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Michela Eleuteri

DISPENSE DEL CORSO


DI ANALISI MATEMATICA
Numeri
Numeri naturali e principio di induzione,

campi ordinati, numeri complessi


Indice

1 Prerequisiti: insiemi e logica 5


1.1 Elementi di teoria degli insiemi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5

1.1.1 Insiemi numerici: cenni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7

1.1.2 Operazioni tra insiemi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7

1.2 Elementi di logica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10

1.3 Complementi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12

1.3.1 Valore assoluto . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12

1.3.2 Sommatorie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13

2 I numeri naturali e il principio di induzione 17


2.1 I numeri naturali e il principio di induzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17

2.2 Esempi riepilogativi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 20

2.3 Fattoriale e coecienti binomiali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23

3 Campi ordinati 27
3.1 L'insieme dei numeri razionali Q. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27

3.2 Numeri reali: estremo superiore e assioma di continuit . . . . . . . . . . . . . . 29

3.3 Esempi riepilogativi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 37

4 Numeri complessi 41
4.1 Premessa: radicali, potenze e logaritmi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41

4.1.1 Radici n-esime aritmetiche . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41

4.1.2 Potenze a esponente reale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 41

4.1.3 Logaritmi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42

4.2 Numeri complessi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43

4.2.1 Denizione di C e struttura di campo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 43

4.2.2 Equazioni e sistemi in C . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 48

4.2.3 Forma trigonometrica dei numeri complessi . . . . . . . . . . . . . . . . . 50

4.2.4 Potenze di numeri complessi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 51

3
INDICE

4.2.5 Radici n-esime di numeri complessi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52

4.3 Forma esponenziale dei numeri complessi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 57

4.4 Esempi riepilogativi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 58

4
CAPITOLO 1

Prerequisiti: insiemi e logica

1.1. Elementi di teoria degli insiemi


Il primo obiettivo del nostro corso sar quello di introdurre gli oggetti pi elementari del

discorso matematico: i numeri; sul concetto di numero si basa quello di funzione.

Tuttavia prima necessaro introdurre e puntualizzare alcuni concetti base che hanno a che

fare con il linguaggio matematico. Cominceremo con concetti di base sugli insiemi (Zermelo

nel 1908 ha introdotto la teoria assiomatica degli insiemi; Cantor nel 1880 ne parla in modo

pi informale; noi introdurremo concetti in maniera informale o ingenuo come si usa dire di

solito).

Abbiamo a che fare con tre parole chiave: insieme, elemento e appartenenza. Cercheremo

di andare a spiegare (non denire!) il signicato di questi termini.

Il concetto di insieme una nozione primitiva; un insieme determinato dai suoi elementi;

pi in generale un insieme denito quando c' un criterio per stabilire se un oggetto sta o no

in quell'insieme. Per indicare gli insiemi, di solito si usano le lettere maiuscole A, B, X, Y, . . .


L'appartenenza si indica con il simbolo e scriviamo x A per indicare che x un elemento
dell'insieme A; scriveremo x
/ A per indicare che x non appartiene ad A. Un insieme pu essere
denito per tabulazione cio elencando i singoli elementi che vi appartengono, per esempio

A = {1, 2, 3} oppure per caratteristica elencando la caratteristica che devono possedere gli

A = {x R : x 2}. In ogni caso bene notare che l'ordine


elementi dell'insieme, per esempio
2
non conta e nemmeno la molteplicit, ad esempio {x R : x 2 = 0} = {x R : (x 2) = 0}.

L'uguaglianza tra insiemi A e B si indica con A = B e si esprime con la seguente legge

x, (x A x B) e x, (x B x A).

In parole si pu dire che ogni elemento di A deve stare in B e viceversa. Il simbolo


indica il quantificatore universale e si legge per ogni mentre il simbolo indica

5
1 Prerequisiti: insiemi e logica

l'implicazione logica e si legge se...allora oppure implica.

L'inclusione tra due insiemi A e B si indica con AB e si esprime con la seguente legge

x, (x A x B).

Ricordiamo che con questa scrittura si lascia la possibilit ad A di essere uguale a B. Se

vogliamo indicare invece un'inclusione stretta (cio che ci sia almeno un elemento di B che non

appartiene ad A), si usa di solito il simbolo AB oppure A$B e si esprime questo concetto

con la seguente legge

x, (x A x B) e x B : x
/ A.

Il simbolo indica il quantificatore esistenziale e si legge esiste almeno; nel caso

l'elemento che esiste sia unico si indica con !.

+ Osservazione 1.1.1. Occorre fare attenzione alla dierenza tra il simbolo di appartenenza e

quello di inclusione. Infatti per esempio le seguenti scritture hanno senso

x A; 2 {1, 2, 3}; {2} {1, 2, 3}; {1, 2, 3} =


6 {{1}, {2}, {3}}

notando che ovviamente 2 6= {2}. Invece le seguenti scritture non hanno senso

2 {1, 2, 3}; {2} {1, 2, 3}.

L'insieme vuoto l'insieme che non contiene elementi; si indica con il simbolo . Natural-

mente

=
6 0 6= {}.
Inoltre banale dimostrare che

A, A.
L'insieme delle parti di un insieme X l'insieme che ha per elementi tutti i possibili

sottoinsiemi di X. Si indica con il simbolo P(X).

. Esempio 1.1.2. Se X = {a, b, c} allora

P(X) = {, {a}, {b}, {c}, {a, b}, {a, c}, {b, c}, {a, b, c}}.

L'insieme delle parti contiene sempre i due sottoinsiemi banali e X.

r Denizione 1.1.3. Sia A un insieme nito; chiamiamo cardinalit di A il numero degli

elementi di A. Essa si denota anche con card(A).

facile dimostrare che se X ha cardinalit n (cio ha n elementi), l'insieme P(X) ha cardinalit


n n
2 (cio ha 2 elementi).

6
1.1 Elementi di teoria degli insiemi

1.1.1. Insiemi numerici: cenni


Concludiamo il paragrafo accennando ai vari insiemi numerici, che verranno ripresi e studiati

nel corso di questo capitolo. Abbiamo i seguenti insiemi:

N insieme dei numeri naturali (0 incluso): 0, 1, 2, . . .


Z insieme dei numeri interi relativi: 0, 1, 1, . . .
n
Q insieme dei numeri razionali: m , n, m Z, m 6= 0. I numeri razionali si possono anche

scrivere in forma decimale (decimali niti o decimali periodici).

R insieme dei numeri reali: si tratta dei decimali non periodici, es.: 0, 1011011101111 . . .
(irrazionale)

C insieme dei numeri complessi es: 1 = i.
Vale la seguente catena di inclusioni strette:

N $ Z $ Q $ R $ C.

1.1.2. Operazioni tra insiemi


In questa sezione ci occupiamo di alcune tra le pi comuni operazioni tra gli insiemi. Sia X
l'insieme universo comune (pu essere ad esempio X=N oppure X = R).

r Denizione 1.1.4. Dati due insiemi A e B, si dice intersezione di A e B, e si indica con

A B, l'insieme costituito dagli elementi che appartengono sia ad A che a B.

Allora l'intersezione tra due insiemi A e B l'insieme

A B := {x X : x A e x B}

Se A e B non hanno elementi comuni, allora la loro intersezione l'insieme vuoto; in tal caso

diremo che A e B sono disgiunti.


Si verica facilmente che

A B = B A, A A = A, A=

(A B) C = A (B C) = A B C.

r Denizione 1.1.5. Dati due insiemi A e B, si dice unione di A e B, e si indica con A B,


l'insieme costituito dagli elementi che appartengono ad almeno uno dei due insiemi A o B.

7
1 Prerequisiti: insiemi e logica

AB

AB

L'unione tra due insiemi A e B dunque l'insieme

A B := {x X : x A o x B}

Anche in questo caso si verica facilmente che

A B = B A, A A = A, A=A

e anche

(A B) C = A (B C) = A B C.
r Denizione 1.1.6. Dati due insiemi A e B, si dice differenza di A e B, e si indica con

A \ B, l'insieme costituito da tutti gli elementi di A che non appartengono a B.


L'insieme dierenza dunque l'insieme

A \ B := {x X : x A e x
/ B}

Osserviamo che se AB = allora si ha A \ B = A; d'altra parte se AB allora A \ B = .


Si possono poi facilmente dimostrare le seguenti propriet distributive:
A (B C) = (A B) (A C) A (B C) = (A B) (A C)

e le seguenti Leggi di De Morgan


A \ (B C) = (A \ B) (A \ C) A \ (B C) = (A \ B) (A \ C)

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1.1 Elementi di teoria degli insiemi

A A\B B

r Denizione 1.1.7. Dati due insiemi A e X, con A X, si dice complementare di A


c
rispetto a X, e si indica con A o CX A (talvolta anche con A) l'insieme X \ A.

Dunque l'insieme complementare di A fatto rispetto ad un insieme universo X ed l'insieme

CX A := {x X : x
/ A}

Siano A e B sottoinsiemi di X; allora le leggi di De Morgan si possono riscrivere nel modo

seguente

(A B)c = Ac B c (A B)c = Ac B c
Un'altra operazione importante il prodotto cartesiano tra due insiemi A e B non

X\A

necessariamente distinti, che l'insieme

A B := {(a, b) : a A, b B}.

In generale si ha che A B 6= B A. Inoltre ad esempio R R si pu identicare con R2 (e

scriveremo R R R2 ) e allo stesso modo si indicher con Rn le n-uple di numeri reali.

9
1 Prerequisiti: insiemi e logica

1.2. Elementi di logica


r Denizione 1.2.1. Diciamo proposizione una frase per la quale ha senso chidersi se vera

o falsa.

. Esempio 1.2.2. 3 un numero primo (proposizione vera); 6 un numero primo (proposi-

zione falsa).

r Denizione 1.2.3. Un predicato P(x) denito su un insieme A una frase che ad ogni
elemento aA associa una proposizione P(a). Detto altrimenti una frase in cui la verit o la

falsit dipende dalla variabile o dalle variabili che in esso compaiono .


. Esempio 1.2.4. n un numero primo.
Pi proposizioni si possono combinare tra loro per formarne di nuove e pi complesse. Ci

avviene attraverso l'uso di connettivi logici:

. negazione: data una proposizione P la sua negazione si indica con il segno P (o talvolta

anche P) e corrisponde al cambiamento del valore di verit.

. congiunzione: si indica con ; la proposizione PQ vera se e solo se P e Q sono

entrambe vere.

. disgiunzione: si indica con ; la proposizione P Q vera se e solo se almeno una tra P


e Q vera.

. implicazione: si indica con ; la proposizione PQ falsa se e solo se P vera e Q

falsa; in tutti gli altri casi risulta vera.

. doppia implicazione: si indica con ; la proposizione PQ vera se e solo se P e Q


sono entrambe vere o entrambe false.

. disgiunzione esclusiva: si indica con ; la proposizione P Q vera se e solo se una

solamente tra P e Q vera e l'altra falsa.

Un modo per rendere proposizione un predicato quello di saturare la variabile mediante

l'uso di un quantificatore. Come gi accennato nel primo paragrafo, i due quantica-

tori pi comunemente usati sono il quantificatore universale e il quantificatore

esistenziale . Dunque la proposizione

x A : P(x)

si legge per ogni x appartenente ad A P(x) e signica che la propriet P(x)


vale vericata

per tutti gli x che appartengono all'insieme A; invece la proposizione

x A : P(x)

si legge esiste x appartenente ad A tale che vale P(x) e signica che la propriet P(x)

vericata per almeno un elemento x che appartiene all'insieme A.

10
1.2 Elementi di logica

r Denizione 1.2.5. Un'implicazione universale un'implicazione che vera per tutti i

valori della variabile appartenenti a un dato insieme; in formule

x A, (P(x) Q(x)).

. Esempio 1.2.6. Un esempio di implicazione universale il seguente:

n N, n pari n+1 dispari

La maggior parte dei teoremi costituita da implicazioni universali. In questo caso P(x)

l'ipotesi e Q(x) la tesi. chiaro che se vogliamo dimostrare un'implicazione universale,

non possiamo mostrare che questa vale elencando tutti i possibili casi; ad esempio, nell'esempio

precedente, non possiamo prendere n=2 e vericare che siccome 2 pari allora 3 dispari e

via di seguito per tutti gli n, perch sono inniti.

Quindi una prima possibilit consiste nel considerare il generico n (o il generico x in generale)

che soddisfa l'ipotesi e mostrare che esso soddisfa anche la tesi. Questo il caso di una

dimostrazione diretta.

Esistono anche metodi di dimostrazioni indirette, che si basano cio sulla negazione dell'im-

plicazione universale. Innanzitutto vale

x A, (P(x) Q(x)) x A, (Q(x) P(x))

che si chiama legge delle controinverse.

. Esempio 1.2.7.
n N, (n pari n divisibile per 2) n N, (n non divisibile per 2 n non pari).

Quindi per dimostrare un'implicazione universale, possiamo usare la legge delle controinverse

e provare che se non vale la tesi allora non vale l'ipotesi.

Alternativamente possiamo utilizzare la dimostrazione per assurdo: assumiamo vera

l'ipotesi e supponiamo per assurdo che la tesi sia falsa. Allora si cerca di arrivare a una

contraddizione mostrando che anche l'ipotesi falsa, da cui l'assurdo.

Ci sono alcune semplici regole per la negazione:

(P Q) = (P) (Q); (P Q) = (P) (Q); (P) = P;

inoltre

(x : P) = x : P; (x : P) = x : P;
e soprattutto (la negazione dell'implicazione universale)

[x, (P Q)] = x : (P) (Q).

11
1 Prerequisiti: insiemi e logica

Questo ci permette di lavorare nel caso in cui dobbiamo dimostrare che un'implicazione uni-

versale sia falsa. In tal caso, basandoci sulla relazione precedente, basta esibire un controe-

sempio, cio un esempio che soddisfa l'ipotesi ma non la tesi (per la presenza nella negazione

dell'implicazione universale del quanticatore esistenziale). Ad esempio, si consideri l'implica-

zione universale (falsa) n N : n dispari n primo. In tal caso, un controesempio dato

da n = 15: infatti 15 dispari ma non primo.

1.3. Complementi
1.3.1. Valore assoluto
r Denizione 1.3.1. Sia a R. Allora il valore assoluto di a si indica con |a| ed denito
come segue:
(
a a0
|a| =
a a<0

+ Osservazione 1.3.2. Osserviamo che

a 0, |x| a a x a.

Proposizione 1.3.3. Per ogni x, y R, si ha

|x + y| |x| + |y| disuguaglianza triangolare (1.3.1)

dimostrazione. Dall'osservazione precedente si ha che

|x| x |x| |y| x |y|.

Sommando le due quantit membro a membro si ottiene

|x| |y| |x + y| |x| + |y|

da cui la tesi. 2

Proposizione 1.3.4. Dalla (1.3.1) si deducono le seguenti disuguaglianze (anch'esse vanno


sotto il nome di disuguaglianze triangolari

a, b, c |a b| |a c| + |b c| ||a| |b|| |a b|

12
1.3 Complementi

dimostrazione. Dalla (1.3.1) si ottiene la prima disuguaglianza ponendo x = ac e y = bc.


Per quanto riguarda invece la seconda disuguaglianza, prima si usa la (1.3.1) con la scelta

x=ab e y=b da cui

|a| |a b| + |b| |a| |b| |a b|;

analogamente scambiando i ruoli tra a e b si ottiene

|b| |a b| + |a| |b| |a| |a b|;

da cui la tesi.2
La quantit |a b| geometricamente rappresenta la distanza tra due punti a e b nel senso della

geometria elementare. Abbiamo inoltre che


a |a|
|ab| = |a| |b| = |a| = | a|.

b |b|

1.3.2. Sommatorie
Per indicare in modo compatto una somma nita, si usa il simbolo di sommatoria.

r Denizione 1.3.5. La sommatoria per i che va da 1 a n di ai si indica con

n
X
ai = a1 + a2 + + an ;
i=1

i si chiama indice della sommatoria .


. Esempio 1.3.6.
5
X 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 5269
2
= 2 + 2 + 2 + 2 + 2 =1+ + + + =
i=1
i 1 2 3 4 5 4 9 16 25 3600

bene notare che l'indice muto, cio

n
X n
X
2
i = j2
i=3 j=3

mentre vale
n
X m
X
i2 6= i2 , n 6= m.
i=3 i=3
Le propriet fondamentali della sommatoria sono:

1) prodotto per una costante (propriet distributiva)

n
X n
X
(c ak ) = c ak
k=1 k=1

13
1 Prerequisiti: insiemi e logica

2) sommatoria con termine costante

n
X
c = cn
k=1

3) somma di sommatorie

n
X n
X n
X
(ak + bk ) = ak + bk
k=1 k=1 k=1

4) scomposizione
m+n
X n
X n+m
X
ak = ak + ak
k=1 k=1 k=n+1

5) traslazione di indici
n
X n+m
X
ak = akm
k=1 k=1+m

6) riflessione di indici
n
X n
X n1
X
ak = ank+1 = ank
k=1 k=1 k=0

Le propriet della sommatoria possono essere usate per calcolare la somma di una progres-

sione geometrica.

r Denizione 1.3.7. Si dice che n termini sono in progressione geometrica se il rap-

porto tra ogni termine (a partire dal secondo) costante. Tale costante si dice ragione della

progressione

. Esempio 1.3.8. La progressione geometrica di primo termine a e ragione q data da

a, aq, aq 2 , aq 3 , . . .

Vale la seguente proposizione.

Proposizione 1.3.9. Per la somma dei primi termini della progressione geometrica vale la
formula (vera per a = 1 e ragione q 6= 1)
n
X 1 q n+1
qk = .
k=0
1q

Se q = 1, la sommatoria vale semplicemente n + 1.

14
1.3 Complementi

dimostrazione: dimostriamo la seguente formula equivalente alla tesi

n
X
(1 q) q k = 1 q n+1 .
k=0

Si ha

n n n n n
X 1) X X 3) X k X
(1 q) qk = (1 q) q k = (q k q k+1 ) = q q k+1
k=0 k=0 k=0 k=0 k=0
n n+1 n n
!
4) X X X X
= qk qk = 1 + qk q k + q n+1 = 1 q n+1 .
k=0 k=1 k=1 k=1

Dal paragrafo precedente, possiamo dedurre, iterando n volte la disuguaglianza triangolare


n n
X X
xk |xk |.



k=1 k=1

15
1 Prerequisiti: insiemi e logica

16
CAPITOLO 2

I numeri naturali e il principio di

induzione

2.1. I numeri naturali e il principio di induzione


I numeri naturali sono costruiti a partire dall'elemento 0, da un insieme N e da un'operazione

di successivo (indicata con s) vericanti i seguenti assiomi detti assiomi di Peano.

1)0 N;

2) n N, s(n) N;

3) n N, s(n) 6= 0;

4) m, n N, s(m) = s(n) m = n;

5) S N, {(0 S) ( n N, n S s(n) S)} S = N.

Il primo assioma aerma che N non vuoto; il secondo assioma garantisce che per ogni numero
ci sia un successivo, mentre il terzo ci dice che 0 non ha un precedente; il quarto assioma af-

ferma invece che non possibile tornare ad un numero gi incontrato. Inne il quinto assioma

pu essere riscritto nel seguente modo:

Quinto assioma di Peano (principio di induzione: prima forma)

Sia S N un insieme che verica le seguenti propriet:


1) 0 S (base dell'induzione)

2) n, n S n + 1 S (passo induttivo)

Allora S = N.

Si tratta di un principio largamente utilizzato per dimostrare propriet che dipendono da nu-

17
2 I numeri naturali e il principio di induzione

meri naturali. un assioma che non stupisce: se un insieme contiene 0 e vale il passo induttivo,

allora contiene 1. Se contiene 1, allora dal passo induttivo contiene 2, e cos via...Il principio

di induzione permette proprio di formalizzare questo concetto del e cos via..., dimostrando

la verit di innite proposizioni in un colpo solo.

Il principio di induzione pu anche essere espresso in maniera equivalente in questa forma:

Principio di induzione (seconda forma)

SiaP(n) una propriet vera per n = 0. Supponiamo che se P(n) vera, allora vera anche

P(n + 1). Allora P(n) vera per ogni n.

Proposizione 2.1.1. Il quinto assioma di Peano e il principio di induzione (seconda forma)


sono equivalenti.
dimostrazione. Supponiamo vero il quinto assioma di Peano e consideriamo l'insieme S=
{n N : P(n)}. 0 S e inoltre se n S allora anche n + 1 = s(n) S. Dunque,
Per ipotesi

per il quinto assioma, S = N e quindi P(n) vera per ogni n.

Viceversa, supponiamo vero il principio di induzione. Sia S un insieme che contiene 0, e il

successivo di ogni suo elemento. Consideriamo il predicato P(n) con n S. Allora, intanto

P(0) vera; inoltre se P(n) vera, allora anche P(n + 1) vera. Allora per il principio di
induzione, P(n) vera per ogni n e quindi S = N.

Il principio di induzione pu anche essere espresso in maniera equivalente in questa forma ap-

parentemente pi forte (in realt facile vedere che di nuovo sono equivalenti).

Principio di induzione (forma forte)

Sia S N un insieme che verica le seguenti propriet:


1) 0 S

2) n tale che tutti i numeri minori o uguali di n appartengono ad S, anche n + 1 S.


Allora S = N.

Inne osserviamo che il principio di induzione equivalente al seguente principio, detto prin-

cipio del minimo intero: esso asserisce che i numeri naturali sono ben ordinati (per questo

anche detto principio del buon ordinamento). Questa propriet non vericata dai

numeri reali (per esempio considerando l'insieme S = {x R : x > 0}). Si rimanda per
confronto al corrispondente risultato per sottoinsiemi di Z (ogni insieme di numeri reali A Z

non vuoto e limitato inferiormente ha minimo), la cui dimostrazione si basa sul concetto di

estremo inferiore.

Principio del minimo intero (o principio del buon ordinamento)

Ogni sottoinsieme non vuoto di N ha minimo.

18
2.1 I numeri naturali e il principio di induzione

Proposizione 2.1.2. Il principio di induzione (forma forte) e il principio del minimo intero
sono equivalenti.
dimostrazione. Supponiamo vero il principio di induzione, forma forte e dimostriamo il

principio del minimo intero. Sia A un sottoinsieme di N che non ha minimo. Dimostriamo che

vuoto, facendo vedere che il complementare N \ A = N.


Base dell'induzione: N\A contiene lo 0. Se cos non fosse, 0A e allora avremmo che A ha

elemento minimo, contro l'ipotesi.

Passo induttivo: se N \ A contiene tutti i numeri da 0 a n, allora deve contenere anche n + 1. Se


cos non fosse, n + 1 A ma nessuno degli elementi minori di esso apparterrebbe ad A, quindi

n + 1 sarebbe l'elemento minimo di A contro l'ipotesi. Allora N \ A coincide con N e A = .


Ora dimostriamo che dal principio del minimo intero si ottiene il principio di induzione (nella

prima forma, che a sua volta equivalente al principio di induzione in forma forte). Sia A un

sottoinsieme di N contenente 0 e tale che se contiene n allora contiene n + 1. Consideriamo

N\A e mostriamo che vuoto attraverso il principio del minimo intero. Se per assurdo N\A
non fosse vuoto, conterrebbe un minimo m che per ipotesi non pu essere 0 (che sta in A).

Allora di sicuro m1 / N \ A perch m minimo. Pertanto m 1 A. Ma dal passo induttivo

sappiamo che se n = m 1 A allora anche n + 1 = m A, assurdo perch m N \ A. Da

cui la tesi.

+ Osservazione 2.1.3. Se talvolta non si riesce a far partire l'induzione da n = 0, non tutto

perduto se l'insieme induttivo da qualche elemento in poi. Si pu allora usare il principio di

induzione in questa forma:

Sia S N e sia k N. Supponiamo che:


1) k S

2) n k se n S allora n + 1 S .

Allora S {n N : n k}.

Questo non signica che l'insieme S contiene solo i numeri maggiori o uguali di k ma, eventualmente,
la verica dei numeri precedenti va fatta a mano, con metodi diversi dall'induzione.

. Esempio 2.1.4. Dimostrare per induzione che la somma dei primi n numeri naturali vale
n(n + 1) 1
, in simboli
2 n
X n(n + 1)
i= n N. (2.1.1)
i=0
2
Sia ( )
n
X n(n + 1)
S= nN: i= .
i=0
2
1 per la denizione di sommatoria rimandiamo alla Sezione 1.3.2

19
2 I numeri naturali e il principio di induzione

facile vedere che 0 S. Infatti


X 0(1 + 0)
i= = 0.
i=0
2

Supponiamo ora che n S. Dimostriamo che n + 1 S. Si ha

n+1 n
X X n(n + 1) n(n + 1) + (n + 1)2 (n + 1)(n + 2)
i= i + (n + 1) = + (n + 1) = = ,
i=0 i=0
2 2 2

dove nella prima uguaglianza abbiamo usato la denizione di sommatoria e nella seconda

uguaglianza l'ipotesi induttiva. Da qui si ha immediatamente la tesi.

. Esempio 2.1.5. Dimostrare per induzione


2 che
n+1
n
X 1q

q 6= 1
qk = 1q (2.1.2)

n+1
k=0 q = 1.
Il caso q = 1 facile, quindi ci concentriamo sul caso q 6= 1. Base dell'induzione: per n=0
0
si ha 1 = 1 (con la convenzione che in questo caso 0 = 1). Passo induttivo: supponiamo la

formula sia vera per n e mostriamo che vale per n + 1. Si ha

n+1 n
X
k
X 1 q n+1 1 q n+1 + q n+1 q n+2 1 q n+2
q = q k + q n+1 = + q n+1 = = ,
k=0 k=0
1q 1q 1q

dove nella prima uguaglianza abbiamo usato la denizione di sommatoria e nella seconda

uguaglianza l'ipotesi induttiva. Da qui si ha immediatamente la tesi.

2.2. Esempi riepilogativi


- Esercizio 2.2.1. Sia a 1. Dimostrare per induzione la seguente disuguaglianza, detta
disuguaglianza di Bernoulli

(1 + a)n 1 + na n 0.

2 R. P(n) := {(1 + a)n 1 + na}. Vogliamo dimostrare che la proposizione P(n)


Sia

vera per ogni n N. Usiamo il principio di induzione (seconda forma).

base dell'induzione: per n = 0 si ha (1 + a)0 = 1 1 + 0 a = 1. Quindi P(1) vera.


passo induttivo:
2 Per
una dimostrazione alternativa che non faccia uso del principio di induzione, si rimanda alla sezione
nale dei Complementi.

20
2.2 Esempi riepilogativi

ipotesi: P(n) vera, cio (1 + a)n 1 + na



n+1
tesi: P(n + 1) vera, cio (1 + a) 1 + (n + 1)a
Si ha

ipotesi
(1+a)n+1 = (1+a)n (1+a) (1+na)(1+a) = 1+a+na+na2 = 1+(n+1)a+na2 1+(n+1)a,

perch na2 0. Quindi abbiamo ottenuto che se P(n) vera, allora anche P(n + 1) vera.

Allora, per il principio di induzione, P(n) vera per ogni n 1.

- Esercizio 2.2.2. Dimostrare per induzione che, per ogni n 1, il numero (n) := 10n 1
divisibile per 9.

2 R. P(n) := {(n) := 10n 1 divisibile per 9}. Vogliamo dimostrare che la pro-
Sia

posizione P(n) vera per ogni n 1. Usiamo il principio di induzione (seconda forma), da un

certo indice in poi, (facciamo partire l'induzione da n = 1 invece che da n = 0). Osserviamo
n n
che dire che P(n) vera, signica dire che 10 1 divisibile per 9, cio 10 = 1 + 9k per

qualche k N.

base dell'induzione: per n = 1 si ha (1) = 10 1 = 9 che giustamente divisibile per


9. Quindi P(1) vera.

passo induttivo: ipotesi: P(n) vera tesi: P(n + 1) vera .


Si ha
ipotesi
(n + 1) = 10n+1 1 = 10n 10 1 = [1 + 9k]10 1 = 90k + 9
Siccome il numero 90k + 9 divisibile per 9, abbiamo ottenuto che se P(n) vera (cio (n)

divisibile per 9) allora anche P(n + 1) vera.


Allora, per il principio di induzione, P(n) vera per ogni n 1.

- Esercizio 2.2.3. (numeri di Fibonacci) Deniamo la seguente successione di numeri


{Fn }n0 , denita in maniera ricorsiva
(
F0 = F1 = 1
Fn = Fn1 + Fn2 n 2.

Posto = 1+ 5
2
(sezione aurea) , dimostrare per induzione che, per ogni n 0 si ha

Fn n2 . (2.2.1)

21
2 I numeri naturali e il principio di induzione

2 R. Sia S N l'insieme degli n per cui vale la (2.2.1). Vogliamo usare il principio di

induzione in forma forte per mostrare che S = N.


base dell'induzione: per n=0 si ha

!2
? 1+ 5 4 4
F0 = 1 = = 6+2 5 4
2 (1 + 5)2 6+2 5

che vero. Quindi 0 S.


passo induttivo:
 k2
1+ 5
ipotesi induttiva (forma forte) k n, k S , cio Fk 2
per ogni kn

 n1
1+ 5
tesi: n + 1 S, cio Fn+1 2

Si ha

!n2 !n3 !n2 


ipotesi

1+ 5 1+ 5 1+ 5 2
Fn+1 = Fn + Fn1 + = 1+
2 2 2 1+ 5
!n2 " # !n1
1+ 5 3+ 5 51 1+ 5
= =
2 1+ 5 51 2

Quindi abbiamo ottenuto che se k S per ogni k n, allora anche n + 1 S.


Allora, per il principio di induzione, S = N.

- Esercizio 2.2.4. Sia F : N R la funzione denita ricorsivamente da



F (0) =
F (n)
F (n + 1) = n 1.
[F (n)]2 + 1

Dimostrare per induzione che

0 F (n) 0 n 0. (2.2.2)

Dedurre che
F (n + 1) F (n) n 0.

2 R. Sia S N l'insieme degli n per cui vale (2.2.2). Usiamo il principio di induzione

(prima forma o quinto assioma di Peano).

22
2.3 Fattoriale e coefficienti binomiali

base dell'induzione: per n=0 si ha per denizione

F (0) = 0

per ipotesi. Quindi 0 S.


passo induttivo:

ipotesi: n S cio F (n) 0



tesi: n + 1 S , cio F (n + 1) 0
Si ha
denizione F (n) ipotesi
F (n + 1) = 0
[F (n)]2 + 1
perch banalmente per ipotesi induttiva F (n) 0 e il denominatore [F (n)]2 + 1 0 per ogni

n. Quindi abbiamo ottenuto che se n S , allora anche n + 1 S .


Allora, per il principio di induzione, S = N.

Si noti che mentre la dimostrazione del passo induttivo era piuttosto banale, stato fondamen-
tale partire da una corretta base dell'induzione. Se si fosse partiti da un numero < 0, tutta
il processo di induzione sarebbe fallito. Di qui l'importanza di entrambi i passi dell'induzione.
A questo punto deduciamo facilmente che

F (n) [F (n)]3
F (n + 1) F (n) F (n) 0 [F (n)]3 0 F (n) 0
[F (n)]2 + 1 [F (n)]2 + 1
che stato provato per induzione al punto precedente. Quindi abbiamo concluso.

2.3. Fattoriale e coecienti binomiali


r Denizione 2.3.1. Per induzione deniamo n fattoriale (che indicheremo col simbolo n!)
come segue
0! = 1
(n + 1)! = n! (n + 1).

Il fattoriale di n rappresenta il prodotto dei primi n interi consecutivi. Quindi dalla denizione

precedente si ricava che

n! = 1 2 3 (n 1) n.
Il fattoriale cresce molto rapidamente; inoltre se 0<k<n si ha

n!
= n (n 1) (n 2) . . . (n k + 1).
(n k)!
Il fattoriale di n ha numerose applicazioni nel calcolo combinatorio, per esempio per calcolare

le permutazioni di n oggetti.

23
2 I numeri naturali e il principio di induzione

. Esempio 2.3.2. Se dobbiamo calcolare le permutazioni di 3 oggetti a, b, c, si dimostra che

essi possono essere ordinati in 3! = 6 modi diversi, ossia

abc acb bac bca cab cba

Proposizione 2.3.3. Per ogni a, b R e per ogni n N si ha la formula di Newton


n
X
n
(a + b) = (a + b) (a + b) . . . (a + b) = cn,k ak bnk , (2.3.1)
| {z }
n volte k=0

dove cn,k sono i coefficienti binomiali (utilizzati nelle applicazioni soprattutto in Probabi-
lit e Statistica) e sono deniti come segue:
 
n n!
cn,k = = , 0 k n.
k k!(n k)!

Quindi
 
n n (n 1) (n 2) . . . (n k + 1)
=
k k!
e la formula di Newton pu essere riscritta come

n  
n
X n k nk
(a + b) = a b .
k=0
k

Dimostrazione. Procediamo per induzione su n N. Se n=0 banalmente (2.3.1) veri-

cata.

Supponiamo ora che (2.3.1) valga per n. Allora, moltiplicando per (a + b) ambo i membri della
(2.3.1), si ha

n
X n!
(a + b)n+1 = (ak+1 bnk + ak bn+1k )
k=0
k!(n k)!
n n
X n! k+1 nk
X n!
= a b + ak bn+1k
k=0
k!(n k)! k=0
k!(n k)!

Chiaramente si ha

n n+1
X n! X n!
ak+1 bnk = ah bn+1h .
k=0
k!(n k)! h=1
(h 1)!(n + 1 h)!

24
2.3 Fattoriale e coefficienti binomiali

Essendo ora h variabile muta si ottiene che

n  
n+1 n+1 n+1
X
k n+1k n! n!
(a + b) =a +b + a b + .
k=1
k!(n k)! (k 1)!(n + 1 k)!

D'altra parte si ha

n! n! (n + 1)!
+ =
k!(n k)! (k 1)!(n + 1 k)! k!(n + 1 k)!

da cui la tesi.

Due propriet importanti dei coecienti binomiali sono le seguenti

   
n n
=
k nk
e      
n n1 n1
= + .
k k1 k
Il calcolo dei coecienti binomiali utile per costruire il triangolo di tartaglia che d i

coecienti della formula delle potenze di un binomio.

25
2 I numeri naturali e il principio di induzione

26
CAPITOLO 3

Campi ordinati

In questo paragrafo andiamo a studiare la struttura degli esempi numerici introdotti prima,

in particolare Q e R. L'idea solo quella di puntualizzare delle propriet, non di dare una

costruzione rigorosa di questi campi, con lo scopo nel paragrafo successivo di mostrare la

dierenza fondamentale tra l'insieme dei razionali e l'insieme dei numeri reali.

3.1. L'insieme dei numeri razionali Q


Su Q valgono le seguenti propriet:

R1 denita in
Q un'operazione detta addizione o somma con le seguenti propriet:

1) commutativa a, b, a + b = b + a;

2) associativa a, b, c, (a + b) + c = a + (b + c);

3) esiste un elemento, detto elemento neutro della somma indicato con 0 tale che

a, a + 0 = a;
4) a, esiste un elemento, l'inverso di a rispetto alla somma detto opposto di a indicato con

a tale che a + (a) = 0.

R2 denita in Q un'operazione detta moltiplicazione o prodotto con le seguenti

propriet:

1) commutativa a, b, a b = b a;
2) associativa a, b, c, (a b) c = a (b c);
3) esiste un elemento, detto elemento neutro del prodotto indicato con 1 unit tale

che a, a 1 = a;
4) a 6= 0, esiste un elemento, l'inverso di a rispetto al prodotto detto reciproco di a indicato
1 1 1
con o a tale che a a = 1;
a

27
3 Campi ordinati

5) propriet distributiva della somma rispetto al prodotto:

(a + b) c = a c + b c, a, b, c.

Dalle propriet R1 e R2 si deducono le quattro operazioni fondamentali: infatti ab = a+(b)


1
e a : b = ab , b 6= 0. possibile dare un'interpretazione geometrica di Q: infatti ad ogni

numero razionale possibile associare un punto della retta euclidea, come si vede in gura.

3
1 0 2

Inoltre Q un insieme ordinato. Infatti su Q denita una relazione detta relazione

d'ordine con le seguenti propriet:

1) riflessiva a, a a;
2) antisimmetrica a, b, se a b e b a allora a = b;

3) transitiva a, b, c, se a b e b c allora a c.

Inoltre presi comunque a, b Q, sempre possibile confrontarli, cio stabilire se ab oppure

b a. Quindi si dice che Q un insieme totalmente ordinato.

. Esempio 3.1.1. Sia dato l'insieme delle parti P(X) di un insieme X , dotato della relazione
di inclusione . Si verica facilmente che l'inclusione denisce su P(X) una relazione d'ordine
ma non totale (presi due insiemi, non sempre possibile includere l'uno nell'altro); quindi

P(X) con non un insieme totalmente ordinato.

Quindi riassumendo:

R3 su Q denita una relazione d'ordine totale compatibile con la struttura alge-

brica tale che cio:

1) a, b, c, sea b allora a + c b + c;
2) a, b, c, con c > 0, se a b allora ac bc;

(sono queste le usuali regole che si usano per risolvere le disequazioni). Si ha pertanto la

seguente denizione:

r Denizione 3.1.2. Un insieme su cui sono denite due operazioni che soddisfano le propriet

R1 e R2 si dice campo
Un insieme su cui sono denite due operazioni e una relazione d'ordine che soddisfano le propriet

R1, R2 e R3 si dice campo ordinato

Quindi si verica facilmente R e Q sono entrambi campi ordinati. Allora cosa li dierenzia?

Cercheremo di rispondere a questa domanda nel prossimo paragrafo.

28
3.2 Numeri reali: estremo superiore e assioma di continuit

3.2. Numeri reali: estremo superiore e assioma di continuit


Premettiamo il seguente fatto elementare che ci servir nella dimostrazione della proposizione

successiva.

Lemma 3.2.1. n dispari n2 dispari.


dimostrazione. Sia n dispari. Allora si scrive come n = 2k + 1 per un certo k Z. Allora

n2 = (2k + 1)2 = 4k 2 + 4k + 1 = 2 (2k 2 + 2k) +1 =: 2h + 1


| {z }
h

da cui la tesi.

A questo punto andiamo a dimostrare il seguente fatto.

Proposizione 3.2.2. Non esiste alcun numero razionale il cui quadrato uguale a 2.
n
dimostrazione. Supponiamo per assurdo che r Q : r2 = 2. Per denizione, r= m
, con

n, m Z, m =6 0. Supponiamo che tale frazione sia ridotta ai minimi termini (in particolare

sicuramente n e m non saranno entrambi pari). Allora si ha

n2
2
= r2 = 2 n2 = 2 m2 .
m
A questo punto, dalla precedente uguaglianza si legge che per forza n2 pari, quindi anche

n stesso pari, perch se fosse stato dispari, il quadrato di un numero dispari sarebbe stato

ancora dispari per il lemma precedente. Allora n = 2k per qualche k Z, quindi sostituendo

nella relazione precedente si ha

4k 2 = 2m2 m2 = 2k 2

quindi m pari, contro l'ipotesi che m e n siano primi tra loro. Questo assurdo e quindi la

tesi dimostrata.

Il signicato della proposizione precedente il seguente: esistono numeri reali che non hanno

controparte razionale. Quindi in qualche modo R tappa i buchi di Q. In questo paragrafo

andremo a formalizzare questo importantissimo concetto, andando a introdurre l'assioma

della continuit. Sar dunque questo a dierenziare i due campi ordinati R e Q.

r Denizione 3.2.3. Sia (A, ) un insieme ordinato e sia B un suo sottoinsieme. Si dice che

un elemento aA un maggiorante di B se

x B, x a. (3.2.1)

29
3 Campi ordinati

L'insieme dei maggiornati di B si indica con MB .

. Esempio 3.2.4. Sia A=R e B = {x R : x < 0}. Allora

MB = {x R : x 0}.

Si vede invece che ad esempio a = 21 non un maggiorante. Infatti (negazione di (3.2.1))

x B : x > a.

Per esempio basta prendere x = 41 .

. Esempio 3.2.5. Sia A=R e B = {, 0}. Allora

MB = {x R : x 0}.

. Esempio 3.2.6. Sia A = R e B = Z. Allora non esistono maggioranti di B quindi MZ = .

+ Osservazione 3.2.7. Sia (A, ) un insieme ordinato e sia B un suo sottoinsieme. Se a MB


e x a con x A allora x MB . Quindi se un insieme ha dei maggioranti, potrebbe averne

pi di uno. Questo non accade sempre perch dipende dall'insieme di partenza A, come mostra

il seguente esempio.

. Esempio 3.2.8. Sia A = {x R : x 0} e sia B = A. Allora MB = {0}.

r Denizione 3.2.9. Si dice che un sottoinsieme B di un insieme ordinato limitato

superiormente se ha dei maggioranti, cio se MB 6= .

. Esempio 3.2.10. Gli insiemi B degli esempi 3.2.4 e 3.2.5 sono limitati superiormente;

l'insieme B dell'esempio 3.2.6 non limitato superiormente.

r Denizione 3.2.11. (A, ) un insieme ordinato e


Sia sia B un suo sottoinsieme. Si dice che

un elemento aA il massimo di B se

(
aB
x B, x a.

In tal caso si scrive a = max B .

+ Osservazione 3.2.12. Il massimo di un insieme un maggiorante che appartiene all'insieme

stesso.

Proposizione 3.2.13. Il massimo di un insieme se esiste unico.

30
3.2 Numeri reali: estremo superiore e assioma di continuit

dimostrazione. Supponiamo per assurdo che a = max B e a0 = max B , dunque a0 a


perch a maggiorante di B e a a0 perch
0 0
anche a maggiorante di B . Quindi a a e
0
a a. Per la propriet antisimmetrica a = a0 quindi il massimo unico.

r Denizione 3.2.14. Sia (A, ) un insieme ordinato e sia B un suo sottoinsieme. Si dice che

un elemento aA un minorante di B se

x B, a x.

Diciamo che B limitato inferiormente se ha dei minoranti. Diciamo che un elemento aA


il minimo di B se (
aB
x B, a x.
In tal caso si scrive a = min B . Anche in questo caso si dimostra che se il minimo esiste allora

unico.

+ Osservazione 3.2.15. Se B ha massimo e minimo, allora facile vedere che

min B max B

e si ha

min B = max B B costituito da un solo punto.

r Denizione 3.2.16. Diciamo che un insieme limitato se limitato superiormente e

inferiormente.

. Esempio 3.2.17. A = N. Allora A limitato inferiormente, per esempio da 0 oppure


Sia

anche da ecc... perch 0 n per ogni n N. Pi in generale ogni numero

reale negativo o nullo un minorante per N. Inoltre N non limitato superiormente; infatti

comunque scelto M > 0 esiste n N tale che n M ; basta prendere n = [M ] + 1, dove [x]

denota la parte intera di x, cio il pi piccolo intero pi piccolo di x. Inoltre min N = 0

mentre il massimo non esiste.

. Esempio 3.2.18. Sia A l'insieme degli interi pari relativi. Allora A non limitato n

superiormente n inferiormente, e non esistono n massimo n minimo.

. Esempio 3.2.19. Sia


   
1 1 1 1
A := 1, , , , . . . = :n>0 .
4 9 16 n2
Allora A limitato inferiormente, per esempio da 0 ma anche da ogni numero reale negativo;

il minimo per non esiste perch il pi grande minorante sarebbe 0 che non appartiene ad A.

31
3 Campi ordinati

Il massimo invece esiste ed 1, perch A fatto da una successione di numeri decrescenti; A


dunque limitato superiormente da 1 ma anche ogni numero reale maggiore o uguale a 1 un

maggiorante per A.

. Esempio 3.2.20. Sia


 
n+2
A := : n N, n > 2 .
n2
Allora possiamo riscrivere A come

 
n2+4 4
A := =1+ , n>2 .
n2 n2

Quindi facile vericare che A limitato superiormente, da 5 e da ogni altro numero reale
maggiore o uguale a 5; quindi MA = {x : x 5}. A limitato inferiormente da 1 e ogni altro

numero minore o uguale a 1 un maggiorante per A. Il massimo esiste e vale 5, mentre il

minimo non esiste (in particolare 1 non appartiene ad A).

Quindi gli esempi precedenti mostrano che talvolta, pur essendo l'insieme limitato (inferior-

mente e/o superiormente), il massimo o il minimo possono non esistere; inoltre il motivo per

cui essi non esistono pu dipendere fortemente dall'insieme universo in cui si sta lavorando,

come mostrano i seguenti esempi.

. Esempio 3.2.21. Sia



A := {x Q : 2 x 2}

L'insieme A limitato (perch limitato inferiormente e superiormente) ma min A e max A non



esistono (sarebbero x= 2 che non sono numeri razionali).

. Esempio 3.2.22. Sia



A := {x R : 2 x 2}

L'insieme A come nel caso precedente risulta limitato e min E = 2 e max E = 2.

Alla luce degli esempi precedenti, si rende necessaria l'introduzione di una nuova nozione, quella

di estremo superiore; questo concetto, nel caso di sottoinsiemi di R, formalizza l'idea del

punto dove termina l'insieme se ci muoviamo dai numeri negativi verso quelli positivi come

mostrano i seguenti esempi. Discorsi analoghi naturalmente possono essere fatti a proposito

dell'estremo inferiore.

. Esempio 3.2.23. Sia A = R. Questo insieme non ha maggioranti quindi non limitato

superiormente e non termina da nessuna parte.

32
3.2 Numeri reali: estremo superiore e assioma di continuit

. Esempio 3.2.24. Sia A = {x R : x 0}. Si ha MA = {x R : x 0} max A = 0.


e

D'altra parte intuitivo pensare che questo insieme termini in 0. Il fatto che A sia una

semiretta iniuente: infatti le stesse considerazioni valgono per l'insieme A = {x R : x

1} {0}.

. Esempio 3.2.25. Sia A = {x R : x < 0}. Anche in questo caso MA = {x R : x 0}


ma stavolta il massimo di A non esiste; tuttavia anche in questo caso intuitivo pensare che

questo insieme termini in 0.

Siamo pronti allora a introdurre la seguente denizione.

r Denizione 3.2.26. Sia A R un insieme non vuoto e limitato superiormente. Si dice che
l'estremo superiore di A se il minimo dei maggioranti di A (se esiste). In tal caso
scriveremo = sup A.

Analogamente si dice che l'estremo inferiore di A se il massimo dei minoranti di A

(se esiste). In tal caso scriveremo = inf A.

+ Osservazione 3.2.27. Essendo denito come un minimo, il sup se esiste unico (idem per

l'inf essendo denito come un massimo).

+ Osservazione 3.2.28. Si possono facilmente dare le seguenti caratterizzazioni dell'estremo

superiore, se AR (
MA
= sup A (3.2.2)
< ,
/ MA
e anche
( (
a A, a a A, a
= sup A (3.2.3)
< , a A, < a > 0, a A : a.

L'ultima caratterizzazione deriva dal fatto che tutti i numeri minori di un dato numero reale si

possono scrivere come , con > 0.


Analogamente
(
a A, a
= inf A (3.2.4)
> , a A, > a.

La nozione di estremo superiore (inferiore) si pu denire pi in generale per sottoinsiemi di un

insieme ordinato; in tal caso le presenti caratterizzazioni non valgono e devono essere sostituite da

altre opportune caratterizzazioni ma questo esula dagli scopi di questo corso.

Proposizione 3.2.29. Se A ha massimo, allora questo anche l'estremo superiore.

33
3 Campi ordinati

dimostrazione. Se m = max A allora per denizione m A em MA , dunque tutti i


numeri minori di m non sono maggioranti (perch sono minori di m che un elemento di A).
Pertanto, dalla (3.2.2), si ottiene immediatamente m = sup A.

Proposizione 3.2.30. Se = sup A e A allora A ha massimo e = max A.


dimostrazione. Per denizione di estremo superiore, un maggiorante che per ipotesi sta

nell'insieme, quindi per denizione = max A perch il massimo unico.

Corollario 3.2.31. Se = inf A e A allora A ha minimo e = min A.

Siamo pronti per enunciare la propriet che caratterizza R e lo dierenzia da Q.


R4 assioma di Dedekind (o assioma di separazione o di continuit) Siano A, B
due sottoinsiemi non vuoti di R tali che

a A, b B, a b.

Allora esiste cR tale che

a A, b B, a c b.

Un tale c detto elemento separatore di A e B.

Teorema 3.2.1. Ogni insieme A R non vuoto e limitato superiormente ha estremo


superiore (in R).

dimostrazione. Consideriamo A che per ipotesi non vuoto, e consideriamo l'insieme dei

suoi maggioranti MA che non vuoto perch A limitato superiormente. Per denizione di

maggiorante, tutti gli elementi di MA sono maggiori o uguali di tutti gli elementi di A, cio

a A, m MA , a m.

Sono allora vericate le ipotesi dell'assioma di Dedekind, pertanto esiste un elemento separatore

R : a A, m MA a m.

In particolare da questa ultima relazione si deduce che maggiorante per A a


(infatti

per ogni a A) e inoltre il pi piccolo dei maggioranti (infatti m per ogni m MA ).


Quindi il minimo dei maggioranti e per denizione = sup A.

34
3.2 Numeri reali: estremo superiore e assioma di continuit

Corollario 3.2.32. Ogni insieme A R non vuoto e limitato inferiormente ha estremo


inferiore (in R).

facile vedere che dal Teorema 3.2.1 si pu dedurre l'assioma di Dedekind, quindi possiamo

considerare queste due propriet come equivalenti.

Si pu enunciare allora la seguente propriet (valida pi in generale per X insieme ordinato):

R4 Ogni insieme AX non vuoto e limitato superiormente possiede estremo superiore

in X.

r Denizione 3.2.33. Un insieme X totalmente ordinato possiede la propriet dell'e-

stremo superiore se soddisfa la propriet R4.

Quindi ad esempio Q non ce l'ha. Infatti ad esempio se

A := {x Q : x2 < 2}

allora sup A = 2 / Q; mentre R ce l'ha. questa la differenza fondamentale tra
i campi Q e R. Possiamo dunque dare una denizione assiomatica di R secondo la seguente

denizione.

r Denizione 3.2.34. Chiamiamo R un insieme che soddisfa le propriet R1, R2, R3, R4 e

diremo che un campo ordinato che ha la propriet dell'estremo superiore.

+ Osservazione 3.2.35. Dal Teorema 3.2.1 sappiamo che l'estremo superiore esiste sempre,

almeno per tutti quegli insiemi per cui ragionevole cercarlo (insiemi non vuoti e limitati supe-

riormente). Per poter parlare liberamente di estremo superiore (e in analogia di estremo inferiore)

senza preoccuparsi della limitatezza di A, diamo la seguente denizione.

r Denizione 3.2.36. A R allora la scrittura sup A = + signica che A non limitato


Se

superiormente. Analogamente con la scrittura inf A = intendiamo che A non limitato

inferiormente.

Con questa convenzione dunque possiamo parlare liberamente di estremo superiore e inferiore

per un qualunque sottoinsieme non vuoto di R.


Presentiamo ora alcune propriet di estremo superiore e inferiore che saranno utili negli esercizi.

Proposizione 3.2.37. Se A un sottoinsieme non vuoto di R, allora

sup A = inf(A) inf A = sup(A)

35
3 Campi ordinati

Proposizione 3.2.38. Se A un sottoinsieme non vuoto di R, allora inf A sup A e


l'uguaglianza vale e e soltanto se A costituito da un solo punto.
dimostrazione. Per ogni aA si ha

inf A a sup A

per denizione di estremo superiore e inferiore. Inoltre se inf A = sup A = allora abbiamo che
sia maggiorante che minorante di A, quindi tutti gli elementi di A sono contemporaneamente
maggiori o uguali di e minori o uguali di pertanto ogni elemento coincide con .

Proposizione 3.2.39. Dati due insiemi A, B R si ha


sup(A B) = max{sup A, sup B} inf(A B) = min{inf A, inf B}. (3.2.5)

Concludiamo con due risultati importanti che torneranno utili quando andremo a trattare le

propriet dei numeri naturali.

Proposizione 3.2.40. Ogni insieme di numeri reali A Z non vuoto e limitato inferiormente
ha minimo.
dimostrazione. Poich Z R, l'insieme A anche sottoinsieme di R, quindi A ha estremo
inferiore R, per il Corollario 3.2.32. Per la caratterizzazione (3.2.4) esiste a Z tale che

a < > .

1
Prendiamo = + 2
(basta anche = + , < 1). Dimostriamo che a = .
con ogni

Supponiamo per assurdo che questo non sia vero. Allora non sarebbe intero perch a Z

e nell'intervallo [, + 1/2) pu cadere al pi un solo intero, e c' gi a. Ma allora anche a

minorante di A: infatti, da un lato non esistono elementi di A minori di (che era l'estremo

inferiore pertanto un minorante) e non esistono numeri interi (quindi nemmeno elementi di

A) maggiori o uguali di e minori di a (perch siamo in Z e pertanto, come gi osservato,

nell'intervallo [, + 1/2) ci pu essere al pi un intero, e quello gi a). Questo vuol dire

che abbiamo trovato un minorante a contro l'ipotesi che sia il massimo dei minoranti.

Quindi = a e in particolare A. Essendo = inf A ed A allora, per il Corollario

3.2.31, = min A.

Corollario 3.2.41. Ogni insieme di numeri reali A Z non vuoto e limitato superiormente
ha massimo.

Proposizione 3.2.42. (propriet di Archimede) Siano a, b R con a, b > 0. Allora


esiste un numero naturale n N tale che na > b.

36
3.3 Esempi riepilogativi

dimostrazione. Indichiamo con A l'insieme dei multipli di a, cio

A = {na : n N}.

Chiaramente A non vuoto. Supponiamo che A sia limitato superiormente. Allora = sup A
un numero reale. Per la caratterizzazione (3.2.3) con = a, esiste almeno un elemento di

A compreso tra a e . Poich gli elementi di A hanno tutti la forma na con n N, questo
signica che esiste n N tale che a < na , pertanto (n + 1)a > . Ma allora anche

(n + 1)a A e questo contraddice il fatto che sia un maggiorante per A. Quindi A non
limitato superiormente; in particolare, per ogni b > 0, b non un maggiorante di A, quindi

deve esistere un elemento di A, cio un multiplo di a, maggiore di b, da cui la tesi.

. Corollario 3.2.43. Gli insiemi N, Z, R non sono limitati superiormente.


dimostrazione. Supponiamo per assurdo che N sia limitato superiormente e chiamiamo

M = sup N 6= +. Allora dalla propriet di Archimede, applicata con a=1 eb = M , si ha


che esiste un numero naturale maggiore del suo estremo superiore, assurdo. Quindi N non

limitato superiormente. Analogamente anche Z e R non sono limitati superiormente perch

contengono l'insieme N.

3.3. Esempi riepilogativi


- Esercizio 3.3.1. Sia  
1
A= : n N \ {0} .
n
Determinate inf A e sup A e dire se sono minimo e/o massimo di A rispettivamente.

2 R. Siccome
1
n < n + 1, allora n+1 < n1 , quindi posto an = n1 , si ha che la successione
an decrescente. Quindi sup A = 1 raggiunto per n = 1 quindi anche un massimo. Dimo-

striamo che inf A = 0. Dalla caratterizzazione (3.2.4) si deve far vedere che:
1
(i) = 0 minorante, cio n N \ {0} si ha 0 < il che sempre vero;
n
(ii) = 0 il massimo dei minoranti, cio ssato > 0, occorre determinare n tale che non

sia pi minorante, cio


1 1
> n >
n
che vero dalla propriet di archimede. Allora inf A = 0 e il minimo non esiste (0 non

appartiene ad A).

37
3 Campi ordinati

- Esercizio 3.3.2. Sia  


2
A = n + : n N \ {0} .
n
Determinate inf A e sup A e dire se sono minimo e/o massimo di A rispettivamente.

2 R. n va all'innito pi velocemente di 2/n ( un innito di ordine superio-


Il termine

re); quindi sup A = + e max A non esiste. D'altra parte, osservando che per n = 1 e n = 2
2
si ha n +
n
= 3 e per n > 2 si ha n + n2 > n 3, si deduce che inf A = min A = 3.

- Esercizio 3.3.3. Sia


n2 + (1)n n
 
A= : n N \ {0} .
n2

Determinate inf A e sup A e dire se sono minimo e/o massimo di A rispettivamente.

2 R. innanzitutto possiamo riscrivere l'insieme A nel seguente modo:


1
1+
n pari
n
A=
1 1

n dispari.
n
Quindi possiamo ragionare separatamente nei due casi, che sono analoghi ai primi esempi

trattati. In modo semplice si pu far vedere che se n pari,sup A = max A = 32 mentre


inf A = 1 e il minimo non esiste; se n dispari si fa vedere che sup A = 1 ma il massimo

non esiste, mentre inf A = min A = 0. A questo punto, grazie alle formule (3.2.5), possiamo

concludere che qualunque sia n,

3
inf A = min A = 0 sup A = max A =
2

- Esercizio 3.3.4. Sia  


2
A= : n 1 [1, 2).
n+1
Determinate inf A e sup A e dire se sono minimo e/o massimo di A rispettivamente.

2 R. Ragionando come in precedenza facile vedere che sup A = 2 e il massimo non esi-

38
3.3 Esempi riepilogativi

ste perch non raggiunto; inf A = 0 che non minimo perch non raggiunto per alcun

valore di n.

39
3 Campi ordinati

40
CAPITOLO 4

Numeri complessi

4.1. Premessa: radicali, potenze e logaritmi


4.1.1. Radici n-esime aritmetiche
Teorema 4.1.1. Sia y R, y > 0 e n intero n 1. Allora esiste un unico numero reale
positivo x tale che xn = y .

Tale numero si chiama radice ennesima aritmetica di y e si indica con n y o y 1/n .

+ Osservazione 4.1.2. Per quanto detto sopra si osserva che la radice ennesima aritmetica

sempre non negativa, esempi: 4 = 2, 9 = 3, x2 = |x|; questo accade perch stiamo lavorando
in campo reale. In campo complesso naturalmente il comportamento sar dierente (si veda la

sezione successiva per maggiori dettagli).

4.1.2. Potenze a esponente reale


L'estrazione di radice ennesima l'operazione inversa dell'elevamento a potenza intera. In

questo paragrafo vogliamo estendere questa operazione ad ogni esponente razionale; questo lo

possiamo fare se la base positiva. Sia dunque

m
r := , m Z, n > 0, a > 0.
n
Allora ben denita

ar := (am )1/n = n
am .

La denizione si estende allo stesso modo anche se l'esponente un numero reale (per densit).

41
4 Numeri complessi

Supponiamo ora che a < 0; allora ab denita solo in certi casi particolari, pi precisamente
a patto che non sia m dispari e n pari. Infatti essendo
m
se b Z oppure se b Q, b =
n
m/n n m

a = a , allora se n dispari e c < 0 allora si pu scrivere n c = n c ma questo non
ovviamente possibile (in campo reale) se n pari. Per esempio:

p
(2)3/5 = (2)3/4 =
5
5
(2)3 = 5 8 = 8; 4
8 non esiste in campo reale.

Per le potenze a esponente reale valgono le seguenti propriet:

E0 a0 = 1 a 6= 0; 1c = 1 c
E1 ac > 0 c; ac 1 se a 1 e c>0
E2 ac+d = ac ad
E3 (ab)c = ac bc
E4 (ab )c = abc
E5 c < d ac ad se a 1
E6 0 < a b ac bc c > 0

4.1.3. Logaritmi
Consideriamo l'equazione ax = y per a > 0, y assegnato e x incognito. Se a = 1 allora
l'equazione precedente ha soluzione se y = 1; in tal caso ogni x soluzione. Se a 6= 1 e y 0,
l'equazione non ha soluzioni. Si ha allora il seguente teorema:

Teorema 4.1.3. Siano a > 0, a 6= 1 e y > 0. Allora esiste un unico numero reale x tale che
ax = y .

Tale numero prende il nome di logaritmo in base a di y e si indica con loga y ; per denizione
si ha dunque

aloga y = y.

Il logaritmo ha le seguenti propriet dedotte dalle corrispondenti per le potenze a esponente

reale:
L1 loga (xy)
 = loga x + logb y
x
L2 loga = loga x loga y
y
L3
loga x = loga x, R
1
L4 loga x = = log 1 x, x 6= 1
logx a a

loga x
L5 logb x = , b > 0, b 6= 1
loga b

42
4.2 Numeri complessi

4.2. Numeri complessi


L'introduzione del campo dei numeri complessi avviene principalmente per ragioni di natura

algebrica. Infatti si pone l'esigenza di ampliare il campo matematico rendendo pi naturale

il concetto di potenza, visto che ab ha senso se a>0 mentre se a<0 vale solo in certi casi

(equivale a cercare la radice di numeri negativi).

4.2.1. Denizione di C e struttura di campo


Sia R2 l'insieme delle coppie ordinate di numeri reali. Su R2 denito in modo naturale

l'operazione di somma
(a, b) + (c, d) = (a + c, b + d)

e quella di prodotto
(a, b) (c, d) = (ac bd, ad + bc).

Si vericano facilmente le propriet commutativa, associativa, distributiva. Inoltre (0, 0)

l'elemento neutro della somma, cio si ha

(a, b), (a, b) + (0, 0) = (0, 0) + (a, b) = (a, b)

mentre (1, 0) l'elemento neutro per il prodotto, ossia

(a, b), (a, b) (1, 0) = (1, 0) (a, b) = (a, b).

Inoltre per ogni (a, b) possibile denire l'elemento opposto di (a, b) che indicheremo con

(a, b) e si ha

(a, b) + (a, b) = (0, 0)

e analogamente, per ogni (a, b) 6= (0, 0) possibile denire il reciproco di (a, b) che indicheremo
a b

con
a2 +b2
, a2 +b2 tale per cui si abbia

 
a b
(a, b) 2 2
, 2 = (1, 0).
a +b a + b2

R2 con queste operazioni un campo che chiameremo campo dei numeri


Si verica quindi che

complessi e indicheremo con la lettera C.

Sia ora C0 un sottocampo di C formato dall'insieme delle coppie del tipo (a, 0) con il secondo

elemento della coppia uguale a 0. In tal caso le operazioni di somma e prodotto si riducono a

(a, 0) + (b, 0) = (a + b, 0), (a, 0) (b, 0) = (ab, 0).

43
4 Numeri complessi

Quindi su C0 possibile introdurre una relazione d'ordine < in modo tale che diventi un campo
ordinato: infatti si ha

a < b (a, 0) < (b, 0).


quindi possibile mettere in corrispondenza biunivoca R con C0 nel modo seguente

(a, 0) a

in modo tale da poter identificare i due insiemi R e C0 . In questo senso il campo dei numeri

complessi si pu vedere come un ampliamento del campo dei numeri reali.

+ Osservazione 4.2.1. Notiamo che

(0, 1) (0, 1) = (1, 0).

Quindi abbiamo trovato un numero complesso tale che il suo quadrato coincida con il numero reale

(1, 0) (che pu essere identicato con -1). Per l'importanza (anche storica) di questo numero

complesso, gli viene dato il nome di unit immaginaria e si indicher con (0, 1) = i.

A questo punto andiamo a semplicare le notazioni. Si ha

(a, b) = (a, 0) + (0, 1) (b, 0) = a + ib

che viene denominata forma algebrica dei numeri complessi. A questo punto allora

(a + ib) + (c + id) = (a + c) + i(b + d)

(a + ib) (c + id) = (ac bd) + i(ad + bc).


Se z = a + ib, a si dice parte reale di z e si indica con <(z) mentre b si dice parte

immaginaria di z e si indica con =(z).

+ Osservazione 4.2.2. Si noti che a e b sono numeri reali!!!

. Esempio 4.2.3. Calcolare

(2 i) + (1 + 3i).
Si ha

(2 i) + (1 + 3i) = 2 i + 1 + 3i = 3 + 2i.

. Esempio 4.2.4. Calcolare parte reale e parte immaginaria del numero complesso

z = (2 i) (1 + 3i)

Si ha

z = (2 i) (1 + 3i) = 2 + 6i i + (i)(3i) = 2 5i + 3 = 5 + 5i,


quindi <z = 5 e =z = 5 (attenzione NON =z = 5i!!!)

44
4.2 Numeri complessi

r Denizione 4.2.5. Il quoziente di numeri complessi si denisce nel modo seguente

a + ib (a + ib) (c id) ac + bd bc ad
= = 2 2
+i 2 .
c + id (c + id)(c id) c +d c + d2
. Esempio 4.2.6. Calcolate
1
2 3i
Si ha
1 2 + 3i 2 + 3i
= .
2 3i 2 + 3i 13
r Denizione 4.2.7. Si dice complesso coniugato di un numero complesso z = a + ib il

numero complesso z = a ib.

Si noti che

z + z = 2<(z), z z = 2i=(z).

. Esempio 4.2.8. Calcolate


2 + i (3 i)
.
3i + 1
Si ha
2 + i (3 i) 2 + i 3 i 1 3i 3i 1
= = .
3i + 1 3i + 1 1 3i 10
N.B. un errore molto comune sarebbe stato moltiplicare ambo i membri per 3i 1 e non per

1 3i. Infatti il complesso coniugato del numero 3i + 1 1 3i e non 3i 1.

Elenchiamo ora alcune semplici propriet dell'operazione di coniugio. Si ha

(i)z1 + z2 = z1 + z2
(ii)z1 z2 = z1 z2
 
1 1
(iii) =
z z
(iv)z = z
(v)z z = (a + ib)(a ib) = a2 + b2 0.

Quest'ultima propriet particolarmente interessante perch ci dice che il prodotto di un

numero complesso per il suo coniugato d un numero reale, la cui radice quadrata prende il

nome di modulo di z e si indica con |z| = a2 + b 2 . Quindi |z|2 = z z ; se zR allora il suo

modulo coincide con il valore assoluto.

. Esempio 4.2.9. Calcolare |2 3i|.


Si ha
p
|2 3i| = 22 + (3)2 = 13.

45
4 Numeri complessi

Un errore molto frequente sarebbe stato quello di prendere il quadrato di 3i anzich quello
della sola parte immaginaria 3. In questo caso si otterrebbe |2 3i|2 = 5 che fa subito

sospettare, ma se il risultato fosse stato positivo, poteva esserci il rischio di non accorgersi

dell'errore.

Elenchiamo alcune propriet del modulo di un numero complesso.

1)|z| 0, |z| = 0 z = 0
2)|z| = |z|
3)|<(z)| |z|, |=(z)| |z|
4)|z + w| |z| + |w| disuguaglianza triangolare

5)|z| |<(z)| + |=(z)|


6)||z| |w|| |z + w|.

dimostrazione: Le prime due propriet sono di immediata dimostrazione. Per la terza,


2 2 2
indicando con a = <z e b = =z , si ottiene la tesi dal fatto che a a +b e similmente
2 2 2
b a +b . Per la propriet 4), basta dimostrare che

|z + w|2 (|z| + |w|)2 ,

cio esplicitando i conti

(z + w)(z + w) |z|2 + |w|2 + 2|z| |w|

da cui

zz + zw + wz + ww |z|2 + |w|2 + 2|z||w|.


A questo punto si conclude osservando che

zz = |z|2 ww = |w|2 zw + wz = zw + zw = 2<(zw) 2|zw| 2 |z||w|.

dove l'ultimo passaggio si ottiene o lavorando direttamente con i conti espliciti, o usando la

formula per il prodotto di numeri complessi dato al paragrafo corrispondente.

La formula 5) discende dalla precedente osservando che z = <z + i=z e i=z = |=z| mentre la

sesta una conseguenza della disuguaglianza triangolare.

Osserviamo anche che


1 z
z C \ {0}, = 2 (4.2.1)
z |z|
e inoltre l'unico numero di modulo zero lo zero.

46
4.2 Numeri complessi

Vista l'identicazione tra R2 e C, per il campo dei numeri complessi c' un'interessante inter-

pretazione geometrica. Infatti il numero complesso z = a + ib pu essere identicato con il

punto di coordinate (a, b) e la rappresentazione graca avviene nel cosiddetto piano complesso
o piano di gauss; l'asse x identicato con l'asse reale, l'asse y con l'asse immaginario e

per sommare due numeri complessi vale la regola del parallelogramma (come con i vettori).

4 z = a + ib = (a, b)

b = =(z) 3

3 2 1 0 1 2 3 4 5
a = <(z)
1

In quest'ottica, anche il modulo di un numero complesso ha anche un'interessante interpreta-


zione geometrica. Infatti |z| rappresenta la distanza del numero complesso (o del punto nel

piano di Gauss) dall'origine. In particolare |z1 z2 | rappresenta la distanza di due numeri

complessi. Quindi le propriet 5) e 6) di cui sopra si interpretano geometricamente con il ben

noto fatto che in un triangolo ogni lato minore della somma degli altri due e maggiore della

loro dierenza.

Osserviamo invece che |z z0 | = r rappresenta nel piano di Gauss una circonferenza di centro
il numero complesso z0 e raggio r ; quindi |z z0 | < r rappresenta il cerchio di centro z0 e raggio

r (privato della circonferenza che il suo bordo) mentre |z z0 | r rappresenta il cerchio di


centro z0 e raggio r , bordo incluso. Pertanto in quest'ottica, i numeri complessi di modulo r

sono i punti della circonferenza centrata nell'origine e raggio r .

Inoltre, se a>0 un numero reale, allora il numero complesso az si ottiene dal numero z con

un'omotetia di ragione a e centro l'origine nel piano di Gauss.

Inne |z z0 | = |z z1 | si interpreta come il luogo dei punti del piano equidistanti dai punti

z0 e z1 : si tratta pertanto dell'asse del segmento che congiunge z0 e z1 . Di conseguenza


|z z0 | < |z z1 | rappresenta il semipiano (delimitato dall'asse del segmento che congiunge z0
e z1 ) che contiene z0 e viceversa |z z0 | > |z z1 | rappresenta il semipiano (delimitato dall'asse

del segmento che congiunge z0 e z1 ) che contiene z1 . Se la disuguaglianza stretta allora l'asse

non compreso, se larga l'asse compreso.

. Esempio 4.2.10. Descrivere cosa rappresenta il luogo dei punti del piano di Gauss che

47
4 Numeri complessi

soddisfano le seguenti disuguaglianze

|z 1| > |z 2 + i| e |z 1 + i| < 1.

Possiamo riscrivere

|z 1| > |z 2 + i| = |z 1| > |z (2 i)|.


In questo modo, per quanto detto sopra, tale disuguaglianza rappresenta il semipiano generato

dall'asse del segmento che congiunge z=1 e z = 2i (asse escluso) e che contiene il punto

z = 2 i. Tale zona del piano di Gauss deve essere intersecata con |z 1 + i| < 1 che

rappresenta il cerchio (privato del bordo) di centro z = 1i e raggio 1. Osservando che l'asse

del segmento che congiunge z =1 e z = 2i passa anche per il centro del cerchio, la zona

interessata rappresenta un semicerchio (privato dei bordi; nel disegno rappresentato dalla

zona punteggiata di blu).

B
0 1. 2. 3.
A C
1.

2.

3.

+ Osservazione 4.2.11. Si noti che C con le operazioni introdotte prima un campo, ma non

un campo ordinato. Infatti ricordando le propriet introdotte nella Sezione dove si sono trattati i

numeri reali, possibile far vedere che non si pu introdurre una relazione d'ordine tale che valga

la propriet R3. Infatti, se cos fosse, si arriverebbe a una contraddizione: basta considerare il fatto
2
che a 0 per ogni a reale, mentre nel campo complesso si ha i2 = 1.

4.2.2. Equazioni e sistemi in C


Osserviamo che il numero complesso 0 ha parte reale e parte immaginaria uguali a 0: questo

ha come conseguenza il fatto che se due numeri complessi sono uguali, allora la loro dierenza

(che zero) ha parte reale e parte immaginaria zero, ma la parte reale della dierenza la

dierenza delle parti reali, quindi queste devono essere uguali e lo stesso le parti immagina-

rie.Dunque un'equazione complessa d origine, prendendo separatamente le parti


reali e immaginarie, a due equazioni reali. Vedremo qui alcuni esempi, altri saranno
disponibili pi avanti, dopo aver introdotto il concetto di radice di un numero complesso.

Il procedimento si pu complicare notevolmente nel caso della risoluzione di sistemi di equazioni

in C, spesso necessitando di tecniche che dipendono dal singolo caso in esame.

48
4.2 Numeri complessi

. Esempio 4.2.12. Risolvere l'equazione per zC

(2z z + 3i)=z = 1 + 6i.

Ponendo z = a + ib si ha

(2(a + ib) (a ib) + 3i)b = 1 + 6i

che equivale a

(a + 3ib + 3i)b = 1 + 6i.


A questo punto, separando parte reale e parte immaginaria si ottengono le due equazioni

(attenzione: a, b R!!!) ( (
ab = 1 ab = 1

3b2 + 3b = 6 b2 + b 2 = 0.
Dalla seconda equazione si legge b = 1 o b = 2 che inserite nella prima danno rispettivamente
a=1 e a = 1/2. Quindi l'equazione data ha due soluzioni in campo complesso che sono

1
z1 = 1 + i z2 = 2i.
2
. Esempio 4.2.13. Trovare le soluzioni (z, w) con z, w C del seguente sistema
(
zw = i
|z|2 w + z = 1.

Prima di tutto osserviamo che z 6= 0, altrimenti si avrebbe l'assurdo 0 = i. Quindi passando

ai coniugati nella seconda riga del sistema e ricordando le propriet del coniugio, si ottiene

|z|2 w + z = |z|2 w + z = |z|2 w + z = 1

visto che |z|2 un numero reale. Sostituendo dalla prima equazione (ok, visto che abbiamo

visto che z 6= 0)
i
|z|2 + z = 1.
z
A questo punto, so che |z|2 = z z quindi

zzi
+z =1
z
da cui

zi + z = 1.
A questo punto poniamo z = a + ib da cui z = a ib e quindi l'equazione da risolvere diventa

(a ib)(i + 1) = 1

49
4 Numeri complessi

da cui

ai + a + b ib = 1.
Uguagliando parte reale e parte immaginaria si ottiene
(
ab=0
a + b = 1.
1
Quindi a=b= 2
da cui

1 i i+1 i 2i 1 i 2i + 2
z= + = , w= = = = i + 1, w = 1 i.
2 2 2 z 1+i 1i 2
Per curiosit, facciamo la prova per vericare che eettivamente la soluzione trovata soddisfa

il sistema di partenza. Si ha

1+i 1 1
zw = (i + 1) = (1 + i)2 = (1 + (1) + 2i) = i
2 2 2
e inoltre  
2 1 1 1+i 1
|z| w + z = + (1 i) + = (1 i + 1 + i) = 1.
4 4 2 2

4.2.3. Forma trigonometrica dei numeri complessi


Com' noto dalla geometria analitica, per individuare un punto nel piano cartesiano si possono

usare sia le coordinate cartesiane che le coordinate polari. In tal caso un punto nel piano viene

individuato dalla coppia (, )


il raggio e l'angolo polare, cio l'angolo che la
dove

6 0 con l'origine forma con la direzione positiva dell'asse


semiretta che coingiunge il punto z =

delle x, individuato a meno di multipli di 2 e misurato in radianti, con le solite convenzioni

di verso.

Nel caso dei numeri complessi, il raggio polare coincide con il modulo di z mentre si indica

con arg(z) l'argomento di z uno degli angoli , denito a meno di multipli di 2 . Tra tutti i
valori possibili di argz , uno solo compreso nell'intervallo (0, 2) e viene di solito indicato con

argminz . Quando chiaro dal contesto, scriveremo semplicemente argz al posto di argminz .
3
z = a + ib = (cos + i sin )
2

1

2 1 0 1 2 3 4 5
1

50
4.2 Numeri complessi

Dalle classiche relazioni di trigonometria si ha

<z = |z| cos(argz)


=z = |z| sin(argz)
o anche, se z 6= 0
<z =z
cos(argz) = sin(argz) = .
|z| |z|
In particolare, se z 6= 0 non immaginario (non ha parte reale uguale a zero)

=z
tan = ,
<z
da cui si deduce
 
=z


arctan (+2k) <z > 0
<z 



+ arctan =z (+2k)



<z < 0
argz = <z

<z = 0 =z > 0


(+2k)

2
3 (+2k)


<z = 0 =z < 0

2
r Denizione 4.2.14. Si dice che z C scritto in forma trigonometrica se sono

evidenziati i valori di 0 e R per cui si abbia

z = (cos + i sin ).

. Esempio 4.2.15. Se z = 1 + i allora |z| = 2 e argz = pertanto la forma trigonometrica
4
di z

z = 2[cos + i sin ].
4 4
Se z = 1 allora argz = e la forma trigonometrica di z risulta

z = 1 cos( + i sin ).

L'argomento di z l'opposto dell'argomento di z, quindi se z = (cos + i sin ) allora z =


cos() + i sin().

4.2.4. Potenze di numeri complessi


Proposizione 4.2.16. Siano z = (cos +i sin ) e w = r(cos +i sin ) due numeri complessi
di dati moduli , r e argomenti , . Allora si ha
z w = ( r) [cos( + ) + i sin( + )]

e se w 6= 0
z
= (cos( ) + i sin( )) .
w r

51
4 Numeri complessi

La dimostrazione si basa sulle regole di base di trigonometria su seno e coseno di somme o

dierenze, dopo aver scritto esplicitamente il prodotto

zw = r[(cos cos sin sin ) + i(cos sin + sin cos )].

Per il quoziente basta ricordare la formula (4.2.1) e applicare la formula del prodotto.

Quindi il prodotto (o il quoziente) di due numeri complessi un numero complesso che ha per

modulo il prodotto (o il quoziente) dei moduli e per argomento la somma (o la dierenza) degli

argomenti. La formula si pu per induzione generalizzare a un numero qualsiasi di fattori, per

esempio

z1 z2 . . . , zn = 1 2 . . . n (cos(1 + 2 + + n ) + i sin(1 + 2 + + n )) .

Corollario 4.2.17. (formula di De Moivre) Se z = (cos + i sin ) allora n Z si ha

z n = n (cos(n) + i sin(n)) .

. Esempio 4.2.18. Calcolare (1 + i)16 .



Ponendo z = (1 + i) si ha che |z| = 2 e arg(z) = /4. Da cui


|(1 + i)16 | = ( 2)16 = 28 = 256; arg(1 + i)16 = 16 = 4.
4
Quindi si ha

(1 + i)16 = 256(cos(4) + i sin(4)) = 256.

. Esempio 4.2.19. Calcolare i2015 .


Si ha

2015 = 503 4 + 3

da cui

i2015 = (i4 )503 i3 = 1 (i) = i

tenendo conto che i4 = 1 e i3 = i i i = i.

+ Osservazione 4.2.20. La moltiplicazione per z equivale nel piano di Gauss a una rotazione di

argz seguita da un'omotetia di ragione |z|.

4.2.5. Radici n-esime di numeri complessi


r Denizione 4.2.21. Dato un numero complesso w, diremo che z una radice n-esima
n
complessa di w se risulta z = w.

52
4.2 Numeri complessi

Teorema 4.2.1. Sia w C, w 6= 0 e n 1 intero. Allora esistono esattamente n radici


ennesime complesse z0 , z1 , . . . , zn1 di w, cio tali che = w per k = 0, . . . , n 1. Inoltre
zkn
posto w = r(cos + i sin ), si ha che zk = k (cos k + i sin k ) dove

k = r1/n
+ 2k
k = , k = 0, 1, . . . , n 1.
n
dimostrazione: Se z una radice ennesima di w, allora per denizione zn = w pertanto
n
anche |z | = |w|. Dalla formula delle potenze ennesime, sappiamo che |z n | = |z|n pertanto
n
|z| = |w|. Dato che quest'ultima un'uguaglianza tra numeri reali, ne deduciamo che

p
n
|z| = |w|.

In particolare, se w = 0, l'unica radice ennesima di w zero (come detto l'unico numero di

modulo 0). Se invece w 6= 0, scriviamo z e w in forma trigonometrica come

z = (cos + i sin ) w = r(cos + i sin )

cos che dalla formula di De Moivre ricaviamo

n (cos(n) + i sin(n)) = r(cos + i sin )

che equivale alle due equazioni reali

cos(n) = cos sin(n) = sin .

Dunque gli angoli n e hanno lo stesso seno e lo stesso coseno, pertanto dieriscono per un

multiplo intero di 2
n = + 2m
da cui ricaviamo
2m
= + .
n n
Quindi possiamo porre


0 =
n





2
1 = +


n n




4

2 = +


n n
.
.

.






n1 = + 2(n 1)



n n

53
4 Numeri complessi

e per ogni k = 0, . . . n 1

n
zk = r(cos k + i sin k ).
Questi n numeri hanno argomenti diversi e compresi tra 0 e 2 , quindi sono numeri tutti distinti
e abbiamo dimostrato che sono le uniche possibili radici di w . Poich si verica facilmente che

la loro potenza nesima eettivamente w , il teorema dimostrato.

In conclusione, se w = r(cos + i sin ) 6= 0, allora le sue n radici ennesime sono date dalla

formula

    
2k 2k
n
zk = r cos + + i sin + k = 0, . . . , n 1.
n n n n

Dunque il simbolo
n
z non indica un numero complesso ma un insieme di numeri complessi,
quindi la radice ennesima non una funzione da C a C (semmai una funzione da C in P(C)).

C' pertanto una dierenza signicativa tra trovare le radici ennesime in campo reale e in

campo complesso: per esempio in R si ha 4=2 mentre in C si ha 4 = 2.
+ Osservazione 4.2.22. Le radici ennesime di un numero complesso hanno un'interessante

interpretazione geometrica nel piano di Gauss: infatti sono i vertici di un poligono regolare di n lati.
. Esempio 4.2.23. Scrivere le radici cubiche di i 1.
Sia w = i 1 = 1 + i di cui dobbiamo individuare le radici cubiche (quindi si tratta di 3

radici). Prima di tutto occorre scrivere w in forma trigonometrica per cui si ottiene facilmente

che

r = |w| = 1+1= 2;
inoltre
1 1
cos = , sin =
2 2
da cui = 34 . w
Quindi la forma trigonometrica del numero complesso


 
3 3
w = 2 cos + i sin .
4 4
p p3

A questo punto, se z una radice cubica allora |z| =
3
|w| = 2 = 6 2, mentre se indichiamo
con l'argomento di z si ottiene

2k
= + , k = 0, 1, 2.
3 3
Allora gli argomenti delle tre radici cubiche sono esattamente

1 =
4
2 11
2 = + =
4 3 12
4 19
3 = + = .
4 3 12

54
4.2 Numeri complessi

Quindi le tre radici cubiche sono


6
 
z1 = 2 cos + i sin
4 4

 
6 11 11
z2 = 2 cos + i sin
12 12

 
6 19 19
z3 = 2 cos + i sin .
12 12

Le tre radici cubiche stanno ai vertici di un triangolo equilatero inscritto in una circonferenza

6
di raggio 2, come mostrato in gura.

1 z1
z2

2 1 0 1 2

1
z3

+ Osservazione 4.2.24. Andiamo a risolvere la generica equazionedi secondo grado a coecienti


2 b b2 4ac
reali: ax +bx+c = 0 con a, b, c R e a 6= 0. Sappiamo che x = e questo (a seconda del
2a
segno del discriminante) pu dare origine a due soluzioni oppure una sola (con molteplicit 2) oppure

nessuna soluzione. Se consideriamo invece le equazioni di secondo grado in campo complesso, cio
2
andiamo a risolvere l'equazione az + bz + c = 0 con a, b, c, C e a 6= 0 allora formalmente si

2
b b 4ac
ha sempre z = con la consueta formula, ma il signicato qui profondamente diverso:
2a
qui la radice esiste sempre perch siamo in campo complesso, quindi in C un'equazione di secondo

grado ha sempre due soluzioni, anche se il discriminante viene negativo.

. Esempio 4.2.25. Risolvere in C l'equazione z 2 2z + 2 = 0.


Si ha
2 48 2 2i
z= = =1i
2 2
quindi l'equazione data ha due soluzioni z1 = 1 + i e z2 = 1 i.

55
4 Numeri complessi

Gli esempi precedenti non sono casi isolati: vale infatti il seguente importantissimo teorema.

Teorema 4.2.26. teorema fondamentale dell'algebra Un'equazione polinomiale

a0 + a1 z + a2 z 2 + + an z n = 0, an 6= 0

con coecienti complessi ha esattamente n radici in C, ognuna contata con la sua


molteplicit.

La somma delle molteplicit delle radici di un polinomio complesso pari al grado del polinomio.

Questo non vale in R: ad esempio x2 + 1 ha grado 2 ma non ha soluzioni reali.

4.3. Forma esponenziale dei numeri complessi


Concludiamo il capitolo con un'ulteriore notazione riguardanti i numeri complessi. Per ogni

tR poniamo

eit = cos t + i sin t.

Abbiamo dunque denito una funzione da R in C che risulta periodica di periodo 2 . In


ir is
particolare dal fatto che e = e non segue che r = s ma r = s + 2k . Allora il numero

complesso di modulo e argomento pu essere scritto in forma abbreviata come

ei .

Questa notazione prende il nome di notazione esponenziale e ha ragione di essere nel fatto

che la formula del prodotto e quella delle potenze danno rispettivamente

ei rei = r ei(+) (ei )n = n ein

proprio come si avrebbe usando formalmente le propriet dell'esponenziale. Attenzione per


( + 2k)
con le radici: da n ein = rei non segue = ma solo = .
n n

. Esempio 4.3.1. Si ha


ei = 1 e2i = 1 2ei/3 = 1 + i 3.

56
4.4 Esempi riepilogativi

4.4. Esempi riepilogativi


- Esercizio 4.4.1. Calcolate parte reale, parte immaginaria e il coniugato del numero
i(2i 3) + (i 1)(3 + 4i)

2 R. Si ha
i(2i 3) + (i 1)(3 + 4i) = 2 3i + (i 1)(3 4i) = 2 3i + 3i + 4 3 + 4i = 1 + 4i

da cui

<(z) = 1, =(z) = 4, z = 1 4i.


N.B. =(z) = 4 6= 4i!!!

- Esercizio 4.4.2. Trovare modulo e argomento dei seguenti numeri complessi e scrivere
z nella forma trigonometrica
1)z = 1 + i

2)z = 3i + 1

3)z = 2 2i.

2 R. 1) |z| = 2, arg(z) = 43 da cui

 
3 3
z= 2 cos + i sin .
4 4

2) |z| = 2, arg(z) = 3
da cui
 
z = 2 cos + i sin .
3 3
3) |z| = 2, arg(z) = 74 da cui

 
7 7
z = 2 cos + i sin .
4 4

- Esercizio 4.4.3. Descrivere geometricamente l'insieme dei punti z tali che


|z| = 2

2 R. Si tratta di una circonferenza centrata nell'origine e di raggio 2

57
4 Numeri complessi

|z| = 2
2.

1.

2. 1. 0 1. 2.
1.

2.

- Esercizio 4.4.4. Descrivere geometricamente l'insieme dei punti z tali che


|z| 2.

2 R. Si tratta di un cerchio di centro l'origine e raggio 2.

2. |z| 2

1.

2. 1. 0 1. 2.
1.

2.

- Esercizio 4.4.5. Descrivere geometricamente l'insieme dei punti z tali che



arg(z) = .
3

2 R. Si tratta di una semiretta uscente dall'origine che forma con la direzione positiva dell'asse
delle x un angolo di /3.

58
4.4 Esempi riepilogativi

3.

2.

arg(z) = 3
1.

= 3

2. 1. 0 1. 2.
1.

- Esercizio 4.4.6. Descrivere geometricamente l'insieme dei punti z tali che


|z 2i| 3.

2 R. Si tratta di un cerchio centrato in 2i e di raggio 3.


|z 2i| 3
5.

4.

3.

2.
2i

1.

4. 3. 2. 1. 0 1. 2. 3. 4.
1.

2.

- Esercizio 4.4.7. Descrivere geometricamente l'insieme dei punti z tali che


|z| < 1 e |z 1 i| < 1

2 R. Intersezione tra cerchio di centro l'origine e raggio 1 e cerchio di centro z1 = 1 + i


e raggio 1 (bordi esclusi).

59
4 Numeri complessi

- Esercizio 4.4.8. Descrivere geometricamente l'insieme dei punti z tali che


|z i| = |z 1| e |z 1 i| 1

2 R. Intersezione tra l'asse del segmento che congiunge i punti z = i e z = 1 e il cerchio

di centro z1 = 1 + i e raggio 1. Si tratta del segmento (bordi inclusi) che si ottiene intersecando
2 2
il cerchio pieno (x 1) + (y 1) 1 con la retta y = x.

- Esercizio 4.4.9. Descrivere geometricamente l'insieme dei punti z tali che


|z + 1| = 1 e <z < =z

2 R. Intersezione della circonferenza di centro 1 e raggio 1 e il semipiano delimitato dalla


retta y=x contenente il secondo quadrante. Si tratta di 3/4 di una circonferenza.

- Esercizio 4.4.10. Descrivere geometricamente l'insieme dei punti z tali che


|z + 1| = |z + i|

2 R. Asse del segmento che congiunge i punti z = 1 e z = i.

- Esercizio 4.4.11. Risolvere in C la seguente equazione


z 2 + z z 4 + 4i = 0

2 R. Se z = a + ib allora
(a + ib)2 + a2 + b2 4 + 4i = 0

da cui

a2 = 2 ab = 2

che d come soluzioni z1 = 2 2i e z2 = 2 + 2i.

60
4.4 Esempi riepilogativi

- Esercizio 4.4.12. Risolvere in C la seguente equazione


1+i
z+ =2+i
z

2 R. z1 = 1 + i e z2 = 1.

- Esercizio 4.4.13. Risolvere in C la seguente equazione


(2z + z 3)<z = 6 i

2 R. z1 = 2 12 i e z2 = 1 + i

- Esercizio 4.4.14. Risolvere in C la seguente equazione


|z + 2| z = i

p
2 R. z = 5 2i

- Esercizio 4.4.15. Scrivere in forma trigonometrica e in forma algebrica il numero


complesso
!3
3 i
w=
4 4
e determinare tutte le soluzioni dell'equazione z 3 = w.

2 R. Si ha

!3 ( !)3  3
3 i 1 3 i 1
w = = = cos + i sin
4 4 2 2 2 8 6 6
 
1 i
= cos + i sin =
8 2 2 8

61
4 Numeri complessi

A questo punto le tre soluzioni dell'equazione data sono:

  !
1 1 3 i
z1 = cos + i sin =
2 6 6 2 2 2
    
1 2 2 1  1
z2 = cos + + i sin + = cos + i sin = i
2 6 3 6 3 2 2 2 2
       !
1 4 4 1 7 7 1 3 i
z3 = cos + + i sin + = cos + i sin =
2 6 3 6 3 2 6 6 2 2 2

- Esercizio 4.4.16. Scrivere in forma trigonometrica e in forma algebrica il numero


complesso
!4
3 i
w=
4 4
e determinare tutte le soluzioni dell'equazione z 4 = w.

2 R. Si ha
!4 ( !)4  4
3 i 1 3 i 1
w = = = cos + i sin
4 4 2 2 2 16 6 6
  !
1 2 2 1 1 i 3
= cos + i sin =
16 3 3 16 2 2

A questo punto le quattro soluzioni dell'equazione data sono:

  !
1 1 3 i
z1 = cos + i sin =
2 6 6 2 2 2

     !
1 1  1 1 3
z2 = cos + + i sin + = cos + i sin = + i
2 6 2 6 2 2 3 3 2 2 2

       !
1 1 5 5 1 3 i
z3 = z1 = cos + + i sin + = cos + i sin = +
2 6 6 2 6 6 2 2 2

       !
1 3 3 1 4 4 1 1 3
z4 = z2 = cos + + i sin + = cos + i sin = i
2 6 2 6 2 2 3 3 2 2 2

62
4.4 Esempi riepilogativi

- Esercizio 4.4.17. Disegnare nel piano di Gauss i seguenti insiemi:

(a) {z + i : z E}
(b) {z 2i : z E}

(c) {iz : z E}

(d) {iz : z E}

(e) {z : z E}

(f ) {z + i : z E}
2
(g) {z : z E}
3
(h) {z : z E}

(i) { z : z E}

dove E di volta in volta l'insieme


1) E = {z C : 0 |z| 1, 0 arg(z) }
2) E = {z C : 2 |z| 3, 2 arg(z) 32 }
3) E = {z C : |z| = 1, 0 arg(z) }
4) E = {z C : 2 arg(z) }

2 R.

63