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G. Henriot

MANUALE
PRATICO
DEGLI
INGRANAGGI

tecniche nuove
~ '.

."

Edizione originale
Manuel pratique des engrenages
1965, Dunod, Parigi

Edizione italiana
Traduzione dal francese di Paola Sioli
Revisione di Carlo Gorla
1993, Tecniche Nuove, via Ciro Menotti 14,20129 Milano
teI. (02) 75701, telefax (02) 7610351, telex 334647 TECHS I

ISBN 88 7081481 5

Thtti i diritti sono riservati. Nessuna parte del libro pu essere riprodotta o diffusa con un
mezzo qualsiasi, fotocopie, microfilm o altro senza il permesso scritto dell'editore.

AH rights reserved. No part of this book shall be reproduced, stored in a retrieval system,
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se, without written permission from the publisher.

Stampa: Pinelli, Milano


Finito di stampare nel mese di febbraio 1993
Printed in ltaly

IV
Prefazione

Quest'opera non una ripetizione del "Trattato teorico e pratico degli ingranaggi" in
quanto ha principalmente un orientamento pratico. Sono infatti passati i tempi in cui si
pensava che i tecnici potessero accontentarsi di qualche ricetta tratta da vaghi formulari.
La tecnica dell 'Ingranaggio ammette sempre meno la mediocrit. Le macchine e gli uten-
sili si fanno sempre pi complessi e rapidi. Coloro che hanno l'ambizione di progredire
nella .gerarchia della produzione devono non soltanto conoscere il funzionamento delle
macchine, ma devono anche avere una base sufficientemente solida e chiara sulla teoria
dell'Ingranaggio in generale. Le opere troppo complete non svolgerebbero questo ruolo
didattico. Questo manuale permetter di comprendere facilmente, senza conoscenze parti-
colari, tutti i problemi fondamentali dell 'Ingranaggio e sar certamente bene accolto an-
che dai tecnici della Meccanica e sicuramente da numerosi ingegneri non direttamente
specializzati nell'Ingranaggio e per i quali non sarebbe giustificata la lettura di opere trop-
po specializzate. Trarranno senza dubbio beneficio da quest'opera anche i dirigenti
dell'Industria dell'Ingranaggio, se non altro per trovare una base di comunicazione con il
personale di produzione: infatti spesso molto difficile spiegare in modo semplice delle
cose complicate.
L'Autore

v
Indice

Prefazione

1. Richiami generali 1
1.1 Elementi di trigonometria 1
1.2 Richiami sui vettori 4
1.2.1 Forze. Composizione delle forze 5
1.2.2 Velocit. Moti fondamentali 8

Gli ingranaggi 11

2. Ingranaggio parallelo.
Stu4io Geometrico 13
2.1 Superfici primitive 13
2.1.1 Ingranaggio parallelo esterno 13
2.1.2 Ingranaggio parallelo interno 15
2.2 Numero di denti. Passo. Modulo. Rapporto 15
2.3 Forma dei denti 17
2.3.1 Classificazione secondo la forma longitudinale dei denti 17
2.3.2 Profilo dei denti 18
2.4 Dentatura diritta 18
2.4.1 Evolvente di cerchio 18
2.4.2 Profili coniugati di un ingranaggio. Linea d'azione. Angolo di pressione 20
2.4.3 Realizzazione pratica di un ingranaggio esterno 23
2.4.4 Ingranaggio pignone-dentiera 25
2.4.5 Ingranaggio interno 27
2.4.6 Osservazioni importanti relative all'ingranaggio a profili a evolvente di
cerchio 27
2.4.6.1 Una variazione dell 'interasse non modifica il rapporto co-
stante tra le velocit angolari 27
2.4.6.2 Nel caso di un ingranaggio pignone-dentiera, il cerchio pri-
mitivo di funzionamento del pignone e l'angolo, di pressione
di funzionamento sono indipendenti dalla posizione della
dentiera rispetto al pignone 29
2.5 Dentatura elicoidale 30
2.5.1 Elica cilindrica 30
2.5.2 Ingranaggio a gradini 32
2.5.3 Ingranaggio a dentatura elicoidale 34
2.5.4 Alcune propriet fondamentali e relazioni 36
2.5.5 Dentiera elicoidale 39
2.6 Glossario di base e regole tecnologiche fondamentali degli ingranaggi paralleli 40

VII
2.6.1 Simboli 40
2.6.2 Vocabolario e relazioni'fondamentali 42
2.6.2.1 Dentatura diritta 42
2.6.2.2 Dentatura elicoidale 47
2.6.2.3 Proporzioni della "dentatura nonnale" 63
2.6.2.4 Moduli normalizzati (I.S.O.) . 66
2.6.2.5 Numero di denti "virtuali" di una dentatura elicoidale 68
2.7 Continuit di ingranamento 69
2.7.1 Dentatura diritta 69
2.7.2 Dentatura elicoidale 74
... I
2.7.3 Abachi 76
2.7.4 Profilo attivo. Raggio d'azione al piede. Profilo utilizzabile. Profilo d i .
raccordo 80
2.8 Interferenze 81
2.8.1 Ingranaggio esterno 81
2.8.1.1 Interferenza teorica 81
2.8.1.2 Interferenza con il profilo di raccordo 84
2.8.2 Ingranaggio interno 87
2.8.2.1 Interferenza teorica "primaria" 87
2.8.2.2 Interferenza con il profilo di raccordo di piede del pignone 87
2.8.2.3 Interferenza teorica "secondaria" 92
2.8.2,4 Interferenza particolare di taglio 93
2.9 Strisciamento 95
2.9.1 Strisciamento relativo 95
2.9.2 Velocit di strisciamento relativo 99
2.9.3 Strisciamento specifico 100
2.10 Correzioni di dentatura (o dentature con spostamento) 100
2.10.1 Alcune definizioni di base 100
2.10.1.1 Profilo della dentiera di riferimento 100
2.10.1.2 Dentiera generatrice normalizzata 101
2.10.1.3 Cerchi primitivi di riferimento 102
2.10.1.4 Cerchi primitivi di funzionamento 105
2.10.1.5 Funzionamento all'interasse di riferimento a 105
2.10.1.6 Funzionamento a un interasse a' divers dall'interasse di
riferimento a 106
2.10.2 Definizion della dentatura nonnale e della dentatura con spostamento
. positivo o negativo 107
2.10.2.1 Dentatura nonnale 107
2.10.2.2 Dentatura esterna con spostamento negativo o positivo 108
2.10.2.3 Ingranaggio interno 113
2.10.3 Funzionamento all'interasse di riferimento a: dentatura nonnale, den~
tatura con spostamento senza variazione di interasse 113
2.10.3.1 Ingranaggio esterno a dentatura diritta 113
2.10.3.2 Ingranaggio esterno a dentatura elicoidale 115
2.10.3.3 Ingranaggio interno a dentatura diritta 115
2.10.3.4 Ingranaggio interno a dentatura elicoidale 116

VIII
2.10.4 Funzionamento con up interasse a' diverso dall'interasse di riferimento a.
DentatUra con spostamento con variazione di interasse 117
2.10.4.1 Generalit 117
2.10.4.2 Alcuni dati per il calcolo 121
2.10.5 Miglioramenti apportati dalle dentature con spostamento.
Alcuni dati sulla scelta degli spostarnenti 130
2.10.5.1 Eliminazione dell'interferenza di taglio 130
2.10.5.2 Si raccomanda di non limitarsi alle semplici condizioni
di non-interferenza 133
2.10.5.3 Guida alla scelta degli spostamenti 136

3. Ingranaggio concorrente.
Studio Geometrico 137
3.1 Superfici primitive 137
3.2 Forma dei denti 139
3.2.1 La dentatura diritta (fig. 3.2) 139
3.2.2 La dentatura obliqua, spirale, ecc. (fig. 3.3) 140
3.2.3 Ruote piano coniche 141
3.3 Vocabolario e simboli (vedere figure 3.6 e 3.7) 144
3.4 Ingranaggio cilindrico equivalente 145
3.5 Dentatura diritta normale 147
3.6 Dentatura diritta con spostamento 148
3.7 Dentature spirali 150

4. Ingranaggi sghembi 151


4.1 Ingranaggio a vite senza fine 153
4.1.1 Elementi di tecnologia della vite senza fine 153
4.1.2 Funzionamento dell'ingranaggio a vite senza fine 158
4.1.3 Proporzioni delle dentature 161
4.2 Ingranaggio sghembo elicoidale 163
4.3 Ingranaggio ipoide 167

5. Determinazione dei carichi sulle dentature 169


5.1 Generalit 169
5.1.1 Forza tangenziale. Coppia. Lavoro. Potenza 169
5.2 Ingranaggio parallelo a dentatura diritta (fig. 5.4) 172
5.3 Ingranaggio parallelo a dentatura elicoidale (fig. 5.7) 174
5.4 Ingranaggio concorrente a'dentatura diritta (fig. 5.8) 176
5.5 Ingranaggio concorrente a dentatura obliqua o spirale (fig. 5.9) 177
5.6 Ingranaggio a vite senza fine (fig. 5.13) 181

6. Verifica di resistenza.
Ingranaggio parallelo 185
6.1 Resistenza a usura superficiale 185
6.1.1 Pressione di HERTZ 185
6.1.2 Base del metodo di calcolo I.S.O. 186

IX
....; :: :.:.~::.:

6.1.3 Materiali: 0Hlim 188


6.1.4 Fattore di servizio 191
6.1.5 Fattore K ammissibile 197
6.1.6 Determinazione delle dimensioni di un ingranaggio 199
6.2 Resistenza alla rottura 201
6.2.1 Sollecitazione al piede del dente 201
6.2.2 Base del metodo: I.S.O. 202
6.2.3 Materiali:oFlim 202
6.2.4 Fattore di servizio 202
Fl 204
6.2.5 Fattore b ammissibile
mo

7. Verifica di resistenza
Ingranaggi concorrenti 205

8. Verifica di resistenza.
Ingranaggi a vite senza fine 207

9. Cedimenti.
Modifiche speciali delle dentature 209
9.1 Rottura 209
9.1.1 Rottura dovuta a un modulo troppo piccolo o a un sovraccarico
istantaneo 209
9.1.2 Rottura per fatica 210
9.1.3 Rottura dovuta a concentrazione del contatto 210
9.2 Deterioramento superficiale 212
9.2.1 Vaiolatura (pitting) 212
9.2.2 Scagliatura 213
9.2.3 Grippaggio 213
9.2.4 Usura abrasiva esagerata 213
9.3 Modifiche del profilo dei denti 215
9.4 Modifica longitudinale 217

lO. Rendimento degli ingranaggi 219


10.1 Generalit 219
10.2 Ingranaggio parallelo e ingranaggio concorrente 220
10.3 Ingranaggio a vite senza fine 221

11. Nozioni sui treni planetari 223


Il.1 Alcuni richiami 223
11.2 Treni planetari semplici
Il.2.1 Formula di Willis
Il.2.2 . Differenti tipi di treni planetari semplici
223
223
224
l
:.~

Il.2.3 Gamma di rapporti del treno I 226 ,


11.2.4 Uso del treno II 227
Il.2.5 Treno III e treno IV 227

x
11.2.6 Differenziale 228
11.2.7 Formula generale con uno dei due planetari fisso 228
11.2.8 Rendimento dei treni semplici con uno dei planetari fisso 230
11.2.9 Osservazioni complementari 231
11.3 Insiemi di treni planetari 231
Il.3.1 Treni semplici disposti in serie 231
11.3.2 Accoppiamento di due treni semplici I 231
11.3.3 Insiemi piu complessi 232
Il.4 Vantaggi dei treni planetari 232

12. Metodi di fabbricazione delle ruote cilindriche 233


12.1 Taglio delle ruote cilindriche 233
12.1.1 Taglio con frese di forma 233
12.1.1.1 Frese a disco classiche o "Frese a modulo" 233
12.1.1.2 Frese "di testa" (a dito) 235
12.1.1.3 Frese a disco a grande produttivit 236
12.1.2 Taglio per generazione 236
12.1.2.1 Taglio mediante dentiera utensile 236
12.1.2.2 Taglio con creatore 244
12,1.2.3 Taglio mediante pignoni utensili 253
12.2 Rettifica delle ruote cilindriche 258
12.2.1 Rettifica mediante generazione 258
12.2.1.1 Procedimento MAAG 258
12.2.1.2 Procedimento HOFLER o NILES 262
12.2.1.3 Procedimento REISHAUER 264
12.2.1.4 Rettifica con mola di forma 266
12.3 Sbarbatura (shaving) delle ruote cilindriche 267

13. Metodi di fabbricazione delle ruote coniche.


Metodi di taglio 271
13.1 Generalit 271
13.2 Dentatura diritta 272
13.3 Dentatura obliqua 276
13.4 Dentatura spirale 276
13.4.1 Generalit 276
13.4.2 Dentatura GLEASON 277
13.4.3 Dentatura OERLIKON o KLINGELNBERG 282
13.4.4 Bombatura relativa di dentatura 284
13.4.5 Controllo dei contatti - Rodaggio 284

14. Metodi di fabbricazione degli ingranaggi a vite senza fine 285


14.1 Vite senza fme 285
14.2 Ruota per vite senza fine 287

15. Controllo degli ingranaggi 291


15.1 Introduzione e campo di applicazione 291

XI
.. ' ...: .. ', :":'::"~"'Y::"':'~:"';:'" : .

15.2 Definizioni e avviso per il controllo 291


~5.2.1 Controllo del corpo della ruota 292
15.2.1.1 Assi di riferimento 292
15.2.1.2 . Cilindro di testa 292
15.2.1.3 Supeifici di riferimento (Fig. 15.1) 292
15.2.2 Controllo delle dentature 293
15.2.2.1 Divisione 293
15.2.2.2 Errore di circolarit di dentatura f r 297
15.2.2.3 Errori di profilo 297
15.2.2.4 Errori di elica 301
15.2.2.5 Spessore dei denti 305
15.2.3 Errori composti
15.2.3.1 Errore composto radiale di una ruota
306 -
306
15.2.3.2 Errore composto tangenziale di una ruota 306
15.2.3.3 Errore (radiale o tangenziale) 307
15.2.4 Controllo dell'ingranaggio montato 307
15.2.4.1 Scostamento di interasse 307
15.2.4.2 Errori di parallelismo degli assi 307
15.2.4.3 Errore composto dell'ingranaggio 30S
15.2.4.4 Controllo del gioco 308
15.3 Simboli relativi agli ingranaggi 309
15.4 Basi della definizione del sistema delle tolleranze 310
15.4.1 Divisione 310
15.4.2 311
15.4.3 311
15.4.4 311
15.4.5 311
15.4.6 311
15.4.7 312
15.4.S 312
15.5 Valori delle tolleranze 313
15.5.1 Tolleranze sul corpo della ruota 313
15.5.2 Tolleranze sugli errori di dentatura di una ruota 313
15.5.2.1 Divisione 313
15.5.2.2 Tolleranza sulla circolarit di dentatura Tfr 316
15.5.2.3 Errori di profilo 316
15.5.2.4 Errori di elica 319
15.5.2.5 Spessore del dente. Misura cordaIe 320
15.5.3 Errori composti di una ruota 320
15.5.3.1 Tolleranza sull'errore composto radiale TF( 320
15.5.3.2 Tolleranza sull'errore radiale TFt 320
15.5.3.3 Tolleranza sull'errore composto tangenziale TFi 320
15.5.3.4 Tolleranza sull'errore tangenziale Tfi 320
15.5.4 Errori dell'ingranaggio montato 323
15.5.4.1 Tolleranza di interasse Tfa 323 ~
15.5.4.2 Errore di parallelismo degli assi 323

XII
15.5.5 Indicazioni sulla scelta della classe di precisione in funzione del meto-
do di fabbricazione e dell'applicazione considerata 323
15.5.6 Gruppi funzionali di tolleranze 323
15.5.7 Gruppi di metodi di controllo 325
15.6 Metodi di controllo delle ruote cilindriche 327
15.6.1 Divisione 327
15.6.1.1 Errori singoli di passo: controllo con apparecchi portatili 327
15.6.1.2 Controllo per settori 329
15.6.1.3 Apparecchi automatici di controllo e di
registrazione dell'errore singolo, dell'errore complessivo
e dell'errore consecutivo 330
15.6.2 Errore di circolarit 331
15.6.3 Profilo 332
15.6.3.1 Generalit 332
15.6.3.2 Apparecchi semplici a rullo di rotolamento 332
15.6.3.3 Apparecchi a cerchio base regolabile 336
15.6.3.4 Apparecchi con controllo elettronico del movimento
di generazione 337
15.6.3.5 Apparecchi "portatili" per il controllo del profilo
di ruote di grandi dimensioni, con controllo computerizzato 337
15.6.3.6 Apparecchi combinati per il controllo del profilo
e dell'elica (vedi paragrafo 15.6.4) 339
15.6.4 Controllo dell'elica 339
15.6.4.1 Esempio di apparecchio che pennette di controllare
unicamente l'elica 339
15.6.4.2 Apparecchi combinati per il controllo del profilo
e dell'elica 340
15.6.5 Spessore dei denti 347
15.6.5.1 Controllo con rulli o sfere . . 347
15.6.5.2 Controllo con calibro a forcella 355
15.6.5.3 Controllo della misura cordale su K denti 355
15.6.6 Errori composti 365
15.6.6.1 Errore composto radiale . 365
15.6.6.2 Errore composto tangenziale 365

XIII
:.::
CAPITOLO 1

Richiami generali

1.1 ELEMENTI DI TRIGONOMETRIA

Consideriamo un triangolo rettangolo ABC (fig. 1.1). La somma dei 3 angoli A, B e C


uguale a 180.
Poich l'angolo B uguale a 90 la somma degli angoli A e C uguale a 90: si dice che
A e C sono ngoli complementari.
Definiamo per esempio le funzioni trigonometriche del1' angolo A:
BC lato opposto all' angolo
(l) seno A: (abbreviazione: sin A) =-
AC
- ipotenusa

(2) coseno A: (cos A)


= AB = lato adiacente all'angolo
AC ipotenusa

(3) tangente A: (tg A) = BC = lato opposto = sin A


AB lato adiacente cosA

AB lato adiacente cos A


(4) cotangente A: (cotA) = =
BC lato opposto sin A
Allo stesso modo si definirebbero le funzioni trigonometriche dell' angolo C. possibile
verificare facilmente le relazioni qui di seguito riportate:

(5) AB = AC . cos A = AC . sin C = BC =BC . tg C


tgA

(6) BC = AC . sinA = AC . cos C = AB . tgA = AB


tg C
c
(7) AC = AB = AB = BC = BC
cos A sin C sin A cos C
Si ottengono immediatamente i rapporti tra le funzioni
trigonometriche degli angoli complementari A e C: A"'-----_..L.,..J8
(8) sin A = cos C Fig. 1.1

1
(9) cos A = sin C
(10) tg A = cotC
(11) cot A = tg C

Consideriamo, nella figura 1.2, il cerchio avente centro in A e raggio unitario: il cerchio
trigonometrico, per il quale si convenuto di adottare come verso positivo (verso trigono-
metrico) il verso antiorario.
../"'o....
Quindi: l'angolo DAC positivo
../"'o....
l'angolo DAE negativo.
L'asse xx' l'asse di origine.
Le formule (l), (2), (3), (4) dive~tano,
supponendo AC = AD = 1
(1') sin A =BC
(2') cosA = AB
(3') tg A =DF;

poich BC = DF)
( AB l
(4') cotA=HG;
Y'
(POiCh AB = HG)
Fig. 1.2 BC , l

Per convenzione:
- il seno positivo al di sopra di xx'
negativo al di sotto di xx'
- il coseno positivo a destra di yy'
negativo a sinistra di yy'

Relazioni tra le funzioni trigonometriche degli angoli A e (90 0 - A) (fig. 1.3, l).
( sufficiente far riferimento alle relazioni (8), (9), (10), (11) che riscriveremo come qui
di seguito indicato)

(8 ') sin A =cos (90 0 - A)


.'!
(9') cos A = sin (900 - A)
(10') tgA =cot (90 0 -A)
(11 ') cot A =tg (900 - A) \
,
Relazioni tra le funzioni trigonometriche degli angoli A e (90 0 + A) (fig. 1.3,2). f
il

(12) sin (90 0 + A) = + cos A


(13) cos (90 0 +A) = - sinA
(14) tg (900 + A) = - cot A
(15) . cot (90 0 + A) = - tg A

2
Relazioni tra le funzioni trigonometriche degli angoli A e (1800 - A) (angoli supplementa-
ri: fig. 1.3,3).

(16) sin (180 0 - A) = + sin A


(17) cos (180 0 -A) = - cosA
(18) tg (180 0 -A) = - tg A
(19) cot (180 0 - A) == - cot A

Relazioni tra le funzioni trigonometriche degli angoli A e (180 0 + A) (fig. 1.3,4).

(20) sin (1800 + A) = - sin A


(21) cos (180 + A) = - cos A
(22) tg (180 +A) = + tgA
(23) cot (180 + A) = + cot A

Fig. 1.3-1.4

Relazioni tra le funzioni trigonometriche degli angoli A e (270 - A) (fig. 1.3,5).

(24) sin (270 0 - A) =-cos A


(25) cos (270 - A) = - sin A
(26) tg (270 -A) =+ cotA
(27) cot (270 -A) = + tgA

Relazioni tra le funzioni trigonometriche degli angoli A e (270 + A) (fig. 1.3,6).

(28) sin (270 + A) = - cos A


(29) cos (270 + A) = + sin A
(30) tg (270 + A) = - cot A
(31) cot (270 +A) =- tgA

3
Relazioni tra le funzioni trigonometriche degli angoli A e (360 - A) oppure - A (fig. 1.3,7).

(32) sin (-A) =- sin A


(33) cos (- A) = + cos A
(34) tg (- A) = - tg A
(35) cot (- A) = - cot A

Unit di angolo

a) Il grado: un cerchio completo comprende 360 gradi


1 grado = 60 minuti
1 minuto =60 secondi
b) Il radiante: l'angolo che interseca un arco uguale al raggio r, come indicato dalla fi-
gura 1.4.
Poich la lunghezza della circonferenza uguale a 2m (1t = 3,1416...), vi sono 21t ra-
dianti per 360, ossia:

1 radiante = 360 = circa 57 gradi


2Tt
Ecco il valore in radianti di alcuni angoli particolari:
360 = 21t radianti
270 = 31t/2 ;.".;
<c::
180 = 1t
90 = 1t/2
(36) 60 = 1tI3 .
45 = Tt/4
30 = 7f16
2230' = rc/8
18 = 1t/l0
...............
Un angolo qualsiasi AOB espresso in radianti uguale al rapporto tra la lunghezza dell'arco
~ il raggio. Viceversa, la lunghezza dell'arco AB
uguale ai prodotto dell'angolo
ADB, espresso in radianti, per il raggio.

1.2 RICHIAMI SUI VETTORI

Si chiama asse una generica retta xx' su cui si sia definito un verso di percorrenza positivo
(fig. 1.5).
Un vettore un segmento AB di questo asse su cui si
fissato un verso mediante una freccia. Un vettore de-
terminato dai tre fattori seguenti:
la direzione, che quella dell'asse che gli serve
da supporto (retta di applicazione);
il verso, che positivo o negativo rispetto al

4
~: ..

verso positivo scelto per l'asse;


l'intensit, determinata dalla lunghezza AB.

t
x x'
Fig. 1.5

I vettori dovranno essere utilizzati per la rappresentazione pratica delle forze e delle velo-
cit.

1.2.1 Forze. Composizione delle forze

Una forza F pu essere rappresentata da un vettore. Il vettore rappresentato alla figura


1.6, per esempio, materializza una forza applicata a un dato corpo; disponiamo di tutti gli
elementi che determinano questa forza:
- il punto di applicazione M;
-la direzione;
-)f-_-+ .,F~ - il verso;
- l'intensit: si conviene per esempio che 1
cm rappresenta un forza di 10 N.
Indichiamo che questa forza potrebbe essere
Fig. 1.6 applicata, con lo stesso effetto, in un punto
qualsiasi M' della sua retta d'applicazione.
Ci occuperemo praticamente solo delle forze concorrenti o parallele.
-,
Composizione di 2 forze concorrenti (fig. 1.7) - La somma R di due forze F 1 e F2 con-
correnti nel punto M si determina con la regola detta "del parallelogramma". la diago-
nale di un parallelogramma i cui lati sono rispettivamente uguali ai vettori F 1 e F2
Composizione di 2 forze parallele e concordi (fig. 1.8) --lo Possiamo sostituire le due forze
FI e F2 applicate a un dato corpo con la loro somma R determinata:
dalla direzione, che parallela a quella di F] e F 2 ;
dal verso, che lo stesso di F] e F 2;
dall'intensit, che uguale alla somma delle intensit di F 1 e F2 ;
dal punto di applicazione M, che si trova sul segmento M 1M 2 ed determinato dal-
la relazione seguente:
(37)
MM2 FI

La costruzione in basso identica a quella pi in alto, poich possibile spostare i vettori


forze lungo la loro retta di applicazione.
Composizione di 2 forze parallele e di verso contrario (fig. 1.9).
- La somma in questo caso definita dagli elementi seguenti:

5
~"" '

........
........ ~
........... R
---~
,/
/'
./
./
/,.
2

Fig. 1.7 Fig. 1.8

-la direzione, che parallela a quella di F 1 e F 2 ;


- il verso, che quello della forza di maggiore intensit;
-l'intensit, che uguale alla differenza delle intensit delle due componenti;
- iI punto di applicazione M, che si trova all'esterno del segmento MI e M 2 , dal lato del-
la forza di maggiore intensit e che determinato dalla relazione seguente: .

MM 1 F2
(37') --=-
MM2 FI

Composizione di un numero qualsiasi di forze concorrenti (fig. 1.10). - Si consideri un

-.
insieme d forze F 1F2F 3F 4 che agiscano sullo stesso punto di un dato corpo. possibile
sostituirle con la loro somma R la cui direzione, verso, e intensit possono venire facil-
mente determinati come segue.
A partire dal punto M, tracciare il vettore F I Dall'estremit di F I , tracciare un vettore
equivalente a F2 (vettore parallelo, di uguale verso e intensit), e cos via fino all'ultimo

6
.M
------
I
I
I
~R
Fig. 1.9

Fig. 1.10

Fig.1.Jl

7
-+
vettore forza. La somma R rappresentata dal vettore di punto di applicazione M la cui
estremit quella dell'ultimo vettore inserito nella costruzione precedentemente definita.
-,
Nel caso molto frequente in cui vi siano 3 forze concorrenti, si constata che la somma R
la diagonale di un parallelepipedo di cui i 3 vettori F I F 2 e F 3 sono gli spigoli (fig. 1.11).
Viceversa, si potrebbe scomporre la forza R secondo le 3 direzioni Mx, My, Mz: si otter-
rebbero in questo modo le componenti F[, F 2, F 3, costruendo il parallelepipedo che am-
-,
mette R come diagonale.

1.2.2 Velocit. Moti fondamentali

Sia C la traiettoria di un punto materiale M di un corpo (fig. 1.12). Si suppone che il mo- ....

f'1
J( _____

~
Verso del rn%

Fig. 1.12

vimento del punto sia uniforme, ossia che abbia velocit costante.
Se il punto si sposta di una lunghezza s durante un tempo t, la velocit uguale a:

(38) v = slt

Questa vel OClt verr per esempIo


. espressa m
. - metri
---
secondo
opportuno rappresentare molto semplicemente la velocit con un vettore v tangente alla
traiettoria, diretto nel verso del moto e la cui intensit rappresenta il valore della velocit.

Moto traslatorio (fig. 1.13).


Consideriamo qui unicamente il caso semplice di una traslazione rettilinea. Il corpo si
sposta parallelamente a una direzione D, e durante questo moto i segmenti di retta che
uniscono i punti del corpo a due a due restano paralleli a se stessi

A 2B2 parallelo aA[B I


B 2C 2 parallelo a B,C[, ecc.

Se la velocit costante, la traslazione uniforme.

8
Istante 1 Istante 2

------~>_.n

Fig. 1.13

Questo semplice movimento pu essere rappresentato da un vettore v che determina anche:


-la direzione dello spostamento,
- i l verso,
- il valore della velocit. X I
Incontreremo questo movimento nello spostamento
di una dentiera.

Moto rotatorio
Si consideri un corpo solido rotante attorno all' asse
XY, chiamato asse di rotazione (fig. 1.14). Tutti i
punti del corpo descrivono quindi delle circonfe-
renze i cui raggi sono pari alle distanze di questi
punti dall'asse di rotazione: il punto M, per esem-
pio, descrive una circonferenza di centro O e di
raggio r.

Considereremo unicamente il caso di un moto


uniforme, ossia a velocit costante. .
Se il corpo ruota di un angolo a in un tempo t, vie-
ne definita velocit angolare la relazione: Iy
(39) ro = alt Fig. 1.14

Secondo l'unit adottata per l'angolo a e il tempo t, esprimeremo per esempio la velocit
angolare:
radianti giri giri ) , ecc.
In (o molto spesso in o
secondo secondo minuto

9
Il moto di rotazione uniforme pu essere facilmente rappresentato da un vettore (O diretto
secondo l'asse di rotazione, il cui verso tale che un osservatore attraversato dai piedi al-
la testa da questo vettore, vede girare il corpo nel verso trigonometrico (verso ahtiorario);
l'intensit di questo vettore pari alla velocit angolare.

La velocit tangenziale di un punto M qualsiasi pu


essere rappresentata da un vettore v tangente al cer~
chio descritto da questo punto (vedi figura 1.14).

Se (O espressa in radianti e r in metri:


secondo

(40) v = (O. r ,. ( metri )


secondo
Se invece nota la velocit di rotazione attraver-
so il numero n gIn , con r in metri:
minuto

n metri )
(40) v = 21tr - ( secondo
60

Fig. 1.15

Ritroveremo questo moto di rotazione nel caso di un ingranaggio che ruota attorno al pro-
prio asse.

Moto elicoidale (fig. 1.15)


Il moto elicoidale il risultato della combinazione di un moto di rotazione uniforme attor-
no a un asse XY (definito dal vettore (O) e di un moto di traslazione uniforme parallelo a
questo asse (definito dal vettore v). Un punto M qualsiasi del corpo, distante dall'asse XY
del valore r, descrive una curva definita elica, giacente su un cilindro di raggio r (vedi
studio dell'elica al paragrafo ~.5.l).
Un esempio classico di moto elicoidale quello di una vite che si avvita nel proprio dado.

.1
..~
.,
,
:~

lO
Gli ingranaggi
Un ingranaggio un organo che assicura il collegamento tra due alberi, trasmettendo il
moto di rotazione di uno dei due alberi (albero motore o conduttore) all'altro (albero con-
dotto),

con un rapporto costante tra le velocit angolari.

A seconda della posizione relativa dei due alberi, l'uno rispetto alI'altro, si distinguono tre
classi principali di ingranaggi:
a) Ingranaggi paralleli: i due assi sono paralleli (fig. 2.1,1).
b) Ingranaggi concorrenti: i due assi sono disposli in modo tale che i loro prolunga-
menti si intersechino (fig. 2.1,2). 'i

c) Ingranaggi sghembi: i due assi occupano una posizione relativa qualunque; non sono
n paralleli, n concorrenti (fig. 2.1,3).

1) Ingranaggio parallelo

2) Ingranaggio concorrente

3) Ingranaggio sghembo

a = interasse; I = angolo tra gji assi

(1)

Fig. 2.1
( J)
11
CAPITOLO 2

Ingranaggio parallelo
Studio Geometrico

2.1 SUPERFICI PRIMITIVE

2.1.1 Ingranaggio parallelo esterno

Siano 0 1 e O2 due assi paralleli. L'asse motore ruota con una velocit angolare

001
radianti
d ( oppure n l 'giri) ' S'I deSI'dera che l' asse cond
ottoO ' ,.
2 gIn In verso
secon o mmuto

I
I
al
I
I
L.

11 ) (2.) (3)

Fig. 2.2

13
opposto con una velocit angolare C02
radianti ( oppure n2 giri ) .
secondo minuto
Si presenta una prima soluzione: montare una puleggia su ciascun albero e collegare le
..... , due pulegge mediante una cinghia incrociata, come indicato nella figura 2.2, l.
Indichiamo con CI e C2 i diametri delle due pulegge. Scriviamo quindi che le due pulegge
hanno la stessa velocit tangenziale, uguale alla velocit di spostamento della cinghia (
ovviamente necessario escludere qualsiasi strisciamento tra la cinghia e le due pulegge):

che d:

(41)

Se a l'interasse, saranno possibili molte combinazioni, avendo come unica condizione:

(42)

La figura 2.2, 2 rappresenta la condizione limite nella quale le due pulegge hanno assunto
i diametri massimi di e d2 .

Con: a = 120
dI n2 n2 200
(43) d2
=-
nl
-=--
m 300
dI + d2 = 2a otteniamo:
dI= 96
d2 = 144

A questo punto non pi possibile mettere la cinghia, ma se la pressione di contatto suf-


ficiente, sar possibile ottenere la rotazione senza alcuno strisciamento relativo delle pu-
legge: otteniamo in questo caso un dispositivo a ruote difrizione.

(1) (2.)

Fig. 2.3

14
evidente che tale dispositivo non garantisce sempre una sicurezza assoluta per quanto
riguarda la condizione di non strisciamento necessaria per ottenere un rapporto costante
tra le velocit angolari. A partire dal momento in cui gli sforzi da trasmettere superano un
determinato valore, necessario ricorrere a ruote dotate di denti in posizione periferica:
siamo quindi naturalmente condotti a utilizzare l'ingranaggio parallelo esterno, nel quale
verranno teoricamente mantenuti i due cerchi di diametro di e d 2 che rotolano senza stri-
sciamento reciproco e soddisfano le condizioni delle relazioni (43) (fig. 2.2,3): questi cer-
chi sono definiti cerchi primitivi.
Se ora supponiamo di essere nello spazio, definiremo cilindri primitivi i due cilindri fittizi
di diametro dI e d2 che rotolano senza strisciare l'uno sull'altro.

2.1.2 Ingranaggio parallelo interno

Supponiamo ora che i due alberi 0 1 e O2 debbano ruotare nello stesso senso. Anche in
questo caso potremo utilizzare un dispositivo a ruote di frizione (fig. 2.3,1); scrivendo che
i due dischi devono avere la stessa velocit tangenziale, otterremo ancora:

Con: a = 120
di n2 n2 200
(44) d2
=
nl m
= 300
macond2-dl = 2a otteniamo:
di = 480
d2 = 720

Per le ragioni precedentemente enunciate, necessario dotare le due ruote di denti nella
zona periferica: si ottengono cos gli ingranaggi paralleli interni i cui due cerchi primitivi
sono i cerchi fittizi, aventi rispettivamente diametro d] e d2 , che rotolano senza strisciare
l'uno sull'altro (uno dei cerchi all'interno dell'altro).

2.2 NUMERO DI DENTI

PASSO. MODULO. RAPPORTO

Esaminiamo la figura 2.4 sulla quale abbiamo tracciato le due circonferenze primitive e
alcuni denti successivi dei due organi. Questi denti sono ovviamente regolarmente distan-
ziati alla periferia. La misura di tale distanziamento, comune ai due organi, definita pas-
so delle dentature.
r----a r-"\ ~
(45) passo = p(= A 2B 2 = B2C2... = BICI"')

Siano:

ZI e Z2: numero di denti dei due organi

15
!.; .. "

Successivamente otteniamo (scrivendo che la lunghezza della circonferenza uguale al


prodotto del numero di denti per il passo):
TedI 1Cd2
(46) p=-=-
ZI zz
ossia la relazione evidente che lega il numero di denti, i diametri primitivi e le velocit
angolari: .

di Z1 nz
(47) -=-=-
dz 22 nl

Il modulo m delle dentature il rapporto tra il passo e il numero Te

(48) Im=-=-=-
P di d,
Te 21 Zz

(1)

I
Fig. 2.4

",,:
Si tratta di un termine particolarmente importante che permette di determinare, come si
vedr in seguito, la maggior parte delle caratteristiche delle dentature.
Per convenzione, chiameremo:
pignone: quello dei due organi dotato del minor numero di denti.
Gli attribuiremo l'indice 1 (ZI' di' nl'... ecc.);

16
ruota: quello dei due organi dotato del maggior numero di denti.
Gli attribuiremo l'indice 2 (Z2' d 2, n2' ... ecc.);
rapporto d'ingranaggio:

Z2
(49) U = - , maggiore di l
ZI

2.3 FORMA DEI DENTI

2.3.1 Classificazione secondo la forma longitudinale dei denti

Le tre forme principali di dentatura che si osservano in pratica sono:

a) Ruota o pignone cilindrico a dentatura diritta (fig. 2.5,1).


I denti sono paralleli aH' asse.

(1)
( 2)

( 3)

Fig. 2.5

17
b) Ruota o pignone cilindrico a dentatura elicoidale (fig. 2.5,2).
I denti sono "avvolti" secondo delle eliche.

c) Ruota o pignone cilindrico a dentatura belicoidale (fig. 2.5, 3).


La dentatura costituita da due parti elicoidali opposte.

2.3.2 Profilo dei denti

Sono detti profili le intersezioni dei denti con un piano normale all'asse (fig. 2.4). Nel
presente volume verr unicamente preso in esame il profilo a evolvente di cerchio che
praticamente l'unico utilizzato (con rare eccezioni: per esempio, ingranaggi per orolo~ria
e dentatura WILDHABER-NOVIKOV).

2.4 DENTATURA DIRITTA

2.4.1 Evolvente di cerchio

L'evolvente di cerchio definita come segue: consideriamo una retta che rotola senza stri-
sciare su un cerchio (fig. 2.6,1); un punto M qualunque di questa retta descrive una curva
D denominata evolvente del cerchio in questione. Ovviamente, questa curva non pu pe-
netrare all'interno del cerchio: se si prosegue la rotazione della retta oltre il punto di tan-
.:~.
genza Q, il punto M descrive un secondo arco di evolvente D' simmetrico al primo rispet-
to al raggio OQ. Ecco due semplici meccanismi che permettono di tracciare l'evolvente di
un cerchio:
a) (Fig. 2.6,2) Colleghiamo 1'estremit di una funicella alla periferia di un disco fisso e
avvolgiamo questa funicella avendo l'accortezza di tenerla ben tesa. Se mettiamo una ma-
tita all'estremit M, questa traccer un'evolvente del cerchio materializzato dal disco.
b) (Fig. 2.6,3) Prendiamo un disco in grado di ruotare attorno al proprio asse e sul quale
sia stata fissata una piastra. Come nel caso precedente, attacchiamo l'estremit di una fu-
nicella alla periferia del disco, avvolgiamo questa funicella sul disco e teniamola ben tesa
facendola passare su un rullino fisso. Tirando sulla corda, il disco gira e una punta trac-
ciante M solidale con la cordicella descrive un' evolvente sulla piastra.

A questo punto, la costruzione dell'evolvente di un cerchio dato avente raggio rb diventa


evidente (fig. 2.7). Dobbiamo semplicemente immaginare la funicella utilizzata preceden-
temente. Consideriamo una tangente TV al cerchio base (funicella tesa) e avvolgiamola
sul cerchio fino al punto Q:
~

TQ = TV
. ~

Dividiamo per esempio TV in 15 parti uguali, e analogament~ per TQ.


Tracciamo le tangenti nei vari punti di divisione del cerchio e portiamo su queste tangenti
successive lunghezze che diminuiscono ogni volta del valore di una divisione elementare

18
(1} (2) ( J)

Fig. 2.6

~ ,

di TVo TQ (in altri termini, quello che la funicella perde in lunghezza fuori dal cerchio lo
guadagna nel suo avvolgimento sul cerchio).
Apriamo ora una breve parentesi relativa al principio del controllo dell'evolvente in alcu-
ni apparecchi particolarmente diffusi (fig. 2.6.4).
Sullo stesso asse O della ruota controllata il cui profilo ad evolvente ha come cerchio base
il cerchio di raggio rb' fissiamo un cilindro avente lo stesso raggio rb; viene quindi messa
a contatto del cilindro una riga applicando una pressione sufficiente affinch qualsiasi tra-
slazione della riga determini un rotolamento senza strisciamento del cilindro (fare riferi-
mento allo schema 2.6.3). Se sulla riga viene fissato un comparatore a quadrante in modo
tale che il suo tastatore sia situato esattamente sul piano della riga tangente al cerchio ba~
se, si otterr lo schema di principio di un apparecchio di controllo dell'evolvente; infatti,
se l'evolvente controllata perfetta, il comparatore non registra alcuna deviazione; al con-
trario, se c' un errore, esso viene registrato direttamente.

19
Fig. 2.7

2.4.2 Profili coniugati di un ingranaggio. Linea d'azione. Angolo di pressione

I due profili a contatto durante il movimento sono denominati: profili coniugati. Essi de-
vono soddisfare le due condizioni seguenti:
a) Devono essere in ogni istante tangenti. Il contatto non deve mai verificarsi con angoli
vivi.
b) Il rapporto tra le velocit angolari deve rimanere rigorosamente costante.
La figura 2.8 stata disegnata raggruppando le figure 2.2, 1 e 2.6, 3. Sui due alberi 0 1 e
02' all'interasse a, sono montate due pulegge aventi rispettivamente diametro d b1 e d b2
Viene cos verificata la formula:

(50) dbl -_ n2 ,lg...


(f 281)
db2 nl

20
(1) (2)
Fig. 2.8

nl e n2: numero di giri al minuto dei due alberi.


Una funicella avvolta sulle pulegge come una cinghia incrociata ed mantenuta costan-
temente tesa. Alla funicella applicata una punta tracciante M a contatto con due piastre
fissate rispettivamente su ognuno dei due dischi. Se facciamo motare i due dischi in modo
che la funicella resti sempre ben tesa, la punta disegna su ognuna delle due piastre le cur- ~
ve P 1 e P2 che rappresentano i due profili coniugati:
P 1 l'evolvente del cerchio di diametro dbl ,
P 2 l'evolvente del cerchio di diametro db2

Cerchiamo ora di concretizzare maggiormente l'ingranaggio tagliando le due piastre se-


guendo rispettivamente P 1 e P 2, e mettiamo in contatto queste due sagome (fig. 2.8, 2): la
funicella ora non serve pi e possiamo toglierla. La figura 2.8, l ci permette di affermare
che le due condizioni a) e b) enunciate all'inizio del presente paragrafo vengono ora per-
fettamente realizzate.
I due cerchi di diametro dbl e db2 sono:
i cerchi base dell'ingranaggio.
La tangente TI T2 a questi cerchi (rappresentata concretamente dalla funicella nella figura
2.8, l) ~ il luogo dei punti di contatto successivi (posizioni successiv della punta trac-
ciante della figura 2.8, l): essa viene definita linea di azione.

21
!.'; ": ':'. ~""" "

. semplice dimostrare che il punto I nel quale la linea di azione interseca la congiungente
i centri anche il punto in cui i due cerchi primitivi, di diametro dI e d 2 , rotolano senza
strisciare l'uno' suIr altro. Abbiamo infatti:

(51) ~ == dbl == n2
d2 d b2 nl

La velocit del punto di contatto lungo la linea d'azione (velocit di spostamento della fu-
nicella della figura 2.8, l) uguale alla velocit tangenziale (identica) di ognuno dei due
cerchi base (dischi della figura 2.8, 1).

o
Fig. 2.9

Tracciamo la tangente in I ai due cerchi primitivi: viene definito angolo d pressione a


l'angolo formato dalla linea d'azione con questa tangente. Riassumiamo i risultati pre-
cedenti sulla figura 2.9. Uno dei profili coniugati in I: la linea d'azione perpendico-
lare ai due profili indipendentemente dal punto di contatto, questo significa in particola-
re che la tangente in I al profilo P perpendicolare alla linea d'azione e che l'angolo
.formato da questa tangente con il raggio 01 uguale all'angolo di pressione a (ritrovia-
...............
mo questo angolo anche in IOT).

Scriviamo quindi una relazione tra il raggio primitivo e il raggio base: '
rb == r cos a
22
Che d:

per il pignone: 'bi ::::: rl . COS Cf.


(52)
per la ruota: rb2 = r2' COS Cf.

La figura 2.8, 2 rappresenta l'ingranamento in un piano perpendicolare ai due assi. ov-


vio che essa vale per qualsiasi piano perpendicolare agli assi preso all'interno delle due
facce laterali dei due organi. In un determinato istante, il contatto tra due dentature diritte
coniugate avviene seguendo una retta passante per M e parallela ai due assi.

2.4.3 Realizzazione pratica di un ingranaggio esterno

Consideriamo un ingranaggio avente interasse a (fig. 2.10). I diametri base, i diametri


primitivi, l'angolo di pressione, il numero di denti verificano in particolare le relazioni
(47), (50) e (52).
Poich molto spesso l'ingranaggio si trova a dovere girare nei due sensi, e, anche per ra-
gioni pratiche, i denti sono realizzati in modo simmetrico. I denti del pignone sono limi-
tati da due famiglie di fianchi P I e P l ', evolventi del cerchio"base avente raggio 'bi' I den-
ti della ruota sono limitati da due famiglie di fianchi P2 e P2 ', evolventi del cerchio base
di raggio rb2' Indicheremo ora il valore delle quote pi importanti, come il diametro ester-
no dei due organi e lo spessore dei denti. La figura 2.11 illustra le proporzioni della den-
tatura detta "normale":

- l'addendum, distanza tra il cerchio di testa e il cerchio primitivo, uguale al modulo


m;
- lo spessore dei denti uguale al semipasso, ossia rcmJ2.

stato tracciato un dente di una ruota di 20 denti, avente un determinato modulo m, con
il cerchio base dei profili a evolvente. anche interessante considerare i denti di una ruo-
ta di 40 denti e un modulo due volte pi piccolo, e i denti di una ruota di 80 denti e un
modulo quattro volte pi piccolo: queste tre ruote hanno lo stesso cerchio primitivo e,
poich stato adottato lo stesso angolo di pressione, esse hanno anche lo stesso cerchio
base. Tutti i profili sono dunque ad evolvente dello stesso cerchio base: se ne utilizza uni-
camente una lunghezza pi o meno grande a seconda dell'entit del modulo.
Riprendiamo ora in esame la figura 2.7. Una propriet importante dell'evolvente che il
centro di curvatura in un suo punto qualsiasi il punto di tangenza tra il cerchio base e la
normale alla tangente nel punto considerato: per" esempio, nei punti 15, lO e 5 dell'evol-
vente, i rispettivi centri di curvatura sono i punti 15, lO e 5 del cerchio base. Cerchiamo
di esprimere questo concetto in maniera pi chiara: sarebbe come dire che possibile so-
stituire l'evolvente in prossimit dei punti 15, lO e 5 con archi di cerchio aventi rispetti-
vamente centri 15, 10 e 5 (sul cerchio base) e raggi P15' PIO e Ps. Per una ruota avente un
numero di denti ridotto, per esempio la ruota di 20 denti rappresentata nella figura 2.11,
si osserva una notevole variazione del raggio di curvatura su tutta l'altezza del dente: non
si pu prendere in considerazione la possibilit di sostituire l'evolvente con un arco di
cerchio unico.

23
d

--- .~------
Fig. 2.10

z==20
Z =4-0
Z=80

-- ---
Fig. 2.11

24
Al contrario, nel caso di numeri di denti molto grandi, constatiamo che la variazione del
raggio di curvatura diviene via via pi piccola: si arriva ad un punto in cui l'evolvente
pu essere sostituita senza errore apprezzabile da un unico arco di cerchio.
Vn altro fattore importante costituito dalla scelta dell'angolo di pressione. Senza entra-
re nei dettagli, per ora ci limitiamo a specificare che esso influenza la forma dei denti.
Consideriamo la figura 2.12: vi abbiamo tracciato tre denti facenti parte di ruote aventi lo

Fig. 2.12

stesso numero di denti e lo stesso modulo, ossia aventi lo stesso diametro primitivo, ma
caratterizzate da diversi valori dell'angolo di pressione; 15,20 o 30. I cerchi base sono
diversi (vedi formula 52); si pu osservare una sensibile variazione della forma dei denti:
i denti con un forte angolo di pressione sono pi tozzi di quelli con un angolo di pressio-
ne inferiore, dunque apparentemente pi resistenti alla rottura. Per il momento indichia-
mo semplicemente che il valore normalizzato ex = 20.

2.4.4 Ingranaggio pignone-dentiera

La dentiera una ruota particolare nella quale la linea primitiva una retta: essa pu
quindi essere considerata come il caso limite di una ruota il cui raggio primitivo diven-
tato infinitamente grande.
Per analogia con il dispositivo a ruote di frizione equivalente a un ingranaggio ordina-
rio (vedi fig. 2.2, 2), un ingranaggio pignone-dentiera pu essere ricondotto a un di-
spositivo a frizione composto da un disco avente raggio TI' uguale al raggio primitivo
del pignone, e da una riga che rotola senza strisciare sul disco lungo la sua faccia retti-
linea L (fig. 2.13). Il rotolamento senza strisciamento significa che per una rotazione di
A radianti del disco, la riga ha un movimento di traslazione di ampiezza (r, X A). Ri-
torniamo ora all'ingranaggio pignone-dentiera. Poich viene adottato l'angolo di pres-
sione ex, il profilo P, del pignone un'evolvente del cerchio base di raggio Tbl' Deter-
miniamo ora il profilo P della dentiera, profilo conigato del profilo p\ del pignone. Si
pu gi affermare che la linea d'azione, luogo dei punti di contatto quali M e M',
sempre la tangente al cerchio base passante per il punto l (punto di tangenza delle due

25
Fig. 2.13

Fig. 2.14

oti Infinito

Z Denti z Z
Fig. 2.15

26
linee primitive dell'ingranaggio): essa inclinata del valore dell'angolo di pressione ex.
;;;
Partiamo dalla posizione corrispondente al punto di contatto M. Consideriamo una ro-
tazione di A radianti del pignone: ne risulta una traslazione MN della dentiera e uno
spostamento MM' del punto di contatto lungo la linea d'azione. A questo punto, dob-
:."Y-
':,.
biamo avere:

MN = Axrl come indicato' precedentemente


e
O):
MM' = A X rbl [come indicato subito dopo (51)]

Otteniamo quindi:
rbl
MM' = MN -
n
= MNcosa
Questo significa che M'N una retta normale alla linea d'azione. Il profilo P della
dentiera quindi rettilineo. inclinato di un angolo (90 0 - a) rispetto alla linea pri-
mitiva L.
Sarebbe stato anche possibile giungere al risultato dicendo che un'evolvente di cerchio
diyenta sempre pi "piatta" a mano a mano che il raggio base aumenta, avendo come
limite il profilo rettilineo della dentiera (fig. 2.15).
La figura 2.14 rappresenta un pignone cilindrico a dentatura diritta che ingrana con la
dentiera coniugata.

2.4.5 Ingranaggio interno

Abbiamo gi definito i due cerchi primitivi nella figura 2.3: chiameremo rl e r2 i loro ri-
spettivi raggi. Li ritroviamo nella figura 2.16, tangenti nel punto I. Se l'angolo di pressio-
ne adottato a, i raggi base dei profili coniugati P I e P 2 sono sempre definiti dalle rela-
zioni (52). Il luogo dei punti di contatto successivi (come M) ancora la tangente comune
ai due cerchi base (in TI e T2) passante per l.
Si pu osservare che contrariamente all'ingranaggio esterno nel quale i profili coniugati
hanno curvature opposte (come due rullini cilindrici a contatto), i profili coniugati presen-
tano curvature dello stesso senso nell'ingranaggio interno (come un albero in contatto con
il suo cuscinetto).

,
2.4.6 Osservazioni importati relative all'ingranaggio a profili a evolvente di cerchio

2.4.6.1 Una variazione dell'interasse non modifica il rapporto costante tra le velocit
angolari

Consideriamo le figure 2.17,1 e 2.17,2 nelle quali abbiamo organi identici, ossia:

- un pignone avente raggio base rbl' un profilo a evolvente P 1 di questo cerchio base;
- una ruota avente raggio base rb2' un profilo a evolvente P2 di questo cerchio base.

27
Cerchi base

/
/
/

Fig. 2.16

(Sarebbe interessante ripensare al gruppo della figura 2.8, 1 ) . ,


Nella figura 2.17, l l'interasse di funzionamento a, mentre alla figura 2.17, 2 esso au-
menta fino al valore a'. I raggi primitivi non sono evidentemente gli stessi:

Fig. 2.17,1 .!:!.- = nz == rbl


r2 nj rbZ
(53) rl e rz {
r l + r2 = a

Fig. 2.17,2 rl: = nz = rbl

(53') r2 nl rb2
{
'l' + r2' = a'
Lo stesso vale per l'angolo di pressione di funzionamento che passa dal valore a al valore
a' (analizzeremo questo aspetto pi avanti, nel capitolo dedicato alle correzioni di denta-
tura).

28
(1) (2 )
Fig. 2.17

Le formule (53) e (53 ~ mettono tuttavia in evidenza che il rapporto costante tra le velocit
angolari viene sempre rispettato:

(54)

Questa propriet fondamentale propria della dentature ad evolvente di cerchio significa


per esempio che non sempre necessario funiionare ad un interasse assolutamente rigo-
roso. In seguito esamineremo un' applicazione particolarmente importante in merito alle
dentature corrette.

2.4.6.2 Nel caso di un ingranaggio pignone-dentiera, il cerchio primitivo difunzionamen-


to del pignone e l'angolo di pressione di funzionamento sono indipendenti dalla
posizione della dentiera rispetto al pignone

Nella figura 2.18,2 appaiono gli stessi pignoni e le stesse dentiere della figura 2.18, 1, ma
il pignone stato allontanato dalla dentiera di una certa distanza x. Facendo riferimento ai
risultati definiti nella figura 2.13, osserviamo che viene conservata la stessa linea d'azione
L (tangente al cerchio base del pignone e normale al profilo della dentiera). Il punto I in
cui questa linea d'azione interseca Oy il punto di tangenza del cerchio primitivo del pi-
gnone e della linea primitiva della dentiera (questi due elementi primitivi rotolano senza
strisciare l'uno sull'altro): abbiamo cos conservato il raggio primitivo r) tale per cui:

29
(55)

e l'angolo di pressione di funzionamento a.


(Ritorneremo pi avanti su questa propriet che verr dimostrata in un altro modo).

...
.

~.~

,
I 1

~~~/
._
-0._.R._,
1/ /
\
~ Q't"'1 )
. "
I /
(1) ( 2)
Fig. 2.18

2.5 DENTATURA ELICOIDALE

2.5.1 Elica cilindrica

Prima di affrontare lo stlldio della dentatura elicoidale, ovviamente necessario comin-


ciare ricordando la curva che serve a definirla, ossia l'elica cilindrica, o pi semplice-
mente l'elica (fig. 2.19). Questa curva avvolta su un cilindro in modo tale che punti alla
stessa distanza parallelamente alI'asse siano sfasati dello stesso angolo. La distanza co-
stante che separa due punti consecutivi dell'elica situati su una stessa generatrice del ci-
lindro denominata passo dell'elica (Pz).
La costruzione di un'elica di cui siano noti il passo e il diametro d del cilindro sul quale
essa si avvolge pu essere facilmente eseguita come indicato nella figura 2.19.

30
.' ~.'

,--J---.)L ----------~ z

I
~z
I
I
red
I
2 3 v

Fig. 2.19

- Dividere la circonferenza in un certo numero di parti uguali (per esempio, 12).


- Dividere il passo dell'elica in uno stesso numero di parti uguali.

Un punto qualunque dell'elica, per esempio il punto 3, si ottiene intersecando l'orizzonta-


le 3 con la linea verticale condotta dal punto di divisione 3 della circonferenza.

L'angolo d'elica (~) l'angolo costante tra la curva e l'asse: nel punto 3, per esempio,
l'angolo definito dalla tangente all'elica e dalla generatrice del cilindro.
Tagliamo la superficie laterale del cilindro .lungo la generatrice XY e sviluppiamola su un
piano. L'elica si sviluppa secondo una retta XZ, inclinata di un angolo ~ rispetto alla dire-
zione dell'asse. La circonferenza, di lunghezza 'Jtd, si sviluppa lungo il segmento XV.
Scriviamo quindi le relazioni base di questa elica:

'Jtd
tgp = -
pz
(56)
'Jtd
pz =tg ~

Sappiamo che un' elica ha un verso di inclinazione:


inclinazione destra, o inclinazione sinistra

31
(basti pensare al filetto di una vite destra o sinistra: l'elica della figura 2.19 sinistra,
mentre quelle delle figure 2.22 e 2.23 sono destre).

2.5.2 Ingranaggio a gradini

Per facilitare la comprensione delle propriet dell'ingranaggio parallelo a dentatura


elicoidale. utile prendere prima in esame un tipo di ingranaggio (che attualmente
non pi utilizzato) noto con il nome di ingranaggio a gradini di Hooke (figg. 2.20 e
2.21).
La figura 2.20 rappresenta un dente del pignone di questo ingranaggio visto dall' alto e
visto di lato; la figura 2.21 rappresenta lo stesso dente in prospettiva.

I I
i I
I
I I
I I
11 x
,
I : x
I

Fig. 2.20

32
Una ruota a dentatura a gradini pu essere considerata come una giustapposizione di
sottili ruote identiche a dentatura diritta, aventi la stessa larghezza x e sfasate angolar-
mente l'una rispetto all'altra di angoli uguali y. I profili P I , P I ', P I ", del pignone so-
no evolventi identiche aventi lo stesso cilindro base di raggio rbl. Abbiamo rappresen-
tato l'ingranaggio in una posizione particolare ,tale per cui il punto di contatto a del
profilo P l e del profilo P 2 coniugato della ruota sia situato sul cilindro base del pigno-
ne.

I
I

Fig. 2.21

Per tutti gli ingranaggi elementari a dentatura diritta, vi sono linee d'azione identiche
che, come si osserva nella vista di lato della figura 2.20, si proiettano tutte lungo la
tangente T al cerchio base del pignone, passante per il punto di tangenza l dei due
cerchi primitivi. Il punto di contatto sul profilo P I in a, e il contatto sul dente com-
pleto di profilo P 1 si stabilisce sul piccolo segmento aa' di lunghezza x parallelo
all'asse: analogamente, il contatto sul dente di profilo P I ' si stabilisce sul piccolo seg-
mento bb' parallelo all'asse, ecc. Il contatto tra il dente completo del pignone e il den-

33
~'~!- ....

te coniugato della ruota avviene dunque sull'insieme dei piccoli segmenti: aa', bb', ...,
hh',... (fig. 2.21). I punti in cui i profili P 1, P 1', P 1 ", ecc. incontrano il cilindro base si
trovano tutti su una stessa elica H hl . Per quanto riguarda i punti a, b, c, .'" h, ..., essi si
trovano tutti su una stessa retta G che tangente in a a11' elica Rh l: tale retta G, come
illustrato nella figura 2.20, ha come proiezione la tangente al cerchio base; si pu
quindi anche affermare che essa situata nel piano tangente al cerchio base del pigno-
ne (e al cerchio base della ruota, come potrebbe essere facilmente verificato) e pas-
sante per la generatrice di contatto dei due cilindri primitivi.

2.5.3 Ingranaggio a dentatura elicoidale

Si pu facilmente passare dalla dentatura a gradini (fig. 2.21) alla dentatura elicoidale
(fig. 2.22) moltiplicando indefinitamente il numero di ruote elementari, ossia riducendo
idenfinitamente la larghezza x.

Fig. 2.22

34
Il cilindro di raggio rbi il cilindro base del pignone.
L'elica Hbl l'elica base del pignone.
La retta G, tracciata sulla dentatura stessa e tangente in a all'elica base del pignone, la
generatrice rettilinea di contatto delle due dentature coniugate all' istante considerato.
La sezione della superficie di dentatura con un qualsiasi piano perpendicolare all'asse
un'evolvente avente come raggio base rbl' Tale superficie di dentatura denominata eli-
coide ad evolvente.
Essa pu essere concretamente rappresentata in due modi diversi:

a) La rappresentazione pi immediata consiste nel considerare un profilo ad evolvente P 1


del cerchio base, che si muove lungo un'elica (fig. 2.23 a).

b) altres molto interessante considerare la dentatura elicoidale come determinata da


un'infinit di generatrici rettilinee come G tangenti all'elica base (fig. 2.23 b). (Se avessi-
mo considerato l'ingranaggio della figura 2.22 in un altro momento, il contatto sarebbe
avvenuto secondo un'altra generatrice G).
molto semplice trovare queste generatrici rettilinee muovendo una riga sulla dentatura
elicoidale, oppure segando per esempio una ruota a dentatura elicoidale lungo un piano
tangente al cilindro base. Infatti, come abbiamo gi affermato, G si trova in un piano tan-
gente al cilindro base. Alla figura 2.24 ritroviamo una serie di segmenti paralleli ab o cd
per ognuna delle due famiglie di fianchi dei denti: questi segmenti si estendono fino ai
punti di tangenza b o d con le eliche base; detti punti si trovano ovviamente sulla genera-
trice di contatto XY del piano di sezione e del cilindro base.

Elica primitiva
(angolo d'elica: [3)

Elica base
(angolo d'elica: [3b) ~~(b)

--.---- Elica base

Fig. 2.23

35
Piano tangente al cilindro base

;
::-

Fig. 2.24

La figura 2.25 ci permetter di seguire meglio l'evoluzione del contatto tra due dentatu-
re elicoidali coniugate. I raggi base hanno come valore rbl e rb2' Ad un determinato
istante, i due profili a evolvente coniugati del fianco attivo sono in contatto in M: la lo-
ro linea d'azione la retta T I T2 Per quanto riguarda la generatrice di contatto Cl delle
due dentature, essa situata nel piano di azione, piano tangente ai due cilindri base ri-
spettivamente secondo le generatrici Tlt l e Tjh: questa generatrice tangente in t 2
all'elica base della ruota, e sarebbe tangente in t l al prolungamento del1' elica base del
pignone.
La parte effettiva di generatrice G evidentemente limitata in N dalla retta AB, interse-
zione del cilindro di testa del pignone e del piano d'azione. L'inclinazione di G rispetto
all' asse corrisponde alI' angolo d'elica base ~b (questo punto verr ripreso pi avanti).
Se consideriamo altri istanti di ingranamento rappresentati per esempio dai punti di
contatto successivi M' e M" sul fianco attivo, le generatrici di contatto corrispondenti
sono rispettivamente i segmenti M'N'e M''N'': le generatrici di contatto si muovono
quindi parallelamente a se stesse.

2.5.4 Alcune propriet fondamentali e relazioni

Si chiama elica primitiva di una ruota l'elica tracciata sul cilindro primitivo. La sua incli-
nazione rispetto alrasse viene definita angolo di elica ~. La figura 2.26 rappresenta i due
cilindri primitivi di un ingranaggio, tangenti lungo la generatrice XY. Durante il rotoIa-
mento senza strisciamento di questi due cilindri, importante che le due eliche primitive
coniugate rimangano sempre tangenti: ci implica le due condizioni seguenti:

36
B

72 I
/
I /P'lano
<.Y d'azione
/
Fig. 2.25 I

a) Le due eliche devono essere di senso opposto: una ruota sinistra pu formare un ingra-
naggio parallelo soltanto con una ruota destra.

b) Le due eliche devono avere identico angolo d'elica B.

Ricordiamo le notazioni principali:

rl e r2: raggi primitivi; dI e d2: diametri primitivi;


rbl e rb2: raggi base; dbl e da2 : diametri base;

--.. 1
...
""
..

Fig. 2.26 -
37
13: angolo d'elica
13b: angolo d'elica base
<X,: angolo di pressione dell'elica (vedi oltre): fig. 2.25
Pz!: passo "trasversale" del pignone
Pz2: passo "trasversale" della ruota.

tg~ = nd l = nd2
pz1 pz2

(57)
,..

x!I Fig. 2.27


".:.

La figura 2.27 rappresenta lo sviluppo della superficie laterale dei due cilindri primitivi.
La relazione tra l'angolo d'elica base ~b e l'angolo d'elica ~ si deduce facilmente consi-
derando che tutte le eliche tracciate su una stessa dentatura hanno identico passo.

Ossia:
(58) (fig. 2.28)

38
e poich:

per pignone e ruota:

(59)

2.5.5 Dentiera elicoidale

Le figure 2.13 e 2.18 rimangono valide a


condizione che venga considerato l'in-
granamento in un piano perpendicolare
all'asse del pignone. Il profilo della den-
tiera "elicoidale~' quindi rettilineo. Se
H 1 1'elica primitiva del pignone, di an-
I golo d' elica ~, e se facciamo rotolare
senza strisciare il cilindro primitivo del
I pignone sul piano primitivo della dentie-
I~ ra, Hl si svilupper su questo piano se-
condo un segmento rettilineo H 2 inclina-
I to dell' angolo ~ rispetto all'asse del pi-
I gnone. I denti della dentiera sono quindi
dei prismi inclinati dell'angolo ~. Se la
I dentatura del pignone destra (come
l nella figura 2.29), la dentiera deve essere
I sinistra.

Fig. 2.28

Fig. 2.29

.
\

39
2.6. GLOSSARIO DI BASE E REGOLE TECNOLOGICHE FONDAMENTALI
DEGLI INGRANAGGI PARALLELI

2.6.1 Simboli

Tabella 2.6.1 - Ingranaggi paralleli

1. - Simboli principali

Elemento Simbolo

Interasse . a
Velocit lineare . v
Velocit angolare .. O) (omega)
Numero di giri . n
Rapporto di ingranaggio .. u
Numero di denti . Z
Larghezza di dentatura .. b
Raggio . r
Diametro . d
Altezza . h
Modulo . m
Passo , : . p
Spessore . s
Vano . e
Corda . s
Altezza sulla corda .. h
Angolo di pressione .. (J. (a1fa)
Angolo di incidenza . 9 (teta)
Angolo d'elica . 13

II. -Indici o segni addizionali

Elemento Indice

.~.
Di testa . a
Di piede . f
Trasversale ., . t
Normale .. n
Assiale _ . x
Base . b
Relativo al pignone . l
Relativo alla ruota .. 2
Relativo all'utensile . O

40
Tabella 2.6.2

Figura Elemento Simbolo I.S.O.

2.30, l e 2 Diametro primitivo (*) .. d


Raggio primitivo (*) .
2.30,6 Diametro base Cf.) .
Raggio base (*) ..
2.30, l e 2 Diametro di testa (*) ..
Raggio di testa (*) .
2.30, l e 2 Diametro di piede (*) .
Raggio di piede ..
2.30, l Larghezza di dentatura ..
2.2,3 Interasse .. a
2.34 Modulo . m
Numero di denti (*) .. z
Numero di giri (*) .. n
Rapporto di ingranaggio .. u
2.30,4 Altezza del dente .. h
2.30,4 Addendum (*) ..
2.30,4 Dedendum (*) ..
2.30,6 Passo primitivo (dentatura dritta) ..
2.31 Passo trasversale .
2.32 Modulo trasversale .
2.31 Passo normale .
2.32 Modulo normale . m"
2.30,6 Passo base (dentatura dritta) .
2.33 Passo base trasversale .
2.33 Passo base normale .
2.31 Passo assiale .. , .
2.32
2.19 Passo dell'elica (*) .
2.27
2.28
2.30,4 Spessore (dentatura dritta) (*) .. s
2.32 Spessore trasversale (*) .
2.32 Spessore normale (*) .
2.30,4 Spessore base (dentatura destra) (*) .
Spessore base trasversale (*) .
2.30,4 Vano (dentatura dritta) (*) .
2.32 Vano trasversale (*) .
2.32 Vano normale (*) .
2.30,5 Corda (dentatura dritta) ..
Corda normale .
2.30,5 Altezza sulla corda ..

(*) Indice l: per il pignone; indice 2: per la ruota.

41
Tabella 2.6.2 (seguito)

Figura Elemento Simbolo I.S.O.

2.30,6 Angolo di pressione (dentatura dritta) .. <X (alfa)


2.31 Angolo di pressione trasversale . (J.l

2.33
2.33 Angolo di pressione normale . CJ.n
2.30,6 Angolo di incidenza (dentatura dritta) .. e
Angolo di incidenza trasversale .. et (teta)
2.27 Angolo d'elica primitiva . ~ (beta)
2.28
2.24 Angolo d'elica base ..
2.25
2.28
Velocit lineare . v
Velocit angolare (*) .. w (omega)

(*) Indice l: per il pignone; indice 2: per la ruota.

La tabella 2.6.2 fornisce l'elenco dei principali simboli che verranno utilizzati in
quest' opera. Ci limiteremo a questi poich illora numero sufficiente per coprire la quasi
totalit dei casi. Vedremo in seguito alcuni altri simboli secondari man mano che verranno
definiti gli elementi a cui si riferiscono.

2.6.2 Vocabolario e relazioni fondamentali

La maggior parte degli elementi gi stata definita nei precedenti paragrafi. In ogni caso,
baster esaminare le figure 2.30 e 2.31 per un rapido richiamo alla memoria. Insisteremo
semplicemente su alcuni elementi particolarmente importanti fornendo all' occorrenza le
relazioni che li definiscono oppure che legano alcuni di loro.

2.6.2.1 Dentatura diritta

a) Passo (primitivo): p
Passo base: Pb

Il passo primitivo misura la distanza tra due profili omologhi consecutivi sul cerchio pri-
mitivo mentre il passo base misura la distanza stessa su una normale comune ai due profi-

42
(2)

Vano: e

/ ~o
~
'-"",9~h~/h1
". ([{?<J~~"'b
~iS'<9

Spessore base: Sb
Dentatura diritta

(Lr)

Dentatura diritta Dentatura diritta

(6) (5)
Cos eM =;:-
IO J
cos e..a = I::.!i
'M cl
SH = r,., [..2r _2 'Inv8.. 7
\4 71 -lnvQ'J
.))

Sc2 =Id [ .p - 2(invfJ -,nvcij]


~ ='b [ ....,. 2 In v <x]
r

43
li, ossia una tangente qualunque al cerchio base (vedi figura 2.30, 6): precisiamo che la
denominazione "passo base" giustificata dal fatto che questa distanza uguale anche al
passo sul cerchio base ( sufficiente pensare a una corda che si avvolge sul cerchio base e
che possiede due punte traccianti M e M' ).
Se la ruota considerata ha z denti, abbiamo:

..-.... ~ 360 0
IOI' ::: QOQ' ==
z
Abbiamo quindi:

r---.
QQ'
-
...--..= r cos et
Il'

ossia:
(60) lPb ::: P . cos "UJ
b) Spessore: s per una "dentatura normale" e senza gioco tra i fianchi:

Vano :e l rtm
s=e=-=-
p
2 2
Abbiamo, per i due organi dell'ingranaggio:

(61) l SI + el ::: SZ + ez ::: p

E per un ingranaggio senza gioco abbiamo inoltre:

(62)

Pb : Tabella 2.6.2.1 (a)

Valore del passo base Pb per il modulo l (*)

Angolo 1430/ 2230/


15 20 (**) 25 30
di pressione lX

Pb 3,041525 3,034545 2,952131 2,902453 2,847249 2,720699

(*) Per altri valori del modulo sufficiente moltiplicare i valori Pb per questo modulo.
(**) Valori normalizzati per la meccanica generica..

44
Sb: Tabella 2.6.2.1 (b)
Spessore base Sb per m = l
(dentatura diritta esterna normale)
s = 1tm/2

Sb Sb

Z Z

u= 1430' u= 15 u=200 u= 1430' u = 15 u=20

5 1,5476 1,5470 1,5461 48 1,7784 1,8023 2,1483


6 1,5530 1,5528 1,5601 49 1,7838 1,8083 2,1623
7 1,5583 1,5588 1,5741 50 1,7892 1,8142 2,1763
8 1,5637 1,5647 1,5881 51 1,7945 1,8201 2,1903
9 1,5691 1,5707 1,6021 52 1,7999 1,8261 2,2044
lO 1,5744 1,5766 1,6161 53 1,8053 1,8320 2,2184
Il " 1,5798 1,5825 1,6301 54 1,8106 1,8379 2,2324
12 1,5852 1,5885 1,6441 .55 1,8160 1,8439 2,2464
13 1,5906 1,5944 1,6581 56 1,8214 1,8498 2,2604
14 1,5959 1,6004 1,6721 57 1,8268 1,8558 2,2744
15 1,6013 1,6063 1,6861 58 1,8321 1,8617 2,2884
16 1,6067 1,6122 1,7002 59 1,8375 1,8677 2,3024
17 1,6120 1,6182 1,7142 60 1,8429 1,8736 2,3164
18 1,6174 1,6241 1,7282 61 1,8482 1,8795 2,3304
19 1,6228 1,6301 1,7422 62 1,8536 1,8855 2,3444
20 1,6281 1,6360 1,7562 63 1,8590 1,8914 2,3584
21 1,6335 1,6419 1,7702 64 1,8643 1,8974 2,3724
22 1,6389 1,6479 1,7842 65 1,8697 1,9033 2,3864
23 1,6442 1,6538 1,7982 66 1,8751 1,9092 2,4004
24 1,6496 1,6598 1,8122 67 1,8804 1,9152 2,4144
25 1,6550 1,6657 1,8262 68 1,8859 1,9211 2,4284
26 1,6603 1,6716 1,8402 69 1,8912 1,9271 2,4424
27 1,6657 1,6776 1,8542 70 1,8965 1,9330 2,4565
28 1,6711 1,6835 1,8682 71 1,9019 1,9389 2,4705
29 1,6764 1,6895 1,8822 72 1,9073 1,9449 2,4845
30 1,6818 1,6954 1,8962 73 1,9120 1,9508 2,2985
31 1,6872 1,7013 1,9102 74 1,9180 1,9568 2,3125
32 1,6925 1,7073 1,9242 75 1,9234 1,9627 2,5265
33 1,6979 1,7132 1,9382 76 1,9287 1,9686 3,5405
34 1,7033 1,7192 1,9523 77 1,9341 1,9746 2,5545
35 1,7087 1,7251 1,9663 78 1,9395 1,9805 2,5685
36 1,7140 1,7310 1,9803 79 1,9449 1,9865 2,5825
37 1,7194 1,7370 1,9943 80 1,9502 1,9924 2,5965
38 1,7248 1,7429 2,0083 81 1,9556 1,9983 2,6105
39 1,7301 1,7489 2,0223 82 1,9610 2,0043 2,6245
40 1,7355 1,7548 2,0363 83 1,9663 2,0102 2,6385
41 1,7409 1,7607 2,0503 84 1,9717 2,0162 2,6525
42 1,7462 1,7667 2,0643 85 1,9771 2,0221 2,6665
43 1,7516 1,7726 2,0783 86 1,9824 2,0280 2,6805
44 1,7570 1,7786 2,0923 87 1,9878 2,0340 2,6945
45 1,7623 1,7845 2,1063 88 1,9932 2,0399 2,7086
46 1,7677 1,7904 2,1203 89 1,9985 2,0459 2,7226
47 1,7731 1,7964 2,1343 90 2,0039 2,0518 2,7366

45
~r":

Sb: Tabella 2.6.2.1 (b) (seguito)

Sb Sb

~ z
Cl= 1430' a= 15 0 a=200 Cl= 1430' Cl= 15 0 a=20

91 2,0093 2,0577 2,7506 134 2,2401 2,3132 3,3528


92 2,0146 2,0637 2,7646 135 2,2455 2,3191 3,366'8
93 2,0200 2,0696 2,7786 136 2,2508 2,3250 3,3808
94 2,0254 2,0756 2,7926 137 2,2562 2,3310 3,3948
95 2,0307 2,0815 2,8066 138 2,2616 2,3369 3,4088
96 2,0361 2,0874 2,8206 139 2,2669 2,3429 3,4228
97 2,0415 2,0934 2,8346 140 2,2723 2,3488 3,4368
98 2,0468 2,0993 2,8486 141 2,2777 2,3541 3,4508
99 2,0522 2,1053 2,8626 142 2,2831 2,3607 3,4649
100 2,0576 2,1112 2,8766 143 2,2884 2,3666 3,4789
101 2,0629 2,1171 2,8906 144 2,2938 2,3726 3,4929
102 2,0683 2,1231 2,9046 145 2,2992 2,3785 3,5069
103 2,0737 2,1290 2,9186 146 2,3045 2,3844 3,5209
104 2,0791 2,1350 2,9326 147 2,3099 2,3904 3,5349
105 2,0844 2,1409 2,9466 148 2,3153 2,3963 3,5489
106 2,0898 2,1468 2,9607 149 2,3206 2,4023 3,5629
107 2,0952 2,1528 2,9747 150 2,3260 2,4082 3,5769
108 2,1005 2,1587 2,9887 151 2,3314 2,4141 3,5909
109 2~1059 2,1647 3,0027 152 2,3367 2,4201 3,6049
110 2,1113 2,1706 3,0167 153 2,3421 2,4260 3,6189
111 2,1166 2,1765 3.0307 154 2,3475 2,4320 3,6329
112 2,1220 2,1825 3,0447 155 2,3528 2,4379 3,6469
113 2,1274 2,1884 3,0587 156 2,3582 2,4438 3,6609
114 2,1327 2,1944 3,0727 157 2,3636 2,4498 3,6749
115 2,1381 2,2003 3,0867 158 2,3689 2,4557 3,6889
116 2,1435 2,2062 3,1007 159 2,3743 2,4617 3,7029
117 2,1489 2,2122 3,1147 160 2,3797 2,4676 3,7170
118 2,1542 2,2181 3,1287 161 2,3850 2,4735 2,7310
119 2,1596 2,2241 3,1427 162 2,3904 2,4795 3,7450
120 2,1649 2,2300 3,1567 163 2,3958 2,4854 3,7590
121 2,1703 2,2359 3,1707 164 2,4012 2,4914 3,7130
122 2,1757 2,2419 3,1847 165 2,4065 2,4973 3,7870
123 2,1811 2,2478 3,1987 166 2,4119 2,5032 3,8010
124 2,1864 2,2538 3,2128 167 2,4173 2,5092 3,8150
125 2,1918 2,2597 3,2268 168 2,4226 2,5151 3,8290
126 2,1972 2,2656 3,2408 169 2,4280 2,5211 3,8430
127 2,2025 2,2716 3,2548 170 2,4334 2,5270 3,8570
128 2,2079 2,2775 3,2688 171 2,4387 2,5329 3,8710
129 2,2133 2,2835 3,2828 172 2,444 L 2,5389 3,8850
130 2,2186 2,2894 3,2968 173 2,4495 2,5448 3,8990
131 2,2240 .2,2953 3,3108 174 2,4548 2,5508 3,9130
132 2,2294 2,301.3 3,3248 175 2,4602 2,5567 3,9270
133 2,2347 2,3072 3,3388

46
Spessore base: Sb (fig. 2.30, 4)
Bisogna considerare qui i punti Q e Q' in cui le evolventi incontrano il cerchio base:
La tabella 2.6.2.1 (b) d i valori di Sb per una dentatura diritta esterna normale.
c) Angolo di incidenza: e (fig. 2.30, 6)
Angolo di pressione: a
L'angolo di incidenza l'angolo formato, in un punto qualunque M dell'evolvente, dalla
tangente alla curva con il raggio in questo punto ( rM := raggio del cerchio passante per
M). L'angolo di pressione quindi l'angolo di incidenza sul cerchio primitivo.

(63)

cos a = ~
r

Funzione "Involuta": simbolo inv.


Mettiamoci in un punto M qualunque dell'evolvente in cui l'angolo di incidenza e; sia
Q il punto in cui questa evolvente incontra il cerchio base. Si dimostra molto facilmente
che:
~

MOQ =(tge - e); e espressa in radianti


la funzione (tge - 8) che viene chiamata inv e.
Esistono tabelle della funzione involuta che facilitano i numerosi calcoli che utilizzano
questa funzione.
Abbiamo cos (fig. 2.30):
~

MOQ:= inv. e =tg e-e


~

(64) IOQ = inv. a = tg a - a


~

MOI :=inv. e- inv. a, ecc...

Le tabelle 2.6.2.1 (c) forniscono i valori delle funzioni involute (gradi, minuti). Per i valo-
ri intermedi, procedere per interpolazione.

2.6.2.2 Dentatura elicoidale

In una dentatura elicoidale distingueremo:


- gli elementi "trasversali " (contraddistinti dall' indice t): considerati in qualsiasi piano
normale all' asse della ruota,
- gli elementi "normali" (contraddistinti dall'indice n): considerati perpendicolarmente
alI'elica primitiva. .

47
Tabella 2.6.2.1 (c)

100 11 0
-Om inv. ' m
-30 lnv. . -m lnv.
.-
m Inv.
0,0011941 0,0020795 O 0,0023941 30 0,0027394
1 8031 31 0895 1 4051 31 7515 ...
2 8122 32 0995 2 4161 32 7636
3 8213 33 1096 3 4272 33 7757
4 8305 34 1197 4 4383 34 7879
5 0,001 8397 35 0,0021299 5 0,0024495 35 0,0028001
6 8489 36 1400 6 4607 36 8123
7 8581 37 1502 7 4719 37 8246
8 8674 38 1605 8 4831 38 8369
9 8767 39 1707 9 4944 39 8493
10 0,001 8860 40 0,0021810 10 0.002 5057 40 0,0028616
11 8954 41 1914 11 5111 41 8741
12 9048 42 2017 12 5285 42 8865
13 9142 43 2121 13 5399 43 8990
14 9237 44 2226 14 5513 44 9115
15 0,001 9332 45 0,0022330 15 0,0025628 45 0,0029241
16 9427 46 2435 16 5144 46 9367
17 9523 47 2541 17 5859 47 9494
18 9619 48 2647 18 5975 48 9620
19 9715 49 2753 19 6091 49 9747
20 0,001 9812 50 0,0022859 20 0,0026208 50 0,0029815
21 9909 51 2966 21 6325 51 0,0030003
22 0,002 0006 52 3073 22 6443 52 01.31
23 0103 53 3180 23 6560 53 0260
24 0201 54 3288 24 6678 54 0389
25 0,0020299 55 0,0023396 25 0,0026197 55 0,0030518
26 0398 56 3504 26 6916 56 0648
27 0497 57 3613 27 7035 57 0718
28 0596 58 3122 28 7154 58 09<l8
29 0695 59 3831 29 7274 59 1039
30 0,0020195 60 0,0023941 30 0,0027394 60 0,0031171

48
Tabella 2.6.2.1 (c) (seguito)

120 13 0

m inv. m inv. m inv. m inv.


0,0031171
.- 0,003 5285 30
O 30 O 0,0039754 0,004 4593
1 1302 31 5428 1 9909 31 4761
2 1434 32 5572 2 0,004 0065 32 4929
3 1567 33 5716 3 0221 33 5098
4 1699 34 5860 4 0377 34 5267
5 0,0031832 35 0.003 6005 5 0,004 0534 35 0,004 5437
6 1966 36 6150 6 0692 36 5607
7 2100 37 6296 7 0849 37 5777
8 2234 38 6441 8 1008 38 5948
9 2369 39 6588 9 1166 39 6120
10 0,003 2504 40 0,003 6735 10 0,0041325 40 0,004 6291
11 2639 41 6882 11 1485 41 6464
12 2775 42 7029 12 1644 42 6636
13 2911 43 7177 13 1805 43 6809
14 3048 44 7326 14 1965 44 6983
15 0,003 3185 45 0,003 7474 15 0,004 2126 45 0,004 7157
16 3322 46 7623 16 2288 46 7331
17 3460 47 7773 17 2450 47 7506
18 3598 48 7923 18 2612 48 7681
19 3736 49 8073 19 2775 49 7857
-20 0,003 3875
-
50 0,003 8224 20 0,004 2938 50 0,004 8033
21 4014 51 8375 21 3102 51 8210
22 4154 52 8527 22 3266 52 8387
23 4294 53 8679 23 3430 53 8564
24 4434 54 8831 24 3595 54 8742
25 0,003 4575 55 .0,003 8984 25 0,0043760 55 0,004 8921
26 4716 56 9137 26 3926 56 9099
27 4858 57 9291 27 4092 57 9279
28 5000 58 9445 28 4259 58 9458
29 5142 59 9599 29 4426 59 9639
-30 0,003 6285
-
60 0,003 9754 30 0,0044593 60 0.004 9819

49
Tabella 2.6.2.1 (c) (seguito)

14 0 15 0

-m Inv.
O 0,0049819
m
J -

30
Inv.
0,0055448 -
m
O
inv. lm
0,0061498 .. 30
inv.
0,0067985
1 0,0050000 31 5643 1 1707 31 8209
2 0182 32 5838 2 1917 32 8434
3 0364 33 6034 3 2127 33 8659
4 0546 34 6230 4 2337 34 8884
5 0,0050729 35 0,0056427 5 0,0062548 35 0,0069110
6 0912 36 6624 6 2760 36 9337
7 1096 37 6822 7 2972 37 9564
8 1280 38 7020 8 3184 38 9791
9 1465 39 7218 9 3397 39 0,0070019
10 0,0051650 40 0,0057417 10 0,0063611 40 0,0070248
11 1835 41 7617 11 3825 41 0477
12 2022 42 7817 12 4039 42 0706
13 2208 43 8017 13 4254 43 0936
14 2395 44 8218 14 4470 44 l167
15 0,0052582 45 0,0058420 15 0,0064686 45 0,0071398
16 2770 46 8622 16 4902 46 1630
17 2958 47 8824 17 5119 47 1862
18 3147 48 9028 18 5337 48 2095
19 3336 49 9230 19 5555 49 2328
20 0,0053526 50 0,0059434 20 0,0065773 50 0,0072561
21 3716 51 9638 21 5992 51 2796
22 3907 . 52 9843 22 6211 52 3030
23 4098 53 0,0060048 23 6431 53 3266
24 4290 54 0254 24 6652 54 3501
25 0,0054482 55 0,0060460 25 0,0066873 55 0,0073738
26 4674 56 0667 26 7094 56 3975
27 4867 57 0874 27 7316 57 4212
1081
28
29
5060
5254
30 0,0055448
58
59
60
1289
0.0061498
I 28
29
30
7539
7762
0,0067985
58
59
60
4450
4688
0,0074927

50
Tabella 2.6.2.1 (c) (seguito)

16 0 17 0

- m
O
inv.
0,001-493
. -m
30
inv.
0,008 234
m
O
inv.
0,009025
--m
30
inv.
0,009 866
1 517 31 260 1 052 31 895
2 541 32 285 2 079 32 924
3 565 33 311 3 107 33 953
4 589 34 337 4 134 34 982
5 0,007613 35 0,008 362 5 '0,009161 35 0,010012
6 637 36 388 6 189 36 041
7 661 37 414 7 216 37 070
8 686 38 440 8 244 38 099
9 710 39 466 9 272 39 129
10 0,007735 40 0,008 492 10 0,009 299 40 0,010 158
11 759 41 518 11 327 41 188
12 784 42 544 12 355 42 . 217
13 808 43 571 13 383 43 247
14 833 44 597 14 411 44 277
15 0,007857 45 0,008623 15 0,009439 45 0,010307
16 882 46 650 16 467 46 336
17 907 47 676 17 495 47 366
18 932 48 702 18 523 48 396
19 957 49 729 19 552 49 426
20 0,007982 50 0,008756 20 0,009 580 50 0,010456
21 0.008007 51 782 2'1 608 51 486
22 032 52 809 22 637 52 517
23 057 53 836 23 665 53 547
24 082 54 863 24 694 54 577
25 0,008107 55 0,008 889 25 0,009722 55 0,010 60S
26 133 56 916 26 151 56 638
27 158 57 943 27 180 57 669
28 183 58 970 28 808 58 699
29 209 59 998 29 837 59 730
30 0,008 234 60 0,009025 30 0,009866 60 0,010160

51
rTT
1 Tabella 2.6.2.1 Cc) (seguito)
:":

. :..~

18 0 .19 0
-_.
-mO
Inv.
0,010760
--
m
SO
in'l.
0,011 709 -
m
O
Inv.
0,012715
-.m
30
in'l.
0,013779
1 791 31 742 1 750 31 816
2 822 32 775 2 784 32 852
3 853 33 807- 3 819 33 889
4 884 34 840 4 854 34 926
5 0,010915 35 0,011 873 5 0,012888 35 0,013963
6 946 36 906 6 923 36 999
7 977 37 939 7 958 37 0,014036
8 0,011 008 38 972 8 993 38 073
9 039 39 0,012005 9 0,013028 39 110
10 0,011 071 40 0,012038 10 0,013063 40 0,014148
11 102 41 071 11 098 41 185
12 133 42 105 12 134 42 222
13 165 43 138 13 169 43 259
14 196 44 172 14 204 44 297
15 0,011 228 45 0,012205 15 0,013240 45 0,014334
16 260 46 239 16 275 46 372
17 291 47 272 17 311 47 409
18 323 48 S06 18 346 48 447
19 355 49 340 19 382 49 485
20 0,011387 50 0,012373 20 0,013418 50 0,014523
21 419 51 401 21 454 51 560
22 451 52 441 22 490 52 598
23 483 53 475 23 526 53 636
24 515 54 509 24 562 54 674
25 0,011 547 55 0,012543 25 0.013598 55 0,014713
26 580 56 578 26 634 56 151
27 612 57 612 21 670 57 789
28 644 58 646 28 701 58 827
29 671 59 681 29 743 59 866
SO 0,011 709 60 0,012715 SO 0.013779 60 0,014904

52
Tabella 2.6.2.1 Cc) (seguito)

20 0
21 0
-mO
inv.
0,014904
~
-30m inv.
0,016092
-mO inv.
0,017 345
m
. 30- Inv.
0,018665
1 943 31 133 1 388 31 710
2 982 32 174 2 431 32 755
3 0,015020 33 215 3 474 33 800
4 059 34 255 4 517 34 846
5 0,015098 35 0,016296 5 0,017 560 35 0,018891
6 137 36 337 6 603 36 937
7 176 37 379 7 647 37 983
8 215 38 420 8 690 38 0,019028
9 254 39 461 9 734 39 074
10 0,015293 -
40 0.016502 10 0,017 777 40 0,019120
11 333 41 544 11 821 41 166
12 372 42 585 12 865 42 212
13 411 43 627 13 908 43 258
14 451 44 669 14 952 44 304
15 0,015490 45 0,016710 15 0,017996 45 0.019350
16 530 46 752 16 0,018040 46 397
17 570 47 794 17 084 47 443
18 609 48 836 18 129 48 490
19 649 49 878 19 173 49 536
-"
20 0,015689 50 0,016920 20 0,018211 50 0,019583
21 729 51 962 21 262 51 630
22 769 52 0,017 004 22 306 52 676
23 809 53 047 23 351 53 723
24 850 54 089 24 395 54 770
25 0,015890 55 0,017 132 25 0,018440 55 0,019817
26 930 56 174 26 485 56 864
27 971 57 211 27 530 57 912
28 0,016011 58 259 28 575 58 959
29 052
30 0,016092
59
-60
302
0,017 345
-3029 620
0,018665
59 0,020007
60 0,020054

53
rP,":C' Tabella 2.6.2.1 (c) (seguito)
~ ':: ...

22 0 23 0

-Om Inv.
0,020054
-- m
30
inv.
0,021 514
-
m inv.
O 0,02 3049
--m inv.
30 0,02 4660
1 101 31 564 1 3102 31 4715
2 149 32 614 2 3154 32 4770
3 191 33 665 3 3201 33 4825
4 244 34 115 4 3259 34 4881
5 0,020292 35 0,021165 5 0,02 3312 35 0,02 4936
6 340 36 815 6 3365 36 4992
1 388 37 866 7 3418 37 5047
8 436 38 916 8 3471 38 5103
9 484 39 961 9 3524 39 5159
10 0,020533 40 0,022 018 10 0,02 3577 40 0,02 5214
11 581 41 068 11 3631 41 5270
12 629 42 119 12 3684 42 5326
13 678 43 170 13 3138 43 5382
14 126 44 221 14 3791 44 5439
15 0,020775 45 0,022272 15 0,02 3845 45 0,02 5495
16 824 46 324 16 3899 46 5551
17 873 41 375 17 3952 47 5608
18 921 48 426 18 4006 48 5664
19 970 49 478 19 4060 49 5721
20 0,021 019 50 0,022529 20 0,02 4114
-50 0,02 5777
21 069 51 581 21 4169 51 5834
22 118 52 633 22 4223 52 5891
23 167 53 684 23 4277 53 5948
24 211 54 736 24 4332 54 6005
25 0,021266 55 0,022 788 25 0,02 4386 55 0,02 6062
26 316 56 840 26 4441 56 6120
27 365 57 892 27 4495 51 6171
28 415 58 944 28 4550 58 6235
29 465 59 997 29 4605 59 6292
30 0,021 514 60 0,023049 30 0,02 4660 60 0,02 6350

54
Tabella 2.6.2.1 (c) (seguito)

24- 0 25 0
Inv.
m
O
Inv.
0,02 6350
m
--
30
inv.
0,02 8121
-m
O 0,02 9975
-. -30
m inv.
0,03 1917
1 6407 31 8181 1 0,03 0039 31 1983
2 6465 32 8242 2 0102 32 2049
3 6523 33 8302 3 0166 33 2116
4- 6581 34 8363 4 0229 34 2182
5 0,02 6639 35 0,02 8424 5 0,03 0293 35 0,03 2249
6 6697 36 8485 6 0357 36 2315
7 6756 37 8546 1 0420 37 2382
8 6814 38 8607 8 0484 38 2449
9 6872 39 8668 9 0549 39 2516
10 0,02 6931 40 0,02 8729 10 0,03 0613 40 0,03 2583
11 6989 41 8791 11 0677 41 2651
12 7048 42 8852 12 0741 42 2718
13 7107 43 8914 13 0806 43 2785
14 7166 44 8976 14 0810 44 2853
15 0,02 7225 45 0,02 9037 15 0,03 0935 45 0,03 2920
16 7284 46 9099 16 1000 46 2988
17 7343 47 9161 17 1065 47 3056
18 7402 48 9223 18 1130 48 3124
19 7462 49 9285 19 1195 49 3192
20 0,02 7521 50 0,02 9348 20 0,03 1260 50 0,03 3260
21 7581 51 9410 21 1325 51 3328
22 7640 52 9472 22 1390 52 3397
23 7700 53 9535 23 1456 53 3465
24 1760 54 9598 24 1521 54 3534
25 0,02 7820 55 0,02 9660 25 0,03 1587 55 0,03 3602
26 7880 56 9723 26 1653 56 3671
21 1940 57 9786 27 1718 57 3740
28 8000 58 9849 28 1784 58 3809
29 8060 59 9912 29 1850 59 3878
ao 0,02 8121 60 0,02 9975 30 0,03 1917 60 0,03 3947

55
Tabella 2.6.2.1 (c) (seguito)

26 0
27 0

inv.
- m
O 0,03 3947
m
-.-
30
Inv.
0,03 6069
-mO Inv.
0,03 8281
-.-
m
30
Inv.
0,04 0602
1 4016 31 6142 1 8362 31 0680
2 4086 32 6214 2 8438 32 0159
3 4155 33 6287 3 8514 33 0839
4 4225 34 6359 4 8590 34 0918
5 0,03 4294 35 0,03 6432 5 0,03 8666 35 0,04 0997
6 4364 36 6505 6 8142 36 1016
7 4434 37 6578 7 8818 31 1156
8 4504 38 6651 8 8894 38 1236
9 4574 39 6724 9 8971 39 1316
10 0,03 4644 40 0,03 6798 10 0,03 9047 40 0,04 1395
11 4714 41 6871 11 9124 41 1475
12 4185 42 6945 12 9201 42 1556
13 4855 43 7018 13 9218 43 1636
14 4926 44 7092 14 9355 44 1716
15 0,03 4997 45 0,03 7166 15 0,03 9432 45 0,04 1797
16 5067 46 7240 16 9509 46 1871
17 5138 47 7314 17 9586 47 1958
18 5209 48 7388 18 9664 48 2039
19 5280 49 7462 19 9741 49 2120
20 0,03 5352 50 0,03 7537 20 0,03 9819 50 0,04 2201
21 5423 51 7611 21 9897 51 2282
22 5494 52 7686 22 9974 52 2363
23 5566 53 7161 23 0,04 0052 53 2444
24 5637 54 7835 24 0131 54 2526
25 0,03 5109 55 0,03 7910 25 0,04 0209 55 0,04 2607
26 5781 56 1985 26 0287 56 2689
27 5853 57 8060 27 0366 57 2771
28 5925 58 8136 28 0444 58 2853
29 5991 59 8211 29 0523 59 2935
30 0,03 6069 60 0,03 8281 30 0,04 0602 60 0,04 3017

56
Tabella 2:6.2.1 (c) (seguito)

28 0 29 0
Inv.
m inv.
O 0,04 3017
--m
30 0,04 5537 -m
O
inv.
0,04 8164
- m
30
inv.
0,05 0901
1 3100 31 5623 1 8253 31 0994
.2 3182 32 5709 .2 8343 32 1087
3 3264 33 5795 3 8432 33 1181
4 3347 34 5881 4 8522 34 1274
5 0,04 3430 35 0,04 5967 5 0,04 8612 35 0,05 1368
6 3513 36 6054 6 8702 36 1462
7 3596 37 6140 7 8792 37 1556
8 3679 38 6227 8 8883 38 1650
9 3762 39 6313 9 8973 39 1744
10 0,04 3845
--
40 0,04 6400 10 0,04 9064 40 0,05 1838
11 3929 41 6487 11 9154 41 1933
12 4012 42 6575 12 9245 42 2027
13 4096 43 6662 13 9336 43 2122
14 4180 44 6749 14 9427 44 2217
15 0,04 4264 45 0,04 6837 15 0,04 9518 45 0,05 2312
16 4348 46 6924 16 9609 46 2407
17 4432 47 7012 17 9701 47 2502
18 4516 48 7100 18 9792 48 2597
19 4601 49 7188 19 9884 49 2693
20 0,04 4685 50 0,04 7276 -
20 0,04 9976 50 0,05 2788
21 4770 51 7364 21 0,05 0068 51 2884
22 4855 52 7452 22 0160 52 298Q
23 4939 53 7541 23 0252 53 3076
24 5024 54 7630 24 0344 54 3172
25 0,04 5110 55 0,04 7718 25 0,05 0437 55 0,05 3268
26 5195 56 7807 26 0529 56 3365
27 5280 57 7896 27 0622 57 3461
28 5366 58 7985 28 0115 58 3558
29 5451 59 8074 29 0808 59 3655
- -
30 0,04 5537 60 0,04 8164 30 0,05 0901 60 0,05 3751

57
Tabella 2.6.2.1 (c) (seguito)

30 0 31 0

Inv.
-mO
Inv.
0,05 3151 ~ : I 0,05
Inv.
6720
-in
O
il1v.
0,05 9809
-SOm 0,06 3022
3849 6821 1 9914 31 3131 ."
1 31
2 3946 32 6922 2 0,06 0019 32 3241
3 4043 33 7023 3 0124 33 3350
4 4140 34 7124 4 0230 34 3460
5 0,05 4238 35 0,05 7226 5 0,06 0335 35 0,06 3570
6 4336 36 7328 6 0441 36 3680
7 4433 31 7429 7 0547 31 3790
8 4531 38 7531 8 0653 38 3901
9 4629 39 1633 9 0759 39 4011
10 0,05 4728 40 0,05 1736 10 0,06 0866
-40 0,06 4122
11 4826 41 7838 11 0972 41 4232
12 4924 42 7940 12 1019 42 4343
13 5023 43 8043 13 1186 43 4454
14 5122 44 8146 14 1292 44 4565
15 0,05 5221 45 0,05 8249 15 0,06 1400 45 0,06 4677
16 5320 46 8352 16 1507 46 4788
17 5419 47 8455 17 1614 47 4900
18 5518 48 8558 18 1721 48 5012
19 5617 49 8662 19 1829 49 5123
20 0,05 5117 50 0,05 8765 20 0,06 1937 50 0,06 5236
21 5817 51 8869 21 2045 51 5348
22 5916 52 8973 22 2153 52 5460
23 6016 53 9077 23 2261 53 5573
24 6116 54 9181 24 2369 54 5685
25 0,05 6217 55 0,05 9285 25 0,06 2478 55 0,06 5798
26 6317 56 9390 26 2586 56 5911
21 6417 57 9494 27 2695 57 6024
28 6518 58 9599 28 2804 58 6137
29 6619 59 9104 29 2913 59 6250
30 0,05 6720 60 0,05 9809 .
I 30 0,06 3022 60 0,06 6364

58
Tabella 2.6.2.1 (c) (seguito)

320 33 0
-m Inv.
O 0,06 6364
... m
30 0,06
In'o'.
9838 -m
O
in....
0,07 3449
_ _

30
mio
In'o'.
0,07 7200
1 6478 31 9956 1 3572 31 7328
2 6591 32 0,07 0075 2 3695 32 7455
3 6705 33 0193 3 3818 33 7583
4 6819 34 0312 4 3941 34 7711
5 0,06 6934 35 0,07 0430 5 0,07 4064 35 0,07 7839
6 7048 36 0549 6 4188 36 7968
7 7163 37 0668 7 4312 37 8096
a 7277 38 0787 8 4435 38 8225
9 7392 39 0907 9 4559 39 8354
10 0,06 7507 40 0,07 1026 10 0,07 4684 40 0,07 8483
11 7622 41 1146 11 4808 41 8612
12 7738 42 1266 12 4932 42 8141
13 7853 43 1386 13 5057 43 8871
14 7969 44 1506 14 5182 44 9000
15 0,06 8084 45 0,01 1626 15 0,07 5307 45 0,07 9130
16 8200 46 1747 16 5432 46 9260
17 8316 47 1861 17 5557 47 9390
18 8432 48 1988 18 5683 48 9520
19 8549 49 2109 19 5808 49 9651
20 0,06 8665 50 0,07 2230 20 0,01 5934
-50
-0,07 9181
21 8782 51 2351 21 6060 51 9912
22 8899 52 2413 22 6186 52 0,08 0043
23 9016 53 2594 23 6312 53 0114
24 9133 54 2716 24 6439 54 0306
25 0,06 9250 55 0,07 2838 25 0,07 6565 55 0,08 0431
26 9367 56 2959 26 6692 56 0569
~7 9485 57 3082 27 6819 57 0700
28 9602 58 3204 28 6946 58 0832
29 9720 59 3326 29 1073 59 0964
0,06 9838 - 0,07 3449 30 0,07 7200 60 0,08 1097
30 60

59
r.
Nella figura 2.31 troviamo rappresentati i seguenti elementi corrispondenti, misurati sul
cilindro primitivo:
-passo trasversale Pt; passo normale Pm
- spessore trasversale St; spessore normale s,I'
- vano trasversale et; vano normale ew

Cilindro base

Fig. 2.31

La figura 2.32 rappresenta uno sviluppo del cilindro primitivo su un piano nel quale le
eliche primitive si trasformano in rette; ritroviamo cosi facilmente:

Pn = Pt . COS ~
(65) sn = St' cos ~
{
en = et' cos ~

Abbiamo evidentemente, chiamando

Pt diametro primitivo
mr ' madulo trasversa le = - = d'
1t Z entI

m w' modulo normale = Pn


1t

60
(66) I mn = mI' cos p I
Il passo assiale Px viene misurato parallelamente all'asse della ruota:

Pt Pn
(67) px = tg p = sin p

facile vedere come si possa scrivere anche:

(68) Ip x = p,
z I
essendo Pz il passo delle eliche

Fig. 2.32

(ritroveremo questa formula in una vite senza fine in cui z indichi ill).umero di filetti).
La figura 2.33 rappresenta una dentiera la cui sezione trasversale (t) normale all'as-
se del pignone coniugato (si veda anche la figura 2.32) e la sezione normale (n) nor-
male alla direzione dei denti: l'angolo tra queste due sezioni uguale p (angolo d'eli-
ca).

p : passo trasversale
Pbn: passo base trasversale.

Sarebbe sufficiente riprendere la fig. 2.30,6 nella quale le tangenti t e t' sarebbero i profi-
li della dentiera coniugati dei profili trasversali del pignone.

Pn : passo nonnale
Pbn : passo base normale.
Raggruppiamo le relazioni tra questi diversi elementi:

.{

Pbl = Pl . cos al
(69) Pbn =Pn . cos a n
= p t . cos ~ . cos a n
= Pt' cos a, . cos ~b

Vediamo comparire l'angolo di pressione normale an in una sezione normale all'elica


primitiva di una dentatura elicoidale. Anche in questo caso semplice dimostrare la rela-
zione tra a c e a n passando attraverso la dentiera (fig. 2.33).

Piano normale all'asse del pignone

Fig. 2.33
i

Chiamiamo h 1'altezza del dente


EF =BC cos ~
Be
tg a t == h

EF
tgan =h-

otteniamo quindi la relazione nota:

(70)

62
2.6.2.3 Proporzioni della "dentatura normale" (fig. 2.34)

Dentatura diritta esterna


addendum ha = m
dedendum hf = 1,25 m
altezza h = 2,25 m
angolo di pressione u = 200
spessore = vano =rtm/2
Dentatura elicoidaLe esterna
=
addendum ha mn
dedendum hF 1,25 m n
altezza h = 2,25 mn
angolo di pressione normale un = 200

spessore =passo
-2-

Dentatura interna (fig. 2.30, 2)


Stessi valori della dentatura esterna con tuttavia alcune limitazioni che formuleremo a
proposito delle interferenze.
opportuno insistere sul fatto che non pu esservi in nessun caso materiale all'interno del
cerchio base della ruota dal momento che il profilo ad evolvente non pu trovarsi all'in-
terno del cerchio base.

Questa condizione si esprime:


(71)

63
64
''',.,.,'.,., I __ iiiiiiiIiii-..iiiiliiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii
iiiiiiiiiiiiiiiiliIRiiiiii'iiiliiiil_ _.;;;;;1;;;:;;;;_11';;;11111:.111I H -.'..'<
~._; 'I~ml '-[~J-ii'~IIII--Il'I-;:=' 11111-.-.'1"--I'I-I--I"I-I'I1-!'.'.-

4 3,75
MMMM 3,50 3,25 3 2,75

IMMI ........ MM ........


2,50 2,25 2 1,75 1,50 1,25 1
Fig. 2.34 bs

0\
VI
~1' ....
2.6.2.4 Moduli nonnalizzati (I.S.O.)

Tabella 2.6.2.4 (a)


Moduli normalizzati (I.S.O.)

I II III

1 1,125
1,25 1,375
1,50
1,75
2
2,25
2,50
2,75
3 (3,25)
3,50 (3,75)
4
4,50
5
5,50
6 (6,5)
7
8
9
lO
11
12 .;.

14 ..>
16
18
20

Accordare la preferenza ai moduli della colonna I.


Evitare per quanto possibile l'uso dei 3 moduli della colonna III.

La figura 2.34 rappresenta in scala 111 alcuni denti corrispondenti ai moduli enumerati
sopra.
"DIAMETRAL PITCH" NORMALIZZATI (Sistema anglosassone).
Ricordiamo innanzi tutto che 1 pollice equivale a 25,4 rom.
Il "diametral pitch" (simbolo P) viene definito come segue:
z denti
(72) p =-~------:--.....,......--,...,..-~-
diametro primitivo in pollici

66
Il "diametral pitch" e il modulo m corrispondenti sono legati da una formula molto sem-
plice:
(73) mX P = 25,4

Tabella 2.6.2.4 (b)


Diametral Pitch nonnalizzati (I.S.O.)

I II
..
P m corrispondente P m corrispondente

20 1,270

18 1,411

16 1,588

14 1,814

12 2,117 ".

lO 2,540 9 2,822

8 3,175 7 3,628

6 4,233 5 1I2 4,618

5 5,080 41/2 5,644

4 6,350 3 1/2 7,257

3 8,466 23/4 9,236

2 1I2 10,160 2 1I4 11,289

2 12,700 13/4 14,514

l 112 16,933

l 1/4 20,320

1 25,400

, .' Accordare la preferenza ai valori della colonna I.


Questo concetto di "diametral Pitch" "teoricamente" abbandonata dagli anglosassoni in seguito all'adozione del
sistema metrico decimale.

67
2.6.2.5 Numero di denti "virtuali" di una dentatura elicoidale

Poniamoci in un piano normale all'elica primitiva (fig. 2.35). Il cilindro primitivo, di rag-
gio r, tagliato secondo un'ellisse che possiamo sostituire in l con un arco di cerchio
r Icos 2 ~ (raggio di curvatura dell'ellisse all'estremit dell'asse minore).
In questo piano, il modulo il modulo normale (mn=m t . cos ~) e l'angolo di pressione
l'angolo di pressione normale ano

Z Denti

....

Fig. 2.35

Possiamo cos studiare la dentatura elicoidale nel "piano normale" come se avessimo una
dentatura diritta dalle caratteristiche seguenti:

Modulo: m n
Angolo di pressione: a n
Raggio primitivo: rlcos 2 ~

Numero di denti "virtuali" = Zn = ~ ImI!


COS2~

(74) poich: 2rlm,=z, risulta: Iz. = co:' ~ I


Un'applicazione pratica interessante per esempio la scelta della fresa a modulo di taglio
di una dentatura elicoidale tra la serie di frese di taglio di una dentatura diritta.

68
~?
(;"."

2.7 CONTINUIT DI INGRANAMENTO

2.7.1 Dentatura diritta

Figura Elemento Simbolo I.S.O.

2,36, l Lunghezza di accesso 8f


2.39

2.36,3 Lunghezza di recesso 8a


2.39
2.36,4 Lunghezza di condotta ga
2.39

2.36,4 Arco di condotta 8/

Rapporto di condotta Ca

a) Ingranaggio esterno

La figura 2.36 permette di seguire l'ingranamento di una coppia di profili coniugati P l


(conduttore) e P2 (condotto). Sappiamo che la linea d'azione passa per il punto di tangen-
za I dei due cerchi primitivi ed inclinata del valore dell'angolo di pressione a.
Fig. 2.36, l - Inizio dell'ingranamento: il profilo condotto toccato alla propria som-
mit
Fig. 2.36, 2 - Il punto di contatto coincide con il punto primitivo I
Periodo di accesso: il periodo compreso tra l'inizio dell'ingranamento e il momento in
cui il punto di contatto in l.
Lunghezza di accesso: lunghezza di linea d'azione percorsa durante il periodo di accesso
(gf = Al)
Fig. 2.36, 3 - Fine dell'ingranamento: il profilo conduttore conduce solamente median-
te la propria sommit.
Periodo di recesso: il periodo compreso tra il momento in cui il punto di contatto in I
fino alla fine dell'ingranamento.
Lunghezza di recesso: lunghezza di linea d'azione percorsa durante il periodo di recesso
(ga = lE).

69
rf': .

Condotto

(1)

(2)

(3)

(t,.)
\~\
\

\
\ \,
\ l'
\ \ ~
~

Fig. 2.36

70
Lunghezza di condotta: lunghezza di linea d'azione percorsa durante tutto l'ingranamento
(AB = AI + IB):

(75) I ga = gf+ga I
Arco di condotta: arco lungo il quale sono rotolati senza strisciare uno sull'altro i due cer-
chi primitivi durante tutto l'ingranamento

(76)

Quest'ultima formula si dimostra molto facilmente ricordando che la velocit di sposta-


mento del punto di contatto lungo la linea d'azione uguale alla velocit tangenziale di
ognuno dei due cerchi base (vedi il paragrafo successivo alla formula 51), ossia la velo-
cit tangenziale comune dei due cerchi primitivi moltiplicata per il rapporto

rbl = rb2 = cos a


rl r2

(Nella figura 2.36, 1 cl = c2I = AI/cos a, e nella figura 2.36, 3: Id, = Id2 = IB/cos a).
La figura 2.36, 4 il tracciato di ingrana-
mento che permette di determinare rapida-
mente gli elementi precedenti a partire
semplicemente dai due cerchi di testa e
dall'angolo di pressione:
ga = AB
gt = CD
Rapporto di condotta: Ea
evidentemente necessario che quando
una coppia di profili coniugati cessa di in-
granare, un' altra coppia almeno abbia gi
Fig. 2.37 cominciato a ingranare. La figura 2.37 rap-
presenta un ingranaggio che sarebbe pro-
prio al limite della continuit di ingranamento; abbiamo quindi

o ga = passo base Pb
gt = passo primitivo p
Non bisogna evidentemente accontentarsi di questa uguaglianza nel caso di una dentatura
diritta. necessario che:

71
Il rapporto di condotta definito'come segue:

(77)

Nel caso di una dentatura diritta, potrebbe essere fissato un limite inferiore pratico attorno
a 1,25-1,40.
Un valore di rapporto di condotta compreso tra l e 2 significa che vi ora una sola coppia
in contatto ora due coppie in contatto simultaneamente: nella figura 2.36, 4 abbiamo ri-
portato i punti Ve W tali che AV = BW = Pb' Vi una sola coppia in contatto tra VW e
due coppie negli altri tratti. Ritroviamo queste condizioni nella figura 2.38, 1.
."

~~ A
(1)

(2)
Fig. 2.38

D'altro canto, nel caso della figura 2.38, 2 abbiamo: (AV = W' = Pb)
AB
compreso tra 2 e 3

abbiamo allora ora due e ora tre coppie simultaneamente in contatto.

Osservazioni importanti

a) Il rapporto di condotta deve avere il valore massimo possibile: ripercussioni sulla si-
lenziosit di funzionamento e sulla resistenza dei denti.

72
b) Il suo valore diminuisce all'aumentare dell'angolo di pressione: le figure 2.38, 1 e
2.38, 2 differiscono unicamente per il valore dell'angolo di pressione a. Il valore di que-
sto angolo di pressione non deve quindi essere troppo alto per gli ingranaggi in cui si ri-
cerca innanzi tutto la silenziosit di funzionamento. anche possibile discostarsi talvolta,
per alcune applicazioni particolari, dall'angolo di pressione normalizzato o: = 20.

c) Il suo valore aumenta all'aumentare del numero di denti.

b) Ingranaggio interno

La figura 2.39 schematizza l'ingranamento di due profili coniugati P 1 e P2 di un ingranag-


gio interno la cui linea d'azione, inclinata dell'angolo di pressione 0:, tangente ai cerchi
base in T, e T2 rispettivamente. Supponendo che il pignone sia l'organo conduttore, il
contatto tra P 1 e P2 comincia in A, alla sommit del profilo P2 e termina in B, alla som-
mit del profilo P,_

Fig. 2.39

Ritroviamo:
AI = gj = lunghezza di accesso
lB = ga = lunghezza di recesso
AB = ga. = lunghezza di condotta

rapporto di condotta = Ca. = gc!Pb'


73
2.7.2 Dentatura elicoidale

Figura Elemento Simbolo I.S.O.

2.40 Lunghezza di accesso (trasversale)


2.40 Lunghezza di recesso
2.40 Lunghezza di condotta
Arco di condotta
Rapporto di condotta (trasversale)
2.40 Lunghezza di ricopri mento
Rapporto di ricopri mento
Rapporto totale di condotta

Fig. 2.40

Esaminiamo la figura 2.40 che schematizza l' ingranamento di due dentature elicoidali co-
niugate.
I profil trasversali coniugati sono P I e P2 sulla faccia anteriore e P1' e P2 ' sulla faccia po-
steriore. Questi due profili sono distanti dal valore della larghezza di dentatura b.
L'angolo di pressione trasversale a t e l'angolo d'elica primitiva ~. Lo sfasamento del
profilo P 1' rispetto al profilo P 1, misurato sul cilindro primitivo, VI 'il '. Lo sfasamento

74
del profilo P2' rispetto al profilo P2' misurato sul cilindro primitivo, v2 'i2'.
Questi due sfasamenti sono evidentemente uguali e sono denominati:
lunghezza di ricoprimento g13'
Immaginando i due triangoli rettangoli il iIVI'il' e i2v2'i2' ottenuti sviluppando su un piano
ognuno dei due cilindri primitivi, otteniamo:

(78) I g13 = b tg ~ I
Con il verso di rotazione del pignone conduttore indicato nella figura, il contatto tra le
dentature coniugate comincia in A dove comincia il contatto dei profili trasversali sulla
faccia anteriore; questi profili trasversali continuano a rimanere in contatto fino in B, do-
po una lunghezza di condotta trasversale g(Y..> alla quale corrisponde:
il rapporto di condotta trasversale:

(Pb.l =passo base trasversale)


Pt = passo trasversale.
Il contatto tra le due dentature elicoidali permane fino a quando i due profili trasversali
sulla faccia posteriore (il cui contatto comincia in A non abbiano cessato di ingranare in
I ),

B'.
facile verificare che durante tutto l'ingranamento delle due dentature i due cilindri pri-
mivi hanno rotolato uno sull'altro lungo un arco:
gt + g13 = arco totale di condotta
Il rapporto totale di condotta E.y dell'ingranaggio elicoidale si ottiene dividendo l'arco to-
tale di condotta per il passo primitivo trasversale Pt:

E.y = gt + g13
Pt

&.. = Ca = rapporto di condotta trasversale


Pt

(79) ~ = c13 = rapporto di ricoprimento


Pt
E.y = Ca + E13 = rapporto totale di condotta

Ecco il significato pratico del rapporto totale di condotta: se il suo valore per esempio
5,4 (valore compreso tra 5 e 6), ci significa che vi saranno ora 5, ora 6 coppie di profili
delle dentature simultaneamente in contatto.
La dentatura elicoidale ha quindi un maggior numero di denti di contatto rispetto alla den-

75
tatura diritta; essa verr quindi preferita a quella dell'altro tipo nei casi in cui l'aspetto
della silenziosit di funzionamento sia di primaria importanza.
Indichiamo che, per utilizzare la dentatura elicoidale con un certo vantaggio, necessario
che il rapporto di ricoprimento sia almeno uguale a 1, vale a dire:

Vi dunque interesse ad avere il rapporto di ricoprimento pi alto possibile, vale a dire a


prendere un angolo d'elica elevato. TUttavia, vedremo pi avanti che anche la reazione as-
siale sul pignone e la ruota aumenta all'aumentare di questo angolo. Per trarre beneficio
dal grande rapporto di ricoprimento con l'angolo d'elica grande, necessario utilizzare la
"dentatura bielicoidale" (fig. 2.5, 3): la ruota bloccata assialmente, ma il pignone libec.
ro assialmente e si centra automaticamente equalizzando i carichi sulle due parti della
dentatura bielicoidale.,

2.7.3 Abachi

Fig. 2.41. - Abaco per la determinazione del rapporto di condotta (trasversale, nel caso
di una dentatura elicoidale).
a) Prendiamo il caso di un ingranaggio esterno a dentatura elicoidale normale; (vedi pa-
ragrafo 2.6.2.3):

Zr = 30 denti
Z2 = 60 denti
mn = 5
CXn = 20
~ = 20
ha.! = ha.2 = 5
b = 60

Si possono inizialmente calcolare gli elementi trasversali:

- angolo di pressione trasversale:


tg ( X n . o
tg \hl
h - ossIa hl = 21 lO'
- cos ~ , ""

- modulo trasversale:
m
m
,
= cos
- n-~ ossia mI = 5,32

- passo base trasversale:


Pb., = ]t. m, . cos (X, = 15,57
- passo primitivo trasversale:
Pt = 1t. mt = 16,70

76
oo"o,o"o'o,:,"":~

ex o 0(1;
4

~
12 30' 4 Uz
,.,

1~ 2.50

~.
) l -,3 o",

/ Il L,,~ O'
.
y
~
V
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J l) ~~ .
,~ rzr.3l . 1,50 o o Q(t
,..... l / li I
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Z 'lO " Vo, rDa 0,0

Ruote a dentatura interna Ruote a dentatura esterna 22

-.....l
-.....l Fig. 2.41
w;: .
Per utilizzare ora l'abaco 2.41 per la determinazione del rapporto di condotta trasversale
f,wprocedere nell' ordine seguente:
5
5,32 = 0,93

5
532
, =0,93
30
0,93 = 32,25

60
0,93 = 64,5

Utilizzare la parte destra dell'abaco riservata


alle ruote con dentatura esterna
a 2 1 e al corrisponde U I per
21 = 32,25
e
ac = 2110'; U I --+ 0,82
a 2 2 e a c corrisponde U2 per
~ = 64,50
e
at = 21 10'; U2 --+ 0,88
Calcolare il prodotto:
0,93 x 0,82 = 0,76
0,93 x 0,88 = 0,82

I Co:. = yIU r +Y2 UZ , f,o:. = 0,76 + 0,82 = 1,58


Lunghezza di ricoprimento: g~ = b tg ~ 60 tg 20 = 21,84

Rapporto di ricoprimento: E~ = ~ 21,84 = 1 32


Pt 16,70 '
IRapporto totale di condotta: E..r = CCt + c~ I E..r = 1,58 + 1,30 = 2,90
b) Nel caso di un ingranaggio interno, si proceder come prima. con l'eccezione seguen-
te:
dopo aver calcolato la quantit Zz, verr determinato il valore U2 utilizzando la parte sini-
stra dell'abaco riservata alle ruote con dentatura interna.
PerZz = 64,50eac = 211O',sitroverebbeU2 = 1,10
Figura 2.42. - Abaco per la determinazione rapida del rapporto di ricoprimento E~
si determina rapidamente partendo dall'angolo di inclinazione primitiva ~ e dal rapporto
larghezza di dentatura
modulo normale

78
r
.~::.
Con:
b = 60 } ossia - b - 12
mn = 5 mn
~ == 20
0

IV
Rapporto di ricoprimento - - - -
o
Il.. mt
. ,2A lO
% n
~O
19

18
17
18
~l+++rfS

mmoomm. 1 't-

-"J '12.
11

1()

9
8

.1
J, J" so ~

Angolo d'elica primitiva:JJ


Fig. 2.42

Si trova:
t~=1,32 (valore calcolato nell'esempio numerico precedente)
Essendo la lunghezza di ricoprimento di g~ proporzionale alla larghezza di dentatura, si
potr utilizzare l'abaco anche per dei valori blmn superiori rispetto al valore limite 20
delI'abaco stesso.

79
Per esempio, con:
b = 120 } ossia -
b
- 24
mn 5
::: mn
~ = 20

L'abaco d EI3= 1,10 per b/mn=lO, ossia:


24 b
.E~ = 1,10 x lO = 2,64 per m = 24
n

(ossia il doppio del valore determinato precedentemente per b/mn = 12).

2.7.4 Profilo attivo. Raggio d'azione al piede. Profilo utilizzabile. Profilo di raccordo ..

(2)

Fig. 2.43

a) La figura 2.43 il tracciato di ingranamento di due profili coniugati p\ e P2 del pigno-


ne e della ruota di un ingranaggio. Sul profilo P \ il contatto si estende fino al punto A e
fuI profilo P2 si estende fino al punto B.

I punti A e B pennettono di definire i profili attivi p\ e P 2 , effettivamente utilizzati per

80
l'ingranamento. Il raggio d'azione al piede di ciascuno dei profili il raggio dei punti A e
B rispettivamente.

b) Se consideriamo ora l'ingranaggio particolare composto da una ruota e dall'utensi-


le che la taglia, per esempio un utensile circolare come nella figura 2.44, il punto li-
mite d'azione A o definisce il limite del profilo ad evolvente P generato dal profilo Po
dell'utensile: sotto A o, non pu pi esservi evolvente. La parte del profilo della ruota
che si estende fino a A o il profilo utilizzabile: aA o. II profilo di raccordo Ari gene-
rato dalla punta dell 'utensile.
Chiamiamo raggio di disimpegno il raggio che corrisponde al punto A o.
Nel caso di un utensile con smusso alla sommit, una dentiera utensile nel caso del-
la figura 2.45, lo smusso dell'utensile non interviene evidentemente nella generazio-
ne del profilo ad evolvente; questo smusso genera, d'altro canto, il profilo di raccor-
do.

2.8 INTERFERENZE

2.8.1 Ingranaggio esterno

2.8.1.1 Interferenza teorica

Le interferenze sono dei fenomeni che si verificano o durante l'operazione di genera-


zione (taglio, rettifica, ecc.) o durante l'ingranamento di un pignone con una ruota, in
condizioni sfavorevoli tali per cui alcune parti utili del profilo vengono asportate
dall'utensile, oppure i profili coniugati del pignone e della ruota tendono a compene-
trarsi in determinati momenti. Consideriamo per cominciare il caso pi notevole delle
interferenze di taglio.
La figura 2.46 schematizza tre condizioni di generazione di un pignone con un pigno-
ne utensile di profilo generatore P o.

a) Il punto estremo di azione A o situato tra l e T (fig. 2.46, l): il profilo P del pigno-
ne composto da un arco di evolvente di cerchi<? che si ferma in A o e da un certo pro-
filo di raccordo generato dalla punta dell'utensile. Come indicato pi chiaramente dal-
lo schema dettagliato, il profilo ad evolvente non arriva al punto Q dove teoricamente
incontra il suo cerchio base Cb'

b) Il punto estremo di azione A o coincide con T (fig. 2.46,2): il cerchio di testa


dell'utensile passa per il "punto d'interferenza" del pignone. La parte ad evolvente del
profilo P si estende allora fino al cerchio base e siamo proprio al limite del fenomeno
dell' interferenza.

. c) Il cerchio di testa dell'utensile passa al di l del punto di interferenza del pignone:


si verifica allora il fenomeno dell'interferenza. Il fenomeno si manifesta attraverso un
notevole sottoscarico del piede del dente del pignone, con transizione ad angolo vivo
V dalla parte a evolvente; constatiamo che oltre ad una diminuzione della resistenza

81
l
Utensile

Ruota tagliata

Fig. 2.44

Fig. 2.45

82
~

---
.(V') _ .
l
._~

\
\

; ]

---
~-

83
del dente, si verifica un'eliminazione della parte QV di evolvente.
La figura 2.47 riassume le condizioni geometriche al limite di interferenza: il cerchio di
testa di una ruota o la linea di testa di una dentiera non devono passare al di l del pun-
to di interferenza T della ruota coniugata. Nel caso in cui il dente abbia uno smusso sul~
la sommit (come nel caso della dentiera della figura 2.47, 2), opportuno evidente-
mente considerare il cerchio di testa o la linea di testa corrispondente all'inizio dello
smusso: considereremo per esempio r addendum attivo della dentiera.

\
\
'(1) \ .(2)
I \
\

Fig. 2.47

La figura 2.48 rappresenta la generazione da parte di una stessa cremagliere di pignoni


da lO. 14, 17 e 24 denti. L'angolo di pressione 20, la dentatura normale e 1'adden-
dum attivo della dentiera uguale al modulo. Con il pignone da lO denti, la linea di te-
sta della dentiera passa largamente al di l del punto di interferenza T: il sottoscarico di
taglio dovuto all'interferenza molto pronunciato. Man mano che il numero di denti
del pignone tagliato aumenta, aumenta anche la lunghezza IT; quindi si allontano i ri-
schi di interferenza. Il limite di interferenza si ha per 17 denti: oltre non vi pi in~rfe
renza. Rivedremo questa questione nello studio delle "correzioni di dentatura".

2.8.1.2 Interferenza con il profilo di raccordo

Vedremo ora una diversa forma di interferenza che non ha il carattere teorico di quella
appena segnalata tra i profili a evolvente stessi che si compenetrano; un tipo di inter-
ferenza che pu verificarsi tra l'apice dei denti di un organo e il raccordo di piede dente
dell'organo coniugato. Nella figura 2.49, abbiamo illustrato la generazione del profilo P
di un pignone con un pignone utensile di profilo Po. Il punto estremo di azione A o defi-

84
Z=10

/
/

I /
/

Fig. 2.48

85
nisce il punto limite MQ del profilo ad evolvente; il profilo di raccordo (00 generato
dalla punta ao del dente dell' utensile.

Utensile

Dentiera

Fig. 2.49

In questa operazione di taglio non vi interferenza poich il punto A o situato tra I


eT.
Facciamo ingranare il pignone cos tagliato con una dentiera di profilo P'. Il punto li-
mite di azione A correttamente situato tra I e T, ossia l'interferenza teorica definita
all'inizio non esiste, ma osserviamo che il punto A al di l del punto A o: ci signifi-
ca che su tutto il tratto AoA della linea d'azione, il profilo della dentiera non in con-
tatto con la parte ad evolvente P, ma con il profilo di raccordo Wo ; la punta della

86
dentiera, di traiettoria W', tende quindi a penetrare nel profilo di raccordo del pignone.
In altre parole, se chiamiamo rAo il raggio del punto limite di azione con l'organo co-
niugato, dobbiamo avere sempre:

facile verificare che rAo diminuisce con l'aumentare del diametro dell'utensile di gene-
razione, essendo il valore minimo ottenuto mediante una dentiera utensile Ci significa
in particolare che l'interferenza con il profilo di raccordo non si verificher mai se il ta-
glio stato realizzato con una dentiera utensile; al contrario, se il taglio stato effettuato
con un pignone utensile dal diametro ridotto, opportuno verificare se l'organo coniuga-
to del pignone tagliato ha un diametro notevole (esiste evidentemente la circostanza fa-
vorevole seguente: l'utensile taglia fino "a fondo dente", mentre esiste un "gioco di te-
sta" nell'ingranamento con l'organo coniugato).

2.8.2 Ingranaggio interno

L'ingranaggio interno pu dare luogo a numerose forme di interferenza. Illustreremo in


questa sede i casi pi importanti.

2.8.2.1 Inteiferenza teorica "primaria"

Consideriamo l'ingranaggio interno della figura 2.50. I due cerchi primitivi sono tan-
genti in I. La linea d'azione dei due profili coniugati P I e P z tangente in TI e Tz ai
due cerchi base. Supporremo che il profilo a evolvente del pignone si estenda effetti-
vamente fino al punto QI del cerchio base. Se facciamo ruotare l'ingranaggio, il punto
di contatto si sposter da I verso TI' Fino a quest'ultimo punto, "il punto di interferen-
za del pignone", il contatto tra i due profili ad evolvente si realizza correttamente: s.e
al contrario il contatto supera il punto TI' ossia il raggio di testa della ruota inferiore
a 0zT I , si yerificher un fenomeno di interferenza: i due profili non sono pi tangenti,
ma tendono a compenetrarsi. Se al posto del pignone consideriamo un pignone utensi-
le che taglia la ruota, l'interferenza avr come conseguenza di intaccare i denti di que-
sta ruota su tutta la parte Vw della sommit. Questa interferenza facile da evitare: il
raggio di testa della ruota non deve essere inferiore a 0zTI ; chiameremo yz . m il va-
lore limite ammissibile per l'addendum della ruota. La figura 2.51 d il valore di Y2 in
funzione del numero dei denti Zz e zI per l'angolo di pressione di 20 0 Quindi, con Zz
= 60 e ZI = 20, si potr adottare yz = l.
D'altro canto, con Zz ::: 30 e ZI = 20, non si potr adottare un valore yz superiore a
0,80.

2.8.2.2 Inteiferenza con il profilo di raccordo di piede del pignone

La condizione precedente di non interferenza in generale soddisfacente nel caso di ta-


glio della ruota con un pignone utensile il cui profilo ad evolvente si estende in generale
fino al cerchio base.

87
---- --- ---- ---
-- --

."

Fig. 2.50

2,
J'" -
1/1
.'"

2 l/ i\ 1\
\
1\ \\ r"-
2'"

15
IJ/~ 1\1"'-
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~ t---. -- I
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.5

O Z2
~ 'lO 1S JO 'O SO 60 1IJ 8C 1~ '00
, ZOO 1St> JOO Fig. 2.51
"
88
D'altro canto, nel caso dell'ingranamento di una ruota con un pignone, essa non gene-
ralmente sufficiente dato che il profilo di raccordo del pignone comincia praticamente
all'esterno del cerchio base (fig. 2.46, 1). Il valore di addendum Y2 . m quindi ~cessi
vo. Consideriamo per esempio un ingranaggio di 30 e 20 denti, con angolo di pressione
20 (fig. 2.52). Per evitare l'interferenza teorica primaria, il raggio di testa limite 02Tl;
esso corrisponde, come indicato precedentemente, a un valore Y2 = 0,80.
Sarebbe allora sufficiente effettuare uno spostamento di dentatura di cui illustreremo ora
so.1tanto le conseguenze geometriche (si veda il capitolo dedicato alle "Dentature con
spostamento").

Tabella 2.8.2.2

Dentatura con spostamento


Dentatura normale
(spostamento: 0,20)

Ruota Pignone Ruota Pignone

Addendum ................................ m m O,SO'm 1,20 m


Dedendum ................................ 1,25 m 1,25 m 1,45 m 1,05 m
Altezza ...................................... 2,25 m 2,25 m 2,25 m 2,25 m

Supponiamo ora che il pignone sia tagliato con una dentiera utensile normalizzata con
uno smusso alla sommit per un'altezza pari a 0,25 . m: la "linea di testa attiva" della
dentiera utensile (vedi figura 2.45) passa quindi per t (ts = 0,25 . m). Il punto corrispon-
dente A o della linea d'azione definisce l'inizio del profilo di raccordo di piede del pigno-
ne. Il raggio di testa minimo della ruota non deve quindi essere 02T, ma 02Ao Chiamere-
mo quindi v . m la differenza (02AO- 02T,), ossia la quantit ulteriore di cui bisogner in
ogni caso ridurre l'addendum della ruota (1). La tabella seguente fornisce le caratteristi-
che finali della dentatura.

(I) Tale obbligo non esiste sistematicamente per l'ingranaggio esterno.

89
.m

/72
/
/
/
I
/
/
r
I
/
I
/
I
I
/ I
I /
I I
/ I
I I
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I I
I /
t
/
I
/
I
/ -
/
/ -~--(.
.: ~ .'~~'"

/ ~ :.p.:~~.

/
/
/
Vq

Fig. 2.52

90
'TI!
Tabella 2.8.2.2 (seguito) !)

Ruota Pignone

Addendum .. (0,80- v) m 1,20 m


Dedendum .. 1,45 m 1,05 m
Altezza . (2,25 - v) m 2,25 m

Gioco in fondo ai denti del pignone: (0,25+v)m


Gioco in fondo ai denti della ruota: 0,25 . m

In

1f
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~ t:: t- t- I-
D . .. . I"

'f0 fS 20 25 30 *0 SO 60 '0 80 (00 1S0 200 300

Fig. 2.53

L'aumento del gioco in fondo ai denti del pignone non comporta alcuna conseguenza ne-
gativa sull'ingranamento, cosa che non avverrebbe se si permettesse alla parte v m di ri-
manere alla sommit dei denti della ruota.
Nel caso del taglio con una dentiera utensile normalizzata, il valore di v dato dalle
curve della figura 2.53, in funzione del numero di denti Z2 della ruota e del rapporto:

addendum della ruota


Y2= modulo

91
l"
!
i
I
essendo il valore massimo di Y2 quello definito dall'interferenza teorica primaria. Con i_
I dati numerici precedenti, e adottando il valore limite
i
yz = 0,80,

la figura 2.53 indica: v = 0,20 (accorciamento dell'addendum della ruota uguale a


0,20 m).

2.8.2.3 Interferenza teorica "secondaria"

L'ingranaggio interno pu dare luogo a una forma di interferenza teorica molto particola-
re, quando il numero dei denti della ruota e il numero dei denti del pignone sono troppo
vicini. Esaminiamo la figura 2.54, relativa all'ingranamento dei due profili coniugati
dall'altro lato del punto l, ossia andando verso il punto limite d'azione B. Al di l del pun-

-.-;::.:=.-C-:=== ~ 1
l'

Fig. 2.54

to B, i profili P 1 e Pz rimangono sempre in contatto in un punto della linea d'azione, ma


soltanto lungo il loro prolungamento. Si potrebbe pensare allora che avendo i profili ces-
sato il loro ingranamento in B, non vi pi alcun rischio di interferenza tra di loro: ora,
quando i numeri dei denti sono troppo vicini, i profili P 1 e Pz possono incontrarsi di nuo-
vo come indicato nella figura 2.54; il dente del pignone tocca la punta del dente della
ruota e, se proseguiamo la rotazione dell'ingranaggio, il dente della ruota si trova intacca-
to (la curva W la traiettoria della punta del dente del pignone rispetto alla ruota). Questa
forma di interferenza pi difficile da delimitare rispetto all'interferenza "primaria"; bi-

92
sognerebbe tracciare con precisione la curva W, operazione lunga e spesso difficile. La fi-
gura 2.55 fornisce una determinazione sufficientemente precisa della differenza minima
(Z2 - ZI), in funzione dell'angolo di pressione e del rapporto addendum/modulo; nel caso
in cui questo rapporto sia diverso per il pignone e la ruota, si potr con buona approssima-
zione considerare il valore medio.

I I I I / /
2
1 I/ VV V I /
V
1/1/
f il j J / V v.I i/
V /;;entaiura normale
v
... "I 11. Il / / / ~ ~

~
I il J / Il ,j
I / l/ V ~
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'1 IIIil J / ~
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Q)

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'Ih VI / h

o
-,
1
V/; ~ ~

~
~

a
:

It S G .,. 8 9 10 ii 1213 141516 "" 18 l' 20

Fig. 2.55

Per una dentatura normale, con angolo di pressione 20, la differenza (Z2 - 21) limite di
8 denti, cio con una quota di 60 denti si verificher l'interferenza secondaria quando il
pignone avr pi di 52 denti. Quando necessaria una differenza inferiore, sar possibile
utilizzare un angolo di pressione pi elevato oppure una dentatura ribassata (altezza di
dentatura inferiore rispetto all'altezza normale: dentatura Stub).

2.8.2.4 Interferenza particolare di taglio

Vi sono due modi per portare un pignone in posizione di ingranamento con una ruota interna:

1) Per compenetrazione laterale: figura 2.56, 1


2) Per compenetrazione radiale, seguendo la linea dei centri: figura 2.56,2.

Il primo metodo sempre possibile, a prescindere dalla differenza dei numeri dei denti (dif-
ferenza nulla nel caso degli scanalati). Per contro, quando i numeri dei denti sono troppo vi-

93
,
.,.
Il' cini, non si pu pi procedere alla compenetrazione radiale: i denti del pignone vengono ad
arrestarsi contro quelli della ruota senza che sia possibile realizzare l'interasse. Nel caso di
I: un ingranaggio, questa limitazione non ha evidentemente nessuna conseguenza dato che
li
sempre possibile, in generale, effettuare la compenetrazione laterale del pignone.
i,
"

(7)

(2 )

Fig. 2.56

Per contro, se consideriamo il caso del taglio della ruota interna con un pignone utensile
(fig. 2.57), la compenetrazione radiale indispensabile per tagliare fino alla profondit
corretta, seguendo la linea dei centri 0002' Vediamo per esempio che per i denti 3 e 4
della ruota e dell'utensile abbiamo:
distanza x dalla punta del dente dell'utensile alla linea dei centri> distanza X dalla punta
del dente della ruota alla linea dei centri.
L'utensile intaccher quindi la ruota durante la sua penetrazione radiale.
molto difficile dare una regola precisa relativamente alla differenza limite dei numeri
dei denti: diciamo che questa differenza deve essere sensibilmente maggiore rispetto a
quella data dalla fig. 2.55 relativamente all'interferenza teorica secondaria (una buona re-
gola pratica consiste nell'aggiungere ancora a questa differenza da 5 a 6 denti). Ci spie-
ga perch i pignoni utensili per il taglio di dentature interne sono in generale eseguiti con
un numero basso di denti.

94
Fig. 2.57

2.9 STRISCIAMENTO

2.9.1 Strisciamento relativo

La figura 2.58 rappresenta l'ingranamento di una coppia di profili coniugati la cui linea
d'azione tangente in TI e T2 ai cerchi base del pignone e della ruota. Per definizione, dei
profili coniugati rotolano uno sull'altro: essi sono costantemente tangenti.
opportuno tuttavia segnalare che questo rotolamento si accompagna a uno strisciamento
relativo, strisciamento che d luogo in particolare alla perdita di potenza per attrito e al
deterioramento per grippaggio in certe applicazioni con grande velocit e carichi partico-
larmente elevati. Questo strisciamento relativo messo in evidenza nella figura 2.58. Nel
punto A della linea d'azione, sono i punti al e ~ a essere in contatto; nel punto C sono i
punti CI e C2' Gli archi ~ e ~ si corrispondono quindi per il tempo necessario per lo
spostamento del punto di contatto da A a C.

95
Vediamo che:

(80)

da cui:

--.......
~

'" \
\
\
)
/
/
\
\
'\.

\V vi.
P'
Ignone --
"""--
-- \
\
Fig. 2.58

Potremmo dire allo stesso modo che gli archi a:;JI d;i2
e si corrispondono per il tempo
necessario per lo spostamento del punto di contatto da D a B.
C':') C':')
(80') d,bI> d2b2
Le relazioni (80) e (80') indicano innanzi tutto che lo strisciamento cambia senso da una
parte all'altra del punto primitivo.
Mettiamo ora in evidenza un'altra propriet fondamentale: lo strisciamento relativo
nullo al punto primitivo e aumenta progressivamente man mano che il punto di contatto
si allontana dal punto primitivo.
Le figure 2.59 e 2.60 sono figure corrispondenti valide rispettivamente per un ingranag-
gio esterno e un ingranaggio interno. Dividiamo la parte utile AB della linea d'azione in 6
parti uguali siano A, B, C, D, E, F e G i punti di divisione.

96
--'.-..
'-'-'-
--------~~--:~-_..-.-' ..... -......... -- - -
....
I
;
,i~
J Ruota

Ruota Pignone

Fig. 2.59

I punti alcldlel!lgl e bi del profilo del pignone si ottengono riportando i punti Al C, B


00"

su questo profilo per mezzo di archi di cerchio di centro 01'


Allo stesso modo, i punti aZczd2eif2gz e hz del profilo della ruota si ottengono riportando
assando i punti A, C, 000' B su questo profilo per mezzo di archi di cerchio di centro 0z.
I punti al. Cl' ... , bI corrispondono rispettivamente ai punti az, C2' "0' bz.

97
Ci significa che abbiamo corrispondenza tra gli archi:
r-"'l r-"'l
alCI e a2c 2
f::')
~I e C2d2
C r1
alel e d2e2
~I
f"":)
e e:f2
C
figi e Ai;
r-. ~
gIb l e g2 b2

~ -1 --- - - - - -- -~_...---
G

~'~~~.--.--
'""00. '--.~
a __

.- -..

_.-
_____ - - -1 _
-..
---- i
I
i
\
I
i
lo,o.
\
\
\
I

Primitivo

1m'7'777"::>7''7'7n-;~77.:>7'''??7T:"I''"TJ'77'77:~ cf r
F~~""~~:u::.~LL.{L/.U{.U;:~~ c,
'--------J a.
Pignone Ruota

Fig. 2.60

98
Per meglio evidenziare lo strisciamento .relativo dei due profili, pi comodo sviluppare
questi due profili su due rette parallele come avviene nella parte bassa delle figure 2.59 e
2.60.
Possiamo fare le seguenti osservazioni:

a) Non vi strisciamento in prossimit del punto primitivo;


b) Lo strisciamento aumenta man mano che ci si allontana dal punto primitivo;
c) Lo strisciamento relativo cambia senso da una parte e dall'altra del punto primitivo;
d) Lo strisciamento nettamente inferiore per l'ingranaggio interno rispetto a quello
esterno.

2.9.2 Velocit di strisciamento relativo

Ci limiteremo a indicare, senza dimostrarla, la semplice formula che permette di calcolare


la velocit di strisciamento relativo in un punto di contatto qualunque:

(81) I Vg = (001 ~) . TI
(01
angol an. de IpIgnone
e 002: veloeIt ' e deIla ruota espresse In
. radianti
d
secon o
T: distanza del punto di contatto dal punto primitivo
segno (+) per ingranaggio esterno e segno (-) per ingranaggio interno.
Indichiamo la formula pratica seguente:

(81 ')

con:
metri
vg: in secondo

gm del pignone
nl: minuto

giri
n2: della ruota
minuto
T: inmm,

oppure

(81 ")

con u = rapporto d'ingranaggio Z2/z1'


99
,.: ..

2.9.3 Strisciamento specifico

Durante il tempo necessario per lo spostamento del punto di contatto da A a C per esem-
pio, lo strisciamento relativo dei due profili :
rl rl
(Fig. 2.58) g = a2c 2 - alcI

Bench questo strisciamento sia lo stesso per i due profili, comprendiamo tuttavia che vi
sar una ~rcussione pi accentuata sul pignone che sulla ruota, poich sar ripartito su
un arco alcI pi piccolo di ~2'
Oltre alla nozione di strisciamento e di velocit di strisciamento, sar quindi molto inte-
ressante far apparire un rapporto estremamente importante per tutte le questioni di usura;.
lo strisciamento specifico.
rl rl
azcz - alcI
pignone: rl =gs.1
alcI
strisciamenti specifici medi
(82) daAaC
rl rl
aZ c 2 - alcI
ruota: rl = gs.2
a2 c Z

Si chiama talvolta strisciamento specifico il rapporto strisciamento/rotolamento. Dividendo


la linea d'azione in un numero infinitamente grande di tratti corrispondenti ad intervalli di
tempo uguali, arriveremmo alla definizione dello strisciamento specifico in ogni punto del-
la linea d'azione. Interessa avere i valori pi bassi possibile di strisciamento specifico.
Nelle figure 2.59 e 2.60 constatiamo che quando il contatto si avvicina al piede del dente
del pignone, l'arco di rotolamento del profilo della ruota aumenta mentre l'arco di rotola-
mento del profilo del pignone diminuisce: lo strisciamento specifico aumenta quindi
quando il contatto si avvicina al piede dei denti. Diventerebbe addirittura infinitamente
grande se il contatto avvenisse a livello del punto T, punto di tangenza della linea d'azio-
ne e del cerchio base. Ci viene messo in evidenza se sostituiamo le due dentature coniu-
gate con due rulli cilindrici dai rispettivi centri TI e T2 (fig. 2.58) (centri di curvatura) che
ruotano attorno a questi punti con le rispettive velocit angolari 0)1 e 00z (si veda il "Trat-
tato teorico e pratico degli ingranaggi"). Constatiamo che in A il rullo che materializza il
pignone diventa molto piccolo; esso si ridurrebbe a un solo punto in TI'

2.10 CORREZIONI DI DENTATURA (O DENTATURE CON SPOSTAMENTO)

2.10.1 Alcune definizioni base

2.10.1.1 Profilo della dentiera di riferimento

una sezione, normale alla dentatura, di una ruota di diametro infinitamente grande (den-

100
tiera) il cui profilo funge da base per la definizione di un sistema di ingranaggi cilindrici a
dentatura diritta o elicoidale.
La linea di riferimento una retta del profilo della dentiera di riferimento rispetto alla
quale vengono definite le dimensioni dei denti.
Per gli ingranaggi di meccanica generica, compresi nei seguenti limiti:
l < m < 20 o 1 > P > 20
(modulo) (diametral pitch)

la figura 2.61 d il profilo normalizzato della dentiera di riferimento per m = 1. Questo


profilo corrisponde alle dentature a evolvente di cerchio. Ha i fianchi rettilinei e risponde
alle seguenti caratteristiche:
angolo di pressione: 20
altezza di dente: 2,25 . m

t:?e:I 3, fLJf6

I ~--~~ Dentier:! generatrice

-1 ~----T
Linea di
'-':

0.1./. l
']--
I riferimento
~
1-
t-----t-- --1----
I.. "S708 ./.. ',5708 .1
Dentiera di riferimento

Fig. 2.61

Gli apici dei denti sono a una distanza dalla linea di riferimento uguale al modulo e lo
spessore dei denti, misurato su questa linea, uguale al vano.
Il valore dello smusso in fondo ai denti fissato, per i casi correnti, a circa 0,40 . m. Que-
sto potr essere incrementato fino a un limite di 0,45 . m in determinati casi particolari e
semprech le condizioni di ingranamento lo permettano. Nel caso di una dentatura elicoi-
dale, le caratteristiche sopra menzionate sono le caratteristiche "normali".

2.10.1.2 Dentiera generatrice normalizzata

La dentiera utensile di base, dentiera generatrice di un sistema di ruote a evolvente di cer-


chio, perfettamente incastrabile nella dentiera di riferimento (fig. 2.61).

101
Attribuiremo !'indice Oagli elementi relativi alla dentiera generatrice.
angolo di pressione: ao,
modulo: mo.

2.10.1.3 Cerchi primitivi di riferimento

La figura 2.62 schematizza la generazione di una ruota di z denti a partire dalla dentiera
generatrice. Chiameremo:
- cerchio primitivo di riferimento della ruota,
-linea primitiva di gel'}erazione della dentiera
i due elementi che rotolano senza strisciare uno sull'altro durante la generazione.
Quest'ultima condizione significa che il passo (P) della dentatura sul cerchio primitivo di
riferimento uguale al passo (Po) della dentiera generatrice.
D'altra parte, la linea d'azione di generazione normale al profilo della dentiera e tangen-
te al cerchio base della ruota tagliata: ci significa in particolare che il diametro del cer-
chio base uguale al diametro primitivo di riferimento moltiplicato per il coseno dell'an-
golo di pressione ao della dentiera.
Riassumiamo queste propriet importanti con l'ausilio delle relazioni fondamentali se-
guenti: (caso della dentatura diritta: figura 2.62).

Cerchio primitivo
di dentatura

Cerchio base

Linea Rrimitiva
di generazione
0<0 I L-
I
~=/tm~
Fig. 2.62

102
Dentatura diritta

Passo sul cerchio primitivo di riferimento: p = Po = 1tmo


Modulo sul cerchio primitivo di riferimento: m = mo
Z Po
Diametro primitivo di riferimento: d=--=zmo
1t
(83)
Diametro base: db = Z mo . cos ao
Angolo di pressione sul cerchio primitivo di riferimento: a. = aD

Queste relazioni indicano in particolare che, per una data ruota, il cerchio primitivo di ri-
ferimento e il cerchio base hanno un vaJore ben definito, invariabile per una dentiera ge- iI
neratrice data: essi dipendono unicamente dalle caratteristiche di questa dentiera e non
\
)
assolutamente dalla posizione di questa dentiera rispetto al centro della ruota; quest'ulti-
lil I

ma frase gi allude alla differenza nel posizionamento della dentiera per una dentatura
normale e una dentatura con spostamento (vedi oltre).
La tabella 2.10.1, 3 fornisce le caratteristiche precedentemente definite per il pignone e la
ruota di un i n g r a n a g g i o : :

Tabella 2.10.1. 3
(Dentatura diritta)

Pignone Ruota (1)

Passo sul cerchio


primitivo di riferimento P=Po= 1t mo
Modulo sul cerchio
primitivo di riferimento m = mo .
Angolo di pressione
(84) sul cerchio primitivo a.=CXo
di riferimento
I
Diametro primitivo :1
di riferimento di = ZI mo d2 = Z2' mo ji
li
l'
I
Diametro base db.) = ZI . mo . cos CXo db.2 = Z2' mo . cos CXo !

(1) Dentatura esterna o dentatura interna

103
Nel caso di una dentatura elicoidale, ci sar facile determinare gli elementi corrisponden-
ti. Conosciamo i seguenti dati:

Modulo normale della dentiera generatrice:


mno o pi semplicemente mo
Angolo di pressione reale della dentiera generatrice:
ano O pi semplicemente Clo

Angolo d'elica primitivo di dentatura: ~

Possiamo calcolare gli elementi trasversali della dentiera generatrice:


Modulo trasversale della dentiera generatrice:
mo
mIO = cos ~
Angolo di pressione trasversale della dentiera generatrice: at O
tg CXo
tg ClIO = GOS ~

Tabella 2.10.1. 3
(Dentatura elicoidale)

Pignone Ruota (I)

Passo trasversale sul cerchio


p, :::; PI . a :::; 7tmtO
primitivo di riferimento

Modulo trasversale sul cerchio


primitivo di riferimento
mi :::; mIO :::; --!!!:sL-
cos ~

Angolo di pressione trasversale


(85) sul cerchio primitivo <XI :::; <XIO; tg <X = tg o
di riferimento / cos f3

Diametro primitivo ma mo
di riferimento di = Z cos
I--
~
d 2 :::; z 2 ' - -
cos J3

mo
Diametro base db.) :::; ZI.--.cos<Xr db.2 = Z2 . ~ COS <X/
cos f3 cos f3

(l) Dentatura esterna o dentatura interna

104
La figura 2.62 sarebbe quindi valida in un piano normale all' asse (piano "trasversale").
Possiamo allora compilare la tabella seguente per una dentatura elicoidale (sostituire mo
con mIo e CXo con aIO)'

2.10.1.4 Cerchi primitivi difunzionamento

Abbiamo visto precedentemente che possibile definire il cerchio primitivo di riferimen-


to e il cerchio base di una ruota o di un pignone presi singolarmente semplicemente cono-
scendo gli elementi della dentiera generatrice.
Per contro, per definire i cerchi primitivi di funzionamento (sottinteso: cerchi primitivi di
funzionamento nell'ingranaggio costituito da una ruota e da un pignone coniugato), non
pi sufficiente conoscere gli elementi della dentiera generatrice: necessario conoscere
l'interasse difunzionamento (fare riferimento alle figg. 2.2 e 2.3). In via generale, se chia-
miamo:
a': interasse di funzionamento,
ZI e 22: numeri di denti,
dI'e dz': diametri primitivi di funzionamento all'interasse a'.

Ingranaggio esterno Ingranaggio interno

dz'-dl' = 2a'
(86)
ZI
di' = 2a' - - - di' = 2a' Zl
ZI + Zz Z2 -ZI

Possiamo dedurre il modulo di funzionamento m' della dentatura diritta, o m/ della denta-
tura elicoidale (modulo trasversale di funzionamento):

d'
(87) m oppure m,'
I = _1
ZI

2.10.1.5 Funzionamento all'interasse di riferimento a

L'interasse di riferimento a definito come la somma dei due raggi primitivi di riferimen-
to nel caso di un ingranaggio esterno o la differenza nel caso di una dentatura interna:

105
Cerchi primitivi di funzionamento

Of
----11
l'
I I",'
,X)~V\
/.'" ~
.
." l'~ . . ","
..------
~-- ---/'
.
. ... - /
--f
...

I L
~ <\t
Cerchio
base
Ic.:
. I
~\).
-/lhI
LA' Angolo di pressione
I / di funzionamento

----y
2
Fig. 2.63

ZL
a = ( Z2
2 ) mo; dentatura diritta

(88) a = (
Z2 Zl
2
) mo '.
cos~ ,
dentatura elicoidale

segno +: ingranaggio esterno; segno -: ingranaggio interno.

facile vedere che se un ingranaggio funziona all'interasse di riferimento (dentatura nor-


male o dentatura con spostamento senza variazione di interasse: vedi oltre) i cerchi primi-
tivi di funzionamento coincidono con i cerchi primitivi di riferimento.

2.10.1.6 Funzionamento a un interasse a' diverso dali 'interasse di riferimento a

Vedremo che pu capitare che certi sistemi di dentature con spostamento portino a un in-
terasse di funzionamento diverso dall'interasse normale.

106
I cerchi primitivi di funzionamento vengono allora definiti dalle relazioni (86), mentre i
cerchi primitivi di riferimento e i cerchi base sono definiti dalle relazioni (84) e (85). Pos-
siamo gi scrivere:

Ingranaggio Ingranaggio
esterno interno

d,'<d,
stessa cosa
d2 '<d2
(89) Se: a'<a (si vedano
le figure 2.17)

d,'>d J
Se: a'<a stessa cosa
d2 '>d2

Esiste anche una differenza essenziale:


L'angolo di pressione difunzionamento diverso dall'angolo di pressione della dentiera
generatrice.
Consideriamo la figura 2.63 relativa a un ingranaggio a dentatura diritta che funzioni a un
interasse a' diverso dall'interasse di riferimento a. ,La linea d'azione, tangente ai due cer-
I
chi base, permette di definire molto facilmente l'angolo di pressione difunzionamento a'. l
j'

Nel caso della dentatura elicoidale, consideriamo l'angolo di pressione trasversale difun- ,
zionamento ar'. Scriviamo le relazioni fondamentali che danno il valore di a' o a,': I
I;-
a
cos a' = cos ao-,
a,
dentatura diritta

(90)
a
cos al = I COS (XtO - , dentatura elicoidale
a,
i
i
Queste relazioni sono valide anche per un ingranaggio interno.
li
2.10.2 Definizione della dentatura normale e della dentatura con spostamento positi-
vo o negativo

2.10.2.1 Dentatura normale

Una dentatura detta "n'ormale" se, durante la generazione, la linea primitiva di genera-
zione della dentiera generatrice coincide con la linea di riferimento di questa (fig. 2.64,
dentatura diritta).

107
t" ". /

1,25.mo
~-\t:''J-'t----'-\\-;---H-----I-.\----l-'~

s=e i n.177o
r 2

Fig. 2.64

Possiamo quindi scrivere le caratteristiche geometriche di una dentatura normale


addendum = mo
(91) dentatura diritta dedendum = 1,25 mo
{ altezza = 2,25 mo
spessore = vano = TtmrJ2
addendum = mo (modulo reale)
dedendum = 1,25 mo
dentatura altezza = 2,25 mo
1t . mIO 1t . mo
elicoidale spessore trasversale = vano trasversale = 2 = 2 cos ~
Ttmo
spessore normale = vano normale = -2-
2.10.2.2 Dentatura esterna con spostamento positivo o negativo

Una dentatura detta "con spostamento" se, durante la -generazione, la linea primitiva di
generazione della dentiera generatrice (tangente al cerchio primitivo di riferimento) diffe-
risce dalla linea di riferimento di questa.
Lo spostamento detto positivo se la linea di riferimento esterna al cerchio primitivo di
riferimento (fig. 2.65).
Lo spostamento negativo se la linea di riferimento taglia il cerchio primitivo di riferi-
mento (fig. 2.65 bis).
Lo spostamento di profilo la distanza tra la linea di riferimento e la linea primitiva di ge-
nerazione.

108

~~ ,
s = mJ(lf.,.
. 2
2 :r.f.Jd~)
' I
,-,? X(r)
'O
o

Fig. 2.65

Il coefficiente di spostamento, o pi semplicemente lo spostamento, lo spostamento di


profilo rapportato al modulo della dentiera generatrice:
Xl per il pignone
simbolo X {
X2 per la ruota
Sappiamo che il diametro primitivo di riferimento ha il valore:

d=Z'mo

che la dentatura sia normale, con spostamento positivo o negativo.


Per la definizione stessa del cerchio primitivo di riferimento che rotola senza strisciare
sulla linea di generazione della dentiera, potremo scrivere che lo spessore s sul cerchio
primitivo di riferimento uguale al vano della dentiera sulla linea primitiva di generazio-
ne.
,f

li
:1:
i

5:: rno (!f f 2 x. fgdo )

X (-)

Fig. 2.65 bis

109
r,

Considerando il valore assoluto dello spostamento, avremo quindi:

spostamento positivo: remo


-2- + 2x . mo .tg <Xc = mo (
2 +n
2x . tg)
Cio

spostamento negativo: remo - 2x . ma . tg <Xc


-2- = ma (
2 -n
2x . tg)
ao

Ci si pu tradurre con la formula generale seguente, nella quale consideriamo x in valore


algebrico (+ o -).

(92)

La tabella 2.10.2 fornisce le caratteristiche geometriche di una dentatura diritta con spo-
stamento. Lo spostamento x preso in valore algebrico. Si faccia riferimento anche alla
figura 2.66 (stesso cerchio primitivo di riferimento, stesso cerchio base).

/!
,
~x(+)
/ \
.
-~-~-"----
-------1-."-\
l \ ~-- x-o
\
M '1' M"." M' \ M'"
--.---.
x(-) ~
__ ~o/

. I . . \ ~r~
\,.;
't)

-"
~..: ~----_."". ----t----------\.. . - ... -- <J/
~- &/

MM'~mo/2

M'M" O M' M'" "'1 2 xmO' tg aO I


~!j
Fig. 2.66

110
Tabella 2.10.2
Dentatura esterna diritta (x: + o -)

Addendum . mo (1 +x)
Dedendum . mo(I,25-x)
Altezza . 2,25 Jno

Diametro primitivo .
(93) di riferimento .. d=zmo
Diametro di testa .. da = mo (z + 2 + 2x)
Spessore sul cerchio ..
n
"!

primitivo di riferimento .. S = mo ( T + 2x . tg ~) !
r

Troveremo facilmente le caratteristiche corrispondenti di una dentatura elicoidale con


spostamento, raggruppate nella tabella seguente: lo spostamento x, considerato in valore
algebrico (+ o -) ancora il rapporto tra lo spostamento di profilo e il modulo della den-
tiera generatrice (modulo normale mo :: mno)'

Tabella 2.10.2 (bis)


Dentatura esterna elicoidale (x: + o -)

Addendum . mo Cl +x)
Dedendum . Jno Cl ,25 - x)
Altezza . 2,25 mo
Diametro primitivo
di riferimento .. d=z'~
cos p

(93') Diametro di testa . da = mo Co: p + 2 + 2x)


Spessore normale sul
cilindro primitivo di
riferimento .

Spessore trasversale sul


cilindro primitivo di
riferimento .. SI = mo ( 2C:S p + 2x . tg CttO)
Ctto = angolo di pressione trasversale
della dentiera generatrice. vedere (85)

La figura 2.67 permette di determinare una caratteristica importante:


lo spessore di testa (spessore sul cerchio di testa), per una dentatura diritta che corrispon-
de a una dentiera generatrice normalizzata di angolo di pressione 20, in funzione dello
spostamento x, e per il modulo mo = 1. Constatiamo che lo spessore di testa diminuisce
quando aumenta lo spostamento positivo. opportuno quindi non esagerare il valore deI-

111
Dentiera ~
I
I

~
.
-- Z
-
-
:. ~
--
;:.
- ~
~
i-
i- o
:.
-- $

I;J'

=
:- .
-;::.... \t

. .
t: o
-
l-

i-
~
r- l$'

~
--
-
:- 'O

~1
-::-
....
~.

-;:... !:>~
O
~ i\

o
f=
h., Il 1111 1111 riti 1111111
Sposta mento: X
-7 -q 50 O +~SO t 1
Dentatura diritta: ex, ;: 20 0

Fig. 2.67

112
lo spostamento per conservare un~ spessore di testa sufficiente: valore limite pratico da
0,15 a 0,20 mo (1). .

2.10.2.3 Ingranaggio interno

Adotteremo per il pignone la stessa convenzione utilizzata prima per definire lo sposta-
mento xl positivo o negativo.
La adotteremo anche per la ruota, ma la dentiera generatrice sar sempre immaginaria (in-
fatti non si pu tagliare una dentatura interna con una dentiera). Nella figura 2.69 lo spo-
stamento x2 positivo.
Raggruppiamo nella tabella seguente le caratteristiche di una dentatura interna, diritta o
elicoidale (fare riferimento per semplicit alla figura 2.69, corrispondente a X2 positivo).

Tabella 2.10.2 (ter)


Dentatura interna (X2: + o -)

Diritta Elicoidale

Addendum mo(l-x2) mo(l -x2)


Dedendum mo(I,25 + x2) mo(l,25 + x2)
Altezza 2,25 mo 2,25 mo
Diametro
mo
(93/f) primitivo d2 = Z2' mo d2 = Z2--
cos ~
di riferimento
Diametro
di testa (1) da . 2 = mO(Z2 - 2 + 2x2) d"'2 C
= mo ~-2+2x2)
os 13
Spessore
sul cerchio
primitivo S2 ;; mo (f--2x2 . tg CXo) SI.2 = mo (_1t_
2 cos
-2x2 . tg al .o)
~
di riferimento

(I) Aumentare eventualmente il diametro di testa di una quantit 2v . mQ (v definito nelle figure 2.52
e 2.53).

2.10.3 Funzionamento all'intersse di riferimento a: dentatura normale, dentatura


con spostamento senza variazione di interasse

2.10.3.1 Ingranaggio esterno a dentatura diritta

Consideriamo la figura 2.68. Abbiamo rappresentato un ingranaggio a dentatura normale,


a sinistra, e un ingranaggio con spostamento di dentatura senza variazione di interasse a
destra.

(1) Il valore dato dalla figura 2.67 non comprende la diminuzione di addendum dei denti (vedi oltre nel caso
della correzione con variazione di interasse). .

113
L'interasse comune l'interasse di riferimento a: i cerchi primitivi di riferimento coinci-
dano con i cerchi primitivi di funzionamento; l'angolo di pressione di funzionamento cor-
risponde all'angolo di pressione <Xo della dentiera generatrice. Sui cerchi primitivi le den-
tature del pignone e della ruota hanno lo stesso passo: rtmo'

fbI 't)
Il
I ~ II

~ ~....
1 Pig,?one
~
C:)

l
Ruota
I
Dentatura normale I Dentatura con
spostamento senza

I variazione d'interasse
.x1 = -+ 0,50 .; x2 =- ".50

Fig. 2.68
Chiamiamo:

s): spessore dei denti del pignone


e): vano del pignone
s2: spessore dei denti della ruota
e2: vano della ruota
s) = e2 s2 = e]
Arriviamo alla condizione fondamentale per cui l'interasse di funzionamento coincide
con l'interasse di riferimento a: bisogna che la somma degli spessori s) e S2 sui cerchi
primitivi di riferimento sia uguale al passo della dentiera generatrice.

114
Sia:

XI lo spostamento del pignone,


x2 lo spostamento della ruota.

La formula (92) indica:

S2 = mo (~ + 2x2 tg ao)
Affinch sia SI + s2 = Ttmo, facile vedere che la somma algebrica degli spostamenti de-
ve essere nulla.
Riassumiamo questo nella tabella che segue:

Interasse di funzionamento { SI ~ S2 = Ttmo


(94) uguale all'interasse di riferimento a, OSSIa:
se: XI +x2 = O

Nella figura 2.68 abbiamo, per una dentatura diritta:

XI = +0,50
} ossia:
X2 = - 0,50

Le quote delle dentature sono definite attraverso le relazioni (93), introducendovi


XI = +50 per il pignone, e X2 = - 0,50 per la ruota.

2.10.3.2 Ingranaggio esterno a dentatura elicoidale

Otteniamo le relazioni corrispondenti seguenti (fare riferimento alle relazioni 93 ').

Interasse di funzionamento =Tt~


cos ~
(95) uguale all'interasse di riferimento a,
se: ossia:
xl +x2 =O
2.10.3.3 Ingranaggio interno a dentatura diritta
,

L'interasse di riferimento :

. ( Z2 - ZI )
a = mo 2

115
Dobbiamo avere ancora:

SI dato da (93) e S2 da (93 ").


Arriviamo cos alla condizione seguente:

Interasse di funzionamento { SI ~ S2 = 1tmo


(96) uguale aH' interasse di riferimento a, OSSIa:
se: x2-xl = O

2.10.3.4 Ingranaggio interno a dentatura elicoidale

L'interasse d riferimento :

a_- -mo- (Z2-Zj )


cos ~ 2

/
/
~() / ()O ~
t1..J~
/'VI
~
"'-=-
~
Il

Il
/
/
I
~
r
, III

~C't I X 1 = t-~SQ
O'"
q .xz =.f~50

Fig. 2.69

116
Interasse di funzionamento =1t~
(97) uguale alI' interasse di riferimento a, cos ~
se: ossia:
x2-X1 ::::: O

Nella figura 2.69 abbiamo per una dentatura diritta:

Xl +0,50
X2 = +0,50

2.10.4 Funzionamento con un interasse a' diverso dall'interasse di riferimento a.


Dentatura con spostamento con variazione di interasse

2.10.4.1 Generalit

a) Ingranaggio esterno con dentatura diritta


I cerchi primitivi di funzionamento saranno allora diversi dai cerchi primitivi di riferi-
mento (vedi figura 2.17). Per convenzione, attribuiremo a tutti gli elementi di "funziona-
mento" un apice. Abbiamo scritto in (94) che: a' = a quando S[ + S2 = 1tmo. quindi
evidente che a' sar pi piccolo di a quando (SI + s2)sar pi piccolo di 1tmo, e invece pi
grande di a quando (SI + S2) sar pi grande di rtmo. Riassumiamo le relazioni qualitative
fondamentali nella tabella seguente:

Tabella 2.10.4 (a)

SI +S2 > rtmo dl'>d,


} vedere (90)
a'>a ossia: d2'> d2
Xl +X2 >0 (X' > CY.o l vedere (90')
(98)
SI +S2< 1tm0 dI'<d l
a'<a ossia: d 2' < d2
XI +x2<0 (X' < <XQ

Consideriamo per esempio, come nella figura 2.70, il pignone e la ruota di un ingranag-
gio con degli spostamenti Xl e x2 entrambi positivi: avremo quindi necessariamente un in-
terasse di funzionamento a' pi grande deIl'interasse di riferimento a. Abbiamo separato i
due schemi di generazione (1) e (2) per maggior chiarezza (si noti che abbiamo preso Xl e
X2 entrambi positivi unicamente per una questione di chiarezza della figura, rimanendo
inteso che i risultati ai quali arriveremo sono validi in tutti i casi in cui Xl + X2 > O).

117
~: ",' .. " ,

118
Raggi primitivi di riferimento:

Raggi base:

Z2
rb2 = 2'" ma cos <lo

L'interasse al realizzato dalle ruote schematizzate in (1) e (2) uguale a:

(99)

Questo interasse non pu essere adottato come interasse di funzionamento a'; abbiamo ri-
portato su (2) il punto di contatto M l del profilo del pignone e del profilo della dentiera:
constatiamo che esiste un gioco tra i denti del pignone e della ruota che necessitano di una
compenetrazione di valore (K . mo) per assicurare il contatto [schema (3)] arrivando cos
all'interasse a':
Possiamo quindi gi scrivere:

(100) Variazione di interasse = y. mo < (x l + x2)mO

Senza addentrarsi nei dettagli, diciamo solamente che questo risultato algebrico si applica
anche al caso Xl + X2 < O, ossia a' < Q. Possiamo anche mettere in evidenza una propriet
molto importante delle dentature con spostamento con variazione di interasse. Il passag-
gio dall'interasse al all'interasse di funzionamento a' ha come.conseguenza di ridurre il
gioco di testa (di valore normale 0,25 ma) della quantit K . mo. Se vogliamo conservare il
gioco di testa nonnale, bisogner quindi accorciare 1'addendum del pignone e della ruota
di questa quantit K . mo.

Tabella 2.10.4 (a) (seguito)

Pignone Ruota

Diametro
(98') di testa dal = mo(z! + 2 + 2xl - 2K) da2 = mO(Z2 + 2 + 2x2 - 2K)

Altezza
mo(2,25 - K)
del dente

119
I...

Tabella 2.10.4 (b)

ma dl'>d l
SII +Sz2>1t-- } vedere (89)
cos 13 d2 ' > d2
a'>a
ossia:
xI +x2 >O a r ' > aIO ) vedere (90)

SII +st2 <1t--


mo dl'<d J
cos 13 d 2 ' < d2
(101) a'<a
ossia:
Xl + x2 <O a,' < 0.10

Pignone Ruota

Diametro dal =mo(~+2+2x1-2K) da2 = mo ( ~ + 2 + 2x2 - 2K)


di testa os 13 os 13
Altezza
mo(2,25 - K)
del dente

Tabella 2.10.4 (e)

dl'>d)
sI + s2 < rrmo } vedere (89)
d 2 ' > d2
a'>a
ossia:
X2:" X I>O 0.'> 0.0 } vedere (90)

dl'<d,
SJ + s2 < 1tmo
d2 ' <d2
a'<a
ossia:
(102) X2- X I<O a' < <Xo

Pignone Ruota

Diametro
di testa dal = mO(ZI + 2 + 2xl ) da2 = mO(Z2 - 2 + 2x2) (I)

Altezza
del dente
2,25 mo 2,25 ma (l)

(I) Vedere osservazione nella parte inferiore della tabella 2. 10.2 (ter)

120
~.

b) Ingranaggio esterno a dentatura elicoidale

xl e X2 sono definiti rispetto al modulo mo (normale) della dentiera generatrice.

c) Ingranaggio interno a dentatura diritta

Non pi necessario diminuire l'addendum come nel caso dell'ingranaggio esterno. In-
fatti, nell'ingranaggio interno, la correzione con variazione di interasse tende al contrario
ad aumentare il gioco di testa (che non tuttavia un inconveniente).

cl) Ingranaggio interno a dentatura elicoidale


Xl e X2 sono definiti rispetto al modulo mo (reale) della dentiera generatrice.

Tabella 2.10.4 (d)

mo d 1'>d 1
Stl + sa < 1t - - } vedere (89)
cos ~ d2 '> d2
0'>0
ossia:
x2 -XI >0 ett" > etIO } vedere (90)

mo d,'<d l
SII + sI2 > 1t - -
cos p d 2 ' < d2
a'<o
(103) ossia:
x2-Xl <O al' < aIO

Pignone Ruota

(I)
Diametro
di testa
dal = mo (_Z_I_+ 2 + 2x1 )
cos {3
da2 = ma (~-2
os ~
+2x2)

Altezza 2,25 mo (I)


2,25 mo
del dente

(I) Vedere osservazione nella parte inferiore della tabella 2.10.2 (ter)

2.10.4.2 Alcuni dati per il calcolo

Essendo quest' opera destinata pi ai tecnici di officina che non agli ingegneri e ai calco-
latori, saremo piuttosto brevi circa i calcoli relativi alle dentature con spostamento. Per
ulteriori dettagli consigliamo di consultare il "Trattato teorico e pratico degli ingranaggi".
Per delle determinazioni precise, esiste un certo numero di formule di base ben note. De-

121
l
. . ' ...
~

sideriamo soprattutto che il lettore di quest' opera si convinca che la stragrande maggio-
ranza dei problemi pu essere risolta molto semplicemente grazie a metodi pratici rapidi
utilizzando per esempio degli abachi.
L'abaco della figura 2.71 si riferisce alle dentature che corrispondono a un angolo di pres-
sione della dentiera generatrice ((o = 20. valido per gli ingranaggi esterni a dentatura
diritta o elicoidale e per gli ingranaggi interni a dentatura diritta o elicoidale.

B = 2 XI +x2
ZI + Z2
(104) per ingranaggi esterni

x2- x l
=2 Z2 -ZI
per ingranaggi interni

a'
(105) Bv =-
a -1

K = ZI + Z2 (B - Bv )
2
(106) per ingranaggi esterni a dentatura diritta

=
Zj + Z2
2
(B - Bv
cos ~
)

per ingranaggi esterni a dentatura elicoidale

L'abaco d la relazione tra Be B v per diversi valori dell'angolo d'elica ~ (la dentatura di-
ritta corrisponde a ~ = O).

a) Calcolo a partire da valori dati degli spostamenti XI e X2

Calcoliamo successivamente:
-l'interasse di riferimento a: vedi (88),
- il coefficiente B: vedi (104),
-l'abaco d B v
- il coefficiente K: vedi (106).
'~
Interasse di funzionamento:

(107) I a' = a(l + Bv)1


122
~-

La parte dell'abaco con By positivo corrisponde a un aumento di interasse, mentre la parte


con By negativo corrisponde a una diminuzione di interasse.
- I diametri primitivi di funzionamento dI'e d2 ' sono dati da (86).
[Il modulo di funzionamento corrispondente dato da (S7)].
- L'angolo di pressione di funzionamento a' (dentatura diritta) o u('(dentatura elicoidale)
dato da (90).
- I diametri di testa e le altezze dei denti sono date da: (101), (102), (103).

b) Calcolo a partire da un interasse di funzionamento imposto a'

L'interasse imposto a' porta a un modulo di funzionamento [vedi (86) e (87)];

2a' ingranaggio
m' =
Z2ZI
per dentatura diritta +: { esterno
2a'

(10S)
mc' = Z2 ZI per dentatura elicoidale { ingranaggio
interno
(trasversale)
ossia:
mn ' -- m'
C cos R.
I-'
(normale)

Pu capitare per esempio che m'o mn l non sia un modulo normalizzato. Si proceder allo-
ra nel seguente modo: adottare il modulo normalizzato mo immediatamente inferiore, a
cui corrisponde l'interasse di riferimento a definito dalle formule (88).

Dovremo allora effettuare una correzione di dentatura con aumento di interasse.

B v: dato da (105),
B: dato dall'abaco 2.71 (se <Xo = 20),
K: dato da (106).'

- L'angolo di pressione di funzionamento: dato da (90).

(XI + X2) =B ZI + Z2 per ingranaggio esterno


2
(109)

(X2 - X I) =B Z2 ; ZI per ingranaggio interno

Vedremo in seguito come si pu arrivare a scegliere XI e X2 in modo da rispettare (109) e


ottenere buone condizioni di funzionamento.

123
r

l': \ \1 I I Illi i I I I l' 1 I I I I


~\:' \ '!\'~ I I ! , j Il I I I I I I I I
-t'~,\,~;h+,'+-l~\-t.-+,-T+-H,--+I-+-+-'I-.-1,-;',-+"";"';+++-+-t-
I +++-t-H:....t-+-+-I-,.......+.+, -!OJlb
,\,\i\\\ Il ,',;; I
++.......+-t-H-T-+-++++-+-+--H~ S'SI 'o
t.:..~\*,I.p+-'o:-n\~;-Tr--.;.+...,:ri--T-+1-H1H--+-+1
",\; \ ; ! I I ,
1-t\m:-\&\'\r1-\;-t't+-+-rir-+-+,+-1I-+-++++-H-++++1-++-+-+-H-+--+-++-loNb
..J'~\'\H"'mITiI"l\rh,_T+-Trl-+'
I \\' 1 1 T T I :
+-+-;.-1++-+---l-+++H-+--+++-:H-++-H'();~
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IT.~~~~""'~~~+\T+-i-I+-'~:-+-+-++++-+-HH-+-t-+++-+-+--HH-+-lQlC\/:'
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~~~\ ' ". ' \ . : ,i I i : :
"-
"

124
c) Confronto dei tre sistemi di dentatura
Abbiamo visto che esistono tre classi di ingranaggi:
- Ingranaggio a dentatura normale.
- Ingranaggio a dentatura con spostamento senza variazione di interasse.
- Ingranaggio a dentatura con spostamento con variazione di interasse.
Fig. 2.72: Ingranaggio a dentatura normale
12 - 38 denti
ma =4,
a' = =
a 100
Per pignone e ruota:
addendum \. = ma
dedendum = 1,25 ma
Fig. 2.73: Ingranaggio a dentatura con spostamento senza variazione di interasse
12 - 38 denti
mQ =4,
a' = a = 100
XI = + 1/3
x2=-l/3
Fig. 2.74: Ingranaggio a dentatura con spostamento con variazione di interasse
11- 37 denti
a' = 100
ossia:

Mo dulo dI. f unZlOnamento


.
= 2Ilx+100
37 =
4 166
,

Adottiamo ancora la dentiera generatrice definita da:


mQ =4 e

a = 4 Il + 37 = 96
2
100
B = -- 1
v 96 = 0,0416
L'abaco 2.71 d B = 0,047,
ossia:

K = (0,047 _ 0,0416) 11; 37 = 0,13

125
r

126
--
I
I

I t:::
N

I .~
ti::

L :;::
c:::
~
co
CV)

I.
'\
I
I

127
N
00
-

Primitivo di
funzionamento
Primitivo
di dentatura

Cerchio base
..
...;.
11 Denti

Fig. 2.74

........ ' ... ~.:'.;." .


La figura corrisponde ai valori:
Xl = + 0,50
X2 = + 0,63
:f
Angolo di pressione di funzionamento:
r
'I
I 200 96 r
cos CI. = cos 100'
r
I
Fig. 2.75: Ingranaggio interno a dentatura con spostamento con variazione di interasse
l
lO - 50 denti I
I
r
Dentiera generatrice: mo e CI.o = 20

_T2
~-
, -I-
\
-~
~-
0
\
o<o = 20
Z1 =10
\
\ l
\
\ x 2 =o
\ . a ' = 1~ 't tr. l77a
,
\
\

t~
"

Fig. 2.75

129
;
i
l!
li'l
da cui la diminuzione di ihterasse
50-10 )
a = ma ( 2 = 20 mo

B = _ 2 X 0,50 = _ O025
50 -lO '

L'abaco 2.71 d:
Bv = - 0,028
ossia:
a' = a(l + B) = 19,44 mo

, 200 20 .
cos <X = cos 19,44' OSSIa:

2.10.5 Miglioramenti apportati dane dentature con spostamento. Alcuni dati suna
scelta degli spostamenti

2.10.5.1 Eliminazione dell'inteiferenza di taglio

Le correzioni di dentatura sono state utilizzate innanzi tutto per eliminare l'interferenza di
taglo per i pignoni con basso numero di denti (fare riferimento al paragrafo 2.8). Consi-
deriamo sempre nel seguito la dentiera generatrice normalizzata definita nella figura 2.61,
il cui addendum attivo rispetto alla linea di riferimento uguale al modulo.
Si dimostra che un pignone con dentatura diritta normale al limite dell'interferenza di
taglio quando il suo numero di denti corrisponde al numero di denti limite ZI' definito da:

, 2
(110) Z
I
= sin
----::----
2 <Xo

<Xo = angolo di pressione della dentiera generatrice


Con:
CXo = 15, ZI' = 30
<Xo = 1730', ZI' = 22
<Xo = 20, ZI
I
= 17
Nel caso di una dentatura elicoidale con angolo d'elica ~, abbiamo:

2cos ~
(UO') Z l' = ---,---'--
sin2 cxfJ

aIO = angolo di pressione trasversale della dentiera generatrice definito da:


130
tg CXo
tg aIO = cos 13

Il limite estremo di utilizzo della dentatura normale quindi fissato da questo numero di
denti limite ZI',
Consideriamo la parte sinistra della figura 2.76. Verifichiamo che il pignone di 10 denti
sottoposto all'interferenza di taglio, dato che la linea di testa attiva della dentiera passa al
di l del punto di interferenza TI' Per evitare l'interferenza di taglio del pignone, sarebbe
necessario uno spostamento minimo che chiameremo Xi che si dimostra facilmente essere
uguale a:

ZI' - ZI
(111) Xi =
ZI'

Con:
ZI = lO
e CXo = 20, ossia: ZI' = 17

Otteniamo:
17-10
= + 0,41
17
Ruota, Pignone
~q ~W2'lllll2'lll11l.1lZm.llr;
1\I
I . \
al F

I f '
IZ = IO 12
I l I \
I \

\ I
/
I
I \
\
\
\
/ \ /
\
\

Fig. 2.76
.,... -O
""",- ~
--
=.,. tJSO
.xz =0 Xl=-4 S0
131
La figura 2.76, parte destra, permette di verificare che con uno spostamento x = + 0,5
!'interferenza di taglio esclusa. Nell'ingranaggio di lO e 50 denti, sar quindi possibile
effettuare una correzione senza variazione di interasse, adottando x2 = - 0,50. Conside-
riamo ora la figura 2.77 relativa a un ing.ranaggio di lO e 24 denti, a dentatura con sposta-
mento senza variazione di interasse, tale che:
17 -lO 17 -24
Xl = 17 = + 0,41, x2 = 17 =- 0,41.

Vediamo che con tali spostamenti il pignone e la ruota sono entrambi al limite di interfe-
renza. Siamo quindi portati a indicare una somma, (Zl + Z2) minima per l'applicazione di
una correzione senza variazione di interasse.

(Zl + Z2) limite = 2 Zl'


(112)
= 34 per

1\
\
\
\
Z1 =.10 \
\
\
\
\
"-
------ -- ~';~._=::::~..-.--r-~~::/

". 'j

~"=""'---_..-::::_~- - -- - - - - -
72 \
\ 17-
\ .:r; :: -~1::-::7=---
\ 17 - 2'r
\ 1,
\

Fig. 2.77

132
li
"{i! "!,
a) Se l i + l2 ;;::: 2z l ': f.~
li
i,
possibilit di utilizzo di una correzione senza variazione di interasse

XI =
lJ'- l i

ZI
, e X2 = -XI i1::
v

'!iJ
b) Se Z J + Z2 < 2z I ': ~ :!
;r
:j

Zl/-ZI ZI' -Z2 U


XI = e X2 = i
..;
~

ZI' ZI'

Otteniamo allora necessariamente xI+x2 > 0, vale a dire una correzione con aumento di in-
terasse. r L'

J:~
t.

2.10.5.2 Si raccomanda dI non limitarsi alle semplici condizioni di non-interferenza .[?


l'
1;

Attualmente l'eliminazione delle interferenze di taglio non costituisce pi un criterio suf- I!~
c':

ficientemente soddisfacente. I sistemi di correzione utilizzati vanno oltre, in modo tale da 1;,
li}
Ruota Pignone Pignone Ruota {:
"o

az iI
r
tl';
I
"j::
il"

\
o '.

l
\ L.-r..-rrrn7777J7777i1
Z,=' 17
f,j(
i
~
I;
I;
I;
l

t'
,,l!
t
I it.
I: !~
(.
I~

X~O
f --~-- X,::: t- qso
.:zz.=: O X 2 =-O,SO

Fig. 2.78
133
:' .

utilizzare pienamente i vantaggi considerevoli che permettono di ottenere le dentature con


spostamento dal punto di vista della resistenza e dello strisciamento.
Prendiamo per esempio l'ingranaggio di 17 e 90 denti della figura 2.78. A sinistra rap-
presentato l'ingranaggio a dentatura normale, che possibile utilizzare in quanto il pigno-
ne di 17 denti non sottoposto a interferenza di taglio.
A titolo di confronto, abbiamo rappresentato a destra l'ingranaggio a dentatura con spo-
stamento senza variazione di interasse realizzato con Xl = + 0,50 e X2 = - 0,50. Dal pun-
to di vista della resistenza alla rottura, constatiamo che l'ingranaggio a dentatura normale
mal equilibrato poich lo spessore alla base del pignone inferiore rispetto a quello del-
la ruota (sarebbe evidentemente preferibile il contrario dato che i denti del pignone lavo-
rano pi spesso): con la dentatura con spostamento, possiamo verificare che l'equilibrio si
realizza molto meglio. Per quanto attiene allo strisciamento, abbiamo tracciato i diagram- ~
mi che potremo comprendere ritornando alla figura 2.59 constatiamo un netto migliora-
mento con la dentatura corretta, visibile soprattutto al piede del dente del pignone, zona
particolannente critica sotto molti punti di vista.
necessario cercare di uguagliare al meglio i valori di "strisciamento specifico" ai piedi
dei denti A e B del pignone e della ruota (fig. 2.58).

Ruota Pignone

01

I
I
/

1/Z, t' 10\\ft\


\

I \
/ \
/ \
/ \

-- -- _~oo

--
.x; :: rqSO
.xz = +qso
a' = 30,,906. "'o Fig. 2.79

134
l 1 i ! ~""""l ; I
. f : !
,
I I .....;. ......... I
,I
I I

! ;-' ! l :
1.5
; ! I
,
!
, : i
;
.~\\~ -', """" ; l \ :

I : :~/r i
I
I
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I A'''- : I 1 I ;
I
, i'" , I !
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.... ;/ '/
lo.
" 1,. I, I..
\ X "'. .
1/ ]/ (II)
"
' l .....

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I

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I I I,.
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l,

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I
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I

i"- l
i
l !
I
,
~. ' J"- ,l', ' 1" ",i",' '1"- j
I ; !
" " '.J ", '''i ".
o 10 20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120 130 140
(Z,+Z2) O (Zn'. Z"2)

Fig. 2.80 a

l I I
, , ,
I ! I I
I ! I j I
i , I
I
0.6 , , 1.2
~' ! i f I !
,
0.5 '\..j 1-""""""" x,=+ D5 i ! ! I
I
I

1\. l i -...........-.. !i i ! I i ! I

0.-4 "\.. ;X,=O 141 i~ l I I I I


!
0.8
;"l. I i -.............. j i
! I i"-'\ I -...........-..
,
'X2= .. Q 3
0,6
I
I I I

,I I l'\.. i I
0.4
I
I
"- ~ l I !
i
O,t ,
l
5 ~5
!
17
"- \.. I

o 10 20 30 40 50 60 70 ao 90 100 110 120 130 .140


%h Z2. (Z,+Z'l)/2

Fig.2.80b
I
'"
135
2.10.5.3 Guida alla scelta degli spostamenti

a) Il diagramma della figura 2.80 permette di individuare un buon valore della somma de M

gli spostamenti (xI + x2) secondo il tipo di ingranaggio considerato e la somma del nume-
ro di denti.
I. Meccanica generica

II. Ingranaggi per i quali si richiede un aumento di resistenza alla rottura. Al di l di


(XI + x2)=1, fare attenzione ai denti appuntiti.
Astenersi nei limiti del possibile dal prendere una somma di spostamenti negativa, a causa
delle possibili interferenze.
Per le dentature elicoidali, considerare i numeri virtuali di denti. Per la meccanica generi M

ca, raccomandiamo di adottare un sistema con aumento di interasse (XI + x2> O) per dei
valori (ZI + zz) < 60.

b) Il diagramma dell<:i. figura 2.80, b permette la determinazione di XI a partire dalla som-


ma (XI + X2) adottata e dei.numeri dei denti ZI e zz.

Esempio 1:

ZI = 17 } Z I + Zz
---=53,5
Zz =90 2

Da cui si ottiene x I + 0,41 ossia Xz = - 0,41

Esempio 2:

ZI =40 } ZI +Z2
---=80
Zz = 120 2
XI +xz =+0,8D
L'adozione del polo 0,60 permette l'ugualizzazione con elevata approssimazione degli
strisciamenti specifici ai piedi dei denti del pignone e della ruota.

c) Osservazione:

Per gli ingranaggi moltiplicatori, scegliere dei numeri di denti del pignone superiori a 30 e
adottare una dentatura normale.

136
Ilr
I
CAPITOLO 3 I
I:
Il
Il
Il
l'
li
Ingranaggio concorrente il
il
Studio Geometrico [[

f:
3.1 SUPERFICI PRIMITIVE i
I
Consideriamo due assi XI e X2 , concorrenti nel punto 5, che formino tra loro un angolo L. :!
Vogliamo collegarli mediante un ingranaggio conconente in modo tale che le velocit i

angolari siano rispettivamente n 1 e n2 ?iri (fig. 3.1).


mmuto
Come per l'ingranaggio parallelo, opportuno prevedere per cominciare il dispositivo a
ruote di frizione (fare riferimento alle figure 2.2 e 2.3). Consideriamo per esempio il caso
in cui L = 90 (fig. 3.1, l) e determiniamo la natura delle superfici che rotolano senza
strisciare una sull'altra su tutta la loro larghezza. sufficiente scrivere che le velocit
tangenziali in M sono uguali, e analogamente per quelle in N, ossia:

(113) In M:

(113') In N: ossia:

Deduciamo:
rei ri!
(114) -=-
re2 ri 2

Ci indica che la generatrice di contatto MN delle due superfici passa per il vertice S.
Le due ruote di frizione sono quindi due coni di rivoluzione con vertice comune S.
Nel caso in cui L = 90, possiamo calcolare facilmente i semiangoli al vertice
1e 02

s:: _ reI _ nz
tg VI - - --
r e2 nl

137
Passeremo ora all'ingranaggio considerando due organi muniti di denti, legati rispettiva-
mente agli assi Xl e X2 che assicurano lo stesso rapporto costante delle velocit nl e ~ del
dispositivo a ruote di frizione. Le superfici immaginarie delle due ruote di frizione diven-
tano i coni primitivi dell 'ingranaggio; gli angoli 01 e ~ sono gli angoli primitivi; l'angolo
L l'angolo tra gli assi. Se z1 e Z2 sono i numeri dei denti, avremo ancora, come nell'in-
granaggio parallelo

(115)

Possiamo incontrare le cinque disposizioni principali schematizzate nella figura 3.1

..........

...... :

Fig. 3.1

138
'.;1'
::;
.:t:

Fig~ 3.1, l: Ingranaggio esterno, con L = 90


;:1; ~ :i'
;L ii"
.1.

Il!
~'.:
;U
(j !~
~:'i
(116) i:. 1 !
il:: 'l
s:
tg I)z = -Zz :=:!;
:,!:
'Il
ZI
,'0:
',Il
i ::
Fig. 3.1, 2: Ingranaggio esterno, con L < 90 i:.
i 'Il
J':l
\:
.r~
li
;
.;
I]
sin L i:,
;'"
,
11
tg 8z == - - - - - :'::1
Zl , /!
(117) -+COSL Il

Zz "

81 =L - 8z
!t"i Il
i";
li
Fig. 3.1, 3: Ingranaggio esterno, con 1: > 90 u Il
;,

,. "I!
j:

1:) ,
I
i'
tg 8z =- -sin-(180
- -- - -- {:i
.; .~~
I.;
1\
(118) ~ - cos(1800 - 1:) ~ ;"

Zz 11'

81 = L - 8z r ;-

Fig. 3.1,4: Ingranaggio interno, con 1: < 90


:,.
l"
l, ~ :~~
il
)~.
:! . :;~

Il 'i

:~
sin 1: ;=
tg 8z == - - - - - Hi
1;'
. "(' Zl
(119) sm",,-- l',
Zz l ii.tl',:
l'i ,ii
.;

:ii:l'
I..

l ;1[
Fig. 3.1, 5: Ingranaggio pignone-ruota piano conica Il illi' ,
! ,.

l, i r
li
L'ingranaggio pignone-ruota piano conica corrisponde alI' ingranaggio pignone-den-
tiera delle figure 2.14 e 2.29. La ruota piano conica il limite di una ruota conica il ! !lI:

cui cono primitivo diventato il piano primitivo, con angolo primitivo 8z=90 (vedi i
; !
fig. 3.4, l). l

I /1
3.2 FORMA DEI DENTI ll' If

Secondo la forma longitudinale dei denti, abbiamo:


Il"i l,

IIl I:

3.2.1 La dentatura diritta (fig. 3.2)


II! 1

.11
'I
I,

I fianchi sono rettilinei e convergono verso il vertice S del cono primitivo. iIl
II ~
139 ~

j
:i
''1I
: l
l
Fig. 3.2

Fig. 3.3

3.2.2 La dentatura obliqua, spirale, ecc. (fig. 3.3)

I fianchi non convergono verso il vertice S del cono primitivo. Per meglio differenziare
queste forme di dentatura opportuno passare attraverso le ruote piano coniche corrispon-
denti. Queste ci permetteranno di definire semplicemente le modalit di taglio utilizzate
praticamente.

140
'i;!
3.2.3 Ruote piano coniche i~ IV
!!
l!.
:~!
1!:
a) Dentatura diritta (fig. 3.4, 1,3.4,2 e 3.5, 1)
~i
li
I
La ruota definita attraverso i seguenti elementi: ~~i .,
1

:';!
1J];. .;:
- il suo piano primitivo P, che ruota intorno all'asse SX2 , ed tangente al cono primitivo t;
!.'
del pignone. V
- la sua superficie di dentatura N, parte di un piano passante per S e inclinato di un ango- " 1
iir
lo pari all'angolo di pressione. ~f,
ii
;.:

~~ 1;1 ,
Consideriamo un utensile con profilo tagliente rettilineo e animato da un movimento di li
'0.
r
stozzatura tale per cui questo profilo inviluppa il piano N. Se ora facciamo rotolare senza ;" ~
::j if
':r //&
strisciare il cono primitivo del pignone sul piano primitivo della "ruota piano conica equi- ~)
valente all'utensile", tagliamo correttamente il pignone a dentatura diritta. il principio
~~!
che viene utilizzato per esempio nelle macchine GLEASON e HEIDENREICH. !;f

~:~
;i1
\;.

!i:; U
~
tii
:;

~.':
i!i
ii;
i~
:11
~:::

:t
~ ..:

/.
:':.
11;!{
i: ii

l
l'.
i::

--:--'--:---N~ .. ~ ,. iI
j LjJ - L
i'.

(2 ) Utensile i'
(1)
f
i'
~~

I,
~:

)
';

~;
J /I! j;

I: li
d
.I
II:

~~N -rr
Utensile I Utensile
(3) (4)

Fig. 3.4

b) Dentatura obliqua (fig. 3.4, 3 e 3.5, 2)


L'unica differenza rispetto al caso precedente che la parte di piano N che definisce la
dentatura della ruota piano conica non passa pi dal vertice S. Come nel caso della denta-

141
tura diritta, consideriamo un utensile con profilo tagliente rettilineo e animato da un mo-
vi~ento di stozzatura tale per cui questo profilo inviluppa il piano N. Se facciamo rotolare
senza strisciare il cono primitivo del pignone sul piano primitivo P della "ruota piano co-
nica equivalente all'utensile", operiamo allora il taglio del pignone a dentatura detta obli-
qua. Questo procedimento viene utilizzato sulle macchine REINECKER e HEIDENREI-
CH.

(f)

(1) Dentatura diritta


(2) Dentatura "obliqua"
(3) Dentatura GLEASON
(4) Dentatura KLlNGELNBERG
(5) Dentatura OERLlKON

Fig. 3.5

c) Dentatura spirale GLEASON (fig. 3.4,4 e 3.5, 3)


La ruota piano conica teorica a dentatura spirale GLEASON definita dai seguenti elementi:
- il suo piano primitivo P, che ruota intorno all'asse SX2 , ed tangente al cono primiti-
vo del pignone,
- la sua superficie di dentatura N, porzione della superficie laterale di un cono di rivl)lu-
zione, di asse OYperpendicolare in O al piano primitivo, e di semiangolo al vertice ugua-

142
le all'angolo di pressione (anche l'intersezione T della superlicie N con il piano primitivo w'"'
un cerchio di centro O). Questa ruota piano conica ci permetter di definire il metodo di Il;
i."

taglio della dentatura spirale GLEASON. Consideriamo infatti un disco di asse or che
porta alla propria periferia una successione di utensili come quello indicato nella figura
3.4,4. I taglienti sono rettilinei e, durante la rotazione del disco intorno a or, essi invilup-
pano la superlicie N precedentemente definita. Se ora facciamo rotolare senza strisciare il
cono primitivo del pignone tagliato sul piano primitivo P della "ruota piano conica equi-
valente all'utensile" otteniamo la generazione della dentatura spirale del pignone.

d) Altri tipi di dentatura spirale.


Esistono altri tipi di dentatura spirale, i pi noti dei quali sono la dentatura OERLIKON a
linea direttrice a epicicloide allungata (fig. 3.5, 5), e la dentatura KLINGELNBERG, ta-
gliata con creatore conico, a linea direttrice a evolvente di cerchio (fig. 3.5, 4) (pratica-
mente abbandonata).

ii
!.I
,:
,.,
~. :

I
i
I
I

143
3.3 VOCABOLARIO E SIMBOLI (Vedere figure 3.6 e 3,7)

Termine Simbolo Eventuale definizione

Angolo tra gli assi Gi definito

Angolo primitivo (l) Gi definito


Cono complementare Cono complementare del cono primitivo, vale a dire di se-
esterno miangolo al vertice (90 0 - O), che limita la superficie
dei denti dalla parte pi lontana del vertice

Cono complementare Cono, generalmente parallelo al precedente, che limita la


interno superficie dei denti dalla parte pi vicina al vertice

Cerchio primitivo Intersezione del cono primitivo con il cono complementare


esterno
Diametro primitivo (l) d Diametro del cerchio primitivo
diametro primitivo passo
Modulo m Rapporto numero d'd'
l enti
= 1t
Cono di testa Cono passante per [a testa dei denti
Angolo di testa Semiangolo al vertice del cono di testa
Cerchio di te$ra Intersezione del cono di testa con il cono complementare
esterno
Diametro di testa Diametro del cerchio di testa
Cono di piede Cono passante per il piede dei denti
i
Angolo di piede
Cerchio di piede
Semiango[o al vertice del cono di piede
Intersezione del cono di piede con il cono complementare
II
esterno
1
Diametro di piede Diametro del cerchio di piede
Larghezza d dentatura Lunghezza del tratto di generatrice del cono primitivo com- l
I
presa tra il cono complementare esterno e quello interno
Addendum Lunghezza del tratto di generatrice del cono complementare
esterno compresa tra il cono primitivo e il cono d piede
Angolo di addendum Differenza tra l'angolo di testa e l'angolo primitivo
Dedendum Lunghezza del tratto di generatrice del cono complementa-
re esterno compresa tra il cono primitivo e il cono d piede
Angolo di dedendum Differenza tra l'angolo primitivo e l'angolo di piede
Altezza Somma (addendum + dedendum)

Angolo di altezza e Somma (angolo di addendum + angolo di dedendum)

Generatrice R Lunghezza del tratto di generatrice del cono primitivo com-


presa tra il vertice e il cono complementare esterno
_ di _ d2
- 2 sin or - 2 sin 02

Diametro medio Diametro del cerchio passante a met della larghezza di


dentatura.

( l) Indice l o 2 per pignone o ruota

144
H ~F
n
!i:!:
i:
Cono complementare esterno lI:
ili
l' W
',: 1

Cono di testa I:q


u
,:;
l,I'
";'/i
:J;
I: I:
I
'I
[:
/:
ii l:: i

Cono complementare interno Il mi


li
!; ii I

li ".::
l'

\
~.

r:
l'
i:;
i
-H

\5 n:
I~
lo ;
:';

n I

'i !
il l
ff ! ;
;
,
d:1 I
i'
~

ii
'i, ,
i

.
, .

Fig. 3.6

3.4 INGRANAGGIO CILINDRICO EQUIVALENTE

Siano o) e 2 gli angoli primitivi di un ingranaggio concorrente (fig. 3.7) di vertice S. I co-
ni complementari, di vertice SI e S2 hanno come semiangoli al vertice rispettivamente
(900 - (1) e (900 - ( 2), Sviluppiamo i coni complementari su un piano: otteniamo allora
due settori circolari di centri SI e S2' I cerchi primitivi, di diametro di e d2 , si sviluppano
secondo gli archi di cerchio rispettivamente di raggio SII e S2/.
Otteniamo cos un ingranaggio a due ruote cilindriche chiamate ruote cilindriche equiva-
lenti del pignone e della ruota conica: l'ingranaggio cilindrico equivalente.

145
Fig. 3.7

Indicheremo con dv.! e dv-2 i diametri primitivi delle ruote cilindriche equivalenti.

(120)
dz
dv/... = ---=:--
cos 2
Le caratteristiche delle dentature delle ruote cilindriche equivalenti sono le caratteristiche
nominali fiui coni complementari esterni:
-passop,
- modulo m = d/z i =' dizz
(121) - angolo di pressione Cl
- spessore s
-vano e
ecc.

146
interessante calcolare i numeri dei denti virtuali delle ruote cilindriche equivalenti.

== d v-} = ZI
Zvl cos 8[
m :' ,

(122)
Z2
Zv2
== d v-2 = C
m cos 82 'I
I:i

L'ingranaggio cilindrico equivalente particolarmente interessante in quanto permette di


studiare l'ingranamento nell'ingranaggio concorrente, con 'un 'approssimazione sufficien-
te, considerando semplicemente un ingranaggio parallelo. Cos, tutte le questioni relative
alla continuit di ingranamento, alle inteiferenze, allo strisciamento relativo potranno es
sere trattate considerando l'ingranaggio parallelo di numero di denti Zvl e Zv2' di modulo
m, e di angolo di pressione ex.

3.5 DENTATURA DIRITTA NORMALE

Passando attraverso un ingranaggio cilindrico equivalente, possiamo adottare come profi-


lo normalizzato quello della dentiera di riferimento delle ruote cilindriche: fare riferimen-
to alla figura 2.61.
Per la dentatura normale, avremo (m = modulo):
addendum: hai = ha2 =m
dedendum: hfl = hj2 = 1,25 m (1)
altezza: hl == h2 = 2,25 m
spessore: SI = s2 =-1tm
2 ! I
angolo di pressione: ex == 20
dI d2
(123) generatrice R == -....:.....,- == --=--
2 sin 01 2 sin 02
Larghezza di dentatura: b. Si raccomanda di non superare per la larghezza di dentatura un
valore uguale a 1/3 della generatrice R.

(l) In caso di valore diverso, tenerne conto nelle formule (124 ')

147
Tabella 3.5

Formula generale Dentatura normale

(124) (124')

Angolo di dedendum 61
hl
tg 61 : : : -
e e
tg 'fl ::: tg 'fl :::
2 x 1,25 sin 01
R Zl

2 X 1,25 sin 02
Z2

(125)
Angolo di piede o[ o[ ::: O-et
(126) (126')
e
Angolo di addendum a con gioco
tg 6a :::-
ha
tg6"1 = tg6"z:::
2 sin 01
di testa variabile: fig. 3.8, l R ZI

2 sin 02
Zz
(127)

Angolo di addendum 6" con gioco 9a1 ::: 612


di testa costante: fig. 3.8, l 6a2 ::: ejl
(128)
Angolo di testa 0a ba = /) + 6a

(129)
Diametro di testa da da ::: d + 2ha - cos /)

3.6 DENTATURA DIRITTA CON SPOSTAMENTO

Considerando l'ingranaggio cilindrico equivalente e utilizzando i risultati definiti per l'ingra-


naggio parallelo con spostamento di dentatura, ci risulter facile trasferire questi risultati all'in-
granaggio concorrente. Consideriamo in quest' opera soltanto il caso che corrisponde al sistema " i

di correzione senza variazione di interasse. Il coefficiente di spostamento ha lo stesso valore x


per il pignone e per la ruota, ma positivo per il pignone e negativo per la ruota (fig. 3.8, 3).
Sar sufficiente fare riferimento alla tabella 2.10.2 per la determinazione
degli addendum haI e ha2
dei dedendum hJl e hj2 :.{
degli spessori s) e S2

148
La tabella 3.5 permetter in seguito il calcolo dei diversi angoli e del diametro di testa.
Segnaleremo semplicemente che la ditta GLEASON raccomanda un sistema di correzione
largamente provato dall'esperienza (comunicazione GLEASON: 20 Straight bevel gear
system).

(1 )

i
I
I

I: ,
r:
(2) Ii
I

I
1

s
(3)

Fig. 3.8

149
3.7 DENTATURE SPIRALI

Queste dentature hanno dei proporzionamenti caratteristici per ciascun sistema:


GLEASON
KLINGELNERG
OERLIKON
Sar opportuno che coloro che dovranno utilizzare queste dentature, facciano riferimento
alle comunicazioni pubblicate da queste ditte.

150
CAPITOLO 4

Ingranaggi sghembi
Un ingranaggio sghembo viene utilizzato per trasmettere un movimento di rotazione tra
due assi che occupano uno rispetto aH' altro una posizione qualunque: non paralleli e non
concorrenti (vedi fig. 2.1, 3). La lunghezza della loro perpendicolare comune viene chia-
mata interasse a. Questi assi formano inoltre un angolo :E (generalmente uguale a 90).
Esistono tre classi principali di ingranaggi sghembi:

Fig. 4.1

151
Fig. 4.2

Fig. 4.3

152
Fig. 4.1: ingranaggi a vite senza fine; l'angolo degli assi generalmen,te uguale a 90; il
pignone ha la forma di una vite senza fine leggermente inviluppata dalla ruota coniugata.
Questo ingranaggio viene spesso utilizzato per i grandi rapporti di riduzione.
Fig. 4.2: ingranaggio sghembo elicoidale; questo ingranaggio costituito da un pignone e l I,
da una ruota cilindrici classici a dentatura elicoidale.
Fig. 4.3: ingranaggio ipoide; il nome "ipoide" stato introdotto dalla ditta GLEASON i
!I
per designare un ingranaggio costituito da un pignone e da una ruota conici a dentatura Il
Il
spirale. li
H
Indichiamo innanzi tutto che gli ingranaggi a vite senza fine sono di gran lunga i pi uti- il
lizzati degli ingranaggi sghembi. "!
"

Il
i~
J'

~.
4.1 INGRANAGGIO A VITE SENZA FINE

Considereremo unicamente l'ingranaggio a vite senza fine con angolo degli assi L=90o.

4.1.1 Elementi di tecnologia della vite senza fme

Per la vite senza fine chiameremo cilindro di riferimento il cilindro rispetto al quale ven-
gono definite le quote geometriche del filetto.
Diametro di riferimento: dI'
angolo d'elica: ~, angolo dell'elica di riferimento rispetto alla direzione dell'asse,

_-+-_/A uot.a.. ~I-

Fig. 4.4

153
inclinazione del filetto y. angolo dell'elica di riferimento in rapporto a una direzione nor-
male all' asse:

'Y = ~ - ~ (fig. 4, 5)
.. .1

Fig. 4.5

w -r-/-'

~~ t:
Il
ti.I
Il
ro
"'tS
W._

Fig. 4.5 bis

passo del!'elica: Pz, fare riferimento al paragrafo 2.5.1; il passo elicoidale evidentemen-
te lo stesso su qualsiasi cilindro coassiale al cilindro di riferimento,
passo assiale: P.p seguendo una direzione parallela all'asse, distanza che separa due punti
corrispondenti di due fianchi consecutivi (questa distanza indipendente dal cilindro sul
quale la si misura),
numero di filetti: Zl. in un certo senso il numero di denti della vite

(130)

154
modulo assiale: mx = pj1t (131), modulo della ruota nel piano mediano.
passo normale: Pn> distanza che separa due eliche di riferimento consecutive e misurata
perpendicolarmente a queste,
modulo normale: mn
addendum: haI
dedendum: hfl vedere figura 4.5
diametro di testa: dal
diametro di piede: dfl
quoziente diametrale: q l
(133) tg~ = 1td] = di _ ~
Pz ZI mx Zl

(134) Pn = Px . sin ~ = Px' cos Y


(134 ') mn = mx sin ~ = mx cos y

Diverse forme di filetto di vite senza fine utilizzate praticamente


Utilizzeremo per quanto possibile gli stessi
termini e gli stessi simboli applicati a una ruo-
ta cilindrica classica a dentatura elicoidale.
Consideriamo:
- la sezione assiale: sezione del filetto con un
piano passante per r asse della vite.
Troviamo:
il passo assiale: Px
il modulo assiale: mx = pj1t
l'angolo di pressione assiale: ax
- la sezione normale: sezione del filetto con
un piano normale all'elica di riferimento.
Fig. 4.6 Troviamo:
il passo normale: Pn
}vedere (134) e (134')
il modulo normale: 1'fln = Pn/1t
l'angolo di pressione normale: un
-la sezione trasversale: sezione del filetto per un piano normale all'asse della vite.
Troviamo:
il passo trasversale: Pr
il modulo trasversale:

(135)
l'angolo di pressione trasversale: <Xr

155
-7
Sensibilmente
reffilineo
~ -:-
- :'\

Fig. 4.7 Fig. 4.8

(1)

- +.-
. I
Plano P
.s!\
~\.

::>" [ -
. '~" ,-- --

, "T' '\ : /\
/ ." '

'-L-'T'
\ \:
'~' \ (2)
'-' J', } ~.~
- . . 1/ ". '\

' - ' - - ~"\ "-..'


.-l.-----' .;<",
\ I" "
\ \ ---._.-
n

Fig. 4.9

156
Diciamo innanzi tutto che le caratteristiche trasversali hanno interesse unicament per il i!:,r'J"'"
~

filetto a elicoide a evolvente (e ancora questo interesse piuttosto limitato).


Indichiamo ora la relazione tra gli angoli di pressione nelle diverse sezioni enumerate pre- l/
cedentemente:

tgax =
tg
-.-~
an
S10 I-'
I
I!
tg a_
tga = _ t
(136)
x tg ~ I
I

Ii
Passeremo in rassegna le principali forme di filetto utilizzate praticamente.
Il
a) Filetto con profilo rettilineo nella sezione assiale (filetto ZA): figura 4.6
Il
La sezione assiale una dentiera a profili rettilinei e simmetrici definiti dall'angolo di
pressione assiale a x' Il metodo di fabbricazione pi diretto (ma non pi rapido o pi dif-
fuso) consiste nell'utilizzare un utensile di tornitura a profilo trapezoidale situato in un I
piano passante per l' ;isse. Segnaliamo un metodo di rettifica messo a punto dalla ditta
DURAND e che utilizza una grande mola anulare che rettifica con la propria superficie
esterna: opportuno segnalare che il profilo assiale di questa mola non rettilineo.

b) Filetto a profilo rettilineo nella sezione normale (o sensibilmente rettilineo) (filetto


ZN): figura 4.7
Questo tipo di filetto realizzato per tomitura con un utensile a profilo trapezoidale di-
sposto in un piano normale all'elica di riferimento.
Questo modo di fabbricazione non molto interessante ed stato praticamente sostituito
dalla fresatura con fresa di testa o fresatura con fresa a disco di piccolo diametro: il profi-
lo assiale di queste frese rettilineo e definito dall'angolo di pressione normale all' La
rettifica pu essere realizzata con mola di testa o mola a disco di piccolo diametro.
Segnaliamo che la sezione assiale non rettilinea.

c) Filetto ottenuto con una fresa a disco di grande diametro o rettificato con una mola a
disco di grande diametro (filetto ZK): figura 4.8
La fresa o la mola ha un profilo assiale rettilineo e definito dall' angolo di pressione nor-
male an0 opportuno segnalare che il profilo normale e il profilo assiale del filetto non
sono rettilinei.

cl) Filetto ad elicoide ad evolvente (filetto ZI): figura 4.9


Una tale vite altro non che una ruota classica a dentatura elicoidale. Essa ha un cilindro
base, di diametro db, e il filetto pu essere considerato come generato da un'infinit di
tangenti all'elica base, di inclinazione ~b' rispetto all'asse. La sezione trasversale

157
un'evolvente del cerchio base. Il piano verticale P, tangente al cilindro base, normale al
filetto lungo la generatrice rettilinea IT': una mola piatta, il cui asse si trova in un piano
verticale e inclinato rispetto alla direzione dell'asse della vite di un angolo 'Yb = 90- J3b'
quindi tangente al filetto lungo la generatrice rettilinea IT' e pu essere utilizzata per la
rettifica: sufficiente combinare opportunamente la rotazione della vite e lo spostamento
del carrello del porta mola per ottenere il passo elicoidale corretto.
Con:

J3 ;:: angolo d'elica di riferimento,


J3b = angolo d'elica base,
di = diametro di base,
un = angolo di pressione normale.
Supponiamo fissi di' J3 e un' (136) d:

poi:

e:
tg J3b = tg ~ . cos <Xt [vedere (59)]
Segnaliamo. che possibile posizionare in modo diverso la mola di rettifica per ottenere lo
stesso filetto della figura 4.9, 1. sufficiente indicare che questo elicoide a evolvente pu
essere generato a partire da una dentiera a fianco piano tangente alI' elica di riferimento e
inclinata dell'angolo di pressione normale un (fig. 4.9, 2): tale piano pu essere realizzato
da una mola piatta.
./

4.1.2 Funzionamento dell'ingranaggio a vite senza fine

Generalit

Riprendiamo la figura 4.4. La vite senza fine ingrana con la sua ruota coniugata all'inte-
rasse a. Segnaliamo innanzi tutto una propriet importante di questo ingranaggio: la ruota
tagliata con un utensile corrispondente esattamente alla vite senza fine con la quale essa
deve ingranare ( ci che viene chiamato "la generazione con il metodo degli inviluppi"
in opposizione al "metodo delle rollette" nel quale il pignone e la ruota di un ingranaggio
sono entrambi tagliati con uno stesso utensile totalmen~e diverso dall'uno o dall'altra, per
esempio una dentiera utensile).
Consideriamo la sezione della ruota e della vite che passa per il piano mediano. Possiamo
allora considerare l'ingranamento di un ingranaggio ruota-dentiera. A ogni giro della vite
senza fine, la dentiera si sposta del valore pari al passo dell'elica Pz e la ruota di Z2 denti
ruota di ZI denti (essendo ZI il numero di filetti della vite senza fine). Se n] e n2 sono
~iri della vite e della ruota, otteniamo cos la relazione evidente:
mmuto

158
(137)

Il rotolamento senza strisciamento si ottiene sul cerchio sul quale il passo uguale al pas-
so assiale Px della dentiera: questo cerchio che chiameremo cerchio primitivo difunziona-
mento ha quindi un diametro uguale a:

(138)
I
La dentiera della sezione mediana a profili simmetrici. Per contro, se effettuiamo altre
sezioni parallele al piano mediano, otteniamo ancora degli insiemi ruota-dentiera, ma con
una dentiera a profili pi o meno complessi asimmetrici. tuttavia necessario segnalare
che tutte queste dentiere hanno in comune il valore del passo assiale Px' il che significa
che tutti i cerchi primitivi di funzionamento hanno lo stesso diametro d 2. Possiamo quindi
parlare di un cilindro primitivo di funzionamento della ruota che rotola senza strisciare su'
un piano primitivo L della vite senza fine (questa nozione interessantissima per lo studio
delle propriet di contatto tra filetto e dentatura della ruota. Ci rendiamo conto che possa
sorprendere i tecnici, ma siamo persuasi che sorprender ancora di pi i teorici puri, tutta-
via quest'opera non destinata a questi ultimi). Il contatto tra il filetto della vite senza fi-
ne e la dentatura della ruota lineare, vale a dire che si realizza lungo una linea, all'oppo-
sto dell'ingranaggio sghembo elicoidale come vedremo pi avanti. Esaminiamo per esem-
pio il contatto tra il filetto e la dentatura della ruota tangenti in I nel piano mediano (fig.
4.4). In qualsiasi altra sezione parallela al piano mediano, l'ingranaggio ruota-dentiera
corrispondente fornisce un nuovo punto di contatto. Il luogo di tutti i punti di contatto
una curva uguale a C.

Strisciamento relativo

Nel caso dell'ingranaggio parallelo (e dell'ingranaggio concorrente) abbiamo visto che lo


strisciamento relativo delle dentature coniugate diretto nel senso dei profili (senso
dell' altezza di dentatura): figura 4.10, 1. Le formule (81) danno il valore della velocit di
strisciamento Vg' Nel caso degli ingranaggi sghembi, il fenomeno di strisciamento total-
mente diverso: esiste uno strisciamento longitudinale, vale a dire diretto lungo la direzio-
ne longitudinale delle dentature: fig. 4.10, 2.
Chiamiamo:
Vz: la velocit di strisciamento longitudinale (m/s),
dI: diametro di riferimento della vite (rom),
giri .
nI : ' della Vite,
mmuto
p: angolo d'elica della vite (rispetto all'asse della vite).

159
: ".

(1) (2)
Fig. 4.10

,
S

j
7
<;:)
8
~'
9 'II
10 -(\1
11
12
1,]
l"
15 ---- - -- 87"

.mc:>-
o
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r

2,] ~
~Z
Zi,
25
26
"r, ~
81-
80

27 -;5
28 '70
2.9 60
30' "'5-
q= d 1
mX
Fig. 4.11

160
1
(139) vI = -.--,---- con assi perpendicolari
60000

Reversibilit. Irreversibilit

L'ingranaggio a vite senza fine gode della propriet di essere talvolta irreversibile, cio di
poter funzionare con vite senza fine motrice e non con ruota motrice. Questa propriet
viene utilizzata per esempio negli apparecchi di sollevamento e negli ascensori. Per avere
questa irreversibilit, l'angolo di elica ~ non deve scendere al di sotto di un certo valore
limite funzione del coefficiente di attrito.
La figura 4.11 fornisce la corrispondenza rapida tra ~, Zl e q = dl/mx ' oltre all'indica-
zione di ~ limite per alcuni valori di coefficiente di attrito. Per essere certi dell'irrever-
sibilit, bisognerebbe adottare un valore limite di ~ uguale almeno a 87 (y < 3) soprat-
tutto se la vite a filetto rettificato e se la velocit elevata. La vite sar preferibilmen-
te a un solo filetto. Con ZI =
1 e ~ = 87, otteniamo qminimo =19.
Nel caso in cui l'irreversibilit non richiesta, opportuno adottare un valore ~ inferiore
(y maggiore) per avere un migliore rendimento dell'ingranaggio (valori di q tra 5 e 12, vi-
te generalmente a pi filetti).

4.1.3 Proporzioni delle dentature

Consideriamo qui solo !'ingranaggio normale, che funziona all'interasse di riferimento

Le caratteristiche di disegno della vite e della ruota sono indicate nelle figure 4.5 e 4.5 ;I
. \
i
bis.

Vite senza fine

a) Sistema normale

hai = mx
hfl ;;:: 1,2mx
hl = 2,2mx

hai = mn = mx sin ~
.hjl :: 1,2 mx sin ~
hl :: 2,2 mx sin ~

Spessore assiale sul cilindro di riferimento = rtm)2.


Per quanto riguarda la scelta dell' angolo di pressione assiale, ecco alcuni valori consiglia-
ti dalla ditta DURAND.

161
Z2 (Xx

18 30
24 2730'
32 25
38 2230'
46 20
54 1730'
62 e oltre 15

b) Sistema David-Brown. Vite a elicoide a evolvente

In tutti i casi:

ha' ~ mx, l.
h, ~ 2,2 mx sin ~ ~ 2,2mn

ossia:

L'angolo di pressione normale sempre preso uguale a 20. ~o spessore uguale al vano
sul cilindro medio. Si impone anche che il diametro base dbl non debba essere superiore
al diametro di piede del filetto, il che condiziona talvolta l'uso di un angolo di pressione
maggiore.

c) Larghezza della vite senza fine: hl'

Una buona regola pratica consiste nell'adottare per b,/mx un valore compreso tra 14 e 20
(i valori maggiori corrispondono ai numeri maggiori dei denti della ruota).

Ruota

a) Sistema normale
b) Larghezza della ruota

Si adotter praticamente una larghezza della ruota b2 definita come nella figura 4.5 bis
dalla lunghezza della tangente al cerchio di riferimento della vite intercettata dal cerchio
di testa di questa vite, ossia:

(140)
1~=2~1
Non vi alcun interesse ad adottare una larghezza maggiore in quanto potrebbero verifi-
carsi dei fenomeni di interferenza alle estremit e questo non aumenterebbe in nessun mo-
do la capacit di carico dell'ingranaggio.

4.2 INGRANAGGIO SGHEMBO ELICOIDALE

Come indicato nella figura 4.2, l'ingranaggio sghembo elicoidale costituito da un pigno-
ne e da una ruota ciIidrici classici a dentatura elicoidale.

Dentiera
generatrice
comune

Fig. 4.12

163
Chiameremo:

a: interasse, lunghezza della perpendicolare comune ai due assi 0 10 2 (fig. 4.12),


L: angolo tra gli assi.
Consideriamo in questa sede soltanto l'ingranaggio normale per il quale l'interasse a
uguale alla semisomma dei diametri primitivi di dentatura di e d 2 .
Chiamiamo ~I e ~2 gli angoli d'elica primitivi del pignone e della ruota.

eliche dello stesso verso:


(141)
eliche di verso opposto:

Oltre alla condizione espressa sopra relativa agli angoli d'elica primitivi, necessario,
per realizzare un ingranamento corretto, che le dentature coniugate del pignone e della
ruota abbiano la stessa dentiera generatrice (fig. 4.12): ci significa che per i due organi
dobbiamo avere lo stesso valore per il modulo normale mn e per l'angolo di pressione
normale an'
Poich gli angoli d'elica PI e ~2 sono generalmente diversi, non saranno uguali i moduli
trasversali mtl e ma e gli angoli di pressione trasversali CXtI e CXt2

mn mn
mtl e mt2
= cos PI cos P2
(142)
tg a tgan
tg atl =cos ~In e tg aa =
cos P2

D'altra parte:
Zl m n
dI = ZI' mtl
- cos ~I
(143)

che d:
d2 cos ~z
Z2

gm
Tenuto conto della relazione ben nota che lega i numeri dei denti ZI e Zz e i -7-'---
minuto
nl e nz, otteniamo la fonnula globale seguente:

nl Zz
(143') -=-=
nz ZI

164
Contrariamente all'ingranaggio a vite senza fine nel quale il contatto avviene lungo una
linea, questo contatto avviene in un punto nell'ingranaggio sghembo elicoidale: in ogni
istante, le due dentature coniugate sono in con-
tatto in un unico punto. facile comprendere
questo concetto nel seguente modo: ognuna del-
le due dentature coniugate in contatto con il
fianco della dentiera generatrice lungo una de-
terminata retta D I per il pignone e D 2 per la ruo-
ta; DI e D2 sono diverse e il loro punto di inter-
sezione quindi il punto unico di tangenza delle
due dentature.
Questa propriet importante dimostra che non
Fig. 4.13 bisogna contare sull'ingranaggio sghembo eLi-
coidale quando il carico da trasmettere note-
vole.
La figura 4.13 indica come si presenta la linea di contatto geometrica su una delle due
dentature coniugate: il luogo dei punti di contatto successivi. Se facciamo ora riferimen-
to alla figura 4.12, la linea d'azione E, sulla quale si spostano i punti di contatto successi-
vi, una retta passante per il punto l di tangenza dei due cilindri primitivi e contenuta nel
piano normale comune alle due eliche primitive: essa inclinata rispetto al piano tangente
comune ai due cilindri primitivi di un angolo uguale all'angolo di pressione normale a.n-
Come nel caso dell'ingranaggio a vite senza fine, esiste uno strisciamento longitudinale
tra le dentature coniugate. La formula generale che d la velocit di strisciamento longi-
tudinale :

!J~
VI ::
ndlnl
60000
(sin ~I + cos 131 tg ~2) ~I
li
f'
(144) con: Il
rr.d)nl II'!
L = 90; VI :: [vedere (139)] li
60000 sin ~1 ,I

il
il
:1
Esistono anche condizioni di reversibilit o irreversibilit. Queste condizioni sono rag- l'
Ili!
gruppate nella tabella seguente, nel caso in cui L :: 90 :
,i

131 :: O } Irreversibilit. Ruota motrice solamente


131. = Il Reversibilit
~1 :: 90-Il
~1 = 90 } Irreversibilit. Pignone motore solamente

Il l'angolo di attrito, la cui tangente nota sotto il nome di coefficiente di attritof(valo-


re medio pratico 0,05).

165
~ .. .

Se l'irreversibilit non strettamente necessaria, opportuno prendere un valore ~l mag-


giore possibile per avere un miglior rendimento di ingranamento. La tabella seguente for-
nisce alcune indicazioni a riguardo.

Rapporto ziz l ~,

da l a 5 da 45 a 50
da 5 a lO da 50 a 60
da lO a 15 da 60 a 70
oltre 15 da 70 a 75

Per il calcolo delle caratteristiche geometriche di un ingranaggio sghembo, consigliamo al


lettore di fare riferimento al volume I del "Trattato teorico e pratico degli ingranaggi" che
illustra in particolare la procedura da seguire per la determinazione degli angoli ~l e ~2
per soddisfare un interasse imposto. Nel caso in cui l'interasse non sia imposto, il proble-
ma non presenta alcuna difficolt. Partiamo per esempio dai seguenti dati:
- angolo degli assi ~ = 90
_ -.!:!. ~ Z2 =: 12,50
n2 z,
- interasse approssimativo 500
-~, = 60 e ~2 ~ 30 (vedi tabella sotto)
- modulo normale: mn =: 4

Possiamo porre:

dove x un numero intero determinato come segue:

ossia in base alla (143):

2a =: m ( z, + Z2 )
n cos ~l cos ~2
ossia:
4x 50x \
2 x 500 = 4 ( cos 600 + cos 300)

Si deduce: x ~ 4, ossia:
.<':1 = 16,
Z2 = 200.

166
L'interasse esatto allora definito da:

2a = 4 (16 + 200)
0
cos 60 0 cos 30
ossia: a = 525 mm.

4.3 INGRANAGGIO IPOIDE


,
L'ingranaggio ipoide, rappresentato nella figura 4.3, talmente speciale e complesso che
non riteniamo opportuno trattarlo in questa opera. Gli specialisti che devono utilizzarlo, in
particolare in determinate applicazioni automobilistiche, devono necessariamente cono-
scere tutte le indicazioni date dal costruttore delle macchine (GLEASON, KLINGELN-
BERG, OERLIKON) e avere soprattutto una grande esperienza.

167
il "
CAPITOLO 5 li

il
;.

Determinazione dei carichi sulle dentature

5.1 GENERALIT

5.1.1 Forza tangenziale. Coppia. Lavoro. Potenza

Consideriamo la puleggia della figura 5.1 sulla quale si esercita una certa coppia resisten-
te Cr che materializziamo per esempio con il carico M che agisce sul cerchio di raggio '1
(145)

[con M espresso in N (Newton), o in da.N (deca Newton)


r l: generalmente in m]
otteniamo la coppia: in mN o da m.daN.

Fig. 5.1

169
~ . ':

Per far girare la puleggia nel verso i, a velocit costante, necessario applicare in que-
sto verso una coppia motrice Cm uguale a CT' ossia applicare alla distanza rl una forza
tangenziale F I = M, o alla distanza r2 = rl/2 per esempio una forza tangenziale F 2 =
2M. Se applichiamo una forza F inclinata rispetto alla sezione normale all'asse, come
indicato nella figura 5.2, unicamente la componente tangenziale T che introduce la
coppia motrice Cm = T r. La componente assiale W tende unicamente a spostare la
puleggia lungo il suo asse. A questa nozione di coppia, opportuno ora far seguire la
nozione di lavoro. Per far ruotare la puleggia di un angolo qualunque A (espresso in ra'-
dianti) necessario fornire un lavoro uguale al prodotto: Cm X A. Questo lavoro,
espresso per esempio in (m.N) viene anche misurato dal prodotto della forza tangenziale
T per lo spostamento periferico della puleggia corrispondente alI' angolo A, ossia A x r;
abbiamo quindi:

(146) CmxA = TxAx r

. ~

[
l
:. l

Fig. 5.2

Per arrivare ora alla nozione di potenza, P, consideriamo il lavoro fornito in un secondo.
La rotazione A in un secondo la velocit angolare ffi espressa in radianti al secondo
(rad/s), mentre lo spostamento periferico in un secondo la velocit tangenziale vespres-
sa in m/s (fare riferimento alle generalit del capitolo l).
Avremo quindi:

(147) P = Cm X ffi
= Tv

170
Con: Cm in m.N
. rad
oom-
s
P espresso in Watt (W)
L'unit maggiormente utilizzata il
(148) KiloWatt: (KW) = 1000 W
(Ricordiamo semplicemente che il KW vale 1,36 Cavalli Vapore, unit non pi ammessa)

Con: velocit di rotazione in gm


minuto
forza inN
lunghezza in mm
coppia in N.m
potenza in KW

(149) c = 20~0 T.d cio T = 2000 ~


(150) T = 1,95 10
7
n~ d
P
(151) C = 9550--
n

N daN
Una pressione o una sollecitazione si esprimer in -----:-- o
mm2 mm2

Azione di contatto di due supeifid. Consideriamo nella figura 5.3 due superfici SI e S2
che supponiamo in contatto lungo una linea retta MM' per avvicinarci al caso di due den-

!
I
l

Fig. 5.3

171
tature di un ingranaggio. Abbiamo rappresentato il piano tangente comune. Supponiamo
la superficie SI conduttrice nel verso! L'azione di SI su S2 si traduce in una forza totale F
ripartita uniformemente lungo M'M, (la supponiamo concentrata al centro di M'M per
maggiore semplicit) e diretta normalmente alle superfici (ossia normalmente al piano ", ~..:: ".

tangente). Al contrario, la superficie S2 reagisce sulla superficie SI con una forza uguale e
contraria ( il ben noto principio di azione e reazione). Applicheremo alcuni richiami ge-
nerali per la determinazione delle azioni di contatto tra le dentature per i principali tipi di
ingranaggi.

5.2 INGRANAGGIO PARALLELO A DENTATURA DIRITTA (fig. 5.4)

Si suppone che il pignone sia conduttore. La sua azione sulla ruota condotta si traduce in
una forza Fn che supporremo concentrata al centro della larghezza di dentatura come nella
figura 5.4 e diretta lungo la normale comune alle dentature, ossia lungo la linea d'azione
tangente ai cerchi base.
Sia C, la coppia motrice sul pignone.
Fn si esercita tangenzialmente al cerchio base di diametro dbI .
Tenuto conto delle notazioni e delle unit utilizzate per la (149) abbiamo:

(152)

che indica innanzi tutto che la forza normale (alle dentature) Fn costante per tutto
l'ingranamento. Poniamoci al punto di contatto primitivo 1. Le due componenti di Fn
sono:
-forza tangenziale (ai cerchi primitivi): Ft
-forza radiale: Fr-

F t si determina facilmente a partire dalle formule (149) o (150), considerando il diametro

primitivo dI e il numero di ~iri n,.


mmuto

Possiamo quindi calcolare facilmente:

(153)

(154)

172
L'azione del pignone sulla ruota si traduce sull'albero di questa in una coppia C2 opposta
alla coppia resistente:

La coppia resistente si traduce in una reazione della ruota sul pignone uguale e contraria a
Fw Facciamo riferimento alla figura 2.36, 4 che indica le zone in cui vi sono due coppie

Ruota
condotta

o(

Pignone conduttore ~a
.... .... ", 1

",,,,""
AF

Fig. 5.4

173
: .

in contatto simultaneamente che si suddividono teoricamente lo sforzo normale totale Fn-


La figura 5.5 fornisce quindi il diagramma teorico di variazione del carico su una coppia
di denti coniugati. Per calcolare per esempio la sollecitazione massima sul dente del pi-
gnone, ci porremo dunque in V nel momento in cui il carico ancora uguale alla forza
nonnale totale Fw
L'azione del pignone sulla ruota si traduce quindi nella forza normale F n al contatto tra le
dentature; questa forza pu. essere trasportata parallelamente a se stessa sull'albero della ..... i

ruota: quindi semplice determinare le dimensioni di questo albero e i carichi sui cusci-
netti, tenuto eventualmente conto del.peso della ruota.

5.3 INGRANAGGIO PARALLELO A DENTATURA ELICOIDALE (fig. 5.7)

Si suppone che il pignone sia conduttore. L'azione del pignone sulla ruota si traduce nella
forza normale Fn che si suppone sia applicata al centro della larghezza di dentatura e nel
punto di tangenza dei cerchi primitivi. F n subisce l'influenza di due inclinazioni: una
uguale a ~ e l'altra uguale a ano
l


,/

Fig. 5.5

174
Le tre componenti sono:

- forza tangenziale F t
- forza radiale F r
- forza assiale Fx

La forza tangenziale Ft pu essere determinata facilmente a partire dalle formule (149) o


(150).

D ./

/
o
2
O ~ (Pignone)
..Id'~~~lO;::--' _ . _ . -~--+ sulla
/
./ F,- Ruota
Q

Y
Fig. 5.6

~b

Fig. 5.7

175
,.
Abbiamo in seguito:

(156)

(157) F = F t tg a'I
r cos f3

(158)

Possiamo trasportare le tre componenti F t , F r , F x sull'albero della ruota, aggiungendo


eventualmente il peso Q di questa ruota. (Fare riferimento al volume l del "Trattato teori-
co e pratico degli ingranaggi" per la determinazione dettagliata dei carichi sugli alberi e i
cuscinetti). Constatiamo l'esistenza di una forza assiale la cui importanza aumenta man
mano che aumenta l'angolo d'elica f3; quindi obbligatorio disporre nel cuscinetto D del-
la ruota (e nel cuscinetto A del pignone) un dispositivo che permetta di assorbire questa
forza assiale.
Segnaliamo che la dentatura bielicoidale stata adottata per neutralizzare la spinta assiale
(fig. 5.7). Se il' carico ben ripartito sulle due parti della dentatura bielicoidale, come av-
viene a condizione che si blocchi assialmente uno solo dei due organi, le due componenti
assiali Fxa e Fxb sono allora uguali ma si neutralizzano.

5.4 INGRANAGGIO CONCORRENTE A DENTATURA DIRITTA (fig. 5.8)

Si suppone che il pignone sia conduttore. La sua azione sulla ruota si traduce in una forza
normale F n che supporremo concentrata al centro della larghezza di dentatura in cui con-
sideriamo il diametro primitivo medio dml . La forza F n normale alle dentature subisce
l'effetto di due inclinazioni: una dovuta all'angolo di pressione a e l'altra all'angolo pri-

mitivo 1,
Le tre componenti di Fn sono:

- Forza tangenziale Ft determinata facilmente mediante le formule (149) o (150),


- Componente F r : perpendicolare all'asse del pignone (assiale per la ruota) e parallela
all'asse della ruota,
.. ,
'I

(159)

- Componente Fx : parallela all'asse del pignone (radiale per la ruota) e perpendicolare


all'asse della ruota,

(160)

176
(161) Fn ---
cos a

Per quanto riguarda la reazione della ruota sul pignone, ritroviamo le componenti opposte
a Fl' Fr> Fx : la componente assiale sulla ruota diventa radiale sul pignone e viceversa.

5.5 INGRANAGGIO CONCORRENTE A DENTATURA OBLIQUA O SPIRALE


(fig. 5.9)

L'organo conduttore esercita sull'organo condotto una forza F n normale alle dentature,
supposto concentrato al centro della larghezza della dentatura dove consideriamo il dia-
metro primitivo medio dm' Questa forza normale subisce l'effetto di tre inclinazioni: una
dovuta all'inclinazione media ~m' l'altra all'angolo di pressione normale a n e la terza
all'angolo primitivo 81-

Le tre componenti di F sono:

- Forza tangenziale F,: determinata facilmente in base alle formule (149) o (150),
- Componente Fr : perpendicolare all'asse dell'organo conduttore, parallela all'asse
dell'organo condotto (assiale per l'organo condotto),

........: -

I - - - - , Pignone sulla Ruota


I
I
l ---.-. Ruota sul Pignone
I
I
r
l'T

Fig. 5.8

177
( .....

--- -

---
,.. ,..-

--
_ - - - -.. Conduttore sul condotto

_ _ _ _ _ Condotto sul conduttore

'.:
;

. i

Fig. 5.9 '!

5
Spirale Spirale
destra sinistra

- -f-
Verso orario

+
Spinta radiale Spinta assiale

Fig. 5.10

178
Ingranaggio concorrente a dentatura spirale

Spinta assiale sul conduttore


o radiale sul condotto
Inclinazione Rotazione

sinistra Antioraria 2)
~

" to
lO
-
2')
destra Oraria

~BO

0,90
1,00
Inc/inazione Rotazione "'10
(,20 .
sinistra Oraria 1) ti
Abaco: Cl EAmV
destra Antioraria 1 1)
con: {C/S (1) O lI'):
cf: 20 oIn 20 =
ft",=Srf {tlS (2) O (Z~:

Fig. 5.11

179
! ""

:..['!:
"::"

"~ :

Ingranaggio concorrente a dentatura spirale

Spinta radiale sul conduttore


o assiale sul condotto

)~ I

}'II!

Il
liI
I 1.'1
'.~
.,.:<

~80
! ii
",9 0
(,CO
_; "

g
~

-5c::
Inclinazione

sinistra
Rotazione

Antioraria Z) tP-
f, fO
f"zo 1 .!
.,

(3 destra Oraria

.r
u::20

2')
con: :
et,. =20
fi.t:JO
)Ca50(') O (f'):

[caso (2) O (:t'):


Abaco: (;'UASOH

, n
l ~
"i
Fig. 5.12

180
- Componente Fx : parallela all'asse dell'organo conduttore, perpendicolare all'asse
dell'organo condotto (radiale per l'organo condotto).

Definiamo le seguenti convenzioni (fig. 5.10).

- Verso di dentatura: destra o sinistra.


- Verso di rotazione (osservando dal vertice):
- senso orario,
- senso antiorario.

- Spinta radiale:
_. positiva se diretta verso l'asse,
- negativa se diretta in senso opposto.

- Spinta assiale:
- negativa se diretta all'opposto del vertice,
- negativa se diretta verso il vertice.

Si noti che la spinta assiale su un organo e la spinta radiale sull'altro hanno stesso segno e
stesso valore. necessario cercare di avere spinte assiali positive in modo tale che il gio-
co tra i fianchi tenda ad aumentare piuttosto che a diminuire. Pensiamo siano preferibili
alle formule gli abachi GLEASON, validi per qualsiasi tipo di dentatura obliqua o spirale.
L'abaco della figura 5.11 fornisce la spinta assiale sulI' organo conduttore oppure la spinta
radiale sull'organo condotto. L'abaco della figura 5.12 fornisce la spinta radiale sull'orga-
no conduttore o la spinta assiale sull' organo condotto.

5.6 INGRANAGGIO A VITE SENZA FINE (fig. 5.13)

Si suppone che la vite sia conduttrice, cosa che avviene praticamente sempre. La sua azio-
ne sulla ruota si traduce nella forza F n normale alle dentature, che supporremo concentra-
ta al centro della larghezza di dentatura della ruota. Questa forza subisce l'effetto di due
inclinazioni: una dovuta all'angolo d'elica della vite ~, e l'altro all'angolo di pressione
normale (J,no

Le tre componenti di Fn sono:

- Forza assiale sulla ruota F t : determinato facilmente in base alle formule (149) e
(150).

- Componente radiale F r: perpendicolare agli assi della vite e della ruota,

Ft
(162) Fr = --A- tg (J,n
cos ....

181
- Componente Fx : parallela all'asse della'vite, tangenziale alla ruota,

(163)

--

~ Vite sulla ruota


- - -....

- - - - ~ Ruota sulla vite

Fig. 5.13

La forza normale pu essere calcolata in funzione di F,

(164) F =. Fr
n cos ~ . COS Un

La spinta radiale sulla vite uguale e contraria alla spinta radiale sulla ruota.
La spinta assiale sulla vite uguale e contraria alla forza tangenziale sulla ruota.
L'abaco della figura 5.14 permette la determinazione rapida di Fn , F r, Fx

182
Ingranaggio a vite senza fine .

z"
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Mi f~~;: .J
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-IF;,tl
Fig. 5.14

183
CAPITOLO 6

Verifica di resistenza
Ingranaggio parallelo

La verifica di resistenza di un ingranaggio parallelo comporta due aspetti principali:


a) Resistenza a11' usura superficiale
b) Resistenza alla rottura.
Per uno studio completo, opportuno fare riferimento al "Trattato teorico e pratico degli
ingranaggi". Illustreremo in questa sede un metodo pratico che fornisce risultati del tutto
soddisfacenti per ingranaggi di Meccanica generale.

6.1 RESISTENZA A USURA SUPERFICIALE

6.1.1 Pressione di HERTZ

La base dei calcoli della verifica a usura superficiale la formula di HERTZ che permette
di calcolare la pressione di contatto tra due rulli cilindrici premuti uno contro l'altro. La
figura 6.1 illustra la ripartizione della pressione superficiale sulla fascia di schiacciamento
di larghezza (2a) e lunghezza (b). Il valore massimo si ha nel punto geometrico di contat-
to M: la pressione di Hertz OH'

GH proporzionale a ;Jforza unitaria

<JH proporzionale a -V_l_ + _1_


PI pz

Possiamo applicare la formula di Hertz.


La figura 6.2 rappresenta il tracciato di ingranamento di una dentatura diritta.
La figura 2.58 ricorda che le due dentature coniugate possono essere assimilate a due rulli
cilindrici di centro TI e Tz, premuti uno contro l'altro con una forza normale totale Fn che
si ripartisce su una sola coppia tra V e W e su due coppie, nei tratti AW e BV (vedi fig.
2.36.4).

185
l---~-
2a
1,

I
I,
I

Fig. 6.1

In VW: forza unitaria ~n

In AW e BV: forza unitaria ~b .


Quando il punto di contatto si sposta sulla linea d'azione, i raggi di curvatura PI e P2 va-
riano (con somma costante TI T2 ):

il valore (_1-
PI
+ _1_)
P2
diventa infinito in TI e T2 e ha un minimo al centro di TI T2 .

6.1.2 Base del metodo di calcolo I.S.O.

L variazione finale della pressione di Hertz tra i punti A e B quella indicata nella figura 6.2.
L'I.S.O. assume come criterio il valore nel punto primitivo I, in cui i raggi di curvatura
sono TI! e Ti.
Senza entrare nei dettagli, diciamo che il valore teo~ico della pressione di Hertz (crHo) di-
pende da fattori geometrici (quali l'angolo di pressione ex, l'angolo d'elica ~ ed eventual-

186
I
I

I,
I
.0
1

Fig. 6.2

mente il coefficiente di spostamento x), dalle caratteristiche elastiche dei materiali ed


soprattutto:

proporzionale a -.Jfattore K

(165)

+ ingranaggio esterno
- ingranaggio interno.

Nell'ingranaggio interno le curvature dei profili sono nello stesso senso, cosa molto pi
favorevole (fare riferimento alle figure 2.50, ...). La pressione di Hertz effettiva in corso
di ingranamento (OH) deve tenere conto di alcuni fattori moltiplicatori (maggiori di 1) ap-
plicati allo sforzo tangenziale nominale F r:

187
- Fattore di applicazione: tiene con~o della natura dell'organo motore e dell'organo con-
dotto,
- Fattore dinamico: tiene conto della velocit, degli errori di dentatura, delle inerzie,
- Fattore di ripartizione longitudinale: tiene contro principalmente dell'errore di distor-
sione relativo delle dentature del pignone e della ruota.
- Fattore di ripartizione trasversale: tiene conto principalmente dell' errore relativo di
passo delle dentature del pignone e della ruota.
La pressione di Hertz effettiva OH deve essere inferiore a un valore limite 0HP la cui base
la pressione di Hertz limite del materiale (OHlim) (per una durata infinita e l % di rischio
di deterioramento) modificata da alcuni fattori moltiplicatori:

- Fattore di durata: tiene conto del numero di cicli di carico, '--


- Fattore di viscosit dell'olio: tiene conto dell'aumento di spessore del film quando
questa viscosit aumenta,
- Fattore di velocit: tiene conto dell'aumento di spessore del film quando la velocit
aumenta: questo fattore neutralizza in parte il fattore dinamico (vedi il diagramma della
figura 6.5),
- Fattore di rugosit dei fianchi dei denti che indica l'influenza nefasta di un cattivo sta-
to delle superfici.

6.1.3 Materiali: 0Hlim

La tabella 6.1 indica i principali materiali utilizzati per gli ingranaggi e il diagramma della
figura 6.3 fornisce i valori corrispondenti di 0Hiimo
La formula (165) indica:

o H proporzionale a fF;, ossia


oIl proporzionale a Ft ,
proporzionale alla coppia trasmessa
proporzionale alla potenza.

Si dimostra inoltre facilmente che per una coppia trasmessa data e un rapporto di ingra-
naggio u, il volume totale dell'ingranaggio inversamente proporzionale a 02 Hlimo
Per questo motivo, se per un ingranaggio di dimensione date si moltiplica per 2 il valore
di 0HUm passando per esempio dagli acciai IV agli acciai VIII, si moltiplica per 4 la capa-
cit di carico.
Oppure, se per una coppia trasmessa data si moltiplica per 2 il valore di 0Hlim,si potr di-
videre il volume dell' ingranaggio per 4.
Questa importante osservazione giustifica l'utilizzo sempre pi generalizzato dei materiali
induriti superficialmente, acciai VIII, X e in una certa misura VII. Certamente, la cemen-
tazione implica deformazioni che necessario eliminare mediante rettifica. Attualmente
possibile cementare e rettificare ruote da 3 m di diametro.

188
Tabella 6.1

Caratteristiche dei materiali numerati nella figura 6.3

Composizione Durezza
N Materiale
Designazione in profondit superficiale

1 Ghisa grigia FT20 HB 170 HB 170


2 FT25 HB210 HB210

3 Ghisa malleabile MB35 HB 140 HB140


4 MB65 HB235 HB 235

5 Ghisa a grafite stercidale FGS 42 HB 170 HB 170


6 FGS 60 HB 250 HB250
7 FGS 100 HB300 HB300

8 Acciai fusi non legati A48 M . HB 150 HB 150


9 A56 M HB 175 HB 175

10 Acciai da costruzione forgiati non legati C40 HB 120 HB 120


11 C50 HB 150 HB 150
12 C 60 HB 180 HB 180

13 Acciai legati trattati in profondit XC 48-XC 55 HV 10: 185 HV 10: 185


14 (tempra e rinvenimento) 35CD4 HV 10: 250 HV 10: 250
15 42CD4 HV 10: 280 HV 10: 280
16 35 NCD6 HV 10: 310 HV 10: 310
{ 30CDN 8 HV 10: 350 HV 10: 350
17 35 NCD 12 HV 10: 360 HV 10: 360

18 Acciai trattati in profondit, induriti XC 45-XC 55 HV 10: 220 HV 10: 530


19 superficialmente alla fiamma o per induzione 35CD4 HV 10: 250 HV 10: 560
20 42 CD 4 HV 10: 280 HV 10: 620
21 35 NCD 6 HV 10: 310 HV 10: 610

22 Acciai trattati in profondit o acciai da cementa 42CD4 HV 10: 280 HV 1: 580


23 zione, per nitrurazione gassosa di lunga durata 16MC5 HV 10: 270 HV 1: 530

24 Acciai da nitrurazione speciali, 31 CDV9 HV 10: 320 HV 1: 700


25 per nitrurazione gassosa di lunga durata 14 CDV 6,9

26 Acciai trattati in profondit per nitrurazione XC 45 nitrurato HV 10: 200 HV 1: 400


27 in bagno o gassosa di breve durata 16 MC 5 nitrurato
28

29
42 CD 4
trattato nella massa
16 MC 5
trattato nella massa
} HV 1: 550
a 600

l
30 16 MC 5-20 MC 5
Acciai debolmente legati, cementati, temprati
31
HRC: 58
32 Acciai fortemente legati, cementati e 16 NC6 a62
temprati per meccanica generica 18 NCD 6

189
Ghisa
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......
o 100 200 300 1[400 500 eoo 700" 800'
HV

I acciai fusi non legati


Il acciai da costruzione
1/1 acciai non fegati, trattati in profondit, normalizzati
IV acciai legati, trattati in profondit e rinvenuti
[fortemente legati al NI-Cr-Mo (punti 16 e 17)
o debolmente legati al Cr-Mo (punti 14 e 15)]
V acciai fusi debolmente legati
VI acciai trattati in profondit, nitrurazione in
bagno o gassosa di breve durata
VII acciai trattati in profondit, induriti superficiafmente
afla fiamma o per induzione
VIII acciai legati da cementazione, cementati, temprati
[fortemente legati (punto 32) o debolmente legati
con moduli elevati m> 12 (punti 30 e 31)]
IX acciai trattati in profondit, nitrurazione gassosa
di lun~a durata
X acciai da nitrurazione speciali, nitrurazione gassosa
di lunga durata

aHlim espresso in daN/mm2 (1 daN/mm2 = 10MPa)


Jnumeri (da 1 a 32) rappresentano i numeri dei materiali
fe cui caratteristiche figurano nefla tabella 6,1
Fig. 6.3

190
6.1.4 Fattore di servizio

Introduciamo ora ci che viene generalmente definito:

"fattore di servizio" CSH

Questo fattore tiene conto del fattore di applicazione, del fattore di durata e del fattore di
affidabilit. Per quanto riguarda il fattore di applicazione, consideriamo unicamente la tra-
smissione azionata da motore elettrico (uniforme) e tre "gradi di urto" dell'organo con-
dotto:

carichi uniformi U
urti moderati M
{
urti notevoli H

Il fattore di affidabilit pari a 1 per un' affidabilit normale (l % di rischio di deteriora-


mento) e pu raggiungere 1,25 per una maggiore affidabilit o al contrario 0,80 per un'af-
fidabilit minima.

2.5
!
2
1.75
H
H
1,5
:H- M"
1.25
:u
0.8
iU-

0,5
l
2 3 5 a 10 t5 20 24

Comando mediante motore elettrico (h/g)

Fig. 6.4

La figura 6.4 fornisce dei buoni valori sperimentali del fattore di servizio: 24 ore al gior-
no significa indubbiamente grande durata di funzionamento e grandissima affidabilit, e
il contrari vale per 3 ore al giorno.
La tabella 6.2, tratta dalla norma A.G.M.A. 420-04, fornisce l'indicazione del grado d'ur-
to U, M o H per un grande numero di applicazioni.

191
Tabella 6.2

Grado di urto dell'organo condotto in base alf'app!icaz;one (in base alla norma A. G. MA. 420-04)

TipO di
Applicazioni. Macchine condotte carico (1)

Agitatori

~:~~:~: ~~~~~in~i.:::::::::::::::::::::::::::_::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::
U
M
Liquidi a densit variabile . M

Agroalimentari (industrie)

Affettatrici di barbabietole . M
Bruciatore di cereali ; .. U
Impastatrice per pane . M
Tritacarne . M

Alimentatori

Nastro trasportatore .. M
Cinghia . M
Rotante . U
Alternativo . H
Avite . M

Forestale (industria)

Scortecciatrici (meccaniche e idrauliche) .. M


Convogliatore a bruciatore . M
Motosega .. H
Catena di traslazione . H
Traslazione di gru .. H
Tamburi di svolgimento .. H
Comando di rettificatori __ __ .. M
Alaggio dei tronchi: a pendenza __ ~ . H
Alaggio dei tronchi: tipo a pozzo .. H
Comando della rotazione dei tronchi .. H
Convogliatore principale dei tronchi . H
Rullo di allontanamento dei tronchi .. M
Catene di alimentazione delle piallatrici .. M
Organi di inclinazione delle piallatrici .. M
Convogliatori di tavole . H
Convogliatori di trucioli a nastro . U
Convogliatori di trucioli a catena __ __ . M
Tavola di separazione . M
Convogliatore dell'argano di ribaltamento . M
Comando dell'argano di ribaltamento . M
Comando della piattaforma . M
Alimentazione della troncatrice . M

(1) U trasmissione uniforme; M con urti moderati; H con urti notevoli.


(") Fattore di affidabilit KR > 1 richiesto (KR "", 1,25) determinandolo per una durata di 24 ore al giorno.

192
Tabella 6.2 (seguito)

Grado di urto dell'organo condotto in base all'applicazione (in base al/a norma A. G. M. A. 420-04)

Tipo di
Applicazioni. Macchine condotte
carico (')

Birrerie e distillerie

Macchine per imbottigliamento .. U


Caldaie di cottura, servizio continuo . U
Tubi di frantumazione. servizio continuo . U
Tramoggie di pesatura, avvii frequenti . M

Mattoni. Lavorazione dell'argilla

Pressa per mattoni . H


Macchina per agglomerati . H
Macchina di lavorazione dell'argilla . M
Frantumatore di argilla . M

Macinatori rotanti

A palle e a barre . M (*)


Forni da cementifici . M (*)
Essiccatori e refrigeratori .. M (*)
Macinator! a ciotoli .. M (*)
Forni diversi da quelli da cementificio .. M
Rulli di dissabbiatura . H

Gomma (industria della)

Miscelatori interni intensivi: miscelatori dosatori .. M (*)


Miscelatori interni intensivi: miscelatori continui .. M (*)
Laminatoio di miscelazione a due cilindri lisci .. M (*)
Utensile con cilindri posti dopo un miscelatore interno (batch drop mil~ .. M (*)
Utensile con cilindri riscaldatori (cracker warmei) . H (*)
Magazzino di alimentazione . U (*)
Calandre . M (*)

Convogliatori uniformemente caricati o alimentati

Nastro trasportatore . U
Linea di montaggio . U
Cinghia . U
Tazza . U
Catena . U
Forno . U
Avite . U

(1) U trasmissione uniforme; M con urti moderati; H con urti notevoli.


(*) Fattore di affidabilit KR:> 1 richiesto (KR" 1,25) determinandolo per una durata di 24 ore al giorno.

193
Tabella 6.2 (seguito)

Grado di urto dell'organo condotto in base all'applicazione (in base alla norma A.G.M.A. 420-04)

Tipo di
Applicazioni. Macchine condotte carico (1)

Convogliatori in servizio pesante, alimentati non uniformemente

Nastro trasportatore . M
Linea di montaggio .. M
Cinghia .. M
Tazza . M
Catena . M
Alternativo . H
A vite . M
A scosse (vibrante) . H

Frantoi

Minerali . H
Pietre . H
Zucchero : . M

Compressori

Centrifughi . U
A lobi .. M
A pistoni, pluricilindrico . M
A pistoni, monocilindrico . H

Draghe

RUllO per il cavo .. M


Convogliatori . M
Comando della testa dell'utensile .. H
Comando di crivello e vaglio .. H
Argano di manovra . M
Pompe . M
Elevatori . M

Elevatori

A tazza. Carico uniforme .. U


A tazza. Servizio pesante .. M
A scarico centrifugo : . U
Scale mobili .. U
Montacarichi con uomini . +
Ascensori per passeggeri . +

(1) U trasmissione uniforme; M con urti moderati; H con urti notevoli.


Cl Fattore di affidabilit KR > 1 richiesto (KR Z 1,25) determinandolo per una durata di 24 ore al giorno.

194
Tabella 6.2 (seguito)

Grado di urto delf'organo condotto in base all'applicazione (in base alla norma AG.M.A 420-04)

TipO di
Applicazioni. Macchine condoUe carico (1)

Gru

Argani principali .. U
Ponti mobili. Portali .- .. +
Trolley mobili ,,., ,.. ,.. +

Laminatoi (per acciaio)

Carrello del banco di trafilatura e comando principale .. M (*)


Rulli essiccatori e raschiatori alternativi . +
Tranciatori .. M (*)
Convogliatori non reversibili: trascinamenti di gruppo . M (*)
Convogliatori non reversibili: trascinamenti singoli . H (*)
Convogliatori reversibili ,., , ,.. , "., , ,.. , ,. +
Trafilatura del filo e laminazione dei nastri . M (.)
Awolgitrice di fili . M (*)

Macchine utensili

Macchine piegatrici . M
Punzonatrici (comando di) , . H
Imbutitrici ,., , ,.. , ,.. " ,., ,., . H
Macchine filettatrici ,,., ,., , . H
Altre macchine: comandi principali ,." , , . M
Altre macchine: comandi ausiliari . U

Manutenzione - sollevamento '

Carico notevole. SeNizio pesante .. H


Carico moderato. SeNizio normale .. M
Argano benna ,.. , ,.. , .. M

Miscelatori

Miscelatori per calcestruzzo, seNizio continuo . M


Miscelatori per calcestruzzo, seNizio intermittente . M
Miscele a densit costante ,., "., "., ,.. , , . U
Miscele a densit variabile : . M

Carta (industria della)

Agitatori, miscelatori , M
Tamburi scortecciatori . H
Battitori e impastatori .."., , , ,., ,., ,'., ,.. , . M

(1) U trasmissione uniforme; M con urti moderati; H con urti notevoli.


(") Fattore di affidabilit K R > 1 richiesto (KR ", 1,25) determinandolo per una durata di 24 ore al giorno.

195
Tabella 602 (seguito)

Grado di urto dell'organo condotto in base all'applicazione (in base alla norma A.G.M.A. 42004)

Tipo di
Applicazioni. Macchine condotte carico (1)

Carta (industria della)

Candeggiatori . U
Calandre . M
Macchine di trasformazione esclusi coltelli e impiallacciatori .. M
Convogliatori . U
Coltelli impiallacciatori . H
Cilindri . M
Essiccatori . M
Tendifiletto . M
Convogliatori di tronchi . H
Presse . U
Rulli di impastatrice .. M
Cilindri di aspirazione . U
Lavatoi e addensatori . M
Awolgitori . U

Plastica (industria della)

Miscelatori interni intensivi: miscelatori dosatori . M (.)


Miscelatori interni intensivi: miscelatori continui . M (.)
Utensile con cilindri posti dopo un miscelatore interno (batch drop mill)
due cilindri lisci . M (0)
Magazzino di alimentazione continuo .. U (*)
Laminatoio di miscelazione .. U (.)
Calandre : .. M (0)
Estrusore: a velocit variabile .. M (*)
Estrusore: a velocit fissa .. H (.)

Pompe

Centrifughe . U
A pistoni: semplice effetto, 3 o pi cilindri .. M
A pistoni: semplice effetto, 1 o 2 cilindri .. +
A pistoni: doppio effetto, 1 cilindro .. +
Rotanti: a ingranaggi , .. U
Rotanti: a lobi, a palette . U

Presse tipografiche . +

Rimorchiatori

Alaggio di barChe e lance . H

(1) U trasmissione uniforme; M con urti moderati; H con urti notevoli.


n Fattore di affidabilit KR > 1 richiesto (KR '"
1,25) determinandolo per una durata di 24 ore al giorno.

196
Tabella 6.2 (seguito)

Grado di urto dell'organo condotto in base all'applicazione (in base alla norma A.G.M.A. 420-04)

Tipo di
Applicazioni. Macchine condotte carico (1)

Zucchero (industria dello)

Trinciatrici delle canne da zucchero . M (.)


Frantoi .. M (.)
Mulini (lato a bassa velocit) . M (")

Tessile (industria)

Impastatori . M
Calandre . M
Cardatrici . M
Essiccatori .. M
Apparecchiature per la tinteggiatura .. M
Telai : .. M
Essiccatrici , ,' , . M
Tagliatrici ,.. , , , . M
Lisciviatrici , ,., , , . M
Filatoi " , ,, , , , . M
Bobinatrici , , , , . M
Lavatoi , , , , , M

Ventilatori

Centrifughi . U
Circuito di raffreddamento: circolazione indotta .. M
Circuito di raffreddamento: circolazione forzata .. M
Di grande entit (in miniere, industrie, ecc.) . M
Leggero, di piccolo diametro , , .. U

(1) U trasmissione uniforme; M con urti moderati; H con urti notevoli.


(.) Fattore di affidabilit KR > 1 richiesto (KR ", 1,25) determinandolo per una durata di 24 ore al giorno.

6.1.5 Fattore K ammissibile

Il diagramma della figura 6.5 fornisce il valore del fattore K ammissibile, con le simbolo-
gie e le combinazioni di materiali indicati nella tabella 6.3. Notiamo la scarsa influenza
della velocit tangenziale v nel campo abituale della meccanica generica (v < 30 m/s)

b larghezza di dentatura
~-= diametro primitivo del pignone

197
Tabella 6.3

Simbologia
"Natura dell'organo condotto: prenderemo in considerazione soltanto il trascinamento mediante motore
elettrico:

U carico uniforme
M urti moderati
H urti notevoli
....

~64
senza indice: affidabilit normale, da 8 a 10 ore al giorno
con (0): grande affidabilit, 24 ore al giorno
con (00): affidabilit normale, }
uso giornaliero moderato

* Materiali utilizzati per pignone e ruota, acciai forgiati o laminati:


pignone e ruota: acciaio da cementazione 58-60 HRC
dentature rettificate: I.S.O. 5 o 6
dentature elicoidali: Ctn=20 , l' '" 10
Il pignone: acciaio da cementazione 5860 HAC
ruota: acciaio con nitrurazione gassosa profonda: 5558 HRC
dentature rettific:ate: I.S.O. 5 06
dentature elicoidali: Ctn=20~ , ~ .. 10
III pignone: acciaio da cementazione 5860 HAC
ruota: acciaio con nitrurazione in bagno o gassosa di breve durata: 52-55 HRC
dentature rettificate: I.S.O. 5 o 6
dentature elicoidali: cx.n=20 , ~ .. 10
IV pignone: acciaio da cementazione 5860 HAC
ruota: acciaio legato temprato superficialmente aUa fiamma o per induzione
dentature rettificate: I.S.O. 5 o 6 (anche per la ruota)
dentature elicoidali: Ct,,:=20 , ~ '" 10
V pignone: acciaio da cementazione 58-60 HRC
dentature rettificate: I.S.O. 5 o 6
ruota: acciaio legato a tempra totale 350-360 HB
dentature tagliate di precisione: I.S.O. 6 o 7
dentature elicoidali: Ctn=20 , j3 .. 10
VI pignone: acciaio legato a tempra totale 350-360 HB (genere 30 CN.D 8)
ruota: acciaio legato a tempra totale 280 HB (genere 35 o 42 CD 4)
dentature tagliate: ISO", 7
dentature bielicoidali: a,,:=20 , ~ '" 30
passo di rodaggio ulteriore delle dentature
VI' stesse caratteristiche del precedente (VI), ma con rodaggio delle dentature dopo il taglio
VII pignone: acciaio legato a tempra totale 280 HB (genere 35 o 42 CD 4)
ruota: acciaio debolmente legato a tempra totale 250 HB
dentature bielicoidali: a n=20 , l''' 30
dentature tagliate qualit ISO .. 7 o 8
passo di rodaggio ulteriore delle dentature
VII' stesse caratteristiche del precedente (VII) ma con rodaggio delle dentature dopo il taglio.

.................. __ _ -----
198
k amm(daN/mm2)

0.7 f-O,$ 0,6


I !+-.,....--.----~,---,---:r.~,--.,.--,-...............--....---...---...

Q.3~~~-....L....!~.~.~-~~;;~~~~~~~
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I~I! I -
O,IO 0.10
l 2 J 4 5678910 15 ;O ;5!P 4/) 50
V(m/s)

Fig. 6.5

Esempio: Trasmissione con urti moderati e grande affidabilit (MX) e materiali del gruppo


I , trovIamo, b = l:
per ~

daN
K amm ~ 0,56 --2
mm

con i materiali del gruppo V, ammettiamo solo:


daN
Kamm == 0,23 2
mm

6.1.6 Determinazione delle dimensioni di un ingranaggio

La verifica della capacit di carico di un ingranaggio esistente semplice; sufficiente


calcolare il fattore K effettivo e accertarsi che sia minore del fattore K ammissibile.
Per esempio, per determinare le dimensioni di un ingranaggio a partire dalle caratteristi-
che di funzionamento, si proceder come segue:

199
Il tipo di trasmissione e i materiali utilizzati permetteranno la determinazione del fattore
Kamm in base alla figura 6.5:'
necessario ora considerare la potenza trasmessa, la velocit di rotazione del pignone, il
rapporto di ingranaggio,per determinare le dimensioni dell'ingranaggio. Utilizzeremo il
diagramma della figura 6.6.
Scala I Kamm
III "
smlstra.. p KWe nl Iflmin
destra: Interasse a mm

IV rapporto u = Zz
ZI

b
VI rapporto dI

IIII
I n N V t1l
!K
I l (f)J (2)
~mm)!
l
-I
l
l
a~ .r:{,kW u.z2 :b/~
I
IaNI fOO
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.'

I t~OOO 2 I 2.4
t,OO TSO
l 2,2
0.90
0.80
0,7'0
i ~8S8
fOOOO
200
2,5
l 2.0
f,9
0.60
0.50 I 7'000
6000 250
I t,e
1.7
0.40 I 5000
4500 300'
l 1.6
0,35
.
l 4000
3500 350 33,2)
1.5
r.4
I
0,23

0.30
0,25
Q,20 I1820
3000
2500
2000
400
450
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0.15
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70 9//
0,10 \
\
\ l/1000
/ /

~8&0 850
l @; t.o

Qf 800
900 900 SI l 0.9

/ ~X700 /000
1100 I o,e
/ '600 1200
~65/ l l
j 31~ofob,, ~~~
y/ '00
\ 0.7

<D I
l 2000
7'
I 0,6

I 200 2500 7',5


I
I ISO 8 I 0.5

Pignone/ J
n,(tr/rrin) 100 0,4
Determinazione delle dimensioni di
un ingranaggio

Fig. 6.6

200
Esempio

K amm = 0,23 ~: (vedere 6.1.5) per :1 = 1, gruppo V, M (X)

punto 2 nella figura 6.6

nJ '= 315 ~ : punto 1


mm

- unire 1 e 2 -7 punto 3 su asse II


- unire 3 al punto 4 corrispondente a p. = 1820 KW (potenza trasmessa)
- si ottiene il punto 5 sull'asse I
- unire il punto 7 corrispondente a u (u = 3,22) al punto 6 corrispondente a un valore di

prova di !!.- (!!-


di di
= 1)
- l'intersezione con 1'asse III fornisce il valore dell' interasse corrispondente a a = 850,
da cui:d l , d2, b.

Aggiustare eventualmente il valore di :1.


6.2 RESISTENZA ALLA ROTTURA

6.2.1 Sollecitazione al piede del dente

Per uno studio completo, consultare il "Trattato teorico e pratico degli ingranaggi".
Il metodo I.S.O. considera l'istante in cui il dente considerato conduce la ruota coniugata
con contatto nel punto V in cui il carico sopportato ancora il carico normale Fn (contatto
singolo pi esterno vedere figura 2.36.1). La sezione a sollecitazione massima determi-
nata a partire dalle tangenti a 30 (fig. 6.7).

Fig. 6.7

201
6.2.2 Base del metodo: I.S.O.

La sollecitazione di base O'FO in primo luogo proporzionale al fattore.

(166)

con un certo numero di fattori complementari:


- Fattore di forma: con il carico che si suppone applicato alla sommit del dente, e fun-
zione del numero di denti, del coefficiente di spostamento e della dentiera generatrice ba-
se, ."

- Fattore di concentrazione delle sollecitazioni: funzione del rapporto SF (fig.6.7);


O'F

si prenda l'utensile di generazione con arrotondamento massimo alla sommit,


- Fattore di condotta: tiene conto della grande influenza del rapporto di condotta,
- Fattore di inclinazione di dentatura: permette di concedere un certo vantaggio a una
dentatura elicoidale per "effetto di contrafforte",
La sollecitazione effettiva (JF in corso di ingranamento deve tener conto di fattori molti-
plicatori (maggiori di l) applicati allo sforzo tangenziale nominale F t (praticamente iden-
tici a quelli elencati nel paragrafo 6.1.2)

6.2.3 Materiali: (JFlim

Questa sollecitazione effettiva (JF deve essere inferiore a un valore limite (JFP la cui base
il valore limite del materiale (O'Flim) (per una durata di vita infinita e l % di rischio di dete-
rioramento), modificata da un certo numero di fattori moltiplicatori;
- Fattore di durata, eventualmente, quando il numero di cicli di carico inferiore a quel-
lo che definisce il "limite di fatica",
- Fattore di rugosit del raccordo del piede del dente,
- Fattore di sensibilit all'intaglio del materiale,
- Fattore dimensionale.
Il diagramma della figura 6.8 fornisce il valore (JFlim per i diversi materiali.
Osserviamo che il miglioramento apportato dagli acciai a indurimento superficiale incide
in modo nettamente inferiore rispetto a quanto non avvenga per la resistenza superficiale.
Ci implica necessariamente l'adozione di moduli pi grossi, ossia con un numero di den-
ti nettamente inferiore.

6.2.4 Fattore di servizio

Questo fattore di servizio, CSF' corrisponde praticamente a quello definito nel paragrafo
6.1.4.

202
J
J
:j

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Ghisa
<7" liM 25

20
15
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15
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10 lt , , ' I

5H
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2 l
Carico di rottura ldaN/mm )l I : t-H
30 50 70 90 110 130 150 5Ot--55~60' l:..
o
o 100
200 3OO1~ 500 600 700 800
HV,
HVm--t
HB---J

Fig. 6.8

a) Ghisa VIfI) acciai legati di cementazione, cementati, temprati


b) Acciaio [fortemente legati (punto 32) o debolmente legati
c) Carico di rottura (da Nlmf7l2) con moduli elevati m > 12 (punti 30 e 31)]
lj acdaifusinon~gaff IX) acciai trattati in profondit, nitrurazione gE!.ssosa di
li) acciai da costruzione forgiati non fegati lunga durata
fii) acciai non fegati, trattati in profondit, normalizzati X) acciai da nitrurazione speciali, nitrurazione gasso
IV) acciai legati, trattati in profondit e rinvenuti (forte- sa di lunga durata
mente legati al Ni-Cr-Mo (punti 16 e 17) o debol
mente legati al CrMo (punti 14 e 15)
V) acciai fusi debolmente legati (JFlim espresso in da N/mm 2 (Ida N/mm 2 = IOMPa)
VI) acciai trattat; in profondit, nitrurazione al bagno o
gassosa di breve durata
VIf) acciai trattati in profondit, induriti superficialmen- I numeri (da 1 a 32) rappresentano i numeri dei mate
te alla fiamma o per induzione riali le cui caratteristiche figurano nella tabella 6.1.

203
Ft
6.2.5 Fattore b ammissibile
mo

Con le notazioni adottate per il diagramma della figura 6.5 che d Kamm> il diagramma del- .,
.~:
Ft
la figura 6,9 permette una determinazione sufficientemente precisa del fattore b .
mo
Osserviamo un'influenza pi pronunciata della velocit tangenziale, poich non vi come
nella resistenza superficiale un effetto compensatore dovuto all'aumento di spessore del
film d'olio quando aumenta la velocit.

Abbiamo preferito limitare il valore del rapporto:, a 1,25 nel caso dei materiali a induri- ..

mento superficiale in quanto un fattore di ripartizione longitudinaIe sfavorevole pi dan-


noso che per gli acciai a tempra totale.
Per moduli maggiori di 5, opportuno far intervenire il fattore dimensionale, diminuendo
Ft
il valore ammissibile: per esempio, per un modulo di 20, questo fattore pari a 0,85
bmo
per gli acciai a tempra totale, e a 0,75 per gli acciai a indurimento superficiale.

V +----<~--+.-'j -10-12
7 U
9
IJ
7 t2
6
ff - g
7 6- 7 ,J
-$ ., - -~ ~
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6 9 7 ff 7

5 f 6
~ 7 9

4 -J+--+- 6 -4
7

5 4
6

. - 2 --- ---- 4-'- - - ' -


; J 4 .5 6 7 8 9 IO 15 lO 25 j() 40 50

Fig. 6.9 v (m/s)

204
CAPITOLO 7

Verifica di resistenza
Ingranaggi concorrenti
Per ledentature spirali, raccomandiamo. di preferire i metodi di calcolo specifici fomiti
dalle ditte GLEASON,OERLIKON o KLINGELNBERG. Per le dentature diritte,si pos-
sono determinare molti elementi passando attraverso l'ingranaggio complementare: para-
grafo 3A.
In prima approssimazione, direm solo che per la resistenza superficiale, che condizi<)lla
le dimensioni generali dell'ingranaggio, si pu dire ch.e la capacit di carico dell'ingra:-
naggio concorrente con diametri primitivi esterni dI e d2 e larghezza di dentatura b
uguale a quella di un ingranaggio parallelo di pari dimensioni moltiplicato per un "fattore
di conicit" pari a:

(167) R-b R.
..;:.;...-----=:.-,. . esterna.
= generatnce
b

Rammentiamo
. . che il.
valore di b non deve essere
superiore
3 a R.

opportuno inoltre introdune un fattore di sicurezza complementare nel caso frequente


ineui il pignone Viene montato a sbalzo e a maggior ragione quando anche la ruota
montataa.sbalzo. .

Fig. 6.10

205
CAPITOLO 8

Verifica di resistenza
Ingranaggi a vite senza fine
Il lettore potr consultare il "Trattato teorico e pratico degli ingranaggi". Non riteniamo
opportuno affrontare questo capitolo nell'ambito di quest'opera. A questo ingranaggio
si applicano metodi specifici pi o meno empirici messi a punto da alcune ditte specia-
lizzate.

207
CAPITOLO 9

Cedimenti (*)
Modifiche speciali delle dentature
9.1 ROTTURA

La rottura un'avaria brutale e spesso inattesa che riveste quindi un carattere di particola~
re gravit. Per giudicarne le cause, si esamina la superficie di rottura, il cui aspetto pu
presentare alcuni tratti caratteristici.

9.1.1 Rottura dovuta a un modulo troppo piccolo o a un sovraccarico istantaneo

La superficie di rottura pu presentare:


- zone granulose e brillanti dette "zone di rottura fragile" dove il metallo si rotto bru-
scamente (fig. 9.1);
- zone pi opache con strappi od orli lisci dette "zone di rottura duttile", dove il metallo
non stato in grado di sopportare le sollecitazioni di taglio.

Fig. 9.1

(*) Il lettore potr fare riferimento alla NORMA AFNOR preparata dal CETIM.

209
i .

100
50
80
~
- ~
l\\' t\\\\\ .\' ,\
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I/; 'I, ,\ 1\' ",'
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30 \\
~\\\\~\'\ \\ ~~ ~\\~ ~ ~~ ~\" ."
25

~ <;:

Numero
di cicli

I acciai legati da cementazione


fI acciai legati da nitrurazione
11/ acciai legati a tempra totale
rinvenuti a bassa temperatura
IV acciai legati a tempra totale
rinvenuti ad alta temperatura
V acciai al carbo.nio non trattati

Fig. 9.2

9.1.2 Rottura per fatica

Il carico dei denti non continuo ma si ripete ad ogni giro. dell' organo considerato. Si sa
che oltre una determinata sollecitazione definita "limite di fatica", si produrr rottura do-
po un determinato numero di cicli di carico, anche se questa sollecitazione inferiore alla
, sollecitazione limite di rottura (si tratta delle curve di Woehler di cui la figura 9.2 fornisce
alcuni esempi per diversi materiali).
La superficie di rottura comporta sempre due zone:
- una zona di avanzamento della cricca, che pu essere opaca a grana fine oppure striata
da caratteristiche "linee di arresto";
- una zona di rottura brutale per sovraccarico (fig. 9.3).

9.1.3 Rottura dovuta a concentrazione del contatto

Quando il carico concentrato sulla sommit dei denti, o a una delle estremit, la sol-
lecitazione indotta pu aumentare notevolmente. I 'fattori di ripartizione" longitudi-

210
Fig. 9.3

Fig. 9.4

211
naIe e trasversale della norma di calcolo I.S.O. tengono conto di questa eventualit
(fig. 9.4).

9.2 DETERIORAMENTO SUPERFICIALE

9.2.1 Vaiolatura (pitting)

Questo deterioramento caratterizzato da una forte vaiolatura che pregiudica l'integrit


delle zone di contatto.
Il "pitting nascente" si manifesta molto presto, soprattutto nel caso degli acciai a tempra
totale. S tratta di fori poco profondi che interessano tutti i denti nei luoghi in cui si loca-
lizza il contatto o semplicemente a causa della rugosit della superficie. Questa vaiolatura"
non pericolosa.
Il "pitting evolutivo" (fig. 9.5) si sviluppa a partire dal pitting nascente e pu assumere
proporzioni tali da comportare la totale distruzione delle dentature. Si constata e si spiega
che questo deterioramento visibile solo sulle zone di dentatura che si trovano all'interno
della superficie primitiva.

--l
1
.j
l

Fig. 9.5

212
Fig. 9.6

9.2.2 Scagliatura

Nel caso delle dentature indurite superficialmente. il pitting abbastanza raro. Al contra-
rio, se la profondit di trattamento insufficiente, si determiner la distruzione dello stra-
to superficiale per scagliatura (fig. 9.6): si raccomanda una profondit di cementazione ef-
ficace (minimo 550H Vickers) minima di 0,15 volte il modulo.

9.2.3 Grippaggio

In condizioni molto severe di carico e soprattutto di velocit, pu determinarsi un forte


aumento della temperat~ra del film d'olio, con notevole diminuzione della viscosit e re-
lativa rottura improvvisa del film con contatto metallo-metallo. Si verificano allora forti
strappi del metallo laddove la velocit di strisciamento massima. Questo deterioramento
critico in quanto pu verificarsi quasi istantaneamente e comportare una distruzione irri-
mediabile delle dentature.

9.2.4 Usura abrasiva esagerata

Quando il carico notevole e la velocit ridotta. il film d'olio ha uno spessore ridotto,
che pu essere nettamente inferiore alle asperit d~lla superficie. Si verifica allora un
contatto metallo-metallo che comporta talvolta un'usura molto rapida delle dentature
(fig. 9.8).

213
Fig. 9.7

Fig. 9.8

214
9.3 MODIFICHE DEL PROFILO DEI DENTI

Esaminiamo la figura 9.9. Supponiamo che si tratti di dentature prive di qualsiasi errore.
Due denti coniugati DI e D 2 sono in contatto in M e la coppia seguente, DI'e D 2 ', comin-
cia a ingranare. Se i denti non sono caricati, il contatto in A si produce in maniera normale
senza alcun urto. Al contrario, nel caso di un ingranaggio caricato, i denti DI e D2 fletto-
no come indicato nella figura 9.9,2, con il risultato diretto di un urto all'inizio dell'ingra-
namento della coppia D I '-D 2 '. La quantit della quale l'estremit di D 2 ' tende a penetrare
nel piede di DI' pari alla somma delle flessioni di DI'e D 2 ' in M . L'urto che si verifica
ad ogni inizio di ingranamento evidentemente una fonte di rumore, ma le sue ripercus-
sioni sono anche molto profonde sulla resistenza delle dentature: in particolare, il film
d'olio che aderisce al dente DI' distrutto dall'intervento brutale dello spigolo di sommit
del dente D 2 ' .
Per avere un inizio di ingranamento progressivo, quindi opportuno effettuare una legge-
ra spoglia alla sommit dei denti dell' organo condotto 9.10.1. Si potrebbe evidentemente
sostituire la spoglia alla sommit dei denti dell' organo condotto con una spoglia di piede
dell'organo conduttore 9.10.2. Segnaliamo anche che interessante effettuare una leggera
spoglia alla sommit dei denti de11'organo conduttore al fine di ridurre la pressione super-

Fig. 9.9

215
fidale nella zona di fine ingranamento in B. In conclusione, in un ingranaggio che tra-
smette un carico notevole, e soprattutto se la velocit elevata, sar molto interessante ef-
fettuare una leggera spoglia alla sommit dei denti dei due organi, ma con priorit alla
sommit dei denti dell'organo condotto. Le correzioni possono anche essere effettuate su
uno soltanto dei due organi come indicato nella figura 9.10.2; la scelta dipender dai me-
todi di fabbricazione utilizzati (taglio, rettifica). opportuno non esagerare il valore di
queste correzioni: esse devono essere semplicemente sufficienti per compensare le defor-
mazioni di flessione e di schiacciamento dei denti, deformazioni comunque molto ridotte.
A titolo indicativo, diamo un valore pratico medio della spoglia:

(168) 1 micron per 2 ~~ di carico unitario.

(1) (2)
Fig. 9.10

---""",",,,-1--

Fig. 9.11

216
Questa modifica del profilo dei denti si ottiene facilmente con le moderne macchine retti-
ficatrici. Si pu ottenere anche per taglio con la modifica della dentiera generatrice (fig.
9.11): per la dentiera I.S.O. i valori massimi proposti sono .

(169) lo = 0,02 mo
Xo =0,6 mo

9.4 MODIFICA LONGITUDINALE

La figura 9.12a rappresenta in modo schematico le condizioni di contatto in un ingranag-


gio parallelo a dentatura diritta ideale:
- dentature senza errore di distorsione,
- assi assolutamente paralleli,
- nessuna deformazione dei carter o dei cuscinetti sotto carico, ecc.
Il contatto si stabilisce allora su tutta la larghezza della dentatura in modo uniforme.

Pignone

a
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I~
"
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..
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i
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Ruota

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I /' .' /

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.

.i .
/

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~_~c ~ .
Fig. 9.12

217
Queste condizioni ideali non esistono mai. Si ha sotto cadeo una distorsione relativa delle
due dentature coniugate, compensata pi o meno secondo il valore di questa distorsione e ".::;

del carico unitario.


Il contatto quindi localizzato (fig. 9.12 b-c) con carico unitario massimo a un' estremit:
la definizione del "fattore di ripartizione longitudinale" della norma I.S.O.
Negli ingranaggi di buona precisione e caricati nonnalmente, opportuno modificare la
dentatura di uno degli organi nel senso longitudinale:
- bombatura simmetrica: (dentatura a "scafo") valida per distorsioni deboli, poich un
valore troppo elevato della bombatura produce una localizzazione troppo pronunciata con
aumento della pressione di Hertz (rischio di scagliatura delle dentature indurite supetfi-
cialmente);
- correzione d'elica: preferibile, oltre a una leggera bombatura longitudinale, apportare..
una debole correzione dell'angolo d'elica di uno dei due organi: ci avrebbe evitato le
rotture di estremit del pignone della figura 9.4.
Indichiamo che queste modifiche longitudinali si eseguono facilmente sulle moderne
macchine rettificatrici e anche su certe macchine da taglio.
In via generale, segnaliamo che opportuno evitare un rapporto troppo elevato larghezza
di dentatura/diametro del pignone al fine di non avere deformazioni di flessione e torsione
troppo forti, di diminuire al massimo la distanza tra cuscinetti, evitare il montaggio a sbal-
zo, ecc.
In un ingranaggio concorrente, difficile evitare il montaggio o sbalzo di almeno uno dei
due organi:' si opera quindi una correzione longitudinale relativa delle dentature coniuga-
te.

218
CAPITOLO lO

Rendimento degli ingranaggi

10.1 GENERALITA'

Consideriamo un ingranaggio e facciamo riferimento all'inizio del capitolo 5: suppo-


niamo che il pignone sia l'organo motore e la ruota l'organo condotto.
Il lavoro fornito al pignone nell' arco di un secondo la "potenza fornita o motrice"
Pm . La potenza disponibile sull' albero della ruota la "potenza disponibile o resi-
stente" Pr . Se avessimo Pr = Pm, il rendimento sarebbe uguale a 1.
Non possiamo mai avere questa condizione, a causa dell'attrito tra le dentature coniu-
gate

Pr<Pm

(170) Rendimento = ;r
m
<1

In realt, contrariamente a quanto indica la formula (155)

(171)

L'azione della dentatura conduttrice sulla dentatura condotta non diretta lungo la norma-
le comune che la linea d'azione: una forza F inclinata rispetto a questa linea d'azione
(fig. 10.1). La componente F n la componente normale e la componente Q la componen-
te d'attrito

(172) Q =Fn tg ~ =F/

J.l "l'angolo di attrito",


/ = tg J.l = "coefficiente di attrito".
219
Questa componente di attrito comporta una perdita di potenza: Pf

(173)

Pm-P
(174) Rendimento =---':':':""---4f_ _

(175) Coppia disponibile-C2 <Coppia motrice Cl x U

C2 = Cl X U x Rendimento
.
10.2 INGRANAGGIO PARALLELO E INGRANAGGIO CONCORRENTE

L'ingranaggio parallelo e l'ingranaggio concorrente hanno in generale un ottimo rendi-


mento. Il coefficiente di attrito si situa intorno a 0,05 con uno stato delle superfici appro-
priato e condizioni di lubrificazione soddisfacenti.
- Dentature di precisione: rendimento ~0,99 (e addirittura 0,995 per ingranaggio interno),
- Dentature di qualit commerciale, tagliate: rendimento compreso tra 0,98 e 0,99.
Per un insi~me che comporta pi ingranaggi in serie, il rendimento globale il prodotto
dei rendimenti di ognuno degli ingranaggi.

Fig. 10.1

220
10.3 INGRANAGGIO A VITE SENZA FINE

Contrariamente all'ingranaggio parallelo o concorrente, l'ingranaggio sghembo pu avere


in certi casi un pessimo rendimento. La figura 10.2 fornisce alcune curve di variazione di
rendimento per diversi valori di coefficiente'di attrito f 131 l'angolo d'elica del filetto in
relazione all'asse.

Il rendimento come "riduttore" (vite conduttrice) si ottiene considerando J31 sull'asse delle
ascisse.
Il rendimento come "moltiplicatore" (ruota conduttrice) si ottiene considerando'

sull' asse delle ascisse. Abbiamo gi parlato della questione dell"'irreversibilit" nel para-
grafo 4 (fig. 4.11).

Fig. 10.2

221
0,15
,I
r '. ,
i
!

I
l

I i
I l I ,

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0,10
0,09
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00.01:0.4; ~f 0,5 I 1,5 22,5jJ.5~j5 6'74910 15
0
0. 1 o,~h, Velocit di strisciamento (m/t:> )

- - Olio minerale
- - - Olio vegetale

Fig. 10.3

La figura 9.15 permette di valutare il valore del coefficiente di attrito in funzione della
"velocit di strisciamento longitudinale" (formula 139).
Il coefficiente di attrito pu anche avere un valore molto elevato a fermo, ma diminuisce
velocemente appena inizia il movimento: opportuno quindi non affidarsi all'irreversibi-
lit a fermo. Il migliore rendimento si ottiene per i rapporti di ingranaggio moderati, con
vite a pi filetti, e angolo Pl che si avvicina al valore ottimale di 45.

~.

222
CAPITOLO Il

Nozioni sui treni planetari (*)

11.1 ALCUNI RICHIAMI

La figura Il.1 fornisce alcuni esempi di insiemi, con il valore del rapporto delle velocit
tra alberi estremi, con attribuzione del segno (+) o (-) a seconda del senso di rotazione,
identico o inverso.

11.2 TRENI PLANETARI SEMPLICI

11.2.1 Formula di Willis

Si considerino due alberi coassiali A e B.


A: ruota "planetaria" su albero A (velocit angolare OOA)
B: ruota "planetaria" su albero B (velocit angolare WB)
A e B sono solidali a dei satelliti sostenuti da un portatreno U (velocit angolare u). Basta
immaginare un osservatore solidale al portatreno: egli vedr i planetari ruotare con le ve-
locit relative:

(OOA-u)e(W8- u)

sufficiente applicare allora la regola definita nella figura Il.1 con portatreno immobile

B
(176) =A con segno + o -

C*) Per uno studio dettagliato, si veda il "Trattato teorico e pratico degli ingranaggi",

223
W11 _B
.----.. . . A
------- A -w-
s - A
B

")
.8

Fig. 11.1

11.2.2 Differenti tipi di treni planetari semplici

La figura 11.2 rappresenta i quattro tipi di treni planetari semplici. Il differenziale a pi-
gnone conico un caso particolare del treno I.

..
.:
Prima osservazione:

I treni I e II corrispondono a:

(177) B Ba
=:--0--
A bA

224
8

I
I

A 8

u
Il-b
... U
............:
.-:-.
. ..
-;:::::':,...
-~
.!.-

Fig. 11.2

I treni III e IV conispondono a:

B'a
(178) =+-
bA

225
,
Seconda osservazione:

I treni I e II sono i pi utilizzati in ragione del loro migliore rendimento.

11.2.3 Gamma di rapporti del treno I

Il treno I utilizzato soprattutto con uno dei due planetari fissi:

a) B fisso: A mobile e conduttore


U mobile e condotto

B
(179)
(OA -

o-u
u
= - - ossia: -
A u
(OA
=+ (1 + ~)
b)A fisso: B mobile e conduttore
U mobile e condotto

(180)
0)8-

o-u
u A
= - -
B
.
OSSIa: -
(08

u
=+ (1 + ~)
Il pi frequente il caso a).
La gamma di rapporti di riduzione estremi compresa tra 3 e lO (fig. 11.3) con 3 satel-
liti.

li
!

Fig. 11.3

226
Tuttavia, per il rapporto 3, i satelliti diventano troppo piccoli per una costruzione pratica.
Con il rapporto lO, il planetario A (o solare) ad essere troppo piccolo: inoltre, la capacit
del treno planetario subisce una forte riduzione.

11.2.4 Uso del treno II

Questo treno si differenzia dal treno I in quanto i satelliti sono doppi.

a) B fisso: A mobile e conduttore


U mobile e condotto

(181)
B a
= - - - OSSIa: -
. ooA
+ (l +~)
bA u bA

b) A fisso: B mobile e conduttore


U mobile e condotto

ooB- U A b . (f)B
(182) = - -- OSSIa: - = +
o-u aB u

possibile realizzare dei rapporti inferiori a 3 e superiori a lO (fino a circa 25).

11.2.5 Theno III e treno IV

Entrambi questi treni corrispondono alla formula (178).


Esaminiamo i casi abituali in cui uno dei due planetari fisso.

a) B fisso: A mobile e conduttore


U mobile e condotto

(183)
ooA -u :;::: + _B__a ossia: (f)A = (1 _B a)
o-u bA u bA.

b) A fisso: B mobile e conduttore


U mobile e condotto

= ( 1-~)
ooB- U A .b . (f)B
(184) = + -- = OSSIa: -
o-u aB u aB

227
Questi treni pennettono di realizzare rapporti molto grandi, fino all'infinito

. . B a
( caso In CUI - - = l)
bA

Esaminiamo il treno definito "TRENO DI PECQUEUR" del tipo IV.

B e a: z denti
A fisso: (z+ 1) denti
b: (z-l)denti

(185) SI" ottIene: -U = + z2


mB

11.2.6 Differenziale

(186) = -1 ossia:

11.2.7 Formula generale con uno dei due planetari fisso

Treni I o II:

m planetario planetario fisso x...


(187)
u
= 1 + ---=-------:-:---
planetario mobile x...

Treni III o IV:

m planetario = 1 _ planetario fisso x .


(188)
u planetario mobile x .

Il diagramma della figura Il.4 fornisce rapidamente il rapporto:


'.0

u velocit angolare del portatreno


--=------~---"-----
m velocit angolare del planetario mobile

228
-'O
60 td Portatreno
+)
l/.()
.30
20 -
i-- -:;-;(

I
~,........
/(' Planetario
mobile

li;
l
f5
IO
~
~ Fisso
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j
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I
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0.8
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j
I e][1

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.....
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Z j
J I
li
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I
~
IO ~ u
!/- I
fj'
20 t--W
30
WJ
'0
80 C.

K' rapporto con planetario fisso considerato


come prima ruota conduttrice
u/m >0 portatreno e planetario ruotano nello stesso senso
u/w >0 portatreno e planetario iuotano in senso inverso

Fig. Il,4

essendo l'altro planetario fisso, in funzione del rapporto

K = planetario fisso x .
planetario mobile x .

Con i treni I e II, u e C hanno sempre identico verso, e u sempre minore di 00.
Con i treni III e IV, U e (O possono avere identico verso o verso opposto, e u pu essere
minore o maggiore di 00.

229
f"r"':::------------------.

0,9

0,8

0.7
0,6
0,5
..".:.,
o,tJ
O,j
0.2
O,,
O
I 2 "USG7(Jf()

Rapporto delle velocit angolari

1) treniJ e /I in tuttii casi


2) treni III e IV in tutti i casi della zona a - b
3) treni 1/1 e IV portatreno conduttore della zona d-e
4) treni III e IV planetario conduttore della zona b - c
5) treni //I e IV portatreno conduttore della zona b - c
6) treni 1/1 e IV pfanetario conduttore della zona d-e

Nota: treni e zone sono definiti nella figura 11.4

Fig. Il.5

11.2.8 Rendimento dei treni semplici con uno dei planetari fisso

Chiameremo "treno di base" il treno con portatreno fisso,


Il rendimento del treno di base il prodotto:
Treno I: rendimento ingranaggio esterno (A - a) x rendimento ingranaggio interno
(B-a),
Treno II: rendimento ingranaggio esterno (A - a) X rendimento ingranaggio interno
(B - b),
Treno III: rendimento ingranaggio interno (A - a) X rendimento ingranaggio interno
(B-b),
Treno IV: rendimento ingranaggio esterno (A - a) X rendimento ingranaggio esterno
CB - b).
Chiameremo "perdita di rendimento di base" il termine v = l - Rendimento del treno di
base,

230
Daremo semplicemente a titolo indicativo la variazione del rendimento del treno planeta-
rio, in funzione del rapporto delle velocit, per una perdita v = 2%.
I treni I e II hanno sempre un ottimo rendimento.
I treni III e IV non causano alcuna preoccupazione quando il portatreno gira meno del
planetario. I
D'altro canto, quando il portatreno ruota pi veloce del planetario, il rendimento cala
considerevolmente man mano che aumenta il rapporto delle velocit. Pu addirittura
annullarsi (vale a dire trasmissione impossibile) se il planetario l'organo motore (fig.
11.5).
Quando i tre organi sono mobili, la determinazione del rendimento pi complicata e non
rientra nell'ambito di quest'opera.

11.2.9 Osservazioni complementari

a) Velocit angolare del satellite attorno al proprio asse:

B A
(189) (Oa =U -
a
o (COA - u) -
a

b) In generale, si raccomanda di disporre 3 satelliti, per quanto si potrebbe adottare un nu-


mero diverso con dentature e lavorazione di precisione.
Chiamiamo: q il numero di satelliti.
Con il treno I: (B+A) deve essere multiplo di q.
Relazione pi complessa con gli altri tipi di treno.

11.3 INSIEMI DI TRENI PLANETARI

11.3.1 Treni semplici disposti in serie

Per esempio, per un riduttore a treni planetari in un attacco centrale di molino per cemen-
to, il rapporto delle velocit motore/molino nell'ordine di 60. Disponiamo due treni in
serie, il treno (grande velocit) di rapporto prossimo a lO, e il treno (piccola velocit) di
rapporto prossimo a 6. Il rendimento globale quindi il prodotto dei rendimenti dei due
treni.

11.3.2 Accoppiamento di due treni semplici I

Nel "Trattato teorico e pratico degli ingranaggi", il lettore trover le numerose modalit di
accoppiamento possibili di due treni semplici del tipo I.
sufficiente accoppiare due elementi di un treno a due elementi dell'altro treno, con uno
dei due organi come organo di reazione. Questi accoppiamenti non suscitano in generale

231
ii""
nessuna preoccupazione a livello di rendimento, tranne nei tre casi in cui sono organi cor~
rispondenti dei due treni a essere accoppiati, per esempio:
Due planetari A e due planetari B.

11.3.3 Insiemi pi complessi

Il lettore trover nel "Trattato teorico e pratico degli ingranaggi" alcuni esempi di insiemi
complessi a treni planetari, utilizzati per il cambio di velocit delle automobili.

11.4 VANTAGGI DEI TRENI PLANETARI

Il principale vantaggio dei treni planetari il loro ingombro ridotto. La potenza viene in
effetti ripartita su un maggior numero di rotismi. Le dimensioni ridotte permettono l'uso
di acciai a indurimento superfipiale con fortissima capacit di resistenza. necessario evi~
dentemente provvedere affinch vi sia equilibrio dei carichi sui diversi rotismi: l'obietti-
vo della disposizione "flottante" di certi organi.

232
CAPITOLO 12

Metodi di fabbricazione delle ruote cilindriche

12.1 TAGLIO DELLE RUOTE CILINDRICHE

12.1.1 Taglio con frese di forma

12.1.1.1 Frese a disco classiche o "Frese a modulo"

La figura 12.1 rappresenta una fresa a modulo: si tratta di una fresa a disco con profilo co-
stante in tutti i piani di affilatura passanti per 1'asse. Nel caso di una dentatura diritta, que-
sto profilo identico a quello del vano della ruota tagliata.

Tabella 12.1 Serie di 8 frese

Numero della fresa 2 3 4 5 6 7 8

Numero di denti da 135 55 35 26 21 17 14 12


della ruota tagliata a a a a a a a e
z (o zv) infinito 134 54 34 25 20 16 13
._w_.~~ ______ ._~ __ ~ __ ___~ ~~~~~ ___.____ _._-

Serie di 15 frese

Numero
della 1'/2 2 2 1/ 2 3 3 1/ 2 4 4 1/ 2 5 5 1/ 2 6 6 1/ 2 7 7 1/ 2 8
fresa

Numero 135 80 55 42 35 30 26 23 21 19 17 15
dei denti
della ruota a a a a a a a a e e e e 14 13 12
tagliata
z (o zy) infinito 134 79 54 41 34 29 25 22 20 18 16

233

.......
... .~,~
::~'mw..,
...... :.

-+t-- +--H-

Fig. 12.1

Esiste una normalizzazione di queste frese a modulo per cui una stessa fresa copre un cer-
to campo di numeri di denti della ruota tagliata e i profili ad evolvente sono sostituiti da
un certo numero di archi di cerchio.
La figura 12.2 rappresenta per esempio il profilo proposto per la fresa N 8 che comporta
6 archi di cerchio. evidente che pi il numero di denti della ruota tagliata aumenta e pi
diminuisce il numero degli archi di cerchio.
Per una dentatura elicoidale di angolo d'elica primitiva ~ sufficiente porsi nel piano nor-
male all'elica primitiva, e considerare: ".:-

- il modulo reale: mn ":'.

- il numero di denti "virtuale"

z
Zv = ---
cos 3 ~

Le dentatrici sono delle semplici fresatrici, pi o meno automatizzate, con, per il taglio di
una dentatura elicoidale, accoppiamento mediante treno a ruote intercambiabili tra lo spo-
stamento del carrello porta-fresa e la rotazione del mandrino porta-ruota tagliata.

234
Fresa: N 8

Fig. 12.2

12.1.1.2 Frese "di testa" (a dito)

Gli spigoli taglienti sono ripartiti su una superficie di rivoluzione il cui asse incontra l'as-
se della ruota tagliata (fig. 12.3): gli spigoli possono trovarsi in un piano passante per l'as-
se della fresa o essere elicoidali per migliorare la continuit del taglio.
Questo procedimento di taglio praticamente in disuso, dato lo scarso rendimento e la
precisione insufficiente per molte applicazioni. Pu essere ancora utilizzato per il taglio
speciale di grossi moduli (per esempio pignoni di laminatoi).

r-
,
/
I
l
J,.;-
;"

Fig. 12.3

235
12.1.1.3 Frese a disco a grande produttivit

Esistono attualmente delle frese a disco con riporti in carburo dalle grandi prestazioni,
senza confronto rispetto agli utensili in acciaio rapido utilizzati in passato.
Le frese sono soprattutto frese di sbozzatura che possono essere utilizzate anche in fase di .{
finitura, ma con una qualit di dentatura massima I.S.O. di lO (sufficiente in ogni caso per
certe trasmissioni lente mediante corona grande). La figura 12.4 rappresenta una fresa a
carburo INGERSOLL con 24 lame, diametro 530 mm, foro 100 mm, modulo 36.
Il taglio viene eseguito dente per dente, su macchine appositamente adattate a condizioni
di taglio estreme: le velocit di taglio possono raggiungere 200 metri/minuto, e gli avan-
zamenti diverse centinaia di mm al minuto. Il motore di azionamento della fresa pu ave-
re una potenza superiore a 100 KW. ..
L'affilatura necessita di una macchina adattata all'uopo. Alcuni costruttori hanno messo a
punto delle frese molto economiche, che presentano placchette in carburo sostituibili sem-
plicemente una volta usurate.

Fig. 12.4

12.1.2 Taglio per generazione

12.1.2.1 Taglio mediante dentiera utensile

Le dentiere utensili si presentano sotto forma di una parte di dentiera a denti spogliati
ove gli spigoli taglienti hanno un'affilatura che varia a seconda del tipo e del modulo
dell'utensile (fig. 12.5).
1. Utensile diritto con affilatura piana
2. Utensile diritto con gola unica per i due spigoli
3. Utensile diritto con gole separate per i due spigoli nel caso di moduli di grandi di-
mensioni
4-5. Utensili inclinati. ";.-

236
r
!

Fig. 12.5

1)
Dentatura diritta
~I Dentatura elicoidale

Utensile
1,._5

Fig. 12.6

Durante il movimento di taglio, stozzatura diretta parallelamente all'asse della ruota, o


obliquamente rispetto a questo asse, a seconda che la dentatura tagliata sia diritta o elicoi-
dale, gli spigoli taglienti inviluppano la "dentiera equivalente all'utensile" (fig. 12.6).
Il movimento di generazione consiste nel far rotolare senza strisciare il cilindro primitivo
di generazione della ruota tagliata sul piano primitivo corrispondente della dentiera equi-
valente all'utensile (fig. 12.7):-
a) Dentatura diritta: d == z.mo
z: numero di denti
mQ: modulo della dentiera utensile

237
Cilindro primitivo
di generazione

."

(a)

(b)
Fig. 12.7

b) Dentatura elicoidale: d = z.mtO


mIO = modulo trasversale della dentiera utensile
modulo nominale (normale) mo
=---------::-------
cos (30
~o = angolo d'elca primitiva
La figura 12.8 rappresenta il ciclo di taglo su macchina MAAG, dove la dentiera utensile
ha un numero limitato di denti, inferiore al numero di denti della ruota tagliata, come av-
viene generalmente. La ruota ad asse verticale, e l'utensile non ha alcuno spostamento
trasversale.

238

.:.~.
il
.;.

Si comincia regolando la profondit di taglio H (fig. 12.8) con l'ausilio di un apposito ap-
parecchio e il carrello porta-ruota si sposta trasversalmente fino a quando questa fuota
non sfiora l'utensile.
Il movimento di generazione viene quindi innestato, con il rotolamento senza strisciamen-
to del cerchio primitivo di generazione della ruota sulla linea primitiva della dentiera
equivalente all'utensile. Quando la ruota si trova nella posizione della figura 12.8 b, dopo
uno spostamento del carrello della quantit l, il dente 1 non asporta pi materiale. Si in-
grana allora l' "Automatismo" della macchina che agisce nel seguente modo, fino alla fini-
tura totale della prima passata su tutta la ruota.
- Arresto dello slittone porta utensile nella posizione alta: l'utensile si trova ben staccato
dalla ruota.
- Il movimento di generazione disinnestato.
- Il carrello porta-ruota esegue un movimento retrogrado esattamente uguale al passo
della dentiera equivalente (fig. 12.8 c) da O2 a 0 3 ,

(a)

.
IV
Ot e
(b)

I
rl~

Fg.12.8

239
Durante questo spostamento, la ruota non gira: la catena cinematica che comanda la rota-
zione della ruota disattivata.
- Il movimento di taglio viene nuovamente ingranato contemporaneamente al movimen-
to di generazione: osserviamo tuttavia che il dente 1 dell'utensile si trova ora nel vano 2
della ruota e ci indica una divisione di 1 passo. .
- La generazione prosegue fino in 04, dopo spostamento del carrello di una quantit
uguale al passo. Il "movimento di divisione" si effettua allora come indicato precedente-
mente, e via di seguito, automaticamente, fino a finitura totale della passata su tutta la pe-
riferia della ruota.
La figura 12.9 permette di seguire gli elementi importanti della catena cinematica di un ti-
po classico di macchina MAAG.
..

BA

Automatismo

Fig. 12.9

240
L Movimento di taglio: spostamento alternativo dello slittone porta-utensile (vedi figura
12.6).
2. Spostamento del carrello porta-ruota: Ch.
2'. Rotazione della tavola porta-ruota: T.
Le ruote intercambiabili A'-B'-C'-D' ("Ruote di divisione") permettono una rotazione di l
passo angolare della ruota tagliata per ciascun ciclo operativo.
La serie intercambiabile A-B-C-D ("Ruote di modulo") permette uno spostamento del car-
rello uguale a l passo per ciascun ciclo operativo.
B.V Scatola cambio di velocit.
B.A Scatola di avanzamento.
M. Motore principale.
O. Utensile.
La figura 12.8 rappresenta in modo schematico il caso semplice della "Generazione a 1
Passo". possibile effettuare altri cicli di generazione. Per esempio, se il numero di denti
dell'utensile lo permette, si pu effettuare il "movimento di divisione" provocato dall'au-
tomatismo dopo uno spostamento del carrello porta-ruota uguale a pi passi dell'utensile,
il che riduce i tempi morti. La figura 12.10 schematizza un'altra applicazione: si tratta per
esempio di tagliare una ruota con un utensile a dente unico (modulo grosso, tempo di fab-
bricazione, ecc.); la "generazione" a 3 passi (corsa necessaria per la finitura totale di un
vano), e la "divisione" a 1 passo.
Diciamo solo che certi dispositivi adattati su macchine MAAG permettono di tagliare una
ruota a dentatura interna mediante pignone utensile oppure una ruota interna di grande
diametro e grande modulo con il metodo della generazione punto per punto.

Fig. 12.10

241
Esiste un tipo di macchina MAAG che permette di tagliare fino a 12 metri di diametro.
La figura 12.11 rappresenta le dentiere utensili normalizzate MAAG.
1. Profilo di riferimento per finitura
(A = Oper il profilo con arrotondamento totale)
Per il profilo di riferimento I.S.O.
0
0.0 = 20
~r 1,25 mo
Pa.O = 0,30 mo

I--_~~--"-_~Profilo di riferimento
,...:~~UtensiJe

+---...,. o
.z:.

Profilo
di n"ferimento Utensile
l de/pezzo 2 di finitura Utensi/edi
sbozzatura

..~
",;.-.

Fig. 12. II

242
2. Profilo di riferimento per sbozzatura con taglio di finitura o sbozzatura con raccordo (A
=: O per raccordo totale) o per pre-rettifica.
<lo == 20
hf == 1,25 mo
PaO = 0,25 mo

Sovrametallo di rettifica raccomandato:


UsO == sin 20 (0,5 + 0,15) ~; (mm)

Sovrametallo lasciato per l'utensile di taglio di finitura:


Uva = sin 15 ."j mo ; (mm)

3. Profilo di riferimento per pre-rettifica e per scarico e raccordo: utensile con protuberan-
za.
<Xc == 20
hf = 1,35 mo
PaO = 0,40 mo
apo == 6 _
UsO == sin 20 (0,5 + 0,15"-/ mo)
UpO == 0,13 + 0,002 (mo - 10) con mo > lO
== 0,13 + 0,017 mo con mo:::;; 10

4. Profilo di riferimento tipo KK per finitura con spoglia di testa (A =


le)
per raccordo tota-

<lo == 20
hf == 1,25 mo
hk == inizio della spoglia dell'utensile
PaO == 0,30 mo
Co == spoglia totale dell'utensile

I valori di hf e Co dipendono da un certo numero di fattori quali il carico unitario sui denti,
il numero di denti e spoglia di dentatura della ruota tagliata, precisione della dentatura,
ecc.

5. Profilo di riferimento KB per finitura con spoglia e smusso di testa.


Oltre ai valori per l'utensile KK:
aB == angolo di pressione dello smusso dell'utensile
hB == inizio dello smussodell'titensile
Questi valori dipendono dallo smusso da realizzare sulla ruota tagliata.

6. Profilo di riferimento per scarico e raccordo


fJ.po = vedi utensile con protuberanza
uso = vedi utensile con protuberanza

243
12.1.2.2 Taglio con creatore

La figura 12.12 rappresenta un creatore in procinto di tagliare una ruota a dentatura dirit-
ta. Esso appare come una vite senza fine interrotta da un certo numero di gole longitudi-
nali di modo da presentare degli spigoli taglienti. Per avere angoli di taglio corretti, ne-
cessario eseguire un'operazione di spogliatura (fig. 12.12 a). Le gole longitudinali sono
generalmente dirette perpendicolarmente al filetto della fresa (fig. 12.12 b).
La "vite equivalente al creatore" la vite senza fine la cui superficie di filetto contiene
tutti gli spigoli taglienti (questa vite equivalente varia evidentemente con lo stato di affila-
tura della fresa). Possiamo considerare l'''ingranaggio sghembo elicoidale" costituito dal-
la ruota tagliata di z denti e la vite senza fine equivalente di Zo filetti.
Con una vite senza fine, possibile formare un'infinit di ingranaggi sghembi elicoi9ali
rispettando l'unica condizion che il suo modulo normale e il suo angolo di pressione nor-
male siano identici a quelli della ruota alla quale la si associa. Vale a dire che con un crea-
tore di modulo normale mo (angolo di pressione nominale), possiamo tagliare un'infinit

.
.~
.~

.~.

6
---1)")-
/ ~'
, I
, I
/
I /
Le
a b c

Fig. 12.12

244
a b c

I
d e f
Fig. 12.13

di ruote cilindriche aventi tutte lo stesso modulo e lo stesso angolo di pressione normali
(mn , aJl)
Po ;: ; angolo d'elica del filetto rispetto all'asse
~ = angolo d'elica della dentatura tagliata

0"0 = (~ - ~o) = "angolo di passo" della fresa.

La figura 12.13 fornisce tutte le possibili combinazioni secondo il verso dell'elica del fi-
letto della fresa e della dentatura tagliata.
Consideriamo per cominciare il taglio di una dentatura diritta. La figura 12.14 rappresenta
il caso di una fresa con filetto destro (vedi fig. 12.13 b). I denti successivi 0, 1, 2... di uno
stesso filetto effettuano la generazione dello stesso vano della ruota tagliata. Ci indica
immediatamente il senso della rotazione ro di questa ruota, tenuto conto di ffio.
Per l'ingranaggio sghembo' abbiamo evidentemente la relazione di base comune a tutti i
tipi di ingranaggio:

z
(190)
Zo

Nel piano P possiamo allo stesso modo considerare la generazione a partire da una dentie-
ra che si sposta lungo L, tangenzialmente al cilindro primitivo della ruota tagliata.

245
Per una dentatura elicoidale, consideriamo la figura 12.15 (dentatura elicoidale sinistra
d'angolo ~ , tagliata con creatore con filetto sinistro: fig. 12.13 e): come regola generale,
possiamo gi dire che la dentatura tagliata e il filetto della fresa devono avere uguale tan-
gente T nel punto I primitivo. Consideriamo un dente O impegnato nel solco elicoidale
con fresa non in rotazione.

p
I J l 0-' - ,
!.. J I '-'-J

'''-1L!. I .-_
/"
,
I : : I -~ !
~ I I .

/"~04fr- --"
W
Fig. 12.14

Fig. 12.15

246
.'.~
Se 1'avanzamento del carrello porta-creatore, necessario per tagliare tutta la larghezza di
dentatura "assiale", ossia diretto lungo la direzione OX dell'asse della ruota, vediamo
che, per uno spostamento assiale lA, la ruota deve essere ruotata di una quantit misurata
r-"\
dall'arco BA = r . tg ~ sul cilindro primitivo, se si vuole che il dente della fresa rimanga
nel solco elicoidale: questa rotazione la rotazione "complementare"
O) = velocit angolare "normale" definita dalla (190)
0)' = velocit angolare effettiva della ruota

O)c = velocit angolare "complementare"

(191)

con: v = velocit di avanzamento assiale del carrello porta-creatore (per esempio in


mm/minuto)
V tg ~
(192) OOc = - - - - ( + 0 - )
r
Nella figura 17, O)c ha lo stesso verso di 0).

Nel caso dell"'avanzamento obliquo" della fresa, ossia lungo la direzione T, non esiste
pi rotazione complementare e abbiamo quindi:

(193) 0)' := 00 data dalla (190)

La figura 12.16 lo schema di principio della catena cinematica delle macchine conven-
zionali, con avanzamento assiale. Troviamo macchine a disposizione verticale (ossia con
asse della ruota tagliata verticale) o a disposizione orizzontale (vale a dire con asse della
ruota tagliata orizzontale)
MI: motore principale
F: creatore
(1): treno di ruote intercambiabili che permette la regolazione della velocit angolare 0)0
della fresa
m: collegamento con la catena di comando della rotazione della tavola porta-ruota T
(2): treno di ruote intercambiabili che permette la regolazione dell'accoppiamento "nor-
male", ossia secondo la formula (190)
n: collegamento con la catena cinematica di comando della vite-madre di avanzamento
assiale \
(3): treno di ruote intercambiabili che permette la regolazione dell'avanzamento assiale:
(generalmente espressa in mm/giri della ruota)
p: collegamento con la catena cinematica di comando del differenziale D. Questo diffe-
renziale permette !'introduzione automatica della rotazione complementare O)c defi-
nita nella formula (192); le ruote intercambiabili (4) permett<)no di ottenere l'angolo
d' elica ~, a prescindere dal valore adottato per l'avanzamento.
Una catena cinematica classica corrispondente allo schema della figura 12.16 rappresen-
tata nella figura 12.17: Cl) comando di avanzamento assiale, (2) comando di avanzamento
tangenziale in opzione.

247
m
F
------.....~
Differenziale
.
~

Fig. 12.16

(2)

Avanzamento radiale

Fig. 12.17

Esistono soltanto pochi tipi di macchine con "avanzamento obliquo", malgrado la loro
maggiore semplicit apparente che deriva dall'assenza del differenziale.
La tendenza moderna consiste nell'adottare macchine a controllo numerico.
La figura 12.18 rappresenta chiaramente le differenze tra questa concezione e la concezio-
ne convenzionale.
Ogni movimento controllato dal proprio motore:
M F: rotazione della fresa

248
f" - ---I
r--,
I Motore L_,
l principale I 1 r--I
4.. __ I
r---.
IRitomol
- - - - - --4 I ~rapia'o ~
' I
I
I I
r -- t J I
~------

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l ~ __ , I I
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r 1-_-1~ ~t---.--c:-----./ m:' /
I '-_..J rT -.
I I Differenziale 3 t

:2l '-J-I
I~ If
__I
- _ _ - - -
~
:n Tavola

I1r ...s...ss...s"<!''\........' \' l' 'I$l''I'IJ


AVanzamento radiale

Macchina convenzionale Controllo numerico


-- .... - - - - - - >
Fig. 12./8

Fresatura "discorde"

Fresatura "concorde"

Fig. 12.19

249
M ro : rotazione della tavola porta-ruota
M x : avanzamento assiale del carrello porta-fresa
M r: avanzamento tangenziale del porta-fresa
M r: avanzamento radiale orizzontale del montante porta-fresa.
La relazione teorica obbligatoria tra alcuni di questi movimenti per ottenere per esempio
il numero di denti desiderato del pezzo tagliato e l'angolo di inclinazione corretto si ottie-
ne esclusivamente in modo elettronico, compreso il differenziale: uso dei contatori deca-
dici.
Una volta programmata la macchina, sufficiente premere i tasti "numero di denti", "in-
clinazione di dentatura".
Si ottengono anche gli avanzamenti, con regolazione continua, direttamente sul pannello
di comando, oltre ai diversi cicli di lavorazione automatici.
Per quanto riguarda le condizioni di taglio del creatore, distingueremo (fig. 12.19):
- Metodo "convenzionale" (taglio discorde): avanzamento a opposto alla rotazione della
fresa,
- Taglio "concorde": avanzamento a di stesso senso rispetto alla rotazione della fresa.
Questo metodo offre generalmente le migliori condizioni di produttivit, n:J.. necessita di
una macchina appositamente adattata, con eliminazione dei giochi negli organi di coman-
do.
Per quanto riguarda le condizioni "di entrata della fresa" distingueremo:
- L'av~zamento in affondamento assiale: figura 12.20a,
- L'avanzamento in affondamento radiale: figura 12.20b, che permette un notevole ri-
sparmio del tempo morto chiamato "lunghezza di entrata assiale" A x che si aggiunge alla
larghezza di dentatura propriamente detta b.

Fig. 12.20

250
.'J.
..+-+t-"'_.-

/'

_ - ;.~
. Avanzamento di taglio
=~::;tl Avanzamento rapido

Fig. 12.21

251
Le macchine a controllo numerico si prestano molto bene all'adozione di cicli molto di-
versi, di cui la figura 12.21 fornisce un certo numero di esempi.
a) Taglio concorde
- avanzamento radiale rapido fino alla posizione di partenza del taglio
- avanzamento assiale, con entrata della fresa A x : avanzamento a;c costante o program-
mato
- disimpegno rapido della fresa
- ritorno rapido del carrello nella.sua posizione inferiore.
b) Taglio concorde
'- avanzamento rapido fino al contatto della fresa con il cilindro di testa della ruota
- avanzamento radiale: a r (valore costante o programmato)
- avanzamento assiale: ax
- disimpegno rapido della fresa
- ritorno rapido del carrello nella sua posizione inferiore.
c) Taglio di una dentatura "bombata" con bombatura simmetrica
d) Taglio di una dentatura con "conicit"
e) Taglio successivo di due dentature
- dentatura 1 Z I denti
modulo mI
angolo d'elica (31
- dentatura 2 Z2 denti
modulo m2 = mi
angolo d'elica ~2

Angolo di filetto della fresa: <io


Taglio concorde
-inClinazione SI della testa porta-fresa: SI =~I <io
- avanzamento rapido fino al contatto della fresa con il cilindro di testa di dentatura
(1) -.
- avanzamento assiale: axl (costante o programmato)
- avanzamento rapido assiale, poi radiale fino al contatto con la dentatura (2)
- cambiamento di inclinazione della testa porta-fresa

- avanzamento assiale: ax2 (costante o programmato)


- disimpegno rapido della fresa
- ritorno rapido del carrello nella sua posizione inferiore
j) Spostamento della fresa (Shifting)
Dal momento che l'azione di tglio interessa solo una larghezza relativamente limitata
del creatore, si raccomanda, per utilizzare il massimo possibile dell'utensile, di spostare
la fresa assialmente per ripartire l'usura. Questa operazione pu evidentemente essere
effettuata manualmente nelle macchine vecchie.
Nella maggior parte delle macchine moderne, questo "Shifting" pu essere programma-
to. Per quanto riguarda le frese a creatore, in questi ultimi anni sono stati compiuti pro-
o',,

252
gressi notevoli. Anche con le frese tradizionali in acciaio rapido, studi sistematici sulle
condizioni di formazione dei trucioli hanno permesso di aumentare la produttivit in
proporzioni impressionanti: le velocit di taglio possono raggiungere e addirittura supe-
rare 150 metri/minuto; gli avanzamenti 5 mm/giro, per una durata ancora maggiore
dell'utensile grazie a certi rivestimenti come il Carburo di Titanio (TIN). La messa a
punto delle frese a creatore con lame in Carburo permette di prevedere sviluppi ancora
pi spettacolari. Evidentemente, tutte queste condizioni eccezionali si possono realizza-
re unicamente su macchine moderne, di concezione veramente specifica.
Creatori speciali con placchette in carburo permettono anche, attualmente, la finitura
delle dentature dopo indurimento superficiale per cementazione (da 58 a 62 HRC di du-
rezza), con una precisione e uno stato superficiale notevoli, che permettono in molti ca-
si l'eliminazione della finitura con rettifica.
L'affilatura delle frese a creatore, che condiziona notevolmente la loro efficacia, si rea-
lizza ora su macchine di speciale concezione, alcune a controllo numerico, con l'utiliz-
zo di mole speciali BORAZON (nitruro di Boro cristallino cubico).

12.1.2.3 Taglio mediante pignoni utensili

Il pignone utensile ha 1'aspetto di una ruota dentata cilindrica (fig. 12.22). Come per gli
altri utensili, necessaria un'operazione di spogliatura per ottenere condizioni di taglio
normali. Gli spigoli attivi sono le intersezioni della superficie di spoglia e della superfi-
cie di affilatura (fig. 12.23) Il "movimento di taglio" una semplice stozzatura. Gli spi-
goli attivi hanno come inviluppo la superficie di dentatura di una ruota cilindrica che
chiameremo "ruota equivalente all'utensile". Durante la corsa di ritorno dell'utensile,
la ruota tagliata o l'utensile stesso, subiscono un leggero arretramento.
Il "movimento di generazione" equivalente all'ingranamento della ruota equivalente
all'utensile con la ruota tagliata. Le rotazioni dell'utensile e della ruota tagliata devono
quindi essere coniugate sia per quanto riguarda il senso di rotazione che il rapporto del-
le velocit angolari.
Nella figura 12.22 per il taglio di una dentatura esterna i versi di rotazione sono oppo-
sti. Nel caso del taglio di una dentatura interna, i versi di rotazione sono identici.
Abbiamo sempre la semplice relazione:

z
Zo

La catena cinematica di una dentatrice pu essere rappresentata in modo schematico co-


me indica la figura 12.24.
M. Motore principale.
B. V. Cambio di velocit per la regolazione della velocit di taglio.
BA. Scatola di avanzamento, per la regolazione della rapidit di movimento di genera-
zione.
m. Collegamento tra la catena cinematica che comanda la rotazione della tavola T e
quella che comanda quella dell'utensile O.
R. Ruote intercambiabili che permettono l'accoppiamento delle velocit angolari.

253
Fig. 12.22

Fig. 12.23

M
8A~_ _- + ---,

Fig. 12.24

254
La figura 12.25 rappresenta una catena cinematica classica nella quale ritroviamo facil-
mente gli elementi elencati precedentemente (taglio di una dentatura diritta). Per il taglio
di una dentatura elicoidale, la ruota equivalente all'utensile deve essere una ruota a denta-
tura elicoidale avente stesso angolo d'elica e di verso opposto. La figura 12.26 mostra il
gioco delle guide maschio GM e femmina Gp che permette di realizzare il movimento di
stozzatura elicoidale.
Il ciclo di taglio pi semplice il seguente:
- affondamento radi(l.le dell'utensile fino alla profondit di taglio della prima passata;
- dopo un giro completo della ruota tagliata, nuovo affondamento fino alla profondit di
taglio della seconda passata, ecc.

Fig. 12.25

Fig. 12.26

255
Il numero di passate regolabile sulla maggior parte delle macchine, anche quelle gi
vecchie. Sulle macchine moderne, il ciclo programmabile secondo una legge che per-
mette di utilizzare al meglio le diverse fasi dell'operazione di taglio, aumentando cos la
produttivit e diminuendo l'usura dell'utensile.
L'uso di utensili con rivestimento di Carburo di Titanio (TIN) permette di aumentare an-
cora la produttivit diminuendo l'usura degli utensili.
Come per le dentatrici con creatore, le catene cinematiche tradizionali sono sempre pi
frequentemente sostituite dal controllo numerico.
La figura 12.27 rappresenta per esempio la grande semplificazione apportata da un con-
trollo numerico (le parti tratteggiate rappresentano le parti della catena cinematica tradi-
zionale eliminate).
l. Motore a velocit variabile per il controllo di movimento di taglio.
2. Motore passo-passo di avanzamento della rotazione dell'utensile.
3. Motore passo-passo di avanzamento della rotazione della tavola porta- ruota.
4. Camma di arretramento dell'utensile durante la sua corsa di ritorno.
5. Motore passo-passo che permette l'esecuzione di spostamenti programmati del carrello
porta-pezzo per le passate successive.

Fig. 12.27

256
Esistono macchine che permettono il taglio delle ruote con dentatura bielicoidale, con ta-
glio simultaneo delle due parti: esse sono a disposizione orizzontale, e il loro principio
chiaramente indicato nella figura 12.28.
0 1 e O2 : due utensili identici ma con senso di inclinazione opposto.
eh: carrello porta-utensile a spostamento alternativo orizzontale.
Un cambio di velocit permette di ottenere la velocit di taglio desiderata. I blocchi porta-
utensile regolabili permettono il posizionamento degli utensili nel senso longitudinale.
GF e GM : guide femmina e maschio per ottenere il movimento di taglio elicoidale.
BA: Scatola di avanzamento, per la regolazione della velocit del movimento di genera-
zione.
VI e V2 : ingranaggi a vite senza fine per il comando della rotazione dei due utensili.
V3: ingranaggio a vite senza fine per il comando della rotazione della ruota tagliata.
R: treno di ruote intercambiabili per l'accoppiamento tra le velocit angolari (00 e O) degli
utensili e della ruota tagliata.

V2 BA
(

Fig. 12.28

257
12.2 RETTIFICA DELLE RUOTE CILINDRICHE

12.2.1. Rettifica mediante generazione

12.2.1.1. Procedimento MAAG

La rettifica si effettua a partire da una "dentiera generatrice" materializzata dai due piani
contenenti lo spigolo attivo di due mole. A seconda della disposizione di queste due mole,
distingueremo i due metodi di base seguenti:
- metodo di rettifica con "mole a 15, (il pi vecchio (fig. 12.29 a)
- metodo di rettifica con "mole a zero" (fig. 12.29b). Durante l'operazione di rettifica, il
cerchio primitivo di generazione della dentatura rotola senza strisciare sulla linea primiti-
va di generazione della dentiera equivalente alle mole.
a) Caso della dentatura diritta:
dv: diametro base dell'evolvente
a M : angolo di pressione delle mole
dM: diametro primitivo di generazione della ruota rettificata
z: numero di denti.

db = Z mo . cos 0:0
(ao e mQ: elementi nominali della dentatura) '. '.
cos <lo
sia: dM = Z mo ----"--
cosaM

cos <Xo
con il "metodo a 15": sia: dM = Z mo . ----"-.::...:....---'--
cos 15

Con il "metodo zero": dM =db = Z mQ . cos ao

Fig. 12.29 bi
258
b) Caso della dentatura elicoidale:
aM: angolo di pressione delle mole (normale)
J3M: angolo di inclinazione del porta-mole
~o, CI.o e mQ: elementi nominali della dentatura (normali).
Indichiamo semplicemente le formule finali:

l
"Metodo 15" dM = Z mo - - - - - - - - - - -

cos 15 ) 2 _ sin2 ~o
(
cos CI.o

A A cos CI.o
sm I-'M = SIn 1-'0
cos 150

"Metodo zero" dM = db =
z ma cos a
cos ~o lO

tg CI.o
con tg alO = cos ~Q

con sin ~b = sin ~o . cos CI.o

La figura 12.30 rappresenta in modo schematico il principio di funzionamento di una


macchina MAAG classica a "rullo di generazione", in corso di rettifica di una dentatura
elicoidale. Il basamento porta-mola inclinato dell' angolo ~M o ~b'
1. Carrello di generazione: spostamento trasversale alternativo.
2. Carrello di avanzamento: spostamento longitudinale lungo il per la rettifica della lar-
ghezza totale della dentatura.
3. Rullo di generazione: di diametro uguale a dM o db.
4. Nastri alternati che collegano il rullo al telaio 5, che si pu spostare, nel caso di una
dentatura elicoidale, lungof2' grazie all'interposizione del pattino 6 che scorre all'interno
di una guida orientabile.
L'inclinazione di questa guida ~M o ~b' Questo tipo di macchina necessita della fabbri-
cazione di un rullo o settore di generazione per ogni valore di dM o db
La figura 12.31 fornisce lo schema di principio di un tipo di macchina MAAG pi univer-
sale che permette di utilizzare un rullo oppure un settore di generazione di diametro diver-
so da dM o db
1.2.3.4.5.6: vedi schema figura 12.30.
7. Perno regolabile che assicura la traslazione trasversale del carrello di generazione.
8. "Cursore X", la cui traslazione avviene alla stessa frequenza di quella del carrello 1,
azionato dal perno regolabile 9.

259
Guida orientabUe

Fig. 12.30

10.11 Dischi ausiliari: dopo l'avvolgimento su questi dischi, i nastri 4 sono fissati in 11 su
un supporto facente parte del Cursore X.
Constatiamo cos che lo spo&tamento dell'asse del rullo di generazione 3 rispetto ai nastri
4 pu essere diverso da quello che risulterebbe dalla sola traslazione del carrello l, o in
altre parole, che possibile utilizzare un rullo 3 di diametro diverso da d b (questo tipo di
macchina concepito unicamente per il metodo zero).

Fig. 12.31

260
La ravvivatura delle mole si effettua automaticamente"come la compensazione automati-
ca dell'usura di queste in corso di rettifica, in modo che i piani attivi delle mole abbiano
una posizione rigorosamente invariabile.
possibile ottenere qualsiasi modifica del fianco di dentatura, grazie al dispositivo rap-
presentato in modo schematico nella figura 12.32 (esiste un dispositivo per ogni mola).
a) Correzioni sul profilo: spoglia di testa, spoglia di piede o entrambi contemporaneamen-
te. Queste correzioni si ottengono mediante la camma 18 a segmenti regolabili, che ruota
alla frequenza dello spostamento alternativo del carrello di generazione: questa trasmette
dei piccoli impulsi a dei pistoni idraulici 21.
b) Correzioni longitudinali, ottenute a partire dalla camma 19 che ruota alla frequenza del
carrello di avanzamento, anch' essa con dei segmenti regolabili, che comunica piccoli im-
pulsi a dei pistoni idraulici 22.

20

Fig. 12.32

b
Fig. 12.33

261
Le due correzioni si sommano mediante il dispositivo a leva 20. 23. 24. 25. I corsoi 23 e
24 di inclinazione regolabile permettono la riduzione desiderata degli spostamenti. Una
camma leggermente eccentrica, solidale con la leva 25, di asse di inclinazione A, trasmet-
te, con una demoltiplicazione, lo spostamento desiderato del porta-mola.
Questo dispositivo permette di ottenere qualsiasi modifica sul profilo e sull'elica, ma que-
sta modifica si ritrova su tutti i profili' e tutte le eliche della larghezza di dentatura.
Un nuovo tipo di correzione a controllo numerico permette di realizzare la correzione det-
ta "topologica" con possibilit di regolazione in ogni punto, mediante coordinate x, y, z.
Per ogni punto della griglia, si pu regolare il valore della correzione z (fig. 12.33).

12.2.1.2 Procedimento HOFLER o N1LES

La mola utilizzata una mola a disco biconica a profilo meridiano rettilineo. "La dentiera
generatrice equivalente" alla mola definita dalla superficie inviluppata da questa mola
animata da un movimento alternativo di traslazione verticale, parallelo aH' asse del pezzo
nel caso di una dentatura diritta, o di un movimento di traslazione obliquo nel caso di una
dentatura elicoidale (fig. 12.34). Il movimento di generazione necessita di una rotazione
coniugata della tavola che sostiene la ruota rettificata e della traslazione del carrello porta-
ruota.
La mola ha in generale uno spessore inferiore allo spessore teorico (di un valore ): essa
rettifica quindi soltanto un fianco. Il ciclo di rettifica rappresentato in modo schematico
nella figura 12.35 a.

:~

Fig. 12.34

262

".'.<
L Generazione del fianco di destra del vano 1.
II. La rettifica passa sul fianco di sinistra dello stesso vano, dopo compensazione automa-
tica della differenza di spessore .
III. Generazione del fianco di sinistra del vano 1.
IV. Disimpegno della mola, rotazione della ruota di 1 passo angolare, ritorno alla posizio-
ne (I) di partenza del fianco di destra del vano 2, dopo compensazione di , e penetrazio-
ne della mola e via di seguito fino alla finitura totale della dentatura.

II-H

v
~
.;
... '~. '~
'~IV
..
fJ1 .

(a) ( b)

Fig. 12.35

263
Per una rettifica di sbozzatura, o quando la precisione richiesta lo permette, possibile
semplificare il ciclo di lavorazione utilizzando una mola di spessore teorico: i due fianchi
di uno stesso vano vengono rettificati simultaneamente (fig. 12.35 b).

12.2.1.3 Procedimento REISHAUER

La mola utilizzata una vite senza fine di grande diametro (figg. 12.36 e 12.37). La retti-
fica si avvicina allora al taglio di dentature mediante creatore (vedi paragrafo 1.2.2).

Fig. /2:'36

La catena cinematica di una macchina di base REISHAUER rappresentata nella figura


12.37.
1. Mola a vite, a 1 o 2 filetti.
Il comando di rotazione della mola completamente indipendente: un motore sincrono a
reazione permette di ottenere, oltre alla velocit rapida di lavoro, una velocit lenta per
l'operazione di ravvivatura della mola (fig. 12.36).
13. Motore di comando del pezzo rettificato.
A-E-C-D. Treno di ruote intercambiabili di accoppiamento (vedi formula (190) del para-
grafo 12.1.2.2).
L'avanzamento del carrello porta-pezzo si effettua lungo la direzione dell'asse di questo
pezzo; per ottenere una dentatura elicoidale, bisogna quindi introdurre una "rotazione
complementare" (formule 191 e 192).
Ci spiega l'esistenza del differenziale (21) la cui rotazione del telaio porta-satelliti co-
mandata dal pignone (17) che ingrana con una dentiera solidale al carrello porta-pezzo. Il
treno di ruote intercambiabili del differenziale (E-F-G-H), e in seguito il rinvio conico
(18) garantiscono la rotazione desiderata del telaio del differenziale. Contrariamente ai
procedimenti MAAG, HOFLER e NILES, il ciclo di rettifica assolutamente continuo.

264
tti
I
I
W

/
/
/
/

~1
Fig. 12.37

Il tipo pi recente di macchina REISHAUER a controllo interamente elettronico: suf-


ficiente programmare il numero di denti del pezzo rettificato e 1'angolo d' elica ~.
Come per gli altri tipi di rettificatrice, possibile ottenere qualsiasi modifica sul profilo di
dentatura (diamantatura appropriata della mola) e qualsiasi modifica dell'elica (variazione
di interasse mola-pezzo rettificato).

265
12.2.1.4 Rettifica con mola diforma

La rettifica si effettua con una mola a disco il cui profilo meridiano corrisponde al vano
della dentatura rettWcata (fig. 12.38). Non esiste quindi nessun movimento di generazio-
ne. Nella macchina ORCUTT la mola montata su uno slittone a spostamento orizzontale
alternativo. La ruota rettificata montata sul carrello (4) (fig. 12.40) con il proprio asse
parallelo allo spostamento dello slittone. Dopo ogni andata e ritorno dello slittone, il mec-
canismo divisore fa ruotare il pezzo di 1 passo angolare. Dopo l giro completo, il carrello
porta ruota leggermente sollevato.

.
Mola

Ruota

Fig. /2.38

Fig. 12.39

La figura 12.40 rappresenta in modo schematico il dispositivo che permette di ottenere, a


partire da un disco a camme, 6, 8,9, lO, 12, 14, 16, 18 o 20 avanzamenti per la rettifica
di una ruota. La ravvivatura della mola, rappresentata nella figura 12.39 garantita da tre
diamanti (un diamante periferico 20, e due diamanti laterali 18 e 19) a partire da sagome
21 che rappresentano in scala 111 il profilo meridiano della mola.

266
I

Disco
divisore

Fig. 12.40

12.3 SBARBATURA (SHAVING) DELLE RUOTE CILINDRICHE

L'operazione di sbarbatura una superfinitura consistente nell'asportazione di un piccolo


sovrametallo lasciato dal taglio, non con taglio netto n con rettifica, bens con una vera e
propria raschiatura.
L'utensile sbarbatore una ruota cilindrica rettificata sulla cui dentatura sono stati realiz-
zati dei piccoli solchi equidistanti diretti nel senso del profilo (fig. 12.41).
Questi solchi costituiscono perci un gran numero di spigoli raschianti che tolgono il pic-
colo sovrametallo. Per ottenere questa raschiatura, necessario in primo luogo esercitare
una certa pressione di contatto tra l'utensile e la ruota rasata, ma anche necessario uno
strisciamento relativo delle dentature coniugate diretto in senso longitudinale normalmen-
te ai solchi.
Questo porta alla disposizione "ad assi incrociati"; gli assi dell'utensile e della ruota rasa-
ta non sono paralleli; i due organi formano un ingranaggio sghembo elicoidale, caratteriz-
zato dall'esistenza di uno strisciamento relativo longitudinale.
:E: angolo degli assi (fig. 12.43)
~o: angolo d'elica primitiva dell'utensile
~l: angolo d'elica primitiva della ruota sbarbata
:E = ~o ~l (+: sensi di inclinazione concordi)
(-: sensi di inclinazione opposti).

267
Fig. 12.41

I
I
/
I

,,...
I

....

a
Fig. 12.42

In pratica, L prossimo a 15,


L'interasse, perpendicolare comune ai due assi, la somma dei due raggi primitivi di fun-
zionamento.
I cilindri primitivi sono tangenti nel punto I (questo punto si proietta sugli schemi della fi-
gura 12.43 all'intersezione dei due assi). In un ingranaggio sghembo, il contatto tra due
dentature coniugate avviene in un solo punto: il luogo dei punti di contatto successivi K
(fig., 12.42a) una curva, passante per il punto I, che chiameremo "linea di contatto". Se
consideriamo ora l'azione di sbarbatura risultante da una pressione relativa delle dentature

268
in contatto (che provoca un appiattimento locale intorno a K della dentatura sbarbata) (fi-
gura 12.42 b), questa si manifesta attraverso una specie di piccolo solco da una parte e
dall'altra della linea di contatto. Questa azione quindi localizzata e non copre la larghez-
za della dentatura. Affinch tutta la larghezza della dentatura sia sbarbata, necessario
quindi prevedere uno spostamento relativo dell'utensile e del pezzo sbarbato affinch la
zona di sbarbatura copra effettivamente tutta la larghezza della dentatura. Ci conduce ai
quattro principali metodi di sbarbatura rappresentati in modo schernatico nella figura
12.43.
a) Metodo longitudinale: la tavola porta-pezzo si sposta lungo la direzione stessa dell'as-
se di questo pezzo. Dopo uno spostamento pari alla larghezza della dentatura, la zona atti-
va di sbarbatura passa dalla faccia destra del pezzo alla faccia sinistra. Questo metodo pu
essere utilizzato a prescindere dalla larghezza dell'utensile.
b) Metodo obliquo: la traslazione della tavola si effettua obliquamente rispetto all'asse del
pezzo sbarbato (secondo l'angolo y). Dopo una corsa nettamente pi breve rispetto al me-
todo longitudinale, la zona attiva di sbarbatura passa dalla faccia di destra della ruota alla
faccia di sinistra.

Corsa della Ulensile


tavola sbatb8tore

-- -
Asse del pazzo.il;:=4=1~~~t::==$
e senso di !J:r ~~ar:=_L.-
:
'\~.
Asse
/ r---d6iPzzo .
\j
.
sposmmenlo
della lavola --.. .....Asse deilo
ulensile

Utensile sbetb8tofe

Asse-
dell'utensile

c d

Fig. 12.43

269
L'angolo y dipende dalla larghezza dell'utensile utilizzato. Constatiamo che stata utiliz-
zata tutta la larghezza dell'utensile e in questo modo si ha una distribuzion~ pi favorevo-
le dell'usura dell'utensile stesso rispetto a quanto avviene con il metodo longitudinale.
c) Metodo "trasversale": un caso estremo del metodo obliquo: la traslazione della tavo-
la s effettua normalmente alla direzione dell'asse del pezzo sbarbato. La'corsa allora
estremamente ridotta, ma l'uten"sile deve avere una larghezza minima.
d) Metodo di sbarbatura "in affondamento": si effettua solamente un movimento di acco-
stamento radiale. Non esiste alcun movimento di avanzamento. Affinch l'asportazione
dei trucioli avvenga correttamente su tutta la larghezza della dentatura del pezzo sbarbato,
necessario non soltanto un utensile di larghezza sufficiente, ma anche una leggera modi-
fica longitudinale dei fianchi di questo utensile (vedi figura 12.44 c).
L'operazione di sbarbatura consiste in alcuni movimenti di andata e ritorno della tavola
dando in seguito ad ogni passaggio un leggero affondamento radiale per asportare il pic-
colo sovrametallo lasciato dal taglio (alcuni centesimi di mm).
L'esecuzione della "dentatura bombata" pu avvenire mediante rotazione della tavola 4
sul carrello 4' nel metodo longitudinale (fig. 12.44 a) (il pattino Il di estremit della tavo-
la scorre in uno slittone pi o meno inclinato fisso), oppure mediante modifica longitudi-
naIe dei denti dell'utensile (fig. 12.44 c) per gli altri metodi di sbarbatura.
La figura 12.44 b indica una bombatura simmetrica e una "conicit" della dentataura. La
durezza pratica massima ammissibile per la dentatura sbarbata si colloca intorno a 300
Brinel!. Un utensile di rasatura circolare, utilizzato in buone condizioni, pu sbarbare tra
5000 e 10000 pignoni tra due riaffilature. E' possibile inoltre procedere a 5 06 riaffilatu-
re.

11 fIJ./
------.-.-.
f2-.....~'C
a

.. bi

Fig. 12.44

270
CAPITOLO 13

Metodi di fabbricazione delle ruote coniche


Metodi di taglio
13.1 GENERALIT

Come una dentiera il limite di una ruota cilindrica il cui cilindro primitivo divenuto un
piano primitivo, chiameremo "ruota piano conica" una ruota conica il cui cono primitivo
divenuto un piano, vale a dire il cui semi-angolo al vertice diventato 90. Una ruota
piano conica gira intorno a un asse normale al proprio piano primitivo.
Come per una ruota cilindrica, cominceremo a studiare la generazione della dentatura di
una ruota conica a partire da una "ruota piano conica generatrice" (fare riferimento alla fi-
gura12.7 relativa alla dentiera generatrice di una ruota cilindrica). La figura 13.1 rappre-
senta il cono primitivo di una ruota conica tagliata, di asse Xl' tangente lungo SI al piano
primitivo P della ruota piano conica generatrice che ruota intorno all'asse Xo. La forma
della dentatura della ruota piano conica generatrice permette di definire tre tipi principali
di dentatura (fig. 13.1) (vedi fig. 3.5).

Fig. 13.1

271
Fig. 13.2

a. Dentatura diritta: dente prismatico che passa per il vertice S,


b. Dentatura "obliqua": dente prismatico che passa per un punto S' spostato rispetto a S,
c. Dentatura "spirale": superficie di uguale inclinazione, formata dai segmenti ugualmente
inclinati rispetto a P, che poggia su una curva direttrice v che caratterizza il tipo della den-
tatura:
v un cerchio: dentatura GLEASON,
V un epicicloide allungata: dentatura OERLIKON o KLINGELNBERG.

13.2 DENTATURA DIRITTA

La figura 13.3 rappresenta in modo schematico la disposizione generale di una macchina


tipo GLEASON.
1-2. Due utensili a tagliente rettilineo,
3A. Slittoni porta-utensili animati da spostamenti alternativi opposti sulle guide 5 e 6,
7. Supporto porta-utensili, che ruota intorno all'asse orizzontale SY.
L'insieme (supporto-utensili) costituisce la ruota piano conica generatrice o piuttosto una
"ruota conica generatrice".
Infatti, la stozzatura si dirige perpendicolarmente all'asse del supporto (figura 13.2): ci
significa che il cono primitivo della ruota tagliata non tangente a un piano normale
all'asse del supporto bens a un cono di semiangolo al vertice:

Yf =
angolo di dedendum della dentatura.
La ruota tagliata, di asse SX, inclinata rispetto al piano del supporto di un angolo (3 - Yj),
dove 3 l'angolo primitivo di questa ruota.

272
9

.~

jZ

Fig. 13.3

Gli ingranaggi a vite senza fine (8-9) e (11-12) comandano rispettivamente le rotazioni
del supporto e della ruota tagliata. Il treno di ruote intercambiabili (13) permette l'accop-
piamento delle due rotazioni in modo tale che il cono primitivo della ruota tagliata rotoli
senza strisciare sul cono primitivo della "ruota conica generatrice". La regolazione degli
utensili deve garantire la convergenza della corsa degli stessi in S. L'angolo di apertura
delle guide permette la regolazione dello spessore dei denti (figura 13.4).

Fig. 13.4

273
L'operazione di taglio discontinua. La figura 13.5 rappresenta la finitura del dente 1 dal-
la posizione inferiore del supporto (a), alla posizione mediana (b) e alla posizione supe-
riore (c) (un'operazione preliminare effettua la sbozzatura su tutta la ruota, senza genera-
zione, con semplice penetrazione della ruota tagliata verso gli utensili). La base scorrevo-
le porta-ruota si disimpegna, parallelamente all'asse del supporto, il divisore fa ruotare il
pezzo di 1 passo angolare, il supporto ritorna nella sua posizione inferiore di partenza, la
base scorrevole viene riportata in posizione di taglio: l'operazione "di divisione",
Indichiamo che certe configurazioni della macchina permettono l'esecuzione di dentature
con leggera bombatura longitudinale.
La macchina HEIDENREICH & HABECK leggermente diversa, nel senso che il cono
primitivo della ruota tagliata tangente nel piano nonnale all'asse del supporto; la corsa
di stozzatura non pi normale a questo asse, ma pu essere regolata secondo il valqre
dell'angolo Y/ la generazione si effettua allora mediante cotolamento senza strisciamento
del cono primitivo della ruota tagliata sul piano primitivo della "ruota piano conica gene-
ratrice".

Fig. 13.5 ".'


:'~'.

274
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,
.. ' .l

Fig. 13.6

Per il taglio in grande serie, e per pignoni con larghezza di dentatura ridotta, la ditta
GLEASON ha messo a punto una macchina pi rapida, nella quale i due utensili a ta-
gliente rettilineo animati da spostamenti di stozzatura sono sostituiti da due frese a disco
di grande diametro che coprono tutta la larghezza di dentatura. Queste frese sono due
utensili, (1) e (2), con una serie di lame taglienti alla periferia (fig. 13.6).
e l'angolo di inclinazione degli assi delle frese.
Nella figura 13.6 a, le lame si situano nel piano normale a questi assi, e l'angolo e ugua-
le all'angolo di pressione us : le dentature sono teoriche.
Nella figura 13.6 b, le lame si trovano su una superficie conica definita dall'angolo Il, in
modo che e = (ls + Il: le dentature tagliate presentano allora una bombatura longitudinale
tanto pi accentuata quanto maggiore Il.
Per il taglio di piccoli pignoni a dentatura diritta, in grandissima serie, la ditta GLEASON
ha previsto una macchina REVACYCLE. La fresa costituita da un disco ad asse oriz-
zontale, il cui diametro supera 600mm e che presenta alla propria periferia una successio-
ne di utensili di forma determinata (fig. 13.7). Nella zona M,M2 sono disposti gli utensili
di sbozzatura e semifinitura. Gli utensili di finitura sono disposti nella zona M2M3. L'in-
tervallo M 3M, non presenta nessun utensile: corrisponde al momento in cui si effettua la
divisione del pignone tagliato. La fresa animata da una rotazione uniforme mentre il suo
supporto si sposta parallelamente al piede della dentatura tagliata.
da 0 1 a O': sbozzatura con avanzamento ridotto,
da O' a 02: semifinitura con avanzamento maggiorato,
0 20 1: finitura.
Data la rapidit dell' operazione di taglio, alcune decine di secondi, necessario predi-
sporre sulla macchina dei dispositivi automatici di serraggio, disserraggio e alimentazio-
ne.

275
l ",

..',

"':."

Utensile
.'
di sbavatura

Fig. 13.7

13.3 DENTATURA OBLIQUA

Questo tipo di dentatura molto poco utilizzato. Si' preferisce infatti la dentatura "spira-
le". La differenza fondamentale rispetto alla generazione della dentatura diritta lo sfalsa-
mento rispetto al centro S di rotazione del supporto della direzione di spostamento degli
utensili (fig. 13.1) che convergono verso un punto S' tale che:

SS' = SI sin ~
~: angolo di inclinazione esterno della dentatura. Esiste un tipo di macchina GLEASON e
di macchina HEIDENREICH che pennette la realizzazione di questo tipo di dentatura.

13.4 DENTATURA SPIRALE

13.4.1 Generalit

Esistono due tipi principali di dentatura spirale definiti come indicato in 13.1 dalla forma
della dentatura della "ruota piano conica generatrice".
Gli utensili sono costituiti da una fresa circolare alla cui periferia disposta una serie di
utensili a lama tagliente rettilinea.
Distingueremo:
a) Dentatura ad "altezza variabile", generalmente prevista da GLEASON (fig. 13.8 b):

276
l

Fig. 13.8

l'asse della fresa normale alla genet:atrice di piede.


b) Dentatura ad "altezza costante", prevista da OERLIKON e KLINGELNBERG: l'asse
della fresa evidentemente normale alla generatrice di piede, ma normale anche alla ge-
neratrice primitiva (fig. 13.8 a).

13.4.2 Dentatura GLEASON

Le lame taglienti sono situate a uguale distanza dal centro dell'utensile (fig. 13.9). La su-
perficie di dentatura della ruota piano conica generatrice quindi un tronco di cono di ri-
voluzione, e la curva direttrice C della figura 13.1 quindi un cerchio.

lo

o-x

Fig. 13.9

277
,/

..
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u!!(;
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I_'"'---:---[

Fig. 13.10

Nella figura 13.10 R p il raggio di fresa:


a) Fresa a taglienti esterni per il taglio del fianco concavo della dentatura,
b) Fresa a taglienti interni per il taglio del fianco convesso della dentatura,
c) Fresa a taglienti alternati per il taglio dei due fianchi di un vano di dentatura.
Adottiamo le denominazioni GLEASON per definire le tre disposizioni principali di den M

tatura (fig. 13.11):


b) dentatura "SPIRALE"; pignone e ruota di un ingranaggio ad assi concorrenti; ~ = an-
golo di spirale;
a) dentatura "ZEROL"; caso particolare di dentatura SPIRALE con angolo di spirale nul-
lo;
c) dentatura "IPOIDE"; pignone e ruota di un ingranaggio ad assi sfalsati.

Fig. 13.11

278
Dentature tagliate mediante generazione con il metodo delle "rollette"

La figura 13.12 rappresenta in modo schematico una macchina GLEASON.

SX: asse della ruota tagliata,


SY: asse di rotazione (orizzontale) della culla (o supporto),
O: asse della fresa, normale al piano della culla.

Poich il piano contenente il vertice degli spigoli taglienti tangente al cono di piede del-
la dentatura, ci significa che l'asse della ruota tagiiata inclinato rispetto al piano della
culla di un angolo (O - gf) (fig. 13.2.9).

1. Comando di rotazione della ruota tagliata.


2. Comando di rotazione della culla.

L'insieme (culla-fresa) costituisce la ruota conica generatrice, di semiangolo al vertice


(90 0 - y/).

,----- ----
I 2 t-+----1
.--__ _ .J

Fig. 13.12

necessario ottenere il rotolamento senza strisciamento del cono primitivo della ruota ta-
gliata sul cono primitivo della ruota conica generatrice: necessario quindi un treno a
ruote intercambiabili di accoppiamento I.
L'operazione ' discontinua. Dopo la finitura di un vano, la ruota si disimpegna dalla fre-
sa; un dispositivo divisore, con ruote intercambiabili II, fa ruotare la ruota di un passo an-
golare. La figura 13.13 schematizza un esempio di ciclo di taglio, nel quale i due fianchi
di un vano sono lavorati contemporaneamente con l'ausilio di una fresa a taglienti alter-
nati (ci in genere avviene per il taglio di una ruota; per il taglio di un pignone, i due
fianchi vengono generalmente tagliati separatamente).

279
1. Ruota avanzata, sulla fresa fino alla profondit di affondamento di sbozzatura.
2. Movimento di generazione di sbozzatura.
3. Avanzamento di affondamento complementare rapido della ruota fino alla profondit di
finitura.
4. Inversione del senso del moto di generazione per la finitura completa del vano.
5. Disimpegno della ruota per l'esecuzione del movimento di divisione.
Il posizionamento dell' asse della fresa rispetto alI'asse della culla permette di ottenere
l'angolo di spirale desiderato.
La generazione mediante il "metodo delle Rollette" consiste nell'utilizzare per il taglio
della dentatura della ruota e il taglio della dentatura del pignone degli insiemi generatori
(culla-fresa) coincidenti (come per esempio per il taglio di una ruota e di un pignone ad
assi paralleli a partire dalla stessa dentiera generatrice).

Fig. 13.13

Dentature tagliate con il "metodo degli Inviluppi"

Contrariamente al metodo delle Rollette, l'insieme generatore (culla- fresa) per il taglio
della dentatura del pignone realizza questa volta la dentatura della ruota con la quale deve
ingranare il pignone.
Fig. 13.14: Taglio di un vano della ruota, senza alcuna generazione, mediante semplice
affondamento della fresa nella ruota (2): metodo di taglio molto rapido generalmente uti-
lizzato per la grandissima serie.
Dopo il disimpegno rapido della fresa (3), esecuzione del movimento di divisione.

280
2 3

Fig. 13.14

.1

Fig. 13.15

281
Fig. 13.15 a: Taglio senza generazione della ruota.
Fig. 13.15 b: Taglio del pignone con il metodo degli Inviluppi. L'asse della culla SYmate-
rializza allora l'asse della ruota SX2 e la fresa la dentatura della ruota. .
(Questa figura relativa alla dentatura OERLIKON o KLINGELNBERG ad altezza co-
stante, ma il principio rimane identico).

13.4.3 Dentatura OERLIKON o KLINGELNBERG

La fresa composta da un certo numero ZF di gruppi identici di utensili. La rotazione del-


la fresa uniforme: un gruppo di utensili penetra in un vano della dentatura tagliata men-
tre il gruppo seguente deve penetrare nel vano seguente. Nella figura 13.16 vi sono 5
gruppi di utensili comprendenti ciascuno una lama esterna (a) e una lama interna (i). Dob- ..
biamo quindi gi rispettare quello che chiamiamo il "rapporto di divisione".

velocit angolare della ruota tagliata


(194)
velocit angolare della fresa z

z: numero di denti della ruota tagliata.

Fig. 13.16

282
Questa combinazione di moti permette di materializzare la "ruota piano conica generatri-
ce",
Si dimostra che se Zj e Z2 sono il numero dei denti di un ingranaggio ad assi perpendicola-
ri concorrenti, il numero di denti della ruota piano conica generatrice :

(195) Zp :::: ~ Zl2 + Z2 2

Evidentemente dobbiamo avere:

velocit angolare deUa ruota tagliata


(196) -----....:;....--------=---- - - -
velocit angolare della ruota piano conica Z

velocit angolare della ruota tagliata ZF


(197) e ::::--
velocit angolare della fresa Zp

Taglio con generazione con il "metodo delle Rollette"

Una volta materializzata come descritto la ruota piano conica generatrice, resta da attuare
. il rotolamento senza strisciamento del cono primitivo della ruota tagliata sul piano primi-
tivo della ruota piano conica (fare riferimento alla figura 13.1). Si imprime allora una cer-
ta rotazione, di velocit angolare (Ob' alla culla porta-fresa, il che equivale ad imprimere
una "rotazione complementare" dello stesso valore alla ruota piano conica: necessario
allora produrre sulla ruota tagliata una rotazione complementare che va ad aggiungersi a
quella risultante dall'accoppiamento di divisione (194); chiameremo "rapporto di genera-
zione" il rapporto definito come segue:

velocit angolare complementare della ruota tagliata


(198)
velocit angolare della culla (Ob z

Di conseguenza, la velocit angolare della ruota piano conica la somma di quella risul-
tante dalla (197) e dalla rotazione della culla.
Definiamo la ruota piano conica mediallte la curva direttrice sul piano primitivo. Conside-
riamo per esempio la punta di un utensile che taglia il fianco convesso (fig. 13.16 b) situa-
ta sul cerchio di raggio RF Le velocit angolari della ruota piano conica e della fresa sono
nel rapporto costante' definito dalla (197); vale a dire che il moto relativo di questi due or-
gani risulta dal rotolamento senza ,strisciamento di un cerchio di raggio Eb legato alla fre::;
sa su un cerchio di raggio Ey legato alla ruota piano conica:

(199)

283
F""
i

La traccia C della punta dell'utensile quindi un'epicicloide allungata.


Nel metodo delle rollette, il pignone e la ruota d un ingranaggio sono tagliati a partire da
due ruote piano coniche generatrici coincidenti, con rotolamento senza strisciamento dei
coni primitivi sul piano primitivo comune alle due ruote piano coniche.
Il ciclo di taglio diverso da quello della macchina GLEASON rappresentato nella figura
13.13 in quanto la generazione assolutamente continua, senza alcuna interruzione per la
divisione: in un determinato momento, tutti i denti sono allo stesso livello di finitura.

Taglio senza generazione con il "metodo degli Inviluppi"

suffic,iente fare riferimento al paragrafo corrispondente 2.3 relativo alle macchine


GLEASON e alla figura 13.15.

13.4.4 Bombatura relativa di dentatura

Nelle dentature GLEASON, OERLIKON o KLINGELNBERG, segnaleremo che si pre-


vede di produrre una "bombatura longitudinale relativa" dei fianchi coniugati del pignone
e della ruota di un ingranaggio, modificando alcuni elementi delle frese oppure utilizzan-
do frese speciali (non entreremo nei particolari).

13.4.5 Controllo dei contatti Rodaggio

Nel caso di ingranaggi concorrenti o sghembi, il contatto delle dentature coniugate viene
influenzata considerevolmente da qualsiasi difetto di posizionamento degli organi. Esisto-
no "banchi di controllo del contatto" che permettono di segnare la posizione relativa cor-
retta che dovr essere successivamente riprodotta nel carter dell'ingranaggio. .
Vengono utilizzati generalmente dei banchi di rodaggio, specialmente per ingranaggi con
dentature trattate.

284
CAPITOLO 14

Metodi di fabbricazione degli ingranaggi a vite


senza fine
14.1 VITE SENZA FINE

La figura 14.1 definisce i quattro tipi principali di filetti delle viti senza fine.
ZA: filetto con profilo rettilineo nella sezione assiale.
La sezione assiale del filetto rettilinea. ottenibile per esempio su un tornio parallelo,
con un utensile a tagliente rettilineo inclinato disposto su un piano assiale. Sulle rettifica-
trici DURAND, la mola anulare di raggio RM diamantata lungo un profilo meridiano ap-
propriato (non rettilineo) e il suo asse sfalsato rispetto al piano assiale orizzontale della
quantit:

(y = angolo di passo della vite senza fine)


ZN: filetto generato per esempio su un tornio parallelo, con un utensile o tagliente rettili-
neo inclinato, disposto su un piano normale al filetto. Lo stesso tipo di filetto viene gene-
rato praticamente da una fresa o da una mola a dito.
Una fresa o una mola a disco di generazione di questo filetto non hanno un profilo meri-
diano rettilineo.
ZK: filetto generato per esempio da una fresa a disco o da una mola a disco a profilo meri-
diano rettilineo. La sezione assiale di tale filetto non rettilinea.
ZI: filetto ad elicoide a evqlvente, generato da una mola piana che materializza un fianco !
i

di dentiera. La sezione del filetto con un piano normale all'asse un'evolvente del cilin-
dro base.
Le dentatrici o le rettificatrici che utilizzano frese o mole a disco sono molto semplici:
I
sufficiente coniugare la traslazione del carrello porta-vite e la rotazione del mandrino di
avanzamento di questa vite. Segnaliamo una soluzione originale di taglio della vite con
l'ausilio di un pignone utensile (fig. 14.2).
I
~.,
"

285 ~
I
----------_.. _.. _.

lA ZN

"

'l.lf

Fig. 14.1

Rotazione
,......---'--..
Normallf - Compi.

-p,-[,

~_._.
,-

Fig. 14.2

286
Il pignone utensile a dentatura elicoidale che corrisponde sensibilmente all'inclinazione
del filetto da tagliare ed disposto in modo tale per cui il suo piano di taglio passa per as-
se della vite senza fine.
ffio : velocit angolare dell'utensile,
zo: numero dei denti dell'utensile,
ffi: velocit angolare della vite,
z: numero di filetti della vite.
Poich 1'avanzamento del carrello porta-utensili non innestato, si ha

ffio Z
(200) =
ffi 20

Per il taglio di tutta la lunghezza della vite, l'utensile deve essere spostato parallelamente
all' asse della vite. Consideriamo la dentiera L, sezione del filetto. con il piano di taglio:
tutto avviene come se questa dentiera ingranasse con i profili di taglio. Il moto di avanza-
mento modifica la velocit angolare della vite data dalla (200): infatti, se a mm1giro di
utensile 1'avanzamento del carrello e H il passo elicoidale del filetto, questo avanzamen-
to implica una traslazione complementare a della dentiera L che si pu ottenere mediante
una rotazione della vite uguale a:

(201)

Un differenziale interposto nella catena cinematica della macchina permette di ottenere


automaticamente questa rotazione complementare.

14.2 RUOTA PER VITE SENZA FINE

Il taglio di una ruota tangente per vite senza fine si pu effettuare solo mediante il "Meto-
do degli Inviluppi": la vite equivalente all'utensile deve essere identica alla vite senza fine
con la quale ingraner la ruota tagliata. Una macchina per tagliare mediante creatore
quindi la macchina tipo per il taglio delle ruote tangenti.
1. Taglio per avanzamento radiale (fig. 14.3).
L'avanzamento si effettua per penetrazione progressiva radiale.
000 : velocit angolare della fresa,
zo: numero dei filetti della fresa,
C: velocit angolare della ruota,
z: numero di denti della ruota.

000 z
(202) =
00 Zo

287
, ;i:t

I :~~ ~
~r

:&~ ~
:.

l,
f

Fig. 14.3

Bench pi rapido, questo metodo di taglo utilizzabile solo in alcuni casi a causa
dell'interfer.enza che potrebbe talvolta intaccare delle parti utili della dentatura.

2. Taglio per avanzamento assiale (fig. 14.4).


Questo metodo non ha alcuna limitazione e viene generalmente preferito al precedente.
L'utensile viene portato immediatamente all'interasse di utilizzazione. L'avanzamento de-
ve essere quindi effettuato lungo la direzione stessa dell'asse della fresa, tangenzialmente
alla ruota tagliata. d'obbligo un creatore troncoconico: la parte conica effettua una sboz-
zatura progressiva, mentre la parte cilindrica riservata alla finitura. Questo avanzamento
tangenziale della fresa deve essere evidentemente compensato da una rotazione comple-
mentare della ruota tagliata che viene ad aggiungersi alla rotazione normale definita dalla
(202) e garantita automaticamente da un differenziale interposto nella catena cinematica
della macchina.

...
. _-,

.}

Fig. 14.4
....'

288
I

I
-+-.~ ....,.---

Fig. 14.5

Il creatore evidentemente l'utensile che garantisce i migliori risultati, principalmente per


quanto riguarda la produttivit. Tuttavia, questo utensile relativamente costoso e, nel ca-
so di serie poco importanti, si preferisce "l'utensile mosca" (o utensile per barenatura).
Questo utensile pu essere considerato come un creatore nel quale siano rimasti solo alcu-
ni denti dello stesso filetto o addirittura molto spesso un solo dente (fig. 14.5).
La finitura superficiale pu essere sufficientemente buona adottando un avanzamento as-
siale ridotto di conseguenza.
l. Inizio del taglio.
2. Fine del taglio.

289
CAPITOLO 15

Controllo degli ingranaggi

15.1 INTRODUZIONE E CAMPO DI APPLICAZIONE

Il sistema di tolleranze trattato in questo capitolo conforme alla Raccomandazione 1328


del comitato I.S.O. Te 60 "Ingranaggi", oggetto anche della norma francese NF 23006.
Questo sistema si applica unicamente alle dentature a evolvente di cerchio e attualmente
si estende fino alle ruote di 4000 mm di diametro e modulo 40. Indicheremo tuttavia alcu-
ne modifiche oggetto di discussioni attuali in seno al gruppo di lavoro G.T2. Le tolleranze
saranno indicate mediante formule (uso sempre pi comune dei calcolatori), mediante
curve e tabelle (uso molto apprezzato dai servizi dei costruttori).
La dentiera base del sistema quelle della Raccomandazione LS.O./R. 54 (Moduli e Dia-
metrai Pitch degli ingranaggi paralleli per la meccanica generica pesante) e LS.O./R. 53
(Dentiera base per ingranaggi paralleli di meccanica generica pesante.) .
Questo sistema specifica tutti gli errori il cui controllo prevedibile, su una ruota isolata o
un ingranaggio completo, con le tolleranze corrispondenti. Alcuni tipi di ingranaggi pos-
sono richiedere soltanto un numero limitato di controlli che potranno essere oggetto di
norme specifiche.

15.2 DEFINIZIONI E AVVISO PER IL CONTROLLO

L'ordine logico di fabbricazione di un ingranaggio il seguente:


- la lavorazione del corpo di ognuno dei due organi, .
-l'esecuzione delle dentature di ognuno dei due organi,
-l'assemblaggio dei due organi, nelle condizioni di funzionamento dell'ingranaggio.
quindi normale effettuare i controlli successivi in ordine corrispondente:

291
- controllo del corpo di ognuno dei due organi,
- controllo delle dentature di ognuno dei due organi,
- controllo delle condizioni di montaggio dell'ingranaggio.

15.2.1 Controllo del corpo della ruota

15.2.1.1 Assi di riferimento

a) Nel caso di pignoni o ruote con foro, sar adottato come asse di riferimento l'asse del
foro.

b) Nel caso di pignoni con albero, l'asse di riferimento sar 1'asse dei supporti.

c) Allo scopo di facilitare le operazioni di fabbricazione, di controllo e di montaggio, si


raccomanda di predisporre delle superfici di riferimento radiali e laterali chiaramente in-
dicate sui piani di esecuzione (fig. 15.1).

15.2.1.2 Cilindro di testa

a) Il valore del diametro di testa non ha in generale un'importanza essenziale. meglio


tuttavia ammettere un valore tendente piuttosto ad aumentare il gioco di testa. Se si ap-
poggia un apparecchio di controllo sul cilindro di testa, opportuno in certi casi tenere
conto del valore esatto di quest'ultimo.

b) L'errore di circolarit (radiale) del cilindro di testa l'ampiezza totale della deviazione
dell'indicatore di un comparatore il cui tastatore in contatto con il cilindro di testa, per
un giro completo della ruota esaminata (fig. 15.1).

15.2.1.3 Superfici di riferimento (fig. 15.1)

a) L'errore di circolarit radiale della superficie di riferimento l'ampiezza totale della


deviazione dell'indicatore di un comparatore il cui tastatore in contatto con la superficie
di riferimento radiale, per un giro completo della ruota esaminata (fig. 15.1).

b) L'errore di circolarit assiale, o incurvatura, si ottiene con il tastatore del comparatore


in contatto con la superficie di riferimento laterale (fig. 15.1).

292
Diametro di testa Superficie di
riferimento

Superficie di
riferimento laterale

Asse di riferimento

Fig. /5.1

15.2.2 Controllo delle dentature

15.2.2.1 Divisione

Per un osservatore posto di fronte alla superficie di riferimento, numerare i denti in senso
orario:

N = l, 2, 3... ecc. fino a z

Adottare la tenninologia seguente (fig. 15.2) valida per dentature esterne o interne:
a) Fianco destro: fianco che limita il dente a destra quando questo viene visto con la som-
mit al di sopra del piede,
b) Fianco sinistro: fianco che limita il dente a sinistra nelle stesse condizioni,
c) Passo numero k: passo compreso tra il fianco del dente (k - l) e il fianco del dente k,
ti) Passo destro: passo compreso tra due fianchi destri consecutivi,
e) Passo sinistro: passo compreso tra due fianchi sinistri consecutivi.

Errore singolo di passo circolare /Pl

Il passo circolare il passo misurato su un cilindro di controllo il pi vicino possibile al


cilindro primitivo (fig. 15.3). La figura 15.3 valida nel piano normale all'asse. in ge-
n
:j
nerale il passo circolare trasversale Pt che viene considerato nel caso generale di una den-
q tatura elicoidale.

293
Fianco sinistro Fianco destro

Dentatura esterna

Passo sinistro

Dentatura interna

Fianco destro

Fig. 15.2

Errore singolo di passo base (trasversale) f;,bt

Il passo base il passo misurato su una tangente al cilindro base (fig. 15.3). L'errore sin-
golo di passo (circolare o base) la differenza algebrica tra il valore effettivo del passo e
il valore teorico. Quando il cerchio di controllo diverso dal cerchio primitivo, il passo
teorico il valore medio dei passi circolari effettivi successivi (fig. 15.5 a).

A: cerchio di controllo
B: cerchio base
A
ab: passo circolare
ab corda del passo circolare"
cd: passo base

Fig. 15,3

294
Errore complessivo di passo F pk

L'errore complessivo di passo Fpk su un settore di k passi ~a differenza algebrica tra la


lunghezza effettiva e la lunghezza teorica di questo settore. E anche la somma algebrica
degli errori individuali di questi stessi k passi.
La figura 15.4 rappresenta le posizioni effettive e teoriche dei fianchi di una stessa fami-
glia, numerati a partire da un'origine di controllo O. Gli "scostamenti" sono le distanze
tra le posizioni effettive e teoriche. Lo scostamento di rango k la somma algebrica degli
errori singoli di passo dall'origine fino al fianco k. Allo stesso modo, l'errore singolo del
passo di rango k la differenza algebrica tra lo scostamento k e lo scostamento (k - l)
(fig. 15.5 c).

Passo (1) sinistro, Passo teorico


effettivo
Cerchio di controllo

Scostamento (k)
positivo

Origine
Errore singolo (I)
Scostamento (I)

Fig. 15.4

Errore totale di divisione Fp

Si tratta dell'ampiezza totale del diagramma di errore complessivo (fig. 15.5 c). l'errore
complessivo massimo su qualsiasi settore della dentatura.
Nella figura 15.5 notiamo:
a. errore singolo: fpt max = +5 Jlm, passo N 17
c. erro,re totale di divisione: Fp = 19 Jlm, tra i fianchi 4 e 14,
- errore complessivo massimo su 3 passi: Fp3 max = lO Jlm tra i fianchi 14 e 17.

Errore consecutivo: fu.


Differenza (valore assoluto) tra due passi consecutivi.
=
b. errore consecutivo massimo: fu massimo 6 Jlm tra i fianchi 17 e 18.

Controllo per settori delle ruote di grandi dimensioni (fig. 15.6)

Per le ruote con molti denti, non consigliabile l'uso della curva degli scostamenti o er-
rori complessivi ottenuta a partire dalla rilevazione degli errori singoli a causa dell'accu-
mulo possibile di piccole incertezze di misura pass;bili di influenzare ognuna delle rileva-

295
Numero dei fianchi
18 l' 2 3 l., 5 6 7 8 !J fO " 12 13 tI, 1.5 15 11 16
Numero dei passi N
fO 11 121 t,j t" 1.5, f(j 11' f8
1 2 3 Il
51
6 11 8
1 1 (9
a. --
:- := F'jt dei passi N ~
... ><
lL..Q. (ti
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-,.z .,.J 'IS -t
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I
t't 'r-f
-J = -,
- = =
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b -= - ..;......;. I-- - <\l
E
t
==
Fu tra i passi (N-1) e N
-. .~

.! ~I
c -
CV)
lJ... lt.Q.
- ~

Fpk derivato da Fpt


- f--

IIIIl
Fig. 15.5

Controllo
I t Posizionamento

------------------
-----------------------
Fig. 15.6

zioni successive con apparecchi portatili, per esempio manuali. Si raccomanda quindi di
effettuare direttamente il controllo su ognuno dei settori successivi di k passi, scegliendo
per k un numero sufficientemente grande e se possibile sottomultiplo del numero di denti
z della ruota.
L'apparecchio deve essere mantenuto in posizione corretta rispetto alla ruota, mantenendo
i suoi due tastatori A e B in contatto con i fianchi omologhi e con uno di essi che a ogni
lettura viene a occupare la posizione che teneva l'altro alla lettura precedente.
L'errore su ognuno dei settori la differenza algebrica tra la lettura effettuata per questo
settore e la media algebrica di tutte le letture.

296
Il numero di passo S per settore viene scelto prossimo a:

S = 2 -{Z/ 3.~ m
Il simbolo Fp24.S4 significa per esempio che si determina l'errore complessivo massimo
su una lunghezza d'arco di 24 passi, con l'ausilio del controllo per settori di S = 4 passi.

15.2.2.2 Errore di circolarit di dentaturafr

L'errore di circolarit il doppio dell'eccentricit del cilindro primitivo, vale a dire la di-
stanza tra l'asse di questo cilindro e l'asse di riferimento. Praticamente l'errore di circola-
rit di dentatura si misura come ampiezza totale per un giro completo attorno all'asse di
riferimento, della variazione di compenetrazione di un oggetto di misura (per esempio
sfera o forcella: fig. 15.7) tangente ai profili in prossimit del loro punto di intersezione
con il cerchio primitivo.

Fig. 15.7

15.2.2.3 Errori di profilo

Errori di profilo

Sono le deviazioni delle tracce effettive del profilo rispetto alla traccia di riferimento. Si
misurano lungo una normale comune alle evolventi, vale a dire una tangente al cilindro
base (fig. 15.8).

Lunghezza di valutazione dell'errore di profilo

Si tratta della lunghezza La' misurata su una tangente al cilindro base sulla quale si deter-
mina l'errore di profilo. In generale essa delimitata dallo smusso di testa del dente e dal

297
Errore totale di profilo ~
~ .~

Zona di
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l,'
I