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Presentazione

guerra. E stavolta, per lEgitto, potrebbe essere lultima,


sanguinosa battaglia prima della sconfitta.

Perfino Taita, che nella sua lunga e tumultuosa vita ha attraversato


vicende avverse e impensabili rovesciamenti di fronte, ora che
generale dellesercito reale teme di veder crollare tutto ci che ha
costruito... Ma la vera minaccia ancora in agguato, e si nasconde
proprio in seno alla famiglia reale. Perch lultimo faraone potrebbe
davvero causare la fine di un impero...

In un universo narrativo in cui storia, fantasia e mito si intrecciano in


modo unico e mirabile, Taita il versatile e longevo protagonista della
saga egizia di Wilbur Smith raggiunge il culmine della sua
intelligenza, della forza, dellironia e della vanit, e allo stesso tempo di
quella sensibilit, quasi femminile, che avvince i suoi numerosi lettori e
seduce le lettrici.

Fra colpi di scena, momenti drammatici e di incredibile suspense,


nascono nuovi e indimenticabili personaggi e, accanto allantico impero
egizio, compaiono le prime citt greche che daranno vita alla civilt
ellenica.

Lultimo, grande romanzo egizio di Wilbur Smith, re incontrastato


dellavventura, forse uno dei pi belli che abbia mai offerto ai suoi
tantissimi lettori. Ci trasporta in tempi e spazi lontanissimi,
entusiasmando dalla prima allultima pagina, tanto che lunico
dispiacere giungere alla fine della lettura...

WILBUR SMITH lautore contemporaneo pi venduto in Italia,


con oltre 26 milioni di copie.

Quella egizia la saga che lautore sente pi vicina a s.


Camminando accanto a Taita, il suo straordinario protagonista, di
romanzo in romanzo Smith arricchisce la sua tavolozza dautore di
idee, colori, profumi e suggestioni storiche originali.

nato nel 1933 nella Rhodesia del Nord (lattuale Zambia), ma


cresciuto e ha studiato in Sudafrica.

Si dedicato a tempo pieno alla narrativa dal 1964. Con 37 bestseller


avvincenti che spaziano dallAsia allAfrica alle Americhe e dallantico
Egitto ai giorni nostri, considerato universalmente il Re
dellavventura. Tra i suoi romanzi pi letti e celebrati: Il settimo
papiro, Il dio del fiume, La notte del leopardo, Come il mare, La legge
del deserto e Il dio del deserto.
L'ultimo faraone

Dedico questo libro a mia moglie Mokhiniso.


Da quando ti ho conosciuto sei il fulcro della mia vita. Rendi ogni
giorno pi luminoso e ogni ora pi preziosa.
Sono tuo per sempre e ti amer in eterno.
Anche se avrei preferito inghiottire la spada piuttosto di ammetterlo
apertamente, in cuor mio sapevo che ormai era finita.

Molti decenni prima le orde di hyksos erano apparse allimprovviso


entro i confini del nostro Egitto, giungendo dalle desolate lande
orientali. Il loro era un popolo selvaggio e crudele, privo di qualsivoglia
dote, e disponeva di un unico elemento che lo rendeva invincibile in
battaglia: il carro trainato da cavalli, che prima di allora noi egizi non
avevamo mai visto n sentito nominare e che consideravamo una cosa
orribile.

Avevamo tentato di fronteggiare a piedi lassalto degli hyksos ma ci


avevano respinto con violenza, circondandoci agevolmente con i loro
carri e riversandoci addosso una pioggia di frecce. Non ci era rimasto
che tornare alle nostre imbarcazioni e fuggire verso sud lungo il
possente Nilo, trascinandoci attraverso le cateratte e fino al deserto,
dove eravamo rimasti per pi di dieci anni, bramando la nostra terra
natale.

Fortunatamente ero riuscito a catturare un gran numero di cavalli del


nemico e a portarli con noi, scoprendo ben presto che, lungi dallessere
orrendi, erano gli animali pi intelligenti e mansueti che esistessero.
Avevo creato una mia versione del carro, pi leggero, pi rapido e pi
facile da manovrare di quello degli hyksos. Avevo insegnato al giovane
uomo che sarebbe in seguito diventato Tamose, Faraone dellEgitto, a
essere un superbo auriga.
Al momento opportuno avevamo ridisceso il Nilo con la nostra flotta
di navi, portando sulla terraferma egizia i nostri carri, e ci eravamo
avventati contro i nemici, spingendoli verso il delta, a nord. Durante i
decenni seguenti avevamo dovuto combattere senza sosta contro di
loro.

Ma adesso la ruota aveva compiuto il giro completo. Il vecchio


Faraone Tamose era sdraiato nella sua tenda, gravemente ferito da una
freccia hyksos. Lesercito egizio si stava sgretolando e lindomani mi
sarei trovato ad affrontare linevitabile.

Nemmeno il mio spirito audace, dimostratosi essenziale per condurre


lEgitto attraverso il mezzo secolo di lotte appena trascorso, bastava
pi. Nel corso dellultimo anno eravamo stati sconfitti in due grandi
battaglie consecutive, tanto aspre e sanguinose quanto vane. Gli
invasori hyksos che ci avevano strappato la maggior parte della nostra
patria erano prossimi al trionfo finale e stavano per conquistare lintero
Egitto. Le nostre schiere erano smembrate e, per quanto tentassi
disperatamente di ricompattarle e incitarle a proseguire, sembravano
ormai rassegnate alla disfatta e allignominia. Molti dei nostri cavalli
erano stati abbattuti e quelli ancora in piedi riuscivano a stento a
reggere il peso di un uomo o a trainare un carro. Quanto ai soldati,
quasi la met di loro aveva ferite recenti fasciate con cenci. Durante le
due battaglie da noi perse dallinizio dellanno il loro numero era calato
di quasi tremila unit. La maggior parte dei superstiti si gettava nella
mischia barcollando o zoppicando, con una spada in una mano e una
stampella nellaltra.

In realt, per, la diminuzione nel numero di guerrieri era dovuta pi


alle diserzioni che alla morte o alle ferite riportate sul campo. Alla fine
le truppe del Faraone, un tempo fiere, si erano perse danimo e i soldati
fuggivano di fronte alla moltitudine dei nemici. Lacrime di vergogna mi
solcavano le guance mentre li supplicavo e li minacciavo di
fustigazione, morte e disonore, ma loro mi sfrecciavano accanto
puntando verso le retrovie. Non badavano a me, non mi degnavano
nemmeno di unocchiata mentre gettavano a terra le armi e si
allontanavano correndo o zoppicando. I numerosissimi hyksos erano
radunati davanti alle porte stesse di Tebe e lindomani avrei guidato
quello che sarebbe stato quasi sicuramente il nostro ultimo, debole
tentativo di evitare una sanguinosa e definitiva disfatta.

Mentre loscurit calava sul campo di battaglia incaricai i miei


servitori di togliere le macchie di sangue dal mio scudo e dalla
protezione che mi riparava il petto e di eliminare a martellate
lammaccatura sul copricapo che qualche ora prima aveva deviato la
traiettoria di una lama hyksos. Il cimiero era scomparso, tranciato da
quello stesso colpo del nemico. Poi, accanto alla fiamma guizzante di
una fiaccola, contemplai il mio riflesso nel lucido specchietto di
bronzo, cosa che riusc come sempre a rinfrancarmi lo spirito. Mi
ritrovai a rammentare per lennesima volta con quanta rapidit gli
uomini seguano unidea o una diceria quando sono convinti di essere
destinati a un imminente annientamento. Mi costrinsi a sorridere allo
specchio, tentando di ignorare le ombre di malinconia in fondo ai miei
occhi, poi piegai il capo per passare sotto il lembo della tenda e andai a
rendere omaggio al mio amato Faraone.

Tamose era steso sulla lettiga, assistito da tre medici e da sei dei suoi
numerosi figli. I suoi generali, gli alti consiglieri e cinque delle sue
mogli favorite formavano un cerchio pi ampio intorno a lui. Avevano
tutti unespressione solenne e le consorti stavano piangendo: il Faraone
era in punto di morte dopo essere stato gravemente ferito sul campo di
battaglia, quello stesso giorno. Lasta della freccia hyksos gli spuntava
ancora fra le costole: nessuno dei cerusici presenti compreso il
sottoscritto, il pi abile di tutti aveva avuto il coraggio di cercare di
estrarre la punta con barbigli, troppo vicina al cuore. Ci eravamo
limitati a spezzarne lasta accanto ai lembi della ferita e ora stavamo
aspettando lineluttabile epilogo. Prima del mezzogiorno dellindomani
il sovrano avrebbe quasi sicuramente lasciato il trono dorato a Utteric
Turo, il primogenito, che sedeva al suo fianco tentando di nascondere
quanto pregustasse il momento in cui il dominio dellEgitto sarebbe
passato nelle sue mani. Da giovane insulso e inetto qual era, non
riusciva nemmeno a immaginare che forse, prima del tramonto
dellindomani, il suo impero avrebbe cessato di esistere, o meglio
questo era ci che credevo allepoca. Avrei presto scoperto quanto mi
fossi sbagliato nel giudicarlo.

Ormai Tamose era un uomo anziano. Sapevo esattamente quanti anni


aveva perch ero stato io a farlo venire alla luce in questo difficile
mondo. La leggenda voleva che il suo primo atto come neonato fosse
stato quello di urinare abbondantemente sul sottoscritto. Soffocai un
sorriso mentre ripensavo a come, nei cinquanta e rotti anni seguenti,
non avesse mai esitato a manifestarmi con altrettanta chiarezza anche la
pi flebile disapprovazione.

Lo raggiunsi e mi inginocchiai per baciargli le mani. Sembrava


persino pi vecchio di quanto fosse in realt. Bench di recente avesse
iniziato a tingersi capelli e barba, sapevo che sotto la pigmentazione
arancione brillante che privilegiava era in realt canuto come unalga
sbiancata dal sole. La pelle del viso era solcata da rughe profonde e
costellata di scure macchie solari, e aveva borse di pelle raggrinzita
sotto gli occhi, nei quali erano fin troppo palesi i segni della morte
imminente.

Non ho la minima idea della mia et. Sono ben pi anziano di


Tamose, ma dimostro molto meno della met dei suoi anni poich sono
destinato a vivere a lungo e sono benedetto dagli dei, in particolare da
Inanna, nome segreto di Artemide.

Il Faraone mi guard e parl con sofferenza e difficolt, con la voce


roca e il respiro sibilante e affannoso.

Tata! disse, usando il nomignolo che mi aveva assegnato quando


era solo un bambino. Sapevo che saresti venuto. Sai sempre quando ho
pi bisogno di te. Dimmi, mio caro amico, e il domani?

Il domani appartiene a te e allEgitto, mio sovrano. Non so come


mai scelsi quelle parole, quando era ormai certo che tutti i nostri
domani appartenessero ad Anubi, il dio delle sepolture e
delloltretomba, ma amavo il mio Faraone e volevo che morisse quanto
pi possibile in pace.
Mi sorrise e non aggiunse altro, allung una mano tremante per
prendere la mia e se la tenne stretta al petto finch non si addorment. I
cerusici e i figli del sovrano lasciarono il padiglione; sono sicuro di
avere visto un abbozzo di sorriso balenare sulle labbra di Utteric mentre
usciva con fare disinvolto. Rimasi seduto al capezzale di Tamose fin
dopo mezzanotte, proprio come avevo fatto con sua madre appena
prima del trapasso, ma alla fine lottenebrante fatica della battaglia di
quel giorno ebbe la meglio su di me. Sfilai la mano dalla sua e,
lasciatolo che ancora sorrideva, barcollai fino al mio giaciglio, dove
piombai in un sonno simile alla morte.

I domestici mi svegliarono quando le prime luci dellalba non


avevano ancora tinto doro il cielo. Mi vestii in fretta per la battaglia e
indossai la cinta con il fodero della spada, poi tornai rapido al
padiglione reale. Quando mi inginocchiai nuovamente accanto a lui, il
Faraone stava ancora sorridendo ma le sue mani erano fredde: era
morto.

Ti pianger in seguito, mio Mem, gli promisi mentre mi alzavo,


ora devo andarmene per tentare ancora una volta di tenere fede al
giuramento che ho fatto a te e allEgitto.

questa la maledizione del vivere molto a lungo: sopravvivi a tutte


le persone che pi ami.

I pochi soldati rimasti nel nostro esercito allo sbando erano riuniti
allimbocco del passo davanti alla citt dorata di Tebe, dove da
trentacinque frenetici giorni stavamo tenendo a bada le voraci orde
degli hyksos. Alla guida del mio carro da battaglia passai in rivista i
ranghi decimati, e quanti riuscivano ancora a farlo si alzarono
faticosamente in piedi non appena mi riconobbero. Si chinarono per
sollevare i commilitoni feriti e tenerli dritti con loro in formazione di
battaglia, dopo di che tutti tanto gli uomini ancora forti e vigorosi
quanto quelli incamminati verso la morte levarono le armi verso il
cielo dellalba e mi acclamarono mentre passavo.
Da loro si lev un canto ritmato: Taita! Taita! Taita!

Ricacciai indietro le lacrime nel vedere quei coraggiosi figli


dellEgitto in una situazione tanto disperata. Mi costrinsi a sorridere,
poi risi e gridai loro parole di incoraggiamento, rivolgendomi ai
valorosi combattenti che conoscevo personalmente.

Ehil, Osmen! Sapevo che ti avrei trovato ancora in prima linea.

Mai pi della lunghezza di una spada alle tue spalle, mio signore!
mi grid di rimando lui.

Lothan, vecchio leone affamato, non hai gi falciato pi della tua


quota di cani hyksos?

S, ma solo la met di quelli che hai ucciso tu, nobile Tata. Lothan
era uno dei miei favoriti, quindi gli permettevo di rivolgersi a me con il
mio soprannome.

Dopo il mio passaggio le acclamazioni si spensero di colpo in un


tetro silenzio; gli uomini crollarono nuovamente in ginocchio e
abbassarono lo sguardo sul passo, dove sapevano che le legioni hyksos
aspettavano solo la piena luce dellalba per sferrare un nuovo assalto. Il
campo di battaglia intorno a noi era quasi interamente ricoperto di
cadaveri, dopo quei lunghi giorni di carneficina. La lieve brezza
antelucana port fino a noi il tanfo di morte. A ogni respiro mi aderiva
alla lingua e alla gola, denso come olio; per quanto mi schiarissi la voce
e sputassi sulla strada, sembrava farsi sempre pi intenso e disgustoso.

Gli animali spazzini stavano gi banchettando con le cataste di salme


disseminate intorno a noi. Avvoltoi e corvi si libravano sopra il campo
grazie alle ampie penne remiganti prima di scendere in picchiata fino a
terra per competere con sciacalli e iene, in un ammasso urlante e
tumultuoso, sbranando la carne umana marcescente a grumi e brandelli
che inghiottivano interi. Avevo la pelle doca per lorrore, mentre mi
immaginavo condannato a quello stesso destino, quando fossi infine
caduto vittima delle lame hyksos.

Rabbrividii e tentai di accantonare quelle riflessioni, mentre gridavo


ai miei capitani di mandare gli arcieri a recuperare dai cadaveri tutte le
frecce che riuscivano a trovare, cos da riempire le faretre ormai vuote.

A quel punto, al di sopra della cacofonia di uccelli e animali in lotta,


sentii echeggiare nel passo il suono di un tamburo. Anche i miei soldati
lo udirono. I comandanti latrarono ordini e gli arcieri tornarono di corsa
con le frecce appena prese. Gli uomini schierati in attesa si alzarono e si
disposero spalla contro spalla, gli scudi con i bordi sovrapposti.
Impugnavano lance dalle punte scheggiate e spade smussate dalluso,
ma le rivolsero comunque verso il nemico. Il telaio degli archi era stato
rinforzato con vari giri di spago laddove il legno si era incrinato e molte
delle frecce appena recuperate dal campo di battaglia erano prive di
piume, ma sarebbero comunque riuscite a svolgere il loro compito, a
distanza ravvicinata. I miei soldati erano veterani e conoscevano tutti
gli stratagemmi per sfruttare al meglio armi ed equipaggiamento
danneggiati.

In lontananza, allimbocco del passo, la moltitudine di nemici sbuc


dalla penombra che precede lalba. Allinizio parve di ridotte
dimensioni a causa della distanza e della luce fioca, ma ben presto si
mostr in tutta la sua ampiezza mentre si avvicinava per sferrare
lattacco. Gli avvoltoi lanciarono strida acute e si levarono in aria, gli
sciacalli e gli altri saprofagi fuggirono di fronte allavanzata del
nemico. Il passo era interamente ricoperto dalla marea di hyksos, e non
per la prima volta provai un senso di sgomento: eravamo in netta
inferiorit numerica, con tre o persino quattro nemici per ognuno di noi.

Quando furono pi vicini, per, mi accorsi che li avevamo dilaniati


con la stessa ferocia che loro avevano riservato a noi. Quasi tutti
avevano riportato ferite, che adesso erano fasciate con brandelli di
stoffa insanguinati, proprio come le nostre. Alcuni zoppicavano
appoggiandosi alle stampelle, altri avanzavano a scatti e barcollavano
quanderano spronati dai comandanti, quasi tutti muniti di un frustino di
cuoio grezzo. Esultai nel vederli costretti a ricorrere a rimedi cos
estremi per indurre i propri uomini a rimanere in formazione. Condussi
il carro lungo la prima fila dei miei soldati, incoraggiandoli a gran voce
e indicando loro lutilizzo degli staffili da parte degli ufficiali hyksos.

Gli uomini come voi non hanno bisogno che un frustino li convinca
a fare il loro dovere. La mia voce giunse nitidamente fino a loro,
sovrastando il rullio dei tamburi degli hyksos e il trapestio dei loro
calzari rinforzati. Mi acclamarono e gridarono insulti e parole di
scherno ai nemici in avvicinamento, mentre io continuavo a valutare la
sempre pi esigua distanza che separava le prime linee dei due eserciti
contrapposti. Mi restavano soltanto cinquantadue dei trecentoventi carri
con cui avevo iniziato la campagna e il progressivo logorio dei nostri
cavalli era stato straziante. Il nostro unico vantaggio era che ci
trovavamo in una posizione di forza, in cima a quel passo ripido e
accidentato, che avevo scelto con la meticolosa scaltrezza acquisita
durante innumerevoli battaglie nel corso della mia lunga vita.

Gli hyksos dipendevano dai carri per portare i loro arcieri a breve
distanza da noi. Nonostante il nostro esempio non avevano mai
sviluppato larco ricurvo, ma erano rimasti ostinatamente fedeli a
quello dritto, che non era in grado di scoccare una freccia altrettanto in
fretta e quindi altrettanto lontano dei nostri, in assoluto migliori.
Costringendoli ad abbandonare i carri ai piedi del passo roccioso, avevo
negato loro lopportunit di condurre in fretta i loro arcieri abbastanza
vicino ai nostri fanti da poterli colpire.

Giunse il momento critico in cui dovevo schierare i veicoli rimasti.


Guidai di persona lo squadrone mentre sfrecciavamo in avanti, allineati,
e piombavamo sullavanguardia dello schieramento hyksos. Scagliando
le frecce contro i loro ranghi serrati da una distanza di sessanta o
settanta passi riuscimmo a uccidere o mutilare quasi trenta nemici,
prima che potessero lanciarsi verso di noi.

A quel punto saltai gi dal carro e, mentre il mio auriga lo portava


via, mi infilai al centro della prima fila, incastrai lo scudo fra quelli di
due compagni e lo rivolsi verso il nemico.

Segu il tumultuoso istante in cui si d davvero battaglia. La falange


nemica cozz contro la nostra avanguardia con un possente clangore di
bronzo contro bronzo. Con gli scudi incastrati, gli eserciti avversari
cominciarono a spingere e premere luno contro laltro nel tentativo di
sfondare la prima barriera. Era una lotta di proporzioni immani che ci
avvilupp in unintimit pi oscena di qualsiasi perversione sessuale.
Ventre contro ventre, viso contro viso, i nostri sforzi erano tali che,
quando grugnivamo e strillavamo come animali in fregola, la saliva
schizzava dalla bocca, distorta in una smorfia, sul volto vicinissimo dei
nemici.

Schiacciati comeravamo tra due file di scudi bronzei, non ci era


possibile usare le armi lunghe. Incespicare o scivolare significava
piombare a terra ed essere calpestati, se non uccisi, dai sandali con
rinforzi in bronzo dei commilitoni, oltre che da quelli dei nemici.

Ho combattuto cos spesso nella parete di scudi da avere progettato


unapposita arma per tale scopo. La spada dalla lunga lama della
cavalleria deve rimanere saldamente nel fodero ed essere sostituita da
un sottile pugnale con la lama non pi lunga di una spanna. Quando hai
entrambe le braccia bloccate in una ressa di corpi protetti dallarmatura
e il viso del nemico dista pochissimo dal tuo, sei comunque in grado di
usare quel minuscolo stiletto e infilarne la punta in una fessura della
corazza dellavversario, per poi affondargliela nella carne.

Quel giorno, davanti alle porte di Tebe, uccisi almeno dieci dei bruni
e barbuti mostri hyksos senza muovermi n spostare la mano destra di
pi di mezza spanna. Mi procurava unincredibile soddisfazione
guardare il nemico negli occhi, osservarne i lineamenti che si
contorcevano per il dolore mentre sentiva la mia lama trapassargli la
carne, e infine percepire sul viso il suo ultimo caldo respiro esalato
prima di stramazzare a terra. Non sono di indole crudele n vendicativa,
ma il buon dio Horus sa che il mio popolo e io abbiamo sofferto per
mano di questa trib barbara quanto basta per godere di ogni minima
vendetta.
Non so per quanto tempo restammo bloccati in quel muro di scudi.
Sul momento mi parvero diverse ore di lotta brutale, ma
dallangolazione del sole, ancora implacabile sopra di noi, capii che
pass meno di unora prima che lorda hyksos si sganciasse dai nostri
ranghi e indietreggiasse appena. Entrambe le parti erano sfinite dalla
ferocia della battaglia. Ci fronteggiammo sui due lati opposti della
sottile striscia di terra, ansimando come animali selvatici, fradici del
nostro stesso sangue e sudore, reggendoci in piedi a stento. Tuttavia
sapevo per esperienza che la tregua sarebbe stata di breve durata, dopo
di che ci saremmo avventati nuovamente gli uni contro gli altri come
cani rabbiosi. Sapevo anche che quella era la nostra ultima battaglia.
Guardando gli uomini intorno a me vidi che erano ormai allo stremo.
Non erano pi di milleduecento. Potevano sopravvivere unaltra ora o
poco pi, poi sarebbe finita. Venni quasi sopraffatto dalla disperazione.

Allimprovviso qualcuno alle mie spalle mi tir per un braccio e mi


grid parole alle quali allinizio non riuscii a dare molto senso.

Nobile Taita, un altro corposo distaccamento di nemici ci sta


raggiungendo alle spalle. Ci hanno circondati. Se non trovi il modo di
uscirne, siamo spacciati.

Mi girai di scatto per affrontare il latore di quelle terribili notizie. Se


quanto diceva era vero eravamo finiti. Eppure sapevo di potermi fidare
delluomo che mi trovavo di fronte: era uno dei giovani ufficiali pi
promettenti dellesercito del Faraone e comandava un prestigioso
squadrone di carri da battaglia pesanti.

Accompagnami l e fammi vedere, Merab! gli ordinai.

Da questa parte, mio signore! Ho un cavallo fresco per te.


Evidentemente aveva capito che ero prossimo allo sfinimento, perch,
senza lasciare il mio braccio, mi aiut a scavalcare le cataste di morti e
moribondi e i cumuli di armi ed equipaggiamento bellico che
ingombravano il campo. Raggiungemmo il nostro piccolo
distaccamento delle retrovie, che ci aveva preparato un paio di cavalli
ben riposati. Mi ero ormai ripreso a sufficienza per scrollarmi di dosso
la mano servizievole di Merab: detesto mostrare il seppur minimo
segno di debolezza davanti ai miei uomini.

Montai in sella a uno dei cavalli e, al galoppo, riportai quel ridotto


manipolo sullelevato crinale che ci separava dalle pi basse propaggini
del Nilo, quindi tirai le redini del mio destriero, tanto bruscamente che
inarc la schiena per poi sollevarsi sulle zampe posteriori e ruotare su
se stesso. Fui assalito da unindicibile disperazione.

Dopo quello che mi aveva appena annunciato Merab, mi aspettavo di


trovare tre o quattrocento hyksos che risalivano dietro di noi per darci
battaglia: sarebbero bastati a suggellare il nostro destino. Mi trovai
invece di fronte un possente esercito, composto letteralmente da
migliaia di fanti, almeno cinquecento carri e altrettanti cavalieri in sella,
che gremiva la riva del Nilo a noi pi vicina. Stava sbarcando da una
flottiglia di navi da guerra straniere ormeggiate lungo la sponda sotto la
nostra citt dorata, Tebe.

La formazione di testa della cavalleria nemica era gi scesa a terra.


Non appena scorsero la nostra patetica truppa, si lanciarono al galoppo
su per il pendio per attaccarci. Mi ritrovai in preda a un dilemma: i
nostri cavalli erano quasi sfiniti, quindi se avessimo fatto dietrofront per
tentare di battere in velocit quegli animali magnifici e palesemente
freschi gli avversari ci avrebbero raggiunto prima che coprissimo un
centinaio di passi, se fossimo rimasti l per tentare di combattere ci
avrebbero sgominato senza sforzo.

Un attimo dopo per scacciai la disperazione e guardai gli


sconosciuti con occhi nuovi, con un vago senso di sollievo che bast a
risollevarmi lumore: non erano copricapi da guerra hyksos, quelli che
indossavano, n quelle da cui stavano sbarcando erano le tipiche navi
hyksos.

Resta dove sei, Merab! gli dissi bruscamente. Vado a


parlamentare con i nuovi arrivati. Prima che potesse discutere,
sganciai dalla cinta il fodero della spada e, senza sfilarne la lama, lo
capovolsi e lo tenni sollevato nelluniversale segno di pace, poi scesi
lentamente al trotto verso il drappello di cavalieri stranieri.

Ricordo vividamente il senso di ineluttabilit che mi opprimeva


mentre mi avvicinavo, sapendo che stavo sfidando un po troppo Tyche,
la dea della fortuna. Poi, con profondo stupore, sentii il condottiero dei
cavalieri latrare un ordine e vidi i suoi uomini obbedire, riponendo la
spada nel fodero in segno di tregua e fermandosi in formazione serrata
dietro di lui.

Li imitai, tirando le redini per bloccare il mio cavallo, a poche decine


di passi dal loro capo. Ci studiammo in silenzio per il tempo necessario
a trarre un respiro profondo, poi sollevai la visiera del mio elmo
malconcio per mostrare il volto.

Il capo di quel gruppo di cavalieri scoppi a ridere, un suono del tutto


inatteso in quel frangente carico di tensione ma anche
straordinariamente familiare. Conoscevo quella risata, eppure fissai
luomo per alcuni istanti prima di riconoscerlo. Adesso aveva la barba
grigia, ma era robusto, muscoloso e sicuro di s. Non era pi il giovane
maschio dal viso fresco ed entusiasta che cercava il proprio posto in
questo mondo duro e implacabile: lo aveva palesemente trovato, e ora
sfoggiava unaria di grande autorevolezza e un possente esercito alle
sue spalle.

Zaras? lo chiamai con titubanza. Non puoi essere tu, o sbaglio?

Soltanto il nome cambiato, Taita, ma tutto il resto in me rimasto


identico, tranne forse che sono un po pi vecchio e, spero, un po pi
saggio.

Ti ricordi ancora di me, dopo tutti questi anni. Quanto tempo


passato? gli chiesi, sbalordito.
Sono trascorsi solo trentanni, e s, mi ricordo ancora di te. Non ti
dimenticher mai, nemmeno se vivr dieci volte quanto ho vissuto
finora.

A quel punto fui io a ridere. Dici di avere cambiato nome. Come ti


fai chiamare adesso, mio buon Zaras?

Ho assunto il nome di Hurotas, dato che il precedente aveva


connotazioni sgradevoli, replic. Sorrisi di quello spudorato
eufemismo.

Quindi adesso porti lo stesso nome del re di Lacedemone? chiesi.


Lo avevo gi sentito menzionare, sempre con la massima riverenza e
rispetto.

Infatti, conferm lui, perch il giovane Zaras che conoscevi un


tempo diventato il sovrano di cui parli.

Stai scherzando? chiesi sbigottito. Sembrava che il mio antico


sottoposto avesse raggiunto una posizione elevata, al vertice del mondo.
Se dici il vero, raccontami cosa ne stato della sorella del Faraone
Tamose, la principessa Tehuti, che hai rapito sottraendola alla mia tutela
e alle mie cure.

Il termine pi adatto conquistato, non rapito. E ormai non pi


una principessa. Scosse energicamente il capo. Adesso una regina,
perch ha avuto il buonsenso di sposarmi.

ancora la donna pi bella del mondo? domandai, con pi di un


pizzico di malinconia.

Nellidioma del mio regno, Sparta significa la terra pi florida e ho


ribattezzato cos la citt, in suo onore. Quindi ora la principessa Tehuti
la regina Sparta di Lacedemone.
E cosa puoi dirmi delle altre persone, anchesse care al mio cuore e
alla mia memoria, che tanti anni fa hai portato a nord insieme a te...?

Di certo ti riferisci alla principessa Bakatha e a Hui, ribatt


Hurotas, interrompendo la mia domanda. Anche loro sono marito e
moglie, adesso, ma Hui non pi un umile capitano, bens alto
ammiraglio e comandante della flotta di Lacedemone, la stessa che vedi
laggi, sul fiume. Indic limpressionante flotta di imbarcazioni
ancorate accanto alla riva del Nilo, alle sue spalle. Al momento sta
controllando lo sbarco del resto del mio corpo di spedizione.

E cos, re Hurotas, perch sei tornato in Egitto dopo tutti questi


anni? chiesi, e lo vidi assumere unespressione feroce mentre
rispondeva.

Sono venuto perch in cuor mio sono ancora un egizio. Ho saputo


dalle mie spie che in Egitto eravate in difficolt, sul punto di essere
sconfitti dagli hyksos. Quegli animali hanno depredato la nostra patria
un tempo magnifica. Hanno violentato e ucciso le nostre donne e i
nostri bambini. Fra le loro vittime ci sono state mia madre e le mie due
sorelline; dopo averle violate, le hanno gettate ancora vive sulle rovine
in fiamme della nostra casa e hanno riso mentre le guardavano bruciare.
Sono tornato in Egitto per vendicare la loro morte e salvare parte del
mio popolo da un destino simile. Se riesco nel mio intento, spero di
forgiare una durevole alleanza fra i nostri due paesi, lEgitto e
Lacedemone.

Perch hai aspettato trentanni, prima di tornare?

Come sicuramente ricorderai, Taita, quando ci siamo salutati


eravamo una manciata di giovani fuggiaschi a bordo di tre piccole navi,
in fuga dalla tirannia di un Faraone intenzionato a separarci dalle donne
che amavamo.
Confermai con un cenno dassenso. Ormai potevo farlo senza rischi,
perch il Faraone in questione era Tamose, spirato il giorno precedente.

Re Hurotas, che un tempo era il giovane Zaras, aggiunse: Stavamo


cercando una nuova patria. Abbiamo impiegato tutto questo tempo per
trovarla e trasformarla in una formidabile potenza, con un esercito
costituito da pi di cinquemila dei soldati migliori del mondo.

Come ci sei riuscito, maest? volli sapere.

Con un pizzico di garbata diplomazia, replic candidamente lui,


ma quando vide la mia aria scettica ridacchi e ammise: Insieme a pi
di un pizzico di palese forza delle armi ed esplicita conquista. Indic il
nutrito esercito che stava sbarcando sulla riva orientale, sotto di noi.
Quando si dispone di uno spiegamento bellico come quello che vedi,
raramente gli avversari sono disposti a discutere.

Questo sembra pi il tuo stile, concordai, ma lui liquid il mio


commento con un cenno del capo e un sorriso, prima di proseguire.

Le mie spie mi hanno informato che gli hyksos stavano per


sgominarvi e sapevo di avere il dovere morale di fornirvi tutto il
soccorso e laiuto possibili. Sarei venuto gi un anno fa, ma non
disponevo di abbastanza navi per trasportare il mio esercito, cos ho
dovuto costruirne altre.

In tal caso sei pi che benvenuto. Sei arrivato nel momento cruciale.
Unaltra ora e sarebbe stato troppo tardi. Mi lasciai scivolare gi dal
cavallo. Hurotas mi precedette saltando dal suo, con lagilit di un
uomo con la met dei suoi anni, e mi venne incontro a grandi passi. Ci
abbracciammo come fratelli, quello che eravamo nellanimo, anche se
per lui provavo qualcosa di pi del semplice amore fraterno: non solo
mi aveva portato i mezzi con cui salvare lEgitto da quel branco di
feroci predoni saccheggiatori, ma a quanto pareva mi aveva riportato
anche la mia amata Tehuti, la figlia della regina Lostris. Sono tuttora le
due donne che pi ho amato nel corso della mia lunga vita.
Il nostro abbraccio fu affettuoso ma breve. Mi ritrassi e gli sferrai un
pugno scherzoso alla spalla.

Presto avremo pi tempo per le reminiscenze, ma ora ci sono


migliaia di hyksos che ci aspettano allimboccatura del passo. Indicai
il crinale alle mie spalle.

Hurotas parve sorpreso ma si ricompose quasi subito, sorridendo con


sincero piacere. Perdonami, amico mio, avrei dovuto immaginare che
appena sbarcato mi avresti fornito un generoso intrattenimento. Saliamo
subito lass per occuparci di quella manciata di hyksos malvagi,
daccordo?

Scrollai la testa con simulata disapprovazione. Sei sempre stato


impetuoso. Rammenti cosa rispose il vecchio toro quando il giovane
toro gli propose di correre fino al branco di mucche e montarne
qualcuna?

No, dimmelo tu, replic, impaziente. Aveva sempre apprezzato le


mie storielle e non volevo certo deluderlo in quelloccasione.

Il vecchio toro rispose: Meglio se scendiamo laggi con calma e le


montiamo tutte.

Hurotas ridacchi. Svelami il tuo piano, Taita. Sono sicuro che ne


hai uno, come sempre.

Glielo illustrai in fretta, dal momento che era semplice, poi mi voltai
e saltai di nuovo in sella. Senza mai girarmi, guidai Merab e il
gruppetto di cavalieri sulla collina. Sapevo di potere confidare sul fatto
che Hurotas lo Zaras di un tempo seguisse le mie istruzioni alla
lettera: pur essendo ormai un re, era abbastanza scaltro per sapere che il
mio parere era sempre il migliore in assoluto.
Quando giunsi di nuovo sul crinale vidi che non ero arrivato affatto
troppo presto: lorda di hyksos stava avanzando ancora una volta verso
i ranghi malridotti e decimati dei soldati egizi, fermi ad aspettarla.
Spronai il cavallo al galoppo raggiungendo il muro di scudi solo pochi
istanti prima che il nemico piombasse su di noi, poi lasciai andare
lanimale e afferrai lo scudo bronzeo che qualcuno mi aveva spinto fra
le mani, mentre mi infilavo faticosamente fra due uomini al centro della
prima fila, ormai indebolita. Con un boato simile a un tuono estivo,
lavanguardia hyksos si abbatt per lennesima volta, bronzo contro
bronzo, su di noi.

Venni quasi subito fagocitato dallincubo della battaglia, dove il


tempo perde qualsiasi significato e ogni istante sembra durare
uneternit. La morte incombeva su di noi come un oscuro e spaventoso
miasma. Alla fine, dopo quella che parve uneternit, sentii
linsopportabile pressione del bronzo hyksos sulla nostra fragile prima
linea allentarsi di colpo, quindi ci ritrovammo ad avanzare rapidi,
anzich indietreggiare incespicando.

Il dissonante fragore delle trionfanti grida dei nemici fu sostituito da


urla di dolore e disperazione nel loro rozzo idioma, poi i ranghi
avversari parvero accartocciarsi e collassare su se stessi, tanto che
riuscii finalmente a vedere qualcosa di fronte a me.

Scoprii che, come previsto, Hurotas aveva obbedito fedelmente ai


miei ordini: i suoi uomini, disposti su due ali, erano avanzati lungo i
fianchi del nostro schieramento per poi serrarsi intorno agli aggressori,
accerchiandoli e catturandoli.

Gli hyksos combattevano con lavventatezza della disperazione, ma il


mio muro di scudi rimase ben saldo e i lacedemoni erano riposati e
ansiosi di gettarsi nella mischia. Spinsero gli odiati avversari contro la
nostra fila come pezzi di carne cruda gettati sul ceppo del macellaio.
Ben presto lo scontro divenne una carneficina; gli hyksos superstiti
gettarono a terra le armi e si lasciarono cadere in ginocchio sul terreno,
ormai trasformato in un melmoso pantano di sangue. Implorarono piet,
ma re Hurotas scoppi a ridere, prima di rispondere.
Mia madre e le mie sorelle hanno rivolto ai vostri padri la stessa
supplica che ora voi rivolgete a me, grid. Vi do la stessa risposta che
i vostri padri spietati hanno dato ai miei cari. Morite, maledetti,
morite!

Dopo che gli echi delle ultime grida di agonia ebbero lasciato il posto
al silenzio, Hurotas condusse i suoi uomini attraverso il campo cosparso
di sangue, dove tagliarono la gola a qualsiasi nemico mostrasse anche
solo un minimo guizzo di vita. Ammetto che nel fervore della battaglia
riuscii ad accantonare i miei istinti pi nobili e compassionevoli, e mi
unii alla celebrazione della nostra vittoria spedendo numerosi hyksos
fra le braccia del loro abominevole dio Seth. Dedicai ogni gola da me
tagliata alla memoria di uno dei miei valorosi soldati caduti quello
stesso giorno.

Era gi scesa la sera e la luna piena brillava alta nel cielo quando re
Hurotas e io riuscimmo a lasciare il campo di battaglia. Nei primi anni
della nostra amicizia gli avevo insegnato che necessario portare in
salvo e curare tutti i feriti, e in seguito rendere sicuro il perimetro del
campo e piazzare sentinelle, prima che i comandanti possano occuparsi
delle proprie esigenze. Quindi era gi tardi quando, sbrigate
incombenze e doveri, riuscimmo a scendere la collina a cavallo fino
alla riva del Nilo, accanto alla quale era ormeggiata la sua nave.

Quando salimmo a bordo lammiraglio Hui ci venne incontro sul


ponte. Dopo Hurotas era uno dei miei favoriti e ci salutammo come i
vecchi e cari amici che eravamo stati. Aveva perso quasi tutta la folta
chioma di un tempo, tanto che il cuoio capelluto sintravedeva fra le
rade ciocche di capelli grigi, ma i suoi occhi erano ancora brillanti e
vigili e il suo perenne buonumore mi scald il cuore. Ci condusse fino
alla cabina del capitano e ci riemp personalmente due grandi ciotole di
vino rosso cotto e aromatizzato con miele. Raramente ho assaggiato
qualcosa di altrettanto squisito e gli permisi di rabboccare pi di una
volta la mia, prima che lo sfinimento interrompesse la nostra gioiosa e
chiassosa rimpatriata.
Lindomani dormimmo finch il sole non si stacc quasi
completamente dallorizzonte, quindi facemmo il bagno nel fiume,
lavando via il sudiciume e le macchie di sangue del giorno precedente.
Quando gli eserciti congiunti di Egitto e Lacedemone furono schierati
sulla riva, montammo su cavalli freschi e, con le legioni di Hurotas e i
miei sopravvissuti che marciavano fieri alle nostre spalle, gli stendardi
che garrivano nel vento, i tamburi che rullavano e i liuti che suonavano,
salimmo dal Nilo fino alla Porta degli Eroi della citt di Tebe per
annunciare la nostra splendida vittoria al nuovo Faraone dEgitto,
Utteric Turo, primogenito di Tamose.

Quando raggiungemmo le porte della citt dorata, tuttavia, le


trovammo sprangate. Mi avvicinai per chiamare i guardiani e fui
costretto a ripetere pi volte la richiesta di entrare prima che
comparissero in cima al muro.

Il Faraone vuole sapere chi sei e cosa ti porta qui, annunci il loro
capitano. Lo conoscevo bene, si chiamava Weneg ed era un avvenente
giovane ufficiale che sfoggiava lOro del Valore, la collana che
rappresentava la pi alta onorificenza militare dellEgitto. Il fatto che
lui non mi riconoscesse mi lasci sbalordito.

La memoria ti tradisce, capitano Weneg, replicai. Sono il nobile


Taita, capo del consiglio reale e comandante dellesercito del Faraone.
Sono venuto ad annunciare la nostra gloriosa vittoria sugli hyksos.

Aspetta qui! ordin lui, e la sua testa scomparve dietro le


merlature. Trascorse unora, poi unaltra.

Si direbbe che tu abbia offeso il nuovo Faraone, comment


Hurotas, rivolgendomi un sorrisetto ironico. Chi ? Lo conosco?

Mi strinsi nelle spalle. Si chiama Utteric Turo e se non lo conosci


non ti sei perso niente.
Come mai non si trovava sul campo di battaglia insieme a te negli
ultimi giorni, comera suo dovere reale?

un garbato bambino di trentacinque anni, non avvezzo alla


compagnia di basso rango e al comportamento rozzo, spiegai, e
Hurotas scoppi a ridere.

Ci sai ancora fare con le parole, buon Taita!

Finalmente il capitano Weneg ricomparve sui bastioni. Il Faraone,


Utteric Turo il Grande, ti ha graziosamente concesso il diritto di entrare
in citt, ma ti ordina di lasciare i cavalli al di fuori delle mura. La
persona accanto a te pu accompagnarti, ma nessun altro.

Boccheggiai per laperta arroganza della risposta. Una replica


pungente mi sal alle labbra, ma mi morsi con forza la lingua. Lintero
esercito egizio e quello lacedemone quasi tremila uomini stavano
ascoltando con la massima attenzione e preferivo non proseguire lungo
quella strada.

Il Faraone assai generoso, ribattei. La massiccia Porta degli Eroi


si apr lentamente.

Vieni, persona senza nome accanto a me, dissi in tono cupo a


Hurotas. Spalla contro spalla, la mano serrata sul pomolo della spada
ma la visiera dellelmo alzata, entrammo nella citt di Tebe. Tuttavia
non mi sentivo affatto un eroe conquistatore.

Il capitano Weneg e un drappello dei suoi uomini ci precedevano. Le


strade della citt erano misteriosamente silenziose e deserte; dovevano
essere servite tutte e due le ore di attesa imposteci dal sovrano per
disperdere la consueta calca. Quando raggiungemmo il palazzo reale le
porte si spalancarono, apparentemente da sole, senza fanfara n una
folla acclamante a darci il benvenuto.
Salimmo lampia scalinata che portava allingresso della sala delle
udienze del Faraone, ma trovammo il cavernoso edificio vuoto e
immerso nel silenzio, tranne che per leco dei nostri sandali dai rinforzi
in bronzo. Percorremmo il passaggio bordato di scranni in pietra
avvicinandoci al trono vuoto in fondo al salone, su unalta pedana.

Ci fermammo l. Il capitano Weneg si gir verso di me per


apostrofarmi bruscamente, in tono aspro.

Aspetta qui! ordin e poi, senza addolcire la propria espressione e


muovendo soltanto le labbra, aggiunse alcune parole che non ebbi
difficolt a capire. Perdonami, nobile Taita. Questa forma di
benvenuto non una mia scelta. Nutro la massima stima per te.

Grazie, capitano, replicai. Hai svolto in modo eccellente il tuo


dovere.

Weneg mi salut premendosi sul petto la mano stretta a pugno e


condusse via i suoi uomini mentre Hurotas e io restavamo sullattenti
davanti al trono.

Non avevo certo bisogno di avvisare il mio compagno che ci stavano


sicuramente osservando da uno spioncino nascosto nelle pareti di
pietra. Le singolari e innaturali stramberie del nuovo sovrano stavano
comunque mettendo a dura prova la mia pazienza.

Alla fine udii voci e risate lontane, che divennero sempre pi vicine e
pi forti, finch le cortine che celavano lingresso dietro il trono non
vennero scostate di scatto e il Faraone Utteric Turo, autonominatosi il
Grande, entr con passo tranquillo nel salone. Aveva i capelli acconciati
in boccoli che gli arrivavano alle spalle e portava alcune ghirlande di
fiori al collo. Stava mangiando una melagrana, sputandone i semi sul
pavimento di pietra. Sal sul trono e si mise comodo sulla catasta di
cuscini, ignorando bellamente Hurotas e il sottoscritto.
Lo seguivano cinque o sei giovinetti pi o meno vestiti, ornati di fiori
e quasi tutti con il viso dipinto, labbra rosso sangue e sfumature di
azzurro o verde intorno agli occhi. Alcuni stavano sbocconcellando
frutti o dolci come il sovrano; due o tre chiacchieravano fra loro e
ridacchiavano, sorseggiando una coppa di vino.

Il Faraone lanci uno dei suoi cuscini contro il ragazzo in testa alla
fila e, fra le risate generali, gli fece cadere di mano la coppa, il cui vino
gli imbratt la tunica.

Oh, cattivone che non sei altro! protest il giovinetto. Guarda


cosa hai fatto al mio vestitino!

Perdonami, ti prego, caro Anent. Utteric alz gli occhi al cielo con
aria pentita. Vieni a sederti accanto a me. Non ci vorr molto, te lo
prometto, ma prima devo parlare con questi stimati personaggi. Per la
prima volta guard direttamente Hurotas e me. Salve, buon Taita,
spero tu goda di ottima salute come sempre. Spost poi lo sguardo sul
mio compagno. E chi luomo insieme a te? Non credo di conoscerlo,
sbaglio?

Posso presentarti re Hurotas, monarca del regno di Lacedemone?


Senza il suo aiuto non saremmo mai riusciti a sopraffare le forze hyksos
che infuriavano davanti alle porte stesse della tua imponente citt di
Tebe. Allargai le braccia a indicare il mio amico. Dobbiamo essergli
enormemente riconoscenti per avere favorito la sopravvivenza della
nostra gente...

Il Faraone sollev la mano destra, interrompendo il mio appassionato


discorso, e fiss Hurotas con aria meditabonda per quello che mi parve
un lasso di tempo gratuitamente lungo. Re Hurotas, dici? Eppure mi
ricorda qualcun altro.

Colto alla sprovvista, non riuscii ad articolare una replica efficace;


unesitazione che non era affatto da me. Quel fiacco e apatico virgulto
della Casa di Tamose si stava trasformando davanti ai miei occhi in un
mostro furibondo: la sua espressione si incup, i suoi occhi lanciarono
fiamme e le spalle cominciarono a tremare per la rabbia mentre
indicava il mio amico.

Non somiglia forse a un certo capitano Zaras, un comune soldato


nellesercito del mio glorioso padre, il Faraone Tamose? Rammenti
sicuramente quel furfante, vero, Taita? Anche se allepoca ero solo un
bambino, ricordo benissimo questo Zaras, ne ricordo latteggiamento
malvagio e lascivo e i modi insolenti. La voce di Utteric divenne
stridula e lui cominci a sputacchiare. Mio padre, il grande e glorioso
Faraone Tamose, mand questo Zaras in missione a Cnosso, la capitale
del Supremo Minosse, sullisola di Creta, perch si assicurasse che le
mie due zie, la principessa Tehuti e la principessa Bakatha, vi
giungessero sane e salve. Dovevano andare in spose al Supremo
Minosse allo scopo di consolidare il trattato di amicizia fra i nostri due
grandi imperi, ma alla fine questo Zaras le rap e le condusse in un
luogo desolato ai confini del mondo. Di loro non si mai pi saputo
niente. Volevo molto bene alle mie zie, erano cos belle... Fu costretto
a interrompere la sua sequela di accuse e ansim spasmodicamente, nel
tentativo di rallentare il ritmo della respirazione e ricomporsi, ma
continu a puntare il dito tremante contro Hurotas.

Maest... Mi feci avanti e allargai le braccia, cercando di sviare la


sua rabbia incontenibile e assurda, ma lui se la prese con me, con
altrettanta furia.

Infame traditore! Puoi anche avere ingannato mio padre e tutta la


sua corte, ma io non mi sono mai fidato di te. Ho sempre visto al di l
dei tuoi trucchi e delle tue macchinazioni, ti ho sempre conosciuto per
ci che sei in realt, ossia un bugiardo dalla lingua biforcuta, un
criminale perfido e intrigante, strill, poi si guard intorno in cerca dei
suoi soldati. Arrestate questi uomini. Li far giustiziare per alto
tradimento...

Si interruppe di colpo, e un profondo silenzio cal sul salone delle


udienze.
Dove sono le mie guardie del corpo? chiese in tono lamentoso.

I suoi giovani compagni si assieparono dietro di lui, pallidi e


terrorizzati. Alla fine fu quello chiamato Anent a parlare.

Le hai congedate tu, mio caro. E io non intendo arrestare nessuno,


men che meno quei due criminali. A me sembrano proprio degli
assassini. Si volt e usc in fretta dal varco celato dalle cortine, subito
seguito dagli altri leggiadri giovinetti.

Dove sono le mie guardie reali? Dove sono tutti? domand Utteric
Turo, abbassando la voce in un piagnucolio titubante, quasi contrito.
Ho ordinato che si tenessero pronte a prendervi in consegna. Dove si
sono cacciate? Gli rispose solo il silenzio. Si volt a guardare noi due,
con larmatura indosso, la mano guantata che cingeva il pomolo della
spada e unespressione truce sul volto. Indietreggi verso luscita alle
spalle del trono e, quando lo raggiunsi, assunse unaria terrorizzata e mi
si inginocchi di fronte, le braccia protese in avanti come per parare i
fendenti della mia spada.

Taita, mio caro Taita, era solo uno scherzo, un bonario divertimento.
Non intendevo certo nuocerti. Tu sei mio amico, e lamato protettore
della mia famiglia. Non farmi del male. Ti conceder qualsiasi cosa...
Poi successe una cosa incredibile: se la fece addosso, in maniera cos
rumorosa e maleodorante che per un istante rimasi sbigottito e
immobile come una statua, con un piede sospeso a mezzaria, a met di
un passo.

Dietro di me, Hurotas scoppi a ridere. Il saluto reale, Taita! Colui


che governa il potente Egitto ti riserva il pi alto onore su questa terra.

Non so come, riuscii a impedirmi di ridere insieme a lui. Restai serio,


mi chinai sul Faraone e gli strinsi forte le mani con cui stava cercando
di parare un mio presunto attacco.
Mio povero Utteric Turo, ti ho turbato, gli dissi gentilmente,
tirandolo in piedi. Il grande dio Horus sa che non ne avevo affatto
lintenzione. Ora sali nei tuoi appartamenti reali e fai il bagno, poi
indossa degli indumenti puliti. Prima, per, abbi la gentilezza di
concedere a me e a re Hurotas il permesso di condurre il tuo glorioso
esercito a nord, fino al delta, per attaccare quel furfante di Khamudi,
autoproclamatosi re degli hyksos. Abbiamo il dovere di cancellare per
sempre la maledizione e il sangue lasciato dalloccupazione straniera.

Utteric sfil le mani dalle mie e si allontan camminando a ritroso,


con laria ancora terrorizzata. Annu freneticamente e parl fra un
singhiozzo e laltro. S! S! disse in fretta. Andate subito! Avete la
mia autorizzazione. Prendete qualsiasi cosa e chiunque vi serva e
andate! Andate e basta! Poi si volt e fugg dal salone delle udienze,
con i tonfi dei sandali bagnati che risuonavano a ogni passo.

Re Hurotas e io lasciammo lenorme stanza e ripercorremmo le


strade deserte della citt. Per quanto fossi ansioso di dare inizio alla
fase successiva della nostra campagna, non volevo che il Faraone
venisse a sapere di una nostra frettolosa partenza da Tebe grazie alle sue
spie, molte delle quali erano di certo nascoste negli edifici e nei vicoli a
tenerci docchio. Quando infine uscimmo dalla Porta degli Eroi
trovammo i nostri due eserciti ad aspettarci.

Scoprii in seguito che fra i ranghi si erano diffuse cupe dicerie


divenute sempre pi allarmanti quanto pi restavamo chiusi dentro la
citt. Qualcuno aveva persino insinuato che fossimo stati imprigionati
in base a false accuse, portati nei sotterranei e da l nelle camere di
tortura. La reazione di quegli uomini temprati dalle battaglie nel vederci
tornare ci commosse profondamente: anziani veterani e giovani reclute
scoppiarono a piangere e ci acclamarono finch non si incrin loro la
voce, le prime file corsero in avanti e alcuni soldati si inginocchiarono
per baciarci i piedi.

Poi ci issarono sulle spalle e ci portarono sulle rive del Nilo, laddove
era ancorata la flotta lacedemone, intonando a squarciagola canti di
gloria, tanto che Hurotas e io rischiammo di venire assordati da quella
cacofonia. Devo ammettere che quasi dimenticai le puerili stramberie
del nuovo Faraone, tante erano le questioni importanti che mi
occupavano la mente. Ero convinto che Hurotas e io lo avessimo
rimesso definitivamente al suo posto e che non avremmo pi dovuto
preoccuparcene.

Salimmo a bordo della nave ammiraglia dei lacedemoni, accolti da


Hui, e bench la tumultuosa giornata volgesse ormai al termine e fosse
quasi buio cominciammo subito a pianificare lultimo capitolo della
nostra campagna contro Khamudi, il comandante di quanto restava
della marmaglia hyksos nel delta del padre Nilo.

Khamudi aveva stabilito la propria capitale pi a valle rispetto a dove


ci trovavamo. Disponevo di numerose informazioni aggiornate sullo
stato delle sue forze armate in quanto i miei informatori erano ben
radicati nei territori egizi occupati dagli hyksos.

Secondo loro, Khamudi aveva spogliato quasi completamente il suo


territorio nellEgitto settentrionale di guerrieri e carri da battaglia,
mandandoli a sud per partecipare a quello che sperava fosse lo sforzo
finale per sgominare definitivamente le poche forze egizie rimaste. Ma,
come ho gi raccontato, il tempestivo arrivo di re Hurotas aveva messo
fine alle grandiose aspirazioni di Khamudi, e quasi tutti i guerrieri
hyksos giacevano ora cadaveri allimbocco del passo sotto Tebe, un
banchetto per gli animali saprofagi. Non ci sarebbe mai stata
unoccasione altrettanto propizia per mettere fine alla presenza hyksos
nel nostro Egitto, e dovevamo coglierla al volo.

I soldati hyksos rimasti si trovavano con Khamudi nella sua capitale.


In totale non erano pi di tremila uomini, laddove Hurotas e io
potevamo schierarne quasi il doppio, con varie centinaia di carri. Erano
quasi tutti lacedemoni, quindi, pur essendo io il comandante pi abile
ed esperto dellEgitto, se non dellintero mondo civilizzato, mi sentii
tenuto, come gesto di cortesia, a lasciare la guida dei nostri eserciti
congiunti a re Hurotas. Palesai la mia intenzione invitandolo a illustrare
come preferisse condurre la seconda fase delloffensiva, il che
equivaleva a offrirgli il comando supremo.

Mi rivolse il sorriso da ragazzino che ricordavo da decenni e replic:


Quando si tratta di comando, mi inchino davanti a un solo uomo, che
si d il caso sia seduto a questo tavolo, di fronte a me. Ti prego di
continuare, Taita, esponici il tuo piano di battaglia. Ti seguiremo
ovunque ci guiderai. Segnalai con un cenno dassenso che approvavo
la sua saggia decisione. Hurotas non soltanto un potente guerriero, ma
non permette mai allorgoglio di avere la meglio sul buonsenso, quindi
rivolsi a lui le domande seguenti.

Voglio sapere come hai fatto a comparire a Tebe senza che nessuno
di noi, compresi gli hyksos, sapesse del tuo arrivo. Come sei riuscito a
condurre una flottiglia di venti navi da guerra su per il fiume, superando
fortini e citt degli hyksos, per raggiungerci?

Liquid il mio interrogativo con una disinvolta scrollata di spalle.


Sulle mie navi ho alcuni dei migliori timonieri che esistano su questa
terra, naturalmente senza contare te, Taita. Una volta entrati nel Nilo,
abbiamo viaggiato solo di notte; durante il giorno restavamo ormeggiati
alla riva, nascosti dietro un paravento di rami. Fortunatamente la dea
del cielo, Nut, ci ha concesso una luna buia che celava la nostra
avanzata notturna. Abbiamo oltrepassato le principali roccaforti
nemiche sulle rive a notte fonda e ci siamo tenuti al centro del fiume.
Forse alcuni pescatori ci hanno visto, ma al buio ci avranno scambiato
per hyksos. Ci siamo mossi in fretta, coprendo la distanza fra la bocca
del Nilo e il luogo in cui ti abbiamo incontrato in sole sei notti di
strenuo remare.

Quindi possiamo ancora contare sulleffetto sorpresa, commentai,


pensieroso. Anche se alcuni nemici fossero sopravvissuti alla battaglia
nel passo, cosa che ritengo improbabile, impiegherebbero diverse
settimane a trovare il modo di tornare a piedi fino alla capitale per dare
lallarme. Mi alzai di scatto e misurai il ponte a grandi passi,
riflettendo rapidamente. essenziale, quando attacchiamo la capitale
di Khamudi, che nessun nemico riesca a fuggire e a dirigersi a est, fino
al Sinai, per poi raggiungere da l la sua terra ancestrale ancora pi a
est, dove gli hyksos potrebbero essere in grado di ricompattarsi e dopo
qualche anno attaccarci di nuovo, per ridare inizio allo stesso tragico
ciclo di guerra, conquista e riduzione in schiavit.

Hai ragione, Taita, convenne Hurotas. Dobbiamo mettere fine a


tutto questo. Le future generazioni del nostro popolo devono poter
vivere in pace e prosperare come la nazione pi civilizzata sulla terra,
senza temere le orde degli hyksos. Ma qual il modo migliore per
giungere a una cos lieta conclusione?

Ho intenzione di usare il grosso dei carri come baluardo lungo la


frontiera orientale per impedire agli hyksos sopravvissuti di scappare e
mettersi in salvo, tornando nella loro terra natale, spiegai. Lui riflett
sulla mia proposta per pochi istanti, prima di sorridere.

Siamo davvero fortunati ad averti, Taita, sei senza dubbio il


condottiero pi esperto e capace che io conosca. Con te a sorvegliare la
frontiera, gli hyksos non avranno la minima possibilit di riuscire a
tornare nel loro canile.

Talvolta ho il sospetto che il mio vecchio amico Hurotas mi prenda in


giro con le sue lodi sperticate, ma di solito lascio perdere, come feci in
quelloccasione.

Ormai era notte, ma loscurit non rallent quasi per nulla i nostri
preparativi per la partenza. Accendemmo alcune fiaccole, grazie alla cui
luce riportammo tutti i carri sulle navi dei lacedemoni, poi imbarcammo
i nostri uomini, compresi i miei soldati sopravvissuti.

Con quel carico supplementare le navi erano talmente gremite da non


avere posto per i cavalli, cos ordinai agli stallieri di portarli verso nord
costeggiando la riva orientale del Nilo. Protetti dal buio, ci
allontanammo dagli ormeggi, cominciando a scendere lungo il fiume
per entrare nel territorio controllato dagli hyksos, con gli scandagliatori
che salmodiavano le loro rilevazioni a prua e i timonieri che
segnalavano a gran voce ogni ansa e ogni curva. I branchi di cavalli al
trotto riuscivano quasi a tenere il passo con la flottiglia, bench le
nostre navi fossero spinte dalla corrente favorevole.

Prima dellalba coprimmo un lungo tratto verso il delta, poi


raggiungemmo la riva per riposare durante le ore pi calde della
giornata. Di l a breve i cavalli ci raggiunsero e presero a brucare lerba
e le messi lungo la sponda.

Quelle messi erano state seminate da contadini hyksos, perch ormai


ci trovavamo nel territorio dominato dai nemici. Li ringraziammo per la
loro generosit, quindi li mandammo a prendere posto sulle panche dei
vogatori delle navi dellammiraglio Hui, dove i ceppi vennero serrati
alle loro caviglie. Le donne vennero portate via dagli uomini di
Hurotas, ma non chiesi quale destino le aspettasse. La guerra una
realt brutale, e gli hyksos erano venuti nelle nostre terre non invitati,
avevano sottratto i campi ai nostri contadini e trattato questi ultimi
come schiavi, se non peggio. Non potevano certo aspettarsi un
trattamento pi clemente da parte nostra.

Quando fu tutto tranquillo, noi tre ci sedemmo sotto i sicomori sulla


sponda del fiume, dove i cuochi ci servirono una colazione a base di
carne arrosto e pane scuro croccante, appena uscito dai forni di argilla,
che innaffiammo con caraffe di birra appena fermentata. Non avrei
barattato quel posto nemmeno con un banchetto alla tavola del Faraone.

Non appena il sole super lo zenith, risalimmo a bordo e


riprendemmo la nostra avanzata in direzione nord, verso il delta.
Rimanevano quasi due giorni di viaggio e per la prima volta da quando
Hurotas e Hui erano tornati inaspettatamente avevo loccasione di
parlare con loro della vita che avevamo trascorso insieme, molti anni
prima. In particolare ero ansioso di scoprire cosa ne fosse stato delle
due giovani principesse che avevano condotto in esilio con s quando
erano fuggiti dallira del Faraone Tamose.

Eravamo seduti sul ponte di poppa della nave ammiraglia, soli e ben
al di fuori della portata dorecchio di altri membri dellequipaggio.

Devo farvi alcune domande che preferireste sicuramente evitare,


annunciai. Ricorderete che provavo un affetto particolare per le due
bellissime vergini che voi, rozze canaglie, avete avuto la sfrontatezza di
rubare a me, il loro protettore, e al Faraone Tamose, il loro affezionato
fratello.

Lascia che ti tranquillizzi subito, perch so benissimo come


funziona la lasciva mente di Taita, mi interruppe Hurotas, senza
nemmeno lasciarmi porre la prima domanda. Non sono pi n giovani
n vergini.

Hui ridacchi, concorde. Ma le amiamo ogni anno di pi perch si


sono dimostrate incomparabilmente leali, sincere e feconde. La mia
Bakatha mi ha dato quattro magnifici figli maschi.

E Tehuti mi ha donato ununica figlia, incantevole oltre ogni dire,


si vant Hurotas, affermazione che accolsi con un certo scetticismo; so
benissimo che tutti i genitori hanno unopinione immeritatamente
lusinghiera della propria prole. Solo molto tempo dopo, quando posai
per la prima volta gli occhi su sua figlia, mi resi conto che lui non le
aveva affatto reso giustizia.

Non mi aspetto che Tehuti o Bakatha vi abbiano affidato un


messaggio per me, replicai, tentando di non suonare malinconico. Le
probabilit che ci rincontrassimo erano molto remote, e nel corso degli
anni il loro ricordo del sottoscritto sicuramente sbiadito... Non mi
permisero di completare la mia modesta dichiarazione, scoppiando a
ridere.

Dimenticarsi di te? chiese Hurotas fra una risata e laltra. stata


unimpresa convincere mia moglie a restare a Lacedemone invece di
tornare qui in Egitto con noi per fare visita al suo caro Tata. Sentirgli
pronunciare il mio nomignolo scimmiottando Tehuti mi fece balzare il
cuore in gola. Non si nemmeno fidata della mia capacit di
memorizzare i suoi messaggi per te, quindi ha insistito per scriverli su
un rotolo di papiro, chiedendomi di consegnartelo personalmente.

Un papiro! esclamai, felice. Dov? Dammelo subito.

Ti prego di perdonarmi, replic con aria imbarazzata, ma era


troppo ingombrante perch potessi portarlo con me, tanto che alla fine
ho preferito lasciarlo a Lacedemone. Lo fissai sgomento, cercando le
parole adatte per castigarlo con la severit che meritava. Mi lasci
soffrire un altro po, poi non riusc a trattenersi oltre e sorrise. Sapevo
cosa avresti pensato, Taita! Quindi lho infilato in una delle mie
bisacce, che si trovano qui sotto, nella mia cabina.

Gli diedi un pugno sulla spalla, con pi energia del dovuto. Vallo
subito a prendere, canaglia, altrimenti non ti perdoner mai. Hurotas
scese e torn quasi subito con un grosso rotolo di papiro, che gli
strappai di mano e portai sul ponte di prua, dove potevo rimanere solo e
indisturbato. Con delicatezza e quasi riverenza ruppi il sigillo e srotolai
la prima parte per potere leggere i saluti.

Non conosco nessuno capace di dipingere geroglifici con la stessa


maestria della mia amata Tehuti. Aveva raffigurato il falcone dallala
spezzata, il mio geroglifico personale, in maniera tale che sembrava
dotato di vita propria, tanto che parve spiccare il volo dal papiro, dietro
il velo di lacrime che mi colmavano gli occhi, per arrivarmi dritto al
cuore.

Le parole da lei scritte mi toccarono cos nel profondo che non posso
costringermi a ripeterle ad anima viva.

Tre giorni dopo avere mollato gli ormeggi sotto la citt di Tebe, di
buon mattino, la nostra flottiglia giunse a cento aste di distanza dalla
roccaforte hyksos. Tirammo in secco le navi in quel punto e
scaricammo i carri. Gli stallieri arrivarono con i cavalli e li divisero
nelle rispettive squadre, poi gli aurighi li assicurarono alle tirelle.
A bordo della nave ammiraglia, tenemmo un ultimo consiglio di
guerra nel quale riesaminammo dettagliatamente i nostri piani,
considerando ogni eventualit che avrebbe potuto verificarsi durante il
nostro assalto alla citt nemica, poi strinsi in un breve ma caloroso
abbraccio Hui e Hurotas e, prima di lasciarli, invocai su di loro la
benedizione e il favore di tutti gli dei. Mi diressi con il mio drappello
verso limbocco del mar Rosso per bloccare la via di fuga agli hyksos,
mentre gli altri due proseguivano verso nord, fino a trovarsi nella
posizione adatta per sferrare lattacco finale alla roccaforte di Khamudi.

Quando Hurotas e Hui raggiunsero il porto sotto la citt, scoprirono


che Khamudi laveva gi abbandonato e aveva dato fuoco alle
imbarcazioni ormeggiate tra i moli di pietra. La coltre di fumo nero che
si levava dai natanti in fiamme risultava visibile persino per me e i miei
aurighi, in attesa sul confine orientale, lontani diversi giorni di viaggio.
I miei due amici arrivarono in tempo per salvare quasi trenta preziose
navi hyksos, ma naturalmente non disponevano di abbastanza marinai
per manovrarle.

A quel punto entr in gioco il mio squadrone di carri. Soltanto poche


ore dopo avere preso posizione lungo la frontiera con il Sinai, eravamo
impegnati a rastrellare le centinaia di profughi in fuga dalla citt ormai
condannata che naturalmente avevano portato con s i propri oggetti
preziosi.

I prigionieri vennero accuratamente esaminati. Gli anziani e gli


infermi furono alleggeriti di tutti gli effetti personali e autorizzati a
addentrarsi nel deserto del Sinai, con il monito di non rimettere mai pi
piede in Egitto. I pi giovani e forti vennero legati in gruppi di dieci, e
poi ricondotti verso la citt nemica e il Nilo, con le loro cose e quelle
dei compatrioti ai quali era stato permesso di proseguire. Se erano
uomini, i prigionieri, anche se appartenevano a un alto lignaggio,
venivano destinati a una breve esistenza, incatenati alle panche dei
vogatori sulle nostre navi o costretti a lavorare come bestie da soma nei
campi sulle sponde del fiume, laddove le donne pi giovani quelle
non troppo brutte sarebbero state mandate nei lupanari pubblici,
impiegate nelle cucine o nei sotterranei nelle grandi e sontuose dimore
dellEgitto. I ruoli si erano completamente invertiti: avrebbero ricevuto
lo stesso trattamento che avevano riservato a noi egizi quando eravamo
in loro potere.

Una volta raggiunta la citt, con quelle meste file di prigionieri che
marciavano davanti ai nostri carri da battaglia, la trovammo assediata
dalle legioni di Hurotas. I carri, tuttavia, non sono certo il mezzo pi
efficace per attaccare una roccaforte, quindi i miei impetuosi aurighi
vennero fatti smontare e incaricati di scavare gallerie sotto le mura,
creando una serie di varchi che ci permettessero di snidare Khamudi e i
suoi furfanti dal loro tetro nascondiglio.

Come tutti gli assedi, anche quello si rivel lungo e tedioso. Il nostro
esercito fu costretto a restare accampato davanti alle porte della citt
per quasi sei mesi prima che, con un rombo, un boato e una colonna di
fumo visibile a grande distanza, tutti i bastioni della sezione orientale
crollassero su se stessi, consentendo ai nostri uomini di lanciarsi nei
varchi, sciamando allinterno.

Il saccheggio prosegu per diversi giorni. Le nostre truppe vittoriose


riuscirono infine a catturare Khamudi, rifugiatosi con la famiglia in un
nascondiglio nei pi profondi recessi dei sotterranei del palazzo reale.
Fu un puro caso che fossero seduti su un ingente tesoro di lingotti
dargento e doro, nonch su innumerevoli scrigni pieni di gioielli che
lui e i predecessori avevano impiegato interi decenni a raccogliere,
rubandoli al popolo egizio ridotto in schiavit. Quella stirpe di farabutti
e canaglie venne scortata dalle truppe di Hurotas nel porto sul Nilo
dove vennero affogati uno dopo laltro.

Il temuto Khamudi fu giustiziato per ultimo. Quando giunse il suo


turno, gli venne concessa una dipartita pi elaborata, rispetto ai suoi
familiari. Per cominciare, lo scuoiarono vivo con coltelli resi
incandescenti su bracieri in fiamme, quindi lo squartarono.

Riuscii a rimanere impassibile durante tali procedure. Avrei preferito


di gran lunga non prendervi parte, ma una mia assenza sarebbe stata
giudicata dai miei uomini come una prova di debolezza. Le apparenze
sono fondamentali e la reputazione effimera.

Hurotas, Hui e io avevamo unaria mesta mentre tornavamo al


palazzo reale, ma riacquistammo ben presto la consueta vivacit
quando iniziammo a contare e catalogare il contenuto dei sotterranei
della reggia di Khamudi. Trovo straordinario il modo in cui, quando
ogni altra cosa nella vita ha perso sapore, soltanto loro conservi intatto
il suo fascino e la sua attrattiva.

Bench ci fossero cinquanta degli uomini pi fidati di Hurotas ad


aiutarci, servirono parecchi giorni per inventariare il tesoro completo.
Quando infine rivolgemmo le lampade a olio verso lenorme ammasso
di metalli preziosi e pietre colorate, la luce riflessa ci abbagli.
Restammo sbalorditi, in soggezione.

Ricordi il tesoro cretese di cui ci impadronimmo nella fortezza di


Tamiat? mi chiese sommessamente Hurotas.

Quando eri ancora un giovane capitano dei legionari e ti chiamavi


Zaras? Non lo scorder mai. Non pensavo che al mondo esistesse una
simile quantit di argento e oro.

Non era nemmeno un decimo di quello che c qui, sottoline lui.

Meglio cos, replicai.

Lui mi guard in tralice, come Hui. In che senso, Taita? domand.

Nel senso che dobbiamo dividerlo come minimo in quattro parti,


spiegai, e quando vidi che continuavano a non capire aggiunsi: Tu,
Hui, io e Utteric Turo.
Non ti riferisci a quel sommo babbeo di Utteric, vero? Hurotas
aveva laria sgomenta.

Certo! confermai. Utteric il Grande, il Faraone dEgitto. Questo


tesoro stato rubato ai suoi antenati, in origine.

Rifletterono per qualche istante sulle mie parole, prima che Hurotas
continuasse. Quindi hai intenzione di restare nel suo regno? chiese
con tatto.

Certo! La domanda mi aveva colto alla sprovvista. Sono un


nobile egizio, possiedo vaste tenute in questo paese. In quale altro posto
dovrei andare?

Ti fidi di lui?

Lui chi?

Utteric il Sommo Babbeo, chi altri? ribatt il mio amico.

il mio Faraone, certo che mi fido di lui.

Dovera il tuo Faraone, durante la battaglia di Tebe? domand


Hurotas senza alcuna remora. Dovera quando abbiamo preso
dassalto le mura merlate della roccaforte nemica?

Il povero Utteric non un guerriero, bens unanima gentile,


sottolineai, tentando di giustificarlo. Ma suo padre, Tamose, era un
grande e feroce guerriero.

Stiamo parlando del figlio, non del padre, sottoline Hurotas.

Tacqui mentre riflettevo sul senso delle sue parole, poi chiesi: Posso
quindi presumere che non tornerai a Tebe con me, quando andr a fare
rapporto al Faraone?

Lui scosse il capo. Il mio cuore dimora a Lacedemone, con la


splendida donna che la mia regina e con nostra figlia. Il mio lavoro a
Tebe terminato, inoltre l ci sono persone che mi ricordano ancora
come il giovane Zaras. Ho incontrato il tuo Faraone Utteric Turo
soltanto una volta e non mi ha fornito nessun valido motivo per
apprezzarlo o fidarmi di lui. Preferirei tornare nella mia cittadella, dove
ho il controllo della situazione. Mi raggiunse per darmi una pacca
sulla spalla. Vecchio amico mio, se sei saggio come tutti crediamo, mi
consegnerai la tua parte di questo splendido tesoro, cos che io possa
tenerlo al sicuro finch non verrai a chiedermene la restituzione. Non
avremmo fatto niente di male ma, se i miei sospetti sono fondati, tu
avrai ottimi motivi per essermi grato.

Ci penser, borbottai mestamente.

Hurotas e Hui si trattennero per altri dieci giorni per caricare sulle
navi gli schiavi e il resto del bottino conquistato, compresa la mia parte
del tesoro degli hyksos, che avevo accettato con riluttanza di affidare
alle cure del re di Lacedemone. Mandarono poi a bordo carri e cavalli e
ci salutammo sul molo di pietra sulla riva occidentale del Nilo.

I quattro figli di Hui e della principessa Bakatha erano stati con noi
durante lassedio, ognuno a capo di uno squadrone di carri. Avevo
avuto ben poche occasioni di conoscerli, ma sembravano somigliare al
padre e alla madre di stirpe regale, quindi erano magnifici giovani, oltre
che condottieri coraggiosi e capaci. Il maggiore si chiamava Huisson, e
gli altri tre Sostratus, Palmys e Leo. Grezzi nomi greci, certo, ma tutti e
quattro mi abbracciarono e mi chiamarono riverito e illustre zio,
confermando lalta opinione che avevo di loro. Promisero di portare i
miei affettuosi saluti alla madre e alla zia non appena fossero rientrati a
Lacedemone.

Hurotas aveva messo per iscritto gli ordini di partenza relativi a un


viaggio dal delta del Nilo al suo regno, e me li mise in mano con una
ricevuta per la mia parte del tesoro.

Cos non avrai pi scuse per non venire a farci visita alla prima
occasione, mi disse in tono burbero mentre tentava di celare il
turbamento per quella nostra seconda separazione.

Da parte mia avevo scritto un rotolo di papiro per ognuna delle mie
amate principesse, Tehuti e Bakatha, pregando i loro mariti di
consegnarli al ritorno. Non potevo confidare nel fatto che quei due
amabili furfanti riferissero fedelmente le mie preziose parole alle loro
spose: erano espressioni di una tale bellezza poetica che persino dopo
tutti questi anni ripetermele mentalmente riesce a farmi venire le
lacrime agli occhi.

Alla fine salirono tutti sulle navi e si allontanarono dal molo. I


tamburi battevano il ritmo cadenzato per i vogatori, i lunghi remi si
immergevano nellacqua, ne uscivano e affondavano di nuovo. In fila,
le navi si snodarono come un possente drago marino che si destasse e,
spinte dalla rapida corrente, scomparvero alla vista.

Rimasi solo, in preda allo struggimento.

Tre giorni pi tardi salii sulla mia galea e ordinai di puntare verso sud
per tornare a casa, nella citt dorata di Tebe, ma avevo ancora il cuore
carico di pena e i miei pensieri viaggiavano nella direzione opposta a
quella in cui mi stavano portando il vento e gli ordini di remi.

Quando raggiungemmo il porto di Tebe, sotto la citt, sembr che la


notizia della nostra fulgida vittoria ci avesse preceduti, portata da un
piccione viaggiatore nel palazzo del Faraone Utteric. Tre dei suoi pi
illustri ministri stavano aspettando sul molo fluviale, alla testa di quella
che sembrava lintera popolazione dellAlto Egitto, dietro la quale si
scorgevano almeno venti carri, ognuno trainato da dodici buoi, che
immaginai fossero destinati a portare il tesoro degli hyksos fino alla
citt, dove la tesoreria era senza dubbio pronta nonch ansiosa di
riceverlo. Un serrato assortimento di strumenti musicali strepitava sulle
note di unenergica versione del nuovo inno in onore del Faraone, che
si diceva composto da lui stesso. Il popolo egizio sembrava avere
spogliato ogni singola palma delle fronde, che sventolava
entusiasticamente mentre cantava insieme allorchestra.

Quando la mia nave ammiraglia attracc accanto al molo principale,


mi disposi a prendere atto delle lodi sincere di Utteric e dellintera
popolazione dellEgitto per averli liberati definitivamente dalla
minaccia di Khamudi e della sua orrenda trib ed essere tornato a casa
con un favoloso tesoro prelevato dai forzieri del nemico.

Il primo ministro di Utteric era un giovane bellissimo che aveva


accumulato unenorme fortuna con il commercio degli schiavi. Si
chiamava Mennakt, era lamico del cuore del Faraone e probabilmente
gli era molto vicino anche in senso pi intimo; si diceva infatti che
condividessero le stesse lussuriose predilezioni. Uno scriba doveva
avergli vergato il discorso su un rotolo di papiro, perch lui lo lesse in
tono lugubre e monocorde, impappinandosi sulle parole con pi di una
sillaba. Avrei potuto perdonargli quella totale mancanza di arte oratoria,
ma mi irrit non sentirgli citare il ruolo da me svolto nellultima
brillante campagna contro gli hyksos. In realt non menzion affatto il
mio nome; parl solo del suo protettore, il Faraone Utteric Turo, e delle
leali e audaci schiere che aveva presumibilmente capeggiato in
battaglia. Ne elogi lattitudine al comando e il coraggio, la saggezza e
genialit nel liberare lEgitto da anni infiniti di schiavit e di dominio
straniero. Sottoline che i suoi cinque predecessori, incluso il padre,
Tamose, avevano tentato invano di conseguire gli stessi risultati.
Termin il proprio tributo affermando che quella splendida vittoria era
sicuramente valsa a Utteric un posto di rilievo accanto a Horus, Iside,
Osiride e Hathor fra gli dei della nostra madre patria, ragion per cui,
spieg, la maggior parte del tesoro che il sovrano aveva strappato agli
hyksos sarebbe stato utilizzato per costruire un tempio che celebrasse la
sua ascesa dal mero stato umano a quello divino e immortale.

Mentre il nobile Mennakt ci onorava e illuminava con quel discorso,


il mio equipaggio scaric il tesoro e lo accatast sul molo. Il magnifico
spettacolo rappresentato da quelle ricchezze distolse lattenzione
dellenorme folla l riunita dallarguta eloquenza del ministro.

Alla fine, quando lui si ingarbugli nuovamente con le parole per poi
tacere, venne dato lordine: i carri si avvicinarono e gli schiavi accaldati
vi caricarono i forzieri colmi di oggetti preziosi. Gli uomini che li
guidavano fecero schioccare la lunga frusta e una scorta di guardie di
palazzo massicciamente armate li circond, quindi imboccarono tutti la
salita lastricata che conduceva alla porta principale della citt.

Quella scena mi lasci basito. Mi ero aspettato di vedermi concedere


lonore di guidare il corteo e offrire formalmente il tesoro al Faraone
che, accettando il mio dono, sarebbe stato costretto a tributarmi il suo
pieno riconoscimento e la sua approvazione ufficiale. Mi feci avanti per
protestare con il nobile Mennakt ed esigere il posto che mi spettava,
alla testa del convoglio che trasportava il tesoro.

Quello di cui non mi ero accorto, data la calca di corpi tuttintorno a


me e la concitazione del momento, era che sei alti ufficiali delle guardie
di palazzo, staccatisi dalla folla sul molo, erano saliti sulla mia nave
ammiraglia e, senza alcun clamore, erano riusciti a circondarmi e ad
avvilupparmi in un bozzolo di armi sguainate.

Nobile Taita, per esplicito ordine del Faraone ti dichiaro in arresto


per alto tradimento. Ti prego di seguirmi, mi disse allorecchio, in
tono pacato ma risoluto, il comandante del drappello. Mi voltai a
guardarlo, sbigottito. Mi ci volle un istante per capire che era Weneg.

Che assurdit mai questa, capitano Weneg? Sono probabilmente il


suddito pi leale del Faraone, protestai, indignato. Lui ignor il mio
sfogo e rivolse un cenno del capo ai suoi tirapiedi, che mi si
assieparono intorno, impedendomi di muovermi. Sentii uno degli
uomini alle mie spalle sfoderare la spada, poi venni spinto sulla
passerella; nel frattempo il nobile Mennakt fece un cenno allorchestra
alle sue spalle, e i musici attaccarono con lennesimo vivace inno in
lode del divino Faraone, sovrastando le mie proteste. Quando le guardie
e io raggiungemmo il molo di pietra, la densa calca di spettatori si era
gi voltata per seguire i musici e la carovana di carri diretti alle mura di
Tebe.

Non appena fummo rimasti soli, il capitano Weneg diede un ordine ai


suoi uomini, che mi legarono i polsi dietro la schiena con lacci di pelle
non conciata, mentre alcuni loro compagni andavano a prendere quattro
carri da battaglia. Dopo avermi legato a dovere, mi spinsero su quello
di testa; le fruste schioccarono e partimmo al piccolo galoppo, senza
seguire lorchestra e il convoglio di carri del tesoro, bens imboccando
uno dei tragitti secondari che giravano intorno alla citt e puntavano
verso le retrostanti colline rocciose. Il sentiero era poco battuto, anzi,
veniva assiduamente evitato da quasi tutti gli abitanti di Tebe, cosa non
certo strana se si considerava la sua destinazione finale. Meno di cento
aste dietro il palazzo reale e le principali mura cittadine si stagliava
infatti una bassa fila di colline, sulla cui cima si ergeva un tetro edificio
fatto di pietra locale cesellata, di un blu altrettanto cupo e dalla struttura
inequivocabile. Era la prigione reale, che ospitava anche la sede delle
esecuzioni e le camere di tortura.

Per raggiungere il pendio, fummo costretti ad attraversare un piccolo


corso dacqua grazie a uno stretto ponte, sul quale il fragoroso trapestio
degli zoccoli dei cavalli suon alla mia immaginazione sovreccitata
simile al rullio di tamburi della marcia funebre. Nessuno si avvicin a
noi finch non raggiungemmo le porte del Palazzo del Tormento e
dellAfflizione nome assai calzante che, infisse nellimponente
muro di mattoni, permettevano di accedere alle viscere della prigione. Il
capitano Weneg salt gi dal nostro veicolo e picchi sul battente con il
pomolo della spada. Su un passaggio molto al di sopra di noi comparve
poco dopo un guardiano nerovestito, con la testa coperta da un
cappuccio dello stesso colore che lasciava visibili solo occhi e bocca.

Chi chiede di entrare? ci grid.

Prigioniero e scorta! rispose Weneg.

Entrate a vostro rischio e pericolo, ci avvis il guardiano, ma


sappiate che tutti i nemici del Faraone e dellEgitto sono condannati in
eterno, una volta dentro queste mura! La barriera che impediva
lingresso si alz lentamente ed entrammo con il nostro carro; gli altri
tre rimasero fuori dalle mura, quando essa si riabbass con fragore.

I muri interni del primo cortile erano ornati da file orizzontali di


nicchie, cos alte che fui costretto a piegare la testa allindietro per
vedere il minuscolo quadratino di cielo azzurro, molto pi su.

In ogni nicchia ghignava un teschio umano. Ce nerano centinaia.


Non era la prima volta che passavo di l: mi era capitato di fare visita ad
altri sventurati rinchiusi dentro quelle mura per offrire loro il poco aiuto
e il conforto di cui ero capace, ma non mancavo mai di avvertire un
profondo sgomento interiore e un formicolio sulla pelle in presenza di
una cos terribile profusione di simboli di morte, tanto pi adesso che la
minaccia era cos personale, per me.

Non posso accompagnarti oltre, nobile Taita, annunci a bassa


voce Weneg. Ti prego, cerca di capire che sto solo eseguendo gli
ordini. Non c nulla di personale in ci che devo fare e non ne traggo
alcun piacere.

Capisco in quale difficile situazione ti trovi, capitano, replicai.


Spero che il nostro prossimo incontro sar pi gradevole per
entrambi.

Mi aiut a scendere dal carro e con il pugnale tranci i legacci che mi


serravano i polsi. Sbrig rapidamente le ultime formalit,
consegnandomi ai guardiani della prigione e passando loro il rotolo
della mia incriminazione, in calce al quale riconobbi il geroglifico del
Faraone. Infine mi salut e lo guardai balzare sul carro, afferrare le
redini e far voltare il suo drappello verso luscita. Non appena la
barriera si fu alzata abbastanza, Weneg chin la testa per passarvi sotto
e, senza mai guardarsi indietro, usc verso la luce del sole.

Cerano quattro guardiani ad accogliermi. Non appena Weneg ebbe


lasciato il cortile, uno di loro sollev il cappuccio nero e mi guard con
un sogghigno truce. Era mostruosamente pingue, con ghirlande di
grasso che dalla pappagorgia gli penzolavano sul petto.

Siamo onorati dalla tua presenza, mio signore. Non ci capita spesso
loccasione di ospitare un personaggio tanto illustre, che vanta la fama
pi eccelsa e la ricchezza pi leggendaria dellEgitto, dopo il Faraone,
naturalmente. Ti dar tutto ci che ti spetta, ma prima consentimi di
presentarmi: mi chiamo Eneb. Pieg lenorme testa calva, coperta di
tatuaggi raffiguranti figure a stecco impegnate in atti osceni, poi riprese
a parlare. Un uomo colto e dotto come te capir che Eneb bene
letto al contrario, quindi sapr cosa aspettarsi da me. Chi mi conosce a
fondo mi chiama spesso Eneb il Terribile. Aveva un vizio
inconsapevole che lo induceva ad abbassare rapidamente la palpebra
destra al termine di ogni frase che pronunciava. Non riuscii a resistere
alla tentazione di fargli locchiolino anchio.

Smise di sorridere. Vedo che ti piace scherzare, vero, mio signore?


A tempo debito ti far un po di scherzetti che ti faranno morire dal
ridere, promise, ma dobbiamo rimandare quel piacere per un altro
po. Il Faraone ti ha fatto imprigionare per alto tradimento, ma non ti ha
ancora processato n condannato. Quel momento per arriver, e io
sar pronto ad accoglierlo, te lo garantisco. Cominci a girarmi
intorno, ma io ruotai su me stesso altrettanto velocemente per
continuare a guardarlo in faccia.

Tenetelo fermo! ringhi lui ai suoi sgherri, che mi afferrarono le


braccia e me le torsero per costringermi a inginocchiarmi.

Porti dei bellissimi abiti, mio signore, mi elogi, ne ho visti


raramente di cos splendidi. Era vero, poich avevo previsto di
trovarmi al cospetto del Faraone e del consiglio di stato, mentre
consegnavo il tesoro degli hyksos. Portavo il prezioso elmo da me
sottratto molto tempo prima a un generale hyksos su un altro campo di
battaglia, un autentico capolavoro in oro e argento. Mi cingevano le
spalle lOro del Valore e lOro dellElogio, catene parimenti magnifiche
che il Faraone Tamose mi aveva donato di persona, come ricompensa
per i miei servigi e sacrifici. Sapevo di rappresentare una splendida
visione, cos agghindato.

Non possiamo permettere che indumenti cos belli si sporchino o si


rovinino. Devi toglierteli subito. Li porter in un posto sicuro, spieg
lui, ma ti garantisco che te li restituir non appena verrai giudicato
innocente e rimesso in libert. Lo osservai in silenzio, senza
concedergli il piacere di sentirmi protestare o implorare. I miei uomini
ti aiuteranno a spogliarti, afferm concludendo il discorsetto; ero certo
che lo avesse rivolto a tutti coloro che ormai non erano altro che teschi
nelle nicchie dei muri sopra di me.

Rivolse un cenno del capo ai suoi sgherri, che mi strapparono lelmo


dalla testa e le catene doro dal collo, poi i magnifici indumenti che mi
coprivano, lasciandomi nudo tranne che per un succinto gonnellino.
Alla fine mi tirarono in piedi e mi costrinsero a raggiungere le porte nel
muro posteriore del cortile.

Eneb avanz pesantemente al mio fianco. Tutti noi che lavoriamo in


questa prigione siamo molto eccitati e felici per la salita al trono del
Faraone Utteric Turo. Strizz locchio quattro o cinque volte per
esprimere il suo entusiasmo, con la testa che dondolava a tempo con
quel gesto. Il Faraone ha cambiato la nostra vita e ci ha posto tra i
cittadini pi importanti dellEgitto. Durante il regno di Tamose cerano
settimane in cui versavamo a malapena un po di sangue, ma adesso il
suo primogenito ci tiene impegnati da mattina a sera. Se non stiamo
tagliando teste stiamo estraendo viscere da uomini e donne, oppure
strappando loro le braccia, appendendoli per il collo o i testicoli oppure
scuoiandoli con arnesi incandescenti. Ridacchi. Soltanto un anno fa
i miei fratelli e i miei cinque figli erano senza lavoro, ma adesso sono
boia e torturatori a tempo pieno, come me. A intervalli di poche
settimane veniamo invitati dal Faraone al palazzo reale di Tebe, gli
piace guardarci mentre facciamo il nostro dovere. Naturalmente non
viene mai a trovarci qui, convinto che su queste mura gravi una
maledizione. Le uniche persone che entrano qui lo fanno per morire, e
noi siamo i pochi eletti che le aiutano a raggiungere lobiettivo. Ma al
Faraone piace in particolar modo vedermi al lavoro sulle ragazze,
soprattutto se sono incinte, quindi le portiamo al palazzo per metterci
allopera l. Tra i miei vezzi c quello di appenderle allimpalcatura
tramite ganci di bronzo conficcati nei seni; poi uso altri ganci per
strappare dal loro ventre il feto ancora vivo. Cominci a sbavare come
un animale e io provai un senso di nausea, dinanzi a simili oscenit.

Ti lascer guardare mentre aspetti che arrivi il tuo turno. Di solito


faccio pagare per questo privilegio, ma tu mi hai dato lelmo e le catene
doro, di cui ti sono molto grato... Era una delle persone pi disgustose
che avessi mai conosciuto. Il cappuccio e il mantello nero che portava
celavano il sangue delle sue vittime, ma trovandomi cos vicino a lui
riuscii a vedere che alcune macchie erano ancora umide e quelle ormai
asciutte stavano facendo marcire il tessuto. Il tanfo di putrefazione e
morte gli aleggiava intorno come un miasma sopra una palude.

I suoi aiutanti mi trascinarono attraverso quel mattatoio per esseri


umani dove i colleghi si stavano dedicando alle rispettive macabre
incombenze. Le urla delle vittime echeggiavano contro le nude pareti di
pietra, insieme allo schioccare delle fruste e alle risate di quei maestri
della tortura. Lodore di sangue fresco ed escrementi era talmente
intenso che mi sentii soffocare e boccheggiai.

Alla fine scendemmo una stretta rampa di gradini di pietra,


raggiungendo una minuscola cella sotterranea priva di finestre e
illuminata da ununica lampada. Non conteneva altro ed era ampia il
minimo indispensabile per consentirmi di restare seduto sul pavimento,
se accostavo le ginocchia al petto. I miei carnefici mi spinsero dentro.

Il tuo processo davanti al Faraone si terr fra tre giorni. A quel punto
verremo a prenderti, ma fino ad allora non ti disturberemo pi, mi
assicur Eneb.

Ma ho bisogno di cibo e di acqua fresca per bere e lavarmi,


protestai. E mi serviranno anche dei vestiti puliti da indossare per il
processo.
I prigionieri si organizzano autonomamente per godere di simili
lussi. Siamo uomini molto impegnati, non puoi pretendere che ci
preoccupiamo di simili minuzie. Ridacchi mentre spegneva la
lampada e la portava con s, poi sbatt la porta della cella e la sprang.
Tre giorni senzacqua in quellafosa e asfittica stanzetta di pietra
sarebbero stati duri da sopportare, e non ero sicuro di potere
sopravvivere allesperienza.

Ti pagher. Sentii la mia voce farsi pi acuta per la disperazione,


mentre gridavo.

Non hai niente con cui pagarmi. La voce di Eneb riusc a varcare la
porta spessa, ma poi i passi dei guardiani si spensero nel silenzio e la
mia cella rimase immersa nella pi totale oscurit.

In determinate circostanze sono in grado di lanciare su me stesso un


incantesimo di protezione che ha lo stesso effetto del bozzolo per alcuni
insetti e mi consente di rifugiarmi in un posto sicuro dentro di me. In
quel momento lo feci.

Alle prime ore del mattino del terzo giorno di prigionia, Eneb e i suoi
scagnozzi ebbero enormi difficolt nel farmi tornare dal lontano recesso
della mente in cui mi ero ritirato. Sentii le loro voci fioche e distanti,
poi divenni gradualmente consapevole delle loro mani che mi
tempestavano di colpi e mi scrollavano e dei loro piedi che mi
prendevano a calci, ma fu solo quando mi gettarono in faccia una
secchiata dacqua che tornai del tutto cosciente. Afferrai il secchio con
entrambe le mani, mi versai in gola il liquido rimasto e deglutii, a
dispetto dei tentativi dei miei aguzzini di strapparmelo. Quelle sorsate
di lurida acqua tiepida furono la mia salvezza: sentii il potere e
lenergia affluire nuovamente nel mio corpo riarso e i bastioni della mia
anima rafforzarsi. Percepii a stento le sferzate della frusta di Eneb sulla
mia schiena nuda, mentre mi spingevano su per la rampa di scale, fino
alla luce e alla dolce aria del giorno. In realt i nauseanti odori di quella
prigione sembravano nettare di rose, in confronto alla cella da cui mi
avevano appena prelevato.
Mi trascinarono fino al cortile dei teschi, dove trovai il capitano
Weneg in attesa, accanto al suo carro. Dopo ununica occhiata, distolse
lo sguardo scioccato dal mio viso contuso e dal mio corpo rinsecchito e
si impegn a tracciare il proprio geroglifico in calce al rotolo di papiro
che Eneb pretese firmasse per il mio rilascio. I suoi aurighi mi
aiutarono poi a salire sul veicolo: anche se tentavo di nasconderlo ero
ancora debole e mi reggevo a malapena in piedi.

Mentre Weneg prendeva le redini e girava il carro per puntarlo verso


le porte aperte, Eneb mi guard dal basso, sogghignando, e grid: Non
vedo lora che tu torni da noi, mio signore. Ho escogitato alcune nuove
procedure appositamente per la tua esecuzione e sono sicuro che le
troverai divertenti.

Quando raggiungemmo il torrente ai piedi delle colline Weneg tir le


redini dei cavalli e mi porse la mano per aiutarmi a scendere dal carro,
poi mi condusse sulla riva.

Sono sicuro che vorrai rinfrescarti, mio signore. A differenza del


buon Eneb usava il mio titolo senza un pizzico di ironia. Non so cosa
ne sia stato della tua splendida uniforme, ma ti ho portato una tunica
pulita. Non puoi presentarti al Faraone conciato in questo modo.
Lacqua del torrente era dolce e fresca. Mi liberai dal sangue secco e dal
sudiciume della prigione, poi mi pettinai i lunghi e folti capelli di cui
vado giustamente fiero.

Probabilmente Weneg sapeva benissimo, grazie alle passate


esperienze, cosa ne fosse stato del mio copricapo e delle mie catene
doro, dopo che Eneb ci aveva posato gli occhi, cos aveva portato una
semplice tunica azzurra da auriga per coprire la mia nudit.
Stranamente, lindumento miglior il mio aspetto invece di peggiorarlo,
perch metteva in risalto il mio torace snello ma muscoloso. Non avevo
con me uno specchio di bronzo, ma il mio riflesso nellacqua del
torrente mi rincuor. Certo, non apparivo neppure lontanamente nella
mia forma migliore, ma persino con i lividi lasciati dagli uomini di
Eneb potevo andare a testa alta, nella consapevolezza che ben poche
persone erano in grado di eguagliarmi in fatto di avvenenza, persino
allalta corte del Faraone.

Weneg mi aveva portato anche cibo e bevande, pane e filetti freddi di


pesce gatto del Nilo con una brocca di birra poco alcolica per
accompagnarli. Era tutto squisito e nutriente, e sentii un rinnovato
vigore sfrecciarmi in corpo. Salimmo sul carro e proseguimmo verso il
palazzo del Faraone, situato nel cortile pi interno della citt di Tebe. Il
mio processo doveva iniziare a mezzogiorno, ma entrammo
nellenorme salone della reggia molto in anticipo e aspettammo fino a
met pomeriggio che il sovrano e il suo seguito ci raggiungessero.
Risult subito evidente che avevano tutti bevuto del vino ben forte,
soprattutto Utteric Turo, che sfoggiava viso arrossato, risata rauca e
passo malfermo.

Dopo aver atteso il suo arrivo per tutto quel tempo, ci prostrammo di
fronte a lui, premendo la fronte sul pavimento di granito. Il Faraone
prese posto sul trono davanti a noi mentre i suoi leccapiedi gli si
sedevano scompostamente accanto, ridacchiando e facendo battutine
che divertivano soltanto loro.

I ministri e i membri della famiglia reale entrarono nel salone e si


accomodarono sulla fila di panche di pietra meno pregiata disposte
dietro il sovrano e rivolte verso di me, laccusato.

Il pi illustre e importante di tali testimoni era il secondogenito del


Faraone Tamose, il secondo in linea di successione dopo il fratellastro
Utteric Turo.

Si chiamava Rameses. Sua madre era la prima moglie del Faraone e


la sua preferita, la regina Masara, che tuttavia aveva dato alla luce sei
figlie prima di partorire un maschio. Nel frattempo una delle consorti
successive e meno amate, unarpia di nome Saamorti, laveva privata
per pochi mesi dellonore di generare il primo figlio maschio nonch
erede al trono, ossia Utteric.
Il pubblico era immerso in un dignitoso silenzio, al contrario del
sovrano e dei suoi tirapiedi, che continuarono a chiacchierare e
schiamazzare per un altro po, ignorando il sottoscritto e la sua scorta e
costringendoci a sottostare dolorosamente al capriccio del Faraone.

Allimprovviso Utteric mi guard per la prima volta e la sua voce


crepit come una frustata, brusca e maligna: Perch questo prigioniero
pericoloso non ha le mani legate, in mia presenza?

Il capitano Weneg rispose senza alzare la testa, sfuggendo il suo


sguardo. Potente maest... Non avevo mai sentito quellappellativo
ossequioso, ma scoprii in seguito che era quello richiesto quando ci si
rivolgeva a Utteric, pena la collera regale. Non ho pensato di
incatenare il prigioniero visto che non stato ancora processato n
giudicato colpevole di alcun crimine.

Non ci hai pensato? questo che ti ho appena sentito dire? Certo


che non hai pensato, il pensiero presuppone un cervello con cui
pensare. Gli adulatori radunati ai suoi piedi ridacchiarono e batterono
le mani a quella battuta, mentre due degli uomini di Weneg mi
sollevavano, mettendomi seduto, e mi incatenavano i polsi. Per la
vergogna Weneg non riusc a guardarmi negli occhi, mentre i suoi
sottoposti eseguivano gli ordini del Faraone e mi spingevano di nuovo
sul pavimento, bocconi.

Allimprovviso Utteric si alz dal trono e prese a camminare avanti e


indietro, di fronte a me. Non osando alzare la testa, non riuscivo a
vederlo, ma sentivo i suoi sandali picchiettare sul granito e il ritmo
sempre pi serrato mi fece capire che la sua furia continuava ad
aumentare.

Guardami, maiale di un traditore! mi url, rabbioso.

Uno degli uomini di Weneg alle mie spalle mi prese per il capelli e
mi tir indietro, costringendomi a mettermi seduto, quindi mi obblig a
voltarmi verso il sovrano.

Guardate questa brutta faccia dal sorrisetto falso e compiaciuto!


Ditemi, se ne avete il coraggio, che su di essa non scritta, in enormi
geroglifici, anche la colpa, ordin agli astanti. Non vi elencher per
intero la serie di crimini contro di me e la mia famiglia che questo
grumo di escrementi ha commesso. Scoprirete comunque che merita la
morte che ho in serbo per lui. Cominci a tremare di rabbia mentre mi
puntava in faccia lindice della mano destra. La sua prima vittima
certa, anche se probabilmente ce ne sono state decine prima di lei,
stata la mia nonna paterna, la regina Lostris.

No! No! Io amavo la regina Lostris, esclamai, angosciato, incapace


di trattenermi nel sentirla menzionare. Lamavo pi della mia stessa
vita.

Probabilmente quello il motivo per cui lhai assassinata. Non


potevi averla, cos lhai uccisa. Lhai uccisa e ti sei vantato del tuo
abominevole atto nei rotoli di papiro che hai lasciato nella sua tomba
regale. Le parole da te scritte, che ho visto con i miei stessi occhi, sono:
Ho ucciso la malvagia creatura di Seth che le stava crescendo nel
ventre.

Gemetti al ricordo dellescrescenza che il perfido dio Seth le aveva


piantato in corpo. S, avevo estratto quellorrore dal cadavere di Lostris,
rimpiangendo amaramente che il mio talento come medico non fosse
bastato a salvarla da quel perfido assalto. Lo avevo gettato fra le
fiamme e lo avevo visto ridotto in cenere prima di dare inizio alla
mummificazione delle spoglie, ancora bellissime, della regina.

Ma non ero in grado di spiegare tutto ci a suo nipote. Pur essendo un


poeta che adora le parole, non riuscivo a trovare quelle necessarie per
difendermi. Singhiozzai, ma il Faraone prosegu inesorabile con
lelenco di accuse contro di me. Le sue labbra sorridevano, ma gli occhi
somigliavano a quelli di un cobra pronto ad attaccare, colmi di un odio
gelido e inesorabile. Il veleno che mi sputava contro era letale come
quello del serpente stesso.

Raccont ai nobili e ai rampolli di sangue reale l riuniti che avevo


rubato unimmane fortuna in oro e argento dalla tesoreria regale che
suo padre, il Faraone Tamose, mi aveva affidato. Come prova del mio
tradimento, cit il favoloso patrimonio in propriet terriere e beni di
varia natura che avevo accumulato nel corso degli anni. Apr con un
gesto plateale e cominci a leggere ad alta voce un rotolo di papiro in
cui a suo dire era riportato tutto quello che avevo sottratto dalla
tesoreria, per un ammontare superiore ai cento milioni di takh
dargento, ossia pi di quanto esisteva sulla Terra.

Erano accuse talmente assurde che non sapevo da dove cominciare


per confutarle. Non mi venne in mente altro, per difendermi, che negare
ogni addebito.

No! Non andata cos, continuavo a ripetere. Il Faraone Tamose


era come un figlio per me, lunico che io abbia mai avuto. Mi ha donato
tutte quelle ricchezze come ricompensa per i servigi che gli ho reso
durante i suoi oltre cinquantanni di vita. Non gli ho mai rubato nulla,
n oro n argento, nemmeno una forma di pane.

Fu come se non avessi parlato, perch Utteric continu con lelenco


di accuse contro di me.

Questo assassino ha sfruttato la sua profonda conoscenza dei


medicamenti e dei veleni per assassinare unaltra inestimabile donna di
stirpe reale, dichiar. In quel caso la sua vittima stata la mia
bellissima, dolce e adorata madre, la regina Saamorti.

Boccheggiai nel sentir descrivere in tal modo quella perfida


meretrice. Avevo curato molti dei suoi schiavi, che aveva
personalmente evirato o percosso quasi a morte. Si era divertita a
schernirmi con crudelt per la mia virilit mutilata, lamentando il fatto
che altri lavessero preceduta con il coltello per la castrazione. Le sue
ancelle erano state proficuamente impiegate per introdurre di soppiatto
nei suoi sontuosi alloggi una serie di schiavi che pareva infinita. E forse
gli atti osceni da lei praticati con uno di quei poveretti erano sfociati
nella nascita di colui che adesso mi stava di fronte e leggeva la mia
condanna a morte: la sua potente maest il Faraone Utteric Turo.

Sapevo con assoluta certezza che le pozioni e i medicamenti da me


somministrati in un tentativo disperato alla regina Saamorti non erano
stati efficaci per curare le immonde malattie con cui uno o pi dei suoi
numerosissimi amanti laveva contagiata attraverso gli orifizi inferiori.
Le auguro la pace, pur essendo sicuro che gli dei, nella loro sconfinata
saggezza, gliela negheranno.

E quella non era nemmeno lultima delle spaventose accuse che il


Faraone mi stava riversando addosso: limputazione seguente si rivel
pi inverosimile di tutte le altre messe insieme.

Inoltre c il vergognoso trattamento da lui riservato a due delle mie


zie di sangue regale, le principesse Bakatha e Tehuti. Mio padre, il
Faraone Tamose, era riuscito a organizzare per loro un matrimonio con
il sovrano pi potente e favolosamente ricco del mondo, il Supremo
Minosse di Creta, e aveva inviato le due vergini reali su quellisola,
accompagnate da una carovana, perch si sposassero. Il loro seguito
rispecchiava la ricchezza della nostra nazione ed era costituito da
diverse centinaia di persone. In dote portavano un tesoro composto di
quasi duecento takh di pregiati lingotti dargento. Mio padre, il Faraone
Tamose, aveva accordato ancora la sua fiducia al sordido criminale e
reprobo che avete di fronte, Taita, assegnandogli il comando della
carovana. I suoi aiutanti erano due ufficiali, il capitano Zaras e il
colonnello Hui. Stando alle informazioni in mio possesso, questa
subdola creatura, Taita, riuscita a raggiungere Creta e a dare in spose
le mie zie a Minosse, ma durante leruzione del monte Crono, causata
dalla rabbia del dio eponimo, Crono, il padre di Zeus, incatenato in
eterno dal figlio nei pi profondi recessi della montagna... Si
interruppe brevemente per riprendere fiato prima di proseguire con le
sue folli accuse. Minosse rimasto ucciso da una frana quando lisola
di Creta stata devastata dalleruzione. Nel conseguente caos, Zaras e
Hui hanno rapito le mie zie, si sono impadroniti di due imbarcazioni
della flotta di mio padre, il Faraone Tamose, e sono fuggiti verso nord,
fino agli inesplorati e selvaggi arcipelaghi al limite del mondo. Tutto
questo contro il volere delle mie zie, ma con la connivenza e
lincoraggiamento del furfante che sto ora accusando, Taita. Quando
costui tornato in Egitto, ha riferito al Faraone che le sue sorelle erano
rimaste uccise nelleruzione del vulcano, e lui ha quindi interrotto le
ricerche. Taita il principale responsabile del loro rapimento e degli
stenti di cui hanno sicuramente sofferto, un atto di codardia che basta
da solo a giustificare la condanna a morte di chi lha perpetrato.

Ancora una volta non potevo fare altro che dichiararmi colpevole,
colpevole di avere concesso alle due fanciulle che amavo pi di quanto
loro amassero me loccasione di trovare autentico appagamento e gioia,
dopo aver compiuto sino in fondo il mio dovere. Ancora una volta
riuscii solo a fissare a bocca aperta il mio accusatore, restando in
silenzio come avevo promesso di fare a Bakatha e Tehuti, quando le
avevo lasciate andare in cerca della felicit con gli uomini che davvero
amavano.

Il Faraone mi diede le spalle, si erse in tutta la sua statura e fiss le


file di nobili e principi, impietriti e ammutoliti per lo sconcerto davanti
a quelle rivelazioni incriminanti. Li osserv a uno a uno, prolungando
la tensione, quindi ricominci a parlare. Da lui non mi aspettavo alcuna
misericordia, e non mi deluse.

Giudico il prigioniero colpevole di tutte le imputazioni. Decreto che


venga spogliato di tutti i suoi beni, che siano grandi o piccoli, fissi o
mobili, situati in qualsiasi parte della Terra. Devono essere tutti
confiscati e trasferiti alla mia tesoreria, senza eccezioni.

Un brusio si propag tra le file di spettatori, che si scambiarono


occhiate invidiose poich sapevano a quali ricchezze si riferisse quel
breve proclama. Era risaputo che io ero luomo pi ricco dellEgitto,
secondo solo al Faraone. Utteric li lasci confabulare fra loro per
qualche istante prima di alzare una mano per imporre il silenzio, e i
presenti tacquero di colpo. Persino nella mia terribile situazione rimasi
sbalordito dal terrore che il nuovo sovrano suscitava in tutti loro, ma
stavo cominciando a capire che quel timore era giustificato.

Poi lui ridacchi e a quel punto mi resi conto che era matto da legare
e non esercitava alcun freno n controllo sulla propria pazzia: quella
risatina acuta poteva uscire solo dalla bocca di un folle. Rammentai che
anche sua madre era stata pazza, solo che la sua follia aveva assunto la
forma dellincontinenza sessuale, laddove quella di Utteric si
manifestava nella megalomania. Non era in grado di arginare i suoi
istinti o le fantasie pi spregevoli. Voleva essere un dio, quindi si
dichiarava tale e credeva che non gli servisse nientaltro per diventarlo
davvero.

Quella consapevolezza suscit in me un moto di compassione per i


miei compatrioti, gli abitanti del pi grande paese della storia. Stavano
iniziando a capire quale destino li aspettava. Non temevo per la mia
sorte, sapevo che era gi stata decisa dalla mente alterata di quel folle,
ma mi preoccupavo di cosa stava per succedere al mio amato Egitto.

Il Faraone ricominci a parlare. Il mio unico rammarico che la


morte arriver troppo in fretta per questo criminale, dopo tutti i
patimenti che ha inflitto alla mia famiglia. Preferirei vederlo soffrire
fino a che della sua anima malvagia non sar rimasto nulla, per tutte le
sue vanterie e la sua affettazione, per le sue pretese di saggezza ed
erudizione.

Sorrisi vedendo che non riusciva a celare linvidia per il mio


intelletto superiore, e notai il fugace empito di rabbia suscitato dal mio
gesto; ci nonostante lui continu a farneticare.

So benissimo che non una punizione adeguata, ma stabilisco che


tu venga portato, vestito di stracci e in catene, al Palazzo del Tormento
e dellAfflizione, dove verrai consegnato ai torturatori che... Snocciol
quindi un elenco di tali atrocit che alcune delle donne pi sensibili fra
il pubblico impallidirono in preda alla nausea e scoppiarono a piangere
per lorrore.
Alla fine si volt nuovamente verso di me. Ora sono pronto ad
ascoltarti mentre esprimi il tuo rimorso e il rimpianto, prima di
mandarti incontro al tuo destino.

Mi alzai, ancora legato e seminudo, e parlai in maniera chiara e


sincera, perch non avevo pi niente da perdere.

Ti ringrazio, potente maest, Faraone Utteric Turo, dissi. Ora


capisco come mai tutti i tuoi sudditi, compreso il sottoscritto, provino
quello che provano nei tuoi confronti. Non tentai minimamente di
celare la nota sardonica della mia voce.

Quel codardo di Utteric mi lanci unocchiata disgustata e mi scacci


con un gesto della mano. Ero lunica persona nellenorme salone di
Tebe che stesse ancora sorridendo. Quel sorriso beffardo era lunico
scherno che avessi il potere di infliggere al mostro che adesso
governava lEgitto.

Come decretato dal Faraone, Weneg e il suo drappello di soldati mi


scortarono fuori dal salone delle udienze del palazzo di Tebe vestito
solo di gonnellino e catene. Mi fermai incredulo in cima allimponente
scalinata a guardare lenorme folla che gremiva la piazza sottostante:
sembrava che tutti i cittadini della nostra grande citt, dal primo
allultimo, si trovassero l, riempiendo ogni spazio. Il silenzio era totale.

Percepii il loro odio e la loro ostilit, eppure erano stati quasi tutti
miei amici. Loro o i loro padri e nonni avevano combattuto al mio
fianco in cinquanta battaglie; a quelli rimasti menomati avevo offerto
ospitalit e assistenza nelle mie tenute, un riparo dalle intemperie e
almeno un pasto sostanzioso al giorno. Anche le vedove dei caduti
avevano sempre potuto contare sulla mia generosit: avevo fornito loro
un mestiere e fatto studiare la loro prole, garantendo a tutti un futuro in
questo mondo difficile. Mi resi conto che avevano mal sopportato la
mia carit e quel giorno erano venuti per dare libero sfogo ai propri
sentimenti.
Perch sono qui? chiesi sommessamente a Weneg, muovendo a
stento le labbra.

Per ordine del Faraone, rispose lui, a voce ancor pi bassa. Sono
venuti per insultarti in quanto traditore e per ricoprirti di escrementi.

Ecco perch Utteric ha ordinato che venissi spogliato. Mi ero


chiesto come mai avesse tanto insistito in tal senso. Vuole che senta il
lordume sulla pelle. Ti conviene non seguirmi troppo da vicino.

Rimarr solo a un passo di distanza. Quello che va bene per te,


Taita, va bene anche per me.

Mi accordi troppo rispetto, buon Weneg, protestai, poi mi feci


forza e cominciai a scendere i gradini, dirigendomi verso quella marea
di umanit furiosa. Sentivo i passi delle guardie che mi tallonavano,
pronte a condividere con me quella difficile prova. Non affrettai il
passo n assunsi movenze furtive, anzi camminai tranquillo, con la
schiena ben eretta e a testa alta. Scrutai i volti della moltitudine che mi
aspettava, in cerca di espressioni cariche dodio, aspettando che la
tempesta di insulti si abbattesse su di me.

Quando infine riuscii a distinguere meglio i volti in prima fila di


quella nutrita calca, rimasi sconcertato: molte donne stavano
piangendo, cosa che non mi ero affatto aspettato, mentre gli uomini
avevano unaria cupa e, inaspettatamente, triste come i dolenti a un
funerale.

A un tratto una donna si apr un varco nella fila di sentinelle armate,


piazzate ostentatamente l per tenere sotto controllo la ressa, si ferm a
pochi passi da me e mi lanci qualcosa che cadde ai miei piedi. Mi
chinai a raccoglierlo, con le mani legate.

Non si trattava di una manciata di escrementi, come decretato dal


Faraone, bens di un magnifico loto proveniente dalle acque del Nilo:
un pegno damore e di profondo rispetto per il dio Horus.

Due soldati si staccarono dai ranghi dietro la sconosciuta e


lafferrarono per le braccia per trattenerla, ma non sembravano in
collera, avevano modi gentili e unespressione mesta.

Taita! Sei nei nostri cuori! mi grid lei. Subito dopo, una seconda
voce nella calca alle sue spalle url il mio nome.

Unaltra ancora esclam: Taita!

Allimprovviso mille, duemila voci presero a chiamare il mio nome.

Dobbiamo sbrigarci a portarti fuori dalle mura, mi url


allorecchio Weneg, prima che il Faraone capisca cosa sta succedendo
e la sua ira si abbatta su di noi.

Nemmeno io capisco cosa sta succedendo, gli gridai di rimando.


Senza replicare, lui mi prese per un braccio e uno dei suoi uomini mi
afferr saldamente laltro. Mi sollevarono quasi da terra mentre
correvano lungo il varco fra la folla, sempre pi stretto a mano a mano
che le persone si sporgevano per tentare di toccarmi o forse di
abbracciarmi.

Un attimo prima che la calca potesse sopraffarci, raggiungemmo i


quattro soldati di Weneg rimasti a sorvegliare i carri in fondo alla
piazza. Non appena salimmo a bordo, gli aurighi lasciarono briglia
sciolta ai cavalli che, spaventati dal trambusto, si lanciarono al galoppo,
in fila, lungo le strade di acciottolato, diretti verso le porte principali
della citt. Ben presto ci lasciammo alle spalle quella massa di umanit.
Le porte si stavano gi chiudendo quando fummo abbastanza vicini da
distinguerle, ma Weneg fece schioccare la frusta sul dorso dei suoi
cavalli e li spron a infilarsi in quello stretto varco, sbucando poi in
aperta campagna.
Dove stiamo andando? chiesi, ma lui ignor la domanda e si
rivolse al suo arciere, fermo dietro di me per sorreggermi sul carro
sobbalzante.

Liberagli i polsi e copri la sua nudit. Weneg, che si ostinava a non


rispondermi, sfoggiava unespressione compiaciuta ed enigmatica.

Cosa intendi usare per coprirmi? domandai, abbassando lo sguardo


sul mio corpo nudo. Lui non mi diede retta nemmeno in
quelloccasione, ma larciere mi pass un fagotto di indumenti preso da
una cesta sul cocchio.

Non sapevo che fossi tanto famoso, disse, mentre mi infilavo una
tunica verde, purtroppo lunica a disposizione: il verde il colore che
meno mi piace, fa a pugni con quello dei miei occhi. Li hai sentiti
mentre gridavano il tuo nome? aggiunse poi con entusiasmo.
Pensavo che ti avrebbero scaricato addosso il loro disprezzo, invece
hanno dimostrato di amarti. Tutto lEgitto ti ama, Taita. Cominciavo a
sentirmi in imbarazzo, cos mi rivolsi di nuovo a Weneg.

Questo non il tragitto pi breve per tornare da Eneb, al Palazzo del


Tormento e dellAfflizione, gli feci notare, e lui mi sorrise.

Spiacente di deluderti, mio signore, ma ti hanno organizzato un


incontro con una persona diversa dallonorevole Eneb. Frust i cavalli
e li costrinse a imboccare la strada lastricata che scendeva fino al porto
sul Nilo; prima che lo raggiungessimo, per, li fece svoltare di nuovo,
su un sentiero pi a nord che correva parallelo al grande fiume. Lo
percorremmo in silenzio al trotto. Non volevo dargli la soddisfazione di
interrogarlo di nuovo, una cosa che non faccio mai, eppure devo
ammettere che trovavo un po irritante la sua misteriosa reticenza.

Di tanto in tanto intravedevo il fiume dietro la folta vegetazione


lungo la riva, ma simulai indifferenza, guardando verso le lontane
colline sullorizzonte orientale. Allimprovviso sentii Weneg grugnire.

Ah! Eccolo l, esattamente dove ha promesso di aspettarci,


esclam.

Mi voltai, ma con fare rilassato e scarso interesse. Di colpo, per,


raddrizzai la schiena sul sedile del carro, perch ad appena un centinaio
di passi di distanza dalla riva spiccava la nave ammiraglia della nostra
flotta da guerra, senza dubbio la pi splendida e veloce del mondo, in
grado di raggiungere qualsiasi altra imbarcazione e di attaccarla con un
centinaio di marinai addestrati al combattimento.

Incapace di restarmene seduto, mi alzai in fretta e, prima di riuscire a


trattenermi, gridai: Per i seni traboccanti e la scivolosa fessura della
grande dea Hathor! Quella la Memnone!

Per il vigoroso membro e i turbolenti testicoli del grande dio


Poseidone! Credo che una volta tanto tu abbia ragione, Taita, mi
scimmiott Weneg.

Per un attimo rimasi offeso ma poi, mio malgrado, scoppiai a ridere e


gli diedi una violenta pacca fra le scapole.

Non avresti mai dovuto mostrarmi una nave cos splendida, dissi.
Questo non far che mettermi una miriade di strane idee in testa.

Era proprio quello che volevo, confesso. Weneg si rivolse al tiro di


cavalli grigi. Fermi! I magnifici animali chinarono la testa, inarcando
il collo nel sentire tirare le redini, e il carro si ferm sulla riva, rivolto
verso lenorme imbarcazione da guerra.

Non appena ci riconobbe, lequipaggio della Memnone corse


allargano orizzontale sul ponte di prua e cominci a issare la pesante
ancora crociforme in rame. Subito dopo, grazie alle vele, la nave
ammiraglia sfrutt la leggera brezza per avvicinarsi alla sponda su cui
stavamo aspettando di salutarla, estasiati.

Il mio entusiasmo in particolare era alle stelle, perch intuivo che la


mia salvezza era a portata di mano e che mi sarebbe stato risparmiato
un nuovo appuntamento con il temuto Eneb in quellorrenda prigione.

Memnone era il nome con cui veniva chiamato da bambino il mio


amato Faraone Tamose, ucciso da cos poco tempo dalla freccia hyksos
che il suo cadavere non era ancora giunto al termine del processo di
imbalsamazione, lo stesso che avrebbe consentito di deporlo nella
tomba nella Valle dei Re, sulla riva occidentale del Nilo, dove avrebbe
riposato con i suoi antenati per leternit.

La Memnone era una nave enorme di cui conoscevo a menadito le


caratteristiche perch, in fondo, ero il principale responsabile della sua
progettazione. Certo, Tamose aveva rivendicato tutto il merito di quella
grande impresa, ma ormai non pi fra noi e io non sono tanto crudele
da sottrarre il merito a un defunto.

Aveva uno scafo lungo pi di cento cubiti e a pieno carico ne pescava


tre. Vantava un equipaggio di duecentotrenta uomini e un totale di
cinquantasei remi. Le panche dei vogatori scaglionate e i buttafuori per
le scalmiere sullultimo livello di remi impedivano che questi ultimi si
intralciassero a vicenda, quando erano in azione. Era larga meno di
tredici cubiti, il che le consentiva di sfrecciare sullacqua veloce come
un fulmine e di essere tirata in secco con facilit. Lunico albero
maestro poteva venire abbassato, ma quando era alzato sfoggiava
unenorme vela rettangolare. Era la nave da combattimento pi
splendida fra quelle che solcavano le acque del mondo intero.

Mentre si avvicinava per gettare gli ormeggi presso la sponda notai, a


poppa, una figura alta e irriconoscibile; portava una lunga tunica rossa e
un cappuccio dello stesso colore a coprire il viso, con due fessure in
corrispondenza degli occhi. Evidentemente non voleva farsi riconoscere
e, mentre lequipaggio assicurava limbarcazione alla riva, scese
sottocoperta senza mostrare il volto n fornire altre indicazioni sulla
propria identit.

Chi ? domandai a Weneg. quella la persona che siamo venuti a


incontrare?

Non te lo so dire, rispose scuotendo il capo. Ti aspetter qui a


riva.

Mi arrampicai senza esitare sulla prua della Memnone e attraversai il


ponte superiore, fino a raggiungere il portello di boccaporto in cui era
scomparsa la figura vestita di rosso. Pestai il piede sul ponte e subito mi
rispose una voce cupa ma raffinata che non riconobbi.

Il portello aperto. Scendi e chiuditelo alle spalle.

Seguii le istruzioni e chinai la testa per infilarmi nella cabina


sottostante, dal soffitto basso, trattandosi di una nave da
combattimento. Il mio anfitrione era gi seduto e non diede segno di
volersi alzare; mi indic invece la stretta panca di fronte a s.

Ti prego di scusare il mio abbigliamento, ma per motivi che ti


risulteranno subito chiari devo tenere nascosta la mia identit alla gente
comune, almeno nellimmediato futuro. Ti conoscevo bene quando ero
bambino, ma da allora le circostanze ci hanno tenuto separati. Daltro
canto eri in stretti rapporti con mio padre, che nutriva per te la massima
stima, e pi recentemente con mio fratello maggiore, che decisamente
meno affezionato a te...

Prima che finisse di parlare, intuii con assoluta certezza chi mi


sedesse di fronte. Mi alzai subito per tributargli il rispetto che meritava,
ma nel farlo picchiai rumorosamente la testa contro le travi del soffitto;
erano fatte del pi pregiato legno di cedro del Libano e il mio cranio
non poteva certo competere con loro. Crollai nuovamente sulla panca,
cingendomi il capo con entrambe le mani, mentre un sottile rivolo di
sangue mi colava nellocchio sinistro.
Luomo vestito di rosso balz in piedi, ma ebbe il buon senso di
tenere la schiena piegata. Si abbass il cappuccio dalla testa, lo
appallottol e me lo premette con forza sul taglio per bloccare il flusso
di sangue vitale.

Non sei il primo, a riportare questa ferita, mi assicur. Dolorosa


ma non fatale, te lo assicuro, nobile Taita. Adesso che il suo cappuccio
ornava il mio capo, invece di celare i suoi lineamenti, fui in grado di
appurare che la persona intenta a curare la mia ferita era davvero il
principe Rameses.

Ti prego, altezza, solo un graffio che mi sono ampiamente


meritato con la mia goffaggine. Ero imbarazzato dalla sua
sollecitudine, ma grato per quelloccasione di fare mente locale ed
esaminarlo da vicino.

Era alto ammiraglio della flotta e talmente ligio al dovere che assai di
rado si rendeva disponibile a socializzare e intrattenersi con persone
che non fossero i suoi ufficiali navali o, naturalmente, il padre. Quando
era bambino, facevo le capriole insieme a lui e gli raccontavo favole su
nobili principi che salvavano splendide fanciulle dai mostri, ma durante
ladolescenza si era allontanato da me per passare sotto linfluenza
paterna, e da allora non lo avevo pi frequentato. Rimasi quindi stupito
dalla sua spiccata somiglianza con il Faraone Tamose, particolare che
accentu la stima che gli avevo sempre tributato. Semmai era ancora
pi bello del padre; mi sentii in colpa al solo pensiero, del resto era la
verit.

La mascella aveva una linea pi decisa, i denti erano pi bianchi e


regolari. Era un po pi alto di quanto non fosse stato il padre, ma con
la vita pi sottile e le membra pi flessuose. La pelle sfoggiava una
straordinaria sfumatura di un oro intenso, rispecchiando lascendenza
abissina della madre, la regina Masara; gli occhi erano di una
gradazione pi brillante, con uno sguardo penetrante ma al contempo
intelligente e magnanimo.
Provai un immediato empito di affetto per lui, come se gli ultimi anni
non fossero mai trascorsi; le sue parole seguenti confermarono che il
mio istinto non sbagliava.

Abbiamo molte cose in comune, Taita, afferm, ma al momento


la pi pressante la funesta e inesorabile ostilit del mio fratello
maggiore. Il Faraone Utteric Turo non avr pace finch non ci vedr
entrambi morti. Ha gi condannato a morte te e ha fatto lo stesso con
me, non altrettanto apertamente, certo, ma con lo stesso trepidante
piacere, se non persino maggiore.

Perch? chiesi. Perch tuo fratello ti odia? La domanda mi era


salita spontanea alle labbra. Mi sentivo in perfetta sintonia con
quelluomo, non avevo nulla da nascondergli e lui non aveva nulla da
nascondere a me.

Semplicemente perch il Faraone Tamose amava te e me pi di


quanto amasse Utteric, il suo primogenito. Si interruppe per un istante,
prima di aggiungere: E anche perch mio fratello pazzo, tormentato
dagli spettri e dai fantasmi della sua mente contorta. Desidera eliminare
chiunque sia pi saggio e nobile di lui.

Ne sei sicuro? domandai, e Rameses annu.

Sicurissimo! Ho le mie fonti, Taita, proprio come te, a quanto so.


Utteric si vantato delle proprie intenzioni ostili verso di me solo in
gran segreto e al cospetto dei suoi leccapiedi.

Cosa intendi fare? chiesi, e la sua risposta mi risuon nelle


orecchie come se a parlare fosse la mia stessa voce.

Non sarei capace di ucciderlo. Mio padre gli voleva bene, il che
basta a fermare la mia mano. Non ho per intenzione di permettergli di
assassinarmi, quindi lascer oggi stesso lEgitto, spieg in tono pacato
e ragionevole. Vuoi venire con me, Taita?

Ho servito con gioia tuo padre, replicai, e non posso fare di meno
per te, un principe che dovrebbe essere Faraone. Dopo che si fu
avvicinato per stringermi la mano destra in un gesto di amicizia e
accordo, sottolineai: Ma ci sono altri che hanno corso dei rischi per
salvarmi.

S, so cosa intendi, ribatt Rameses. Il capitano Weneg e i suoi


soldati sono uomini donore e leali. Ho gi parlato con loro, si uniranno
a noi.

Annuii. In tal caso non ho altre remore. Dovunque tu mi conduca,


mio signore, io ti seguir. Sapevo perfettamente doveravamo diretti,
meglio del principe stesso, ma non era ancora il momento di affrontare
la questione.

Salimmo sul ponte e vidi che, sulla riva, Weneg e i suoi uomini
avevano gi smontato i carri da battaglia. I soldati portarono i pezzi
oltre la passerella e li fecero sistemare nella stiva, poi condussero a
bordo i cavalli, facendo scendere l sotto anche loro. Poco dopo la
Memnone era pronta a salpare. Ci staccammo dalla riva puntando verso
nord. Con il vento nelle vele, la corrente del fiume che ci spingeva e i
remi che sferzavano le acque del Nilo facendole schiumare, ci
dirigemmo verso il mare aperto, incontro alla libert dalla malevola e
perniciosa tirannia del Faraone.

Uno dei pochi vantaggi del vivere a lungo la straordinaria capacit


di guarigione e recupero dalle lesioni. Dopo meno di unora, la ferita
sul mio cuoio capelluto smise di sanguinare, cominciando ad asciugarsi
e a rimpicciolirsi, e prima che raggiungessimo il punto in cui il Nilo
sfociava nel grande Mediterraneo i segni delle frustate, i lividi e le altre
lesioni inflitte dal terribile Eneb e dai suoi sgherri sarebbero
completamente scomparsi, lasciandomi la pelle liscia, rosea e sana
come quella di un bambino.
Durante le lunghe giornate seguite alla partenza, mentre avanzavamo
verso nord e il mare, vi fu tutto il tempo affinch il principe e io
imparassimo a conoscerci di nuovo.

La successiva decisione da prendere con urgenza era la scelta della


destinazione finale, una volta lasciato lEgitto. Sembrava che Rameses
avesse la spaventosa intenzione di veleggiare oltre le rocciose Porte di
Hathor, alla fine del mondo, solo per vedere cosa ci fosse al di l. Io
sapevo benissimo cosa cera: il grande nulla, e se fossimo stati tanto
stolti da seguire quella rotta saremmo caduti dallorlo del mondo,
precipitando nel buio per leternit.

Come fai a sapere che ci succeder proprio questo? mi chiese lui.

Lo so perch nessuno mai tornato da quelle Porte, spiegai con


estrema ragionevolezza.

Come lo sai? si inform.

Citami qualcuno che lo abbia fatto, lo sfidai.

Sceva di Hispan.

Non lho mai sentito nominare, chi ?

Era un grande esploratore, il mio bisnonno lo ha conosciuto.

Ma tu lo hai mai incontrato?

Certo che no! morto molto prima che io nascessi.

Quindi te ne ha parlato il tuo bisnonno?


Be, non proprio. Sai, anche lui morto prima che io nascessi.
stato mio padre a raccontarmi la sua storia.

Sai quanto io rispetti la memoria di tuo padre, ma non ho mai avuto


occasione di parlare con lui dei viaggi di questo Sceva. Inoltre dubito
che avrei giudicato dei resoconti di terza mano su cosa c oltre quelle
Porte abbastanza convincenti da farmi correre il rischio di varcarle.

Casualmente, due notti dopo sognai che le principesse Bakatha e


Tehuti, insieme ai loro numerosi figli, erano state catturate da pirati
assiri e incatenate a uno scoglio in riva al mare come offerta sacrificale
per placare il terribile mostro marino noto come Tarquist, una creatura
dotata di ali grazie alle quali riesce a volare in cielo come un enorme
uccello o a nuotare nel mare come un possente pesce, nonch di
cinquanta bocche mai sazie di carne umana, con le quali pu stritolare
le pi grandi navi mai costruite.

Ero piuttosto restio a riferire il mio sogno a Rameses, ma alla fine fui
costretto a rispettare il mio solenne giuramento di servire la casa reale
dEgitto. Naturalmente lui conosceva la mia fama come veggente e
interprete dei sogni. Ascolt in silenzio e con aria seria mentre gli
spiegavo cosa significasse a mio parere quella visione notturna, poi,
senza pronunciarsi, and a prua e vi rimase, solo, per il resto del
pomeriggio. Al calar del sole torn da me, a poppa, e and dritto al
punto.

Ti impongo con la massima severit di dirmi cosa successo


davvero alle mie zie quando mio padre, il Faraone Tamose, le ha
mandate nellimpero di Creta affinch diventassero le mogli del Grande
Minosse. Ho saputo che hanno fatto il loro dovere, come da lui
decretato, sposando Minosse, ma poi sono rimaste uccise nel corso
della violenta eruzione del monte Crono.

Ero tuttavia presente quando mio fratello Utteric ti ha accusato di


tradimento e mendacia. Lui sostiene che le mie zie siano sopravvissute
alleruzione che ha ucciso il loro consorte, ma abbiano poi trascurato i
propri doveri e, anzich tornare in Egitto, siano fuggite con quelle due
canaglie, Zaras e Hui, sparendo nel nulla. Ho liquidato le sue accuse
come le farneticazioni di un folle, ma adesso questo tuo sogno sembra
confermare il sospetto che siano ancora vive. Si interruppe per
fissarmi con il suo sguardo penetrante. Dimmi la verit, Taita. Cos
successo in realt alle mie zie?

Bisogna considerare le circostanze, replicai, eludendo la domanda


diretta.

Questa non una risposta, mi rimprover lui. Cosa intendi con


bisogna considerare le circostanze?

Ti prego, Rameses, consentimi di fare un altro esempio.

Ti ascolto, disse, annuendo.

Immagina che un principe della casa reale dEgitto si renda conto


che il fratello maggiore, il Faraone, intenda ucciderlo senza motivo e
decida quindi di fuggire dal suo paese, invece di restarvi e morire
assassinato. La considereresti uninadempienza al suo dovere?
domandai.

Lui si dondol allindietro sui talloni e mi fiss, esterrefatto. Alla fine


scosse il capo come per schiarirsi le idee, poi chiese sommessamente:
Vuoi sapere se le giudicherei circostanze attenuanti?

Lo faresti?

Presumo di s, ammise, poi sorrise: Presumo di averlo gi fatto.

Sfruttai subito quellammissione. Benissimo, ti racconter delle tue


zie. Erano fanciulle incantevoli, leali e sincere, oltre che intelligenti e
bellissime. Tuo padre le ha davvero inviate a Creta perch sposassero
Minosse, e mi ha incaricato di accompagnarle e proteggerle. Hanno
fatto il loro dovere nei confronti di tuo padre e dellEgitto, sposando
Minosse pur essendo innamorate di uomini scelti da loro stesse. Lui
morto durante leruzione del monte Crono e allimprovviso Tehuti e
Bakatha si sono ritrovate libere. Sono fuggite con gli uomini che
davvero amavano, e io invece di dissuaderle le ho aiutate.

Mi fiss affascinato, mentre aggiungevo: I tuoi sospetti erano


fondati: le tue zie sono ancora vive.

Come lo sai? mi chiese.

Non pi di un mese fa ho affrontato largomento con i loro mariti.


Accompagnami a fare loro visita. Puoi viaggiare in incognito, come
capitano della Memnone, anzich come principe della casa reale di
Tamose, cos potrai giudicare da te e paragonare la loro decisione di
scomparire alla tua identica scelta.

E se alla fine dovessi pensare comunque che siano venute meno ai


loro doveri regali?

Allora velegger insieme a te attraverso le Porte di Hathor e mi


getter con te dal bordo del mondo, nelleternit.

Rameses scoppi in una fragorosa risata, tanto che quando si


ricompose dovette asciugarsi le guance rigate di lacrime. Sai dove
trovare queste due sfuggenti signore? chiese.

S.

Allora mostraci la strada, mi sollecit.

Dopo due giorni raggiungemmo la bocca del Nilo senza ulteriori


ritardi. La flotta hyksos era distrutta e nessunaltra nave osava mettere
in dubbio il nostro diritto di passare, perch la Memnone dominava il
fiume proprio come il suo eponimo aveva dominato le terre. Il
Mediterraneo si trovava di fronte a noi. Lo raggiungemmo attraverso la
Fatnitica, la pi grande delle sette bocche del Nilo, e mi colm di gioia
solcare ancora una volta le onde del pi vasto di tutti gli oceani.

Sapevo che seguendo la nostra rotta verso nord non saremmo riusciti
a scorgere la terraferma per giorni e giorni, e in quella stagione
dellanno le nubi avrebbero probabilmente coperto il sole per diversi
giorni di seguito. Navigare in simili condizioni era sempre un
problema, quindi era tempo di mostrare a Rameses il pesciolino magico
regalatomi molti anni prima da uno stregone africano in segno di
gratitudine per aver salvato il suo primogenito, morso da un serpente.

stato intagliato in una rara variet di pietra nera che si trova solo in
Etiopia, sopra lultima cateratta del Nilo; gli uomini delle trib la
chiamano pietra del ritorno perch permette loro di ritrovare la via di
casa. E io non faccio parte della folta schiera di persone che
sottovalutano la saggezza delle trib dalla pelle nera.

Il pesciolino magico lungo quasi come il mio dito mignolo, ma


sottile come una scheggia. In caso di necessit lo fisso a un pezzo di
legno intagliato a forma di scafo e faccio galleggiare questa
imbarcazione in miniatura in un bacile pieno dacqua, anchesso di
legno e decorato con disegni africani dai colori vivaci e dal significato
esoterico. Poi arriva la parte magica: il pesciolino di pietra nuota lento
ma caparbio verso il punto pi a nord sulla circonferenza del bacile, a
prescindere da dove rivolta la prua. Nella tratta che stavamo
percorrendo, dovevamo puntare la prua della Memnone leggermente
pi a sinistra rispetto alla direzione indicata dal muso del pesce. Notte o
giorno che sia, il pesciolino magico infallibile. Nel viaggio di ritorno
ci saremmo limitati a puntare nella direzione opposta, sempre
supponendo che dovessimo mai fare nuovamente vela verso lEgitto.

Rameses si fece beffe del mio pesciolino. Sa anche cantare unode


agli dei, andarmi a prendere una brocca di buon vino o indicarmi la
strada per raggiungere una fanciulla graziosa la cui fessura sia dolce
come il miele? si inform. Non badai alla sua inopportuna frivolezza.

Durante la nostra prima notte in mare aperto il cielo rimase


completamente oscurato dalle nuvole. Non cerano sole, luna n stelle a
guidarci. Viaggiammo immersi in unoscurit degna dello Stige, con la
pietra del ritorno soltanto a mostrarci la via. Molto prima dellalba, noi
due salimmo sul ponte e ci sedemmo a osservare il bacile di legno nella
luce fioca di una sputacchiante lanterna a olio, e per passare il tempo
Rameses si divert con le sue solite battutine a mie spese. Ci rimase
male quando spunt il sole e le nubi si diradarono rivelando che la
Memnone e il mio pesciolino stavano mantenendo la giusta rotta,
leggermente pi a ovest rispetto al nord.

davvero magico, lo sentii borbottare fra s quando il prodigio si


ripet per la terza mattina di seguito. Poi, il quarto giorno, quando il
sole spinse la sua testa ardente al di sopra dellorizzonte, la desolata
isola di Creta si stagli direttamente a prua.

Molti anni prima, quando vi avevo posato per la prima volta gli
occhi, le sue montagne mi erano apparse verdi e rivestite di fitti boschi.
Grandi citt e porti contrassegnavano le coste cretesi come le pi
floride del mondo e le acque adiacenti brulicavano di imbarcazioni, sia
da guerra che da carico.

Ormai foreste e citt erano scomparse, ridotte a enormi cumuli di


cenere nera dal feroce alito del grande dio Crono che, in un accesso
dira, aveva distrutto la montagna dentro la quale il figlio Zeus lo aveva
incatenato, facendola esplodere in una violenta eruzione. I resti dello
strano monte erano affondati nel mare, senza lasciare traccia della
precedente esistenza. Modificammo la rotta e proseguimmo tenendoci il
pi vicino possibile alla costa senza correre rischi, ma non riuscii a
individuare nessuna delle meraviglie di un tempo. Persino dopo tutti
quegli anni laria odorava di zolfo e del tanfo di creature morte, sia
terrestri che marine, o forse era solo un effetto della mia fertile
immaginazione e del mio olfatto sopraffino. In ogni caso le acque sotto
la nostra chiglia apparivano prive di qualsiasi forma di vita; anche le
barriere coralline erano state distrutte dal mare in ebollizione. Persino
Rameses e il suo equipaggio, che non avevano mai visto quella parte di
mondo, erano abbattuti e sgomenti davanti a quella totale desolazione.

una perfetta testimonianza di come tutti gli sforzi umani siano


futili e insignificanti, di fronte agli dei, comment lui a bassa voce.
Allontaniamoci in fretta da questo posto e lasciamolo alla furia
devastatrice del dio Crono.

Ordinai al timoniere di spostare la barra e aumentare la velocit.


Proseguimmo verso nord fino al mare greco, continuando a veleggiare
qualche punto pi a ovest del nord geografico.

Stavamo solcando acque per me inesplorate, infatti non mi ero mai


avventurato pi a nord di Creta. Dopo meno di un giorno uscimmo
dallarea devastata dal vulcano e il mare riassunse il consueto aspetto
gradevole. Rameses, dotato di una mente pronta e curiosa, era ansioso
di imparare e io felice di accontentarlo. In particolare desiderava
conoscere qualsiasi cosa potessi dirgli sulla storia e le origini della sua
famiglia, argomento sul quale ero molto ferrato, avendo vissuto a
stretto contatto con quattro generazioni di Faraoni. Ero contento di
raccontargli tutto quello che sapevo.

Ma non eravamo cos assorti nella storia dellEgitto da trascurare i


nostri doveri al comando della pi splendida nave da guerra presente
sui mari. Il tempo da noi dedicato allo studio del passato non era nulla
in confronto a quello trascorso preparandoci a ogni possibile evenienza.
Come si addiceva a unimbarcazione della sua classe, la Memnone
vantava un equipaggio selezionato con cura da Rameses, la squadra di
uomini pi capace che avessi mai visto in azione. Ma io ho sempre
sostenuto la necessit di migliorare la perfezione, se esiste anche solo
una remota possibilit. Lui faceva esercitare i suoi uomini senza piet e
io lo aiutavo a mantenerli perfettamente addestrati.

I migliori comandanti militari possiedono un autentico istinto per il


pericolo e la presenza del nemico. Una mattina, tre giorni dopo avere
superato lisola di Creta, cominciai ad avvertire quel familiare disagio
senza nome e trascorsi gran parte del pomeriggio a scrutare
furtivamente lorizzonte, non solo davanti ma anche alle spalle della
nave, sapendo per esperienza che era pericoloso ignorare quelle
premonizioni. Mi accorsi che non ero lunico a essere turbato: anche
Rameses appariva irrequieto, ma non riusciva a celare le sue
preoccupazioni bene quanto me. Del resto aveva molta meno
esperienza del sottoscritto. Nel tardo pomeriggio, quando il sole si
trovava una spanna pi su dellorizzonte occidentale, lui pos spada e
copricapo e si arrampic in cima allalbero maestro. Per un po lo
guardai osservare il mare dietro la nostra scia, dopo di che non riuscii
pi a trattenermi, misi anchio da parte le armi e la mezza armatura e
raggiunsi lalbero mentre i membri dellequipaggio, soprattutto quelli di
turno ai lunghi remi, mi fissavano con palese interesse. Mi arrampicai
fino alla coffa e Rameses mi fece posto, anche se stavamo davvero
stretti, lass. Non disse niente, ma mi guard per qualche istante con
aria curiosa.

Lo hai gi visto? domandai, infrangendo il silenzio, e lui parve


stupito.

Chi? replic con cautela.

Chi ci sta seguendo, chiunque sia, risposi, e Rameses ridacchi


sommessamente.

Quindi anche tu hai percepito la sua presenza. Sei una vecchia


volpe, Taita.

Non lo sono certo diventato comportandomi da stupido, ragazzo.


Sono permaloso, quando qualcuno fa riferimento alla mia et.

Lui smise di ridere. Chi pensi che sia? domand in tono pi serio.

Questo mare settentrionale il terreno di caccia di qualsiasi pirata


tagliagole. Come potrei sceglierne uno soltanto?
Osservammo il sole che affondava lento nel mare. Lorizzonte dietro
di noi rimase deserto, finch allimprovviso non gridammo allunisono:
Eccolo!

Un attimo prima di essere risucchiato sottacqua, il sole scagli sulle


onde sempre pi scure una lama di luce dorata, in cui entrambi
riconoscemmo un riflesso del controvelaccio della nave inseguitrice.

Credo che voglia il nostro sangue. Altrimenti perch sarebbe cos


furtivo? Prevede che al tramonto ridurremo la velatura o addirittura
attraccheremo, quindi si sta adeguando per restare indietro. Vuole
avvicinarsi di soppiatto, al buio, ipotizzai. Dovremmo preparargli
una sorpresa.

Cosa proponi, Taita? Io sono abituato a combattere contro altre navi


e solo sul Nilo, non qui in mare aperto, quindi mi rimetto alla tua
maggiore esperienza.

Ho visto che hai vele di scorta nella stiva poppiera.

Oh, ti riferisci alla vela nera. molto utile la notte, quando non
vogliamo farci scoprire dal nemico.

proprio quello che mi serve in questo momento, dichiarai.

Aspettammo che lultimo bagliore di luce si stemperasse


nelloscurit, poi modificammo la rotta di novanta gradi a sinistra e
proseguimmo per circa cento aste. Attraccammo e sostituimmo la vela
bianca con la nera, operazione che al buio risult pi complicata,
richiedendo pi tempo di quanto avessi sperato. Finalmente, sotto la
nostra vela scura come la notte, virammo per tornare sulla rotta
originaria, grazie al mio pesciolino magico e agli occasionali lampi che
illuminavano fugacemente le nuvole.
Speravo che la nave pirata, seguendo la nostra rotta iniziale, ci avesse
superato e ora ci stesse precedendo, con lintero equipaggio che fissava
il mare a poppa. Ovviamente il suo comandante avrebbe issato tutte le
vele allo scopo di sorpassarci, cos ordinai a Rameses di fare altrettanto
e la Memnone sfrecci attraverso loscurit, con gli spruzzi del mare
talmente alti che superavano la prua, sferzandoci come grandine. Ogni
membro del nostro equipaggio era armato di tutto punto e pronto a
combattere, ma con il passare del tempo cominciai a dubitare
dellesattezza dei miei calcoli sulla posizione delle due imbarcazioni.

Poi, di colpo, laltra nave sbuc dalle tenebre. Ebbi a malapena il


tempo di gridare un avvertimento al timoniere e ce la trovammo di
fronte, di traverso e illuminata da un altro fulmine. Apparentemente il
comandante dei pirati aveva rinunciato alla speranza di accostarci a
poppa e si era convinto di averci superato, e ora stava tentando di
invertire la rotta per tornare indietro a cercarci. La sua imbarcazione,
simile a un tronco sullacqua, si trovava proprio sul tragitto della
Memnone. Stavamo puntando nella sua direzione a velocit di attacco,
quindi la nostra prua affilata come unascia lavrebbe tranciata di netto,
ma a propria volta sarebbe stata squarciata dalla violenza dellimpatto.

La capacit di Rameses di evitare una collisione frontale che avrebbe


demolito entrambe le imbarcazioni, spedendo i pirati e tutti noi sul
fondo del mare, dimostr lalto livello della sua competenza e
delladdestramento del suo equipaggio. Riusc a cambiare rotta il tanto
che bastava a rivolgere la nostra fiancata verso quella dellaltra nave,
ma lurto bast a scaraventare sul ponte tutti i membri dellequipaggio
pirata, comandante e timoniere compresi. Rimasero ammonticchiati l,
per lo pi feriti o storditi, e i pochi in grado di rimettersi in piedi
avevano perso le armi e non erano quindi in grado di difendersi.

Quasi tutti i marinai della Memnone erano stati avvisati con


sufficiente anticipo da riuscire ad aggrapparsi a qualcosa, mentre gli
altri fra cui il sottoscritto vennero catapultati dal nostro ponte a
quello dellaltra nave. Non potendo rallentare, scelsi di puntare verso
lostacolo pi morbido sulla mia strada: il comandante dei pirati in
persona. Piombai sul ponte a cavalcioni sul suo torace. Avendo perso la
spada durante quel brusco cambio di imbarcazione, non potei ucciderlo
allistante, il che fu probabilmente un bene, visto che gemette in modo
patetico e sollev la visiera del suo copricapo, fissandomi. In quel
preciso istante, lennesimo lampo gli illumin il viso.

Per le natiche puzzolenti di Seth, ammiraglio Hui, cosa ci fai qui?


gli chiesi.

Probabilmente la stessa cosa che stai facendo tu, buon Taita: sto
racimolando un po di argento per sfamare i miei pargoli, mi rispose
con voce roca, mentre tentava di riprendere fiato e mettersi seduto.
Ora, se avrai la gentilezza di levarti di dosso, potr abbracciarti e
offrirti una ciotola di buon vino rosso lacedemone per celebrare il
nostro tempestivo ricongiungimento.

Ci volle un po per rimettere in piedi entrambi gli equipaggi,


occuparsi dei feriti pi gravi e azionare le pompe sulla nave di Hui per
impedirle di affondare, visto che nellurto aveva riportato danni molto
pi ingenti della nostra.

Solo in seguito ebbi loccasione di presentare Rameses a Hui, non


come il secondo in linea di successione per il trono dEgitto ma
semplicemente come il comandante della nostra nave, dopo di che
presentai Hui a Rameses, non come il suo zio acquisito, bens come
lammiraglio della flotta lacedemone e pirata a tempo perso.

Nonostante il divario di et andarono quasi subito damore e


daccordo, e quando iniziammo la seconda brocca di vino rosso stavano
chiacchierando come vecchi compagni darmi.

Servirono il resto della nottata e quasi tutto il giorno seguente per


riparare i danni alle due navi e consentirmi di ricucire i tagli e steccare
gli arti fratturati dei feriti di entrambi gli equipaggi. Quando infine
salpammo alla volta del porto di Gythium, sulla costa meridionale di
Lacedemone, Hui fece strada alla Memnone con la sua ammiraglia, cui
aveva dato il nome della moglie, Bakatha.
Lasciato Rameses al comando della nostra nave, salii sulla Bakatha
per poter spiegare in privato a Hui le complesse circostanze del nostro
arrivo improvviso; mi ascolt in silenzio e soltanto alla fine ridacchi
divertito.

Cosa ci trovi di tanto spassoso? chiesi.

Sarebbe potuta andare molto peggio.

In che senso? Dimmelo, ti prego. Sono un reietto, esiliato dalla


madre patria pena la morte, spogliato di tutte le propriet e i titoli.
Dopo la mia fuga forzata dallEgitto, era la prima opportunit che
avevo di lamentare la mia triste situazione. Mi sentivo malissimo.

Almeno sei un reietto ricco, e ancora vivo e vegeto, sottoline lui.


Tutto grazie a re Hurotas.

Mi ci volle un istante per ricordare chi fosse quellillustre


personaggio, talvolta pensavo ancora a lui come a Zaras. Ma Hui aveva
ragione: non solo ero ancora abbiente, grazie al tesoro che Hurotas mi
stava tenendo al sicuro, ma anche in procinto di riunirmi con le mie
amate principesse, dopo esserne rimasto separato per pi di tre decenni.

A un tratto mi sentii di nuovo allegro.

Le cime delle montagne del Taigeto furono la prima cosa di


Lacedemone su cui posai gli occhi. Erano affilate come i denti di un
mostro, scoscese come le gole dellinferno e, nonostante la primavera
fosse gi iniziata, ancora ammantate di ghiaccio e neve scintillanti.

Mentre ci avvicinavamo apparvero sempre pi alte, con i pendii


meno elevati coperti di alte foreste, poi cominciammo a distinguere le
coste, rafforzate da scogliere di pietra grigia. Ranghi serrati di onde
marciavano verso di esse come legioni di guerrieri allattacco e, luno
dopo laltro, vi si avventavano contro furiosamente, in una risacca di
schiuma tumultuosa.

Entrammo in una baia profonda e larga, quella di Gythium, dove il


moto ondoso era pi calmo e delicato; riuscimmo ad avvicinarci
maggiormente alla costa e oltrepassammo la bocca di un grande fiume
che scendeva dalle montagne.

Il fiume Hurotas, mi spieg Hui, che ha preso il nome da


qualcuno che conosci bene.

Dov la cittadella? mi informai.

A quasi ottanta aste da qui, nellentroterra, rispose. Labbiamo


costruita in modo che non risultasse visibile dal mare, per scoraggiare i
visitatori sgraditi.

Allora dov ancorata la flotta? Devessere difficile nascondere un


assortimento di navi da guerra come il vostro.

Guardati intorno, Taita, mi consigli Hui. Sono nascoste davanti


ai tuoi stessi occhi.

Nonostante la mia vista perfetta, non riuscii a scorgere quello che lui
mi stava sfidando a scoprire. Cominciavo a irritarmi: detesto essere
messo in ridicolo, ed evidentemente Hui lo intu, perch si arrese e mi
forn un indizio.

Guarda laggi, dove le montagne scendono fino al mare.


Naturalmente, a quel punto tutto divenne chiaro e mi resi conto che
quelli che mi erano sembrati alberi morti sparsi lungo la linea costiera
erano troppo diritti, oltre che privi di rami e di fogliame.

Non sono alberi maestri di navi da guerra? Ma a quanto pare sono


state tirate in secco, perch non riesco a distinguerne gli scafi.

Magnifico Taita! Hui applaud con foga, placando la mia


irritazione per i suoi puerili indovinelli. Gli scafi sono celati dietro la
diga del porto che abbiamo costruito appositamente. Solo poche navi
sono ancora alberate, hanno abbassato quasi tutte lalbero maestro, il
che le rende ancora pi difficili da scorgere.

Sono state camuffate in modo davvero ingegnoso, concessi,


magnanimo.

Ci dirigemmo verso il porto nascosto, seguiti dalla Memnone, e


quando distammo meno di un tiro di prua lingresso ci apparve
allimprovviso, semicircolare, progettato in modo da non risultare
visibile dal mare. Lo imboccammo, abbassando le vele per avanzare
solo a forza di remi, e, superata lultima curva, ci ritrovammo di fronte
il settore pi interno, con lintera flotta lacedemone ormeggiata accanto
alla diga. Era un autentico alveare di operosit: su ogni nave gli uomini
si stavano preparando per il mare, riparando vele e scafi oppure
portando a bordo scorte fresche di cibo, equipaggiamento e armi.

Tutta quellindustriosit si interruppe di colpo allarrivo delle nostre


due navi. La Memnone fece sensazione fra i marinai, che difficilmente
potevano averne viste di simili, ma poi qualcosa distolse la loro
attenzione da quel pure splendido spettacolo, facendola convogliare
sulla nave di testa, la Bakatha di Hui. Cominciarono a indicare il nostro
sparuto gruppo di ufficiali sul ponte di poppa e a chiamarsi lun laltro,
e sentii ripetere pi volte il mio nome.

Naturalmente la maggior parte di loro mi conosceva bene, non solo


come antico compagno darmi nonch persona dallaspetto
straordinario, ma anche per un motivo ben pi memorabile per un
comune marinaio o auriga.

Dopo che avevamo conquistato la roccaforte hyksos, sconfitto


Khamudi e annientato le sue orde, prima di separarmi da Hurotas e Hui
avevo chiesto al primo di distribuire una piccola parte della mia quota
di bottino ai suoi soldati, come ricompensa per il ruolo da loro svolto in
battaglia. Si era trattato di un semplice takh di argento dei dieci che mi
spettavano, lequivalente di dieci monete dargento del peso di cinque
deben per ogni uomo. Naturalmente una somma ridicola per voi, per
me o per qualsiasi altro nobile, ma per il volgo corrisponde a quasi due
anni di paga, vale a dire unautentica fortuna. Loro se ne ricordavano, e
probabilmente avrebbero continuato a farlo sino alla fine dei loro
giorni.

il nobile Taita! si gridarono a vicenda, indicandomi.

Taita! Taita! Altri si unirono al coro e sciamarono lungo il molo per


venirmi incontro. Tentarono di toccarmi mentre scendevo a terra e
alcuni ebbero persino la temerariet di cercare di darmi una pacca sulla
schiena. Rischiai di cadere pi di una volta, finch Hui e Rameses non
mi fecero da scudo umano insieme a venti dei loro uomini. Mi
scortarono in fretta attraverso la calca fino ai cavalli che attendevano di
condurci su per la vallata, laddove re Hurotas e la regina Tehuti Sparta
stavano costruendo la loro cittadella.

Man mano che ci allontanavamo dalla costa, la campagna diveniva


sempre pi incantevole. Il fondale di montagne innevate rest sempre in
piena vista, a rammentarci che linverno era appena finito. I prati
sottostanti erano di un verde brillante, con lerba fresca che ci arrivava
alla vita e una miriade di magnifici fiori che piegavano il capo nella
lieve brezza proveniente dalle vette del Taigeto. Per un po cavalcammo
lungo la riva del fiume Hurotas, le cui acque erano ancora gonfie a
causa della neve sciolta, ma sufficientemente limpide da consentirci di
scorgere le sagome dei grossi pesci fermi sul fondo, paralleli alla
corrente. Uomini e donne seminudi camminavano nel fiume, immersi
fino al petto nellacqua gelida, e trascinavano lunghe reti da pesca,
raccogliendo i pesci e accatastandoli poi scintillanti sulla riva. Hui si
ferm qualche minuto per contrattare lacquisto di una cinquantina di
quelle squisite creature, che avrebbe fatto consegnare alle cucine della
fortezza reale.
Alcuni ragazzini sul ciglio della strada vendevano piccioni e pernici
presi in trappola; su una manciata di banchetti erano esposte le carcasse
di buoi selvatici e cervi. Nei campi pascolavano mandrie di animali
addomesticati: bovini e capre, pecore e cavalli, tutti in ottime
condizioni, grassi e robusti e dal mantello lucido. Gli uomini e le donne
intenti a lavorare i campi erano molto giovani o molto vecchi, ma
sembravano tutti parimenti soddisfatti e rivolsero allegri saluti al nostro
passaggio.

Solo quando eravamo ormai vicini alla cittadella laspetto della


popolazione cominci a cambiare: le persone erano pi giovani, quasi
tutte dellet per entrare nellesercito. Vivevano in un ampio
acquartieramento costruito con cura ed erano impegnate nelle
esercitazioni militari e nello studio delle tattiche belliche. Carri,
armature e armi sembravano i migliori e i pi moderni a disposizione,
compresi larco ricurvo e i carri da battaglia, leggeri ma robusti, con un
tiro di quattro cavalli.

Ci fermammo pi di una volta a guardarli in azione e risult subito


evidente che erano truppe eccellenti e pronte a combattere,
perfettamente addestrate. Non doveva sorprendere, considerando che
erano sotto il comando di Hurotas e Hui.

Da quando avevamo lasciato la costa avevamo continuato poco alla


volta a salire e, dopo poche ore, arrivammo in cima a unaltra altura
boschiva dove ci fermammo di nuovo, stavolta sbalorditi: la cittadella si
stagliava di fronte a noi, al centro di una vasta conca circondata dagli
alti bastioni delle montagne.

Il fiume Hurotas attraversava il centro della conca, dividendosi in due


rapidi e impetuosi torrenti che formavano un fossato naturale intorno
alla fortezza e si ricongiungevano sul suo lato pi basso, per proseguire
la corsa fino al mare e al porto di Gythium.

La cittadella era un aggetto di roccia vulcanica che sembrava


scagliata fuori dal centro della terra dal titano Asopo, uno dei figli
minori di Zeus, che dopo centinaia di secoli se ne era stancato e laveva
abbandonata. In seguito era stata occupata dalla selvaggia trib dei
neglint, stanziati fra le montagne del Taigeto e recentemente sconfitti e
ridotti in schiavit da re Hurotas e dallammiraglio Hui.

Hurotas e Hui avevano usato quei nuovi schiavi per consolidare le


fortificazioni della cittadella, rendendole pressoch inespugnabili.
Linterno non era solo spazioso ma anche estremamente confortevole.
Hurotas era deciso a trasformarla nella capitale della sua nuova
nazione.

Non dedicai molto tempo a esaminarla e ad ascoltare Hui che ne


raccontava la storia: il mio amico sar anche un sublime ammiraglio,
ma come narratore un gran pedante. Scrollai il mio destriero e gli
premetti appena i talloni sui fianchi, guidando il gruppetto al galoppo
nella conca sottostante, verso la fortezza. Mi trovavo ancora a una certa
distanza quando vidi il ponte levatoio abbassarsi e subito dopo due
cavalieri che lo percorrevano al galoppo, le fioche grida di entusiasmo e
gli acuti gridolini di gioia che aumentavano di volume man mano che si
avvicinavano.

Riconobbi subito il primo: Tehuti apriva la strada, come aveva


sempre fatto. I capelli le svolazzavano come un vessillo nel vento;
quando lavevo vista lultima volta erano di un incantevole rosso bruno,
mentre ora erano candidi e scintillavano al sole come le cime innevate
del Taigeto, dietro di lei. Ma persino a quella distanza riuscii a vedere
che era rimasta snella come la fanciulla che ricordavo con affetto.

La seguiva, molto pi lentamente, una signora pi anziana e robusta


che ero sicuro di non avere mai visto.

Tehuti e io ci incontrammo quando ancora ci stavamo gridando


epiteti affettuosi a vicenda. Scendemmo dai cavalli ancora quasi al
galoppo e riuscimmo a restare in piedi nel toccare terra, sfruttando poi
linerzia per gettarci luno nelle braccia dellaltra e stringerci forte.
Lei stava ridendo e piangendo insieme. Dove sei rimasto per tutti
questi anni, mostro che sei? Pensavo che non ti avrei pi rivisto!
Lacrime di gioia le solcavano le guance, gocciolandole sul mento.

Anchio avevo il viso bagnato di lacrime, ma naturalmente le avevo


ricevute dalla donna che stavo abbracciando. Cerano cos tante cose da
dire, ma le parole mi si bloccavano in gola. Non potei fare altro che
stringermela al petto e pregare che non venissimo separati mai pi.

La sua compagna ci raggiunse al trotto, smont da cavallo con


cautela e si avvicin a noi con le braccia protese in avanti.

Taita! Ho sentito terribilmente la tua mancanza. Ringrazio Hathor e


tutti gli altri dei e dee per averti consentito di tornare da noi, disse, con
la splendida voce armoniosa rimasta inalterata nonostante tutti quegli
anni, una voce che rammentai con un improvviso piacere misto a senso
di colpa.

Bakatha! gridai, e abbracciai anche lei, continuando a stringere


Tehuti con laltro braccio mentre cingevo la sorellina, che ormai non
meritava pi quel diminutivo.

Restammo avvinghiati singhiozzando e proferendo gioiose


insensatezze, nel tentativo di cancellare il ricordo di tutti gli anni in cui
eravamo rimasti separati.

Tehuti, che era sempre stata dotata di uno spirito di osservazione pi


acuto, afferm: davvero incredibile, mio caro e vecchio Tata. Non
sei per nulla cambiato da quando ti ho detto addio tanti anni fa, anzi
sembri persino pi giovane e bello di allora.

Naturalmente negai levidenza, ma lei aveva sempre avuto labilit di


scegliere la descrizione pi appropriata per chiunque.

Siete persino pi splendide di quanto ricordassi, replicai. Dovete


sapere che di recente ho sentito molto parlare di voi dai vostri adoranti
mariti, ma servito solo a stuzzicare il mio appetito, invece che a
saziarlo. Ho conosciuto tutti e quattro i tuoi figli, Bakatha, quando sono
venuti in Egitto per aiutarci a liberare la nostra amata terra dal dominio
degli hyksos, ma stato solo un breve incontro e ora voglio sapere
tutto, di loro. Per qualsiasi madre i suoi cuccioli sono le creature pi
splendide della terra, quindi lungo lintero tragitto fino alla cittadella
Bakatha ci alliet con un minuzioso resoconto delle virt dei suoi
pargoli.

Non sono perfetti come mia sorella li dipinge, sottoline Tehuti,


facendomi locchiolino, ma in fondo nessun uomo vivente lo .

La tua solo gelosia, ribatt Bakatha, compiaciuta. Vedi, Taita, la


mia povera sorella ha un solo figlio, ed una femmina.

Tehuti rimase imperturbabile a quella frecciata, evidentemente ormai


logora. A dispetto della criniera canuta, o probabilmente grazie a essa,
era ancora una donna magnifica, con il volto che non sembrava segnato
dal tempo e le membra snelle ma elegantemente modellate da muscoli
sodi. Al posto di indumenti ornati da nastri, fiori e fronzoli tipicamente
femminili, portava una tunica da ufficiale. Si muoveva con grazia ed
eleganza muliebri ma al tempo stesso con un vigore e una
determinazione virili. Rideva con facilit, ma non in maniera fragorosa
n gratuita. I denti erano bianchi e regolari, lo sguardo intenso e
curioso. Profumava di melo in fiore. E io la amavo.

Quando mi voltai a guardare Bakatha notai che era lesatto contrario


della sorella maggiore. Se Tehuti era Atena, la dea della guerra, lei era
la personificazione di Gaia, la dea della terra. Era grassoccia, con un
viso tondo come la luna piena ma dal colore pi acceso, roseo e lucido.
Rideva spesso e fragorosamente, per nessun motivo particolare se non
la gioia stessa di vivere. La ricordavo come un grazioso scricciolo sul
punto di entrare nella pubert, larga la met del marito; per quanto fosse
ingrossata a causa dei ripetuti parti, Hui la adorava ancora, e ben presto
scoprii che lo stesso valeva per me.
Distanziammo il resto del gruppo, mentre Hui e Rameses rimanevano
indietro, in segno di rispetto, per permetterci di rinverdire la nostra
singolare amicizia. Avevamo talmente tante cose da rievocare e
assaporare che prima di poterlo fare ci ritrovammo davanti alle porte
principali della cittadella di Lacedemone o Sparta, la Splendida.

Bench unarmata di schiavi vi lavorasse faticosamente da decenni,


non era ancora terminata, ma stimai che le possenti mura e i sistemi di
fossati e fortificazioni sarebbero riusciti a respingere il pi nutrito e
determinato esercito di qualsiasi potenziale nemico a me noto. Tirai le
redini del cavallo per ammirare la fortezza nel dettaglio, e poco dopo
Hui e Rameses ci raggiunsero.

Lattenzione di Tehuti e Bakatha si spost subito da me a Rameses,


ma non me la presi: me ne avevano riservata pi di quella che meritavo
e lui era un uomo dallaspetto davvero notevole. In realt non
conoscevo nessuno che potesse stargli alla pari. Be, forse non era del
tutto vero, ma la modestia mi impediva di fare ulteriori confronti,
quindi mi ritirai elegantemente sullo sfondo.

E voi chi siete, giovane signore? Bakatha non era mai stata capace
di trattenersi e osserv Rameses con aria sfrontata.

Nessuno di importante, altezza, rispose lui, liquidando


linterrogativo con un sorriso modesto. Sono solo il capitano Rameses,
comandante della nave che ha portato il nobile Taita a farvi visita sulla
vostra magnifica terra. Ci eravamo accordati per non rivelare il suo
stretto legame con il trono dEgitto, sapendo benissimo che il Faraone,
Utteric Turo il Grande, aveva spie anche nei luoghi pi inaspettati.

Tehuti lo stava scrutando con unintensit ben pi rivelatrice delle


chiacchiere impazienti della sorella minore. Sei un membro della
famiglia reale egizia, afferm sfidandolo con un tono accusatorio.
Come fai a saperlo, maest? chiese lui, sbalordito.

Il tuo accento inconfondibile. Lei lo osserv per qualche altro


istante, poi asser con granitica certezza: Mi ricordi qualcuno che
conoscevo bene, ma che non vedo da molti e lunghi anni. Lasciami
riflettere! La sua espressione cambi di nuovo, facendosi pi
entusiastica e sognante. Mi ricordi mio fratello, il Faraone Tamose...
Si interruppe per fissare il suo riluttante consanguineo. Rameses! S,
certo! Sei mio nipote Rameses. Si volt a guardarmi con aria di
rimprovero, ma il biasimo era attenuato dalla scintilla di felicit che le
splendeva negli occhi e dal sorriso a malapena soffocato sulle sue
labbra. Taita, cattivo che non sei altro! Perch mai hai cercato di
trarmi in inganno? Come se non fossi in grado di riconoscere la carne
della mia carne e il sangue del mio sangue. Ho insegnato io a questo
monello le sue prime imprecazioni. Non ricordi, Rameses?

Escrementi e corruzione! Che io sia dannato! Le ricordo


benissimo. Rameses si un alle risate. Allepoca avevo solo tre o
quattro anni mentre tu eri unanziana signora di sedici o diciassette, ma
non scorder mai quelle dolci e sagge parole.

Tehuti salt gi da cavallo e spalanc le braccia in un gesto


accogliente. Vieni a dare un bacio alla tua vecchia zia, orrendo
marmocchio!

Li guardai abbracciarsi, compiaciuto, e non solo perch non ero pi


obbligato a tuffarmi dal limite della terra, nelleternit, per tenere fede
al giuramento fatto a Rameses. La cerimonia dei saluti si prolung,
perch naturalmente Bakatha si sent in dovere di aggiungere il suo
considerevole peso alloccasione, ma alla fine fummo di nuovo liberi di
risalire in sella e proseguire il cammino verso la fortezza. Le due sorelle
cavalcarono ai lati di Rameses, abbastanza vicine da poterlo toccare.

Le porte della cittadella vennero spalancate mentre ci avvicinavamo e


Hurotas scese in fretta dallimpalcatura che ancora nascondeva parte
delle nuove fortificazioni, da dove impartiva le istruzioni ai manovali.
Sembrava un comune lavoratore, pi che un re, coperto comera di
polvere e sudiciume. Naturalmente mi aveva riconosciuto da lontano,
visto che non sono un tipo che passi inosservato, nemmeno in mezzo
alla folla. Inoltre laveva incuriosito vedere la moglie e la cognata cos
vicine, e con aria adorante, al giovane sconosciuto che cavalcava in
mezzo a loro.

Ti presento mio nipote Rameses! gli grid Tehuti quando Hurotas


distava ancora cinquanta passi.

il secondogenito di nostro fratello Tamose, spieg Bakatha,


specificando il grado di parentela per evitare malintesi sul significato
della parola nipote. Ed il primo in linea di successione al trono
dellEgitto, dopo che tu e Taita avrete liberato il mondo da Utteric.
Quella deduzione sul nostro futuro ruolo nel porre sul trono un nuovo
sovrano mi colse alla sprovvista, ma Hurotas era evidentemente
abituato ai voli di fantasia della cognata. Venne subito ad abbracciare
Rameses e a trasferirgli sulluniforme da ammiraglio una generosa dose
della sporcizia da operaio che copriva la sua regale persona.

Alla fine si ritrasse e parl con voce stentorea, come aveva appena
fatto Bakatha. duopo festeggiare per dare il benvenuto al principe
Rameses, annunci. Informate i cuochi che stasera offrir un
banchetto, con il vino migliore e buon cibo per tutti.

Q uella sera, la corte interna della cittadella era illuminata da una


decina di grandi fal e occupata da tavoli di fortuna sufficienti a
ospitare centinaia dei nobili pi illustri di Lacedemone. Il re e i suoi
parenti pi stretti sedevano al centro di una pedana rialzata, dove
risultavano visibili a tutti gli invitati meno illustri. Naturalmente io mi
trovavo fra le mie due antiche pupille, Tehuti e Bakatha; accanto a noi
avevano preso posto i figli di Bakatha e Hui, i quattro splendidi
giovanotti che avevano accompagnato il padre in Egitto durante la
campagna per liberare il mondo da re Khamudi. Bench il nostro
incontro fosse stato breve, sono un infallibile giudice di caratteri e
sapevo che Bakatha aveva generato rampolli degni della sua stirpe
regale, sublimi esemplari della nobilt egizia. Due di loro erano gi
sposati e sedevano accanto alle graziose consorti. Erano tutti quasi
coetanei di Rameses e lo stavano trattando come lospite illustre che
palesemente era. Espressi la mia approvazione in quel senso a Bakatha,
che la giudic del tutto meritata.

In realt avevo sperato che uno di loro sposasse la cugina, Serrena,


mi confid. Sapevo ormai che Serrena era il nome della misteriosa e
sfuggente figlia di Tehuti, la cui sedia vuota attendeva il suo arrivo
accanto al padre, re Hurotas, a capotavola. Bakatha continu a parlare
senza quasi fermarsi per riprendere fiato. Tutti e quattro hanno chiesto
la sua mano, uno dopo laltro, ma lei ha declinato con la scusa che non
poteva sposare qualcuno con cui aveva fatto il bagno nuda da bambina
e con cui aveva parlato delle rispettive conformazioni genitali quando
condividevano lo stesso pitale. Mi chiedo quale pretesto abbia addotto
con gli altri cento aspiranti che sono venuti a chiederla in sposa, senza
soluzione di continuit, da ogni angolo della Terra.

Non vedo lora di conoscerla. Mi sembra di capire che sia una


fanciulla di straordinaria bellezza, replicai, e lei riprese a parlare,
dilungandosi sullargomento.

Tutti, senza eccezione, la definiscono la ragazza pi bella del


mondo, una degna rivale per Afrodite, anche se personalmente non
sono daccordo. Comunque Serrena cos schifiltosa nella scelta del
marito che con ogni probabilit morir nubile. Lanci unocchiata
beffarda alla sorella, seduta sul lato opposto rispetto a me, che aveva
seguito la nostra conversazione ma non degn Bakatha di una replica,
limitandosi a mostrarle la punta della lingua rosa.

Dov questo archetipo di femminea pulcritudine? chiesi. Nulla di


tutto ci era una novit, per me, ma ritenevo preferibile distoglierle
dalla loro diatriba prima che degenerasse, passando dallinnocuo
divertimento alla rabbia. Si unir a noi, stasera?

Vedi forse un posto vuoto in un punto qualsiasi di questo cortile?


domand Bakatha, guardando con aria eloquente in direzione di
Hurotas, seduto di fronte a noi, alla destra dellunico sedile non
occupato in tutto lo spiazzo gremito, poi sorrise e rispose alla sua stessa
domanda, prima che la sorella potesse replicare. La principessa di
Lacedemone marcia al ritmo di un tamburo tutto suo, che soltanto lei
riesce a sentire.

Lo disse in tono scherzoso, quasi come se fosse un complimento, e


non unaccusa, ma Hurotas, che laveva sentita, si sporse subito in
avanti per intervenire. Quando una bella donna in ritardo di una sola
portata, disse, perch si sta sforzando strenuamente di essere
puntuale.

Bakatha si plac; io capii chi governasse davvero quel regno e a chi


riservasse la propria devozione. Subito dopo il clamore dei
festeggiamenti si interruppe e per un attimo pensai che i presenti
stessero reagendo al rimprovero del sovrano, ma poi capii che
pochissimi di loro potevano averlo sentito e che nessuno stava
prestando la minima attenzione a Hurotas o a chiunque altro nel cortile.
Tutte le teste erano voltate verso le porte principali che si aprivano sullo
spiazzo.

Una giovane donna le varc, camminando tranquilla. Una descrizione


ben poco accurata del suo ingresso nella mia vita e in quella di
Rameses, perch la principessa Serrena non camminava, piuttosto
incedeva leggiadra senza dare limpressione di muovere le gambe, dato
che la lunga veste le celava gli arti inferiori. I capelli raccolti
formavano una corona di un massiccio oro scintillante e la pelle
leggermente abbronzata di braccia e spalle appariva perfetta e lucente
come marmo lucidato o un tessuto pregiato. Era alta, ma ben
proporzionata.

Non la si poteva definire graziosa, perch questo aggettivo suggerisce


una vacua affettazione: era semplicemente magnifica. Ogni lineamento
era perfetto, e linsieme andava oltre la mia capacit di descrizione;
mentre lei si muoveva, mutavano in modo quasi impercettibile,
raggiungendo una perfezione che superava la perfezione. Riusciva a
incantare chiunque posasse lo sguardo su di lei. Il tratto pi notevole
erano gli occhi, enormi ma in perfetta armonia con il resto del viso, di
una particolare sfumatura di verde, pi brillante di qualsiasi pietra
preziosa. Erano penetranti e intuitivi, ma al contempo calorosi e
indulgenti.

Avevo conosciuto due donne soltanto che le si avvicinassero quanto


ad avvenenza: la regina Lostris, il mio primo amore, e la donna seduta
in quel momento accanto a me, la principessa Tehuti, che era sempre
stata ed era tuttora il mio secondo amore. Erano la nonna e la madre
della fanciulla in questione.

La principessa Serrena, tuttavia, era di gran lunga la pi incantevole


sulla quale avessi mai posato gli occhi.

Not la madre seduta di fronte a me e si gir verso di noi, con il


sorriso che le sbocciava sulle labbra. Poi la sua attenzione fu attirata dal
movimento di Rameses che si alzava, allestremit opposta del tavolo, e
il suo sorriso fu sostituito da unespressione di timore reverenziale. Si
immobilizz con un piede sollevato, la punta di una graziosa pantofola
che faceva capolino sotto la veste. I due splendidi giovani si fissarono
per un lungo istante, durante il quale il resto del mondo scomparve ai
loro occhi. Alla fine lei pos il piede a terra, continuando a fissare
Rameses negli occhi, poi arross appena, un roseo fulgore che le
illumin il volto e la rese, per quanto possa sembrare impossibile,
ancora pi bella di quanto non fosse.

Non sei mio cugino Rameses? Ho saputo da mia madre che sei
venuto a farci visita, disse, con una straordinaria voce melodiosa che
tradiva un lievissimo affanno, e che raggiunse distintamente ogni
angolo del cortile immerso nel silenzio. La luce nei suoi occhi mi
ramment il modo in cui Tehuti aveva guardato Zaras quando si erano
incontrati per la prima volta, circa trentanni prima. Rameses rispose
alla domanda rivolgendole un profondo inchino, senza parlare, senza
mai distogliere lo sguardo dai suoi lineamenti di indicibile bellezza.

Nessuno in quella corte ci stava guardando quando Tehuti allung


furtivamente una mano sotto il tavolo per stringere con forza la mia.
S! sussurr in tono sommesso ma veemente. S!

Grazie alla sua esperienza, aveva riconosciuto il momento incantato


in cui sua figlia, alla tarda et di diciannove anni, aveva trovato lanima
gemella.

Le lune seguenti furono tra le pi felici che io ricordi.

La prima occasione lieta, per me, fu quella in cui re Hurotas e la sua


regina mi proposero di visitare, come loro ospite, le sale del tesoro
recentemente scavate nei pi profondi sotterranei della fortezza.
Scendemmo varie rampe di scalini in pietra, preceduti da dieci guardie
massicciamente armate e seguiti da altre dieci, ognuna delle quali
teneva sollevata una fiaccola per illuminarci la strada. Quando
giungemmo in fondo allultima rampa, Hurotas apr la pesante porta
che avevamo davanti.

Seguii il sovrano nella sala del tesoro regale e mi guardai intorno,


impaziente. Bench non fosse stata detta nemmeno una parola sullo
scopo di quella spedizione nelle viscere della terra, credevo di sapere
cosa aspettarmi. Hurotas e Tehuti mi stavano guardando con gli occhi
che brillavano colmi di aspettativa, e vidi quasi subito ci che stavo
cercando. In un angolo di quelle pareti, fatte di massicci blocchi di
granito, era accatastata una ventina di grandi casse di legno di cedro. Di
solito riesco a evitare reazioni impulsive, ma quel caso fu uneccezione:
lanciai un grido eccitato, attraversai di corsa la stanza e tentai di
sollevare una cassa, senza riuscirvi. Mi serv laiuto di tre guardie per
riuscire a posarla sul pavimento di pietra, dopo di che loro fecero leva
con la lama delle spade per aprirla e indietreggiarono.

Non sono un uomo avido, ma non bisogna dimenticare che poco


tempo prima il Faraone Utteric Turo mi aveva sottratto ogni cubito di
terra e ogni deben di argento che avessi mai posseduto. Quando si ha un
takh dargento non vi si pensa mai, ma quando quella quantit si riduce
a un unico deben non si riesce a pensare a nientaltro, o quasi.
Credevo che non avrei pi posato lo sguardo su uno spettacolo cos
magnifico, dissi, senza rivolgermi a nessuno in particolare, mentre
strizzavo gli occhi per ripararli dal riverbero delle fiaccole sulla catasta
di lingotti dargento e doro. Con il palmo della mano mi asciugai le
guance bagnate di lacrime, mi voltai verso Hurotas e andai a
inginocchiarmi ai suoi piedi.

Grazie, maest, sussurrai, e chinai il capo per baciargli i piedi, ma


lui fu troppo rapido e, stringendomi le spalle, mi fece alzare e mi
guard negli occhi.

Cos mai ununica gentilezza in confronto alle centinaia che tu hai


reso a me e Tehuti? chiese.

Con laiuto di una decina di schiavi, impiegai i tre giorni seguenti a


estrarre dalle casse, pesare e rimettere al loro posto quelle straordinarie
ricchezze. Tehuti calcol rapidamente che mi sarebbero bastate per
vivere nellopulenza per cinquecento anni.

Sempre ammesso che tu possa vivere cos a lungo, precis poi.

Non quello il problema, le assicurai, sono i secondi cinquecento


a darmi da pensare.

I quattro figli di Hui formavano una salda alleanza familiare, ma, data
la bellezza, la personalit incantevole e il favore speciale del padre, il
re, Serrena era il capo indiscusso del gruppo. Sapeva danzare come un
turbine di vento e cavalcare come una furia. Suonava ogni strumento
musicale noto allumanit e cantava come le sirene capaci di attirare i
marinai contro gli scogli con il suono soave delle voci, e tuttavia la sua
portava gioia anzich morte.

Era capace di inventare indovinelli e rime e di far ridere gli altri con
un semplice sorriso o ununica parola gentile.
Uomini ricchi e potenti giungevano da ogni angolo della Terra per
chiedere la sua mano, ma lei rifiutava in maniera cos leggiadra e soave
che nemmeno un cuore veniva spezzato e i corteggiatori se ne andavano
felici, come se avessero appena ricevuto un enorme favore.

Al pari della madre, era unarciera infallibile nonch abilissima nel


maneggiare tutte le armi affilate. Era lunica alla quale Tehuti
permettesse di brandire la spada azzurra dal pomolo di pietre preziose,
unarma quasi mitica dallorigine assai complessa. Lavevo vista per la
prima volta molti anni prima, quando apparteneva al nobile Tanus, che
era stato lamante fedele ma segreto della regina Lostris per moltissimi
anni. In punto di morte aveva lasciato in eredit la spada al principe
Memnone, il figlio di Lostris e suo, bench io fossi lunico a saperlo,
oltre naturalmente ai genitori. Alla morte di Lostris, Memnone le era
succeduto al trono, diventando il Faraone Tamose. Era il fratello
maggiore delle mie amate Tehuti e Bakatha, quindi lo zio di Serrena.

Era stato lui a organizzare, con il mio aiuto, il matrimonio delle due
sorelle con il Supremo Minosse di Creta, e come dono di nozze aveva
consegnato la spada azzurra alla maggiore, Tehuti. Quando Minosse era
stato ucciso e la sua isola quasi totalmente distrutta dalleruzione,
com ovvio la favolosa spada aveva seguito Tehuti.

Essendo unappassionata spadaccina, lei ne era rimasta conquistata.


Al mondo non esisteva nulla di simile e nelle mani di Tehuti era
diventata larma per eccellenza. Probabilmente era lunico dono che
avrebbe potuto compensare, ai suoi occhi, lesilio a Creta.

Non permetteva a nessun altro di toccarla, nemmeno al marito, e


soltanto lei lavava via il sangue del nemico dal ceruleo metallo
scintillante. Era lunica a lucidarne e affilarne il taglio sino a conferirgli
una perfezione letale, ed era quindi diventata unesperta in materia.

Ma quel giorno sulla riva del fiume Hurotas era carico di una rara
magia. Era il giorno in cui la principessa Serrena compiva quattordici
anni e la ragazza si trasformava in donna. Nessun dono era troppo
generoso, per lei.

Naturalmente in quelloccasione non mi trovavo con loro; Tehuti mi


raccont lepisodio solo dopo il mio arrivo a Lacedemone con
Rameses, quando ormai Serrena aveva diciannove anni.

Come avevano labitudine e il piacere di fare spesso, madre e figlia


avevano raggiunto a cavallo il loro specchio dacqua segreto
nellHurotas, a monte rispetto alla cittadella. Avevano affidato i due
animali agli stallieri e, tenendosi per mano, avevano coperto di corsa
lultimo tratto fino al capanno reale, costruito sulla riva, sotto la
cascata. Stallieri e domestici sapevano di non doverle seguire;
avrebbero aspettato insieme ai cavalli il loro ritorno.

Tehuti portava al fianco la spada azzurra, cosa tuttaltro che strana,


visto che non se ne separava quasi mai. Qualche ora prima i loro
servitori e gli schiavi avevano pulito il capanno in maniera impeccabile.
Avevano messo fiori freschi negli enormi vasi di rame, tanto da
trasformare in un giardino di delizie la stanza principale che affacciava
sulla polla dacqua, e coperto i giacigli con pelli conciate e cuscini di
seta. Poich il freddo invernale perdurava, avevano acceso il fuoco nel
focolare al centro del pavimento e sistemato sulla tavola un pasto
sontuoso, sufficiente a saziare dieci uomini affamati, sapendo
benissimo che gli avanzi sarebbero finiti a loro.

Madre e figlia cominciarono a spogliarsi non appena ebbero messo


piede in quel santuario. Tehuti si slacci la cinta alla quale era fissata la
spada azzurra, che pos con riverenza sul tavolo al centro della stanza,
accanto al focolare. Lanciarono gli indumenti sui cuscini rivestiti di
pelle di alce e poi, completamente nude e tenendosi di nuovo per mano,
uscirono dal capanno e corsero sulla riva dellHurotas. Si tuffarono
nelle acque limpide, battendo i piedi e provocando una nuvoletta di
spruzzi. Strillarono per il freddo: sulla superficie galleggiavano grossi
pezzi di ghiaccio che lacqua aveva portato dalle montagne, e si
schizzarono lun laltra finch Tehuti non si allontan, tentando di
evitare il peggio. Serrena per la insegu e, una volta raggiuntala, la
trascin sotto lacqua scrosciante della cascata e la tenne bloccata fino a
quando non la sent implorare piet. Per quanto fosse forte, Tehuti
faticava non poco per tenere testa alla figlia, il cui corpo sembrava fatto
di una qualche sostanza divina, adamantina come il metallo azzurro
della leggendaria spada, piuttosto che di carne e ossa umane.

Nessuna di quelle splendide donne, per, era immune al freddo del


ghiaccio montano disciolto. Quando tornarono verso la riva, immerse
nellacqua fino alla vita e avvinghiate luna allaltra, stavano tremando
in modo violento, come le vittime della febbre malarica, e avevano le
natiche e il ventre di un rosa acceso a causa del freddo. Una volta nel
capanno, gettarono alcuni ciocchi sulle braci ormai quasi spente del
focolare e, quando le fiamme divamparono, vi si avvicinarono tanto da
rischiare di scottarsi, frizionandosi a vicenda con i teli preparati dai
servitori.

Appena si furono scaldate quanto bastava per dominare il tremito,


Tehuti pos sulle braci una grossa brocca di vino rosso, e quando il
liquido cominci a gorgogliare vi aggiunse due manciate di erbe
essiccate, mescolando energicamente. Una volta asciutte e intiepidite si
rivestirono, si sdraiarono luna accanto allaltra sul giaciglio davanti al
focolare e si passarono la brocca bollente, gustando il conforto del vino
aromatizzato e la reciproca compagnia.

Tehuti si era posata sulle ginocchia la spada azzurra, infilata nel


fodero ornato di pietre preziose. Si pieg verso la figlia, cingendole le
spalle con il braccio libero; Serrena ricambi dandole un bacio sulla
guancia, mentre le sussurrava qualcosa allorecchio.

Grazie per questa splendida giornata, cara madre. Mi hai reso la


ragazza pi felice del mondo.

Non sei pi una ragazza, tesoro, sei una donna talmente incantevole
che mancano le parole per descriverti. Ma il giorno del tuo compleanno
non ancora terminato, ho un altro dono per te.
Mi hai gi dato anche troppo... cominci Serrena, poi la fiss,
ammutolita. Tehuti, che aveva spostato la spada azzurra dal proprio
grembo a quello della figlia, le afferr una mano e gliela chiuse
sullelsa tempestata di pietre preziose.

Questo il mio regalo per te, Serrena, disse. Usala solo


saggiamente e con cautela, ma in caso di necessit non esitare a colpire
il nemico al cuore.

troppo. La fanciulla si port le mani dietro la schiena e scosse il


capo, fissando larma posata sulle sue ginocchia. So quanto significa
per te, non posso accettarla.

Ma io te lho donata con tutto il mio amore, quindi non posso


riprendermi luna senza riprendere anche laltro, le spieg Tehuti.
Serrena distolse lo sguardo dalla spada e fiss il viso della madre
mentre si cimentava con quellenigma, uno di quei giochi di parole che
entrambe amavano, e si illumin in volto quando trov la soluzione.

La spada azzurra parte di te, vero? domand, e Tehuti annu con


riluttanza.

Presumo di s.

Ma anchio sono parte di te, e tu sei parte di me, giusto?

Tehuti cap a cosa stesse pensando la figlia e la sua espressione


solenne lasci il posto a un sorriso felice.

Ne consegue che tutte e tre siamo ununica entit, la spada fa parte


di entrambe e quindi apparteniamo luna allaltra.

Mentre Serrena richiudeva le dita sullelsa e sfilava la spada dal


fodero impreziosito dalle gemme, aggiunse: un grande onore per me
condividere questa magnifica arma con te, mia cara madre.

Si alz e sollev la spada come una fiaccola, che parve illuminare


lintera stanza con il riflesso delle fiamme azzurrognole, poi cominci
lesercizio che Tehuti le aveva insegnato fino allo sfinimento da quando
era stata abbastanza grande e forte da sollevare una spada giocattolo.
Inizi con le dodici parate, passando a fendenti e affondi, tutti effettuati
con serena perfezione.

Tehuti la applaud, tenendo il tempo con le mani mentre la figlia


accelerava gradualmente i movimenti, finch la lama non parve
dissolversi in un etereo scintillio di luce, come le ali di un colibr
sospeso davanti a un fiore. Il braccio divenne unala, mutando
continuamente forma, con il corpo che danzava al ritmo stabilito dalla
lama baluginante. Serrena prese a piroettare, i piedi rapidi come un
guizzante lampo estivo, e a ogni rotazione tranciava il fiore pi alto in
uno dei vasi di rame, in modo cos netto che quello, come se tardasse a
rendersi conto di essere stato reciso, restava sospeso per un attimo
nellaria prima di piombare a terra, e a quel punto lei ne aveva gi
tagliati altri tre o quattro. Caddero fitti come fiocchi di neve durante
una tempesta invernale, finch tutti gli steli non rimasero
completamente spogli e lei smise di danzare con la stessa repentinit
con cui aveva iniziato, la lama azzurra di nuovo alzata a mo di
fiaccola.

Era stata unesibizione di maestria magnifica, tanto che Tehuti non


lavrebbe mai dimenticata. E infatti me ne parl non appena mi lasciai
sfuggire un commento nel vedere la spada azzurra appesa alla cinta di
Serrena.

Se per me furono giorni felici, per Rameses e Serrena dovettero


essere paradisiaci. Ho sentito dire che lamore a prima vista non esiste,
ma loro due smentivano quella credenza come se fosse una banale
assurdit.

Non tentavano affatto di celare lattrazione reciproca; si sfioravano


alla minima occasione e quando uno dei due parlava laltro pendeva
dalle sue labbra; restavano seduti in silenzio a guardarsi negli occhi per
lunghi istanti.

Liniziale gioia di Tehuti per il loro palese innamoramento si


trasform ben presto in ansia. Costrinse la figlia a giurarle che si
sarebbe mantenuta casta, salvo poi lamentarsi con me: Non mi ha
presa sul serio, eccitata come una puledra che va in calore per la
prima volta. La sento dallodore, non appena vede Rameses. Devi
aiutarmi, Tata.

Nello stesso modo in cui ho aiutato te a proteggere la tua verginit


dagli assalti di Zaras, intendi? replicai con aria da innocentino.

Lei trasal, poi si infuri. Ti disprezzo, hai una mente davvero


corrotta, disse.

Quando lavrei dimostrato? chiesi. Tanto tempo fa, quando si


trattava di te e Zaras, oppure adesso che si tratta di Rameses e
Serrena?

Lei sollev le braccia di scatto, esasperata, e poi scoppi a ridere.


C una grossa differenza, mi spieg, serissima, non appena si fu
ricomposta. Zaras e io non avevamo speranza a causa di mio fratello,
il Faraone. Stavo per andare in sposa a un orrendo vecchiaccio in base a
un accordo politico, e per una volta nella vita desideravo stare con
luomo che amavo. Serrena e Rameses, invece, godono della sincera
approvazione di tutti. Vogliamo solo che pazientino un po.

Temo che tu e tua figlia abbiate un concetto diverso del pazientare


un po, ma far del mio meglio per tenere il guinzaglio corto a
Rameses.

Non era una vana promessa, quella che avevo appena fatto a Tehuti.
Sapevo bene quanto lei che la passione fra due giovani pu essere
impetuosa e irresistibile. Hurotas e Tehuti erano totalmente favorevoli
allunione di Rameses e Serrena, ma era anche una questione di Stato:
ritenevano fondamentale che tutti i sovrani dei numerosi regni intorno a
Lacedemone, vicini e lontani, fossero presenti al matrimonio, dal quale
erano decisi a ricavare il massimo capitale politico.

Secondo le loro stime sarebbe servito quasi un anno per far recapitare
gli inviti ai potenziali alleati politici di cui stavano consolidando il
favore, per non parlare dellimpresa quasi impossibile di radunarli tutti
insieme nella cittadella.

Un anno! protest Rameses, straziato dallimpazienza. Faccio in


tempo a invecchiare e morire, in tutti questi mesi.

Con mio profondo stupore, Serrena si dimostr ben pi assennata e


pragmatica. Se davvero mi ami quanto sostieni di amarmi, gli disse,
davanti a me e ai suoi genitori, asseconderai la richiesta di mio padre e
mia madre. Come eredi al trono di questo meraviglioso paese, che tanto
amo, siamo soggetti a precisi doveri che hanno la precedenza sui nostri
pi bassi desideri. Inoltre, il nostro amore pu solo rafforzarsi con il
tempo e il sacrificio. Con quella logica semplice ma stringente lo
convinse quasi allistante.

Fino a quel momento lavevo considerata semplicemente una ragazza


bellissima, ma da quel giorno cominciai a capire quale persona
straordinaria fosse in realt. Alla maggior parte di noi i suoi veri talenti
rimanevano celati dal superficiale paravento della sua avvenenza, ma se
si riusciva a guardare oltre la facciata, come facevo io, si scoprivano
unintelligenza e una forza interiore incrollabili e straordinarie.

Bench i due promessi passassero molto tempo insieme, tanto che i


loro sentimenti risultavano palesi a chiunque, Serrena si premurava di
rimanere sempre in vista, in modo che le menti pruriginose non
avessero nulla con cui banchettare. In realt i due innamorati
sembravano fortemente attratti dalla compagnia di altri uomini e donne
dalla mente eccelsa e lei, in particolare, apprezzava i dibattiti eruditi.
Ogni giorno veniva a cercarmi per trascorrere un po di tempo a
discutere su una vastissima gamma di argomenti, quali la forma della
Terra o la causa delle maree, o ancora le sostanze di cui erano fatti la
Luna e il Sole.

Aspettavo con ansia le nostre conversazioni, e pochissimi mesi dopo


averla conosciuta mi resi conto di amarla tanto quanto amavo sua
madre, se non di pi. Non importava che resistesse caparbia alla mia
logica ponderata nei minimi dettagli e rifiutasse di ammettere che la
Terra era piatta e le maree dipendevano dallinsaziabile sete del dio del
mare, che due volte al giorno beveva avidamente dalloceano. E
nemmeno accettava che la Luna e il Sole fossero lo stesso corpo
celeste, composto di una materia infiammabile che viene consumata dal
fuoco durante il giorno e si rigenera durante la notte. Aveva teorie tutte
sue, talmente risibili che non vale quasi la pena di ripeterle. Insomma,
se la Terra fosse stata davvero tonda come un melone, come suggeriva
lei, come avrebbero fatto le persone a rimanere aggrappate alla met
inferiore del pianeta, senza cadere?

Durante i mesi successivi mi resi sempre pi conto che non poteva


essere figlia di due comuni mortali: doveva vantare almeno un genitore
di natura divina. Una simile bellezza e una simile intelligenza
appartenevano a un livello superiore. Lo so perch sono afflitto, o
benedetto, dalla stessa peculiarit, che non so bene come descrivere.

Nutro la massima stima per re Hurotas, il padre putativo di Serrena.


un soldato coraggioso e pieno di risorse, un amico leale e un ottimo
sovrano, il migliore che abbia mai conosciuto dopo il Faraone Tamose,
ma nessuno nel pieno possesso delle sue facolt mentali potrebbe mai
scambiarlo per un dio.

Non potevano per esserci dubbi su chi dei due avesse portato in
grembo Serrena, visto che soltanto uno di loro era debitamente
equipaggiato per quel compito, quindi mi sembrava evidente che Tehuti
avesse abbandonato per qualche tempo langusto sentiero della fedelt.
Per rendere davvero granitica la mia certezza, tuttavia, ero deciso a
mettere alla prova le origini di Serrena, non perch io sia un
impiccione, come qualcuno tende a credere, ma per laffetto
sinceramente profondo che nutrivo per tutte le persone coinvolte.

Esistono segnali inconfutabili della natura divina, fra cui la capacit


di comprendere e parlare larcana lingua degli adepti e dei magi,
trasmessaci dal dio Hermes, il figlio preferito di Zeus Tonante, che gli
assegn numerosi ruoli nella storia e nellevoluzione dellumanit, il
pi importante dei quali la creazione delleloquio, del linguaggio,
dellerudizione e delloratoria. Zeus, daltro canto, ne ha fatto anche il
dio della menzogna e linventore di parole ambigue e contorte. Come
parte di questi molteplici doveri, Hermes aveva creato il linguaggio dei
divini, da lui chiamato tenmass.

Non dovetti aspettare a lungo. Quasi tutte le sere i membri di sesso


femminile della famiglia reale Tehuti, Bakatha e Serrena andavano
a fare una bella cavalcata sulla riva del fiume, fra i monti del Taigeto o
sulla sabbia dorata della spiaggia che occupava il versante
settentrionale dellisola. Naturalmente Rameses e io eravamo invitati a
unirci a loro. Serrena era affascinata come me dalle creature marine di
cui brulicavano le acque intorno a noi e dagli animali selvatici che
abitavano il cielo, le montagne e le foreste. Raccoglieva le uova dei
volatili che nidificavano fra le montagne e i gusci dei molluschi che le
onde spingevano sulla costa. Si inventava nomi di fantasia per ogni
specie ed era felicissima ogni qual volta scopriva qualcosa di nuovo o a
lei sconosciuto. Rameses, che al pari di quasi tutti i soldati e gli uomini
dazione non era molto interessato a quei soggetti naturali, la seguiva
obbediente ovunque lei lo conducesse.

In quel particolare giorno, mentre cavalcavamo lungo le rive del mare


che la marea aveva fatto ritrarre ben pi del consueto, Serrena espose
lassurda teoria che ci dipendesse dal fatto che il Sole e la Luna erano
allineati in maniera misteriosa ed esercitavano una maggiore attrazione
sulle acque, e non dal fatto che Poseidone fosse pi assetato del solito e
stesse quindi bevendo pi abbondantemente.
Come tutti gli eruditi che hanno studiato i corpi celesti, so benissimo
che il Sole e la Luna sono la stessa identica entit, che diventa Sole
quando al massimo della carica, durante il giorno, e Luna quando
invece le fiamme ormai esaurite si ricaricano, durante la notte, periodo
in cui rimane una mera ombra del suo s ardente.

Non appena glielo spiegai, lei mi sfid. Come possono essere lo


stesso corpo celeste quando li ho visti contemporaneamente nel cielo?
mi domand con il tono di chi ha risolto la questione una volta per tutte.

Tirai le redini per fermare il cavallo, costringendola a fare lo stesso.


Chiudi la mano a pugno, Serrena, la sollecitai, parlando per in
tenmass. Quando lei obbed, aggiunsi: Ora tienila sollevata verso il
sole.

In questo modo, intendi? mi chiese, pronunciando le parole di


quellarcano idioma in modo perfetto, evidentemente senza rendersene
conto.

Ora guarda il terreno sotto di te e dimmi che cosa vedi, la esortai.

Non vedo nulla, a parte la mia ombra, ribatt, sempre in tenmass,


con aria un po sconcertata.

Cos, quella forma tonda e scura? le domandai, sporgendomi per


indicarla.

Lombra della mia mano.

Quindi vuoi dire che stiamo vedendo allo stesso tempo la tua mano
e lombra della tua mano, proprio come quando riusciamo a vedere allo
stesso tempo sia il Sole che la sua ombra, quella che chiamiamo Luna?
aggiunsi. Lei apr la sua graziosa bocca per ribattere, poi la richiuse e
riprendemmo ad avanzare in silenzio. Guarda caso non abbiamo pi
affrontato largomento del Sole e della Luna, dopo quel giorno.
Spesso, per, quando siamo soli, conversiamo in tenmass, anche se
Serrena non si rende conto che stiamo usando una lingua misteriosa.
Ci mi colma di piacere, perch mi fornisce la prova inconfutabile che
lei uno dei divini.

Riflettei a lungo e intensamente su come interpellare lunica persona


sulla Terra in grado di raccontarmi nel dettaglio come si fosse giunti a
quella nascita miracolosa. Nemmeno il mio speciale rapporto con la
principale protagonista di quel dramma mi garantiva il privilegio di un
aperto confronto. Sarebbero servite tutta la mia sottigliezza e la mia
astuzia per arrivare alla verit senza causare un pericoloso clamore.
Presi persino in considerazione lidea di lasciare che il mistero
rimanesse tale, e voglio ribadire che a farmi approfondire non fu una
sordida curiosit, bens la sincera preoccupazione per il benessere di
tutti gli interessati.

La prima occasione in cui avevo permesso a Tehuti e a Bakatha di


assaggiare il frutto della vigna risaliva a molto, moltissimo tempo
prima, quando le due sorelle non avevano pi di sedici anni e io le stavo
accompagnando dallEgitto a Creta perch sposassero il potente
Minosse. Durante il lungo viaggio mi avevano entrambe supplicato di
lasciare che si togliessero la vita, pur di evitare quelle nozze; avevo
dato loro del vino, per alleviarne la disperazione. Funzion, perch non
contemplarono mai pi lidea del suicidio, che io sappia. Da quando mi
ero riunito a loro, l a Lacedemone, avevo notato che il tempo non
aveva attenuato la loro passione per il succo delluva. Lunica
differenza era che adesso avevano gusti pi raffinati ed esigenti, e
sorseggiavano solo dalle anfore scelte con cura, colme dei prodotti delle
vigne reali, come era loro diritto.

Aspettai loccasione giusta con la pazienza di un cacciatore appostato


l dove va ad abbeverarsi la preda. Finalmente il sovrano di uno dei
misteriosi regni nel remoto Oriente fece una visita di Stato a
Lacedemone, apparentemente per consolidare i rapporti commerciali,
ma in realt per chiedere la mano della principessa Serrena. Le
descrizioni della sua bellezza si erano propagate in lungo e in largo, ma
ben pochi avevano gi saputo del suo fidanzamento.

Ero lunico tra i presenti che parlasse lassiro, quindi venni incaricato
di informare con delicatezza re Simashki cos si chiamava il
corteggiatore che ormai Serrena non era pi disponibile. Lui espresse
la propria delusione con un linguaggio cos splendidamente poetico da
ridurla in lacrime, poi baci sulle guance sia Rameses che Serrena e,
come dono di nozze, offr alla felice coppia venti grandi anfore di vino
rosso delle sue vigne.

Quando Tehuti lo assaggi disse al marito: Per altre venti anfore di


questo squisito nettare permetterei a Simashki di sposare me.

Hurotas bevve un sorso dalla propria coppa, se lo fece roteare in


bocca e annu. E per altre venti io glielo lascerei fare, afferm.

Era un bene, mi dissi, che il nostro ospite non sapesse una parola in
lingua egizia: si limit infatti ad alzare la propria coppa verso di loro e
a unirsi, con aria un po sconcertata, allilarit generale seguita a quello
scambio di battute.

Tehuti si era autoimposta di limitare il proprio consumo serale di vino


a due coppe colme. Quanto basta a rendermi allegra ma senza
impedirmi di arrivare al mio giaciglio con due ancelle soltanto ad
aiutarmi, come lei stessa diceva.

Nella confusione e nella gaiezza del banchetto, riuscii invece a


fargliene bere quattro o cinque senza che se ne accorgesse,
riempiendole la coppa con la mia ogni qual volta si girava dallaltra
parte per baciare o accarezzare il marito; ragion per cui, non appena
decise di lasciare la riunione, dovette reggersi al mio braccio quando
tent di alzarsi. Congedai le ancelle e la accompagnai lungo le scale,
fino in camera, e intanto lei mi cingeva il collo con le braccia e
ridacchiava felice.
La spogliai e la infilai sotto le lenzuola, come avevo labitudine di
fare molto tempo prima, quando era ancora una bambina, poi mi sedetti
accanto a lei. Cominciammo a ridere e a chiacchierare, mentre io
cercavo di portare la conversazione dove volevo.

Allora, come mai hai avuto un solo figlio, quando Bakatha ne ha


quattro? E perch cos tardi? chiesi.

Soltanto gli dei conoscono la risposta a queste domande, replic.


In questi trentanni Zaras e io non abbiamo saltato nemmeno una notte
o quasi, neppure quando c la luna rossa. Lui insaziabile e io lo sono
quasi altrettanto. Desideravo ardentemente un figlio. Come hai appena
sottolineato, la mia sorellina Bakatha li sfornava uno dopo laltro, come
pani ripieni. Quasi la odiavo per questo. Pregavo Taweret, la dea del
parto, e facevo un sacrificio ogni notte, prima che Zaras mi
raggiungesse, ma non funzionava. Sorrise con aria saputa. Come ci si
pu fidare di una dea che ha le sembianze di un ippopotamo ritto sulle
zampe posteriori? Si limitata a trangugiare tutte le mie offerte senza
mai degnarmi della minima attenzione, men che meno di un bimbo
mio.

Allora cosa hai fatto? chiesi.

Se te lo dico, prometti di non riferirlo a nessun altro, Tata?


domand, la sua dizione appena alterata dalleccesso di vino.

Possano gli dei uccidermi, se mai lo far, replicai, e lei strill


inorridita.

Non dovresti dire cose del genere. Rimangiati subito tutto. Non
bisogna mai provocare gli dei! Fece il gesto contro il malocchio.

Io raccolsi la sfida e misi in guardia il fluttuante pantheon di


immortali che erano probabilmente in ascolto nelle ombre della stanza.
Non osate toccarmi, vecchi dei cattivi, intimai, altrimenti la
regina Tehuti verr di persona a sculacciarvi! Lei ricominci a
ridacchiare.

Non divertente! esclam, tentando vanamente di rimanere seria.


Non devi mai fare battute sugli dei. Non hanno il senso
dellumorismo, nemmeno un po, se non quando sono loro a prendersi
gioco di noi.

Niente pi battute, promisi, ma dimmi come hai fatto a rimanere


incinta. Sono impaziente di conoscere il segreto e ribadisco la mia
promessa di non rivelarlo a nessuno.

Ho fatto quello che avrei dovuto fare sin dallinizio: mi sono rivolta
a un dio, invece che a una dea. Gli ho sacrificato un bue e lho pregato
in ginocchio per met della notte.

Cosa ne pensava Hurotas?

Non lha mai saputo. Allepoca era via, impegnato in una guerra al
confine, e quando tornato a casa non mi sono mai curata di dirglielo.

E il dio ha risposto alle tue suppliche?

Quando mi sono addormentata, alla fine, mi apparso in sogno.


Abbass la voce e arross leggermente, chiudendo gli incantevoli occhi
scuri. stato solo un sogno, Taita, te lo giuro. Ho sempre fatto la
brava. Zaras mio marito e io gli sono sempre stata fedele.

Chi era il dio? Te lo ha detto? chiesi. Lei divent ancora pi rossa e


chin il capo, incapace di guardarmi negli occhi. Rimase in silenzio per
un po, poi bisbigli cos sommessamente che non riuscii a capire cosa
stesse dicendo.
Alza la voce, Tehuti, ti prego. Chi era? domandai di nuovo.

Lei mi guard. Ha detto di essere Apollo, il dio della fertilit, della


musica, della verit e della guarigione, ripet, stavolta in modo che
potessi sentirla. Gli ho creduto perch era bellissimo.

Annuii con aria saputa. Naturalmente avrei potuto aggiungere


qualcosa a quel breve elenco di doti di Apollo: anche il dio della
lussuria e della rabbia, del vino e dellebbrezza, della malattia e delle
menzogne, oltre che di innumerevoli altri vizi e virt.

Tu e Apollo vi siete accoppiati, naturalmente, replicai, pi come


unaffermazione che non come una domanda.

Tehuti sbianc in volto, cerea come un cadavere. Era un sogno, Tata,


non capisci? grid, disperata. Nulla di quanto successo era reale.
Serrena la figlia di mio marito e io sono una moglie casta. Amo mio
marito e amo mia figlia, non uno spirito giunto dallOlimpo o
dalloltretomba.

La guardai con una tacita compassione rafforzata dallaffetto. Lei si


alz dal giaciglio, si gett ai miei piedi e mi cinse le ginocchia con le
braccia, posandomi il viso in grembo. Perdonami, caro Tata. La sua
voce era smorzata dalla mia tunica. stato tutto un sogno e io non
avevo alcun controllo di quanto successo. Si trattato di magia e
stregoneria, io ero una piuma trascinata da un uragano. stato terribile
e insieme magnifico. Lui mi ha colmato il corpo e la mente di
intollerabile dolore e incredibile piacere, di accecante luce dorata e di
un vuoto oscuro. Era indicibilmente bello eppure terrificante e orrendo
come il peccato. durato solo un istante e uneternit. Lho sentito
depormi nel grembo il miracolo che Serrena e ne sono stata felice. Ma
non era reale. Riuscirai mai a perdonarmi per questo, Tata?

Le accarezzai i capelli, morbidi come seta sotto le mie dita, mentre le


sussurravo: Non c nulla da perdonare, Tehuti. Tuo marito e tua figlia
sono realt, tutte le altre cose sono soltanto ombre. Amali e abbine cura,
e non raccontare a nessun altro i tuoi sogni bizzarri e fantasiosi.
Dimentica di averli mai rivelati a me.

I preparativi per le nozze di Rameses e Serrena richiesero ancora pi


tempo di quello preventivato da Hurotas; nel frattempo ci ritrovammo a
dover combattere due piccole guerre inattese. Hurotas e Hui nutrivano
lambizione di sottomettere tutte le isole e le terre intorno alle Cicladi e
al mare Egeo meridionale, ma dopo trentanni di conflitti quasi
ininterrotti non erano nemmeno a met dellopera. Non appena un certo
arcipelago veniva sottomesso, un altro allestremit opposta
dellimpero di Hurotas si ribellava. Inoltre, gli assiri si ostinavano a
complicare e confondere la situazione: si infilavano lesti ovunque
cogliessero segnali di debolezza, tagliavano qualche gola, riempivano
le navi con il bottino e si dileguavano rapidi comerano arrivati,
tornando nel loro vasto e misterioso dominio in bilico sul margine
orientale della Terra.

Non sono altro che incolti selvaggi e crudeli pirati, mi spieg


Hurotas in tono sdegnato.

Probabilmente dicono lo stesso di noi, sottolineai, con la massima


ragionevolezza.

Noi siamo pionieri e costruttori di imperi, mi contraddisse lui,


altezzoso. Siamo destinati a civilizzare e dominare la Terra in nome
dei veri dei che veneriamo.

Ma tu e i tuoi uomini apprezzate un bel combattimento quanto quei


selvaggi, replicai. Me lhai detto tu stesso.

Lunica cosa che il mio popolo ama pi di un bel combattimento


una gran baldoria, ammise Hurotas. Ho intenzione di offrire a tutti il
matrimonio pi imponente e generoso che abbiano mai sognato.
Nessuno vorr perderselo.
Annuii, pienamente daccordo. E poi, mentre i tuoi ospiti si staranno
ancora riprendendo dallabuso di buon vino e cibo sostanzioso, tu potrai
usurpare tranquillamente i loro regni.

Mio caro Taita, ho sempre ammirato il tuo acume politico. Si


accarezz la barba e sorrise con disinvoltura.

Se tua figlia Serrena avesse scelto uno dei capitrib delle isole,
continuai, si sarebbe inimicata gli altri quindici, ma in questo modo
tutti e sedici diventano tuoi alleati e vassalli. Pur essendo cos giovane,
molto pi saggia di quanto la sua et indurrebbe a pensare.

Posso solo ripetere quello che ho appena detto, Taita. Hurotas


continu a sorridere. Hai sempre avuto la capacit di vedere con
straordinaria chiarezza la strada da imboccare.

Anche se eravamo soli abbassai la voce, tanto che lui fu costretto a


piegarsi verso di me per sentire. Con il sostegno di quei sedici alleati,
asserii, lannessione dellEgitto e il castigo del tiranno Utteric Turo
diventano obiettivi alla tua portata.

Devo ammettere di aver considerato questa possibilit. Chi


proporresti, come sostituto del Faraone a Tebe, Taita?

Tu rappresenti la scelta pi ovvia, replicai senza esitare, ma lui


ridacchi.

Non nutro un particolare desiderio di tornare in Egitto in pianta


stabile. Mi trovo benissimo nella mia nuova cittadella qui a
Lacedemone e ho faticato parecchio per costruirla, inoltre i miei ricordi
dellEgitto non sono particolarmente felici. A chi altri potrei affidare
quel compito? chiese, e io riflettei per un attimo.

Il nome Faraone Rameses ha un suono gradevole, azzardai, e


Hurotas assunse unaria dubbiosa. Mi resi conto del mio errore e
recuperai in fretta. Daltra parte, per quanto sappia benissimo che
lEgitto non ha mai avuto un sovrano donna, Regina Serrena ha un
suono persino pi nobile, alle mie orecchie. Lui sorrise di nuovo.
Potrebbero governare congiuntamente, in un bel duetto. Stavolta
scoppi a ridere.

Non manchi mai di divertirmi, Taita. Dove vai a pescare queste


idee? Benissimo, vada per il duetto.

Erano passati solo pochi mesi dal mio arrivo a Lacedemone, ma


occupavo gi una posizione praticamente inespugnabile. Trentanni
prima, Hurotas aveva seguito le mie istruzioni e da allora ben poco era
cambiato, se non che al momento ero abbastanza diplomatico per dare
alle mie indicazioni la parvenza di consigli.

In quella fase non potevo caldeggiare con eccessivo fervore la


promozione di Rameses a un rango superiore a quello di Hui e dei suoi
figli, ma con molto tatto feci in modo che venisse collocato al centro
delle vicende militari e navali di Lacedemone e conservasse il comando
della potente ammiraglia Memnone, a bordo della quale eravamo
fuggiti da Utteric e dallEgitto. Il grado ufficiale era quello di
viceammiraglio, appena sotto lammiraglio Hui. Il sangue reale e il
ruolo di promesso sposo della principessa Serrena gli garantivano una
posizione illustre, ma nonostante la giovane et era abbastanza saggio
da non vantarsene. Era gi molto amato dalla famiglia di Hui, e quando
la principessa Bakatha lo invitava negli appartamenti reali, come
succedeva spesso, lo faceva sedere accanto a s allampia tavola e lo
nutriva con generosit, rivolgendosi a lui come caro Rameses. I figli
di Bakatha lo accolsero senza mostrare la minima traccia di rancore n
di gelosia, e i loro sempre pi numerosi bimbetti erano felicissimi di
avere un altro zio da tiranneggiare, da supplicare per avere dolci e da
assillare perch raccontasse loro storie divertenti e li portasse a
cavalluccio.

Naturalmente re Hurotas e la regina Tehuti erano entusiasti alla


prospettiva che diventasse il padre dei loro nipoti, a tempo debito e una
volta sbrigate le necessarie formalit. Gli assegnarono un appartamento
nella cittadella, attiguo al mio, allestremit opposta del massiccio
edificio rispetto alle stanze di Serrena. Il numero di sentinelle a guardia
della porta della principessa venne raddoppiato con discrezione, come
se la mia sorveglianza non bastasse a garantire che la sua castit non
avesse prematuramente fine.

Gli alloggi forniti al sottoscritto erano lussuosi quasi quanto quelli di


Hurotas e Tehuti, e avevo motivo di credere che ci fosse sotto
lintervento diretto della regina.

Non passava giorno senza che comparisse, non invitata, nella mia
sala da pranzo con provviste sufficienti per cento e pi uomini, e
abbastanza vino per mantenermi ubriaco per un anno intero. Oppure
veniva a svegliarmi dopo mezzanotte, vestita solo di una tunichetta e
reggendo una lampada, e saltava sul mio giaciglio. Rimarr solo pochi
minuti, Tata, te lo prometto, mi assicurava. Devo farti una domanda
molto importante che non pu aspettare fino a domattina.

Diverse ore pi tardi, quando la riportavo nel suo giaciglio,


addormentata, suo marito brontolava: Non puoi chiudere la porta per
impedirle di entrare, Taita?

Entrerebbe comunque.

Allora tienila con te.

A volte russa.

Come se non lo sapessi... ribatteva Hurotas scuotendo la testa,


rassegnato.

Ma le ore di sonno perduto erano un prezzo davvero esiguo da pagare


per le comodit offertemi da quelle sontuose stanze e per la loro utilit.
Dalla terrazza allultimo piano del monumentale edificio potevo
ammirare i picchi montani innevati e lampia vallata sottostante. Inoltre
potevo lasciarvi ogni mattina del cibo per le varie specie di uccelli,
creature che amo molto e dalle quali traggo un enorme piacere.
Utilizzavo una delle stanze pi grandi come biblioteca e quartier
generale, e ben presto gli scaffali furono colmi di miei rotoli di papiro,
mentre quelli in soprannumero si accumulavano negli angoli della
stanza, in pile alte quasi quanto me.

Il capitano Weneg, al quale sarei stato eternamente grato per avermi


aiutato a fuggire dal Palazzo del Tormento e dellAfflizione e dalle
brutali attenzioni del temuto Eneb, si sentiva fuori posto a Lacedemone
e venne a chiedermi unoccupazione consona al rango, allesperienza e
alla capacit che vantava. Nel giro di brevissimo tempo mi occupai di
tutti i preparativi necessari per consentire a lui e al suo gruppo di
uomini di tornare segretamente in Egitto, dove avrebbero creato una
rete di spie che mi fornisse informazioni aggiornate sugli stenti e le
tribolazioni di cui soffriva la mia amata terra sotto il giogo del Faraone
Utteric.

Feci in modo che ricevesse un numero sufficiente di deben dargento


per pagare informatori e alleati, e acquistai tre imbarcazioni piccole ma
veloci che portassero lui e i suoi uomini in missione. Salparono dal
porto di Gythium a tarda sera; naturalmente mi trovavo sul molo a
salutarli e ad augurare loro un buon viaggio verso sud.

In seguito, sotto falso nome e con una folta barba ricciuta a celare i
bei lineamenti, Weneg allest in brevissimo tempo il suo quartier
generale in una bottega di vini quasi allombra delle mura della reggia
di Utteric, a Tebe.

Gli avevo fornito varie casse di legno contenenti parecchi piccioni


viaggiatori, tutti nati e cresciuti nelle stie del palazzo reale di
Lacedemone grazie alle cure delladdestratore di Hurotas. Weneg li
introdusse di nascosto in Egitto. Dopo pochi mesi la sua rete di spie era
saldamente radicata e operava in maniera fluida ed efficiente, e io
ricevevo regolari dispacci grazie ai suoi valorosi piccioni viaggiatori
che sorvolavano il mare settentrionale, compiendo mediamente il
viaggio in meno di quattro giorni e portandomi informazioni di valore
inestimabile.

Grazie a quei messaggi, scoprii che Utteric aveva appena assunto il


nome di Faraone Utteric Bubastis.

In quel modo ebbi anche la conferma che il Faraone stava facendo


costruire un elaborato tempio dedicato a se stesso su unisoletta nel
Nilo, pi a valle rispetto a Tebe, spendendo per quellimpresa quasi tutti
i dieci takh dargento che avevo sottratto per lui a Khamudi.

Linformazione venne presto seguita dalla notizia che gli agenti del
sovrano avevano seguito fino al porto di Gythium le tracce della
possente Memnone, con cui Rameses e io eravamo fuggiti dallEgitto.
Weneg mi avvis che gli ufficiali del Faraone avevano lordine di
recuperarla per riportarla a Tebe, assicurandosi che il traditore Taita si
trovasse a bordo e in catene; Utteric Bubastis aveva messo una taglia di
mezzo takh dargento sulla mia testa: evidentemente non mi aveva
dimenticato n perdonato.

Negli ultimi tempi ero stato meno attento alla mia stessa incolumit.
Mi ero creduto al sicuro nel mio lussuoso e confortevole alloggio nella
cittadella, ma quella notizia mi riscosse dal torpore. Fino a quel
momento Rameses aveva consentito a un equipaggio ridotto allosso di
tenere ormeggiata la Memnone al centro del porto di Gythium, in piena
vista per chiunque avesse cattive intenzioni nei suoi confronti, ma
dietro mio ordine la nave venne portata accanto al muro del porto e,
sotto il livello dellacqua, assicurata tramite funi spesse come il mio
polso a grossi anelli infissi nella muratura del molo. A bordo cera
sempre un picchetto di venti marinai massicciamente armati, sostituito
ogni sei ore, e altri cinquanta uomini erano acquartierati in un edificio
in pietra sul molo, a soli trenta passi dalla passerella, nel caso una
squadra nemica sbarcasse nelle vicinanze per tentare di impadronirsene
e portarla in mare aperto.

Dopo meno di due settimane un altro piccione arriv da Tebe con il


messaggio che una ventina di uomini a bordo di una normalissima
barca da pesca aveva lasciato la bocca del Nilo. Sembrava probabile
che volessero tentare di recuperare la Memnone. Weneg mi aveva
persino comunicato il nome del tenente a capo della spedizione, un
uomo infido di nome Panmasi che sia io sia Rameses conoscevamo di
vista; era diventato uno dei favoriti di Utteric e, pur avendo solo
venticinque anni, si era gi conquistato una fama di duro. Lo si poteva
riconoscere dalla cicatrice sulla guancia destra e dalla zoppia dovuta a
unaltra ferita di guerra, che lo costringeva a trascinare leggermente la
gamba destra.

Poco tempo dopo, le nostre vedette sulle cime delle montagne del
Taigeto riferirono di una strana barca da pesca ferma nella grande baia
di Gythium: sembrava impegnata a gettare le reti, ma si trovava troppo
lontana dalla costa e ormai era troppo buio per poterne essere sicuri.
Quando la notizia dellavvistamento raggiunse Rameses e me nella
cittadella, prendemmo subito due cavalli e scendemmo al galoppo fino
al porto, dove i nostri uomini di guardia alla Memnone riferirono che
sembrava tutto tranquillo. Ero quasi certo che Panmasi non avrebbe
tentato di impadronirsi della nave fino alle prime ore del mattino,
quando sperava che lattenzione e le energie delle nostre sentinelle
sarebbero state al minimo. Si scopr che, come spesso succede, avevo
ragione in tutto e per tutto. Quando mancava poco alle prime luci
dellalba sentii, nella foresta sopra il porto, il richiamo di un
succiacapre, o meglio la dilettantesca imitazione del suo richiamo:
uno dei miei uccelli preferiti, quindi non venni tratto in inganno.
Avvisai sommessamente il mio drappello di tenersi pronto ad accogliere
limboscata.

Dopo un breve momento di quiete che in seguito scoprimmo


corrispondere agli istanti in cui i delinquenti di Panmasi raggiungevano
di soppiatto le sentinelle allingresso del porto e le riducevano al
silenzio tagliando loro la gola o sfondandone il cranio a bastonate
alcune sagome scure sciamarono quasi senza far rumore fra i magazzini
e, armi in pugno, sfrecciarono lungo il molo verso la fiancata della
Memnone, dove avevo ordinato di lasciare abbassata la passerella, un
tacito invito agli intrusi a salire a bordo.
Avevo inoltre piazzato sul molo, come se fosse in attesa di essere
caricato lindomani, non appena fosse ripreso il lavoro, un discreto
numero di barili dacqua e casse, dietro i quali avevo nascosto i miei
arcieri e lancieri. Riconobbi Panmasi alla testa di quel branco di pirati,
ma aspettai che guidasse i suoi uomini in un luogo aperto e che avesse
quasi raggiunto linvitante passerella della nave, dandoci la schiena
come il resto dei suoi, prima di ordinare ai miei ragazzi di attaccare.
Balzarono fuori dai nascondigli, ogni arciere con la freccia gi
incoccata, e le scagliarono tutte allunisono, da distanza ravvicinata,
colpendo quasi immancabilmente il bersaglio. Fra grida di dolore e
sorpresa, parecchi uomini di Panmasi stramazzarono a terra e gli altri si
girarono ad affrontarci.

Ma avevamo dalla nostra leffetto sorpresa e il combattimento


termin quasi subito. I nemici superstiti gettarono a terra le armi e si
inginocchiarono, piagnucolando e implorando piet con le mani
sollevate. Il gruppo di incursori contava in origine venticinque uomini,
soltanto sedici dei quali erano sopravvissuti alla pioggia di dardi. Fui
felice di scorgere fra loro Panmasi: volevo vederlo punito come
meritava per la sua arroganza e il suo tradimento, ma mi aspettava una
cocente delusione, che giunse in un modo totalmente inaspettato.

Gli uomini di Rameses avevano preparato le catene da schiavi per i


nostri prigionieri, che ben presto si ritrovarono con indosso solo un
corto gonnellino, le mani legate dietro la schiena e le caviglie
incatenate luna allaltra, tanto che potevano camminare solo a passetti
saltellanti. Furono caricati su due grandi carri per il letame trainati da
buoi su per la vallata, fino alla cittadella.

Avevo mandato alcuni soldati ad avvisare la popolazione della cattura


dei pirati e gli abitanti della citt si erano disposti lungo la strada per
schernire i prigionieri e lanciare loro addosso fango e immondizia
mentre passavano, diretti verso la prigionia, il processo e una certa
esecuzione per i loro crimini.

Tre giorni dopo, re Hurotas trov il tempo di processarli nel cortile


della fortezza. Anche se il verdetto era scontato, loccasione richiam
parecchi spettatori, fra cui la regina Tehuti e sua figlia Serrena, che
sedette su una pila di cuscini ai piedi della madre.

Testimoniai per laccusa, fornendo un resoconto imparziale ed


equilibrato dellaccaduto; non serv altro per fare condannare Panmasi e
i suoi criminali. Non era necessario che il re ascoltasse le testimonianze
per la difesa, ma Hurotas era un uomo generoso.

Il capo di questa banda di furfanti ha qualcosa da dire, prima che io


pronunci la sentenza per tutti loro? chiese.

Panmasi, che era rimasto inginocchiato davanti al trono con la fronte


premuta sul pavimento, alle sue spalle i suoi uomini nella stessa posa da
penitenti, si alz. Ho gi accennato che era una viscida canaglia, ma
rimasi sorpreso e divertito scoprendo quanto fosse bravo a recitare.

La sua espressione era lepitome della disperazione pi totale e del


pi profondo pentimento. Fece una gran scena trascinando la gamba
zoppa, per suscitare compassione. Le lacrime gli rigavano le guance
sgocciolando dal mento, e gli trem la voce mentre descriveva la
famiglia che aveva lasciato in Egitto: tre mogli gravide, dodici figli
affamati e la figlioletta storpia che lui adorava. Era tutto cos assurdo
che mi trattenni a fatica dal ridere. Sapevo con sicurezza che Panmasi
possedeva tre fiorenti lupanari a Tebe e ne era il miglior cliente, che
picchiava le mogli solo per il gusto di sentirle strillare e che la figlia era
storpia a causa di un colpo in testa che lui stesso le aveva dato prima
che imparasse a camminare. Non appena Panmasi concluse il racconto,
soffocando i singhiozzi, il re mi guard per chiedere la mia opinione;
quando mi vide scuotere il capo annu, certo della propria decisione.

I prigionieri si alzino per ascoltare il mio verdetto, ordin. Le


canaglie si raddrizzarono faticosamente di fronte a lui, continuando a
tenere gli occhi bassi. Credo che sapessero benissimo quale castigo
stavano per ricevere.

Fra sessanta giorni verranno celebrate le nozze di mia figlia Serrena


con il principe Rameses, della nobile casa dEgitto, e in quella gioiosa
occasione tutti e sedici i prigionieri saranno sacrificati a Era, la dea del
matrimonio e dellarmonia coniugale, per garantire la felicit di mia
figlia. Prima di morire verranno eviscerati come pesci, quindi
decapitati. I loro resti saranno ridotti in cenere e gettati in mare con la
marea crescente, mentre le sacerdotesse di Era intoneranno preghiere
per celebrare la futura felicit di mia figlia.

Annuii per segnalare la mia approvazione, giudicando equa e


perfettamente ragionevole la condanna, date la portata e la natura dei
crimini commessi.

No! Il grido fece trasalire tutti gli astanti, compresi il sovrano e il


sottoscritto. Restammo senza parole e ci voltammo come un sol uomo
verso la principessa Serrena, che era balzata in piedi per affrontare il
padre.

No! ripet. Cento volte no!

Hurotas fu il primo a riprendersi da quellattacco a sorpresa sferrato


dallunica figlia, che probabilmente era anche il suo unico punto
debole.

Perch mai, mia cara? Notai i suoi strenui sforzi per mantenere la
calma. Lo sto facendo per il tuo bene, per la tua felicit.

Padre, ti amo profondamente, ma sedici corpi senza testa allineati


mi doneranno ben poco piacere o felicit.

Panmasi e i suoi uomini avevano alzato per la prima volta il capo e,


come tutte le altre persone presenti nel cortile, stavano fissando la
principessa. Nella loro espressione vidi nascere la speranza, ma
soprattutto uno sbalordimento che rasentava lincredulit, mentre
osservavano Serrena, la cui avvenenza era messa in risalto dalla
vivacit, dal rossore delle guance, dal fuoco negli occhi e dal tremito
delle incantevoli labbra. La voce, melodiosa come il suono di uno
strumento musicale celeste, riusc a catturare e ad ammaliare tutti i
presenti, persino il sottoscritto, che pure vi era abituato.

Cosa vorresti che facessi di questi furfanti, allora? chiese Hurotas,


esasperato. Potrei farli incatenare alle panche dei vogatori su una delle
navi oppure spedirli nelle miniere di rame...

Rimandali dalle loro affezionate mogli e famiglie in Egitto, replic


lei. Con questa misericordiosa clemenza, caro padre, farai felici molte
persone, soprattutto me, nel giorno delle mie nozze.

Lui apr la bocca per parlare; vidi le scintille della rabbia crepitargli
negli occhi, poi per serr di nuovo le labbra e come fanno in molti
quando sono in difficolt si volt a guardarmi. Avrei voluto ridere,
divertito nel vedere il brizzolato eroe di tanti aspri conflitti sbaragliato
sul campo da una fanciulla.

Molto tempo prima gli avevo insegnato a leggere sulle labbra; adesso
gli indirizzai in silenzio ununica parola: Arrenditi!

Soffoc un sorriso mentre riportava lo sguardo sulla figlia. Questa


pura stupidit, le disse severamente, e non voglio averci nulla a che
fare. Ti consegno i qui presenti criminali come parte del mio dono di
nozze. Fanne ci che credi.

Una perlustrazione della costa sul versante opposto rivel il


peschereccio con cui Panmasi e i suoi uomini erano arrivati fin l,
tirandola poi sulla spiaggia e coprendola con fronde e rami secchi.
Doveva essere pi robusta e salda di quanto non sembrasse, per aver
trasportato tanti uomini cos lontano e cos in fretta. Obbedendo al
volere della principessa Serrena, i miei uomini sistemarono a bordo
Panmasi e quanto restava della sua ciurma, senza armi n provviste, e
io indicai loro la via verso il sud e la bocca del Nilo.
Non abbiamo cibo n acqua, mi disse lui, moriremo tutti di sete o
di fame. Abbi piet, buon Taita, ti supplico.

Posso darti solo qualche utile consiglio, ma niente cibo n bevande,


dal momento che sono costosi e scarsi. Vi conceder un vantaggio di un
giorno, poi mander una nave da guerra a inseguirvi, affinch
acceleriate il vostro viaggio. Addio, buon Panmasi. Porgi i miei omaggi
al Faraone Utteric quando, o meglio se, riuscirai a raggiungere
lEgitto. Rivolsi un cenno del capo ai miei uomini intenti a sorvegliare
i prigionieri; loro smontarono da cavallo e si prepararono a spingere in
mare la barca, ma vennero fermati dal grido melodioso di una voce
familiare.

Aspetta, Taita! Non lasciarli andare, non ancora! Con un sospiro di


rassegnazione mi voltai a guardare la principessa Serrena di
Lacedemone che, precedendo una fila di sei cavalli da soma carichi di
ceste piene di cibo e di otri pieni dacqua, scendeva sulla sabbia dorata
della spiaggia dal sentiero nella foresta. Dimentichi le provviste per
questi poveretti, sciocco. Morirebbero di fame o di sete prima di
raggiungere lEgitto.

Come speravo ardentemente, borbottai, ma lei finse di non


sentirmi. Il mio rammarico si accentu quando vidi che aveva incluso
nelle provviste due grandi otri dello squisito vino rosso del padre. Mi
parve il culmine della follia.

Panmasi venne a prostrarsi ai piedi di Serrena elogiandone la


bellezza, la misericordia e la generosit, invocando su di lei la
benedizione di tutti gli dei, ma vidi che la guardava di sguincio, e la
cosa mi mise a disagio. Lo raggiunsi da dietro e gli sferrai un calcio fra
le natiche che lo fece piegare in due.

Levati di torno, puzzolente grumo di escrementi, gli intimai, e


non tornare mai pi, altrimenti mi assicurer che tu rimanga qui in
eterno, sepolto bene a fondo nel terreno.
Torn zoppicando verso la barca, massaggiandosi le parti doloranti e
strillando insulti ai suoi uomini, che cominciarono a maneggiare
alacremente i remi e, non appena ebbero superato la barriera corallina,
issarono una vela e si allontanarono verso sud. Panmasi e io ci
fissammo finch la distanza non ce lo imped, poi mi voltai e tornai con
la mia amata principessa verso la cittadella. Temevo per che avrei
nuovamente posato gli occhi su quel malvagio furfante.

Quel brutto presentimento rimase in un angolo del mio cervello


persino durante gli indaffarati e gioiosi giorni che seguirono. In pi di
unoccasione fui sul punto di infrangere la promessa fatta a Serrena e
inseguire Panmasi con la Memnone per risolvere la questione in
maniera definitiva; sapevo di potere convincere Rameses ad
accompagnarmi. Ma sono un uomo donore, e la mia parola sacra, per
me.

Certo non mi consola sapere che, se non lavessi rispettata in


quellunico caso, avrei salvato la vita di un migliaio di uomini prodi e
degni donore, per non dire del dolore e dellinfelicit che avrei
risparmiato a me stesso e a coloro che mi sono cari.

La responsabilit di organizzare il matrimonio fra il principe


Rameses dEgitto e la principessa Serrena di Lacedemone era stata
affidata quasi interamente al sottoscritto, ragion per cui se fosse andato
tutto bene le lodi sarebbero state tutte rivolte a re Hurotas e alla regina
Tehuti, mentre in caso di un disastro, una tragedia o una calamit tutte
le teste si sarebbero subito voltate nella mia direzione.

Le celebrazioni sarebbero iniziate un mese prima della cerimonia di


nozze e proseguite per un altro mese ancora. Dietro esplicita richiesta di
Tehuti sarebbero state dedicate ad Apollo, dio della fecondit oltre che
di tante altre cose, infedelt compresa.

Avrebbero incluso banchetti e gozzoviglie, adorazione dei


centocinquanta dei e dee principali, corse di carri e gare tra
imbarcazioni, abbondanti libagioni, incontri di lotta, gare di canto ed
eloquenza e tiro con larco, musica e danze e corse di cavalli, il tutto
con generosi premi in oro e argento per i vincitori.

Dovevo inoltre sovrintendere alla costruzione di alloggi adeguati per


i sedici regnanti locali, con relativo seguito, che Hurotas e Tehuti
avevano invitato ai festeggiamenti.

Faccio una momentanea digressione per spiegare il rapporto di re


Hurotas con questi capitrib o sovrani minori. Quando, quasi trentanni
prima, era arrivato per la prima volta nel porto di Gythium, dopo la
fuga da Creta con la novella sposa Tehuti, in cerca di un luogo dove
regnare e diventare potente, Hurotas aveva sottratto al sovrano del
posto il territorio che portava ora il nome di Lacedemone grazie al
semplice stratagemma di fomentare la ribellione dei sudditi ormai ostili
e di sconfiggerlo in unaspra battaglia infuriata per tre giorni lungo le
rive del fiume Hurotas.

Clydese era alleato con i tre capitrib a nord del suo regno, tutti morti
impugnando la spada mentre combattevano al suo fianco. I rispettivi
primogeniti si erano invece arresi al nuovo re Hurotas che, invece di
giustiziarli come si aspettavano, aveva chiesto loro di giurargli fedelt,
cosa che avevano accettato di fare senza indugio, ben consapevoli di
quale fosse lalternativa. Il mio amico aveva poi restituito loro i territori
sul versante settentrionale delle montagne del Taigeto che aveva
sottratto ai defunti padri, tenendo per s solo quello appartenuto a
Clydese.

Naturalmente i tre giovani avevano giurato di versargli, vita natural


durante, un cospicuo tributo su qualsiasi guadagno che loro e i rispettivi
eredi potessero trarre da qualsivoglia fonte. Era un accordo che
avvantaggiava tutti gli interessati, alcuni pi di altri.

I tre capitrib avevano avuto quindi salva la vita e ottenuto la


sovranit nominale sui regni paterni, laddove a Hurotas veniva
risparmiata la tediosa necessit di tenere sotto controllo una miriade di
trib selvagge che non capivano nemmeno i principi basilari
dellalleanza e della lealt. Nel corso degli anni seguenti aveva
reclutato i sedici sovrani minori del circostante arcipelago alle stesse
condizioni: un giuramento di lealt o lannientamento. Era lunico che
vantasse la ferocia e lastuzia necessarie per tenerli tutti tranquilli e, se
non ci fosse stato lui a fare schioccare la frusta, avrebbero continuato
senza sosta a saltarsi vicendevolmente alla gola. Adesso invece
mantenevano una tregua, e il timore reverenziale e il rispetto nei
confronti di Hurotas erano talmente forti che nessuno metteva mai in
dubbio un suo ordine n dimenticava di versargli il debito tributo,
solitamente con un largo anticipo sulla data prestabilita.

Ecco perch, dopo circa tre decenni, Hurotas invitava al matrimonio


della figlia tutti e sedici i capitrib locali o i loro successori, e io avevo
il dovere di collaborare ai preparativi.

Doveva essere tutto pronto trenta giorni prima che iniziasse la


stagione di Shemu, ossia il periodo dellacqua bassa nel Nilo, tra
primavera ed estate. Bench Lacedemone fosse un regno a s stante, si
atteneva ancora fedelmente al calendario dellEgitto, perch era l che
Hurotas e Tehuti erano nati, e quella egizia era la loro lingua madre.

Il primo giorno di Shemu era la data che la regina Tehuti e la


principessa Serrena avevano scelto per la cerimonia nuziale, dopo avere
meticolosamente calcolato la data della luna rossa della sposa e i dieci
giorni per il suo passaggio, per assicurarsi che lei fosse pronta ad
accordare al novello sposo un adeguato benvenuto nella prima
occasione in cui lui avesse visitato il talamo.

Larrivo degli ospiti e le celebrazioni sarebbero quindi iniziati nella


luna precedente Shemu, ossia nellultimo mese del periodo di ritiro
delle acque e semina, Pharmouti.

Lavorammo tutti come schiavi sotto la minaccia della frusta perch il


tempo volava e le mie adorate Tehuti e Serrena continuavano a
inventarsi nuovi intrattenimenti che dovevo approntare per gli ospiti,
ognuno pi complesso ed elaborato del precedente.
Sappiamo che puoi riuscirci senza difficolt, caro Tata. Sei un
autentico genio e nulla troppo per il tuo talento. So che non mi
deluderesti mai. In fondo si tratta delle nozze di Serrena, mi
incoraggiava Tehuti, baciandomi su una guancia per spronarmi.

Vi riuscimmo per un soffio, ma quando le lunghe imbarcazioni degli


invitati iniziarono a comparire allorizzonte, arrivando da ogni
direzione e puntando verso lenorme baia di Gythium, cerano
compagnie di soldati capeggiate dai rispettivi ufficiali pronte a dare loro
il benvenuto sulla terraferma e scortarli poi lungo lHurotas fino alla
cittadella, dove li aspettavano lussuosi alloggi. Era una procedura di per
s complicata, soprattutto se arrivavano contemporaneamente pi navi
cariche di personaggi di sangue reale: i nostri ospiti erano molto attenti
alla gerarchia e pronti a difendere con le unghie, con i denti e con la
spada il loro ordine di precedenza, e il mio perenne tentativo di non
offendere nessuno metteva a dura prova le mie doti diplomatiche.

Il mio straordinario fascino, tuttavia, plac i temperamenti collerici e


la mia impeccabile conoscenza del protocollo riusc a impedire
sommosse.

Non appena sbarcavano, gli invitati pi illustri venivano


accompagnati, insieme a mogli e concubine, sui carri in attesa e scortati
da soldati a cavallo e da una banda di musici lungo la strada bordata di
folla esultante e fanciulle danzanti, cosparsa di fiori dal molo fino alle
porte della cittadella.

Re Hurotas e la regina Tehuti li accoglievano l, insieme al principe


Rameses e alla sua promessa sposa. Pochissimi tra gli ospiti avevano
mai posato gli occhi su Serrena e, pur essendo stati informati della sua
straordinaria avvenenza, sembravano sbalorditi quando la vedevano con
i loro occhi. Persino coloro che in passato si erano spinti fino a
Lacedemone per chiedere la sua mano parevano avere dimenticato
quanto fosse splendida e restavano nuovamente ammaliati. Uno dopo
laltro rimanevano senza parole e si limitavano a guardarla a bocca
aperta, ma nel giro di pochi istanti Serrena spezzava lincantesimo con i
suoi modi cordiali e disinvolti e il suo sorriso radioso.

Era una delle sue tante virt: sembrava non rendersi conto della sua
strepitosa bellezza e non era per nulla vanitosa, il che naturalmente
faceva risaltare ancor pi il suo fulgore. Riuscivo a seguire il suo
incedere tra la folla grazie al fremito di eccitazione che provocava e
allanimazione di quanti le si assiepavano intorno per bearsi del suo
splendore. Stranamente non suscitava mai invidia n gelosia fra le altre
donne, che davano limpressione di non sentirsi mai in competizione
con lei, irraggiungibile come una stella cadente. Erano invece
orgogliose di Serrena perch rappresentava lapice e lepitome delle
virt del genere femminile: la sua avvenenza si rifletteva su tutte loro, e
la amavano per questo.

Inizi cos lultima fase che precedeva le nozze reali e con


lavvicinarsi del giorno fatidico gli ospiti si facevano sempre pi
eccitati e colmi di lieta anticipazione. Sembrava quasi che la Natura
stessa fosse consapevole dellimportanza delloccasione e fornisse
volentieri il proprio contributo. Pioveva, ma solo durante la notte, e il
picchiettare delle gocce sui tetti suonava rassicurante e conciliava il
sonno. Allarrivo dellalba, le nubi si diradavano e il sole brillava
benevolo su tutti noi, mentre i venti si riducevano a un dolce zefiro,
vigoroso quanto bastava per increspare le acque e spingere
delicatamente nel porto di Gythium le navi degli ultimi ospiti.

Lunica ombra sui festeggiamenti era data dalla preoccupazione per


linfruttuoso tentativo degli uomini di Utteric di rubare la Memnone dal
porto e la minaccia per lincolumit del principe Rameses implicita in
quel gesto.

Ormai tutto il mondo civilizzato aveva capito che il Faraone Utteric


era un folle che disponeva di un vasto esercito e unampia marina e non
esitava a impiegarli dopo una seppur minima provocazione o persino
senza di essa.
Per quanto Hurotas amasse profondamente la figlia, e le celebrazioni
nuziali fossero soprattutto in onore della ragazza, ufficiosamente era
felice di sfruttare quelloccasione per promuovere affari di Stato. Ogni
giorno, quando il sole era allapice, indiceva una riunione clandestina a
porte chiuse nella sua camera di consiglio alla quale partecipavano tutti
i sovrani riuniti a Lacedemone. Il momento non era scelto a caso: pi
tardi, una volta ripresi i festeggiamenti e avviato il consumo dei superbi
vini delle sue vigne, non ci sarebbe pi stato un momento adatto per
discutere di un patto di reciproca protezione.

Diversi giorni prima della data fissata per il matrimonio, i diciotto


capi di Stato numero che includeva Hurotas e il principe Rameses si
riunirono nella sala del consiglio della cittadella.

Il giorno precedente, il consiglio aveva votato per non riconoscere


Utteric come Faraone dellEgitto, data la sua palese follia, eleggendo al
suo posto Rameses.

Una volta che tutti i membri si furono seduti, Hurotas diede inizio
alla riunione.

Il Consiglio del Nord ora in seduta, dichiar, e prego il nobile


Taita, suo segretario, di leggere il patto di reciproca protezione che il
tiranno Tindaro ci ha sottoposto per la ratifica.

Tindaro, Rameses e Hurotas erano gli unici membri del consiglio


capaci di leggere, e io ero lunico dei presenti che non dovesse muovere
le labbra quando lo faceva; ecco perch il mio amico aveva scelto
Tindaro per presentare il rotolo di papiro e il sottoscritto per leggerlo ad
alta voce. Riportava poco pi di cinquecento parole, ma vincolava tutti i
membri del Consiglio del Nord l riuniti ad accorrere in aiuto di
qualunque paese si ritrovasse minacciato da terzi.

Dopo la mia lettura del documento vi fu qualche discussione di


scarso rilievo, poi tutti apposero in calce la loro firma o simbolo. Erano
dumore allegro e scherzoso, e dalla sala consigliare passarono nel
cortile, dove Hurotas aveva fatto portare un magnifico stallone nero.

A ognuno di loro venne dato un calice dargento, quindi si riunirono


intorno al cavallo. Hurotas sollev la propria ascia da battaglia e la cal
sulla testa dellanimale, uccidendolo allistante. Gli altri sovrani si
fecero avanti per riempirsi il calice del sangue zampillante e lo alzarono
verso il cielo prima di parlare.

Se vengo meno al mio solenne giuramento, possa il mio sangue


scorrere altrettanto liberamente, dichiararono in tono grave, poi
svuotarono i calici. Alcuni risero sonoramente mentre altri ebbero i
conati; in ogni caso, sono sicuro che nessuno di loro immaginava che
prima della fine di quella luna sarebbe stato chiamato a tenere fede alla
promessa.

I festeggiamenti prenuziali conobbero un crescendo con lavvicinarsi


della data della cerimonia. Hurotas indisse una caccia al cinghiale
laconiano, un animale dalla lunga storia che per lui rappresentava un
autentico cruccio.

Dopo che Zaras era giunto a Lacedemone con Tehuti ed era diventato
re Hurotas, aveva introdotto alcune novit. Tra le prime, quella di
piantare le viti e produrre il vino con luva raccolta.

Aveva per commesso un grave errore: mentre consacrava i suoi


vigneti agli dei, aveva dimenticato di includere nellelenco Artemide
che, fra i tanti ruoli, anche la dea delle foreste e di tutti gli animali
selvatici.

Il mio amico aveva ordinato di abbattere le foreste per fare spazio


alle vigne e aveva scacciato o ucciso gli animali che rischiavano di
distruggere le coltivazioni, fra cui il cinghiale, una delle creature
predilette di Artemide, la quale era montata su tutte le furie per quel
comportamento arrogante e prepotente.
Aveva mandato quindi il cinghiale calidonio a devastare i vigneti del
sovrano per insegnargli lumilt. Non si trattava di un comune maiale
selvatico: soltanto un essere divino o qualcuno nato per regnare era in
grado di abbatterlo, e solo dopo una lotta immane. Non importava con
quanta frequenza venisse ucciso: ogni anno la dea lo faceva rinascere e
lo rimandava a tormentare Hurotas. E ogni anno il cinghiale era pi
grande, feroce e spaventoso del precedente.

Si diceva che lultimo fosse alto sei cubiti alla spalla, quanto un
uomo, e pesasse cinquecento deben, come un cavallo massiccio.

Viveva nella fitta foresta sui monti del Taigeto e ne usciva solo
nottetempo per devastare i campi dei contadini nelle valli, quindi ben
poche persone lo avevano mai visto. Poteva divorare in una sola notte il
raccolto annuale di cinque o sei piccoli agricoltori, e quello che non
mangiava lo calpestava, mischiandolo al fango.

Aveva zanne lunghe come la spada di un guerriero, grazie alle quali


poteva sbudellare un cavallo con un rapido movimento dellorrenda
testa. La sua pelle era cos spessa e dura, coperta da setole ispide
talmente fitte da poter respingere la punta di qualsiasi lancia che non
venisse scagliata con la massima abilit e potenza. Gli zoccoli erano
tanto acuminati da permettergli di eviscerare un cavallo da guerra con
un unico calcio. Non stupiva che due degli antichi corteggiatori di
Serrena avessero declinato linvito a partecipare alla battuta di caccia,
adducendo uno il pretesto dellet avanzata e laltro quello di una salute
fattasi molto recentemente cagionevole; tuttavia accettarono entrambi
di osservare il tutto da lontano o dalla cima di un alto albero.

Quanti avevano invece raccolto la sfida tradivano un certo


nervosismo, mentre si allontanavano a cavallo per andare ad affrontare
il mostro. Naturalmente re Hurotas guidava la caccia con lammiraglio
Hui, lamico del cuore, alla sua destra; di recente mi aveva visto
combattere a Tebe contro le orde di hyksos che avevano invaso lEgitto,
quindi non cera da sorprendersi se cavalcavo alla sua sinistra.
Ordin alla moglie e alla figlia altrettanto amata di rimanere molto
pi indietro e al principe Rameses di restare loro accanto per
proteggerle. Se mi avesse chiesto consiglio, avrei potuto evitargli
parecchia irritazione e una brutta figura, invece si ritrov ad affrontare
la feroce opposizione dei tre, con Tehuti che capeggiava la ribellione
con il talento di un leguleio arrogante e lautorevolezza concessale da
tutti i loro anni di matrimonio.

Quand che ti ho salvato la vita per la prima volta, mio caro?


chiese dolcemente al marito. Non successo prima ancora che ci
sposassimo? S, ora ricordo. Eri ancora un umile capitano di nome
Zaras, e tu e Taita siete venuti a strapparmi dalle grinfie di Al Hawsawi,
il farabutto che mi aveva rapito, ma lui ti ha pugnalato al ventre prima
che riuscissi a compiere la tua nobile missione. Alla fine siamo stati
Taita e io a salvare te! Aveva dato una tale enfasi allultima parola che
Hurotas impallid per lo sdegno. Il modo in cui lei aveva manipolato il
resoconto di quella vicenda lasci basito persino me, ma Tehuti riprese
rapidamente a parlare prima che uno qualsiasi di noi due potesse
trovare le parole adatte per protestare. E quella stata solo la prima
delle numerose volte in cui ti ho salvato la vita... Pass poi a
rammentargliene molte altre.

Serrena intervenne disinvolta, con un impeccabile tempismo; se


anche avessero provato e riprovato la scena una decina di volte, non
avrebbero mai ottenuto una simile perfezione.

E la mamma e io ci siamo accordate per spartirci la spada azzurra


regalatale dal fratello, disse, con lincantevole voce che tremava per la
commozione. Se non rimaniamo insieme durante questa battuta di
caccia, una di noi due verr privata dellarma che potrebbe salvarle la
vita, o salvare la tua. Non puoi certo permettere che una di noi due
finisca, disarmata, in balia di questo maiale assassino, vero, padre?

Hurotas si volt di scatto verso di lei prima ancora di rispondere alla


moglie, ma Rameses si inser rapido nella conversazione, impedendogli
di protestare.
Ho il dovere di proteggere la mia promessa sposa da un terribile
pericolo, quindi devo essere accanto a Serrena quando troveremo
questa bestia famelica.

Re Hurotas li guard tutti e tre in cagnesco, ma loro rimasero


impassibili a fronteggiarlo, spalla contro spalla. Lui si guard intorno in
cerca di sostegno e naturalmente mi vide indugiare con discrezione
sullo sfondo. Taita, mi disse, spiega a questi sciocchi che quello a
cui stiamo dando la caccia un animale estremamente pericoloso.
Rischieranno tutti la vita, quando lo incontreremo.

Altezza, solo uno stolto continua a discutere quando si trova in


inferiorit numerica ed stato battuto in astuzia. Sono pronto a
testimoniare che tu non sei affatto uno stolto, quindi ti consiglio di
accettare linevitabile, replicai.

Mi fiss con uno sguardo furibondo che gareggiava con lo scintillio


del sorriso, e cap di non avere nemmeno il mio sostegno. Raggiunse a
grandi passi i due stallieri che gli stavano tenendo il destriero, si iss in
groppa allanimale e prese le redini, poi ci osserv con aria truce.
Venite, allora! Se siete cos decisi a morire, seguitemi. E possano
Artemide e tutti gli altri dei avere misericordia della vostra stupidit,
per quanto io lo ritenga improbabile.

Larea che dovevamo perlustrare era immensa e il terreno


montagnoso e rivestito di fitti boschi, con le vigne che si estendevano ai
piedi dei rilievi. Hurotas mantenne un passo spedito, per punire la
moglie e la figlia per limpudenza con cui avevano appena obiettato ai
suoi ordini, ma le due donne vi si adeguarono senza difficolt. Inutile
dire che mi trovavo anchio nelle prime file del drappello di cacciatori,
poco pi indietro di Tehuti e Serrena. Gli altri partecipanti, quasi un
centinaio, erano in fila alle nostre spalle, di ottimo umore perch quasi
tutti convinti che i racconti sulla leggendaria preda fossero
esageratamente gonfiati e il cinghiale mitologico fosse in realt una
normalissima e innocua creatura che si poteva eliminare con una decina
di frecce e un colpo di lancia. La maggior parte di loro sembrava pi
interessata ai calici di vino che venivano generosamente passati di
mano in mano.

I pochi uomini mandati in avanscoperta, fra cui il sottoscritto,


trovarono abbondanti prove della presenza del cinghiale. Ampi settori
dei vigneti erano stati sradicati con violenza e i canali di irrigazione,
laboriosamente costruiti dai contadini, erano a pezzi, tanto che lacqua
scendeva impetuosa lungo il fianco della montagna, tornando nel fiume
da cui era arrivata, e da l direttamente nel mare. Le viti non divelte
apparivano marroncine e spoglie, rinsecchite dalla sete. I braccianti
incaricati della manutenzione dei solchi per lacqua erano troppo
terrorizzati dal cinghiale per lavorare i campi e si erano nascosti nelle
rispettive casupole, temendo quellanimale mostruoso persino pi di
Hurotas.

Per punirlo della sua troppa arroganza la dea Artemide non avrebbe
potuto scegliere, nellimpero di Hurotas, unarea che gli stesse pi a
cuore: lui amava il suo vino quasi quanto il contenuto delle sale del
tesoro, e quando aveva un calice del magico liquido rosso in una mano
e un altro nella pancia era un uomo appagato. Bench gli
amministratori delle sue terre lo avessero avvisato della portata del
disastro, non era ancora riuscito a rendersi conto delle sue reali
proporzioni: sentirne parlare era una cosa, vedere con i propri occhi
unaltra.

Distanzi il resto del gruppo, agitando la lancia sopra la testa e


imprecando contro la dea e il suo aiutante. Rabbrividii sentendo
lanciare simili insulti alla figlia di Zeus. Il pi mite di quegli epiteti era
orrenda e disgustosa baldracca, il peggiore la accusava
sfacciatamente di avere rapporti contro natura con il cinghiale,
unimmagine che la mia mente non riusciva nemmeno a contemplare,
da quantera orrenda, anche se Tehuti e la sua adorata figlia la
trovavano enormemente spassosa.

Allimprovviso il trillo delle loro allegre risate venne interrotto da un


altro suono, spaventoso e quasi assordante. Hurotas tir le redini del
destriero, guardandosi intorno con aria stupita, e devo confessare che
persino io, che non mi allarmo facilmente, fui colto alla sprovvista.

Prima di allora mi era successo soltanto una volta di sentire un verso


altrettanto minaccioso; era stato in Etiopia, sulle rive del Nilo. Un
suono capace di fare rizzare i capelli a un uomo coraggioso e persino di
fargli perdere il controllo sugli sfinteri: il ruggito spaventoso di un
leone dalla criniera nera. La mia testa parve girarsi da sola in direzione
di quel rumore tonante.

Dal limitare della foresta in fondo alla vigna spunt unenorme testa
tozza che sembrava appartenere a una creatura mitologica, coperta di
peli ricciuti neri come pece. Le enormi orecchie erano appuntite e
piegate in avanti, gli occhi brillanti e di una malvagit porcina. Il muso
era piatto e le narici fremevano fiutando il nostro odore. Le zanne erano
talmente lunghe e ricurve che le punte, affilate come rasoi, quasi si
sfioravano al di sopra della testa massiccia.

Quel mostro emise un altro verso simile a un ruggito leonino, e a quel


punto mi resi conto che era stato creato dal capriccio di un dio, non
dalla natura. Era probabilmente in grado di strillare come unaquila o
belare come una capra, se sceglieva di farlo. Gli alberi della foresta si
inclinarono per poi piombare a terra quando lui li scostava con
noncuranza, sbucando nello spazio aperto. Il suo posteriore era molto
muscoloso e il dorso formava una gobba villosa fra le spalle. Frantum
il terreno con zoccoli molto pi grandi di quelli del bufalo selvatico da
me cacciato alle sorgenti del Nilo, e fece sollevare una densa nube di
polvere marrone che lo avvilupp, ammantandolo di unaura mistica
che ne accentu la minacciosit. A un tratto si lanci gi per il pendio
della vigna, puntando direttamente verso Hurotas, come se in lui
riconoscesse il principale nemico della sua padrona Artemide.

Il mio amico brand la lancia e spron il cavallo per andare incontro


allenorme cinghiale che caricava. Proruppe in un selvaggio grido di
guerra, probabilmente pi per farsi coraggio che per spaventare
lanimale, che gli rispose con unassordante cacofonia di ruggiti e
grugniti.
Lattacco del cinghiale guadagn ulteriore slancio nella discesa; la
sua mole gigantesca pareva travolgente come una frana di massi lungo
un pendio montano squassato da un terremoto. Hurotas si drizz e
sollev la pesante lancia da caccia, quindi gliela scagli contro con tutta
la forza del braccio destro, indurito e temprato nella fornace di
numerose battaglie. Fu un lancio perfetto, dalla mira impeccabile:
larma affond per met sotto il manto irsuto e la pelle coriacea,
raggiungendo la cavit toracica. Immaginavo che avesse trapassato il
cuore e altri organi vitali.

Il cinghiale, tuttavia, non mostr la minima reazione alla profonda e


terribile ferita appena ricevuta, non barcoll n ebbe alcuna esitazione
nella corsa. La velocit rimase inalterata, i grugniti furibondi divennero
ancora pi assordanti mentre la bestia faceva oscillare lorrenda testa
con tutta labilit e la potenza di un boia che brandisca la propria ascia.
Le enormi zanne arcuate scintillarono nellaria, per poi affondare nel
petto dello stallone. Tranciarono pelle, carne e ossa in un unico orrendo
squarcio che attraversava gabbia toracica e spalla scendendo poi lungo
il fianco, dal quale fecero fuoriuscire gli organi vitali e le interiora,
dopo di che spezzarono la rotula della zampa posteriore. Il cavallo,
ormai con due zampe tranciate, stramazz a terra. Anche Hurotas
avrebbe potuto perdere una gamba, ma limmane violenza dellimpatto
iniziale lo aveva sbalzato via un attimo prima che le zanne facessero a
pezzi la sua cavalcatura. Venne scagliato lontano dal pericolo, ma
picchi la testa sul terreno e, nonostante il copricapo, perse i sensi
nellurto.

La mostruosa creatura si accan sul cavallo abbattuto e continu a


trafiggerlo furiosamente. Io stavo sferzando il mio destriero per risalire
il ripido pendio, ma Tehuti, che mi precedeva di parecchio, si stava
lanciando verso i due animali senza curarsi minimamente della propria
incolumit, precedendo Serrena e Rameses di mezza lunghezza. Tutti
gridavano, in preda alla frenesia. Tehuti malediceva il cinghiale per
avere ucciso suo marito e lo minacciava di morte, con la spada azzurra
sollevata sopra la testa. Rameses e Serrena si incitavano a vicenda a
proseguire, folli di eccitazione, il buonsenso gettato ai venti di guerra.
Io urlavo a tutti e tre di stare attenti, di non avvicinarsi allenorme
bestia e di lasciare che me ne occupassi io, ma come al solito nessuno
di loro bad minimamente ai miei ordini.

Tehuti continu ad avvicinarsi alle spalle del cinghiale e si sporse


dalla sella per tranciargli il tendine delle zampe posteriori con la spada,
ma in quel preciso istante lanimale scalci allindietro con ferocia e il
suo zoccolo le colp il polso destro, spezzando losso e facendo volare
via la spada. Latroce dolore la fece cadere da cavallo e finire sotto gli
zoccoli turbinanti del gigantesco cinghiale, con la mano sana stretta al
polso ferito. Rameses, che la seguiva da vicino, cap subito quale grave
rischio corresse e, sfruttando abilmente il proprio slancio, si allung in
avanti, la prese tra le braccia e si lanci gi per la discesa, sottraendosi
alla portata delle zanne e degli zoccoli vorticanti del mostro.

Serrena era talmente in pena per lincolumit della madre che si


distrasse e, quando il cinghiale caric il suo cavallo, facendolo arretrare
in preda al terrore, venne sbalzata di sella. Riusc a cadere in piedi, ma
non vedendo la lancia si guard freneticamente intorno in cerca di
unaltra arma o almeno di una via di fuga da quella difficile situazione.

Avevo notato che la spada azzurra era caduta nel fango, fra i tralci di
vite spezzati, dove il magico metallo dalle sfumature argentee
scintillava come un tonno appena pescato.

Facendo pressione con le ginocchia, condussi il mio cavallo da quella


parte e, sempre al galoppo, mi sporsi il pi possibile. Serrai le dita
sullelsa tempestata di pietre preziose e mentre mi raddrizzavo lanciai
un urlo.

Serrena! La mia voce sovrast le grida sfrenate, il boato degli


zoccoli al galoppo e i ruggiti furiosi dellenorme cinghiale di Artemide.

Lei volse lo sguardo verso la mia voce e io mi feci roteare ununica


volta la spada azzurra intorno alla testa. Tieni, Serrena! Prendila!
Gliela lanciai con tutte le mie forze, ben in alto, e lei, con
unaggraziata piroetta, la afferr al volo mentre ricadeva. Stretta nella
mano destra di una semidea, quellarma portentosa adesso era in grado
di uccidere lanimale inviato da Artemide. Quando il cinghiale caric di
nuovo, Serrena gli corse incontro. Io la osservai con il cuore che
batteva allimpazzata, in preda a un contraddittorio empito di orgoglio e
di terrore: orgoglio per la sua bellezza e il suo coraggio, terrore per il
rischio al quale si stava esponendo.

La bestia mostruosa doveva avere percepito il pericolo, perch lasci


perdere il cavallo che stava straziando per voltarsi di scatto e avventarsi
su di lei nellistante esatto in cui la vide. Serrena si ferm e si alz in
punta di piedi, cercando di attirare lattenzione del gigantesco maiale
selvatico, ma allultimo momento si scost di lato con una giravolta. Il
cinghiale, sfrecciandole accanto, cerc di colpirla con le letali zanne
con cui aveva sbudellato agevolmente il cavallo di Hurotas; una delle
punte davorio le si impigli nelle pieghe della tunica, ma poi si stacc
lacerando la stoffa, senza compromettere lequilibrio di Serrena.

Mentre lanimale la superava di corsa, lei sferr un rovescio con la


lama di un azzurro argenteo, il cui filo scintillante gli tranci di netto
larticolazione della zampa posteriore sinistra.

Lorrenda bestia, tuttavia, si rivel agile con tre sole zampe come lo
era stata con quattro, e ruot su se stessa, facendo perno sulla posteriore
rimasta. Aveva smesso di grugnire ma continuava a serrare
ritmicamente le mascelle, tanto che le zanne cozzavano rumorosamente
luna contro laltra, producendo un suono terrificante. Serrena gli
permise unaltra volta di avvicinarsi per caricarla, poi si scans di
nuovo con una piroetta e la lama nella sua mano parve svanire in una
striscia di mercurio, mentre tagliava la zampa anteriore destra,
tranciandola di netto come fosse una verdura bollita.

Privo di due zampe, lanimale piomb a terra, a testa in gi, e fece


una capriola restando poi supino. Mentre tentava spasmodicamente di
recuperare lequilibrio, allung sul terreno fangoso il collo grosso
quanto un tronco dalbero. Serrena gli si avvicin e, stringendo con
entrambe le mani lelsa della spada azzurra, se la fece roteare sopra la
testa e la riabbass di scatto, descrivendo un arco scintillante, con un
tale impeto che la lama emise un fischio acuto mentre fendeva laria. La
colossale testa del cinghiale parve spiccare un balzo dalle spalle
ingobbite e, mentre colpiva il terreno, la sua bocca spalancata emise un
lugubre suono, una via di mezzo fra un urlo di rabbia e un lamento di
morte. Uno zampillo di sangue scuro gli sgorg dalla carne tagliata,
inzuppando la parte inferiore della tunica di Serrena, ferma l accanto
con aria di trionfo.

Lanciai un grido di approvazione e subito cento altre voci si unirono


alla mia. Rameses corse ad abbracciarla, sollevato. Tehuti si alz
faticosamente in piedi e, dominando latroce dolore del polso fratturato
che si stringeva ancora al petto, li raggiunse rapida. I re e i generali
stranieri, guidati dallammiraglio Hui a capo dei suoi lacedemoni,
sciamarono nel vigneto per lodare e magnificare il coraggio e la
maestria bellica di Serrena. Le si inginocchiarono davanti luno dopo
laltro, ricoprendola di elogi. Lei li ricevette con un ampio gesto del
braccio, poi cinse le spalle della madre e la aiut a raggiungere il punto
in cui Hurotas era ancora riverso a terra, privo di sensi.

Nel giro di brevissimo tempo riuscirono a rianimarlo; lui si drizz a


sedere e si guard intorno con la vista annebbiata. Solo a quel punto le
due donne che amavo pi di qualsiasi altra cosa si voltarono verso di
me, con un solo movimento, e mi espressero la loro gratitudine
sorridendomi al di sopra delle teste della folla chiassosa.

Quel semplice gesto mi lasci completamente appagato.

Ber Argolid di Beozia, noto come Fortebraccio per il peso della


spada che maneggiava, era il pi importante e potente dei sedici sovrani
locali. Aveva ordinato ai suoi uomini di portargli il trono sul terreno di
caccia per stare pi comodo e soprattutto per enfatizzare la sua
importanza, ma adesso insistette perch vi prendesse posto Serrena,
come riconoscimento per la magistrale bravura dimostrata uccidendo il
gigantesco cinghiale. Gli altri sovrani e capitrib, non volendo essere
da meno, le mostrarono il loro rispetto sollevando il trono e formando
un corteo donore. Otto alla volta, a turno, se la issarono sulle spalle e
ne cantarono le lodi mentre scendevano dalle montagne del Taigeto alla
cittadella.

La notizia della portentosa uccisione del cinghiale aveva preceduto il


loro arrivo: quella che mi parve lintera popolazione di Lacedemone si
era assiepata lungo la strada, acclamando la principessa e ricoprendola
di petali di fiori ed elogi sperticati. Io camminavo alla sua sinistra, nella
posizione donore; la mia innata modestia me lo avrebbe impedito, ma
lei aveva voluto cos.

Il ritorno a casa occup quasi tutto il resto della giornata; il sole stava
calando verso lorizzonte quando il trono venne finalmente deposto
sulla pedana nel cortile interno della cittadella, ma nemmeno a quel
punto a Serrena venne permesso di scendere.

Suo padre si era ormai ripreso completamente dallo scontro con il


grande cinghiale e, opportunista come sempre, approfitt delloccasione
per consolidare la lealt dei sedici capitrib locali nei confronti di
Lacedemone.

Era un momento cruciale; lentusiasmo era al culmine. La bellezza di


Serrena, gi abbagliante, era indescrivibile: la ragazza rifulgeva per
ladulazione riservatale, e nessuno uomo o donna, vecchio o giovane,
nobile o di umili origini era in grado di resistervi. I visitatori di
sangue reale e i suoi antichi corteggiatori ne furono travolti senza poter
fare nulla, come il resto di noi.

Quando, affiancato dalla consorte ferita, che appariva nobile e


coraggiosa con la mano lesionata appesa al collo grazie a una fasciatura
da me realizzata, e dallincantevole figlia, Hurotas si alz per rivolgersi
a loro, tutti i presenti si ritrovarono a pendere dalle sue labbra,
acclamandolo al termine di ogni frase. Quasi tutti i sovrani si erano
premuniti di calici colmi del suo ottimo vino rosso, a cui stavano
riservando una rispettosa attenzione, e alcuni schiavi erano fermi l
accanto, pronti a rabboccarli prima che restassero vuoti.

Hurotas spieg ai sovrani e ai dignitari l riuniti che ormai li


considerava come fratelli, legati da una causa comune e dal reciproco
rispetto, il che gli valse uno scroscio di applausi straordinariamente
sonoro ed entusiastico. Quando torn il silenzio, re Ber Argolid si alz,
deciso a non lasciarsi intimorire dallelaborata arte oratoria del padrone
di casa.

Dora in poi, unoffesa contro uno qualsiasi di noi sar unoffesa


contro tutti noi, grid. Prendiamoci per mano e pronunciamo un
giuramento di reciproca protezione.

Chi ascolter il nostro giuramento? domand Hurotas.

Chi altri se non la donna pi bella del mondo? gli rispose Ber
Argolid. Chi altri se non la donna pi coraggiosa della Terra, che ha
ucciso il cinghiale laconiano?

Luno dopo laltro, senza un ordine particolare, i sedici re si fecero


avanti e posarono un ginocchio sul terreno davanti alla principessa
Serrena, per poi pronunciare il Giuramento del Grande Cinghiale,
cerimonia seguita da festeggiamenti che si protrassero ben oltre il calar
della sera. Si poteva pensare che il gruppo fosse ormai esausto, invece
danze, bevute e chiasso erano soltanto allinizio, e Serrena si rivel la
pi instancabile fra i presenti. Ball con tutti i re, incluso il padre e
Rameses, che pure non era ancora un sovrano, e persino con me, pi di
una volta, complimentandosi e definendomi luomo che si muoveva
con pi leggiadria fra tutti quelli che le avevano fatto da compagno,
eccetto Rameses. In fondo non poteva dire altrimenti, essendo la sua
promessa sposa, no?

Quando Hurotas sfid Ber Fortebraccio Argolid a una gara di


forza, quasi tutti gli uomini lasciarono la pista da ballo per scommettere
sul risultato della competizione. Puntarono somme stratosferiche e
leccitazione non fu da meno, mentre gridavano incoraggiamenti al
favorito. Vestiti soltanto del perizoma, i due avversari, seduti luno di
fronte allaltro al tavolo da banchetto in quercia, grugnivano, gemevano
e sudavano mentre tiravano forte il braccio dellavversario allaltezza
della spalla.

Probabilmente ero lunico dei presenti dotato di un udito abbastanza


acuto da riuscire a distinguere qualcosa al di sopra del pandemonio
creato da contendenti e pubblico, infatti colsi flebili strofe intonate da
un coro soave allesterno della cittadella.

Mi allontanai dalla gara e mi arrampicai sul parapetto del muro


esterno, abbassando lo sguardo su una cinquantina di donne, tutte
vestite di una lunga tunica bianca, con il viso reso mortalmente pallido
da uno strato di biacca e gli occhi cerchiati di kohl. Stavano risalendo la
strada che conduceva alla fortezza, reggendo lanterne accese e
intonando unode ad Artemide. Vedendo i visi truccati e
labbigliamento, capii che erano accolite della dea. Capii anche che
Hurotas e i suoi alleati non sarebbero certo stati felici di vedere
interrotte le proprie gozzoviglie dalle ancelle di Artemide, che
piagnucolavano e si lamentavano per la morte del loro maiale preferito,
cos corsi fino alle porte principali per esortare le sentinelle a non
lasciarle entrare, scoprendo che era troppo tardi: i soldati avevano
riconosciuto le sacerdotesse in processione e spalancato i battenti per
accoglierle.

Cinquanta sacerdotesse di Artemide e cento guardie armate


gremivano il passaggio da cui si accedeva alla cittadella,
particolarmente angusto per motivi difensivi. Venni spinto indietro dalla
calca e mi ritrovai di nuovo nel cortile interno, dove fui inghiottito dalla
ressa formata da Hurotas e dai suoi nuovi alleati, i capitrib locali
capeggiati da Ber Fortebraccio Argolid. Stavamo tutti gridando, ma
nessuno di noi ascoltava.

Poi, inaspettatamente, una voce pi limpida e melodiosa fendette il


frastuono, cos irresistibile da ridurre le altre al silenzio. Tutte le teste si
voltarono verso quel suono e nei serrati ranghi contrapposti si apr un
varco, dal quale usc lincantevole figura snella e flessuosa della
principessa Serrena.

Reverenda madre, sei la benvenuta nella cittadella di mio padre!


disse, mentre si inchinava davanti allalta sacerdotessa a capo
dellordine delle Sorelle dellArco dOro, larma che era uno dei tanti
simboli di Artemide.

Mia incantevole bambina, ti porto i saluti della dea Artemide e un


suo messaggio. Sei disposta ad accettare la sua parola sacra? In tal caso
ti imploro di inginocchiarti per riceverla, replic lei.

A quelle parole, Hurotas si fece avanti con aria bellicosa e gli occhi
che sprizzavano fiamme. Lo vedremo... cominci a dire, ma per
fortuna gli ero abbastanza vicino per afferrargli il braccio nudo, viscido
di sudore per i recenti sforzi.

Controllati, Zaras, sussurrai, in modo che soltanto lui potesse


sentirmi, usando il suo nome originario per rammentargli lautorit che
molti anni prima avevo esercitato su di lui. Riacquist subito il
controllo, placandosi. La nostra breve discussione pass inosservata,
nellintensit sacra del momento.

Serrena si inginocchi obbediente allalta sacerdotessa, che con


lindice le tracci il simbolo dellarco sulla fronte e riprese a parlare
con un tono pi grave e riverente, che fece venire la pelle doca persino
a me.

La dea Artemide ti riconosce come sorella di carne e sangue...


dichiar.

Non potei impedirmi di lanciare unocchiata a Tehuti, ferma accanto


al marito e aggrappata allaltro suo braccio mentre tentava, come me, di
tenerlo calmo. Ricambi istintivamente il mio sguardo non appena se lo
sent addosso. Arross e abbass gli occhi mentre entrambi
rammentavamo cosa mi aveva raccontato del suo sogno, assai reale e
palpabile, del concepimento della sua unica figlia. Poi riportai
lattenzione sullalta sacerdotessa, curioso come chiunque altro di
sentire quanto aveva da dire.

Artemide riconosce e plaude il colpo che hai sferrato oggi, dando


lustro a tutte le donne. Hai dimostrato che siamo esattamente allo stesso
livello degli uomini che cercano di dominarci e soggiogarci.

A quel punto vidi Hurotas aprire la bocca per protestare con


rinnovato sdegno e vigore, ma Tehuti gli sferr un violento calcio a uno
stinco per impedirgli di imprecare. Fu sicuramente un colpo doloroso,
tanto che lui url.

Donna, stai forse cercando di storpiarmi a vita? chiese.

Mi trovavo pi vicino alla sacerdotessa, quindi le mie parole


sovrastarono le sue, quando gridai nello stesso momento: Donna, hai
salvato la vita del re!

I sedici sovrani si unirono alladulazione. La principessa Serrena ha


salvato la vita al re! Sia lode a lei!

Lalta sacerdotessa che portava il poco consono nome di Hagne, la


Pura accolse con gioia quel sostegno e vidi i suoi occhi illuminarsi,
nonostante il kohl che ne smorzava la lucentezza, quando si posarono
per la prima volta su re Ber Argolid.

Artemide era vergine e nessun animale, uomo o dio sarebbe mai stato
autorizzato a violarla. Era sacra, come il suo corpo, e si sarebbe
vendicata senza piet di qualsiasi maschio che avesse tentato di
conoscerla carnalmente. Uno dei doveri pi importanti delle
sacerdotesse era quindi fungere da sue sostitute in quei frangenti.

Erano autorizzate dalla loro amata dea ad avere rapporti sessuali con
qualsiasi creatura sulla Terra, che fosse uomo, donna, essere umano o
animale, pesce, volatile o fiera. Tutte le sensazioni fisiche da loro
sperimentate in tal modo potevano essere trasmesse nella loro interezza
ad Artemide, che sarebbe tuttavia rimasta pura in eterno, senza rischiare
di essere contaminata dai pi innaturali congiungimenti di carne, organi
o orifizi in cui le sue rappresentanti fossero state coinvolte. Era un
accordo che mi aveva sempre affascinato e che prometteva una gamma
sconfinata di possibilit persino a chi fisicamente menomato come
me.

Le cinquanta donne seguirono lalta sacerdotessa nel salone


principale della fortezza reale. Sotto latteggiamento elegante e formale
che ostentavano si intuiva in tutte loro una rapacit che mi ricord un
banco di pesci tigre del Nilo che avessero captato la presenza di sangue
nellacqua. Ben presto, le nostre visitatrici rinunciarono a ogni pretesa
di modestia, cos come a gran parte dei propri indumenti. Le danze
divennero poco meno che copulatorie, ma devo ammettere che quasi
tutte ebbero la pazienza di aspettare di essersi chiuse nelle camere
circostanti, prima di percorrere gli ultimi passi sulla via del piacere.

Inoltre mi colm di sollievo vedere che Bakatha e Tehuti


sorvegliarono con occhi di falco i mariti e la prole di sesso femminile
per lintera serata, anche se Bakatha si mostr pi tollerante con i
quattro figli. Sentii casualmente uno scambio di battute fra Serrena e il
pi giovane dei suoi cugini, il quale era appena tornato da un breve
soggiorno in una delle camere esterne.

Dove sei stato, Palmys? E cosa hai fatto? gli chiese lei. Volevo
che danzassi con me.

Sono andato a fare un sacrificio ad Artemide, rispose il ragazzo in


tono compiaciuto.

Ti credevo un fedele seguace di Apollo.

A volte meglio scommettere su due carri nella stessa corsa.


Mi mostrerai come si compie un sacrificio a una delle divinit?
domand ingenuamente Serrena.

Una volta mi sono offerto di fartelo vedere, ma tu hai rifiutato,


sciocchina che non sei altro, quindi ora dovrai aspettare che Rameses ti
insegni come funziona.

Lei lo fiss per un attimo mentre rimuginava sulla risposta appena


ricevuta, e quando colse lallusione i suoi occhi verdi parvero diventare
molto pi grandi e scuri. Da piccolo sei sempre stato uno
sporcaccione, vero, Palmys? replic dolcemente. Ma sembra che tu ti
stia trasformando in un vecchio ancora pi laido. Gli diede uno
schiaffetto dietro lorecchio, talmente inaspettato e vigoroso da
strappargli un urlo di protesta.

Non tutti i sodalizi furono altrettanto sfortunati. Molto pi tardi re


Ber Argolid torn dal luogo imprecisato in cui aveva condotto il suo
scambio con lalta sacerdotessa Hagne, con unespressione equivoca sul
viso e uno scintillio lascivo negli occhi. And subito ad annunciare al
padrone di casa, Hurotas, il suo fidanzamento con Hagne, che sembrava
avere appena rinunciato al proprio ruolo fondamentale nellordine delle
Sorelle dellArco dOro.

Ho capito male, quando hai detto di avere gi dieci incantevoli


mogli nella natia Tebe? Il mio amico riusc a stento a trattenersi dal
sogghignare.

In realt, caro Hurotas, la cifra esatta tredici, che come senza


dubbio sai il numero pi infausto nella nostra numerologia, laddove il
quattordici estremamente propizio.

Hurotas li spos poco dopo, e la cerimonia rappresent un ottimo


motivo per ulteriori festeggiamenti. Lindomani sarebbe stato il
tredicesimo giorno prima delle nozze di Serrena e Rameses, ma sul
momento non vi feci caso.

La mattina seguente mi svegliai con il mal di testa e unorrenda


premonizione. Rimasi steso sul mio giaciglio a cercare di capire il
motivo per quellimprovviso cambio di umore rispetto al giorno
precedente. Mandai uno dei miei servi a informarsi sui novelli sposi, re
Ber Argolid e la reverenda madre Hagne, e lui torn a riferirmi che
erano ancora chiusi in camera, anche se non stavano affatto dormendo,
a giudicare dagli strilli deliziati di una voce femminile e da altri suoni
che facevano pensare a un pesante mobilio spostato vigorosamente o
forse addirittura ridotto in pezzi. Inoltre, tutte le altre mogli e i figli,
inclusa la principessa Serrena, stavano bene e nessuno di loro era stato
colpito da una malattia o da una qualsiasi altra sventura, anzi, mentre il
domestico mi raccontava le sue scoperte, sentii grida felici e risate di
giovani voci salire fino alle mie stanze dal cortile sottostante. Raggiunsi
le finestre per guardare gi.

Mi colm di sollievo vedere Rameses e Serrena in groppa ai loro


destrieri preferiti mentre, accompagnati da due ancelle di Serrena e da
alcuni uomini armati di Rameses, uscivano dalla cittadella per una gita.
Sorrisi quando mi resi conto che la mia sensazione di disgrazia
imminente era probabilmente dovuta ai due o tre calici di troppo
dellottimo vino rosso che Hurotas mi aveva convinto a bere la sera
precedente, per quanto il buonsenso me lo sconsigliasse.

Scesi al fiume e nuotai nudo nelle acque fredde, una cura perfetta per
gli sgradevoli effetti secondari delluva fermentata, quindi, con la
mente lucida, tornai alla fortezza, dove raggiunsi Hurotas e Hui, riuniti
nella sala del consiglio con dodici dei loro sedici alleati. Gli altri
quattro avevano fatto pervenire le loro scuse, dicendosi indisposti.

Poco dopo il momento in cui il sole al proprio culmine nel cielo,


Rameses rientr da solo e si un ai nostri preparativi bellici.

Dov la principessa Serrena? fu la prima cosa che gli domandai.


rimasta sulla spiaggia settentrionale, alla Polla Azzurra.

Conoscevo benissimo quel luogo.

Non lavrai lasciata sola, spero.

Quasi, replic lui, guardandomi con aria paziente, con soltanto


due ancelle e otto dei miei migliori guerrieri. Credo che dovrebbe
essere sufficientemente al sicuro, nelle prossime ore. Mi sono sentito in
dovere di prendere parte a questa discussione, visto che i vostri piani
comportano la partecipazione della mia nave e dei miei uomini.
Dovresti tenere bene a mente, Taita, che Serrena non pi una
bambina, perfettamente in grado di badare a se stessa e ha promesso
di tornare qui a met pomeriggio.

Rameses ha ragione, sottoline Hurotas unendosi, non invitato, alla


nostra conversazione. Serrena ben protetta.

Naturalmente Hui dovette ficcare il suo lungo naso l dove non era
particolarmente gradito. Una delle sue guardie del corpo Palmys, il
mio ultimogenito, che a dispetto della giovane et un guerriero
feroce, si vant.

Sentii il mio umore incupirsi di nuovo, ma gli altri avevano gi


liquidato largomento per proseguire con le loro riflessioni. Tentai di
tenermi in disparte, ma presero ad assillarmi insistendo per
coinvolgermi nella programmazione. Era difficile ignorarli e, mio
malgrado, venni assorbito sempre pi dal dibattito, che si rivel cos
impegnativo da farmi perdere la cognizione del tempo.

Alla fine due giovani schiave entrarono silenziosamente nella sala per
accendere le lanterne a olio con gli accenditoi. Ne rimasi stupito finch
non guardai fuori dalle finestre, dalle quali si godeva di una splendida
vista sulla catena del Taigeto, e vidi il sole che tramontava dietro le
cime frastagliate.
In nome del possente Zeus! esclamai sbalordito, alzandomi di
scatto. Che ore sono?

Hui raggiunse la clessidra ad acqua posata su un tavolino nellangolo


opposto della stanza e cont le tacche allinterno del recipiente,
picchiettandovi sopra il dito. Questo meccanismo deve essere regolato
male, lacqua sgocciola troppo in fretta. Indica otto ore dopo
mezzogiorno. C sicuramente un errore, vero?

Guarda il sole fuori dalla finestra, quello non sbaglia mai, replicai,
poi mi rivolsi a Rameses. A che ora dovevano tornare Serrena e il
resto del gruppo, secondo gli accordi?

Lui balz in piedi con aria colpevole. Sono sicuro che siano gi
rientrati alla cittadella. Devono essere qui ormai da ore, ma
probabilmente lei non vuole disturbarci, Hurotas ha lasciato severe
istruzioni in tal senso...

Non aspettai di sentire altre ipotesi nebulose. Ero quasi uscito dalla
sala quando Hurotas mi richiam. Torna indietro, Taita. Dove pensi di
andare?

Alle porte principali: le sentinelle sapranno sicuramente se Serrena


tornata o meno, gli gridai voltando la testa. Stentai a riconoscere la
mia voce, resa stridula dal panico. Non so come mai fossi tanto agitato,
ma di colpo tutti i miei foschi presagi stavano volteggiando sopra di me
con ali da avvoltoio e il putrido tanfo della catastrofe mi riempiva le
narici. Corsi come una cerva inseguita dai cani, mentre sentivo un
trapestio di piedi sulle scale: gli altri mi tallonavano rapidi. Sbucai nel
cortile e, quando distavo ancora cento passi dalle guardie, gridai loro:
La principessa Serrena gi rientrata nella cittadella? Fui costretto a
ripetermi prima che un soldato capisse.

Non ancora, nobile Taita, mi url di rimando. Stiamo aspettando


che...

Non potevo rimanere l ad ascoltare altre stupidaggini, cos gli


sfrecciai accanto dirigendomi alle scuderie. Mi resi conto di avere
lasciato la spada nella sala del consiglio, ma non potevo tornare a
recuperarla, in quel momento. Sapevo con assoluta certezza che a
Serrena era successo qualcosa di terribile e che aveva un disperato
bisogno di me.

Preparai la mia cavalcatura preferita, una bellissima giumenta saura


regalatami da Tehuti, e poi, senza perdere altro tempo, le salii in groppa
e le affondai i talloni nei fianchi.

Forza, Estate! le gridai, e ci lanciammo fuori dal cortile delle


scuderie, imboccando la strada che superava il passo e scendeva verso
la costa settentrionale. Girai la testa e vidi gli altri capitanati da
Rameses, Hurotas e Hui molto pi indietro, lanciati al galoppo nel
futile tentativo di raggiungermi.

La luce del giorno cominciava a svanire quando raggiunsi lo stretto


sentiero che portava alla spiaggia e alla Polla Azzurra. Stavo ancora
spronando Estate quando allimprovviso lei si ritrasse cos
violentemente dal sentiero che un cavaliere meno esperto sarebbe stato
scagliato a terra; le serrai con forza le ginocchia sui fianchi,
costringendola a fermarsi, mentre scrollava la testa con forza. Mi voltai
a guardare loggetto sul sentiero che laveva tanto turbata e, con un
empito di sgomento, capii che era un cadavere. Scivolai dal dorso della
giumenta e la condussi, recalcitrante e agitata, fino al corpo, riverso
bocconi e inzuppato di sangue. Posai un ginocchio a terra e girai
delicatamente il morto sulla schiena, riconoscendolo allistante.

Era Palmys, il figlio di Hui e di Bakatha. Era completamente nudo e


gli assassini si erano divertiti con lui, prima di tagliargli la gola: gli
avevano aperto il ventre ed estratto le viscere, mozzato i genitali e
trafitto gli occhi con una lama, le orbite ormai ridotte a incavi vuoti.
Non era pi un ragazzo avvenente e io provai una bruciante fitta di
compassione per i suoi genitori.

Quando mi raddrizzai e mi guardai intorno, capii come mai lo


avessero torturato, dopo averlo evirato: Palmys aveva fatto pagare cara
la pelle. Nel sottobosco l accanto cerano i cadaveri di quattro suoi
assalitori, quelli che aveva portato con s nel suo viaggio da Anubi,
nelloltretomba.

Li maledissi con i termini pi oltraggiosi, ma poich le parole non


possono soccorrere i morti, decisi di riportare lattenzione sui vivi,
ammesso che ve ne fossero. Mi chiesi quanti fossero stati gli assalitori,
visto che il sentiero appariva calpestato da numerosi piedi, e calcolai
che ne fossero passati di l almeno trenta, compresi i quattro uccisi da
Palmys.

La mia mente era dominata dallimmagine di Serrena, che metteva in


ombra tutto il resto. Cosa le avevano fatto? Quando lavevano
spogliata, qualcuno di loro era riuscito a resistere alla sua nuda
bellezza? Mi sembr quasi di sentire il loro schiamazzare lascivo
mentre la tenevano bloccata a terra e aspettavano il proprio turno per
montarla. Sentii le lacrime rigarmi il volto, lacrime di rabbia, orrore e
compassione. Risalii in groppa a Estate e, in preda a una folle
disperazione, la spinsi gi per il sentiero, verso la Polla Azzurra.

Trovai altri sette corpi disseminati lungo il tragitto, tutti di sesso


maschile e quasi tutti orrendamente mutilati: erano i soldati che
Rameses aveva lasciato a proteggere Serrena. Non sprecai tempo
fermandomi a esaminarli. Provavo mio malgrado una flebile speranza,
perch non avevo trovato traccia di Serrena n delle due ancelle. Forse
gli intrusi avevano risparmiato le donne, forse sapevano quale riscatto
avrebbero potuto chiedere per lei, se non fosse stata ferita n violata.

Uscii dalla foresta sbucando sulla spiaggia e mi fermai di nuovo. La


luce del giorno stava scomparendo rapidamente ma riuscii a distinguere
le orme lasciate dagli assalitori sulla distesa di sabbia dorata che
scendeva fino allacqua. Poi per lorizzonte svan nel crepuscolo
davanti ai miei occhi e non riuscii a scorgere alcun segno di una nave
straniera, sul mare sempre pi scuro. Il mio primo impulso fu quello di
scendere in riva al mare, ma mi trattenni con uno sforzo quando mi resi
conto che, cos facendo, rischiavo di cancellare qualsiasi traccia
preziosa che gli aggressori potevano avere lasciato sulla sabbia
morbida.

Scesi dalla giumenta e la assicurai in fretta a un ramo robusto al


limite della foresta, poi seguii le impronte sulla spiaggia, tenendomi a
distanza per non rovinarle. Dopo pochi passi notai qualcosa che ripag
pienamente il mio zelo: una serie di segni di trascinamento molto
regolari sovrapposti al caos provocato da diversi altri piedi. Li
riconobbi quasi subito.

Avevo ipotizzato che gli assalitori fossero una banda di pirati


imbattutisi per puro caso in Serrena e nei suoi compagni, ma in quel
momento capii che non era affatto cos. Nello stesso istante venni per
distratto dal trambusto di zoccoli e voci che gridavano il mio nome, dal
sentiero fra gli alberi sopra la spiaggia. Riconobbi la voce di Rameses e
quella di Hurotas.

Da questa parte! replicai.

Uscirono dalla foresta e, non appena mi videro, spronarono i cavalli


per raggiungermi mentre mi urlavano domande disperate.

Serrena! Lhai trovata?

qui?

No! scomparsa, ma credo di sapere dov, gridai a mia volta.

Nel nome della gentile Artemide! esclam Rameses. Chiunque


siano questi farabutti hanno ucciso Palmys e tutti i nostri uomini.
Abbiamo lasciato Hui accanto al corpo del figlio. distrutto dal dolore.
Ti supplico, fa che non abbiano riservato lo stesso trattamento alla mia
Serrena.

Alla sua sinistra, Hurotas era in preda a una rabbia sempre pi


incontrollabile e stava gridando giuramenti e minacce terribili.

Trover i responsabili di questo orrore, dovessi impiegarci il resto


dei miei giorni, rugg. E quando li prender li uccider in un modo
che lascer sbalorditi gli stessi dei.

Fermarono le loro cavalcature accanto a me. Chi stato, Taita? Tu


che sai tutto. Rameses si lanci gi dal destriero e mi afferr per le
spalle, cominciando a scrollarmi con violenza.

Lasciami e calmati! gli gridai, riuscendo a liberarmi con uno


sforzo. Laggi! Guarda tu stesso! Indicai i segni sulla sabbia.

Non capisco... mi url Hurotas. Cosa stai cercando di mostrarci?

Guardate le orme al centro, noterete che chiunque le abbia lasciate


trascina il piede destro.

Panmasi! esclam Rameses quando cap cosa gli stavo dicendo.


Quello che Serrena stessa ci ha costretto a liberare. Quel lurido
bastardo ingrato tornato per rapirla e portarla nella tana di Utteric.

Be, almeno ora sappiamo che ci sono ottime probabilit che sia
ancora viva. Utteric non gli permetterebbe mai di uccidere un ostaggio
tanto prezioso, sottolineai tentando di consolarli.

Prego che tu abbia ragione, Taita, ma dobbiamo metterci subito alle


loro calcagna. Rameses parlava come un uomo legato alla ruota della
tortura. Dobbiamo strappare Serrena dalle loro grinfie.
mia figlia, la mia unica figlia, quella che quei criminali mi hanno
sottratto. Rameses ha ragione, dobbiamo lanciarci subito
allinseguimento. Anche Hurotas era furibondo e disperato. Con il
favore degli dei potremmo riuscire a raggiungerli prima che arrivino
alla bocca del Nilo, perch sicuramente l che la stanno portando.

Ero sconvolto quanto loro, ma riuscivo a dominare meglio le mie


emozioni. Non dobbiamo sprecare altro tempo restando qui a
lamentarci e a batterci il petto, affermai in tono brusco, cercando di
farli ragionare. Per quando saremo tornati al porto di Gythium e
avremo approntato le nostre navi per salpare, Panmasi avr gi
parecchio vantaggio su di noi. Per di pi non sappiamo affatto su quale
tipo di imbarcazione viaggino. Indicai i segni lasciati dalla prua di una
nave sulla sabbia, in riva al mare. A giudicare dalle tracce,
sembrerebbe una piccola imbarcazione mercantile, ma il mare fra qui e
lEgitto ne pieno. Non appena una di esse ci avvister, ci prender per
pirati e fuggir, quindi saremo costretti a inseguire tutte quelle che
incroceremo, un compito lungo e tedioso. Nel frattempo Panmasi
scapper verso il Nilo a vele spiegate e con due uomini a ogni remo.

Era un motivo di preoccupazione pi che sufficiente, quindi non


sottolineai la possibilit che Panmasi non puntasse direttamente verso la
bocca del Nilo. Poteva avere dato disposizioni affinch alcuni carri lo
aspettassero in uno dei tanti minuscoli porticcioli sulla costa
nordafricana per poi condurre lui e la prigioniera a Tebe. Non appena
entrato nel fiume o anche solo in territorio egizio sarebbe stato fuori
della nostra portata.

Hurotas ha ragione, non c un momento da perdere, affermai con


tutto il vigore che riuscii a racimolare. Dobbiamo dirigerci subito
verso il porto di Gythium, metterci in mare e riuscire a fiutare le tracce
di Panmasi prima che svaniscano.

A dispetto della mia baldanza venimmo intralciati dalla notte senza


luna e raggiungemmo il porto solo molto tardi.
Mentre Rameses, Hurotas e Hui approntavano le navi con una fretta
disperata, a me venne affidato il terribile incarico di galoppare fino alla
cittadella per comunicare a Tehuti e Bakatha la notizia della scomparsa
dei loro figli. Probabilmente fu poco leale da parte mia sospettare che
n Hurotas n Hui avessero il coraggio di farlo, ma ormai ero avvezzo
agli orrori inflitti a tutti noi.

Per prima cosa andai a consegnare il cadavere mutilato di Palmys a


Bakatha. Dopo che le ancelle lebbero svegliata, la strinsi fra le braccia
e cercai di spiegarle quale terribile destino fosse toccato al suo
ultimogenito. Credo avesse ancora la mente annebbiata dal vino bevuto
prima di coricarsi, perch continuava ad assicurarmi che Palmys aveva
cenato e stava gi dormendo nel suo giaciglio.

La condussi delicatamente allanticamera in cui i miei servitori lo


avevano deposto. Bench mi fossi sforzato di celarne le ferite
lavandogli il sangue dal viso, pettinandogli i capelli prima di
abbassargli le palpebre sulle cavit oculari vuote e fasciandogli il ventre
ormai privo di interiora, rappresentava comunque uno spettacolo
orrendo per qualsiasi madre. Bakatha si ritrasse di scatto e si aggrapp a
me per qualche istante, poi si lanci sul corpo del figlio, gemendo e
tremando di disperazione.

Dopo un po riuscii a convincerla a bere un potente sedativo


preparato con sostanze prese dalla mia cassetta dei medicinali e le
rimasi accanto finch non fece effetto, poi chiesi a uno dei suoi figli di
prendersi cura di lei, quindi andai a cercare Tehuti.

Per me fu unesperienza ancora pi straziante della palese sofferenza


di sua sorella.

Mandai le ancelle ad aspettare in una delle stanze esterne, poi


raggiunsi la camera di Tehuti. La trovai addormentata sopra le coperte,
supina e con indosso una tunica per la notte lunga fino ai piedi. I
magnifici capelli erano brillanti e pettinati con cura. Sembrava tornata
ragazzina. Mi sdraiai al suo fianco e la presi fra le braccia.
Taita! sussurr senza aprire gli occhi. So che sei tu. Hai sempre
un profumo magnifico.

Hai ragione, Tehuti, sono io.

Ho tanta paura, disse. Ho fatto un sogno orribile.

Devi essere coraggiosa, Tehuti, come sempre.

Si gir per guardarmi. Hai una brutta notizia da darmi, lo sento. Si


tratta di Serrena, vero?

Mi dispiace tanto, mia cara. Le parole rischiarono di soffocarmi.

Dimmelo, Taita. Non cercare di proteggermi dalla verit.

Mi ascolt in preda a un silenzio disperato, pallida in volto e con


occhi di pietra nel chiarore della lanterna che teneva accesa nottetempo
per spaventare le creature malvagie. Quando tacqui di colpo, dopo il
mio maldestro resoconto, mi fece una domanda.

Dici che stato Utteric? chiese.

Pu trattarsi soltanto di lui.

Le far dal male?

No! Alzai la voce in un veemente diniego per celare la mia


incertezza. Utteric era pazzo, non agiva n pensava come gli altri
uomini. Serrena non ha alcun valore per lui, se viene uccisa o
mutilata. Mentre lo dicevo incrociai le dita della mano sinistra,
preferendo non irritare gli dei con affermazioni troppo categoriche.
Troverai la mia bambina e la riporterai a me, vero, Tata?

S, Tehuti. Sai che lo far.

Grazie, sussurr. Ora meglio che tu vada, prima che io faccia la


figura della stupida.

Sei la donna pi coraggiosa che io conosca.

Bakatha ha sicuramente bisogno di me, devo raggiungerla. Mi


baci, si alz, si avvolse nel manto posato sul tavolino accanto al suo
giaciglio e usc dalla stanza con aria dignitosa, ma non appena si fu
richiusa la porta alle spalle sentii un singhiozzo soffocato. Potrei
essermi sbagliato, tuttavia, perch Tehuti non mai stata tipo da
piangere.

Il margine superiore del sole aveva superato lorizzonte, quando


finalmente tornai nel porto di Gythium. Scoprii che Hurotas si trovava
sulla sua ammiraglia, e quando lo raggiunsi per aggiornarlo stava
concludendo la riunione con i sedici capitrib locali suoi alleati.
Avevano tutti confermato il giuramento ispirato alla massima:
Unoffesa contro uno qualsiasi di noi unoffesa contro tutti noi.

Si erano impegnati a salpare nei giorni seguenti per tornare nelle


rispettive terre e radunare il proprio esercito in modo che fosse pronto
per la campagna che ci aspettava. Era una notizia di fondamentale
importanza, anche perch avevo temuto che due o tre dei nostri alleati
rinnegassero gli accordi presi, se mai fossero stati sollecitati a
rispettarli. Mi congratulai con Hurotas e Hui, poi riferii che avevo
informato le loro mogli del rapimento di Serrena e dellassassinio di
Palmys. Si mostrarono grati e pieni di vergogna, come avevo previsto:
nessuno dei due aveva avuto il coraggio di annunciare la terribile
notizia alla consorte e di affrontare le prime ondate di dolore e
disperazione.
Benissimo, affermai, ma ora dobbiamo inseguire Panmasi. Il
tempo delle chiacchiere finito e il momento di uccidere ormai
vicino.

Ero libero di correre lungo il molo fino alla Memnone, che stava
mollando gli ormeggi preparandosi a salpare.

Temevo che non saresti mai stato pronto a partire, mi disse


Rameses con voce tetra, quando salii goffamente a bordo. Non lavevo
pi visto sorridere da quando aveva saputo della scomparsa di Serrena.
Per lonore e la dignit del grande Zeus, Taita, dove ti eri nascosto?

Mi stai forse accusando di codardia? gli chiesi, con un tono che lo


fece impallidire e indietreggiare di un passo.

Perdonami, Taita. Non avrei mai dovuto dire una cosa del genere
proprio a te, ma langoscia mi sta facendo impazzire.

Vale anche per me, Rameses, ecco perch non ho sentito quello che
hai appena detto, aggiunsi subito. Hai portato a bordo gli ultimi
piccioni che mi ha mandato Weneg, quelli allevati a Tebe?

Unintera cassa di dodici uccelli, tutte femmine, perch sono le pi


forti, veloci e determinate, proprio come le donne, come mi hai fatto
notare pi di una volta.

Sentii il ben noto tubare salire dalla scaletta che portava al ponte
inferiore.

Lui abbozz un sorriso, probabilmente per la prima volta da quando


aveva perso Serrena. Hanno sentito la tua voce. Ti obbediranno
sempre, Tata, come tutti noi, afferm.
Allora dimostramelo facendo salpare questa nave allistante, se non
prima, gli dissi in tono severo, poi scesi dalle mie bellezze.

Accanto alla gabbia, nella cabina a me riservata, trovai il mio


astuccio da scrittura posato sul tavolino insieme a un rotolo di papiro.
Cominciai subito a redigere un messaggio breve ma chiaro da inviare a
Weneg, nella sua bottega di vini allombra delle mura del palazzo di
Utteric, spiegandogli che a mio parere era stato il Faraone a ordinare il
rapimento di Serrena, per quanto fosse stato Panmasi a metterlo in atto.

Scrissi che stavamo inseguendo Panmasi, che era quasi di sicuro


diretto in Egitto ma aveva parecchio vantaggio su di noi. Era molto
probabile che non saremmo riusciti a raggiungerlo prima che arrivasse
in Egitto; in quel caso Utteric avrebbe quasi sicuramente tenuto
prigioniera Serrena nella reggia di Tebe oppure nel Palazzo del
Tormento e dellAfflizione. Lo pregai di confermare leventuale
correttezza delle mie ipotesi e di tenermi informato di qualsiasi altra
cosa potesse agevolare il nostro tentativo di rintracciare e trarre in salvo
la principessa.

Una volta soddisfatto della mia composizione, la ricopiai su tre


diversi fogli di leggera carta di papiro. Redigo sempre tre volte i miei
messaggi, per assicurarmi che giungano a destinazione: i cieli sono un
luogo pericoloso per i giovani piccioni paffuti, braccati come sono con
solerzia da falchi e gheppi, ma le passate esperienze mi avevano
convinto che almeno uno dei miei tre uccelli sarebbe riuscito a tornare
sano e salvo.

Scelsi i tre pi forti e assicurai alla loro zampa uno dei tre messaggi
identici, poi me ne infilai uno sotto il braccio e lo portai sul ponte di
poppa, rimettendo gli altri due nella gabbia.

Mi colm di sollievo vedere che avevamo lasciato il porto e stavamo


puntando verso il mare aperto. Liberai luccello, lanciandolo nel vento,
e lui gir tre volte intorno alla nave prima di allontanarsi in direzione
sud. A intervalli di unora lasciai andare anche gli altri due e li guardai
scomparire sopra lorizzonte. Li seguimmo con la Memnone, pi
lentamente.

Il vento aveva appena cominciato a spirare da nord-ovest, cos


veleggiammo al gran lasco, alla nostra andatura migliore.
Raggiungemmo lisola di Creta dopo sei giorni di viaggio e la costa
africana dopo altri cinque, e nel frattempo fermammo e abbordammo
nove imbarcazioni straniere per perquisirle. Ci scambiarono tutte per
dei pirati e tentarono di fuggire, cos fummo costretti a inseguirle luna
dopo laltra, il che spiega in larga parte come mai impiegammo tanto
tempo per coprire la rotta dal porto di Gythium alla bocca del Nilo. Non
rimasi certo stupito non trovando Serrena su nessuna delle navi che
intercettammo, ma Rameses e io non potevamo correre il rischio di
lasciarcela sfuggire.

Pregai Artemide di non permettere al temuto Eneb di violentare


Serrena, se era gi rinchiusa nel Palazzo del Tormento e dellAfflizione.
Non mi consolava affatto sapere che il Faraone non avrebbe certo scelto
quella linea di condotta, con lei, visto che preferiva imboccare sentieri
dal profumo meno dolce.

Una volta raggiunta la bocca nel Nilo la pattugliammo per tre giorni,
tenendoci sotto lorizzonte durante le ore diurne e avvicinandoci alla
terraferma durante quelle di buio. Il quarto giorno Rameses e io
decidemmo di comune accordo che era inutile restare appostati l:
sapevamo che ormai Serrena si trovava quasi sicuramente in Egitto,
considerando quanto tempo era passato dal rapimento, quindi
riprendemmo la rotta verso nord-ovest e tornammo al porto di Gythium.
Il vento non ci era pi favorevole e i giorni passarono con esasperante
lentezza.

Quando avvistammo finalmente il porto, una barca da pesca salp per


venirci incontro, cos ci mettemmo sul ponte per aspettarla. A bordo
cera un altro dei figli dellammiraglio Hui, un ragazzo robusto e
affascinante di nome Huisson.
Zio Tata! grid non appena fu abbastanza vicino per farsi sentire.
Abbiamo avuto notizie di Serrena, sana e salva. Continu a urlare
mentre le nostre imbarcazioni si accostavano luna allaltra. Un
mercante levantino che fa affari in Egitto ha consegnato al nostro buon
re Hurotas un messaggio proveniente dalla corte di Utteric a Tebe, in
cui il Faraone si vanta di aver fatto rapire nostra cugina dai suoi agenti
e di tenerla ora in ostaggio. Propone uno scambio, ma alle sue
condizioni.

Fui assalito da unenorme ondata di sollievo, che per venne quasi


subito sostituita dalla disperazione: ero felice di sapere Serrena viva e
vegeta, ma mi colmava di angoscia il fatto che Utteric stringesse fra le
sue viscide grinfie una cos preziosa moneta di scambio.

Huisson sal a bordo della Memnone ed entrammo nel porto,


discutendo trepidanti tutte le implicazioni dei nuovi sviluppi. Non
appena ormeggiammo, chiesi a Rameses e Huisson di aspettarmi
mentre andavo a recuperare i messaggi che gli uccelli della mia
piccionaia avevano portato al loro custode. Lui mi corse incontro
stringendo un fascio di foglietti di papiro, tutti spediti da Weneg. Per
me furono unamara lettura, al termine della quale stavo piangendo.

Stando a Weneg, Panmasi e la sua prigioniera, la principessa Serrena,


avevano raggiunto Tebe diciotto giorni prima, ossia tre prima che la
Memnone raggiungesse la bocca del Nilo, inseguendo quel criminale.

Weneg aveva assistito alla scena, mescolandosi alla folla di centinaia


di abitanti riunitisi, per ordine di Utteric Bubastis, sui moli, dove
Serrena era stata fatta sbarcare completamente nuda e scalza, con gli
splendidi capelli sciolti che le arrivavano alla vita, non abbastanza
lunghi per coprirle le parti intime.

I cittadini di Tebe erano stati ridotti al silenzio dalla sua bellezza e


dallo sgomento nel vederla umiliata cos. Naturalmente nessuno di loro
conosceva lidentit della straniera.
I suoi aguzzini lavevano costretta a inginocchiarsi sul molo e uno
degli stallieri reali le aveva tagliato la magnifica chioma, mentre un
basso mormorio di protesta si levava dagli spettatori.

Utteric li aveva guardati torvo, cercando di capire chi di loro avesse


osato sfidarlo, e a quel punto tutti si erano zittiti. Lui si era voltato per
fare un cenno a Eneb, il torturatore e carnefice reale, che lo aveva
raggiunto zelante, seguito da una banda di suoi sgherri mascherati.
Costoro guidavano un tiro di buoi che trascinava un carro di letame su
cui avevano caricato Serrena, legandola a un palo infisso nel pianale in
modo che non potesse coprire la propria nudit. Preceduti da un
tamburino, lavevano portata in corteo lungo le strade di Tebe, dove il
volgo fermo sul ciglio veniva incitato dagli uomini di Eneb a ricoprirla
di insulti e lordure. Alla fine lavevano condotta fra le colline, oltre le
porte del Palazzo del Tormento e dellAfflizione, che si erano richiuse
con forza dietro di lei. Weneg non laveva pi vista.

Una volta letto il resoconto dellumiliazione subita da Serrena, lasciai


il porto e mi arrampicai fino a una vetta della catena del Taigeto,
correndo lungo quasi tutto il tragitto per alleviare la disperazione con
uno strenuo sforzo fisico. Dalla cima della montagna gridai il mio
sdegno agli dei sul monte Olimpo, e li avvisai che se non si fossero
presi pi cura della loro figlia avrei dovuto sottrarre loro quella
responsabilit, per assumerla io stesso.

Forse era merito solo dellarrampicata sul picco, ma quando scesi e


trovai Rameses e Huisson ad aspettarmi con i cavalli pronti mi sentivo
molto pi sicuro di me e di ci che dovevo fare. Ci dirigemmo subito
verso la cittadella e, una volta l, raggiungemmo in fretta la sala del
consiglio, dove re Hurotas e lammiraglio Hui erano riuniti in un acceso
conclave con tre sovrani locali. Hurotas balz in piedi e corse da me
non appena entrai.

Hai saputo la novit? grid. Abbiamo ricevuto un messaggio


direttamente da Utteric, portato da un mercante levantino. Avevi
ragione, Taita! stato davvero Panmasi, il servo del Faraone, a rapire la
mia Serrena, e ora sta gongolando spudoratamente. Lei gli ha salvato la
vita, ed ecco come lha ripagata quel porco. Ma almeno adesso
conosciamo il lato peggiore della situazione. Limportante che finora
non le abbiano fatto del male.

S, Huisson me lha raccontato, risposi mentre lo abbracciavo per


rassicurarlo. Dice che Utteric disposto a fare uno scambio.

Non mi fido di quel serpente velenoso. Alla fine dovremo


sicuramente fargli guerra, sottoline Hurotas. Staremo a vedere quale
prezzo chiede; lunica cosa di cui possiamo essere certi che non sar
basso. Ma gli verser ci che merita in argento e sangue, promise in
tono cupo, poi si volt verso i tre alleati seduti al tavolo del consiglio.
Questi sono i sovrani Faas, Parviz e Poe.

S, li conosco bene. Li salutai.

Me nero dimenticato, replic lui con leggero imbarazzo, ma sono


distratto dalle notizie sulla mia Serrena. Perdonami, Taita.

Hai riferito la notizia a Tehuti? chiesi.

Non ancora, ammise. Io stesso lho appresa poco fa, inoltre lei
uscita a cavallo e non so dove cercarla. Si interruppe come se
aspettasse una mia reazione e naturalmente capii cosa volesse da me.

Credo di sapere dove si trova. Se me lo permetti, la raggiungo,


proposi.

S! Vai subito da lei, Taita. Ha il cuore spezzato. Tu sai meglio di


chiunque altro come risollevarle il morale.

Raggiunsi il padiglione reale sulla riva dellHurotas, legai il cavallo


allapposito palo e attraversai le stanze chiamando Tehuti, ma le trovai
tutte deserte, cos scesi fino al fiume.
Sentii lo scroscio dellacqua prima ancora di raggiungere la polla in
cui madre e figlia avevano passato cos tanto tempo a nuotare.
Costeggiai lansa del fiume e vidi la testa di Tehuti, i folti capelli che le
aderivano al cranio mentre nuotava nella corrente. Non si era accorta di
me, cos mi sedetti su un masso sulla riva a osservarla con piacere.
Sapevo che stava cercando di tenere sotto controllo il dolore tramite un
intenso esercizio fisico, proprio come avevo fatto io inerpicandomi fino
in cima al monte.

Nuot avanti e indietro finch io stesso non mi sentii i muscoli


doloranti, poi si diresse verso la sponda sotto di me e si ferm per un
attimo. Nuda, appariva slanciata e muscolosa come ricordavo di averla
vista trentanni prima. Raggiunse la riva, senza ancora notare il
sottoscritto seduto in silenzio sulla roccia.

Mi alzai e lei mi vide. Si immobilizz e mi fiss dal basso,


trepidante. Quando le sorrisi, il suo volto incantevole riflett allistante
la gioia sul mio. Corse verso di me, facendo schiumare la superficie del
fiume.

Grazie! Grazie, Taita! disse, mentre rideva e piangeva insieme per


il sollievo.

Mi unii alle sue risate. Come facevi a sapere che portavo buone
notizie?

Lho capito dal tuo viso! Dal tuo bellissimo viso sorridente! Mi si
gett fra le braccia, intirizzita e bagnata. Ci stringemmo, e poi chiese:
Dov?

rinchiusa nella prigione di Utteric. Preferivo non menzionare


esplicitamente il Palazzo del Tormento e dellAfflizione.

Il suo sorriso scomparve. A Tebe? domand.


Sta bene ed incolume, le assicurai. Utteric disposto a
negoziare il suo rilascio.

Oh, vorrei tanto andare da lei! sussurr.

Scossi il capo. No! Non torneresti mai indietro, Serrena invece lo


far. Potrebbe volerci del tempo, ma ti giuro che te la riporter,
dichiarai. Partir non appena mi sar occupato degli ultimi preparativi.
Dubito di poterla raggiungere l dove tenuta prigioniera, ma se
riuscir in qualche modo a farle sapere che sono nelle vicinanze, la mia
presenza le infonder coraggio e allevier le sue sofferenze.

Ti dobbiamo tutti cos tanto, Taita. Come potremo mai ripagarti?

Non ti chiedo che un sorriso e un bacio, Tehuti. Ora devo andare da


tua sorella, anche lei ha bisogno di me.

Ti accompagno. Domani lei e il marito diranno addio al loro


ultimogenito, Palmys, lennesima vittima dellinfame Utteric.

Palmys era stato un ragazzo molto amato, e centinaia di dolenti


salirono insieme a noi fra le montagne del Taigeto, raggiungendo il
complesso di caverne in cui venivano tumulati i parenti e gli amici pi
cari di re Hurotas e dellammiraglio Hui.

Il sarcofago contenente le spoglie si trovava su una slitta di legno


trainata da dieci buoi neri.

Bakatha lo seguiva, con il marito scuro in volto che la sorreggeva


tenendole un braccio e Tehuti che le stringeva laltro. Piangeva,
inconsolabile. Gli altri tre figli si trovavano subito dietro di lei,
ciascuno accompagnato da un soldato con larmatura completa, ed
erano intenti a cantare melodie gloriose, gli inni di battaglia del loro
corpo. Era uno spettacolo magnifico e un eccellente tributo a un
giovane guerriero valoroso la cui vita era stata cos crudelmente
troncata.

Nemmeno io, che ho visto innumerevoli giovani uomini sepolti o


ridotti in cenere su una pira funeraria, riuscii a non commuovermi.
Bramavo avidamente il giorno della vendetta. Entrammo nella valle di
Ares, il figlio di Zeus, dio del lato violento e crudele della guerra.

Le scoscese pareti rocciose si levavano verso il cielo, lasciando


immerso in una tetra ombra il fondo della vallata. I buoi trainarono il
sarcofago fino allingresso della tomba, una profonda e frastagliata
fenditura nella parete montana, e non potendo procedere oltre vennero
staccati dalla slitta e riportati indietro. I compagni darmi di Palmys
sollevarono il sarcofago e lo sistemarono nel luogo di riposo finale.
Bakatha vi si gett sopra, singhiozzando e gemendo di dolore, finch
Tehuti e Hui non riuscirono a farla rialzare, riportandola poi verso la
cittadella.

Di gran lunga troppo lentamente per il mio cuore affamato di


battaglie, i sovrani locali cominciarono a radunare i rispettivi eserciti,
giungendo poi con le loro flottiglie nella baia di Gythium da tutte le
direzioni. Punteggiando le acque celesti con le loro vele di un bianco
opaco calarono lancora al largo del litorale. Il porto era ormai talmente
gremito di imbarcazioni che lo si poteva attraversare passando di ponte
in ponte, superando con un balzo langusto spazio vuoto fra uno scafo e
laltro.

I campi lungo le rive dellHurotas si riempirono gradualmente di


tende e ripari per la moltitudine di guerrieri armati che erano sbarcati;
la valle riecheggi del sonoro tintinnio delle spade che si abbattevano
su scudi e copricapi e delle grida degli addestratori che spronavano i
loro uomini.

Ogni giorno trascorrevo ore sulle cime delle montagne a scrutare le


acque, cercando una particolare velatura tra le numerosissime altre,
quella dellimbarcazione del mercante levantino che tornava dal Sud
portando le richieste del Faraone Utteric. Aspettai non poco prima di
scorgere finalmente in lontananza, nelle acque della baia, le
caratteristiche vele tinte di azzurro con le secrezioni di una rara lumaca
marina, una colorazione che ha il potere di proteggere da mari
perigliosi e da ancor pi pericolosi pirati. Speravo, contro ogni
ragionevolezza, che quellavvistamento fosse di buon auspicio, ma ne
dubitavo, considerando da dove arrivava la nave.

Il porto era troppo affollato perch il levantino potesse accedervi,


quindi dovetti andargli incontro con una piccola barca da pesca. Ben
Zaken, cos si chiamava, ammise di recare un messaggio del Faraone
Utteric Bubastis, il Grande e il Buono lultimo dei suoi immeritati
appellativi , ma rifiut di darmelo, insistendo per consegnarlo
personalmente a re Hurotas, comera suo dovere e come aveva giurato
di fare. Sapevo che considerava suo dovere anche intascare ogni deben
della ricompensa che il mio amico doveva versargli. Cercai di
convincerlo a lasciarmi dare almeno unocchiata al messaggio, cos che
potessi riferire con delicatezza e diplomazia le parti pi difficili a
Hurotas e Tehuti, ma si dimostr irremovibile.

Salimmo a cavallo fino alla cittadella, dove trovammo i genitori di


Serrena ad attenderci impazienti. Vi fu un breve ritardo, poich Ben
Zaken cont e contest lammontare della ricompensa, ma poi, quando
Hurotas convogli su di lui tutta la sua rabbia, si ritir con aria
addolorata, borbottando lamentele per quel trattamento cos crudele.

Infine Hurotas, Tehuti e io restammo soli nella sala del consiglio e il


re ruppe il sigillo sul vasetto di alabastro inviatoci da Utteric, trovando
allinterno un rotolo di papiro e una fialetta di opaco vetro verde, come
quelle in cui io e altri dotti medici conserviamo i nostri medicamenti o i
campioni pi rari e preziosi.

Pos al centro del tavolo quei due oggetti dallaria banale e restammo
a fissarli in silenzio per un po.

Sono terrorizzata, mormor poi Tehuti. Non voglio sapere cosa


contengono, ma percepisco il male al loro interno.

N Hurotas n io replicammo, ma sapevo che avevamo la stessa


sensazione.

Alla fine lui parve riscuotersi, come se si stesse svegliando da un


incubo. Si pass una mano sul viso e sbatt ripetutamente le palpebre
come per schiarirsi la vista, poi prese il rotolo di papiro, esamin il
sigillo di cera che lo chiudeva e vi fece passare sotto il coltello estratto
dal fodero fissato alla sua cinta, staccandolo. Il foglio di papiro crepit
rigido mentre Hurotas lo srotolava e lo teneva sollevato alla luce
dellalta finestra. Mosse le labbra mentre cominciava a leggere in
silenzio.

No! esclam bruscamente Tehuti. Leggi ad alta voce, devo sapere


anchio cosa dice.

Lui parve restio ad accontentarla. Stavo cercando di proteggerti,


spieg.

Leggilo! ripet lei.

Il marito fece una smorfia ma poi si arrese.

A Zaras e Hui, pavidi disertori del glorioso esercito dellEgitto.

La piccola meretrice di nome Serrena in mano mia. rinchiusa nel


mio pi remoto sotterraneo, dove non la troverete mai, ma sono
disposto a scambiarla con quanto segue.

Uno: mi verserete la somma di trecento takh dargento, la cifra esatta


che, in veste di ufficiali dellesercito di mio padre, il Faraone Tamose,
mi avete rubato nel corso degli anni dopo avere disertato dallarmata
dellEgitto.
Due: mi consegnerete la persona che definite erroneamente principe
Rameses. Questo criminale in realt un umile schiavo che sostiene di
avere sangue reale. Ha disertato lasciando il suo posto nellesercito
dellEgitto e deve essermi consegnato per essere punito con la massima
severit.

Tre: mi consegnerete anche la persona che definite erroneamente


nobile Taita, che in realt un negromante e un praticante delle oscure
e malvagie arti della stregoneria. Inoltre un umile schiavo fuggito dal
suo padrone. Deve essermi consegnato per essere punito con la
massima severit.

Avete una luna di tempo per ottemperare a queste mie richieste. Se


mancate di rispettare tale scadenza, vi invier un promemoria ogni
luna. Accludo il primo nella fialetta di vetro verde che trovate con
questo papiro.

Faraone Utteric Bubastis dEgitto,

lInvincibile

Volgemmo tutti e tre lo sguardo sulla fialetta verde dallaria innocua


che avevamo trovato dentro il vasetto di alabastro. Fu Tehuti a
infrangere il terribile silenzio che ci aveva in sua balia.

Dubito di potere sopportare ancora a lungo, disse. Conosco quella


creatura. Utteric il primogenito di mio fratello, il Faraone Tamose,
quindi mio nipote. Era un bambino malaticcio e timido, pertanto lo
consideravo innocuo. Ho davvero sbagliato a giudicarlo: lepitome di
ogni male, prosegu con un sussurro rotto da singhiozzi, tanto da
risultare quasi incomprensibile, ma non distolse mai gli occhi dalla
fialetta. Tremo al pensiero di cosa possa averci mandato. Puoi aprirla
tu, Taita?
Uno di noi deve pur farlo, replicai, poi la presi e ne esaminai il
tappo, scoprendo che era di legno morbido e sigillato allimboccatura
con cera dapi. Quando lo ruotai cautamente per allentarlo, salt via con
un fioco sibilo, come sotto la spinta di un gas. Inclinai la fialetta sopra
il tavolo per farne uscire il contenuto, che fissammo ammutoliti
dallorrore.

Era un indice umano, mozzato allaltezza della terza giuntura. La


forma era affusolata ed elegante, la pelle levigata e perfetta: era il dito
di una giovane donna di sangue nobile, non segnato dalla fatica o
dallincuria.

Tehuti lanci un acuto lamento disperato e indietreggi di scatto fino


alla parete, fissando in preda allorrore il macabro reperto, mentre si
rendeva conto di cosa fosse.

Utteric ha cominciato a fare a pezzi la mia amata Serrena. Non vi


sono limiti alle sue oscenit, dunque? Si gir e corse fuori dalla
stanza, mentre Hurotas e io guardavamo sgomenti nella sua direzione.

Fui io a parlare per primo. Devi seguirla, gli dissi. Potrebbe anche
non rendersene conto, ma ha bisogno di te come mai prima dora. Vai a
consolarla, ti aspetto qui. Lui annu e si allontan rapido, lasciando la
porta spalancata.

Dopo pochi istanti, mentre la mia lucidit mentale si riprendeva da


quella traumatica visione, mi accostai di nuovo al tavolo e mi piegai
sopra di esso, per esaminare pi da vicino e pi freddamente il dito
mozzato. Non avevo motivo di dubitare che fosse davvero quello di una
giovane donna, probabilmente di origine aristocratica. Non avevo mai
osservato con attenzione le mani di Serrena e quel dito sembrava suo,
solo che... aveva qualcosa di strano. Mi ci arrovellai per un po mentre
rammentavo il flebile sibilo sgorgato dalla fialetta quando lavevo
stappata. Mi piegai sopra il dito per annusarlo e scoprii che, nonostante
il velo di sale applicatovi per conservarlo meglio, emanava
linconfondibile odore della putrefazione.
Ero talmente assorto nel mistero appena scoperto che non sentii
Hurotas rientrare nella stanza e non mi accorsi della sua presenza dietro
di me, finch non parl.

La carne divina non marcisce, sussurr.

Mi voltai di scatto a guardarlo, sgomento. Coshai detto? chiesi


stupidamente.

Credo che tu mi abbia sentito benissimo, amico mio. Annu con


aria complice.

S, ti ho sentito, confermai, perplesso. Ma cosa volevi dire con...


quello che hai detto?

La carne divina non marcisce, ripet, poi aggiunse: Quel dito non
pu appartenere a Serrena. Indic con la testa il miserevole resto
posato sul tavolo. Perch lei divina.

Lo sapevi! esclamai, e lui assent. Come lo hai scoperto? chiesi.

Ho fatto anchio un sogno, spieg, in cui la dea Artemide mi


apparsa per spiegarmi comera stata concepita Serrena. Si interruppe
per un attimo, abbattuto come non lavevo mai visto. Artemide mi ha
detto: Tua moglie porta in grembo la figlia del tuo cuore, ma non la
figlia dei tuoi lombi.

Lo hai raccontato a Tehuti? domandai, e lui scosse il capo.

No, non lo farei mai. Potrebbe distruggere la nostra fiducia


reciproca e la nostra felicit. Ecco perch sono tornato da te: voglio che
tu le spieghi come mai sai che questo solo lennesimo, disgustoso
sotterfugio di Utteric, voglio che tuteli la reciproca fiducia fra Tehuti e
me. Mi prese un braccio, scrollandolo con delicatezza. Sei disposto a
farlo per me, per noi?

Certo! gli assicurai, e raggiunsi il giardino soleggiato dove sapevo


che avrei trovato Tehuti.

Era seduta accanto allo stagno dei pesci, uno dei suoi posti preferiti, e
quando mi avvicinai alz lo sguardo su di me con aria afflitta. Cosa
devo fare, Taita? Non posso consegnare te e mio nipote Rameses a quel
mostro, ma nemmeno posso permettergli di smembrare la mia unica
figlia.

Non necessario che tu scelga tra queste due drammatiche


decisioni. Mi sedetti accanto a lei, le cinsi le spalle con un braccio e la
strinsi a me. Vedi, mia cara Tehuti, la carne divina non si decompone.

Scosse il capo. Non capisco.

Quel dito sta marcendo, nonostante il sale con cui stato cosparso.
Non carne divina, quindi non appartiene a Serrena. Utteric lha fatto
tagliare a unaltra sventurata ragazza.

Lei mi fiss e raddrizz le spalle, con rinnovata forza e


determinazione. Hai ragione, Taita. Ho percepito lodore quando hai
aperto la fialetta, ma non vi ho fatto molto caso. Ora che me lhai
spiegato, per, mi rendo conto che una prova inconfutabile.

S, ma non dobbiamo assolutamente lasciar capire a Utteric che


questo suo stratagemma non ci ha tratti in inganno.

Certo che no! convenne. Ma... e mio marito? Promettimi che non
gli dirai mai chi il vero padre di Serrena.

Tuo marito un uomo magnifico e un grande sovrano, ma dubito


che sia in grado di distinguere un dio da una capra. Non sospetterebbe
mai che sia possibile restare incinta durante un sogno, inoltre si fida
ciecamente di te, le assicurai. In caso di necessit so essere un
bugiardo disinvolto ed eloquente.

Esitai prima di decidere se rivelare o meno a Rameses la mia ferma


intenzione di introdurmi di soppiatto in Egitto, tentando di raggiungere
Serrena per offrirle consolazione e sostegno, anche se non fossi riuscito
a liberarla da unabietta prigionia. Alla fine raggiunsi il suo alloggio
nella cittadella e, dopo averlo perlustrato per accertarmi che fossimo
completamente soli, gli raccontai tutto, di getto.

Mi ascolt in silenzio e quando smisi di parlare scosse mestamente il


capo. Ho preso anchio la stessa decisione, confess.

Questo significa che verrai con me? Mi finsi sorpreso, anche se era
proprio quello il mio scopo.

Che domanda sciocca, Tata. Mi abbracci brevemente. Quando


partiamo?

Prima , meglio ! replicai.

Liberai il mio consueto terzetto di piccioni nati a Tebe affinch


raggiungessero la bottega di Weneg per avvisarlo del nostro imminente
arrivo, poi mi recai con Rameses a salutare Hurotas e Tehuti, che
furono molto rincuorati dal nostro piano di correre in aiuto di Serrena.
Tehuti mi affid un dono straordinario e prezioso per la figlia se e
quando fossimo riusciti a raggiungerla, e io promisi di proteggerlo a
costo della vita e di consegnarglielo alla prima occasione.

Rameses e io salpammo con la Memnone, e durante il viaggio verso


sud provammo e riprovammo i ruoli concordati: io diventai un buffone
maldestro e sempliciotto, lui il mio scarmigliato guardiano, che mi
portava in giro serrandomi il collo con lestremit ricurva di un bastone
da pastore, mentre parlavo in maniera confusa e camminavo con passo
malfermo. Ci procurammo i necessari travestimenti da una coppia di
mendicanti allingresso del porto di Gythium; fu uno dei miei domestici
a negoziare lacquisto, in modo che non si potesse risalire a noi.

Gli indumenti erano autenticamente laceri, sudici e maleodoranti. Per


fortuna non fummo costretti a indossarli finch non avvistammo la
costa egizia.

Restammo sulla linea dellorizzonte fino al calar della sera, poi


riprendemmo a dirigerci verso sud con il favore delle tenebre finch
non riuscimmo a distinguere la terraferma; a quel punto mettemmo in
acqua la piccola feluca che tenevamo come carico di coperta sulla
Memnone. Infine salutammo lequipaggio e lo lasciammo tornare verso
Gythium mentre noi due, vestiti di stracci, raggiungevamo una delle pi
insignificanti fra le sette bocche del possente Nilo.

Allalba avevamo gi risalito il fiume di un discreto tratto; eravamo


una delle numerose piccole imbarcazioni che gremivano quelle acque,
ma procedevamo controcorrente, quindi trascorsero molti faticosi giorni
prima che raggiungessimo la citt dorata, Tebe. A quel punto il nostro
aspetto arruffato era del tutto autentico, tanto che quando Rameses
tenendomi con il bastone mentre annuivo, facevo roteare gli occhi e
trascinavo i piedi mi condusse nella bottega di Weneg, lui non ci
riconobbe e cerc di scacciarci a gesti. Quando riuscimmo finalmente a
convincerlo della nostra vera identit rimase prima sbalordito e poi
estasiato. Restammo seduti a parlare per quasi tutta la notte, discutendo
della probabile ubicazione della principessa Serrena e assaggiando la
mercanzia della bottega, che attest il buon gusto del nostro anfitrione.
Approfittai delloccasione per nascondere sotto una catasta di brocche
per il vino nella sottostante cantina il dono della regina Tehuti, che
avrei dovuto consegnare quanto prima a sua figlia.

Dopo aver vagliato tutte le altre ipotesi, concordammo infine che


Serrena era molto probabilmente ospite dellabominevole Eneb, dato
che era stata vista per lultima volta in compagnia degli uomini di quel
soggetto, mentre veniva fatta sfilare per le strade cittadine. Certo,
esisteva la possibilit che fosse esattamente ci che Utteric e i suoi
tirapiedi volevano farci credere, mentre in realt la tenevano rinchiusa
in una delle tante altre prigioni spuntate come funghi dopo la sua ascesa
al trono, ma era molto probabile che lui privilegiasse il Palazzo del
Tormento e dellAfflizione per gli ospiti pi illustri, non fosse altro che
per limpatto del nome. Ero lunico fra noi ad avere avuto la fortuna di
soggiornare in quella salubre struttura, quindi venni incaricato di
tracciare una mappa del suo interno affidandomi alla memoria.

La mia vista notoriamente molto acuta. Sempre che lilluminazione


sia buona, riesco a riconoscere senza difficolt i lineamenti di chiunque
a centinaia di cubiti di distanza, ossia quella che un uomo riesce a
coprire a piedi in unora, quindi mi fu assegnato il compito di tenere
docchio la prigione di Eneb dalla cima delle colline circostanti, durante
il giorno. A dire il vero fui io a scegliere quella particolare incombenza,
perch desideravo ardentemente scorgere, sia pure da lontano, la
giovane donna divina che tanto amavo, anche solo per rafforzare la mia
determinazione a strapparla dalle grinfie di quelle perfide creature,
Utteric ed Eneb.

Tramite alcuni amici, Weneg riusc a procurarmi un gregge di una


decina di arruffate pecore nere che ogni mattina, brandendo il mio
bastone da pastore, conducevo fra le colline affacciate sulla strada fra la
citt di Tebe e il carcere, dove passavo quasi tutte le ore di luce
sorvegliando i miei animali e, di nascosto, i veicoli che transitavano
sulla strada. Notai ben presto che quasi tutti i passeggeri condotti alla
prigione effettuavano un viaggio di sola andata, senza mai tornare dal
Palazzo del Tormento e dellAfflizione. Da quel punto di vista potevo
ritenermi straordinariamente fortunato, visto che rappresentavo
uneccezione.

Naturalmente Rameses avrebbe voluto accompagnarmi durante


quelle spedizioni quotidiane, ma lo dissuasi ponendogli due semplici
domande. Hai mai visto una coppia di pastori sorvegliare un unico
gregge di una decina di pecore? E se mai ti fosse capitato, non avresti
trovato la cosa un po sospetta? chiesi.
Lui lev le braccia verso il cielo, esasperato. Cosa si prova ad avere
sempre ragione, Taita?

Allinizio un po strano, ma alla fine ci si abitua, gli assicurai.

Venti giorni dopo linizio della mia sorveglianza, portai fuori il


gregge dalle porte meridionali della citt non appena le sentinelle le
ebbero aperte, allo spuntar del sole. Ormai per loro ero una figura
familiare, quindi mi indicarono di passare con un gesto della mano,
degnandomi a stento di unocchiata. Il mio montone dalle corna arcuate
conosceva la strada e ci guid fuori dal territorio cittadino, sulla via
generalmente evitata dagli abitanti di Tebe, che, sapendo dove
conduceva, la consideravano sfortunata. Il mio gregge e io ci
ritrovammo con le colline tutte per noi finch non raggiungemmo la
prima stretta curva, bordata di foreste su entrambi i lati. Ci venne
concesso un brevissimo preavviso, solo un trambusto di zoccoli e un
rombo di ruote rivestite di bronzo, prima che una colonna di cinque
carri si avventasse su di noi, sbucando da dietro la curva. Procedevano
in senso opposto rispetto a noi, puntando verso Tebe. Il veicolo di testa
piomb ad alta velocit contro il mio gregge, spezzando il collo al
montone e uccidendolo allistante, e rompendo le zampe anteriori di
una delle pecore che, riversa sul terreno, prese a belare pietosamente.
Mi ero ormai affezionato al mio piccolo gregge e corsi in avanti per
protestare e sfogare tutto il mio sdegno.

Luomo alla guida del primo carro stava maledicendo me e i miei


luridi animali mentre faceva schioccare intorno a s il frustino di
cuoio grezzo. Quando mi vide, gett indietro il cappuccio del mantello
nero rivelando le orrende fattezze di Eneb il Terribile. Non mi aveva
riconosciuto a causa della mia barba ispida, dei lunghi capelli arruffati e
delle vesti sudice e lacere, ma per sicurezza mi voltai dallaltra parte e
cominciai a trascinare via dalla strada la carcassa del montone, per poi
finire la pecora ferita con un sasso raccolto lungo la strada. Una volta
che il tragitto fu sgombro, Eneb fece ripartire il carro, dandomi una
frustata sulla schiena seminuda. Piagnucolai in maniera patetica mentre
il secondo carro mi sfrecciava accanto, ma poi, quando il terzo mi
arriv di fianco, fissai a bocca aperta la persona a bordo.
Aveva la testa completamente rasata e le percosse le avevano lasciato
il viso gonfio e tumefatto, e un occhio semichiuso. Portava una corta
tunichetta lacera e macchiata di sangue secco e altre imprecisate
lordure, ma era ancora di gran lunga la donna pi splendida su cui
avessi mai posato gli occhi.

Serrena mi guard, fermo sul ciglio della strada, ad appena due o tre
braccia di distanza da lei. Per un breve istante non mi riconobbe, nel
mio sciatto travestimento, ma poi cambi espressione di colpo: sgran
gli occhi, persino quello dalla palpebra gonfia, per lo stupore e la gioia,
e le sue labbra formarono il mio nome senza per emettere alcun suono.
Le rivolsi un quasi impercettibile cipiglio ammonitore, al che lei si
domin e abbass lo sguardo, mentre il carro su cui viaggiava passava
oltre. Non si volt a guardarmi n diede segno di avermi riconosciuto,
ma non aveva pi le spalle incurvate per la disperazione e teneva pi
alta la testa. Sembrava circondata da unaura di nuova speranza che
risultava evidente anche da lontano.

Anchio mi sentivo enormemente sollevato, non ultimo perch le


avevo intravisto le mani, appurando che tutte le dita erano intatte. Il
tentativo di Utteric di trarci in inganno era definitivamente
smascherato. Sapevo inoltre che i danni inflitti al suo splendido volto
sarebbero ben presto svaniti come per miracolo, poich la sua era carne
divina.

Conservai latteggiamento di mite e disperata sottomissione finch il


convoglio di Eneb non fu scomparso oltre il crinale successivo, quindi
lanciai un acuto grido di gioia e cominciai a piroettare, saltellando
come un pazzo e gettando in aria il bastone da pastore. Mi ci volle un
po per riacquistare il controllo, poi recuperai da terra il bastone e tornai
di corsa verso la citt. Il mio gregge preso in prestito fu assalito dal
panico per la mia improvvisa partenza e si lanci allinseguimento,
belando disperato, ma arrivai alla bottega di Weneg per primo,
distanziando di parecchio le mie pecore.
Trovai il mio amico insieme a Rameses, nella cantina segreta sotto la
bottega, dove teneva lequipaggiamento legato al vero scopo della sua
permanenza in citt, vicinissimo al palazzo reale di Utteric: le gabbie di
piccioni che facevano la spola tra Lacedemone e Tebe con i loro
messaggi e una generosa scorta di archi, frecce e diverse altre armi.

Lho trovata! gridai mentre irrompevo nella stanza.

Mi guardarono sbigottiti e, balzando in piedi, mi chiesero in coro:


Chi?

Serrena! esclamai felice. Chi altri?

Dimmi, dov? Rameses corse da me, mi prese per le spalle e


cominci a scrollarmi. Sta bene? Le hanno fatto del male? Quando
possiamo...?

Fui costretto ad aspettare che si placasse per farmi sentire. Eneb la


tiene prigioniera nel Palazzo del Tormento e dellAfflizione e la stava
portando in citt con un convoglio di carri... Spiegai rapidamente che
con ogni probabilit era diretta al palazzo di Utteric per essere
sottoposta ad altri severi interrogatori, poi fornii la mia ponderata
opinione su quale destino potessero avere in serbo per lei.

Lhanno percossa e malmenata. Ha il viso e le braccia pieni di lividi


e contusioni, ma sembra non avere riportato ferite gravi.
Contrariamente alle loro minacce, non le hanno amputato nessun dito o
altre parti del corpo. Non ha subito danni alla vista o al cervello,
vigile e nel pieno possesso di tutte le sue facolt. logico che sia cos,
Serrena un ostaggio decisamente troppo prezioso perch Utteric
permetta ai suoi criminali di nuocerle davvero. Riuscii a placare
Rameses e Weneg e a tranquillizzarli affinch fossero pronti ad
ascoltare le mie sagge parole.

Questa probabilmente loccasione migliore, se non lunica, di


liberarla e portarla al sicuro. Una volta rinchiusa nel Palazzo del
Tormento e dellAfflizione sar fuori della nostra portata, credetemi.
Sono stato l dentro e lo so per certo!

Nessuno dei due prov a contraddirmi, ma lespressione di Rameses


era un bizzarro miscuglio di speranza e cupo presagio.

Spiegaci cosa dobbiamo fare, mi implor.

Ecco come la vedo io, replicai. Sappiamo che in questo momento


Serrena si trova fuori dalle mura della prigione. Utteric ha ordinato a
Eneb di portarla nel suo palazzo per unimprecisata ragione escogitata
dalla sua mente folle o forse solo per pavoneggiarsi e umiliarla ancora.
Eneb progetta quasi sicuramente di riportarla nel Palazzo del Tormento
e dellAfflizione prima dellimbrunire, quindi in un momento
indeterminato compreso fra la met del giorno e il tramonto
ripercorrer la strada su cui lho incrociato stamattina per tornare alla
sua tana. Mi rivolsi poi a Weneg: Quanti uomini capaci e affidabili
puoi procurarmi entro mezzogiorno?

Lui riflett per pochi istanti, contando in silenzio sulle dita, poi
rispose: Sicuramente dodici, con un po di fortuna quindici. Sono tutti
acerrimi nemici di Utteric e abili e tenaci guerrieri, ma non so quanti
dispongano di un cavallo.

Annuii. Basta che abbiano le armi; so io dove trovare i cavalli.


Quindi saremo quasi in parit numerica con i furfanti di Eneb, ma
godremo delleffetto sorpresa.

Una cosa certa, non otterremo niente restandocene seduti qui a


ciarlare come un branco di vecchiette, afferm Rameses, che stava
misurando la cantina a grandi passi, agitatissimo. Era sconvolto dalla
drammatica condizione di Serrena ed eccitato alla prospettiva di
liberarla quasi quanto me, ma io mi trattenni ancora un po per
recuperare da sotto le brocche di vino, dove lavevo nascosto, il dono
affidatomi da Tehuti affinch lo consegnassi allamata figlia. Me lo
assicurai alla schiena, sotto le lacere e sudice pieghe della tunica, dove
sarebbe stato al sicuro da occhi anche casualmente indiscreti.

Fornii a Weneg un elenco di articoli essenziali che lui e i suoi


avrebbero dovuto portare, poi ci accordammo per incontrarci sul ponte
di pietra situato nel punto in cui il ruscello scendeva dalle colline, non
distante dal luogo in cui poco prima avevo avuto il piacere di incrociare
Eneb. Gli spiegai chiaramente che tutti i membri del nostro gruppo
dovevano arrivare al pi tardi unora prima di mezzogiorno; sapevo che
era un termine impossibile da rispettare, ma lo fissai per evitare che si
gingillassero lungo la strada.

Le pecore rimaste del mio fedele gregge mi stavano aspettando nel


cortile dietro la bottega dei vini. Uscimmo di nuovo dalle porte
meridionali della citt, con passo tranquillo. Naturalmente fummo i
primi a raggiungere il luogo dellincontro, ossia il ponte sul ruscello,
ma i guerrieri di Weneg cominciarono ad arrivare di l a breve, da soli o
a coppie per non attirare troppo lattenzione, come avevo specificato al
mio amico. Erano tutti massicciamente armati, come la prudenza
consigliava ai piccoli gruppi in viaggio fuori dai confini della propria
terra in quellepoca turbolenta.

Come previsto, non tutti riuscirono a rispettare il termine ed era gi


met pomeriggio quando gli ultimi si presentarono allappuntamento,
ma se non altro mi ritrovai con un totale di tredici eccellenti guerrieri
armati, nascosti nella foresta lungo la strada che portava al ponte di
pietra.

Avevano tutti servito sotto di me in almeno una delle campagne


contro gli hyksos, e ognuno di loro mi riconobbe allistante e manifest
la sua gioia nel reincontrarmi. Non fu necessario esortarli a provare pi
di una volta i rispettivi ruoli nellimminente imboscata: avevano gi
effettuato operazioni simili in passato, e in maniera egregia.

Mi ero piazzato in un punto da cui godevo di una perfetta visuale


sulla strada che portava a Tebe. Ammetto che cominciavo a sentirmi
irrequieto, quando finalmente scorgemmo sotto di noi il polverone
sollevato dalla colonna di carri che aveva appena lasciato la citt e
stava risalendo il pendio ai piedi delle colline, avvicinandosi a noi.
Superato il punto in cui Eneb e io ci eravamo scambiati convenevoli
quella mattina, procedette con maggiore velocit e sicurezza. Sapevo
che, in un angolino della sua mente sospettosa, Eneb era probabilmente
rimasto turbato dal nostro incontro, ma ormai si era tranquillizzato e
aveva abbassato la guardia. Avevo considerato quelleventualit, mentre
davo disposizioni. Spesso lautentica genialit caratterizzata da una
scrupolosa lungimiranza.

Si infilarono al trotto nella mia trappola, gridandosi a vicenda battute


scherzose e incitando i cavalli. Vidi che Serrena si trovava ancora una
volta sul terzo carro, cosa su cui avevo contato, sistemandomi verso il
fondo della fila di attacco proprio per poter essere il primo a
raggiungerla.

Il carro di testa ci oltrepass, con gli occupanti che guardavano fisso


davanti a s, ignari della nostra presenza nel folto sottobosco ai lati
della strada. Eneb, sempre avvolto nel suo mantello nero, si trovava sul
secondo veicolo. Poi Serrena comparve di fronte a me a bordo del
terzo, e il mio cuore acceler i battiti mentre lei mi passava cos vicino
senza sapere della mia presenza. Alla fine il quarto e ultimo carro si
infil rumorosamente sulla fragile struttura del ponte.

Non avevano via di scampo, ormai: sullo stretto passaggio sospeso


non avevano abbastanza spazio per poter ruotare di centottanta gradi
nel tentativo di sfuggire alla trappola che avevo preparato per loro.

Infilando due dita fra le labbra emisi un fischio acuto, il segnale


dellattacco concordato. un suono che ho perfezionato nel corso del
tempo; da vicino risulta assordante ed chiaramente udibile da
unenorme distanza, persino nel frastuono della battaglia. I miei uomini
lo stavano aspettando e reagirono allistante.

I due soldati armati di mazza da me piazzati sullestremit opposta


del ponte erano accosciati sui due lati della struttura. Sentendo il mio
fischio, balzarono fuori dal nascondiglio e si lanciarono in avanti, le
massicce mazze di selce sollevate e pronte alluso. Con un paio di
violenti colpi mandarono in frantumi i raggi di entrambe le ruote del
carro di testa, che si sbriciolarono mentre auriga e passeggeri, colti
totalmente alla sprovvista, venivano scagliati in aria. I rottami del carro
bloccarono lestremit del ponte e i tre veicoli seguenti furono costretti
a fermarsi luno dietro laltro.

Guidai la carica sul ponte. Le nostre grida di guerra sconcertarono


ancor pi gli aurighi e spaventarono i cavalli, che si impennarono
facendo ingarbugliare le tirelle dei carri. Uno degli animali perse
lequilibrio, sfond il parapetto, cadde da un lato del ponte e si ritrov a
penzolare nel vuoto, scalciando e strillando di terrore, ancorando i suoi
compagni di tiro. Gli aurighi si urlavano a vicenda di sgombrare il
ponte, con Eneb che gridava pi forte di tutti. Caos e panico regnavano
sovrani.

Nella mano destra stringevo il dono che la regina Tehuti mi aveva


incaricato di consegnare alla figlia. Lo avevo sfilato dal fodero e il
metallo azzurro della lama scintill alla luce del sole, pi affilato di
qualsiasi altro metallo sulla Terra e letale come un destino infausto.

Serrena! gridai al di sopra del chiasso. Lei si gir di scatto e mi


vide.

Tata! url. Sapevo che saresti venuto. La sua bellezza parve


spiccare il volo e mi infervor.

Prendi! Feci roteare la spada azzurra al di sopra della mia testa e la


lanciai verso di lei, che alz il braccio sinistro e lafferr al volo. Pos
laltra mano sul bordo del carro e fece roteare le gambe allesterno,
lasciandosi cadere sullo stretto passaggio del ponte con la leggerezza di
una nettarina che si posi su un fiore, avventandosi poi in avanti.

Eneb! grid, conferendo una piacevole cadenza a quel nome di


oscena bruttezza. Lui non pot evitare di girarsi a guardarla mentre lei
gli si avvicinava correndo leggera, i piedi nudi che a stento sfioravano il
terreno. Eneb vide lacciaio brillante stretto nella sua mano e cap che
non sarebbe mai riuscito a sguainare la propria arma in tempo per
difendersi: quella che stava per raggiungerlo era la morte. Si nascose
dietro il suo carro, subdolo codardo sino alla fine. Lei spicc un gran
salto e, una volta in aria, cal la spada sulla schiena delluomo. Vidi la
lama azzurra affondare per met lunghezza sotto la tunica nera. Lui
lanci un grido di dolore e rovesci la testa allindietro in un riflesso
involontario, il viso contorto ancora pi brutto di quanto lavessi mai
visto.

Con un gesto aggraziato, Serrena estrasse dal corpo la spada velata di


sangue, pronta a sferrare un altro colpo. Fece una piroetta e la lama
parve svanire in una chiazza indistinta di luce solare.

La testa di Eneb si stacc e cadde a terra; il corpo decapitato rimase


in ginocchio per un lungo istante, poi uno zampillo di sangue sgorg
dal moncone del collo e il cadavere rovin allindietro.

Avanti, ragazzi! gridai ai miei guerrieri, ancora paralizzati dallo


stupore per quel magico gioco di spada. Occupiamoci del resto di
questa feccia. Puntai la mia lama verso i nemici sopravvissuti.

No, Taita! mi blocc lei, con un grido pressante. Lasciali stare!


Sono uomini donore e brave persone. Mi hanno salvato dalle indicibili
efferatezze alle quali Eneb mi avrebbe voluto sottoporre. Vidi il
sollievo diffondersi sul volto dei prigionieri, ben consapevoli di essere
arrivati vicini alla morte.

Canaglie, dovreste prostrarvi davanti a sua altezza reale per ogni


giorno di vita in pi, li rimproverai, abbozzando un sorriso per
attenuare la severit delle mie parole. Dal fondo della colonna si lev
un urlo vigoroso.

Serrena! So che sei tu! Ho sentito la tua voce, la riconoscerei


ovunque, in qualsiasi momento! Il principe Rameses arriv di corsa
dalla sua posizione nella retroguardia.

Serrena, leccellente spadaccina che pochi attimi prima aveva ucciso


il temuto Eneb, strill come se fosse finita a piedi nudi sui carboni
ardenti.

Rameses! Rameses! Ti credevo ancora a Lacedemone. Oh, ringrazio


Horus e Hathor che ti hanno concesso di venire a salvarmi e a
proteggermi!

I due innamorati corsero luno verso laltra e si abbracciarono con


tale fervore e disinteresse per qualsiasi altra cosa sulla Terra che le lame
delle loro spade cozzarono e, a quanto credo, i denti subirono lo stesso
impetuoso trattamento. Rimasi imbarazzato, ma niente affatto sorpreso,
vedendo che Serrena piangeva senza ritegno e Rameses aveva le
lacrime agli occhi. Mi voltai per lasciare loro il tempo di riacquistare il
controllo di s, mentre preparavo i miei uomini per la fase seguente
della nostra offensiva.

Mi sbarazzai del cadavere di Eneb gettandolo oltre il parapetto del


ponte, nel fiume, ma ne conservai la testa, infilandola nella musetta di
un cavallo, per occuparmene in seguito. Naturalmente tenni da parte i
suoi abiti neri per utilizzarli allistante; erano troppo larghi per il mio
corpo snello e ben proporzionato, ma li riempii con gli altri indumenti
delluomo, ancora fradici del sangue versato da Serrena. Fummo
costretti ad abbandonare il carro con i raggi delle ruote in frantumi,
quindi gli altri tre erano stracarichi quando partimmo alla volta del
Palazzo del Tormento e dellAfflizione: oltre allequipaggio originale
stavamo trasportando i tredici uomini di Weneg, ai quali si
aggiungevano il sottoscritto e Rameses. Per fortuna non eravamo
lontani dalla nostra meta e quando il pendio si faceva troppo scosceso
cerano parecchi volontari pronti a scendere per spingere.

Raggiungemmo la prigione proprio mentre il sole toccava lorizzonte


occidentale. Mi accomodai sul sedile del carro di testa, le braccia
incrociate boriosamente sul petto e il cappuccio nero abbassato sul
volto per celarne i lineamenti. Dietro di me, in piedi, cera Serrena, con
la sudicia tunica da prigioniera e le mani legate davanti a s. Avendo un
notevole talento drammatico, riusciva a mostrarsi afflitta e sconsolata,
ma il nodo della fune che le serrava i polsi poteva essere sciolto
allistante dai suoi denti aguzzi e candidi; la spada azzurra era posata ai
suoi piedi, nascosta sotto uno strato di paglia. Rameses si trovava poco
pi indietro, la spada infilata nel fodero e il viso nascosto da un
copricapo di bronzo prestatogli da una delle nostre solerti guardie. Le
sue leggiadre fattezze erano universalmente note e amate in Egitto,
visto che era il preferito fra i tanti figli del Faraone Tamose, ma non era
il momento adatto per esibirle.

Avevo calcolato i tempi in modo che arrivassimo davanti al Palazzo


del Tormento e dellAfflizione al tramonto, quando la visibilit era
ridotta al minimo. Le sentinelle, quasi tutte fratelli, figli e nipoti
dellormai defunto Eneb, non ci aprirono subito le porte. Dallalto e a
gran voce, ci interrogarono insospettiti sulla discrepanza fra il numero
di uomini e veicoli usciti in mattinata e il numero di quelli che
tornavano ora. Diversi membri del nostro gruppo tentarono
simultaneamente di raccontare della caduta nel burrone di uno dei
nostri carri, del numero di uomini periti nella disgrazia e di quelli in
pi, presumibilmente inviati da Utteric per potenziare la guarnigione,
data limportanza della prigioniera appena catturata, la principessa di
Lacedemone.

Avevo concertato volutamente quella confusione e quei malintesi per


attrarre il maggior numero possibile di guardiani della prigione sui
parapetti merlati e nel cortile dingresso, cos che potessimo affrontarli
tutti in una volta, invece di doverli inseguire a uno a uno in quel dedalo
di edifici, cortili comunicanti e sotterranei allinterno delle mura.

Quando stimai che il mio stratagemma avesse funzionato e almeno


trenta guardiani fossero assiepati sui bastioni sopra di noi, mi alzai sul
carro e imitai con efficacia Eneb in preda a uno dei suoi accessi dira. Il
cappuccio nero mi celava il volto mentre proferivo maledizioni e
minacce allindirizzo degli uomini sulle mura, chiamandone alcuni per
nome; il mio ampio vocabolario ingiurioso risult convincente, cos
come gesti e vezzi che avevo perfezionato osservando loriginale. Ho
spesso pensato che sarei potuto diventare un celebre attore, se avessi
scelto quella strada. I parenti stretti di Eneb abboccarono allamo e si
convinsero di avere di fronte lui in persona.

Uno di loro bofonchi il saluto tradizionale: Entrate a vostro rischio


e pericolo, ma sappiate che tutti i nemici del Faraone e dellEgitto sono
condannati in eterno, una volta dentro queste mura! I suoi compagni,
intanto, scesero le scale e gremirono il cortile dingresso per accogliere
lillustre congiunto.

Solo la met di loro era armata, gli altri non si erano curati di
recuperare le armi per non perdersi il momento del nostro arrivo. Una
totale mancanza di disciplina, tipica dellatteggiamento indolente delle
truppe del nuovo regime di Utteric.

Riconobbi il fratello maggiore di Eneb, Gambio, che correva a


salutarmi; rappresentava uneccezione alla regola perch era un
guerriero scaltro e intelligente e un avversario pericoloso, ancora pi
odioso del fratello. Sapevo che, se gli avessi permesso anche solo di
subodorare linganno, sarebbero passati pochi istanti prima che ci
trovassimo coinvolti in una lotta senza quartiere. Scesi goffamente dal
carro e mi diressi verso di lui ancheggiando per imitare il fratello.
Avevo lasciato la spada nel fodero, ma stringevo il pugnale nella mano
sinistra, nascosta fra le pieghe degli indumenti. Quando fummo vicini,
gli afferrai in una morsa dacciaio la mano destra protesa e lo tirai con
forza verso di me, facendogli perdere lequilibrio; vidi il lampo di
terrore nei suoi occhi quando finalmente mi riconobbe e cap di essere
spacciato. Gli affondai il pugnale fra le costole, spingendolo fino al
cuore, poi lo strinsi a me con il braccio sinistro. Il suo grido di morte
venne sovrastato dal chiasso generale. Mentre aspettavo che morisse
dissanguato, dedicai la sua anima alla memoria delle centinaia di
innocenti dalla cui sofferenza aveva tratto un intenso piacere.

Gli altri guardiani, lenti a capire cosa stava succedendo, si


assieparono intorno al carro di testa, cominciando a tormentare e
minacciare Serrena e tentando di tirarla gi. Tutta la loro attenzione era
concentrata sulla bellissima prigioniera e sapevo che erano ansiosi di
spogliarla di nuovo. I nostri compagni a bordo degli altri due veicoli
saltarono gi, andandosi a piazzare veloci intorno al primo, sfoderando
intanto le spade. Si misero al lavoro in silenzio, senza allertare i nemici
con un grido di guerra. Met dei guardiani vennero eliminati prima che
gli altri si accorgessero del pericolo che li aveva fagocitati; alla fine i
pochi rimasti gettarono a terra le armi e si inginocchiarono implorando
piet, altra decisione poco saggia. Vennero trascinati per i talloni fino
alle pire che continuarono ad ardere per il resto della notte.

Una volta preso possesso delle fortificazioni, ci preoccupammo


innanzi tutto di liberare i prigionieri chiusi nei sotterranei, poco pi di
centoventi, fra i quali una trentina di donne. Molti erano morti
prevalentemente a causa dellinedia o della sete, ma alcuni in seguito
alle prolungate flagellazioni, allenucleazione di uno o entrambi gli
occhi e ad altre ingegnose procedure escogitate da Eneb e dai suoi
compari.

Rameses e io eravamo tornati in Egitto solo per scoprire dove Utteric


stesse tenendo prigioniera Serrena e, se possibile, fornirle la forza e
lincoraggiamento necessari per sopravvivere alla terribile prova cui era
sottoposta.

Non avevo affatto previsto un tentativo di sottrarla alle grinfie di


Utteric e ora che avevamo avuto successo in entrambe quelle ardue se
non impossibili imprese la mia unica preoccupazione era portarla via
dallAfrica e ricondurla al sicuro, in seno alla sua affezionata famiglia a
Lacedemone, non appena fosse stato umanamente o divinamente
possibile. Sono convinto che, se avesse avuto voce in capitolo, Rameses
si sarebbe detto pienamente daccordo con me. Nessuno dei due aveva
preso in considerazione il parere e i desideri della principessa Serrena.

Ci concesse un breve riposo dalle nostre ragguardevoli fatiche, quindi


indisse un consiglio di guerra che inizialmente pensai avesse lo scopo
di stabilire quale fosse il modo pi rapido, semplice ed efficace per
ricondurla a casa, da sua madre.
Allo spuntar del sole, noi quattro ci incontrammo sui bastioni del
Palazzo del Tormento e dellAfflizione. Dico quattro perch Serrena
aveva invitato anche Weneg.

Bene, abbiamo raggiunto il nostro primo obiettivo, ossia una base


sicura da cui operare, cosa per cui devo ringraziarvi di cuore tutti e tre,
afferm, aprendo la riunione. Lanciai unocchiata a Rameses e Weneg,
scoprendoli sconcertati quanto me da quellannuncio. La nostra
prossima priorit aprire le comunicazioni con mio padre a
Lacedemone, aggiunse.

Volevi sicuramente dire che la prossima priorit portarti al pi


presto fuori dallEgitto e restituirti a Lacedemone e alle amorevoli cure
di tuo padre, la interruppi io.

Mi fiss esterrefatta. Mi spiace, caro Tata, non so di cosa tu stia


parlando. Il tuo stato un autentico colpo di genio, anzi, stato ben pi
di questo, un autentico miracolo. Hai aperto una base nel bel mezzo del
territorio controllato dal nemico. Qui siamo completamente isolati...

Finch la notizia della nostra attuale posizione non arriva a Utteric,


a Tebe. Indicai la sagoma del palazzo dorato, perfettamente visibile
sullorizzonte, a sud, a non pi di cento, centoventi aste di distanza al
massimo.

Mi rivolse il suo incantevole sguardo da innocentina, a occhi


sgranati. E chi lo avviser?

Uno dei guardiani della prigione... cominciai a dire, poi mi


interruppi. Dalla sera precedente tutti i guardiani erano morti e ormai
ridotti in cenere. Uno qualsiasi dei suoi sottoposti che porter
provviste o prigionieri da Tebe, volevo dire, rettificai.

Nessuno pu varcare le porte del Palazzo del Tormento e


dellAfflizione, sottoline Serrena. Tutte le provviste e i nuovi
prigionieri vengono lasciati nel cortile allingresso, dove tu li
accoglierai con la tua straordinaria interpretazione di Eneb dal
cappuccio nero. Cambi il timbro di voce. Sappiate che tutti i nemici
del Faraone e dellEgitto sono condannati in eterno, una volta dentro
queste mura!

Nonostante la sua assai riuscita imitazione, rifiutai di lasciarmi


ammansire e rimasi serio mentre le ponevo la domanda seguente. E la
prossima volta che Utteric ti convocher a Tebe per un incontro? Cosa
vuoi che gli risponda, nelle mie vesti di Eneb?

Utteric ha giurato solennemente che non vuole rivedermi mai pi.


un ragazzo davvero stupido, e molto facile da ridicolizzare. Tutti i suoi
graziosi giovinetti gli ridacchiavano in faccia ogni qual volta avevo la
meglio su di lui in uno scontro verbale. Voleva farmi giustiziare sul
posto, ma ho sottolineato che non avrei avuto alcun valore per lui, da
morta. Alla fine scoppiato a piangere per la frustrazione e mi ha fatto
quasi pena. Ha giurato davanti a tutti gli dei che non intende mai pi
posare gli occhi su di me, poi corso fuori dalla stanza.

Non riuscii a non ridere per quella descrizione spassosa, ma feci


comunque un ultimo tentativo. E i contadini della zona? I pastori che
portano al pascolo il loro gregge? Sapevo che era unimpresa
disperata, ma insistetti coraggiosamente.

Serrena pest un piede sui bastioni. Queste mura sono molto


robuste, disse indicandole, e nemmeno il pastore pi vigile
riuscirebbe a vedere qualcosa allinterno. Inoltre lunico pastore che
mai si sia avvicinato a questo luogo dalla fama terrificante era un
vecchio adorabile e dispettoso di nome Taita. Nemmeno il Faraone,
Utteric lInvincibile, vuole mettere piede qui, ecco perch mandava i
suoi scagnozzi a prendermi.

E i tuoi affezionati genitori? Staranno morendo dalla voglia di


rivederti. Avrei tentato di tutto, pur di riportarla alla sicurezza di
Lacedemone.

Mio padre e mia madre non mi rivedranno finch non verranno in


Egitto, annunci risoluta.

Perch mai? Mi aveva lasciato ancora una volta di stucco.

Perch adesso lEgitto la mia casa. Il mio futuro marito destinato


a diventare il Faraone e io la sua regina. Ho persino scelto il mio titolo:
sar nota come regina Cleopatra che, come sicuramente sai, significa
La gloria di suo padre. Credo che venendolo a sapere pap sar
rabbonito.

E io anche! esclam Rameses, ridendo.

Mi resi conto che era una causa persa, cos posai un ginocchio a terra
di fronte a Serrena.

Onore alla regina Cleopatra! esclamai, arrendendomi.

Ora vogliamo cercare di essere seri? Abbiamo del lavoro da fare,


afferm dolcemente lei, e si volt a guardare Weneg.

Quanti piccioni hai, nella tua bottega? E quando pensi di poterli far
uscire furtivamente da Tebe, sotto il naso di Utteric, e portarli qui nel
Palazzo del... Si interruppe prima di pronunciare lorrendo nome che
Utteric aveva dato alla sua prigione, riflettendo per qualche istante.
Nel Giardino della Gioia! Ecco! Assunse unaria estasiata. questo
il nuovo nome del nostro quartier generale! E la prima cosa che voglio
fare sbarazzarmi di tutti quei teschi allingresso, ai quali daremo la
rispettosa sepoltura che meritano.

Vorrei lasciarne uno soltanto, se sua maest lo consente. Gli altri


potete seppellirli o bruciarli, replicai.
Quale? chiese lei, sospettosa.

Quello del temuto Eneb, risposi, e Serrena scoppi a ridere.

Soltanto a te poteva venire in mente una cosa del genere, Taita, ma


hai ragione, davvero unottima idea.

Weneg torn al proprio ruolo di mercante di vini e varc le porte


principali di Tebe quella sera stessa. Quando, lindomani, ne usc con
quattro asini carichi di orci di vino, nessuno fece caso a lui, perch
Eneb era stato un suo cliente abituale. Sotto la soma di ciascun animale
era nascosta una cesta contenente una dozzina di piccioni, tutti bendati
perch non tubassero in presenza dei soldati a guardia delle mura.

Mentre Weneg era in missione, Serrena e io redigemmo il messaggio


per suo padre, re Hurotas, che fin per occupare vari papiri, troppo
voluminosi per poter essere trasportati da un unico uccello. Cos al
ritorno del nostro amico li spartimmo fra cinque piccioni.

La notizia centrale era che Rameses e io avevamo salvato Serrena da


Utteric ed Eneb. Naturalmente non ricevemmo alcun segnale o risposta
da Hurotas, il quale, diversamente da me, non disponeva di piccioni
nati nella citt di Tebe o nel Giardino della Gioia. Potevamo soltanto
immaginare il sollievo e la felicit che il messaggio aveva suscitato
nella cittadella del mio amico.

Continuammo a mandare piccioni a distanza di pochi giorni. I nostri


dispacci seguenti furono molto pi stringati, costituiti per lo pi da
particolari sui movimenti delle truppe di Utteric e stime informate sul
numero di navi da guerra, carri e reggimenti di cui disponeva e sulle
relative posizioni.

Suggerii a Weneg un metodo pi soddisfacente per aprire le


comunicazioni fra la cittadella di Lacedemone e il Giardino della Gioia.
Ogni volta che tornava dalla bottega dei vini portava con s un certo
numero di uccelli, sia maschi sia femmine, abbastanza maturi per
laccoppiamento. Spiegammo alla principessa Serrena la nostra
intenzione di allevare piccioni nel Giardino della Gioia per poi
mandarli via terra o via mare a Lacedemone, in modo che, una volta
liberati, tornassero subito nel luogo natio, portando i messaggi di suo
padre.

I piccioni sono creature magnifiche, le assicur Weneg. E fra le


loro tante virt c la monogamia.

Lei assunse unaria leggermente perplessa.

Sono fedeli luno allaltra per tutta la vita, le spiegai, senza


concubine piumate appostate sullo sfondo.

una cosa davvero dolce... Si volt verso Rameses per scoccargli


unocchiata eloquente. Davvero dolcissima!

Lui le indirizz una silenziosa protesta che le fece sfavillare gli occhi
verdi.

Quando Weneg e io infilammo un piccione maschio nella gabbia da


lui costruita, le sei femmine gi allinterno si agitarono e cominciarono
a svolazzare, in preda al panico pi totale. Al piccione ci volle un po
per fare la sua scelta, ma in seguito Weneg tolse le cinque femmine
scartate e lo lasci a corteggiare la preferita. Ora guardate il
maschio... riprese a spiegare.

Aspetta un attimo, lo ferm Serrena. Non puoi continuare a


chiamarlo cos. Non semplicemente il maschio, dovrebbe avere un
nome vero e proprio.

Hai ragione come sempre, altezza. Avrei dovuto pensarci. Come


dovremmo chiamarlo? ribatt lui. Cosa ne dici di Belle Piume?
No! Serrena riflett un istante. Guardatelo! Non ha forse laria di
credersi il miglior amante della Terra? E noi vogliamo che generi una
miriade di piccoli, vero? Esiste soltanto un nome perfetto per lui: zio
Hui! Dovremmo chiamarlo zio Hui!

Scoppiammo tutti e tre a ridere e impiegammo qualche istante a


riacquistare il controllo.

Alla fine Weneg ci richiam allordine. Guardate come gonfia il


petto e si pavoneggia girando intorno alla femmina, disse. logico
che lei scappi.

Ma non molto lontano e nemmeno molto in fretta, sottolineai.

Certo che no, conferm Serrena. una femmina, quindi non


stupida.

Ed ecco che lui la insegue allargando la coda e facendola strisciare a


terra, ma lei non si lascia raggiungere.

Per forza! una ragazza intelligente! Serrena batt le mani. Non


vuole facilitargli troppo le cose.

Ora finalmente lei si volta a guardarlo, e lui apre il becco, feci


notare.

Perch lo fa? volle sapere la principessa.

Viene detto becchettarsi. Il maschio la sta invitando a diventare la


sua amichetta. Mi sostituii a Weneg nelle spiegazioni, essendo molto
pi ferrato di lui in materia di piccioni.

Ora non lasciarti abbindolare, intim Serrena alla femmina.


Rammenta quello che ti ha detto la mamma: mai fidarsi di un
maschio. La femmina per ignor il consiglio e infil lintera testa
nella gola del maschio per qualche istante, poi la ritrasse e si lasci
cadere a pancia in gi.

Te ne pentirai! Serrena sospir mentre guardava il piccione saltare


sul dorso della compagna sbattendo con forza le ali e allargare le piume
caudali coprendo la coda di lei. O forse no, chiss. Dopo la rettifica,
Serrena allung timidamente una mano per prendere quella di Rameses.

Finsi di non aver notato quel gesto e proseguii con la spiegazione:


Fra una decina di giorni lei deporr due o tre uova, che si
schiuderanno dopo altri diciotto. Una luna e mezzo pi tardi i pulcini
saranno pronti per il lungo volo che li riporter qui, nel Giardino della
Gioia, dal luogo in cui li manderemo...

un periodo davvero lungo, comment Serrena con una punta di


rammarico. Non potete immaginare quanto desideri avere notizie di
mio padre e mia madre. Scosse tristemente il capo, poi parve farsi
forza. Ma ora dobbiamo trovare il modo per mandare gli uccelli a
Lacedemone affinch, una volta cresciuti, tornino qui con i messaggi
dei miei cari...

Prima che potessi replicare, sulla torre pi alta risuon uno squillo di
tromba, il segnale dallerta delle sentinelle, cos misi fine al colloquio.
A quanto pare ci sono alcuni sconosciuti sulla strada da Tebe. Tutti voi
conoscete i rispettivi ruoli e le vostre posizioni, per ogni eventualit. Io
devo infilarmi il costume da Eneb, spiegai, prima di correre via.

Ero in ansia perch era il primo avvistamento di forestieri, dopo il


ritorno di Serrena dalla sua ultima visita a Utteric. Temevo che lui
avesse cambiato idea e mandato qualcuno a prenderla per riportarla nel
suo palazzo, dove lavrebbe torturata. Corsi fino al cortile centrale e,
senza fermarmi a riprendere fiato, salii la lunga scala sbucando sugli
alti bastioni della torre. Vidi subito il nuvolone di polvere sollevata dai
carri che sfrecciavano su per la salita.
Quanti? chiesi alla sentinella, che si strinse nelle spalle.

Abbastanza, direi, dieci o dodici, rispose. Li stanno spingendo pi


veloci che possono.

Mi sentii sollevato: Utteric non ne avrebbe mai mandati cos tanti, se


voleva solo far riportare Serrena a palazzo per divertirsi un altro po a
sue spese. Riconosci qualcuno?

Sono ancora troppo distanti, ma si tratta quasi sicuramente di


prigionieri con le relative scorte, dichiar la guardia, confermando la
mia ipotesi.

Trattienili accanto al cancello dingresso, come al solito. Vado a


cambiarmi.

Quando tornai e mi diressi verso le porte principali vidi, allineati l


davanti, undici carri impolverati e carichi di passeggeri, quasi tutti in
catene.

Chi siete? Chi vi manda? E cosa volete? li interpellai da sopra le


mura, imitando il tono di Eneb.

Siamo aurighi reali del Faraone Utteric, lInvincibile, che ci ha


ordinato di portarvi questi trentun prigionieri perch possiate punirli e
giustiziarli con la massima severit.

A un mio ordine, i condannati vennero fatti scendere dai carri e,


incatenati luno allaltro e con i ceppi alle caviglie, entrarono
strisciando i piedi nel cortile dingresso dove, dalla sua alta nicchia, il
teschio di Eneb li fissava attraverso le orbite vuote. Usai il suo
geroglifico per firmare il papiro con cui dichiaravo di averli presi in
consegna. Gli aurighi uscirono dalle porte, salirono sui carri ormai
semivuoti e tornarono verso Tebe. La lunga fila di prigionieri fu
condotta oltre le porte interne, nei giardini recentemente creati dalla
principessa Serrena, dove la banda in attesa cominci a suonare
unallegra melodia di benvenuto.

Gli uomini si riscossero dal loro letargo disperato mentre si


guardavano intorno, sbalorditi. Ben pochi dei cespugli e delle piante
erano gi in piena fioritura, ma le forche che i poveretti si aspettavano
di vedere erano scomparse. Al loro posto cerano tre fabbri pronti a
mettersi al lavoro, con martelli dalla testa di selce e scalpelli, per
tranciare i ceppi intorno alle caviglie a mano a mano che i prigionieri
avanzavano, luno dopo laltro. Poi, con ancor pi profondo stupore,
ogni condannato si vide consegnare una ciotola dargilla piena di birra
schiumosa, una pagnotta e una grossa salsiccia essiccata. In uno di
coloro che distribuivano il generoso vitto riconobbero subito il principe
Rameses, che le dicerie davano per morto ormai da tempo. Lo
acclamarono estasiati e, dopo essere stati liberati dalle catene e aver
divorato il cibo con aria famelica, gli si affollarono intorno
rivolgendogli profondi inchini e subissandolo di promesse di lealt e
congratulazioni per il suo ritorno dal regno dei defunti. Naturalmente
conoscevano il sottoscritto altrettanto bene, o forse persino meglio, di
un qualsiasi pretendente al titolo di Faraone, e anchio ricevetti la mia
dose di ringraziamenti ed elogi.

Sollecitati dai miei uomini, si disposero in file ordinate, ma


emanavano un tanfo talmente intenso da far lacrimare gli occhi:
portavano gli stessi indumenti di quando erano stati arrestati dalla
guardia speciale di Utteric, molte lune prima. Diedi disposizioni
affinch venissero accompagnati ai pozzi di acqua dolce sotto le cucine,
dove furono invitati a spogliarsi e a lavarsi corpo e abiti con la liscivia,
cosa che fecero con lalacrit e lilarit suscitate dal sollievo quasi
isterico per quellimprovvisa svolta di trattamento e condizioni.

Quando furono puliti e rivestiti, Rameses e io ne riconoscemmo


dodici: erano i capi delle pi illustri famiglie dellEgitto, un tempo
amici intimi del Faraone Tamose ed estremamente facoltosi. Quando li
interrogammo scoprimmo che tutti, dal primo allultimo, erano stati
accusati di alto tradimento, giudicati colpevoli e condannati a morte.
Naturalmente tutti i loro beni erano stati confiscati dalla tesoreria reale.
Utteric non si tirava mai indietro quando si trattava di accaparrarsi
ricchezze.

Oltre a quellabbiente cerchia della societ egizia, fra i prigionieri


figuravano i funzionari amministrativi e gli ufficiali militari pi
popolari e in vista del paese. Una volta accertata la loro identit, rivolsi
ai nuovi arrivati un discorso di benvenuto, garantendo che erano
proprio il genere di cittadini che Rameses e io eravamo felici di
accogliere nel nostro gruppo. Commiserai il trattamento cui il falso
Faraone li aveva sottoposti, ma assicurai che avevamo sofferto quanto
loro, per mano di Utteric. Li invitai a unirsi alla nostra fazione, che
riteneva Rameses lunico vero sovrano legittimo; spiegai che le
sentenze pronunciate contro di loro erano da considerarsi nulle, il che li
rendeva nuovamente cittadini a pieno titolo del nostro grande paese, e
che Rameses e io saremmo stati onorati di ascoltare il loro parere
sullargomento.

Sembrava che tutti avessero salde opinioni in merito e volessero


palesarle simultaneamente; il conseguente frastuono sarebbe ben presto
sfuggito a ogni controllo se la principessa Serrena non avesse scelto
proprio quel momento per entrare nella sala delle conferenze. A dire il
vero ero stato io a fare in modo di godere della sua presenza in quel
cruciale frangente.

Il clamore e le grida si spensero allistante lasciando il posto a un


silenzio sbalordito, non appena i nobili rampolli la videro per la prima
volta. Non va dimenticato che quegli uomini non posavano gli occhi su
un membro dellaltro sesso da quando Utteric li aveva rinchiusi in
prigione.

Stavamo sperimentando una rivelazione quasi sacra, il momento in


cui la mera carne diventa divina agli occhi dellosservatore. E la lucente
chioma di Serrena, ricresciuta ancor pi fulgida di prima grazie al suo
sangue divino, era davvero magnifica a vedersi.
Rameses la prese per mano e la condusse verso gli astanti per
presentarla. Ecco la donna che ha promesso di diventare mia moglie,
la principessa Serrena di Lacedemone, annunci, e fra gli uomini l
schierati si propag un suono che era una via di mezzo fra un sospiro di
desiderio e un canto di vittoria.

Non sono tipo da lasciarmi sfuggire le occasioni ghiotte, quindi alzai


le mani in un tacito ma inconfondibile invito a dare il loro assenso, e
venni quasi spazzato via dal boato delle loro voci.

Onore a Rameses e Serrena, Faraone e regina del nostro Egitto!


intonarono in coro.

Sembrava che, per uno strano caso, lottuso e incolto Utteric avesse
scelto, per giustiziarle con la massima severit, trentun persone che
avrebbero costituito un eccellente gabinetto governativo, lideale per
assistere e consigliare il Faraone Rameses sullamministrazione
dellEgitto.

Fra loro cerano esperti e innovatori in svariati settori: agricoltura,


alimentazione, allevamento, istruzione, pesca e foreste, miniere,
edilizia, patrimonio e imposte, forniture idriche e, pi preziosi di tutti,
esercito, marina e arte bellica. Svolsero con piacere e prevalentemente
con saggezza i compiti loro assegnati dal futuro Faraone. Non mi
semplific certo la vita il fatto che quei comprovati esperti mi
chiedessero consigli a ogni pi sospinto, soprattutto se il suddetto piede
li stava conducendo in un vicolo cieco.

Di tanto in tanto nuovi prigionieri giungevano alle porte del Giardino


della Gioia, inviati da Utteric lInvincibile per unesecuzione sommaria.
Ben presto ci ritrovammo cos a disporre di centinaia di reclute, fra i
quali Weneg e io scegliemmo carpentieri e maestri dascia per la
costruzione delle navi, incaricandoli di creare, sulla base di miei
disegni, quattro veloci imbarcazioni a un solo albero e un paio di barche
che avremmo usato per comunicare con re Hurotas e i nostri alleati a
Lacedemone. Mentre stavamo preparando per il mare la prima
imbarcazione, Serrena venne a cercarmi, eccitatissima, con la notizia
che tre delle uova prodotte dalla femmina di piccione, con un briciolo
di aiuto da parte del maschio da lei ribattezzato zio Hui, si erano
schiuse. In poco tempo i pulcini sarebbero cresciuti e avrebbero
imparato a volare tanto energicamente da poter essere inviati ai suoi
genitori, a Lacedemone, inaugurando cos il loro lavoro, ossia portare
messaggi fra le nostre due posizioni.

Serrena si affaccendava fino a tarda ora, quando la maggior parte di


noi dormiva gi da tempo. Stava redigendo quello che definiva il suo
Codice Abbreviato, una forma di scrittura dodici volte pi stringata dei
geroglifici tradizionali e totalmente sicura. Includeva un simbolo per
ciascuna delle duecento parole di base del nostro idioma, sufficienti a
formulare la maggior parte dei messaggi, e per le altre, pi rare,
utilizzava i segni per replicarne il suono. Quando me ne spieg i
principi fondamentali rimasi subito affascinato dalla semplice bellezza
del sistema, e al tempo stesso sgomento al pensiero di non averlo
sviluppato io stesso. Con il mio aiuto redasse una prima stesura da
mandare ai genitori insieme alla fornitura iniziale di piccioni. Due
menti superiori che lavorano in sintonia si rivelano spesso pi efficaci
di cinquanta che operino separatamente.

Varammo la prima imbarcazione, chiamata Promessa di Artemide, a


notte fonda, quando la luna piena era scivolata sotto lorizzonte e
soltanto le stelle fornivano la luce grazie alla quale navigare sul fiume.
Lequipaggio era costituito da cinque o sei fra i marinai pi capaci che
riuscimmo a trovare e che avevano gi affrontato in diverse occasioni il
viaggio dallEgitto a Lacedemone; il comandante era un navigatore
esperto di nome Pentu, di cui mi fidavo sia come persona sia come
marinaio. Trasportavano trentasei piccioni chiusi in gabbie, ossia tutti
gli uccelli che eravamo riusciti a far nascere e crescere nel Giardino
della Gioia, sufficientemente robusti per affrontare il lungo volo sul
mare aperto e sufficientemente scaltri per evitare le attenzioni
indesiderate delle aquile pescatrici e degli altri rapaci che pattugliavano
i cieli.

Oltre agli uccelli, a bordo cerano quasi un centinaio di rotoli di


papiro riempiti dagli artistici geroglifici tracciati dal pennello di Serrena
e indirizzati a re Hurotas e alla regina Tehuti.

La sera seguente, sul tardi, sentii bussare delicatamente alla porta del
mio alloggio e, quando la aprii di un guardingo spiraglio, scoprii sulla
soglia la coppia reale, infagottata contro il freddo.

Ti disturbiamo, Magus? Possiamo entrare? Rameses usava


quellappellativo soltanto quando voleva farmi una richiesta smodata.
Aprii cautamente la porta di un altro po.

Per la dolce Hathor, certo che no e certo che potete! O viceversa.


Resi la mia risposta abbastanza ambigua da non compromettermi
troppo, ma mi scostai per lasciarli entrare.

Per un po rimasero seduti luno accanto allaltra, immersi in un


silenzio imbarazzato, poi Rameses si scosse e mostr la propria forza
danimo.

Pensavamo che forse gradiresti pregare insieme a noi, disse.

Che strana idea! esclamai, sbalordito. Gli dei prendono le loro


decisioni senza consultarci, anzi, molto spesso preferiscono fare lesatto
contrario di ci che chiediamo, solo per dimostrare la loro superiorit.

Lui sospir e guard Serrena con la tipica espressione da te lavevo


detto. I magnifici occhi di lei divennero enormi e poi, con mio
profondo sgomento, cominciarono a riempirsi di lacrime. Sapevo quale
attrice consumata fosse, eppure sospirai rassegnato.

Benissimo, allora, replicai, arrendendomi. Lespressione arcigna di


Rameses si trasform in un sorriso e le lacrime di Serrena si
asciugarono come per miracolo. Quale deve essere la sostanza delle
nostre preghiere? Qual la nostra richiesta agli dei? Come se non lo
sapessi.
Vogliamo che le divinit pi benevole proteggano la Promessa di
Artemide e la conducano sana e salva fino al porto di Gythium, mi
spieg con foga lei. Vogliamo poi che si prendano cura dei nostri
piccioni e li riportino incolumi qui da noi, con i messaggi dei miei
genitori intatti.

Tutto qui? chiesi. Benissimo, prendiamoci per mano e mettiamoci


in cerchio. Serrena aveva mani incantevoli e morbide, e mi piaceva
stringerle.

Ognuno di noi prov a stimare, o meglio ad auspicare speranzoso,


quanto avrebbe impiegato la Promessa per scendere il Nilo e
attraversare met del grande Mediterraneo fino a Gythium, quanto
tempo ci sarebbe voluto perch Hurotas e Tehuti leggessero le nostre
lettere, rispondessero con il nuovo Codice Abbreviato della figlia e
liberassero i piccioni, e perch questi ultimi effettuassero il rischioso
volo di ritorno fino al Giardino della Gioia. Secondo Serrena ci sarebbe
voluta mezza luna, secondo Rameses pi realistico cinque giorni di
pi e secondo me sette, ma soltanto se gli dei erano di buon umore.

I giorni passarono con la velocit di una tartaruga storpia. Prima


venne superata la stima di Serrena e poi quella di Rameses, con il cielo
che rimaneva completamente sgombro. Persino io cominciavo a
sentirmi un po sfiduciato; i miei incubi erano colmi di nuvolette di
piume arruffate di uccelli morti. Ma una mattina, ventitr giorni esatti
dopo la partenza della Promessa di Artemide, finalmente gli dei si
placarono e il cielo sopra il castello si tinse del blu e del viola dei
piccioni. Li contammo ad alta voce mentre, luno dopo laltro,
rientravano svolazzando nella loro accogliente piccionaia.

Ci eravamo aspettati che Hurotas e Tehuti li liberassero in maniera


graduale, magari lasciandone andare due o tre ogni qual volta avevano
qualcosa di importante da riferire, ma il nostro sbalordimento crebbe di
pari passo con laumentare del numero di uccelli, finch, arrivati a
trentasei, ci fissammo a vicenda, ammutoliti.
Erano due le cose che ci lasciavano di stucco: la prima, Hurotas e
Tehuti ce li avevano rimandati tutti e trentasei in ununica, possente
ondata; la seconda, erano tutti sopravvissuti ai pericoli del lungo volo.

Soltanto la mia cara madre avrebbe potuto ignorare la mia richiesta


e scrivere cos profusamente, comment Serrena con ironica
ammirazione. Naturalmente mi sentii tenuto a difendere la donna che
amavo.

Avanti, le dissi, non ti sembra di essere un po ingiusta con la


splendida donna che ti ha dato la vita?

Confronta i foglietti di mia madre con quelli mandati da mio


padre! mi sfid lei, e cos feci.

Trentadue fogli di papiro erano occupati dai magnifici e variopinti


geroglifici di Tehuti, che aveva serenamente ignorato il consiglio della
figlia. Gran parte della sua risposta era in rima e fui costretto ad
ammettere che molti di quei versi erano davvero geniali; celebravano il
fatto che Serrena fosse sopravvissuta al tormentoso rapimento da parte
di Panmasi, alla conseguente prigionia e alle umiliazioni a opera di
Utteric. Tehuti magnificava il coraggio e la forza danimo della figlia, e
pregustava con entusiasmo il loro ricongiungimento; chiedeva se quel
monello del vecchio Taita si era rammentato di consegnarle la spada
azzurra da lei mandata e la sollecitava a tenerne ben affilata la lama,
suggerendole come fare. Le assicurava che il suo abito per le nozze con
Rameses era finalmente terminato ed era davvero magnifico, e che lei
fremeva dal desiderio di vederglielo indosso. Poi le forniva alcune
ricette di uccelli canterini cotti nel miele e sarde glassate, chiedendole
lautorizzazione a farli servire agli ospiti del matrimonio. Concludeva
lamentando la mancanza di spazio per ulteriori notizie sui minuscoli
foglietti di papiro, ribadiva il proprio affetto per la figlia e le augurava
una duratura sicurezza e una sempre pi florida salute. Infine la pregava
di mandarle molti altri piccioni, perch cerano diverse altre cose che
doveva assolutamente riferirle, compreso il fatto che la moglie di
Huisson avesse dato alla luce un maschietto.

Le quattro pagine inviate da Hurotas, per contrasto, si rivelarono


capolavori di concisione e chiarezza, opera di un soldato estremamente
abile ed esperto. Erano redatte con il Codice Abbreviato ideato da
Serrena e ulteriormente migliorato dal sottoscritto.

Nei pochi fogli lasciatigli da Tehuti riusciva a illustrarmi il suo ordine


di battaglia contro Utteric, che prevedeva due fasi, una per mare e una
via terra. Come di consueto lammiraglio Hui avrebbe comandato la
flotta e Hurotas i carri e i fanti.

Allinizio della campagna i carri avrebbero usato come base il porto


di Sazzatu, millesettecento aste a est del punto in cui il Nilo sfocia nel
Mediterraneo. Era il luogo ideale dal quale lanciare linvasione via terra
dellEgitto. Hurotas vi aveva gi fatto trasportare duecentosessanta carri
da battaglia e relativi uomini perch si impadronissero della cittadina e
dellarea circostante, poi la flotta era tornata a Lacedemone per caricare
a bordo altri uomini e altri carri. Alla fine a Sazzatu sarebbero stati
radunati circa novecento carri, ossia la pi formidabile unit di
cavalleria della storia.

Non appena questa avesse vantato un saldo appiglio sulla terraferma


africana, la flotta avrebbe potuto sferrare lattacco lungo il Nilo:
allinizio Hui avrebbe puntato verso lantica capitale degli hyksos, dove
si sarebbe riunito con Hurotas, e una volta consolidata la presa sulla
citt avrebbero dato inizio alla lunga marcia su Tebe.

Hurotas concludeva il messaggio con la parola che rappresentava il


tipico saluto fra compagni darmi, ossia il criptico simbolo delle spade,
che per noi due significava: Tuo compagno darmi sino alla fine.

Quattro pagine contro trentadue, sottoline Serrena, guardandomi


con la testa piegata. Credi ancora che io sia prevenuta?
Non ho mai usato quel termine, precisai, respingendo
dignitosamente la sua protesta, poi mi rivolsi a Rameses. Hurotas si
esprime con notevole stringatezza.

Fa suonare tutto molto semplice, si lament Rameses, cos io mi


rivolsi nuovamente a Serrena, sicuro di essere riuscito a rendere
nebuloso loggetto della discussione.

Cosa ne pensi? le chiesi.

Lei sorrise e allarg le mani in un gesto di resa. Quando Utteric si


render conto di avere di fronte te e mio padre, credo che i piedi gli
scivoleranno sulla materia puzzolente che si lascer dietro mentre si
diriger a sud, verso la giungla dellAfrica Nera, dove potr
nascondersi fra i suoi simili, gli scimmioni.

Ammiro profondamente il tuo pittoresco modo di esprimerti, mia


cara principessa! Le cinsi le spalle con un braccio e la strinsi per
mostrarle la mia approvazione, e anche perch il gesto era in s
estremamente gradevole.

Sei sempre cos gentile, caro Taita, mormor.

Rameses sorrise mentre ci guardava. Sei una ragazza fortunata,


Serrena: hai due uomini magnifici che ti amano.

So di Taita, ma dimmi chi il secondo, ti prego.

Weneg e le altre mie spie a Tebe riferirono che in citt non cera
traccia di improvvisi movimenti militari, ma li avvisai che erano
imminenti: avrebbero indicato che Utteric sapeva che Hurotas e i suoi
sedici alleati avevano dato inizio alla spedizione volta a mettere fine
alla sua tirannia sullEgitto.
Mi aspettavo che reagisse radunando in fretta e furia tutti i soldati
disponibili e dirigendosi rapidamente verso nord, verso Menfi e la
costa, per rafforzare i suoi reggimenti sul posto e tentare di respingere
linvasione di Hurotas.

Rameses avrebbe voluto dare inizio alla nostra offensiva


immediatamente, prima ancora che Utteric lasciasse Tebe per
discendere il fiume fino a Menfi. Sottoline che avevamo radunato in
gran segreto, nel Giardino della Gioia, una forza scelta di quasi
quattrocento uomini perfettamente addestrati, uomini che avevano
patito atroci sofferenze per ordine di Utteric e per mano dei suoi bruti e
che non vedevano lora di vendicarsi.

Quale danno potrebbe mai infliggere la nostra piccola forza di


quattrocento soldati a un esercito di oltre quattromila, secondo te? gli
chiesi.

Se attaccassimo a notte fonda dovremmo riuscire ad appiccare il


fuoco alla maggior parte delle navi di Utteric ormeggiate nel porto e a
incendiare i magazzini sul lungofiume in cui ha sistemato gran parte
delle armi e delle altre forniture, afferm.

Ma allo stesso tempo, cos facendo riveleremmo la nostra presenza.


Al momento Utteric convinto che Serrena sia rinchiusa in isolamento
nel Palazzo del Tormento e dellAfflizione, che tutti i prigionieri da lui
inviati l siano stati giustiziati dal fedele Eneb e che tu e io ci troviamo
in un punto imprecisato allestremit settentrionale della Terra. Vuoi gi
disilluderlo? replicai, e lui parve mortificato.

Pensavo... cominci a ribattere, ma lo interruppi.

Il tuo pensiero non si spinge abbastanza in l. Quello che dobbiamo


fare metterci in contatto con Hurotas, tramite un piccione o un
corriere speciale, per coordinare la nostra strategia. Ma nel frattempo
dobbiamo tenere a freno i nostri nobili istinti fino a quando non
potremo condurre davvero alla disperazione Utteric, il Sublime
Babbeo.

Serrena, che aveva ascoltato avidamente la nostra conversazione,


batt le mani, felice. Oh, Taita, un appellativo davvero perfetto per
lui. Perch non lavevi mai citato?

stato tuo padre a definirlo cos, non io, e non rubo mai le trovate
altrui, spiegai con aria seria prima di rivolgermi a Rameses. Dalla tua
espressione deduco che sei daccordo con me.

Affilammo le rispettive spade e aspettammo impazienti, mentre i


giorni si accumulavano. Poi, in una notte senza luna, il coraggioso
Pentu riport la Promessa di Artemide al suo ormeggio nascosto sotto il
Giardino della Gioia. La nave si era dimostrata degna del nome che le
avevamo dato, completando in cos breve tempo un pericoloso viaggio
di andata e ritorno. La stiva era piena di doni della regina Tehuti per la
figlia, fra cui una decina di flaconi della sua essenza preferita, una
miriade di abiti dai colori magnifici cuciti e ricamati dalle sue migliori
sarte, un paio di sandali abbinato a ciascun vestito, una vasta selezione
di gioielli in argento e oro tempestati di pietre scintillanti e numerosi
rotoli di papiro coperti di splendidi geroglifici.

In una di quelle corpose epistole la regina spiegava dettagliatamente


come si fosse preoccupata, per tutto quel tempo, di un particolare
aspetto della prigionia della figlia.

Fra le sofferenze che una donna costretta a sopportare nessuna,


nemmeno il parto, straziante quanto lessere priva di un
abbigliamento adeguato, scriveva.

Il carico sul ponte della Promessa includeva quasi cinquanta gabbie


di piccioni allevati nella cittadella di Lacedemone e quindi condizionati
dalla natura a tornarvi alla prima occasione. Evidentemente Hurotas e
Tehuti erano decisi a rimanere in contatto con noi.
Prima del sorgere del sole scrissi tre messaggi nel Codice Abbreviato
indirizzati a Hurotas e li chiusi nei minuscoli sacchetti di seta fissati al
petto dei piccioni, che sembravano ansiosi di tornare l dove erano nati
tanto quanto io lo ero di vederli partire. Ma li feci aspettare un altro po
mentre redigevo una nota a parte in cui annunciavo che la Promessa di
Artemide era tornata sana e salva e che tutte le comunicazioni di
Hurotas e Tehuti erano state ricevute e approvate. Mentre i primi raggi
del sole disperdevano le ombre della notte, baciai i tre uccelli sul capino
e li lanciai nellaria. Salirono con ali bramose fino a una notevole
altezza e girarono intorno alla fortezza due o tre volte prima di
allontanarsi in direzione nord.

Ci mettemmo comodi ad aspettare, con tutta la pazienza che


riuscimmo a racimolare. Weneg e le sue spie tenevano docchio, giorno
e notte, il palazzo di Tebe e il porto per individuare ogni eventuale
segno di attivit inconsueta. Sapevo che non avremmo dovuto attendere
ancora a lungo: Pentu mi aveva avvisato che, quando aveva lasciato il
porto di Gythium, Hurotas era stato sul punto di seguirlo. Passarono
solo dodici giorni prima che Weneg arrivasse al galoppo dalla citt. Lo
vidi avvicinarsi dalla cima della torre principale del Giardino della
Gioia e persino a cinquanta aste di distanza riuscii a scorgere
lespressione eccitata sul suo viso. Quando mi vide si raddrizz e agit
le mani sopra la testa.

Scesi la scala di corsa per andargli incontro.

Lintera citt di Tebe immersa nel caos! grid non appena fummo
abbastanza vicini da riuscire a sentirci a vicenda. Ci sono tamburi che
rullano e corni che suonano! Utteric si sta preparando alla guerra, o
forse dovrei dire che sta preparando alla guerra i suoi uomini, mentre
lui si nasconde sotto il giaciglio.

Questo significa con ogni probabilit che Hurotas e Hui si stanno


finalmente avvicinando allEgitto con i loro alleati. Trova Rameses!
Unora fa era nel giardino con la principessa. Digli che andremo a Tebe
per valutare la portata dei preparativi bellici di Utteric e per cercare di
indovinare le sue intenzioni. Indosseremo gli stessi vecchi stracci che
portavamo quando siamo entrati per la prima volta nella tua bottega.
Digli che ci vediamo davanti alle porte principali, appena pronto.

Avevo lasciato volutamente sporco il mio travestimento, chiuso in


una cassa di legno, in modo che il vivido tanfo che emanava non
evaporasse, infatti si rivel sufficientemente forte da farmi lacrimare gli
occhi quando annusai gli indumenti. Mi imbrattai viso e mani con la
fuliggine e mi misi in testa una parrucca di capelli umani e peli animali,
anchessa sporca e infestata di parassiti, allo scopo di evitare
lindesiderata attenzione di sconosciuti.

Mentre passavo davanti alle scuderie mi fermai a esaminare il mio


riflesso nellacqua dellabbeveratoio per i cavalli e vidi che avevo un
aspetto sufficientemente disgustoso. Raggiunsi in fretta le porte, dove
Rameses mi stava gi aspettando. Anche lui aveva un aspetto orrendo e
puzzava terribilmente, ma in maniera pi regale di me o, se per questo,
della vecchia megera che lo accompagnava, notevolmente sovrappeso e
con i lineamenti celati da unarruffata matassa di unti capelli grigi. Mi
venne incontro ancheggiando e quando mi resi conto che intendeva
abbracciarmi mi ritrassi allarmato.

Abbi la compiacenza di allontanarti! la ammonii. Devo avvisarti


che sono affetto da molte e gravi malattie.

Sei davvero avido, Tata! Ma non sono schizzinosa, prender quella


da cui sei disposto a separarti. Fece risuonare la sua incantevole risata
argentina. Stai fermo, voglio darti un bacio.

Serrena! gridai. Come hai fatto a ingrassare cos tanto, di colpo?

Sono bastati alcuni dei vestiti che mi ha mandato la mamma,


arrotolati intorno alla vita: un trucco che ho imparato da te. Ma devo
farti i complimenti, la tua acconciatura davvero fantastica.

Sgattaiolammo fuori dalle porte posteriori della fortezza, quelle sul


lato pi lontano dalla citt, poi, nascosti dagli alberi, girammo intorno
alledificio per puntare verso Tebe da una direzione diversa. Molto
prima di avvistare le mura cittadine, udimmo la musica marziale di
tamburi, pifferi e trombe che saliva dalla vallata. Quando riuscimmo a
guardare gi dalle colline circostanti, la prima cosa che attir la nostra
attenzione fu il numero di imbarcazioni da trasporto e navi da guerra
allancora nel Nilo: sembravano diverse centinaia, troppe per poterle
contare, ormeggiate cos vicine le une alle altre da dare limpressione
che il grande fiume fosse solido.

Avevano le vele arrotolate, ma tutti gli alberi e il sartiame erano


decorati da vessilli di ogni forma, dimensione e colore possibile e
immaginabile. Centinaia di piccole barche da pesca solcavano gli stretti
passaggi di acqua sgombra fra le navi, cariche delle cataste di barili e
bagagli che stavano portando fino alle imbarcazioni pi grandi. Il mio
cuore acceler i battiti, avevo il sangue infiammato da quellesibizione
guerresca.

I pi mi considerano un saggio e un filosofo, un uomo di spirito


nobile e dalla natura fondamentalmente gentile e indulgente, ma sotto
quella patina si cela un guerriero assetato di vendetta e uno spietato
uomo dazione. In quel momento, lodio che nutrivo per il Faraone
Utteric era talmente intenso che sembrava ustionarmi lanima.

Quando abbassammo lo sguardo sulla citt situata fra noi e la riva del
fiume scoprimmo che allinterno delle sue mura leccitazione e i
preparativi bellici fervevano come sul fiume stesso. Ogni canale e ogni
torre, ogni tetto e le intere mura cittadine erano ornati di vessilli.

Allesterno delle mura, tutte le strade e i viottoli erano gremiti:


cerano carri da battaglia, carri agricoli e carriole tirati da uomini,
cavalli, buoi e persino capre, tutti diretti a Tebe. Noi cominciammo a
scendere lungo la fitta foresta che rivestiva la collina, scomparendo al
suo interno finch non incontrammo uno dei sentieri che conducevano
alle porte posteriori della citt. Uno alla volta lasciammo il riparo della
vegetazione, rassettando il nostro ridicolo abbigliamento come se fra
quei cespugli avessimo appena risposto a un richiamo della natura, e ci
unimmo alla colonna di veicoli e persone che scendevano carichi di
mercanzie verso Tebe. Nessuno fece caso a noi n ci interrog quando
raggiungemmo le porte della citt, e a quel punto la calca ci trascin
dentro.

Le strade allinterno erano ancora pi affollate di quelle fuori. I soli


che riuscissero ad avanzare risoluti erano gli squadroni di uomini
armati in modo massiccio che, in file interminabili, marciavano in
direzione dei moli per salire sulle navi, preceduti dai comandanti con la
frusta, che imprecavano contro la folla e sferzavano chiunque
ostacolasse il loro cammino.

Subito dopo il loro passaggio il varco fra la folla si richiudeva e noi


riuscivamo a procedere solo lentamente e trascinando i piedi, premuti
gli uni contro gli altri, ventre contro schiena. Naturalmente Rameses e
io conoscevamo a fondo la pianta della citt che un tempo era stata la
nostra casa e riuscimmo a lasciare le arterie principali per imboccare i
vicoli fra gli edifici e i cunicoli sotterranei, alcuni dei quali talmente
angusti e bui da costringerci a camminare in fila, tenendo in dentro la
pancia e girandoci su un fianco nei punti pi stretti. Per illuminare il
tragitto tenevamo sollevate le fiaccole che avevamo con noi. Ci
facemmo forza cercando di non pensare che le fragili costruzioni sopra
le nostre teste potevano crollare e che intorno a noi, sotto le macerie,
giacevano i cadaveri di centinaia di sventurati rimasti uccisi nei
frequenti cedimenti strutturali.

Le gallerie che stavamo percorrendo sfociavano con un preavviso


brevissimo se non inesistente in caverne e locali di varie dimensioni e
altezze, tutte piene di mercanti impegnati a vendere o comprare alcuni
degli innumerevoli oggetti disponibili.

Fra le merci pi bizzarre notai flaconi con lurina della dea Hathor e
mi offrii di regalarne uno alla principessa, dato il prezzo assai
ragionevole, ma lei rifiut sostenendo che era perfettamente in grado di
prodursela da s.
Uno dei venditori, una creatura dal viso pesantemente truccato e dal
genere sessuale indeterminato, mi abbord con il saluto: Salve, tesoro,
cosa ne dici di un po di su-e-gi, o di dentro-e-fuori, se preferisci?

Per me troppo presto, temo, non ho ancora digerito la colazione.


Mi verrebbe il singhiozzo, replicai, declinando educatamente lofferta.
Lui, o lei, mi scrut con sospetto.

Mi ricordi il nobile Taita, il famoso veggente e saggio, afferm in


tono di sfida. Solo che tu sei pi vecchio e molto pi brutto.

Dubito che tu abbia mai incontrato Taita, replicai con la stessa


baldanza.

Eccome, se lho fatto. Mi fece oscillare lindice sotto il naso. Lo


conoscevo bene.

Allora dimmi qualcosa di lui che nessun altro sa.

Aveva un palo del piacere pi lungo della proboscide di un elefante


e pi grosso di quello di una balena, ma ormai morto.

No, ti stai riferendo al gemello. Il vero nobile Taita era mancino, era
lunico modo in cui li si poteva distinguere luno dallaltro, spiegai.

Lo sconosciuto parve perplesso e si infil un dito nel naso, poi scosse


il capo.

Strano! Non avevo mai sospettato che avesse un gemello, borbott,


allontanandosi. I miei due compagni sollevarono la frangia delle
rispettive parrucche per fissarmi.

Vorrei tanto riuscire a mentire con la tua stessa impassibilit, mi


disse Rameses in tono di rimpianto.
Come si chiama, il tuo gemello? Se pi giovane e pi carino di te
mi piacerebbe conoscerlo, afferm Serrena, seria, e lui le diede un
pizzicotto sul fondoschiena, facendola strillare.

Riprendemmo la faticosa avanzata nel labirinto sotterraneo, tornando


verso la superficie. Alla fine ci inerpicammo lungo una cloaca
vecchissima e sbucammo in un angolo della piazza darmi, dietro le
antiche macerie che celavano una latrina a cielo aperto, molto popolare
presso entrambi i sessi. Spuntammo in mezzo a parecchi clienti
impegnati nelle loro faccende, ma nessuno badava minimamente agli
altri e sia noi che loro proseguimmo indisturbati.

In quel giorno memorabile, la piazza darmi era il luogo pi affollato


e caotico della citt. Non saremmo mai riusciti ad aprirci un varco fino
allanfiteatro, se avessimo seguito il tragitto consueto. Come previsto,
trovammo Weneg e quattro suoi sottoposti ad aspettarci alluscita della
latrina improvvisata. Si disposero intorno a noi, formando un bozzolo
protettivo per impedire che venissimo calpestati dalla ressa, quindi ci
facemmo energicamente strada su per i gradoni di pietra fino a
raggiungere una sporgenza vicina alla sommit, da dove si godeva di
una magnifica vista sul teatro che sembrava gremito dellintera
popolazione di Tebe.

Solo il centro della struttura era sgombro, delimitato da corde e


circondato da una fila serrata di sentinelle, rivolte verso lesterno con la
spada sguainata, per impedire lingresso della folla. Sotto di noi cera
una tribuna di legno rialzata, per il momento anchessa vuota, posta
dinanzi a un podio sul quale cinquanta musici stavano suonando con
foga melodie marziali e arie patriottiche.

Il tumulto crebbe costantemente di volume finch, con un ultimo


tintinnio di cembali, la banda non si zitt e il tamburo maggiore non si
volt verso il pubblico tenendo alzate le braccia. Il frastuono si plac
lentamente.
Nel silenzio generale, unalta figura sal sul podio. Sembrava fatta di
oro puro, coperta comera dalla testa ai piedi di metallo scintillante. La
luce del sole vi si rifletteva con bagliori accecanti. Era uno spettacolo
allestito con maestria.

La banda riattacc energicamente con un inno nel quale riconobbi


lepica autocelebrativa tipica di Utteric, nella quale si attribuiva il
modesto titolo di Invincibile. A quel segnale, un reggimento di guardie
reali cominci a occupare lo spiazzo a passo di marcia. Sembravano
almeno mille, intente a picchiare la spada sullo scudo e a cantare in
coro.

Diecimila morti sul campo, ma lInvincibile sopravvive!


Trascorrono diecimila anni, ma lInvincibile vive ancora!

Ascoltando quelle assurde e ridicole asserzioni, sentii divampare di


nuovo la rabbia e lodio nei confronti del mostro che governava
attualmente lEgitto, la cui follia era accentuata dallastuzia e dalla
scaltrezza. Lanciai unocchiata a Serrena, seduta al mio fianco, e lei
replic al mio tacito commento senza distogliere lo sguardo dalla figura
dorata.

Hai ragione, Taita, Utteric pazzo, ma furbo. Sta mandando al


massacro la sua stessa aristocrazia, quel magnifico gruppo di uomini
perfettamente addestrato da suo padre, il Faraone Tamose, lesercito
che ha sconfitto gli hyksos e li ha cacciati da questa terra, perch sono
gli uomini di suo padre, perch la loro lealt ha seguito Tamose fin
nella tomba. Dal suo punto di vista rappresentano tutti il passato, come
te e Rameses. Sa che tutti voi lo disprezzate, quindi vi vuole annientare
e sostituire con soggetti come Panmasi, che invece lo venerano. Per la
prima volta gir la testa per guardarmi, sorridendo. Saprai di certo che
Panmasi, il mio rapitore, adesso un generale nel nuovo esercito di
Utteric. In realt comanda le guardie reali, il reggimento che si vede
laggi. Le indic con il mento, di gran lunga troppo astuta per usare
un dito, rischiando cos di attirare lattenzione. Eccolo l, sulla
tribuna, in piedi dietro il Faraone.
Fino a quel momento non lavevo riconosciuto perch aveva i
lineamenti celati dal copricapo ed era seminascosto dalle persone che lo
circondavano.

E tu? le chiesi. Non ti riempie di rabbia vedere insieme Utteric e


Panmasi, i due mostri che ti hanno umiliata e torturata?

No, non si tratta di rabbia, mormor dopo qualche istante di


riflessione. un termine troppo blando. Ci che provo una furia
incandescente.

Non potevo vedere la sua espressione dietro le ciocche pendule della


parrucca, ma il suo tono risult molto convincente. In quel momento le
guardie si fermarono, pestando unultima volta i piedi a terra, e tennero
sollevate le lame nude per rendere omaggio a Utteric. Limprovviso
silenzio che cal su tutti noi, spettatori e partecipanti alla parata, era
quasi palpabile.

La sagoma scintillante del Faraone si fece avanti sulla tribuna e, con


gesti lenti e deliberati, si sfil il guanto dalla mano destra per poi
sollevarla. Sentii Serrena irrigidirsi al mio fianco, ma non capii il
motivo della sua reazione: non era insolito che il sovrano si denudasse
la destra in quel modo, nel salutare le truppe.

Quello che successe subito dopo, per, fu del tutto inaspettato.

Allestremit opposta della piazza darmi, di fronte alla tribuna, da


cui distava meno di duecento passi, si stagliava una collinetta che
rappresentava un ottimo punto di osservazione, tanto che alcuni
spettatori privilegiati potevano seguire lesibizione marziale da l.

Allimprovviso, dalla folla radunata lass si lev un piccolo oggetto


scuro che, grazie alla mia vista straordinariamente acuta, riuscii a
distinguere subito, persino contro lo sfondo della densa calca. Allinizio
lo credetti un uccello, ma capii quasi subito di essermi sbagliato.

Guardate! esclamai. Qualcuno ha scoccato una freccia!

Dove? chiese Rameses.

Serrena era riuscita a scorgerla solo un istante dopo di me.

L, sulla collinetta, disse, indicandola mentre raggiungeva il punto


pi alto della parabola e cominciava a scendere. Viene dritta verso di
noi.

Feci qualche rapido calcolo. Non ci raggiunger, lhanno scagliata


troppo alta, annunciai. Ma sta puntando dritta sul Faraone. Mi alzai
affannosamente in piedi, tutta un tratto sgomento allidea che Utteric,
il mio acerrimo nemico, fosse in pericolo: se fosse stato ucciso dalla
freccia, non avrei avuto la possibilit di vendicarmi per tutte le
sofferenze che aveva inflitto a me e alle persone a me pi care. Avrei
voluto gridargli un avvertimento, ma il dardo stava scendendo troppo
rapido perch un qualsiasi monito potesse risultare efficace. Lui aveva
ancora la mano destra alzata, e il copricapo e la corazza doro erano un
faro scintillante verso il quale la freccia procedeva inesorabile. Era
come se Utteric stesse dando il benvenuto alla morte.

Vidi che la massiccia punta del dardo era di selce cesellata, progettata
appositamente per trapassare unarmatura: avrebbe tranciato la corazza
di metallo malleabile come se fosse papiro. Il tempo parve scorrere pi
lentamente mentre tutti, compresi i tirapiedi di Utteric e soprattutto il
sottoscritto, sembravano paralizzati, incapaci di muoversi. Verso il
termine del proprio tragitto, la freccia, velocissima, era quasi
impossibile da scorgere, finch non colp il bersaglio con un clangore
metallico simile a quello di unenorme campana. Il Faraone venne
scagliato allindietro, ma un attimo prima che cadesse vidi che la punta
del dardo e met dellasta gli spuntavano dalla schiena, fra le scapole:
era stato trafitto da parte a parte.
Piomb sulle assi della tribuna con una violenza tale da frantumarne
alcune, quindi giacque immobile, colpito al cuore e ucciso sul colpo.

Segu un silenzio assoluto. Fu come se il mondo intero trattenesse il


fiato per poi buttarlo fuori in un grido di disperazione totale, un immane
lamento funebre, come per la perdita di un padre. Lo stato maggiore di
Utteric si lanci in avanti, capeggiato dal generale Panmasi e da altri
suoi leccapiedi e adulatori. Uno di loro port un telo in cui avvolsero il
corpo, senza fare il minimo tentativo di sfilare la freccia dalla carne di
Utteric n di sfilargli larmatura che gli celava testa e torace.

Una decina di ufficiali sollevarono il cadavere e lo portarono gi per i


gradini che collegavano la tribuna alledificio di pietra. La banda
cominci a suonare una nenia funebre. Gli spettatori sembravano
sconcertati, indecisi su come reagire: alcuni stavano piangendo e
gemendo in maniera ostentata mentre si strappavano i capelli, ma molti
altri faticavano a dominare la gioia, cercando di nascondersi il volto
con lorlo della tunica e sfregandosi energicamente gli occhi per farli
lacrimare.

Forse ero uno dei pochi, nella moltitudine, a essere davvero rattristato
dalla morte di Utteric. Strinsi a me Rameses e Serrena in cerca di
conforto, ed ero sul punto di versare lacrime sincere e sentite.

Non sarebbe dovuta finire cos, mormorai. Utteric sfuggito al


castigo che meritava per la crudelt e la mostruosa perfidia che ha
mostrato.

Rameses, invece, sembrava inebriato. Almeno se n andato, una


volta per tutte. Adesso era lui il primo erede al trono, in linea di
successione. Chiss chi stato a scagliare la freccia. Vorrei
ringraziarlo e ricompensarlo per il coraggio.

La folla cominci a muoversi, dirigendosi con palese titubanza verso


luscita. Ci infilammo fra la gente, ma non arrivammo molto lontano
prima di essere bloccati dalle sentinelle armate piazzate accanto alle
porte. I loro bruschi ordini giunsero distintamente fino a noi, che
avanzavamo con estrema lentezza, prigionieri della calca.

Indietro! Dovete restare tutti ai vostri posti. Nessuno pu andarsene


finch lassassino non verr scovato. Capovolsero le lance usandone
lestremit smussata per spingere indietro la folla. Sappiamo chi ha
scoccato la freccia che ha ucciso il Faraone Utteric lInvincibile.
Tornammo indietro, tra brontolii e proteste.

Serrena si sedette al mio fianco, girando la testa dalla parte opposta


rispetto a Rameses, ancora intento a lagnarsi con chi gli sedeva accanto.
Parl sottovoce, muovendo a malapena le labbra, tanto che riuscii a
stento a sentirla.

Non era lui, dichiar.

Non capisco. Chi non era chi? domandai, altrettanto


sommessamente.

Luomo con larmatura dorata non era Utteric, spieg. Non era
Utteric quello che stato trafitto dal dardo, bens qualcuno che lo
impersonava.

Come fai a saperlo? Aveva il volto completamente nascosto dalla


visiera del copricapo. Le afferrai un braccio per tirarla pi vicina a me,
sollevato al pensiero che forse avevo ancora la possibilit di
vendicarmi.

Gli ho visto la mano destra, disse semplicemente lei.

Continuo a non capire, protestai. Cosa centra la sua mano con...


Mi interruppi, fissandola. Di solito non sono cos lento di
comprendonio. Ti sei accorta che la mano che abbiamo visto, senza
guanto, non era quella di Utteric?

Esatto! conferm. Lui ha mani lisce e perfette, simili a quelle di


una fanciulla. Ne va smodatamente fiero e secondo i suoi amici pi
intimi le immerge tre volte al giorno nel latte di asina.

Come fai a saperlo? insistetti. Quando hai avuto occasione di


osservarlo cos attentamente?

Ogni volta che le alzava per colpirmi in faccia, ogni volta che mi
torceva il naso come per strapparlo, ogni volta che mi infilava le dita
nelle parti intime per far ridacchiare i suoi simpatici amichetti, rispose
amaramente, con un tono che attestava il suo sdegno. Luomo con la
visiera dorata che appena stato abbattuto da quella freccia aveva le
mani rovinate e callose, quelle di un agricoltore. Non era Utteric.

S, quello che dici ha senso, ma mi spiace di averti spinto a rivelare


dettagli cos delicati e sgradevoli dellumiliazione che ti ha inflitto.

Purch Rameses non lo scopra. Preferisco che non lo sappia,


promettimi che non glielo dirai mai.

Te lo prometto solennemente. Sapevo che erano parole trite, e per


dare loro maggior peso strinsi forte la mano di Serrena.

Aspettammo per unora, e per unaltra ancora. Lunico sollievo, per


quello che valeva, erano gli inni funebri suonati incessantemente dalla
banda per piangere il trapasso del Faraone. Ormai il borbottio della
folla si era gonfiato di rabbia e sentii fare commenti che rasentavano il
tradimento: ora che il sovrano era morto, i cittadini in genere molto
cauti nel pronunciarsi su di lui si mostravano assai meno discreti.

Poi, allimprovviso e in modo del tutto inaspettato, la banda inton


una melodia allegra e vivace, in netto contrasto con quelle suonate fino
a quel momento. Il brontolio degli spettatori si trasform in un silenzio
sbigottito. Vidi gli uomini e le donne che nelle ultime due ore avevano
espresso pareri incontrollati sul Faraone e la sua morte guardarsi
ansiosamente intorno, cercando di stabilire chi altri li avesse sentiti e
pentendosi delle proprie parole.

Il generale Panmasi e altri quattro alti ufficiali dellesercito regio


salirono a passo di marcia la scalinata che partiva dalledificio nel
quale, solo poche ore prima, avevano portato il corpo del Faraone,
avvolto in una coperta. La banda li accolse con una vivace fanfara
mentre si piazzavano spalla contro spalla sul fronte della tribuna.
Quando infine i musici si interruppero, Panmasi si fece avanti e
cominci a parlare. Ufficiali di pi basso livello erano posizionati a
intervalli regolari per riferire il suo discorso agli spettatori ai margini
della folla.

Fedeli e leali cittadini del potente Egitto, vi reco una lieta novella. Il
nostro amato Faraone Utteric, che tutti abbiamo visto ucciso dal dardo
di un traditore, si dimostrato degno del suo appellativo di Invincibile.
Ha sconfitto la morte! ancora con noi! Continua a vivere in eterno.

Un silenzio scettico accolse la rivelazione. Tutti avevano visto la


freccia conficcata nel cadavere di Utteric, avevano visto con i loro
occhi che il colpo era stato letale. Temevano che si trattasse di un
imprecisato stratagemma per indurli a tradirsi. Abbassarono gli occhi e
strascicarono i piedi, tentando di non scambiare occhiate con i vicini di
posto o fare altri gesti che potessero incriminarli.

Panmasi si gir verso la scala e si inginocchi con fare deferente,


subito imitato dagli altri quattro alti ufficiali, che picchiarono la fronte
sullassito della tribuna.

La stessa figura dallarmatura dorata che poche ore prima avevamo


visto portare via avvolta in una coperta intrisa di sangue comparve in
cima alla scala camminando eretta, con aria fiera e baldanzosa. Non
mostrava traccia della ferita mortale ricevuta, a parte le chiazze di
sangue ormai secco sullarmatura e il foro nella corazza dorata causato
dalla freccia dellassassino. Raggiunse il limite della tribuna e si tolse il
copricapo, mettendo in mostra i tratti del Faraone Utteric che il volgo
era arrivato a conoscere cos bene.

Le stesse persone che poco prima avevano applaudito in segreto la


sua morte si prostravano adesso con solerte fervore, dimenandosi come
cuccioli e muovendo le labbra per esprimere la loro felicit nel vederlo
tornare miracolosamente dal regno dei morti.

Utteric li osserv altezzoso, i lineamenti accentuati dal trucco che


risultavano fieri, sprezzanti, di una bellezza effeminata. Si stava
palesemente godendo quella adulazione senza freni. Alla fine alz le
mani per imporre il silenzio.

Mi piegai verso Serrena. Avevi ragione, ha delle mani da fanciulla,


sussurrai, e la vidi annuire. Chi luomo ucciso dalla freccia?

Non lo sapremo mai, mi assicur lei. gi stato bruciato e ridotto


in cenere, oppure buttato nel Nilo con dei pesi attaccati ai piedi. Poi
mi invit a unirmi al silenzio della folla, mentre il Faraone cominciava
a parlare.

Mio amato popolo, miei fedeli sudditi, sono tornato da voi! Sono
tornato dal luogo buio in cui mi ha mandato la freccia dellassassino.

Gli spettatori lanciarono grida di esultanza, ma lui alz di nuovo le


mani, zittendoli di colpo.

Ora tutti sappiamo che fra noi ci sono dei traditori! aggiunse, il
tono di voce tutta un tratto accusatorio e colmo dira. Ci sono persone
che hanno tramato per assassinarmi e hanno tentato di mettere in atto
piani crudeli. La folla gemette angosciata al pensiero di un simile
tradimento.

So chi sono questi traditori assassini. Le mie leali guardie ne hanno


arrestati trentuno, i quali andranno incontro al destino che si sono
ampiamente meritati. Pungolati dal generale Panmasi, gli astanti
eruppero in acclamazioni e grida di lealt. Quando torn il silenzio, il
Faraone riprese a parlare. Il pi importante di questi criminali
luomo che ha scoccato il dardo destinato a uccidermi. uno dei miei
ministri di pi alto livello, nel quale avevo riposto la pi completa
fiducia. Le mie guardie lo hanno visto tendere la corda dellarco da cui
partita la freccia che mi ha colpito ma non riuscita a uccidermi.
Alz la voce per urlare: Portate qui il traditore Irus!

Il ministro Irus no! protest Rameses in un sussurro pieno di


orrore. un uomo anziano, nobile e buono. Non commetterebbe mai
un omicidio. Dubito che abbia ancora la forza di maneggiare un arco.

Serrena gli prese la mano per tranquillizzarlo e impedirgli di alzarsi.


Irus non pu essere salvato, mio adorato, bisbigli. A scoccare la
freccia assassina stato con ogni probabilit luomo che lo sta
scortando. Si chiama Orcos ed uno dei tirapiedi pi spietati di Utteric,
ma anche famoso per essere un arciere senza pari.

Lo conosco bene, replic lui con un mesto cenno dassenso. So


anche che Irus ha tentato di opporsi ad alcune delle decisioni pi
selvagge e crudeli di Utteric. Questo il prezzo che deve pagare per la
sua ribellione.

Utteric si sta esibendo in uno dei suoi colpi da maestro. Prima di


tutto sta corroborando la sua pretesa di essere immortale. I suoi sudditi
lo hanno visto mentre veniva ucciso e ora tornato dal regno dei morti
per annientare quanti cercano di opporglisi. Serrena aveva parlato in
tono pacato ma convinto. tornato per annientare le persone come
Irus. Mira a ridurre al silenzio le voci di tutti gli uomini onesti e degni
donore dellEgitto. Ha saputo che re Hurotas per mare, con la flotta
che trasporta i suoi carri e quelli di tutti i sovrani alleati, e sta cercando
di rendere sicure le retrovie prima di andare a contrastare lattacco.
Finch mio padre e gli altri re non arrivano in Egitto non possiamo fare
nulla, se non aspettare. Magari Utteric mander Irus e gli altri accusati
al Palazzo del Tormento e dellAfflizione, nel qual caso potremo
prenderci cura di loro.

Le guardie reali condussero Irus e gli altri prigionieri sulla tribuna,


con le mani legate sul davanti. Risult subito evidente che erano stati
percossi con violenza: quasi tutti sanguinavano e il loro presunto capo,
Irus, era semicosciente. Il suo viso un tempo bello era talmente gonfio e
tumefatto che stentai a riconoscerlo, i lunghi riccioli bianchi incrostati
di sangue secco. Lo avevano spogliato, lasciandogli addosso solo un
gonnellino, e la schiena nuda era solcata dai segni delle frustate. Furono
necessarie due guardie per tenerlo in piedi e trascinarlo davanti al
Faraone.

Utteric cominci a ricoprirlo di improperi, infuriandosi sempre pi, in


preda a uno dei suoi folli accessi dira. Di rado ho sentito qualcosa di
paragonabile alle oscenit che gli sprizzavano dalle labbra insieme agli
schizzi di saliva. Nella mano destra stringeva un frustino da
cavallerizzo con cui dava enfasi alla propria concione, sferzando il viso
dellanziano su entrambe le guance, finch il sangue non prese a
colargli lungo la barba e le gambe non gli cedettero. I due soldati lo
sorressero in modo che restasse di fronte al suo carnefice e sopportasse
ogni colpo del castigo.

Alla fine Utteric indietreggi, ansimando affannosamente, con i rivoli


di sudore che gli solcavano le guance. Lasci cadere il frustino ed
estrasse la spada dal fodero fissato alla cinta.

Lasciatelo andare, ordin alle guardie, trafelato. Lasciate che cada


in ginocchio, in atteggiamento supplice. Tagliate le corde che gli legano
i polsi affinch possa tendere le mani per implorare la mia
misericordia. I suoi due uomini dovevano aver gi eseguito quegli
ordini molte altre volte e con prigionieri diversi, perch mentre
obbedivano sorrisero, pregustando la scena.

Tendi le mani, infido traditore. Implora la clemenza reale, decrepito


escremento, strill il Faraone a Irus che, ormai troppo stordito per
reagire, scosse il capo, confuso, facendo gocciolare sangue sullassito
sottostante.

Costringetelo! url Utteric alle guardie che, sempre sorridendo, si


fecero avanti e afferrarono i capi della corda che avevano volutamente
lasciato intorno ai polsi del poveretto. Li tirarono finch Irus non cadde
bocconi sul pavimento della tribuna, le braccia tese e allungate davanti
a s.

Utteric gli si avvicin con la lama della spada pronta a colpire. Gliela
picchiett con delicatezza sullavambraccio per misurare la distanza,
gliela sollev sopra la testa e poi la cal con forza. La lama di bronzo
tranci agevolmente il braccio sinistro di Irus, tagliando carne e osso.
La guardia intenta a tirare quellarto cadde allindietro, mentre il sangue
sgorgava dal moncherino. Lanziano emise un flebile grido e gli
spettatori gli fecero eco, met di loro in preda allorrore e laltra met
compiaciuta.

Il Faraone sollev di nuovo larma e calcol con occhio esperto il


punto in cui sferrare il fendente, poi la abbass, mozzando anche laltro
braccio di Irus, che rimase riverso in una pozza di sangue, gemente.

Il generale Panmasi and a piazzarsi a sinistra di Utteric e si rivolse a


uno dei carri in attesa facendo cenno di avvicinarsi. Lauriga lo port
accanto alla base della tribuna, con tutti e quattro i cavalli che si
impennavano e scalpitavano sentendo lodore del sangue. Nel frattempo
le guardie avevano legato due funi alle caviglie di Irus e adesso ne
passavano i capi allauriga, che le leg saldamente agli anelli sul retro
del veicolo. Il Faraone salt gi dalla tribuna per sostituirlo alla guida
del carro; scosse le redini e il tiro di cavalli si lanci al trotto,
trascinandosi dietro il corpo mutilato di Irus, che grid per latroce
sofferenza e allinizio tent disperatamente di tenersi in equilibrio sul
terreno, spingendo via con i moncherini sanguinolenti i sassi e gli altri
ostacoli che ingombravano il perimetro dello spiazzo. Ma gi durante il
secondo giro si indebol sempre pi e fu costretto a cedere. La sua testa
picchi e sobbalz sul terreno finch lultimo guizzo di vita si spense.
Utteric train il cadavere davanti al podio e scese dal carro.
Invincibile Faraone, cosa dobbiamo fare di questaltra feccia?
chiese Panmasi mentre il sovrano risaliva sulla tribuna. Indic con la
spada gli altri trenta prigionieri in ginocchio, legati come maiali al
macello. Utteric riserv loro unocchiata sbrigativa.

Per oggi ho faticato abbastanza. Manda questa genia di traditori al


Palazzo del Tormento e dellAfflizione, in modo che l se ne occupino
in modo adeguato.

Dobbiamo rientrare di corsa al Giardino della Gioia per accogliere i


prigionieri, dissi a Serrena e Rameses, mentre il Faraone e la sua corte
risalivano sui carri e uscivano dallanfiteatro, tornando alla reggia
dorata.

Fummo costretti ad aprirci un varco a spintoni tra la folla che


gremiva la strada e, non appena raggiungemmo le porte della citt,
corremmo per quasi tutto il tragitto fra le colline, prendendo
scorciatoie, guadando torrenti e arrampicandoci su ripide pareti
rocciose, troppo scoscese per i cavalli impegnati a tirare i carri a pieno
carico, che sapevamo di non avere distanziato di molto. Rimasi ancora
una volta sbalordito da Serrena, che riusciva a tenere il passo mio e di
Rameses, e anzi nelle arrampicate pi difficili era spesso la prima ad
arrivare in cima. Naturalmente si muoveva con molta pi leggerezza di
noi due. Avevamo un vantaggio ridotto sul convoglio che trasportava i
condannati dalla citt di Tebe alla prigione, ed ero ancora impegnato a
travestirmi da Eneb quando le sentinelle sulle torri gridarono per
avvisarci che numerosi carri si avvicinavano lungo la salita.

Corsi alle porte principali appena in tempo per accogliere i nuovi


arrivati con la consueta lugubre cantilena di domande e risposte, per poi
accompagnarli nel magnifico Giardino della Gioia di Serrena. Non
appena si ripresero dalla sorpresa di ritrovarsi in un autentico paradiso,
almeno in confronto a ci che si erano aspettati, mi tolsi il
travestimento e li presentai a Rameses. Ci conoscevano di vista, dato
che in passato eravamo stati illustri e abbienti cittadini di Tebe, ma
avevano saputo da Utteric che eravamo morti da tempo, quindi non
finivano di stupirsi e di gioire. Ci circondarono, chiedendo a gran voce
di poterci abbracciare, cos da esprimere la loro immensa gratitudine
per essere stati salvati dallombra della morte.

Bast il pi vago dei suggerimenti da parte mia affinch


riconoscessero in Rameses il futuro Faraone dellEgitto e il sostituto
della repellente creatura che si era arrogata quel titolo e aveva
condannato tutti loro a una morte atroce.

Allinizio, individualmente o a coppie, cominciarono a inginocchiarsi


di fronte a lui e a salutarlo come Faraone, poi, di colpo, presero a
cantare le sue lodi e a giurargli fedelt. Lasciai che il loro fervore
raggiungesse il culmine e iniziasse a placarsi, prima di giocare la mia
carta vincente.

Serrena stava aspettando la mia chiamata nel padiglione poco


distante, e comparve al momento giusto. I prigionieri appena liberati la
guardarono con unespressione incuriosita che si trasform ben presto
in silenzioso sbigottimento. Le avevo fatto capire che doveva mostrarsi
il pi affascinante possibile, ma nemmeno io mi ero aspettato che
potesse superare la perfezione.

Indossava il pi splendido degli abiti inviati dalla madre, di una


celestiale sfumatura di verde che come per miracolo si trasformava in
tutti gli altri colori delliride quando lei si muoveva e la luce si
rifletteva sul tessuto, sotto il quale si intuiva il suo corpo delizioso.
Aveva le braccia nude e la pelle splendeva come il bronzo. La testa,
sopra il lungo collo aggraziato, appariva fiera e indicibilmente bella.
Gli occhi, di un verde pi brillante di qualsiasi pietra preziosa,
incantavano losservatore con la loro perspicacia.

Andai a prenderla per mano e la condussi da Rameses, che la stava


aspettando. Mi cammin accanto, leggiadra e sfavillante, e il sorriso
che lanci agli astanti parve ammaliarli ulteriormente. Dopo che lui le
ebbe teso la mano per darle il benvenuto, mi rivolsi ai nostri ospiti.
con enorme piacere che vi presento la figlia di re Hurotas e della
regina Tehuti, la principessa di Lacedemone, Serrena. la promessa
sposa del Faraone Rameses, che lha salvata quando era prigioniera del
falso Faraone Utteric, e diventer la vostra regina. Vi prego di porgerle i
vostri omaggi, oh, nobili!

Uno dopo laltro andarono a inchinarsi davanti a lei, la quale gratific


ognuno di un sorriso che, ne sono certo, li trasform allistante in suoi
ammiratori e seguaci a vita. In tal modo contribuii a garantire lascesa
al trono dEgitto di Rameses, oltre al mio ruolo come suo visir e
consigliere.

Lasciai alle nuove reclute pochissimo tempo per trovare posto nei
nostri ranghi. Conoscevo di nome e di vista quasi tutti coloro che
potevano essere davvero utili alla nostra causa, cos li presentai senza
indugio a quanti li avevano preceduti, quindi li collocai l dove si
sarebbero rivelati pi efficaci nellambito dei nostri piani.

Per prima cosa mi preoccupai di farmi raccontare tutto ci che


sapevano su Utteric e le sue elaborate macchinazioni, cos che
potessimo meglio prepararci a combatterlo e ad annientarlo. Ci che
furono in grado di dirmi mi era gi in gran parte noto, ma rimasi
affascinato apprendendo con quanta maestria quelluomo si fosse
trasformato in un personaggio elusivo e solo superficialmente legato
alla realt. Si era procurato vari sostituti che si spacciavano per lui,
come quello che era stato ucciso da una freccia sulla tribuna per
consentirgli di ripresentarsi poco dopo come redivivo. Stando ai miei
nuovi informatori, erano quasi sempre quegli impostori a presentarsi in
pubblico nelle vesti di Faraone e a comandare i suoi eserciti sul campo,
uno scaltro espediente grazie al quale il sovrano riusciva a evitare i
rischi della battaglia, conquistandosi il plauso della vittoria e
sottraendosi allignominia della sconfitta. Naturalmente tutto ci
rendeva assai pi arduo il compito di eliminarlo: era impossibile infatti
sapere con certezza assoluta se si era in procinto di colpire il vero
Utteric piuttosto che un suo rimpiazzo.
Scoprii anche che le armate di Hurotas e dei suoi alleati erano
finalmente sbarcate in Egitto. Unenorme flotta giunta dal Mediterraneo
aveva scaricato un migliaio di carri a Sazzatu, a est del punto in cui il
Nilo sfociava nel mare. Mentre i carri sotto il comando del generale Hui
puntavano verso la citt di Abu Naskos, le navi si infilavano nelle varie
bocche del Nilo e puntavano verso sud per assediare la stessa citt, che
sarebbe stata attaccata simultaneamente dalla terraferma e dal fiume.

Abu Naskos era la nuova capitale settentrionale di Utteric, dopo che


la citt costruita dagli hyksos era stata irreparabilmente danneggiata
durante lassedio da parte di Hurotas e del sottoscritto, quando ne
avevamo fatto saltare le mura per sconfiggere Khamudi. Perci il
Faraone aveva trasferito la capitale nella fortezza costruita dagli hyksos
su unarea coperta dalle macerie di unaltra antica citt le cui origini si
erano perse nelle nebbie del tempo.

Tenendo ben presente tutto questo, decisi che avrei dovuto appurare
di persona se quello che stava per guidare il grosso dellesercito era il
vero Utteric oppure una delle sue controfigure. Se si trattava del
Faraone, per noi sarebbe stato logico tentare di sottrarre il controllo di
Tebe alle scarne divisioni che lui avrebbe lasciato a proteggerla, anche
se nel Giardino della Gioia eravamo solo in quattrocento. Dovevamo
sperare di riuscire a guadagnarci lappoggio dei pochi rimasti a
difendere la citt. Ero deciso a andare io solo ad assistere alla partenza
di Utteric da Tebe, senza portare con me n Weneg n Rameses. Avvisai
le sentinelle ai cancelli principali di non riferire della mia uscita e a
met notte, il momento pi tranquillo, sgattaiolai fuori dal Giardino
della Gioia, nel buio, e scesi lungo le colline, diretto in citt.

La luna piena era ancora alta nel cielo e lalba lontana quando arrivai
a destinazione e osservai il Nilo sotto di me. Il porto era illuminato
quasi a giorno dalle fiaccole. Un flusso costante di scaricatori arrancava
sul molo, trasportando pesanti fardelli da caricare nelle stive. Ogni
nave, una volta riempita, si staccava dal pontile, volgeva la prua verso
la corrente e scompariva nel buio, diretta verso Abu Naskos.

Quando il cielo si schiar e il sole fece capolino al di sopra


dellorizzonte orientale, uno sparuto drappello di cavalieri arriv al
galoppo al porto, fermandosi accanto a una delle navi da guerra l
ormeggiate. Gli uomini smontarono e, in gruppo, risalirono la
passerella fino al ponte superiore della nave, abbigliati dal primo
allultimo in uno stile divenuto popolare fra le classi superiori dopo la
salita al trono di Utteric, che includeva un copricapo dalla tesa larga a
nascondere i lineamenti. Lequipaggio della galea la fece staccare dal
molo e, durante la virata, uno dei passeggeri si tolse il cappello per
chinarsi a baciare il compagno sulla bocca aperta; quando si gir
dallaltra parte per rimetterselo in testa, lo intravidi in volto e sospirai
soddisfatto, scorgendo gli inconfondibili tratti di Utteric lInvincibile.
La mia vigilanza era stata ampiamente ricompensata.

Tornai in fretta al Giardino della Gioia e convocai urgentemente il


consiglio di guerra per pianificare la mossa successiva. Volevo
approfittare del fatto che Utteric avesse lasciato Tebe per correre a
difendere la capitale settentrionale, pi esposta allavanzata di re
Hurotas. Il nostro dibattito misurato e ragionevole si protrasse per quasi
tutto il resto della giornata.

Alla fine decidemmo di aspettare altri cinque giorni, cos da lasciare


al nostro nemico il tempo di coprire buona parte del tragitto verso nord,
prima di attaccare apertamente le forze che aveva lasciato a Tebe. Non
avevamo modo di sapere quanti soldati vi fossero. Naturalmente Utteric
era del tutto inesperto, ma bisognava riconoscergli come attenuante che
ignorava in quale roccaforte fossimo riusciti a trasformare il Giardino
della Gioia grazie agli uomini di altissimo livello che proprio lui aveva
mandato l affinch fossero giustiziati. Il fatto che avesse corso un
rischio riducendo la guarnigione a Tebe ci forniva unoccasione doro.
Non ci restava che appurare chi avesse lasciato al comando e quanti
uomini avesse messo a disposizione del prescelto.

Nel frattempo decidemmo che alcuni di noi, noti e stimati a Tebe a


dispetto dellostilit di Utteric e delle voci secondo le quali eravamo
stati eliminati da Eneb e dai suoi torturatori, dovevano scendere in citt
e tentare di mettersi in contatto con i cittadini che sapevamo essere ben
disposti verso la nostra causa. In questo modo avrebbero potuto
avvisarli delle nostre intenzioni, cercando di ottenere il loro sostegno
affinch Rameses prendesse il posto di Utteric sul trono.

Come se non bastassero le angosce e le imminenti catastrofi di cui


dovevo occuparmi, quella stessa sera, nel mio alloggio nella torre
meridionale, mentre mi versavo del vino rosso per placare i nervi tesi
allo spasimo, ricevetti la visita inaspettata di Rameses e Serrena. Il loro
anomalo atteggiamento mi mise subito in allarme: prima di tutto
bussarono timidamente alla porta, invece di entrare non annunciati;
inoltre si tenevano per mano e nessuno dei due riusciva a guardarmi
negli occhi. Espressero comunque la fervida speranza che il loro arrivo
non mi disturbasse in alcun modo e, quando li rassicurai in tal senso, la
conversazione si interruppe di colpo. Offrii loro una tazza di vino,
bench quella fosse la mia ultima brocca, e accettarono con gratitudine,
poi cal di nuovo il silenzio mentre tutti e tre sorseggiavamo il nettare
con assoluta concentrazione.

Quando alla fine chiesi se potevo aiutarli in qualche altro modo, si


scambiarono unocchiata eloquente, senza parlare, dopo di che Serrena
part allattacco.

Dobbiamo sposarci, asser, lasciandomi di stucco.

Non so bene cosa tu intenda, replicai cauto. Vuoi dire che siete
stati cattivi, giocando alla bestia a due dorsi, e ora dovete sposarvi per
evitare le conseguenze?

No! No! Non essere sciocco, caro Tata. Siamo reduci dalla nostra
prima vera lite, proprio perch non siamo stati cattivi.

Ora sono davvero sconcertato, confessai. Spiegami tutto.

Abbiamo appena litigato semplicemente perch io voglio farlo e


Rameses invece no. Dice che ha dato la sua parola a mia madre,
promettendole di non farlo finch non saremo sposati.
Non hai dato anche tu la tua parola? le chiesi.

S, ma non pensavo che fosse per sempre, replic lei in tono


malinconico. Ho gi aspettato quasi un anno, pi che sufficiente.
Non posso attendere oltre, nemmeno un giorno. Mi dispiace tanto, Tata,
ma devi sposarci stasera stessa!

E se rimandassimo a domani? tentai di tergiversare. In modo che


possa abituarmi allidea?

Lei scosse il capo. Stasera! ribad.

Mi lasci almeno finire il vino?

Certo! Dopo che ci avrai sposati.

Quale sede hai scelto, per la lieta occasione?

Il mio giardino, dove tutti gli dei possono vederci e approvare la


nostra scelta.

Benissimo, mi arresi io. Per me sar un vero onore!

La resi una cerimonia incantevole, e tutti e tre piangemmo di gioia


per la bellezza delle mie parole. Non appena ebbi pronunciato la
fatidica formula, E ora, al cospetto di tutti gli dei, vi dichiaro marito e
moglie, loro due scomparvero come il fumo durante una tempesta di
vento. Non li rividi per due giorni; quando infine riapparvero, si
stavano ancora tenendo per mano, ma non voglio certo insinuare che
avessero fatto soltanto quello per tutto il tempo.

Allora? chiesi. Spero siate soddisfatti, finalmente.


Se avessi avuto il minimo sentore di quanto fosse bello, avrei
sposato Rameses il giorno stesso in cui lho conosciuto, replic lei,
serissima. Diecimila volte grazie, Tata. Questesperienza ha superato
le mie pi rosee aspettative.

Tre giorni dopo la partenza di Utteric da Tebe decisi che una


ricognizione della citt non sarebbe stata troppo azzardata. Rameses e
io scegliemmo, fra quelli rifugiatisi nel Giardino della Gioia, dieci
uomini che conoscevamo bene e di cui ci fidavamo ciecamente. Dopo
avere giurato di mantenere il segreto in caso di cattura saremmo
andati incontro alla morte senza rivelare alcuna informazione ci
separammo e ci avvicinammo uno alla volta alle porte della citt.
Latteggiamento delle sentinelle mi mise quasi subito in allarme: erano
molto pi vigili di quanto le avessi mai viste, tanto che, quando
eravamo ancora piuttosto lontani, Rameses e io decidemmo, per non
rischiare, di non provare nemmeno a proseguire da quella parte.
Imboccammo uno dei sentieri che evitavano le porte, dove si era
radunata una folla di persone desiderose di entrare, ma anche l le
sentinelle sottoponevano tutti a un controllo e a una perquisizione
meticolosi prima di lasciarle entrare.

Rimanendo a distanza di sicurezza, bighellonammo tra la gente in


attesa e osservammo la procedura. Scorgemmo uno dei nostri compagni
mentre veniva ghermito e portato via dalle guardie, che lo avevano
evidentemente riconosciuto come uno dei prigionieri condotti nel teatro
il giorno in cui Utteric aveva dimostrato la propria invincibilit
sopravvivendo allattacco omicida del misterioso arciere. Poi per ne
vedemmo altri due passare accanto alle sentinelle ottenendo il permesso
di accedere alla citt. Decidemmo quindi di non correre ulteriori rischi,
richiamammo i nostri compagni ancora in fila ad aspettare, ci ritirammo
alla chetichella e, sempre separatamente, tornammo al Giardino della
Gioia ad aspettare con ansia il ritorno dei due che erano riusciti a
superare lesame delle guardie. Ci raggiunsero subito prima del
tramonto, quando le porte della citt si chiusero, ma avevamo perso
comunque uno dei nostri uomini migliori. Non lo rivedemmo mai pi;
non ci rest che supporre che fosse stato torturato e giustiziato dagli
aguzzini di Panmasi; se fu davvero quello il suo destino, non ci trad,
mettendoci in pericolo con una confessione.

Anche i due tornati sani e salvi da Tebe erano uomini fidati, due
fratelli, Shehab e Mohab. Erano riusciti a contattare i loro amici e
parenti in citt, ottenendo informazioni essenziali: la persona che
Utteric aveva lasciato al comando durante la sua assenza non era altri
che il generale Panmasi, lo stesso farabutto che aveva rapito Serrena
portandola via da Lacedemone. Mi preoccupava levidenza che fosse
anche un avversario scaltro e subdolo.

I due fratelli ci riferirono inoltre che Panmasi non doveva avere pi


di tre o quattrocento uomini sotto il suo comando, perch Utteric aveva
portato il resto dellesercito con s, a nord, ad Abu Naskos, per
contrastare linvasione di Hurotas. A quanto pareva quei due non
avevano la minima idea del numero di uomini che avevamo strappato
alle loro grinfie, e il Faraone doveva essere convinto che le sue
condanne a morte fossero state puntualmente eseguite dal temuto Eneb.
Evidentemente non sapevano che Eneb non si trovava pi nella
posizione di massacrare altri innocenti e che al momento il suo lucido
teschio decorava la facciata dingresso del Giardino della Gioia.

Non vedevo lora di dimostrare a Panmasi quanto si sbagliava.

Iniziammo ad architettare piani pochi istanti dopo avere ascoltato il


rapporto degli intrepidi fratelli, Shehab e Mohab, i quali avevano
scoperto con esattezza dove Panmasi aveva acquartierato i suoi uomini
e quante sentinelle sorvegliavano le porte della citt durante la notte,
quando erano chiuse. Inoltre, cosa ancora pi importante, avevano
appreso che la leggenda di Rameses era sopravvissuta e che sia lui sia
io venivamo ancora ricordati con affetto nellAlto Egitto, soprattutto a
Tebe, essendo entrambi figli di quella citt. Eravamo quindi decisi ad
approfittare quanto pi possibile della nostra popolarit per eliminare
Panmasi prima che lesercito di Hurotas si impadronisse di Abu Naskos
e risalisse il Nilo per raggiungerci a Tebe, cosa che avrebbe potuto
richiedere diverse lune o addirittura anni.
Nel Giardino della Gioia eravamo riusciti a radunare 382 abili
guerrieri tra gli uomini strappati alle grinfie di Utteric, ma purtroppo
avevamo ben poche armi con cui equipaggiarli. Due nostre spie
avevano per scoperto che, prima di lasciare la citt, il Faraone aveva
ordinato ai suoi uomini di requisire tutte le armi che riuscivano a
trovare perquisendo la citt casa per casa, e di aggiungerle a quelle gi
fornite alle truppe. Le armi sequestrate, sorvegliate dai soldati al
comando di Panmasi, erano chiuse in un magazzino nella zona dei moli,
al di fuori delle mura principali.

Si trattava di diverse centinaia di archi compositi e di un adeguato


numero di lunghe frecce dalla punta di selce adattate ai bracci flettenti
degli archi, oltre che di numerose spade e pugnali dalla lama in bronzo
e pi di cento asce da battaglia.

Durante la notte da noi scelta per lattacco, la luna sopra Tebe si era
molto gentilmente ridotta a una falce calante che sarebbe tramontata a
met notte, agevolando i nostri scopi: ci avrebbe fornito luce pi che
sufficiente per la marcia di avvicinamento al magazzino, quindi sarebbe
calata quando ci fosse servita la massima oscurit per lassalto finale. Il
nostro drappello era diviso in squadre di uomini uniti da una lunga fune
per non restare separati nel buio, e i due in testa a ciascuna squadra
erano armati di mazze con cui sfondare le porte del magazzino. I moli
erano abbastanza distanti dalle mura perch le sentinelle non venissero
messe in allarme dai colpi, che sarebbero stati ulteriormente smorzati
dalla collinetta che sorgeva tra il porto e la citt.

Lasciammo il Giardino della Gioia poco dopo il tramonto, con le


squadre che partivano a brevi intervalli luna dallaltra, mantenendo un
passo costante per arrivare a destinazione in fretta. Una volta raggiunti i
moli, gettammo le funi che ci collegavano e sgattaiolammo
silenziosamente fino alle porte del magazzino. Ci passammo parola,
confermando che tutte le squadre erano in posizione, poi emisi il mio
fischio universalmente noto, che fu subito seguito dai tonfi delle mazze
fasciate di stracci, dallo schianto delle porte sfondate e dalle grida
stupite delle sentinelle allinterno, destate allimprovviso dal loro sonno
e rispedite altrettanto repentinamente nelloblio dai colpi delle mazze.
Quando lultima guardia venne ridotta al silenzio aspettammo in
preda allansia, con la testa piegata e le orecchie tese, di sentire
eventuali grida dallarme di nemici che potevano esserci sfuggiti. Ci
rilassammo sempre pi con il perdurare del silenzio, sostituito di l a
poco dal grattare delle selci quando accendemmo le lanterne a olio.
Appena gli stoppini presero fuoco ci guardammo intorno, scoprendo di
trovarci in un lungo stanzone pieno di armi da guerra accatastate
frettolosamente e con poca cura.

Servitevi pure, amici miei, ma fate in fretta. Ci aspetta una lunga


nottata di lavoro, dissi, e tutti si sparpagliarono prendendo archi da
guerra e armi affilate, controllando la tensione dei flettenti degli archi
prima di fissarvi la cordicella ricavata dagli intestini di pecora o
provando il filo delle lame sul pollice. Rameses e io, intanto,
continuavamo a sollecitarli a sbrigarsi.

Dopo un brevissimo intervallo di tempo uscirono in fila dal


magazzino con archi ricurvi incordati, faretre gonfie di frecce appese a
entrambe le spalle e armi scintillanti infilate nel fodero fissato alla
cinta. Eseguendo gli ordini sussurrati da comandanti e capitani,
spensero le lanterne e si rimisero in formazione. A ranghi serrati
cominciammo a salire la strada acciottolata che conduceva alle porte
principali della citt e, una volta l, le scoprimmo sbarrate, ma
apparentemente non sorvegliate. Gli uomini che seguivano Rameses e il
sottoscritto si nascosero nei due canali di scolo ai bordi della strada,
mentre noi avanzavamo fino a una porta e io poggiavo lorecchio sul
legno. Era tutto silenzioso. Sguainai il pugnale e con limpugnatura
bussai piano usando il segnale concordato: tre serie di tre colpi.

Ebbi subito risposta. Accostai locchio allo spioncino e aspettai


finch dallaltra parte il coperchietto dellapertura non venne sollevato
e uno degli occhi dorati di Shehab non riflett la luce delle stelle,
brillando mentre mi fissava.

Come stanno i nostri comuni amici? mormorai.


Dormono! rispose altrettanto sommessamente, e mi richiuse il
coperchietto in faccia. Lo sentii armeggiare con la sbarra che chiudeva
la porta, che venne finalmente spalancata. Era talmente stretta da
consentire il passaggio di un solo uomo per volta, a capo chino e
tenendo stretto a s larco appeso alla spalla. Guardai dietro il viso
sorridente di Shehab e nella fioca luce delle poche lanterne a olio
fissate alle parti lignee della barriera che bloccava lingresso riuscii a
distinguere le sagome delle sentinelle addormentate. Due di loro
stavano russando beate, unaltra stringeva una delle brocche di vino
rosso che il giorno prima avevo dato a Shehab. Era ormai vuota e
luomo la teneva stretta al petto, capovolta. Come il resto dei compagni,
non stava mostrando il minimo interesse per quanto lo circondava: il
succo dello shepenn rosso da me aggiunto al vino un potente
sonnifero.

Ai primi cinque uomini che mi seguirono allinterno delle mura


affidai il compito di legare e imbavagliare le sentinelle assopite,
tappando loro la bocca con strisce di stoffa strappate dalle tuniche, e
indirizzai i seguenti verso i verricelli della barriera, che corsero ad
azionare. Le massicce porte gemettero e scricchiolarono mentre si
sollevavano scorrendo nelle apposite scanalature. Non appena vi fu
spazio sufficiente, il resto dei nostri uomini sciam allinterno in un
flusso costante, tenendo pronte le armi appena rubate ma, come da mie
severe istruzioni, cercando di fare meno rumore possibile. Non
lanciarono alcun grido di guerra e i comandanti impartirono gli ordini
con un sussurro rauco, ma lo scalpiccio dei sandali dai rinforzi bronzei
e il tintinnio delle armi risultarono comunque notevoli. Inevitabilmente,
prima che tutti gli uomini riuscissero a entrare in citt, venimmo
affrontati dalle guardie di Panmasi incaricate di pattugliare le vie
interne. Arrivarono di corsa ad appurare lorigine del tintinnio metallico
e del trapestio di piedi in marcia e si scontrarono direttamente con le
nostre schiere. Nel giro di pochi istanti le strade silenziose si
trasformarono in un campo di battaglia insanguinato e il frastuono delle
grida di guerra di entrambe le parti divenne incessante, con i lunga
vita a Utteric lInvincibile! ai quali si contrapponevano i Rameses
per sempre!
I nostri uomini erano in genere molto pi vecchi degli umili ragazzi
di campagna con cui Utteric aveva rimpolpato i propri reggimenti
presumibilmente perch li sapeva pi malleabili, non legati a Tamose e
al precedente regime , inoltre non vantavano pi la forma e il vigore di
un tempo, ma erano molto ferrati in tutte le arti belliche, guerrieri astuti
e disciplinati che conoscevano ogni via e vicolo della citt in cui
avevano trascorso quasi tutta la vita. Allinizio ci ritrovammo in netta
inferiorit numerica rispetto alle truppe giovani e riposate corse fuori
dal quartier generale, ma i miei uomini riuscirono a resistere: serrarono
i ranghi, agganciarono gli scudi e cominciarono cupamente a menare
fendenti contro le legioni di Utteric. I nostri canti di guerra destarono
dal sonno la popolazione di Tebe, che ud il nome di Rameses e si sent
ribollire il sangue nelle vene. Vecchi guerrieri dalla barba brizzolata
sentirono quel nome e rammentarono di avere combattuto per Tamose,
il padre di Rameses, un Faraone grande e buono.

Conoscevano a sufficienza anche il nome di Utteric, che ancora li


governava con il pugno di ferro. Pagavano le tasse spropositate da lui
imposte per finanziare i templi innalzati alla sua stessa gloria e
mangiavano pane stantio, lunico cibo che potevano permettersi al
posto della squisita carne rossa e del vino di un tempo. Erano rimasti in
silenzio quando i loro vecchi compagni erano stati radunati e mandati
fra le colline, al Palazzo del Tormento e dellAfflizione, per non farne
pi ritorno.

Adesso, sentendo il nome di Rameses, capirono che quella era la loro


ultima occasione per schierarsi in difesa di ci che sapevano essere un
loro diritto. Gettarono da parte i papiri e le scacchiere con cui avevano
riempito le proprie giornate vuote e gridarono alle mogli di portare loro
le armi e larmatura, recuperandole dai bauli senza badare alla ruggine
rossastra che vi era fiorita sopra. Si lanciarono poi nelle strade buie, a
gruppetti di cinque o dieci, aspettando di udire il grido di guerra
Rameses per sempre. Quando lo sentirono raggiunsero gli antichi
commilitoni zoppicando, saltellando o correndo, e ancora una volta
presero posto con orgoglio nel muro di scudi, al nostro fianco.
Combattemmo per il resto di quella prima notte e durante tutto il
giorno seguente; prima di sera, capendo che stavamo vincendo, ci
battemmo ancor pi strenuamente, e i muri di scudi delle legioni di
Panmasi cominciarono a deformarsi, sgretolandosi davanti a noi, e i
suoi uomini cominciarono a disertare a frotte, passando sotto il vessillo
di Rameses non appena capivano che era un Faraone e rappresentava
unalternativa allettante a Utteric. Al calare delloscurit i resti della
guarnigione di Panmasi si dispersero, fuggendo da Tebe.

La principessa Serrena fu la prima ad accoglierci non appena ci


lanciammo fuori dalle porte della citt, inseguendo il generale e le sue
truppe allo sbando.

Quando Rameses e io avevamo deciso di attaccare Panmasi e i suoi


farabutti nella loro roccaforte dietro le mura di Tebe, avevo usato tutto
il mio ascendente e i miei stratagemmi per convincerla che, per rispetto
nei confronti di Rameses e della propria famiglia, doveva rimanere al
sicuro nel Giardino della Gioia, lontana dal campo di battaglia. Avevo
sottolineato senza remore che adesso era una donna sposata e,
considerando lentusiasmo con cui aveva adempiuto ai suoi doveri
coniugali, cerano ottime probabilit che ormai fosse anche una futura
madre. Il campo di battaglia non era pi una sua prerogativa, quindi da
quel momento in poi avrebbe dovuto preoccuparsi solo di quanto
custodiva nel suo grembo. Naturalmente aveva protestato con vigore,
sfruttando tutta la sua proverbiale astuzia per cercare di conquistarsi un
posto alla destra di Rameses durante lattacco alla citt di Tebe. Con
mio profondo stupore, Rameses aveva preso le mie parti nella diatriba,
chiedendole di tenere al sicuro se stessa e la futura prole dietro le mura
del Giardino della Gioia. A quel punto mi ero aspettato di assistere a
una prolungata discussione fra quelle due creature notoriamente
ostinate, ma Serrena mi aveva lasciato di stucco, arrendendosi quasi
subito al volere del marito. Non avrei mai immaginato che prendesse
cos sul serio i propri doveri di madre. Tuttavia aveva evitato il campo
di battaglia solo momentaneamente: ora era l, in attesa di subentrare al
primissimo segno di incompetenza maschile. Con il senno di poi,
capisco che non avrei potuto aspettarmi niente di meno, da lei.
Ormai la luna era solo una falce sottile nel cielo di mezzanotte e
loscurit era quasi totale. Con quellesigua luce era impossibile seguire
le tracce lasciate da Panmasi e dai soldati sopravvissuti, ma sapevo che,
se gli avessimo concesso un vantaggio cospicuo, non lavremmo mai
pi raggiunto. Lo volevo prendere. Volevo vendicarmi di lui pi di ogni
altra cosa, come mai mi era successo prima di allora. Rammentai ogni
tradimento e crudelt da lui perpetrati su di me e sulle persone a me
care. Ricordai il corpo mutilato di Palmys dopo che Panmasi e i suoi
uomini lo avevano trucidato, e il dolore straziante di Hui e Bakatha
mentre deponevano il figlio l dove avrebbe riposato in eterno. Ma
soprattutto ricordavo come avesse percosso e umiliato Serrena e
bramavo di sentirlo dimenarsi contro la punta della mia spada mentre
gliela affondavo negli intestini.

Panmasi per era scappato e noi eravamo quasi esausti. Avevamo


combattuto senza sosta per una lunga notte e un ancor pi lungo giorno,
e la maggior parte di noi non era pi giovane. Quasi tutti avevamo
riportato ferite che, per quanto in gran parte superficiali, erano
comunque dolorose e debilitanti. E io ero stanco, stanchissimo. Senza
rendermene conto, guardai Serrena, che dovette vedere nei miei occhi
qualcosa che interpret erroneamente, certo come un appello.

Panmasi non altro che un cane bastardo frustato che torna di corsa
dal padrone, mi disse, e capii subito che aveva risolto il dubbio per
noi. Non avevamo bisogno di seguire le tracce lasciate da Panmasi,
sapevamo benissimo dovera diretto. Di colpo mi sentii rinvigorito.

Ci servivano dei cavalli per raggiungere Panmasi prima che arrivasse


ad Abu Naskos, dove si sarebbe ricongiunto al suo padrone. Sembrava
che avesse preso tutti i destrieri necessari a lui e ai suoi soldati per
fuggire, azzoppando quelli che non gli servivano, in modo che non
potessimo utilizzarli noi. Ben pochi spettacoli sono pi strazianti. Era
tipico di quelluomo infliggere unagonia simile a quelle magnifiche
creature solo per schernirci, piuttosto che portarle via o limitarsi a
ucciderle. Era lennesimo conto che avrei dovuto pareggiare con lui
quando ci fossimo finalmente rincontrati.
Ero talmente furioso che rischiai di rammentare a Serrena che era
stata lei a insistere affinch lo liberassimo, quando suo padre e io
avevamo quellinfido delinquente alla nostra merc e stavamo per
occuparci di lui in maniera tale da garantire che non potesse causarci
ulteriori sofferenze, ma non riuscii a essere cos crudele con qualcuno
che amavo tanto profondamente. La mandai a prendere i cavalli alle
scuderie del Giardino della Gioia e, mentre era via, misi fine, con un
colpo di spada in mezzo alle orecchie, allo strazio delle povere creature
menomate da Panmasi.

Trovammo alcuni cavalli incolumi di cui quegli sgherri, nella fretta di


fuggire dalla citt, non si erano accorti; sommati a quelli presi dal
Giardino della Gioia, ci ritrovammo ad averne abbastanza per gli
uomini incaricati di catturare Panmasi e dargli la fine che meritava.

Naturalmente sia Rameses che io protestammo di nuovo quando


Serrena annunci che era decisa a unirsi a noi nella caccia finale a quel
mostro e ai suoi delinquenti in fuga. Ricorremmo alla consueta retorica
sulla creaturina rannicchiata nel suo grembo che rischiava di rimanere
ferita o persino uccisa, se sua madre fosse stata tanto crudele da
infliggerle gli stenti di una lunga e faticosa cavalcata.

Ci ascolt con un sorriso soave sul volto, annuendo come se fosse


daccordo con i nostri appelli e proteste, ma quando esaurimmo le
argomentazioni e la fissammo con aria di aspettativa, scosse il capo.

Vorrei che tutto quello che mi state dicendo fosse vero, ma la dea
Artemide di diverso avviso, ribatt. Quasi nel momento esatto in
cui mi avete lasciato al Giardino della Gioia, mi ha mandato la luna
rossa.

Cosa diamine ? chiese con aria sconcertata Rameses, ancora


ingenuo in fatto di misteri del corpo femminile.

Spiegaglielo tu, Tata, ti prego, mi sollecit Serrena.


il modo della dea Artemide di dire: Ancora non ci siamo,
riprova, dissi.

Lui riflett per qualche secondo, poi sorrise contento. Dite alla dea
che accetto la sfida con enorme piacere!

Nel giro di unora completammo i preparativi per il lungo viaggio e


fummo pronti a partire allinseguimento di Panmasi, per tentare di
impedirgli di raggiungere Abu Naskos.

Ovviamente non vi furono ulteriori discussioni. Luna rossa o no,


Serrena non intendeva accettare un altro diniego: sarebbe venuta con
noi.

Avevo perfezionato molto tempo prima il trucco di dormire a cavallo,


con i piedi legati davanti al petto del mio destriero e uno stalliere
affidabile a guidare entrambi. Mi svegliai ben prima dellalba e
impiegai solo un istante a orientarmi. Mi sentivo del tutto riposato e
ansioso di scorgere il primo punto di riferimento sul tragitto.

Abbiamo gi attraversato il fiume Sattakin? chiesi al capo stalliere,


riferendomi a uno dei pochi affluenti importanti del Nilo a sud di Tebe.

Non ancora. Lui alz lo sguardo per controllare le stelle. Non


credo che manchi molto.

Qualche traccia dei cavalli di Panmasi?

Fa troppo buio per interpretare le tracce senza smontare da cavallo,


mio signore. Vuoi che controlli? replic.

No, dobbiamo sbrigarci. Non sprecare nemmeno un altro istante.


Prosegui! ordinai.
Mi voltai e riuscii a malapena a distinguere le sagome scure di
Serrena e Rameses che ci seguivano da presso. Rameses stava
dormendo in sella come avevo appena fatto io. Preferivo non svegliarlo,
per il momento. Sentivo gli zoccoli degli altri animali alle nostre spalle,
ma per quanto fossero numerosi non riuscivo a scorgerne nessuno, al
buio. Era inutile accelerare il passo finch non cera abbastanza luce
per vedere chiaramente di fronte a noi; avremmo solo aumentato il
rischio di cadere in unimboscata di Panmasi.

Cambiai la corda del mio arco da guerra, spingendo il flettente


inferiore per tenderla al massimo, poi me lo appesi alla spalla, presi
cinque frecce dalla faretra e me le infilai nella cinta, pronte per essere
scoccate in rapida successione. Mi voltai a guardare Rameses e vidi che
era sveglio, probabilmente grazie a Serrena, e impegnato come me a
preparare le sue armi a un uso immediato.

Mi guard e, nel chiarore dellalba che si diffondeva rapido, riuscii a


distinguerne con chiarezza i lineamenti. Riuscii a vedere anche i cavalli
e i relativi cavalieri che lo seguivano; li contai rapidamente, scoprendo
che cerano tutti e ventidue. Abbassai lo sguardo sul sentiero sotto la
mia cavalcatura, e il mio cuore perse un battito e poi acceler: cera
abbastanza luce per notare che lo strato superficiale di terreno secco era
stato ridotto in polvere dal passaggio di numerosi zoccoli. Le tracce
risalivano a meno di unora prima; vidi una delle impronte franare su se
stessa, in una cascata di polvere.

Alzai una mano e gli uomini che mi seguivano si raggrupparono


dietro di me, in silenzio. Rameses e Serrena mi si piazzarono accanto,
uno per lato, i nostri piedi che quasi si toccavano, tanto che mi bast
sussurrare.

Credo di sapere dove siamo. Davanti a noi il terreno si abbassa di


colpo nella gola in cui scorre il Sattakin. A giudicare dalle tracce,
Panmasi non ha pi di mezzora di vantaggio su di noi, tanto che al
buio abbiamo rischiato di finire contro la sua retroguardia. Comunque
sono quasi sicuro che abbia fatto fermare la sua truppa in quella gola
per riposarsi e far abbeverare i cavalli. Senza dubbio ha lasciato una
pattuglia di picchetto a coprirgli le spalle, ma quelle pieghe del terreno
ci tengono ancora nascosti. Le indicai, poi mi voltai a guardare nella
direzione da cui eravamo venuti.

Lalternativa migliore, per noi, tornare indietro e descrivere un


ampio semicerchio, in modo da andarci a piazzare molto pi avanti di
lui, mentre i suoi uomini si stanno riposando. Quando si rimetteranno in
marcia si guarderanno le spalle, ma ci troveranno invece di fronte a
loro.

Nessuno, nemmeno Serrena, ebbe la minima esitazione, quindi


tornammo sui nostri passi verso sud, coprendo una notevole distanza,
poi descrivemmo una larga curva in direzione est e guadammo a
cavallo il Sattakin, prima del punto in cui si immetteva nella gola e
scendeva a gettarsi nel Nilo.

Proseguimmo fino ad avvistare il sentiero dissestato che da Tebe


costeggiava la riva orientale del grande fiume. Ci avvicinammo cauti,
quindi io lo raggiunsi a piedi, da solo, lasciando il resto del nostro
contingente nascosto in un comodo wadi. Mi colmai di sollievo ma non
rimasi certo sorpreso scoprendo che non recava orme di zoccoli equini
n qualsiasi altra traccia di un recente passaggio di uomini.

Il Nilo, poco pi a ovest, rappresentava di gran lunga il tragitto


privilegiato per la maggior parte del traffico fra Tebe e Abu Naskos.
Come avevo sperato, Panmasi stava ancora indugiando sulla riva del
Sattakin, sicuro di non essere seguito. Eravamo riusciti a precederlo.
Corsi lungo il ciglio della stradina, saltando da un ciuffo derba allaltro
per non lasciare impronte, mentre cercavo un piccolo crepaccio
seminascosto in cui potessimo appostarci per tendere unimboscata.
Non era unimpresa facile, perch le colline lungo il Sattakin erano
quasi del tutto prive di alberi, lerba era rada e non arrivava quasi mai
sopra il ginocchio.
Ma gli dei mi favorirono, come spesso accade. Trovai un basso
dirupo che correva parallelo al sentiero e risultava quasi invisibile da
una distanza di cinquanta passi, pi o meno la stessa che lo separava
dalla stradina e da cui le frecce scagliate dagli archi ricurvi sarebbero
risultate letali. Poco pi indietro cera un affioramento roccioso che si
rivel un nascondiglio quasi perfetto per i nostri cavalli; bastarono due
uomini per occuparsene mentre noi altri restavamo stesi bocconi nel
dirupo, ognuno con una freccia incoccata nellarco e unaltra stretta
nella mano destra, pronta alluso.

Il sole si trovava meno di quattro dita sopra lorizzonte quando


sentimmo il frastuono di numerosi zoccoli sulla superficie rocciosa del
sentiero risalire la scarpata lungo la riva del Sattakin. Avevo sradicato
un grosso ciuffo derba, posandolo sul ciglio del dirupo, per camuffarmi
gli occhi e la sommit della testa mentre guardavo. Tutti gli altri uomini
in agguato tenevano il capo molto al di sotto del ciglio e il viso premuto
sul fondo del dirupo. Sottolineo volutamente il sesso di quanti stavano
obbedendo alle mie istruzioni per distinguerli da chi invece non lo
faceva.

Serrena si trovava subito dietro di me, quindi al di fuori del mio


campo visivo; io ero concentrato unicamente sul sentiero che avevo di
fronte e sulla colonna di uomini che lo stava percorrendo, avvicinandosi
a noi. Non immaginavo certo che avesse alzato la testa e stesse usando
il sottoscritto e il mio ciuffo derba come riparo. Si era gi accovacciata
nella classica posizione da arciere, con una freccia incoccata e gli occhi
che brillavano come quelli di unaquila mentre mette a fuoco la preda
un attimo prima di lanciarsi in picchiata.

Lasciai che Panmasi conducesse i suoi uomini ben addentro la


trappola; stavo per gridare ai miei lordine di scoccare le frecce, quando
rimasi paralizzato dallo stupore sentendo il rumore inconfondibile di un
pesante arco ricurvo, un arco con un carico di trazione di quaranta
deben, che scagliava una freccia a meno di una spanna dal mio orecchio
sinistro. Era un suono simile allo schiocco di una grossa frusta di pelle,
amplificato cento volte dalla vicinanza. Il dardo mi sfrecci accanto
allorecchio in una liquida chiazza di luce solare; soltanto una vista
acuta come la mia avrebbe potuto seguirne il volo.

In testa alla colonna di uomini a cavallo, Panmasi era a torso nudo,


con corazza e copricapo legati dietro la sella, come gran parte di coloro
che lo seguivano, e sudava copiosamente nella calura del primo sole. La
freccia di Serrena lo colp appena sotto la giuntura delle costole, tre dita
sopra la cicatrice ombelicale al centro del ventre, e affond fino
allimpennatura. La violenza dellimpatto lo sollev da cavallo,
scagliandolo allindietro. Mentre si contorceva a mezzaria urlando dal
dolore, vidi la punta del dardo spuntargli al centro della schiena: doveva
avergli tranciato la colonna vertebrale. Era un colpo letale ma, in base
alla posizione della ferita e allangolazione dellasta della freccia,
calcolai che la morte non sarebbe sopraggiunta subito. Serrena aveva
mirato per uccidere, ma in modo lento e spietato.

Mi resi conto che si stava vendicando per il tormento e le sofferenze


che Panmasi aveva inflitto a lei e ad altri suoi familiari, come Palmys.
Non potevo certo rimproverarla, anche se cos facendo aveva
contravvenuto ai miei ordini. Ma ormai ero abituato alle sue saltuarie
disobbedienze.

Gli uomini di Panmasi non sembravano rendersi conto di cosa stava


succedendo. Quasi nessuno di loro aveva visto la freccia di Serrena:
cavalcavano a occhi bassi e con la visuale ostruita dal compagno che li
precedeva. Quando venne sbalzato di sella, il loro comandante fece
cadere gli uomini che lo seguivano pi da vicino e nel giro di pochi
istanti lintera colonna si ritrov immersa nel caos. Pochissimi avevano
incordato larco e nessuno aveva incoccato una freccia, quasi tutti erano
troppo impegnati nel tentativo di non cadere dal proprio cavallo per
capire che erano sotto attacco.

Nel frattempo, Serrena scagli altri tre dardi in rapida successione.


Vidi ognuno di essi centrare il bersaglio e altri tre nostri avversari
scagliati a terra e calpestati dalle rispettive cavalcature. Contrariamente
alla freccia diretta contro Panmasi, ognuna di quelle tre squarci la
cavit toracica, trapassando cuore o polmoni o luno e gli altri,
uccidendo quasi allistante.
Incoccare! Tendere! Lanciare! gridai mentre sollevavo il mio arco,
tentando di mettermi al passo con liniziativa di Serrena. I nostri uomini
balzarono in piedi e cominciarono a scagliare una pioggia di frecce
contro la colonna di cavalieri nemici. Dopo le prime gragnuole ne vidi
almeno quindici riversi sul terreno, irti di dardi, mentre altri
continuavano a cadere sotto i colpi seguenti.

Quando li avevo individuati in lontananza avevo stimato che non


fossero pi di sessanta, quindi avevamo equiparato il loro numero al
nostro con meno di una decina di piogge di frecce. Ormai per avevano
capito di trovarsi nei guai e stavano smontando da cavallo, tentando di
incordare gli archi per rispondere al nostro attacco.

Mi rendevo conto, tuttavia, che quelli che stavamo per uccidere erano
egizi come noi, fuorviati, certo, ma pur sempre egizi.

Gettate subito a terra gli archi, se non volete essere sterminati,


intimai loro, poi mi rivolsi ai miei uomini. Fermi, date loro
loccasione di arrendersi. Cal lentamente il silenzio. Allinizio
nessuno si mosse finch, di colpo, uno degli arcieri nemici non si fece
avanti.

So chi sei, nobile Taita. Ho combattuto accanto a te tra le file delle


legioni del Faraone Tamose a Signium, contro gli hyksos. Mi sei
rimasto accanto quando sono stato ferito e mi hai portato via dal campo
di battaglia quando quei maledetti hanno rotto i ranghi e sono fuggiti.

Il suo viso mi era vagamente familiare, ma sembrava molto pi


vecchio di qualsiasi volto rammentassi. Ci fissammo e parve che
lintero creato trattenesse il respiro, poi sorrisi quando finalmente mi
torn tutto in mente.

Non chiedermi di portarti via di nuovo dal campo di battaglia,


Merimose, perch sono pronto a giurare che pesi il doppio o il triplo,
rispetto al nostro ultimo incontro.

Lui scoppi in una sonora risata, poi si inginocchi in segno di


ossequio. Onore a te, nobile Taita. Avrebbero dovuto nominare
Faraone te, non chi ora profana il trono dellAlto e Basso Egitto. Mi
diverte sempre scoprire come possa mostrarsi volubile luomo comune.
Merimose aveva cambiato schieramento nel lasso di tempo necessario a
incoccare e scoccare una freccia.

No, Merimose! Ecco il Faraone Rameses e la sua consorte, la


principessa Serrena di Lacedemone: a loro che spetta ora quel dovere
e quellonore, non a me.

Un mormorio rispettoso si propag fra i loro ranghi quando


riconobbero i due nomi. Prima uno, poi un altro e infine tutti gettarono
le armi e si inginocchiarono, premendo la fronte a terra.

Chiamai Rameses e Serrena e li condussi attraverso il campo di


battaglia ora tranquillo e lungo le fila dei nostri ex avversari, che
avevano appena capitolato. Quando ci avvicinavamo a ognuno di loro,
lo sollecitavo a dire il proprio nome e rango e a giurare fedelt alla
coppia reale. Erano sopravvissuti soltanto in trentadue allo scontro
armato, ma si dichiararono tutti accesi sostenitori del nuovo Faraone.

Arrivammo infine accanto al generale Panmasi, ancora riverso l


dove laveva scagliato la freccia di Serrena. Nessuno si era occupato
delle sue ferite. I suoi guerrieri un tempo leali stavano prestando ben
poca attenzione ai suoi gemiti, alle farneticazioni e alle deliranti
richieste di acqua; si tenevano tutti alla larga ma ci osservarono
affascinati quando ci avvicinammo a lui.

Ho gi spiegato quanto lo odiavo, ma persino il mio odio ha dei


limiti. Mi chiesi se non mi stessi abbassando al suo stesso livello
lasciandogli affrontare quella terribile agonia, quando avevo il potere di
mettervi fine in maniera rapida e pulita. Ero indeciso. Quasi
autonomamente la mia mano destra scese fino allelsa del pugnale
appeso alla cinta, cui avevo affilato la lama quella stessa mattina,
mentre eravamo appostati in attesa di far scattare la trappola. Essendo
un medico esperto, sapevo esattamente dove si trovano le principali
arterie del collo, e sapevo anche che il colpo sarebbe stato veloce e
quasi del tutto indolore per un uomo in quelle condizioni. Tuttavia non
lavrei fatto per il bene di Panmasi, che rimaneva un criminale incallito,
bens per me stesso e il mio senso dellonore.

Prima che la mia mano toccasse limpugnatura del pugnale mi sentii


serrare il polso da dita tiepide e lisce, ma forti come il marmo o la lama
della spada azzurra che sapevano brandire con tanta maestria.

Voltai lentamente la testa per guardare la donna che mi stava


trattenendo. Non ricambi la mia occhiata, ma parl cos
sommessamente che nessun altro pot sentirla, a parte il marito fermo
al suo fianco.

No! disse.

Perch? chiesi.

Voglio che soffra.

Non ho scelta.

Perch? domand.

Per non abbassarmi al suo livello, affermai semplicemente.

Serrena rimase in silenzio per venti battiti del mio cuore, poi allarg
le dita e mi lasci andare la mano. Continu a sfuggire il mio sguardo,
ma chiuse gli occhi e fece un quasi impercettibile cenno dassenso.

Estrassi il pugnale dal fodero e mi chinai per ghermire con laltra


mano la barba di Panmasi. Gli tirai indietro il mento per esporre la gola,
poi gli posai la lama affilata come un rasoio sotto lorecchio e tagliai
cos a fondo che il metallo raschi contro le vertebre e il sangue sgorg
in scuri zampilli dallarteria carotidea. Il suo ultimo respiro usc
sibilando dalla laringe squarciata, poi fu scosso unultima volta dalle
convulsioni e spir.

Grazie, Tata, mormor Serrena. Hai fatto la cosa giusta, come


sempre. Sei diventato il mio consigliere e la mia coscienza.

Lasciammo Panmasi l dovera morto, a far da cibo a sciacalli e


uccelli, e tornammo sui nostri passi fino al guado del Sattakin, portando
con noi Merimose e i suoi compagni, appena passati tra le nostre file.
Decisi di fermarmi in quel punto per far riposare cavalli e uomini fino
allindomani. La sera, mentre eravamo seduti intorno al fuoco a gustare
una cena frugale annaffiata con vino rosso, noi tre ci allontanammo
dagli altri per poter conversare liberamente.

Accennammo alla morte di Panmasi, restando a rimuginare in


silenzio per un po, poi Serrena cambi bruscamente argomento,
comera sua inimitabile abitudine.

Perch stiamo tornando a Tebe? chiese.

Perch la citt pi splendida dellEgitto. La sua domanda mi


aveva colto talmente alla sprovvista che la mia risposta fu altrettanto
banale.

Mio padre e mia madre probabilmente sono ad Abu Naskos, ormai,


afferm in tono malinconico, per non parlare dello zio Hui, della zia
Bakatha e di tutti i miei cugini. Saranno venuti a salvarmi da Utteric.

Hai ragione, tutta la tua famiglia quasi sicuramente accampata


sulla riva del Nilo e sta sfamando le zanzare con il suo sangue mentre
Utteric e i suoi leccapiedi sono comodamente sistemati dentro le mura
della citt. Capivo dove voleva andare a parare e stavo tentando di
stroncare quel discorso sul nascere. Comunque la si guardi, la
cavalcata da qui ad Abu Naskos davvero lunga.

Non stavo proponendo di andarci a cavallo. Ai moli di Tebe


abbiamo pi di cinquanta splendide navi sottratte a Panmasi, mi
ramment. Se sproniamo i cavalli, possiamo tornare a Tebe prima
dellalba di domani, dopo di che, a bordo di una veloce imbarcazione
con una squadra di schiavi robusti ai remi e un bravo nocchiero al
timone, potremmo raggiungere Abu Naskos nel giro di due o tre giorni.
Ora ti prego, mio caro Tata, spiegami se ho sbagliato i calcoli.

Cerco sempre di evitare le discussioni con una donna graziosa,


soprattutto se intelligente. proprio quello che stavo per consigliare
io, replicai, ma pensavo che il tuo piano prevedesse di riposarci qui,
stanotte, e dare inizio al viaggio di ritorno a Tebe solo domattina.

Tutti i piani migliori sono soggetti a cambiamenti dellultimo


momento, afferm in tono serio. Sospirai, rassegnato. Non mi lasciava
nemmeno il tempo di finire il vino.

Cavalcammo per tutta la notte e raggiungemmo Tebe lindomani, allo


spuntar dellalba. Le sentinelle alle porte ci riconobbero subito e ci
fecero entrare in citt con cerimonioso rispetto, poi si disposero intorno
a Rameses per fargli da scorta e ci accompagnarono al palazzo dorato di
Tebe, dove Weneg era gi in riunione con il comitato di governo
provvisorio, composto quasi interamente dagli uomini da noi radunati
nel Giardino della Gioia. Molti di loro sfoggiavano bende insanguinate
come fossero distintivi donore e sembravano ringiovaniti dalle recenti
fatiche in battaglia.

Ci accolsero con gioia e il loro primo atto ufficiale fu ratificare


allunanimit lascesa del Faraone Rameses al trono dellAlto e Basso
Egitto. Lui accett formalmente quellonore e prest il giuramento reale
dal trono, dichiar definitivo e del tutto legittimo il comitato
provvisorio e annunci di avere scelto il nobile Taita come suo visir.
Mentre Rameses sbrigava quelle faccenduole, sua moglie si occupava
di aspetti pi rilevanti della nostra esistenza, requisendo per esempio
una nave veloce che doveva portarci lungo il Nilo, dalla sua famiglia.
Va detto che il suo matrimonio con Rameses era un segreto noto
soltanto a noi tre: si sarebbe potuto celebrare quello di Stato solo una
volta sistemate quisquilie quali la presenza alla cerimonia dei sovrani
alleati di Hurotas. Era quindi pi saggio e pi diplomatico che Serrena
non facesse alcuna apparizione pubblica o ufficiale prima di allora.

Quello stesso pomeriggio, apposi il mio personale geroglifico su un


documento ufficiale che autorizzava Weneg ad assumere il ruolo di
visir in mia assenza, e a quel punto Rameses e io ci dileguammo per
ricomparire poco dopo tra i moli del porto, dove salimmo con
discrezione su una nave chiamata Quattro Venti, che sciolse subito gli
ormeggi e si immise nella corrente, in direzione nord, verso Abu
Naskos e il Mediterraneo.

Serrena rimase sotto coperta, nella cabina del comandante, finch le


luci di Tebe non si fusero con il buio dietro di noi; poco dopo comparve
sul ponte in maniera misteriosa e magnifica, come la stella della sera
sopra di lei. Vedendoci scoppi a ridere, felice, mi baci su entrambe le
guance e poi svan di nuovo sottocoperta, insieme a Rameses. Non li
rividi fino al mattino seguente. Seguirono tre dei giorni pi felici e
tranquilli che io ricordi, mentre la Quattro Venti puntava verso Abu
Naskos, spinta dalla corrente.

A met della terza notte mi svegliai. Sapevo che saremmo arrivati a


destinazione la mattina seguente, di buonora, quindi difficilmente sarei
riuscito a riprendere sonno. Salii a prua ad aspettare lalba. Il timoniere,
Ganord, mi raggiunse e fui felice come sempre della sua compagnia.
Era un uomo anziano dalla pelle coriacea come quella dei coccodrilli;
aveva occhi infossati, marroni come i ciottoli del fiume, ai quali non
sfuggiva nulla, e una barba folta e morbida che gli arrivava alla cintola.
Aveva passato la vita, sin da quando era appena un bimbetto, a
viaggiare sul fiume e lungo le coste del grande mare settentrionale.
Conosceva quelle acque meglio di chiunque altro, persino del
sottoscritto. Sapeva i nomi degli spiritelli fluviali e acquatici, persino di
quelli scomparsi in tempi remoti, con lestinguersi delle antiche trib.
Nel corso dei suoi viaggi si era spinto dalle sorgenti del Nilo, l dove il
fiume piombava dal cielo, fino al suo culmine, dove scorreva
impetuoso fra le rocciose Porte di Hathor e precipitava nellabisso per
leternit.

Quella notte Ganord parl del punto in cui il fiume passava accanto
alla citt di Abu Naskos, la nostra meta finale, che a sentire lui era stata
fondata un migliaio di anni prima da una trib straordinaria, costituita
da quella che definiva una razza di semidei, tutti estremamente abili in
una vasta gamma di attivit quali costruire edifici, leggere e scrivere,
praticare lorticoltura. Avevano irrigato entrambe le rive del Nilo ed
eretto fortificazioni per proteggersi dai popoli selvaggi che li
circondavano; inoltre sembravano avere escogitato il modo per passare
con rapidit da una sponda del fiume allaltra, probabilmente grazie a
un sistema di ponti, per quanto lui suggerisse lipotesi della stregoneria.
Afferm che i molteplici strati di rovine sotto lattuale citt di Abu
Naskos racchiudevano ancora numerose prove della loro passata
esistenza.

Erano scomparsi improvvisamente dalla zona circa cinque secoli


prima, probabilmente in seguito a una catastrofica serie di terremoti, e
sembrava che i sopravvissuti si fossero allontanati dal Nilo puntando
verso nord-est, in direzione del fiume Eufrate e della Babilonia. In
seguito Abu Naskos era rimasta deserta per cinquecento anni.

Ganord si accorse che ero stato affascinato dal suo racconto, cos
scese sottocoperta e torn portandomi in dono un ricordo di quei
semidei: una piccola piastrella di un verde brillante, non pi larga della
mia spanna, che raffigurava uno strano pesce con lunghe pinne
fluttuanti e testa dorata. Spieg di averla trovata fra le macerie
dellantica citt e la defin lunica reliquia rimasta della trib originaria.

Mi sentii quasi defraudato quando la nostra conversazione venne


interrotta dal sorgere del sole e dallarrivo sul ponte di due delle
persone a me pi care che, pensai, avrebbero potuto tenersi occupate
per un altro po nella loro cabina.

Non appena li vide, Ganord si conged, indietreggiando e


inchinandosi mentre tornava in fretta dal comandante della Quattro
Venti, a poppa, dove ordin subito di ridurre le vele. Virammo di bordo
per anticipare lultima ansa del fiume prima che Abu Naskos
comparisse davanti a noi.

Il sole sorse quasi nello stesso momento, quindi godemmo di una


perfetta visuale sulla citt posta sulla riva occidentale del fiume che in
quel punto era particolarmente ampio; la sommit delle mura quindi si
trovava ben al di fuori della portata di una freccia scoccata dalla sponda
opposta.

Le mura, fatte di massicce lastre di arenaria di un giallo dorato, erano


alte e corredate di torri dalla struttura complessa, nel tipico stile degli
hyksos che avevano ricostruito la citt dopo averla strappata a noi egizi.
Avevamo impiegato quasi un secolo per cacciare gli invasori e
riprenderci quello che ci spettava di diritto, solo per perderlo di nuovo a
causa di un Faraone folle e tirannico che al momento era trincerato
dietro quellimponente struttura.

Nel corso della vita avr visto cento o pi campi di battaglia, ma


quello rimarr impresso in eterno nella mia memoria, perch sembrava
simboleggiare sia la grandiosit sia la follia di uomini prigionieri
dellinsensata furia della guerra.

Le mura della fortezza erano separate dal fiume da una stretta striscia
di sabbia sulla quale Utteric aveva fatto tirare in secca le navi della sua
flotta, che contai mentre ci avvicinavamo: quasi cento imbarcazioni dal
fondo piatto, ognuna in grado di trasportare trenta o quaranta uomini. I
bastioni di pietra si stagliavano quasi direttamente sopra di esse; mi
bast una rapida occhiata per notare le cataste di sassi pronti per essere
scagliati su un eventuale nemico sbarcato allo scopo di rubare, bruciare
o saccheggiare uno qualsiasi dei natanti.
Non cerano porte affacciate sul fiume e nessuna apertura attraverso
la quale linvasore pi determinato potesse sferrare il proprio attacco
allinterno. Le feritoie si trovavano a met altezza, pi di cento cubiti
sopra il livello del suolo.

Le truppe di Utteric marciavano avanti e indietro lungo i parapetti,


con copricapi e corazze che scintillavano al sole, nellevidente speranza
che la loro presenza dissuadesse le nostre truppe dassalto. Sopra di
loro si stagliava una selva di aste da bandiera, su cui sventolavano e
garrivano gli stendardi dei reggimenti del nostro nemico, unaperta
sfida e un monito alle truppe di Hurotas che li fronteggiavano, dallaltra
parte del fiume.

Il grosso dellesercito di Utteric era nascosto dalle massicce mura; si


poteva solo provare a indovinare il numero di soldati da cui era
composto osservando le navi, gli stendardi e i branchi di cavalli che
brucavano lerba sul pendio della collina retrostante. Sulla riva opposta,
invece, le legioni di Hurotas con il loro illimitato equipaggiamento
risultavano perfettamente visibili.

La flotta lacedemone era ormeggiata lungo la sponda orientale del


Nilo grazie a funi molto resistenti per scoraggiare un eventuale
tentativo del nemico di tagliarle durante un furtivo attacco notturno.
Sentinelle armate e allerta sorvegliavano il ponte di ogni nave, alberi e
sartiame erano decorati con una vasta gamma di bandierine colorate, a
sfidare i soldati sui bastioni della fortezza di fronte.

La riva orientale, occupata da Hurotas e dai suoi alleati, non


presentava fortilizi n strutture permanenti. Vedere laccampamento del
mio vecchio amico e alleato mi scald il cuore. Le collinette retrostanti
erano rivestite da una sterminata foresta, che al momento era per
occupata da centinaia di tende e padiglioni disposti in blocchi ordinati,
in modo che gli acquartieramenti degli eserciti invasori restassero
separati. Dietro cerano le scuderie e gli spiazzi riservati a quasi un
migliaio di carri da battaglia e a un numero ancora maggiore di carri per
il trasporto delle attrezzature pesanti.

Al margine di quellenorme agglomerato di guerrieri erano situate


capanne e casupole di chi meritava a stento il titolo di essere umano:
meretrici e vagabondi, disadattati e furfanti, e tutta la marmaglia che
segue un esercito durante una campagna militare, non fosse altro che
per spogliare e depredare i cadaveri.

C lo stendardo di guerra di mio padre! esclam Serrena che,


tutta un tratto, mi stava danzando accanto, tempestandomi la spalla di
lievi pugni sferrati con entrambe le mani, presumibilmente per attirare
la mia attenzione. Sapeva dare colpi molto dolorosi.

Qual ? Mostramelo, la implorai, soprattutto perch smettesse di


punirmi in quel modo.

L! Quello rosso.

Il mio piccolo stratagemma funzion: adesso stava puntando lindice,


invece di picchiarmi.

Naturalmente il vessillo di Hurotas era il pi alto sul campo e il pi


vicino alla riva del fiume, cos come la tenda che fungeva da suo
quartier generale era la pi ampia in assoluto. Mi riparai gli occhi con
le mani per osservare lalta e flessuosa figura femminile che ne usciva
proprio in quel momento, piegando il capo. Quando la riconobbi non
riuscii a dominare lentusiasmo, tanto che il volume della mia voce
eguagli quello di Serrena.

Ed ecco tua madre, che esce dalla tenda di suo marito! annunciai.

Lei lanci uno strillo incomprensibile, cominciando a saltellare su e


gi sul ponte e a sventolare le braccia sopra la testa. Tehuti si raddrizz
e guard verso di noi, sbalordita, poi riconobbe la figlia e gett via la
cesta che stava stringendo.
La mia bambina! grid, con un tono che parve pi disperato che
felice. Si mise a correre e spinse chiunque si frapponesse fra lei e la riva
con una tale energia da scaraventarlo a terra.

Ci trovavamo a poppa. Strappai la barra del timone a Ganord e la tirai


con forza, in modo che la nave puntasse verso la terraferma. Serrena
smise di strillare e corse lungo il ponte come unantilope inseguita da
un branco di leoni e, una volta raggiunta la prua, non tent affatto di
rallentare, ma si tuff di testa nellacqua con un tonfo sonoro,
scomparendo poi sotto la superficie del Nilo.

Il mio cuore perse diversi battiti, finch non vidi riapparire la testa di
Serrena, che cominci a nuotare spasmodicamente verso la riva,
sollevando alternativamente le braccia sopra la testa. Ciocche di capelli
le striavano il viso, facendola somigliare a unarvicola acquatica che si
lasciava dietro una scia schiumosa.

Tehuti raggiunse la riva e si tuff pochi istanti dopo la figlia. Avevo


quasi dimenticato che erano entrambe eccellenti nuotatrici. Diedero vita
a uno spettacolo davvero raro: quasi inaudito infatti che due donne di
alto lignaggio siano protagoniste di unesibizione tanto straordinaria. Le
pochissime capaci di nuotare lo fanno da sole e in segreto, di solito
nude, come sacrificio rituale a Iside, la dea dellamore, la cui vulva ha
lassai appropriata forma di conchiglia.

Madre e figlia si incontrarono nellacqua e si strinsero in un


abbraccio talmente vigoroso che sparirono sotto la superficie per poi
riemergere ancora avvinghiate, ridendo e piangendo, ansimando per
riprendere fiato. Quando finirono sottacqua una terza volta, la folla
scese verso la sponda pregustando morbosamente una disgrazia.

Persino io mi allarmai e mi rivolsi a Rameses. Non vogliamo certo


che quelle due sciocchine disturbino i coccodrilli, sbaglio? Dobbiamo
tirarle fuori. Ci spogliammo e ci tuffammo nel fiume. Quando le
raggiungemmo, scoprimmo che era impossibile separarle, cos le
riportammo alla nave come ununica creatura. Ganord e il suo
equipaggio ci aiutarono a issarle a bordo, fra le grida di esultanza e le
acclamazioni dei numerosi spettatori radunati sulla terraferma.

In nome del perfido Seth e di tutti gli altri dei della morte, cosa sta
succedendo? grid una voce familiare. La folla si apr nuovamente
mentre re Hurotas scendeva a lunghi passi sulla riva, accigliato come
un demone, finch non si rese conto che le due donne scarmigliate e
fradice circondate dallequipaggio di una piccola nave fluviale erano le
persone che pi amava al mondo. Il suo tono di voce cambi di colpo,
facendosi sdolcinato.

la mia adorata Serrena! esclam mentre spalancava le braccia,


muscolose a forza di brandire armi da guerra e coperte di orrende
decorazioni sulla pelle per incutere terrore nei nemici. Vieni da pap,
piccolina!

Ormai Serrena non aveva fiato per strillare, ma ne aveva pi che


abbastanza per correre e nuotare. Si sottrasse alla stretta delle mie mani
premurose e, replicando lardita esibizione di poco prima, cominci a
correre sul ponte della Quattro Venti, schizzando ovunque acqua del
Nilo, inseguita con foga dalla madre. Si tuffarono fuori bordo in rapida
successione e presero a nuotare verso la riva.

Credi che valga la pena di trarle nuovamente in salvo? mi chiese


Rameses in tono solenne. Oppure dovremmo lasciare che corrano il
rischio?

Serrena aveva un certo vantaggio sulla madre, quindi raggiunse il


padre per prima. Hurotas la sollev e la lanci in aria, proprio come
doveva avere fatto quando era piccola, poi la afferr al volo e la soffoc
con la barba e i suoi baci. Quando Tehuti si un a loro, lui la gherm con
la mano libera e, stringendosi entrambe le donne al petto, le port nella
sua tenda.

Rameses e io ci asciugammo in fretta e ci rivestimmo mentre Ganord


faceva virare la Quattro Venti. Non appena la prua tocc terra,
saltammo gi e ci aprimmo un varco tra la folla eccitata per
raggiungere la tenda in cui il nostro amico era appena scomparso con
moglie e figlia, cosa tuttaltro che facile, perch sembrava che tutti i
presenti volessero elogiarci e complimentarsi con noi per avere salvato
Serrena dalle grinfie di Utteric. Venimmo abbracciati e baciati da
uomini e donne indiscriminatamente, ma alla fine riuscimmo a entrare
nella tenda che Hurotas utilizzava durante le campagne militari.

Come la maggior parte delle cose che gli appartenevano, si rivel


straordinariamente ampia e imponente, enorme quasi quanto la sala
delle assemblee nella cittadella di Lacedemone. Era un bene, perch
quel giorno i suoi ospiti includevano quasi met della forza impegnata
nella spedizione, o almeno cos mi parve.

Erano presenti i cortigiani e le concubine di tutte e quindici le corti


reali che lo avevano accompagnato fin l da Lacedemone, insieme agli
ufficiali e ai ministri di pi alto livello. Non appena Rameses e io
entrammo, re Hurotas, allestremit opposta della tenda, sventol una
mano per attirare la mia attenzione.

Tehuti e Serrena sono andate a cambiarsi i vestiti bagnati, disse,


quindi potrebbe volerci un po di tempo, forse addirittura giorni, prima
che tornino.

Sorrisi della battuta, poi cinsi con un braccio il collo di Rameses e,


accostandogli le labbra allorecchio, gli riferii quanto appena saputo dal
sovrano. La calca intorno a noi era composta da diverse centinaia di
persone; apparentemente tutte stringevano una coppa di vino e urlavano
al proprio vicino per farsi sentire. Inoltre cerano quattro o cinque
bande che suonavano fragorosamente.

Rameses mi guard con unespressione solenne ma rassegnata. In


nome di Dolus, lo spirito del trucco e dellinganno, come ci riesci,
Taita? Quando ci eravamo appena conosciuti aveva labitudine di
mettere alla prova laccuratezza delle mie teorie, ma ormai non si
prendeva pi quel disturbo. Presumevo che un giorno avrebbe imparato
anche lui a leggere le labbra, ma intanto mi divertivo a lasciarlo di
stucco.

Impiegammo un po per attraversare la tenda gremita, ma quando


raggiungemmo Hurotas lui ci abbracci a lungo e con affetto, poi ci
prese da parte portandoci in una piccola zona appartata, dove si rivolse
subito a Rameses.

Ho avuto pochissimo tempo per spiegare a Serrena quanto sia


urgente che vi sposiate, e una volta tanto si detta daccordo con me.
essenziale che presentiamo Utteric al mondo intero come un criminale
che ha rapito una vergine innocente dalla sua casa e dalla sua famiglia e
lha sottoposta a indicibili e brutali torture.

Maest, replic subito Rameses, devo chiarire che Utteric ha


torturato e umiliato tua figlia, lha percossa e imprigionata, ma si
astenuto dal violarne la purezza n ha permesso a uno qualsiasi dei suoi
tirapiedi di farlo.

Per questo ringrazier in eterno tutti gli dei e le dee nella panoplia
del cielo, ammise Hurotas, ma in tutte le nazioni della Terra vi sar
qualcuno che diffonder infamanti calunnie su mia figlia, e c soltanto
un modo per metterle a tacere.

Per me sar un onore prenderla in moglie il prima possibile. Non hai


bisogno di aggiungere altro, potente Hurotas. Rameses non mi guard,
ma capii che la cerimonia nuziale da me celebrata doveva rimanere in
eterno un segreto fra noi tre.

Sono felice che siamo tutti daccordo e per me sar un enorme


privilegio averti come unico figlio maschio. Hurotas si alz e mi
guard. Buon Taita, forse dovremmo scoprire se sono stato crudele nei
confronti delle mie due adorate ragazze, insinuando che potrebbero
impiegare parecchi giorni a cambiarsi gli abiti fradici.
Rameses batt le palpebre, poi chiese in fretta al futuro suocero:
Quando hai fatto questa insinuazione per la prima volta?

Poco dopo il vostro ingresso nella tenda.

Non ti ho sentito, cera troppo rumore, replic Rameses, con aria


sconcertata.

Allora dovresti chiedere a Taita di insegnarti a udire con gli occhi.


lunica persona di mia conoscenza a saperlo fare.

Lui mi fiss e, mentre capiva, la sua espressione pass lentamente


dallo sconcerto allaccusa e seppi che ben presto saremmo stati in due a
saper leggere le labbra: lui si sarebbe assicurato di imitarmi. Mi strinsi
nelle spalle per scusarmi di averlo ingannato. Forse era un bene che
imparasse quellarte, perch non potevo tenerla per me in eterno. Negli
anni a venire si sarebbe rivelata estremamente utile per entrambi e
ormai mi rendevo conto che i nostri destini erano indissolubilmente
intrecciati.

Per quanto fossimo decisi a mostrare a tutti che Rameses e Serrena,


oltre che marito e moglie, erano destinati a diventare i futuri Faraone
dEgitto e consorte, dovevamo procedere in maniera dignitosa e
rispettare il protocollo prestabilito.

Il nostro compito non era certo facilitato dal fatto che fossimo
impegnati a combattere una guerra che prometteva di rivelarsi la pi
aspra e inesorabile nella storia dellEgitto e di qualsiasi altra nazione
sulla Terra.

Con il buonsenso e la sagacia a me consueti, decisi di non lasciarmi


attirare nel regno essenzialmente femmineo delle nozze, dedicandomi
invece anima e corpo allaspetto mascolino del conflitto e del dominio.
In quellambito godevo dellottima compagnia dei miei vecchi e fidati
amici, Zaras e Hui, e dei miei pi recenti commilitoni, Rameses e gli
altri sovrani, grandi e piccoli.

Mi guidava come sempre lantico adagio di ogni grande guerriero:


Conosci il tuo nemico.

Il mio era Utteric Bubastis ma non lo conoscevo, era un prodotto


dellimmaginazione che sembrava cambiare forma e profilo a ogni
respiro che traeva. Non ero nemmeno sicuro che fosse ancora una
singola persona. Per due giorni, dopo larrivo nel campo di Hurotas,
Rameses e io osservammo i bastioni della fortezza sulla riva opposta
del Nilo e notammo molti uomini che avrebbero potuto essere lui,
talvolta persino due o tre insieme. Alcuni mi rammentarono lUtteric
che scoppiava in lacrime appena minacciato o quello capace di
infuriarsi fino a strepitare selvaggiamente, con la bava alla bocca.

Ma non avevamo nessuna fretta di dare inizio alle ostilit. Era una
fase di consolidamento e di preparativi. Hurotas aveva finito di allestire
laccampamento solo cinque giorni prima del nostro arrivo da Tebe e
non tutti i piccoli sovrani erano gi arrivati l dal Nord. Ogni giorno
nuove flottiglie scendevano lungo il Nilo, in direzione sud, per
raggiungerci. Sarebbe stato avventato da parte nostra dare inizio
allattacco prima di avere riunito tutte le nostre forze armate. Si trattava
di una campagna complicata, non certo facilitata dallimprovvisa
contrariet di Bakatha.

Per fortuna accadde durante una cena organizzata da Hurotas per


festeggiare la fuga dellunica figlia dagli aguzzini del Palazzo del
Tormento e dellAfflizione. Il suo scopo era anche quello di incanalare
gli istinti bellicosi della famiglia verso lumiliazione e la sofferenza
gratuite inflitte loro dal rapimento e dalla tortura di Serrena.

La serata inizi in modo piacevole, con discorsi di tenore guerresco


di Hurotas e Hui, quindi anche i tre figli rimasti a Bakatha si unirono
alle arringhe. Ormai Tehuti e la sorella avevano bevuto pi della dose
accettabile dellottimo vino lacedemone. Bakatha ascolt le iperboli
assetate di sangue dei figli, scoppiando allimprovviso e
inaspettatamente in un pianto dirotto. Lumore dei gaudenti cambi
allistante.

Tutte le donne presenti balzarono in piedi e le si assieparono intorno,


subissandola di appellativi affettuosi e pietosi, mentre gli uomini si
guardavano sbigottiti. Poi ci voltammo tutti insieme a fissare Hui. Non
aprimmo bocca, ma il messaggio era chiaro: Noi non centriamo niente.
tua moglie, risolvi tu la questione!

Lui si alz in piedi con riluttanza, ma fu fortunato: prima che potesse


raggiungere la moglie, lei lanci un grido di disperazione. Perch devo
mandare al massacro tutti i miei bambini?

In quellistante, la famiglia tanto devota e unita si suddivise in varie


fazioni.

Tehuti and subito a piazzarsi accanto alla sorella minore. Bakatha


ha ragione. Abbiamo riavuto Serrena, ormai non siamo pi costretti a
combattere una guerricciola senza scopo.

Senza scopo? grid Hurotas. Ti ho forse sentito dire senza


scopo, moglie? Ti ho sentito usare anche la parola guerricciola? Hai
idea di quanto mi costato radunare un esercito e portarlo qui in
Egitto? Qualcuno deve pagare per questo, e quel qualcuno non sar
certo io.

Cerca di essere giusta con noi, mamma, esclam Sostratus, il


secondogenito di Bakatha. Abbiamo una carriera davanti, non
rimandarci a casa in disgrazia. Tutti diranno che siamo stati troppo
vigliacchi per combattere Utteric, limpostore.

Stavo guardando Serrena, sapendo che lesito della discussione


dipendeva unicamente da lei. Hurotas avrebbe fatto esattamente quello
che lei desiderava, cos come Tehuti. Avrebbero anche potuto fingere di
opporre resistenza, ma sarebbe stata Serrena a prendere la decisione
finale. La vidi guardare il padre; unombra di dubbio le offusc lo
sguardo, poi osserv la madre e la zia e capii che aveva fatto la sua
scelta. Sapevo di doverla anticipare in fretta, altrimenti ci saremmo
rimessi tutti in marcia verso Lacedemone, magari gi il mattino
seguente.

Credo che sarebbe crudele costringere Serrena a trascorrere il resto


della vita in un paese che detesta cos palesemente. Penso che Bakatha
e Tehuti abbiano ragione: dovremmo tornare tutti a casa, a
Lacedemone, e lasciare questo paese derelitto a Utteric. Sono sicuro
che i nostri alleati, i piccoli sovrani, capiranno la nostra posizione e non
pretenderanno alcun indennizzo per avere portato i rispettivi eserciti ad
aiutarci, tornando poi a casa a mani vuote. Serrena sar felicissima nella
sua terra natia, in una casetta graziosa in riva allHurotas con Rameses
e una dozzina di frugoletti adorabili. Sono sicuro che capir che il
patrimonio di famiglia stato speso in buona fede e non per il suo
sciocco e pretenzioso nome, regina Cleopatra... Ormai la mia arte
oratoria aveva spiccato il volo, ammaliando chiaramente luditorio,
soprattutto Serrena.

La vidi capovolgere la decisione di pochi istanti prima, con la stessa


facilit con cui laveva presa.

Tutto quello che dici vero, caro Tata, ma ogni medaglia ha due
facce. Mi hanno sempre insegnato che una moglie deve accettare i
decreti degli dei senza mai lagnarsi e sostenere il marito nei compiti che
gli assegnano. Con il tempo, so che imparer anche ad accettare il
nome di Cleopatra, per quanto possa suonare insolito. Se Rameses e io
rimaniamo qui in Egitto in veste di Faraone e consorte, disporremo di
fondi sufficienti per consentire alla mia cara madre di venire a farmi
visita in qualsiasi momento lo desideri. Impareremo ad avere care la
bellezza e labbondanza dellEgitto e, cosa pi importante, mio padre
non sar ridotto allindigenza a causa mia.

Un silenzio sbigottito accolse quella dichiarazione, poi i figli di


Bakatha si abbracciarono lun laltro. Bakatha scoppi di nuovo in
lacrime, ma quando le rabboccai il calice del vino dovette interrompere
le sue lamentazioni per assaggiarlo.

Hai preso una decisione amara e difficile, figlia cara, ma quella


giusta, afferm Hurotas con aria solenne. Mi guard, sempre serio, ma
poi mi strizz locchio destro, congratulandosi. Avevamo vinto ancora
una volta, ma solo per un soffio.

La sera seguente Rameses e io iniziammo a pattugliare la riva


occidentale, quella su cui Utteric aveva fatto costruire la fortezza di
Abu Naskos, priva di porte affacciate sul fiume. Naturalmente avevo
sentito alcune descrizioni delle altre porte, ma non avevo mai visto la
zona con i miei occhi e sapevo di doverlo fare a tutti i costi. Portammo
con noi solo quindici uomini. La luna non sorse che a met notte, e
approfittammo delle ore di buio precedenti per attraversare il Nilo e
nascondere le nostre imbarcazioni fra le canne. Quando vi fu
abbastanza luce per distinguere il terreno, ci dirigemmo
silenziosamente verso la fortezza e dopo poche centinaia di cubiti ci
imbattemmo in un branco di cavalli di Utteric che brucavano. Li
radunammo e incaricammo due uomini di riportarli alle barche, poi
ripetemmo la manovra altre tre volte, assicurandoci pi di
centocinquanta magnifici cavalli da carro.

La luce della luna brillava splendida sulle mura occidentali della


roccaforte, fornendomi una perfetta visuale delle due porte, a distanza
di sicurezza. Riuscii a scorgerne le imponenti dimensioni e la forma
irregolare, e a notare le mura difensive e i fossati bordati di picche
acuminate.

Dopo un po ci ritirammo e, tornati alle barche, scoprimmo che due di


esse, come da miei ordini, erano state usate per guidare i cavalli fino
alla riva opposta. Le seguimmo con quella rimasta. Le povere creature
dovettero affrontare una lunga nuotata, perch in quel punto il Nilo
molto largo, ma quando raggiungemmo finalmente la sponda orientale,
sotto laccampamento di Hurotas, fummo felici di scoprire che erano
riuscite tutte ad attraversare senza problemi.
Imbaldanzito da quel successo, quattro notti pi tardi, pur sapendo
che non avrei dovuto farlo, mi lasciai convincere da Rameses a tentare
una replica della nostra incursione. Mi addolora dover riferire che in
quel caso non riuscimmo nellintento: i soldati di Utteric avevano
portato via i cavalli rimasti e ci tesero unimboscata. Lottammo
disperatamente per tornare nel punto dove avevamo nascosto le barche,
ma quando finalmente le raggiungemmo, scoprimmo che gli uomini
lasciati di guardia erano stati massacrati e il fondo delle imbarcazioni
sfondato. Met dei nostri non sapeva nuotare, quindi spaccammo con
gesti spasmodici le barche danneggiate, riducendole a un ammasso di
tavole, cercando di eludere lostinato inseguimento dei nemici. Una
volta nel fiume, consegnammo una tavola a ogni uomo incapace di
nuotare affinch vi si aggrappasse, poi li spingemmo e trascinammo
nella corrente. Mentre il nemico ci gridava insulti dalla riva e ci
bersagliava con piogge di frecce, ci lasciammo trasportare dalle acque.
Perdemmo altri cinque uomini, annegati o uccisi dai coccodrilli,
restando solo in sei, prima di essere sospinti verso la sponda orientale.
Nella mia celebrata Storia della guerra ho sostenuto che, nel corso delle
varie epoche, ogni comandante militare abituato ai trionfi ha dovuto
affrontare almeno una sconfitta, durante la sua carriera. Ma
limportante che sia sopravvissuto alla disfatta, non il modo in cui la
descrive.

Fortunatamente lultimo dei piccoli sovrani Ber Fortebraccio


Argolid, re di Beozia arriv proprio in quel momento, con una
flottiglia di sette navi che trasportavano seicentotrenta soldati e dieci
delle sue numerose mogli, compresa la regina Hagne, che era stata a
capo dellordine delle Sorelle dellArco dOro prima di innamorarsi
perdutamente di lui. Stavano risalendo il Nilo dal delta, in fila indiana.

Rimasero tutti sbalorditi nel vedere il Faraone Rameses e il suo primo


ministro, il nobile Taita, che galleggiavano nel fiume, immersi fino al
mento e aggrappati a legni spezzati. Il loro stupore lasci rapidamente il
posto allilarit quando, seminudi e coperti di fango, venimmo issati
sulla nave ammiraglia.
Vedendomi in quelle condizioni pietose, Hagne mi prese da parte e si
tolse la tunica regale, offrendomela poi con le parole: Ne hai pi
bisogno di me, ministro Taita.

Accettai con gratitudine, soprattutto perch desideravo ammirare il


suo petto nudo. Scoprii che Fortebraccio Argolid aveva davvero un
gusto sopraffino, in fatto di seni; la tunica si rivel comoda e di un
colore intonato ai miei occhi, bench maniche e orlo fossero un po
corti. A quel punto il re, i suoi ufficiali e le mogli si assieparono intorno
a noi, pregustando, a giudicare dalle espressioni, il nostro racconto di
sventure e disastri. Per fortuna avevo previsto il loro interrogatorio e
suggerito a tutti i miei uomini, incluso Rameses, di rispondere con la
massima discrezione.

Non stato niente di che, davvero, sottolineai con aria modesta


quando Argolid mi interpell.

Sono sicura che per te stato un altro trionfo, mio signore, afferm
la regina Hagne mentre mi guardava sbattendo le palpebre, non
lasciandomi altra scelta che quella di esagerare un po.

Il Faraone Rameses e io abbiamo deciso di attraversare il fiume per


liberare quanti pi cavalli possibili di Utteric, cos da ridurre il numero
di carri che potr schierare e naturalmente aumentare quello dei nostri.
Vidi Rameses sbattere le palpebre e aprire la bocca per correggermi, poi
per la richiuse e annu, convenendo con cautela.

Siete riusciti ad accaparrarvi un po di animali? domand


Fortebraccio. Non sembrerebbe, aggiunse, scoppiando in una risata
volgare.

Ne abbiamo presi alcuni, replicai, tergiversando con dignit.

Quanti sono, alcuni? volle sapere lui. Cinque? Dieci?


Un po di pi, ammisi, circa centocinquanta. Ma soltanto gli dei
benevoli sanno quanti di essi arriveranno davvero al nostro
accampamento. Naturalmente sono schizzati via non appena hanno
raggiunto questa sponda del fiume, sotto il nostro naso, e ne perderemo
sicuramente qualcuno, ma dovremmo riuscire a recuperarne la maggior
parte. Guardai Rameses con aria interrogativa. Hai qualcosa da
aggiungere, Faraone Rameses? Lui scosse il capo, sbalordito dalla mia
versione dei fatti, ma Hagne intervenne al momento giusto.

Quindi cos che tu e i tuoi uomini vi siete infradiciati. Avete


dovuto attraversare il fiume con i cavalli? Era tanto affascinante
quanto sagace, e pi la vedevo pi la apprezzavo. Sapeva riconoscere
un uomo coraggioso e astuto.

Vedo che capisci in quale difficile situazione ci siamo trovati,


maest, replicai. Ovviamente abbiamo dovuto distruggere le nostre
imbarcazioni, per quanto fossero di scarso valore; non potevamo
permettere che finissero nelle mani del nemico.

Il re della Beozia annu con aria pensierosa e smise finalmente di


sogghignare, poi ordin ai suoi domestici di servirci del vino sul ponte
scoperto.

una vendemmia eccellente, mi spieg, mentre abbandonava


largomento di Rameses e della mia eroica ingegnosit. I trionfi altrui
vengono rapidamente a noia ed sempre preferibile tenere per s i
propri sbagli ed errori di calcolo.

Con larrivo di Ber Fortebraccio Argolid nellaccampamento di


Hurotas, tutti e sedici i sovrani che gli avevano giurato fedelt si
trovavano sul posto, quindi si poteva finalmente celebrare il
matrimonio ufficiale a lungo rimandato di Rameses e Serrena. Ero stato
lunico ospite, partecipante e officiante della cerimonia precedente,
quindi ero deciso a svolgere il ruolo pi discreto possibile nella replica.
Serrena aveva la sua intera trib a sostenerla mentre Rameses poteva
contare su Bakatha, che lo aveva praticamente adottato, e sui figli di lei,
che lo consideravano un fratello. Non avevano davvero bisogno di me.

Ebbi quindi la possibilit di concentrarmi sul problema che mi stava


dando da pensare sin da quando eravamo salpati da Tebe sulla Quattro
Venti, con Ganord come nocchiero. Era stato lui a descrivermi la trib
di creature straordinarie che nei tempi antichi avevano costruito e
abitato la citt originariamente situata l dove al momento sorgeva Abu
Naskos, sulla riva opposta.

Rovistai nelle tasche fino a trovare la piccola piastrella di ceramica


raffigurante il pesce dalla testa dorata che Ganord mi aveva dato e la
esaminai ancora una volta attentamente. Era ancora bellissima, ma
continuava a rappresentare un mistero. Scesi sulla sponda del fiume per
cercare la Quattro Venti fra le grandi e piccole imbarcazioni allancora,
ma seppi dai barcaioli che era tornata a Tebe mentre io inseguivo
cavalli selvatici sulla riva occidentale. Nessuno sapeva cosa ne fosse
stato di Ganord. Quando mostrai loro la piastrella con il pesce,
ammisero che era interessante, ma che non avevano mai visto niente del
genere.

Confezionai un sacchettino di pelle di lontra conciata in cui infilarla,


lo assicurai a una cordicella e me lo appesi al collo in modo che
restasse nascosto sotto la mia tunica. Era piacevole sfregare la piastrella
fra due dita, mentre rimuginavo.

Nei giorni seguenti, presi labitudine di passeggiare lungo la riva del


fiume da solo, ma non soffrivo mai di solitudine. Sono un figlio del
Nilo, ignoro la mia data di nascita ma so che quel fiume mi appartiene
sin dallimprecisato giorno in cui sono venuto al mondo. Lo amavo e
sentivo che ricambiava il mio affetto.

Trovai un posticino gradevole allombra di un albero da cui potevo


osservare le acque fino alla fortezza di Abu Naskos, sulla riva
occidentale. Quattro isolette, tutte rivestite di un fitto manto di alberi
secolari e arbusti, formavano una catena che attraversava il fiume, poco
distanti luna dallaltra. Pensai che avrei potuto raggiungerle in meno di
mezzo giro di clessidra, poi sorrisi fra me e me e scossi il capo: perch
mai avrei dovuto farlo?

Scacciai lidea e mi alzai. Come al solito, stringevo nella destra la


piastrella con il pesce dalla testa dorata, che mi punse il pollice
strappandomi unesclamazione di stupore. Somigliava alla puntura di
una vespa, ma molto meno dolorosa. La spostai nellaltra mano per
esaminarmi il pollice, senza trovarvi alcun segno n rossore, e il lieve
dolore svan in fretta. Non ci pensai pi e tornai allaccampamento.

Quella sera Tehuti insistette perch cenassi con lei e Hurotas. Cerano
anche Rameses e Serrena, che non vedevo da alcuni giorni, e
trascorremmo una serata molto piacevole, parlando delle nozze
imminenti.

Lindomani mi svegliai presto, prima del sorgere del sole. Mi vestii,


mi incamminai lungo largine del Nilo e, quando raggiunsi il punto di
fronte alla catena di isolette, mi sedetti sulla stessa roccia liscia della
sera prima. Mi sentivo molto rilassato e, senza riflettere, presi la
piastrella con il pesce da sotto la tunica e cominciai a strofinarla
oziosamente. Numerosi uccelli tessitori dalla testa nera stavano
costruendo nidi sui rami sopra di me e li osservai per non so quanto
tempo, poi per cominciai ad avere fame e mi resi conto di non avere
ancora mangiato, quella mattina.

Mi alzai e la piastrella mi punse con una tale violenza che, per


potermi succhiare il dito, la lasciai andare. Rimase a penzolarmi sul
petto, infilata nel suo sacchetto. A quel punto capii che era dotata di
poteri esoterici. La toccai di nuovo, solo con lindice, ma non successe
nulla, cos la sfregai fra pollice e indice, prevedendo unaltra puntura
sgradevole, ma senza alcun risultato. Avevo perso lappetito, assorto in
riflessioni che nulla avevano a che vedere col cibo.

Cambiai posizione in modo che la luce del sole cadesse direttamente


sulla piastrella e la studiai come se la vedessi per la prima volta. Contai
le scaglie sul corpo del pesce, ne esaminai altrettanto minuziosamente
le pinne e la coda fluttuante, senza riuscire a cogliere altre sensazioni o
significati arcani. Ne osservai poi il retro, che non recava alcuna
incisione n una seppur minima traccia di geroglifici o altre forme di
scrittura. Quando, mentre la capovolgevo di nuovo, assunse una
particolare angolazione rispetto al sole, notai qualcosa che fino a quel
momento mi era sfuggito: sullo sfondo, dietro la sagoma del pesce,
cerano alcuni forellini, probabilmente fatti con la punta di un ago
acuminato prima che la ceramica venisse cotta nel forno. Quando mutai
la sua inclinazione rispetto al sole scomparvero, per riapparire quando
la girai nella direzione opposta.

Li contai: erano quattro, due dietro la coda del pesce e due davanti al
muso. Mi interrogai sul loro possibile significato ma non riuscii a
indovinarlo, il che mi guast lumore. Sapevo che mi stava sfuggendo
qualcosa e avvertii di nuovo un certo appetito, perci corsi
allaccampamento e raggiunsi le cucine, dove trovai della carne fredda
avanzata dal pranzo. Era unticcia e troppo salata, ma la mangiai per fare
dispetto agli dei che, lo sentivo, mi stavano schernendo, e non per la
prima volta.

Tornai sconsolato alla mia roccia accanto al fiume, dove rimasi


seduto a espellere a forza di rutti gli sgradevoli ricordi della carne. Presi
ancora una volta la piastrella da sotto la tunica e la tenni sollevata verso
il sole, in modo tale da far comparire e scomparire i quattro puntini, poi
la riabbassai e guardai verso il Nilo.

Fissai la serie di isolette quasi identiche disseminate sulle acque


verdi, ma non erano collegate al mio mistero... Oppure s?

Provai un lieve brivido di eccitazione che bast a farmi venire la


pelle doca mentre mi rendevo conto che erano tante quante i puntini
sulla tavoletta di ceramica. Era un legame molto tenue, ma quattro il
numero magico di Inanna, la mia dea protettrice. Capii che dovevo
andare a visitarne almeno una.

Potevo prendere una barca e raggiungere la prima isoletta in meno di


unora, ma sapevo che cerano occhi ostili a sorvegliarci dalle mura
della fortezza sulla riva opposta. Sarei stato pi veloce nuotando che
remando e, vista dallaltro lato del fiume, la mia testa non sarebbe parsa
molto pi grande di quella di una lontra. Cominciai a spogliarmi prima
ancora di avere formulato un piano preciso.

Risalii lungo la sponda, tenendomi lontano dallacqua per evitare che


qualcuno sulle mura di Abu Naskos mi notasse. Quando raggiunsi il
punto in cui lisola pi vicina si frapponeva fra me e la cittadella scesi
fino alla riva e mi immersi nellacqua fino al mento. Mi fermai per
controllare il mio equipaggiamento. Estrassi il coltello dal fodero
fissato alla cinta del gonnellino, ne controllai punta e filo contro il
pollice e, scoprendolo perfettamente affilato, lo rimisi al suo posto. Poi
spostai la cordicella del sacchetto con la piastrella, in modo che mi
penzolasse lungo la schiena invece che sul petto, dove rischiava di
intralciarmi a ogni bracciata.

Quando raggiunsi lisolotto, afferrai un ramo sospeso sopra la mia


testa, poi allungai i piedi verso il basso cercando il letto del fiume e
rimasi di stucco: non trovai il fondale, perch la costa dellisola
scendeva a picco nelle profondit del Nilo. Mi tenni aggrappato al ramo
mentre traevo diversi lunghi respiri, poi lo lasciai andare, tuffandomi
nel fiume e cominciando a nuotare come unanatra selvatica sotto il
pelo dellacqua limpida. Guardai gi, aspettandomi di veder comparire
il fondo da un momento allaltro, ma alla fine fui costretto a rinunciare,
perch i polmoni cominciavano a farmi male e a dilatarsi.

Quando riemersi in superficie ghermii di nuovo il ramo e mi riempii i


polmoni di dolce aria. Non appena mi fui ripreso, costeggiai a nuoto la
scoscesa parete rocciosa della costa e poi, aiutandomi con radici e rami,
mi arrampicai fino a raggiungere la sommit piatta. Vi rimasi seduto
mentre cercavo di orientarmi, poi mi aprii un varco nel fitto sottobosco
e percorsi lintero perimetro dellisoletta fino a tornare al punto di
partenza.

Mi accorsi che lisola aveva la forma del ceppo di un albero tagliato,


piuttosto che quella consueta della focaccina schiacciata, con bordi netti
e lisci sia sotto che sopra la superficie del fiume e la sommit
perfettamente circolare e piatta. Era diversa da qualsiasi altra isola
avessi mai visto. Ne ero affascinato, ma la folta vegetazione impediva
di valutarne con esattezza profilo e dimensioni. Cominciai ad
attraversarla, arrampicandomi su alberi caduti e tentando di scavare a
mani nude fino a raggiungere il sostrato roccioso, ma le radici di alberi
e piante erano intrecciate e quando tentai di tagliarle con il coltello
ottenni scarsi risultati, indurite comerano dal tempo.

Intuivo che cera qualcosa di straordinario, nascosto l. La dea Inanna


e io abbiamo uno strano rapporto, ma ho imparato che di solito posso
contare su di lei: non mi ha mai ingannato, almeno che io sappia. Dopo
un altro po fui costretto a riposarmi di nuovo, cos mi lasciai cadere a
terra, premendo la schiena contro la base di un albero di fichi selvatico.

Allora, cosa ti aspettavi di trovare? mi chiesi ad alta voce. Parlo


spesso da solo. Riflettei sulla domanda, prima di rispondere cauto:
Non mi aspettavo nulla, solo un segno o un messaggio dellantico
popolo. Con quellespressione mi riferivo agli antichi abitanti della
zona.

Per esempio unaltra puntura sul dito? Linterrogativo venne posto


dalla mia voce, ma non da me. Mi guardai intorno, sbigottito, e la vidi,
ritta fra gli alberi al margine del mio campo visivo. Era solo unombra
fra le ombre, ma sapevo che era lei.

Inanna! la chiamai, e lei rise, una risata cristallina come rintocchi


di campana e soave come il canto di un usignolo. Poi riprese a parlare,
ma stavolta con la sua voce inconfondibilmente splendida.

Se non riesci a vedere l dove guardi, guarda dove non riesci mai a
vedere. Rise di nuovo, poi svan.

Balzai in piedi e tesi le braccia verso di lei, ma era scomparsa.


Sapevo che era inutile rincorrerla e chiamarla: lo avevo gi fatto
molte volte, in passato. Mi lasciai cadere di nuovo a terra, sconsolato.

Poi qualcosa mi punzecchi con forza. Allungai una mano fra le mie
natiche nude, dove un oggetto duro e affilato come il dente di uno
squalo premeva contro la mia carne pi intima. Lo afferrai lasciandomi
sfuggire una smorfia per il dolore acuto.

Tenendolo stretto con cautela, lo avvicinai agli occhi e lo fissai,


sentendo il cuore balzarmi in gola e il sangue gelarsi nelle vene. Mi
tastai la schiena, fino a trovare il sacchettino di pelle in cui avevo
infilato la piastrella di ceramica donatami da Ganord.

Me la posai sulla mano, poi vi adagiai accanto il frammento


acuminato che avevo appena rinvenuto: si rivel identico a un angolo
della piastrella ancora intera.

Nel punto in cui si era spezzato per aveva il bordo affilato come una
lama e umido del sangue del mio posteriore, mentre lestremit opposta
si allargava a formare la testa del pesce dorato che cos bene conoscevo.

Lo posai sopra la piastrella, scoprendo che combaciavano


perfettamente. Erano stati realizzati con lo stesso stampo, forse un
migliaio di anni prima.

La giudicai una prova del fatto che lantico popolo era stato l prima
di me, ed era tornato. Sapevo che stava cercando di dirmi qualcosa di
importante. Tenendo la piastrella in una mano e il frammento nellaltra,
mi concentrai. Allinizio non accadde nulla ma poi, poco alla volta, i
quattro puntini sullo sfondo della prima divennero pi nitidi e parvero
brillare come minuscole stelle.

Quattro! sussurrai, sapendo di essere vicino alla soluzione.


Quattro, non uno n due... Mi interruppi quando afferrai il
significato. Mi stanno rammentando che ci sono quattro isole, non una
sola. Se la soluzione non si trova sulla prima, devo cercarla sulle altre
tre!

Infilai rapidamente i due oggetti nel sacchetto, balzai in piedi e mi


diressi verso il versante occidentale dellisolotto, da dove scrutai gli
altri tre e le torri della fortezza di Abu Naskos. Mi tuffai quasi subito
nel folto sottobosco, perch due imbarcazioni nemiche palesemente di
pattuglia, con due serie di remi e un paio di uomini a ogni remo,
stavano girando intorno allisolotto pi vicino al mio; gli alberi erano
privi di vele, ma sulle crocette cerano un paio di arcieri, con le frecce
gi incoccate, che stavano scrutando il sottobosco della seconda isola.
Vidi la pi vicina cambiare rotta per puntare direttamente verso di me,
cos mi allontanai strisciando sul ventre. Non appena fui coperto dalla
vegetazione mi alzai di scatto, corsi sul lato opposto dellisolotto, mi
tuffai dalla ripida scogliera e nuotai verso laccampamento di Hurotas.
Sembrava quasi che il nemico sapesse della mia presenza e mi stesse
cercando, ma non ne ero sicuro: avrebbe potuto benissimo trattarsi di
una semplice coincidenza.

Era una nuotata facile e approfittai di quella breve tregua per


riesaminare ci che avevo visto e appreso sulla prima isoletta. Due
dettagli sembravano di particolare rilevanza e la mia mente continuava
a tornarvi: linconsueta forma dellisolotto e il frammento di ceramica
verde che mi aveva punzecchiato le natiche, che sembrava coincidere
con la piastrella che Ganord mi aveva dato prima di dileguarsi verso
sud.

Continuai a rimuginare su quelle due anomalie; mi trovavo a met del


tragitto verso la riva orientale e il campo di Hurotas quando mi si
affacci alla mente la prima possibilit, o forse dovrei dire la prima
improbabilit, talmente singolare che mi interrogai ad alta voce.

Possibile che lisola sia stata costruita da un uomo dellantichit


secondo un disegno preciso, invece di essere stata plasmata
arbitrariamente dalla natura?
Ero talmente eccitato che mandai gi una sorsata dacqua del Nilo e
dovetti battere i piedi per restare a galla. A quel punto ero pronto a
considerare la seconda improbabilit.

In tal caso, luomo del passato ha costruito anche le altre tre in base
allo stesso progetto? E se s, come mai ha fatto una cosa tanto
assurda?

Ripresi a nuotare, sempre riflettendo. Ancora una volta fu quanto mi


aveva raccontato Ganord a fornirmi la risposta.

Forse perch voleva poter attraversare il fiume rapidamente e in


gran segreto, come per magia?

Smisi di nuotare e mi tenni ritto scalciando energicamente, mentre mi


rendevo conto delle immani implicazioni della mia ipotesi: stavo
considerando la possibilit che in un remoto passato luomo fosse stato
in grado di muoversi sotto le acque del Nilo invece che sopra di esse
grazie a una barca o un ponte. Ho la tendenza a formulare teorie
bizzarre e ho persino contemplato leventualit che un giorno luomo
riesca a volare, ma confesso di avere scartato questa fantasia dopo aver
ammesso con riluttanza che non gli sarebbe stato possibile farsi
crescere le ali. Sapevo di potermi immergere fino a toccare il fondo del
fiume, come avevo dimostrato meno di unora prima, ma persino la mia
mente inorridiva alla prospettiva di attraversare il Nilo da una riva
allaltra senza mai respirare, per quanto sia impossibile valutare con
precisione le distanze sullacqua o la velocit di una nave o, se per
questo, quella di un nuotatore. Stavo ancora riflettendo sulle varie
possibilit quando raggiunsi la riva orientale, poco pi a valle rispetto
allaccampamento di Hurotas.

Ero immerso nellacqua fino alla vita e mi stavo dirigendo verso la


sponda quando rimasi incantato dalla voce melodiosa di Serrena che mi
chiamava.

Tata, non sai che questa parte del fiume infestata di coccodrilli, e
di uomini ancora pi pericolosi? domand, poi scese in fretta lungo la
riva per venirmi a salvare. Naturalmente Rameses si trovava poco pi
indietro e si mostr altrettanto premuroso.

Pur avendoli visti solo il giorno prima, sentivo la loro mancanza.


Dopo che mi ebbero salvato la vita ancora una volta, raggiungemmo la
terraferma e ci dedicammo ad avvenimenti assai pi importanti.

Abbiamo fissato la data per il matrimonio... cominci a dire


Rameses, trafelato.

... verr celebrato dopodomani, a mezzogiorno! concluse Serrena


al posto suo.

Spero sar bello come quello che vi ho regalato io.

Nulla potr mai essere altrettanto magnifico, replic lei, e si mise


in punta di piedi per darmi un bacio.

Tutti gli sforzi bellici vennero accantonati e rimandati fino a dopo la


cerimonia, ma se Utteric si fosse opposto alla nostra decisione eravamo
pronti ad accontentarlo, ragion per cui portavo la spada al fianco
mentre, allinizio delle celebrazioni, ballavo con graziose fanciulle:
avevo imparato a mie spese a non fidarmi del fratellastro di Rameses.
Le mura merlate di Abu Naskos, sulla riva opposta del Nilo, erano
bordate da centinaia di teste curiose: lui e i suoi sgherri ci osservavano
e tentavano di capire a quale gioco stessero giocando le bande e gli
innumerevoli danzatori.

Tutte le nostre donne portavano una coroncina di fiori selvatici e


quelle pi giovani e belle erano nude dalla vita in su, particolare che
trovavo assai piacevole. Mentre le brocche di vino venivano passate di
mano in mano, le danze si fecero pi sfrenate, la musica pi insistente e
le parole del coro pi audaci. Alcune delle giovani pi motivate
sgattaiolarono nella foresta con il proprio spasimante o, in alcuni casi,
pi duno, e ne tornarono risplendendo di ben pi della semplice gioia.

Tutti e sedici i re alleati, a turno, tennero un discorso, augurando


eterna felicit agli sposi prima di colmarli di doni esotici e generosi fra
cui elefanti e cornac per condurli, navi e schiavi per azionarne i remi,
poemi e poeti per cantarli, trombe, tamburi e musici per suonarli,
diamanti, zaffiri e corone sulle quali esibirli, vini pregiati e brocche di
prezioso metallo per rendere pi piacevole la mescita.

Avevo per scelto duecento dei nostri migliori guerrieri e insistito


perch limitassero la quantit di vino versata durante la giornata. Nel
frattempo, insieme a Hurotas e Hui, avevo individuato lungo la sponda
del Nilo la posizione che i tagliagole di Utteric potevano giudicare pi
appetibile per sferrare un attacco notturno a sorpresa. Quando il sole
tramont e scese la sera, il frastuono di musica e ilarit prosegu
immutato, o meglio aument notevolmente di volume.

Hurotas, Hui e io guidammo silenziosamente i nostri uomini scelti


fuori dallaccampamento, fino ai rispettivi nascondigli lungo la riva che
avevamo identificato durante il giorno. Non informai Rameses delle
nostre intenzioni: ormai lo conoscevo bene e sapevo che avrebbe
insistito per accompagnarci, ma ero restio ad aggiungere il cadavere del
marito allelenco dei doni di nozze per Serrena, lindomani.

Non dovemmo aspettare troppo a lungo. Dopo circa unora il chiasso


allegro nellaccampamento dietro di noi cominci ad attenuarsi per poi
cessare quasi del tutto durante quella seguente. Fu allora che i capitani
di Utteric decisero di agire; ritenevo infatti altamente improbabile che
lui prendesse parte in qualsivoglia modo a un attacco notturno.

Sopra la sagoma scura della riva opposta si stagliava una falce di luna
gialla, il cui riflesso danzava sulla superficie dellacqua. Rappresentava
un fondale davvero mirabile per la miriade di piccole imbarcazioni che
attraversarono il fiume partendo da Abu Naskos, dirette verso di noi.

Dritti nella bocca del leone. Hurotas, accanto a me, ridacchi


sommessamente. Io stesso non avrei saputo organizzarlo meglio.

Non sono daccordo, sussurrai di rimando. Sono troppo a monte


almeno di tre cubiti.

No, solo di una gamba di fanciulla graziosa, sottoline lui.


Perfettamente accettabile.

Li lasciai avvicinare un altro po, fino a che gli uomini a prua delle
barche di testa non saltarono nellacqua e, immersi fino alla cintola, non
cominciarono a trascinarle verso la nostra riva.

S? chiesi a Hurotas.

S! conferm lui, e io infilai due dita fra le labbra per emettere un


fischio penetrante. Sentendolo, i miei arcieri, gi con la freccia
incoccata e la corda dellarco tesa, lasciarono andare i dardi come un
solo uomo. Laria notturna si colm del flautato sibilo del vento nelle
centinaia di impennature, e subito dopo si udirono i tonfi delle frecce
che affondavano nella carne e le grida dei feriti che, dibattendosi,
finivano sottacqua.

Il caos si propag rapido tra la flottiglia di Utteric. Alcune barche


cercarono di virare, ma si scontrarono con quelle che le seguivano pi
da vicino e si capovolsero, dopo di che si udirono brevi grida, mentre il
peso dellarmatura trascinava gli uomini sul fondo del fiume. Altri
urlavano pi a lungo e pi forte, colpiti diverse volte dai nostri arcieri.

Alcuni nostri guerrieri corsero in avanti stringendo delle fiaccole e le


lanciarono sulle cataste di ramaglia secca che avevamo sistemato a
intervalli regolari lungo la riva. I rami presero subito fuoco e le fiamme
divamparono alte a illuminare la notte, mostrando in nitidi dettagli le
imbarcazioni e gli uomini a bordo. Fino a quel momento i nostri arcieri
avevano mirato a semplici ombre e le loro piogge di dardi avevano
avuto un andamento irregolare, ma adesso che le dimensioni del
bersaglio erano chiaramente definite la carneficina si aggrav. Meno di
met delle barche nemiche riuscirono a tornare indietro, piene in gran
parte di morti e feriti.

I nostri soldati posarono gli archi e scesero a riva, sguainando i


coltelli per occuparsi dei feriti rimasti e assicurarsi che venissero portati
via dalla corrente o trascinati sul fondo del fiume.

Lindomani quella zona sarebbe stata teatro di una gioiosa cerimonia


nuziale: volevamo evitare i gemiti e i lamenti dei guerrieri sopravvissuti
e lafrore di quelli che erano stati pi fortunati.

La mattina seguente, prima che il sole arrivasse al punto pi alto,


ogni traccia dello scontro armato era gi stata cancellata. La cenere e le
pozze di sangue secco sulla riva erano state coperte di sabbia bianca e
la corrente aveva portato i cadaveri verso nord, fino al mare, se
larmatura non li aveva ancorati negli scuri e profondi specchi dacqua
dove i coccodrilli e altri abitanti del Nilo si stavano occupando di loro.

Avevamo creato un cordone di bronzo intorno al nostro


accampamento sulla riva orientale, di fronte alla fortezza di Abu
Naskos. I cavalli erano legati alle tirelle dei carri e ognuno dei nostri
diecimila guerrieri era in stato dallerta, armato di tutto punto, dalle
borchie nella suola dei sandali alla sommit del copricapo.

La principessa Serrena aveva finalmente scelto le damigelle donore


che dovevano accompagnarla allaltare dedicato a Iside, la dea egizia
dellamore e del matrimonio, e alla dea lacedemone dellamore,
Afrodite. Inizialmente aveva individuato sedici damigelle, una moglie
per ognuno dei piccoli sovrani alleati del padre, suscitando per
amarezza e acredine, lacrime e recriminazioni fra le consorti che non
erano state scelte. Lei e Tehuti erano state quindi costrette a portare il
numero a trentadue e infine a quarantotto, ma a condizione che i doni di
nozze aumentassero di pari passo. Era una soluzione che riusciva a
soddisfare tutti, Serrena compresa. I regali formavano unenorme
catasta davanti allaltare delle dee. Le bande dei reggimenti erano
collocate l vicino, e si alternavano nel suonare vigorosamente gli inni
di battaglia che rappresentavano una sfida per i nostri nemici sulla
sponda opposta del Nilo e una chiamata alle armi per i nostri alleati,
schierati accanto a noi con aria risoluta.

Con lavvicinarsi del mezzogiorno la musica si fece pi sonora e


frenetica, le spade nude cominciarono a battere ritmicamente sugli
scudi di bronzo scintillanti e diecimila voci si fusero come il tuono dei
cieli. Poi, allo scoccare dellora, cal un improvviso silenzio, talmente
assoluto da risultare violento allorecchio umano.

I ranghi di diecimila soldati si aprirono senza alcun rumore, rivelando


la figura alta e imponente del Faraone Rameses, il nuovo sovrano
dellEgitto, che and a piazzarsi davanti allaltare dedicato a Iside e ad
Afrodite, e poi, voltandosi verso lingresso dellaccampamento delle
donne, dove si trovava Serrena insieme alle damigelle, alz il braccio
destro per dare inizio al canto.

Dapprima fu dolce, tiepido e sommesso come una brezza estiva che


si levi dalle onde delloceano pigro, poi aument di intensit
diventando un peana di gioia e unode allamore. I cancelli
dellaccampamento femminile si spalancarono per lasciar uscire a passo
di danza due file di venticinque donne ciascuna, con vesti dai colori
delliride. Scalze e con nastri e fiori tra i capelli, ridevano e cantavano,
battendo le mani oppure pizzicando lire, cetre e altri strumenti a corda.
La colonna di destra era guidata dalla regina Tehuti, quella di sinistra da
sua sorella, la principessa Bakatha.

In mezzo alle due file camminavano un uomo e una donna. Luomo


era re Hurotas, ornato doro e gioielli, con pietre preziose incastonate
nella corona e sulle calzature, vestito di una tunica di seta purpurea. La
sua tonante ilarit risult talmente contagiosa che i suoi uomini non
riuscirono a trattenersi e gli fecero coro.

La donna alta e snella che gli stringeva il braccio destro gli arrivava
alla spalla ed era coperta dalla testa ai piedi da un drappo dorato che
scintillava alla luce del sole. Sfoggiava una postura talmente aggraziata
eppure decisa che, pur avendo il viso celato dal velo, risultava subito
riconoscibile a chiunque la guardasse.

Il Faraone Rameses le tese entrambe le mani e re Hurotas fece


piroettare la figlia consegnandola allo sposo, al quale lei rivolse un
profondo inchino. Lui le strinse le mani nelle proprie e la aiut a
rialzarsi, poi afferr il drappo dorato che le nascondeva la testa e lo
sollev con un ampio gesto, rivelando la principessa Serrena in tutto il
suo splendore, dalla sommit della sfavillante chioma color oro ornata
di un velo sottilissimo sino al fluttuante tessuto multicolore che aderiva
a ogni curva del suo corpo.

Umana o divina che fosse, tutti i presenti la giudicarono la creatura


pi magnifica su cui avessero mai posato lo sguardo.

Cominciarono a danzare, e noi con loro. Solo quando il sole tramont


e cal il buio gli sposi si ritirarono negli alloggi preparati per loro, ma i
festeggiamenti si protrassero per il resto della nottata.

Danzai sia con Tehuti sia con Bakatha, poi sgattaiolai via per tornare
nella mia tenda senza assaggiare nemmeno una goccia dellottimo vino
di Hurotas, decisione che mise a dura prova la mia determinazione, lo
confesso. Dormii fino a due ore prima del sorgere del sole, poi mi alzai
nellora pi buia della notte e scesi fino al fiume, zigzagando con
cautela intorno ai corpi ubriachi disseminati qua e l come le vittime di
una cruenta battaglia.

Con le stelle soltanto a guidarmi e solo il perizoma addosso, il


coltello infilato nel fodero e appeso al collo il sacchetto contenente la
piastrella e il frammento di ceramica, entrai nel fiume, avanzai fino ad
avere lacqua allaltezza del mento e cominciai a nuotare. Superai senza
nemmeno fermarmi la prima isoletta, ormai familiare, e puntai verso la
seconda. Cominciavo a temere di averla persa, nel buio, quando mi si
stagli improvvisamente di fronte, illuminata dal primo chiarore
dellalba. Nuotai in modo da raggiungerne il versante pi a valle, dove
la sua mole interrompeva il flusso della corrente.

Mi immersi fino alla base dellisolotto, sul fondo del fiume. Ormai la
luce era abbastanza intensa da permettermi di confrontare la sua
conformazione con quella del primo e rimasi sbalordito scoprendolo
identico allaltro, in tutto e per tutto. Aveva le stesse dimensioni, o
quasi, e le stesse pareti scoscese che salivano quasi verticali dal fondo
del Nilo. Ero ormai sicuro che fossero stati entrambi creati dalluomo,
probabilmente dalla stessa o dalle stesse persone.

Limpresa doveva avere comportato unimmane mole di lavoro, e in


cambio di ricompense o vantaggi minimi, se non addirittura inesistenti.
Le due isolette da me visitate fino a quel momento non erano
abbastanza alte sullacqua per poter fungere da torri di segnalazione,
anzi, sembrava che fossero state mantenute cos basse proprio perch
passassero inosservate. Il fatto che fossero state costruite in acque non
eccessivamente profonde ma agitate rendeva ancora pi evidente la
difficolt dellimpresa affrontata dallantico popolo. Valutai lipotesi
che rappresentassero i resti di una diga o una chiusa, ma erano troppo
distanti luna dallaltra e niente, sulla riva, indicava un tentativo di
deviare il corso di una parte del fiume per lirrigazione o per luso
domestico.

La luce mi consent di distinguere appigli per mani e piedi; cominciai


quindi ad arrampicarmi verso la cima. Mentre lo facevo, mi resi conto
che si trattava di una torre rotonda dalla sommit piatta identica alla
prima, ma meno rovinata dalle intemperie. Quando riemersi, scoprii
tracce di antiche ed elaborate costruzioni in pietra scalpellata
sopravvissute al passaggio dei secoli. Cominciai a scavare intorno alle
pietre per provare a spostarle, ma erano tagliate in maniera perfetta e
unite fra loro da giunzioni sottilissime. Era un lavoro davvero faticoso e
dopo diverse ore di sforzi mi ritrovai in una buca, il cui margine mi
arrivava soltanto alla vita. Mi preparai a rinunciare allimpresa, o
almeno ad affidarla a un gruppo di manovali. Avevo le unghie spezzate
e scheggiate, un vero disastro, dato che vado fiero delle mie mani e le
signore mi hanno spesso elogiato per la cura che dedico loro. Sollevai
quella che, come promisi a me stesso, sarebbe stata lultimissima pietra
e rimasi di stucco vedendo cosa cera sotto; riuscivo a scorgere solo il
margine superiore delloggetto, ma era davvero singolare. Ghermii il
sacchetto di pelle che mi penzolava sulla spalla e con le dita che
tremavano appena estrassi la piastrella di argilla cotta regalatami da
Ganord per confrontarla con quella appena rinvenuta, scoprendo che le
loro dimensioni combaciavano perfettamente.

A quel punto rinunciai del tutto allidea di passare lo scavo ad altri,


soprattutto a semplici operai.

Sfilai il coltello dal fodero e, con estrema delicatezza, cercai di


smuovere la nuova piastrella dal letto che occupava da tempo
immemorabile e alla fine riuscii a staccarla. Uscii a fatica dalla mia
bassa trincea e mi accosciai tenendola in grembo. Confesso che, prima
di abbassarmi, lanciai unocchiata al terreno sotto le mie natiche nude,
per accertarmi che Inanna non vi avesse collocato nessun coccio
acuminato, dopo di che potei concentrarmi sulla mia nuova scoperta, o
meglio sulla mia nuova ma antichissima scoperta.

Quanto a forma e dimensioni, era identica alla mia piastrella con il


pesce, ma per il resto appariva del tutto diversa: era di un azzurro
acceso invece che verde e raffigurava un uccello marino stilizzato, forse
una berta, ma avrebbe potuto benissimo essere uno struzzo, visto che
lartista non aveva chiarito la propria intenzione. Inoltre era
contrassegnata da tre puntini, invece che da quattro.

Avevo gi scelto i nomi di isola del Pesce e isola dellUccello per le


prime due e, guardando verso la fortezza di Abu Naskos, mi chiesi se
anche le altre, che non avevo ancora esplorato, fossero state battezzate
dagli antichi, magari come isola del Coccodrillo e isola
dellIppopotamo. Il pensiero mi fece sorridere.

Tornato ai miei scavi, scoprii unintera serie di piastrelle con


limmagine delluccello che correva lungo lantica struttura. Ne rimasi
naturalmente incuriosito e continuai a scavare sperando in ulteriori
scoperte, ma dopo poco mi ritrovai davanti del terreno franato: doveva
esserci stato uno spostamento della crosta terrestre che aveva
danneggiato i substrati. E ora?

Lunica cosa che avevo scoperto era che lantico popolo aveva
realizzato due condotti, uno sullisola del Pesce e laltro su quella
dellUccello. Non avevo modo di sapere fino a quale profondit fosse
sceso e a quale scopo avesse intrapreso unimpresa di tali proporzioni.
Il condotto sotto i miei piedi era ormai ridotto a un cumulo di macerie.

E se le due isole fossero collegate in qualche maniera magica? Non


avevo formulato io unipotesi del genere, nemmeno nel silenzio della
mia mente. Sapevo che era Inanna che imitava la mia voce. Sembrava
divertirsi enormemente a prendermi in giro.

Tentai di confutare il suo suggerimento. A che pro collegarle? Avevo


dimostrato a me stesso che luomo pu rimanere sottacqua solo per
brevissimo tempo. Mi ero immerso sino al fondale del Nilo e di altri
corsi dacqua piuttosto bassi, ma solo per un intervallo di tempo
estremamente limitato.

Guardai verso lisola del Pesce e cercai di stabilire la distanza che me


ne separava, restando sgomento allidea di coprirne anche solo un
decimo senza respirare. Balzai in piedi e, in preda allagitazione,
cominciai a camminare nervosamente avanti e indietro. Pestai pi volte
il piede sul terreno, ma sembrava solido e nulla lasciava pensare che
sotto di esso fossero stati effettuati degli scavi.

E se ci fosse stato un cunicolo simile a quello di un coniglio che


collegava le due isole? mi chiesi, poi scossi subito il capo, sapendo che
lacqua rimane sempre allo stesso livello. Era una conclusione cui ero
giunto da solo quando ero ancora giovanissimo. La tana di un coniglio
si riempie dacqua esattamente come qualsiasi altra buca nel terreno.

Sapevo per che mi stava sfuggendo qualcosa, quindi ricominciai a


riflettere. Perch i polmoni non mi si riempiono dacqua, quando mi
immergo fin sul fondo del Nilo? Perch li sigillo trattenendo il fiato.
Quindi se la galleria ha pareti impermeabili e ingressi posti sopra il
livello dellacqua anchessa impermeabile. Lacqua non ha modo di
entrarvi.

E qui stava linghippo! Le sue pareti non sono impermeabili. Sono


fatte di terra, che porosa.

Ma se gli uomini antichi avevano scoperto unaltra sostanza


impermeabile allacqua per rivestire le pareti del cunicolo, sarebbero
riusciti a camminare sotto le onde. A pronunciare lultima
affermazione era stata la voce soave e incantata di Inanna, che alzando
gli occhi vidi appoggiata con grazia a un albero che dava sul mio scavo.
Come al solito il suo ragionamento era arzigogolato ma mi aveva
condotto lungo un tragitto tortuoso fino a qualcosa di simile alla verit.

Sorrise e aggiunse: Ganord ha insinuato che si fosse trattato di


magia, ma si sbagliava come sempre. I popoli antichi usavano il
semplice buonsenso, come so che fai anche tu. Si raddrizz e,
raggiunto il ciglio della scogliera, fece un passo nel vuoto per poi
scendere, leggera come una piuma, fin sulla superficie del fiume, molto
pi in basso. Cominci a camminare sulle minuscole onde e una nube
di foschia argentea sal ad avvilupparla.

Ora che finalmente siamo riuniti, il mio primo e unico dovere


ringraziarvi tutti e sedici per avere tenuto fede al vostro giuramento,
secondo il quale unoffesa fatta a uno di noi unoffesa fatta a tutti noi.
Siamo qui per rovesciare uno spaventoso tiranno che ha usurpato il
trono dei Faraoni... Hurotas si rivolse ai sovrani alleati allineati sulla
striscia di prato che bordava la riva orientale del Nilo, di fronte alla
svettante fortezza di Abu Naskos.

Erano tutti in assetto da battaglia e dietro di loro erano radunate le


truppe, diecimila uomini che, spalla contro spalla, formavano ranghi
apparentemente infiniti, con gli scudi scintillanti che toccavano quelli
accanto, i visi che sfoggiavano unespressione cupa sotto il copricapo di
un giallo metallico, gli archi non ancora incordati ma le faretre sulla
spalla ricolme di frecce.

Le navi della loro flotta erano allineate lungo la sponda del fiume, i
remi a bordo, ma gli stendardi e le bandiere erano al vento, ad attestare
in maniera sfrontata e inequivocabile il loro intento bellicoso.

Hurotas concluse il proprio discorso, si volt verso il folto gruppo dei


suonatori di tamburo e alz la spada per richiamarne lattenzione. Ebbe
un attimo di esitazione, poi con la spada men un fendente a destra e
uno a sinistra. I tamburi presero a risuonare come un tuono estivo e le
file di uomini armati scesero a passo di marcia verso le navi da guerra,
che aspettavano di accoglierle a bordo per condurle lungo il Nilo, verso
la morte o la gloria.

Si trattava di una manovra complessa e potenzialmente pericolosa. La


nostra intenzione era portare attraverso il fiume una flotta di navi
cariche di carri, cavalli e uomini da far sbarcare sulla riva opposta. Gli
squadroni di Utteric presidiavano in massa quel territorio e la fortezza
di Abu Naskos era probabilmente la cittadella pi potente dellEgitto e
forse anche dellintero continente africano. Sapevamo che Utteric aveva
avuto parecchio tempo a disposizione per architettare i propri piani
bellici mentre Hurotas e gli alleati ne avevano impiegato pochissimo
per radunare gli eserciti e navigare fin quasi in capo al mondo.
Avevamo motivo di pensare che lInvincibile avesse reclutato potenti
alleati dietro i confini orientali e nei paesi alle spalle di questi ultimi.

Probabilmente fra di essi figuravano gli assiri e i medi e chiss


quante delle altre cinquanta trib. Si diceva che fossero tutti cavalieri e
guerrieri di straordinaria abilit, ma ho imparato che molto spesso la
fama non affatto veritiera; inoltre, Assiria e Media distano da Abu
Naskos molto pi di Lacedemone.

Convinsi comunque Hurotas e Hui a sferrare una serie di attacchi


esplorativi sulla riva occidentale, prima che ci impegnassimo in un vero
e proprio assalto. Eravamo convinti che i nostri carri fossero superiori a
quelli di Utteric e potevamo utilizzarli per rendere sicura una testa di
sbarco, pi a monte rispetto alla fortezza, e in seguito circondare
questultima e porla sotto assedio.

Per cinque giorni consecutivi avevamo traghettato i nostri squadroni


su e gi per il fiume in unesibizione di forza bellica. Alcune delle navi
erano gremite di uomini armati, ma quasi tutte avevano manichini e
spaventapasseri a bordare i parapetti sul ponte. Osservammo le nubi di
polvere sollevate dai carri e dalla cavalleria di Utteric che reagivano
alle nostre minacce di attacco e valutammo accuratamente il numero
delle sue truppe e dei suoi carri, molto pi alto del previsto.

A quel punto inviammo un nutrito squadrone gi per il fiume, come


esca, mentre Hurotas e io guidavamo nella direzione opposta un
convoglio pi piccolo che trasportava i nostri carri migliori e i relativi
guerrieri. Nei giorni precedenti, che avevamo trascorso alla ricerca di
una posizione favorevole, avevamo scelto il punto di sbarco pi adatto,
a poca distanza dalla fortezza di Abu Naskos, una striscia di prato che
declinava dolcemente verso il fiume; questo aveva un greto solido e
roccioso sul quale le ruote dei carri non sarebbero sprofondate mentre li
portavamo sulla terraferma, per poi recuperarli al termine della nostra
incursione.

Portammo due imbarcazioni fino alla riva occidentale e le tirammo in


secca; ognuna trasportava quattro carri con i cavalli gi assicurati alle
tirelle e gli aurighi che stringevano le redini. Abbassammo le rampe di
carico a prua; i tiri di cavalli le percorsero e, con una pioggia di schizzi,
attraversarono lacqua bassa risalendo infine la sponda. Hurotas
guidava il carro di testa, io lultimo della fila di otto. Tutti i nostri
uomini avevano con s massicci archi ricurvi gi incordati e pronti
allazione immediata, oltre allascia da guerra e alle grosse spade. La
nostra voleva essere una missione di ricognizione, con lobiettivo di
avvistare le truppe di Utteric e stimarne forza e numero, mentre le
barche rimanevano allancora nel fiume ad aspettare il nostro ritorno,
pronte a recuperarci se fossimo stati attaccati in forze dal nemico sulla
terraferma.
Non cera traccia dei soldati di Utteric. I nostri carri si disposero in
formazione serrata e, guidati da Hurotas, ci avviammo lungo il sentiero
che attraversava lo spiazzo erboso, addentrandosi poi fra gli alberi.

Avevamo quasi raggiunto il limitare della foresta quando un orrendo


boato echeggi nella radura. Era un suono del tutto sconosciuto, di cui
non avevo mai udito leguale, ma ipotizzai che fosse il frastuono di
numerose trombe da guerra. Hurotas alz subito il pugno chiuso per
segnalare alla nostra colonna di fermarsi. I cavalli si impennarono
scrollando la testa, inarcando il collo e nitrendo per lagitazione. Noi ci
guardammo intorno sbalorditi, incapaci di spiegarci quel trambusto.

Il boato si spense, ma venne sostituito da un fragore di zoccoli e ruote


talmente assordante da dare limpressione che almeno cento carri
stessero arrivando di corsa dalla foresta in pieno assetto da battaglia.
Distinto ci disponemmo in fila per contrastare lassalto.

Con enorme stupore vedemmo uscire dal folto degli alberi un unico
veicolo, che per non somigliava a nessun altro mai visto. Si avvent
verso di noi, fugando qualunque dubbio sulle sue intenzioni ostili. Era
largo il doppio e alto una volta e mezza i nostri carri, e invece di
ununica coppia di ruote ne aveva quattro per lato, otto in totale.

Laddove le nostre ruote avevano bordi di legno duro e sei raggi


massicci, quelle del nemico erano costituite da un disco di argenteo
metallo lucido a me sconosciuto; dal loro centro spuntava una lama
ricurva lunga come un braccio, mentre altre quattro lame disposte a
intervalli regolari lungo il perimetro roteavano in una minaccia di
morte. Pur non avendo mai visto nulla del genere, capii che erano in
grado di sminuzzare qualsiasi cosa con cui fossero entrati in contatto,
compresi i raggi delle nostre ruote.

Mentre ogni nostro carro era trainato da tre cavalli, quello nemico era
tirato da otto lucidi animali neri, che al garrese erano alti varie teste pi
dei nostri. In mezzo alla fronte avevano un lungo corno nero e si
muovevano perfettamente allunisono, con minuscoli getti di vapore
che uscivano dalle nari.

I nostri veicoli avevano tre occupanti un conduttore e un paio di


arcieri; lauriga nemico era solo e, tirando le redini e inclinandosi
allindietro per tenere sotto controllo il tiro, continuava a puntare dritto
verso di noi.

Era un bruto gigantesco dallarmatura semplice e disadorna, fatta di


argento lucido e creata palesemente per deviare le frecce degli
avversari. Non era armato e il suo arco senza corda era infilato nel vano
per le armi accanto a lui, come la spada. Nelle mani guantate stringeva
unicamente le redini. Il suo copricapo, tuttavia, era davvero fuori dal
comune: gli copriva solo il lato destro del viso e la sommit della testa,
un occhio celato dietro la stretta fessura nel metallo scintillante.

Il lato sinistro del volto era esposto e orrendo a vedersi, di lucido


tessuto cicatriziale. La bocca era raggrinzita e contorta, la palpebra
cadente aveva un che di sardonico ma locchio sfavillava con
unintensit minacciosa.

Mentre ci lanciavamo luno contro laltro, sfilai una freccia dalla


faretra sotto la mia mano destra e, con un unico movimento, la incoccai,
mi accostai limpennatura alle labbra serrate e presi la mira per un
attimo infinitesimale prima di lasciare andare la corda. Vidi il dardo,
una chiazza dai contorni indistinti, coprire la breve distanza fra noi due,
diretto allocchio sinistro di quel volto deturpato.

Luomo era spacciato, ne ero sicuro. Mi aspettavo che la freccia gli


penetrasse nel cranio fino allimpennatura, ma allultimo momento lui
abbass il mento, il dardo colp la cresta del copricapo, allaltezza della
fronte, e schizz via con un sibilo, infilandosi tra i folti cespugli
retrostanti.

Lauriga misterioso non batt ciglio, ma appunt la sua attenzione su


Hurotas, alla testa della nostra fila di carri, palesemente attratto dalla
magnificenza del suo copricapo e della sua corazza. Guid il tiro di
unicorni neri dritto verso il mio amico che, nel disperato tentativo di
evitare una collisione frontale, tir di scatto le redini, con forza. Il carro
dello sconosciuto colp obliquamente il suo, e le lame rotanti ne
squarciarono un lato e tranciarono le zampe ai cavalli in una rosea nube
di sangue e frammenti ossei. Gli animali mutilati stramazzarono a terra
nitrendo e le lame proseguirono la corsa attraverso i raggi delle ruote,
frantumandole. Il carro di Hurotas si rovesci di lato e fece una
capriola, scagliando via lui e i suoi uomini, che persero le armi mentre
colpivano il terreno e rotolavano nella polvere.

Poi gli unicorni neri si avventarono contro la colonna di sinistra dei


nostri carri e li colpirono uno dopo laltro in rapida successione,
disintegrandone le ruote sul lato a loro pi vicino e facendoli piombare
a terra. Fortunatamente mi trovavo nella colonna di destra, cos lo
sconosciuto e io sfrecciammo luno accanto allaltro senza che gli
offrissi loccasione di distruggere una delle mie ruote. Incoccai una
nuova freccia, mi voltai e la scoccai, mirando al suo viso. Lauriga
distava solo dieci cubiti da me, ossia la larghezza di due carri, e il mio
dardo era abbastanza veloce per ingannare locchio, ma lui sollev una
mano guantata e lo spinse via senza il minimo sforzo, come se fosse un
moscone ronzante, poi mi fiss da sotto la palpebra cascante per un
brevissimo istante, e fu uno degli sguardi pi minacciosi che mi
avessero mai rivolto. Dopo un attimo eravamo gi troppo lontani.

Lasciai cadere larco e strappai le redini dalle mani del mio


conduttore quando vidi Hurotas steso sul terreno di fronte a me, l
dovera stato scaraventato quando il suo carro si era ribaltato. Stava
cercando di alzarsi, ma si capiva che era stordito a causa della caduta.
Aveva perso copricapo, armi e senso dellorientamento, e aveva un lato
del viso gonfio e imbrattato di polvere e terriccio.

Zaras! lo chiamai, usando il suo nome di un tempo, cosa che sort


leffetto desiderato. Mi guard strizzando gli occhi mentre sterzavo per
puntare verso di lui.

Dammi un braccio! gridai in tono pressante. Era un esercizio che


avevamo provato e riprovato senza sosta, quando eravamo molto pi
giovani. Raddrizz faticosamente la schiena e si pos la mano destra
sul fianco, il braccio arcuato rivolto verso di me, ma stava barcollando,
malfermo sulle gambe.

Controllai il mio tiro di tre cavalli con le redini strette nella mano
sinistra e, sporgendomi il pi possibile dal fianco destro del veicolo,
puntai verso Hurotas per poi deviare allultimo istante in modo che
lanimale di destra lo sfiorasse. Quando gli passai accanto, sempre al
galoppo, infilai il braccio destro nel suo. La violenza del contatto
rischi di sbalzarmi dal carro, ma riuscii a resistere, a sollevare il mio
amico da terra e a issarlo a bordo.

Con un braccio reggevo Hurotas, ancora intontito, mentre con laltra


mano guidavo il carro. Mi bast una rapida occhiata per capire che le
barche che ci avevano portato fin l si erano ormai accorte della nostra
difficile situazione e avevano virato per tornare a prenderci, ma stavano
procedendo in senso contrario alla corrente, quindi con lentezza.
Hurotas era un uomo massiccio e appesantiva il nostro veicolo, e pi ci
avvicinavamo alla riva del fiume pi il terreno sotto le nostre ruote
diventava molle e fangoso.

Girai la testa per scoprire dove si trovavano il nostro nemico e il suo


tiro di neri mostri cornuti; non dovetti guardare molto in l: dopo aver
abbattuto met dei nostri carri con le lame rotanti infisse nelle ruote
aveva ora rivolto lattenzione al mio. Capii che doveva avere
riconosciuto Hurotas nel mio passeggero e che forse sapeva anche chi
ero io. La mia statura e il mio alto rango sono noti a tutti, quindi perch
non a lui, chiunque fosse?

Si trovava poco pi indietro di noi e stava guadagnando terreno in


fretta. I suoi enormi animali scuri diventavano a ogni falcata pi
minacciosi: avevo visto quali orrende ferite potevano infliggere con il
loro corno. Ma ormai la riva del fiume distava meno di duecento passi e
le imbarcazioni, liberatesi dalla corrente che le tratteneva, stavano
venendo rapidamente a salvarci.
Avevo imparato che era inutile scagliare frecce contro il nostro
assalitore dal viso sfigurato, ma forse le strane bestie che trainavano il
veicolo erano pi vulnerabili. Piazzai le redini nelle mani di Hurotas,
per quanto fosse ancora intontito e confuso, ghermii il mio arco nel
vano accanto a me, incoccai una freccia, mi voltai e la scagliai contro
lunicorno al centro del tiro, ormai vicinissimo.

Bench il carro su cui mi trovavo stesse sobbalzando con violenza sul


sentiero dissestato, la mia mira si rivel infallibile e il dardo lo colp al
centro dellenorme petto sussultante, affondando fino allimpennatura.
Sapevo di avere trafitto il cuore dellorrendo animale, che per non
ebbe la minima esitazione e continu a galoppare inesorabilmente
contro di noi. A quel punto capii, sgomento e orripilato, che lauriga dal
viso deturpato e il suo tiro di mostri appartenevano a un diverso livello
dellesistenza, erano unaberrazione creata da divinit sinistre.

Avevo a malapena formulato quellipotesi quando il suo tiro di


unicorni piomb contro il nostro carro, la cui ruota sinistra esplose in
una nuvola di schegge di legno. I tre cavalli stramazzarono al suolo in
un groviglio di nitriti, con il sangue che usciva a fiotti dalle zampe
amputate. Avevamo raggiunto la sponda scoscesa del Nilo e Hurotas e
io, scagliati in aria come pietre lanciate da una catapulta, scivolammo
lungo la scarpata, finendo nelle acque agitate.

Le imbarcazioni che stavano venendo a salvarci distavano solo venti


passi dalla terraferma e gli equipaggi stavano manovrando i remi come
forsennati, incitandoci a nuotare. Tirai Hurotas in superficie e, bench
fossimo entrambi intralciati dallarmatura e lui fosse ancora intontito,
riuscimmo a raggiungere la prima barca. Parecchie mani si allungarono
subito verso di noi per issarci a bordo. Lanciai una rapida occhiata
dietro di me e vidi che il nostro nemico aveva fermato il tiro di unicorni
sulla sommit dellalta sponda. Gli animali scalpitavano e sbuffavano
fiato bollente dalle nari dilatate, protestando contro i finimenti che li
trattenevano; lui aveva preso il lungo arco e lo stava incordando,
flettendolo con la disinvoltura frutto di una lunga pratica.

Allungai un braccio sopra la spalla per sfilare il mio scudo di bronzo


dallimbracatura, quindi lo tenni sollevato davanti a Hurotas e a me per
ripararci dalla tempesta che sapevo in procinto di abbattersi su di noi.
Lauriga misterioso abbass lo sguardo sul gruppo di uomini che si
stavano affannando intorno allimbarcazione, poi tese al massimo la
corda dellarco. Sorrise, mostrando per la prima volta unemozione, e
contorse la met sfigurata del volto in una smorfia cinica mentre
scoccava la freccia.

Aveva mirato dritto al sottoscritto, ma io ero pronto: sollevai lo scudo


per proteggere Hurotas e me stesso, dandogli per una inclinazione che
avrebbe deviato la freccia senza permetterle di penetrare nella lega
leggera con cui lavevo realizzato. Sentii lurto allimpatto e il tintinnio
della selce sul metallo; il dardo rimbalz sullo scudo e lo udii colpire la
falchetta dellimbarcazione dietro di me. Tirai sottacqua Hurotas e,
bench si divincolasse per liberarsi, lo trascinai sotto la chiglia per poi
riemergere sul lato opposto dello scafo, da dove sentivo le frecce che
mietevano nuove vittime e le grida dellequipaggio rimasto allo
scoperto che moriva, soffocando e scalciando nelle pozze del loro
stesso sangue.

Avanti, Hurotas. Lo schiaffeggiai perch si concentrasse. Aiutami


a spingere la barca fino alla riva opposta. Ma, in nome del grande Zeus,
tieni gi la testa, se non vuoi ritrovarti con una freccia nellocchio.

Muovendo braccia e piedi, spingemmo la barca fino al centro del


fiume prima che il pandemonio nello scafo sopra di noi cessasse e io
decidessi di azzardare unocchiata verso la riva che avevamo appena
lasciato, presumendo che fossimo ormai troppo lontani per poter essere
colpiti persino da un arciere cos abile. Un rapido sguardo mi conferm
che era completamente deserta se non per i cadaveri dei nostri caduti:
luomo sfigurato e i suoi unicorni erano nuovamente scomparsi nella
foresta. Cerano altri cinque corpi sullimbarcazione che stavamo
spingendo, tutti irti di frecce.

Hurotas era molto sofferente a causa della ferita alla testa. Faticava a
parlare e, quando raggiungemmo finalmente la riva orientale, ebbe a
malapena la forza di issarsi sulla barca, tanto che fui costretto a
piazzarmi alle sue spalle e spingerlo al di sopra della falchetta, dopo di
che croll sul fondo. Scoprii di non riuscire a manovrare a forza di remi
da solo, controcorrente, quindi dovetti trascinarla lungo la riva dopo
aver assicurato una cima. Fu una procedura tormentosamente lenta e
quando finalmente raggiunsi laccampamento dei sedici sovrani
mancava poco allora del lupo, quella subito prima dellalba, lora in
cui muore la maggior parte della gente, in cui il sonno pi profondo e
gli incubi pi realistici, gli insonni sono tormentati dalle loro paure pi
recondite e fantasmi e demoni raggiungono il pi alto livello di attivit
e potenza. Lora del lupo quella in cui piangiamo pi amaramente i
nostri defunti.

Nel nostro accampamento, per, erano tutti svegli e il caos regnava


sovrano. Tre sopravvissuti allattacco delluomo con le cicatrici erano
riusciti a precedermi, con la notizia che tutti i membri della nostra
squadra, compresi Hurotas e il sottoscritto, erano stati massacrati dal
temuto arciere. Sin dal tramonto del sole, di conseguenza, le donne di
sangue reale, Tehuti e Serrena, i sedici sovrani e le rispettive corti, tutti
i nostri eserciti e la miriade di persone al loro seguito avevano emesso
terrificanti lamenti, eseguito le danze funebri in onore del dio della
morte e intonato i cento canti funebri rivolti agli spiriti delloltretomba.

Erano riusciti a conservare le forze solo grazie alle numerose anfore


dargilla piene di vino rosso che adesso ingombravano
laccampamento. Le donne si erano strappate le vesti e graffiato il viso
fino a sanguinare, mentre gli uomini pestavano i piedi a terra e si
battevano il petto nudo, giurando di vendicarsi e di prendere cento vite
per ognuna delle nostre stroncate dal nemico.

Esattamente nellora del lupo, quando le stelle di Inanna raggiunsero


lo zenith nel cielo, uscii barcollando dalloscurit e raggiunsi la luce
brillante delle pire funerarie, reggendo fra le braccia quello che
sembrava il cadavere di re Hurotas. Avevamo entrambi la tunica a
brandelli e incrostata di fango del fiume, simile al terriccio di una fossa,
il volto di un pallore mortale e gli occhi sgranati e fissi come quelli di
cadaveri che avessero varcato le soglie dellAde.
Un improvviso silenzio dolente cal sulla moltitudine, che ci fiss
ritraendosi in preda allorrore, sicura che fossimo tornati dal mondo
degli inferi. Cercai disperatamente con lo sguardo Tehuti e Serrena per
rassicurarle e le trovai l vicino, avvinghiate luna allaltra, fra due pire.
Ci stavano fissando, in preda a un timore reverenziale. Aprii la bocca
per consolarle, ma ero talmente stremato che dalle labbra mi usc solo
un terribile gemito funebre, quindi stramazzai al suolo, con Hurotas
sopra di me. Subito dopo mi ritrovai stretto nellabbraccio delle due
donne pi belle della Terra e soffocato dai loro baci e dalle espressioni
daffetto.

Ebbi la vivida ma fugace sensazione di essere morto ed essere stato


accolto nei campi di giunchi dellaldil.

Hurotas impieg solo pochi giorni per riacquistare la lucidit


mentale. Conservo ancora un portentoso medicinale per le ferite alla
testa, ricevuto in dono da uno stregone nero dietro le grandi cascate del
Nilo, quando, moltissimi anni fa, mi ero recato l con la regina Lostris
mentre fuggivamo dagli hyksos.

Tuttavia la nostra campagna contro Utteric era piombata nel caos


dopo la comparsa del misterioso arciere dal viso deturpato e dei suoi
unicorni. Non sapevamo chi fosse n dove Utteric lo avesse trovato, ma
controllava la riva occidentale del fiume e impediva efficacemente alle
nostre truppe di accedervi. A prescindere da quando o dove tentavamo
di sbarcarvi per assediare la fortezza di Abu Naskos, trovavamo lui e i
suoi mostruosi animali a fronteggiarci e venivamo sopraffatti dalla
gragnuola di frecce che ci scagliava contro con una straordinaria
accuratezza. Riuscii a recuperarne parecchie tra quelle che avevano
colpito i nostri carri e persino alcune di quelle che avevano ucciso i
nostri uomini da una notevole distanza. In fatto di forma e manifattura
non si rivelarono poi molto diverse da quelle prodotte dai nostri
armaioli, ma quando venivano scoccate dal suo arco avevano una
portata quasi doppia rispetto alle nostre. Lo avevo visto allopera in
diverse occasioni notando che riusciva ad averne in aria
contemporaneamente quattro o cinque e non mancava quasi mai il
bersaglio.
I nostri uomini, anche i pi coraggiosi e capaci, cominciarono a
perdersi danimo. Alcuni dei sovrani nostri alleati borbottavano di voler
abbandonare la campagna per fare nuovamente vela verso nord,
tornando nelle loro sordide isolette, dalle mogli brutte e grasse.

Persino io, leterno ottimista, iniziavo a disperare. Facevo sogni


sgradevoli in cui Inanna, la mia dea preferita, mi scherniva. Daltro
canto ignorava bellamente le mie preghiere e le mie suppliche. Il nostro
nemico sfigurato proveniva senza dubbio alcuno da un altro tempo e un
altro spazio e io avevo un disperato bisogno dellaiuto e della guida di
Inanna; sembrava che al momento dimorasse sulle quattro isolette
create dalluomo sul Nilo, di fronte ad Abu Naskos, quindi dovevo
cercarla l.

Tre sere pi tardi, ormai rimessomi completamente dalla mia ultima e


difficile prova, aspettai che sorgesse la luna prima di attraversare
laccampamento immerso nel sonno, sussurrare un saluto alle sentinelle
ormai avvezze alle mie peregrinazioni notturne e infine scivolare nelle
scure acque del Nilo, cominciando a nuotare. Oltrepassai le sagome
buie dellisola dellUccello e dellisola del Pesce senza fermarmi, poi il
terzo isolotto si materializz davanti a me, illuminato dalla panoplia di
stelle. Per me era un territorio ignoto e, bench da lontano sembrasse
identico agli altri due, non sapevo cosa aspettarmi.

Quando arrivai abbastanza vicino da toccarne le pareti di pietra,


scoprii che erano simili a quelle delle altre due isole: alte e scoscese,
estremamente difficili da scalare se non per un arrampicatore abile e
intrepido. Comunque non ebbi esitazioni e, mentre mi inerpicavo, notai
che lerosione operata dal tempo e dagli elementi atmosferici non era
marcata come negli altri due casi. Riuscii persino a distinguere i segni
lasciati dagli scalpelli degli antichi costruttori su alcuni dei blocchi di
pietra. Una volta raggiunta la cima la scoprii lastricata con le stesse
pietre, naturalmente incrinate e smosse dalle radici delle piante che si
erano fatte strada fra di esse, e rivestita da una folta vegetazione.
Ormai la luna si era alzata sopra lorizzonte, una mezza luna
crescente senza nessuna coltre nuvolosa a offuscarne la luce. Mi aprii
un varco nellintricato sottobosco e, raggiunto il centro della spianata,
rimasi sbalordito scoprendovi i resti di unantica scala che scendeva in
una sorta di condotto: era incredibile che gli antichi ne avessero
costruito uno per raggiungere il fondo del fiume. Mi resi conto che
probabilmente non ce nera soltanto uno, bens quattro, uno per isola.
Scesi rapidamente i gradini semisgretolati, rischiando di rompermi
losso del collo se avessi messo un piede in fallo, ma mi ritrovai ben
presto bloccato dalle macerie e dai detriti accumulatisi nel corso dei
secoli.

Cercai di proseguire, ma non trovai altro che una nuova fila di


mattonelle di ceramica infisse nel muro, raffiguranti creature che
volevano sicuramente essere dei castorini. Cunicolo del pesce,
delluccello e del castorino, nessuno dei tre che portasse da qualche
parte.

Rivolsi unamareggiata protesta a Inanna per lo scarso riguardo con il


quale mi trattava e sferrai un calcio alle macerie compatte che mi
impedivano di accedere agli abissi del pozzo, un gesto avventato, che
mi fece temere di essermi rotto lalluce. Mi sedetti subito a terra e mi
posai in grembo il piede dolorante, ma un attento esame dimostr che
non cerano fratture. Mi alzai e tornai in superficie zoppicando.

Ho forse sentito qualcuno chiamare il mio nome? chiese dietro di


me una voce familiare. Sussultai, in preda ai sensi di colpa, e mi voltai
per scoprire la dea seduta sullorlo del pozzo. Era incredibilmente bella
come sempre: i lineamenti scintillavano nel chiarore lunare con una
radiosit superiore a quella del corpo celeste e il suo sorriso era pi
incantevole che mai.

Perdona la mia impudenza, o eccelsa. Stavo protestando con me


stesso, non con te. Mi sarei inchinato davanti a lei, ma il piede
continuava a pulsarmi dolorosamente.
Quindi hai cambiato nome e hai assunto il mio, carissimo Taita?
Sono lusingata, ma non del tutto convinta.

Unottima argomentazione, la sua, quindi preferii sorvolare e parlare


daltro. Dove conduce questo cunicolo, o amata da Zeus?

Ovunque il tuo cuore desideri e meriti. Mi stava ancora punendo e


io accettai il castigo, perch lo meritavo. Cambi subito discorso, senza
interrompersi. Ma si direbbe che al momento quello sia lultimo dei
tuoi problemi, ho ragione?

A chi o cosa ti riferisci? domandai cauto.

Non conosci nemmeno il suo nome, mi schern dolcemente.


Come puoi sperare di sconfiggerlo senza nemmeno sapere chi ?

Presumo che stiamo parlando di Viso Sfregiato, vero?

Non conosco nessuno, benevolo o malvagio, che porti quel nome.


Era ridiventata pedante.

Ma conosci una persona con quella particolare afflizione o segno


distintivo sul viso, vero?

Si chiama Terramesh, ammise. il figlio di Ecate e Phontus.

Tutti sanno che Ecate la dea della magia, degli spiriti e della
necromanzia, concessi, ma non conosco nessuno chiamato Phontus.

Ben pochi hanno sentito parlare di lui, Taita, mi spieg Inanna.


Figurava fra i primi mortali presenti sulla Terra. Rap Ecate e la
stupr, e da quellunione nacque Terramesh, che quindi per met dio e
per met uomo, un semidio. Quando raggiunse la maturit sfid in
combattimento il padre, deciso a punirlo per come aveva trattato la
madre; si batterono per un intero giorno e unintera notte, e alla fine lui
riusc a uccidere Phontus che per, in cambio, gli inferse una ferita
apparentemente letale al lato sinistro della testa e del volto.

Se stato ferito in tal modo, come mai ancora qui a causarmi


sofferenze e difficolt?

Inanna inclin il capo per ammettere che la mia era unobiezione


legittima.

Quando Terramesh era in fin di vita, ribatt, la madre Ecate lo


raggiunse e grazie a un incantesimo lo riport indietro dalla soglia della
morte, poi decret che il figlio non potesse morire se non a causa di
unidentica ferita sul lato destro del viso. A sferrare il colpo fatale pu
essere soltanto larma responsabile della lesione originaria.

Dov quellarma? chiesi con impazienza. Dove posso trovarla?

Ecate ha protetto il figlio con molta cura e lha nascosta in una


caverna nel deserto di Amaroda, a nord del fiume Tantica.

Lo conosco, dista solo tre o quattro giorni di viaggio da qui,


esclamai.

Ah! Ma la caverna celata da un incantesimo di Ecate.

Sai come spezzarlo?

Io so tutto, afferm lei in tono solenne. Sbattei le palpebre. Persino


io esiterei a fare unaffermazione tanto categorica, ma le credenziali di
Inanna erano come minimo pari alle mie.

Forse dovresti dirmelo, suggerii.


Forse dovresti prima chiamare a raccolta i tuoi aiutanti.

Perch mai dovrebbero servirmi degli aiutanti? protestai.

Perch Ecate ha stabilito che almeno due semidei devono recitare


lincantesimo in coro davanti allingresso della caverna, affinch si
apra, e poi identificare larma letale fra le diverse centinaia che ha
accatastato l per confondere ulteriormente le acque.

tutto? chiesi con tagliente ironia.

Non proprio. Soltanto un re pu brandire larma contro il figlio di


Ecate, Terramesh. Non necessario che sia un semidio, ma deve
pronunciare uno specifico grido di battaglia mentre sferra il colpo,
altrimenti mancher lobiettivo.

Credo di potere trovare dei sodali che rispondano a tutti questi


requisiti.

Aspettavo da secoli qualcuno come te, ammise lei, annuendo. Il


numero di innocenti massacrati da Terramesh leggendario, ma ora
giunto il suo momento di morire.

Sono pienamente daccordo, ma prima che ci separiamo mi


piacerebbe parlare con te di queste isolette nel fiume. Picchiettai la
mano sulle mattonelle sopra le quali sedeva. Dove portano?

Durante i numerosi decenni trascorsi dalla tua nascita avrai


sicuramente imparato a pazientare un po, giusto? mi disse in tono di
rimprovero.

Non proprio, replicai, ma era scomparsa di nuovo.

La nuotata per tornare sulla sponda orientale del Nilo fu lunga, ma il


tempo pass in fretta perch Inanna mi aveva fornito parecchio
materiale su cui riflettere. Quando raggiunsi la riva era ancora buio.
Non persi tempo ad asciugarmi e corsi direttamente allaccampamento
di Rameses. Quando le sentinelle allingresso tentarono di impedirmi di
disturbare il sonno regale alzai una mano per zittirle.

Ascoltate, babbei! Smisero di parlare e a quel punto riuscimmo a


sentire i gridolini soffocati ed estatici che uscivano dalla tenda reale.
Ora, se quello dormire, vorrei tanto che qualcuno me ne insegnasse
larte. Poi alzai la voce per chiedere: Potente Faraone, sei sveglio?

Mi rispose subito uno strillo femminile. Tata, sei tu? Rameses e io


abbiamo appena finito. Dove sei stato? Abbiamo sentito la tua
mancanza al banchetto di ieri sera. Entra, entra! Voglio mostrarti cosa
mi ha regalato Rameses.

Quando entrai nella tenda mi fecero posto sul loro giaciglio e Serrena
mi rimprover: Sei freddo come se avessi appena dormito sulla cima
delle montagne del Taigeto in pieno inverno.

Stavo tremando a causa della nuotata e fui felice delle coperte di


pelle di dromedario che mi ammonticchiarono addosso.

Chiacchierammo allegramente per un po, poi passai al delicato


compito di spiegare come avremmo sconfitto il mostro sfigurato. Non
potevo rivelare a nessuno dei due, n a chiunque altro, se per questo, il
mio speciale rapporto con la dea Inanna.

Nel racconto che avevo preparato per loro, Inanna era unanziana
donna saggia che di tanto in tanto veniva a farmi visita. Ascoltarono
bramosamente la mia versione della storia di Terramesh e del modo per
sconfiggerlo. Tralasciai qualsiasi riferimento alla natura semidivina di
Serrena, di cui lei era ancora misericordiosamente ignara. Quando finii,
si mostrarono ansiosi quanto me di andare in cerca della caverna nel
deserto di Amaroda e recuperare larma fatale in grado di uccidere
Terramesh. Dedicammo il resto della giornata ai preparativi per il
viaggio.

Fortunatamente il deserto di Amaroda si trova sulla riva del Nilo sulla


quale eravamo noi, quindi non era necessario attraversare di nuovo il
fiume, correndo il rischio di incontrare Terramesh prima di avere preso
adeguati provvedimenti per affrontarlo. Non avevamo bisogno di altri
uomini per compiere il viaggio e prendemmo provviste sufficienti per
non pi di dieci giorni; lacqua non sarebbe certo stata un problema per
noi e per i cavalli, visto che avremmo seguito prima il corso del Nilo e
poi quello del Tantica, fino alla caverna. Com ovvio, dovetti avvisare
Hurotas e Hui della nostra imminente spedizione e, com ovvio, loro
espressero il desiderio di accompagnarci, ma usai tutta la mia abilit di
persuasione e sottolineai che, restando l con lesercito, avrebbero
espletato compiti essenziali, non ultimo quello di mantenere lordine fra
sedici sovrani alleati che riuscivano a fare i difficili bench fossero
convinti di mostrare il massimo spirito di collaborazione. Alcuni
ripetevano ancora di voler abbandonare la nostra impresa, dopo le
frecce di Terramesh.

Con un carico tanto leggero, noi tre eravamo in grado di spostarci


celermente. Quattro giorni dopo avere lasciato laccampamento
antistante la fortezza di Abu Naskos, raggiungemmo le sorgenti del
Tantica, il luogo in cui dovevo incontrare Inanna. Lasciati i miei due
compagni ad allestire il campo e nutrire e abbeverare i cavalli, mi
incamminai verso valle per cercare la dea, quali che fossero le
sembianze da lei scelte per loccasione.

Non avevo avuto la possibilit di fare un bagno, dopo la partenza da


Abu Naskos, cos lo feci in quel momento, poi mi sedetti su una roccia
accanto a una polla formata dal fiume ad asciugarmi alla lieve brezza,
in attesa della comparsa della dea; ero gi stato avvicinato da una
grossa rana verde, un serpentello marrone e insetti e animaletti selvatici
assortiti, senza nessun risultato. Cominciavo ad appisolarmi, sopraffatto
dal silenzio del deserto e dal fatto che, dopo la partenza
dallaccampamento, avevo dormito ben poco.

Durante il nostro ultimo incontro abbiamo parlato della pazienza, o


meglio della sua mancanza, afferm allimprovviso e inaspettatamente
lei. Sono lieta di vedere che stai facendo progressi.

Tornai completamente vigile e mi guardai intorno, scoprendo una


piccola tartaruga che galleggiava nella polla accanto a me.

Mi aspettavo qualcosa con meno sangue freddo e meno corazza, la


schernii a mia volta.

E ti aspettavi sicuramente che avessi piume graziose, vero? chiese,


ma stavolta alle mie spalle. Mi voltai e vidi una splendida sterpazzola
nana posata sulla roccia, di fianco a me, con un lucido petto color
crema e ali di un magnifico rosso ramato. Ne allarg una e cominci a
pulirsela con il becco.

Quel colore ti dona enormemente, le dissi.

Sono felice che ti piaccia, trill lei, e non riuscii a impedirmi di


ridere.

Sei bellissima come sempre, affermai, ridacchiando, ma se


dobbiamo essere seri ti preferisco con sembianze umane.

Allora distogli lo sguardo per un attimo, replic, e io obbedii


riprendendo a fissare la tartaruga nella pozza. Ora puoi guardare di
nuovo.

Mi voltai verso di lei, che era ridiventata lInanna che conoscevo cos
bene, in tutto il suo splendore. Fece una piroetta, facendo danzare
attorno a s la lunga chioma e la tunica, poi si lasci cadere accanto a
me e accost le ginocchia al petto.

Chiedi pure, mi sollecit. So che stai morendo dalla voglia di


farmi quella domanda.
Sono cos trasparente?

Temo proprio di s, povero Taita.

Dove si trova la caverna di Ecate, rispetto a qui?

Guarda lorizzonte davanti a te; cosa vedi?

Tre colline di forma conica.

Ai piedi di quella centrale c lingresso della caverna che cerchi.

Qual la parola dordine che apre la strada?

Apri, potente Giano bifronte! ripetuto tre volte.

Logico e facile da ricordare, commentai, annuendo. Giano il dio


delle porte e dei cancelli.

Quando partirete?

I cavalli sono sfiniti e noi anche. Il mio piano prevede che stanotte
ci riposiamo qui per poi ripartire domattina alle prime luci dellalba,
risposi.

Ti aspetter l, promise lei, e subito dopo svan come un magnifico


miraggio.

Lindomani lasciammo il fiume Tantica prima del sorgere del sole,


pronti ad attraversare la pianura. Allinizio cavalcammo in compagnia
di centinaia di gazzelle, aggraziati animali che danzavano nel deserto,
con le corna che formavano il profilo di una lira e i tratti del muso
incorniciati da delicate volute marroni. Serrena compose un canto in
onore della loro bellezza e quando lo inton la ascoltarono con le
orecchie drizzate, fissandola sbalorditi con i grandi e luminosi occhi
scuri. Dovevano essere consapevoli della sua natura semidivina, perch
le permisero di avvicinarsi tanto che le sarebbe bastato sporgersi dalla
cavalcatura per toccarle. Si allontanarono poi tutte insieme e
scomparvero sopra lorizzonte, rapide e silenziose come le vaporose
nuvolette di polvere sollevate dai loro eleganti zoccoli.

Come succede cos spesso nei paesaggi desertici, le tre colline


coniche si rivelarono molto pi lontane di quanto non ci fossero
sembrate inizialmente; il giorno era quasi a met quando fermammo i
cavalli ai piedi di quella centrale e ne osservammo la cima, pi alta di
quanto avessi immaginato.

Alla base del pendio cresceva dellerbetta fresca e verde, cos


montammo il nostro rudimentale campo, mettemmo le pastoie ai cavalli
e li lasciammo liberi di pascolare.

Andammo a perlustrare la fascia pi bassa della china, cercando


tracce dellingresso della caverna di Ecate. Pensavo di sapere dove
avrei trovato Inanna e sapevo che non avrebbe voluto mostrarsi a tutti e
tre, cos mandai Rameses e Serrena nella direzione opposta, poi mi
aggirai da solo sul pendio settentrionale. La sentii prima ancora di
vederla. Nuovamente appollaiata su un masso, si stava lisciando le
penne, interrompendosi a intervalli di pochi minuti per emettere un
soave canto gorgheggiante. Mi sedetti l accanto, e lei fin di cantare
prima di rivolgersi a me.

Ecate stata qui, spieg, ad aspettare il tuo arrivo. Voleva


spaventarti e costringerti alla fuga, voleva mettersi in mezzo e
nascondere lingresso della sua caverna, ma lho cacciata.

Rimasi stupito dalla notizia e mi sentii formicolare la pelle, come se


fosse coperta di insetti velenosi. Mi guardai intorno temendo che Ecate
potesse comparire da un momento allaltro, sibilando e sputando come
un serpente.

Hai davvero il potere di fare una cosa simile? le chiesi, inquieto.

Sono Artemide, figlia di Zeus, mi rispose semplicemente.


fuggita strepitando e strillando, tornando l dove deve stare. Mi salt
sulla spalla e mi parl allorecchio. Ricordati sempre, Taita, che sei
uno dei miei favoriti, ecco perch mi piace stuzzicarti. Vieni, lascia che
ti guidi fino allentrata del nascondiglio di quellorrenda megera.

Cominciammo a risalire il pendio mentre mi gorgheggiava


allorecchio interrompendosi di tanto in tanto per fornirmi indicazioni.
Raggiungemmo una scoscesa parete rocciosa alla base della collina
conica e lei mi invit ad aspettare.

Perch mai? volli sapere.

Gli altri due stanno tornando, mi spieg. Non avevo idea di come
facesse a saperlo, ma ritenni preferibile non discutere. Fu un bene,
perch dopo pochi minuti sentii la voce melodiosa di Serrena che
chiacchierava gaiamente con Rameses e il tono pi burbero di lui che le
rispondeva. Le loro voci divennero pi sonore a mano a mano che si
avvicinavano, poi Inanna spicc il volo dalla mia spalla per andare a
posarsi sulla parete sopra di me, da dietro la quale sbucarono dopo un
attimo gli altri due, salutandomi subito con la mano. La dea aveva
dimostrato un perfetto tempismo e nulla indicava che io fossi in alcun
modo collegato al grazioso uccellino appollaiato al di sopra della mia
testa.

Avete trovato qualcosa? gridai.

No, niente, e tu? url Rameses di rimando.

Stavo per dare loro la stessa risposta, quando alzai gli occhi e vidi
qualcosa che fino a quel momento non avevo notato. C una fenditura
nella parete rocciosa, l. Sembra interessante. Accelerarono il passo e
quando mi raggiunsero indicai lapertura, seminascosta dalla fitta
vegetazione che la ricopriva. Evidentemente nessun uomo o animale vi
metteva piede da parecchi anni.

Era abbastanza ampia da consentire il passaggio di tre persone


affiancate. Sguainai la spada e cominciai a menare fendenti contro i
cespugli e i rampicanti che bloccavano lentrata. Rameses si un a me
mentre Serrena restava alle nostre spalle, fornendoci validi consigli e
spronandoci a continuare. Sopra di noi la graziosa sterpazzola vol di
cespuglio in cespuglio, cinguettando eccitata. Riuscimmo a addentrarci
nella fenditura per una ventina di passi prima di raggiungere un
gigantesco masso rotondo, incastrato fra le pareti a impedire laccesso;
aveva laria di trovarsi l da moltissimo tempo, forse persino da secoli.
Dopo aver strappato il cespuglio cresciuto di fronte allostacolo, mi
voltai verso Serrena.

Spero che tu ricordi la parola dordine, le dissi.

Certo, replic. Apri...

No! esclamai, alzando quasi impercettibilmente la voce. Non


pronunciare la formula finch non saremo entrambi pronti.

Non hai bisogno di gridarmi contro, ribatt in tono altezzoso.

sempre meglio che strangolarti, sottolineai.

Presumo di s, se la metti in questo modo, convenne lei con un


sorriso contrito. Mi tese una mano e io la strinsi. Restammo fermi,
affiancati di fronte al masso, con Rameses poco pi indietro.

La sterpazzola si infil nella spaccatura e si appollai sul massiccio


macigno che avevamo davanti. Trassi un bel respiro, sentendomi tutta
un tratto nervoso. Strinsi forte la mano di Serrena e cominciammo a
parlare insieme.

Apri, potente Giano bifronte! intonammo in coro, poi ci


interrompemmo.

Apri, potente Giano bifronte! ripetemmo, per poi inspirare e


pronunciare lesortazione per la terza e ultima volta. Apri, potente
Giano bifronte!

Con un immane boato il masso esplose in centinaia di frammenti. La


sterpazzola dalle ali rosse posata sulla sommit venne scagliata
attraverso la fenditura e i suoi strilli di stupore e terrore eguagliarono
quasi la forza dellesplosione. Per quanto sgomento, fui felice
dellinvulnerabilit di Inanna, perch senza una simile protezione
sarebbe rimasta gravemente ferita. Serrena e io eravamo piuttosto
distanti dal masso, ma venimmo scagliati allindietro e investiti da una
pioggia di schegge e altri detriti. Rameses si trovava due volte pi
lontano di noi dallorigine dellesplosione, ma essendo soltanto umano
risent molto pi della forza durto. Rimasi commosso dalla
sollecitudine di Serrena nei confronti del marito, il quale mi parve
esagerare un po, recitando la parte delleroe morente. Li lasciai soli,
superai faticosamente le macerie raggiungendo lingresso della caverna,
rivelato dopo numerosi secoli, e sbirciai dentro.

Non poteva che essere la grotta usata da Ecate per conservare le


numerose armi fra le quali aveva nascosto quella capace di mettere fine
allesistenza di Terramesh, ma le fitte ombre e la nube di sottile
pulviscolo ne oscuravano quasi totalmente linterno. Fummo costretti a
tenere a freno limpazienza e ad aspettare che la polvere si posasse, e a
quel punto il sole stava gi tramontando dietro la collina a forma di
cono.

Per fortuna avevo portato una generosa riserva di fiaccole fatte di


canne secche e rametti resinosi; ne accendemmo tre e, tenendole
sollevate, tornammo alla caverna e sbirciammo dentro.
La grotta, ora visibile, non era particolarmente grande, ma somigliava
al magazzino notevolmente trascurato di un ufficiale addetto ai
rifornimenti, un magazzino che non veniva pulito n rassettato da un
secolo o pi. Era interamente occupata da alte cataste di oggetti
assortiti, di cui soltanto pochi risultavano riconoscibili: fasci di frecce,
impugnature di asce, spade e altre armi da taglio.

Il resto era costituito da centinaia di articoli imprecisati, impilati


luno sullaltro e rivestiti da uno spesso strato di polvere che ne celava
efficacemente lidentit. Mi persi danimo quando mi resi conto che
avremmo dovuto portarli tutti fuori alla luce del sole, ripulirli e poi
cercare in qualche modo di stabilire quale fosse larma che aveva ferito
tanto gravemente Terramesh molti secoli prima. Per quanto fossi un
ultracentenario e un semidio, scoprii di non avere nemmeno la pi vaga
intuizione in proposito.

Mi guardai intorno cercando la sterpazzola dalle ali rosse, ma Inanna,


com tipico delle donne, non risultava visibile proprio quando cera
pi bisogno di lei.

Bene, ci conviene cominciare, credo. Tentai di suonare entusiasta.

Su con il morale, Tata, mi incoraggi Serrena. Non dovrebbe


volerci pi di un mese al massimo.

Nella caverna non cera abbastanza spazio perch potesse lavorarvi


pi di una persona per volta, cos Rameses e io ci alternammo
allinterno con Serrena, mentre quello di noi rimasto fuori
ammonticchiava gli oggetti che gli altri gli passavano, uno alla volta.
Fu una procedura lenta e tediosa. Nonostante le strisce di tessuto
sistemate a coprirci naso e bocca, ci sentivamo soffocare dalla polvere
che sollevavamo ed eravamo quindi costretti a scambiarci di posto dopo
breve tempo.

Continuammo a lavorare mentre la luna sorgeva e attraversava con


esasperante lentezza il cielo sopra di noi. Poco prima di mezzanotte
lasciai il mio posto nella caverna a Rameses e tornai nel cunicolo che la
collegava allesterno; avevo infilato in un supporto sulla parete sopra la
mia testa una delle torce di canne essiccate, che proiettava una luce
sufficiente.

Avevo ormai perso il conto degli oggetti impolverati che Rameses mi


aveva passato perch li portassi a Serrena, davanti allentrata, ma a quel
punto lui fece qualcosa che spezz il ritmo e la monotonia: mi allung
una bisaccia di pelle talmente vecchia da risultare secca e friabile.
Quando gliela tolsi di mano, il pellame si lacer, facendo cadere il
contenuto ai miei piedi. Imprecai sommessamente e mi chinai per
raccoglierlo. Erano quattro punte di freccia in bronzo e, prima di
toccarle, le osservai, scoprendo che tre erano corrose dal tempo,
annerite e talmente consunte da risultare a stento riconoscibili, mentre
la quarta sembrava appena tolta dallincudine del fabbro: scintillava e
aveva i bordi affilati, tanto che la luce della fiaccola danz sulla sua
superficie.

Allungai una mano per prenderla, ma quando le mie dita vi si


posarono lanciai unesclamazione stupita e le ritrassi di scatto: era
bollente, tanto che toccarla risultava quasi doloroso. Davo la schiena a
Rameses, che quindi non aveva visto la mia reazione; nemmeno
Serrena, allingresso della caverna, laveva notata, perch era girata ad
accatastare gli altri oggetti che le avevo passato. Nessuno dei due era
quindi al corrente della mia scoperta.

Raccolsi le quattro punte di freccia. Adesso che sapevo cosa


aspettarmi, trovai quasi confortante il calore dellultima. Le portai fuori
dalla caverna, dove Serrena si volt per accogliermi con un sorriso
stanco.

Abbiamo quasi finito? chiese.

Be, forse siamo quasi a met dellopera, risposi, e la vidi alzare gli
occhi al cielo. Le posai sulla mano protesa le tre punte di freccia
antiche, ma la fermai quando fece per voltarsi.
Ce n unaltra, aggiunsi, e lei mi porse laltra mano. Quando le
adagiai sul palmo la quarta sussult come se fosse stata punta da
unape. Gett a terra le altre tre per tenerla nelle mani messe a coppa,
come se fosse qualcosa di straordinariamente prezioso.

questa, Tata! Si avvicin al volto il manufatto scintillante e lo


fiss. questa larma che stiamo cercando.

Come fai a saperlo? chiesi.

Lo so e basta. E lo sai anche tu. Mi guard con aria accusatrice.


Lo sapevi prima ancora di darmela, ammettilo.

Chiama il tuo amico Rameses, le dissi ridacchiando. Torniamo


subito allaccampamento di tuo padre ad Abu Naskos. E non perdere
quella punta di freccia. Ne va del tuo regno e della vita di tuo marito.

Nel giro di unora eravamo a cavallo e prima dellalba


raggiungemmo il Tantica, dove lasciammo abbeverare gli animali per
poi riprendere il cammino fino a met pomeriggio, quando ci
fermammo a riposare per tre ore. Viaggiammo poi per tutta la notte e
durante quella tratta due cavalli crollarono a terra stremati; li
abbandonammo e proseguimmo. Ne perdemmo altri due al termine del
giorno seguente, ma prima del sorgere del sole arrivammo
allaccampamento di re Hurotas, di fronte ad Abu Naskos. Avevamo
impiegato tre giorni per tornare l dalla caverna di Ecate, unimpresa di
cui andare fieri. Non ero altrettanto orgoglioso di avere causato,
facendolo, la morte di alcuni cavalli.

Scoprimmo che ben poco era cambiato durante la nostra assenza. I


due eserciti erano in una fase di stallo e ogni schieramento restava
arroccato nel proprio territorio, sulla rispettiva riva del Nilo. Nessuno
dei nostri uomini era disposto ad attraversare il fiume, dinanzi alla
prospettiva di doversi battere con Terramesh.
Lunico cambiamento di rilievo era stato la decisione di due sovrani
locali di rinnegare il giuramento secondo il quale unoffesa contro uno
qualunque di loro rappresentava unoffesa contro tutti. Saliti sulle loro
navi insieme allesercito, avevano ridisceso il Nilo fino al Mediterraneo
per poi dirigersi verso il proprio regno, sempre che si potesse definire
tale un fetido ammasso di rocce sferzato dal vento e abitato da una
manciata di infidi pirati. Come Hurotas sottoline, in totale erano meno
di centocinquanta ed erano tutti codardi piagnucolosi, compresi i due
re.

Dopo avere salutato Hurotas e Hui, convocai Tarmacat, il pi celebre


costruttore di archi e frecce del mondo civilizzato. Eravamo vecchi
amici e rispose subito alla mia chiamata.

Voglio che tu mi costruisca la freccia pi perfetta che esista, gli


dissi, dopo che ci abbracciammo per salutarci. Potrebbe dipenderne il
destino del mondo.

una vita che aspetto un incarico del genere, replic. Mostrami


larco e ti costruir la freccia adatta.

Lo condussi fino al tavolo davorio in fondo alla mia tenda e scostai


il drappo di seta che lo copriva, rivelando un arco privo di corda.
Tarmacat gli si avvicin e, prima ancora di toccarlo, parve in
soggezione.

Ho visto solo altri tre archi capaci di reggere il paragone con


questo. Accarezz con riverenza il filo doro avvolto allimpugnatura.
Appartenevano tutti a un re o un monarca.

Questo non fa eccezione, mio buon Tarmacat. Appartiene a Rameses


I, Faraone dellAlto e Basso Egitto.

Lo immaginavo, nobile Taita. Mi metto subito al lavoro, non voglio


sprecare nemmeno un istante.

Ti aiuter, gli promisi. Tarmacat aveva a disposizione i materiali


pi pregiati, accumulati nel corso di una vita intera. Servirono due
giorni per selezionare i migliori, intagliare e forgiare in maniera perfetta
quattro aste che lui bilanci in modo che le frecce colpissero
immancabilmente il bersaglio fino a una distanza di duecento passi.
Alla fine fissammo a tutte e quattro, a turno, la speciale testa di freccia
trovata nella caverna di Ecate, e dopo che Rameses ebbe scoccato i
dardi scegliemmo quello con la deviazione minore, che era davvero
infinitesimale.

Quella sera raggiunsi a nuoto la terza delle quattro isolette di fronte


alla fortezza di Abu Naskos e, mentre aspettavo larrivo di Inanna,
esaminai ancora una volta lo scavo effettuato dallantico popolo: il suo
scopo continuava a rappresentare un mistero, per me. Mi colmai di
sollievo quando finalmente lei comparve. Lultima volta che lavevo
vista stava cinguettando una graziosa melodia, appollaiata nelle sue
vesti piumate sullenorme masso che bloccava lentrata della caverna di
Ecate, ma ebbi il buonsenso di non rammentarle quellepisodio.

Forse per ricompensarmi per il mio tatto venne direttamente da me,


sbucando dalla notte buia, e per la prima volta da sempre mi baci su
entrambe le guance e poi, bench fossi bagnato fradicio, mi si sedette in
grembo.

Sono felice che tu e il tuo aiutante, Tarmacat, siate riusciti a


produrre la freccia perfetta, mi disse senza tanti preamboli.

Non ti sfugge mai nulla, vero? Stavo ancora assaporando quei baci,
sbalordito da quanto mi fosse piaciuta lesperienza. Ma avremo mai
occasione di usarla?

Nella foresta dietro la fortezza di Utteric, ad Abu Naskos, sulla riva


occidentale del Nilo, c una radura nascosta, afferm lei, ignorando la
mia frecciatina. Ecate lha creata come dimora e rifugio per il figlio.
Cosa intendi con radura nascosta? Ero molto incuriosito.

Esattamente quello che significa. Non esiste se non per chi ha gli
occhi per vedere e le orecchie per udire.

E dove potrei procurarmi tali occhi e orecchie?

Puoi averli soltanto da uno di noi che dimoriamo sul monte


Olimpo.

Da un dio, vuoi dire? Nemmeno da un semidio?

Caro Taita, il tuo acume mi sbalordisce! proprio questo che voglio


dire.

Il mio acume quasi pari al mio sarcasmo, replicai abbassando la


voce.

Sono felice di non averlo sentito. Si strinse nelle spalle. Ma per


tornare a questioni pi importanti, in questo momento Terramesh, il
figlio di Ecate, si trova in quel giardino nascosto, ma comincia a
sentirsi irrequieto. Nemmeno io so se domattina sar ancora l.

Quando puoi accompagnarci da lui?

Parler con la mia amica, la sterpazzola dalle ali rosse, rispose, poi
sorrise. Spero si sia ripresa dal trauma dellapertura della caverna di
Ecate. La povera creaturina rimasta molto turbata.

Era tardi quando mi separai da Inanna, lasciandola sulla terza isola.


Avevo avvisato Rameses e Serrena di tenersi pronti ad agire in fretta, al
mio ritorno allaccampamento di Hurotas, e infatti li trovai chiusi nella
mia tenda, vestiti di tutto punto e immersi in un sonno leggero sul mio
giaciglio; reagirono subito al mio sommesso richiamo. Avevo fatto
preparare tre cavalli nella scuderia retrostante e avevo dato disposizioni
perch alcune barche a remi piccole e leggere venissero nascoste a
intervalli regolari lungo la riva, sia a valle che a monte del nostro
campo, perch ancora non avevo idea di dove avremmo dovuto
attraversare il fiume. Stava spuntando lalba quando lasciammo liberi i
cavalli perch tornassero allaccampamento, poi scendemmo sulla riva
del Nilo e trovammo la barca, nascosta sotto un ammasso di legname
trasportato dallacqua e altri detriti. La liberammo, Rameses e io la
trascinammo fino allacqua mentre Serrena ci seguiva portando il lungo
fodero di pelle contenente larco e altra attrezzatura leggera. Salimmo a
bordo, ci spingemmo lontano dalla riva e remammo fino a raggiungere
la sponda del fiume occupata da Utteric. Stavamo nascondendo la barca
sotto una coltre di vegetazione quando udii un cinguettio familiare e,
alzando gli occhi, vidi luccellino dalle ali rosse svolazzare impaziente
fra i rami dellalbero sopra di noi. Dopo che Rameses ebbe incordato il
suo arco e controllato il contenuto della faretra, cominciammo a correre
in direzione nord. I miei due amici non si resero conto che stavo
seguendo luccellino, di cui ignoravano persino la presenza.

Continuammo a correre per met della mattinata. Non cerano


sentieri n viottoli da seguire, ma Inanna sceglieva per noi il terreno pi
facile da attraversare. Le colline su cui ci inerpicammo erano rivestite
da una boscaglia sempre pi fitta a mano a mano che ci addentravamo
faticosamente al suo interno.

Tutta un tratto, senza alcun preavviso, luccellino scomparve. Ci


fermammo bruscamente e sia Serrena che Rameses mi fissarono con
aria interrogativa. Ero perplesso quanto loro, ma feci buon viso a
cattivo gioco e simulai una sicurezza che non provavo.

Aspettatemi qui, dissi. Non star via molto, voglio solo


controllare la conformazione del terreno davanti a noi.

Mi allontanai, aprendomi un varco in quella che sembrava


unimpenetrabile barriera di cespugli spinosi. Ma contrariamente al loro
aspetto crudele, le spine uncinate dalla punta rossa si rivelarono molto
servizievoli: mi scivolarono addosso senza lacerare carne n indumenti.
Di l a poco, tuttavia, fui assalito da un improvviso e sfibrante languore,
tanto che rallentai il passo fino a fermarmi. Desideravo solo sedermi a
riposare, e magari schiacciare un breve sonnellino. Mi si offusc la
vista.

Solo a quel punto capii che ero vittima di un influsso misterioso e che
mi ero imbattuto in una barriera psichica. Mi accorsi di barcollare e di
avere le gambe sempre pi intorpidite e pesanti. La mia mente era
ottenebrata e non riuscivo a riflettere in maniera lucida. Non riuscii a
procedere oltre.

Percepii una leggera pressione sulla spalla e udii la soave voce di


Inanna nellorecchio. Combattilo, Taita! Sai cos, puoi sconfiggerlo.

Trassi un bel respiro che mi sibil nella gola e nel petto e ascoltai la
voce. Sentii la nube scura che mi stava colmando la mente diradarsi e
svanire. Le gambe divennero pi salde e le costrinsi a fare un altro
passo.

S, Taita, hai il potere di vincerlo. Sii forte per te stesso e per coloro
che ami. Hanno bisogno di te, adesso.

Feci un altro passo, quindi un altro ancora. Le spine mi sfiorarono il


viso, ma intuii che Inanna ne stava girando la punta in modo che non mi
mordessero la carne.

Allimprovviso non le sentii pi sulla pelle e, con le palpebre


abbassate, percepii una luce. Aprii gli occhi e mi trovai di fronte un
magnifico paesaggio. La folta siepe di feroci cespugli spinosi era
scomparsa e davanti a me si apriva un giardino di delizie, con un lago
cristallino e una cascata che sfavillavano nella luce del sole. Cerano
foreste di magnifici alberi verdi e lussureggianti, con alti rami costellati
di fiori dai colori brillanti che scintillavano come pietre preziose. Sotto
di essi si stendevano manti erbosi di velluto verde.
Dalla foresta sul lato opposto del lago sbucarono gli splendidi
unicorni neri che avevo visto trainare il carro di Terramesh dalle
devastanti ruote bordate di lame. Stavano scorrazzando liberi, non pi
fissati alle tirelle, e giocavano come puledri mentre, al piccolo galoppo,
scendevano ad abbeverarsi in riva al lago; una volta dissetatisi
tornarono al trotto verso la foresta e scomparvero fra gli alberi.

Questo il giardino nascosto di Terramesh, affermai con sicurezza


mentre riacquistavo tutte le mie facolt mentali. Luccellino sulla mia
spalla cinguett per confermarlo e io provai un empito dansia. Ma lui
dov, adesso?

Sta dormendo.

Ne sei certa, Inanna?

Non temere, con me sei al sicuro.

Non ho paura, precisai, compunto. Ero un po preoccupato, tutto


qui. Passai poi a questioni pi urgenti. Come riusciremo a indurre
Terramesh a posizionarsi in modo che Rameses possa mirare
direttamente al lato ancora intatto del suo viso?

Discutemmo del problema e Inanna rinunci alle sue sembianze


riassumendo quelle umane, per rendere ancora pi chiara la propria
spiegazione. Indic il settore del giardino che aveva scelto come teatro
delluccisione, spieg come progettava di indurre la nostra vittima a
raggiungerlo e dove dovevamo piazzarci Rameses, Serrena e io ad
aspettarne larrivo.

Non ha mai visto Serrena, la creder una manifestazione


soprannaturale, uno spirito inviato dalla madre o da uno degli oscuri dei
che lo favoriscono per il suo piacere. Lo hanno gi fatto innumerevoli
volte, quindi abbasser completamente la guardia. Inanna si volt per
indicare un magnifico albero che cresceva in mezzo ai prati. Quel
tronco di sicomoro cavo. Tu e Rameses vi nasconderete al suo interno
e quando Serrena riuscir a condurre la preda nella giusta posizione,
esattamente alla distanza concordata, Rameses gli lancer un urlo di
sfida e, non appena Terramesh si volter, far il resto. Mi guard con i
suoi splendidi occhi. C ancora qualcosa che non ti chiaro?

S. Come faccio a portare Serrena e Rameses oltre la siepe di


cespugli spinosi senza che si addormentino?

Sono sicura che ti verr in mente qualcosa, replic, e sentii nella


sua voce leco di una risata mentre si ritrasformava da dea a grazioso
uccellino. Non puoi certo pretendere che io ti aiuti, nella mia forma
attuale.

Ripassai in mezzo alla siepe e trovai i due giovani ad aspettarmi in


preda allansia l dove li avevo lasciati. Dove sei stato, Tata?
chiesero in coro. Cominciavamo a preoccuparci.

Lunica cosa di cui dovete preoccuparvi che devo farvi


attraversare questa barriera di spine. Vi prego di non discutere, ormai il
tempo stringe.

Ma... protest Rameses, indignato.

Niente ma, mio caro consorte, hai sentito Tata. Tu andrai per
primo, gli disse Serrena in tono risoluto, e lui si arrese. Ormai lei
aveva assunto indiscutibilmente il controllo della situazione, essendo la
sua prima moglie.

Rameses avrebbe voluto portarsi dietro la custodia con larco, ma lo


convinsi a lasciarlo a Serrena e mi assecond con riluttanza. A mani
vuote, riusc ad arrivare a met della siepe spinosa prima che le gambe
gli cedessero, poi stramazz a terra e cominci a russare lievemente con
un sorriso beato sulla faccia. Era un uomo robusto, tutto muscoli e ossa,
ma riuscii a caricarmelo su una spalla e a portarlo fino al giardino
segreto, dove lo adagiai sotto il sicomoro gigante e lasciai che la
sterpazzola appollaiata tra il fogliame soprastante vegliasse su di lui.

Attraversai di nuovo la siepe per andare a prendere Serrena, che mi si


lanci fra le braccia senza alcuna remora, cingendomi il collo con le
sue.

Non vedevo lora di farlo, mi disse, contenta. In confronto al


marito mi parve leggera come una piuma e, oltre a lei, riuscii a
trasportare la custodia per larco e un altro involto. Quando la depositai
sotto il sicomoro, di fianco a Rameses, gli si raggomitol accanto senza
svegliarlo n destarsi. Rimasi seduto a guardarli per un paio di minuti:
erano una cos bella coppia che mi lasciai prendere dal
sentimentalismo.

un quadretto molto intimo e tenero, gorgheggi luccellino fra i


rami sopra di me, con una mia ninna nanna sarebbe proprio perfetto.

Rameses e io avevamo concordato molto tempo prima che


sessantacinque passi rappresentavano la gittata massima per un tiro
accurato col suo arco. Lui si era dimostrato in grado di colpire da quella
distanza, ripetutamente e senza mai sbagliare, un bersaglio grande
quanto una ghianda. Lo schiaffeggiai sulle guance finch non si svegli
e si guard intorno, meravigliandosi della leggiadria del giardino
segreto. Le sue esclamazioni ammirate destarono Serrena e, una volta
che si furono abituati allambiente circostante, spiegai quale ruolo mi
aspettavo che svolgessero.

Consegnai a Serrena il piccolo involto di cosmetici e altro


armamentario femminile che avevo portato insieme alla fodera
dellarco, con i quali poteva accentuare la sua bellezza conferendole un
fulgore ancor pi radioso. La lasciammo a operare quella magia
muliebre mentre misuravamo a grandi passi il futuro teatro
delluccisione, dal tronco cavo del sicomoro allaquilegia azzurra
selvatica che cresceva in solitario splendore al centro del prato
antistante il lago.

Inanna ci aveva assicurato che Terramesh stava dormendo nella


foresta dietro quello specchio dacqua. Al momento, con le sembianze
di una sterpazzola dalle ali rossastre, si trovava in cima allalbero sotto
cui era steso e lo avrebbe mantenuto nel torpore finch Rameses e io
non fossimo stati pronti ad accoglierlo. Non appena si fosse destato lo
avrebbe spinto fino al ponte sul lago.

Finalmente la trappola era fornita di esca e pronta a scattare. Rameses


e io avevamo preso posizione dentro il tronco cavo del sicomoro. Lui
incocc la freccia letale, la cui punta metallica scintillava per
linconfondibile patina di oro puro, chiuse gli occhi per alcuni istanti
come se stesse pregando, poi li riapr e mi rivolse un cenno dassenso.
Mi avvicinai a unapertura nella corteccia dellalbero e scrutai lampia
distesa erbosa su cui Serrena sedeva, sotto laggetto della siepe spinosa
che cingeva il giardino segreto. Protesa in avanti, fremeva in attesa del
mio segnale, e quando mi vide sventolare una mano sopra la testa si
alz e scese con grazia lungo il prato, per piazzarsi accanto al fiore
azzurro. Era il segnale concordato per indicarmi che era pronta, ma era
soprattutto il mio segnale per Inanna che, come sapevo, ci stava
guardando dalla cima dellalbero sul lato opposto del lago.

Serrena portava labito di seta indossato per il matrimonio, che


scintillava a ogni suo movimento, mettendo squisitamente in risalto la
bellezza scultorea del corpo. I lunghi capelli riflettevano la luce del sole
e i lineamenti brillavano grazie ai cosmetici appena applicati, facendo
sembrare scialbo, al confronto, tutto quello che la circondava.

Distolsi a fatica gli occhi da lei per osservare il lago, nellattimo


esatto in cui limponente figura di Terramesh sbucava dalla vasta
foresta sulla riva di fronte. Si ferm per stiracchiarsi e fare un enorme
sbadiglio prima di incamminarsi sul ponte. Era disarmato, senza spada
n arco, e indossava solo un corto gonnellino che lasciava quasi
totalmente esposta la sua straordinaria virilit. Sembrava fatto
unicamente di ossa massicce e muscoli gonfi, le une non
necessariamente in armonia con gli altri, e somigliava pi a un animale
selvaggio che a un essere umano.

La met del viso non coperta dal copricapo dorato era del tutto
glabra, rappezzata e solcata da cicatrici, tanto da sembrare una parodia
di carne e pelle umane. Al centro dei tessuti danneggiati, locchio privo
di palpebra guardava fisso in avanti.

Era arrivato a met del ponte quando si accorse di Serrena, ferma sul
prato sopra di lui, e si blocc a met di un passo per osservarla.

Lei ricambi lo sguardo con la stessa impassibilit, poi si port le


mani al petto e, iniziando da sotto il mento, si slacci lentamente il
corpetto, fino alla vita. Scost con delicatezza i lembi di tessuto finch i
suoi seni non fecero capolino, ampi, tondi e color crema, con i
capezzoli rossastri. Si strinse un capezzolo fra due dita e lo rivolse
verso Terramesh, maneggiandolo con dolcezza finch una stilla di
liquido trasparente non scintill sulla punta, e allo stesso tempo
socchiuse gli occhi in un aperto invito, lepitome di una perfetta
miscela tra bellezza e lussuria.

Terramesh accost le mani alla chiusura del copricapo e se lo sfil


dalla testa, lasciandolo cadere a terra. Il contrasto fra i due lati del viso
era sorprendente: lo sfacelo e la mutilazione del sinistro erano messi in
risalto dalla severa nobilt del destro, eppure locchio era crudele e la
piega della bocca spietata. Sorrise con la parte delle labbra ancora
integra, ma fu un sorriso privo di gioia o gentilezza, pi simile a un
sogghigno di rapace bramosia.

Si slacci il gonnellino e lo gett via, lasciando esposto il membro


che penzol flaccido, sfiorando il ginocchio. Lo prese in mano e
cominci a strofinarlo; poco dopo le sue dita riuscivano a stento a
cingerlo. Il pene si protese in avanti, turgido e lungo.

Serrena parve stimolata da quellesibizione: si scroll per fare cadere


a terra la tunica e rimase completamente nuda, le mani a coppa sopra il
pube e i fianchi spinti in avanti. Il suo sorriso lascivo eguagli quello di
Terramesh, quanto a cupidigia. Pur sapendola simulata, rimasi
sbalordito da una simile dimostrazione di sfrenata lussuria.

Terramesh lasci il ponte per risalire il pendio e raggiungerla. Pass


accanto al tronco cavo del sicomoro dentro il quale eravamo nascosti
Rameses e io, talmente vicino che udii i suoi grugniti eccitati, simili a
quelli di un enorme cinghiale in calore, e captai il suo odore, che
ricordava il tanfo provocato da una virulenta malattia venerea.

Gli lasciai fare venti passi sul prato, poi toccai la spalla del mio
amico e, come un solo uomo, balzammo fuori dal nascondiglio.
Rameses fece tre passi di fronte a me per avere una linea di tiro
sgombra, poi assunse con naturalezza la tipica postura da arciere, un
ginocchio posato a terra, larco teso in avanti e lunica freccia
incoccata. Sul tappeto erboso sopra di noi, Terramesh si ferm a pochi
passi di distanza da Serrena, svettando sopra di lei e celandola quasi
alla nostra vista.

Rameses lo chiam con una voce talmente tonante da spaventare


persino me, che pure stavo aspettando di sentirla. Figlio di Phontus, ti
porto un messaggio di tuo padre!

Terramesh si volt di scatto verso di noi, si immobilizz e ci fiss,


dopo di che tutto parve succedere nello stesso istante. Serrena si gett a
terra, bocconi, per non ostruire la visuale a Rameses che, con un unico
movimento fluido, sollev larco, tese al massimo la corda e la lasci
andare con un secco suono metallico, quasi musicale.

La reazione di Terramesh parve immediata, ma fu di gran lunga


troppo lenta per beffare la freccia letale che, arrivata a met strada,
raggiunse il culmine della propria parabola e cominci a scendere
prima ancora che lui si muovesse. Sia il viso orrendo che lenorme
membro di Terramesh erano rivolti verso il cielo da cui il dardo cadde
come un raggio di luce solare, colpendo il centro esatto della pupilla,
che esplose in uno schizzo brillante di liquido acquoso. Lasta della
freccia spunt di mezzo braccio dallorbita oculare e, a giudicare
dallangolazione e dalla profondit, la punta doveva avergli trafitto il
cervello. Mi aspettavo di vederlo stramazzare subito a terra per poi
restare immobile, invece cominci a correre, mentre lanciava un alto e
penetrante grido monocorde. Punt dritto verso di noi, e allinizio
pensai che il suo fosse un attacco deliberato, ma non diede segno di
vederci e, quando Rameses e io ci scostammo con un balzo dalla sua
traiettoria, si lanci gi per la collina e verso il lago, urlando la sua
atroce sofferenza e la sua furia.

Sguainammo la spada e ci lanciammo allinseguimento, senza per


riuscire a raggiungerlo. Sempre gridando, lui cozz contro lenorme
sicomoro, che chiaramente non riusciva a vedere, e limpatto spinse la
freccia ancor pi in profondit, facendogliela spuntare dalla nuca.
Rimase comunque in piedi e prese a girare in tondo, continuando a
gridare, finch la carne non cominci a staccarsi dalla testa a lembi,
come se stesse marcendo. Losso bianco del teschio scintill alla luce
del sole, quindi inizi a sgretolarsi.

Nel contempo la carne di braccia e busto si anner e, a brandelli, si


separ dalle ossa. Il tanfo di putrefazione era talmente intenso che ci
coprimmo bocca e naso e indietreggiammo, allontanandoci da lui
mentre crollava a terra. Il suo corpo continu a dimenarsi e ad agitarsi
convulsamente mentre si trasformava in un informe ammasso di
lordura, riducendosi infine in polvere, che venne portata via dalla lieve
brezza che soffiava sul lago. La punta di freccia che lo aveva ucciso era
rimasta l dove Terramesh era caduto e Rameses, esitante, si avvicin
per riprenderla ma, prima che le sue dita la toccassero, il metallo
divent nero e si sgretol. Alla fine non rimase alcun segno
dellesistenza di Terramesh.

Per un po restammo a osservare la scena, stupefatti e intimoriti, ma


alla fine tornammo l dove Serrena ci stava aspettando e sedemmo
accanto a lei. Rameses le cinse le spalle con un braccio e lei gli si
appoggi; il suo viso, sotto i cosmetici, era addolorato e candido come
neve, gli occhi colmi di lacrime.

Ho dovuto costringermi a guardare. stato davvero orribile,


sussurr, indicando il punto in cui quellessere si era dissolto.
Guardate cosa sta accadendo al giardino segreto di Terramesh.

Davanti ai nostri occhi, il lago e la cascata si prosciugarono,


trasformandosi in squallidi avvallamenti fangosi pieni di melma
verdastra. Gli alberi della foresta persero il fogliame lussureggiante e i
fiori che li ricoprivano, mentre tronchi e rami si annerivano e seccavano
e lerba sottostante avvizziva. I rami del gigantesco sicomoro si
staccarono dal tronco e caddero a terra, deformi e contorti, simili ad arti
amputati. La siepe di cespugli spinosi che cingeva il giardino segreto
appariva ancora impenetrabile e minacciosa, ma dopo un attimo
cominci ad afflosciarsi e infine scomparve. Non cera traccia del
branco di magnifici unicorni neri, svaniti insieme al resto del giardino
segreto. Restavano solo decadimento e desolazione, a parte il copricapo
di Terramesh, rimasto l dove lui laveva lasciato. Andai a recuperarlo
per tenerlo come ricordo di quegli avvenimenti straordinari.

Non abbiamo motivo di rimanere qui un solo altro istante, dissi


quando tornai dai miei amici. Rameses aiut Serrena ad alzarsi, poi ci
incamminammo verso la barca che avevamo nascosto sulla riva del
Nilo. Nessuno si volt a guardare dietro di s.

Il sole stava tramontando quando raggiungemmo laccampamento di


Hurotas e un grido di gioia si lev nel cielo quando le sentinelle ci
riconobbero, a bordo dellimbarcazione. Alcune si tuffarono nel fiume
per venire ad afferrarla e trainarla fino a riva. Quando sbarcammo, met
dellesercito si era gi radunato per darci il benvenuto; Hurotas e Tehuti
arrivarono di corsa dal padiglione reale per lanciarsi su Serrena.
Hurotas la prese in braccio e la port nella sua tenda mentre Tehuti
danzava in cerchio intorno a loro, intonando ringraziamenti a tutti gli
dei per avere consentito alla figlia di tornare a casa sana e salva.
Rameses e io li seguimmo, restando educatamente a una certa distanza
e aspettando il nostro turno di godere dellattenzione di Hurotas. Per un
caso fortunato portavamo con noi il sacco contenente lattrezzatura e il
copricapo di Terramesh che avevo preso dal ponte su cui lo aveva
abbandonato.
Finalmente Tehuti abbracci la figlia e le due, circondate dalle
ancelle, si ritirarono nel settore riservato alle donne. Hurotas venne
subito da noi. Seguitemi! ordin. Voglio sapere esattamente cos
successo e soprattutto voglio sapere dov finito quel mostro furioso.

Ci condusse nella tenda privata in cui si tenevano le assemblee;


mentre noi due ci sedevamo, apr un otre di vino rosso e ne vers il
contenuto nelle enormi brocche che riservava alle occasioni speciali,
segno certo della sua approvazione.

Ora raccontate, forza, raccontatemi tutto, ci sollecit mentre si


lasciava cadere sul trono di fronte a noi.

Rameses mi guard. Durante il viaggio di ritorno dal giardino segreto


avevamo discusso di cosa rivelare a Hurotas dellincontro con
Terramesh: temevamo che gran parte di quanto ci era successo fosse
talmente straordinario da risultare incredibile a chiunque non vi avesse
assistito di persona. Alla fine avevamo deciso di non nascondergli alcun
dettaglio, per quanto inverosimile potesse sembrare: se avesse dubitato
della veridicit della nostra cronaca, avremmo potuto contare sulla
testimonianza della sua amata figlia, che il nostro amico non avrebbe
mai potuto sottovalutare.

Trassi un bel respiro e ingollai una generosa sorsata di vino, che


rafforz la mia determinazione, poi cominciai a raccontare, parlando a
lungo persino per i miei parametri. Naturalmente glissai su alcuni
aspetti del ruolo svolto da Serrena nella vicenda, trattandosi di sua
figlia: non era necessario descrivere in che modo avesse abilmente
distratto Terramesh pochi istanti prima che Rameses scoccasse il dardo
fatale. Hurotas ascolt con bramosa attenzione, annuendo di tanto in
tanto per indicare che capiva e approvava il mio resoconto.

Alla fine rimase in silenzio per qualche istante, poi afferm: Quindi
hai portato il cranio di Terramesh come prova inconfutabile della sua
dipartita.
No, lo corressi in tono mite, non ho affatto detto questo.

So benissimo cosa hai detto e naturalmente ti credo, ma perch


complicare le cose? Abbiamo una miriade di teschi sparsi qui intorno
fra cui scegliere, uno qualsiasi potrebbe essere appartenuto alla creatura
che chiami Terramesh. Ho intenzione di rimandare le nostre truppe
dallaltra parte del fiume per conquistare la fortezza di Abu Naskos e,
se esiste anche la seppur minima possibilit che quel mostro sia ancora
vivo e li stia aspettando, i soldati saranno ben pi che restii ad
attraversare il Nilo. Un bel teschio pulito, o anche sporco, li convincer
invece che Terramesh non sar sulla riva occidentale ad accoglierli.

Lanciai unocchiata a Rameses, che mi sorrise. Pur essendo sposato


da poco, ho gi imparato a non sprecare il fiato discutendo con mia
moglie n con mio suocero.

Lindomani mattina lesercito di Rameses dEgitto, quello di re


Hurotas di Lacedemone e quelli dei restanti quattordici sovrani alleati si
riunirono allalba, a una notevole distanza dal fiume e quindi non
visibili alle vedette sulle mura della fortezza di Abu Naskos. Le truppe
sembravano gi di morale e in seguito scoprii che al nostro ritorno dalla
spedizione sullaltra sponda del Nilo, la sera precedente, si era diffusa
la malevola diceria che la campagna contro Utteric e il suo nuovo e
temibile guerriero, Terramesh, stava per essere interrotta
definitivamente e che Hurotas e i suoi alleati si accingevano a lasciare il
campo per fare ritorno in patria, portando con s Rameses e la sua
sposa.

Re Hurotas e il Faraone Rameses salirono sulla tribuna per passare in


rivista le truppe, restando fermi luno accanto allaltro di fronte ai
ranghi serrati, ma non vennero salutati da acclamazioni n dal picchiare
delle spade sugli scudi da battaglia.

Dopo una pausa carica di solennit, Hurotas fece un gesto imperioso


e due schiavi li raggiunsero reggendo una grossa cesta di vimini, che
posarono sul davanti della tribuna, poi indietreggiarono inchinandosi
tanto da toccare con la fronte lassito ai loro piedi.

Due giorni fa, prosegu Hurotas, il Faraone Rameses e la sua


consorte Serrena Cleopatra, accompagnati dal nobile Taita, hanno
attraversato il Nilo di soppiatto, insinuandosi nel territorio occupato dai
ribelli per andare alla ricerca dellessere spregevole noto a tutti noi
come lArciere sfregiato.

Un sommesso gemito si lev distinto dalla moltitudine di soldati.


Hurotas sventol una mano per zittirli e riprese a parlare.

Questo arciere noto anche come Terramesh lIndistruttibile. Avevo


ordinato ai nostri tre impavidi eroi di dargli la caccia e ucciderlo come
il cane rabbioso che , per poi tornare qui con la sua testa mozzata,
assicurandosi di nasconderla finch non avessero potuto consegnarmela
di persona.

Ormai aveva attirato lattenzione della maggioranza degli uomini


riuniti di fronte a lui, il cui umore si era palesemente risollevato.
Persino io, che avevo partecipato alla missione, rimasi affascinato dalla
sua scaltra manipolazione dei fatti. Indic la cesta di vimini che aveva
davanti con un ampio gesto che venne seguito dagli occhi dei numerosi
arcieri e aurighi, quindi la raggiunse e ne sollev di scatto il coperchio.
Infil una mano allinterno ed estrasse una testa umana, che tenne
sollevata in modo che tutti potessero vederla.

Brandelli di pelle e carne marcescente aderivano alle ossa e da un


angolo della bocca cadente spuntava la lingua gonfia e bluastra. Le
orbite oculari erano incavi vuoti.

Vi consegno la testa di Terramesh! grid. Nessuno dei presenti


avrebbe potuto dubitare sia pure per un istante della sua parola, perch
la testa era ancora infilata nel copricapo doro che tutti loro
conoscevano bene e tanto temevano. Un grido di gioia e trionfo si lev
da ottomila gole.
Terramesh! Terramesh! Terramesh! Come un solo uomo, i soldati
sguainarono la spada per picchiarla contro lo scudo, a tempo con le urla
stentoree.

Hurotas li lasci gridare finch non si ritrovarono con la voce roca,


poi sfil il copricapo dalla testa mozzata e lo tenne sollevato.

Questo trofeo andr al reggimento che pi si distinguer durante la


battaglia che ci aspetta. Li sent ruggire di nuovo, come leoni, e con
laltra mano sollev la testa mozzata. Questo trofeo invece spetta a
Ade, il re delloltretomba. Gli verr consegnato da Efesto, il dio del
fuoco.

Raggiunto un fal poco distante, la lanci fra le fiamme e, affascinati,


restammo tutti a guardarla bruciare fino a ridursi in cenere. Era una
decisione degna di un re, pensai: nessuno avrebbe mai potuto mettere in
dubbio lautenticit del teschio, perch non esisteva pi.

Lesercito trascorse il resto della giornata incordando archi, affilando


spade, riparando scudi e armature e riposando. Quando fece sera
aspettammo che la luna crescente tramontasse, poi i reggimenti
avanzarono fino in riva al fiume e salirono sulle proprie navi. Non fu
accesa alcuna torcia e gli ufficiali impartivano gli ordini sottovoce. Le
imbarcazioni si separarono per dirigersi verso le rispettive posizioni di
sbarco, pi a valle o pi a monte, sulla sponda nemica, selezionate con
cura nel corso delle settimane precedenti.

Avevamo sperato di cogliere di sorpresa le sentinelle nemiche e non


restammo delusi. Utteric e i suoi uomini si credevano al sicuro sotto la
protezione di Terramesh per la quale, come si scopr in seguito, il nostro
acerrimo nemico aveva pagato lesorbitante somma di dieci takh
dargento. Al momento per non era informato dellassai recente
dipartita del mostro guercio e, di conseguenza, met del suo esercito era
acquartierato fuori dalle mura della fortezza, impegnato a coltivare
grano e ortaggi e ad allevare capre e bestiame, cos da potere nutrire i
commilitoni durante il resto della campagna.

Sbarcammo a notte inoltrata e sferrammo lattacco contro quei soldati


che, al pari delle sentinelle, erano per lo pi immersi nel sonno,
convinti di godere della protezione di Terramesh. Quando li
svegliammo con le nostre grida di battaglia non tentarono nemmeno di
alzarsi e combattere: in preda al panico, corsero caoticamente a cercare
rifugio dentro le mura della fortezza. Pi della met di loro riuscirono a
entrare, gli altri vennero uccisi o fatti prigionieri.

I nostri uomini, comera comprensibile, avevano mostrato una certa


esitazione prima di lanciarsi allinseguimento perch, a dispetto della
testa mozzata esibita da Hurotas e della loro dimostrazione di coraggio
del giorno prima, quasi tutti temevano di veder ricomparire Terramesh.

Riuscimmo comunque a catturare pi di un centinaio di soldati di


Utteric. Ne riconobbi due, brave persone che erano rimaste bloccate sul
lato sbagliato della barricata, e quando li presi da parte per interrogarli
mi rammentarono che si chiamavano Batur e Nasla, che erano fratelli e
avevano combattuto contro gli hyksos al mio comando. Dopo che ebbi
aperto un otre di vino e versato una coppa a entrambi, ricordarono la
nostra vecchia amicizia e divennero sempre pi collaborativi a ogni
boccale vuotato.

Li interrogai minuziosamente sulla situazione allinterno della


cittadella di Abu Naskos e replicarono pronti, spiegandomi che la
fortezza di Utteric era a prova di qualsiasi assalto: vantava soltanto un
ingresso, protetto da gigantesche porte infisse nelle mura sul lato
opposto rispetto al Nilo. Quando chiesi se fosse possibile scalare le
mura, risposero che si ergevano in tre anelli concentrici, progettati e
costruiti in maniera sublime, e spiegarono che lattacco con maggiori
probabilit di successo avrebbe richiesto di scavare una galleria sotto le
fondamenta. A quel punto domandai se sapevano di eventuali lavori al
di sotto della fortezza, ma negarono categoricamente. Linsieme non
suonava affatto promettente e feci un sorriso mesto mentre riflettevo
che Utteric aveva scelto la roccaforte pi facile da difendere dellintero
Egitto.
Batur e Nasla mi dissero che aveva mandato via la maggior parte dei
carri e relativi cavalli, probabilmente trasferendoli nei fortini nel delta,
dove per noi sarebbe stato arduo seguirli e trovarli, ma ne aveva tenuti
una quarantina, alloggiati nelle scuderie, forse per impiegarli in
incursioni contro di noi, ma pi probabilmente per fuggire da Abu
Naskos in caso di necessit.

Parlai con loro dellenigma dellidentit di Utteric. Mi confermarono


che utilizzava dei sosia per confondere i nemici, vale a dire Hurotas e
Rameses; loro per avevano lavorato a stretto contatto con lui e
sostenevano di poterlo distinguere da quanti lo impersonavano,
particolare per noi estremamente prezioso. Mi raccontarono che era di
giorno in giorno pi strano e avulso dalla realt e che le fantasie
cominciavano a prendere il sopravvento nella sua mente. La cosa non
mi stup pi di tanto, visto che era sempre stato uno squilibrato.

Mi spiegarono inoltre che avevano trascorso gli ultimi due anni nella
fortezza di Abu Naskos, perci conoscevano la maggior parte delle
entrate e delle uscite segrete e le altre peculiarit di quella vasta
struttura. Quando chiesi come fossero finiti nella ragnatela di Utteric,
risposero che da giovani si erano arruolati nellesercito del Faraone
Tamose, alla morte del quale lhedjet, la corona bianca dellAlto Egitto,
era passata al suo primogenito. Erano rimasti ben presto delusi da
Utteric, tuttavia, e mi assicurarono che il loro pi grande desiderio era
passare allo schieramento del Faraone Rameses, che entrambi
conoscevano e amavano.

Li presentai a Rameses, che li riconobbe e mi rivel di stimarli


profondamente. Si disse daccordo con me sullopportunit di utilizzarli
come spie e sulleventualit che riuscissero ad aiutarci a entrare nella
fortezza, in qualunque modo. Batur, il fratello maggiore, accett di
ripresentarsi ad Abu Naskos sostenendo di essere stato catturato dagli
uomini di Hurotas, ma di essere riuscito a scappare e tornare dai
compagni; dal canto suo, Nasla sarebbe rimasto con noi fuori dalle
mura per informarci e consigliarci su questioni relative alla cittadella e
al mostro celato al suo interno. Lui e il fratello avevano messo a punto
un elaborato codice di segnali grazie al quale riuscivano a comunicare
di nascosto e a distanza.

Ero sicuro che si sarebbero dimostrati estremamente utili.

Le settimane seguenti vennero interamente dedicate al laborioso


compito di trasferire le nostre truppe dallaltra parte del fiume e
avvicinarci alla roccaforte di Utteric, cos da avviare i preparativi per
lattacco finale che, quando ebbe finalmente inizio, si conform ben
presto al noto schema dei tre passi avanti e due indietro, con la
complessit di un ballo formale. I nostri genieri scavarono trincee e
gallerie verso le mura della cittadella, cominciando a distanza di
sicurezza per evitare le frecce degli arcieri nemici. Una volta che
fummo vicini, tuttavia, gli uomini di Utteric presero a uscire
nottetempo per tentare di distruggere i nostri cunicoli, provocando aspri
combattimenti in un buio pressoch totale, nel quale era quasi
impossibile distinguere lamico dal nemico.

Lindomani valutavamo i danni e ricominciavamo dallinizio, per


lennesima volta, il tedioso processo di riparare le trincee e prolungarle
in direzione della fortezza in apparenza inespugnabile. Non lo
giudicavo un passatempo particolarmente divertente; preferivo lasciarlo
a chi vantava una maggiore pazienza ed esperienza sui modi in cui
aprirsi un varco nelle mura di una cittadella, per esempio Hurotas e
Rameses.

I miei pensieri tornavano invece alle quattro misteriose isolette nel


Nilo e alla mia pi proficua interazione con la dea Inanna, che trovavo
cos spesso l ad accogliermi. Avevo ricavato tutte le informazioni
possibili dai tre isolotti sul versante orientale del corso dacqua e
soltanto il quarto, il pi vicino alla fortezza di Abu Naskos, meritava
ancora la mia attenzione. Si trovava entro la gittata di eventuali frecce
scoccate dalla sommit delle mura, quindi ero costretto a raggiungerlo
dalla riva orientale, quella inizialmente occupata dal campo principale
di Hurotas. Questo comportava per una nuotata straordinariamente
lunga persino per me, proprio ora che i giorni e le notti si stavano
facendo pi freddi; mi ridussi quindi a usare una piccola imbarcazione a
remi durante le ore di buio, quando non avrei rappresentato un
bersaglio cos evidente e allettante.

La prima notte in cui tentai limpresa cera una luna gobba che
emanava una luce discreta ma non sufficiente a rendere visibile il
sottoscritto e la sua barca dalle mura della cittadella di Utteric. Mentre
mi avvicinavo allisola dal lato pi lontano dalla fortezza, rimasi colpito
da quanto somigliasse alle prime tre e ogni dubbio residuo sul legame
fra tutte e quattro venne spazzato via. Quando la raggiunsi, assicurai
limbarcazione a un robusto rampicante che penzolava dalla sommit
della parete artificiale, scendendo quasi fino alla superficie del fiume.
La prima cosa che notai fu che lopera muraria era in condizioni
nettamente migliori rispetto a quelle delle altre tre isole, tanto che
riuscivo a distinguere i singoli blocchi di pietra. Vi erano rimasti
persino alcuni appigli per i piedi che agevolavano larrampicata fino in
cima; salii in fretta, spronato dallentusiasmo, e una volta sulla sommit
trovai lingresso al pozzo verticale, esattamente dove mi aspettavo,
ossia al centro dellisola-torre. Il buio era talmente fitto, per, che il
mio sguardo non riusc a scendere granch al suo interno.

Sapevo di dover accendere una delle candele che avevo portato con
me, una mia recentissima invenzione realizzate con la cera dapi,
notevolmente migliori rispetto alle consuete fiaccole di canne o erba.
La flebile luce che emanavano, tuttavia, risultava visibile anche da
unenorme distanza, ma decisi di rischiare che venisse avvistata da
sopra le mura della fortezza. Mi calai nel pozzo del tanto che ritenevo
sicuro e poi, sfregando abilmente gli appositi bastoncini, ebbi a
disposizione il bagliore emanato dalla torcia, che prese fuoco non
appena vi accostai lo stoppino della candela.

I miei occhi si adattarono quasi subito alla luce brillante, dopo di che
mi guardai intorno e trattenni il fiato per lo stupore: lingresso del
cunicolo verticale in cui mi trovavo era interamente rivestito di
piastrelle di ceramica verde chiaro, ognuna con i margini decorati da
minuscole immagini di una volpe del deserto con le orecchie dritte.

Le pareti, contrariamente a quelle dei primi tre pozzi, risultavano


molto ben conservate: pi di un quarto dei fregi di ceramica erano
sopravvissuti al passare dei secoli e i gradini sotto i miei piedi erano
appena levigati dai passi dellantico popolo che li aveva usati.

Il pozzo era ostruito in due o tre punti da pietre franate e da altri


detriti, ma riuscii ad aprirmi un varco a mani nude. La scala
sprofondava ripida al centro dellisola e contai i gradini mentre
scendevo; quando arrivai a centocinquanta mi resi conto, con grande
turbamento, che ormai dovevo trovarmi sotto il letto del fiume.

Rischiavo di morire annegato: da un momento allaltro un impetuoso


torrente dacqua avrebbe potuto inondare quel cunicolo verticale per
trascinarmi nelleternit. Mi voltai e risalii i gradini di corsa mentre
pregavo tutti gli dei, in particolare Inanna, di risparmiarmi una morte
tanto orrenda, tutto solo nelle viscere della terra.

Raggiunsi limbocco del pozzo che respiravo ancora a fatica, con


piedi e sandali bagnati ma il resto del corpo, dalle caviglie in su,
asciutto come le dune del deserto. Mi sedetti sui primi gradini per
riflettere su quellincredibile svolta degli eventi. Mi trovavo ad
affrontare il fatto di avere commesso un errore di calcolo, cosa per me
insolita: ormai sembrava verosimile che non tutti i cunicoli o gli spazi
sotto la superficie del fiume venissero inondati dallacqua.

Per correttezza verso me stesso, devo precisare che non avevo mai
avuto notizia di una galleria che corresse sotto un fiume, soprattutto un
corso dacqua enorme quanto il Nilo. Non avevo mai preso nemmeno
in considerazione una simile eventualit. Ormai non mi restavano
alternative: dovevo rivedere le mie conclusioni. Partendo da quel
presupposto impiegai solo qualche minuto per individuare la falla nel
mio ragionamento precedente.

Perch lo scafo di una barca non si riempie dacqua? Perch non c


nessuna apertura da cui lacqua possa entrare. Eppure se si pratica un
foro lo scafo si riempie subito! Tutto cominci a sembrare logico come
la piattezza della Terra su cui ci troviamo.
Ammetto che mi ritrassi spaventato davanti allenigma delle
gigantesche differenze di volume fra lo scafo di una barca e la galleria
sotto il Nilo.

Aspettai con ansia la comparsa di Inanna per poter discutere la


questione con lei e chiederle un consiglio, ma era palesemente vittima
di uno di quei malumori tipicamente femminili; inoltre ormai era quasi
lalba, quindi fui costretto a andarmene per non essere avvistato dalle
sentinelle sulle mura della fortezza.

Passai la maggior parte del giorno seguente ad attendere con frenetica


impazienza il calare della sera, ma ebbi il buonsenso di investire un po
di tempo per cercare un assistente che mi coadiuvasse durante le
imminenti fatiche. La mia scelta cadde su Nasla: non solo era giovane e
forte, ma conosceva anche la disposizione della fortezza pi a fondo di
chiunque altro, in entrambi gli eserciti. Rimase affascinato quando gli
riferii cosa avevo gi scoperto sullisola e sul cunicolo sottacqua, e non
vedeva lora di accompagnarmi.

Partimmo con la mia barchetta al crepuscolo. Quando la


ormeggiammo ai piedi della torre e salimmo in cima, Nasla emise
unesclamazione stupita vedendo limbocco del pozzo e chiese,
eccitato: Dove porta, mio signore?

Non lo so ancora, ma lo scopriremo.

Vado per primo, se lo desideri, si offr.

Mi strinsi nelle spalle con indifferenza e mi feci da parte per lasciarlo


passare. Non che temessi in alcun modo le possibili conseguenze.
Aspettai finch udii la sua voce riecheggiare allegramente su per il
pozzo e vidi il riflesso della fiammella della sua candela, molto pi in
basso.
Sono arrivato in fondo, nobile Taita. Vuoi raggiungermi quaggi?
mi grid. Non dava limpressione di essere in procinto di annegare e fui
lieto di scoprire che fino a quel momento la mia ipotesi non faceva
acqua, n in senso letterale n figurato. Scesi da lui, scoprendo che l il
cunicolo verticale si trasformava in una galleria orizzontale.

Lhai esplorata? chiesi.

No, mio signore. Volevo lasciare a te lonore.

Lo guardai di scatto, chiedendomi se il suo fosse sarcasmo, ma la sua


espressione non mi parve cinica, al chiarore delle candele.

Allora seguimi, buon Nasla. Pi lo frequentavo, pi lo apprezzavo


e mi fidavo di lui. Lo precedetti lungo la galleria, considerando la
possibilit che fossimo le prime due persone a seguire quel tragitto da
secoli a quella parte. Per resistere alla pressione dellacqua sopra di noi,
i muri dovevano essere molto pi robusti che altrove. Gli antichi
avevano utilizzato mattoni di argilla rossa cotti al forno invece delle
graziose piastrelle di ceramica applicate pi vicino alla superficie, e le
giunzioni erano talmente sottili da risultare quasi invisibili. Le esaminai
attentamente senza trovare traccia di infiltrazioni.

Studiai poi il cunicolo in cui ci trovavamo e la sua posizione rispetto


al pozzo lungo il quale eravamo scesi fin l: come mi aspettavo,
sembrava dirigersi verso la riva occidentale e la fortezza di Abu
Naskos, ma non disponevo di un pesciolino magico con cui verificare
lipotesi.

Vieni, Nasla, gli ordinai, e ci incamminammo lungo la galleria


quasi perfettamente diritta e lunga trecentodieci passi, che contai ad alta
voce mentre avanzavo. Le mattonelle sotto i nostri piedi erano asciutte,
laria era fredda e sapeva di vecchio, ma era sufficiente a consentirci di
respirare.
A un certo punto il pavimento si inclin bruscamente verso lalto.
Nasla mi guard con aria interrogativa da sopra la fiammella della sua
candela e io spiegai cosa stava succedendo.

Siamo passati sotto il fiume fino a raggiungere la riva occidentale e


ora stiamo salendo, dissi. Credo che siamo diretti verso le
fondamenta della fortezza. Naturalmente la mia solo unipotesi, ma
guarda le pareti.

I muri di quella parte della galleria erano di nuovo decorati da


piastrelle di ceramica variopinte, indicando che lacqua del Nilo sopra
di noi era bassa o addirittura inesistente. Non mostravano immagini, ma
erano coperti da iscrizioni palesemente antiche e dalle forme
armoniose, che immaginai fossero state lasciate dai costruttori,
probabilmente come attestato della loro genialit e bravura. Non sprecai
tempo a tentare di decifrarle ma proseguii rapido, ansioso di scoprire
dove la galleria riaffiorava in superficie. Dopo centocinquanta passi in
salita fummo costretti a fermarci di colpo: sembrava che il soffitto fosse
crollato e una catasta di massi bloccava il passaggio, impedendoci di
procedere oltre. Provai una delusione cos cocente da doverla
esprimere, cos urlai unimprecazione e ritrassi la mano stretta a pugno,
per poi sferrare un colpo a quella compatta parete di roccia franata.

Nasla mi afferr per il gomito, impedendomi di rompermi tutte le dita


della mano destra. Lottai per un po con lui, poi mi arresi con eleganza.

Grazie, gli dissi. Ti sono debitore, mi hai impedito di danneggiare


ulteriormente il muro.

Nessun problema, mio signore. Ci sono abituato, anche mio fratello


Batur ha un pessimo carattere, ribatt con un tono cos cordiale e
gradevole che fui costretto a premere la fronte sulla parete e a chiudere
gli occhi per alcuni istanti per riuscire a dominare la collera montante.

Credo che ti convenga non aggiungere altro, buon Nasla, replicai


poi con un sussurro teso. Riportami indietro, ho bisogno di aria fresca,
altrimenti uno di noi due rischia di morire qua sotto.

Nessuno potr mai dirvi che non so controllare la rabbia.

La mattina dopo mi ero gi ripreso quasi del tutto e avevo capito che
quella era solo una battuta darresto temporanea. Decisi che mi
servivano il buonsenso e la saggezza di Rameses. Lo trovai sulla
sponda occidentale del fiume, ad aiutare Hurotas con lo scavo di
cunicoli sotterranei davanti alla roccaforte di Utteric. Fui felice di
scoprire che la regina Serrena Cleopatra si trovava al suo fianco, come
avevo sperato e immaginato.

Lei mi accompagn a visitare le opere dassedio, facendomi da guida,


e mi sbalord con la sua conoscenza della tecnica utilizzata. Quando
arriv lora del pasto di met giornata lo mangiammo con Rameses,
seduti sotto i rami di un grande olmo, da dove godevamo di una
splendida visuale sulla cittadella di Utteric e sul campo di battaglia.
Sullo sfondo si stagliavano il fiume e le quattro isole che mi avevano
tenuto cos impegnato; da quella distanza sembravano insignificanti, ma
servirono a incanalare il nostro colloquio nella giusta direzione.
Rameses e Serrena non erano al corrente della mia fissazione per quegli
isolotti e io ero tra lincudine e il martello: loro due da un lato e Inanna
dallaltro. Non sapevano del mio rapporto speciale con la dea, quindi
dovetti glissare su quella parte della storia e indicare come mia unica
fonte di informazioni il vecchio timoniere, Ganord, che mi aveva dato
la prima piastrella di ceramica proveniente dalle gallerie o dai pozzi
sotterranei.

Allinizio i miei due amici mostrarono solo un vago interesse quando


indicai le quattro isole, ma poi sfoderai tutto il mio talento di narratore
e rimasero completamente ammaliati dal mistero che le circondava.
Mentre mi avvicinavo al punto saliente del racconto, Serrena cominci
a dimenarsi irrequieta, non riuscendo quasi a dominare lansia di
giungere allepilogo, e persino gli occhi di Rameses brillavano di
aspettativa. Quando arrivai al momento in cui la mia ricerca veniva
bruscamente interrotta dal soffitto crollato, nessuno dei due volle
accettare che fosse davvero quella la fine della storia.
E poi cosa successo, Tata? A quel punto cosa hai fatto? chiese
Serrena.

S, Tata, raccontaci cosa hai trovato dietro quellammasso di pietre,


le diede manforte Rameses. O forse le tue sono tutte invenzioni? Ti
stai semplicemente divertendo un po con noi?

Quando infine si convinsero della veridicit di quel resoconto,


insistettero perch li portassi subito sulla quarta isola e nella galleria
sottacqua. Ebbi qualche difficolt a persuaderli che era decisamente
meglio aspettare il buio, prima di partire. Ingannammo lattesa parlando
del cunicolo sotterraneo che collegava la quarta isoletta alle fondamenta
della fortezza di Abu Naskos.

A ben vedere, gli sforzi degli antichi sono stati decisamente inutili,
asser Rameses.

Serrena non tard a reagire. Cosa intendi, mio caro consorte?


Secondo me, invece, hanno compiuto una magnifica impresa!

Magnifica? ripet lui, ridacchiando. Scavare una galleria che da


unisola costruita dalluomo in mezzo a un possente fiume raggiunge
una destinazione sotterranea? Io la definirei unimpresa
straordinariamente sciocca.

Non capisci, ribatt lei. La galleria iniziava sulla riva orientale del
Nilo, dovera situato il nostro accampamento, e passava sotto il fiume
raggiungendo tutti e quattro gli isolotti, uno dopo laltro Pesce,
Uccello, Castorino e Volpe prima di immettersi nelle fondamenta
della fortezza che esisteva prima di Abu Naskos.

Perch? Perch costruire quattro isolette? chiese Rameses.

Perch il Nilo troppo ampio. Laria in un unico cunicolo sarebbe


diventata velenosa, bisognava assicurare il ricambio.

Lui parve a disagio. Cosa ne stato della galleria che collegava le


prime tre?

Dopo la partenza dellantico popolo crollata a causa del tempo e


dellincuria, spieg dolcemente Serrena.

Oh, capisco! ribatt lui.

Capivo anchio ed ero felice di non essermi lasciato invischiare nella


discussione per poi rimanere senza parole come il mio amico.

Fummo in sei a dirigerci verso lisola della Volpe. Avevo deciso di


perdonare a Nasla la sua recente mancanza di tatto e di approfittare
della sua conoscenza della pianta della cittadella e delle isolette; inoltre
ci servivano due marinai a sorvegliare la barca, mentre noi ci
spingevamo nelle viscere della terra.

Arrivammo a destinazione due ore dopo il crepuscolo e


raggiungemmo subito lingresso del pozzo, che Nasla aveva celato con
rami secchi e sterpaglie; apparentemente nessuno li aveva toccati
durante la nostra assenza. Li scostammo, poi guidai Rameses e Serrena
gi per il cunicolo, fermandomi il minimo indispensabile per
permettere loro di esaminare le piastrelle di ceramica e le immagini
della volpe del deserto, che entusiasmarono soprattutto lei.

Quando arrivammo in fondo al pozzo e ci stipammo nella galleria, li


avvisai che ormai ci trovavamo sotto il fiume. Serrena, con aria
solenne, alz lo sguardo verso il basso soffitto, poi si avvicin
leggermente a Rameses e gli prese la mano per farsi coraggio. Mentre li
precedevo lungo il passaggio, li informai che era lungo trecentodieci
passi, una misura pari quasi allampiezza del fiume sopra di noi, e
quando poi il pavimento si inclin verso lalto ne spiegai il motivo.
Abbiamo raggiunto la riva occidentale e stiamo salendo, dissi.

Rameses sorrise, Serrena recuper la favella e indic lelegante grafia


arcaica che copriva le pareti da quel punto in avanti, dopo di che, con
mio profondo stupore, cominci a tradurre fluentemente in lingua
egizia le iscrizioni.

Sia reso noto a tutti i popoli di questa terra che io, Zararand, re di
Senquat e Mentania, dedico queste opere alleterna gloria di Ahura
Mazda, il dio del bene e della luce...

Prima di potermi trattenere le chiesi, di getto: Di quale lingua si


tratta? E dove hai imparato a leggerla e parlarla?

Si interruppe sconcertata e guard Rameses. Non ricordo, di


preciso. Sembrava tutta un tratto titubante. Ho avuto cos tanti
insegnanti, nel corso degli anni.

Mi redarguii mentalmente per la mia domanda avventata. Avrei


dovuto capire che quella capacit faceva parte della memoria innata di
Serrena, uneco residua delle sue esistenze precedenti che nemmeno lei
riusciva a collocare con esattezza.

Probabilmente te lha insegnato tuo marito, scherzai, e Rameses mi


guard sgomento. Quando gli strizzai locchio sorrise, sollevato, poi
scoppi a ridere.

Mi dichiaro colpevole, Tata, certo che glielho insegnato io, cos


come le ho insegnato tutto quello che sa, afferm sogghignando.

Serrena gli diede un pugno sulla spalla e ridemmo tutti e tre. Il


momento di imbarazzo pass e li guidai lungo la galleria, finch non ci
trovammo improvvisamente di fronte il cumulo di detriti che ostruiva il
passaggio.
Mi girai verso i miei compagni e allargai le mani in un gesto di
rassegnazione. Il cunicolo termina qui!

Cos successo? domand Serrena.

Il soffitto crollato creando questo accumulo di pietre, spiegai,


quindi non possiamo procedere oltre. Sembra che tutto, da qui in poi,
sia destinato a rimanere un mistero in eterno.

Ma non possiamo spostare i massi caduti, come devono aver fatto i


costruttori originari? volle sapere lei, con un tono di voce che
esprimeva eloquentemente la sua profonda delusione.

Si trattato di una frana, ripetei. Il soffitto non solido, qui


sopra. una trappola mortale e se cerchi di spostare i massi ti croller
sulla testa...

Rameses schizz accanto a me per andarsi a inginocchiare davanti


alla barriera di pietre; vi pass sopra la mano, partendo dal livello del
suolo e salendo fino in cima, sollevandosi in punta di piedi per
arrivarci. Stacc un sasso, infil la mano nellapertura cos creata e la
spinse verso lalto. Alla fine la ritrasse e, voltatosi verso di me, me la
tese per mostrare un frammento di roccia.

No, Tata, una volta tanto ti sbagli, mi disse. Questo non il


risultato di una frana, bens un riempimento. Guarda i segni lasciati
dallo scalpello su questa pietra! Ho tastato il soffitto sopra il punto da
cui lho presa: integro e compatto. Questo ammasso di pietre opera
delluomo! un muro di sassi compresso, non un ammasso casuale.

Lo spinsi da parte senza replicare e raggiunsi il materiale franoso,


definendolo volutamente tale nella mia testa. Essendo pi alto di
Rameses, non fui costretto a mettermi in punta di piedi per arrivare alla
piccola apertura da lui creata. Stavolta non fui frettoloso nel mio esame
e staccai a fatica altre due pietre dalla sommit del cumulo per poi
osservarle con attenzione: anchesse recavano al di l di ogni dubbio i
segni di arnesi costruiti dalluomo. Infilai il braccio nel varco che avevo
appena creato e tastai il soffitto roccioso sopra quel punto, in cerca di
eventuali giunzioni, ma non ce nerano: era compatto. Quindi la galleria
non era stata ostruita da una frana ma volutamente sigillata dalluomo.

Mi girai verso Rameses e mi feci forza. Hai ragione, mi sbagliavo.


Parole cos semplici eppure cos difficili da pronunciare.

Lui cap, mi cinse le spalle con un braccio e strinse forte.

Sembra che noi due abbiamo altro lavoro da fare, dichiar.


Comprendeva le mie piccole fissazioni e aveva la delicatezza di
accettarle con indulgenza. In quel momento lo amai tanto quanto un
uomo pu amarne un altro.

Calcolammo che, date le dimensioni della galleria, avrebbero potuto


lavorarvi non pi di venti uomini per volta, ma non avevamo la minima
idea di quanto avremmo impiegato a sgombrarla. Decidemmo di
cominciare incaricandoli di staccare dalla barriera le pietre sconnesse
per poi accatastarle contro un muro del cunicolo; nel caso questo
rendesse troppo esiguo lo spazio disponibile, le avremmo fatte portare
su per il pozzo e gettare nel fiume.

Cerano altri piccoli problemi da considerare. Non sapevamo a quale


profondit avremmo lavorato n quanto nitidamente il rumore dei nostri
sforzi avrebbe raggiunto la fortezza soprastante. Non sapevamo
nemmeno in quale modo venti uomini e pi sarebbero riusciti a vivere,
lavorare e dormire in uno spazio cos angusto per un periodo di tempo
indeterminato.

Troverai una soluzione, Tata, mi assicur allegramente Serrena.


Lo fai sempre.

Dopo sedici giorni, persino io ero quasi arrivato al limite


dellingegnosit e della sopportazione. Scoprimmo ben presto che gli
antichi si erano sforzati strenuamente per rendere pressoch impossibile
un progetto come il nostro. Per unire fra loro quelle grosse pietre,
avevano utilizzato una sostanza malleabile simile allargilla che, una
volta asciutta, si era indurita acquisendo una robustezza superiore a
quella delle pietre stesse. Bisognava frantumare queste ultime in pezzi
pi maneggevoli per poterle staccare e il frastuono dei martelli dalla
testa di selce era talmente assordante da costringere gli uomini a
tapparsi le orecchie con frammenti di tessuto. Le barriere di quel tipo
erano state alternate a un ingegnoso abbinamento di trabocchetti e
frane, a causa dei quali otto nostri uomini rimasero uccisi e molti altri
feriti gravemente. Poi, allimprovviso, ci ritrovammo fuori dalla
galleria, in un dedalo di piccoli magazzini e corridoi.

Perlustrammo larea con impazienza, senza per trovare alcun


ingresso o uscita: era stata sigillata. Chiamai Nasla, in quanto
conclamato esperto della struttura e della pianta della cittadella di Abu
Naskos che, secondo Rameses e me, si trovava proprio sopra
quellintrico di sotterranei. Nasla per si mostr restio a consigliarci
senza prima aver consultato il fratello maggiore, Batur. Convenimmo
che era una scelta saggia e lo rimandammo dalle truppe di Hurotas,
ancora impegnate nellassedio alla roccaforte. Allo stesso tempo
congedammo la maggior parte dei nostri operai, che ci avevano reso un
eccellente servizio nelleliminare i numerosi ostacoli, consentendoci di
raggiungere la posizione attuale. Ne tenemmo con noi soltanto cinque,
quelli che si erano dimostrati i pi assennati e infaticabili.

Rameses, Serrena e io tornammo in superficie e allestimmo un


accampamento temporaneo in cui aspettare il ritorno di Nasla. Lattesa
dur altri tre giorni perch Nasla ebbe difficolt a contattare il fratello,
ma alla fine riusc a scambiare con lui lunghi messaggi in codice al di
sopra delle mura della fortezza.

Nel pi importante, Batur rivelava di avere udito il trambusto causato


dai nostri sforzi per aprirci un varco nellultima barriera di pietre che ci
separava dagli antichi depositi sotterranei e di esserne stato messo in
allarme. Per fortuna Rameses e io avevamo limitato il lavoro pi
rumoroso alle ore dopo la mezzanotte, quando i soldati di Utteric
dormivano oppure si trovavano ai loro posti sui bastioni, ben al di sopra
del livello del suolo, ragion per cui i suoni delle nostre attivit non
avevano causato un allarme generale, smorzati comerano dalle pareti
di pietra intorno a noi.

Laltra notizia importante era che i due fratelli avevano trovato il


modo per farci arrivare in un punto da cui avremmo potuto metterci in
contatto diretto con Batur. Era ormai chiaro che il dedalo di stanzette e
passaggi in cui eravamo rimasti bloccati faceva parte della creazione
originaria dellantico sovrano di Senquat, Zararand, che aveva lasciato
scritto il proprio nome sulle pareti della galleria.

Alcuni secoli pi tardi, il popolo di Senquat era fuggito dallEgitto


oppure era stato sconfitto e annientato in battaglia; in seguito i sovrani
hyksos si erano impadroniti della fortezza per poi costruire lattuale
cittadella sopra le macerie di quella antica, coprendo e sigillando le
fondamenta e i magazzini sotterranei in cui Rameses e io ci trovavamo
ora intrappolati. Capimmo che Utteric non aveva la minima idea di cosa
si trovasse sotto la fortezza.

Alla luce di queste informazioni, Rameses e io eravamo ansiosi di


tornare nel complesso sotterraneo in cui Nasla poteva accompagnarci a
contattare Batur, dopo di che sarebbe spettato a noi approfittare
dellelemento sorpresa e lanciarci fuori dai sotterranei di Utteric, in
gran numero, per avventarci su di lui e spedirlo insieme ai suoi sgherri
nelloblio che tutti meritavano ampiamente. Avremmo dovuto
coordinare quelliniziativa con le forze di Hurotas che stavano
circondando la fortezza in superficie.

Al momento per la nostra priorit era scavare un condotto verticale


per raggiungere, dagli antichi magazzini, la fortezza soprastante
occupata da Utteric e dalle sue truppe. Come concordato con Batur, a
mezzanotte Rameses e io, insieme a Nasla e ai nostri cinque operai,
imboccammo di nuovo la galleria sotto il Nilo, raggiungendo i
sotterranei sigillati. Ci sparpagliammo tra magazzini e corridoi
abbandonati, dove ordinai agli uomini di spegnere le candele, non
essendoci motivo di sprecarle, poi ci disponemmo ad aspettare, nella
quiete pi totale. Il buio era fitto e il silenzio inquietante, tanto che
persino io ne rimasi disorientato e mi chiesi come se la stessero
cavando gli altri. Valutai lipotesi di gridare loro qualcosa per
confortarli, ma poi preferii non farlo, perch avrebbero potuto dubitare
della mia forza danimo.

Persi completamente la cognizione del tempo, ma alla fine il silenzio


venne infranto dal suono fioco e intermittente del metallo che
picchiettava su altro metallo, sopra le nostre teste. Il tintinnio fu seguito
da un coro di grida di sollievo e dal bagliore delle candele riaccese dai
nostri uomini in attesa. Durante lora seguente cercammo di
raggiungere lorigine di quel suono.

Batur aveva inserito una barra di metallo in un incavo


precedentemente praticato nel pavimento della stanza sopra di noi; ora
vi stava battendo sopra con una pi piccola. Con una sorta di succhiello
gigante cominciammo a praticare un foro corrispondente nel soffitto
un lavoro tedioso e sfibrante, perch le lastre erano spesse quattro
cubiti; alla fine Nasla accost lorecchio e riconobbe la voce del fratello
che gli sussurrava dallalto.

Rimaneva solo da allargare quella minuscola apertura fino a renderla


abbastanza ampia per consentire lagevole passaggio di un uomo
armato di tutto punto e con indosso larmatura completa. Ci vollero
quasi tre giorni, ma alla fine Rameses e io, guidati da Nasla, ci issammo
allinterno della fortezza, dove Batur stava aspettando di darci il
benvenuto. I due fratelli ci accompagnarono a perlustrare i settori
inferiori, utilizzati prevalentemente come depositi e quindi semideserti.
I loro visi erano noti ai pochi soldati che incontrammo e tutti noi
conoscevamo le parole dordine, quindi non destammo sospetti.

Ci indicarono i passaggi che salivano fino alle fortificazioni


principali della cittadella, dopo di che tornammo sui nostri passi. Batur
rimase indietro per celare limbocco del passaggio appena aperto,
accatastandovi sopra i sacchi di orzo impilati nelle stanze accanto.
Il nostro compito seguente fu trasferire quasi trecento uomini dal
vecchio accampamento sulla riva orientale alle quattro isolette
artificiali, dove li si poteva spostare in fretta nella galleria sottacqua
che portava alle fondamenta della roccaforte di Utteric.

Nel frattempo Rameses e io riunimmo tutti gli alti ufficiali per


ragguagliarli sulla struttura interna della cittadella e sui relativi bastioni,
in modo che, quando avessero condotto i loro uomini gi per il pozzo e
nei sotterranei, sapessero esattamente in quale punto della fortezza si
trovavano e di conseguenza riuscissero a scoprire la via per raggiungere
le postazioni di battaglia. Ci assicurammo che ogni drappello di militari
includesse almeno un uomo che aveva gi visto Utteric in precedenza
ed era quindi in grado di distinguerlo, se e quando lo avesse incrociato,
dai sosia che quel viscido individuo utilizzava allo scopo di confondere
i nemici.

I nostri uomini si esercitarono pi volte: passavano rapidamente dagli


alloggi temporanei sugli isolotti allisola della Volpe, scendevano lungo
il pozzo, percorrevano il cunicolo sottacqua fino alla riva occidentale e
infine salivano attraverso i sotterranei nel corpo principale della
fortezza, quasi tutto nel buio pi totale. Erano uniti da una corda in
gruppi di dodici, ognuno guidato da un sergente affidabile, lunico a
portare una fiaccola.

I preparativi filarono lisci come lolio, ma a Rameses rimase un


problema che pareva insolubile: convincere la regina Serrena Cleopatra
a non unirsi a noi durante lattacco notturno sotto il Nilo, restando
invece con il padre in superficie, dove sarebbe stata relativamente al
sicuro.

Non capisci, Tata, mi disse. Se avr il sospetto che riteniamo


necessario affidarla alle cure di un uomo, si rifiuter di collaborare.

Capisco benissimo, invece, lo corressi io. Conosco la madre di


tua moglie, e ho conosciuto sua nonna prima di lei, e tutte avevano una
cosa in comune: davano ordini con disinvoltura, ma non li accettavano
mai con grazia. Dovrai spiegarle la cosa in maniera leggermente
diversa, ossia dirle che hai bisogno che lei aiuti il vecchio ormai in fase
senile, che guarda caso suo padre, a riconoscere Utteric, se dovessero
incontrarlo quando attaccheranno insieme le mura di Abu Naskos.
Hurotas non lha mai visto, invece Serrena lo conosce probabilmente
meglio di qualsiasi altra persona sulla terra ed in grado di identificarlo
dalle mani, nel caso lui abbia il viso coperto.

La sera seguente Rameses torn sullisola della Volpe dopo essere


stato allaccampamento di Hurotas, dove aveva partecipato a unultima
riunione organizzata dal sovrano. Sotto il mantello aveva un otre di
squisito vino rosso lacedemone e sorrise mentre mi riempiva una coppa.

Bevi, Tata, mi disse. Dobbiamo annegare i dispiaceri.

Brutte notizie? chiesi.

Non potrebbero essere migliori, rispose, poi si copr la fronte di


scatto. Scusa, volevo dire che non potrebbero essere peggiori. La mia
cara moglie non sar al mio fianco in prima linea durante limminente
battaglia, quindi potr concentrare tutte le mie energie nel tentativo di
raggiungere le porte della fortezza e tenerle aperte finch non
riusciremo a entrarvi in forze. Serrena sar affidata alle cure del padre,
e intanto lo guider alla ricerca di Utteric nel trambusto della battaglia.
Possiamo stare certi che Hurotas non permetter alla sua unica figlia di
mettersi nei guai.

Era stata unimpresa titanica, resa ancora pi ardua dalla duplice


natura della nostra offensiva, ma finalmente era tutto pronto per
lassalto ad Abu Naskos. I due sposi reali avevano passato la notte
precedente insieme, nel vecchio accampamento sulla riva orientale del
fiume, ma allalba si separarono: Serrena attravers il Nilo per rimanere
con il padre nelle trincee davanti alla fortezza, mentre Rameses mi
raggiunse nellaffollata galleria sotto il fiume.
Al calar della sera avanzammo e prendemmo infine posizione ai piedi
della scala che portava nei seminterrati della fortezza. Il segnale per
dare inizio allattacco sarebbe stato il sorgere della luna nuova, il che
andava benissimo per Hurotas e per chi godeva di una perfetta visuale
sul cielo notturno, ma non certo per Rameses e il sottoscritto, visto che
avevamo almeno cinquanta cubiti di roccia sopra la testa. Dovevamo
quindi dipendere dalle vedette sullisola della Volpe, incaricate di
trasmettere il via libera agli uomini allineati nel cunicolo sotto il Nilo
fino a noi due, accosciati in testa alla fila.

Finalmente il messaggio arriv. Io mi alzai e cominciai a salire la


scala in cima alla quale aspettavano Batur e Nasla. Come durante le
esercitazioni, gli uomini dietro di noi erano suddivisi in gruppetti, i cui
membri erano collegati da una fune per non perdersi nella fitta oscurit;
solo quello che li guidava portava una candela accesa.

Rameses comandava cinque delle squadre e aveva come obiettivo le


porte principali della fortezza: lui e i suoi soldati dovevano assumerne il
controllo, spalancarle e tenerle aperte finch Hurotas e Hui non fossero
riusciti a lanciarsi fuori dalle trincee, capeggiando il grosso
dellesercito, e a consolidare la breccia.

Io guidavo due squadre di dodici uomini che avevo scelto


personalmente, ed erano dunque i migliori in assoluto. Nasla ci avrebbe
condotto fino allultimo piano della fortezza, dove erano situati gli
alloggi privati di Utteric. Volevamo catturarlo vivo, cos da poterci
accertare di avere in mano luomo giusto, ma avevamo concordato
allunanimit che andava ucciso allistante se avessimo incontrato il
minimo problema. Stando a Batur, Utteric era stato visto e
identificato con sicurezza mentre entrava nei suoi alloggi soltanto due
giorni prima, e da allora nessuno gli aveva pi visto lasciare lultimo
piano.

La fortezza vantava otto piani dal livello del suolo, ognuno alto dieci
cubiti, quindi la salita che dovevamo affrontare equivaleva a circa
ottanta cubiti. A intervalli regolari lungo le pareti del corridoio cerano
delle lanterne accese, ma non emanavano che un fioco chiarore, quindi
ordinai a tutti gli uomini di accendere la propria fiaccola. A quel punto
vi fu luce sufficiente affinch potessi guidarli di corsa su per la scala
stretta e ripida sotto i nostri piedi.

Avevo riflettuto a fondo sulle armi da utilizzare e alla fine avevo


deciso di limitarmi a quelle da taglio, ossia spade e lunghi coltelli, dato
che archi e frecce erano troppo ingombranti e difficili da maneggiare in
spazi tanto angusti. Salimmo quindi i gradini con le lame sguainate, per
non essere colti di sorpresa dallimprovvisa comparsa di un nemico.
Eravamo appena arrivati al sesto piano della roccaforte quando, nei
piani sottostanti, il silenzio venne infranto da una selvaggia cacofonia
di grida di rabbia e sdegno, mescolate a urla di dolore e al fragore del
metallo contro metallo.

Gli uomini di Rameses sono stati attaccati! grugn Nasla poco pi


indietro di me.

Non fermarti! replicai. Ne ha pi di duecento che possono


aiutarlo a raggiungere le porte.

Sbucando dalla curva seguente della scalinata, ci scontrammo con un


piccolo drappello di soldati nemici che scendevano con la stessa
velocit alla quale noi stavamo salendo. Era chiaro che erano stati
messi in allarme dal frastuono della battaglia ai piani inferiori, ma non
avevano previsto di incrociarci cos presto e perci non avevano
sfoderato le spade. Uccisi il primo limitandomi a sollevare la lama al
livello del suo pomo dAdamo: correndo, vi si and a infilzare, e io
sentii la punta affilata che gli tranciava le vertebre e il tiepido zampillo
di sangue sul polso quando la sua giugulare si squarci. Lasciai che il
cadavere scivolasse dalla mia spada, la cui punta si ritrov
perfettamente allineata al diaframma delluomo successivo, che doveva
essersi vestito in gran fretta perch aveva la corazza slacciata e il petto
in parte esposto. Affondai larma fino allelsa e quando lui stramazz a
terra gli posai il piede sulla gola per impedirgli di lottare, ruotai la lama
per allargare la ferita e poterla quindi estrarre con agio. Intanto Nasla e i
suoi compagni avevano eliminato gli altri nemici. Superai i cadaveri
con un balzo e corsi su per i gradini, e infine raggiungemmo lultimo
piano.

Da che parte? chiesi a Nasla.

Sempre dritto! La prima porta! disse indicandola con il mento. Ci


lanciammo insieme contro il battente, spalancandola. Accanto alla
finestra al capo opposto della stanza cera un uomo che ovviamente ci
aveva sentito arrivare e che si volt subito verso di noi. La corazza
della sua armatura era di un metallo lucido che avrebbe potuto essere
oro e la visiera del copricapo era abbassata; gli occhi scintillavano
dietro le fessure. La spada era infilata nel fodero appeso al fianco
destro. Soltanto le mani erano visibili e apparivano lisce e bianche,
prive di grinze e calli, simili a quelle di unincantevole fanciulla. Non
appena le vidi capii di chi si trattava.

Utteric, il tuo momento di gloria arrivato. Siamo venuti a mettere


alla prova la tua immortalit, gli dissi.

Lui allung una mano verso lelsa della spada e fece un passo verso
di noi, ma in quel momento i nostri uomini sciamarono nella stanza,
alle nostre spalle. Utteric non ebbe esitazioni, fece una mezza piroetta,
pos una mano sul davanzale della finestra, spicc un salto, gett i
piedi oltre il davanzale e scomparve alla vista.

Per un attimo provai una rabbia incandescente mescolata a unamara


delusione nel vedermi tolta per lennesima volta la possibilit di
vendicarmi; mi sentii ringhiare come un predatore al quale fosse stata
sottratta la preda. Eravamo allultimo piano e nessun uomo n animale
avrebbe potuto sopravvivere a una caduta da quellaltezza. Corsi alla
finestra e mi sporsi il pi possibile, guardando gi in preda allansia e
temendo di vedere il cadavere del mio nemico riverso sul terreno.

La scena che mi si present era molto diversa da quanto mi aspettavo.


La luce era quasi intensa come durante il giorno perch centinaia, anzi
migliaia di fiaccole circondavano le mura, mentre il potente esercito di
Hurotas si lanciava verso le porte della cittadella, spalancate da
Rameses e dai suoi uomini, che avevano fatto il loro dovere. Se il corpo
di Utteric giaceva in mezzo a loro, non sarei mai riuscito a scorgerlo in
quella calca caotica.

Disperato, mi sporsi ancor pi allesterno, rischiando non poco, e


lampliarsi del campo visivo mi permise di notare che soltanto due
piani pi sotto cera un balcone su cui era steso il corpo protetto
dallarmatura delluomo con le mani da femmina. Mentre lo osservavo,
lui si drizz a sedere e mi guard attraverso le fessure per gli occhi del
suo copricapo.

Ti vedo, Utteric, gli gridai dallalto, e sto venendo a prenderti.

Si alz affannosamente in piedi e si guard intorno in preda alla


frenesia, cercando una via di fuga. Dal modo in cui si muoveva, capii
che cadendo si era fatto male a una gamba. Balzai sul davanzale, vi
rimasi in equilibrio per un istante e poi mi tuffai su di lui. Avevo
sperato di finirgli sopra e di stenderlo di nuovo, per sempre, invece si
rivel pi veloce del previsto, riuscendo a scansarsi con un balzo.
Piombai nel punto esatto in cui lui si era trovato fino a un attimo prima,
atterrando goffamente, tanto che la spada sfugg roteando alla mia presa
e cadde con fragore sulle lastre di pietra, appena al di fuori della mia
portata.

Mi misi carponi per cercare di recuperarla, ma con la coda


dellocchio vidi che Utteric aveva sguainato la propria e si stava
avvicinando, zoppicante e con unespressione tetra. Mi gettai in avanti
e riuscii per un soffio a raggiungere la mia arma, ruotando rapidamente
su me stesso mentre serravo la mano sullelsa. Lui era fermo sopra di
me, le gambe ben divaricate e la spada impugnata con entrambe le
mani, sollevata sopra la testa, pronto a conficcarmela nel petto.

Per tradizione, larmatura di noi egizi contempla unapertura


allinguine che ci consente di orinare. Steso comero, vidi che quella di
Utteric non faceva eccezione e gli sferrai un violento calcio nellarea
non protetta.
Aveva appena iniziato ad abbassare la spada verso di me, quindi non
pot schivare il mio piede. Limprovviso e atroce dolore gli fece
perdere la concentrazione e sbagliare la mira: la punta della spada
manc il mio cuore, ma affond nella giuntura della mia spalla sinistra.
Lui si allontan barcollando, artigliandosi i genitali doloranti con una
mano e strillando come un bimbo; tuttavia, con unazione di riflesso
aveva estratto la lama dalla mia ferita e la stava sventolando con laltra
mano.

Mi misi seduto, ghermendo la mia di spada, quindi mi alzai e mi


voltai verso Utteric. Il balcone era stretto e io mi frapponevo tra lui e la
porta che dava sullinterno delledificio; lanci una rapida occhiata al
suolo, ma era davvero un gran bel salto. Lo vidi irrigidirsi e poi girarsi
ad affrontarmi, con una mano ancora serrata sullinguine e laltra che
stringeva la spada. Sapeva di doversi battere con me, e sapeva che
sarebbe stata una lotta allultimo sangue.

Mi ero ripreso in fretta dalla caduta e sentivo la spada leggera e


maneggevole nella destra. Eseguii una serie di affondi contro il mio
avversario, con il piede destro avanti, e lo costrinsi a voltarsi posando il
peso sulla gamba ferita. Ascoltai il suo respiro farsi affannoso e rauco,
non solo per il dolore alla gamba, ma anche per la carente forma fisica.

Rammentai il piacere che aveva mostrato mentre infliggeva una


morte terribilmente lenta e dolorosa al ministro Irus, nellanfiteatro di
Tebe, prima mozzandogli le braccia e poi trascinandoselo dietro con il
carro, finch il cranio non si era disfatto sul terreno. Valutai lipotesi di
riservargli lo stesso trattamento brutale, ma poi la mia fondamentale
bont danimo riprese il sopravvento.

Modificai con un gesto brusco langolazione dellattacco,


costringendo Utteric a voltarsi verso la mia spada; incespic appena
mentre cambiava posizione e abbass in modo quasi impercettibile la
guardia, come avevo previsto. La mia replica fu fulminea, cos rapida
da ingannare locchio. Gli affondai la punta della spada nel petto,
trafiggendogli il cuore e spingendogliela oltre la spina dorsale per un
altro mezzo braccio. Larma gli cadde di mano e gli cedettero le gambe,
ma lo tenni dritto, appeso alla mia lama, con i piedi che danzavano
leggeri sotto di lui, sfiorando il pavimento del balcone mentre moriva.
Alla fine abbassai larma e lo lasciai scivolare a terra.

Mi piegai su di lui e gli sollevai la visiera del copricapo. Avrei dovuto


immaginare che non sarebbe stato cos facile. Il viso di Utteric mi
aveva tormentato in sogno per lungo tempo e sapevo che avrebbe
continuato a farlo, perch stavo guardando il volto di un perfetto
sconosciuto. Soltanto le mani sembravano ancora quelle di Utteric. Si
era trattato dellennesimo trucco che confermava la destrezza di
quelluomo. Scossi il capo, poi mi raddrizzai e ascoltai i rumori della
notte intorno a me, colma dei suoni di una lotta senza quartiere: le
bellicose grida di guerra e le urla di chi veniva colpito, il fragore di
armi da taglio su elmi e corazze, il gemito dei feriti e i lamenti dei
moribondi.

La porta dietro di me si spalanc con violenza e allo schianto


seguirono uno scalpiccio di piedi e le grida di approvazione dei miei
uomini, scesi fin l dallultimo piano della fortezza.

Bravo, Taita, hai ucciso quellinfido bastardo, disse Nasla,


dandomi pacche sulla schiena.

S, ne ho eliminato un altro, ammisi, ma soltanto Hathor e Tanus


conoscono la sua identit. Comunque gli prenderemo larmatura,
sembra autentica e deve valere parecchio. Ora andiamo gi e
riproviamo a cercare lunico vero e autentico Utteric.

Dopo aver lasciato il cadavere seminudo, guidai i miei uomini lungo


la scala, nel pandemonio della battaglia.

La lotta era resa ancora pi cruenta dalla virtuale impossibilit di


distinguere lamico dal nemico: portavamo tutti la stessa uniforme e
parlavamo la stessa lingua, con lo stesso accento. La confusione era
aggravata dal buio, dalla mancanza di illuminazione nei corridoi e
persino nei cortili e nei saloni della fortezza. Era quasi impossibile
scorgere un volto, a qualsiasi distanza. Gli uomini di entrambi gli
schieramenti erano costretti a gridare il nome del loro capo mentre si
avventavano luno contro laltro, prima di decidere definitivamente se
dare battaglia o abbracciarsi.

Le porte della fortezza per rimasero saldamente in mano alle truppe


di Hurotas. I miei uomini e io, combattendo nel caos, ci aprimmo un
varco fino a raggiungerle. Trovammo il sovrano con la figlia Serrena e
il genero, Rameses, i risoluti guerrieri ai quali si doveva la conquista di
quella via di accesso. Il Faraone e i suoi uomini avevano sollevato la
barriera mobile di entrambe le porte bloccandone poi il meccanismo per
impedire al nemico di richiuderle. I reggimenti di re Hurotas le stavano
varcando in ranghi serrati, e bench non sapessimo con sicurezza quanti
fossero i soldati di Utteric eravamo convinti che i nostri fossero
altrettanti, se non pi numerosi. Le voci che gridavano Hurotas
andavano a sovrastare quelle che urlavano Utteric, segno che molti
degli uomini di questultimo stavano cambiando schieramento.
Cominciavo a credere che la vittoria fosse infine a portata di mano, ad
Abu Naskos; i miei pensieri tornarono a Tebe e al precario controllo che
Weneg e i suoi avevano su quella citt.

Allimprovviso i rumori della battaglia cambiarono e le urla di


trionfo vennero sostituite da un baccano che esprimeva paura e
sgomento. I nostri soldati, intenti a varcare le porte in file ordinate, si
dispersero in preda al panico, sgombrando lentrata, con la testa girata
per guardare dietro di s. E sentii linconfondibile rumore dei carri da
battaglia in movimento: il frastuono degli zoccoli dei cavalli che li
tiravano e lo stridore dei bordi metallici delle ruote sul lastricato del
terreno, lo schiocco delle fruste e le urla degli aurighi alla guida.
Trovavo sconcertante che quel baccano provenisse dalla fortezza e non
dallesterno. Solo a quel punto rammentai di avere saputo da Batur e
Nasla che, quando aveva mandato il grosso della sua cavalleria nei forti
sul delta, Utteric aveva tenuto nella cittadella un discreto numero di
carri per sottrarsi a un eventuale tentativo di cattura da parte di Hurotas
e dei suoi alleati.
Un attimo dopo, uno squadrone di carri da battaglia sfrecci lungo la
strada puntando verso le porte, con gli aurighi che frustavano i cavalli
senza piet e gli arcieri che scoccavano frecce in modo indiscriminato
contro la ressa di nostri soldati che stavano cercando di levarsi dal loro
tragitto. Tutti gli uomini sui carri portavano larmatura completa, con
copricapo a visiera, quindi era impossibile distinguerli luno dallaltro.
Alcuni soldati di Hurotas, lenti a spostarsi, vennero travolti e calpestati
dai cavalli, ridotti in brandelli sanguinolenti dalle ruote rivestite di
bronzo. Mi ritrovai prigioniero della calca tumultuosa, bloccato contro
un muro sul lato della strada, ma almeno riuscivo a vedere al di sopra
delle teste della folla e mi trovavo nella posizione adatta per contare i
carri in fuga che mi passavano accanto.

Vidi dieci file di quattro carri affiancati, per un totale di quaranta, la


cifra menzionata da Nasla e Batur. Quando gli ultimi quattro mi
sfrecciarono davanti, vidi larciere sul veicolo a me pi vicino. Come
tutti i compagni, aveva il volto e il viso interamente celati dal
copricapo; le fessure per gli occhi non erano che due fenditure scure,
ma ne percepii lo sguardo su di me. Mi osserv quasi con indifferenza
mentre incoccava una freccia, ritrasse la testa di scatto e mi mise a
fuoco mentre mi riconosceva. Nella mia mente svan qualunque dubbio.
Lodio di quelluomo nei miei confronti era talmente violento che fu
come se mi avesse lanciato in faccia dellacqua bollente. Capii con
assoluta certezza che stavo guardando negli occhi il mio acerrimo
nemico, Utteric Turo, autonominatosi il Grande, presunto Faraone
dEgitto.

Sollev larco che stringeva nella destra con improvvisa e ferrea


determinazione e tir indietro limpennatura, sino a farle toccare la
fessura sprezzante della bocca della maschera. Io ero bloccato dalla
calca contro il muro di pietra alle mie spalle, impossibilitato persino a
piegare la testa, ma vedendogli tirare la freccia con la destra rammentai
che Utteric era mancino e capii quindi che la sua mira non sarebbe stata
perfetta. Vidi e riconobbi il primo movimento delle dita che
preannunciava il rilascio del dardo e girai il capo. La freccia vol
troppo rapida perch potessi seguirla a occhio nudo, ma sentii lo
spostamento daria sulla guancia mentre la punta mi graffiava
lorecchio e poi, quasi simultaneamente, la udii colpire il pilastro di
pietra dietro la mia testa e frantumarsi nellimpatto. La pressione della
folla che mi teneva prigioniero si allent quasi allistante mentre i
presenti si allontanavano, e io caddi sulle pietre del terreno.

Aspettai un po prima di rialzarmi, non perch temessi la freccia


seguente di Utteric, ma perch impiegai un paio di istanti a bloccare il
rivolo di sangue che mi usciva dal lobo. Quando mi rimisi in piedi, i
carri nemici erano gi sfrecciati fuori dalle porte e stavano
attraversando di gran carriera la pianura che correva parallela al fiume,
in direzione ovest. Erano inseguiti da centinaia di soldati di Hurotas,
che tuttavia erano a piedi e impossibilitati a colpirli con le frecce, tanto
che molti di loro stavano gi rinunciando allinseguimento per tornare
verso la fortezza. Prima dellindomani Utteric e i suoi prodi avrebbero
avuto un certo vantaggio su di noi, ma quale direzione avrebbero preso?
Pensavo di saperlo.

Q uindi dove andr Utteric? chiese Hurotas al consiglio riunito


nella sala della guerra della fortezza di Abu Naskos. Poi, vedendo che
la maggior parte dei suoi guardavano verso di me, si rivolse
direttamente al sottoscritto. Nobile Taita, hai qualche idea in
proposito?

Al pari degli altri era insolitamente di buon umore: sfoggiava un tono


gioviale e unespressione amichevole. Soltanto unora prima aveva
assistito allapertura della camera del tesoro della roccaforte. Per una
settimana almeno i tesorieri reali sarebbero stati impegnati a stabilirne
il valore totale e a calcolare la somma da distribuire ai valorosi soldati
che avevano liberato lEgitto dalla tirannia.

Utteric nato a Tebe, replicai. Ha trascorso tutta la vita l, non ha


mai lasciato lEgitto e non riesco a immaginare che lo far mai. di
sicuro convinto che la citt si trovi ancora in mano ai suoi sgherri e,
come un bimbetto che si scottato le dita, torner a casa di corsa.
Conciso e pertinente come sempre, Tata, comment Hurotas,
annuendo. Ora dimmi, puoi catturarlo per noi?

Sono fermamente intenzionato a farlo, gli assicurai. A parte gli


altri incentivi, quali lealt, onore e giustizia, bisogna considerare che
possiede ancora la maggior parte del tesoro e della ricchezza
dellEgitto, nascosta chiss dove. Quello che abbiamo recuperato oggi
qui solo una minuscola parte del tutto, e per quanto mi riguarda ho
una gran voglia di trovare anche il resto. Progetto di partire subito per
Tebe, con il tuo permesso, com ovvio.

Hai il mio permesso, ribatt Hurotas, assentendo.

Ho bisogno che un membro della famiglia reale mi accompagni, per


conferire lustro e autorevolezza alla mia missione. Lo chiederei al
Faraone Rameses, ma lui serve qui.

In tal caso dovrebbero essere Hurotas o Tehuti ad andare con Taita,


ma deve trattarsi di un membro della famiglia reale, mi spalleggi
Rameses.

Si levarono voci indignate.

Tu, nostro genero, stai per essere incoronato. Non intendiamo certo
andarcene in giro con Taita mentre succede, protest Hurotas; Tehuti
gli prese la mano e la strinse per confermare la comunione dintenti
della famiglia.

Serrena, lunica a non essersi ancora pronunciata, si alz e venne a


piazzarsi accanto a me, con unespressione talmente diversa da quella
radiosa e affascinante che sfoggiava di solito che un improvviso
silenzio cal sulla stanza e i presenti la guardarono con trepidazione, in
attesa che parlasse.

Andr io con Taita, annunci risoluta.


No! Te lo proibisco, grid Hurotas, balzando in piedi.

Perch mi dovresti proibire di fare il mio dovere, padre? chiese con


dolcezza lei.

Lo proibisco perch sei solo una donna. Era di sicuro la prima cosa
che gli era saltata in mente, e non erano certo le parole pi convincenti
o diplomatiche che gli avessi sentito pronunciare.

Sono soltanto la donna che ha ucciso il cinghiale laconiano. Sono


soltanto la donna che ha decapitato Eneb il Terribile, replic Serrena,
raddrizzando leggermente la schiena. Sono la stessa donna che ha
conficcato una freccia nelle viscere del generale Panmasi. Sono la
regina dellEgitto e ho il dovere di proteggere il regno dalla tirannia.
Perdonami, padre, ma devo andare con Taita. Gir poi la testa verso la
regina Tehuti e chiese: Madre?

Non sono mai stata pi fiera di te, figlia mia, afferm Tehuti con
voce tremula per lemozione. And ad abbracciare Serrena, le guance
rigate di lacrime di orgoglio, poi indietreggi e si slacci la cinta alla
quale era appeso il fodero della spada, porgendogliela con entrambe le
mani. Spero che tu non abbia mai motivo di usarla con rabbia, ma, se
ti trovassi costretta a farlo, spingila bene a fondo, figlia mia. Mentre
gliela sistemava intorno alla vita, lenorme rubino incastonato nellelsa
della spada azzurra scintill di una luce sublime.

Serrena guard Rameses, dietro la madre.

Mio consorte? domand, e lespressione di Rameses si addolc.

Ora sei una regina, e non solo di nome, replic lui. Se non posso
venire con te io stesso, non potrei sceglierti un compagno migliore di
Taita. Andate, con la mia benedizione!
Lei si rivolse nuovamente a Hurotas. Ti prego di essere indulgente,
mio amato padre.

Lui allarg le braccia con un sorriso di rassegnazione, venato di


malinconia e insieme di orgoglio. Daccordo, mia amata figlia.

Fu felice di lasciarci scegliere un centinaio dei suoi uomini migliori,


con quaranta carri e i rispettivi cavalli, ai quali aggiungemmo Batur e
Nasla e altri cinque o sei prodi che avevano gi visto Utteric e
sarebbero quindi stati in grado di riconoscerlo. Poi Serrena e io
discutemmo di quale fosse il modo pi rapido per raggiungere Tebe.
Naturalmente il fattore decisivo era la velocit della corrente del Nilo,
contro la quale avremmo dovuto procedere se avessimo veleggiato
verso Tebe, e che in quel periodo dellanno e su quel tratto del fiume
era rapida come il passo affrettato di un uomo, quindi avrebbe ridotto
della met la velocit di unimbarcazione. Questultima, tuttavia,
avrebbe potuto viaggiare sia di giorno che di notte, mentre un cavallo
con cavaliere avrebbe trottato per un intervallo di tempo limitato, prima
di doversi riposare. Caricammo quindi uomini e destrieri su cinque
grandi barconi sotto le mura di Abu Naskos. Disponevamo di equipaggi
pi che sufficienti per metterli ai remi e sostituirli con regolarit, perci
puntammo la prua controcorrente e partimmo alla volta della citt di
Tebe.

Il vento soffi senza sosta da nord, notte e giorno, gonfiando le vele e


spingendoci, ma passarono comunque ore e giorni esasperanti in cui
utilizzammo sia le vele sia i remi prima che, di buon mattino, io salissi
in cima allalbero e, attraverso la foschia, riuscissi a distinguere le mura
del Giardino della Gioia sulle colline sopra il Nilo. Unora pi tardi la
nostra piccola flotta ormeggi accanto al molo principale del porto di
Tebe e Serrena e io sbarcammo con una mezza dozzina di uomini;
eravamo tutti travestiti, lei in particolar modo. Non sapevamo se Utteric
avesse raggiunto la citt prima di noi, ma se lo aveva fatto potevano
essere successe una miriade di cose sgradevoli. Cera anche
leventualit, per quanto remota, che fosse riuscito a riprendere il
controllo di Tebe.
Quando raggiungemmo le porte principali, tuttavia, le trovammo
aperte e non notammo nulla di insolito. Riconobbi persino tre o quattro
delle sentinelle di guardia, tutte uomini di Weneg. Era evidente che
Utteric e il suo branco di rinnegati non erano ancora arrivati, ma sapevo
che non potevano essere rimasti molto pi indietro di noi.

Le sentinelle furono felici di vedermi, e quando pregai Serrena di


levarsi il travestimento e mostrare loro il viso la riconobbero allistante.
Pazzi di ammirazione, si prostrarono ai suoi piedi. Dovetti sferrare
alcuni calci decisi per indurli a rialzarsi e scortarci fino agli
appartamenti di Weneg, al palazzo dorato. Anche lui si lasci prendere
dallentusiasmo per limprovvisa apparizione della moglie del Faraone
e dovetti ricordargli con fare brusco limminente arrivo di Utteric e
della sua banda di farabutti.

Quattro ore pi tardi, quando i carri da battaglia di Utteric giunsero


infine davanti a Tebe, trovarono le porte sbarrate, la sommit delle
mura deserta e la citt immersa in un silenzio totale. Lui e i suoi si
fermarono a una certa distanza dalle porte principali, cauti. Avevano
palesemente galoppato pi in fretta che potevano lungo tutto il tragitto
da Abu Naskos, e i carri sopravvissuti al viaggio apparivano
impolverati e malconci. Giorni prima ne avevo contati quaranta, nuovi
di zecca, che lasciavano la capitale settentrionale con altrettanti tiri a
cinque cavalli in condizioni eccellenti. Ne erano rimasti solo ventinove,
gli altri undici dovevano avere perso una ruota o spezzato un asse, ed
erano stati abbandonati lungo la strada. I cavalli di riserva, radunati in
un gruppo poco compatto dagli aurighi ormai privi di mezzi di trasporto
su ruote, avevano chiaramente perso energie e peso nei giorni
successivi. Avevano il manto spellato e indurito dalla polvere, e quattro
o cinque di loro zoppicavano.

Gli uomini di Weneg erano gi ai propri posti, quasi tutti schierati


sopra le mura ma con la testa bassa, al di sotto del parapetto, come da
miei ordini. Gli altri erano ammassati appena dentro le porte, non
visibili ma pronti a lanciarsi in avanti a un mio segnale.

Evidentemente Utteric non prevedeva di incontrare la minima


resistenza. Aveva lasciato la citt al sicuro nelle mani del generale
Panmasi e quasi certamente immaginava che questultimo fosse sul
punto di correre fuori ad accoglierlo. Non vedendolo arrivare si
insospett, essendo la diffidenza profondamente radicata nel suo
carattere. Dato che lo conoscevo bene, quella diffidenza aveva
contagiato anche il mio modo di pensare, e mi resi conto che era stato
un errore ordinare ai miei uomini di restare nascosti.

Riesci a vedere Utteric? chiesi a Serrena, sdraiata al mio fianco sui


bastioni a sbirciare attraverso la stessa feritoia nel parapetto.

Non ancora, c troppa polvere e troppo movimento, rispose. E


poi sono troppo distanti.

Gli uomini di Utteric stavano gironzolando nervosamente l intorno,


aspettando un suo ordine per avvicinarsi ancora di pi alle mura. La
situazione stava entrando a poco a poco in una fase di stallo.

Vidi che quasi tutti gli aurighi, data la calura di quellora del giorno,
si erano tolti copricapo e corazza, cos mi riparai gli occhi con le mani a
coppa e li fissai, tentando di riconoscerne qualcuno. Allimprovviso uno
si tolse il copricapo con entrambe le mani, pronto a rimetterselo quasi
subito, e in quel momento, grazie a una leggera torsione del suo
cavallo, la luce del sole gli illumin pienamente il viso.

Eccolo! esclamai, afferrando il braccio di Serrena.

Non devi punirmi per questo, protest. A volte, in preda


alleccitazione, dimentico quanto sono forte. Non avevo dubbi: quello
era il vero Utteric. Insospettito dal fatto che non vi fosse nessuno sui
bastioni, si stava preparando a scappare di nuovo. Mi alzai con la
freccia gi incoccata, pur sapendo che la distanza fra noi era notevole e
lui un bersaglio in movimento, poich stava facendo voltare il cavallo
premendogli i talloni sui fianchi per spronarlo. Scoccai comunque il
dardo e lo guardai salire nel cielo per poi iniziare la discesa, con una
traiettoria talmente perfetta da convincermi che lavrei come minimo
ferito, tanto che esultai in segreto. Ma poi sentii unimprovvisa raffica
di vento baciarmi la guancia e vidi la freccia sollevarsi su una corrente
daria e passare sopra la testa di Utteric, che sentendola saettare cos
vicina chin il capo e si abbass sul collo del destriero. Gli altri
cavalieri gli si assieparono intorno, poi partirono tutti al galoppo in
direzione est, verso il mar Rosso.

Osservai il nuvolone di polvere finch non si dirad, poi gridai a


Weneg: Quanto ci metti a procurarmi un centinaio di cavalieri per
seguire Utteric?

Lui non rispose subito, ma si alz e mi raggiunse di corsa lungo il


passaggio, con aria preoccupata.

Hai intenzione di inseguirlo?

Certo, risposi, quasi ringhiando. Odio le domande stupide.

Ma sta puntando direttamente verso il territorio degli shushukan.


Non vorrai dargli la caccia con soli cento uomini, vero? Ti servirebbe il
sostegno di un intero esercito, prima di tentare unimpresa simile.

Shushukan? chiesi, in tono un po pi dolce. Non li ho mai sentiti


nominare. Di chi o di cosa stai parlando?

Ti chiedo scusa, nobile Taita, avrei dovuto spiegarmi meglio. Io


stesso non li conoscevo, fino a qualche settimana fa. Sono una trib di
ribelli e di reietti che vivono ai margini della civilt o di qualsivoglia
controllo. Allarg le mani in un gesto conciliante. Forse sarebbe
meglio parlare, prima di prendere decisioni affrettate.

Se Utteric diretto verso il territorio degli shushukan e quelli sono


malvagi come dici, si prenderanno sicuramente cura di lui al posto
nostro, e cos ci risparmieranno una montagna di problemi. Sorrisi, ma
Weneg scosse di nuovo il capo.
Secondo alcune voci proprio lui il capo degli shushukan e il
fondatore del loro movimento, disse. Non stupisce che lo chiamino
luomo dalle cinquanta facce.

Serrena, che aveva seguito con attenzione il nostro colloquio,


afferm: Non capisco perch Utteric avrebbe dovuto spingersi a tanto.
In veste di Faraone dEgitto esercita il massimo potere e la massima
autorit su tutti, o sbaglio?

Scossi il capo. Solo sui buoni, ma nemmeno un Faraone ha il diritto


di diffondere il male. Se per il sovrano e al contempo il capo degli
shushukan comanda sia sui buoni che sui malvagi.

Davvero geniale, da parte sua! comment lei, serissima, ma gli


occhi le brillavano come quelli di una leonessa che avesse fiutato la
preda. Senza dubbio tu gli hai impedito di arrivare ai buoni, visto che
gli hai negato laccesso a Tebe e a tutte le altre splendide citt
dellEgitto, confinandolo nel posto che gli spetta, dove pu contare solo
sugli shushukan.

Dobbiamo scoprire tutto il possibile su quella marmaglia, affermai.


Dobbiamo inviare l le nostre spie per sapere chi governa e detiene il
potere, chi stabilisce le leggi, anche se forse non pu esistere nessuna
legge in un ambiente come quello creato da Utteric.

Mi sono informato, mi assicur Weneg, e te lo avrei gi riferito se


ne avessi avuto la possibilit, ma Utteric ha cominciato ad alitarti sul
collo non appena sei arrivato. A quanto sembra, il capo degli shushukan
un uomo che si gloria del nome di Cane Pazzo.

Suona appropriato, commentai.

Mi stato riferito che un bieco criminale, in altre parole perfetto


per quel ruolo.
Forse Cane Pazzo non che uno dei tanti nomi falsi di Utteric,
ipotizzai prima di chiedere: Hai idea di quanti shushukan abbia al suo
comando?

Non ne ho idea, ma qualcuno parla di centomila uomini.

Sbattei le palpebre sentendo quella cifra: se Utteric disponeva anche


solo della met di quelle forze, capeggiava il pi grande esercito sulla
Terra.

Cosaltro si dice? domandai.

Che abbia gi costruito un enorme castello a Ghadaka, sulle rive del


mar Rosso, da cui conquister il resto del mondo.

Diedi le spalle a Weneg e presi a camminare lungo il parapetto.


Guardai verso est e vidi il nuvolone di polvere sollevato dai carri di
Utteric rimpicciolirsi e diradarsi nella brezza. Mi voltai e tornai dal mio
amico.

Quelle che mi stai riferendo sono semplici voci, sottolineai.

Lui si strinse nelle spalle e strascic i piedi.

ci che mi hanno detto, borbott in tono di scusa.

Voglio mandare subito degli esploratori laggi a verificare la


fondatezza delle informazioni. Devono essere uomini capaci e fidati e
devono agire in maniera autonoma, in modo che, se qualcuno di loro
viene catturato dagli uomini di Utteric, gli altri abbiano comunque
buone possibilit di riuscire a tornare da noi con notizie affidabili, gli
dissi, e lui annu.
Verificare le nostre informazioni una mossa saggia, nobile Taita.

Ho portato con me da Abu Naskos due uomini eccellenti, due


fratelli di nome Batur e Nasla, ai quali voglio che tu affidi questa
ricognizione.

Sar fatto, ma ci vorranno giorni prima che raggiungano Ghadaka e


tornino a riferire quanto scoperto.

Allora prima li mandi e meglio sar, sottolineai, poi mi rivolsi a


Serrena. Maest, hai appena sentito quali forze Utteric potrebbe essere
in grado di scatenarci contro. Ho bisogno del tuo aiuto per radunare
tutti gli uomini e i carri su cui possiamo mettere le mani prima di
dirigerci verso la sua tana, a Ghadaka.

Naturalmente non hai che da chiedere, Tata.

Grazie, mia cara. La presi per un braccio e la condussi lungo il


parapetto. Credo che la stima di Weneg sul numero di uomini di
Utteric sia pi che mai esagerata. Pi ci penso e pi trovo assurda lidea
che abbia costruito un imponente castello sul mar Rosso a nostra
insaputa. Per erigere un edificio di simili dimensioni servirebbero
decenni e decine di migliaia di operai, e ti assicuro che se una simile
fortezza esistesse ne sarei stato informato molti anni fa. Dubito che mi
ci vorr molto per accertare i fatti. Nel frattempo potremo radunare
lesercito pi forte possibile da opporre a Utteric.

Q uando, allinizio del suo conflitto con Hurotas e Rameses, Utteric


era partito da Tebe per scendere il Nilo fino al delta e impadronirsi della
fortezza di Abu Naskos, aveva spogliato la capitale di quasi tutti i suoi
carri e i suoi arcieri, lasciando solo gli armamenti che riteneva necessari
al generale Panmasi per controllarla in sua assenza. Sommando tali
carri a quelli assegnatici da Hurotas quando avevamo lasciato Abu
Naskos arrivammo a un totale di centoundici.
Erano tutti i veicoli sui quali potevamo contare per lattacco contro il
grande e inespugnabile castello di Utteric a Ghadaka, con i suoi
centomila selvaggi. Quella sera rimasi seduto sulle mura di Tebe con
Serrena accanto a uno dei fuochi di guardia, a mangiare formaggio duro
arrostito su lunghi spiedi, sino a farlo sciogliere. Lo annaffiammo con
vino rosso intiepidito su quello stesso fuoco.

Quindi mi credi un po matto? chiesi a Serrena.

Non ho affatto detto questo, Tata, puntualizz lei, scuotendo il


capo con sussiego. Ho detto che secondo me sei matto da legare!

Solo perch ho cambiato idea?

No, perch soltanto un folle organizza un attacco a una roccaforte


inespugnabile con cento e rotti carri ma nessuna attrezzatura da
assedio.

Non sei obbligata a venire con me, precisai.

Oh, non mi perderei questesperienza per nulla al mondo. Sorrise.


Potresti riuscire nel tuo intento per un soffio, e in tal caso non me lo
perdonerei mai.

Lindomani lasciammo Tebe che era ancora buio. Servirono tre giorni
di strenue cavalcate per raggiungere il margine della grande valle del
Rift che, sulle rive del mar Rosso, scendeva fino a met della distanza
fra la superficie e il centro della Terra. Godevamo di una perfetta
visuale sulle acque di un azzurro sporco, delimitate sul versante
orientale da spiagge rossastre, probabile motivo del colore con cui quel
mare noto. incredibile quanto possano dimostrarsi banali le persone
comuni.

Dopo aver abbeverato i cavalli e averli fatti mangiare cominciammo


a scendere lungo la scarpata, ma non eravamo arrivati nemmeno a met
strada quando notammo due uomini a cavallo che risalivano il ripido
sentiero, avvicinandosi a noi. Bench fossero ancora molto distanti,
Serrena e io li riconoscemmo, lei perch una semidea, pur essendone
inconsapevole, e io perch ho una vista perfetta.

Spronammo i rispettivi animali premendo i talloni sui fianchi e ci


lanciammo al galoppo per raggiungerli. Ehil, Batur! Come stai,
Nasla?

Ormai ho imparato a non discutere con te, nobile Taita, disse Batur
quando si ferm accanto a noi, e il fratello minore gli diede manforte,
affermando: Devessere cos noioso avere sempre ragione.

Quindi non c nessun castello? Fui felice di vedere confermata


per lennesima volta una mia supposizione.

Nessun castello, conferm lui, ma c una cosa cento volte


peggiore. Non abbiamo avuto il coraggio di avvicinarci troppo e di
sicuro non vorrete farlo nemmeno voi. Persino gli uomini di Utteric
sono fuggiti e lhanno lasciato l da solo. Ce lhanno raccontato quando
li abbiamo incrociati sulla strada, ci credevano ancora fedeli a Utteric,
quindi hanno parlato liberamente. Stanno tornando a Tebe per affidarsi
alla clemenza del Faraone Rameses.

Stai mettendo a dura prova la mia pazienza, Batur! lo avvisai. Se


non c nessun castello, dove si chiuso Utteric? Parla, amico!

Si rifugiato in un lebbrosario, mio signore. Si gir per indicare la


direzione da cui era venuto. L, in quel minuscolo villaggio chiamato
Ghadaka. solo, se si eccettuano diverse centinaia di lebbrosi. Nessuno
dei suoi uomini voluto restare con lui, pensano che sia impazzito. Non
sono daccordo: secondo me Utteric matto sin dal giorno in cui
nato, disse senza sorridere.

Rimasi basito, forse per la prima volta in vita mia. Senza aggiungere
altro, smontai da cavallo e scesi lungo il pendio fino a trovare un masso
adeguato sul quale mi sedetti, di malumore, per osservare il sottostante
insediamento di Ghadaka. Era costituito da cinquanta o sessanta
casupole dal tetto di paglia, disseminate a intervalli regolari lungo una
spiaggia a mezzaluna, accanto alle quali vidi alcune persone riunite in
un boschetto di palme. Era impossibile distinguere gli uomini dalle
donne perch erano tutti avvolti in un ampio mantello e avevano testa e
volto coperti. Sedevano immobili come cadaveri.

Avevo paura. Per la prima volta da quando riuscissi a ricordare


temevo la morte, il tipo di morte silenziosa e sinistra che scorgevo sulla
spiaggia sotto di me. Ero consapevole delle mie origini divine, ma in
quel momento mi sentivo insicuro, o meglio non abbastanza sicuro da
agire in base a quella certezza e introdurmi nella morte apparente di una
colonia di lebbrosi.

Mi accorsi allimprovviso della presenza leggermente profumata di


Serrena seduta accanto a me e del tocco serico della sua mano sul mio
avambraccio.

Noi due non abbiamo nulla da temere, mormor. Mi voltai per


guardarla negli occhi. Lo sapeva, tutto qui. Sapeva della nostra natura
divina, a dispetto dei miei strenui sforzi per proteggerla da quella
consapevolezza. Lo sapeva, e grazie a ci ricominciai a credere.

Fu sufficiente. La presi per mano e la tirai in piedi. Non saresti


contenta di lasciare agli dei il compito di punire Utteric? le chiesi, ma
lei scosse il capo.

Sai benissimo che non lo sarei. Ho prestato un giuramento a Utteric


e a me stessa.

Allora scendiamo laggi e teniamo fede alla tua promessa.


Tornammo ai cavalli e raggiungemmo Batur e Nasla, che ci aspettavano
con i carri.
Lindomani, di buonora, prendemmo cinque carri carichi di
provviste e scendemmo lungo la scarpata, fino a un vecchissimo
cancello spalancato che si trovava appena sopra la spiaggia e il mare. L
accanto spiccava unasse di legno fissata a un paletto su cui si leggeva
un tetro avvertimento: Non procedete oltre, voi che amate gli dei e la
vita che vi hanno donato! Da qui in poi troverete solo mestizia e pianto.

Gli aurighi fermarono i veicoli e scaricarono le provviste in silenzio e


con malcelata ansia, ammucchiando in disordine i sacchi di grano e
carne essiccata sul ciglio del sentiero e continuando a lanciare occhiate
nervose verso i tetti di paglia del villaggio. Appena ebbero finito,
frustarono i cavalli e sfrecciarono al galoppo su per la scarpata,
unendosi ai due fratelli che aspettavano di guidarli nuovamente verso
Tebe.

Rimasti soli, Serrena e io raggiungemmo il lebbrosario. Mentre


passavamo, alcune teste, coperte da un cappuccio che celava anche il
volto, si girarono verso di noi dalla soglia delle casupole con le pareti di
argilla grezza, prive di porte e finestre. Nessuno ci salut n ci chiam
mentre proseguivamo verso il palmeto sulla spiaggia. Quel silenzio
totale era carico di disperazione.

Serrena avvicin il cavallo al mio finch i nostri piedi non si


sfiorarono, e parl a bassa voce per farsi sentire solo da me.

Come faremo a trovare Utteric, se porta un cappuccio come tutti gli


altri?

Di questo non preoccuparti, replicai. Noi due siamo le persone


che pi odia al mondo. Non dobbiamo fare altro che ostentare la nostra
presenza, sar lui a trovare noi. Ma stai in guardia: quando arriver sar
rapido e avremo ben poco preavviso.

Nel palmeto trovammo gli stessi capannelli di figure silenziose che


avevamo notato dallalto della scarpata. Non si mossero n mostrarono
altri segni di vita, se non che un paio di teste incappucciate ruotarono
leggermente per seguire la nostra avanzata. Alla fine ci fermammo dove
le persone riunite sembravano pi numerose, ossia almeno una decina.

Chi il capo, qui? domandai con un tono lugubre consono


allambiente. Il silenzio che accolse la mia domanda parve persino pi
assoluto di quello che laveva preceduta.

Allimprovviso si ud una bizzarra risata stridula e una delle figure


incappucciate rispose al mio quesito: Ecate, la dea dei morti, sta
ancora disputando lonore ad Anubi, il dio dei cimiteri.

Non sapevo bene chi di loro avesse parlato, suscitando alcune risate
amare.

Avete qualcosa da mangiare? domandai.

Se hai fame, puoi mandare gi gli stessi gusci di noce di cocco che
ho mangiato io la settimana scorsa, ormai dovrebbero essere digeriti a
met! grid una delle creature senza volto. Stavolta la risata fu pi
sonora e sprezzante. Noi due aspettammo che cessasse.

Vi abbiamo portato del cibo. Serrena si drizz sul cavallo e la sua


voce raggiunse tutti i presenti. Carne affumicata e pesce essiccato!
Pagnotte di miglio e sorgo! Tanto da saziarvi!

Un silenzio perentorio e risentito cal sul palmeto. Una delle figure


balz in piedi e gett indietro il cappuccio, mettendoci di fronte a uno
spettacolo orrendo. Naso e orecchie erano stati consumati dalla malattia
cos come il labbro superiore, tanto che la bocca era contratta in un
ghigno perenne simile a quello di un teschio. Una delle palpebre era
scomparsa, laltra completamente abbassata, e lunico occhio aperto era
iniettato di sangue. Il tanfo della carne in putrefazione venne portato
fino a noi dalla dolce brezza marina. Sentii la bile salirmi in gola e
deglutii a fatica.

Creature malvagie! strill la donna, con le lacrime che sgorgavano


dallocchio senza palpebra, rigandole la gota devastata. Venite qui per
farvi beffe della nostra tragedia. Perch parlarci di cibo, quando sapete
che non ce n? Non avete piet n misericordia? Cosa vi abbiamo fatto
di male per essere trattati cos?

Serrena le rispose con la voce che fremeva di compassione. Ho


portato del cibo per te e per tutti i tuoi compagni, annunci, te lo
giuro in nome della dea Artemide! Cinque carrettate di provviste vi
aspettano dietro linsegna che d il benvenuto al vostro villaggio. Se sei
troppo malata te lo porter qui io e ti imboccher con le mie stesse
mani...

Dalla ressa si levarono esclamazioni dettate dalla fame e dalla


speranza, risate mescolate a urla di disperazione o di dolore, mentre i
poveretti si alzavano con grande sforzo e si dirigevano saltellando o
zoppicando verso il cancello, in cerca del miracolo promesso da
Serrena.

Se cadevano, li raggiungevamo per tirarli in piedi e aiutarli a salire


sui nostri cavalli. Grida di gioia e incredulit si levarono dalla prima
fila di persone non appena si trovarono davanti i cumuli di cibo.

Caddero in ginocchio e lacerarono i sacchi con dita tremanti. Coloro


le cui dita erano gi state divorate dalla malattia li strapparono con i
denti e con gesti avidi si infilarono il cibo fra le labbra spaccate e
sanguinolente.

Le grida raggiunsero le casupole pi lontane dal cancello, i cui


abitanti vennero attirati istintivamente verso le provviste come api. I
lebbrosi pi deboli, quelli ormai devastati dalla malattia, furono
scaraventati a terra, ma tentarono di strisciare carponi per trovare
almeno qualche briciola, mentre i pi forti si disputavano come cani un
pezzetto di carne essiccata.
Nella mischia, Serrena e io finimmo separati, ritrovandoci non molto
lontani luno dallaltra ma comunque troppo distanti, quindi lei mi
avvis in tono pressante usando il tenmass, il linguaggio segreto degli
dei.

Attento! Lui vicino, grid.

Come fai a saperlo? urlai di rimando, nello stesso idioma.

Sento il suo odore.

Ho imparato a non sottovalutare il suo olfatto, pi acuto di quello di


qualsiasi segugio.

Mi guardai rapidamente intorno e mi accorsi di avere accanto almeno


quattro figure incappucciate. Portavo addosso due coltelli: in un fodero
fissato al fianco destro, il mio coltello da caccia, unarma a doppio
taglio dalla lama lunga poco meno di un cubito che potevo raggiungere
con la mano destra; alla base della schiena, sotto il mantello, una
seconda lama lunga soltanto la met ma raggiungibile con entrambe le
mani. In quel momento, tuttavia, ero prigioniero di quella umanit
unumanit malata e puzzolente, per di pi e costretto in una
posizione sgraziata che lasciava scoperto un pezzo di schiena dietro la
mia spalla sinistra. Mi sforzai di districarmi per voltarmi e coprirmi le
spalle.

C qualcuno accanto alla mia spalla sinistra? gridai a Serrena, in


tenmass.

Abbassati! url di rimando lei, con una nota di urgenza nella voce
che non le avevo mai sentito prima. Piegai subito le ginocchia e scivolai
nel caos di piedi e gambe dai movimenti concitati, alcune coperte da
lunghe tuniche macchiate di sangue secco e pus, altre nude e rivestite di
piaghe e dalle ulcere suppuranti tipiche della lebbra. Tutti si stavano
spintonando a vicenda.

Appena sopra la mia testa, una mano brandiva un coltello, sferrando


colpi alla cieca nel punto esatto in cui mi ero trovato fino a pochi istanti
prima. La riconobbi grazie alla vivida descrizione avuta da Serrena
nellanfiteatro di Tebe, dove Utteric era stato ucciso da una freccia solo
per poi tornare miracolosamente dal regno dei morti. Era una mano
bellissima, liscia e dalleleganza quasi femminea, lepitome della
malvagit.

Nella scomoda posizione in cui mi trovavo non potevo raggiungere


nessuno dei miei due coltelli. Quello di Utteric mi sfrecci accanto al
viso e and a tagliare la coscia nuda di qualcun altro. Il sangue zampill
dalla ferita e sentii la vittima gridare di dolore, facendo impazzire
dansia Utteric, che cominci a sferrare pugnalate selvagge, colpendo
unaltra donna.

Sollevai le mani mentre la lama mi passava sopra la testa e gli


ghermii il polso con la sinistra; non appena la mia presa fu salda, posai
la destra sopra la sua, serrata sullimpugnatura dellarma. Stringendogli
il polso in una morsa alla quale non poteva sottrarsi glielo torsi
allindietro, finch non sentii i legamenti strapparsi e lui urlare di
dolore.

Speravo che il suo grido guidasse Serrena fino a noi e gli girai il
polso ancora pi forte. Lui strill di nuovo, a un volume ancora pi
gratificante, ma poi lurlo si interruppe e la tensione gli abbandon
corpo e arti. Gli cedettero le gambe e, ancora prigioniero della mia
stretta, croll sopra di me. Lo feci rotolare di lato per levarmelo di
dosso e vidi che lelsa della spada azzurra, con il rubino
sullimpugnatura che brillava di fuoco celeste, gli spuntava dalla base
della schiena: la lama doveva avergli trafitto i reni.

Serrena si lasci cadere in ginocchio accanto a me. Utteric?


chiese. Ti prego, Artemide, fa che abbiamo ucciso quello giusto!
C soltanto un modo per esserne sicuri, le risposi. Strappai via il
cappuccio da lebbroso che gli celava la testa e girai luomo morente,
che guardammo in silenzio.

I lineamenti avrebbero potuto risultare nobili come quelli del fratello


Rameses, ma non lo erano, attestando invece una subdola scaltrezza.
Avrebbero potuto esprimere gentilezza e premura come quelli del
fratello, invece tradivano crudelt e follia.

Gli posai un piede sulla schiena per tenerlo fermo, mentre estraevo la
scintillante lama azzurra conficcata nella sua carne, poi capovolsi la
spada e ne porsi lelsa a Serrena, chiedendole: Vuoi finirlo?

Lei scosse il capo e sussurr: Ne ho abbastanza di spargimenti di


sangue. Pensaci tu, caro Tata.

Mi chinai per ghermire una manciata dei folti riccioli scuri sulla nuca
di Utteric e sollevargli il viso dalla polvere, cos da non rovinare la
lama sul terreno sassoso mentre gli mozzavo la testa. Stringendo la
spada nellaltra mano, presi le misure per il colpo sfiorandogli il collo
con il bordo della lama, talmente affilato che la pelle chiara si lacer,
mostrando una sottile linea rossa che mi avrebbe fatto da bersaglio.
Alzai larma sopra la testa, quindi la riabbassai senza fretta. Produsse
un flebile schiocco, tranciando le vertebre. Il corpo di Utteric si
afflosci in una pozza di sangue mentre io sollevavo la testa,
tenendomela poi davanti al viso.

Possa tu affrontare un migliaio di morti per ogni morte che hai


inferto! gli augurai prima di inginocchiarmi e avvolgerla nel
cappuccio che lui aveva usato per celare la propria identit.

Cosa ne farai? chiese Serrena mentre mi osservava. Vuoi


bruciarla oppure seppellirla?

La appender alla torre dingresso del Giardino della Gioia, accanto


a quella di Eneb il Terribile, risposi, e lei sorrise di nuovo.

Nobile Taita, sei davvero incorreggibile!

Serrena insistette per trattenersi nel lebbrosario di Ghadaka. Prese


nota del nome di tutti i malati e promise di fornire loro cibo e altri beni
di prima necessit sino alla fine dei loro giorni, poi tent di alleviarne le
sofferenze in qualsiasi modo possibile e pianse per chi moriva.
Naturalmente mi aveva convinto a rimanere con lei.

Quando riuscii a persuaderla a tornare con me nel mondo che


avevamo lasciato, erano passati dieci giorni. I lebbrosi ancora in grado
di camminare ci accompagnarono fino a met della scarpata e quando
furono infine costretti a riprendere la strada delle loro fetide casupole in
riva al mare piansero e la ringraziarono a gran voce.

Dopo il nostro ritorno a Tebe, uno dei suoi primi gesti fu dare
disposizioni affinch provviste e medicinali venissero spediti
regolarmente a Ghadaka, a dispetto delle altre questioni a cui avrebbe
dovuto dedicare tempo e zelo, per esempio i preparativi per lascesa al
trono sua e di Rameses.

Naturalmente re Hurotas e la regina Tehuti cedettero alle suppliche


della giovane coppia e accettarono di trattenersi a Tebe per i
festeggiamenti che avrebbero preceduto lincoronazione. Il generale
Hui e Bakatha decisero di seguirne il nobile esempio, dopo di che i
quattordici sovrani locali capeggiati da Ber Argolid di Beozia
stabilirono che non cera motivo di tornare in fretta e furia nei rispettivi
regni, soprattutto considerando che al momento questi ultimi si
trovavano stretti nella salda morsa dellinverno.

Tebe cominciava decisamente a farsi sovraffollata. Per fortuna la


regina Serrena ebbe la splendida idea di restituire al sottoscritto tutte le
propriet e i diritti che mi erano stati confiscati dallex Faraone Utteric,
ormai defunto. Ridiventai quindi uno degli uomini pi ricchi dellEgitto
e fui in grado di mettere a disposizione di Hurotas e consorte, oltre che
dei suoi alleati, i miei palazzi e altri alloggi consoni al loro rango.

Inoltre il Faraone Rameses mi elev alla carica di visir, a capo del


consiglio dei ministri costituito quasi interamente dai trentuno
funzionari condannati a morte da Utteric, che stavano aspettando nel
Giardino della Gioia, un tempo noto come Palazzo del Tormento e
dellAfflizione. Quando, dietro mio consiglio, li mand a chiamare,
entrarono felici in citt e andarono a occupare i rispettivi posti nel
palazzo del governo, per svolgere le proprie mansioni alle mie
dipendenze.

Sei mesi esatti dopo il loro trionfale ritorno a Tebe, il sottoscritto, in


veste di visir, accompagn il Faraone Rameses e la regina Serrena
Cleopatra ai loro troni per lincoronazione ufficiale. Quasi quattrocento
invitati gremivano lenorme salone del palazzo reale, fra i quali
quattordici altri re e sovrani giunti dalle terre intorno al grande
Mediterraneo.

LEgitto tornava cos alla sua antica gloria e io non riuscii a non
sorridere mentre deponevo la corona doro sulla testa delle due persone
che pi amavo al mondo.
Cara lettrice, caro lettore,

quando, allinizio degli anni Novanta, ho attraversato lEgitto


navigando sul Nilo, nata lidea di scrivere Il dio del fiume, pubblicato
nel 1993. Tredici anni pi tardi la serie dei romanzi egizi diventata
una delle mie preferite, e ho iniziato a coltivare un rapporto di amore e
odio con i suoi personaggi.

Sono felice di essere tornato a questa serie con Lultimo faraone e di


aver trascorso nuovamente del tempo insieme a Taita. Con il passare
degli anni ho capito che Taita una sorta di mio alter ego, e in parte
proprio per questo che ho voluto scrivere questo libro da solo.

Ogni mattina, a colazione, mia moglie Niso mi legge i commenti e i


messaggi inviati dai miei fan su Facebook. Fin dallinizio non ho potuto
fare a meno di constatare che la serie egizia quella a cui anche il
pubblico pi legato. Questo mi ha dato lenergia giusta e la voglia di
scrivere Lultimo faraone.

I miei viaggi in Egitto sono stati una generosa fonte di ispirazione per
questa serie. LEgitto uno dei Paesi moderni con pi storia alle spalle;
basti pensare che lAntico Egitto ha sviluppato alcune tra le prime
forme di scrittura, di agricoltura, di religione e di governo. Tutti
conosciamo la necropoli di Giza con le sue piramidi o la Valle dei Re,
ma ignoriamo ancora uninfinit di cose di quellantico mondo. La
nascita dellEgitto risale a circa 3000 anni prima di Cristo; un vasto
arco temporale che offre molto terreno fertile alla narrazione. per
questo che amo cos tanto scrivere di questo periodo: ambientando i
miei libri in unepoca di cui sappiamo relativamente poco, la mia
immaginazione pu muoversi liberamente.

Spero che Lultimo faraone vi abbia emozionato quanto ha


emozionato e continuer ad emozionare me.