chiara

263
------ GANDHI ------

la via della non-violenza. Con questo non voglio che nessuno intenda
che il sacrificio della mia vita riuscir a metter fine ad ogni violenza.
Numerose vite come la mia dovranno essere sacrificate, perch la ter
ribile violenza che si sta manifestando in tutto il paese venga arrestata
e perch la non-violenza possa regnare sovrana come le conviene. Il
poeta ha detto: La via della Verit fatta per il coraggioso, mai per il
codardo. La via della verit la via della non-violenza.
(Harijan,4 agosto 1 946) .

2 . SUL POSTO DELLA NON-VIOLENZA NEL MEZZO DELLA VIOLENZA


FRA COMUNIT RELIGIOSE E ACCENNI ALLO STATO NON-VIOLENTO.
Shri Shankarrao Dev scrive:
<<Molte persone non comprendono perch coloro che si definiscono
satyagrahi non appena divengono ministri di qualche governo comin
ciano a far ricorso alla forza dell'esercito e della polizia. La gente giu
dica questo una violazione dell'ahimsa sia in quanto dottrina che in
quanto politica. E tale giudizio sembra fondato. L incoerenza tra le di
chiarazioni di principio e le azioni pratiche dei ministri del Congresso
e il modo in cui i loro avversari, all'interno e all'esterno del Congresso,
sfruttano tale incoerenza rendono difficile per i seguaci della non-vio
lenza ribattere con efficacia alle critiche che vengono loro rivolte.
In generale, l'ahimsa del Congresso si sempre configurata come
l'ahimsa del debole. Nelle condizioni attuali del paese non poteva essere
diversamente, e lei perfettamente consapevole di tale situazione. Lei
afferma che l'ahimsa del forte possiede un potere tutto particolare. Allo
stesso tempo ha accettato di guidare dei deboli, allo scopo di render
li forti attraverso l'uso dell'ahimsa. E, malgrado la loro debolezza, essi
oggi hanno conquistato il potere politico. Attualmente per si trovano
nell'impossibilit di sedare i disordini senza ricorrere all'uso della polizia
e dell'esercito, e se tentassero di farlo non solo andrebbero incontro al
fallimento, ma non otterrebbero neppure l'appoggio della popolazione.
Una volta le chiesi se un satyagrahi poteva assumere alte cariche
governative qualora gli fossero offerte e in che modo, una volta as
sunte tali cariche, doveva cercare di promuovere la non-violenza. Io
credo che la persona che ha fatto della non-violenza la sua fede non
deve accettare alcuna carica, e che se lo fa non potr mai essere soddi
sfatto delle sue azioni. Tuttavia tale problema non sussiste per coloro
che hanno accettato l' ahimsa soltanto come politica. Molti membri
del Congresso hanno accettato cariche governative e lei li ha autoriz-

264
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

zati a farlo. Mi domando se lei pu sperare che coloro che credono


nell'ahimsa saranno in grado di agire coerentemente con i principi
della non-violenza, sia pur nei limiti delle loro possibilit personali, di
fronte all'insorgere di disordini. Inoltre, la forza acquisita attraverso la
non-violenza come pu essere utilizzata per creare uno Stato, se prima
non si riesce a costituire un governo? Se lei non in grado di illumi
nare la via che conduce al fine desiderato, il Satyagraha non verr pi
considerato un'arma veramente efficace.
Dal mio punto di vista la risposta semplice. Per un certo periodo
ho sostenuto che le parole verit e non-violenza dovevano esse
re eliminate dallo statuto del Congresso. Ma che tali parole vengano
realmente eliminate o non, se ci si attiene rigorosamente ai principi
che esse esprimono, si in grado di dare un giudizio indipenden
te sulla giustezza o meno di qualsiasi azione. lo sono convinto che
finch avremo la necessit di affidarci alla forza dell'esercito o del
la polizia per mantenere l'ordine interno continueremo a rimanere
schiavi degli inglesi o di qualche altra potenza straniera. Ha poca im
portanza dunque se il governo in mano ad elementi del Congresso
o ad elementi estranei al Congresso. I ministri del Congresso non si
sono impegnati in alcun modo a seguire i principi della non-violenza.
Inoltre, gli ind, i musulmani e altri chiedono ancora esplicitamente
la protezione dell'esercito e della polizia. Se chiedono tale protezione
continueranno a riceverla. I ministri che si dichiarano seguaci della
non-violenza devono dimettersi, in quanto non possono acconsentire
all'uso dell'esercito e della polizia. Tutto ci sta a significare che finch
il nostro popolo non acquister una saggezza tale da consentirgli di
arrivare alla comprensione reciproca tra gli individui e le comunit,
il goondaismo destinato a continuare e noi non saremo in grado di
sviluppare nel nostro animo la vera forza dell'ahimsa.
Come pu essere creata questa forza non-violenta? Ho gi risposto
a questa domanda nell'Harijan del 4 agosto, rispondendo ad una
lettera inviatami da Ahmedabad96 Finch non avremo raggiunto la
forza di morire con coraggio e nutrendo soltanto sentimenti di amore
nel cuore non potremo sperare di poter praticare l' ahimsa del forte.
Rimane da affrontare il problema se in una societ ideale vi deve
essere o meno un governo. Non credo che per il momento ci si deb
ba preoccupare eccessivamente di tale questione. Se continueremo ad
impegnarci per la creazione di una societ ideale, essa pian piano verr
realizzata in una misura tale da arrecar beneficio a tutti i suoi compo
nenti. La linea euclidea non ha dimensioni e nessuno mai riuscito e

265
------- GAND H I -------

mai riuscir a tracciarla. Tuttavia i progressi ottenuti nel campo della


geometria sono stati possibili soltanto grazie al punto di riferimento
costituito da questa linea ideale. E quello che vale per la geometria vale
in tutti gli altri campi.
Si deve tenere presente che uno stato senza un governo non esiste in
nessuna parte del mondo. Se uno stato di tal genere potr mai essere
realizzato, esso sar realizzato in India; il nostro infatti l'unico paese
in cui un tentativo in tale direzione stato almeno compiuto. Ancora
non siamo stati capaci di dimostrare tutto il coraggio necessario per
ch questo tentativo sia coronato dal successo. Per raggiungere tale
grado di coraggio esiste una sola via. Coloro che hanno fede in questa
via devono dimostrarlo. Per far ci, ci si deve liberare completamente
della paura della morte, esattamente come gi ci si liberati della
paura della prigione.
(Harijan, 1 5 settembre 1 946) .

3 . SULLA INOPPORTUNIT DI APPOGGIARSI ALLE TRUPPE E ALLA


POLIZIA INGLESE PER SEDARE IL CONFLITTO INDO-MUSULMANO.
S UPERIORIT DELLA VI OLENZA SULLA CODARDIA. FONDAMENTALE
IMPORTANZA DEL P ROGRAMMA COSTRUTTIVO NEL TENTATIVO
DI RISOLVERE IL CONFLITTO INDO-MUSULMANO.
Dopo aver descritto i recenti penosi e disgraziati avvenimenti di
Calcutta97, un corrispondente chiede: <<quale deve essere il nostro do
vere in simili circostanze? Il Congresso quando si verificano situazioni
di crisi come questa non fornisce chiare indicazioni alle masse. Ricor
rere alla resistenza non-violenta avrebbe significato far uccidere tutti
gli ind e far distruggere tutte le loro propriet>> .
La Commissione di Lavoro del Congresso ha dato l'indicazione pi
chiara possibile nell'ultima frase della sua risoluzione pubblicata dai
giornali. La lotta fratricida, vi si legge, non verr arrestata <<con l'inti
midazione e la violenza, ma con la reciproca comprensione, con la di
scussione amichevole e, se necessario, mediante un arbitrato accettato
da tutte le part>>. Non necessario essere un fervente seguace della
non-violenza per riconoscere la verit contenuta in tale affermazione.
Se gli ind avessero coraggiosamente deciso di morire fino all'ultimo
uomo si sarebbe avuto la liberazione dell'induismo e dell'India e la
purificazione dell'Islam nel nostro paese.
Data la situazione si reso necessario l'intervento di una terza parte
per porre fine alle violenze reciproche. N i musulmani n gli ind

266
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

hanno ottenuto alcun vantaggio da tale intervento. Se il virus che ha


contagiato Calcutta si estendesse in tutta l'India e le truppe inglesi
fossero chiamate a impedire che le due parti si massacrassero a vicen
da, gli inglesi o chi per loro conquisterebbero il dominio dell'India
per un lungo periodo. La durata di tale periodo dipenderebbe dal
tempo necessario alle due parti in lotta per recuperare la ragione. E
le due parti possono essere ricondotte alla ragione o in seguito a una
lotta sfibrante, libera da ogni ingerenza esterna, o grazie alla rinuncia
di una delle parti alla violenza, malgrado tutti i pericoli che tale scelta
comporta. Che una parte possa avere il sopravvento sull'altra chia
ramente impossibile, data la penuria di armi moderne e la generale
incapacit di servirsene esistente nel paese. La non-violenza invece
non ha bisogno di nessun addestramento fisico. Essa richiede sem
plicemente la volont di non uccidere neppure per legittima difesa
e il coraggio di affrontare la morte senza nutrire alcun sentimento di
vendetta. L ahimsa non si basa su vuoti discorsi, ma sulla fredda ragio
ne e sull'affermazione di una legge universale. Se si possiede una fe
de assoluta in tale legge, nessuna provocazione pu dimostrarsi tanto
grande da non poter essere perdonata. Questa quella che io chiamo
la non-violenza del forte.
Sfortunatamente per noi, siamo ancora lontani dalla conquista del
la non-violenza del forte al livello di massa. Alcuni nutrono perfino
dei dubbi sulla possibilit che la non-violenza possa essere praticata
al livello di gruppo e tanto pi al livello delle grandi masse. Queste
persone sostengono che la non-violenza pu essere praticata unica
mente da individui forniti di doti eccezionali. Per, se la pratica della
non-violenza fosse consentita unicamente ad alcuni individui, la non
violenza non sarebbe di alcuna utilit per il genere umano.
Comunque stiano le cose, una cosa tuttavia chiara, e cio che se
la gente non pronta a praticare la non-violenza del forte, essa deve
essere pronta ad usare la forza per legittima difesa. Ma non sono con
sentite ipocrisie. La legittima difesa deve essere veramente tale e in
essa non vi deve essere n codardia n crudelt. Dunque essa non deve
mai essere segreta. Non si deve colpire nessuno alle spalle o celarsi al
proprio avversario. Sono consapevole del fatto che siamo un popolo
disarmato e inesperto nell'uso delle armi. Si possono avere opinioni
differenti sulla positivit o meno di una simile condizione. Nessuno
tuttavia pu negare che la difesa personale non richiede alcun adde
stramento all'uso delle armi. Essa richiede unicamente delle braccia
forti e una ancor pi forte volont.

267
------- GAND H I -------

Arrecare offesa ad un altro chiaramente un atto di violenza, ma


sopportare l'offesa che ci viene arrecata e non tentare in alcun modo,
per codardia, di difenderci o di difendere un nostro vicino anch'esso
un atto di violenza, probabilmente ancora peggiore del primo.
Che cosa devono fare dunque i capi della nazione? Che cosa devono
fare i nuovi ministri? Essi devono cercare sempre di realizzare l'armonia
delle comunit, non con le minacce, ma dimostrando i benefici che
essa porta. lo considero tutti i musulmani e in generale tutti i non ind
come fratelli di sangue, e non per compiacerli, ma perch come me
sono figli della madre India. Ed essi non cessano di essere miei fratelli
anche se mi odiano o mi rinnegano. lo devo amarli anche loro malgra
do. I nuovi ministri non dovranno mai far ricorso alle truppe inglesi, di
qualsiasi colore siano, e neppure alla polizia addestrata dagli inglesi. I
soldati e i poliziotti non sono nostri nemici, ma finora sono sempre sta
ti utilizzati non per aiutare il popolo ma per mantenerlo sotto il giogo
straniero. Se possibile, da oggi essi devono essere impiegati in lavori
costruttivi. I militari sono particolarmente qualificati per questo tipo
di impegno. Sono in grado di installare un accampamento in pochissi
mo tempo. Sanno come procurarsi e come conservare l'acqua potabile
e come creare perfette strutture sanitarie e igieniche. Indubbiamente
essi conoscono anche tutti i modi per uccidere e per essere uccisi. La
gente conosce bene soltanto questo aspetto della loro attivit. Ma esso
non assolutamente il pi importante. Sono gli altri aspetti dell'atti
vit dei militari che devono essere apprezzati, pubblicizzati e imitati.
Gli aspetti animali dell'attivit dei militari sono disumani ma gli altri
aspetti sono umani e puri. Dobbiamo dunque valorizzare questi ultimi
e, se possibile, umanizzare completamente i militari. Il tentativo vale la
pena di essere compiuto, e pu essere compiuto soltanto da coloro che
non si lasciano fuorviare dal prestigio acquistato e dalla soggezione che
incutono. Il tentativo potr essere coronato dal successo soltanto quan
do avremo acquistato il coraggio di affrontare la morte senza nessun
pensiero e nessun atto di vendetta e di ritorsione.
(Harijan>>, 8 settembre 1 946) .

4 RISPOSTE A QUATTRO PRECISE DOMANDE SULLA NON-VIOLENZA


NELLA SITUAZIONE DI CONFLITTO TRA IND E MUSULMANI.
Un amico pone le seguenti domande:
D . l : Lei ha sempre sostenuto l'opinione che le persone devono atte
nersi rigorosamente ai principi della non-violenza anche quando ven-

268
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

gono aggredite da teppisti o gente simile. La cosa vale anche quando


vengono aggredite o oltraggiate delle donne? Alle persone che non so
no capaci di seguire le sue indicazioni circa la condotta non-violenta,
lei consiglia di morire da codarde o di resistere all'aggressione con la
violenza?
D. 2: A suo parere, non si deve condannare decisamente la doppia
funzione che in questo momento sta svolgendo la Lega Musulmana98?
Infatti, i suoi leader, che predicano apertamente la violenza e lo j ehad
contro gli ind, sono gli stessi uomini che in veste di ministri control
lano tutti i settori dell'amministrazione pubblica, comprese la polizia
e la magistratura.
D. 3: In India vi una qualche autorit costituita che possa mettere
riparo alla attuale situazione, che di una gravit senza precedenti
nella stria del paese?
D. 4: E convinto anche lei che se si consente che i disordini che oggi
si stanno sviluppando continuino ad espandersi la guerra civile diverr
inevitabile? Nel caso una tale catastrofe si verificasse, quale linea di
condotta consiglierebbe ai suoi compatrioti?

R. l: Nella societ ideale che io immagino non possono aver l uogo


atti aggressivi del tipo considerato nella domanda. Tuttavia nella so
ciet in cui viviamo tali atti hanno luogo. La mia risposta categorica.
Un uomo o una donna non violenti devono esser pronti a morire
senza sentimenti di vendetta, rancore o malanimo, in difesa della loro
persona o dell'onore dei loro cari. Questa la forma pi alta di co
raggio.
Se un individuo o un gruppo di individui non sono in grado o non
sono disposti a seguire questa grande legge, che a torto viene presen
tata unicamente come il mio insegnamento, quella della resistenza
violenta la scelta migliore che possono fare, anche se enormemente
inferiore alla prima. La codardia una dimostrazione di impotenza
peggiore della violenza. Il codardo desidera la vendetta, ma avendo
paura della morte ricorre a qua l cun altro, ad esempio al governo al
potere, per ottenerla. Un codardo non degno del nome di uomo.
Egli non merita di essere membro di una societ di uomini. Infine,
devo dire che se le donne avessero seguito o da oggi in poi seguissero il
mio consiglio, ognuna di esse sarebbe in grado di proteggere se stessa
senza bisogno dell'aiuto dei suoi fratelli o delle sue sorelle.
R. 2: Senza dubbio la duplice funzione che la domanda mette in
luce condannabile. La mia condanna totale. Stiamo assistendo ad

269
------- GANDHI -------

un capitolo oscuro della nostra storia nazionale. Fortunatamente


talmente oscuro che non pu durare a lungo.
R. 3: I.: unica autorit costituita quella inglese. Noi tutti siamo sol
tanto dei burattini nelle sue mani. Ma sarebbe sbagliato e assurdo
criticare l'autorit. Essa agisce coerentemente con la sua natura. Non
essa che ci costringe ad essere dei burattini, siamo noi che volonta
riamente ci assegniamo questo ruolo. Ognuno di noi dunque ha la
possibilit di rifiutarsi di fare il gioco degli inglesi.
Si deve per ammettere francamente che l'autorit inglese sta lot
tando per andarsene dall'India. Ma non sa trovare il modo per farlo.
Gli inglesi vogliono sinceramente lasciare l'India, ma prima di !a
sciarla vogliono rimediare al male che vi hanno commesso per cos
lungo tempo. Trovandomi nella posizione del rospo sotto l'erpice
devo sapere dove l'erpice colpisce. Ho ripetuto pi volte alle autorit
che se non sono in grado di rimediare alla svelta ai torti commessi,
la cosa migliore che lascino l'India al suo destino. Ma i funzionari
inglesi si ostinano a non voler riconoscere l'evidenza. Essi si illudono
di conoscere l'India meglio degli indiani stessi. Avendoci tenuti in
soggezione per pi di un secolo, rivendicano il diritto di ergersi ad
arbitri del nostro destino. Ma non dobbiamo serbare loro rancore, se
vogliamo raggiungere l'indipendenza con mezzi pacifici. Il satyagra
ha esclude ogni forma di vendetta. Esso crede non nella distruzione,
ma nella conversione. I suoi insuccessi sono dovuti alla debolezza dei
satyagrahi, e non a qualche imperfezione della legge in s. I.:autorit
inglese, dal momento che ha deciso di lasciare l'India (quale che sia il
motivo di tale decisione) , dimostrer sempre maggiori difetti e debo
lezze. Gli indiani si renderanno conto che essa sta divenendo sempre
di pi uno strumento inservibile. E quando esplodono conflitti come
quello tra gli ind e i musulmani, necessario che una o entrambe le
parti comprendano che, se si vuole che l'India divenga una nazione
indipendente, si deve volontariamente rinunciare a ricorrere alla pro
tezione dell'autorit inglese.
R. 4: Questo ci porta all'ultima domanda. Ancora non ci troviamo
in una situazione di guerra civile. Ma ci stiamo avvicinando ad es
sa. Stiamo giocando alla guerra civile. La parola guerra un termine
quanto mai benevolo per indicare il goondaismo praticato in tutto il
paese e a livello di massa. Se gli inglesi sono saggi, si terranno fuori
dai conflitti tra indiani. Le apparenze tuttavia sembrano indicare il
contrario. I membri inglesi delle assemblee provinciali si rifiutano di
riconoscere che i seggi che hanno ottenuto grazie alla legge del 1 935

270
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

non sono stati conferiti loro in base a dei criter di giustizia, ma perch
potessero proteggere gli interessi inglesi contro gli ind e i musulmani.
Anche gli ind e i musulmani non si rendono conto di questo fatto.
La questione non molto importante di per s, ma un sintomo della
direzione in cui la situazione tende a muoversi. Coloro che aspirano
allo Swaraj e stanno lottando per esso non devono lasciarsi spaventare
da questi segni premonitori. Il mio consiglio rimane quello di seguire
sempre e soltanto il satyagraha. Non vi una strada diversa o migliore
per raggiungere la libert. Chiunque voglia bere il nettare della libert
deve opporsi decisamente a che si ricorra all'aiuto dell'esercito o della
polizia, e deve fare affidamento soltanto sulle proprie braccia o, cosa
infinitamente migliore, sulla propria mente e la propria volont, con
tro le quali nessuna arma, n propria n del nemico, p u nulla.
(Harijan, 1 5 settembre 1 946) .

5 . APPELLO ALLA POPOLAZIONE DEL BIHAR IN SEGUITO


ALLE VIOLENZE COMMESSE DAGLI IND NEI CON]ONTI
DEI MUSULMANI. ACCENNO ALLA SUA IDEA DI DIGIUN
A MORTE SE LA VIOLENZA CONTINUA NEL BIHAR.
Ci che sta accadendo nel Bihar distrugge tutti i mii sogni a pro
posito di questa regione. Non mi baso su notizie che potrebbero e
sere distorte o esagerate. La continua presenza std p osto 4el p rimo
ministro del governo centrale una prova eloquente della mgedia del
Bihar. Sarebbe facile rispondere che nel Bengala, sotto il governo della
Lega Musulmana, la situazione non migliore, se no add irittura
peggiore, e che quanto sta accadendo nel Bihar ;oltanto una conse
guenza di ci che avviene nel Bengala. Una cattiva ion.e di una parte
non pu costituire una giustificazione per un'azione altrettanto cattiva
della parte avversa, soprattutto quando questa ha alle s ue spalle qna
lunga e vasta azione politica di cui va giustamente orgogliqsa. Devo
confessare d'altra parte che pur essendo rimasto a Calcutta per p i di
una settimana non conosco ancora le esatte proporzioni della trage
dia del Bengala. Sebbene abbia un grande desiderio di accorrere nel
Bihar, non posso interrompere l'azione iniziata nel Noakhali. forse
una dimostrazione di antisettarismo rispondere con gli stessi mezzi
al settarismo di cui i membri del Congresso hanno accusao l:;. Lega
Musulmana? Si pu chiamare nazionalismo H barbaro sterminio del
quattordici per cento dei musulmani del Bihar?
Non c' bisogno che mi si dica che non ho il diritto di con dannare

27 1
------ GANDHI ------

in blocco tutto il Bihar per quello che hanno commesso poche migliaia
dei suoi abitanti. Cittadini come Brijkishore Prasad e Rajendra Prasad
fanno indubbiamente onore al Bihar. Temo tuttavia che se nel Bihar si
ripeteranno episodi come quelli accaduti il mondo condanner tutti gli
ind dell'India. Il mondo abituato a giudicare in questo modo, e non
ha tutti i torti. Le ingiustizie commesse dagli ind del Bihar possono
inoltre giustificare l'accusa di Qaid-i-Azam Jinnah99, secondo la quale
il Congresso sarebbe un'organizzazione unicamente ind, malgrado es
so si vanti che nelle sue file si trovano anche sikh, musulmani, cristiani,
parsi e altri. Gli ind del Bihar devono impegnarsi, sul loro onore,
a considerare gli appartenenti alla minoranza musulmana come loro
fratelli bisognosi di protezione, con diritti eguali a quelli della maggio
ranza ind. Non si deve consentire che il Bihar, che tanto ha fatto per
aumentare il prestigio del Congresso, sia il primo a scavargli la fossa.
Non mi vergogno assolutamente del mio ahimsa. Sono venuto nel
Bengala per vedere fino a che punto in un momento cruciale il mio
ahimsa riesce a manifestarsi in me. Ma in questa lettera non voglio
parlarvi dell'ahimsa. Voglio dirvi tuttavia che le azioni che vi vengono
addebitate non potranno mai essere considerate una manifestazione di
coraggio. NC? n coraggio uccidere in diverse migliaia poch centinaia
di persone. E qualcosa di ancora peggiore della codardia. E una cosa
indegna di qualsiasi nazionalismo e di qualsiasi religione. Se aveste
fatto ricorso alla violenza per difendervi dalla violenza dell'avversario,
nessuno avrebbe osato rivolgervi delle accuse. Ma quello che avete
fatto degrada voi stessi e infanga il nome dell'India.
Dovete chiedere al Pandit Jawaharlalji, a Nishtar Saheb e al dottor
Rajendra Prasad di ritirare le loro truppe e di tornare ad occuparsi de
gli affari dell'India. Essi potranno accettare la vostra richiesta soltanto
se voi vi dimostrerete pentiti del vostro comportamento disumano e
vi impegnerete a trattare i musulmani come trattate i vostri fratelli e
le vostre sorelle.
Non dovrete concedervi riposo fino a che l'ultimo dei profughi mu
sulmani non sar ritornato alla propria casa, e dovete impegnarvi a ri
costruire le case dei musulmani distrutte, chiedendo ai vostri ministri
l'aiuto necessario. Voi non sapete quali critiche ho sentito rivolgere ai
vostri ministri.
Io mi considero parte di voi. Mi porta a considerarmi tale l'affetto
che avete sempre dimostrato nei miei confronti. E poich penso di
comprendere meglio di quanto voi non dimostriate di fare quale
il dovere degli ind del Bihar, mi sento tenuto a fare in qualche mo-

272
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

do penitenza per le loro colpe. Per motivi di salute, appena giunto a


Calcutta ho adottato una dieta rigorosissima. Ora che sono venuto a
conoscenza della tragedia del Bihar continuo la dieta come penitenza.
La dieta si trasformer in un digiuno fino alla morte se gli ind del
Bihar non desisteranno dai loro errori.
Non c' pericolo che il Bihar fraintenda la mia decisione e la giudi
chi qualcosa di diverso da un puro atto di penitenza, che io considero
come un sacro dovere.
Nessun amico deve venire da me per aiutarmi o per manifestarmi la
sua solidariet. Sono gi circondato da amici fedeli. Sarebbe del tutto
sbagliato e inutile che qualcuno volesse imitare la mia decisione. Non
vi bisogno di nessun digiuno di solidariet, parziale o totale che
sia. Una simile azione pu essere soltanto dannosa. Ci che la mia
penitenza pu ottenere di risvegliare le coscienze di coloro che mi
conoscono e credono nella mia buona fede. Nessuno stia in ansia per
me. Sono, come tutte le creature, nelle mani di Dio.
Nulla mi potr accadere finch Egli vorr servirsi della mia modesta
opera.
Il vostro servitore M.K. Gandhi
(Harijan>>, 1 0 novembre 1 946) .

6. DICHIARAZIONI ALLA STAMPA IN OCCASIONE DELLA


SUA PARTENZA PER IL BENGALA DOVE GANDHI SI P ROPONE
DI RISIEDERE PRESS O UNA FAMIGLIA MUSULMANA
(QUI IN MINORANZA) PER PACIFICARE LA SITUAZIONE.
Alla vigilia della sua partenza per Shrirampur Gandhi rilasci alla
stampa la seguente dichiarazione:
Mi trovo circondato dalla distorsione e dalla falsit. Sono incapace
di scoprire la verit. Vi una terribile diffidenza reciproca. Si rompo
no le pi antiche amicizie. La verit e l' ahimsa, in cui io credo cieca
mente e che penso mi abbiano sostenuto per sessanta anni, sembrano
non riuscire a dimostrare la forza che io ho attribuito loro.
Per mettere alla prova gli oggetti della mia fede, o meglio per mette
re alla prova me stesso, ho deciso di recarmi in un villaggio chiamato
Shrirampur, separandomi da coloro che sono stati con me in tutti
questi anni e che mi hanno reso la vita facile. Prender con me soltan
to il professar Nirmal Kumar Bose, come insegnante di bengalese e
interprete, e Shri Parsuram, il mio pio devoto, instancabile e coscien
zioso stenografo.

273
---- GANDHI ----

Gli altri miei seguaci che partiranno con me si distribuiranno in


altri villaggi del Noakhali per svolgere, se sar possibile, un'opera di
paciflcazione tra le due comunit. Sfortunatamente nessuno di essi
bengalese, tranne il piccolo Abha. Essi dunque saranno accompagnati
ciascuno da un bengalese, che far loro da insegnante e da interprete,
come il professar Bose far con me.
Il compito della distribuzione e della organizzazione del lavoro sa
r affidato a Shri Satish Chandra Dasgupta, del Khadi Pratishthan.
n mio obiettivo massimo quello di stabilirmi presso una famiglia
musulmana locale appartenente alla Lega Musulmana, tuttavia per
iniziare a svolgere la mia opera non attender di aver prima raggiunto
tale obiettivo. Ho intenzione di stabilire contatti con tutti i musul
mani che mi sar possibile nei loro villaggi. Ci che propongo ai mi
nistri della Lega che mettano un musulmano onesto e coraggioso a
disposizione di ogni ind, altrettanto onesto e coraggioso, che si reca
a svolgere opera di pacificazione in un villaggio. I ministri della Lega
dovranno inoltre garantire, se necessario al costo della loro vita, la
sicurezza dei profughi ind che ritornano ai loro villaggi. Mi dispiace
di dover ammettere che senza una simile garanzia mi sembra difficile
poter convincere i profughi ind a ritornare alle loro case.
Dalle notizie di cui dispongo, risulta che nei villaggi la minoranza
ind non pu ancora vivere tranquillamente e senza pericoli. Gli ind
dunque preferiscono vivere lontani dalle loro case e dai loro campi,
affidandosi alle misere e mal distribuite sovvenzioni pubbliche.
Molti amici non bengalesi mi hanno scritto chiedendomi di poter
venire con me per svolgere un'opera di pace, ma io mi sono opposto
deisamente alle loro insistenze. Sar ben lieto di chiamarli quando ri
uscir a cogliere uno spiraglio di luce in queste tenebre impenetrabili.
Nel frattempo sia Pyarelal100 che io abbiamo deciso di sospendere
ogni attivit giornalistica, compreso il pesante lavoro dell'Harijan
e degli altri settimanali. Ho chiesto a Shri Kishorlal, Shri Kakasaheb,
Shri Vinoba e Shri Narhari Parikh di curare i settimanali sia colle
gi almente che individualmente. Pyarelal ed io, se il nostro lavoro lo
consentir, potremo inviare saltuariamente dei contributi dai villaggi
dove ci stabiliremo. Della corrispondenza ci si occuper a Sevagram.
Non posso dire quanto durer questa interruzione. Posso dire que
sto per: non ho intenzione di lasciare il Bengala orientale finch non
vedr ristabilita la fiducia reciproca tra le due comunit e finch nei
villaggi la vita non sar tornata alla normalit. Senza di ci non hanno
possibilit di sopravvivere n il Pakistan n l'Indostan, e l'India de-

274
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

stinata alla schiavit, lacerata dalle lotte intestine e sprofondata nella


barbarie.
Nessuno si deve preoccupare per la dieta che ho deciso di adottare.
Appena ricevuto il seguente telegramma del dottor Rajendra Prasad:
Ricevuta lettera. Continua calma gi segnalata. Non vi sono inciden
ti da una settimana. Situazione soddisfacente. Viva speranza ritorno
dieta normale. Sar Delhi il 1 9, ho ricominciato a prendere del latte
di capra e intendo ritornare ad una dieta normale non appena la situa
zione lo consentir. Il futuro nelle mani di Dio.
( Harijan, l o dicembre 1 946) .

'
7 CONTRO L IDEA DI UNO SCAMBIO DI POPOLAZIONI TRA INDIA
E PAKISTAN E ACCENNO ALLA SUA DECISIONE DI INIZIARE
UN PELLEGRINAGGIO DI VILLAGGIO IN VILLAGGIO PER SEDARE
GLI ANIMI E RIPORTARE LA CONCORDIA.
Lo scambio di popolazione. Quella dello scambio di popolazione
un'idea impensabile e irrealizzabile, disse Gandhi rispondendo alle
domande rivoltegli da alcuni giornalisti che si trovavano con lui a
Shrirampur.
Una simile idea non mi si mai affacciata alla mente, - disse Gan
dhi, e aggiunse: - In tutte le province dell'India tutti sono indiani,
siano essi ind, musulmani o di altre religioni. E non sarebbe diversa
mente anche se il Pakistan divenisse completamente indipendente.
Gandhi continu: Per me una cosa del genere indicherebbe che
l'India ha smarrito tutta la sua saggezza e segnerebbe il fallimento di
tutta la sua politica. La conseguenza di un simile passo sarebbe la pi
spaventosa che si possa immaginare. Non forse spaventoso che l'In
dia venga artificialmente divisa in tante zone religiose?
Rispondendo alla domanda se, vista la difficolt di porre rimedio alla
situazione, non sarebbe stato meglio ricorrere ad una politica di emigra
zione, Gandhi disse: Mi sembra che finora nulla possa giustificare una
simile politica. un riconoscimento di impotenza, e dunque pu essere
adottata soltanto in casi molto rari e come rimedio estremo.

Il messaggio al Noakhali. La domanda successiva fu: Giorni fa lei ha


detto che non pone limiti di tempo alla sua permanenza nel Bengala
orientale. Crede che continuando a rimanere a Shrirampur sar in
grado di far giungere il suo messaggio di pace agli altri villaggi del
Noakhali?

275
------ GANDHI ------

Gandhi rispose: Naturalmente non ho intenzione di seppellirmi


per molto tempo a Shrirampur. In ogni caso anche qui non sto con le
mani in mano. Vedo gente dei villaggi vicini e anche di altre zone della
provincia. Sto studiando la situazione e sto cercando di recuperare le
forze. n mio vero progetto di compiere un pellegrinaggio a piedi, di
villaggio in villaggio, per convincere i profughi a tornare alle loro case.
l'unica cosa che io possa fare sperano do in qualche risultato, data
la situazione. Mi perfettamente chiaro infatti che la mia parola da
sola pu avere ben poco peso. La diffidenza divenuta troppo grande
perch la semplice esortazione possa essere sufficiente .

Le tenebre sono dentro di me. A Gandhi poi furono rivolte delle do


mande a proposito della voce secondo la quale egli si sarebbe trovato
nelle tenebre, su come e quando le tenebre erano scese su di lui e su
come pensava di poter superare questo momento critico.
Egli rispose: Temo che la voce sia esatta. Le circostanze esterne non
mi hanno mai sopraffatto. La ragione per cui oggi mi trovo nelle tenebre
dentro di me. Sembra che il mio ahimsa non sia in grado di risolvere
il problema dei rapporti tra ind e musulmani. Mi sono dovuto rendere
conto a forza di ci quando ho saputo degli avvenimenti del Noakhali.
Le notizie delle conversioni forzate e delle sofferenze delle sorelle
bengalesi mi hanno toccato profondamente. Ho capito che non po
tevo far nulla !imitandomi a scrivere o a lanciare appelli. Ho detto a
me stesso che dovevo essere presente sulla scena degli avvenimenti e
mettere alla prova l'efficacia della dottrina che mi ha sempre sostenuto
e che ha reso la mia vita degna di essere vissuta.
Il mio ahimsa era un'arma del debole, come spesso i miei critici
avevano sostenuto, o era veramente l'arma del forte? Non potei fare
a meno di pormi questa domanda quando vidi che non avevo nessun
rimedio per la malattia di cui gli avvenimenti del Noakhali erano un
chiaro sintomo.
Dunque, sospendendo tutte le mie attivit, mi sono affrettato a venire
nel Noakhali, per comprendere in che cosa sbagliavo. Io non ho alcun
dubbio che l' ahimsa sia uno strumento perfetto. Se nelle mie mani non
riusciva ad ottenere dei risultati, l'imperfezione era chiaramente in me.
La mia tecnica era errata. Non potevo scoprire il mio errore a distanza,
e dunque sono venuto qui per cercare di scoprirlo. Dovr dunque am
mettere di trovarmi nelle tenebre fino a che non riuscir a vedere la luce.
Dio solo sa quando ci avverr. Di pi non posso dire.
(Harijan, 19 gennaio 1 947) .

276
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

8 . NEL SEGUENTE DISCORSO, SCRITTO DA GANDHI IN LINGUA IND


PERCH FOSSE LETTO PUBBLICAMENTE DURANTE L ' ORA DELLA
PREGHIERA IL 6 GENNAIO ( CHE COINCIDEVA CON IL SUO GIORNO
DI SILENZIO ) GANDHI CHIARISCE LO SCOPO CON CUI HA
INTRAPRESO IL SUO PELLEGRINAGGIO TRA I VILLAGGI LACERATI
DAL CONFLITTO INDO-MUSULMANO.
Poich il mio giorno settimanale di silenzio finir soltanto alle 1 9,
ho steso per iscritto il mio discorso. Prego Dio e chiedo a voi tutti di
unirvi a me nella preghiera che il pellegrinaggio che ho iniziato ieri
possa continuare senza interruzione fino alla fine e possa raggiungere
lo scopo che si prefigge. Ma prima di pregare perch tale scopo venga
raggiunto dovete conoscerlo. Noi abbiamo soltanto un desiderio, ed
un desiderio estremamente chiaro; che cio Dio purifichi i cuori
degli ind e dei musulmani e che le due comunit divengano libere
dai sospetti e dalle paure reciproche. Vi prego di unirvi a me in questa
preghiera e di invocare Dio come Signore sia degli ind che dei mu
sulmani perch ci conceda il successo.
Mi potreste domandare perch reputo necessario intraprendere un
pellegrinaggio per raggiungere lo scopo che mi prefiggo; o come pu
una persona che non possiede un cuore puro chiedere agli altri di di
venire puri; oppure come pu una persona che non completamente
libera dalla paura dare coraggio agli altri; o ancora come pu una perso
na che si fa seguire da una scorta armata chiedere agli altri che gettino le
armi. Tutte queste domande sono giuste e io stesso me le sono rivolte.
La mia risposta che durante il mio pellegrinaggio intendo assicurare
agli abitanti dei villaggi, per quanto mi sar possibile, che io non nutro
il minimo sentimento ostile nei confronti di nessuno. Posso dimostrare
questo fatto soltanto vivendo e operando in mezzo a coloro che diffi
dano di me. Ammetto che mi difficile rispondere alla terza domanda,
giacch il caso vuole che io giri sotto scorta armata e sia circondato
giorno e notte da agenti di polizia e da soldati che hanno il compito
di proteggermi da qualsiasi pericolo. lo non posso evitarlo; si tratta di
una decisione del governo, il quale, sentendosi responsabile di fronte al
popolo, ritiene suo dovere farmi proteggere dalla polizia e dai soldati.
Come posso impedire al governo di fare ci che ritiene giusto? Stando
cos le cose, posso affermare soltanto a parole che non mi affido ad altra
protezione che a quella di Dio. Non so se crederete a quanto dico. Dio
soltanto conosce la mente di una persona, e il dc;?vere di un uomo di Dio
di agire come la sua voce interiore gli indica. E questo che io faccio.
Si potrebbe sostenere che non vi era alcun motivo perch dei sikh

277
------ ,G ANDHI ------

venissero da me. Essi non ne hanno ricevuto l'ordine dal governo. Vi


devo informare tuttavia che essi hanno avuto dal governo il permesso di
venire con me. Non sono venuti qui per creare disordini. Per provarlo
sono venuti senza i loro tradizionali kirpans. Sono venuti per servire con
imparzialit entrambe le comunit. Il primo insegnamento che Netaji
impartiva ai soldati del suo Esercito Nazionale Indiano era che gli ind,
i musulmani, i cristiani, i parsi eccetera dovevano considerare tutti l'In
dia come loro patria comune e dovevano dimostrare concretamente la
loro unit lavorando tutti insieme per essa. I sikh intendono servire en
trambe le comunit sotto la mia guida. In che modo, adducendo quali
motivi, potrei rimandare indietro questi amici? Essi mi hanno dato un
prezioso aiuto, e non per mettersi in mostra, ma con un genuino spirito
di abnegazione. Se io rifiutassi la loro opera perderei la stima di me
stesso e mi dimostrerei un codardo. Vi chiedo dunque di aver fiducia in
questi uomini, di considerarli come fratelli e di accettare i loro servizi.
Essi possono essere di grande aiuto, e hanno una vasta esperienza in
questo tipo di lavoro. Dio ha concesso loro la forza fisica e la fede.
Se le mie speranze circa il contributo che i sikh possono offrire verran
no deluse, essi saranno mandati indietro. Se poi i motivi per cui io tengo
con me i sikh fossero diversi da quelli che ho detto, questo si risolver
nella mia rovina, oltre a provocare il fallimento della mia iniziativa.
Durante il mio pellegrinaggio mi propongo di insegnarvi come
mantenere pulita l'acqua dei villaggi e come provvedere alla vostra
igiene personale, come sfruttare nel migliore dei modi la terra, di cui
i nostri corpi sono fatti, come ricavare la forza vitale dal cielo infini
to che vi sovrasta, come rafforzare la vostra energia vitale servendovi
dell'aria che vi circonda, come ci si pu servire della luce del sole. Cer
cher cio di insegnarvi come trasformare il nostro paese impoverito
in una terra di abbondanza, attraverso il giusto uso dei vari elementi
che ci circondano. Prego Dio di concedermi di riuscire a servirvi nel
modo che ho detto.
(Harijan, 26 gennaio 1 947) .

9 SUL FALLIMENTO DELLA SUA AZIONE, DA NON INTENDERSI


COME FALLIMENTO DELLA NON-VIOLENZA.
Desidero tentare di rispondere ad una domanda che mi viene rivolta
da tutto il mondo. La domanda questa:
Quale spiegazione d della sempre crescente violenza di cui si ser
vono i partiti politici del suo paese per il perseguimento dei loro fini?

278
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

questo il risultato di trenta anni di lotta non-violenta contro il do


minio inglese? Crede che la sua dottrina della non-violenza sia ancora
valida per il mondo? Ho riassunto in parole mie il senso dei quesiti che
le numerose lettere che ricevo mi pongono.
La mia risposta che riconosco il mio falli mento, non quello della
non-violenza. Ho gi detto pi volte che la non-violenza praticata
durante gli ultimi trenta anni stata la non-violenza del debole. Sta
agli altri giudicare se questa sia o meno una giustificazione sufficien
te. Devo anche ammettere che nella mutata situazione del paese una
non violenza di questo tipo non pu avere alcuna funzone. L'India
non ha alcuna esperienza della non-violenza del forte. E inutile che
io ripeta ancora una volta che la non-violenza del forte la forza pi
grande che esista al mondo. La verit ha bisogno di ampie e costanti
dimostrazioni pratiche. Ed io, con tutte le mie forze, sto tentando di
fornire tali dimostrazioni. Perch le mie forze sono tanto scarse? Non
possibile che io viva in un mondo di assurde fantasie? Perch dovrei
chiedere ad altre persone di seguirmi in un'azione che non produce
alcun frutto? Tutte queste sono domande legittime. La mia risposta
molto semplice. lo non chiedo a nessuno di seguirmi. Ciascuno deve
seguire le indicazioni della propria voce interiore. Se non si capaci
di sentire tale voce, si deve fare quello che pi si ritiene giusto. Ma in
nessun caso si devono imitare meccanicamente gli altri.
C' ancora un'altra domanda che mi stata e continua ad essermi
rivolta, ed : Se convinto che l'India si trova nell'errore, perch si
associa con coloro che di tale errore sono i responsabili? Perch non
inizia a seguire, anche da solo, una via diversa, fiducioso che, se
veramente nel giusto, i suoi antichi amici non tarderanno ad unirsi
di nuovo a lei? Considero questa domanda quanto mai giusta, e trovo
molto difficile dare ad essa una risposta esauriente. 1utto quello che
posso dire che oggi la mia fede pi forte che mai. E perfettamente
possibile che i miei metodi siano errati. Vi sono molti e validi prece
denti che possono guidare alla soluzione dei problemi tanto complessi
che io mi trovo di fronte. Tuttavia non si deve agire meccanicamente.
Dico dunque a tutti coloro che mi danno dei consigli di avere pazien
za con me e di credere, come io credo, che per questo nostro mondo
tormentato non vi alcuna speranza di salvezza se non nella stretta e
,
diritta via della non-violenza. E possibile che milioni di persone come
me non riusciranno a dimostrare tale verit nel corso della loro vita,
ma il fallimento sar loro, non della legge eterna.
(Harijan>>, 29 giugno I 947) .

279
---- GANDHI ----

I O . CRONACA DEGLI AWENIMENTI CHE PORTANO GANDHI


A INTRAPRENDERE IL DIGIUNO, NELLA VERSIONE
D I UNO DEI SUOI SEGUACI .
Dopo quasi sei mesi, ebbi il privilegio di vedere ancora una volta
il vecchio e familiare volto e di udire il suono della vecchia e familia
re voce, quando insieme al mio amico e collega Shri Charubhushan
Chowdhary giunsi a Calcutta per mettere al corrente Gandhi della
situazione che si stava sviluppando nel Noakhali e per chiedere il suo
consiglio. Sebbene a Calcutta in apparenza regnasse una perfetta ar
monia tra le comunit, Gandhi, straordinariamente sensibile ai pi
nascosti moti dell'anima umana, non era affatto tranquillo. Dopo al
cune esitazioni egli decise di partire per il Noakhali malg_rado le noti
zie allarmanti che continuavano a giungere dal Punjab. E meglio che
parta domani o dopodomani mattina? chiese a coloro che lo circon
davano. La partenza fu fissata per il secondo giorno. Quella sera, Co
lui che sempre vigile anche quando la mente umana ottenebrata,
mand un segno premonitore. Dopo gli avvenimenti di questa sera
la mia decisione di recarmi nel Noakhali caduta, - mi disse Gandhi
quando ci incontrammo nella tarda serata. - Non posso andare nel
Noakhali o in qualsiasi altro posto mentre Calcutta in fiamme. L in
cidente di oggi per me un avvertimento inviato da Dio. Per questa
volta dunque dovete ritornare nel Noakhali senza di me. Potete dire
alla gente del Noakhali che se i miei colleghi per qualsiasi motivo non
potranno essere l, mi vedranno sicuramente in mezzo a loro.
Tra l'altro, egli accenn al fatto che se i disordini si fossero moltiplicati
non avrebbe avuto altra alternativa che quella del digiuno. Non ho for
se detto pi volte che destino che io intraprenda un altro digiuno? Il
giorno successivo era il suo giorno di silenzio. Continuavano a giungere
notizie preoccupanti. Durante il giorno vennero da lui numerose dele
gazioni per chiedere il suo consiglio su cosa si dovesse fare per sedare i
disordini. Andate in mezzo alla folla e impedite che la gente si macchi
di delitti o venga uccisa. Ma non tornate vivi a riferire un insuccesso. La
situazione richiede il sacrificio dei maggiori esponenti del movimento.
Finora, con la sola eccezione di Ganesh Shankar Vidyarthi, i martiri
della causa sono stati soltanto uomini sconosciuti e senza nome, umili
combattenti del movimento. Questo non abbastanza.
Mentre pronunciava queste parole, Gandhi dentro di s meditava
sul ruolo che doveva asegnare a se stesso nell'azione che stava indican
do. Infatti aggiunse: E chiaro che non posso fare anch'io quello che
vi ho detto di fare. Non mi sarebbe permesso. Me ne sono reso conto

280
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

ieri. Tutti tenterebbero di proteggermi dal pericolo, se mi recassi in


mezzo alla folla inferocita. Potrebbero venirmi meno le fone e potrei
cadere per semplice esaurimento, ma ci non avrebpe alcun valore.
Non degno di un soldato farsi cogliere dall' esauriq1ento nel mezzo di
una battaglia. Ma rimanere inattivo in una situazione di crisi non era
nella natura di Gandhi. Quella sera, quando un caro e vecchio amico
lo and a trovare, egli gi aveva preso la sua decisione. <iLei si aspetta
che io non approvi il passo che intende compiere, osserv l'amico
con il suo abituale tono affettuosamente ironico dopo aver letto con
attenzione la dichiarazione in cui Gandhi esponeva le ragioni che lo
spingevano a intraprendere un digiuno e che egli aveva tenuto pronta
in previsione della sua visita. Insieme i due esaminarono la situazione,
discutendo tutti i problemi nei minimi particolari.
<<Come possibile fare un digiuno contro i goondas? chiese l'amico.
<<I disordini non sono stati provocati dai goondas, ma da persone
che sono divenute goondas. Siamo noi che creiamo i goondas. Senza
la nostra solidariet o il nostro appoggio passivo i goondas non po
trebbero far nulla. Io voglio toccare i cuori di coloro che si lasciano
trascinare dai goondas.
<<Ma perch iniziare un digiuno fin da ora? - obiett l'amico. - Perch
non attendere ancora un poco e osservare gli sviluppi dell<J. situazione?
La risposta di Gandhi fu che il digiuno doveva essere iniziato allo
ra o mai pi. <<Dopo sarebbe troppo tardi, - disse. - La rninoran,za
musulmana non pu essere lasciata nel la situazione di pericolo in
cui si trova. Il mio digiuno se vuole avere qualche effetto deve essere
preventivo>>.
<<Se riuscir a far tornare la calma a Calcutta, sono certo che la situa
zione potr essere messa sotto controllo in tutto il Punjab, - aggiunse.
- Ma se oggi avessi delle esitazioni, i disordini potrebbero allargarsi,
ed pi che sicuro che due o tre potenze ci sarebbero immediata
mente addosso, facendo svanire in tal modo il nostro breve sogno di

indipendenza>>.
<<Ma se lei morisse, i disordini diverrebbero ancor pi gravi, replic
l'amico.
In tal caso, almeno non sarei qui ad assistervi. E in ogni caso avrei
compiuto il mio dovere. Ad un uomo non dato di fare di pi>> , ri
spose Gandhi.
Lamico capitol.
<<Ma perch aggiungere all'acqua il succo di limone non zuccherato,
se lei intende porsi interamente nelle mani di Dio? qomand l'amico,

28 1
------ GANDHI ------

pensando ad alta voce mentre leggeva la parte della dichiarazione di


Gandhi in cui venivano stabiliti i cibi consentiti dura";_te il digiuno.
Lei ha ragione, - rispose prontamente Gandhi. - E stata una de
bolezza. Gi mentre la scrivevo questa clausola mi appariva una no
ta stonata. Un satyagrahi deve sperare di sopravvivere al suo digiuno
unicamente grazie alla tempestiva rimozione delle cause che lo hanno
indotto a intraprendere il digiuno.
Cos la clausola che consentiva di prendere durante il digiuno oltre
all'acqua del succo di limone non zuccherato fu cancellata, e la prova
di fede inizi.
Era luned notte. Due giorni dopo un importante membro della
Lega Musulmana venne da Gandhi per pregarlo di interrompet:_e il
digiuno. La sua stessa presenza tra noi, - disse, - un sollievo. E la
garanzia della nostra salvezza. Non ci privi di essa.
La mia presenza non ha impedito le violenze dell'altro giorno. La
mia parola apparsa priva di ogni efficacia rispetto a coloro che hanno
provocato i disordini. Il mio digiuno sar interrotto soltanto quando
i disordini cesseranno e sar ristabilita la pace che ha regnato durante
gli ultimi quindici giorni. Se i musulmani mi amano veramente e mi
considerano un appoggio per la loro causa, possono dimostrare la loro
fede rifiutandosi di cedere a qualsiasi istinto di vendetta o di ritorsione
anche qualora l'intera Calcutta si scagliasse contro di loro. Nel frat
tempo necessario che la mia prova continui.
I.: amico se ne and con una grande tristezza. Quando se ne fu andato,
Gandhi aggiunse: Coloro che commettono il male devono desistere
da esso non per salvare la mia vita ma per un reale mutamento dei lo
ro cuori. Deve esser chiaro che una pace fittizia non pu soddisfarmi.
Non mi interessa una calma temporanea destinata ad essere seguita da
disordini ancora peggiori. In una simile eventualit mi vedrei costretto
a intraprendere un digiuno senza condizioni fino alla morte.
Avvenne il miracolo. Mentre le ore passavano lentamente, e goccia a
goccia le forze abbandonavano quel piccolo e fragile uomo disteso nel
suo letto di digiuno, nei cuori di tutti coloro a cui Gandhi si rivolgeva
si produsse un profondo turbamento, che port alla luce i sentimenti
pi nascosti. La gente veniva da Gandhi e gli confessava cose che non
avrebbe confessato a nessun altro essere umano. Gli ind e i musulmani
si unirono in uno sforzo comune per salvare la preziosa vita che veniva
offerta come riscatto per il ristabilimento della pace tra fratelli e fratelli.
Furono organizzati cortei misti, composti di appartenenti a tutte le co
munit, che sfilarono per i quartieri della citt che erano stati teatro dei

282
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

disordini facendo appello all'armonia tra le comunit. 11 4 si present a


Gandhi un gruppo di circa cinquanta persone, ritenute in grado di con
trollare gli elementi pi turbolenti della citt, che diedero assicurazione
che avrebbero immediatamente provveduto a mettere in condizione di
non nuocere i sobillatori dei disordini. Esse inoltre informarono Gan
dhi che avevano gi identificato e fatto arrestare i caporioni che avevano
organizzato i disordini avvenuti la domenica precedente nel suo campo,
compresa la persona che aveva lanciato il bastone che per poco non lo
aveva colpito. Dissero poi che si rimettevano interamente a lui riguar
do alle punizioni da infliggere a tali persone. Erano sufficienti queste
assicurazioni a indurre Gandhi a interrompere il digiuno, anche per
far s che essi potessero svolgere il loro lavoro senza l'assillo che da esso
derivava loro?, chiesero infine. Se non lo erano, quali condizioni poneva
per l'interruzione del digiuno? Gandhi rispose loro dicendo che avrebbe
interrotto il digiuno soltanto quando avesse avuto l'assicurazione che
nella citt non vi sarebbe pi stata alcuna recrudescenza dei conflitti tra
le comunit anche se l'intero Bengala Occidentale e tutta l'India fosse
ro stati dilaniati dai disordini religiosi, e quando i musulmani fossero
andati da lui e gli avessero detto che si sentivano sicuri e che dunque
non era pi necessario che continuasse il digiuno. Non sperava, spieg
ancora, di poter ricondurre alla ragione tutti i goondas della citt, anche
se avrebbe desiderato di riuscirvi, poich non possedeva la purezza, il
distacco e la lucidit mentale necessari. Ma se non era neppure in grado
di far s che loro, che erano volontariamente venuti da lui, si liberassero
dal virus degli odi religiosi, non avrebbe considerato la sua vita degna
di essere vissuta, e dunque non si sarebbe curato di prolungarla. Essi
avevano fatto accenno all'assillo che il suo digiuno procurava loro. Non
riusciva a comprendere. Come potevano sentirsi assillati se ci che gli
avevano detto veniva veramente dai loro cuori? Ogni azione compiuta
sotto la pressione del digiuno, e non per convinzione, sarebbe stata cau
sa di oppressione; ma non vi sarebbe stata alcuna oppressione se vi fosse
stata una completa identificazione tra il cuore e il cervello. Lo scopo del
mio digiuno, - disse Gandhi, - quello di purificare, di liberare le no
stre energie sconfiggendo la nostra inerzia e la nostra pigrizia mentale,
non di paralizzarci o di renderei inattivi.
Il mio digiuno intende isolare le forze del male; una volta isolate
queste forze soccombono, perch il male da solo non ha la capacit
di sopravvivere. Desidero dunque che voi operiate, - concluse, - con
maggior vigore, sollecitati dal mio digiuno, ma senza considerarlo in
alcun modo un fatto coercitivo.

283
------ GANDHI ------

La delegazione se ne and avendo compreso che non era possibile


chiedere a Gandhi di interrompere il digiuno senza prima avergli mo
strato dei risultati concreti. Nel pomeriggio dello stesso giorno ven
nero da Gandhi alcuni di coloro che avevano capeggiato i disordini
della domenica precedente nel suo campo, e chiesero il suo perdono
mostrando un sincero pentimento.
La sera venne da Gandhi un'altra delegazione di influenti cittadini
di Calcutta, tra cui Shaheed Saheb, Shri N. C. Chatterjee e Sardar
Niranjan Singh Talib, in rappresentanza di tutte le comunit. I com
ponenti della delegazione riferirono a Gandhi che erano stati in tutte
le zone della citt in cui si erano verificati dei disordini e che vi era
calma dappertutto. Dissero che tutto faceva sperare che non vi sarebbe
stata alcuna recrudescenza dei disordini, i quali, a loro parere, non
erano stati provocati dai conflitti tra le comunit, ma erano imputabili
unicamente all'azione dei goondas. Infine essi chiesero a Gandhi di
interrompere il digiuno. Gandhi li rimprover con dolcezza dicendo
loro che, addossando tutta la responsabilit dei disordini ai goondas,
essi tendevano a crearsi degli alibi morali. Era un espediente perico
loso, disse. Egli dimostr, citando alcune sue esperienze di giovent,
come era la codardia o l'acquiescenza dell'uomo della strada o delle
autorit che metteva i cosiddetti goondas in condizione di compiere
il male. !.:intento del mio digiuno di rendervi pi cauti, pi sinceri,
pi attenti e pi precisi in ci che dite, egli afferm.
Riferendosi poi alla loro insistenza perch interrompesse il digiuno,
Gandhi pose ai componenti della delegazione due precise domande.
Potevano assicurargli in tutta sincerit che a Calcutta non vi sarebbe
pi stata alcuna recrudescenza degli scontri tra le comunit? Potevano
affermare che nei cuori dei cittadini di Calcutta era avvenuto un genu
ino mutamento, tale da garantire che i conflitti religiosi non sarebbero
pi stati provocati o tollerati? Se non potevano dargli queste assicu
razioni, dovevano lasciare che egli continuasse il digiuno, poich, nel
caso si fosse verificata una nuova esplosione del conflitto tra le comu
nit, non avrebbe avuto altra scelta che quella di intraprendere un
digiuno ad oltranza, fino alla morte. Ma supponendo che malgrado
le vostre assicurazioni, giacch non siete onniscienti, il conflitto tra le
comunit dovesse esplodere di nuovo, - disse ancora Gandhi, - potete
darmi la vostra parola d'onore che sarete disposti ad affrontare tutte le
sofferenze possibili per impedire che venga arrecata qualsiasi offesa alla
comunit pi debole, che sarete pronti a morire nel tentativo di sedare
i disordini e che preferirete la morte all'insuccesso? Dovrete mettere

284
------- TEORIA E PRATICA DELIA NON-VIOLENZA -------

tutto ci per iscritto . Se potevano dargli queste garanzie egli avrebbe


interrotto il digiuno. Ma ricordate, - aggiunse, - che il mio sangue
ricadr su di voi se non terrete fede ai vostri impegni; non insistete
dunque, senza aver prima considerato con attenzione le conseguenze,
perch io interrompa il digiuno, e lasciate che lo continui ancora per
un poco. La cosa non mi arrecher alcun danno. Quando un uomo
digiuna, non l'acqua che beve a sostenerlo, ma Dio>>.
Gandhi parl con grande passione. Le sue parole furono seguite da
un profondo silenzio. Fu Shaheed Saheb a rompere il ghiaccio. Gandhi
aveva detto che avrebbe interrotto il digiuno quando a Calcutta sareb
be tornata la calma, egli disse. Questa condizione era stata realizzata.
Chiedere loro di firmare la dichiarazione di cui aveva parlato, non
significava porre nuove condizioni? A questa <<obiezione legale>> Gan
dhi rispose che non veniva posta alcuna nuova condizione. Ci che
chiedeva era compreso nelle condizioni poste all'inizio del digiuno.
<<Quello che ho detto ora, - spieg, - soltanto una spiacevole verit
con la quale ho voluto farvi comprendere come stanno veramente le
cose. Se vi un completo accordo tra quello che affermate e quello che
pensate, non dovreste avere difficolt a firmare la dichiarazione. la
prova decisiva della vostra sincerit e del vostro coraggio. Tuttavia, se
firmerete soltanto per salvarmi la vita, voi decreterete la mia morte>> .
Tutti compresero la gravit dell'avvertimento. Rajaji e Acharya Kri
palani, che erano arrivati durante l'ultima parte della discussione, pro
posero di lasciare per qualche minuto Gandhi da solo e di ritirarsi in
un'altra stanza per discutere sulla questione. Shaheed Saheb appoggi
la proposta. I visitatori stavano per ritirarsi quando fu consegnato a
Gandhi un appello firmato da circa quaranta rappresentanti ind e
musulmani, residenti nei quartieri di Narkel Danga, Sitlatala, Manic
ktola e Kankirgathi. Nell'appello i firmatari giuravano che avrebbero
impedito qualsiasi disordine o incidente nei quartieri in cui risiede
vano, che durante gli scontri che si erano avuti tra le comunit erano
stati teatro dei disordini pi gravi, e pregavano caldamente Gandhi di
interrompere il digiuno. <<Comunichiamo inoltre, - aggiungeva l'ap
pello, - che in questi quartieri misti non si avuto nessun incidente
dal l 4 agosto 1 947>>. <<i nostri sforzi dunque non sono stati vani>>, disse
Shaheed Saheb quando ebbe letto l'appello. <<S, il lievito sta compien
do la sua azione>>, soggiunse Gandhi.
<<Ora che anche i musulmani si sono uniti all'appello, - disse ancora
Shaheed Saheb, - disposto a interrompere il digiuno? Questo signi
fica che essi, pur essendo nei disordini la parte offesa, hanno compie-

285
------- GANDH I -------

tamente accettato la sua missione di pace. una cosa straordinaria, in


quanto una volta i musulmani la consideravano il loro peggior nemi
co. Evidentemente i loro cuori sono stati talmente toccati dall'opera
che lei ha svolto in loro favore che oggi essi si rivolgono a lei come ad
un amico e difensore.
Shaheed Saheb rivolse a Gandhi questo elogio con grande cortesia.
Rajaji, per non essere da meno del suo compagno, soggiunse pronta
mente: Si potrebbe addirittura dire che oggi lei pi caro ai musul
mani che agli ind.
Gandhi segu con interesse questa gara di cortesie nei suoi confronti
e rispose soltanto all'osservazione di Shaheed Saheb in cui questi si
riferiva ai musulmani come alla parte offesa. Non gli piaceva l'espres
sione <<parte offesa , <<Non si deve pensare ai musulmani come alla
parte offesa, - disse. - Lessenza della nostra missione di pace che
dobbiamo dimenticare il passato. Non voglio che i musulmani del
Bengala occidentale si sentano degli esseri inferiori. Se non siamo in
grado di dimenticare le distinzioni religiose, non riusciremo a svolgere
un lavoro veramente efficace.
I visitato ;i a quel punto si ritirarono in un'altra stanza e Gandhi, che
durante l'ultima parte della discussione era stato colto da un attacco di
debolezza e di nausea fu lasciato solo a riposare.
Nella discussione che si svolse nella stanza in cui si erano ritirati i
visitatori Shaheed Saheb si dimostr molto prudente e circospetto,
dando prova di sincerit e di senso di responsabilit. Acharya Kripa
lani fu cinico e sardonico come sempre; Rajaji, che celava la sua emo
zione dietro una maschera di fredda razionalit, si dimostr pieno di
tatto, persuasivo e dotato di un grande spirito pratico. La discussione
fu breve ma ben ponderata. Rajaji dett il testo della dichiarazione
che fu firmata per primo da Shri N.C. Chatteriee, poi da Shri Deven
Mukerjee, seguito da Shaheed Saheb Suhrawardy, Shri R.K. Jaidka, e
Sardar Niranjan Singh Talib, a cui si unirono dopo qualche esitazione
anche altri. Nel frattempo era arrivata una macchina carica di bom
be a mano e di armi, che vennero consegnate a Gandhi in segno di
pentimento da parte di coloro che avevano partecipato alle violenze e
alle varie rappresaglie compiute dalle due parti. Senza perdere tempo i
visitatori ritornarono da Gandhi con il documento firmato.
<<Pensa veramente che sia giusto che io abbia firmato questo docu
mento? - Domand Shaheed Saheb a Gandhi. - Posso essere chia
mato in qualsiasi momento nel Pakistan, e allora che cosa ne sar bbe
dell'impegno che ho assunto?

286
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

In tal caso lei dovrebbe avere fiducia che coloro che lascia qui compi
ranno il loro dovere, - rispose Gandhi. E poi pu sempre ritornare.
Non voglio ingannarla, e non lo far mai coscientemente, replic
Shaheed Saheb, spiegando la sua estrema prudenza, che Gandhi ap
prezz molto.
Bene, interromper il digiuno, - disse Gandhi alla fine, - e domani
partir per il Punjab. Ora posso partire con una forza e una fiducia
molto maggiore di quella che potevo avere tre giorni fa .
Shaheed Saheb intervenne d i nuovo. Non pu partire domani,
disse. - La sua presenza qui necessaria almeno ancora un paio di
giorni, per consolidare la pace. Anche altri si dichiararono della stessa
opinione. Essi non dissero a Gandhi quale era la loro principale pre
occupazione, e cio che egli si imbarcasse in un lungo viaggio in treno
nelle condizioni di salute in cui si trovava. La gran massa di persone
che nel Bihar e per tutto il tragitto del viaggio sarebbe accorsa disordi
natamente ad esprimergli la sua venerazione, lo avrebbe stancato fino
a metterne a repentaglio la vita.
Cos la data della partenza fu provvisoriamente fissata per il sabato.
Il dottor Dinshah Mehta intanto era stato mandato in tutta fretta a
preparare del succo d'arancia. Prima di interrompere il digiuno Gan
dhi, come era sua abitudine, si raccolse in preghiera. I versi del poeta:
Quando la vita secca e inaridita, l Discendi Tu in una pioggia di
grazia . . . seguiti dal Ramadhun riempirono l'aria.
(Harijan, 14 settembre 1 947) .

'
I I . APPELLO AGLI INDIANI DEL GUJARAT E DELL INTERA INDIA
NEL SECONDO GIORNO DEL SUO ULTIMO DIGIUNO.
Agli uomini e alle donne del Gujarat.
Detto questo appello dal mio letto, nelle prime ore di mercoled.
Questo il mio secondo giorno di digiuno01, anche se non sono an
cora passate ventiquattro ore dal suo inizio. E l'ultimo giorno utile per
spedire all'Harijan qualcosa che possa essere pubblicato sul numero
di questa settimana. Ho deciso dunque di rivolgere poche parole in
gujarati al popolo del Gujarat.
lo non considero questo digiuno come un digiuno ordinario. Lo ho
intrapreso dopo lunghe meditazioni, e tuttavia sono stato i ndotto ad
esso non dalla ragione, ma dalla volont di Dio che governa la ragione
umana. Con esso non mi rivolgo a particolari gruppi di persone o a
singoli individui, ma mi rivolgo ugualmente a tutti. Non sono stato

287
------ GAND H I ------

spinto al digiuno n dall'ira n dall'impazienza, ma dalla coscienza che


vi un momento per ogni cosa e che un'occasione, una volta perduta,
non si ripresenta mai pi. Dunque, l'unica cosa su cui ogni indiano
deve riflettere quale sia il suo dovere nel momento attuale. I gujarati
sono indiani. Dunque, ci che scrivo in gujarati rivolto in generale
a tutto il popolo dell'India.
Delhi la metropoli dell'India. Se dunque nei nostri cuori noi ve
ramente siamo contrari alla teoria delle due nazioni, o in altre parole,
se non consideriamo gli ind e i musulmani come due popoli distinti,
dobbiamo ammettere che ci che oggi sta avvenendo a Delhi non
quello che abbiamo sempre auspicato per la capitale dell'India. Delhi
la Citt Eterna, come le rovine della citt che anticamente sorsero
al suo posto, Indraprastha e Hastinapur, stanno a testimoniare. Essa
il cuore dell'India. Soltanto un pazzo pu considerarla soltanto degli
ind o dei sikh. Pu sembrare un giudizio duro, ma le cose stanno
esattamente cos. Da Kanya Kumari al Kashmir e da Karachi a Dibru
garh nell'Assam tutti gli ind, i musulmani, i sikh, i parsi, i cristiani
e gli ebrei che popolano questo vasto subcontinente e lo hanno eletto
a loro patria hanno uguale diritto a considerare Delhi la loro capitale.
Nessuno ha il diritto di affermare che essa appartiene soltanto alla
comunit pi numerosa e che la comunit meno numerosa vi pu
risiedere soltanto accettando una posizione subalterna. Chiunque la
serva con la pi pura devozione ha su di essa i maggiori diritti. Dun
que, chiunque voglia cacciare da Delhi tutti i musulmani in quanto
tali deve essere considerato il nemico numero uno di Delhi e di con
seguenza il nemico nu!llero uno dell'India. Ci stiamo avviando verso
una simile catastrofe. E preciso dovere di ogni figlio e figlia dell'India
dare il proprio contributo perch essa venga evitata.
Che cosa dobbiamo fare dunque? Se vogliamo vedere realizzato il
nostro sogno del Panchayat Raj, ossia di una vera democrazia, dob
biamo considerare il pi umile e il pi povero degli indiani padrone
dell'India n pi e n meno come la persona pi ricca e potente di
questo paese. Questo presuppone che noi siamo puri, o che se non lo
siamo, lo diventiamo. E la purezza deve procedere mano nella mano
con la saggezza. Nessuno allora far distinzioni tra comunit e comu
nit, tra casta e casta. Ognuno considerer tutti i suoi simili eguali a
se stesso e dar loro tutto il suo amore. Nessuno considerer un altro
un intoccabile. Giudicheremo uguali il laborioso operaio e il ricco ca
pitalista. Tutti sapranno come guadagnarsi da vivere onestamente con
il sudore della propria fronte, e non faranno alcuna distinzione tra il

288
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

lavoro intellettuale e il lavoro manuale. Per realizzare questa conquista


dovremo essere disposti a fare i lavori pi umili. Nessuno dotato di
buon senso toccher mai l'oppio, i liquori o qualsiasi altra sostanza
intossicante. Ognuno osserver lo swadeshi come norma di vita e con
siderer ogni donna che non sia la propria moglie come una madre,
una sorella o una figlia, a seconda dell'et, e non avr nessun pensiero
impuro nei suoi riguardi. Ognuno sar pronto, in caso di necessit, a
perdere la vita e rifiuter sempre di togliere la vita ad un suo simile. I
sikh, secondo il comandamento dei Gurus avranno l'eroico coraggio
di resistere disarmati e da soli, senza c:_edere un palmo di terreno, con
tro i centoventicinquemila nemici. E inutile dire che i figli dell'India
che possiedono questi requisiti non hanno alcun bisogno che si dica
loro quale il loro dovere nel momento attuale.
(Harijan, 1 8 gennaio 1 948) .

I 2. LA FINE DEL DIGIUNO. CRONACA DEGLI AVVENIMENTI CHE


PORTARONO AD ESSA, NELLA VERSIONE DI UN SEGUACE DI GANDHI.
La grande ansia che aveva pervaso l'intera citt di Delhi e tutto il paese
cessata quando oggi, alle 12 e 45, alla Birla House di Nuova Delhi,
Gandhi ha interrotto, con la dovuta solennit, il suo digiuno. Durante
la mattinata, rappresentanze di tutti i gruppi e le organizzazioni pi im
portanti della citt, tra cui rappresentanti dei profughi e dei tre quartieri
maggiormente colpiti dai disordini, e cio Karol Bagh, Sabzi Mandi e
Paharganj , si erano riuniti sotto la presidenza del dottor Rajendra Pra
sad nell'abitazione di quest'ultimo e avevano firmato una dichiarazione
in sette punti in cui ci si impegnava a soddisfare le condizioni poste da
Gandhi per l'interruzione del digiuno. Il documento, su precisa richie
sta di Gandhi, stato redatto sia in caratteri persiani che in caratteri
devanagri. Alla riunione era presente anche il Maulana Azad Saheb e
il Generale Shah Nawazkhan. I musulmani di Delhi erano rappresen
tati dai Maulana Hifzur Rahman e Ahmed Saeed del Jamiat-ul-Ulema
e dal Maulana Habib-ur-Rahman. Goswami Shri Ganesh Datt, Shri
Basantlal e Shri Narain Das rappresentavano il Rashuiya Sevak. Sangh
e l'Hindu Mahasabha. Erano presenti anche i rappresentanti delle varie
organizzazioni sikh. Tutti i partecipanti alla riunione (pi di cento) si
sono poi recati alla Birla House e si sono riuniti nella camera di Gandhi,
per chiedergli di interrompere il digiuno. Il Maulana Saheb e il Pandit
Jawaharlalji sono giunti fra i primi, e poco dopo giunto Janab Zahid
Hussain Saheb, alto commissario del Pakistan.

289
------- GANDHI -------

Il dottor Rajendra Prasad intervenuto per primo raccontando a


Gandhi come la notte precedente essi si erano riuniti nella sua casa
e dopo una approfondita discussione avevano deciso di sottoscrivere
immediatamente la dichiarazione102 Ma poich alla riunione non era
no presenti i rappresentanti di alcune organizzazioni avevano ritenuto
opportuno di non recarsi immediatamente da Gandhi con il docu
mento firmato prima di aver ottenuto le firme che ancora mancavano.
Come era stato stabilito, si erano riuniti di nuovo la mattina succes
siva, e tutti i rappresentanti assenti la notte precedente erano venuti
e avevano firmato il documento. Durante la riunione della mattina
si era visto, ha riferito il dottor Rajendra Prasad, che anche coloro
che la notte precedente avevano dimostrato di nutrire alcuni dubbi,
a quel punto si sentivano di poter chiedere a Gandhi di interrompe
re il digiuno con pieno senso di responsabilit. Come presidente del
Congresso, il dottor Rajendra Prasad ha dichiarato di aver sottoscritto
il documento in considerazione delle garanzie che tutti i presenti ave
vano dato sia congiuntamente che individualmente. Janab Khurshid,
commissario capo di Delhi, e Shri Randhawa, vicecommissario, en
trambi presenti, avevano firmato a nome dell'amministrazione della
citt. Era stato deciso di costituire una serie di commissioni per assicu
rare che gli impegni presi venissero assolti. Il dottor Rajendra Prasad
ha concluso il suo discorso esprimendo la speranza che a quel punto
Gandhi avrebbe accettato di interrompere il digiuno.
Shri Deshabandhu Gupta, che ha preso la parola subito dopo, ha
descritto alcune commoventi scene di fraternizzazione tra ind e mu
sulmani a cui aveva assistito quella mattina quando un corteo di circa
centocinquanta musulmani aveva percorso il quartiere di Sabzi Mandi
ricevendo una calorosa accoglienza e omaggi di frutta e altri rinfreschi
dagli abitanti ind del quartiere.
G andhi ha risposto dicendo che si sentiva profondamente tocca
to da quanto gli veniva riferito. Essi avevano soddisfatto tutte le due
richieste. Ma se quanto avevano detto significava che essi si ritene
vano responsabili della pace tra le comunit unicamente a Delhi e
che ci che accadeva in altri luoghi del paese non li riguardava, le
loro garanzie non avevano alcun valore ed egli, e prima o poi anche
essi, si sarebbero resi conto, che sarebbe stato un grave errore da parte
sua interrompere il digiuno. Come esempio egli cit le notizie degli
avvenimenti di Allahabad che erano apparse sulla stampa. Tra i fir
matari della dichiarazione in sette punti vi erano i rappresentanti s ia
della RSS che dell'Hindu Mahasabha. Se le intenzioni che essi aveva-

290
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

no dimostrato firmando il documento erano sincere, non potevano


rimanere indifferenti alle esplosioni di violenza che si verificavano in
luoghi diversi da Delhi. Sarebbe stato un inganno contro Dio. Delhi
era il cuore del Dominion Indiano ed essi (i rappresentanti riuniti in
sua presenza) erano la crema di Delhi. Se non erano in grado di far
s che tutta l'India comprendesse che gli ind, i sikh e i musulmani
erano tutti fratelli, ci avrebbe posto una seria ipoteca sul futuro di
entrambi i Dominion. Che sarebbe stato dell'Indostan se essi fossero
scesi in lotta l'uno contro l'altro?
A questo punto Gandhi si interrotto, cedendo alla eccessiva emo
zione, come ha spiegato quando ha ripreso a parlare. Quello che aveva
detto stato ripetuto a voce alta da uno o due degli amici che sedeva
no accanto a lui.
Riprendendo a parlare dopo la pausa Gandhi ha fatto di nuovo
appello ai presenti perch scavassero attentamente nei loro cuori i n
modo d a non compiere dei passi d i cui in seguito avrebbero potuto
pentirsi. La situazione richiedeva il pi grande coraggio. Essi dove
vano comprendere con chiarezza ci che comportava l'impegno che
avevano assunto. Tale impegno significava n pi e n meno che ci
che essi avevano realizzato a Delhi doveva essere realizzato in tutta
l'India. Naturalmente ci non voleva dire che l'obiettivo massimo do
veva essere realizzato dall'oggi al domani. Ma voleva dire che mentre
nel passato essi avevano seguito il volere di Satana, ora dovevano essere
fermamente decisi a seguire il volere di Dio. Se nei loro cuori essi non
accettavano di muoversi nella prospettiva che egli aveva indicato, o se
erano convinti di non esserne capaci, dovevano dirlo francamente.
I.:errore pi grave che essi avrebbero potuto commettere, ha conti
nuato Gandhi, sarebbe stato quello di pensare che l'Indostan appar
teneva unicamente agli ind e ai sikh e che in esso non vi era posto
per i musulmani, e per contro che il Pakistan apparteneva unicamente
ai musulmani e che in esso non vi era posto per gli ind e i sikh.
Egli voleva che i profughi comprendessero che se erano in grado di
risolvere i problemi a Delhi come egli aveva indicato, allo stesso mo
do avrebbero potuto risolvere i problemi anche nel Pakistan. Egli ha
ricordato ai presenti che non era un uomo da sottrarsi ad un nuovo
digiuno, qualora si fosse reso conto di essere stato ingannato o di avere
ingannato se stesso interrompendo troppo presto il digiuno che stava
compiendo. Essi dunque dovevano agire con prudenza e con assoluta
sincerit. Gandhi ha invitato i rappresentanti dei musulmani, con i
quali si era incontrato spesso nei giorni precedenti, a dirgli se erano

291
------ GANDHI ------

soddisfatti che la situazione di Delhi fosse divenuta tale da consentire


che egli interrompesse il digiuno.
Rivolgendo poi alcune parole ai musulmani in particolare, Gandhi
si posto la domanda se non vi fosse qualche fondamento nel sospetto
che i musulmani non consideravano l'India come la loro patria e che
vivevano in essa tra gli ind soltanto perch vi erano costretti, ma che
il loro sogno era quello di andarsene. Sperava che questo sospetto fosse
privo di fondamento, ha detto. Parimenti, se vi era un ind che consi
derava i musulmani come yavanas o asuras, incapaci di intendere Dio,
esso era colpevole della peggiore bestemmia, che nulla poteva avere a
che fare con il documento che era stato firmato.
Gandhi ha poi citato un libro che un amico musulmano gli aveva
regalato a Patna. I.: autore del libro sosteneva che secondo il Corano i ka
firs (cio gli ind) erano peggiori dei rettili velenosi e degni soltanto di
essere sterminati. E a tal fine, usare ogni tipo di violenza e di frode con
cepibile non solo non era peccato, ma era meritevole agli occhi di Dio.
Egli si detto sicuro che nessun musulmano timorato di Dio avrebbe
potuto accettare questa idea o anche essere segretamente attratto da essa.
Alcuni definivano gli ind adoratori di immagini, ha proseguito Gan
dhi. Ma non era l'immagine di pietra che essi adoravano, ma il Dio che
era dentro di essa, senza il Quale non esisterebbe una sola particella di
materia. Se un devoto vedeva Dio in un'immagine, nessuno aveva il di
ritto di scagliarsi contro di lui. Posto anche che la sua fosse una credenza
fallace, egli non ingannava altri che se stesso. Era necessaria tolleranza
e ampiezza di vedute per comprendere e apprezzare le convinzioni e le
pratiche religiose degli altri. Non faceva alcuna differenza considerare
come messaggio di Dio il Corano o il Granth Saheb.
Concludendo, Gandhi ha osservato che se i presenti accettavano
pienamente, con tutto ci che comportava, l'impegno che si erano
assunti, essi dovevano !asciarlo partire da Delhi, in modo che potesse
recarsi nel Pakistan. In sua assenza essi avrebbero dovuto accogliere
tutti i profughi provenienti dal Pakistan che avessero voluto ritornare
alle loro case. I profughi non si trovavano affatto bene nel Pakistan, e
d'altra parte gli ind del Dominion Indiano non erano per nulla con
tenti di perdere un gran numero di artigiani e di operai musulmani.
Non era facile ricreare da un giorno all'altro mestieri tradizionali ap
presi nel corso di generazioni. Si trattava di una perdita per entrambe
le parti, che nessuna persona di buon senso poteva augurarsi.
Gandhi ha concluso il suo discorso chiedendo ancora una volta ai
presenti di leggere attentamente nei loro cuori e di non ingannare se

292
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

stessi e gli altri chiedendogli di interrompere il digiuno, se ci che egli


aveva detto non li aveva intimamente convinti.
Il Maulana Saheb Abul Kalam Azad, cui stato poi chiesto di dire
qualcosa, ha osservato che per quanto riguardava la garanzia della pace
tra le comunit, essa poteva essere data soltanto dai rappresentanti
dei cittadini di Delhi. Egli tuttavia sentiva il bisogno di contestare le
affermazioni dell'autore musulmano citato da Gandhi riguardo agli
insegnamenti dell'Islam. Non aveva alcuna esitazione a definire quelle
affermazioni come una calunnia contro l'Islam. Egli poi ha citato un
verso del Corano in cui si dice che gli uomini sono tutti fratelli, a pre
scindere dalla razza e dalla religione. Le affermazioni citate da Gandhi
erano in completa contraddizione con gli insegnamenti dell'Islam.
Esse erano soltanto la prova della follia che da qualche tempo si era
impadronita di alcuni strati della popolazione.
Ha preso poi la parola il Maulana HifZu-Rahman Saheb, che ha ca
tegoricamente respinto l'accusa secondo la quale i suoi correligionari
non consideravano l'India come la loro patria, a cui essi dovevano la
pi completa e incondizionata fedelt, ma soltanto come un luogo dove
vivevano per convenienza e perch costretti dalle circostanze. I trenta
anni che essi avevano ininterrottamente dedicato alla causa nazionalista
faceva giustizia di tale accusa. I musulmani consideravano un insulto
alloro nazionalismo la richiesta che riconfermassero la loro lealt all'In
dia. Il Maulana Hizfu- Rahman Saheb ha poi ricordato come durante
i recenti disordini ad un certo punto i colleghi e amici del Congresso
avevano offerto ai membri musulmani un rifugio sicuro fuori di Delhi,
in quanto non erano certi di poter garantire loro una efficace protezione
nella citt. I musulmani per avevano rifiutato l'offerta e avevano prefe
rito rimanere a Delhi e girare per la citt senza nessuna scorta di polizia,
affidandosi unicamente a Dio. Parlando del Jamiat, egli ha affermato
che i suoi membri erano ancora devoti seguaci del Maulana Asad Saheb
e del Congresso. Coloro che erano fuggiti nel Pakistan, ha detto, lo
avevano fatto per ti more di essere uccisi o anche peggio. Essi volevano
tutti rimanere in India, come cittadini indiani, con dignit e onore, con
pieni diritti e non per concessione o per compiacenza di nessuno. Egli
ha affermato che se l'India fosse stata attaccata i musulmani l'avrebbero
difesa fino all'ultimo uomo come la loro patria. Gi era stato detto chia
ramente in pi di un'occasione che coloro che non erano pronti a far ci
dovevano lasciare l'India e andare nel Pakistan.
Descrivendo poi il mutamento che era avvenuto nella citt in segui
to al digiuno di Gandhi, il Maulana Hizfu-Rahman Saheb ha detto

293
------ GANDHI ------

che i musulmani consideravano tale mutamento un favorevole pre


sagio per il futuro. Essi constatavano con soddisfazione il fatto che
l'ondata di violenze si era definitivamente spenta e che ci si stava rapi
damente avviando verso la pace e l'armonia tra le comunit, ponendo
fine ai rancori e agli odi che avevano generato i disordini. Ora che
l'amministrazione della citt aveva sottoscritto l'assicurazione data
dai rappresentanti della popolazione, i musulmani erano sicuri che gli
impegni presi sarebbero stati rispettati, anche se ci avrebbe richiesto
qualche tempo. Egli dunque si associava al dottor Rajendra Prasad
nella richiesta che Gandhi interrompesse il digiuno.
Alla richiesta si associato, a nome dell'Hindu Mahasabha e del
RSS, anche Shri Ganesh Datt, e dopo la dichiarazione di questi Janab
Zahid Hussain Saheb ha rivolto alcune parole a Gandhi. Era l, egli ha
detto, per informare Gandhi di quanto profondamente il popolo del
Pakistan si preoccupava delle sue condizioni e di come ogni giorno si
rivolgevano a lui con ansia centinaia di persone per in formarsi del suo
[di Gandhi] stato di salute. I pakistani desideravano di tutto cuore che
si realizzassero al pi presto circostanze tali da consentirgli di inter
rompere il digiuno. Se vi era qualcosa che poteva fare in tale direzione,
l'avrebbe fatta senza esitare, e con lui tutto il popolo del Pakistan.
Dopo Janab Zahid Hussain Saheb hanno preso la parola Janab
Khurshid e Shri Randhawa, i quali a nome dell'amministrazione della
citt hanno ribadito l'assicurazione che tutti gli impegni contenuti
nella dichiarazione dei cittadini sarebbero stati mantenuti, e che non
sarebbe stato risparmiato nessuno sforzo per ricondurre la capitale
del l 'India alla sua antica tradizione di armonia e di pace tra le comu
nit. Sardar Harbans Singh si associato a nome dei sikh a quanto
detto da coloro che lo avevano preceduto. Gandhi allora ha dichiarato
di essere disposto a interrompere il digiuno, il che stato fatto con
la usuale cerimonia di preghiera, durante la quale sono stati recitati
passi delle sacre scritture giapponesi, musulmane e parsi, seguiti dal
mantra: Conducimi dalla falsit alla verit, l Dalle tenebre alla luce,
l Dalla morte all'immortalit . Sono stati poi cantati dalle giovinette
dell' ashram un inno ind e l'inno cristiano Quando contemplo la
mirabile croce, a cui ha fatto seguito il Ramadhun. Il Maulana Saheb
ha portato un bicchiere di succo di frutta, e Gandhi ha interrotto
il digiuno dopo che la frutta era stata distribuita e divisa tra tutti i
presenti.
(Harijan, 25 gennaio 1 948) .

294
Conclusione
La non-violenza nell'era atomica

'
I . SULLA NON-VIOLENZA COME L UNICA ALTERNATIVA
'
AL SUICIDIO DI MASSA NELL ERA ATOMICA.
Nel mondo si sono verificati dei mutamenti di dimensioni inaudite.
possibile che io continui ad aver fede nella verit e nella non-violen
za? La bomba atomica non ha distrutto tale fede? Non soltanto non
lo ha fatto, ma anzi mi ha chiaramente dimostrato che la verit e la
non-violenza costituiscono la forza pi potente del mondo. Di fronte
ad essa la forza della bomba atomica non pu nulla. Le due forze che
si contrappongono sono di natura completamente differente, essendo
l'una morale e spirituale e l'altra fisica e materiale. La prima infinita
mente superiore alla seconda, la quale, per la sua stessa natura, una
forza finita. La forza dello spirito al contrario si accresce continuamen
te ed infi n ita. Nella sua completa espressione essa invincibile. So
che con questo non ho detto nulla di nuovo. Ho soltanto testimoniato
l'evidenza. Cosa ancor pi importante, questa forza spirituale risiede
in tutti gli esseri umani, uomini, donne e bambini, a prescindere dal
colore della pelle. In alcuni assopita, ma pu essere risvegliata con
urla adeguata educazione.
Devo dire inoltre che senza il riconoscimento di questa verit e sen
za il dovuto sforzo per realizzar l a, non vi scampo all'autodistruzio
ne. La soluzione che ogni individuo si abitui ad esprimere se stesso
in ogni campo della vita, senza curarsi delle reazioni di coloro che lo
circondano.
(<<Harijan, 1 0 febbraio 1 946) .

295
---- GANDHI ----

2. LA BOMBA ATOMICA HA SEGNATO LA FINE DEI SENTIMENTI


'
PI NOBILI CHE HANNO SOSTENUTO L UMANIT PER MILLENNI.
LA SCOPERTA DELLA BOMBA ATOMICA PU TUTTAVIA SEGNARE LA
FINE DELLA VIOLENZA E IL TRIONFO DELLA NON-VIOLENZA.
Alcuni amici americani hanno affermato che la bomba atomica non
pu che condurre all'ahimsa, ossia alla non-violenza. Probabilmente
vero, se con ci si vuole intendere che la potenza distruttiva della
bomba atomica provocher un tale disgusto nel mondo che per un
certo periodo esso ripudier la violenza. La cosa molto simile al caso
di un uomo che si ingozza di leccornie fino alla nausea e smette di
mangiare soltanto per ricominciare con raddoppiato zelo una volta
passati gli effetti della nausea. Esattamente allo stesso modo il mondo
ricomincer ad usare la violenza non appena saranno passati gli effetti
del disgusto provocato dalla bomba atomica.
Spesso da un male nasce un bene. Ma ci avviene per volont di
Dio, non degli uomini. I.:uomo sa che dal male pu nascere solo il
male, come dal bene pu nascere soltanto il bene.
Che l'energia atomica, utilizzata dagli scienziati e dall'esercito ame
ricano per scopi distruttivi, possa essere impiegata per scopi umanita
ri, una cosa senz' altro possibile. Ma non questo che intendevano
dire i miei amici americani. Essi non sono tanto ingenui da fare un'af
fermazione cosl ovvia. Lo stesso fuoco che l'incendiario usa per i suoi
scopi distruttivi e criminali viene usato ogni giorno dalle donne di
tutto il mondo per cuocere il cibo per i loro familiari.
A quanto mi dato di vedere, la bomba atomica ha distrutto i sen
timenti pi nobili che hanno sostenuto l'umanit per millenni. Una
volta esistevano le cosiddette leggi di guerra, che rendevano le guerre
tollerabili. Ora abbiamo visto la nuda verit. La guerra non conosce
altra legge che quella della forza. La bomba atomica ha fatto ottenere
una vuota vittoria agli eserciti alleati, ma ha significato la distruzione
dell'anima del Giappone. ancora troppo presto per vedere che cosa
avvenuto nell'anima della nazione che ha impiegato la bomba ato
mica. Le forze della natura agiscono in modo misterioso. Possiamo
risolvere l'incognita immaginando i risultati ancora sconosciuti sulla
base dei risultati noti di avvenimenti simili. Un padrone di schiavi
non pu possedere uno schiavo senza entrare egli stesso o far entrare
qualcun altro al suo posto nella cella dove rinchiuso lo schiavo. Nes
suno pensi che io voglia difendere i crimini commessi dai giapponesi
per soddisfare le ingiuste ambizioni del Giappone. La differenza era
solo di grado. lo penso che le mire del Giappone erano pi ingiuste.

296
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

Ma una ingiustizia maggiore non d il diritto a chi colpevole di una


ingiustizia minore di sterminare senza piet uomini donne e bambini
di un'intera wna del Giappone.
La morale che si pu legittimamente trarre dalla spaventosa tragedia
provocata dalla bomba atomica che una bomba non pu essere di
strutta da un'altra bomba, come la violenza non pu essere eliminata
dalla violenza. Il genere umano pu liberarsi della violenza soltanto
ricorrendo alla non-violenza. I.:odio pu essere sconfitto soltanto con
l'amore. Rispondendo all'odio con l'odio non si fa altro che accrescere
la grandezza e la profondit dell'odio stesso. Sono perfettamente co
sciente che sto ripetendo quello che ho gi detto innumerevoli volte e
che ho cercato di mettere in pratica al meglio delle mie capacit. Ma
anche quando ho detto tutto ci per la prima volta, non si tratta di
nulla di nuovo. Erano cose antiche quanto le colline. Tuttavia non ho
ripetuto delle massime belle e pronte, ma ho annunciato ci in cui
credevo con ogni fibra del mio essere. Sessanta anni di attivit in vari
campi della vita hanno soltanto arricchito la mia fede, che l'esperienza
degli amici ha fortificato. Si tratta tuttavia della verit fondamentale
grazie alla quale si pu resistere da soli contro ogni avversit senza
vacillare. Come Marx Muller ha detto anni fa, la verit deve essere
ripetuta finch vi sono uomini che la disconoscono.
(((Harijan, ? l uglio 1 947) .

297
Note

1 Il momento critico cui Gandhi qui accenna quello in cui si trov allorch
le autorit del Sud Africa, con un'ordinanza del 22 agosto 1 906, proposero
una serie di provvedimenti legislativi discriminatori nei confronti degli india
ni abitanti nel paese. Tali provvedimenti contemplavano l'obbligo da parte di
tutti gli indiani, compresi i bambini di et superiore agli otto anni, di regi
strazione presso le competenti autorit. All'atto della registrazione avrebbero
anche dovuto lasciare ciascuno le proprie impronte digitali. Inoltre agli indiani
cosi registrati sarebbe stato rilasciato uno speciale certificato che essi avrebbero
dovuto portare sempre con s per esibirlo dietro richiesta della polizia. Coloro
che non si fossero registrati sarebbero stati imprigionati, multati o deportati
nel Transvaal. Inoltre, secondo tali provvedimenti, un indiano che fosse stato
colto senza certificato sarebbe stato passibile di varie punizioni, dalla multa
alla prigione e alla deportazione. Fu in occasione della lotta organizzata contro
la proposta di siffatti provvedimenti che il termine satyagraha venne coniato
per denotare il metodo di lotta adottato da Gandhi e dai suoi compatrioti. I
provvedimenti legislativi divennero legge, con il nome di Asiatic Registration
Act, a decorrere dal 3 1 luglio 1 907.
2 Il Rowlatt Act una serie di proposte legislative fatte nel luglio del 1 9 1 8 da Sir
Sidney Rowlatt, incaricato dal governo inglese di studiare l'amministrazione
della giustizia in India. Secondo le sue proposte l'India avrebbe dovuto essere
tenuta sotto il regime speciale in cui era stata tenuta durante l'intera guerra
mondiale, il che significava che una serie di misure restrittive della libert
individuale sarebbero divenute stabili. La proposta di legge Rowlatt venne
approvata dal governo inglese il 1 8 marzo 1 9 1 9. la data in cui Gandhi apre
gli occhi sulla vera natura del dominio inglese in India e che segna la fine

299
------ ,GAN DHI ------

della sua speranza di poter raggiungere l'indipendenza dell' India sotto la sua
egida.
3 Lo scritto di Gandhi qui riportato la risposta a una lunga lettera in cui un
suo interlocutore tedesco gli rivolgeva varie domande, tra cui quella se la non
violenza fosse possibile anche nei rapporti internazionali o se nei grandi con
flitti fra stati non fosse invece necessario ricorrere alla violenza.
4 Gandhi si riferisce qui alla prima guerra mondiale.
5 Il libro di Gregg, 7he Power ofNon violence, cui Gandhi fa qui riferimento,
uno dei primissimi lavori sulla dottrina e sul metodo non-violenti apparsi in
Occidente. La prima ed. del 1 935 ; l'ultima edizione, riveduta e ampliata,
del 1 9 59 (Fellowship Publications, Nyack, N.Y.).
6 L a Commissione Hunter fu nominata dal governo inglese allo scopo d i inda
gare sui fatti che, in seguito alla campagna di opposizione allo Rowlatt Act {cfr.
nota 2) , portarono a gravi disordini e culminarono il 1 3 aprile del 1 9 1 9 nel
massacro di Amritsar. In questa citt del Punjab, si era in quel giorno raccolta
in una specie di piazza, chiamata Jallianwalla Bagh, una folla di circa dieci
ventimila persone (secondo il rapporto della Commissione) per assistere a un
comizio indetto in violazione a un ordine del generale di Brigata R.E.H. Dyer
promulgato il giorno precedente e che proibiva qualsiasi comizio e dimostra
zione. Avuta notizia di questo comizio, il generale Dyer si present sul luogo
con una truppa composta di un centinaio di uomini. Dopo averli disposti
nei due punti strategici della piazza, Dyer, come si legge nel rapporto della
Commissione Hunter, senza dare alla folla alcun ordine di disperdersi, ordi
ne che egli considerava inutile dato che essa gi violava la proibizione da lui
promulgata il giorno precedente, diede alle sue truppe l'ordine di far fuoco.
Alla fine della sparatoria, che dur dieci minuti, giacevano al suolo, sempre
secondo quanto ci dice il rapporto Hunter, 379 morti e il triplo di feriti. (Cfr.
East India... Report of the Committee Appointed by the Government ofIndia to
Investigate the Disturbances in the Punjab, Etc., His Majesty's Stationery Office,
Landon 1 920; Cmd, 68 1 ) .
7 Gandhi accenna qui all'episodio avvenuto al momento del suo sbarco a Dur
ban , di ritorno da un viaggio in India. I bianchi della provincia sudafricana
del Nata! erano dell'opinione che Gandhi, durante il suo soggiorno in India,
avesse discreditato la popolazione bianca e il governo del Nata!. Vi era nei suoi
confronti, pertanto, un atteggiamento assai ostile, atteggiamento che port
una folla di bianchi ad aggredire Gandhi allorch mise piede sul suolo sudafri
cano. In quella occasione Gandhi fu salvato dalla furia della folla dalla moglie
del sovrintendente di polizia, signora Alexander, la quale, trovandosi a passare
per il luogo dove stava avvenendo il linciaggio e riconoscendo nella vittima
Gandhi, si frappose tra questo e la folla sino a che intervenne la polizia. (Cfr. la

300
------ TEORIA E P RATICA DELLA NON-VIOLENZA ------

narrazione dell'avvenimento fatta da Gandhi, in Autobiography, Beacom Press,


Boston 1 957, pp. 1 85-95) .
8 La guerra contro i boeri fu combattuta dal 1 899 al 1 902. Gandhi vi partecip
dalla parte degli inglesi.
9 Ci che va sotto il nome di <<rivolta degli zulw> fu in realt una spedizione pu
nitiva intrapresa dalle autorit del Sud Mrica nel 1 906 contro una popolazione
praticamente inerme.
1 Cfr. nota 6.
1 1 Con la risoluzione di Wardha del 7 luglio 1 940 (stesa da uno dei pi influenti
membri della Commissione di Lavoro o Commissione Esecutiva del Partito
del Congresso: Rajagopalachari) il Congresso indiano si impegnava ad interve
nire nella guerra in corso accanto agli inglesi, a condizione che all'India fosse
concessa la piena indipendenza. Gandhi in quella occasione si stacc dal Con
gresso e non vot la risoluzione, sia per l'offerta di intervento violento che essa
contemplava, sia perch non si trovava d'accordo col modo di procedere del
Congresso.
12 Asiatic Registration Act: serie di provvedimenti legislativi discriminatori nei
confronti degli indiani residenti nel Sud Mrica (cfr. nota 1 ) .
1 3 Autobiography cit., d a cui tratto i l passo qui riportato.
1 4 Ashram: luogo di ritiro per studi e meditazioni, non necessariamente religioso,
ma spesso del tipo di un convento. Ma gli ashram di Gandhi erano soprattutto
dei centri di preparazione dei volontari non-violenti e dei suoi pi vicini colla
boratori.
15 Passo degli estratti della deposizione di Gandhi di fronte alla Commissione
Runter (cfr. nota 6) .
16 Gandhi si riferisce qui ai brahmini di Wykom (cfr. nota seguente) .
17 L accenno qui agli avvenimenti di Wykom, un villaggio situato nello stato del
Travancore nell'India del Sud. Questo villaggio fu teatro nel 1 924-25 di una
campagna non-violenta con cui gli intoccabili cercarono di ottenere (e alla fine
ottennero) il diritto di passare per una strada cui era loro interdetto l'accesso
in quanto passava davanti a un tempio bramino) . Per una dettagliata analisi di
questa campagna, che tendeva anche a minare il sistema castale alle sue radici,
cfr. J. v. Bondurant, Conquest ofViolence, lhe Gandhian Philosophy ofConflict,
Princeton (N.J.) 1 958, p. 46-52.
1 8 <<Harijan>>, letteralmente <<Popolo di Dio>>: il nome con cui Gandhi chiama
<<gli intoccabili>>, ed il nome, che diede anche al settimanale da cui per molti
anni parl alle masse indiane.
19 Qui Gandhi si riferisce a una delle pi famose campagne non-violente, quella
di Bardoli (febbraio-agosto 1 928) in cui una popolazione di ottantasettemila
anime fu guidata da un attivo gruppo di duecentocinquanta satyagrahi o at-

30 1
------ GANDHI ------

tivisti non-violenti nella sua lotta contro una politica fiscale che riduceva la
popolazione contadina alla fame. Cfr. la cronistoria della campagna ad opera
di M. Desai, 7he Story ofBardo/i, Ahmedabad 1 929 e la recente analisi di essa
ad opera di Bondurant, Conquest ofViolence cit., pp. 53-64.
2 Cfr. nota l .
2 1 Cfr. nota l .
22 Gandhi Seva Sangh: Societ Gandhiana per il Servizio Sociale.
2 3 Nome della localit dove il 5 febbraio 1 922 la folla uccise alcuni poliziotti che
avevano schernito un corteo di dimostranti scesi nelle strade in occasione della
campagna di non-collaborazione lanciata da Gandhi in quel periodo contro il
giogo inglese.
24 AICC Al i Indian Congress Committee (Comitato del Congresso Panindia
=

no) .
25 Nehru.
26 L'accenno qui al fatto che il boicottaggio dei manufatti tessili inglesi lanciato
da Gandhi aveva avuto serie conseguenze per i lavoratori i glesi del Lancashire
ove era ubicata parte dell'industria tessile britannica.
27 Cfr. lo scritto n. 3.
28 Ramanama Dio.=

29 Cfr. nota 9.
30 Henry S.L. Polak, nato in Inghilterra nel 1 882, amico intimo e collaboratore
di Gandhi in Sud Mrica.
3 1 ll riferimento qui alla prima lotta intrapresa da Gandhi in Sud Africa per far
valere i diritti dei suoi compatrioti indiani colpiti dalla legge (dell'agosto 1 89 1 )
per cui i lavoratori indiani che avessero desiderato rimanere nel paese, dopo i
primi cinque anni di contratto avrebbero praticamente dovuto accettare di
viverci in condizioni di semischiavit. (Cfr. la cronistoria di Gandhi, in Satya
graha in South Alrica, Ahmedabad 1 928, pp. 39 sgg.).
32 L'occasione cui Gandhi qui accenna quella della guerra boera (cfr. nota 8).
33 Gopal Krishna Gokhale, influente leader nel movimento nazionalista indiano.
Assieme a Lokomanja Tilak uno dei maggiori precursori di Gandhi sulla scena
politica indiana. Morl nel 1 9 1 5 .
34 Cfr. nota 30.

35 Si tratta del capitolo riportato a pp. 76-77.


36 il sottotitolo dato da Gandhi alla sua Autobiography ci t.
37 Cfr. nota 3 5 .
38 L'Arms Act era i l provvedimento legislativo che interdiva agli indiani i l diritto
di portare armi e particolarmente quello di avere un proprio esercito o polizia
armati.
39 Barthlemy de Ligt ( 1 883- 1 938}, pacifista anarchico olandese, a suo tempo

302
------- TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA -------

membro del Consiglio dell'Internazionale dei Resistenti alla Guerra (WRI),


autore di varie opere su e contro la guerra, tra cui Pour vaincre sam violence,
Paris 1 935 (ed. ingl. riveduta e ampliata, The Conquest ofViolence: An Essay on
\%r and Revolution, New York 1 938) e La paix cratrice: histoire des principes et
des tactiques de l'action contre la guerre, 2 voli., Paris 1 934.
4 Cfr. nota 8.
41 Cfr. nota 9.
42 Cfr. nota 39.
43 Il testo di questa lettera pubblicato in Appendice all'edizione Einaudi, pp.
367-78.
44 I.: articolo cui Gandhi qui accenna quello stampato a pp. 92-94
45 AlSA = Ali India Spinners' Association (Associazione Panindiana dei Filatori) .
46 AlVIA = Ali India Village Industri es Associatio n (Associazione Panindiana del-
le Industrie di Villaggio) .
47 I l riferimento qui al sindacato non-violento dei lavoratori d i Ahmedabad
(The Ahmedabad Textile Labour Association) formatosi in seguito alla cam
pagna satyagraha condotta nella citt nel febbraio-marzo 1 9 1 8 dagli operai
dell'industria tessile contro la decisione dei padroni di ridurre uno speciale
buono di carovita concesso ai lavoratori nell'agosto del 1 9 1 7. Sulla campagna
satyagraha di Ahmedabad, un primo esempio di un conflitto fra capitale e la
voro condotto secondo i principi della non-violenza gandhiana, cfr. M. Desai,
A Righteous Struggle: A Chronicle of the Ahmedabad Textile Labourer's Fight lor
]ustice, Ahmedabad 1 951, e la breve ma precisa analisi in Bondurant, Conquest
ofViolence cit., pp. 65-73.
48 Jaya Prakash Narayan, eminente politico indiano, fautore di un incontro fra
socialismo e non-violenza, e a lungo ritenuto il pi probabile successore di
Nehru al governo dell'India. Autore di From Socialism to Sarwodaya, Kashi
1 958; trad. it. Vrso una nuova societ, Bologna 1 964.
49 Charkha = arcolaio.
5 Cfr. nota 47.
51 Lega Musulmana, il partito che sotto la guida di Mohammed Ali Jinnah si
opponeva al Partito del Congresso e che in prosieguo di tempo divent l'attore
principale nella divisione dell'India e nella costituzione del Pakistan.
52 Nell'articolo accennato Gandhi metteva in guardia che troppi membri del Par
tito del Congresso non avevano che una vaga idea, o addirittura nessuna idea,
del tipo di societ che l'India indipendente avrebbe dovuto essere. Criticava
tutti coloro che preferivano devolvere all'esecutivo del Partito la discussione su
tali problemi, invece di affrontarli essi stessi, cosa essenziale se si voleva realiz
zare una vera democrazia.
53 Cfr. nota 49.

303
------ GANDHI -------

54 Cfr. nota 24.


55 Lok Sevak Sangh Associazione per il Servizio del Popolo.
=

56 Panchayat: Consiglio di villaggio tradizionalmente formato da cinque membri


eletti fra i pi anziani del villaggio e che funzionava con triplice capacit legi
slativa, esecutiva e giudiziaria. In Gandhi il termine sta a indicare un consiglio
di villaggio democraticamente eletto e in carica non pi di un anno.
57 Nayee Talim il nome di un principio secondo cui l'educazione di base deve
essere accentrata attorno ad un lavoro manuale.
58 Cfr. nota 6.
59 Cfr. nota 6.
60 Henry David Thoreau ( 1 8 1 7-62) , scrittore anarchico americano noto per il suo
atteggiamento antischiavista che lo port a rifutarsi di pagare le tasse come atto
di protesta contro la politica schiavista del governo americano. Come scrittore
noto soprattutto per il suo libro Walden, or Lift in the WOods ( 1 8 54) , e per il
suo saggio sulla disubbidienza civile, On the Duty of Civil Disobedience, la cui
frase di apertura (<<Accetto di cuore il motto: "Il governo migliore quello che
governa meno">>), spesso citata da Gandhi il quale lesse il saggio di lhoreau
mentre era in prigione nel Sud Africa e ne fu profondamente colpito.
61 Cfr. nota 6.
62 Cfr. nota 6.
63 Gandhi si riferisce qui alla legge del marzo 1 9 1 9 che introduceva una serie di
misure restrittive della libert individuale degli indiani e contro la quale egli
lanci la sua prima campagna di non-collaborazione su scala nazionale in India
(cfr. nota 2) .
64 La questione del Khilafat cui Gandhi qui accenna riguarda la sorte del sultano

turco dopo la sconfitta della Turchia nella prima guerra mondiale. Il sultano
era anche il capo religioso o califfo dell'Islam, per cui anche i musulmani in
diani erano profondamente interessati alla sua sorte. In suo favore si form il
movimento per il califfato che in India ebbe il nome di Khilafat Movement.
Esso mirava a far pressione sugli inglesi affinch il sultano turco non fosse
deposto. Gandhi appoggi il movimento. La questione del Punjab riguarda
invece il modo in cui le autorit britanniche avevano trattato il responsabile
del massacro di Amritsar, generale Dyer, il quale, nonostante che il rapporto
della Commissione Hunter ne mettesse in luce la piena responsabilit, solo
non venne punito, ma fu trattato assai benignamente. Cfr. nota 6.
6 5 I.:accenno di Gandhi qui alla campagna satyagraha del l 9 1 3- 1 4 contro varie
misure legislative discriminatorie nei confronti degli indiani residenti o im
migrati nel Sud Mrica (cfr. nota l) e soprattutto contro quella che non per
metteva agli indiani di muoversi liberamente da una provincia all'altra. Cfr. la
cronistoria fatta da Gandhi in Satyagraha in South Africa ci t., pp. 27 1 sgg.

304
------ TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA ------

66
Pathan, nome di una popolazione che abita vicino ai confini nord-occidentali
dell'India e nota per le sue tradizioni guerriere.
67 I..: a ccenno qui alla campagna non-violenta di Champaran ( 1 9 1 7- 1 8) dove i

contadini vivevano sotto un sistema vessatorio e che Gandhi guid nella lotta
contro di esso. Su questa campagna cfr. G. Sharp, Gandhi Wields the Weapon of
Mora/ Power, Ahmedabad 1 960, cap. II, pp. 1 0-37.
68
Il riferimento di Gandhi qui a quello che and sotto il nome di movimento
di disobbedienza civile individuale. Il movimento, inizi verso la seconda met
del 1 940 in seguito alla delusione che Gandhi e il Congresso provarono nel ve
dere l'Inghilterra sempre decisa a non dare alcuna reale indipendenza all'India,
nemmeno dopo che il Congresso, con la risoluzione di Warda {cfr. nota 1 1 ) si
era dichiarato favorevole a un intervento armato dell'India a fianco dell'Inghil
terra nella guerra mondiale in corso, ove l'Inghilterra. avesse concesso all'India
l'indipendenza. In seguito alla delusione, Gandhi - anche per non mettere in
serie difficolt lo sforzo bellico inglese - si limit a una protesta simbolica con
sistente nella disobbedienza civile da parte di individui scelti i quali dovevano
violare la legge che proibiva la propaganda antibellica. Il primo a commettere
la disobbedienza civile fu Vinoba Bhave - che doveva poi divetare noto come
leader del movimento bhudan o di redistribuzione volontaria delle terre - e il
secondo fu Nehru. Tale campagna di disobbedienza civile individuale conti
nu fino alla fine del 1 94 1 . Nel corso di essa furono arrestate pi di ventitre
mila persone, ma non Gandhi, il quale aveva promesso al Congresso di non
compiere atti che potessero portare al suo imprigionamento.
69
Gandhi allude qui al suo digiuno intrapreso allo scopo di sedare la violenza che
era scoppiata fra ind e musulmani in diverse parti dell'India. Esso fu intrapre
so nella casa di Mohamed Ali, di religione musulmana ma fautore dell'unit
indo-musulmana sotto l'egida del Partito del Congresso. Gandhi aveva, allora
cinquantacinque anni.
70 Il Decreto MacDonald (dal nome del primo ministro inglese Ramsay MacDo

nald) , del 1 932, contemplava un elettorato separato per gli intoccabili oltre che
quello gi esistente per i musulmani. In esso cio si stabiliva, oltre che il diritto
degli intoccabili a un certo numero di seggi, anche quello di eleggere essi le
persone che dovevano occupare questi seggi. Contro questa misura Gandhi,
appena avutone sentore, argoment che avrebbe significato la rottura dell'unit
indiana gi messa a repentaglio dalla rottura fra musulmani e ind, e in una
lettera datata 1 1 marzo 1 932 notific a Sir Samuel Hoare, segretario di Stato
per l 'India, che se il governo inglese veramente intendeva creare un elettorato
separato per gli intoccabili egli avrebbe digiunato a morte. Nonostante la let
tera di Gandhi le misure vennero pubblicate il 17 agosto 1 932 sotto il nome
di Communal Award. In seguito a ci Gandhi comunic che il 20 settembre

305
------ GANDHI ------

avrebbe iniziato il suo digiuno a morte, che egli avrebbe intrapreso nel carcere
di Yeravda dove si trovava rinchiuso dal 3 gennaio di quell'anno. Il digiuno
dur una settimana, fino al 26 settembre ed passato alla storia come digiuno
epico. Esso termin in seguito al patto di Yeravda o patto di Poona avvenu
to fra Gandhi e il leader degli intoccabili Ambedkar, il 24. Secondo il patto
gli intoccabili avrebbero avuto diritto a 1 47 seggi invece dei 1 97 richiesti da
Ambedkar e dei 7 1 stabiliti da MacDonald. Gli intoccabili si impegnavano a
rinunciare all'elettorato separato. In seguito alla ratifica del patto da parte del
governo inglese, il 26, Gandhi pose termine al digiuno.
71 Il digiuno del 1 933 dur tre settimane, e fu iniziato da Gandhi l '8 maggio.
Esso era in parte un atto di protesta contro la difficolt che le autorit britan
niche avevano creato alla sua attivit di propaganda contro la segregazione
degli intoccabili sul settimanale Harijan recentemente fondato allo scopo
di sostituire Young India la cui pubblicazione era stata sospesa dal governo.
Il digiuno inizi mentre Gandhi era ancora ospite della prigione di Yeravda,
ma pochi giorni dopo egli fu rilasciato, dato che le autorit britanniche non
avevano nessuna intenzione di correre il rischio di trovare un Gandhi morto in
prigione.
72 Il digiuno di Rajkot fu intrapreso nel marzo del 1 939 per salvaguardare i diritti
politici della gente del luogo, diritti che erano loro stati promessi dalle autorit
locali. Gandhi indirizz il suo digiuno contro le autorit affinch esse mante
nessero la parola data. Il passo falso cui egli qui accenna fu quello di richiedere
l'intervento del governo britannico, mossa che, come egli in seguito credette,
gli alien la simpatia delle autorit locali, con le quali era del resto in stretti
rapporti di amicizia. In seguito Gandhi rinunci ai vantaggi ottenuti tramite
l'intervento del governo britannico.
73 Sardar Vallabhbai Patel, avvocato, amico di Gandhi fin dal 1 9 1 5, uomo in
fluente nel Congresso, vice-primo ministro nel primo gabinetto Nehru, leader
della campagna satyagra!Ia di Bardoli, nel 1 928 (cfr. nota 1 9) .
74 L e notizie cui Gandhi qui accenna erano quelle d i gravi tumulti e violenze
indo-musulmane avvenuti a Delhi nell'agosto-settembre 1 947 in seguito alla
partizione dell'India. A Delhi Gandhi intraprese il suo ultimo digiuno allo
scopo di sedare i disordini. Esso dur dal 1 3 gennaio al 1 8 gennaio 1 948. Cfr.
cronistoria di questo ultimo digiuno in Sharp, Gandhi Wields the Weapon of
Mora! Power cit., pp. 227-89.
75 Shanti dals brigate di pace, corpo volontario non-violento.
=

76 Cfr. nota 8 5 .
77 Hai, hai: espressione oltraggiosa.
78 Party o incontro bhajan un incontro in cui vengono cantati inni religiosi.
79 Cfr. nota 33.

306
------ TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA ------

80 Martin Niemiiller ( 1 892- 1 984) , durante la prima guerra mondiale capitano di


un sottomarino tedesco, entr nel 1 933 nel partito nazista. In seguito, fattosi
sacerdote evangelico ne divenne uno dei pi strenui oppositori. Gettato in
campo di concentramento nel 1 937 ne usci nel 1 945. stato uno dei leader
del movimento contro il riarmo della Germania.
8 1 l'articolo riportato al n. 5, pp. 2 1 4- 1 8.
82 La replica cui Gandhi qui si riferisce riportata in Appendice all'edizione Ei
naudi, pp. 379-83.
83 Cfr. nota 64.
84 Ashoka, imperatore indiano di religione buddista. Resse nel III secolo a.C. un
vasto impero comprendente quasi tutta l'India sui principi della non-violenza
o ahimsa. Famosi i suoi editti reperibili anche in italiano, Gli editti di Asoka,
Firenze 1 964.
85 La marcia o campagnadel sale parte di un vasto movimento di lotta non
violenta e disobbedienza civile che ebbe luogo tra il 1 930-3 1 . I.: obiettivo im
mediato della lotta era l'abrogazione del Salt Acts o leggi del sale che deroga
vano al governo il monopolio della estrazione e vendita del sale. La rassa sul
sale rendeva al governo inglese 25 milioni di dollari all'anno (su di un totale di
800 milioni di tasse) . Le leggi sul sale furono scelte da Gandhi come obiettivo
della lotta, oltre che per la loro patente ingiustizia, anche per ragioni tattiche,
trattandosi di uno dei pi importanti simboli del dominio inglese. In una let
tera indirizzata al vicer Lord lrwin, Gandhi notificava, in data 2 marzo 1 930,
che, ove non fossero state rettificare determinare ingiustizie che egli elencava,
avrebbe iniziato una campagna di disobbedienza civile contro la legge del sale.
Tale campagna inizi il 12 marzo ed nota appunto come la marcia del sale.
Gandhi e alcuni suoi collaboratori partirono quel giorno da Ahmedabad diretti
a Dandi, sul mare, che i marciatori raggiunsero il 5 aprile e dove commi
sero la simbolica violazione della legge estraendo del sale dall'acqua marina.
Fu il segno di un sollevamento in rutta l'India. Scioperi, rifiuto delle cariche
pubbliche, rifiuto di pagare le tasse, dimostrazioni, ecc. ebbero luogo in tut
to il paese. Le autorit britanniche procedettero a innumerevoli arresti; tra i
primi ad andare in prigione furono Nehru ( 1 4 aprile) e Gandhi (5 maggio) .
In seguito all'arresto di Gandhi, volontari guidati da membri del Congresso
invasero le saline, e in occasione di questo atto si ebbero le reazioni pi brutali
da parte della polizia. Un giornalista americano scrisse in un suo servizio che
dopo l'invasione cont, in un solo ospedale, 320 feriti. La campagna termin
il 5 marzo del 1 93 1 in seguito alle trattative fra Gandhi e il vicer Irwing e la
pubblicazione del cosiddetto patto Gandhi-lrwing. Il patto non contemplava
l'abrogazione della legge, ma riconosceva il diritto di coloro che risiedevano
vicino al mare di estrarre il sale necessario ai propri bisogni domestici o a quelli

307
------ GANDHI ------

del villaggio in cui abitavano. Inoltre il patto contemplava l'amnistia per tutti
coloro che erano in prigione in seguito alla campagna non-violenta, il ritorno
ai loro proprietari dei beni confiscati durante il conflitto e il ritiro dei decreti
speciali emanati dalle autorit durante la lotta. Inoltre il patto stabiliva anche
che nelle prossime discussioni riguardanti questioni di natura costituzionale
sarebbero anche stati invitati dei membri del Congresso. Il maggior risultato
della campagna fu per quello di elettrizzare l'intera India e di far fare alla
causa della libert un passo in avanti. Sulla campagna del sale, cfr. la cronistoria
fatta da Sharp, in Gandhi Wields the Weapon ofMora! Power cit., pp. 37-226 e
la breve ma precisa analisi condotta da Bondurant, Conquest ofViolence ci t., pp.
88-1 02.
86
Cfr. nota precedente.
87
I.: accenno di Gandhi qui alla cosiddetta conferenza della tavola rotonda che
era stata proposta da Lord lrwing nell'ottobre 1 929 al fine di discutere la possi
bilit di dare all'India lo status di Dominion. Alla conferenza avrebbero dovuto
partecipare oltre alle autorit britanniche anche delegati degli ind, dei mu
sulmani e degli stati principeschi. Il parlamento britannico non ratific per la
proposta di lrwing e questa fu una delle cause che portarono alla campagna di
disobbedienza civile nota come campagna del sale. Cfr. nota 8 5 . La conferenza
fu poi convocata nel 1 93 1 .
88
Cfr. nota precedente.
89 Nehru.
9 Cfr. nota 24.
9 1 Cfr. nota 6.
92 Cfr. nota 6.
93 Cfr. nota 6.
94 In seguito alla decisione del governo Ardee di rendere all'India la sua indipen
denza, decisione annunciata a New Delhi il 19 settembre 1 945, la tensione,
gi precedentemente assai forte fra popolazione musulmana facente capo alla
Lega Musulmana guidata da Jinna e la popolazione ind facente capo al Partito
del Congresso guidato da Nehru e Patel, scoppi in aperta e feroce violenza.
Soprattutto Calcutta, nel Bengala, le aree rurali del Noakhali e del Tippera nel
Ben gal a orientale e la provincia del Bihar furono teatro di terribili massacri. A
Calcutta, in occasione della Giornata di azione diretta proclamata dalla Lega
Musulmana in protesta del fatto che Nehru, il 1 2 agosto, era stato chiamato a
formare il primo governo dell'India indipendente, musulmani e ind si scaglia
rono gli uni contro gli altri e dopo quattro giornate di violenza circa cinquemi
la morti giacevano per le strade della metropoli. Ci che allarm Gandhi ancor
pi dei fatti di Calcutta fu la notizia dei gravi disordini e violenze nei distretti
rurali del Noakhali e del Tippera. Fu in seguito a queste notizie che egli de-

308
------ TEORIA E PRATICA DELLA NON-VIOLENZA ------

cise di recarsi in quelle aree per pacificare la popolazione dei villaggi. Nel suo
pellegrinaggio di villaggio in villaggio, dal 7 novembre 1 946 al 2 marzo 1 947,
Gandhi visit quarantanove villaggi portando dovunque la calma, riuscendo a
formare in ogni villaggio una specie di diarcato formato da un membro ind
e uno musulmano, i quali si impegnavano anche a costo della vita a garantire
l'incolumit degli abitanti.
95 Netaji Subhas Chandra Bose, nazionalista indiano che, allo scopo di abbattere

il dominio inglese in India, form un corpo di volontari, l'INA (Indian Na


tional Army) , che operarono accanto ai giapponesi durante la seconda guerra
mondiale.
96 La risposta cui Gandhi allude costituita dall'articolo precedente.

97 Cfr. nota 54.


98 Cfr. nota 94 e 5 1 .

99 Leader della Lega Musulmana e deciso oppositore di Gandhi.


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