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INTRODUZIONE ALLANALISI

NONLINEARE DELLE STRUTTURE


ANALISI IN CAMPO PLASTICO

Raaele Casciaro
Universita della Calabria

novembre 1996
Indice

1 INTRODUZIONE ALLA TEORIA DELLA PLASTICITA 3


1.1 Considerazioni iniziali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 4
1.2 ElastoPlasticita incrementale . . . . . . . . . . . . . . . . . 5
1.3 Ancora . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.4 Il postulato di Drucker (1951) . . . . . . . . . . . . . . . . . 7
1.5 Analisi Limite . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.6 Per intenderci . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
1.7 I Teoremi dellAnalisi Limite . . . . . . . . . . . . . . . . . . 10
1.8 Ancora . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.9 Considerazioni sui teoremi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
1.10 Adattamento plastico . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 13
1.11 Il teorema di Melan (1936) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14
1.12 Rapporti con la verica in campo elastico. . . . . . . . . . . 15

2 ANALISI INCREMENTALE 16
2.1 ElastoPlasticita olonoma. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
2.2 Il Principio di HaarKarman (1908) . . . . . . . . . . . . . . 18
2.3 Riscrittura in termini di predizione elastica . . . . . . . . . 19
2.4 La teoria dei percorsi estremali . . . . . . . . . . . . . . . . . 20
2.5 Un approfondimento della teoria . . . . . . . . . . . . . . . . 21
2.6 Convessita dei potenziali estremali . . . . . . . . . . . . . . . 22
2.7 Conseguenze della convessita . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
2.8 Principio di minimo. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 24

3 STRATEGIE COMPUTAZIONALI 25
3.1 Algoritmi numerici in campo plastico. . . . . . . . . . . . . 26
3.2 Analisi elastoplastica al passo . . . . . . . . . . . . . . . . . 28
3.3 Soluzione del sottoproblema P1 . . . . . . . . . . . . . . . . . 29
3.4 Esempio 1: elementi piani a tensione costante . . . . . . . 30
3.5 Qualche commento . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 31
3.6 Esempio 2: strutture intelaiate . . . . . . . . . . . . . . . . . 32
3.7 Soluzione del sottoproblema P2 . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
3.8 Alcune osservazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 34
3.9 Il metodo delarco di curva . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 35
3.10 Schema iterativo alla Riks . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 36
3.11 Convergenza dello schema di Riks . . . . . . . . . . . . . . . 37
3.12 Schema iterativo esplicito . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
1
3.13 Processo adattativo di analisi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . 39
3.14 Alcuni dettagli operativi. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40

4 DISCRETIZZAZIONE IN ELEMENTI 41
4.1 Considerazioni sul tipo di elementi. . . . . . . . . . . . . . . 42
4.2 Elementi Misti Simplex. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 44
4.3 Elementi basati su equazioni di usso. . . . . . . . . . . . . 45
4.4 Elementi HC. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 46
4.5 Elementi FLAT. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47
4.6 Superconvergenza, Metodo Multigrid ed altro ancora. . . 48

2
Capitolo 1

INTRODUZIONE ALLA
TEORIA DELLA PLASTICITA

Questa sezione intende fornire le motivazioni e le ipotesi di


base della teoria elastoplastica e presentare alcuni dei risul-
tati classici raggiunti.
Sono presentati, in particolare i due teoremi fondamen-
tali (statico e cinematico) dellanalisi limite e il teorema di
adattamento plastico.
La discussione permette di chiarire il reale signicato dei
procedimenti tradizionali di verica in campo elastico.

3
1.1 Considerazioni iniziali

Il comportamento delle strutture e essenzialmente non-


lineare.
Concetti quali Collasso o Sicurezza non sono inquadra-
bili nellambito di un rapporto di proporzionalita tra
cause ed eetti.
I procedimenti usuali basati su soluzioni elastiche e ver-
iche alle tensioni ammissibili hanno solo base conven-
zionale.
La potenza di calcolo dei nuovi microcalcolatori a basso
costo rende possibile, e lo rendera sempre piu tra breve,
un uso generalizzato di procedimenti di verica basati su
analisi di tipo nonlineare.
La nuova normativa italiana sulle costruzioni fa riferi-
mento ad analisi in campo nonlineare.
Con lentrata in vigore degli Eurocodici i concetti e le
procedure dellanalisi nonlineare formeranno la base delle
veriche strutturali.

Osservazioni:
La nonlinearia del comportamento delle strutture dis-
cende sia da aspetti sici (legame nonlineare tra tensioni
e deformazioni: Plasticita) che geometrici (legame non
lineare tra deformazioni e spostamenti: Instabilita).

4
1.2 ElastoPlasticita incrementale

Il comportamento plastico delle strutture puo essere inquadra-


to in una teoria (ElastoPlasticita Incrementale) ormai
consolidata. La teoria e basata sui seguenti concetti primitivi:
I materiali presentano una soglia di resistenza.
Le tensioni possibili sono cioe limitate.
Cio si formalizza assumendo che, per ogni punto del cor-
po, la tensione := {xx , xy , , zz } sia contenuta un
dominio dello spazio delle tensioni, chiamato Dominio
Elastico del materiale
De := { : f [] 1}
(Condizione di ammissibilita plastica).
La funzione f [] contiene in generale parametri di stato
in grado di tener conto delle variazioni di comportamento
del materiale a seguito di processi meccanici o termici
(incrudimento, fatica, ecc...).
Sono presenti deformazioni irreversibili.
In cicli di carico e scarico la struttura non recupera com-
pletamente la congurazione iniziale.
Cio si formalizza separando gli incrementi di deformazione
= e + p
nelle due componenti elastica e plastica pij di cui solo
la prima e legata allincremento di tensione:
= Ee

5
1.3 Ancora

Per bassi livelli di tensione il comportamento


e schematizzabile come elastico.
Cio si formalizza assumendo che la componente plastica
p dellincremento di deformazione possa essere diversa
da zero solo se la tensione e disposta sulla frontiera di
De (in altri termini se la tensione e al limite del dominio
elastico):
p = 0 solo se f [] = 1
Per valori piu bassi (in questo senso) di , il comporta-
mento incrementale e puramente elastico.

Osservazioni:
Il problema e retto da equazioni (di equilibrio, di com-
patibilita cinematica e di legame elastico) e da dise-
quazioni (di ammissibilia plastica).
Il comportamento elastoplastico e anolonomo. La pre-
senza di deformazioni residue implica che lo stato di ten-
sione e deformazione presente nel corpo a seguito della
applicazione di un carico dipenda non solo dallentita -
nale del carico ma anche dalle modalita di applicazione
(Dipendenza dal percorso di carico)
Il legame costitutivo e espresso in modo incrementale;
cio permette di trattare piu facilmente il dierente com-
portamento in fase di carico e di scarico.

6
1.4 Il postulato di Drucker (1951)

La struttura della teoria e ancora troppo generica. Il com-


portamento elastoplastico si inquadra in modo piu preciso
se si accetta il seguente postulato formulato da Drucker:
Si consideri di applicare alla struttura e successiva-
mente di rimuovere un sistema di forze addizionali.
Si ha:
1) durante la fase di carico, le forze addizionali com-
piono lavoro nonnegativo;
2) durante il ciclo di carico e scarico, il lavoro comp-
lessivo delle forze addizionali e ancora nonnegativo.
Considerando un ciclo di carico e scarico che porti la ten-
sione nel punto dal valore iniziale a (necessariamente am-
missibile, cioe contenuto in De) ad un punto y posto sulla
sua frontiera e quindi di nuovo a a , il postulato fornisce:
( y a)T p 0
Per la genericita di a e y questa condizione fornisce:

Il dominio elastico De e convesso.


La deformazione plastica p e diretta secondo la nor-
male esterna alla superce di snervamento, frontiera
di De .

7
1.5 Analisi Limite

I risultati nora raggiunti consentono di dare una risposta al


seguente problema:
Data una struttura soggetta a carico proporzionale
p , determinare il massimo valore raggiungibile dal
fattore .
Limportanza tecnica del problema e evidente: se p cor-
risponde al carico nominale di esercizio, determinare max
corrisponde a valutare la sicurezza al collasso della struttura.

Osservazioni:
Il problema ha senso se la funzione f [] si mantiene
costante nel tempo (elastoplasticita perfetta) o ha co-
munque inviluppo limitato.
La presenza di zone plastiche isolate (circondate da zone
elastiche che ne limitano la possibile deformazione) non
rappresenta di per se causa di rischio.
Diverso e il caso in cui la deformazione plastica incremen-
tale, non piu racchiusa da una cintura elastica, forma da
sola un meccanismo cinematicamente compatibile
p = up

questultima situazione, che indicheremo con indice c,


individua, come vedremo, il raggiungimento del collasso.

8
1.6 Per intenderci

La plasticizazione della sola asta centrale non attiva mec-


canismi di scorrimento plastico, impediti dalle due aste
laterali rimaste in campo elastico

Figura 1.1: Esempio a tre aste

Il contenimento cessa e si attiva un meccanismo plastico


non appena arrivano a snervarsi anche le due aste laterali.

9
1.7 I Teoremi dellAnalisi Limite

Consideriamo una struttura elastoplastica perfetta ed in-


dichiamo con
c , c , uc , c
la tensione, la deformazione plastica incrementale, lo sposta-
mento plastico incrementale (c ed uc sono assunti cinemati-
camente compatibili) e il moltiplicatore dei carichi al collasso.
Indichiamo inoltre con q ed f i carichi di volume e di superce
agenti sulla struttura.
Posto a un campo generico di tensioni staticamente am-
missibili (che vericano cioe lequilibrio e lappartenenza al
dominio elastico), lequazione dei lavori virtuali fornisce:
  

B c
dv
T c
= c { B
q u dv +
T c
B
f u ds}
T c

  

B a
dv
T c
= a { B
q u dv +
T c
B
f u ds}
T c

essendo a il moltiplicatore associato a a.


Per dierenza si ottiene
  
( ) dv = (c a ){
B c
a T c
B
q u dv +
T c
B
f u ds}
T c

che essendo il primo membro nonnegativo ed lintegrale a


secondo membro positivo, in conseguenza del postulato di
Drucker, fornisce la diseguaglianza:
c a
che corrisponde allenunciato (Teorema Statico):
Il moltiplicatore di collasso e il massimo fra i molti-
plicatori che corrispondono a stati di tensione equili-
brati e plasticamente ammissibili.

10
1.8 Ancora

Indichiamo con up ed p un generico campo di deformazione


plastica cinematicamente compatibile ed il corrispondente
campo di spostamenti; up ed p formano cioe un meccan-
ismo.
Nei punti del corpo in cui p = 0, possiamo associare
ad essa la tensione (di snervamento) p individuata sulla
frontiera di De dalla condizione di normalita.
Denendo il moltiplicatore plastico associato p attraverso
la condizione di bilancio:
  
T p dv
B p
= p { B
q u dv +
T p
B
f T up ds}
e valendo, per lequilibrio, la
  
T p dv = c{
B c B
qT up dv + B
f T up ds}
si ottiene, per dierenza:
  

B
( p c)T p dv = (p c){ B
qT up dv + B
f T up ds}
che essendo, al solito, il primo membro positivo o nullo ed
il termine in parentesi a secondo membro positivo, in con-
seguenza del postulato di Drucker, fornisce la diseguaglianza:
p c
che corrisponde allenunciato (Teorema Cinematico):
Il moltiplicatore di collasso e il minimo fra i molti-
plicatori associati a meccanismi plastici compatibili.

11
1.9 Considerazioni sui teoremi.

I teoremi non forniscono ne il campo di tensioni ne il


meccanismo di collasso ma solo il motiplicatore di collas-
so.
Il carico limite e indipendente dalle condizioni iniziali e
dal processo di carico.
Alla luce del teorema statico, il procedimento tradizionale
di verica, basato su soluzioni elastiche e verica alle
tensioni ammissibili, acquista un suo preciso signicato:
in eetti, in conseguenza delluso soluzioni equilibrate
e plasticamente ammissibili, fornisce un moltiplicatore
limite elastico e che rappresenta una approssimazione
per difetto del moltiplicatore di collasso.
Eventuali errori correlati ad una mancanza di informazioni
sulle tensioni iniziali (tensioni presenti nella struttura
in corrispondenza a carichi nulli) risultano irrilevanti a
questo ne.

12
1.10 Adattamento plastico

Il collasso plastico non e la sola condizione da evitare


nel caso di strutture soggette a cicli ripetuti di carico e
scarico.
Pur assumendo che in ogni istante il carico agente si man-
tenga al di sotto dei valori di collasso, si puo comunque
avere formazione di deformazioni plastiche ad ogni ciclo
di carico.
Il ripetuto formarsi di nuove deformazioni plastiche nisce
col portare a deformazioni totali illimitate o (se il proces-
so di crecsita e compensato) a fenomeni di degrado per
fatica.
In entambi i casi il fenomeno porta alla inagibilita della
struttura.
E necessario pertanto che il fenomeno plastico si esaurisca
rapidamente, cioe che dopo un numero limitato di cicli
(periodo di rodaggio) la struttura nisca col comportarsi
elasticamente.
Si parla in tal caso di adattamento plastico della strut-
tura.

13
1.11 Il teorema di Melan (1936)

Si considera il processo di carico p[t] e sia


[t] = E [t] + [t]
[t] = E [t] + [t] + p[t]
la conseguente soluzione elastoplastica espressa in termini
della soluzione elastica E [t] e E [t] e della dierenza rispetto
a questa; [t] corrisponde ad un campo di autotensioni.
Si considera (se esiste) una soluzione elastica nominale:
[t] = E [t] + 0 , f [[t]] < 1
che rappresenta la soluzione elastica a meno di un campo
iniziale di autotensioni e risulta interna al dominio elastico.
Introdotta la grandezza:

T 1
[t] := B
( ) E ( ) dv
si ricava, con qualche passaggio:


[t] = B
( ) dv 0 ( < 0 se = 0)
T p

Abbiamo quindi una graandezza insieme positiva e decres-


cente ntanto che sussitono incrementi di deformazione plas-
tica. Si ottiene pertanto:
0 e quindi p 0
Vale quindi il seguente enunciato:

Se esiste una soluzione elastica nominale interna al


dominio elastico, la struttura presenta adattamento
plastico.

14
1.12 Rapporti con la verica in campo elastico.

I risultati precedenti chiariscono il signicato eettivo della


verica in campo elastico.

Il processo tradizionale di verica, basato su soluzioni


elastiche e veriche alle tensioni ammissibili, fornisce una
valutazione approssimata per difetto della sicurezza nei
confronti delladattamento plastico.
Errori derivanti da errata valutazione delle tensioni in-
iziali risultano, anche in questo caso, irrileventi.
Lutilizzo di procedure di verica basata su concetti di
analisi limite (ad es., veriche agli stati limite) non garan-
tisce la sicurezza ad adattamento plastico.
La teoria delladattamento plastico fornisce uno strumen-
to sintetico di analisi. Nella verica entra infatti in gioco
il solo inviluppo complessivo delle sollecitazioni e non
landamento temporale di queste.
Il teorema di Melan non fornisce tuttavia informazioni
sullestensione della fase plastica prima che si abbia adat-
tamento.
Una informazione completa sul comportamento della strut-
tura puo essere fornita solo da una analisi elasto-plastica
in cui si simuli il reale processo incrementale di carico.

15
Capitolo 2

ANALISI INCREMENTALE

La sezione introduce e discute le basi teoriche dellanalisi


elastoplastica incrementale.
Con questo termine si intende un processo di analisi ori-
entato a fornire una descrizione dellandamento temporale
della risposta di strutture soggette ad un assegnato processo
di carico.
La soluzione e ottenuta in forma di curva carico-spostamento
costruendo una successione una sucientemente tta di pun-
ti di equilibrio {uk , pk } che permetta una sua accurata ri-
costruzione dellintera curva per interpolazione.
La problematica ha avuto un forte sviluppo a partire dagli
anni 60 a seguito della disponibilita di strumenti di calcolo
sempre piu potenti e di algoritmi solutivi orientati allanalisi
automatica.

16
2.1 ElastoPlasticita olonoma.

Volendo ottenere una soluzione elastoplastica incrementale


e dovendo procedere mediente incrementi piccoli ma neces-
sariamente niti di carico, in ciascun passo del processo si
pone il seguente problema:
Dato uno stato iniziale { 0, 0} ed una assegnato
incremento di carico (p1 p0), determinare la relativa
soluzione elastoplastica di ne passo {, }.

Osservazioni:
Data la irreversibilita del comportamento elastoplastico
e la dipendenza del risultato nale dalleettivo percorso
di carico, i dati che deniscono il problema sono incom-
pleti.
Con riferimento alla gura, tanto u1 che u2 sono soluzioni
possibili per lincremento di carico (p1 p0).

17
2.2 Il Principio di HaarKarman (1908)

Un modo per denire il comportamento elastoplastico olonomo


e quello di esprimere direttamente le equazioni della teoria in-
crementale in termini di incrementi niti (HaarKarman). La
soluzione e in tal caso caratterizzata dalla seguente condizione
di estremo:
1 1

T p

[] := B
E dv +
T
B
0 dv + B
(N) T
u ds
2

sotto le condizioni:
: equilibrata , f [] 1
Posto infatti:
= e + p
= Ee
( a)T p 0
dove p = p p0, si ottiene:
 
p
= B
T e
( + 0 ) dv B
(N)T u ds
  
= B
T T dv B
(N)T u ds B
T p dv

= B
( a ) T
p
dv 0
Il principio puo essere espresso come segue:
La soluzione elastoplastica minimizza lenergia com-
plementare totale del sistema sotto le condizioni di
equilibrio e di ammissibilita plastica.

18
2.3 Riscrittura in termini di predizione elastica

Indicando con E la soluzione elastica ottenuta a partire


dalle condizioni di inizio passo assegnate, il principio di Haar
Karman puo essere riformulato come segue:
1 T 1
[] := B
( E ) E ( E ) dv = minimo
2

sotto le condizioni:
: equilibrata , f [] 1
Il funzionale [] corrisponde, in una metrica espressa dal-
lenergia di deformazione, al quadrato della distanza tra e
E ; il principio puo essere pertanto enunciato come:
La soluzione elastoplastica di ne passo e la piu
vicina (in una metrica energia), tra quelle equilibrate
e plasticamente ammissibili, alla soluzione elastica
E dello stesso problema.

Osservazione:
Questo punto di vista e particolarmente conveniente sia
sotto laspetto teorico che applicativo.
La soluzione puo essere caratterizzata facilmente. Se il
punto E e contenuto nel dominio elastico, coincide
con E . Altrimenti, corrisponde al punto di tangenza
tra due superci convesse: la frontiera del dominio elas-
tico e una linea di livello della energia di deformazione.
Essendo questultima strettamente convessa, ne risulta
dimostrata lunicita.

19
2.4 La teoria dei percorsi estremali

La teoria dei percorsi estremali, formulata da Ponter e Mar-


tin nel 1972, consente di inquadrare i rapporti tra teoria
incrementale e teoria olonoma.
La teoria fornisce i seguenti risultati:
Fra tutti i percorsi elastoplastici incrementali che partono
da assegnati campi iniziali 0 ed 0, esistono dei percorsi
estremali tali da realizzare contemporaneamente il mas-
simo lavoro complementare (a parita di tensione nale
1 raggiunta) ed il minimo lavoro di deformazione (a
parita di deformazione nale 1 raggiunta).
Luso dei percorsi estremali fornisce un legame olonomo
nel passo che, indicando con indice 1 e 2 due gener-
iche soluzioni di ne passo, soddisfa (per materiali stabili
secondo Drucker)le condizioni:
0 ( 2 1)T (2 1) (2 1)T E(2 1)

Per materiali elastoplastici perfetti la soluzione e indi-


viduata dalla condizione di HaarKarman.

Figura 2.1: Soluzione estremale ({ 1 , 1 }

20
2.5 Un approfondimento della teoria

Sia [t] un percorso nello spazio delle tensioni tra 0 e 1


e sia [t] il corrispondente percorso nello spazio delle defor-
mazioni, immagine di [t] secondo il legame costitutivo.
Il lavoro complementare lungo [t] e denito dalla

U [[t]] := [t] T dt

Sono detti estremali i percorsi [t] caratterizzati dalla con-


dizione
U [ 1] := U [[t]] U [[t]]
Per completare il dominio di denizione di U si pone:
U [ 1] := +
nei casi in cui non esista alcun percorso ammissibile tra 0 e
1. In tal modo, U [ 1] individua una funzione, che chiamer-
emo potenziale elastoplastico estremale, denita su tutto
lo spazio delle .
Dallipotesi di decomponibilita della deformazione totale
= e + p nelle sue due componenti elastica e plastica,
segue la decomponibilita del lavoro complementare in parte
elastica U e[] e plastica U p []. Solo questultima, data da

U [[t]] := [t] T p dt
p

dipende dal particolare percorso seguito. Per sottrazione


risulta quindi denito il potenziale plastico estremale
U p[ 1] = U [ 1] U e [ 1]

21
2.6 Convessita dei potenziali estremali

Consideriamo ora un percorso estremale tra 0 e 1 ed un


ulteriore percorso composto da un primo tratto estremale tra
0 e 2 e da un secondo tratto lineare
L[t] = 2 + t L , L = ( 1 2)
tra 2 e 1. Risulta, ovviamente:
 1
U [ 1] U [ 2] + 0
( 1 2 ) T
(2 + L [t]) dt
 1
= U [ 2] + ( 1 2) 2 +
T
0
( 1 2 ) T
L [t] dt
Lultimo termine a secondo membro puo essere riscritto
 1  1 t
0
( 1 2) L[t] dt =
T
0
{ 0
TL L d } dt
ed e quindi nonnegativo per materiali stabili secondo Druck-
er per i quali vale la condizione T 0.
Si ottiene cosi la seguente diseguaglianza fondamentale:
U [ 1] U [ 2] T2 ( 1 2) 0
Da questa si ricava:
1. U [ 1] e un funzionale convesso.
2. La deformazione e contenuta nel subdierenziale U
di U :
[ 1] U [ 1] := { : U [ 2]U[ 1] T ( 2 1) 0 , 2}

In modo analogo si dimostra la convessita del solo potenziale


estremale plastico U p [ 1] e la normalita della deformazione
plastica p
p[ 1] U p [ 1]
22
2.7 Conseguenze della convessita

Dalla convessita del potenziale estremale si ricava, per due


diverse tensioni 1 e 2,
U [ 2] U [ 1] T1 ( 2 1) 0
U [ 1] U [ 2] T2 ( 1 2) 0
da cui, sommando membro a membro:
( 2 1)T (2 1) 0
Analogamente, dalla convessita del potenziale plastico es-
tremale si ricava:
( 2 1)T (p2 p1 ) 0
Questultima, per la legge di decomposizione della defor-
mazione
= e + p , = Ee
che implica:
(2 1)T E(2 1) = (2 1)T ( 2 1)
+(p2 p1)T ( 2 1) + (p2 p1)T E(p2 p1)
fornisce la condizione:
(2 1)T E(2 1) (2 1)T ( 2 1)
Le due disequazioni possono pertante essere riscritte nella
diseguaglianza, nel seguito di estrema importanza:
0 (2 1)T ( 2 1) (2 1)T E(2 1)

23
2.8 Principio di minimo.

Se indichiamo con la soluzione elastoplastica estremale e


con eq il generico campo di tensione equilibrato agli stessi
carichi, vale la condizione (estremale):
U [ eq ] U [] []T ( eq ) 0
Essendo eq un campo di autotensioni, risulta:
 

B
[] ( eq ) dv
T
B
(N( eq ) T
u ds = 0
Pertanto, per integrazione sul dominio B, la disequazione
fornisce:
   

B
U [] dv B
(N)T u ds B
U [ eq ] dv B
(N eq )T u ds
che puo enunciarsi come segue:
La soluzione elastoplatica estremale minimizza il poten-
ziale estremale totale fra tutti i campi di tensione
equilibrati.
Lenunciato corrisponde al principio della minima energia
complementare per un materiale elastoplastico alla Drucker
che soddisfa la condizione di normalita
p[] U p []
Per materiali elastoplastici perfetti, essendo qualsiasi
ammissibile raggiungibile mediante percorsi elastici e valendo
la condizione T 0, i percorsi estremali tra le tensioni
0 e plasticamente ammissibili sono percorsi puramente
elastici. Si ha pertanto:


Ue se f [] 1
U [] =
+ se f [] > 1
da cui lequivalenza col principio di HaarKarman.
24
Capitolo 3

STRATEGIE
COMPUTAZIONALI

Questa sezione vuole descrivere alcune strategie numeriche


utilizzabili per una analisi in campo plastico di strutture com-
plesse ed adatte ad essere implementate in modo eciente in
termini di analisi automatica.
Sara, in particolare arontato il problema elastoplastico
incrementale e descritta in dettaglio la strategia initial stress
che in combinazione con il metodo di Riks rappresenta lo
standard attuale dellanalisi.

25
3.1 Algoritmi numerici in campo plastico.

1. Analisi limite:
Programmazione Lineare (gli algoritmi piu ecienti
sfruttano la dualita tra aspetto statico e cinematico).
Programmazione Nonlineare (algoritmi basati sui due
teoremi dellanalisi limite).
Formulazioni alternative combinate con luso di algo-
ritmi specializzati.
Lapproccio ha avuto un certo sviluppo negli anni 60
e 70, anche se essenzialmente limitato al solo ambito
accademico. Attualmente, salvo sporadiche proposte,
e poco seguito. I metodi sviluppati si sono infatti rile-
vati meno ecienti di quelli basati su di un approccio
incrementale.
2. Adattamento plastico:
Situazione simile allanalisi limite.
Il problema e per certi versi simile a quello dellanal-
isi limite e si presta ad algortimi risolutivi simili. I
metodi nora sviluppati sono poco ecienti, anche se
la possibilita di fornire risultati sintetici per un in-
sieme di condizioni di carico renderebbe lanalisi per
adattamento plastico particolarmente interessante.
Data limportanza assunta dalla tematica in sede nor-
mativa, sarebbe conveniente lo sviluppo di algoritmi
ecienti in questo campo.

26
3. Analisi incrementale:
Algoritmi incrementali o incrementaliiterativi di tipo
euristico (estrapolazione alla Eulero, integrazione im-
plicita, ecc. ..).
Programmazione Quadratica o algoritmi di Comple-
mentarieta Lineare.
Metodi del tipo Initial Stress:
Algoritmo standard di Zienkiewicz
Metodo NewtonRaphson
Matrice secante
Metodo di Riks o dellarco di curva
Algoritmi espliciti basati su approccio pseudodinamico.
Sono i metodi attualmente piu utilizzati in quanto
danno luogo ad algoritmi molto ecienti.
Implementazioni dellinital stress con strategia incre-
mentale alla Riks sono presenti in tutti i codici ad
elementi niti di tipo commerciale e costituiscono lo
standard attuale.
Algoritmi di tipo pseudodinamico richiedono potenze
di calcolo estremamente elevate ma vanno dionden-
dosi per applicazioni particolari. Attualmente ne es-
istono implementazioni di tipo commerciale.

27
3.2 Analisi elastoplastica al passo

Dato un assegnato programma di carico p[], si pone il seguente


problema:
Determinare una successione sucientemente tta di
punti (uk , k ) del percorso di equilibrio della strut-
tura che permetta una sua accurata ricostruzione per
interpolazione.
Il problema presenta una struttura ricorrente e puo essere
decomposto nei due sottoproblemi:
P1: Note le condizioni di inizio passo ed assegnato il vettore
u degli spostamenti di ne passo, determinare il cor-
rispondente vettore s[u] delle forze nodali interne di ne
passo.
P2: Assegnato il vettore p dei carichi nodali di ne passo,
determinare u tale che risulti vericata la condizione di
equilibrio:
s[u] = p

Osservazioni:
Solo P1 richiede una descrizione della risposta elasto
plastica della struttura.
P2 corrisponde ad un problema astratto di soluzione di
una equazione nonlineare implicita.

28
3.3 Soluzione del sottoproblema P1

La teoria dei percorsi estremali fornisce lambito piu conve-


niente per inquadrare il problema P1.
In tal modo si realizza nel passo un eettivo percorso
elastoplastico incrementale, che gode anzi di qualche van-
taggio (uno scostamento piccolo dalla traiettoria di estremo
porta a variazioni piccole, di ordine superiore, nella posizione
nale raggiunta).
Per questa via (integrando le condizioni puntuali valide
nel percorso) si ottiene un legame s[u] caratterizzato dalla
seguente condizione:
0 (s[u2] s[u1])T (u2 u1) (u2 u1)T KE (u2 u1)
dove u1 ed u2 sono due diversi spostamenti possibili di ne
passo e KE e la matrice elastica della struttura.
Sul piano operativo, le forze nodali s[u] possono essere
ottenute assemblando contributi elementari calcolati sepa-
ratamente sui singoli elementi. Valgono le seguenti consider-
azioni:
1. Viene determinata, su ciascun elemento, la soluzione elas-
tica corrispondente agli incrementi di spostamento nodale
(u u0) ed allo stato tensionale 0 di inizio passo
E = 0 + E , := D(u u0)

2. Lelemento e soggetto a condizioni di spostamento nodale


impresso. Non vi sono quindi equazioni di equilibrio
nodale che comportino una interazione tra gli elemen-
ti, per cui la condizione di HaarKarman si risolve in
condizioni locali denite separatamente sul singolo ele-
mento.
29
3.4 Esempio 1: elementi piani a tensione costante

Indichiamo con e ij le componenti cubica e deviatoriche


della tensione nellelemento, e con E , Eij le corrispondenti
predizioni elastiche.
Lenergia di deformazione [] e la condizione plastica
(Mises) f [] 1 sono espresse dalle:

1


 2
[] :=

(1 + ) ij + 3(1 2) 2

2E ij

1  2
f [] := < 1
y2 ij ij

Figura 3.1: Soluzione di Haar-Karman

Nello spazio deviatorico, le curve di livello di entrambe le


funzioni [] ed f [] hanno forma sferica. La soluzione
del problema di HaarKarman
[] = min. , f [] 1
(punto di tangenza tra le due sfere) e quindi fornita dalla:
Eij
ij := , := E
max(f [ E ]1/2, 1)

30
3.5 Qualche commento

Lo stesso processo, applicato al singolo punto di Gauss,


puo essere seguito, piu in generale, nel caso di elementi
niti compatibili basati su integrazione numerica.
In presenza di passaggio tra comportamento elastico e
plastico, lelemento non e in grado di distinguere con
precisione la posizione dellinterfaccia fra i due compor-
tamenti. Lerrore risultante e proporzionale alla dimen-
sione h dellelemento anche nel caso di elementi comp-
lessi, tipicamente caratterizzati in elasticita da errori in
hn (n 3, 4).
Lerrore si manifesta generalmente in forma di locking
(lelemento risulta cioe bloccato rispetto a meccanismi
deformativi possibili nel continuo) e puo avere entita
rilevante.
Una via per ridurre il locking e data dalluso di formu-
lazioni di tipo misto.
Data la struttura del problema elastoplastico e la for-
ma del principio di HaarKarman, sono particolarmente
adatti elementi di tipo ibrido, deniti da spostamenti
compatibili lungo il contorno e campi di tensione equili-
brati allinterno dellelemento.

31
3.6 Esempio 2: strutture intelaiate

Viene usato un elemento ibrido di trave denito dagli sposta-


menti e rotazioni nei due nodi di estremita e da andamenti
equilibrati del momento e dello sforzo normale allinterno del-
lelemento. Lelemento presenta 6 gradi di liberta cinematica
e 3 iperstatiche.
Sia N lo sforzo normale, Mi ed Mj i momenti nelle due
sezioni di estremita dellelemento ed NE , MEi ed MEj i cor-
rispondenti valori di predizione elastica conseguenti a sposta-
menti nodali assegnati.

Lenergia complementare di deformazione e denita dal-


la:

1 & 3&
[] := N2 + (Mi2 + Mj2 2cMi Mj )
2 EA EJ
essendo
1 /2 12EJ
c := :=
2+ GA&2
La condizione plastica (imposta solo nelle sezioni di es-
tremita) fornisce:
My Mi My , My Mj My

La soluzione di Haar-Karman e fornita dal seguente al-


goritmo di ritorno in 3 passi:
1) Mi := max{My , min{MEi, My }}
2) Mj := max{My , min{MEj c(MEi Mi), My }}
3) Mi := max{My , min{MEi c(MEj Mj ), My }}

32
3.7 Soluzione del sottoproblema P2

Lequilibrio della congurazione di ne passo e espresso dalla


condizione:
s[u] = p
che si presenta come equazione implicita nonlineare nelle
incognite u.
Lequazione si presta ad una soluzione iterativa del tipo
NewtonRaphson Modicato:
rj := p s[u]
uj+1 := uj + K1 rj

essendo K una opportuna approssimazione della matrice Hes-


siana
ds[u]
Kt [u] :=
du
La convergenza dello schema MNR puo essere discussa intro-
ducendo la matrice secante Kj denita nel passo dalla
Kj (uj+1 uj ) = s[uj+1] s[uj ]
Lo schema comporta
 
1
rj+1 = I Kj K rj
Ne risulta la seguente condizione (suciente) di convergenza:
 
1
I Kj K < 1 , j
essendo [] il raggio spettrale della matrice.
La condizione di convergenza puo essere riscritta nella
forma piu espressiva:
0 < Kj < 2K

33
3.8 Alcune osservazioni

La diseguaglianza
0 (s[uj+1]s[uj ])T (uj+1uj ) (uj+1uj )T KE (uj+1uj )
valida per soluzioni ottenute, a partire da u0, mediante
percorsi estremali corrisponde alla condizione:
0 Kj KE
La seconda parte (Kj < 2K) della condizione di conver-
genza e quindi banalmente vericata se si assume (come
nel metodo initial stress)
K := KE
(o una sua ragionevole approssimazione).
La prima parte (Kj > 0) della condizione risulta invece
critica in quanto, pur risultando Kj 0 lo schema perde
convergenza in prossimita del collasso dove
Kt [u] 0

In queste condizioni il processo incrementale non e in


grado di raggiungere la condizione di collasso della strut-
tura.
In eetti, al progredire della plasticizazione, la conver-
genza dello schema iterativo tende rapidamente a dete-
riorarsi e cio comporta in genere una terminazione pre-
matura del processo.

34
3.9 Il metodo delarco di curva

Le dicolta di convergenza presenti in zone prossime a


punti limite del percorso di equilibrio sono connesse alla
rappresentazione parametrica utilizzata, che e stata as-
sunta nella forma u = u[], mentre la curva che si vuol
rappresentare non e analitica in .

Figura 3.2: Analisi a controllo di carico e di arco di curva

Le dicolta possono essere aggirate utilizzando na rap-


presentazione sicuramente analitica che impieghi, ad es-
empio, come parametro descrittore della curva di equilib-
rio direttamente lascissa curvilinea nello spazio (u, ).
Il metodo dellarco di curva (arclenght method) e stato
proposto inizialmente da Riks (1974) per lanalisi incre-
mentale di problemi elastici geometricalmente nonlineari.
Attualmente rappresenta lo standard di fatto dellanalisi
nonlineare.

35
3.10 Schema iterativo alla Riks

Lo schema iterativo di Riks rappresenta la prima, e ancora


piu eciente, implementazione del metodo dellarco di curva.
Lidea base del metodo e quella di introdurre esplicita-
mente il parametro di carico come ulteriore variabile da de-
terminare e di aggiungere al contempo una ulteriore equazione
che esprima lortogonalita (nello spazio allargato {u, } )
uTMu + = 0
(in cui M e sono opportuni parametri metrici) tra la cor-
rezione iterativa
u = uj+1 uj

j+1 j

=

e lincremento totale nel passo




u = uj u0
=

j 0

Se literazione parte da una opportuna estrapolazione {u1, 1}


che realizzi la distanza desiderata da {u0, 0}, la condizione
rappresenta un modo approssimato ma computazionalmente
ecace di imporre la lunghezza dellarco di curva.
Lequazione base dello schema iterativo diventa pertanto:


Ku p = rj

uT Mu + = 0

in cui
dp[]
p :=
d

36
3.11 Convergenza dello schema di Riks

Luso dello schema di Riks porta alla sequenza:


 
1
rj+1 = I Kj K [I j Bj ] rj
in cui, posto
dj := K1 Muj
la matrice Bj ed il fattore j sono deniti dalle:
pdTj pT dj
Bj := T , j :=
p dj j + pT dj
La convergenza dello schema puo essere cosi ricondotta alla
condizione sucente:
 
1
[I Kj K ][I j Bj ] < 1 , j

Osservazioni:
La maggiore ecienza dello schema di Riks e diretta-
mente legata alleetto ltro operato dalla matrice
[I j Bj ]

Il ltro lascia invariate le componenti di rj ortogonali a


dj e riduce la componente parallela del fattore (1 j ).
Per 0 e, comunque, in vicinanza del carico di collasso
dove 0, risulta j 0 e quindi il ltro diventa
una proiezione ortogonale alla direzione dj .

37
3.12 Schema iterativo esplicito

Lo schema di Riks rappresenta uno strumento estremamente


potente, tuttavia le sue prestazioni dipendono in parte da
una scelta opportuna dei parametri metrici ed M.
Una scelta conveniente in problemi elastoplastici e quella
di assumere = 0 ed M tale che
dj = u := K1 p
(La scelta corrisponde ad assumere M Kj .)
Con questa scelta, lo schema puo essere riorganizzato nella
seguente forma esplicita:


j+1 = j rT T
j u/p u
1
j+1 = uj + K rj + (j+1 j )u

u

Con questa scelta, procedendo in modo analogo a quanto


fatto per lo schema a controllo di carico, si ottiene la seguente
condizione suciente di convergenza:
 
0 < Kt [u] <2K ; in U := u : p u = 0
T

del tutto simile a quella gia ottenuta, salvo che le diseguaglianze


non devono essere vericate in tutto lo spazio di denizione
della matrice, ma solo nel sottospazio ortogonale al vettore
p.
Risultando,

T T
p uc = B
c c dv > 0
per ogni meccanismo di collasso uc non nullo, le direzioni
di singolarita delloperatore Kt [u] non rientrano nello spazio
ortogonale a p e quindi la convergenza globale dello schema
e assicurata.
38
3.13 Processo adattativo di analisi.

Un processo incrementale eciente deve avere un compor-


tamento adattativo; deve cioe essere in grado, sulla base di
scelte autonome, di variare i sui parametri interni in modo
da ridurre limpegno computazionale dellanalisi e migliorare
laccuratezza fornita.
In particolare, nellambito di una analisi elastoplastica in-
crementale si richiede:
Il processo deve adattare la lunghezza del passo in modo
ampliarlo nelle zone di maggiore linearita della curva di
equilibrio e ridurlo nelle zone di maggiore nonlinearita.
Cio comporta insieme una migliore descrizione della cur-
va ed un minor numero di punti da calcolare.
Il processo deve poter adattare la matrice K utilizzata
nello schema iterativo in modo da adeguarla alle neces-
sita del momento: deve utilizzare cioe una piena rigidez-
za elastica solo nelle fasi di comportamento elastico ed
una rigidezza ridotta in condizioni di comportamento
plastico.
Ladattamento deve essere automatico, risultare poco
costoso e comunque non comportare alcuna perdita di
adabilita.

39
3.14 Alcuni dettagli operativi.

Conviene introdurre due parametri adattativi: ed .


Il primo interviene nella estrapolazione iniziale del passo


u1 = u0 + u0


1 = 0 + 0

in cui u0 e 0 sono gli incrementi totali ottenuti nel


passo precedente.
Il secondo interviene nella valutazione della matrice di
iterazione K che viene assunta proporzionale a KE
1
K = KE

(Luso di questo scalare non comporta oneri particolari in
quanto K1 = K1 E e cio consente di usare la matrice
KE decomposta una volta per tutte)
Possono essere utilizzate le seguenti formule:
per il jesimo ciclo di iterazione,
rT
j uj
j+1 = j con i limiti 0 < < 2
(rj rj+1)Tuj

per il kesimo passo del processo incrementale,


nn
k+1 = k t 2nn
dove n e il numero di cicli iterativi richiesti, n il valor
medio di cicli desiderato e t rappresenta la tolleranza
relativa richiesta per terminare literazione.

40
Capitolo 4

DISCRETIZZAZIONE IN
ELEMENTI

La presenza di discontinuita legate al comportamento elasto-


plastico del materiale implica uno scenario diverso da quello
tipico in problemi di elasticita caratterizzato da un alto grado
di continuita della soluzione.
Metodologie di discretizzazione (elementi niti) ecienti
in elasticita non sempre risultano egualmente convenienti in
plasticita.
La sezione discute alcuni aspetti di questa problemati-
ca con lobiettivo di descrivere le tipologie di elementi niti
potenzialmente piu adatte ad un uso in campo plastico.

41
4.1 Considerazioni sul tipo di elementi.

Nelle zone plasticizzate, a causa delle discontinuita in-


trodotte dal comportamento plastico nellandamento del-
la deformazione, lerrore derivante da una discretizzazione
in elementi niti dipende linearmente dalla dimensione
h del reticolo, anche se si usano elementi ad alto grado
di interpolazione.
Non vi e guadagno quindi (al contrario di quanto accade
in elasticita) dalluso di elementi complessi caratterizzati
da un numero elevato di variabili per elemento.
Laccuratezza va perseguita quindi attraverso lintti-
mento del reticolo di discretizzazione.
Tutto cio spinge alluso di elementi semplici, con poche
variabili per elemento, accompagnati a reticoli tti.
Una buona ricostruzione del campo di tensione acquista
maggior peso che in elasticita essendo il comportamento
del materiale condizionato dal livello di tensione raggiun-
to.
Al riguardo, elementi di tipo compatibile, capaci di una
migliore ricostruzione dello spostamento che delle ten-
sioni (ottenute dagli spostamenti per derivazione) sem-
brano poco conveniente.
Elementi di tipo ibrido o misto dovrebbero assicurare dei
vantaggi.

42
Inoltre:
Il fenomeno di concentrazione della deformazioni plasti-
ca lungo superci (di scorrimento) isolate in corrispon-
denza a livelli di carico prossimi al collasso spinge ver-
so elementi con deformazione concentrata o comunque
tali da permettere discontinuita nella tensione e nella
deformazione.
Riguardo alla cinematica, gli elementi dovrebbero im-
porre la continuita, lungo le superci di contatto, dello
spostamento normale ma non di quello tangenziale.
Riquardo alla statica, gli elementi dovrebbero imporre la
continuita della tensione normale e tangenziale ma non
della tensione trasversale.
Un compromesso tra le esigenze di continuita richieste
dalle diverse componenti non e facile e comunque non
porta ad unalgebra semplice dellelemento. In aggiunta,
luso di campi discontinui non sarebbe opportuno nelle
zone elastiche del dominio.
In alternativa, si richiede luso di reticoli estremamente
ni, in modo che le discontinuita possano esaurirsi in
una fascia di piccola ampiezza (pari alla dimensione degli
elementi).

43
4.2 Elementi Misti Simplex.

Lelemento e triangolare (piu in generale un tetraedro


con numero di vertici pari alla dimensione del problema
+1).
Sia il campo di spostamento che di tensione sono inter-
polati linearmente a partire dai valori assunti nei vertici
(nodi del reticolo).
Si ha continuita dello spostamento e della tensione sulle
interfacce. Tuttavia, per un rapporto elementi)/vertici
pari a 2, il modello richiede 5/2 variabili per elemento
nel caso di problemi bidimensionali e lalgebra coinvolta
e molto semplice. cio rende possibile luso di discretiz-
zazioni tte.
Risulta conveniente raggruppare 4 elementi triangolari in
un unico elemento quadrangolare (il quadrangolo e sud-
diviso dalle due diagonali). In tal caso si hanno 5 variabili
(2 spostamenti e 3 tensioni) per elemento quadrangolare.

44
4.3 Elementi basati su equazioni di usso.

Lelemento e in generale quadrangolare (sono possibili


versioni triangolari); il reticolo di discretizzazione presen-
ta topologia regolare (meglio se con geometria regolare).
Lo spostamento e denito in funzione del usso che attra-
versa le superci di interfaccia. La tensione e interpolata
linearmente sui lati dellelemento.
Le equazioni di bilancio (equilibrio e compatibilita cine-
matica) sono risolte in modo assoluto su ciascun elemento
(Equilibrio di corpo rigido e conservazione della massa).
Lerrore di discretizzazione si riette nel legame elasti-
co ed e correlato allinterpolazione interna della tensione
(linearecostante).
Si hanno 5 variabili (2 spostamenti e 3 tensioni) per
elemento. Sono possibili discretizzazioni tte.
Lalgebra diventa semplice per reticoli a geometria rego-
lare (elementi rettangolari di dimensione costante)

45
4.4 Elementi HC.

Lelemento e quadrilatero; Il reticolo ha topologia rego-


lare (meglio se con geometria regolare).
Lo spostamento viene interpolato con funzioni biquadratiche
con nodi di controllo esterni allelemento. Si impone la
continuita allinterfaccia sia della funzione che delle sue
derivate prime. Cio permette di ridurre le variabili in
gioco ad un solo nodo per elemento.
La tensione e descritta da una interpolazione bilineare
a partire dai vertici dellelemento.
Si hanno 5 variabili (2 spostamenti e 3 tensioni) per
elemento. Sono possibili discretizzazioni tte.
Si ha interpolazione ad alto grado di continuita pur con
un numero minimo di parametri in gioco.
Lalgebra diventa semplice per reticoli con geometria re-
golare (elementi rettangolari).

46
4.5 Elementi FLAT.

Elemento triangolare misto utilizzato per piastre e cupole


sottili.
Presenta interpolazione lineare dello spostamento e val-
ore costante della sollecitazione sullelemento. La de-
formazione essionale e messa in conto attraverso la ro-
tazione concentrata lungo i lati dellelemento.
Lelemento resta rozzo ma coinvolge una algebra sempli-
cissima e di esecuzione veloce. Richiede discretizzazioni
estremamente tte che si prestano tuttavia a descrivere
superci complesse.
Consente di caratterizzare facilmente ed in modo esatto
cambiamenti anche notevoli di congurazione (analisi per
grandi deformazioni).
Sono possibili varianti diverse che si dierenziano per
la scelta dellinterpolazione della sollecitazione (lineare
sullelemento, costante sullarea di inuenza di ciascun
nodo, localizzata sul lato, ecc...).
Sono particolarmente adatti ad analisi basate su algo-
ritmi espliciti (simulazione pseudodinamica) o dove la
soluzione e ottenuta mediante schemi iterativi di tipo
locale (approccio multigrid).

47
4.6 Superconvergenza, Metodo Multigrid ed al-
tro ancora.

Luso di elementi opportuni, di reticoli tti, di una topolo-


gia regolare e di una geometria (quanto meno) variabile
con regolarita porta al fenomeno chiamato superconver-
genza.
Gli errori prodotti sui singoli elementi tendono cioe a
compersarsi sullintero reticolo producendo un errore com-
plessivo minore per ordini di grandezza di quello proprio
del singolo elemento (ad es., da h2 ad h6).
Luso di reticoli realmente tti comporta comunque un
numero elevato di variabili e, anche se lalgebra richi-
esta dalla costruzione delle matrici e vettori utilizzati
dallanalisi possa rivelarsi particolarmente semplice, puo
risultare inabbordabile nellambito di strategie tradizion-
ali basate sullassemblaggio esplicito della matrice di rigi-
dezza e sulla soluzione del sistema risultante mediente
decomposizione alla Gauss.
Per un problema in n variabili, solo questultima oper-
azione richiede O(n2) operazioni aritmetiche.

48
In queste condizioni, strategie di tipo Multigrid Adatta-
tivo, basate sulluso contemporaneo di una sequenza di
discretizzazioni a successivo livello di inttimento e ca-
paci di sfruttare la parentela fra queste, permettono di
ricavare la soluzione corrispondente al reticolo piu tto
pur operando essenzialmente sui reticoli radi della se-
quenza. Si ottiene cosi uno strumento estremamente po-
tente, capace di risolvere problemi in meno che O(n)
operazioni aritmetiche con prestazioni superiori di ordini
di grandezza rispetto ai procedimenti tradizionali.
Guadagni ancora maggiori sono forniti da strategie di in-
ttimento selettivo in cui, assegnata laccuratezza desider-
ata sulla soluzione nale, e lo stesso processo che provvede
a realizzare, nella sequenza multigrid, un dierente raf-
namento delle varie zone del dominio di denizione del
problema consentendo cosi di localizzare e catturare le
superci ad elevato gradiente di deformazione.

49