Sei sulla pagina 1di 32

El capitalismo foráneo y sus sirvientes

oligárquicos y entreguistas han podido


comprobar que no hay fuerza capaz de
doblegar a un pueblo que tiene conciencia
de sus derechos.
Eva Perón
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

1. UN LOVE AFFAIR ALIENO,


IL SOCIALISMO ARCHETIPICO
E ALEKSANDR BOGDANOV

“K
rasnaya zvezda” è il titolo russo (“La stella rossa”) di un romanzo
fantautopico di Aleksandr Bogdanov (1873-1928), la cui pubblicazio-
ne risale al 1908. Aleksandr Malinovskij, meglio noto con lo pseudo-
nimo di Bogdanov, fu una figura poliedrica del marxismo in Russia.
Medico (studiò pure psicologia), era figlio di un insegnante liceale di fisica.
Vicino alla causa dell’istruzione popolare e teorico di un sistema scientifico
comprensivo di ogni possibile branca di studio (il suo indirizzo epistemologico era
filofenomenista), a lui si deve la prima voltura in russo de “Il capitale” di Marx.
In gioventù fu apprezzato da Lenin, e venne arrestato più volte a causa del
suo attivismo politico.
Quando fu condannato al confino, prestò servizio in un manicomio.
Protagonista del moto rivoluzionario in Russia del 1905, all’atto del sostan-
ziale fallimento di esso fuggì in Finlandia da Lenin, con cui entrò in disaccordo
per via della sua ortodossia marxiana e della sua epistemologia (Lenin era infatti
tra i fautori di un revisionismo del pensiero di Marx).
Allorché cadde in disgrazia nel gruppo marxista russo, si trasferì in Italia;
tuttavia approfittando di un’amnistia fece ritorno nella Russia imperiale.
Fu critico e distaccato nei confronti della rivoluzione del ’17.
Ebbe comunque alcuni incarichi nell’URSS. A motivo della sua antipatia nei
riguardi degli eccessi di potere da parte del regime comunista, venne tratto in ar-
resto dai Sovietici e poi liberato.
Il testo bogdanoviano, di cui qui espongo i risultati di una mia analisi, in-
treccia fantascienza e utopia socialista.
Chi ha letto il primo libro della cosmic trilogy di Clive Staples Lewis, non a-
vrà difficoltà a rendersi conto del potenziale fatto che “La stella rossa” sia un ro-
manzo, quanto meno, noto allo scrittore amico di Tolkien (quindi possibile un la-
scito di bei germi letterari fantascientifici e narrativi): benché la prima traduzione
in inglese risalga al 1984, ne circolava una in francese già dal ’36 (“Out of the silent
planet” è del ’38). Quando “Krasnaya zvezda” si apre, durante il sollevamento ri-
voluzionario russo del 1905, il protagonista Leonid, un marxista massimalista

1
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

(bolscevico), voce narrante, si trova a San Pietroburgo, dichiara di avere 27 anni e


di stare assieme ad Anna Nikolaevna, dalla quale sarà presto lasciato a causa di
incompatibilità ideologiche.
Ella infatti milita nei ranghi dei marxisti moderati (menscevichi), e l’arrivo
del progressista integrale ingegner Menni acuirà la frattura nella coppia, forse ad
arte a opera di quest’ultimo. Costui, un alieno arrivato da Marte con altri compa-
gni grazie a un’astronave, ha interesse a convincere Leonid a seguirlo sul suo pia-
neta, dove si è instaurato un regime socialista.
Pertanto dopo la separazione dei conviventi, Menni gli illustrerà la propo-
sta finendo col rivelargli di essere un extraterrestre sbarcato sulla Terra con un e-
quipaggio volto alla ricerca di un soggetto, affine per forma mentis, da iniziare al-
la conoscenza del suo mondo affinché questi diventi tramite ideologico e uno
sprone nella di lui auspicata finale azione propagandistica.
I Marziani sono riusciti a compiere con successo il viaggio mediante la pro-
pulsione prodotta da una sostanza antigravitazionale, di cui Leonid, il quale ha
familiarità con gli studi fisici, apprende l’esistenza.
Gli abitanti di Marte non sono nell’aspetto somatico molto dissimile dai ter-
restri: hanno occhi più grandi (per catturare meglio la luce, dato che il loro pianeta
è più distante dal Sole rispetto al nostro) e una pelle più liscia.
Per il resto la struttura corporea è analoga, ma soprattutto la capacità intel-
lettuale (tenendo conto delle debite differenze nel cammino scientifico e in quello
sociale più progrediti in quella realtà aliena). A bordo di un eteronef (termine co-
niato ad hoc dall’autore russo per indicare la nave spaziale) il Terrestre e i Marziani
si avviano in direzione del pianeta rosso.
Da ricordare che Bogdanov non presenta una dicotomia razziale nei generi
degli abitatori dei due mondi messi a contatto: entrambi appartengono alla cate-
goria degli esseri intelligenti, la quale li rende molto vicini e li affratella nel conte-
sto dell’universo.
Come i Marziani, al fine di allacciare relazioni in incognito sulla Terra, ave-
vano imparato le lingue del caso, anche il protagonista durante il non breve tragit-
to apprenderà il loro idioma.
A un lettore moderno la descrizione di alcuni particolari del viaggio po-
tranno suscitare un’ingiustificata leggera o nulla impressione.
Sapere oggi dei velivoli spaziali e dello svolgimento di loro missioni, anche
con esseri umani a bordo, non renderebbe nella perduta straordinarietà, giustizia
nella percezione comune alla capacità creativa bogdanoviana.
Non dobbiamo dimenticare che a inizio del secolo passato discorsi del ge-
nere erano fantascientifici, e quindi descrivere ad esempio gli effetti dell’assenza

2
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

di gravità in modo realistico non era né facile né scontato. Durante il viaggio Leo-
nid ha l’occasione di conoscere meglio Menni e altri marziani (i quali gli mostre-
ranno il funzionamento e la struttura dell’eteronef), nonché inizierà la conoscenza
di quella civiltà aliena di Marte.
Si sa così che i Marziani hanno raggiunto l’idea di “cooperazione interpla-
netaria”, la quale li ha spinti sulla Terra (e altresì a visitare il preistorico pianeta
Venere). La loro accresciuta sensibilità li ha condotti a inserire il “particolare” nel-
la “cornice universale” (questa in senso lato: sia essa la loro società o il cosmo inte-
ro gerarchicamente superiore a ogni insieme minore).
Un’altra scoperta: costoro non attuano distinzioni semantiche di genere
(maschile, femminile, neutro) ritenute imperfette e inutili. La caratteristica di quel-
la cultura extraterrestre a quel livello di evoluzione socialista risiede nel badare
all’essenziale.
La scienza marziana è atea: l’universo ha avuto un’origine da sé, e dal caos
iniziale si è evoluto in forme via via superiori, dove l’ordine naturale ha contem-
plato la comparsa di soggetti intelligenti (ad esempio Terrestri e Marziani).
Il sistema educativo marziano mira all’acquisizione di nozioni e competen-
ze ponendo l’accento su una fase di concreta esperienza nei confronti dell’oggetto
di studio, cui l’apprendimento teorico fa da seguito e completamento di questa
prassi conoscitiva. Giunto su Marte Leonid segue un ricco con iter di apprendimen-
to dell’organizzazione e delle conoscenze di quel mondo, giudicabile dal punto di
vista dello scrittore russo utopico. Una curiosità: il colore tipico della vegetazione
aliena non è il verde ma il rosso.
L’ingegner Menni ha modo di raccontare a Leonid la storia di un suo avo,
una figura rappresentante un incrocio tra il generale Perón e Socrate. Detto ante-
nato, un tecnico di altissimo profilo come il discendente, vissuto in un tempo pre-
cedente l’affermazione del socialismo, posto a capo di un’importante costruzione
di infrastruttura, aveva ucciso un suo subordinato il quale aveva tramato a danno
di lui, per malevolenza, riuscendo a intralciare l’opera e a mettergli contro la base
operaia al suo servizio.
Finito in carcere condannato, ebbe il suo 17 de octubre quando, subentrata
una direzione meno qualificata, la faccenda cominciò ad andare male sotto tutti i
lati. Il progetto non andava avanti e i lavoratori erano in agitazione. Tant’è che lo
Stato decise di richiamare l’avo di Menni.
Egli decise di non uscire dalla prigione e di guidare l’opera dal suo luogo di
reclusione. L’aspetto peronista della situazione non si limita a un 17 de octubre
marziano, ma si allarga al miglioramento della condizione operaia (aumenti sala-
riali, nuovi mezzi di lavoro, altri interventi diretti a migliorare la qualità della vi-

3
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

ta). Quindi l’infrastruttura fu portata a termine. Concluso il periodo di detenzione,


tale socratico ingegnere si suicidò, come se le porte della giustizia di Marte gli a-
vessero potuto chiedere dove stesse andando.
La tecnologia del pianeta rosso è molto avanzata a paragone di quella terre-
stre di inizio ’900, ed è simile a quella odierna.
Il sistema sociolavorativo marziano segue la lezione poundiana allorché
mette al centro del sistema il potere del lavoro. Da un obbligo lavorativo personale
i Marziani sono passati alla libertà di scelta della mansione e del tempo da dedi-
carvi: il dovere del lavoro costituisce un imperativo categorico sociale, autonomo e
libero, ponentesi nell’individuo quale sfumatura della legge morale universale
kantiana.
Non ci sono parassiti, né conclamati né mimetizzati, poiché la loro presenza
è manifestazione di immoralità.
La produzione di beni e servizi è tale che ognuno può soddisfare i suoi leci-
ti desideri. Bogdanov dice nel romanzo che sul pianeta rosso non si fa uso di de-
naro, ma non specifica se si faccia uso dei certificati sostitutivi elargiti dallo Stato,
del cui tipo ha parlato Ezra Pound.
Viene trattato più in dettaglio il tema della liberazione dalla forma di schia-
vitù esistenziale assunta dal lavoro (una sorta di prostituzione) a beneficio di un
regime di vita dove l’attività lavorativa possa svolgersi spontaneamente nella gui-
sa accennata.
L’organizzazione comunitaria sopra Marte rivela diverse tangenze con il
peronismo e la sua opera, sebbene nel nostro caso dovremmo parlare con più esat-
tezza di Marziani filomontoneros1.
Comunque, gli alieni bogdanoviani curano molto l’educazione scolastica.
Oltre a quanto già detto, risalta la presenza di appositi centri per la formazione dei
bambini, nei quali raccolti assieme maturino una forma mentis poco individuali-
sta, il che rappresenta il superamento di un ostacolo alla sana crescita personale e
alla pacifica coesione della società: chi non si vede un piccolo ingranaggio del
grande meccanismo cosmico, è un disadattato.
Di impronta vichiana è la psicologia aliena dell’età evolutiva: fra tutto il
corso della storia e le fasi di sviluppo del fanciullo c’è parallelismo. Dalla fantasia
alla ragione passando dal coraggio per i Terrestri, dall’egoismo al socialismo per i
Marziani. L’abbigliamento degli extraterrestri è semplice, non avendo velleità e-
stetiche. L’arte marziana non segue naturalmente simile linea. Essa viene diffusa

1 Per approfondimenti si veda nella mia monografia “La morte delle ideologie
(2011)” la sezione intitolata “Il giustizialismo peronista”.
4
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

nelle residenze e nei musei. Questi ultimi hanno un compito educativo nei con-
fronti della comunità: illustrare l’evoluzione estetica aliena (vediamo il principio
pedagogico vichiano che si ripete). In un museo visitato da Leonid, l’osservatore,
voce narrante, rileva che la statuaria di era marziana capitalistica riproponeva una
distanza tra generi sessuali ritenuta discriminatoria.
Non vengono forniti in merito altri dettagli, perciò formulare un giudizio
non è facile.
Quello che per Bogdanov è un difetto va inquadrato in un più approfondito
quadro di analisi.
Non è positivo che le donne si mettano a fare gli uomini. Ciò che sostengo
non è ovviamente motivato da discriminazione, anzi dal contrario.
Le donne vanno apprezzate nel modo in cui sono per natura, non possono
essere emarginate da qualsiasi ambito sull’assurda base di pregiudizi.
Pertanto non c’è bisogno che imitino la controparte maschile: è come se una
pera volesse diventare una mela, non licet. Fra donne e uomini ci sono differenze
reciprocamente non subordinanti.
L’arte o l’abbigliamento marziani tesi a mimetizzare i generi in un’estetica
proletaria di eguaglianza universale in tal caso cadrebbero nell’eccesso opposto.
La maternità, ad esempio, la più alta funzione biologica femminile, in quale
maniera si può camuffare in un appiattimento androginico?
Vedremo avanti che simili preoccupazioni non hanno ragion d’essere in re-
lazione a Marte. Mentre il comunismo terrestre marxista a un quid paternalistico il
quale si scontra a livello subliminale col femminismo, e l’urto finisce col disinte-
grare l’istituto della famiglia, quando invece essa è un’associazione naturale (come
già aveva sottolineato Aristotele).
Questi Marziani di Bogdanov riflettono un carattere greco-antico: amano il
teatro e la tragedia, evidenti strumenti catartici nel loro rapporto con la Natura.
Ma non solo; per altro verso culturale, esprimono un tratto catoniano: se nel passa-
to si celebrava il protagonista di un’impresa, adesso il primato di immagine arche-
tipica si è concentrato soprattutto sull’azione (dal simbolo alla allegoria).
Un segno del tramonto dell’individualismo: è una cosa discutibile.
Nel momento in cui si seguisse in toto il modello di Catone il censore, non
si potrebbe rievocare il passato in una riproposizione obiettiva, in quanto, mutilata
di dettagli indispensabili, sarebbe una parziale dogmatica verità.
La metodologia di indagine storica marziana, pur seguendo il suo spirito
socialista, credo non scada nei peggiori limiti catoniani.
Per quanto concerne il marxismo se nella storia si cala il metro teleologico
storiografico della lotta di classe, si introduce a priori una disputa violenta. Ciò

5
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

non è accettabile: prima della rivoluzione esiste il terreno della riforma (Mars do-
cet). Il percorso rivoluzionario francese settecentesco ha esperito questo percorso
di possibilità. Il benessere è sia collettivo che individuale.
Gli estremismi marxista e liberale si allontanano da una medietà pratica ari-
stotelica e da un equilibrio archetipico junghiano.
Non esiste welfare pubblico disgiunto dal benessere di ogni singolo cittadi-
no. L’Argentina peronista ha dimostrato di ambire a ciò, al pari della società mar-
ziana dal canto suo.
Nella seconda non c’è un esercito per muovere guerra, però ciò non signifi-
ca che non esista uno strumento di forza dell’ordine.
Questa serve in maniera esclusiva a mantenere e ripristinare il benessere
laddove ci sia un’infrazione. Ancora molto avanzata si rivela la realtà sociale di
Marte nel legittimare la possibilità dell’eutanasia.
Mentre in parte fantastica è la credenza di Bogdanov sul potere rigenerato-
re, nei confronti dell’organismo vivente, delle trasfusioni di sangue (questa con-
vinzione ha una radice remota veterotestamentaria, in base alla quale la sede e-
nergetica della vita starebbe nel sangue).
Tal ultimo interesse medico da lui coltivato in URSS (nel ’26 aveva creato
un istituto apposito) ne provocò la morte nel 1928 dopo essersi sottoposto a una
trasfusione di sangue proveniente da un soggetto malato (Bogdanov era sposato
dal 1899, con prole; la moglie, morta nel ’45, aveva otto anni più di lui).
La seconda metà del romanzo disvela dei tratti che aprono il racconto bo-
gdanoviano a una prospettiva di lettura psicoanalitica secondo le teorie di Jung.
Leonid attraversa delle esperienze analoghe a quelle del fondatore della
psicologia analitica (e descritte nel di lui “Liber novus”).
Allo stesso modo si presentano a un conscio protagonista del romanzo vari
personaggi, frutto di allucinazioni, i quali a volte gli parlano (sentiva altresì delle
voci isolate di notte). Non possiamo fare a meno di riconoscere delle manifesta-
zione dell’inconscio collettivo.
A tal punto che ritengo “La stella rossa”, in relazione al suo creatore, un te-
sto accostabile al “Libro rosso” junghiano nel modo che verrò a spiegare.
Non escludo che la fenomenologia delle apparizioni e dei contatti junghiani
possa essere stata vissuta da Bogdanov, e il suo resoconto ripresentato in forma di
romanzo.
Vi sono cose che m’inducono a crederlo.
Innanzitutto l’utopia marziana fin qui descritta possiede una connotazione
parecchio archetipica. Il socialismo di Marte è stato l’approdo di un cammino non
violento, il risultato di una sempre migliore evoluzione sociale dentro un singolo

6
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

Stato planetario. Ci distacchiamo dunque in maniera considerevole da idee cardi-


ne del marxismo: lotta di classe pure cruenta, dittatura del proletariato. I Marziani
eleggono a guida una retta ragione, a differenza dei Terrestri i qual spesso dera-
gliano verso eccessi.
Ecco dunque il perché di un richiamo esemplare nella coscienza di uno
scrittore sensibile quale l’autore del racconto in esame.
Dal momento in cui Leonid ha le allucinazioni si schiude una fase espositi-
va della narrazione rischiarante tutta la prima parte (la quale ovviamente non
smarrisce il suo connotato di utopia politica, acquisendo accanto quello di utopia
archetipica).
Gli intenti politici di Bogdanov sono precisi, tuttavia essi – volente o nolen-
te – non esauriscono la ricchezza spirituale della materia da lui offerta.
Il colpo di scena centrale avviene quando Leonid scopre che Netti è una
donna aliena.
Le Marziane vestono abiti i quali non consentono facilmente di distinguerle
dagli extraterrestri maschi.
Lei era stata sulla Terra nel corso dell’operazione mirata a portarlo su Mar-
te, però del fatto che lei ed Enno, un’astronoma di quell’équipe d’intervento, ap-
partenessero al sesso femminile non aveva capito niente.
Un dubbio a proposito della dottoressa Netti, molto vago, gli era stato insi-
nuato da una delle di lui apparizioni, nel periodo di cura condotta da ella, grazie
alla quale guarisce senza afferrare la verità.
Allorché Leonid si è ripreso, egli chiede a Netti per quale ragione si senta
attratto dalla persona che l’ha curato.
Lei puntualizza di essere una donna ed inizia un love affair alieno.
L’inconscio impersonale aveva cercato di chiarire tutto, e quelle esperienze
avevano generato le condizioni di un incontro reciproco: anche Netti, dai grandi
occhi azzurri e verdi, si era innamorata di lui. Bogdanov dice che lei avesse un bel
corpo. I big eyes fanno pensare ai soggetti pittorici di Margaret Keane e ai perso-
naggi degli anime: se non fanno brutta impressione questi, e anzi sono apprezza-
bili prodotti artistici, non vedo perché l’immagine di un’aliena così fatta dovrebbe
suscitare repulsione. Il tipo dell’extraterrestre dai grandi occhi simbolici era già
comparso in “Auf Zwei Planeten (1897)” di Kurd Lasswitz (1848-1910; scrittore
fantascientifico tedesco).
Nel racconto bogdanoviano giunge intanto la temporanea separazione della
nuova coppia, giacché lei è coinvolta in una missione spaziale su Venere assieme
all’ingegner Menni. E lui decide di proseguire l’iter conoscitivo sul pianeta rosso
andando a lavorare in una fabbrica. La nuova esperienza gli crea disorientamento,

7
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

e di nuovo malessere. Si sente indotto a saperne di più su quel che sta accadendo.
A gradi conoscerà le vicende personali del Marziani a lui prossimi. Enno e Menni
erano stati sposati, però si erano separati perché lei voleva dei figli che non erano
venuti. Netti si era unita in matrimonio, in virtù di un forte comune interesse ver-
so la Terra, allo scienziato Sterni (pure lui recatosi sul nostro pianeta); tuttavia es-
sendo egli molto logico e poco sentimentale, il connubio si era rotto e lei si era
messa con il chimico Letta (perito in un incidente sull’astronave alla volta di Marte
nel tentativo riuscito di salvare la vita a Leonid).
In una lettera di rassicurazioni di Netti lasciata per Leonid prima della par-
tenza della spedizione, lei lo tranquillizza sull’aver chiuso con il passato, e si pone
nel suoi confronti conformandosi al modello archetipico postindividuativo di Ma-
dre Natura, il che conferma la nobiltà interiore di tale aliena ribadita da Bogdanov
tramite le parole dell’educatrice psicologa Nella (madre di lei).
La lontananza di Netti lo induce a indagare sull’origine della missione cui
lei ha preso parte.
Nell’approssimarsi al retroscena il lettore del romanzo che seguirà le mie
indicazioni critiche potrà notare come Netti sia considerabile figura dell’“anima”
junghiana in rapporto all’Io bogdanoviano, il quale è, in fin dei conti, velato da
una maschera, l’Io del narratore.
Siffatta anima è stata il canale da cui sono passate le immagini dell’inconscio
assoluto: quelle di Leonid nel dettaglio del romanzo, e quelle di Bogdanov in rela-
zione all’intero racconto.
Se volessimo esprimere ciò con uno schema di proporzioni dovremmo con-
cludere quanto segue.

Bogdanov : Netti : “La stella rossa” = Leonid : “anima” junghiana (di L.) : Netti

L’unione dei due mondi (Terra e Marte) auspicata da Netti ha diversi stadi
d’interpretazione psicoanalitica.
Adesso è possibile presentare il più semplice in relazione alla coppia Net-
ti/Leonid: anima e animus junghiani verso la sizigia, Ego personali davanti alla
controparte psichica sessuale in direzione dell’“individuazione”.
Da questo livello la narrazione del romanzo conduce a un grado interpreta-
tivo più complesso e articolato richiedente un riaggancio allo sviluppo narrativo.
Leonid scopre che le risorse vitali del pianeta Marte sono in via di esauri-
mento, ed entro pochissimi decenni ciò causerà gravissimi disagi alla popolazione

8
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

marziana. A questo punto di “Krasnaya zvezda” vengono presentati i discorsi in-


tegrali, inerenti alla decisione da prendersi nell’adozione di una soluzione, tenuti
da Sterni, Netti e Menni (in assenza di Leonid). I tre protagonisti extraterrestri,
mediante le loro affermazioni, svolgono ruoli simbolici nevralgici in riferimento al
contesto psicoanalitico junghiano della personalità singola.
E mi riferisco in particolare alla teoria delle quattro funzioni (logica, senti-
mentale, intuitiva, percettiva) distribuite su due assi caratteriali incrociati (razio-
nalità, irrazionalità).
Il dibattito fra i tre alieni è una bellissima allegoria psichica.
Sterni rappresenta l’asciutta razionalità (maschile, in senso lato) la quale iso-
latasi dal sentimento (femminile, sempre in senso lato) conduce i ragionamenti
presso conclusioni insane. Poiché Sterni è la maschera di tale razionalità, la sua
premessa, come ricorderà Netti, si mantiene valida.
Al fine di salvare Marte egli propone di colonizzare la Terra, ma grazie alla
sottolineatura dell’inaffidabilità e dell’irrazionalità umane, conclude che sia me-
glio sterminare l’umanità per servirsi delle risorse terrestri.
Gli uomini sono divisi, egoisti, in conflitto inter se.
Il cercare di elevare la loro civiltà potrebbe ottenere, in un modo o
nell’altro, soltanto il negativo effetto di ritorno di una intensa ostilità alla presenza
aliena: i Marziani sarebbero sempre visti, da soggetti maldisposti per vocazione,
nei panni di invasori e sfruttatori a svantaggio dei quali utilizzare le eventuali
nuove conoscenze tecnologiche trasmesse.
Simili perplessità di Sterni non sono infondate, sono razionali. Esagera, e
non di poco, la sua pars costruens giacché non tiene conto di nessuna componente
del sentimento (che invece Netti avrà il compito di rappresentare).
Lo scienziato alieno mi fa venire in mente il Dio veterotestamentario il qua-
le distrugge umanità attraverso il diluvio universale in previsione di un obiettivo
di bontà (?) superiore.
E infatti si tratta dello stesso schema nevrotico della razionalità maschilista
arroccata2. Se nella persona la funzione logica cerca di operare separata in antitesi
alla funzione sentimentale, se il “maschile” rifiuta il “femminile” (il discorso vale
altresì a parti ribaltate), il risultato sarà quello di una psiche squilibrata capace di
produrre ipotesi o atti di eccesso.
Pertanto Netti si oppone, pur ammettendo la sincerità delle premesse di
Sterni, in rapporto alle quali bisogna giudicare in diversa maniera. Lo scienziato

2Di questa nevrosi ho trattato nel mio saggio “Mitopoiesi junghiana in Clive Sta-
ples Lewis (2017)”.
9
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

extraterrestre ancora una volta ricorda le diversità tra Marte e la Terra, tanto che
possiamo individuare nei due pianeti simboli della razionalità e dell’irrazionalità,
e laddove “La stella rossa” parla di unione dei due mondi pensare alla saldatura
psichica dei due assi di funzioni della teoria junghiana (in direzione di un equili-
brio interiore generale).
Sterni è ulteriormente scettico nei riguardi di un’operazione di sostegno a-
lieno ai movimenti socialisti umani, i quali operano in un teatro di divisioni che
non gioca a loro favore neanche nell’eventualità di successo.
Il fatto di provenire da un mondo di separazioni fa degli esseri umani dei
soggetti instabili, in grado di trasformare il loro socialismo in un fenomeno crude-
le. Non si può certo sostenere che le premesse di Sterni siano stupidaggini.
Il socialismo marziano è di un’altra pasta, se vogliamo esprimere un giudi-
zio aggiuntivo al suo, e a posteriori, all’inizio del XXI secolo.
I marziani vissuti all’era del proprio cambiamento sociale sono partiti da
una base peronista, la quale li allontana dai farmaci marxisti, e poi hanno raggiun-
to un incruento socialismo. In simile meta c’è un’indicazione metodologica arche-
tipica. E siccome è l’equilibrio l’obiettivo di qualsiasi campo d’azione e non l’urto,
la soluzione finale proposta dallo scienziato alieno necessita di essere arginata e re-
spinta. Quantunque Sterni avesse ragione nell’affermare che i Marziani realizzas-
sero l’humanitas in una dimensione più elevata della maggior parte dei Terrestri,
questo non costituisce motivo ammissibile giustificante la soppressione degli in-
desiderati.
Tocca a Netti perorare la difesa dal pubblico ministero razionale estremo.
Ella argomenta che l’incontro fra le due civiltà è fattibile, e che bisogna rispettare
le diversità e i tempi richiesti dall’evoluzione sociale umana.
Come Marte ha avuto la sua pacifica transizione al socialismo, così i Terre-
stri meritano la possibilità di una simile conquista nonostante tutti i loro difetti.
Gli uomini hanno diritto al tempo sufficiente per maturare una coscienza
sociale, e le loro differenze possono risultare uno sprone verso l’obiettivo. Gram-
sciano il pensiero di Netti in quel punto dove reputa utile la conoscenza inter ho-
mines di lingue differenti le quali stimolano l’intelligenza.
Altresì, per Netti, la filosofia degli abitanti della Terra costituisce un poten-
te motore del progresso. Non è lecito interferire, secondo lei, su grande scala nella
storia del nostro pianeta: pure qui è possibile raggiungere il socialismo, lasciando
spazi e modalità autonomi. La fratellanza universale indica ai Marziani un’altra
strada per mezzo di cui rimediare alle loro prossime carenze di risorse, una strada
che indica lo sfruttamento del preistorico pianeta Venere. Unire Terrestri e Mar-
ziani nell’amore, e non solo grazie al vaglio esclusivo della ragione, è il vero sco-

10
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

po. E l’ingegner Menni, arrivato il suo turno di parola, sancisce il ritrovato equili-
brio: Venere sarà l’obiettivo degli sforzi di colonizzazione di Marte.
I tre discorsi di Sterni, Netti, Menni, sono ben costruiti con abilità gorgiana:
tutti e tre sono veri.
Ma la verità soprattutto dei primi due necessita di una sintesi archetipica
producente la base del ragionamento del terzo. Questo è un luminoso esempio di
corretta dialettica la quale approda a una sana medietà aristotelica.
Lo schema junghiano delle funzioni sopra ricordato è stato ripercorso alle-
goricamente per intero, sino al rinvenimento di un quadro armonico. La qual cosa,
invece, non succede a Leonid dopo aver appreso i contenuti di quella dialettica
programmatica.
Il disordine mentale diviene padrone di lui. L’“ombra” junghiana, che tra-
mava dietro a Sterni, nel Terrestre trova il campo dell’irrazionalità dilagante a
causa della preoccupazione per la sorte della Terra.
Temendo che l’umanità possa essere distrutta dai Marziani, Leonid si spin-
gerà fino all’uccisione di Sterni, colpito alla testa con un oggetto in un irrazionale
impeto istintivo. Tale circostanza ci riporta all’Antico Testamento: Caino uccide
Abele, un’insana irrazionalità ammazza una pari insana forma di razionalità gra-
dita agli occhi di Dio (la-ragione-senza-sentimento).
Leonid dimostra, come egli stesso confessa, che la Terra nel confronto con
Marte recita la parte junghiana dell’irrazionalità.
L’alienicidio rappresenta l’estremo opposto della soluzione finale propugna-
ta da Sterni, nel mezzo le idee di Netti e Menni.
La vicenda letteraria dell’uccisione di Sterni ha un notevole parallelo jun-
ghiano nel “Liber novus” (che ne chiarisce con altra luce la dinamica): la morte di
Sigfrido. L’eroe epico della tradizione tedesca viene ucciso da Jung in un suo so-
gno. La spiegazione dello psicanalista svizzero ci consente di capire ancora meglio
la sorte toccata allo scienziato extraterrestre bogdanoviano.
Le parole junghiane valgono per Leonid: dare la morte a Sigfrido e a Sterni
equivale a un cambiamento che annulla il precedente modello di efficienza. Idest:
una funzione psichica superiore (quella logica nel nostro caso del romanzo) è sa-
crificata, come in un rituale, in vista dell’attivazione di quella inferiore (sentimen-
tale: ecco Netti) grazie a una fornitura energetica libidica.
Adesso non pare il caso di ripetere considerazioni che ho già formulato in
merito a tutti questi vari aspetti psicoanalitici. Aggiungo qui che suddetto proces-
so, tramite la personale comprensione di un’assoluzione dalla colpa per il gesto,
aspira a una rinascita, a un rinnovamento in interiore homine, dove una funzione
della psiche che aveva assunto un pericoloso predominio è stata destituita. Jung

11
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

nel sogno e Leonid nel racconto entrano in una crisi che gli prospetta il suicidio: lo
studioso svizzero dopo il crimen, il Russo prima. La circostanza del secondo è ov-
via: lui non può darsi una delucidazione a posteriori, ne “La stella rossa” questa è,
più o meno, implicita a priori. Difatti l’alienicidio appare un corollario del dibatti-
to a tre fra Sterni, Netti, Menni.
Sterni muore in pectore già là: l’esecuzione materiale del delitto è solo una
constatazione narrativa a posteriori. Ciò ci riallinea all’esperienza junghiana: il di-
sagio per non aver compreso la dinamica, disagio che indurrebbe al suicidio segue
l’uccisione rituale, ideale, virtuale. Jung, dal canto suo, non mostra problemi a ca-
pire e ad accogliere le sue visioni.
E pure Leonid riuscirà a risollevarsi grazie a Netti (in generale “anima”
junghiana, mediatrice dell’inconscio collettivo). L’immediata prosecuzione di
quell’esperienza onirica dello psicoanalista svizzero offre uno spunto interessante.
Egli sognò degli individui umani dopo la morte, vestiti di bianco, contorna-
ti di luce, a seconda dei singoli tipi, rossa, azzurra o verde.
Il rosso nel racconto di Bogdanov è il colore caratteristico; verdi e azzurri
sono gli occhi di Netti. Quando nel “Libro rosso” Jung approfondisce la compren-
sione dell’uccisione di Sigfrido la paragona a un deicidio. Il cambiamento necessi-
ta di una simbolica uccisione del divino-compenetrante-i-principi-umani; quindi,
afferma Jung, è Dio stesso divenuto inadeguato quale espressione archetipica, ad-
dirittura più connotato dall’“ombra” (junghiana), a esigere di essere ammazzato
affinché abbia luogo il rinnovamento (si vedano la nietzschiana “morte di Dio” e
l’ateismo marxista interagire in Bogdanov).
Ma l’uomo ha immense difficoltà ad annientare il Dio simbolico: o se ne
sbarazza, a fini di bene (come nei casi di Jung e Leonid), con l’inganno, o più fa-
cilmente opera l’esteriore rinnovamento dei suoi principi senza scendere nel “pro-
fondo”. Nella seconda ipotesi il marciume rimane. Nel racconto bogdanoviano
Leonid sarà riportato convalescente in un ospedale terrestre, donde ripresosi fug-
girà. Nel novero delle impressioni del ritornato e recuperato alienicida, constata-
zioni junghiane: l’umanità al suo sguardo compassionevole appare infantile; Netti
gioca un ruolo essenziale nel suoi momenti psicologici e pratici aventi rilevanza
critica. Leonid, riportato ferito nel medesimo ospedale, nel finale di “Krasnaya
zvezda” sarà prelevato da Netti, insieme alla quale sparirà. Le vicende del roman-
zo si chiudono nel 1906. L’alchimia junghiana si è compiuta.
Ne “L’ingegner Menni”, altro romanzo di Aleksandr Bogdanov del 1912, lo
scrittore russo crea una sorta di prequel de “La stella rossa”, dove tratta l’avvento
socialista su Marte. Xarma là si chiama l’economista socialista marziano corri-
spondente a Marx.

12
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

2. LA MANO FANTASMA DI CHARMIAN,


UN SOCIALISMO IMPETUOSO
E JACK LONDON

Di sicuro dev’esserci un inferno, poiché in nessun po-


sto minore potrebbe essere possibile per voi ricevere la
punizione adeguata ai vostri crimini. Finché voi esiste-
te, c’è un bisogno vitale del fuoco infernale nel Cosmo.

Credetemi, nel momento in cui arrivo a gettare bombe,


farò danni. Ci sarà di più che fumo nei miei petardi.

Jack London, “The Iron Heel”

I
l Californiano Jack London (1876-1916) è stato uno dei più prolifici autori della
letteratura mondiale. Sua madre era una spiritista e insegnava musica; non si
sa con esattezza chi fosse il di lui padre: quello presumibile, un astrologo di
origine irlandese, la abbandonò durante la gravidanza, e lei si sposò con un altro
uomo nell’anno di nascita dello scrittore, il quale da lui prese il cognome.
Quando Jack scoprì per caso nel 1897 la verità sulla sua venuta al mondo, e
che la madre allora aveva cercato di suicidarsi in seguito alla richiesta d’aborto del
partner, rintracciò il presunto genitore il quale se ne lavò le mani adducendo una
sua impotentia coeundi e che le affermazioni a di lui carico fossero calunniose.
Quest’episodio e le sue inevitabili conseguenze sull’animo del giovane
scossero la vita futura dello scrittore per parecchio tempo, divisa tra impegno in-
tellettuale e ricerca di un orizzonte pratico. Abbandonati gli studi regolari, fu un
autodidatta.
Non disponendo di risorse economiche ampie sino all’affermazione lettera-
ria, si diede da fare con enorme spirito di sacrificio in vari ambiti (anche illeciti).
Ebbe una vita abbastanza priva di buon senso e moderazione, il che non
giovò alla sua salute. “The Iron Heel” di Jack London, romanzo distopico pubbli-
cato nel 1908, è un testo dove l’autore non ricerca comuni vie di affabulazione sa-

13
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

lottiera. Si presenta roccioso e tenace, forte e cosciente della verità in esso contenu-
ta. Colpisce chi è abituato a un clima mediatico soft, urta senza dubbio i perbenisti
di qualsiasi schieramento, lascia indifferenti gli sprovveduti lettori i quali lo scala-
no sprovvisti dell’opportuno equipaggiamento mentale.
La veemenza londoniana rischia di rimanere mal compresa se non ci calia-
mo nel contesto storico i cui effetti negativi e le cui cause sono evidenziati e de-
nunziati all’occhio della giustizia sociale. Il capitalismo angloamericano ottocente-
sco non è stato una bestia gentile.
Questo famelico vampiro dalla Rivoluzione industriale di fine ’700 prose-
guiva lo sfruttamento umano ai tempi del libro di London.
Egli può sembrare aspro nel sostenere le sue idee marxiste, ma la sua aspe-
rità nel romanzo offre un percorso che non è oggigiorno per tutti. Si può leggere il
racconto dalla prima all’ultima pagina, tuttavia capirlo a fondo è altra cosa.
Se non ci rendiamo conto della lotta, non solo ideologica, tra il capitalismo
americano e il socialismo londoniano, non avremo compreso molto.
L’autore californiano si mostra, se così vogliamo dire, “feroce” perché il suo
avversario è spietato. “The Iron Heel” ha la superficie di un ludo letterario gladia-
torio distopico: questa maschera costituisce parte della verità sostanziale di un più
denso narrato, il quale la sfrutta a mo’ di cavallo di Troia presso i lettori (ecco una
considerevole abilità).
Quindi vedremo che il confronto tra socialisti e capitalisti negli USA veste i
panni di una dialettica durissima e reale: al di fuori di questa realtà il testo può
apparire all’ingenuo osservatore esagerata fantasia rivoluzionaria, quando tale at-
teggiamento trova invece comprensione (e forse anche giustificazione) nella vam-
piresca vocazione messa in pratica dal capitalismo.
Rimane scontato che davanti alla ragione non si possa teorizzare una gra-
tuita azione violenta, però il marxismo di London assume spunti di legittima dife-
sa da un assalitore che non desiste. Pertanto il suo impeto di giustizia non sorge
da folli elucubrazioni interiori, bensì dall’osservazione dei fatti, i quali sono, come
affermerà il protagonista del romanzo (Ernest Everhard), il fondo obiettivo da
prendere a riferimento nelle valutazioni e nella conoscenza.
Personalmente non condivido la condanna londoniana della metafisica (e
per giunta apprezzo il pensiero filosofico di George Berkeley, da lui criticato), ma
non mi sento di non offrirgli la mia comprensione nei confronti di quelli che a me
paiono limiti intellettuali (poiché io sono di indirizzo spiritualista). Il fatto che
«Berkeley manteneva l’invariabile condotta di attraversare le porte invece dei mu-
ri» non è «prova che la metafisica di Berkeley non andava bene»: si può replicare
che in genere gli uomini hanno l’obbligo ontologico di rispettare le leggi di Natu-

14
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

ra. È corretto dire che i fatti costituiscono la verità delle cose (verum et factum con-
vertuntur), però che questi siano circoscrivibili a un ambito materialistico secondo
me è falso: ci sono eventi metafisici, ad esempio le emozioni, le idee nella nostra
mente, che non credo prodotti di una distillazione biochimica (la quale sarebbe
una facciata fisiologica e non il movente).
Un altro punto filosofico in cui divergo da London viene offerto da quel
brano dove egli dichiara il marxismo estraneo a Rousseau: non è così. Lo stato di
Natura rousseauiano ritorna in Marx nella definitiva “fase comunista” della storia,
dopo la “dittatura del proletariato” (“fase socialista”).
Restituiamo comunque la parola a Jack London e al suo interessantissimo
racconto il quale, allorquando registra, esamina, e giudica i fatti sociali, è inoppu-
gnabile. Messa da parte la sua repulsione metafisica, non possiamo misconoscere
la sincerità della sua ansia di giustizia.
La crudezza di Ernest al cospetto di un alto religioso ricorda alcuni toni e-
vangelici nel momento in cui attacca lo storico connubio “Cristianesimo / potere
politico-economico” (un’alleanza che ha tenuto ai margini e sfruttato gli altri):
«L’uomo ordinario è egoista. […] Egli non dovrebbe essere così, ma continuerà a
esserlo sino a quando vive in un sistema sociale che è fondato sopra l’etica del ma-
iale [pig-ethics]. […] La pig-ethics […] è l’essenza del sistema capitalistico. E quel-
lo è ciò grazie a cui la sua chiesa sta in piedi, ciò che voi avete intenzione di pro-
clamare tutte le volte che andate sul pulpito. La pig-ethics! Non esiste altro nome
per essa. […] Il proletariato è cresciuto al di fuori della Chiesa e senza la Chiesa.
[…] E non scordate che, ogniqualvolta un ecclesiastico protesta, egli subisce
l’emarginazione [si veda ad esempio il caso di Don Milani, in aggiunta a quello
letterario del vescovo Morehouse, cui queste parole sono rivolte; n.d.r.]».
Il machiavellismo vaticano non ha consentito nei secoli input di reale mi-
glioramento della società, come del resto ha fatto il Cristianesimo in generale. Nel
’900 gli ortodossi in Russia sono stati meno fortunati dei protestanti in America,
dove per altro verso la schiavitù dei neri negli ambienti religiosi aveva trovato te-
orici ben disposti a recuperare basi bibliche e teologiche (London ricorda ciò, e in
effetti nella Bibbia non c’è un rigetto dell’istituto schiavistico).
Primaria voce narrante di “The Iron Heel” è Avis Cunningham, figlia di un
borghese progressista, un professore universitario, il quale ha introdotto nella sua
casa di Berkeley e negli ambienti alti dell’area di San Francisco l’autodidatta prole-
tario Ernest (un intellettuale marxista che «aveva una padronanza enciclopedica
del campo conoscitivo»), alter ego di Jack London. Quest’impostazione narrativa
non mi ha lasciato indifferente. Il pretesto, proiettato nel futuro, di un manoscritto
femminile (vergato nel 1932), scoperto e pubblicato nel XXVII sec. (con una breve

15
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

premessa e note di commento di tal Anthony Meredith), manoscritto il quale rac-


conta la storia distopica, ha già di per sé il pregio di una posizione femminista,
non misogina (quindi lontana dalla tradizione giudaicocristiana).
Questa prospettiva espositiva è ben riuscita perché concede a Avis una pro-
fondità del personaggio la quale, in veste di junghiano, ritengo testimonianza del
pregio del romanzo. Il testo di Avis inizia il suo racconto nel (futuro) 1912: la pro-
tagonista, allora ventiquattrenne, è una giovane donna di cui London elogia le
«woman’s intuitons» e la quale constata che «la forza virile era un’irresistibile at-
trazione nei confronti delle donne».
Ci sono gli elementi nel racconto per concepire l’avvicinamento tra Avis ed
Ernest (che finiranno per sposarsi) in termini junghiani. Un Io femminile si avvici-
na al proprio “animus”, perciò ha luogo un’alchemica sizigia anima/animus. Er-
nest si presenta nei panni di difensore della razionalità contro l’irrazionalità ne-
vrotica capitalistica: «I socialisti erano rivoluzionari […] i quali lottavano al fine di
sovvertire l’irrazionale società del presente e fuori di essa costruire la razionale
società del futuro».
A dire la verità, vedo nella costruzione di suddetta cornice muliebre del
quadro narrativo, e nella stessa sostanza del personaggio di Avis, una mano di
donna. Ho un fortissimo sospetto che il testo originario del romanzo londoniano
sia stato quanto meno ben limato dalla seconda moglie dello scrittore americano.
Alcune acutezze femminili inerenti alla figura della voce narrante ufficiale, a mio
parere, hanno provenienza dalla psiche di una donna.
Il meccanismo junghiano su rilevato (anima/animus, Avis/Ernest) non
penso venisse in toto dal sacco di London. Si tratta di una farina mista, molto raf-
finata. Sono propenso a ritenere che, nella redazione di “The Iron Heel”, l’autore
avesse trovato una Diotima nella consorte.
Charmian Kittredge (1871-1956; una persona molto emancipata in campo
sessuale), sua seconda sposa (dopo una di lui separazione) dal 1905, possedeva i
requisiti di studio utili a compiere ciò che suppongo.
Ciò non significa sminuire Jack London: tutti possiamo imparare da tutti, e
poi in comunione spirituale di beni – eccettuato il metodo abusivo di Walter Kea-
ne – è ammissibile un siffatto reciproco sostegno fra coniugi.
Se Charmian ha scelto di restare di sua volontà defilata in tale eventualità
di collaborazione, va rispettata la sua posizione. Ma lo sguardo critico non può i-
gnorare qualcosa che a me sembra più che un dubbio nel processo di gestazione
della distopia. Rinvengo infatti nel testo tratti di un bipolarismo maschi-
le/femminile, e la cosa, in rapporto all’idea di un redattore unico, mi pare strana
sotto il profilo psicologico (si veda in particolare l’elevata concentrazione di

16
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

“femminilità” nella seconda metà del cap. XI e nel cap. XIX). Questo fenomeno è
di certo involontario, dato che il romanzo ha natura sociopolitica.
Modelli introspettivi biforcati, molto profondi, non si addicono a uno scrit-
tore materialista il quale si identifica appunto in Ernest. Jack London è costui; A-
vis, secondo il mio avviso, è Charmian, la quale potrebbe/dovrebbe essere la fonte
diretta di regia della prima.
Il complesso di annotazioni di approfondimento di Anthony Meredith non
esprime una personalità forte, egli è un fantasma dell’utopia e non assume una
rilevanza caratteriale: è descrittivo, critico sì, ma piuttosto distaccato (come esige
del resto la costruzione testuale di “The Iron Heel”); dunque possiamo immagi-
narlo come una colla di pesce narrativa.
A ulteriore sostegno della mia ipotesi posso ricordare che l’autore califor-
niano non era estraneo a ricevere una mano d’aiuto da parte delle donne a lui vi-
cine. La prima moglie Elisabeth Maddern (1876-1948), da cui ebbe due figli, era un
supporto nella materiale redazione su carta dei testi londoniani.
Testimonianza invece di una collaborazione attiva, durante il primo matri-
monio, si ha invece nell’esplicita circostanza di un romanzo epistolare scritto as-
sieme a un amante (la socialista Anna Strunsky): “The Kempton-Wace letters”.
Al di fuori di Charmian, nella circostanza di “The Iron Heel”, non intrave-
do altra donna disponibile a essere l’apportatrice di un contributo sostanziale, e
non vale la pena andare lontano in operazioni così delicate (peraltro il secondo
matrimonio di Jack London fu per lui più felice rispetto al precedente).
Nella realtà dei coniugi London e nel romanzo trova sede un circuito di re-
ciprocità il quale abbraccia il concreto e la finzione. Un altro grado di elementi ad
appoggio della mia idea che Charmian London avesse messo qualcosa di sé nella
creazione della distopia proviene da alcune precise accuse di plagio nei confronti
dello scrittore americano, una delle quali riguarda proprio “The Iron Heel”, e per
la precisione il cap. VII (ricalcante “The bishop of London and public morality” di
Frank Harris).
Tutto questo prova che Jack in qualche modo si arrangiasse, percorrendo
vie non del tutto limpide nel corso della scrittura dei suoi libri. E di ciò non faccio
una colpa, un demerito, un limite, come ho già puntualizzato. In effetti la pro-
duzione letteraria londoniana, pari a circa 20 milioni di battute, è molto conside-
revole in relazione a uno scrittore morto quarantenne; avrebbe una media annua
non inferiore al milione, mentre una media più normale si aggirerebbe intorno a
300.000 battute. Il che fa riflettere sui suoi possibili metodi. Ma non ci sarebbe da
scandalizzarsi. London era uno scrittore autentico; quanti oggi, maldestri da non
saper nemmeno copiare, scrivono senza conoscere bene la grammatica della lin-

17
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

gua in cui si esprimono, o pensando che redigere uno scritto equivalga a riempire
le pagine di parole (magari di pensierini fluttuanti nell’anarchia).
Pertanto la cosa opportuna da fare, secondo il mio punto di vista critico, è
comprendere i fenomeni della scrittura londoniana, e proseguire l’analisi della di-
stopia tenendo presente il metro di lettura che ho assunto e chiarito.
Nel romanzo Avis, approfondendo la vicenda di un uomo licenziato dopo
aver perso un braccio lavorando come prestatore d’opera in una s.p.a. cui parteci-
pa la sua famiglia, scopre a poco a poco, dando prosecuzione a una primordiale
sollecitazione di Ernest, lo squallore dei sepolcri imbiancati del capitalismo.
Scarsissime, pressoché nulle, sono le tutele nei riguardi degli operai, giac-
ché le imprese grazie ad abili avvocati e al personale dipendente adeguatosi ai
diktat del profitto, superano indenni le cause giudiziarie per incidenti sul lavoro:
nessun riconoscimento assicurativo viene dunque concesso a chi subisce un danno
inabilitante, in nome della difesa dell’accumulazione del capitale.
Media asserviti garantiscono il silenzio sulle scomode fastidiose verità.
Un aspirante giornalista dice a Avis, a proposito del gravissimo infortunio
oggetto della di lei ricerca, e sul quale ella avrebbe voluto si pubblicasse la verità a
vantaggio di quell’uomo: «Noi siamo organici ai gruppi di interesse […]. Se lei
pagasse le quote degli annunzi, non potrebbe far giungere qualche argomento si-
mile dentro il giornale». Su tutte le ingiustizie, a scapito di soggetti rimasti disoc-
cupati e invalidi, si erge il delirio della grande ipocrisia ideologica liberista da par-
te dei capitalisti. Riguardo a costoro ribadirà Ernest a Avis: «Quando loro voglio-
no fare una cosa […] devono attendere sino a che là nei loro cervelli germogli, in
un modo o nell’altro, un concetto […] stante il quale la cosa è corretta […], ignari
del fatto che un lato debole della mente umana è che il volere [the wish, la volun-
tas schopenhaueriana; n.d.r.] è genitore nei confronti del pensiero. […] Loro vedo-
no persino la loro maniera di agire male in un’ottica in virtù della quale possa ve-
nire il giusto [qui c’è parecchio del metro comportamentale del Dio veterotesta-
mentario; n.d.r.]. […] Loro si eleggono arbitri dei fatti di milioni di affamati e di
tutti gli altri milioni dati in aggiunta». I capitalisti si sentono al pari di Elohiym, e
la nevrosi weberiana ne condiziona la psiche3. Jack London coglie detto contorto
intreccio di religione cristiana (non solo protestante) ed economia capitalistica, tut-
tavia il suo deficit materialistico non gli offre l’opportunità di maturare una visio-
ne avanzata della dicotomia marxiana struttura/sovrastruttura. Il volontarismo

3 In riferimento a tale complesso di tematiche invito a leggere nella mia opera


“Critica dell’irrazionalismo occidentale (2016)” la parte recante il titolo “Il gioco
capitalista degli Elohiym falsi e bugiardi”.
18
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

nevrotico, l’ambizione di salvezza dalla morte e di eterna beatitudine, rappresen-


tano una costellazione ossessiva posta sotto la struttura socioeconomica, dentro la
persona.
È dall’universo psichico che l’apparato strutturale trae origine, ritornando
in forme simboliche e allegoriche nella religiosità sovrastrutturale: in contesti capi-
talistici la religione cristiana non è un optional, rappresenta la punta dell’iceberg.
Il capitalista prende molto dall’immagine del Dio veterotestamentario.
Il capitalismo estremo configura oggettivamente le basi di uno scontro so-
ciale il quale può degenerare nella violenza a causa della mancanza di equilibrio e
moderazione. La dicotomia sfruttati/sfruttatori genera rivoluzionari, e la storia lo
dimostra. Questo tema crea il motivo della tensione emersa nel romanzo durante
l’iniziale episodio di confronto ideologico svoltosi al club degli amanti-della-
scienza (filomati).
Il duello verbale intrapreso da Ernest costituisce lo specchio di una situa-
zione reale dominata da vampiri pronti all’uso radicale della forza pur di proteg-
gere e mantenere le loro posizioni di predominio e potere.
London dipinge i suoi avversari con i caratteri che li distinguono: «egoismo
[…], assenza di vita intellettuale […],[…] stupidità della classe dominante[…],[…]
volgarmente materiali […],[…] senza una reale moralità […]».
Quasi tutta la gamma borghese si identifica in questo DNA. In quel dibatti-
to, come prima, nel romanzo, Ernest mette i capitalisti alle strette. Tra l’altro sotto-
linea il modo in cui al moderno progresso scientifico e tecnico si è accompagnato,
in maniera inversamente proporzionale, il regresso delle classi sociali basse coin-
volgendo ancor meglio nella barbarie del lavoro salariato i piccoli, strappati a una
corretta crescita.
L’autore della distopia in precedenza aveva rammentato altresì che gli spe-
culatori non si fossero fatti scrupoli, dagli albori del regime capitalista nella società
occidentale, a utilizzare manodopera muliebre non osservando criterio alcuno di
riguardo (in omaggio a quella “mano invisibile” la quale ha impoverito i più e ar-
ricchito un’oligarchia): l’intervento della legislazione statale in queste materie è
giunto ovunque in ritardo, similmente alla dottrina sociale della Chiesa.
Vale a dire quando non si poteva fare a meno di porre un argine alla dege-
nerazione che avrebbe caricato di risentimento e di velleità sovvertitrici gli spiriti
rivoluzionari esasperati da ingiustizie ai limiti dei crimini contro l’umanità. An-
dando avanti nel testo London non trascura di indicare la vocazione irrazionalisti-
ca del capitalismo anche nella dinamica fra i detentori della ricchezza, poiché «il
gioco degli affari è di fare profitti a scapito di altri, e prevenire gli altri dal fare
profitti a vostro svantaggio».

19
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

Nel momento in cui imprenditori di livello inferiore sono sopraffatti da


grandi gruppi affaristici, emerge l’ipocrisia di rivendicazioni difensive di fronte
alle sconfitte in campo economico (relativismo pragmatico).
La riflessione londoniana conduce in direzione di spunti critici di pertinen-
za aristotelica, riferiti al concetto di “politeia”.
Non sempre ne viene colto il significato in maniera nitida. Si parla di Ari-
stotele come del teorico di una società fondata sulla classe media, il che non rende
alla perfezione la sua idea.
La “politeia” aristotelica esprime in primis degli indicatori negativi: gli ec-
cessi che debbono essere evitati (la sua interiorità costituisce materia successiva).
Una società ben funzionante dev’essere equilibrata, non deve contenere il
disagio diffuso (presso il proletariato) e una ricchezza estrema (in possesso di po-
chi). Jack London nel suo marxismo è involontariamente aristotelico nella sua de-
nunzia messa in bocca a Ernest. La “politeia” londoniana è, a suo modo, lo Stato
socialista.
Il sistema sociale degli USA giace nelle mani dei gran sacerdoti del Dio de-
naro: «Professionisti e artisti sono oggi servi feudali in ogni cosa tranne che nel
nome, mentre gli uomini politici sono dei paggi. […] Professori, predicatori e di-
rettori di giornale mantengono i loro lavori tramite il servire la Plutocrazia, e il lo-
ro servizio consiste nella diffusione solo di idee le quali sono o innocue o apologe-
tiche nei riguardi della Plutocrazia. Tutte le volte che diffondono idee minaccianti
la Plutocrazia, costoro perdono il loro lavoro, nel qual caso, se questi non hanno
provveduto per il giorno piovoso, discendono nel proletariato e o periscono o di-
vengono agitatori popolari. […] Sono la stampa, il pulpito e l’Università che pla-
smano [mould; lo stesso termine usato come sostantivo vuol dire “terriccio”: ecco
che ritorna il riflesso dell’Elohiym dell’Antico Testamento; n.d.r.] l’opinione pub-
blica, fissano il passo del pensiero della nazione. Per quanto riguarda gli artisti,
loro fanno semplicemente i ruffiani verso i gusti un po’ meno che ignobili della
Plutocrazia».
Sino alla prima metà di “The Iron Heel” la facciata politica è quella della
democrazia borghese, corredata di tutti i suoi difetti, i quali si possono leggere in
dettaglio nel racconto.
Ernest, nelle sue varie circostanze di esposizione del punto di vista sociali-
sta, ha proseguito ciò che de facto si rivela una propaganda marxista (il romanzo
londoniano in relazione a simile aspetto rivela un obiettivo di formazione politica
inserentesi in quella cornice femminile rappresentata da Avis). Jack London parla
del plusvalore marxiano e dell’essenza espansiva del capitale, preconizza il crollo
mondiale dell’economia capitalistica allorché questa non troverà ormai mercati a

20
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

beneficio della sua indefinita produzione. Ma compie un errore di valutazione, il


quale ha radice marxiana.
Un assetto globale privo di spazi commerciali efficienti indurrà i gruppi ca-
pitalistici superiori ad aggirare la globalizzazione auspicata da Marx.
Difatti è possibile distruggere porzioni di spazio altrui in maniera tale che
queste divengano aree d’investimento.
E la cosa è fattibile persino ottenendo una previsione di doppio profitto: nel
momento distruttivo (producendo e vendendo materiale bellico), e nel momento
costruttivo (fornendo quel che occorre ai progetti di ricostruzione).
Ci accorgiamo dunque che la dialettica storica di Marx non corre così linea-
re, anzi assume moti retrogradi.
Far maturare ad arte contesti bellici e di devastazione spalanca le porte a
buoni affari.
Il capitalismo è irrazionale, però i capitalisti più forti, nelle situazioni e-
streme, davanti alla loro brama, sono in grado di elaborare soluzioni funzionali.
Siffatta malsana intelligenza, del resto, indica comunque un’espressione di
irrazionalità.
Chi promuove conflitti a scopi di guadagno vaga nell’oscurità dell’“ombra”
junghiana. Suddetta organicità di capitalismo e guerre, nella coltivazione del pro-
fitto, è nota a London, e invero ne parla anticipando il principio totalitario orwel-
liano (in “1984”) in base a cui war is peace.
Tuttavia lo scrittore californiano compie lo sbaglio su menzionato di non
vedere al di là della dogmatica teleologia storica marxiana: la fluidità progressiva
di questa non è così scontata fuori dell’ortodossia ideologica.
La storia novecentesca ha addirittura mostrato regimi comunisti estintisi in
favore del ritorno al capitalismo.
Io non confido nello spirito di intraprendenza popolare che reagisce eroi-
camente davanti alle ingiustizie, la penso come La Boétie 4. Quegli insiemi oggi
amorfi, nelle società capitalistiche, chiamati popoli, esprimono un valore medio
spirituale basso.
Non vedo in qual modo si potrebbe dar torto ai teorici delle aristocrazie del
pensiero alla guida dello Stato.
Tutto passa dall’educazione scolastica: la presenza di molti ignoranti nelle
materie sociali e politiche vanifica la democrazia trasformandola in feudalesimo.
Ernest Everhard rappresenta un exemplum pedagogico: ha imparato a compren-

4Invito a leggere il mio studio intitolato “La Boétie: ipocrisia borghese o marxi-
smo-leninismo?” all’interno di “Danilo Caruso, Critica letteraria (2017)”.
21
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

dere il mondo che lo circonda e sa vedere lontano. Jack London era eccessivamen-
te fiducioso sulle capacità delle masse di raggiungere la fratellanza tra i popoli e il
benessere diffuso a beneficio di tutti.
Ciò non vuol dire che fosse ingenuo, tant’è che la seconda metà del roman-
zo mette in scena la repressione interna negli USA accompagnata dal dubbio co-
stante su quale sarà il comportamento dei lazzari nell’ora della rivoluzione prole-
taria. L’intuito londoniano scruta nell’orizzonte futuro romanzesco statunitense
una crisi economica nel 1912, e una propensione al conflitto bellico con la Germa-
nia dovuta a quella dialettica di produzione e spazi commerciali capitalistici sopra
approfondita.
La solidarietà proletaria internazionale grazie a scioperi nazionali di Tede-
schi e Statunitensi impedisce alla guerra di protrarsi avanti.
Questa è indubbiamente una pagina esemplare nel racconto londoniano,
purtroppo le due guerre mondiali insegneranno che il disordine della ragione è
poco imparentato col buon senso a qualsiasi livello sociale e ovunque (persino
l’URSS staliniana adotterà connotazioni patriottiche nella guerra alla Germania
nazista, accantonando l’ideale di trasversalità internazionale dei proletari).
In questo svolgersi di vicende, siamo ancora nel 1912 (anno d’apertura di
“The Iron Heel”), abbiamo assistito all’emarginazione di persone nocive a un ini-
quo sistema.
Nella realtà storica degli USA misure di tutela economica nei confronti dei
lavoratori (pensioni, indennità per malattia o disoccupazione), garantite da un en-
te pubblico (“Social security”, in pratica un equivalente dell’INPS), furono intro-
dotte nel ’35 all’epoca della grande crisi degli anni ’30 durante la presidenza del
democratico Roosevelt.
Il “Social security act” nasconde dentro di sé una motivazione poco nobile:
impedire la contrazione dell’insieme dei consumatori e dei consumi cagionata da
inedia e povertà a danno della produzione capitalistica e dei profitti, viceversa po-
teva essere adottato prima.
Appunto, il progetto di epoca rooseveltiana mirante alla creazione di una
sanità dove fosse presente anche lo Stato fu affondato dagli interessi lobbistici:
qualcosa del genere, ma a tutela di un novero non totale dei cittadini degli USA,
arrivò soltanto nel 1965 con i democratici.
Il diritto a un vitalizio durante l’anzianità dei prestatori d’opera proletari
viene rivendicato nella distopia londoniana da Avis.
Questo muliebre dettaglio narrativo mi fa ricordare l’opera sociale e filan-
tropica promossa da Eva Perón in Argentina, e in particolare quel proclama sui
diritti degli anziani il cui contenuto è stato assunto in maniera ufficiale dall’ONU

22
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

nel 19915. Quando Avis ci esterna questo suo pensiero ha incontrato lungo la stra-
da il vescovo Morehouse perseguitato per aver aperto gli occhi, grazie a Ernest, su
un’ingiusta ipocrita società.
Le di lui parole a ella disorienterebbero chiunque: «Ho venduto […] Tutti i
miei possedimenti. […] Non conoscevo che cosa significasse mezzo milione di dol-
lari finché non mi sono reso conto di quante patate e pane e burro e carne potreb-
bero comprare. E poi ho compreso qualcos’altro. Mi sono reso conto che tutte
quelle patate e quel pane e burro e carne erano miei, e che io non avevo lavorato
per produrli. Allora mi fu chiaro che qualcun altro aveva lavorato e prodotto essi e
ne era stato derubato. E quando io scesi tra i poveri trovai quelli che erano stati
vittime del furto e che avevano fame ed erano infelici poiché erano stati derubati
[Jack London ha, oltre al Vangelo, rammentato – velata – la dottrina marxiana sul-
la proprietà borghese; n.d.r.]».
Capita di rado sentire (e vedere) qualcosa di simile da parte di qualche be-
nestante e prestigioso dirigente ecclesiastico. Il padre di Avis, dal canto suo, è sta-
to privato, attraverso pretesti inventati, delle sue proprietà e del suo rango sociale,
a causa della sua scarsa simpatia plutocratica, ed è finito ad abitare con la figlia e il
genero Ernest in un povero quartiere di San Francisco.
In mezzo a questo non agevole contesto, un nutrito manipolo di deputati
socialisti, fra cui lo sposo di Avis, viene eletto alla Camera dei rappresentanti al
termine del ’12. Jack London impone all’organizzazione suprema del capitalismo
statunitense un’imago simbolica: «the Iron Heel».
Il Tallone di Ferro, nel portare avanti il consolidamento della sua egemonia,
causa una stagione di scontri sociali interni molto violenti, di cui a farne le spese
sono gli avversari (borghesi della middle class, proletari, socialisti).
Dice Avis: «L’oligarchia con mano di ferro e tallone di ferro sopraffaceva
milioni che si agitavano come il mare, fuori della confusione portava ordine, fuori
del gran caos batteva il ferro delle proprie fondamenta e della struttura».
The Iron Heel speculava altresì a proprio vantaggio su una situazione poli-
tica estera instabile, segnata da lotte di emancipazione sociale nazionali. Altre
puntuali parole di Avis schiariscono le idee sul livello di irrazionalità dilagante a
inizio del ’13 londoniano: «Mentre tutto il mondo era lacerato dal conflitto, noi

5 Il Decálogo de la ancianidad (1948) di Evita, inserito nella Costituzione argentina


del ’49, contempla: diritto all’assistenza, alla casa, all’alimentazione, al vestito, alla
cura della salute fisica e morale, allo svago, al lavoro, alla tranquillità, al rispetto.
Per approfondire si veda il mio saggio “La morte delle ideologie (2011)” nella se-
zione dal titolo “La Fondazione ‘Eva Perón’”.
23
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

degli Stati Uniti non eravamo calmi e pacifici. […] Un risveglio religioso prendeva
campo.
Un ramo dei Seventh Day Adventists saltò alla volta di un improvviso ri-
salto, proclamando la fine del mondo. […] La gente, il che era frutto della sua infe-
licità, e della sua delusione in tutte le cose terrene, era matura e impaziente per un
cielo dove i tiranni industriali entrassero non più dei cammelli passati attraverso
la cruna di un ago. […] Si era agli ultimi giorni proclamavano, il principio della
fine del mondo. I quattro venti erano stati sciolti. Dio aveva sollecitato la nazione
alla lotta. Fu un tempo di visioni e miracoli, mentre profeti e profetesse erano nu-
merosi. La gente smise di lavorare a centinaia di migliaia e sparì sulle montagne,
là per aspettare l’arrivo imminente di Dio e l’ascesa dei 144.000 in cielo. Ma nel
frattempo Dio non venne, e loro soffrirono la fame fino alla morte in gran numero.
Nella loro disperazione saccheggiarono le fattorie per il cibo […]. Eserciti di squa-
droni di cavalleria furono schierati, e i fanatici furono ammassati indietro con
l’argomento della baionetta verso le loro mansioni nelle città. Lì loro esplosero
sempre tra ricorrenti resse e rivolte. I loro leader furono giustiziati per sedizione o
imprigionati in manicomi. Quelli che furono giustiziati accolsero la morte con la
contentezza dei martiri. Fu un’epoca di pazzia. L’inquietudine era diffusa».
Il contrario della “politeia” aristotelica ha preso un robusto corpo. Il conflit-
to socialismo/capitalismo negli USA, nell’ultimo quarto del romanzo, si evolve in
una lotta armata di rivoluzionari sovversivi contro uno Stato dittatoriale. Passan-
do dall’arresto dei parlamentari e di molti esponenti socialisti, fra i quali Avis ed
Everhard, London avvia l’esposizione di una teoria di resistenza cruenta. I due
protagonisti, divenuti latitanti, rimangono al centro di quell’organizzazione anti-
repressiva guidata dai marxisti.
La situazione è ormai degenerata, e l’autore del romanzo però non si rende
conto che l’intelligenza reale di un Tallone di Ferro non spingerebbe mai le tensio-
ni sino alle estreme conseguenze di un conflitto campale. Il miglior modo di cor-
roborare un sistema capitalistico oppressivo consiste nel mantenere istituzioni
democratiche in funzione di specchietto per le allodole, tanto poi il potere della
corruzione conduce la nave sulla rotta gradita all’oligarchia economica.
Un clima rivoluzionario è storicamente un effetto collaterale nei Paesi di
non elevata industrializzazione.
Le società del capitalismo avanzato assimilano gli impetuosi spiriti dei
cambiamenti, come in una sorta di mitridatismo, depotenziandoli. Viene lasciata
una democratica soglia di libertà con cui impiccarsi.
Se London fosse giunto a leggere Marcuse – ma anche prima – si sarebbe
reso conto che lo scenario di “The Iron Heel” è molto remoto. Il vero Tallone di

24
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

Ferro cerca di accomodare l’assetto sociale e politico posto a garanzia dei suoi in-
teressi. Gli eccessi repressivi, di cui exempla l’episodio del generale Beccaris a Mi-
lano nel 1898 e quelli descritti nella distopia londoniana, sono degli errori contro-
producenti. Nell’ombra si disgrega meglio l’opposizione ideologica.
Se questa diviene pratica, armata e violenta, allora il campo avverso è
chiamato a una risposta omogenea, e qui le cose per i capitalisti si complicano.
Uno Ernest, il quale è l’incrocio tra Che Guevara e Michael Collins (indipendenti-
sta irlandese), nei fatti non sarebbe mai emerso dalla struttura sociale degli USA.
Il suo teatro operativo si può più avvicinare a Cuba e all’Irlanda che non a
uno sfondo statunitense.
“The Iron Heel” potrebbe essere ambientato nell’Argentina dell’ultima dit-
tatura, giacché egli parla di desaparecidos e di resistenza delle sinistre (in tal ulti-
ma circostanza, peronisti montoneros e marxisti).
Di certo si può obiettare che il romanzo abbia una costruzione di fantasia.
Però io non ritengo che Jack London avesse immaginato un pericolo illibe-
rale senza ritenerlo possibile, anzi è dato pensare il contrario in osservanza alla
sua ortodossia marxista: se la borghesia si sentirà minacciata dal movimento stori-
co di cambio della classe dominante, a di lui avviso, reagirà, e lo farà nella manie-
ra, sempre a di lui giudizio, più efficace.
London ha sbagliato qua.
Quel poco avveduto Tallone di Ferro da lui descritto userebbe quei metodi
brutali laddove i mezzi mediatici e gli espedienti politici democratici non avessero
effetto sulla popolazione, e questo non è il caso degli USA.
Infatti i bolscevichi in Russia hanno avuto successo, paradossalmente e a
dispetto della filosofia della storia marxiana, grazie alla qualità medievale dei loro
avversari. Dal 1917 in poi lo stupore di Jack London sarebbe stato nei confronti
degli eventi storici molto forte, sebbene prevedesse il successo del marxismo negli
USA lontanissimo (e per la verità rinviato mediante una via opposta al corso reale
dei fatti).
Il romanzo londoniano, dopo la scomparsa dell’autore, nella sua veste di-
stopica è risultato distante dalla realtà statunitense, e quindi là innocuo; ma più
suggestivo e più pericoloso in quei luoghi del mondo dove le oligarchie plutocra-
tiche avessero recitato il ruolo del Tallone di Ferro oppressivo e violento.
In linea di principio occorre sostenere con fermezza che l’uso della forza
non è il modo ottimale per risolvere i problemi sociali, e che essa debba essere una
extrema ratio nella legittima difesa della dignità umana davanti ad abusi intolle-
rabili che non abbiano trovato una pacifica rimozione. In “The Iron Heel” la vio-
lenza esposta nella parte finale è eccessiva, non si può liquidarla quale prodotto

25
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

letterario poiché attiene a precisi riferimenti concreti e non a una isolata dimen-
sione narrativa. Quelle cose descritte sono successe, anche se non negli USA, di-
verse volte nel ’900, e ciò deve servire da insegnamento: comprendere non signifi-
ca giustificare, c’è da far tesoro del “negativo” a difesa di una crescita dell’umanità
in direzione di una convivenza senza sperequazioni fra tutti gli individui.
Nella finzione distopica londoniana un primo tentativo rivoluzionario falli-
rà alla fine del 1917 (nella realtà andrà meglio in Russia).
Ernest Everhard sarà catturato e giustiziato nel ’32 alla vigilia di un altro
moto per il cui successo egli aveva speso moltissime energie; il quale tuttavia al
pari del primo non avrà esito positivo, e in seguito a cui – dice il commentatore
letterario Anthony Meredith – Avis fu probabilmente uccisa. La dimensione tem-
porale di commento di Meredith è collocata nel XXVII sec., il quarto dalla caduta
del Tallone di Ferro (durato tre secoli) e dall’affermazione del socialismo: London
immaginava una gestazione lunga.
A conclusione della mia analisi voglio esprimere alcune ulteriori considera-
zioni critiche utili a illuminare la profondità della materia londoniana elaborata
nella distopia.
Avis, il cui manoscritto è posteriore alla morte del marito, definisce Ernest
un’aquila in “The Iron Heel” tre volte.
La prima volta, subito, nel cap. I (intitolato proprio “My eagle”) si esprime
con parole il cui tono ricorda un brano del prologo de “La razón de mi vida
(1951)” di Eva Perón (1919-1952).
Avis: «Quando non penso al futuro, penso al passato non più esistente – al-
la mia Aquila, che batte con ali instancabili il vuoto, che spicca il volo verso quel
che era sempre il suo sole, l’ardente ideale della libertà umana. Non posso stare
nell’ozio e attendere il grande evento che è un suo frutto, benché egli non sia qui a
vedere. Lui consacrò tutti gli anni della sua età virile a ciò, e per esso diede la sua
vita. Ciò è un suo prodotto. Lo ha fatto lui. E così accade che, in questo ansioso
tempo di attesa, scriverò di mio marito. C’è molta luce che io soltanto fra tutte le
persone viventi posso proiettare sopra la sua figura, e un così nobile personaggio
che non può essere celebrato avanti troppo luminosamente. La sua era una grande
anima, e, quando il mio amore cresce nell’altruismo, il mio supremo dispiacere è
che egli non sia qua a vedere l’alba del domani».
Evita: «Io non ero né sono niente che un umile donna… un passero in un
immenso stormo di passeri… Ed egli era ed è il condor gigante che vola alto e si-
curo tra le cime e vicino a Dio. Se non fosse per lui che discese fino a me e mi inse-
gnò a volare in un altro modo, io non avrei saputo mai quello che è un condor né
avrei potuto contemplare mai le meravigliose magnifiche immensità del mio po-

26
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

polo. Perciò né la mia vita né il mio cuore mi appartengono e niente di tutto quello
che sono o possiedo è mio. Tutto quello che sono, tutto quello che ho, tutto quello
che penso e tutto quello che sento è di Perón. Ma io non mi dimentico né mi di-
menticherò mai che fui passero né che continuo a esserlo. Se volo più in alto è gra-
zie a lui. Se cammino tra le cime, è grazie a lui. Se a volte tocco quasi il cielo con le
mie ali, è grazie a lui. Se vedo a elevato costo quello che è il mio popolo e lo amo e
sento il suo affetto carezzando il mio nome, è soltanto grazie a lui. Perciò gli dedi-
co, interamente, questo canto che, come quello dei passeri, non ha nessuna bellez-
za, ma è umile e sincero, e ha tutto l’amore del mio cuore».
Avendo ricordato Eva Perón, non reputo superfluo sottolineare varie tan-
genze di pensiero e di spirito tra il suo “Mi mensaje (1987)” e “The Iron Heel”; ri-
cordando però che il primo libro è peronista, mentre il secondo è marxista, e che
tra giustizialismo e comunismo esistono precise differenze ideologiche contem-
planti un migliore equilibrio nel primo, a differenza del secondo, durante il mo-
mento riservato all’azione politica6.
Delle cose dette da Evita nel “Mi mensaje” mi piace ricordare l’attacco «a
las jerarquías clericales» colpevoli di «haber abandonado a los pobres, a los hu-
mildes, a los descamisados, a los enfermos, y haber preferido en cambio la gloria y
los honores de la oligarquía» e di aver fatto un uso oppressivo della religione cat-
tolica, quando all’opposto – non solo a di lei parere – l’emancipazione popolare
avrebbe avuto necessità di una “teologia della liberazione” (che la Chiesa ha in
passato respinta, preferendo la conservazione di un indirizzo più conciliante con
gli antimarxisti in generale ovunque, e gli antiperonisti in particolare in Argenti-
na). La vicinanza tra gli stati d’animo e degli episodi di Avis Everhard ed Eva Pe-
rón, rispettivamente in “The Iron Heel” e ne la “La razón de mi vida”, in occasione
della comune di Chicago e nel contesto dell’arresto del generale Perón nel ’45, col-
piscono il lettore attento che ha avuto la ventura di leggere entrambi questi libri.
Avis: «Una strana cosa mi accadde. Una trasformazione venne su di me. Il
timore della morte, per me e per gli altri, mi lasciò. Ero in strano modo eccitata, un
altro essere in un’altra vita. Non m’importava niente. La Causa per questa volta
era persa, ma la Causa rimaneva qui per il domani, la medesima Causa, sempre
viva sempre ardente. […] La morte non significava niente, la vita non significava
niente. […] A vantaggio della mia mente ero balzata alla volta di una fredda stel-
lare altitudine e avevo afferrata una calma trasvalutazione dei valori [transvaluta-
tion of values: un esplicito concetto nietzschiano; n.d.r.]. […] Ero sopraffatta dalla
moltitudine. Il limitato spazio veniva riempito con grida, urla e imprecazioni.

6 V. nota 1.
27
SOCIALISMO E FINZIONE LETTERARIA Danilo
Caruso
IN ALEKSANDR BOGDANOV E JACK LONDON

Colpi d’aria stavano cadendo su di me. Delle mani stavano lacerando e strappan-
do la mia carne e i vestiti. Sentivo che ero in procinto di essere squartata. Ero sul
punto di essere schiacciata, soffocata. Qualche forte mano prese le mie spalle nel
folto della mischia. Tra il dolore e l’oppressione persi i sensi. […] Così ricevetti il
mio battesimo rosso [red baptism: un’allusione al battesimo di sangue nella Chiesa;
n.d.r.] in quella carneficina di Chicago. Prima di ciò, la morte per me era stata una
cosa teorica, però sempre in seguito essa è stata un semplice fatto che non importa,
essa è così facile».
Evita: «Da quando Perón andò via fino a che il popolo lo riconquistò per es-
so – e per me! – i miei giorni furono giornate di dolore e di febbre. Mi misi in giro
cercando gli amici che potevano fare ancora qualcosa per lui. Fui così, di porta in
porta. In quel penoso incessante camminare sentivo ardere nel mio cuore la fiam-
ma del suo incendio che bruciava la mia assoluta piccolezza. Non mi sentii – lo
dico veramente – tanto piccola, tanto poca cosa come in quegli otto giorni memo-
rabili. Camminai per tutti i quartieri della gran città. Da allora conosco tutto il
campionario di cuori che battono sotto il cielo della mia Patria. A mano a mano
che continuavo a discendere dai quartieri orgogliosi e ricchi ai poveri e umili le
porte si andavano aprendo generosamente, con più cordialità. In principio conob-
bi unicamente cuori freddi, calcolatori, “prudenti” cuori di uomini comuni inca-
paci di pensare o di fare niente di straordinario, cuori il cui contatto mi diede nau-
see, schifo e vergogna. Questa fu la cosa peggiore del mio calvario attraverso la
gran città! La vigliaccheria degli uomini che poterono fare qualcosa e non lo fece-
ro, lavandosi le mani come Pilato, mi fece male più dei barbari pugni che mi die-
dero quando un gruppo di codardi mi denunciò gridando: “Quella è Evita!”. Que-
sti colpi, invece, mi fecero bene. A ciascun colpo mi pareva di morire e tuttavia a
ognuno mi sentivo rinascere. Qualcosa di rude però al medesimo tempo ineffabile
fu quel battesimo di dolore che mi purificò di tutto il dubbio e di tutta la vigliac-
cheria. Forse non gli avevo detto “… per quanto lontani è necessario andare nel
sacrificio non smetterò di stare al suo fianco, fino a svenire”? Da quel giorno penso
che non dev’essere molto difficile morire per una causa che si ama. O semplice-
mente: morire per amore».

28
INDICE

1. UN LOVE AFFAIR ALIENO, IL SOCIALISMO ARCHETIPICO


E ALEKSANDR BOGDANOV pag. 1

2. LA MANO FANTASMA DI CHARMIAN, UN SOCIALISMO


IMPETUOSO E JACK LONDON pag. 13
Palermo

agosto 2017