Sei sulla pagina 1di 4

DA SOLER A ROBBIE WILLIAMS

7 0 7 1 3

9 771122 176003

R

A NOVE ANNI

FondineriPetrobas Il Brasilecondanna l’expresidenteLula

Emiliano Guanella A PAGINA 13

LE STORIE

Tornano di moda isentierideglispalloni

Teresio Valsesia A PAGINA 26

Pendolarideltabacco

incodaaVentimiglia

Fabrizio Assandri A PAGINA 26

T1 CV PR T2 ST XT PI

L’INTERVISTA

Pellegrinieimondiali

“Prontaastupirvi

ancoraunavolta”

Giulia Zonca A PAGINA 33

LALA STAMPASTAMPA

QUOTIDIANO FONDATO NEL 1867

GIOVEDÌ 13 LUGLIO 2017 & ANNO 151 N. 192 & 1,50 IN ITALIA (PREZZI PROMOZIONALI ED ESTERO IN ULTIMA) SPEDIZIONE ABB. POSTALE - D.L. 353/03 (CONV. IN L. 27/02/04) ART. 1 COMMA 1, DCB - TO www.lastampa.it

La minaccia: decisi a disertare la sessione autunnale di esami

La rivolta dei professori “Stipendi fermi da 6 anni Blocchiamol’Università”

Investimenti limitati, siamo al 18° posto nell’Ocse Il contesto non è favorevole, crolla il numero dei docenti

UNA SVOLTA PER SALVARE GLI ATENEI

ANDREA GAVOSTO

U n gruppo di 5400 do- centi universitari (oltre il 10% del totale) ha deci-

so di sospendere per 24 ore il

primoappellodellasessioneau-

tunnale, quella che inizia a set-

tembre: l’obiettivo dello sciope-

n Oltre cinquemila profes- sori universitari cancellano i loro esami dal 28 agosto al 31 ottobre. L’obiettivo della pro- testa è ripristinare le pro- gressioni di carriera e gli scatti di anzianità bloccati dal 2011. Il livello dei nostri atenei resta alto, ma non c’è ricambio e i soldi sono pochi. Per ogni euro pubblico speso per la ricerca, agli studiosi arrivano soltanto 70 centesi- mi. L’Italia rimane inoltre tra gli ultimi Paesi in Europa per il numero di persone in pos- sesso di un titolo di istruzione

ro

è ripristinare le progressioni

terziaria.

di

carriera e gli scatti di anziani-

Amabile, Corbi, Levi, Olivo,

tà che erano stati bloccati nel 2010 dal governo Berlusconi e che sono ripartiti solo recente- mente. Personalmente, non ri- tengo che l’automatismo degli

Rauhe ALLE PAGINE 2 E 3

Le idee

L’urgenza di un’Agenzia dellaricerca

ELENA CATTANEO

C aro direttore, nel nostro Paese la ri- cerca non è mai stata

una priorità e ciò ha causa- to gravissime disfunzioni al sistema.

CONTINUA A PAGINA 23

scatti retributivi sia il modo giu- sto per ricompensare chi inse- gnanti, perché del tutto slegato dalle competenze e dall’impe- gno: sarebbe meglio arrivare a retribuzioni differenziate, sulla base della produzione scientifi- ca, della capacità didattica e della disponibilità di ciascun docente ad assumere incarichi amministrativi, come è avvenu-

Parla Bersani: cambi rotta. Lite Renzi-Letta

“Serve un nuovo ’68 e il governo rischia”

n Duro affondo del leader

RETROSCENA

Così Unipol gelò la nuova Rc Auto

Scontro fra il segretario Pd e la Banca d’Italia:

«Hofattomaleafidarmi»

Barbera, Magri e Paolucci

ALLE PAGINE 6 E 7

to

con successo in Inghilterra a

di

Mdp Pier Luigi Bersani:

partire dagli Anni 90. Detto questo, la protesta è fondata, per almeno due ra- gioni. Intanto, mette in luce un’ingiustizia. La legge del

«Di fronte all’umiliazione di una intera generazione, mi stupisco che non sia ancora partito un nuovo Sessantot- to». E sulle banche: «Ingoiato

ora basta». Renzi nega il gol-

2010, nata in una situazione di difficoltà finanziaria del no-

l’ennesimo boccone amaro,

stro Paese, bloccava gli scatti

pe

ai danni di Letta. La repli-

di

tutte le categorie del pub-

ca:

«Disgustoso, mantengo le

blico impiego.

CONTINUA A PAGINA 23

distanze». Barenghi, Carugati, Martini e Piepoli ALLE PAGINE 4 E 5

GLI INCENDI NON DANNO TREGUA, PAURA A SAN VITO LO CAPO

Fiamme vicino al resort I turisti fuggono inbarca

Turisti in fuga dalla spiaggia di San Vito Lo Capo

Giacalone ALLE PAGINE 10 E 11

In Italia seicento piromani Pene alte ma pochi in carcere

FRANCESCO GRIGNETTI

A PAGINA 11

Buongiorno

MATTIA FELTRI

Sette miliardi di complotti

u A qualcuno di voi avanzano un miliardo e ottocento milioni di euro? Servono a Virginia Raggi per dare una bella sistemata a Roma e, accidenti, li ha chiesti al gover- no e il governo non glieli dà. Ma piano con gli entusiasmi. Non un miliardo e otto e basta. Un miliardo e otto que- st’anno, un miliardo e otto il prossimo, e così il successi- vo e quello dopo, per un totale di sette miliardi e due. Niente? Peccato. Perché, per fare un piccolo esempio, servono cinquanta milioni per le buche e senza toccherà tenersele, quelle attuali e le prossime. Almeno così ha detto il sindaco. Che pure aveva delle bellissime idee. Ri- cordate? Gli sprechi, i tagli, la buona gestione. Nel 2015, quando sindaco era Ignazio Marino, i cinque stelle ave- vano presieduto una commissione speciale e spulcia qui,

spulcia là, recupera l’Imu, adegua gli affitti, chiedi i tri- buti al Vaticano, rivedi le concessioni balneari, sistema gli introiti dalle associazioni sportive, fai pagare per i ta- volini dei bar, e insomma bastavano questi risparmiucci per recuperare un miliardo all’anno. Solo coi rispar- miucci. Poi tutto il resto. E perché Marino e i suoi prede- cessori non lo facevano? «Nel migliore dei casi sono con- niventi, nel peggiore corrotti». Dopo, dicevano i cinque stelle, si finisce col pretendere «l’immancabile finanzia- mento salva-Roma». Facile no? Però, porca miseria, dei risparmiucci non si è saputo più nulla, e invece si è sapu- to dell’immancabile richiesta di finanziamento salva- Roma. Rimane una domanda: conniventi o corrotti?

c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

L’ordine di Sarraj

Il premier libico “Bombardare i barconi deitrafficanti”

n Pugno duro di Fayez al- Sarraj per fermare l’emi- grazione clandestina verso l’Europa. In un comunicato inviato alle Forze armate il premier del governo di uni- tà nazionale libico insediato a Tripoli ordina di bombar- dare i barconi utilizzati dai trafficanti. «Siete pregati di prendere immediatamente parte alla lotta contro que- sto crimine», si legge.

Bresolin e Stabile A PAGINA 8

Il vertice di Trieste

Gentiloni attaccaMacron “Tunoncapisci il caso migranti”

n A Trieste il trilaterale Gentiloni-Macron-Merkel sull’emergenza migranti. Il premier italiano contro il presidente francese: «Non capisce la crisi, è inutile di- stinguere tra rifugiati eco- nomici e chi fugge dalla guerra». Merkel: «Sull’ac- coglienza l’Italia ha fatto cose fantastiche, ora servo- no strategie comuni per stabilizzare la Libia».

Servizio A PAGINA 8

DOSSIER

Sogno Balcani:

dalla pace al commercio

IPaesidell’exJugoslavia sedutiallostessotavolo per il trattato sui trasporti

Monica Perosino A PAGINA 9

2

. Primo Piano . LA STAMPA

GIOVEDÌ 13 LUGLIO 2017

Lo scontro

1

Gli scatti

Gli stipendi sono fermi dal 2011.

MARIA CORBI

ROMA

«Lei mi domanderà come fac- ciamo a scioperare contro gli studenti, vero?». Carlo Ferraro,

docente del Politecnico di Tori- no, coordinatore del Movimen-

to per la dignità della docenza,

mette le mani avanti. Effettiva- mente, più di 5000 professori cancelleranno i loro esami dal

28 agosto al 31 ottobre, rallen- tando il percorso universitario

di

moltissimi studenti. Obiezio-

ni

che sono una spina nel fianco

per questo docente, appena an-

dato in pensione, che ha dedica-

to tutta la vita alla ricerca e ai

ragazzi. «Allora le spiego che

I

docenti

questa azione arriva dopo tre

chiedono lo

anni di richieste, di lettere a

scongelamento

Mattarella, Renzi e Gentiloni»,

a partire dal 2015 e non dal 2016

dice. «Noi vogliamo creare disa- gio, certamente, ma non disa- stri perché gli studenti sono

2

L’azzeramento

I professori

contestano

«l’azzeramento

giuridico» del periodo 2011- 2015 che com-

porterà

«conseguenze

anche sul Tfr e sulla pensione»

3

una nostra priorità. Tanto è ve- ro che sciopereremo solo un giorno a testa, coincidente con

il primo appello. Gli studenti

che non potranno fare l’esame

si iscriveranno al secondo ap-

pello. E nel caso di materie che

prevedono un solo appello ne chiederemo uno straordinario dopo quindici giorni». «Non è stata una decisione presa a cuor leggero - sottoli- nea - ma dopo tre anni di conti- nue sollecitazioni ai governi, senza risposte, siamo stati co- stretti a proclamare lo sciope- ro». A spingere i docenti alla protesta c’è il blocco degli scatti di stipendio del periodo 2011-2015. «Chiediamo che lo scongelamento parta dal pri- mo gennaio 2015, come per tut-

 

ti

gli altri impieghi statali»,

Le assunzioni

spiega Ferraro. «Invece per noi

Gli insegnanti

è

stata fissata la data del primo

chiedono la

gennaio 2016. Non solo un anno

programmazione

di

blocco in più degli altri, ma

di nuovi ingressi nel personale

anche con la cancellazione di questi cinque anni passati. Co-

docente

me se questi anni non fossero

ordinario e tra i

mai esistiti ai fini della carrie-

ricercatori

ra, della pensione, del Tfr. Noi non pretendiamo gli arretrati ma è giusto avere adesso gli aumenti che avremmo avuto senza il blocco». Una storia

che inizia nel 2014 con l’invio al governo di una lettera con ol- tre 10 mila firme, che continua nel 2015 con lo sciopero bianco,

e con altre lettere, anche al ca-

po dello Stato. Ieri però la mi- nistra dell’Istruzione Valeria Fedeli sembrava stupita: «La cosa che mi ha colpito è il fatto che quattro mesi prima dichia- rino uno sciopero per ottobre.

Francia

Macron pensa alla selezione Sindacati sul piede di guerra

LUCA MATARAZZO/FOTOGRAMMA

Il ministro

Fedeli:«Improprio

pereticaestile»

n La ministra del- l’Istruzione Valeria ri- sponde ai professori mobilitati. «Il tema del

rinnovo dei contratti ri- guarda tutto il sistema dell’istruzione e della formazione. Quello che

mi ha colpito è il fatto

che quattro mesi prima dichiarino lo sciopero. Lo trovo improprio per-

ché per etica e per stile

c’è un confronto aper-

to e si dovrebbe nego- ziare prima. Non fare la sessione di esami è un tema sbagliato». Per il rinnovo del contratto della scuola «si parte dalle priorità contenu- te nell’intesa del 30 no- vembre 2016» sull’im- piego pubblico, sotto- scritta dalle sigle sinda- cali. «Dopo aver com- pletato la nostra verifi- ca il Miur farà un atto di indirizzo semplificato all’Aran per aprire il pri- ma possibile il tavolo negoziale».

Cinquemila prof in sciopero

Niente esami all’università

“Aumenti congelati dal 2011”. Bloccati i test di settembre e ottobre

I precedenti

Lo trovo improprio per due ra-

La

Statale

gioni: per scelta, etica e stile

di

Milano

c’è un confronto aperto, si do-

durante una protesta dei professori nel 2015,

anche allora furono bloc-

vrebbe negoziare e il confronto aperto con chi rappresenta an- che quel mondo c’è». Ma Fer- raro insiste: «Nessuno ci ha mai risposto concretamente. E anche gli incontri di quest’an-

cati gli esami

no

al ministero non hanno por-

tato a nulla nonostante noi avessimo portato delle propo-

ste di mediazione. Non ci han-

no lasciato scelta».

Così all’estero

Germania

Guadagnano come i giudici ma forti tagli alle assunzioni

Tra gli atenei più «agguerri- ti», Torino e Palermo. Vito Fer- ro, professore di idraulica e idro- logia nell’ateneo siciliano, assi- cura che «molte associazioni studentesche stanno iniziando a valutare l’idea di supportare la nostra azione». «Noi siamo stati solidali con le esigenze dello Sta- to sopportando per tutti questi anni il blocco degli scatti stipen- diali», continua Ferro, «ma ades- so con l’azzeramento anche giu- ridico di quei 5 anni avremo con-

seguenze anche sulla nostra pensione e sul Tfr e non è giu- sto». In ogni caso la mobilitazio- ne dei professori universitari non si fermerà dopo questa pri- ma battaglia. «Altre sono le que- stioni sul tappeto per le quali chiediamo risposte», fa sapere Ferraro: «Da un piano di assun- zioni che coinvolga personale or- dinario e ricercatori alle risorse da destinare al diritto allo studio per gli studenti meritevoli».

c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Spagna

In cattedra restano gli anziani Fra 4 anni il 25% sarà in pensione

PAOLO LEVI

WALTER RAUHE

FRANCESCO OLIVO

PARIGI

BERLINO

Abbandono universitario, assenza di posti a sedere nella aule degli atenei, estrazione a sorte degli studenti ammessi al ciclo superio- re, scarse prospettive:in Francia la nuova am- ministrazione di Emmanuel Macron ha pro- messo una riforma per ovviare ai problemi del sistema universitario, tanto più che le fa- coltà si avviano verso uno “shock demografi- co”, con 40.000 studenti in più ogni anno, co- me detto dal premier Edouard Philippe. Guardandosi bene dal pronunciare la parola tabù di «selezione», il braccio destro di Ma- cron ha annunciato che dal 2018 chi vorrà ac- cedere al primo anno universitario dovrà ri- spondere a specifici «pre-requisiti» in deter- minate materie a seconda della facoltà scelta oltre al diploma di maturità. Un annuncio che malgrado la pausa estiva già suscita le proteste di parte dei prof e dei sindacati in nome del diritto allo studio e con- tro quella che viene bollata una visione «mal- thusiana» dell’università.

c

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Nelle università tedesche lavorano oggi 46.344 professori ordinari, ai quali si aggiungono

98.200 docenti associati e 138mila assistenti al-

la ricerca con contratti a tempo determinato. Il

loro status è paragonabile – sia per il livello re- tributivo, sia per il riconoscimento e prestigio sociale - a quello di un giudice o magistrato. Lo stipendio mensile lordo di un professore ordina- rio varia da un minimo di 4.565 ad un massimo

di 7.202 euro, ai quali si possono aggiungere as-

segni familiari e premi aggiuntivi fino a 2.800

euro. Gli ultimi scatti salariali pattuiti tra sinda- cati e governo lo scorso anno hanno garantito nel 2016 aumenti del 2,2% e nel 2017 di altri 2,35 punti. Il vero problema in Germania non è lega-

to quindi al livello di retribuzione dei docenti,

quanto all’insufficiente assunzione di nuovo personale causata dalla rigida politica di bilan- cio e dai tagli alla spesa pubblica degli ultimi an- ni, come anche dal processo demografico. Nelle scuole (dalle elementari fino ai licei) sono oltre 53mila i posti attualmente vacanti.

c

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

In Spagna la categoria gode ancora di un certo prestigio sociale ed economico, ma invecchia ine- sorabilmente. Lo stipendio dipende da anzianità professionale e regione di appartenenza. Per i possessori di una cattedra il salario medio non scende sotto i tremila lordi e non supera i seimila. Subito sotto si trovano i professori «titulares», che guadagnano circa duemila euro lordi. La me- tà finisce nelle tasche dei prof precari, che effet- tuano sostituzioni. All’ultimo gradino si trovano gli «aiuto professori» e gli «associati», con un sa- lario molto leggero, dai 300 ai 700 euro lordi. Ma c’è un fattore che può cambiare le sorti dei docenti: il merito. Alcune comunità autonome hanno inserito voci come il tasso di abbandono e quello dei laureati, in base al quale può salire lo stipendio. Il grande problema dell’università spagnola è l’età: il 25% dei docenti sarà in pensio- ne fra quattro anni. Il ricambio non c’è. E il go- verno pensa a rimuovere i vincoli per contratta- re i prof, che in futuro potrebbero non essere più funzionari dello Stato.

c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVAT

LA STAMPA

GIOVEDÌ 13 LUGLIO 2017

. Primo Piano . 3

I NODI DELL’ISTRUZIONE

Non c’è ricambio e i soldi sono pochi L’Italia in fondo alla classifica

L’eccellenza e la precarietà. Il livello dei nostri atenei resta alto, ma il contesto è poco favorevole Per ogni euro pubblico speso per la ricerca, agli studiosi arrivano soltanto 70 centesimi

I laureati

Penultima posizione in Europa Obiettivi Ue lontani

L’Italia rimane tra gli ultimi Paesi in Europa

per il numero di persone in possesso di un tito-

lo di istruzione terziaria (coloro cioè che pro-

seguono gli studi dopo il diploma delle supe-

riori). Persino tra i più giovani, che dovrebbe-

ro avere le stesse opportunità dei loro coeta-

nei europei, la quota è inferiore. Tra coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni in Italia a prose- guire sono il 24% contro il 37% della media Ue e il 41% della media Ocse, secondo quanto ri- sulta dall’ultimo Rapporto dell’Anvur. Il confronto con gli altri Paesi secondo le

classifiche Eurostat vede l’Italia all’ultimo po- sto lo scorso anno, penultima oggi. Ci sono so-

lo 26 laureati italiani ogni cento cittadini tra i

FLAVIA AMABILE

ROMA

I professori universitari protestano per gli stipendi bloccati ma i mali

dell’università italiana sono molti e non basta l’eccellenza nella qualità della ricerca a rendere il quadro più confortante. Anzi. Appare evidente che chi riesce a produrre risultati di ottimo

livello nel sistema della ricerca universitaria italiana lo fa nonostante un contesto decisamente poco favorevole. I professori universitari sono in forte calo e sempre più anziani per il blocco del turn-over che ha fermato l’innesto di idee e risorse più giovani. La spesa in ricerca si conferma su valori molto inferiori alla media dell’Unione Europea e dei principali paesi Ocse. L’Italia

con l’1,27% si colloca solo al diciottesimo posto tra i principali paesi Ocse. Per ogni euro che il nostro paese spende nelle tasche dei ricercatori italiani rientrano soltanto 70 centesimi. L’università non riesce a essere interessante nemmeno per i giovani: l’Italia rimane tra gli ultimi Paesi in Europa per numero di laureati.

c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

L’organico

Sempremenodocenti:

diminuiti del 12% in 6 anni Emancail turnover

Dal boom al calo irreversibile. Se si considera

il numero dei docenti universitari dalla fine de-

gli anni Novanta a oggi si assiste a un aumento continuo fino al 2008. Dal 2009 al 2015 il calo dovuto ai provvedimenti di blocco del turnover messi in campo dal governo Berlusconi insie- me con il taglio dei finanziamenti pubblici al sistema universitario. È una diminuzione net- ta del 12%, da 62.753 docenti a 54.977. Il rapporto studenti/docenti ha seguito l’andamento opposto. Aveva raggiunto un mi- nimo storico nel 2008 (28,9 studenti per do- cente), è cresciuto fino al 2010 (30,2) e ha oscillato per i successivi cinque anni attorno

a 30 studenti per ogni docente, in corrispon-

30 e i 34 anni. Peggio, tra tutti i Paesi membri della Ue, fa solo la Romania (25,6%). L’Italia, poi, è quintultima, davanti solo a Portogallo, Roma- nia, Spagna e Malta, per quanto riguarda il tasso di abbandono scolastico dei ragazzi tra i 18 e i 24 anni. Nel 2016, la percen- tuale di laureati tra le persone tra i 30 e i 34 anni è cresciuta in tutta l’Unione

 

denza del calo degli iscritti. Fino al 2008 i professori erano formati da molti ordinari, relativamen- te pochi associati e molti ricercatori. Dal 2008 al 2013 invece c’erano po- chi ordinari, un nume- ro leggermente supe- riore di associati e molti ricercatori. Nel 2015, con i numerosi pas- saggi registrati dalla posi- zione di ricercatore a quella di

invece in maniera costante e regolare: dal 1988

(arrivando al 39,1%), rispetto al 2002. Ma l’Ita-

associato, ha assunto maggiore peso del passa-

lia

non ha approfittato di questo aumento ge-

to la figura intermedia degli associati.

neralizzato, è rimasta comunque indietro ri- spetto agli altri Paesi.

 

La presenza femminile tra i docenti cresce

È vero che gli italiani con un titolo di istru-

a

oggi è passata da 26 a 37 donne ogni 100 do-

zione superiore sono raddoppiati rispetto al 2002, quando la quota era del 13,1% e che il da- to odierno supera l’obiettivo nazionale del

centi, una quota non molto diversa da quella dei paesi Ocse, che hanno una media di 42 donne ogni 100 docenti. Il rallentamento delle carriere

26%. Ma resta lontano il traguardo della stra- tegia «Europa 2020», che tutti i Paesi arrivino per quella data ad avere il 40% di laureati. Il Paese più virtuoso è la Lituania, con più di

universitarie legato al calo dei docenti e al bloc- co del turnover è evidente osservando la distri- buzione per età: negli ultimi 27 anni l’innalza- mento dell’età media è stato continuo: dal 1988

un

laureato ogni due trentenni (58,7%). Seguo-

al

2015 l’età media è aumentata di quasi 7 anni,

no

Lussemburgo (con il 54,6%) e Cipro (con il

giungendo a sfiorare i 53 anni.

53,4%), scrive l’ufficio statistico della Ue nel rapporto del 2016. In linea con tutti gli altri Pa-

 

I più attivi in cattedra sono i professori asso- ciati che hanno un monte ore di didattica eroga-

esi europei, anche in Italia sono le donne a lau- rearsi in proporzione maggiore rispetto agli uomini, con una quota del 32,5% contro il 19,9%. Nel resto della Ue, le laureate sono cre- sciute di dieci punti percentuali dal 2002: dal 24,5% al 43,9%, sopra gli obiettivi comunitari.

ta maggiore di 1,3 ore in media rispetto ai pro- fessori ordinari (rispettivamente 111,6 ore e 110,3 ore); i ricercatori a tempo determinato in- segnano in media 9,6 ore in meno rispetto ai ri- cercatori a tempo indeterminato (rispettiva- mente 67,8 ore e 77,4 ore).

 

c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

La spesa

Gliinvestimenti al palo da 4 anni

18°postonell’Ocse

La quota del Prodotto interno lordo dedicata

in Italia alla spesa in ricerca e sviluppo è rima-

sta stabile nei quattro anni considerati dall’ul- timo rapporto dell’Anvur (Agenzia nazionale

di valutazione del sistema universitario). Ma

la stabilità, sottolinea l’Agenzia, non è un dato positivo: la quota del Pil investita in ricerca si conferma su valori molto inferiori alla media dell’Unione eu- ropea e dei principali paesi Ocse. L’Italia, con l’1,27%, si colloca solo al 18° posto (insieme alla Spa- gna) tra i principali paesi Ocse, con valori su- periori solo a Russia, Turchia, Polonia e Gre- cia, ben al di sotto della media dei paesi Ocse (2,35%) e di quelli della comunità europea

(2,06% per l’Ue considerata a 15 Stati) e 1,92% per l’Ue di 28 Stati). Fra le regioni italiane, soltanto il Piemonte presenta quote di spesa in ricerca prossime alle medie dei paesi Ue e Ocse, rileva l’Agenzia. Al secondo e terzo posto Lazio e Emilia Romagna. La ripartizione delle quote di spesa tra setto- ri istituzionali vede prevalere il settore privato, che rimane comunque sottodimensionato ri- spetto alla media europea, sui settori dell’istru- zione superiore e pubblica. La maggior parte dei fondi a disposizione di docenti e ricercatori deriva dai fondi europei, ma per ogni euro che il nostro paese spende come contributo al setti- mo programma quadro, nelle tasche dei ricer- catori italiani rientrano soltanto 70 centesimi. Nonostante i fondi scarseggino sempre più, l’Italia conferma, almeno per ora, la propria tradizione di eccellenza in quanto a qualità del- la propria produzione scientifica. La quota di pubblicazioni scientifiche italiane rappresenta nel periodo 2011-2014) il 3,5% del totale mon- diale, con una crescita del 4% annuo (in lieve rallentamento rispetto agli anni precedenti) della produzione scientifica nazionale. E l’im- patto della produzione scientifica, misurato in termini di citazioni effettive su citazioni attese, è risultato superiore alla media dell’Unione eu- ropea e maggiore di Francia e Germania.

c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Le retribuzioni

MATTEO CORNER/LAPRESSE

Gli ordinari prendono tra i 3300 e i 4000 euro Niente scatti da 6 anni

Gli stipendi mensili dei professori di ruolo delle università pubbliche sono stabiliti per legge. Oscillano tra i 3300 e i 4000 euro quelli del pro- fessore ordinario e tra i 2200 e i 2700 euro quel- li del professore associato. Il ricercatore di ruo- lo al quale comunque spetta l’attività di docenza, gua- dagna tra i 1300 e i 1700 euro mensili. Tutti con tredici mensilità an- nue e tutte le garanzie e i benefit previden- ziali riservati ai dipen- denti pubblici. Sono gli stessi livelli di stipendio da sette anni. Fu il governo Ber- lusconi nel 2011 a decidere il blocco degli scatti. Il provvedimento venne confermato dai go- verni successivi, da Monti a Letta. Renzi, dopo

averlo riproposto con la legge di stabilità per il

2015, per l’anno seguente cambiò rotta e decise che era il momento di sbloccare gli stipendi nel- le università a partire dal 2016. Ma riportò in vigore la legge precedente che lega l’adegua- mento degli stipendi al calcolo dell’Istat sugli aumenti medi delle retribuzioni degli altri di- pendenti pubblici. E siccome non c’erano stati rinnovi dei contratti del pubblico impiego, man- cavano aumenti a cui riferire quelli delle univer- sità. Così anche per il 2016 gli stipendi sono ri- masti invariati. Ed è molto probabile che lo stes- so accadrà nel 2017.

c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Jena

Maree

La tragedia delle campagne elettorali è che ci tocca commentare una marea di cazzate.

c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

jena@lastampa.it

LA STAMPA

GIOVEDÌ 13 LUGLIO 2017

. Lettere e Commenti . 23

Illustrazione di

Irene Bedino

UNA SVOLTA PER SALVARE GLI ATENEI

ore obbligatorie di insegnamento; de- vono sottoporsi a continue (e sacrosan-

te) forme di valutazione del loro opera- to; devono accollarsi mansioni didatti- che e amministrative che all’estero spesso toccano a giovani dottorandi o a personale di supporto; devono supplire alle carenze di organico dovute ai pen- sionamenti che le regole attuali impedi- scono di rimpiazzare integralmente. Pochi altri comparti del pubblico im- piego in pochi anni hanno aumentato così significativamente la loro produt- tività, pur subendo una decurtazione relativa dei salari. Certo, come ovun- que, anche nell’accade- mia ci sono gli incompe- tenti o gli svogliati: ma la soluzione non è di pena- lizzare tutti, demotivan- doli, semmai di allonta- nare chi non lavora. La seconda fondata ra- gione della protesta è at- trarre l’attenzione su una preoccupante ambi- guità italiana. Da un lato, abbiamo l’obiettivo di portare al 40% la quota

di laureati sulla popola-

zione giovanile, oggi al 25%, fra le più basse dei

Paesi avanzati; dall’altro, siamo quelli che spendo-

no meno per l’università:

l’1% del Pil, di cui lo 0,75

da parte dello Stato, con-

tro una media Ocse del-

l’1,6 e dell’1,1 rispettiva- mente. Nei Paesi scandi- navi la spesa pubblica è doppia della nostra, men- tre in Franca e Germania supera abbondantemen-

BATTERE L’ODIO NELLA PROFONDITÀ DEL WEB

tale da lasciare allibiti chi ne co- nosca i significati profondi. Per i giovani utenti della rete tutto questo è puro folklore. Ve- rificano ogni giorno che nel web leggi di quel tipo hanno la stessa efficacia di un guscio di noce uti- lizzato per svuotare il mare. Te- nere il busto di Mussolini sul proprio profilo Facebook, uno dei reati introdotti dalla nuova legge, è una prassi abituale e go- de di una consolidata impunità;

la legge fosse applicata davve-

ro ne nascerebbero centinaia di migliaia di denunce e di proces- si… A meno che non ci si accon- tenti della portata simbolica del provvedimento, confermando però l’impressione di una deso- lata impotenza della politica. Le preoccupazioni da cui na- sce la legge Fiano sono condivi-

sibili. Il caso di Chioggia o, quel- lo più clamoroso, di Predappio sono i segnali di un sentimento diffuso, per ora limitato al con- sumo di gadget e rinchiusi in una dimensione fieristica che ne fa una ghiotta opportunità per af- faristi e speculatori. E anche i ri- sultati elettorali di Casa Pound sono ancora modesti, sebbene alle ultime amministrative sia riuscita a presentare un candi- dato sindaco e una propria lista

in 13 Comuni sopra i 15 mila abi-

tanti. Ma quello che avviene nel-

le profondità del web è davvero

inquietante. In rete non vale l’obbligo di

provare le proprie affermazioni.

E non c’è la possibilità di verifi-

care un dato attraverso la cer- tezza dell’identità del suo auto- re. Protetti dall’anonimato e da un uso consapevole delle «bufa- le» virtuali, i siti neofascisti svi- luppano con inedita efficacia le loro tesi propagandistiche. Ri- cordiamo che il negazionismo è stato sconfitto dagli storici pro- prio sulla base della totale incon- sistenza delle sue prove; è stata una battaglia culturale in cui ha vinto la storia come disciplina, con un suo statuto scientifico, la certificazione delle sue fonti, il suo apparato metodologico. Senza questo tipo di bonifica co- gnitiva del web nessuna batta- glia culturale può essere vinta.

se

GIOVANNI DE LUNA

ANDREA GAVOSTO SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

S ono circa 2700 le pagine Facebook ispirate da mo- vimenti di estrema destra

e nostalgici del fascismo. Inclu- dendo anche le altre realtà che si sono collegate ad esse con al- meno un like, si arriva a un to- tale di ben 9000 pagine. Questi dati, frutto degli studi di un gruppo di ricercatori conclusi nel dicembre del 2016, segnala- no la straripante presenza del- la galassia nera in uno degli strumenti on line più usati dal mondo giovanile. Insieme al di- lagare dei siti revisionisti e alla diffusione delle tesi negazioni- ste delineano i contorni di un’emergenza culturale e di una crisi educativa. La legge in discussione in Parlamento na- sce dalla consapevolezza di questa crisi. I dubbi sorgono sulla sua efficacia. La legge Scelba del 1952 e quella Manci- no del 1996 sono tra le meno ap- plicate del nostro ordinamento giuridico; per una intrinseca

inadeguatezza e una acciden- tata formulazione, ma soprat- tutto perché chiamano in cau- sa direttamente la politica, svelandone la fragilità di fronte alle inquietudini che ereditia- mo dal nostro passato più re- cente. Le polemiche di questi giorni certificano una realtà in cui la storia perde ogni spesso- re e diventa solo un randello da agitare contro gli avversari. I «5 stelle» non hanno un albero genealogico al quale rifarsi:

senza passato e con un incerto

N el giro di qualche tempo, le altre

categorie, inclusi gli insegnanti

della scuola - più numerosi e ca-

paci di esercitare una pressione politi-

ca -, hanno ottenuto il ritorno ai norma-

li automatismi stipendiali. Per i docenti

universitari il blocco è rimasto. La per- dita economica è ingente: parliamo di svariate decine di migliaia di euro lun-

go

l’arco della vita lavorativa, con effet-

ti

che si trascinano sulle pensioni; so-

te

l’1% del Pil. Se l’Italia

futuro trovano solo nel presen-

ha

veramente a cuore lo

te la propria legittimazione; la

sviluppo di competenze elevate dei giovani, e, di conseguenza, migliori prospettive di lavoro e di crescita economica, non può investire così poco nell’università (in proporzio- ne, si investe molto di più nella scuola). Ovvio, non tutti i soldi devono finire in scatti di anzianità, anzi; ma con risorse così scarse e senza la possibilità di cre- are opportunità di carriera per i tanti bravissimi giovani ricercatori che ab- biamo, il destino dei nostri atenei ri- schia di essere segnato.

destra riscopre le pulsioni estremistiche che si annidano nel suo ventre profondo e attri- buisce una veste sovranista al- le sue antiche inclinazioni raz- ziste; il centrosinistra cerca di coniugare in maniera goffa le recenti sortite di Renzi sugli immigrati con i principi di una democrazia inclusiva sanciti dalla nostra Costituzione. Quella che ne deriva è una rissa con urla e improperi, con un termine come “liberticida”

c

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

usato in maniera così strumen-

prattutto, al di fuori dell’anzianità, i do- centi non ricevono altre forme di au- mento retributivo. Si dirà: i professori universitari sono comunque un gruppo privilegiato, con pochi obblighi lavorativi e la possibilità

di

integrare il reddito, svolgendo lucro-

se

attività al di fuori degli atenei. In re-

altà, questa è una visione poco aggior- nata: oggi i docenti di tutti i livelli han- no visto aumentare notevolmente le

c

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

L’URGENZA DI UN’AGENZIA DELLA RICERCA

clinica, con specifiche cellu- le, per una specifica malat- tia. Così come è la regola os- servare assegnazioni «ad hoc», nella legge di stabilità,

ELENA CATTANEO SEGUE DALLA PRIMA PAGINA

G li impegni di premier

e ministri non si sono

mai concretizzati in

un riordino del sistema del-

la ricerca pubblica, né in un

ripensamento del modello

di erogazione dei fondi a es-

sa destinati. Nell’ottobre 2014 la Commissione ricer- ca del Senato individuava

nella riduzione delle risor-

se e nella mancanza di una

strategia coordinata le principali criticità del si- stema pubblico della ricer- ca. Sul fronte risorse si chiedeva al governo l’impe- gno a varare un piano plu- riennale di rifinanziamento per centrare gli obiettivi europei per il 2020. Sul pia-

no dell’efficienza si suggeri-

va di creare un’Agenzia del-

la ricerca, per evitare la

frammentazione, coordinare le scelte e garantire l’indi-

con i beneficiari. Né si pos- sono tollerare i meccanismi

a chi tira di più la giacchetta, fondazione o ospedale che sia. Infine, il caso tragico di

pendenza della ricerca e dei

«a

sportello», dove lo studio-

Human Technopole, grande

suoi apparati dalla pubblica

so

si reca presso il ministero

infrastruttura di ricerca, per

amministrazione e dal deci-

in

qualsiasi momento del-

la

cui realizzazione il gover-

sore politico.

l’anno per farsi finanziare. In

care i casi - di cui sono stata

no aveva previsto (poi rime-

La richiesta di un’Agenzia non è una novità. Il motivo è

alcuni casi i bandi ancora esistono ma, dopo anni di ca-

diando all’errore iniziale) di assegnare progetto e risorse

restia, le domande sono in

in

modo discriminatorio a un

semplice: le risorse pubbli- che che l’Italia stanzia per la

ricerca scientifica, oltre ad essere «briciole», sono par- cellizzate e spalmate su di- versi ministeri. Inoltre – con rare eccezioni - non perse- guono obiettivi strategici co- muni, né adottano gli stessi criteri di merito o di valuta- zione. Non si può più andare

numero tale da rendere la valutazione una lotteria. La bocciatura raggiunge fino al 90% delle proposte, con giu- dizi a volte poco pertinenti e il finanziamento, laddove ar- riva, risibile. Senza dimenti-

testimone oltre 15 anni fa e che ho denunciato - in cui il bando esiste, ma la Commis-

Ente arbitrariamente pre- scelto. Queste modalità sono deleterie per il Paese perché producono spartizione clien- telare dei fondi pubblici, nonché file di questuanti che barattano libertà e terzietà del ricercatore. Questa con-

dizione è forse la più profon- da causa della fuga dei gio- vani studiosi, che diffidano

avanti così. Non è previsto

sione di valutazione decide

di

un sistema che non finan-

dall’etica pubblica liberale

di

finanziare i suoi compo-

zia sulla base di idee e com-

che un ministero (legittima-

nenti. Poi ci sono le erogazio-

petenze, cui potrebbero

mente) decida di assegnare i

ni

via «phone calls» invece

competere alla pari, ma sulla

soldi della ricerca a un pro-

che con «public calls». E pu-

prossimità ad uno dei tanti

prio ente il quale poi, senza

re

le norme «ad ricercatore»

poteri.

alcun bando, negozia arbi- trariamente le erogazioni

che assegnano milioni ad una singola sperimentazione

Riaffermare oggi l’urgen- za di un’Agenzia nel nostro

Paese è necessario soprat- tutto in vista di una nuova e prossima iniezione di liquidi- tà nel sistema, prospettata recentemente dal Miur, at- traverso la restituzione, vo- luta e ottenuta dalla ministra Fedeli, alla ricerca italiana di 250 milioni di euro (parte del tesoretto di risorse pubbli-

che accantonate dall’Istituto italiano di tecnologia). L’Agenzia altro non sareb-

be che un organismo compo-

sto da persone esposte a con-

trolli incrociati, indipendenti dalla politica e dalla comuni-

tà degli studiosi, che svilup-

pino e replichino procedure disegnate sugli obiettivi e

svolgano un ruolo terzo, tra- sparente e competente nel controllo dell’erogazione di fondi, così da rimuovere frammentazione ed eteroge- neità di scopi, con garanzia

di date certe di avvio e chiu-

sura di bandi pubblici, aper-

ti, competitivi.

Ormai siamo pressoché l’unico Paese in Europa a non averla. Intorno a noi ci sono

esperienze di successo in Francia, Germania, Svizzera

e Spagna. Nessuno è tornato

indietro. Anzi, l’efficienza di un tale modello come volano dello sviluppo economico è testimoniato dall’Agenzia el-

lenica per la ricerca e l’inno- vazione varata lo scorso feb- braio dal Parlamento greco, per la cui realizzazione la Banca europea degli investi- menti ha erogato 180 milioni

a cui se ne aggiungono 60 dal

governo greco, cifra che co- prirà i primi due anni e mez- zo di lavoro. Non so quanta parte della comunità accademica e

scientifica desideri spogliare

il decisore politico della pos- sibilità di orientare buona parte dei finanziamenti. Né

quanto la politica sia pronta

a farlo. Quel che è certo è che

le generazioni future ringra- zieranno chi avrà il coraggio, oggi, di intraprendere scelte

lungimiranti e di avviare un processo in controtendenza

all’inerzia cui ci hanno con- dannato molti governi del passato.

*docente alla Statale di Milano Senatrice a vita

c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI