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INDICE

INTRODUZIONE
1 PILASTRO: LA PREVIDENZA OBBLIGATORIA
1. Elementi base di economia dei sistemi previdenziali
2. Funzioni di un sistema pensionistico ed il concetto di equilibrio
3. Lesposizione ai rischi del sistema previdenziale
4. Le modalit di finanziamento
4.1. Sistema a ripartizione
4.2. Sistema a capitalizzazione
4.3. Il Teorema di Aaron
5. Le modalit di computo delle prestazioni
5.1. Il metodo retributivo
5.2. Il metodo contributivo (o metodo a contribuzione definita di tipo NON finanziario)
5.3. Il metodo a contribuzione definita di tipo finanziario
5.4. Equit e sostenibilit dei sistemi pensionistici
6. Levoluzione normativa del sistema pensionistico pubblico italiano

2 PILASTRO:LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE COLLETTIVA


7. La funzione della previdenza complementare
8. Il sistema previdenziale italiano e profili evolutivi
9. Profili tecnici della previdenza complementare
10. Profili gestionali e di vigilanza dei fondi pensione
11. Il modello di economicit delle forme previdenziali

3 PILASTRO: LA PREVIDENZA COMPLEMENTARE INDIVIDUALE


12. I parametri per la costituzione e il monitoraggio del portafoglio previdenziale
13. I fondi negoziali
14. I fondi pensione chiusi
15. I fondi pensione preesistenti
16. I fondi pensione aperti
17. I piani individuali pensionistici (PIP)

CENNI DI MATEMATICA ATTUARIALE PER I SISTEMI PREVIDENZIALI


18. Variabili aleatorie e processi stocastici
19. Eventi incompatibili ed eventi indipendenti
20. Premi medi e individuali
21. Riserva matematica
22. Modelli di calcolo attuariale per la previdenza

CENNI DI DIRITTO PREVIDENZIALE


23. Le ragioni della previdenza nella Costituzione Italiana
24. Il regime fiscale della previdenza complementare
25. Breve commento agli articoli del Testo Unico della Previdenza Complementare connessi ai prodotti
previdenziali

BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA
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APPUNTI SUI SISTEMI PREVIDENZIALI
Il sistema di welfare pu essere definito come linsieme degli interventi pubblici finalizzati a garantire il
benessere dei cittadini. Gli obiettivi perseguiti sono:

Finalit assistenziale: si sostengono con prestazioni in denaro o in natura i soggetti che non
dispongono di mezzi sufficienti a condurre unesistenza dignitosa
Finalit assicurativa: si proteggono i lavoratori assicurati e i familiari a loro carico dai rischi di
premorienza e invalidit
Finalit previdenziale: si erogano benefici sostitutivi del reddito al termine dellattivit lavorativa

Il sistema previdenziale italiano, le cui funzioni sono assolte in parte direttamente dallo Stato e in parte
dallintervento di intermediari finanziari specializzati nella gestione di forme pensionistiche complementari
si fonda su tre pilastri:

I. Previdenza pubblica di base


II. Previdenza complementare collettiva
III. Previdenza complementare individuale
IV. Risparmio libero da vincoli

Il seguente lavoro suddiviso in cinque parti nel seguente modo.

Nella prima parte si parla del primo pilastro del sistema previdenziale italiano, la previdenza pubblica
obbligatoria

La prima sezione di occupa del Diritto previdenziale.

Si parte dalla previdenza obbligatoria, analizzando i metodi di calcolo, la contribuzione, let pensionabile, le
principali prestazioni offerte (pensione di vecchiaia, di anzianit, di reversibilit, di invalidit) il sistema
ENASARCO e le Casse di previdenza, tratteggiandone i profili essenziali che consentano di cogliere il
funzionamento del nostro sistema pensionistico.

Si passa pio alla disamina della previdenza integrativa individuandone la finalit, gli strumenti (fondi pensione
preesistenti), le fasi di funzionamento (contribuzione, gestione finanziari, prestazioni, anticipazioni, riscatto,
trasferimenti) e le agevolazioni fiscali.

Specifico capitolo poi dedicato al trattamento di fine rapporto (TFR), sempre pi fonte di finanziamento
elettiva degli strumenti previdenziali.

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1 PILASTRO LA PREVIDENZA OBBLIGATORIA
1. Elementi base di economia dei sistemi previdenziali
In questo capitolo si approfondiranno le caratteristiche del sistema di previdenza pubblica (il cosiddetto
primo pilastro), nonch le problematiche che lo affliggono e che rendono sempre pi+ difficile garantire il
mantenimento dello stesso tenore di vita al termine dellattivit lavorativa. Per colmare le lacune del sistema
pubblico il legislatore ha promosso la partecipazione dei lavoratori a forme di previde3nza complementare,
su base privatistica e cono adesione volontaria, organizzate in forma collettiva (secondo pilastro) o
individuale (terzo pilastro) di cui si parler pi avanti.

Il sistema pensionistico pubblico si caratterizza per la partecipazione obbligatoria di tutti coloro che svolgono
unattivit lavorativa retribuita; i contributi sociali sono corrisposti in proporzione alla remunerazione o al
reddito. La gestione di tali contributi affidata a enti di previdenza statali o a casse professionali che,
nonostante la trasformazione in enti di previdenza statali o a casse professionali che, nonostante la
trasformazione in enti di diritto privato prevista dal D.Lgs. 509/94, conservano comunque la funzione di
assicurazione obbligatoria.

Il sistema pensionistico un meccanismo di redistribuzione delle risorse prodotte correntemente dalla


popolazione attiva sul mercato del lavoro, attraverso varie forme, a favore di diverse categorie di individui;
a seconda dei soggetti beneficiari si distinguono diverse tipologie di prestazioni di natura previdenziale:

La pensione di vecchiaia
La pensione di anzianit
La pensione di invalidit
La pensione ai superstiti
La pensione assistenziali

1.1 La pensione di vecchiaia

La pensione di vecchiaia erogata a favore di coloro che terminano lattivit lavorativa al raggiungimento di
specifici limiti di et anagrafica, a condizione che vantino un tempo minimo di permanenza nella gestione
previdenziale (la cosiddetta anzianit contributiva).

1.2 La pensione di anzianit

La pensione di anzianit (o di vecchiaia anticipata) viene erogata prima del sopraggiungere dei limiti di et
anagrafica previsti, a favore di coloro che maturano il requisito posto dalla legislazione vigente in termini di
sola anzianit contributiva

1.3 La pensione di invalidit

Coloro che hanno cessato lattivit lavorativa per sopravvenuta incapacit al lavoro

1.4 La pensione ai superstiti

Coloro che sono legati da rapporti familiari con persone decedute che hanno fatto parte della popolazione
attiva sul mercato del lavoro

1.5 La pensione assistenziale

La pensione assistenziale (o assegno sociale), la denominazione che assumono alcune prestazioni erogate
a favore di soggetti sprovvisti dei mezzi sufficienti a soddisfare le proprie esigenze vitali, indipendentemente
dalla partecipazione al mercato del lavoro e quindi dal pagamento di contributi. Tali prestazioni, a differenza
delle precedenti, sono di natura prettamente assistenziale e risultano a carico della fiscalit generale.
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Tipicamente le pensioni sono erogate sotto forma di rendita vitalizia

Tipicamente (ma non in tutti i paesi) il finanziamento delle prestazioni pensionistiche avviene con i cosiddetti
contributi sociali.

Nel caso in cui i contributi sociali siano insufficienti si ricorre alla fiscalit generale.

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2. Funzioni di un sistema pensionistico
Lo scopo di un sistema previdenziale quello di realizzare una tutela per i lavoratori subordinati e per tutti i
produttori di reddito da lavoro, nel momento in cui sorge il bisogno di reperire mezzi adeguati per far fronte
ad eventi derivanti da vecchiaia, invalidit malattia e infortunio. Tale diritto trova riconoscimento nellArt. 38
della Costituzione, che recita al 2 comma I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi
adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidit, e vecchiaia, disoccupazione
involontaria In seguito alle diverse riforme pensionistiche che si sono succedute (Capitolo 5.), il nostro
sistema oggi strutturato nella combinazione tra previdenza di base, a natura obbligatoria, e previdenza
complementare, basata invece sulla volontariet delladesione. Il concorso delle prestazioni erogate dalla
previdenza obbligatoria (in particolare pensione di vecchiaia), la cui caratteristica quella di essere garantite
per legge, e di quelle della previdenza complementare (rendite vitalizie) si propone di mantenere inalterato
il tenore di vita allorquando il lavoratore sar in quiescenza. Lobiettivo di un sistema pensionistico
strutturato su pi componenti (pubblico/ privato) quello di operare una diversificazione del rischio
previdenziale.

Le seguenti funzioni sono implicite nella definizione di sistema pensionistico:

Funzione previdenziale: ha lo scopo di mantenere anche dopo il pensionamento il tenore di vita che
un individuo ha raggiunto nellultima fase della sua carriera lavorativa.
Il sistema garantisce allindividuo il mantenimento di un tenore di vita simile a quello raggiunto nella
fase terminale della vita lavorativa (purch abbia adeguatamente contribuito al finanziamento del
sistema).
N.B. Richiede una dissociazione tra contributi versati e prestazioni pensionistiche ricevute in quanto
si opera una redistribuzione a favore degli individui con carriere dinamiche.
Funzione di risparmio (o di income smoothing):
Funzione assicurativa: assicurare gli individui contro alcuni eventi incerti, come il rischio di invalidit
(pensioni di invalidit e inabilit), rischio di premorienza (pensioni ai superstiti), rischio di esaurire
anticipatamente le risorse accantonate per finanziare la fase di pensionamento (erogazione delle
pensioni sotto forma di vitalizio)
Il sistema restituisce allindividuo in et anziana quanto lindividuo ha accantonato quando era attivo:
Assicurazione contro la caduta di reddito associata alla cessazione dellattivit lavorativa
Associa il trattamento pensionistico ai contributi versati
N.B. Richiede una stretta associazione tra contributi versati e prestazioni pensionistiche ricevute.
Funzione redistributiva: redistribuire il reddito degli individui (in linea di principio ogni tipo di
pensione a seconda delle specifiche regole di calcolo) e assicurare a tutti i cittadini un reddito minimo
(pensioni assistenziali o sociali)
Funzione assistenziale: la collettivit assicura a tutti i cittadini un reddito adeguato ad una esistenza
dignitosa.
NB. Richiede una dissociazione tra contributi versati e prestazioni pensionistiche ricevute in quanto
si opera una redistribuzione a favore dei redditi pi bassi.

In assenza di intervento pubblico la realizzazione delle funzioni assicurativa e previdenziale viene realizzata
attraverso Il risparmio privato, investendo sul mercato dei capitali o sottoscrivendo delle polizze assicurative,
e attraverso trasferimenti intra-famigliari; mentre la funzione assistenziale viene interamente delegata al
volontariato.

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Le giustificazioni per lintervento pubblico nel sistema del welfare, e in particolare, nel sistema previdenziale
si possono ricondurre essenzialmente a:

Realizzazione della funzione assistenziale


Fallimenti dei mercati dei capitali
(Limitato sviluppo dei mercati dei capitali e asimmetrie informative tra investitori e intermediari
finanziari sul rischio degli investimenti)
Fallimenti dei mercati assicurativi
(assenza di copertura dal rischio di inflazione)
Assicurazione come bene meritorio
(la collettivit ritiene miope chi non costituisce delle risorse per la vecchiaia)

Un sistema pensionistico pu realizzare diversi concetti di equit:

Equit attuariale: realizzata quando a tutte le prestazioni contributive e pensionistiche individuali


garantito lo stesso tasso di rendimento interno (TIR), il tasso che eguaglia in un dato istante di tempo
il valore attuale dei contributi versati al valore del flusso di pensioni
La garanzia che il rendimento dei contributi versati sia lo stesso per tutti i lavoratori
Equit previdenziale: realizzata quando a tutti gli individui, a parit di durata della vita lavorativa,
viene garantito lo stesso tasso di sostituzione, cio pensione/ultima retribuzione
La garanzia dello stesso tasso di sostituzione a tutti gli individui che vantino la medesima anzianit
contributiva.
Equit assistenziale: realizzata quando tutti i cittadini possono raggiungere un livello di reddito
minimo

3. Lesposizione ai rischi dei sistemi previdenziali e il concetto di equilibrio


Diversi sono le tipologie alle quali sono sottoposti i sistemi previdenziali, principalmente sono classificabili in:

Rischi nella fase di formazione del diritto alla pensione


Rischio di inadeguatezza dei rendimenti: il lavoratore, nonostante il versamento dei
contributi, potrebbe trovarsi a fruire di un trattamento previdenziale insufficiente per una
vita dignitosa
Rischi nel periodo successivo al pensionamento
Rischio di inflazione: perdita di valore reale dei trattamenti pensionistici causata dalla
crescita dei prezzi
Rischio demografico e occupazionale: rappresenta una duplice minaccia;
lallungamento della vita media (longevity risk) pu determinare un aumento dei
contributi sociali/prestazioni (a carico dei lavoratori attivi) o una diminuzione delle
prestazioni (a carico dei pensionati);
collegato ad una riduzione della natalit determina cambiamenti della piramide
demografica, e quindi, alla numerosit dei lavoratori attivi e quella dei pensionati
Rischio salariale: legato alle posizioni economiche relative di lavoratori e pensionati.
coperto quando il rapporto Monte pensioni/Monte salari si mantiene costante nel tempo;
squilibrio tra salari e pensioni se le pensioni non sono legate ai salari

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3.1 Distribuzione dei rischi
In un sistema a ripartizione le generazioni attive si impegnano a trasferire ai pensionati parte delle risorse
correntemente prodotte, sulla base di una formula che definisce i diritti individuale e che pu prescindere
dal risultato dellaccumulazione dei contributi

In un sistema a capitalizzazione ogni generazione finanzia le proprie pensioni, senza impegni nei confronti
delle generazioni precedenti n diritti nei confronti di quelle successive.

Distribuzione del rischio demografico


Sistema a ripartizione Sistema a capitalizzazione
Partendo da una situazione di equilibrio finanziario: Apparentemente non si pone a livello individuale il
1 caso: Tasso di sostituzione fisso problema dellattribuzione del rischio demografico.
Con questo contratto la comunit si impegna a Laumento del rapporto di dipendenza non sembra avere
mantenere invariato nel tempo il rapporto tra effetti sui pensionati che hanno accumulato in passato i
fondi per la loro pensione.
pensione e ultima retribuzione
Tuttavia:
Il rischio demografico a carico dei lavoratori, in
Se una generazione numerosa seguita da una
quanto laliquota contributiva deve aumentare generazione meno numerosa ci sar una forte
(Italia, prima della riforma Dini) accumulazione di fondi pensione che appartengono
2 caso: Aliquota contributiva fissa alla generazione anziana.
Con questo contratto la comunit si impegna a La generazione pi anziana far ricorso ai risparmi
mantenere invariata nel tempo laliquota accumulati per finanziare il libello desiderato di
contributiva consumo
Il rischio demografico a carico dei pensionati, in Tale livello di consumo superer i contributi
quanto le pensioni si riducono pensionistici desiderati dalla generazione pi
(Italia, dopo la riforma Dini) giovane
Se la produzione non aumenta si verifica un
disequilibrio che si pi manifestare in due modi
differenti
Eccesso di domanda sul mercato dei beni:
linflazione riduce il potere dacquisto delle pensioni
Eccesso di offerta sul mercato dei titoli: il valore dei
fondi accumulati dai pensionati si riduce
Distribuzione del rischio di inflazione
Sistema a ripartizione Sistema a capitalizzazione
Coperto se sono previste forme di indicizzazione Rischio non assicurabile (coperto eventualmente
delle pensioni al tasso di inflazione con intervento pubblico)
Il rischio di inflazione a carico dei lavoratori se le Il rischio di inflazione a carico dei pensionati se le
pensioni sono indicizzate allinflazione, mentre sono pensioni non sono indicizzate allinflazione.
a carico dei pensionati se non lo sono.
Distribuzione del rischio salariale
Sistema a ripartizione Sistema a capitalizzazione
Coperto se sono previste forme di indicizzazione A carico degli anziani poich la dinamica salariale
delle pensioni al tasso di crescita dei salari degli attivi non influenza la dinamica delle pensioni
Il rischio salariale a carico dei lavoratori se le percepite
pensioni sono indicizzate alla crescita reale dei Il rischio salariale a carico dei pensionati se le
salari, mentre sono a carico dei pensionati se non lo pensioni non sono indicizzate alla crescita reale dei
sono. salari.
Distribuzione del rischio di inadeguatezza dei rendimenti
Sistema a ripartizione Sistema a capitalizzazione
I contributi vengono rivalutati a tassi che riflettono I contributi versati vengono investiti sul mercato dei
le grandezze reali (tasso di crescita delloccupazione capitali (rendimenti pi variabili; rischio di perdite in
e della produttivit) contro capitale a causa dellinflazione)

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3.2 Il concetto di equilibrio
Per analizzare i rischi occorre definire tre concetti di equilibrio di un sistema pensionistico:

1. Equilibrio finanziario: si ottiene quando le entrate contributive eguagliano in ogni anno le pensioni
erogate. Il concetto di equilibrio finanziario ha senso solo per un sistema a ripartizione, in quanto in
un sistema a capitalizzazione lequilibrio finanziario automatico
2. Equilibrio macroeconomico: si ottiene quando il rapporto tra monte pensioni e PIL sotto controllo
e non eccessivo
3. Equilibrio equitativo: si ottiene quando vengono perseguite le finalit distributive rilevanti per il
sistema

3.3 UE: proposte per pensioni adeguate e sostenibili


Gli obiettivi che lUnione Europea si propone sono duplici:

1. Sostenibilit finanziaria: garantire la sostenibilit finanziaria favorendo il prolungamento della vita


lavorativa e linvecchiamento attivo
2. Adeguatezza: garantire a tutti un adeguato reddito da pensione e laccesso a pensioni che
consentano, in misura ragionevole, di mantenere il proprio livello di vita dopo il pensionamento.
Incentivare forme di previdenza complementare.

Al vaglio dellUnione Europea per superare alcuni di questi rischi del sistema previdenziale sono state
presentate diverse proposte:

Invecchiamento attivo: politiche per reinserimento e opportunit per i lavoratori anziani per
consentire di lavorare pi a lungo
Sviluppare sistemi pensionistici privati complementari con gli incentivi fiscali e di altro genere
Potenziare la sicurezza dei sistemi pensionistici integrativi
Rendere le pensioni integrative compatibili con la mobilit, con leggi a tutela dei diritti pensionistici
dei lavoratori mobilie promuovendo listituzione di servizi UE per ottenere informazioni sui loro diritti
e sullimporto al momento del pensionamento
Promuovere vite lavorative pi lunghe, correlando let della pensione con la speranza di vita e
limitando laccesso al pre-pensionamento
Eliminare il divario pensionistico tra gli uomini e le donne
Promuovere loccupazione femminile

4. Meccanismi di finanziamento dei sistemi previdenziali


Il sistemai finanziato dai contributi sociali versati dai lavoratori e dai datori di lavoro agli enti che erogano
prestazioni pensionistiche. In presenza di squilibrio tra uscite pensionistiche ed entrate contributive, lo Stato
pu intervenire, direttamente, attraverso trasferimenti agli enti di previdenza, oppure indirettamente,
ricorrendo alla fiscalit generale.

Considerando le modalit di finanziamento delle prestazioni, un sistema pensionistico pu essere organizzato


in:

Sistema a ripartizione
Sistema a capitalizzazione

Il passaggio da un modello a capitalizzazione a uno a ripartizione facile (il caso dellItalia nel 1995 con la
riforma Dini), mentre il passaggio inverso si presenta difficile; lunico caso al mondo di successo stato il Cile
(Chicago boys) che poi ritornato ad un modello a capitalizzazione. interessante notare che gran parte dei

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sistemi pensionistici nato come Sistema a Capitalizzazione e il passaggio verso i Sistemi a Ripartizione
stato causato da fenomeni inflazionistici che polverizzano le riserve previdenziali.

4.1 Finanziamento a ripartizione Modello a vasca vuota

Si basa su un patto intergenerazionale fondato sulla fiducia


Non necessita di accumulazione di riserve
Pu erogare prestazioni dal momento del suo avvio

In un sistema a ripartizione (o Pay as you go) i contributi pagati dai lavoratori attivi vengono utilizzati per
finanziare le pensioni di coloro che non sono pi in grado di provvedere al proprio sostentamento, secondo
logiche redistributive e di solidariet intergenerazionale. Non si ha, pertanto, accumulazione di risparmio (e
conseguente investimento nel mercato dei capitali), ma solo trasferimento di risorse finanziarie nello
spazio, dai lavoratori attivi ai pensionati. In definitiva, lonere pensionistico ripartito sui lavoratori correnti.
Vi un contratto esplicito o implicito, secondo cui le pensioni degli attuali attivi (che in tal modo nulla devono
accantonare per il loro ciclo vitale inattivo) saranno pagate da chi lavorer in futuro, in quanto il gettito
complessivo annuale destinato al finanziamento delle pensioni pagate nello stesso anno. Non si ha la
costituzione di riserve e fondi intitolati ai singoli contribuenti; si formano invece diritti al pagamento di una
pensione di un certo importo o secondo una certa formula. Le pensioni possono essere calcolate secondo
entrambe le metodologie di computo: retributivo e contributivo.

In ciascun esercizio della gestione previdenziale, necessario che i contributi pagati siano almeno pari
allimporto dei benefici da erogare. In caso contrario, sar necessario un intervento dello Stato, a carico della
fiscalit generale. In ogni periodo deve quindi valere la seguente eguaglianza: c * w * NW = p * NP, dove c
rappresenta laliquota contributiva, w la retribuzione media percepita, NW il numero di lavoratori, p la
pensione media e NP rappresenta il numero di pensionati. Laliquota contributiva che garantisce lequilibrio
finanziario del sistema pertanto pari a: c = (p/w) * (NW/NP)

Il primo elemento, p/w, del prodotto, rappresenta il rapporto tra pensione media e salario medio e dipende
innanzitutto dalla normativa vigente in materia pensionistica, che pu prevedere prestazioni pi o meno
generose a favore dei lavoratori appartenenti alle varie categorie. Un indicatore frequentemente utilizzato
per descrivere sinteticamente il grado di copertura offerto da un sistema pensionistico il tasso di
sostituzione, calcolato come rapporto tra la pensione ricevuta e lultima retribuzione percepita (o la media
delle retribuzioni percepite durante lintera carriera).

Il secondo elemento, NW/NP, del prodotto il rapporto tra il numero di pensionati e il numero di lavoratori
attivi. Tale rapporto dipende innanzitutto dalle dinamiche demografiche riguardanti la durata della vira
media e il tasso di natalit che determinano unincidenza pi o meno elevata degli anziani sulla popolazione
in et lavorativa. Un indicatore frequentemente utilizzato nei confronti internazionali lindice di
dipendenza strutturale degli anziani, dato dal rapporto tra ultra-sessantacinquenni e popolazione attiva (tra
i 15 e i 64 anni). Se il sistema assicura il mantenimento di un certo tasso di sostituzione, indipendentemente
dallevoluzione dello scenario di riferimento, il rischio demografico a carico delle generazioni pi giovani,
che subiscono un incremento dellaliquota contributiva senza che questo determini un aumento delle
prestazioni a cui un giorno avranno diritto. Oltre alla normativa in materia previdenziale e alle variabili
demografiche, pu giocare un ruolo fondamentale landamento del mercato del lavoro, con riferimento sia
a livello di occupazione sia a livello di dinamiche salariali e della produttivit.
Si fonda sullequilibrio finanziario e consiste nella promessa di essere pagati in futuro.

Equilibrio finanziario: in equilibrio finanziario se laliquota contributiva pari a quella di equilibrio

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Ipotesi:

Pensioni finanziate esclusivamente con contributi sociali


Wt = monte salari al tempo t (pari al totale dei salari pagati) al lordo dei contributi sociali
n = tasso di crescita delloccupazione
m = tasso di crescita della produttivit
= percentuale di contribuzione

Finanziamento a ripartizione: in ogni periodo il gettito contributivo (somma dei contributi sociali versati)
destinato al finanziamento delle prestazioni erogate nello stesso periodo:

PATTO INTERGENERAZIONALE C t Pt

Rendimento individuale dei contributi versati

I contributi versati (e riscossi) al tempo t devono essere uguali alle pensioni erogate al tempo t:

Ct = * Wt = Pt

I contributi versati (e riscossi) al tempo t + 1 devono essere uguali alle pensioni erogate al tempo t + 1:

Ct+1 = * Wt+1 = * Wt* (1 + n)*(1 + m) = Pt+1

Il rendimento implicito (ottenuto dalla generazione che lavora e versa contributi al tempo t e percepisce
pensione al tempo t + 1) dato dalla equazione:

Ct* (1 + x) = Pt+1 x = (Pt+1/Ct) -1 = {[*Wt*(1 + n)*(1 + m)]/*Wt} 1 = m + n + m*n m + n

Un sistema pensionistico a ripartizione garantisce un rendimento implicito (circa) pari alla somma del tasso
di crescita delloccupazione e della produttivit.

Effetti sul risparmio

Il risparmio previdenziale in ogni periodo finanzia lerogazione delle pensioni nello stesso periodo, non viene
investito sul mercato dei capitali e non viene costituita nessuna riserva. Il livello complessivo del risparmio e
laccumulazione di capitale vengono ridotti dallintroduzione del sistema pensionistico.

Vantaggio: possibile avviare immediatamente i trasferimenti pensionistici a favore delle classi anziane
anche se in precedenza non stato versato alcun contributo.

Effetto prima generazione: il sistema a ripartizione genera nella fase di avvio fenomeni redistributivi a favore
delle generazioni attive prima della sua introduzione: il tasso di rendimento implicito tende allinfinito per la
prima generazione

Effetto ultima generazione: in genere il costo non viene (interamente) sopportato dallindividuo

Nei sistemi a ripartizione i contributi sociali non vengono accantonati e investiti nel mercato dei capitali bens
trasferiti dalla popolazione giovane alla popolazione anziana, che generalmente ha una propensione al
risparmio inferiore (questo secondo la Teoria del ciclo vitale di Modigliani).

Leffetto di un sistema a ripartizione quello di trasferire risorse da chi risparmia tanto a chi risparmia poco,
riducendo quindi il risparmio complessivo delleconomia.

Il sistema a ripartizione confrontato con i sistemi tradizionali a capitalizzazione soffre di quattro principali
difetti: lincertezza congenita sulla sua capacit di pagare in futuro le pensioni promesse, incertezza dovuta
al fatto che il sistema stato creato sulla base di ipotesi non pi valide sulla crescita delleconomia e della
popolazione e sulla vita media dopo il pensionamento; lestrema onerosit del sistema per i partecipanti;
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lenorme contribuzione obbligatoria che non partecipa alla formazione del risparmio e dellinvestimento
nazionale (e quindi alla crescita delleconomia) perch usata per pagare le pensioni gi in corso; lilliquidit
del credito accumulato per la pensione (F. Modigliani, M.L. Ceprini, 1998)

Modalit di computo delle prestazioni:

Nel periodo lavorativo si formano diritti al pagamento di una pensione di un certo importo o secondo una
certa formula.

Esistono due fondamentali metodi di calcolo delle prestazioni previdenziali:

Il metodo retributivo: la pensione annuale pari ad una certa percentuale della retribuzione
pensionabile moltiplicata per il numero di anni di contribuzione P = * Rp * L
Il metodo contributivo: la pensione annuale determinata moltiplicando il montante contributivo
per un coefficiente P = MC * a * (rz, L)

4.2 Finanziamento a capitalizzazione Modello a vasca piena

Si basa su unottica assicurativa individualistica


Necessita di accumulazioni di riserve
Pu erogare prestazioni solo dopo un periodo di accumulazione

In un sistema capitalizzazione (o defined-benfit, defined-contribution ) i contributi versati dal lavoratore


vengono accantonati per suo conto e investiti nel mercato dei capitali al fine di costruire il montante
individuale che sar necessario allerogazione della sua rendita pensionistica. In questo caso si ha un
trasferimento di risorse finanziarie nel tempo secondo una logica assicurativa di tipo individuale, che rende
automatico il mantenimento dellequilibrio finanziario del sistema. Si conta sula fatto che il montante
contributivo generer le risorse necessarie allerogazione delle loro pensioni.
Non essendoci alcun impegno n diritto nei confronti delle altre generazioni di contribuenti, il singolo
lavoratore non subisce il rischio demografico. Il sistema a capitalizzazione non esente da rischi, poich il
rendimento ottenuto sul mercato dei capitali, tenendo conto anche dellinflazione, potrebbe rendere il
risparmio previdenziale accumulato non sufficiente a garantire una pensione adeguata.

Le tre condizioni di equilibrio per questo modello previdenziale sono:

Equilibrio patrimoniale: valore degli investimenti nellattivo deve essere maggiore delle riserve
matematiche INV > RM (RMATTIVI + RMPENSIONATI)
Equilibrio economico: i ricavi, rappresentati dai contributi, devono essere maggiori dei costi, gli
accantonamenti a riserva (le prestazioni NON sono costi, si preleva dalla riserva e su annulla)
RICAVI > COSTI
Equilibrio finanziario: le entrate monetarie devono essere maggiori delle uscite monetarie

Lelemento fondamentale la solvibilit, mentre il rischio principale costituito dal rischio di investimento
che andrebbe a destabilizzare lequilibrio patrimoniale.

Equilibrio finanziario: garantisce automaticamente lequilibrio finanziario

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Ipotesi:

Pensioni finanziate esclusivamente con contributi sociali


Wt = monte salari al tempo t (pari al totale dei salari pagati) al lordo dei contributi sociali
n = tasso di crescita delloccupazione
m = tasso di crescita della produttivit
= percentuale di contribuzione

Finanziamento a capitalizzazione: i contributi che ogni lavoratore versa nel periodo di attivit sono investiti
sul mercato dei capitali. La pensione corrisponder al montante accumulato, riscosso sotto forma di rendita:

OTTICA ASSICURATIVA INDIVIDUALE Pt+1 = Ct * (1 + i)

Rendimento individuale dei contributi versati:

I contributi versati (e riscossi) al tempo t sono investiti sul mercato dei capitali al tasso i:

Ct = * Wt

Le pensioni erogate al tempo t + 1:

Pt+1 = Ct * (1 + i) = * Wt *(1 + i)

Il rendimento il tasso di rendimento i.

Un sistema pensionistico a capitalizzazione garantisce un rendimento pari al tasso di rendimento garantito


sui mercati dei capitali.

Il sistema a ripartizione garantisce un rendimento superiore (inferiore) a quello di un sistema a


capitalizzazione se:

n+m>i (n + m < i)

Effetti sul risparmio

In ogni periodo gli individui risparmiano e destinano (obbligatoriamente) parte del risparmio al finanziamento
della propria previdenza.
Poich anche il risparmio previdenziale investito sul mercato dei capitali al tasso i, il libello complessivo del
risparmio effettuato in ogni periodo non distorto dallesistenza del sistema pensionistico: il sentiero di
accumulazione di un sistema economico non modificato.

Nei sistemi a capitalizzazione i contributi sociali vengono accantonati e investiti nel mercato dei capitali:
rappresentano quindi una forma di risparmio.

Leffetto di un sistema a capitalizzazione quello di sostituire il risparmio pubblico (i contributi sociali) a


risparmio privato lasciando il livello complessivo del risparmio delleconomia invariato.

Modalit di determinazione delle prestazioni:

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4.3 Il Teorema di Aaron
Il Teorema di Henry Aaron formulato nel 1966 e presentato nellarticolo The Social Insurance Paradox del
Canadian Journal of Economics and Political Science, si riferisce ai criteri di scelta fra sistemi pensionistici
a capitalizzazione e a ripartizione. La sostanza del teorema era stata enunciata gi 10 anni prima dal
matematico e teorico della probabilit Bruno De Finetti, in un convegno sui problemi attuari e statistici della
sicurezza sociale tenutosi a Roma nel 1956.

Nel sistema pensionistico a capitalizzazione, i lavoratori attivi versano contributi ai fondi pensione, i quali li
investono in attivit finanziarie, capitalizzando gli interessi. Quando i laboratori vanno in quiescenza ricevono
il montante in termini di rendite vitalizie.

Nel sistema a ripartizione, il finanziamento delle pensioni avviene direttamente sulla base dei trasferimenti
a carico dei lavoratori attivi, in modo che, in linea di principio, ma spesso non di fatto, via sia equilibrio tra
linsieme del prelievo e quello delle erogazioni.

Mentre nel sistema a capitalizzazione il rendimento complessivo immediatamente visibile, in quanto dato
dallinsieme dei rendimenti degli investimenti finanziari effettuati dai fondi pensione, il teorema di Aaron
mostra che anche il sistema a ripartizione ha un rendimento implicito, il quale corrisponde al tasso di crescita
della massa salariale; a sua volta , tale tasso dipende dal saggio di incremento del numero dei lavoratori e da
quello della remunerazione media, cio, approssimativamente, dalla somma dei due tassi. Il teorema di
Aaron consiste nella dimostrazione che, se il rendimento del regime a capitalizzazione uguale al tasso di
crescita della massa salariale, i due sistemi risultano uguali, nel senso che per pari livelli dei contributi si
avranno pari prestazioni pensionistiche. La differenza risiede nel fatto che nel regime a capitalizzazione
presente uno stock di risparmi, che manca nel regime a ripartizione, quando entrambi siano in condizioni di
equilibrio dinamico.

Negli anni 1950 e 1960, in cui la crescita delleconomia era elevata e la distribuzione di spostava a favore dei
lavoratori, il teorema di Aaron costitu un supporto teorico per i sostenitori dei sistemi a ripartizione, ma la
situazione si capovolse a partire dagli anni 1980, quando i tassi dinteresse divennero pi altri dei tassi di
crescita.

Alcuni propongono ladozione di un sistema a capitalizzazione:


Per ragioni legate ai rendimenti ed agli effetti sula risparmio
Perch lo si ritiene meno soggetto al rischio demografico

Tuttavia vi sono problemi legati alla transizione da un sistema a ripartizione ad uno a capitalizzazione: esiste
un costo di entit potenzialmente molto rilevante, pari alle promesse pensionistiche che il sistema a
ripartizione ha accumulato.

13
5. Le modalit di computo delle prestazioni
Il sistema retributivo

Il sistema contributivo

Il montante contributivo individuale


Il coefficiente di trasformazione
Equilibrio finanziario

Il tasso di sostituzione

Adeguatezza: misure migliorative del tasso di sostituzione

Considerando le modalit di calcolo delle prestazioni, vengono a delinearsi tre diverse tipologie di fondi
pensionistici:

Fondi a contribuzione definita di tipo NON finanziario (metodo a capitalizzazione): ogni lavoratore
titolare di una posizione nellambito del fondo alla quale confluiscono i contributi, nella componente
determinata contrattualmente ed in quella (eventualmente) volontaria. I versamenti danno luogo a
una capitale che al momento della cessazione del rapporto di lavoro trasformato in rendita
il rischio dellinvestimento a carico dellassicurato

Fondi a prestazione/beneficio definita/o (metodo retributivo): il beneficio pensionistico fissato


sulla base di una formula che lega la prestazione al salario e al numero di anni di contribuzione, in
maniera analoga al Sistema a Ripartizione
Il rischio dellinvestimento passa dallassicurato allassicuratore. Tali fondi hanno lobbligo di
mantenere una riserva a garanzia degli assicurati.
Metodo a contribuzione definita di tipo finanziario

14
5.1 Il metodo retributivo
Il metodo retributivo, detto anche reddituale, commisura la pensione alla retribuzione dellultimo periodo
lavorativo e allanzianit contributiva del soggetto. Risulta assicurata lequit previdenziale in quanto il
beneficio pensionistico calcolato prescinde completamente dallet del soggetto al termine dellattivit
lavorativa e, quindi dalla sua aspettativa di vita. Questo significa che, a parit di altre condizioni, un individuo
ottiene la stessa pensione smettendo di lavorare a 50, 60, o 70 anni, pur essendo prevedibile un costo ben
diverso per lo Stato. N.B. sullimporto della pensione incidono solo le retribuzioni ricevute nellultimo periodo
di lavoro, che sono presumibilmente le pi alte. La principale conseguenza che limporto della pu divenire
molto elevato rispetto allammontare dei contributi effettivamente versati, pagati in proporzione a quanto
si guadagnato nelle varie fasi della vita lavorativa, soprattutto per i percorsi di carriera pi dinamici. Il
metodo retributivo NON realizza lequit attuariale, in quanto a coloro che smettono di lavorare in et pi
giovane e coloro che hanno avuto una carriera pi dinamica non garantisce lo stesso rendimento dei
contributi versati rispetto ad agli altri.

In questo metodo, noto anche come reddituale, la pensione si commisura alla retribuzione dellultimo
periodo lavorativo e allanzianit contributiva del soggetto. Risulta cos assicurata lequit previdenziale,
ossia la garanzia dello stesso tasso di sostituzione a tutti gli individui che vantino la medesima anzianit
contributiva.

Calcolo della pensione: Limporto della pensione dipende da un coefficiente di rendimento stabilito,
dallanzianit contributiva e dalla base retributiva che viene presa a riferimento per il calcolo. Non dipende
in alcun modo, invece dallammontare di contribuzione versata nellarco della vita lavorativa.

Vantaggi:

Criticit:

15
5.2 Il metodo contributivo (o metodo a contribuzione definita di tipo NON finanziario)
Nel metodo contributivo la pensione calcolata come sommatoria dei contributi effettivamente versati
durante lintera vita lavorativa, moltiplicati per un fattore di capitalizzazione e per un coefficiente di
trasformazione in rendita che tiene conto della speranza di vita del soggetto al momento della cessazione
dellattivit lavorativa. In tal modo si realizza fin modo automatico lequit attuariale. Merita di essere
sottolineato come il fattore di capitalizzazione corrisponda al rendimento effettivo realizzato con
linvestimento dei contributi solo quando questi siano materialmente accantonati per conto del lavoratore e
trasferiti nel tempo. Qualora il metodo di calcolo contributivo si applichi in un sistema che si finanzia a
ripartizione, il fattore di capitalizzazione un parametro fissato dalla normativa in materia previdenziale che
pu differire anche sensibilmente dal rendimento effettivo degli investimenti (si parla di capitalizzazione
virtuale o figurativa).

Calcolo della pensione: limporto della pensione dipende dalleffettivo ammontare di contribuzione versata,
opportunamente rivalutata, nellintero arco della vita lavorativa e da un coefficiente attuariale stabilito e
distinto per et e sesso che contiene parametri demografici, finanziari e normativi.

Vantaggi:

Criticit:

16
5.3 Confronto tra il sistema a ripartizione ed il sistema a capitalizzazione

17
5.4 Equit, sostenibilit ed adeguatezza dei sistemi pensionistici

Modalit di computo delle prestazioni


Sistema retributivo Sistema contributivo
Sistema a ripartizione Sistema retributivo a Sistema contributivo a
Meccanismi di ripartizione (1) ripartizione (2)
finanziamento Sistema a capitalizzazione Sistema retributivo a Sistema contributivo a
capitalizzazione (3) capitalizzazione (4)
Poste le seguenti condizioni inerziali:

Crescita della popolazione stabile


Durata dellattivit lavorativa e vita attesa sono stabili
Tasso stabile di crescita della produttivit
Inflazione stabile
Pensioni e redditi da lavoro crescono uniformemente

Si pu dimostrare che i sistemi pensionistici retributivo a ripartizione (1) e contributivo a capitalizzazione (4)
sono matematicamente equivalenti. Le stringenti condizioni poste sterilizzano il sistema, una minima
variazione di queste determina scostamenti da questa situazione di equilibrio.
Indicando con:

il rapporto tra numero di pensionati e popolazione attiva


il coefficiente di sostituzione, rapporto tra pensione e precedente reddito da lavoro
laliquota contributiva, percentuale del proprio reddito che un lavoratore attivo deve versare a
titolo di contributiva
W il reddito annuo di un lavoratore attivo
L il numero di anni di lavoro
P gli anni attesi di pensione
Sistema retributivo a ripartizione Sistema contributivo a capitalizzazione
Condizione di equilibrio: Condizione di equilibrio:

*W =**W = * L**W = P**W = (P/L) *

un dato di natura demografica, indipendente deve essere uguale al coefficiente di sostituzione


dalle scelte di breve periodo della collettivit ponderato per gli anni di pensione in rapporto al
una scelta di tipo politico, in quanto dipende numero di anni di lavoro affinch sussista
dal potere dacquisto che la societ ha deciso di equilibrio finanziario.
garantire ai pensionati relativamente ai lavoratori
Equivalenza dei sistemi
Lequivalenza dei due sistemi dal punto di vista della sostenibilit si ottiene quando:

* = (P/L) * = (P/L)

Questa formula, che deriva da stringenti condizioni, implica che il rapporto fra il numero dei pensionati e
dei lavoratori attivi uguale al rapporto fra la durata della pensione di un singolo individuo e quella della
sua vita lavorativa.
Mentre i sistemi pensionistici a ripartizione scaricano lalea sulla collettivit, vuoi come contributi sociali,
vuoi come fiscalit generale, i sistemi a capitalizzazione la scaricano sullindividuo e solo di riflesso sulla
collettivit, che si dovr far carico dellindividuo sul quale il rischio ha prodotto i suoi effetti.

18
Conclusioni

In una societ dinamica ed evolutiva, la struttura settoriale e quella della popolazione variano nel tempo. Ci
implica che i parametri del sistema pensionistico (aliquota contributiva e/o coefficiente di sostituzione) si
devono modificare affinch esso resti sostenibile. I sistemi pensionistici, cos come sono attualmente
strutturati, hanno un difetto strutturale ineliminabile. C

Come risulta evidente dalla schematizzazione del ragionamento proposto tutti i sistemi pensionistici
tendono, concettualmente, a riprodurre tra i pensionati lo stesso divario di reddito preesistente tra i
lavoratori, cio: con lattuale sistema previdenziale lo Stato si assume il compito (che non gli appartiene)
di mantenere invariato il divario di reddito esistente tra i lavoratori anche dopo il pensionamento.

I sistemi pensionistici, quindi, non sono in grado di mantenere lequilibrio autonomamente e devono
ricorrere allintervento dello Stato attraverso la fiscalit generale, oppure a spese dellequit del sistema,
attraverso lo spostamento del debito alle generazioni future.

19
7. Levoluzione normativa del sistema pensionistico pubblico italiano
I sistemi pensionistici pubblici europei hanno avuto origine a partire dalla seconda met del XIX secolo. Ogni
Paese europeo ha sviluppato un sistema pensionistico proprio, influenzato dalle sue caratteristiche sociali,
demografiche ed economiche, nonch dalla visione della sua classe politica. Nonostante ci, le radici culturali
dei moderni sistemi previdenziali si possono far risalire a due modelli principali:

Modello inglese Beveridgiano (sicurezza sociale):


Modello tedesco Bismarkiano (assicurazioni sociali): questo modello prende il nome dal cancelliere
tedesco Bismark cha ha introdotto un sistema di assicurazione sociale obbligatoria a protezione dei
lavoratori dellindustria, contro i rischi di malattia, infortunio, invalidit e premorienza. La logica
puramente assicurativa e non assistenziale: le prestazioni sono finanziale dal pagamento dei
contributi sociali a carico dei lavoratori e die datori di lavoro. Di conseguenza, la tutela limitata agli
occupati per i rischi a cui gli stessi risultano tipicamente sottoposti, senza redistribuzioni di ricchezza
di natura solidaristica.

7.1 Le origini e lo sviluppo del sistema pensionistico pubblico in Italia

Si pu dividere la storia della previdenza in due grandi: una prima fase espansiva che dal 1898, quando con
la legge n. 350 viene istituita la Cassa Nazionale di Previdenza per Invalidit e Vecchiaia (oggi INPS) arriva alla
fine degli anni Ottanta, allargando la platea degli aventi diritti allassegno e aumentando le prestazioni. Dopo,
a cominciare dalla riforma Amato del 1992, inizia la fase di contrazione con i tagli alla spesa e lentrata in
vigore di requisiti pi stringenti per aver diritto alle prestazioni previdenziali che dal 2012 sono due: la
pensione di vecchiaia e quella anticipata.

La fondazione della Cassa segue di diversi anni lintroduzione di tutele previdenziali per i dipendenti pubblici
gi avvenuta nel 1881. Le prestazioni sono finanziate con il meccanismo della capitalizzazione, con contributi
social suddivisi in parti uguali tra lavoratori e datori di lavoro.

Negli anni successivi al primo conflitto mondiale, sia in Europa sia negli Stati Uniti, si sperimentano forti
ondate inflazionistiche e difficolt economiche, culminate con la Grande Depressione del 1929. Alcuni Paesi
iniziano a convertire i loro sistemi pensionistici al meccanismo della ripartizione, al fine di poter estendere la
tutela a fasce sempre pi ampie della popolazione.

7.2 La crisi del sistema pensionistico pubblico

20
7.3 Le grandi riforme degli anni Novanta

Riforma Amato 1992 (D.Lgs 503/1992)

Con il D.Lgs. del 30 dicembre 1992, n. 503, in attuazione della legge-delega 421/1992, si procedeva, dopo
unattesa quasi vente3nnale, ad un primo riordino del sistema previdenziale die lavoratori dipendenti privati
e pubblici.
I punti cardine della riforma, alcuni dei quali andavano ad incidere su situazioni risalenti addirittura al 1935,
hanno riguardato in particolare linnalzamento dellet pensionabile, elevata gradualmente da 55 a 60 anni.
Per le donne e da 60 a 65 anni per gli uomini, e laumento dellanzianit contributiva per la pensione di
vecchiaia, portata progressivamente, a partire dal 1993, da 15 a 20 anni di contributi.
Unaltra importante innovazione ha riguardato la tempistica dellindicizzazione delle pensioni, che, a partire
dal 1994, avviene a cadenza annuale, anzich semestrale, ed agganciata allindice ISTAT dei prezzi al
consumo, cio allinflazione (e non pi alla dinamica salariale).
Tabella riassuntiva Riforma Amato
Modalit di finanziamento
Meccanismo di calcolo delle prestazioni Retributivo
Coefficiente di rendimento = 2%
Retribuzione pensionabile
Rivalutazione
Equit:
Previdenziale
Attuariale
Assistenziale
Rischi

Riforma Dini 1995 (L. 335/1995)

Tabella riassuntiva Riforma Dini


Modalit di finanziamento
Meccanismo di calcolo delle prestazioni Contributivo
Coefficiente di rendimento
Retribuzione pensionabile
Rivalutazione
Equit:
Previdenziale
Attuariale
Assistenziale
Rischi

21
Riforma Prodi (L.449/1997)

Il governo dellUlivo aument i requisiti di accesso alla pensione di anzianit per i lavoratori autonomi e dopo
aver parificato i pensionamenti anticipati della

Tabella riassuntiva Riforma Prodi


Modalit di finanziamento
Meccanismo di calcolo delle prestazioni
Coefficiente di rendimento
Retribuzione pensionabile
Rivalutazione
Equit:
Previdenziale
Attuariale
Assistenziale
Rischi

22
7.4 Le innovazioni degli anni 2000

Riforma Berlusconi 2001.

Il governo di centrodestra adegua le pensioni minime e le pensioni sociali portando limporto minimo a un
milione di lire al mese. Nel 2003, poi, arriva la possibilit di cumulo totale tra pensione di anzianit, liquidata
a 58 anni con almeno 37 anni di contributi, con i redditi di lavoro autonomo e dipendente. I lavoratori
parasubordinati sono parificati agli autonomi e contestualmente viene soppresso lInpdai che viene inglobato
dallInps.

Tabella riassuntiva Riforma


Modalit di finanziamento
Meccanismo di calcolo delle prestazioni
Coefficiente di rendimento
Retribuzione pensionabile
Rivalutazione
Equit:
Previdenziale
Attuariale
Assistenziale
Rischi

Finanziaria 2004.

Compare per la prima volta il contributo di solidariet, pari al 3%, sui trattamenti superiori a 25 volte il
minimo.

Tabella riassuntiva Riforma


Modalit di finanziamento
Meccanismo di calcolo delle prestazioni
Coefficiente di rendimento
Retribuzione pensionabile
Rivalutazione
Equit:
Previdenziale
Attuariale
Assistenziale
Rischi

23
Riforma Maroni (L. 243/2004)

Viene introdotto lo scalone con linasprimento dei requisiti per la pensione di anzianit ed innalzamento
dellet anagrafica, a partire dal 1 gennaio 2008, da 57 a 60 anni. Per le donne rimane la possibilit di andare
in pensione di anzianit a 57 anni di et e 35 anni di contribuzione, a patto di accettare il calcolo integrale del
sistema contributivo. Per incentivare i lavoratori a proseguire la loro attivit, poi, arriva il super bonus del
32.7% per chi rinvia la pensione di anzianit. Con la Finanziaria 2007, governo Prodi, aumenta di cinque punti
percentuali la contribuzione dovuta dagli inscritti alla gestione separata dellInps.

Tabella riassuntiva Riforma


Modalit di finanziamento
Meccanismo di calcolo delle prestazioni
Coefficiente di rendimento
Retribuzione pensionabile
Rivalutazione
Equit:
Previdenziale
Attuariale
Assistenziale
Rischi

Protocollo Welfare (L. 247/2007)

Viene abbandonato lo scalone: al suo posto il sistema delle quote determinate, dal 1 gennaio, dalla
somma dellet e degli anni lavorati. Let pensionabile per le donne del pubblico impiego sale,
gradualmente, fino a 65 anni. Laumento decorre dal 2012. Il TFR, invece, viene rateizzato.

Tabella riassuntiva Riforma


Modalit di finanziamento
Meccanismo di calcolo delle prestazioni
Coefficiente di rendimento
Retribuzione pensionabile
Rivalutazione
Equit:
Previdenziale
Attuariale
Assistenziale
Rischi

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7.5 Scenario attuale e prospettive future

Riforma Fornero 2011

Aumento et di vecchiaia: donne del privato a 62 anni nel 2012 fino a 66 anni; uomini a 66

Anticipo adeguamento et di pensionamento allaumento speranza di vita al 2013

Aumento requisito pensioni anzianit a 42 anni e 3 mesi per gli uomini, 41 anni e 3 mesi per le donne + per
entrambi, ladeguamento per la speranza di vita.

Pro rata per tutti

Blocco perequazione pensioni alte

Il decreto Salva Italia cancella il sistema delle quote ed estende a tutti il sistema contributivo pro-rata. Viene
innalzata let minima per la pensione e le donne sono equiparate agli uomini. Arriva la a fascia flessibile di
pensionamento per i lavoratori con riferimento ai quali il primo accredito contributivo decorre dopo il 1996L:
63-70 anni. La Legge di Stabilit 2014 introduce il contributo di solidariet sugli importi di pensione superiori
a quattordici volte il trattamento minimo Inps.

Nel 2015, la Corte Costituzionale dichiara illegittima la Riforma Fornero nella parte in cui prevedeva che la
rivalutazione automatica dei trattamenti pensionistici riconosciuta, per gli anni 2012 e 2013,
esclusivamente ai trattamenti pensionistici di importo complessivo fino a tre volte il trattamento minimo
Inps, nella misura del 100%.

La Legge di Stabilit 2016 avvia una sperimentazione per il triennio 2016-2018 in base alla quale i lavoratori
dipendenti del settore privato a cui manchino non pi di tre anni alla pensione di vecchiaia possono andare
in part-time al 40-60%, senza che la busta paga e lassegno pensionistico subiscano detrazioni.

Riforma pensioni 2017: APE Sociale e Quota 41.

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