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DOMENICA 8 AGOSTO 2010

SECOLO D’ITALIA

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NON CHIAMATELA ]

CRISI BALNEARE

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NON CHIAMATELA ] CRISI BALNEARE 3     CRISI DI PALAZZO? NO, È IL RESPIRO PROFONDO

CRISI DI PALAZZO?

NO, È IL RESPIRO PROFONDO

DELL’ITALIA CHE CAMBIA

Dicono che è poca cosa,

gridano al ribaltone,

e al tradimento di pochi,

ma dietro agli eventi

di queste ultime settimane

c’è molto, molto di più

Domenico Naso

I l vento caldo dell’estate mi sta portando via la fine, la fine, la fine. Così cantava nel 1980 una

sensualissima e magnetica Alice,

su testo, ça va sans dire, di Franco

Battiato. È quello stesso vento, for- se, che sentiamo in questi giorni

nel nostro paese. Una brezza esti- va che da afosa e asfittica si sta tra- sformando in fresco e gradevole vento di cambiamento. Inarresta- bile, genuino, sano. Forse lo ha av- vertito anche Beppe Pisanu, uomo

di pensiero prima che politico, non

certo un incendiario o un pasda- ran dell’antiberlusconismo. Quel-

lo che l’ex ministro ha detto in

un’intervista a Repubblica di due giorni fa («Sento il respiro affan- noso delle cose vecchie che muoio- no, con tutti i rischi che questo comporta»), anziché un attacco al cuore del berlusconismo, è invece

la prova evidente (l’ennesima) che

quella che stiamo attraversando non è una crisi balneare che pas- serà insieme al solleone agostano, nossignore, ma la definitiva mani- festazione di un’aria nuova che sta rivitalizzando il paese. A settem-

bre, quando riapriranno i palazzi della politica, il ciclone innovatore che abbiamo visto in queste setti- mane non sarà scemato. Non si fa-

rà finta di niente, non si tornerà ai

vecchi cerimoniali carismatici di

qualche tempo fa.

Come nel 1994 il paese era per- corso da un insopportabile senso

di noia nei confronti dei vetusti ri-

Si sente un’aria nuova che sta rivitalizzando l’intero paese. C’è la noia per vecchi rituali berlusconiani sempre più vuoti

ti democristi, oggi comincia a farsi

largo lo stesso sentimento nei con-

fronti di quelli berlusconiani. Chi

lo nega, magari credendo solo ai

sondaggi realizzati dagli amici, è indubbiamente in malafede. O, nella migliore delle ipotesi, è abba- cinato dalle rassicurazioni di chi, nel bunker sotto la Cancelleria,

rassicurazioni di chi, nel bunker sotto la Cancelleria, Gianfranco Fini spiega i motivi della rottura con

Gianfranco Fini spiega i motivi della rottura con Silvio Berlusconi

gioca ancora con i soldatini so- gnando rivincite irrealizzabili. E quella in atto non è nemmeno una lotta di potere, come ci voglio- no far credere i purissimi senza macchia di destra e di sinistra. Se

fosse così, ma non lo è, non si spie- gherebbe l’entusiasmo che, giorno dopo giorno, si può avvertire in chi

crede nel cambiamento, del cen- trodestra prima e, conseguente- mente, del paese. Basterebbe fare un giro veloce su Facebook, ormai termometro attendibile degli umo-

ri dell’italiano 2.0, per rendersene

conto. Migliaia di giovani, ogni

giorno, si tuffano a capofitto in vi- vaci discussioni politiche e cultu- rali, facendo riaffiorare una pas- sione politica che avevamo dimen- ticato, obnubilati come eravamo dalle liturgie del berlusconismo. Sul social network, le realtà “fi-

niane” fanno incetta di fan e con- sensi: le pagine di GenerazioneIta- lia, Farefuturo, Ffwebmagazine,

Secolo d’Italia, Futuro e Libertà, Area Nazionale, raccolgono mi- gliaia e migliaia di iscritti, dando sfogo a un salutare ed entusiasta spontaneismo d’altri tempi. Ne è convinto anche il professor Alessandro Campi, direttore scien- tifico della Fondazione Farefuturo

e animatore del dibattito politico- culturale degli ultimi mesi: «Non

si tratta della solita crisi di gover-

no. Ci sono segnali che fanno pen- sare a qualcosa di più profondo. Ad un cambiamento nell’umore collettivo, dopo quindici anni di promesse mancate e di progressi- va stagnazione. Si percepisce nel-

la società un senso di insicurezza

diffuso, aggravato dall’incapacità della classe dirigente di questo paese di svolgere la sua funzione di indirizzo e di traino (problema po- sto con drammaticità solo dai ve-

scovi italiani). C’è diffuso il timore

di

un crescente scollamento socia-

le

e di una sempre più accentuata

frammentazione: nel lavoro ma anche a livello istituzionale. I gio-

vani si sentono abbandonati a se stessi, non percepiscono per sé al- cun futuro e alcun orizzonte». Per Campi, inoltre, «dinnanzi a tutto ciò si è presi sempre più da un sen- so di impotenza e, al tempo stesso, da una grande voglia di cambia- mento che nulla ha a che vedere con le alchimie proposte dal Palaz- zo: governi tecnici, verifiche di maggioranza, terzi poli, elezioni anticipate. Dinnanzi alla profondi- tà della crisi la gente si aspetta proposte autenticamente innovati-

ve, un nuovo linguaggio, una poli- tica meno autoreferenziale, nuovi modi di far partecipare i cittadini alla vita pubblica. Il futuro politi- co appartiene a chi saprà farsi ca- rico di questa difficile situazione avviando un processo di trasfor- mazione autentico e profondo». Curzio Maltese, invece, segnala che nel paese c’è finalmente aria di cambiamento, da cavalcare da parte delle forse politiche più re- sponsabili: «Questa versione mise- rabile e peronista del bipolarismo – ha scritto l’editorialista di Re- pubblica – è ora al capolinea, come testimoniano le crisi parallele dei due soggetti che lo incarnavano, il Pdl e il Pd». E la conclusione è affi- data a una possibile ricetta per il

futuro: «Bisogna muoversi ora e subito. Costruire un campo politi-

co che, nella migliore delle ipotesi, ponga le basi per un futuro davve- ro bipolare e occidentale della po- litica italiana». E un’altra attendibilissima car- tina al tornasole di questo nuovo quadro politico e culturale è l’at-

tenzione quasi maniacale con cui i giornali berlusconiani (Il Giorna- le, Libero, Panorama) stanno se- guendo l’evoluzione del fenomeno finiano. Dossier, calunnie, kille- raggio mediatico. Perfino stru- mentalizzazioni di dolorosissime

vicende personali, come è succes-

so solo pochi giorni fa a Chiara Moroni. Semplice nervosismo e ec-

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CRISI BALNEARE

SECOLO D’ITALIA

DOMENICA 8 AGOSTO 2010

   

Ogni sovranità, anche

la più acclamata

è destinata a logorarsi.

Oggi è il caso di quella

di Silvio Berlusconi

all’interno del centrodestra?

di Silvio Berlusconi all’interno del centrodestra? ALESSANDRO CAMPI È IN ATTO UN CAMBIAMENTO N E L
di Silvio Berlusconi all’interno del centrodestra? ALESSANDRO CAMPI È IN ATTO UN CAMBIAMENTO N E L

ALESSANDRO CAMPI

È IN ATTO UN CAMBIAMENTO NELLUMORE COLLETTIVO, DOPO QUINDICI ANNI DI PROMESSE MANCATE E DI EVIDENTE STAGNAZIONE

Gli uomini vicini a Berlusconi si stanno comportando da mesi come se stessero in un
Gli uomini vicini a Berlusconi si stanno comportando da mesi come se stessero in un bunker aspettando la fine

cesso di zelo nei confronti del capo carismatico? No, o almeno non so- lo. Dietro c’è anche la consapevo- lezza che qualcosa sta cambiando, anzi è già cambiato, nell’Italia ber- lusconiana. Nessuno vuole negare che il Cavaliere abbia ancora un ampissimo bacino di voti nel quale pescare. Sarebbe disonesto, bu- giardo, oseremmo dire quasi fel- triano, farlo. Ma lo smottamento della granitica ziqqurat berlusco- niana è evidente. Per questo, dun- que, i giornalisti a penna armata si danno da fare, cercano di intorbi- dire le acque, consci come sono che potrebbe essere l’ultima carta da giocare per salvare il salvabile. Una consapevolezza ancora più forte, ovviamente, al di fuori del circuito politico-mediatico berlu- sconiano. Piero Ostellino, ad esem- pio, dalle colonne del Corriere del- la Sera ha assicurato che «anche molti dei suoi amici (suoi di Berlu- sconi, ndr) nella maggioranza lo danno per finito e, forse, si appre- stano già a saltare giù dalla barca che fa acqua». Lo smottamento di cui sopra, dunque, rischierebbe di trasformarsi in una valanga. Si tratta di un’ipotesi molto probabi- le, visto che qualsiasi politico che si rispetti, persino il più ossequio- so cortigiano, si rende conto quan- do qualcosa cambia, e rapidamen- te, nell’opinione pubblica. Chi oggi si professa berlusconiano fin nel midollo, tra qualche settimana o qualche mese potrebbe discono-

scere il leader, abbandonarlo nel momento del bisogno. Anche per- ché i parvenus del berlusconismo non sembrano di così provata fede. Particolarmente interessante e articolato è il punto di vista di Al- berto Abruzzese sul quadro politi- co liquido che sembra predomina- re in questa fase: «Che ci siano i se- gni di uno strappo, questo è certo. Negli ultimi sedici anni le opposi- zioni non sono state in grado di rinnovare i propri linguaggi, il proprio modo di vedere il mondo, inchiodate come erano e come so- no a valori e prassi lontane mille miglia da una civiltà dei consumi e dell’informazione. La novità, al- meno in relazione alla storia ita- liana, è che mentre la sinistra, ac- canto alla sua cultura tradiziona- lista e per ciò stesso subordinata alle uscite anti-istituzionali e anti- politiche di Berlusconi, ha mostra- to una totale inerzia parlamenta- re, la destra o meglio Fini, sta ri- velando buoni margini di iniziati- va, funzionando comunque da de- tonatore per tutti quei partiti e gruppi che attendevano l’occasio- ne giusta. Dati i rischi di un berlu- sconismo oggi condannato alla propria autodistruzione (anche e forse soprattutto se dovesse torna- re a vincere nuove elezioni), que- sto ritorno alla tradizione dei gio- chi politici della Prima Repubblica forse può essere un bene». E anco- ra: «Ogni sovranità – anche la più acclamata – è destinata a logorar-

si. Berlusconi, con tutto il suo istinto, ottimo per qualsiasi even- to si avvicini a consensi di pancia, ha tuttavia dovuto entrare davve- ro in politica. La macchina statua- le gli è servita in tutto, proprio a lui privo di quadri e alleati che avessero la sua stessa istintiva comprensione delle pulsioni più immediate, antistoriche e quindi antidemocristiane così come anti- comuniste. Ora la stessa macchina gli si sta rivoltando contro». Sulle iniziative politiche del presidente della Camera, poi, le idee di Abruz- zese sono chiarissime: «Fini sta raccogliendo i frutti di un pazien- te lavoro. Mi dispiace solo che in questo gran rumore non si ragioni con le idee che un intelligente in- vece che superstizioso antiberlu- sconismo avrebbe dovuto suggeri- re. Tuttavia, perché lo spumante faccia il botto ci vuole che il tappo salti in aria». E il profumo dell’estate della nuova Italia ha varcato anche i confini nazionali. Per l’Economist, ad esempio «Gianfranco Fini è pro- babilmente il più abile politico ita- liano», e rispetto al premier ha il merito di essere più liberale e de- sideroso di limitare l’influenza del- la Chiesa cattolica laddove Berlu- sconi, continua il settimanale bri- tannico, «ha cercato di ostacolare le indagini che lo riguardavano». Ancora più duro lo spagnolo El Pais, secondo cui in Italia sarebbe in atto «una battaglia tra un cen-

trodestra europeo e onesto e una destra corrotta e xenofoba». Toma castaña, riecheggia da Madrid. Arrivati a questo punto, siete ancora convinti di essere di fronte a una crisi balneare, facilmente superabile a settembre con qual- che accorduccio di poco conto e poi tutti ai posti di manovra assegnati dal capo, come prima e più di pri- ma, mentre duecento e passa par- lamentari della Repubblica scan- discono il nome dell’Augusto? No, per nulla. E siamo sicuri che an- che Berlusconi, al quale va ricono- sciuto un fiuto ragguardevole, ne è consapevole. Forse è per questo che vorrebbe forzare la mano e ri- portarci alle urne in fretta e furia. Crede, confortato da sondaggi for- se troppo benevoli nei suoi con- fronti, di poter arrestare l’avanza- ta della nuova Italia sul nascere, perché i “finiani” non sarebbero ancora abbastanza organizzati per affrontare nuove elezioni. Am- messo che fosse vero, e non lo è, cosa ci guadagnerebbe il Cavalie- re? Magari riuscirebbe ad avere i numeri per formare un nuovo go- verno (anche se al Senato l’è dura) ma pagando un prezzo altissimo:

un aumento dell’influenza già for- tissima della Lega sulle decisioni dell’esecutivo. Non sappiamo co- me andrà a finire. Ma sappiamo con certezza che no, questa estate non sarà ricordata come quella di un’ennesima crisi balneare. Domenico Naso

con certezza che no, questa estate non sarà ricordata come quella di un’ennesima crisi balneare. Domenico