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PSICOLOGIA DEL GUSTO E DELLE PREFERENZE ALIMENTARI di R. Pani e S.

Sagliaschi

CAP.1 - CONDOTTA ALIMENTARE

Simbologia del mangiare e del bere ed evoluzione della tavola.

Il cibo ha valenze simboliche, ecologiche e sociali. Gli studi di Harris hanno evidenziato come le
preferenze, i gusti e le interdizioni alimentari siano il risultato di adattamenti da parte di incontri,
interlocutori sociali che contribuiscono ad un equilibrio economico, ecologico e nutrizionale.
Il cibo definisce il modo in cui il soggetto viene considerato all'interno della nostra cultura,
definisce l'identit culturale del soggetto, lo stile di vita e la psicologia.

Nell'antichit e nelle epoche successive hanno prevalso le modalit di consumo determinate


culturalmente, dipendenti cio dalle risorse alimentari dell'ambiente circostante, anzich quelle
determinate biologicamente. A seconda delle epoche storiche e delle culture cambiato il
significato attribuito al cibo (per i greci il pasto era nutrimento di corpo e spirito).

La cucina moderna affonda le sue radici nel Quattrocento e nel Cinquecento per le novit giunte
dall'America (mais, patate...) e dall'Oriente (t, caff...) che cambiarono ed arricchirono le tradizioni
popolari.
Fin dall'antichit, l'organizzazione di pasti collettivi costituiva uno dei principali sistemi di relazione
ed integrazione. Mangiare insieme ha sempre voluto dire condividere rinforzando i legami, ma
anche distinguendo i gruppi sociali.
L'alimentazione diventata nel tempo un elemento fondamentale dell'identit sociale che riflette
una precisa simbologia. Quello che mangiamo e come lo prepariamo il risultato di un'evoluzione
culturale, cos come le regole ed i comportamenti dello stare a tavola sono il frutto della storia della
nostra cultura.

RELAZIONE PERSONA-CIBO

Lalimentazione un momento basilare nella cura del bambino, costituisce una dimensione
fisiologica ma anche di scambio affettivo, base della relazione precoce madre-bambino,
contribuisce allo sviluppo del legame di attaccamento. Quando il bambino ha fame (o freddo, o
soffre) attiva l'attaccamento per assicurarsi la vicinanza della madre e ristabilire un equilibrio
affettivo.
La fusione fisica tra madre-bambino si rompe nel momento della nascita, in cui inizia il percorso di
separazione-individuazione, la prima esperienza di differenziazione del bambino lintroduzione
del cibo nel proprio corpo, in quanto il bambino ingerisce qualcosa di esterno, diverso da lui.

Sono 3 le fasi dellalimentazione che accompagnano le acquisizioni della regolazione emotiva e


comportamentale:

- Omeostasi nei primi mesi di vita si stabiliscono i ritmi sonno-veglia e nutrizione-


eliminazione, questi segnali devono essere manifestati chiaramente e ricevere la giusta
risposta da parte della madre che contribuisce allautoregolazione del bambino.
La mancanza di regolazione causa un improprio apporto nutrizionale.
- Reciprocit diadica, 2-4 mesi. Le interazioni madre-bambino sono caratterizzati da scambi
di sguardi, vicinanza fisica, vocalizzazioni, attraverso le quali il piccolo comunica lo stato di
saziet pi palesemente.
Questa reciprocit viene intaccata se si verificano difficolt psicologiche da parte del
caregiver (condotte evitanti).

- Alimentazione autonoma, 6 mesi-3 anni. Intervengono acquisizioni a livello motorio,


emotivo e cognitivo.
La capacit di nutrirsi autonomamente importante nel processo di separazione-
individuazione.
Si possono verificare disordini alimentari (come l'anoressia infantile) se il bambino ha
difficolt a comunicare i suoi stati interni o il genitore ha difficolt a sostenere il processo di
separazione-autonomia.

I genitori trasmettono ai figli le prime abitudini nutrizionali che influenzeranno le scelte, preferenze
e stili alimentari nel corso della vita (figlio di obesi pi a rischio di obesit, sia per il patrimonio
genetico che per le abitudini alimentari assimilate nei primi anni di vita).
Gli stili alimentari cominciano a modellarsi durante lo svezzamento attraverso il modo in cui i
genitori abituano i figli a nutrirsi (orari, quantit ecc).

Studi hanno dimostrato l'importanza dei comportamenti dei genitori durante il consumo di cibo. Un
clima positivo e un rapporto adeguato con il cibo fondamentale per non creare futuri disturbi e
stimolare, nel bambino, un comportamento equilibrato ed un regime dietetico di migliore qualit.
Atteggiamenti scorretti proposti dalla madre (ad esempio con un regime particolarmente restrittivo
unito alle preoccupazioni per il peso) possono generare condotte alimentari scorrette.
Molti soggetti con disturbi alimentari, riferiscono di aver avuto dei genitori molto incentrati sul cibo
che, nel corso dell'infanzia, veniva usato come premio o punizione. Il modo in cui il caregiver si
relaziona con le abitudini alimentari del figlio fortemente legato al tipo di attaccamento esistente
fra le due parti. Ad esempio modelli di attaccamento intrusivi predispongono la genesi del disturbo
della condotta alimentare.

Allalimentazione viene associata spesso una sensazione di valore morale; il bambino che mangia e
non fa storie risulta un bambino buono, se al contrario non mangia si considera dispettoso, queste
sensazioni vengono trasmesse al bambino che le interiorizza e durante la crescita vanno a costituire
la base dellemergente Senso di S.

Alimentazione e cultura

Ogni cultura ha proprie usanze alimentari e una propria cucina, nelle diverse culture ci sono dei cibi
ritenuti disgustosi, in altre culture lo stesso cibo al contrario ritenuto prelibato. Le pratiche
culturali ed i valori di una determinata cultura ne influenzano le abitudini alimentari.
Tutti coloro che mangiano gli stessi alimenti appartengono allo stesso gruppo, rappresentano
un'unica comunit di mensa.
possibile far risalire le differenze fra le cucine del mondo ai condizionamenti ambientali ed alle
possibilit offerte dalle diverse zone. Inoltre molti tab alimentari sono connessi alle credenze
religiose.

Possiamo dire che lalimentazione un insieme di comportamenti di adattamento allambiente in


cui lindividuo mangia ci che la natura mette a disposizione, in funzione delle sue necessit
biologiche, influenzate anchesse dal clima.
Possiamo anche dire che le abitudini alimentari sono il punto di origine del sentimento di
appartenenza o di differenza sociale.
All'interno di una stessa cultura, l'alimentazione distingue diversi gruppi sociali (a livello sociale o
regionale); mangiare, contraddistingue, quindi, non solo le frontiere identitarie tra gruppi umani da
una cultura all'altra, ma anche all'interno della stessa cultura.

In Italia vi sono quattro tipologie di preferenze alimentari e modi di cucinare:

1. Genuinit, piatti di origine territoriale utilizzati come strumenti di rafforzamento di


appartenenze etniche, locali. Cibo= marcatore di identit territoriale.

2. Biologica, agricoltura biologica e macrobiotica.

3. Etnica, con la globalizzazione si possono gustare specialit di tutto il mondo (indiana cinese,
greca), queste pratiche alimentari subiscono delle trasformazioni, adattamenti.

4. Fast-food, ogni classe sociale e fascia det.

SINTESI
Cerchiamo e consumiamo alimenti che il nostro gruppo o la nostra societ ha riconosciuto come
cose buone da mangiare, quindi parte dei nostri gusti e le condotte alimentari sono un insieme di
adattamenti appresi dalle norme e dai valori della societ in cui viviamo.

Nutrizionismo, edonismo e spiritualismo


Secondo la Teoria freudiana:
- nellEs dimora il desiderio edonistico di piacere dei sensi,
- nellIo risiedono le preoccupazioni per il nutrimento e la salute,
- nel Super-Io alloggiano i significati morali, religiosi e spirituali.

A seconda dei casi, ognuna di queste ideologie pu prevalere sulle altre.

Da bambini e adolescenti lappetito guidato dalledonismo (piacere e sapore del cibo); maturando
subentrano la sensibilit alla salute e allapporto nutritivo.
Con linvecchiamento aumenta lattenzione al significato spirituale e religioso dellalimentazione.

La religione come la cultura, pu stabilire ci che deve o non deve essere mangiato; il mancato
rispetto di una norma culturale viene condannato dalla societ (quindi a livello sociologico) con
lemarginazione, mentre il non rispetto di una norma religiosa pu portare alla condanna eterna,
perch ha un potere superiore sullimmaginario collettivo.

La maggior parte della gente sceglie i cibi attraverso lunione delle ideologie del nutrizionismo
(salubrit e apporto nutritivo) e delledonismo (piacere e sapore del cibo).
Tranne per alcuni vegetariani in cui il nutrizionismo si accompagna allo spiritualismo, le
considerazioni spirituali e morali hanno meno importanza.
CIBO E MASS-MEDIA

Sin da piccoli TV e pubblicit influenzano le condotte alimentari, che hanno conseguenze sulla
salute agendo a livello di:

- Gradimento lo spettatore sceglie alcuni articoli per il ricordo piacevole delle musiche e dei
personaggi delle reclame.

- Credenza si crede che ci che viene sponsorizzato come buono e gustoso in realt lo sia,
mentre spesso poco nutriente o dannoso.

- Propensione allacquisto la persona che acquista si fa guidare dagli spot pubblicitari.

Alla base della pubblicit c la concezione che se si mangiano cibi approvati da celebrit
possibile identificarsi con esse e partecipare dei loro successi.
Questo perch il consumatore non acquista solo le caratteristiche oggettive e pratico-funzionali di
un bene, ma anche i simboli, significati e le valenze emotive che esso riveste.
Il cibo viene consumato non solo per le sue qualit nutritive ma per il valore culturale associato.

La psicologia del consumatore alimentare

possibile individuare quattro tipologie di consumatori:

- I complessati del troppo; vivono lalimentazione come unattivit rischiosa e preoccupante.


Rientrano in questa categoria persone con patologie alimentari (bulimia, anoressia), con
ideologie e credenze religiose, e quelle attente alle conseguenze degli alimenti sulla salute e
allapparenza sociale (estetica della magrezza).

- I sostenitori del nutriente leggero che bilanciano la salute al piacere di mangiare e sono
aperti alle influenze di altre cucine e altri paesi.

- I fautori del nutriente consistente, consumatori che privilegiano laspetto energetico e non
concepiscono un vero pasto senza farinacei e carni.

- I gastrolastress che mangiano in modo scorretto e veloce mentre sono sottoposti allo stress
dei ritmi lavorativi, mentre fanno pi attenzione la sera o nei week-end.

Possiamo distinguere anche fra il

- Il consumatore positivo, che apprezza le qualit positive del cibo.

- Il consumatore negativo, che rifiuta di mangiare perch ritiene pericolosi alcuni elementi
che possono mettere in discussione la sua integrit e identit.

Possiamo sempre distinguere in quattro punti le categorie psicologiche di rifiuto del cibo:

- Disgusto, negli adulti e nei bambini pi grandi. fondato su motivi ideatori uniti ad una
dimensione affettiva (ad esempio il pensiero di cibarsi di insetti e vermi genera nausea se si
pensa alla loro origine e natura).

- Avversione, repulsione per odore, aspetto e gusto del cibo.


- Pericolo, previsione delle conseguenze dannose sullingestione di taluni alimenti (nausea o
addirittura il carcinoma)

- Contaminazione, concezione secondo cui il cibo non commestibile in seguito ad un


contagio e rappresenta una minaccia alla salute.

Secondo Rozin e Fallon le ragioni alla base del rifiuto del cibo sarebbero:

- sensoriali-affettive: convinzione che un alimento abbia qualit sensoriali negative (cattivo


gusto, odore sgradevole);

- ideali o concettuali: conoscenza della natura dellalimento;

- inerenti allanticipazione degli effetti: credere che l'ingestione di determinati cibi possa
portare a conseguenze negative (vomito, cancro...).

gli autori distinguono anche altri tipi di rifiuto:

- cibi sgradevoli (reazione sensoriale-affettiva del soggetto che non gradisce un determinato
alimenti ritenuto commestibile all'interno di una cultura)
- cibi pericolosi (la persona evita i cibi ritenuti dannosi)
- cibi ripugnanti (l'origine di un oggetto ne definisce culturalmente la repulsione; ad esempio
gli escrementi sono batteri velenosi)
- cibi inappropriati (ritenuti inadeguati in certa cultura; ad esempio la buccia di ananas
lesionerebbe ogni tessuto dell'apparato digerente).

La scelta ed il rifiuto di determinati alimenti avrebbero basi sia biologiche, che culturali (si esposti
a cibi accettati nella propria cultura e di conseguenza piace ci a cui si abituati).

Nel caso della Neofobia alimentare (evitare alimenti nuovi), uno studio ha mostrato che i bambini
tendono a preferire cibi che vedono pi spesso, imitando la condotta alimentare dei caregivers. Di
conseguenza i bambini assaggiano cibi nuovi pi volentieri se lo vedono fare ai pari e in famiglia e
se l'alimento viene ripresentato con una certa frequenza, anche in seguito ai primi rifiuti del
bambino. Un'altra ricerca ha dimostrato che i bambini al di sotto dei 4 anni, assaggiano pi
volentieri un cibo se la madre lo assaggia per prima. Inoltre un genitore che offre un alimento in
modo affettuoso al bambino accresce nel piccolo la preferenza per quell'alimento; al contrario
premiare il bambino per fargli mangiare cibi a lui sgraditi genera un aggiuntivo calo di gradimento
per tali alimenti.
Altri studi si sono concentrati sui meccanismi di accettazione o rifiuto degli alimenti da parte dei
bambini e su come cercare di modificare l'atteggiamento di rifiuto. Gli studi mostrano che i bambini
che sperimentano precocemente alimenti diversi, saranno influenzati positivamente nelle loro
preferenze alimentari. Inoltre mostrano l'importanza, per i genitori, di offrire ai propri figli una dieta
varia ed equilibrata e di insistere nel proporre alimenti rifiutati, per non abituarli a mangiare solo ci
che piace. La ricerca mostra che il semplice fatto di aver gi incontrato un alimento, aumenta nel
bambino la possibilit che esso venga accettato.

bene ricordare anche che il cibo ha un potere comunicativo. Diverse ricerche hanno sottolineato
che le persone giudicano gli altri sulla base del loro consumo di cibo; le persone che mangiano cibi
sani e dietetici sono giudicati pi morali di quelli che mangiano alimenti che fanno male o
ingrassare. I soggetti assumono le caratteristiche del cibo che mangiano (sono ci che mangio).
Secondo alcuni autori, la condivisione sociale del cibo costituisce una forma di comunicazione che
include la condivisione del cibo (intimit moderata e relazione sociale amichevole), il nutrimento
sociale (prevede un'intimit ed una relazione pi forte) e la consustanziazione (quando un'altra
persona stata in contatto fisico con il cibo - indica intimit e maggiore relazione personale).

La desiderabilit sociale ha una forte influenza sulla condotta alimentare, sia nelle donne che negli
uomini. Alcuni autori affermano che il modo di stare a tavola e le preferenze alimentari permettano
di valutare l'estrazione sociale di s e degli altri, cos come il cibo semrerebbe avere un'identit di
genere (cibi dolci sarebbero essenzialmente femminili, mentre sapori forti sono in prevalenza
maschili). Nutrirsi di cibi maschili o femminili pu essere importante, per un adolescente, ai fini di
definire la propria identit.
Lalimentazione pu anche essere un indicatore di stati emotivi temporanei (felicit, tristezza, noia)
la persona proietta il sentimento sul cibo trovando cos un modo accettabile di esprimerlo.
Cibi che non soddisfano lappetito aiutano ad affrontare momenti di depressione, crisi o stress, sono
alimenti che gratificano tramite associazioni positive. Esistono poi i cosiddetti cibi ludici (patatine,
popcorn) che non soddisfano l'appetito ed hanno il ruolo di passatempo, e i cibi ritualistici (t,
caff...) che scandiscono i tempi e i ritmi della persona.

Interessante notare che il cibo pu essere uno strumento di dominio, un mezzo per porre gli altri in
condizione di inferiorit (la persona pi importante viene servita per prima...).

Cibo e identit

Sul piano psicologico, chi mangia diventa ci che consuma; mangiare significa quindi interiorizzare
e fare proprie le qualit di un alimento. Il consumatore di alimenti crede di appropriarsi delle qualit
simboliche del cibo secondo il principio "l'uomo ci che mangia".
Il consumare lo stesso cibo in famiglia, nelle occasioni importanti, include le persone all'interno di
una comunit. Attualmente il cibo uno degli strumenti pi importanti per delimitare barriere
ideologiche, etniche, politiche e sociali, o, all'inverso, per conoscere le altre culture e tentare la via
dell'interculturalismo.
Del resto l'alimentazione ha un ruolo importante nella costruzione dell'identit personale, di genere,
di classe ed etnica.

Valori didentit trasmessi con latto nutrizionale:

- Identit etnica, cibo come indicatore di solidariet nazionale (la pasta per gli italiani
all'estero, non solo un alimento ma un simbolo per raffermare la propria identit
nazionale).

- Identit economica (si mostra la propria agiatezza offrendo cibi preziosi).

- Identit sociale, soprattutto in passato il cibo serviva ad ostentare le differenze di classe.


- Identit religiosa, le interdizioni alimentari si propongono di indicare unappartenenza
ecclesiale.

Il cibo richiama le radici dellidentit, orienta il senso dellappartenenza e contribuisce a definire


limmagine di S. Mediante la messa in comune del cibo le persone mostrano di aderire ai vincoli
collettivi, di far parte di un gruppo. Ecco perch pu accadere che un adolescente che tenta di
sviluppare un senso d'identit autonomo dai suoi genitori, comincia a criticare o rifiutare il cibo
consumato in famiglia.
Il nostro piatto mostra valori, convinzioni e idee che mostrano a noi e agli altri chi siamo. Cibo =
elemento di distinzione che struttura linterpretazione di S e di ci che ci circonda.
Trame ontogenetiche inerenti al cibo
Esistono schemi mentali dovute a determinate esperienze infantili, che condizionano l'adulto nel suo
rapporto con il cibo. Nell'adulto a contatto con il cibo emergeranno le emozioni racchiuse nella
situazione o nelle situazioni analoghe.
Schemi mentali riguardanti il cibo istillati nella prima infanzia produce stimoli diversi in et adulta:

- Cibo come gioco. La mamma usa il gioco per stimolare il bambino amangiare. Se il bambino
apprezza il gioco (cucchiaio come aereo per stimolare a mangiare) da adulto si adatter
facilmente a tutto, se al contrario ha vissuto il gioco come unimposizione sgradevole, da
grande vivr un conflitto non tanto per il cibo ma per chi glielo serve. Si potrebbe anche
presentare la situazione di un bambino che non vorrebbe mangiare, ma coinvolto dal gioco
della mamma e rassegnato dalla situazione, mangia passivamente. Tale atteggiamento di
rassegnazione a mangiare tutto si riproporr anche da adulto.

- Cibo come modo per amare gli altri, la mamma mette il piccolo nella condizione di
accettare il cibo perch lei gli vuole bene. In et adulta mangiare diviene un modo per
rispondere allaffetto altrui, non accettare il cibo, corrisponde a non amare o al timore di non
essere amati.

- Cibo come ricatto morale, il bambino accetta la richiesta della madre per non farla soffrire,
si trova nella condizione di non poter rifiutare. Da adulto non sapr dire di no a chi gli
offrir cibo, anche se non lo gradir.

- Cibo come premio, per aver portato a termine qualcosa, incentiva a fare bene qualcosa o
come preghiera. Da adulto tender a premiarsi mediante il cibo.

- Cibo come punizione, esperienza di costrizione e minaccia da piccoli, in cui viene tolta o
limitata la possibilit di mangiare, porteranno ladulto a essere attaccato al cibo per
scongiurare potenziali tensioni e conflitti che a livello inconscio fanno tornare a precoci
eventi negativi e a utilizzare il cibo come fonte primaria di piacere. Se la punizione si
riferisce invece all'imposizione di cibo ("non ti alzi da tavola se non hai finito la carne") in
et adulta potranno svilupparsi condotte alimentari di evitamento e rifiuto del cibo

- Cibo come mezzo di ricatto ("se non finisci il pranzo non vai a giocare") la punizione viene
vista come un ricatto, per cui da grande si tender a mangiare eccessivamente senza prestare
attenzione alla saziet, oppure, al contrario, potr reclamare la propria ibert decisionale e
mangiare solo ci che vuole.

- Cibo come mancanza di calore affettivo, se da piccoli il consumo di pasti legato a


momento di liti familiari, da adulto durante i pasti si avvertir un'assenza di calore con
conseguenti gravi disturbi alimentari (bulimia, anoressia).

Fattori che incidono sulle preferenze alimentari:

- Fisiologici, includono bisogni nutrizionali, ereditariet, allergie, diete terapeutiche, malattie.

- Fisici, area geografica, economia, tecnica alimentare.

- Connessi allambiente sociale e culturale, ed. alimentare, classe sociale, religione,


pubblicit.

- Connessi al cibo, peculiarit sensoriali del cibo, i suoi fisiologici e psicologici.


- Connessi alla persona, differenti livelli di istruzione, aspetti della personalit, caratteristiche
psicologiche, conoscenze nutrizionali che generano diversi utilizzi del cibo.

Le reazioni negative agli alimenti possono essere causate da allergie o intolleranze alimentari, altre
volte provocata da intossicazioni alimentari di tipo microbico, da unavversione psicologica al
cibo o da unintolleranza all'ingrediente di un alimento.

L'Intolleranza alimentare, coinvolge il metabolismo ma non il sistema immunitario, si


manifesta quando il corpo non riesce a digerire correttamente un alimento o un componente
alimentare.

L'Allergia alimentare, forma specifica di intolleranza ad alcuni alimenti o a componenti


alimentari che attiva il sistema immunitario.
Spesso ereditaria e si evidenzia gi nei primi anni di vita. I sintomi possono essere cutanei,
respiratori e gastrointestinali. Se si verifica un reazione violenta pu essere letale (shock
anafilattico da anafilassi).

Le scelte alimentari sono dettate dalla percezione sensoriale dei cibi (gusto, olfatti, vista...). l'aspetto
visivo pu aiutare a riconoscere la freschezza di un cibo, il tatto, la vista e l'udito, sono importanti
per percepire la consistenza. In ogni caso il gusto e l'olfatto sono i sensi pi importanti nel
determinare la scelta del cibo. Il gusto viene percepito grazie alle papille gustative (cellule nervose
preseti in bocca) I gusto si dividono in amaro, dolce, salato ed aspro. Le preferenze per un
determinato gusto sembrano derivare dal contesto (piace ci a cui si abituati) e da fattori
psicosociali.
Ogni persona impara a regolare l'atto del mangiare (farlo iniziare e cessare) in base alle sensazioni
fisiche.

Perch le persone modificano la propria alimentazione

Cambiamenti dietetici dovuti a:

- Promozione della salute, implica un mutamento del tipo di alimenti assunti.

- Eventi stressanti, producono effetti diversi sulla condotta alimentare, spesso si associa un
aumento del consumo di cibo.

- Desiderio di perdere peso, oggi le diete iniziano in et sempre pi precoci.

- Tentativo di comunicare qualcosa di s stessi, per mostrarsi agli altri e tratteggiare


unimmagine fisica e morale di S che consolidi il senso della propria identit.

L'adolescenza e l'et senile sono i periodi pi esposti ai cambiamenti del gusto alimentare, con gravi
rischi per la salute. Negli adolescenti le alterazioni del gusto sono riconducibili alla conformit alle
norme del gruppo dei pari, al voler sperimentare cose nuove, ai film, alle pubblicit, ai consigli del
proprio allenatore...
Con l'avanzare dell'et diminuisce la sensibilit al gusto ed intervengono problemi di masticazione.

L'educazione alimentare

importante dire che a livello educativo sarebbe meglio non coinvolgere il cibo per risolvere
determinate problematiche educative, ma intraprendere la strada della comprensione e del dialogo,
rispettando i tempi di apertura del bambino. Se un bambino non mangia significa che qualcosa non
sta andando come dovrebbe ed in questo caso bisogna domandarsi quali possono essere le cause,
escludendo intolleranze ed allergie e considerando la dimensione affettiva.

Abbiamo gi detto che i genitori hanno un ruolo importante nell'educazione alimentare dei figli,
influenzando il loro comportamento e le loro abitudini alimentari. necessario quindi che i genitori
mostrino un atteggiamento equilibrato nei confronti del cibo, evitando rigidit o integralismi (come
la tendenza a consumare determinati cibi escludendone altri). inoltre importante sapere che nello
sviluppo infantile subentrano degli elementi che possono aiutare il genitore nell'interpretare il
comportamento del proprio figlio:

1. pedisposizioni genetiche rendono gradevole il sapore dolce e salato portando al rifiuto dell'amaro
e dell'aspro; le predisposizioni genetiche sono per modificate dalle esperienze e dal contesto, nel
quale i genitori rivestono un'importanza fondamentale

2. verso il secondo anno di vita c' una tendenza ad evitare cibi nuovi

3. l'esposizione ripetuta a cibi inizialmente no graditi ne facilita l'accettazione

4. pi probabile che il bambino mangi in un contesto emotivamente positivo e fra i pari

5. il bambino tender a preferire cibi ad alto tenore energetico ma il proporgli cibi a basso tenore
energetico consentir una dieta pi equilibrata dal punto di vista energetico

6. le restrizioni di un determinato cibo ne aumenteranno la gradevolezza, mentre obbligare un


bambino a mangiare un determinato cibo ne ridurr la sua gradevolezza

appropriato aiutare i bambini ad intraprendere n rapporto sano e curioso con il cibo, inteso come
conquista e consapevolezza di s

CAP.2 - OSTINAZIONE O CURIOSITA NEL GUSTO ALIMENTARE

Guardando al cibo da un punto di vista storico scopriamo che negli anni preindustriali stato poco
oggetto di controllo dietologico, anche a causa delle scarse conoscenze sulle possibile conseguenze,
positive o negative, di un determinato tipo di alimentazione.
Nel dopoguerra, con la scoperta delle conseguenze causate dall'accesso di assunzione del glucosio e
di altri elementi (quali grassi, sale...) maggiore attenzione stata riservata alle abitudini alimentari.
In seguito, l'obesit ha costretto la medicina ad iniziare programmi di prevenzione salutare.
Contemporaneamente sono comparsi dei disturbi alimentari quali l'anoressia e la bulimia, sindromi
di tipo compulsivo che imprigionano i pazienti in una sorta di coazione a ripetere.
I sintomi di astinenza da cibo testimoniavano una grande ostinazione da parte delle persone, che
seguivano una necessit compulsiva che appariva di origine pisco-affettiva.

Noi sappiamo che il mondo interno del soggetto (quello intrapsichico) si costruisce con il vivere
delle esperienze che consentono lo sviluppo psicologico ed emotivo del bambino arricchendo il
vissuto del mondo esterno e l'immagine di S. Tali contesti di esperienza contribuiscono alla
costruzione della personalit ed identit, e favoriscono la costruzione di interlocutori interni, cio
personaggi o personificazioni di emozioni, sentimenti e fantasie che suggeriscono al soggetto. La
base di partenza per la creazione di tali interlocutori l'incontro prima sensoriale, e poi relazionale
con il cargeiver. In seguito, altri incontri, vanno a rinforzare positivamente o negativamente gli
incontri primari. In tal senso il mondo interno potrebbe essere costituito da tanti teatri interni
corrispondenti alle varie epoche emotive.
Gli interlocutori funzionano come una sorta di suggeritori che incoraggiano, giudicano, fanno
vergognare...il bambino; costituiscono delle voci interne che deprimeranno o rinforzeranno il S.
Talvolta i personaggi interni possono scoraggiare la persona nella ricerca.

Chiamiamo esplorazione la curiosit verso il cibo sconosciuto, non familiare mentre


l'incoraggiamento di tali interlocutori pu favorire l'avventura e il coraggio.
Il soggetto che sperimenta in continuazione cibi nuovi manifesta indipendenza, o, in alcuni casi,
nega la dipendenza all'insegna di un'autentica autonomia.
Chi invece rifiuta del tutto cibi non familiari, forse si proteggono da ci che potrebbe destabilizzarli,
sia nel gusto che nelle loro emozioni.

La curiosit come accettazione

Le persone possono manifestare accettazione o rifiuto del cibo, mostrando capacit di adattamento
nel gustare e conoscere alimenti nuovi o rigidit ed inflessibilit ossessiva.

Nel primo caso si parla di curiosit, nel secondo di ostinazione.

Per quanto riguarda la curiosit alimentare importante delineare il concetto secondo la prospettiva
psicoanalitica. Freud (1905) tratta della curiosit a proposito della sessualit infantile, legandola alla
pulsione sessuale, alla rimozione e alla sublimazione, considerando tutti questi elementi alla base
della sete di conoscenza dell'individuo e della sua ricerca intellettuale. Per Freud il gusto alimentare
connesso con la fase orale, ostinata o avida.
Per Bion (1962) la curiosit un principio esplicatore del funzionamento mentale.

Si potrebbe dire che la curiosit la capacit primaria della mente di stabilire legami e quindi di
entrare in relazione con l'altro. Inoltre, come ricorda Bion, la curiosit si lega alla dimensione
temporale per il sentimento di attesa che la caratterizza (quindi spinta da una costante insaturazione
di fondo che alimenta il pensiero e le fantasie).
Tra il sesto e l'ottavo mese, il bambino sviluppa l'immagine corporea soggettiva e la paura
dell'estraneo. Nello stesso tempo, rispetto ad un oggetto estraneo, il bambino mostra espressioni di
curiosit e stupore, che, se stata raggiunta un'adeguata fiducia di base con la figura materna,
stimola avvicinamento ed interesse per lo sconosciuto. La fiducia di base importante perch
permette al bambino di continuare a provare curiosit per il mondo circostante senza ricorrere a
manovre difensive quali il rinchiudersi in s e rifiutare la relazione.

Anche nell'ambito della condotta alimentare la curiosit spinta verso la conoscenza. Quando una
persona stimolata dall'esplorazione libera, creativa. La creativit uno stile di pensiero. Nel
contesto dell'alimentazione il pensiero creativo consiste nell'intenzione di sperimentare nuovi gusti
adottando nuove prospettive e giungendo ad un senso di armonia ed integrazione. In questo caso,
riprendendo Winnicot, si pu dire che la creativit aiuta il soggetto a mantenere la sua identit
facendolo uscire dal guscio protettivo, per entrare nell'ambiente vitale.
Essere aperti a gustare il cibo dell'altro, significa essere pronti ad una condivisione della
conoscenza, della solidariet. Si passa dal gusto di necessit, tipico della persona ostinata, a quello
di libert. Il cibo non infatti, solo una cosa da mangiare, ma anche una risorsa simbolica di cui ci
serviamo per attribuirci un nostro gusto ed una nostra identit.

Esempi di ostinazione alimentare

La persona ostinata tende quindi ad affezionarsi ai cibi conosciuti nella prima infanzia e dai quali
preferirebbe non discostarsi perch racchiudono la sua sicurezza.
La poca o nulla esplorazione di queste persone sarebbe dovuta alla presenza di interlocutori interni
che vengono vissuti come malvagi. La persona deve quindi rimanere su terreni a lei conosciuti.
L'ostinato pensa che la cucina con cui ha preso domestichezza in famiglia (quella della figura
materna) sia superiore a quella altrui, che sarebbe un attentato alla propria salute.
Tra gli ostinati possiao includere chi rispetta o rituali legati al cibo basati su dogmi religiosi o etnici
o salutistici. Si tratta spesso di persone che devono tenere sotto controllo stati di ansia legati al cibo,
spesso riconducibili ad esperienze infantili nella relazione madre-bambino.
Secondo Winnicott, il bambino dovrebbe introiettare la madre come personaggio funzionante come
care taking, base sicura da cui partire per esplorare il mondo circostante.

Un altro esempio di condotta alimentare costituito dall'ortoressia nervosa.

- Ortoressia nervosa attenzione eccessiva per le regole alimentari e la scelta del cibo; le
caratteristiche salutari di un alimento diventano molto pi importanti del piacere che pu
dare il gusto di mangiare o del bisogno fisiologico di nutrirsi.

Nel tempo l'ortoressico finisce per rinunciare a tutti gli alimenti un tempo amati, in virt delle loro
funzioni salutistiche, fino ad includere nella sua dieta solo frutta e verdura. Tale atteggiamento
ascrivibile all'insicurezza e al timore di questi soggetti, influenzati pi che da un'effettiva
preoccupazione per la salute, dai modelli proposti dalla societ moderna.
Chi colpito dall'ortoressia, pi spesso giovani donne, trae sicurezza dal proprio comportamento
che rende pi stabile la percezione di s.
I soggetti dichiarano di evitare cibi non sani, zuccheri, dolci, cibi pronti, conservanti ecc. ed
arrivano ad odiare alcuni luoghi tra cui il supermercato, scegliendo solo negozi biologici.
L'ortoressia diventa spesso un problema sociale, che impedisce alla persona di avere dei rapporti
equilibrati con l'esterno (evitando, ad esempio, le cene fuori per non essere considerati strani). Per
giustificare a se stessi il loro comportamento gli ortoressici si cullano in un falso senso di
superiorit morale e le persone che mangiano in maniera normale e variata diventano ai loro occhi,
persone che si cibano di "cibo spazzatura".
Sovente i casi di ortoressia conclamata possono portare a gravi conseguenze per la salute, oltre ad
essere dannose anche verso i figli cui queste persone vorrebbero imporre le loro convinzioni.
L'ortoressia ha un carattere compulsivo, e l'ostinazione, l0inflessibilit, la rigidit, connotano la
patologia.

Un'altra patologia alimentara legata all'ostinazione

- La Drunkorexia (sbronzoressia) abuso da alcol associato allastensione dal cibo, via di


mezzo tra ubriachezza e anoressia. Si beve per non mangiare (questione anoressica) oppure
non si mangia per poter bere (questione sociale).

un disturbo di cui ancora si sa poco. Colpisce le persone tra i quindici e i trent'anni circa.

Riassumendo

Curiosit ---> desiderio di conoscere, fame conoscitiva, gusto di libert ---> edificazione del S,
senso di armonia, integrazione

Ostinazione --->rifiuto di cibi sconosciuti --->rigidit, inflessibilit, fame non conoscitiva, gusto di
necessit ---> scarsa o nulla affermazione del S

CAP. 3 - INFLUENZA DEL GUSTO NELLE PATOLOGIE ALIMENTARI

La costruzione dell'immagine corporea


all'interno del rapporto con il caregiver che il bambino pu costruire l'immagine mentale di s ed
uno schema corporeo.
Crescendo la sua immagine corporea diventa pi complessa e articolata e risente delle relazioni con
i pari, che modificano e modulano la percezione che il bambino ha di s, fortificando o
pregiudicando la sua autostima.
Durante l'adolescenza avvengono importanti cambiamenti che portano alla trasformazione
dell'immagine fisica di S.

Il corpo la fonte primaria emittente e ricevente stimoli propriocettivi, e contribuisce a costruire


un'immagine di s stessi, in particolare dal primo autoriconoscimento allo specchio, quando
l'individuo comincia a percepirsi come caratteristico e distinto dagli altri. Si comincia a creare la
propria identit, che poi diventa identit di genere. Sull'adolescente influiscono anche fattori
familiari, ambientali e culturali.
Possiamo dire che se da bambini lo sviluppo del S stato debole, se sono state vissute esperienze
traumatiche (abusi...) possibile che il giovane sviluppi pi facilmente disturbi della propria
immagine corporea e della condotta alimentare.

I disturbi alimentari sono causati da diversi fattori, psicologici, socio-culturali e biologici (si pensi
all'influenza dei mass media nel fornire determinati immagini di bellezza e nel rendere le persone
insoddisfatte delle propria immagine corporea).
L'individuo pu sviluppare una sensazione soggettiva di deformit rispetto alla norma, nonostante il
proprio aspetto rientri nella norma. La risposta a tale dispercezione solitamente la messa in atto di
strategie finalizzate alla restrizione alimentare, all'iperattivit fisica, al controllo eccessivo ed
esagerato delle forme corporee.

DISTURBI NELLINFANZIA

I disturbi alimentari della prima infanzia (0-3) possono riguardare le preferenze alimentari rigide, il
rifiuto del cibo e le condotte conflittuali durante i pasti. Difficolt precoci di alimentazione possono
svilupparsi subito dopo la nascita, o verso i sei-sette mesi, dopo lo svezzamento, o tra i due e i tre
anni, durante l'alimentazione autonoma. Pu trattarsi di sintomatologie transitorie, o di patologie pi
transitorie o disturbi pi gravi, che possono ostacolare la crescita del bambino.
Problemi alimentari in et infantile possono costituire fattori di rischio per la comparsa in et
adolescenziale o adulta di disturbi anoressici o bulimici.

Nello studio dei disturbi alimentari dei bambini importante tener presente l'ambiente di crescita in
cui sono inseriti, che ha una grande importanza per la salute fisica e mentale. Interazioni
disfunzionali con il caregiver, problematiche relative all'attaccamento, alla separazione,
all'autonomia, possono infatti essere associati al disturbo alimentare.
Esiste una relazione tra disturbi alimentari infantili e i modelli di attaccamento dei genitori e del
bambino.
Per i disturbi alimentari dei bambini, la Classificazione diagnostica 0-3R ha inserito la qualit della
relazione caregiver-bambino tra i criteri di valutazione.

Secondo tale classificazione i principali disturbi alimentari sono:

- Di regolazione di stato, difficolt del bambino a nutrirsi in mancanza di regolazione del suo
stato emotivo (irritabilit o eccitabilit durante lallattamento che confondono il genitore
sullo stato di saziet o fame del piccolo).
- Di reciprocit nella relazione caregiver-bambino, sia il genitore che il bambino hanno
difficolt a differenziare gli stati di fame e saziet, non vi reciprocit o scambi affettivi.
- Spesso in seguito a ci i bambini manifestano disturbi di accrescimento, e le madre (che
manifestano sovente disturbi della personalit, dell'affettivit o sono in condizione di disagio
sociale o di dipendenza da sostanze) sono poco impegnate nella relazione con il bambino.

- Anoressia infantile, mancanza di fame e interesse per il cibo anche se esplora lambiente e
interagisce con i caregiver.
Le cause possono essere dovute ad ansia, depressione o disturbi del comportamento
alimentare della madre (che avrebbero un'incidenza sullo sviluppo dell'anoressia infantile)

- Avversioni sensoriali al cibo, rifiuto per alcuni alimenti con determinate caratteristiche nel
gusto, odore, aspetto e consistenza.
Pu generare deficit nutrizionali e ritardi nello sviluppo motorio-orale.

- Disturbo alimentare post-traumatico, il ricordo di episodi traumatici (soffocamento o


vomito grave) crea disagio verso il cibo. Il rifiuto un pericolo per la nutrizione del
bambino

- Disturbo alimentare associato a una condizione medica, a causa di allergie alimentari o


difficolt respiratorie il bambino esprime disagio e rifiuta di mangiare.

Nella spiegazione della patogenesi dei disturbi alimentari infantili il modello pi accreditato sembra
quello multifattoriale (fattori costituzionali e comportamentali del bambino, caratteristiche
psicologiche dei genitori, elementi dell'ambiente - povert...) in cui i vari elementi possono essere
compresenti ed agre in modo diverso.
Alcune ricerche hanno evidenziato la stretta relazione tra disturbi alimentari dei bambini e modello
di attaccamento dei genitori e del bambino. Sembra che un attaccamento di tipo insicuro possa
accrescere problemi legati al nutrimento del bambino. Nei casi meno gravi l'intervento
psicoeducativo pu essere rivolto ai genitori al fine di aiutare il bambino a nutrirsi adeguatamente.

Il manuale Diagnostico classifica invece i DISTURBI da 0 ani alla pubert:

- Pica, ingestione continua e inadeguata di sostanze non commestibili (carta, sabbia).

- Di ruminazione o mericismo, rigurgito e nuova masticazione del cibo.

- Della nutrizione dellinfanzia o della prima fanciullezza, incapacit di alimentarsi


adeguatamente, con perdita di peso o assenza di accrescimento con esordio prima dei sei
anni di et, e per almeno un mese.

Altri autori descrivono disturbi alimentari della seconda e terza infanzia:

- Rifiuto del cibo, pu essere legato a difficolt comunicative e affettive in ambito familiare.

- Alimentazione selettiva, scelte alimentari limitate a pochi alimenti (3 o 4) con una forte
resistenza a provare nuovi cibi. Sono assenti i disturbi di distorsione della prorpia immagine
corporea e di rado sono riscontrabili deficit nutrizionali.

- Disturbo emotivo di evitamento del cibo, il bambino si rifiuta di alimentarsi adeguatamente,


riconosce la propria magrezza, vorrebbe aumentare di peso ma non si spiega il motivo per
cui non ci riesce.
- Fobie alimentari, di vomitare o di essere avvelenati, possono essere associati ad altri sintomi
dansia (ansia sociale, angoscia da separazione).

- Disfagia funzionale, paura ingiustificata e persistente di strozzarsi.

- Anoressia nervosa a esordio precoce, rifiuto di alimentarsi, eccessivo esercizio fisico


praticato di nascosto, perdita di peso o arresto dellaccrescimento, a volte sono presenti
vomito autoindotto e uso di lassativi.

- Bulimia nervosa a esordio precoce, abbuffate seguite da pratiche di svuotamento, perdita di


controllo, distorsioni cognitive e preoccupazione morbosa per il peso e la forma del corpo.

- Disturbo da alimentazione incontrollata a esordio precoce, obesit primaria e secondaria


(fattori genetici o malattie endocrine).
Cause:
basso status socioeconomico, disfunzioni psicologiche della famiglia, abitudini alimentari
scorrette, attivit fisica scarsa nella famiglia.
La madre non riconosce i segnali del bambino nel momento del bisogno e reagisce dando
cibo, il bambino imparer a rispondere con il cibo per reagire ad ogni forma di disagio o
malessere.

ANORESSIA NERVOSA

Nel Medioevo il digiuno ascetico (paragonabile allanoressia nervosa) veniva perseguito fino alla
morte.
Nellantico e nel nuovo testamento il digiuno un mezzo per elevare lo spirito, vincere le passioni e
sottomettersi alla fede.
Con il cristianesimo purifica e avvicina a Dio (es. i Santi).
Lanoressia nervosa pu essere associata a disturbi dansia, dellumore (depressione), di personalit.
Pu comparire tra 14-18 anni, tra 20-30 anni e quella tardiva tra 40-50 anni.

Si verifica in tutte le culture e colpisce le donne in 9 casi su 10.

La storia clinica inizia solitamente con una dieta alimentare per migliorare la forma fisica e
nonostante la continua perdita di peso si continua a ridurre lalimentazione.
Peso e cibo divengono le preoccupazioni basilari.
Per contribuire alla perdita di peso si associano attivit fisiche smisurate, si verificano disturbi nel
modo di percepire il proprio peso e la propria immagine, la valutazione di s legata al peso ed alle
forme che vengono percepite; la gravit della perdita di peso non viene ammessa, ci si rifiuta di
mantenere il peso al livello minimo normale. La perdita di peso sentita come una conquista e coe
espressione di autodisciplina, mentre l'aumento di peso letto come un'inaccettabile perdita di
autocontrollo. La persona anoressica ha un'ossessiva paura di ingrassare, ossessionata dalla
magrezza e sembra non riconoscere il danno che la restrizione alimentare sta causando. In queste
donne si verifica l'amenorrea (assenza di 3 cicli consecutivi)
Le continue pressioni sociali verso un corpo bello e snello aumentano linsorgenza dellanoressia.
In alcuni casi pu condurre alla morte (complicazioni metaboliche, cardiovascolari o suicidio).

Sono individuabili due sottotipi:


- Restrittivo, non presenta frequenti episodi di abbuffate o svuotamento improprio.
- Bulimico, frequenti episodi di abbuffate o di condotte di svuotamento.
L'anoressia nervosa connessa ad altri disturbi come l'ansia , disturbi dell'umore, disturbi di
personalit. Secondo Burch l'anoressia si basa su alcuni disturbi sottostanti quali la percezione
distorta della propria immagine corporea, il senso di inefficacia personale e la difficolt
nell'identificare le proprie sensazioni interne.
I tratti di personalit come perfezionismo, ossessivit, conformismo, spontaneit sociale limitata ed
espressivit emotiva ridotta, sarebbero avere un ruolo importante nello sviluppo del disturbo. Anche
o stress un fattore legato alla genesi dell'anoressia, in quanto gli eventi stressanti mettono a dura
prova il senso individuale di identit e capacit personale.

BULIMIA NERVOSA

Nellantica Roma eistevano le orgie alimentari (mangiare smoderatamente e vomitare) gli eccessi
erano riconducibili ai modelli di condotta sociale e non si vomitava per la preoccupazione della
magrezza.
Nella cultura egizia, il vomito autoindotto era una pratica igienica che raccomandavano i medici.

Questo fenomeno si esteso negli anni 70-80. Spesso le crisi avvengono in solitudine per la
vergogna e sono accompagnate da una sensazione di perdita di controllo.
Esordisce tra 16-20 anni, pi nelle donne e nei paesi industrializzati. Disturbi dansia, dellumore, di
personalit (borderline) si associano alla bulimia nervosa.

CARATTERIZZATA DA:

- Ricorrenti abbuffate compulsive (sentire di non poter smettere di mangiare, mancanza di


autocontrollo) che soddisfano dei bisogni emotivi in seguito a situazioni sociali ed eventi
stressanti. Le abbuffate e le contromisure avvengono all'incirca due volte a settimana.

- Comportamenti per prevenire laumento di peso.

- Valutazione di S dipendente dal peso e dalla forma del corpo.

I bulimici sono solitamente insoddisfatti della propria immagine corporea e a voler essere pi bassi.

SOTTOTIPI:

- Con condotte di svuotamento, vomito autoindotto, uso di lassativi, clisteri, diuretici.


- Senza condotte di svuotamento, digiuno, eccessivo esercizio fisico.

La bulimia viene associata a disturbi dansia, dellumore, di personalit, tendenza allimpulsivit.

Come il tossicodipendente che non pu fare a meno di alternare stati di astinenza e di


soddisfazione, lanoressica deve dimagrire sempre di pi e la bulimica deve ricominciare
ripetutamente le sue crisi; il cibo come la droga solo unillusione per raggiungere un
soddisfacimento del S, altrimenti insoddisfatto.

ALTRI DISTURBI DELLALIMENTAZIONE

Accomunati sintomi depressivi, pensiero dicotomico e perfezionismo. La bassa autostima porta il


soggetto a sovrastimare lapparenza corporea, una migliore forma fisica pone aspettative irreali di
successo e realizzazione personale.
La poca stima di s favorisce linsorgere dei sensi di colpa, alternando momenti di restrizione
alimentare con altri di perdita di controllo.
A lungo termine, lincapacit di mantenere una rigida prescrizione alimentare e i numerosi
fallimenti, portano a sintomi depressivi.

- Ortoressia nervosa, ricerca maniacale e bisogno irrinunciabile di consumare solo cibi


naturali.

- Chewing and spitting, masticare, succhiare il cibo e sputarlo senza ingoiarlo.

- Anoressia degli atleti, esercizio fisico compulsivo.

- Anoressia inversa, diffusa tra i body builder ossessionati dallessere troppo gracili,
assumono anabolizzanti, fanno molto allenamento. Alterazione della propria immagine
corporea e ansia legata alla presunta fragilit.

- Night-eating syndrome, anoressia diurna, consumo anomalo di pasti durante la notte, durante
la quale la persona percepisce ansia, tensione, colpa, e paura. Tentativo di autocurare
disturbi depressivi o stressanti.

- Sindrome del vomito ciclico, attacchi di vomito a insorgenza rapida che durano qualche ora o
anche giorni e si risolvono spontaneamente. Possono essere causati da stress fisico o
psicologico. Colpisce sia maschi che femmine e in gran parte inizia nei primi anni di scuola
dellinfanzia o elementare.

- Disturbo da alimentazione incontrollata, simile alla bulimia nervosa.

I disturbi alimentari sono accomunati da: bassa autostima, sintomi depressivi, pensiero dicotomico,
perfezionismo ossessivo dovuto ad insicurezza e instabilit. Strober ha individuato tre aspetti della
personalit, legati al perfezionismo, che sarebbero la causa della vulnerabilit ai disturbi
dell'alimentazione: la paura del fallimento con conseguente bassa ricerca delle novit, l'eccessivo
evitamento del danno per non ricevere critiche e la dipendenza dalle ricompense e dall'approvazione
altrui. Secondo alcuni l'eccessiva paura del fallimento e del giudizio negativo degli altri,
deriverebbero da esperienze infantili, in cui l'amore dei genitori sarebbe condizionato dalle
performance del bambino.

OBESITA

Fino al XIX sec. lessere corposo costituiva unicona per entrambi i sessi, simboleggiava
lappartenenza ad un ceto sociale elevato ed era segno di prosperit economica.
I cambiamenti di atteggiamento nei confronti della corpulenza iniziano con la modernit industriale,
le modificazioni dei modelli estetici e degli stili della moda. Alla fine degli anni '20 si diffuse tra le
donne di ceto medio alto, la moda di essere a dieta stando attente alla salute e alla bellezza. Negli
anni Trenta ci fu un incremento degli studi che sottolineavano i rischi dell'obesit.
L'obesit un eccesso nella quantit di grasso presente nel corpo con ripercussioni negative sulla
salute (problemi respiratori, tumori, ictus) e incidenze a livello psico-sociale (bassa autostima,
depressione). Spesso l'ipernutrizione viene usata come compensazione a sentimenti di
inadeguatezza, o perch ci si sente poco amati, sensazioni che nascono nella prima infanzia quando
le cure e l'affetto materno si identificano con l'allattamento. L'obesit inclusa tra le condizioni
mediche generali ma non inclusa nel manuale diagnostico
Le persone soprappeso reagiscono mangiando perch rispondono allo stress, perch calma gli stati
d'ansia. Gli obesi non hanno differenziato lansia dalla fame, reagiscono allo stress come se fosse
fame.
L'obesit sembra essere favorita nelle famiglie in cui prevalgono l'invischiamento (scarsa
differenziazione dei ruoli ed ostacolo all'autonomia personale), l'iperprotettivit (esagerata
protezione dei figli allo scopo di soddisfare bisogno di controllo e ansie di separazione irrisolte) la
rigidit (assenza di flessibilit delle regole, della comunicazione che impediscono il superamento
della crisi e i bisogni di cambiamento) e l'evitamento dei conflitti (inibizione nell'espressione delle
emozioni. Mangiare un modo per sedare le emozioni).
Tra le altre cause:

- Predisposizione genetica (il 40% dei bambini obesi ha un genitore obeso, il 70% entrambi) e
abitudini alimentari inadeguate apprese dai caregiver.

- Scelte alimentari individuali.

- Errate abitudini o condotte connesse alla salute.

- Fattori ambientali: farmaci che possono causare obesit.

- Fattori socio-culturali-etnici.

- Fattori psicologici; sedentariet.

- Fattori dietetici (paesi occidentali diete a elevato contenuto di grassi).

Contribuisce allo sviluppo dell'obesit lambiente familiare che incide sulla costruzione del modello
comportamentale di controllo dellintroito di cibo.
Alcuni comportamenti alterano la capacit di percepire i segnali di fame e saziet: insistere par far
terminare il cibo nel piatto, associare al pasto altre attivit (lettura, tv, computer), utilizzare il cibo
come festeggiamento, premio o punizione.
Il trattamento principale la prevenzione adottando stili di vita sani tramite unalimentazione
corretta e una buona attivit fisica. Si pu affiancare anche una terapia farmacologia e nei casi di
obesit acuta (con alto rischio di mortalit) anche interventi chirurgici.

Le origini dei disturbi alimetari


Orientamenti teorici che hanno tentato di spiegare tali disturbi:

Paradigma psicodinamico, anoressiche e bulimiche modificano il proprio corpo in relazione


a modalit regressive della relazione oggettuale risalenti ai primi anni di vita. Freud
anoressia nervosa lespressione simbolica di un conflitto intrapsichico dettato da
meccanismi difensivi volti a neutralizzare le pulsioni libidiche, il sintomo anoressico sarebbe
la conversione somatica di fantasie sessuali rimosse.
In seguito si pensato non al soddisfacimento della pulsione orale, ma ai disturbi delle
relazioni oggettuali.
Per la Brich la preocupazione per il peso e per il corpo espressione simbolica di un
distrubo inerente al concetto di S, generato da una relazione disturbata tra madre e
bambina. Per qualcuno questi disturbi deriverebbero da un fallimento della fase di
separazone-individuazione, con conseguente dipendenza dall'oggetto che viene negato o
rimosso.

Lanoressia nervosa rappresenterebbe un tentativo di cura di s, una disciplina del corpo che
il soggetto attua nei momenti di difficolt.
La bulimia tende a mangiare per inglobare e divorare la madre simbiotica, lanoressica taglia
il cordone ombelicale della simbiosi astenendosi dal cibo come forza di separazione dalla
madre.

- Prospettiva sistemico-relazionale; la causa sarebbe un contesto familiare privo di


comprensione emotiva, la paziente afferma il suo disagio attraverso una condotta alimentare
negativa da cui ne ricava una forma di autoaffermazione e controllo nella relazione
familiare, ma conferma il suo stato di dipendenza, disagio e solitudine.

- Teoria dellattaccamento, pattern di attaccamento di tipo insicuro possono favorire i DCA.

- Approccio cognitivo-comportamentale, influiscono idee disfunzionali su peso e immagine


corporea, dai modelli socioculturali di magrezza a caratteristiche individuali (perfezionismo,
bassa autostima, difficolt nella regolazione emotiva).

- Modello psicosociale, i DCA sarebbero determinati da una serie di fattori: individuali (bassa
stime di s, perfezionismo, regolazione emotiva), familiari (relazioni disfunzionali),
socioculturali (magrezza=bellezza).

- Ipotesi pi accreditata anoressia e bulimia sono generate da diversi fattori: si sviluppano


in persone predisposte, favorite da fattori scatenanti e perpetuate da fattori cronicizzanti con
lattivazione di un circolo vizioso.

Fattori implicati nellinsorgere dei disturbi alimentari:

- Fattori predisponenti (genetici e ambientali) vulnerabilit, pressione sociale, adolescenza.

- Fattori scatenanti eventi stressanti (consci o inconsci), autoimposizione di una dieta.

- Fattori perpetuanti fattori biologici, condizioni psicologiche-ambientali, alterazioni dei


vissuti emotivi, delle espressioni cognitive, sensazioni psicosomatiche.

L'intervento nelle compulsioni alimentari

Di tipo multidisciplinare con la collaborazione di specialisti di diversa formazione ai fini della


riabilitazione nutrizionale, medica, psicsociale, psicoeducazionale della persona.

Percorso psicoterapeutico e una terapia familiare con i membri della famiglia (che rivestono un
ruolo primario).

E importante intervenire a livello educativo nei bambini e adolescenti per prevenire lo sviluppo di
tali patologie:

- Dare informazioni sulle condotte alimentari;


- Indebolire le influenze sociali per portare le persone a resistere alle pressioni socioculturali
che impongono la magrezza come modello;
- Individuare i soggetti che presentano i fattori di rischio (eccessive preoccupazioni verso il
peso e laspetto fisico).

Importante la terapia di gruppo per le persone bulimiche, che permette un ridimensionamento della
sofferenza attraverso la condivisione, aumenta la stima di s, e permette la presa di coscienza della
propria condotta. Al contrario le anoressiche si sono rivelate poco adatte al gruppo perch
rimangono chiuse in se stesse, concentrate sui propri pensieri ossessivi sul cibo ed il peso, e poco
disposte a condividere pensieri e sensazioni.

I fattori sociali, culturali e psicologici che contribuiscono ai DCA sono numerosi, possono essere
resistenti alle cure e tendono a ricomparire anche anni dopo la remissione dei sintomi.

Il dietista cura gli alimenti (dosi, tempi), il dietologo ha una visione pi completa legata alle
sintomatologie del nostro organismo, ma puo anche fallire perch non considera il disagio
psicologico (al contrario dello psicoterapeuta). necessario un approccio terapeutico integrato, in
cui collaborano le diverse figure professionali. Il ricovero ospedaliero necessario in presenza di
una seria e potenziale minaccia alla vita o in una situazione di vita seriamente disturbata.

CAP. 4 - LE PREFERENZE ALIMENTARI IN ETA EVOLUTIVA

Interazione alimentare nell'infanzia

Le emozioni della madre e del bambino durante il pasto possono generare una convergenza di
affetti, di sistemi di regolazione diadica che danno vita ad unorganizzazione autonoma.
Spesso durante lallattamento, il coinvolgimento e la sintonizzazione reciproca tra madre-bambino
producono un ritmo armonico scandito dai vocalizzi di entrambi, dai gesti e dalla mimica. Se
l'evento alimentare sperimentato regolarmente dal bambino, viene favorito lo sviluppo di un s
autonomo e si previene l'insorgenza di disturbi evolutivi. L'alimentazione, cos come il gioco, l'ora
di andare a dormire ecc, se coerenti e reiterati, permettono al bambino di capire gli stati emotivi
propri e altrui. I primi scambi visivi che si verificano durante l'allattamento sono fondamentali,
perch sia la madre che il bambino imparano a sintonizzarsi attraverso gli sguardi reciproci (ad es.
durante l'allattamento il piccolo pu distogliere lo sguardo per prendersi una pausa e la madre dovr
capire il desiderio del figlio senza mostrarsi intrusiva).
Il bambino potr quindi interiorizzare un sistema di regolazione diadica che lo accompagner nei
suoi scambi relazionali futuri.

Nella relazione alimentare che si sviluppa nei primi mesi di vita si possono osservare gli scambi
vocali (domanda-risposta) ed Ainsworth e Bell hanno individuato tre caratteristiche volte a valutare
la responsivit materna durante l'interazione alimentare.

- Timing, regolazione appropriata dei ritmi alimentari che considera i segnali biologici ed
emotivi del piccolo.

- Pacing, regolazione positiva dei pattern alimentari con momenti di scambi comunicativi e
reciprocit.

- Termination of feeding, una durata del pasto flessibile.

Alcuni studi hanno mostrato che esiste una maggior frequenza dell'atteggiamento di rifiuto del cibo
in quei bambini di due anni che avevano madri controllanti e poco sensibili nei confronti del figlio
durante i pasti.

Alcuni studiosi hanno ideato una scala delle dinamiche alimentari in grado di individuare le
dinamiche alimentari normali e a rischio tra un mese e i tre anni di vita del bambino:

- Reciprocit diadica, identifica il tono affettivo del genitore e del bambino e la presenza di
condotte reciproche nellinterazione alimentare.

- Conflitto diadico, registra la presenza e l'intensit di scambi conflittuali.


- Uso del linguaggio e delle distrazioni durante il pasto, esamina condotte di distrazione della
madre e del bambino che discostano la coppia dallinterazione alimentare e interferiscono
con gli scambi relazionali.

- Lotta per il controllo, considera le caratteristiche delle modalit alimentari del piccolo e la
presenza di un controllo materno nel corso degli scambi diadici.

- Non contingenza materna, esamina la capacit della madre di rispondere coerentemente e


adeguatamente ai segnali comunicativi del bambino, in rapporto allet di sviluppo.

Possono svilupparsi disturbi alimentari precoci se c' sempre assenza di sintonizzazione


nell'interazione madre bambino. Pensiamo al caso in cui il bambino vocalizza per entrare in
relazione con la madre e questa sia rigida perch unicamente interessata al fatto che il bambino
finisca il cibo.
stato dimostrato che il bambino che ha sperimentato una maggioranza di interazioni soddisfacenti
(ossia di relazioni gratificanti) riesce a crescere e svilupparsi normalmente. Quando invece i due
partner non riescono a sincronizzarsi (ad esempio nel caso delle madri depresse) possono nascere
problemi inerenti lo sviluppo che includono la perdita dei ritmi alimentari.

Ricerca sulle preferenze alimentari dei bambini


Sono stati intervistati 50 bambini (26 maschi e 24 femmine) tra i 4 e i 6 anni.
I risultati mostrano una relazione tra ci che i bambini preferiscono mangiare nei due contesti (casa
e scuola) che svolgono un ruolo fondamentale nella definizione del rapporto del bambino con il cibo
e del consumo dei singoli alimenti (quando non influenzate da intolleranze).
I fattori implicati nella scelta del cibo sembrano essere l'odore, il colore e il sapore, ma i bambini
sono anche influenzati dalle scelte dei propri genitori e da quelle degli amici.
Tra i gusti preferiti c' il dolce (44 bambini) e solo 6 bambini preferiscono il salato. C' poi una
corrispondenza tra il gusto preferito e gli alimenti cercati durante la giornata. C' comunque nei
bambini intervistati, la tendenza ad uniformarsi ai gusti dei propri familiari.

Riflessioni
Anche nello stato prenatale il feto percepisce i sapori, derivanti quindi dai gusti alimentari della
madre. alcuni studi hanno poi dimostrato che il neonato percepisce una variet di sapori trasferiti
nel latte materno. I bambini allattati al senso si dimostrano nel tempo, pi disponibili ad accettare
cibi nuovi.
Abbiamo visto che la scelta per un determinato alimento dipende dal gusto preferito, che
influenzato dall'ambiente familiare. Secondo alcuni autori la preferenza pu essere determinata da
fattori ereditari e ambientali quando non preferenze innate (ad esempio stato dimostrato che i
gemelli omozigoti manifestano preferenze per gli stessi gusti ed alimenti, molto pi di quanto non si
verifichi nei gemelli eterozigoti o nei soggetti imparentati).
Le influenze poi dell'ambiente familiare si spiegherebbero con le prime esperienze alimentari che il
bambino fa attraverso il liquido amniotico e poi attraverso il latte materno.
La preferenza alimentare sembrerebbe essere il risultato di fattori genetici ed ambientali, in tal senso
ci pu essere una predisposizione genetica a preferire alcuni alimenti, e tale tendenza pu essere
influenzata da fattori ambientali.

CAP.5 - LE ORIGINI DEL GUSTO E DELLE CONSUETUDINI ALIMENTARI


NELL'ADULTO

Il modo in cui si mangia e cosa si mangia possono rappresentare il modo di essere dell'individuo,
ma vanno considerate osservazioni in grado di tradurre esattamente la personalit. Certo aiutano a
comprendere clinicamente certi tratti della personalit, in quanto ansie, desideri, modi di entrare in
relazione con gli altri, si manifestano tramite le abitudini alimentari
Per alcune persone il cibo fonte di piacere, altri cercano di approfondire le conoscenze in campo
alimentare per assicurarsi un certo prestigio, altri intendono l'alimentazione come un modo per
curare narcisisticamente il proprio corpo (per questi il cibo pu essere un meccanismo di difesa
contro le paure ossessive delle malattie...).

da bambini, con il manifestarsi delle preferenze alimentari che inizia ad emergere l'auto-
consapevolezza critica. Dall'infanzia in poi, l0abilit nel controllare ci che si mangia pu far valere
la propria autonomia. Il controllo consapevole su ci che si mangia aumenta con l'adolescenza. Se
la persona riesce a raggiungere un significativo grado di autoconsapevolezza critica sulle proprie
abitudini alimentari, molto probabile che sia capace di arrivare ad una pi profonda conoscenza di
S, attraversata da indipendenza e creativit nell'affermazione di S.

La ricerca

Individuazione delle preferenze alimentari e delle loro origini oltre agli aspetti psicologici alla base
delle preferenze, in un campione di 384 persone (199 femmine e 185 maschi) di diversi ceti sociali.

I risultati mostrano che le preferenze alimentari della maggior parte dei soggetti intervistati,
risultano influenzate dalle figure genitoriali, in particolare dalla madre. tra le donne, una piccola
maggioranza preferisce il gusto salato (lo scarto tra chi preferisce il salato e chi il dolce veramente
esiguo) mentre fa gli uomini una maggioranza significativa a preferire il salato. Ci porterebbe a
convalidare l'ipotesi secondo la quale sono tendenzialmente le donne ad orientarsi verso il dolce.
Dalle riposte relative alle preferenze alimentari dei genitori si pu dedurre che esiste una sostanziale
corrispondenza tra le preferenze alimentari dei genitori e quelle dei figli. Sembrerebbe esserci anche
una stretta corrispondenza tra le preferenze degli intervistati e quelle dei fratelli e sorelle.
Tendenzialmente, per le donne, il cibo ha un significato di serenit, mentre per una parte fonte di
ansia e preoccupazione. La maggior parte delle donne dichiara di avere un rapporto equilibrato con
il cibo, mentre per alcune donne fonte di ansia e preoccupazione.
Per quanto riguarda i disturbi alimentari emerso che colpiscono di pi le donne ed in un caso
stata riscontrata la trasmissione intergenerazionale del disturbo dato che ne sono state colpite anche
la madre e la sorella.
La scelta del cibo guidata primariamente dal gusto, e poi, soprattutto nelle donne, dal carattere
salutistico e dal ridotto contenuto delle calorie. In genere, citando un'altra ricerca, emerso che il
criterio preponderante in tutti gli stati europei nella scelta degli alimenti, la qualit.
Per quanto riguarda il consumo di liquidi la maggioranza degli intervistati ha dichiarato di preferire
l'acqua, riservando gli alcolici a dimensioni pi relazionali. Ci conferma che il mangiare ed il bere
siano anche un modo per entrare in relazione.
In riferimento ai partecipanti stranieri emerso che essi preferivano la cucina del loro paese di
origine (modo per mantenere la propria identit). Mentre per quanto riguarda l'uso delle spezie e
degli aromi i luoghi di provenienza degli intervistati non sembrano incidere sulle preferenze.

In sintesi:
1. scelte e abitudini alimentari sono influenzate dai genitori
2. alla base delle scelte alimentari come criterio vi spesso unicamente il fattore gusto unito a
calcoli di benefici, operati dal soggetto stesso
3. le abitudini alimentari degli intervistati sono cambiate dall'infanzia ad oggi per l'influenza della
societ e dei messaggi che essa veicola.

CAP.6 - RIFELSSIONI CONCLUSIVE


Il gusto, inteso come il complesso delle preferenze e delle avversioni alimentari di una persona,
sempre colorato di emozioni.