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UNIVERSIT DEGLI STUDI DI NAPOLI FEDERICO II

Dipartimento di Strutture per lIngegneria e lArchitettura

Corso di Laurea Magistrale in


INGEGNERIA STRUTTURALE E GEOTECNICA

ABSTRACT

Analisi termo-meccaniche con curve di incendio


naturali: metodologie semplificate ed avanzate.

Relatore: Candidato:
Ch. mo Prof. Ing. Emidio Nigro Francesco Izzo
Matr. M56/043
Correlatore:
Ing. Iolanda Del Prete

ANNO ACCADEMICO 2012-2013


Gli incendi rappresentano da sempre il fattore di maggior rischio per le attivit umane e pertanto nel
corso dei tempi sono state create metodologie per prevenirli e strumenti per combatterli. La
sicurezza degli edifici in caso dincendio dipende da molti fattori che intervengono in fase di
progetto e durante la costruzione dellopera stessa. Nella fattispecie, per sicurezza deve intendersi
linsieme di disposizioni normative, degli accorgimenti progettuali e delle specifiche procedure
finalizzate al conseguimento della incolumit delle persone e delle cose.
Per quanto detto, nel primo capitolo stato analizzato anzitutto quello che il quadro normativo
italiano ed europeo vigente, con particolare riferimento ai i diversi approcci per la progettazione in
caso di incendio. E stato affrontato il problema della propagazione dellincendio e della
trasmissione del calore (irraggiamento, conduzione e convezione), sia dal punto di vista fisico,
descrivendo i parametri che intervengono nella trasmissione (conducibilit termica, calore specifico,
densit, ecc), sia dal punto di vista computazionale, descrivendo i metodi semplificati e avanzati
disponibili per modellazione dellincendio e per la valutazione della temperatura negli elementi
strutturali.
Infine stato affrontato il problema dellanalisi meccanica delle strutture descrivendo i diversi
metodi disponibili per la valutazione della verifica strutturale sia di singoli elementi che di strutture
pi complesse.
Come anticipato, per valutare in maniera appropriata le conseguenze di uno scenario dincendio, nel
quale si considerano i vari fattori capaci di influenzare levoluzione dellevento incidentale, si
possono utilizzare tecniche di modellazione dellincendio caratterizzate da differenti livelli di
accuratezza e complessit.
Nel presente lavoro di tesi, pertanto, il primo obiettivo stato quello di valutare le differenze tra i
diversi modelli di incendio semplificati ed avanzati disponibili ed applicabili in accordo con le
normative nazionali ed europee vigenti (Norme tecniche per le costruzioni del 2008, Decreti del
Ministero dellInterno del 2007, EN 1991-1-2).
I modelli di incendio naturale implementati e confrontati in questo elaborato di tesi al capitolo 2
sono: il modello di incendio parametrico, definito nellappendice A di EN 1991-1-2; i modelli di
incendio a zone (Appendice D di EN 1991-1-2), implementati con i softwares CFAST V6.0 e
OZone V2.2; i modelli di campo basati sulla termo-fluidodinamica computazionale (CFD),
implementati mediante il software FDS.
Il modello di incendio parametrico costituisce un utile metodo semplificato per la modellazione
degli incendi nella fase post-flashover ed assume che la temperatura nel compartimento sia
uniforme. Questo modello tiene conto delle dimensioni del compartimento, del carico di incendio,

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delle condizioni di ventilazione e delle propriet termiche degli elementi di chiusura del
compartimento.
I modelli a zone sono semplici modelli numerici caratterizzati dalla individuazione, nel
compartimento in cui si sviluppa lincendio, di zone separate allinterno delle quali i parametri di
temperatura, densit, pressione ed energia interna del gas sono omogenei. Il modello pi semplice
quello ad una zona per incendi in fase post-flashover, in cui la temperatura e tutti gli altri parametri
nel compartimento sono assunti uniformi. I modelli a zone sono basati sui principi di conservazione
della massa e dellenergia. Levoluzione della temperatura determinata mediante lintegrazione
nel tempo di sistemi di equazioni differenziali, che rappresentano lequilibrio della massa e
dellenergia nelle varie zone.
I software utilizzati per limplementazione dei modelli a zone sono Ozone, sviluppato presso
luniversit di Liegi (Belgio) da Cadorin & Franssen nel 2003, nell'ambito di due ricerche europee,
e CFAST (Consolidated Model of Fire and Smoke Transport), sviluppato da pi di 20 anni, da W.
Jones, R. Pavone, G. Forney, R. Portier, P. Reneke, J.Hoover, e J. Klote.
I modelli di campo forniscono la stima dellevoluzione dellincendio in uno volume, risolvendo per
via numerica le equazioni fondamentali del flusso dei fluidi risultante da un incendio. Questo
approccio sviluppato attraverso i metodi alle differenze finite, agli elementi finiti o degli elementi
di confine. Il codice di calcolo basato sulla termo-fluidodinamica computazionale utilizzato durante
il lavoro di tesi FDS (Fire Dynamics Simulator -FDS), sviluppato dal NIST.

Una prima serie di analisi stata dedicata alla valutazione della sensibilit dei risultati ottenibili con
i modelli semplificati alla variazione di alcuni parametri e condizioni che possono influenzare uno
scenario di incendio. Tra tali fattori troviamo, ad esempio, la localizzazione dellinnesco
dellincendio in un determinato compartimento, la variazione delle condizioni di ventilazione
durante lincendio per effetto della rottura di porte e finestre. Un altro aspetto, legato
intrinsecamente alle problematiche della modellazione, la discretizzazione del compartimento
analizzato, al fine di ottenere risultati pi accurati nellintorno dellincendio.
I risultati di questa analisi di sensibilit, condotta con riferimento ai modelli a zone implementati
con Ozone e CFAST, sono sintetizzati nel seguito:
- Ozone un modello a zone, applicabile ad un singolo compartimento, per cui non
possibile modellare la propagazione dellincendio da un ambiente a quelli adiacenti;
- CFAST consente la modellazione di pi ambienti tra loro comunicanti attraverso aperture,
tra i quali pu diffondersi lincendio. Le modalit con cui lincendio si propaga devono per
essere stabilite dallutente, sulla base di una stima del tempo di propagazione tra un

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compartimento e quelli adiacenti o della temperatura di accensione dei materiali
combustibili.
- La discretizzazione di uno stesso ambiente in CFAST in sotto-volumi elementari, al fine di
ottenere risultati pi accurati nella zona intorno allincendio, non appare consigliabile: tale
risultato dipende dalla perdita del contributo radiativo alla trasmissione del calore attraverso
le aperture che connettono gli ambienti stessi.

A valle dellanalisi di sensibilit condotta, i modelli di incendio citati sono stati applicati a due
differenti casi-studio, al fine di validare lutilizzo dei modelli semplificati mediante il confronto con
i risultati di modelli pi accurati. I casi-studio riportati al capitolo 3 sono:
- Compartimenti con destinazione duso uffici;
- Gallerie.
Dal confronto tra modelli di incendio semplificati e avanzati, applicati al caso dei compartimenti
con destinazione duso uffici, emerso sostanzialmente che il modello a zone, implementato in
Ozone, fornisce temperature massime nellambiente e durate dellincendio maggiori, rispetto a
quelle fornite dal modello a zone implementato in CFAST e da modelli avanzati di termo-
fluidodinamica (FDS). Il motivo sostanzialmente legato allimpossibilit del software Ozone di
modellare un particolare fenomeno, come la fuoriuscita delle fiamme attraverso le aperture, che
determina una perdita dellenergia rilasciata allinterno dellambiente. Per quanto riguarda la
velocit di crescita dellincendio, invece, sia modelli semplificati che avanzati forniscono
sostanzialmente valori confrontabili. Particolari differenze si possono manifestare quando nel
modello termo-fluidodinamico viene modellato un incendio caratterizzato da unelevata velocit di
combustione, sebbene il carico di incendio sia complessivamente pari a quello considerato nei
modelli semplificati per la costruzione della curva di rilascio termico. Per chiarire tale concetto, si
pensi ad esempio ad un ufficio in cui c prevalenza di carta rispetto agli arredi; lanalisi
dellincendio in questo ambiente porter sicuramente a velocit di crescita delle temperature pi
elevate rispetto a quelle prescritte dalle norme per il caso degli uffici, a parit di carico di incendio
totale.

Sono state, poi, sviluppate analisi termo-meccaniche relative a travi realizzate con differenti
tipologie strutturali e soggette a curve di incendio dedotte con modelli semplificati ed avanzati. Tali
analisi sono riportate nel capitolo 4.
Valutare quale curva di incendio sia pi cautelativa per la sicurezza strutturale non sempre
immediato e dipende dalla fase dellincendio in cui si verifica il collasso strutturale. Se, infatti,
lelemento ha una bassa temperatura critica, tale da arrivare al collasso nella fase di crescita

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dellincendio, ovviamente, la curva di incendio pi cautelativa quella caratterizzata dalla maggiore
velocit con cui crescono le temperature nellambiente. Se lelemento strutturale riesce a superare la
fase di crescita dellincendio e la crisi avviene in fase di incendio pienamente sviluppato,
ovviamente la curva pi cautelativa quella caratterizzata dalla massima temperatura nellambiente.
Un altro aspetto fondamentale da prendere in considerazione anche la durata dellincendio; infatti,
per sezioni dotate di bassa conducibilit termica pu essere pi gravosa una curva di incendio
caratterizzata da temperature relativamente pi basse, ma che si mantengono stazionarie per un
tempo lungo, anzich una curva di incendio caratterizzata da temperature molto alte, ma per un
breve intervallo di tempo.

Figura1.1: Temperatura al variare del tempo per i quattro modelli nella barra di armatura della barra del
registro inferiore

Per avvalorare quanto detto, sono state effettuate analisi termo-meccaniche su diverse tipologie di
elementi strutturali, quali: travi in acciaio; travi composte acciaio-calcestruzzo con soletta
collaborante; travi composte con soletta collaborante e parzialmente rivestite di calcestruzzo, con e
senza armatura aggiuntiva nel calcestruzzo tra le flange; travi in acciaio protette con carter in
calcio-silicato; travi in calcestruzzo armato.
Tali sezioni sono state scelte al fine di evidenziare il diverso e migliore comportamento delle
sezioni in acciaio protette con calcestruzzo o sistemi di protezione passiva ad hoc, e di quelle in
calcestruzzo armato, in caso di esposizione ad incendio.
Le analisi termo-meccaniche sono state poi ripetute con diversi strumenti di calcolo, per avvalorare
anche in tal caso il buon accordo tra i risultati delle analisi condotte con modelli semplificati e
avanzati. In particolare, i metodi implementati sono: il metodo della temperatura critica (per le travi
in acciaio), il metodo plastico e il metodo agli elementi finiti, implementato in SAFIR2011. Il
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metodo semplificato della temperatura critica fornisce il tempo in cui la temperatura dellelemento
pi sollecitato supera la temperatura critica; il metodo plastico fornisce listante di tempo in cui il
momento sollecitante supera il momento plastico resistente ridotto in funzione del vampo termico
raggiunto; infine, il metodo agli elementi finiti, fornisce listante di tempo in cui non pi garantito
lequilibrio globale della struttura.
Nel capitolo 4 dellelaborato di tesi sono riportate tabelle e grafici riepilogativi dei risultati delle
analisi svolte, in cui si pu osservare che, per i casi analizzati, i metodi semplificati implementati
risultano cautelativi o in buon accordo con quelli accurati, nonostante il minore onere
computazionale associato alla loro applicazione.

Tabella 1: Tempo di resistenza delle sezioni, 0=0,72

tipo sezione Curva parametrica Curva da Ozone Curva da CFAST Curva da FDS
tcr tpl tsafir tcr tpl tsafir tcr tpl tsafir tcr tpl tsafir
IPE 500 5 6 6 9 10 10 9 9 10 9 10 10
IPE 500 sol13cm 5 5 5 9 9 9 9 9 9 9 9 9
IPE 500 parzialmente rivestita 16 16 17 18 31 32 31 32
sol13cm senza armatura
IPE 500 parzialmente rivestita 19 19 19 19 43 45 42 42
sol13cm
IPE 500 con soletta collaborante 72 59 59 56 51 51 - - - - - -
protetta con novatone
sezione in ca 76 71 60 64 - - 97 -

Tabella 2: Tempo di resistenza delle sezioni, 0=0,40

Curva parametrica Curva da Ozone Curva da CFAST Curva da FDS


tipo sezione
tcr tpl tsafir tcr tpl tsafir tcr tpl tsafir tcr tpl tsafir
IPE 500 6 7 7 10 11 11 11 12 12 11 12 12
IPE 500 sol13cm 6 7 7 10 11 11 11 12 12 11 12 12
IPE 500 parzialmente rivestita
- - - - - - - -
sol13cm senza armatura
IPE 500 parzialmente rivestita
- - - - - - - -
sol13cm
IPE 500 parzialmente rivestita
- - - - - - - - - - - -
sol13cm senza armatura
sezione in ca - - - - - - - -

A conclusione delle analisi svolte si pu osservare che la crisi delle sezioni in acciaio, nel caso di
fattori di utilizzazione molto alti, avviene nella fase iniziale di crescita dellincendio: ci dovuto al
rapido decremento della resistenza dellacciaio a causa delle temperature elevate che vengono

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raggiunte nella sezione. In tal caso quindi il modello di incendio pi cautelativo quello
parametrico, che presenta dei tassi di crescita elevati. Per le sezioni composte rivestite, per la
sezione di acciaio protetta e per la sezione in calcestruzzo armato, oltre che la velocit di crescita
entrano in gioco altri fattori, quali il picco massimo di temperature e la durata dellincendio, dato
che la crisi si sposta nella fase di incendio pienamente sviluppato. Pertanto, in tal caso il modello di
incendio pi cautelativo quello a zone, implementato in Ozone. In ogni caso, sulla base delle
osservazioni fatte, i modelli semplificati (modello parametrico e modello a zone) sono quelli pi
conservativi.

Infine, con riferimento alle gallerie sono state effettuate analisi per la modellazione dellincendio
solo con CFAST ed FDS, al fine di valutare la capacit dei modelli a zone di analizzare
opportunamente levoluzione dellincendio in un compartimento di geometria allungata. Anche in
tal caso i risultati sono stati ottenuti a seguito di analisi di sensibilit alla discretizzazione in volumi
elementari, osservando che, con unopportuna modellazione, possibile ottenere con CFAST le
temperature massime nei singoli volumi elementari in buon accordo con quelle ottenute con
modellazioni pi complesse e onerose dal punto di vista computazionale, come quelle effettuate con
i modelli termo-fluidodinamici (FDS).