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Rivista online di filosofia, cultura e societ/ISSN 2282-5762

Il sogno in psicoanalisi
di Marco Nicastro

Il sogno per Freud e i primi analisti

Freud (1913/1915) si interess al sogno come del resto aveva fatto tutta unantica tradizione
religiosa e filosofica dallantichit fino al romanticismo, tradizione che vedeva nellattivit onirica
un fenomeno importante ma oscuro per la vita delluomo che necessitava, proprio per questo,
dellintervento di un interprete accreditato diverso dal soggetto autore del sogno.
Freud per fu il primo a cercare un approccio sistematico allinterpretazione dei sogni e in essi
pens addirittura di scoprire la via regia allinconscio, alla parte pi nascosta della personalit di
ognuno.
Per Freud il sogno aveva la funzione primaria di garantire la continuit del sonno - attivit
biologicamente importante per luomo - attraverso la trasformazione o il mascheramento di desideri
inconsci che emergevano proprio durante il sonno, grazie dellallentamento della funzione di
controllo esercitata della coscienza nello stato di veglia. Si trattava quindi di una rappresentazione
fatta dalla mente del sognatore e compito dellanalista era quello di decifrarne il significato
recondito per ampliare larea di controllo della coscienza. Gli unici sogni che per Freud non erano
espressione di desideri latenti erano quelli traumatici, i quali rispondevano al principio della
coazione a ripetere mirante unicamente alla scarica della tensione interna, attraverso la quale
padroneggiare levento traumatico subito (che di solito, infatti, si ripresentava tale e quale nelle
immagini oniriche).
Per Freud il materiale psichico con cui i sogni erano costruiti era fatto dei cosiddetti residui
diurni, ossia percezioni e idee attive durante la veglia, sensazioni somatiche interne o provenienti
dallesterno al momento stesso dellattivit onirica, ma anche ricordi infantili. Si trattava di
elementi utili a garantire al materiale inconscio conflittuale una via per poter passare attraverso il
filtro della censura onirica; questultima, responsabile dellaspetto finale del sogno, avrebbe
compiuto comunque un lavoro onirico di trasformazione del contenuto inconscio puro, usando
proprio i residui diurni, attraverso i processi della Simbolizzazione, della Condensazione delle
rappresentazioni e dello Spostamento degli investimenti affettivi.
Il primo processo relativo al lavoro di messa in immagine del contenuto rimosso (regressione
dalla rappresentazione di parola, cio dal contenuto verbalizzabile, alla rappresentazione di
cosa, cio allimmagine di esso); il secondo allunione di varie immagini tra loro con la
conseguente eliminazione dei nessi di consequenzialit logica tipici della veglia; il terzo si riferisce
invece al processo per cui nel corso del sogno viene conferita rilevanza affettiva a elementi
secondari, pi lontani in realt dai contenuti conflittuali centrali del sognatore, al fine di distogliere
da questi lattenzione cosciente (assolvendo cos la funzione difensiva).
Freud aveva una visione lineare del sogno: il sogno portava una verit inconscia mascherata dalla
censura onirica e il clinico doveva svelarla sulla base delle libere associazioni che il paziente
produceva a partire dal racconto del suo sogno nel corso dellanalisi. Il compito dellanalista era
dunque quello di effettuare un lavoro inverso rispetto al processo della censura durante il sonno:
andare dalle libere associazioni coscienti del paziente fino ai contenuti latenti sottesi.

www.haecceitasweb.com - ISSN 2282-5762 Febbraio 2016


In sintesi la teoria freudiana del sogno affermava che:
1) I sogni sono l'appagamento allucinatorio di un desiderio; sono quindi espressione del
funzionamento del processo primario (cio il funzionamento psichico teso alla scarica immediata
della tensione interna). Pi precisamente, si tratta di formazioni di compromesso tra il desiderio
rimosso e l'istanza rimuovente (il processo della censura onirica). Sono quindi equivalenti ai
sintomi.
2) Il sogno ha un testo originale (contenuto latente) che viene modificato dallattivit censoria in un
secondo testo (contenuto manifesto) tale che il sognatore stesso non possa pi intenderlo. I
meccanismi con cui il sogno costruito - condensazione, spostamento e simbolizzazione - hanno
proprio la funzione di operare il mascheramento del significato originario.
3) L'operazione psicoanalitica sul sogno ritrovare il contenuto latente dietro a quello manifesto.
4) Per interpretare i sogni si fa ricorso alle libere associazioni del paziente esercitate sui singoli
frammenti del sogno, la cui caratteristica di convergere tutte su un tema comune. Dove le
associazioni mancassero si sarebbe fatto ricorso ai simboli onirici, che costituivano dei
significanti universali perch provenienti da un patrimonio di contenuti filogenetico che preesiste
all'individuo (concetto simile a quello di archetipo di Jung). Ci voleva dire che i simboli
utilizzabili erano innumerevoli, ma gli elementi inconsci simbolizzati pochi.
Il padre della psicoanalisi fu piuttosto scettico nei confronti di uninterpretazione del materiale
onirico che attingesse maggiormente alle libere associazioni dellanalista e alle sue reazioni
controtransfrali, trattandosi di una tecnica poco scientifica e non generalizzabile, oltre che
potenzialmente suggestiva; escluse inoltre una funzione elaborativa dellattivit onirica, intesa come
possibilit di risolvere creativamente, nel sonno, alcuni conflitti dellindividuo.

Il sogno dopo Freud

Tale funzione fu invece ripresa nella teorizzazione successiva, a partire soprattutto da Bion, il quale
consider il sogno come un tentativo di generare nuovi significati a partire dalla percezione di
unesperienza emotivo-pulsionale di base priva di significato (tipica del processo primario). In
questo senso il sogno viene considerato una forma particolare della funzione simbolica, una via
verso il pensiero, cio verso il processo secondario.
Per Bion (1962), le esperienze di base che si hanno durante il sonno sono di natura sensoriale-
affettiva (i cosiddetti elementi beta); perch possano essere utilizzate per la produzione di un sogno
devono essere trasformate acquisendo alcune caratteristiche dei pensieri coscienti (processo
denominato funzione alfa, attuato dallo schermo alfa). Solo una volta trasformati dalla funzione alfa
gli elementi dell'esperienza percettivo-sensoriale primitiva potranno essere utilizzati per la
costruzione dei pensieri onirici e dar luogo al sogno. Se la funzione alfa alterata, deficitaria o
sopraffatta dalla tensione emotiva, gli elementi beta resteranno immodificati, con la conseguenza
che gli affetti-sensazioni di base saranno avvertiti come esperienze concrete; lindividuo, in questi
casi, non potr sognare o far sogni non simbolici costituiti da materiale grezzo (sogni evacuativi o
di scarica).
Da questa teoria innovativa deriva una conseguenza di grande rilievo; poich la funzione alfa opera
su tutte le impressioni sensoriali e su tutte le emozioni, l'esperienza del sonno e quella della veglia
non differiscono: i pensieri onirici - o affetti-sensazioni primitive - vengono ad essere parte
integrante della funzione pensante tipica dello stato di veglia, anzi questa sar veramente possibile
solo se quelli sono continuamente trasformati dallo schermo alfa in elementi alfa pensabili. Viene
cos dissolta in un continuum l'opposizione tra pensiero diurno e notturno e il processo del lavoro
onirico incluso nello stato di veglia, laddove nella teoria classica esso apparteneva all'inconscio e
al sonno, regolato dai modi di funzionamento propri del processo primario. Il sogno diventa quindi
una delle manifestazioni della struttura dello schermo alfa e della qualit della funzione alfa.

www.haecceitasweb.com - ISSN 2282-5762 Gennaio 2016


Nella teoria di Bion il sogno non pi solo unespressione mascherata dellinconscio ma una
funzione della mente, indice delle sue capacit elaborative. Attraverso le caratteristiche del sogno
diventa possibile inferire qualcosa sul funzionamento psichico del soggetto (sulla struttura dello
schermo alfa, appunto), come se il sogno fosse una fotografia del funzionamento del suo apparato
psichico. Cos per lo psicoanalista diventa importante capire se il paziente sogna o non sogna, se
dimentica o ricorda i sogni, ma anche osservare i contenuti e la struttura narrativa del sogno.
Bion (1992), infine, sottolinea unaltra caratteristica del sogno. Esso non un fenomeno di una
psiche isolata ma un evento che si presta ad essere narrato e condiviso con altri: quindi un
fenomeno relazionale, un fenomeno che ci parla anche del tipo di transfert (o fantasia inconscia) del
soggetto sugli altri.
Seguendo questa linea, di pari passo con la maggiore importanza che la teoria psicoanalitica venne a
dare alle reazioni controtransferali dellanalista per comprendere il mondo interno del paziente, si
ampli il modo di lavorare coi sogni passando dallo stimolare le associazioni dei pazienti su di essi,
come aveva suggerito Freud, alla riflessione sulle associazioni che il sogno del paziente suscitava
nellanalista, in un continuo gioco di identificazioni proiettive e di onirizzazione dellattivit
mentale del terapeuta in seduta, il quale avrebbe cercato soprattutto di collaborare col paziente nella
costruzione di significati pi che svelargli verit celate nellinconscio.
Secondo questottica, interpretare un sogno comporterebbe un'opera di ampliamento e non di
riduzione, la costruzione di un senso nuovo e non lo svelamento di un significato preesistente,
attraverso l'oscillazione del pensiero dellanalista tra investigazione razionale e rverie.
Si cos passati, come accaduto anche nella clinica post-freudiana, dalla centralit data alla
funzione interpretativa razionale dellanalista a un utilizzo delle reazioni empatiche e
controtransferali dellanalista dinnanzi al materiale presentato dal paziente. Lavorare quindi sui
sogni non solo dallesterno, svolgendo una funzione di decodifica razionale (che pu di certo
risultare utile in un secondo momento), quanto piuttosto dallinterno della relazione col paziente,
costruendo con lui possibili scenari di senso dei suoi sogni anche sulla base di quanto accade
nellhic et nunc della seduta (e della sua vita).
La rverie e limmersione emotiva dellanalista nel materiale onirico come modo di approccio al
sogno complementare a quello classico; da un lato la posizione classica, razionale e investigativa,
dallaltro quella nuova, ricettiva-sognante.
Il lavoro sui sogni diventa quindi un lavoro interattivo in cui anche il clinico viene coinvolto
profondamente; un tale lavoro richiede tuttavia una certa solidit del funzionamento della relazione
analitica, nonch la fiducia da parte del clinico nelle sue capacit di utilizzare il preconscio per
cogliere le comunicazioni del paziente.

Questultimo aspetto risulta particolarmente vero per Kohut (1977), secondo il quale ci sono sogni
tipicamente conflittuali che esprimono un contenuto latente da cui la coscienza si difende (e che
meglio interpretare seguendo le associazioni del paziente, secondo la tecnica classica) e sogni che
invece esprimono angosce pre-verbali che non possono essere messe in parole. Questi ultimi, che
indicano stati del s di solito relativi a paure arcaiche di dissoluzione o di intrusione, vengono
chiamati self-state dreams, i quali, pi che attraverso interpretazioni volte a svelare il contenuto
inconscio (che in questi casi per sua natura non sarebbe verbalizzabile), vanno significati ex novo
assieme al paziente nel contesto di un movimento identificatorio-empatico continuo dellanalista
con lui. Solo cos, grazie alla cornice emotiva costituita dalla relazione attuale col paziente,
lanalista pu essere in grado di cogliere il senso dei sogni.
Kohut e altri autori della Psicologia del S sottolineano anche una diversa funzione dei sogni: non
solo comunicativa di contenuti inconsci, ma anche elaborativa di stati interni, o con funzioni di
problem solving, come se la mente inconscia continuasse, sulla base delle esperienze diurne e dei
vissuti profondi, a cercare soluzioni a condizioni di tensione.
Il sogno quindi non andrebbe decifrato dallalto di una maggiore conoscenza dellanalista quanto
piuttosto compreso come una metafora della condizione interna del paziente, non sempre

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verbalizzabile n storicamente riferibile. Inoltre andrebbe considerato nella sua globalit, piuttosto
che frammentato nelle molteplici associazioni del paziente sulle sue parti costituenti. Questi autori
invitano a cogliere la globalit dellesperienza del S attraverso il sogno, piuttosto che aspetti pi
specifici di desideri, impulsi e difese.
Tutto ci comporta, in generale, una rivalutazione del contenuto conscio del sogno che viene inteso
come un tentativo del paziente di figurare la propria condizione interna e le sue tensioni relazionali;
un discorso metaforico che va compreso nella relazione analitica pi che decifrato secondo una
dinamica lineare di causa ed effetto, di movimenti pulsionali inconsci che spingono verso la
coscienza.
Si pu lavorare coi sogni solo indirettamente attraverso il linguaggio che li rappresenta, le
associazioni ed i rimandi del paziente in seduta; ma anche attraverso le sensazioni che essi suscitano
nel clinico e che andranno considerate sulla base della specifica relazione col paziente e della
conoscenza della sua storia.
Il sogno comunque un materiale prezioso, sia che lo si guardi pi dal punto di vista tradizionale
che da quello moderno, perch getta una luce su qualche aspetto della condizione interiore della
persona di cui questa pu non essere consapevole; ecco perch uninterpretazione adeguata e
coerente dei sogni pu costituire unulteriore occasione per il clinico di cementare il rapporto
psicoterapeutico e la fiducia stessa del paziente di poter dare un senso al suo modo interno.

Bibliografia di riferimento

M. Bezoari, A. Ferro (1994): Il posto del sogno allinterno di una teoria del campo analitico Riv. Psicoan.,
40, pp. 251-272

Bion W. (1962), Apprendere dallesperienza, Armando, Roma 1972.

Bion W. (1992), Cogitations, Armando, Roma 1996.

Bolognini S. (a cura di), Il sogno centanni dopo, Bollati Boringhieri, 2000 [in particolare i contributi di F.
Petrella, S. Bolognini, E. Mangini, F. Paparo e L. Pancheri]

Freud S. (1915/1917), Introduzione alla psicoanalisi. Tutte le lezioni, Newton Compton, Roma, 2010.

Kohut H. (1977), La guarigione del S, Bollati Boringhieri, Torino 1980.

Mangini E.: Il Sogno[cap. 9] in Lezioni sul pensiero freudiano, LED Edizioni, 2001

F. Riolo (1983) Sogno e teoria della conoscenza in psicoanalisi, Riv. Psicoan., 29, pp. 279-295

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