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Analisi II

Sviluppi in serie di funzioni elementari intorno a zero:


sin 3 5 7 + 2+1
+ + (1)
3! 5! 7! =0 (2 + 1)!
arctan 3 5 7 + 2+1
+ + (1)
3 5 7 =0 (2 + 1)
2 3 +
1++ + +
2! 3! =0 !
log(1 + ) 2 3 4 + +1
+ + (1)
2 3 4 =0 ( + 1)
cos 2 4 6 + 2
1 + + (1)
2! 4! 6! =0 2!
(1 + ) ( 1) 2 +
1 + + + ( )
2! =0
1 +
1 + 2 3 +
(1)
1+ =0
+
1 1 2 + 4 6 +
2
(1) 2
1+ =0
Tabella delle derivate fondamentali.
0

1 1

2

1

1
log 1

log 1
log

log

sin cos

cos sin

tan 1
1 + tan2 =
cos 2
cotan 1
(1 + cotan2 ) =
sin2
arcsin 1
1 2
arccos 1

1 2
arctan 1
1 + 2
arccotan 1

1 + 2
+1
+
+1
1 log|| +


+


+
log
cos +
sin
sin +
cos
1 tan +
= 1 + tan2
cos 2
1 cotan +
2
sin
1 arcsin +

1 2
1 arctan +

1 + 2
cosh +
sinh
sinh +
cosh
1 tanh +

cosh2
1 cotanh +

sinh2
1 1 1+
log +
1 2 2 |1 |
1 log ( + 1 + 2 ) +

1 + 2
1 log | + 2 1| +

2 1
1 log | + 2 2 | +

2 2
2 2 +

2 2
1
arcsin +
2
2
2 2 +

2
2
1
log | | se( )( )
( )
1 1
se( )2
2 + + ( )
1
arctan ( ) se[( )2 + 2 ]
{
Integrazione di funzioni razionali fratte
()
1. () con deg[()] > deg[()]:
()
= +
()

()
2. () con deg[()] < deg[()]:

= + = = log| + |
+
()
= + + +
( )( ) ( )
()
2
= + +
( ) ( )2
3. Se il denominatore un quadrato perfetto:
()
= =
( )2
()
4. () con deg[()] = deg[()]:
() ()
= cisiriconducealtipo: = log|()|
() ()
5. Il denominatore non si annulla mai:
+
2 perilcompletamentoalquadrato, = 2e =
+ + 2
2 2

quindiilpolinomio 2 + + diventa [ 2 + + ] + ( )
4 4
2 2

dovesappiamoche 2 + + = ( + )
4 2
+
quindidiventa
2 2
( + ) + ( 4 )
2
1
esieffettualasostituzione = + = =
2 2

( 2) + ( 2)
1 1 1
2 = 2 + 2
2 2 2
+ ( ) + ( ) + ( )
4 4 4
Aquestopuntoilprimosirisolvericonducendosiallogaritmo(alnumderivatadelden):
2
( 2) ( 2 )
1 ()
2 = 2 = = log
2 2 2
2 + ( 4 ) 2 + ( 4 )
Mentreperilsecondocisiriconduceall arcotangente(1alnume( 2 + 1)alden)
6. Integrali del tipo:
1 1
2 = = 2 = 2

+ + ( + 1)
1
chediventa, raccogliendo, 2 = arctan
+1
7. Integrali del tipo:
=
+ =0 1
2 = + = { {
+ ( ) = 1 =
2
1 1
= log( ) log( + )
2 2 + 2
8. Integrali del tipo:

2 =

9. Integrale per parti:
() () = ()() ()()
10. Per le funzioni razionali di :

sipone = = log =

11. Integrale delle funzioni trigonometriche:
(sin) (cos)
sealmenounodegliesponentidispari, tenendocontoche sin2 + cos2 = 1
cos = cos =
sieffettualasostituzione {
sin = sin =
seinveceentrambigliesponentisonopari, siusanoleformuletrigonometricheperabbassareilgrado:
1 1
cos2 = (1 + cos 2)sin2 = (1 cos 2)
2 2
12. Integrali che presentano moltiplicazioni tra formule trigonometriche del tipo:
cos sin sirisolvonoconletrigonometriche, inparticolareformulediprostaferesi:
+
sin + sin = 2 sin cos
2 2
+
sin sin = 2 cos sin
2 2
+
cos + cos = 2 cos cos
2 2
+
cos cos = 2 sin sin
2 2
sin( ) = sin cos cos sin cos( ) = cos cos sin sin
tan tan
tan( ) =
1 tan tan
2 2 tan
sin 2 = 2 sin cos cos 2 = cos2 sin2 = {2 cos 2 1 tan 2 =
1 2 sin 1 tan2
1 cos 1 + cos 1 cos sin
sin = cos = tan = =
2 2 2 2 2 sin 1 + cos
13. Integrali di funzioni razionali di sin , cos :
2
postot = tan = 2 arctan = siusanoleformuleparamentriche:
2 1 + 2
2
1 2
cos = sin =
1 + 2 1 + 2
14. Integrali di funzioni irrazionali del tipo:
secompareunasolavolta + = + = = 1
secompaiono + e + sipone = + con = . . . {, }
15. Integrali di funzioni irrazionali del tipo:
se > 0, sipone = 2 + +
2 + + {radice, sipone( ) = 2 + +
se < 0< 0l integralenondefinito
16. Integrali del tipo:
2 2 = asin = acos = |cos | acos siusanoletrigonometriche
17. Integrali del tipo:
2 + 2 = sinh = acosh = acosh acosh =
18. Integrali del tipo:
2 2 = acosh = asinh = |asinh | asinh
Funzioni a pi variabili
Introduciamo lo studio di funzioni a pi variabili. Esistono, in generale, tre grandi categorie di funzioni:
1. Funzioni : , come le leggi del moto, che a un determinato valore reale associano un
vettore nello spazio; lanalisi differenziale viene fatta dunque componente per componente,
andando ad analizzare una ad una le funzioni dello spazio in arrivo;
2. Funzioni : , che associano ad un vettore nello spazio un valore reale: questo il caso, ad
esempio, del campo elettrico e magnetico. Lanalisi differenziale non viene pi svolta
componente per componente, dunque dovremo introdurre dei nuovi metodi di analisi;
3. Funzioni : , che associano ad un vettore dotato di componenti in partenza, un altro
vettore dotato di componenti in arrivo.

Funzioni da valori reali a valori vettoriali


Per quanto riguarda le funzioni : , detto un intervallo e 0 un punto appartenente a
tale intervallo, si dice che la funzione : ha limite:
lim () = se | lim () | = 0
0 0
Tenendo conto che sia sia sono vettori ad componenti, allora si pu scrivere:

lim (1 (), 2 (), , ()) = ( lim 1 (), lim 2 (), , lim ())
0 0 0 0
Allo stesso modo anche la derivata assume un significato simile:
1 2
=( , ,, )

Funzioni da valori vettoriali a valori reali


Per quanto riguarda le funzioni : , le cose si complicano e si deve introdurre un altro metodo di
calcolo infinitesimale. Intanto, diciamo che il grafico di queste funzioni si ottiene rappresentando nel
piano un gruppo di linee di livello ottenute intersecando la superficie della curva con un piano:
:
{
= ()
Dunque questo tipo di funzioni saranno delle funzioni di vettori ad componenti che restituiscono in
uscita un valore reale, del tipo (1 , , ) = : dato che non un vettore come sopra, non possibile
semplificare il calcolo infinitesimale alle componenti perch non essendo il valore di arrivo un vettore,
non si pu certo parlare di componenti. Si dice, come al solito, che il limite:
lim () = se > 0 > 0 0 < | | < |() | <

Il limite si pu ottenere mediante due metodi:
1. Restrizione della funzione a una curva per dimostrare la non esistenza del limite. Possiamo
calcolare il limite sostituendo ad una delle variabili una combinazione lineare delle altre,
restringendo il volume di grafico ad una curva: se lungo due restrizioni diverse troviamo due
risultati discordanti, siamo sicuri che il limite non esiste. Se troviamo due risultati uguali, per,
non detto che il limite esista davvero;
2. Maggiorazioni con funzioni radiali: risolviamo il limite adoperando il teorema del confronto a
due, per cui se una funzione che maggiora quella di partenza tende ad un certo valore, a maggior
ragionevitenderanchelaltra.In pratica passiamo in coordinate polari:
= 0 + cos
{
= 0 + sin
Cos da poter studiare il limite non pi in due variabili, ma in una sola, dato che avremo:
lim+(, )
0
3. Maggiorazioni con funzioni algebriche. Risolviamo il limite usando il teorema dei carabinieri,
ovvero andando a minorare e a maggiorare la funzione di partenza con due funzioni di cui
sappiamo calcolare bene il limite. Per usare questo metodo utile conoscere alcune relazioni
che semplificano i calcoli, ottenibili svolgendo i quadrati di qualche espressione:
1
( + )2 0 2 + 2 + 2 0 ( 2 + 2 )
2
1
( 2 + )2 0 4 + 2 + 2 2 0 2 ( 4 + 2 )
2
1
( + 2 )2 0 2 + 4 + 2 2 0 2 ( 2 + 4 )
2
1
( + 3 )2 = 0 2 + 6 + 2 3 0 3 ( 2 + 6 )
2
Potrebbe anche tornare utile la famosa relazione:

1
+
4. Limiti notevoli e sviluppi di Taylor: questo metodo utile quando si ha a che fare con funzioni
trigonometriche o logaritmiche. Ricordiamo in una tabella alcuni tra gli sviluppi di Mac Laurin
vicino a zero pi utili:
sin 3 5 7 + 2+1
+ + (1)
3! 5! 7! =0 (2 + 1)!
arctan 3 5 7 + 2+1
+ + (1)
3 5 7 =0 (2 + 1)
2 3 +
1++ + +
2! 3! =0 !
log(1 + ) 2 3 4 + +1
+ + (1)
2 3 4 =0 ( + 1)
2 4 6
cos +

2
1 + + (1)
2! 4! 6! =0 2!
(1 + ) ( 1) +
1 + + 2 + ( )
2! =0
1 +
1 + 2 3 +
(1)
1+ =0
+
1 1 2 + 4 6 +
(1) 2
1 + 2 =0
Continuit: come nel caso ad una variabile, una funzione a valori vettoriali continua, se verificato che:
lim () = ( )

Teorema di Weierstrass: dato un insieme chiuso e limitato, cio che coincide con la sua chiusura
ovverolinsiemedeipuntiinterniedeipuntisulbordo,eunafunzionecontinuaintaleinsieme,allora
tale funzione ammette massimo e minimo:
( ) () ( )
Derivate parziali: dato che una funzione dipende da variabili, non ha senso chiederci quale sia la
derivata di una funzione a valori vettoriali in senso assoluto, ma possiamo calcolare la derivata parziale
lungo tutte le direzioni dei vettori in partenza. Avremo allora:
( + ) ( )
( ) = lim
0
Derivabilit: Una funzione a valori vettoriali si dice derivabile in un vettore se in quel punto esistono
tutte le sue derivate parziali. Se tale funzione derivabile, allora il vettore delle sue derivate si chiama
gradiente e si indica con:

() = ( (), (), , ())
1 2
Derivate direzionali: abbiamo gi visto che le derivate parziali misurano la crescita di una funzione a
valori vettoriali lungo la direzione degli assi coordinati alla base degli vettori in partenza. Nulla ci vieta
per di calcolare le derivate anche in altre direzioni. In forma analitica, la derivata di una funzione
vettoriale () lungo la direzione si esprime:
( + ) ( )
( ) = lim
0
Una maniera pi rapida per calcolare le derivate direzionali consiste nel creare una funzione () ad
una variabile definita come:
() = ( + ) ( ) = (0)
Si vede dunque che le derivate parziali sono derivate direzionali speciali calcolate lungo le direzioni
della base dei vettori della funzione. Vale la formula del gradiente:


( ) = ( ) = ( )

=1
La derivata direzionale risulta allora essere il prodotto scalare del gradiente con il versore nella cui
direzione si vuol fare la derivata. La direzione di massima crescita sar allora, il versore del gradiente,
cio:
(0 , 0 )
= vers{(0 , 0 )} =
(0 , 0 )
Differenziabilit: il differenziale una funzione che associa ad una determinata direzione un incremento
lineare lungo la stessa direzione. Dunque si esprime come:
( ): ( )
Che si pu anche esprimere mediante la nozione di derivata prima:
( + ) () = () + ()
Che in due variabili diventa, ad esempio:

(0 + , 0 + ) (0 , 0 ) = (0 , 0 )( 0 ) + ( , )( 0 ) + (| + |)
0 0
Dunque,perlaproprietdello-piccolo, esso deve tendere a zero facendone il limite:

(0 + , 0 + ) (0 , 0 ) ( , )( 0 ) + ( , )( 0 )
0 0 0 0
lim =0
(,)(0,0) 2 + 2
Che risulta la condizione necessaria affinch una funzione sia differenziabile. In generale, una funzione
a pi variabili risulta differenziabile in un punto se:
( + ) ( ) ( )
lim =0
0
Una condizione sufficiente a garantire la differenziabilit la seguente: data : , con
insieme aperto e : se le derivate parziali esistono almeno in un intorno di e sono continue in
, allora differenziabile in . Affinch esistano le derivate parziali, per la formula del gradiente,
basta che esistano tutte le derivate direzionali. Una funzione le cui derivate parziali esistono e sono
continue in tutto un insieme aperto si dice di classe 1 . Se 1 (), allora differenziabile in tutto
linsiemeaperto. Riassumiamo le condizioni di differenziabilit:
continuain
{ derivabilein differenziabilein 1 ()
( ) = ( )
Viceversa, non detto che una funzione continua e derivabile, dotata di tutte le derivate direzionali sia
differenziabile, perch potrebbe non valere la formula del gradiente. A maggior ragione, in pi variabili
la derivabilit non implica la continuit: potrebbe esistere una funzione derivabile e dotata di tutte le
derivate direzionali che non risulta per continua in un certo punto.
Derivazione delle funzioni composte
1. Siano : , : due funzioni e supponiamo che la funzione composta () =
(()) sia definita almeno in un intorno di . Se differenziabile in e derivabile
in ( ), allora la funzione composta:
= :
Edifferenziabilein e:
( ) = (( ))( )
Se dunque un punto di in cui differenziabile e derivabile, allora vale:

( ) (( ))
La cui derivata, come se fosse una specie di funzione composta dove al posto della derivata del
membro interno si mette il gradiente, risulta essere:
(( )) = (( ))( )
Vediamo un esempio. Prendiamo:
: taleche(, ) = 2 + 2
= (1,1)
: taleche() = 2 + 1
Usiamo la formula per la derivata della funzione composta. Calcoliamo subito ( ):
( ) = (1,1) = 2
Mentre la derivata della funzione calcolata in (1,1) risulta:

= 2 | =4
=2
Il gradiente di , invece, :
2 2
= ( ) (1,1) = ( )
2 2
Dunque applicando la formula avremo:
2 8
(( )) = 4 ( ) = ( )
2 8
Verifichiamo che lo stesso risultato si sarebbe potuto ottenere calcolando direttamente il
gradiente della funzione composta (( )). La funzione composta risulta:
((, )) = ( 2 + 2 )2 + 1 = 4 + 4 + 2 2 2 + 1
Che ha gradiente:
4 3 + 4 2 8
((, )) = ( 3 ) ((1,1)) = ( )
4 + 4 2 8

2. Siano : e : due funzioni e supponiamo che la funzione composta


() = (()) sia definita almeno in un intorno di 0 . Se derivabile in 0 e
differenziabile in (0 ), allora la funzione composta:
= :
Ederivabile in 0 e:


(0 ) = ((0 )) (0 ) = ((0 )) (0 )

=1
Attenzione al prodotto scalare che si traduce, in senso matriciale, in un prodotto riga per
colonna. Vediamo un esempio. Prendiamo:
2
() = {22 + 1
+1 0 = 1
(, ) = 2 + 2 + 2
Calcoliamo subito (0 ):
3
(0 ) = ( ) = ( )
2
Calcoliamo ora il gradiente di e valutiamolo in (0 ):
2 6
(, ) = ( ) ((0 )) = ( )
2 4
A questo punto facciamo la derivata di () e valutiamola in 0 :
4 4
() = ( ) (0 ) = ( )
2 2
E usiamo la formula:
6
(0 ) = ( ) (4 2) = 6 4 + 4 2 = 32
4
Verifichiamo che lo stesso risultato si sarebbe potuto ottenere anche scrivendo e derivando
lespressionedellafunzionecomposta.Dunqueavremmoavuto:
(()) = (2 2 + 1)2 + ( 2 + 1)2 + 2 = 5 4 + 6 2 + 4
Ora deriviamola rispetto a e valutiamola in 0 :

(()) = 20 3 + 12 ((0 )) = 32

Questo teoremapuessereusatoperspiegarelortogonalitdelgradienteconlacurvadilivello
di una funzione in due variabili, o, in generale, con il vettore tangente alla curva in pi variabili.
Sia : 2 differenziabile e (, ) = lequazionediuna sua linea di livello. Se la linea di
livello ammette una rappresentazione parametrica regolare = (), quindi la funzione
composta si scrive:
() = (()) = costante
Allora avremo:
(0 ) = ((0 )) (0 )
Ma, dato che () costante, avremo:
0 = ((0 )) (0 )
Quindi il prodotto scalare nullo tra due vettori implica che essi devono necessariamente essere
vettori ortogonali. Abbiamo dimostrato dunque la perpendicolarit tra il gradiente e le curve di
livello di una funzione.
Derivate di ordine superiore: una funzione , che ammette derivate parziali, pu essere derivata pi di
una volta. Le derivate successive, ad esempio quelle del secondo ordine, si eseguono:
2 2 2
(, ) 2 = ( ) = ( ) 2
= ( )

Teorema di Schwarz: Data : , con aperto. Se le derivate seconde , = 1, ,
esistono in un intorno di un punto e sono entrambe continue in , allora coincidono in quel punto:
2 2
= ( )= = ( )

Se una funzione ha tutte le derivate parziali seconde continue in un aperto, si dice di classe 2 (). Se
2 (), allora necessariamente 1 () e in particolare le derivate parziali prime di sono
differenziabili; le derivate parziali seconde sono continue e le derivate seconde miste coincidono.
Differenziale secondo: se 2 ()e , si dice differenziale secondo la funzione:

2 2 2
2
( ): ( ): ( )


=1 =1
matriceHessiana
I coefficienti indicati sopra possono essere inseriti in una matrice , detta matrice hessiana, costruita
in questo modo:
2 2
2
( ) =
2 2
[ ]
Che risulta simmetrica se vale il teorema di Schwarz, ovvero se 2 ().
Formula di Taylor con resto secondo Peano: il polinomio di Taylor di ordine si scrive formalmente:

1
,, () = ( )( )
!
=0
Arrestato al secondo ordine, il polinomio di Taylor diventa:
1
,2, () = ( ) + ( )( ) + 2 ( )( )2
2
Sostituiamo le espressioni ricavate per i differenziali primo e secondo per ottenere:
1
,2, () = ( ) + ( )( ) + ( ) ( )( )
2
Ad esempio, calcoliamo il polinomio di Taylor per una funzione esponenziale:
(, ) = + 1in(0 , 0 ) = (0,0)
Svolgiamo le derivate prime:

= =

E le derivate seconde:
2
2
2
= = =
2 2
Dunque scriviamo la formula calcolando le derivate nel punto (0 , 0 ) = (0,0):
0 1 0 1 0
,2,(0,0) (, ) = 2 + (0 0) ( ) + ( 0 0) ( )( ) = 2 +
0 2 1 0 0
Notiamo che lo stesso risultato si poteva ottenere (grazie al fatto che si sta cercando il polinomio in un
intorno di zero) con gli sviluppi di Mac Laurin ad una variabile. In effetti, ponendo = :
() = = 1 +
E sostituendo nella funzione avremo:
(, ) = 1 + + 1 = 2 +

Teorema di Fermat: Sia : , con apertoe un punto di massimo o minimo locale per
. Allora, se derivabile in , necessariamente vero che:
( ) = 0
Segno delle forme quadratiche: una forma quadratica (supponiamo di secondo grado) pu essere
rappresentata tramite una matrice simmetrica:

=[ ]

La forma quadratica sar:
1. Definita positiva (negativa) se det > 0 e < 0( > 0);
2. Indefinita se det < 0;
3. Semidefinita positiva (negativa) se det = 0 e > 0( < 0);
Studio dei punti critici: abbiamo gi visto che in un punto critico vale il teorema di Fermat, ovvero il
gradientediunafunzionesideveannullare.ScrivendolincrementotramiteilpolinomiodiTaylorper
una funzione nel punto critico avremo:
1
() ( ) = ( ) ( )( )
2
Cio ci siamo ricondotti allo studio di una forma quadratica del secondo ordine. Siano 2 (),
aperto in 2 e (0 , 0 ) un punto critico per . La matrice hessiana calcolata nel punto critico sar:
2 2
(0 , 0 ) ( , )
2 0 0
(0 , 0 ) =
2 2
(0 , 0 ) ( , )
[ 0 0 ]
Allora avremo queste condizioni:
1. Se det (0 , 0 ) > 0 e:
a. Lelementonelrettangolopositivo allora (0 , 0 ) un punto di minimo locale forte;
b. Lelementonelrettangolonegativo allora (0 , 0 ) un punto di massimo locale
forte;
2. Se det (0 , 0 ) < 0 allora (0 , 0 ) un punto di sella.
Studiamo ad esempio la funzione:
(, ) = 3 2 + 2 3
Calcoliamo il gradiente, con le derivate parziali prime:

= 6 3 2 = 2 3

Applichiamo il teorema di Fermat, annullando il gradiente:
6 3 2 = 0 (6 3) = 0 = 2/
{ { = (0,0) { 4 = (2, 2); = (2, 2)
2 3 = 0 2 = 3 =4
Dunque abbiamo trovato tre punti critici , , . Adesso calcoliamo le derivate seconde: dato che la
funzione una somma di polinomi e quindi continua e derivabile a piacimento, allora sar anche
differenziabilenellinsiemedidefinizione2 e varr il teorema di Schwarz. Avremo allora:
2 2 2
2
= 6 6 = 3 =2
2 2
La matrice Hessiana sar:
6 6 3 2
(, ) = [ ]
3 2 2
La matrice Hessiana calcolata nei vari punti sar allora:
6 0
(0,0) = [ ] det (0,0) > 0, 6 > 0 = (0,0)puntodiminimolocale
0 2
6 6
(2, 2) = [ ] det < 0 (2, 2)puntodisella
6 2
In effetti, il grafico di questa funzione sar:

Funzioni implicite: Definire una funzione in maniera implicita significa precisare le condizioni sotto le
qualilequazione(, ) = 0 definisce implicitamente una funzione = (), e cio una funzione del
tipo:
(, ()) = 0
Naturalmente, vorremmo anche che questa funzione () che parametrizza sia derivabile. Dunque,
utilizziamo il teorema della derivazione per una funzione composta per ottenere:

(, ()) + (, ()) () = 0

Da cui otteniamo:
(, ())
() =
(, ())
Diciamo allora che, dato un aperto di 2 e : una funzione 1 (), se esiste un punto tale che
(0 , 0 ) = 0 e (0 , 0 ) 0, allora esiste un intorno di 0 in eununicafunzione: tale che:
0 = (0 ) (, ()) = 0
Ovviamente il discorso vale anche parametrizzando :
(, )
((), ) = 0 () =
(, )
In sostanza i punti in cui il teorema del Dini non si pu applicare sono quelli in cui si annulla il gradiente
di , ovvero i punti critici della funzione . Consideriamolequazione:
(, ) = + 1(0 , 0 ) = (0,0)
VerifichiamolapplicabilitdelteoremadelDini.Calcoliamotalefunzioneintalepunto:
(0,0) = 1 1 = 0
Dunque la prima condizione risulta soddisfatta. Adesso calcoliamo il gradiente di :

= + 1 = 1

Calcolando queste derivate parziali nellorigine, nessuna risulta nulla, dunque possibile
parametrizzare sia (, ()) sia ((), ). Vediamo il primo caso, avremo perci:
()
+ 1
= (0) = 1
1
ProviamoascrivereilpolinomiodiTaylorperquestafunzioneattornoallorigineeverifichiamochein
effetti la derivata risulta essere 1. Dunque calcoliamo anche le derivate seconde:
2 2
2
2
= = = 2
2 2
Il polinomio di Taylor sar:
0 0 0 0
,2,(0,0) = 0 + (1 1) ( ) + ( 0 0) ( )( )=
0 0 0 0
Dunquenelloriginelafunzionesicomportacomeunaretta = , che ha in effetti derivata unitaria. Il
grafico risulta:

Funzioni implicite in n variabili: Tutti i discorsi fatti fino ad ora sulle funzioni definite implicitamente del
tipo (, ) = 0 si possono generalizzare per funzioni di variabili. Adesempio,prendiamolequazione:
(, , ) = 0
Supponiamo di voler parametrizzare la = (, ). Allora avremo:
(, , ((, )) = 0
Deriviamo rispetto a per ottenere:
(, , ((, )) + (, , ((, )) (, ) = 0
Allora,isolandolultimotermine,avremo:
(, , ((, )) (, , ((, ))
(, ) = (, ) =
(, , ((, )) (, , ((, ))
Quindi il teorema si generalizza nel modo seguente: sia un aperto di +1 , : 1 () e valgano:
( , 0 ) = 0 ( , 0 ) 0
Allora si pu parametrizzare 0 = () in maniera tale da ottenere:
(, ())
(, ()) = 0 () =
(, ())
Ad esempio, proviamo a parametrizzare rispetto a = (, , ) vicino a = 0 la funzione:
(, , , ) = + 2 + 1
Innanzitutto verifichiamo che:
(0,0,0,0) = 0
Inoltre, la derivata rispetto alla variabile da parametrizzare sar:
(, , , )
=20

Allora possiamo farlo, e scriviamo le tre derivate della funzione parametrizzata:
(, , (, , ), ) (, , (, , ), ) (, , (, , ), ) 1
= =0 = =0 = =
(, , (, , ), ) (, , (, , ), ) (, , (, , ), ) 2

Funzioni in pi variabili a valori vettoriali


Studiamo adesso i concetti di limite, continuit e differenziabilit per funzioni : . Tutto questo
non avr una qualche difficolt in pi, dato che baster ricombinare insieme i concetti visti finora.
Limite in pi variabili a valori vettoriali: abbiamo visto che per funzioni , il limite si faceva
componente per componente di funzioni in una variabile; adesso che abbiamo funzioni , per
fare il limite baster fare il limite componente per componente di funzioni non di una, ma in pi variabili.
Per la precisione, svolgeremo limiti (tanti quanti le componenti) di funzioni in variabili:
() = (1 , , ), = 1, ,
Avremo perci:
lim () = ( lim 1 (1 , ) , , lim (1 , ))

Differenziabilit in pi variabili a valori vettoriali: Il vettore delle derivate di una funzione era il
vettore:
1
( ,, )= = 1, ,
1 1 1
Il vettore delle derivate per funzioni era invece il gradiente:
1 1
= ( ,, )= = 1, ,
1
Allora, trasponendo il vettore delle derivate , i vettori delle derivate per funzioni si
possono includere in una matrice dotata di righe e colonne, detta matrice Jacobiana:
1 1

1
() = = ()

=1 =1

[ 1 ]
Condizione sufficiente affinch una funzione : risulti differenziabile in un insieme aperto
che tutti gli elementi della sua matrice Jacobiana siano funzioni continue in tale insieme. Scriviamo, per
esempio, la matrice Jacobiana di questa funzione in pi variabili a valori vettoriali:
2 + 2
(, , ) = { + +
3
Allora riconosciamo:
1 = 2 + 2 2 = + + 3 = 3 ,1 = 2 = 3 =
Non dobbiamo far altro che calcolare il gradiente di ognuna di queste tre funzioni, esprimerlo come
vettore riga e includerlo in una matrice , in questo caso 33:
2 + 2 2 0
(, , ) = [ 1 1 1]
1 3 2 0
Ognuna delle funzioni contenute negli elementi , = 1, ,3 risulta continua in 3 , dunque la
funzione di partenza (, , ) differenziabile.
Teorema del Dini per funzioni in pi variabili a valori vettoriali:Abbiamogivistocheunequazione:
(1 , , ) = 0
Sotto condizioni ragionevoli definisce implicitamente una funzione:
= (1 , , )
Pi in generale, potremmo avere un sistema di equazioni in + variabili; in condizioni lineari
possibile risolvere il sistema, cio esplicitare variabili (tante quante sono le equazioni disponibili),
quando risulta soddisfatto il teorema di Rouch-Capelli, cio quando la matrice del sistema ha rango
massimo. Nel caso non lineare, possibile fare questo localmente,ovveronellintornodi un certo punto
in cui si sa che il teorema soddisfatto; la matrice del sistema linearizzato diventa allora la matrice
Jacobiana del sistema non lineare. Dato dunque un sistema di equazioni in + variabili:
(, ) = 0
Dove = (1 , , ) , = (1 , , ) . Chiamiamo:

( , ) = ( , ) = = 1, . . ,

E chiamiamo:

( , ) = = 1, , = 1, ,

Dato dunque un aperto + , : , 1 (), e supposto che nel punto , valga:
( , ) = 0 det ( , ) 0
Allora possibile, in un intorno di , parametrizzare il vettore in maniera tale da avere:
(, ()) = 0 () = ( , ) ( , )
Consideriamo ad esempio la funzione:
2 + 2 = 2
(, , ) = { (0 , 0 , 0 ) = (1,1,0)
++ =2
Innanzitutto verifichiamo che (1,1,0) = 0, come in effetti risulta. A questo punto scriviamo la matrice
Jacobiana della funzione:
1 1 1
2 2 0 2 2 0
(, , ) = =[ ] (1,1,0) = [ ]
2 2 2 1 1 1 1 1 1
[ ]
La matrice Jacobiana ottenuta nel punto indicato ha rango due, questo significa che i due gradienti scritti
come vettori riga non sono sicuramente paralleli. Proviamo a parametrizzare (, (), ()), dunque
si deve controllare che:
2 0
det [ ] 0(= 2)
1 1
Allora, applicando il teorema del Dini, avremo che la matrice Jacobiana della parametrizzazione
(, (), ()) sar uguale allinversodelloJacobianodellederivatedellafunzionedipartenza(calcolato
nel punto dotato delle componenti pari in numero alle variabili da parametrizzare) rispetto alle variabili
da parametrizzare moltiplicato riga per colonna per lo Jacobiano delle variabili parametrizzanti:
((), ()) 2 0 1 2
= ( ) ( )
1 1 1
Invertendo la matrice quadrata si ottiene:
((), ()) 1/2 0 2 1
= ( )( ) =( )
1/2 1 1 0
Quindi abbiamo ottenuto:
(0 ) (1)
= 1
1
( ) = ( ) {
(0 ) 0 (1)
=0

Consideriamo un altro esempio, ovvero la funzione:
2 + 3
(, , , ) = { = (2,3,2, 2)
3 + 2 0
E proviamo a parametrizzare rispetto a , le funzioni , , cos da ottenere: (, , (, ), (, )).
Allora verifichiamo che in 0 la funzione si annulla e poi andiamo a scrivere lo Jacobiano:
2 2 3 3 6 4 6 6
(, , , ) = [ ] (0 ) = [ ]
3 2 3 2 6 4 6 6
A questo punto verifichiamo che il determinante dello Jacobiano delle funzioni da parametrizzare sia
diverso da zero, come in effetti accade:
6 6
det ( ) = 72
6 6
Allora tramite il teorema del Dini possiamo calcolarci lo Jacobiano delle derivate delle funzioni da
parametrizzare rispetto ai parametri:
(, ) 6 6 1 6 4 1/12 1/12 6 4
= ( ) ( ) = ( )( )
(, ) 6 6 6 4 1/12 1/12 6 4
Che risolta, ci d:

(2,3) (2,3)
(, ) 1 0
= =( )
(, ) 0 2/3
(2,3) (2,3)
( )
Abbiamo dunque calcolato le derivate della funzione parametrizzata rispetto alle direzioni
parametrizzanti nel punto in cui applicabile il teorema del Dini:
2
(2,3) = 1 (2,3) = 0 (2,3) = 0 (2,3) =
3
Varieta dimensionali in forma implicita: Si dice variet dimensionale in forma implicita immersa
in un sottoinsieme di del tipo:
= { () = 0}
1 ():
Dove un aperto di , e il rango dello Jacobiano di uguale a in ogni
punto di . Se una sottovariet dimensionale in forma implicita e un punto qualsiasi di ,
ovvero vale:
( ) = 0
Lipotesisulrangodellamatrice Jacobiana ci consente di applicare il teorema del Dini e cio, posto:
= ( , ) + ,
Si pu parametrizzare la in funzione di in questo modo:
(, ()) =
Insieme regolare: chiamiamo insieme regolare di codimensione un insieme:
: { () = 0} deg () =
Moltiplicatori di Lagrange: Introduciamo la funzione lagrangiana come:
(, , ) = (, ) [(, )]
Dove (, ) = 0 rappresenta il vincolo. Allora i punti critici sono soluzioni del sistema:
=
{ =

(, ) = 0
Si studi la funzione:
(, ) = 8 + 4 + 16 4
Cominciamo col trovare i punti critici di , calcolando il gradiente:

= 8 + 4 3 = 8 + 64 3

Mettiamo queste condizioni a sistema:
2 + 3 = 0 = 3 /2 = 3 /2 = 1/2
{ 3 { { {
+ 8 = 0 = 4 9
1= 8 = 1
Inoltrevaleancheperlorigine.Ipunticriticidunquesonotre:
1 1
= (0,0) = (1, ) = (1, )
2 2
Calcoliamo le derivate seconde:
2 2
2 2
= 12 = 8 = 192 2
2 2
La matrice hessiana sar allora:
12 2 8
(, ) = [ ] det (, ) = 2304 2 2 64
8 192 2
Quindi sostituendo i punti si verifica che:
det (0,0) < 0 = (0,0)puntodisella
det (1, 1/2) > 0, 11 > 0 = (1, 1/2)puntodiminimo
det (1,1/2) > 0, 11 > 0 = (1,1/2)puntodiminimo
Scriviamo il polinomio di Taylor al secondo ordine per la funzione nellorigine:
1
2,,(0,0) = (0,0) + (0,0)() + (0,0) = 0
2
Dunquelafunzionetoccalorigineconderivatanulla.Ineffetti,prendendoilgrafico,abbiamo:

Le cui linee di livello sono:


Derivata della funzione composta a valori vettoriali: data : , : e
supponendo che sia ben definita in un intorno di la funzione composta : .
Allora, se differenziabile in e differenziabile in = ( ), anche la funzione composta
differenziabile in e la sua matrice Jacobiana si ottiene come prodotto matriciale delle matrici
Jacobiane di e , calcolate nei punti e ( ):
( )( ) = (( ))( )
Che, operativamente, si traduce in:


( ) = (( )) ( ) = 1, , ; = 1, ,

=1
A titolo di esempio, prendiamo:
: 3 2 (, , ) = (sin , ) : 2 2 (, ) = (3, )
E calcoliamoci la matrice Jacobiana della funzione composta . Dalla definizione, per prima cosa
scriviamo lo Jacobiano della funzione :
1 1 1
cos 0 0
(, , ) = ( ) = ( )
2 2 3 0

Dunque scriviamo ora lo Jacobiano della funzione :
1 1
3 0
(, ) = = ( )
2 2
( )
Calcolandola per nel punto (, , ) = (sin , ), perci avremo:
3 0
((, , )) = ( )
sin sin sin
A questo punto, la matrice Jacobiana della funzione composta nel punto (, , ) sar data dal prodotto
matriciale:
3 0 3 0
(, , ) = (, , ) [ ((, , ))] = ( )( )
sin sin sin
Che d come risultato:
3 cos 0 0
(, , ) = ( )
cos sin sin sin sin sin
Lo stesso risultato si poteva ottenere andando a costruire prima la funzione composta:
(, , ) = (sin 3 , sin )
E poi andando a scrivere lo Jacobiano di questa funzione.
Insieme regolare: un insieme regolare quando sono applicabili le condizioni del teorema del Dini,
ovveroquandoilgradientedellafunzionenonsiannullamai,valeadirechelinsiemenoncontienei
punti critici della funzione a cui si riferisce. Dunque dato un insieme (, ) = , tale insieme regolare
se:
((, ) = 0) 0
Ad esempio, prendiamo:
= {(, ): (, ) = 52}
Calcolando il gradiente di (, ) sitrovanoipuntiincuisiannullaesicalcolanoqueipuntisullinsieme
M: se li contiene, allora non pu essere regolare, altrimenti sar regolare. Il calcolo viene, tenendo conto
che i punti di annullamento del gradiente sono quelli calcolati per la funzione sopra:
(0,0) = 0 52 (1, 1/2) = 2 52 (1,1/2) = 2 52
Dunque non contiene punti critici su ed pertanto regolare.
Insieme limitato: detta (, ) la funzione che lo definisce, un insieme limitato se:
lim (, ) =
,
Questo significa infatti che esiste un valore > 0 (anche enormemente maggiore di 0) per cui la
distanzadallorigineaumentasempre,ciolafunzione sta fuori dal cerchio di raggio = e cresce in
ogni direzione. In pratica, questo ci garantisce che possibile sezionare la funzione (, ) con un piano
= con la certezza di trovare una linea di intersezione chiusa per ogni valore di . Vediamo per
esempiolinsiemedefinitocome:
= {(, ) 8 + 4 + 16 4 = 52}
Per determinare se tale insieme limitato basta dunque fare il:
lim 8 + 4 + 16 4 =?
,
Usiamo il criterio del confronto:
8 + 4 + 16 4 4 + 16 4 4 2 4 2
Passiamo in coordinate polari, confrontando di nuovo:
4 cos4 + 164 sin4 42 cos2 42 sin2 4 42
A questo punto il limite diventato:
lim 4 42 =

Allora esiste un certo raggio tale che la funzione stiaaldifuoridiquello.PerlarbitrarietdiKnella
definizione di limite possiamo prendere = 52 che ci garantisce lesistenza di una curva chiusa
sullinsiemedipartenzadastudiare.Ilfattocheillimitedelladistanza della funzione tenda a infinito
equivale, praticamente, a racchiudere la proiezione sul piano della funzione entro una figura
geometricachiusa.Ineffetti,intersecandoilnostroinsiemecondelleretteparalleleoraallasse ora
allasse otteniamo:
8 + 4 + 16 4 52 4 + 16 4 4 2 4 2 52
Intersecandoconunarettaparallelaallasse e ponendo 2 = avremo:
4 + 16 4 4 2 4 2 52 = 0
{ 2 4 2 + 42 (2 1) 52 = 0
=
Che ha soluzioni se e soloselargomentodeldiscriminantepositivo:
16 4[2 (2 1) 52] 0
Cio:
4 + 2 48 0
Che essendo una parabola con la concavit rivolta verso il basso ammette valori di compresi tra le
radici 1 2 . Dunque abbiamo dimostrato che il grafico della funzione (, ) racchiuso entro
due rette parallele allasse delle ascisse. Potremmo ripetere il procedimento anche per lasse delle
ascisse, intersecando il grafico stavolta con = per ottenere che la funzione risulta racchiusa anche
entrodueretteparalleleallassedelleordinate.Dunquelafunzione(, ) risulta compresa entro un
rettangolo ed sicuramente limitata.

Studiamo continuit, derivabilit e differenziabilit della funzione:


22
(, ) (0,0)
(, ) = { 2 + 4 2
0(, ) = (0,0)
Per la continuit vediamo il limite:
22
lim
(,)(0,0) 2 + 4 2
Ci accorgiamo subito che:
22
0 2 2
+ 4 2
Dunque, se 2 0 per il teorema del confronto a tre, avremo che:
22
lim =0
(,)(0,0) 2 + 4 2
Dunque la funzione continua. Lo stesso risultato si sarebbe potuto trovare anche passando in
coordinate polari. Passando alla derivabilit, le derivate esistono dove la funzione continua, cio nei
punti (, ) (0,0). Restano dunque da verificare i punti (, ) = (0,0), usiamo la definizione:
(0 + , 0) (0,0) 0 0
| = lim = =0
0,0 0
(0, 0 + ) (0,0) 0 0
| = lim = =0
0,0 0
Nel punto (, ) = (0,0) la funzione dunque derivabile. Vediamo la differenziabilit, usando la formula:

(0 + , 0 + ) (0,0) (0,0)( 0) (0,0)( 0)

lim
(,)(0,0) 2 + 2
Sostituendo avremo:
2 2
lim
(,)(0,0) (2 + 4 2 ) 2 + 2

Notiamo subito che:


2 2 2 2 + 2
= 2 + 2
(2 + 4 2 )2 + 2 2 + 2 2 + 2
Dunque avremo:
=0
2 2
lim lim 2 + 2 0
(,)(0,0) (2+ 4 2 )2 + 2 (,)(0,0)
Dunque anche la condizione di differenziabilit verificata.
Scriviamo il polinomio di Taylor per la funzione nellorigine:
(, ) = 2
Allora avremo, ricordando gli sviluppi di Mac Laurin:
2
= 1 + + + ( 3 )se 0 2 = 1 + 2 + (, 3 )
2
Dunque avremo:
(, ) = + 2 2 + (, 3 )
Scriviamo il polinomio di Taylor per la funzione nel punto (1,1):
(, ) = ( 1)
Ricordando lo sviluppo di Mac Laurin riscriviamo la funzioneinmanieratalechelesponentetendaa1
una variabile per volta:
(, ) = ( 1) 1+1 = ( 1) 1 1
Quindi avremo:
( 1)2 (1 )2
1 = 1 + ( 1) + + (, 3 ) 1 = 1 + (1 ) + + (, 3 )
2 2
E, mettendo tutto insieme:
( 1)2 (1 )2
() = ( 1) [1 + ( 1) + + (, 3 )] [1 + (1 ) + + (, 3 )]
2 2
Dove rimangono tra la moltiplicazione delle parentesi quadre solo i termini di grado inferiore a 3:
(1 )2 ( 1)2
() = ( 1) [1 + (1 ) + + ( 1) + ( 1)(1 ) + ]
2 2
E avremo infine:
( 1)(1 2 ) ( 1)3
(, ) = ( 1) + ( 1)(1 ) + + ( 1)2 + ( 1)2 (1 ) +
2 2

Troviamo i punti critici della funzione:


(, ) = 22 2 2
Iniziamo calcolando il gradiente:

= 2 22 2 = 2 22 2

Le derivate seconde saranno:
2 2 22
2 22 22 22
2
= 4 2 = 2 + 4 = 2 (1 + 2) = 4 2 22 2
2 2
Troviamo i punti stazionari come i punti in cui si annulla il gradiente:
2 22 2 = 0 = 22 2 2
= (22) { (22) = 1 {2 2 = 0
{ { {
2 22 2 = 0 = 22 = 22 = 22 = 22
Continuando a risolvere:
= 1
{ (0,0); = (1,1) = (1, 1)
=
Calcolando la matrice hessiana avremo:
4 2 22 2 2 22 (1 + 2)
(, ) = [ 22 ]
2 (1 + 2) 4 2 22 2
Inserendo i tre punti , , avremo che:
det () > 0 , 11 < 0 = max det (1, 1) < 0 , selle
Calcoliamooraipuntidimassimoediminimosullinsieme:
= { 2 + 2 4 > 0}
Dobbiamo dunque trovare i punti stazionarisulbordodellinsiemeealsuointernocioallinternodel
mezzo disco, sulla linea curva e sulla linea retta. Usiamo il metodo dei moltiplicatori di Lagrange per
studiare intanto i punti sulla linea curva:
2 + 2 = 4
2 + 2 = 4, > 0 2 + 2 = 4, > 0
=0
{2 22 2 2 = 0 { 22 = ( + 1)
2 22 2 2 = 0 22 = ( + 1)
=0
{
Dunque:
2 + 2 = 4, > 0
22 2 2 = 4
+1= { { = 2 = (2 , 2); = (2, 2);
= =
2 2
{ =
Dunqueallinternodelmezzodiscoabbiamoquestiduepuntipilorigine.Calcoliamoadessoipunti
sulla retta:
= 0, 2 + 2 4 = 0, 2 + 2 4
22
{2 2 = 0 { 2 = 0 = (0,0)
22 2
2 2 = 2 =
Calcoliamo il valore della funzione in questi tre punti per vedere quale sia un massimo e quale un
minimo:
() = 2 4 () = 6 4 (0,0) = 2
Dunque = (2, 2) sar il minimo e = (2, 2) sarilmassimosullinsiemescelto. Vediamo il
grafico della funzione:
Integrale di linea
Lunghezza di una curva: sia : [, ] la parametrizzazione di un arco di curva regolare. Allora
rettificabile e la sua lunghezza si ricava:

() = | ()|

Che per una curva piana regolare che sia grafico di una funzione diventa:

() = 1 + ()2

Mentre nello spazio tridimensionale assume la forma:

() = ()2 + ()2 + ()2

Versore tangente: il versore tangente ad una curva parametrizzata () si ottiene:
()
=
()
Versore normale: il versore normale ad una curva parametrizzata () si ottiene:
() ( () ()) ()
=
()
Versore binormale: il versore binormale ad una curva parametrizzata () si ottiene:
=
Integrabilit: se : [, ][, ] continua, allora anche integrabile.
Integrali doppi
Teorema di riduzione per un rettangolo: se : [, ][, ] continua, allora il suo integrale doppio
si pu calcolare come un integrale iterato, al modo seguente:

(, ) = [ (, )] = [ (, ) ]
[,][,]
2
Insiemi semplici regolari: un insieme si dice semplice se del tipo:
= {(, ) 2 [, ], 1 () 2 ()}
Questo significa che tagliando conunarettaparallelaallasse si ottiene sempre un segmento e che
questo segmento varia con continuit al variare della retta. Un insieme , allo stesso modo, si dice
semplice se:
= {(, ) 2 [, ], 1 () 2 ()}
E cio tagliando conunarettaparallelaallasse si ottengono sempre segmenti precisi e mai linee
spezzate.
Integrabilit su un dominio regolare: Sia 2 un dominio regolare e : continua. Allora
integrabile in .
Insieme misurabile: un insieme limitato 2 si dice misurabile se la funzione costante 1 integrabile
su tale insieme. In tal caso, la misura di sar:

|| = 1

Inparticolare,unsegmentohasempremisuranulla,coscomelunionedisegmentiamisuranulla.Il
bordo di un insieme regolare, a sua volta, risulta avere misura nulla.
Integrale doppio generalizzato: Sia : 2 una funzione limitata, continua salvo un insieme di misura
nulla di punti di discontinuit. Allora il suo integrale doppio esiste in , e se il dominio di rettangolare,
continuaadesserevalidalaformuladellintegrale iterato.
Proprietelementaridellintegraledoppio:
1. Linearitdellintegrale:

[(, ) + (, )] = (, ) + (, )

2. Misura:

= ||

3. Positivitdellintegralerispettoallintegranda:

in (, ) (, )

4. Monotoniadellintegralerispettoallintegranda:

se|(, )| | (, )| |(, )| ||

5. Additivitdellintegralerispettoaldominiodiintegrazione:

(, ) = (, ) + (, )
1 2 1 2
6. Teorema della media: se connesso, allora
1
(, ) = (0 , 0 )
||
Metodo di riduzione per domini semplici: Sia : continua e sia un dominio semplice, ossia:
= {(, ) 2 [, ], 1 () 2 ()}
Con 1 (), 2 () continue.Alloralintegraledoppiosipucalcolarecomeintegraleiteratonelmodo
seguente:
2 ()
(, ) = [ (, ) ]
1 ()
Allo stesso modo, dato un domino semplice, avremo:
= {(, ) 2 [, ], 1 () 2 ()}
Elintegraledoppiosicalcola:
2 ()
(, ) = [ (, )]
1 ()

Integrali tripli
Esistono due tecniche di integrazione per risolvere integrali in tre variabili:
1. Integrazione per fili: Sia un dominio di 3 che si pu rappresentare analiticamente nella
forma:
= {(, , ) 3 1 (, ) 2 (, ), (, ) }
Dove a sua volta un dominio regolare del piano e 1 , 2 : sono continue. Allora, se
: una funzione continua, integrabile in elintegralesipucalcolaremediantela
formula di integrazione per fili:
2 (,)
(, , ) = [ (, , )]
1 (,)
Un dominio chesirisolvebeneperfiliquellodellasemisferasuperioreconcentronellorigine
e raggio , in cui il dominio:
1 = {(, , ): 0 2 2 2 , 2 + 2 2 }
Dunque avremo allora:
2 2 2
2
= [ 2 ]
1 2 + 2 2 0
Che,risolvendolintegraleinparentesisiriconduceadunintegraledoppio:
1 2 2
( 2 2 )
2 2
+ 2 2
2. Integrazione per strati: Supponiamo che sia un dominio di 3 rappresentabile nella forma:
= {(, , ) 3 1 2 , (, ) ()}
Dove, a sua volta, per ogni [1 , 2 ], () un dominio regolare del piano. Allora se :
una funzione continua, integrabile in elintegralesipucalcolaremediantelaformuladi
integrazione per strati:
2
(, , ) = [ (, , )]
1 ()
Un dominio che si rappresenta bene integrando per strati il cono di altezza , raggio , vertice
nellorigineeasselungolasse. Allora avremo:
2
2 = {(, , ) 2 + 2 ( ) , 0 }

E un integrale si ricondurrebbe ad un integrabile in due variabili cos:

( 2 + 2 ) = [ 2 ( 2 + 2 )]

2 0 2 +2 ( )

Trasformazione di coordinate
Sappiamodallalgebralinearecheunafunzionelineare: si rappresenta nella forma:
() =
Dove una matrice che risulta invertibile globalmente, per il teorema di Cramer, solo se det
0. Nel caso di una funzione generica : tale che 1 () per qualche aperto di , ci si pu
aspettare che sia invertibile almeno localmente quando il determinante della matrice Jacobiana
calcolato in un certo punto risulti non nullo. Allora, se : una funzione 1 () tale che in un
dato punto valga:
det ( ) 0
Allora esiste un intorno di tale punto e un intorno di ( ) in cui la funzione biunivoca e lo Jacobiano
della funzione inversa sar:
=

Ad esempio, consideriamo la funzione:


(, ) = ( 2 2 , 2)
La matrice Jacobiana sar:
2 2
= ( ) det = 4( 2 + 2 ) 0
2 2
Dunquequestafunzioneinvertibilelocalmenteeccettolorigine.LoJacobianodellafunzioneinversa
sar:

2 2

2( + ) 2( + 2 )
2
=
=( )

2( 2 + 2 ) 2( 2 + 2 )
Teorema di inversione locale, diffeomorfismo: Dato un aperto di , una trasformazione di coordinate
: si dice diffeomorfismo se 1 (), invertibile in e la sua funzione inversa : ()
invertibile nel suo dominio. Vediamo alcuni tipi di cambiamento di coordinate:
1. Coordinate polari nel piano:
= cos
{
= sin
La cui matrice Jacobiana risulta essere:
cos sin
=( ) det =
sin cos
2. Coordinate cilindriche:
= cos
{ = sin
=
La cui matrice Jacobiana risulta essere:
cos sin 0
= ( sin cos 0) det =
0 0 1
3. Coordinate sferiche:
= sin cos
{ = sin sin
= cos
Che ha matrice Jacobiana:
sin cos cos sin sin sin
= ( sin sin cos sin sin cos ) det = 2 sin
cos sin 0
Trasformazione di operatori differenziali:
Consideriamo una trasformazione di coordinate:
= (, )
{
= (, )
E sia (, ) una funzione differenziabile. Immaginiamo che sotto lazione della trasformazione di
coordinate, diventer funzione dei parametri (, ) e per il teorema del differenziale di una funzione
composta si pu scrivere:

= + = +

Cambiamento di variabili negli integrali doppi: Immaginiamo di dover calcolare:

(, )

Operando una trasformazione di coordinate : , (, ) = (, ) con:
= (, )
{
= (, )
Cheportaadesprimerelintegrandacome:
((, ), (, ))
Allora,avremochelelementoinfinitesimodareasitrasformacome:

= |det ( )|


Dunquelintegralecolcambiamentodicoordinatesottoleffettodeldiffeomorfismodiventa:

(, ) = ((, ), (, ))|det (, )|

Cambiamento di variabili negli integrali tripli: Sia 3 un dominio regolare, : 3 una funzione
continua e : un diffeomorfismo globale, con (, , ) = (, , ):
= (, , )
{ = (, , )
= (, , )
Allora, come negli integrali doppi, la formula di cambiamento sar:

(, , ) = ((, , ), (, , ), (, , ))|det (, , )|

Integrali doppi generalizzati: quando la funzione integranda ha segno costante nel dominio di
integrazione non ci sono troppi problemi e possiamo generalizzare il significato di integrale. Vediamo
un esempio:
1
=
2 + 2 >1 ( 2 + 2 )

Scegliamo il dominio di integrazione come:


= {(, ) 2 1 < 2 + 2 < 2
Dunque passando in coordinate polari avremo:

1 2 1
= lim 2 = lim [ ]
1 2 2
Che converge se e solo se 2 < 0 > 2.
Campi vettoriali
Un campo vettoriale una funzione che a ogni punto dello spazio fisico e in ogni istante assegna un
vettore. Se il campo non varia nel tempo, si dice campo stazionario. Un campo vettoriale allora
rappresentabile con una funzione:
:
Dove un intervallo di tempo e un insieme di punti nello spazio. Si noti che i due spazi
e sono pensati in maniera differente, il primo come insieme di punti nello spazio, il secondo come
insieme di vettori nello spazio. In generale, un campo vettoriale ha componenti scalari che si possono
rappresentare equivalentemente come:
(, , ) = 1 (, , ) + 2 (, , ) + 3 (, , ) (, , ) = (1 (, , ), 2 (, , ), 3 (, , ))
In generale, inoltre, sar un aperto connesso e 1 (), cio abbia componenti derivabili con
continuit su tale insieme.
Linee di campo: Dato un campo vettoriale : 3 3 con 1 (), chiameremo linea di campo
una qualsiasi curva regolare tangente in ogni punto a . Se = () = ((), (), ()) una linea del
campo , il fatto che nel punto () il campo sia tangente alla linea significa che il vettore (()) deve
essere parallelo al vettore (): esiste dunque una funzione scalare () tale che:
() = ()(())
Che si esplicita come:
= 1 (, , )
{ = 2 (, , )
= 3 (, , )
Che equivalente a:

= =
1 (, , ) 2 (, , ) 3 (, , )
Ad esempio, consideriamo il campo di velocit:
= (, )
Allora le linee di campo si otterranno imponendo:
1 1
= = 2 = 2 + 2 + 2 = 2
2 2
Chesonocirconferenzecentratenellorigine. Vediamo ora alcuni operatori importanti:
1. Gradiente: loperatoregradientesidefinisce,comegivisto,come:

= + +

Loperatoregradientetrasformauncamposcalareinuncampovettoriale;
2. Laplaciano:loperatorediLaplacesidefinisce,invece,come:
2 2 2
2 = + +
2 2 2
3. Rotore: il rotore definito come:
3 2 1 3 2 1
= det [/ / /] = ( ) + ( ) + ( )

1 2 3
Loperatorerotorecalcolatoperuncampovettorialeinunpunto, fornisce la misura di quanto
talecampovettorialeruotiattornoaquelpunto;inoltreloperatorerotoretrasformauncampo
vettoriale tridimensionale in un altro campo vettoriale tridimensionale;
4. Divergenza:loperatoredivergenzadefinitocome:

1 2 3
= = + +

=1
Loperatoredivergenzatrasformauncampovettorialeinuncamposcalare.
Composizione di operazioni: dato un campo scalare e un campo vettoriale, allora vero che:
1. Rotore di gradiente:
() = 0
2. Divergenza di rotore:
() = 0
3. Divergenza di gradiente:
() = 2
Lavoro di un campo vettoriale: Dato un arco di curva regolare a tratti e parametrizzata da () =
() + () + (), [, ], definiamolintegraledilinea(olavoro)diuncampovettoriale lungo
la quantit:

= = (()) ()


= [1 ((), (), ()) () + 2 ((), (), ()) () + 3 ((), (), ()) ()]

La quantit si pu equivalentemente scrivere anche come , dove il versore tangente
alla curva. Lintegrale visto sopra corrisponde dunque al lavoro necessario al campo vettoriale per
spostare il suo punto di applicazione da ()a(). Se la curva chiusa, si definisce la circuitazione:

=

Ad esempio, dato il campo di vettoriale piano:
= (, )
Calcoliamo la circuitazione lungo la circonferenza di raggio 1 e centro lorigine. Intanto, una
parametrizzazione per questa circonferenza potrebbe essere sicuramente:
() = (cos , sin ), [0,2]
Calcoliamo il versore tangente:
() = ( sin , cos )
Per cui la circuitazione sar:
2
= [ sin ( sin ) + cos (cos ) = 2
0
Campo conservativo e potenziale: Un campo vettoriale : 3 3 si dice conservativo in se
1 () ed esiste una funzione : detta potenziale di , tale che 2 () e = in , cio:

1 = 2 = 3 =

Lo scalare cambiatodisegnorappresentalenergiapotenzialedelcampovettoriale:
=
Lavoro in un campo conservativo: sia = un campo conservativo in e sia una cuva regolare a
tratti, orientata e contenuta in , parametrizzata da = (), [, ]. Siano = ()e = () gli
estremi della curva. Il lavoro compiuto da lungo la curva risulta allora:

= () ()

In generale, un campo vettoriale conservativo se:

= o = 0
1 2
Inoltre, se conservativo, allora anche irrotazionale. Il viceversa vero localmente, ovvero basta che
un campo sia irrotazionale per ammettere un potenziale locale, mentre per essere vero globalmente
bisogna che ogni curva semplice, chiusa e interamente contenuta in possa essere ridotta mediante una
deformazione continua ad un unico punto senza mai uscire da : cio, se semplicemente connesso:
localmenteconservativo
= = 0 = 0 {
globalmentesesemplicementeconnesso
Ad esempio, il campo:
= +
Non irrotazionale dato che il suo rotore :
2 1
= =2

Calcoliamonelacircuitazionelungolellisseparametrizzatada:
= cos
{ [0,2]
= sin
Allora il versore tangente sar:
() = ( sin , cos )
Dunquefacciamolintegraledicircuitazione:
2
sin2 + cos2 = 2
0
Invece, proviamo a considerare il campo vettoriale:

= 2 +
+ 2 2 + 2
Il rotore di tale campo risulta:
2 1 2 2
= = 2 2 2
+ 2 =0
( + ) ( + 2 )2
Dunque questo campo localmente conservativo. Proviamo a calcolare un potenziale locale, tenendo
presente che deve valere:

= 2 2
= 2
+ + 2
Allora, passando ad integrare ad esempio la prima otteniamo:
1
= 2 2
= log( 2 + 2 ) + ()
+ 2
Adesso,derivandoancoraquestultimo risultato ma rispetto a ,laltravariabilediversadaquelladi
integrazione avremo:

= 2 + ()
+ 2
Ma,confrontandolaconlipotesiiniziale,ovveroquandoabbiamosvoltolederivateparzialiotteniamo:

= 2 2
+ () = 2 () = 0
+ + 2
Dunque un potenziale locale pu essere:
1
= log( 2 + 2 )
2
Sevolessimocalcolareillavorolungolarcodiparabola di equazione = 1 + 2 , [0,2] basterebbe
notare che, data la conservativit del campo, si potrebbe usare la formula:
1 1 1
= (2,5) (0,1) = log(4 + 25) log(1) = log 29
2 2 2
Campi solenoidali: un campo si dice solenoidale se:
=0
Potenziale vettore: dato un campo , un potenziale vettore un campo definito come:
=
Se 2 () un potenziale vettore di in , allora il campo solenoidale. Inoltre, se esiste un campo
1 () che sia solenoidale e quindi tale che = 0, allora esiste localmente u potenziale vettore
di . In particolare, si pu scegliere con una componente nulla:
(, , ) = 1 (, , ) + 2 (, , )[con3 (, , ) = 0]
Se il campo ha componenti = 1 (, , ) + 2 (, , ) + 3 (, , ), la condizione sul potenziale
vettore deve essere:
3 2 = 1 2
= 1 2 (, , ) = 1 (, , ) + (, )
= { 1 3 = 2 { {
1
2 1 = 3 = 2 1 (, , ) = 2 (, , ) + (, )

Dacuilecostantisiricavanoimponendolultimacondizionesulrotore:
2 (, , ) 1 (, , )
= 3

Ad esempio, consideriamo il campo vettoriale = 2. Verifichiamo che esiste un potenziale
vettore calcolandone la divergenza:
= = 0
Dunque esiste sicuramente un potenziale vettore. Cerchiamolo del tipo = 1 (, , ) + 2 (, , ):
2
(, (,
1 , ) = 2 , ) = = + (, )
2
2
2 (, , ) = 1 (, , ) = = + (, )
2
A questo punto inseriamo queste due condizioni nella terza componente del rotore del potenziale
vettore per ottenere:
2 (, , ) 1 (, , ) 2 2
= 3 ( + (, )) ( + (, )) = 2
2 2
Svolgendo i calcoli otteniamo:
2 2
+ (, ) + + (, ) = 2 (, ) (, ) = 2
2 2
Che risulta verificata se prendiamo, ad esempio:
(, ) = 0 (, ) = 2 (, ) = 2
Il potenziale vettore assume allora la forma:
2 2
= ( + 2)
2 2
Verifichiamo che, in effetti, calcolando il rotore di questo campo vettoriale avremo che le componenti
del rotore risulteranno uguali alle componenti del campo di partenza:
3 2 = = 1 (, , )
1 3 = = 2 (, , )
2 1 = 3 = 2 = 3 (, , )
Formula di Gauss-Green nel piano: La formula di Gauss-Green serve per trasformare integrali doppi in
integrali di linea e viceversa. Considerando un dominio semplice, definiamo il bordo di tale dominio
come la linea che la racchiude, indicata con e orientata positivamente quando viene percorsa in senso
antiorario. Allora, dato un dominio limitato in 2 che sia semplice rispetto a entrambi gli assi, se =
+ 1 (), allora vale la formula di Gauss-Green:

( ) = +
+
Inparticolare,seundominiofacilmenteparametrizzabile,senepucalcolarelareaconlaformula:
1
=
2 +
Aree di superfici nello spazio
Abbiamogivistocheconlintegraledoppio,ponendolafunzione integranda uguale a 1, era possibile
calcolarelamisuradeldominio,cio,atuttiglieffetti,lasuaarea.Malareacalcolatariguardavadomini
che giacevano esclusivamente nel piano ,ciobidimensionali,ristrettiadunpiano.Enaturalmente
possibile anche calcolarelarea di funzioni il cui dominio non sia solo un insieme del piano, ma una
superficie del piano a tutti gli effetti. Consideriamo una superficie regolare parametrizzata da tre
equazioni:
= (, )
{ = (, )
= (, )
O,inalternativa,dallequazionevettoriale:
(, ) = (, ) + (, ) + (, )
Datocheilprodottovettorialetraduevettorirappresentalareadelparallelogrammasulpianotracciato
da tali vettori, allora ragionevole considerarelelementodiareainfinitesimocome:
= | |
Lareadi diviene allora:

() = = | |

Area di una superficie cartesiana: Per una superficie cartesiana, cio che grafico di una funzione di due
variabili = (, ) si ha:
(, ) = + + (, )
Dacuilelementodiareainfinitesimo:
= | | = 1 + ||2
Area di una superficie di rotazione: una superficie di rotazione della forma:
= () cos
{ = () sin
= ()
Possiede un elemento di area dato dalla:
= |()| ()2 + ()2
Area di una superficie in forma implicita: per le superfici definite da:
(, , ) = 0
Per il teorema del Dini si ha che localmente esiste = (, ) e:

= =

Dunquelelementodisuperficiediventa:

2 2 ||

= 1 + ( ) + ( ) =
| |
Integrale di superficie di una funzione continua: Se una funzione continua, definita in una regione
dello spazio contenente la superficie , la sua restrizione alla superficie :
(, ) = ((, ), (, ), (, ))
Elintegraledi su risulta essere, dato il dominio piano della parametrizzazione:

= (, )| |

Adesempio,sevolessimocalcolarelareadellafunzione = 2 sulla restrizione data dalla semisfera
superiore centrata nellorigine e di raggio 2, dovremmo innanzitutto cercare una parametrizzazione
della sfera:
= 2 sin cos
: { = 2 sin sin con [0,2], [0, ]
2
= 2 cos
Dunque il dominio piano di parametrizzazione sar:

= {(, ): 0 , 0 2}
2
Lelementodisuperficierisulta essere:
= 4 sin
Alloralintegraledarisolverepercalcolarelareaditalefunzionesuqueldominio:

2 2
2 2
2 2 (2
= (2 sin cos ) cos )4 sin = 32 cos cos sin3 = 8
2
0 0 0 0
Integrale di una superficie cartesiana: Se il grafico di = (, ), (, ) ,lintegraledisuperficie
di = (, , ) risulta essere:

(, , (, ))1 + |(, )|2



Adesempio,leserciziosvolto sopra poteva essere svolto anche in questo modo, considerando cio che
la semisfera superiore ha equazione:
= 4 2 2
Lelementodareadiventa,facendounpodicalcoli:
2
=
4 2 2
Elintegraledisuperficie,passando in coordinate polari:
2
2 4 2 2 = 8
2 + 2 4 4 2 2
Flusso di un campo vettoriale
Il flusso di un campo vettoriale attraverso una superficie non altro che lintegrale su della
componente di normale a . Sia una superficie regolare parametrizzata da:
(, ) = (, ) + (, ) + (, )
Tale superficie si dice orientabile se i versori:
= vers[ ] = vers[ ]
Sono entrambi normali alla superficie. Per una superficie cartesiana di equazione = (, ), il versore
normale dato da:
+
=
1 + ||2
Superficie regolare a pezzi: una superficie regolare a pezzi se esiste un numero finito di curve regolari
a tratti, dette spigoli 1 , , , contenute in , che la suddividono in un numero finito di superfici regolari
,dettefacce.Ilbordodiunasuperficieregolareapezzicostituitodallunionedeibordidellefacce ,
ad eccezione degli spigoli che appartengono a due facce adiacenti.
Flusso: il flusso di un campo vettoriale attraverso una superficie orientata si ottiene:

=

Non altro, cio, che lintegrale su una superficie di una funzione vettoriale, di cui per bisogna
prenderesololaproiezioneortogonalelungoilversorenormaleallelementoinfinitesimodarea.Se:
(, ) = (, ) + (, ) + (, ), con(, )
Eilvettorecheparametrizzalasuperficie entro cui si vuole calcolare il flusso, avremo che il versore
normale sar:

=
| |
Echelelementodisuperficiesar:
= | |
Allora il flusso sar:

(, ) = ((, ), (, ), (, )) ( )

Per una superficie cartesiana, posto:
= (, , (, ))
Il flusso diventa:

(, ) = [1 2 + 3 ]

Teorema della divergenza


Sia 3 un dominio limitato, semplice rispetto a tutti e tre gli assi cartesiani, la cui frontiera una
superficie regolare a pezzi e orientabile; indichiamo con il versore normale esterno a e sia =
1 + 2 + 3 un campo vettoriale 1 (). Allora vale il teorema della divergenza:

=

Dove la divergenza, come al solito, :
1 2 3
= + +

Il teorema della divergenza afferma, in pratica, che il flusso di un campo vettoriale uscente dal bordo di
una superficie chiusa risulta uguale allintegrale della divergenza del campo nella regione racchiusa
dalla superficie stessa.
Teorema del rotore
Sia una superficie regolare orientabile, orientata con il versore normale , dotata di un bordo percorso
in senso antiorario + e supponiamo inoltre che il bordo + siaunacurvaregolare,olunionedipi
curve regolari, e sia il versore tangente a + . Se = 1 + 2 + 3 un campo vettoriale regolare
definito in un intorno di , allora vale il teorema del rotore:

() =
+
In pratica il teorema del rotore afferma che il flusso del rotore di un campo vettoriale attraverso una
superficie risulta essere uguale alla circuitazione del campo lungo il bordo della superficie stessa
orientato in senso antiorario.
Serie di funzioni
1. Serie geometrica:
1
convergea se|| < 1
1

divergea + se 1
=0
{ irregolarese 1
2. Serie armonica:

1 convergese > 1
{
divergese < 1
=0
3. Serie di Mengoli (telescopica):

1 1
covergee = 1
( + 1) 1
=0
Convergenza totale: Una serie converge totalmente in un certo intervallo se esiste una successione di
numeri reali positivi tali che:

| | e converge
=1
Continuit della somma: se una serie converge totalmente in un certo intervallo, allora la somma della
serie continua.
Derivabilit termine a termine: se sono verificate le seguenti condizioni:

()converge | ()| <


=1 =1 =1
Allora la serie derivabile termine a termine e, in particolare:

()
= [ ()] = ()
=1 =1
Integrabilit termine a termine:
Se una serie converge totalmente ad una funzione continua in un certo intervallo, allora integrabile
termine a termine e, in particolare:

[ ()] = ()
=1 =1
Serie di potenze: si dice serie di potenze una serie del tipo:


=0
Allora il raggio di convergenza si calcola come:
= 1/
Dove il limite deicoefficientidellaseriedipotenzechetendonoallinfinito,cio:
= lim

Questo limite di solito si pu fare in due metodi:
1. Criterio della radice ennesima:
> 1alloralaseriedivergea +
lim = {
+ < 1alloralaserieconverge
2. Criterio del rapporto:
+1 > 1alloralaseriedivergea +
lim ={
+ < 1alloralaserieconverge
Propriet delle serie di potenze:
1. Laserieconvergetotalmenteallinternodelraggiodiconvergenza;
2. La somma dellaserieunafunzionecontinuanellintervallodatodalraggiodiconvergenza;
3. Lasommadellaserieunafunzionederivabilenellintervallodatodalraggiodiconvergenzae
in particolare la serie pu essere derivata termine a termine. La serie derivata a sua volta,
inoltre,unaltraseriedipotenzaconlostessoraggiodiconvergenzadiquelladipartenza;
4. Il processo descritto nel punto precedente pu essere iterato quante volte si vuole: una serie di
potenze dunque derivabile infinite volte nellintervallodatodalraggiodiconvergenza;
5. Lasommadellaserieammetteprimitivanellintervallodatodalraggiodiconvergenzachepu
esserecalcolatatermineatermine.Laprimitiva,inoltre,anchessaunaseriedipotenzeconlo
stesso raggio di convergenza della precedente.
Serie di Fourier
I coefficienti di Fourier a partire da una qualsiasi funzione si calcolano:
2 2 2 2 2
0 = () = () cos = () sin
0 0 0
Per funzioni pari, allora:

2 4 2 2
0 = () = () cos = 0
0 0
Se il periodo = 2 e () dispari, invece:

4 2 2
0 = 0 = 0 = () sin
0
La serie di Fourier si scrive allora:

0 2 2
() + cos ( ) + sin ( )
2
=1
Serie di Fourier in forma complessa:datalidentitdiEulero:
= cos + sin
Data una funzione di partenza (), scriviamo:
1 2
() = ()
2 0
Per cui la serie di Fourier diventa:

() ()
=
Valgono le seguenti relazioni integrali per le funzioni trigonometriche:
2 2
sin2 = cos2 =
0 0
2 2
sin sin = cos cos = 0
0 0
2 2 2
sin cos = sin = cos = 0
0 0 0

Convergenza della serie di Fourier: se continua e monotona in tutto [0, ] oppure continua in tutto
[0, ] e regolare a tratti, la serie di Fourier converge puntualmente a in ogni punto di (0, ); converge
anche agli estremi se vale la condizione di raccordo (0) = (). Se regolare a tratti, cio limitata
in [0, ] e scomponibile in intervallini in cui continua e derivabile, allora la serie di Fourier converge
in ogni punto 0 (0, ) alla media dei due limiti destro e sinistro:

0 2 2 (0+ ) + (0 )
+ cos ( ) + sin ( ) =
2 2
=1
Derivabilit termine a termine della serie di Fourier: Se : [0, ] 1 [0, ] e regolare a tratti,
allora la serie di Fourier di si pu derivare termine a termine in (0, ); se inoltre anche (0) = ()
la serie di Fourier si pu derivare termine a termine in tutto [0, ].
Sviluppo in serie di coseni: i coefficienti di Fourier assumono queste sembianze:
2 2
= () cos ( ) = 0
0
Sviluppo in serie di seni: allo stesso modo, i coefficienti di Fourier diventano:
2 2
= 0 = () sin ( )
0
Soluzionediunequazionedifferenzialecomeseriedipotenze:sipurisolvereunequazionedifferenziale
lineare con una serie di potenze centrata in zero. In particolare, avremo:
+1 () () + + 3 () + 2 () + 1 () = 0 ()
Come equazione differenziale da risolvere. Cerchiamo di risolverla come una serie di potenze del tipo:

() =
=0
A questo punto deriviamo la serie quanto basta per sostituirla a tutte le variabili derivate, dunque
riscriviamolequazionedifferenzialeeaumentiamoilpedicedegli per raggiungere il grado massimo
dellesponentedella. A questo punto raccogliamo la serie e ricaviamo una relazione ricorsiva per i
coefficienti. Sinotachedalmomentocheesprimiamosottoformadiserielapartesinistradellequazione
differenziale dobbiamo farlo anche per quella a destra, da cui ricaviamo alcune notizie importanti: in
particolare, avremo:

0 () = siricavanoi infunzionedi
=0
Vediamo un esempio:
2 3 6 = 6
Consideriamolaseriedipotenzecentratanellorgine:

() 1 ()
() = = = ( 1) 2
=0 =1 =2
A questo punto riportiamo tutti gli indici ad essere con questi passaggi:

() 2 () 2
= +1 ( + 1) = ( 1) = ( 1)
=0 =0 =0
Allora, avremo:

3 6 = ( 1) 3 +1 ( + 1) 6
2

=0 =0 =0
Portiamo tutto sotto il segno di serie:

( 1) 3+1 ( + 1) 6
=0
Dunque raggruppiamo per avere:

(2
[ 6) 3+1 ( + 1)] =
=0 =0
Dalla seconda serie scritta ricaviamo, data la condzione iniziale, che:
0
= 6[ = 0]
= 6 (= 0) { 0
6 + 0 + 0 + +
= 0[ 1]
=0
Allora avremo:
6[ = 0]
[ (2 6) 3+1 ( + 1)] = {
0[ 1]
Quindi cerchiamo lespressione per i coefficienti . Scegliamo 0 arbitrario e ricaviamo gli altri in
funzione di quello:
=0 60 31 = 6 1 = 2(0 + 1)
=1 12(0 + 1) 62 = 0 2 = 2(0 + 1)
= 2 8(0 + 1) 93 = 0 3 = 8/9(0 + 1)
=3 0 124 = 0 4 = 0
Una volta giunti ad un coefficiente nullo, siamo sicuri che i coefficienti successivi saranno tutti nulli
anchessi.Inparticolare,avremo:
(0) = 0
(0) = 1 = 2(0 + 1)
(0) = 2 = 2(0 + 1)
8
(0) = 3 = (0 + 1)
9
() (0) = = 0[ 4]
Quindi la soluzione sar un polinomio del tipo:
8
() = (0 + 1) 3 + 2(0 + 1) 2 2(0 + 1) + 0
9
Convergenza puntuale: una serie di tipo =0 ()converge puntualmente se i suoi termini () < .
In particolare, una serie converge puntualmente se:

| | e converge
=1
Convergenza totale: una serie converge totalmente se la norma infinita dei suoi coefficienti sommabile:

, <
sup| ()| <
=1 =1
Convergenza uniforme: una serie converge uniformemente se si pu passare al limite sotto il segno di
serie, cio:

lim () = lim ()

=1
La convergenza totale implica la convergenza uniforme della serie, ma non vero il viceversa.
Studiamo per esempio la serie di funzioni:

2

164 + 4
=1
Notiamo subito che il termine da sommare della serie asintotico a:
2 1
4 4
3 [fisso]
16 +
Che converge in quanto 3 > 1.Dunquealloraperquestaseriecconvergenzapuntuale.Calcoliamola
norma infinito della serie e ricerchiamo la convergenza totale. Per fare questo, facciamo uno studio di
funzione della serie:
2(164 4 )
lim () = 0 () =
(164 + 4 )2
Il punto in cui si annulla la derivata risulta essere: = 2, che un punto di massimo per la funzione.
Il valore che assume la () nel punto di massimo :
1
(2) =
8
Dunque abbiamo scoperto che:
1
, =
8
Chenonsommabile.Noncconvergenzatotaleedunquenoncnemmenoconvergenzauniforme.
Per provarlo, passiamo al segno di limite sotto alla serie:

lim () = lim () = 0

=1
Fissiamo un certo per cui la somma della serie sar:

2 2 1 1 ( 1) 1
() = 4 4
4 4
2
2
= 0
16 + 16 + 17 17 2 34
=1 =1 =1
Dunque si vede che abbiamo trovato un valore del limite che diverso da quello ipotizzato e dunque
non c convergenza uniforme. Ricordiamo qui sotto in una tabella i valori di alcune somme pi
importanti:

( + 1) ( + 1)(2 + 1) 3 2
= 2 = = + +
2 6 3 2 6
=1 =1
A questo punto, nonostante non ci sia convergenza totale, vediamo per che possiamo dire sulla
continuit della somma. Per fare questo, disegniamo un grafico della funzione della serie che abbiamo
studiato poco sopra:

Dunque invece di studiare la serie su tutto , prendiamo un intervallo di estremi [, ]. Allora,


possiamo definire la funzione norma infinito come:
1
2
,[,] = max = { 8
[,] 2
2
164 + 4
Dunque avremo:
/2
1 2 1
() = + 4 4
3
=1 8 =1
16 +
=/2
trascurabile
Allora abbiamo scoperto che la somma della serie continua in [, ].Perlarbitrarietdi possiamo
estendere tale intervallo fino a infinito e dunque la somma della serie continua anche se non
converge totalmente. Notiamo che se il grafico della funzione fosse stato (dispari) del tipo:

Allora avremmo dovuto scegliere un intervallo [, +[e] , ], con gli stessi conti di prima.
Consideriamo ora la funzione estesa a tutto in modo tale da essere 2 periodica

() = cos [0,2]
2

Estendendosututtolassequestafunzioneotteniamounafunzionedispari.Calcoliamoicoefficientidi
Fourier. Dato che la funzione dispari, sappiamo che 0 = = 0. Resta da calcolare , ovvero lo
sviluppo in serie con i seni:
2 2 1 2
= () sin = cos sin
2 0 0 2

Dunque integriamo per parti:
2 2 2 2
= [sin sin ] cos
sin

20 0 2

0
Proseguendo, integriamo ancora per parti per ottenere:
4 2 22 2
= [cos cos ] + sin cos
20 0 2
2
Notiamocheconlultimointegralesiamotornatiallintegraledipartenza,dunquescriveremo:
1 2 8 42 2
cos sin = = + cos sin
0 2 0 2
Da cui, raggruppando avremo:
1 42 2
8 1 8
( ) cos sin = =
0 2 1 42

Dunque lo sviluppo in serie di Taylor per questa funzione sar:

1 8
cos = 2 sin()
2 4 1
=0

Vediamo un altro esercizio sulle applicazioni delle serie di Fourier. In particolare, vogliamo calcolare la
somma di una certa serie una volta noto che, ad esempio, la funzione:
() = 4 2 2 2
Ha sviluppo di Fourier:

(1) 48 7
() = [ 4
cos ] 4
15
=0
Calcoliamo la somma della serie:

1

4
=0
Allora sostituiamo = per ottenere:

4 4
(1) 484
7 4
() = 2 = = [ (1) ]
4 15
=0
Da cui ricaviamo:

8 1
4 = 48 4
15
=0
E infine, giungiamo a:

1 4
=
4 90
=0
Convergenza in energia: Verifichiamo adesso se la serie seguente converge in energia:

2

164 + 4
=0
Allora dobbiamo calcolare:
+
4
22 =
(164 + 4 )2
Effettuiamo la sostituzione:

4 = 4 4 = =

Per ottenere:
5 + 4

8 (16 + 4 )2
A questopuntoilterminedentroallintegraleasintoticoa:
4 1 +
4
< +
(16 + 4 )2 4 (16 + )
4 2

E dunque sappiamo che:


+
4
22 = 4 4 2
= 3
(16 + )
Allora la norma due sar:

2 = 3/2

Che converge, perch 3/2 > 1. Allora quella serie converge in energia.
Sistemi di equazioni differenziali
1. Sia dato un sistema di equazioni differenziali rappresentabile mediante la:
() = ()
{
(0) =
Alloralintegrale generale sar dato dalla:
() =
Dove la matrice esponenziale, ottenuta mediante la formula:
= (1 )
Dove la matrice diagonale di Jordan associata ad A che ha come unici elementi gli autovalori
sullediagonali,oalmassimounelementounitariosopraallautovaloredimolteplicitdiversa
da 1, ed M la matrice degli autovettori associati agli autovalori di A.

Vediamo un esempio:
= 1 1
{ 0 = [ ]
(0) = ( ) 1 3
1
Cerchiamo innanzituttogliautovaloridellamatriceA.Risolviamodunquelequazione
caratteristica:
1 1
det( ) = 0 det [ ] = (1 )(3 ) + 1 = ( 2)2
1 3
Dunque abbiamo trovato un unico autovalore = 2 di molteplicit algebrica doppia. Allora
cerchiamo subitolautovettoreassociato:

( 2) = 0 [1 1] [] = [0]
1 1 0
Che ha rango unitario e dunque la molteplicit geometrica risulta essere: = 2 dim Ker = 1,
quindi la molteplicit algebrica diversa dalla molteplicit geometrica e la matrice non
diagonabizzabile.Intanto,lautovettoreassociatoallautovalore = 2 era:
1
+ = 0 = ( )
1
Cerchiamo ora un autovettore generalizzato:
1 1 1
[ ][ ] = [ ]
1 1 1
Per cui avremo:
0
+ = 1 = (, 1 + ) = ( )
1
Allora la matrice di Jordan, che diagonale a meno di un elemento 1 posto sopra ad un
autovalore sulla diagonale, risulta essere:
2
=(
2 1
) = ( 2 )
0 2 0 2
La matrice degli autovettori, invece :
1 0 1 0
=( ) 1 = ( )
1 1 1 1
Allora la soluzione generale sar:
1 0 2 2 1 0 0 2
=( )( ) ( ) ( ) = ( )
1 1 0 2 1 1 1 ( + 1) 2
2. Sia dato ora invece un sistema di equazioni differenziali rappresentato mediante la:
() = () + ()
{
(0) =
La formula dellintegralegeneralenonvaria,erimanecomesopra:
() =
Dove la matrice esponenziale, ottenuta mediante la formula:
= (1 )
Dove la matrice diagonale di Jordan associata ad A che ha come unici elementi gli autovalori
sullediagonali,oalmassimounelementounitariosopraallautovaloredimolteplicitdiversa
da 1, ed M la matrice degli autovettori associati agli autovalori di A. In pi dobbiamo aggiungere
la soluzione particolare, calcolata nel modo seguente:

() = () ()
0
Allora la soluzione completa sar data da:

= + = + () ()
0
()
Dove la matrice esponenziale calcolata nel punto = . Vediamo subito un
esempio:
= 2 +
{ (0) = 0, (0) = 0
= +
Le matrici A e B risultano essere:
2 1 0
=( ) = ( )
1 0
Calcoliamo gli autovalori per A:
2 1
det ( ) = ( + 1)2 = 1
1
Lautovalore = 1 ha molteplicitalgebrica2,dunquecalcoliamolautovettoreassociato:
1 1 0 1
( )( ) = ( ) = ( )
1 1 0 1
Notiamo che il rango del nucleo di pari a 1, quindi la molteplicit geometrica sar:
=21=12
Che diversa dalla molteplicit algebrica e dunque la matrice non diagonalizzabile in senso stretto.
Cerchiamo un altro autovettore generalizzato:
1 1 1 0
( )( ) = ( ) = ( )
1 1 1 1
Allora la matrice di Jordan sar:

=(
1 1
) = ( )
0 1 0
La matrice M sar invece:
1 0 1 0
=( ) 1 = ( )
1 1 1 1
Allora la soluzione generale sar:

1 0 ) ( 1 0) (0) + () (0)
=( )(
1 1 0 1 1 0 0
=0
Dunquesivedechelunicasoluzionesarquellaparticolare.Allora, calcolata la matrice :
1 0 1 0 1
= ( )( ) (1 1) = ( )
1 1 0 + 1
Sostituiamo = :
1 ( )
() = () ( )
( ) ( ) + 1
Allora la soluzione particolare sar:

1 1+ 0
() ( ) = ( ) ( )
0 1 0 + 1
Proseguendo con i calcoli giungiamo a:

( )
= ( )
0
( + 1)
Allora svolgiamo a parte questi due integrali. Per la prima soluzione avremo:

1 = ( ( )]0 (
) = [ 2)
0 =0 0
Proseguendo ad integrare per parti:

1 = ( ( 2)]0 2 = + 2 + 2
2) = [
0 0
Dunque la soluzione 1 sar:
1 = ( + 2) + 2
Allo stesso modo si ottiene la soluzione 2 , cio:

2 = [( ) + ] = [( )] +
0 0 0
1
Allorasvolgiamosololultimointegrale:

]0 = 1 +
= [
0 0
Allora la soluzione 2 sar:
2 = 1 + ( 1 + ) 2 = ( + 3) + 2 3